DI MAGAZINE cover ROBERTA FILENI _ FILENI GROUP

DonnaImpresa

Fare per bene le cose è un vantaggio per tutti: il produttore, il consumatore, il benessere degli uomini e degli animali, il pianeta. Da sempre, la filosofia di Fileni, sede in provincia di Ancona e stabilimenti in tutte le Marche e non solo, leader nel settore delle carni biologiche in Italia e in Europa, è improntata su due principi cardine: la qualità del prodotto, come assunzione di responsabilità verso il consumatore, e la sostenibilità, come assunzione di responsabilità verso tutte le risorse ambientali impegnate durante il circolo produttivo. L'impegno di Fileni è di portare sulla tavola degli Italiani prodotti biologici di qualità superiore, che permettano a chi li sceglie di vivere una nuova esperienza e di riscoprire il gusto autentico della tradizione: “È naturale, è buono!” non è solo uno slogan pubblicitario, ma rappresenta e racconta una storia di impegno e passione per la produzione di prodotti sani e rispettosi del territorio che li ospita. Per garantire questo risultato Fileni coltiva in autonomia (o tramite contratti di coltivazione) le materie prime che servono a produrre i mangimi biologici con cui si nutrono gli animali. Questo consente un controllo totale sulla qualità che parte dal campo e arriva fino al piatto di portata. Non solo: grazie alla partecipazione attiva nel progetto Arca ideato da Bruno Garbini con la collaborazione di Giovanni Fileni ed Enrico Loccioni, vengono sperimentate tecniche di agricoltura rigenerativa che si ispirano alle antiche pratiche di coltivazione e che aiutano a combattere attivamente il dissesto idrogeologico e l'impoverimento dei terreni agricoli. Gli animali vengono allevati rigorosamente all'aperto su ampi terreni biologici e sono liberi di razzolare, nel totale rispetto della loro indole e del loro benessere... (clicca sulla foto e continua a leggere)

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I testi e le foto sono coperti da copyright. É vietata la riproduzione parziale o totale salvo espresso consenso degli autori. _ baldassarri2013@gmail.com

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Roberta Fileni - Visione, Missione e Valori.

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IN PRIMO PIANO

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A cura di Valeriana Mariani

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Marche: Le Vele di San Ruffino nei suggestivi territori d Amandola e Monte San Martino

ARTE

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I 500 anni di Raffaello

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BELLA VITA

Back to the future by Bruno Baldassarri

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Le esperienze di vita e professionali di una rosa di eccellenti protagoniste

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Separazione: quali i diritti delle donne? A cura di Marzia Coppola

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Roberta

Fileni

STORIA

di copertina a cura di

Valeriana Mariani

Si ringrazia per la splendida

collaborazione:

AIDA PARTNERS - MILANO

Nella foto: Roberta Fileni, membro del Consiglio d'Amministrazione

dell'Azienda, premiata a Save The Brand 2020 per l'economia

circolare, evento organizzato da FoodCommunity e dal Centro

Ricerche di LC Publishing Group con l'obiettivo di riconoscere il

merito dei migliori imprenditori italiani nel settore del food.

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MA MEGLIO

FILENI, I PIONIERI DEL BIO ALLA SFIDA

CIRCOLARITÀ: ALLEVAMENTI ALL'APERTO

E AGRICOLTURA RIGENERATIVA.

Fare per bene le cose è un vantaggio per tutti: il produttore, il

consumatore, il benessere degli uomini e degli animali, il pianeta.

Da sempre, la filosofia di Fileni, sede in provincia di Ancona e stabilimenti in tutte le Marche e non solo, leader nel

settore delle carni biologiche in Italia e in Europa, è improntata su due principi cardine: la qualità del prodotto, come

assunzione di responsabilità verso il consumatore, e la sostenibilità, come assunzione di responsabilità verso tutte le

risorse ambientali impegnate durante il circolo produttivo. L'impegno di Fileni è di portare sulla tavola degli Italiani

prodotti biologici di qualità superiore, che permettano a chi li sceglie di vivere una nuova esperienza e di riscoprire il

gusto autentico della tradizione: “È naturale, è buono!” non è solo uno slogan pubblicitario, ma rappresenta e racconta

una storia di impegno e passione per la produzione di prodotti sani e rispettosi del territorio che li ospita. Per garantire

questo risultato Fileni coltiva in autonomia (o tramite contratti di coltivazione) le materie prime che servono a produrre i

mangimi biologici con cui si nutrono gli animali. Questo consente un controllo totale sulla qualità che parte dal campo e

arriva fino al piatto di portata. Non solo: grazie alla partecipazione attiva nel progetto Arca ideato da Bruno Garbini

con la collaborazione di Giovanni Fileni ed Enrico Loccioni, vengono sperimentate tecniche di agricoltura

rigenerativa che si ispirano alle antiche pratiche di coltivazione e che aiutano a combattere attivamente il dissesto

idrogeologico e l'impoverimento dei terreni agricoli. Gli animali vengono allevati rigorosamente all'aperto su ampi terreni

biologici e sono liberi di razzolare, nel totale rispetto della loro indole e del loro benessere. Gli allevamenti, dislocati

principalmente nelle Marche e nel Centro Italia, sono concepiti in armonia con la natura e tecnologicamente

all'avanguardia al fine di garantire agli animali le migliori condizioni possibili: strutture che corrispondono a tutti i più

avanzati standard di salubrità e di igiene, che soddisfano le esigenze specifiche degli animali e risultano molto efficienti

sul piano dell'impatto e dei consumi ambientali. Ma il viaggio di Fileni è verso la circolarità: una vision che ha consentito

all'azienda di essere premiata quest'anno da FoodCommunity. Leader nel settore delle carni, Fileni vanta la

certificazione ambientale ISO:14001, e da anni lavora per fare in modo che la propria filiera diventi un esempio virtuoso

Roberta Fileni davanti all' Albero della Vita a Expo Milano 2015


di circolarità, evitando qualsiasi forma di spreco ed

eccedenza e ottimizzando il processo produttivo.

Anche la ricerca sui packaging ecologici non conosce

sosta: è recente il lancio sul mercato di una nuova

linea di carni rosse bio confezionata in un

rivoluzionario vassoio in cartoncino che abbatte di

oltre il 90% l'utilizzo della plastica rispetto alla

tradizionale vaschetta. La sostenibilità e l'amore per il

territorio trovano poi la loro massima espressione nel

Pollo dalle Marche Bio, allevato rigorosamente

nelle campagne marchigiane, confezionato con una

rete compostabile e sulle cui etichette sono impresse

le immagini di alcuni dei più suggestivi paesaggi delle

Marche come le colline di Cingoli, il Monte Conero o

la Rotonda di Senigallia. Parliamo di una famiglia che

non si ferma davanti alle difficoltà. Quella della

pandemia da Covid-19 e del lockdown sono state

sfide impegnative per Fileni che, però, grazie al

senso di appartenenza dei collaboratori nei confronti

dell'azienda, sono state brillantemente superate. Gli

stabilimenti e gli allevamenti hanno sempre

continuato a lavorare, dimostrando grande flessibilità

e ricorrendo, dove possibile, a un uso estensivo dello

smart working. Tutto questo è stato possibile perché

Fileni non è solamente un'azienda, ma una grande

famiglia. Una vera e propria comunità desiderosa di

mostrare la propria vicinanza ai collaboratori,

facendoli sentire parte di un progetto e offrendo loro il

proprio supporto in ogni occasione, sostenendoli e

aiutandoli ad avverare i propri sogni e quelli dei loro

ragazzi. Tra i giovani meritevoli che hanno ricevuto

nel luglio 2020 la borsa di studio messa a

disposizione ogni anno dalla Fondazione Marco

Fileni c'erano infatti anche dieci figli di dipendenti

dell'azienda, un gesto che trasuda rispetto, fiducia,

affetto. Un piacere avere con noi Roberta perché

oltre a rappresentare formalmente un'azienda che

oggi è delle “ammiraglie” del nostro prezioso Made in

Italy, incarna i valori di Donna Impresa.

A TU PER TU CON

ROBERTA FILENI

Costruire valore attorno al vostro brand, vi ha

premiati, Roberta: lei è infatti reduce da un

evento nel quale ha ricevuto da parte

FoodCommunity un prestigioso riconoscimento

per l'economia circolare, in qualità di membro del

Consiglio d'Amministrazione di Fileni. Mi spieghi

più nello specifico come, nella pratica quotidiana,

l'azienda esprime in azioni e decisioni l'obiettivo

della sostenibilità ambientale…

Da sempre molto legato al territorio marchigiano,

dove è nato e si è sviluppato nel corso degli anni, il

Gruppo Fileni si impegna per rendere sostenibile ogni

singolo aspetto della produzione, a partire dalla

www.dimagazine.it

Nella foto: Giovanni Fileni fondatore della Fileni Group

con la figlia Roberta


benessere degli animali, fino alla responsabilità

sociale nei confronti della comunità locale e dei

consumatori che ripongono la propria fiducia

nell'Azienda, per chiudere il cerchio con la scelta di

packaging a basso impatto ambientale. La visione, la

lungimiranza e l'attenzione al prodotto è sempre stato

il core business di Fileni, e dunque questo

riconoscimento di FoodCommunity ci rende

profondamente orgogliosi.

Perché è necessaria oggi la transizione verso

un'economia circolare Roberta?

Perché ci troviamo di fronte a un aumento della

domanda di materie prime e allo stesso tempo a una

scarsità delle risorse: molte delle materie prime e delle

risorse essenziali per l'economia sono limitate, ma la

popolazione mondiale continua a crescere e di

conseguenza aumenta anche la richiesta di tali risorse

finite. Questo bisogno di materie prime crea una

dipendenza verso altri Paesi: alcuni stati membri

dell'UE dipendono da altri Paesi per quanto riguarda

l'approvvigionamento. L'economia circolare è

necessaria oggi perché è un modello di produzione e

consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo,

riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e

prodotti esistenti il più a lungo possibile. In questo

modo si estende il ciclo di vita dei prodotti,

contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che

il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di

cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove

possibile, nel ciclo economico. Così si possono

continuamente riutilizzare all'interno del ciclo

produttivo generando ulteriore valore. I principi

dell'economia circolare contrastano con il tradizionale

modello economico lineare a cui eravamo abituati,

fondato invece sul tipico schema “estrarre, produrre,

utilizzare e gettare”. La transizione verso un'economia

più circolare porta numerosi vantaggi… la riduzione

della pressione sull'ambiente, più sicurezza circa la

disponibilità di materie prime, aumento della

competitività, impulso all'innovazione e alla crescita

economica ma anche incremento dell'occupazione.

Con l'economia circolare i consumatori potranno avere

anche prodotti più durevoli e innovativi in grado di far

risparmiare e migliorare la qualità della vita.

Il BIO è il vostro fiore all'occhiello: Fileni è stata

l'anticipatrice di tendenze e pioniera del biologico

fin dal 2001, una felice intuizione…

Fileni è stato un pioniere nell'ambito della sostenibilità:

abbiamo molto a cuore il benessere degli animali, che

vengono allevati nelle migliori condizioni all'interno di

una filiera biologica, e il futuro del nostro pianeta che

difendiamo anche attraverso la scelta dei migliori e più

innovativi packaging sostenibili per i nostri prodotti.

Fileni BIO, con 20 anni di esperienza, è la prima linea

di carni biologiche in Italia. Abbiamo scelto la

produzione biologica quando ancora erano pochissime

le richieste del mercato, quando sembrava impossibile

allevare gli animali senza l'uso di antibiotici. Noi non ci

siamo mai arresi, in questa direzione sono andati i

rilevanti investimenti per innovare e migliorare

costantemente la nostra filiera e renderla più

sostenibile, per offrire prodotti di qualità sempre più

alta ai nostri clienti e continuare a stare nel nostro

territorio in maniera rispettosa dell'ambiente e delle

persone: valori che non verranno mai messi in

secondo piano. La garanzia che i nostri prodotti e la

filiera rispettino altissimi standard di qualità è attestata

anche dalle numerose certificazioni ottenute nel corso

degli anni.

Oltre a rispondere ad un bisogno umano primario,

il cibo abbraccia d'altra parte anche dimensioni

simboliche e culturali. Quello del cibo è un tema

con ricadute economiche, sociali, ambientali,

demografiche…

I cambiamenti nella cultura e nell'etica modificano la

percezione degli alimenti. Non si tratta solo di

reperibilità dei prodotti ma anche di sensibilità diffusa

ed informazione. Oggi, soprattutto dopo il lockdown, ci

troviamo di fronte ad una popolazione più attiva

rispetto al passato nella ricerca e nella maturazione di

informazioni sui prodotti e sulla salute, le persone

operano scelte alimentari più consapevoli e

complesse. Il rapporto con il cibo è diventato

l'intrecciarsi di diverse componenti: necessità, piacere

del mangiar bene, socialità, consumo critico,

sicurezza/insicurezza rispetto alla qualità degli

alimenti, responsabilità sociale nei confronti

dell'ambiente. Il rapporto con il cibo è espressione

dell'identità e di uno stile di vita. Ma non solo il cibo,

anche i sistemi produttivi: ovvero l'agricoltura e le

modalità con cui si coltiva o si allevano gli animali,

hanno avuto una riscoperta e questo è molto bello

perché avvicina la comunità, e soprattutto i giovani,

alla coltivazione della terra che per l'Italia è una

grande risorsa. È importante che i giovani riscoprano

la terra, l'agricoltura, l'allevamento, e che si

riapproprino di antichi saperi al fine di non disperderne

la memoria ma anche per incoraggiare un nuovo

miracolo economico. Fare agricoltura, soprattutto oggi,

è molto diverso da cinquanta, sessant'anni fa… la

maggior parte degli agricoltori utilizza strumenti

moderni, ha macchine per coltivare ma anche

dispositivi di promozione e vendita altamente

tecnologici, senza considerare che vivere in

campagna, lontani dall'inquinamento atmosferico e dal

traffico è quanto di meglio ci si possa augurare.

Abbiamo una terra straordinaria che dobbiamo saper

valorizzare.

Il lockdown scaturito dall'emergenza sanitaria

Covid-19 come ha cambiato le abitudini?

Il lockdown non ha cambiato solo le nostre abitudini

nel rapportarci con le persone, frequentare uffici, locali

e viaggiare. Ha cambiato il nostro modo di vedere il

mondo e di confrontarci con tutto ciò che prima

davamo per scontato. Questo ha significato, in molti

casi, una maggiore consapevolezza e attenzione ai

temi della salute, sicurezza, dell'origine dei prodotti

che acquistiamo e della sostenibilità dei prodotti

alimentari. È quanto emerge anche dal focus sui trend

dei consumi alimentari dell'Osservatorio “The world

after lockdown” di Nomisma che ha realizzato per

Fileni un'indagine focalizzata sull'acquisto di carni

scoprendo che i nuovi temi alla ribalta come sicurezza

e attenzione all'ambiente hanno coinvolto anche

questo comparto. Made in Italy e Km 0 sono diventati

attributi centrali nella scelta dei prodotti alimentari

coinvolgendo anche chi prima non era solito ricercare

queste caratteristiche che ha cominciato ad acquistare

prodotti alimentari, provenienti da filiere corte, proprio

durante quelle settimane in cui il carrello della spesa si

è popolato di scelte nuove accelerando trend che

erano già in crescita da qualche tempo e cambiando

radicalmente i trend di consumo. Gli italiani hanno

ridefinito il proprio paniere alimentare con un taglio

della quantità ed una selezione diversa rispetto al

passato. La spesa è più ragionata, consapevole e

prudente (da qui anche la riduzione degli sprechi). Si

compra meno, ma meglio.

Consumiamo meno ma meglio dunque, e questo a

beneficio di tutte quelle aziende che, come Fileni,

hanno investito sulla qualità dei propri prodotti…

Dobbiamo essere consapevoli che il cibo ha un

impatto sulla salute delle persone e dell'ambiente,

ecco perché i nostri prodotti nascono da una filiera

costantemente controllata che rispetta il benessere

degli animali e l'ambiente. Fileni BIO è una linea di

carne altissima qualità che dedichiamo a tutti quelli

che vogliono comprare prodotti buoni e salutari e

prendersi realmente cura della propria salute: un

mondo di prodotti realizzati all'insegna di buon senso,

consapevolezza e scelte naturali e sane. Localizzare e

riportare nelle Marche il cuore del processo produttivo

ha significato per Fileni imboccare con decisione la

strada di una sempre maggiore autonomia in tutte le

fasi della produzione. Dai riproduttori all'incubatoio, al

mangimificio, Fileni è oggi protagonista assoluto della

propria filiera. Per avere il massimo controllo

sull'alimentazione dei nostri animali, coltiviamo le

materie prime che utilizziamo per i mangimi biologici.

Ogni giorno ci prendiamo cura di oltre 12.000 ettari di

terreno, tutti rigorosamente in Italia, sui quali piantiamo

grano, mais, soia, favino, pisello proteico e sorgo. Le

coltivazioni avvengono sia in forma diretta che

attraverso contratti di coltivazione con agricoltori con i

quali stringiamo delle vere e proprie partnership di

lungo periodo. Tutte queste attenzioni, unite alla

passione che contraddistingue ogni fase del nostro

lavoro, ci consentono di nutrire i nostri animali con

alimenti 100% italiani. Inoltre, attraverso un complesso

e rigoroso piano di controllo (molto più stringente e

accurato di quanto previsto dalla legge), siamo in

grado di controllare i nostri raccolti fin dal momento

della semina e di garantire che siano esattamente

conformi a quanto previsto dal disciplinare del

biologico. È importante capire che il pollo senza

antibiotici non è un miracolo, ma il risultato disciplinare

di produzioni molto rigorose che prevedono

l'utilizzazione di razze di polli maggiormente resistenti

alle malattie infettive e, soprattutto, una nuova

riorganizzazione e a volte ristrutturazione degli

allevamenti. Resta solo da sperare che sempre più

aziende adottino iniziative virtuose in grado di limitare

il diffondersi dall'antibiotico-resistenza, a tutela dei

consumatori, dell'ambiente e del benessere degli

animali fin dalle fasi prenatali.

Come avete superato l'emergenza Covid, Roberta?

Abbiamo superato la pandemia e il lockdown grazie al

senso di appartenenza dei collaboratori nei confronti

dell'azienda. Siamo una grande famiglia. Ammirevole

l'atteggiamento di responsabilità dei nostri dipendenti

che, nonostante i divieti e la paura, pur con le dovute

cautele, hanno deciso liberamente di essere vicini

all'azienda presentandosi regolarmente al lavoro

portando ciascuno il proprio contributo in un momento

così difficile. Le misure che abbiamo adottato per la

pandemia sono concrete buone pratiche di welfare

aziendale, attivo e partecipato, messe in campo per

fare in modo che non fossero i lavoratori e le loro

famiglie a pagare per un'emergenza che ci riguarda

tutti.

Che insegnamento ci lascia la pandemia?

Tra tanto dolore, ci lascia una cosa di valore: la

capacità di essere solidali… tra le persone, tra i

lavoratori, tra tutti insomma perché tutti ci siamo fatti

carico di questo problema che ha cambiato

radicalmente la nostra esistenza. Oggi è evidente

come non mai il valore della solidarietà, della

cooperazione, del sacrificio umile e silenzioso, della

responsabilità degli uni verso gli altri.

Già da molti anni, se non erro dal 2013, Fileni ha

siglato una importante partnership con l'Università

di scienze gastronomiche di Pollenzo. Ce ne parli

Roberta…

Noi collaboriamo attivamente con tutte le Università

delle Marche: con l'Università degli Studi di Camerino,

con l'Università Politecnica delle Marche, con

l'Università di Urbino “Carlo Bo” per attività di ricerca e

dottorati perché crediamo nel valore della ricerca e

vogliamo investire sui giovani e pensiamo che studio e

sviluppo di competenze siano le parole chiave per

crescere e perfezionarci ed anche per essere molto

vicini al nostro territorio. Da alcuni anni collaboriamo

anche con l'Università degli Studi di Scienze

Gastronomiche di Pollenzo: una collaborazione che

nasce per il sostegno delle attività di ricerca

dell'Ateneo e dei progetti di creazione di scenari

sostenibili di produzione e consumo del cibo, sia a

livello nazionale sia internazionale. Una partnership


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Nella foto: Roberta con il padre e il fratello al termine della cerimonia di consegna delle borse di studio della Fondazione Marco Fileni

davvero interessante in quanto all'interno del gruppo di

sostenitori dell'Università ci sono aziende molto

prestigiose e questo è importante per evolvere tutti

insieme in quella visione straordinaria che l'Università,

attraverso il suo leader Carlo Petrini, si propone di

realizzare: ovvero dare dignità accademica al cibo

attraverso lo studio di una rinnovata cultura

dell'alimentazione. L'Università di Pollenzo, unica al

mondo nel suo genere, è una delle grandi eccellenze

italiane nel panorama della Food Culture e nella

diffusione del sapere gastronomico.

Su YouTube, mi sono imbattuta in un suo intervento

non recente, del 2015 per la precisione, molto

interessante, anzi, oserei dire “profetico” in cui lei

parla dell'importanza della sinergia tra piccole e

grandi aziende: di cooperare tutti insieme, grandi

brand ed aziende di piccole dimensioni che

producono eccellenza gastronomica, al fine di

costruire l'immaginario delle persone che non

conoscono le Marche. Un concetto davvero molto

interessante il trainare, tutti insieme, la nostra

economia regionale e nazionale.

Costruire l'immaginario delle Marche significa prendersi

cura del territorio, significa prendersi cura della propria

produzione. Noi ad esempio facciamo non solo

agricoltura biologica conservativa, ma rigenerativa,

rinnovando la fertilità dei territori coltivati. Prendersi cura

del territorio significa anche prendersi cura dei piccoli

produttori che hanno bisogno di piccole attenzioni per

proporre i loro prodotti. Ogni storia che ha successo

segue un percorso di continuo adattamento e

cambiamento, in un processo di aggiustamento verso

quelle che sono le dinamiche del mercato, le mutevoli

tendenze di acquisto dei suoi clienti e, non

dimentichiamolo, il contesto nel quale si opera. Questo

vale sia per grandi che per piccole realtà, perché alla fin

fine tutti dobbiamo fare i conti con la nostra capacità di

mantenere quote di mercato, rinnovandoci giorno dopo

giorno, per farci scegliere ancora una volta. Uniti, piccoli

e grandi produttori marchigiani, possiamo rafforzare

l'immagine delle Marche nel mondo attraverso una serie

di produzioni diversificate e non solo, dietro questo

"immaginario marchigiano" riusciremmo ad aiutare tanti

piccoli produttori che magari non hanno la possibilità di

farsi conoscere da mercati che non siano

esclusivamente locali. É un modo insomma per dare

impulso all'economia marchigiana attraverso le

eccellenze regionali.

Tra 15 casi di eccellenza imprenditoriale, la Regione

Marche ha eletto Fileni come testimonial nel settore

agroalimentare per Expo 2015; una straordinaria

vetrina del meglio che il nostro Paese è in grado di

offrire sulle tavole di tutto il mondo…

L'Expo è stato un momento molto importante per l'Italia

ed anche per la nostra azienda, personalmente mi è

piaciuto moltissimo. Nel corso dei sei mesi dell'Expo

2015 abbiamo organizzato molti eventi, conferenze,


Nella foto : Roberta sul palco durante cerimonia di consegna delle borse di studio della Fondazione Marco Fileni

convegni con temi diversi per far conoscere ogni cosa

che ci contraddistingue al fine di dare il nostro

contributo di informazione, divulgazione e discussione

attorno al tema centrale della nutrizione. Abbiamo

fatto un bellissimo convegno sull'alimentazione e lo

sport, portando molti sportivi marchigiani tra i quali

l'allora campionessa di scherma Elisa Di Francisca…

la scherma, come sappiamo, è uno degli sport in cui

le Marche eccellono, ma abbiamo trattato anche

tematiche importanti a livello internazionale: il biobenessere

e lo spreco alimentare in particolare.

L'Esposizione Universale di Milano è stata una

prestigiosa vetrina internazionale ed è stata una

grande soddisfazione per noi che la Regione Marche,

come lei accennava, abbia scelto Fileni ad essere

testimonial tra le eccellenze imprenditoriali

marchigiane. Essere testimonial della Regione

Marche è stata l'occasione per creare valore sia per il

territorio marchigiano che per quello italiano: abbiamo

articolato in più punti di contatto la nostra presenza al

fine di moltiplicare le occasioni di incontro: all'interno

del Padiglione Federalimentare4Expo –

CIBUSèITALIA in un ampio spazio espositivo in cui

Fileni, tramite un impianto comunicativo interattivo, si

è presentato ai visitatori e ai partner commerciali; il

Padiglione ha valorizzato la ricchezza dei territori, dei

prodotti e degli imprenditori che hanno creato e

sviluppato, con competenze e specializzazione,

l'agroindustria italiana. Al Parco della Biodiversità, la

grande area di Expo dedicata al tema della

biodiversità e del biologico, dove erano valorizzate le

eccellenze italiane ambientali, agricole e

agroalimentari legate al rispetto della natura:

un'esperienza tra terra, cibo, cultura e tecnologia in un

percorso incentrato sull'evoluzione e la salvaguardia

della biodiversità agraria. Al Future Food District, dove

è stato creato il supermarket del futuro per esplorare

modi nuovi di interazione tra il cibo e le persone, Fileni

è stata protagonista tra gli scaffali come partner della

grande distribuzione. Nell'occasione abbiamo

presentato tre prodotti a marchio Fileni BIO, nella

convinzione che il cibo del futuro sarà quello che

saprà recuperare qualità, gusto e valori e soprattutto

saprà venire incontro alle richieste di consumatori

sempre più consapevoli. Abbiamo partecipato alla due

settimane espositive con i nostri prodotti… una

bellissima esperienza insomma, sotto tutti i punti di

vista: dal punto di vista professionale ma anche

umano.

EXPO 2015 non è stato solo un evento di natura

commerciale, ma piuttosto una

straordinaria olimpiade universale della

conoscenza che ha coinvolto tutti i partecipanti,

che fossero espositori o visitatori, in veste di

protagonisti del confronto e della consapevolezza

globali sul tema cibo e alimentazione.

un'opportunità unica per raccontare il tema

“Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. È la sfida

del nostro tempo contrastare la fame nel mondo e

salvare, attraverso uno sviluppo sostenibile, le

risorse naturali del pianeta, non crede Roberta?

Certamente. Un tema che nella sua drammaticità

riguarda la vita quotidiana di tutti: comunità, famiglie,

imprese e singoli individui. Occorre insistere su un

percorso educativo che, partendo dalle famiglie, si

sviluppi nell'intera società. Da sempre abbracciamo la

filosofia dello spreco zero… ed è stato proprio in

occasione dell'Expo che abbiamo organizzato, presso

il Coop Forum Center, il talk show "Uniti contro lo

spreco – Pratiche e testimonianze contro lo spreco

alimentare: reti di consumatori, aziende e GDO". Ad

ispirare quell'incontro, un progetto molto bello

promosso dal Comune di Jesi “Il tavolo della

solidarietà” che ha permesso di assistere centinaia di

famiglie: un progetto che si caratterizzava come

iniziativa "a spreco zero e a costo zero", in quanto la

sua realizzazione si fondava sulla donazione da parte

delle aziende produttrici, tra le quali Fileni, e

sull'attività di esclusivo volontariato degli operatori

delle Associazioni coinvolte. L'Expo è stata

un'occasione storica per dare visibilità alla tradizione,

alla creatività e all'innovazione, alla luce dei nuovi

scenari globali al centro dei quali c'è il tema del diritto

a una alimentazione sana, sicura e sufficiente per

tutto il Pianeta e alla conseguente conoscenza dei

doveri, delle responsabilità e dei diritti individuali e

collettivi. Su questi temi non c'è dubbio che sempre di

più s'impongono delle riflessioni importanti, quali come

sfamare la popolazione mondiale e, soprattutto, come

farlo senza esaurire le risorse del Pianeta e

danneggiare l'ambiente.

Cito testualmente “Oltre ad essere un produttore

di carni bianche, Fileni oggi è anche un produttore

di sostenibilità ambientale”…

Negli anni sono stati attivati numerosi progetti legati

all'utilizzo di energie alternative, alla cogenerazione e

alla valorizzazione delle biomasse per rendere

l'azienda sempre più efficiente dal punto vista dello

sfruttamento delle risorse, ma anche per ridurre il

volume delle emissioni inquinanti dei trasporti su

gomma collocando gli allevamenti vicini agli

stabilimenti di lavorazione e produzione di carne.

Complessivamente gli interventi per la sostenibilità

ambientale già realizzati e quelli in fase di ultimazione

comportano un risparmio annuo di oltre 4.000

tonnellate di CO2 emessa in atmosfera. Nell'agosto di

quest'anno abbiamo anche ricevuto un importante

sostegno finanziario dal Gruppo BNP Paribas, in

partnership con SACE, per realizzare importanti

investimenti produttivi che andranno a rafforzare

ulteriormente la sostenibilità delle nostre attività e la

competitività in Italia e nel mondo. Nello specifico gli

interventi saranno finalizzati a ridurre le emissioni di

gas climalteranti (CO2) nei processi di produzione e


per sostenere l'estensione all'intera gamma del

nuovo packaging sostenibile, realizzato in

bioplastiche totalmente biodegradabili e

compostabili.

Un'anima sempre più green?

Quello di Fileni è un viaggio all'insegna della

responsabilità e del rispetto per l'ambiente. La

sostenibilità ambientale di tutta la filiera rappresenta

da sempre un focus di grande importanza. Chi,

come noi, opera con passione nell'alimentare

biologico non smette mai di studiare progetti che

consentano di migliorare e progredire, ma allo stesso

tempo avverte in modo speciale la consapevolezza

che ogni nuovo obiettivo, per quanto desiderabile,

vada soppesato in chiave di sostenibilità economica,

in primo luogo per rispetto verso quanti fanno

affidamento sull'azienda.

Fileni ha colto l'opportunità dell'Expo anche per

la presentazione a Milano del bilancio sociale

2014 in cui, ancora una volta in controtendenza

rispetto a tanti settori nazionali, l'azienda

riconfermava, così come lo riconferma oggi, il

suo ruolo di risorsa e certezza, economica ed

occupazionale, nei confronti del territorio

marchigiano in cui opera. Un trend positivo ed in

costante crescita negli anni che denota uno stato

di buona salute del brand nonostante i

prolungati periodi di crisi per il nostro Paese e

l'avvento della pandemia che ha sconvolto le

dinamiche produttive, occupazionali,

economiche della quasi totalità delle aziende…

Il bilancio sociale racconta da sempre lo stretto

rapporto tra la nostra azienda e la nostra terra e mi

conforta constatare come ogni anno si continui a

crescere insieme, nonostante vi siano anche stati,

negli anni, ostacoli non facili da superare. Primo tra

tutti, il Covid19 che ha drammaticamente configurato

uno scenario al quale nessuno era preparato. Noi

non ci siamo mai arresi, in questa direzione vanno i

rilevanti investimenti per innovare e migliorare

costantemente la nostra filiera e renderla più

sostenibile, per offrire prodotti di qualità sempre più

alta ai nostri clienti e continuare a stare nel nostro

territorio in maniera rispettosa dell'ambiente e delle

persone: valori che non verranno mai messi in

secondo piano.

Avete fatto un film su Cingoli, la città dove si

sviluppa Fileni, con i ragazzi dell'alberghiero ove

raccontate le storie dei ragazzi, una sorta di

master chef…

Quello che ci sta a cuore da sempre è la

valorizzazione delle eccellenze marchigiane e la

vicinanza al territorio. Da questi presupposti è nato il

progetto dedicato all'Istituto Varnelli: un vero e

proprio film (un mediometraggio di circa 15') girato

con la partecipazione attiva degli studenti del Varnelli

Trasparenza

e qualità sono

due valori chiave che

da sempre ci

contraddistinguono

perché desideriamo

che i consumatori

abbiano fiducia in noi

e nei prodotti che

acquistano.

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La Regione ha riconosciuto a Fileni il ruolo di prima azienda agroalimentare delle Marche, evidenziandone al

contempo il grande impegno nel promuovere il valore condiviso della sostenibilità della produzione.


e volto a mostrare al pubblico come il processo

formativo non possa prescindere dall'inserimento

nel mondo del lavoro e, allo stesso tempo, come sia

auspicabile che le aziende diano spazio alla

formazione dei giovani talenti. Le riprese del video,

realizzate a settembre, hanno trasformato Cingoli in

un set cinematografico. Per giorni, davanti alle

macchine da presa, alcuni studenti dell'ultimo anno

hanno raccolto la “sfida” di creare un piatto a base

di pollo che raccontasse le loro origini, la loro storia

e il loro estro culinario. L'ingrediente, comune a tutte

LA FONDAZIONE

le cucine del mondo, permette così di raccontare

anche una cultura enogastronomica marchigiana

che, fondata su solide basi, si apre a

contaminazioni positive. Come in una sorta di

“Masterchef” ma senza competizione ed

eliminazioni. Solo tanti buoni consigli pratici e una

bellissima esperienza.

Immagini Fileni tra dieci anni. Se io e lei fossimo

nel 2030, di quali evoluzioni mi parlerebbe

Roberta?

Parleremmo di come la tecnologia ha facilitato il

veicolare delle informazioni e gli acquisti anche in

relazione ai cibi freschi e delicati, come la carne: il

Coronavirus ha dato un'accelerata significativa a

questo processo e le modalità di acquisto in futuro

saranno completamente diverse. Non dovremo più

spostarci da casa e questo consentirà di ridare

valore alla nostra quotidianità, al nostro tempo

libero, grazie al potenziamento dell'e-commerce che

ci consente di acquistare senza sottoporci allo

stress delle code alle casse, del traffico, dei

parcheggi, e quant'altro concorra, soprattutto in una

grande città o in una metropoli, a sottrarci tempo a

beneficio di una scelta più accurata del prodotto. Se

fossimo nel 2030 le racconterei anche di come

siamo riusciti a rendere il packaging compostabile:

noi veniamo da un mercato in cui i packaging erano

di polistirolo, materiale non riciclabile; siamo ora

passati ad una nuova vaschetta simile alla plastica

(riciclabile) ma che va gettata nell'umido. Acquistare

una vaschetta che può essere gettata nell'umido,

secondo me, non solo è una grande libertà, ma un

gesto di grandissima responsabilità.

FILENI

La Fondazione, nata 2016 per iniziativa della famiglia

Fileni in memoria del terzogenito Marco, si pone

l'obiettivo di promuovere iniziative di supporto allo

studio e attività di valorizzazione del territorio,

impiegando le proprie risorse per offrire un sostegno

concreto alla formazione di giovani di talento, con

grandi potenzialità e progetti per il futuro.

La quarta edizione del progetto “ Crediamo nei giovani”, si inserisce in un momento storico cruciale per la scuola

italiana, in cui c'è bisogno di stimoli concreti per far ripartire il mondo dell'istruzione. L'emergenza sanitaria ha

reso evidente non solo un ripensamento dell'intero sistema scolastico, ma come occorra investire con decisione

nell'innovazione. L'attività della Fondazione Fileni mira a instillare nei giovani il desiderio di approfondire,

conoscere e sperimentare. La cerimonia di consegna delle borse di studio si è svolta alla presenza del sindaco

di Ancona Valeria Mancinelli, della famiglia Fileni, amministratrice della Fondazione e del Rettore

dell' Università Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori, che ha parlato delle prospettive dei giovani in

ambito accademico e professionale in un momento storico senza precedenti. Gregori, membro del Comitato

Scientifico della Fondazione fin dalla sua nascita, ha fatto della vicinanza ai giovani e della sinergia tra

accademia e imprese un vero e proprio pilastro della sua attività professionale. Tra le attività della Fondazione,

oltre alle tradizionali borse di studio, una community all'interno della quale i ragazzi vengono coinvolti

attivamente in iniziative speciali. Una iniziativa voluta fortemente dalla famiglia Fileni, e gestita da Lucia

Corridoni, già vincitrice di tre borse di studio e ora parte attiva di questo progetto in continua evoluzione. Un

esempio tangibile delle attività della community è il progetto “ Il Mondo che Vorrei”, una iniziativa nata lo scorso

anno per incoraggiare i giovani a descrivere il loro mondo ideale dalla quale è nata una pubblicazione

(scaricabile dal sito Fileni) che racchiude visioni e suggestioni per il mondo di domani, come lo immaginano i

giovani di oggi.


FACCIAMO CHIAREZZA

L'informazione “allevato senza uso di antibiotici” può essere riportata in etichetta solo se gli allevamenti

aderiscono ad un “disciplinare di etichettatura”, approvato dal Ministero dell'Agricoltura e che prevede un

organismo terzo di controllo a garanzia del mancato impego di antibiotici fin dalla fase di incubazione delle

uova da cui schiuderanno i pulcini. Nelle etichette dei prodotti l'indicazione “allevato senza uso di antibiotici” è

riportata come volontaria, ma l'utilizzo di informazioni volontarie per le carni di pollame obbliga all'adozione di

un disciplinare autorizzato, a rispettarne i requisiti, a sottoporsi ad un piano di autocontrollo verificato

dall'Organizzazione responsabile del disciplinare e ad un piano di controllo applicato dall'Organismo di

controllo. Su tutto vigila il Ministero dell'Agricoltura e, quindi, l'Ispettorato Centrale per la tutela della Qualità e

la Repressioni Frodi dei prodotti alimentari (ICQRF). La filiera avicola italiana è seriamente impegnata in un

costante sforzo di miglioramento. Un circolo virtuoso che va incentivato, e che può essere uno stimolo anche

per gli altri allevatori.

