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Giacomo Giamello

LA LINGUA

DELL’ALTA LANGA

Storia, grammatica, racconti,

filastrocche, preghiere, proverbi, modi di dire,

canzoni e curiosità


La grammatica della lingua dell’Alta Langa è stata redatta sull’esempio del lavoro

del professor Bruno Villata: La lingua piemontese, Montreal, Losna & Tron, 1996;

si ringrazia l’autore per i suoi preziosi consigli e le sue correzioni al testo.

GRAZIE

– ai testimoni: Allerte Luigi, Belmonte Iose, Belmonte Rita, Bonello Luciano, Bonetto

Gabriella, Canaparo Domenico, Canaparo Giuseppe, Cappello Giovanni, Cappello

Silvana, Damiano Giovanni, Defabri Ugo, Fontana Maria Grazia, Fontana Marinella,

Fontana Pierangelo, Fontana Richelmo, Gabutti Walter, Giamello Elio, Giamello

Giorgio, Porello Ida, Rabino Iride, Ravina Maddalena detta Olga, Ravina Rina,

Rosso Renato, Scanavino Andrea, Viberti Silvio,Villata Bruno;

– ai collaboratori: Babbiotti Giorgio, Borgno Carla, Bressano Giovanni, Buccolo Antonio,

Cordero Luciano, Ricatto Giancarlo;

– all’Associazione per gli Studi su Cravanzana;

– alla “Nuova Franchin” edizioni musicali;

– alla Famija Albèisa;

– ai revisori delle bozze: Corino Riccardo, Giamello Giuseppe, Viberti Silvio;

– al revisore delle trascrizioni musicali: Bertino Alberto;

– agl’interpreti dei brani musicali: Bertino Alberto e Bertino Andrea;

– alla Banca d’Alba

– e a tutti coloro che mi hanno aiutato ed incoraggiato in questo lavoro.

Illustrazioni: tratte dalle opere di Clemente Rovere (1807-1860)

in collaborazione con la Famija Albèisa.

Stampa: L’Artistica Savigliano (Cn).

Edizione: SORÌ EDIZIONI, via Roma 41/A, Piobesi d’Alba (Cuneo), tel. 0173 619941.

Opera depositata e registrata.

Sito internet: www.erbariopiemontese.com

per contatti: info@erbariopiemontese.com

© Copyright by Giacomo Giamello, 2007

Proprietà artistica e letteraria riservata.

Riproduzione e traduzione, anche parziali, vietate.


Aˆr me nine:

Cristina, Elena, Lucia e Virginia

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella

terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti.

CESARE PAVESE, La luna e i falò

I forestieri stentano a pronunciare il dialetto pedemontano, viceversa i

piemontesi, per la ginnastica linguale che fanno in casa propria, hanno una

gran facilità a pronunciare ed imparare i dialetti e le lingue altrui.

ARTURO ALY-BELFADEL, Grammatica piemontese


Prefazione

La lingua dell’Alta Langa si può considerare il seguito naturale del Dizionario

botanico e del Dizionario zoologico, apparsi rispettivamente nel 2004 e nel 2005.

Infatti, mentre nei primi due volumi Giacomo Giamello descriveva la flora e la fauna

della sua terra, nel terzo ne considera l’aspetto umano cioè la lingua, le usanze e le tradizioni

particolari.

Per quanto concerne la lingua, che è l’argomento principale dell’opera, va subito

detto che, negli ultimi decenni, anche tra gli abitanti dell’Alta Langa la parlata locale

è in forte regresso di fronte all’italiano. E con la lingua sono cambiati anche altri comportamenti.

Pur essendo molto eloquenti, le statistiche regionali sul transfert linguistico dalla

parlata locale all’italiano potrebbero non addirsi ad un contesto sociale particolare

come quello delle Langhe. E così, per dare un’idea più esplicita del cambio linguistico

avvenuto tra gli abitanti di questa zona, farò ricorso a due episodi piuttosto significativi

di cui sono stato testimone. Il primo si riferisce all’inizio degli anni Sessanta ed il

secondo alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso.

Nel primo caso, una domenica mattina, mi trovavo ad Alba e decisi di far visita

ad un compagno di studi che abitava in un ridente paese della Bassa Langa. Quando

giunsi a destinazione, questo amico stava andando a messa e così ve lo accompagnai.

Al momento della predica il celebrante iniziò il sermone domenicale esprimendosi,

come immagino facesse solitamente, nella parlata locale. Però, a un certo punto,

avendo notato che in chiesa vi erano alcune persone che non abitavano nel paese,

ebbe un attimo di esitazione e, dopo una brevissima pausa, riprese il discorso cambiando

lingua e registro. Alla fine della messa, al momento degli annunci parrocchiali,

il sacerdote riprese ad usare la parlata locale, si scusò di aver parlato italiano e promise

che la domenica seguente la predica sarebbe stata nella lingua solita.

Il secondo episodio, risale alla fine degli anni Ottanta. Dopo il “Rëscontr” che

aveva avuto luogo ad Alba, accompagnai altri tre colleghi a fare un giro nell’Alta

Langa. Giunti a Niella Belbo, avendo deciso di pernottare in quel centro domandai,

in piemontese, informazioni a una signora che passava. Prima di rispondermi, usando

la parlata locale, la signora interpellata rivolse la stessa domanda ad alcune persone

che erano poco lontane e poi ci tradusse la risposta in italiano.

Questo fatto mi sorprese molto perché mi ricordo che da bambino, quando avevo

passato parecchi mesi a Cravanzana, sempre nell’Alta Langa, le interazioni si svolge-

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vano esclusivamente nella parlata locale. Ora capita esattamente l’opposto di quanto

avveniva qualche decina di anni fa. Più nessuno usa la parlata locale rivolgendosi ad

uno sconosciuto mentre, in passato, se un frusté rivolgeva una domanda in italiano ad

un locale riceveva una risposta in piemontese. Se a queste considerazioni si aggiunge

il fatto che oggi, anche nelle Langhe, i giovani non usano più comunicare nella parlata

ancestrale, si deve concludere che tra non molto pure il langarolo sarà scomparso.

E molte volte, la scomparsa di una lingua che non ha documenti scritti significa pure

la sparizione di ogni traccia relativa ad essa, come è capitato per molte parlate di cui

oggi si conosce appena il nome.

Per fortuna, nel caso della parlata di Cravanzana e dell’Alta Langa, questo scenario

sembra scongiurato, perché Giacomo Giamello ha pensato di scriverne la grammatica.

Un progetto che all’inizio sembrava chimerico, ma che si realizza felicemente

con un’opera preziosa e lungimirante che potrebbe costituire un esempio per altri

studi di questo tipo.

Per quanto Giacomo Giamello non sia un linguista di professione, nel campo

della glottologia non lo si può affatto considerare un dilettante. Anzi! Il Dizionario

botanico ed Il Dizionario zoologico, usciti in questi ultimissimi anni, sono due opere

magistrali che lo collocano nel numero ristretto dei dizionaristi piemontesi. E l’importanza

della sua opera è pure confermata dal successo che questi volumi hanno

riscosso presso i cultori della lingua piemontese e anche al di là dei confini regionali.

Molto significativo è anche il fatto che, essendo entrati a far parte delle collezioni di

varie biblioteche pubbliche, questi due dizionari sono alla portata del grande pubblico.

A proposito della parlata dell’Alta Langa, va detto che essa è la lingua madre di

Giacomo Giamello il quale, tra l’altro, è uno dei pochi che la usi in pubblico oltre che

in famiglia, con amici e conoscenti. Bisogna poi anche ricordare che, grazie alla sua

vasta cerchia di conoscenze, egli ha potuto avvalersi della collaborazione di informatori

anziani che hanno anch’essi questa parlata come lingua madre e hanno trascorso

quasi tutta la loro vita nella zona.

Ma un’indagine linguistica spesso si estende agli altri aspetti del comportamento

umano e quindi oltre a raccogliere notizie sulla lingua, l’autore di questo volume ha

avuto modo di accumulare molte altre notizie interessanti sulla storia, sugli usi e sui

costumi che forse sarebbero state sufficienti per un altro volume, ma che egli ha creduto

opportuno allegare alla grammatica, perché in un certo qual modo la completano

e la illuminano.

Per quanto concerne la parlata dell’Alta Langa si può dire che, a causa dell’isolamento

della zona in cui è usata, essa rappresenta uno stadio più arcaico rispetto ad

altre varianti pedemontane. Se le si volesse trovare un corrispondente letterario, si

dovrebbe addirittura pensare all’astigiano dell’Alione, vissuto tra il ’400 e il ’500.

E detta corrispondenza la si può rilevare nel lessico, nella fonologia e pure nella morfologia.

Però, dato che un esame approfondito di tutti questi fenomeni sarebbe qui

inopportuno, per corroborare quanto detto mi limiterò a segnalare solo pochi esempi.

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I lemmi delle farse alionesche che fanno pensare alla lingua dell’Alta Langa sono

parecchi, ma per essere conciso mi limito a ricordare solo i seguenti:

almanch [almeno] 512a arey [ariete] 37g

atre vote [altre volte] 391b ausel [uccello] 592g

magreva [mi pesa] 283a ampy [riempire] 279g

marramba [mi avvicini] 250c brella [escremento] 200h

brigna [prugna] 61i brignon [sciocco] 414a

bronza [pentola] 125b cad, cada [caldo] 222e; 270g

carme [calmiere] 54i chiocz (pr. siuss) [chioccia] 240g

an co [alla fine] 255a cocale [galla, ghianda] 172f

craston [castrone] 361e creze [credere] 188c

croy [magro] 92c cumpanary [companatico] 54e

derco [anche] 256a deslava [sbiadito] 824a

dru [florido] 224h elimosna [elemosina] 451f

erbor [albero] 139a gavacz [gozzo] 111c

gera [ghiaia] 273g giesia [chiesa] 218h

giouc [pollaio] 113e gratacu [bacca] 281c

lauda [lodato] 209a lengue [lingue] 358

liam [letame] 105e manzet [manzo] 173b

masna [bambino] 496a matota [ragazza] 202h

mor [faccia] 5I nebioeu [nebbiolo] 226e

nespo [nespola] 109h pagliora [puerpera] 351f

pau [paura] 536a petaza [pancia] 143h

pianzer [piangere] 451i pin, pina [pieno] 283; 344g

pita pita [chioccia] 253b pori [pollice] 89i

preve [prete] 137h prumer [primo] 873a

prumerament [dapprima] 765a pu [più] 243c

romatich [reumatico] 578g rionde [rotonde] 141i

la sa [il sale] 584g scoe [scope] 378g

serventa [domestica] 123b squasi [quasi] 47b

squela [scodella] 150b strus [logoro] 514g

tampory [precoce] 545h topia [pergolato] 202d

trantamiria [tre quintali]183f vespr [pomeriggio]182h

Fra le numerose espressioni idiomatiche, ne segnalo solo alcune, tratte soprattutto

dalla “Comedia de lhomo…”: al long ander [a lungo andare] 33a, besogna avey leugl

al penel [bisogna avere l’occhio al pennello] 60a, de noug tug y gat son griz [di notte

tutti i gatti sono grigi] 63a, o me pur viz che si [eppure mi pare di sì] 241a, e son un

poch dur daureglia [sono un po’ duro d’orecchi] 268a, tagle curt [tagliate corto] 331a,

e son spagia [sono spacciato] 514a, prometintgle mont e val [promettendogli mari e

monti] 554a, pigle party [prendere partito] 662a, con la testa and o sach [con la testa

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nel sacco] 183c, fene vos prou [fatene il vostro pro] 436d, o mla cala [me l’ha fatta]

129e, chi a y pe andra fossa [che ha i piedi nella fossa] 257g, lag ed garina [latte di gallina]

320h.

Tra i fenomeni fonologici comuni all’astigiano dell’Alione ed alla parlata descritta

da Giacomo Giamello vanno senz’altro ricordati quelli del rotacismo e della palatalizzazione

delle dentali finali.

A differenza di altri idiomi romanzi, nelle farse alionesche e nella parlata dell’Alta

Langa il rotacismo riguarda soprattutto la L, sia essa intervocalica o tra vocale e consonante.

Si pensi ai lemmi seguenti: bayra [balia]103c, erbor [albero]139c, carme [calmiere]

54i, camora [tarma] 228d, candeyra [candela] 540a, garina [gallina] 320h, corp

[colpo] 71g…

A questo rotacismo sono soggette anche le forme dell’articolo e dei vari pronomi

personali complemento atoni. Qui di seguito se ne riportano esempi tratti dalla

“Farsa di Nicolao Spranga caligaro…”: gle dra trippa [c’è della trippa] 31e, ande

andra stalla [andate nella stalla] 104e, cho mra za cala [che me l’ha già fatta] 129e, fer

dra teyra [far della tela] 167e, dra feura neyra [dalla pelliccia nera] 168e, ne mratu

dagia [non me l’hai data?] 238e, gleyg dra porta [gli altri della porta] 241e, coy dra

bancha [quelli della banca] 512e, segnal dra croux [segno della croce] 603e.

Per quanto concerne la palatalizzazione delle dentali finali, va detto che questo

fenomeno si verifica soprattutto sotto l’influenza delle vocali I ed E, che prima di

cadere hanno agito sulla dentale che le precedeva. Si pensi: fag [fatti], lag [latte], nog

[notte], tug [tutti], dig [detto], quag [quatto], leg [letto], fig [affitto], drig [diritto].

Come indica la G, nel Cinquecento questi lemmi dovevano presentare un suono palatale

sonoro, mentre nei corrispondenti cravanzanesi e dell’Alta Langa la palatale

finale è sorda e, per convenzione, la si nota -CC. Si pensi a lacc, neucc, tücc, dricc,

quacc, lecc, ficc… In alcuni casi, come per esempio tug, il suono palatale indicava il

plurale.

Anche nel campo della morfologia sono numerose le corrispondenze tra le due

parlate e, sempre per concisione, mi limiterò solo a poche osservazioni sull’articolo

determinativo e sui pronomi verbali, particelle che presentano frequenze elevatissime.

Per l’articolo determinativo maschile singolare, nelle farse dell’Alione troviamo L

davanti a parola che inizia per vocale o H muta. Si pensi a: lospia [l’ospedale] 154b,

lorch [l’orco] 125b, leuf [l’uovo] 197b, lus [l’uscio] 347b, lhom [l’uomo] 152a. Se la

parola che segue inizia per consonante si può trovare EL oppure O: el cazul [il

mestolo] 16b, el me euteury [il mio aiuto] 36b, el fer [il ferro] 199b; o censal [il sensale]

87 b, o turch [il turco] 162b, o derrer [il deretano] 257b, o tagliau [il tagliere]

375b, o roux [il rosso] 88i, o nostr posta [il nostro podestà] 43i, o stagnin [la pentola]

13i. L’articolo O si trova davanti alle parole maschili singolari che iniziano per T, D,

S, L, R, N e C seguita da vocale palatale (e oppure i). O si trova anche davanti alla

semiconsonante I: o iantilhom [il gentiluomo] 20b, o iudex [il giudice] 104i. Questo

comportamento sembra ancora essere seguito nella parlata dell’Alta Langa.

Per l’articolo determinativo plurale maschile, davanti a parola che inizia per con-

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sonante, le farse ci presentano Y, talvolta notato anche I: y faseu [i fagioli] 126b,

y pover omi [i poveri uomini] 160b, y bracz [le braccia] 175b. Davanti a vocale si trova

GL oppure GLI: gloeuf [le uova] 124b, gli archichioch [i carciofi] 127b, gli homi [gli

uomini] 74b. GLI e GL dovevano suonare come la J del piemontese di j’euj.

Per il femminile plurale, davanti a parola che inizia per consonante semplice, le

farse ci presentano spesso l’articolo EL: el mare e el figle [le madri e le figlie] 70b, sut

el vote [sotto le volte] 320b, articolo che si ritrova anche nell’Alta Langa, pur se sotto

la forma rotacizzata ER.

Una grande corrispondenza tra l’astigiano dell’Alione e la parlata dell’Alta Langa

si trova anche tra i pronomi verbali. Si pensi infatti agli esempi riportati qui di seguito:

astigiano dell’Alione piemontese dell’Alta Langa

e e digh 270a, e son 183a e e digh, e sun

te te un vyot 40b, te e stanc 460b ët ët canti

o com o sta u u sta

a a ne po pu a a peu

e quand e vollesson 338a e e vuraissu

o o porre 157a, o sare adovra i i pudrai, i sarai

y y volon 207a i i veuru

el el vorran 329c i i vurran

Mi sembra degno di nota il fatto che, alla terza persona singolare, la parlata di

Cravanzana conservi la distinzione tra il maschile [u] ed il femminile [a], cosa che non

avviene in tutte le parlate pedemontane. Naturalmente i pronomi verbali derivano dal

latino, e da ego, u da illu, a da illa, o da vos. I pronomi verbali sono presenti in molte

parlate dell’Italia settentrionale perché dette particelle rendono esplicite forme verbali

che, a causa della caduta delle consonanti e di certe vocali finali latine, erano

diventate ambigue. Per la parlata dell’Alta Langa si pensi per esempio a: finiss, parlava,

divi, vurrai… che assumono un significato ben preciso solo se sono preceduti dal

pronome verbale: e finiss [finisco], a finiss [finisce]; e parlava [parlavo], a parlava

[parlava]; ët divi [dicevi], i divi [dicevate]; ët vurrai [vorrai], i vurrai [vorrete], e ven

[vengo], u ven [lui viene], a ven [lei viene]…

Molto interessante è poi anche il possessivo seu che nelle farse dell’Alione troviamo

in competizione con soy e lour/lor [i suoi e i loro]. Nella parlata presentata da

Giacomo Giamello seu si riferisce solo alla terza persona plurale maschile [i loro].

Talvolta nelle farse lor/lour appare al posto di seu/soy, però la sua presenza non

dovrebbe essere dovuta alla pressione del toscano, ma piuttosto a quella del francese,

lingua che l’Alione doveva conoscere molto meglio. Forse qui è bene ricordare che,

anche per il possessivo di terza persona plurale, il piemontese ha sviluppato una

forma diversa da quella del francese, dell’occitano e dell’italiano.

Da queste poche osservazioni si può dedurre quanto sia importante la ricerca di

Giacomo Giamello. Codificando la sua parlata, forse l’ha salvata dall’oblio, ma sicu-

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amente l’ha messa in una vetrina privilegiata dove è a disposizione di quanti si interessano

o si interesseranno alla cultura dell’Alta Langa. Dopo tutto le parole non sono

semplici segni o suoni, ma a chi sa leggerle o riesce a capirle esse rivelano il pensiero,

la sensibilità e la cultura di quanti le dicono o le hanno dette. E non c’è dubbio che

le notizie storiche, i racconti e gli aneddoti che accompagnano la parte linguistica la

completano e contribuiscono a dare un’idea più precisa dell’universo concettuale

degli abitanti dell’Alta Langa. Questa seconda parte che, ad alcuni potrebbe sembrare

marginaria, a mio avviso è importante quanto la prima.

Come detto all’inizio La lingua dell’Alta Langa, il Dizionario Botanico e il Dizionario

Zoologico sono tre opere che hanno molto in comune, tanto che pur non contenendo

nulla di tragico si potrebbero quasi definire una trilogia dell’Alta Langa.

E quest’affinità deriva non tanto dal fatto che presentano dei temi complementari, ma

soprattutto perché sono pervase da un motivo comune che è l’amore dell’autore per

la sua terra, l’attaccamento alle sue radici e ai suoi valori. Per non essere frainteso vorrei

sottolineare che in questi testi non c’è un rimpianto del passato, ma piuttosto

lucida coscienza del presente, una ricerca per riflettere sui propri valori, per rinsaldare

la propria identità e per conoscersi meglio. In fondo mi sembra proprio che il

famoso detto socratico «conosci te stesso» stia alla base di la produzione letteraria di

Giacomo Giamello che, probabilmente, pensa che una migliore conoscenza di sé, dei

propri valori e delle proprie tradizioni sia il miglior modo per difendersi dall’appiattimento

e dalla spersonalizzazione a cui sembra portarci la globalizzazione odierna.

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BRUNO VILLATA, Montréal

Le parole delle farse sono riportate secondo la grafia con cui sono notate nell’edizione de

L’Opera Jocunda del 1521. I numeri che seguono i vari lemmi corrispondono al numero del

verso, mentre la lettera dell’alfabeto indica la farsa. Per le Comedie si fa riferimento all’edizione

del 1521 giacente presso la biblioteca Nazionale di Torino e pure al volume: GIOVAN

GIORGIO ALIONE, Le farse, Testo originale con traduzione italiana e piemontese, a cura di

Bruno Villata, Lòsna & Tron, Montréal, 2007. L’introduzione è dedicata soprattutto ad osservazioni

linguistiche.

Si ricorda che i testi dell’Alione presentano parecchie oscillazioni grafiche, che il suono

/o/ è rappresentato dalla O, mentre quello della /u/ normale poteva essere notato OU, O ed

anche U. La U rappresentava anche il suono velare /ü/. Va anche detto che i testi originali non

presentano accenti né segni di punteggiatura.


Lingua e storia

D’estate sovente accompagnavo mio nonno sulla Langa; mi raccontò, un giorno,

di certe « . pere dëˆr trun . » (pietre del tuono) che i contadini rinvenivano durante il

lavoro nei campi, queste pietre non erano altro che manufatti mesolitici, ad esempio

punte di frecce, testimoni dell’antichissima presenza dell’uomo sulle nostre colline.

I Liguri che per primi abitarono queste terre, lontano dall’essere rozzi e primitivi,

praticavano l’agricoltura, l’allevamento, la caccia e la pesca intrecciando, nel contempo,

una fitta rete di scambi commerciali e culturali con le confinanti popolazioni

celtiche ed etrusche.

Il gruppo etnico presente in Langa era quasi sicuramente quello dei Bagienni da

bhagus il faggio, albero a loro sacro. Diodoro Siculo ne parla in questi termini: « . sono

coraggiosi e nobili non solo in guerra, ma anche in quelle circostanze della vita non

scevre da pericolo . » (Bibl. Stor. V,39,2-3), altri autori li descrivono come « . capillati . »

e cioè dalle lunghe chiome, con donne gagliarde come gli uomini e gli uomini come

le fiere.

Il loro idioma faceva parte delle lingue celtiche, parlata che, come scrive Giulio

Cesare nel primo libro del De bello gallico « . ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur

. » (nella loro stessa lingua si definiscono Celti, nella nostra Galli). I Bagienni

non elaborarono una scrittura propria, ma pare adottassero quella estrusca e impiegassero

come supporto per la scrittura la corteccia del faggio, materiale purtroppo

molto deperibile, cosicché ci sono pervenute scarsissime testimonianze della loro lingua:

alcune epigrafi in lingua etrusca, rare incisioni su roccia come quelle del Bric

Biula presso Saliceto e le desinenze in -asco e -asca di molti toponimi (Mercenasco,

Cherasca…).

A partire dal III secolo a.c. le aquile di Roma incominciarono ad affacciarsi in

Liguria e in Piemonte e cento anni dopo le sue legioni, soffocando le ultime sacche di

resistenza, imposero la loro pace: « . Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant . ».

Gli abitanti furono iscritti alla tribù Camilia e il territorio aggregato alla IX

regione cispadana; la lingua locale dovette confrontarsi e cedere, ma non completamente,

al latino volgare influenzandone la pronuncia, le costruzioni sintattiche e conservando

numerosi lemmi ancora oggi ben distinguibili (vedi tabella A).

Alla caduta dell’impero romano, nel V secolo d.C., diversi popoli passarono per

le Langhe, ma quelli che lasciarono le tracce più evidenti sulla nostra lingua furono i

Longobardi ed i Franchi (vedi tabella B, C, D).

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Intorno all’anno Mille le nostre colline erano quasi completamente disabitate tanto

che l’imperatore Ottone I, attraversandole nel 967, le descrisse come « . desertis locis . »

e non ritenne opportuno imporre tributi. Successivamente la sicurezza di quei luoghi

impervi, le abbondanti sorgenti e la possibilità di condurre agevolmente l’agricoltura

e la pastorizia, portarono ad una ripresa demografica, testimoniata dall’arrivo a San

Benedetto Belbo dei frati Benedettini e dalla contemporanea istituzione delle prime

pievi tra cui il « . Plebatus de Cravexana . » come testimoniato nel Registrum delle

Costituzioni Isnardi.

In quegli stessi anni accanto alle più conosciute lingue d’oc e d’oil prende autonomia

una lingua d’oe che, come è emerso dagli innovativi studi sui Sermoni Subalpini

(sec. XI-XII) condotti dal prof. Bruno Villata, si inserisce alla base dell’albero genealogico

degli idiomi pedemontani (vedi tabella E). Gradatamente, dunque il piemontese

delle Langhe arriva a maturità e dall’attenta lettura degli Statuti comunali dei

secoli XIV e XV, si può scoprire un nutrito gruppo di lemmi locali che « . latinizzati . »

furono impiegati in quei testi (vedi tabella F).

Dal Cinquecento in poi la letteratura piemontese ci dà esempi di lessici molto

vicini a quello dell’alta Langa, come ad esempio quello delle commedie dell’Alione

(vedi prefazione), raggiungendo nei secoli successivi la sua massima espansione e ricchezza

espressiva, com’è ben testimoniato dalla vasta bibliografia esistente. Un medico,

Maurizio Pipino, compilò addirittura una grammatica ed un dizionario ad uso

della principessa di Savoia, Maria Adelaide.

Purtroppo negli ultimi decenni la crescente urbanizzazione, il diffuso terrorismo

scolastico nei confronti delle lingue minoritarie e la fortissima pressione dei mezzi di

comunicazione hanno ridotto drasticamente il numero delle persone che usano la

parlata pedemontana e che la trasmettono ai propri figli; tuttavia ritengo che questo

impoverimento linguistico sia da addebitare, lontano da sterili e sciocchi campanilismi,

alla scarsa considerazione in cui la maggior parte dei piemontesi tiene la propria

lingua, arrivando addirittura a connotarla negativamente.

Mi auguro invece che, anche se tardi, possa maturare la consapevolezza che possedere

una lingua è ricchezza, è cultura, è rispetto delle conoscenze e delle fatiche di

tutti coloro che ci hanno preceduto su queste colline di Langa.

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TABELLE

Tabella A

parole di origine ligure-celtica piemontese dell’Alta Langa italiano

bal-men bàrˆma alta roccia

beol biula betulla

bial bialerˆa canale d’acqua

brace bràje calzoni

bran bran crusca

broc brich collina

briven brivè assalire

brug brü erica

caban cabàna riparo

crog croch uncino

croi croi avvizzito

drut drü fertile

galerne garˆaverna brina, aria gelida

grein crin maiale

gig (solletico) gigiat vivacità

suc zˆüch ceppo

niten nita fango

verna verna ontano

Tabella B

esempi di parole comuni

con la lingua tedesca

piemontese dell’Alta Langa italiano

Betze (cagna) vez, vezzun cagnaccio

Blume biüm tritume

Bock buch, bech caprone

Brand (tizzone) brandè alare

Gries (semola) ghërsa pagnotta

klingen (suonare) sclint limpido

Magen magun, magunà accorato

Rand (a) randa margine

Riste rista canapa per filare

Schlendrian langhërdan individuo pigro, indolente

schnuffeln nifiè annusare

Stock stach pezzo di legno

Verletzung ferleca ferita

wahten vacè, svacè stare in agguato

Winden vindu guindolo

Wut fut risentimento, stizza

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Tabella C

francese antico piemontese dell’Alta Langa italiano

briquet bricat fiammifero, acciarino

disner (dîner) disnè pranzo

escouter (écouter) scutè ascoltare, ubbidire

escurer (écurer) sghirè pulire afondo

estagere (étagère) stagerˆa scansia

fouet fuat frusta

gauche gáucc storto, sinistro

jayet giajat lustrino

pois pois pisello

rabot rabot pialla

taster (tâter) tastè assaggiare

Tabella D

provenzale piemontese dell’Alta Langa italiano

agacin ajazˆin callo

champorgno ciamporgna zampogna

esglai sgiàj orrore

grueyo sgreuja guscio

jap giap, giapì latrato, uggiolare

jarri giàri topo

jouc giuch pollaio

prou pru abbastanza

ramada ramà scroscio d’acqua

Tabella E

lingua d’oe dei

Sermoni Subalpini

piemontese dell’Alta Langa italiano

agnel agnel agnello

almosna limosna elemosina

baila bàila balia

barba bàrˆba zio

espus spus sposo

fam fàm fame

fee fè pecore

limun limun limone

lin lin lino

lum lüm lume

munt mund mondo

16


lingua d’oe dei

Sermoni Subalpini

oil euj occhio

pan pan pane

pecà pecà peccato

pere perˆe pietre

pom pum mela

preve prˆevi prete

vas vàs vaso

vidua vidua vedova

vin vin vino

Tabella F

piemontese dell’Alta Langa italiano

esempi di parole locali presenti

nel testo latino degli statuti dei

comuni di Bossolasco, Castino,

Mango e S. Stefano Belbo piemontese dell’Alta Langa italiano

(XIV-XV secolo)

anlevare anlvè allevare

arbetioni arbiun piselli

arbra àrˆbra pioppo

autinus autin vigna sostenuta da alberi

baronum barˆun mucchio

battere bàti (ërˆ gran) trebbiare (correggiare)

il grano

bealeria, bialeria bialerˆa canale d’irrigazione

bennia bënna capanna

Berbi (flumen) Berˆb torrente Belbo

bergeras bergera pastora

bibiorum bibin tacchino

biglionum biun tronchi

blava biàva biada

bolio apis buj drˆ’avije alveare

botallus butàj botti

bozolum bòzˆurˆa rovo

bropas bropa pertica o palo di piccolo

diametro

bropiglonus brupun palo grosso

buria, buira büria grosso volume di acqua

torbida

burium burˆi liquido di scolo fetido

canas càna canne

17


esempi di parole locali presenti

nel testo latino degli statuti dei

comuni di Bossolasco, Castino,

Mango e S. Stefano Belbo piemontese dell’Alta Langa italiano

(XIV-XV secolo)

carata, carazam carà carico d’un carro

carrusium caruss carretto

cavagnam cavàgna cesta

cavare, cavandos cavè, cavanda zappare, zappando

cavezanam cauzˆàgna sentiero sul confine

di un campo

celoiram sloira aratro

cloenda ciuenda recinzione fatta da siepi

o simili

cobia cubia (ëd beu) coppia (di buoi)

coramen afaitatum curˆàm faità cuoio conciato

crapa cràva capra

criare criè gridare

croati cruà caduti

cuppos cup coppi

curtem curt cortile, aia

exgrafigniare sgrafignè graffiare

exiamenta asiamainta i diversi attrezzi per

il lavoro

fassum, fassium, fasso fàss fascio, fascina

faudatam faudà, faudarà grembiule, grembiulata

fera ferˆa fiera

firagnus firàgn filare

gabias gàbie gabbie

gathum, gatham gàt, gàta gatto, gatta

geram gerˆa ghiaia

gorras gure salici

gurgos, gorgo gurgh sorgente con fontana

henzare anzè iniziare

leamine liàm letame

leza leza mezzo di trasporto senza

ruote

macatura carnis macadürˆa ammaccatura

michas mica pagnotta

mugio mügg mucchio

nucas rogliatas nus cun rˆa rola noci con il mallo

olocherum uruché tritume della paglia

panaterijs panatè panettieri

18


esempi di parole locali presenti

nel testo latino degli statuti dei

comuni di Bossolasco, Castino,

Mango e S. Stefano Belbo piemontese dell’Alta Langa italiano

(XIV-XV secolo)

pasturare pastirè pascolare

paysa páisa bilancia a bilico

pecia pèzˆa pezza di stoffa, fascia

per bambini

pianca pianca planca

ramacium ramàzˆ grosso ramo

rapolare rapulè raccogliere grappoli quà e là

rasoira rasoira (rasè: rasare) rasiere

sajvando saivanda (saivè: innaffiare) innaffiando

sapellum, sapellos sapel via di accesso ad un campo

sarmenta sarmainta tralci di vite

scandaleum scandàj bilancia a bilico

scarvandum, scarvare scarvanda, scarvè sfrondando, sfrondare

senevra sënnëvra senape

sgiratandos, sgurandos sghiranda ij puzˆ pulendo i pozzi

puteis

sloando, sloare sluanda, sluè sciogliendo, sciogliere

sofranum sufran zafferano

somata sumatà (soma: asina) carico d’un asina

stabi stàbi recinto per animali

starnita starnìa selciato

sterniendo, sternire sterninda, sternì posando, posare un selciato

stobia, stobias stubia stoppie

surchus surch solco

tampa, tampas tampa, tampe fossa quadrata

tortagnas turtàgne legacci per covoni fatti

con rami

toyrus teuj tronco, ramo grosso

trabuchus trabüch trabucco, unità di misura

lineare

troya treuja scrofa

vernam verna ontano

zerbis, zerbum zerb gerbido

19


Feisoglio, veduta da mezzodì

Niella Belbo, l’antica porta

20


Lingua e territorio

A sud del Piemonte, tra il Tanaro a ovest e la Bormida di Spigno a est, si colloca

il territorio chiamato Langa o Langhe.

Questo antichissimo toponimo ha un’etimologia ancora oggi incerta, ma come

asserisce Carlo Prandi nei suoi Canti: « . La parola Langa parrebbe significare una collina

allungata e andar per Langa il tenersi sulla via o sentiero che corre in alto lungo

la dorsale delle colline . ».

Sono proprio le colline l’anima di questa terra, dolci e ricche di argilla nella Bassa

Langa, ambiente ideale per la vite; ripide e solide per via delle arenarie (pere ’d Langa)

e delle marne (tuu o tuvu) nell’Alta Langa, regno della nocciola tonda e gentile.

La particolare conformazione di questi rilievi fa si che il clima, in genere temperato,

sia soggetto a sensibili differenze tra il versante esposto a sud (arˆ sirì) e quello a

nord (arˆ livernaint o a rˆ ’invernaint) con risvolti sull’agricoltura ben noti a tutti i contadini.

Il vento soffia in genere da sud-est, mai freddo, tanto da essere definito

« . marino . » (ërˆ marin).

Ricchissima è la flora e gli appassionati di botanica possono trovare nelle Langhe

un fertile terreno per i loro studi come hanno ben dimostrato Vignolo Lutati e il cravanzanese

Giacinto Abbà.

La principale via di accesso a questo territorio è costituita dalla strada statale 29

che arrivando da Alba attraversa le valli Belbo e Bormida, svelando suggestivi panorami

e peculiarità come i caratteristici terrazzamenti (ërˆ preuss), grazie ai quali generazioni

di tenaci e laboriosi contadini hanno reso coltivabili anche i più ripidi pendii.

In questo contesto troviamo i comuni di Cravanzana, Feisoglio, San Benedetto

Belbo, Niella Belbo e Bossolasco dove hanno le loro radici i testimoni di questo

lavoro condotto tra gli anni 1995 e 2005.

La parlata di quest’area presenta alcune peculiari caratteristiche, prima fra tutte

la «tz» (zˆ), simile a quella che troviamo in italiano nella parola « . pozzo . », per cui

avremo in modo più o meno accentuato:

piemontese dell’Alta Langa piemontese italiano

autzè (auzˆè) aussé alzare

putzé (puzˆè) pussé spingere

stràtz (stràzˆ) strass straccio

tzicot (zˆicot) sicot zucchino

tzinch (zˆinch) sinch cinque

21


comune con il resto della Langa e dell’Albese è la rotacizzazione della « . l . »:

piemontese dell’Alta Langa piemontese italiano

àrˆa ala ala

bìsurˆa bìsula salvadanaio

càmurˆa càmula tarma

garˆaverna galaverna brina

vurˆp vulp volpe

noteremo poi che la « . i . » che sostituisce sovente la « . ü . »:

piemontese dell’Alta Langa piemontese italiano

bitè büté mettere

fisì füsil fucile

tipin tüpin vaso di terracotta

Tirin Türin Torino

« . -cc . » al posto della « . t . » e « . -gg . » al posto della « . d . » in finale di parola:

piemontese dell’Alta Langa piemontese italiano

dricc drit dritto

fragg freid freddo

fricc frit fritto

neucc neuit notte

stracc streit stretto

sücc süit asciutto

Ricordiamo ancora che nel 1783 il medico Pipino annotava, nel suo dizionario,

che a Torino tra le persone di alto rango ed i letterati la pronuncia della « . e . » era sempre

molto stretta, mentre tra la plebe ed il contado era aperta tanto da diventare « . a . »

per cui garèt si trasformava in garat, la stessa pronuncia aperta è presente in l’Alta

Langa per cui:

piemontese dell’Alta Langa piemontese italiano

avaj avej avere

bagn ben bene

baichè beiché guardare

cavaj cavej capelli

cravat cravèt capretto

cumplimaint cumpliment complimenti

giaint gent gente

staimbr stember settembre

raid reid intirizzito

s-ciupat s-ciupèt schioppetto

22


piemontese dell’Alta Langa piemontese italiano

smains smens semente

starnìa sternìa acciottolato

sufiat sufièt soffietto

trai trè tre

Dunque si sono qui amalgamate peculiarità fonetiche piemontesi, monferrine e

liguri tali rendere la parlata dell’Alta Langa assolutamente unica e ben individuabile.

Ponte sul Belbo

Cravanzana, veduta da mezzodì

23


LA GRAMMATICA

R ˆ A GRAMÀTICA

Bossolasco, la chiesa parrocchiale


Fonologia

Per quanto riguarda la grafia si sono seguite le chiare e semplici regole contenute

nelle pubblicazioni del professor Bruno Villata: La lingua piemontese, Losna & Tron,

Montreal 1997 e “Boletin ëd l’Academia dla lenga piemontèisa” n. 5 del 2001 (Grafia

Internazionale); ringrazio il professore per la sua cortese disponibilità, i preziosi consigli

e le sue indispensabili correzioni.

Alfabeto, grafia e pronuncia

Il piemontese delle Langhe presenta un numero di suoni decisamente superiore all’italiano,

avremo in dettaglio:

a, à, b, c, d, e, è, ë, eu, f, g, h, i, j, l, m, n, n-, o, p, q, r, rˆ, s, t, u, ü, v, z, zˆ

Vocali toniche

alfabeto

alfabeto

fonetico

piemontese (traduzione)

parole italiane

con suono corrispondente

a, á a ajazˆin (callo) amore

à a: fàm (fame) ------

Suono cupo di articolazione posteriore, simile alla a della parola inglese garden, giardino.

e, é e védr (vetro) vetro

è ε tèra (terra) terra

ë Z bërta (berretta) ------

Suono semimuto, velare simile alla î del rumeno nella parola cît, quanto o alla Z del russo nella

parola $ZFHD@, presto.

i i ni (nido) nido

j j fija (figlia, ragazza) iena

o o soma (asina) sole

u u fut (risentimento) tufo

ü y üva (uva) come la u francese

eu ø feu (fuoco) come la eu francese

27


Consonanti

alfabeto

alfabeto

fonetico piemontese (traduzione)

parole italiane

con suono corrispondente

b b bula, burla (bolla, bica) barca

c k caval (cavallo) casa

cc tï cicin, cuntac (carne, contagio) cena, ciccia

ch k cher (carro) chiesa

d d dona (moglie, donna) dono

f f fuin (faina) faro

g g gàl (gallo) goccia

gg d• frumàgg (formaggio) gaggia

gh Ü ghignun (faccia, odio, ira) ghiro

gn Ö gnech (mal lievitato) gnomo

l l listel (listello) lira

m m màsca (strega) mamma

n n nàs (naso) naso

n- gran-a (seme, grana) fango

faucale o velare (ebraico: ain)

p p parperˆa (palpebra) padre

qu kw quàtr (quattro) quadro

r r rais (radice) rete

rˆ garˆaverna (brina) ----palatale,

ha un suono tra la r e la l

s (sonora) z cheusi (cuocere) rosa

s (sorda) s sach (secco) sano

ss (intervocalica) z snujesse (inginocchiarsi) scosso

sc ï scirot, scü (scure, scudo) scena, scudo

s-c V s-cianchè (strappare) scervellarsi

I due suoni si fanno sentire separati come ad esempio nelle parole italiane scervellarsi o

scentrato.

t t tavanàda (parola sciocca) tavolo

v v vindu (guindolo) vaso

z dz zembu (accelerazione angolare) zona

zˆ ts zˆicot (zucchino) pozzo

Particolarità

La desinenza -ssa (spressa, bissa, cheussa) in fine di parola ha un suono simile al francese

ch- in chacun e al tedesco sch- in schön; lo stesso vale per alcune parole che iniziano

con s seguita dalle vocali a e ü come ad esempio: sü (scure), sümia (scimmia),

savüj (pungiglione), saintè (scomparire).

