La Rivista dei Ragazzi: Il mare ti parla
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lL MARE
Tl PARLA
FUMETTI GIOCHI E AVVENTURE PER TENERTI COMPAGNIA!
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Una rivista autoprodotta
realizzata da scrittori e poeti,
disegnatori e fumettisti
per tenerti compagnia!
2
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ILLUSTRAZIONE DI LORENZO SABBATINI
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
IL MARE
TI PARLA
ILLUSTRAZIONE IN COPERTINA DI ANTONIO GEMMI, COLORI PATRIZIA COMINO
È così grande, immenso...
mozza il fiato.
Riesci a ricordare la prima volta
che hai visto il mare?
L’immensità e il profumo
salmastro, il timore e la frenesia
di farne parte, la gioia e la paura
di tuffarti fra gli spruzzi!
Ma quanto è grande il mare?
Dove finisce?
Quante storie nasconde, quanti
segreti?
Quanti pirati e marinai l’hanno
solcato?
Quante cose brulicano e
guizzano e nuotano laggiù a
nostra insaputa?
Quanti pesci e coralli e conchiglie
e sassi, molluschi, stelle marine e
alghe? Ci pensi?
C’è tutto un mondo sommerso
e segreto sotto quella distesa
infinita!
Siamo tutti nati dall’acqua: i primi
nove mesi dentro la pancia della
mamma li hai passati a nuotare.
Forse per questo senti il richiamo
quando sei davanti al mare.
O nella sua voce prigioniera
dentro a una conchiglia.
E anche adesso, anche se è
lontano, se chiudi gli occhi forse
sentirai il suo profumo e la sua
voce.
Ascolta bene: il mare ti parla.
PER DI QUA
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
CIAO CIAO!
RIECCOMI QUI!
INDICE
4
Benvenuto 3
Indice 4
Bea & Buk 6
La beffa di Martin pescatore 11
La Cameretta 12
Il protettore del mare 17
I Sorelli Tiribili 22
C’era una volta in cucina 25
La Foresta Magica 25
Oggi ti consigliamo... 28
Crow’s Village 28
Albert 29
Monellerie Tiribili - il poster! 30
Il dizionario delle parole inesistenti 32
Fulgenzio 32
Il mare ti parla 33
Birdwatching 34
Dalla parte di Achab 35
Nicola figlio del mare 41
Il messaggio nella bottiglia 51
Nel mare c’è un mondo... 54
La casa sull’albero 55
Colophon e arrivederci 58
Pubblicità! 60
* Martina, di Paola Patrizi, ti farà compagnia a pagg. 5, 16 e 53
Il poster a pagina 30 è di Patrizia Comino
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
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MARTINA, DI PAOLA PATRIZI - COLORI DI PATRIZIA COMINO
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
BEA & BUK DISEGNI DI ANTONIO GEMMI - COLORI DI PATRIZIA COMINO - STORIA DI GIUSEPPE IACOBACI
6
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
La beffa di
Martin pescatore
DI GIUSEPPE IACOBACI
Lassù sopra l’onda
la barca galleggia
l’aringa alla fonda
osserva e boccheggia
Martin dalla pila
prende un bel verme
Vincenza infila
sull’amo l’inerme
Verdiana verdesca
già passa la voce
“attenti a quell’esca:
c’è l’uomo feroce!”
Diluvia pastura
e il sapido intruglio
di fame e paura
accende subbuglio
L’aguglia Adalgisa
da subito ha scorto
l’insidia ed avvisa,
“Se abbocchi sei
morto!”
i branchi si stringono
in fitta riunione
e insieme decidono
il piano d’azione
Mimì pescesega
e il granchio Michele
lei affila, lui frega
la sega e le chele
la truppa del mare
con pinne si sbraccia
si dà un gran da fare
chi taglia, chi allaccia
Johnny la carpa
dall’ombra dei fossi
porge una scarpa
ai gamberi rossi
Là sopra la lenza
si tira e si tende
riavvolge Vincenza
Martin la riprende
Si grattan la testa
perplessi i due ceffi
e i pesci fan festa
fra bolle e sberleffi
Sul piatto né orata
né sogliola o triglia
stasera in famiglia
soltanto insalata!
11
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
La Cameretta
scrivi a rivistaragazzi@gmail.com
HAI MAI ASCOLTATO
LA VOCE DEL MARE?
COSA TI DICE?
NON
ENTRARE!
12
Secondo me il mare parla con
noi umani, anche se in un modo
che non riusciamo a capire,
soprattutto quando siamo attenti
e pronti ad ascoltarlo. Ho provato,
una volta, a mettermi seduta sulla
riva ad ascoltare il mare, con
le sue onde e i suoi rumori che
possono rivelarci segreti se siamo
pronti a tendergli l’orecchio. Io
penso che se il mare parlasse
rimprovererebbe gli adulti per
come lo trattano e chiederebbe
a noi bambini di aiutarlo a
ritornare limpido come una volta
e ci chiederebbe anche di non
commettere lo stesso errore dei
più grandi, cioè di non inquinarlo.
Cecilia (10, Mirandola)
Secondo me il mare parla e lo fa attraverso
le onde: sono agitate quando è arrabbiato,
mentre altre volte è un po’ triste. Quando è
calmo è felice ed è pronto ad accoglierci e
ad abbracciarci con affetto. Ci parla di chi
lo vive, o di come noi umani lo proteggiamo
o lo roviniamo.
Ci parla delle bellezze che tutti noi
potremmo ammirare come i coralli, ci
dice che nel passato sono affondate
delle navi da trasporto e ci racconta dei
tesori sommersi come ad esempio statue
o proprio i tesori dei pirati. Il mare ci
chiede di smettere di inquinarlo perché
altrimenti lui senza volerlo si espanderà e ci
sommergerà.
Ecco secondo me cosa dice il mare.