SOLO SE È SOSTENIBILE AL 100%, LO

SVILUPPO PUÒ DIRSI DAVVERO TALE.

10 BUONI MOTIVI PER SCEGLIERE FILENI

1. L'allevamento biologico mette al primo posto il rispetto del benessere animale. I nostri polli vengono allevati

a terra e all'aperto per almeno 81 giorni (100/140 nel caso dei tacchini) e sono liberi di razzolare su ampi

terreni biologici. Questo fa sì che si mantengano sani e attivi per tutto il ciclo della loro vita.

2. Il numero degli animali è rigidamente controllato: non più di 5 capi per metro quadrato di superficie

all'interno delle strutture e4metriquadrati di spazio a disposizione di ogni animale nei parchetti esterni.

3. Grazie a impianti all'avanguardia, pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e sistemi filtranti

per l'abbattimento di polvere e odori, siamo in grado di garantire che le strutture di allevamento siano

rispettose dell'ambiente e del paesaggio.

4. I nostri allevamenti biologici sono circondati di piante e alberi che da un lato hanno il compito di ombreggiare

i parchetti e garantire agli animali un ambiente confortevole e dall'altro nascondono le strutture

minimizzandone l'impatto visivo. Negli ultimi 5 anni abbiamo messo a dimore oltre 3.500 ulivi e piantato oltre

5000 metri di siepi di alloro.

5. Gli impianti di macellazione e successive lavorazioni rappresentano le aree dove gli animali si trasformano

in alimenti. Nei modernissimi stabilimenti di Cingoli, Castelplanio e Oppeano, Fileni lavora una vasta gamma di

prodotti biologici che vanno dal semplice pollo busto destinato alle macellerie, fino alle sfiziose specialità di

bovino e suino, in grado di soddisfare anche i palati più esigenti.

6. Gli impianti di produzione vengono ispezionati giornalmente secondo un piano di controllo per il rispetto

degli standard microbiologici previsti. Le attrezzature eimacchinari vengono lavati e disinfettati giornalmente e

controllati frequentemente per garantirne la massima efficienza. Tutte le produzioni sono suddivise in lotti

tenendo separati gli allevamenti e le diverse giornate di lavorazione per garantire la tracciabilità.

7.Per Fileni il rispetto delle tradizioni è un valore imprescindibile. È per questo che lavoriamo ogni giorno per

coniugare le tecnologie più avanzate con un processo produttivo votato anzitutto all'artigianalità.

8. Per tutelare la sicurezza dei consumatori, Fileni garantisce la rintracciabilità lungo tutta la filiera di ogni

singolo prodotto. Dalla produzione dei mangimi fino al confezionamento dei prodotti, passando per l'utilizzo

delle più innovative tecniche di allevamento, Fileni supervisiona ogni fase della produzione e garantisce

costantemente la rintracciabilità di filiera. Tutte le materie prime sono sottoposte ai più severi controlli: i

laboratori chimici e microbiologici lavorano fianco a fianco per garantire al consumatore tutte le garanzie che

merita.

9. La certificazione degli alimenti è una garanzia in più che abbiamo scelto di offrire ai nostri clienti. Nel 1998

siamo stati la prima azienda in Italia a ottenere la certificazione di sistema secondo la norma UNI EN ISO

9002:1994. Da allora abbiamo ottenuto, a testimonianza del nostro continuo impegno alla ricerca della qualità,

molti altri riconoscimenti, compresa la prestigiosa certificazione europea IFS. E' proprio grazie alla

certificazione degli alimenti e dei processi che possiamo garantire gli altissimi standard qualitativi ai quali i

consumatori sono abituati.

10. Da quando è stata fondata Fileni, siamo dalla parte dell'ambiente. E lo siamo con scelte consapevoli come

quella di utilizzare fonti rinnovabili ed energie alternative (in primis fotovoltaico e cogenerazione) e con la

Certificazione GO (Garanzia di Origine) che dimostra che tutta l'energia elettrica che usiamo e acquistiamo

proviene da fonti rinnovabili.

www.dimagazine.it


Comprare meno,

ma meglio.

È BUONA, È NATURALE, È ITALIANA

E' la prima linea di carni interamente biologiche

Il Gruppo Fileni – terzo produttore avicunicolo nazionale e primo nel comparto delle

carni bianche biologiche –èsulmercatodal1966 e ha sede a Cingoli (provincia di

Macerata). Con i marchi Fileni, Fileni Bio, Sempre Domenica e Club dei Galli,

presenti in maniera capillare nei canali GDO, Normal Trade e Ho.re.ca, è una delle

principali aziende italiane del settore. Fileni può contare oggi su un fatturato di circa

452 milioni di euro, 1.800 dipendenti e 280 allevamenti, concentrati principalmente

nelle Marche. L'azienda fa dell'innovazione e della qualità, del benessere animale e

della sostenibilità ambientale, i suoi tratti distintivi: dal 1989 Fileni realizza piatti

pronti in uno stabilimento appositamente dedicato; nel 2001 ha avviato la

produzione biologica; nel 2008 ha messo a punto l'innovativo sistema di cottura

senza friggitrice. Dal 2013 Fileni è Partner Strategico dell' Università di Scienze

Gastronomiche di Pollenzo.

Fileni Alimentare SPA

Località Cerrete Collicelli, 8 - 62011 Cingoli (MC)

Tel. 0733 606211

www.fileni.it


GIANNA PACIELLO

Vice Presidente

“ Feedback360° ”

Il nostro team valorizzerà l'identità di ogni singolo

cliente, perchè ogni cliente per noi è unico.

www.dimagazine.it


NON C'È MAI UNA

SECONDA OCCASIONE

PER DARE

UNA BUONA PRIMA

IMPRESSIONE

Nata a Milano nel 1995 è oggi tra le prime 10 agenzie di

comunicazione indipendenti in Italia. La credibilità e la reputazione

acquisite “sul campo” hanno fatto sì che, nel 2008, Ogilvy Public

Relations Worldwide, uno dei più importanti network internazionali

nel campo della comunicazione, scegliesse Aida Partners come

agenzia affiliata: una collaborazione durata dieci anni grazie alla quale

l'agenzia milanese si è accreditata anche a livello internazionale.

Attualmente la struttura dispone al suo interno di competenze e

specializzazioni che le consentono di proporsi sul mercato con

un'offerta consulenziale e di servizi che spazia dal supporto di

marketing alle relazioni istituzionali, dalla comunicazione corporate alla

misurazione e costruzione della reputazione, passando per le nuove

forme di marketing e comunicazione digitale. Un partner di valore nel

raggiungimento degli obiettivi aziendali attraverso una consulenza

dedicata e costante e una comunicazione strategica in grado di influire

positivamente sulla reputazione dell'azienda. “La nostra missione

consiste nell'essere per i nostri clienti dei partner di valore nel

raggiungimento dei loro obiettivi aziendali, attraverso una consulenza

dedicata e costante e una comunicazione strategica in grado di influire

positivamente sulla reputazione dell'azienda. Ogni cliente è un mondo

di valori e obiettivi con i quali entriamo in sintonia: lavoriamo per fare

in modo che ciascuno di essi consegua benefici tangibili, misurabili e

di lungo periodo in termini di diffusione ottimale delle informazioni, di

riconoscibilità e di visibilità qualificata per l'azienda, i suoi marchi e i

suoi prodotti presso i media, l'opinione pubblica o pubblici selezionati –

ci dice Gianna Paciello Vice Presidente di Aida Partners - a partire

dal profilo umano e professionale del team che compone l'agenzia, ma

anche come qualità delle relazioni che costruiamo con giornalisti,

influencer e altri interlocutori e, naturalmente, come qualità dei risultati

conseguiti. Qualità che preferiamo sempre e comunque alla mera

quantità. L'etica professionale è nel nostro Dna: la nostra è una

comunicazione responsabile e consapevole che tutela le aziende, i

diversi pubblici, ma anche la reputazione stessa del nostro settore e

del nostro lavoro. Siamo un passo avanti - precisa Gianna - nelle

competenze, nell'aggiornamento professionale, nell'apertura e

disponibilità ad apprendere dalle best practices italiane e

internazionali.

Aida Partners mira ad essere un ascolto attivo al fine di

costruire con professionalità e impegno un percorso che conduca a

ideare, proporre, creare e pianificare obiettivi, strategie e azioni capaci

di accendere un motore produttivo e redditizio che porti al successo.”

Aida Partners srl - via Pomponazzi, 9 - 20141 – Milano - cel. +39 3488282284 - tel. +39.02.89504650 - www.aidapartners.com


IL MAGAZINE

DONNA IMPRESA MAGAZINE: L’ UNICO FEMMINILE AL MONDO DEDICATO ALLA

LEADERSHIP. TUTTI VI PROMETTONO GRANDI NUMERI,

N O I L I A B B I A M O D A V V E R O

Proprietà editoriale e progetto grafico DONNA IMPRESA

Di

special edition 2020

donna impresa

TOP

Women

Donne di successo

Le leaders rispondono

HANNO DETTO

Che cos'è la

leadership femminile?

LUI

A tu per tu con

Salvatore Giordano

BELLAVITA

interview

Roberta Faccani

storiadicopertina

CARADONNA

www.dimagazine.it

Marcella

clima, l’inquinamento ambientale e tecnologico, il

dialogo tra la politica e l’economia per la pienezza

umana. Ampio spazio è dedicato alle nostre

leggendarie tematiche volte alle pari opportunità, ai

segreti dei leader di oggi e di domani, alle strategie

di business. Donna Impresa Magazine vanta oltre 20

prestigiosissimi premi dalle massime istituzioni

internazionali, una rete di partner eccellenti ed un

assoluto primato in termini di pubblico: più di 1

miliardo di ingressi su www.yumpu.com (5 canali) ed

oltre 200.000 contatti sui social distribuiti tra Fb (12

canali), Youtube (7 canali), Worldpress, Linkedin (2

canali per un totale di oltre 50.000 contatti), twitter (2

esseri umani nei prossimi secoli. In questi ultimi anni

si stanno infatti moltiplicando campagne di

femvertising: ovvero la nuova tendenza dei brand a

trattare tematiche femminili. Le aziende stanno

declinando il femminile nelle comunicazioni di

prodotto e nelle campagne di posizionamento: il

marketing ha scoperto il vantaggio di una figura

femminile autentica, contemporanea, eroina dei suoi

tempi; questo crea un senso di intimità con i

consumatori, da cui discendono a cascata maggiore

fiducia, coinvolgimento più profondo, persino

un’esperienza di brand davvero totalizzante.

Secondo il rapporto Trust Barometer 2020, le

2020

Donna Impresa Magazine si occupa di attualità ma

anche di tematiche riguardanti politiche di flessibilità,

rappresentanza femminile, diritti delle donne e pari

opportunità tra generi. Aiuta le donne ad identificare,

valorizzare e comunicare i propri talenti nel mondo del

lavoro: una family-friendly internazionale che abbatte i

confini fisici, culturali, politici e religiosi nel nome

dell’unità e della solidarietà. Donna Impresa magazine

è l'unico femminile al mondo di leadership e dunque

un potentissimo strumento di business oltre che un

autorevole punto di riferimento per le donne che

assumono ruoli di responsabilità nella struttura

economica italiana, europea e mondiale. Promuovere

l’uguaglianza di genere, sviluppare i talenti e

combattere la violenza sulle donne, sono tre pilastri

fondamentali profondamente radicati sia nella nostra

missione che nelle nostre pratiche. Donna Impresa

Magazine è un contenitore globale di energie e

competenze, una lobby del merito, una rete di dialogo

e confronto, un gruppo solidale e unito che condivide

attività e iniziative per costruire un Paese a misura di

donna. Un vero e proprio laboratorio di crescita,

scambio d’idee ed esperienze che aiutano a leggere e

comprendere la realtà eatrovarelesoluzioni per

“cambiare passo” e rendere le donne Protagoniste del

loro tempo. Siamo in prima linea sulle grandi temi del

mondo: la salute e la promozione della vita umana,

l’etica professionale, l’ecologia, i cambiamenti del

canali), Vk (2 canali), Istagram, Tumblr, Pinterest

(oltre 25.000 Fallower), Foursquare etc. La nostra

missione è volta al raggiungimento del pieno

sviluppo del potenziale umano e dello sviluppo

sostenibile che non potrà realizzarsi se ancora metà

della popolazione mondiale è privata di diritti e

opportunità: l’equità è uno strumento e garanzia di

democrazia, benessere, sviluppo e qualità della vita

per tutti i membri della comunità.

SOSTENERE DONNA IMPRESA, QUALI I

VANTAGGI PER LE AZIENDE

La complessa questione dei diritti della donna

influenzerà profondamente la qualità della vita degli

persone si fidano infatti di un’azienda per la sua

etica oltre che per la sua competenza. Driver etici

come integrità, affidabilità e scopo, compongono per

il 76% il loro capitale fiduciario.

LA BATTAGLIA PER LA FIDUCIA SARÀ

COMBATTUTA DALLE IMPRESE NEL

CAMPO DEL COMPORTAMENTO: NON

PIÙ SOLO SU CIÒ CHE FAI MA ANCHE

S U C O M E L O F A I

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L'Italia

non è un

paese

per donne.

L'EMERGENZA COVID-19 LO HA FATTO EMERGERE ELEMENTI DI

DIFFICOLTÀ E DI DISEGUAGLIANZA GIÀ PRESENTI NELLA

SOCIETÀ, MA ORA PIÙ ESASPERATI .

L'isolamento sociale ha chiuso le donne in casa, costringendole a barcamenarsi tra smart

working, istruzione dei figli, cura della famiglia e lavori domestici: il 60% delle donne italiane –

Valeriana Mariani

EDITORE Donna Impresa Magazine

PRESIDENTE Donna Impresa

PRESIDENTE International Women International Association Women

Entrepreneurs and Business Leaders Employment, Social Affaire & Equal Opportunities

PRESIDENTE Aziende Associate Community & Business

DONNE E POTERE

www.dimagazine.it17

PECIALE


dice un'indagine Ipsos commissionata da

WeWorld – ha fatto tutto da sola, senza aiuti.

Una percentuale che si impenna fino al 93% al

sud e nelle isole. E poi c'erano quelle – tante, più

degli uomini – che hanno continuato a lavorare

offline, in prima linea, nei settori essenziali tutti a

prevalenza femminile come sanità e servizi

sociali, ma anche commesse di supermercati e

attività di pulizia (donne che poi una volta a casa,

ovviamente, non erano esentate dal curarsi del

mènage domestico). Così è successo che nella

fascia d'età 20-50 le diagnosi di Covid tra le

donne sono state di 10 punti superiori rispetto

agli uomini, perché proprio in questa fascia d'età

le donne sono state più esposte al rischio. Ma

d'altro canto le donne sono anche le più presenti

nei settori cosiddetti non essenziali che durante il

Coronavirus hanno subito la chiusura totale:

ovvero turismo e ristorazione dove è femminile

l'84% della forza lavoro. Ciò significa – e

significherà – posto di lavoro a rischio,

diminuzione drastica del reddito personale e per

molte la perdita dell'indipendenza economica.

Una catastrofe non solo individuale ma anche

collettiva perché l'indipendenza economica delle

donne è la più importante garanzia di libertà e di

sviluppo sociale. Se pensiamo che il 60% dei

laureati nel nostro paese sono donne, ci

rendiamo conto come il nostro paese disperda,

di generazione in generazione, un patrimonio

umano di grandissimo valore. La situazione pre-

Covid del mercato del lavoro femminile era già

drammatica: in Italia lavora meno di una donna

su due (49%). Peggio di noi, in Europa, solo il

Montenegro, la Turchia, Macedonia e la Grecia.

Con l'effetto lockdown moltissimi posti di lavoro

persi. In Italia ci sono 484 mila persone in meno

che cercano lavoro (-23,9%) rispetto a marzo in

maggioranza donne: -30,6%, pari a -305 mila

unità rispetto agli uomini (-17,4%, pari a -179

mila) per lo più occupate in settori meno

remunerati: turismo, comunicazione,

commercio, lavoro di cura sanitario. La carenza

di donne nei settori scientifici e tecnologici, che

saranno tra i lavori più richiesti del futuro e tra i

meglio pagati, è un gap da colmare ed

un'opportunità da cogliere vista l'importanza

dell'economia digitale. E per quanto riguarda il

ruolo da dirigente? Idem. Le donne ai livelli più

alti della carriera sono anch'esse pochissime, si

calcola non più del 30%. Questo significa bassi

livelli dirigenziali e bassi livelli di stipendio. In uno

studio condotto da Tiziana Ferrario e Paola

Profeta per l'Istituto Toniolo intitolata: "Covid:

un paese in bilico tra rischi e opportunità",si

sottolinea come nelle famiglie italiane "le donne

ancora oggi si fanno carico della maggior parte

del lavoro domestico e di cura"; per il 74% di loro

non c'è nessuna condivisione di responsabilità

È tempo di

DIARCHIA

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Le donne

pagano il

prezzo più

alto del

declino

economico,

sociale e

culturale.

familiari con il partner. Il lockdown ha

aggravato il peso della casa e della

famiglia sulle donne ma questa può

essere vista anche come

un'opportunità per ridefinire gli

equilibri. Ovvio che si rendano pertanto

necessarie delle misure rivoluzionarie,

la cui necessità è sempre più

improrogabile. Ripensiamo allora ad

orari e modelli dominanti nel mondo

del lavoro approfittando della necessità

di rivedere la vecchia organizzazione e

mettendone in campo una nuova e più

funzionale, non solo circa la

produttività delle imprese ma anche

per le famiglie. Diventa quanto mai

urgente il riammodernamento delle

politiche pubbliche e sociali che

offrano servizi necessari affinchè le

donne possano contribuire al

benessere della famiglia senza

rinunciare alle aspirazioni

professionali: più asili nido a prezzo

sostenibile, più servizi per l'infanzia,

congedi obbligatori e prolungati per i

padri che contribuiscano a redistribuire

gli oneri eariequilibrare i costi del

lavoro tra i generi. Occorre insomma

un cambio di mentalità. Purtroppo

invece, gli effetti della crisi hanno

provocato un arretramento

dell'indipendenza economica delle

donne e un'accentuazione del divario

domestico: del resto, se mancano i

servizi, se manca la scuola, se manca

il welfare, chi starà a casa a curarsi

della prole o dei genitori anziani se è la

donna quella con uno stipendio più

basso o con un posto di lavoro

precario? L' Onu ha da poco pubblicato

un report intitolato “L'impatto del

Covid 19 sulle donne”, dal quale

emerge che in tutto il mondo le donne

hanno forme contrattuali più precarie e

che dunque saranno le prime ad

essere spazzate via dalla recessione.

Secondo una ricerca McKinsey

sarebbe comunque a rischio, nella

fase post-Covid, il 26% dei dipendenti.

A uscire peggio da questo buio periodo

saranno le persone senza laurea, i

dipendenti ed i professionisti precari

con meno tutele e bassi guadagni. E a

livello globale? In effetti il divario di

genere non è solo un problema

italiano: nelle retribuzioni si attesta al

16%, in molti contesti arriva al 35% e

oltre. Sia la precarietà, che il divario

salariale, quanto il basso tasso di

occupazione sono il risultato di quella

che viene definita (nello studio di

Ferrario e Soprano), la discriminazione

statistica: proprio a causa dello

sbilanciamento del lavoro di cura le

imprese privilegiano gli uomini circa

l'assunzione. Il punto è: chi affiderebbe

mai un ruolo importante, in azienda, a

una donna che si deve far carico dei

problemi familiari, che arriva al lavoro

stremata dalla fatica, che occhi

all'orologio deve scappare nonostante

anche gli impegni di lavoro le

suggeriscano il contrario, perché c'è

da riprendere il bambino a scuola?

Non è un caso che in Italia il gap tra

uomini e donne in possesso di un

conto corrente sia del 4,5% a favore

degli uomini. In quasi tutti i paesi

europei il gap è pressoché inesistente,

o addirittura a favore delle donne.

Questo sottolinea che l'intera

popolazione italiana ha scarse

conoscenze finanziarie; ma anche qui

il divario di genere è molto

significativo: il 53,9% degli uomini

contro il 63,4% delle donne non

partecipa mai a una discussione

economica. Sarebbe utile, se non

indispensabile, chiedersi allora: a chi

giova questa drammatica disparità di

genere? Agli uomini, verrebbe da

rispondere, eppure non è così. Senza

le donne a perderci è l'intera società.

Di più: per risollevare il Paese e

riprendere un percorso di crescita le

donne sono una risorsa chiave su cui

puntare. "Secondo le stime del fondo

monetario internazionale – si legge

nello studio – l'aumento

dell'occupazione femminile fino a

raggiungere quella maschile

comporterebbe per l'Italia un aumento

del Pil dell'11%. Infatti, il lavoro delle

donne è motore di crescita economica:

le donne sono competenti, istruite, e

hanno talenti pari a quelli degli uomini.

non solo: il lavoro delle donne

potrebbe innescare un circolo virtuoso

di crescita: aumenterebbe la domanda

di servizi, aumenterebbe i consumi, già

largamente guidati dalle donne."

INVESTIRE SUL LAVORO

FEMMINILE CONVIENE

ALL'ECONOMIA

SOPRATTUTTO PER UN

PAESE COME IL NOSTRO

CHE CRESCE POCO.


in primo

PIANO

Il potere delle donne ha molti volti e modi di esprimersi, noi ve ne

presentiamo alcuni. E' con noi: Mariarita Costanza

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Murgia Valley

il primo

Innovation Lab

PER STARTUP, MICROIMPRESE PMI,

UNIVERSITÀ

E CENTRI DI RICERCA

Come nelle migliori leggende della Silicon Valley e

in tutte le imprese innovative che si rispettino, anche

la nostra storia viene da lontano e nasce da una

visione lungimirante del futuro. Anche noi siamo

partiti da zero, e il nostro incubatore non è stato un

garage metropolitano, ma uno stanzino di pochi

metri quadrati in un ex convento di suore, nel centro

storico di Gravina in Puglia, città dove risiedo

insieme a mio marito Nicola Lavenuta e alla mia

famiglia, e in cui oggi sorge l'azienda informatica

che abbiamo fondato 20 anni fa, leader in Italia nel

settore IT e automotive, in quel territorio noto oggi

col nome di “Murgia Valley” . Per chi non

conoscesse bene la Puglia, la Murgia è una zona

interna a cavallo tra Puglia e Basilicata. Negli ultimi

30 anni il territorio murgiano, prettamente agricolo e

cuore pulsante del cosiddetto "distretto del mobile

imbottito", è cambiato radicalmente. A causa della

globalizzazione dei mercati, numerose aziende

manifatturiere hanno delocalizzato la produzione

all'estero, desertificando la zona industriale dei

comuni della Murgia barese, quello che era un polo

artigianale di eccellenza, e aprendo di fatto una crisi

economica generale. In fondo a questo tunnel

c'erano solo due possibilità: la fuga di massa,

soprattutto dei più giovani, o la riconversione

industriale, trasformando gli svantaggi in opportunità

e investendo massicciamente sul nuovo sapere e

sul "capitale umano", sul desiderio di riscatto che

solo chi nasce e vive nelle periferie del pianeta può

comprendere. Questo ci ha riportati all'ANNO ZERO

e ha comportato una "dematerializzazione"

dell'economia tradizionale, e l'apertura a nuovi

settori come la creazione di servizi innovativi per

l'automotive e più in generale il settore del digitale.Il

cambiamento tanto atteso deriva da lunghi anni di

formazione, di networking con ricercatori delle

Università di Bari, startup e imprese che hanno

individuato nel nostro territorio un hub "vergine" da

dove iniziare a formare nuove figure professionali. E

quando sei all'anno zero, per quanto sia percepibile

un'apparente ostilità intorno la ricostruzione è più

semplice, le menti non sono "otturate" da pregiudizi,

paure e preconcetti, ma si lavora in un clima di

fiducia, ci si dà speranza a vicenda. Pensate alla

Germania del miracolo economico: due volte

crollata, due volte rialzata. La differenza l'hanno fatta

le persone, e le politiche inclusive che hanno visto

nel diverso una ricchezza, non un limite.

Così in questo humus rigenerato, il cambiamento

trova terreno fertile perchè accolto da spiriti liberi e

temprati al nuovo, sufficientemente assetati e, come

direbbe Steve Jobs, un pò folli. Noi lo siamo stati

tanto, forse troppo! Nasce così il sogno Murgia

Valley, sogno che oggi sta diventando realtà:

imprese, uomini, pronti a mettersi in gioco e a

sfidare la natura agricola e piuttosto “chiusa” del

territorio, con l'obiettivo di creare un polo tecnologico

che un giorno sarà meta di tour da parte di studenti,

giovani imprenditori, grandi aziende, investitori di

tutto il mondo, come esempio di volontà di rinascita

imprenditoriale e sviluppo economico del territorio.

Progresso, dunque, inteso come evoluzione di un

territorio che riconosce e valorizza le proprie origini.

Perchénonèilterritorioafarel'uomo,maèl'uomo

che decide le sorti di un territorio. Dopo 20 anni la

nostra scommessa è stata vinta e sono state

finalmente gettate le basi per compiere il

clamoroso “sorpasso”, passando

dal mobile (nel senso italiano

del termine) al mobile (inteso

come tecnologia nel

senso inglese del

termine).

MARIARITA:

COSTANZA

IMPRENDITRICE E COFONDATRICE DI MURGIA VALLEY

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Murgia Valley:

una donna

vince la

sfida

tecnologica

della Puglia

Mariarita Costanza ha deciso di restare a

Gravina, dove ha fondato con il marito/socio

Macnil: una società di gestione dei mezzi

aziendali con trenta ricercatori. Gli inizi, la

passione per Chopin, il "rifiuto della logica del

'me ne vado'". Poi l'incontro con Zucchetti e la

C R E S C I T A


Il territorio dunque è riuscito ad attivare

un processo innovativo, in realtà gli

uomini del territorio son riusciti con la

loro tenacia, la loro perseveranza e la

loro lungimiranza, ad innescare una

forma di progresso. Quello che

definiamo comunemente “progresso”

di un territorio, può essere variamente

calcolato da numerosi indicatori

economici. Ma non bastano i

numeri….., la chiave di volta del

progresso in atto in Murgia Valley è la

qualità della vita. Noi ci definiamo per

antonomasia BILOSOFI, ovvero

sostenitori del cosiddetto BIL, il

"Benessere Interno Lordo", l'unica

unità di misura in grado di collegare

risultati produttivi e benessere degli

uomini. E per BENESSERE, scorrendo

tra i desk dei nostri collaboratori e tra

le aziende della Murgia Valley,

intendiamo la flessibilità oraria,

l'attenzione alla cura della famiglia e

della persona, la valorizzazione dello

sport e del tempo libero, la

valorizzazione dei valori antichi e delle

tradizioni del territorio in cui viviamo,

per non dimenticare le radici e

progettare il nostro futuro partendo da

quelle....In quanto artefice del

progresso, è giusto che l'uomo venga

ricompensato, che viva i vantaggi del

progresso. Sicuramente uno dei

vantaggi più sensibili è proprio una

migliore qualità della vita, intendo vita

lavorativa e vita personale. Riuscire a

comprendere ciò mi rendo conto

presuppone due atteggiamenti: una

predisposizione al progresso, non

tanto materiale, quanto morale e civile,

di chi gestisce il progresso ed è nelle

condizioni di far vivere i risultati

concreti del progresso (le aziende), ma

non solo, richiede una maturità da

parte di chi è messo nella condizione

di vivere quotidianamente i vantaggi

del progresso (gli uomini). Quando ci

sarà equilibrio tra i due, allora la

società sentirà i benefici del progresso.

Un progresso che può convivere

perfettamente con le radici e la tradizione. E il nostro

rapporto con il territorio ne è la dimostrazione. Per

questo Murgia Valley sta diventando un vero caso di

studio. Non bisogna chiamarsi Steve Jobs per

realizzare grandi sogni, ma credere nella forza dei

propri sogni e nelle proprie capacità. E poi,

fondamentale, fare squadra: non aver paura di

Nulla è

impossibile,

a meno che tu pensi

che lo sia.

Nella foto: Mariarita Costanza ed il marito Nicola Lavenuta al taglio del nastro della sede Macnil

viaggiare (maciniamo migliaia di km al mese),

conoscere esperienze diverse e contaminarsi. Su

questo punto al Mezzogiorno siamo un po' carenti e

molti imprenditori peccano di presunta

autosufficienza e non intendono fare rete. Sono

gelosi delle proprie idee e diffidenti. Il primo nemico

da combattere siamo noi stessi.

E' proprio questa la mission della nostra nuova

sfida. Creare in Murgia Valley il primo Innovation

Lab che ospiti Startup, Microimprese e PMI,

insieme a Università e Centri di ricerca, con

l'obiettivo di contaminarsi e mettere a fattor comune

le proprie esperienze e le proprie relazioni e far

crescere tutti insieme questo territorio che sta

in primo

PIANO

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dimostrando di avere tutti gli ingredienti e soprattutto

gli uomini per competere e allo stesso collaborare

con le altre Valley del mondo.


MAC&NIL srl

Sede Legale ed Operativa:

Via L. Pasteur, 26 - 70024 Gravina in Puglia (Ba)

Unità Locale:

Via Calcinate, 12 - 21026 Gavirate (Va)

T: +39 080.246.42.45 +39 0332.75.60.11

F: +39 080.214.56.83

www.macnil.it

www.dimagazine.it


“Ci ispiriamo ai quartier

generali dei giganti dell'hi-tech

della Silicon Valley, ma vantiamo

le nostre radici murgiane.„

MACNIL

GRUPPO

ZUCCHETTI

è un'azienda di informatica,

elettronica e telecomunicazioni,

specializzata nello sviluppo di

Progetti M2M e IoT (Internet of

Things). Progetta sistemi integrati

per le Smart City e sistemi di

telecontrollo nei settori

Automotive, Telematics e

Telemedicina. Sviluppa

piattaforme di Digital Mobile

Marketing per creare, pubblicare e

misurare landing page per

smartphone e social network. Tutte

le piattaforme sono in cloud e sono

fruibili in modalità SaaS (Software

as a Service) con accesso da

remoto attraverso browser e Apps.

Nel 2014 Macnil è entrata a far

parte del Gruppo Zucchetti per

incrementare ulteriormente la

propria offerta di prodotti e servizi e

per crescere ancora di più nei suoi

mercati di riferimento nazionali e

internazionali. Nel 2016, attraverso

l'acquisizione da parte del Gruppo

Zucchetti di Getronic, leader nel

settore automotive e partner delle

più importanti case

automobilistiche mondiali,

proprietario dei marchi GT Auto

Alarm, GT Sat System,

GT Moto

Alarm e GT Casa Alarm,

Macnil

Zucchetti punta a diventare il

leader per la sicurezza in Italia e in

E U R O P A


in primo

PIANO

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QUANTO AL MIO ARRIVO IN ITALIA, MI PIACE

USARE LA METAFORA DELLE “SLIDING DOORS”.

COME NEL FILM DEL 1998 DIRETTO DA PETER

HOWITT, L'ATTRICE PROTAGONISTA PRENDE LA

METROPOLITANA E LA SUA VITA SI SVILUPPA IN

UN CERTO MODO, MA POI C'È LA VERSIONE

NELLA QUALE LE PORTE DELLA STESSA METRO

SI CHIUDONO DAVANTI A LEI, PERDENDO QUEL

TRENO. NE SEGUIRÀ COSÌ, TUTTO UN ALTRO

DESTINO. ECCO! CREDO CHE TUTTI NOI

ABBIAMO IL NOSTRO MOMENTO DI “SLIDING

DOORS DECISIONALE” NELLA VITA, QUELLA

DECISIONE CHE DETERMINERÀ LA TUA VITA

FUTURA! HO DOVUTO SCEGLIERE SE SALIRE O

MENO SUL QUELL'AEREO CHE NEL FEBBRAIO

DEL 1993 MI HA PORTATO A BOLOGNA E CHE HA

CAMBIATO COMPLETAMENTE IL MIO DESTINO.

Avevo una vita programmata in Brasile. Studiavo in

una Accademia militare, giocavo a pallavolo in serie

A e avevo appena dato l'esame per l'ingresso a

Medicina. Sognavo di fare il Chirurgo cardiovascolare

in Marina. Poi ad un tratto tutto è cambiato! Si

verificarono una serie di avvenimenti che in poche

settimane mi hanno portata ad accettare l'invito per

venire in Italia, dove viveva mia mamma, per giocare

a pallavolo. Non sto a raccontarvi la telenovela

brasiliana che è stata la mia vita fino a quell'età,

avevo 17 anni, ma il fatto è che io fino a quel

momento non ero mai stata con mia madre,

Le mie

“ Sliding Doors”

!

praticamente non la conoscevo, mi avevano portato

via da lei troppo piccola. La vita, i problemi familiari in

Brasile e la pallavolo che mi offriva un sogno in Italia,

mi ha portato davanti alle mie “sliding doors”! Ormai

sono passati 27 anni, quindi posso dire che sono più

italiana che brasiliana. Di anni vissuti sì! Sono nata a

Rio de Janeiro, la tipica “ragazza di Ipanema”! Porto

con me tutti i tratti caratteriali brasiliani: la solarità,

l'allegria, l'energia, l'amore per la vita, la resilienza, la

malinconia e la “saudade”, che insieme ai tratti italiani


acquisiti, la tenacia, la serietà, il rispetto,

il coraggio e la professionalità, fanno di

me quella che sono oggi! A dire la verità,

sono molto fiera di ciò che sono! Mi

presento. Sono Karine de Souza, o

almeno in Italia, perchè in Brasile ho

ben quattro cognomi. Mi sembra

sempre di vivere due realtà diverse!

In primis sono una mamma di 2

bellissimi adolescenti: Ernesto di 15

anni e Noemi di quasi 18. Fiera di averli

fatti presto e aver lottato tanto per loro.

Un matrimonio difficile, una separazione

che dopo 14 anni è ancora abbastanza

presente! Loro mi hanno dato la forza

per diventare ciò che sono. Mi piace

sempre dire che sono i miei maestri di

vita! Sono sempre stata una mamma

single e ho fatto l'imprenditrice in giro

per il mondo a settimane alterne perchè

dovevo tornare di corsa a fare “la

mamma”! E' stato molto impegnativo e

doloroso! Sono sempre stata accusata

da tutti perchè non ero la mamma da

protocollo, ma sono certa che i ragazzi

sono fieri di me! Sono riuscita a

insegnarli parecchio anche essendo una

mamma “fuori dagli schemi”! Sono la

CEO di KDS International Business

Consulting (che sta per Karine de

Souza), aiuto gli imprenditori ad

esportare e investire in Brasile in modo

strategico in modo che un processo così

impegnativo e lontano possa essere

sicuro e con risultati a lungo termine,

contando con la nostra perfetta

conoscenza del mercato ed il vantaggio

per i clienti di aver un suo team

operativo in loco. Oggi KDS è un

gruppo ormai con una storia di 20 anni.

Ha subito parecchie trasformazioni, ha

visto passare tante persone che hanno

imparato il mestiere e poi se lo sono

portati via, è caduto alcune volte e poi si

è rialzato, ha una storia tutta sua, oserei

dire che è come me ... fuori dagli

schemi. Una volta in Italia, ho scelto di

fare Comunicazione e Marketing a

Bologna e successivamente una

specializzazione in Commercio Estero.

Ho sempre pensato di fare qualcosa

con i miei due paesi, e dopo i primi tre

anni di studio, sport e lavoro, ero già

follemente innamorata dell'Italia e non

avevo nessuna intenzione di tornare a

casa. Uno dei più grandi insegnamenti

che porto da un mio mentore della

pallavolo è: “Fermati! Chiudi il gli occhi e

ascolta il tuo cuore, fai quello che ti dice,

visualizza, trova il modo e vincerai

sempre!” Così è sempre stato! Mi sono

sempre chiesta cosa mi avrebbe fatto

felice. E ho cercato di seguire il mio

cuore nonostante la strada fosse

tortuosa! Così ho aperto la mia prima

società con una amica. La Elegance

Eventi & Comunicazione, che portava e

porta tutt'oggi in Italia le aziende

brasiliane ad esporre nelle fiere più

importanti, gli davamo tutto il supporto

perchè il loro investimento fieristico

fosse un successo. Abbiamo lavorato

con le più grosse società del Brasile

perché 20 anni fa nessuno faceva

questo mestiere e avere qui un

referente per loro non sembrava vero. In

un attimo la Elegance è diventata

riferimento per il Governo brasiliano, le

associazioni di categoria, squadre di

calcio ecc. La mia socia però aveva

bisogno di un lavoro più stabile perchè

aveva problemi di salute e così sono

rimasta da sola. Fare l'imprenditore non

è semplice e non è per tutti. Eravamo

giovani e ci voleva tanta energia.

