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Art&trA Rivista Ago/Set 2020

Rivista d’arte, cultura e informazione

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2.0

speciale:

Van Gogh:

I colori della vita

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anno 12° - aGosTo / seTTemBre 2020

88° Bimestrale di arte & cultura - € 3,50

Il cInema russo

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Telefoni mobili 329 46 81 684

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magazzino e deposito

00133 roma V. G. B. scozza, 50

amministratore unico

capo redattore: roberto sparaci

Direttore responsabile

sezione editoriale: roberto

e Fabrizio sparaci

Direttore artistico;

Dott.ssa Paola simona Tesio

ufficio pubblicità:

a cura dell’acca eDIZIonI - roma

copertina:

Ideazione Grafica acca eDIZIonI - roma s.r.l.

Fotocomposizione: a cura della redazione

acca eDIZIonI - roma s.r.l.

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Via caduti del lavoro

(Zona industriale settevene)

01036 nepi (VT)

Tel. +39 0761527351

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acca eDIZIonI roma s.r.l.

Pubblicazioni:

annuarIo D’arTe moDerna

“artisti contemporanei”

rIVIsTa: BImesTrale art&tra

registrazione: Tribunale di roma

Iscrizione camera di commercio di roma

n. 1294817

1ª di copertina: Il cinema russo e il

manifesto cinemaatografico

2ª di copertina: alessio schiavon

3ª di copertina: Giuseppe Trentacoste

4ª di copertina antonio murgia

courtesy: arte Investimenti - milano

copyright © 2013 acca edizioni roma s.r.l.

riproduzione vietata

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s o m m a r I o

ruBrIcHe

a G o s T o - s e T T e m B r e 2 0 2 0

Il tempo di caravaggio Pag. 8

di marina novelli

Van Gogh Pag. 12

di silvana Gatti

Il cinema russo e il manifesto cinematografico Pag. 17

a cura della Galleria cinquantasei

la breve avventura del gruppo Forma 1 Pag 36

a cura di rita lombardi

les fleurs et les raisins Pag. 42

di alberto Gross

“Due minuti di arte” - la storia di christo e Jean-claude Pag 66

di marco lovisco

nel segno della musa “ritratti d’artista” - cecco Bonanotte Pag. 74

a cura di marilena spataro

alla ricerca degli artisti croati nella città eterna Pag. 22

di svjetlana lipanović

laboratorio acca: sI rIParTe! Pag. 28

a cura della redazione

lucia arcelli: il talento, la tecnica e Goethe Pag. 30

di Giorgio Barassi

Homo Viator Pag. 44

di ciro Palumbo

sogno di una notte di mezza estate Pag. 48

di marina novelli

art&Vip Pag. 54

a cura della redazione

I capolavori del louvre Pag. 58

di Francesco Buttarelli

art&events Pag. 72

a cura della redazione

I Tesori del Borgo - Delia Pag. 90

a cura di marilena spataro

Biografie d’artista (roberto Tomba) Pag. 93

a cura di marilena spataro


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Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


8

IL TeMpo dI CaraVaggIo...

nei capolavori della Collezione di roberto Longhi

a roma - Musei Capitolini.

di Marina Novelli

scriptamanentart@gmail.com

“Lotto è un luminista immenso,

che va oltre Vermeer. Specie

la prima maniera luministica

di Caravaggio può

dirsi preparata – certo oltrepassata

– da luminismo di

Lotto.

Lorenzo Lotto - Venezia 1480 - Loreto, 1556/1557 -

“San Pietro Martire e Santo Domenicano in preghiera” - olio su tavola - 1450 circa

“Madonna Addolorata e San Giovanni Evangelista” - olio su tavola 1545 circa

Le suggestive sale di palazzo Caffarelli

- Musei Capitolini - hanno

aperto i battenti, fin dallo scorso

16 giugno, alla prestigiosa esposizione

dei capolavori della Collezione

roberto Longhi, di cui quest'anno

ricorre il cinquantenario della sua scomparsa;

collezione proveniente dalla Fondazione

fiorentina a lui intitolata e ubicata

presso la Villa Il Tasso. La Sovrintendente

Maria Vittoria Marini Clarelli, in fase di

conferenza stampa, ha specificato: <

mostra era allestita il giorno prima del

lockdown, riaprendo con il ritorno da amsterdam

dell'opera del Merisi, “Il ragazzo

morso da un ramarro”, che rappresenta il

cuore della raccolta di roberto Longhi>>.

Il Longhi, personalità di indiscusso fascino

dedicò tutta la sua vita allo studio ed

approfondimento della pittura del Caravaggio;

iscrittosi infatti alla facoltà di lettere,

ha frequentato il corso di Storia dell'arte,

fino alla sua tesi di laurea discussa

con lo storico dell'arte e accademico pietro

Toesca, avvenuta nel 1911 presso l'Università

di Torino. Fatto questo che ha subito

richiamato alla mia mente l'effetto

“sliding doors”! già! Cosa sarebbe successo,

infatti, se...? Spesso nella nostra vita

si presenta, cogliendoci di sorpresa, “il

momento topico”, cioè un avvenimento

che può cambiarla radicalmente. ed in effetti

il destino è cambiato sostanzialmente

e non solo per il giovane studioso roberto

Longhi ma anche per Michelangelo Merisi,

detto il Caravaggio, fino ad allora

poco conosciuto, forse perché appannato

da una discutibile reputazione, ma di certo

importante anello di congiunzione tra il

rinascimento e il misterioso incedere

della modernità... ma è lui, senza ombra di

dubbio, il primo pittore dell'età moderna.

Comincia a delinearsi così la personalità

di Longhi come di uno “studioso importante

e innovativo, soprattutto una figura

carismatica”, è così che lo ha appropriatamente

descritto, in fase di presentazione

stampa, la curatrice Maria Cristina Bandera,

direttore scientifico della “Fondazione

di Studi di Storia dell'arte roberto

Longhi”.

“Lotto è un luminista immenso, che va

oltre Vermeer. Specie la prima maniera luministica

di Caravaggio può dirsi preparata

– certo oltrepassata – da luminismo

di Lotto. Questa frase del Longhi ci fa

molto riflettere sulla imminente evoluzione

dell'arte pittorica, tanto da definirne

il Lorenzo Lotto quasi un precursore.

L'esposizione, infatti, si apre con quattro

delle sue suggestive tavolette, nonché due

dipinti di Battista del Moro e Bartolomeo

passarotti atte ad introdurci nell'atmosfera


Michelangelo Merisi detto il Caravaggio - “ragazzo morso da un ramarro”

1597 circa - olio su tela, 65,8 x 52,3 cm

Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'arte roberto Longhi

Roberto Longhi - alba 1890 - Firenze 1970

“ragazzo morso da un ramarro”

1930 circa - carboncino d’aprés,

Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell'arte roberto Longhi

artistica in cui si è formato Caravaggio...

eccellenti esempi del Manierismo lombardo

e veneto; non ultimo, però, un disegno

personalmente eseguito a carboncino

dalla mano di roberto Longhi, firmato e

datato 1930, un prezioso disegno del “ragazzo

morso da un ramarro” che con la nitidezza

ed ingenuità delle sue linee ci

racconta poeticamente, l'emozione e la

grande passione del Longhi verso questo

capolavoro e del suo artefice... quasi un

volersi appropriare delle sue forme, luci ed

ombre attestandone la perfetta percezione

del dipinto... espressione questa, che ritengo,

di altissimo valore evocativo.

“Dopo il Caravaggio, i “Caravaggeschi”.

Quasi tutti a Roma, anch'essi, e da Roma

presto diramatisi in tutta Europa. La “cerchia”

si potrà dire, meglio che scuola:

dato che il Caravaggio suggerì un atteggiamento,

provocò un consenso in altri

spiriti liberi, non definì una poetica di regola

fissa; e insomma, come non aveva

avuto maestri, non ebbe scolari”.

anche questa citazione del Longhi, nella

prima sala, ci induce ad una riflessione

profonda. Si entra così nella saletta dove,

“Il ragazzo morso da un ramarro”, (olio su

tela, cm. 65,8 x 52,3) opera questa risalente

all'inizio del suo soggiorno romano,

databile tra il 1596 - 1597, si mostra in

tutto il suo splendore. Il soggetto, un ragazzo

centrato nella tela, ci appare affascinante

nel suo repentino scatto dovuto al

dolore fisico, nonché inaspettato; interessante

la descrizione pittorica della contrazione

dei muscoli facciali del ragazzo e la

dinamica contorsione della sua spalla.

Struggente la ineguagliabile dovizia di

particolari della natura morta, con cui il

Caravaggio ha reso anche la descrizione

della caraffa trasparente colma d'acqua...

e che, con la sua luce, sembra bucare prospetticamente

la tela. Si tratta sicuramente

di un'opera eseguita allo specchio, da annoverare

quindi tra i suoi autoritratti e da

cui si evince una metafora tra la gioia giovanile

e la natura; espressione, questa, di

alta vitalità ma che (ahimé!) non esclude

il suo contrario! data pertanto la estrema

similarità, sia di impianto che di modello,

con altre opere dello stesso Caravaggio,

vedi ad esempio “Il ragazzo con rosa”, non

è difficile pensare ad una serie dedicata ai

sensi, dove quest'ultimo rappresenta l'olfatto

ed il nostro “Il ragazzo morso da un

ramarro” il tatto. Non si è mai esclusa

però, anche l'intenzione di una serie dedicata

invece al rapporto uomo-natura, dalla

quale si evince l’esplicito riferimento alla

simbologia amorosa insita nelle rose stesse.

“Caravaggio in luogo dell'ultimo pittore


10

Valentine de Boulogne - 1615 - 1617 circa -

olio su tela, cm. 171,5 x 241 cm - Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’arte roberto Longhi

L'inflessione gallica del Valentin è, per noi italiani, sensibilissima: gli svizzeri del Papa, le guardie dei principi della

Chiesa, che giocano e barano naturalmente sul coperchio dei sarcofagi dell'Antica Roma.

del Rinascimento, sarà piuttosto il primo

dell'età moderna: conclusione che ad alcuni

potrà sembrare ovvia, ma non sarà

sentita a fondo finché non s'intenda il peso

delle sue implicazioni mentali e di costume

che, proprio perché riguardano

un'età sempre aperta e in crescenza, suonano

ancora intensamente attuali. Il pubblico

cerchi dunque di leggere “naturale”,

comprensibile; umano più che umanistico,

in una parola, popolare”.

Varcando la soglia della terza sala, dove è

possibile ammirare tele di Carlo Saraceni,

angelo Caroselli, guglielmo Caccia detto

Il Moncalvo, pier Francesco Mazzucchelli

detto Il Morazzone, nonché la prova di

quanto lo stile pittorico del Caravaggio si

sia divulgato, espandendosi in senso trasversale

nell'europa tutta, non trascurando

pertanto il sud d'Italia, dove vediamo infatti

oltre alle tele di Jusepe de ribera,

Battistello Caracciolo, tra i primi seguaci

napoletani di Caravaggio. Spicca Valentin

de Boulogne, con lo straordinario capolavoro

“Negazione di pietro” (olio su tela,

cm.171,5 x 241), opera questa, davanti alla

quale sono rimasta a lungo letteralmente

basita, tale è la sua bellezza, la dinamicità

dei suoi personaggi. nonché la chiara liaison

con “La Vocazione di San Matteo” del

nostro Merisi, esposto nella famosa chiesa

romana di San Luigi dei Francesi.

Troviamo inoltre esposti artisti fiamminghi

e olandesi come gerrit van Honthoorst,

dirk van Baburen e last but not least

Matthias Storm; nonché opere di incerta

identità, meglio noti come Maestro dell'emmaus

di pau e Maestro dell'annuncio

ai pastori, oltre a due significative tele di

Viviano Codazzi e Filippo Napoletano, i

genovesi Bernardo Strozzi, giovanni andrea

de Ferrari e gioacchino assereto,

andrea Vaccaro, giovanni antonio Molineri,

giuseppe Caletti, Carlo Ceresa, pietro

Vecchia, Francesco Cairo e Monsù

Bernardo. Concludono l'esposizione, nella

quarta ed ultima sala, Mattia preti, che più

di ogni altro contribuì a mantenere la vitalità

della tradizione caravaggesca fino

alla fine del Seicento e due bellissime

opere di giacinto Brandi.

avviandomi anch'io alla conclusione di

questo mio ripercorrere, tappa dopo tappa,

il percorso di questa interessante esposizione,

non posso esimermi dal considerare

l'influenza straordinaria che il Caravaggio

ha avuto tra i suoi contemporanei paragonandola

all'“effetto farfalla”: “Il battito

d'ali di una farfalla può provocare un uragano

dall'altra parte del mondo”. È ciò che

è successo con lo stile inconfondibile e

straordinariamente innovativo del Caravaggio;

le sue ardenti e sinuose pennellate,

la scelta imprevedibile dei suoi modelli, il

suo nuovo modo di irrorare di luce i propri

personaggi, luce che il più delle volte sembra

provenire dalla loro introspezione,

dalla loro anima... luce sempre radente e

straricca di mistero. Luce mai transeunte

ma destinata ad essere pervasiva così come

le eleganti cromie da lui inequivocabilmente

e magistralmente prescelte...

sempiterne! Trovo comprensibile dunque

che il roberto Longhi, abbia deciso di dedicare

tutta la sua vita allo studio e ricerca

del grande Caravaggio ed alle sue opere.

Un vero “uragano” pittorico!


Galleria Cinquantasei Bologna

In galleria opere di:

Giacomo Balla, Carlo Carrà, Giuseppe Capogrossi, Giorgio De Chirico, Filippo

de Pisis, Mirella Guasti, Renato Guttuso, Giorgio Morandi, Luigi Pellanda, Mauro

Reggiani, Bruno Saetti, Gino Severini, Mario Schifano, Mario Sironi e altri

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12

Van Gogh.

I colori della vita

a cura di Silvana gatti

Vincent van gogh: “artista sulla strada per Tarascona” - 1888 - 48 x 44 cm

opera distrutta durante bombardamento nella seconda guerra mondiale

Apadova il più grande progetto

mai dedicato a Van gogh in

Italia,con capolavori che raccontano

una vita d’artista, alla

continua ricerca di colori nuovi insieme ad

artisti che per Van gogh hanno contato.

Un percorso, voluto dal curatore Marco

goldin, volto a svelare alcuni aspetti inediti

della vita e dell’opera del pittore olandese.

La mostra Van gogh. I colori della vita,

aperta dal 10 ottobre 2020 all’11 aprile

2021 nel rinnovato Centro San gaetano di

padova nel cuore della città, è promossa

da Linea d’ombra e dal Comune di padova,

con la collaborazione del Kröller-

Müller Museum, ed è prodotta da Linea

d’ombra, con il gruppo Baccini in qualità

di main sponsor. L’esposizione racchiude

125 opere in totale, di cui oltre 80 di Van

gogh tra dipinti e disegni. oltre una quarantina

di altre opere sono di artisti che

hanno intrecciato il suo cammino, a volte

indirettamente come delacroix, Courbet,

Millet o i giapponesi da Hiroshige a Kunisada,

a volte direttamente come Seurat,

pissarro, Signac, guillaumin, Bernard.

prima dell’incontro fatale con paul gauguin,

rappresentato in mostra da alcuni capolavori.

Le sezioni della mostra.

Il pittore come eroe.

La mostra si apre con un quadro di Francis

Bacon, esposto nella prima sala, ispirato

da un’opera di Vincent Van gogh distrutta

da un bombardamento degli alleati su Magdeburgo

durante la seconda guerra mondiale.

Si tratta di un olio intitolato “Il pittore

sulla strada di Tarascona”, dipinto da

Van gogh nell’estate del 1888. Nel dipinto

perduto Van gogh si ritraeva mentre camminava

sotto il sole, andando a dipingere

in campagna. Il sentiero era delineato con

macchie di colore e su di esso incombeva

l’ombra del viandante. Il cavalletto sulle

spalle, la tavolozza e i colori nella mano

destra, una tela sotto il braccio sinistro, assieme

a un bastone. Sotto il cappello di paglia

a larghe tese, del giallo come del

grano, gli occhi azzurro-verdi. dietro il

pittore, il biondo grano da tagliare, poi il

verde dell’erba e poi altro grano ancora,

fino all’orizzonte, il tetto rosso di una casa,

qualche cipresso di un verde più scuro.

Bacon, tra la fine del 1956 e poi all’inizio

del 1957, appese una foto dell’opera scomparsa

sul muro del suo studio, osservan-


Francis Bacon: “Studio per un ritratto di Van gogh IV”

1957 - olio su tela - cm 152,4 x 116,8.

Tate, Londra, dono della Contemporary art Society 1958.

© The estate of Francis Bacon. all rights reserved by SIae 2019 © Tate

Vincent van gogh: “autoritratto con cappello di feltro grigio”

1887 - olio su tela - cm 44,5 x 37,2

Van gogh Museum (Vincent van gogh Foundation), amsterdam

dola a lungo. Ne nacque l’alchimia con

quel pittore morto ormai da più che mezzo

secolo. “Bacon – annota Marco goldin -

pensava a rendergli omaggio, poiché dentro

di sé aveva sempre idolatrato quell’olandese

finito male in terra di Francia,

in mezzo ai campi di grano. rendergli

omaggio come si fa sì con il proprio eroe,

ma l’eroe di tutti, quando la singolarità

dell’esperienza diventa quella di una moltitudine.

Cominciò così a concepire alcune

immagini, il loro senso, la loro verità. In

quella fascinazione che aveva per realizzare

i suoi tanto particolari ritratti, tali da

rendere perfino i respiri di una persona, le

pulsazioni del suo cuore, il ritmo. difficile,

così difficile fare ritratti per Bacon – così

come lo era stato per Van gogh – perché

si trattava di arrivare a toccare lo spirito

che una persona emanava da sé. Nel viso,

l’infinito del tempo che parte dalla vita”.

Gli anni della formazione. Dalla miniera

di Marcasse all’Aia

Le oltre centocinquanta lettere che van

gogh scrive tra l’autunno del 1872 e l’autunno

del 1880 documentano l’obiettivo di

Vincent di diventare un artista, pur nel timore

del fallimento. Il pittore lotta costantemente

tra dogmatismi e dottrine in contrapposizione

alla vita vera, nella quale si

trova la bellezza e il tormento della verità:

“preferirei morire piuttosto che essere preparato

alla missione religiosa dall’accademia

e ho avuto una lezione da un falciatore

che mi è servita molto più di una lezione

di greco”. Questa sezione della mostra documenta

il periodo che va dall’estate del

1880 all’estate del 1883. da quando Van

gogh realizza i primi disegni al di fuori

dell’accompagnamento alle sue lettere, fino

a quando lascia l’aia per giungere in

olanda, nel drenthe. dalla miniera belga

del Borinage fino a Bruxelles e da lì poi a

etten e all’aia. da questi fogli traspare il

sentimento di una vita tormentata. Sono

decine i disegni che compongono la prima

parte della mostra, quella che passa dal

Borinage al Brabante, pagine di un diario

commovente. In questa sezione dedicata

alla formazione dell’artista, il percorso

prosegue, dopo l’inizio in Belgio, con gli

otto mesi trascorsi a etten, nella regione

del Brabante dove era nato, arrivando da

Bruxelles alla fine di aprile del 1881. raggiunge

la famiglia, che vive nella canonica

accanto alla chiesa. I mesi di etten vedono

un forte miglioramento nel disegno, che


14

Vincent van gogh: “paesaggio con covoni e luna

nascente” - 1889 - olio su tela - cm 72 x 91,3

Collection Kröller-Müller Museum, otterlo, the

Netherlands © 2019 Collection Kröller-Müller

Museum, otterlo, the Netherlands; photography

rik Klein gotink, Harderwijk

Vincent van gogh: paesaggio a Saintrémy,

1889, olio su tela, cm 70,5 x 88,5.

Ny Carlsberg glyptotek, Copenaghen,

prestito a lungo termine dalla National

gallery of denmark di Copenaghen

raffigura il mondo di allora. Quando arriva

all’aia, alla fine di dicembre del 1881, Van

gogh raffigura scene con personaggi – un

mercato, l’arrivo di una barca, persone in

fila alla mensa per i poveri, nella sala d’attesa

di una stazione, all’ospedale, al monte

dei pegni. Molteplici sono i ritratti di Sien,

un’ex prostituta incinta che diviene la sua

compagna, e della madre di lei, insieme ad

altri personaggi che parlano di tristezza e

di miseria. Importante è anche la ricerca

paesaggistica, che in Van gogh segue il

filo rosso che unisce il seicentesco Van

ruisdael con la scuola di Barbizon e quella

dell’aia. Chiude la sezione, spiccando

per i colori forti, il bellissimo Campo di tulipani

dipinto nella primavera del 1883 e

che giunge alla mostra dalla National gallery

of art di Washington.

Da Nuenen a Parigi. Un colore che cambia

Questa sezione della mostra, con opere

anche dei pittori che hanno accompagnato

lo sguardo di Van gogh a parigi, documenta

il percorso che porterà l’artista alla

ricerca di un colore nuovo, come scriveva

anche nelle lettere che indirizzava a Théo.

Con l’arrivo della brutta stagione, nella regione

settentrionale della drenthe non era

più possibile dipingere all’aperto, per cui,

dopo una camminata di circa sei ore, sotto

una fredda pioggia mista a neve in un pomeriggio

d’inizio dicembre del 1883, Vincent

raggiunse la stazione ferroviaria di

Hoogeveen per giungere a Nuenen, nella

casa dei genitori. Lasciava la regione del

drenthe preso dall’amore verso un paesaggio

non intaccato dalla moderna società

industriale. Questo lo portò ad apprezzare

il lavoro dei campi, valori universali da lui

sempre trovati nelle opere di Millet, emulato

di frequente nelle sue opere. Vincent

ha verso la figura del contadino un rispetto

quasi religioso, distante dall’arte degli impressionisti

e rivolto dal punto di vista tecnico

e del colore, all’arte più accademica.

La mostra documenta approfonditamente

il tema del contadino, sia con disegni sia

con quadri, sino a giungere all’opera dei

Mangiatori di patate. I contadini ovviamente

assieme ai tessitori, l’epopea dei

campi e del lavoro duro, della fatica. Terminate

a luglio 1884 le ultime versioni dei

tessitori, l’arte del pittore olandese torna a

indirizzarsi anche verso il paesaggio, traendo

ispirazione dai dintorni di Nuenen,

che offrono una perfetta ambientazione del

lavoro dei contadini, inseriti in un contesto

ricco di una nuova luminosità e un colore

che si rinnova, sino al bellissimo paesaggio

nel Brabante, esposto in mostra, proveniente

dal museo di Utrecht.