Federico (9, Roma)
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
In quel momento si stava alzando il vento e
le onde si ingrossavano. A quel punto udii
il mare, era come arrabbiato. Si scontrava
contro gli scogli in maniera rude. La sua voce
emetteva gorgoglii incomprensibili ma si
capiva bene che era offeso. In quel momento
era come se ce l’avesse con noi umani per
tutto quello che gli abbiamo fatto in questi
ultimi tempi. Come se ci rimproverasse di
quanto l’abbiamo sfruttato. Le sue gocce mi
colpivano in faccia dandomi fastidio... forse
era quello lo scopo... In ogni paese che
costeggia raccoglie storie diverse poi quando
bagna i miei piedi, prova a raccontarmi le sue
vicende, ma io così attratta dalle sue acque
e dal suo manto cristallino non resisto e mi
butto tra le onde con le sue storie che non
conoscerò mai fino in fondo.
Annie (10, Stroncone)
Il mare mi dice “ciao Giacomo,
come stai? Spero vada tutto
bene”. E io rispondo “Mare sto
bene e tu come stai?”. Lui mi
dice che protegge i pesciolini
nell’acqua, anche le balene. I
pesci sono buoni ma possono
arrabbiarsi quando trovano la
spazzatura nel mare. Il mare mi
racconta di quando i pesciolini
non vogliono saperne di
addormentarsi e allora lui canta
la ninna nanna per tutti. A volte il
mare ha delle belle onde potenti
e alte e mi invita a fare il bagno.
E’ molto gentile il mare. Io mi
prenderò sempre cura di lui e
porterò presto il mio fratellino
Tommaso a conoscerlo.
Giacomo (6, Cavallirio)
13
la Bea vera (5, Terni) colora la sua omonima
a fumetti disegnata dal papà Antonio Gemmi
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Il mare ci parla, ci dice che è più forte e
astuta Madre Natura di qualunque uomo; il
mare ci parla attraverso eventi catastrofici,
come mulinelli, correnti, tsunami, maremoti…
ci parla dimostrando di essere più forte di
qualunque essere umano.
Ci regala anche molte cose incredibili, nel
2013 in Lettonia si è formato un gorgo che
ha inghiottito moltissime lastre di ghiaccio e
anche molta terra. Nel 1912 il transatlantico
RMS Titanic andò a sbattere contro un
iceberg e affondò nel giro di due ore. Però è
possibile prevedere le catastrofi e salvarsi:
nel 2004 una bambina britannica di nome
Tilly Smith ha salvato un’intera spiaggia dal
tremendo tsunami!
Il mare oltre a essere disastroso è anche
misterioso e meraviglioso.
14
Cecilia Castellini (10, Mirandola)
Valerio (9, Pizzighettone)
Ho sentito il sussurro, la musica del mare,
ma mai le parole. Se avesse una voce per
me sarebbe serena ma malinconica.
Nonostante non parli mi da un senso di
serenità e abbandono. Quando lo guardo
ho pensieri vuoti.
Per tutto questo amo il mare.
Beatrice (12, Camaiore)
ILLUSTRAZIONI DI PIA TACCONE
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Per me il mare ha sempre cercato di dirci qualcosa, ma la sua voce è come incatenata, e dalla
sua bocca non esce altro che un continuo respiro regolare. Poi ci sono le volte in cui il mare ha
il fiatone, il respiro si fa più affannato e di conseguenza le onde si alzano.
Il mare sa bene che è una situazione gravissima... vi è mai capitato di sentire notizie su
tartarughe marine morte per aver mangiato borse di plastica? O di delfini con la bocca serrata
dagli imballaggi delle lattine? Quelli sono i messaggeri che il mare ci manda, ma ormai non sa
più cosa inventarsi e intere specie di animali potrebbero scomparire! Spetta a noi il compito di
ascoltare il mare e fare ciò che ci supplica!
Marco (13, Trissino)
È stato mio nonno Sergio ad insegnarmi ad
ascoltarlo e a parlargli. Ha sempre detto che il
mare è il custode di storie, leggende e racconti
che aspettano solo di essere scoperti. Da allora,
io ed il mare parliamo molto spesso: è come se
fosse il mio migliore amico. Posso venire da lui
sia quando sono felice che triste perchè gli piace
ascoltare le mie storie divertenti, e sa anche
farmi riflettere. A volte penso che lui, riesca a
farmi essere veramente sincera perchè, quando
gli parlo, mi rispecchio nelle sue acque e riesco a
vedere nella profondità del mio cuore: il mare sa
essere magico.
Aloisia (12, Bari)
Il mare mi dice…
Riccardo aiuto!!! Salvami dall’
inquinamento. Salva anche i miei
amici pesci. Non se ne possono
andare. Aiuto aiuto !!!
Io rispondo…
Mare ci sarebbe un modo per
salvarti. Si dovrebbero convincere
tutte le persone a non buttare le
cose nel mare.
Riccardo (8, Palermo)
15
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Martinaaaaaaaaa!!!!!
ho passato ora
lo straccio!
NeFFuno può fermare
l’agente
VVeroVVerodiciaFFette!
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MARTINA, DI PAOLA PATRIZI - COLORI DI PATRIZIA COMINO
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
ILLUSTRAZIONI DI CHIARA MACCHI E LUISA MAZZONE
Il protettore
del mare
DI DAVIDE MOROSINOTTO
Chiamatemi Ish-Mah-El.
Io sono Colui che Nuota nel Profondo.
Il Nemico della Grande Piovra.
Il Cantore degli Abissi Neri.
Molti anni fa, non importa esattamente quanti, ero invece soltanto un
cucciolo che viveva ancora con il Branco delle Donne.
Mia madre era la Grande Madre: guidava tutta la comunità alla ricerca dei
mari più pescosi e si immergeva per prima nelle terribili battute di caccia
che quelli della mia specie affrontano ogni giorno, laggiù nel buio, nelle
silenziose profondità dell’oceano. Eravamo felici, avevamo acqua in cui
nuotare e pesci da mangiare, ci sentivamo i signori del mare.
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
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Poi cominciò la Guerra dei Maligni.
Avevo già conosciuto i Maligni: fin da piccolo avevo sentito il rombo dei
loro respiri, e avevo rischiato di soffocare ingoiando la sporcizia che
rovesciavano in mare.