La mia crescita professionale ha portato

subito tanti problemi nella mia vita di

coppia, e dopo alcuni anni per salvare il

matrimonio ho accettato di frenare e

avere anche io un lavoro fisso, al porto

di Ravenna. Facevo solo delle

consulenze e passavo i miei clienti ad

altre società partner. Per 2 anni ho fatto

il lavoro per il quale avevo studiato, le

bolle doganali e il commercio estero con

Israele e Libano, dal porto di Ravenna,

con orari fissi e weekend a casa, come

da protocollo. Ho imparato tanto. Ma

non ero felice!

Non era questo che avevo sognato

per me!

Mio marito lo aveva capito ma era ciò

che voleva lui. Rimango incinta per la

prima volta e perdo mio figlio,

scoprendo di avere un tumore raro

all'utero. Inizia la chemioterapia e

radioterapia. Stop con il lavoro, ferma

tutto! I clienti dicono che mi

aspetteranno. Che non devo più tornare

al porto. Così è stato! Una lotta durata

parecchi mesi! Avevo solo 23 anni.

Avevo perso il mio bambino, vedevo

davanti allo specchio il mio corpo che

cambiava, la mia energia non era più la

stessa. Ma dentro di me c'era una forza

incredibile e l'ho vinto alla grande!

Perché chiudevo gli occhi e vedevo

tutt'altro! Ho scelto di non smettere di

KARINE :DE SOUZA

GENERAL MANAGER KDS srl - MANAGEMENT & INTERNAZIONALIZZAZIONE IMPRESE

ESPERTA WINE EXPORT - RAVENNA - ITALIA

www.dimagazine.it


Il differenziale del

gruppo KDS sono proprio io!

Sono brasiliana al 100% ma

anche italiana al 100%. I nostri

clienti trovano nel nostro team

non solo professionalità ma

anche tutta quella conoscenza

culturale dei due paesi che

fanno tutta la differenza. E'

come avere in Italia un ufficio

export brasiliano.


di lavorare fino a quando ho potuto, e così ho capito

l'importanza anche di quel posto, del porto, di quel lavoro e

di quelle persone! Era la prima volta che “cadevo” da

imprenditrice ma iniziava la mia crescita come persona tra

l'ospedale e il porto! Dopo 8 mesi di chemio e radio ho

ricominciato da capo! Elegance Eventi & Comunicazione

stava per rinascere insieme a me. Era come me: più forte.

Insieme a lei, sono arrivati nuovi clienti di settori diversi in

Brasile e in Italia. Italiani che volevano andare in Brasile.

Quindi c'era da creare qualcosa che andasse oltre le fiere e

gli eventi. La pallavolo mi ha insegnato ad osservare e ad

essere veloce, di cogliere le opportunità, molte volte dove

molti vedono solo problemi, una delle mie più importanti

caratteristiche, così ho sempre colto le opportunità al

momento giusto! Ci voleva la preparazione necessaria

all'internazionalizzazione. L'economia brasiliana cresceva

ed io ero una delle poche sul mercato con l'esperienza e la

perfetta conoscenza culturale del Paese. Ci voleva la

consulenza sui mercati, la parte commerciale, fiscale,

legale, logistica ecc. Sono tornata a studiare. Mentre

nasceva la mia prima figlia, io creavo la parte di consulenza

del gruppo, tutto ciò che serve alle società quando vogliono

investire in Italia e in Brasile. Ho creato i team di partners

qua e là e sono arrivati clienti da altri paesi interessati ad

investire ed esportare con la mia consulenza. Così con gli

anni la Elegance Eventi & Comunicazione gestiva la fase

degli eventi e marketing, cioè la partecipazione alle fiere o

lancio prodotto e la KDS International Business Consulting

il processo di internazionalizzazione vero e proprio, tanto in

incoming quanto in outgoing. Poi ho avuto i mio secondo

genito e nonostante tutto ho continuato ad investire su me

stessa e nel gruppo. Oggi KDS ha la sede principale in

Italia come consulenza e sviluppo strategico dei diversi

progetti con i Project Managers divisi secondo i settori di

interesse. Mentre i nostri team operativi stanno in Brasile a

São Paulo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte, ed è composto

da 17 professionisti tra legali, fiscalisti, commerciali, project

managers, spedizionieri, ufficio marketing, ufficio stampa e

una Trading. In Brasile è fatta tutta la parte operativa

mentre da qui insieme al cliente o insieme ai partners negli

altri paesi (abbiamo una partnership a Dubai e una a

Shangai) coordiniamo il business e l'investimento.

Oltretutto, negli ultimi anni mi sono innamorata anche della

crescita personale e dopo aver fatto alcuni corsi con la

scuola di Roberto Re, diventato anche un mio cliente in

Brasile oltre che un caro amico, mi sono appassionata al

mondo del coaching. Ho fatto un percorso per un paio di

anni all'interno della sua Accademia come assistente

Coach, un corso di Coach e business Coach in Brasile al

IBC ( Istituto Brasiliano di Coach) e un Master Practitioner in

Programmazione Neurolinguistica. Questa ulteriore

formazione mi ha portato a lavorare in modo diverso con le

mie aziende. I miei clienti ora vengono guidati a scoprire il

loro vero scopo nel processo di internazionalizzazione. .

Utilizzo il coaching nella fase iniziale del nostro metodo

(certificato presso la Camera di Commercio): un metodo

che porta l'azienda ad un risultato tangibile in un arco di 6

mesi. Il differenziale del gruppo KDS sono proprio io! Sono

brasiliana al 100% ma anche italiana al 100%. I nostri clienti

LAVORIAMO IN SETTORI

COME:

-Energia rinnovabile

- Automotive

- Cosmetica

- Vini e Agroalimentari

- Edilizia

- Arredamento

- Automazione

- Aerospaziale

E NELL'OTTICA DI

INTERNAZIONALIZZAZIONE

I NOSTRI SERVIZI SONO:

- Export

- International Agreements

- Joint-Ventures

- M&A


clienti trovano nel nostro team non solo professionalità ma

anche tutta quella conoscenza culturale dei due paesi che

fanno tutta la differenza. E' come avere in Italia un ufficio

export brasiliano. Siamo totalmente presenti in Brasile

anche se localizzati qui! In società ho Milena, un ingegnere

gestionale, la regina di Excel e dei numeri, esperta in

internazionalizzazione e Massimo, Avvocato aziendalista e

Coach. Le parti che chiudono perfettamente il cerchio. Non

abbiamo dipendenti ma collaboratori. Ovunque lavoriamo

cosÏ. Ovviamente è più rischioso ma allo stesso tempo

abbiamo persone che da 15 anni sono con noi. Rischiamo

di formare collaboratori che dopo vanno via con la nostra

conoscenza mettendosi in proprio. Tutta energia sprecata

ma piano piano stiamo imparando a selezionarli meglio.

Credo sia la parte più difficile. D'altra parte però abbiamo un

team straordinario da anni in Brasile. Mi sento una donna

realizzata nel mio lavoro e dopo aver creato dei processi e

manuali operativi, sono riuscita anche a staccarmi un pò dal

gruppo e dedicarmi ad altri business come ECORISO, la

società d'importazione di cannucce di riso in Italia e alcuni

paesi in Europa e Medio Oriente ( www.ecoriso.com) e la

rappresentanza in Europa per XPRO-USA ( www.xprousa.com),

un'agenzia di Trading americana. Un altro settore

che seguo direttamente e che mi ha aperto un mondo,

dandomi un'altra identità, è la mia grande passione: i VINI.

KDS rappresenta tantissime vinicole italiane in Brasile e

negli anni sono diventata una delle più grandi esperte del

settore verso il mio paese. E' nata una società apposita, la

KDS FOOD&WINES e a gennaio di quest'anno sono nate

KDS IBERIA (per i vini portoghesi e spagnoli) e KDS

CANADA (per l'export dei vini italiani in Canada). Seguo

direttamente le vinicole italiane nella selezione delle

etichette per il mio mercato e nella loro formazione per

un'esportazione efficace. E stiamo producendo il nostro vino

ora! Ho creato anche la KDS WINE EXPERIENCES che

porta in Italia (e dopo l'era coronavirus anche in Portogallo e

Spagna) gli stranieri (non solo brasiliani) a fare enoturismo!

Non posso vendere il vino senza far provare loro le emozioni

che ci sono dietro a ciò che stanno consumando. Chi ama il

vino ama l'enoturismo e l' Italia è meravigliosa, con i suoi

vigneti e la sua storia. Troppo bella per non essere

degustata e vissuta. Questo expertise mi ha portata ad

essere consulente per diversi Comuni e Regioni italiane che

investono nel loro turismo e mi chiamano per visitare i loro

punti turistici, strutture, aziende agricole e vigneti con lo

scopo di sviluppare pacchetti e insegnarli a promuoversi

verso l'estero. E' davvero bello ciò che faccio con loro!

Raggiungo così quelli che sono i nostri bisogni superiori: la

crescita e il contributo! Inoltre vivo sulla mia pelle un'Italia

che nemmeno gli italiani conoscono. E' talmente tanta

cultura! Mi emoziono ogni volta e non posso che provare

gratitudine! Sono grata per l'opportunità che ho di fare ciò

che amo in un paese così bello e unico al mondo, e di poter

essere Ambassador di questa bellezza e unicità all'estero! Il

mio scopo è sempre stato quello di essere e fare la

differenza per il mio paese portando del valore aggiunto

dall' Italia e di conseguenza fare la differenza anche qui


Kds International Business Consulting (kds srls)

www.karinedesouza.com

aiutando le aziende italiane. E' ciò che faccio ogni giorno

della mia vita! Con amore e passione! Sono proprio

fortunata! Da alcuni anni insegno Wine Export all' Università

di Salerno nel corso di Wine Business e faccio diverse

conferenze in Italia e all'estero sul tema. Oltre ad insegnare

export e internazionalizzazione in altri contesti e aziende in

giro per l' Italia. Così è nata l'idea con il Prof. Festa, direttore

del corso a Salerno, di fare un corso online di Wine Business

per i mercati esteri: insegnare a professionisti, personale

delle cantine e del settore come si fa business nel mondo del

vino. Con il patrocinio dell' ABS ( Associazione Brasiliana di

Sommeliers) è nata KDS INTERNATIONAL WINE

ACADEMY che conta con formatori come il Professor

Giuseppe Festa per wine business,

Sergio di Loreto

( Tenuta Frescobaldi) per wine marketing e la sottoscritta per

wine export, oltre a Sommeliers dell' AIS, ABS,

Assaggiatori

ONAV e Enologi. Come brand invece abbiamo avuto il

patrocinio di Bellavista, Maso Martis, Sella&Mosca,

Tenuta Frescobaldi, Tenuta Cavalier Pepe,

Gruppo

Farnese, Gruppo Botter e altri. A ottobre sarà online il

primo corso di INTERNATIONAL WINE BUSINESS e sarà

venduto in Brasile, Portogallo, Spagna, Canada e USA. Tutta

questa passione insieme alla mia curiosità e ricerca

dell'eccellenza mi hanno portata a scrivermi alla Facoltà di

Enologia. Direi che il vino ha proprio catturato il mio cuore!

Come potete leggere, tutto ciò che sono e che faccio ha due

ingredienti come base: passione e divertimento. Non potrei

farlo altrimenti. Il resto me lo avete dato e insegnato voi!

L' Italia è un paese meraviglioso. Pieno di risorse e ancora di

opportunità. Credo che il problema sia la rigidità di molte

persone che pretendono solo. Tutto il mondo ha gli stessi

modelli di gestione e anche peggio, guardate cosa sta

succedendo in Brasile con il coronavirus! Invece di

lamentarsi credo che dobbiamo cercare di farci le domande

giuste. Solo incolpare e pretendere non è la soluzione,

perchè anche se paghiamo le tasse per avere dei servizi

(che abbiamo comunque anche se non come vorremmo)

non ci da nessuna garanzia del nostro futuro o qualità di vita,

questo dipende da noi. Non è da seduti sul divano

aspettando l'assegno di disoccupazione o il lavoro per il

quale ci siamo preparati che cambieremo la nostra realtà!

Scusate la mia schiettezza ma anche questo ho imparato in

Italia! Un Paese che da a chi ha voglia di cercare e darsi da

fare! Le risposte sono tutte qui! Certo che ci sono paesi dove

si pagano meno tasse ma poi magari non hai altre cose...

perchè solo concentrarsi sull'erba del vicino? Anche per noi

immigrati, per chi ha voglia di fare e rispetta le regole del

vostro paese, siamo un valore aggiunto a livello culturale e

molte volte di mano d'opera. Dove è scritto che dobbiamo

essere solo domestiche e badanti? Questo è ciò che vorrei

che le italiane e le straniere vedessero, e che i miei occhi

vedono! Il mio punto di forza è proprio questo: la visione

sistemica! E vorrei che la mia storia potesse servire di

spunto a qualcuna. Per chiudere questo lungo racconto vi

parlo di SOHO ( www.sohonlus.com). La Onlus che da 6 anni

ho creato con due amiche e che segue progetti di assistenza

a bambini e mamme in Brasile, Thailandia e Ghana. Non si

può solo ricevere, bisogna anche saper dare, prima di tutto!

E dopo tutte

queste righe non resta che

fare un brindisi a questa

fantasticaItalia, agli

italiani e alle

ITALIANE!

@kds_food_and_wines

Karine de Souza


Chi è Vittoria:

dopo un incontro fortuito ma non

troppo, Vittoria Chiappero, forte

delle sue competenze nel settore

del marketing e della comunicazione

integrata, sposa il progetto e si

lancia nella nuova sfida, creando,

insieme a un pool tutto al femminile,

Dolomitic Water Aqva 1296.

LA PRIMA LINEA

COSMETICA

CON I PRINCIPI

ATTIVI DELLE

DOLOMITI.

DALLA COMBINAZIONE DI ACQUA DOLOMITICA E PORFIDO DEL TRENTINO,

DAL CONNUBIO TRA UNA NATURA ANTICA, PRIMORDIALE, CON LE PIÙ

MODERNE BIOTECNOLOGIE, NASCE DOLOMITIC WATER, COSMESI E

IDRATAZIONE AD ALTA QUOTA… È L'ACQUA DOLOMITICA, LA LINFA,

L'ELEMENTO PRINCIPALE E NOBILE ALLA BASE DI EAU D'ALTITUDE. ASSOCIATA

AGLI ELEMENTI DELLA ROCCIA MILLENARIA – FERRO, CALCIO, MAGNESIO,

POTASSIO TITANIO, ZINCO – GRAZIE AD UN INNOVATIVO PROCESSO,

L'ACQUA DA PURO ELEMENTO SI TRASFORMA IN PRODOTTO DI BELLEZZA. LA

LINEA COSMETICA EAU D'ALTITUDE SI AVVALE DI UNA SPECIALE TECNOLOGIA,

CHE PERMETTE DI VEICOLARE DAVVERO L'ACQUA ATTRAVERSO I VARI STRATI

DELLA CUTE GRAZIE A SPECIALI NANOSFERE IN MATERIALE BIOCOMPATIBILE

DELLA DIMENSIONE DI MILIARDESIMI DI METRO.

Un'acqua preziosissima: proviene da una falda

profonda e difficilmente vulnerabile che ne fa un

ingrediente attivo ideale per preparazioni

farmaceutiche, termali e cosmetiche. L'elemento

essenziale e nobile di Dolomitic Water è l'acqua

dolomitica che, grazie ad un innovativo intervento

biotecnologico (che ne aumenta l'effetto biadesivo

sulla pelle), permea naturalmente l'epidermide, dove

libera tutto il suo potenziale energetico eisuoi

elementi attivi, stimolando l'idratazione, la reattività

della pelle e consentendone il rapido recupero

funzionale. Il porfido dolomitico Pietra viene

sottoposto, per il suo utilizzo nei prodotti Dolomitic

Water, ad un complesso procedimento di

polverizzazione, micronizzazione e setacciatura in

uno speciale frantoio. Il micronizzato di porfido

presente nei prodotti Dolomitic Water garantisce

un effetto di sweet peeling meccanico e uniforme e

la sua naturale colorazione brunita ne fa un

coadiuvante non coprente del colorito naturale della

pelle. l'Università di Padova, sotto la guida del Prof.

Antonio Bettero, coadiuvato dall'expertise

trentennale nel campo della produzione farmacocosmetologico

del Prof. Fabio Brunetta, ha studiato

a lungo i benefici dell'acqua dolomitica ed ha

sviluppato un processo biotecnologico

assolutamente innovativo in grado di veicolare fino

in profondità tutti i principi attivi delle sostanze. (...)


Etu,che

cosmetico usi?

“l turn over di cosmetici sulla mensola del tuo bagno è paragonabile a quello dei passeggeri del JFK di New York?

Alcuni vanno, altri vengono, qualcuno si ferma in transito per un po’ più a lungo poi se ne va. Questo significa che

non ti sei affezionata a nessun prodotto, che non hai ancora trovato quello più adatto alla tua pelle, o che ti è

sembrato più efficace di altri. Ecco perchè ho pensato a qualcosa di davvero magico per la vostra pelle, una linea

cosmetica termale di cui vi innamorerete. Dolomitic Water, e dopo, vi assicuro, sarà amore eterno ”.

in primo

PIANO

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VITTORIA : CHIAPPERO

OWNER AND CEO DOLOMITIC WATER - SKIN CARE LINE - FOUNDER AND CHAIRMAN LAV SOLUTIONS LTD

TORINO - ITALIA


Le straordinarie proprietà benefiche dell'acqua della Fonte di San Martino di Castrozza già da

diversi secoli erano famose per le loro proprietà, ma solo recentemente hanno svelato tutti i loro

segreti. L'applicazione delle moderne scoperte scientifiche è strettamente legata alla profonda

conoscenza delle proprietà curative della natura e l'originalità delle formulazioni, mai disgiunte

dall'attenzione per il benessere e la salute delle persone, per l'ambiente e per la preservazione delle

risorse naturali. I prodotti Dolomitic Water sono dermatologicamente testati, compatibili con tutte le

tipologie di pelle e utilizzano solo materie prime di provata efficacia, certificate naturali o di

derivazione naturale. Totalmente privi di coloranti sintetici, sono confezionati in modo da assicurare la

loro perfetta conservazione e di limitare al minimo l'utilizzo dei conservanti. La profumazione, quando

presente, è unica per tutta la linea e molto soft.


INTERVIEW:

CONOSCIAMO VITTORIA PIÙ DA VICINO

E RUBIAMOLE QUALCHE CONSIGLIO DI

BELLEZZA

Un curriculum prestigioso, madre di 4

figli adulti, Vittoria Chiappero parla

correntemente italiano, tedesco, inglese

e francese ed è una golfista

appassionata. E' lei la fondatrice di

Dolomitic Water Aqva 1296, una linea di

prodotti che fa di due elementi naturali

primordiali la centralità delle sue

formule. Trattamenti di viso e corpo che

unisce elementi primordiali come 'acqua

e pietra' - l'acqua dolomitica e il porfido

trentino - con innovativi processi

biotecnologici, per offrire un percorso di

benessere totalizzante. Ricerca, studio e

valore scientifico sono stati gli elementi

fondamentali che hanno guidato la

realizzazione di questo progetto. La

formulazione è stata una fase

fondamentale, con l'obiettivo di ottenere

un cosmetico funzionale e capace di

offrire anche una gradevole esperienza

sensoriale. Un modo di formulare che si

basa sull'associazione di attivi

altamente performanti, presenti alla

dose ottimale raccomandata, combinati

con materie prime naturali di prima

scelta. Da qui nasce il concept del brand

Dolomitic Water Aqva 1296.

Come è cominciata la tua esperienza

nella cosmesi naturale Vittoria?

Mi sono avvicinata al mondo del benessere

e della cosmesi in un modo inusuale, non

sono una cosmetologa. Di fatto per oltre 20

anni ho maturato esperienza in tutt'altro

campo prima in Germania poi in Italia dove

nel 1994 ho fondato e guidato per 20 anni

una società di marketing e comunicazione

operante nel segmento del Turismo

dell'Hotellerie e dei beni di alta gamma.

Un'esperienza per me fondamentale poiché

avendo rappresentato una quindicina di

enti del turismo, ho viaggiato molto avendo

così modo di approfondire tutti gli standard

e le esigenze degli alberghi e soprattutto

del loro comparto SPA. L'aver potuto

collaborare con i più importanti gruppi

alberghieri mi ha permesso di sviluppare

un nuovo modello di business il cui target

sono appunto le SPA degli Hotel che il

nostro gruppo supporta con consulenze

mirate. Una premessa doverosa per

arrivare al passo successivo, lo sviluppo

della linea di prodotti Dolomitic Water.

Certamente Vittoria, mi spieghi che cosa

ha determinato questa evoluzione della

sua vita professionale…

Credo che il percorso e la vita di tutti noi

sia predefinita e così, come in tante altre

occasioni, un incontro casuale si è

trasformato in opportunità, quella di

sviluppare una linea di prodotti che fossero

sinergici all'attività che stavamo svolgendo

con gli alberghi. Una line cosmetica dalla

connotazione naturale, legata alla natura

primordiale delle Dolomiti e quindi anche al

nostro territorio. Per inciso, l'incontro è

stato quello con lo scultore Paolo

Colombini. Paolo oltre ad aver capito le

peculiarità che il porfido poteva avere in

cosmesi, a suo tempo, aveva anche

iniziato un'importante collaborazione con

l'università di Padova. Il nostro gruppo è

poi subentrato sviluppando l'intera gamma

di prodotti viso e corpo grazie anche al

supporto tecnico del Prof Fabio Brunetta,

un luminare in campo cosmeceutico.

Quand'è che un cosmetico può davvero

essere definito naturale?

Può essere definito al 100% naturale, se

non vengono utilizzati conservanti o aditivi

chimici. Di fatto, un prodotto al 100%

naturale dovrebbero sempre essere

proposti in flaconcini monodose, per

evitarne il deterioramento. Secondo la

nostra filosofia, un cosmetico naturale è un

prodotto costituito il più possibile da

ingredienti naturali o di origine naturale

(utilizzati come tali oppure trasformati con

processi fisici o chimici a basso impatto

ambientale), ed il meno possibile da

sostanze di sintesi chimica (oppure la cui

estrazione avvenga in modalità considerate

poco sostenibili).

E' questa la filosofia del tuo brand Vittoria?

Io credo che come in tutte le cose ci deve essere un

buon equilibrio. Importante selezionare bene i principi

attivi e individuare le giuste concertazioni. Ritengo che

sia importante che il prodotto venga ben preservato

per esaltarne le caratteristiche, ben vengano quindi i

conservanti. I conservanti chimici non devono essere

demonizzati in quanto hanno anche una funzione

battericida, è fondamentale utilizzare conservanti ad

ampio spettro d’azione ma a bassa concentrazione.

Importante conoscerne la provenienza nostri sono

esclusivamente Made in Italy

La “beauty routine” quotidiana che consiglieresti?

Intanto bisogna iniziare fin da giovani a dare

nutrimento alla pelle. Quindi un consiglio di base è

quello di detergere sempre bene la pelle così che poi

il prodotto applicato possa penetrare bene e idratare

la pelle. Per dare il giusta nutrimento, consiglio di

applicare crema e siero alla sera e un leggero strato

di crema (se possibile con filtro solare) alla mattina.

Quali sono i prodotti che non dovrebbero

mancare nei nostri beauty case?

Sicuramente l’acqua micellare o latte detergente, una

buona crema idratante con acido ialuronico e poi a

seconda dell’età un siero – io consiglio il nostro siero

alla vitamina C, molto efficace poiché la

concentrazione di vitamina Cèal10%.

Come si scelgono i cosmetici più giusti per le

proprie esigenze e quanto è importante a tuo

parere fare scelte consapevoli?

La scelta è soggettiva. Importante anche il fattore

qualità/prezzo: i nostri prodotti Dolomitic Water sono

qualitativamente molto alti ad un prezzo ragionevole.

Oggi il consumatore è diventato molto più attentato

non si fa più “intortar” da false promesse di marketing.

Mi permetto di consigliare, individuata la linea giusta

utilizzarne trasversalmente i prodotti dal tonico al

siero, alla crema notte etc. I nostri prodotti sono

studiati per essere compatibili l’uno con l’altro e sono

stati formulati con un’attenzione particolare agli

allergeni. E’ un elemento importante, poiché oggi sono

molte le persone che sviluppano allergie e

intolleranze.

Il tuo prodotto “must have” ?

Difficile da dire, sicuramente la nostra crema notte

con micronizzato di porfido. Personalmente non posso

fare a meno della crema COMPACT per il corpo, è a

base di luppolo è oltre a nutrire la pelle agisce contro

la lassità.

Dove possiamo acquistare i tuoi prodotti?

Possono essere acquistati online sul nostro sito di e-

commerce www.dolomiticwater.com, presso il nostro

Wellness Corner Monomarca a Torino e in selezionate

profumerie. Siamo inoltre presenti nelle SPA di

prestigiosi hotel, ne cito alcuni i PalazzoAminta a

Stresa, Turin Palace, Excelsior Place a Rapallo, Villa

Crespi sul lago d’Orta, Il Bergman Hotel a Cervinia

che invito a visitare.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti

aggiungere prima di salutarci? Un ultimo

consiglio per le nostre lettrici più attente?

Il nostro prodotto è espressione al 100% del Made in

Italy e trae origini da una fonte Dolomitica millenaria.

Vorrei quindi concludere che oggi il mio invito più che

mai, è quello di scegliere il MADE IN ITALY, per

supportare trasversalmente le eccellenze artigianali

del nostro paese. Vi ringrazio per l’attenzione.

Grazie a te Vittoria per averci fatto conoscere

questi straordinari prodotti naturali per poter

"brillare dall’interno"... Questo permette a noi

donne di sentirci sicure del nostro aspetto anche

senza aver bisogno di trucco, cosa possibile solo

quando la pelle ha un aspetto sano.

Dolomitic Water: nessuna falsa promessa!

Per essere al meglio di noi stesse in ogni

fase della vita.


GENESI DI BELLEZZA

INTUITO, SCIENZA ED ESPERIENZA: ORIGINE E SVILUPPO DI UN PROGETTO PER UNA NUOVA

IDEA DI BELLEZZA E BENESSERE. PERCHÉ VOLERSI BENE È UN'ARTE.

www.dolomiticwater.com


Il Covid-19

come ha

cambiato

il tuo

lavoro?

2020

8 PROFESSIONISTE

RISPONDONO.

Il mondo è cambiato molte volte, e

sta cambiando di nuovo. Tutti noi ci

siamo adattati a un nuovo modo di

vivere, di lavorare e di creare

relazioni. Sono stati mesi in cui

l’impensabile ha fatto

prepotentemente irruzione nelle

nostre vite; L’impensabile si è

manifestato in ogni piega del nostro

quotidiano. Tutta l'economia a grave

rischio, tutto da riorganizzare

attentamente. C’è però un “settore”

(definiamolo così), che attraversa

tutte le categorie produttive,

trasversalmente: le donne che

lavorano, circa nove milioni, solo in

Italia. Una parte consistente di questo

esercito globale (fermo restando i

governi più virtuosi) si pone il

problema del futuro imminente. Se

c’è un momento per dire

“occupiamoci delle donne”, “servono

misure specifiche per le lavoratrici”, è

senz'altro questo. In gioco non ci

sono diritti minoritari e marginali ma il

cardine dell’emancipazione

femminile, il diritto al lavoro e

all’indipendenza economica. Al limite,

si immagini una “aspettativa Covid”

per le madri e per chi si fa carico dei

parenti non autosufficienti,

consentendo loro di sospendere

l’attività per un tempo ragionevole

senza perdere il lavoro. Si dirottino

risorse in questa direzione. La posta

in gioco non è un dettaglio

secondario nell’enormità della

tempesta: se il lavoro torna a essere

“cosa da uomini” l’Italia rischia di

compiere un passo indietro davvero

irrimediabile, rendendo milioni di

cittadine più povere e più infelici.

HANNO DETTO

www.dimagazine.it38


www.dimagazine.it

Il Covid-19 come ha

cambiato il tuo

lavoro?

AMIRA SHUKRI

Microsoft - Digital Advisor

Nel mio lavoro di consulente per la

trasformazione digitale, lavoro a

stretto contatto con dirigenti,

manager aziendali e leader di

diverse aziende per aiutarli a

realizzare e superare i loro obiettivi

di business attraverso l'uso della

tecnologia. Quando la crisi del

covid-19 ha colpito, l'impatto

maggiore che ho avvertito sul mio

lavoro è stato l'enorme

cambiamento delle priorità; mentre

alcune iniziative sono state

ovviamente cancellate o

prioritizzate, non c'è dubbio che

abbiamo anche assistito a

un'accelerazione senza precedenti

nell'adozione di alcune tecnologie

come quelle utilizzate per la

collaborazione a distanza. Ciò ha

fatto sì che anche le aziende che

erano riluttanti o lente nei loro

"viaggi di trasformazione digitale"

fossero ora molto veloci a cambiare

marcia e a dotare i loro dipendenti

degli strumenti necessari per

lavorare a distanza. Ovviamente

percepire la necessità di questo

cambio di priorità richiede un certo

livello di empatia tra un'azienda e il mercato in cui opera, tra la leadership dell'aziendaeisuoidipendenti e, per

le persone che hanno lavori di consulenza come me, richiede un'immensa empatia verso le esigenze del

cliente, e una comprensione delle varie forze e pressioni sotto le quali operano. Il concetto di tecnologia al

servizio dell'umanità è sempre stato un tema forte nel mio lavoro quotidiano. Dopo le crisi covid-19 posso

sicuramente percepire un'elevata consapevolezza del mercato verso gli impatti sociali positivi che la tecnologia

può avere. Dopo le crisi del Covid-19, un'attenzione molto particolare viene data alla trasformazione "guidata

dallo scopo", e molte aziende hanno dichiarato la "Sostenibilità" e la "Responsabilità Sociale d'Impresa" come

un'area di attenzione primaria per loro a partire dal 2020. La tecnologia, chiaramente, ha un grande potenziale

nell'abilitare e accelerare questi temi. Per quanto riguarda i compiti quotidiani, non c'è stato un vero e proprio

grande cambiamento, in quanto in Microsoft, abbiamo già lavorato in un modo che ha permesso una

collaborazione completamente a distanza anche prima della crisi di Covid-19. D'altra parte, posso notare un

cambiamento positivo degli atteggiamenti di persone, colleghi o clienti, che si sentono più a loro agio nel

condividere un lato personale di loro stessi e della loro vita durante le riunioni, con occasionali ospiti a sorpresa

che a volte si presentano alle riunioni come animali domestici o bambini. Tutto questo ha messo sotto i riflettori

l'eterna importanza dell'empatia in ogni contesto, compresi gli ambienti di lavoro... L'empatia verso i nostri

colleghi, i nostri clienti e i nostri simili ovunque.

MILANO - ITALIA

CORINNA ZUR

NEDDEN (PHD)

Ambromobiliare S.p.A -

Amministratore Delegato

La mia esperienza

professionale durante il

lockdown e l'impatto della

pandemia sul mio lavoro

attuale? Dico sempre che il

mio lavoro di consulente per

le quotazioni in Borsa - sono

Amministratore Delegato di

Ambromobiliare, market

leader nell'advisory in finanza

straordinaria, che ha seguito

ben 47 società per la

quotazione sul mercato AIM

Italia - è sostanzialmente

fattibile ovunque. Noi

vendiamo principalmente il

nostro cervello e quindi non è

importante dove si trova,

basta che ci sia. Quindi le mie

giornate erano scanditi di

video call da casa.

Improvvisamente tutti

avevano bisogno di vedersi in

call. Non bastava più una

semplice chiamata telefonica.

Poi, essendo chiusi in casa

durante il lockdown, tutti

sapevano che eri

potenzialmente disponibile

anche durante il weekend. Allora si usava anche questo tempo a disposizione. Pensavo che lo smart

working concedesse magari anche una puntata di Netflix dopo pranzo, ma non sono riuscita di vederne

una. Per fortuna eravamo talmente pieni di progetti in questo tempo difficile che non siamo arrivati ad

annoiarci. Ho notato anche una certa evoluzione di tutti nello smart working e non solo nella sua

organizzazione tecnica con tutte le piattaforme da imparare, ma anche nella pianificazione delle riunioni.

All'inizio abbiamo fissato delle riunioni virtuali che duravano tutto il giorno – anche perché fatti fisicamente

occupano tutta la giornata. Dopo un po' ci siamo resi conto che ci vogliono anche delle pause pianificate

per non diventare matti guardando tutto il giorno lo schermo. Il work load non è mai stato così intenso, ma

con collaboratori ottimi, siamo riusciti a far fronte a tutte le esigenze. Inoltre sono board member di diverse

società quotate e direi che il lockdown ha quasi favorito i lavori consigliari. Spesso non tutti i membri del

Consiglio possono essere presenti fisicamente, ma con il lockdown siamo riusciti di organizzare Consigli di

Amministrazione in video conference con tutti i Consiglieri presenti che ha aumentato non solo la

conoscenza reciproca ma anche in alcuni casi la qualità delle decisioni avendo tutto il knowhow connesso

allo stesso tempo. Infine, essendo anche business coach certificato e volendo fare qualcosa benefica per il

sistema, ho offerto nel tempo libero a disposizione delle sessioni di coaching ai miei interlocutori di

business e ai miei amici. Ero un po' scettica perché dovevano svolgersi per forza in video call, ma penso di

aver dato lo stesso una mano a chi temeva di andare fuori di testa essendo chiusi in casa per mesi

alzando il loro livello di resilienza. Adesso il mio team è tornato interamente in ufficio, con tutte le misure di

sicurezza da adottare. Siamo tutti felici di poterci confrontare direttamente – anche tramite i divisori di

plexiglas - ma senza alzare il telefono o stabilire una connessione video. Una cosa che probabilmente è

cambiato per sempre è il cosiddetto “turismo aziendale”. Prima della pandemia si prendeva il treno da

Milano a Roma in giornata per fare una riunione di presenza di 2 ore. Questo oggi non si fa più e la

giornata lavorativa diventa molto più efficace perché tutti che hanno fatto la stessa cosa mi daranno

ragione: lavorare sul frecciarossa non è proprio la stessa cosa. Al momento sto lavorando con alcuni clienti

per la preparazione della loro quotazione che non ho ancora incontrato personalmente. Sono convinta che

funziona lo stesso ma sono altrettanto sicura che l'empatia che si crea durante gli incontri fisici è la colla

che tiene insieme il team. Quindi torneremo anche a delle belle, sane riunioni fisiche.

MILANO - ITALIA


GRAZIELLA GAVEZOTTI

Edenred Finanziaria S.r.l. - Presidente in Italia e board member di

Edenred SA a Parigi

Due aspetti si sono fortemente accelerati: nelle relazioni siamo

divenuti più umani, nell’offerta di business più digitali. Il periodo di

distanziamento fisico ci ha regalato una maggiore consapevolezza

del nostro bisogno di intimità, empatia e vicinanza con altri umani. Ci

siamo sentiti soli e mai come in questo periodo siamo stati felici per

un whatapp ricevuto da amici o per i video a pioggia che inondavano

il nostro cellulare. Insomma la tecnologia ci ha aiutato a rimanere in

contatto con altre persone e a placare una certa ansietà. La stessa

tecnologia con la quale molti business si sono innovati…giocoforza.

Siamo stati obbligati a connettere in remoto collaboratori con

postazione fissa, abbiamo sostituito le sale riunioni con piattaforme

virtuali e soprattutto, in Edenred, tutti i servizi digitali, peraltro attivi

da tempo, hanno preso il volo, sulla spinta di una clientela contenta

di poter disporre di soluzioni efficaci, full mobile e ovunque

disponibili. Che cosa è cambiato nel mio modo di lavorare? Se

dovessi sintetizzare direi che è subentrata una forte

programmazione in luogo dell’improvvisazione di prima. In passato

bastava incrociare un collega per far emergere una problematica a

cui dedicarsi con urgenza e passione. Mi svegliavo la mattina

domandandomi chissà a quale cambiamento mi troverò di fronte

oggi… Mi hanno sempre eccitato i problemi perché mi appassiona

trovarne le soluzioni! Ora ho tutta la settimana programmata, call, video meeting, presentazioni in slide…

l’interazione libera da schemi con i collaboratori in real time è quasi scomparsa, lasciando spazio a tematiche

predefinite e pianificate nei tempi e nei metodi. Si risparmia tempo, forse, tuttavia ci si inibisce il ragionamento

condiviso, da cui spesso nascono le migliori idee. Quello che conserveremo di questo periodo sarà la

consapevolezza dell’importanza della relazione umana, della condivisione nella prossimità di un pensiero in

divenire, della rilevanza di dedicare attenzione e ascolto agli altri, siano essi clienti, collaboratori e famigliari.

