A CAMPIONE - N3 - 2020

aictc

Anno 57°

Serie 7 a

N. 3-2020

Trimestre 3°

Associato all’Unione Stampa

Periodica Italiana

DA OLTRE CINQUANT’ANNI RIVISTA DELLA

ASSOCIAZIONE ITALIANA

DI CHIMICA TESSILE E COLORISTICA

Sede Centrale AICTC e Redazione “A Campione”

presso SMI Sistema Moda Italia - Via Alberto Riva Villasanta, 3 - 20145 Milano

Stampa: Tipografia Vigrafica srl - Via G.B. Stucchi 62/7 - 20900 Monza

“A CAMPIONE” iscritto al n. 106 del 07/05/1963

del “Registro dei giornali e periodici” del Tribunale di Biella


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PUBBLICAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA DI CHIMICA TESSILE E COLORISTICA

La collaborazione alla Rivista è vivamente gradita. La pubblicazione di articoli, note, segnalazioni è tuttavia soggetta all’insindacabile giudizio

della Redazione. La responsabilità scientifica di quanto pubblicato spetta ai rispettivi Autori e le loro opinioni non impegnano la Rivista ed

AICTC. I manoscritti inviati, anche se non pubblicati, non saranno restituiti. Gli articoli dovranno essere trasmessi possibilmente via e-mail ed

essere corredati di immagini appropriate e di qualità adeguata.

n. 3

2020

Editoriale

Antonio Mauro

7

Gli inserzionisti di questo numero

VITA ASSOCIATIVA

Da un concorso ad un altro

Stefano Cavestro

Luigi Sessa, benemerito dell’industria

chimica italiana e dell’AICTC

Rodolfo Soncini-Sessa

Sulla storia del premio Sessa

Jacopo Della Quarta

8

10

15

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Archroma

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Bozzetto

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SEZIONE TECNICA

La valutazione tattile dei tessuti

Antonio Mauro

Le sensazioni tattili secondo C.L.A.S.S.

Camilla Carrara con la collaborazione di Antonio Mauro

SEZIONE MUSEI TESSILI

19

22

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scrivere a segreteria@aictc.org

Il Museo della Seta di Como

Paolo Aquilini, direttore del museo

Scheda sul Museo della Seta

a cura della redazione

26

30

Presidente

Stefano Cavestro

Vice Presidenti

Giuseppe Crovato

Antonio Mauro

Sede Centrale

c/o SMI -Sistema Moda Italia

Via Alberto Riva Villasanta

20145 Milano

AICTC

segreteria@aictc.org

www.aictc.org

Redazione

c/o Segreteria Sede Centrale

e sedi delle Sezioni AICTC

Comitato di Redazione

Stefano Cavestro, Giuseppe Crovato, Mario

Dubbini, Federico Ferrario, Antonio Mauro,

Ennio Oioli, Arturo Perin, Jacopo Della Quarta,

Stefano Romanello, Elena Ruffino

Direttore responsabile

Antonio Mauro

Grafica e stampa

Tipografia VIGRAFICA srl - Monza

QUOTA ANNUALE

DI ASSOCIAZIONE AICTC: € 30,00

Anno 57°

Serie 7 a

N. 3-2020

Trimestre 3°

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Periodica Italiana

“A CAMPIONE” iscritto al n. 106 del

“Registro dei giornali e periodici”

del Tribunale di Biella


L’Associazione Ex-Allievi del Setificio

è attiva da 60 anni a sostegno dell’Istituto,

nella formazione continua

in ambito tessile e nei settori ad esso collegati,

nonché come ponte tra scuola

e mondo imprenditoriale.

È un luogo di incontro e scambio di idee;

si costruiscono eventi, si studiano nuove proposte,

si incontrano persone, aziende, istituzioni,

con un costante scambio di stimoli ed informazioni.

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6

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


L’evoluzione della figura del finitore:

connubio di tecnica e di sensibilità

Innovazione e ricerca della qualità merceologica

caratterizzano le moderne textures. Nel campo dei

tessuti la realizzazione di nuove policromie, di gradevoli

sensazioni tattili, a volte di particolari fruscii,

nasce dalla sapiente combinazione di più fattori

operata dai finitori tessili insieme ai progettisti

del campionario. È vero che gli sviluppi dell’industria

tessile sono dipendenti, almeno per una certa

parte, dalle innovazioni indotte dai fabbricanti di macchinario

tessile e dai produttori di fibre, di coloranti e di prodotti chimici

per il trattamento dei materiali tessili. Tuttavia risulta sempre

più evidente la responsabilità affidata agli uomini della nobilitazione

nel saper coniugare in modo efficace design ed effetti

merceologici attesi.

Reinterpretazioni d’uso di materiali noti, lavorazione di filati

high-tech, messa a punto di processi di nobilitazione speciali,

spesso esclusivi, rappresentano con sempre maggiore

frequenza vere e proprie sfide creative e conoscenze di nuova

frontiera. Gli aspetti tecnologici sono, infatti, ormai parte

necessaria, anche se non unica, per decretare il successo di

una collezione di tessuti. Comodità, funzionalità, morbidezza

ne rappresentano ormai le caratteristiche base, ma anche gli

effetti finali di appropriate scelte di materie prime e di idonee

lavorazioni tra le quali un ruolo fondamentale è svolto proprio

dalle operazioni di finissaggio e di tintura.

Come dire che è nella nobilitazione tessile che i tecnici preposti

devono quotidianamente amalgamare esperienze accumulate

nel corso degli anni con conoscenze teoriche da aggiornare

in continuo.

In tutti i casi, sempre il finitore tessile o il tintore devono sapere

regolare con cognizione di causa e con una sensibilità

quasi d’artista le dosi dei prodotti, i tempi di trattamento, le

temperature, le velocità di lavoro.

Per questa ragione l’attività di ricerca delle migliori modalità

applicative di prodotti chimici o d’uso delle attrezzature, delle

macchine e degli impianti costituisce la principale mansione

di qualsiasi responsabile di reparto di tintura, stampa o

finissaggio. Il nobilitatore tessile è perciò una persona che,

nel corso degli anni, ha sviluppato un ampio know-how e un

notevole patrimonio di esperienza nel campo delle fibre, dei

comportamenti dei materiali tessili, delle prove tecnologiche e

fisico-chimiche e sullo sviluppo di ricette applicative.

La vita è cambiamento continuo: il futuro si perde se si rimane

solo ancorati al presente o, peggio al passato. Questo aforisma

è tanto più vero se applicato alla nobilitazione tessile. Ora

siamo di fronte ad una nuova svolta nel campo della nobilitazione

in piena sintonia con le tendenze moda con riferimento

alla sostenibilità e alla circolarità. Dopo diverse stagioni all’in-

segna del nuovo tecnologico, è in atto un ripensamento per

un ritorno al naturale, ma senza rinunciare ai benefici e alle

possibilità applicative fornite dai moderni modi di lavorazione

delle fibre. Come dire il meglio del nuovo e del vecchio o, anche,

tradotto in termini operativi, nuove sfide nel campo della

tecnologia applicata.

Si tratterà, quindi, di realizzare tessuti che, pur garantendo

elevate performance estetiche e di comfort, non contrastino

nella loro naturalità con l’uso di tutto ciò che può garantire

protezione, benessere ed ecocompatibilità.

Le nuove richieste provenienti dal mercato richiedono, perciò,

che i responsabili delle tintorie, delle stamperie e dei finissaggi

sappiano agire sempre più in ambiti di frontiera per

continuare nel lavoro di messa a punto di nuovi processi. L’aggiornamento

delle conoscenze di chimica diventerà altrettanto

essenziale di quelle specifiche di tecnologia tessile.

Assumeranno pertanto importanza tutti quegli studi da svilupparsi

nei laboratori aziendali, che diventeranno strategici

per la realizzazione di nuovi processi di nobilitazione. Ma se

la chimica rappresenta la metà di ogni attività tessile, chimica

vuol dire anche ambiente ed un suo impiego razionale, mirato,

attento alla salvaguardia e alla protezione dello stesso.

Oggi i nobilitatori tessili ne devono tenere conto come se si

trattasse di una disposizione di lavoro sempre presente.

La riduzione nei limiti di legge sempre più severi dei reflui,

delle emissioni e degli scarti rappresentano un vincolo via via

più pressanti cui il finitore o il tintore devono prestare particolare

attenzione nello svolgimento del lavoro. La possibilità

di fregiarsi di un marchio ecologico implica, ben oltre quanto

obbligato dalla normativa, anche e soprattutto una riprogettazione

degli stessi processi di lavoro.

Antonio Mauro

Vicepresidente Nazionale dell’AICTC

Responsabile direzione editoriale

Rimani sempre aggiornato

sulle attività sociali e non solo!

WWW.AICTC.ORG

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 7


VITA ASSOCIATIVA

Da un concorso ad un altro

Stefano Cavestro

Lo scorso 30 luglio sono stati annunciati pubblicamente le classi

e le scuole vincitrici del secondo concorso nazionale promosso

dall’AICTC rivolto agli studenti della scuola secondaria di secondo

grado per favorire la conoscenza del mondo tessile. Di seguito si

riportano le immagini delle locandine ufficiali che hanno accompagnato

i finalisti di “Tutto il colore del tessile” di cui era stata data

comunicazione nel precedente numero di A Campione.

Quello appena concluso è stato un anno scolastico che sarà ricordato

per i profondi e per gli inaspettati cambiamenti che hanno toccato

anche le modalità di insegnamento, i docenti, gli allievi e le loro

famiglie. In altre parole, tutto il mondo della formazione e quanto

collegato ad esso in modo diretto ed indiretto.

Nonostante le difficoltà incontrate, grazie al lavoro ed all’impegno di

tutti, la scuola è proseguita e cresciuta impiegando modalità didattiche

inconsuete. La scuola non si è fermata, ma si è adattata alla

situazione e tutti siamo stati parte del cambiamento contribuendo

con il nostro impegno, le nostre capacità a tale cambiamento.

Noi tutti di AICTC crediamo che i ragazzi rappresentino il nostro

futuro e che la scuola sia il luogo migliore nel quale investire le

nostre risorse, il nostro tempo e le nostre energie affinché il futuro

dei ragazzi, della nostra comunità, del nostro Paese e della nostra

industria siano assicurati.

Per questo supportiamo, con le nostre seppure limitate

possibilità, la scuola ed invitiamo i ragazzi a

dare prova di se stessi perché crediamo che solo in

questo modo possa avvenire una crescita.

Anche nell’anno scolastico appena trascorso abbiamo

chiesto ai ragazzi di mettersi in gioco con il nostro

concorso.

Come Associazione, data la situazione, abbiamo aumentato il nostro

impegno garantendone la conclusione, comprendendo le difficoltà,

ascoltando i suggerimenti che ci hanno raggiunto, estendendo la

data di termine per la presentazione degli elaborati proprio per non

vanificare il grande impegno profuso dai partecipanti.

Impegno che, nonostante lo scoglio del lockdown, ha visto gli studenti

tenere duro nel produrre elaborati complessi come hanno

potuto constatare gli stessi giurati che hanno dovuto prendere decisioni

non semplici.

I validi risultati ottenuti hanno portato l’AICTC a promuovere per settembre

un nuovo concorso, una nuova sfida che vedrà protagonisti

gli studenti su un nuovo tema come si può vedere dalla locandina

che segue. Da sottolineare per questa terza edizione la partecipazione

attiva tra i diversi sponsor anche degli Ex Allievi del Setificio.

Insomma, dopo i momenti peggiori legati al Covid 19, anche questa

nuova iniziativa esprime un segnale di fiducia nei giovani e verso il

mondo del tessile.