Il suono sc- ha un suono dolce come nell’italiano scena prima della vocale -i: scirot

(scure), mentre è duro prima delle vocali -a , -ü, -u: scarˆa, scü, scuratè (scala, scudo,

scorrazzare).

La lettera v davanti a consonante ed in fine di parola prende un suono vicino alla u:

ciav - ciau (chiave).

28


La lettera n in fine di parola ha un suono leggermente diverso (palatale) rispetto all’italiano:

bun (buono), sun (suono).

La a in posizione tonica ha due suoni, uno analogo all’italiano che si indicherà con a

o á ed un’altro più cupo che si ottiene con una sua articolazione posteriore; questa

« . a . » con un suono vicino alla « . o . », è caratteristica delle Langhe, del Roero e del

Monferrato e si noterà con à.

In alcuni casi essa assume valore diacritico ed è indispensabile per distinguere, ad

esempio:

bagn (bene) da bàgn (bagno)

cavaj (capelli) » cavàj (cavalli)

ciap (tiepido) » ciàp (coccio)

magna (manica) » màgna (zia)

pass (pesce) » pàss (passo)

sa (questa) » sà (sale)

sach (secco) » sàch (sacco)

spass (denso) » spàss (passeggio)

La j ha valore di semivocale, nei casi di accento tonico sulla vocale che segue -ij, il

digramma può essere ridotto ad una semplice i: cunsié, cunsijé (consigliere).

La rotacizzazione della l ha prodotto un suono tra la l e la r che verrà indicato con rˆ

per cui, se a Torino abbiamo dël (del) e galaverna (brina), nell’Alta Langa avremo dërˆ

e garˆaverna; il fenomeno del rotacismo è comune ad altre lingue romanze come ad

esempio il rumeno dove però in un lemma quale scara (scala) la r suona diversamente

da quella dell’Alta Langa.

La rotacizzazione è inoltre indispensabile per distinguere vocaboli apparentemente

uguali come:

sarà (chiuso) j’ati sarà rˆa porta? (hai chiuso la porta)

sarˆà (salato) sa mnestra a rˆ’è propi sarˆà (questa minestra è proprio salata).

La zˆ ha il suono ts comune alla z sonora della parola italiano pozzo e ci farà distinguere

tra:

za (già) dë zˆa (dë tsa) (di qua).

La vocale e può avere un suono aperto (è) o chiuso (é):

– la e con suono chiuso (é) va accentata nei digrammi -er finali e in fine di parola

infatti avremo:

Chér (Chieri) e non cher (carro)

a rivé (sul bordo) e non rivè (arrivare);

– la e con suono aperto (è) si accenta nelle parole piane, nelle uscenti in -et e in fine

di parola:

tèra (terra), sèt (sette), cavè (zappare).

Il suono eu è sempre tonico, mentre ü quasi sempre: scheu (pascolo), cazˆü (mestolo).

29


Accento tonico, accento grafico, trattino

Accento, le parole possono avere un solo accento grafico.

Le parole tronche (accento tonico sull’ultima sillaba) sono accentate solo se terminano

in vocale: parlè (parlare), cantè (cantare) e quando la e di -er ha un suono chiuso:

Chér (Chieri).

Le parole piane (accento tonico sulla penultima sillaba) sono accentate solo se terminano

in consonante: àngel (angelo) e quando la e ha un suono aperto: tèra (terra),

amèra (amara).

Le parole sdrucciole sono sempre accentate: riùndurˆa (rondine).

I dittonghi vanno accentati nel caso in cui l’accento cada su una vocale debole (i, u):

sùa (sua), andùa (dove), marìa (cattiva), falìa (guasta)

e per distinguere, ad esempio:

vìa (via) e non vià (veglia),

paìs (paese) e non pais (pesante, pece),

I monosillabi non si accentano salvo che per distinguere la é dalla è:

rè (re) frè (fabbro)

I trittonghi (sillabe di tre vocali) non prendono l’accento: ciau (chiave).

Trattino, in piemontese è di uso frequente e viene impiegato:

– dopo la consonante n per indicarne il suono faucale come in lün-a (luna) simile al

suono dell’italiano fango;

– tra le consonanti s e c per notare il suono particolare dei trigrammi s-ci e s-ce come

in s-cianchè (strappare), ras-cèt (raschietto) specificando un suono simile a quello

delle parole italiane scervellarsi o scentrato;

– per unire il pronome personale atono -j o la particella avverbiale i al pronome verbale:

e-i suma (ci siamo), i-j disu (gli dicono) per distinguerlo, ad esempio, dall’articolo

determinativo maschile plurale ij matot (i ragazzi);

– per unire due nomi per formare un composto: peru-peru;

– per unire l’imperativo uscente in -ch, -cc o -gg con il pronome che lo segue: beichte

(guardati), specc-te (specchiati), cugg-te (coricati);

– per separare l’infinito dal pronome che lo segue, se esso inizia con consonante

uguale a quella finale del verbo: avaj-je (averli).

– per unire certe particelle avverbiali ai pronomi dimostrativi e ai nomi che sono accompagnati

da aggettivo dimostrativo: si-zˆì (questi qui), si-lì (quelli lì), si-là (quelli là).

30


Divisione in sillabe, una sillaba può essere formata da una sola vocale, da una consonante

e da una vocale oppure da più vocali e da più consonanti:

pianca pian - ca (passerella su un corso d’acqua)

piàt piàt (piatto)

can can (cane).

Ogni sillaba contiene almeno una vocale; i dittonghi e i trittonghi fanno parte della

stessa sillaba:

scèleri scè - le - ri (sedano)

staira stai - ra (stella)

pulainta pu - lain - ta (polenta).

Nel caso di consonanti doppie, la prima fa sillaba con la vocale che precede e la

seconda con quella che segue, mentre -cc, -gg, -ss in finale di parola non si separano:

sarˆvëzza sarˆ - vëz - za (salvezza)

baricc ba - ricc (strabico)

furigg fu - rigg (manovale).

Nei gruppi di consonanti, m, n, l, r vanno con la vocale che precede:

fumrˆa fum - rˆa (donna, moglie)

paltò pal - tò (cappotto)

arvangia ar - van - gia (rivincita)

vinvera vin - ve - ra (scoiattolo).

I gruppi di consonanti finali non si separano:

testamaint testa - maint (testamento)

cundimaint cundi - maint (condimento)

surˆamaint surˆa - maint (solamente).

La s seguita da consonante fa sillaba con la vocale che la segue:

castagna ca - sta - gna (castagna)

bastun ba - stun (bastone)

musca mu - sca (mosca)

màsca mà - sca (strega).

Il gruppo n-a non si separa:

lün-a lü - n-a (luna)

cün-a cü - n-a (culla)

brün-a brü - n-a (brina).

Iniziali maiuscole, si usano in principio del periodo e per i nomi propri:

Cravanzan-a (Cravanzana), Curtmija (Cortemilia), Giacu (Giacomo).

Punteggiatura, rispecchia quella della lingua italiana con punto, virgola, punto e virgola,

parentesi tonde e quadre, punto interrogativo ed esclamativo, trattino e puntini

di sospensione.

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Feisoglio, vista del paese

Cravanzana, la chiesa parrocchiale

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Morfologia

Articolo

L’articolo si può distinguere in: determinativo, indeterminativo e partitivo.

Articolo determinativo

L’articolo evidenzia il nome che accompagna, può sostantivare qualsiasi parte del discorso

e determinare singolare, plurale, maschile, femminile di molti nomi.

Forme

Gli articoli determinativi sono:

articolo traduzione esempio traduzione

ërˆ il ërˆ cher il carro

’rˆ il pijesse ’rˆ badò prendersi l’incarico

rˆ’ l’ rˆ’ambutur l’imbuto

rˆu, u lo rˆu s-ciop, u s-ciop il fucile

rˆa la rˆa vìnvera lo scoiattolo

ij i ij cher i carri

jë i jë s-ciop i fucili

j’ gli j’ambutur gli imbuti

ërˆ le ërˆ matote le ragazze

Maschile

rˆ’ (singolare), j’ (plurale)

si usano davanti alle parole che iniziano per vocale:

rˆ’ambutur j’ambutur (l’imbuto, gl’imbuti).

rˆu, u (singolare), jë (plurale)

si usano nelle parole che iniziano con s impura (seguita da consonante sc, s-c, sg, st):

rˆu, u s-ciop jë s-ciop (il fucile, i fucili)

rˆu, u sgiàj jë sgiàj (la paura, le paure)

rˆu, u stàbi jë stàbi (il recinto, i recinti)

rˆu, u scau jë scau (l’essiccatoio, gli essiccatoi).

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ërˆ, ’rˆ (singolare), ij (plurale)

si usano davanti alle altre parole:

ërˆ cher ij cher (il carro, i carri).

ërˆ pitur ij pitur (il pittore, i pittori).

Se preceduto da un termine che esce in vocale, l’articolo ërˆ perde la ë e diventa ’r:

pijesse ’rˆ badò (prendersi l’incarico);

mentre la j (semiconsonante) non fa cadere la ë:

savaj ërˆ piemuntais (conoscere il piemontese).

Femminile

rˆ’ (singolare), j’ (plurale)

Si usano davanti alle parole che iniziano per vocale:

rˆ’anciuva j’anciuve (l’acciuga, le acciughe)

rˆ’amisa j’amise (l’amica, le amiche).

rˆa (singolare), ërˆ (plurale)

Si usano davanti alle parole che iniziano per consonante:

rˆa vìnvera ërˆ vìnvere (lo scoiattolo, gli scoiattoli).

rˆa giàca ërˆ giàche (la giacca, le giacche).

Casi particolari e differenze con la lingua italiana

Munsü, madama, madamin, tota… (signore, signora, signorina...), non richiedono l’articolo

nel discorso diretto, nelle esclamazioni e quando sono seguiti da un nome proprio

che non sia accompagnato da determinanti:

salüta munsù Giuanin! (saluta il signor Giovanni!)

dije ciàu a Iose! (di ciao a Iose!)

I nomi di battesimo delle persone in genere rifiutano l’articolo:

j’ati vist Pinetu dij Gaj? (hai visto Giuseppe dei Galli?)

J’ho truvarˆu da Miclin (l’ho trovato da Michele)

Al singolare i cognomi delle persone non richiedono l’articolo:

j’è rivàje Favot (è arrivato Favot)

j’ati piàrˆu da Tairacrüva? (l’hai preso da Tairacrüva?)

j’ati catarˆu da Pianfrè? (l’hai comprato da Pianfrè?).

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Articolo indeterminativo

L’articolo indeterminativo serve ad indicare una cosa non ben definita.

Forme

Gli articoli indeterminativi sono:

articolo traduzione esempio traduzione

ën (raro ün) un ën ninin un bambino

’n un ’n pulastr un pollo

n’ un n’anfergiù un raffreddore

në uno në snuj un ginocchio

na una na mëssuira una falce

n’ un’ n’ania un’anitra

Maschile

ën Si usa davanti ai nomi che iniziano con una consonante o con un gruppo di

consonanti di facile pronuncia:

ën burich (un asino, uno sciocco)

ën ninin (un bambino).

’n Si usa se la parola che precede termina in vocale:

Pinetu u cata ’n pulastr (Giuseppe compra un pollo).

n’ Si usa davanti ai nomi che iniziano con una vocale:

n’anfergiù (un raffreddore).

në Si usa davanti ai nomi che iniziano con:

la s impura (s seguita da consonante):

në snuj (un ginocchio)

në sbroch d’üva (un racimolo d’uva)

në stibi (uno divisorio);

un gruppo di consonanti in cui la -n occupa il secondo posto e la prima consonante

non sia una -g:

në mnestrun (un minestrone);

un altro gruppo di consonanti di difficile pronuncia come ml, mrˆ, vl, ms, dz:

në vlü (un velluto)

në mse (uno suocero)

në mrˆun (un melone).

Femminile

na, n’ Si usano analogamente al maschile:

na ca (una casa)

n’amisa (un’amica).

35


Casi particolari e differenze con la lingua italiana

L’articolo indeterminativo piemontese si apostrofa sia al maschile che al femminile:

n’ambutur (un imbuto) n’ania (un’anitra)

L’articolo indeterminativo non ha plurale, se un nome plurale è usato in senso indeterminato

si ricorre al partitivo e l’articolo partitivo è obbligatorio:

u cheuj dij puciu (raccoglie delle nespole).

Articolo partitivo

L’uso dell’articolo partitivo è obbligatorio:

italiano piemontese

ho mangiato solo pane j’ho mangià màch dërˆ pan

In generale il partitivo si può esprimere con:

– preposizioni semplici e articolate:

preposizione traduzione esempio traduzione

dërˆ del Giacu u vandëmmia dërˆ nebbieu Giacomo vendemmia del nebbiolo

du del ërˆ bucin u püpa màch du làcc il vitello succhia solo del latte

drˆa della magna Gina a fà cheusi drˆa mnestra zia Gina cucina della minestra

drˆ’ del, della Miclin u vandëmmia drˆ’arnais Michele vendemmia dell’arneis

ëd dei, delle me marin-a a scriv ëd (dërˆ) cartulin-e mia madrina scrive delle cartoline

dë dei, delle Filip u cunta màch dë storie Filippo racconta solo delle frottole

’d dei, delle Ninu pi che ’d galine u j’ha naint Nino ha solo delle galline

d’ dei, delle Luis u j’ha s-ciapà d’euv Luigi ha rotto delle uova

dij dei Giacu u cheuj màch dij coj Giacomo raccoglie solo cavoli

dj’ dei, delle Vigiu u j’ha vist dj’anie, dj’amis Luigi ha visto delle anitre, degli amici

dërˆ delle Marìa a dis màch dërˆ fularià Maria racconta solo delle scemenze

– aggettivi indefiniti:

aggettivo

indefinito

traduzione esempio traduzione

caichi qualche pija màch caichi puciu! raccogli solo alcune nespole!

caiche qualche lacia màch caiche fè! mungi solo qualche pecora!

ën poch ëd un po’ di ën poch ëd pan un po’ di pane

gnün nessuno ti ’t j’hai dàje gnün pum tu non gli hai dato mele

gnüna nessuna mi e j’ho naint baicà gnün-a spaisa io non ho badato a spese

gnün-e nessune pianta gnün-e gran-e! non fare storie!

Nelle frasi negative il partitivo è obbligatorio e, se possibile, il nome si usa al plurale.

italiano piemontese

non compra giornali u càta naint dij giurnaj.

36


Nome

I nomi piemontesi sono maschili o femminili, non esiste il genere neutro. Non sempre

il genere del nome è determinato dalla vocale finale per cui fondamentale diventa

l’articolo.

In genere i nomi che al singolare terminano in -a sono femminili:

rˆa cà (la casa), rˆa stàla (la stalla), esistono però eccezioni ërˆ pueta (il poeta).

I nomi uscenti in -u sono di regola maschili:

ërˆ puciu (il nespolo), ërˆ përru (il coniglio), però possiamo anche avere rˆa rizu (la

ruggine), rˆa biru (la penna biro).

I nomi uscenti in -eu sono maschili:

ërˆ bareu (il barolo), ërˆ feu (il fuoco).

I nomi uscenti in -è sono solitamente maschili: ërˆ frè (il fabbro), ërˆ sarunè (il carradore).

I nomi uscenti in -o sono maschili: ërˆ fo (il faggio), ërˆ badò (l’incombenza).

I nomi che terminano in consonante possono essere sia maschili che femminili:

ërˆ cavàl (il cavallo), rˆu liàm (il letame), ërˆ monumaint (il monumento), ërˆ sunadur

(il musicista), u stràzˆ (lo straccio), rˆa giaint (la gente), rˆa man (la mano), rˆa

curaint (la corrente).

Particolarità

Sur, sgnur, munsü (signore), om (uomo, marito).

Sur precede un nome che indica una carica o una professione: sur prufessur (signor

professore).

Sgnur corrisponde all’italiano «signore» nel significato di «benestante» e non si premette

al nome: u rˆe propi sgnur (è proprio un signore, una persona che sta bene).

Munsü è la forma più comune: munsü Giuanin (signor Giovanni).

Om ha significato sia di «uomo» che di «marito»: so om (suo marito).

Le stesse considerazioni valgono per i corrispondenti femminili:

sura, sgnura, madama, madamin (signora), fumrˆa, dona (donna, moglie), tota

(signorina).

Femminile dei nomi

In parecchi casi esistono due forme distinte per il maschile ed il femminile tuttavia,

sovente, il nome femminile deriva dal maschile aggiungendo le desinenze -a, -ëssa,

-in-a:

matot - matota (ragazzo - ragazza) crin - crin-a (porcello - porcella)

pueta - puetëssa (poeta - poetessa) gàl - galin-a (gallo - gallina).

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Per rendere femminili i nomi che indicano una professione uscenti in:

-é si cambia in -era: panaté - panatera (panettiere - panettiera),

-ur si cambia in -oira: messur - messoira (mietitore - mietitrice).

Per i nomi uscenti in -tur si cambiano la desinenza finale in -tris:

pitur - pitris (pittore - pittitrice),

quelli in -ssur prendono -ssura:

prufessur - prufessura (professore - professoressa).

Plurale dei nomi

Maschili

Di norma i nomi maschili restano invariati al plurale:

ërˆ pum - ij pum (la mela - le mele)

ërˆ pueta - ij pueta (il poeta - i poeti)

tuttavia i nomi uscenti in -l la cambiano in -j:

ërˆ cavàl - ij cavàj (il cavallo - i cavalli).

Eccezioni:

om (uomo) plurale: om, òmini, omi; ann (anno) plurale: agn.

Femminili

I nomi uscenti in -a atona cambiano la -a in -e:

rˆa spusa - ërˆ spuse (la sposa - le spose);

rˆa nàta - ërˆ nate (il tappo - i tappi);

questo cambio può rendere necessari alcuni adattamenti grafici:

rˆa cadrega - ërˆ cadreghe (la sedia - le sedie)

rˆa bocia - ërˆ boce (la boccia - le bocce)

rˆa bàrca - ërˆ bàrche (la barca - le barche)

rˆa butega - ërˆ buteghe (la bottega - le botteghe).

Di alcuni nomi esiste solo il plurale: ërˆ nozˆe (le nozze), ërˆ tusùire (le forbici), ecc.

Nomi composti

I nomi composti possono essere formati da:

nome e nome capësquàdra (caposquadra)

nome e aggettivo ratavurˆòira (pipistrello)

aggettivo e nome mezalün-a (mezzaluna)

verbo e nome tirabursun (cavatappi)

preposizione-avverbio e nome sutcupa (sottocoppa)

verbo e verbo muntacàla (montacarichi)

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Normalmente questi nomi seguono le regole generali:

ërˆ tirabursun - ij tirabursun (il cavatappi - i cavatappi)

ërˆ sutcupa - ij sutcupa (il sottocoppa - i sottocoppa);

i nomi composti da un aggettivo e da un nome nel femminile cambiano la -a in -e:

rˆa mezalün-a - ërˆ mezelün-e (la mezzaluna - le mezzelune)

rˆa ratavurˆòira - ërˆ ratevurˆòire (il pipistrello - i pipistrelli).

Nomi alterati

È comune che a un nome venga aggiunto un suffisso per modificarne anche se di

poco il senso, praticamente il nome alterato ha il valore di un nome più un aggettivo:

gàt, gatin (gatto, gattino).

L’aggiunta del suffisso provoca adattamenti grafici e conseguenze sulla vocale tonica.

Pertanto i nomi che terminano in:

-ca e -ga cambiano la c e la g in ch e gh davanti ai suffissi che iniziano con i suoni i ed

e: maloca, maluchin-a (manciata, manciatina), butega, buteghin-a (bottega, botteghina),

cadrega, cadreghin-a (seggiola, seggiolina);

-è prendono la r prima del suffisso: disnè, disnerot (pranzo, pranzetto);

-à recuperano suoni che esistevano in latino: strà, straji-na (strada, stradina);

n- faucale diventa n: ran-a, ranëtta (rana, ranetta);

-ch e -gh diventano -c: bech, becüciu (becco, beccuccio);

Si ricorda che lo spostamento dell’accento tonico può portare a cambiamenti grafici

e fonici:

o diventa u: porta, purtun (porta, portone);

eu diventa u: reusa, rusëtta (rosa, rosetta), beu, bucin (bue, piccolo bue).

Suffissi delle alterazioni:

diminutivo -in sod sudin soldo soldino

-in-a porta purtin-a porta portina

-at gàl galat gallo galletto

-ëtta fija fijëtta ragazza ragazzetta

accrescitivo -un porta purtun porta portone

-un-a plandra plandrun-a pigra pigrona

-azˆ àsu asnàzˆ asino asinaccio

-azˆa bestia bestiàzˆa bestia bestiaccia

dispregiativo -astr pare parastr padre patrigno

-astra màre maràstra madre matrigna.

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vezzeggiativo -üciu cavàl cavalüciu cavallo cavalluccio

-ücia buca bucücia bocca boccuccia

-üzˆ mur murüzˆ viso visetto

-üzˆa butega butegüzˆa bottega botteguccia

-ot parin parinot anziano anzianotto

-otu vej vejotu vecchio vecchietto

-ota veja vejota vecchia vecchietta

Particolarità

Il suffisso -in si usa anche con i nomi di battesimo sia maschili che femminili:

Giaculin, Catlinin, Marijin, Pinin, Miclin, Giuanin.

Suffissi doppi: il suffisso può essere addirittura doppio sia nell’accrescitivo che nel

diminutivo:

Pin, Pinu, Pinotu, Pinutin

fol, fulat, fulatun, fulitru

Si ricorda che di solito in piemontese non vengono usati i suffissi -issim (-issimo)

e -issima (-issima) e a un termine quale campionissimo corrisponde in genere

gran campiun.

Nomi collettivi

Naturalmente abbiamo anche nomi collettivi che come in italiano reggono il verbo al

singolare:

në strop (un gregge) ën pàira (un paio) ën bosch (un bosco)

Saira e j’ho vist në strop ëd fè ch’u ëndàva a scheu

(ieri ho visto un gregge di pecore che si recava al pascolo).

Nota

Esempi di nomi femminili in italiano e maschili in piemontese:

bambagia (la) bumbàs (ërˆ) saliera (la) sarˆin (ërˆ)

botte (la) butàl (ërˆ) frusta (la) fuat (ërˆ)

calza (la) cauzat (ërˆ) paletta (la) parˆat (ërˆ)

gramigna (la) gramun (ërˆ) talpa (la) tarˆpun (ërˆ)

roccia (una) roch (ën)

Esempi di nomi maschili in italiano e femminili in piemontese:

caldo (il) càd (rˆa) minuto (un) minüta (na)

fiore (il) fiù (rˆa) orecchio (l’) urija (rˆ’)

freddo (il) fragg (rˆa) ramo (il) ràma (rˆa)

ghiaccio (il) giàzˆa (rˆa) sigaro (il) sigàla (rˆa)

mattino (il) matin (rˆa) sonno (il) sogn (rˆa)

midollo (il) miula (rˆa) tartufo (il) trìfurˆa (rˆa)

Alcuni nomi cambiano significato mutando l’articolo:

rˆa bàrˆba (la barba) ërˆ bàrˆba (lo zio).

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Aggettivo

Gli aggettivi si possono dividere in due gruppi: qualificativi e determinativi.

AGGETTIVO QUALIFICATIVO

L’aggettivo qualificativo aggiunge una qualità al nome che accompagna e si accorda

allo stesso in genere e numero;

I gradi dell’aggettivo qualificativo sono:

il positivo: che esprime una qualità;

il comparativo: che esprime un paragone;

il superlativo: che esprime il grado massimo di una qualità rispetto ad un certo

gruppo di cose, animali o persone.

Grado positivo

Possiamo distinguere tra gli aggettivi uscenti in consonante e quelli uscenti in vocale.

Aggettivi uscenti in consonante

Questi aggettivi presentano tre uscite, una per il maschile (singolare e plurale) e due

per il femminile:

maschile invariato per il singolare e il plurale:

ërˆ beu russ (il bue rosso) ij beu russ (i buoi rossi)

ën bun vin (un buon vino) ij bun vin (i buoni vini);

femminile singolare in -a e plurale in -e:

rˆa galin-a russa (la gallina rossa) ërˆ galin-e russe (le galline rosse)

rˆa bun-a chisinera (la buona cuoca) ërˆ bun-e chisinere(le buone cuoche).

Si specifica che gli aggettivi che terminano in:

-ch, -gh perdono la h davanti alla a nel singolare femminile:

stràch, stràca, stràche (stanco, stanca, stanche);

-l maschili hanno solo due uscite - l per singolare e -j per il plurale:

difìcil, dificij (difficile, difficili);

se l’accento cade sulla -i possiamo avere quattro uscite:

tranquil, tranquila, tranquij, tranquile (tranquillo, tranquilla, tranquilli, tranquille);

si noti però che bel (bello), sul (solo), fol (sciocco) hanno quattro forme:

bel, bela, bej, bele (bello, bella, belli, belle)

sul, sula, suj, sule (solo, sola, soli, sole)

fol, fola, foj, fole (sciocco, sciocca, sciocchi, sciocche).

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Gli aggettivi che terminano in:

-at al maschile, nella forma femminile raddoppiano la t e cambiano a in ë:

asprat, asprëtta, asprëtte (aspretto, aspretta, asprette);

-ach al maschile, nelle forme femminile raddoppiano la c e cambiano la a in ë:

sach, sëcca, sëcche (secco, secca, secche);

-ass anche loro al femminile cambiano la a in ë :

spass, spëssa, spësse (spesso, spessa, spesse);

-cc e -gg al femminile si trasformano in -cia e -gia al singolare e -ce e -ge al plurale:

baricc, baricia, barice (strabico, strabica, strabiche);

in alcuni lemmi il digramma -ra diventa -ër :

fragg, fërgia, fërge (freddo, fredda, fredde)

stracc, stërcia, stërce (stretto, stretta, strette);

-n al maschile cambiano questa in n- faucale:

scrusun, scrusun-a, scrusun-e (sporcaccione, sporcacciona, sporcaccione);

Ricordiamo tra le eccezioni l’aggettivo ciap (tiepido) che al femminile fa cëppa (tiepida):

ën brod ciap (un brodo tiepido), na mnestra cëppa (una minestra fredda).

Aggettivi uscenti in vocale

Gli aggettivi uscenti in:

-i, -ì, -u, -ü seguono la regola generale:

seurˆi, seurˆia, seurˆie (liscio, liscia, lisce)

ënsarì, ënsarìa (ënsarija), ënsarìe (ënsarije) (rauco, rauca, rauche)

drolu, drola, drole (bizzarro, bizzarra, bizzarre)

grutulü, grutulüa (grutulüva),

grutulüe (grutulüve) (bozzoluto, bozzoluta, bozzolute);

-a, -ista mantengono la -a per maschile sia singolare che plurale e il femminile singolare,

mentre termineranno in -e per il plurale femminile:

utimista, utimiste (ottimista, ottimiste).

Casi particolari e differenze con la lingua italiana

bleu può presentare tre forme: bleu - bleuva - bleuve;

bràv, prüm, povr, sul, fol … (bravo, primo, povero, solo, sciocco ….) hanno quattro

forme:

bràv, bràva, bràvi, bràve (bravo, brava, bravi, brave),

prüm, prüma, prümi, prüme (primo, prima, primi, prime),

povr, povra, povri, povre (povero, povera, poveri, povere),

sul, sula, suj, sule (solo, sola, soli, sole),

fol, fola, foi, fole (sciocco, sciocca, sciocchi, sciocche)

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arˆ prüm curˆp (al primo colpo)

rˆa prüma vota (la prima volta)

ij prümi fragg (i primi freddi)

ërˆ prüme faraospe (le prime “faraospe”, grossi e soffici fiocchi di neve)

povr si può contrarre in por davanti ai nomi che iniziano con consonante:

por matot (povero bambino).

mez (mezzo, metà) a differenza dell’italiano si accorda sempre col genere del nome:

traj bot e mez, quàtr (ure) e meza (le tre, le quattro e trenta).

Grado comparativo

Comparativi di maggioranza e minoranza

aggettivo traduzione esempio traduzione

pi … che più …di pi àt che ’rˆ brich du su più alto del bricco del sole

menu … che meno….di menu svicc che na vota meno arzillo di un tempo

Se si comparano due nomi si usa farli precedere da ’d o dë (partitivo):

pi ’d fumrˆe che d’om (piu donne che uomini).

Il comparativo può essere rafforzato con tant (tanto), bagn (ben), mutubagn (ben

più):

rˆa me bici a rˆ’è tant pi bela che (la mia bicicletta è molto più bella

rˆa tùa della tua).

Si sottolinea che più si esprimerà con pi se segue un aggettivo o un avverbio e pü in

fine di frase:

pi bun che… (più buono di….) e nun peuss pü (non ne posso più).

Comparativo di uguaglianza

aggettivo traduzione esempio traduzione

paj ëd o d’ come ciorgn paj d’ën tipin sordo come una pignatta

cume, me come grass me ’n pitu grasso come un tacchino

tant cume tanto come u rˆ’è brüt tant cume è brutto come le statue dei

ij Gidè ëd Curtmija Giudei che ci sono a Cortemilia

Grado superlativo

Superlativo relativo

aggettivo traduzione esempio traduzione

ërˆ pi ... dij il più ... di ërˆ picit dij frej il più piccolo dei fratelli

rˆa pi … dërˆ la più … di rˆa pi bràva dërˆ surele la più brava delle sorelle

ërˆ pi ... ëd il più ... di ërˆ pigrand ëd tücc il più alto di tutti

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aggettivo traduzione esempio traduzione

rˆa pi ... ëd la più …di rˆa pi cita ëd tüte la più piccola di tutte

ërˆ menu ... dij il meno … di ërˆ menu ënteligiaint il meno intelligente

dij scurè degli scolari

rˆa menu …dërˆ la meno … di rˆa menu svelta dërˆ la meno veloce delle

lavanderˆe lavandaie

Superlativo assoluto

A differenza dell’italiano non si usa un suffisso (bello - bellissimo, bene - benissimo),

ma si premette all’aggettivo un avverbio o un prefisso:

aggettivo traduzione esempio traduzione

bumbagn molto bumbagn pi grev molto più pesante

franch molto franch ciáir chiarissimo

mutubagn veramente mutubagn sclint trasparentissimo

propi proprio ërˆ merlu u rˆ’è propi nair il merlo è nerissimo

stra- stra- strarich ricchissimo

ultra ultra ultrasensibil sensibilissimo

Comparativi e superlativi sintetici

bun (buono) mej, pi bun (migliore) òtim (ottimo)

gràm (cattivo) pez, pi gràm (peggiore) pèssim (pessimo)

àt (alto) süperiur, pi àt (superiore) süprem (supremo)

bàss (basso) inferiur, pi bàss (inferiore) ìnfim (infimo)

cit (piccolo) minur, pi cit (minore) mìnim (minimo)

gran(d) (grande) magiur, pi grand (maggiore) màssim (massimo)

Si ricorda qui l’espressione idiomatica: ën po’ pi bun che … (migliore di …).

Aggettivi alterati

Come i nomi anche gli aggettivi si possono alterare con diversi suffissi:

-at citulat

-üciu citulüciu

-ot citulot

-un, -un-a citulun, citulun-a

-azˆ citulàzˆ

-astr citulàstr

-in citulin

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AGGETTIVO DETERMINATIVO

Gli aggettivi determinativi portano al nome una precisazione relativa al numero, alla

posizione o al possessore.

Si possono dividere in: dimostrativi, possessivi, numerali, indefiniti e interrogativi.

Aggettivi dimostrativi

L’aggettivo dimostrativo precede sempre il nome accordandosi in genere e numero:

aggettivo traduzione esempio traduzione

cust questo cust amis u rˆ’è ’n gamba questo amico è in gamba

custa questa custa pulainta a rˆ’è fërgia questa polenta è fredda

custi questi custi dui i nun varˆu gnün questi due non valgono niente

custe queste custe cadreghe i sun neuve queste sedie sono nuove

st’ questo st’utun j’ha piuvuje tant quest’autunno è piovuto tanto

sta questa sta saira ’nduma arˆ cine questa sera andiamo al cinema

ës questo ës birò u rˆ’è gros questo mobile è grande

’s questo porta s’ambutur a rˆa màma porta quest’imbuto alla mamma

s’ questo s’amis u stà luntan questo amico abita lontano

sa questa sa porta a rˆ’è sempre sarà questa porta è sempre chiusa

si questi si porti i sun scür questi portici sono bui

se queste se zˆiule i sun verde queste cipolle non sono mature

cul quello cul balengu u staissa a cà! quello sciocco rimanesse a casa!

cula quella cula bestia a rˆ’è zˆopa quella bestia è zoppa

cuj quelli, quei cuj dui i sun birichin quei due sono birichini

cule quelle cule due i sun propi bele quelle due sono veramente belle

istess stesso rˆ’istess prublema ëd prüma lo stesso problema di prima

istessa stessa a rˆ’è sempre rˆ’istessa storia sempre la stessa storia

medesim medesimo ënt ërˆ medesim post nel medesimo luogo

Cust viene usato molto raramente preferendosi la forma ës.

Gli aggettivi ës, sa, si, se possono essere rafforzati dagli avverbi zˆì, lì, là (qui, lì, là);

cul, cula, cuj, cule da lì e là mentre cust, custa, custi, custe solo da zˆì.

aggettivo traduzione esempio traduzione

ës … zˆì questo ... (qui) ës bucin zˆi u rˆ’è propi bel questo vitello è bello

ës … lì questo ... (lì) pija ’s cutel lì prendi questo coltello

ës … là questo ... (là) sauta ’s firàgn là salta questo filare

sa … zˆi questa … (qui) sa nina zˆì a rˆ’è svicia questa bambina è sveglia

sa … lì questa … (lì) sa brunza lì a rˆ’è ruta questa pentola e rotta

sa … là questa … (là) sa maisa là a rˆ’è veuida questa madia è vuota

cul … lì quello … (lì) cul nini lì u rˆ’è dëspipà quel bambino è svezzato

cul … là quello … (là) cul matot là u rˆ’è drucà quel ragazzo è caduto

cula … lì quella … (lì) cula vàca là a j’ha sfrazà quella mucca ha abortito

cula … là quella … (là) cula dus là a rˆ’è sücia quella sorgente è asciutta

cust …. zˆì questo … (qui) cust giuvu zˆì u travàja tant questo giovane lavora molto

custa … zˆì questa … (qui) custa càgna zˆì a rˆ’è da trifurˆe questa cagna è da tartufi

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Aggettivi possessivi

L’aggettivo possessivo richiede l’articolo, fanno eccezione i nomi di famiglia al singolare

parˆe, marˆe, frel, surela, barba, magna, ecc. (padre, madre, fratello, sorella, zio, zia)

che lo rifiutano.

aggettivo traduzione esempio traduzione

me mio me frel u rˆ’è ën po’ birichin mio fratello è un po’ birichino

mìa mia a rˆ’è tüta culpa mìa è tutta colpa mia

me miei ij me pum i sun propi bun le mie mele sono veramente

buone

mìe mie ërˆ mìe cràve i fan dërˆ bun làcc le mie capre producono

del buon latte

to tuo to nud u rˆ’è propi svicc tuo nipote è molto in gamba

tùa tua painsa sempe cun rˆa tùa testa pensa sempre con la tua testa

teu tuoi ij teu camp i sun bagn lavurà i tuoi campi sono ben arati

tùe tue ërˆ tùe bestie i sun bele gràsse le tue bestie sono proprio

belle grasse

nostr nostro ërˆ nostr ort u rˆ’è pin ëd babon il nostro orto è pieno di insetti

nostra nostra rˆa nostra vëgna a rˆ’è snerta la nostra vigna è su un

terreno scosceso

nostri, nos-ci nostri ij nostri përru i sun baruss i nostri conigli sono rossicci

nostre, nos-ce nostre ërˆ nostre galin-e i cantu fort le nostre galline cantano

sonoramente

vostr vostro ërˆ vostr can u báura sempe il vostro cane abbaia

continuamente

vostra vostra rˆa vostra cascin-a a rˆ’è veja la vostra cascina è vecchia

vostri vostri ij vostri matot i sun svicc i vostri figli sono svegli

vostre vostre ërˆ vostre fè i sun a scheu le vostre pecore sono al pascolo

so loro, suo so fumrˆa a cur tüt u dì sua moglie corre tutto il giorno

sùa loro, sua a rˆ’è tüta culpa sùa è tutta colpa sua

seu loro, suoi ij seu paraint i stan luntan i suoi parenti abitano lontano

sùe loro, sue ërˆ sùe surele i sun tüte marià le sue sorelle sono tutte sposate

Si ricorda che nel linguaggio corrente si usano sovente gli aggettivi maschili me, to,

so (mio, tuo, suo) anche con il femminile, sia singolare che plurale: me màma, to

màgna, so fija (mia mamma, tua zia, sua figlia), mentre l’articolo resta sempre al femminile:

rˆa me stiva (la mia stufa), ërˆ me vàche (le mie mucche).

Nel caso in cui l’aggettivo sia posposto al nome conserva il femminile:

ëd testa tùa (di testa tua) rˆa to testa (la tua testa).

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Aggettivi numerali

Gli aggettivi numerali si dividono in: cardinali, ordinali, moltiplicativi e collettivi.

Cardinali

1, uno 2, due 3, tre 4, quattro

ün (maschile) dùi (maschile) trai (maschile) quàtr

ün-a (femminile) dùe (femminile) trè (femminile)

5, cinque 6, sei 7, sette 8, otto

zˆinch ses sèt eut

9, nove 10, dieci 11, undici 12, dodici

neuv des ùndes, unz dùdes, duz

13, tredici 14, quattordici 15, quindici 16, sedici

tërdes, tërz quatordes, quatorz quìndes, quinz sëddes, sëdz

17, diciassette 18, diciotto 19, diciannove 20, venti

dissèt disdeut disneuv vint

30, trenta 40, quaranta 50, cinquanta 60, sessanta

tranta quaranta zˆinquanta sessanta

70, settanta 80, ottanta 90, novanta 100, cento

stanta utanta nuvanta zˆaint

200, duento 300, trecento 400, quattrocento 500, cinquecento

dusaint tërsaint quatzˆaint zˆinzˆaint

600, seicento 700, settecento 800, ottocento 900, novecento

seszˆaint setzˆaint eutzˆaint neuvzˆaint

1000, mille 1100, millecento 1200, milleduecento 1300, milletrecento

mila milezˆaint miledusaint miletërsaint

1400, mille- 1500, mille- 1550, mille- 0, zero

quattrocento cinquecento cinquecentocinquanta

milequàtzˆaint milezˆinzˆaint milezˆinzˆaint e zˆinquanta zeru

1800, milleottocento 2000, duemila 3000, tremila 5000, cinquemila

mileutzˆaint duimila traimila zˆinchmila

7000, settemila 10000, diecimila 100000, centomila milione, miliardo

setmila desmila zˆaintmila miliun, miliard

Ordinali

I numeri ordinali indicano una successione in un elenco.

I, primo II, secondo III, terzo IV, quarto

prüm secund, scund terzˆ quàrt

V, quinto VI, sesto VII, settimo VIII, ottavo

quint sest sètim utàv

IX, nono X, decimo C, centesimo M, millesimo

ch’u fà neuv dècim centèsim milèsim

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Da undicesimo si usa la formula ch’u fà:

al maschile: ch’u fà undes

ch’u fà tërdes, ecc.

al femminile: ch’a fà undes

ch’a fà tërdes, ecc.

