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MAP - Magazine Alumni Politecnico di Milano #4

Il Magazine dei Designer, Architetti, Ingegneri del Politecnico di Milano - Numero 4 Autunno

Il Magazine dei Designer, Architetti, Ingegneri del Politecnico di Milano - Numero 4 Autunno

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<strong>MAP</strong><br />

<strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Numero 4 _ Autunno 2018<br />

Il bello del <strong>Politecnico</strong>: quello che i ranking non possono raccontare • Un <strong>Politecnico</strong> da Olimpo • Dottori <strong>di</strong> ricerca alle frontiere della conoscenza<br />

• Qui costruiamo il futuro del mondo • Ricor<strong>di</strong> della Casa dello Studente • La Nuova Biblioteca Storica • Il telescopio che guarda in<strong>di</strong>etro nel<br />

tempo • Scelti da Forbes: i più giovani innovatori europei • Big (Designer) Data • L’architetto e il suo bracciale salvavita • L’ingegnere che<br />

pulisce gli oceani • Un campus aperto alla città • L’uomo che sente tutto dell’America • La Gazzetta del Poli • <strong>Alumni</strong> da Trofeo: Fabio Novembre,<br />

Stefano Boeri • Tutte le Ferrari dell’ing. Fioravanti • I ragazzi del Circles • Il 1° incubatore d’Impresa in Italia • 1968-2018 in Piazza Leonardo<br />

1


2


Ferruccio Resta e il <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> domani • Dossier: i numeri del Poli • La nuova piazza Leonardo • Renzo Piano: 100<br />

alberi tra le aule • Gian Paolo Dallara e DynamiΣ: la squadra corse del Poli • PoliSocial: il 5x1000 del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong><br />

<strong>Milano</strong> • Gioco <strong>di</strong> squadra: tutto lo sport del <strong>Politecnico</strong> • Guido Canali, l’architettura<br />

tra luce e materia • Paola Antonelli, dal Poli al MoMA <strong>di</strong> New York • Zehus Bike+ e<br />

Volata Cycles, le bici del futuro • Paolo Favole e la passerella sopra Galleria Vittorio Emanuele • Marco Mascetti:<br />

ripensare la Nutella • I mon<strong>di</strong> migliori <strong>di</strong> Amalia Ercoli Finzi e Andrea Accomazzo • Nel cielo con Skyward e Airbus<br />

Cari <strong>Alumni</strong>, vi racconto il Poli <strong>di</strong> domani: lettera aperta del rettore Ferruccio Resta • La community <strong>Alumni</strong> raccontata da Enrico Zio • Atlante<br />

geografico degli <strong>Alumni</strong> • Il Poli che verrà, raccontato dal prorettore delegato Emilio Farol<strong>di</strong> • Vita da studente <strong>di</strong> fine ‘800 • Come si aggiusta<br />

il Duomo <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> • L’ingegnere del superponte • Una designer per astronauti • La chitarra <strong>di</strong> Lou Reed, firmata Polimi • Architettura<br />

italiana in Australia • VenTo: la pista ciclabile che parte dal Poli • Fubles, gli ingegneri del calcetto • Il parco termale più grande d’Europa<br />

• Gli ingegneri del tram storico <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> • Polisocial Award: un premio all’impegno sociale • Nuovo Cinema Anteo • Caro Poli ti scrivo<br />

1 <strong>MAP</strong> <strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

Quando ero studente al Poli • Dottori <strong>di</strong> ricerca alle frontiere della conoscenza • Dove si costruisce il futuro del mondo • Poli da Olimpo • Mi<br />

ricordo la Casa dello Studente • La Nuova Biblioteca Storica • Il telescopio che guarda in<strong>di</strong>etro nel tempo • Speciale Forbes: Lorenzo Ferrario,<br />

Gio Pastori • Big (Designer) Data • L’architetto, e il suo bracciale, salvavita • L’ingegnere che pulisce gli oceani • Il nuovo Cantiere Bonar<strong>di</strong> <strong>di</strong><br />

Renzo Piano • L’uomo che sente tutto dell’America • La Gazzetta del <strong>Politecnico</strong> • <strong>Alumni</strong> da Po<strong>di</strong>o: Fabio Novembre, Stefano Boeri • Tutte<br />

le Ferrari dell’ing. Fioravanti • I ragazzi del Circles • PoliHub, l’incubatore <strong>di</strong> talenti • 1968-2018 in Piazza Leonardo • Lettere alla redazione<br />

Buona<br />

lettura.<br />

In questo 4° numero <strong>di</strong> <strong>MAP</strong> abbiamo dato ampio spazio<br />

ai più recenti traguar<strong>di</strong> del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>. È stata<br />

una scelta dettata dall’entusiasmo: al <strong>di</strong> là <strong>di</strong> ogni autocelebrazione,<br />

abbiamo la speranza <strong>di</strong> con<strong>di</strong>videre con<br />

voi lettori la passione per questa Scuola e l’impegno<br />

con il quale, quoti<strong>di</strong>anamente, la comunità politecnica<br />

nel suo insieme si adopera per tenera alta la sua ban<strong>di</strong>era.<br />

Ne parliamo in <strong>di</strong>versi articoli, toccando i temi dei<br />

ranking universitari, della ricerca <strong>di</strong> frontiera, dello sviluppo<br />

tecnologico e culturale promossi dall’Ateneo grazie<br />

alle tante realtà che ne fanno parte: citiamo ad esempio<br />

Polihub, primo incubatore d’impresa in Italia, e<br />

i nuovi progetti che stanno partendo, come quello della<br />

ristrutturazione del Campus Bonar<strong>di</strong> che offrirà nuovi<br />

spazi <strong>di</strong> interazione a tutta la città, non solo agli studenti<br />

e ai docenti.<br />

Non mancano le storie degli <strong>Alumni</strong>, fiore all’occhiello<br />

del <strong>Politecnico</strong>, e dei loro importanti contributi alla<br />

crescita del mondo tecnologico, culturale e industriale.<br />

Fanno la loro comparsa in questo numero 11 <strong>Alumni</strong> il<br />

cui lavoro ha un forte impatto a livello italiano e internazionale:<br />

come la designer Giorgia Lupi, esperta <strong>di</strong> data<br />

visualization, il cui lavoro è esposto nella collezione<br />

permanente del MoMA e che ha al suo attivo un TEDTalk<br />

con più <strong>di</strong> un milione <strong>di</strong> visualizzazioni; o come Lorenzo<br />

Ferrario e Gio Pastori, scelti da Forbes come due tra<br />

i più giovani innovatori d’Europa; o ancora, come Giulio<br />

Cesareo, la cui azienda ha brevettato una “spugna” per<br />

ripulire gli oceani.<br />

Queste storie, insieme alle tantissime altre che non<br />

possono, purtroppo, trovare spazio qui, rappresentano<br />

per il <strong>Politecnico</strong> motivo <strong>di</strong> orgoglio e uno stimolo a<br />

fare sempre meglio. Senza darvi ulteriori spoiler, vi auguro<br />

buona lettura, sperando che queste pagine vi rendano<br />

altrettanto orgogliosi.<br />

Federico Colombo<br />

Direttore esecutivo <strong>Alumni</strong> <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

P.S. Anche questa volta siamo riusciti a stampare e inviare<br />

<strong>MAP</strong> a 50 mila <strong>Alumni</strong> perché in 1950 avete scelto<br />

<strong>di</strong> contribuire concretamente con una quota a sostegno<br />

<strong>di</strong> questo progetto. Grazie ancora per questo contributo<br />

che permette <strong>di</strong> tenere aperto anche questo canale per<br />

tutta la famiglia politecnica.<br />

<strong>MAP</strong><br />

<strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

<strong>MAP</strong><br />

<strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

<strong>MAP</strong><br />

<strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Numero 1 - Primavera 2017<br />

Numero 3 _ Primavera 2018<br />

Numero 4 _ Autunno 2018<br />

PROSSIMO NUMERO<br />

N°0 - AUTUNNO 2016<br />

N°1 - PRIMAVERA 2017<br />

N°2 - AUTUNNO 2017 N°3 - PRIMAVERA 2018<br />

N°4 - AUTUNNO 2018<br />

N°5 - PRIMAVERA 2019<br />

Unisciti ai 1950 <strong>Alumni</strong> che rendono possibile la redazione, la stampa e la <strong>di</strong>stribuzione <strong>di</strong> <strong>MAP</strong>.<br />

Modalità <strong>di</strong> pagamento:<br />

Contributi annuali possibili<br />

· On line: sul portale www.alumni.polimi.it<br />

· Bollettino postale: <strong>Alumni</strong>Polimi Association – c/c postale: n.46077202<br />

Piazza Leonardo da Vinci 32, 20133 <strong>Milano</strong><br />

Standard<br />

· Bonifico bancario: Banca popolare <strong>di</strong> Sondrio Agenzia 21 – <strong>Milano</strong><br />

IBAN: IT90S0569601620000010002X32<br />

BIC/SWIFT: POSOIT2108Y<br />

· Presso il nostro ufficio: <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, piazza Leonardo da Vinci, 32. E<strong>di</strong>ficio 2, piano 1°<br />

Da lunedì a venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 16:00<br />

70€ 120€ 250€ 500€<br />

Senior<br />

Silver<br />

Gold<br />

3


4<br />

<strong>MAP</strong><br />

<strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

La rivista degli architetti,<br />

designer, ingegneri<br />

del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Direttore Responsabile<br />

Federico Colombo<br />

Direttore Esecutivo <strong>Alumni</strong>Polimi Association<br />

Dirigente Area Sviluppo e Rapporti con le Imprese<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Direttore della comunicazione<br />

Chiara Pesenti<br />

Dirigente Area Comunicazione e Relazioni Esterne<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Membri del Comitato E<strong>di</strong>toriale<br />

Margherita Cagnotto<br />

Responsabile Merchan<strong>di</strong>sing <strong>di</strong> Ateneo<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Alessio Can<strong>di</strong>do<br />

Communication and graphic designer<br />

<strong>Alumni</strong>Polimi Association - <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Ivan Ciceri<br />

Fundraising Manager<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Luca Lorenzo Pagani<br />

Communication Manager<br />

<strong>Alumni</strong>Polimi Association - <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Francesca Saracino<br />

Head of CareerService<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Diego Scaglione<br />

Head of Corporate and Continuing Education<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Irene Zreick<br />

Coor<strong>di</strong>namento e<strong>di</strong>toriale <strong>MAP</strong><br />

<strong>Alumni</strong>Polimi Association - <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

<strong>MAP</strong> è realizzato in collaborazione con<br />

Better Days srl (www.betterdays.it)<br />

Stefano Bottura<br />

Progetto grafico<br />

Valerio Millefoglie<br />

Caporedattore Betterdays<br />

Redazione<br />

Ivan Carozzi, Davide Coppo, Nicola Feninno,<br />

Chiara Longo<br />

Impaginazione<br />

Maria Serafini, Beatrice Mammi<br />

Cre<strong>di</strong>ti<br />

Fotografie pag. 24 NASA/ Chris Gunn<br />

Pattern grafico pag. 96 da all-free-download.com<br />

Stampa<br />

La Pieve Poligrafica E<strong>di</strong>tore Villa Verucchio S.r.l.<br />

E<strong>di</strong>tore e Proprietario<br />

<strong>Alumni</strong>Polimi Association <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Presidente<br />

Prof. Enrico Zio<br />

Delegato del Rettore per gli <strong>Alumni</strong><br />

Delegato del Rettore per il Fundraising in<strong>di</strong>viduale<br />

P.zza Leonardo da Vinci, 32 - 20133 <strong>Milano</strong><br />

T. +39.02 2399 3941 - F. +39.02 2399 9207<br />

alumni@polimi.it - www.alumni.polimi.it<br />

PIVA 11797980155 - CF 80108350150<br />

Pubblicazione semestrale<br />

Numero 4 – autunno 2018<br />

Registrazione presso il Tribunale <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> n°89<br />

del 21 febbraio 2017<br />

3 E<strong>di</strong>toriale<br />

La bellezza che<br />

i ranking non<br />

possono<br />

PoliHub: il 3°<br />

incubatore <strong>di</strong><br />

startup al mondo<br />

Speciale Forbes:<br />

L’ingegnere<br />

dei satelliti<br />

18<br />

Poli da<br />

Olimpo<br />

Un campus<br />

aperto<br />

alla città<br />

24<br />

Un telescopio per guardare<br />

in<strong>di</strong>etro nel tempo<br />

26<br />

Speciale Forbes:<br />

Il designer<br />

<strong>di</strong> collage<br />

10<br />

Qui costruiamo<br />

il futuro<br />

del mondo<br />

raccontare 6 12<br />

Dottori <strong>di</strong> Ricerca<br />

alle frontiere della<br />

conoscenza<br />

16<br />

22<br />

32


40<br />

Big<br />

(Designer)<br />

Data<br />

36<br />

48<br />

Mi ricordo la<br />

Casa dello<br />

Studfente<br />

54<br />

66<br />

Dalla Daytona<br />

alla Testarossa:<br />

tutte le Ferrari<br />

dell’ing. Fioravanti<br />

Huawei: come<br />

fare rete, 5G<br />

70<br />

59<br />

La Nuova<br />

Biblioteca<br />

Storica del<br />

Poilitecnico<br />

La<br />

Gazzetta<br />

del Poli<br />

<strong>Alumni</strong><br />

da trofeo<br />

72<br />

L’uomo che<br />

sente tutto<br />

dell’America<br />

76<br />

<strong>Milano</strong>-Londra 80<br />

passando per<br />

la Nuova Zelanda<br />

84<br />

L’ingegnere<br />

che pulisce<br />

gli oceani<br />

L’architetto<br />

salvavita<br />

I ragazzi<br />

del Circles 88<br />

La guerra<br />

del Poli 92<br />

1968-2018<br />

94<br />

cinquant’anni<br />

nella nostra piazza<br />

Lettere<br />

alla redazione<br />

96<br />

5


IL BELLO DEL<br />

POLITECNICO:<br />

QUELLO CHE<br />

I RANKING<br />

NON POSSONO<br />

RACCONTARE<br />

Lettera aperta<br />

del Presidente Associazione <strong>Alumni</strong>Polimi<br />

Mi sono iscritto al Poli nel 1985 e non ne sono mai uscito. All’epoca, questa grande<br />

istituzione mi faceva un po’ paura; invece, stava iniziando una storia d’amore che<br />

dura ancora oggi, dopo oltre 30 anni! Ricordo con affetto il “primo colpevole” <strong>di</strong><br />

questo grande innamoramento, il mio mentore-gentiluomo, Marzio Marseguerra,<br />

professore <strong>di</strong> fisica dei reattori nucleari, che mi ha insegnato tutto (e io ho il rammarico<br />

<strong>di</strong> non essere riuscito a imparare proprio tutto).<br />

Ricordo tutte quelle esperienze, e al contempo sofferenze, che spesso ci raccontiamo<br />

tra <strong>Alumni</strong>: la lotta per gli sgabelli e per il posto in aula, i professori che incutevano<br />

paura, gli incubi <strong>di</strong> <strong>di</strong>ventare un’esponenziale o una frazione, gli esami,<br />

il costante stu<strong>di</strong>o e il grande impegno che ci tenevano svegli la notte: tutto questo<br />

rivedo oggi nei miei allievi. Ricordo anche i bellissimi momenti <strong>di</strong> vita, le accese<br />

partite a briscola chiamata (anche quelle con Carlo Lombar<strong>di</strong>, professore <strong>di</strong> Ingegneria<br />

Nucleare, un finto burbero, pezzo <strong>di</strong> pane che si arrabbiava molto se lo<br />

facevi perdere!), le sfide a calcetto, la continua crescita accanto a colleghi-studenti<br />

<strong>di</strong> ieri che sono <strong>di</strong>ventati gli <strong>Alumni</strong>-amici <strong>di</strong> oggi. Non è un caso che tanti <strong>di</strong> noi<br />

<strong>Alumni</strong> siamo coinvolti in progetti a supporto dello sviluppo del <strong>Politecnico</strong>, come<br />

6


Alla cerimonia dei <strong>di</strong>plomi <strong>di</strong> master all’UCLA, 1994<br />

ENRICO ZIO, 51 anni<br />

Professore or<strong>di</strong>nario <strong>di</strong> Impianti Nucleari<br />

Presidente Associazione <strong>Alumni</strong>Polimi<br />

Delegato del Rettore per gli <strong>Alumni</strong><br />

e per il Fundraising In<strong>di</strong>viduale<br />

Alumnus Polimi Ingegneria Nucleare e PhD<br />

le borse <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o “Circles” che premiano i migliori studenti, il progetto <strong>di</strong> riqualificazione<br />

del campus che apre nuovi spazi <strong>di</strong> cultura e vita sociale agli studenti, ai<br />

citta<strong>di</strong>ni, ai visitatori <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, gli advisory board nei quali gli <strong>Alumni</strong> affiancano i<br />

docenti del Poli nell’ideazione dei corsi <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o, nelle <strong>di</strong>rezioni della ricerca per<br />

la trasformazione e l’innovazione.<br />

Il Poli, in anni “non sospetti”, si apriva già all’internazionalizzazione offrendomi<br />

una borsa <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o con la quale mi recai ad approfon<strong>di</strong>re gli stu<strong>di</strong> presso la prestigiosa<br />

UCLA: ne uscii con un master (in Ingegneria Meccanica) e… la mia futura<br />

moglie. Era l’anno dei mon<strong>di</strong>ali <strong>di</strong> calcio in USA e andai alla cerimonia dei <strong>di</strong>plomi<br />

indossando l’uniforme dell’Italia <strong>di</strong> Baggio sotto alla toga. Poi il dottorato, sia al<br />

<strong>Politecnico</strong> che al MIT – passando per il tremendo esame americano, durato due<br />

giornate nelle quali mi chiesero praticamente tutto, qualsiasi cosa vagamente<br />

correlata con gli stu<strong>di</strong> <strong>di</strong> ingegneria. Fortuna che avevo fatto il Poli! E fortuna che<br />

alla <strong>di</strong>scussione della tesi arrivò mia mamma dall’Italia, da perfetta mamma italiana<br />

con figlioletto emigrato, carica <strong>di</strong> valigie piene <strong>di</strong> prelibatezze. Voci <strong>di</strong> corridoio<br />

<strong>di</strong>cono che ciò abbia contribuito al buon esito dell’esame, anche se il Professor<br />

George Apostolakis, luminare dell’analisi <strong>di</strong> rischio e mio mentore al MIT, minacciò<br />

<strong>di</strong> bocciarmi per farmi tornare l’anno seguente con mamma e manicaretti.<br />

Enrico Zio nel giorno <strong>di</strong> laurea, 1991<br />

3.<br />

Il MIT mi apriva tante porte, ma io volevo tornare a casa, al mio Poli. Nel 1996 vinsi<br />

un posto da ricercatore e tornai a frequentare le aule del <strong>Politecnico</strong>, “dalla parte<br />

opposta della cattedra”, capendo ben presto che anche da questo lato si continua<br />

ad imparare. Con la voglia <strong>di</strong> dare il massimo per contribuire allo sviluppo del<br />

<strong>Politecnico</strong>, fin dall’inizio partecipai a tanti progetti che allora stavano partendo e<br />

4.<br />

che oggi sono importanti nelle strategie <strong>di</strong> sviluppo <strong>di</strong> Ateneo. Sotto la guida della<br />

prof.ssa Anna Zaretti, a fianco della dr.ssa Chiara Pesenti e del prof. Giuliano Noci,<br />

mi ritrovavo a fare l’ambasciatore del Poli nei licei, per supportare gli studenti nella<br />

scelta dell’università (leggi: per convincerli a venire al Poli, a non perdere questa<br />

opportunità!), e intanto iniziavo, insieme al visionario prof. Giancarlo Spinelli,<br />

a partecipare allo sviluppo delle relazioni internazionali del Poli. Tutte esperienze<br />

dalle quali ho imparato e guadagnato, più che offerto e dato, e che mi hanno aiutato<br />

anche negli anni in cui ho avuto la fortuna <strong>di</strong> servire come <strong>di</strong>rettore della scuola<br />

<strong>di</strong> dottorato. Anche lo sport, oggi al centro <strong>di</strong> un impegno importante del <strong>Politecnico</strong>,<br />

per la qualità della vita <strong>di</strong> tutti coloro che vi stu<strong>di</strong>ano e lavorano, mi ha visto<br />

partecipe dei primi passi “dal basso”: credo <strong>di</strong> essere stato l’ultimo vincitore del<br />

torneo <strong>di</strong> tennis organizzato dal CRAL, mi chiamavano “Boom Boom Zio” (erano gli<br />

anni in cui un certo “Boom Boom Becker” vinceva Wimbledon); sono stato finalista<br />

7


“Il Poli è campione del mondo<br />

anche su parametri che non si<br />

misurano, che non entrano nei<br />

ranking ma che hanno a che<br />

fare con la vita delle persone”<br />

Nel cuore del MIT<br />

con la commissione <strong>di</strong> PhD, 1997<br />

del primo torneo <strong>di</strong> calcetto, ma non presi parte alla finale perché dovevo stu<strong>di</strong>are!<br />

Fui uno degli staffettisti nella 5x1000 al Giuriati assieme ad un giovane promettente<br />

e molto atletico, che oggi è vincitore <strong>di</strong> un ERC e presidente del nostro<br />

corso <strong>di</strong> stu<strong>di</strong> in Ingegneria Nucleare: il prof. Matteo Passoni (non abbiamo vinto<br />

ma avremmo meritato il premio come migliore <strong>di</strong>visa grazie alle nostre parrucche<br />

da Cugini <strong>di</strong> Campagna).<br />

Ora mi trovo qui a scrivere su questo numero <strong>di</strong> <strong>MAP</strong>, dove raccontiamo <strong>di</strong> tante<br />

iniziative e situazioni più che mai attuali oggi, figlie <strong>di</strong> quelle <strong>di</strong> ieri che ho menzionato.<br />

Parliamo anche della Casa dello Studente e delle altre nuove residenze<br />

del Poli, che danno alloggio a tanti studenti. Già ai miei tempi, la Casa dello<br />

Studente era un punto <strong>di</strong> riferimento per i tanti studenti che venivano da fuori,<br />

facendo gran<strong>di</strong> sacrifici. Oggi, da docente, ancor più penso all’incre<strong>di</strong>bile impegno<br />

<strong>di</strong> questi ragazzi e agli sforzi fatti dalle loro famiglie. Penso agli studenti che<br />

fanno i pendolari e si alzano all’alba ogni mattina per prendere il treno. Penso a<br />

tutti quei giovani che si trasferiscono qui da Paesi lontani, lasciando le loro famiglie<br />

e affidando a noi una frazione della loro vita per investire sulla loro formazione,<br />

sperando che serva a costruire un futuro migliore per loro stessi e i<br />

loro cari. Penso a loro con grande ammirazione: ci vogliono molta motivazione<br />

e un grande impegno, e il <strong>Politecnico</strong> continua a operare per accogliere questi<br />

giovani, per farli sentire figli del Poli.<br />

Saliamo nei ranking internazionali perché la formazione del <strong>Politecnico</strong> è apprezzata<br />

a livello internazionale (i nostri allievi sono richiestissimi nel mondo<br />

del lavoro) e la ricerca è tra le migliori del mondo. Ma per me il Poli è anche<br />

campione del mondo su parametri che non si misurano, che non entrano nei<br />

ranking ma hanno a che fare con la vita delle persone. È per questo che sono<br />

ancora qui, dopo 30 anni, con la voglia <strong>di</strong> dare il mio piccolo contributo, profondamente<br />

innamorato. Anche oggi, come (fortunato e privilegiato) Presidente<br />

dell’Associazione <strong>Alumni</strong>Polimi, continuo a imparare e ricevere tanto da tutte le<br />

persone con le quali ho il privilegio <strong>di</strong> entrare in contatto, persone che con<strong>di</strong>vidono<br />

con me la passione per il Poli. Gli <strong>Alumni</strong> sanno, come lo so io, che con il<br />

Poli saremo sempre in debito. Questa istituzione, seria, severa, è piena <strong>di</strong> personaggi<br />

che incutono timore reverenziale, il docente che ti boccia, quello che ti<br />

mette alla prova, ti spreme… per il fine comune <strong>di</strong> trasmetterti qualcosa; tutte<br />

queste donne e uomini ci mettono il loro cervello, il cuore, l’anima e il tempo,<br />

con risultati che vanno al <strong>di</strong> là dei voti e delle nozioni, perché la formazione <strong>di</strong><br />

una persona passa anche per un altro tipo <strong>di</strong> sudore, quello umano della vita-vissuta.<br />

Il Poli è uno stile <strong>di</strong> vita, anche se quando sei studente non te ne ren<strong>di</strong><br />

ancora conto. Con il tempo, da Alumna/us lo scopri e te lo porti <strong>di</strong>etro ovunque<br />

tu vada. Ce l’hai nel cuore.<br />

E io vado avanti a commuovermi quando alla fine degli esami del mio corso dò<br />

un 30 e lode.<br />

Con i colleghi <strong>di</strong> ing. Nucleare<br />

alla staffetta 5x1000 nel 1999<br />

In compagnia dei nuovi dottori<br />

alla cerimonia della scuola<br />

<strong>di</strong> dottorato del <strong>Politecnico</strong>, 2007<br />

“Il Poli è uno stile <strong>di</strong> vita.<br />

Te lo porti <strong>di</strong>etro ovunque tu vada.<br />

Ce l’hai nel cuore”<br />

8


LA BANDIERA<br />

DEL POLITECNICO<br />

Portiamo addosso i colori della nostra squadra<br />

Siamo tra le migliori università al mondo.<br />

I nostri <strong>Alumni</strong> sono tra i più apprezzati<br />

dalle aziende a livello internazionale,<br />

la ricerca politecnica è un motore<br />

<strong>di</strong> innovazione che spinge l’Italia verso<br />

il futuro. La nostra università collabora<br />

con le aziende per uno sviluppo industriale<br />

con un forte impegno sul territorio.<br />

Questo impegno si concretizza anche<br />

con progetti <strong>di</strong> riqualificazione dei<br />

quartieri, come l’apertura ai citta<strong>di</strong>ni<br />

del campus <strong>di</strong> Architettura, che fanno<br />

bene al Poli e fanno bene alla città.<br />

Siamo orgogliosi <strong>di</strong> tutto questo e delle<br />

persone che lo rendono possibile, un<br />

“esercito” <strong>di</strong> quasi 200mila persone tra<br />

<strong>Alumni</strong>, studenti, docenti, ricercatori e<br />

personale che collabora a vario titolo<br />

alla crescita <strong>di</strong> questa grande istituzione.<br />

Siamo orgogliosi <strong>di</strong> farne parte,<br />

per questo dal 2018 abbiamo deciso<br />

<strong>di</strong> concretizzare questo orgoglio sviluppando<br />

il progetto del merchan<strong>di</strong>se<br />

ufficiale. Per farlo stiamo collaborando<br />

con aziende d’eccellenza che credono<br />

nel progetto e ne con<strong>di</strong>vidono i valori.<br />

Abbiamo scelto prodotti <strong>di</strong> alta qualità<br />

che rispecchino l’impegno che mettiamo<br />

in tutti gli aspetti della vita politecnica.<br />

È un modo per tutti noi, che ci sentiamo<br />

il <strong>Politecnico</strong> nel cuore, <strong>di</strong> indossare<br />

questo orgoglio e sostenere la nostra<br />

università, <strong>di</strong> mostrare al mondo, ovunque<br />

an<strong>di</strong>amo, la nostra appartenenza,<br />

la nostra ban<strong>di</strong>era: facciamo il tifo per<br />

il Poli.<br />

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POLITECNICO DI MILANO su<br />

9


IL POLI NELL’OLIMPO<br />

DELLE MIGLIORI<br />

UNIVERSITÀ<br />

AL MONDO<br />

Nel 2018 il <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> porta a casa risultati record su<br />

<strong>di</strong>versi fronti: l’occupazione dei laureati politecnici è in crescita,<br />

siamo ai vertici delle classifiche universitarie internazionali, tante<br />

realtà nel mondo politecnico si <strong>di</strong>stinguono tra le migliori nel loro<br />

campo. Ve<strong>di</strong>amone alcune<br />

FERRUCCIO RESTA<br />

Rettore del Politrecnico <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Questi risultati sono figli <strong>di</strong> una politica che<br />

viene da lontano e che guarda lontano.<br />

Per questo lavoriamo a programmi <strong>di</strong> formazione in grado<br />

<strong>di</strong> interpretare il cambiamento, mantenendo solide basi<br />

scientifiche. Per questo investiamo in laboratori <strong>di</strong> ricerca<br />

all’avanguar<strong>di</strong>a e in campus all’altezza degli standard internazionali.<br />