Ma la Guerra fu tutta un’altra cosa.
I Maligni che navigavano sulle nostre teste si facevano sempre più grandi,
avevano la pelle dura come la roccia. Il loro rumore sovrastava gli schiocchi
dei nostri baci, i baci che quelli della mia specie usano per trovare il cibo
e per orientarsi nei labirinti oscuri.
La cosa più terribile dei Maligni però non erano i rumori, o l’odore disgustoso
che si lasciavano alle spalle, bensì i loro denti-vulcano. Li sputavano da
bocche enormi, sia sotto al mare che sopra, nei Regni del Cielo, e questi
denti attraversavano l’aria e l’acqua e sembravano stelle, bruciavano di
una luce crudele che continuava anche nelle profondità del mare, tanto
che persino l’oceano impiegava molte ore per spegnerli e sconfiggerli.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
— I Maligni sono il Male in forma
solida — cliccava mia madre,
spedendomi piccoli baci attraverso
l’acqua. — Devi fare attenzione, perché
per loro noi balene siamo niente. Anche
l’oceano per loro non è niente. Sono interessati
soltanto a uccidere e distruggere. Non hanno
pietà.
Perciò il Branco delle Donne, quando vedeva un
Maligno, fuggiva. Nuotavamo lontano, o meglio ancora ci
immergevamo e scendevamo nel grande blu, dove i Maligni
facevano più fatica a seguirci.
— Se qualcuno vede un Maligno — cliccava ancora mia madre — deve
avvisare il resto del branco, e poi via, in fretta. Senza guardarsi indietro.
Mia madre era la Grande Madre e aveva sempre ragione, ma delle volte
anche questo non basta.
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Una notte il Branco delle Donne dormiva, tutti in verticale e vicini, le code
verso il fondo e i nasi puntati al cielo.
Come sempre noi cuccioli ci eravamo rifugiati al centro, e le femmine
stavano tutto interno, per proteggerci.
A un tratto il mare risuonò del ringhio dei Maligni in avvicinamento. Erano
quattro o cinque, molto grossi, e dal modo in cui gridavano la loro rabbia, e
riempivano il mare di spuma, era chiaro che si preparavano a combattere.
Una delle donne, El-Za-Beth, cliccò l’allarme. C’era solo un problema: io
dovevo prendere fiato. Erano quasi due ore che non respiravo, ero solo
un cucciolo, non ne potevo più. E dire che mia madre si raccomandava
sempre: — Prima di andare a dormire, Ish, devi respirare, se no poi ti
scappa durante la notte.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Io di solito la ascoltavo, quella volta
no, e adesso in effetti mi scappava
da morire. Dovevo, assolutamente,
arrivare in superficie.
— Branco — cliccò mia madre — fuggite
giù nel nero, seguendo la corrente
fino all’alba. Io e Ish vi raggiungiamo.
Le altre donne obbedirono, presero
i loro cuccioli e nuotarono via, e io
invece cominciai a risalire verso la
superficie per prendere fiato.
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Mia madre mi accompagnò, non mi avrebbe mai lasciato solo, non con i
Maligni così vicini.
Spuntò lei per prima, per controllare la situazione, intanto i Maligni
combattevano, denti-vulcano volavano da ogni parte, nel cielo splendevano
migliaia di soli infuocati.
— Sbrigati — ordinò mia madre — metti fuori soltanto il naso.
E io lo feci. Mi riempii i polmoni d’aria, e stavo già per tornare di sotto,
quando uno dei Maligni lanciò un dente contro mia madre.
Sentii il suo grido di dolore, e lei si contorse tutta, come fa la Grande
Piovra quando le azzanno un tentacolo, poi annusai nell’acqua l’odore del
suo sangue.
— Corri, Ish — cliccò mia madre spedendomi i suoi ultimi baci. — Corri
lontano.
Ma io non potevo lasciarla sola. Non le ubbidii, e restai con lei, cliccandole
piano il mio amore mentre i Maligni continuavano a combattere, non si
erano accorti di nulla i maledetti.
Quando mia madre morì, impazzii per la rabbia e mi precipitai contro
il Maligno assassino che l’aveva uccisa, picchiai la fronte contro il suo
guscio per farlo affondare.
Ci riuscii. Fu la mia forza, o forse i denti-vulcani che i suoi nemici gli
avevano vomitato addosso, fatto sta che il guscio si spezzò e la creatura
scivolò nell’abisso.
Rimasi lì a guardarlo finché lo vidi incagliarsi sul fondo del mare.
È da allora che vivo qui.
Solo.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Non ho mai più cercato il Branco delle Donne, e quando negli anni ho
incontrato qualcuno della mia specie, magari un gruppo di giovani maschi,
li ho sempre scacciati a costo di lottare con loro.
La mia presenza tiene lontani gli squali e i pesci più piccoli, e tutti nel
grande oceano sanno che, se si avvicinassero, non avrei problemi a farli a
pezzi coi miei denti.
Alcuni di certo mi chiamano pazzo, o balena crudele, ma non è vero.
Anche se non lo sanno, lo faccio per proteggerli.
Infatti, per qualche ragione che ancora non so spiegare, il Maligno non
è morto del tutto. Dentro il suo guscio vuoto è racchiusa qualche forza
misteriosa e orrenda. Percepisco il suo calore, riscalda la corazza del
mostro e l’acqua tutto intorno.
È un calore che non appartiene all’oceano e che è velenoso e oscuro.
Io lo so. Anche se è morto da molto tempo, il Maligno è pericoloso.
E io ho li dovere di difendere il mondo dal suo maleficio.
Da quando sono successi questi eventi sono passati molti anni, e io ho
sempre difeso l’oceano da questa forza assassina.
Posso farlo perché sono diventato forte, ormai, e potente.
Io sono la Grande Balena.
Sono Colui che Nuota nel Profondo,
Il Nemico della Grande Piovra.
Il Cantore degli Abissi Neri.
Il Guardiano del Maligno.
Il Protettore del Mare.