8

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


VITA ASSOCIATIVA

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A CAMPIONE - n. 3 - 2020 9


VITA ASSOCIATIVA

Luigi Sessa,

benemerito dell’industria chimica italiana

e dell’A ICTC

Rodolfo Soncini-Sessa

Riportiamo di seguito l’articolo che il prof. dott. Rodolfo Soncini-Sessa, nipote di Luigi Sessa, ha dedicato

al nonno per rievocarne la vita con veloci e significative descrizioni. Dello stesso sono esposti gli importanti

traguardi raggiunti come imprenditore chimico-tessile e come imprenditore agricolo. Al contempo

sono evidenziati anche i contributi forniti nell’ambito e per conto dell’AICTC. Ricordiamo anche, in questa

breve introduzione, che il dott. Rodolfo Soncini-Sessa è Past Professor of Natural Resources Management,

Past-Chair of IFAC Technical Committee on Modeling and Control of Environmental Systems Dip. Elettronica,

Informazione e Bioingegneria, Politecnico di Milano. Red.

Luigi Sessa nacque a Milano nel 1887, in una famiglia di imprenditori

che ha contribuito allo sviluppo industriale e culturale di Milano

sin dalla metà del diciannovesimo secolo.

Nel 1915, appena laureato con lode in chimica all’università di Pavia,

venne chiamato alle armi come sottotenente del Genio e assegnato

a Piacenza, come vicedirettore dell'Officina di Costruzioni di

Artiglieria dell’Esercito Italiano. Questa aveva il compito di produrre

esplosivo (nel Laboratorio di balistite) e caricare i proiettili per l'artiglieria

italiana.

Nel 1924, terminata ormai da tempo la guerra, l’Esercito decise la

chiusura dell’Officina e le maestranze di questa, più di 700 persone,

persero il lavoro. In maggioranza erano donne, che avevano molto

apprezzato l’umanità della direzione di Luigi. Si rivolsero allora a lui

per aiuto, nonostante il fatto che egli fosse già stato da tempo congedato

e fosse ritornato a Milano, dove aveva aperto un laboratorio

di chimica. Luigi si immedesimò del problema e sviluppò l’idea di

utilizzare lo stabilimento dismesso e il suo personale per creare una

nuova azienda per il ricupero di alcuni cascami della lavorazione

della lana e la produzione di materie-prime chimiche per l’industria

tessile. Per realizzare questo progetto, chiese e ottenne il sostegno

del Sen. Giuseppe Gavazzi, presidente della Lanerossi. Nacque così

l’Industria Applicazioni Chimiche (IAC), che affiancò la Lanerossi

producendo coloranti per essa e diede lavoro a tutti i lavoratori dimessi

dall’Officina.

Luigi Sessa

Sottotenente del Genio a Piacenza

La medaglia

donata a

Luigi Sessa

dalle maestranze

del Laboratorio

di Balistite

nel 1918 al

termine del suo

servizio come

vicedirettore

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A CAMPIONE - n. 3 - 2020


VITA ASSOCIATIVA

1 - Stampa degli edifici utilizzati dalla Lanerossi

a Piacenza durante la prima Guerra Mondiale

2 - La sede dello stabilimento Lanerossi poi occupato dalla IAC

3 - Personale femminile occupato alla IAC. Le maestranze,

in prevalenza donne, provenivano dell’ex Opificio militare

di Piacenza da dove erano state licenziate alla fine del conflitto

4 - Laboratorio di ricerca chimica della IAC. Sempre nel primo

dopoguerra la IAC diventerà sede del Centro studi dell’industria

tessile del CNR

Foto tratte dal filmato del settembre 2019 su Luigi Sessa curato dall’AICTC disponibile al sito

https://www.youtube.com/channel/UCJM744jtJYQZG40Ef-JGguQ

La IAC iniziò la sua attività con la produzione di lanolina farmaceutica,

ottenuta dal grasso di lana recuperato dal lavaggio delle lane

sucide (cioè appena tosate, ma non ancora cardate e pettinate),

ma l’estese poi alla produzione di coloranti, detersivi, imbibenti e

appretti per l'industria tessile e conciaria. Presso la IAC, nel primo

dopoguerra, il Consiglio Nazionale delle Ricerche insediò il Centro di

Studi sull’Industria Tessile.

Nel 1925, l’anno dopo la nascita della IAC, fu costituita a Milano

l’Associazione Italiana di Chimica Tessile e Coloristica (AICTC). La

giovane Associazione contribuì, con le consorelle associazioni straniere,

alla fondazione della Federazione Internazionale delle Associazioni

di Chimica Tessile e Coloristica (IFATCC) (a) nel 1930 a Milano

e partecipò attivamente alla realizzazione dei Congressi Internazionali

da essa organizzati. Al secondo congresso, tenutosi a Stoccarda

dal 26 al 30 maggio 1936, la relazione di apertura era dedicata al

"Il problema dell'istruzione industriale dei nostri giovani" e uno dei

cinque relatori fu Luigi Sessa, all’epoca anche nella sua veste di

rappresentante dell’Ufficio di presidenza dell’AICTC.

Il dott. Sessa parla, nel 1936, al Congresso di Stoccarda

(foto da A Campione n. 1/2011)

A Stoccarda nel 1936 per il Congresso Internazionale della IFATCC

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 11


VITA ASSOCIATIVA

blemi dell'istruzione professionale, si fece promotore di numerose

iniziative, interessandosi in modo particolare dei problemi dell'avviamento

al lavoro dei giovani.

Il primo trattore nella Tenuta Sessa (1933)

Composizione del consiglio dell’AICTC negli anni 1935/36

(foto da A Campione n. 1/2011)

La sua notorietà, nazionale e internazionale, andò rapidamente crescendo.

Così, quando nel 1951 si ricostituì in Milano l’AICTC, che

aveva sospeso la sua attività nel 1944, fu eletto presidente e la

carica gli venne poi rinnovata con continuità sino alla morte, nel

1959. All'Associazione si dedicò con vera passione e le diede nuovo

impulso. Nel 1956 divenne presidente della Federazione Internazionale

di Chimica Tessile e Coloristica (IFATCC), ricostituitasi nel 1953

dopo la guerra, e in tale qualità organizzò il Congresso Internazionale

che la Federazione tenne a Firenze nello stesso anno.

Fu membro della Giunta esecutiva della Confederazione Generale

dell'Industria Italiana (Confindustria), vicepresidente dell'Associazione

Industriale Lombarda (Assolombarda) e Presidente dell'Associazione

Nazionale dell'Industria Chimica (Aschimici, oggi Federchimica).

Fu consigliere delegato della Società Conservazione Legno

e Distillerie Catrame (CLEDCA) e presidente della Società Vernici

Italiane Standard (SVI). Della IAC, da lui fondata, fu amministratore

delegato per un trentennio.

Nell'ambito dell'Assolombarda, Luigi Sessa, appassionato dei pro-

Nel 1932, Luigi Sessa ereditò da suo zio Rodolfo Sessa una grande

azienda agricola a Mirabello di Ferrara: la Tenuta Sessa. Nella

migliore tradizione dell’imprenditoria lombarda, vi profuse le sue

migliori energie: migliorò il patrimonio zootecnico con accurate selezioni

genetiche e l’importazione di razze bovine che all’epoca non

erano ancora considerate dall’agricoltura italiana; in collaborazione

con l’Università di Ferrara curò l’arricchimento genetico delle colture

del frumento, della canapa, del granoturco e introdusse la meccanizzazione

nelle loro coltivazioni; creò nuovi frutteti e potenziò la

produzione della seta. La Tenuta giunse così a un grado di progresso

tale da conseguire, nell’annata agraria 1953/54, il primo premio per

la miglior produttività fra tutte le aziende agricole italiane.

Luigi non si limitò soltanto a migliorare gli aspetti tecnico-gestionali,

bensì sperimentò per primo nella sua Tenuta quelle idee di gestione

sociale che, proposte da Adriano Olivetti nel 1945 nel suo L'ordine

politico delle Comunità, vennero applicate qualche anno più tardi a

Ivrea. Infatti, già nel 1946, costituì volontariamente il Consiglio di

Gestione della Tenuta Sessa, per studiare in buona armonia tra datore

e lavoratori della terra le questioni inerenti la conduzione tecnica

del fondo, nonché i rapporti contrattuali, come si legge nel primo

verbale del Consiglio, che da allora riunì mensilmente il proprietario

e rappresentanti delle famiglie dei coloni. Sensibile alla qualità di

vita dei suoi dipendenti, si dedicò al miglioramento delle abitazioni

L’apertura del Congresso Internazionale della IFATCC a Firenze nel 1956

12

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


VITA ASSOCIATIVA

sia affidato al tempo e ricordato, anche oltre la sua attività, come

un uomo che ha lavorato veramente per il progresso dell’agricoltura

e per il miglioramento delle condizioni di vita della sua gente, scegliendo

con grande intelligenza i suoi collaboratori ed educandoli

via via ai nuovi principi che egli andava costantemente attuando. (b)

Il primo trattore cingolato

per aratura profonda

nella Tenuta Sessa (1953)

Per premiare la sua opera a beneficio dell'istruzione, nel dicembre

del 1958 di nuovo il Presidente della Repubblica (1) gli conferì la Medaglia

d'oro dei Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte.

Si spense il 14 marzo del 1959.

Il 2 aprile dello stesso anno, la Commissione Tecnico-laniera dell’Associazione

dell’Industria Laniera Italiana gli dedicò una commemorazione

che terminava con queste parole: (c)

dei suoi coloni (così che i vani abitabili delle colonie della Tenuta

passarono da 152 nel 1932 a 337 nel 1959). Pose grande cura nella

loro formazione professionale e nel loro sviluppo culturale, organizzando

periodicamente nel Centro culturale (Dopolavoro), un edificio

da lui fatto costruire nel 1940 a questo preciso scopo, sia corsi di

formazione e aggiornamento dei coloni, con particolare attenzione

ai lavori femminili, sia attività culturali serali (cinema e teatro).

In riconoscimento dei suoi alti meriti sia nel campo agricolo che in

quello industriale, nel giugno 1958, il Presidente della Repubblica (1)

gli conferì l’Ordine al merito del lavoro (Cavaliere del lavoro).

Il Sole 24 Ore così concludeva l’articolo a lui dedicato in quella occasione:

Il dr. Luigi Sessa non ha bisogno di elogi, basta l’opera che

ha compiuto e continua a compiere a Mirabello perché il suo nome

Nel ricordare le sue grandi benemerenze

acquistate nel campo del lavoro,

non dimentichiamo le doti del suo animo

e del suo cuore: buono, semplice, umano,

aperto alla comprensione della miseria,

sempre infaticabilmente pronto a offrire

cordialmente il suo aiuto e la sua esperienza

a chiunque a lui si rivolgesse.*

Luigi Sessa nel 1958 a Mirabello, davanti al Dopolavoro con i capifamiglia delle 19 colonie della Tenuta Sessa

(1)

Giovanni Gronchi

*Riportiamo nella pagina seguente, per il valore storico del documento, copia della parte di verbale della Commissione tecnico-laniera

dell’Associazione dell’Industria Laniera Italiana del 2 aprile 1959 dedicata alla rievocazione della figura del dott. Luigi Sessa.

Se non diversamente indicato, foto archivio Sessa.

(a) Sito IFATCC: www.ifatcc.org/

(b) Vedere il sito del Museo della civiltà contadina "Rodolfo e Lugi Sessa" a Mirabello (FE):

https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_della_civilt%C3%A0_contadina_%22Rodolfo_e_Luigi_Sessa%22

(c) Ulteriori particolari sulla biografia del dottor Luigi Sessa sono reperibili sul sito: http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Sessa_(industriale)

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 13


VITA ASSOCIATIVA


Copia della parte di verbale

della Commissione tecnico-laniera

del 2 aprile 1959 dedicata

alla rievocazione della figura

del dott. Luigi Sessa.