Rimarremo ancora per un po' di tempo con il ricordo dei nostri abbracci spontanei e dei baci donati ad ogni

incontro. Confidando che possa ritornare quel bel periodo…

ISABELLE OHNEMUS

EyeFitU - Fondatore e CEO

L'impatto della pandemia di Covid19 sul nostro modo di condurre gli affari ha innescato una flessibilità e una

comprensione ancora maggiori nei confronti dei nostri clienti e dei nostri dipendenti. Ascoltare, analizzare e

adattarsi rapidamente al nuovo e prossimo ambiente

normale è la chiave per la sopravvivenza,

indipendentemente dalle dimensioni e dal tipo di

attività. Internamente, rassicurare e unire il team

ancora di più ha dato i suoi frutti e ha avuto un

innegabile ritorno positivo sui nostri clienti. EyeFitU è

una società SaaS che consente ai rivenditori di moda e

ai marchi di aumentare le loro conversioni, creare una

personalizzazione su larga scala, ridurre i loro ritorni e

quindi abbassare le emissioni di anidride carbonica. Il

settore in cui operiamo è stato colpito duramente

all'inizio della pandemia, in quanto i consumatori si

sono concentrati sulle necessità primarie. I marchi

hanno dovuto adeguarsi rapidamente, mentre le loro

vendite si sgretolavano, poiché per sopravvivere

dovevano mettere in atto nuovi modelli di business. I

loro sforzi di digitalizzazione si sono accelerati a una

velocità mai vista prima e abbiamo dovuto cogliere

questo slancio mentre le loro vendite ricominciavano a

risalire.

ZURIGO - SVIZZERA

MILANO - ITALIA

GENNY NEVOSO

Executive Director Italy - America Chamber of

Commerce West

Il diffondersi della pandemia, che qui in California sta

ancora severamente colpendo la nostra popolazione

(732.000 casi ad oggi), ha del tutto stravolto il mio

quotidiano lavorativo, accelerando la digitalizzazione

di tutte le nostre attività. Osservando attentamente

quanto a marzo accedeva in Italia, ho deciso di

chiudere l'ufficio e di far lavorare lo staff da remoto,

prima che le locali istituzioni chiedessero le scuole e

imponessero l'ordine di restare a casa. La sicurezza è

per me assoluta priorità! Il rallentamento dei ritmi è

durato solo un frangente. Il mio quotidiano è stato

rapidamente scandito da ricerca, sviluppo e

implementazione di nuove pratiche e soluzioni per

portare avanti le attività nonostante le oggettive

limitazioni. Una ricerca che si è trasformata in una

quotidiana corsa contro il tempo per mettere in piedi

eventi digitali e attività di assistenza attuabili e

apprezzabili, seppur diverse. Da madre di due bimbi

(5 e 8 anni) ho dovuto inoltre riorganizzare le mie

giornate, creando spazio per seguirli con le lezioni

scolastiche online e occuparmi, assieme a mio marito,

dei pasti e della gestione della casa. Lavorativamente

parlando, trovo stimolante l'essere in qualche modo

forzata a cambiare e a creare opportunità dove non sembrano esserci, snellire le spese di gestione e

ascoltare il mercato per farne derivare attività significative. Le distanze, per chi come me vive in una

megalopoli e percorre decine di km per recarsi a lavoro, sono svanite! Questo mi consente di sfruttare

appieno le 24 ore a mia disposizione ogni giorno.

ROBERTA MERLINI

Ntc Pharma - HR Business partner

Lavorare in HR per me significa essere aperti e pronti a gestire sempre anche il non previsto, poiché

l'essere umano per sua natura è mutevole e questo rende la

sua gestione una quotidiana sfida e scoperta. Nell'ultimo

periodo, il COVID19 ci ha messo di fronte ad una sfida ulteriore,

una situazione totalmente nuova che non ci saremmo mai potuti

immaginare se non come trama di un film. Questo ha reso

necessario dover rivedere in modo radicale la quotidianità

cambiando la nostra routine di vita privata ma soprattutto

lavorativa. Alle riunioni si sono sostituite le video conference,

ognuno ha avuto la possibilità di entrare virtualmente in casa

dei colleghi, questo ci ha permesso di creare maggior empatia

gli uni con gli altri, di confrontarci maggiormente sulla

quotidianità, di gestire situazioni critiche in modo tempestivo

con il supporto di figure dedicate. Ma anche il lavoro è entrato in

casa, e nella famiglia obbligandoci a conciliare le scadenze

lavorative con tutte le nostre necessità. Abbiamo adattato

anche i processi di selezione alla “nuova normalità”: soddisfare

le necessità dell'organizzazione individuando la figura migliore

senza potersi neanche stringere la mano, è stata estremamente

sfidante ma anche soddisfacente. In un periodo tanto critico,

poter concludere con successo selezioni, assumere a tempo

indeterminato, gestire processi di “On-Boarding” totalmente in

remoto e creare quel senso di appartenenza all'organizzazione,

ci ha dato la consapevolezza che siamo in una fase di

transizione verso un nuovo modello lavorativo e lo stiamo

vivendo da protagonisti.

BEVERLY HILLS - CALIFORNIA - USA

MILANO - ITALIA


VERONA - ITALIA

LUCIA SIMONATO

würth Italia - HR Director

La mia vita, lavorativa e non, è profondamente cambiata dal periodo dalla fase di lockdown vissuta per l’emergenza COVID-19. Come donna manager, moglie di

un marito in prima linea nella gestione dei pazienti COVID, e madre di una bambina agli inizi della scuola primaria, ho avuto la possibilità di capitalizzare

moltissimo da questa esperienza, da cui ho imparato molto e che ha cambiato fortemente la mia modalità globale di gestione. Ciò che non è cambiato in me è il

grande orientamento al risultato, che mi ha permesso di integrare profondamente la grande attenzione nell’organizzare il team e ogni singola persona per

raggiungere gli obiettivi, con gli strumenti dell’intelligenza emotiva. Con orgoglio posso affermare che proprio in questa fase è stato possibile aumentare in modo

importante il senso di appartenenza al team con una nuova grande energia focalizzata su nuove sfide comuni con grande consapevolezza dell’impatto sulle

persone. Con il mio team siamo riusciti a trasformare il difficile momento di emergenza sanitaria in grande opportunità per accelerare con la trasformazione

digitale. Da una situazione in cui ogni settimana partiva con una immersione lavorativa che mi portava ad andare lontano geograficamente e mentalmente dalla

mia famiglia, ho potuto scoprire una modalità organizzativa molto più focalizzata e quindi efficiente. La sperimentazione della modalità di lavoro agile ha reso

evidente il significato della gestione delle priorità, di fiducia e delega, con nitida condivisione di aspettative e responsabilità. Mai come nella fase di lockdown mi è

stato possibile stare accanto a mia figlia, e poter capire dal lato di chi non ha sovrastrutture mentali, le difficoltà di poter abbracciare dei cambiamenti di abitudini

non accompagnati da una adeguata comprensione e quindi gestione. Oggi posso affermare che, al netto di una tragica emergenza sanitaria, questa fase vissuta

mi ha permesso di impostare una modalità di vita molto più efficace e gratificante. La sfida di oggi è ora quella di poter accompagnare la mia organizzazione

aziendale a comprendere le opportunità vissute per poter integrare nella nuova normalità ciò che abbiamo imparato rinunciando a vecchie abitudini certamente

consolidate, ma oramai scientificamente sorpassate

hanno detto

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Il come ha

cambiato il tuo lavoro?

Covid-19

Questa accelerazione verso un nuovo

paradigma di vita, potrà portare nel

tempo a raggiungere una nuova

normalità, nella quale sarà possibile

trovare un equilibrio tra esigenze

lavorative e personali, passando da

una concezione del lavoro per sistemi

tradizionali al lavorare per obiettivi.

REBECCA PEREZ

Inviertis Properties - CEO & Founder

Sono una fondatrice solista di una Proptech

Start up che ha fatto crescere un team di

cinque persone, eravamo in un momento di

grande fortuna, ma quella settimana tutto è

cambiato... un paio di operazioni sono andate

male e abbiamo licenziato un membro dello

staff; era già tutto pianificato ma... le emozioni

sono venute fuori e abbiamo finito per piangere

tutti. Il giorno in cui l'isolamento è diventato una

realtà, ho riunito la mia squadra e ho chiesto

loro: “Avete voglia di continuare a lottare o

dobbiamo chiudere?” Non hanno risposto

subito, mi hanno guardato e mi hanno

chiesto.... "Tu cosa ne pensi?” Mi son detta tra

me e me: "Non ne ho idea”, ma ho detto loro:

“Possiamo farcela!”. Siamo nati digitali quindi

per noi non è stato molto difficile prendere il

computer e portarlo a casa... la nostra attività

era digitale quindi non abbiamo dovuto

cambiare molto per farla funzionare; ho preso

un computer dall'ufficio, una stampante per i

bambini. Quella sera ho comprato una

scrivania, con un'applicazione di seconda

mano, e ho ottenuto il mio ufficio in un rapido

spostamento di mobili. Mi alzavo alla stessa ora

di prima, facevo la stessa colazione, ma in

quell'occasione potevo godermela. Fuori dalla

cosiddetta “corsa dei topi”, mi ritrovai a pensare

al mio figlio più piccolo "è divertente, vero?" e a

scoprire che il più grande era super intelligente

(e un fanatico di UFO). Passavo più tempo con

mio marito e praticavamo yoga insieme; ho

trovato un influencer del fitness da seguire su

Instagram e mi alleno ogni giorno. Postavo tutti

i giorni su Instagram. Eppure, allo stesso

tempo, ho tenuto un sacco di incontri con

persone interessanti che non sarebbero mai

state disponibili a parlarmi con il mio gatto in

grembo: mi sono stati dati consigli, ho appreso

di altri affari e ho partecipato ad alcuni

interessanti webinar. Quando è arrivato il bel

tempo, ho allestito la mia postazione di lavoro

sulla terrazza e presto sono diventata più

abbronzata di quanto non lo fossi stata negli

ultimi cinque anni! Le mie piante sono diventate

sempre più alte e ho iniziato a coltivare

pomodori. Dal mio tavolo di legno sono riuscita

a chiudere diverse belle offerte e ho

organizzato due eventi immobiliari online che

hanno raccolto insieme più di 500 spettatori,

cosa che non avrei mai raggiunto offline... La

reputazione dell'azienda è cresciuta, la portata

organica della piattaforma è aumentata, ma il

team ha avuto problemi a mantenere la

motivazione, niente che la tecnologia potesse

aiutare... non importa lo zoom, non importa il

dopo-lavoro che si beve online il venerdì...

insicurezze, solitudine, incertezza... pessimo

compagno per i lavoratori in fase di avviamento

e uno dei miei più cari dipendenti se n'è andato.

Da giovedì a lunedì. "Scusate, ho bisogno di un

po' di stabilità". Stabilità nel bel mezzo di una

pandemia. "Ok, - pensavo... che ore sono? Le

11 del mattino - merda! Troppo presto per un

bicchiere di vino. Come diavolo faccio a trovare

qualcuno adesso?” Sono riuscita a convincere

un vecchio tirocinante a lavorare con noi per un

po'. Quella settimana ci ha fatto venire i capelli

bianchi... i primi, ma ci ha regalato anche una

grande opportunità. Nella mia ricerca di un

amministratore, ho trovato un business

developer che si è integrato nel team ed ho

preso la decisione di iniziare con il profondo

sviluppo tecnologico. In spagnolo si dice:

“Quando una porta è chiusa, si apre una

finestra”. Un sacco di finestre si aprono e

alcune operazioni di vendita si chiudono. La

serrata è finita, siamo tornati in ufficio a poco a

poco, abbiamo assunto altre due persone,

chiuso altre operazioni e la ruota ha

ricominciato a girare, ma a volte mi guardo

indietro con nostalgia; quei giorni avevamo

tempo per creare ed essere creati.


I RITMI

frenetici delle donne

Trafelate, stanche e sempre di corsa. È così

che si descrivono oltre la metà delle donne

intervistate. Un ritmo di vita frenetico che fa

crescere il livello di stress. Si potrà obiettare

che dopo il Coronavirus lo stress è

aumentato per tutti, per gli uomini come per

le donne, come sembrerebbero testimoniare

le percentuali di soggetti che si sentono in

balia di un ritmo di vita frenetico, ma le cose

non stanno così: è il numero di occupati e la

presenza di figli a fare la differenza. Sono,

infatti, questi i due fattori che più incidono sui

ritmi di vita delle persone e che, anche

senza entrare nel merito delle professioni

svolte o dell'età della prole, marcano

nettamente le differenze di genere nel

vissuto maschile e femminile. In presenza di

famiglia e figli l'impegno delle donne

continua ad essere nettamente superiore.

Non a caso, l'unica categoria in cui non si

registrano disallineamenti tra la percezione

maschile e femminile è quella dei non

occupati senza figli. Proprio l'assenza di

gender divide tra i non occupati senza figli,

ovvero tra i segmenti più giovani della

società, che nella maggior parte dei casi non

si sono ancora affacciati al mondo del lavoro

e sono ancora liberi da tutte le incombenze

familiari generate dalla prole, suggerisce una

riflessione a margine: il quotidiano

femminile, se vogliamo tracciare una sorta di

bilancio dei carichi, appare come un

susseguirsi quasi ininterrotto di attività. Uno

scorrere e passare da una condizione

all'altra. Le donne sono in una sorta di

movimento permanente, senza soluzione di

continuità. Una delle aree di criticità

principali dell'esistenza femminile e

dell'assenza di pari opportunità è infatti

proprio quella legata alla cosiddetta “doppia

presenza”, ovvero la capacità della donna di

farsi carico della propria attività e di quella

dei lavori di cura familiare: un fenomeno che,

anche volendo trascurare il piano del

dispiacere individuale, segnala l'incombente

presenza di un problema di ordine sociale.

Ma la disparità tra uomini e donne si fa

ancora più stridente quando si analizzano i

profili occupazionali delle donne. La loro

distribuzione, infatti, assomiglia ad una curva

a campana, con la maggiore concentrazione

sulle qualifiche intermedie e una minoranza

di lavoratrici in ruoli dirigenziali o autonomi.

In Italia sembra permanere forte, quindi, il

fenomeno della segregazione orizzontale,

ovvero la concentrazione dell'occupazione

femminile in determinati livelli professionali,

specie su quelli medio-bassi. In molti Paesi

del Nord-Europa ( Svezia, Danimarca,

Norvegia, Gran Bretagna), dove sussistono

alti tassi di attività e di occupazione

femminile, si sono notati, invece, il

permanere di livelli di segregazione

settoriale, con la concentrazione delle donne

nel campo terziario a discapito di altri settori

che sono rimasti tipicamente maschili (vedi

l'industria). Il quadro nazionale, invece, porta

alla luce una doppia segregazione. Da un

lato quella settoriale, con l'alta presenza

femminile nel terziario, dall'altro quella

orizzontale, con una tendenza delle donne

ad occupare i livelli più bassi nella scala

gerarchica dell'ordine professionale e

lavorativo. C'è poi da considerare che,

anche se la maggioranza delle occupate ha

in corso un contratto di lavoro a tempo

indeterminato, le donne si dimostrano più

interessate da relazioni lavorative precarie

(24% contro il 13% maschile). Sotto questo

profilo, chi si aspettasse un significativo

riallineamento delle distribuzioni contrattuali

almeno tra le giovani generazioni, resterà

deluso. Anche tra gli under 35, infatti,

permane un consistente divario tra ragazze

e ragazzi, con quasi la metà del segmento

femminile precario (46%) contro circa un

terzo di quello maschile (36%). I dati,

dunque, non solo dimostrano come il

precariato sia sempre più parte integrante

della quotidianità delle giovani generazioni

italiane, ma come, anche in un nuovo e

mutato contesto, continuino a riprodursi

disparità di trattamento.

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Il

sapore

del

lusso

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NAZIONALI

UNA STORIA LUNGA

QUATTRO GENERAZIONI

Una famiglia unita dalla passione per i

profumi e i sapori della terra. L'italianità e il

senso di appartenenza ad un territorio dove

il clima e l'escursione termica favoriscono le

condizioni migliori per produrre frutta di

impareggiabile qualità. Gioielli della natura

incorniciati dalla spettacolare scenografia

dei Monti Lessini, area montana a nord di

Verona di origini antichissime. Crediamo nel

cibo buono, in uno stile di vita sano. Questa

è stata la nostra ispirazione. Conserverie di

altissimo pregio: un gusto eccellente e un

corretto apporto nutritivo, partendo da

materie prime ottime e vitali lavorate con

cura e delicatezza in modo da preservarne

sapore e proprietà nutrizionali. La nostra

frutta è coltivata pensando a quello che ci

hanno tramandato i nostri nonni nel

passato, nel rispetto della nostra tradizione

contadina. Preservare la propria salute e

quella dei propri bambini attraverso cibi sani

significa obbligatoriamente rivolgersi ad

eccellenze alimentari. Mangiare in maniera

responsabile è la dieta del futuro: ti va di

insegnarlo ai tuoi figli? Uno stile alimentare

responsabile significa comprare e mangiare

prodotti che sai da dove provengono, ed

evitarli se non lo sai. La montagna è

bellissima da vivere e la purezza dell'aria è

davvero un toccasana per la salute e la

celebrazione del trionfo dell'immensità. Per

chi risiede sulle alture, oltre ad avere il

privilegio di un panorama mozzafiato che

domina su tutto il resto, c'è anche un altro

vantaggio: frutta e spezie eccezionali e

squisite dal sapore unico, da assaggiare da

sole con il pane o da utilizzare per la

realizzazione di piatti creativi e dolci squisiti.

DOVE SIAMO

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37021 Bosco chiesanuova (Verona)

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oltre che valorizzare

l'imprenditoria italiana, la

libera professione

ed il management al

femminile, si propone di

accelerare l'empowerment

FEMMINILE

Otto Donne capaci di interpretare

il loro ruolo in azienda e nella

società, valorizzando ogni giorno

un patrimonio personale fatto di

competenze, creatività, carisma,

t e n a c i a

e contribuire

alla più ampia

diffusione di

una cultura

aziendale

volta

all'inclusività.

Le donne sono resilienti, preparate,

pronte alle sfide, collaborative: la

loro maggiore presenza sarebbe

certamente un booster per lo sviluppo economico e sociale.

Oggi siamo di fronte all'opportunità di pensare a nuovi paradigmi economici e il primo passo è proprio ripartire dalle

donne, dal loro coraggio, dalla loro creatività, dal loro sapere e saper fare. Per valorizzare le donne, il 54% dell'intera

popolazione aziendale, sono stati introdotti strumenti concreti: il sistema integrato di welfare si è evoluto negli anni, con

un'ampia gamma di soluzioni (ad esempio banca del tempo, asili nido aziendali, permessi più ampi per

maternità/paternità, smart working, orari flessibili in entrata e uscita, part-time) che affrontano concretamente il tema

della gestione del tempo e dell'equilibrio tra esigenze aziendali e personali dei dipendenti. Ma c'è ancora molto da fare.

Le esperienze di queste straordinarie professioniste che abbiamo scelto per la nostra rubrica Top Women, mettono a

nudo le difficoltà che le donne incontrano nei loro percorsi lavorativi, soprattutto quando sono madri. Le nostre

protagoniste sono donne che ce l'hanno fatta, nonostante le avversità iniziali. Donne che non hanno mollato di fronte alle

difficoltà grazie alla loro forza, alla determinazione ed al coraggio. Sono vite che raccontano di grandi sacrifici e di

successi; donne da ammirare che in Donna Impresa Magazine fungono da Role Model al fine di infondere la medesima

forza, la medesima determinazione ed il medesimo coraggio a tante altre donne che vorrebbero realizzarsi

professionalmente.

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TOP WOMEN


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WHO IS ANI

In life, there are two definitions of who we are, which are firstly our innate personality and secondly our acquired personality. My life is

still a journey, allow me to share my story so far with you…

Chi è Ani

Nella vita ci sono due definizioni di chi siamo, che sono in primo luogo la nostra personalità innata e in

secondo luogo la nostra personalità acquisita. La mia vita è ancora un viaggio, permettetemi di condividere

con voi la mia storia fino ad ora...

Così, il SELF-MADE Ani è una microbiologa qualificata, che si è laureata all'età di 20 anni e che, dopo alcuni

anni di pratica della microbiologia, si è avventurata nel mondo della moda ed è stata una modella da

passerella per diversi anni in Sud Africa. Essendo una persona che cerca sempre di provare cose nuove e di

fare nuove esperienze, mi sono trasferita in Svizzera, un posto che ora chiamo casa. Mi sono avventurata in

una collaborazione con alcuni amici e ho creato una società di consulenza per il petrolio e il gas, a Ginevra.

Durante questo periodo ho aiutato i nigeriani proprietari di pozzi petroliferi a sviluppare le loro attività in

Europa, mettendoli in contatto con i giusti investitori e dando loro allo stesso tempo accesso a servizi esperti

nel settore del petrolio e del gas. Purtroppo, il calo del prezzo del petrolio e lo sconvolgimento dell'economia

in Nigeria hanno portato ad una brusca fine degli affari con la maggior parte dei miei clienti. Con un po' di

tempo libero a disposizione, ho deciso di imparare nuove competenze. Durante i miei anni come modella, la

mia mente curiosa ha sempre voluto sapere cosa succedesse dietro le telecamere. Questo mi ha portata a

seguire dei corsi di fotografia con un noto fotografo di Ginevra, principalmente fotografia di strada di persone,

in bianco e nero. L'esperienza mi ha insegnato che si può raccontare una storia anche solo con una foto. Mi

ha anche aperto gli occhi per vedere la bellezza nascosta della natura. Dopo la fotografia, sono ritornata alla

mia originaria passione: la moda. Ho frequentato una scuola di design a Milano, specializzandomi in design


per calzature: la visione oggi è quella di creare

scarpe che esprimono un messaggio di pace ed unità

tra i popoli combinando insieme materie prime

provenienti dalla e materiali e know-how provenienti

dall' Europa. Calzature belle non solo dal punto di

vista estetico e dei materiali rigorosamente sostenibili,

ma che incarnano un ideale ed una grande missione:

mostrare al mondo che l'unità è bellezza e che

abbiamo bisogno l'uno dell'altro per essere più forti,

per essere migliori. Questo progetto creerà anche

opportunità di lavoro per molti, soprattutto in Africa…

lo sento come un dovere morale aiutare la mia terra

natia. Un progetto purtroppo ancora in corso d'opera

che si spera venga lanciato non appena si chiuderà

questa triste parentesi della nostra storia. La fraternità

introduce l'idea dell'umanità come famiglia, l'idea

della “famiglia umana” e scioglie ciascun uomo dai

vincoli che lo imprigionano, dalle mille forme di

subordinazione e di schiavitù, da ogni rapporto

ingiusto, compiendo in tal modo un'autentica

rivoluzione esistenziale, culturale e politica. Inoltre, la

globalizzazione economica e finanziaria ha intrecciato

tutti i nostri interessi, che non sono più separati fra di

loro: ciò che accade in un Paese può avere

ripercussioni materiali immediate in molti altri Paesi.

Esistono problemi che interessano l'umanità nel suo

insieme, che nessun popolo può affrontare

separatamente dagli altri. Basti pensare ai grandi

temi che coinvolgono la comunità internazionale in

questo periodo: la pandemia, la questione

ambientale, l'ecologia umana, lo sviluppo e

l'alimentazione, le problematiche riguardanti il

patrimonio genetico dei diversi gruppi umani. Oggi

non è più l'epoca dei soli diritti individuali, né solo dei

diritti sociali di una categoria: la nostra è l'epoca dei

diritti e dei doveri dei popoli e dell'umanità. Dobbiamo

renderci conto che viviamo in un mondo che davvero

è diventato un villaggio: complesso e nuovo, ma un

villaggio. L'umanità vive oggi come fosse un piccolo

gruppo. Ma, a differenza dei piccoli gruppi di una

volta, purtroppo non è ancora riuscita a sviluppare

sufficientemente un pensiero capace di rispettare le

distinzioni mentre comprende la fondamentale unità. I

concetti tradizionali di razza, religione, cultura Stato,

si infrangono davanti alla complessità della

situazione. Ebbene, è proprio la fraternità la categoria

di pensiero capace di abbracciare quell'unità e quella

distinzione cui anela l'umanità contemporanea.

Attualmente sto anche lavorando a un altro progetto,

anch'esso legato alla moda. Sto sviluppando un

marchio di abbigliamento con altri due amici a

Ginevra. La nostra missione è quella di fornire abiti di

alta qualità, eleganti e alla moda per le donne a

prezzi abbordabili. Il nostro obiettivo è ancora una

volta una missione: offrire opportunità di lavoro a

donne di tutte le età, donne che possono lavorare da

casa e avere la possibilità di trascorrere del tempo

con la famiglia mantenendo un lavoro ben retribuito.

La società contemporanea ha trasformato molte di

loro in schiave moderne. Le persone, soprattutto le

donne, lavorano ad orari non compatibili con la

famiglia e questo comporta lo sgretolamento del

nucleo famigliare oltre che un grande sacrificio: ritmi

di lavoro ai quali siamo costretti perché il tenore di

vita ce lo impone. Stiamo dunque lavorando per dare

potere alle donne, per renderle economicamente

indipendenti migliorando la loro qualità di vita. Tra le

altre cose, sono anche una imprenditrice con una

società di architettura e design chiamata LUV con la

quale aiuto le persone a realizzare i loro sogni: si

tratta in sintesi di dare la possibilità a giovani architetti

di entrare in un grande team di persone di talento

guidato dall'architetto Christian Sintesi. Un nome

autorevole nel mondo dell'architettura che ha ricevuto

importanti riconoscimenti: 3 premi europei "Europan"

oltre che essere stato premiato come uno dei migliori

architetti under 40. Con LUV ci siamo posti il

traguardo di creare un design che rispecchi

idealmente lo stile di vita dei nostri clienti. Dare vita a

luoghi che i clienti possano davvero chiamare casa,

perché si adattano perfettamente ad ogni loro

esigenza, ad ogni loro desiderio. Un servizio

impeccabile e grande attenzione ai dettagli. LUV

prende uno spazio e lo rende completamente suo...

fondendo in modo preciso natura, bellezza, unicità e

lusso. Ma ora, andiamo a conoscere l'Anima Vera…

Vengo da una famiglia di sette persone, la terzogenita

di cinque figli. Nata in Nigeria, sono diventata

svizzera dopo averci vissuto molti anni. Sono

cresciuta circondata da risate, musica, danza, libertà,

diversità culturale e vivacità. Curiosa fin da bambina,

leggevo tutto ciò che trovavo interessante e

misterioso. Adoro anche scrivere. I miei argomenti

preferiti erano la vita e l'amore. La scrittura è rimasta

sempre con me, e ancora oggi scrivo della vita,

dell'amore, delle persone, della società e delle

situazioni che mi fanno riflettere. Potrei dire,

ironicamente, di essere nata con una penna in mano.

Non ho paura di provare cose nuove e questo mi

aiuta ad adattarmi facilmente alle situazioni,

all'ambiente e alle persone. Ho acquisito molte

conoscenze: gli anni li ho trascorsi viaggiando spesso

in diversi paesi dell' Asia, dell' Europa, dell' Africa e

dell' America del Nord. Sono piena di passioni e di

empatia con grande sensibilità alle esigenze e alle

altrui difficoltà. E' questo che fa nascere in me

l'ardente desiderio di fare la differenza… di fare

qualcosa di positivo nel caotico mondo in cui viviamo

oggi. Sono impegnata in diverse organizzazioni di

beneficenza in Europa e in Africa, ma questo per me

non è ancora sufficiente. Il mio punto d'arrivo, quello

che davvero mi appagherebbe, è riuscire a rendere

una realtà quel mio sogno di creare un prodotto che

sia accessibile in tutto il mondo, migliorando la vita e

allo stesso tempo ricavandone un reddito, che sarà

utilizzato per la maggior parte nella costruzione di

strutture per i meno fortunati nelle nostre società,

specialmente in Africa.

Questa è Ani Gorhan.

ANI : GORHAN

IMPRENDITRICE - STILISTA - MILANO - ITALIA


Pubblico il mio primo racconto lungo "Storia di un'altra

donna" con la Firenze libri nel 1998; nel 2008 esce il mio

primo romanzo "Con gli occhi degli altri" pubblicato dalla casa

editrice Albatros il Filo. Sempre con la stessa casa editrice,

nel 2011, pubblico il secondo romanzo "Etichette nere per il

bene e il male". "L'effetto domino" lo ritengo il mio romanzo di

maturazione personale e letteraria, vincitore del primo premio

del concorso letterario nazionale Pannunzio 2013. E' del

2016 il fortunato romanzo dal titolo: “Ma perché proprio a me”

al quale seguono, nel 2018 Solis ed il sequel di “Con gli occhi

degli altri” la cui uscita è prevista per la primavera 2021. Ho

scritto numerose sceneggiature, nel 2019 “in viaggio con

papà” per Confartigianato Liguria e la più recente “Col Bosco”

del 2020. Numerosissimi i Premi letterari che hanno premiato

negli anni, e premiano, questa mia passione per la scrittura;

riconoscimenti di cui sono molto orgogliosa.

Come iniziare a presentarmi?

Questa domanda mi è frullata nella mente per un pò di giorni. Non è un compito

semplicissimo, lo ammetto, poiché per rappresentare la poliedricità e complessità di un

essere umano, di una donna poi, non basterebbe un trattato di mille pagine. Ho quasi 50

anni e mi piace soffermarmi a riflettere sulla vita e ripercorrere le tappe del passato.

Fare memoria.

Già così, in poche righe emerge qualcosa di me: una donna poliedrica che ama fare

memoria. Ritengo la memoria un tesoro inestimabile da conservare nel cuore. Possiamo

andare avanti solo mettendo radici solide, su solide basi. Sono sempre stata affascinata

dall'essere umano, fin da giovane, studentessa poco provetta del Liceo Classico di

Albenga, scrivevo storie e poesie sul mondo. Il mio primo sguardo. Seguendo la linea del

classico la mia prima laurea l'ho presa in Lettere Moderne. 110/110 ed il rammarico di

non aver conseguito la lode. Uscita da Lettere tutti mi dissero: “Che te ne fai di una

laurea debole?” La sfida! Ecco, sono una donna che ama le sfide. La mia risposta

interiore fu: “Ora ve lo faccio vedere io!” Ricordo che mandai centinaia di curricula, se

ripenso a come li compilavo mi viene da ridere, erano improponibili, ma all'epoca mia

non esisteva l'orientamento. Non mi rispose nessuno. Così per un momento pensai:

“Forse hanno ragione loro…”. Ma fu solo un attimo. Il giorno dopo mi ripresi e mi rimisi a

cercare, all'epoca c'erano solo i giornali. Trovai la possibilità di partire per un villaggio

turistico a Djerba. Animatore sportivo. Beh, devo dire che avevo dalla mia il saper

governare una barca a vela e l'essere portata per lo sport. Feci una stagione, mi divertii

un sacco. Al ritorno mi iscrissi all'ufficio di collocamento e nel frattempo venni chiamata

da tutti i maggiori Brand del settore turistico. Mi proposero, avendo una laurea, di

assumermi a tempo indeterminato come vice capo villaggio, con possibilità di carriera. Il

villaggio turistico mi divertiva, sono onesta, ma la mia intenzione era di fare un altro tipo

di carriera: nella selezione delle risorse umane. Non avevo ben presente cosa

significasse, ma mi sentivo attratta. Era il mio progetto professionale anche se non lo

sapevo in modo consapevole. Così nicchiai per un pò con i grandi brand del divertimento

e nel frattempo venni chiamata dall'ufficio di collocamento che mi propose un “lavoro

socialmente utile” al comune di Albenga, la mia città natale. La scelta. Che fare? Partire

per lidi divertenti o entrare in un ufficio pubblico? Non avevo il mito del pubblico, ma la

comodità di essere a casa prese il sopravvento. Così accettai il lavoro in comune. Mi

voglio fermare e fare due riflessioni soprattutto per le giovani lettrici: “accettate le sfide

senza paura! Aprite i vostri orizzonti mentali, non fatevi condizionare, siate creative nella

ricerca del lavoro. Meglio accettare qualcosa di diverso dal proprio obiettivo che non

entrare mai nel mondo del lavoro. Gettatevi! Fate esperienza, conoscente persone, le

occasioni allora arriveranno. All'inizio c'è sempre tempo per creare una bella carriera, ma

se rinviate l'inizio…” Sicuramente ciò che mi ha contraddistinto è stata la tenacia: non

mollare mai! Come il villaggio turistico anche il comune fu un momento di passaggio, il

mio trampolino di lancio. Mi diede la possibilità di conseguire, lavorando, due master,

uno in comunicazione efficace ed uno in HR. So che è una massima scontata, ma

“Volere è potere”. Certo, non avevo vita facile. Lavoravo e nel we mi spostavo su Milano

o su Roma per seguire i master e studiare. Pertanto anche da questo pezzo di racconto

possiamo dedurre che: Formarsi è importante! Ve lo dice una che ha poi continuato e

continua tutt'ora. Così, con la mia laurea “debole” e due master, che mi pagai con il

lavoro del comune, mi affacciai nuovamente al mercato delle HR. Mandai tantissimi

curricula, questa volta migliorati nel loro aspetto e nella forma. Nel frattempo ebbi

l'occasione di fare esperienza nell'ambito dell'orientamento per la Provincia di Savona.

Mi piacque. Per entrare nel progetto, comunque, dovetti per due mesi fare affiancamento

a spese mie. Dico questo per lanciare un messaggio importante. Dopo l'affiancamento

mi presero e feci la mia esperienza come orientatrice. Ciò mi fu di grande aiuto, aggiunto

nel mio cv, poiché fui chiamata da ISTUD (all'epoca la Business School dell' Università

Cattolica di Milano). Ebbe inizio lì la mia carriera, a Milano. Mi licenziai dal comune, feci

le valigie e partii in questa nuova grande avventura. Lavorai sodo per due anni. E in quei

due anni capii molte cose. Non amavo la selezione, ma la formazione. Mi piaceva

l'orientamento. C'era un mondo meraviglioso da conoscere e “conquistare”. Continuai a

formarmi. Istud mi pagò un master interno FGA (Fondamenti di gestione aziendale) una

sorta di MBA. Frequentare i Master è straordinario per molti aspetti: ti apre la mente, ti

permette di confrontarti con persone come te e diverse da te, di apprendere molti

concetti, di comprendere le dinamiche del team working, di conoscere professionisti che


RAFFAELLA: VERGA

CONSULENTE AZIENDALE, COACH, MASTER PNL E MEDIATORE CIVILE - LOANO - ITALIA

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Amo lasciare una

traccia

nella mente enelcuore

di chi formo

SHOOTING FOTOGRAFICO: Giorgio Molteni


diverranno la tua rete di riferimento. Venni licenziata!

Di colpo. Lì per lì ci rimasi male. Il giorno dopo

chiamai un mio caro amico responsabile delle HR in

una grande azienda e lui mi disse: “Sono stato

licenziato! Sono distrutto!” Io gli risposi, con mia

somma sorpresa: “Anch'io sono stata licenziata!

Andiamo a sciare in Austria?” Il mio amico ci rimase

di stucco, ma alla fine accettò. Così partimmo. Ho

voluto raccontare questo mio “insuccesso” per

condividere con le lettrici anche gli aspetti “non belli”

di una carriera, cose che possono capitare. Bisogna

saper “incassare”, “accettare” e andare avanti.

Guardare oltre. E' importante anche fermarsi per

comprendere ciò che non ha funzionato in

quell'esperienza. Come dico sempre in aula: la realtà

ci fornisce feedback, non fallimenti! Non lo considerai

un fallimento, ma un feedback. E fra le bellissime

montagne imbiancate dell'Austria lasciai andare il

mio cuore al divertimento. Quando tornai mi misi

subito a cercare, con una buona disposizione

d'animo. L'allenamento sportivo mi aveva fortificata

anche mentalmente. Volevo fare il formatore, ma non

sapevo bene da dove iniziare. Avevo mille contatti

con le HR delle più grandi aziende italiane, ma non

volevo essere interna, piuttosto una consulente.

Tornai all'ufficio per l'impiego, questa volta di Milano

e feci un colloquio di orientamento professionale per

la riqualificazione. Incontrai una “collega” aperta e

ben disposta che mi disse che la Provincia di Milano

cercava orientatori e mi fece inoltrare la domanda. Mi

presero. Da questa esperienza imparai quanto è

importante l'umiltà ed il rimettersi sempre in gioco.

Quando si percorre la propria strada professionale

bisogna mettere in conto le cadute, ma anche il fatto

che prontamente dobbiamo imparare a rialzare.