Per re e papi dopo l’ottavo si usa il semplice numerale cardinale: Lüis quìndes.

I termini italiani ambo e ambedue si esprimono con tüci dùi, tüte dùe.

Moltiplicativi

aggettivo traduzione esempio traduzione

dubi, indubi doppio u var rˆ’indubi drˆ’ànn passà costa il doppio dello scorso anno

dùe vote (tant) ërˆ to cavàl u cur due vote il tuo cavallo corre due volte

pi fort ch’ërˆ me più veloce del mio

triplu triplo s’èra zˆì a rˆ’è tre vote rˆa mìa quest’aia è il triplo della mia

tre vote (tant) u rˆ’è tre vote pi àt che rˆa cà è tre volte più alto della casa

Collettivi

Si formano aggiungendo i suffissi -aina:

na meza duzaina d’euv (una mezza dozzina di uova)

na duzaina dë zˆiule (una dozzina di cipolle)

na vintaina ’d galin-e (una ventina di galline)

na trantaina ’d cheuv (una trentina di covoni)

na zˆinquantaina ëd pulastrin (una cinquantina di pulcini).

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Aggettivi indefiniti

Si possono dividere in tre gruppi termini che possono avere solo valore di:

– aggettivo

– aggettivo e pronome

– aggettivo, pronome e avverbio.

Solo aggettivi:

aggettivo traduzione esempio traduzione

ogni ogni ogni tant ogni tanto

mica ogni mica tant saltuariamente

caiche qualche caiche tumatiche

i sun màrzˆe

qualche pomodoro è marcio

caichi qualche caichi bucin ij sun drˆa fazˆiun alcuni vitelli sono pregiati

qualunque qualunque qualunque scüsa a rˆ’è bun-a qualunque scusa è buona

për risè per bisticciare

mecussìa,

mecassìa

qualsiasi mandje ën regal mecussìa mandagli un regalo qualsiasi

Esiste anche la forma caich in cui si perde la e: caich maranghin ëd pü (qualche

marengo in più).

Aggettivi e pronomi:

aggettivo traduzione esempio traduzione

àtr altro pija n’àtr ciculatin prendi un altro cioccolatino

àtra altra ënduma da n’àtra pàrt andiamo in un altro posto

àci, àcc altri i j’è dj’àci nini lì feurˆa ci sono altri bambini lì fuori

àtre altre li chial u j’ha drˆ’àtre nizˆorˆe quello ha altre nocciole

a Faisseu a Feisoglio

nujàcc, nujàci noi altri nujàci trai ënduma a scorˆa noi tre andiamo a scuola

vujàcc, vujàci voi altri vujàci dui i sai arsifej voi due siete birichini

gnün nessuno u j’ha propi gnün andi è proprio indolente

gnün-a nessuna gnün-a camisa sanzˆa màcia nessuna camicia senza macchia

gnün-e nessune gnün-e neuve, bun-e neuve nessuna notizia, buone notizie

cert certo ën rimedi cert u rˆ’è ëndè vìa un rimedio certo è andar via

certa certa certa giaint a rˆ’è ’n po’ drola certa gente è un po’ strana

certi certi certi pum i sun ëncura beuzr certe mele non sono ancora

mature

certe certe i-j sun certe bife da fè pau ci sono certe facce da far paura

tüt tutto tüt ërˆ brich u vandëmmiava tutta la collina vendemmiava

tüta tutta tüta rˆa Bruza a fà festa tutta la Bruzza fa festa

tüci tutti tüci ij di rˆa stessa storia tutti i giorni la stessa storia

tüte tutte tüte ërˆ saire u và a rˆ’ostu tutte le sere va all’osteria

Àci, àcc (altri) è usato con valore rafforzativo con i pronomi personali nui e vui che da

soli sono usati molto raramente.

49


Aggettivi, pronomi e avverbi:

aggettivo traduzione esempio traduzione

atërtant altrettanto tant pan a ti e atërtant a mi tanto pane a te e altrettanto a me

atërtanta altrettanta tanta sai e atërtanta fàm tanta sete e altrettanta fame

atërtanci altrettanti tanci rizˆulin atërtanci vizi tanti riccioli altrettanti vizi

atërtante altrettante tante ribote atërtante piumbe tante baldorie altrettante sbornie

poch poco poch bruz e tant pan poco formaggio e tanto pane

poca poca tanta roba, poca giaint tanti beni, poca gente

pochi pochi pochi sod e bun-a ventüra pochi soldi e buona fortuna

poche poche poche crave e tanti bucin poche capre e tanti vitelli

tant tanto tant taimp u rˆ’è passà tanto tempo è passato

tanta tanta j’è tanta nita përˆ rˆa strà c’è tanto fango per la strada

tanci tanti st’ànn i j’è tanci puciu quest’anno ci sono tante nespole

tante tante tante nizˆore, pochi a travaje-je tante nocciole, pochi a lavorarle

trop troppo trop tràfi për ün sul troppo impegno per uno solo

tropa troppa tropa gràzia Sant’ Antoni troppa grazia Sant’ Antonio

tropi troppi tropi camp i sun naint travajà troppi campi non sono coltivati

trope troppe trope galëtte i fan mà troppe gallette fanno male

vàri tanto, tanta e n’ho pàna vàri veuja non ne ho tanta voglia

divers diverso u rˆ’è ’n matot divers da j’àci è un ragazzo diverso dagli altri

diversa diversa a rˆ’è na strà diversa darˆ sòlit è una strada diversa dal solito

diversi diversi diversi matutin i ’ndàvu a scorˆa diversi bambini andavano a scuola

diverse diverse diverse persun-e i sun rivà diverse persone sono arrivate

Aggettivi interrogativi

Si usano nel fare una domanda e possiamo elencare:

aggettivo traduzione esempio traduzione

che che a che ura ruvti? a che ora arrivi?

cul quale cul sàch u r’èlu veuid? quale sacco è vuoto?

cula quale cula buta a r’èla pin-a? quale bottiglia è piena?

cuj quali cuj pulàstr i sun-ne pi grass? quali polli sono più grassi?

cule quali cule crubele i sun-ne pi pàise? quali ceste sono più pesanti?

quant quanto quant pan mangg-ti? quanto pane mangi?

quanta quanta quanta panàda fàti cheusi? quanto pancotto hai cucinato?

quanci quanti quanci sod j’àti spaindü? quanti soldi hai speso?

quante quante quante marminele j’àti fà? quante marachelle hai fatto?

vàri quanti vàri om i-i sun-ne? quanti uomini ci sono?

Aggettivo esclamativo

aggettivo traduzione esempio traduzione

che che che tabaleuri! che babbeo!

quant quanto quant calur! quanto caldo!

quanta quanta quanta spüzˆia! quanta puzza!

quanci quanti quanci pass! quanti pesci!

quante quante quante cirese! quante ciliegie!

50


Feisoglio, la fontana

Cerretto Langhe, veduta da mezzodì

51


Pronome

Viene detta pronome la parte variabile del discorso che sostituisce un nome, ma

anche un aggettivo o un verbo.

Si possono dividere in:

personali, dimostrativi, possessivi, relativi, indefiniti, interrogativi e esclamativi.

Pronomi personali

Pronomi personali soggetto, sono formati da una coppia di pronomi di cui il primo

è il pronome personale e il secondo è un pronome verbale:

pronome traduzione esempio traduzione

mi e io mi e vàgh io vado

ti ët, ti ’t tu ti ’t pàrli tu parli

chial u chila a egli, lui ella, lei

chial u scuta chila a travàja lui ascolta lei lavora

nujàcc e noi nujàcc e baivuma noi beviamo

vujàcc i voi vujàcc i bràji voi urlate

chiaj i essi chiaj i spasëggiu essi passeggiano

chile i esse chile i spasëggiu esse passeggiano

lur i essi lur i scuràtu loro vanno a zonzo

luràcc i (raro) essi luràcc i scuràtu loro vanno a zonzo

Si possono trovare anche le forme:

nujàci, vujàci e luràci (noi, voi e loro) e molto raramente nui, vui (noi, voi).

Pronomi allocutivi

pronome traduzione esempio traduzione

ti tu forma confidenziale:

seu-ti ën cà? sei in casa?

chial lei forma di cortesia:

chila chial u stàlu bagn?

chila a stàla bagn?

lei sta bene?

vui voi forma di rispetto:

ma vui i j’hai rˆa frev? ma voi avete la febbre?

Alla forma italiana di cortesia lei, corrispondono in piemontese due forme:

chial per il maschile Oh su pudaissa ’nnì co chial! (oh, se potesse venire

anche lei!)

chila per il femminile ëncheu a venla co chila? (oggi viene anche lei?).

52


Pronomi personali complemento

Forme atone (senza accento):

se il pronome se il pronome traduzione esempio traduzione

precede il verbo segue il verbo

-m mi um salüta mi saluta

më u më scàpa mi scappa

-me u rˆ’è scapàme mi è scappato

-n ci un salüta ci saluta

në u në scàpa ci scappa

-ne u rˆ’è scapàne ci è scappato

-t ti ut salüta ti saluta

të u të scàpa ti scappa

-te u rˆ’è scapàte ti è scappato

-v vi uv salüta vi saluta

vë u vë scàpa vi scappa

-ve u rˆ’è scapàve vi è scappato

rˆu lo u rˆu salüta lo saluta

-rˆu salütrˆu salutalo

-j gli u-j pàrla gli parla

-je u rˆ’è scapàje gli è scappato

rˆa la a rˆa salüta la saluta

-rˆa salütrˆa salutala

-j le a-j pàrla le parla

-je a j’ha parlàje le ha parlato

-j li, gli i-j salütu li salutano

i-j parlu gli parlano

-je i j’han parlàje gli hanno parlato

-j le i-j salütu le salutano

i-j pàrlu le parlano

-je i sun scapàje le sono scappate

Davanti ad un verbo che inizia con m- il pronome atono -m diventa per eufonia -n:

lulì un manca (quello mi manca).

Si riportano qui le particelle pronominali ne e nun (italiano: ne); nun precede il

verbo, mentre ne lo segue:

is nun treuva a rabel (se ne trovano in giro)

j’àti truvàne? (ne hai trovati?)

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Forme toniche (con l’accento):

pronome traduzione esempio traduzione

mi me u j’ha patlà mi arˆ so post ha picchiato me al posto suo

ti te u ciama ti e naint chial chiama te e non lui

chial lui i curu tüci da chial corrono tutti da lui

chila lei i curu tüci da chila corrono tutti da lei

nujàcc, nujàci noi u j’ha parlà a nujàci e

naint a lur

ha parlato a noi e non a loro

vujàcc, vujàci voi u j’ha risà a vujàci ha sgridato voi

chiaj loro (essi) cun chiaj tuca curi! con loro bisogna correre!

chile loro (esse) cun chile tuca curi! con loro bisogna correre!

lur, luràci loro cun lur tuca desse da fè con loro bisogna darsi da fare

Pronomi accoppiati

Due pronomi si possono trovare di fronte o posposti ad un verbo e daranno luogo a

differenti gruppi. Vengono posposti all’imperativo, all’infinito, al gerundio e al participio

passato.

Nota: il pronome atono -je se preceduto da consonante si pronuncia più stretto e

verrà notato con -ji.

Anteposti al verbo:

pronome traduzione esempio traduzione

em rˆu me lo mi em rˆu port io me lo porto

ti t’em rˆu porti tu me lo porti

em rˆa me la mi em rˆa port io me la porto

ti t’em rˆa porti tu me la porti

em ji, em j’ me li, me le mi em ji port io me li porto

ti t’em ji porti tu me li porti

em nun me ne mi em nun port io me ne porto

ti t’em nun porti tu me ne porti

um rˆu me lo chial um rˆu càta lui me lo compra

am rˆu chila am rˆu càta lei me lo compra

um rˆa me la chial um rˆa càta lui me la compra

am rˆa chila am rˆa càta lei me la compra

um ji, um j’ me li, me le chial um ji càta lui me li compra

am ji, am j’ chila am ji càta lei me li compra

um nun me ne chial um nun càta lui me ne compra

am nun chila am nun càta lei me ne compra

im rˆu me lo chiaj, chile im rˆu càtu loro me lo comprano

vujacc im rˆu càti voi me lo comprate

im rˆa me la chiaj, chile im rˆa càtu loro me la comprano

vujacc im rˆa càti voi me la comprate

54


pronome traduzione esempio traduzione

im ji, im j’ me li, me le chiaj, chile im ji càtu loro me li comprano

vujacc im ji càti voi me li comprate

im nun me ne chiaj, chile im nun càtu loro me ne comprano

vujacc im nun càti voi me ne comprate

ët rˆu te lo mi ’t rˆu port io te lo porto

ti ’t rˆu porti tu te lo porti

nujacc ët rˆu purtuma noi te lo portiamo

ët rˆa te la mi ’t rˆa port io te la porto

ti ’t rˆa porti tu te la porti

nujacc ët rˆa purtuma noi te la portiamo

ët ji, ët j’ te li, te le mi ’t ji port io te li porto

ti ’t ji porti tu te li porti

nujacc ët ji purtuma noi te li portiamo

ët nun te ne mi ’t nun port io me ne porto

ti ’t nun porti tu te ne porti

nujacc ët nun purtuma noi te ne portiamo

ut rˆu te lo chial ut rˆu manda lui te lo manda

at rˆu chila at rˆu manda lei te lo manda

ut rˆa te la chial ut rˆa manda lui te la manda

at rˆa chila at rˆa manda lei te la manda

ut ji, ut j’ te li, te le chial ut ji manda lui te li manda

at ji, at j’ chila at ji manda lei te li manda

ut nun te ne chial ut nun manda lei te ne manda

at nun chila at nun manda lei te ne manda

it rˆu te lo chiaj, chile it rˆu mandu loro te lo mandano

it rˆa te la chiaj, chile it rˆa mandu loro te la mandano

it ji, it j’ te li, te le chiaj, chile it ji mandu loro te li mandano

it nun te ne chiaj, chile it nun mandu loro te ne mandano

e-j rˆu glielo mi e-j rˆu càt io glielo compro

ti t’e-j rˆu càti tu glielo compri

nujàcc e-j rˆu catuma noi gliela compriamo

e-j rˆa gliela mi e-j rˆa càt io gliela compro

ti t’e-j rˆa càti tu gliela compri

nujàcc e-j rˆa catuma noi gliela compriamo

e-j ji, e-j j’ glieli, gliele mi e-j ji càt io glieli compro

ti t’e-j ji càti tu glieli compri

nujàcc e-j ji catuma noi glieli compriamo

e-j nun gliene mi e-j nun càt io gliene compro

ti t’e-j nun càti tu gliene compri

nujàcc e-j nun catuma noi gliene compriamo

u-j rˆu glielo chial u-j rˆu ciàma lui glielo chiede

a-j rˆu chila a-j rˆu ciàma lei glielo chiede

u-j rˆa gliela chial u-j rˆa ciàma lui gliela chiede

a-j rˆa chila a-j rˆa ciàma lei gliela chiede

u-j ji, u-j j’ glieli, gliele chial u-j ji ciàma lui glieli chiede

55


pronome traduzione esempio traduzione

a-j ji, a-j j’ chila a-j ji ciàma lei glieli chiede

u-j nun gliene chial u-j nun ciàma lui gliene chiede

a-j nun chila a-j nun ciàma lei gliene chiede

i-j rˆu glielo chiaj, chile i-j rˆu mandu loro glielo mandano

vujàcc i-j rˆu mandi voi glielo mandate

i-j rˆa gliela chiaj, chile i-j rˆa mandu loro gliela mandano

vujàcc i-j rˆa mandi voi gliela mandate

i-j ji, i-j j’ glieli, gliele chiaj, chile i-j ji mandu loro glieli mandano

vujàcc i-j ji mandi voi glieli mandate

i-j nun gliene chaij, chile i-j nun mandu loro gliene mandano

vujàcc i-j nun mandi voi gliene mandate

un rˆu ce lo chial un rˆu porta lui ce lo porta

an rˆu chila an rˆu porta lei ce lo porta

un rˆa ce la chial un rˆa porta lui ce la porta

an rˆa chila an rˆa porta lei ce la porta

un ji, un j’ ce li, ce le chial un ji porta lui ce li porta

an ji, an j’ chila an ji porta lei ce li porta

un nun ce ne chial un nun porta lui ce ne porta

an nun chila an nun porta lei ce ne porta

in rˆu ce lo chiaj, chile in rˆu portu loro ce lo portano

vujàcc in rˆu porti voi ce lo portate

in rˆa ce la chiaj, chile in rˆa portu loro ce la portano

vujàcc in rˆa porti voi ce la portate

in ji ce li, ce le chiaj, chile in ji portu loro ce li portano

vujàcc in ji porti voi ce li portate

in nun ce ne chiaj, chile in nun portu loro ce ne portano

vujàcc in nun porti voi ce ne portate

ës rˆu ce lo nujàcc ës rˆu purtuma noi ce lo portiamo

ës rˆa ce la nujàcc ës rˆa purtuma noi ce la portiamo

ës ji, ës j’ ce li, ce le nujàcc ës ji purtuma noi ce li portiamo

ës nun ce ne nujàcc ës nun purtuma noi ce ne portiamo

ëv rˆu ve lo mi ev rˆu càt io ve lo compro

nujàcc ev rˆu catuma noi ve lo compriamo

ëv rˆa ve la mi ev rˆa càt io ve la compro

nujàcc ev rˆa catuma noi ve la compriamo

ëv ji, ëv j’ ve li, ve le mi ev ji càt io ve li compro

nujàcc ev ji catuma noi ve li compriamo

ëv nun ve ne mi ev nun càt io ve ne compro

nujàcc ev nun catuma noi ve ne compriamo

uv rˆu ve lo chial uv rˆu càta lui ve lo compro

av rˆu chila av rˆu càta lei ve lo compro

uv rˆa ve la chial uv rˆa càta lui ve la compra

av rˆa chila av rˆa càta lei ve la compra

uv ji, uv j’ ve li, ve le chial uv ji càta lui ve li compra

56


pronome traduzione esempio traduzione

av ji, av j’ chila av ji càta lei ve li compra

uv nun ve ne chial uv nun càta lui ve ne compra

av nun chila av nun càta lei ve ne compra

iv rˆu ve lo chiaj, chile iv rˆu càtu loro ve lo comprano

vujàcc iv rˆu càti voi ve lo comprate

iv rˆa ve la chiaj, chile iv rˆa càtu loro ve la comprano

vujàcc iv rˆa càti voi ve la comprate

iv ji, ëv j’ ve li, ve le chiaj, chile iv ji càtu loro ve li comprano

vujàcc iv ji càti voi ve li comprate

iv nun ve ne chiaj, chile iv nun càtu loro ve ne comprano

vujàcc iv nun càti voi ve ne comprate

us rˆu se lo chial us rˆu mangia lui se lo mangia

as rˆu chila as rˆu mangia lei se lo mangia

us rˆa se la chial us rˆa mangia lui se la mangia

as rˆa chila as rˆa mangia lei se la mangia

us ji, us j’ se li, se le chial us ji mangia lui se li mangia

as ji, as j’ chila as ji mangia lei se li mangia

us nun se ne chial us nun mangia lui se ne mangia

as nun chila as nun mangia lei se ne mangia

is rˆu se lo chiaj, chile is rˆu mangiu loro se lo mangiano

is rˆa se la chiaj, chile is rˆa mangiu loro se la mangiano

is ji, is j’ se li, se le chiaj, chile is ji mangiu loro se li mangiano

is nun se ne chiaj, chile is nun mangiu loro se ne mangiano

Posposti al verbo:

pronome traduzione esempio traduzione

-mrˆu -melo dàmrˆu, dándëmrˆu dammelo, dandomelo

-mrˆa -mela dàmrˆa, dándëmrˆa dammela, dandomela

-mje -meli, -mele dàmje, dándëmje dammeli, dandomeli

-mne -mene dàmne, dándëmne dammene, dandomene

-trˆu -telo làvëtrˆu, lavándëtrˆu lavatelo, lavandotelo

-trˆa -tela làvëtrˆa, lavándëtrˆa lavatela, lavandotela

-tje -teli, -tele làvëtje, lavándëtje lavateli, lavandoteli

-tne -tene làvëtne, lavándëtne lavatene, lavandotene

-jrˆu -glielo dijrˆu, dìndëjrˆu diglielo, dicendoglielo

-jrˆa -gliela dijrˆa, dìndëjrˆa digliela, dicendogliela

-j-je -glieli, -gliele dij-je, dìndëj-je digliele, dicendoglieli

-jne -gliene dijne, dìndëjne digliene, dicendogliene

-nrˆu -celo purtenrˆu, purtándënrˆu portacelo, portandocelo

-nrˆa -cela purtenrˆa, purtándënrˆu portacela, portandocela

-nje -celi, -cele purtenje, purtándënrˆu portaceli, portandoceli

-nne -cene purtenne, purtándënrˆu portacene, portandocene

57


pronome traduzione esempio traduzione

-vrˆu -velo gavevrˆu, gavándëvrˆu toglietevelo, togliendovelo

-vrˆa -vela gavevrˆa, gavándëvrˆa toglietevela, togliendovela

-vje -veli, -vele gavevje, gavándëvje toglieteveli, togliendoveli

-vne -vene gavevne, gavándëvne toglietevene, togliendovene

-jrˆu -glielo (gli = loro) fejrˆu, fándejrˆu fateglielo, facendoglielo

-jrˆa -gliela feirˆa, fándejrˆa fategliela, facendogliela

-j-je -glieli, -gliele fej-je, fándej-je fateglieli, facendogleli

-jne -gliene fejne, fándejne fategliene, facendogliene

Si ricorda qui che:

– la particella pronominale ed avverbiale i (italiano: ci) può precedere o seguire il

verbo, qualora sia posposta diventa -je:

i-i sun co lur (ci sono anche loro)

painsje bagn? (pensaci bene);

– le strutture i-i è, i-i sun, i-i era, i-i eru, ecc. corrispondono all’italiano c’è, ci sono,

c’era, c’erano, ecc.:

u rˆ’è tardi e i-i è pi gnun (è tardi e c’è più nessuno)

i-i sun tüci dui (ci sono tutti e due).

Alcuni verbi richiedono variazioni ortografiche per rendere meglio pronunciabili i

diversi suoni, quindi tra i pronomi posposti e l’infinito e il gerundio si inserisce ad

esempio una ë eufonica:

lavè - làvëtrˆu - lavándëtrˆu (lavare - làvatelo - lavàndotelo)

gavè - gàvëtrˆu - gavàndëtrˆu (togliere - toglitelo - togliendotelo).

Pronomi riflessivi

I pronomi riflessivi sono quasi simili a quelli personali e precedono il verbo, fatta

eccezione per il per l’infinito, l’imperativo, il gerundio e il participio passato.

Preposti al verbo:

pronome traduzione esempio traduzione

-m mi em auzˆ mi alzo

-t ti et auzˆi ti alzi

-s si us auzˆa si alza

-s ci es auzˆuma ci alziamo

-v vi iv auzˆi vi alzate

-s si is auzˆu si alzano

58


Posposti al verbo:

pronome traduzione esempio traduzione

-me -mi e sun smuràme mi sono divertito

-te -ti ët zˆeuj (sej) smuràte ti sei divertito

-se -si u rˆ’è smuràsse si è divertito

-se -ci e suma smuràsse ci siamo divertiti

-ve -vi i sai smuràve vi siete divertiti

-se -si i sun smuràsse si sono divertiti

Il pronome -se quando segue un verbo uscente in vocale può trasformarsi in -sse

(ij sun raindusse cunt).

Pronomi riflessivi e personali accoppiati:

Preposti al verbo:

pronome traduzione esempio traduzione

em rˆu me lo mi em rˆu port io me lo porto

em rˆa me la mi em rˆa port io me la porto

em ji, em j’ me li, me le mi em ji port io me li porto

em nun me ne mi em nun port io me ne porto

ët rˆu te lo ti ët rˆu porti tu te lo porti

ët rˆa te la ti ët rˆa porti tu te la porti

ët ji, ët j’ te li, te le ti ët ji porti tu te li porti

ët nun te ne ti ët nun porti tu te ne porti

us rˆu se lo chial us rˆu mangia lui se lo mangia

as rˆu chila as rˆu mangia lei se lo mangia

us rˆa se la chial us rˆa mangia lui se la mangia

as rˆa chila as rˆa mangia lei se la mangia

us ji, us j’ se li, se le chial us ji mangia lui se li mangia

as ji, as j’ chila as ji mangia lei se li mangia

us nun se ne chial us nun mangia lui se ne mangia

as nun chila as nun mangia lei se ne mangia

ës rˆu ce lo nujàcc ës rˆu purtuma noi ce lo portiamo

ës rˆa ce la nujàcc ës rˆa purtuma noi ce la portiamo

ës ji, ës j’ ce li, ce le nujàcc ës ji purtuma noi ce li portiamo

ës nun ce ne nujàcc ës nun purtuma noi ce ne portiamo

iv rˆu ve lo vujàcc iv rˆu càti voi ve lo comprate

iv rˆa ve la vujàcc iv rˆa càti voi ve la comprate

iv ji, ëv j’ ve li, ve le vujàcc iv ji càti voi ve li comprate

iv nun ve ne vujàcc iv nun càti voi ve ne comprate

is rˆu se lo chiaj, chile is rˆu mangiu loro se lo mangiano

is rˆa se la chiaj, chile is rˆa mangiu loro se la mangiano

is ji, is j’ se li, se le chiaj, chile is ji mangiu loro se li mangiano

is nun se ne chiaj, chile is nun mangiu loro se ne mangiano

59


Posposti al verbo:

pronome traduzione esempio traduzione

-mrˆu me lo càtëmrˆu compramelo

catándëmrˆu comprandomelo

j’ho catàmrˆu me lo sono comprato

-mrˆa me la càtëmrˆa compramela

catándëmrˆa comprandomela

j’ho catàmrˆa me la sono comprata

-mje me li, me le càtëmje comprameli

catándëmje comprandomeli

j’ho catàmje me li sono comprati

-mne me ne càtëmne compramene

catándëmne comprandomene

j’ho catàmne me ne sono comprato

-trˆu te lo càtëtrˆu compratelo

catándëtrˆu comprandotelo

-trˆa te la càtëtrˆa compratela

catándëtrˆa comprandotela

-tje te li, te le càtëtje comprateli

catándëtje comprandoteli

-tne te ne càtëtne compratene

catándëtne comprandotene

-srˆu ce lo catumsrˆu compriamocelo

catándensrˆu comprandocelo

-srˆa ce la catumsrˆa compriamocela

catándësrˆa comprandocela

-sje ce li, ce le catumsje compriamoceli

catándësje comprandoceli

-sne ce ne catumsne compriamocene

catándësne comprandocene

-vrˆu ve lo catevrˆu compratevelo

catándevrˆu comprandovelo

-vrˆa ve la catevrˆa compratevela

catándëvrˆa comprandovela

-vje ve li, ve le catevje comprateveli

catándëvje comprandoveli

-vne ve ne catevne compratevene

catándëvne comprandovene

60


Pronomi dimostrativi

Come gli altri pronomi tengono il posto di un nome e abbiamo qui molte forme già

incontrate tra gli aggettivi.

pronome traduzione esempio traduzione

cust questo cust u rˆ’è bel gràss questo è bello grasso

custa questa custa a rˆ’è bela gràssa questa è bella grassa

custi questi custi i sun bei gràss questi sono belli grassi

custe queste custe i sun bele gràsse queste sono belle grasse

su-zˆì questo su-zˆì u rˆ’è propi brüt questo è proprio brutto

sa-zˆì questa sa-zˆì a j’ha fàne ëd tüci questa ne ha fatte di tutti

ij culur i colori

si-zˆì questi si-zˆì i j’han fàne ëd tüci questi ne hanno fatte

ij culur di tutti i colori

se-zˆì queste se-zˆì i j’han fàne ëd tüci queste ne hanno fatte

ij culur di tutti i colori

cul quello cul matutin u rˆ’è birichin quel bambino è birichino

cula quella cula matutin-a a rˆ’è birichin-a quella bambina è birichina

cuj quelli cuj dui i sun bagn vestì quei due sono ben vestiti

cule quelle cule due i sun bagn vestije quelle due sono ben vestite

cul-lì quello cul-lì u và a rˆa mëssa quello va a messa

cula-lì quella cula-lì a và a rˆa mëssa quella va a messa

cuj-lì quelli cuj-lì i van a spàss quelli vanno a spasso

cule-lì quelle cule-lì i van a spàss quelle vanno a spasso

ës-lì codesto ës-lì u bàla propi mà codesto balla proprio male

sa-lì codesta sa-lì a bàla propi mà codesta balla proprio male

si-lì codesti si-lì i bàlu propi mà codesti ballano proprio male

se-lì codeste se-lì i bàlu propi mà codeste ballano proprio male

cul-là quello cul-là u và arˆ mërcà quello va al mercato

cula-là quella cula-là a và arˆ mërcà quella va al mercato

cuj-là quelli cuj-là i van a rˆa ferˆa quelli vanno alla fiera

cule-là quelle cule-là i van a rˆa ferˆa quelle vanno alla fiera

ës-là quello ës-là u travàja propi bagn quello lavora proprio bene

sa-là quella sa-là a travàja propi bagn quella lavora proprio bene

si-là quelli si-là i sun-u propi bagn quelli suonano proprio bene

se-là quelle se-là i sun-u propi bagn quelle suonano proprio bene

cul che quello che cul ch’u zˆerca u treuva quello che cerca trova

cula che quella che cula ch’a zˆerca a treuva quella che cerca trova

cuj chi quelli che cuj ch’i zˆercu i treuvu quelli che cercano trovano

cule chi quelle che cule ch’i zˆercu i treuvu quelle che cercano trovano

chial-zˆì quello chial-zˆì u rˆ’è ’n plandrun quello è un pelandrone

chila-zˆì quella chila-zˆì a rˆ’è na plandrun-a quella è una pelandrona

chiaj-zˆì quelli chiaj-zˆì i sun plandrun quelli sono pelandroni

chile-zˆi quelle chile-zˆì i sun plandrun-e quelle sono pelandrone

61


pronome traduzione esempio traduzione

chial-lì quello chial-lì u rˆ’è ’n badola quello è uno sprovveduto

chila-lì quella chila-lì a rˆ’è na badola quella è una sprovveduta

chiaj-lì quelli chiaj-lì i sun fulandran quelli sono sciocchi

chile-lì quelle chile-lì i sun fulandran-e quelle sono sciocche

chial-là quello chial-là u rˆ’è ’n fagnan quello è un fannullone

chila-là quella chila-là a rˆ’è na fagnan-a quella è una fannullona

chiaj-là quelli chiaj-là i sun fagnan quelli sono fannulloni

chile-là quelle chile-là i sun fagnan-e quelle sono fannullone

cus-zˆì costui cus-zˆì u và ch’u brusa costui corre velocissimo

ës-zˆì costui ës-zˆì u và ch’u brüsa costui corre velocissimo

zˆo ciò u rˆ’è zˆo ch’u và naint è ciò che non va

lo quello u rˆ’è lo ch’u và naint è quello che non va

suzˆì questo, ciò suzˆì u vàr gnente questo non vale niente

lulì codesto lulì us dovra poch codesto si adopera poco

lulà quello lulà us dovra pi tant quello si adopera di più

chi chi (quel- chi ch’u tribüla u rˆu fà naint chi è in difficoltà non lo fa

lo che) a posta di sua volontà

lo che ciò che fà lo ch’ ët veuri fa quello che vuoi

istess stesso rˆ’istess ëd rˆ’àtra vota lo stesso della volta precedente

istessa stessa rˆa stessa ëd rˆ’àtra vota la stessa della volta precedente

istessi stessi rˆ’istessi ëd rˆ’àtra vota gli stessi della volta precedente

istesse stesse rˆ’istesse ëd rˆ’àtra vota le stesse della volta precedente

medesim medesimo ërˆ medesim ëd rˆ’ànn passà il medesimo dello scorso anno

medesima medesima rˆa medesima ëd rˆ’ànn passà la mesima dello scorso anno

zˆì, lì, là

Gli avverbi zˆì, lì, là rafforzano nel pronome l’idea di vicinanza o lontananza e si trovano

sia anteposti che posposti ad esso:

pronomi esempio traduzione

lì chial chial-lì lì chial u pàrla bagn quello parla bene

lì chila chila-lì lì chila a pàrla bagn quella parla bene

lì chiaj chiaj-lì lì chiaj i pàrlu bagn quelli parlano bene

lì chile chile-lì lì chile i pàrlu bagn quelle parlano bene

zˆì chial chial-zˆì zˆì chial u ciaciàrˆa vruntè codesto chiacchiera volentieri

zˆì chila chila-zˆi zˆì chila a ciaciàrˆa vruntè codesta chiacchiera volentieri

zˆì chiaj chiaj-zˆì zˆì chiaj i ciaciàrˆu vruntè codesti chiacchierano volentieri

zˆì chile chile-zˆì zˆì chile i ciaciàrˆu vruntè codeste chiacchierano volentieri

là chial chial-là là chial u rˆ’è ’n gamba quello è in gamba

là chila chila-là là chila a rˆ’è ’n gamba quella è in gamba

là chiaj chiaj-là là chiaj i sun ’n gamba quelli sono in gamba

là chile chile-là là chile i sun ’n gamba quelle sono in gamba

62


Cul che, cula che, cuj che, cule che

Cul, cula, cuj, cule sono sovente seguiti da un pronome relativo, così da formare coppie

di pronomi:

cul ch’u pàrla u dis màch dërˆ tavanàde (quello che parla dice solo scemenze)

e possono essere sostituiti da chi:

chi ch’u pàrla u dis màch dërˆ tavanàde (quello che parla dice solo scemenze).

Pronomi relativi

I pronomi relativi mettono in relazione due proposizioni e sono:

pronome traduzione esempio traduzione

che che cunus-ti rˆa tota ch’a pàssa? conosci la signorina che passa?

chi che quello che chi ch’u cur u rèsiga chi corre rischia

che può riferirsi a persone, animali e cose può essere usato come complemento indiretto,

in questi casi assume il significato di:

in cui, dove u rˆ’era rˆ’ànn ch’i j’era stàje era l’anno in cui c’era stata

rˆ’aluviun l’alluvione

per le quali, sagrinesse, për ërˆ cose ch’ët crucciarsi, per le cose per le quali

per cui peuri feje gnente, u serv naint non si puo far nulla, non serve

al quale, a cui Giuanin, ch’e j’uma telefunaje Giovanni a cui abbiamo

saira, u rˆ’è marˆàvi telefonato ieri, è malato

che seguito dall’articolo forma le strutture italiane:

il cui, la cui u rˆ’è na persun-a che rˆa prepa è una persona la cui superbia

a fà stipì fa stupire

i cui, le cui ij Favot a rˆ’è na famija che i i Favot è una famiglia i cui ragazzi

matot ij sun-u tüci suonano tutti

63


Pronomi possessivi

I pronomi possessivi presentano le medesime forme degli aggettivi, la differenza consiste

nel fatto che fanno le veci del nome e sono sempre preceduti dall’articolo determinativo.

pronome traduzione esempio traduzione

ërˆ me il mio ërˆ to can u baurˆa pi fort il tuo cane abbaia più forte

ch’ërˆ me del mio

rˆa mìa la mia rˆa tùa cà a rˆ’è neuva, rˆa mìa no la tua casa è nuova, la mia no

ij me i miei ij to bucin i sun pi gross i tuoi buoi sono più grossi

che ij me dei miei

ërˆ mìe le mie ërˆ tùe vëgne i sun pi bele le tue vigne sono più belle

ch’ërˆ mìe delle mie

ërˆ to, u to il tuo ërˆ me vin u rˆ’è pi bun ch’ërˆ to il mio vino è migliore del tuo

rˆa tùa la tua rˆa mìa bici a rˆ’è pi bela la mia bicicletta è più bella

che rˆa tùa della tua

ij to i tuoi ij me camp i sun pi arˆ sirì i miei campi sono più al sole

che ij to dei tuoi

ërˆ tùe le tue ërˆ me galin-e i fan pi euv le mie galline producono

ch’ër tùe più uova delle tue

ërˆ so il suo to papà u travàja arˆ Turnin, tuo papà lavora al Turnin,

ërˆ soa rˆa Bruza il suo alla Bruzza

rˆa sùa la sua to màma a rˆ’è ’ndà ’n srˆa Riva tua mamma è andata alla Riva

e rˆa sùa a Munot e la sua a Munot

ij so i suoi ij teu firagn i sun puà, ij so nà i tuoi filari sono potati,

i suoi no

ërˆ sùe le sue ërˆ tùe surele i sun ënda a balè le tue sorelle sono andate a

a Faisseu, ërˆ sùe a Tur ballare a Feisoglio, le sue

a Torre Bormida

ërˆ nostr, il nostro ërˆ vostr cher u rˆ’è gross, il vostro carro è grosso,

u nostr ërˆ nostr u rˆ’è citulin il nostro è piccolino

rˆa nostra la nostra vostra cascin-a a rˆ’è pin-a la vostra cascina è piena

ëd fagn, rˆa nostra no di fieno, la nostra no

ij nostri i nostri ij vostri bosch i sun luntan, i vostri boschi sono lontani,

ij nostri vëssin i nostri vicini

ërˆ nostre le nostre ërˆ vostre nizˆore i j’han poca resa, le vostre nocciole rendono

ërˆ nostre i sun ën po’ mej poco, le nostre un po’ di più

ërˆ vostr il vostro ërˆ nostr crin u rˆ’è gràss, il nostro maiale è grasso,

ërˆ vostr ëncura ëd pü il vostro ancora di più

rˆa vostra la vostra rˆa nostra carëtta a rˆ’è tüta ruta, la nostra carretta è tutta rotta,

rˆa vostra a rˆ’è neuva la vostra è nuova

ij vostri i vostri ij nostri gigadur da balun i j’han i nostri giocatori di pallapugno

vagnà tanci premi, ij vostri no hanno vinto molti

premi, i vostri no

ërˆ vostre le vostre ërˆ nostre tumàtiche i sun máire, i nostri pomodori sono maturi,

ër vostre quàsi màrzˆe i vostri quasi marci

64


pronome traduzione esempio traduzione

ërˆ so il loro ërˆ so curm u rˆ’è màrˆ ëndà, il suo tetto è malandato,

ërˆ soëncura pez il loro peggio ancora

rˆa sùa la loro rˆa tùa bici a rˆ’è ruta, rˆa sua nà la tua bici è rotta, la loro no

ij seu i loro ij teu biru i fan burdel tüta i tuoi tacchini fanno chiasso

rˆa neucc, ij seu nà tutta la notte, i loro no

ër sùe le loro ërˆ tùe brigne i sun beuzre, le tue prugne non sono ancora

ërˆ sùe sun máire mature, le loro sono mature

Il pronome possessivo si trova sovente con valore nominale, è il contesto che ci fa

capire cos’è sottinteso. Valgano come esempio:

cume stan-ne ij to? come stanno i tuoi (parenti)?

baica ’d naint passè ’nt ërˆ me attenzione a non passare nella mia (proprietà)

ij sun da rˆa nostra sono dalla nostra (parte)

ij sun da rˆa vostra sono dalla vostra (parte)

tüci i disu rˆa sùa tutti esprimono la loro (opinione)

a rˆa tùa! alla tua (salute)!

a rˆa nostra! alla nostra (salute)!

Le espressioni italiane è mio, è tuo, è suo corrispondono al piemontese u rˆ’è me,

u rˆ’è to, u rˆ’è so:

ës cher u rˆ’è me questo carro è mio

ës paltò u rˆ’è so questo cappotto è suo

sa machina a rˆ’è sùa quest’automobile è sua

ës bucin u rˆ’è to questo vitello è tuo

sa mustra a rˆ’è tùa questo orologio è tuo.

Pronomi indefiniti

I pronomi indefiniti presentano le medesime forme degli aggettivi, la differenza consiste

nel fatto che fanno le veci del nome.

