Fanzine nr. 1: Juventus-Sampdoria

fierifossato1999
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IN ATTESA CHE IL VERO CALCIO RITORNI

Il periodo che stiamo vivendo ha tolto molto a tutti e anche noi, che viviamo in maniera viscerale la

nostra passione, abbiamo dovuto vivere la privazione di quei momenti e quei riti che da sempre

rappresentano la nostra quotidianità.

Come tutti, abbiamo accettato, e continuiamo a farlo, una situazione che non ci consente di seguire

i colori che amiamo, di cantare in mezzo alle persone che conosciamo da una vita e di sbandierare

in quella Gradinata che è da sempre la nostra seconda casa.

Accettiamo questa situazione perché siamo consci che la salute sia il primo valore da salvaguardare

e attenderemo con pazienza il momento di tornare allo stadio, in sicurezza e a modo nostro, l’unico

che conosciamo e soprattutto l’unico che possa rendere il calcio lo sport popolare del quale ci siamo

innamorati.

Per mere ragioni di sopravvivenza il calcio professionistico ha deciso di concludere la scorsa stagione

e iniziare quella che sta per andare in scena, rimanendo saldamente agli ordini della mano che da

qualche anno la nutre, quella delle televisioni, le quali hanno esercitato il proprio predominio sul

mondo del pallone, costringendolo di fatto a trasformarsi in un circo triste e patetico, che nulla ha a

che vedere con la storia dello sport più amato al mondo.

A queste logiche, come all’idea di ingressi limitati, di spettatori silenziosi, seduti e distanziati,

abbiamo detto e diremo sempre no, perché per come la vediamo noi allo stadio si dovrà tornare

tutti insieme, in piena sicurezza, con le bandiere e i cori che scaldano gli spalti. Questo è il calcio che

ci aspettiamo di ritrovare, tutto il resto è roba che non ci interessa e non ci compete.

Lo stadio ci manca maledettamente, ma siamo consapevoli che nel nostro modo di vivere il mondo

del tifo ci siano molti altri aspetti e su questi abbiamo continuato a lavorare negli ultimi mesi. In

particolare ci siamo confrontati sui vari temi che riguardano il calcio e la Sampdoria, come potrete

leggere negli articoli che seguiranno. Terminato il lockdown abbiamo lavorato per migliorare il


nostro club, abbiamo studiato future iniziative e, in sostanza, abbiamo continuato a tener vivo ogni

aspetto organizzativo e aggregativo del nostro gruppo.

Con questa logica abbiamo anche deciso di riprendere a pubblicare questa fanzine che da undici

anni rappresenta la nostra voce e trasmette a chi la vuol leggere il pensiero dei Fieri Fossato.

Una fanzine dovrebbe essere stampata e distribuita prima delle partite casalinghe della Sampdoria,

a beneficio di chi voglia approfondire la conoscenza dei temi che trattiamo, delle nostre idee o

semplicemente darle un’occhiata prima dell’inizio della partita, ma questo, finché non torneremo

allo stadio sarà impossibile. Tuttavia pensiamo che pubblicarla online ci consentirà di tenere un filo

diretto con chi la leggeva in Gradinata Sud, con chi ancora desidera ascoltare la nostra voce e in

definitiva con chi non si rassegna a pensare che il calcio sia soltanto uno show da divano, presentato

da telecronisti isterici che urlano come venditori in cerca di clienti per il loro triste prodotto.

Auguriamo buona lettura a chi vorrà leggerci e a tutti ricordiamo, se ancora ce ne fosse bisogno che

DAL 1999…NOI NON LA SMETTEREMO MAI!

VIA FERRERO DALLA SAMPDORIA

Circa un anno fa, di questi tempi, dopo una lunghissima estate di notizie frenetiche, voci, smentite e

tamtam mediatico riguardanti la possibile cessione al gruppo rappresentato da Luca Vialli,

purtroppo quella che doveva essere la favola col miglior lieto fine possibile stava per trasformarsi in

un’enorme delusione che avrebbe fatto da anticamera ad una stagione molto difficile e sofferta che

sembrava indirizzata verso un amaro epilogo.