La mostra prosegue con il periodo francese,

inizialmente a parigi, dove i due fratelli

vivono insieme. Qui Vincent può conoscere

direttamente, nelle varie esposizioni

che si susseguono, le opere degli impressionisti

e dei post-impressionisti come

Seurat e Signac. gli autoritratti dipinti nei

due anni di permanenza a parigi documentano

la sua evoluzione verso la ricerca di

un nuovo stile, un nuovo colore. dipinto

nelle ultime settimane della sua perma-


Vincent van gogh: “Il seminatore”

1888 - olio su tela - cm 64,2 x 80,3.

Collection Kröller-Müller Museum otterlo, the

Netherlands © 2019 Collection Kröller-Müller

Museum, otterlo, the Netherlands; photography

rik Klein gotink, Harderwijk

Vincent van gogh: “alberi da frutto tra i cipressi”

1888 - olio su tela - cm 64,9 x 81,2

Collection Kröller-Müller Museum otterlo,

the Netherlands © 2019 Collection Kröller-Müller

Museum, otterlo, the Netherlands;

photography rik Klein gotink, Harderwijk

nenza parigina, fa bella mostra di sé il celeberrimo

“autoritratto con cappello di

feltro grigio”, prestito eccezionale del Van

gogh Museum di amsterdam.

Sono qui esposte non solo le opere bellissime

di Van gogh, ma anche dipinti di autori

che per Vincent sono stati importanti,

da Seurat e Signac a Monet e pissarro nei

loro anni di vicinanza al post-impressionismo,

o lieve vicinanza almeno per Monet,

fino al momento del primo incontro con

gauguin, a fine 1887.

Un anno decisivo, 1888

La mostra approfondisce il periodo del

1888 trascorso da Van gogh ad arles, con

alcuni dipinti non solo dello stesso Van

gogh. dall’approfondimento del rapporto

ideale con Millet, fino all’apprezzamento

dell’arte giapponese. Nei quasi quindici

mesi di permanenza ad arles, Van gogh

realizza circa duecento quadri, cento tra disegni

e acquerelli e scrive ben duecento

lettere, quasi tutte indirizzate al fratello

Theo. Molte delle sue nature morte di fiori,

dipinte nella seconda parte del 1886 a parigi,

risentono dell’influenza di Monticelli,

pittore povero da Vincent molto amato per

la libertà stilistica, di cui Theo aveva una

collezione, con colore materico che Vincent

riteneva derivato da delacroix, altro

pittore da lui apprezzato. La scelta di arles

da parte del pittore olandese era dovuta ai

molti artisti che vi avevano soggiornato,

tra cui degas. L’australiano John russell,

che aveva dipinto un ritratto di Van gogh

a parigi nel 1886, era amico di dodge

MacKnight, il pittore americano che nel

1885 era stato nel villaggio di Fontvieille,

a una decina di chilometri da arles. Van

gogh e MacKnight si incontrano il 15

aprile 1888, quando Vincent è in provenza

e scrive a Bernard: “Questo paese mi sembra

bello quanto il giappone per la limpidezza

dell’atmosfera e gli effetti brillanti

del colore.” anche Zola, che Vincent ammira

e di cui legge i libri, è provenzale, di

aix così come paul Cézanne. Vincent van

gogh sceglie arles come base, con il sogno

di stabilirvi l’atelier del Sud, comunità

di pittori che avrebbe dovuto nascere

attorno alle figure di gauguin e Bernard.

In questa sezione viene documentato anche

il controverso rapporto, sfociato nei

due mesi vissuti insieme nella Casa gialla

ad arles, con paul gauguin, di cui sono e-

sposti bellissimi quadri insieme ad altri di

Bernard. Van gogh si confronta anche con

le immagini delle fioriture del giapponese

Hiroshige, attraverso i suoi quadri con gli

alberi fioriti della primavera 1888. all’inizio

della primavera 1888, giunto da qualche

settimana in provenza, Van gogh inizia

ad arles la serie di quattordici quadri

dedicati alle fioriture, che prendono il via

negli ultimi giorni di marzo. Nascono così

gli orti con gli alberi fioriti ed i cipressi che

sembrano piantati per proteggere le colture

dalla forza del mistral che in provenza soffia

forte. Si ravvisa in queste opere l’influenza

dell’arte giapponese, nella posizione

degli alberi al centro della scena e nel

grafismo dei rami. Molto belli, in questa


16

Vincent van gogh: “Telaio con tessitore” - 1884 - olio su tela - cm 61 x 93

Collection Kröller-Müller Museum, otterlo, the Netherlands © 2019 Collection Kröller-Müller Museum,

otterlo, the Netherlands; photography rik Klein gotink, Harderwijk

sezione, due campi di grano della pianura

della Crau e attorno all’abbazia di Montmajour,

nei pressi di arles. La mostra documenta

le due settimane, nella seconda

metà di giugno del 1888, quando l’artista

è reduce dai cinque giorni trascorsi a Les-

Saintes-Maries-de-la-Mer: “adesso che

ho visto il mare, sono assolutamente convinto

dell’importanza dello stare nel Sud,

esagerando con il colore”. Vincent annuncia

a Theo, in una lettera del 12 giugno,

che sta lavorando a due disegni di campi

di grano, “verdi e gialli”, e che sta cominciando

a rifarli in pittura: “Sono esattamente

come quelli di Salomon Koninck –

sai, l’allievo di rembrandt che dipinse vaste

e distese pianure”.

Di lune e nuvole. Van Gogh e la fine del

suo viaggio

L’ultima sezione della mostra presenta dieci

capolavori ricchi di luci e colori nuovi,

documentando il periodo finale della vita

di Van gogh, trascorso prevalentemente

nella casa di cura per malattie mentali di

Saint-rémy, sempre in provenza, prima

delle ultime settimane a auvers-sur-oise,

poco a nord di parigi. a Saint-rémy Van

gogh raffigura una natura viva, dai campi

agli alberi, dal cielo con le sue nuvole straordinarie

alla luna rossa, prima di dipingere

ad auvers i covoni sorvolati da corvi.

Il 9 giugno 1889, il direttore della casa di

cura, il dottor peyron, comunicava in una

lettera a Theo che aveva dato a Vincent il

permesso di uscire dall’istituto, per iniziare

a dipingere il paesaggio circostante.

Van gogh poté finalmente ricercare al di

fuori delle mura nuovi soggetti per le sue

opere. Ma prima del periodo tormentato

che culmina con la crisi di luglio, realizzò

dalla finestra della sua camera uno dei

quadri più belli dell’intera sua vita, nel

quale dipinse nuvole del tutto particolari.

eccezionalmente proveniente dalla Ny

Carlsberg di Copenaghen, questa tela sarà

esposta in mostra. e parlando della particolare

prospettiva, quasi precipitante lungo

la diagonale dal blu delle alpilles verso

il verde dei campi, parlava di “una prospettiva

alla Van goyen” riallacciando il

suo legame con gli autori della golden

age olandese. In un altro quadro, dipinto

da Van gogh all’inizio di luglio, la luna sta

sorgendo dal fianco delle alpilles. opere

che raffigurano l’ambiente circostante, con

il Monte gaussier che si trova sul lato sud

della casa di cura e che Van gogh dipinse

nell’autunno del 1889. realizza tra gli altri

un quadro di straordinaria atmosfera, il

Covone sotto un cielo nuvoloso che si pone

proprio quale congedo in questa mostra.

Come se non bastasse, nelle tre sale più

ampie all’interno del percorso espositivo,

al San gaetano, su grandi pareti di oltre

cinque metri ciascuna saranno proiettati

dei docu-film, della durata di quindici minuti

ciascuno. realizzati insieme a Fabio

Massimo Iaquone e Luca attilii. Tre piccoli

documentari, fatti di immagini accompagnate

dalla musica suggestiva di remo

anzovino.


IL cInemA RuSSO

e il manifesto cinematografico

e. grebenshikov - “La generazione salvata” - 1959 - tempera su cartoncino - cm 99,5 x 150

Il manifesto cinematografico è un fenomeno

complesso e poliedrico: è un segmento dell’industria

cinematografica, è la pubblicità che garantisce

il successo commerciale del film, è il

oggetto della cultura del tangibile, è l’elemento

che abbellisce l’ambiente, è un mezzo di comunicazione

di massa, è il prodotto della grafica, genere

dell’arte del manifesto, è il biglietto da visita del film, è

la sua sigla grafica o il suo finale grafico, è, infine, una

piccolissima parte della vita degli uomini del XX secolo,

di cui, però, ha determinato in larga misura i gusti, i

comportamenti e la cultura. La sua pluralità di aspetti e

sfaccettature fa sì che il manifesto cinematografico sia

una sorta di indicatore dei vari processi sociali ed artistici,

che registra i cambiamenti che avvengono nella politica,

nella cultura, nell’economia e persino nella tecnica.

Senza il film non esisterebbe il manifesto cinematografico.

Le due arti si sviluppano insieme, in modo indissolubile,

ma secondo proprie regole.

e. grebenshikov - “guerra e pace” - 1966 - tempera su cartoncino - cm 104,5 x 159,5



M. Chazanovskij - !romeo e giulietta”

1955 - tempera su cartoncino - cm 90,5 x 63,5

V. Kononov - “otello” - 1956

tempera su cartoncino - cm 111 x 67

a pagina sinistra:

B. Zelenskij - “Bellissima”

1956 - tempera su cartoncino - cm 99,5 x 68

M. Chazanovskij - “Sacco e Vanzetti” - 1974 - tempera su cartoncino - cm 101,5 x 193,5

La mostra presenta una selezione

di poster cinematografici

d’epoca e di bozzetti

preparatori di manifesti del

Cinema russo dagli anni ’20

agli anni ’80 del XX secolo

provenienti dalla collezione

della galleria56 di Bologna.

La selezione riguarda oltre

quaranta film, alcuni dei quali

molto noti al pubblico internazionale

e fra i quali spiccano

gli italiani Bellissima e

roma città aperta (con anna

Magnani) e Una vita difficile

(con alberto Sordi),

ma anche guerra e pace

(con L. Savjoleva), Ivan il

Terribile (con M. Zharov),

annicka (con g. grogoriu).

al di là dei titoli, che rivelano

nella loro composizione

l’immediatezza comunicativa

del cinema russo, l’interesse

si concentra sulla grafica

pubblicitaria, molto strin-


20

J. ruklevskij - “Volga-don”

1952 - tempera su cartoncino - cm 102 x 76,5

V. ostrovskij - “Il piccolo principe”

1968 - tempera su cartoncino - cm 65 x 49

gente sui contenuti, sostanzialmente

neorealistica, ma con significative

deroghe veso la sintesi descrittiva

e l’interpretazione più moderna

a mano a mano che ci si avvicina

agli anni ’80.

Si tratta di un vasto repertorio di

immagini alle quali è stata consegnata

la memoria del cinema

russo nell’epoca della sua nazionalizzazione

e che quindi ne raccontano

le scelte e le interpretazioni.

Si tratta di una documentazione di

gran- de pregio, poiché la gran

parte di essa sono bozzetti pre-paratori

pre-stampa e quindi opere originali

degli autori, mentre alcuni

manifesti sono prime stampe litografiche

d’epoca.

Tempere originali dei

manifesti del cinema russo

45 opere dagli anni 20

agli anni 80

Inaugurazione

26 settembre2020 ore 18

Galleria Cinquantasei

Via Mascarella 59/b Bologna

Tel 051 250885

info@galleria56.it

J. ruklevskij - “L’ammiraglio Nachimov” - 1946 - tempera su cartoncino - cm 60 x 80,5


Paolo Ballerani

“ultima crociata” - Resine colorate - cm 60 x 45 x 20

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


22

alla ricerca degli

artisti croati

nella città eterna

a cura di Svjetlana Lipanović

Jozo Kljaković - “L'incoronazione del re Zvonimir, mosaico sul frontale del pontificio Collegio Croato di San girolamo, a roma”

Durante i secoli, vari artisti

croati hanno soggiornato a

roma in cui hanno vissuto,

lavorato e lasciato opere

immortali. Uno dei più conosciuti

miniaturisti del XVI sec., Juraj

Julije Klović (1498-1578), originario di

grižane, vicino a Vinodol sulla costa a-

driatica, ha trascorso una parte della sua

vita movimentata nella Città eterna in cui

ritornò nel 1526 dalla corte del re Luigi

II d’Ungheria. Sotto la protezione del cardinale

Lorenzo Campeggio, il pittore croato,

sopranominato “Il Michelangelo delle

miniature”, continuò la sua attività artistica

e realizzò una serie di manoscritti

di rara bellezza, nei quali si notano i magistrali

disegni ricchi di invenzioni, le decorazioni

fantasiose, la raffinatezza dei

colori. Le fragili miniature e i disegni sono

custoditi in vari musei sparsi nel mondo.

Seconda una legenda, Klović riusciva

a dipingere “L’ultima cena” sull’unghia

di un pollice. Juraj Julije Klović fu sepolto

nella chiesa di “San pietro in Vincoli”

a roma. Il suo sepolcro è sito vicino

alla statua di Mosè, uno dei capolavori di

Michelangelo. Il gioco del destino li ha

uniti per l’eternità e, con questa vicinanza,

sembra che abbia voluto confermare

la bravura di Klović e il soprannome con

cui era conosciuto nel rinascimento.

Il pontificio Collegio Croato e la chiesa

di San girolamo sono un vero scrigno di

opere preziose di artisti croati. La storia

della chiesa testimonia la presenza dei

Croati a roma dal VII secolo. papa Niccolò

V, nel 1453, donò alla comunità croata

la chiesa di Santa Marina, in seguito

dedicata a San girolamo, patrono del popolo

croato. Il grande papa Sisto V, di

padre croato, fece costruire la nuova chiesa

di San girolamo terminata nel 1589.

Le opere di abbellimento furono ultimate

nel XIX secolo. Il pittore Mato Celestin

Medović (1857-1920), che fu anche frate

francescano, ha vissuto a Fucecchio, vicino

a roma, dal 1882 al 1883. presso il

convento della Beata Vergine sono visibili

suoi affreschi sul frontale della chiesa,

oltre ad una “Madonna con il bambino”.

Negli anni antecedenti l’inizio del

conflitto mondiale del 1914, lo scultore

Ivan Meštrović (1883-1962), i pittori Jozo

Kljaković (1889-1969) e emanuel Vidović

(1870-1953) si sono trovati insieme

a roma, presso la Società degli artisti


Juraj Julije Klović - “I quattro evangelisti”, miniatura

Juraj Julije Klović - “Le tre virtù teologiche”, miniatura

Ivo dulcić - “Cristo crocefisso con Santi e Beati Croati”

olio su tela - 1969

Jozo Kljaković - “La deposizione dalla croce” - olio su tela - 1947

“Medulić”. Il risultato della presenza frequente

di Meštrović nella città, vicino al

Tevere, fino alla seconda guerra mondiale,

è una stupenda statua della “pietà”,

di cui la copia in gesso si trova all’entrata

del Collegio mentre quella in bronzo è situata

presso la galleria d’arte contemporanea

in Vaticano, insieme con le opere

“Il Cristo e la Samaritana” e “La Madonna

con il bambino”. L’attenzione dei visitatori

del pontificio Collegio Croato di

San girolamo è attirata dai bassorilievi

imponenti di San girolamo e di papa Sisto

V realizzati da Meštrović e collocati

all’entrata. Nel Collegio si conservano

anche il busto del papa pio XII, il disegno

del bassorilievo che rappresenta la Madonna

e diverse lettere scritte di proprio

pugno dall’artista. per Jozo Kljaković

l’arte sacra era una fonte inesauribile di

ispirazione. Il pittore ha cercato una sua

espressione personale tramite le leggende

e i canti eroici popolari croati e slavi. In

occasione di una delle sue innumerevoli

mostre, ha soggiornato nel 1911 a roma

ed è rimasto molto impressionato dalla

forza creativa di Michelangelo. durante

la seconda guerra mondiale, Kljaković si

è fermato per cinque anni a roma, realizzando

diversi affreschi e i mosaici del

Collegio. In seguito, è tornato nel 1956

per ultimare alcune opere. particolarmente

riusciti sono i mosaici che rappresentano

la storia croata, anche se sono difficilmente

visibili, poiché collocati nell’

abside delle logge di tetto dell’edificio.

accanto alla figura centrale del Cristo

deus pacis, si notano l’incoronazione del

re Zvonimir il battesimo del principe porga,

annunciatore della conversione dei

Croati al cattolicesimo. Questi due mosaici

sono stati finiti appena nel 1961 in seguito

al ritorno dell’artista a roma. Una

altra opera, “La deposizione dalla croce”,

si trova presso “La raccolta d’arte sacra”

nei Musei Vaticani. Nella sagrestia della

chiesa di San girolamo, una maestosa tela,

dipinta nel 1969 dal pittore raguseo

Ivo dulčić (1916-1975) e intitolata “Cristo

crocifisso con Santi e Beati croati”,

attira irresistibilmente lo sguardo con il

suo stile caratteristico e i vivaci colori.

Sotto la croce si trovano i Beati croati e

san girolamo con il leone, spesso raffigurato

accanto al santo. dulčić è stato

uno di rari pittori che dopo la seconda

guerra mondiale si è dedicato all’arte sa-


24

Ivan Meštrović - “papa Sisto V” - bassorilievo - 1939

augustin Filipović - “Michelangelo” - bronzo

I mosaici sul frontale del pontificio Collegio Croato di San girolamo - 1939-1961

cra. all’inizio, l’artista è stato incompreso

e molto criticato a causa del modo innovativo

con cui ha rappresentato i temi

sacri, ma col tempo il suo indubbio valore

è stato ampiamente riconosciuto. Le sculture

di Josip Turkalj, augustin Filipović,

i dipinti di Ivana Jovanović Trostmann,

Stjepko Mamić, le sculture in ceramica

del presepe di Margareta Krstić, insieme

con le opere di artisti italiani, fanno parte

della ricca collezione custodita nelle sale

del Collegio. gli amanti dell’arte possono

trovare tracce di scultori croati anche

nella chiesa della Santa Maria Mediatrice,

sita sulla collina gelsomino vicino

al Vaticano. Ivan Meštrović ha scolpito il

rilievo in marmo “Le stimmate di San

Francesco”, esposto presso la chiesa in

cui si trovano anche diverse tracce dell’eredità

culturale croata: un ornamento

caratteristico con tre fili intrecciati e diversi

mosaici in cui sono immortalati personaggi

storici. Tutto ciò è merito di dominik

Mandić, frate francescano che durante

la seconda guerra mondiale fu economo

generale. Visitando i Musei Vaticani,

è possibile ammirare opere di Ivo

dulčić, Jozo Kljaković, Zlatko Šulentić,

emanuel Vidović, Franjo Kršinić, Đuro

pulitika, ante Milas, Kuzma Kovačić, insieme

con le creazioni di Ivan Lacković-

Croata, Ivan Večenaj, Mijo Kovačić, Ivan

rabuzin, pittori naif. Tramite questo breve

riassunto è visibile la presenza, di solito

poco conosciuta, degli artisti croati a

roma. essa ci parla del passato, delle

persone che spesso, lontano dalla patria,

in vari periodi storici, a volte drammatici,

sono stati capaci di realizzare opere che,

con la loro bellezza senza tempo, illuminano

la nostra esistenza.


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28

laBoraTorIo acca: sI rIParTe.

a cura della redazione

La stagione televisiva comincia

dopo l’estate e Laboratorio

acca ha in serbo novità e sorprese

per proporre al pubblico

di arte Investimenti TV quegli

artisti che intendono far conoscere

meglio il loro lavoro. La trasmissione

della domenica sera alle 22.00 sui canali

868 Sky e 123 d.t. propone una lettura dinamica

ed inconsueta delle attività di artisti

italiani nel taglio ironico e informale

ormai noto al pubblico. pittori, scultori,

performer di qualità si sono rivolti al

team di Laboratorio acca per ottenere

una visibilità maggiore e percorrere un

cammino, quello della televisione, che

porta nelle case di tanta gente la loro creatività.

Come sempre due sono i progetti

offerti agli artisti (per scoprirli basta consultare

il sito www.arteinvestimenti.it alla

sezione Laboratorio acca) e come sempre

alla conduzione della trasmissione

domenicale ci sono giorgio Barassi e roberto

Sparaci.

Tutte le trasmissioni fin qua realizzate

sono disponibili sia sul sito www.accainarte.it

che sul canale youtube Laboratorio

acca e lo saranno anche quelle in

preparazione. Bocche cucite sulle novità,

ma è certo che gli artisti saranno a turno

ospiti la domenica sera e che le attività

collegate ai due progetti saranno rinforzate:

art show, mostre, eventi collegati,

oltre agli interventi editoriali come la

pubblicazione sull’ annuario degli artisti

italiani 2021 e su art&tra ed altro.

Il pubblico televisivo ha mostrato un interesse

costante e crescente verso il format

trasmesso dalla tv milanese, gradendo

lo stile inconsueto, fuori dagli schemi

canonici delle proposte dell’arte in tv, volutamente

diverso dalla ricorrente formula

in uso ormai da molti anni. La

varietà e la bravura degli artisti proposti

fa capire che l’intento è quello di avere

più opportunità su cui orientare le scelte

di appassionati e curiosi, tenendo alta l’asticella

della qualità. Una sfida iniziata il

13 ottobre 2019 con la prima puntata e

proseguita con l’arrivo di nuovi ed interessanti

opere di nuovi artisti, nessuno dei

quali è uno sconosciuto, né un esordiente.

giorgio Barassi aveva parlato chiaro,

come al solito, dalla prima puntata: “Non

esistono artisti minori. esistono artisti

che, a causa delle convenzioni del sistema-arte,

non hanno la ribalta che meritano.

Cerchiamo di conoscerli meglio,

diamo loro lo spazio che meritano…”

dunque non un palcoscenico per dilettanti,

ma la conferma del valore di autori

della pittura e della scultura fin qua sovrastati

dalla amplificazione dei soliti

nomi.

della cura delle iniziative editoriali, oltre

che del ruolo di istigatore di ormai noti

duetti televisivi della domenica sera, si

occupa roberto Sparaci, ed in preparazione

ci sono iniziative di risonanza nazionale,

a supporto e conforto dell’attività

televisiva che rimane focale ed ha

raccolto ottimi dati di ascolto in tv e ampio

seguito sui social. Non rimane che attendere

le canoniche ore 22.00 di tutte le

domeniche sere.


Fausto Minestrini e paolo Ballerani

gli artisti che saranno interessati ai progetti

di Laboratorio acca potranno contattare

la redazione del programma alle

mail: giorgio.barassi@arteinvestimenti.it

oppure galleriaesserre@gmail.com. I collezionisti

e gli appassionati potranno scegliere,

nelle domeniche di Laboratorio

acca, il loro artista preferito e seguire

chi ha già deciso di avere in collezione

una o più opere degli artisti di cui si parla

nelle serate domenicale, a chiusura dei

programmi di arte Investimenti TV.

Appuntamento tutte le domeniche alle ore

22.00 sui canali di Arte Investimenti TV.