Per questo puntiamo su alleanze durature con le<br />

principali imprese del territorio e sviluppiamo programmi<br />

internazionali con le più prestigiose università in Europa e<br />

nel mondo. Un pensiero finale va alla comunità dei nostri<br />

<strong>Alumni</strong>, sempre più attiva per l’Ateneo e attenta a restituire<br />

parte del suo successo. Un sentimento <strong>di</strong> orgoglio e <strong>di</strong> riconoscenza,<br />

su cui contiamo per il nostro futuro.<br />

2 1 3<br />

10


CLASSIFICHE INTERNAZIONALI<br />

Il QS World University Rankings by Subject misura<br />

le migliori università <strong>di</strong> tutto il mondo per area<br />

<strong>di</strong>sciplinare: confronta la loro capacità <strong>di</strong> fare<br />

ricerca, la reputazione dei docenti e la qualità dei<br />

laureati secondo le imprese.<br />

Per la 1° volta in<strong>di</strong>ca un ateneo italiano, il <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, tra i primi 20 in tutte e tre le aree<br />

<strong>di</strong> appartenenza<br />

Fonte: 2008 QS World University Rankings by Subject<br />

5°<br />

9°<br />

17°<br />

NEL DESIGN (10° NEL 2016)<br />

NELL’ARCHITETTURA (15° NEL 2016)<br />

NELL’INGEGNERIA (24° NEL 2016)<br />

INCUBATORE D’IMPRESA<br />

1° 3°<br />

PoliHub è stato premiato nel 2018 come 3°<br />

incubatore universitario <strong>di</strong> startup al mondo.<br />

È l’unico italiano fra i primi 20 classificati,<br />

secondo il ranking <strong>di</strong> Ubi Global<br />

in Italia<br />

nel Mondo<br />

OCCUPAZIONE<br />

I neolaureati possono contare su un tasso <strong>di</strong> occupazione del 93,2% a un<br />

anno dal titolo <strong>di</strong> laurea magistrale<br />

Fonte: 2018 indagine occupazionale del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

93,2%<br />

11


QUI COSTRUIAMO<br />

IL MONDO DEL FUTURO<br />

Il <strong>Politecnico</strong> è ai vertici delle classifiche mon<strong>di</strong>ali delle università<br />

anche grazie alla ricerca scientifica <strong>di</strong> frontiera che porta avanti nei<br />

suoi laboratori. I protagonisti <strong>di</strong> questo primato italiano sono i tanti<br />

scienziati e ricercatori del <strong>Politecnico</strong>: in queste pagine vi presentiamo i<br />

18 scienziati politecnici, tra i migliori al mondo, che dal 2014 hanno vinto<br />

un fondo ERC - il più prestigioso in Europa per la ricerca “<strong>di</strong> base”<br />

“La ricerca <strong>di</strong> base è quella<br />

visionaria, che sposta il limite<br />

<strong>di</strong> quello che conosciamo”<br />

Donatella Sciuto,<br />

Prorettore vicario e Delegato alla ricerca<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>


RICERCA<br />

FLESSIBILE E INTERDISCIPLINARE<br />

Al <strong>Politecnico</strong>, oggi, 18 scienziati ERC lavorano su alcuni dei temi più attuali dello sviluppo tecnologico<br />

e sociale: energie rinnovabili, tecniche per l’interpretazione dei Big Data, tecnologie per la salute, per<br />

la conservazione del nostro inestimabile patrimonio culturale, stu<strong>di</strong>o <strong>di</strong> nuovi materiali e tecnologie<br />

d’avanguar<strong>di</strong>a dalle applicazioni più svariate<br />

18<br />

SCIENZIATI<br />

vincitori <strong>di</strong> un fondo ERC (dal 2014 a<br />

oggi) lavorano al <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>,<br />

ciascuno supportato da un team <strong>di</strong><br />

ricercatori <strong>di</strong> rilievo internazionale,<br />

giovani scienziati, studenti e dottoran<strong>di</strong><br />

OLTRE<br />

27<br />

MILIONI<br />

€<br />

<strong>di</strong> euro sono arrivati al <strong>Politecnico</strong><br />

dall’Unione Europea dal 2014, attraverso<br />

fon<strong>di</strong> ERC (European Research Council)<br />

per la ricerca <strong>di</strong> base. Solo gran<strong>di</strong> scienziati<br />

possono ottenere questi finanziamenti,<br />

in base a criteri <strong>di</strong> curriculum, visibilità<br />

internazionale, originalità e visione del loro<br />

progetto <strong>di</strong> ricerca


ALUMNUS<br />

Prof. CARLO SPARTACO CASARI<br />

Alumnus Polimi Ing. Elettronica e PhD<br />

DIPARTIMENTO: ENERGIA<br />

LA RICERCA ERC<br />

Exten<strong>di</strong>ng the science perspectives of linear wires of<br />

carbon atoms from fundamental research to emerging<br />

materials<br />

ALUMNUS<br />

Prof. STEFANO CERI<br />

Alumnus Polimi Ing. Elettronica<br />

DIPARTIMENTO: ELETTRONICA, INFORMAZIONE E<br />

BIOINGEGNERIA<br />

LA RICERCA ERC<br />

Data-Driven Genomic Computing<br />

ALUMNUS<br />

I 18 SCIENZIATI ERC<br />

AL POLITECNICO DI MILANO<br />

E LE LORO RICERCHE<br />

PER COSTRUIRE<br />

IL MONDO DEL FUTURO<br />

ALUMNUS<br />

ALUMNA<br />

ALUMNUS<br />

Prof. GIULIO CERULLO<br />

Alumnus Polimi Ing. Elettronica<br />

DIPARTIMENTO: FISICA<br />

Prof.ssa CAMILLA COLOMBO<br />

Alumna Polimi Ing. Aerospaziale<br />

DIPARTIMENTO: SCIENZE E TECNOLOGIE AEROSPAZIALI<br />

Prof. COSIMO D’ANDREA<br />

Alumnus Polimi PhD Fisica<br />

DIPARTIMENTO: FISICA<br />

LA RICERCA ERC<br />

Mid Infrared SpectrometerS by an Innovative Optical<br />

iNterferometer<br />

LA RICERCA ERC<br />

Control for Orbit Manoeuvring through Perturbations for<br />

Application to Space Systems<br />

LA RICERCA ERC<br />

Improving Photosynthetic Solar Energy Conversion In<br />

Microalgal Cultures For The Production Of Biofuels And<br />

High Value Products<br />

ALUMNUS<br />

ALUMNUS<br />

ALUMNUS<br />

14


Prof.ssa CARMEN GIORDANO<br />

DIPARTIMENTO: CHIMICA, MATERIALI E INGEGNERIA<br />

CHIMICA<br />

LA RICERCA ERC<br />

MIcrobiota-Gut-BraiN EngineeRed platform to eVAluate<br />

intestinal microflora impact on brain functionality<br />

ALUMNUS<br />

Prof. MATTEO PASSONI<br />

Alumnus Polimi Ing. Nucleare e PhD<br />

DIPARTIMENTO: ENERGIA<br />

LA RICERCA ERC<br />

- Exploring the New Science and engineering unveiled by<br />

Ultraintense ultrashort Ra<strong>di</strong>ation interaction with mattEr<br />

- Innovative Neutron source for non destructive TEsting and<br />

tReatment<br />

Prof.ssa PAOLA SACCOMANDI<br />

DIPARTIMENTO: MECCANICA<br />

LA RICERCA ERC<br />

Laser Ablation: SElectivity and monitoRing for OPTImal<br />

tuMor removAL<br />

Prof. DANIELE IELMINI<br />

Alumnus Polimi Ing. Nucleare<br />

DIPARTIMENTO: ELETTRONICA, INFORMAZIONE E<br />

BIOINGEGNERIA<br />

LA RICERCA ERC<br />

REsistive-Switch CompUting bEyond CMOS<br />

ALUMNUS<br />

Prof. DARIO POLLI<br />

Alumnus Polimi Ing. Elettronica<br />

DIPARTIMENTO: FISICA<br />

LA RICERCA ERC<br />

- Very fast Imaging by Broadband coherent RAman<br />

- A novel instrument to identify chiral molecules for pharmaceutics<br />

and bio-chemistry<br />

- Industrial implementation of a step-change technology to<br />

measure fluorescence<br />

Prof.FRANCESCO SCOTOGNELLA<br />

DIPARTIMENTO: FISICA<br />

LA RICERCA ERC<br />

PlAsmon InduceD hot Electron extraction with doped<br />

semiconductors for Infrared solAr energy<br />

Prof. GIOVANNI ISELLA<br />

Alumnus Polimi Ing. Nucleare<br />

DIPARTIMENTO: FISICA<br />

LA RICERCA ERC<br />

Chip-scale INtegrated Photonics for the mid-Infra REd<br />

Prof. ALFIO QUARTERONI<br />

DIPARTIMENTO: MATEMATICA<br />

LA RICERCA ERC<br />

An Integrated Heart Model for the simulation of the<br />

car<strong>di</strong>ac function<br />

ALUMNUS<br />

Prof. ENRICO TRONCONI<br />

Alumnus Polimi Ing. Chimica<br />

DIPARTIMENTO: ENERGIA<br />

LA RICERCA ERC<br />

Structured Reactors with INTensified Energy Transfer for<br />

Breakthrough Catalytic Technologies<br />

Prof. MATTEO MAESTRI<br />

Alumnus Polimi Ing. Chimica e PhD<br />

DIPARTIMENTO: ENERGIA<br />

LA RICERCA ERC<br />

Structure-dependent microkinetic modelling of<br />

heterogeneous catalytic processes<br />

Prof. PIERANGELO METRANGOLO<br />

Alumnus Polimi Ing. Chimica e PhD<br />

DIPARTIMENTO: CHIMICA, MATERIALI E INGEGNERIA<br />

CHIMICA<br />

LA RICERCA ERC<br />

A Minimalist Peptide Elastomer<br />

ALUMNA<br />

Prof.ssa MANUELA TERESA RAIMONDI<br />

Alumna Polimi Ing. Meccanica<br />

DIPARTIMENTO: CHIMICA, MATERIALI E INGEGNERIA CHIMICA<br />

LA RICERCA ERC<br />

- Mechanobiology of nuclear import of transcription factors modeled within a<br />

bioengineered stem cell niche<br />

- Nichoid: nanoengineered three-<strong>di</strong>mensional substrate for stem cell<br />

expansion<br />

- Miniaturised optically accessible bioreactor for drug <strong>di</strong>scovery and<br />

biological research<br />

Prof.ssa CORINNA ROSSI<br />

DIPARTIMENTO: ARCHITETTURA, INGEGNERIA DELLE<br />

COSTRUZIONI E AMBIENTE COSTRUITO<br />

LA RICERCA ERC<br />

LIVING IN A FRINGE ENVIRONMENT - Investigating<br />

occupation and exploitation of desert frontier areas in<br />

the Late Roman Empire<br />

SCOPRI GLI<br />

AGGIORNAMENTI<br />

NEI PROSSIMI<br />

NUMERI<br />

15


PHD, OVVERO:<br />

DOTTORI DI<br />

RICERCA ALLE<br />

FRONTIERE<br />

DELLA<br />

CONOSCENZA<br />

<strong>di</strong> Paolo Biscari<br />

Paolo Biscari, Direttore della<br />

Scuola <strong>di</strong> Dottorato <strong>di</strong> Ricerca del<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, ci racconta il<br />

valore dei PhD per l’Ateneo e per il<br />

Paese<br />

PAOLO BISCARI, 54 anni<br />

Direttore della Scuola <strong>di</strong> Dottorato<br />

<strong>di</strong> Ricerca


Dall’aerospaziale alle nanotecnologie,<br />

dall’architettura all’Ingegneria Meccanica,<br />

passando per tutto quello che ci<br />

sta in mezzo: più <strong>di</strong> 1100 persone che,<br />

una volta terminato il proprio percorso,<br />

sapranno tutto quello che c’è da sapere<br />

su un tema molto specifico e circoscritto,<br />

quello della loro ricerca. È questo<br />

che è un PhD, un dottorato <strong>di</strong> ricerca:<br />

uno specialista, che sa affrontare un<br />

tema e approfon<strong>di</strong>rlo imparando a conoscere<br />

tutto quello che si sa <strong>di</strong> esso<br />

allo stato dell’arte; e poi spingersi oltre,<br />

ponendosi domande alle quali, ancora,<br />

non esiste risposta. Qualcuno che<br />

si spinge alle frontiere della conoscenza<br />

e cerca <strong>di</strong> spostarle un pochino più<br />

lontano.<br />

A volte si pensa erroneamente che un<br />

PhD porti necessariamente a una carriera<br />

accademica, ma non tutti i ricercatori,<br />

“da gran<strong>di</strong>”, vogliono fare gli scienziati,<br />

i docenti o i ricercatori. Molti<br />

entrano in azienda con una figura professionale<br />

dotata <strong>di</strong> forte spinta innovativa<br />

capace <strong>di</strong> trasferire conoscenza teorica<br />

al contesto industriale che si coniuga<br />

a un intenso allenamento al lavoro<br />

<strong>di</strong> gruppo e alla gestione dei gruppi <strong>di</strong><br />

lavoro. Focus, visione e capacità <strong>di</strong> leadership<br />

sono cose che emergono naturalmente<br />

lungo questo processo.<br />

Sempre <strong>di</strong> più, le aziende stanno<br />

cogliendo l’importanza <strong>di</strong> questa risorsa<br />

e investono nei dottorati <strong>di</strong> ricerca<br />

nelle aree <strong>di</strong> loro interesse. Soprattutto<br />

le gran<strong>di</strong> aziende vanno “a caccia”<br />

<strong>di</strong> dottorati, mentre in Italia le piccole<br />

aziende, spesso a conduzione familiare,<br />

si concentrano sul lavoro quoti<strong>di</strong>ano.<br />

Quello che auspichiamo e che incentiviamo<br />

al <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> è l’inserimento<br />

più capillare possibile dei nostri<br />

dottorati all’interno del tessuto industriale<br />

a tutti i livelli. Siamo convinti che<br />

questi ricercatori rappresentino una<br />

risorsa inestimabile per le aziende italiane,<br />

perché sono portatori <strong>di</strong> idee e <strong>di</strong><br />

un metodo politecnico affinato da anni<br />

<strong>di</strong> sudore, stu<strong>di</strong>o e – <strong>di</strong>rei – sana ostinazione.<br />

Negli anni del dottorato non si<br />

imparano delle nozioni: si impara a farsi<br />

le domande giuste, le domande che<br />

portano a scoprire nuove strategie e<br />

nuovi orizzonti.<br />

I risultati delle ultime indagini occupazionali<br />

ci rendono molto orgogliosi,<br />

sottolineano che il tessuto industriale<br />

italiano sta riconoscendo il valore e<br />

l’importanza dei dottori <strong>di</strong> ricerca ed è<br />

pronto ad accoglierli. Le indagini rilevano<br />

anche che i giovani del <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong> sono ben occupati e ricoprono<br />

spesso posizioni attraverso le quali<br />

possono incidere fortemente sulla società.<br />

Questo accade ancora più spesso<br />

e ancora più velocemente per i dottorati,<br />

che entrano nelle aziende in età<br />

più avanzata rispetto ai neolaureati. Siamo<br />

dunque <strong>di</strong> fronte a una responsabilità,<br />

quella <strong>di</strong> formare i leader che<br />

guideranno il processo industriale e<br />

tecnologico già tra 5 o 10 anni, e si rende<br />

necessario dar loro una formazione<br />

specifica sul tema delle ricadute etiche<br />

della tecnologia, sull’importanza del<br />

rispetto della <strong>di</strong>versità e dello sviluppo<br />

sostenibile. Questo si fa anche collaborando<br />

con <strong>di</strong>scipline <strong>di</strong>verse da quelle<br />

tecniche che sviluppiamo al Poli: nei<br />

nostri gruppi <strong>di</strong> ricerca, infatti, ci sono<br />

sociologi, filosofi e psicologi, che ampliano<br />

la visione e stimolano i ricercatori<br />

su tematiche <strong>di</strong>verse.<br />

Sono insegnamenti che contribuiscono<br />

a creare una persona con un valore aggiunto,<br />

per farla <strong>di</strong>ventare realmente<br />

responsabile. Quando questo in<strong>di</strong>rizzo<br />

si coniuga alla conoscenza approfon<strong>di</strong>ta<br />

della materia, alla capacita <strong>di</strong> sintesi<br />

e visione, a quella <strong>di</strong> leadership, all’ambizione<br />

<strong>di</strong> spingere l’asticella sempre<br />

un po’ più in alto, ecco, è lì che nascono<br />

nuove idee.<br />

Quello che <strong>di</strong>co sempre ai nostri dottori<br />

<strong>di</strong> ricerca è “non preoccupatevi se<br />

non conoscete ancora le risposte alle<br />

domande. Più che le risposte, ci interessa<br />

che sappiate creare un percorso<br />

per immaginare soluzioni nuove”. Non<br />

è scritto in nessun libro, non viene insegnato<br />

in nessun corso, è un metodo<br />

che emerge dalla natura stessa della<br />

ricerca e può avere un impatto importante<br />

per la società intera in termini <strong>di</strong><br />

innovazione e crescita industriale, specialmente<br />

in un paese come l’Italia,<br />

culla <strong>di</strong> eccellenze e nicchie tecnologiche<br />

<strong>di</strong> grande valore.<br />

Nelle foto, scene dalla cerimonia <strong>di</strong><br />

consegna dei <strong>di</strong>plomi <strong>di</strong> Dottorato 2018 e<br />

la foto <strong>di</strong> gruppo finale in Piazza Leonardo<br />

Da Vinci<br />

"Al <strong>Politecnico</strong><br />

oggi ci sono<br />

più <strong>di</strong> 1100<br />

dottoran<strong>di</strong> che<br />

lavorano in<br />

oltre 20 corsi<br />

<strong>di</strong> dottorato,<br />

nei campi più<br />

svariati. In ogni<br />

gruppo <strong>di</strong> ricerca<br />

al Poli c’è almeno<br />

un dottorando, il<br />

nostro obiettivo<br />

è che ce ne siano<br />

1500 entro i<br />

prossimi 5 anni"<br />

17


POLIHUB<br />

IL 3° INCUBATORE<br />

DI STARTUP AL<br />

MONDO, ARRIVA<br />

DAL MONDO POLI<br />

3°<br />

INCUBATORE<br />

UNIVERSITARIO<br />

DI STARTUP AL MONDO<br />

UNICO ITALIANO<br />

FRA I PRIMI 20 CLASSIFICATI,<br />

SECONDO IL RANKING<br />

DI UBI GLOBAL<br />

1270<br />

IDEE<br />

113<br />

STARTUP<br />

550+<br />

IMPIEGATI<br />

30 MLN<br />

DI EURO<br />

18<br />

RACCOLTE<br />

NELL’ULTIMO ANNO<br />

INCUBATE<br />

NELLE<br />

STARTUP<br />

DI FATTURATO<br />

AGGREGATO NEL 2017 A<br />

FAVORE DELLE STARTUP<br />

INCUBATE


STEFANO MAINETTI, 58 anni<br />

CEO PoliHub<br />

Alumnus Polimi Ingegneria Elettronica<br />

Un gruppo <strong>di</strong> ragazzi con in mano<br />

la tesi <strong>di</strong> laurea e in testa un’idea si<br />

presenta al PoliHub, l’incubatore <strong>di</strong><br />

startup del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> che<br />

in<strong>di</strong>vidua idee ad alto valore aggiunto<br />

nel campo high tech, per supportarle<br />

nel definire modelli <strong>di</strong> business<br />

<strong>di</strong> successo. L’idea <strong>di</strong> questo gruppo<br />

<strong>di</strong> ragazzi consiste in una fresa intelligente,<br />

un robot per il taglio che si<br />

muove in autonomia. Piccolo, portatile,<br />

capace <strong>di</strong> operare anche su<br />

gran<strong>di</strong> superfici <strong>di</strong> legno, e non solo,<br />

per dar vita a barche, tavole da surf,<br />

se<strong>di</strong>e e molto altro. “Il primo passaggio<br />

che facciamo è capire se qualcuno,<br />

nel mondo, ha interesse per quel<br />

prodotto - spiega Stefano Mainetti,<br />

chief executive officer del PoliHub<br />

- Nel caso <strong>di</strong> questa fresa, che cambia<br />

completamente il para<strong>di</strong>gma del<br />

taglio, prima <strong>di</strong> andare avanti con lo<br />

sviluppo del prototipo abbiamo cercato<br />

appunto <strong>di</strong> capire se vi fosse<br />

mercato per qualcosa che fino ad al-<br />

19


lora era inesistente. Abbiamo aiutato<br />

i ragazzi a portare l’idea in Silicon<br />

Valley e nelle fiere <strong>di</strong> settore a Vienna<br />

e ad Hong Kong. Li abbiamo poi<br />

supportati nella raccolta <strong>di</strong> 250K da<br />

investitori privati, al fine <strong>di</strong> completare<br />

l’analisi <strong>di</strong> fattibilità tecnica. Superata<br />

questa fase, gli abbiamo suggerito<br />

<strong>di</strong> avviare una campagna <strong>di</strong><br />

crowfun<strong>di</strong>ng su Kickstarter, mostrando<br />

una demo <strong>di</strong> prodotto con la quale<br />

hanno raggiunto in 45 giorni un<br />

milione <strong>di</strong> dollari”. La startup si chiama<br />

Springa, il robot Goliath. “Il mercato,<br />

ne decreterà il successo”, conclude<br />

Mainetti.<br />

La mission del PoliHub, si legge sul<br />

sito, è <strong>di</strong> “supportare le startup altamente<br />

innovative con modelli <strong>di</strong> business<br />

scalabili e <strong>di</strong> spingere i processi<br />

<strong>di</strong> cross-fertilizzazione tra l’Accademia,<br />

le <strong>di</strong>verse startup e le<br />

aziende consolidate attente all’innovazione”.<br />

Stefano Mainetti ha anche<br />

una spiegazione più poetica, “Cerchiamo<br />

ciò che noi definiamo i campioni.<br />

Idee <strong>di</strong> successo e al contempo<br />

<strong>di</strong> rapida crescita nel mercato. Quelle<br />

iniziative che oggi sono definite Scale-up.<br />

La storia ci insegna che una<br />

startup virtuosa può nascere anche<br />

in un garage. Ma se nasce in un incubatore<br />

trova una maggior concentrazione<br />

<strong>di</strong> con<strong>di</strong>zioni favorevoli per<br />

sopravvivere e svilupparsi. Noi creiamo<br />

queste con<strong>di</strong>zioni”. Il tasso <strong>di</strong> sopravvivenza<br />

delle startup incubate, a<br />

cinque anni dalla data <strong>di</strong> fondazione,<br />

è dell’85%. Acceleratori <strong>di</strong> invenzioni,<br />

che per il 65% arrivano dal <strong>Politecnico</strong><br />

e per il 35% dall’esterno. “Essendo<br />

un centro <strong>di</strong> eccellenza riconosciuto<br />

a livello internazionale, abbiamo<br />

inventori che giungono dall’esterno<br />

perché qui trovano laboratori e competenza<br />

- racconta Stefano Mainetti<br />

- Può essere il caso ad esempio<br />

<strong>di</strong> un manager che ha pensato a un<br />

prodotto, ha già steso un potenziale<br />

modello <strong>di</strong> business, ma non sa come<br />

realizzarlo e ha bisogno <strong>di</strong> un team<br />

<strong>di</strong> supporto. Oppure aziende che<br />

hanno recepito il valore della tecnologia<br />

e si avvicinano al PoliHub per<br />

innovare prodotti e servizi, è il caso<br />

ad esempio <strong>di</strong> Franke Kitchen, leader<br />

mon<strong>di</strong>ale nella produzione e progettazione<br />

<strong>di</strong> lavelli da cucina. L’azienda<br />

ha trasferito in PoliHub una piccola<br />

sede che si occupa <strong>di</strong> collaborare<br />

con startup e con il <strong>Politecnico</strong> per<br />

innovare i propri prodotti. In questo<br />

senso trovano spazio <strong>di</strong>versi servi-<br />

In questa pagina immagini della fresa Goliath<br />

e del team della startup Springo. Accanto,<br />

l’Alumnus Dario Polli riceve l’assegno per il<br />

progetto Chimera, <strong>di</strong> cui è “Proof of Concept”<br />

20


“Cerchiamo<br />

i campioni.<br />

Idee <strong>di</strong> successo<br />

e <strong>di</strong> rapida<br />

crescita<br />

nel mercato.<br />

Fra i tanti cigni<br />

bianchi, noi<br />

in<strong>di</strong>viduiamo<br />

i cigni neri<br />

da far volare”<br />

zi, come appunto l’open innovation,<br />

in cui le aziende vengono supportate<br />

al fine <strong>di</strong> trovare le idee migliori e le<br />

migliori collaborazioni con le startup,<br />

fino al mentoring, “Si tratta <strong>di</strong> <strong>Alumni</strong><br />

<strong>di</strong>ventati manager, impren<strong>di</strong>tori o investitori<br />

<strong>di</strong> successo, che decidono <strong>di</strong><br />

iniziare a collaborare con il PoliHub<br />

per mettere la propria esperienza a<br />

<strong>di</strong>sposizione <strong>di</strong> una startup e accelerare<br />

la crescita”. Si crea qui la società<br />

che ancora non c’è: i posti <strong>di</strong> lavoro<br />

del futuro. Prodotti e startup che<br />

portano nomi suggestivi come Chimera,<br />

una tecnologia innovativa che<br />

attraverso la rifrazione della luce misura<br />

la struttura molecolare nei settori<br />

farmacologici e <strong>di</strong> analisi biochimica.<br />

Greenrail rivoluziona il mondo<br />

delle traversine ferroviarie utilizzando<br />

materiali <strong>di</strong> riciclo come pneumatici<br />

e plastica, Mathesia è la prima<br />

piattaforma <strong>di</strong> crowdsourcing de<strong>di</strong>cata<br />

alla matematica applicata. Empatica<br />

(<strong>di</strong> cui parliamo in questo numero<br />

ndr.) è uno dei casi <strong>di</strong> successo<br />

sviluppatosi proprio al PoliHub. Dietro<br />

ogni prodotto, ogni startup ci sono<br />

storie visionarie. “Ogni startup è<br />

uno stato nascente <strong>di</strong> persone - conclude<br />

Stefano Mainetti”. E in PoliHub,<br />

come rabdomanti <strong>di</strong> idee, si cercano<br />

le persone che fanno la <strong>di</strong>fferenza.<br />

21


UN NUOVO<br />

SPAZIO<br />

PER MILANO<br />

Al <strong>Politecnico</strong>, in via Bonar<strong>di</strong>, c’è un <strong>di</strong>stretto<br />

<strong>di</strong> eccellenza internazionale dove si fa ricerca e<br />

innovazione per il futuro delle città. Dal 2020 ci sarà<br />

anche un nuovo spazio de<strong>di</strong>cato a tutti i citta<strong>di</strong>ni e<br />

visitatori: un pezzo <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> cambia pelle grazie al<br />

Poli e al progetto firmato Renzo Piano<br />

22


In queste foto il progetto del Campus <strong>di</strong> via<br />

Bonar<strong>di</strong>, che sarà luogo <strong>di</strong> innovazione per la<br />

città e i suoi abitanti<br />

Giugno 2018: sono partiti i lavori per<br />

la riqualificazione degli spazi del <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong> tra via Bonar<strong>di</strong> e via<br />