Mi chiamarono poi per fare le mie prime aule agli

apprendisti. Le ricorderò sempre. Ciò che

riconoscevano tutti in me era l'entusiasmo e la

positività che portavo in aula. A cinquant'anni non l'ho

perso e prego Dio di lasciarmi il mio entusiasmo da

ragazzina fino alla fine. La voglia di Stupirmi ancora,

di andare incontro al mondo sempre con gli occhi di

un bimbo che si sorprende. Quando sei nel mondo

del lavoro incontri persone, conosci persone, alcune

rimangono nella tua vita per sempre, altre sono

meteore. Il mio Amico Roberto, formatore esperto,

che conobbi nel 2004, quando facevo orientamento e

formazione agli apprendisti mi disse: “Adesso è ora

di fare il salto! Devi iniziare a fare formazione ai

manager.” Mi venne male. Le ginocchia mi

tremarono, lo ammetto. Una giovane trentatreenne in

aula con dei manager? “Ma questi mi mangiano!”

pensai. Ricacciai il pensiero killer e gli dissi di sì

sorridendo. Ebbe inizio lì la seconda parte della mia

carriera. Il salto vero. Roberto mi fece partecipare ad

alcune sue aule come spettatrice. Assorbii tutto il

possibile. Mi sentivo una spugna! Aperta, ricettiva e

felice. Con una grande gratitudine nel cuore. Ecco,

Roberto è rimasto nella mia vita e tutt'ora ci

frequentiamo. Per lui provo amicizia, rispetto e

riconoscenza. Se volessi trarre un ulteriore

insegnamento dal mio percorso professionale, è che

la riconoscenza, merce rara oggi, è importantissima.

Imparare a dire “Grazie” e sentirlo nel cuore apre

porte di alleanza molto spesso sconosciute. In quel

periodo della mia vita mi tuffai a capo fitto nel lavoro.

Volevo fare carriera. Imparare. Crescere. Migliorare.

Iniziai a fare formazione ai manager ed un giorno

Roberto mi chiamò e mi disse che una società di

consulenza di suoi amici mi voleva conoscere.

Cominciai a collaborare con loro che mi “vendettero”

come consulente esterno ad Accenture. Ricorderò

per sempre il colloquio con il partner Accenture che

mi chiese cosa ne sapessi di CRM. In Istud avevo

seguito come placement il Master in CRM e trassi

dalla mia memoria tutte le informazioni possibili che

ricordavo. Credo che il partner capì che in qualche

modo stavo un pò bleffando, ma la cosa lo fece

sorridere. Ritengo, col senno di poi, riguardandomi

attraverso quegli occhi esperti, di averlo “conquistato”

per la “faccia tosta”. Una faccia tosta “onesta”,

simpatica, credo, ma pur sempre faccia tosta. Nel

team mi occupavo di Change management applicato

ad un grande progetto di change in CRM per un

merger bancario importante. Lavoravo con soli

uomini, tutti coordinatori di banca o direttori di filiale.

E' stata una delle esperienza più gratificanti della mia

vita. Quegli uomini mi portavano in palmo di mano.

Gentilezza, garbo, cortesia. Così ricordo quelle

giornate trascorse con loro. Un grande insegnamento

che ho portato con me sempre, mi venne da un mio

amico, anche lui consulente, che una sera mi disse:

“Voi donne avete un grande potere, ma solo se

riuscite a mantenere nel lavoro la vostra femminilità.

E' questa la vostra forza. La “morbidezza”,

l'accoglienza che solo una donna possiede per

natura. Se cercate di diventare come noi uomini

perdete tutto!” Questa massima, come vi dicevo, l'ho

portata con me nel cuore sempre. Lavoravo

quattordici ore al giorno, ma tenevo sempre a mente

di essere una femmina. Ho lavorato sodo. Il progetto

in Accenture mi fece crescere tantissimo. Nel 2006

la società di consulenza che mi aveva venduta ad

Accenture mi diede un altro grande incarico di

consulenza a Torino in Asja Ambiente, una società

di energia rinnovabile, dove rimasi un anno per

implementare l'ufficio HR, le tre line: selezione,

formazione e sviluppo. Nel frattempo il mio capo mi

fece responsabile di un team e di una Business Unit

dedicata alle Risorse Umane, Consulenza e

formazione a 360°. Così a trentacinque anni mi

ritrovai manager di una società di consulenza con un

team ed un budget da gestire. Nel tempo che mi

rimaneva dalla consulenza, progettavo e facevo aula

in tutta Italia. L'anno seguente il mio capo decise di

aprire una succursale in Francia, a Lione, ed io

divenni responsabile della formazione e consulenza

HR anche per l'estero. Creammo delle partnership

con altre società di consulenza e nel 2007 mi ritrovai

in aula tutti i giorni. Progettavo di notte ed erogavo di

giorno. Fu massacrante. Non soddisfatta, sempre nel

2007 mi iscrissi ad un master in Corporate Coaching

e presi il diploma. Lavoravo e studiavo nuovamente.

Mi esaurii. Non avevo più energie nemmeno mentali,

avevo corso troppo rapidamente, accumulato mille

esperienze, una ricchezza indescrivibile, ma mi stavo

bruciando. L'anno seguente il mio capo mi propose di

diventare partner ed io mi licenziai. Ho appreso molto

da quell'esperienza, nel bene e nel male. La nostra

ricchezza di esseri umani qual è? Il tempo. Non

avere tempo è una trappola mortale che finisce per

inaridire le persone. Mi ripresi il mio tempo. Negli

anni avevo seminato bene. Lavorando tanto con

precisione, serietà, etica, professionalità, puntualità,

entusiasmo e sempre con il sorriso sulle labbra. I

problemi personali li ho sempre lasciati fuori dalla

porta dell'aula o del cliente. Così, appena rotto il

rapporto con il mio ex capo, mi chiamò un amico,

dirigente dell'allora IREF (oggi EUPOLIS) l'ente di

formazione interno della Regione Lombardia che

aveva un progetto molto grande in partenza e mi

voleva nel team. Fu un altro anno ricco di

esperienza, un vero tesoro. Ma ero stanca e volevo

lasciare Milano che mi aveva dato tanto ed anche

“tolto” tanto. Volevo più spazio per me e lavorare con

altri ritmi. Ricordatevi sempre di seminare bene e con

giustizia e vi torneranno enormi vantaggi. Mi trasferii

nuovamente in Liguria pronta a ricominciare. Un mio

amico mi chiamò e mi disse che un suo conoscente

stava cercando per un progetto formativo in ambito

gestione del conflitto. Era su Milano, ma part time. Mi

organizzai e tenni quei corsi di specializzazione

finanziati da Regione Lombardia per i primi mediatori

in Italia. Fu così che entrai nel mondo della

mediazione. Mi appassionai. Formai tanti ragazzi e

anche adulti che intendevano riqualificarsi, studiai

tanto, approfondii e da quell'esperienza scrissi il mio

primo libro di lavoro: “Il conciliatore professionista”.

Lo inviai a Franco Angeli e l'editore mi pubblicò

subito. Rimasi di stucco nuovamente. In seguito

scoprii che fu il primo libro sulla mediazione scritto

con taglio psicologico in Italia. Fui contattata da

un'università privata l'E-Campus che stava

organizzando il primo Master universitario in ADR

(Alternative Dispute Resolution) in Italia poiché

avevano visto il libro e necessitavano di un docente

in ambito “Gestione psicologica del conflitto e

tecniche di negoziazione”. Sono diventata docente

universitario e per cinque anni ho tenuto lezioni sia a

Novedrate che a Roma. Ho incontrato moltissime

persone. L'aula è bella, lo dico sempre, poiché ti fa

crescere come essere umano e come formatore. Noi

docenti impariamo qualcosa in ogni setting. Ho

messo il cuore nel lavoro. Ho messo tutta me stessa.

Ad oggi, ho fatto il calcolo, ho formato circa 14.000

persone. Ho progettato ed erogato per tantissime

società di formazione e consulenza. Ho formato e

faccio coaching nelle aziende più importanti. Ne cito

solo alcune: Autostrade per l'Italia, Enel, Auchan,

Bulgari, Armani, Aman Hotel, Banca Sella, TPL,

Adecco, Randstad, Pontificia Unifersità, Adidas,

Antonianum, Pfizer, Smat, Teatro dell' Opera di

Roma, J&J, Camera di Commercio di Savona,

Camera di Commercio di Ferrara, Banca Generali,

CARLSON W.L. , CSI Piemonte, Teatro di Torino, e

molte altre. Ho insegnato in un Master Bocconi. Ho

tenuto out

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tenuto out door, in door, formazione mista, seminari, conferenze. Nel 2014,

avendo fatto un po' di “spazio” è entrato nella mia vita l'Amore, ho incontrato

mio marito. Ritengo di essere stata “fortunata” nella mia carriera

professionale, ma ritengo altresì che il mio bilancio attuale dipenda dalla

mia propensione a vedere ciò che di bello e positivo mi è accaduto eanon

dare importanza o peso alle cose nefaste. Quelle le avevo messe in conto,

sono fisiologiche e le ho superate. Ciò che conta è focalizzare il bello!

Tenerne traccia e ringraziare. Sarà la “legge dell'attrazione”? Da psicologa

vi posso affermare che la legge dell'attrazione è importante. Ah, sì, perché

nel 2014 mi sono laureata in psicologia, con Lode questa volta. Oggi mi

sento una donna, ed una femmina, realizzata. A tutto tondo. Mi sento grata

con la vita e con Dio! Quindi ho deciso di dedicare un grande spazio al

volontariato. Alcune amiche dell' Opera ( Opus Dei, del quale sono divenuta

cooperatrice) mi hanno coinvolta in un bellissimo progetto pieno di Luce per

le giovani professioniste. Si chiama “ Progetto Bussola” ed offre a

studentesse universitarie e professioniste, giovani donne under 35,

l'opportunità di partecipare a diverse attività culturali, programmi di

leadership, di formazione professionale, e di promozione sociale, in modo

che ognuna possa forgiarsi una personalità integrale e solida, in un

ambiente di fiducia, amicizia, lealtà e, per chi vuole, di fede. Mi hanno

chiesto di tenere alcune conferenze per le giovani donne ed ho

prontamente risposto: “Eccomi!” L'obiettivo del Progetto è quello di offrire

una formazione al lavoro grazie all'apporto di professioniste senior che

condividono le loro conoscenze ed esperienze, offrendo dei validi strumenti

che fungano da motore di crescita personale e professionale. Il Progetto si

svolge in un meraviglioso Centro Internazionale dell' Opus Dei: Rocca

Romana (

), e rappresenta un valido sostegno

per aiutare queste giovani donne a sviluppare il proprio progetto personale.

In questi primi due anni di vita, il contenuto del programma di Bussola ha

versato intorno alle soft skills. Mi dà una gioia immensa poter essere di

aiuto e supporto per queste giovani donne che hanno appena intrapreso o

che devono entrare nel “fantasmagorico” mondo del lavoro. Io tifo per i

giovani! E' il secondo anno che tengo delle conferenze per loro e dal

momento topico del Covid ho iniziato a fare coaching one to one con

alcune di loro. Per il momento ne seguo quattro. Quattro splendide

creature! Una di loro l'altro giorno mi ha chiesto: “Ma chi ti dà la forza per

seguire tutte le cose che fai? E anche noi…?” Le ho risposto: “L'Amore, la

fede. Sì, sono sicura che sia la mia fede a darmi questa grande forza!” Amo

dare qualcosa, lasciare un traccia, nella mente e nel cuore di chi formo.

Amo e cerco il positivo, nella vita e nelle persone. E non è tutto. In questo

periodo, “nel mezzo del cammin di “mia” vita” apro un nuovo capitolo, mi

rimetto in gioco un'altra volta: sto per fondare una START UP!

ULTIME PUBLICAZIONI:

2018 “Solis”, edito da NeP edizioni, Roma. Sequel del romanzo “Con gli

occhi degli altri”. L'intensità di legami che durano per sempre. Ofelia, un

nome e un destino. Intorno a lei,

alla sua storia e alla sua energia,

la vita e le vicende di diversi

personaggi che si incontrano, si

conoscono e si legano come per

una naturale magia.

NEW

2021 “10. SALIRE IN CIMA AD

UN'ALTA MONTAGNA”.

In pubblicazione. Uscita

prevista per febbraio 2021.


MARIA GRAZIA COSTA. UNA

CARRIERA SPESA PER LA

SOSTENIBILITÀ. PAROLE

D'ORDINE: EFFICIENZA

DUE GENITORI LAUREATI IN MATEMATICA CHE LE HANNO LASCIATO IN DOTE L'AMORE

ISTINTIVO PER I NUMERI, CURRICULUM SCOLASTICO D'ECCELLENZA CHE HA

PORTATO AL TITOLO DI ALFIERE DI LAVORO, LAUREA IN INGEGNERIA ELETTRONICA

CON IL MASSIMO DEI VOTI A SOLI 23 ANNI, OGGI AMMINISTRATORE UNICO DI SACEE,

ENERGY MANAGER DEL GRUPPO LUMSON, DI PETROLVALVES, DI STELLA BIANCA E

DI MOLTE ALTRE IMPORTANTI REALTÀ INDUSTRIALI DELLA NOSTRA BELLA ITALIA.

Da quasi 8 anni sono alla guida di SACEE ( ), una Società di Ingegneria che si occupa di

efficienza energetica e progetta impianti tecnologici in settori e contesti molto diversi, dagli showroom agli

alberghi, dai palazzi storici tutelati ai più moderni centri direzionali. Inoltre, nel ruolo di Energy e

Sustainability Manager, accompagno pubbliche amministrazioni ed importanti multinazionali nel lungo

percorso della sostenibilità, che parte con l'analisi dei rischi sui cambiamenti climatici, passa dall'aumento

della consapevolezza sulle proprie emissioni inquinanti e arriva fino alla definizione di strategie di

ottimizzazione dei processi, di abbattimento dei consumi, di una migliore gestione delle risorse. Il mio è un

lavoro trasversale e multidisciplinare, che riguarda davvero tutti, più di quanto non si possa pensare.

Scopri chi sono.

Rispondendo alle sfide dell’Europa in termini di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti, SACEE punta a migliorare l’EFFICIENZA

ENERGETICA dei suoi clienti creando nuove opportunità per lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili e lo sviluppo eco-sostenibile.

www.dimagazine.it


Ho scelto di restare in Italia, sebbene fortemente attratta dallo prontezza tecnologica e dalla cultura

green del nord Europa, perché amo questa terra, le sue opere d'arte ed il fare appassionato e

gesticolante dei suoi abitanti. Sono convinta che i cervelli (e ciascuno di noi ne ha certamente uno,

che avrebbe il dovere di applicare al massimo delle proprie possibilità) possono andare ed ispirarsi

all'estero, possono viaggiare, ascoltare, vedere con i loro occhi, ma non devono “fuggire”. Alla fuga

preferisco la lotta tenace sul posto. Non che sia facile ovviamente. Chi fa impresa in Italia, con

correttezza e senza cedere ai compromessi, è un vero combattente, meriterebbe una medaglia al

valore a prescindere dal risultato, che per arrivare richiede sempre anche una buona dosa di

fortuna. Ciò che scoraggia di più dell' Italia è la diffusa mancanza di comprensione della potenzialità

della tecnologia e della sua utilità in ogni settore. Il mondo digitale porta enormi vantaggi in termini

di immediatezza della comunicazione, di velocità del lavoro, di conservazione delle informazioni e

anche di sostenibilità ambientale. Grazie all'utilizzo dell'informatica, delle rappresentazioni

tridimensionali, della realtà aumentata e del BIM ( Building Information Modeling), SACEE ha fatto

enormi progressi in pochi anni: da piccola realtà di paese a società premiata dal Sole24ore come

"Leader della Crescita 2020". Lo scorso marzo il Financial Times ci ha collocato nell'elenco delle

1000 aziende europee con la crescita maggiore nel triennio 2015-2018. Poiché nei paesi

dell' Unione Europea operano più di 21 milioni di imprese, essere in quella classifica ha

rappresentato un premio importante all'impegno e al coraggio. C'è chi mi ha detto che fosse strano

che questa visione, orientata alla tecnologia e al futuro, arrivasse da una donna. La verità è che

stiamo occupando, con grazia ed eleganza, ambiti che erano territorio ingiustamente esclusivo

degli uomini. Stiamo uscendo da ruoli di spalla ed accompagnamento, per portarci in prima linea.

Lo facciamo restando mamme, mogli e compagne. Lo facciamo grazie al supporto indispensabile

che i nostri figli, mariti e compagni ci danno tutti i giorni. In SACEE ho la responsabilità di una

squadra di professionisti, ingegneri e architetti, uomini e donne, alcuni giovani e altri di grande

esperienza, perché credo che nell'equilibrio tra la diversità vada ricercata la chiave del successo di

una società, non nella competizione tra sessi o nella sfida tra la velocità dei giovani e la saggezza

di chi ha qualche anno in più. Sento che gli uomini, non meno che le donne, appoggiano le mie

scelte, stimano le mie capacità ad intuizioni, consapevoli che queste ultime sono un dono tutto

femminile. E io me la tengo stretta la mia femminilità, non rincorro il modello della donna che

schiamazza tutto il giorno, che indossa solo pantaloni, che imita i maschi di potere, che ha il terrore

di essere giudicata per le sue fragilità. Una donna è l'essenza della fragilità. Nelle fragilità c'è la

nostra unicità e la nostra forza. Sono orgogliosa del mio essere fragile.

INFO. Classifica del Financial Times:

https://spaces.statista.com/f451268219ee41bc9fcf65af7372b3f1.pdf

SEDE Piazza Luigi di Savoia, 22 I 20124 Milano (MI)

Tel. +39 02 45381170 - Cell. +39 393 9174688 - Fax +39 02 45381176

MAIL grazia.costa@sacee.it _ info@sacee.it

SITO www.sacee.it

Ciò che scoraggia di più

dell'Italia è la diffusa mancanza

di comprensione della

potenzialità della tecnologia e

della sua utilità in ogni settore.

MARIA GRAZIA: COSTA

AMMINISTRATORE UNICO SACEE - MILANO - ITALY


GLI ABITI

ETERNI

di Mariangela

CASTELLAN

UN CAPO DI ABBIGLIAMENTO PUÒ ESSERE UN'AVVENTURA

CHE DURA TUTTA LA VITA.

Mi chiamo Mariangela e sono nata a Cittadella, roccaforte

medioevale in provincia di Padova, all’inizio degli anni 60. Dopo il

diploma decido di abbandonare le aspettative familiari e

dell'ambiente di provincia con cui sono cresciuta e di seguire la

mia vera passione: la moda. Appena diciottenne, inizio a lavorare

come commessa in un grande magazzino del padovano, dando

inizio a quello che poi sarà il mio percorso professionale e di vita.

Viste le mie doti selettive e la capacità di prevedere i trend mi

viene affidato anche il ruolo di buyer, con una mansione chiave

negli acquisti della catena. L’entusiasmo e il piacere della ricerca

che da sempre mi accompagnano mi spingono quindi ad

affrontare la sfida di aprire un negozio tutto mio. Con l’apertura

della prima boutique MODA&MODA, a cui, constatato il

successo iniziale, fa seguito nel frattempo un secondo punto

vendita, inizia a farsi strada in me l'ambizione di creare una

propria linea di abbigliamento. La mia passione per la moda,

unita al fatto di avere clienti che si affidassero al mio gusto per la

creazione del proprio look, era una soddisfazione per me

impagabile. Se non fosse stato il mio lavoro, credo che

probabilmente lo avrei fatto pure gratis! La ricerca della qualità in

quello che proponevo era una priorità per me, allora come ora.

La mia ricerca si è sempre concentrata su piccoli brand di

nicchia, dal design accattivante ma rigorosamente di qualità.

Dopo una decina d’anni da imprenditrice, decido di passare

dall’altra parte della barricata, iniziando una nuova esperienza a Milano collaborando con Studio 24, uno showroom

specializzato nella distribuzione di capispalla in materiali pregiati. Con questa esperienza di partner commerciale ho la

possibilità di conoscere e collaborare con aziende, agenti e buyer nazionali e internazionali e ho modo di frequentare alcune

V E N E Z I A

L’esistenza di una moda sostenibile è di notevole importanza perché il consumo di moda è

molto diffuso nelle economie industrializzate: poiché la moda è fondata sulle tendenze, il

prodotto ha un ciclo di vita molto breve, che porta a un elevato accumulo di rifiuti spesso

non biodegradabili. L’approccio alla sostenibilità tiene conto sia dell’aspetto ecologico, sia

dell’equità sociale, intesa come rispetto delle persone, dei lavoratori e dei consumatori, sia

del punto di vista prettamente economico. L’applicazione di principi di sostenibilità non

avverrà mai se contraria alle regole del mercato. In tal senso DOUBLE rappresenta un

esempio virtuoso di azienda improntata a un concetto di sostenibilità profit driven: l’intera

value proposition è costruita intorno al concetto di eccellenza dei materiali, la trasparenza

della filiera produttiva, la spinta all’innovazione nell’ambito della visione imprenditoriale

improntata sulla qualità autentica.


e

2020/21

Deconstructing

classics

to

make

them

eternal

ant prima

sfilate autunno/inverno

Our ambition

is to

create

precious

garments

that go

beyond

seasonal

trends

but are

rooted

in

contemporaneity

delle principali sfilate di grandi brand in

prima fila. Ricordo ancora con molto

piacere la prima volta che ho visto sfilare

Naomi Campbell: la venere nera e

Versace rimangono per me un binomio

irripetibile! Sembrava quasi irreale! Un

fisico mozzafiato e una camminata che non

si dimenticano. La mia esperienza

milanese durerà dodici anni, finchè non

decido di tornare in Veneto e di creare un

mio brand. Mossa dalla stessa passione di

trent´anni prima nel 2017 nasce DOUBLE

Venezia. DOUBLE Venezia parte dalla mia

ambizione di creare un’inversione di rotta

rispetto a tutto quello che è fast fashion e

trend stagionali. Partendo da questi

capisaldi inizio a concepire una collezione

di cappotti e capispalla realizzata

interamente con materiali naturali, usando

le migliori lane eimigliori cachemire. Ogni

capo è realizzato a mano e confezionato

con il metodo sartoriale “double” che da

anche il nome alla collezione. Questa

lavorazione, risalente agli anni ‘30, richiede

una radicata esperienza ed una profonda

conoscenza dei processi manifatturieri, che

fanno del “double” una lavorazione

preziosa e ricercata. La mia mission e

quella di DOUBLE Venezia diventano

quindi quella di far conoscere questa

tradizione tutta italiana sul mercato

nazionale e internazionale, assieme alla

valorizzazione di capi realizzati con spirito

etico, nel rispetto dell’ambiente e delle

condizioni lavorative di chi contribuisce a

crearli. Uno dei miei principi è che non si

può costruire il proprio business sfruttando

le persone. Bisogna tornare a dare il giusto

valore alle cose, valorizzando tutti i

componenti della filiera. Il mio motto è

“ comprare meno e comprare meglio”. E' per

questo infatti che sto puntando sulla

creazione di prodotti in quantità limitate e

con la massima qualità nei materiali e una

cura maniacale dei dettagli, per fare in

modo che i miei capi possano considerarsi

E T E R N I

info:

DOUBLE SRL

double.venezia@gmail.com

direct contact: +39 338 8264247

+49 151 11019763

double-venezia.com

www.dimagazine.it

DIRETTRICE E FOUNDER DI DOUBLE

VENEZIA - ITALY

CASTELLAN

MARIANGELA:


ALTAROMA

FASHION RUNWAY

15/17

SETTEMBRE

2020

Altaroma è il centro propulsore della Moda Italiana emergente.

Dal 2002 si propone come luogo d'incontro dove esplorare i nuovi trend e

come importante vetrina nazionale ed internazionale per i creativi del settore

m o d a

ALTAMODAROMA: tutta la collezione DOUBLE

https://digitalrunway.altaroma.it/profilo/designer04

Nella foto: Mariangela Castellan, titolare del brand DOUBLE Venezia con Lara Canal stilista e sua grande amica.

www.dimagazine.it


IL CAPOSPALLA

ELE

SUE FORME.

Lavorazioni di una volta prendono

il posto in tagli nuovi, volumi

ricercati e curati fino all'ultimo

dettaglio.

Il termine "doppio", nella moda, si riferisce a un

tessuto doppio, composto da due strati uniti con

una cucitura interna, completamente fatto a mano.

È la lavorazione perfetta sia per abiti reversibili

che non reversibili, dove entrambi i lati appaiono

completamente senza cuciture. La confezione dei

capi doppi avviene in alcuni laboratori specializzati

in Italia. La lavorazione richiede procedure lunghe

e complicate con diversi interventi manuali. La

creazione di un capo doppio richiede lo sforzo di 8

artigiani e la produzione può richiedere fino a 2

giorni. Ai capi continuativi della collezione, si

vanno ad aggiungere nuove vestibilità e

lunghezze, come il cappotto lungo over, il

cappottino dritto stile garçon e quello sfiancato dai

tagli particolari. Una mantella con cappuccio e due

giacche completano la collezione. DOUBLE

Venezia questa stagione ha impreziosito

ulteriormente I suoi capi con lavorazioni di

agugliatura, creando fasce colorate ed elementi

floreali in contrasto al colore di base. Altra tecnica

applicata nella collezione è lo stencil eseguito a

mano con aerografo mediante spruzzatura e

rifinitura a rullo, che decora alcuni capi con

soggetti naturali come foglie e rami, ed altri con

disegni damascati. Questa scelta prende

ispirazione dalla tecnica di stampa inventata da

Mariano Fortuny; pittore, stilista e scenografo di

origini catalane naturalizzato veneziano, vissuto a

Venezia a fine Ottocento, dove aveva la sua casaatelier.

SHOWROOM NEGOZI

Nico Albanese Showroom - New York

Wonder concept store - Conegliano (TV)

D-Tails Agency – Monaco di Baviera Dielle

Boutique - Fontaniva (PD)

Show Room Avanti – Mosca Zoe Boutique

Bassano del Grappa (VI)

Moda & Style - Ascona (SVIZZERA)

www.double-venezia.com

V E N E Z I A


Una donna

una storia

E’ VERO CHE ESSERE DONNA NELLA NOSTRA SOCIETÀ HA ANCORA UNA INFLUENZA NEGATIVA NELLA

CARRIERA LAVORATIVA, MA È ANCHE VERO CHE SPESSO QUESTI PREGIUDIZI DIVENTANO INCONSCI

E LIMITANO LE DONNE NELL’ASPIRARE A DETERMINATI RUOLI DI LEADER. BISOGNA ESSERE

CONSAPEVOLI DI QUESTI AUTOMATISMI MENTALI E RIAPPROPRIARSI DELLE PROPRIE AMBIZIONI

PROFESSIONALI.

Nella foto:

Jacopo Bevilacqua, Dottore Magistrale

in Direzione d'Impresa, Marketing

e Strategia, con la mamma Adriana

Adriana Maria Quaglia inizia il suo percorso

professionale alla fine degli anni '80 nel marketing e

nelle vendite. Sino al 1997 lavora per alcune agenzie

di comunicazione del torinese e del milanese gestendo

campagne di comunicazione per primarie aziende

italiane e brand internazionali, concludendo questo

ciclo professionale in Media Italia Relazioni Pubbliche

del Gruppo Armando Testa. Successivamente cresce

nell'industria delle telecomunicazioni - Omnitel prima,

Vodafone poi - dove sviluppa le sue competenze

manageriali, sia in area customer operations che in

area risorse umane, gestendo progetti importanti di

change management organizzativo. Nel 2008 entra in

Fiat Group Automobiles dove prosegue la sua carriera

manageriale e partecipa attivamente alla

trasformazione del Gruppo in Fiat Chrysler

Automobiles, lavorando allo sviluppo di canali e

servizi innovativi, soprattutto in ambito digitale,

finalizzati alla gestione e alla crescita delle relazioni

con i clienti. Dal 2014 sino al 2019 è responsabile

EMEA dell'area brand marketing e comunicazione di

Mopar, il marchio che racchiude le attività aftersales di

FCA, e contribuisce allo sviluppo strategico del brand

con progetti di comunicazione integrata che vedono,

tra gli altri, l'implementazione di un programma

europeo multilingua di Customer Experience

multicanale che coinvolge i clienti Fiat, Lancia, Jeep,

Alfa Romeo, Abarth, Fiat Professional,

Fiat Ducato

Camper, con risultati di business significativi. Nel 2019

sceglie di cambiare paradigma e accoglie la sfida di

entrare in consulenza. In Coreconsulting è partner e

responsabile della neo nata linea di servizio “Customer

Experience e CRM”. L'obiettivo è fornire alle aziende e

al management la strategia e gli strumenti più efficaci

per costruire business, perché il successo si sviluppa

dai meccanismi con cui si trovano i clienti, si entra e si

mantiene la relazione con loro, tenendo sempre conto

degli effetti sulle vendite e sui ricavi, che sono il motore

concreto delle imprese.

UNA LUNGA STORIA DI NUOVE IDEE.

Dal 2001 il Gruppo Core, con le sue due società

Coreconsulting e Corelab, opera nel campo dello

sviluppo organizzativo, della comunicazione e delle

risorse umane, in tutti i settori di business, privati e

pubblici, in Italia e all'estero. Con 4 sedi in Italia e un

network internazionale, offre soluzioni integrate end-toend

di Knowledge management,

Change

management, People management e Customer

management. Un team multidisciplinare di circa 200

professionisti assicura, con il supporto di soluzioni

digitali proprietarie, la realizzazione di progetti di

riorganizzazione, valutazione e sviluppo, talent

management e business coaching, formazione e

digital learning, CRM e digital communication. Per

maggiori informazioni: www.coreconsulting.it

UNA STORIA DI FORMAZIONE

La storia professionale di Adriana è fortemente

intrecciata alla sua storia formativa, all'attività sportiva

e artistica. Inizia gli studi a 5 anni facendo la Primina

per poi iscriversi, dopo un esame di idoneità, alla

seconda elementare. È proprio alle elementari che

incomincia l'interesse per la musica e il canto,

incoraggiato dal padre, un naturale talento musicale.

Inizia presto a studiare musica classica e suona il

violino sino ai 17 anni quando abbandona gli studi

musicali per intensificare quelli liceali. Musica e canto

la accompagneranno sempre. Così come lo sport,

esercitato perlopiù a livello agonistico: dalla ginnastica

artistica, al nuoto, all'Aikido, al tennis, allo sci, alla

pallavolo e alla pallacanestro che la seguirà per tutta la

giovinezza. Nello sport Adriana trova la spinta a

progredire. "Lo sport agonistico è stimolante perché

pone degli obiettivi. Ti dà la possibilità di coltivare

sogni e speranze che sveli quando raggiungi la meta.

In una società nella quale gli interessi predominanti

sono la bellezza esteriore, la ricchezza e la popolarità,

lo sport è una palestra di vita", racconta Adriana.

"Anche se perdi, in realtà hai già vinto. Non sai mai se

al termine delle tue fatiche urlerai di gioia o piangerai

di delusione ma resta il fatto che hai già vinto, perché ti

sei messa in gioco. Lo sport è emozione, è vittoria, è

sconfitta. È vita, insomma." Le sue autentiche

passioni interiori sono la scrittura e il teatro. Nel

periodo universitario studia recitazione per qualche


anno, ma decide di non intraprendere il percorso da

professionista perché l'ambiente non le si confà. “Il

teatro è stato il nutrimento fondamentale della mia

immaginazione. Lo considero la più alta forma d'arte

dell'uomo. Ci tocca l'anima, ci fa commuovere e ci fa

sentire una verità comune.” Proprio come la poesia. È,

infatti, nella poesia che il suo immaginario trova

concretezza e, dopo il ritrovamento fortuito dei suoi diari

di bambina, riprende a scrivere. "I pensieri e le poesie

di quando ero ragazzina - spiega - mi hanno restituito lo

slancio della scrittura. Non ricordo un momento preciso

in cui io abbia iniziato a scrivere poesie. Certamente lo

studio della filosofia, della letteratura e della musica,

nonché l'amore per l'arte e il teatro hanno influenzato

molto la mia formazione letteraria, anche se credo si

tratti soprattutto di una vocazione" . "La scrittura –

sottolinea – è un atto di libertà estrema e la poesia è

uno strumento di espressione libera del proprio

pensiero, dei moti dell'animo e dello spirito". È del 2017

la sua seconda raccolta Come una farfalla ( Genesi

Editrice) che il suo stesso editore, Sandro Gros-Pietro,

non esita a definire “un mondo interiore che è un canto

di libertà e di devozione verso l'armonia e la pienezza

della vita”. “Quando una farfalla esce dalla crisalide, le

sue ali sono piccole e accartocciate. Solo trovando un

appoggio sicuro si dispiegano e la sostengono durante

il volo. Così vedo la poesia, una struttura portante

dell'anima, che ha bisogno di un appoggio sicuro,

l'Uomo, per esprimersi liberamente. La poesia è il mio

angolo segreto.” I momenti di formazione personale che

ricorda come davvero significativi sono legati alle

esperienze di scambio in famiglia e studio all'estero. Le

hanno permesso di unire l'apprendimento delle lingue

all'incontro di nuove persone, al divertimento e alla

scoperta di culture diverse. “Non è sempre stato tutto

facile” , racconta Adriana.

“Allora non avevamo i social

mediaeicellulari. Ho dovuto affrontare problemi anche

grandi e ho avuto momenti di crisi. Quando sei lontana

da casa e sei molto giovane, il sistema di supporto

viene meno e devi imparare a destreggiarti con persone

e culture che non conosci. Ho imparato ad adattarmi e

a chiedere aiuto quando ne ho davvero bisogno.” Le

esperienze all'estero e lo studio delle lingue hanno

permesso ad Adriana di sviluppare un profilo

internazionale, ampliandole gli orizzonti lavorativi e –

più tardi – l'hanno agevolata nel sapersi muovere nei

contesti internazionali delle aziende in cui ha lavorato.

Quando le abbiamo chiesto di raccontarci dei suoi

esordi professionali, quello che ne è scaturito è uno

straordinario momento di riflessione, un affascinante

compendio di pensieri assolutamente da gustare, come

fossero un piatto prelibato... "Da bambini - dice - la

gente ci chiede che cosa vuoi fare da grande… a

quell'età di solito abbiamo molti sogni. Da bambini

siamo in grado di sentire la voce dell'anima. Crescendo,

le cose cambiano. Non è più il momento di sognare,

dobbiamo affrontare la realtà e pensare a come

sopravvivere nel mondo. Io ho sempre tenuto salda la

mia capacità di guardare il mondo con gli occhi della

bimba inquieta che sono stata. Mi sono sempre data la

possibilità di immaginare un futuro diverso, di scrivere

un domani migliore, dove, soprattutto, non dover mai

rinunciare alla mia libertà di espressione. L'arte e la

musica sono stati il viaggio iniziatico per il mio

immaginario, che affonda sempre le sue radici nella

realtà."

E tu “cosa volevi fare da grande”?

Volevo fare tante cose. Sono sempre stata molto

curiosa e appassionata. Ero assetata di conoscenza.

Leggevo tantissimo. Volevo imparare tutto ciò che era

possibile imparare. E questo mio tratto è ancora

presente. Sono “un'onnivora culturale”. Per dirla alla

Peterson, non è che apprezzo qualunque cosa

indiscriminatamente. Piuttosto, sono aperta ad

apprezzare tutto. La mia mente ha bisogno di stimoli

continui. E poi, esiste una sola cosa che si può fare da

grande? Mi sono trovata a dover ricominciare dall'inizio

più di una volta e non sempre per mia scelta, ma per

situazioni – anche difficili – di vita personale. Conciliare

famiglia e carriera non è facile per nessuna donna, per

me lo è stato ancora meno. Mi chiamano Wonder

Woman ma io non credo a questo concetto. Non ho

fatto tutto da sola. Sono stata aiutata dai miei genitori,

due nonni eccezionali. E da un segreto: il focus e

l'organizzazione. Sono sempre rimasta concentrata

sugli obiettivi e sullo scopo ultimo per cui lavoravo. Ho

sempre organizzato molto bene la mia vita e il mio

lavoro. La carriera non è mai il punto di partenza, ma

l'effetto di un circolo virtuoso. Io ho sempre messo al

centro il progresso, in senso lato, il desiderio di

migliorare la mia vita e quella di mio figlio.

Pensavi alla carriera mentre lavoravi?

Pensavo di voler raggiungere gli obiettivi che mi

venivano dati o che mi davo da sola. Pensavo di voler

far crescere chi lavorava con me. Pensavo di voler

sviluppare l'organizzazione in cui lavoravo. Per il bene

dell'impresa stessa. Quando raggiungo un obiettivo,

non sto a guardare al risultato per molto tempo. Ne ho

già un altro in testa. E ricomincio a correre per il

prossimo traguardo. Corro con fair play, nel rispetto

delle persone e dei valori che mi appartengono. Corro

per vincere, ma non a qualunque costo. Quindi, la

carriera? Si, ma nel rispetto dei grandi valori di umanità

e dignità dell'essere umano. L'amore in senso ampio

viene prima di qualunque altra cosa.

Qual è la lezione che vorresti trasmettere alle

giovani donne di oggi?