Dopo un inizio tragico, il peggiore della storia della Samp con 6 sconfitte nelle prime 7 giornate,

fortunatamente sarebbe arrivato poco dopo alla guida della squadra l’uomo giusto per rimettere

in carreggiata la situazione e ridonare all’ambiente quella tranquillità necessaria per cercare di

raggiungere una salvezza quanto mai complicata. Non l’avevamo ancora fatto, lo facciamo adesso:

da parte nostra possiamo soltanto dire GRAZIE a Mister Ranieri per l’impresa dello scorso anno

e per aver riportato con i suoi modi pacati ed educati un po’ di serietà e signorilità nella società

Sampdoria dopo che l’attuale proprietario è riuscito in questi anni a cancellare queste due parole

dalla nostra memoria coi suoi vergognosi e inopportuni comportamenti.

Nel frattempo, a distanza di un anno, le cose a livello societario non solo non si sono sbloccate, ma

sono letteralmente precipitate. Colui che si definisce “presidente operario” - ma che da

presidente dell’U.C. Sampdoria guadagna 1,14 milioni all’anno auto-pagandosi lo stipendio

attingendo dalle casse della società - e che sostiene di essere tanto amato dai propri tifosi – salvo

presentarsi ogni volta a Genova scortato dalle forze dell’ordine o non presentarsi affatto - è

purtroppo ancora in carica come presidente dell’U.C. Sampdoria.


Già di per sé questa sarebbe una notizia pessima, ma a rincarare la dose sono arrivate le notizie

estive relative alla rivoluzione effettuata nel CDA, dove i vari Romei, Repetto, Praga e

Invernizzi, sono stati accantonati per essere rimpiazzati da uomini di fiducia di Ferrero. Un

“rimpasto” pericoloso e preoccupante, sintomo che il guitto romano non ha la benché minima

intenzione di mollare la presa e anzi, con questa mossa sembra voler rafforzare la sua carica.

Peccato che nel calcio di oggi si debba necessariamente – scusate il gioco di parole - “fare i conti con

i conti” e avere alla presidenza un “miscio” alla lunga non può che portare a un disastro prima

sportivo e poi, molto probabilmente, societario. È impensabile infatti andare avanti con un

proprietario che non solo non ha un proprio patrimonio personale, ma soprattutto che ha una

situazione debitoria pesantissima relativa ad altre società di sua proprietà per le quali sono in atto

dei concordati fallimentari. A questo aggiungiamo la vergognosa situazione, il “caso Obiang”, che

vede a processo la famiglia Ferrero per aver sottratto illecitamente fondi dalle casse dell’U.C.

Sampdoria.

Se per quest’ultimo caso - a differenza della figlia Vanessa e del nipote Giorgio che hanno

patteggiato e ora attendono la sentenza fissata a fine settembre - Ferrero ha deciso di andare

“all-in” e non patteggiare, sperando probabilmente nei tempi biblici della giustizia italiana e in una

possibile prescrizione, è la questione dei concordati a tenere tutti col fiato sospeso ormai da mesi.

Purtroppo, vuoi per lentezza burocratica, vuoi per la situazione dovuta al Covid, i tempi si sono

allungati e la scadenza per il deposito dei piani di rientro atti al concordato è stata addirittura

prorogata a fine novembre.

Quello della scadenza dei concordati è il momento che tutti attendono con ansia perché

probabilmente da lì si potrà capire qualcosa in più sul futuro dell’U.C. Sampdoria e del faccendiere

che ne detiene il pacchetto di maggioranza, tuttavia non è così scontato che si possa arrivare a una

svolta perché le variabili in gioco saranno innumerevoli.

Nel frattempo stiamo nostro malgrado assistendo a un’altra sessione di calcio mercato da brividi

all’insegna del “prima vendere tutto il vendibile per fare cassa, poi eventualmente comprare”. La

Sampdoria, infatti, deve risistemare il bilancio e, con questa presidenza senza portafoglio, non può

fare altro che abbattere i costi e sperare in qualche plusvalenza.

Questo si traduce però in alcuni aspetti piuttosto preoccupanti, il primo dei quali è di attualità e

riguarda la difficoltà nel piazzare gli esuberi ai prezzi sperati. Tradotto: tutti conoscono le difficoltà

economiche di Ferrero e nessuno è disposto a pagare quanto lui chiede. Ovviamente questo porta

inevitabilmente a bloccare di conseguenza anche il mercato in entrata, che ad oggi risulta

totalmente immobile nonostante mister Ranieri abbia sottolineato la necessità di rinforzi per non

ripetere un campionato con l’acqua alla gola, cosa che tra parentesi aveva promesso proprio Ferrero

a mezzo stampa quest’estate.