Ampère, dove ha sede lo storico campus<br />

<strong>di</strong> Architettura, con la demolizione<br />

della passerella tra il Trifoglio e la Nave.<br />

Nei prossimi due anni, il campus cambierà<br />

pelle e i due e<strong>di</strong>fici verranno demoliti<br />

per fare spazio a giar<strong>di</strong>ni e nuovi<br />

laboratori d’avanguar<strong>di</strong>a. L’ambizione<br />

del nuovo Campus Bonar<strong>di</strong>, già oggi<br />

un centro <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o e ricerca d’eccellenza<br />

a livello internazionale e un motore<br />

<strong>di</strong> innovazione per il Paese, sarà anche<br />

quella <strong>di</strong> essere un simbolo della capacità<br />

del “fare <strong>Politecnico</strong>” e un luogo <strong>di</strong><br />

aggregazione per tutta la città, in accordo<br />

con il forte legame tra il <strong>Politecnico</strong><br />

e il territorio milanese che negli anni<br />

scorsi ha già visto l’Ateneo coinvolto<br />

in primo piano nella riqualificazione <strong>di</strong><br />

piazza Leonardo e che proseguirà anche<br />

in futuro con interventi su <strong>di</strong>verse<br />

aree <strong>di</strong> Città Stu<strong>di</strong>.<br />

Un luogo per <strong>Milano</strong> e per l’Italia<br />

Il progetto del nuovo campus, donato<br />

al <strong>Politecnico</strong> dall’Alumnus Renzo Piano,<br />

ha l’obiettivo <strong>di</strong> aprire l’università<br />

al passaggio dei citta<strong>di</strong>ni e dei visitatori:<br />

in un contesto come quello milanese,<br />

denso <strong>di</strong> fermento e vitalità, il <strong>Politecnico</strong><br />

ha voluto aprire questi spazi<br />

per donarli alla città <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> invitando<br />

i citta<strong>di</strong>ni, gli studenti e tutti coloro<br />

che transitano per via Bonar<strong>di</strong> a viverli<br />

e con<strong>di</strong>viderli in modo nuovo. Coerentemente<br />

con l’impegno del <strong>Politecnico</strong><br />

sulla qualità della vita, il nuovo<br />

Campus Bonar<strong>di</strong> sarà immerso nel verde<br />

grazie all’arrivo <strong>di</strong> nuovi alberi, un<br />

piccolo bosco visibile e visitabile dai<br />

passanti. Le coperture degli e<strong>di</strong>fici più<br />

bassi <strong>di</strong>verranno terrazze per attività<br />

all’aperto e momenti <strong>di</strong> incontro, sia<br />

<strong>di</strong>dattiche che ricreative, e i parcheggi<br />

<strong>di</strong>venteranno giar<strong>di</strong>ni frequentabili da<br />

tutta la citta<strong>di</strong>nanza.<br />

Nuovi laboratori e tecnologie allo stato<br />

dell’arte<br />

Il nuovo volto <strong>di</strong> Città Stu<strong>di</strong> andrà <strong>di</strong> pari<br />

passo con la nascita <strong>di</strong> nuovi luoghi<br />

<strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o e ricerca all’altezza della tra<strong>di</strong>zione<br />

che si portano <strong>di</strong>etro e in grado<br />

<strong>di</strong> spingere l’acceleratore sullo sviluppo<br />

<strong>di</strong> nuove idee che continuano a trainare<br />

lo sviluppo culturale, tecnologico e<br />

industriale italiani.<br />

Un progetto con<strong>di</strong>viso<br />

Il cantiere prevede una spesa <strong>di</strong> 37 milioni<br />

<strong>di</strong> euro ed è stato avviato grazie alla<br />

collaborazione <strong>di</strong> molti, sia donatori<br />

in<strong>di</strong>viduali che istituzioni partner che<br />

con<strong>di</strong>vidono gli obiettivi del progetto.<br />

Dall’inizio del 2018 oltre 100 donatori,<br />

tra i quali moltissimi <strong>Alumni</strong>, hanno<br />

raccolto oltre 6 milioni <strong>di</strong> euro e costituiscono<br />

ad oggi una community <strong>di</strong> appoggio<br />

che si fa ambasciatrice <strong>di</strong> questa<br />

collaborazione tra il Poli e la città <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

e che, auspichiamo, crescerà sempre<br />

<strong>di</strong> più nei prossimi anni. Anche questo<br />

è un modo importante <strong>di</strong> sostenere<br />

il <strong>Politecnico</strong> e la città <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, prendendo<br />

parte a un progetto <strong>di</strong> cambiamento<br />

che prepara il futuro della ricerca<br />

e della città.<br />

Per saperne <strong>di</strong> più:<br />

www.sostieni.polimi.it<br />

23


UN TELESCOPIO<br />

PER GUARDARE<br />

INDIETRO<br />

NEL TEMPO<br />

<strong>di</strong> Valerio Millefoglie<br />

Foto <strong>di</strong> Chris Gunn / NASA<br />

L’Alumnus Giuseppe Cataldo conquista<br />

l’Early Career Public Achievement Medal<br />

e un Group Achievement Award dalla<br />

NASA per i suoi contributi al telescopio<br />

James Webb, il più potente al mondo<br />

24


GIUSEPPE CATALDO - 32 anni<br />

Systems Engineer NASA<br />

Alumnus Polimi Ingegneria Aeronautica<br />

Costato quasi 9 miliar<strong>di</strong> <strong>di</strong> dollari, il telescopio<br />

JWST raggiungerà la <strong>di</strong>stanza<br />

<strong>di</strong> oltre un milione e mezzo <strong>di</strong> chilometri,<br />

per scoprire com’era l’Universo<br />

quando aveva 400 milioni <strong>di</strong> anni.<br />

Questi i numeri. Il nome che invece c’è<br />

<strong>di</strong>etro è quello dell’Alumnus Giuseppe<br />

Cataldo. La sera del 27 marzo 2009 Cataldo<br />

era nella sua stanza, nella residenza<br />

per studenti in Francia, dove si<br />

trovava per un programma <strong>di</strong> doppia<br />

laurea. Nella posta elettronica giunse<br />

una lettera dallo spazio. Iniziava così:<br />

“Congratulations! You have been selected<br />

for the 2009 NASA Academy at<br />

the Goddard Space Flight Center (GSFC)<br />

through a fully-funded sponsorship by<br />

the European Space Agency (ESA). Your<br />

application was selected from six highly<br />

competitive ESA semi-finalists. The<br />

Academy Selection Committee found<br />

your application to be highly-favored<br />

in meeting all five selection criteria for<br />

the NASA Academy”. E pensare che tutto<br />

era partito da un libricino sulle missioni<br />

lunari che suo padre gli leggeva<br />

da piccolo. Ci siamo fatti raccontare il<br />

suo percorso stellare.<br />

Nel suo ufficio alla NASA ha appeso<br />

al muro una locan<strong>di</strong>na dell’eclissi solare<br />

dell’estate del 2017 in America,<br />

una foto con sua moglie, un calendario<br />

del telescopio James Webb il cui<br />

lancio è previsto nella primavera del<br />

2020. Grazie al metodo matematico da<br />

lei ideato i modelli del telescopio possono<br />

essere validati in due settimane,<br />

mentre prima occorrevano circa tre<br />

mesi. Come si svolge il suo lavoro?<br />

Mi <strong>di</strong>vido fra l’ufficio, dove sviluppo le<br />

analisi matematiche, e i laboratori, dove<br />

lavoro all’hardware, fino all’hangar<br />

dove si trova il telescopio. I miei colleghi<br />

hanno sviluppato dei modelli per<br />

ogni sistema del telescopio. Dal sistema<br />

ottico a quello strutturale, fino al<br />

sistema più critico del telescopio, il sistema<br />

termico. Ognuno <strong>di</strong> questi sistemi<br />

ha bisogno <strong>di</strong> essere validato attraverso<br />

dei meto<strong>di</strong> matematici che siano<br />

in grado <strong>di</strong> riprodurre i dati misurati,<br />

per pre<strong>di</strong>re perfettamente ciò che avverrà<br />

in orbita. Mi occupo poi dello sviluppo<br />

<strong>di</strong> strumenti ad altissima sensibilità<br />

per i telescopi spaziali e dello<br />

stu<strong>di</strong>o delle proprietà ottiche dei materiali<br />

usati per tali strumenti.<br />

Che immagini ci riporterà il telescopio<br />

sulla terra?<br />

Potrà captare la luce delle stelle più<br />

antiche dell’universo. Ci permetterà<br />

<strong>di</strong> scoprire anche il modo in cui queste<br />

stelle si sono evolute in galassie.<br />

Ci racconterà la storia dell’infanzia<br />

del nostro universo, che ancora non<br />

conosciamo bene proprio perché non<br />

abbiamo dati. Un’altra cosa che scoprirà<br />

sarà sicuramente la composizione<br />

chimica <strong>di</strong> stelle e pianeti, soprattutto<br />

dei pianeti al <strong>di</strong> fuori del sistema<br />

solare, e con un dettaglio finora<br />

mai raggiunto. E poi, credo, la cosa più<br />

interessante sarà scoprire quello che<br />

ancora non ci aspettiamo.<br />

Per arrivare sulla luna bisogna avere<br />

i pie<strong>di</strong> ben piantati per terra, concentrati<br />

sulla strada da percorrere. Quali<br />

sono i passi che l’hanno portata dove<br />

si trova oggi?<br />

Da bambino sognavo <strong>di</strong> lavorare alla<br />

NASA. Immaginavo che da grande sarei<br />

<strong>di</strong>ventato un importante professore e<br />

che mi avrebbero chiamato a lavorare<br />

proprio qui, sui programmi <strong>di</strong> esplorazione<br />

spaziale della luna. Ricordo che<br />

a sei, sette anni, mio padre mi leggeva<br />

un piccolo opuscolo che raccontava<br />

tutte le missioni Apollo e le storie<br />

degli astronauti. All’epoca facevo anche<br />

il boy scout e passavo molte notti<br />

nei boschi a guardare il cielo e le stelle.<br />

I nomi delle costellazioni li conoscevo<br />

già tutti. Facendo un salto temporale<br />

<strong>di</strong>rei che il momento cruciale è stato<br />

nel 2004, quando al primo anno <strong>di</strong><br />

25


Fisica all’università Statale <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

ho capito che la mia strada era un’altra,<br />

era l’ingegneria. Vivevo in una residenza<br />

universitaria dove una volta al<br />

mese si tenevano degli incontri <strong>di</strong> vario<br />

tipo, da conferenze a seminari, tenuti<br />

da professori o anche da studenti più<br />

gran<strong>di</strong>. Mi colpì molto l’intervento <strong>di</strong> un<br />

amico che frequentava il quarto anno<br />

<strong>di</strong> Ingegneria Aerospaziale al <strong>Politecnico</strong>,<br />

sullo scoppio dello Space Shuttle<br />

Columbia. Soprattutto mi appassionarono<br />

i dettagli tecnici. Andai così a<br />

parlare con i capi del <strong>di</strong>partimento <strong>di</strong><br />

Ingegneria Aerospaziale del <strong>Politecnico</strong><br />

perché volevo dare un percorso più<br />

pratico alla mia laurea. Valutai con loro<br />

i pro e i contro <strong>di</strong> un passaggio <strong>di</strong> corso<br />

e <strong>di</strong> università e presi la decisione <strong>di</strong><br />

trasferirmi, sapendo <strong>di</strong> andare incontro<br />

a una sfida alquanto forte. Non volevo<br />

perdere l’anno <strong>di</strong> Fisica, mi ritrovai così<br />

a dare un<strong>di</strong>ci esami quell’anno. Certo,<br />

nessuno mi obbligava. Mi obbligavo io.<br />

Ricordo ancora oggi la gentilezza <strong>di</strong> alcuni<br />

compagni <strong>di</strong> corso, che mi passavano<br />

gli appunti quando avevo sovrapposizioni<br />

con altre lezioni, e l’estrema<br />

<strong>di</strong>sponibilità dei professori. Fu un anno<br />

veramente duro, anche perché contemporaneamente<br />

stu<strong>di</strong>avo violino al<br />

conservatorio e dovetti passare l’esame<br />

dell’ottavo anno.<br />

Se dovessimo volgere un telescopio<br />

in<strong>di</strong>etro nel tempo, verso quegli anni,<br />

cosa vedrebbe?<br />

La luce <strong>di</strong> quel primo semestre a Ingegneria.<br />

E vedrei anche la scia <strong>di</strong> quello<br />

che mi ha lasciato. Ho sempre considerato<br />

il <strong>Politecnico</strong> una palestra <strong>di</strong> vita.<br />

Mi ha insegnato, davvero come un te-<br />

“Questo<br />

telescopio ci<br />

racconterà<br />

l’infanzia del<br />

nostro universo.<br />

E ci farà<br />

scoprire ciò che<br />

ancora non ci<br />

aspettiamo”<br />

26


lescopio, a raggiungere i dettagli delle<br />

cose. Il mio motto al Poli era, ed è<br />

tutt’oggi: Tutto e bene. Si stu<strong>di</strong>a tutto<br />

nei dettagli, sino all’ultimo, senza tralasciare<br />

nulla. I professori ripetevano:<br />

«Se fai un errore <strong>di</strong> calcolo e invece <strong>di</strong><br />

mettere un più metti un meno, l’aereo<br />

che stai progettando può cadere causando<br />

la morte <strong>di</strong> duecento persone».<br />

Questo mi ha segnato. Mi ha spinto a<br />

essere forte e ad andare avanti. Nonostante<br />

tutto riuscii a laurearmi a luglio<br />

2007, l’obiettivo era raggiunto. Mi <strong>di</strong>ssi,<br />

an<strong>di</strong>amo avanti con la specialistica in<br />

Ingegneria Aeronautica.<br />

An<strong>di</strong>amo dunque avanti, come arriva<br />

in Francia per la specialistica?<br />

Al <strong>Politecnico</strong> mi avevano esposto il<br />

programma <strong>di</strong> doppia laurea come<br />

un percorso molto intenso, in cui ci<br />

saremmo ritrovati a stu<strong>di</strong>are in modo<br />

<strong>di</strong>verso ma che ci avrebbe offerto<br />

l’opportunità <strong>di</strong> interagire con varie<br />

aziende del settore. In più, ero interessato<br />

a imparare una nuova lingua<br />

e a scoprire un’altra cultura.<br />

E una volta lì, scoprì anche il programma<br />

della NASA Academy.<br />

Sì, era aperto a due studenti europei ed<br />

era sponsorizzato dall’ESA. Mi <strong>di</strong>ssi: «Lo<br />

faccio, non ho nulla da perdere, tanto<br />

non mi chiameranno mai». Lavorai<br />

all’application durante tutte le vacanze<br />

<strong>di</strong> Natale a casa dai miei, a Lizzano, in<br />

provincia <strong>di</strong> Taranto. Lo inviai a gennaio<br />

e dopo qualche settimana mi sottoposero<br />

a due colloqui via telefono. Poi cominciò<br />

la lunga attesa. Mi recavo continuamente<br />

all’ufficio del career service<br />

francese, fino a che la responsabile<br />

non si informò. Le <strong>di</strong>ssero: «Ci spiace,<br />

niente francesi. Abbiamo selezionato<br />

uno studente spagnolo e uno italiano».<br />

Lei rispose: «Giuseppe stu<strong>di</strong>a da noi!».<br />

Poco dopo arrivò la lettera ufficiale. Ecco,<br />

se c’è un consiglio che darei ai giovani<br />

è quello <strong>di</strong> non aspettare che le<br />

opportunità scendano dal cielo. A volte<br />

può capitare, altre volte no. Se non<br />

avessi fatto domanda per questo programma<br />

non credo sarei qui oggi. E se<br />

anche avessi fallito, avrei cercato altre<br />

opportunità. Bisogna lavorare per dare<br />

la forma che vogliamo alla nostra vita.<br />

“Ho sempre<br />

considerato<br />

il <strong>Politecnico</strong><br />

una palestra<br />

<strong>di</strong> vita. Mi ha<br />

insegnato, come<br />

un telescopio,<br />

a raggiungere<br />

i dettagli<br />

delle cose”<br />

27


speciale<br />

scelto tra i più giovani<br />

innovatori tecnologici<br />

d’Europa<br />

L’INGEGNERE<br />

DEI SATELLITI<br />

<strong>di</strong> Valerio Millefoglie<br />

Nell’annuale classifica stilata<br />

da Forbes, fra i 30 under 30 nel<br />

campo dell’innovazione tecnologica<br />

industrale in Europa, c’è l’Alumnus<br />

Lorenzo Ferrario; <strong>di</strong>rettore tecnico<br />

<strong>di</strong> D-Orbit, startup specializzata in<br />

servizi per satelliti. Siamo andati a<br />

scoprire il suo universo<br />

28


“Siamo una delle<br />

poche aziende<br />

del settore new<br />

space in grado<br />

<strong>di</strong> lavorare a<br />

partire dall’idea<br />

sul foglio<br />

bianco alle<br />

operazioni in<br />

orbita”<br />

“Welcome to the List”, titola una mail<br />

arrivata una mattina <strong>di</strong> fine gennaio<br />

2018 a Lorenzo Ferrario. Il mittente è<br />

Forbes, la lista è quella dei 30 migliori<br />

innovatori under 30. L’innovazione è<br />

ION, in Orbit Now, della startup D-Orbit,<br />

<strong>di</strong> cui Ferrario attualmente è il <strong>di</strong>rettore<br />

tecnico. ION è la prima “portaerei”<br />

spaziale che trasporta e rilascia satelliti<br />

in orbita. La mail <strong>di</strong> Forbes continuava<br />

così: “Dopo esserci incontrati ieri alla<br />

premiazione a Londra, rinnoviamo le<br />

nostre congratulazioni per essere stato<br />

inserito fra i 30 migliori innovatori under<br />

30”. Oggi sorridendo Lorenzo Ferrario<br />

ricorda, “L’invito alla premiazione<br />

era finito nella cartella spam”.<br />

Ci accoglie nella sede della startup, a<br />

Fino Mornasco, in provincia <strong>di</strong> Como. La<br />

piazza principale del paese si mimetizza<br />

poco dopo l’uscita dalla tangenziale.<br />

Scorrimento <strong>di</strong> camion e saracinesche<br />

abbassate subito dopo l’ora <strong>di</strong> pranzo.<br />

Eppure qui si è molto più vicini alla<br />

luna <strong>di</strong> ciò che si pensi. Il giro dello<br />

spazio comincia dal tappetino all’ingresso<br />

<strong>di</strong> D-Orbit, si atterra con i pie<strong>di</strong><br />

sul logo e sulla frase: New Space Solutions.<br />

“Benvenuto, questo è la nostra<br />

casa: la chiamiamo D-Home”, <strong>di</strong>ce<br />

Lorenzo Ferrario mostrandoci, perdonate<br />

il gioco <strong>di</strong> parole, un grande openspace<br />

alle cui pareti ci sono i poster<br />

<strong>di</strong> alcune storiche missioni della NA-<br />

SA. “Siamo passati dall’avere circa 20<br />

<strong>di</strong>pendenti a 40 - spiega - e per la fine<br />

dell’anno contiamo <strong>di</strong> arrivare a 60”.<br />

Poco più avanti, due modellini <strong>di</strong> razzi<br />

con il simbolo dell’ESA sono esposti<br />

nella sala dove vengono assemblati<br />

i satelliti. Da qui, giungiamo alla vera e<br />

propria plancia <strong>di</strong> comando. “Questa è<br />

la nostra piccola Houston”, la presenta<br />

così Ferrario, “Ci sono gli schermi <strong>di</strong><br />

controllo per tutte le nostre missioni”.<br />

E mentre i computer cominciano ad accendersi,<br />

Lorenzo Ferrario racconta la<br />

missione D-Sat, avvenuta il 23 giugno<br />

2017 e che ha portato per la prima volta<br />

D-Orbit nello spazio. “Ci siamo ritrovati<br />

qui alle cinque del mattino, mentre<br />

in In<strong>di</strong>a, dove avveniva il lancio, era<br />

pomeriggio. Ricordo tanta emozione<br />

nel vedere il lavoro <strong>di</strong> tre anni prendere<br />

letteralmente il volo, a bordo <strong>di</strong><br />

un razzo”. Poi, approfon<strong>di</strong>sce il senso<br />

<strong>di</strong> quella giornata. “D-Sat era un <strong>di</strong>mostratore<br />

tecnologico che serviva per<br />

due obiettivi: testare il nostro propulsore<br />

per la rimozione in sicurezza dei<br />

satelliti e per mostrare la capacità<br />

<strong>di</strong> D-Orbit <strong>di</strong> realizzare una missione<br />

spaziale. In questo settore industriale<br />

nessuno compra qualcosa sino a che<br />

quella determinata cosa non ha volato<br />

nello spazio. Siamo una delle poche<br />

aziende nel settore, in tutto il mondo,<br />

che riescono a lavorare su un satellite<br />

end-to-end, ovvero dall’idea sul foglio<br />

bianco, passando per la prototipazione,<br />

la produzione, la messa in orbita<br />

e anche il successivo monitoraggio”. La<br />

galassia è fatta <strong>di</strong> satelliti senza più vita,<br />

detriti che galleggiano rischiando<br />

l’impatto con meteoriti e altri elementi.<br />

Il ruolo <strong>di</strong> D-Sat è <strong>di</strong> riportarli sulla<br />

terra o <strong>di</strong> veicolarli lontano, in quelle<br />

zone denominate orbita-cimitero, dove<br />

il pericolo <strong>di</strong> collisione è più basso. Gli<br />

spazzini della galassia, si potrebbero<br />

chiamare in modo evocativo.<br />

LORENZO FERRARIO - 29 anni<br />

Chief Tecnical Officer D-Orbit<br />

Alumnus Polimi Ingegneria Spaziale<br />

Nella sequenza <strong>di</strong> immagini<br />

qui sopra una serie <strong>di</strong><br />

fotografie scattate in orbita<br />

dalla missione D-Sat<br />

29


“Nell’atrio del <strong>di</strong>partimento aerospaziale<br />

del <strong>Politecnico</strong> c’era un volantino con sopra scritto:<br />

«Vuoi partecipare a una vera missione spaziale?».<br />

Tutto è partito da lì”<br />

Qui in alto D-Sat,<br />

il primo satellite<br />

<strong>di</strong> D-Orbit<br />

nella pagina<br />

accanto, la sede<br />

della startup<br />

Le parole più emozionanti <strong>di</strong> quel 23<br />

giugno furono il co<strong>di</strong>ce morse <strong>di</strong> D-Sat,<br />

“Diceva semplicemente Sono D-Sat e<br />

informava sullo stato delle batterie.<br />

L’equipaggio qui era <strong>di</strong> otto persone<br />

e io ero l’addetto al Flight Control, cioè<br />

colui che invia e riceve i coman<strong>di</strong>”.<br />

Due ore dopo il satellite è passato sopra<br />

la loro orbita, “Il passaggio durava<br />

massimo <strong>di</strong>eci minuti e in quel tempo<br />

dovevi portare a termine tutte le operazioni<br />

perché poi non lo vedevi per<br />

un’intera orbita <strong>di</strong> do<strong>di</strong>ci ore. Avevamo<br />

inserito delle telecamere <strong>di</strong> bordo<br />

con le quali scattavamo delle foto<br />

in giro per il mondo, avevamo catturato<br />

anche l’immagine dell’uragano Irma<br />

sulla Florida. In quei momenti ti ritrovi<br />

a guardare queste foto che giungono<br />

dallo spazio e pensi a noi qui sulla terra.<br />

Provi un sentimento <strong>di</strong> fratellanza<br />

nel confronto degli altri, visti da lassù<br />

non ci sono confini ma solo cose meravigliose.<br />

Scoprire che <strong>di</strong>etro tutto ciò<br />

che osserviamo in natura ci siano regolarità,<br />

modelli che si possono costruire<br />

e replicare in modo logico e deduttivo,<br />

che si adattino così perfettamente alla<br />

realtà che <strong>di</strong> deduttivo non ha nulla,<br />

dà continuo conferme alla mia fede.<br />

La matematica è una così buona e bella<br />

descrizione dell’universo che ci circonda,<br />

e ci <strong>di</strong>ce che <strong>di</strong>etro c’è un tipo<br />

<strong>di</strong> or<strong>di</strong>ne e <strong>di</strong> armonia quasi musicale”.<br />

Un’immagine ancora presente nel ricordo<br />

e nella biografia <strong>di</strong> questo innovatore<br />

è ambientata nell’atrio del <strong>di</strong>partimento<br />

aerospaziale del <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong>. “Vuoi partecipare a una<br />

vera missione spaziale?”, c’era scritto<br />

su un semplice foglio affisso in bacheca.<br />

L’annuncio pubblicizzava il progetto<br />

ESMO, l’European Student Moon Orbiter,<br />

un programma che riuniva un pool<br />

<strong>di</strong> università europee per la prima mis-<br />

30


sione lunare <strong>di</strong> sonda che gira intorno<br />

alla luna, realizzata da studenti. “Il Poli<br />

partecipava con due gruppi. Io, che allora<br />

frequentavo la triennale in Ingegneria<br />

Aerospaziale, ero in quello che si<br />

occupava <strong>di</strong> propulsione”. La traiettoria<br />

non si ferma. “Finita l’esperienza mi è<br />

venuto spontaneo fare richiesta <strong>di</strong> una<br />

internship tramite l’ESMO. Grazie all’allora<br />

mentore della mia squadra del Poli,<br />

Luca Rossettini, sono andato a Gilford,<br />

in Inghilterra”. Appena rientrato<br />

in Italia per la magistrale, gli arriva una<br />

mail proprio da Rossettini, “Ho fondato<br />

un’azienda e mi piacerebbe che venissi<br />

a darmi una mano”. “Ci siamo trovati<br />

in un bar della Brianza, perché D-Orbit<br />

all’epoca non aveva nemmeno una<br />

sede. Siccome stu<strong>di</strong>avo ancora ci siamo<br />

accordati per un part-time. Mi occupavo<br />

della validazione numerica dei<br />

satelliti per la rimozione dei detriti.<br />

Nei primi mesi lavoravo un paio <strong>di</strong> ore<br />

al giorno al computer, esattamente al<br />

mattino e alla sera quando ero in treno<br />

per andare e tornare dal Poli”. Poi,<br />

prende un aereo per lavorare alla tesi<br />

<strong>di</strong> laurea a Princeton. “Mi avevano offerto<br />

anche un dottorato ma ho deciso<br />

<strong>di</strong> venire a lavorare a questa startup<br />

perché al tempo, e in tutto il mondo,<br />

non esistevano molte realtà impren<strong>di</strong>toriali<br />

focalizzate su quello che chiamiamo<br />

il new space. Ho iniziato a lavorare<br />

sui sistemi <strong>di</strong> controllo <strong>di</strong> D-Sat, poi<br />

nel 2014 è <strong>di</strong>ventato un lavoro a tempo<br />

pieno. E devo <strong>di</strong>re che dopo la nomina<br />

<strong>di</strong> Forbes mi sono sentito orgoglioso,<br />

sod<strong>di</strong>sfatto, ma ho anche avvertito<br />

una responsabilità sulle spalle”.<br />

Di responsabilità è puntellato anche<br />

tutto il suo percorso al <strong>Politecnico</strong>.<br />

“È un’università che crea un senso <strong>di</strong><br />

identità. Credo sia molto simile a quel<br />

senso <strong>di</strong> vicinanza che si prova quando<br />

si è riusciti a scalare una montagna<br />

molto alta e ci si ritrovi con qualcun<br />

altro che l’ha scalata prima <strong>di</strong> te.<br />

Ci s’incontra sulla vetta e ci si dà una<br />

pacca sulla spalla. È complessa, <strong>di</strong>fficile,<br />

pretende tanto e deve continuare<br />

a pretendere tanto. Penso anche<br />

che crei una precisa forma mentis:<br />

sai che esistono problemi <strong>di</strong>fficili, che<br />

questi problemi <strong>di</strong>fficili non te li allevia<br />

nessuno ma che se ci sbatti la testa<br />

riesci a trovare con creatività una soluzione.<br />

Spesso questa soluzione si trova<br />

in gruppo, chiedendo aiuto e appoggio<br />

agli altri. Al Poli l’ingegnere è colui che<br />

deve usare il proprio ingegno, e non<br />

all’americana, in cui il termine ingegno<br />

deriva dal motore. L’ingegno italiano<br />

credo sia il principale insegnamento<br />

del Poli”. Pensando a un consiglio<br />

da dare ai giovani, riflette: “Sono arrivato<br />

a fare quest’intervista perché sono<br />

finito su Forbes e, andando ancora<br />

più in<strong>di</strong>etro, all’origine del mio universo,<br />

sono finito su Forbes perché quel<br />

giorno al <strong>Politecnico</strong> ho visto un volantino<br />

e invece <strong>di</strong> passare dritto mi sono<br />

fermato e ho detto Sì, voglio andare<br />

sullo spazio. Il mio consiglio quin<strong>di</strong> è <strong>di</strong><br />

guardarsi intorno, attivamente”.<br />

Dopo aver parlato del passato, parliamo<br />

dei prossimi orizzonti. “A D-Orbit<br />

ci siamo resi conto <strong>di</strong> essere in grado<br />

<strong>di</strong> realizzare dei sistemi spaziali<br />

che possono viaggiare in<strong>di</strong>pendentemente<br />

dal proprio host. Così ora ci stiamo<br />

evolvendo in un settore più ampio<br />

che è quello del trasporto spaziale,<br />

legato non solo al deorbitaggio ma anche<br />

alla movimentazione delle cose in<br />

orbita. Da qui è nata l’idea <strong>di</strong> ION, in<br />

Orbit Now, una portaerei per satelliti.<br />

Possono essere utili per le comunicazioni,<br />

per il meteo, per l’osservazione<br />

della terra”. Tornando verso l’ingresso,<br />

al tappetino che accoglie in questa<br />

succursale dello spazio, <strong>di</strong>ce: “Ho<br />

un po’ la pretesa <strong>di</strong> pensare che tutti<br />

noi qui stiamo lavorando per il prossimo<br />

grande passo dell’umanità: quello<br />

<strong>di</strong> <strong>di</strong>ventare una specie che vive su più<br />

pianeti. Come nel Settecento scoprirono<br />

nuove terre, noi troveremo davvero<br />

la terza <strong>di</strong>mensione dell’umanità. Il<br />

mio sogno è <strong>di</strong> riuscire ad andare nello<br />

spazio. A casa ho un <strong>di</strong>segno <strong>di</strong> quando<br />

avevo tre anni, sopra c’erano un razzo<br />

e le parole “My dream house”. Sono rimasto<br />

a quell’età lì, quando tutti <strong>di</strong>cevano<br />

<strong>di</strong> voler fare gli astronauti. Gli altri<br />

sono cresciuti e hanno iniziato a fare<br />

gli avvocati, i me<strong>di</strong>ci, gli impiegati. Io<br />

sono rimasto al sogno dell’astronauta”.<br />

“Il Poli crea un senso d’identità<br />

fra chi l’ha frequentata: come chi<br />

ha scalato con <strong>di</strong>fficoltà la stessa<br />

vetta e ci si riconosce in cima”<br />

31


speciale<br />

scelto tra i più influenti<br />

giovani artisti<br />

d’Europa<br />

IL DESIGNER<br />

DI COLLAGE<br />

Nel 2017 Forbes l’ha inserito fra i 30 under 30 più influenti<br />

d’Europa in campo artistico. Con carta, forbici e colla crea<br />

mon<strong>di</strong> <strong>di</strong> cartotecnica e creatività per i marchi più importanti<br />

del mondo, per l’e<strong>di</strong>toria e la musica. Un’intervista collage<br />