14

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


VITA ASSOCIATIVA

Sulla storia del premio Sessa

Jacopo Della Quarta

Nel 1987, sotto la presidenza dell’onorevole Nino Pellegatta, l’allora

consiglio nazionale dell’AICTC prende in considerazione la revisione

dello Statuto. Proprio in quell’anno cadeva il centenario della nascita

di Luigi Sessa, nato a Milano il 13 febbraio del 1887, che nel corso

della sua vita sarebbe stato membro del consiglio di presidenza

dell’AICTC e, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’artefice della ricostituzione

dell’Associazione stessa nonché primo Presidente. Così,

per mantenere vivo il ricordo di quella figura di grande rilievo, il

Presidente in carica avanzò la proposta, poi accettata, che nel nuovo

statuto fosse richiamata l’istituzione di un premio in suo onore.

Fu lo stesso onorevole, nella seduta del 2 ottobre 1987 a proporre

una bozza dl regolamento del premio Sessa. Nei documenti di archivio

esiste ancora copia di tale bozza scritta su carta intestata della

Camera dei Deputati. Il regolamento era formato da soli tre punti.

Questa bozza fu discussa nella successiva assemblea straordinaria

del 12 febbraio 1988 dedicata alla revisione dello statuto associativo.

La questione del premio fu trattata al punto 2 dell’ordine del

giorno.

Dal verbale della riunione risulta:

2) Istituzione premio Sessa. Lo stesso Presidente Pellegatta propone

l’istituzione formale di un premio intitolato al “Dr. Sessa”, già Presidente

dell’Associazione, e da conferirsi a persone o enti che si siano

particolarmente distinti a favore dell’azione associativa o nel campo

della chimica tessile o coloristica.

Viene precisato, su richiesta di Dubini (trattasi del consigliere nazionale

dott. Mario Dubini, chimico prima presso l’ACNA e poi presso

la Montedison, nota dell'Autore), che il premio verrà assegnato ogni

qualvolta saranno riconosciuti esistenti le condizioni indicate dal regolamento.

Il premio stesso non avrà pertanto una rigida cadenza

annuale, mentre potrà essere assegnato a più di una persona o ente

nello stesso anno.

I presenti, approvando all’unanimità la costituzione del premio, approvano

contestualmente la bozza di regolamento predisposta dalla

Presidenza (all.1).

Null’altro essendovi da deliberare e nessuno chiedendo la parola, il

Presidente dichiara sciolta l’adunanza”.

Si spiegano così i diversi salti di anni nella consegna dei premi come

si dirà più avanti.

Ad approvare tale premio furono 158 associati presenti di persona

o per delega presso la sede dell’Associazione Nobilitazione Tessile a

Milano, in Via Borgonuovo 11, che allora ospitava l’AICTC.

Questo regolamento fu approvato nella sua versione originale quale

comma particolare dell’art. 5 dello Statuto del 1988:

Premio "SESSA" -

1. È istituito il premio "Sessa" da conferire a Soci, Cittadini, Società

o Enti che si siano particolarmente distinti in favore dell'A.I.C.T.C. o

nel campo della chimica tessile-coloristica.

2. Il conferimento del Premio è deliberato dal Consiglio Direttivo: le

proposte devono essere inviate al Presidente da iscritti e non che,

per conoscenza diretta, ritengano di dover segnalare Persone, Società

o Enti meritevoli. Le segnalazioni devono essere corredate da

utili elementi informativi.

3. Il premio "Sessa" consiste in una targa d'argento ed in un attestato

firmato dal Presidente e dal Segretario, recante la motivazione

ed un numero progressivo, registrato su un apposito registro. La

consegna avverrà in occasione dell'Assemblea Generale o in altra

manifestazione di particolare importanza.

Nel 1998, durante la presidenza dell’ing. Piero Sandroni, emerse la

necessità di un cambiamento dello statuto associativo. La cosa fu

ufficializzata il 27 novembre dello stesso anno. In tale occasione il

regolamento del premio Sessa fu inserito con riferimento all’articolo

6 di questo statuto aggiornato ricevendo, al contempo, un leggero

restyling formale. Nella nuova stesura fu tolta la numerazione dei tre

articoli, fu sostituita la sigla A.I.C.T.C. con la dizione in chiaro di Associazione

Italiana di Chimica Tessile e Coloristica, il termine iscritti

con quello di Associati e la sostituzione del riferimento ad un apposito

registro con quella di motivazione appositamente registrata.

Qui si apre una storia, apparentemente curiosa, del premio Sessa

dato che nello statuto corrente il richiamo al premio non compare

più, nonostante la continua assegnazione degli stessi. Questa la

spiegazione. Il passare del tempo impone nel 2015, sotto la presidenza

di Giuseppe Crovato, una nuova e più radicale revisione dello

statuto. L’elaborazione di questa ultima versione è pesantemente

condizionata dalle modifiche legislative e finanziarie previste dalla

legge a quella data per le associazioni senza scopo di lucro come

l’AICTC. In realtà, quello approvato costituisce - di fatto - solo uno

statuto di transito in quanto la sua versione definitiva è bloccata

dall’attesa di un profondo cambiamento di tutta la normativa.

Sia come sia, anche questa volta si pensa di dare ulteriore importanza

al premio Sessa. Gli esperti legali e civilisti chiamati in

quell’occasione a sostenere l’AICTC evidenziano che nella nuova

revisione il premio non fosse da riportare nello statuto, ma dovesse

essere oggetto di un apposito regolamento da scrivere sottoforma

di documento separato dallo statuto stesso. Poiché la stesura di

detto regolamento dovrà tenere conto di quanto indicherà l’attesa

normativa, si continua ad assegnare il premio Sessa ancora in base

all’articolo 6 dello Statuto del 1998.

Dall’assegnazione del primo premio Sessa, avvenuta nel 1988, a

tutto il 2019 sono stati assegnati complessivamente 27 riconoscimenti.

La segnalazione delle figure meritevoli del premio ha sempre

coinvolto in modo molto sentito i vari consigli che si sono succeduti

nel corso del tempo. Particolarmente attivo in questo fu lo stesso

onorevole Pellegatta. Da rimarcare come potesse capitare (e capita)

che le candidature proposte, pur di pregio, non superassero il vaglio

dei consiglieri.

Significativo in proposito uno stralcio del verbale del consiglio direttivo

nazionale del 9 ottobre 1992 sotto la presidenza del prof.

Gaetano Di Modica. L’onorevole Nino Pellegatta, past president,

rammentava che:…“L’Associazione deve identificare, per tempo

ed eventualmente per la prossima occasione assembleare, il can-

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 15


VITA ASSOCIATIVA

didato all’assegnazione del premio Sessa. Propone a questi fini,

Carbonell (José Carbonell, professore universitario spagnolo noto

per i suoi studi sulla razionalizzazione delle tinture ad esaurimento,

nota dell'Autore) tra i candidati, ma tutti i consiglieri sono invitati

ad esprimere loro autonome segnalazioni al riguardo. Gli stessi

Consiglieri riceveranno una nuova copia del regolamento per ogni

fine utile. L’assegnazione del premio è confermata collocarsi in

occasione della prossima assemblea associativa, assemblea che

si auspica possa essere organizzata presso la Mostra Internazionale

del macchinario tessile che viene insediata, in via innovativa

quest’anno, a Parma rispetto alla precedente sede di Busto ora in

corso di ristrutturazione”.

Quell’anno il riconoscimento fu invece assegnato a Gino Rudelli e il

successivo al professore spagnolo José Cegarra Sanchez.

L’esame della tabella 1 evidenzia in quali anni sono stati assegnati

i premi Sessa, sotto quale presidenza, il nome del premiato, la data

ed il luogo della premiazione, nonché la sezione di riferimento o

la notazione di provenienza. Alcuni punti interrogativi segnalano la

mancanza di informazioni al momento della stesura del presente

scritto. Causa il trasferimento dell’AICTC in varie sedi nel corso degli

anni, ad ogni trasloco la documentazione accumulata è stata messa

in scatole poi chiuse in attesa di essere riaperte in un archivio

dell’Associazione per lo studio delle relative carte.

Questa situazione spiega anche perché non risultano disponibili le

motivazioni dei primi otto premiati, mentre per tutti gli altri le stesse

sono riportate sul sito dell’Associazione presso cui gli interessati

possono trovarle. Comunque, in tabella 2 si forniscono dei brevi profili

utili ad inquadrare le personalità di tutti i premiati.

Una valutazione circa la provenienza delle 27 assegnazioni mette in

evidenza la seguente statistica:

- 7 relativi alla Sezione Piemonte (Biella) pari al 25,9%

- 5 alla Sezione Lombardia Ovest (Busto Arsizio) pari al 18,5%

- 3 alla Sezione Lombardia Est (Bergamo) pari all’11,2%

- 2 alla Sezione Veneto pari al 7,4%

- 1 alla Sezione Centro Italia (Prato) pari al 3,7%

In questa statistica non è stata considerata la storica Sezione di

Milano cui aderivano d’ufficio alcuni consiglieri poi premiati che

svolgevano le proprie attività in zone molto diverse. È questo il caso

di Giovanni Frangi che, nella attuale indisponibilità di documentazione

d’archivio, è stato considerato nella Sezione Veneto per la sua

ultima tintoria attiva in tale Regione.

Seguono poi 2 premi ad accademici extra Associazione, uno italiano

ed uno spagnolo, pari al 7,4% ed infine 7 premi speciali ad altrettanti

istituti scolastici che da oltre cento anni si contraddistinguono

per l’insegnamento delle tecnologie tessili per un ulteriore 25,9%.

L’addensamento dei premi in area nord ovest e nord centro rispetto

alle altre sezioni non deve stupire anche se nessuna sezione è stata

mai trascurata. Però è un fatto che storicamente, soprattutto fino

alla fine degli anni ’90, queste sono state le sezioni complessivamente

più numerose e attive sul piano nazionale ed internazionale.

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16

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


VITA ASSOCIATIVA

ATTRIBUZIONI DEI PREMI SESSA

N. Anno Presidenza Data Luogo Nome Sezione

1 1988 Nino Pellegatta ? ? Giuseppe Prelini

Sezione AICTC Lombardia Ovest -

Busto Arsizio

2 1989 Nino Pellegatta 27/5 Biella Antonino Algerino Sezione AICTC Piemonte

3 1990 Gaetano Di Modica ? ? Giovanni Frangi Sezione Veneto (inizialmente Milano)

4 1992 Gaetano Di Modica ? ? Gino Rudelli

Sezione AICTC Lombardia Est -

Bergamo

5 1993 Gaetano Di Modica ? Busto Arsizio (VA) José Cegarra Sanchez

Extra - Prof. José Cegarra,

docente di chimica e di tecnologia

tintoria all’Università tessile

di Barcellona

6 1994 Ermanno Barni 12/9 Santa Vittoria d’Alba (CN) Gaetano Di Modica

Sezione AICTC Piemonte

(inizialmente Milano)

7 1998 Ermanno Barni ? ? Carlo Sandroni

Sezione AICTC Lombardia Ovest -

Busto Arsizio

8 1999 Piero Sandroni ? ? Ruggero Bortolaso Sezione Veneto

9 2003 Ermanno Barni 23/05 Biella Luciano Gallotti Sezione AICTC Piemonte

10 2003 Ermanno Barni 23/05 Biella Nino Pellegatta

Sezione AICTC Lombardia Ovest -

Busto Arsizio

11 2003 Ermanno Barni 21/11 Prato Falco Franco Di Medio

Sezione AICTC Centro Italia -

Prato

12 2004 Ermanno Barni 30/03 Santa Vittoria d’Alba (CN) Piero Zorio Sezione AICTC Piemonte

13 2004 Ermanno Barni 14/05 Busto Arsizio (VA) Giuseppe Visciglio

Sezione AICTC Lombardia Ovest -

Busto Arsizio

14 2005 Alessandro Gigli 30/09 Bassano del Grappa (VI) Gian Vittorio Zappa Sezione AICTC Piemonte

15 2006 Mauro Rossetti 22/09 Bergamo Alessandro Gigli

Sezione AICTC Lombardia Est -

Bergamo

16 2007 Mauro Rossetti 21/05 Santa Vittoria d’Alba (CN) Ezio Pellizzetti

Extra - Prof. Ezio Pelizzetti,

Rettore dell’Universita degli Studi

di Torino, che il 21 Maggio dello

stesso anno tenne la relazione

di apertura al Corso Avanzato di

Chimica Tessile e Coloristica - VI

Edizione (Santa Vittoria d’Alba)

17 2011 Alessandro Gigli 2/12 Torino Ermanno Barni Sezione AICTC Piemonte

18 2016 Giuseppe Crovato 28/10 Busto Arsizio (VA) Luigi Giavini

Sezione AICTC Lombardia Ovest -

Busto Arsizio

19 2018 Stefano Cavestro 2/03 Milano Ennio Oioli Sezione AICTC Piemonte

20 2019 Stefano Cavestro 10/05 Milano Giuseppe Rosace

Sezione AICTC Lombardia Est -

Bergamo

21

2019

Spec.