Contatti:

giorgio.barassi@arteinvestimenti.it

oppure galleriaesserre@gmail.com

Telefoni: 329.4681684 / 347.4590939


30

lucia arcelli:

Il talento, la tecnica e Goethe.

di giorgio Barassi

“…È un vero peccato nei confronti

di Goethe dire che egli con

queste parole intendesse il sesso

femminile. No, Goethe intende

quell’elemento profondo che

l’umanità si raffigura come mistero

del mondo, l’elemento

eterno nell’uomo che anela all’eterno

nel mondo: l’eterno femminino

che eleva l’anima verso

l’eterno immortale, la sapienza

eterna…”

Rudolf Steiner, gennaio 1910

avere talento e inseguire i

propri sogni, con i piedi

ben fermi sulla realtà. potremmo

ricondurre a questo

tutto il pensiero che

Lucia arcelli ha fin qui

espresso con una pittura che sa di antico

e di iperattuale, un misto di canoni ed innovazioni

che ha toccato le corde della figurazione

senza abbandonare le operazioni

artistiche classificabili nell’informale,

ma dalla natura astratta. goethe ed

il concetto di eterno Femminino (das

ewig weibliche) sono non solo le chiavi

di lettura essenziali per affrontare i criteri

compositivi della pittrice perugina, ma la

linea comportamentale di una carriera

che non ha mai spostato l’asse dall’ interesse

per il riconoscimento del ruolo della

donna nel mondo.

Nessuna strumentalizzazione, nessuna facile

confusione, per carità. Lucia arcelli

crede davvero, come deve crederci chiunque

utilizzi il metro della razionalità e

dell’ “onore al merito”, che l’importanza

della presenza e dell’anelito femminile

nel mondo sia fondante, essenziale, immortale,

imprescindibile.

“L’ eterno femminino ci farà salire in cielo…”,

scrive J.W:goethe nel coro mistico

a conclusione del Faust. Mefistofele ha

stabilito col protagonista dell’opera il patto

che consente al dottor Faust di avere

conoscenza assoluta e l diavolo di avere

l’anima di Faust. Ma l’innamoramento di

Margherita dischiude le porte ad un’altra

assolutezza: la presenza della donna come

essenza della vita, della storia e delle

vicende umane. può più il calore di una

donna delle fiamme dell’inferno, dunque.

e quel che può è nella natura stessa delle

donne, amanti e madri, regine e vittime,

potenti fornitrici di ispirazione e di vita.

Non c’è pennellata della arcelli che non

lo ricordi e non riconduca a questo principio

assoluto tutta la sua opera, comprese

quelle più intrise di informale, date con

una grazia di stesura angelica e quasi medievale,

composte di azzurro e turchese,

bagnate, senza clamori, nelle fatiche di

madre e lavoratrice. Non si può confondere

un principio creativo tale con sbandieramenti

ed urla, perché la arcelli, fiera

anima umbra, non ha bisogno di urlare.

Le basta una ironia intelligente, una malizia

garbata, un discorsivo dipingere la

figura femminile con la stessa prontezza

della favella dei perugini più noti ma senza

una sola iperbole che sia una.

Ha cominciato da piccola a comporre,

guidata dall’estro dei bimbi e da una predisposizione

assoluta, inequivocabile. Il

periodo degli acquerelli, delicati come un

soffio, introduce poi Lucia ad uno studio

più accorto e severo, al fine di giungere

alle composizioni ad olio, dalla stesura


attenta e fascinosa. Il ruolo del suo maestro

di pittura, Fausto Minestrini, è stato

determinante. perché la pittrice talentuosa,

con la serietà di chi ha voglia di imparare,

apprende le lezioni che fanno diventare

gli sfondi protagonisti quanto le

figure e può giocare finalmente la carta

della operazione informale senza scadere

in temi ovvi o triti. e così i rossi accesi si

allentano in una mescola con le terre, i

colori giocano a rincorrersi ed a mescolarsi

senza zuffe cromatiche. Il velo, esercizio

di pittura certo non semplice, compare

a corredo di corpi femminili di bellezza

evidente e composta. Insomma l’eterno

Femminino, nella pittura di Lucia

arcelli, è corredato ed agghindato senza

fronzoli, presentato con la gioia del racconto

sereno.

Nella sua perugia, nel 2018, una mostra

per gli obiettivi oNU 2030 vede una sua

opera a sostegno dei temi della integrazione

e del riconoscimento globale del

valore delle donne, e molte sono le presenze

di Lucia arcelli nelle iniziative e-

spositive in cui quel tema è portante. Un

ruolo nella società rivendicato con la dolcezza

e con la tecnica.

Fa riflettere la scansione, verticale od

orizzontale che sia, delle sue opere. Certamente

i corpi sono raccontati con eleganza

e garbo, sono evidente frutto di

applicazione. raccontano di sogni e di atmosfere

di antica leggiadria. Ma è il “tutto”

del quadro che diventa protagonista.

Nessun angolo lasciato a sfumature pigre,

all’abbandono del gesto del pennello. Tutto

riporta ad una sana e coerente applicazione.

Una attenzione che si rivela esplosiva

nelle opere informali, una cura che è

fatta per esaltare, ma che non lascia indietro

il concetto chiaro di protagonista

assoluto che il “fuoco centrale” delle sue

opere deve avere. gli occhi di chi non

guarda con superficialità hanno molto da

indagare, tanto da leggere dentro gli impasti

di colore e lungo le curve dei veli,

leggerissimi complementi di sensualità.

Il talento, si. C’è e si vede. Ma a Lucia

arcelli, artista di Laboratorio acca molto

gradita al pubblico televisivo, pittrice

della bellezza e delle bellezze, interessa

consegnare opere complete, concetti chiari

e nitidi sui quali è superfluo ritornare,

se non per riprendere il discorso ed ampliarlo,

cambiando il gesto delle sue donne

dalla schiena inarcata, dal capo piegato

in un momento di riflessione, dalle

braccia sollevate verso il cielo come a

chiedere il premio per una esistenza sulla

terra più che meritato. Una bellezza che

affascina per la sua completezza indiscutibile.


32

Anna Di Fusco

“In tempo di C19” - 2020 - Acrilico su tela - cm 100 x 100

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Anna Difusco


Galleria Cinquantasei Bologna

Mario Sironi, Composizione, 1950-52 ca, olio su tavola, cm 45x52

In galleria opere di:

Giacomo Balla, Carlo Carrà, Giuseppe Capogrossi, Giorgio De Chirico, Filippo

de Pisis, Mirella Guasti, Renato Guttuso, Giorgio Morandi, Luigi Pellanda, Mauro

Reggiani, Bruno Saetti, Gino Severini, Mario Schifano, Mario Sironi e altri

Antiquaria Padova 12-20 settembre | 3-11 ottobre

Art Parma Fair 3-4 e 9-10-11 ottobre | Rassegna antiquaria Montichiari BS 31 ott - 8 nov

Via Mascarella 59/b Bologna - 051 250885 - info@galleria56.it - www.56artgallery.com



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La breve avventura

del gruppo FORMA 1

a cura di rita Lombardi

Giulio Turcato - “Comizio” - olio su tela - cm 152 x 207 (Fig. 6)

Il gruppo FORMA 1 si costituisce

nel marzo del 1947, su iniziativa

di un gruppo di artisti che vivono

ed operano a roma. essi sono:

Carla Accardi, Ugo Attardi, Piero

Consagra, Piero Dorazio, Manlio

Guerrini, Lucio Manisco, Concetto

Maugeri, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo

e Giulio Turcato. Questi artisti

intendono rinnovare il linguaggio dell’arte

italiana rinnegando la pittura figurativa

che rappresenta l’orientamento

dominante nel panorama artistico contemporaneo

e di cui il più autorevole

esponente è renato guttuso, un pittore

che corteggia e si lascia corteggiare dal

potere politico e dall’aristocrazia.

essi assumono una posizione ben precisa

nell’accesa polemica che agita il panorama

artistico italiano tra astrattisti e figurativi

nei confronti dell’ideologia marxista,

secondo la quale si considerano “in

linea” soltanto i figurativi.

Firmano il loro manifesto che esce nell’aprile

del 1947 nel primo numero della

rivista FORMA. Qui affermano con chiarezza

il loro impegno politico: «noi ci dichiariamo

FORMALISTI e MARxI-

STI, convinti che i termini marxismo e

formalismo non siano INCONCILIA-

BILI, specialmente oggi che gli elementi

progressisti della nostra società debbono

mantenere una posizione RIVOLUzIO-

NARIA e AVANGUARDISTICA e non

adagiarsi nell’equivoco di un realismo

spento e conformista che nelle sue più recenti

esperienze, in pittura e scultura, ha

dimostrato quale strada limitata ed angusta

essa sia».

Nei punti programmatici elencati nel loro

manifesto, il primo recita: «In arte esiste

soltanto la realtà tradizionale ed inventiva

della forma pura».

La forma pura contro ogni interferenza.

aggiungono che bisogna guardarsi da o-

gni coinvolgimento sentimentale e diffidare

dell’artista che guarda ispiratamente

al mondo, segue l’emozione immediata e

si abbandona ad evocare uno stato d’animo

oppure un lontano ricordo. ribadiscono

che l’arte è insita nella forma e


Carla Accardi - “Scomposizione” - olio su tela - cm 34 x 49 (Fig. 1)

questa è «mezzo e fine». precisano che

«il quadro o la scultura presentano come

mezzi di espressione il colore, il disegno

e la massa plastica e come fine una armonia

di forme pure». L’opera, quindi, è «disegno

in forma di colore e colore in forma

di disegno. [...] Non il casuale ma il calcolato,

l’essenziale ed il primario [...]

Non l’approssimativo, ma l’esatto ed il

preciso».

Questi artisti affermano con forza il loro

impegno nel campo politico e sociale pur

nella scelta di uno stile rivolto all’astrazione,

ma, mettendo in discussione il concetto

di immagine, affermano decisamente

la necessità di sperimentare e l’esigenza

di rinnovare le strutture stesse della

pittura e della scultura.

L’astrattismo diventa quindi, da un lato,

una bandiera ideologica per la libertà

espressiva dell’arte, non più asservita alla

rappresentazione della realtà, dall’altro,

permette loro la partecipazione al vivace

dibattito internazionale con il conseguente

affrancamento della cultura italiana dal

lungo isolamento del ventennio fascista.

per gli artisti di FORMA 1 la cultura che

ha generato la modernità non deve divenire

antitetica, ma al contrario, procedere

parallelamente alla crescita personale ed

alla messa a fuoco, da parte di ogni artista,

della propria autonoma valenza linguistica.

Va sottolineato che nel gruppo

vi è una salda unità d’intenti morali, ancor

prima che formali.

Nel luglio del 1947 espongono per la

prima volta come gruppo nell’ “esposizione

d’arte giovane Italiana” a praga.

Nell’anno successivo, tra marzo ed aprile

a roma, nella galleria roma in Via Sicilia

partecipano ad una grande collettiva

“arte astratta in Italia” insieme con Fontana,

dorfles, Corpora e dova, prampolini,

reggiani e Soldati; nel comitato d’onore

figurano palma Bucarelli e giulio

Carlo argan.

I frequenti viaggi a parigi e a praga, dove

entrano in contatto con le avanguardie

francesi e russe, allora sconosciute in Italia,

costituiscono un elemento fondamentale

per la loro formazione.


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Achille Perilli - “Il ponte” - olio su tela - cm 45 x 70 (Fig. 3)

Antonio Sanfilippo - “opera 1-47” - olio su tela - cm 28 x 39 (Fig. 4)

gli anni dal 1947 al 1951 sono per loro

anni di intenso lavoro: oltre ad organizzare

e partecipare a svariate mostre, si cimentano

nel teatro, nella letteratura e nell’attività

didattica.

purtroppo nel 1951 le loro strade si dividono.

Concetto Maugeri muore, Mino

guerrini e Lucio Manisco abbandonano

la pittura, mentre Ugo attardi torna al figurativo.

Il gruppo si scioglie, ma Carla accardi,

piero Consagra, piero dorazio, achille

perilli, antonio Sanfilippo e giulio Turcato

continueranno a portare avanti, con

impegno e creatività, gli ideali del manifesto

da loro sottoscritto nel 1947.

Nelle figure da 1 a 4 gli oli su tela, tutti

dipinti nel 1947, rispettivamente, di C.

accardi, p. dorazio, a. perilli e a. Sanfilippo;

in figura 5 una scultura di p. Consagra,

sempre del 1947.

In figura 6 l’olio su tela “Comizio” dipinto

da Turcato nel 1949. Questo quadro

fa infuriare Togliatti, perché troppo a-

stratto. Turcato replica: «Veramente è un

quadro abbastanza veristico, ci sono quelle

specie di triangoli rossi che rappresentano

le bandiere rosse che sono la massa».

(Il dipinto fa parte ora della collezione

permanente della galleria d’arte Moderna

di roma Capitale).

Togliatti, infatti, rifiuta ostinatamente l’arte

astratta, da lui considerata poco a- datta

ad esprimere le istanze del partito Comunista,

per le quali sarebbe migliore portatrice

un’arte figurativa e realista. e nel

1952 il giornale “l’Unità”, organo del

partito, prenderà una posizione ben precisa,

condannando l’astrattismo ed esaltando

il Verismo di renato guttuso.

Ma gli artisti di FORMA 1 si sentono e

sono essenzialmente persone libere.

Nel 1961 giulio Carlo argan scriverà:

«Ciò che gli artisti di FORMA 1 capirono

prima degli altri è che la rivoluzione

dell’arte è più utile al fine della rivoluzione,

che un’arte per la rivoluzione».

L’ASTRATTISMO IN ITALIA

L’astrattismo nasce all’inizio del ‘900

con l’obiettivo di adottare un linguaggio

universale che si ponga al di là dell’individualismo

dell’artista. esso non vuole

rappresentare la realtà, ma creare immagini

che esprimano concetti attraverso la

combinazione di linee, forme e colori e

generando, pertanto, una forza liberatrice.

gli artisti si sentiranno, da ora in avanti,

svincolati da tutte le convenzioni del pas-


Piero Dorazio - “Tutta praga” - olio su tela - cm 98 x 60 (Fig. 2)

Piero Consagra - “Totem della liberazione”

Ferro - cm 198 x 66 x 34 (Fig. 5)

sato, liberi di sperimentare sempre e comunque.

In Italia l’astrattismo arriva con alcuni

Futuristi, gino Severini, enrico prampolini

e soprattutto giacomo Balla. Sono artisti

che vengono dimenticati negli anni

Trenta, ma verranno riscoperti e rivalutati

proprio dal gruppo FORMA 1. Specialmente

piero dorazio svilupperà la sua ricerca

ispirandosi alla serie “Compenetrazioni

iridescenti” di giacomo Balla.

Negli anni Trenta gli artisti Mario radice,

Marco reggiani, Manlio rho, atanasio

Soldati, Luigi Veronesi, Carla Badiali, e

alberto Magnelli, attivi tra Como e Milano,

rielaborano l’idea di astrazione secondo

le teorie di Carlo Belli, autore del

saggio “Kn”, considerato da Kandinskij

il vangelo dell’arte astratta.

Nel gennaio del 1947 Max Bill organizza

a Milano, al palazzo reale, la prima

grande “Mostra Internazionale di arte

astratta e Concreta”. Sono presenti i lavori

di astrattisti storici internazionali

come arp, Bill, Kandinskij, Klee e nazionali

come Licini, Munari, rho, radice e

Veronesi.

Questa mostra sollecita in Italia la nascita

del gruppo FORMA 1 e nel 1949 del

MaC, Movimento per l’arte Concreta,

costituito principalmente da artisti che vivono

tra Firenze, Torino e Milano.

In realtà la società italiana non è pronta

per questo tipo di arte. palma Bucarelli,

mitica direttrice della galleria Nazionale

d’arte Moderna e Contemporanea di roma,

sostenitrice dell’astrattismo, è oggetto,

in questi stessi anni, di aspre critiche

per le grandi mostre di astrattisti internazionali

da lei organizzate, da Mondrian

a pollock, da Kandinskij a Malevic.

Viene accusata di sperperare denaro pubblico

nelle acquisizioni e nel 1959 scatena

addirittura una interrogazione parlamentare

bipartisan di pCI e dC.

L’astrattismo comincerà ad essere apprezzato

in Italia nel decennio successivo,

decennio che si apre con le olimpiadi

di roma.

Sono anni che vedranno una fruttuosa

collaborazione di stilisti e astrattisti. È

del 1961 la sfilata dei famosi vestiti

della stilista germana Maruccelli, dipinti

a mano dall’artista paolo Scheggi.

L’arte astratta sarà poi celebrata nel

1968 dalla XXXIII Biennale di Venezia,

interamente ad essa dedicata.




42

LES FLEURS ET LES RAISINS

Trasversali allegagioni d'arte

attraversato un lungo viale costeggiato

e corteggiato dai profumati

tigli che lo abbracciano,

ci si ritrova di fronte ad

un'elegante villa neoclassica circondata

da un grande parco all’inglese: potremmo

essere arrivati a casa di Barry Lyndon o

di Madame de pompadour, siamo invece

ad ozzano, di poco fuori Bologna, e la

villa è quella della Tenuta Palazzona di

Maggio.

È la famiglia perdisa – alberto e la moglie

antonella, assieme ai figli Filippo e

Federico – a prendersi cura di questo speciale

spicchio di terra, regalato dalla natura

ma preservato e custodito con passione

e tenacia dal costante lavoro dell’uomo.

ed è proprio questo connubio fra

tradizione e rispetto della territorialità, legati

ad un continuo aggiornamento sulle

più avanzate tecniche agronomiche e vitivinicole

a fare della palazzona di Maggio

un’autentica gemma incastonata nel

pur elegante collier dell’enologia emiliano-romagnola.

Il regime adottato per i circa quindici ettari

vitati è quello della lotta integrata

avanzata, nel rispetto massimo della biodiversità

del luogo; alta densità d'impianti

e basse rese unite a meticolosi controlli

in vigna, tutti svolti manualmente, contribuiscono

ad ottenere vini diretti e ad un

tempo carichi di sfumature, che parlano

la lingua precisa e sincera del territorio e

dell’annata che li ha veduti nascere.

dei sei vini prodotti ne abbiamo provati

tre: Aspro, l’ultimo nato, un extra brut da

uve Sangiovese, riporta al naso tutti i profumi

che ci si aspetta da un rosé, piccoli

frutti rossi, melograno, anguria: in bocca

l'acidità è tagliente – e forse sbilancia il

vino sulle durezze – ma la croccantezza

del sorso è seducente ed ammaliatrice

come il canto di una sirena di cui è davvero

complicato non accettare l’invito.

Il Maleto 2018 – ahinoi, oramai esaurito

– è uno Chardonnay in purezza, brillante

nel bicchiere: al naso rivela e restituisce

l’elegante finezza delle argille e delle

sabbie gialle in cui è cresciuto, note erbacee

si intrecciano a profumi più nettamente

floreali, aprendosi escono con decisione

i sentori di frutta, pera in primo

luogo, poi mela e ananas nella sua perce-


zione dolce acida, sinestesia suadente che

conduce ad un sorso ricco, minerale quasi

da sasso bagnato, sapido; sufficientemente

lungo, chiude con una gradevolissima

nota appena amara. È un foxtrot quickstep

che s’incapriccia sempre più veloce,

ritmato e cadenzato e che non ti fa scoprire

stanco mai.

Infine il Dracone riserva 2011, che eredita

il suo nome da quello di un console

romano che in queste terre stabilì la propria

dimora: taglio bordolese, uve provenienti

dai migliori vigneti e vinificate

singolarmente, vinificazione a temperatura

controllata con rimontaggi giornalieri,

il vino affina poi in botti di rovere

da 500 litri per almeno 24 mesi. Il naso

apre con la frutta rossa in confettura ma,

elegantemente, si assommano, fini, sentori

di fiori secchi, di rosa appassita, a

tratti sospetti di note vegetali, muschiate,

poi l’acidità del caffè, del cacao amaro,

foglia di tabacco e pepe nero. Il sorso è

morbido, caldo, polposo eppure croccante,

tannino gestito in maniera esemplare,

autentico sparring partner dei profumi ora

concretizzatisi sulla percezione del cioccolato,

della carruba, dell’anice, della liquirizia;

progressione e lunghezza infinite

per un vino che chiude scattante, balsamico,

etereo. Qua i ritmi si fanno sincopati,

è il bebop più puro, nelle orecchie

scorre il Charlie parker di “passport”, davanti

agli occhi il garbo e la compostezza

di Hopper o l’intelligente, geniale anomalia

di Beardsley.

Vini complessi e stratificati quelli della

palazzona di Maggio, tenacemente aggrappati

ad un unico filo conduttore che

li caratterizza e li identifica nel mettere

pienamente a frutto le potenzialità e capacità

di un territorio.

Le nostre suggestioni iconografiche siano

da corredo ai vostri rinnovati brindisi,

perché l’arte è una bellissima signora

proteiforme, una l’essenza, innumerevoli

gli aspetti.

Alberto Gross






48

Sogno di una notte

di mezza estate

al Silvano Toti Globe Theatre...

di Marina Novelli

scriptamanentart@gmail.com

aroma, ad alimentare lo

stupore degli appassionati

di teatro (e non!), perfettamente

inserito in un contesto

straricco di fascino e di

cultura c'è il globe Theatre... un Teatro

elisabettiano in piena regola, che nasce

da una straordinaria intuizione di gigi

proietti, grazie inoltre alla generosità

della Fondazione Silvano Toti, scomparso

mecenate ed imprenditore, che ha donato

la struttura al Comune di roma e,

last but not least all'indiscusso impegno

dell'allora Sindaco di roma Walter Veltroni.

L’inaugurazione del teatro, avvenuta

nel 2003, ha festeggiato anche i

cento anni di Villa Borghese oltre ad un

virtuale gemellaggio con la eccitante città

di Londra.

L’originale teatro londinese, venne invece

inaugurato nel 1576 a Shoreditch e il Teatro

elisabettiano romano ne ricalca pedissequamente

la forma, nella sua pianta

circolare aperta, con un palcoscenico rettangolare

e non ultimo, nel colonnato che

ne sorregge la tettoia sotto ad un rincorrersi

di ben tre livelli di balconate.

Fu, come quello inglese, costruito in soli

quattro mesi e la sua struttura è completamente

in legno pregiato, ed è stato realizzato

con 600 mc di rovere di provenienza

francese; sono infatti note le foreste

del nord della Francia che furono

prontamente riforestate.