“Più che un illustratore mi sento vicino<br />

alla figura <strong>di</strong> Visual Artist. È come se<br />

io con un determinato stile andassi a<br />

esplorare <strong>di</strong>verse situazioni in cui serve<br />

un’immagine applicata a scenografie,<br />

a set video, ad animazioni”. Si descrive<br />

così Gio Pastori nel suo stu<strong>di</strong>o milanese,<br />

che con<strong>di</strong>vide con altri due artisti:<br />

un’ampio salone dove la carta è ovunque,<br />

ritagliata e conservata in contenitori<br />

trasparenti, avvolta in cilindri colorati<br />

agli angoli della stanza o ritagliata<br />

alle pareti dove prende forme geometriche<br />

e <strong>di</strong>venta visione e idea. Un bancone<br />

da falegname rende bene il tipo<br />

<strong>di</strong> lavoro che si fa in questa fabbrica <strong>di</strong><br />

immagini, qui la materia viene maneggiata,<br />

tagliata, fatta in piccoli pezzi e ricostruita,<br />

rimodellata.<br />

“Al <strong>Politecnico</strong><br />

ci insegnavano<br />

a creare prodotti<br />

<strong>di</strong> design a<br />

partire dalla<br />

carta. Forse è<br />

uno dei motivi<br />

per i quali<br />

oggi sono così<br />

maniacale sui<br />

collage”<br />

“Ricordo un professore del <strong>Politecnico</strong><br />

che ci insegnava a creare dei modellini,<br />

dei prodotti <strong>di</strong> design a partire dal<br />

foglio bianco. Da lui ho imparato tantissime<br />

nozioni sull’utilizzo della carta.<br />

Anche, banalmente, sul come incollare<br />

due pezzi <strong>di</strong> carta in modo che combacino<br />

in maniera perfetta e bellissima.<br />

Cosa tutt’altro che banale. Magari<br />

è stato uno dei motivi per i quali oggi<br />

sono così maniacale sul proce<strong>di</strong>mento<br />

<strong>di</strong> lavoro e sull’esito <strong>di</strong> un collage”. Che<br />

sia un abito pensato in collaborazione<br />

con lo stilista Marco de Vincenzo, un’installazione<br />

per l’ultima boutique <strong>di</strong> Tiffany,<br />

un paio <strong>di</strong> Nike che volteggiano in<br />

un video o una scenografia per un video<br />

musicale; tutto parte da un bisturi<br />

che crea linee sulla carta. Parlando <strong>di</strong><br />

una serie <strong>di</strong> video animati realizzati per<br />

il magazine Elle Decoro Italia, e proiettati<br />

nello storico Palazzo Bovara durante<br />

la <strong>Milano</strong> Design Week 2018, Gio Pastori<br />

racconta: “Qui ho avuto delle reminiscenze<br />

del <strong>Politecnico</strong> perché sono<br />

partito dal dover reinterpretare oggetti<br />

iconici del design italiano: dal calendario<br />

Timor <strong>di</strong> Enzo Mari del 1966 per Da-<br />

32


GIO PASTORI - 29 anni<br />

Visual Artist<br />

Alumnus Polimi Design<br />

nese alla ra<strong>di</strong>o Brionvega <strong>di</strong> Marco Zanuso.<br />

Sono andato a creare delle storie<br />

che si azionavano tramite touchscreen”.<br />

Sullo schermo si animava così il<br />

calendario con i giorni, i mesi ma privo<br />

dell’anno, “Si tratta <strong>di</strong> un calendario<br />

eterno - spiega - quello che volevo far<br />

trasparire era una sorta <strong>di</strong> scrigno dei<br />

ricor<strong>di</strong>, facendo ruotare le date e attraverso<br />

queste volare nel tempo e nello<br />

spazio”. Attorno al calendario prendono<br />

forma una spiaggia vintage, un bambino<br />

a bordo <strong>di</strong> uno slittino, poi le palle<br />

<strong>di</strong> neve <strong>di</strong>ventano pianeti, stelle e compaiono<br />

delle piccole astronavi. Affiorano<br />

altre reminiscenze del <strong>Politecnico</strong> e<br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong>. “Ricordo un ciclo <strong>di</strong> lezioni<br />

su Gio Ponti, il professore era innamorato<br />

delle sue architetture e <strong>di</strong> rimando<br />

te ne faceva innamorare. Inoltre ho<br />

“Un corso su<br />

Leonardo da Vinci<br />

mi mostrò tutta<br />

l’innovazione<br />

che c’era<br />

in un classico<br />

dell’arte”<br />

con Ponti un legame che affonda le ra<strong>di</strong>ci<br />

nella mia infanzia. Sono stato battezzato<br />

nella chiesa <strong>di</strong> San Luca Evangelista<br />

a <strong>Milano</strong>, realizzata proprio da<br />

lui. Da piccolo avevo questa visione <strong>di</strong><br />

una piscina gigante, con delle luci pazzesche<br />

che filtravano dai vetri e illuminavano<br />

le panchine nello stile della<br />

Superleggera”. Tra le carte si mimetizza<br />

una copia del libro “Leonardo da<br />

Vinci, 1452-1519: il <strong>di</strong>segno del mondo”.<br />

Uno degli autori è Pierfrancesco Marani,<br />

insegnante <strong>di</strong> Pastori al <strong>Politecnico</strong>.<br />

Sfogliandolo compaiono tra le pagine<br />

un trifoglio e alcuni passaggi sottolineati<br />

a matita. “Mi colpì la quantità <strong>di</strong> innovazione<br />

che Leonardo da Vinci, considerato<br />

un classico, metteva nelle sue<br />

opere. Ecco, quel corso me lo svelò da<br />

un nuovo punto <strong>di</strong> vista”.<br />

Finita la triennale Gio Pastori decide<br />

<strong>di</strong> provare un’esperienza lavorativa<br />

all’interno <strong>di</strong> un’agenzia creativa. “Anche<br />

questo mi ha insegnato qualcosa.<br />

Ho capito che non avrei mai voluto un<br />

boss creativo dal quale arrivare tutti i<br />

giorni, in ufficio, per chiedergli cosa dovessi<br />

fare. In quel momento ho intuito<br />

che aspiravo a fare qualcosa da solo. E<br />

una volta deciso che non volevo un capo,<br />

ho fatto lavori <strong>di</strong> ogni tipo, dal commesso<br />

al barista. Intanto <strong>di</strong>segnavo.<br />

Quando ho messo da parte abbastanza<br />

sol<strong>di</strong> per mantenermi per un certo<br />

periodo, mi sono avventurato e ho detto<br />

«Faccio solo <strong>di</strong>segni». Mi sono impegnato<br />

a costruirmi una cre<strong>di</strong>bilità,<br />

“Suonerà banale<br />

ma <strong>di</strong>rei a tutti<br />

<strong>di</strong> perseguire i<br />

propri sogni”<br />

per far arrivare agli altri la mia visione.<br />

Suonerà banale, ma <strong>di</strong>rei a tutti <strong>di</strong> perseguire<br />

i propri sogni”. Sulle t-shirt realizzate<br />

per il progetto Armani Exchange,<br />

serie Gio Pastori, si leggono le parole<br />

“Love” e “Luck”: le intende come piccoli<br />

manifesti <strong>di</strong> buoni propositi. “Non so<br />

se farò collage per tutta la vita o se <strong>di</strong>venterò<br />

un art <strong>di</strong>rector in poltrona o un<br />

imbianchino. Per ora c’è questo aspetto<br />

<strong>di</strong> provvidenza per cui quando ho voglia<br />

<strong>di</strong> fare qualcosa, capita un lavoro<br />

in cui posso sperimentare esattamente<br />

quella cosa”. Mentre <strong>di</strong>ce questo, alle<br />

spalle, sulla sua solita tavolozza-foglio<br />

<strong>di</strong> carta, c’è il mondo che ha immaginato<br />

e creato per il video <strong>di</strong> Myss Keta<br />

(progetto musicale e performativo nato<br />

sul web e <strong>di</strong>ventato poi fenomeno virale<br />

e pop ndr.). Prende il modellino e se<br />

lo rigira fra le mani. Per il video è stato<br />

realizzato a grandezza naturale un<br />

mondo <strong>di</strong> bar, banche, piazze, una gigantografia<br />

cartacea, <strong>di</strong> carta non leggera,<br />

che non si strappa facilmente, <strong>di</strong><br />

carta che rimane nel tempo.<br />

33


34


In questa pagina: (in grande) l’installazione realizzata per la<br />

boutique milanese <strong>di</strong> Tiffany. A seguire: l’abito pensato in<br />

collaborazione con lo stilista Marco de Vincenzo, un frame<br />

dell’animazione video realizzata per Nike Hypervenom 3,<br />

l’installazione autoritratto per Contexto, mostra <strong>di</strong>ffusa nel<br />

centro storico <strong>di</strong> Edolo (Brescia), un frame del video ideato<br />

per Elle Decor Italia durante la <strong>Milano</strong> Design Week 2018, la<br />

cover del <strong>di</strong>sco <strong>di</strong> Myss Keta “Carpaccio ghiacciato”<br />

35


BIG<br />

(DESIGNER)<br />

DATA<br />

Giorgia Lupi, un PhD in Information Design e un’opera<br />

entrata nella collezione permanente del MoMa <strong>di</strong> New<br />

York. L’interpretazione dei dati ai giorni nostri<br />

<strong>di</strong> Davide Coppo


“I dati sono<br />

una maniera<br />

per capire e<br />

descrivere la<br />

nostra natura<br />

umana”<br />

GIORGIA LUPI - 37 anni<br />

Partner and Design Director Accurat<br />

Alumnus Polimi Design<br />

Come si <strong>di</strong>segna una vita? In maniera<br />

or<strong>di</strong>nata e colorata, <strong>di</strong>rebbe Giorgia Lupi.<br />

Information designer e artista <strong>di</strong> base<br />

a New York, Giorgia ha nel suo curriculum<br />

accademico un PhD in Information<br />

design al <strong>Politecnico</strong>. Il video<br />

del suo intervento al TED Talk del marzo<br />

2017 ha ricevuto più <strong>di</strong> un milione <strong>di</strong><br />

visualizzazioni online. Nel talk, Giorgia<br />

ha presentato la sua personale visione<br />

dei big data, o meglio il suo approccio<br />

alla ricerca e rappresentazione <strong>di</strong> questi:<br />

ciò che ha chiamato «Data Humanism».<br />

Nel talk ha parlato <strong>di</strong> Dear Data, il<br />

progetto che ha sviluppato con l’amica<br />

e designer Stefanie Posavec, <strong>di</strong>ventato<br />

poi un libro nel 2016 e<strong>di</strong>to da Penguin<br />

Books ed infine esposto al MoMA<br />

<strong>di</strong> New York. Dear Data è una raccolta<br />

<strong>di</strong> vere e proprie cartoline su cui Lupi<br />

e Posavec, <strong>di</strong> settimana in settimana,<br />

hanno annotato, mappato e visualizzato<br />

centinaia <strong>di</strong> aspetti della propria vita:<br />

i momenti <strong>di</strong> malumore, i «grazie»<br />

detti a persone vicine e sconosciute,<br />

la musica ascoltata, le porte attraverso<br />

le quali entravano e uscivano in precisi<br />

giorni, ogni aspetto del quoti<strong>di</strong>ano.<br />

Tutto tradotto in infografiche <strong>di</strong>segnate<br />

a mano su cartoline che per un anno<br />

imbucavano in due caselle postali e si<br />

inviavano; Giorgia da Brooklyn e Stefanie<br />

da Londra. In pratica: l’information<br />

design al servizio dell’indagine umana.<br />

Data Humanism, appunto. “Quel progetto<br />

mi ha aiutato a riportare il focus<br />

sul fatto che i dati sono una maniera<br />

che abbiamo <strong>di</strong> capire e poi descrivere<br />

la nostra natura umana”, racconta<br />

in collegamento dal suo ufficio a New<br />

York. E a proposito <strong>di</strong> dati e umanità,<br />

aggiunge: “Prima <strong>di</strong> iniziare Dear Data<br />

Stefanie e io ci eravamo viste solo un<br />

paio <strong>di</strong> volte. Ora siamo <strong>di</strong>ventate incre<strong>di</strong>bilmente<br />

amiche, è una delle persone<br />

più vicine a me nella mia vita. Per<br />

un anno abbiamo con<strong>di</strong>viso i dettagli<br />

più intimi della nostra vita. Sono figlia<br />

unica e non so cosa voglia <strong>di</strong>re avere<br />

una sorella, ma dev’essere qualcosa <strong>di</strong><br />

simile”.<br />

L’originalità dell’approccio <strong>di</strong> Giorgia<br />

Lupi al design dell’informazione e<br />

all’infografica non è rimasta circoscritta<br />

a Dear Data, ma si manifesta ogni<br />

giorno in Accurat, la società <strong>di</strong> Information<br />

design che ha fondato con altri<br />

due soci, Simone Quadri e Gabriele<br />

Rossi, nel periodo in cui frequentava il<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, il 2011. “L’approccio<br />

che ho usato per Dear Data guida<br />

la nostra filosofia anche in Accurat. Poi<br />

certo, a volte gli output possono sembrare<br />

progetti non necessariamente<br />

guidati da un aspetto umano, perché<br />

lavoriamo con gran<strong>di</strong> clienti come Google,<br />

Ibm, che hanno problemi da risolvere<br />

che non sono quante volte ti lamenti<br />

durante la settimana, però è im-<br />

37


38


Nella pagina accanto una serie<br />

<strong>di</strong> cartoline del progetto Dear<br />

Data. Qui sopra l’esposizione<br />

permanente al MoMa <strong>di</strong> New<br />

York e alcuni fogli <strong>di</strong> lavoro<br />

del progetto.<br />

“Il DensityDesign<br />

Lab del<br />

<strong>Politecnico</strong> mi<br />

ha aperto un<br />

mondo. E credo<br />

sia davvero<br />

un’eccellenza a<br />

livello mon<strong>di</strong>ale”<br />

portante per me quello che ci <strong>di</strong>ciamo<br />

sempre con i designer e gli sviluppatori,<br />

con tutte le persone che seguono i<br />

progetti: ogni volta che rappresentiamo<br />

un dato dobbiamo sempre chiederci<br />

in che maniera questo dato ci aiuta<br />

ad arrivare più vicini a un fenomeno, a<br />

qualcosa che rappresenti la nostra vita.<br />

Non dobbiamo mai focalizzarci solo su<br />

costruire l’interfaccia in sé”. Come se<br />

fosse un manifesto? “Come se fosse un<br />

manifesto: come tutti i manifesti o le filosofie,<br />

<strong>di</strong> volte in volta si applicano e<br />

declinano in maniera <strong>di</strong>versa”, <strong>di</strong>ce.<br />

Guardando agli inizi “architettonici” <strong>di</strong><br />

Giorgia Lupi, questo approccio originale<br />

alla data visualization stimola delle<br />

eco del celebre volume Autoprogettazione?<br />

<strong>di</strong> Enzo Mari, «un progetto per<br />

la realizzazione <strong>di</strong> mobili con semplici<br />

assemblaggi <strong>di</strong> tavole grezze e chio<strong>di</strong><br />

da parte <strong>di</strong> chi li utilizzerà», secondo<br />

le parole dell’autore, che intende “ac-<br />

cendere” la coscienza del fruitore sugli<br />

oggetti <strong>di</strong> cui si compone una casa,<br />

così come Lupi intende rimettere<br />

al centro il lato umano del dato, e non<br />

quello meramente numerico. A proposito,<br />

<strong>di</strong>ce: “Sì, è simile. Non focalizzarsi<br />

sull’oggetto in sé, ma spostare il fuoco.<br />

Io <strong>di</strong>co sempre che per imparare a<br />

lavorare con i dati bisogna <strong>di</strong>menticarsi<br />

dei dati e imparare a vederci attraverso,<br />

ed è simile all’approccio <strong>di</strong> Mari,<br />

ed è anche interessante che lui stesso,<br />

quando arrivava a teorizzare le cose, le<br />

teorizzava dopo aver fatto un sacco <strong>di</strong><br />

esperimenti e progetti”.<br />

La formazione <strong>di</strong> Giorgia è molto legata<br />

a DensityDesign Lab, il research lab<br />

del <strong>di</strong>partimento <strong>di</strong> Design del <strong>Politecnico</strong>:<br />

“Lavorare con Paolo Ciuccarelli mi<br />

ha davvero aperto un mondo”, ricorda.<br />

“Ho avuto una collaborazione stupenda<br />

con lui e con i ragazzi <strong>di</strong> DensityDesign,<br />

il laboratorio del Poli che si occupa<br />

<strong>di</strong> data visualization, e da lì in poi<br />

sono cresciuta molto sia umanamente<br />

che professionalmente, anche perché<br />

mi sono trovata in un ambiente molto<br />

collaborativo. Passavo le mie giornate<br />

lavorando su tantissimi progetti. Penso<br />

sia davvero un’eccellenza a livello<br />

mon<strong>di</strong>ale”.<br />

Il primo progetto ufficiale <strong>di</strong> Accurat<br />

nasce proprio tramite DensityDesign,<br />

ed è la collaborazione con La Lettura<br />

del Corriere della Sera. “Serena Danna,<br />

giornalista dell’inserto culturale<br />

del quoti<strong>di</strong>ano, aveva ideato la rubrica<br />

Nuovi Linguaggi per raccontare fenomeni<br />

globali attraverso la data visualization.<br />

E la prima collaborazione l’avevano<br />

avviata con Density, che poi ha<br />

passato la palla a noi come Accurat. Ci<br />

abbiamo lavorato per due anni”.<br />

Oggi Accurat ha due se<strong>di</strong> – una italiana<br />

e una statunitense – e 35 persone<br />

che ci lavorano, “e stiamo crescendo<br />

sempre <strong>di</strong> più”. Anche Dear Data è<br />

cresciuto: dopo essere stato esposto<br />

al Museum of Modern Art <strong>di</strong> New York<br />

è pronto per andare in stampa con un<br />

seguito: si chiama Observe, Collect,<br />

Draw!, sempre realizzato a quattro mani<br />

con Stefanie Posavec. “È una sorta<br />

<strong>di</strong> journal per chi vuole fare quello che<br />

abbiamo fatto noi per un anno, con Dear<br />

Data”, spiega. Ovvero, in fondo, “quasi<br />

un’analisi terapeutica”, <strong>di</strong>ce ridendo.<br />

“Quando parlo <strong>di</strong> Dear Data racconto<br />

che mi ha insegnato più su me stessa<br />

<strong>di</strong> quanto abbia fatto la terapia”.<br />

39


DALLA DAYTONA<br />

ALLA TESTA ROSSA:<br />

TUTTE LE FERRARI<br />

DELL’ING. FIORAVANTI<br />

LEONARDO FIORAVANTI - 80 anni<br />

AD Fioravanti Srl<br />

Alumnus Polimi Ingegneria Meccanica<br />

La Ferrari Dino, la Ferrari Daytona, la Ferrari F40, la Testarossa<br />

e molte altre, sono state <strong>di</strong>segnate dalla stessa<br />

mano: quella dell’Alumnus Leonardo Fioravanti. Abbiamo<br />

visitato insieme una mostra molto speciale al Museo nazionale<br />

dell’automobile <strong>di</strong> Torino, quella a lui de<strong>di</strong>cata<br />

40


Capitolo 1<br />

80 ANNI DA CORSA<br />

Un <strong>di</strong>stinto uomo con una ventiquattr’ore<br />

su cui compare il cavallino della<br />

Ferrari fa il suo ingresso al Museo nazionale<br />

dell’automobile <strong>di</strong> Torino. Per<br />

entrare alla mostra non ha bisogno del<br />

biglietto perché è lui stesso la mostra.<br />

“Rosso Fioravanti. Le auto <strong>di</strong> un ingegnere<br />

a mano libera”, questo il titolo<br />

dell’esposizione che raccoglie i <strong>di</strong>segni,<br />

le coppe delle gare automobilistiche,<br />

il libretto del <strong>Politecnico</strong>, la tesi <strong>di</strong><br />

laurea, le memorie <strong>di</strong> una vita e, naturalmente,<br />

le auto <strong>di</strong> una vita <strong>di</strong> Leonardo<br />

Fioravanti: ottant’anni, cinquanta<br />

<strong>di</strong> questi trascorsi a fare la storia delle<br />

auto da corsa in Italia e in tutto il<br />

mondo.<br />

“Per me il rosso non è solo il rosso Ferrari<br />

- spiega fermandosi davanti a un<br />

esemplare <strong>di</strong> Alfa Romeo Vola presentata<br />

al Motor Show <strong>di</strong> Ginevra nel 2001<br />

- Per me il rosso vuol <strong>di</strong>re Italia da<br />

corsa”. E la sua corsa comincia a casa<br />

dei nonni paterni a Genova. Proprio lì,<br />

all’età <strong>di</strong> sei anni, quando rimane affascinato<br />

da un bob a quattro che scende<br />

lungo la curva <strong>di</strong> un piatto d’argento<br />

dei primi del ‘900. Il soprammobile<br />

d’epoca, oggi, è al centro della prima<br />

sala della mostra. “A impressionarmi<br />

fu l’aria <strong>di</strong> questo equipaggio rappresentato:<br />

vanno veloci, ma sanno quello<br />

che fanno, sembrano allo stesso tempo<br />

impegnati sino allo spasimo, eppure<br />

sono rilassati. Veloci e in sicurezza.<br />

Per vincere bisogna fare così”. Da questa<br />

folgorazione dell’infanzia nasce la<br />

sua passione per “tutto ciò che si muoveva<br />

per terra, per mare e per cielo”.<br />

A scuola riempie quaderni interi non<br />

con gli appunti delle lezioni ma con <strong>di</strong>segni<br />

<strong>di</strong> auto, moto, navi ed elicotteri.<br />

Un muro <strong>di</strong> fogli <strong>di</strong> quaderni ingialliti<br />

si staglia lungo una parete del museo.<br />

“Per capire a che anni risalgono - <strong>di</strong>ce<br />

Fioravanti - abbiamo qui un quaderno<br />

con i Savoia in copertina”. Nella prima<br />

pagina una data: lunedì 10 aprile 1945.<br />

“Ho cominciato a <strong>di</strong>segnare da giovanissimo.<br />

Inoltre in quel periodo, come<br />

tutti i miei fratelli, prendevo lezioni <strong>di</strong><br />

pianoforte. Ricordo bene le Scene Infantili<br />

<strong>di</strong> Schumann. Mi esercitavo con<br />

i tre pedali del piano che per me <strong>di</strong>ventavano<br />

freno, frizione e acceleratore”.<br />

E sul freno <strong>di</strong> un auto, anni dopo,<br />

poggia rovinosamente i pie<strong>di</strong> all’ultimo<br />

secondo e si schianta contro un albero<br />

in piazza Leonardo Da Vinci. “Ero<br />

con un mio amico, anche lui studente<br />

del Poli. Uscimmo, raddrizzammo l’auto<br />

e ripartimmo”, <strong>di</strong>ce. “Pensi, mi chiamo<br />

Leonardo, abitavo davanti a Piazza<br />

Leonardo da Vinci e ho fatto il <strong>Politecnico</strong>”.<br />

Un nome, un destino.<br />

41


Capitolo 2<br />

IN PISTA, AL POLITECNICO<br />

A <strong>di</strong>ciotto anni inizia a correre in pista<br />

e contemporaneamente si iscrive<br />

al <strong>Politecnico</strong>. Sopra una fila <strong>di</strong> trofei<br />

esposti in una grande teca illuminata<br />

c’è una foto in bianco e nero. Ci mostra<br />

Fioravanti, sorridente, seduto nella<br />

sua 500. “Ero alla Compiano-Vetto<br />

d’Enza, una corsa in salita attraverso<br />

l’Appenino <strong>di</strong> Reggio Emilia”. In<strong>di</strong>ca un<br />

punto dell’auto, sotto il se<strong>di</strong>le, e racconta:<br />

“Qui c’erano stipati i libri e i testi<br />

<strong>di</strong> un esame che avevo dato al <strong>Politecnico</strong><br />

proprio quel giorno”. Durante<br />

le prove <strong>di</strong> gare i libri saltavano da<br />

tutte le parti, ricorda nel suo libro autobiografico<br />

“Il Cavallino nel cuore”.<br />

“Io vedo una cosa e so imme<strong>di</strong>atamente<br />

le proporzioni”, <strong>di</strong>ce mentre arriviamo<br />

alla sezione de<strong>di</strong>cata proprio<br />

agli anni trascorsi al <strong>Politecnico</strong>. Una<br />

teca custo<strong>di</strong>sce cerchiografi, un regolo<br />

e il libretto universitario su cui leggiamo:<br />

“Fioravanti Leonardo, matricola<br />

12.241. È stato iscritto al corso <strong>di</strong> laurea<br />

in Ingegneria, il giorno 27 novembre<br />

1956”. Nella stessa teca convivono<br />

i due modellini <strong>di</strong> legno realizzati per<br />

la tesi <strong>di</strong> laurea. “Il biennio al <strong>Politecnico</strong><br />

è stato <strong>di</strong>fficile - <strong>di</strong>ce - arrivavo<br />

dal liceo classico e ricordo sempre la<br />

prima lezione <strong>di</strong> Analisi Matematica:<br />

aula piena, il professore che parla <strong>di</strong><br />

derivata seconda e io che alzo la mano<br />

e chiedo «Scusi, ma la prima?». Poi,<br />

superato il biennio, quando ho iniziato<br />

a stu<strong>di</strong>are la parte <strong>di</strong> meccanica,<br />

del <strong>di</strong>segno <strong>di</strong> costruzioni automobilistiche,<br />

ho iniziato a correre”. La tesi<br />

<strong>di</strong> laurea è dunque letteralmente un<br />

pezzo da museo, nelle pagine riprodotte<br />

in grande si legge: “Alcuni schizzi<br />

e il <strong>di</strong>segno definitivo della berlina aero<strong>di</strong>namica<br />

scelta come argomento <strong>di</strong><br />

tesi. Interessante lo spaccato che mette<br />

in evidenza l’abitabilità ed il motore<br />

inclinato all’in<strong>di</strong>etro, alloggiabile<br />

in un cofano basso e penetrante”. Davanti<br />

ai documenti ufficiali della sua<br />

tesi Fioravanti spiega com’è nata l’idea.<br />

“Io ero malato <strong>di</strong> aero<strong>di</strong>namica.<br />

Volevo un’autovettura per girare l’Italia<br />

con quelli dello Sgambo, ci chiamavamo<br />

così io e il mio gruppo <strong>di</strong> amici.<br />

42


Eravamo in tutto sei persone, quin<strong>di</strong><br />

volevo una macchina a sei posti e che<br />

consumasse il meno possibile, che <strong>di</strong><br />

sol<strong>di</strong> non ne avevamo. I due modellini<br />

in legno, che vede qui esposti, furono<br />

testati nel tunnel della Breda e convinsero<br />

il professor Fessia, nonostante<br />

la sua avversione all’aero<strong>di</strong>namica,<br />

a farmi da relatore”. La storia continua<br />

su uno dei pannelli: “Nel 1962 lo<br />

studente Fioravanti partecipa, col <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, ad una visita alla<br />