Come già per gli aggettivi li dividiamo in termini che hanno valore di:

pronome

pronome e aggettivo

pronome, aggettivo e avverbio

Pronomi

pronome traduzione esempio traduzione

caicadün qualcuno j’ho vistne caicadün a rˆ’ostu ne visto qualcuno all’osteria

caicadün-a qualcuna j’ho vistne caicadün-a

a rˆa Niela

ne ho vista qualcuna a Niella

caicadün-e qualcune i-j nun capita sempre

caicadün-e

ne capitano sempre qualcune

65


pronome traduzione esempio traduzione

caicos qualcosa j’ati vist caicos ëd bel? hai visto qualcosa di bello?

certidün certi certidün i nun fan ët tüci certi ne fanno di tutti i colori

ij culur

chichissìa qualsiasi (qua- chichissìa ch’u parlaissa qualunque persona parlasse

lunque persona) u j’avrìa sempre rasun avrebbe sempre ragione

gnente niente i basta ’n gnente a feru basta nulla a farlo spazientire

ëndè feura dij feuj

menu meno is nun vugu sempre menu se ne vedono sempre meno

naint niente naint dërˆ tüt niente del tutto

ognidün ognuno, ciascuno ognidün fà cume ch’u veu ciascuno fa come vuole

pü più ij pü i sun stà ciütu i più non hanno parlato

rˆ’ün-a l’una cule birate i custavu quelle bambole costavano

vint mila lire rˆ’ün-a venti mila lire l’una

ün uno ün a pr’ün uno per uno

ün-a una i-j piass ün-a drˆa Ruà gli piace una della Ruà

ün

quando ün ha valore di pronome impersonale equivale all’italiano «si»:

ün u dis (si dice), ün us ciàma cosa fè (ci si chiede cosa fare).

ün-a

ün-a può avere il significato di «una cosa»: u j’ha cuntàmne ün-a ch’a stà nè ’n ciel e

nè ’n tèra (me ne ha raccontata una che non sta né in cielo e né in terra).

caicos

caicos presenta due diminutivi: caicusin-a e caicusëtta (qualcosina, qualcosetta).

gnente

a differenza dell’italiano gnente e caicos richiedono la preposizione d’ (’d, dë) quando

si trovano davanti al pronome àtr (altro): gnente d’àtr (nient’altro), caicos d’àtr (qualcos’altro).

Pronome e aggettivo

pronome traduzione esempio traduzione

àtr altro n’àtr ch’u fà ’rˆ furbu! un altro che fa il furbo!

àtra altra n’àtra ch’a pàrla! un’altra che parla!

àci altri àci chi sgunfiu! altri che scocciano!

àtre altre àtre ch’i sun sbijisse altre che si sono spaventate

àtr (pronome

neutro)

altro fulitru ch’ët zˆeuj naint àtr sciocco che non sei altro

certi certi certi ij piju ciò për broche certi prendono chiodini

per chiodi

certe certe certe ij piju ciò për broche certe prendono chiodini

per chiodi

66


pronome traduzione esempio traduzione

gnün nessuno ën poch a prün u fà mà un po’ per uno fa male

a gnün a nessuno

gnün-a nessuna üna da zˆi e gnün-a da rˆ’àtra una di qua, nessuna dall’altra

gnün nessuni pochi a gnün pochi a nessuno

gnün-e nessune dùe a n’aria, gnün-e ’n tèra due in aria, nessuna per terra

tüt tutto j’è tüt ch’u ribata c’è tutto che cade

tüta tutta j’ho mangiàrˆa tüta ëntreja l’ho mangiata tutta intera

tücc, tüci tutti tücc i van a scorˆa tutti vanno a scuola

tüte tutte tüte i van arˆ cine tutte vanno al cinema

tüt (pronome

neutro) tutto j’ha ’ndamje ërˆ tüt a rivè c’è voluto il tutto per arrivare

àtr si ricordano le espressioni idiomatiche:

àtr che (altro che)

naint àtr (nient’altro)

sanz’àtr (certamente)

tüt àtr (tutt’altro)

rˆ’àtrest (il resto).

gnün, gnün-a, gnün, gnün-e

a differenza dell’italiano si può usare il plurale gnün-e (nessune) in forme quali:

dàme dërˆ carote! E n’ho gnün-e (dammi delle carote! Non ne ho).

Pronome, aggettivo e avverbio

pronome traduzione esempio traduzione

atertant altrettanto tant mangià, atertant sgairà tanto mangiato, altrettanto

sprecato

atertanta altrettanta tanta fum feurˆa, atertanta tanto fumo fuori, altrettanto

ën cà in casa

atertanci altrettanti des ëndrinta e atertanci feurˆa dieci dentro e altrettanti fuori

atertante altrettante sèt ëndrinta e atertante feurˆa sette dentro e altrettante fuori

poch poco quant j’àti vistne? E j’ho quanti ne hai visto? Ne ho

vistne poch visti poco

poca poca quanta j’àti mangiàne? E j’ho quanto ne hai mangiata? Ne ho

mangiàne poca mangiata poca

pochi pochi quanci n’àti? E n’ho pochi quanti ne hai? Ne ho pochi

poche poche quante j’àti piàne? E j’ho quante ne hai prese? Ne ho prese

piàne poche poche

tant tanto tant a poch tanto a poco

tanta tanta quanta alegrìa! Propi tanta quanta allegria! Proprio tanta

tanci tanti na patela ëd bucin, tanci i moltissimi vitelli, tanti arrivavano

’nnivu da rˆa Niela dalla Niella

tante tante dërˆ brigne, tante j’eru delle susine, tante erano

armassin «armassin»

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pronome traduzione esempio traduzione

trop troppo ërˆ trop u stravàca il troppo è esagerato

tropa troppa rˆa mnestra? U j’ha mangiàne la minestra? Ne ha mangiata

tropa troppa

tropi troppi tropi i j’han dësmantià ërˆ troppi hanno dimenticato

piemuntais il piemontese

trope troppe trope i j’han dësmantià ërˆ troppi hanno dimenticato

piemuntais il piemontese

pochi, poche, tanci, tante, tropi, trope

pochi, tanci, tropi usati da soli hanno il valore di «poca, tanta, troppa gente»:

pochi i bugiu (poca gente si muove),

tanci j’han rˆa frev (tante persone hanno la febbre)

tropi is nun fregu (troppi se ne fregano)

pochi i j’ha ën bel deuit (pochi hanno un bel modo di fare).

tant preceduto dall’articolo ën (un) nella forma ën tant, ha l’idea di una quantità

imprecisata:

ën tant arˆ metr (una somma di denaro al metro)

ën tant arˆ mirˆia (una somma di denaro ogni dieci chili)

ën tant a prün (una somma di denaro a testa).

Pronome impersonale -s

L’uso del pronome impersonale ün (uno) è, come per l’italiano, molto limitato:

rˆa diminica, ün u gieuga arˆ balun a pugn (la domenica uno gioca a palla pugno)

e viene normalmente usato -s:

rˆa diminica is gieuga arˆ balun a pugn (la domenica si gioca a pallapugno).

Il pronome -s si usa anche nelle forme passivanti come ad esempio:

a n’Àrˆba is vaindu tante trifurˆe (ad Alba si vendono molti tartufi)

equivalente a:

a n’Àrˆba tante trifurˆe i sun vainduve (ad Alba molti tartufi sono venduti).

Con i tempi composti (passato, trapassato, ecc.) troviamo unicamente una struttura

analoga a quella dei verbi riflessivi e non quella passivante:

a Curtmija j’è gigàsse rˆa bela (a Cortemilia si è giocato l’incontro finale),

rˆa bela a rˆ’è gigàsse a Curtmija (l’incontro finale è stato giocato a Cortemilia).

L’ -s impersonale si accompagna sovente con il pronome nun (ne): is nun pàrla suainzˆ

(se ne parla spesso); notiamo la differenza con l’espressione: i nun pàrlu suainzˆ (ne

parlano spesso), infatti nel primo caso il parlante può prendere parte all’azione, mentre

nella seconda ne è escluso.

68


Pronomi interrogativi

Il pronome interrogativo si usa nelle forme interrogative dirette ed indirette.

pronome traduzione esempio traduzione

chi chi ëd chi u r’èlu lulì? a chi appartiene quella cosa?

che che che turnavis dovti? che cacciavite adoperi?

cosa cosa cosa fàti? cosa fai?

cul quale cul u r’èlu ërˆ pi bun? qual è il più gradevole?

cula quale cula a rˆ’èla rˆa pi bun-a? qual è la più gradevole?

cuj quali cuj i sun-ne i pi bun? quali sono i più gradevoli?

cule quali cule i sun-ne ërˆ pi bun-e? quali sono le più gradevoli?

Le frasi interrogative richiedono anche l’aggiunta al verbo dei pronomi interrogativi

come di seguito:

persone

pronome

interrogativo

forma verbale traduzione

1 a persona singolare -ne cosa e fàsne ëncheu? cosa faccio oggi?

2a persona singolare -ti ëndùa vàti duman? dove vai domani?

3a persona sing. maschile -lu Giacu u pàrtlu màrtes? Giacomo parte martedì?

3a persona sing. femminile -la cosa a fàla dop mesdì? cosa fa nel pomeriggio?

1a persona plurale -ne cosa e fumne diminica? cosa facciamo domenica?

2a persona plurale -ne j’hai savune caicos? avete saputo qualcosa?

3a persona plurale -ne cosa i fan-ne staneucc? cosa fanno questa notte?

Pronomi esclamativi

pronome traduzione esempio traduzione

chi chi chi! chi!

che che che! che!

cul quello cul là! quello là!

cula quella cula là! quella là!

cuj quelli cuj là! quelli là!

cule quelle cule là! quelle là!

cosa cosa cosa i saintne ërˆ me urije! cosa sentono le mie orecchie!

Pronomi verbali

In piemontese, a differenza della lingua italiana, esistono i pronomi verbali che sono

necessari per distinguere le diverse forme del verbo. Mentre in latino esistono consonanti

e vocali finali proprie per ciascuna persona, nel piemontese queste sono cadute

e pertanto si sono resi necessari i pronomi verbali; senza di loro sarebbe molto difficile

distinguere se: canti (indicativo presente del verbo cantare) si riferisca a ti (tu) o

a vujacc (voi) per cui avremo:

ti ët canti (tu canti), vujàcc i canti (voi cantate).

69


I pronomi verbali insieme a quelli personali formano gruppi pronominali e in dettaglio

avremo:

pronome

personale

traduzione

pronome

verbale

gruppo

pronominale

forma

verbale

traduzione

mi io e mi e mi e cur io corro

ti tu ët ti ët, ti ’t ti ’t curi tu corri

t’ ti t’ ti t’ëmbràzˆi tu abbracci

të ti të ti të scàpi tu scappi

chial egli u chial u chial u cur lui corre

chila ella a chila a chila a cur lei corre

nujàcc noi e nujàcc e nujàcc e curuma noi corriamo

vujàcc voi i vujàcc i vujàcc i curi voi correte

chiaj essi i chiaj i chiaj i curu essi corrono

chile esse i chile i chile i curu esse corrono

lur loro i lur i lur i curu essi corrono

La seconda persona singolare avrà diverse forme:

ti ët, ti ’t davanti ai verbi che iniziano per consonante: ti ’t curi (tu corri)

ti t’ per quelli in vocale ti t’ ëmbràzˆi (tu abbracci)

ti të per quelli che iniziano per s ti të scàpi (tu scappi).

Normalmente il pronome verbale deve sempre essere espresso, tuttavia viene omesso:

se nella frase manca il verbo: ti ët mangi e chial no (tu mangi e lui no)

se il verbo è all’infinito: mi ëndè ’nbelelì? (io andare proprio lì?).

Niella Belbo, veduta da ponente

70


Verbo

Il verbo è la parte variabile del discorso che indica azioni o condizioni considerate nel

tempo.

I verbi possono essere:

predicativi ( indicano un azione) divisi a loro volta in:

transitivi: Tumlin u cheuj ërˆ cirese (Bartolomeo raccoglie le ciliege)

intransitivi: Miclin u dreum sempe (Michele dorme sempre)

transitivi-intransitivi: rˆa levr a cur (la lepre corre);

copulativi (legano il soggetto ad un sostantivo, aggettivo o predicato):

ërˆ fiù i sun bele (i fiori sono belli);

A differenza dell’italiano i verbi sono accompagnati da pronomi verbali (vedi) che

insieme a quelli personali formano gruppi pronominali:

pronome

personale

traduzione

pronome

verbale

gruppo

pronominale

forma

verbale

traduzione

mi io e mi e mi e cur io corro

ti tu ët ti ët, ti ’t ti ’t curi tu corri

t’ ti t’ ti t’ ëmbrazˆi tu abbracci

të ti të ti të scàpi tu scappi

chial egli u chial u chial u cur lui corre

chila ella a chila a chila a cur lei corre

nujàcc noi e nujàcc e nujàcc e curuma noi corriamo

vujàcc voi i vujàcc i vujàcc i curi voi correte

chiaj essi i chiaj i chiaj i curu essi corrono

chile esse i chile i chile i curu esse corrono

lur loro i lur i lur i curu loro corrono

La seconda persona singolare avrà le forme ti ët, ti ’t davanti ai verbi che iniziano per

consonante, ti t’ per quelli che iniziano in vocale e ti të per quelli che iniziano per s :

ti ët curi, ti t’ ëmbràzˆi, ti të scàpi (tu corri, tu abbracci, tu scappi).

La terza persona plurale può anche avere la forma e, chiaj e curu )essi corrono).

Le forme del verbo sono:

attiva (il soggetto compie l’azione):

Giàcu u mangia rˆa mnestra (Giacomo mangia la minestra);

passiva (il soggetto subisce l’azione):

ërˆ gran u rˆ’è mirinà përˆ fè rˆa farin-a (il grano è macinato per ottenere la farina);

riflessiva (l’azione resta sul soggetto che agisce):

Pietrin us ëndreum prast (Pietrino si addormenta presto).

71


Nella forma riflessiva vengono impiegati i pronomi riflessivi i quali si aggiungono ai

pronomi verbali, per cui avremo:

pronome pronome verbale forma verbale

riflessivo e riflessivo completa

72

traduzione

-m mi em mi em vest io mi vesto

-t ti ët, ti ’t ti ët vesti, ti ’t vesti tu ti vesti

-s chial us chial us vest lui si veste

chila as chila as vest lei si veste

-s nujàcc es nujàcc es vestuma noi ci vestiamo

-v vujàcc iv vujàcc iv vesti voi vi vestite

-s chiaj, chile, lur, luracc is chile is vestu esse si vestono

Queste particelle quando seguono il verbo diventano:

pronome riflessivo forma verbale completa traduzione

-me mi e sun baivüme io mi sono bevuto

-te ti ’t zˆeuj baivüte tu ti sei bevuto

-(s)se chial u rˆ’è baivüsse lui si è bevuto

-(s)se nujàcc e suma baivüsse noi ci siamo bevuti

-ve vujàcc i sai baivüve voi vi siete bevuti

-(s)se chiaj i sun baivüsse essi si sono bevuti

Può essere necessario inserire una vocale eufonica tra il pronome riflessivo e il verbo;

valga come esempio: rˆa rista as ë s-cianca (la canapa filata si strappa).

Verbi ausiliari

I verbi ausiliari sono usati per formare i tempi composti degli altri verbi e sono:

esci (essere) avaj (avere).

esci (essere)

Esci (essere) si usa per formare i tempi composti:

– del verbo esci (essere) e del verbo stè (stare):

e sun stà mi (sono stato io);

– dei verbi in forma riflessiva:

Vigiu u rˆ’e auzˆasse dau lecc (Luigi si è alzato dal letto)

– dei verbi in forma passiva:

ërˆ brigne i sun stà chice darˆ papà (le susine sono state raccolte dal papà);

– di molti verbi intransitivi tra cui:

ëndè (andare), sorti (uscire), veni (venire), antrè (entrare), bastè (bastare),

meuiri o mirì (morire), scapè (scappare), ënnì (diventare, venire),

restè (restare), partì (partire), custè (costare), rivè (arrivare), nasci (nascere),

ribatè (cadere), dirè (durare), piàsi (piacere), dëspiàsi (dispiacere).


avaj (avere)

Avaj (avere) si usa per formare i tempi composti di:

– tutti i verbi transitivi in forma attiva:

Luisin u j’ha scricc na lètera a so murusa (Luigino ha scritto una lettera alla sua

fidanzata)

– alcuni verbi intransitivi:

i j’han drimì propi poch (hanno dormito poco).

Verbi con doppio ausiliare

Alcuni verbi che possono essere usati sia con valore transitivo che intransitivo, presentano

un doppio ausiliare; avaj (avere) se hanno un complemento oggetto e esci

(essere) quando sono intransitivi.

u rˆ’è muntà ën sij cup (è salito sul tetto)

u j’ha muntà ë scarˆe ’d cursa (salì le scale di corsa)

u rˆ’è sautà n’ària (è saltato in aria)

u j’ha sautà disnè (ha saltato pranzo, non ha fatto pranzo)

u rˆ’è vurˆà ’n tèra (è “volato” per terra, è caduto per terra)

u j’ha vurˆà rˆa scarˆa (ha “volato” la scala, è volato giù dalle scale).

Tra i verbi che presentano questa proprietà possiamo ricordare:

abituè (abituare), antrè (entrare), aumaintè (aumentare), carˆè (scendere), chërsi

(crescere), cuminzˆè (cominciare), cunveni (convenire), curi (correre), finì (finire),

muntè (salire), passè (passare), sautè (saltare), scapè (scappare), vurˆè (volare).

Verbi impersonali

Nei modi finiti, i verbi impersonali si usano di solito nella terza persona singolare e

sono preceduti dal pronome verbale di terza persona u:

u pieuv (piove)

u fioca (nevica)

u slavàzˆa (piove a dirotto)

u vanta dì (bisogna dire)

u càpita (succede).

Talvolta vengono usate anche le forme: i-j pieuv, i-j fioca (piove, nevica).

A differenza dell’italiano i verbi che indicano fenomeni atmosferici sono retti dall’ausiliare

avaj (avere): i j’ha piuvüje tüta rˆa neucc (è piovuto tutta la notte).

Si usa esci (essere) solo per il senso figurato:

cun rˆ’ardità ëd so bàrba ij sod i sun piuvuje a col (con l’eredità dello zio i soldi gli sono

piovuti addosso).

73


I verbi impersonali più comuni che non indicano fenomeni atmosferici sono: capitè

(capitare), tuchè (toccare), ënnì (diventare, venire), smijè (sembrare) e si formano con

l’ausiliare esci (essere): ëncheu u rˆ’è tucàme a mi (oggi è toccato a me).

Verbi servili o modali

I verbi servili duvaj (dovere), pudaj (potere), vuraj (volere) sono sempre coniugati

con l’ausiliare avaj (avere):

e j’ho duvü curi për gnente (ho dovuto correre per niente).

e j’ho vussü ëndè a Tur (ho voluto andare a Torre Bormida)

e j’ho puduje fè gnente (non ho potuto farci niente).

Forme negative

Le forme verbali si rendono negative facendole seguire dagli avverbi negativi:

naint (non) e pà (non).

A differenza della lingua italiana l’avverbio negativo segue il verbo:

naint: li chial u gieuga naint a trai sèt (quello non gioca a tre sette);

Miliu, và pi naint ëmbelelà! (Emilio, non andare più là!);

pà: birbun cuàta pà lulì! (birbone non coprirlo!).

Per quanto riguarda l’imperativo, le forme negative sono identiche a quelle affermative

salvo l’aggiunta delle particelle naint (non) e pà (non).

A differenza dell’italiano la seconda persona dell’imperativo non corrisponde all’infinito:

parla pà! (non parlare!)

fà naint ërˆ fol! (non fare lo scemo!).

Forme interrogative

Le forme interrogative si rendono nel discorso parlato cambiando l’intonazione della

voce e nello scritto aggiungendo il punto interrogativo.

Le frasi interrogative richiedono anche l’aggiunta al verbo dei pronomi interrogativi:

persone

pronome

interrogativo

forma verbale traduzione

1 a persona singolare -ne cosa e fasne ëncheu? cosa faccio oggi?

2a persona singolare -ti cosa fàti ëncheu? cosa fai oggi?

3a persona sing. maschile -lu cosa u fàlu ëncheu? cosa fa oggi?

3a persona sing. femminile -la cosa a fàla ëncheu? cosa fa oggi?

1a persona plurale -ne cosa e fumne ëncheu? cosa facciamo oggi?

2a persona plurale -ne j’hai savune caicos? avete saputo qualcosa?

3a persona plurale -ne cosa i fan-ne ëncheu? cosa fanno oggi ?

74


Coniugazioni, modi e tempi dei verbi

Coniugazioni

I verbi si dividono in tre coniugazioni:

1a coniugazione in cui l’infinito esce in -è: gighè (giocare), puzˆè (spingere);

2a coniugazione in cui l’infinito esce in -i atona (senza l’accento): chërzi (credere),

curi (correre);

3a coniugazione in cui l’infinito esce in -ì tonica (con l’accento): finì (finire),

capì (capire).

Fanno parte della seconda coniugazione anche i verbi:

verbo traduzione

avaj avere

pudaj potere

duvaj dovere

savaj sapere

vuraj volere

Modi

Finiti: indicativo, imperativo, condizionale, congiuntivo.

Indefiniti: infinito, gerundio, participio.

Ogni verbo è composto da due parti: il tema e la desinenza.

Per ottenere il tema dei verbi regolari occorre togliere la desinenza dell’infinito e cioè:

– è per la prima coniugazione,

– i per la seconda coniugazione

– ì per la terza coniugazione, avremo dunque:

infinito tema

painsè painscatècatchërzichërzcuricurfinìfincapì

cap-

L’infinito della seconda coniugazione si può trovare anche con la desinenza -e,

cure (correre).

75


Coniugazione dei verbi ausiliari ESSERE ed AVERE

Esci (essere)

Indicativo

presente traduzione

mi e sun io sono

ti ’t zˆeui (seui, sej) tu sei

chial u rˆ’è lui è

chila a rˆ’è lei è

nujàcc e suma noi siamo

vujàcc i sai voi siete

chiaj i sun essi sono

imperfetto traduzione

mi e j’era io ero

ti ’t j’eri tu eri

chial u rˆ’era lui era

chila a rˆ’era lei era

nujàcc e j’eru (j’emu) noi eravamo

vujàcc i j’eri voi eravate

chiaj i j’eru essi erano

futuro traduzione

mi e sareu io sarò

ti ’t sarai tu sarai

chial u sarà lui sarà

chila a sarà lei sarà

nujàcc e saruma noi saremo

vujàcc i sarai voi sarete

chiaj i saran essi saranno

Condizionale

presente traduzione

mi e sarìa io sarei

ti ’t sarìi tu saresti

chial u sarìa lui sarebbe

chila a sarìa lei sarebbe

nujàcc e sarìu noi saremmo

vujàcc i sarìi voi sareste

chiaj i sarìu essi sarebbero

76

passato prossimo traduzione

mi e sun stà io sono stato

ti ’t zˆeui stà tu sei stato

chial u rˆ’è stà lui è stato

chila a rˆ’è stà lei è stata

nujàcc e suma stà noi siamo stati

vujàcc i sai stà voi siete stati

chiaj i sun stà essi sono stati

trapassato prossimo traduzione

mi e j’era stà io ero stato

ti ’t j’eri stà tu eri stato

chial u j’era stà lui era stato

chila a j’era stà lei era stata

nujàcc e j’eru stà noi eravamo stati

vujàcc i j’eri sta voi eravate stati

chiaj i j’eru stà essi erano stati

futuro anteriore traduzione

mi e sareu stà io sarò stato

ti ’t sarai stà tu sarai stato

chial u sarà stà lui sarà stato

chila a sarà stà lei sarà stata

nujàcc e saruma stà noi saremo stati

vujàcc i sarai stà voi sarete stati

chiaj i saran stà essi saranno stati

passato traduzione

mi e sarìa stà io sarei stato

ti ’t sarìi stà tu saresti stato

chial u sarìa stà lui sarebbe stato

chila a sarìa stà lei sarebbe stata

nujàcc e sarìu stà noi saremmo stati

vujàcc i sarìi stà voi sareste stati

chiaj i sarìu stà essi sarebbero stati


Imperativo

----traduzione---sìi

sii

ch’u sìa che lui sia

ch’a sìa che lei sia

suma siamo

sìi siate

ch’i sìu siano

Congiuntivo

presente traduzione

che mi e sìa che io sia

che ti ’t sìi che tu sia

che chial u sìa che lui sia

che chila a sìa che lei sia

che nujàcc e sìu che noi siamo

che vujàcc i sìi che voi siate

che chiaj i sìu che essi siano

imperfetto traduzione

che mi e fissa (fussa) che io fossi

che ti ’t fissi (fussi) che tu fossi

che chial u fissa (fussa) che lui fosse

che chila a fissa (fussa) che lei fosse

che nujàcc e fissu (fussu) che noi fossimo

che vujàcc i fissi (fussi) che voi foste

che chiaj i fissu (fussu) che essi fossero

Infinito

infinito presente traduzione

e passato

esci essere

esci stà essere stato

77

passato traduzione

che mi e sìa stà che io sia stato

che ti ’t sìi stà che tu sia stato

che chial u sìa stà che lui sia stato

che chila a sìa stà che lei sia stata

che nujàcc e sìu stà che noi siamo stati

che vujàcc i sìi stà che voi siate stati

che chiaj i sìu stà che essi siano stati

trapassato traduzione

che mi e fissa (fussa) stà che io fossi stato

che ti ’t fissi (fussa) stà che tu fossi stato

che chial u fissa (fussa) stà che lui fosse stato

che chila a fissa (fussa) stà che lei fosse stata

che nujàcc e fissu (fussa) che noi fossimo

stà stati

che vujàcc i fissi (fussa) stà che voi foste stati

che chiaj i fissu (fussa) stà che essi fossero

stati

Gerundio

gerundio semplice traduzione

e composto

escinda essendo

escinda stà essendo stato

Participio

participio traduzione

stà stato


Avaj (avere)

Indicativo

presente traduzione

mi e j’heu io ho

ti ’t j’hai (j’ha) tu hai

chial u j’ha lui ha

chila a j’ha lei ha

nujàcc e j’uma noi abbiamo

vujàcc i j’hai voi avete

chiaj i j’han essi hanno

imperfetto traduzione

mi e j’àva io avevo

ti ’t j’àvi tu avevi

chial u j’àva lui aveva

chila a j’àva lei aveva

nujàcc e j’àvu (j’amu) noi avevamo

vujàcc i j’àvi voi avevate

chiaj i j’àvu essi avevano

futuro traduzione

mi e j’avreu io avrò

ti ’t j’avrai tu avrai

chial u j’avrà lui avrà

chila a j’avrà lei avrà

nujàcc e j’avruma noi avremo

vujàcc i j’avrai voi avrete

chiaj i j’avran essi avranno

Condizionale

presente traduzione

mi e j’avrìa io avrei

ti ’t j’avrìi tu avresti

chial u j’avrìa lui avrebbe

chila a j’avrìa lei avrebbe

nujàcc e j’avrìu noi avremmo

vujàcc i j’avrìi voi avreste

chiaj i j’avrìu essi avrebbero

78

passato prossimo traduzione

mi e j’ho avü io ho avuto

ti ’t j’hai avü tu hai avuto

chial u j’ha avü lui ha avuto

chila a j’ha avü lei ha avuto

nujàcc e j’uma avü noi abbiamo avuto

vujàcc i j’hai avü voi avete avuto

chiaj i j’han avü essi hanno avuto

trapassato prossimo traduzione

mi e j’àva avü io avevo avuto

ti ’t j’àvi avü tu avevi avuto

chial u j’àva avü lui aveva avuto

chila a j’àva avü lei aveva avuto

nujàcc e j’àvu avü noi avevamo avuto

vujàcc i j’àvi avü voi avevate avuto

chiaj i j’àvu avü essi avevano avuto

futuro anteriore traduzione

mi e j’avreu avü io avrò avuto

ti ’t j’avrai avü tu avrai avuto

chial u j’avrà avü lui avrà avuto

chila a j’avrà avü lei aveva avuto

nujàcc e j’avruma avü noi avremo avuto

vujàcc i j’avrai avü voi avrete avuto

chiaj i j’avran avü essi avranno avuto

passato traduzione

mi e j’avrìa avü io avrei avuto

ti ’t j’avrìi avü tu avresti avuto

chial u j’avrìa avü lui avrebbe avuto

chila a j’avrìa avü lei avrebbe avuto

nujàcc e j’avrìu avü noi avremmo avuto

vujàcc i j’avrìi avü voi avreste avuto

chiaj i j’avrìu avü essi avrebbero avuto


Imperativo

----traduzione---ha

abbi

ch’u j’àba abbia

ch’a j’àba abbia

avuma / j’uma abbiamo

àbi abbiate

ch’i j’àbu abbiano

Congiuntivo

presente traduzione

che mi e j’àba che io abbia

che ti ’t j’àbi che tu abbia

che chial u j’àba che lui abbia

che chila a j’àba che lei abbia

che nujàcc e j’àbu che noi abbiamo

che vujàcc i j’àbi che voi abbiate

che chiaj i j’àbu che essi abbiano

passato traduzione

che mi e j’àba avü che io abbia avuto

che ti ët j’àbi avü che tu abbia avuto

che chial u j’àba avü che lui abbia avuto

che chila a j’àba avü che lei abbia avuto

che nujàcc e j’àbu avü che noi abbiamo avuto

che vujàcc i j’àbu avü che voi abbiate avuto

che chiaj i j’àbu avü che essi abbiano avuto

Infinito

presente e passato traduzione

avaj avere

avaj avü avere avuto

79

imperfetto traduzione

che mi e j’avaissa che io avessi

che ti ’t j’avaissi che tu avessi

che chial u j’avaissa che lui avesse

che chila a j’avaissa che lei avesse

che nujàcc e j’avaissu

(j’avaismu, j’aismu)

che noi avessimo

che vujàcc i j’avaissi che voi aveste

che chiaj i j’avaissu che essi avessero

trapassato traduzione

che mi e j’avaissa avü che io avessi avuto

che ti ët j’avaissi avü che tu avessi avuto

che chial u j’avaissa avü che lui avesse avuto

che chila a j’avaissa avü che lei avesse avuto

che nujàcc e j’avaissu avü che noi avessimo

avuto

che vujàcc i j’avaissi avü che voi aveste avuto

che chiaj i j’avaissu avü che essi avessero

avuto

Gerundio

semplice e composto traduzione

avanda avendo

avanda avü avendo avuto

Participio

participio traduzione

avü avuto


Indicativo

L’indicativo presenta tempi:

semplici: presente, imperfetto, futuro;

composti: passato prossimo, passato remoto, trapassato prossimo,

trapassato remoto, futuro anteriore.

Il passato remoto (esempio in italiano: io mangiai) e il trapassato remoto (esempio in

italiano: io ebbi mangiato) sono scomparsi dalla lingua piemontese parlata, sin dal

Settecento.

Presente

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare è formata dal

semplice tema verbale mi e cant io canto

2ª persona singolare -i ti ’t canti tu canti

3ª persona singolare -a chial u canta lui canta

chila a canta lei canta

1ª persona plurale -uma nujàcc e cantuma noi cantiamo

2ª persona plurale -i vujàcc i canti voi cantate

3ª persona plurale -u chiaj i cantu essi cantano

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare è formata dal semplice

tema verbale mi e cur io corro

2ª persona singolare -i ti ’t curi tu corri

3ª persona singolare è formata dal semplice chial u cur lui corre

tema verbale chila a cur lei corre

1ª persona plurale -uma nujàcc e curuma noi corriamo

2ª persona plurale -i vujàcc i curi voi correte

3ª persona plurale -u chiaj i curu essi corrono

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

Nota: eccetto la prima persona plurale tutte le altre forme del presente indicativo

aggiungono la radice -iss tra il tema e le desinenze.

80


persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare è formata dal semplice

tema verbale + -iss mi e finiss io finisco

2ª persona singolare -issi ti ’t finissi tu finisci

3ª persona singolare è formata dal semplice chial u finiss lui finisce

tema verbale + -iss chila a finiss lei finisce

1ª persona plurale -iuma nujàcc e finiuma noi finiamo

2ª persona plurale -issi vujàcc i finissi voi finite

3ª persona plurale -issu chiaj i finissu essi finiscono

Imperfetto

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -àva mi e cantàva io cantavo

2ª persona singolare -àvi ti ’t cantàvi tu cantavi

3ª persona singolare -àva chial u cantàva lui cantava

chila a cantàva lei cantava

1ª persona plurale -àvu nujàcc e cantàvu noi cantavamo

2ª persona plurale -àvi vujàcc i cantàvi voi cantavate

3ª persona plurale -àvu chiaj i cantàvu essi cantavano

Per la 1ª persona plurale viene usata anche la desinenza -àmu come nell’esempio:

fàmu (facevamo).

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -iva mi e curiva io correvo

2ª persona singolare -ivi ti ’t curivi tu correvi

3ª persona singolare -iva chial u curiva lui correva

chila a curiva lei correva

1ª persona plurale -ivu nujàcc e curivu noi correvamo

2ª persona plurale -ivi vujàcc i curivi voi corrivate

3ª persona plurale -ivu chiaj i curivu essi correvano

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -iva mi e finiva io finivo

2ª persona singolare -ivi ti ’t finivi tu finivi

3ª persona singolare -iva chial u finiva lui finiva

chila a finiva lei finiva

81


persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona plurale -ivu nujàcc e finivu noi finivamo

2ª persona plurale -ivi vujàcc i finivi voi finivate

3ª persona plurale -ivu chiaj i finivu essi finivano

Futuro

Normalmente, a differenza dell’italiano, anziché il futuro si usa un avverbio di tempo

e l’indicativo presente:

diminica e mangiuma da rˆa nona (domenica mangeremo dalla nonna);

duman ënduma a scorˆa (domani andremo a scuola).

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -reu mi e cantreu io canterò

2ª persona singolare -rai ti ’t cantrai tu canterai

3ª persona singolare -rà chial u cantrà lui canterà

chila a cantrà lei canterà

1ª persona plurale -ruma nujàcc e cantruma noi canteremo

2ª persona plurale -rai vujàcc i cantrai voi canterete

3ª persona plurale -ran chiaj i cantran essi canteranno

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -reu mi e curreu io correrò

2ª persona singolare -rai ti ’t currai tu correrai

3ª persona singolare -rà chial u currà lui correrà

chila a currà lei correrà

1ª persona plurale -ruma nujàcc e curruma noi correremo

2ª persona plurale -rai vujàcc i currai voi correrete

3ª persona plurale -ran chiaj i curran essi correranno

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -ireu mi e finireu io finirò

2ª persona singolare -irai ti ’t finirai tu finirai

3ª persona singolare -irà chial u finirà lui finirà

chila a finirà lei finirà

1ª persona plurale -iruma nujàcc e finiruma noi finiremo

2ª persona plurale -irai vujàcc i finirai voi finirete

3ª persona plurale -iran chiaj i finiran essi finiranno

82


Passato prossimo

Il passato prossimo si forma con il presente indicativo del verbo ausiliare (avaj - avere

e esci - essere) insieme al participio passato del verbo in questione (ad esempio:

cantà - cantato; partì - partito; finì - finito).

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e j’ho cantà io ho cantato

2ª persona singolare ti ’t j’hai cantà tu hai cantato

3ª persona singolare chial u j’ha cantà lui ha cantato

chila a j’ha canta lei ha cantato

1ª persona plurale nujàcc e j’uma cantà noi abbiamo cantato

2ª persona plurale vujàcc i j’hai cantà voi avete cantato

3ª persona plurale chiaj i j’han cantà essi hanno cantato

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: parti, tema: part-, italiano: partire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e sun partì io sono partito

2ª persona singolare ti ’t zˆeuj partì tu sei partito

3ª persona singolare chial u rˆ’è partì lui è partito

chila a rˆ’è partija lei è partita

1ª persona plurale nujàcc e suma partì noi siamo partiti

2ª persona plurale vujàcc i sai partì voi siete partiti

3ª persona plurale chiaj i sun partì essi sono partiti

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì,tema: fin-, italiano: finire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e j’ho finì io ho finito

2ª persona singolare ti ’t j’hai finì tu hai finito

3ª persona singolare chial u j’ha finì lui ha finito

chila a j’ha finì lei ha finito

1ª persona plurale nujàcc e j’uma finì noi abbiamo finito

2ª persona plurale vujàcc i j’hai finì voi avete finito

3ª persona plurale chiaj i j’han finì essi hanno finito

83


Trapassato prossimo

Il trapassato prossimo si forma premettendo l’imperfetto dell’ausiliare (avaj - avere e

esci - essere) al participio passao del verbo in questione (ad esempio: cantà - cantato;

partì - partito; finì - finito).

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e j’àva cantà io avevo cantato

2ª persona singolare ti ’t j’àvi cantà tu avevi cantato

3ª persona singolare chial u j’àva cantà lui aveva cantato

chila a j’àva canta lei aveva cantato

1ª persona plurale nujàcc e j’àvu cantà noi avevamo cantato

2ª persona plurale vujàcc i j’àvi cantà voi avevate cantato

3ª persona plurale chiaj i j’àvu cantà essi avevano cantato

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: parti, tema: part-, italiano: partire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e j’era partì io ero partito

2ª persona singolare ti ’t j’eri partì tu eri partito

3ª persona singolare chial u rˆ’era partì lui era partito

chila a rˆ’era partija lei era partita

1ª persona plurale nujàcc e j’eru partì noi eravamo partiti

2ª persona plurale vujàcc i j’eri partì voi eravate partiti

3ª persona plurale chiaj i j’eru partì essi erano partiti

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e j’àva finì io avevo finito

2ª persona singolare ti t j’àvi finì tu avevi finito

3ª persona singolare chial u j’àva finì lui aveva finito

chila a j’àva finì lei aveva finito

1ª persona plurale nujàcc e j’àvu finì noi avevamo finito

2ª persona plurale vujàcc i j’àvi finì voi avevate finito

3ª persona plurale chiaj i j’àvu finì essi avevano finito

84


Futuro anteriore

Il futuro anteriore si forma premettendo il futuro del verbo ausiliare (avaj - avere e

esci - essere) al participio passato del verbo in questione (ad esempio: cantà - cantato;

partì - partito; finì - finito).