Stefano Cavestro 10/05 Milano IIS “Q. SELLA”, Biella -

22

2019

Spec.

Stefano Cavestro 10/05 Milano ISIS “C. Facchinetti”,Castellanza -

23

2019

Spec.

Stefano Cavestro 10/05 Milano ISIS “P. CARCANO”, Como -

24

2019

Spec.

Stefano Cavestro 10/05 Milano ITIS “P. PALEOCAPA”, Bergamo -

25

26

27

2019

Spec.

2019

Spec.

2019

Spec.

Stefano Cavestro 10/05 Milano

IIS “MARZOTTO-LUZZATI”,

Valdagno

Stefano Cavestro 10/05 Milano ITIS “T. BUZZI”, Prato -

Stefano Cavestro 10/05 Milano ITIS “L. DA VINCI”, Napoli -

-

Riferimenti seguiti da ?: dati mancanti o da confermare

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 17


VITA ASSOCIATIVA

N. Anno Nome

TABELLA PREMIATI

1 1988 Giuseppe Prelini

Professore presso l’ITIS di Busto Arsizio. Autore di diversi testi tecnici sulla tintura, stampa e

finitura dei tessili, specie cotonieri

2 1989 Antonino Algerino

Professore presso l’ITIS di Biella, poi divenutone Preside. Ha scritto diversi testi tecnici sulla tintura,

stampa e finitura dei tessili, specie lanieri

3 1990 Giovanni Frangi

Chimico titolare della tintoria Timavo, decano tra gli iscritti dell’AICTC, tesoriere e poi

Vicepresidente nazionale, autore di articoli sulla rivista Tinctoria

4 1992 Gino Rudelli

Chimico tintore, nella sua carriera di volta in volta manager e titolare di importanti aziende attive

nella produzione di ausiliari per la nobilitazione tessile. Presidente della Sezione Lombardia Est

(Bergamo)

5 1993 Josè Cegarra

Ingegnere e docente universitario di tecnologie tintorie presso la Facoltà tessile di Barcellona,

membro IFATCC

6 1994 Gaetano Di Modica

Docente universitario di discipline chimiche, forte sostenitore delle attività di AICTC in Italia e

presso l’IFATCC, più volte Presidente nazionale

7 1998 Carlo Sandroni

Chimico tintore fondatore e titolare della Tintoria omonima. Tra i promotori della sezione Lombardia

Ovest (Busto Arsizio) e membro del Consiglio direttivo nazionale

8 1999 Ruggero Bortolaso

Chimico tintore e dirigente in importanti tintorie. Consigliere nazionale e Presidente della Sezione

Veneto. Contraddistinto da ampi impegni verso gli studenti

9 2003 Luciano Gallotti

Professore di materie chimico tessili presso l’ITIS di Biella. Curatore della rivista Laniera ed esperto

di restauri tintoriali tessili. Per anni nel consiglio nazionale dell’AICTC. Ha formato ed appassionato

più di una generazione di tintori presso l’ITIS Q.Sella di Biella

10 2003 Nino Pellegatta

Chimico tintore e per anni agente di commercio nel campo degli ausiliari tessili e di coloranti.

Grande sostenitore e promotore dell’AICTC di cui è stato Presidente nazionale. A lui si deve l’avvio

del Premio Sessa. Parlamentare

11 2003 Falco Franco Di Medio

Chimico tintore in una importante azienda laniera e poi apprezzato agente di commercio di

macchinari, coloranti ed ausiliari. Ha dato grande impulso alla Sezione Centro Italia curando

l’avvicinamento dei giovani alla chimica tessile

12 2004 Piero Zorio

Chimico tintore colorista con profonde conoscenze nell’ambito del finissaggio e tintoriale. Decano

dell’AICTC è stato a lungo membro del consiglio nazionale, Vicepresidente nazionale, nonché uno

dei redattori della rivista A Campione

13 2004 Giuseppe Visciglio

Dottore in chimica, dirigente di una importante multinazionale di prodotti chimici ed esperto di

sistemi qualità. Grande sostenitore dell’AICTC con importanti ruoli nella commissione tecnica

14 2005 Gian Vittorio Zappa

Chimico tintore colorista con profonde conoscenze nell’ambito del finissaggio e tintoriale. Decano

dell’AICTC è stato a lungo membro del consiglio nazionale, Vicepresidente nazionale, nonché uno

dei redattori della rivista A Campione

15 2006 Alessandro Gigli

Chimico tintore e dirigente in importanti aziende produttrici di coloranti ed ausiliari tessili.

Presidente della sezione Lombardia Est (Bergamo) e poi Presidente nazionale ha curato in modo

particolare le politiche per l’avvicinamento dei giovani all’industria tessile. Come presidente IFATCC

ha organizzato il convegno di Stresa nel 2010

16 2007 Ezio Pellizzetti

Docente universitario di materie chimiche presso l’Università di Torino, noto a livello internazionale,

è stato molto vicino alle attività formative dell’AICTC specie nel periodo dei corsi di alta formazione

tessile di Santa Vittoria d’Alba

17 2011 Ermanno Barni

Docente universitario di chimica presso l’Università di Torino ed esperto di tensioattivi, presidente

per molti anni dell’AICTC, senior member dell’American Association of Textile Chemists and

Colourists e membro IFATCC, promotore dei corsi di S. Vittoria d’Alba

18 2016 Luigi Giavini

Dottore in chimica, dirigente di tintoria e finissaggio in importanti aziende cotoniere, autore di libri di

storia tessile bustocca, promotore del Museo Tessile di Busto, socio di lunga data di AICTC

19 2018 Ennio Oioli

Imprenditore con vaste esperienze internazionali nei trattamenti tessili e chimico-tessili lanieri,

autore di testi dedicati e appassionato divulgatore delle tecnologie tessili, Presidente per due

mandati della Sezione Piemonte (Biella) di AICTC

20 2019 Giuseppe Rosace

Professore universitario, docente di discipline chimico tessili, con interessi scientifici concentrati

sull’utilizzo delle nanotecnologie nei processi industriali. Attivo da anni come socio AICTC, dal 2013

è segretario generale dell’IFATCC

21 2019 IIS “Q. SELLA”, Biella Premio speciale conferito in quanto Istituto scolastico attivo da oltre 100 anni nell’insegnamento tessile

22 2019

ISIS “C. FACCHINETTI”,

Castellanza

Stessa motivazione

23 2019 ISIS “P. CARCANO”, Como Stessa motivazione

24 2019 ITIS “P. PALEOCAPA”, Bergamo Stessa motivazione

25 2019

IIS “MARZOTTO-LUZZATI”,

Valdagno

Stessa motivazione

26 2019 ITIS “T. BUZZI”, Prato Stessa motivazione

27 2019 ITIS “L. DA VINCI”, Napoli Stessa motivazione

18

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


SEZIONE TECNICA

La valutazione tattile dei tessuti

Antonio Mauro (1)

Questo articolo, scritto dopo la preparazione di quello che segue, richiama per sommi capi le tecnologie che

hanno preceduto l’uso di uno smartphone per la valutazione di alcune proprietà tattili di un materiale tessile

in modo facile e relativamente poco costoso. L’excursus aiuterà a comprendere l’importanza di quanto

proposto come novità nel successivo articolo ed il contributo derivante dagli studi precedenti.

Premessa

Le sensazioni tattili sono definite in campo tessile con il termine di

mano, di rilievo nella scelta di un capo d’abbigliamento o di un articolo

per la casa, ma anche nei rapporti tra i fabbricanti. Comprensibile

che si siano sviluppati nel tempo studi per una valutazione

oggettiva della mano, ossia svincolata da fattori soggettivi. Le ricerche

in ambito tessile hanno prodotto nella seconda metà del ‘900

due importanti tipologie di strumentazioni, il KES-F e il FAST, da cui

anche lo sviluppo di teorie, di metodi di controllo e di progettazione

simulata del comportamento dei tessuti all’indosso. Tuttavia, questi

strumenti di laboratorio, per ragioni legate ai costi e alla complessità,

non hanno avuto il successo sperato. Non maggiore diffusione

ha poi avuto la proposta sviluppata nei primi anni del 2000 di una

valutazione sensoriale basata sulla manipolazione di tessuti da parte

di un panel di esperti sebbene i risultati risultassero in linea con

quelli ottenuti strumentalmente.

Sarà, invece, il mondo della ricerca che, utilizzando anche i lavori

del prof. Kawabata per il KES-F e dello CSIRO australiano per il

FAST, farà passi da gigante. Si pensi agli studi sulle dita sensibili di

moderni robot o alle mani artificiali senza escludere le applicazioni

nei sistemi virtuali. Si tratta di applicazioni che attengono ad una

disciplina che prende il nome di aptica. I relativi presupposti derivano

da un lato dalla fisiologia medica sulla funzionalità della mano e

dall’altro proprio dagli studi applicativi originari dei tecnologi tessili

che per primi si sono occupati delle modalità di misura delle sensazioni

tattili prodotte dall’interazione mano-tessuti.

Gli inizi fino allo sviluppo del metodo Kawabata

Le prime ricerche di carattere generale sulla percezione tattile si

collocano tra gli anni 1925 e ’50 per opera di Katz e Revesz che

dimostrarono le relazioni esistenti tra pressione e temperatura e relativa

sensazione sull’epidermide.

Nello stesso periodo furono sviluppati studi sulla valutazione della

mano di un tessuto da vari ricercatori europei: F.T. Pierce nel 1930 e

H. Binns.nel ’34. Ripresero nel 1958 W. Howarth e P. Oliver; nel ’59

T.E. Olofsson, nel ’61 B. Dahlberg e B. Behere; nel ’66 P. Grosberg

e nel ’67 J. Lindberg. L’insieme delle esperienze portò alla messa a

punto di alcuni primi e vari strumenti per la misura dello spessore di

un tessuto e della relativa flessibilità.

Si arriva così al 1968, anno durante il quale la Textile Machinery

Society of Japan di Osaka, recependo le esigenze espresse in tal

Rappresentazione schematica degli strumenti costituenti l’apparecchiatura Kawabata (da Mario Bona, Lezioni al corso di Ingegneria tessile)

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 19


SEZIONE TECNICA

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senso dai fabbricanti di stoffe del Giappone, decide lo sviluppo di

uno studio specifico che fu poi affidato a Sueo Kawabata divenuto,

nel frattempo, professore di chimica dei polimeri presso l’Università

di Kyoto. Grazie a questo professore, che mise a punto un metodo

e la relativa strumentazione di misura riconosciuti universalmente,

dai primi anni ’70 la misura oggettiva della mano diventa realtà in

campo tessile.