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
I SORELLI TIRIBILI DISEGNI DI PATRIZIA COMINO, STORIA DI GIUSEPPE IACOBACI
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
C'ERA UNA VOLTA IN CUCINA
TESTO E ILLUSTRAZIONI DI VALENTINA SCANNAPIECO
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LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
La foresta
magica
DI
ANDREA ANGIOLINO
CIAO RAGAZZI!
ECCOVI QUALCHE GIOCO DA FARE ALL’APERTO,
ANCHE RESTANDO A DISTANZA
E SENZA TOCCARSI.
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Il Mimo Segreto
Sapete agire in segreto senza farvi scoprire?
Avete occhio di falco per capire chi cerca di
ingannarvi?
Si gioca in cinque o più; sorteggiate chi sta sotto,
che dovrà allontanarsi; gli altri intanto decidono in
segreto chi di loro è “la guida”.
La guida fa un movimento qualunque, come toccarsi
un orecchio, saltare a piedi uniti, battere le mani...
Gli altri devono fare subito lo stesso, senza far
capire chi stanno imitando.
Chi sta sotto deve indovinare chi è la guida. Ha due
tentativi: se ci riesce, sarà la guida ad andare sotto
al nuovo turno, se invece sbaglia due volte torna
sotto, mentre gli altri scelgono una nuova guida.
Se si gioca in otto o più, chi sta sotto ha tre
tentativi anziché due.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
LA PISTA PER BIGLIE O TAPPI
ILLUSTRAZIONI DI VALENTINA CAPELLINO
La corsa ciclistica a colpi di dito, per due o più giocatori, è un
grande classico dei giochi all’aperto.
Se siete in spiaggia, scavate nella sabbia una pista piena di curve
larga due palmi, chiusa ad anello. Può avere salite, discese, ponti,
gallerie... Potete decorarla con conchiglie, bandierine o ciò che
preferite. Procuratevi una biglia per giocatore, di quelle grandi di
plastica, mezze trasparenti.
Sorteggiate l’ordine di partenza e segnate la linea del traguardo
in un rettilineo. Quando tocca a lui, il giocatore vi mette sopra
la sua biglia e la colpisce con una “schicchera”: cioè con uno
schiocco dell’indice, trattenuto col pollice e lasciato andare di
colpo. Quando tutti hanno tirato, si ricominciano i turni: tira
prima chi è più avanti e poi gli altri in ordine di posizione. Se
una biglia va fuori pista, il colpo è nullo e si rimette dov’era
prima. Se ne colpisce un’altra e la butta fuori, la si rimette sul
bordo dove è uscita.
Il primo che completa il giro e attraversa il traguardo senza
uscire di pista vince. Ma se qualcuno non ha ancora tirato,
finite il turno: se più di uno taglia il traguardo, vince chi va più
lontano.
Su asfalto o cemento, disegnate la pista con un gessetto.
Ognuno usa un tappo a corona, da succo di frutta o birra.
Per riconoscerlo vi incolla dentro la foto del suo ciclista/
personaggio/animale preferito. Si gioca come con le biglie.
Il tappo si posa sull’asfalto con l’interno in alto: se tirando
si ribalta il lancio è nullo, come se fosse uscito di pista.
(Se volete conoscere altri giochi del genere,
leggete il libro “Ai bambini basta niente per
giocare” di Andrea Angiolino, Gallucci editore!)
27
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Oggi ti consigliamo...
due libri una serie tv un cartone
Viva le ragazze!
/ Viva i maschi! Chiamatemi Anna Floopaloo
di S. Clochard, O. Lhote, trad. M. Vidale Su Netflix Su Frisbee
28
Gli anni delle medie non sono
facili: succedono troppe cose! A
chi chiedere consiglio se t’innamori?
Se il tuo corpo cambia?
Se ti senti solo, o insicuro? Con
i genitori a volte è imbarazzante,
e in rete c’è solo caos! Meno
male che esistono queste due
guide, simpatiche e divertenti:
due “manuali per crescere”,
con tutte le soluzioni a portata
di mano!
TI PIACERANNO PERCHÉ contengono
i consigli di veri esperti ma
anche di ragazzi come te, che
raccontano le loro esperienze
di vita vera!
I tuoi genitori la conoscono
come Anna dai capelli rossi, la
ragazzina innamorata dei libri
e dallo sguardo sognante che
combatte le ingiustizie e conquista
tutti con il suo entusiasmo.
I libri (ottima la traduzione
di A. Ricci, edita da Gallucci)
sono adesso anche una serie
piena di paesaggi mozzafiato e
personaggi memorabili… ed è in
preparazione la quarta stagione,
richiesta da più di un milione di
fan!
TI PIACERÀ PERCHÉ ci insegna
che si può essere molto in gamba
restando sognatori!
Le coloratissime avventure estive
dei due cugini Matt e Lisa, lui
aspirante giornalista, lei discendente
dei Sioux con un taccuino
magico, e di tutti i loro amici,
alla scoperta della misteriosa
creatura che governa i boschi: il
Floopaloo! Un cartone che conquista
al primo sguardo piccoli
e grandi.
TI PIACERÀ PERCHÉ è coloratissimo
e allegro, disegnato in maniera
deliziosa e con delle musiche
perfette (impossibile non
farsi trascinare a canticchiare
la sigla! La la lala lalaaa… ecco,
stiamo già cantando!).
CROW’S VILLAGE BY LELE CORVI
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
29
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
Monellerie!
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Parlecipante
/par.le.ci.pan.te/
sostantivo maschile singolare
Persona che partecipa ad una riunione e parla!
Il dizionario
delle parole
inesistenti
Es: Patrizia ha presentato la “Rivista dei ragazzi”
al Betty B., la Festa del Fumetto e della letteratura
per ragazzi a Spilamberto, e c’erano tanti parlecipanti!
Parola inventata da Federico, 9 anni (ma quando l’ha inventata ne aveva 7), Roma
Hai inventato anche tu una parola inesistente? Inviacela a: rivistaragazzi@gmail.com. La inseriremo nel dizionario!