Pininfarina. Ha portato una cartella <strong>di</strong><br />

<strong>di</strong>segni, riesce a ritagliarsi un momento<br />

<strong>di</strong> colloquio con Sergio Pininfarina<br />

e Renzo Carlo”. Passando vicino a una<br />

foto in bianco e nero che lo ritrae proprio<br />

con Pininfarina commenta: “Vede<br />

che accarezza l’auto? Imparai da lui<br />

che oltre al vedere, bisogna toccare. I<br />

<strong>di</strong>fetti che a occhio non si notano, si<br />

sentono col tatto”. “Il lampo e il tuono<br />

della mia vita” leggiamo sul pannello.<br />

Il lampo dell’idea e il tuono della realizzazione:<br />

all’età <strong>di</strong> 26 anni Fioravanti<br />

mette mano alla sua prima Ferrari, la<br />

250 LM in versione stradale.<br />

43


Capitolo 3<br />

TUTTE LE FERRARI DI UNA VITA<br />

Ancora qualche passo e ci ritroviamo<br />

al capitolo Daytona. “La Daytona<br />

non era nei programmi né della Ferrari<br />

ne <strong>di</strong> Pininfarina. Io cominciai a<br />

<strong>di</strong>segnarla a <strong>di</strong>cembre del ’66. Due<br />

mesi prima era stata presentata al<br />

Salone <strong>di</strong> Parigi la berlinetta Ferrari<br />

275 GTB. Presi a <strong>di</strong>segnare un modello<br />

con una linea più aero<strong>di</strong>namica,<br />

con una visibilità ottima, per tornare<br />

a vincere con il motore anteriore.<br />

In ufficio ci lavoravo poco, perché mi<br />

avrebbero chiesto cosa stessi facendo,<br />

dunque mi ci mettevo più a casa.<br />

Presentai il <strong>di</strong>segno a Pininfarina<br />

che commenta: «Ingegnere, ma lei è<br />

matto. Abbiamo presentato la Berlinetta<br />

solo due mesi fa» La fecero comunque<br />

vedere al commendator Ferrari,<br />

che commentò a sua volta «Ma<br />

quello è matto». Ad ogni modo <strong>di</strong>ede<br />

mandato al capo dell’ingegneria Angelo<br />

Bellei <strong>di</strong> fare tutte le prove sulla<br />

meccanica, io da ingegnere l’avevo<br />

già <strong>di</strong>segnata perfettamente. Così,<br />

senza neanche realizzare il modello<br />

in scala ridotta fu realizzato un modello<br />

a scala 1 a 1”. Davanti alla foto<br />

della Daytona riflette un attimo e<br />

poi ricorda: “Dopo quegli eventi con<br />

il commendatore ci intendevamo alla<br />

perfezione. Avevo meno <strong>di</strong> trent’anni”.<br />

Snocciola memorie da record e<br />

frasi passate alla storia, come quando<br />

Enzo Ferrari gli chiede “Vorrei una<br />

Ferrari per andare alla Scala con i<br />

miei amici”. E tutto, ancora una volta,<br />

parte dalla matita che si posa sul<br />

foglio, “il primo tratto che delineo è<br />

sempre il muso, perché entra nell’aria”.<br />

Cita Junichiro Hiramatsu, un facoltoso<br />

giapponese che commissiona<br />

una Ferrari solo per sé: nasce così la<br />

Special Project 1. Si attraversa un’esistenza<br />

leggendo i brevetti della Fio-<br />

44


avanti, la società fondata nel 1987<br />

con i suoi tre figli: Autoveicolo con un<br />

sistema <strong>di</strong> detenzione senza spazzole<br />

per superfici vetrate e simili, Autovettura<br />

- in particolare autovettura da<br />

competizione, Proce<strong>di</strong>mento e sistema<br />

per la rilevazione delle impronte<br />

<strong>di</strong> appoggio dei pneumatici <strong>di</strong> un autoveicolo.<br />

“Prima facevo il matto per<br />

gli altri, da quel giorno potevo farlo<br />

per me”, <strong>di</strong>ce. Poi, come un lungo flashback<br />

aggiunge: “Ho avuto la fortuna<br />

<strong>di</strong> essere un ingegnere che sa <strong>di</strong>segnare.<br />

E al <strong>Politecnico</strong> ho imparato<br />

il rigore della logica progettuale. Dal<br />

professor Fessia, ma anche dagli altri<br />

professori e da mio padre, ho imparato<br />

che il progetto è la somma <strong>di</strong><br />

varie cose ma è anche una cosa unica.<br />

Non bisogna mai perdere <strong>di</strong> vista<br />

il progetto nel suo complesso. Non<br />

si può essere il più specializzato nei<br />

cuscinetti a sfera e non tener presente<br />

che esistono anche dei cerchioni,<br />

dei pneumatici e un’automobile. Ed<br />

è una cosa che ho stu<strong>di</strong>ato non solo<br />

sulla carta, ma vivendo e seguendo<br />

l’approccio mentale <strong>di</strong> questi professori.<br />

Era gente innamorata dell’insegnamento,<br />

erano veri progettisti:<br />

ciò che insegnavano lo esprimevano<br />

quoti<strong>di</strong>anamente con le parole e con<br />

gli atti. E io ero quello che si sedeva<br />

sempre in prima fila, ad abbeverarsi<br />

<strong>di</strong> quel sapere”. Oggi, che è lui l’uomo<br />

del sapere, <strong>di</strong>ce: “Una cosa che a<br />

questa tenera età posso francamente<br />

permettermi <strong>di</strong> <strong>di</strong>re ai giovani è questa:<br />

non permettete mai a nessuno <strong>di</strong><br />

interferire coi vostri sogni. Secondo:<br />

sceglietene uno solo, perché nella vita,<br />

come <strong>di</strong>sse il poeta, si può fare<br />

bene una sola cosa”.<br />

45


46


Capitolo 4<br />

ALLA FINE, SI RIPARTE<br />

Nell’ultima sala ci sono finalmente loro:<br />

le macchine, in carrozzeria e motore,<br />

in design e aero<strong>di</strong>namica. Posizionate<br />

su pedane rotanti si mostrano in<br />

ogni lato. Chiedo a Fioravanti cosa provi<br />

nello stare qui, davanti a tutto ciò<br />

che ha realizzato. Mi risponde con una<br />

sola parola, pronunciata a bassissima<br />

voce come una confessione, nell’orecchio.<br />

Poi, rimane il silenzio delle pedane<br />

che ruotano. Nella testa il suono<br />

immaginato <strong>di</strong> tutti i motori accesi.<br />

In questa pagina: Lorem ipsum<br />

47


MI RICORDO LA CASA<br />

<strong>di</strong> Nicola Feninno<br />

foto <strong>di</strong> Giuseppe Vesce<br />

e Beatrice Mammi<br />

1978/1979<br />

48


A DELLO STUDENTE<br />

GIUSEPPE VESCE<br />

Stu<strong>di</strong>o tecnico Vesce<br />

Alumnus Polimi Architettura<br />

49


Sulla pagina Facebook ‘<strong>Alumni</strong> <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>’<br />

abbiamo pubblicato una foto che ritrae la Casa dello<br />

Studente negli anni ’60. Siamo stati sommersi <strong>di</strong><br />

commenti, ricor<strong>di</strong>, racconti. Ne abbiamo selezionati alcuni<br />

ed è nato questo testo, in cui gli <strong>Alumni</strong> parlano della loro<br />

esperienza e ci portano in un viaggio nella memoria della<br />

storica Casa dello Studente<br />

Mi ricordo sei bellissimi anni vissuti<br />

nella camera 110. (Luca Dorazio)<br />

Mi ricordo che dal ’99 al 2005 ho vissuto<br />

nella camera 435 e poi nella 127.<br />

In<strong>di</strong>menticabili, sia gli anni che le camere.<br />

(Carmine Perotta)<br />

Mi ricordo quando <strong>di</strong>ssi a Emma Bonino,<br />

“Tu intrattieni i bambini mentre<br />

noi siamo in manifestazione per il <strong>di</strong>ritto<br />

alla casa in <strong>di</strong>fesa degli sfrattati”.<br />

(Lucio Dorazio)<br />

Mi ricordo una mitica partita <strong>di</strong> calcio<br />

Italia vs Resto del Mondo al parco<br />

Lambro con i residente della Casa<br />

dello Studente. (Massimo Bernasconi)<br />

Mi ricordo anche la finale <strong>di</strong> Coppa<br />

del Mondo <strong>di</strong> calcio del 1982 svoltasi<br />

in Spagna tra Italia e Germania vinta<br />

poi dall’Italia ed il tifo infernale fatto<br />

per l’Italia da parte <strong>di</strong> quasi tutti<br />

gli studenti della casa. (Omar Hamadneh)<br />

Mi ricordo il bar al primo piano dove<br />

si faceva colazione. (Mario Esposito)<br />

Mi ricordo il piano “- 1” dove si faceva<br />

pranzo, cena, dopocena. (Piero<br />

Tacconi) Mi ricordo pausa pranzo con<br />

“I Simpson” alla tv. (Andrea Piccione).<br />

In queste foto, l’Alumnus Giuseppe<br />

Vesce nella camera che con<strong>di</strong>videva<br />

con un altro studente nella residenza<br />

<strong>di</strong> Viale Romagna 92<br />

Mi ricordo il bar matricola con Mara.<br />

(Tina Malamati Gkiaouri)<br />

Mi ricordo il mio ultimo compagno <strong>di</strong><br />

camera, amico per sempre. (Pierdomenico<br />

Lugara)<br />

Mi ricordo una folla <strong>di</strong> ricor<strong>di</strong>. Mi ricordo<br />

un articolo del Regolamento<br />

che proibiva <strong>di</strong> far salire donne in camera<br />

senza l’autorizzazione. Mi ricordo<br />

che aggirammo il <strong>di</strong>vieto usando<br />

l’ascensore <strong>di</strong> servizio che stava nel<br />

cortile interno, pro<strong>di</strong>giosamente riparata<br />

da alcuni laurean<strong>di</strong> in Elettrotecnica.<br />

Mi ricordo il ’67, quando convocammo<br />

un’assemblea nel salone e<br />

l’articolo del Regolamento fu abrogato<br />

con una votazione <strong>di</strong> 9 contro 1.<br />

(Antonio Nastasi)<br />

Mi ricordo mio papà, studente e residente<br />

della casa negli anni ’60. (Francesca<br />

Crisafi)<br />

Mi ricordo il barbiere che c’era all’interno<br />

della casa, esattamente la finestra<br />

a sinistra del pian terreno. (Leonardo<br />

Miolli)<br />

Mi ricordo “O sole mio” cantato dal cinese,<br />

<strong>di</strong>eci lire a parola. (Paolo Sanzaro)<br />

Mi ricordo che più pagavi e più cantava.<br />

(Mario Gioia)<br />

Mi ricordo il suo nome, Oshina. (Antonio<br />

Nastasi)<br />

Mi ricordo che si <strong>di</strong>ceva fosse venuto<br />

in Italia per stu<strong>di</strong>are canto lirico.<br />

Mi ricordo che in mensa offriva “buoni<br />

senza coda” a poco più <strong>di</strong> 200 lire.<br />

(Renzo Bovosecchi)<br />

Mi ricordo le feste in Au<strong>di</strong>torium. (Terry<br />

Noviello)<br />

Mi ricordo che io c’ero. (Tutti)<br />

“Avevamo<br />

due letti, due<br />

scrivanie, due<br />

arma<strong>di</strong> a muro,<br />

un telefono<br />

citofono,<br />

un lavabo con<br />

lo specchio.<br />

All’ultimo anno<br />

si poteva<br />

chiedere, durante<br />

la stesura della<br />

tesi, la cameretta<br />

singola”<br />

50


Qui albergano<br />

vite e ricor<strong>di</strong><br />

“Ci sono ragazzi che entrano alle cinque<br />

del mattino, tornando dalla <strong>di</strong>scoteca. E<br />

ragazzi che a quell’ora escono per andare<br />

a fare dei piccoli lavori nei supermercati<br />

qui vicino, prima <strong>di</strong> andare a frequentare<br />

le lezioni”. A parlare è Maurizio<br />

Ripamonti, il responsabile della Casa<br />

dello Studente, l’uomo con le chiavi della<br />

residenza. “Non basta imparare a risolvere<br />

le equazioni <strong>di</strong>fferenziali e gli integrali<br />

doppi. Uno studente che esce dal<br />

Poli deve aver imparato anche a relazionarsi<br />

con gli altri, a confrontarsi, a convivere”.<br />

Le sua voce riecheggia per il salone<br />

e si arrampica lungo lo scalone doppio<br />

che attraversa tutta la struttura, fino<br />

al quinto piano. “Una volta un ragazzo in<br />

una mail mi ha scritto: «La lavatrice mi<br />

ha rovinato la camicia». Aveva usato la<br />

candeggina per i pavimenti. Cose <strong>di</strong> questo<br />

tipo accadono ogni settimana; è normale,<br />

sono quasi tutti ragazzi e ragazze<br />

che non hanno mai vissuto da soli fuori<br />

casa, e questa è la loro prima esperienza”.<br />

Risalendo dai sotterranei s’incontra<br />

un’ampia aula stu<strong>di</strong>. L’atmosfera qui, come<br />

in tutta la Casa dello Studente, più<br />

che il ciclo delle stagioni segue il ciclo<br />

delle sessioni d’esame. In uno degli angoli<br />

dell’ampio salone c’è una porta, che<br />

introduce a un piccolo regno del silenzio.<br />

Nessuna eco dei rumori esterni. Dentro<br />

questa casa per 333 abitanti si può stu<strong>di</strong>are<br />

praticamente dappertutto: oltre alla<br />

più ampia sala stu<strong>di</strong>o, ce ne sono altre<br />

in tutti piani. “La prima cosa che faccio al<br />

mattino”, racconta Maurizio, “è aprire la<br />

casella mail dove ricevo tutte le richieste<br />

dalle varie residenze. Ricevo una me<strong>di</strong>a<br />

<strong>di</strong> una cinquantina <strong>di</strong> mail al giorno: in<br />

italiano, in inglese, o in un inglese – <strong>di</strong>ciamo<br />

– <strong>di</strong> <strong>di</strong>fficile comprensione. Io non<br />

ho avuto figli. Ma in questi 10 anni in cui<br />

ho lavorato per la residenze del <strong>Politecnico</strong><br />

è stato come averne qualche migliaia.<br />

Anche se a tutti do sempre del lei”.<br />

51


La Casa dello Studente è cresciuta. Oggi le residenze Polimi<br />

a <strong>Milano</strong> sono 6 ed ospitano oltre 1.400 studenti<br />

DOVE SONO LE RESIDENZE?<br />

PERIFERIA<br />

NUOVO<br />

DAL 2018<br />

NEWTON<br />

Via Mario Borsa, 25<br />

PARETO<br />

Via Maggianico, 6<br />

258<br />

ristrutturato nel 2015<br />

232<br />

CENTRO<br />

GALILEI<br />

Via Filippo Corridoni, 22<br />

294<br />

ristrutturato nel 2007<br />

CASA DELLO STUDENTE<br />

Viale Romagna, 62<br />

333<br />

ristrutturazione IN CORSO<br />

NUOVO<br />

DAL 2018<br />

EINSTEIN<br />

Via Albert Einstein, 6<br />

214<br />

DATEO<br />

Piazzale Dateo, 5<br />

90<br />

ristrutturato nel 2006<br />

POLI TERRITORALI DI COMO E LECCO<br />

COMO<br />

165<br />

ristrutturato nel 2016<br />

LECCO<br />

165<br />

ristrutturato nel 2015<br />

52


La nuova residenza Vilfredo Pareto<br />

Sono sei le residenze che fanno parte della<br />

rete <strong>di</strong> alloggi per studenti – aperte anche<br />

a dottoran<strong>di</strong> e visiting professor – del<br />

<strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>. Oggi ospitano circa<br />

1400 persone; il 58% sono stranieri, un dato<br />

che dà il polso della forza internazionale<br />

dell’Ateneo. L’ultimo complesso residenziale<br />

ad essere inaugurato, lo scorso maggio,<br />

è stato intitolato a Vilfredo Pareto, un<br />

ingegnere che fu una delle mente più brillanti<br />

ed eclettiche <strong>di</strong> tutto l’Ottocento e il<br />

Novecento. “Il <strong>Politecnico</strong> crede fortemente<br />

nell’importanza delle residenze. E ha deciso<br />

<strong>di</strong> investirci molte risorse”. Ha <strong>di</strong>chiarato<br />

il prorettore Emilio Farol<strong>di</strong> durante la<br />

cerimonia <strong>di</strong> inaugurazione. “C’è un nesso<br />

fortissimo tra qualità della vita degli studenti<br />

e qualità dello stu<strong>di</strong>o e della ricerca.<br />

Il <strong>Politecnico</strong> accoglie e forma persone,<br />

non solo ingegneri, architetti o designer”.<br />

CHI VIVE NELLE CASE POLITECNICHE?<br />

35,4% donne 64,6% uomini<br />

ETÀ MEDIA<br />

24 ANNI<br />

SERVIZI INCLUSI<br />

wifi palestra reception 24h<br />

utenze<br />

uso cucina<br />

pulizie<br />

spazi stu<strong>di</strong>o<br />

DA DOVE VENGONO?<br />

COSA STUDIANO?<br />

42,1% italiani 57,9% stranieri<br />

34,8% Lombar<strong>di</strong>a<br />

15,8% Nord<br />

17,0% Centro<br />

32,4% Sud e Isole<br />

72,6% Ing 18,1% Arch 9,3% Des<br />

31,9% Laurea Triennale 7,5% Altro<br />

56,8% Laurea Magistrale 3,8% Dottorato<br />

53


<strong>di</strong> Nicola Feninno<br />

Foto <strong>di</strong> Cosimo Nesca<br />

LA NUOVA<br />

BIBLIOTECA<br />

STORICA<br />

DEL POLITECNICO<br />

Nella Sala Ciliegio del Campus Leonardo<br />

ha da poco aperto un piccolo scrigno che<br />

raccoglie una grande storia: tutta quella<br />

contenuta in un patrimonio <strong>di</strong> volumi antichi<br />

54


“Discorsi e <strong>di</strong>mostrazioni matematiche intorno<br />

a due nuove scienze attenenti alla<br />

Meccanica & ai movimenti locali, del Signor<br />

Galileo Galilei”, si legge, in elegante<br />

carattere, sul frontespizio <strong>di</strong> un grande<br />

volume adagiato su uno dei tavoli della<br />

neonata Biblioteca Storica del <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong>. Un patrimonio <strong>di</strong> ventimila libri,<br />

<strong>di</strong> cui seimila esposti e la restante parte<br />

conservata nel deposito dei Fon<strong>di</strong> Storici,<br />

ma con possibilità <strong>di</strong> consultazione.<br />

“Abbiamo anche i volumi acquisiti nel 1863<br />

dal Regio Istituto Tecnico Superiore - racconta<br />

Marinella Trenta, responsabile della<br />

biblioteca - Laggiù c’è un’e<strong>di</strong>zione del<br />

1521 del “De architectura” <strong>di</strong> Vitruvio. Al<br />

piano superiore alcuni stu<strong>di</strong> sul piano regolatore<br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, del 1885. Volumi sulle<br />

ferrovie, sui ponti, sui serramenti. Reperire<br />

questo materiale è stata un’esperienza<br />

incre<strong>di</strong>bile”. Una vera e propria immersione<br />

che ha riportato a noi scritti e documenti<br />

preziosi, “Si scopre - continua a<br />

raccontare Marinella Trenta - che i primi<br />

laureati del <strong>Politecnico</strong> sono quelli che<br />

hanno fatto la storia dell’industria italiana<br />

a partire da metà dell’800. i Pirelli, i<br />

Colombini, i Salmoiraghi”. Barbara Montoli,<br />

bibliotecaria del <strong>Politecnico</strong> da ben 31<br />

anni, ricorda l’emozione provata nel trovare<br />

la seconda e<strong>di</strong>zione del ‘Manuale <strong>di</strong><br />

architettura’ <strong>di</strong> Luca Beltrami. Le coste dei<br />

libri sono una geografia <strong>di</strong> saperi: “Berzelius,<br />

Traite de chimie”, “Vocabolario marino<br />

e militare”, “Ferrini La luminosità elettrica”,<br />

“James Gekie, The Great Ice Age”.<br />

Estraendo a caso volumi dagli scaffali si<br />

aprono storie da altri mon<strong>di</strong> ed epoche:<br />

la prefazione <strong>di</strong> un piccolo tomo de<strong>di</strong>cato<br />

al volo degli uccelli, e<strong>di</strong>to nel 1890, ci racconta<br />

che “Il volo degli uccelli ha sempre<br />

svegliato la curiosità dei ricercatori”<br />

Così queste parole e questi titoli risvegliano<br />

ancora oggi la curiosità. Formano un<br />

piccolo scrigno <strong>di</strong> libri stretti l’uno contro<br />

l’altro, sull’attenti, in perfetto or<strong>di</strong>ne<br />

su prestigiose scaffalature <strong>di</strong> legno. Dalle<br />

finestre entra una luce gentile. Pare perfetta<br />

per concentrarsi, per ampliare il silenzio.<br />

Quasi sottovoce, il Rettore Ferruccio<br />

Resta qui in visita commenta: “Questa<br />

è una metafora perfetta dello spirito del<br />

<strong>Politecnico</strong>: guardare al futuro, senza <strong>di</strong>menticare<br />

il passato. Se si vuole fare innovazione,<br />

non si può <strong>di</strong>menticare la storia,<br />

la tra<strong>di</strong>zione”. E il lavoro, alla scoperta<br />

della tra<strong>di</strong>zione, continua in cerca <strong>di</strong> prime<br />

e<strong>di</strong>zioni e rarità da far riemergere.<br />

FEDERICO BUCCI - 58 anni<br />

Delegato del Rettore<br />

per le Politiche culturali<br />

Alumnus Polimi Architettura<br />

“Penso che la Biblioteca Storica del <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong> non sia un semplice<br />

deposito <strong>di</strong> memorie <strong>di</strong> carta, ma custo<strong>di</strong>sca<br />

lo spirito originale del nostro<br />

Ateneo, che illumina anche tutti i nostri<br />

nuovi progetti. Dai libri acquistati o donati<br />

dall’anno della fondazione, il 1863,<br />

fino ai primi del Novecento, si può leggere<br />

infatti il ruolo che il <strong>Politecnico</strong> ha<br />

avuto nello sviluppo <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> e del nostro<br />

Paese, i suoi legami internazionali,<br />

ma soprattutto, l’inarrestabile desiderio<br />

<strong>di</strong> conoscenza nel campo della cultura<br />

tecnico-scientifica”<br />

55


“La Biblioteca Storica<br />

è una metafora<br />

perfetta dello spirito<br />

del <strong>Politecnico</strong>:<br />

guardare al futuro,<br />

senza <strong>di</strong>menticare il<br />

passato. Se si vuole<br />

fare innovazione, non<br />

si può <strong>di</strong>menticare la<br />

storia, la tra<strong>di</strong>zione”<br />

La nuova Biblioteca Storica del <strong>Politecnico</strong> si trova<br />

al Campus Leonardo, E<strong>di</strong>ficio 9, ingresso B, 1°<br />

piano. Aperta a studenti, docenti ed esterni, dal<br />

lunedì al venerdì per la consultazione. Il catalogo<br />

è consultabile nel catalogo <strong>di</strong> Ateneo: www.biblio.<br />

polimi.it<br />

56


57


OLTRE<br />

1200 MAGLIETTE<br />

ACQUISTATE<br />

IN UN MESE<br />

#Proudly<strong>Politecnico</strong><br />

58


Intervista esclusiva all’Alumnus più anziano della Polimirun 2018<br />

<strong>MAP</strong> AUTUNNO 2018 LA GAZZETTA DEL POLI<br />

La Gazzetta del Poli<br />

Tutto il Poli<br />

della vita<br />

L’università<br />

dove si suda<br />

davvero<br />

Si suda nelle aule ma si suda<br />

anche in campo: al <strong>Politecnico</strong><br />

lo sport è materia che unisce le<br />

persone. Studenti e <strong>Alumni</strong>, <strong>di</strong>pendenti<br />

e professori <strong>di</strong>ventano<br />

una comunità che con<strong>di</strong>vide valori<br />

ed esperienze. Dalla Polimirun<br />

al Torneo delle Residenze, dai<br />

campionati studenteschi <strong>di</strong> calcio,<br />

volley e basket, passando per<br />

i campi sportivi dove trascorrere<br />

ogni giorno le pause tra una lezione<br />

e l’altra: atletica, ping-pong,<br />

basket, calcio, volley. In queste<br />

pagine vi racconteremo un’università<br />

dove l’impegno, il lavoro e<br />

la fatica passano anche dal correre,<br />

fare sport e cercare <strong>di</strong> arrivare<br />

primi, insieme.<br />

CON 12.500 RUNNER<br />

LA POLIMIRUN TAGLIA UN<br />

NUOVO TRAGUARDO<br />

è la prima corsa universitaria d’Italia!<br />

TUTTI I CAMPI DEI CAMPUS!<br />

CAMPIONATI POLIMI<br />

Doppietta per gli<br />

ingegneri gestionali<br />

59


FERRUCCIO RESTA,<br />

Rettore e professore or<strong>di</strong>nario<br />

<strong>di</strong> Meccanica Applicata alle Macchine<br />

“L’a<strong>di</strong>das Runners Polimirun, alla sua terza<br />

e<strong>di</strong>zione, è <strong>di</strong>ventata un appuntamento ricorrente<br />

con la città. <strong>Milano</strong> ha accolto molto<br />

positivamente un evento sportivo che, <strong>di</strong><br />

anno in anno, raccoglie al nastro <strong>di</strong> partenza<br />

un numero crescente <strong>di</strong> studenti, docenti e<br />

amici del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>. Una manifestazione<br />

che si inserisce in una politica chiara<br />

della nostra università, che riconosce nello<br />

sport uno strumento efficace <strong>di</strong> aggregazione<br />

e <strong>di</strong> con<strong>di</strong>visione e, allo stesso tempo,<br />

una leva attrattiva per il nostro Ateneo”<br />

Polimirun Winter E<strong>di</strong>tion<br />

11 novembre 2018<br />

Partenza Campus Lecco<br />

Una corsa trail in un percorso fuori<br />

strada, tra le montagne lecchesi<br />

Scopri <strong>di</strong> più su polimirun.it<br />

POLIMIRU<br />

Da 10 km a 100mila euro raccolti per<br />

finanziare le borse <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o<br />

12.500 persone sono partite dal Campus<br />

Bovisa La Masa e sono arrivate al<br />

traguardo in piazza Leonardo Da Vinci.<br />

Una folla colorata ha animato quella<br />

che in sole tre e<strong>di</strong>zioni è ufficialmente<br />

<strong>di</strong>ventata la più più importante manifestazione<br />

po<strong>di</strong>stica universitaria in<br />

campo nazionale. Tra i partecipanti, gli<br />

studenti del <strong>Politecnico</strong> erano circa il<br />

43% degli iscritti, i laureati il 17%, i <strong>di</strong>pendenti<br />

il 4%, mentre il restante 36%<br />

citta<strong>di</strong>ni, milanesi e amici del <strong>Politecnico</strong><br />

amanti della corsa. Tra gli iscritti,<br />

anche l’ex nuotatore Massimiliano Rosolino<br />

che ha <strong>di</strong>chiarato: “Direi che è andata<br />

abbastanza bene. Sono partito con<br />

una grande regolarità e non ho mai sorpassato<br />

nessuno”. Francesco Calvetti, delegato<br />

per le attività sportive del <strong>Politecnico</strong>,<br />

ha commentato, senza nascondere<br />

l’emozione, “Ho avuto la fortuna <strong>di</strong> assistere<br />

alla crescita della Polimirun da una<br />

posizione privilegiata. Sono e siamo fieri<br />

<strong>di</strong> ciò che siamo riusciti a fare in 3 anni,<br />

del gruppo <strong>di</strong> persone competenti che<br />

l’hanno reso possibile e della community<br />

politecnica che si <strong>di</strong>mostra sempre più<br />

unita e partecipe”.<br />

I fon<strong>di</strong> raccolti grazie alle iscrizioni della Polimirun servono a finanziare borse <strong>di</strong><br />

stu<strong>di</strong>o per gli studenti del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>.<br />