L’altro aspetto che deve allarmare, sempre legato all’abbattimento dei costi, è la necessità di

riduzione del monte ingaggi che ha già portato alla vendita di un calciatore importante come

Linetty e sicuramente costerà qualche altra cessione illustre. In tutto questo fa ancora più rabbia

guardare il monte ingaggi attuale e constatare che lo stipendio più alto è proprio quello che si auto


corrisponde Ferrero. Ci chiediamo quindi come mai non sia proprio lui a dare il buon esempio non

solo decurtandosi il lauto stipendio, ma tagliandoselo del tutto come in teoria un presidente e

proprietario di una squadra di calcio dovrebbe fare. Ma la risposta la conosciamo già e sappiamo

che questo personaggio non ci pensa minimamente, preferendo continuare a fare la bella vita

sulla pelle della Sampdoria e dei Sampdoriani.

La sensazione è che da qui a fine mercato dovremo farci ancora parecchio nervoso e sperare che la

società non venda tutto il possibile per fare cassa, con il rischio concreto che il prossimo anno potrebbe

non bastare nemmeno più la mano sapiente del mister per salvare la baracca.

Vista la situazione gravissima riteniamo assolutamente necessario che ci sia una presa di coscienza

forte da parte di tutta la tifoseria Sampdoriana, perché non basta indignarsi e mugugnare solo sui

blog o sui social. E’ in ballo non solo il nostro futuro sportivo, ma anche la nostra sopravvivenza, e

questo dovrebbe spingere ciascuno a di noi a fare tutto quanto è nelle proprie possibilità per

dimostrare dissenso e vergogna verso una proprietà che non ci rappresenta e che nel giro di pochi

anni ha creato un distacco enorme verso i propri tifosi. Auspichiamo quindi in futuro maggiore

partecipazione da parte dei Sampdoriani ad eventuali iniziative proposte dalla tifoseria

organizzata.

Ci preme sottolineare ancora una volta che la nostra contestazione verso questo personaggio

indegno continuerà ancora più intensamente e con varie modalità che valuteremo di volta in volta,

così come non mancheremo di continuare a “toccare il tempo” a Edoardo Garrone perché non

dimentichi per nessuna ragione il suo obbligo morale nel porre rimedio a questa situazione

agghiacciante da lui colpevolmente generata regalando la società a chi, secondo lui, aveva

passato gli ormai famosi “filtri”.

FERRERO FUORI DAI COGLIONI!!!


GLI ALTARINI DEL CALCIO MODERNO

Questi mesi di lontananza dallo stadio e dalle trasferte si stanno rivelando molto pesanti per chi,

come noi, segue la Sampdoria in ogni angolo d’Italia, ma ci stanno offrendo tanto tempo per

soffermarci a riflettere ancora una volta su tutte le contraddizioni del calcio moderno che, a seguito

del Covid, sono emerse con veemenza agli occhi di tutti.

Il calcio, nonostante l’assenza forzata dei tifosi, è andato comunque

avanti per ragioni puramente economiche. Su questo punto ci

eravamo già espressi negativamente in un comunicato pubblicato la

scorsa primavera dove condannavamo apertamente la scelta di

voler continuare ad ogni costo nonostante la situazione sanitaria

legata alla pandemia fosse preoccupante. Nonostante tutto i

campionati e le coppe sono stati conclusi tra luglio e agosto e molti di

essi sono già ripartiti sempre con gli stadi chiusi, per la gioia soprattutto

delle televisioni che hanno visto così scongiurato il rischio che il loro

“prodotto” venisse cancellato dai palinsesti.

Inutile sottolineare la tristezza delle partite a porte chiuse, tanto che persino diversi calciatori hanno

espresso il loro disagio nel giocare in un contesto simile e la speranza di riavere presto il pubblico

negli stadi. Nel frattempo qualcuno ha provato ad abbozzare la possibilità di riaprire parzialmente

gli stadi con capienza ridottissima e le amichevoli in questo senso hanno fatto da banco di prova,

come ad esempio la partita disputata dalla Samp ad Alessandria dove è stato consentito l’accesso

a un massimo di 1000 spettatori. Su questo tema ci siamo già spesi con un comunicato congiunto

con gli altri Gruppi della Sud e con la Federclub: per noi non esiste una capienza parziale ma è giusto

che tutti possano fruire della possibilità di andare allo stadio, così come non è pensabile per noi

popolare un settore con l’obbligo del distanziamento sociale che è l’antitesi dell’aggregazione tipica

del tifo.