Il professor Kawabata esamina inizialmente il modo con cui erano

valutati soggettivamente la qualità dei tessuti e degli abiti. Tra il

’72 ed il ’75 elabora la prima edizione di The standardisation and

analys of hand evaluation che sarà pubblicata a cura della Textile

Machinery Society of Japan e presentata ufficialmente alla 5th International

Wool Textile Research Conference del 1975.

Nella seconda metà degli anni ’70 porta a termine la messa punto

dell’apparecchiatura KES-F per la misurazione della mano dei

tessuti. Nel 1980 aggiorna poi, in collaborazione con la professoressa

Masako Niwa dell’Università femminile di Nara, dipartimento

di scienza dell’abbigliamento, la seconda edizione dell’HESC (Hand

Evaluation Standardization Committee). Gli sviluppi storici sono

bene documentati in questi due testi, risultati poi essenziali per

l’avvio di futuri lavori.

Kawabata ha dimostrato che anche proprietà evanescenti, come

la mano ed il drappeggio di un tessuto, possono essere misurate e

quantizzate mediante numeri sulla base di due ipotesi che trovarono

successiva conferma. La prima relativa al fatto che la sensazione

tattile prodotta da un tessuto dipende essenzialmente dalle proprietà

meccaniche dello stesso tessuto. La seconda che i criteri di giudizio

espressi dagli esperti sono condizionati dalla tipologia d’uso dei capi

di abbigliamento.

Kawabata per prima cosa traduce le espressioni soggettive utilizzate

dagli esperti in termini classificati e correlati tra loro anche su base

numerica. Definisce così le cosiddette “espressioni primarie della

mano” che costituiscono, a loro volta, una scala di misura standardizzata

e quindi svincolata da valutazioni soggettive.

Associa poi ai vari termini una serie di parametri fisico-meccanici

misurabili mediante apposita strumentazione di laboratorio. A questo

proposito l’idea base di Kawabata consiste nel considerare un

tessuto come un materiale valutabile in base alle nozioni classiche

della scienza delle costruzioni, nonostante le caratteristiche peculiari

costituite da una notevole flessibilità e da una dimensione, lo spessore,

nettamente inferiore rispetto alle altre due (lunghezza e larghezza).

Le sollecitazioni meccaniche cui è sottoposto un corpo solido (soletta

o tessuto) possono essere semplici (trazione, compressione,

taglio, flessione e torsione) o composite (combinazione delle precedenti).

Fra queste un richiamo particolare merita la pressoflessione

per le sue implicazioni nella confezione di abiti.

A coronamento di circa dieci anni di studio sull’argomento, egli

propone un complesso sistema di misura, il Kawabata Evaluation

System of Fabrics o KES-F, basato sulle nozioni classiche della resistenza

dei materiali e della teoria dell’elasticità. Per la determinazione

delle varie caratteristiche sono impiegate quattro diverse

apparecchiature costituenti il KES-F; le misure sono eseguite in una

gamma di forze dello stesso ordine di grandezza di quelle che si

sviluppano durante la valutazione manuale dei tessuti.

Nonostante l’indubbia validità del sistema KES-F, la relativa strumentazione

è rimasta confinata in pochissimi laboratori di ricerca

per la complessa gestione delle apparecchiature, per i tempi lunghi

delle prove (circa otto ore) e per il costo delle stesse apparecchiature

come si accennerà.

L’emergere e la limitata diffusione del sistema FAST

Per i problemi ora accennati, risulteranno sempre più numerosi gli studi

per la messa a punto di sistemi similari al KES-F di più facile e meno

costosa utilizzazione. Negli anni ’80 si affermò la strumentazione FAST,

20

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A CAMPIONE - n. 3 - 2020


SEZIONE TECNICA

un set di apparecchi progettati dallo CSIRO-Division of Wool Technology

(Australia), di più facile gestione e, soprattutto, di minore costo (circa

30.000 euro al valore di allora, quasi la metà rispetto al KES-F).

In analogia con il sistema Kawabata, anche in questo sistema alcuni

parametri meccanici misurati sono inseriti in una formula che determina

la modellabilità del tessuto derivata dalle caratteristiche tattili

misurate. I valori misurati e calcolati sono sistemati in una carta

di controllo con cui si possono prevedere, con buona approssimazione,

il modo con cui il tessuto esaminato si comporterà durante

l’operazione di confezione. Un’importante caratteristica del sistema

FAST è quella della semplicità d’uso degli apparecchi e di prova. Un

esame completo di un tessuto con l’apparecchiatura FAST richiede

all’incirca due ore di lavoro.

Gli anni ’80 - ’90 sono significativi per l’avvio in Italia di questo

genere di misure. Il principale propugnatore, attraverso importanti

lavori di divulgazione e di ricerca, è il professore del Politecnico di

Torino, ing. Mario Bona (2) . Grazie alla sua opera pionieristica è in quel

periodo che iniziano a diffondersi primi strumenti di laboratorio e

prime misure in Italia.

La misura tattile strumentale con il FAST è fatta propria da un piccolo

gruppo di significative aziende di confezione che vedono in essa

un efficace sistema di controllo qualità e di aiuto nella progettazione

dei capi di abbigliamento. Le aziende tessili, salvo rare eccezioni,

non sembrano invece cogliere l’importanza di misure del parametro

mano, da sempre ritenuto solo una sensazione e quindi appannaggio

di valutazione solo da parte di tecnici bravi. Poi, la crisi tessile,

che inizia a mordere in modo sempre più evidente dai primi anni

2000, e la scomparsa dello stesso ing. Bona, portano in una sorta di

limbo la diffusione e lo sviluppo della valutazione tattile.

La proposta poco seguita dell’analisi sensoriale dei tessuti

Un nuovo risveglio verso l’analisi tattile tessile sembra aversi pochi anni

dopo il 2000 grazie a lavori originali di alcuni ricercatori, guidati da Stefano

Predieri del CNR-Ibimet (ora CNR-IBE) di Bologna, esperti di analisi

sensoriale alimentare. Il loro approccio è quello di trattare le sensazioni

tattili con le stesse modalità dell’analisi sensoriale del gusto.

Le pratiche dell’analisi sensoriale sono basate sul fatto che tutti noi

valutiamo gli ambienti, i materiali e i prodotti tramite i sensi per

giungere a giudizi sintetici, positivi o negativi (bello-brutto, gradevole-sgradevole,

buono-cattivo) che orientano le nostre scelte ed i

nostri acquisti.

L’analisi sensoriale si è sviluppata come metodo di analisi delle sensazioni

soggettive sottoforma di elementi valutabili oggettivamente

e quindi descrivibili in modo univoco e chiaro. In molti settori costituisce

il metodo principale e a volte più affidabile per differenziare i

prodotti in termini di qualità.

L’analisi sensoriale non è lasciata all’improvvisazione, ma è definita

da un panel di valutatori addestrati che seguono norme ISO. Il panel

è formato da un gruppo di esperti, i cosiddetti giudici, selezionati per

attitudini e caratteristiche specifiche e opportunamente addestrati

all’uso dei propri sensi e ai metodi sensoriali, capaci di condurre

valutazioni accurate ed oggettive e quindi di funzionare come strumento

analitico.

In ambito tessile, le sensazioni tattili sono quelle percepite dai giudici

mentre manipolano il campione di tessuto senza vederlo attraverso

il tocco, la flessione tra le dita, il far scorrere le dita sulla superficie

stessa e così via. Sono così recepite le varie caratteristiche qualitative-meccaniche

dei tessuti costituite da consistenza, levigatezza, forza

di compressione, rigidità, pienezza, resilienza alla compressione,

profondità di depressione, sensazioni termiche, deformabilità temporanea

e permanente, attrito cutaneo, ruvidità, abrasività, gropposità,

pelosità, spessore.

Varie esperienze condotte negli anni 2005 - 2015 anche da chi scrive

hanno evidenziato su diverse tipologie di tessuti risultati in linea con

quanto valutato strumentalmente con il sistema FAST (3) .

Nonostante queste valide premesse sperimentali, il metodo ha trovato

solo limitate applicazioni per i problemi legati alla formazione e alla

gestione del panel di esperti nelle aziende tessili o di confezione.

Il nuovo che arriva

Da quegli ultimi anni indicati, la valutazione tattile dei tessuti sembra

riavere un nuovo slancio attraverso un uso ingegnoso degli

smartphone e relative app come si dirà nel prossimo articolo.

1

Articolo firmato come direttore della R.S. - Ricerche e Servizi srl di Prato

2

Per inciso si ricorda che l’ing. Mario Bona è stato membro del Consiglio Nazionale dell’AICTC negli anni ’70 ed ’80.

3

Nella pubblicazione monografica dell’AICTC “Q18: 1989 - 2010 Antologia di scritti sulla valutazione tattile dei tessuti”, a cura dello

scrivente, è riportato lo stato dell’arte a quella data, poi ampiamente ripresa nella pubblicazione del prof. Franco Corbani “Nobilitazione

dei tessili” quarto volume edito nel 2017.

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A CAMPIONE - n. 3 - 2020 21


SEZIONE TECNICA

Le sensazioni tattili secondo C.L.A.S.S.

Camilla Carrara 1 con la collaborazione di Antonio Mauro 2

Una nuova generazione di Smart Tools

Dal 2007 C.L.A.S.S. è stata considerata il posto giusto per la ricerca

di nuovi materiali e particolari innovazioni con cui innescare cambiamenti

sempre più sostenibili. Oggi C.L.A.S.S. amplia la sua offerta

con la piattaforma Smart Tools comprendente anche applicazioni,

servizi e tecnologie di produzione. Si tratta di un set completo di

strumenti pensati per designer, studenti, brand e innovatori.

Giusy Bettoni, CEO e fondatrice di C.L.A.S.S, sintetizza così questa

scelta: "Nella moda, i materiali sostenibili sono solo la punta dell'iceberg.

In effetti, il settore richiede anche processi di produzione,

tecnologie, modelli di business e molto altro ancora in quanto sistema

molto complesso".

La piattaforma Smart Tools presenta quattro sezioni principali: Material

Hub, Back in The Loop, Process x Progress e Future Devices.

Si riportano di seguito sintetici riferimenti alle prime tre sezioni

e maggiori dettagli sulla quarta, oggetto principale del presente

articolo.

II Material Hub è focalizzato sulla materia prima: presenta un'accurata

selezione di tessuti, ingredienti e filati naturali od organici,

trasformabili o innovativi, di alcune delle aziende più all'avanguardia

al mondo. II team di C.L.A.S.S. monitora ed esplora costantemente

le principali innovazioni selezionando e raccogliendo le migliori.

"L'hub incoraggia designer e brand ad attivarsi responsabilmente

per innescare il cambiamento e intraprendere passi verso un'economia

circolare" spiega Luca Olivini, responsabile materiali e marketing

di C.L.A.S.S.

Back in The Loop è la risorsa intelligente che raccoglie materiali di

alta qualità da marchi leader, produttori tessili e fabbriche di maglieria

e offre loro un'altra possibilità reinserendoli nel sistema moda.

Process x Progress si concentra sull'arte di fare moda in modo sostenibile

e fuori dagli schemi. Le innovazioni di Process x Progress

comprendono tutti i singoli passaggi della supply chain: dalle prestazioni

intelligenti delle macchine, alla tintura, al finissaggio e a

tutte le possibili applicazioni e nobilitazioni.

A inaugurare questa divisione il nuovo partner di C.L.A.S.S.: Santoni,

il primo produttore italiano di macchine per calze, famoso per il suo

approccio ingegneristico responsabile e funzionale. II suo ultimo risultato

- la X Machine, la prima macchina per tomaie senza cuciture

- consente di creare quasi interamente una scarpa garantendo allo

stesso tempo alta definizione e nitidezza del colore senza spreco di

materiale.