E i giovani uomini? Vorrei che entrambi si

convincessero che tutti possiamo essere fautori di un

cambiamento, piccolo o grande che sia. Bisogna

crederci e impegnarsi, uscendo dalla propria zona di

comodo. Le aziende hanno un gran bisogno di

cambiamento. E ci vuole tanta determinazione e

convinzione. Bisogna credere nel cambiamento sino in

fondo, senza pensare alla popolarità. Mi sono spesso

esposta in prima persona, andando contro la corrente e

ignorando i giudizi negativi di chi mi stava attorno. Ci

credevo e andavo avanti. E, alla fine, nonostante

l'impopolarità iniziale, mi hanno sempre riconosciuto

grande resilienza e capacità di rompere lo status quo

portando innovazione e risultati concreti. Ogni singola

ADRIANA MARIA:

QUAGLIA

PARTNER CORECONSULTING SpA

TORINO - ITALY

www.dimagazine.it


persona ha il potenziale per ideare, creare e dare vita a qualcosa di nuovo e di

diverso. E' vero che essere donna nella nostra società ha ancora una influenza

negativa nella carriera lavorativa, ma è anche vero che spesso questi pregiudizi

diventano inconsci e limitano le donne nell'aspirare a determinati ruoli di leader.

Bisogna essere consapevoli di questi automatismi mentali e riappropriarsi delle

proprie ambizioni professionali.

Come hai fatto a progredire nelle grandi aziende?

Ho sempre proposto qualcosa di nuovo. Ho creato i miei stessi mestieri buttandomi

in progetti colossali, senza però mettermi in mostra. Ho sempre ignorato la

confusione che c'era intorno a me, concentrandomi su quello che dovevo fare. Ho,

soprattutto, dato la precedenza alla crescita dei miei collaboratori. Le persone con cui

ho lavorato sono il mio orgoglio più grande. Le imprese crescono se crescono le

persone. Un'impresa non si può basare su un singolo leader. È la squadra che fa la

differenza. E poi, ho sempre cercato di essere un buon collaboratore per i miei capi,

aiutandoli nei momenti critici a prendere decisioni difficili, ponendomi come partner

affidabile, che mantiene le promesse. Una compagna di squadra, insomma, che

cerca il confronto in modo costruttivo per raggiungere un obiettivo comune.

Dicono che hai la passione per le cose fatte bene, è vero?

Ho una grandissima passione per la Competenza, quella con la C maiuscola, che

non è direttamente proporzionale alla quantità di conoscenze e di abilità che

possediamo o ai titoli che possiamo annoverare nel nostro curriculum, quanto

piuttosto alla capacità di saper applicare e adattare le nostre conoscenze e le nostre

abilità ai vari contesti. Essere competente richiede molto impegno e sacrifico.

Comporta molto studio e aggiornamento continuo, attenzione ai dettagli e rigore

esecutivo. Quindi si, mi piace il lavoro ben fatto. Sono esigente con me stessa e con

gli altri. Cerco di non tralasciare nulla e di non dare nulla per scontato, perché ho una

coscienza che parla molto forte. Oggi più che mai, in veste di consulente, sono

consapevole che con il mio lavoro ho il potere di migliorare la vita delle aziende, la

carriera di un manager, la quotidianità di un operaio, le competenze di un impiegato o

il servizio ad un cliente. Un progetto ben fatto è in grado di dare nuove prospettive

alla vita dell'impresa. Io sono stata dall'altra parte della scrivania per 25 anni e non

posso dimenticare quanto i consulenti possano fare la differenza (talvolta anche nel

male) per le aziende.

Che cosa ha fatto veramente la differenza nel tuo percorso di carriera?

Sicuramente la grande passione, la determinazione e l'energia di cui dispongo. La

capacità di coinvolgermi a fondo in quello che faccio mi ha permesso di realizzare

progetti professionali di grande rilevanza. Mi innamoro sempre del lavoro che faccio.

Non potrei lavorare altrimenti. Le mie esperienze sono, poi, tutte caratterizzate dal

costante bisogno di costruire, contando solo sui miei sforzi. Ho bisogno di seguire le

mie visioni e di mettere in pratica la mia abilità di vedere, anticipare e prevenire ma è

ancora più forte la necessità di “realizzare”, perché sono uno spirito concreto e

pragmatico. Amo sognare e pensare in grande ma sento sempre l'esigenza di dare

forma concreta alle idee. Cavalco il cambiamento, lo cerco, anche se ne ho sempre

un po' paura. Ma so che è lì che accade la vera magia: ricominciare è come

rinascere ogni volta in un mondo nuovo. Inoltre, la necessità espressiva, che deriva

dal mio bagaglio artistico, mi ha condotta a sperimentare earicercaresemprenuove

soluzioni di fronte ai problemi organizzativi e di business che dovevo affrontare.

Invece, il desiderio di autonomia e di indipendenza sono stati talvolta di ostacolo. Le

aziende italiane – soprattutto - hanno la mania del “controllo”. Io ho bisogno di

margine di manovra per portare risultati. Quando ho ricevuto totale fiducia e “carta

bianca” ho dato il meglio di me!

Quali consigli daresti ad una donna in procinto di intraprendere un percorso di

carriera?

Di essere forte e di chiarirsi bene su ciò che vuole e come vuole ottenerlo. Senza

tralasciare nulla ma senza mai dimenticare sé stessa. Restando fedele a sé stessa.

E direi di non lasciarsi travolgere dalla sete di potere, perché il potere trasforma le

persone e, gran parte delle volte, non in meglio. L'amore e la determinazione sono le

caratteristiche delle donne che sanno essere si leader, ma al femminile.


SHOOTING FOTOGRAFICO: Davide Gherzi

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Una

cosa

che

desideri

fortemente?

Che avvenga una vera e propria rivoluzione umanistica, a partire

dalle imprese. Abbiamo bisogno di una società che rimetta al

centro l'essere umano. Abbiamo bisogno che la creatività, l'arte e la

cultura siano promosse e sponsorizzate. Che diventino fonte di

lavoro e di sostentamento. Quando sentiamo parlare di

innovazione, sentiamo parlare solo di nuove tecnologie e di

trasformazione digitale. Io sono convinta che la nostra salvezza

risieda nella bellezza dell'arte, della musica e della cultura.

Nessuna tecnologia potrà mai sostituirsi all'uomo. Perché l'uomo è

autentico, la tecnologia è una costruzione, che èeresteràsempre

finzione. Se devo individuare una sfida futura, allora potrebbe

essere proprio questa: mettere le mie competenze al servizio dello

sviluppo di una cultura umanistica.

Adriana Maria Quaglia - Partner Coreconsulting SpA

Via Lagrange, 3 - 10123 Torino

Tel. +39 011 5563 314 - mobile:+39 331 603 5019

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IL MESTIERE DEL

FUNDRAISER,

IN PRATICA.

Il fundraiser è colui che crea un percorso di richiesta donazioni, che permette

alle organizzazioni nonprofit di essere sostenibili nel tempo. È un mestiere, a

tutti gli effetti. E prevede diverse specializzazioni ma anche un estro creativo e

artistico, oltre che una grande determinazione. Non è così facile come sembra

ma è bello pensare di fare qualcosa di straordinario per il nostro piccologrande

mondo.

Intervista a Marianna Martinoni, consulente di

fundraiser.


un premio rivolto alle organizzazioni culturali che vogliano far partire

una campagna di crowdfunding. Dal 2019 inoltre sono nella short list

di Esperti in fundraising culturale e Art Bonus voluta da Ales, società in

house del Ministero dei Beni Culturali che lavora sull' Art Bonus.

Grazie a questo duplice ruolo di consulente e formatrice sono sempre

in movimento per tutta l'Italia (periodo del Covid a parte!) e incontro

ogni anno molte organizzazioni del Terzo Settore e tantissime persone

che già lavorano come fundraiser o che stanno cercando di entrare nel

mondo fundraising migliorando le proprie competenze.

Cosa ti ha spinto a svolgere questa professione?

Quello che più mi ha spinto a svolgere questo lavoro è stata l'idea di

poter essere determinante nella riuscita di progetti che mi

appassionavano, in cui credevo, ma che non avevano possibilità di

realizzarsi senza una strategia di finanziamento a lungo termine.

C'è da dire che quando ho iniziato nel 2001 non eravamo in molti a

fare questo lavoro a titolo professionale. Io stessa ho scoperto che

esisteva questa professione nel corso dell'ultima parte dei miei studi in

Management e Comunicazione per le Politiche Culturali Pubbliche e

Private. E allora con i soldi che guadagnavo con i primi lavori, mi sono

iscritta a The Fundraising School di AICCON a Forlì e ho conseguito il

Certificato in Fundraising Management. Da lì non mi sono mai più

fermata e ho sempre lavorato nel fundraising a fianco delle

organizzazioni del Terzo Settore. Se penso a come il fundraising è

divenuto il mio lavoro, mi viene sempre in mente l'immagine di un

puzzle con tanti pezzi che inizialmente stanno appoggiati gli uni gli altri

senza alcun senso e poi poco per volta trovano la loro collazione

all'interno di un disegno bene definito. Corsi, incarichi, colleghi,

collaborazioni, esperienze: a guardare indietro oggi tutto sii compone

in modo armonico, ma l'inizio non è stato per nulla semplice. Donna,

con partita iva, due figli piccoli, in una città di provincia…

Dal punto di vista del fundraising pensi che in Italia qualcosa stia

cambiando nel settore culturale?

Nel corso dell'ultimo periodo eacausadell'emergenza Covid 19 un

numero molto maggiore di organizzazioni si sono trovate nella

situazione di dover attivare strategie per coinvolgere questi soggetti

per far fronte all'emergenza, che hanno reso il fundraising uno

strumento “pop”, facile da usare e di grande impatto personale e

collettivo. Ma fino ad una ventina di anni fa - quando ho iniziato ad

occuparmi di fundriasing per il settore culturale - il tema della ricerca di

fonti di sostegno alternative a quelle tradizionali toccava solo

marginalmente l'universo composito delle istituzioni culturali italiane. In

questo arco di tempo la situazione è cambiata radicalmente: il ruolo

dello Stato si è fortemente indebolito e così quello degli Enti locali a

tutti i livelli. Di fronte a questo cambiamento radicale o ora più che mai

dopo il lockdown imposto dall'emergenza sanitaria, tutti i settori della

cultura e dello spettacolo si trovano oggi costretti - uso non a caso

questo termine - a ideare nuove politiche di sostenibilità, a ridurre la

tradizionale dipendenza da un unico finanziatore (quello pubblico,

sempre più indisponibile) e coinvolgere nuovi potenziali donatori,

pubblici e privati, al fine di generare un flusso costante di risorse per le

attività istituzionali e lo sviluppo nel tempo. Casi di successo ce ne

sono anche in Italia: a guardar bene si tratta di organizzazioni in cui

viene incentivata la partecipazione consolidata dei privati attraverso lo

sviluppo di competenze specifiche (ebbene si, ci sono dei fundraiser

anche nelle organizzazioni culturali!) ma soprattutto attraverso scelte

basate sul coinvolgimento e sulla valorizzazione del legame con la

comunità. Molto resta sicuramente da fare, sia in tema di creazione di

procedure incentivanti la donazione, ma soprattutto di crescita di una

cultura del fundraising sia all'interno delle organizzazioni culturali

stesse, sia tra i potenziali sostenitori, aziende o privati cittadini. Pur

essendo nel Paese che tanto decanta la Cultura tra i propri asset

strategici sviluppo, direi che c'è solo da rimboccarsi le maniche e

cominciare: la strada si presenta lunga e difficile…

Quali sono i principali ostacoli che affronti quotidianamente nel

tuo lavoro?

Soprattutto la scarsa conoscenza del fundraising, poco diffuso nel

settore culturale, condotto per lo più in modo discontinuo e

scarsamente professionale, estemporaneo, limitato ad occasioni

temporanee. Quello che rende in particolar modo difficile il lavoro è

che troppo spesso questa funzione non è percepito come funzione

strategica nella costruzione di politiche di coinvolgimento dei privati. A

questo aggiungete una diversa propensione del donatore medio a

donare per progetti in ambito culturale rispetto a “cause” più sentite

come meritorie di sostegno e il quadro è completo.

Se avessi una bacchetta magica cosa cambieresti nel tuo lavoro?

Vorrei vedere maggiormente riconosciuta la professionalità dei

fundraiser, sia dai potenziali sostenitori, sia molto spesso dalle stesse

organizzazioni non profit (parlo soprattutto di quelle medio piccole che

sono il mio quotidiano). Ogni volta che inizio una consulenza so di

dover mettere in conto lungo periodo in cui dovrò lavorare solo a far

comprendere il ruolo che una figura come quella del consulente di

fundraising può avere se ha la possibilità di affiancare l'organizzazione

in modo strutturale, non chiamato all'ultimo minuto per risolvere le

emergenze. In questo mia ha molto aiutato fare parte fin dai primi anni

della mia carriera di ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser: nata

nel 2000 ASSIF rappresenta quanti mettono la loro professionalità e

conoscenza a servizio delle cause sociali per farle crescere

quotidianamente attraverso attività e progetti di raccolta fondi, nel

rispetto di standard etici elevati che garantiscano trasparenza e

correttezza per i donatori, per le organizzazioni e per i fundraiser

stessi.

Cosa avresti voluto sapere agli inizi della carriera che oggi ti

sarebbe servito?

Che esiste una rete di professionisti che non necessariamente si

concepiscono come competitor tra di loro che fanno capo all’

Associazione Italiana Fundraiser, che come mission ha proprio quella

di diffondere la cultura e la conoscenza del fundraising in Italia,

rappresentando e favorendo la crescita dei professionisti del settore e

alimentare i rapporti con l’estero diventando un Paese di riferimento

per l'area del Sud Europa e del Mediterraneo. Oggi ASSIF ha anche

delle sezioni regionali, dove è possibile trovare informazioni

concretamente spendibili per fare questa professione, dove è possibile

condividere successi e perché no anche insuccessi, dove volendo si

può imparare dai colleghi con più esperienza e confrontarsi con quelli

più giovani.

Descrivici il tuo giorno “perfetto”

Il giorno perfetto è quello in cui arrivano risultati di lavoro di mesi e si

raggiungono traguardi insperati, dati per irraggiungibili. Il giorno

perfetto è quello in cui riesco a sentire che le persone con cui o per cui

lavoro comprendono il senso di ciò che facciamo insieme e

percepiscono la passione che sta dietro a questa professione

lasciandosi in qualche modo coinvolgere, trasportare.

Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella vita?

In primis i miei genitori, che mi hanno insegnato la differenza che

esiste nel fare il proprio lavoro con infinta passione o scaldare una

sedia. Ma ciò che più mi ha cambiata è stato l'essere diventata

mamma di Edoardo e Marta (che oggi hanno 15 e 13 anni ndr), che

hanno allargato la mia capacità di empatia con le persone che incontro

oggi nel mio lavoro e che mi danno ogni giorno la voglia di fare

qualcosa per migliorare il mondo che sarà loro domani.

L.M.

MARIANNA:

MARTINONI

FUNDRAISER E FORMATRICE

PADOVA - ITALY

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La motivazione

è il CUORE

dell’azione

Il network marketing è stata

la mia scelta, la mia indipendenza,

la mia dignità, il mio futuro. E il

futuro di mia figlia.

Nell'immaginario collettivo, i genitori sono il punto di riferimento per i propri figli, il porto

sicuro, qualcuno da cui prendere ispirazione. Immaginate invece, una bambina che vede

fallire la mamma imprenditrice. Una donna solare ed ambiziosa, che si deve accontentare

di un lavoro precario, sottopagato e senza nessuna prospettiva di crescita. E' stato come

quando, in una giornata di sole, iniziano ad arrivare le prime nubi e tutto si incupisce... poi

ad un tratto il temporale. Ricordo, come fosse ieri, una mattina in cui mi stavo preparando

per andare a lavorare. Sento suonare il campanello e vado ad aprire. Era l'ufficiale

giudiziario con l'ennesimo avviso di pignoramento. Ricaccio indietro le lacrime - perché

non voglio che mia figlia Alice mi veda piangere, le dò un bacio e vado a lavorare,

consapevole che stessi buttando via il mio tempo. Perché con 700 euro al mese già è

difficile vivere, ma figuriamoci dovendo pagare 150.000 euro di debiti. In quel momento

ricordo di aver pensato: "Cavolo, qui se non faccio qualcosa, mi ritroverò fra 10 anni nella

stessa situazione. Piena di debiti, buttando via il mio tempo per realizzare i sogni di

qualcun altro, anziché i miei.” Poi, finalmente, un raggio di sole. Forse c'è ancora una

possibilità per sistemare le cose. Giorgio da qualche tempo mi proponeva una

collaborazione con Evergreen Life, e quella volta ho deciso di provarci. Sempre più

spesso, dopo il lavoro, nonostante la stanchezza, mi cambiavo ed uscivo per partecipare

alle serate di presentazione del prodotto o del business. Alice ha notato subito il

cambiamento. La mamma è tornata a sorridere. Avevo un obiettivo. Oggi la mia situazione

è completamente risolta. Posso affermare con certezza che qualsiasi cosa Alice vorrà

fare nella vita, io avrò le risorse necessarie per sostenerla. Ora sono io il raggio di sole. E

ogni volta che presento il progetto a un gruppo di persone, so che in sala c'è qualcuno che

sceglierà di dedicare tempo ed energia a questa attività. Qualcuno che un giorno potrà

raccontare come, una sera, ascoltando una storia, ha capito di volere di più dalla vita.

Perché le persone spesso si accontentano di quello che hanno, solo perché non sanno

che possono avere di più. Spesso si sente parlare di Network Marketing, ma di cosa si

tratta realmente? Il Network Marketing è un sistema distributivo che sposta i prodotti dai

magazzini della casa produttrice alle case dei consumatori, grazie al passaparola di clienti

soddisfatti. Quello che ho scoperto, durante questi anni di collaborazione e che dietro a

Nella foto: Clarissa con sua figlia Alice


questo semplice concetto, c'è una professione

che ti permette di lavorare a 360° su tutte

quelle competenze trasversali di cui oggi si

sente tanto parlare. Ci si allena ad essere

autonomi, ad avere fiducia in se stessi, ad

adattarsi agli ambienti e alle situazioni, a

pianificare gli obiettivi eamonitorarli, a

migliorare la propria capacità di comunicare, a

lavorare in gruppo e si sviluppa leadership. E'

una vera e propria palestra per le soft skills.

Nella mia professione non conta da dove parti,

quali competenze hai acquisito, qual è la tua

professione preesistente o il tuo livello

scolastico, la vera differenza la fa dove vuoi

andare. I tuoi obiettivi sono il carburante che ti

permette di arrivare ovunque tu voglia, a patto

che tu sia disposto a lasciarti guidare da chi ha

già ottenuto risultati. Con il Network Marketing

si torna a sognare. Non ci sono vincoli. Ci sono

progetti, ambizioni, obiettivi comuni. Ci si

sceglie. E' una professione che si basa sulla

capacità di creare relazioni. Ti appassiona e ti

ritrovi a lavorare perché ti piace, non perché

devi. Il Network Marketing è considerato “il più

grande caso di ottimismo nella storia della

libera impresa” perché:

1) E' gestibile online e offline. Non teme

situazioni d'emergenza. Anche se è più bello, e

sicuramente più efficace, stare insieme dal

vivo, l'attività di networker prosegue anche in

situazioni come quella che stiamo vivendo

quest'anno.

2) E' totalmente privo di rischio d'impresa. O

vinci o vai in pari, non puoi fallire. Il networker

racconta la sua esperienza relativa all'utilizzo di

un prodotto o una gamma prodotti. Anche se

dopo un po' di tempo decidi che non fa per te,

avrai semplicemente risparmiato su un prodotto

che ti piace.

3) Guadagni mentre impari. Non devi fare una

scuola di specializzazione o l'università prima di

iniziare a fare Network Marketing. Ti devi dare il

tempo di imparare una nuova professione, ma,

mentre il tempo passa, impari a condividere il

prodotto e l'opportunità di business, quindi

guadagni.

4) Non c'è limite a quanto puoi guadagnare. Ma

attenzione, non sono soldi facili, serve impegno

e ti devi fidare del tuo sponsor, che ha ottenuto

risultati e può insegnarti come fare.

5) La libertà di gestire il tuo tempo è

direttamente commisurata alla prosperità e al

benessere. Nel tradizionale il titolare di

un'attività, anche quando la sua azienda è

chiusa, ci dedica del tempo (fornitori,

commercialista, marketing, pubblicità,

ricerca…), e rimane poco tempo libero hai da

dedicare alle tue passioni. La tua azienda

dipende da te. Nel Network Marketing, si

moltiplica un sistema, che funziona e che dà

risultati, nella propria organizzazione. Loro

saranno autonomi e tu potrai, col tempo,

dedicarti alle tue passioni.

6) Qualsiasi tipo di stress è perfettamente

evitabile nel Network Marketing. Se non ti stai

divertendo, lo stai facendo male. Nessun capo

che ti dice cosa fare, nessun collega “poco

simpatico” che devi sopportare, nessun orario,

nessun commercialista, nessun costo fisso.

Lavori per realizzare i tuoi sogni e la tua attività

diventa una passione.

7) Qualche anno fatto bene ti permette di

costruire una rendita per tutta la vita. Cosa da

non sottovalutare, è che il codice è ereditabile,

quindi tutto quello che sto costruendo, un

giorno, rimarrà a mia figlia.

8) Puoi iniziare mentre svolgi un altro lavoro. La

chiave è rimanere “focalizzati” e cogliere le

opportunità che la giornata ti offre, ogni volta

che incontri qualcuno.

9) Fiscalità agevolata. Gli imprenditori oggi

pagano oltre il 60% di tasse. In pratica lavorano

per lo stato da gennaio ad agosto, e da

settembre a dicembre per se stessi. Nel

Network Marketing viene applicata una

tassazione definitiva alla fonte che si aggira

attorno al 20%. Le provvigioni non vanno

dichiarate e non fanno cumulo con gli altri

redditi.

10) Non guadagni soltanto, ma vieni anche

riconosciuto per il lavoro svolto.

Quante volte ti è capitato che il tuo capo ti

abbia chiamato in ufficio per dirti: “Bravo,

questo mese sei stato molto efficiente!” e

quante volte invece si è lamentato per

qualcosa? Nel Network Marketing scoprirai il

piacere e l'emozione di essere premiato davanti

a migliaia di colleghi o di festeggiare con il

gruppo uno scatto di qualifica.

11) Viaggi. Una volta sviluppata l'attività vicino

a casa, ti capiterà di visitare altre città o altri

paesi per supportare la tua organizzazione.

Inoltre potrai meritarti dei viaggi premio con la

tua azienda. La mia, quest'anno, ha portato me

e mia figlia una settimana ai Caraibi!

IL NETWORK MARKETING OFFRE LA

POSSIBILITÀ DI CONCILIARE LAVORO E

FAMIGLIA, CON LA CONSAPEVOLEZZA CHE

TUTTO QUELLO CHE STIAMO FACENDO

OGGI, TORNERÀ MOLTIPLICATO NEGLI

ANNI. NON ESISTE SUL MERCATO

POSSIBILITÀ A PIÙ ALTO POTENZIALE E

MINOR RISCHIO, DOVE NON SONO PER

GIUNTA RICHIESTE NÉ ESPERIENZA, NÉ

TITOLO DI STUDIO!

Il network marketing è

stata la mia grande opportunità

di cambiamento e crescita in

tutti i sensi: come professionista,

come donna e come mamma.

-

CLARISSA: POZZOLI

HEALTH&WELLNESS BUSINESS MANAGER - COMO - ITALY

NETWORK MARKETING -

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Alcune

persone

sognano il successo

mentre altre si

alzano ogni mattina

accadere

e lo fanno.

SI POSSONO FARE GRANDI COSE CON UN PICCOLO TEAM .

J.M. Keynes diceva: “La difficoltà non sta nel credere

alle nuove idee ma nel fuggire dalle vecchie.”

Questa la filosofia che dà il boost alla mia vita privata

e professionale. Mi chiamo Vanessa Vidale, mi

definisco una sgargiante 45enne, entusiasta della vita

e di tutto quello che sono riuscita a costruire fino ad

ora. Estrazione Art Director vecchio stampo, mi sono

formata nel '94 nella “Milano da bere” , ma ho preferito

non ubriacarmici perché club ristretti di professionisti e

lunghe scalate al tetto di cristallo per fare carriera non

facevano per me, così dopo qualche anno ho preso

armi, bagagli, Mac e storyboard per trasferirmi in

campagna nel legnanese. Ho due figli, la collezione di

Harry Potter, dei romanzi di Kathy Reichs, un marito

che fa il Ciobar della densità giusta (questo riscuote

davvero tanta invidia nella cerchia delle mie amicizie)

e un portfolio Clienti del quale vado molto fiera. Oggi,

dopo essere stata una freelance single con molte

relazioni, sono passata a un rapporto stabile e

duraturo creando NoAgency Marketing &

Communication S.r.l. Mettere su famiglia, o meglio

agenzia, è stata la naturale trasformazione della mia

forte attitudine alle relazioni. Attualmente siamo un

gruppo di fatto: dirigo NoAgency l'agenzia liquida di

freelance insieme ad altre due socie e un socio:

Valentina Maran, blogger e copy eclettica, Elena

Lucicesare, la donna delle strategie e dei numeri e

che fa quadrare anche i cerchi, e Luca Schiavo,

talentuoso art director e visual artist col pallino

dell'abbigliamento. Insieme ci relazioniamo a una fitta

rete di professionisti di differenti settori dell'advertising

che sono il liquido vitale della nostra agenzia: ci

strutturiamo e prendiamo forma a seconda del

progetto. Il cliente ci dice, noi adattiamo il team a

seconda del risultato da ottenere. Siamo giovani ma

saggi: se sommiamo quelli di ciascuno abbiamo 65

anni di esperienza e aborriamo il lavoro un tanto al

chilo perché siamo per la strategia personalizzata. La

mia visione nel fare agenzia di comunicazione oggi è

quella di portare le competenze acquisite nel modo

delle grandi agenzie e dei clienti internazionali a

misura di PMI, perché oggi si possono fare grandi

campagne di comunicazione anche senza budget

astronomici: l'importante è avere una buona strategia

e il coraggio di percorrere strade insolite. Il mio

“atteggiamento liquido” mi permette di tenere sempre

gli occhi aperti sulle novità. Sono disposta a chiudere

un occhio solo quando devo andare incontro al

cliente. La filosofia di NoAgency è essere cristallini e

trasparenti con tutti, in primis coi clienti - non li

teniamo legati a noi con stratagemmi e contratti

capestro: massima serenità e disponibilità - lavorare

insieme deve essere prima di tutto un piacere. E

quando qualcuno mi dice che ha trovato un

professionista che fa il nostro stesso lavoro a meno,

rispondo sempre con un sorriso e li invito a far

lavorare lui salutandoci senza rancore. Poi

mediamente dopo qualche tempo vediamo la sua

comunicazione affondare con il Titanic mentre noi

scuotiamo la testa sulle note dell'orchestra che suona

pensando “peccato, si potevano fare davvero cose

belle insieme”. Questo atteggiamento negli anni ha

ripagato me e l’agenzia: ad oggi abbiamo clienti storici

che sono con noi da anni (se non ci credete potete

dare un occhio alle referenze lasciate da clienti e

collaboratori sul mio profilo Linkedin

www.linkedin.com/in/vanessavidale. (Giuro che

nessuno è stato torturato o pagato per rilasciare

queste dichiarazioni. Sono semplicemente il frutto di

anni di lavoro insieme.) Non vogliamo essere un


fornitore per un'azienda. Siamo un partner con cui

collaborare per arrivare agli obiettivi. Per noi anche la

formazione è un valore aggiunto: tutti, da noi soci, ai

collaboratori, all'ultimo stagista preso in organico, sono

invitati a perfezionare la preparazione guardando e

studiando i materiali condivisi eicorsidiaggiornamento

che acquistiamo online o ai quali iscriviamo il team.

Ciascuno viene sostenuto nello sviluppare i propri talenti e

le proprie peculiarità – ogni persona del nostro team è

fondamentale e ci piace dare a tutti la possibilità di

sviluppare al meglio la propria attitudine. In questo periodo

stiamo approfondendo sempre di più tutto ciò che riguarda

il neuromarketing per dare anche una valenza scientifica

alla creatività che proponiamo. Confucio diceva: “Scegli

un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno

in vita tua.” Mi è sempre piaciuto utilizzare questa frase per

spiegare ai miei alunni lo spirito con cui affronto le giornate

lavorative. Per molti anni ho insegnato comunicazione e

creatività agli studenti ITS Incom di Varese e Busto

Arsizio: una serie di corsi post diploma in cui abbiamo

formato schiere di validi stagisti diventati poi professionisti

sul campo. Alcuni di loro sono diventati parte dei nostri

Partner più fidati nello sviluppo di alcuni progetti. Trovo

straordinario e gratificante raccontare e far appassionare a

questo fantastico lavoro le nuove generazioni, mostrare

loro come passare dai libri alla pratica - con un

professionista in cattedra si accorciano notevolmente i

tempi di apprendimento - potremmo definirlo know how a

km0. Oggi ho dovuto mettere in pausa questa esperienza

per concentrarmi sulle varie attività che sto portando avanti

per NoAgency. Continuo comunque ad accogliere stagisti

in azienda e insegnare loro l'amore per questa

professione. Non paga di tutto quello che faccio – per via

della mia propensione alle relazioni professionali e non,

sono diventata anche Presidente di AIME AltoMilanese,

associazione di imprenditori europei delegazione

dell'hinterland di Milano. AIME è un'associazione che si

propone come riferimento attivo sul territorio per le

industrie e le PMI a cui propone un modello di

associazione trasversale basato sull'aggregazione di

imprese di diversi settori e diverse dimensioni, col fine di

ideare e attuare progetti di innovazione che rappresentino

opportunità di crescita economica, con un'attenzione

particolare alla valorizzazione dei territori e delle loro filiere.

Insomma: un gruppo di imprenditori che si supportano e

condividono ideali, progetti e fini in modo da diventare una

voce unica con un peso specifico forte nella valorizzazione

delle risorse del territorio. Al centro di AIME AltoMilanese

non ci sono solo le aziende ma anche gli imprenditori che

troveranno nella delegazione consigli, collaborazione e la

possibilità di creare sinergie costruttive. Questo èagrandi

linee il mio percorso, la strada che mi ha portata fin qui non

è stata affatto lineare, talvolta in salita, ci sono stati anche

periodi con una serie di puntini di sospensione. Oggi mi

sento di dire che la mia esperienza è gratificante e mi

sento di mettere un roboante punto esclamativo alla fine di

questa frase, perché sì, partendo dal proprio talento,

investendo sulla propria formazione e mettendoci anche un

pizzico di intraprendenza, è possibile costruire un'azienda

che ti faccia sentire realizzata e felice. E io lo sono!

Siamo sostanzialmente un'agenzia con cui

andare a nozze: se cercate solo un fornitore non

facciamo per voi, ma se volete un partner solido

con cui far crescere la vostra azienda fino a farle

raggiungere gli obiettivi di comunicazione e oltre,

contattateci. Instaureremo sicuramente una

relazione lunga e duratura come nelle migliori

storie d'amore. Non ci credete? Chiamate!

Finiremo a dirci “attacca tu, no dai, attacca tu."

vanessa@no-agency.it – www.no-agency.it

VANESSA: VIDALE

COFOUNDER CLIENT E CREATIVE DIRECTOR @NOAGENCY MARKETING & COMMUNICATION

PRESIDENTE AIME DELEGAZIONE ALTOMILANESE - MILANO - ITALIA

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Separazione

e

il mantenimento del coniuge economicamente debole.

Quando e quanto?

divorzio:

Uno dei luoghi comuni più diffusi nel diritto di

famiglia è quello di pensare che, in caso di

separazione e di divorzio, il marito sia tenuto al

mantenimento della moglie. Sempre e anche

in misura mastodontica. Magari con la

convinzione che il tradimento, quando subìto,

apra la via per assegni da capogiro. Ad

alimentare questa leggenda, hanno contribuito

alcune sentenze che hanno previsto

mantenimenti faraonici e che, per la notorietà

dei loro protagonisti, sono diventate famose.

Hanno contribuito anche molti film che hanno

fornito una realtà matrimoniale dove le donne

ferite dalla fine della relazione ne escono

vittoriose e con la rivalsa del “ti porterò via

tutto quello che hai!”. In realtà, la legge, non

parla di marito che deve mantenere la moglie

ma, anzi, mette l'uomo e la donna sullo stesso

piano e si rivolge genericamente al coniuge

economicamente forte e a quello

economicamente debole. Il primo (che sia

uomo o donna), se sussistono determinare

circostanze, deve provvedere al mantenimento

del secondo (che sia uomo o donna). È

naturale, poi, che – complice la nostra cultura,

la nostra società e l'attitudine materna a

occuparsi dei figli – è quasi sempre la donna a

dedicarsi alla famiglia e, di conseguenze, a

sacrificare il proprio lavoro e i propri guadagni.

Ma a prescindere da questa premessa, a mio

avviso necessaria per richiamare l'attenzione

sulla parità uomo/donna che la nostra legge –

sulla carta – impone, quando un coniuge ha

diritto a essere mantenuto dall'altro? Quando

la moglie può ambire all'assegno di

mantenimento? Prima di tutto gli aiuti

economici ai quali i futuri ex coniugi possono

ambire sono due: quello della separazione e

quello del divorzio. I parametri per determinare

il primo sono più ampi e tengono conto di vari

fattori (stipendio di entrambi, abitudini di vita,

durata del matrimonio, patrimonio mobiliare e

immobiliare di ciascuno e così via). I parametri

che guidano la quantificazione dell'assegno di

divorzio, invece, sono più stringenti e hanno

una natura compensativa. Non c'è da stupirsi,

quindi, se un assegno di mantenimento

previsto in separazione e quantificato in

€ 3.000,00 al mese, venga ridotto dal giudice a

€ 2.000,00 in sede di divorzio. È chiaro, poi,

che sarà sempre possibile per le parti decidere

congiuntamente che il mantenimento dell'uno a

favore dell'altro possa rimanere lo stesso in

separazione e in divorzio (o anche

aumentare). In ogni caso, l'ormai unanime

giurisprudenza ha nettamente spazzato via il

criterio del tenore di vita. I coniugi, che in

costanza di matrimonio vivevano nell'agio e nel

lusso sfrenato, quindi, non avranno più il diritto

di mantenere lo stesso sfarzo se interviene il

divorzio. Ora, se i parametri utilizzati in sede di

separazione per quantificare l'assegno di

mantenimento sono molto più immediati (tutti

possiamo dire, per esempio, che un

matrimonio durato 2 anni sia da considerarsi di

breve durata, mentre un matrimonio di 30 sia

stato lungo), non è così chiaro che cosa

significhi che l'assegno di divorzio debba

“compensare” le rispettive posizioni. Il criterio

della compensazione, evoca il concetto di

“riconoscenza” di un coniuge verso l'altro. Un

marito che, per esempio, ha un lavoro che gli

impone di viaggiare per tutta l'Italia e che lo

impegna molte ore al giorno, dovrà essere

riconoscente alla moglie che per educare i figli

e occuparsi dei lavori domestici (e anche per

tenere la famiglia unita) lo ha seguito dal nord

al sud, vendendo il proprio negozio (fonte dei

suoi guadagni fino a quel momento). Per fare

un altro esempio noto, un uomo che è sempre

stato platealmente riconoscente alla moglie

per il successo e la felicità che lui ha ottenuto

è Barack Obama. Lui, infatti, non ha mai fatto

mistero del fatto che senza la sua first lady

Michelle, non avrebbe avuto lo stesso

successo e non avrebbe raggiunto gli stessi

ambiziosi traguardi. Allora in ipotesi come

queste descritte, il giudice non avrebbe

difficoltà a capire quanto le mogli siano state

determinanti sia per la creazione di una

famiglia (la crescita e l'educazione dei figli), sia

per la realizzazione personale e professionale

del marito. In questi casi il giudice prevederà

certamente un assegno a favore dell'ex moglie

per, appunto, “compensare” le scelte familiari e

le relative conseguenze. Naturalmente, non

tutte le situazioni saranno così plateali, ma

proprio per questo entra in gioco la doverosa

valutazione che i giudici operano caso per

caso. Quei coniugi, quei figli, quei lavori, quella

singola famiglia. Oltre a questo aspetto

dirimente, il giudice - per determinare se vi sia

o meno diritto all'assegno di mantenimento (e

a quanto debba ammontare) - dovrà verificare

la consistenza del patrimonio delle parti e

valutare la ragione per la quale un coniuge

eventualmente non lavora. Per esempio, il

giudice sarà benevolo con una mamma/

architetto che non riesce a rientrare nel mondo

del lavoro perché non ha potuto coltivare

clienti e progetti. Al contrario, non potrà

accontentare la mamma che rifiuta

ingiustificatamente i lavori che le vengono

offerti. In altre parole, il giudice vuole

responsabilizzare le parti, riconoscendo loro

diritti quando hanno sacrificato la propria

ambizione lavorativa per la famiglia, ma anche

incoraggiando tutti a farsi strada da soli

abbandonando l'idea che il matrimonio sia

“un'assicurazione sulla vita”. In conclusione,

quindi, il mio consiglio alle donne/mamme è

quello di lavorare prima e quanto più possibile.