Nonostante lo scenario desolante si va comunque avanti perché questo è il calcio moderno, un

business enorme che non può fermarsi nemmeno di fronte a una pandemia. Di sport, quello che il

calcio dovrebbe essere, è rimasto poco o nulla.

E allora è lecito chiedersi il perché si è arrivati a questo punto e cosa si può fare per riportare il calcio

a quella dimensione sportiva e popolare sotto cui è nato e che ha fatto appassionare milioni di

persone negli anni. La risposta è che senza dubbio il calcio ha iniziato il suo declino negli anni ‘90

con l’avvento delle pay-tv e con il graduale e sproporzionato aumento dei costi dei cartellini e degli

ingaggi dei calciatori.

Le pay-tv sono la principale fonte di sostentamento delle società italiane e questo fattore porta

queste ultime ad accettare qualsiasi imposizione da parte delle televisioni, prova ne è non solo

l’attuale decisione di continuare a giocare anche a porte chiuse ma anche tutte le vergognose scelte

di palinsesto effettuate nel corso degli anni che hanno portato a quello comunemente definito

“calcio spezzatino” con partite in giorni e orari della settimana alquanto scomodi per i tifosi,

penalizzati pesantemente da questa ennesima porcheria. Inutile ancora una volta sottolineare


come per le società italiane sia diventata più importante la battaglia per ottenere maggiori introiti

dai diritti tv piuttosto che lavorare per avere gli stadi pieni come un tempo, come dimostra anche il

vertiginoso caro biglietti cui abbiamo assistito negli ultimi anni e di cui abbiamo già scritto in diverse

occasioni. Parallelamente è necessario approfondire anche il tema legato all’aumento incontrollato

dei costi di cartellini e ingaggi dei calciatori, aspetto che va di pari passo con il discorso degli introiti

tv in ottica costi/ricavi per le società. A partire dagli anni ‘90 questi costi sono aumentati

vertiginosamente fino a trovare l’apice nel 2017 con l’acquisto di Neymar da parte del PSG per ben

222 milioni di Euro: a distanza di tre anni possiamo senza dubbio constatare come quello fu lo

spartiacque verso un calcio con cifre ancora più folli e un probabile punto di non ritorno.

Ad alimentare tutto questo intervengono in maniera decisiva quelle che noi riteniamo le figure più

nocive del mondo del calcio e cioè i procuratori, personaggi senza scrupoli che muovono le fila del

calcio mercato. Quello dei procuratori, infatti, è un tema molto sottovalutato ma di enorme

importanza per capire il calcio moderno. Troppo spesso vediamo calciatori battere i pugni sul tavolo

del presidente di turno per ottenere un ingaggio maggiore o per chiedere la cessione a un club che

possa garantirglieli e dietro questi comportamenti c’è sempre il procuratore a gettare benzina sul

fuoco nella speranza di ottenere un trasferimento che significherebbe ricchissime provvigioni, basti

pensare alle decine di milioni di Euro guadagnate dai maggiori procuratori nel corso degli ultimi

anni.

Il calcio di una volta era fatto di

bandiere che restavano fino a fine

carriera nel club che li aveva

lanciati e di cui magari erano tifosi,

oppure di giovani talentuosi che

prima di approdare in un grande

club dovevano ampiamente

dimostrare sul campo il proprio

valore. Oggi invece le società più

piccole fanno fatica a trattenere i

propri calciatori migliori e,

prendendo l’esempio dei giovani, bastano poche partite giocate bene perché arrivi il top club di

turno con in mano un’offerta milionaria per il suo cartellino e un ingaggio decisamente superiore.

Così facendo non solo si perde il senso di appartenenza nei calciatori, ma si ammazza sul nascere la

possibilità per quasi tutte le società di poter competere a livelli alti con i pochi club che hanno forte

potere economico.

E’ questo il calcio che vi piace? A noi decisamente no e crediamo che questo momento storico debba

necessariamente essere utilizzato per cambiare le cose e cercare di tornare a un calcio più vicino alla

gente, un calcio che può ancora far sognare i tifosi e che non sia ridotto a uno show che sembra quasi

avere un copione già scritto dall’inizio.