Il teatro consta di una capienza di ben

1250 posti, di cui 420, come vuole la tradizione

elisabettiana, sono della platea

per i posti in piedi.

anche quest'anno, accolti da un incessante

concerto di cicale (support band!) e

circondati dalla miriade di lussureggianti

tonalità di verde, dovuti alla rigogliosa e

fitta vegetazione che cinge il globe Theatre,

immerso nel cuore del polmone verde

romano di Villa Borghese, lo scorso 6

agosto abbiamo assistito alla prima de “Il

Sogno di una Notte di Mezza estate”; un

tassello dell’interessante programma shakespeariano

estivo del globe Theatre, che

non smette mai di stupirci! Una edizione

questa sorprendentemente ricca di emozioni,

sorprese... risate! già! Una rivisitazione

intelligente, ironica e divertente

dell’opera shakespeariana, una sorta di

travestimento burlesco di un testo già di

per sé notoriamente ricco di avvenimenti

e sorprese. Un Sogno di una Notte di

Mezza estate in veste di parodia... anche

un po’ caricaturale! Ciò che più di tutto

mi hanno emozionata, sono stati gli intermezzi

musicali... acculturati spruzzi di

musica tanto azzeccati quanto inaspettati,

nonché la spettacolare scenografia che da

un tutto fisso, stabile ed immobile si è

passati alla luminosità ed alla leggerezza

rarefatta, quasi priva di gravità, dello svolazzare

di incantevoli e luminose piume

bianche che hanno così rivestito lo spazio

scenico di puro candore. eccellente! eccellente

anche la compagnia! eccellente

anche il lavoro di traduzione di Simonetta

Traversetti. eccellentemente interessante

la rivisitazione dell’opera shakespeariana

di riccardo Cavallo che ha magistralmente

curato la regia, non risparmiandosi

nell'ingenerare, tra una risata e l’altra,

quella meravigliosa, misteriosa ed intensa

emozione chiamata “pathos”. pathos che

si è acuito fortemente specie nella parte

terminale della rappresentazione scenica.

Un finale da “strappacuore”! Bravo! applausi

a più non posso! Mi permetto pertanto,

di riportare pedissequamente la sua

presentazione, a cui non mi sento, tanto è


ben espressa, di modificarne neanche una

sola virgola!

“La notte di mezz’estate è una notte magica

e il titolo ne svela immediatamente

l’atmosfera onirica, irreale anche se,

come viene precisato, la notte in cui si

svolge gran parte dell’azione è quella del

calendimaggio, la celebrazione del risveglio

della natura in primavera e non in

estate. È comunque l’augurio di un risveglio

gioioso. Ma è davvero così? Tre

mondi si contrappongono: il mondo della

realtà (quello di Teseo, Ippolita e della

corte), il mondo della realtà teatrale (gli

artigiani che si preparano alla rappresentazione)

e il mondo della fantasia

(quello degli spiriti, delle ombre). Ma i

sogni alle volte possono trasformarsi in

incubi: il dissidio fra Oberon e Titania

che rivela a un certo punto un terribile

sconvolgimento nel corso stesso delle

stagioni, il rapporto tra Teseo e Ippolita,

il conquistatore e la sua preda, la brutalità

di certi insulti che gli amanti si scambiano

sotto le magie di Puck.

“Sogno di una notte di mezza estate”,

scritta in occasione di un matrimonio, è

come una serie di scatole cinesi. All’esterno

dell'opera ci sono la sposa, lo

sposo e il pubblico, all'interno le coppie,

Teseo e Ippolita, Titania e Oberon e i

quattro innamorati e nell’opera dentro

l’opera, i teatranti, la vicenda di Piramo

e Tisbe. In questo mondo stregato domina

il capriccio, il dispotismo di Oberon che

attraverso Puck gioca con i mortali e con

Titania, per imporre il suo dominio. Si

compie quindi su Titania quella violenza

che Teseo compie su Ippolita e che Egeo

vorrebbe compiere sulla figlia costringendola

a un matrimonio che respinge. Si

noti la sequenza degli scambi fra gli

amanti. Si inizia con Ermia che ama Lisandro

e con Elena che ama Demetrio,

ma quest'ultimo con l’appoggio di Egeo,

padre di lei, vuole invece conquistare

Ermia. Si passa, attraverso l'intervento

“magico” di Puck, al folle girotondo in

cui Ermia insegue Lisandro, Lisandro

Elena, Elena Demetrio e Demetrio Ermia.

E non è finita. Perché Ermia, alla

quale dapprincipio aspiravano entrambi

i giovani sarà abbandonata da tutti e due,

innamorati ora di Elena, e solo nel quarto

atto dopo un nuovo intervento di Puck,

si avrà la conclusione in cui gli amanti

formeranno davvero due coppie.

La grandezza di Shakespeare sta nell’aver

saputo coinvolgere tre mondi diversi,

ciascuno con un suo distinto linguaggio:

quello delle fate che alterna al

verso sciolto, canzoni e filastrocche,

quello degli amanti dominato dalle liriche

d’amore e quello degli artigiani, nel

quale la prosa di ogni giorno è interrotta

dalla goffa parodia del verso aulico.

Il mondo è folle e folle è l'amore. In questa

grande follia della natura, l'attimo di

felicità è breve. Un richiamo alla malinconia

che accompagna tutta la vicenda.

Riccardo Cavallo

Non è la prima volta che nel mezzo di

“una notte di mezza estate”, mi reco al

globe Theatre, e noto che l’unicità delle

sue rappresentazioni shakespeariane è

sempre molto viva e presente, non smettendo

mai di indurci a sognare, coinvolgendoci

integralmente tanto da sentirci

parte integrante dell’opera stessa... Sogno

ad occhi aperti! Una cosa che adoro!

“...e voi sareste matti se vi metteste a biasimare

un sogno...”



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Senza titolo - 1993 - emulsione fotografica su tela - cm 110 x 93

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52

gli innamorati

The lovers

"L'amour!" - 2019 - acrilico su tela - cm 80 x 40 "Il Bacio" - 2019 - acrilico su tela - cm 80 x 40

Idue dipinti rappresentano l’amore nascente fra due giovani,

simile ad una rosa che sboccia ed emana il suo profumo tutt'intorno.

“L’amour!” ritrae i loro corpi teneramente abbracciati,

con i volti molto vicini fra loro, quasi volessero baciarsi,

circondati da una luce celestiale e da un simbolico cuore, dal

quale scaturisce la dolce melodia in cui si sentono immersi.

Mentre “Il Bacio” coglie l’istante in cui i due giovani manifestano con

un bacio romantico il loro amore, in una esperienza sempre nuova e

antica. I loro volti sono illuminati da una luce variopinta con disegni

floreali e musicali, che mette in risalto la gioia che essi provano nello

stare insieme. Un secondo riflettore mette in evidenza i loro giovani

corpi nell’atteggiamento di un delicato e affettuoso abbraccio, mentre

i loro piedi sono illuminati da un simbolico piedistallo, che indica il

completo isolamento della coppia dall'ambiente circostante.

The two paintings represent the nascent love between two

young people, similar to a rose that blooms and emanates

its perfume all around. “L’amour!” portrays their bodies

tenderly embraced, with their faces very close to each

other, as if they wanted to kiss, surrounded by a celestial

light and a symbolic heart, from which springs the sweet melody in

which they feel immersed. While “Il Bacio” captures the instant in

which the two young people show, with a romantic kiss, their love, in

an ever new and ancient experience. Their faces are illuminated by a

colorful light with floral and musical designs, which highlights the joy

they feel in being together. a second spotlight put in evidence their

young bodies in the attitude of a delicate and affectionate embrace,

while their feet are illuminated by a symbolic pedestal, which indicates

the complete isolation of the couple from the surrounding environment.

“Arte Caroggi" - www.caroggi.com


Galleria Cinquantasei Bologna

TEMPERE ORIGINALI

DEI MANIFESTI DEL CINEMA RUSSO

45 opere dagli anni 20 agli anni 80

da sabato 26 settembre in galleria

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54

Art&Vip

Personaggio del mese:

roberta ammendola

rivelazione della Tv

a cura della redazione

43 anni... svelo con orgoglio la mia età. 43 anni vissuti

così intensamente da non riuscire neanche ad elencare le tante

cose fatte, le esperienze vissute, le persone incontrate, gli amici

che da sempre mi accompagnano, le opportunità avute, le porte

in faccia prese, i progetti ancora in cantiere, le disavventure,

le grandi emozioni, le grandi passioni, i piccoli grandi successi.

In molti mi chiedono perché non abbia mai scritto un libro

(ormai lo fanno tutti)... io rispondo sempre che dovrei scrivere

una saga e non ho tempo!... rido perché il tempo è il mio peggior

nemico. Non ne ho mai abbastanza.

Come ho affrontato e affronto ogni giorno questa nuova avventura...

con gioia! gioia per l’attestazione di stima e affetto

ricevuta da persone che stimo tanto, una su tutte il direttore di

rai 1 Stefano Coletta, gioia per aver avuto la possibilità di parlare

di cultura, di teatro, di musica, di danza con i tempi i giusti,

le persone giuste... e a proposito di persone giuste, contenta di

poter condividere questa avventura con pino Strabioli, non potevo

desiderare un compagno di viaggio migliore. Intelligente,

ironico, un gran professionista, un grande artista e una gran

bella persona. Ho avuto ed ho una vita piena, pienissima. ricca

di emozioni, di alti e bassi perché no! Ho vissuto la mia infanzia

e la mia adolescenza nei paesi vesuviani in provincia di

Napoli tra ottaviano e San giuseppe Vesuviano. Ho lavorato

per le più disparate televisioni locali, quotidiani locali, primi

giornali on line. È a loro che devo la mia formazione. Una formazione

sul campo. Nessuna scuola di giornalismo, una laurea

in scienze della comunicazione e una passione smisurata per

la lettura, la scrittura, il racconto... per me l’essenza del giornalismo.

Ho lavorato a radio 1.

Mi sono dilettata a fare la regista teatrale, un musical. Ho provato

a strimpellare una chitarra e a muovere due passi in una

sala danza.

Fin da bambina ho scoperto di avere questa innata passione

per l’arte. Volevo frequentare prima il liceo artistico, poi l’accademia

delle Belle arti nella mia Napoli, ma ho preso altre

strade. Voli pindarici, una parentesi come assistente parlamentare,

per poi ritornare con entusiasmo lì da dove ero partita.

Nessun pentimento, forse il rammarico di non esser riuscita a

rimanere a Londra o a New York, anni lavorativamente indimenticabili.

Sono partita come volto dell'associazione Italiani

nel Mondo, ho lavorato in piccole emittenti televisive americane,

per le nostre comunità all’estero. Un’esperienza unica.

Ho presentato serate, condotto format nei più bei teatri, da Broadway

al West end a Londra, la mia “theatreland”, il mio pane

quotidiano ancora oggi.


Ci torno spesso con la mia famiglia, con

mia figlia, con le mie amiche, con le mie

compagne di avventura come eva Carducci,

amica e collega, con cui ho tanti

piccoli grandi progetti in cantiere. e in futuro

chissà...

penso di esser stata sempre me stessa, con

i miei pregi e i miei tanti difetti. Non ho

molti filtri. Sono ottimista, forte e fragile

allo stesso tempo. Nel bene e nel male

vivo tutto con passione, testa e tanto

cuore. Il tg (che conduco ancora) mi ha

dato tanto, ma qui a “Il Caffè di rai Uno”

posso essere me stessa. Spesso gli argomenti

che siamo chiamati a trattare nei telegiornali

impongono un distacco che caratterialmente

non mi appartiene. Sicuramente

necessario, ma che non mi appartiene.

parlare di teatro, cinema, rivivere la

storia attraverso i grandi personaggi che

lo hanno reso immortale, mi lascia libera

di sognare, di emozionarmi e di comunicarlo.

Sono tante le cose che vorrei ancora

raccontare, tante le notizie che vorrei ancora

poter dare, ma per non essere scontata,

più che una notizia forse vorrei poter

annunciare il ritorno del varietà (scontato

anche questo?). Ha fatto sognare intere

generazioni, ha visto protagonisti i più

grandi danzatori, cantanti, showman... ha

contribuito a far conoscere la bellezza,

l’arte, la creatività dell’Italia e degli italiani,

nel mondo. penso che oggi più che

mai ne abbiamo bisogno. Vorrei poter annunciare

il debutto in uno dei nostri teatri

storici di una versione “tutta italiana” de

“Il fantasma dell’opera” uno dei miei musical

preferiti. Vorrei che la cultura nel nostro

paese abbia l’attenzione e il rispetto

che merita.

Se ho sogni... con gran fatica e con un

gran lavoro di squadra, mio marito, gli

amici... ho realizzato il sogno più grande,

il regalo più bello... mia figlia! e continuando

a vivere e lavorare con dei ritmi

inimmaginabili! aggiungo solo emozioni

su emozioni... ed è una gran fatica.

penso di aver realizzato tante cose, anche

se non mi basta mai. e se si aprisse ancora

una porta, quella porta o quel portone...

sono pronta a correre, entrare e vivere con

tutta me stessa una nuova avventura. Se

non succedesse... i miei piccoli grandi traguardi

li ho raggiunti. e va benissimo anche

così.


56

marina Loreti

“Yellow point” - Tecnica mista su tela - cm 70 x 70

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


MOSTRA D'ARTE

DALL’8 AL 19 SETTEMBRE 2020

LAU RA M ARELLO -M ARCO PALM A -EM M AN U ELA ZAVATTARO -ALESSIO VU G A

LA U RA M A RELLO

“Im m aginario urbano” -2019

O lio e tecnica m ista su tela -cm 100 x 100

EM M A N U ELA ZAVATTA RO

“X ” -2020 -

Tecnica m ista e acrilico su tela -cm 92 x 72

TesticriticidiM onia M alinpensa

(A rt D irector -G iornalista)

“L’essenzialità del colore,

denso e profondo

e la resa materica

sempre in movimento,

sono in grado

di scandire lo spazio

pittorico con preziose

suggestioni di

segni e di forme. L’impasto

di pigmenti cromatici

evidenzia una

ricerca tattile e plastica

di notevole studio

e di reale sperimentazione.

In ogni

opera dell’artista Laura

Marello il soggetto

si trasforma in sentimento

e in una propria

identità espressiva

che ci conduce in

un iter originale.”

“Nella ricerca pittorica dell’artista

Emmanuela Zavattaro

si evidenzia chiaramente un

tema coerente che è quello

della figura umana che viene

resa sulla tela in una trasposizione

segnica e cromatica

di notevole armonia. Con autentica

conoscenza del corpo

umano, l'artista compone

un’interpretativa pittorica di

viva personalità mediante un

intenso flusso ricco di espressività

e di originalità. La metamorfosi

del colore si trasforma

in una rappresentazione

cosciente dei mezzi e

della stesura dell’acrilico che

individua e comunica appieno

al fruitore una capacità di

creare e di elaborare assolutamente

unica.”

“Nelle opere dell’artista

Marco Palma

vi è una esplosione

di diversi materiali

derivati dallo

scarto industriale e

adoperati con una

propria visione semantica

per significare

un’espressione

pittorica altamente

originale e

di spessore contenutistico.

Le sue

creazioni interpretano

la materia con

una visione in continuo

processo di trasformazione

sintetizzata

anche da un

“C orkflex” -2020

tecnica m ista su tela -cm 30 x 40

uso simbolico del

colore e da una resa dinamica strutturale.”

“La ricerca e l’esecuzione

sono per l'artista

Alessio Vuga

uno stimolo continuo

nel suo iter, egli indaga

sulla stesura

materica e sulla sua

elaborazione con particolare

esperienza

acquisita. L’esigenza

ideativa svolge all'interno

della sua opera

un’impostazione

di dialogo diretto con

il fruitore trasmettendo

sensazioni ricorrenti.

Al di là dell’immagine

pittorica, le

rappresentazioni

dell’artista Alessio Vuga

si collocano in un

processo espressivo di notevole studio che si aggiorna costantemente

di significati e di contenuti. ”

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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M A RC O PA LM A

A LESSIO V U G A

Tegm eni-2020

tecnica m ista su tela -cm 60 x 60

Mostra a cura di Monia Malinpensa

reFerenZe e QuotaZioni presso la Malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

O RA RIO G A LLERIA :D A L M A RTED I A L SA BATO D A LLE 10,30 A LLE 12,30 -16,00 A LLE 19,00


58

I capolavori del louvre

di Francesco Buttarelli

Il Louvre costituisce uno dei principali

musei del mondo, istituito nel

1793 dalla repubblica nata dalla rivoluzione

Francese, inizialmente si

avvalse del nucleo delle collezioni

reali. Un notevole sviluppo ed incremento

il museo lo deve a Napoleone Bonaparte

che ne fu anche il vero riformatore

demandando l’organizzazione a dominique-Vivant

denon, il primo vero direttore

del Louvre. all’interno del museo, suddiviso

in nove dipartimenti, le collezioni

coprono un arco temporale che va dalla

nascita delle grandi civiltà antiche sino

all’epoca contemporanea. Il luogo, misterioso

ed affascinante è stato fonte di ispirazione

per romanzi di grande successo

come “Il codice da Vinci”, e “Belfagòr il

fantasma del Louvre”. Impossibile soffermarsi

sulle trentamila opere d’arte presenti.

Come in un ipotetico ed ideale percorso

visivo mi soffermerò su alcuni dei

capolavori che hanno da sempre caratterizzato

l’identità del museo.

“La gioconda” di Leonardo da Vinci,

rappresenta l’emblema di tutte le collezioni

pittoriche del Louvre. Molte sono le

ipotesi formulate nei secoli sull’identità

della donna ritratta; tuttavia i moderni

studi sono orientati ad accogliere la teoria

del Vasari che identificò la donna in Lisa

gherardini, moglie di un ricco commerciante

in seta di Firenze, Francesco del

giocondo. L’opera, nota anche come

“Monna Lisa”, è un dipinto ad olio su tavola

di legno di pioppo, ed ancora oggi

rappresenta il più celebre ritratto della

storia. Il sorriso impercettibile del soggetto

con il suo alone di mistero è sempre


fonte di ispirazione per la critica. Il ritratto

mostra una donna seduta girata a sinistra,

ma straordinariamente con il volto

frontale che sembra ruotare verso lo spettatore.

La prospettiva è superba, sullo sfondo si

apre ai nostri occhi un vasto paesaggio

fluviale sapientemente evidenziato, tanto

che il soggetto risulta intimamente legato

allo sfondo; il critico Charles de Toinay

lo definì:”una sorta di miracolosa creazione”.

“amore e psiche”,giacenti, esprimono

una perfetta sintonia ritmica; qui antonio

Canova fonda la sua scultura su un incrocio

armonioso del gruppo marmoreo. Il

fulcro dell’opera e dell’idea dell’autore è

rappresentato dalle bocche che stanno per

baciarsi. L’opera sembra accompagnata

da una musica sensuale, e la poetica di

Canova riesce a trasmetterci sfumature e

trasparenze cromatiche. gustave Flaubert

baciò la scultura, affermando:“ho baciato

la bellezza”.

Forte e coinvolgente “La libertà che guida

il popolo”, di eugène delacroix ci mostra

l’adesione dell’artista ai moti parigini

del 1830, (la partecipazione dell’artista ai

moti rivoluzionari fu confermata da alexandre

dumas). di particolare rilievo storico

risulta l’identificazione dell’uomo

con il cilindro: alcuni critici videro nella

figura la rappresentazione dello stesso

delacroix, altri optarono per Fréderic Villot

amico del pittore.

Il dipinto evidenzia l’allegoria della libertà,

con una donna che guida il popolo

ad abbattere la tirannide impugnando un

fucile ed il tricolore; il bambino che la


60

segue è un tamburino che nel 1830

sfondò la barriera sul ponte della

Senna nei pressi del municipio, perdendo

la vita. Il ragazzo verrà preso

a modello, e Victor Hugo, trent’anni

dopo nei “Miserabili” lo farà diventare

il piccolo gavroche.

altro capolavoro unico ed irripetibile

presente al Louvre è il “Concerto

Campestre” di Tiziano. Il dipinto è

un’opera atipica per concentrazione

allegorica e per selezione simbolica.

Le figure risentono della tradizione

mitologica. orfeo, come un direttore

d’orchestra della natura e dell’umanità

mostra nelle immagini le lire autentiche

e moderne. Il concerto disturbato

e interrotto dal pastore è una

allegoria dell’armonia musicale come

riflesso dell’armonia cosmica.

Infine la maestosità della “Venere di

Milo”, l’afrodite di Milo meglio conosciuta

come la Venere di Milo, è

una delle più celebri statue greche.

L’opera viene attribuita ad alessandro

di antiochia (sulla base di una

iscrizione riportata sul basamento

successivamente andato perduto). La

scultura risulta realizzata in due parti

che si ricongiungono nelle pieghe

della veste della dea. Un primo antico

restauro è visibile nel braccio

destro, mentre quello sinistro è andato

irrimediabilmente perduto. Nel

corso dei secoli, i critici d’arte ci

hanno tramandato una dinamica scultorea:

sembra infatti che il braccio

destro incrociasse il corpo e che la

mano corrispondente sfiorasse il fianco

opposto mentre il braccio sinistro

doveva risultare sollevato. “La venere

di Milo” trasmette poesia e musicalità,

quel dolce mistero che riporta

alla nascita di afrodite dalla

spuma del mare.


marta czok

“Afternoon in the garden” - Olio e grafite su tela - cm 60 x 50

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com



si.mon

dal 22 setteMbre al 3 ottobre 2020

“la duplicità dell’anima”

“C her” - 2020 - O lio su tela - cm 80 x 60

“Capace di coinvolgere il fruitore l’artista Si.mon, nella sua travolgente e personale gestualità, realizza le figure sia femminili

che maschili con una sensibilità interpretativa non comune. La scansione ritmica del colore e il suo valore illuministico

aprono uno spazio immaginario filtrato da un senso qualitativo ricco di memoria, emozione e fantasia. Nella sua ultima

ricerca l’artista utilizza oltre all’olio anche la materia della resina con una plasticità originale e con una palpabile resa volumetrica

delle forme. è un simbolismo vivace in cui la figura acquista una profonda umanità e un vero sentimento e dove lo

slancio fra realtà e immaginario è altamente simbolico nella sua opera. è un arte che scandisce un proprio universo sia interiore

che esteriore in cui ogni dettaglio acquista una realtà narrativa viva di assoluta libertà e di trasfigurazione poetica. Il

volto femminile, come quello maschile, si irradiano di un’espressività di notevole suggestione ed evidenziano uno stile ricco

di composizione ad alto livello tecnico. L’artista Si.mon, brava ritrattista, attraverso il suo linguaggio pittorico, molto personale

e originale, rappresenta una dimensione di particolare bellezza e di fantasia creativa. L’immagine è intrisa di un sapiente

gioco di colori, di carica innovativa della materia e di un racconto contenutistico dalle molteplici letture all’insegna di un percorso

unico. Le opere di Si.mon si vestono di una forte componente di comunicativa e di vibrazioni creative che evocano

costantemente un discorso contenutistico. La penetrante spiritualità, la sintesi costruttiva e l’atmosfera assoluta della tecnica

evidenziano un effetto materico sapiente perfettamente equilibrato sia nei ritmi cromatici che nella resa formale. “

Monia Malinpensa (art director- Giornalista)

Mostra a cura di Monia Malinpensa

reFerenZe e QuotaZioni presso la Malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L M A RTED I A L SA BATO D A LLE 10,30 A LLE 12,30 -16,00 A LLE 19,00


64

Fausto minestrini

“La luna nel bosco” - Olio e tecnica mista su tela - cm 60 x 60

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


www.tornabuoniarte.it

“Il cerchio” - 1970 - olio su tavola - cm 92 x 73

emilio Scanavino

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


66

“due minuti di arte”

In Due mInuTI VI racconTo la sTorIa DI

cHrIsTo e Jeanne-clauDe: GlI arTIsTI

cHe “ImPaccHeTTaVano” I monumenTI

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

www.facebook.com/dueminutidiarte

Frida Kahlo e diego rivera, Yoko

ono e John Lennon, dalì e

gala: tante coppie dimostrano

che l’arte, quando si fa in due,

può dare vita a risultati esaltanti. È anche

il caso di Christo e Jeanne-Claude, i maestri

della “Land art“, un’arte che è un

po’ poesia, un po’ sogno e un po’ (molto)

capacità di organizzarsi per rendere reali

delle idee apparentemente folli. Insieme,

Christo e Jeanne-Claude hanno “impacchettato”

monumenti, antichi ponti e isole

lussureggianti. Christo ci metteva l’idea

e disegnava il progetto, Jeanne-Claude si

occupava di trasformare le idee del compagno

in realtà.