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e j’avreu cantà io avrò cantato

2ª persona singolare ti ’t j’avrai cantà tu avrai cantato

3ª persona singolare chial u j’avrà cantà lui avrà cantato

chila a j’avrà canta lei avrà cantato

1ª persona plurale nujàcc e j’avruma cantà noi avremo cantato

2ª persona plurale vujàcc i j’avrai cantà voi avrete cantato

3ª persona plurale chiaj i j’avran cantà essi avranno cantato

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: parti, tema: part-, italiano: partire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e sareu partì io ero partito

2ª persona singolare ti ’t sarai partì tu eri partito

3ª persona singolare chial u sarà partì lui era partito

chila a sarà partija lei era partita

1ª persona plurale nujàcc e saruma partì noi eravamo partiti

2ª persona plurale vujàcc i sarai partì voi eravate partiti

3ª persona plurale chiaj i saran partì essi erano partiti

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e j’avreu finì io avrò finito

2ª persona singolare ti ’t j’avrai finì tu avrai finito

3ª persona singolare chial u j’avrà finì lui avrà finito

chila a j’avrà finì lei avrà finito

1ª persona plurale nujàcc e j’avruma finì noi avremo finito

2ª persona plurale vujàcc i j’avrai finì voi avrete finito

3ª persona plurale chiaj i j’avran finì essi avranno finito

85


Condizionale

Il condizionale ha due tempi: presente, passato

Presente

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -rìa mi e cantrìa io canterei

2ª persona singolare -rìi ti ’t cantrìi tu canteresti

3ª persona singolare -rìa chial u cantrìa lui canterebbe

chila a cantrìa lei canterebbe

1ª persona plurale -rìu nujàcc e cantrìu noi canteremmo

2ª persona plurale -rìi vujàcc i cantrìi voi cantereste

3ª persona plurale -rìu chiaj i cantrìu essi canterebbero

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -rìa mi e currìa io correrei

2ª persona singolare -rìi ti ’t currìi tu correresti

3ª persona singolare -rìa chial u currìa lui correrebbe

chila a currìa lei correrebbe

1ª persona plurale -rìu nujàcc e currìu noi correremmo

2ª persona plurale -rìi vujàcc i currìi voi correreste

3ª persona plurale -rìu chiaj i currìu essi correrebbero

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -rìa (-irìa) mi e finrìa (finirìa) io finirei

2ª persona singolare -rìi (-irìi) ti ’t finrìi (finirìi) tu finiresti

3ª persona singolare -rìa (-irìa) chial u finrìa (finirìa) lui finirebbe

chila a finrìa (finirìa) lei finirebbe

1ª persona plurale -irìu (-irìu) nujàcc e finrìu (finirìu) noi finiremmo

2ª persona plurale -rìi (-rìi) vujàcc i finrìi (finirìi) voi finireste

3ª persona plurale -rìu (-irìu) chiaj i finrìu (finirìu) essi finirebbero

Passato

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e j’avrìa cantà io avrei cantato

2ª persona singolare ti ’t j’avrìi cantà tu avresti cantato

86


3ª persona singolare chial u j’avrìa cantà lui avrebbe cantato

chila a j’avrìa canta lei avrebbe cantato

1ª persona plurale nujàcc e j’avrìu cantà noi avremmo cantato

2ª persona plurale vujàcc i j’avrìi cantà voi avreste cantato

3ª persona plurale chiaj i j’avrìu cantà essi avrebbero cantato

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: parti, tema: part-, italiano: partire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e sarìa partì io sarei partito

2ª persona singolare ti ’t sarìi partì tu saresti partito

3ª persona singolare chial u sarìa partì lui sarebbe partito

chila a sarìa partija lei sarebbe partita

1ª persona plurale nujàcc e sarìu partì noi saremmo partiti

2ª persona plurale vujàcc i sarìi partì voi sareste partiti

3ª persona plurale chiaj i sarìu partì essi sarebbero partiti

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare mi e j’avrìa finì io avrei finito

2ª persona singolare ti ’t j’avrìi finì tu avresti finito

3ª persona singolare chial u j’avrìa finì lui avrebbe finito

chila a j’avrìa finì lei avrebbe finito

1ª persona plurale nujàcc e j’avrìu finì noi avremmo finito

2ª persona plurale vujàcc i j’avrìi finì voi avreste finito

3ª persona plurale chiaj i j’avrìu finì essi avrebbero finito

Niella Belbo, veduta da levante

87


Imperativo

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare ----- ----- -----

2ª persona singolare -a canta canta

3ª persona singolare -a ch’u canta che canti

ch’a canta che canti

1ª persona plurale -uma cantuma cantiamo

2ª persona plurale -é canté cantate

3ª persona plurale -u ch’i cantu che cantino

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare ----- ----- -----

2ª persona singolare è formata cur corri

dal semplice

tema verbale

3ª persona singolare -a ch’u cura che corra

ch’a cura che corra

1ª persona plurale -uma curuma corriamo

2ª persona plurale -i curi correte

3ª persona plurale -u ch’i curu che corrano

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: capì, tema: cap, italiano: capire

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare ----- ----- -----

2ª persona singolare -iss capiss finite

3ª persona singolare -issa ch’u capissa che finisca

ch’a capissa che finisca

1ª persona plurale -iuma capiuma finiamo

2ª persona plurale -ì capì finite

3ª persona plurale -issu ch’i capissu che finiscano

Come in italiano i pronomi personali seguono il verbo all’imperativo:

gavrˆu (toglilo), tachrˆu (appendilo), esempi:

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare ----- -----

2ª persona singolare cantrˆu cantalo

3ª persona singolare ch’u rˆu canta che lo canti

ch’a rˆu canta che lo canti

88


1ª persona plurale cantumrˆu cantiamolo

2ª persona plurale canterˆu cantatelo

3ª persona plurale ch’i rˆu cantu che lo cantino

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare ----- -----

2ª persona singolare curje corrigli

3ª persona singolare ch’u-j cura che lui corra

ch’a-j cura che lei corra

1ª persona plurale curumje corriamogli

2ª persona plurale curije corretegli

3ª persona plurale ch’i-j curu che gli corrano

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: capì, tema: cap-, italiano: capire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare ----- -----

2ª persona singolare capissme capiscimi

3ª persona singolare ch’um capissa che mi capisca

ch’am capissa che mi capisca

1ª persona plurale capiumje capiamoli

2ª persona plurale capime capitemi

3ª persona plurale ch’im capissu che mi capiscano

Variazioni ortografiche davanti ai pronomi personali

La seconda persona singolare dei verbi della prima coniugazione perde la desinenza -a:

verbo forma verbale traduzione

painsè (pensare) painsa - pàinsme pensa - pensami

La prima persona plurale perde la -a:

verbo forma verbale traduzione

baivi (bere) baivuma - baivumrˆa beviamo - beviamola

I verbi terminanti in -cè, -gè perdono la desinenza della seconda persona e raddoppiano

la consonante finale:

verbo forma verbale traduzione

bucè (bocciare) bocia - bocc-rˆu boccia - boccialo

bugè (muovere) bugia - bugg-rˆu muovi - muovilo

89


Congiuntivo

Il condizionale presenta tempi:

semplici: presente e imperfetto; composti: passato e trapassato

Presente

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -a che mi e canta che io canti

2ª persona singolare -i che ti ’t canti che tu canti

3ª persona singolare -a che chial u canta che lui canti

che chila a canta che lei canti

1ª persona plurale -u che nujàcc e cantu che noi cantiamo

2ª persona plurale -i che vujàcc i canti che voi cantiate

3ª persona plurale -u che chiaj i cantu che essi cantino

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -a che mi e cura che io corra

2ª persona singolare -i che ti ’t curi che tu corra

3ª persona singolare -a che chial u cura che lui corra

che chila a cura che lei corra

1ª persona plurale -u che nujàcc e curu che noi corriamo

2ª persona plurale -i che vujàcc i curi che voi corriate

3ª persona plurale -u che chiaj i curu che essi corrano

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -ssa che mi e finissa che io finisca

2ª persona singolare -ssi che ti ’t finissi che tu finisca

3ª persona singolare -ssa che chial u finissa che lui finisca

che chila a finissa che lei finisca

1ª persona plurale -ssu che nujàcc e finissu che noi finiamo

2ª persona plurale -ssi che vujàcc i finissi che voi finiate

3ª persona plurale -ssu che chiaj i finissu che essi finiscano

Imperfetto

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè tema: cant-, italiano: cantare

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -aissa che mi e cantaissa che io cantassi

2ª persona singolare -aissi che ti ’t cantaissi che tu cantassi

90


3ª persona singolare -aissa che chial u cantaissa che lui cantasse

che chila a cantaissa che lui cantasse

1ª persona plurale -aissu che nujàcc e cantaissu che noi cantassimo

2ª persona plurale -aissi che vujàcc i cantaissi che voi cantaste

3ª persona plurale -aissu che chiaj i cantaissu che essi cantassero

Per la 1ª persona plurale viene usata anche la desinenza -asmu come ad esempio in:

fasmu (facessimo).

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -issa che mi e curissa che io corressi

2ª persona singolare -issi che ti ’t curissi che tu corressi

3ª persona singolare -issa che chial u curissa che lui corresse

che chila a curissa che lei corresse

1ª persona plurale -issu che nujàcc e curissu che noi corressimo

2ª persona plurale -issi che vujàcc i curissi che voi correste

3ª persona plurale -issu che chiaj i curissu che essi corressero

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

persona desinenza forma verbale traduzione

1ª persona singolare -ssa che mi e finissa che io finissi

2ª persona singolare -ssi che ti ’t finissi che tu finissi

3ª persona singolare -ssa che chial u finissa che lui finisse

che chila a finissa che lei finisse

1ª persona plurale -ssu che nujàcc e finissu che noi finissimo

2ª persona plurale -ssi che vujàcc i finissi che voi finiste

3ª persona plurale -ssu che chiaj i finissu che essi finissero

Passato

Il congiuntivo passato si forma con il congiuntivo presente dell’ausiliare e il participio

passato del verbo in questione.

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare che mi e j’àba cantà che io abbia cantato

2ª persona singolare che ti ’t j’àbi cantà che tu abbia cantato

3ª persona singolare che chial u j’àba cantà che lui abbia cantato

che chila a j’àba canta che lei abbia cantato

1ª persona plurale che nujàcc e j’àbu cantà che noi abbiamo cantato

2ª persona plurale che vujàcc i j’àbi cantà che voi abbiate cantato

3ª persona plurale che chiaj i j’àbu cantà che essi abbiano cantato

91


Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: pàrti, tema: part-, italiano: partire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare che mi e sìa partì che io sia partito

2ª persona singolare che ti ’t sìi partì che tu sia partito

3ª persona singolare che chial u sìa partì che lui sia partito

che chila a sìa partija che lei sia partita

1ª persona plurale che nujàcc e sìu partì che noi siamo partiti

2ª persona plurale che vujàcc i sìi partì che voi siate partiti

3ª persona plurale che chiaj i sìu partì che essi siano partiti

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare che mi e j’àba finì che io abbia finito

2ª persona singolare che ti ’t j’àbi finì che tu abbia finito

3ª persona singolare che chial u j’àba finì che lui abbia finito

che chila a j’àba finì che lei abbia finito

1ª persona plurale che nujàcc e j’àbu finì che noi abbiamo finito

2ª persona plurale che vujàcc i j’àbi finì che voi abbiate finito

3ª persona plurale che chiaj i j’àbu finì che essi abbiano finito

Trapassato

Il congiuntivo passato si forma con il congiuntivo imperfetto dell’ausiliare e il participio

passato del verbo in questione.

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare se mi e j’avaissa cantà se io avessi cantato

2ª persona singolare se ti ’t j’avaissi cantà se tu avessi cantato

3ª persona singolare se chial u j’avaissa cantà se lui avesse cantato

se chila a j’avaissa canta se lei avesse cantato

1ª persona plurale se nujàcc e j’avaissu cantà se noi avessimo cantato

2ª persona plurale se vujàcc i j’avaissi cantà se voi aveste cantato

3ª persona plurale se chiaj i j’avaissu cantà se essi avessero cantato

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: parti, tema: part-, italiano: partire

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare se mi e fissa partì se io fossi partito

2ª persona singolare se ti ’t fissi partì se tu fossi partito

3ª persona singolare se chial u fissa partì se lui fosse partito

se chila a fissa partija se lei fosse partita

92


1ª persona plurale se nujàcc e fissu partì se noi fossimo partiti

2ª persona plurale se vujàcc i fissi partì se voi foste partiti

3ª persona plurale se chiaj i fissu partì se essi fossero partiti

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

Infinito

persona forma verbale traduzione

1ª persona singolare se mi e j’avaissa finì se io avessi finito

2ª persona singolare se ti ’t j’avaissi finì se tu avessi finito

3ª persona singolare se chial u j’avaissa finì se lui avesse finito

se chila a j’avaissa finì se lei avesse finito

1ª persona plurale se nujàcc e j’avaissu finì se noi avessimo finito

2ª persona plurale se vujàcc i j’avaissi finì se voi aveste finito

3ª persona plurale se chiaj i j’avaissu finì se essi avessero finito

L’infinito ha due tempi: presente e passato

Presente

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

desinenza forma verbale traduzione

-è cantè cantare

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

desinenza forma verbale traduzione

-i curi correre

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

desinenza forma verbale traduzione

-ì finì finire

Passato

L’infinito passato si forma premettendo l’infinito dell’ausiliare al participio passato

del verbo in questione.

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

desinenza traduzione

avaj cantà aver cantato

93


Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: parti, tema: part-, italiano: partire

desinenza traduzione

esci partì essere partito

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

Gerundio

desinenza traduzione

avaj finì aver finito

Il gerundio ha due forme: semplice e composto

Semplice

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

desinenza forma verbale traduzione

-anda cantanda cantando

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

desinenza forma verbale traduzione

-inda curinda correndo

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

desinenza forma verbale traduzione

-inda fininda finendo

Il gerundio semplice posposto ai verbi ëndè (andare) e stè (stare) viene a descrivere

un’azione in progressione:

mi e stàgh giganda italiano: io sto giocando francese: je suis en train de jouer

chila a va migliuranda italiano: lei va migliorando inglese: she is going to feel better.

Ricordiamo qui la forma: «esci ën mentre che»:

e sun ën mentre che mangg (sto mangiando).

La forme italiane «essere sul punto di», «stare per» si possono rendere con:

esci ën camin:

e sun ën camin (a) andè a scorˆa (sto per andare a scuola)

i sun ën camin a gighè arˆ balun (stanno per giocare a pallone)

e suma ën camin a mangè (stiamo per mangiare).

94


Composto

Il gerundio composto si forma premettendo il gerundio dell’ausiliare al participio

passato del verbo in questione.

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

forma verbale traduzione

avanda cantà avendo cantato

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: parti, tema: part-, italiano: partire

forma verbale traduzione

escinda partì essendo partito

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

Participio

forma verbale traduzione

avanda finì avendo finito

Il participio ha due forme: presente e passato

Presente

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

desinenza forma verbale traduzione

-ant cantant cantante

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

desinenza forma verbale traduzione

-aint curaint corrente

Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

desinenza forma verbale traduzione

-aint finaint finente

Passato

Prima coniugazione verbi uscenti in -è: cantè, tema: cant-, italiano: cantare

desinenza forma verbale traduzione

-à cantà cantato

Seconda coniugazione verbi uscenti in -i: curi, tema: cur-, italiano: correre

desinenza forma verbale traduzione

- ü curü corso

95


Terza coniugazione verbi uscenti in -ì: finì, tema: fin-, italiano: finire

desinenza forma verbale traduzione

-ì finì finito

I verbi terminanti in -i (seconda coniugazione) che un tempo facevano parte dei verbi

in -ire presentano un participio passato in -ì.

Esempi:

infinito participio passato traduzione

parti (partire) partì partito

beuji (bollire) bijì, bjì bollito

seufri (soffrire) seufrì sofferto

A differenza dell’italiano quando il participio passato è coniugato con avaj (avere), la

particella pronominale si pospone ad esso:

l’ho vista ieri e j’ho vistrˆa sairˆa

le ha già spedite u j’ha zà spedije

Si ricorda dunque che a differenza di tutte le altre lingue romanze le forme atone dei

pronomi personali complemento si pospongono al participio passato, anche se

accompagnato dall’ausiliare:

le ho scritto ieri e j’ho scrivuje sairˆa

l’ho mandato al diavolo e j’ho mandarˆu arˆ diavu

Particolarità

1ª coniugazione

I verbi terminanti in -chè e -ghè perdono la h davanti alle desinenze che iniziano con

le vocali a e u:

verbo esempio traduzione

baichè (guardare) e baicuma guardiamo

tuchè (toccare) u tuca tocca

i verbi terminanti in -cè e -gè inseriscono una i tra il tema e le desinenze che iniziano

con a e u:

verbo esempio traduzione

cicè (succhiare) u ciücia succhia

marcè (camminare) e marciuma camminiamo

96


i verbi come purtè (portare) cambiano il suono u in o quando la vocale è tonica:

indicativo traduzione

mi e port io porto

ti ët porti tu porti

chial u porta egli porta

nujàcc e purtuma noi portiamo

vujàcc i porti voi portate

chiaj i portu essi portano

alcuni verbi cambiano il suono i in eu o ü quando questo diventa tonico:

verbo esempio traduzione

bitè (mettere) ti ët beuti tu metti

stidiè (studiare) chial u stüdia lui studia

i verbi in -nè cambiano la n in n- faucale, quando l’accento si sposta sulla vocale che

precede la n stessa:

verbo esempio traduzione

sunè (suonare) chila a sun-a lei suona

trunè (tuonare) u trun-a tuona

i verbi con una contrazione interna in cui l’infinito ha perso il suono e latino riprendono

la vocale ogni volta che l’accento non cade sulla desinenza:

verbo esempio traduzione

rablè (trascinare) ti ët rabeli tu trascini

splè (pelare) chial u spela lui pela

In questa coniugazione la seconda persona plurale dell’imperativo presenta la desinenza

«é» chiusa (caté - comprate), mentre l’infinito ha la «è» aperta (catè - comprare).

2ª coniugazione

I verbi come mordi (mordere) cambiano il suono o in u quando tale vocale perde l’accento

(diventa atona):

indicativo traduzione

mi e mord io mordo

ti ët mordi tu mordi

chial u mord lui morde

nujàcc e murduma noi mordiamo

vujàcc i mordi voi mordete

chiaj i mordu essi mordono

Imperfetto: e murdiva, ët murdivi, u murdiva, e murdivu, i murdivi, i murdivu

97


i verbi come dreumi (dormire) cambiano la eu in i quando tale dittongo perde l’accento:

indicativo traduzione

mi e dreum io dormo

ti ët dreumi tu dormi

chial u dreum lui dorme

nujàcc e drimuma noi dormiamo

vujàcc i dreumi voi dormite

chiaj i dreumu essi dormono

Imperfetto: e drimiva, ët drimivi, u drimiva, e drimivu, i drimivi, i drimivu

i verbi terminanti in -ci e -gi inseriscono una i tra il tema e le desinenze che iniziano

con a, u e ü:

verbo esempio traduzione

curegi (correggere) chiaj i curegiu essi correggono

i verbi terminanti in -chi e -ghi perdono la h davanti alle desinenze che iniziano con

le vocali a e u:

verbo esempio traduzione

vughi (vedere) e vuguma vediamo

I verbi come përmëtti (permettere) cambiano la consonante lunga -tt in breve -t

quando l’accento passa sulla vocale che segue:

verbo esempio traduzione

përmëtti (permettere) e përmëtuma permettiamo

3ª coniugazione

La terza coniugazione presenta le stesse desinenze per tutti i suoi verbi, senza eccezioni.

98


Verbi irregolari

La maggior parte dei verbi segue le regole appena descritte, tuttavia ve ne sono alcuni

che presentando peculiarità specifiche sono detti irregolari.

In genere le anomalie si registrano solamente nel tema mentre le desinenze sono regolari.

Le irregolarità, in genere, si ripetono in modi e tempi determinati.

I verbi irregolari al:

presente indicativo presentano le irregolarità anche al:

presente congiuntivo

imperativo

imperfetto indicativo mantengono le irregolarità anche al:

imperfetto congiuntivo

participio presente

gerundio

futuro presentano l’anomalia anche al:

condizionale presente

Participio passato

i più comuni participi irregolari sono:

infinito participio passato traduzione

cheusi (cuocere) cheucc cotto

dì (dire) dicc detto

esci (essere) stà stato

fè (fare) fàcc fatto

meuiri (morire) mort morto

nasci (nascere) nà nato

scrivi (scrivere) scricc scritto

vughi (vedere) vist visto

in piemontese alcuni verbi hanno due participi passati, uno regolare ed uno irregolare

come ad esempio:

infinito

participio passato

regolare

participio passato

irregolare traduzione

cumpun-i (comporre) cumpunü cumpost composto

cundividi (condividere) cundividü cundivis condiviso

cunvinci (convincere) cunvinciü cunvint convinto

curumpi (corrompere) curumpü curot corrotto

decidi (decidere) decidü decis deciso

deludi (deludere) deludü delus deluso

dëspun-i (disporre) dëspunü dispost disposto

99


infinito

participio passato participio passato

regolare irregolare

distaindi (distendere) distaindü distais disteso

dividi (dividere) dividü divis diviso

espun-i (esporre) espunü espost esposto

fè (fare) fà fàcc fatto

ilüdi (illudere) ilüdü ilüs illuso

nasci (nascere) nassü nà nato

perdi (perdere) perdü pèrs perso

persuad (persuadere) persuadü persuas persuoso

pretaindi (pretendere) pretaindü pretais preteso

pruduvü (produrre) pruduvü prudot prodotto

prumovi (promuovere) prumuvü prumoss promosso

prupun-i (proporre) prupunü prupost proposto

suspaindi (sospendere) suspaindü suspais sospeso

teni (tenere) tenü tnì tenuto

upun-i (opporre) upunü upost opposto

Normalmente l’ausiliare avaj (avere) si usa con le forme regolari mentre esci (essere)

con quelle irregolari:

esempio traduzione

ij matot i j’han decidü ëd pàrti

saira neucc

hanno deciso di partire ieri notte

to frel u rˆ’è maj decis a pàrti tuo fratello non si decide mai a partire.

Cravanzana, veduta da mezzodì

100

traduzione


Coniugazione di alcuni verbi irregolari

Cheusi (cuocere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: cheus, cheusi, cheus, cusuma, cheusi, cheusu

imperfetto: cusiva, cusivi, cusiva, cusivu, cusivi, cusivu

futuro: cheusreu, cheusrai, cheusrà, cusruma, cheusrai, cheusran

Condizionale presente: cheusrìa, cheusrìi, cheusrìa, cheusrìu, cheusrìi, cheusrìu

Congiuntivo presente: cheusa, cheusi, cheusa, cheusu, cheusi, cheusu

Imperativo

imperfetto: cusissa, cusissi, cusissa, cusissu, cusissi, cusissu

cheus, ch’u cheusa, cusuma, cheusi, ch’i cheusu

Gerundio semplice: cusinda

Participio passato: cheucc

Cüsi (cucire) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: cüs, cüsi, cüs, cüsuma, cüsi, cüsu

imperfetto: chisiva, chisivi, chisiva, chisivu, chisivi,

chisivu

futuro: chisreu, chisrai, chisrà, chisruma, chisrai, chisran

Condizionale presente: chisrìa, chisrìì, chisrìa, chisrìu, chisrìi, chisrìu

Congiuntivo presente: cüsa, cüsi, cüsa, cüsu, cüsi, cüsu

Imperativo

imperfetto: chisissa, chisissi, chisissa, chisissu, chisissi,

chisissu

cüs, ch’u cüsa, cüsuma, cüsi, ch’i cüsu

Gerundio semplice: chisinda

Participio passato: chisì,cüsù

Dè (dare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: dagh, dai, dà, duma, dai, dan

imperfetto: dàva, dàvi, dàva, dàvu, dàvi, dàvu

futuro: dareu, darai, darà, daruma, darai, daran

Condizionale presente: darìa, darìi, darìa, darìu, darìi, darìu

Congiuntivo presente: dàga, dàghi, dàga, dàgu, dàghi, dàgu

Imperativo

imperfetto: daissa, daissi, daissa, daissu, daissi, daissu

dà, ch’u dàga, duma, dé, ch’i dàgu

Gerundio semplice: danda

Participio passato: dà

101


Dì (dire) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: digh, disi, dis, diuma, disi, disu

imperfetto: diva, divi, diva, divu (dimu), divi, divu

futuro: direu, dirai, dirà, diruma, dirai, diran

Condizionale presente: dirìa, dirìi, dirìa, dirìu, dirìi, dirìu

Congiuntivo presente: diga, dighi, diga, digu, dighi, digu

Imperativo

imperfetto: dissa, dissi, dissa, dissu, dissi, dissu

dì, ch’u diga, diuma, dì, ch’i digu

Gerundio semplice: dinda

Participio passato: dicc

Duvaj (dovere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: dev, devi, dev, duvuma, devi, devu

imperfetto: duvàva, duvàvi, duvàva, duvàvu, duvàvi, duvàvu

futuro: duvreu, duvrai, duvrà, duvruma, duvrai, duvran

Condizionale presente: duvrìa, duvrìi, duvrìa, duvrìu, duvrìi, duvrìu

Congiuntivo presente: deva, devi, deva, devu, devi, devu

Imperativo

imperfetto: duvaissa, duvaissi, duvaissa, duvaissu, duvaissi, duvaissu

deuv, ch’u deuva, duvuma, deuvi, ch’i deuvu

Gerundio semplice: duvanda

Participio passato: duvü

Ëndè (andare) - ausiliare: esci (essere)

Indicativo presente: vàgh, vai (và), và, ënduma, vai, van

imperfetto: ëndàva, ëndàvi, ëndàva, ëndàvu (ëndàvmu), ëndàvi,

ëndàvu

futuro: ëndareu, ëndarai, ëndarà, ëndaruma, ëndarai, ëndaran

Condizionale presente: ëndarìa, ëndarìi, ëndarìa, ëndarìu, ëndarìi, ëndarìu

Congiuntivo presente: vàga, vàghi, vàga, vàgu, vàghi, vàgu

Imperativo

imperfetto: ëndaissa, ëndaissi, ëndaissa, ëndaissu, ëndaissi, ëndaissu

và, ch’u vàga, ënduma, ëndé, ch’i vàgu

Gerundio semplice: ëndanda

Participio passato: ëndà

Fè (fare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: fàzˆ, fài (fà), fà, fuma, fai, fan

102


imperfetto: fàva, fàvi, fàva, fàvu (fàmu), fàvi, faàva

futuro: fareu, farai, farà, faruma, farai, faran

Condizionale presente: farìa, farìi, farìa, farìu, farìi, farìu

Congiuntivo presente: fàzˆa, fàzˆi, fàzˆa, fàzˆu (fàzˆmu), fàzˆi, fàzˆu

Imperativo

imperfetto: faissa, faissi, faissa, faissu (faismu), faissi, faissu

fà, ch’u fazˆa, fuma, fé, ch’i fàzˆu (ch’i fazˆmu)

Gerundio semplice: fanda

Participio passato: fàcc, fà

Pudaj (potere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: peuss, peurˆi, peu, puduma (puma), peurˆi, peurˆu

imperfetto: pudàva, pudàvi, pudàva (pava), pudàvu, pudàvi, pudàvu

futuro: pudreu, pudrai, pudrà, pudruma, pudrai, pudran

Condizionale presente: pudrìa, pudrìi, pudrìa, pudrìu, pudrìi, pudrìu

Congiuntivo presente: peussa, peussi, peussa, peussu, peussi, peussu

imperfetto: pudaissa, pudaissi, pudaissa (paissa), pudaissu, pudaissi,

pudaissu

Gerundio semplice: pudanda

Participio passato: pudü

Savaj (sapere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: seu, sai (sà), sà, suma, sai, san

imperfetto: sàva, sàvi, sàva, sàvu, sàvi, sàvu

futuro: savreu, savrai, savrà, savruma, savrai, savran

Condizionale presente: savrìa, savrìi, savrìa, savrìu, savrìi, savrìu

Congiuntivo presente: sàpa, sàpi, sàpa, sàpu, sàpi, sàpu

Imperativo

imperfetto: savaissa, savaissi, savaissa, savaissu, savaissi, savaissu

sà, ch’u sàpa, suma, savaj, ch’i sàpu

Gerundio semplice: savanda

Participio passato: savü

Stè (stare) - ausiliare: esci (essere)

Indicativo presente: stàgh, stai (stà), stà, stuma, stai, stan

imperfetto: stàva, stàvi, stàva, stàvu, stàvi, stàvu

futuro: stareu, starai, starà, staruma, starai, staran

Condizionale presente: starìa, starìi, starìa, starìu, starìi, starìu

103


Congiuntivo presente: stàga, stàghi, stàga, stàgu, stàghi, stàgu

Imperativo

imperfetto: staissa, staissi, staissa, staissu, staissi, staissu

stà, ch’u stàga, stuma, sté, ch’i stàgu

Gerundio semplice: standa

Participio passato: stà

Teni (tenere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: ten, teni, ten, tnuma, teni, tenu

imperfetto: teniva, tenivi, teniva, tenivu, tenivi, tenivu

futuro: tenreu, tenrai, tenrà, tenruma, tenrai, tenran

Condizionale presente: tenrìa, tenrìi, tenrìa, tenrìu, tenrìi, tenrìu

Congiuntivo presente: tena, teni, tena, tenu, teni, tenu

Imperativo

imperfetto: tnissa, tnissi, tnissa, tnissu, tnissi, tnissu

ten, ch’u tena, tenuma, teni, ch’i tenu

Gerundio semplice: teninda

Participio passato: tnì, tenü

Vari (valere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: varˆ, varˆi, varˆ, varˆuma, varˆi, varˆu

imperfetto: varˆiva, varˆivi, varˆiva, varˆivu, varˆivi, varˆivu

futuro: varreu, varrai, varrà, varruma, varrai, varran

Condizionale presente: varrìa, varrìi, varrìa, varrìu, varrìi, varrìu

Congiuntivo presente: vàrˆa, vàrˆi, vàrˆa, vàrˆu, vàrˆi, vàrˆu

Imperativo

imperfetto: varˆissa, varˆissi, varˆissa, varˆissu, varˆissi, varˆissu

varˆ, ch’u vàrˆa, varˆuma, vàrˆi, ch’i vàru

Gerundio semplice: varinda

Participio passato: varˆü

Veni, Ënnì (venire, diventare) - ausiliare: esci (essere)

Indicativo presente: ven, veni, ven, ënniuma, veni, venu

imperfetto: ënniva, ënnivi, ënniva, ënnivu, ënnivi, ënnivu

futuro: ënnireu, ënnirai, ënnirà, ënniruma, ënnirai, ënniran

Condizionale presente: ënnirìa, ënnirìi, ënnirìa, ënnirìu, ënnirìi, ënnirìu

Congiuntivo presente: vena, veni, vena, venu, veni, venu

Imperativo

imperfetto: ënnissa, ënnissi, ënnissa, ënnissu, ënnissi, ënnissu

ven, ch’u vena, ënniuma, ënnì (veni), ch’i venu

104


Gerundio semplice: ënninda, vninda

Participio passato: ënnü, ëvnü

Vughi (vedere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: vugh, vughi, vugh, vuguma, vughi, vugu

imperfetto: vughiva, vughivi, vughiva, vughivu, vughivi, vughivu

futuro: vugreu, vugrai, vugrà, vugruma, vugrai, vugran

Condizionale presente: vugrìa, vugrìi, vugrìa, vugrìu, vugrìi, vugrìu

Congiuntivo presente: vuga, vughi, vuga, vugu, vughi, vugu

Imperativo

imperfetto: vughissa (vugaissa), vughissi, vughissa, vughissu,

vughissi, vughissu

vugh, ch’u vuga, vuguma, vughi, ch’i vugu

Gerundio semplice: vughinda

Participio passato: vist

Vuraj (volere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: veuj, veurˆi, veu, vuruma, veurˆi, veurˆu

imperfetto: vuràva, vuràvi, vuràva, vuràvu, vuràvi, vuràvu

futuro: vurreu, vurrai, vurrà, vurruma, vurrai, vurran

Condizionale presente: vurrìa, vurrìi, vurrìa, vurrìu, vurrìi, vurrìu

Congiuntivo presente: veuja, veuji, veuja, veuju, veuji, veuju

Imperativo

imperfetto: vuraissa, vuraissi, vuraissa, vuraissu, vuraissi, vuraissu

veu, ch’u veuja, vuruma, veurˆi, ch’i veuju

Gerundio semplice: vuranda

Participio passato: vursü, vurü

Coniugazione di alcuni verbi

Baivi (bere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: baiv, baivi, baiv, baivuma, baivi, baivu

imperfetto: baiviva, baivivi, baiviva, baivivu, baivivi, baivivu

futuro: baivreu, baivrai, baivrà, baivruma, baivrai, baivran

Condizionale presente: baivrìa, baivrìi, baivrìa, baivrìu, baivrìi, baivrìu

Congiuntivo presente: baiva, baivi, baiva, baivu, baivi, baivu

Imperativo

imperfetto: baivissa (baivaissa), baivissi, baivissa, baivissu, baivissi,

baivissu

baiv, ch’u baiva, baivuma, baivi, ch’i baivu

105


Gerundio semplice: baivinda

Participio passato: baivü

Bugè (muovere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: bugg, bugi, bugia, bugiuma, bugi, bugiu

imperfetto: bugiàva, bugiàvi, bugiàva, bugiàvu, bugiàvi, bugiàvu

futuro: bugg-reu, bugg-rai, bugg-rà, bugg-ruma, bugg-rai,

bugg-ran

Condizionale presente: bugg-rìa, bugg-rìi, bugg-rìa, bugg-rìu, bugg-rìi, bugg-rìu

Congiuntivo presente: bugia, bugi, bugia, bugiu, bugi, bugiu

Imperativo

imperfetto: bugiaissa, bugiaissi, bugiaissa, bugiaissu, bugiaissi,

bugiaissu

bugia, ch’u bugia, bugiuma, bugé, ch’i bugiu

Gerundio semplice: bugianda

Participio passato: bugià

Chërzi (credere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: chërz, chërzi, chërz, chërzuma, chërzi, chërzu

imperfetto: chërziva, chërzivi, chërziva, chërzivu, chërzivi, chërzivu

futuro: chërzreu, chërzrai, chërzrà, chërzruma, chërzrai,

chërzran

Condizionale presente: cherzrìa, cherzrìi, chërzrìa, chërzrìu, chërzrìi, cherzrìu

Congiuntivo presente: chërza, chërzi, chërza, chërzu, chërzi, chërzu

Imperativo

imperfetto: chërzissa, chërzissi, chërzissa, chërzissu, chërzissi,

chërzissu

chërz, ch’u chërza, chërzuma, chërzi, ch’i chërzu

Gerundio semplice: chërzinda

Participio passato: chërzü

Cheuji (raccogliere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: cheuj, cheuji, cheuj, chiuma (chijuma), cheuji, cheuju

imperfetto: chiva, chivi, chiva, chivu, chivi, chivu

futuro: chijreu, chijrai, chijrà, chijruma, chijrai, chijran

Condizionale presente: chijrìa, chijrìi, chijrìa, chijrìu, chijrìi, chijrìu

Congiuntivo presente: cheuja, cheuji, cheuja, cheuju, cheuji, cheuju

imperfetto: chijrissa, chijrissi, chijrissa, chijrissu, chijrissi, chijrissu

106


Imperativo cheuj, ch’u cheuja, chiuma (chijuma), cheuji, ch’i cheuju

Gerundio semplice: chinda

Participio passato: chicc, chì

Creubi (coprire) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: creub, creubi, creub, cribuma, creubi, creubu

imperfetto: cribiva, cribivi, cribiva, cribivu, cribivi, cribivu

futuro: cribireu, cribirai, cribirà, cribiruma, cribirai, cribiran

Condizionale presente: cribirìa, cribirìi, cribirìa, cribirìu, cribirìi, cribirìu

Congiuntivo presente: creuba, creubi, creuba, creubu, creubi, creubu

Imperativo

imperfetto: cribissa, cribissi, cribissa, cribissu, cribissi, cribissu

creub, ch’u creuba, cribuma, creubi, ch’i creubu

Gerundio semplice: cribinda

Participio passato: cribì

Curegi (correggere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: curegg, curegi, curegg, curegiuma, curegi, curegiu

imperfetto: curegiva, curegivi, curegiva, curegivu, curegivi, curegivu

futuro: curegg-reu, curegg-rai, curegg-rà, curegg-ruma,

curegg-rai, curegg-ran

Condizionale presente: curegg-rìa, curegg-rìi, curegg-rìa, curegg-rìu, curegg-rìi,

curegg-rìu

Congiuntivo presente: curegia, curegi, curegia, curegiu, curegi, curegiu

Imperativo

imperfetto: curegissa, curegissi, curegissa, curegissu, curegissi,

curegissu

curegg, ch’u curegia, curegiuma, curegi, ch’i curegiu

Gerundio semplice: cureginda

Participio passato: curegiü

Dësblè (disfare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: dësbel, dësbeli, dësbela, dësbluma, dësbeli, dësbelu

imperfetto: dësblàva, dësblàvi, dësblàva, dësblàvu, dësblàvi,

dësblàvu

futuro: dësbelreu, dësbelrai, dësbelrà, dësbelruma, dësbelrai,

dësbelran

Condizionale presente: dësbelrìa, dësbelrìi, dësbelrìa, dësbelrìu, dësbelrìi,

dësbelrìu

107


Congiuntivo presente: dësbela, dësbeli, dësbela, dësbelu, dësbeli, dësbelu

Imperativo

imperfetto: dësblaissa, dësblaissi, dësblaissa, dësblaissu, dësblaissi,

dësblaissu

dësbela, ch’u dësbela, dësbluma, dësblé, ch’i dësbelu

Gerundio semplice: dësblanda

Participio passato: dësblà

Dreumi (dormire) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: dreum, dreumi, dreum, drimuma, dreumi, dreumu

imperfetto: drimiva, drimivi, drimiva, drimivu, drimivi, drimivu

futuro: drimreu, drimrai, drimrà, drimruma, drimrai, drimran

Condizionale presente: drimrìa, drimrìi, drimrìa, drimrìu, drimrìi, drimrìu

Congiuntivo presente: dreuma, dreumi, dreuma, dreumu, dreumi, dreumu

Imperativo

imperfetto: drimissa, drimissi, drimissa, drimissu, drimissi, drimissu

dreum, ch’u dreuma, drimuma, dreumi, ch’i dreumu

Gerundio semplice: driminda

Participio passato: drimü

Druchè (cadere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: droch, drochi, droca, drucuma, drochi, drocu

imperfetto: drucàva, drucàvi, drucàva, drucàvu, drucàvi, drucàvu

futuro: drucreu, drucrai, drucrà, drucruma, drucrai, drucran

Condizionale presente: drucrìa, drucrìi, drucrìa, drucrìu, drucrìi, drucrìu

Congiuntivo presente: droca, drochi, droca, drocu, dochi, drocu

Imperativo

imperfetto: drucaissa, drucaissi, drucaissa, drucaissu, drucaissi,

drucaissu

droca, ch’u droca, drucuma, druché, ch’i drocu

Gerundio semplice: drucanda

Participio passato: drucà

Duminè (dominare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: dumin, dumin-i, dumin-a, duminuma, dumin-i, dumin-u

imperfetto: duminàva, duminàvi, duminàva, duminàvu, duminàvi,

duminàvu

futuro: duminreu, duminrai, duminrà, duminruma, duminrai,

duminran

Condizionale presente: duminrìa, duminrìi, duminrìa, duminrìu, duminrìi,

duminrìu

108


Congiuntivo presente: dumin-a, dumin-i, dumin-a, dumin-u, dumin-i, dumin-u

Imperativo

imperfetto: duminaissa,duminaissi,duminaissa,duminaissu,

duminaissi, duminaissu

dumin-a, ch’u dumin-a, duminuma, duminé, ch’i dumin-u

Gerundio semplice: duminanda

Participio passato: duminà

Duvrè (adoperare, usare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: dovr, dovri, dovra, duvruma, dovri, dovru

imperfetto: duvràva, duvràvi, duvràva, duvràvu, duvràvi, duvràvu

futuro: duvreu, duvrai, duvrà, duvruma, duvrai, duvran

Condizionale presente: duvrìa, duvrìi, duvrìa, duvrìu, duvrìi, duvrìu

Congiuntivo presente: dovra, dovri, dovra, dovru, dovri, dovru

Imperativo

imperfetto: duvraissa, duvraissi, duvraissa, duvraissu, duvraissi,

duvraissu

dovra, ch’u dovra, duvruma, duvré, ch’i dovru

Gerundio semplice: duvranda

Participio passato: duvrà

Gighè (giocare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: gieugh, gieughi, gieuga, giguma, gieughi, gieugu

imperfetto: gigàva, gigàvi, gigàva, gigàvu, gigàvi, gigàvu

futuro: gigreu, gigrai, gigrà, gigruma, gigrai, gigran

Condizionale presente: gigrìa gigrìi, gigrìa, gigrìu, gigrìi, gigrìu

Congiuntivo presente: gieuga, gieughi, gieuga, giguma, gieughi, gieugu

Imperativo

imperfetto: gigaissa, gigaissi, gigaisssa, gigaissu, gigaissi, gigaissu

gieuga, ch’u gieuga, giguma, gighé, ch’i gieugu

Gerundio semplice: giganda

Participio passato: gigà

Grignè (ridere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: grign, grigni, grigna, grignuma, grigni, grignu

imperfetto: grignàva, grignàvi, grignàva, grignàvu, grignàvi, grignàvu

futuro: grignreu, grignrai, grignrà, grignruma, grignrai, grignran

Condizionale presente: grignrìa grignrìi, gringnrìa, grignrìu, grignrìi, grignrìu