Future Devices riguarda la sostenibilità digitale, l'ultima frontiera

dell'innovazione. In proposito il suo responsabile, Luca Olivini, afferma:

"Questa sezione presenta alcune delle innovazioni più incredibili

in piena sintonia con la 4a Rivoluzione lndustriale. Si tratta di

due distinti strumenti digitali per promuovere e comunicare la moda

responsabile". Queste tecnologie sono dedicate, rispettivamente,

alla trasmissione digitale sia di sensazioni tattili, sia di una visione

22

iperrealistica di immagini di tessuti e capi con l'ausilio, in entrambi

i casi, di uno smart phone.

C.L.A.S.S. sta conducendo in proposito specifiche sperimentazioni

sia per lo svolgimento delle proprie attività sia per un affinamento

delle relative applicazioni.

Alla scopo ha stabilito accordi con due importanti realtà di ricerca

e produzione.

La prima, ma solo come ordine di presentazione, è Weart; la seconda

Sense Immaterial Reality.

Weart, ovvero la sensazione tattile digitalizzata

Weart, sede a Milano e sito www.weart.it, presenta la sua più recente

soluzione, che porta lo stesso nome, riguardo la digitalizzazione

del senso del tatto. Quando si tratta di tessuti, il tatto costituisce

un senso fondamentale di valutazione. Tra le diverse percezioni, le

sensazioni di temperatura, consistenza, trama e pressione possono

essere registrate e riprodotte in digitale con un grado di realismo

mai raggiunto prima.

La tecnologia di Weart è nata al SIRSlab (Siena Robotics and Systems

Lab) dell'Università di Siena e sviluppata in e-Novia, la Fabbrica

di lmprese (vedere apposito box). Questa tecnologia sviluppa

ed esplora la tattilità virtuale combinando due tipologie di strumenti

per rilevare e riprodurre i feedback aptici: il Sensing Core, in grado

di registrare sensazioni tattili e l'Actuation Core, per riprodurle sulla

pelle dell'utente.

Guido Gioioso, co-founder di Weart e ricercatore del SIRSlab, spiega

il funzionamento: "I dispositivi in corso di sviluppo si possono considerare

equivalenti a microfoni e speaker vocali per il senso del

tatto. Essi permettono non solo di registrare digitalmente interazioni

tattili in termini di forza, vibrazioni e variazioni di temperatura mentre

si esplorano o afferrano oggetti, ma anche di riprodurre queste

sensazioni.

Le immagini e i grafici che seguono aiutano a comprendere in modo

intuitivo le modalità di funzionamento di weart. II sistema è stato

progettato per essere integrato con dispositivi mobili (smartphone o

tablet), pc o sistemi di realtà virtuale ed aumentata.

Microfono e speaker lavorano tramite un’app dedicata per registrare

e per restituire un video con un contenuto tattile. Naturalmente

microfono e speaker con funzione tattile sono solo termini usati per

spiegare brevemente le funzioni di Sensing Core ed Actuation Core.

Di fatto, Sensing Core = microfono tattile e

Actuation Core = speaker tattile. Figure 1 e 2.

II Sensing Core e l'Actuation Core possono essere integrati in dispositivi

di forme e dimensioni diverse, in base all'applicazione da

realizzare.

II microfono tattile può essere integrato, ad esempio, in un anello

con cui toccare il tessuto mentre è manipolato con la mano. L'anello

registra la rugosità contemporaneamente alla rigidezza e alla temperatura

del materiale toccato.

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


SEZIONE TECNICA

Fig. 1 - Anello che integra il microfono tattile.

Può essere indossato dall’utente per acquisire proprietà

tattili di materiali toccati o afferrati.

Rappresenta solo una delle possibili integrazioni

per il microfono tattile

Fig. 2 - Un doppio anello integra lo speaker tattile.

Può essere indossato per percepire proprietà tattili

di oggetti e superfici precedentemente registrate

dal microfono. Rappresenta solo una delle possibili

integrazioni per lo speaker tattile

II rivelatore tattile (lo speaker) può essere integrato in un dispositivo indossabile (anello o ditale) o portatile per ricevere le informazioni

raccolte. Esso riproduce sulla pelle della persona che lo indossa le sensazioni tattili registrate dal microfono.

I grafici esplicitano, con la loro essenza iconica, l'amplificazione dei segnali. Figure da 3 a 5.

Fig. 3 - Vibrazione Fig. 4 - Temperatura Fig. 5 - Pressione

Le foto evidenziano, infine, l'uso dei device indicati. Figure da 6 a 8.

Fig. 6 - Indosso ed avvio (fase 1)

Fig. 7 - Tocco ed esplorazione del materiale o dell'oggetto da

esaminare (fase 2)

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 23


SEZIONE TECNICA

Fig. 8 - Ricevimento delle sensazioni tattili in abbinamento

all'immagine di quanto toccato (fase 3)

Grazie a questa tecnologia, due persone a distanza, sono in grado di

scambiarsi e condividere sensazioni tattili, ad esempio durante una

videochiamata, purché entrambi dotati degli appositi device.

Oltre a contesti di training in realtà aumentata e virtuale, la tecnologia

di Weart ha un potenziale impatto rivoluzionario in applicazioni

di digitalizzazione dei materiali, di gaming, di entertainment, di

formazione professionale cosi come sistema di ausilio in operazioni

di valutazioni da parte dei clienti di specifici oggetti o materiali.

SIRSLab ha un forte background di ricerca in aptica, la scienza che

studia il tatto e le tecnologie per digitalizzarlo. Durante il loro dottorato

di ricerca all'Università di Siena, i co-fondatori della startup

hanno lavorato allo sviluppo di device, principalmente indossabili,

pensati per replicare sensazioni tattili sulla pelle degli utenti in scenari

di teleoperazione robotica e realtà virtuale.

Al termine del dottorato Guido Gioioso, Giovanni Spagnoletti ed il

prof. Domenico Prattichizzo hanno deciso di trasformare i prototipi

sviluppati in ricerca in prodotti e portarli sul mercato fondando

Weart insieme ad e-Novia. La startup continua a collaborare con

l'Università di Siena nell'ambito di progetti di ricerca finanziati dalla

comunità europea e da aziende private.

Da un lato, la tecnologia di acquisizione (microfono tattile) è in grado

di rilevare le caratteristiche tattili di materiali o tessuti in termini di

morbidezza, finitura superficiale e proprietà termiche.

Dall'altro lato, la tecnologia di attuazione (speaker tattile) è in grado

di riprodurre queste sensazioni sulla pelle degli utenti stimolandone

i recettori tattili e riproducendo forze, vibrazioni e cambiamenti di

temperatura.

La compattezza delle soluzioni proposte consentono l'integrazione

sia in dispositivi indossabili che portatili. Esistono diverse implementazioni

di detti dispositivi, funzionanti e pronti all’uso in diversi

campi. Specifiche sono le applicazioni in fase di sviluppo per il mondo

della moda, del tessile e dell'arredamento.

L'azienda, attraverso i suoi co-founder, sta sviluppando diverse

esperienze con partner interessati allo sviluppo delle possibili applicazioni;

tra queste C.L.A.S.S. come si diceva all'inizio.

Le soluzioni sviluppate possono essere integrate in varie situazioni:

> In-store customer experience immersive per permettere ad

un utente di interagire tattilmente con prodotti non presenti

in negozio.

> Installazioni multi-sensoriali realizzate con finalità di marketing.

> Progetti di integrazione per quality control di tessuti e materiali.

Sense immaterial Reality, ovvero forme tessili e drappeggio in

visione iperrealistica

Sense Immaterial Reality è una società internazionale di Milano, sito

https://sense-immaterialreailty.com/, con sede in Superstudio

Più di via Tortona 27. La relativa tecnologia consente lo sviluppo

di nuove esperienze emozionali condivisibili grazie alla Realtà lmmateriale.

Con Realtà lmmateriale si definisce un'evoluzione della

Realtà Aumentata caratterizzata dalla fusione perfetta tra realtà

fisica e realtà virtuale fotorealistica, ideale per nuove esperienze

multisensoriali.

Sense immaterial Reality ha e si pone obiettivi ambiziosi: la mission

è portare l'esperienza di Sense nei mercati Fashion & Design, Eventi

& Advertising e nel mondo dell'Arte e della Cultura con prodotti

innovativi, capaci di raggiungere le persone con emozioni forti e

belle utilizzando gli smartphone.

Con la Realtà lmmateriale sarà possibile risparmiare tempo, materiali

di scarto, spostamenti e, di conseguenza, ridurre l'inquinamento.

Nell'ambito della moda, Sense immaterial Reality è in grado di supportare

le aziende tessili e di confezioni in tutte le fasi di vita del prodotto:

dalla prototipia al fitting, dalla comunicazione all'e-commerce.

Immaterial Reality consente di replicare visivamente le trame e i

dettagli dei tessuti attraverso gli effetti di un design digitale reattivo,

cioè una modalità che simula il diverso comportamento del tessuto

se esposto a fonte luminosa o se toccato.

Una soluzione molto pratica per comunicare con estrema precisione

la qualità di un tessuto a chi non può essere presente di persona.

CLASS iCatalog nasce dall'esperienza di Sense immaterial Reality

nella creazione di esperienze digitali/immateriali al servizio della filiera

tessile del fashion in genere. Per la realizzazione di questa app,

il team di Sense immaterial Reality ha attentamente analizzato e ricreato

digitalmente il peso e il drappeggio di una selezione di tessuti

smart. In particolare, il catalogo lmmateriale CLASS iCatalog sfrutta

la ricca dotazione di sensori degli smart device e crea una realistica

risposta alle interazioni con l'utente creando l'illusione di avere tra

le mani un campione di tessuto reale.Tutto nasce dal processo di

dematerializzazione sense che trasforma in esperienza immateriale

il tessuto reale o quello digitale generato da particolari sistemi CAD.

L'esperienza lmmateriale consiste in un mix di stimoli sensoriali

basati su simulazioni fisiche circa la rifrazione della luce e sul movimento

dei tessuti rispetto ad una data resistenza all'aria.

Per simulare l'interazione iCatalog sfrutta i sensori di luminosità, il

giroscopio, l'accelerometro oltre che microfono e telecamere per

interagire con l'utente e con l'ambiente reale.

Si delinea, cosi, un nuovo reale costituito da un mix di reale percepito

e digitale.

La soluzione ora disponibile ha raggiunto una prima release

solida e prosegue nella sua road map in costante evoluzione grazie

alla continua collaborazione con aziende partner ed esperti del

settore. Alla fine del 2020 verranno rilasciate nuove funzionalità che

aiuteranno la vendita a distanza, particolarmente efficace in questo

periodo di distanziamento sociale.

Le foto che seguono sono esempi dei tessuti sviluppati digitalmente

da Sense immaterial Reality per CLASS iCatalog e altri.

Figure da 9 a 16.

e-Novia - La Fabbrica di lmprese

e-Novia, sede a Milano e sito www.e-novia.it, è la Fabbrica di lmprese

dove le idee si trasformano in prodotti, i ricercatori sviluppano

esperienze imprenditoriali e le startup si modellano in aziende.

e-Novia dal 2015 promuove, costituisce e sviluppa società innovative

nelle aree della robotica, intelligenza artificiale e mobilità at-

24

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


SEZIONE TECNICA

Figg. 9-16 - La prima foto evidenzia uno smartphone con l'immagine di un tessuto. Tutte le altre riportano esempi dei tessuti sviluppati

digitalmente da Sense immaterial Reality per CLASS iCatalog più tre esempi di capi "immaterializzati" da Sense (ma non per C.L.A.S.S.)

traverso la valorizzazione delle proprietà intellettuali sviluppate con

istituti di ricerca e corporate internazionali.

La Fabbrica è una realtà di 130 talenti, 250 con le imprese controllate

e partecipate, il 97% con laurea magistrale di cui il 25% con PhD.

Oggi, e-Novia rappresenta una delle realtà innovative più sostenibili

del panorama nazionale. Dal 2015 ha sviluppato oltre 40 brevetti

internazionali e 32 progetti imprenditoriali.