100mila euro raccolti nell’e<strong>di</strong>zione 2018<br />

100mila euro raccolti tra il 2016 e il 2017<br />

•<br />

Sono state già assegnate 24 borse <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o per meriti sportivi, con l’obiettivo <strong>di</strong><br />

valorizzare l’impegno, il talento e i risultati che, anche al <strong>di</strong> fuori del contesto puramente<br />

accademico, sono portavoce dei valori dell’Ateneo.<br />

60


N 2018<br />

L’Alumnus Giuseppe Stancanelli<br />

IL MARATONETA DEL ‘46<br />

L’Alumnus Giuseppe Stancanelli, 72<br />

anni, laureato in Ingegneria Meccanica<br />

nel 1971 è il runner più anziano della<br />

terza e<strong>di</strong>zione della Polimirun<br />

“La mia prima maratona è stata<br />

quella <strong>di</strong> Berlino nel 2013.<br />

Ho fatto un risultato <strong>di</strong> quattro<br />

ore e sei minuti, io sono del ’46,<br />

quin<strong>di</strong> è stato un inizio perfetto”.<br />

Si racconta con queste parole<br />

il maratoneta più anziano<br />

della Polimirun 2018, numero<br />

7360. “Mi sono laureato il 23<br />

marzo 1971 in Ingegneria Meccanica<br />

e ho fatto l’ingegnere<br />

da allora fino ai giorni nostri.<br />

Da giovane non ero sportivissimo,<br />

poi un giorno ho corso<br />

con il mio genero che ha fatto<br />

la maratona <strong>di</strong> New York e mi<br />

sono reso conto che andavo più<br />

forte <strong>di</strong> lui. Mi sono detto, proviamoci!”.<br />

Non tornava da tempo<br />

nei luoghi dei suoi anni <strong>di</strong><br />

stu<strong>di</strong>o, così attraversandoli per<br />

la Polimirun, da Bovisa a piazza<br />

Leonardo da Vinci commenta,<br />

“Oggi questo sembra il paese<br />

del <strong>Politecnico</strong>, è una vera e<br />

propria città”.<br />

Dopo la laurea era pronto a tutto,<br />

ad andare all’estero, poi è rimasto<br />

in Italia per amore. Uno<br />

dei traguar<strong>di</strong> della sua vita, <strong>di</strong>ce,<br />

“era piacere alla mia famiglia”.<br />

A chi ha qualche anno in<br />

meno <strong>di</strong> lui consiglia “<strong>di</strong> stu<strong>di</strong>are<br />

per sé”. Di stu<strong>di</strong>are non per<br />

superare gli esami, ma per superare<br />

se stessi, innamorandosi<br />

<strong>di</strong> ciò che si stu<strong>di</strong>a. E dei suoi<br />

anni da studente ricorda: “Ho<br />

fatto quasi tutti gli esami indossando<br />

lo stesso vestito e la<br />

stessa cravatta”. Al <strong>Politecnico</strong><br />

ci è tornato in maglia a maniche<br />

corte e pantaloncini, per far<br />

parte <strong>di</strong> quello che definisce “un<br />

fiume <strong>di</strong> gioia, <strong>di</strong> sapere, e nel<br />

mio caso <strong>di</strong> memoria”.<br />

61


Per chi fa il <strong>Politecnico</strong> - anche - per sport<br />

PLAYGROUND<br />

I campi sportivi degli studenti, nel cuore del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Oltre ai libri, puoi<br />

portarti un pallone<br />

I campo sportivi del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

sono <strong>di</strong>slocati tra i campus Bovisa<br />

e Leonardo. Sono presenti campi <strong>di</strong><br />

calcio a 5, volley, basket e ping pong.<br />

L’accesso agli studenti è libero, compatibilmente<br />

con le pause tra una lezione<br />

e l’altra. Il Centro Sportivo Giurati offre<br />

anche una pista <strong>di</strong> atletica e una palestra;<br />

all’interno della struttura si svolgono<br />

anche le attività organizzate dal<br />

Poli, come i campionati studenteschi e<br />

gli allenamenti <strong>di</strong> gruppo con i trainer<br />

specializzati per la corsa.<br />

62


<strong>MAP</strong> AUTUNNO 2018 LA GAZZETTA DEL POLI<br />

Il futuro è un campo aperto: è infatti in<br />

corso un progetto <strong>di</strong> riqualificazione <strong>di</strong><br />

tutto l’impianto del Centro Sportivo Giuriati,<br />

che prevede fra le altre cose la realizzazione<br />

<strong>di</strong> una tecnostruttura polivalente<br />

con nuovi campi <strong>di</strong> Volley e basket,<br />

e il rifacimento della pista <strong>di</strong> atletica<br />

Centro Sportivo Giuriati<br />

I Playground all’aperto,<br />

nei luoghi dell’università<br />

Campus Leonardo<br />

63


<strong>MAP</strong> AUTUNNO 2018 LA GAZZETTA DEL POLI<br />

Il 6 giugno in Piazza Leonardo da Vinci,<br />

con il <strong>Politecnico</strong> a far da splen<strong>di</strong>da cornice,<br />

si sono <strong>di</strong>sputate le finali dei Campionati<br />

Polimi; sono i campionati de<strong>di</strong>cati<br />

agli studenti del nostro Ateneo, dove<br />

i corsi <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o si incontrano e si sfidano<br />

in campo sportivo. Giunti alla sesta<br />

e<strong>di</strong>zione, nella stagione 2017/2018 hanno<br />

partecipato 1500 studenti con più <strong>di</strong><br />

100 squadre <strong>di</strong> calcio a 5, volley e basket.<br />

Le finali dello scorso 6 giugno hanno visto<br />

trionfare il corso <strong>di</strong> stu<strong>di</strong> <strong>di</strong> Ingegneria<br />

Gestionale nei campionati <strong>di</strong> calcio a<br />

5 e volley e <strong>di</strong> Ingegneria Aerospaziale<br />

nel basket. Ingegneria Biome<strong>di</strong>ca domina<br />

nell’albo d’oro dei Campionati Polimi,<br />

guardando tutti dall’alto con ben 6 titoli<br />

vinti nel corso delle varie e<strong>di</strong>zioni. Ad<br />

inseguire, staccato <strong>di</strong> 3 titoli troviamo il<br />

corso <strong>di</strong> Ingegneria Gestionale. La stagione<br />

2018/2019 inizia in autunno, fai il tifo<br />

per il tuo corso <strong>di</strong> laurea su facebook alla<br />

pagina Polimi sport.<br />

INGEGNERI<br />

DA PODIO<br />

La finale dei campionati Polimi<br />

•<br />

Per l’ Accenture Volley Cup vincono il<br />

trofeo gli Ingegneri Gestionali <strong>di</strong> Atletico<br />

Ma Non Troppo<br />

Per la Techedge Football Cup vincono<br />

•<br />

ancora una volta gli ingegneri Gestionali<br />

<strong>di</strong> Hellas Maltese, che mantiene<br />

il suo primato dallo scorso anno<br />

•<br />

Infine per l’UMANA Basket Cup si portano<br />

a casa il titolo gli ingegneri Aerospaziali<br />

<strong>di</strong> Space In My Veins!<br />

64


PORTIAMO<br />

IL POLI NEL CUORE,<br />

OVUNQUE ANDIAMO<br />

Yasser Imàm, studente del politecnico<br />

DA San Pietroburgo<br />

Cristina, studentessa delle superiori<br />

al politecnico <strong>di</strong> milano<br />

enrico zio, presidente<br />

alumnipolimi association<br />

da trondheim<br />

Graziano Salvalai e Marta Sesana, <strong>Alumni</strong><br />

INGEGNERIA EDILE ARCHITETTURA 2006<br />

da Philadelphia<br />

compra sullo store<br />

POLITECNICO DI MILANO su<br />

#Proudly<strong>Politecnico</strong><br />

o al CAMPUS LEONARDO<br />

65


ALUMNI<br />

DA TROFEO<br />

LA SALA DEI TROFEI DEL MILAN<br />

FABIO NOVEMBRE - 51 anni<br />

Stu<strong>di</strong>o Novembre<br />

Alumnus Polimi Architettura<br />

Nel 2014 l’Alumnus Fabio Novembre,<br />

architetto e designer, ha firmato il<br />

progetto del nuovo headquarter della<br />

sede rossonera: Casa Milan.<br />

In zona San Siro, novemila metri<br />

quadrati ospitano in quattro piani<br />

gli uffici per la <strong>di</strong>rigenza, i reparti<br />

marketing e comunicazione ma anche<br />

la sala stampa, un ristorante,<br />

uno store e il primo museo ufficiale<br />

del Club AC Milan.<br />

“Come negli e<strong>di</strong>fici del passato in cui le<br />

figure dei santi, o dei potenti segnavano<br />

il profilo dei palazzi, così qui degli<br />

atleti in movimento campeggiano sulla<br />

facciata inclinata. Attimi congelati <strong>di</strong><br />

una corsa in salita verso l’obiettivo. Un<br />

pallone calciato verso il cielo che con<br />

esso porta tutta l’energia e la forza del<br />

gesto, un impatto che si trasforma imme<strong>di</strong>atamente<br />

in propagazione. Il messaggio<br />

che passa è che il calcio rappresenta<br />

una <strong>di</strong>sciplina sportiva, ma allo<br />

stesso tempo anche uno strumento<br />

educativo, un simbolo <strong>di</strong> aggregazione<br />

e <strong>di</strong> crescita. E per sottolineare la forza<br />

della <strong>di</strong>vulgazione del messaggio, la<br />

facciata stessa decorata con fasce concentriche<br />

colorate <strong>di</strong> rosso e <strong>di</strong> nero, si<br />

fa portatrice dell’onda d’urto positiva<br />

che idealmente invaderà tutta la città”.<br />

Fabio Novembre<br />

66


67


ALUMNI<br />

DA TROFEO<br />

LA SALA DEI TROFEI DELL’INTER<br />

STEFANO BOERI - 61 anni<br />

Stefano Boeri Architetti<br />

Alumnus Polimi Architettura<br />

Nel 2010, l’anno del Triplete, l’Alumnus<br />

Stefano Boeri, architetto, con il Boeri<br />

Stu<strong>di</strong>o si è occupato del progetto <strong>di</strong><br />

ristrutturazione degli spogliatoi della<br />

squadra FC Internazionale. Spazio e<br />

arre<strong>di</strong> sono stati <strong>di</strong>segnati con particolare<br />

attenzione per cercare soluzioni<br />

originali e innovative, focalizzandosi<br />

sugli aspetti funzionali; stu<strong>di</strong>ando ad<br />

esempio i movimenti e i comportamenti<br />

dei giocatori all’interno dello spogliatoio<br />

è stata elaborata una panca<br />

rispondente alle loro esigenze. Anche<br />

la Sala delle Coppe è stata realizzata<br />

da Stefano Boeri e dal suo Stu<strong>di</strong>o.<br />

La Sala delle Coppe racchiude tutti i<br />

trofei vinti dalla FC Internazionale nel<br />

corso della sua storia. Le coppe sono<br />

or<strong>di</strong>nate in or<strong>di</strong>ne cronologico e posizionate<br />

in pieno risalto su strutture illuminate<br />

alle pareti. Il soffitto è totalmente<br />

intonacato <strong>di</strong> nero con inseriti<br />

dei micro LED <strong>di</strong> luce bianca, il pavimento<br />

invece è blu: insieme formano<br />

i colori della società. Al centro della<br />

stanza è stato posizionato un tavolo<br />

multi-touch, progettato appositamente<br />

per la squadra, e il visitatore può navigare<br />

attraverso la sala dei trofei. Quando<br />

qualcuno entra nella stanza, sul tavolo<br />

la grafica mostra le vittorie storiche<br />

della squadra. Sull’interfaccia è<br />

possibile selezionare un trofeo e visualizzare<br />

le relative informazioni mentre<br />

la coppa si illumina sul suo supporto.<br />

68


69


powered by<br />

HUAWEI,<br />

DAI LABORATORI<br />

DI RICERCA ALLE<br />

SPERIMENTAZIONI<br />

SUL CAMPO: COME<br />

FARE RETE, 5G<br />

Sul numero 2 <strong>di</strong> <strong>MAP</strong> - Autunno 2017, abbiamo parlato<br />

delle ricerche avviate da Huawei in collaborazione con<br />

il <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, sulla rete 5G. L’Alumnus Renato<br />

Lombar<strong>di</strong> ci racconta gli sviluppi del progetto<br />

“Huawei è leader nel settore delle<br />

telecomunicazioni e, per sviluppare<br />

le ultime tecnologie, investe molto<br />

in Ricerca e Sviluppo - spiega Renato<br />

Lombar<strong>di</strong> - nel 2017 l’azienda ha investito<br />

ben 13,8 miliar<strong>di</strong> <strong>di</strong> dollari, il 14,9%<br />

del proprio fatturato globale. Dal 2017<br />

le nostre ricerche sono state supportate<br />

ancora <strong>di</strong> più dall’organizzazione<br />

aziendale nella valorizzazione dei<br />

giovani talenti attraverso varie collaborazioni,<br />

come quella con il <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong>, principalmente nell’ambito<br />

degli algoritmi per le telecomunicazioni,<br />

delle architetture <strong>di</strong> antenna<br />

e dei circuiti integrati a ra<strong>di</strong>ofrequenze<br />

(RFIC)”. Le applicazioni della rete 5G<br />

prevedono la Realtà Aumentata, e una<br />

realtà in cui elettrodomestici come il<br />

frigo, ad esempio, si occupano <strong>di</strong> fare<br />

la spesa al posto nostro. Quali sono le<br />

nuove scoperte e nuovi mo<strong>di</strong> <strong>di</strong> utilizzo<br />

della rete 5G? “Con le prestazioni<br />

della rete 5G si sta pensando a nuove<br />

applicazioni quali la guida autonoma<br />

delle vetture, ma anche <strong>di</strong> navi<br />

merci o velivoli, vi saranno poi nuovi<br />

sistemi <strong>di</strong> video sorveglianza che potranno<br />

riconoscere istantaneamente<br />

situazioni anomale e confrontare in<br />

tempo reale oggetti e persone, applicazioni<br />

olografiche e <strong>di</strong> realtà virtuale<br />

e molte altre che sono ancora in fase<br />

<strong>di</strong> definizione”. La tecnologia 5G è già<br />

uscita dai laboratori Huawei per una<br />

prima fase <strong>di</strong> sperimentazione. “A Matera<br />

è stato mostrato il primo scenario<br />

d’uso reale end-to-end, sviluppato dal<br />

Consorzio Bari-Matera 5G, composto<br />

da TIM, Fastweb e Huawei. Il progetto<br />

è finalizzato al supporto del turismo<br />

<strong>di</strong>gitale per la valorizzazione del<br />

patrimonio culturale e artistico della<br />

capitale europea della cultura 2019 attraverso<br />

la soluzione <strong>di</strong> Virtual Reality,<br />

che consente <strong>di</strong> visitare da remoto<br />

con un visore alcuni dei luoghi <strong>di</strong><br />

principale interesse turistico. A Bari<br />

invece è stata presentata la tecnologia<br />

<strong>di</strong> realtà aumentata per la manutenzione<br />

dei propulsori delle navi Isotta<br />

Fraschini che, grazie all’utilizzo <strong>di</strong> uno<br />

Smart Helmet e alle performance <strong>di</strong><br />

alto livello della rete, offre assistenza<br />

70


RENATO LOMBARDI, 53 anni<br />

Direttore del Centro Ricerca Huawei Italia<br />

Alumnus Polimi Ingegneria Elettronica<br />

remota agli operai impegnati nelle attività<br />

<strong>di</strong> montaggio e smontaggio del<br />

motore <strong>di</strong> una nave attraverso l’assistenza<br />

e la ricezione <strong>di</strong> in<strong>di</strong>cazioni tri<strong>di</strong>mensionali.<br />

La tecnologia 5G <strong>di</strong> Bari<br />

e Matera rappresenta una delle prime<br />

implementazioni in Europa e nel mondo;<br />

questi test sul campo proseguiranno<br />

per tutto il 2018 e anche nel 2019 e<br />

ci permetteranno <strong>di</strong> capire nel tempo<br />

come questa tecnologia sia in grado <strong>di</strong><br />

offrire prestazioni sempre più avanzate<br />

e aprire la strada a nuovi scenari<br />

applicativi”.<br />

Le collaborazioni tra Huawei e il <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong> sono in numero<br />

sempre crescente. Il centro <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

è molto attivo nella promozione<br />

delle eccellenze presenti al <strong>Politecnico</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>Milano</strong> e si fa promotore verso i<br />

<strong>di</strong>partimenti in Cina per attivare sempre<br />

nuove attività <strong>di</strong> ricerca. “Oltre alle<br />

attività già avviate per lo stu<strong>di</strong>o <strong>di</strong><br />

sistemi Wireless e Ottici - continua a<br />

raccontare Renato Lombar<strong>di</strong> - altri <strong>di</strong>partimenti<br />

sono stati contattati in ambito<br />

automotive, <strong>di</strong> machine learning<br />

e product design. Il settore automotive<br />

con il 5G sta vivendo un’evoluzione<br />

che sta portando le macchine verso<br />

una guida autonoma. Diverse tecnologie<br />

hardware e software vengono<br />

sviluppate per poter rendere possibile<br />

in pochi anni questo obiettivo. Huawei<br />

sta conducendo alcune ricerche<br />

con il <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> in questo<br />

ambito, in particolare con il Professor<br />

Savaresi su Sistemi <strong>di</strong> Stabilità in<br />

veicoli elettrici”. E il messaggio <strong>di</strong> Renato<br />

Lombar<strong>di</strong> per gli <strong>Alumni</strong>, ma anche<br />

per gli studenti <strong>di</strong> oggi, è questo:<br />

“Il <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> è riconosciuta<br />

da Huawei come una delle <strong>di</strong>eci migliori<br />

università in Europa e molti dei<br />

talenti che stu<strong>di</strong>ano in questo Ateneo<br />

entrano a far parte della nostra azienda.<br />

Le competenze che gli <strong>Alumni</strong> acquisiscono<br />

durante il loro corso <strong>di</strong><br />

stu<strong>di</strong>o, li rende competitivi in ambito<br />

globale nel settore delle telecomunicazioni”.<br />

Ed è il caso <strong>di</strong> <strong>di</strong>re che gli<br />

<strong>Alumni</strong> fanno, letteralmente, rete.<br />

71


MATTEO LAI - 35 anni<br />

Co-founder Empatica<br />

Alumnus Polimi Architettura<br />

L’ARCHITETTO<br />

SALVAVITA<br />

<strong>di</strong> Ivan Carozzi<br />

L’Alumnus Matteo Lai è tra gli ideatori <strong>di</strong> Embrace,<br />

un braccialetto per prevenire l’epilessia: il primo<br />

<strong>di</strong>spositivo smartwatch al mondo ad essere approvato<br />

dalla Food and Drug Administration americana<br />

72


Lo smartwatch Embrace è in grado <strong>di</strong><br />

monitorare convulsioni e parametri<br />

fisiologici <strong>di</strong> chi lo indossa<br />

Se nelle fiabe è un anello magico a<br />

imprimere una svolta alla trama, in<br />

questa storia, invece, è un braccialetto<br />

a segnare un prima e un dopo.<br />

“Adesso riesco a dormire bene, per<br />

tutta la notte, senza la paura <strong>di</strong> morire<br />

nel sonno”, scrive su Facebook una<br />

ragazza inglese <strong>di</strong> nome Megan. Il problema<br />

<strong>di</strong> Megan è l’epilessia, malattia<br />

neurologica che solo in Italia colpisce<br />

circa 500.000 persone. Tuttavia<br />

da una settimana Megan indossa al<br />

polso un braccialetto. Si chiama E3 e<br />

conosce tutto <strong>di</strong> lei. Il braccialetto, infatti,<br />

ascolta, è intelligente, sensibile,<br />

è sempre presente. In una parola:<br />

empatico. Quando Megan viene colpita<br />

da una crisi epilettica, il braccialetto<br />

invia una notifica al caregiver, che<br />

così è nelle con<strong>di</strong>zioni d’intervenire<br />

tempestivamente e prestare soccorso.<br />

Ecco perché chi soffre <strong>di</strong> epilessia, oggi,<br />

può addormentarsi con un po’ più<br />

<strong>di</strong> tranquillità. “La nostra intenzione<br />

originaria era creare un software per<br />

esaminare ciò che succede, giorno per<br />

giorno, nel corpo <strong>di</strong> una persona”, mi<br />

racconta l’Alumnus Matteo Lai. E prosegue:<br />

“poi ci siamo resi conto che<br />

non potevamo non passare attraverso<br />

il progetto del bracciale. L’idea è nata<br />

come esito <strong>di</strong> un percorso, più che<br />

come un’illuminazione. Per capire, per<br />

esempio, gli effetti dello stress su un<br />

in<strong>di</strong>viduo, prima occorreva andare in<br />

ospedale, collegarsi a delle macchine<br />

e sottoporsi a una lunga serie <strong>di</strong> esami.<br />

Il braccialetto, invece, consente <strong>di</strong><br />

concentrare tutto in uno strumento<br />

piccolo, leggero e indossabile. Così è<br />

nato un <strong>di</strong>spositivo salvavita che si è<br />

rivelato molto importante per il quoti<strong>di</strong>ano<br />

<strong>di</strong> chi è affetto da epilessia”.<br />

L’azienda che produce gli E3, <strong>di</strong> cui oggi<br />

Matteo è CEO, non poteva che chiamarsi<br />

“Empatica”. “Empatica” nasce da<br />

una Start Up e da un fortunato crowdfun<strong>di</strong>ng<br />

lanciato nel 2015 insieme a<br />

Simone Tognetti e Maurizio Garbarino.<br />

L’azienda ha sede legale negli USA e il<br />

braccialetto è in commercio dal 2016,<br />

dopo essere stato testato su 135 pazienti<br />

per 272 giorni, <strong>di</strong>mostrandosi in<br />

grado <strong>di</strong> rilevare crisi epilettiche nel<br />

100% dei casi. “Al momento l’attacco<br />

epilettico è segnalato quando è in<br />

corso”, racconta Matteo, “ma stiamo<br />

“Per capire<br />

gli effetti<br />

dello stress<br />

su un in<strong>di</strong>viduo<br />

prima occorreva<br />

andare in<br />

ospedale.<br />

Il braccialetto<br />

consente <strong>di</strong><br />

concentrare tutto<br />

in uno strumento<br />

piccolo, leggero e<br />

indossabile”<br />

73


Embrace rileva <strong>di</strong>versi tipi <strong>di</strong> parametri,<br />

dall’attività del sistema nervoso alla<br />

temperatura corporea, ed elabora i dati<br />

ottenuti grazie all’intelligenza artificiale.<br />

Qualora si verifichi una crisi, il braccialetto<br />

è in grado <strong>di</strong> inviare l’allarme su un device<br />

del soccorritore. Inoltre, acquisisce quoti<strong>di</strong>anamente<br />

dati fisiologici monitorando il<br />

sonno, lo stress e l’attività fisica<br />

“Ho scelto<br />

il <strong>Politecnico</strong><br />

perché era il<br />

luogo migliore<br />

in Italia per<br />

quello che<br />

avevo in mente<br />

<strong>di</strong> fare”<br />

stu<strong>di</strong>ando per perfezionare il bracciale<br />

e capire come l’attacco possa essere<br />

previsto. Stiamo inoltre lavorando<br />

in nuove <strong>di</strong>rezioni. C’interessa scoprire,<br />

per esempio, se questo tipo <strong>di</strong> tecnologia<br />

possa <strong>di</strong>rci in futuro, con una<br />

certa affidabilità, se un soggetto si<br />

trova in uno stato depressivo o meno”.<br />

Il percorso passa per gli stu<strong>di</strong> in Architettura<br />

e incrocia presto l’Affective<br />

Computing, branca <strong>di</strong> stu<strong>di</strong> della Computer<br />

Science nata con la robotica.<br />

“L’Affective Computing riguarda lo stu<strong>di</strong>o<br />

nell’uomo delle risposte emotive,<br />

a partire dall’analisi dei segnali fisologici.<br />

Per esempio le impressioni facciali.<br />

Lo scopo è ottimizzare l’interazione<br />

uomo-macchina e insegnare ai<br />

robot come reagiscono gli umani. Con<br />

Simone Tognetti e Maurizio Garbarino<br />

ho cominciato a lavorare sui sensori,<br />

per capire che cosa accadeva alle<br />

persone nella vita quoti<strong>di</strong>ana. Si è<br />

trattato per me <strong>di</strong> passare dallo stu<strong>di</strong>o<br />

dei sensori sulla scala della città,<br />

all’epoca in cui lavoravo nel laboratorio<br />

<strong>di</strong> Carlo Ratti, allo stu<strong>di</strong>o dei sensori<br />

sulla scala dell’uomo. L’Affective<br />

Computing può produrre risultati in<br />

ambito me<strong>di</strong>co-scientifico, come nel<br />

caso <strong>di</strong> Empatica, o può essere impiegato<br />

in pubblicità, per esempio, analizzando<br />

le reazioni <strong>di</strong> uno spettatore<br />

<strong>di</strong> fronte a uno spot”. Empatica è<br />

per 3\4 italiana, mentre americana è<br />

l’altra fondatrice, Rosalind Picard, <strong>di</strong>rettrice<br />

del “Affective Computing Research<br />

Group” del MIT <strong>di</strong> Boston, che<br />

da subito ha creduto nel progetto. Dal<br />

febbraio 2018, inoltre, Empatica ha ottenuto<br />

la certificazione della Food and<br />

Drug Administration, ente americano<br />

che regola i prodotti alimentari e farmaceutici.<br />

Il braccialetto E3, definito dagli esperti<br />

“una pietra miliare nella cura dei<br />

pazienti con epilessia”, non è soltanto<br />

uno strumento che si è rivelato in<strong>di</strong>spensabile<br />

nella vita <strong>di</strong> molte persone,<br />

ma vanta un design d’indubbio<br />

rigore e raffinatezza. È un aspetto al<br />

quale Lai attribuisce una certa impor-<br />

74


tanza: “In me<strong>di</strong>cina si tende a trascurare<br />

la qualità estetica <strong>di</strong> un prodotto,<br />

considerandola un dettaglio secondario.<br />

Come se le persone che soffrono<br />

<strong>di</strong> una malattia cronica fossero clienti<br />

<strong>di</strong> serie B. Invece se l’oggetto è bello<br />

ed elegante, ci si sente più a proprio<br />

agio e fieri d’indossarlo”.<br />

Nella biografia pubblicata sul suo profilo<br />

Twitter Matteo si definisce un “Techlover”.<br />

“Mi è sempre piaciuto costruire<br />

cose. Da piccolo avevo l’abitu<strong>di</strong>ne<br />

<strong>di</strong> <strong>di</strong>segnare prima il progetto su<br />

un foglio <strong>di</strong> carta, dopo<strong>di</strong>ché con i Lego<br />

realizzavo l’oggetto <strong>di</strong>segnato. Ho<br />

sempre amato costruire, sia oggetti fisici<br />

che oggetti <strong>di</strong>gitali, così come crescendo,<br />

al liceo, ho imparato ad amare<br />

la lettura. Una delle mie sfide è riuscire<br />

a leggere almeno un libro alla<br />

settimana, alternando il saggio al romanzo”.<br />

L’amore per la progettazione,<br />

quin<strong>di</strong>, se risale ai mattoncini Lego,<br />

nasce davvero da molto lontano, come<br />

un gioco, e <strong>di</strong>venta poi un lavoro,<br />

ricerca e una filosofia. “Progettare significa<br />

creare prodotti che incontrano<br />

i bisogni delle persone. Che sia una<br />

casa, un’automobile, un’applicazione<br />

per cellulare, si tratta sempre della<br />

stessa cosa: sod<strong>di</strong>sfare dei bisogni”.<br />

Una passione che non si è mai perduta,<br />

fino all’incontro col <strong>Politecnico</strong><br />

che Lai riteneva, da ragazzo, il luogo<br />

migliore per intraprendere gli stu<strong>di</strong> e<br />

dare sostanza alle proprie ambizioni.<br />

“I problemi che oggi si pongono a chi<br />

progetta sono complessi e sfaccettati.<br />

È necessario avere più competenze<br />

ed essere in grado <strong>di</strong> comunicare con<br />

professionalità <strong>di</strong>verse. Senz’altro la<br />

mentalità da progettista, la vera e propria<br />

forma mentis, che nel mio caso<br />

significa guardare le cose da più punti<br />

<strong>di</strong> vista, è il vero dono che ho ere<strong>di</strong>tato<br />

dai miei stu<strong>di</strong> al <strong>Politecnico</strong> e ho<br />

portato con me nel corso della vita”.<br />

“La mentalità<br />

da progettista,<br />

imparare a<br />

guardare le cose<br />

da più punti<br />

<strong>di</strong> vista:<br />

questo<br />

il vero dono<br />

ere<strong>di</strong>tato dal<br />

<strong>Politecnico</strong>”<br />

75


L’UOMO CHE<br />

SENTE TUTTO<br />

DELL’AMERICA<br />

Fluidmesh è un’azienda che si basa sulla tecnologia<br />

wireless per creare trasmettitori ra<strong>di</strong>o. Un orgoglio Made<br />

in Italy, e made in Polimi, utilizzato oggi dai principali<br />

<strong>di</strong>partimenti <strong>di</strong> sicurezza d’America. Ne abbiamo parlato<br />

con uno dei fondatori, l’Alumnus Andrea Orioli<br />

<strong>di</strong> Nicola Feninno<br />

76


ANDREA ORIOLI - 38 anni<br />

VP Operations Fluidmesh Networks<br />

Alumnus Polimi Ingegneria Informatica<br />

"Camminavo<br />

per i corridoi<br />

del <strong>Politecnico</strong><br />

con un’idea<br />

in testa.<br />

Poi quell’idea<br />

<strong>di</strong>venne un<br />

business plan"<br />

“You are your only limit”, recita un cartello<br />

appeso al muro nella sede milanese<br />

della Fluidmesh. Andrea Orioli<br />

racconta <strong>di</strong> quando, ancora studente al<br />

<strong>Politecnico</strong>, provò a sfidare i suoi limiti<br />

con un’idea. “Era il 2004, l’ultimo anno<br />

<strong>di</strong> università. Lessi un articolo che raccontava<br />

la dura vita del fotogiornalista<br />

sportivo. Te ne stai lì appostato per tutti<br />

i novanta minuti <strong>di</strong> una partita <strong>di</strong> calcio,<br />