Congiuntivo presente: grigna, grigni, grigna, grignu, grigni, grignu

109


Imperativo

imperfetto: grignaissa, grignaissi, grignaissa, grignaissu, grignaissi,

grignaissu

grigna, ch’u grigna, grignuma, grigné, ch’i grignu

Gerundio semplice: grignanda

Participio passato: grignà

Jitè (aiutare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: jüt, jüti, jüta, jituma, jüti, jütu

imperfetto: jitàva, jitàvi, jitàva, jitàvu, jitàvi, jitàvu

futuro: jitreu, jitrai, jitrà, jitruma, jitrai, jitran

Condizionale presente: jitrìa, jitrìi, jitrìa, jitrìu, jitrìi, jitrìu

Congiuntivo presente: jüta, jüti, jüta, jütu, jüti, jütu

Imperativo

imperfetto: jitaissa, jitaissi, jitaissa, jitaissu, jitaissi, jitaissu

jüta, ch’u jüta, jituma, jité, ch’i jütu

Gerundio semplice: jitanda

Participio passato: jità

Mangè (mangiare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: mangg, mangi, mangia, mangiuma, mangi, mangiu

imperfetto: mangiàva, mangiàvi, mangiàva, mangiàvu, mangiàvi,

mangiàvu

futuro: mangg-reu, mangg-rai, mangg-rà, mangg-ruma,

mangg-rai, mangg-ran

Condizionale presente: mangg-rìa, mangg-rìi, mangg-rìa, mangg-rìu, mangg-rìi,

mangg- rìu

Congiuntivo presente: mangia, mangi, mangia, mangiu, mangi, mangiu

Imperativo

imperfetto: mangiaissa,mangiaissi,mangiaissa, mangiaissu,

mangiaissi, mangiaissu

mangia, ch’u mangia, mangiuma, mangé, ch’i mangiu

Gerundio semplice: mangianda

Participio passato: mangià

Marcè (camminare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: marcc, marci, marcia, marciuma, marci, marciu

imperfetto: marciàva, marciàvi, marciàva, marciàvu, marciàvi,

marciàvu

futuro: marcc-reu, marcc-rai, marcc-rà, marcc-ruma, marcc-rai,

marcc-ran

110


Condizionale presente: marcc-rìa, marcc-rìi, marcc-rìa, marcc-rìu, marcc-rìi,

marcc- rìu

Congiuntivo presente: marcia, marci, marcia, marciu, marci, marciu

Imperativo

imperfetto: marciaissa,marciaissi, marciaissa, marciaissu, marciaissi,

marciaissu

marcia, ch’u marcia, marciuma, marcé, ch’i marciu

Gerundio semplice: marcianda

Participio passato: marcià

Mës-cè (mescolare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: mës-cc, mës-ci, mës-cia, mës-ciuma, mës-ci, mës-ciu

imperfetto: mës-ciàva, mës-ciàvi, mës-ciàva, mës-ciàvu, mës-ciàvi,

mës-ciàvu

futuro: mës-creu, mës-crai, mës-crà, mës-cruma, mës-crai,

mës-cran

Condizionale presente: mës-crìa, mës-crìi, mës-crìa, mës-crìu, mës-crìi, mës-crìu

Congiuntivo presente: mës-cia, mës-ci, mës-cia, mës-ciu, mës-ci, mës-ciu

Imperativo

imperfetto: mës-ciaissa, mës-ciaissi, mës-ciaissa, mës-ciaissu,

mës-ciaissi, mës-ciaissu

mës-cia, ch’u mës-cia, mës-ciuma, mës-cé, ch’i mës-ciu

Gerundio semplice: mës-cianda

Participio passato: mës-cià

Mainè (condurre) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: main, maini, maina, mainuma, maini, mainu

imperfetto: mainàva, mainàvi, mainàva, mainàvu, mainàvi, mainàvu

futuro: mainreu, mainrai, mainrà, mainruma, mainrai, mainran

Condizionale presente: mainrìa, mainrìi, mainrìa, mainrìu, mainrìi, mainrìu

Congiuntivo presente: maina, maini, maina, mainu, maini, mainu

Imperativo

imperfetto: mainaissa,mainaissi, mainaissa, mainaissu,mainaissi,

mainaissu

maina, ch’u maina, mainuma, mainé, ch’i mainu

Gerundio semplice: mainanda

Participio passato: mainà

Mordi (mordere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: mord, mordi, mord, murduma, mordi, mordu

imperfetto: murdiva, mudivi, murdiva, murdivu, murdivi, murdivu

111


futuro: murdreu, murdrai, murdrà, murdruma, murdrai,

murdran

Condizionale presente: murdrìa, murdrìi, murdrìa, murdrìu, murdrìi, murdrìu

Congiuntivo presente: morda, mordi, morda, mordu, mordi, mordu

Imperativo

imperfetto: murdissa, murdissi, murdissa, murdissu, murdissi,

murdissu

mord, ch’u morda, murduma, mordi, ch’i mordu

Gerundio semplice: murdinda

Participio passato: murdü

Nasci (nascere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: nàss, nàsci, nàss, nassuma, nàsci, nàssu

imperfetto: nasciva, nascivi, nasciva, nascivu, nascivi, nascivu

futuro: nasreu, nasrai, nasrà, nassruma, nasrai, nasran

Condizionale presente: nasrìa, nasrìi, nasrìa, nasrìu, nasrìi, nasrìu

Congiuntivo presente: nàssa, nàsci, nàssa, nàssu, nàsci, nàssu

Imperativo

imperfetto: nascissa, nascissi, nascissa, nascissu, nascissi, nascissu

nàss, ch’u nàssa, nassuma, nàsci, ch’i nàssu

Gerundio semplice: nascinda

Participio passato: nassü, nà

Nuè (nuotare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: nov, novi, nova, nuvuma, novi, nova

imperfetto: nuvàva, nuvàvi, nuvàva, nuvàvu, nuvàvi, nuvàvu

futuro: nuvreu, nuvrai, nuvrà, nuvruma, nuvrai, nuvran

Condizionale presente: nuvrìa, nuvrìi, nuvrìa, nuvrìu, nuvrìi, nuvrìu

Congiuntivo presente: nova, novi, nova, novu, novi, novu

Imperativo

imperfetto: nuvaissa, nuvaissi, nuvaissa, nuvaissu, nuvaissi, nuvaissu

nova, ch’u nova, nuvuma, nuvé, ch’i novu

Gerundio semplice: nuvanda

Participio passato: nuvà

Paghè (pagare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: pagh, paghi, paga, paguma, paghi, pagu

imperfetto: pagàva, pagàvi, pagàva, pagàvu, pagàvi, pagàvu

futuro: pagreu, pagrai, pagrà, pagruma, pagrai, pagran

112


Condizionale presente: pagrìa, pagrìi, pagrìa, pagrìu, pagrìi, pagrìu

Congiuntivo presente: paga, paghi, paga, pagu, paghi, pagu

imperfetto: pagaissa, pagaissi, pagaissa, pagaissu, pagaissi, pagaissu

Imperativo

Gerundio semplice: paganda

Participio passato: pagà

Perdi (perdere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: perd, perdi, perd, perduma, perdi, perdu

imperfetto: perdiva, perdivi, perdiva, perdivu, perdivi, perdivu

futuro: perdreu, perdrai, perdrà, perdruma,perdrai, perdran

Condizionale presente: perdrìa, perdrìi, perdrìa, perdrìu, perdrìi, perdrìu

Congiuntivo presente: perda, perdi, perda, perdu, perdi, perdu

Imperativo

imperfetto: perdissa, perdissi, perdissa, perdissu, perdissi, perdissu

perd, ch’u perda, perduma, perdi, ch’i perdu

Gerundio semplice: perdinda

Participio passato: perdü

Përmëtti (permettere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: përmët, përmëtti, përmët, përmëtuma, përmëtti,

përmëttu

imperfetto: përmëtiva, përmëtivi, përmëtiva, përmëtivu, përmëtivi,

përmëtivu

futuro: përmëtreu, përmëtrai, përmëtrà, përmëtruma, përmëtrai,

përmëtran

Condizionale presente: përmëtrìa, përmëtrìi, përmëtrìa, përmëtrìu, përmëtrìi,

përmëtrìu

Congiuntivo presente: përmëtta, përmëtti, përmëtta, përmëttu, përmëtti,

përmëttu

Imperativo

imperfetto: përmët, përmëtti, përmët, përmëttuma, përmëtti,

përmëttu

përmët, ch’u përmëtta, përmëtuma, përmëtti,

ch’i përmëttu

Gerundio semplice: përmëtinda

Participio passato: përmëttü

113


Piè (Pijè) (prendere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: pij, piji, pija, piuma (pijuma), piji, pìu (piju)

imperfetto: piàva, piàvi, piàva, piàvu, piàvi, piàvu

futuro: pijreu, pijrai, pijrà, pijruma, pijrai, pijran

Condizionale presente: pijrìa, pijrìi, pijrìa, pijrìu, pijrìi, pijrìu

Congiuntivo presente: pìa (pija), piji, pija, piuma, piji, pìu (piju)

Imperativo

imperfetto: piaisssa, piaissi, piaissa, piaissu, piaissi, piaissu

pìa (pija), ch’u pìa (pija), piuma, pié, ch’i pìu (piju)

Gerundio semplice: pianda (pijanda)

Participio passato: pià (pijà)

Purtè (portare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: port, porti, porta, purtuma, porti, portu

imperfetto: purtàva, purtàvi, purtàva, purtàvu, purtàvi, purtàvu

futuro: purtreu, purtrai, purtrà, purtruma, purtrai, purtran

Condizionale presente: purtrìa, purtrìi, purtrìa, purtrìu, purtrìi, purtrìu

Congiuntivo presente: porta, porti, porta, portu, porti, portu

Imperativo

imperfetto: purtaissa, purtaissi, purtaissa, purtaissu, purtaissi,

purtaissu

porta, ch’u porta, purtuma, purtè, ch’i portu

Gerundio semplice: purtanda

Participio passato: purtà

Rivè (arrivare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: rüv, rüvi, rüva, rivuma, rüvi, rüvu

imperfetto: rivàva, rivàvi, rivàva, rivàvu, rivàvi, rivàvu

futuro: rivreu, rivrai, rivrà, rivruma, rivrai, rivran

Condizionale presente: rivrìa, rivrìi, rivrìa, rivrìu, rivrìi, rivrìu

Congiuntivo presente: rüva, rüvi, rüva, rüvu, rüvi, rüvu

Imperativo

imperfetto: rivaissa, rivassi, rivaissa, rivaissu, rivaissi, rivaissu

rüva, ch’u rüva, rivuma, rivé, ch’i rüvu

Gerundio semplice: rivanda

Participio passato: rivà

Sgairè (sprecare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: sgair, sgairi, sgaira, sgairuma, sgairi, sgairu

imperfetto: sgairàva, sgairàvi, sgairàva, sgairàvu, sgairàvi, sgairàvu

114


futuro: sgaireu (sgairëreu), sgairai (sgairërai), sgairà (sgairërà),

sgairëruma, sgairürai (sgairai),sgairan (sgairëran)

Condizionale presente: sgairìa (sgairërìa), sgairìi (sgairërìi), sgairìa (sgairërìa),

sgairìu (sgairërìu), sgairìi (sgairërìi), sgairìu (sgairërìu)

Congiuntivo presente: sgaira, sgairi, sgaira, sgairu, sgairi, sgairu

Imperativo

imperfetto: sgairaissa, sgairaissi, sgairaissa, sgairaissu, sgairaissi,

sgairaissu

sgaira, ch’u sgaira, sgairuma, sgairé, ch’ui sgairu

Gerundio semplice: sgairanda

Participio passato: sgairà

Stesse (sedersi) - ausiliare: esci (essere)

Indicativo presente: em set, ët seti, us seta, es setuma, iv seti, is setu

imperfetto: em setàva, ët setàvi, us setàva, es setàvu, iv setàvi,

is setàvu

futuro: em setreu, ët setrai, us setrà, es setruma, iv setrai,

is setran

Condizionale presente: em setrìa, ët setrìi, us setrìa, es setrìu, iv setrìi, is setrìu

Congiuntivo presente: ch’em seta, ch’ët seti, ch’us seta, ch’es setu, ch’iv seti,

ch’is setu

Imperativo

imperfetto: ch’em setaissa, ch’ët setaissi, ch’us setaissa,

ch’es setaissu, ch’iv setaissi, ch’is setaissu

sette, ch’us seta, setumse, seteve (steve), ch’is setu

Gerundio semplice: ën setandse

Participio passato: setà, stà

Storzi (torcere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: storz, storzi, storz, sturzuma, storzi, storzu

imperfetto: sturziva, sturzivi, sturziva, sturzivu, sturzivi, sturzivu

futuro: sturzreu, sturzrai, sturzrà, sturzruma, sturzrai, sturzran

Condizionale presente: sturzrìa, sturzrìi, sturzrìa, sturzrìu, sturzrìi, sturzrìu

Congiuntivo presente: storza, storzi, storza, storzu, storzi, storzu

Imperativo

imperfetto: sturzissa (sturzaissa), sturzissi (sturzaissi),

sturzissa (sturzaissa), sturzissu (sturzaissu),

sturzissi (sturzaissi), sturzissu (sturzaissu)

storz, ch’u storza, sturzuma, storzi, ch’i storzu

Gerundio semplice: sturzinda

Participio passato: sturzü, stort

115


Sunè (suonare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: sun, sun-i, sun-a, sunuma, sun-i, sun-u

imperfetto: sunàva, sunàvi, sunàva, sunàvu, sunàvi, sunàvu

futuro: sunreu, sunrai, sunrà, sunruma, sunrai, sunran

Condizionale presente: sunrìa, sunrìi, sunrìa, sunrìu, sunrìi, sunrìu

Congiuntivo presente: sun-a, sun-i, sun-a, sun-u, sun-i, sun-u

Imperativo

imperfetto: sunaissa, sunaissi, sunaissa, sunaissu, sunaissi, sunaissu

sun-a, ch’u sun-a, sunuma, suné, ch’i sun-u

Gerundio semplice: sunanda

Participio passato: sunà

Tuchè (toccare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: tuch, tuchi, tuca, tucuma, tuchi, tucu

imperfetto: tucàva, tucàvi, tucàva, tucàvu, tucàvi, tucàvu

futuro: tucreu, tucrai, tucrà, tucruma, tucrai, tucran

Condizionale presente: tucrìa, tucrìi, tucrìa, tucrìu, tucrìi, tucrìu

Congiuntivo presente: tuca, tuchi, tuca, tucu, tuchi, tucu

Imperativo

imperfetto: tucaissa, tucaissi, tucaissa, tucaissu, tucaissi, tucaissu

tuca, ch’u tuca, tucuma, tuché, ch’i tucu

Gerundio semplice: tucanda

Participio passato: tucà

Tuirè (rigirare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: tuir, tuiri, tuira, tuiruma, tuiri, tuiru

imperfetto: tuiràva, tuiràvi, tuiràva, tuiràvu, tuiràvi, tuiràvu

futuro: tuireu (tuirëreu), tuirai (tuirërai), tuirà (tuirërà),

tuirëruma, tuirai (tuirërai), tuiran (tuirëran)

Condizionale presente: tuirërìa, tuirërìi, tuirìa, tuirërìu, tuirërìi, tuirërìu

Congiuntivo presente: tuira, tuiri, tuira, tuiru, tuiri, tuiru

Imperativo

imperfetto: tuiraissa, tuiraissi, tuiraissa, tuiraissu, tuiraissi, tuiraissu

tuira, ch’u tuira, tuiruma, tuiré, ch’i tuiru

Gerundio semplice: tuiranda

Participio passato: tuirà

Vagnè (vincere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: vagn, vagni, vagna, vagnuma, vagni, vagnu

imperfetto: vagnàva, vagnàvi, vagnàva, vagnàvu, vagnàvi, vagnàvu

116


futuro: vagnreu, vagnrai, vagnrà, vagnruma, vagnrai, vagnran

Condizionale presente: vagnrìa, vagnrìi, vagnrìa, vagnrìu, vagnrìi, vagnrìu

Congiuntivo presente: vàgna, vàgni, vàgna, vàgnu, vàgni, vàgnu

Imperativo

imperfetto: vagnaissa, vagnaissi, vagnaissa, vagnaissu, vagnaissi,

vagnaissu

vàgna, ch’u vàgna, vagnuma, vagné, ch’i vàgnu

Gerundio semplice: vagnanda

Participio passato: vagnè

Varì (guarire) - ausiliare: esci (essere)

Indicativo presente: variss, varissi, variss, variuma, varissi, varissu

imperfetto: variva, varivi, variva, varivu, varivi, varivu

futuro: varireu, varirai, varirà, variruma, varirai, variran

Condizionale presente: varirìa, varirìi, varirìa, varirìu, varirìi, varirìu

Congiuntivo presente: varissa, varissa, varissa, varissu, varissi, varissu

Imperativo

imperfetto: varissa, varissa, varissa, varissu, varissi, varissu

variss, ch’u varissa, variuma, varì, ch’i varissu

Gerundio semplice: varinda

Participio passato: varì

Vinci (vincere) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: vincc, vinci, vincc, vinciuma, vinci, vinciu

imperfetto: vinciva, vincivi, vinciva, vincivu, vincivi, vincivu

futuro: vincc-reu, vincc-rai, vincc-rà, vincc-ruma, vincc-rai,

vincc-ran

Condizionale presente: vincc-rìa, vincc-rìi, vincc-rìa, vincc-rìu, vincc-rìi, vincc-rìu

Congiuntivo presente: vincia, vinci, vincia, vinciuma, vinci, vinciu

Imperativo

imperfetto: vincissa, vincissi, vincissa, vincissu, vincissi, vincissu

vincc, ch’u vincia, vinciuma, vinci, ch’i vinciu

Gerundio semplice: vincinda

Participio passato: vinciü

Vuidè (vuotare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: void, voidi, voida, vuiduma, voidi, voidu

imperfetto: vuidàva, vuidàvi, vuidàva, vuidàvu, vuidàvi, vuidàvu

futuro: vuidreu, vuidrai, vuidrà, vuidruma, vuidrai, vuidran

117


Condizionale presente: vuidrìa, vuidrìi, vuidrìa, vuidrìu, vuidrìi, vuidrìu

Congiuntivo presente: voida, voidi, voida, voidu, voidi, voidu

Imperativo

imperfetto: vuidaissa, vuidaissi, vuidaissa, vuidaissu, vuidaissi,

vuidaissu

voida, ch’u voida, vuiduma, vuidé, ch’i voidu

Gerundio semplice: vuidanda

Participio passato: vuidè

Vutè (votare) - ausiliare: avaj (avere)

Indicativo presente: vot, voti, vota, vutuma, voti, votu

imperfetto: vutàva, vutàvi, vutàva, vutàvu, vutàvi, vutàvu

futuro: vutreu, vutrai, vutrà, vutruma, vutrai, vutran

Condizionale presente: vutrìa, vutrìi, vutrìa, vutrìu, vutrìi, vutrìu

Congiuntivo presente: vota, voti, vota, votu, voti, votu

Imperativo

imperfetto: vutaissa, vutaissi, vutaissa, vutaissu, vutaissi, vutaissu

vota, ch’u vota, vutuma, vuté, vh’i votu

Gerundio semplice: vutanda

Participio passato: vutè

Cravanzana, veduta da levante

118


Avverbio

La parte invariabile del discorso che completa o modifica il senso d’un verbo o d’un

aggettivo è detta avverbio.

Possiamo avere in ordine alfabetico avverbi di:

affermazione, interrogativi, luogo, modo, negazione, quantità e tempo

ed inoltre

aggettivi con valore avverbiale e locuzioni avverbiali.

Avverbi di affermazione

avverbio traduzione esempio traduzione

bagn bene bagn, ’t j’hai fà ën bel travàj bene, hai fatto un bel lavoro

dabun davvero ma dabun! ma davvero!

é si seuti Tubàd? É sei Teobaldo? Si

oh zà oh già, certo oh zà ch’u bugia certo che si muove

propi proprio veuti ferˆu dabun! Propi vuoi farlo davvero! Proprio

sanz’àtr senz’altro venti co tì? Sanz’àtr vieni anche tu? Senz’altro

si si j’àti piàrˆu ti ërˆ balun? Si hai preso tu il pallone? Si

sicüra sicuro ma sicüra ch’u rˆ’è bisiard ma sicuro che è bugiardo

Questi avverbi possono essere usati da soli, ma anche per rafforzare il si:

Venti për buraj cun nujàci? Si, sicur! (Vieni per funghi con noi? Si, sicuro!)

Avverbi interrogativi

avverbio traduzione esempio traduzione

cume come cume? come?

d’andùa da dove d’andùa venti? da dove vieni?

duva, dùa dove dùa seuti? dove sei?

ënduva, ëndùa dove ëndùa vàti? dove vai?

forsi forse forsi chi gieughi? forse giocate?

quandi quando quandi turnti? quando torni?

landi, landa dove landi vàti? dove vai?

vàri quanto vàri u custlu? quanto costa?

Possiamo ricordare qui anche alcuni avverbi che indicano dubbio o speranza come:

avverbio traduzione esempio traduzione

forsi forse forsi ch’ët rˆu cunussi? forse che lo conosci?

chissà chissà chissà s’ënduma ? chissà se andiamo

119


Avverbi di luogo

Gli avverbi di luogo si dividono in determinativi, con riferimento a chi parla o

ascolta e indeterminativi senza alcun riferimento:

Determinativi

indicano un luogo vicino a chi parla

avverbio traduzione esempio traduzione

zˆi qui ven zˆì ! vieni qui!

ëmbelezˆì proprio qui u rˆ’è carˆà ëmbelezˆì è caduto proprio qui

indicano un luogo lontano da chi parla e da chi ascolta

avverbio traduzione esempio traduzione

là là beutrˆu là ! mettilo là !

ëmbelelà proprio là ëmbelelà u rˆ’è naint ërˆ so post là non è il suo posto

lassü lassù u ven da lassü viene da lassù

lazü laggiù lazü encreus laggiù in profondità

indicano un luogo vicino a chi ascolta

avverbio traduzione esempio traduzione

lì lì lì o là u rˆ’è sempre a rabel lì o là è sempre in disordine

ëmbelelì proprio lì quanci i sai ëmbelelì ? lì quanti siete?

Le forme zˆì, lì, là servono anche a rafforzare aggettivi e pronomi dimostrativi:

cul-lì u rˆ’è pi scür che cul-là (quello è più scuro di quell’altro).

Indeterminativi

avverbio traduzione esempio traduzione

ramba, randa (a) molto vicino u rˆ’è lì a ramba è lì vicino

ananz avanti và ananz! vai avanti !

brüva (an, ën),

brüa (an, ën)

sul margine, vicino u rˆ’è ’ndàje ën brüa gli è arrivato vicino

dadré, dré dietro u rˆ’è ’ndàje dadrè gli è andato dietro

dapertüt, danpërtüt dappertutto i-i na j’è dapertüt ce n’è dappertutto

davzin vicino a rˆ’è rivàme davzin mi è arrivata vicino

dëscost fuori mano cul paìs u rˆ’è dëscost quel paese è fuori mano

dnanz, dnan davanti u màrcia sempe dnanz cammina sempre davanti

dzüra, ëd zˆura sopra Giniu u rˆ’è dzˆura Virginio è sopra

ëndùa, ënduva dove ëndua che càt arˆ mercà dove compro al mercato

ënfina fino u j’ha marcià ënfina a ha camminato fino

rˆa Niela alla Niella

ënturna intorno u-j gira ënturna gli gira intorno

ënzüma, ën zˆüma sopra, in cima u rˆ’è muntàje ënzüma è salito in cima

120


avverbio traduzione esempio traduzione

feura fuori ëndè feura! fuori di!

landa dove landa venti? da dove vieni?

landi dove landi j’àti bitàje? dove li hai messi?

luntan lontano ën po’ pi luntan che rˆa Beusia più lontano della Bosia

nan avanti uh, và nan! su, vai avanti !

për lì da qualche parte u rˆ’è për lì ch’u bamblun-a è da qualche parte che

si trastulla

rivé (a) sull’orlo, sul brdo u rˆ’era propi lì a rivé era proprio lì sul bordo

sü su sü, pi àt che rˆa cùa dërˆ ràt su, più in alto della coda

del topo

sum (a) in superficie ërˆ patàte i sun propi a sum le patate sono in superficie

(appena sotto terra)

suta, a suta sotto beuta ërˆ lanzeu a suta metti il lenzuolo sotto

tacà molto vicino u rˆ’è rivàje propi tacà gli è arrivato molto vicino

vëssin vicino beutje ün vëssin mettigli uno vicino

zü giù u rˆ’è propi zü è ridotto a mal partito

Particelle avverbiali -i, -je

Con gli avverbi dobbiamo far menzione della particella avverbiale -i (ci): duman e-i

vàgh co mi (domani ci vado anch’io) che con i verbi all’infinito, al gerundio, all’imperativo

o con la forma composta diventa -je (ci): vàje ti ëmbelelì (vacci tu in quel

luogo).

Baica-zˆì, baica-lì, baica-là

Tra gli avverbi di luogo si possono ricordare le espressioni baica-zˆì, baica-lì, baica-là:

Baica-lì ’t rˆu ërˆ pi bràv! (Eccolo il più bravo!).

Notiamo qui che il pronome atono sembra assumere valore avverbiale come anche

nell’espressione:

Che ’t rˆu lì cul fulandran! (Eccolo quel babbeo!)

Avverbi di modo

Tra gli avverbi di modo più comuni ricordiamo:

avverbio traduzione esempio traduzione

adàsi adagio farˆu ’ndè adàsi fallo procedere adagio

aposta, posta di proposito ët j’hai farˆu posta l’hai fatto di proposito

bagn bene u gira bagn gira bene

duzˆman dolcemente lassrˆu carˆè duzˆman lascialo scendere dolcemente

mà male u và mà va male

màch, ëdmàch solamente u mangia màch rˆa tuma mangia solamente la robiola

121


avverbio traduzione esempio traduzione

mej meglio ët pudàvi ferˆu mej potevi farlo meglio

paraj, përparaj così fà paraj fa così

vrunté volentieri e rˆu mang vrunté lo mangio volentieri

Si possono inoltre formare aggiungendo il suffisso -maint al caso femminile dell’aggettivo

corrispondente:

avverbio traduzione esempio traduzione

dificilmaint (difìcil) difficilmente us vugh dificilmaint si vede difficilmente

surˆamaint (sul) solamente j’avaissu surˆamaint vistrˆu l’avessimo solamente visto

marˆamaint (marˆ) malamente u j’ha ribatà marˆamaint è caduto malamente

Avverbi di negazione

avverbio traduzione esempio traduzione

manch non, manco,

nemmeno

ma manch mort ma manco morto

nà no rˆa me cà a rˆ’è bela rˆa tua nà la mia casa è bella la tua no

naint (raro nan) non e ven naint non vengo

no no j’ati pagàrˆu? No l’hai pagato? No

pà no e suma pà foj non siamo mica scemi

pàna (pà naint) non e n’heu pàna veuja d’ëndè non ne ho voglia di andare

Le forme equivalenti naint, pa seguono il verbo, ma precedono l’infinito, il gerundio

e il participio passato senza ausiliare:

u rˆ’è mej naint bugesse (è meglio non muoversi)

na strà naint batüva (sovente non bisogna correre)

u rˆ’è pà resiganda ch’ët fài pi sveltu (non è rischiando che fai più in fretta).

Avverbi di quantità

avverbio traduzione esempio traduzione

bàsta (a) abbastanza e n’ho bele bàsta ne ho abbastanza

gnente niente lu là u vàr gnente quella cosa là non vale niente

menu meno cun ërˆ macchine grazie alle macchine si fa

is fatiga menu meno fatica

pitost abbastanza u spüzia pitost puzza abbastanza

poch poco, po’ dàmne ’n poch dammene un po’

pru (a) a sufficienza n’àti a pru? ne hai a sufficienza

pü più e nun peuss pü non ne posso più

quàsi quasi u ’rˆè quàsi rivaje ci è quasi arrivato

sè a sufficienza e n’ho sè ne ho abbastanza

122


avverbio traduzione esempio traduzione

sé (a ), assè a sufficienza u j’ha avüne asè ne ha avuto abbastanza

tant, tantu tanto cur naint tant non correre tanto

u j’ha mangiàne tantu poch ne ha mangiato tanto poco

trop troppo mangia naint trop non mangiare troppo

vàri molto um pias naint vàri non mi piace molto

Avverbi di tempo

Tra i più comuni ricordiamo:

avverbio traduzione esempio traduzione

adess, dess adesso adess tuca ti adesso tocca a te

apaina, paina appena u rˆ’è paina rivà è appena arrivato

dop dopo dop mangià turna a cà dopo mangiato ritorna a casa

duman domani u losna ërˆ calur ëd duman ci sono i lampi del caldo

di domani

ëncheu oggi ëncheu a rˆ’è na bela giurnà oggi è una bella giornata

ëncura, ëncù ancora u zˆerca ëncù ’n poch cerca ancora un po’

ënlura allora ënlura, ne pi tard ne pi allora, ne più tardi ne più

bun ura presto

passa-duman dopo domani passa-duman a dui bot dopo domani alle due

peu poi prüma và darˆ frè e peu prima va dal fabbro e poi

darˆ carˆiè! dal calzolaio!

peu dop poi dopo peu dop vuguma dopo vediamo

prast presto ven prast! vieni presto!

quandi quando quandi u vàlu a scorˆa? quando va a scuola?

rˆ’aterdì l’altro giorno rˆ’aterdì e j’ho viste l’altro giorno ti ho visto

arˆ mercà al mercato

saira, eri ieri saira u fàva pi càd ch’ëncheu ieri la temperatura era più

alta di oggi

saira neucc ieri sera saira neucc i j’ha piuvüje ieri sera ha piovuto

sta saira questa sera stassaira ënduma a balè questa sera andiamo a ballare

strasura (dë) fuori orario e suma ënnü dë strasura siamo venuti fuori orario

suainzˆ sovente suainzˆ u canta rˆa viuleta sovente canta la “violetta”

suverdì di giorno suverdì e vàgh ënt rˆ’ort di giorno vado nell’orto

turna nuovamente turna zˆi? nuovamente qui?

Ricordiamo qui che l’avverbio turna (di nuovo) può reggere il pronome infatti si

può sentire:

e j’avu perduru e j’uma turnarˆu truvè (l’avevamo perso e l’abbiamo di nuovo

trovato) invece di:

e j’avu perdurˆu e j’uma turna truvarˆu (l’avevamo perso e l’abbiamo ritrovato).

123


Locuzioni avverbiali

loc. avverbiale traduzione esempio traduzione

buneur (për) fortunatamente buneur ch’u rˆ’è rivà fortunatamente è arrivato

dë scundun nascostamente, cul matot u gieuga quel ragazzino gioca

di nascosto dë scundun di nascosto

ëd lungh subito e vàgh ëd lungh vado subito

ën general in generale ën general u baica in generale cerca

dë stidiè di studiare

ën pressa in fretta suma scapà ën pressa siamo scappati in fretta

mani man ad un tratto, mani man i j’è rivàje ad un tratto è arrivato

all’improvviso Pinetu Giuseppe

mampi neanche più mampi ün, a stè sach neanche più uno, a crepare

màpi solo più,

soltanto più

e j’ho truvàne màpi dui ne ho trovati solo più due

mica, mica tant ogni, ogni tanto mica rˆa mort d’ën vëscu ogni morte di vescovo

mecassìa,

mecussia

in ogni modo fàrˆu mecassìa fallo in qualunque modo

mumainti (a) a momenti a mumainti e droch a momenti cado

na vota una volta na vota u rˆ’era mej una volta era meglio

ch’ëncheu di adesso

fà mà dì in abbondanza e j’ho mangiàne fà mà dì ne ho mangiato in

abbondanza

Aggettivi con valore avverbiale

avverbio traduzione esempio traduzione

adàsi, adasiot adagio u và adàsi procede lentamente

ciàir chiaro u pàrla ciàir parla chiaro

ëncreus profondo u rüva ëncreus arriva in profondità

fort forte và ’n po’ pi fort! va più forte!

pian piano bugia pian! muoviti piano!

Alcuni avverbi hanno il comparativo sintetico:

avverbio comparativo traduzione esempio traduzione

bagn (bene) mej meglio u j’ha travajà mej che ha lavorato meglio dello

rˆ’ànn passà scorso anno

mà (male) pez peggio ërˆ mercà u rˆ’è ’ndà pez il mercato è stato peggio

a n’Àrˆba che a Curtmija ad Alba che a Cortemilia

poch (poco) menu meno u peu naint fene a menu non ne può fare a meno

tant (tanto) pi, pü più u nun peu pü non ne può più

Si ricorda che gli avverbi di modo possono avere la forma comparativa o superlativa

come ad esempio: bugia pi pian (muoviti più piano) e la forma alterata: adàsi, adasiot

(adagio, adagetto) pian, pianin, pianot (piano, pianino).

124


Preposizione

Preposizioni semplici

preposizione traduzione esempio traduzione

dë di na crusiera dë strà un incrocio di strade

ëd di cul matot ëd San Benedet quel giovane di San Benedetto

’d di cula tota ’d Faisseu quella signorina di Feisoglio

d’ di na firˆa d’ambutur una fila d’imbuti

a a u rˆ’è ’nversàsse tüt a col si è rovesciato tutto addosso

da da da na pàrt a rˆ’àtra da una parte all’altra

ën in dui faseu ën sacocia e ün ën man due fagioli in tasca e

uno in mano

cun con rˆa madamin cun j’euj bleu la signora con gli occhi blu

sü su sü da cula riva su per quel pendio scosceso

për per për dabun? per davvero?

tra, ëntramez tra tra Cravanzan-a e Faisseu tra Cravanzana e Feisoglio

j’è ij Baràta c’è Baratta

sanzˆa senza sanzˆa sod it dan gnente senza soldi non ti danno nulla

dë, ’d, d’

Le forme saranno:

’d quando si trova tra una parola che finisce in vocale ed una che comincia in consonante:

cula tota ’d Faisseu (quella signorina di Feisoglio);

d’ quando precede una parola che inizia per vocale: na firˆa d’ambutur (una fila

d’imbuti);

dë quando precede una parola che inizia con s impura o con un suono difficile da

pronunciare: na crusiera dë strà (un incrocio di strade).

– la preposizione dë è spesso usata come articolo partitivo (vedi);

– nel superlativo relativo il secondo termine di paragone è preceduto da che e

non da dë o ëd (di o d’) come in italiano: mi e sun pi grand che ti (io sono più

alto di te);

– nelle strutture idiomatiche è fequente il suo uso: ghigna ’d tola (faccia di

latta).

a La preposizione a è di uso comune e regge diversi complementi come in

italiano.

– per indicare l’ora in piemontese non si usa l’articolo dopo la a: turna a dui

bot! (torna alle due!)

– nel complemento distributivo non si premette la a ai due numeri: i curivu duj

a duj (correvano a due a due).

125


da La preposizione da introduce vari complementi e notiamo che insieme a zˆì

(qui) determina l’espressione temporale e spaziale da zˆì che corrisponde all’italiano

tra: es vuguma da zˆi n’ura (ci vediamo tra un’ora)

ën, ënt

Quando precede l’articolo determinativo o indeterminativo, la preposizione ën

diventa ënt: ënt ën gnente (in un niente);

la struttura ën e il gerundio semplice sostituisce l’italiano «nel, nell’, nello» più

l’infinito: ën gavanda rˆa nàta (nel togliere il tappo).

cun La preposizione cun (con) introduce diversi complementi.

A differenza dell’italiano ënsema (insieme) non è seguito da cun (con) ma da a

(a), formando la locuzione prepositiva ënsem(a) a: ënsema a mi (con me).

sü La preposizione sü può essere rafforzata da ën: ën sërˆ feu (sul fuoco).

për Questa preposizione (përˆ) può avere valori diversi come nella lingua italiana e

la troviamo in diverse espressioni idiomatiche come ad esempio: për poch, për

sempe (per poco, per sempre).

tra, ëntramez, ’ntramez

Queste forme sono di uso comune: i j’eru lì ëntramez (erano li in mezzo).

Preposizioni improprie

Le più usate preposizioni improprie sono:

preposizione traduzione esempio traduzione

cuntra contro cuntra rˆa miràgna contro il muro

dadré, dré dietro dadrè a rˆa cà dietro la casa

davzin vicino davzin arˆ giuch vicino al pollaio

dëdnanzˆ davanti dëdnanz aj beu davanti ai buoi

dop dopo dop a dui bot dopo le due

dvan davanti dvan da rˆ’üss davanti all’uscio

dzura, zˆura (ëd) sopra dzura aj cup sopra il tetto

ëndrinta dentro ëndrinta a rˆa stàla dentro la stalla

ënturna intorno ënturna arˆ pajè intorno al pagliaio

feura fuori feura da ’n ti ciàp fuori dalle scatole

lungh lungo lungh a Berˆb lungo il Belbo

luntan lontano luntan darˆ gurgh lontano dal lavatoio

scund secondo scund mi … secondo me …

suta, ëd suta, da suta sotto suta rˆa fioca sotto la neve

Alcune di queste forme possono avere anche il valore di avverbio.

126


Preposizioni articolate

Quando l’articolo determinativo segue le preposizioni dë, a, da, sü esse si fondono

dando origine alle preposizioni articolate; si noti che sü diventa së.

articolo ërˆ (il) rˆ’ (l’) rˆu, u (lo) rˆa (la) ij (i) jë (gli) j’ (gl’) rˆë (le)

prepo- dë (di) dërˆ drˆ’ du drˆa dij djë dj’ dërˆ

sizione ëd rˆ’ ëd rˆ’ ëd rˆa ëd jë ëd j’ ëd rˆ’

a (a) arˆ a rˆ’ a u a rˆa ai a jë a j’ arˆ

da (da) darˆ da rˆ’ da rˆu, dau da rˆa dai da jë da j’ darˆ

sü (su) sërˆ srˆ’ srˆu, su srˆa sij sjë sj’ sërˆ

preposizione

articolata traduzione esempio traduzione

dërˆ del ën dëscurs dërˆ pentu, un discorso di poco conto

dërˆ cucàle

drˆ’ del rˆa vandëmmia drˆ’ànn prüma la vendemmia dell’anno precedente

ëd rˆ’ del ërˆ vin ëd rˆ’ànn passà il vino dell’anno scorso

du del au russ du su sotto un sole cocente

drˆa della ij dì drˆa merla i giorni della merla

ëd rˆa della ën bucin ëd rˆa cheussa un vitello della coscia

dij dei ërˆ pi bràv dij dui il più bravo dei due

djë dei rˆa càna djë s-ciop la canna dei fucili

dj’ dei, delle ërˆ pi vej dj’amis, dj’amise il più vecchio degli amici

dërˆ delle rˆa pi veja dërˆ due nine la più vecchia delle due bambine

arˆ, au al lauda ij brich, ma tente arˆ pian loda le colline, ma tieniti al piano

arˆ al e j’ho dairu arˆ matote ëd Vigiu glielo dato alle figlie di Luigi

a rˆ’ al purtèine a rˆ’àsu ëd Giuanin portatene all’asino di Giovanni

a rˆa alla a rˆa matin ënduma a scorˆa al mattino andiamo a scuola

ai ai e suma ëndà ai Gàj siamo andati ai Galli

a jë ai ënturna a jë stàbi intorno ai recinti

a j’ ai u j’uma dàje da mangè a j’amis abbiamo rifocillato gli amici

darˆ dal e suma ëndà darˆ medi ci siamo recati dal medico

da rˆ’ dal da rˆ’ancò dij firàgn dal margine ultimo del filare

da rˆa dalla da rˆa matin a rˆa saira dal mattino alla sera

dai dai dai Tàpa ai Vilarat dai Tappa ai Villaretti

da jë dalle da jë scau dagli essiccatoi

da j’ dalle, dai da j’om ë darˆ fumrˆe dagli uomini e dalle donne

sërˆ sul rˆa brunza ën sërˆ feu la pentola sul fuoco

srˆ’ sul ën passurot ën srˆ’urmu un passero sull’olmo

srˆu, su sul ërˆ castàgne ën su scau le castagne sull’essiccatoio

srˆa sulla ërˆ giuch ën srˆa Langa il pollaio sulla Langa

sij sui lassü ën sij brich lassù sui colli

sj’ sui, sulle u rˆ’è rivaje ën sj’ungin gli è arrivato sulle “unghie”

127


Locuzioni prepositive

Le locuzioni prepositive sono sintagmi formati da altre parole e che svolgono la funzione

di preposizioni.