32
FULGENZIO DI PINO CREANZA
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
Giocoso m’increspo
ti racconto di pirati
marinai e pescatori
innamorati sotto lune sognanti
rabbioso tossisco
rifiuti tra la spuma
mi state avvelenando,
vi state avvelenando!
dolente mugghio
per gli uomini le donne e i bambini
venuti dal deserto
con tutti i loro sogni
e affogati nel mio ventre
ascoltami,
tuffati, guardami
tendimi la mano,
proviamo a salvarci
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
33
ILLUSTRAZIONE DI ALICE CALDARELLA
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
BIRDWATCHING IN CITTÀ...
E IN VACANZA
Il Gabbiano
reale
A CURA DI LORENZO NOTTARI
34
Ciao ragazze e ragazzi!
Questa volta punteremo il binocolo su una specie
che possiamo osservare sia in città che al mare!
Da diversi anni il Gabbiano reale frequenta i nostri
centri urbani, dove grazie al suo comportamento
forte e deciso trova cibo tutto l'anno, e costruisce
spesso il suo nido sui tetti dei palazzi che ormai
hanno sostituito le lontane scogliere a picco sul mare.
Ma andiamolo a trovare nel suo ambiente naturale: il
mare e le spiagge!
Il Gabbiano reale ha un piumaggio molto interessante,
il corpo e la testa sono bianchi mentre le ali e il dorso
sono di un bel grigio pastello.
Anche le sue dimensioni fanno capire che siamo di fronte
a una specie importante!
Può infatti raggiungere una lunghezza di 55-65 centimetri
e un’apertura alare di ben 150 centimetri.
Attorno all’occhio ha un sottile anello
rosso, colore che ritroviamo anche nella
parte bassa del becco. Questa piccola
macchia rossa serve come riferimento
ai pulli (i piccoli di Gabbiano reale)
per chiedere il cibo agli adulti!
ILLUSTRAZIONE DI PIA TACCONE
Se osserviamo Gabbiani reali con
un piumaggio scuro e marrone non
preoccupiamoci, non sono sporchi né
malati! Si tratta di esemplari giovani
che cambieranno il loro piumaggio nei
mesi successivi.
Buon Birdwatching!
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Dalla parte
di Achab
DI CHRISTIAN HILL
ILLUSTRAZIONI DI CHIARA MACCHI E LUISA MAZZONE
Il cavo si sgancia e l’AKB galleggia da solo, mentre la Melville si allontana
a distanza di sicurezza. Fred osserva la pesante gru rialzarsi, il cavo
avvolgersi, i marinai che li salutano con cenni delle mani e pollici alzati.
John sta ultimando i controlli pre-immersione.
— Portello? — dice, senza alzare gli occhi dagli strumenti che occupano la
piccola consolle alla sua sinistra.
Fred allunga la mano sopra la sua testa. È un controllo quasi inutile: sa
che è chiuso bene. Ma le procedure richiedono un ulteriore controllo e chi
è lui per protestare?
— Chiuso.
— Scendiamo,— dichiara John azionando le pompe che espellono l’aria dalle
camere di zavorra, sostituendole con acqua. Il sommergibile comincia la
sua discesa verso l’abisso.
Il fondale è a 800 metri. Ci vorrà più di un’ora.
Fred, che non ha nessuna voglia di chiacchierare col compagno, estrae il
suo telefonino e apre un gioco: deve spostare caramelline multicolore.
John gli getta un’occhiata, stringe le spalle, e si posiziona un cuscino dietro
la testa. — Abbasso le luci, — dice con tono piatto e gli occhi già socchiusi.
Non è che non stiano bene insieme. È solo che se non stanno lavorando
non hanno mai nulla da dirsi.
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Il tempo passa. La superficie del Mar del Giappone luccica con riflessi verdi
e argentati e si allontana sopra le loro teste. L’acqua è sempre più scura.
La bolla di plastica ha uno spessore di quasi venti centimetri, per resistere
alle enormi pressioni degli abissi. La temperatura scende. Fred sfrutta una
pausa tra due partite per infilare un cappellino di lana.
— Achab, qui Melville, tutto bene? — È la voce di Suzie, che coordina la
missione dalla nave di supporto. Come tutti, usa il soprannome del
sommergibile invece della sua sigla.
— Melville, Achab, meno settecento, tutto regolare, — risponde John,
sbadigliando e sgranchendo un po’ le spalle.
— Achab, abbiamo compagnia. C’è un capodoglio che è venuto a trovarci.
State attenti.
Fred e John si scambiano un’occhiata. Achab, Melville… l’associazione
mentale è automatica: —Moby Dick, — mormorano insieme, sorridendo.
In realtà c’è poco da sorridere: i cetacei spesso non mostrano simpatia per
i sommergibili e i due operatori lo sanno bene. Il giochino delle caramelle
viene messo da parte e i due uomini si preparano a svolgere la loro
missione.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
— Meno sette e cinquanta,— informa John.
— Accendo le luci esterne,— dichiara Fred.
Il buio si trasforma in una nuvola di puntini bianchi, come se una tempesta
di neve avesse circondato il sommergibile. In realtà è uno sciame di krill:
piccoli animaletti lunghi solo pochi centimetri. Ce ne sono a milioni. A
miliardi.
— Moby sarà qui per questi,— mormora John.
— Nah,— dice Fred. — È un capodoglio, non una balena…
— Se lo dici tu,— taglia corto John. — Che ne so io…
Nessuno dei due sa molto degli animali marini, in realtà. Lavorano per una
compagnia specializzata nel recupero dei relitti, ed è per questo che sono
qui: ispezionare un relitto che risale alla Guerra di Corea.
— Meno sette e novanta,— dice John.
— Sì, fondale a nove.
John aziona la valvola dell’aria compressa e la spinge all’interno dei
serbatoi di zavorra. Non molta: solo quella necessaria per portare il
sommergibile in assetto neutro, facendogli interrompere la discesa e
portarlo a rimanere sospeso a una mezza dozzina di metri dal fondale. È
un pilota esperto e riesce a percepire i minimi movimenti del sommergibile
attraverso il sedile. “Dalle chiappe,” spiega solitamente a chiunque glielo
chieda.