<strong>di</strong>etro i cartelloni pubblicitari, con<br />

la tua macchina fotografica. Una sera<br />

sei fortunato: cogli l’attimo, il momento<br />

in cui l’attaccante segna il gol decisivo<br />

e la rete si gonfia. Hai la foto perfetta.<br />

Ma anche il tuo collega, quello lì<br />

a fianco, è stato bravo, ha colto l’attimo<br />

e ha la foto perfetta salvata nella<br />

sua fotocamera. Riesce a connettersi<br />

alla rete prima <strong>di</strong> te e a inviare la foto<br />

in redazione battendoti sul tempo. Il<br />

tuo scatto perfetto, a quel punto, non<br />

interessa più nessuno. Così mi è venuta<br />

l’idea: dare una connettività performante<br />

tramite wifi, durante i gran<strong>di</strong><br />

eventi sportivi, per tutti i cameraman,<br />

fotografi, giornalisti”. Siamo nel 2005, e<br />

ai tempi non esisteva né le rete 4G, né<br />

quella 3G. Non era ancora uscito il primo<br />

iPhone. “Con questa idea in testa<br />

camminavo per i corridoi del <strong>Politecnico</strong>.<br />

Ho notato una locan<strong>di</strong>na della Start<br />

Cup, la competizione che premia le migliori<br />

idee per nuove startup. Lo prendo<br />

quasi come un segno. Così chiamo<br />

due amici. Ci iscriviamo, stiliamo il<br />

business plan, arriva l’estate e an<strong>di</strong>amo<br />

in vacanza. A settembre i risultati:<br />

ci classifichiamo secon<strong>di</strong>. Tradotto: il<br />

<strong>Politecnico</strong> ci mette a <strong>di</strong>sposizione un<br />

piccolo budget <strong>di</strong> partenza, e la possibilità<br />

<strong>di</strong> entrare nell’incubatore in piazza<br />

Leonardo. Decido <strong>di</strong> contattare Torquato<br />

Bertani, un amico che come me<br />

frequentava il Poli. Torquato, a sua volta,<br />

coinvolge Umberto e Cosimo Malesci,<br />

due fratelli che stu<strong>di</strong>ano al MIT <strong>di</strong><br />

Boston e che stanno lavorando su una<br />

tecnologia simile. Così – con quattro<br />

soci fondatori, due nazioni e l’Atlantico<br />

in mezzo – nasce Fluidmesh”.<br />

77


Nelle due foto: un tratto della linea Ferrovie del Gargano,<br />

una delle principali linee ferroviarie del Sud Italia, e la<br />

metropolitana <strong>di</strong> San Pietroburgo. In entrambi i casi, il<br />

sistema WiFi viaggia grazie a Fluidmesh.<br />

Era il 15 gennaio 2005. L’incubazione al<br />

<strong>Politecnico</strong> dura più <strong>di</strong> tre anni. “Sono<br />

stati fondamentali. Avevamo a <strong>di</strong>sposizione<br />

degli spazi <strong>di</strong> lavoro e un servizio<br />

<strong>di</strong> segreteria. Ma, soprattutto, lì dentro<br />

abbiamo capito come trasformare<br />

la nostra idea in un business concreto”.<br />

Poi il primo ufficio in via Farini.<br />

Oggi l’headquarter è all’81 <strong>di</strong> Prospect<br />

Street, a Brooklyn, New York. La parte<br />

<strong>di</strong> ricerca e sviluppo è rimasta in Italia.<br />

E anche l’idea, in fondo, è rimasta<br />

quella iniziale: dare connettività nelle<br />

situazioni più <strong>di</strong>fficili. Sono le situazioni<br />

che sono cambiate. Non più il fotogiornalista<br />

sportivo in gara allo sta<strong>di</strong>o<br />

con il collega. Ma – giusto per fare<br />

un esempio – l’intera città <strong>di</strong> Charlotte,<br />

nel 2008, durante la campagna elettorale<br />

<strong>di</strong> Obama: Fluidmesh si è occupata<br />

<strong>di</strong> tenere costantemente connesse tra<br />

loro tutte le telecamere, per garantire<br />

la sicurezza dell’evento. La stessa cosa<br />

è accaduta durante la maratona <strong>di</strong><br />

Boston del 2014, l’e<strong>di</strong>zione successiva a<br />

quella funestata dall’attentato. Oppure,<br />

ancora, in una miniera d’oro in Messico,<br />

500 metri sotto il livello del suolo,<br />

dove macchinari gran<strong>di</strong> come palazzi si<br />

muovono coor<strong>di</strong>nando i loro spostamenti<br />

tramite le reti installate da Fluidmesh.<br />

”Abbiamo pensato a una tecnologia<br />

<strong>di</strong>segnata in maniera speciale,<br />

che permette <strong>di</strong> non perdere mai la capacità<br />

della rete”.<br />

Dal 2005 ad oggi ha stabilito più <strong>di</strong><br />

30mila miglia <strong>di</strong> connessioni wifi. Poco<br />

più della circonferenza dell’intero pianeta<br />

Terra. “La nostra tecnologia è perfetta<br />

per dare un’ottima connessione<br />

anche ai treni, senza cadute <strong>di</strong> segnale.<br />

Ma anche per permettere a mezzi senza<br />

conducente – metropolitane, treni,<br />

in futuro anche le auto – <strong>di</strong> circolare<br />

in sicurezza: a Lione abbiamo fatto un<br />

progetto <strong>di</strong> questo tipo. Siamo presenti<br />

anche nel settore dell’entertainment,<br />

collaborando con Disney e Universal<br />

Stu<strong>di</strong>o, per i parchi <strong>di</strong> <strong>di</strong>vertimento. Ad<br />

esempio le attrazioni su rotaia, che si<br />

muovono attraverso scenari magici,<br />

egizi, pirateschi, ora grazie a noi non<br />

hanno più le rotaie”.<br />

Passando dal <strong>di</strong>vertimento a qualcosa <strong>di</strong><br />

più concreto, Orioli consiglia sempre <strong>di</strong><br />

“guardare le cose per capire come funzionano,<br />

e non solo per usarle. Capire<br />

perché sono state pensate e <strong>di</strong>segnate in<br />

quella determinata maniera. Questa forma<br />

mentis la devo al <strong>Politecnico</strong>”.<br />

"La città <strong>di</strong><br />

Charlotte<br />

durante la<br />

campagna<br />

<strong>di</strong> Obama. La<br />

maratona <strong>di</strong><br />

Boston. Una<br />

miniera d’oro<br />

in Messico.<br />

Fluidmesh c’era<br />

sempre"<br />

78


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79


MILANO-LONDRA,<br />

PASSANDO<br />

PER LA NUOVA<br />

ZELANDA<br />

L’Alumnus Giuseppe<br />

Bono ci racconta<br />

<strong>di</strong> traguar<strong>di</strong> e orizzonti<br />

internazionali,<br />

e dell’importanza<br />

<strong>di</strong> non <strong>di</strong>menticare<br />

le proprie ra<strong>di</strong>ci:<br />

i punti <strong>di</strong> partenza<br />

<strong>di</strong> Nicola Feninno<br />

GIUSEPPE BONO, 32 anni<br />

Chapman Taylor Architects<br />

Alumnus Polimi Architettura<br />

80


“Girare il mondo<br />

non significa<br />

solo conoscere<br />

nuove culture<br />

ma soprattutto<br />

comprendere<br />

meglio la<br />

propria”<br />

Una carriera internazionale che parte<br />

dal <strong>Politecnico</strong>, passa attraverso l’altra<br />

parte del mondo, in Australia e Nuova<br />

Zelanda, e giunge – per ora – a Londra,<br />

negli stu<strong>di</strong> <strong>di</strong> Chapman Taylor, dove<br />

lavorano oltre 400 tra architetti e<br />

designer nelle 18 se<strong>di</strong> <strong>di</strong>slocate in giro<br />

per il mondo. Giuseppe Bono in questo<br />

momento sta lavorando alla progettazione<br />

del Brent Cross Shopping Centre,<br />

a Londra: circa un milione <strong>di</strong> metri<br />

quadrati tra negozi, ristoranti, hotel,<br />

infrastrutture e spazi pubblici. Negli ultimi<br />

anni ha seguito la progettazione<br />

architettonica <strong>di</strong> e<strong>di</strong>fici su varie scale,<br />

partendo dal design <strong>di</strong> interni sino<br />

a giungere al masterplanning <strong>di</strong> centri<br />

multifunzionali (aree urbane dove<br />

si mescolano strutture commerciali,<br />

residenze, infrastrutture, hotel e spazi<br />

pubblici) in <strong>di</strong>verse parti del mondo.<br />

Ha solo 32 anni.<br />

Iniziamo dal primo passo: come sei arrivato<br />

da <strong>Milano</strong> alla Nuova Zelanda?<br />

Facendo un corso d’inglese ad Oxford,<br />

appena dopo la laurea, nel 2012. E poi<br />

interrompendo un dottorato in composizione<br />

architettonica. Mi sono guardato<br />

in giro: a Auckland ho trovato l’opportunità;<br />

e ho fatto le valigie. Sono arrivato<br />

in un ufficio piccolo, molto più<br />

piccolo <strong>di</strong> quello in cui sono ora. Lo<br />

stu<strong>di</strong>o funzionava in maniera binaria,<br />

ovvero da un lato come un tra<strong>di</strong>zionale<br />

stu<strong>di</strong>o <strong>di</strong> progettazione e dall’altro<br />

come una società che si occupava<br />

dell’importazione <strong>di</strong> prodotti e tecniche<br />

costruttive europee. In Oceania gli<br />

e<strong>di</strong>fici residenziali sono per la maggior<br />

parte costruiti in legno oppure in blocchi<br />

<strong>di</strong> cemento. Non ci sono i laterizi<br />

forati che si usano da noi.<br />

E sono piaciuti, i nostri forati, in<br />

Oceania?<br />

Sì, li abbiamo utilizzati principalmente<br />

per la costruzione <strong>di</strong> ville singole e<br />

complessi residenziali. Le finiture, poi,<br />

venivano realizzate con altri prodotti,<br />

sempre <strong>di</strong> importazione europea: marmi,<br />

intonaci, mattoni, ceramiche. L’obbiettivo<br />

era quello <strong>di</strong> offrire alle persone<br />

una qualità <strong>di</strong>versa dell’abitare<br />

e del vivere, una soluzione concreta<br />

ai problemi costruttivi tipici in quelle<br />

aree del pianeta.<br />

Insomma hai tenuto ben presente da<br />

dove arrivavi...<br />

Già. Sembra un paradosso, ma girare<br />

il mondo non significa solo conoscere<br />

nuove culture ma soprattutto comprendere<br />

meglio la propria. In Italia<br />

tornerei, ma solo con un progetto serio<br />

e concreto. Abbiamo una grande storia,<br />

una grande cultura; ma dovremmo imparare<br />

ad avere una visione <strong>di</strong>namica<br />

<strong>di</strong> questo patrimonio.<br />

C’è qualche momento degli anni del<br />

<strong>Politecnico</strong> che ritieni prezioso, fondamentale<br />

per le tue scelte <strong>di</strong> oggi?<br />

La prima cosa che mi viene in mente<br />

sono le lezioni <strong>di</strong> composizione architettonica<br />

del mercoledì mattina. Quelle<br />

coor<strong>di</strong>nate dal professor Guido Canella.<br />

Erano opportunità imper<strong>di</strong>bili per<br />

conoscere gran<strong>di</strong> figure del panorama<br />

architettonico nazionale ed internazionale<br />

e per nutrire in maniera onnivora<br />

la propria conoscenza. Erano giri intorno<br />

al mondo, seduti <strong>di</strong>etro i banchi<br />

<strong>di</strong> scuola. In generale, mi ritengo molto<br />

fortunato ad aver frequentato gli ultimi<br />

anni dei corsi <strong>di</strong> Architettura in Bovisa:<br />

in quei luoghi ho imparato la misura<br />

umanistica dell’architettura italiana,<br />

la visione dell’architetto come figura<br />

intellettuale ancor prima che tecnica,<br />

l’inestimabile importanza del libro<br />

come deposito infinito <strong>di</strong> idee. Ho letto<br />

tantissimo, in quegli anni; praticamente<br />

tutto ciò che contenesse almeno<br />

un punto e una virgola: dalla critica<br />

<strong>di</strong> Longhi a quella letteraria <strong>di</strong> Contini,<br />

dagli Scritti corsari <strong>di</strong> Pasolini a quelli<br />

<strong>di</strong> critica operativa <strong>di</strong> Argan.<br />

Un approccio umanistico e intellettuale,<br />

che sembra <strong>di</strong>ametralmente opposto<br />

a quello del mondo anglosassone;<br />

il mondo in cui lavori ora.<br />

Sì, sia in Inghilterra che in Nuova Zelanda<br />

si respira pragmatismo anglosassone<br />

e devo ammettere che questo<br />

mi piace molto. Sono sempre stato curioso<br />

e attratto da ciò che non conosco.<br />

Ecco, questa attitu<strong>di</strong>ne la devo in parte<br />

anche a quegli anni in Bovisa e a quelle<br />

lezioni del mercoledì mattina in cui<br />

apprendevo i ru<strong>di</strong>menti <strong>di</strong> un’intellettualità<br />

onnivora.<br />

Se avessi <strong>di</strong> fronte un ragazzo che sta<br />

per iscriversi ad Architettura, cosa gli<br />

consiglieresti?<br />

Di consigli veri e propri non ne do perché<br />

sono superflui; ognuno vive la vita<br />

alla propria maniera e secondo la<br />

propria sensibilità. Mi limito a suggerire<br />

solo una cosa: bisogna avere ben<br />

chiaro da dove si parte altrimenti non<br />

si arriva da nessuna parte. Le ra<strong>di</strong>ci sono<br />

importanti.<br />

81


Stevenson House, Waikato (New Zealand)<br />

“Al <strong>Politecnico</strong> ricordo giri<br />

intorno al mondo, seduti<br />

<strong>di</strong>etro i banchi”<br />

Westgate Oxford Shopping Centre,<br />

Oxford (United Kingdom)<br />

82


83


GIULIO CESAREO - 62 anni<br />

Presidente e AD Directa Plus<br />

Alumnus Polimi Ingegneria Meccanica<br />

L’INGEGNERE<br />

CHE PULISCE<br />

GLI OCEANI<br />

<strong>di</strong> Valerio Millefoglie<br />

Il grafene, un nuovo materiale con enormi<br />

capacità <strong>di</strong> assorbimento, e un Alumnus<br />

che immagina <strong>di</strong> utilizzarlo come una<br />

spugna per ripulire le acque contaminate<br />

da sostanze tossiche. Storia <strong>di</strong> una<br />

startup <strong>di</strong>ventata la più grande azienda<br />

produttrice in Europa <strong>di</strong> fogli <strong>di</strong> grafene<br />

84


La sede <strong>di</strong> Ad Directa Plus si trova<br />

nel parco scientifico tecnologico <strong>di</strong><br />

ComoNExT, a Lomazzo (Co)<br />

Un impren<strong>di</strong>tore, uno scienziato, un<br />

top manager e un esperto <strong>di</strong> ven<strong>di</strong>te si<br />

ritrovano attorno al tavolo <strong>di</strong> un pub<br />

<strong>di</strong> Cleveland, nell’Ohio. Non parlano<br />

<strong>di</strong> sport ma <strong>di</strong> nanotecnologie. “Era il<br />

2004 e ci chiedevamo come arrivare a<br />

particelle molto piccole, che potessero<br />

poi essere usate come super-ad<strong>di</strong>tivo”,<br />

ricorda oggi Giulio Cesareo, presidente<br />

e Ad <strong>di</strong> Directa Plus, uno dei<br />

più gran<strong>di</strong> produttori e fornitori, a livello<br />

europeo, <strong>di</strong> prodotti a base grafene.<br />

Nel 2010, pochi anni dopo quelle<br />

“chiacchiere da bar”, sono i primi a firmare<br />

il brevetto rilasciato dal Patent<br />

Office Americano per la produzione<br />

industriale e l’applicazione del grafene.<br />

Il materiale viene lavorato attraverso<br />

un proce<strong>di</strong>mento originale che<br />

permette a Directa Plus <strong>di</strong> realizzare<br />

un prodotto naturale, chemical-free<br />

e sostenibile, per applicazioni commerciali<br />

in svariati settori; dal tessile<br />

ai pneumatici, dai materiali compositi<br />

sino alle soluzioni per la pulizia<br />

dell’ambiente. “Il grafene può assorbire<br />

fino a cento volte il suo peso - spiega<br />

Giulio Cesareo - i sistemi utilizzati<br />

finora assorbono una sola volta il proprio<br />

peso. Immagini delle enormi spugne<br />

che, immerse nelle acque contaminate,<br />

riescono ad assorbire tonnellate<br />

<strong>di</strong> quantitativi <strong>di</strong> olio. Il prodotto<br />

presenta caratteristiche sostenibili,<br />

perché può essere spremuto più volte<br />

e alle fine del processo, una volta<br />

ridotto a volumi limitatissimi, potrebbe<br />

andare a finire negli ad<strong>di</strong>tivi per gli<br />

asfalti, rendendo la vita delle strade<br />

più lunghe”. E proprio nel 2018 Directa<br />

Plus stringe un accordo con Sartec<br />

per sviluppare un sistema industriale<br />

per il trattamento delle acque <strong>di</strong> processo<br />

contaminate da petrolio, destinato<br />

alla filiera dell’Oil&Gas e basato<br />

sull’utilizzo <strong>di</strong> Grafysorber®, prodotto<br />

da fogli <strong>di</strong> grafene.<br />

Tornando in<strong>di</strong>etro ai tempi da pionieri,<br />

Giulio Cesareo racconta: “Come in<br />

una storia americana, ci siamo chiusi<br />

in garage a fare esperimenti strani. Ho<br />

quest’immagine <strong>di</strong> me che giravo con<br />

una saldatrice ad arco. Nessuno prima<br />

<strong>di</strong> allora aveva pensato <strong>di</strong> espandere<br />

il grafene a <strong>di</strong>ecimila gra<strong>di</strong> centigra<strong>di</strong>,<br />

una temperatura molto vicina a quella<br />

del sole. In questo modo il materiale<br />

esplode in modo violento, facendo sì<br />

che i singoli piani <strong>di</strong> grafene si stacchino,<br />

creando così dei fogli <strong>di</strong> grafite.<br />

Ci siamo accorti che stava realmente<br />

accadendo qualcosa <strong>di</strong> unico, abbiamo<br />

scoperto che riuscivamo a non<br />

danneggiare la natura cristallina del<br />

carbonio, a non cambiargli le caratteristiche,<br />

ritrovandoci così un materiale<br />

in 2D, sensibile, trasparente e multi<strong>di</strong>sciplinare.<br />

E, cosa fondamentale,<br />

senza utilizzare sostanze chimiche”.<br />

La grafite è stata scoperta nel 1947 dal<br />

fisico Philip Wallace, convinto però <strong>di</strong><br />

non poterla isolare. Cinquant’anni dopo<br />

ci riescono i russi Andre Geim e<br />

Konstantin Novoselov, utilizzando un<br />

semplice nastro adesivo. Pochissimo<br />

tempo dopo Giulio Cesareo apre Directa<br />

Plus. “Siamo una società piccola<br />

- spiega - ma che ha deciso <strong>di</strong> giocare<br />

subito la partita globale. Volevo<br />

trovare soluzioni applicabili nella realtà<br />

industriale del presente, non del<br />

“Abbiamo<br />

scoperto<br />

qualcosa <strong>di</strong> unico,<br />

che può avere<br />

applicazione<br />

dal campo<br />

farmaceutico<br />

sino a quello<br />

tessile e<br />

ambientale”<br />

85


“Con il grafene<br />

volevo trovare<br />

soluzioni<br />

applicabili<br />

nella realtà<br />

industriale del<br />

presente. Non<br />

del futuro”<br />

futuro. Sono un ingegnere meccanico<br />

del <strong>Politecnico</strong> ma ho anche tanta<br />

esperienza nel settore della strategia<br />

aziendale, così ho detto: An<strong>di</strong>amo nei<br />

mercati esistenti, andando a validare<br />

il nostro brevetto competendo con il<br />

carbon black”.<br />

Un ingegnere meccanico del <strong>Politecnico</strong><br />

che, in una vecchia foto presente<br />

sul suo sito, regge un cartello in mano<br />

ai bor<strong>di</strong> <strong>di</strong> una strada. “Ero in Inghilterra<br />

e facevo l’autostop, partecipavo<br />

a un percorso ecologico con un<br />

gruppo internazionale per ripulire un<br />

fiume. Eravamo <strong>di</strong>retti a Capo Nord<br />

e credo che su quel cartello ci fosse<br />

scritta una località in cui nemmeno<br />

arrivava la strada. Immaginavo un<br />

mondo tutto da scoprire e ancora credo<br />

ci sia tanto da scoprire. Il mio patto<br />

con la vita è questo: l’innovazione<br />

ha senso se ci permette <strong>di</strong> vivere in un<br />

mondo migliore. L’innovazione che ti<br />

porta in un mondo <strong>di</strong>verso, peggiore,<br />

o che ti fa usare materiali <strong>di</strong>fficili da<br />

recuperare, deve essere una visione<br />

passata. E i nanomateriali sono sostenibili,<br />

e aumentano in maniera stratosferica<br />

le loro proprietà”.<br />

Dopo quel viaggio in Inghilterra, Cesareo<br />

prende la strada del <strong>Politecnico</strong>,<br />

anche grazie al padre. “Era un ingegnere<br />

e <strong>di</strong>rigeva le acciaierie Falk.<br />

Mi aveva affascinato portandomi sul<br />

suo posto <strong>di</strong> lavoro. All’epoca c’era<br />

poca automazione, parliamo degli anni<br />

’70. Era un mondo <strong>di</strong> persone toste,<br />

<strong>di</strong> gente che faceva qualcosa anche <strong>di</strong><br />

pericoloso e con grande coraggio e fatica.<br />

Ho fatto la mia tesi sperimentale<br />

proprio sul forno elettrico della Falq.<br />

E devo <strong>di</strong>re che trovo delle similitu<strong>di</strong>ni<br />

con il Poli. Al <strong>Politecnico</strong> si impara<br />

non solo l’ingegneria ma anche a fare<br />

fatica. S’impara prima <strong>di</strong> tutto a impegnarsi,<br />

a concentrarsi e ad avere un<br />

pensiero profondo. Tanti si concentrano<br />

in perio<strong>di</strong> brevi, ma se si vuole<br />

arrivare alla comprensione ultima e<br />

portare avanti un’attività bisogna sapersi<br />

concentrare a fondo. E questa è<br />

una caratteristica che ritrovo anche<br />

in tanti giovani che lavorano da noi in<br />

Directa e che provengono dal Politec-<br />

In queste foto granuli <strong>di</strong> grafene<br />

e una <strong>di</strong>mostrazione del proce<strong>di</strong>mento<br />

<strong>di</strong> Grafysorber®<br />

86


nico. Sono tutti ragazzi che potrebbero<br />

andare a lavorare in Silicon Valley<br />

ma rimangono qui perché hanno un<br />

sogno. E hanno la capacità <strong>di</strong> arrivare<br />

per vie <strong>di</strong>verse a soluzioni sempre interessanti,<br />

non sempre corrette. Ma il<br />

grande dono <strong>di</strong> questa scuola è il saper<br />

farti trovare il tuo percorso. Chi<br />

viene fuori da questa scuola ha tante<br />

carte per realizzare ciò che desidera”.<br />

All’ingresso delle Officine del Grafene,<br />

sede <strong>di</strong> Directa Plus, nel polo tecnologico<br />

<strong>di</strong> ComoNExT, c’è questa frase<br />

scritta sul muro: “Senza coraggio non<br />

si inizia un viaggio”. Cesareo la spiega<br />

così: “Quando abbiamo inaugurato<br />

le Officine nel 2014 mi è stato chiesto<br />

come volessi condensare i miei<br />

ultimi <strong>di</strong>eci anni <strong>di</strong> vita da impren<strong>di</strong>tore.<br />

Il coraggio per me è stato lasciare<br />

una grande multinazionale nella quale<br />

lavoravo, la Union Carbide, e partire<br />

da zero, senza salario, cercando <strong>di</strong><br />

costruire qualcosa. Il viaggio è stato<br />

mettermi in cammino, mostrando<br />

ad altri impren<strong>di</strong>tori solo la mia faccia<br />

e un pezzo <strong>di</strong> carta con sopra un’idea.<br />

E, infine, devo <strong>di</strong>re che il viaggio<br />

è stato proprio quello nel grafene,<br />

un’esperienza che parte dal macro<br />

per poi arrivare al micro, ma anche<br />

un viaggio personale, fatto <strong>di</strong> incontri<br />

umani”. Oggi Directa Plus è stata<br />

quotata all’AIM <strong>di</strong> Londra, capitalizzando<br />

più <strong>di</strong> 52 milioni <strong>di</strong> sterline, e<br />

conta 30 <strong>di</strong>pendenti nella sede <strong>di</strong> Lomazzo,<br />

in provincia <strong>di</strong> Como. E ancora<br />

una volta, il Poli ha fatto la sua parte.<br />

“Una volta avviata la startup cercavamo<br />

un luogo dove installarci, eravamo<br />

indecisi se Germania o Italia. Poi sono<br />

andato a visitare il parco tecnologico<br />

<strong>di</strong> ComoNExT su invito <strong>di</strong> Roman<br />

Sordan, un insegnante del Poli che in<br />

uno scantinato aveva realizzato il primo<br />

chip al grafene. Con lui lavoravano<br />

studenti brillanti e mi sono detto<br />

che quella era la mia patria. La fonte<br />

da cui attingere. Pensi che ComoNExT<br />

è stato costruito dove prima c’era una<br />

vecchia stazione ferroviaria. Chi viene<br />

dall’estero commenta: «Solo gli italiani<br />

possono fare alta tecnologia in una<br />

stazione <strong>di</strong> fine ‘800»”.<br />

“Al <strong>Politecnico</strong><br />

si impara non<br />

solo l’ingegneria<br />

ma anche a fare<br />

fatica. Ad avere<br />

un pensiero<br />

profondo”<br />

87


Nella foto, da sinistra:<br />

Alberto Lucchini, Giulia Realmonte,<br />

il prof. Enrico Zio, Alessio Durante e<br />

Serena Farina<br />

I RAGAZZI<br />

DEL CIRCLE<br />

Ogni anno il <strong>Politecnico</strong> sceglie 2 studenti da premiare, su criteri <strong>di</strong><br />

merito accaddemico, con “super” borse <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o da 20 mila euro,<br />

accompagnate da un percorso <strong>di</strong> mentoring con <strong>Alumni</strong> d’eccellenza.<br />

Ecco chi sono e cosa vogliono fare da gran<strong>di</strong> i 4 studenti che hanno vinto<br />

la borsa Circle del 2016<br />

88


ALESSIO DURANTE<br />

24 anni - Teramo<br />

“Quella dei Circle è un’opportunità<br />

unica in Italia. Nessun’altra<br />

università valorizza<br />

in questo modo i propri studenti<br />

migliori.”<br />

Laureato a luglio 2018 in Ingegneria Elettrica (magistrale) con 110 E LODE!<br />

“Sono davvero onorato <strong>di</strong> essere entrato nei Circles. Sto imparando a dare sempre<br />

il massimo, raccogliendo tutte le sfide che si presentano. E sto apprezzando<br />

il valore delle soft skills, talvolta anche più importanti delle technical skills,<br />

ed in genere <strong>di</strong>fficili da apprendere dai corsi universitari <strong>di</strong> Ingegneria. Penso sia<br />

un’opportunità unica in Italia. Nessun’altra università valorizza in questo modo<br />

i propri studenti migliori. Al termine del mio percorso <strong>di</strong> stu<strong>di</strong> mi piacerebbe<br />

avere un ruolo attivo nella trasformazione del sistema elettrico, sempre più influenzato<br />

dalle rinnovabili, dalla <strong>di</strong>gitalizzazione e dalla crescente <strong>di</strong>ffusione <strong>di</strong><br />

veicoli elettrici”.<br />

Secondo anno magistrale <strong>di</strong> Ingegneria Elettronica<br />

“Sono contenta <strong>di</strong> essere entrata a far parte <strong>di</strong> Circles, in un certo senso rappresenta<br />

la ricompensa per gli sforzi <strong>di</strong> questi anni. Ho sempre cercato <strong>di</strong> essere protagonista<br />

attiva nello stu<strong>di</strong>o e <strong>di</strong> non vivere da semplice spettatore un momento <strong>di</strong> formazione<br />

e <strong>di</strong> crescita personale. Credo sia importante cercare <strong>di</strong> capire come quello che ci<br />

viene fatto stu<strong>di</strong>are si colleghi con la realtà. Circle è un primo passo che permette a<br />

noi studenti <strong>di</strong> avere una relazione significativa con mentor <strong>di</strong> alto livello e confrontarsi<br />

con le loro esperienze. In futuro mi piacerebbe avvicinarmi al mondo della ricerca,<br />

sono particolarmente affascinata dalla grande sinergia fra i problemi dell’ambito<br />

biome<strong>di</strong>co e le tecnologie messe a <strong>di</strong>sposizione dall’Elettronica, ma sarei curiosa <strong>di</strong><br />

conoscere qualcosa in più sul Machine Learning e l’Artificial Intelligence”.<br />