Fino al 2009, quando Jeanne-Claude è

venuta a mancare. Sette anni dopo Christo

ha realizzato una delle sue opere più

belle: The Floating piers, una passerella

che dava al visitatore l’illusione di passeggiare

sulle acque del Lago d’Iseo. Sarà

perché è stata la prima opera realizzata

senza Jeanne-Claude, ma quella passerella

aveva un significato speciale, perché

era un’opera su cui lui e la sua compagna

avevano fantasticato a lungo prima che

divenisse realtà. anche se Jeanne-Claude

non poté mai inaugurarla, camminando

sulle acque del lago a piedi nudi, quell’opera

meravigliosa è stata anche sua,

perché l’arte, lei sola, ha la forza di oltrepassare

il limite, e vincere anche la

morte.Vi racconto tutto questo in 2 minuti

(di arte).

1. Christo e Jeanne-Claude è il nome del

progetto artistico dei coniugi Christo Vladimirov

Yavachev (gabrovo, 1935 - New

York, 2020) e Jeanne-Claude denat de

guillebon (Casablanca 1935 - New York,

2009). Insieme, Christo e Jeanne-Claude,

in oltre trent’anni di carriera hanno dato

vita a opere colossali che hanno fatto la

storia della “land art”. Una curiosità:

sono nati entrambi il 13 giugno del 1935.

2. La Land art è una forma d’arte contemporanea

sorta negli Stati Uniti tra il

1967 e il 1968 che si basa sull’intervento

dell’artista sull’ambiente circostante che

diventa parte essenziale dell’opera d’arte

(temporanea, il più delle volte). L’opera

può svilupparsi in spazi incontaminati

come deserti, laghi ecc. o su strutture u-


mane già preesistenti (ponti, monumenti

ecc.).

3. Christo è nato nel 1935 a gobrovo, una

città della Bulgaria e ha studiato all’accademia

di Belle arti di Sofia dal 1952 al

1956; a ventidue anni si trasferì a praga.

erano anni difficili per i paesi del blocco

sovietico non allineati, così Christo fu

costretto a fuggire dal comunismo nascosto

in un camion diretto in austria.

4. Christo andò a vivere a Vienna, allievo

dello scultore Fritz Wotruba, prima di

trasferirsi a ginevra e poi a parigi dove

si guadagnava da vivere dipingendo ritratti.

Nel 1958 incontra Jeanne-Claude,

che gli chiese di ritrarre sua madre, précilda

de guillebon. Tra i due nacque subito

una forte attrazione ma Jeanne-Claude

era già fidanzata e Christo in quel

periodo stava frequentando la sorella di

Jeanne, Joyce.

5. Nonostante ciò Christo e Jeanne-Claude

intrapresero una relazione segreta che

sembrò dover terminare quando lei decise

di sposarsi col fidanzato. Il destino però

ci si mise di mezzo e fece sì che il matrimonio

durò pochissimo: durante la luna

di miele Jeanne-Claude si accorse di

portare in grembo una bambina che era

sua e di Christo, così lasciò il marito appena

sposato per cominciare una nuova

vita con l’artista. Nel 1960 nacque la loro

figlia Cyril.

6. Christo già da tempo stava lavorando

ad un nuova tecnica: quella dell’empaquetage

(impacchettamento), con cui avvolgeva

con la tela barattoli di pittura, per

poi decorarli con colla, sabbia e vernice.

Una delle ipotesi per spiegare questa particolare

forma di arte è quella secondo cui

impacchettare una forma sia un modo per

nasconderla e ad evidenziarla allo stesso

tempo, lasciando alla fantasia dello spettatore

il compito di immaginare cosa si

celi sotto la tela. È stata questa tecnica a

rendere celebri le opere di Christo e

Jeanne-Claude.

7. Nel 1961 i due artisti si misero al lavoro

per realizzare la prima opera del loro

progetto comune: per protestare contro

l'erezione del Muro di Berlino i due artisti

innalzarono un “muro” di barili d’olio per

bloccare rue Visconti, nei pressi della

Senna ed impedire ai parigini di passare


68

da un lato all’altro del vicolo. L’opera si

chiamava rideau de Fer. Christo e Jeanne-Claude

lavoravano in simbiosi:

Christo era l’ideatore delle opere e dei

disegni, Jeanne-Claude trasformava quelle

idee in realtà, con l’aiuto di ingegneri

e operai o chiedendo i permessi necessari

per la realizzazione delle opere. era il

1964 quando Christo, Jeanne-Claude e

Cyril lasciarono l’europa per trasferirsi

negli Stati Uniti.

8. Christo e Jeanne-Claude, nella loro

carriera, hanno “impacchettato” monumenti

storici come la statua equestre di

Vittorio emanuele II in piazza duomo a

Milano (1970), il pont Neuf di parigi

(1985) o il reichstag a Berlino (1995).

Nel 1983 arrivarono ad “impacchettare”

undici isole della baia di Biscayne a

Miami per l’opera Isole impacchettate.

Una delle loro opere principali è The

gates, un percorso di 37 chilometri attraverso

il Central park di New York,

costituito da materiale arancione intervallato

da 7.503 portici. L’opera è stata

aperta al pubblico nel 2005, dopo una

negoziazione lunga 25 anni con la città di

New York!

9. Le opere di Christo e Jeanne-Claude

sono temporanee, come sogni ad occhi

aperti che svaniscono in un battito di ciglia.

I due artisti non hanno mai chiesto

sovvenzioni o sponsorizzazioni per i loro

lavori, per non subire le influenze dei

committenti. Si autofinanziavano vendendo

i disegni dei loro lavori, i progetti

o i modellini.

10. Nel 2009 Jeanne-Claude morì improvvisamente,

per le complicazioni di

un aneurisma cerebrale ma Christo ha

continuato a lavorare ai progetti su cui i

due hanno fantasticato insieme. Tra questi

c’è stato The Floating piers, un sistema

di pontili galleggianti che univa alla

terraferma l’isola di San paolo nel Lago

d’Iseo, in Lombardia. I visitatori potevano

passeggiare sui pontili a pelo d’acqua,

avendo l’impressione di camminare sulle

acque del lago.


luciano lascHi

dal 6 al 17 ottobre 2020

“Frammenti di vissuto”

“Free Jazz” - 2020 - Collages e olio - cm 30 x 30

“L’artista Luciano Laschi conferisce ai suoi soggetti una composizione strutturale e creativa di sapiente linea figurativa, egli,

servendosi per realizzare le sue opere anche dell’intervento del collage in maniera del tutto personale e originale, evidenzia

un percorso introspettivo costantemente impegnato tanto da determinare vibrazioni cromatiche intense e continue. Capace

di imprimere nell’opera un effetto scenografico moderno e un’innovazione dell’immagine ricca di tensione e di partecipazione

emotiva, Laschi riesce ad estrarre dai suoi soggetti una pregnante ricerca mai fine a se stessa. Da un punto di vista compositivo

e tecnico l'arte di Luciano Laschi vive di un’esperienza unica di evidente valore interpretativo. Egli rappresenta profondamente

la condizione umana-sociale con una propria identità pittorica densa di vitalità e di sensibilità. L’immagine si

dissolve e appare al fruitore intrisa di uno straordinario messaggio contenutistico ed emozionale che si libera carica di un’interiorità

costante. L’analisi continua, l'armonia compositiva e la carica vitale si dilatano in una dimensione universale di

tempo senza fine dove, il costante processo creativo di vera trasformazione, acquista una resa formale e un gioco strutturale

notevole. è un’arte di intensa espressività in cui l’aspetto emotivo ed umano viene caratterizzato e simboleggiato nel suo

iter con sostanza lirica e accensioni segniche per un’immediata comunicazione con l’osservatore. Frammenti di vissuto e

di memoria in cui l’artista, con rara sensibilità, evidenzia una maturità che gli permette di rappresentare con passione ed

estrema coerenza il suo percorso.”

Monia Malinpensa (art director- Giornalista)

Mostra a cura di Monia Malinpensa

reFerenZe e QuotaZioni presso la Malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

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70

MODULO DI

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Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


72

Art&Events

Premi di eccellenza all'antica scuderia

Inaugurata a Roma

il giorno di S.

Lorenzo “L’antica

scuderia”, una superlativa

struttura che

fino ha pochi anni fa era

quartier generale dell’attore

gabriel garko oggi

presa in gestione da Ilaria

Freddara campionessa

italiana di fitness e

e dal compagno Massimo

giannini. Correlato

all’evento sono stati consegnati i premi dall’academy of art and Image

di cui è presidente la giornalista conduttrice Paola zanoni ai seguenti

personaggi: al conduttore Anthony Peth, al Duca don Fabrizio Mechi

di pontassieve, a Monsignor Paolo Cartolani Marchese di Papiano,

alle attrici Ottavia Fusco Squitieri, Antonella Ponziani e Floriana

Rignanese, agli attori: Antonio Giuliani, Vincenzo Bocciarelli, e Gabriele

Larghezza, alla cantante Alma Manera, alla giornalista Daniela

Cursi, all’ex Miss Italia Nadia Bengala, ad Emanuela Amati,

al presidente ed al vice presidente del XIII Municipio Alessandro Pizzuti

e Francesco Castracane, a Frame Academy 360, ad Alexandra

Senise, ad Alessandro Spina a Vincenzo Marinangeli ed ovviamente

ai padroni di casa Ilaria Freddara e Massimo Giannini. Significativa

la presenza di Keep out il ditale portafortuna con lo slogan: “Se lo indossi

ti senti più protetto e la vita non ti punge”.

The Best Model of Europe

Tra le note degli stilisti

emergenti, in uno scenario

che fa da cornice

alla bellezza delle modelle

della Fashion Diamonds

Agency, si è svolta la finale di

“The best Model of europe”

con la prossima tappa a Lloret

de Mar in Spagna. raffinatezza,

eleganza e romaticismo accompagnano

l’essenziale professionalità

di Simonetta Ciriaci,

che da anni ormai si afferma

nel mondo dell’alta moda

come colei che dà vita a veri e

propri eventi da sogno.

Tutti pazzi per Entusiasmabili

Nato nel 2019

dalle idee di

un gruppo di

persone diverse

capaci di mettere a fattor

comune i propri talenti,

entusiasmabili si propone

come punto di riferimento

in Italia per la comunicazione

digitale e non solo

rivolta alle persone che

hanno piacere di condividere

la loro diversità, trovando

divertimento, stimolando

confronti, dando e ricevendo

supporto o talvolta

solo conforto.

Tutto ciò avviene grazie al coinvolgimento di blogger entusiasmabili

ed entusiasmanti capaci di influenzare il mondo con la loro passione

e la loro sensibilità.

Videointerviste con i personaggi famosi.

Tutto su www.entusiasmabili.it

Pagina Facebook Entusiasmabili

Parma set del nuovo docufilm

“Il Grande Slam”

Il nuovo capolavoro televisivo sulla storia della pallavolo

partendo dalle origini Fino al 1990 che per

parma Modena e l’Italia è stato un anno fondamentale:

parma vince il Grande Slam - Modena vince la

sua prima Coppa dei Campioni e l’Italia sale sul tetto del

Mondo.

Il docufilm nasce da un’idea di Francesca Aiello con la

regia di Mario Maellaro scritto da Marco Marrocco e

vede la partecipazione straordinaria di Jacopo Volpi, volto

rai. Il docufilm andrà in onda su raiSport e vede il patrocinio

di Comune di parma e parma Capitale della Cultura

2020+21, il supporto del comitato Fipav della provincia di

parma e ha come partner ara spa - garbo Surgelati e Colser.


L’edizione della rinascita è un successo

per il Medit Summer Fashion

Iricami della splendida facciata barocca della chiesa

di Sant’anna hanno impreziosito gli abiti presentati

durante la 13^ edizione del Medit Summer Fashion.

Una location fantastica, esaltata esclusivamente con

dei discreti giochi di luce, ha segnato il successo di

una edizione definita della “rinascita” dopo il lungo lockdown

che ha messo in crisi anche il settore della moda.

Le collezioni alternative, trasgressive e romantiche, che

si sono alternate sulla passerella hanno tenuto col fiato

sospeso i partecipanti ad una serata glamour. abiti foto

massimo orsini foto Luciano de Marianis.

Lady 50: compleanno speciale

per Lisa Bernardini

organizzati dalla

N&M Management,

lo scorso 20 luglio

nell’Urbe presso il

oppio Caffè con vista Colosseo

si sono svolti i festeggiamenti

ad invito del cinquantesimo

compleanno della pr

ed organizzatrice di eventi

Lisa Bernardini, toscana di

nascita ma romana d’adozione,

presidente dell’occhio dell’arte

apS ed attiva giornalista

culturale. “MI sono emozionata;

questa festa meravigliosa

mi è stata regalata

dalla mia famiglia. Il mezzo

secolo di vita è un traguardo

importante, ed è forse il tempo

giusto per fare bilanci” -

ha dichiarato a fine serata la protagonista, radiosa in un lungo e luccicante

abito azzurro cangiante, tra glitter e brillantini color argento.

“Il mio secondo tempo si inaugura con entusiasmo, voglia di serenità,

fiducia nelle sorprese della vita. Grazie a tutti coloro che hanno avuto

un pensiero per me” - ha concluso con un sorriso davvero luminoso.

Tra le note del compianto Ennio Morricone che sono riecheggiate

nell’aria - in onore al grande genio della musica del ‘900 recentemente

scomparso - ha avuto luogo un evento elegante e raffinato, per

pochi selezionatissimi invitati, e celebrato appunto all’insegna della

Cultura, tra affetti privati ed ospiti di Cinema e di Musica d’autore,

rispettando le norme anticovid.

Marco Tullio Barboni

ospite d’onore a Castelfranco Emilia

Successo per Pablo e Pedro

a

Castelfranco emilia successo con “I magnifici

quattro”, rassegna in programma e dedicata ad altrettanti

grandi successi del cinema italiano che

hanno saputo lasciare una traccia indelebile nella

storia del grande cinema italiano.

Marco Tullio Barboni, ospite della prima serata, appartiene

ad una illustre famiglia che ha segnato tratti importanti del cinema

italiano d’autore. Lo zio Leonida è stato un magistrale

direttore della fotografia, amatissimo da Anna Magnani; il

padre enzo, prima operatore alla macchina poi direttore della

fotografia ed infine regista con lo pseudonimo di e.B. Clucher,

ha legato gran parte della sua fama a film interpretati da Bud

Spencer e Terence Hill e all’indimenticabile filone dei fagioli

western. Frequentatore di set fin da bambino, è stato lui stesso

regista e sceneggiatore, ed ha proseguito la carriera familiare

con caparbietà e notevole talento. durante la serata il pubblico

si è appassionato attraverso la descrizione del “dietro le

quinte” e il racconto di tantissimi aneddoti.

Nella location più cool dell’estate capitolina 2020 il

Mythos a Villa Borghese, in scena la comicità targata

Tirso de Molina con la verve comica del duo Pablo

e Pedro.

Comicità, ottimo cibo, cocktail e una location strepitosa: questi

gli ingredienti per serate uniche che osservando tutte le normative

di distanziamento sociale senza perdere il gusto del divertimento

e dello stare insieme hanno reso serate uniche durante

questa estate.

Tre piscine con acqua riscaldata che incastrano un palcoscenico

esclusivo al centro della sala, trecento posti per poter gustare

un frizzante aperitivo servito direttamente al tavolo o una gustosa

cena espressa a scelta tra i 3 ristoranti presenti all’interno:

antica pizzeria da Michele, Sushi Kong experience, ristorante

Borghese. La serata è proseguita fino a tarda sera fra risate e

buon cibo.


74

Nel segno della Musa

Le interviste diM arilena Spataro

marilena.spataro@gmail.com

“ritratti d’artista”

maestri del ‘900

cecco BonanoTTe

nella terra del sol levante lo hanno definito "poeta della forma". ed

è lì, in Giappone, che l'artista vive e lavora per sei mesi all'anno. Gli

altri sei mesi li trascorre in Italia, a roma o nella sua amata Porto

recanati, dove è nato e dove ha vissuto il tempo della sua giovinezza

apprendendo, afferma "l'amore per l'arte e per la bellezza".

ritratto Cecco Bonanotte - © alessandra Maria Bonanotte

Perché poeta della forma?

«È l’espressione più bella

con cui mi abbiano definito.

Fu una poetessa giapponese

di haiku e tanka che un giorno

mi confidò di non essere riuscita a realizzare

fino in fondo il suo desiderio di

fissare in versi quello che provava osservando

i miei lavori e le loro ombre poiché

i sentimenti che gliene derivavano erano

talmente ineffabili da non consentirle di

tradurli poeticamente. a suo dire la poesia

era insita nelle mie sculture. ecco è

così che sono diventato il poeta della foma.

Una definizione che comporta una

grande responsabilità e che un po’ mi pesa,

non è, infatti, sempre facile essere

all’altezza di un simile compito».

Come e quando, maestro, è nata questa

attenzione da parte degli stranieri, specialmente

del mondo artistico giapponese,

nei confronti del suo lavoro?

«Nasce un po’ per caso e si consolida nel

tempo, mi riferisco soprattutto agli ambienti

artistici giapponesi. erano gli inizi

degli anni ‘70 quando, durante una mia

mostra di scultura in una importante galleria

romana, il giorno prima della chiusura

due signori giapponesi acquistarono

le ultime sette opere. Uno di loro era il titolare

di una serie di prestigiose gallerie

in giappone. da quel momento si avviò

con lui una intensa e duratura collaborazione.

In giappone ci andai, dietro invito,

per la prima volta in occasione dell’expo

di okinawa, che mi ha visto realizzare le

medaglie ufficiali della manifestazione e

dove ho esposto una grande scultura oggi

collocata davanti all’ambasciata italiana

a Tokio. Questo mio primo viaggio avvenne

nel ‘75, successivamente le mie relazioni

con i galleristi, i collezionisti, e in

generale con il mondo dell’arte nipponico

si intensificarono, fino a diventare rapporti

improntati a grande fiducia e stima,

in molti casi a sincera amicizia. La

svolta fortunata in giappone avvenne

quando una importantissima galleria di

osaka mi propose una mostra itinerante

in quel paese. In occasione della prima di

tali mostre, tenutasi a Tokio, uscì su una

prestigiosa rivista un articolo di otto pagine

con la testimonianza critica sul mio

lavoro a firma dell’allora direttore gene-


progetto del “Nakatomi Memorial Medicine Museum”, Tosu-Saga, 1995.

L’Istituto di architettura e Scienze delle Costruzioni, gli assegna il premio Speciale Japan

‘96”architettura ambiente” - © alessandra Maria Bonanotte

progetto del “green art office - ThreeBond” - Minami osawa - Tokyo - 2015 - © alessandra Maria Bonanotte

rale del Museo Nazionale di Tokio. Un

articolo che mi fece conoscere e apprezzare

in tutta la nazione. Subito dopo arrivarono

i musei con le mostre personali e

con esse un rapporto cordiale e di fiducia

con i loro direttori, il che accrebbe di

molto la mia credibilità. Cominciai così

a recarmi in giappone per tenere mostre

o per realizzazione opere monumentali

almeno una decina di volte all’anno. Con

l’età che avanza mi convinsi che questi

viaggi mi costavano molta fatica, otto

anni fa decisi perciò di dividermi tra

giappone e Italia, sei mesi li, dove ho una

abitazione e un mio studio, e sei mesi a

roma, dove vivo e lavoro da sempre

dopo essermi trasferito fin da giovane

dalla mia amata porto recanati. Nel mio

paese natale ho, però, mantenuto la casa

e la residenza, compresa quella dei miei

cinque figli, e mi ci reco almeno ogni

paio d’anni per respirare l’aria natia e godere

di quelle ineguagliabili aurore che

mi ritemprano nel corpo e nella mente in

un magnifico tuffo nel passato carico dei

ricordi di una felice giovinezza».

A tal proposito, quanto ha influito sulla

sua formazione e sulla sua scelta di seguire

la strada dell'arte, essere nato nelle

Marche, notoriamente terra di grandi artisti

sia del passato che della contemporaneità?

«guardi, la mia formazione artistica è

marchigiana, mi sono infatti formato nella

bottega di mio padre che era un abile

ebanista e intagliatore e che realizzava lavori

di artigianato artistico davvero molto

belli, come si faceva un tempo. Una tradizione,

quella dell’intagliatore, che nelle

nostre Marche esiste fin dal Medioevo,

per capirne il valore basta pensare alle

imponenti cornici dei polittici e delle pale

d'altare dei nostri maestri del gotico e del

rinascimento, cornici che a loro volta sono

vere e proprie opere d’arte! Sono queste

le basi e i presupposti, fortemente ancorati

al mondo artigiano, da cui nasce il

mio percorso artistico che si completa poi

con gli studi all’accademia di Belle arti

a roma, da dove uscii con due borse di

studio di cui una mi portò in Belgio e una

in romania, dove ebbi modo di studiare

a fondo Brancusi, tra i miei scultori preferiti.