— Dovrebbe essere qui, alla nostra destra, — dice Fred, consultando uno
schermo.
I motori ronzano appena. Il sommergibile si sposta.
Attimi più tardi i fari illuminano lo scafo di una nave affondata. I krill si
stanno diradando, fortunatamente, perché rendevano la visione difficile.
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— Forse siamo fortunati e troviamo un’apertura abbastanza grande…—
suggerisce Fred. John muove le sue leve di controllo. Entrambi guardano
fisso di fronte a loro, alla ricerca di uno squarcio nel vecchio ferro del
relitto.
Nessuno guarda in alto. Nessuno se ne accorge.
Il capodoglio arriva in picchiata dalle loro spalle, e passa radente e poche
spanne dal piccolo sommergibile. Lo spostamento dell’acqua è talmente
forte che l’Achab viene sballottato contro lo scafo del relitto, urtandolo
con la sua struttura esterna in tubi di acciaio. I due uomini non fanno
nemmeno in tempo a prendere paura. Fred viene sbattuto contro la sfera
di plastica trasparente, mentre John urta una leva, liberando una grossa
bolla d’aria dai serbatoi di zavorra. Il sommergibile, appesantito, affonda
per quei pochi metri che gli restano e impatta con violenza sul terreno
sabbioso del fondale, adagiandosi su un fianco, proprio a ridosso del relitto
della nave. Una quantità di sabbia si alza, inglobando il sommergibile in
una nuvola marrone.
— Per la miseria,— impreca John. — Stai bene, amico?— Le cinture di
sicurezza lo tengono ancorato al suo sedile, ma ora è sospeso sopra al
collega.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Fred si sta massaggiando la fronte. Fortunatamente il cappellino di lana
ha attutito il colpo. — Ho la testa dura…
— Lo so, infatti mi preoccupa che tu abbia crepato la sfera.
I due uomini cercano di scherzare, ma c’è tensione nella loro voce. — Come
siamo messi?
— Mi sembra non ci siano danni,— mormora John. — Devo cercare di
raddrizzarci.— Spinge i motori a piena potenza, ma ottiene soltanto
qualche timido sobbalzo.
— Aspetta,— propone Fred attivando il braccio meccanico esterno. — Provo
ad aiutarti.— Punta la ganasce sul fondale, fa leva. — Prova ora.
Aiutati dalla forza del braccio, i motori riescono a rimettere il sommergibile
in piedi. I due colleghi si battono la mano. Primo problema risolto. Avanti
il prossimo.
— Dov’è andato quel bastardo?
— Spengo le luci, tanto fino a che non si abbassa la sabbia non vediamo
nulla comunque.
Ora il buio è pesto. Il sommergibile è silenzioso. Si sente solo un cupo
lamento, freddo e terribile.
— Cos’è? È Moby?
— No. Credo sia il relitto. L’urto… forse abbia smosso qualcosa.
I minuti passano, nel buio. I lamenti delle lamiere deteriorate aumentano,
sembrano quasi dialogare tra loro, e poi esplodono in una cacofonia
spaventosa, mentre una parte del relitto si accartoccia, non lontano.
— Torniamo su,— propone Fred. — Qui sta andando tutto a pezzi.
— Melville, qui Achab,— dice John, premendo il pulsante di comunicazione.
— Achab, Melville.
— Suzie, siamo stati attaccati da Moby Dick. Non credo che abbiamo subito
danni, ma abbiamo urtato il relitto che sta collassandoci attorno.
Dalla nave supporto non arriva alcuna risposta.
— Melville, chiediamo l’autorizzazione per risalire.
— Negativo, Achab. Dovete trovare una via d’accesso. Dobbiamo individuare
il materiale radioattivo che c’è nella stiva.
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— Melville, la balena ci ha attaccato,— ripete John. C’è tensione nella sua
voce.
— È un capodoglio, Achab,— puntualizza Suzie.
— Chissenefrega! — grida John.
Silenzio. Poi: — D’accordo Achab, datemi una valutazione oggettiva dei
rischi.
— Per la miseria,— strilla John. — Non possiamo difenderci da quel bestione.
Andiamocene di qui.
— Riuscite almeno a fare il giro dello scafo? Dobbiamo trovare un punto
d’accesso per recuperare le scorie.
— Ma non potremmo lasciarle qui e basta?— chiede Fred, cercando di avere
un tono più ragionevole del compagno. — Avranno settant’anni, valgono
forse più di…? — Avrebbe voluto chiudere con la parola “noi”, ma gli si è
fermata in gola.
— Il contratto parla chiaro. Il rischio di disastro ecologico è altissimo. Per
questo non vorrei interrompere…
— D’accordo, Melville,— taglia corto John. — Facciamo un giro dello scafo,
ispezioniamo l’ingresso della stiva e poi veniamo su.
— Accordato, Achab.
I due operatori si scambiano un’occhiata. — Un giro veloce,— dice John. —
Telecamere accese e poi saliamo più in fretta che possiamo.
Fred annuisce. — Accendo le luci.
La nuvola di sabbia si è depositata e lo sciame di krill si è spostato. L’acqua
è limpida, nera.
Poi una mandibola aperta, una fila di denti bianchi.
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Il messaggio
nella bottiglia
DI ALESSANDRA TACCONE - EDITOR: BARBARA GOZZI
ILLUSTRAZIONI DI PIA TACCONE
Emy, la stella marina, e Greg, il polpo,
stavano prendendo in giro Uly come al
solito. D’altronde si sa, i pesci
pagliaccio sono permalosi.
Poco dopo però un’àncora piombò loro
addosso all’improvviso e appena Uly
vide che aveva sgualcito
l’anemone, andò su tutte le furie.
Eppure appena, poco dopo, una
bottiglia li raggiunse a gran velocità,
probabilmente lanciata dalla barca da
cui era arrivata l’àncora… be’, fu una
gran sorpresa per tutti.
Poi s’infilò nella bocca spalancata di
Giò, la murena che si liberò con colpo
di tosse mentre Uly brontolava.
tentacolo e rigirandosela con cura.