Ecco alcuni esempi:

locuzione

prepositiva traduzione esempio traduzione

da cant a fianco da cant a rˆa stiva a fianco della stufa

ënsem(a) a insieme a ënsem a so bàrˆba insieme allo zio

ën fàcia di fronte ën fàcia arˆ porti di fronte al portico

ën si zˆì qui, da queste parti rˆa büria a rˆ’è rivà fin-a l’acqua grossa è arrivata

ën si zˆì fin qui

da dlà da di là da da dlà da Burgna al di là della Bormida

da dzˆà da di qua da da dzˆa da Tàne di qua da Tanaro

drˆe da dietro a drˆe da rˆa cascin-a dietro la cascina

fà fa (presente di fare) duj máis fà due mesi fa

sanzˆa senza sanzˆa savairˆu senza saperlo

gavà eccetto gavà che lamaintesse eccetto che lamentarsi

sempe … continuamente …

Casi particolari e differenze con la lingua italiana

Davanti agli aggettivi possessivi le preposizioni diventano semplici.

Le preposizioni articolate derivate da dë diventano ëd rˆë e ëd rˆ’ se seguono una

parola che finisce in consonante: ën bucin ëd rˆa cheussa (un vitello pregiato)

Quando për precede l’articolo ün diventa pr’: mez a pr’ün (metà ciascuno).

Come già scritto quando ën precede l’articolo determinativo o indeterminativo, la

preposizione ën diventa ënt per cui avremo:

esempio traduzione esempio traduzione

ënt ën gnente in un niente ënt rˆa tampa nella fossa

ënt ërˆ prà nel prato ënt ij camp nei campi

Serravalle, veduta da mezzodì

128


Congiunzione

La congiunzione viene definita come la parte invariabile del discorso che unisce due

termini di una proposizione o due proposizioni di uno stesso periodo.

Le congiunzioni si dividono in coordinative e subordinative.

Coordinative

Le proposizioni coordinative si dividono in: avversative, conclusive, copulative, correlative,

dichiarative e disgiuntive.

Avversative

congiunzione traduzione esempio traduzione

cuntüt anche cuntüt ch’u rˆ’è cit u gieuga bagn anche se piccolo gioca bene

epüra eppure ërˆ trenu u rˆ’è luntan epüra il treno è lontano eppure

saintuma ërˆ rumur sentiamo il rumore

ma ma u rˆ’è giust, ma pà tant! è giusto, ma non proprio!

mentre mentre chial u travàja mentre ti ët fài lui lavora mentre tu fai

ërˆ plandrun il pelandrone

però però ës pum u rˆ’è brüt però u rˆ’è bun questa mela è brutta però

è buona

Conclusive

congiunzione traduzione esempio traduzione

dunca dunque mi e pains, dunca e sun penso, dunque sono

ënlura allora i pieuv, ënlura ënduma a rˆa susta piove, allora andiamo al riparo

paraj così ës pum u rˆ’è trop mair, paraj è troppo maturo, così non

e peuss naint mangerˆu lo posso mangiare

për lo perciò Luisin u rˆ’è maràvi, për lo Luigino è malato, perciò

ch’u j’ha rˆa frev ha la febbre

për zˆo per questo me fumrˆa a j’ha regalàme na mia moglie mi ha regalato

bela biru, për zˆo che sun una bella penna, per questo

cuntaint sono contento

Copulative

congiunzione traduzione esempio traduzione

e e Giacu Truss e so fumrˆa Giacomo Truss e sua moglie

dërcò, ëdcò,

dco, co

anche sü, ven co ti! su vieni anche tu!

ne ne ne da na pàrt ne da rˆ’àtra ne da una parte ne dall’altra

ni ne ni verde ni sëcche ne verdi ne secche

129


Correlative

congiunzione traduzione esempio traduzione

e … e e … e Martin u j’ha perdü e rˆa Martino ha perso e la cartella

cartela e ij libr e i libri

naint mach… non solo… naint mach u rˆ’è ën bocc, non è solo un buono a nulla,

ma co ma anche ma u rˆ’è co fol ma è anche un po’ folle

o … o o … o o ün o rˆ’àtr u fà istess o uno o l’altro fa lo stesso

sìa che … sia che … sìa ch’a sìa duzˆa, sìa ch’a sìa sia che sia dolce sia che sia

sìa che sia che amera a fà sempe strì amara è sempre disgustosa

tant… che tanto…che tant u rˆ’è desgagiàsse tanto si è dato da fare che

ch’u j’ha finì ha finito

Dichiarative

congiunzione traduzione esempio traduzione

difàti difatti bel russ, difàti mair bello rosso, difatti maturo

varˆ a dì vale a dire Cravanzan-a, varˆ a dì ën Cravanzana, vale a dire

bel paìs un bel paese

Disgiuntive

congiunzione traduzione esempio traduzione

o o seuti fürb o seuti fol sei furbo o sei scemo

opüra oppure i peurˆu esci ëndà a rˆa Bruza possono essere andati alla

opüra a Munot Bruzza oppure a Munot

Subordinative

Le congiunzioni subordinative si dividono in: avversative, causali, comparative, concessive,

condizionali, consecutive, dichiarative, dubitative, eccettuative, esclusive,

finali, limitative, modali e temporali.

Avversative

congiunzione traduzione esempio traduzione

dësnun altrimenti scuta dësnun ët patel ubbidisci altrimenti ti picchio

mentre che mentre che to bàrba u viàgia, mentre tuo zio viaggia mentre che gli

ch’i j’han dije de stè cugià è stato detto di rimanere a letto

quandi che quando che so chisin u sgairàva quandi suo cugino sprecava quando

che u j’àva manch ën sod non aveva nemmeno un soldo

sedenun, altrimenti spariss sedenun ët pij a cauzˆ sparisci altrimenti ti prendo

sednun ënt ërˆ cü a calci nel sedere

130


Causali

congiunzione traduzione esempio traduzione

da zà che di già che da zà che ti seuj, càta co di già che ci sei compra anche

due brignole due dolci

darˆ mumaint dal momento darˆ mumaint ch’a scàpa dal momento che scappa

che che làssrˆa ëndè lasciala andare

përchè che perché che turna n’àtra vota përchè ritorna un’altra volta perché

ch’u rˆ’è tàrdi! è tardi!

sicume che siccome che sicume ch’ët drochi da rˆa siccome cadi dal sonno,

sogn, ënduma andiamo

Concessive

congiunzione traduzione esempio traduzione

bele che benchè bele che u studia u sà gnente benchè studi non sa nulla

bele se anche se bele s’u rˆ’è mair u rˆ’è marì anche se maturo è cattivo

cuntüt sebbene cuntüt ch’u rˆ’era maràvi u rˆ’è sebbene malato è venuto

ënnü a travajè a lavorare

ëdcò se anche se ëdcò s’u rˆ’è giuvu u sà anche se giovane conosce

i-j nun fà non importa i-j nun fà naint ch’u sìa vej, non importa che sia vecchio,

naint che che basta ch’u sìa pulid basta che sia pulito

Consecutive

congiunzione traduzione esempio traduzione

ën manera che in modo che beutrˆu ën manera ch’u mettilo in modo che non

bugia naint si muova

paraj che cosìcche ven che paraj nun parluma vieni cosicchè ne parliamo

si che si che ün ch’u sà naint si ch’u sà chi non sa «si che sa»

tant che tanto che Iose a j’ha curü tant ch’a

rˆ’è drucà

Iose ha corso tanto da cadere

Condizionali

congiunzione traduzione esempio traduzione

a menu che a meno che pijrˆu, a menu che ut compralo, a meno che non

piàsa naint ti piaccia

casu mài che caso mai che casu mài ch’i rˆu vughissi,

saliterˆu

caso mai lo vedeste, salutatelo

basta che basta che basta ch’u vàga basta che vada

basta màch che basta solo basta màch ch’u sìa prumoss basta solo che sia promosso

che (passà)

ënt ërˆ cas che nel caso ënt ërˆ cas ch’u piova quàta nel caso in cui piova ripara

in cui ërˆ fagn il fieno

quandi ch’i quando che fà sorti ërˆ galin-e, quandi fai uscire le galline quando

ch’i fà su c’è il sole

se se se ’rˆ giuvu u savaissa e se se il giovane sapese e se

’rˆ vej u pudaissa il vecchio potesse

131


Comparative

congiunzione traduzione esempio traduzione

cume come cume ch’ët j’hai dicc ët j’hai fà come hai detto hai fatto

mej che meglio che i sai stà mej che j’àtra vota siete stati meglio dell’altra volta

menu che meno he mi e n’ho menu che ti ne ho meno di te

paraj così fà paraj o làssa perdì fa così o lascia perdere

pü … pü più … più pü t’e-j nun dai pü u nun

mangia

più gliene dai più ne mangia

pì che più che u rˆ’è frus pì che n’urs è più antipatico di un orso

pitost che piuttosto che dërˆ vote u rˆ’è mej stè ciütu a volte è meglio tacere

pitost che parlè piuttosto che parlare

tant me tanto quanto u mangia tant me ’n gril mangia tanto quanto un grillo

Dichiarative

congiunzione traduzione esempio traduzione

che, ch’ che u rˆ’è stanch ch’u droca ën tèra è stanco che cade a terra

cume, me come nair cume ërˆ merlu nero come il merlo

Dubitative o interrogative

congiunzione traduzione esempio traduzione

cume come cume stàti? come stai?

përchè perché perché fàti paraj? perché ti comporti così?

quandi, quand quando quandi a vàla vìa? quando va via?

se se se u ven, e gigumne? se viene, giochiamo?

landi dove landi u curlu? dove corre?

Eccettuative

congiunzione traduzione esempio traduzione

a menu che a meno che e vàgh a menu che i-j rüva vado a meno che arrivi

me màma mia mamma

feuravìa che tolto che, fatta u studia ëd tüt feuravìa studia di tutto fatta eccezione

eccezione di che rˆa storia della storia

gavà che tranne che u rˆ’è bràv, gavà che u rˆ’è è bravo tranne che è poco

poch simpàtich simpatico

sanzˆa che senza che u j’ha pijà dërˆ caramele ha preso delle caramelle

sanzˆa che gnün u vughissa senza che nessuno vedesse

Esclusive

congiunzione traduzione esempio traduzione

sanzˆa che senza che u j’ha fà tüt sanzˆa che gnün ha fatto tutto senza che

u savaissa gnente nessuno sapesse nulla

sanzˆa senza us fà dërˆ mà sanzˆa savairˆu si fa del male senza saperlo

132


Finali

congiunzione traduzione esempio traduzione

për che perchè mi e j’ho divrˆu për ch’i sàpi ve lo detto perché sappiate

reguleve come comportarvi

përchè perchè chial u j’ha bitàje ënt u tirat, li ha messi nel cassetto perchè

përchè che gnün i-j pija nessuno li prenda

Limitative

congiunzione traduzione esempio traduzione

bele che benchè Miliu u rˆ’è ënnü, bele che Emilio benchè malato

maràvi è venuto

bele se anche se bele s’u fàva fragg e j’uma anche se faceva freddo

travajà istess abbiamo lavorato ugualmente

cuntüt che nonostante cuntüt ch’u piuvissa, u j’ha nonostante piovesse, si è dato

dàsse da fè da fare

për lo che per ciò che mi e fareu tüt lo che peuss, io farò tutto il possibile,

per lo che sun bun per quanto sono capace

Modali

congiunzione traduzione esempio traduzione

cume, me come parla cume ch’ët mangi parla come mangi

cume se come se parlje cume s’u fussa to frel parlagli come se fosse tuo fratello

ën manera che in modo che baica ëd fè ’n manera ch’i-j vedi di fare in modo che

vàga tüt bagn proceda tutto per il meglio

quàsi, squàsi quasi e suma ëndàje quàsi vëssin ci siamo andati quasi vicino

quàsi che quasi che cul-là u cur quàsi ch’u quello corre quasi che avesse

j’avaissa ërˆ feu ënt ërˆ bràje il fuoco nei pantaloni

Temporali

congiunzione traduzione esempio traduzione

cume, me come cume ch’u rüva, ciam-me come arriva, chiamami

dop che dopo che dop che u rˆ’è partì, telefun-me dopo che è partito telefonami

fin tant che fin tanto che fin tant ch’u dreum, lasseru stè fin tanto che dorme,

lasciatelo stare

fin che fin che fin ch’i campa drˆ’eva, tirne fin che scorre l’acqua,

attingine

mentre mentre mentre ch’u dreum u runfa mentre dorme russa

pàina appena paina rivà u bràja appena arrivato urla

pàina che appena che pàina ch’u pàssa e-j rˆu diuma appena passa glielo diciamo

quandi quando quandi che ’t rüvi e nun

parluma

quando arrivi ne parliamo

133


Alcune congiunzioni subordinative assumono un diverso valore a seconda del contesto

in cui sono, valga come esempio cume che può essere:

interrogativa u vurrìa savaj cume ch’a stà so màgna

(vorrebbe sapere come sta sua zia)

temporale cume u rˆ’è rivà u rˆ’è subit partì

(com’è arrivato è subito partito)

modale u rˆ’è bagnà cume n’aniot

(è bagnato come un anatroccolo)

comparativa u rˆ’è vej cume ërˆ cucu

(è vecchio come il cuculo)

dichiarativa na vota cume ëncheu

(una volta come oggi).

Cravanzana, la chiesa “bassa”

134


Interiezioni o esclamazioni

Il numero di queste unità lessicali è veramente enorme, infatti praticamente ciascuna

persona ha il proprio modo di esprimere stupore, meraviglia, gioia o dolore per cui

gli esempi che seguono sono a puro titolo esplicativo. Le interiezioni si possono dividere

in tre categorie: proprie, improprie e locuzioni esclamative.

Proprie

interiezione o

esclamazione traduzione esempio traduzione

ah, eh, ih, ehm ah, eh, ih, ehm eh, stà ’n là! eh, stai in la!

ahi, ohi, ehi ahi, ohi, ehi ahi, che mà! ahi, che male!

bon basta bon, piantrˆa lì basta, smettila

cribbiu cribbio cribbiu, che bela màchina! cribbio, che bella automobile!

cristiandor perbacco cristiandor, che sbarüv! perbacco, che spavento

cuntàcc accidenti cuntàcc, che patela! accidenti, che botta!

ommi oh ommi, u rˆ’è scapàme oh, l’ho lasciato cadere

’n tèra! per terra!

uffa uffa uffa, che bàrˆba! uffa, che barba!

Improprie

interiezione o

esclamazione traduzione esempio traduzione

ciau bije, ciau bale ciao biglie, balle ciau bije, u me scàpa ciao biglie, mi scappa

ciütu silenzio ciütu, tuca mi parlè! silenzio, parlo io!

dìncine cribbio dìncine, su bàla bagn! cribbio, se balla bene!

ëndarmàge peccato ëndarmàge, e sun ribatà! peccato, sono caduto!

ënduma andiamo ënduma, pulastrun! andiamo, pollastri!

giuramèntuna giuramento giuramèntuna, che sgarula! giuramento,che sfortuna!

nèh neh nèh, ch’ënduma! neh, che andiamo!

sà tü perbacco tuca pà, sà tü! non toccare, perbacco!

s-ciau, s-ciav basta E vàgh vìa e s-ciau! me ne vado e basta!

tenzˆiun attenzione tenzˆiun, u droca! attenzione, cade!

ven vieni ven, u rˆ’è tàrdi! vieni, è tardi!

Locuzioni esclamative

interiezione o

esclamazione traduzione esempio traduzione

ispa, boja fauzˆ! boia bugiardo boja fauzˆ, che patela! boia bugiardo, che botta

it tacaissa na ti venisse una it tacaissa na caghëtta, ti venisse una caghetta,

caghëtta! caghetta! fulandran! scemotto!

ommi, mi povra oh, povera me ommi, mi povra dona, oh, povera me, mi hanno

dona! j’han mangiàme tüt! mangiato tutto!

vàte catè ën cazˆü! comprati un vate catè ën cazˆü, badola! comprati un mestolo,

mestolo! scemotto!

vàte cugè ënt rˆa vatti a coricare vàte cugè ënt rˆa nebbia, vatti a coricare nella

nebbia! nella nebbia tabaleuri! nebbia, idiota!

135


Sintassi

Possiamo dividere in:

sintassi della proposizione e sintassi del periodo.

Sintassi della proposizione

Nella proposizione possiamo distinguere alcune parti e precisamente: il soggetto, il

predicato verbale, il predicato nominale, i diversi complementi e l’attributo.

Soggetto

Il soggetto corrisponde a chi o cosa fa l’azione:

soggetto traduzione

Virginia a bràja fort Virginia urla forte

Ërˆ màchine i van fort Le automobili corrono velocemente

Predicato verbale

Il predicato verbale è costituito dal verbo:

soggetto traduzione

Gepin u pùa ërˆ vi Giuseppe pota le viti

Predicato nominale

Il nome o l’aggettivo che seguono il verbo esci (essere) prendono il nome di

predicato nominale, mentre il verbo quello di copula:

soggetto traduzione

rˆa me cà a rˆ’è bela la mia casa è bella

Complementi

Quantunque il soggetto e il predicato verbale possano formare già di per sé una proposizione,

esistono i complementi che ne specificano ulteriormente il senso.

Avremo dunque i seguenti complementi in ordine alfabetico:

abbondanza o privazione

introdotto da: dë, ëd (di);

soggetto traduzione

Cravanzan-a a rˆ’è rica ëd nizorˆe Cravanzana è ricca di nocciole

Berˆb u rˆ’è propi povr ëd pass il Belbo è povero di pesci

136


argomento

introdotto da: dë, ëd, sü, a pruposit, ën zˆuma (di, su, a proposito);

soggetto traduzione

cui dui i parlu màch sempe ëd sod quei due parlano solo sempre di soldi

a rˆ’ostu i ciaciarˆu dërˆ partije al bar chiacchierano delle partite

ëd diminica di domenica

causa

introdotto da: për, dë, da, a, cun, a causa ’d (per, di, da, con, a causa di);

soggetto traduzione

saira e suma naint surtü përˆ rˆa fragg ieri non siamo usciti per il freddo

Catlinin a suda da rˆa càd Caterina suda per il caldo

causa agente o efficiente

introdotto da: da (da);

soggetto traduzione

rˆ’üva a rˆ’è stà rüinà da rˆa tampesta l’uva è stata rovinata dalla grandine

compagnia e unione

introdotti da: cun, ënsem, ën cumpanìa (con, insieme, in compagnia);

soggetto traduzione

cul nini u và arˆ màr cun so màgna quel bambino va al mare con sua zia

denominazione

introdotto da: dë, ëd (di);

soggetto traduzione

ërˆ paìs ëd Cravanzan-a u rˆ’è a quasi il paese di Cravanzana è ad un’altitudine

seszˆaint metr d’autëzza di quasi seicento metri

età

introdotto da: dë, a (di, a);

soggetto traduzione

Virginia a rˆ’è na matutina ëd quatr àgn Virginia è una bambina di quattro anni

so surela a rˆ’è diplumàsse a disdeut àgn sua sorella si è diplomata a diciotto anni

fine

introdotto da: për, da (per, da);

soggetto traduzione

rˆa Ferrari a rˆ’è na bela màchina da cursa la Ferrari è una bella automobile da corsa

137


limitazione

introdotto da: dë, ëd, për, ën, a (di, per, in, a);

complemento traduzione

so zene u sà tüt dërˆ balun a pugn suo genero conosce tutto della pallapugno

u rˆ’è grand, ma u rˆè ën po’ scàrs ëd forza è alto, ma è un po’ scarso di forza

luogo (stato in luogo, moto a luogo, moto da luogo, moto per luogo)

introdotti da: a, ën, da, për, travers, dzura, suta (a, in, da, per, attraverso, sopra, sotto);

complemento traduzione

mi e stàgh a Cravanzan-a io abito a Cravanzana

ti ’t vài an Àrˆba tu vai ad Alba

mi e sun ën camin ch’e turn da Curtmija io sto per tornare da Cortemilia

ën curriera e sun passà për San Stèu in autobus sono transitato per

Santo Stefano

materia

introdotto da: dë, ëd, ën (di, in);

complemento traduzione

sa cadaina a rˆ’è ëd fer pin questa catena è di ferro massiccio

mezzo

introdotto da: cun, ën, a, për, dë, grazie a (con, in, a, per, di, grazie a);

complemento traduzione

Gispin u porta ërˆ fagn cun ërˆ tamagnun Beppe trasporta il fieno con il rimorchio

agricolo

so bàrˆba u rˆ’è turnà a cà ën bici suo zio è ritornato a casa in bicicletta

modo o maniera

introdotto da: cun, a, dë, ën, sanza (con, a, di, in, senza);

oggetto

complemento traduzione

ërˆ sindich u pàrla sanza gena il sindaco parla a ruota libera

zˆërcuma ëd travajè cun deuit cerchiamo di lavorare a modo

complemento traduzione

Carlin u mangia rˆa turta Carlo mangia la torta

saira i j’han baivü dërˆ vin ieri hanno bevuto vino

pena o colpa

introdotto da: dë, ëd, a, cun (di, a, con);

complemento traduzione

i j’han ficàje trai àgn ëd përsun gli hanno dato tre anni di prigione

138


specificazione

introdotto da: dë, ëd (di);

complemento traduzione

ërˆ càmiu ëd Miclin u rˆ’è vàst il camion di Michele è guasto

stima e prezzo

introdotto da: da (da);

complemento traduzione

u rˆ’è ’n bucin da vint mila lire arˆ mirˆia è un vitello del valore di venti mila lire

il miriagrammo

tempo (determinato e continuato)

introdotti da: a, ën, dë, për (a, in, di, per);

complemento traduzione

a rˆa diminica ënduma a rˆa mëssa la domenica andiamo a messa

u j’ha piuvü për trai dì ëd firˆa ha piovuto per tre giorni di seguito

vocazione

non ha preposizioni

complemento traduzione

matot, adess e fuma për dabun ragazzi, adesso si fa sul serio

Nusgnur, ërˆ to asu us cugia Signore, il tuo asino si corica

Attributo

L’attributo è un aggettivo che unito al nome ne specifica le qualità.

complemento traduzione

a Cravanzan-a puduma truvè a Cravanzana possiamo trovare

’n bel castel un bel castello

Pinotu u fà ën bun duzˆat Giuseppe fa un buon dolcetto

Bossolasco, veduta da mezzodì

139


Sintassi del periodo

La sintassi del periodo si occupa del rapporto tra le varie proposizioni che fanno

parte del periodo.

Le proposizioni si dividono in principali che hanno senso compiuto, dipendenti che

dipendono invece da un’altra proposizione e coordinate che possono avere entrambe

le caratteristiche.

Principali

Le proposizioni principali possono essere, in ordine alfabetico: dichiarative od enunciative,

esprimono un giudizio e presentano il verbo all’indicativo, al condizionale o

all’infinito;

esempio traduzione

ërˆ miradur u j’ha travajà bagn il muratore ha lavorato bene

a staimbr e farìu ërˆ ferie a settembre saremmo in ferie

esclamative esprimono ad esempio gioia e meraviglia e hanno il verbo all’indicativo,

al condizionale, al congiuntivo o all’infinito;

esempio traduzione

ch’it vena ën po ’d bagn! ti venga un po’ di bene! (ma vai a quel paese!)

esortative esprimono un’esortazione e hanno il verbo all’imperativo o al congiuntivo;

esempio traduzione

avaj paziainzˆa! abbi pazienza!

imperative esprimono un comando e presentano il verbo all’imperativo, al congiuntivo,

all’infinito e al futuro;

esempio traduzione

ven ëmbelezˆì a rˆa svelta! vieni qui velocemente!

incidentali sono in genere limitate da due virgole e non hanno legami sintattici con

le altre proposizioni;

esempio traduzione

Gepin, ët rˆu digh ciair, stàme luntan Beppino, te lo dico chiaro, stammi lontano

interrogative dirette presentano una domanda e si reggono con il verbo all’indicativo,

al condizionale, al congiuntivo e all’infinito;

esempio traduzione

ëndua u rˆ’elu ’ndà cul babau? dov’è andato quel babbeo?

140


ottative esprimono un desiderio e presentano il verbo al congiuntivo;

esempio traduzione

ch’u vena püra avanti, munsü! venga pure avanti, signore!

Dipendenti

Le proposizioni dipendenti sono introdotte da una congiunzione, un pronome relativo,

un verbo (infinito, participio, gerundio), un pronome o un avverbio interrogativo,

per cui avremo in ordine alfabetico:

avversative si dividono in esplicite, introdotte da: mentre che, quandi che (mentre che,

quando che) ed implicite introdotte da: ënvece dë, arˆ post che (invece di, al posto di);

esempio traduzione

j’àci i travàju, mentre chial u fà gnente gli altri lavorano mentre lui non fa nulla

ënvece dë scutè u fàva sempe

lo ch’u vuràva

invece di ascoltare faceva ciò che voleva

causali si dividono in esplicite introdotte da: përchè, da za che, sicume che (perché, di

già che, siccome che) ed implicite introdotte da: për, a, dë (per, a, di);

esempio traduzione

u rˆ’è naint ëndà a travajè përchè u j’àva non è andato a lavorare perché

rˆa frev era febbricitante

i sun stràch per avaj curü tüt u dì sono molto stanchi per aver corso

tutto il giorno

comparative si dividono in esplicite introdotte da: pi … che, cume (più … che,

come) ed implicite introdotte da: pitost che, pi che (piuttosto che, più che);

esempio traduzione

rˆa vandëmmia a rˆ’è stà cume ch’is

rˆa spetàvu

la vendemmia è stata come se l’aspettavano

pi che cantè u crijàva me n’àquila più che cantare urlava come un’aquila

concessive si dividono in esplicite introdotte da: cuntüt che, ëdcò si (nonostante che,

anche se) ed implicite introdotte da: pür (pur);

esempio traduzione

ëdcò s’u pieuv i j’è ërˆ su anche se piove c’è il sole

pür avanda gigà tüt u dì u j’ha pur avendo giocato tutto il giorno

naint sogn non ha sonno

condizionali si dividono in esplicite introdotte da: se, basta mach che, a cundiziun

che (se, cerca solo di, a condizione che) ed implicite introdotte da: a (a);

141


esempio traduzione

va ’nduva ch’ët veuri, basta màch che

të stàghi bràv

vai dove vuoi, cerca solo di stare bravo

ëndanda a scorˆa u starìa naint tüt u dì andando a scuola non starebbe in giro

ën gir a fè ërˆ fol tutto il giorno a fare lo scemo

consecutive si dividono in esplicite introdotte da: tant … che (tanto … che) ed implicite

introdotte da: da (da);

esempio traduzione

u j’ha mangia tant ch’u rˆ’è stumiàsse ha mangiato tanto che ha fatto indigestione

u j’ha tampestàje tant da fè sgiàj a tüci ha grandinato tanto da lasciare tutti

sgomenti

esclusive si dividono in esplicite introdotte da: sanzˆa che (senza che) ed implicite

introdotte da sanzˆa (senza);

esempio traduzione

u gigàva arˆ balun sanzˆa che ij so giocava a pallone senza che i suoi

i rˆu savaissu lo sapessero

u rˆ’è ’ndà vìa sanzˆa dì gnente a gnün è andato via senza dir niente a nessuno

eccettuative si dividono in esplicite introdotte da: a menu che, feuravìa che (a meno

che, eccetto che) ed implicite introdotte da: gavà che, feuravìa che (tolto che, eccetto

che);

esempio traduzione

us lamaintàva maj a menu che i rˆu non si lamentava mai a meno che lo

faissu travajè facessero lavorare

gavà che ’ndè ’n bici u fàva ëd tüt tolto che andare in bicicletta faceva di tutto

finali si dividono in esplicite introdotte da: përchè, për che, ën manera che (perché, per

che in modo che) e implicite introdotte da: për, a (per, a);

esempio traduzione

e j’ho divrˆu për ch’i sàpi reguleve ve lo detto perché sappiate regolarvi

u canta na bela canzun për fè piasì canta una bella canzone per compiacere

a so murusa la sua fidanzata

interrogativa indiretta può avere il verbo al condizionale, al congiuntivo, all’indicativo;

esempio traduzione

ës ciamuma tüci përchè ch’u j’àba dicc lulì ci chiediamo perché abbia detto ciò

limitative si dividono in esplicite introdotte da: për lo che, standa a (per quello che,

secondo ciò che) ed implicite introdotte da: riguard a, për, a (riguardo a, per, a);

142


esempio traduzione

standa a lo ch’u dis cul là i sarìu secondo la sua opinione sarebbero tutti

tüci cativ cattivi

a mangè e a báivi u rˆ’è ’rˆ pi fort ëd tüci a mangiare e bere è il più capace di tutti

modali si dividono in esplicite introdotte da: cume, cume se (come, come se) ed implicite

introdotte da: tüt ën, ën, cun, a (in ogni modo, in, con, a);

esempio traduzione

u parlàva cume s’u fissa ërˆ padrun parlava come se fosse il padrone

dërˆ vapur del vapore

a mangè trop i farài indigestiun a mangiare troppo farete indigestione

oggettive si dividono in esplicite introdotte da: che (che) ed implicite introdotte da:

dë (di);

esempio traduzione

e j’ho dije ch’ëndàva a rˆa Beusia gli ho detto che andavo a Bosia

erˆ medi u j’àva dije ’d pi naint fimè il medico gli aveva detto di non più fumare

relative si dividono in proprie ed improprie introdotte da un relativo, pronome o

avverbio;

esempio traduzione

Ghindu, ch’u rˆ’era ërˆ pi fort gigadur Ghindu, che era il più forte giocatore

da balun a pügn, u stàva a Cravanzana di pallapugno, abitava a Cravanzana

u zˆerca caicadun ch’u-j pulida rˆ’ort cerca qualcuno che gli pulisca l’orto

soggettive si dividono in esplicite introdotte da che (che) ed implicite introdotte da

dë (di);

esempio traduzione

st’istà u rˆ’è mej che të stüdii quest’estate è meglio che tu studi

suainzˆ u sarìa ërˆ càs dë stè ciütu sovente sarebbe il caso di stare zitti

strumentali si trovano solo nella forma implicita e introdotte da: ën, cun, a forzˆa ’d

(a, con, a forza di);

esempio traduzione

a forzˆa dë sbaliesse i s’ëmpàrˆa a forza di sbagliare si impara

temporali si dividono in esplicite introdotte da: quandi che, mentre che, paina che

(quando che, mentre che, appena che) ed implicite introdotte da: prüma ’d, dop ëd

(prima di, dopo di);

esempio traduzione

quandi ch’u và a n’Àrˆba u dovra rˆa curriera quando va ad Alba si serve dell’autobus

prüma ëd pàrti u j’ha salità ij so prima di partire ha salutato i suoi

(genitori)

143


Coordinate

La coordinazione tra due proposizioni, principali o dipendenti, si ottiene con una:

virgola

esempio traduzione

Elio u mangia i puciu, Iose ij pum, Elio mangia le nespole, Iose le mele,

nujàcc e baicuma noi stiamo a guardare

congiunzione

congiunzione esempio traduzione

e, nè, manch nè u pàrla nè u bugia né parla né si muove

o

e…e,

o u stà ’n pe o u droca o rimane in piedi o cade

naint mach…

ma ’dcò

bàsta ch’i vagu vìa e ün e rˆ’àtr che vadano solo via e uno e l’altro

pronome correlativo

pronome esempio traduzione

chi … chi chi ch’u scapàva, chi ch’u brajàva chi scappava, chi urlava

144


LE PAROLE

ËRˆ PARˆ OLE

Feisoglio, la chiesa parrocchiale


Cunte, nine nane

e surtégg

piemontese dell’Alta Langa italiano

Bàla bàla

Bàla bàla picucàla

suta ij pe di na cavàla,

suta ij pe din cavalin,

bàla bàla bel ninin.

Batista

Batista firˆa rˆa rista, rˆa rista as ë s-cianca,

Batista sauta ’n srˆa pianca, pianca a droca

Batista ën srˆa cioca, rˆa cioca a fà din-dan,

Batista cagàsse ën man.

Buca (ën)

Ën buca a mi,

ën buca a ti,

ën buca arˆ can, ham.

Butalin (ërˆ) (ën che man u rˆ’èlu?)

Pin, pin butalin,

cul u rˆ’èlu veuid

cul u rˆ’èlu pin?

Canarin (ërˆ)

Gin gin canarin

quante fije j’è a Tirin,

i-j nun j’è na quantità,

qua-qua-qua, ërˆ castàgne brisatà.

Carabignè

Carabigné, mangia papé

pijte ërˆ giachè, vàte cugè

Crava (rˆa)

Mi sun rˆa crava ’ncravinà,

meza tusa, meza splà,

chi u ven rˆì e ru pij a curnà.

147

Filastrocche, ninne nanne

e sorteggi

Balla balla

Balla balla “picucalla”

sotto i piedi di una cavalla,

sotto i piedi di un cavallino,

balla balla bel bambino.

Battista

Battista fila la canapa, il filo di canapa si strappa

Battista salta sulla pianca, la pianca rovina

Battista sulla campana, la campana fa din-dan,

Battista si è cagato in mano.

In bocca

In bocca a me,

in bocca a te,

in bocca al cane, ham.

La botticella (in che mano è?)

Botticella piena, piena

qual’è vuota

qual’è piena ?

Il canarino

Gin gin canarino

quante ragazze ci sono a Torino,

ce n’è una quantità

qua-qua-qua, le castagne bruciacchiate.

Carabinieri

Carabinieri, mangia carte

prenditi la giacca, vatti a coricare.

La capra

Io sono la capra, capretta

per metà tosata e per metà pelata

chi viene qui lo prendo a cornate.


piemontese dell’Alta Langa italiano

Cucu (ërˆ)

Cucu drˆa bàrba grisa

quanci pieuj j’ati ’nt rˆa camisa?

(Ij nini i scutàvu quante vote u cantàva)

Cucu (ërˆ)

Cucu drˆa barˆba bleuva

quanci dì prüma ch’i-j pieuva?

(Ij nini i scutàvu quante vote u cantàva)

Cucu (ërˆ)

Cucu drˆa bàrba bianca

quanci àgn te scampti?

(Ij nini i scutàvu quante vote u cantàva)

Cucu (ërˆ)

Erˆ pare dërˆ cucu u rˆ’è ’n gran bel usel,

pi e rˆu baich e pi u rˆ’è bel,

ma se i vughissi so surela

cucu, cucu, cume ch’a rˆ’è bela.

Quandi ch’a rˆ’è vestija ëd tanci culur,

tüci ij cucu vurriju feje rˆ’amur.

Curnabò (ën che man u rˆ’èlu?)

Curnabò, curnabò

cul u rˆ’èlu ërˆ me, cul u rˆ’èlu ërˆ to ?

Dalin dalan

Dalin, dalan j’è mortje ’n can,

can bucin j’è mortje Giuanin;

Giuanin cutel tajàje rˆa pel,

rˆa pel du luv, curu, curu, cu.

Dalin dalan

Dalin dalan mortje ën can

can vurˆpin, mortje ’n crin

crin cutel, tàja rˆa pel

pel è düra, tàja rˆa mürˆa

mürˆa è forta, tàja rˆa porta

porta è zà tajà, tüci zü ’nt ërˆ prà.

Dalin dalan

Dalin dalan j’è mortje ën can

can vurˆpin j’è mortje Giuanin

148

Il cuculo

Cuculo della barba grigia

quanti pidocchi hai nella camicia?

(I bimbi ascoltavano quante volte cantava)

Il cuculo

Cuculo dalla barba blu

quanti giorni prima che piova?

(I bimbi ascoltavano quante volte cantava)

Il cuculo

Cuculo dalla barba bianca

quanti anni vivrai?

(Si ascoltava poi quante volte cantava)

Il cuculo

Il padre del cuculo è un gran bel uccello,

più lo guardo e più è bello,

ma se vedeste sua sorella

cucu, cucu come è bella.

Quando è vestita di tutti i colori,

tutti i cuculi vorrebbero farci l’amore.

Curnabò (in che mano è?)

Curnabò, curnabò

qual’è il mio, qual’è il tuo ?

Dalin dalan

Dalin, dalan è morto un cane,

cane e bue è morto Giovannino,

Giovannino col coltello ha tagliato la pelle,

la pelle del lupo, curu,curu,cu.

Dalin dalan

Dalin dalan è morto un cane

cane volpino, morto un maiale

maiale coltello, taglia la pelle

pelle è dura, taglia il muro

muro è forte, taglia la porta

porta è già tagliata, tutti giù nel prato.

Dalin dalan

Dalin dalan è morto un cane

cane volpino e morto Giovannino


piemontese dell’Alta Langa italiano

Giuanin dij frà, j’è mortje Dunà,

Dunà lëssìa passa vìa.

Dalin Dalan

Dalin dalan Lucia

ciapàva ij passurot

se so màre a crija

dije ch’u rˆ’è Pinot.

Des, unz ure (quandi u rˆ’è ura d’ëndè vìa)

Des unz ure ën bot sunà,

chi j’è ’n cà dj’acc, ch’us nun vàga a cà;

ët rˆu digh pà a ti ch’ët zeuj ën cà mìa,

ma se fissa stà ’n cà tùa

st’ura zì e sarìa zà ëndà vìa.

Fumrˆe

Due in veuru, tre in peuru,

quàtr i staintu, zˆinch i-j và rˆa sërvainta.

Di (ij) (mus-cianda ërˆ nom dij dì)

Ës-zˆì u và arˆ mirˆin,

ës-zˆì u fà ij tajarin,

ës-zˆì u-j fà cheusi,

ës-zˆì u-j mangia,

ës-zˆì u fà pìu, pìu dré da rˆ’üss.

Furmichëtta russa (rˆa)

R ˆ a furmichetta russa muntàva sü darˆ mür,

cun rˆa camisa curta mus-ciàva tüt ërˆ cü.

R ˆ a furmichetta russa muntàva ’n sërˆ mür,

cun sue manin-e bianche s’ë s-ciapazˆàva ’rˆ cü.

Furmichëtta russa (rˆa)

R ˆ a furmichetta russa muntàva sü darˆ mür,

tacàje mà rˆa panza ’ndàsse cugè ’nt u lecc,

cun sue manine bianche s’ë s-ciupatàva

’rˆ pecc.

Gal (ërˆ)

Na vota ënzˆuma aj cup i j’era ’n gàl

scapà darˆ giuch.

Cosa fàti patalüch lì ’n si cup?

Cosa fàti tabaleuri?

Càrˆa zü, ch’i j’è dërˆ bosch da fete cheusi.

149

Giovannino dei frati, è morto Donato

Donato “lëssìa” (il bucato), pussa vìa.

Dalin dalan

Dalin dalan Lucia

catturava i passerotti

se sua madre urla

dille che è Beppino.

Le dieci, le undici (quando è ora di andarsene)

Le dieci, le undici, suona l’una

chi è in casa d’altri se ne vada a casa;

non lo dico a te che sei in casa mia,

ma se fossi stato in casa tua

a quest’ora sarei già andato via.

Donne

Due mi vogliono, tre possono, quattro

stentano, cinque è necessaria una domestica.

Le dita (insegnando il nome delle dita)

Questo va al mulino, (il pollice)

questo fa le tagliatelle, (l’indice)

questo li fa cuocere, (il medio)

questo li mangia, (l’anulare)

questo fa pio, pio dietro l’uscio (il mignolo)

La formichetta rossa

La formichetta rossa s’arrampicava sul muro,

con la camicia corta mostrava tutto il culo.

La formichetta rossa s’arrampicava sul muro,

con le sue manine bianche si batteva il culo.