Il mio percorso inizia, perciò, dalla

mia terra e ad essa continua a fare riferimento

nel mio sentire artistico e poetico.

degli artisti marchigiani porto nel cuore

particolarmente il nostro Licini e il grande

Leopardi, i cui versi amo moltissimo

fino al punto da tenere sempre in tasca un

libricino grande come un cellulare con

una sua raccolta di poesie. Non me ne distacco

mai. È come portare con me un

pezzetto della mia terra. Una terra di cui

questo straordinario poeta ha saputo tradurre

in versi sublimi quella parte impalpabile,

quella voglia d’infinito che è segno

d’appartenenza ed è l’essenza dell’anima

marchigiana. Le confesso che

ogni volta che rileggo i versi di Leopardi

mi prende una grande nostalgia del mio

paese, della sua quiete scandita solo dal

suono delle onde del mare che da sempre

tanto mi fa sognare e mi ristora l’anima.

Una quiete che quando sono in giappone


76

“Funamboli - Confronto” - 1987-90.

Bronzo, argento - cm 28,5 x 41,5 x 7,5 - © alessandra Maria Bonanotte

“Funamboli-Confronto” - 1985-88.

Bronzo - cm 124 x 177 x 36 - © alessandra Maria Bonanotte

rilievo ThreeBond - polimaterico - 2015

Bronzo, rame, ottone, argento, Cor-ten - cm 200 x 1000 - © alessandra Maria Bonanotte

ritrovo nel giardino Zen di Kyoto, dove

mi reco per riappropriarmi di quel senso

di pace del mio borgo natio. Qui la quiete

è scandita dal soffio del vento che insinuandosi

tra i bambù produce dolci sinfonie.

ammetto che a volte quando sono

in Italia mi prende la nostalgia di questi

luoghi incantati del giappone, cosicché

vivo una doppia nostalgia, ma in fondo

non mi dispiace. I bei ricordi e le sensazioni

gradevoli ci riempiono il cuore, aiutandoci

nella vita come nell’arte».

Tornando alla sua carriera, lei, maestro,

nel 2012, tra i pochi artisti italiani fino

ad oggi, è stato insignito del Premium imperiale

per le arti figurative, prestigiosissimo

riconoscimento artistico internazionale.

Quali a suo avviso i motivi di

questo premio?

«È un premio di grandissimo prestigio,

specialmente per le arti figurative e per la

musica ed è considerato internazionalmente

come un Nobel in ambito artistico.

esso viene conferito sulla base di una selezione

tra varie nomination da parte di

personaggi famosi, di esperti o di organizzazioni

particolarmente qualificate del

mondo dell’arte. Nel mio caso le segnalazioni

arrivarono sia dall’Italia che dal

giappone, fu una doppia nomination e

penso che questo contò parecchio. Quando

mi giunse notizia del premio ovviamente

ne fui felicissimo, al contempo capii

che la mia privacy, cui tengo moltissimo,

soprattutto a causa del mio carattere

schivo e solitario, sarebbe stata fortemente

compromessa, e così fu».

Quale la reazione al conferimento di questo

importante riconoscimento da parte

degli ambienti artistici nazionali e internazionali?

«In Italia direi che reazioni e commenti

se ne videro poco o niente anche per

quanto riguarda i media. In europa, particolarmente

in germania e Francia, invece,

la notizia fu ampiamente diffusa e

commentata suscitando grande interesse

e curiosità in tutti gli ambienti, sia artistici

che culturali, nonché anche tra i semplici

cittadini, questo forse perché nei due paesi

europei avevo da poco realizzato delle

porte monumentali e nel resto d’europa

avevo tenuto esposizioni un po’ dappertutto.

da noi forse più che le opere, con

cui sono presente in diversi angoli del

pianeta, come peraltro in varie località

italiane, a partire dal Vaticano, contano le

frequentazioni e i circuiti legati agli ambienti

artistici nazionali. È che la mia indole

incline più che altro al lavoro e alla

solitudine, piuttosto che ai rapporti sociali

e mondani, mi ha sempre impedito tali

frequentazioni. Ma non me ne dolgo, oggi

posso dirmi soddisfatto a tutto tondo e

alla fine per me è questo ciò che davvero

conta».

Nonostante i tanti impegni artistici su più

fronti, ha trovato il tempo di dedicare alla

Divina Commedia un consistente numero

di disegni. Da cosa nasce questo suo interesse

per i versi danteschi?

«Fu un po’ per caso. agli inizi degli anni

2000 avevo avuto dei problemi alla mani,

l’ortopedico mi impose due tutori che mi

impedivano di utilizzarle. Mi dedicai perciò

molto alla lettura e tra i libri trovai

una divina Commedia di uno dei miei figli.

a suo tempo la studiai pure io, ma le


“La porta Nuova dei Musei Vaticani” - roma - 2000

© archivio fotografico Musei Vaticani

La porta Musée du Luxembourg - parig - 2006

(© Le Monde parigi) - Bronzo cm 500 x 250

cose si dimenticano, sfumano nella memoria.

ricominciai con il purgatorio e

man mano ne rimanevo rapito. Mi venne

voglia di illustrare quelle scene che dante

riusciva a descrivere così abilmente da

renderle vere, vive, quasi visibili. Feci

due fori nei tutori per poter tenere la matita

e iniziai a disegnare. poi passai alla

lettura di Inferno e paradiso. anche in tal

caso realizzai dei disegni. In tutto ne feci

circa 800. I disegni piacquero al punto

che mi furono chieste dal Museo delle

Stampe e dei disegni di Berlino, ma visto

che la medesima richiesta mi arrivò dal

gabinetto dei disegni e delle Stampe dagli

Uffizi di Firenze, ovviamente optai

per questo. Un’ampia serie fu, quindi,

presentata nella chiesa di Santa Croce a

Firenze, poi il professore antonio paolucci

volle farla esporre nel gabinetto dei

disegni e delle Stampe degli Uffizi, dove

oggi rientra tra le collezioni permanenti.

altri disegni si trovano in alcune sedi in

Italia e all’estero. Ma ci sono un bel po’

di inediti su cui devo ancora decidere il

da farsi, si vedrà per il 2021 anno del

700esimo della morte di dante».

Quale il movente del suo lavoro e quali

le coordinate artistiche della sua immagine

plastica e della sua narrazione estetica?

«I moventi nascono dai miei sentimenti,

dalle mie radici, dalla voglia di percorrere

e tradurre artisticamente le strade della

bellezza dei luoghi della natura e dell’anima,

da quel senso di infinito, e lo

dico senza retorica, che mi accompagna

da quando ero bambino. a questi, e di

certo ad altri moventi che nascono da percezioni

profonde ma ineffabili del mio essere,

si aggiungono gli esempi dei maestri

del passato, in particolare alcuni, che mi

hanno fatto da bussola, fornendomi le coordinate

stilistiche e formali cui guardare

e ispirarmi. penso in particolare, come

già accennato, al grande Brancusi o a

giacometti, che ebbi il piacere di conoscere

di persona, seppure per poco, essendo

già lui molto anziano. di lui mi

affascina in specie la poetica, così come

mi affascina la poetica, che sento familiare

e di comune appartenenza, del grande

marchigiano osvaldo Licini. Una figura

d’artista che mi porto nel cuore».

Le sue opere rispondono più a un progetto

o vengono concepite sull’onda di una

emozione?

«L’emozione, il sentimento, sono sempre

presenti nelle mie opere. La partenza avviene

con l’intuizione, ma poi si sviluppa

grazie al progetto, a una profonda e minuziosa

ricerca e a tanti esperimenti e

prove in concreto. Il mio approccio con

il lavoro artistico, nonché con l’opera, è

da artigiano: mi dedico quotidianamente

al lavoro per dieci, anche dodici ore con

continuità senza alcuna distrazione. a

parte quando devo organizzare le mie

mostre o lavorare all’esterno, la mia giornata

si svolge quasi tutta in studio».

Perché le sue opere sono realizzate principalmente

in bronzo?

«all’inizio per una necessità tecnica, mi

occorreva realizzare strutture capaci di

sostenere alcune figure sospese, tipo la

serie dei miei funamboli, e in questo il

bronzo si presta moltissimo. Utilizzandolo

poi ho capito che mi permette di cre-


78

“divina Commedia” - 2001 - Inferno – Canto III°

Tecnica mista su carta - mm 420 x 315 - © alessandra Maria Bonanotte

Trittico - 88-89 - Bronzo, argento - cm 120 x 360 - © alessandra Maria Bonanotte

are effetti di luce e di ombra, di giocare

al meglio sulle tonalità che sono aspetti

indispensabili per conferire ai miei lavori

la forza espressiva da me cercata. Come

lei sa lavoro molto sulla figura spesso di

misure ridotte cui fanno da contrappeso

opere scultoree di grandi dimensioni.

Nell’uno come nell’altro caso il bronzo è

per me il materiale ideale da scolpire».

Quale a suo avviso il rapporto che deve

intercorrere tra etica ed estetica.

E quanto l’arte influenza la società e viceversa?

«L’arte è di per sé intrisa di etica oltre che

di estetica. È una voce che racconta tutto

ciò che è intorno a noi, è una forza evocatrice

che trasforma ogni cosa, materiale

o immateriale, in ricordo, in parole, in

suoni, in segni, in colori, in forme. L’arte

è l’armonia del segno, è la chiarezza dei

rapporti tra luce e ombra, è il linguaggio,

la raffinatezza, la preziosità esecutiva che

con le nostre mani va a definire la materia.

da sempre l’arte ha questo potere di

collocare il nostro universo geografico.

Crea gli stili, i manifesti, i movimenti artistici

attraverso i quali si arricchiscono

le diverse culture, generando parametri

stilistici ed espressivi che si imprimono

nella memoria e nella nostra storia».

Quali i suoi progetti futuri?

«ora come ora sono molto impegnato sul

fronte della progettazione archittonica pur

non essendo architetto. Sono arrivato alla

architettura negli anni ‘90 attraverso il

mio più grosso committente. La prima

progettazione fu un museo. Nel ‘96 vinsi

il premio Speciale Japan architettura ambiente

e questo mi stimolò molto. da lì in

poi venne fuori una lunga serie di progettazioni,

tra cui la grande chiesa della Sacra

famiglia di osaka, la Cappella dell’annunziatura

a Tokio. di recente ho progettato

un museo nel Sud del giappone, che

è stato terminato, ma non inaugurato a

causa del lockdown di quest’anno. Qui

c’è un parco con molte mie sculture ed un

padiglione, sempre progettato da me che

contiene le mie opere. oggi, infatti, mi occupo

principalmente di ideare strutture per

i miei lavori, sto già lavorando a un altro

importante progetto».

C’è ancora un suo sogno nel cassetto che

desidera si realizzi?

«È un sogno che riguarda tutti noi, l’Italia,

e per me in particolare le amate Marche

e la mia amatissima porto recanati.

Mi piacerebbe che il mondo delle nostre

istituzioni rivolgesse una maggiore attenzione

all’arte e alla formazione artistica

delle giovani generazioni, specie sul fronte

delle arti figurative, poco considerate

da troppo tempo. Qui in giappone tale attenzione

è molto alta e funziona; i giovani

vengono sollecitati ad interessarsi alle arti

e l’esito è più che positivo. ecco vorrei

vedere questo miracolo realizzarsi in ognuno

dei meravigliosi territori del nostro

paese, riconosciuto universalmente e amato

ovunque per il suo patrimonio artistico,

storico, paesaggistico e culturale unico al

mondo e che assolutamente non si deve

permettere vada sprecato, il che si può

evitare solo coinvolgendo i nostri giovani».


alessandra triscHitta

dal 6 al 17 ottobre 2020

“la forza emotiva della memoria”

“Oltre una pagina bianca” - 2020 - Fotografia/Arte Digitale (stampa giclée su tela firmata e numerata dall'Autrice) - cm 70 x70

“L’artista Alessandra Trischitta manifesta una viva personalità e una interpretazione singolare della tecnica fotografica con

l'elaborazione digitale in una atmosfera unica di effetti particolari. Attraverso immagini sapientemente elaborate con evidente

maestria Alessandra Trischitta anima le sue opere di un proprio universo interiore e di un notevole aspetto sia morale che

estetico. Sono opere intrise di vasta penetrazione psicologica e di forza emotiva in cui il soggetto, che rappresenta il valore

assoluto, diventa pregnante di meditazione e di significato. Spessore poetico, contemplazione della vita e forte capacità di

unire il reale con la fantasia si uniscono alla libertà creativa e ad una struttura ben coordinata che la portano pienamente a

un risultato tecnico espressivo di evidente scansione figurativa. L’artista Alessandra Trischitta, con resa contenutistica e

ampia essenza di sentimento, riesce a creare una definita dimensione cromatica-formale tanto da trasmettere al fruitore

un'intensa esperienza visiva-emotiva. Sono opere pervase di originalità interpretativa dove l’artista elabora un linguaggio di

grande finezza e di pura introspettiva sempre capace di caratterizzare ogni sua opera. Il suo è un iter figurativo moderno

che svela una vitalità di composizione, di spunti poetici e di riflessioni continue all'insegna di una finalità espressiva non comune.”

Monia Malinpensa (art director- Giornalista)

Mostra a cura di Monia Malinpensa

reFerenZe e QuotaZioni presso la Malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L M A RTED I A L SA BATO D A LLE 10,30 A LLE 12,30 -16,00 A LLE 19,00


78

Silvana Gatti

“Aria dagli occhi blu” - 2020 - olio su tela - 50 x 40 cm

“Dentro i miei sogni s'inerpicano

incubi lontani,

il tutto attende, i dipinti tuoi

seguono le mie utopie”

Ermanno Eandi (1963-2020)

S I LVA N A G AT T I - P I T T R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA

Vi a l e C a r r ù , 2 - 1 0 0 9 8 R i v o l i ( TO )

h t t p : / / d i g i l a n d e r. l i b e r o. i t / s i l v a n a g a t t i

e m a i l : s i l v a n a m a c @ l i b e r o. i t


www.tornabuoniarte.it

“eG” - 1965 - tempera su tavola - cm 80 x 80

Victor Vasarely

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


82

MOSTRE D’A R T E In I T

a cura di Silvana Gatti

AOSTA

MuSEO ARcHEOlOGIcO

fInO Al: 25 OTTOBRE 2020

GlI IMPRESSIOnISTI TEDEScHI

DA HAnnOVER AD AOSTA

Una selezione di dipinti, opere grafiche e

sculture provenienti dal Landesmuseum di

Hannover documenta l’impressionismo tedesco.

Un progetto espositivo nato dalla

collaborazione tra la Struttura attività espositive

e promozione identità culturale della

Soprintendenza per i beni e le attività culturali

della Valle d’aosta e il Landesmuseum.

Quest’ultimo, situato ad Hannover

(germania), vanta una collezione di arte

tedesca dell’ottocento e del Novecento tra

le più celebri al mondo. La mostra è a cura

di Thomas andratschke, responsabile della

sezione “Nuovi maestri” del Landesmuseum

di Hannover, e daria Jorioz, storica

dell’arte e dirigente della regione autonoma

Valle d’aosta. La rassegna documenta

il percorso di importanti artisti, poco noti al

pubblico italiano ma di grande interesse,

considerando che gli Impressionisti tedeschi

hanno spesso raffigurato i paesaggi italiani.

partendo dal rapporto con l’Impressionismo

francese, la mostra si snoda in tre

sezioni. La prima accoglie i pionieri della

pittura paesaggistica tedesca fino al 1890,

la seconda propone i capolavori dei tre più

celebri Impressionisti tedeschi, Max Liebermann,

Max Slevogt e Lovis Corinth,

l’ultima presenta i loro successori, esponenti

dell’Impressionismo tedesco attivi

fino al 1930.

BREScIA

MuSEO DI SAnTA GIulIA

DAl: 18 SETTEMBRE 2020

fInO Al: 5 A PRIlE 2021

JuAn nAVARRO BAlDEWEG

ARcHITETTuRA, PITTuRA, Scul-

TuRA In un cAMPO DI EnER-

GIA E PROGRESSO

Il Museo di Santa giulia ospita la retrospettiva

dedicata all’architetto Juan Navarro

Baldeweg (Santander, Spagna, 1939). L’iniziativa

rientra nelle celebrazioni per la restituzione

alla città di Brescia della Vittoria

alata, la scultura romana che, dopo un restauro

durato due anni presso l’opificio

delle pietre dure di Firenze, a novembre

2020 ritornerà in città e verrà collocata nella

cella riallestita su progetto dell’architetto

spagnolo. La mostra, curata da pierre-alain

Croset, organizzata dal Comune di Brescia

e dalla Fondazione Brescia Musei, diretta

da Stefano Karadjov, col patrocinio dell’ambasciata

di Spagna a roma e dell’ordine

degli architetti, pianificatori, paesaggisti

e Conservatori della provincia di Brescia,

presenta una serie di opere - modelli e

disegni dei suoi progetti più importanti,

grandi tele e sculture che documentano la

carriera di Baldeweg. La mostra si snoda in

tre luoghi suggestivi: il Coro delle Monache,

la Basilica di San Salvatore e la Cripta.

Nel lavoro di Navarro Baldeweg emerge la

connessione tra le varie arti, insieme al desiderio

di ridurre la realtà complessa in fenomeni

essenziali e di rendere visibile l’invisibile.

Come dichiara il curatore della

mostra pierre-alain Croset, “In un’epoca

che premia sempre di più la specializzazione,

è diventato raro incontrare architetti

che fondano il loro lavoro su una pratica artistica

a tutto campo, come avveniva nel rinascimento,

e come solo pochi architetti

hanno saputo fare in epoca contemporanea.

La mostra bresciana evidenzierà la coerenza

e continuità dell’opera di Navarro

Baldeweg, insieme architettonica ed artistica,

e la sua capacità di dialogare con le

preesistenze storiche. Catalogo Skira.

fIREnZE

MuSEO DEl nOVEcEnTO

fInO Al: 12 OTTOBRE 2 0 2 0

MARIO MAfAI. OPERE DAllA RAccOlTA

AlBERTO DEllA RAGIOnE

La mostra Mario Mafai. opere dalla raccolta

alberto della ragione offre una selezione

di opere provenienti della collezione

permanente del museo che documenta

i decenni centrali della carriera del

pittore romano a cavallo del secondo conflitto

mondiale, sottolineando il legame con

roma, la sua città natale, i soggetti ricorrenti

(come le nature morte e i paesaggi),

il sodalizio con altri artisti (tra cui Scipione

e guttuso) e l’impegno politico e sociale

in difesa dell’uomo in anni così difficili

per l’Italia e l’europa sotto la dittatura nazifascista.

assieme a pittori come renato

guttuso, renato Birolli, Scipione e Corrado

Cagli, Mafai rappresenta una delle

punte di diamante della raccolta alberto

della ragione. Le venti opere presenti nella

collezione testimoniano l’intensa relazione

di stima e amicizia che legò l’artista

a della ragione e sono segno dell’interesse

di quest’ultimo, collezionista illuminato,

per un’arte attenta alla vita ma alleata

delle emozioni, vicina all’esistenza reale

ma anche al sogno. di Mafai, in questa

mostra il magnifico autoritratto degli anni

Venti, un dipinto della serie demolizioni -

immagini delle mutazioni urbanistiche subite

da roma per soddisfare le visione del

nuovo corso di politica culturale sotto il regime

mussoliniano -, due versioni della

serie Fiori secchi, tema caro a Mafai che

gli costò il soprannome “Mario dei fiori”

e un gruppo di vedute romane, tutte venate

di un romanticismo aspro e malinconico.


A l I A E fuORI cOnfInE

MIlAnO

fABBRIcA DEl VAPORE

DAl: 10 OTTOBRE 2020

fInO Al: 28 MARZO 2021

fRIDA KAHlO - Il cAOS DEnTRO

Questa mostra immerge il visitatore nella

vita dell’artista messicana, esplorandone la

dimensione artistica, umana, spirituale.

prodotta da Navigare col Comune di Milano,

con la collaborazione del Consolato

del Messico di Milano, della Camera di

Commercio Italiana in Messico, della Fondazione

Leo Matiz, del Banco del Messico,

della galleria messicana oscar roman, del

detroit Institute of arts e del Museo estudio

diego rivera y Frida Khalo, la mostra

è curata da antonio arèvalo, alejandra

Matiz, Milagros ancheita e Maria rosso e

documenta gli ambienti dove la pittrice

visse, attraverso i suoi scritti e la riproduzione

delle sue opere, la sua poetica e il legame

con diego rivera, per vivere, attraverso

i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua

quotidianità e gli elementi della cultura popolare

tanto cari all’artista. Con il marito

diego rivera, importante muralista del

Messico, forma una delle coppie più emblematiche

della storia dell’arte mondiale.

Nata nel 1907, a sud di Città del Messico,

eredita i valori della rivoluzione messicana,

tra cui l’amore per la cultura popolare.

“Le canzoni, gli abiti indigeni, gli oggetti

d’artigianato e i giocattoli tradizionali,

insieme all’influsso religioso della

madre e alle nozioni tecniche sulla fotografia

acquisite dal padre – afferma arèvaldo

- creano un legame profondo tra la sua produzione

artistica – e dunque la sua esistenza

– e la storia del Messico”. “L’opera

di Frida - prosegue arèvaldo - affonda le

proprie radici nella tradizione popolare, ma

anche nelle sue esperienze di vita e nelle

sofferenze patite, che riesce a esprimere

con straordinario talento: il caos interiore

e il travaglio esistenziale sono espressi attraverso

una produzione artistica eccezionale,

capace di trascendere ogni epoca e

frontiera”.

MIlAnO

MuSEO DIOcESAnO cARlO MARIA

MARTInI

fInO Al: 4 OTTOBRE 2020

GAuGuIn MATISSE cHAGAll.

la Passione nell’arte francese dai Musei

Vaticani

Questa mostra, curata da Micol Forti e da

Nadia righi, col patrocinio della regione

Lombardia, del Comune e dell’arcidiocesi di

Milano, racconta la passione e resurrezione

di Cristo, ed il rapporto fra modernità e tradizione

nell’arte sacra tra fine ‘800 e ‘900. I

capolavori di paul gauguin, auguste rodin,

Marc Chagall, Maurice denis, Henri Matisse,

georges rouault, sono stati scelti nel nucleo

di arte francese della Collezione di arte Contemporanea

dei Musei Vaticani, voluta da papa

paolo VI. Le opere sono esposte secon- do

nuclei tematici, dall’annunciazione alla resurrezione

di Cristo. La prima sala è dedicata

alla Vergine Maria e a gesù Bambino. Le xilografie

di Maurice denis introducono la narrazione

con le illustrazioni dell’annunciazione,

mentre Henri Matisse e Léonard Tsuguharu

Foujita mostrano il legame tra la Madre

e il Figlio. Nella seconda, le processioni di

paul gauguin e auguste Chabaud conducono

al golgota, dove si consuma il dramma della

croce, interpretato da georges rouault e

Henri Matisse. La sofferenza di Cristo è protagonista

della terza sala, con Marc Chagall,

Jean Fautrier, Henri Matisse, e le incisioni di

Bernard Buffet. Il percorso termina con la

resurrezione di Émile Bernard e il trittico di

george desvallières che raffigura il “velo

della Veronica”, il panno che una pia donna

usò per detergere il volto di gesù durante la

Via Crucis. dal 10 al 21 agosto 2020, il

Museo rimarrà chiuso per la sua pausa estiva.