- E se fosse una ricetta? - chiese Giò.
- Portiamolo dalla vecchia Tridacna, lei
sa leggere il linguaggio degli umani -
tagliò corto Greg, avviandosi.
La vecchia Tridacna sonnecchiava
tranquilla, in mezzo alla sabbia.
- Cosa volete, piccoletti? Su, andate a
giocare altrove - disse appena li vide
raggiungerla.
Greg le posò la bottiglia davanti. -
Ehm… potrebbe leggerci il messaggio
che c’è qui dentro? C’è scritto
qualcosa no? - le disse afferrando
il fogli dentro la bottiglia e
allungandoglielo.
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- Cosa vorranno quei bifolchi? - sbottò.
Fu così che videro qualcosa all’interno
della bottiglia.
- Credo sia un messaggio d’amore -
sorrise Emy.
- Voi stelle marine siete troppo
romantiche - disse Greg,
raccogliendo la bottiglia con un
In realtà Tridacna non sapeva leggere,
ma non voleva deluderli così afferrò il
foglio e spolverò una delle più
classiche storie in casi del genere: - È
un marinaio che vorrebbe incontrare la
sua bella…
Ma l’inchiostro si stava cancellando
e Tridacna non potè aggiungere altro.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
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Meglio.
- Cosa vi dicevo? - disse subito Emy -
Bisogna aiutarli!
Uly mosse le pinne con uno scatto.
- Ma se non sappiamo nemmeno chi
sono!
- Lui potrebbe essere quello che
aggiusta le barche al porto, quello
simpatico - rifletté Greg - Ma lei?
- La ragazza che raccoglie le ostriche? -
azzardò Uly.
- Ci vuole un piano. E se noi…
Emy mosse tutte le sue cinque braccia,
entusiasta e svelto Giò stava per
proporre un paio di idee.
- Basta che andiate lontano da qui!-
intervenne Tridacna.
Il giorno dopo, Uly e Greg
punzecchiarono il marinaio per fargli
cadere gli attrezzi sotto la barca,
mentre Emy mise una perla più o meno
nello stesso punto per attirare la
ragazza.
Così li avrebbero fatti incontrare.
E come aveva previsto, la ragazza
afferrò la perla di Emy e continuò a
cercarne altre. Eppure non si avvicinò
abbastanza alla nave! I due umani non
si incrociarono.
Allora Emy chiese alle ostriche tutte le
loro perle, per riempire la bottiglia e
piazzarla sotto la nave,
lasciando alla ragazza una traccia
“perlosa” da seguire. Le ostriche
furono ben liete di collaborare, le perle
creano prurito, si sa.
Così il giorno dopo, la ragazza seguì la
scia di perle e stava per raggiungere la
bottiglia, quando Greg e Uly
ripresero a punzecchiare il marinaio
affinché dalla barca guardasse in
basso.
- Ecco! - disse Emy - il marinaio sta
nuotando verso di lei.
Giò scosse il muso. - No, ti sbagli. Sta
raggiungendo la bottiglia.
- Sei il solito disfattista… ma come,
si stanno strappando la bottiglia di
mano?
Uly e Greg videro le perle spargersi
a terra e i due indaffarati ad
acchiapparle.
Greg mosse i tentacoli. - Ehi ma ora
che fanno, ora? Risalgono?
- Secondo voi, ora che sono di sopra,
si parleranno? - chiese Emy - Si
innamoreranno?
- Boh - rispose Uly - l’importante è che
non danneggino l’anemone quando
toglieranno l’àncora della barca!
Nota: i pesci pagliaccio vivono in simbiosi
con gli anemoni di mare, difendendoli
(sono molto territoriali).
E le murene stanno ore a bocca aperta
ad aspettare una preda.
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MARTINA, DI PAOLA PATRIZI - COLORI DI PATRIZIA COMINO
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La Casa
sull ’ albero
NASCONDI I TUOI SEGRETI...
FACENDOLI BRILLARE!
LA FORMULA MAGICA DELLA POESIA.
DI ISABELLA LEARDINI
In tutte le più antiche civiltà, alle origini i poeti erano
famosi maghi e le poesie e gli incantesimi erano
chiamati con lo stesso nome. Formule magiche e versi si
assomigliano: sono fatti di ritmo come il nostro respiro,
i passi, il battito del cuore. Sono parole magnetiche e
misteriose che hanno il potere di trasformare: la poesia infatti è un’arte
magica, trasforma in bellezza le cose che non riuscite a dire, anche quelle più
dolorose.
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Immaginate di avere dentro uno strano inchiostro nero: ogni volta che
qualcuno vi ferisce, che tenete segreta la paura o che non avete il coraggio
di esprimere un desiderio, un po’ di inchiostro va in circolo dentro di voi. E’
l’inchiostro che usano i poeti, quello delle parole non dette.
ILLUSTRAZIONE DI CHIARA MACCHI
Un grande mago di nome Ungaretti diceva che la poesia porta sempre in
serbo un segreto. Se avete almeno un piccolo segreto, anche voi siete pronti
per scrivere.
I segreti hanno una lotta interna: da una parte premono per essere rivelati,
ma dall’altra vogliono anche restare segreti, ed è proprio questa energia che
innesca la scintilla poetica. Con la poesia potete dire ogni verità, perché in
questa lingua magica il vostro segreto è al sicuro: brilla restando invisibile.
La parola COME sarà la vostra più grande alleata, una cordicella infinita con
cui acchiappare anche le cose più lontane. Per dire la vostra verità, in poesia
siete liberi di usare proprio tutto, dalla formica che vi cammina accanto al
pianeta più lontano dell’universo.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Ad esempio così:
Mi sento solo come una formica
che ha perso la sua fila nera
schiacciata sotto il peso di una
briciola.
Solo come il pianeta più lontano
che ruota all’infinito nel buio
eppure di notte risplende.
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Non avete svelato a nessuno le ragioni nascoste
della vostra solitudine, eppure siete riusciti a
mostrarne l’essenza misteriosa: l’avete fatta brillare in
un’immagine. Se troverete le immagini e le parole più
adatte a voi, saprete rivelare la verità senza svelare il
segreto.