Perché se nell'anno 1975 è stato decretato il

principio dell'uguaglianza morale e giuridica

dei coniugi, oggi noi donne dobbiamo

certamente affermare la nostra dignità. E

questa sta proprio nell'(auto)responsbailità di

ciascuna e nell'autonomia economica. Se, poi,

la scelta familiare è quella di dividersi i ruoli (il

marito lavora e guadagna e la moglie si

occupa di casa e figli), allora la donna dovrà

pretendere la comunione dei beni per non

rischiare di trovarsi un giorno senza lavoro,

senza stipendio e magari con un misero

assegno di mantenimento. In parallelo, poi, il

mio auspicio - e la mia lotta - per le

mogli/mamme è che loro possano fare

affidamento su aiuti più consistenti da parte del

mondo del lavoro e da parte dei mariti che, a

questo punto, quando di notte i figli

piangeranno, dovranno iniziare ad alzarsi

anche loro.

A cura di:

Avv. Marzia Coppola

marzia.coppola@abdp.it

Studio legale Bernardini de Pace


Marzia Coppola

È un avvocato divorzista e, dall'inizio della sua carriera, si occupa

di diritto di famiglia presso lo Studio legale Bernardini de Pace a

Milano. Qui ha acquisito esperienza e specializzazione in

separazioni, divorzi, tutela dei minori, trust, adozioni e successioni.

Sia a livello nazionale che internazionale.

Fermamente convinta del fatto che ogni famiglia sia una storia a

sé che merita ascolto e dedizione e del fatto che anche dalla

relazione peggiore si possa imparare qualcosa per dare il via alla

vita dopo il divorzio.

www.dimagazine.it70

lo sapevi che...

Attu alit

à


NEXT

ANTEPRIMA

EVENT

2021

24/25 APRILE

CONTATTI: Stefano Castori - mobile +39 333.4801281

LE VELE DI

SAN RUFFINO

XI

EDIZIONE


ITIN RARI E#DESTINAZIONEITALY

MARCHE -

PH: Fermani Graziella

Una veduta del

Lago di San Ruffino: il gioiello dei

Monti Sibillini

www.dimagazine.it

72


A pochi km dal mare, le Marche offrono la combinazione

perfetta tra relax e sport. Un territorio tutto da scoprire.

Lago di San Ruffino si estende nei territori di Amandola e Monte San Martino.

PH: Marco Remoli

Il Lago di San Ruffino si trova nei comuni di Amandola e Monte San Martino, nel Parco Nazionale dei

Monti Sibillini, a circa 1 Km dall' Abbazia dei Santi Vitale e Ruffino; si tratta di un lago artificiale che

venne creato nel 1961 costruendo una imponente diga, al fine di interrompere il corso del fiume Tenna e di

creare un invaso per l'accumulo e la riserva di acqua in caso di annate poco piovose. Con l'inizio

dell'autunno, la diga viene aperta con l'acqua libera di defluire verso valle ed il lago che, come per magia,

scompare quasi come se si fosse aperta una cavità nel sottosuolo e le acque fossero state inghiottite. La

spianata quindi si trasforma dapprima in una grande palude che, lentamente si asciuga per lasciare il posto

al solo letto del fiume libero di continuare il suo percorso senza più interruzioni. Per tale motivo il lago viene

anche chiamato “Lago Fantasma” . Attorno al lago si snoda un sentiero percorribile a piedi, a cavallo o in

mountain bike. Numerosi eventi vengono organizzati: tra questi la famosa regata Le Vele di San Ruffino.

Veleggiando

www.sibilliniweb.it


Due giorni con le Vele

di San Ruffino. “Le

novità di questa

edizione 2020 sono

state il villaggio

dedicato allo sport e le

attività sul lago:

canottaggio e vela”

spiega Stefano Castori,

organizzatore

dell'evento giunto alla

decima edizione.

“Entreremo nelle scuole, con la creazione di un

centro permanente, insieme con la Lega Navale

Italiana di Porto San Giorgio, che consentirà al

lago di vivere sportivamente tutto l'anno”

prosegue Castori “Saranno sempre più numerose

le batterie nelle prossime edizioni, proprio per

cercare di far partecipare sempre più persone,

coinvolgendo i giovani nelle prove di barca a vela

al lago. Il tutto come se si fosse in uno stadio”

Il Trofeo dei comuni va all'incantevole Comune di

Smerillo ma le sezioni della Lega Navale di Porto

San Giorgio e Porto Recanati, fanno il pieno di

medaglie. Pur nella massima attenzione post-Covid il

magnifico spettacolo che si svolge presso il Lago di

San Ruffino, storico specchio d'acqua che unisce ben

tre Comuni della zona Montana, ovvero Amandola e

Smerillo per la Provincia di Fermo e Monte San

Martino per Macerata, ha avuto un successo al di

sopra di qualsivoglia più rosea aspettativa. Nel bacino

dorato si sono affrontate vele guidate da equipaggi

formati da partecipanti di ogni età, dai più piccoli ai più

esperti, ciascuno innamorato di questo suggestivo

sport e del "miracolo della natura" che, in quei luoghi,

esprime tutta la sua magnificenza. Oltre alle

avvincenti gare, come ogni anno, sono stati molti gli

appuntamenti che hanno colorato la manifestazione: i

caratteristici mercatini di prodotti tipici ed artigianali, le

attrazioni turistiche, gli stand gastronomici con i

prodotti caratteristici dei Comuni montani, le attività

all'aria aperta e, non certamente ultime, le visite

guidate alla scoperta delle bellezze paesaggistiche e

storiche. L'evento, ricco di suggestioni, richiama ogni

volta interessati ed appassionati da ogni parte d'Italia

che quest'anno, invece che dal canonico 25 aprile, si

sono ritrovati a veleggiare 5e6di Settembre.Dopo il

lockdown generale causa Covid, come da

programma, gli organizzatori hanno prima sospeso

l'evento e poi posticipato il tutto, scegliendo una nuova

data pur di dare seguito a questo evento prezioso per

lo sport, hanno anche un'importante finalità di

promozione turistica, che coinvolge i Comuni di

Monte San Martino, Penna San Giovanni, Smerillo,

Montefalcone Appennino,

Santa Vittoria in

Matenano ed Amandola. "Annullare la

manifestazione era impossibile, non era affatto nei

nostri piani - ci dice l'organizzatore Stefano Castori -

nonostante le difficoltà e le problematiche legate a

questa emergenza, ci siamo rimboccati le maniche e

così abbiamo posticipato l'evento. Sono state

ovviamente adottate tutte le misure necessarie e

rispettate le norme in vigore: le diverse attività ed

appuntamenti di contorno della manifestazione non si

sono svolte in luoghi chiusi, inoltre le misure di

controllo per il pubblico, distanze di sicurezza e tutte

le precauzioni del momento, sono state rigorosamente

rispettate. Proprio al fine del rispetto della normativa,

hanno gareggiato imbarcazioni guidate da un

equipaggio composto da un solo membro, al fine di

Nella foto:

Stefano Castori ideatore ed organizzatore della regata Le vele di San Ruffino

evitare ogni tipo di contatto. Abbiamo voluto dare

seguito a 10 anni di regate, successi e tanta

partecipazione: quest'anno infatti ricorre il decennale,

un traguardo davvero significativo per noi che

meritava di essere celebrato, nonostante tutto". Una

manifestazione alla quale, negli anni, è stato dedicato

grandissimo impegno e costanza e che riscuote

sempre maggiormente successo di pubblico ed

imbarcazioni: la competizione infatti ha segnato, in

questa tappa, un grandissimo numero di equipaggi

provenienti da molte parti d'Italia. "La regata ha

portato lustro a queste zone ricche di tesori e risorse


davvero uniche – precisa Castori - grazie alla nostra manifestazione il Lago di San Ruffino è diventato

un'importante meta turistica ed un ritrovo per sportivi ed appassionati. Due bellissime giornate di sole

hanno accolto i tanti spettatori presenti che hanno potuto osservare le imbarcazioni muoversi sull'acqua

limpida tra i boschi verdeggianti ed una magnifica cornice di montagne: un'occasione unica per rivivere

appieno il fascino del tempo passato e scoprire i tesori che l'uomo ha saputo preservare nei secoli.

L'esperienza della Regata è diventata così, anche sotto il profilo culturale, realmente vivificante ed

indimenticabile per ogni sportivo e visitatore. Doveroso da parte mia ringraziare - conclude l'organizzatore -

Copagri, una Confederazione di Produttori Agricoli, e CNA Fermo – Macerata grazie ai quali è stato

allestito anche un mercato a km0 con le tipicità del territorio (oltre venti le aziende coinvolte in un'area

specifica dedicata a bordo lago), la Camera di Commercio delle Marche che con CNA ed il Comune di

Monte San Martino si sono anche resi indispensabili per la messa a punto delle aree in tema della

sicurezza a 360 gradi, il Consorzio Bonifica delle Marche, i Comuni di: Amandola, Penna San

Giovanni, Santa Vittoria in Matenano, Smerillo, Montefalcone. Un grazie sentito anche alle eccellenti

aziende del territorio che ci hanno sostenuto: C&T Energie Rinnovabili,

Fineco, Vega, Filplast, Videx,

Sorbatti Cappelli ed Accessori. Grande successo di pubblico per la Mostra Fotografica che ogni anno

accoglie le adesioni di professionisti provenienti da ogni parte d'Italia per immortalare il Lago di San

Ruffino ed i momenti più spettacolari della Regata. A loro, ai Comuni, agli sponsor il mio arrivederci alla

prossima stagione... e precisamente nel weekend del 24 / 25 aprile 2021… augurandoci tutti che la

pandemia sia solo un brutto ricordo”.

LE VELE DI

SAN RUFFINO

X EDIZIONE

La manifestazione ha permesso al Lago di San Ruffino ed agli splendidi paesi

dell'entroterra marchigiano di diventare un' importante meta turistica ed un ritrovo

per sportivi ed appasionati.


ALL'INTERNO:

PAOLO SISTILLI

rt

RAFFAELLO

Paolo Sistilli gioca continuamente con colori e simboli. Tutto questo fa parte della sua ricerca

sull'archeologia della comunicazione

ars pulchrae

cogitandi

L'arte del pensare in modo bello [ Baumgarten 1750] intesa

come esercizio della conoscenza sensibile, o sensoriale: l'arte è

creatività incessante, intuizione e conoscenza del Tutto infinito,

espressione dell'Assoluto, di un'oscura e indipendente

“potenza” che porta il genio a produrre opere del cui significato

è solo in parte consapevole, perché sono effetto di una

produzione inconscia. Ma l'arte ha anche un significato

esistenziale, in quanto aiuta l'individuo a non essere più schiavo

della volontà. Nell'esperienza estetica, nella fruizione dell'opera

d'arte, non si è asserviti ai bisogni della volontà, non si vuole

questa o quella cosa, ma si diviene puro conoscere, si guarda e

si contempla un oggetto nella sua assolutezza, appagati da

questo contemplare, liberi dai vincoli della propria individualità,

dalla catena ferrea dei bisogni. L'arte, pertanto, offre un rifugio

nei confronti di un'esistenza contrassegnata dal dolore, una

momentanea liberazione dalla tirannia della Volontà.

www.dimagazine.it76


Nella foto: il Maestro Paolo Sistilli nel suo studio di UTRECHT - NEDERLAND

Colour

of

PAOLO

time

“Mi sono ispirato a parole e lettere sui muri antichi.

Vedendoli gradualmente svaniscono dal sole, dal vento e

dalla pioggia lasciando tracce di forma e colore. Nel

tempo, altri testi sono stati scritti sulle vecchie tracce, e

anche questi sono scomparsi per lasciare il posto ad altre

lettere, parole o persino poster. Per me simboleggia "il

passaggio del tempo", la transizione del tempo ". È il

tempo biologico, il ritmo della vita, che ognuno di noi può

sentire. Perciò nel mio lavoro scoprirai intere lettere e

personaggi, o parti di essi, come un'archeologia della vita

e della comunicazione.”

Olio, Cera su Tela 100/100

SISTILLI GALLERY

UTRECHT - NEDERLAND

www.paolosistilli.nl


Petit tableau

for

collectors

“Archeologia della Comunicazione è un tema di spicco del mio lavoro. I

vecchi simboli e strati rimangono vagamente e intrigantemente visibili

creando strati di tempo. Ho scelto una misura piccola, 20 x 20 cm, in

particolare per i collezionisti. Questa misura è ideale per combinare varie

delle mie tele e formare un quadrato più grande, un rettangolo, o qualsivoglia

alta soluzione dettata dalla fantasia e dalle esigenze di chi le acquista.

Ciascuno insomma, in questo puzzle di opere, darà vita ad un suo

personalissimo insieme; ogni insieme di Petit Tableau dunque, per scelta di

colori e forma, diventa una nuova ed irripetibile opera d'arte.”

Olio, Cera su Tela 20/20

www.dimagazine.it


a

500

anni dalla sua nascita


L

a città ducale, il cui centro storico è delimitato da mura perfettamente conservate ed è nelle Sale del Castellare di Palazzo Ducale, prenderà avvio la mostra Baldassarre Castiglione e Raffaello:

l'unico sito Unesco della Regione Marche , è riconosciuta come la “culla del Rinascimento” . "Volti e momenti di Corte" a cura di Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Losetti e promossa dal Comitato Nazionale

Il 2020 è anche l’anno delle celebrazioni del 500° anniversario della morte di Raffaello per le Celebrazioni, dalla Regione Marche e dal Comune di Urbino. L'esposizione racconta in modo del tutto

Sanzio, artista che ha mosso i suoi primi passi proprio nelle Marche, in particolare a Urbino,

originale la vicenda di Baldassarre Castiglione, un uomo che fu figura centrale del Rinascimento europeo, a

sua città natale. A parlare per il comune marchigiano è soprattutto la storia: quest’anno, tutti noto per il suo Cortegiano. Fu un intellettuale finissimo e attento politico, vicino a grandi artisti, a Raffaello

infatti, sono previsti una serie di eventi e mostre che sono partite dal 19 gennaio con prima di tutti, ma anche a scrittori, intellettuali, regnanti e papi. Attingendo alla fonte imprescindibile delle sue

l’esposizione dedicata

all’artista presso la Galleria Nazionale

delle Marche. Raffaello Sanzio nacque

a Urbino il venerdì santo 28 marzo 1483

e lì nella casa del padre Giovanni Santi,

umanista, poeta e pittore alla corte di

Federico da Montefeltro, visse i primi

anni della sua formazione artistica.

Ancora oggi è possibile visitare la sua

casa natale dove, come scriveva Carlo

Bo nel 1984, “ha imparato la divina

proporzione degli ingegni, soprattutto ha

imparato il valore della filosofia, della

dignità da dare al suo lavoro di Pittore”.

Al primo piano si apre un’ampia sala con

soffitto a cassettoni dove è perfettamente

conservata l’ Annunciazione, tela di

Giovanni Santi, assieme a copie

ottocentesche di due opere realizzate da

Raffaello:laMadonna della Seggiola e

la Visione di Ezechiele. In una piccola

stanza attigua, ritenuta la stanza natale

del pittore, è collocato l’affresco della

Madonna col Bambino attribuito dalla

critica ora a Giovanni Santi, ora a

Raffaello giovane. Di particolare

interesse sono un disegno attribuito a

Bramante (1444 – 1514) e la raccolta di

ceramiche rinascimentali, deposito

temporaneo della Collezione Volponi. Al

piano superiore, sede dell’Accademia

Raffaello, sono conservati alcuni oggetti

strettamente connessi a Raffaello –

copie di suoi dipinti, bozzetti per il suo

monumento, omaggi di altri artisti al

Pittore, ecc. – e una ricca

Urbino, la città di Raffaello

documentazione della storia delle città in

campo artistico, civile e religioso e del

mito che in varie epoche ha

accompagnato la figura dell’urbinate. A

pochi passi da lì, si arriva al Palazzo

Ducale, voluto da Federico da

Montefeltro e dimora principesca tra le

più belle d’ Europa. Oggi è sede della

Galleria Nazionale delle Marche, che conserva nelle sue collezioni uno dei dipinti più enigmatici di Raffaello, il Lettere, la mostra di Urbino, attraverso sette sezioni integrate con soluzioni multimediali, vuole ricostruire l'intera

Ritratto di gentildonna detta la Muta, per le labbra perfettamente sigillate. Probabilmente Raffaello ha dipinto vicenda del Castiglione ponendola, correttamente, nel contesto del suo tempo, accanto a figure altrettanto

lo stesso soggetto in due fasi diverse: una prima stesura risale al periodo giovanile, quando la donna viene complesse e affascinanti come quelle di Guidobaldo da Montefeltro, Duca di Urbino, di Leone X, dei Medici,

rappresentata con forme più morbide, i capelli mossi e una scollatura più ampia, mentre la figura ora visibile degli Sforza, dei Gonzaga e di Isabella d'Este “prima donna del mondo” , dell'Imperatore Carlo V e di artisti –

mostra tratti di austerità nel volto, i capelli raccolti, una posizione leggermente diversa delle spalle e non ha la Raffaello innanzitutto, ma anche Leonardo, Tiziano, Giulio Romano…- , di fini intellettuali come Pietro

scollatura, segno della morte del marito che avvenne nel 1501. Fino al 1 novembre 2020 sempre ad Urbino,

Bembo e di studiosi come Luca Pacioli.


LA MOSTRA IMPOSSIBILE DI RAFFAELLO

Collegio Raffaello, Urbino

La Regione Marche vuole celebrare il genio del Rinascimento con la mostra " Raffaello:

una mostra

impossibile” al Collegio Raffaello di Urbino fino 1 novembre 2020. L'esposizione, ideata e curata da

Renato Parascandolo e con la

direzione scientifica di Ferdinando

Bologna recentemente scomparso,

presenta 45 dipinti di Raffello –

compreso l'affresco de La Scuola di

Atene – riprodotti in scala 1:1 e riuniti

insieme, permettendo così di

ammirare in un unico allestimento

opere disseminate in 17 paesi diversi,

un'impresa che non riuscì nemmeno

allo stesso artista. Una carriera

folgorante quella di Raffaello, morto a

soli 37 anni, che la mostra racconta

affiancando riproduzioni di opere

provenienti dai maggiori musei del

mondo con l'obiettivo di rivolgersi

prevalentemente ai giovani e a quanti

La Scuola di Atene nel percorso espositivo di Raffaello non frequentano abitualmente i musei

"Una mostra impossibile"

e le esposizioni d'arte, permettendo a

un pubblico vasto e allargato di

avvicinarsi ai più grandi autori della

storia dell'arte – in questo caso a Raffaello – e portare i visitatori alla scoperta di un territorio ricco di

fascino, storia e tradizioni culturali ed eno-gastronomiche, partendo proprio da Urbino.

BALDASSARRE CASTIGLIONE

Galleria Nazionale

URBINO

Galleria Nazionale

RAFFAELLO E ANGELO COLOCCI

Fondazione Angelo Colocci, Jesi

Bellezza e scienza

nella costruzione

del mito della Roma

antica

Fino al 31 gennaio 2021, in

collaborazione con i Musei

Vaticani, la Fondazione

Angelo Colocci di Jesi

(Ancona) ospiterà Raffaello

e Angelo Colocci.

Documenti originali e

ricostruzioni multimediali

racconteranno lo scambio

tra Raffaello e l'umanista

jesino Angelo Colocci,

scambio che contribuì alla

realizzazione del celebre

dipinto La Scuola di Atene.

RAFFAELLO 500

GLI EVENTI DA NON PERDERE IN ITALIA

Tra aprile e ottobre 2020, presso la Galleria Nazionale

delle Marche, nel Palazzo Ducale di Urbino, la mostra

Baldassarre Castiglione: l'esposizione racconta la

poliedrica figura del celebre umanista della corte ducale di

Urbino, che fu anche abile diplomatico e politico, legato da

stima e amicizia a Raffaello

UMBRIA

Raffaello giovane a Città di Castello e il suo sguardo - Città di Castello

Anche l' Umbria si prepara a celebrare il quinto Centenario dalla morte di

Raffaello con Raffaello in Umbria, iniziativa volta a valorizzare i luoghi e le

opere che Raffaello ha prodotto durante il suo soggiorno umbro. A Città di

Castello, dove mosse i suoi primi passi di artista, è tuttora possibile

ammirare il Gonfalone della Santissima Trinità, conservato nel palazzo

rinascimentale della Pinacoteca comunale. Qui, da ottobre 2020 a gennaio

2021, si terrà la mostra Raffaello giovane a Città di Castello e il suo

sguardo, che metterà in luce i tratti della sua prima fase artistica.


LAZIO

Roma, Domus Aurea

Da marzo 2020 a gennaio 2021

Mostra multimediale intitolata

Raffaello nella Domus Aurea.

L'invenzione delle grottesche.

Con straordinari apparati

interattivi e multimediali il

progetto ha l'ambizione di

raccontare la storia e l'arte di uno

dei complessi architettonici più

famosi al mondo, che ha segnato

e influenzato, con la sua

scoperta, l'iconografia del

Rinascimento.

EMILIA ROMAGNA

Rimini, Museo della Città

Ottobre

È stata annunciata a Rimini una

mostra con la presenza

dell'opera Madonna Diotallevi,

in prestito dal Bode Museum di

Berlino, appartenuta fino

all' Ottocento alla collezione del

riminese Audiface Diotallevi.

TRENTINO ALTO ADIGE

Rovereto (Tn)

Dal 2 ottobre 2020 al 10 gennaio

2021

Un confronto tra l'antico e il

UMBRIA

Perugia - La fortuna della

Pala Baglioni di Raffaello

attraverso le sue copie.

A Perugia, da ottobre

2020 a gennaio 2021,

presso la Galleria

Nazionale dell'Umbria

sarà allestita La fortuna

della Pala Baglioni di

Raffaello attraverso le

sue copie, che

ripercorrerà le vicende

legate alla “ Deposizione”

di Raffaello, opera

trafugata dalla chiesa di

San Francesco al Prato,

a Perugia, nel 1608.

Sempre a Perugia sarà

presentato il risultato del

restauro dell'affresco

rappresentante la Trinità e

i Santi nella Cappella di

San Severo.

Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria

Dal 9 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021

In esposizione sette copie perugine della Deposizione Baglioni, dipinta nel 1507 per l'altare di famiglia

nella chiesa di San Francesco al Prato.

Città di Castello, Pinacoteca Comunale

Ottobre 2020-gennaio 2021

In programma la mostra “Raffaello giovane e il suo sguardo” sull'analisi della cultura figurativa in cui il

giovanissimo maestro si confrontò con personaggi come il Perugino.

moderno è in programma con la

mostra Picasso, de Chirico e

Dalì: dialogo con Raffaello.

LOMBARDIA

Milano, Museo della Permanente

Fino al 2 febbraio

Raffaello 2020 è un evento

espositivo multimediale

immersivo: il racconto della vita

del Maestro si dipana in cinque

sale dove, a 360 gradi, dal soffitto

alle pareti al pavimento, il video

mapping fa immergere lo

spettatore nei luoghi e nelle

atmosfere del Maestro.

RAFFAELLO

nel

MONDO

GRAN BRETAGNA

Londra, National Gallery

Dal 3 ottobre 2020 al 24 gennaio

2021

Oltre 90, le opere che approderanno

a Londra dalle più grandi collezioni

pubbliche e private del mondo, tra

cui il Louvre, gli Uffizi, i Musei

Vaticani,ilPrado elaNational

Gallery di Washington, per unirsi ai

10 gioielli conservati a Trafalgar

Square: dalla Santa Caterina

d' Alessandria alle tre Madonne (la

Garvagh,laMackintosh

ela

Madonna dei Garofani), fino al

celebre Ritratto di Papa Giulio II.

Sembra che anche le opere

impossibili da spostare, come gli

affreschi delle Stanze Vaticane,

saranno comunque presenti in

mostra grazie a “modalità espositive

innovative". La mostra farà il punto

anche sull'impegno dell'artista

nell'architettura, nell'archeologia e

nella poesia e metterà in luce

l'attività di disegnatore di sculture,

arazzi, stampe, oggetti di arte

applicata che altri realizzarono dai

suoi progetti.

Nella foto:

GERMANIA

La Madonna dei Garofani, fino ad aprile in prestito a Berlino dalla National

Berlino, Gemäldegalerie

Gallery di Londra

Fino al 26 aprile 2021

Sei Madonne di Raffaello riunite per la prima volta nella storia in un’unica sala: si intitola Raffaello a Berlino. Le

Madonne della Gemäldegalerie la mostra che riunisce la Madonna Colonna, la Madonna col Bambino tra i santi

Girolamo e Francesco, la Madonna Solly e la Madonna Terranuova corredata dal relativo cartone col volto, già in

possesso del museo, con la Madonna dei Garofani, che proviene dalla National Gallery di Londra, e la Madonna

Terranuova, in prestito dalla galleria di incisioni Kupferstichkabinett di Berlino.

USA

Washington, National Gallery of Art

Dal 16 febbraio al 14 giugno

La mostra Raffaello e la sua cerchia raccoglierà 26 dipinti di collaboratori, seguaci e incisori ispirati al Maestro

urbinate. Nove disegni in particolare riprendono lo stile dell’ultimo periodo d’attività del pittore e la tendenza artistica

del Rinascimento, il Manierismo; esposte anche dieci incisioni di uno dei suoi primi seguaci, il bolognese

Marcantonio Raimondi.



www.thebridge.it


La classe di uomo si rivela nelle sue scelte: una borsa o uno zaino The Bridge sono

perfetti per chi ha il gusto per le cose belle e di qualità. Si tratta di prodotti di

grandissima personalità, che hanno assorbito tutta la storia di un marchio italiano

che produce borse in pelle da 50 anni con tutta la maestria ereditata dagli artigiani

toscani. Un fascino senza tempo che valorizza l’uomo metropolitano.


Le borse The Bridge coniugano con straordinaria sapienza il fascino dell’alta

pelletteria italiana e il design contemporaneo. Un’eredità storica preziosa che conta

ben 50 anni di esperienza e si arricchisce continuamente di nuovi dettagli di stile. La

femminilità e l’eleganza delle borse The Bridge da donna si delineano con ogni

singola cucitura e ogni minimo dettaglio che rende questi accessori unici e preziosi.


Nella foto: la sede di ROLEX SA - Ginevra

INSIDE

EXPLORING WHAT MAKES ROLEX TICK


- mobile +39 391 3964095

Un Rolex è sempre un oggetto prezioso, ma il suo

valore va al di là dell'aspetto materiale: sono i ricordi e le emozioni

a cui è associato a renderlo inestimabile.

Èconnoi

Mr. Rolex

UI

Gian Riccardo Marini

www.dimagazine.it 88


Rolex Renaissance Man 2011/ 2015

Ha iniziato la sua carriera in Rolex Italia oltre 40

anni fa, sotto il suo mandato, Rolex è stato più

forte che mai rafforzando il suo magnifico futuro.

Gian Riccardo Marini ha uno stile senza tempo,

impeccabile, sembra essere l'incarnazione vivente

di Rolex. Con lui al timone, c'è stata una vera e

propria rinascita del brand: “Qui si entra per

servire la corona, non per mettersela in testa”...

Se non avesse un significato preciso nel contesto

in cui è stato pronunciato, questo monito potrebbe

essere la metafora di una leadership intesa come

coinvolgimento per un obiettivo condiviso, come

servizio al bene comune. Nel caso specifico la

corona è quella dello storico marchio di orologi

Rolex e l'avvertimento è stato rivolto a Gian

Riccardo Marini al suo primo arrivo “a corte”,

ovvero all'headquarter di Ginevra, niente meno

che dall'allora CEO André Heiniger il quale

probabilmente non immaginava il peso che

avrebbero avuto le sue parole sulla vita e la

carriera di questo giovane e intraprendente

manager italiano, né tantomeno immaginava che

qualche decennio dopo Marini avrebbe preso il

suo posto diventando, nel 2011, il numero uno a

livello mondiale del prestigioso brand svizzero.

Figlio d'arte (il padre fu il primo importatore e

distributore di orologi Rolex in Italia) Marini è un

leader che ha costruito la sua carriera sulla

convinzione che esistano valori ai quali si può

dedicare un'intera vita: quelli della cultura

d'impresa, della perfezione, dell'attenzione al

dettaglio, dell'identità... ovvero la capacità di

affrontare l'innovazione senza perderne memoria.

Del resto Marini veniva direttamente dalla scuola

di Hans Wilsdorf, il fondatore di Rolex, “Da lui ho

imparato soprattutto la dedizione al lavoro e il

valore della coerenza e della riconoscibilità, per i

prodotti come per le persone” dichiarerà in una

intervista. Una dedizione e una tenacia che lo

hanno portato a scalare i vertici aziendali

diventando prima direttore e poi amministratore

delegato di Rolex Italia e infine CEO della società

a livello globale. Ma anche dall'alto di uno dei

brand più famosi del mondo Marini non ha mai

esitato a ribadire il peso dell'umiltà, e di come sia

stata un ingrediente fondamentale del suo

successo: “É stata sicuramente un fattore-chiave

quando ho dovuto imparare questo lavoro”. E

tutt'oggi l'understatement – o il “low profile” , come

lo definisce lui stesso – e la riservatezza

caratterizzano la cifra stilistica dell'azienda. Dalla

sua posizione attuale qual è il consiglio che

Marini può dare a un manager che vuole

pianificare la sua carriera? La risposta del CEO è

la perfetta sintesi della sua storia: “Devono essere

ben chiari tre concetti, le 3P: passione, ciò che ti

fa gettare il cuore oltre l'ostacolo; professionalità,

ciò che ti dà il metodo per impostare il tuo

successo e la capacità di imparare

continuamente; prestigio, che è il tratto distintivo,

ciò che ti rende unico e riconoscibile e che non va

confuso con il lusso”. Come dire… il lusso si può

comprare, il prestigio no. In una carriera così

inscindibilmente legata a un brand è normale che

il segreto del successo personale rifletta in

qualche modo quello dell'azienda. E viceversa.

Non sorprende quindi che Marini veda proprio nel

prestigio e nella capacità di bilanciare e

armonizzare tradizione e continua innovazione, le

chiavi di volta di ogni successo. Il valore di un

brand va custodito e tramandato tra le

generazioni, la capacità di innovare nel rispetto

della tradizione è invece frutto di una formazione

mirata, anch'essa di eccellenza. Gli orologi Rolex,

veri gioielli, hanno affascinato alcune tra le più

importanti personalità del mondo come Dwight

Eisenhower, Winston Churchill, attori come

Paul , Newman Steve McQueen e perfino

rivoluzionari come Che Guevara e Fidel Castro.

Oggi Marini, l'unico italiano a scalare le vette del

gigante svizzero, è ancora ai vertici di Rolex

come Amministratore Delegato dopo che, per

raggiunti limiti di età, il 17 giugno del 2015 gli è

succeduto Jean-Fédéric Dufour.

www.dimagazine.it


Da oltre un secolo, gli orologi Rolex accompagnano esploratori e campioni in tutto

il mondo, dalle vette delle montagne più alte alle più remote profondità oceaniche.

Sede ROLEX SA di Ginevra


Ottobre 2 0 2 0 :

Il mese della sicurezza informatica

NELL'ULTIMO ANNO LA CRIMINALITÀ INFORMATICA SI È AFFERMATA COME UNA

DELLE MAGGIORI MINACCE ALLA DEMOCRAZIA, LA PRIVACY, LA SALUTE E LA

SICUREZZA. ECCO 10 CONSIGLI CISCO UTILI PER NON INCORRERE IN BRUTTE

SORPRESE.

1.Mantieni private le informazioni personali. Nelle mani sbagliate le informazioni di identificazione personale (Personally

Identifiable Information), combinate con altri dati personali come la data e il luogo di nascita o il nome della madre da

nubile, possono provocare un furto d’identità e aprire le porte del vostro conto o della vostra carta di credito.

2.Parola d’ordine: cautela. Prestate sempre attenzione alle email anche se sembrano provenire da una persona

conosciuta o da un’azienda di cui ci fidiamo. Attenzione quindi agli errori grammaticali presenti nel messaggio, alle

richieste urgenti o alle proposte esageratamente allettanti: controllate sempre l’indirizzo email del mittente, non fornite

mai informazioni personali e fate attenzione ai link sospetti.

3.Aggiorna regolarmente i software che utilizzi. Controlla e applica sempre gli aggiornamenti più recenti. I criminali

informatici sono costantemente alla ricerca di un software senza patch: utilizzare un software aggiornato è uno dei

modi più efficaci per evitare un attacco. Puoi anche abilitare gli aggiornamenti automatici, così è il device a ricordartelo.

4.Una password non è per sempre. Tutti utilizziamo decine di password. Un criminale che indovina una sola delle tue

password può accedere rapidamente a numerose informazioni personali: dati bancari, account social e, addirittura,

all’indirizzo di casa. Create password uniche, complesse e conservatele in modo sicuro, ma soprattutto cambiatele

spesso. Usa sempre una combinazione di lettere, maiuscole e minuscole, di numeri e di simboli e fai in modo che sia

lunga almeno 12 caratteri.

5.Meglio abbondare. Utilizzate l’autenticazione multifactor (MFA o 2FA) ogni volta che è possibile. Questa tecnologia

verifica la vostra identità al di là del vostro ID utente e della vostra password ed è in grado di bloccare l’accesso in caso

una password venga compromessa da un attacco phishing o quando un malintenzionato tenta di accedere a un

sistema non consentito.

6.Gli hacker preferiscono le reti Wi-Fi pubbliche e gratuite. Non puoi mai fidarti completamente di una rete Wi-Fi

accessibile pubblicamente. Un hacker può collegarsi e rubare facilmente le tue informazioni personali. Evita quindi di

collegarti a siti che utilizzano e conservano i tuoi dati, come i social media o l’online banking e, se devi rispondere a

una email e non sei a casa, è sempre meglio utilizzare il tuo smartphone e la sua rete dati.

7.Attenzione alle tracce. Quando utilizzi un computer pubblico o qualsiasi dispositivo che non è il proprio, è molto facile

poter accedere alle vostre informazioni personali. Ricordati di non salvare mai la password, di uscire dagli account che

hai utilizzato e di cancellare i cookie e la cronologia della navigazione.

8.Proteggi la tua privacy. Proteggi i tuoi dati e le tue informazioni personali facendo sempre attenzione alle impostazioni

della privacy e della sicurezza sui dispositivi e i servizi online che utilizzi, così sei sicuro di condividere solo le

informazioni necessarie e niente di più.

9.Controlla con regolarità le app che usi. Spesso non ci rendiamo nemmeno conto di quali e quante siano le

informazioni a cui le app hanno accesso. Prima di scaricare una nuova applicazione presta molta attenzione ai

permessi che vengono richiesti. Sei proprio sicuro che sia necessario permettere l’accesso al microfono,

10.Sicuri, insieme. Condividere le conoscenze sulla sicurezza informatica è un dovere di tutti. Aggiornate la vostra

famiglia, i vostri amici e i vostri colleghi a stare al passo con i tempi: la cyber hygiene è un vantaggio per tutti.

Cisco

Cisco (NASDAQ: CSCO) è il leader tecnologico mondiale che dal 1984 è il motore di Internet. Con le nostre persone, i

nostri prodotti e i nostri partner consentiamo alla società di connettersi in modo sicuro e cogliere già oggi le opportunità

digitali del domani. Scopri di più su https://news-blogs.cisco.com/emear/it e seguici su Twitter @CiscoItalia. Digitaliani:

l’impegno Cisco per la Digitalizzazione del Paese

Marianna Ferrigno

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Studio Leasing

Vastaroli

1983 - 2020 da 37 anni al servizio delle imprese

GIANFRANCO VASTAROLI

STUDIO LEASING VASTAROLI 1983 – 2020 DA TRENTASETTE ANNI AL

SERVIZIO DELLE IMPRESE.

ASSISTERE LE IMPRESE NELLE LORO SCELTE DIFFICILI RICHIEDE

PROFESSIONALITA’, AGGIORNAMENTO E SERIETA’. L’ESPERIENZA E LA

CAPACITA’ DI TRASFORMARE I PROBLEMI IN OPPORTUNITA’ CON

SOLUZIONI INNOVATIVE E SEMPLICI. QUESTO OFFRE LO STUDIO LEASING

VASTAROLI CON I SERVIZI DI ASSISTENZA FINANZIARIA (LEASING) A CHI

CREDE NELLA PROPRIA AZIENDA E NELLA SUA COSTANTE CRESCITA.

Che tipo di lavoro svolgete?

Operiamo nel settore parabancario più precisamente nel leasing di qualunque tipo. Quindi siamo vicini agli

imprenditori quando questi debbono fare delle scelte decisive nella vita delle loro aziende, come ad esempio

un investimento o un acquisto importante.

Siete concorrenti alle banche?

Siamo la rete esterna del leasing ed abbiamo una precisa specializzazione. Oggi viviamo nel mondo delle

specializzazioni e noi siamo a 360 gradi, direi sette giorni su sette dedicati ed impegnati a fare solo questo.