Nel 2019 e-Novia è stata premiata per il terzo anno consecutivo dal

Financial Times e da II Sole 24 Ore tra le aziende a maggior crescita

nelle rispettive classifiche FT 1000 Fastest Growing Companies

in Europe e Leader della Crescita 2020. A gennaio 2020 e-Novia

è stata presente al CES di Las Vegas, la maggiore fiera mondiale

dedicata all'intelligenza Artificiale e Robotica nell'ambito delle aree

Collaborative Mobility, Augmented Humans e Humanized Machines.

Nello stand e-Novia sono state presenti dieci imprese della Fabbrica,

tra cui la stessa Weart. Tre di queste sono state premiate con il

CES 2020 Innovation Awards Honoree: Hiride per le sue sospensioni

adattive smart pensate per adeguarsi a diverse tipologie di terreno;

Smart Robots per ii suo occhio robotico, un dispositivo intelligente

per supportare l'operatore nel contesto della smart factory; e infine

Wahu per la suola attiva in grado di adattare la sua morfologia

all'ambiente esterno e allo stato dell'utente. Tra le altre imprese della

Fabbrica l'iconico Yape, il droide a guida autonoma per la consegna

dell'ultimo miglio, impiegato recentemente nei gate dell'aeroporto

di Francoforte. Blubrake, la pluripremiata realtà che ha sviluppato

un sistema di ABS per e-bikes che aumenta la sicurezza dei ciclisti

nella frenata. Rob.Y con la sua piattaforma modulare, bidirezionale

e ultra-agile, progettata per la mobility as-a-service a carattere

autonomo ed elettrico e concepita per forgiare una nuova architettura

dei veicoli. Measy è l'e-bike dotata di stabilizzazione dinamica

dell'assetto e sistemi di controllo della temperatura del carico per

i nuovi veicoli, le cargo bike, che opereranno sempre di più nelle

nostre città. Huxelerate sviluppa un'architettura di accelerazione

del calcolo computazionale utilizzabile per elaborare in tempo reale

le informazioni provenienti da tecnologie di screening e, quindi,

offrirne immediatamente i risultati a tutti gli attori dell'ecosistema

sanitario. Existo è l'impresa che ha realizzato Sixto, un dispositivo

wearable nato per aiutare le persone con ridotta mobilita della mano

a migliorare la presa di oggetti e per essere un valido strumento di

prevenzione e supporto sul posto di lavoro. Non ultima WeArt, con la

sua tecnologia in grado di "digitalizzare il tatto" registrando e riproducendo

sensazioni tattili attraverso dispositivi indossabili.

1

C.L.A.S.S. project coordinator / 2 Redazione di A Campione

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 25


MUSEI TESSILI

Il Museo della Seta di Como

Paolo Aquilini, direttore del museo

Iniziamo con questo articolo, dedicato al Museo della Seta di Como, la presentazione dei principali musei

tessili per la loro importanza culturale sul piano storico e per le attività svolte che contribuiscono alla promozione

del made in Italy. Quello di Como rappresenta una realtà vivace che da quasi trent’anni si occupa

non solo di raccogliere, restaurare, conservare e divulgare la storia dell'industria serica comasca, ma anche

di offrire nuove possibilità di conoscenza del mondo tessile da parte di appassionati ed operatori del settore.

Testimone di una storia ricca e promotore di collaborazioni con gli Enti culturali - e non solo - del territorio,

con le aziende del gruppo della filiera tessile di Confindustria e con il polo Universitario comasco, il Museo

della Seta di Como si conferma quale luogo di comunicazione a tutti i livelli della filiera tessile. Di seguito

si riporta la relativa presentazione a firma dello stesso direttore del Museo che, in modo brioso, ci illustra

questa importante realtà culturale nei suoi tratti essenziali. Segue una scheda, curata dalla redazione di

A Campione, che ne dettaglia storia, contenuti ed attività.

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A CAMPIONE - n. 3 - 2020


MUSEI TESSILI

La prima volta che si entra al Museo della Seta di Como non può

non tornare alla mente Ulisse e la sua catabasi raccontata da Omero

nell’XI libro dell’Odissea: la discesa agli inferi alla ricerca dell’indovino

Tiresia. Una discesa fredda, senza colore e con poca luce, come

sul finire di un pomeriggio di autunno.

Il Museo, in effetti, è collocato in uno spazio seminterrato apparentemente

ed esternamente poco ospitale, ricavato oltre trent’anni

fa da alcuni locali dismessi della storica scuola di Setificio Paolo

Carcano, alle porte della città murata. La cantina del Setificio, si

potrebbe dire, riadattata nel miglior modo possibile per accogliere

improbabilmente un Museo. Nonostante questi auspici, nel giro di

trent’anni, ma forse questo allora non lo si poteva prevedere con

piena lucidità, è diventato una delle maggiori istituzioni culturali del

territorio con l’obiettivo, tanto nobile quanto gravoso, di raccontarlo.

Non ci si deve lasciare ingannare dalle apparenze, però: il pensiero

della catabasi di Ulisse viene presto sostituto da un pensiero altro,

quando la porta d’ingresso automatica si apre e si inizia la visita tra

le macchine e gli strumenti ivi conservati.

Avete presente la famosissima Alla fiera dell’Est di Angelo Branduardi?

Sicuramente sì.

E venne il macellaio

che uccise il toro

che bevve l’acqua

che spense il fuoco

che bruciò il bastone

che picchiò il cane

che morse il gatto

che si mangiò il topo

che al mercato mio padre comprò.

Ecco, il Museo della Seta è un po’ così, come la canzone di Branduardi.

All’inizio pensi ci sia solo il topo, ma poi arriva anche il gatto,

e poi il cane, e ancora il bastone, e così via. E così quello che all’inizio

è, nella testa di chi entra, solo un tessuto o poco più, alla fine

si rivela essere un’intricatissima matassa di storia, storie, tecniche,

progressi, ricerche, segreti, viaggi, eventi, persone e personalità. La

canzone di Branduardi, a un certo punto, finisce. Ciò che vi è da

raccontare, intorno e riguardo la seta al Museo, mai.

È per questo che i progetti al Museo della Seta negli ultimi anni

hanno galoppato come cavalli liberi in una prateria: perché vi è così

tanto da dire, da narrare e trasmettere riguardo la seta, che con un

poco di creatività e infinita passione, è impossibile stare immobili

ed è invece assolutamente naturale e spontaneo fare sempre di più,

fare sempre di meglio, fare sempre di nuovo.

È da questo assunto che è nato tutto ciò che sta all’interno dei 1000

metri quadri di esposizione in via Castelnuovo 9.

E ora che scrivo, penso a quanto sia obsoleto anche il termine esposizione

per una realtà viva e interattiva in cui il visitatore è parte

integrante del progetto museale e non semplice referente di una

narrazione a senso unico.

Da questo assunto, dicevamo, sono nate le mostre temporanee.

Sono nati gli angoli-selfie, le postazioni multimediali e quelle interattive,

gli allestimenti in continua evoluzione, gli eventi e le attività,

la nuova proposta didattica, le visite speciali e tematiche. Tutto

quanto ideato e progettato sulla base dei nuovi gusti e delle nuove

esigenze di un mondo che cambia in fretta, forse troppo, ma al cui

passo si deve stare per non morire. E quando si impara a correre, in

fondo, si scopre che è anche molto divertente.

Quindi, se noi torniamo alla porta d’ingresso e da qui iniziamo il nostro

percorso per partire dal topo e arrivare al macellaio, la prima sala che

Bozzoli del baco da seta.

All’interno del Museo è stato

predisposto un percorso tattile per

visitatori non vedenti anche se tutti i

visitatori possono usufruirne

Un baco da seta su foglie di gelso.

Sullo sfondo il famoso “bosco”,

su cui i bachi da seta si arrampicano

per costruire il proprio bozzolo

Strofinatura dei bozzoli con una specie di

spazzolino detto scopino per eliminare

i filamenti più esterni ingarbugliati e non

molto resistenti e per trovare il capo principale

della bava avvolto regolarmente e resistente

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 27


MUSEI TESSILI

Aspo e bilancia

Collezione di coloranti all’anilina usati negli anni intorno al 1940

Sala della torcitura. Torcitoio “piantello

a pancia in fuori” mosso ad energia idraulica

Sala della tintoria. Le matasse di seta venivano

purgate e tinte in pirole di rame

Ricostruzione di un Laboratorio di chimica. Bancone da laboratorio con strumenti

per l’analisi chimica

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A CAMPIONE - n. 3 - 2020


MUSEI TESSILI

incontriamo è quella dell’allevamento del baco da seta e della trattura,

ovvero la creazione del primissimo filo di seta. Impossibile non

rimanere affascinati e forse anche stupiti dalla genesi di tutta questa

complessa macchina: un bruco, null’altro che un bruco, che contiene

al suo interno tutto ciò che serve per creare la stoffa più preziosa che

sia mai stata scoperta sul nostro pianeta. Se non è magia questa...

Il secondo elemento dinnanzi a cui non si può non rimanere stupiti,

nel percorrere lo spazio tra le sale, è l’ingegno umano: la natura ha

fornito la materia prima, sacra e unica, ma l’uomo ci ha messo mani

e testa per riuscire ad arrivare a quella stoffa morbida e luminosa,

tenuta segreta per millenni e combattuta tra i popoli.

E allora, in terza posizione, stupisce quanto la storia dell’uomo, da

che è comparso sulla Terra, sia così strettamente legata alla produzione

e al commercio di questa o quell’altra cosa: la seta, il sale, lo

zucchero, il cotone, il caffè. Ecco, anche la seta, come altri prodotti

e forse molto di più, ha da una parte seguito e dall’altra determinato

nello spazio e nel tempo il percorso di popoli, lo svolgersi di eventi

e fatti storici.

Si parte da una leggenda, quella della principessa cinese Lei-Tsu

che tra il 2500 e il 3000 a.C. per prima scoprì il segreto della seta

quando, per caso, le cadde nella tazza del tè bollente un bozzolo (il

caso, lo stesso che secondo gli scienziati ha dato origine al Grande

Scoppio, il big bang). Si arriva, dopo un giro lungo millenni, alla

seta a Como, divenuta proprio a Como l’elemento distintivo, il più

significativo di tutti. Come e perché? La complessità dei macchinari

e degli strumenti presenti al Museo della Seta, insieme alla nomea

di un popolo laborioso e attivo - pare che così dicesse anche Maria

Teresa d’Austria - sono sicuramente tra le chiavi della risposta insieme

al collante generale: l’acqua.

Ancora una volta, la natura è venuta in soccorso a noi uomini per

farci fare cose grandi.

Le sale che raccontano il miracolo della seta a Como sono tredici e il

visitatore segue il logico processo di produzione e lavorazione della

seta, dal baco al prodotto finito. Chi entra in Museo, distrattamente o

con i minuti contati, esce pensando di aver scoperto, semplicemente,

come si faceva la seta, in un periodo storico compreso tra la fine

del XIX e l’inizio del XX secolo.

Chi si prende tempo e spazio, chi si dedica all’ascolto e all’osservazione,

durante la sua anabasi verso lo spazio esterno si renderà

conto di aver scoperto un intero pezzo di mondo di cui non era a

conoscenza. E nella maggior parte dei casi, di avere molta voglia di

saperne di più. Dal topo, al macellaio.

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 29


MUSEI TESSILI

Scheda sul Museo della Seta

a cura della redazione

Nel complesso poi realizzato, oltre al museo, trovano collocamento

l'Istituto Tecnico Industriale Statale di Setificio "Paolo Carcano" e

la Stazione Sperimentale per la Seta. Nella stessa area è stata poi

edificata anche la nuova sede del distaccamento comasco del Politecnico

di Milano e dell'Università dell'Insubria.