Per lanciare la corda magica del COME dovete abbandonarvi all’istinto come
quando giocate da soli, dimenticare ogni regola, guardare con attenzione ciò
che vedete nella mente e intorno a voi.
E se la cordicella della similitudine diventasse invisibile? Il COME sparirebbe
all’improvviso e noi ci trasformeremmo in ciò che abbiamo immaginato.
Questa è la magia della metafora:
Io sono il pianeta più lontano
che splende nel buio all’infinito
Lasciate che le vostre parole si muovano, si scambino di posto in mille modi,
corrano all’impazzata. Potete sostituirle, chiamarne altre, lasciarle andare
finché non sentirete che sono davvero quelle giuste.
Risplende nel buio all’infinito
il mio cuore, il pianeta più lontano.
Possiamo scegliere ogni parola, essere liberi di fare tutto ciò che vogliamo
con la materia incandescente della poesia, fino a trovare la nostra formula
magica perfetta.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
E adesso proviamoci! Scrivete!
Scrivete per almeno cinque volte IO SONO COME, ma fatelo d’istinto, senza
pensare troppo. Trovate le vostre similitudini e lasciatele parlare. Non basta dire
io sono come un gatto, sono come il vento, sono come una finestra, dovete essere
esatti. Che cosa fanno il gatto, il vento, la finestra che vi assomigliano? Come
sono fatti?
Alla fine rileggete tutto e sottolineate anche solo un’immagine, quella in cui
sentite di aver detto la verità e messo un po’ del vostro segreto.
Ripartite da qui, questa similitudine parla di voi, è il cuore della vostra prima
poesia. Ampliatela, continuate a scrivere in libertà, lasciando che altre immagini
prendano forma, ascoltando la musica, il suono, il ritmo delle vostre parole. Non
abbiate paura di scrivere cose senza senso, spesso in poesia è proprio così che
si scopre un senso nuovo. Rompete pure ogni regola, siate strani quanto volete,
l’importante è che siate sinceri.
Rileggete a voce alta la vostra poesia, anche di nascosto, solo per voi stessi,
cambiatela di nuovo se volete.
Poi trascrivetela in bella e decidete cosa farne: tenerla soltanto per voi, regalarla
a qualcuno, mandarla a noi scrivendo a rivistaragazzi@gmail.com
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«Ma devo fare le rime?»
Se hai questa domanda la risposta è: come vuoi.
Se ti vengono naturali e ti piacciono puoi farle, anche solo ogni tanto,
altrimenti non è necessario.
Isabella Leardini insegna scrittura creativa
all’Accademia di Belle Arti di Venezia e tiene corsi
e workshop di poesia in tutta Italia. Il suo metodo
e le storie di tanti ragazzi sono racchiusi nel libro
Domare il drago. Laboratorio di poesia per dare
forma alle emozioni nascoste.
(Mondadori, 2018)
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
EHI, CHE COSA
GUARDI TU?
COLOPHON
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La Rivista dei Ragazzi non è un periodico ma
una raccolta di disegni, fumetti e storie che
esce quando può.
Ideazione e testi: Giuseppe Iacobaci.
Coordinamento artistico: Patrizia Comino.
Progetto grafico: Paola Patrizi.
Impaginazione: Daniela Pascarelli.
Hanno collaborato anche:
Arti: Lorenzo Sabbatini, Alice Caldarella, Pia
Taccone, Irene Buzzi, Chiara Macchi, Luisa
Mazzone, Valentina Capellino.
Fumetti: Antonio Gemmi, Giorgio Di Vita,
Valentina Scannapieco, Pino Creanza,
Renato Ciavola, Lele Corvi, Gian Lorenzo
Ingrami.
Parole: Davide Morosinotto, Christian Hill,
Alessandra Taccone, Barbara Gozzi, Isabella
Leardini, Andrea Angiolino, Lorenzo Nottari.
Grazie a Daniela Pascarelli per l’infaticabile
infaticabilità; a Alice Caldarella per
instagram; a Daniela Alvisi, Elena Gatti,
Marta Ronci, Francesca Corso.
A Giada Pavesi, Barbara Gozzi, Pierdomenico
Baccalario e tutta Bookonatree per il grande
sostegno; a Valentina De Poli, per la simpatia,
le idee e l’entusiasmo. Agli insegnanti, ai
genitori e ai ragazzi che ci aspettano e ci
colmano di affetto.
Grazie ai coboldi che anche questa volta sono
stati buoni (a parte qualche scorreggino). Alle
caccole appiccicate sotto ai tavoli (un giorno
ti coglieremo sul fatto, Cesare Tiribili!)
Grazie agli ufo e alle ufe che ci leggono dal
pianeta Cipango.
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
IL MARE TI PARLA | NUMERO TRE
Ehi! Ti è piaciuta la rivista?
Vorresti parLecipare anche tu?
Se hai tra i 6 e i 13 anni
e vuoi scrivere per noi,
o farci un po’ di complimenti (sì!!)
o critiche (uffi!)
scrivi a rivistaragazzi@gmail.com
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La rivista dei ragazzi ti dà
appuntamento al prossimo numero.
ILLUSTRAZIONE LORENZO SABBATINI
LA RIVISTA DEI RAGAZZI
Caramolla!
La apri, ti salta addosso, non si stacca più!
Caramolla non si squaglia in bocca ma già in mano!
ILLUSTRAZIONE DI DANIELA PASCARELLI
In ogni stick sedici gusti diversi!
Con Caramolla hai solo l’imbarazzo della caramella sciolta!
DOLCI BABBALUTU: NON MANGERAI PIÙ ALTRO!
Gusti: Arancia / Limone / Cacca / Copertoni bruciati / Liquirizia / Liquami di fogna / Asparagi / Triangoli isosceli / Ascelle /
Odio e Rancore / Puzza di piedi / Coboldi fritti / Gnocchi al pomodoro / Noci macadamia / Gatti siamesi / Unghie