MAMIAnO DI TRAVERSETOlO (PARMA)

fOnDAZIOnE MAGnAnI- ROccA

DAl: 12 SETTEMBRE 2020

fInO Al: 13 DIcEMBRE 2020

l’ulTIMO ROMAnTIcO

La Fondazione Magnani-rocca omaggia il

suo Fondatore nella dimora che Luigi Magnani

trasformò in casa-museo, la “Villa dei

Capolavori”. Magnani (1906-1984) collezionò

opere di grandi artisti, da Morandi a

Tiziano, goya, Monet, renoir e Canova. La

mostra – a cura di Stefano roffi e Mauro

Carrera – presenta opere e documenti autografi

degli artisti, critici, musicisti, letterati,

registi, aristocratici, capitani d’industria frequentati

da Magnani; inoltre omaggi pittorici

alla passione per la musica di Magnani,

con artisti italiani del ‘900, da Severini a de

Chirico a guttuso a pistoletto; strumenti

musicali antichi. Infine, il sogno di “capolavori

assoluti” inseguiti da Magnani ma

non conquistati; il primo sogno realizzato è

Il cavaliere in rosa di giovan Battista Moroni,

in mostra. Importante il quadro di

Francisco goya La famiglia dell’infante don

Luis (1783-1784). esposte le tre Madonne

col Bambino di Filippo Lippi, albrecht

dürer, domenico Beccafumi; e il ghirlandaio,

il Carpaccio, il rubens, il Van dyck, i

Tiepolo, il Füssli, il prezioso Stimmate di

San Francesco di gentile da Fabriano e la

Sacra conversazione di Tiziano (1513). poi la

scultura con la Tersicore di Canova e le due

figure femminili di Bartolini. Si prosegue

con giorgio Morandi e Filippo de pisis. Tra

gli artisti italiani, una danseuse di gino Severini,

una piazza di giorgio de Chirico,

opere di renato guttuso e sculture di giacomo

Manzù e Leoncillo. Importante il Sacco

di alberto Burri del 1954. La Villa ospita

l’unica sala di opere di paul Cézanne in Italia;

inoltre il paesaggio di Claude Monet e

opere di renoir, Matisse, de Staël, Fautrier,

Hartung. Importante un’opera di rembrandt

raffigurante il doctor Faustus. Il percorso

della Fondazione Magnani-rocca era stato

avviato con la sua istituzione da parte di

Magnani nel 1977. L’apertura al pubblico della

Villa avvenne nell’aprile 1990.


84

MOSTRE D’A R T E In I T

MOnTEVARcHI

PAlAZZO DEl PODESTA’

DAl: 25 OTTOBRE 2020

fInO A: 31 GEnnAIO 2021

OTTOnE ROSAI

ottone rosai (Firenze 1895 – Ivrea 1957),

fu artista che lesse le novità del suo tempo

alla luce della grande arte del Tre-Quattrocento

toscano. Nel centenario (1920) della

sua prima personale fiorentina, che lo rese

noto nel mondo dell’arte, la città di Montevarchi,

nell’aretino, aveva deciso di proporre

una retrospettiva dedicata al maestro, progetto

fermato dall’emergenza covid-19 ma

che sarà possibile completare nell’autunno,

rendendo la mostra fruibile al pubblico. a

curarla è il professor giovanni Faccenda, curatore

del catalogo generale delle sue opere.

La mostra annovera cinquanta opere di rosai,

per metà disegni e altrettanti olii. Tutte

riconducibili al periodo tra il 1919 e il 1932,

il ventennio tra le due grandi guerre. Le

opere provengono da collezioni private, e il

pubblico potrà ammirare tele notissime ma

anche opere del tutto inedite, emerse dalle

ricerche che il prof. Faccenda ha condotto

nelle collezioni private e nelle case di chi

ebbe rapporti con rosai o con i suoi galleristi

ed eredi. “Una delle maggiori peculiarità

di questa esposizione pubblica – anticipa il

professor Faccenda – deriva dalla riscoperta

di una decina di capolavori assoluti di rosai

degli anni Venti e Trenta, tutti provenienti da

una raccolta privata romana, presenti alla

mostra di palazzo Ferroni, a Firenze, nel

1932, e documentati nel primo volume del

Catalogo generale ragionato delle opere di

ottone rosai (editoriale giorgio Mondadori,

Milano, 2018), da me curato. accanto

ad essi, le eccellenze più note di un periodo

– quello fra le due guerre (1918-1939) – che

rappresenta l’aristocrazia della pittura e del

disegno di rosai.”

MERAnO

KunST MERAn MERAnO ARTE -

lAuBEnGASSE 163, MERAnO

DAl: 19 SETTEMBRE 2020

fInO Al: 17 GEnnAIO

SEBASTIAn BEHMAnn | OlAfuR ElIAS-

SOn - THE DESIGn Of cOllABORA-

TIOn. STuDIO OTHER SPAcES (SOS),

BERlIn

KUNST MeraN MeraNo arTe ospita

la prima mostra in uno spazio pubblico italiano

dello Studio other Spaces (SoS), fondato

nel 2014 dall’artista danese oLaFUr

eLIaSSoN (Copenhagen, 1967) e dall’architetto

tedesco SeBaSTIaN BeHMaNN

(Hannover, 1969). La mostra, a cura di Christiane

rekade, documenta le ricerche svolte

dallo Studio. dopo la collaborazione con lo

Studio olafur eliasson, i due fondatori di

SoS hanno ricercato nuove modalità di progettazione

degli spazi con un nuovo approccio

tra arte e architettura. per Merano, hanno

formulato una presentazione dei loro lavori

atta a rappresentare quei processi d’indagine

formale, di ricerca, di sviluppo digitale e dialogo

tra i soggetti coinvolti. per SoS elementi

naturali - come piante o fattori climatici

- prodotti artigianali, collaborazioni con

esperti locali o materiali locali, diventano

fonti d’ispirazione. La mostra è articolata in

tre sezioni sul tema della collaborazione: un

archivio digitale permette ai visitatori di

muoversi virtualmente negli ambienti del

Meles Zenawi Memorial park ad addis

abeba (2013-2020), progetto nato dalla collaborazione

tra Berlino e la capitale etiope.

La seconda sezione documenta i processi di

ricerca sui materiali svolte dallo studio. I

metodi di lavoro di SoS sono documentati

da modelli e prototipi progettati per il Lyst

restaurant (2019) che si trova nel Fjordenhus

a Vejle, in danimarca (2009-2018). Nella

terza sezione, installazioni realizzate in

stretta collaborazione con le realtà locali,

con l’obiettivo di contenere le emissioni di

Co2 e i costi dei viaggi e dei trasporti.

PARMA

PAlAZZO TARAScOnI

DAl: 19 SETTEMBRE 2020

fInO Al: 30 MAGGIO 2021

lIGABuE E VITAlOnI. DARE VOcE

AllA nATuRA

a palazzo Tarasconi, una mostra su antonio

Ligabue ideata e realizzata da augusto

agosta Tota, Marzio dall’acqua e Vittorio

Sgarbi, organizzata dal Centro Studi e archivio

antonio Ligabue di parma, promossa

dalla Fondazione archivio antonio Ligabue

di parma, presenta 83 dipinti e 4

sculture di Ligabue, che documentano i

suoi temi tipici, dagli autoritratti, ai paesaggi,

agli animali selvaggi e domestici. Il

percorso prevede, inoltre, una sezione con

15 opere plastiche di Michele Vitaloni (Milano,

1967) che condivide con Ligabue una

particolare empatia verso il mondo naturale

e animale. “C'è il mondo interiore che si

esibisce nei suoi autoritratti – afferma Vittorio

Sgarbi – Ligabue parla con se stesso,

si chiede e ci chiede qualcosa. anche in

questo caso è evidente il disagio. Ligabue

si batte la testa con un sasso, cerca di scacciare

gli spiriti maligni. L’autoritratto e-

sprime la necessità di capirsi meglio, in un

processo di autoanalisi, è l’immagine del

malessere, e Ligabue ci tiene a farlo conoscere”.

diverse opere sono dedicate alla

natura, scene agresti ed animali quali Leopardo

con bufalo e iena (1928), Tigre assalita

dal serpente (1953), re della foresta

(1959). “gli animali che Ligabue vede nella

foresta – dichiara ancora Sgarbi – sono

simboli di forza, di energia, emblemi di un

desiderio di libertà, di riscatto. Ligabue,

uomo umiliato ed emarginato, come pittore

si afferma e vince attraverso la potenza gloriosa

dell’animale. La tigre domina la foresta,

la sua aggressività è vincente, ma la

sua vittoria è pericolo, è la dimensione bellicosa

dell’umanità. Ligabue parla di sé,

definisce il suo mondo, visto e immaginato,

e comunque reale. e se parla di se

stesso, non parla con se stesso perché non

deve comunicarsi niente”.


A l I A E fuORI cOnfInE

PIAcEnZ A

PAlAZZO fARnESE

ROMA

PAlAZZO BARBERInI

ROMA

cEnTRAlE MOnTEMARTInI

fInO Al: 31 DIcEMBRE 2020

nuOVO AllESTIMEnTO

DEllA cOllEZIOnE DI cERAMIcHE

In occasione di piacenza 2020, il calendario

di eventi culturali, promosso da Comune

di piacenza, Fondazione piacenza e

Vigevano, diocesi piacenza-Bobbio, Camera

di Commercio di piacenza, alcune

delle sezioni più importanti del museo piacentino

si mostrano al pubblico con un

nuovo allestimento al fine di valorizzare i

capolavori esposti. La Sezione Ceramiche,

inaugurata il 30 novembre 2019, realizzata

sotto la direzione scientifica di antonella

gigli, con il contributo dell’Istituto Beni

Culturali della regione emilia romagna,

annovera 250 pezzi, con un consistente

nucleo di maioliche lombarde settecentesche,

in particolare delle fabbriche milanesi

e lodigiane, di provenienza estera, soprattutto

tedesca e austriaca, oltre a numerose

porcellane europee e cinesi. all’interno

delle stanze dell’appartamento stuccato

di palazzo Farnese s’incontrano splendidi

esempi realizzati a Venezia, Nove di

Bassano, albisola, Faenza, Milano, Lodi,

pavia, Castelli d’abruzzo, Urbania, pesaro,

e oggetti ritrovati negli scavi effettuati

in città e nel territorio comunale, che

forniscono spunti per la ricostruzione di un

profilo della produzione ceramica nel territorio

piacentino tra il XVI e il XVIII secolo.

Tra i capolavori, si segnalano i due

piatti in maiolica color del mare lumeggiate

in oro con lo stemma dinastico dipinto

al centro, provenienti dal servizio da

tavola del gran Cardinale, alessandro Farnese,

nipote di papa paolo III. Il servizio,

originariamente composto da centinaia di

pezzi, tra piatti, zuppiere, alzate, rinfrescatoi

e contenitori vari, imbandiva quotidianamente

sontuose tavole, in linea con il

gusto di una nobiltà raffinata e aggiornata

alla moda rinascimentale.

fInO Al: 1 nOVEMBRE 2020

ORAZIO BORGIAnnI. un GEnIO In-

QuIETO nEllA ROMA DI cARAVAGGIO

Le gallerie Nazionali di arte antica presentano

la prima mostra monografica dedicata a

orazio Borgianni (roma, 1574 – 1616), a

cura di gianni papi. a palazzo Barberini

sono infatti conservati due capolavori dell’artista,

l’autoritratto e la Sacra Famiglia

con San giovannino, Santa elisabetta e un

angelo, insieme a uno dei più ricchi e importanti

nuclei di dipinti caravaggeschi al mondo.

Nella prima parte della mostra sono e-

sposte 18 opere autografe che sottolineano la

vicenda storico-artistica di Borgianni offrendo

una descrizione esauriente della sua attività

a roma. Una seconda sezione – con 17

opere in mostra – riguarda una serie di

grandi pittori influenzati da Borgianni in maniera

significativa. Fra questi Carlo Saraceni,

antiveduto gramatica, giovanni Lanfranco,

Simon Vouet, giovanni Serodine. La mostra

è corredata da un catalogo (Skira editore) illustrato

con il saggio di gianni papi, i testi

di daniela Brogi e Yuri primarosa e le schede

delle opere di Tommaso Borgogelli, enrico

ghetti e gianni papi.

fInO Al: 1 nOVEMBRE 2020

I cOlORI DEGlI ETRuScHI

TESORI DI TERRAcOTTA

Il pubblico può tornare ad ammirare lo

splendore delle opere di raffaello, riunite

alle Scuderie del Quirinale in occasione

della mostra “raffaello 1520 – 1483”. Le

porte dello spazio espositivo romano riaprono

dal 2 giugno, una data che avrebbe

dovuto sancire la conclusione della rassegna

e che invece - in coincidenza con

le celebrazioni per la Festa della repubblica

- rappresenta un nuovo inizio l’evento

con cui l’Italia celebra l’artista rinascimentale,

nel cinquecentenario della

sua morte. allo scopo di assicurare la tutela

della salute dei visitatori e dei dipendenti,

in occasione della riapertura le Scuderie

del Quirinale applicheranno misure

di sicurezza straordinarie. “La rassegna

ha un valore inestimabile dal punto di

vista artistico e offre la possibilità di ammirare

una concentrazione di opere del

Maestro urbinate nello stesso contesto

come mai era stato possibile fino ad oggi

- spiega il direttore degli Uffizi eike

Schmidt - ogni sforzo per garantire al

maggior numero di persone possibile di

godere di tale meraviglia è doveroso: le

gallerie sono dunque ben liete di prolungare

il loro prestito di una cinquantina di

capolavori a questa mostra unica ed epocale

per tutto il tempo che sarà necessario”.

Con oltre 200 opere, tra le quali 120

dello stesso raffaello, la mostra - realizzata

dalle Scuderie del Quirinale insieme

alle gallerie degli Uffizi e curata da Marzia

Faietti e da Matteo Lafranconi, direttore

di Scuderie del Quirinale – presenta

capolavori provenienti dalle più importanti

collezioni e realtà museali italiane e

internazionali.


86

MOSTRE D’A R T E In I T

ROVIGO

ISOlA DI AlBAREllA

PARcO DEl DElTA DEl PO

fInO Al: 18 OTTOBRE 2020

EVOluZIOnI

Vera Bonaventura e roberto Mainardi in

“evoluzioni”, la mostra open-air ospitata

dall’Isola di albarella, nel parco del delta

del po, raccontano la fragilità della natura.

La mostra di officinadïdue racchiude sette

installazioni sulle conseguenze del cambiamento

climatico, ma nel contempo celebra

la forza rigeneratrice della natura. autori

dell’opera “Urlo di Vaia”, evocazione sonora

della tempesta che nel 2018 ha devastato le

alpi orientali e l’altopiano di asiago, Bonaventura

e Mainardi considerano l’arte come

cronaca perché, spiegano, “esprime concetti

che le sole parole non riescono, toccando

leve emotive, sensorialità e percezioni

profonde. per questo l’arte deve superare

l’estetica per diventare etica”. Le sculture di

evoluzioni sono immerse nel verde dell’Isola

di albarella, colpita nell’agosto 2017

dal maltempo che ha divelto oltre 8mila alberi.

a questo evento sono dedicate le installazioni

“Quiescenza” e “attesa”. Con la

scultura “La Foglia”, dove una foglia di

ferro sorregge un albero piegato dal vento e

destinato a cadere, gli artisti evidenziano come

la natura abbia bisogno di protezione.

“Zolla” evoca l’estate del 2018, caratterizzata

dalla siccità. “ovuli” è una composizione

in cui sementi di fiori, graminacee e

piante sono custoditi in sfere di vetro di Murano

poste su canne di bambù: una rappresentazione

delle banche dei semi che hanno

lo scopo di preservare la varietà biologica

della flora. “Lettino per Farfalle” denuncia

il calo della popolazione di insetti nel mondo.

presentato l’8 giugno in occasione della

giornata Mondiale degli oceani, “Il grande

orecchio” è un vortice che sgorga dal laghetto

palancana di albarella, accompagnato

dal rumore della natura del mare: un

invito a mettersi in ascolto del fragile ecosistema

marino. “Il movimento archetipo dell’acqua

è la spirale che permette a due mondi

di comunicare fra loro.”

TREnTO

cASTEllO DEl BuOncOnSIGlIO

fInO Al: 24 OTTOBRE 2020

fEDE GAlIZIA.

“AMAZZOnE nEllA PITTuRA”

Fede galizia fu tra le prime donne a riscuotere

successo internazionale, insieme

a poche altre: Sofonisba anguissola e artemisia

gentileschi, innanzitutto, protagoniste

di parecchie mostre grazie alle

vite avventurose. Fede ottenne commissioni

di norma affidate solo agli uomini,

a Milano, dove il padre Nunzio era giunto

dal Trentino, fino alla corte praghese dell’imperatore

rodolfo II. La mostra è a

cura di giovanni agosti e Jacopo Stoppa,

insegnanti dell’Università statale di Milano,

promossa dal Castello del Buonconsiglio,

a Trento, terra d’origine della famiglia

di Fede. L’artista ha da qualche decennio

riconquistato credito internazionale,

come conferma il prezzo di quasi

due milioni di euro ottenuto a una recente

asta newyorchese da una delle sue Nature

morte. Sono queste piccole nature morte

ad essere oggi accostate al suo nome. Ma

Fede ha affrontato anche altri soggetti, tra

cui la raffigurazione di giuditta e oloferne.

Le sue giuditte, nelle vesti e nelle

sofisticate capigliature, ricordano come

Fede abbia esordito da miniaturista e creatrice

di gioielli e abiti, nella bottega del

padre Nunzio. L’attività della galizia è

documentata a Milano, a partire dal 1587,

dove permane fino alla morte, avvenuta

dopo la grande peste del 1630. Come affermano

i curatori della mostra: “Fede –

un nome programmatico per l’europa

della Controriforma – ottiene un successo

straordinario tra i committenti dell’epoca,

tanto che opere sue raggiungono, prima

del 1593, tramite la mediazione di giuseppe

arcimboldi, la corte imperiale di

rodolfo II d’asburgo. gli studi novecenteschi

hanno dato risalto all’attività di

Fede come autrice di nature morte, ma

ella dipinse anche ritratti e pale d’altare,

destinati a sedi tutt’altro che locali (Napoli,

per esempio).

uRBInO

PAlAZZO DucAlE,

SAlE DEl cASTEllARE

fInO Al: 1 nOVEMBRE 2020

BAlDASSARRE cASTIGlIOnE E

RAffAEllO – VOlTI E MOMEnTI

DEllA VITA DI cORTE

La mostra, a cura di Vittorio Sgarbi e

elisabetta Soletti, racconta la vicenda di

un uomo che fu figura centrale del rinascimento

europeo. Baldassarre Castiglione,

mantovano di origine e urbinate

d’adozione, noto per il suo Cortegiano,

opera che fornì il modello di comportamento

per l’alta società dell’intero continente.

Fu fine intellettuale, vicino ad

artisti, scrittori, intellettuali, regnanti e

papi, politico, incaricato di ambascerie.

Sfuggì ad intrighi e seppe muoversi in

modo accorto in un periodo storico

complesso. attingendo alla fonte delle

sue Lettere, la mostra ricostruisce la vita

del Castiglione nel contesto del suo

tempo, accanto a figure come quelle di

guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino,

di Leone X, dei Medici, degli Sforza,

dei gonzaga e di Isabella d’este,

dell’Imperatore Carlo V e di artisti –

raffaello Leonardo, Tiziano, giulio romano

- di intellettuali come pietro Bembo

e di studiosi come Luca pacioli. Sette

sezioni fitte di opere importanti, completate

da soluzioni multimediali. Sgarbi,

proSindaco di Urbino sostiene che

“Urbino è il luogo che raffaello non

può dimenticare, è il luogo della sua infanzia,

è il luogo di piero della Francesca,

è il luogo dei suoi amori, è il luogo

della bellezza, dell’architettura, delle

belle donne che lo porteranno alla dannazione.

Bello e dannato. Io credo che

ricordarlo voglia dire vedere in raffaello

il punto di arrivo di una vita compiuta.

In soli 37 anni egli ha fatto quello

che un altro uomo non avrebbe fatto

nemmeno in 100. raffaello non è solo

rinascimento, è perfezione, è armonia,

è l’arte che vince la natura”.


A l I A E fuORI cOnfInE

fRAncIA - lIOnE

MuSÉE DES BEAuX-ARTS

fInO Al: 3 GEnnAIO 2021

PIcASSO.

BAIGnEuSES ET BAIGnEuRS

La mostra propone una rilettura del

tema dei bagnanti nell’opera di pablo

picasso, presentando anche opere di

artisti del XIX secolo che hanno trattato

questo soggetto. altri autori coevi

o seguaci di picasso sono presentati

per far comprendere come i bagnanti

di quest’ultimo siano stati fonte d’ispirazione

o per documentare le varie interpretazioni.

La rassegna è organizzata

in collaborazione con il Musée

National picasso-paris e con la Fondazione

guggenheim di Venezia e curata

da Sylvie ramond, direttore generale

del polo dei Musei d’arte di

Lione, da MBa MaC, direttore del

Musée des Beaux-arts di Lione e da

Émilie Bouvard, direttore scientifico

e delle collezioni della Fondazione

giacometti di parigi. L’idea della mostra

è nata da “Femme assise sur la

plage” (donna seduta sulla spiaggia),

opera di picasso legata al museo dal

1997 grazie all’attrice collezionista

Jacqueline delubac e che è diventata

una delle icone della collezione d’arte

moderna del museo.

SVIZZERA - AScOnA

MuSEO cOMunAlE D’ARTE

MODERnA (VIA BORGO 34)

DAl: 20 SETTEMBRE 2020

fInO Al: 10 GEnnAIO 2021

AlEXEJ JAWlEnSKY E MARIAnnE

WEREfKIn. cOMPAGnI DI VITA

ad ascona una retrospettiva approfondisce

il rapporto tra alexej Jawlensky (1864-

1941) e Marianne Werefkin (1860-1938)

che, individualmente e in coppia, hanno

contribuito allo sviluppo dell’arte nel primo

Novecento. per la prima volta, la mostra

mette a confronto questi due artisti, attraverso

100 opere che ripercorrono le rispettive

carriere, in un arco temporale che dalla

fine dell’ottocento giunge agli anni trenta

del XX secolo, ponendo particolare attenzione

alla loro relazione privata. La rassegna

è curata da Mara Folini, direttrice del Museo

d’arte di ascona. Il percorso espositivo segue

la linea cronologica della loro liaison,

iniziata nella primavera del 1892, per il tramite

del loro comune maestro Ilya repin,

realista russo, sostenitore di un’arte che emancipasse

il popolo russo; repin fu per Marianne

Werefkin una figura decisiva, prima

del suo trasferimento in germania, come dimostra

il suo autoritratto del 1893, una delle

rare testimonianze di questa sua iniziale fase

creativa. abbandonato l’ambiente russo, la

coppia si trasferisce a Monaco di Baviera

nell’autunno 1896, affiancata da grandi personalità

dell’arte quali Wassily Kandinsky,

paul Klee e altri. Marianne Werefkin smise

di dipingere per un decennio, per riprendere

dopo la separazione. Marianne Werefkin continuerà

con un espressionismo radicale, nell’enfatizzare

sempre più le forme in moti

vorticosi, vitalistici. Chiude il percorso una

sezione dedicata alle opere di andreas Jawlensky,

figlio di alexej ed Helena Nesnakomova,

che proprio in Svizzera ha trovato

la sua maturità artistica.