SERENA FARINA<br />

23 anni - <strong>Milano</strong><br />

“Circle è un primo passo che<br />

permette a noi studenti <strong>di</strong><br />

avere una relazione significativa<br />

con mentor <strong>di</strong> alto livello<br />

e confrontarsi con le loro<br />

esperienze”<br />

ALBERTO LUCCHINI<br />

23 anni - Sedriano<br />

“Il <strong>Politecnico</strong> è pieno <strong>di</strong><br />

studenti brillanti e con molti<br />

interessi e perciò è davvero<br />

un motivo d’orgoglio<br />

aver ottenuto questa borsa<br />

<strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o”<br />

Secondo anno magistrale <strong>di</strong> Ingegneria Automazione<br />

“Il <strong>Politecnico</strong> è pieno <strong>di</strong> studenti brillanti e con molti interessi e perciò è davvero<br />

un motivo <strong>di</strong> orgoglio aver ottenuto questa borsa <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o. Nello stu<strong>di</strong>o cerco <strong>di</strong><br />

essere molto preciso e <strong>di</strong> non trascurare nessun dettaglio. Credo che l’insegnamento<br />

più importante del <strong>Politecnico</strong> sia quello <strong>di</strong> non accontentarsi facilmente<br />

e <strong>di</strong> non fermarsi <strong>di</strong> fronte alla prima <strong>di</strong>fficoltà. L’impegno e l’entusiasmo sono<br />

un fattore decisivo per raggiungere i propri obiettivi. Inoltre la grande ricchezza<br />

dei Circles risiede nell’esperienza <strong>di</strong> tutte le persone che ne fanno parte, compresi<br />

gli studenti. L’ambiente universitario mi piace molto e dopo la laurea vorrei<br />

ottenere un Ph.D., magari all’estero. Inoltre mi piacerebbe lavorare nel settore<br />

dell’automazione industriale, in particolare della robotica.”<br />

Laureanda magistrale in Ingegneria Energetica<br />

“È molto bello sentirsi parte <strong>di</strong> questa community <strong>di</strong> <strong>Alumni</strong> con un paio d’anni<br />

d’anticipo, mi sto rendendo conto <strong>di</strong> quanto deva all’impostazione politecnica il<br />

modo <strong>di</strong> affrontare tutti i problemi e le sfide che incontro. Mi piace ascoltare le storie<br />

dei donatori e ricevere consigli da chi ha accumulato esperienza tramite le scelte<br />

e gli errori fatti in passato. Parlando con loro ci si sente tutti quasi sullo stesso<br />

piano, in quanto accomunati dall’aver con<strong>di</strong>viso gli stessi banchi, e <strong>di</strong>rei anche le<br />

stesse sofferenze. I Circles mi danno la possibilità <strong>di</strong> capire cosa ci sarà un domani,<br />

fuori dai confini dell’università e delle aule. Vorrei trovare un lavoro legato al tema<br />

dell’energia, perché penso che la transizione energetica che stiamo vivendo a livello<br />

globale sia una sfida affascinante e stimolante”.<br />

GIULIA REALMONTE<br />

24 anni - <strong>Milano</strong><br />

“È molto bello sentirsi parte<br />

<strong>di</strong> questa community <strong>di</strong> <strong>Alumni</strong><br />

con un paio d’anni <strong>di</strong> anticipo<br />

e ricevere consigli da<br />

chi ha accumulato esperienza<br />

tramite le scelte e gli errori<br />

fatti in passato”<br />

Circle of Donors è un progetto del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> per supportare i migliori studenti con borse <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o abbinate ad<br />

un supporto personale <strong>di</strong> Mentoring. Gli studenti selezionati ricevono 10.000 euro all’anno per i due anni della laurea magistrale.<br />

Le borse <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o sono volute e finanziate dagli <strong>Alumni</strong>: ciascun donatore si impegna a donare 2.000 euro all’anno<br />

per 5 anni e a incontrare gli studenti selezionati almeno due volte all’anno, con<strong>di</strong>videndo esperienze e consigli per il loro<br />

futuro professionale. il progetto è stato lanciato nel 2016 e da allora sono stati scelti 4 studenti; i prossimi due verranno<br />

“adottati” da Circle a partire da ottobre 2018. Per sostenere il progetto contatta alumni@polimi.it<br />

SCOPRI I DONATORI<br />

89


GLI ALUMNI<br />

DONATORI<br />

Il progetto, lanciato nel 2016, coinvolge ad oggi<br />

23 <strong>Alumni</strong> Polimi e amici del Poli che hanno<br />

donato oltre 100.000 € in borse <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o.<br />

ROBERTO<br />

BELTRAME<br />

AD MICROELETTRICA SCIENTIFICA<br />

ALUMNUS INGEGNERIA MECCANICA 1988<br />

ALESSANDRO<br />

CATTANI<br />

CEO ESPRINET<br />

ALUMNUS INGEGNERIA ELETTRONICA 1990<br />

PAOLO<br />

CEDERLE<br />

VICE PRESIDENTE EVERIS ITALIA SPA<br />

ALUMNUS INGEGNERIA MECCANICA 1987<br />

PAOLO ENRICO<br />

COLOMBO<br />

EXECUTIVE VICE PRESIDENT TXT E-SOLUTIONS<br />

ALUMNUS INGEGNERIA ELETTRONICA 1980<br />

GIAN PAOLO<br />

DALLARA<br />

FONDATORE E PRESIDENTE DALLARA AUTOMOBILI<br />

ALUMNUS INGEGNERIA AERONAUTICA 1957<br />

ENRICO<br />

DELUCHI<br />

FONDATORE E AMMINISTRATORE DELEGATO<br />

ATANDIA SRL - IMPACT INVESTING INITIATIVES<br />

ALUMNUS INGEGNERIA ELETTRONICA 1987<br />

LUIGI<br />

FERRARI<br />

CEO LIMA CORPORATE<br />

ALUMNUS INGEGNERIA GESTIONALE 1992<br />

GUGLIELMO<br />

FIOCCHI<br />

CEO E FOUNDER GF4BIZ<br />

ALUMNUS INGEGNERIA AERONAUTICA 1986<br />

ANGELO FUMAGALLI<br />

ROMARIO<br />

PRESIDENTE E AD SOL<br />

ALUMNUS INGEGNERIA CHIMICA 1982<br />

MARIO<br />

GAIA<br />

FOUNDER & HONORARY CHAIRMAN TURBODEN<br />

ALUMNUS INGEGNERIA MECCANICA 1968<br />

NICOLA<br />

GAVAZZI<br />

MANAGING DIRECTOR E COUNTRY MANAGER RUSSELL<br />

REYNOLDS ITALIA<br />

ALUMNUS INGEGNERIA CHIMICA 1979<br />

LUCIANO<br />

GOBBI<br />

SENIOR ADVISOR LANDMARK GROUP<br />

ALUMNUS INGEGNERIA NUCLEARE 1977<br />

ARCHITETTURA 1982<br />

ALBERTO<br />

IPERTI<br />

PRESIDENTE TERNA RETE ITALIA<br />

ALUMNUS INGEGNERIA ELETTRONICA 1989<br />

ANDREA<br />

LOVATO<br />

CEO TENOVA<br />

ALUMNUS INGEGNERIA GESTIONALE 1989<br />

MASSIMO<br />

LUCCHINA<br />

EXECUTIVE DIRECTOR SAMSUNG ELECTRONICS<br />

ALUMNUS INGEGNERIA ELETTRONICA 1990<br />

ANDREA<br />

MANFREDI<br />

INTERNAL AUDITOR INTESA SAN PAOLO<br />

ALUMNUS INGEGNERIA ELETTRICA 1978<br />

MARCO<br />

MILANI<br />

PRESIDENTE VALLESPLUGA<br />

ALUMNUS INGEGNERIA CHIMICA 1967<br />

RICCARDO<br />

MONTI<br />

PRESIDENTE BCG - THE BOSTON<br />

CONSULTING GROUP<br />

ALUMNUS INGEGNERIA CIVILE 1984<br />

ALBERTO<br />

ROSANIA<br />

CONSULENTE INDUSTRIALE FINANZIARIO<br />

ALUMNUS INGEGNERIA ELETTROTECNICA 1964<br />

90<br />

STEFANO<br />

SALTERI<br />

FORMER CEO WINCOR NIXDORF<br />

ALUMNUS INGEGNERIA ELETTRONICA 1979<br />

FRANCESCO<br />

STARACE<br />

AD ENEL<br />

ALUMNUS INGEGNERIA NUCLEARE 1980<br />

ENRICO<br />

ZAMPEDRI<br />

AD METRA<br />

ALUMNUS INGEGNERIA GESTIONALE 1992<br />

ENRICO<br />

ZIO<br />

PRESIDENTE ALUMNIPOLIMI ASSOCIATION<br />

ALUMNUS INGEGNERIA NUCLEARE 1991


NOI E LORO:<br />

PROFESSORI VS STUDENTI<br />

Fenomenologia semiseria <strong>di</strong> una lotta eterna<br />

LAMBERTO DUÒ<br />

56 ANNI<br />

ALUMNUS POLIMI<br />

INGEGNERIA ELETTRONICA<br />

VS<br />

Io credo che l’unica <strong>di</strong>fferenza fra professore e studente sia<br />

anagrafica. Sono stato studente, e non ero meno intelligente<br />

<strong>di</strong> quanto lo possa essere oggi. Ero più giovane, più spensierato,<br />

ma ero sempre io. Infatti agli studenti do del “tu”. Alcuni<br />

colleghi mi <strong>di</strong>cono che non va bene, ma per me è proprio<br />

un modo per non rimarcare, al <strong>di</strong> là dei ruoli, la <strong>di</strong>fferenza.<br />

Quello che posso <strong>di</strong>re, rispetto al passato, è che gli studenti<br />

<strong>di</strong> oggi mi sembrano più educati, più <strong>di</strong>sciplinati, ma anche<br />

più silenti. E il che non è una cosa esclusivamente positiva. Ho<br />

la sensazione che se entrassi in aula e annunciassi con grande<br />

serietà e convinzione: “Ragazzi, oggi facciamo ginnastica<br />

sotto il sole”, mi seguirebbero tutti. Quando io ero studente<br />

non sarebbe successo. Ricordo che eravamo una generazione<br />

più appassionata, accesa nelle <strong>di</strong>scussioni, intraprendente,<br />

che provava a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Forse adesso i<br />

ragazzi hanno un pochino meno quella cosa che definirei “fame”.<br />

Durante la lezione fatico a ricevere feedback, a capire se<br />

stanno capendo e, soprattutto, se a loro interessa <strong>di</strong> capire.<br />

A volte questo approccio poco consapevole lo ritrovo all’ultimo<br />

esame, quando chiedo allo studente “Cosa inten<strong>di</strong> fare<br />

dopo la laurea?” e mi risponde spiazzato “Come cosa intendo<br />

fare dopo?”. Non c’è un “dopo vedrò”, è oggi che devi<br />

decidere cosa fare della tua vita. Capire cosa vuoi fare, ti fa<br />

capire chi sei e anche chi non sei. Un’altra cosa che mi fa arrabbiare<br />

è quando piangono durante gli esami. Lo trovo ingiusto.<br />

Mi verrebbe da <strong>di</strong>re: “Siamo qui, non ti sto torturando,<br />

tieni duro e an<strong>di</strong>amo avanti”. Pretendo, in sede d’esame,<br />

che vadano al <strong>di</strong> là della pagina letta e stu<strong>di</strong>ata, che mi facciano<br />

un collegamento, che mostrino insomma <strong>di</strong> aver costruito<br />

una loro impalcatura <strong>di</strong> pensiero. Detto questo, a me<br />

lo studente piace. Fa le sue cose, nel bene e nel male. E una<br />

cosa che <strong>di</strong>co spesso a lezione è <strong>di</strong> mantenere un approccio<br />

problematico allo stu<strong>di</strong>o, ovvero quella capacità <strong>di</strong> reggere il<br />

dolore interiore per l’impossibilità <strong>di</strong> comprendere tutto. Le<br />

cose sono <strong>di</strong>fficili, non si capiscono, ci sono tante domande<br />

a cui non sappiamo rispondere.<br />

92


Uno è professore <strong>di</strong> Fisica Sperimentale al <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong><br />

<strong>Milano</strong> dal 1999, l’altro è studente <strong>di</strong> Ingegneria dal 2014.<br />

In comune hanno l’aula, che con<strong>di</strong>vidono prendendo<br />

posto uno <strong>di</strong> fronte all’altro. Li abbiamo fatti incontrare<br />

e fatti sedere accanto, per <strong>di</strong>rsi tutto<br />

S<br />

MICKEY MARTINI<br />

23 ANNI<br />

STUDENTE DI<br />

INGEGNERIA FISICA<br />

Illustrazione <strong>di</strong> Alessandro Baronciani<br />

Ho avuto Lamberto Duò come professore. Non penso sia severo.<br />

Più che altro se a un esame uno studente sbaglia, è<br />

giusto che lo sia. Poi c’è una severità giusta e una fine a se<br />

stessa. Comunque la <strong>di</strong>fficoltà dell’esame dovrebbe essere<br />

tale da spronare e invogliare lo studente a stu<strong>di</strong>are parecchio<br />

e a ragionare. Non so se oggi, rispetto al passato, siamo<br />

più menefreghisti. Non c’ero, non so come fosse prima.<br />

Nel mio caso specifico, quando ho una domanda, il professore<br />

è l’ultima spiaggia a cui porla. Non lo trovo utile. Se<br />

ho un dubbio e gli chiedo subito delucidazioni, mi perdo la<br />

possibilità <strong>di</strong> trovare da solo la risposta. Di arrivare alla soluzione<br />

senza aiuto. E poi , certo, c’è anche la paura <strong>di</strong> mettersi<br />

in gioco, quel misto <strong>di</strong> timore e insicurezza che ti scoraggiano,<br />

che ti fan pensare che la tua domanda sia <strong>di</strong> poco<br />

conto, non così intelligente o acuta. Nei miei compagni<br />

<strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o però vedo molta forza <strong>di</strong> volontà. Tutti stu<strong>di</strong>ano lo<br />

stesso quantitativo <strong>di</strong> ore. Rimangono fino a tar<strong>di</strong> in aula<br />

stu<strong>di</strong>o, fino alla chiusura. Poi tornano a casa e continuano<br />

a stu<strong>di</strong>are. Magari è meno visibile quell’approccio quasi “fisico”<br />

<strong>di</strong> <strong>di</strong>scussione che poteva esserci una volta, però per<br />

parlare <strong>di</strong> ostinazione e <strong>di</strong> “fame”, vorrei portare un esempio<br />

personale. Al secondo anno ho dato tre volte l’esame <strong>di</strong> Tecnologie<br />

Meccaniche, materia che confesso non era fra i miei<br />

primi interessi e che mi dava solo 5 cre<strong>di</strong>ti, per cui avrei potuto<br />

accettare anche un voto basso. Alla prima sessione rifiutai<br />

25 all’orale. La seconda volta mi propose 24, ma c’era<br />

una domanda dello scritto che secondo me era stata valutata<br />

troppo bassa. Il professore mi propose <strong>di</strong> alzare il voto <strong>di</strong><br />

+0,5, per arrotondare a 25, e così rifiutai. Tutto questo a fine<br />

luglio, per cui tornai a settembre. Durante l’esame mi chiese<br />

“Secondo lei come sta andando?”. Voleva propormi 25, poi mi<br />

fece altre due domande e mi <strong>di</strong>ede 27. Riguardo al cosa fare<br />

dopo, so che vorrei fare il PhD. Poi, per fortuna, ho tante domande<br />

ancora senza risposta.<br />

93


94<br />

1968 – 2018<br />

Cinquant'anni<br />

nella nostra piazza


Da cinquant’anni piazza Leonardo da<br />

Vinci è teatro <strong>di</strong> vita. Come in questo<br />

scatto, realizzato dall’allora studente<br />

<strong>di</strong> Architettura Walter Barbero.<br />

Si sarebbe laureato l’anno successivo,<br />

per poi <strong>di</strong>ventare, come ce lo<br />

descrive l’Alumnus Stefano Levi Della<br />

Torre: “un sommozzatore, un architetto,<br />

uno scrittore, un antropologo, un<br />

navigatore su gozzi dall’arcaica velatura<br />

triangolare, un fotografo scientifico<br />

e poetico, un collezionista <strong>di</strong> meraviglie,<br />

un designer, un restauratore<br />

<strong>di</strong> città. La persona più cubista che io<br />

abbia conosciuto”. Barbero è venuto a<br />

mancare nel 2010. I suoi punti <strong>di</strong> vista,<br />

rimangono. Così come rimane Piazza<br />

Leonardo, ancora teatro <strong>di</strong> vita e <strong>di</strong><br />

giornate. Di momenti in<strong>di</strong>menticabili.<br />

Per la concessione della fotografia si ringrazia l’Archivio Walter Barbero<br />

95


Lettere alla redazione<br />

POLIMI E DUOMO DI MILANO:<br />

UNA LUNGHISSIMA STORIA<br />

D’AMORE, AVANGUARDIA<br />

E TRADIZIONE<br />

Sono un vecchio ingegnere, un vecchio Alumno, un vecchio professore del <strong>Politecnico</strong>. Sono anche un vecchio<br />

milanese. Infine, sono anche un vecchio figlio <strong>di</strong> un altro professore del <strong>Politecnico</strong>, Piero Locatelli, docente e<br />

Direttore dell’Istituto <strong>di</strong> Scienza delle Costruzioni per moltissimi anni.<br />

Ho letto con interesse l’articolo contenuto nel terzo numero <strong>di</strong> <strong>MAP</strong>, che tratta della collaborazione tra<br />

<strong>Politecnico</strong> e Veneranda Fabbrica del Duomo. La collaborazione tra il Poli e la Veneranda non è nuova. Già<br />

negli anni ’60 del secolo scorso, mio padre fu nominato Presidente della commissione prefettizia incaricata <strong>di</strong><br />

sovrintendere i lavori <strong>di</strong> ripristino del Duomo allorché si palesarono rimarchevoli lesioni nei pilastri del tiburio,<br />

ci si accorse che le catene delle arcate a sostegno della cupola si erano rotte e dovevano essere sostituite,<br />

ci si avvide che alcuni pilastri erano “fuori piombo”. La situazione apparve allora così compromessa che si<br />

ventilò persino d’inibire totalmente l’accesso alla Cattedrale. Alla Commissione, tra l’altro, fu affidato la grande<br />

responsabilità <strong>di</strong> decidere in merito al problema <strong>di</strong> lasciare il Duomo aperto, almeno in parte, ai visitatori.<br />

Fu stu<strong>di</strong>ato, dalla Commissione, un piano <strong>di</strong> intervento, si misero in opera nuove catene, si progettò un sistema<br />

rivoluzionario <strong>di</strong> riparazione dei pilastri ammalorati del tiburio, fu organizzato un rilievo delle lesioni visibili dei<br />

pilastri, blocco per blocco, dalle basi ai capitelli. Fu costruito un modello <strong>di</strong> uno dei quattro pilastri del tiburio<br />

(non a caso, il Poli ha fatto scuola in tutto il mondo nell’arte della modellazione delle strutture). Il modello<br />

<strong>di</strong> pilastro fu caricato, portato a rottura parziale per simulare le lesioni osservate, riparato, seguendo la<br />

metodologia <strong>di</strong> cui ci si voleva avvalere, e infine caricato <strong>di</strong> nuovo per cogliere il funzionamento della struttura<br />

dopo l’intervento <strong>di</strong> restauro.<br />

Accanto: il prof Piero Locatelli<br />

e un’immagine del Duomo <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

durante il suo piano d’intervento.<br />

Nella pagina a destra: appunti delle lezioni,<br />

il prof. Locatelli con l’allievo Leo Finzi<br />

e le fasi <strong>di</strong> rinforzo del restauro<br />

dei piloni del tiburio del Duomo<br />

96


Gli esiti sod<strong>di</strong>sfacenti dei test consentirono <strong>di</strong> intraprendere i lavori, al vero, in Duomo. Un formidabile impianto<br />

<strong>di</strong> rilievo dati fu installato, con trasmissione <strong>di</strong> segnali a <strong>di</strong>stanza, utilizzo <strong>di</strong> rilevatori elettrici <strong>di</strong> componenti<br />

<strong>di</strong> spostamento, monitoraggio <strong>di</strong> stati tensionali con estensimetri elettici, eccetera. C’era anche un pendolo<br />

installato ai pie<strong>di</strong> della Madonnina che rivelò come la guglia, come ovvio, rispondesse con ritardo alle<br />

variazioni termiche, trasmettendo i dati rilevati negli uffici della Veneranda Fabbrica. Ci fu un terribile danno<br />

quando un fulmine colpì il Duomo danneggiando gran parte della strumentazione elettrica installata. Ricordo<br />

anche che l’Istituto <strong>di</strong> Topografia del Poli collaborò alla vicenda del restauro e dei necessari controlli mettendo<br />

a punto una nuova metodologia <strong>di</strong> rilievi ottici particolarmente complessi.<br />

Regista, mente progettuale <strong>di</strong> tutto questo rivoluzionario proce<strong>di</strong>mento, che all’epoca fece scalpore tra i cultori<br />

della materia, fu la Commissione Prefettizia <strong>di</strong> cui facevano parte, oltre a Piero Locatelli, Leo Finzi e Guido<br />

Mangano, che in moltri, tra i miei colleghi <strong>Alumni</strong>, ricorderanno per aver seguito le loro lezioni.<br />

Anche questi miei ricor<strong>di</strong> rappresentano solo una piccola parte della storia politecnica e delle eccellenze<br />

tecnologiche <strong>di</strong> cui tutti noi siamo stati e siamo partecipi. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra grande<br />

tra<strong>di</strong>zione e non <strong>di</strong>menticarla, nemmeno oggi che tanto si parla <strong>di</strong> futuro e innovazione.<br />

Marco Locatelli<br />

Alumnus ing. Aeronautica 1956<br />

Membro <strong>di</strong> una famiglia politecnica da 4 generazioni<br />

RISPONDE IL PROF. DELLA TORRE<br />

Direttore Dipartimento <strong>di</strong> Architettura,<br />

Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito<br />

"Mi fa molto piacere che Marco Locatelli abbia<br />

voluto riaprire il tema della memoria storica<br />

dei rapporti del <strong>Politecnico</strong> con la Fabbrica del<br />

Duomo. L'intervento <strong>di</strong> consolidamento dei<br />

pilastri del tiburio avvenne mentre ero studente,<br />

ne ho un ricordo fortissimo, e mi capita spesso<br />

<strong>di</strong> illustrarne l'esemplarità: da ultimo, ci siamo<br />

ispirati a quell'intervento per la riparazione dei<br />

pilastri delle navate della Basilica <strong>di</strong> Collemaggio<br />

a L'Aquila. Il fine dell'intervista a cui mi sono<br />

prestato era quello <strong>di</strong> informare sulle attività in<br />

corso, non certo quello <strong>di</strong> rendere giustizia a una<br />

storia secolare, <strong>di</strong> cui ci sentiamo fortunati ere<strong>di</strong>."<br />

97


Vuoi ricevere a casa<br />

tua i prossimi due<br />

numeri <strong>di</strong> <strong>MAP</strong>?<br />

Il magazine che stai sfogliando esiste grazie al sostegno economico degli <strong>Alumni</strong> Polimi.<br />

<strong>MAP</strong><br />

<strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

<strong>MAP</strong><br />

<strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

Numero 1 - Primavera 2017<br />

Numero 3 _ Primavera 2018<br />

Ferruccio Resta e il <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> domani • Dossier: i numeri del Poli • La nuova piazza Leonardo • Renzo Piano: 100<br />

alberi tra le aule • Gian Paolo Dallara e DynamiΣ: la squadra corse del Poli • PoliSocial: il 5x1000 del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong><br />

<strong>Milano</strong> • Gioco <strong>di</strong> squadra: tutto lo sport del <strong>Politecnico</strong> • Guido Canali, l’architettura<br />

tra luce e materia • Paola Antonelli, dal Poli al MoMA <strong>di</strong> New York • Zehus Bike+ e<br />

Volata Cycles, le bici del futuro • Paolo Favole e la passerella sopra Galleria Vittorio Emanuele • Marco Mascetti:<br />

ripensare la Nutella • I mon<strong>di</strong> migliori <strong>di</strong> Amalia Ercoli Finzi e Andrea Accomazzo • Nel cielo con Skyward e Airbus<br />

Cari <strong>Alumni</strong>, vi racconto il Poli <strong>di</strong> domani: lettera aperta del rettore Ferruccio Resta • La community <strong>Alumni</strong> raccontata da Enrico Zio • Atlante<br />

geografico degli <strong>Alumni</strong> • Il Poli che verrà, raccontato dal prorettore delegato Emilio Farol<strong>di</strong> • Vita da studente <strong>di</strong> fine ‘800 • Come si aggiusta<br />

il Duomo <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> • L’ingegnere del superponte • Una designer per astronauti • La chitarra <strong>di</strong> Lou Reed, firmata Polimi • Architettura<br />

italiana in Australia • VenTo: la pista ciclabile che parte dal Poli • Fubles, gli ingegneri del calcetto • Il parco termale più grande d’Europa<br />

• Gli ingegneri del tram storico <strong>di</strong> <strong>Milano</strong> • Polisocial Award: un premio all’impegno sociale • Nuovo Cinema Anteo • Caro Poli ti scrivo<br />

1 <strong>MAP</strong> <strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

N°0 - AUTUNNO 2016<br />

N°1 - PRIMAVERA 2017 N°2 - AUTUNNO 2017 N°3 - PRIMAVERA 2018<br />

<strong>MAP</strong><br />

<strong>Magazine</strong> <strong>Alumni</strong> Polimi<br />

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong><br />

PROSSIMO NUMERO<br />

N°5 - PRIMAVERA 2019<br />

Unisciti ai 1950 <strong>Alumni</strong> che rendono possibile la<br />

redazione, la stampa e la <strong>di</strong>stribuzione <strong>di</strong> <strong>MAP</strong>.<br />

Contributi annuali possibili<br />

Numero 4 _ Autunno 2018<br />

70€ 120€ 250€ 500€<br />

Standard<br />

Senior<br />

Silver<br />

Gold<br />

Quando ero studente al Poli • Dottori <strong>di</strong> ricerca alle frontiere della conoscenza • Dove si costruisce il futuro del mondo • Poli da Olimpo • Mi<br />

ricordo la Casa dello Studente • La Nuova Biblioteca Storica • Il telescopio che guarda in<strong>di</strong>etro nel tempo • Speciale Forbes: Lorenzo Ferrario,<br />

Gio Pastori • Big (Designer) Data • L’architetto, e il suo bracciale, salvavita • L’ingegnere che pulisce gli oceani • Il nuovo Cantiere Bonar<strong>di</strong> <strong>di</strong><br />

Renzo Piano • L’uomo che sente tutto dell’America • La Gazzetta del <strong>Politecnico</strong> • <strong>Alumni</strong> da Po<strong>di</strong>o: Fabio Novembre, Stefano Boeri • Tutte<br />

le Ferrari dell’ing. Fioravanti • I ragazzi del Circles • PoliHub, l’incubatore <strong>di</strong> talenti • 1968-2018 in Piazza Leonardo • Lettere alla redazione<br />

N°4 - AUTUNNO 2018<br />

Modalità <strong>di</strong> pagamento:<br />

-> On line: sul portale www.alumni.polimi.it<br />

-> Bollettino postale: <strong>Alumni</strong>Polimi Association – c/c postale: n.46077202 -<br />

Piazza Leonardo da Vinci 32, 20133 <strong>Milano</strong><br />

-> Bonifico bancario: Banca popolare <strong>di</strong> Sondrio Agenzia 21 – <strong>Milano</strong><br />

IBAN: IT90S0569601620000010002X32 - BIC/SWIFT: POSOIT2108Y<br />

-> Bonifico presso il nostro ufficio: <strong>Politecnico</strong> <strong>di</strong> <strong>Milano</strong>,<br />

piazza Leonardo da Vinci, 32. E<strong>di</strong>ficio 2, piano 1°<br />

Da lunedì a venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 16:00<br />

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P.zza Leonardo Da Vinci, 32<br />

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