Non facciamo altro.

Quindi assistete meglio i clienti?

Indubbiamente li assistiamo bene. Forniamo anche consulenza relativamente alle agevolazioni presenti ed

applicabili al leasing. Quando si devono fare investimenti importanti, la consulenza e l’assistenza non si

fermano solo al primo momento della firma del contratto leasing, ma lo stesso ha una sua vita durante ed

anche a fine contratto. Pensiamo ad esempio al caso di un immobile che a fine contratto deve essere

riscattato o ad un autocarro che deve essere ceduto prima della sua scadenza naturale.

Ma in questi periodi di forti tensioni dei mercati voi come vi comportate?

Oggi ci sono difficoltà maggiori che nel passato ad erogare il credito, questo è vero, ma noi non abbiamo mai

smesso di fare operazioni di leasing come invece hanno fatto altri nostri concorrenti. In questi momenti

bisogna direi “centellinare” bene ogni possibilità di avere credito ed utilizzare bene ogni strumento finanziario

per la sua propria necessità. Ad esempio per gli investimenti a medio e lungo termine anche di modisti importi

non si può più pagare dilazionando a 12-18 mesi, perché così facendo si toglie liquidità importante all’azienda.

Un bene che dura nel tempo deve essere finanziato nel medio termine.

Ultima domanda: come se ne esce dall’attuale crisi relativa al COVID19 ? Ce la farà l’Italia?

L’Italia è un grande paese, pieno di brava gente capace e in grado di dirigere una impresa piccola o grande

che sia. Come fecero i nostri padri ed i nostri nonni nel dopoguerra a risollevare le sorti della nostra Italia?

Con sacrifici, volontà e impegno. Nonostante tutto sono fiducioso che l’inventiva lo spirito di sacrificio e

l’imprenditorialità italiana alla fine prevarranno. Negli anni ’50 eravamo un paese povero, trasformato poi

nell’ottava economia del mondo.

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Back

future

to the

the music is in my head

rubrica a cura

Bruno Romano Baldassarri

Non ho mai avuto

ritegno di dichiararmi

nostalgico, di un certo

passato. Se è stata la ragione

per cui ho nostalgia, una

ragione bella, perché non la

devo riproporre nei miei

ricordi, godendo di quella

bellezza ed avendo anche un

po’ di nostalgia. In questo

momento, dove tutti siamo un

po’ inquieti, perché non

cogliere il suggerimento del

passato per trovare motivo di

speranza.”

(da una intervista al regista Ermanno Olmi,

ospite a Rai Tre, 13 gennaio 2013)

PROLOGO

Contemporaneamente, in sottofondo,

una canzone di DEN HARROW (Mad

desire) mi riportò con la memoria a quel

fantastico decennio. Erano anni

scanzonati, colorati, incoscienti... gli

Ottanta ebbero in un certo senso il

compito di far dimenticare le difficoltà

del decennio precedente. Non furono

soltanto rose e fiori, ma di certo

segnarono un’epoca di fiducia nel (...)

singer

all'interno:

etra x

&deejay

producer

Dan Harrow (singer)

Top woman Deejay

and Vocalist (singer)

www.dimagazine.it 93

music fashion 2020

byCAPTAINJACK.it

ELLAVITA


nel futuro e grande spensieratezza. È il decennio della tecnologia,

dell’esagerazione e del narcisismo. Quel decennio fu veramente un

punto di mezzo, un giro di boa, un tutto nuovo negli usi e nei

costumi, come se qualcuno avesse aperto le finestre sul mondo,

che in parte stava già ulteriormente cambiando, per dare una

rinfrescata alle stanze della nostra esistenza. Nacquero internet,

alla fine degli anni Ottanta i computer in rete erano più o meno

centomila, ed il cellulare: il primo modello, dall’esorbitante costo di

quattromila dollari. Da quel momento in poi, fu la pandemia. "Palla

al centro per Muller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, evviva è finita!

Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!».

Il telecronista Nando Martellini lo dice proprio tre volte,

sottolineando così a quante ammontano, con quel successo, le

vittorie iridate azzurre. La squadra del cittì Enzo Bearzot si

compone del capitano Dino Zoff, Fulvio Collovati, Gaetano Scirea,

Claudio Gentile, Antonio Cabrini, Gabriele Oriali, Giuseppe

Bergomi, Marco Tardelli, Bruno Conti, Francesco Graziani, Paolo

Rossi, Franco Causio, Alessandro Altobelli. L’11 luglio 1982 va in

scena la finale fra Germania Ovest e Italia, che si conclude con

l’indimenticabile 3 a 1. Indimenticabile. Anni che ho vissuto appieno

perchè rappresentavano la fase della mia maturità, essendo nato

nel 1954. Eppure gli Anni80 nacquero un po’ in “sordina”. E’ proprio

vero, come una canzone, un film oppure un breve frammento

televisivo d’epoca, che fa affiorare in ciascuno di noi ricordi e

sensazioni così piacevoli da essere ancora vivi... basta poco per

ricondurci a quei momenti vissuti che hanno lasciato una traccia

indelebile del loro passaggio. Mi limito a dire quindi, che gli Anni80

sono stati unici, stupendi e irrepetibili. La cosa più bella era

quell'atmosfera perenne di magia e benessere che

contraddistingueva quel periodo. Soldi, carriera, look, aerobica,

spalle imbottite, top succinti, cotonature e gel sui capelli, tinte fluo.

Sono gli anni delle giacche esagerate e dei jeans a vita alta con il

maglione o la felpa infilati dentro, dei fuseaux, delle inguardabili

maglie a rete; capospalla cult è il bomber, d’ordinanza quello verde

con l’interno arancione –, mentre ai piedi sneaker e stivali da

cowboy vanno per la maggiore. Come l’abbigliamento, anche la

musica è scatenata, carica di spensieratezza e voglia di divertirsi.

Ne sono esempi leggeri e ironici (spesso più intriganti della mera

apparenza se ascoltati con spirito critico) Un’estate al mare di Giuni

Russo (1982, scritta da Franco Battiato), Vamos a la playa (1983) e

L’estate sta finendo (1985) dei Righeira. Nel 1988 sale alla ribalta

Jovanotti con È qui la festa?. I ritmi sono orecchiabili, i giovani

vogliono divertirsi e ballare. Così, giocando sul ritmo sempre

elevato, ce n’è per tutti. Qualche esempio. Arriva Vasco Rossi con

Bollicine (1983) e alcuni i cantanti scelgono la lingua inglese come

Raf (Self Control, 1983), Spagna (Easy Lady del 1986 e Call me

del 1987) o l’esplosiva Sabrina Salerno (Boys, 1987). Impossibile

non citare poi Rettore con lo ska Donatella (1981) e Kamikaze

rock’roll suicide (1982), Io ho te (1983). Ma c’è anche un aspetto

diverso della musica italiana di quel decennio. Vanno per la

maggiore gli impegnati come Fabrizio De André e i più romantici

come Antonello Venditti. Cosa resterà degli Anni 80 se lo chiese ai

tempi il buon Raf... poi lui, Mr. Den Harrow, 1986 l'idolo delle

ragazze con la spensieratezza tipica dei ragazzi dell'epoca che ci

ha fatto sognare e ballare al ritmo della sua hit Mad desire...

BB

the music is in my head

CaptainJACK live

on RADIO ONDA PICENA since 1986


ILMIOPIÙGRANDE

DESIDERIO?

EsserealFestivaldi

SANREMO

the music is in my head

Den Harrow, pseudonimo di Stefano Zandri (Nova

Milanese, 4 giugno 1962), è un modello e cantante

italiano. Zandri prestava il suo volto al progetto Den

Harrow, eseguendo i brani in playback sul palco e

nei videoclip, mentre la voce, dagli esordi fino al

1991 era fornita da altri cantanti, quali Chuck

Rolando, Silvio Pozzoli, Tom Hooker e Anthony

James. Tuttavia, per molto tempo la natura di questo

progetto non fu mai esplicitata, presentando Den

Harrow come un vero cantante. Per molti anni sono

circolate dicerie e polemiche relative al fatto che la

voce di Den Harrow non fosse quella reale di Zandri,

senza mai trovare conferme ufficiali; solo nel 2012

Zandri ha ammesso che i brani pubblicati prima del

1988 non erano cantati da lui (nell'intervista ci

spiegherà il perchè). Nonostante questo, tale

pseudonimo viene ancora usato per identificare il

solo Zandri nelle sue apparizioni pubbliche.

Secondo la biografia ufficiale diffusa all'epoca del

maggior successo, Den Harrow si sarebbe chiamato

Manuel Stefano Carry, nato il 4 giugno 1962 a

Boston, Massachusetts (USA) e trasferitosi all'età di

4 o 5 anni in Italia, questo avrebbe giustificato la sua

maggiore competenza linguistica in italiano rispetto

all'inglese. Come abbiamo visto Zandri è invece

italianissimo ma negli anni ottanta essere nato negli

Stati Uniti era considerato di maggiore attrattiva dal

mercato musicale di lingua inglese. A un certo punto

degli anni 80 Dan Harrow era popolare come

Madonna e i Duran Duran ed ancora oggi è uno dei

personaggi simbolo della italo disco di quell'epoca.

Atupertucon

Den Harrow

the interview

www.donnaimpresa.com


L'ho incontrato in discoteca per una lunghissima

chiacchierata in cui parliamo di tutto – ma

proprio tutto – quello che è accaduto in quel

periodo...

a cura di Bruno Baldassarri

THE INTERVIEW

Bene, eccoci qui Stefano, dopo tanto tempo…

Innanzi tutto sono molto contento di fare questa intervista con

te Bruno che sei il Direttore Marketing di Donna Impresa

Magazine e che ci conosciamo da un po' di anni… 85/ 86, se

non erro. Incominciamo una lunga storia Bruno, vedo di

sintetizzartela (sorride).

Da dove partiamo?

Partiamo dal 1980, a Milano, il mio desiderio era quello di

fare il ballerino non certo il cantante, per cui mi esibivo nelle

discoteche locali… ero un po' il “belloccio”, mi muovevo bene

per cui ero l'idolo delle ragazzine che erano sempre intorno a

me. In quel periodo frequentavo la discoteca più bella di

Milano, l'American Disaster. Ci andavo sia il sabato che la

domenica pomeriggio e in pista quando ballavo io si

formavano capannelli di gente a guardarmi. Ad un certo

punto provai anche a fare danza, perché era quello che

volevo veramente fare. Poi però le cose andarono in modo

diverso, perché all'American Disaster lavorava come dj

Roberto Turatti, che mi notò. Lui insieme a Chieregatti che

faceva il DJ in un'altra nota discoteca di Milano, mi proposero

di cantare un pezzo. In realtà non dovevo cantare: il brano

era già cantato da Chuck Rolando, all'epoca il cantante dei

Passengers, che poi divenne anche mio amico. Io mi sarei

dovuto occupare solo di “interpretarla” e presi la cosa sul

serio… non mi sono mai interessato di canto, non mi piaceva

cantare, e dunque non era un mio obiettivo la musica.

Però accettasti l'offerta. Si… accettai… ma essendo un

creativo, per me era più importante la parte artistica che la

performance. Per cui feci questo disco che andò molto bene al

quale sussegui A taste of Love ma solo con il terzo Mad Desire

riuscimmo a farci notare in Europa… pensa, vendemmo un

milione e mezzo di dischi. A quel punto, il nome, doveva anche

avere una faccia per cui i produttori decisero di provare con la

BB records che era la casa discografica più potente dell'epoca:

gestiva tutto il mercato italiano “più forte” con nomi come i

Ricchi e Poveri, Albano, Toto Cutugno ed anche nomi stranieri

rilevanti. Alla fine accadde che la voce fu affidata a Silvio

Pozzoli Ci presentammo da loro, gli piacque l'immagine ecc.

ecc. e registrammo Future Brain. Chuck Rolando, che aveva

cantato il primo ed il secondo successo, non potè più prestare

la sua voce perché il gruppo cui apparteneva non voleva che

cantasse per terzi, quindi la voce fu affidata a Silvio Pozzoli: un

gran cantante, un bravo ragazzo… uno dei coristi di Sanremo.

Il problema non era che io non sapessi cantare, sapevo

cantare, ma la mia pronuncia in inglese non era perfetta,

avrebbero avuto bisogno di più tempo per lavorare con me ed i

tempi invece erano molto stretti. Pensarono quindi a Tom

Hooker, un cantante oramai alla deriva professionalmente

nonostante avesse inciso una decina di brani, avesse fatto un

film, avesse fatto Sanremo, non riuscì a sfondare, non lo

www.dimagazine.it

Nella foto: Stefano Zandri in arte Den Harrow e sua moglie Daisy Scaramella


notarono molto e quindi pensarono a lui. Quando lo

chiamarono aveva già i biglietti in tasca per tornare in

America, perché la sua carriera in Italia era stata un

fallimento: aveva fatto qualche film e poi aveva finito

per andare a Sanremo sui pattini, vestito come Mork.

Andava in giro con una Vespa 50, dipinta a mano con

i colori dell’Ape Maia. Gli proposero 300 milioni di lire

all’anno per scrivere e dare la voce a Den Harrow, più

il 3% sulle vendite, la Siae e un milione e mezzo o

due milioni di lire sulle mie serate, il tutto con un patto

di non divulgazione. Alla fine era quello che lavorava

meno e guadagnava più di tutti: nel giro di un anno,

dal Vespino era passato ad avere la Ferrari, tutto

comprato con i soldi del progetto Den Harrow. E dopo

ha raccontato al mondo la storia che la voce non era

la mia! Pazzesco!

Accidenti, un bel business…

Gli promisero anche di “spingerlo”… tant’è che incise

anche dei singoli, fece Festivalbar ecc. ecc. ma non

ebbe successo… non che fosse un brutto ragazzo,

tutt’altro, era un bel ragazzo, ma non aveva presenza

scenica.. non sapeva stare sul palco… se avesse

fatto Beautiful avrebbe avuto certamente più

successo. Non aveva carisma e non piaceva alle

ragazzine. Tutto lì. Comunque, detto questo, Future

Brain fu un successo galattico, nel senso che vinsi

Festivalbar Giovani quell’anno, vinsi vota la voce, in

Germania, in Francia e in Spagna entra in classifica e

vinsi il mio primo disco d’0ro… all’epoca per vincere

un Disco d’Oro dovevi vendere almeno 500.000

copie… tanto che mi esibii anche all’ Opéra national

de Paris e lì ci entri solo se sei un big. Comunque la

storia con Tom Hooker andò avanti anche se c’erano

i primi malcontenti: avevo raggiunto una grandissima

popolarità ed a quel punto volevo cantare.

Quello della voce in prestito è un tema che ti ha

perseguitato.

È sempre stato pieno di cantanti con la voce prestata,

prima e dopo. Io non ho mai fatto i nomi perché non

sarebbe giusto, ma ne sono esistiti a decine anche

tra gli insospettabili. Io sapevo cantare, ma non

padroneggiavo la lingua e la pronuncia inglese e ai

tempi i dischi si facevano in catena di montaggio:

ogni mese serviva un singolo nuovo e come ti dicevo

poc’anzi, con me ci sarebbe voluto tempo… per il

business ero lento. Tom Hooker invece era perfetto:

era madrelingua inglese, scriveva i testi... con lui era

tutto molto più veloce. La verità è che loro non erano

lungimiranti, a loro interessava sfruttare il momento:

ero diventato una macchina da soldi. Facevo

trecento, quattrocento serate l’anno, guadagnavo 25

milioni di lire a sera… ero arrivato perfino ad avere

l’aereo personale… ma non per farmi stare più

comodo, ovviamente per farmi lavorare di più, per

farmi fare più serate. Dopo Future Brain comunque

scalai tutte le classifiche europee. In 5 anni divenni il

cantante più amato delle teenager, feci concerti dove

me la battevo ad armi pari con i Duran Duran,

Spandau Ballet, George Michael ecc tanto che

nell’88 arrivai secondo dopo George Michael in

Germania in una sorta di Grammy tedeschi e nell’89

vinsi l’Oro davanti a Michael jackson e sono stato

nella Top 5 dei cantanti più amati in Europa.

Comunque alla fine sei riuscito a cantare.

Sì, con BB records mi ero davvero arrabbiato… e

finalmente nel 1987 andai al Festivalbar presentando

“Born to love” che cantavo io e che è andato molto

bene sia in Italia che all’estero. Nel frattempo la disco

Music è andata a finire ed anche la mia stella si stava

spegnendo e quindi decisi di ritirarmi, anche perché a

me quest’ambiente non è mai piaciuto, non mi piace il

dietro le quinte, non mi piacciono le persone che

popolano il mondo della musica, tranne una ristretta

minoranza. E quindi per me non è stato un sacrificio:

avevo risparmiato abbastanza soldi per vivere tutta la

vita tranquillo. Abbiamo venduto 20 milioni di dischi

che tramutati in soldi e percentuali fanno miliardi.

Quando mi sono ritirato ho aperto una discoteca a

Milano: il The Club.. ed intanto mia mamma si

ammala e muore da lì a poco tempo. Con la morte di

mia madre scopro che il commercialista non mi

aveva mai pagato le tasse da lì a dieci anni. Sono

stato imbrogliato da una persona che era uno di

famiglia… era con noi spessissimo a pranzo, a cena,

ai miei compleanni, a natale, a Pasqua, questo per

dare l’idea di quanto io mi fidassi di lui.

E che cosa è accaduto poi?

E’ accaduto che mi hanno portato via tutto. Mi sono

ritrovato a trent’anni, senza un soldo, mia mamma

non c’era più ed allora decisi di andarmene dall’Italia,

talmente ero disgustato da quello che mi era

accaduto. Ero rassegnato, depresso. Decisi di

andare a Vivere a San Diego. Arrivai a San Diego alle

cinque di mattina, senza conoscere nessuno…non

sapevo quale fosse il mio destino. Con me solo gli

ultimi soldi: 10 milioni di lire. Lavorai per qualche

mese come Personal Trainer poi però mi resi conto

che avevo bisogno di un lavoro che mi garantisse

maggiori entrate se volevo continuare a vivere lì…

fisicamente non ero per nulla messo male, io mi sono

sempre allenato con i pesi, decisi allora di

intensificare i ritmi in palestra per raggiungere il

massimo della forma fisica e prestarmi allo

Striptease. Lo feci, a Las Vegas, dopo 6 mesi di

intenso allenamento dove diventai 98 Kg di muscoli.

Iniziai dunque a spogliarmi per lavoro in più cantavo

e ballavo, che era quello che avevo sempre fatto in

vita mia. Un vero e proprio show che ebbe molto

successo, tant’è che mi sono esibito negli Strip Club

più importanti di Las Vegas. Poi ho scritto anche un

libro ”Nani” che ha incassato 6 milioni di dollari… un

libro che è andato molto bene nel quale ho

raccontato tutta la mia vita. Come strip men

guadagnavo un sacco di soldi: mi esibivo fino a 5

volte al giorno. Dopo cinque anni torno in Italia e

vengo chiamato da Mediaset per prendere parte al

www.dimagazine.it


al programma “Meteore”, era il 1999… io cercai di

sfruttare la situazione a mio vantaggio, ed in effetti

chiesi in cambio la direzione artistica del programma

ed un ruolo fisso. E così è stato. Ho fatto più edizioni

di Meteore, e questo mi ha consentito di riportare in

Auge il mio personaggio.

Dopo l'uscita del tuo terzo LP Lies nel 1989 hai

realizzato alcuni singoli in Germania..

Sì, interrotto il rapporto di collaborazione con la

Baby Records ho fatto alcuni singoli poi la morte di

mia madre, il crack finanziario, il ritiro dalla scena

pubblica e la mia nuova vita a Las Vegas hanno

interrotto la mia produzione musicale. Nel 2000

pubblico l'album Back From The Future in cui sono

raccolte nuove versioni riarrangiate delle mie hit e

nel 2009 l'album 1982-2009 The Legend con

allegati un DVD con intervista autobiografica ed un

calendario in cui poso come modello. Intanto, negli

anni ho fatto diverse cose in Radio ed in TV: Nel

2001 partecipo alla trasmissione "La notte vola", una

gara musicale tra i brani più famosi degli anni

ottanta, nella quale ho anche presentato il mio

successo del 1985 Future Brain. nel 2005 conduco

la trasmissione radio Harrow su Match Music, in

onda su Sky per 10 puntate, nella quale intervisto

vecchie glorie musicali degli anni ottanta e novanta.

Nel 2006 ho partecipato al reality show italiano

L'isola dei famosi, prima come riserva, poi come

concorrente.

Parliamo del presente: chi è e che cosa fa

Stefano Zandri oggi?

Il presente, si è quello che mi interessa. Il passato è

passato. Vivo a Malaga, in Spagna da quattro anni,

anche perché le ultime cose fatte alle mie spalle mi

hanno traumatizzato moltissimo. Sono stato

accusato di cose che non ho commesso, e questo,

se sei una persona onesta, lo vivi male. Molto male.

Sono cose che traumatizzano, che deprimono.

Sono caduto in depressione per 2 anni, ho preso

farmaci… ed in effetti quando è uscito il libro dovevo

fare una serie di promozioni per Mondadori, la Casa

Editrice, come ad esempio firmare libri alle

presentazioni, cose che non ho fatto. Adesso sto

bene, sono ritornato in Italia, a Reggio, dove ho

casa, e sono tornato perché mi sto candidando al

Festival di Sanremo. Ho un autore che ha scritto un

brano bellissimo, una casa discografica molto forte.

L'autore si chiama Alberto Marzocchi, il mio

discografico si chiama Paolo Paltrinieri

amministratore della FONOPLAY ed è l'uomo che è

stato 25 anni Direttore Artistico di Mediaset. Un

uomo di poche parole ma concreto. Io sono stanco

di tante inutili parole…la vita è piena di persone che

ti riempiono di parole, di false promesse. Quello che

è importante sono i fatti. Ecco, Paolo Paltrinieri è un

uomo di fatti, non parole. Ed è questo che amo di

lui. Ho scelto che nella mia vita, oggi, voglio solo

persone come lui. Nessuna falsa promessa. Se Dio

Vuole…

Se Dio Vuole?

Se Dio Vuole… perché guarda che cosa è successo

con il Covid… ci ha distrutti psicologicamente ed

economicamente. Tanti appuntamenti importanti

sono stati rinviati.. speriamo che non accada anche

con il Festival, e speriamo che tutto si ripristini… ti

immagini fare un Festival di Sanremo senza

Orchestra, senza pubblico, senza ospitate? Per il

momento mi sono candidato: io ho un pezzo

fortissimo, una solida casa discografica… tra l'altro

canto in Italiano e sarebbe una mia personale

rivincita dimostrare a tutti che ho la voce, che so

cantare e non un “pupazzo” che non ha voce e non

sa cantare scelto solo per l'aspetto fisico. Questa è

la mia rivalsa, la mia grande occasione.

Dopo questa chiachierata a cuore aperto dove

Dan si è messo a nudo (metaforicamente) … per

la felicità mia … ma non per le innumerovoli fans

…. VOGLIO CHIUDERE CON UNA SUA

AFFERMAZIONE CHE MI HA DIVERTITO MOLTO

“ Quando ero giovane, ricco, bello e famoso … ero

infelice …. Oggi che sono povero, invecchiato e non

più famoso …. sono sempre infelice …. Dio

ridammi la mia gioventù !!!!!!…”


DONNA IMPRESA MAGAZINE

www.dimagazine.it


* ****

All'interno:

Sharon May Lin

Kelly Ray

Luciemme - Lucia Marano

Janine Facco - Janine voice

MoniKa Kiss

entertainment t op w omen


SHARON MAY LIN

SINGER & SONGWRITER

“ La musica è passione - La passione è musica”

Sharon May Linn ha alle spalle una carriera di cantante e autrice che l’ha portata a molte soddisfazioni

discografiche, soprattutto nell’ambito della house music e che raggiungono una notorietà internazionale,

collaborando con moltissimi produttori di alto livello. Può sembrare che abbia cercato il successo nel

mondo della musica, ma in realtà il suo più grande contributo è sempre stato la passione: una grande

passione per la musica di tutti i tipi. Ha accumulato un'esperienza incredibile negli studi di registrazione e

ha acquisito molte collaborazioni grazie alla sua capacità di scrivere e registrare in un tempo molto veloce.

Interprete elegante e sofisticato e performer carismatica dal vivo. Nel 1996 affronta la scena della musica

house e inizia la sua esperienza come vocalist freestyle. Dopo aver ottenuto alcuni successi mondiali come

Destination Calabria e Lil 'Love, si esibisce oggi come ospite speciale di intrattenimento in un gran

numero di club in tutto il mondo con uno spettacolo strepitoso grazie a un numero enorme di progetti

propri. Dal 2008 Sharon è diventata la voce solista dello storico gruppo FPI Project, il made in Italy house

Il motto di Sharon

oldschool che tuttora richiama grandi folle nei vari festival di musica elettronica, soprattutto in UK.

Ricordiamo brani come Destination Calabria , Shallow Waters e Little Love, di risalto nella sua

discografia . È di freschissima uscita il remix 2020 di Little Love (https://www.beatport.com/track/little-lovepres-lil-love-teo-mandrelli-extended-remix/14111702).

Parallelamente Sharon ha portato avanti una

carriera di cantante con molte live performances, sia come vocalist nei club che come cantante con

molteplici formazioni musicali, toccando generi svariati, dal jazz al soul, al pop-rock, al acid-jazz al funky.

La grande novità è un progetto in lavorazione di un album totalmente scritto e cantato da Sharon in

collaborazione con il musicista-produttore Mike Generale e che sarà nel genere pop-nu soul. In realtà è un

progetto che è stato ripreso dopo ben 25 anni con grandi aspettative! Presto in uscita il primo brano in

forma audio-video con etichetta E-Nuff. Il sogno nel cassetto di Sharon? Un locale tutto suo su una

spiaggia, dove non ci sia mai l'inverno e dove vivere della sua seconda passione che è la cucina.


KELLY REY è di origini piemontesi ma le piace molto ricordare le sue discendenze argentine. Il percorso

formativo di Kelly Rey è stato molto variegato, questo si percepisce molto nella sua voce che ha

sfumature e un'impronta che nel crescendo dei brani assume similitudini Black che vengono ampliate

dalla sua potenza vocale in quanto Soprano. Le sue espressioni spaziano dal Rep all'Rnb alla Dance

grazie proprio a questa sua elasticità tecnica che deriva da un percorso di intenso studio e

perfezionamento. Dopo anni di collaborazioni con diversi producer e etichette kelly Rey sta ora

costruendo un suo piccolo studio di produzione, che a breve dovrebbe diventare attivo a tutti gli effetti. Il

mondo musicale di oggi è un mondo difficile e complesso, per lei ancora di più essendo anche il proprio

manager ed avendo disponibilità economiche limitate. E' però convinta che con molto impegno ce la farà

ad emergere dalla moltitudine.

PROGETTI FUTURI

Essere indipendente a tutti gli effetti per poter creare sempre nuove emozioni musicali in modo

autonomo. Sogni nel Cassetto per quando sarà troppo vecchia per fare la cantante Aprire uno studio

attrezzato per poter accogliere ragazzi stranieri con talento musicale e sviluppare insieme a loro nuove

sonorità - mix tra i diversi stili etnici. Avere così una vera stazione di produzione con al suo interno una

radio per trasmettere i brani che lì vengono composti.

CANTANTE SOPRANO

di coloritura POP dance

& soul

KELLY REY


LUCIEMME

SINGER & SONGWRITER

Lucia Murano, in arte Luciemme, nasce a Milano il 20/02/1977. Cantante Pop. Da bambina all'età di sei

anni partecipa allo Zecchino Corsichese classificandosi al primo posto. La sua passione per la musica la

porta ad esibirsi dal vivo appena è possibile in varie feste organizzate dal comune dove vive. Da qui le

prime serate live in locali e Ristoranti a Milano e provincia. Finchè proprio in un locale conosce Giorgio

Oneta che decide di puntare sulle sue caratteristiche vocali e sulla sua determinazione e insieme a lui

nasce il progetto di incidere un album inedito “ Io ci sarò… ” che comprende quattro brani inediti. Il 09

settembre 2008 vince il concorso Talent1 con il suo videoclip “ Nei tuoi sorrisi” che viene trasmesso così su

Italia uno nella trasmissione talent1 player per ben quattro volte. Il 02 Ottobre 2008 vince il concorso

Yourmusicblog ideato da Francesco Facchinetti con il brano inedito “ Nata per stare con te” che andrà

così di diritto nella compilation yourmusicblog con etichetta made indipendent di Francesco Facchinetti. Il

12 luglio 2009 vince il concorso per cantanti emergenti " Rh Festival" patrocinato dal comune di Corsico,

con il pezzo " Angelo Nero" che fa parte del suo cd inedito " Io ci sarò.." Il 24 giugno 2019 in collaborazione

con l'etichetta discografica Boot Recordings e con il dj Producer Spatarini esce su tutti i portali digitali il

singolo inedito “ Dame Mas” e il videoclip ufficiale. E' possibile acquistarlo su Amazon, Itunes e Spotify. Il 3

luglio 2020 esce su tutti i portali digitali il singolo inedito “ My Heart My”, il primo brano scritto da Luciemme

sia testo che melodia, in collaborazione con il Dj Producer Andrea Esse e Marco Ferretti autori della

musica. E' possibile acquistarlo su Amazon, Itunes e ascoltarlo in diversi portali tra cui Spotify, Deezer e

altri..

La musica è vita, è vibrazione, energia. L’ho

sentita dentro fin da subito e mi ha permesso di

esprimere pienamente la mia persona.


JANINE VOICE

VOCALIST & PERFORMER

Nasce con una grande passione per la musica sin da ragazzina. All'età di 16 anni comincia con le prime

esperienze in una radio locale del vicentino ( RVA). All'interno della RVA, conduceva un'ora pomeridiana di

diretta e nei momenti liberi, si occupava di scrivere i testi per gli spot della stessa radio e viste le sue origini

colombiane sfruttava la sua voce per spot in spagnolo. Appena compiuti i 18 anni, ha avuto i primi approcci

con il mondo della notte. Inizialmente come animatrice e costumista in molti locali del nord Italia. Una sera

per caso si è trovata con in mano il microfono e ha scoperto di avere una dote molto spiccata, quella di

coinvolgere la gente con la sua energia vocale. L'emozione che la trasportava nel trasmettere entusiasmo

al pubblico, era straordinaria. L'inizio della sua carriera non è stata una "passeggiata", ma con la tenacia

che la contraddistingue, è riuscita a farsi spazio nel mondo della "nightlife". Tra le varie esperienze

lavorative, può vantare delle collaborazioni con: Bananas (Formentera), Zangola clubbing (Madonna di

Campiglio), Club Modà (Como), Bussola (Focete), Praja (Gallipoli), Byblos (Riccione), Tocqueville 13

(Milano), Pineta (Mi Ma). E' stata la voce del Phi Beach (Baja Sardina) estate 2011 dove ebbe occasione di

aprire un live di Cece Roger. Ha continuato con Beach Club (Forte dei Marmi), Soul beach (Na) Art Cafè

(RO), Roy (Benevento) QI clubbing (Brescia), Big (torino) ... Bacardi tour Italia 2011. Protagonista nel

2011 nel videoclip “Parla e sparla” con Mitch e Squalo di radio 105. Nel 2012 diventa la voce del giovedì

sera firmato Yab (Firenze). Nel 2013 affianca Andrea Pelizzari nel suo format “ Magrada” in Milano con

svariate date al The club e Old Fashion. E' stata intervistata in vari programmi televisivi: Uomini&Donne,

SNL canale 5, Verissimo , Mattino 5 , Pomeriggio sul 2 , Chiambretti Night... etc.. Dopo aver avuto una

bellissima bambina di cui va fierissima, Jeanine si rilancia nel mondo della night life. Nel 2018 grazie alla

sua origine colombiana ed essendo di madrelingua Spagniola viene inserita, dal Manager Stefano Pugnali,

nell' apertura dei concerti dei suoi artisti, nomi come J enn Morel , Fatman Scoop , Jay Santos , Osmani

Garcia e molti altri. Svariate sono le esibizioni nei top format trap - Hip hop - Raggaetton del nord Italia:

Besame, Magika, Malachica, Tres Amigas, Senorita e ovviamente le ospitate come guest voice in tutti i top

club Italiani tra cui Shed, Dadaumpa (PR), Atmosfera (CZ), Chiascia (BR), Bobadilla (BG), Hof (RV), Mag

showroom (PD), Kings (Jesolo), Villa Bonin (VI), e molti altri. Nel 2019 E' stata anche in sardegna aprendo i

concerti con gli artisti di Stefano Pugnali ( prima elencati) e la voce del Blu Beach in Portorotondo.

Nell'anno 2020: - Protagonista del videoclip “ Please don't stop” di Most Wanted. Time records.

Protagonista nel videoclip “ROMPE” di dj Jad e Wlady feat Jay Santos.


Monika Kiss is a Hungarian origin

songwriter, singer, producer and DJ. She

performs in clubs festivals as singer mc

all over the world: Miami, Ibiza, Norway

,Luxemburg, Austria, Switzerland, Greece,

Netherlands , London and Albania Sharm

El Sheik to name a few places. She is the

official voice of several famous Italian

clubs and she gave her name to various

international brands like Win Win tour.

She has multiple collaborations with DJ's

and producers.

Contact Management:

Riq Ali

CEO

STREET ROYALTEE MUSIC GROUP

Mobile: +44 (0)7731 386104

Email: riq.srm@gmail.com

Website: www.streetroyalteemusic.com

Registered in Australia

ABN 32 165 500 292

PH:Teresa Casellina


MONIKA KISS

VOCALIST & PERFORMER DEE JAY

Monika Kiss è una voce veramente professionale che lavora tra musica, club, radio e televisione. Con sede Dance, su etichetta francese Jango Music. Il brano, prodotto insieme al francese Damon Gray e all'italiano

in Italia, Monika è una cantautrice, cantante, produttrice e DJ di origine ungherese. Si esibisce nei club di Benny Camaro, è stato presentato nei locali più in voga della città come House Nightclub , Intercontinental

tutto il mondo: Miami, Ibiza, Norvegia, Lussemburgo, Austria, Svizzera, Grecia, Paesi Bassi, Londra, Albania, o Buskers E11Even. Per il WMC 2017 ha organizzato una festa in casa molto bella con alcuni dei migliori

Sharm El Sheik per citarne alcuni. È la voce ufficiale di diversi famosi club italiani e ha lavorato con vari produttori mondiali al The Deck, a Island Gardens. La festa si chiamava House Stars e ha cantato con Todd

marchi internazionali come Win Win tour. Ha molteplici collaborazioni con DJ e produttori. Presenta il

Terry, The Cube Guys, Victor Simonelli Plastik Funk e molti altri. Nel 2017 Monika ha lavorato con il

programma radiofonico Kiss From Miami ogni sabato e domenica su Orange FM Italia e partecipa a diversi leggendario produttore dub Hopeton Brown aka The Scientist su una nuova canzone fresca, Treasure

programmi della TV nazionale italiana come Freedom ( Rai 2) o Festivalbar ( Canale 5). È stata la cantante Island con la direzione di Solgie Rokcstone. La sua ultima produzione house, Welcome to Hollywood, è

del gruppo italiano Datura dal 1996 al 1998. Nel 2013 Monika ha pubblicato il suo singolo What a Life. Le stata pubblicata nel 2018 su un'etichetta ungherese HouseU records ed è stata produttrice insieme a Paul

sue uscite del 2014 sono state Pretty Face con De Todo Bros , For You con Silvano Del Gado e Marco Jockey. La sua festa annuale a Miami House Stars edizione 3 è stata organizzata all' Highbar Dream Hotel

Meloni e Love Paradise con Luca @ f. Anche la prima produzione solista della stessa Monika , Damned nel 2018 di Backstage Miami. Alcuni artisti famosi come Joe Smooth, Plastik Funk, Victor Simonelli, The

Paradise, è stata pubblicata nel 2014 da LOUDDJ's records, che ha sede a Miami. Nell'estate 2015 Monika Cube Guys si sono esibiti, con una sfilata di Elya Cioccolato. Nel 2019 per la sua canzone Follow me

ha lanciato il suo brano Bora Bora con i produttori spagnoli di Baccanali ( Victor Perez Rubio, Vicente Monika Kiss ha lavorato con Vessbroz dall' Olanda e Mark Voss da Slovacchia: questo brano progressive

Ferrer, Phil Daras) e l'ha presentato anche a Ibiza e ad Amsterdam Dance Event. Nell'ottobre 2015 ha house fresco ed energico è stato pubblicato su Revealed Records. Il brano è stato lanciato da Hardwell nel

presentato a Londra il suo rilascio L'ectric LAV che è stato scelto come colonna sonora degli eventi

suo radioshow 436 come scelta della community n.1 della settimana.

Wedoyouenjoy. Alla Winter Music Conference - Miami Music Week 2016 , Monika ha presentato Just

www.monikakiss.net

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