SVIZZERA - luGAnO

MuSEc

MuSEO DEllE culTuRE

fInO Al: 21 fEBBRAIO 2021

KAKEMOnO

La mostra, curata da Matthi Forrer, ripercorre

cinque secoli di tradizione figurativa

nipponica tra il XVI e il XX secolo,

attraverso 90 kakemono, ordinati in un

percorso tematico al fine di esplorare la

sostanza dei linguaggi pittorici, provenienti

dall’inedita collezione, raccolta con

cura filologica dal medico torinese Claudio

perino. Il kakemono, genere molto

diffuso in asia orientale, consiste in un

prezioso rotolo di tessuto o di carta, dipinto

o calligrafato, che viene appeso alle

pareti durante occasioni speciali o è utilizzato

come decorazione in base alle stagioni

dell’anno. a differenza tele o delle

tavole occidentali, i kakemono hanno una

struttura morbida, e sono concepiti per

una fruizione cronologicamente limitata:

sono infatti opere che partecipano al tempo

e al movimento, poiché esposti nell’alcova

delle case giapponesi o lasciati oscillare

per qualche ora all’esterno, magari in

giardino, per la cerimonia del tè. opere

che descrivono la bellezza ineffabile e lo

scorrere del tempo, riflettendo una concezione

estetica e filosofica tipicamente o-

rientale. La mostra si articola in cinque

sezioni tematiche (Fiori e uccelli; Figure

antropomorfe; animali; piante e fiori vari;

paesaggi) e propone le opere dei maggiori

esponenti del periodo in questione,

quali Yamamoto Baiitsu (1783-1856), Tani

Buncho (1763-1840), Kishi ganku

(1749-1838), ogata Korin (1658-1716).

dopo Lugano, l’esposizione approderà al

Museo d’arte orientale di Torino. Catalogo

Skira.


88

MOSTRE D’ARTE In ITAlIA

E fuORI cOnfInE

MIlAnO

cASA MuSEO BOScHI DI STEfAnO

DAl: 18 SETTEMBRE 2020

fInO Al: 31 OTTOBRE 2020

ORIEnTARSI cOn lE STEllE

MIlAnO

cEnTRO culTuRAlE DI MIlAnO

DAl: 28 OTTOBRE 2020

fInO Al: 15 nOVEMBRE 2020

QuAnDO l’ORBO cI VEDEVA BEnE

Nove autori, sei italiani e tre stranieri, per un

unico racconto intorno al tema del rapporto tra

uomo, natura e cosmo.

Trenta opere fra fotografie, video e installazioni

che svelano differenti modi di riflettere sulle figurazioni

magiche e poetiche attraverso cui

l’uomo, lui stesso prodotto dell’universo, si rivolge

e interpreta le stelle.

Il Comune di Milano accoglie e sostiene con entusiasmo

dal 18 settembre al 31 ottobre 2020

(vernissage giovedì 17 settembre ore 18.30) alla

Casa Museo Boschi di Stefano di via giorgio

Jan 15 il progetto espositivo “orientarsi con le

stelle”, nato da un’idea di red Lab gallery e

alessia Locatelli e curato da gigliola Foschi e

Lucia pezzulla.

La mostra, che vuole essere un segnale forte

della volontà del Comune di Milano di far ripartire

la cultura dopo l’emergenza Covid-19, presenta

i lavori di nove fotografi: alessandra Baldoni,

la norvegese Marianne Bjørnmyr, il catalano

Joan Fontcuberta, dacia Manto, paola Mattioli,

occhiomagico (giancarlo Maiocchi), edoardo

romagnoli, pio Tarantini e il greco Yorgos

Yatromanolakis.

gigliola Foschi: “La mostra intente indagare

quali corrispondenze esistano tra la geografia

celeste e la geografia delle passioni. Ma vuole

anche offrire uno spunto di riflessione per ripensare

il nostro rapporto con la natura, sempre più

manipolata, e di conseguenza pronta a rivoltarsi

contro l’essere umano, incapace di proporre uno

sviluppo rispettoso dei suoi ritmi.”

L’esposizione è accompagnata dal primo catalogo

d’autore di red Lab editore, arricchito da

una copertina illustrata con un’opera inedita di

dacia Manto e da alcuni testi del narratore e

poeta antonio prete.

giancarlo Cerri, pittore milanese classe 1938 da

oltre dieci anni ipovedente, torna al Centro Culturale

di Milano in Largo Corsia dei Servi 4 dal

28 ottobre al 15 novembre 2020 con la mostra

“Quando l’orbo ci vedeva bene” (vernissage

mercoledì 28 ottobre ore 18), dove viene ribadito

il valore assoluto del disegno nel processo

creativo dell’artista.

giancarlo Cerri ha attraversato appieno gli anni

60/70 dell’arte milanese, conoscendone alcuni

dei principali protagonisti e facendosi notare tra

il 1969 e il 1972 con due personali alla galleria

Barbaroux di Milano, uno dei templi della pittura

figurativa novecentesca.

Le 45 opere esposte a Milano, la maggior parte

disegni a carboncino o inchiostro su carta realizzati

tra gli anni Sessanta e il 2004, sono divise

su quattro sezioni: ritratti e nudi femminili, paesaggi

e figure morte, Sequenze e dipinti di arte

sacra.

Il corpo più ampio delle opere esposte – molte

delle quali mai esposte sino ad ora - sono 20 disegni

su carta fra ritratti di donne e nudi femminili.

Il secondo gruppo comprende 11 lavori, tutti

realizzati tra gli anni Sessanta e ottanta dei quali

9 su carta e 2 studi su tela, dove è chiara la vocazione

informale dell’artista.

Le ultime due sezioni della mostra sono composte

da 8 Sequenze, disegni astratti su carta e su

tela degli anni Novanta, approdo all’astrazione

pura dove ciò che conta non è più il racconto ma

l’immagine, e da 6 opere di arte Sacra, cinque

su tela e un disegno su carta applicato su tavola,

nate da quell’11 settembre 2001 che ha drammaticamente

cambiato per sempre l’occidente.


FED ERICA CAPRIO G LIO -N EFER

“Le opere scultoree dell’artista

Francesco Sciacca, di

forte impatto visivo, mostrano

infinite e nuove prospettive

condotte sempre con

un percorso coerente in cui

il valore della materia si libera

in un’interpretativa ben

riconoscibile. Le sequenze

dei volti umani, sagomate

e assemblate dall’artista

Sciacca con intensa emotività

e sentimento, raggiungono

un risultato di sicura

padronanza della tecnica e

di essenza creativa. I vari

materiali da lui riciclati e u-

sati, quali il legno delle barche

e il ferro arrugginito si

esprimono in una manualità

evidente, dove la contrapposizione

stessa della

materia, crea un effetto tridimensionale molto suggestivo.”

MOSTRA D'ARTE

DAL 20 AL 31 OTTOBRE 2020

FED ERICA CAPRIO G LIO -N EFER -M ASSIM ILIAN O G ISSI

FRAN CESCO SCIACCA -D AN IELA RO SSO -Prin

“Poetessa del colore e del disegno,

l’artista Federica Caprioglio

si dedica ad un filone fantasioso

in cui i soggetti della natura

prendono vita e forma in

una visione umana ricca di bellezza

ed armonia unica. Con

uno stile rinnovato e con una

costruttiva di realtà figurativa,

ella realizza opere dal sapore

fiabesco dove tutto come per

incanto splende di vibrazioni

cromatiche e di stati d’animo.

Attraverso un tratto pulito e delicato

il linguaggio artistico della

Caprioglio esprime sensazioni

e riflessioni continue in grado di

suscitare al fruitore un senso di

serenità interiore.”

FRA N C ESC O SC IA C C A

“C ertezze in bilico” -2016

Legnidibarca,ferro bruciato,

fildiferro,vecchio chiodo

e coperchio diplastica -cm 53 x 60

“D iverse prospettive” -2018

A cquerello su carta -cm 30 x 60

TesticriticidiM onia M alinpensa

(A rt D irector -G iornalista)

L’artista Massimiliano Gissi

segue un filone pittorico

coerente che si avvale

della tecnica ad acquerello

e matita con precisa

e vivace scansione tonale

e bravura segnica; l’opera

è armoniosamente equilibrata

sia nei rapporti formali

che in quelli chiaroscurali.

I suoi soggetti entrano

a far parte di una

fantasia di ricerca che si

carica di significati e simboli

narrativi altamente fascinosi.

L’abilità del disegno

e la luce, notevolmente

filtrata, annunciano

una tematica originale che si trasforma in un messaggio costante di contenuti.”

D A N IELA RO SSO -Prin

“Pescou” -2019 -O lio su tavola -cm 50 x 40

“Attenta osservatrice l’artista Daniela Rosso, in arte Prin, interpreta la figura

umana con una carica emozionale intensa e con vivo temperamento tanto

da mettere in evidenza una vibrante e personale contemplativa.

Ella trasforma i suoi dipinti in una felice sintesi figurativa dove l’elemento

chiaroscurale e i rapporti tonali ci regalano esaltanti effetti di luce, movimento

e poesia. La Prin ama comunicare attraverso la sua pittura stati

d’animo e sensazioni.”

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

M A SSIM ILIA N O G ISSI

“D raco” -2019

Tecnica m ista su carta -cm 30 x 20

Mostra a cura di Monia Malinpensa

reFerenZe e QuotaZioni presso la Malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

O RA RIO G A LLERIA :D A L M A RTED I A L SA BATO D A LLE 10,30 A LLE 12,30 -16,00 A LLE 19,00


90

I Tesori del Borgo

DelIa:

là dove i canti risuonavano in lamenti...

là dove il sole ha dato parola agli uomini

di angela Di noto

delia è un borgo situato a

447 mt. su l.m. nel cuore

dell’entroterra siciliano, a

Sud ovest del territorio della

provincia di Caltanissetta

cui appartiene, e conta una popolazione

di circa 4.600 abitanti.

dai maggiori centri, si giunge a delia attraverso

l’autostrada a19 (pa-CT) e la

SS che collega Caltanissetta ad agrigento.

Se il viaggio non è la meta ma il percorso

per giungere ad essa, mai, come in

questo caso, tale percorso, da ovunque

inizi, è già la meta. abbandonate le linee

di costa, antropizzate ma pur sempre mai

in grado da far tacere i fluorescenti colori

della luce siciliana, quei riverberi turchesi

del mare e quei riverberi verdi della natura

addomesticata, si viene proiettati su

una fantastica retta, che per centinaia di

chilometri viaggia dentro una natura selvaggia

e quasi incontaminata. Che siano

affascinanti calanchi o pizzi e declivi

brulli e scoscesi o dolci pendii a pieno

orizzonte, in estate, si attraversa un quadro

la cui accecante gamma di gialli fa

smarrire ogni cognizione di tempo, ogni

cognizione di luogo. Si è nel regno del

Sole.

L’orografia di delia è caratterizzata da

dossi. L’orizzonte spazia tra le linee dei

monti delle Madonie, la vetta dell’etna,

ed un sinuoso degradare di colline che

raggiungono il mare.

La carta del 1830 riporta in modo poetico

la distribuzione delle contrade, localizza

le cinque chiese, il castello Normanno e

i mulini, e ci racconta le colture agrarie

del territorio.


Le contrade di delia, oltre ad essere fertili

terre, sono state luoghi di antica antropizzazione

fin dall’età del bronzo. Tra

le diverse testimonianze archeologiche ritrovate

emerge una forte e diffusa presenza

di epoca romana. ritrovamenti di

manifattura araba, nel castello Normanno,

confermano anche una presenza islamica

e l’incendio che lo distrusse ha confermato

la testimonianza dell’avvicendarsi

del potere normanno. Varie le vicissitudini

di questo maniero, l’ultima ricostruzione

è della fine del XV sec. in cui raggiunse

la fase di massimo ampliamento,

ma, già alla fine dello stesso secolo, pozzi

e cisterne furono trasformati in butti. La

porzione che oggi permane rimanda alla

tipologia di un castello, infine, destinato

ad usi militari.

delia è una delle agro-città di Sicilia, fondate

nel XVII sec e“nasce”come baronia

dei Lucchesi nel 1597. Ma la sua storia,

era iniziata molto tempo prima. Nel 1271

Carlo d’angiò concedette il demanio del

casale di delia. Tale casale sorgeva nell’attuale

piazza Castello, proprio là dove

si suppone l’esistenza della mansiones

romana, la statio petiliana, e ne avalla l’esistenza.

Le staziones erano delle mansiones

importanti, installate lungo le principali

strade dell’Impero. Un quadro abbastanza

completo, almeno fino al IV sec.

d.C., della viabilità romana, la fornisce

l’itinerarium antonini, costituito da una

raccolta di itinerari scritti, con le località

e le distanze fra le stazioni. Tra gli itinerari

dell’antonini, quello che ci riguarda,

è l’itinerario Catina agrigentum, perché

è lungo questo percorso che si ritrova il


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toponimo di Stazio petiliana.

Molti studiosi (Vito Maria amico, adolf

Holm, etc) localizzano la Stazio petiliana

a delia, altri non concordano sul percorso.

Una testimonianza storica credibile

proviene da pietro Carrera (1571-1647), in

cui attesta, ancora ai suoi tempi, la presenza

a delia di una Hospitatoria Tabaerna

petiliana, a conferma che nei pressi

ci doveva essere anche la Statio.

Sull’origine del nome delia varie le ipotesi:

una variazione etmologica della denominazione

petilia; derivazione dal fatto

che petiliana era ornata di un tempio sacro

a diana; traduzione all’arabo dalyah

cioè vigna. In ogni caso è un bel nome e

soprattutto contiene quella “e” che tanto

caratterizza il dialetto di delia in cui quasi

tutte le consonanti vengono sostituite o

accompagnate dalla consonante “e”. Un

linguaggio che balla continuamente con

la consonante più solare che abbiamo.

Il più storico tra gli eventi di delia è la

celebrazione della Settimana Santa che

viene, da sempre, rappresentato su spazi

pubblici. Il Venerdi Santo è gran parte del

paese che diventa la scena del teatro e la

sera, davanti la Madrice, si raccolgono gli

anziani Cantori dei lamenti. Quei suoni

gutturali, provenienti dalle rughe di visi

segnati dal sole, che nella buia e fredda

notte, intonano alla morte con viscerale

disperazione è il contrappasso di quellesplendide

e sfolgoranti cromie di gialli

dei territori assolati. È in questa dualità

cruda, in questa bellezza arcaica, che forse

è proprio racchiusa l’essenza della

gente del sud.

Molti sono i piatti tipici della cucina locale,

ma di certo il dolce che appartiene

a delia, è sua maestà la cuddrureddra. Un

dolce dagli ingredienti semplici ma dalla

notevole perizia di realizzazione.

angela di Noto architetto

angidinoto@gmail.com


Biografie d’Artista

a cura di Marilena Spataro

Roberto Tomba

Nato il 6 novembre 1945 a Bologna, dove vive e

lavora, Roberto Tomba, già all’età di 6 anni

esegue tre acquerelli sotto lo sguardo stupito

di una cugina pittrice, ottenendo successo in

famiglia. Poi non se ne parlò più. Alle scuole medie fu un

pessimo scolaro in disegno, e siccome al liceo classico non

c’era l’ora dedicata a questa disciplina, riprese i pennelli

per conto proprio. Racconta con verve ironica l’artista:

«Dato che i figli crescono anche perchè disobbediscono ai

genitori, ripresi a dipingere a intervalli s’intende, perchè

decisi di fare il medico e poi lo psichiatra e infine lo psicoterapeuta,

che delle “ragioni del cuore” si occupa e di quelle

“teste” alle quali mio padre cappellaio invece provvedeva

attraverso berretti e cappelli». E tornando agli esordi della

sua carriera, ricorda: «Dopo i vent’anni proposi al giudizio

di una giuria di esperti un mio “crocifisso” e un “interno

di chiesa” per l’ottava biennale di arte sacra organizzata a

Bologna. I frati dell’ “ANTONIANO” bocciarono i due

quadri senza pietà e credo oggi che avessero ragione; ciò

nonostante ho ripreso a dipingere con maggior lena ....». Attratto

da libri, insetti, poesia, corpo umano e politica, Roberto

Tomba si è ritrovato nello stesso tempo a meditare e

medicare, rincorrendo il collegamento fra psiche e soma.

Attraverso la sua professione, segnata prima da una formazione

psicoanalitica individuale, successivamente da

esperienze legate al “GRUPPOANALISI”, l’artista ha capito

che usare i pennelli è esercitarsi in una sorta di linguaggio

complementare, modalità espressiva integrante divenuta

indispensabile per esprimere gli stati d’animo più difficili

da trasmettere. «Disegno e pittura - sottolinea il pittore

bolognese - sono divenuti strumenti necessari per fissare i

passaggi di una faticosa crescita. Dopo diversi anni di pittura

solitaria, sono uscito dalla nicchia nevrotica osando

esporre le mie opere in Italia e all’estero in mostre personali

e poi anche collettive».

Hanno scritto di lui, tra gli altri:

Alberto Gross, Anna Rita Delucca, Marilena Spataro.

“Il diavolo a dondolo” - acrilico su tela


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Nostos ed erranza

Il canto delle sirene

Mostra a cura di Marilena Spataro

Dal 22 agosto al 4 settembre 2020

Mario Zanoni

giovanni Scardovi

Nicoleta Badalan

grazia Barbieri

Porto turistico di Roma - Locale 876 - cell. 329 4681684

galleriaesserre@gmail.com - www.accainarte.it


Tiziana Bortolotti

Maurizio pilò

roberto Tomba

accompagnato dal Nostos, Ulisse vive nel viaggio

di ritorno ad Itaca la sua erranza.

dovrà affrontare prove rischiose, una navigazione

difficile e carica di tempeste e tentazioni.

Ma la sua arguzia gli permetterà di ascoltare indenne

il letale canto delle sirene, che porta alla morte chi

l’ascolta.

eroe dell'attesa, si avventura nella mancanza e dà parola all'assenza,

sfida il fato avverso con arguzia diventando voce narrante

ed epica del suo ritorno.

esseri metà donna e metà pesce, le sirene, demoni marini, ammaliano

i naviganti col loro canto, ma non l'astuto Ulisse che

impedisce ai compagni con la cera l'ascolto della fatale armonia.

Così le sirene diventano sinonimi di donna fatale il cui femminile

incarna con la bellezza della voce seduzione e tentazione

che appartengono a chi sfida con le immagini o altre forme

dell’armonia la fatalità dell’estasi.

La navigazione è simbolicamente viaggio nell’imponderabile,

perciò viaggio nell'erranza compagna dell'errore, dove si avventurano

le immagini di queste visioni e di questa mostra che

ci ricorda che molte scoperte nascono dall'errore, perchè nell'errore

è riposto un altro possibile.

Giovanni Scardovi

eleonora dalmonte

elena Modelli


9

abiennale d’arte

internaZionale

a Montecarlo

12-13 GiuGno 2021

pittura, scultura, Mosaico, ceraMica, bassorilieVi, incisioni, GraFica,

acQuerello, FotoGraFia e opere realiZZate al coMputer.

La Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia organizza la 9° Biennale d’Arte internazionale a Montecarlo 2020, affiancata da

una giuria composta da critici d’arte, collezionisti, giornalisti, editori, fotografi, artisti e galleristi, vengono selezionati con scrupolosità,

impegno e professionalità, artisti nel vasto panorama artistico a livello internazionale. è una manifestazione d’arte di

grande risonanza e di importante livello artistico culturale grazie anche alla vasta pubblicità che viene fatta su diverse riviste internazionali

specializzate nel settore. Si può partecipare o per il tema libero o per quello fisso. Dieci artisti per il Tema Fisso verranno

premiati, durante il vernissage, con un trofeo realizzato appositamente per l’occasione. La Biennale è patrocinata

dall’Ambasciata Italiana nel Principato di Monaco. L’esposizione delle opere selezionate, una per ogni artista, si terrà a Montecarlo

il 12 e 13 Giugno 2021 nelle sale Theatre dell’Hotel Metropole.

teMa libero e teMa Fisso:

“l’arte in ViaGGio alla scoperta dell’aMbiente”

Il cambiamento climatico, il riscaldamento globale, le alluvioni in aumento, la siccità e il mare, con più plastica che pesci, sono i

disastri ambientali che purtroppo stiamo vivendo e subendo con tutte le serie conseguenze che ne derivano. Il rischio di estinzione

per alcune specie animali, i carboni, i petroli, i gas, i mari che stanno diventando più caldi e più acidi, i ghiacciai che

stiamo perdendo e la plastica da eliminare, tutto questo è una vera e propria minaccia. Il nostro pianeta sta bruciando e neanche

così lentamente come pensiamo. Si è realisti e non catastrofisti è questo il messaggio del tema fisso, il rapporto tra uomo e

ambiente con le sue varie problematiche ma anche con la sua immensa bellezza. Da parte degli artisti, con il loro viaggio nella

natura e soprattutto con la loro sensibilità, vedremo lo sforzo, l’ideazione e la voglia di migliorare e cambiare le condizioni ambientali

per ritornare a sperare. Le opere, intrise di unicità ed originalità, si fonderanno in profondi stati d’animo emozionali e

suggestive sensazioni, indice di un fare arte sincero, Impegno e libertà creativa si esprimeranno in merito per sprigionare l’essenza

dell’uomo-artista.

con il patrocinio dell’aMbasciata italiana nel principato di Monaco

TROFEO REALIZZATO DAL MAESTRO

uGo nespolo PER 10 ARTISTI

PREMIATI DEL TEMA FISSO

a Torino dal 1972

by

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra 51 - 10138 - Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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Galleria Ess rrE

Arte moderna e contemporanea

galleriaesserre@gmail.com - cell. 329 4681684

Giuseppe Trentacoste

“Boxe” - 2020 - Tela piegata - cm 80 x 90

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


antonio Murgia

“FIRE AND ICE” - cm 160 x 120

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