Complesso che a

Como ospita, oltre

all‘Istituto del

setificio Paolo

Carcano ed altre

istituzioni, anche il

Museo della Seta

All'inizio degli anni Ottanta, la Tintoria Pessina, fondata nel 1904 da

Gaetano Pessina, era ormai destinata alla dismissione e le sue macchine

a concludere ingloriosamente la loro carriera in una discarica.

Nel momento della decisione finale si fece strada tra gli eredi l'idea

di conservare, documentare e perpetuare la memoria del lavoro serico

a Como. Proprio di fronte alla Tintoria Pessina erano sorti i nuovi

edifici dell'Istituto Tecnico Industriale Statale di Setificio "Paolo Carcano",

una scuola creata nella seconda metà dell'Ottocento proprio

come supporto alla nascente industria serica.

Ai materiali della Tintoria Pessina se ne aggiunsero via via molti altri

e si andò, contemporaneamente, rinsaldando il nucleo dei promotori

del Museo della Seta. Nell'iniziativa si impegnarono direttamente gli

"Amici del '27" e rappresentanti dell'Associazione "Ex Allievi del

Setificio".

Questo gruppo di lavoro ottenne un forte impulso dall'Amministrazione

Provinciale di Como, proprietaria degli stabili sede dell'Istituto

di Setificio, che aderì all'idea della costituzione di un Museo della

Seta e che perciò concesse l'autorizzazione all'utilizzo dei locali. Al

contributo dell'amministrazione pubblica si aggiunse quello erogato,

nel 1988, dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde.

Nel giugno 1988 si costituì il "Comitato per il museo didattico della

seta". L'inaugurazione ufficiale del "Museo didattico della Seta" avvenne

il 4 ottobre 1990 e il 2 aprile 1992 venne costituita l' "Associazione

per il Museo della Seta di Como". Nel 1999 l'Associazione

otteneva il Riconoscimento Giuridico della Regione Lombardia e nel

2004 quello di "Museo".

L'edificio in cui si trova il museo fu costruito tra il 1968 e il 1975

su progetto degli architetti Lorenzo Muzio e Franco Tartaglino, che

vinsero il concorso pubblico per la realizzazione di una nuova sede

della scuola tessile comasca ancora nella sede originaria del 1908.

La zona di Como individuata era, tra la metà dell'Ottocento e l'inizio

del Novecento, un luogo fiorente di ditte tessili per la disponibilità di

energia idraulica ricavata dal torrente Cosia. La nuova costruzione

creava, così, un legame ideale tra il museo e la storia della manifatturiera

comasca.

Di questo articolato contesto, il Museo può essere considerato il

riferimento che mette in relazione la tradizione del saper fare locale

con il patrimonio artigianale, la cultura umanistica, la formazione e

la promozione.

Il Museo didattico della Seta, aperto nel 1990, è stato voluto a testimonianza

della storia della seta a Como fra Otto e Novecento. Si

estende su oltre un migliaio di mq suddivisi in nove sale e illustra

l'intera "filiera" serica, iniziando con l'allevamento del baco, la trattura

del filo e la torcitura. Seguono la tessitura con i telai manuali in

legno e con quelli meccanici prodotti a Como, la sala controlli e misure

e il laboratorio chimico, per arrivare alla tintura di filati e tessuti

e alla stampa, illustrata dalle planches, dai quadri e dai cilindri. Conclude

il percorso il finissaggio dei tessuti. Complementi all'esposizione

sono l'archivio (libri, documenti, fotografie, riviste, campionari

provenienti da aziende dismesse) e il deposito di macchine e strumenti.

Attività importante è l'organizzazione di mostre temporanee

sul tema del tessile e della moda come si dirà più avanti.

Nell'atrio si è ricreato l'ingresso di una fabbrica, esponendo preziosi

orologi timbracartellino. Nella sala centrale, dopo un accenno all'allevamento

del baco, si incontra la prima fase della lavorazione, la

trattura, rappresentata da una "filandina". Di seguito strumenti di

preparazione alla tessitura: macchina per la fabbricazione di licci in

cotone e pettini, foracartoni, duplicatrice, orditoio a sezione. Un interessante

piantello a pancia in fuori a 288 fusi, del 1870, testimonia

la fase di torcitura.

Nella sala della tessitura campeggiano due telai a mano: uno jacquard

e uno a doppia ratiera con lettura del disegno ad assicelle, un

orditoio per cimosse e un lisage dell'Ottocento. La tessitura meccanica

è rappresentata da due telai meccanici OMITA, di produzione

comasca, che risalgono agli anni Trenta e Quaranta.

Quaderno di tessitura appartenente ad un ex studente di Setificio

dei primi del ‘900

30

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


MUSEI TESSILI

Matasse di seta tinte in vari colori

Sala della stampa a mano. Collezione di planche da stampa

Cartoni forati. Dettaglio di un telaio a mano con sistema jacquard del1890

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 31


MUSEI TESSILI

La sala controlli e misure riunisce una ricca collezione di apparecchi

con dinamometri, torcimetri, bilance di precisione, aspatrice e

provinatrice. Particolarmente interessanti le tre stufe per la stagionatura

della seta, di metà Ottocento. Il laboratorio chimico è stato

fedelmente ricostruito con mobili e strumenti d'epoca. Per la fase

della tintoria sono presentate una pirola in rame per tingere i filati,

una barca in legno per tingere i tessuti, un cavigliatoio e vari altri

attrezzi.

Nella stamperia si incontrano la cucina colori, il doppio fondo utilizzato

per cuocere gli addensanti e miscelare i coloranti, un tavolo

da stampa a tampone con una vasta collezione di planches in legno

e metallo, un tavolo per la stampa a mano con quadri a cui si affiancano

lucidi d'epoca e attrezzi per la fotoincisione, macchine per

campionatura, cilindri in legno e in rame, modellini di macchinari

per la stampa a quadri e in rotativa.

Alle operazioni di finissaggio è dedicata un'altra sezione che contiene

un'antica macchina lignea per la realizzazione dell'effetto moiré

su seta, una plissettatrice e un imponente Palmer del 1932.

Accanto all'esposizione permanente ci sono l'archivio e il deposito:

un mondo di documenti, di libri, di riviste tecniche e di reperti che

costituisce il giacimento di informazioni da cui il Museo trae l'ispirazione

e il materiale per la propria attività di ricerca e per le esposizioni

temporanee. La maggior parte dei materiali proviene, oltre

che da singole donazioni, da aziende dismesse, per le quali la fine

dell'attività corrisponde spesso alla distruzione di tutto il patrimonio

documentario. Grazie ad una rete di conoscenze, è stato possibile

sensibilizzare negli anni tutti gli esponenti del settore tessile circa

l'importanza di non disperdere le testimonianze storiche dei decenni

passati.

Già da tempo sono in corso la schedatura e l'informatizzazione dei

circa 30.000 reperti in archivio e a deposito per renderli fruibili in

modo rapido e sicuro, per garantire al meglio il loro studio e la loro

conservazione. La parte più cospicua del patrimonio documentario

è costituita dagli archivi delle ditte comasche. Molte sono le fotografie,

dalle vedute degli stabilimenti alle istantanee di lavoro, dai

momenti di vita quotidiana alle immagini pubblicitarie. Numerosi e

di grande pregio sono i campionari di tessuti sia stampati che operati.

Sono stati acquisiti anche referenziari, cioè campionari utilizzati

all'interno delle stesse ditte per organizzare la produzione. Trattasi

di documenti utilissimi con cui verificare le effettive dinamiche imprenditoriali

delle varie aziende.

In questi anni, il successo del Museo è testimoniato dal continuo

aumento dei visitatori dei quali una quota rilevante è costituita da

gruppi e da singoli provenienti dall'estero.

Nel 2000 il Museo ha pubblicato Il tempo della seta di Guido Eugenio

Candiani, con contributo Cariplo; nel 2003 il catalogo Il Museo

didattico della Seta di Como e l'anno seguente la Guida al Museo

didattico della Seta di Como.

Il Museo organizza mostre legate al settore tessile.

Potendosi avere indicazioni su quelle più recenti attraverso il sito

https://www.museosetacomo.com riportiamo di seguito solo

quelle iniziali essendo troppo lungo l’elenco a titolo esemplificativo

dell’eccellenza delle mostre organizzate:

1992: Il tessuto per cravatta a Como - lo jacquard da fine '800 agli

anni '40; 1995: Collezione di Collezioni - dal Dopoguerra alla fine

degli anni '60: storie di tessuti, di moda e di Como;

1998: Tagliati per il Sì - storie di spose fra abiti, immagini e oggetti;

2000: Como città di mestiere: la seta e i suoi opifici dal 1860

al 1950;

2002: Bellotti foulards - gusto tecnica successo di un converter

comasco.

Sala tessitura di un moderno setificio a Como (da internet foto di Confindustria Como)

32

A CAMPIONE - n. 3 - 2020


MUSEI TESSILI

Analogamente si può dire per le mostre ospitate nei locali del Museo

con riferimento alle prime:

2004: Intrecci tra immagini e colori

2005: Miniartextil - I gioielli di Ruth Guggenheim Nivola

2006: '900 di vetro e La tessitura meccanica dell'arazzo

Dal 2001 il Museo organizza annualmente eventi relativi al merletto

a fuselli in seta. Tra le prime ricordiamo:

2001: La blonda e i lavori delle scuole

2002: Il Cluny e i lavori delle scuole

2003: Il Binche e i lavori delle scuole

2004: Il merletto Moderno e i lavori delle scuole

2005: Il merletto di Neuchâtel e i lavori delle scuole e presentazione

del 1° Concorso per un merletto a fuselli, Museo didattico

della Seta di Como 2006

2006: Il Punto antico aquilano e i lavori delle scuole e 2° Concorso

europeo per un merletto a fuselli, Museo didattico della Seta di

Como, 2007

Un piccolo gift-shop, collocato vicino all'ingresso, offre ai visitatori

la possibilità di acquistare articoli in seta prodotti nell'area comasca

e diverse pubblicazioni dedicate alla seta, fra cui quelle edite e curate

dal Museo stesso.

Il Museo dispone, inoltre, di un laboratorio di restauro (circa 120

mq), di archivi (libri, riviste, documenti e tessuti) e di depositi, (macchine

e strumenti) per un totale di circa 770 mq, collocati negli stessi

edifici del Museo.

Museo della Seta, Como (CO)

Ente proprietario: Associazione per il Museo della Seta di Como

Via Castelnuovo 9 - Tel. +39 031 303180

Apertura, salvo situazioni ed eventi speciali: da martedì a domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00.

Costi: Intero 10 euro e vari sconti

La scheda sul Museo è stata ottenuta attraverso le informazioni riportate nei seguenti siti alla data del 30 aprile 2020:

https://www.museosetacomo.com

https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_didattico_della_Seta_di_Como

http://www.visitcomo.eu/it/scoprire/musei/altri-musei/museo_didattico_seta/index.html

https://lombardia.abbonamentomusei.it/Musei/MUSEO-DIDATTICO-DELLA-SETA

https://www.corrieredicomo.it/museo-della-seta-nuovo-allestimento/

http://www.lombardiabeniculturali.it/blog/istituti/museo-didattico-della-seta/

Tutte le foto sono originali del Museo

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Tariffa valida per un ingresso individuale € 6.

In occasione di mostre temporanee:

biglietto intero € 10 - biglietto convenzionato € 8.

FONDAZIONE MUSIL - BRESCIA

Biglietto di ingresso scontato per convenzionati (MusIL di Cedegolo

- BS). Sconto da concordare in fase di prenotazione per

visita guidata gruppi (tutte e tre le sedi MusIL).

Per ottenere l’applicazione della convenzione, il socio, in regola con la quota associativa,

dovrà mostrare la tessera alla biglietteria.

A CAMPIONE - n. 3 - 2020 33


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