Per fare questo a nostro avviso occorre prima di tutto che le società non dipendano più soltanto dai

soldi delle televisioni ma trovino altre forme di sostentamento iniziando a rimettere soprattutto il

tifoso al centro del progetto. Abbiamo letto in queste settimane del decreto “Sblocca Stadi” che


consentirà di riammodernare o ricostruire gli impianti con meno cavilli burocratici: la nostra

speranza è che questa opportunità venga utilizzata dalle società non per rendere gli stadi ancora

di più un teatro privo di calore, colore e passione, ma che il tutto venga studiato in un’ottica di

riavvicinamento del tifoso agli spalti e del ritorno al tifo di una volta ad iniziare, ad esempio, dalla

reintroduzione dei settori popolari con posti in piedi e senza gli insulsi seggiolini con schienale, le

cosiddette “safe standing areas” come vengono chiamate all’estero dove questo progetto sta

prendendo piede.

Allo stesso tempo occorre che i vertici del calcio mondiale pongano dei seri paletti ai costi di cartellini

ed ingaggi fissando dei tetti massimi al di fuori dei quali non si possa sgarrare, utilizzando strumenti

efficaci e non uno specchietto per le allodole come il progetto del Fair Play Finanziario che abbiamo

visto essere utilizzato a discrezione in base alle società coinvolte. Ma soprattutto, auspichiamo che

venga dato un giro di vite importante all’attività dei procuratori perché perdano il potere che hanno

acquisito nel corso degli anni e che condiziona pesantemente il calcio attuale. L’ideale, ovviamente,

sarebbe eliminare del tutto queste nocive figure dal mondo del calcio.

Questi sono gli aspetti più importanti che dovrebbero essere messi sul tavolo e ridiscussi per tornare

a quel calcio old style che tanto ci manca. Se però tutto rimarrà invariato e questa occasione non

verrà sfruttata, non ci resta che attendere l’inevitabile declino del calcio moderno.

ADESSO TOCCA A VOI

Il calcio ha deciso di ripartire

senza i tifosi e questo, lo abbiamo

già detto, non ci piace. Tuttavia,

volenti o nolenti, la Sampdoria

scenderà in campo e quello che ci

interessa è che si possa vivere una

stagione all’altezza del nostro

blasone, dove ciascuno si impegni

al fine di ottenere il massimo

risultato consentito dalle

possibilità dell’organico.

Non vogliamo alimentare polemiche sul calciomercato, su quello che non si è fatto e quello che si

doveva fare; le nostre critiche sull’operato di questa proprietà le abbiamo già espresse e il nostro più

totale disprezzo è ben noto. Quello che vogliamo esprimere con questo articolo è il sostegno a

chiunque vestirà la maglia Blucerchiata. Non potremo essere con voi, ma durante ogni partita

dovrete affrontare l’avversario con i nostri cori nella testa, pensando solamente a dare il massimo

per raggiungere l’obiettivo.


L’anno scorso, alla ripresa, avete dimostrato che una squadra unita, guidata da un Mister di grande

valore, può ottenere grandi risultati. Vogliamo vivere un campionato senza patemi? Possiamo farlo,

dobbiamo farlo!

Combattete con orgoglio per la maglia che indossate! Noi, saremo al vostro fianco!

NUOVA BANDIERA

Alla festa del nostro ventennale avevamo lanciato un’iniziativa per i più piccoli, al fine di premiare

il miglior disegno di una nuova bandiera Blucerchiata. La promessa era quella di realizzare al club

una nuova bandiera ispirata al disegno del vincitore e così è stato. La bandiera richiama alcune

delle maglie più amate della Sampdoria, quelle che hanno fatto la storia dei nostri anni più belli e

che rimarranno sempre nei ricordi dei tifosi Blucerchiati. Di fatto, eravamo già pronti per portarla

allo stadio nella gara interna con l’Hellas Verona, ma le limitazioni per il CoVid 19 hanno rimandato

il suo esordio. Adesso è riposta al club, in attesa di sventolare nella Sud e non vediamo l’ora di

mostrarla a tutti.

CIAO BAGO!

L’11 Settembre ci ha lasciato Angelo “Bago” Baghino, personaggio e artista che non ha mai nascosto

la propria passione per i colori blucerchiati. Molte volte, in occasione delle partite casalinghe, passava

a fare un saluto a noi e alle persone che frequentanoil nostro bar per scambiare due chiacchiere.

Mancherai sicuramente quando torneremo allo stadio.

Mancherai sicuramente ripensando a quando per Genova o per la tua Sampierdarena non perdevi

occasione per confrontarti sulla nostra Sampdoria. Siamo sicuri che ci mancherai, ma puoi stare certo

che il tuo ricordo sarà sempre vivo in noi. Canta anche da lassù, nel cielo blu…cerchiato. CIAO BAGO!

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