La formichetta rossa

La formichetta rossa s’arrampicava sul muro,

le è preso mal di pancia e si è coricata nel letto

con le sue manine bianche si batteva

le mammelle.

Il gallo

Una volta sul tetto c’era un gallo

scappato dal pollaio.

Cosa fai “patalüch” li sul tetto ?

Cosa fai birichino ?

Scendi che c’è legna pronta per farti cuocere.


piemontese dell’Alta Langa italiano

Galin-a ’d San Pe (rˆa)

Galin-a, galin-a ’d San Pe,

musme rˆa strà për ëndè ’n paradis,

sedenun et màzˆ.

Galin-a ’d San Michel (rˆa)

Galin-a, Galin-a ’d San Michel

pija rˆa scàrˆa e munta ’n ciel.

Galin-a (rˆa)

Pieuv, pieuv

rˆa galin-a a fà rˆ’euv,

fà rˆ’euv a rˆa ciculàta,

rˆa galin-a rˆ’è meza màta.

Galin-a (rˆa)

Pieuv, pieuv

rˆa galin-a fà rˆ’euv,

rˆ’euv u ribàta

rˆa galin-a as màzˆa.

Galin-a (rˆa)

Pieuv, pieuv rˆa galin-a fà rˆ’euv,

fioca fioca rˆa galin-a fà rˆ’oca.

Galin-e (ërˆ tre)

Su mirasù

trè galin-e ’n sna ru,

traj gaj ’nt ën castel,

preghé Nusgnur ch’u fàzˆa bel.

Giacu e ërˆ galin-e

Giacu Miracu

ërˆ galin-e ru bëcazˆu;

Giacu rˆ’è n’urˆuch,

ërˆ galin-e ru portu arˆ giuch.

Giàcu

Giàcu Giàcu zà cugià?

Zà cugià Giàcu?

Giàcu Giàcu zà cugià.

Gin e Gian

Gin e Gian i van përˆ mure

turnu a cà ch’u rˆ’è sèt ure,

150

La coccinella

Gallina, Gallina di San Pietro

indicami la strada per raggiungere il paradiso

altrimenti ti uccido.

La coccinella

Gallina, Gallina di San Michele

prendi la scala e sali in cielo.

La gallina

Piove, piove

la gallina fa l’uovo,

fa l’uovo al cioccolato,

la gallina è mezza matta.

La gallina

Piove, piove

la gallina fa l’uovo,

l’uovo cade

la gallina s’ammazza.

La gallina

Piove, piove la gallina fa l’uovo,

nevica, nevica la gallina fa l’oca.

Le tre galline

Sole, guarda il sole

tre galline su una quercia,

tre galli in un castello

pregate il Signore che faccia bello.

Giacu e le galin-a

Giacomo Miracolo,

le galline lo beccano;

Giacomo è un allocco,

le galline lo conducono al pollaio.

Giacomo

Giacomo Giacomo già coricato?

Già coricato Giacomo?

Giacomo Giacomo già coricato.

Gianna e Gianni

Gianna e Gianni van per more

tornano a casa che sono le sette


piemontese dell’Alta Langa italiano

ma sèt ure j’han zà batü,

cich e ciach ën sërˆ cü.

Giuanin

Giuanin pët, pët sigàla,

(Giuanin përˆ fè sigàla)

u fàva rˆ’aviatur,

ën mancanza ëd benzina

u pissàva ’nt ërˆ mutur.

Givu (ërˆ)

Givu, givola

pija ’rˆ cavagnin e marcia a scorˆa;

rˆa scorˆa rˆ’è sarà,

pija ’rˆ cavagnin e turna a cà.

Limazˆa (rˆa)

Limazˆa, limazˆorˆa

tira feura ij teu curnun

sedenun et màzˆ.

Limazˆa (rˆa)

Limazˆa, limazˆorˆa

ij curnin ranchie fora,

sedenun e vàgh darˆ barbé

e ’t ji fàzˆ tajé.

Madona (rˆa)

U pieuv, u fà su

rˆa Madona a và përˆ fiù

a nun cheuj ën mazˆulin

përˆ purteje arˆ so ninin,

ërˆ ninin u rˆ’è cuntaint

e u-j regàla na lün-a d’argiaint.

Mignin (ërˆ)

Mignin gatin rumau, ciach a rˆa man!!!

Milan

A Milan cavàl an can,

a Ruma cavàl a na tuma.

Na vota

Na vota j’era n’om

ch’u giràva ’nturna arˆ dom,

151

ma le sette han già battuto,

cich e ciach sul sedere.

Giovannino

Giovannino pet, pet sigaro,

(Giovannino per guadagnarsi il sigaro)

faceva l’aviatore

in mancanza di benzina

pisciava nel motore.

Il maggiolino

Maggiolino, maggiolino

prendi il cestino e cammina a scuola;

la scuola è chiusa

prendi il cestino e torna a casa.

La lumaca

Lumaca, lumachetta

tira fuori le tue corna

altrimenti ti uccido.

La lumaca

Lumaca, lumachetta

le corna tira fuori,

altrimenti vado dal barbiere

e te li faccio tagliare.

La Madonna

Piove, fa sole

la Madonna va per fiori

ne raccoglie un mazzolino

per portare al suo bambino

il bambino è contento

e le regala una luna d’argento.

Il gattino

Gatto, gattino fa le fusa, “ciach” sulla mano!!!

Milano

A Milano a cavallo di un cane,

a Roma a cavallo di una toma.

Una volta

Una volta c’era un uomo

che girava intorno al duomo,


piemontese dell’Alta Langa italiano

u mainàva rˆa carëtta,

j’è scapàva rˆa caghëtta.

Nana cuncheta (cucheta)

Nana cuncheta

màma rˆ’è ’ndà a messa

messa sunàva

j’angej i cantàvu

cantàvu na canzun

rˆa Madona ’n prucessiun.

Nana naneta

Nana naneta

màma rˆ’è ’ndà a messa

papà u rˆ’è ’ndà ’n ti bosch

fà rˆa nana bel matot.

Nana naneta

Nana naneta

màma rˆ’è ’ndà a messa

messa sunàva

rˆ’angel u cantàva

cantàva tantu bin

fà rˆa nana bel bambin.

Nana cuncheta

Nana cuncheta

màma rˆ’è ’ndà a messa,

papà rˆ’è ’ndà ’nt ij bosch

fà rˆa nana bel matot.

Su veu drimì ch’u dreuma,

faruma na cà neuva

na cà neuva pin-a ëd ris,

ërˆ matot ën paradis.

Pin piripeta (ij nini i cuntu)

Pin piripeta nusa,

pin piripeta pan.

Pipina (rˆa)

Ün, dui, tre

rˆa Pipina a fà ërˆ cafè,

ërˆ cafè a rˆa ciculàta,

rˆa Pipina a rˆ’è meza màta.

152

conduceva la carretta,

gli scappava la caghetta.

Nanna “cuncheta” o “cucheta”

Nanna “cuncheta”

mamma è andata a messa

messa suonava

gli angeli cantavano

cantavano una canzone

la Madonna in processione.

Nanna nannetta

Nanna nannetta

mamma è andata a messa

papà è andato nei boschi

fai la nanna bel bambino.

Nanna nannetta

Nanna nannetta

mamma è andata a messa

messa suonava

l’angelo cantava

cantava così bene

fa la nanna bel bambino.

Nanna “cuncheta”

Nanna “cuncheta”

mamma è andata a messa

papà è andato nei boschi

fai la nanna bel bambino.

Se vuol dormire che dorma,

faremo una casa nuova

una casa nuova piena di riso,

il bambino in paradiso.

Pin piripetta (i bambini sorteggiano)

Pin piripetta noce,

pin piripetta pan.

La Peppina

Uno, due tre

la Peppina fa il caffè,

il caffè alla cioccolata,

la Peppina è mezza matta.


piemontese dell’Alta Langa italiano

Pitu (ërˆ)

Pitu, pitu fà rˆa rua

fà rˆa mìa, fà rˆa tua.

Puciunin

Puciunin cagà ’nt ërˆ bràje

rˆa so màma j’ha lavàje,

j’ha lavàje vurˆunté,

Puciunin turnàje caghè.

Ratin, ratin (giganda a ciapesse)

Ratin, ratin cosa fàti ’nt ërˆ me giardin ?

E mangg rˆ’uva. Ënlura mi ët ciàp,

ënlura mi e scàp.

Riundurˆin-a (rˆa)

Sun ëndà vìa a San Martin,

j’heu lassà pan e vin,

sun turnà a rˆ’Anunzià,

j’heu truvà tüt ërˆ ni drucà,

che màniga dë sbiri-ri-ri-ri.

Sangiut

Sangiut barbut

na ran-a ’n tërˆ puzˆ,

ërˆ babi ’nt rˆa sija;

sangiut và vìa!!

Spiun, spiun

Spiun, spiun porta canun,

portje dzà, portje dlà,

portje dré da rˆa tua cà,

portje dré da rˆa to cascin-a,

che ’rˆ diau u te strin-a.

Strossa fer

Strossa fer

và me ’rˆ vaint,

pi fort dërˆ mund.

Storia bela (na)

Mi e seu na storia bela

fà piasì cunterˆa

veuti ch’ët rˆa cunta?

153

Il tacchino

Tacchino, tacchino fai la ruota,

fai la mia, fai la tua.

Puciunin

Puciunin ha cagato nei pantaloni

la sua mamma li ha lavati,

li ha lavati volentieri,

Puciunin ci ha cagato di nuovo.

Topino, topino (giocando a prendersi)

Topini, topino cosa fai nel mio giardino ?

Mangio l’uva. Allora ti prendo,

allora io scappo.

La rondinella

Sono andata via a San Martino,

ho lasciato pane e vino,

sono tornata all’Annunziata,

ho trovato tutto il nido rovinato,

che razza di sbiri-ri-ri-ri.

Singhiozzo

Singhiozzo barbozzo

una rana nel pozzo,

una rana nel secchio;

singhiozzo va via!!

Spione, spione

Spione, spione porta i cannoni,

portali di quà, portali di là

portali dietro alla tua casa,

portali dietro alla tua cascina,

che il diavolo ti strini.

Strappa ferro

Strappa ferro

vai veloce come il vento,

più forte del mondo.

Una storia bella

Io conosco una storia bella

che fa piacere raccontare

vuoi che tela racconto?


piemontese dell’Alta Langa italiano

É (u respund ërˆ nini).

Tuca naint di é,

përchè a rˆ’è na storia bela

fà piasì cunterˆa

veuti ch’ët rˆa cunta?

Testa splà

Testa splà u j’ha fà ij fidej

u j’ha pà dàne a-j seu fratej,

ij seu fratej j’han fà rˆa frità

j’han pà dàne a testa splà.

Tiru Liru

Tiru Liru fà bacat

tüte ërˆ veje ’nt u sacat,

ërˆ sacat u rˆ’è furà

tüte ërˆ veje zü darˆ prà.

Toni

Toni, Toni,

rˆ’àsu ’n tërˆ prà!

Saira u j’era ëncheu rˆ’è turnà.

Toni, Toni,

mi ët rˆu digh:

se rˆ’àsu u turna mi ët rˆu pij.

Toni

Toni Baloni

na mica ’n tu stomi,

na mica ’nt ërˆ cü,

Tonì rˆ’è bele batü.

Tranta quaranta

Tranta quaranta tüt ërˆ mund u canta,

canta lo gallo, risponde la gallina;

Madama Franceschina s’affaccia a la finestra

cun tre curˆumbe ’n testa;

da Milan a rˆ’è ’ndà a Savun-a

ëndùa ch’i pistu rˆ’erba bun-a;

erba bun-a a rˆ’è pistà

Franceschina ’nnamurà;

ënnamurà ’d sèt giuinin ,

tuca rˆ’àsu e và arˆ mirin.

154

Si (risponde il bimbo).

Non bisogna dire si,

perché è una storia bella

che fa piacere raccontare

vuoi che tela racconto?

Testa pelata

Testa pelata ha fatto i “fidej” (tagliolini)

e non ne ha dato ai suoi fratelli,

i suoi fratelli han fatto la frittata

e non ne hanno dato a testa pelata.

Tiru Liru

Tiru Liru fa bacchetta

tutte le vecchie nel sacchetto,

il sacchetto è bucato,

tutte le vecchie giù dal prato.

Antonio

Toni, Toni,

c’è l’asino nel prato !

Ieri c’era ed oggi è tornato.

Toni, Toni

te lo dico:

se l’asino ritorna te lo prendo.

Antonio

Tonio “Baloni”

un pagnotta nello stomaco,

una pagnotta nel sedere

Tonio è battuto.

Trenta quaranta

Trenta quaranta tutto il mondo canta,

canta il gallo risponde la gallina;

Madama Franceschina s’affaccia alla

finestra con colombe in testa;

da Milano a Savona

dove pestano l’erba buona (assenzio);

l’erba buona è pestata

Franceschina è innamorata;

innamorata di sette giovanotti,

batti l’asino e vai al mulino.


piemontese dell’Alta Langa italiano

Tuma, tumela

Tuma, tumela, fate bela,

s’ët fài bela ët dagh rˆa caramela,

s’ët fài brüta ët dagh rˆa pasta süta.

Vaca (rˆa)

Maisin-a ’d beu,

maisin-a ’d vàca,

chi j’ha ’rˆ mà

us rˆu gràta.

Zich e Zach

Zich e Zach j’han fà bacat,

tüte ’rˆ done ’nt u sacat,

ërˆ sacat u rˆ’è furà

tüte ’rˆ done ’n tërˆ prà.

Zraj

Zraj ënt ij tragn,

rˆa roba a fà nagn.

155

Tuma, tumela

Tuma, tumela fatti bella

se ti fai bella ti do la caramella,

se ti fai brutta ti do la pastasciutta.

La mucca

Medicina di bue,

medicina di vacca,

chi ha il male

se lo gratta.

Feisoglio, veduta da ponente

Zich e Zach

Zich e Zach hanno un tronchetto,

tutte le donne in un sacchetto,

il sacchetto è forato

tutte le donne nel prato.

Cerretto

Cerretto è in mezzo ai boschi,

la “roba” non produce.


Ëndvinej Indovinelli

piemontese dell’Alta Langa italiano

Tanci ëndvinej i tàcu paraj:

j’è na cosa bësca bëscosa che…

A rˆ’è naint pi grossa che na caplin-a

a fà curi tüta rˆa cascin-a.

(rˆa pulainta)

A baiv naint ërˆ cafè,

a porta rˆa curun-a,

ma rˆ’è naint regin-a,

a j’ha tanci matutin,

ma sanzˆa marì.

Donna Rebecca chi ch’a rˆ’è.

(rˆa galin-a)

Cula a rˆ’èla rˆa bestia pi fürba?

ërˆ bigat, u mangia rˆa feuja.

Da viv ërˆ buele ’n tërˆ corp,

da mort ërˆ corp ën tërˆ buele.

(ërˆ crin)

J’è na cosa urlà, burdà, galif e tajà

se zˆej bun a urlerˆa, burderˆa galif e tajerˆa

ët pàgh urlürˆa, burdürˆa, galif e tajürˆa.

(ërˆ coj)

E j’ho rˆa curun-a,

ma sun naint rè,

e j’ho ji sprun

e màrcc a pe,

sanzˆa mustra ne ciuchin

e màrch rˆ’ura rˆa matin.

(ërˆ gal)

Ën butalin cun due sorte ’d vin

che màj is mës-ciu.

(rˆ’euv)

Ën po’ a rˆ’è ciàira,

ën po’ a rˆ’è scüra,

màj dui dì drˆa stessa misürˆa.

(rˆa lün-a)

156

Molti indovinelli incominciano così:

c’è una cosa bësca bëscosa che…

Non è più grande di una cappelina

fa correre tutta la cascina.

(la polenta)

Non beve caffè,

ha la corona,

ma non è regina,

ha tanti bambini,

ma senza marito.

Donna Rebecca chi è ?

(la gallina)

Qual è la bestia più furba?

il baco da seta, mangia la foglia.

Da vivo le budella dentro il corpo,

da mortoil corpo nelle budella.

(il maiale)

C’è una cosa orlata, bordata, galif e tagliata

se sei capace a orlarla, bordarla, galif e tagliarla,

ti pago orlatura, bordatura, galif e taglio.

(il cavolo)

Ho la corona,

ma non son re,

ho gli speroni

e vado a piedi,

senza orologio e senza campanello

canto l’ora al mattino.

(il gallo)

Una botticella con due vini, che non si

mescolano mai.

(l’uovo)

Un po’ è chiara,

un po’ è scura,

mai due giorni della stessa misura.

(la luna)


piemontese dell’Alta Langa italiano

Pi i-j nun gàvu e pi u ven gross.

(ërˆ fussà)

Ëndanda zü u sivurˆa,

ënninda sü u pissurˆa.

(ërˆ sigilin ënt ërˆ puzˆ)

Me pare u rˆ’è ’ndà a rˆa cazˆa,

se u-j treuva u-j mazˆa,

se u-j treuva naint u-j porta a cà.

(ij pieuj)

Na crica balarica a guverna

zˆaint crich balarich,

ma zˆaint crich balarich

i guvernu pà na crica balarica.

(rˆa zˆiuz e ij pulastrin)

Pì ët rˆu baichi davzin davzin,

pì u ven picinin, picinin.

(ërˆ butun drˆa panzˆa)

Pi et tiri e pi a s’è scurzˆa.

(rˆa sigala, rˆa sigarëtta)

Pi j’è ciair e pi a rˆ’è scüra

tuci ij mumaint a cambija misüra,

cürta cürta a mesdì,

longa a rˆa matin e a rˆ’imbrunì.

(rˆ’umbra)

Pi u rˆ’è càd pi u rˆ’è frasch.

(rˆ’euv o ërˆ pan)

Quàtr bachëtte ni verde ni sëcche.

(ij birin drˆa vàca)

Quàtr purilu balarin,

picinin picinin,

tüti quàtr tacà davzin,

pissu ënsema ’nt ën basin.

(ij birin drˆa vàca)

Sarˆa russa, cadregun bianch,

na madamin ch’a bugia ij fianch.

(rˆa buca, ij dancc, rˆa laingua)

157

Più gliene tolgono e più viene grosso.

(il fossato)

Scendendo cigola,

salendo piscia.

(il secchiello nel pozzo)

Mio padre è andato a caccia,

se li trova li uccide,

se non li trova li porta a casa.

(i pidocchi)

Una cricca balaricca bada

a cento cricchi balaricchi,

ma cento cricchi balaricchi

non badano a una cricca balaricca.

(la chioccia e i pulcini)

Più lo guardi da vicino

più diventa piccolino, piccolino.

(l’ombelico)

Più tiri e più si accorcia.

(il sigaro, la sigaretta)

Più è chiaro e più è scura

tutti momenti cambia misura,

corta, corta a mezzogiorno,

lunga al mattino e all’imbrunire.

(l’ombra)

Più è caldo più è fresco.

(l’uovo o il pane)

Quattro bacchette ne’ verdi ne’ secche.

(i capezzoli della mucca)

Quattro birilli ballerini,

piccolini piccolini,

tutti e quattro vicini,

che ’pisciano’ insieme per un bacino.

(i capezzoli della mucca)

Sala rossa, poltrone bianche,

una signora che muove i fianchi.

(la bocca, i denti, la lingua)


piemontese dell’Alta Langa italiano

Sun padrun-a ’d cà,

sun ën cà anche quandi vàgh feura da cà.

(rˆa limàzˆa)

Sun setà ’n zˆüma na pel morta,

ma pel viva ’n porta.

(ërˆ cavaliè)

Sun pi lesta che n’usel,

pàss ërˆ màr sanzˆa batel,

ërˆ muntagne sanzˆa scàrˆa,

antr e sort da ’nt rˆa sàrˆa,

mi e mangg ënsema arˆ rè,

ëm nun sbàt dij purtié.

(rˆa musca)

Surele binele ch’is curu apress,

i sun mài ciapàsse, is ciàpu manch adess.

(ërˆ rue)

Ën camp tüt lavurà,

sanzˆa rˆ’arˆà piantà.

(ij cup drˆa cà)

Gross e rutund paj d’ën pum

s’us dësbela u rüva a Ruma.

(rˆ’amiscel)

Bianca dama dërˆ paràs

droch ën tèra e pà ’n màzˆ,

bela e sun e bruta ’n fàzˆ.

(rˆa fioca)

Dednanzˆ a se scürzˆa, dadrè a se slunga.

(rˆa strà)

A rˆ’è grossa cume na scuela,

a fà ciàir a rˆa gesa e a rˆa capela.

(rˆa limerˆa)

Na vejàzˆa cun ën dancc

ch’a fà curi tüta rˆa giaint.

(rˆa cioca)

158

Son padrona di casa

sono in casa anche quando esco.

(la chiocciola)

Son seduto su una pelle morta,

ma una viva mi porta.

(il cavaliere)

Son più veloce di un uccello,

passo il mare senza battello,

le montagne senza scala,

entro ed esco dalla sala,

vado a tavola con il re,

me ne frego del portinaio.

(la mosca)

Sorelle gemelle si corrono dietro,

mai si raggiungono, non si raggiungono ora.

(le ruote)

Un campo arato,

senza aratro piantato.

(il tetto della casa)

Grosso e rotondo come una mela,

se si disfa arriva a Roma.

(il gomitolo)

Bianca dama del palazzo

cado per terra e non mi ammazzo,

bella sono e brutta mi faccio.

(la neve)

Davanti si accorcia, dietro si allunga.

(la strada)

È grossa come una scodella,

rischiara la chiesa e la cappella.

(la lampada)

Una vecchia senza denti

che fa correre tutta la gente.

(la campana)


piemontese dell’Alta Langa italiano

Zinch arˆe e zinch oss,

i voru ’nt ij bosch.

(ij puciu)

Ën po’ dricia, ën po’ storta

ën tüci ij post a porta.

(rˆa strà)

159

Cinque ali e cinque ossa

e volano nei boschi.

(le nespole)

Un po’ dritta, un po’ storta

in tutti i posti porta.

(la strada)

Serravalle Langhe, una piazza del paese


piemontese dell’Alta Langa italiano

Invucazˆiun

Alleluja, alleluja

mi e pisc ënt ërˆ tipin e chial ënt rˆa duja.

Biàs, Biàs, pi e rˆu vugh e pi un piàs.

Gilian Gilian, ij pieuj it mangg-ran.

Giuanin drˆa brigna ën poch u pianz e

’n poch u grigna.

Marìa, Marìa a rˆ’è na bela fija

tüci rˆa veuru, gnün i rˆa pija.

Maté, Maté catàsse n’anciua,

u berlëcca ’rˆ papé.

Oh Nusgnur, ërˆ to àsu us cugia.

Peru, Peru làssa ërˆ cose cume ch’i j’eru.

Sant Antoni pin ’d virtü, fàme truvè lo che

j’heu përdü.

Santa Barbara e San Simun liberene da rˆa

losn e darˆ trun.

Santa Lizìa ch’am cunserva rˆa vista, che

rˆ’aptit e rˆ’ho zà.

Malediziun

Ët chërpaissi a rate.

It ënnisa pan e puciu.

It ënnisa pan e persci.

It ënnisa ’n po’ bagn.

It tacaissa mà a rˆa panza.

It tacaissa na caghëtta.

Và arˆ diavu.

Và për scue.

Và spanè rˆa meria.

Vàte catè ’n cazˆu.

Vàte cugè ’nt rˆa nebbia.

Vàte fè frizi.

Vàte impì ’rˆ cü d’àj.

Vàttra pijè ’nt ërˆ fràch.

Vàttra pijè ’nt rˆa giàca.

Vàttra pijè ’n cul post, ’nt ërˆ cü.

Vattra pijè ’nt u gnau.

160

Invocazioni

Alleluia, alleluia

io piscio nel tegame e lui nella brocca.

Biagio Biagio più lo vedo e più mi piace.

Giuliano Giuliano i pidocchi ti mangeranno.

Giovannino della susina un po’ piange e un

po’ ride.

Maria, Maria è una bella ragazza

tutti la vogliono, nessuno la prende.

Matteo, Matteo si è comprato un’acciuga,

ma lecca la carta.

Oh Signore, il vostro asino si corica.

Pietro, Pietro lascia le cose com’erano.

Sant’Antonio pieno di virtù, fammi trovare

ciò che ho perduto.

Santa Barbara e San Simone liberateci dal

lampo e dal tuono.

Santa Lucia conservami la vista, che l’appetito

c’è l’ho già.

Maledizioni

Crepassi a rate.

Ti venisse pane e nespole.

Ti venisse pane e pesche.

Ti venisse un po’ di bene.

Ti prendesse mal di pancia.

Ti venisse la caghetta.

Vai al diavolo.

Vai per scope.

Vai a spannocchare il granoturco.

Vatti a comprare un mestolo.

Vatti a coricare nella nebbia.

Vai a farti friggere.

Riempiti il sedere d’aglio.

Vattela a prendere nel mucchio.

Vattela a prendere nella giacca.

Vattela prendere in quel posto, nel sedere.

Vattela prendere nel “gnau”.


Manere ’d dì Modi di dire

piemontese dell’Alta Langa italiano significato

A pe ’d pula. A piede di gallina. In modo esatto.

A rˆa bele mej. Alla bella meglio. Alla carlona.

A rˆa bun-a. Alla buona. Alla buona

Arˆ táimp che ’r frimije j’avu Al tempo in cui le formiche Mai!

ij zˆocru. portavano gli zoccoli.

Àt cume rˆa cùa dërˆ ràt. Alto come la coda del topo. Veramente in basso.

Avaj bun-e spunde. Avere buone sponde. Essere in posizione favorevole.

Avaj cü. Avere “sedere”. Essere fortunato.

Avaj ërˆ bran da valè. Passare la crusca al vaglio. Compiere un lavoro inutile

Avaj ën curpat da leùn. Avere il corpetto del leone. Essere molto coraggioso.

Avaj ërˆ zˆërvel da galin-a. Avere il cervello da gallina. Individuo non molto intelligente.

Avaj i brazˆin. Avere le braccine. Essere molto tirchio.

Avaj dij balin. Avere dei pallini. Avere delle fissazioni.

Avaj ij grij për rˆa testa. Avere i grilli per la testa. Pensare a cose futili.

Avaj ij buracin ch’i giru. Avere i burattini che girano. Essere alterati.

Avaj j’euj drˆ’ àquila, dërˆ fuin. Aver occhi dell’ aquila, della Avere una vista acutissima.

faina.

Avaj ij paj ën su stomi. Avere i peli sul torace. Essere deciso, coraggioso.

Avaj mangià ërˆ mani drˆa Aver mangiato il manico Si dice di una persona

ramazˆa. della scopa. stucchevole.

Avaj na fàm da luv. Avere una fame da lupo. Avere molta fame.

Avaj na fragg da can, da sgiàf. Avere un freddo cane, da schiaffi. Avere molto freddo.

Avaj na laingua da patin. Avere una lingua da ciabatta. Chiacchierare volentieri.

Avaj rˆ’oche da frè. Aver da ferrare le oche. Compiere un lavoro inutile.

Avaj rˆ’oss bacan. Avere l’osso “bacan”. Vertebra che impedisce il lavoro.

Avaj rˆa blëzˆa drˆ’àsu. Avere la bellezza dell’asino. Una bellezza effimera.

Avaj rˆa forzˆa dërˆ perru giaj. Avere la forza del coniglio biondo. Veramente debole.

Avaj rˆa panzˆa ch’a bërbuta. Avere la pancia che brontola. Avere fame.

Avaj rˆa pel capun. Avere la pelle cappone. Avere la pelle d’oca.

Avaj rˆa pel d’ën beu raid. Aver la pelle di un bue con Persona dalla cute coriacea.

l’artrosi.

Avaine cicin e bàgna. Avere sia la carne che l’intingolo. Essere pienamente soddisfatti.

Bagnè ’rˆ nàs. Bagnare il naso. Essere più bravo.

Bagnesse ërˆ bech. Bagnarsi il becco. Bere.

Baichè ërˆ paj ’nt rˆ’euv. Guardare il pelo nell’uovo. Essere molto scrupoloso.

Baichè rˆ’uranie. Guardare le stelle. Poltrire.

Bel paj du su. Bello come il sole. Persona molto bella.

161


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

Balè ’rˆ bàl ëd rˆ’urs. Ballare il ballo dell’orso. Far cose poco piacevoli.

Balè paj na lodurˆa. Ballare come un’allodola. Essere in continuo movimento.

Bati ërˆ bàst përˆ naint pudaj Battere il basto per non poter Sfogarsi con un innocente, non

bàti rˆ’àsu. battere l’asino. potendo acciuffare il colpevole.

Bitè ’nsema rˆa fàm cun rˆa saj. Mettere insieme la fame Mettere insieme due cose

con la sete. malconce.

Bitè ’rˆ cher davanti ai beu. Mettere il carro davanti ai buoi. Non seguire un ordine

cronologico.

Bitè berta ’n sàch. Mettere la gazza nel sacco. Ottenere ciò che si desiderava.

Bitè rˆa prüss ënt rˆ’urije. Mettere la pulce nell’orecchio. Suggerire qualcosa a qualcuno.

Bitesse ërˆ man ’nt ij cavaj. Mettersi le mani nei capelli. Una grossa preoccupazione.

Borgnu cume ’n tarpun. Cieco come una talpa. Persona con la vista molto

debole.

Brajè me n’àquila. Urlare come un’aquila. Chi urla forte.

Brajè paj n’urs. Urlare come un orso. Urlare forte.

Bravu merlu! Bravo merlo! Bravo babbeo!

Breun cume ’n merlu. Scuro come un merlo. Persona molto scura.

Brüt paj d’ën giariat. Brutto come un topo. Molto brutto.

Cagà da rˆa galin-a bianca. Cagato dalla gallina bianca. Nato con la camicia.

Cambiè rˆ’eva arˆ canarin. Cambiare l’acqua al canarino. Urinare.

Campè ij dàdi. Gettare i dadi. Essere folle.

Cantè da gàl. Cantare da gallo. Farla da padrone.

Carià me’n mü. Carico come un mulo. Molto carico.

Cariesse ëd bosch verd. Caricarsi di legna verde. Accollarsi dei fastidi.

Chërsi cume na nià ’nt ën buch. Crescere come la nidiata nel buco. Chi cresce in fretta.

Ciamè bute. Invocare le bottiglie. Arrendersi.

Ciapè rˆ’urˆuch. Prendere l’allocco. Lavoro da matti.

Ciapè dui curˆumb cun na fàva. Prendere due colombi con Azione molto proficua.

una fava.

Ciapè ërˆ grive. Prendere i tordi. Soffrire un freddo intenso.

Cicià dai piplin. Succhiato dai pidocchi. Persona emaciata.

Ciuch paj na bija. Ubriaco come una biglia. Molto ubriaco.

Culazˆiun dërˆ gàl. Colazione del gallo. Chi è “attivo” già di buon

mattino.

Cume ij pataràzˆ ëd màrzˆ. Come i grossi fiocchi di neve A manciate.

che scendono a marzo.

Cume lavè rˆa testa a rˆ’àsu. Essere come lavare la testa. Un lavoro inutile.

all’asino

Cuntaint paj na zˆiàra. Contento come una cicala. Persona veramente soddisfatta.

Cuntaint paj d’ën prüzˆ. Essere contento come una pera. Essere molto contento.

162


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

Curi paj drˆa levr. Correre come la lepre. Correre molto velocemente.

Cuvè caicos. Covare qualcosa. Progetto o malattia in

incubazione.

Dè dërˆ cü ’n srˆa pera. Picchiare il sedere su un masso. Andare a rotoli.

Dè rˆa làrga. Dare il largo. Liberare.

Desse rˆa zˆampa ’n sij pe. Darsi la zampa sui piedi. Fare cose svantaggiose per sé.

Drizˆè ’rˆ gambe aj can. Drizzare le gambe ai cani. Eseguire un lavoro impossibile.

Dreumi drˆa quàrta. Dormire della quarta (muta). Dormire molto profondamente.

Dreumi cume ’n zˆüch. Dormire come un ceppo. Dormire profondamente.

Dür me ’n bacalà. Duro come un baccalà. Molto rigido.

Ëmbranà paj na foca. Imbranato come una foca. Persona poco vivace.

Ën buca arˆ luv. In bocca al lupo. Finire nel posto sbagliato.

Ën poch a prün cavàl a rˆ’àsu. Un po’ per uno a cavallo Bisogna condividere le cose

dell’asino. buone.

Ëndè a archirˆun. Procedere col sedere in avanti. Indietreggiare.

Ëndè a gatagnau. Camminare come il gatto. Camminare a carponi.

Ëndè a giuch. Entrare nel pollaio. Andare a dormire.

Ëndè a piote. Procedere con le zampe. Camminare.

Ëndè a rabel. Andare a carponi. Far bancarotta.

Ëndè a rabel paj dij cussot. Andare a male come gli zucchini. Andar male.

Ëndè cume na nàv ënt Procedere come la nave in Essere in cattive acque.

ën bosch. un bosco.

Ëndè cun rˆa panzˆa ’n tèra. Procedere pancia a terra. Lavorare duramente.

Ëndè paj d’ën can süs. Correre come un segugio. Individuo molto veloce.

Ëndè paj drˆa losn. Procedere come un fulmine. Correre velocissimi.

Ëndè paj dij beu ’nt rˆa mèira. Procedere come i buoi Procedere senza nessuna

nel granoturco. attenzione.

Ëndè paj na bàla da s-ciop. Andare come una palla Procedere speditamente.

da schioppo.

Ënfirè ’rˆ caviun. Infilare il bandolo della matassa. Prendere la strada giusta.

Ënrabià paj na bissa. Arrabiato come una biscia. Veramente infuriato.

Esci ’n babiàzˆ. Essere un rospaccio. Essere una persona impacciata.

Esci ’n barbabuch. Essere un barba di becco. Essere una persona semplice.

Esci ’n bëstiun. Essere un bestione. Essere grande e grosso.

Esci ’n bucinot, ën burich. Essere un vitello, un asino. Essere una persona grossolana.

Esci ’n càga miracu. Essere un caga miracoli. Essere un fanfarone.

Esci ’n can da pajè Essere un cane da pagliaio. Essere un fannullone.

Esci ’n fà fiuchè. Essere uno che fa nevicare. Persona di poco conto.

Esci ’n fàmrˆu cheusi. Essere un “fammelo cuocere”. Essere un tipo tranquillo.

163


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

Esci ’n fuin. Essere una faina. Essere una persona scaltra.

Esci ’n gàt ëd màrmu. Essere un gatto di marmo. Essere una persona lentissima.

Esci ’n garofu. Essere un garofano. Essere un po’ tonto.

Esci ’n muschin. Essere un moschino. Essere una persona irritabile.

Esci ’n pass gross. Essere un pesce grosso. Persona importante.

Esci ’n piantin d’erba brüsca. Essere una piantina di acetosella. Essere un piantagrane.

Esci ’n pieuj. Essere un pidocchio. Essere un persona molto avara.

Esci ’n sifrin. Essere un fiammifero. Essere irascibile.

Esci ’n tabaleuri. Essere un mirtillo. Essere un po’ tonto.

Esci ’n truss. Essere un torsolo. Essere una testa dura.

Esci ’n zˆicutun, ën zˆüch. Essere uno zuccone, un ceppo.. Essere testardo.

Esci ’n zˆavàt, në scauzˆacan. Essere una ciabatta, uno Avere modi poco raffinati.

scalzacane.

Esci ’rˆ fij drˆa galin-a bianca. Essere figlio della gallina bianca. Essere una persona molto rara.

Esci ’rˆ merlu drˆa cùa bianca. Essere il merlo dalla coda bianca. Essere una persona o cosa

rarissima.

Esci a rˆa susta. Stare dove non piove. Essere abbiente.

Esci arˆ pian dij bàbi. Essere a livello dei rospi. Molto in basso.

Esci àt paj d’ën sod ëd tuma. Essere alto come un soldo Essere alto come un soldo

di “tuma”. di cacio.

Esci ciorgnu paj d’ën tipin. Esere sordo come una pignatta. Essere molto sordo.

Esci cit, ma schizˆ. Essere piccolo, ma “concentrato”. Essere piccolo, ma “tosto”.

Esci cuntra ij verm. Essere contro i vermi. Persona sgradevole.

Esci cuntaint me ’n prüzˆ. Essere contento come una pera. Essere molto contento.

Esci drˆa forza ’d gnün. Avere la forza di nessuno. Essere molto indolenti.

Esci ’rˆ padrun dërˆ vapur Essere il padrone del vapore Voler comandare

Esci feura dij feuj. Essere fuori dei fogli. Essere fuori di se.

Esci fol me n’ula. Folle come un olla. Veramente folle.

Esci fol paj d’ën duj. Essere scemo come un secchio. Essere veramente scemo.

Esci fol paj na mica. Essere scemo come una pagnotta. Essere veramente scemo.

Esci fol paj na riva. Essere scemo come una ripa. Essere un fessacchiotto.

Esci fort paj dërˆ bruz. Forte come il formaggio “bruz”. Persona debole.

Esci gram paj drˆa fè naira. Essere cattivo come la pecora nera. Essere molto cattivo.

Esci linatich me na soma màta. Essere lunatico come un’asina Essere molto lunatico.

folle.

Esci màrzˆ paj n’aniot. Essere marcio come un Essere fradicio.

anatroccolo.

Esci màt paj d’ën sars. Essere pazzo come un salice. Essere completamente pazzo.

Esci muntà ’n sërˆ bije quàdre. Essere salito sulle biglie quadre Essere molto presuntuoso.

164


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

Esci n’asu carià ’d sod. Essere un asino carico di soldi. Persona sciocca, ma benestante.

Esci n’àquila. Essere un’aquila. Persona poco furba.

Esci n’oca. Essere un’oca. Essere una stupidotta.

Esci n’usel ën gàbia. Essere un uccello in gabbia. Essere a disagio.

Esci nà cun rˆa camisa. Essere nato con la camicia. Essere una persona fortunata.

Esci na bëcàzˆa. Essere una beccaccia. Essere una malalingua.

Esci na birba fuin-a. Essere una birba “fuin-a”. Essere birichina.

Esci na bissa cupela. Essere una tartaruga. Essere una persona dispettosa.

Esci na marmota. Essere una marmotta. Individuo sempre stanco.

Esci na merda muntà ’n Essere una merda salita sullo Essere presuntuoso.

su scagn. scanno.

Esci na pita. Essere una tacchina. Donna suscettibile.

Esci na riundurˆin-a. Essere una rondinella. Essere una donna volubile.

Esci na rugna. Essere una rogna. Individuo noioso.

Esci na sümia baricia. Essere una scimmia strabica. Essere dispettoso.

Esci na testa ’d bosch. Essere una testa di legno. Avere la testa dura.

Esci na testa ’d cherpu. Essere una testa di carpino. Avere la testa dura.

Esci na testa ’d coj. Essere una testa di cavolo. Essere indisponente.

Esci na testa ’d ru. Essere una testa di rovere. Avere la testa dura.

Esci na testa ’d përru. Essere una testa di coniglio. Essere uno sciocco.

Esci na testa ’nvisca. Essere una testa accesa. Essere una persona “accesa”.

Esci na testa d’arabich Essere una testa d’ alambicco Persona testarda.

Esci na testa d’arcicioch. Essere una testa di carciofo. Essere una testa dura.

Esci na testa ëngavërgnà. Essere una testa ingarbugliata. Essere una persona “difficile”.

Esci na testa grila. Essere una testa di “grillo”. Essere un testone.

Esci ne sbiri. Essere un rondone. Essere birichino.

Esci naj paj d’ën capel. Essere nero come un cappello. Essere di umore pessimo.

Esci nech. Essere poco lievitato. Essere giù di morale.

Esci paj can e gàt. Essere come cane e gatto Chi non va molto d’accordo.

Esci patanü paj ’d ën pitu. Essere nudo come un tacchino. Essere completamente svestiti.

Esci pi fürbu che bel. Essere più furbo che bello. Essere molto furbo.

Esci sempe a rˆa mirˆa ’d Nuvel. Essere sempre a livello di Novello. Essere in una situazione statica.

Esci rˆ’àsu dërˆ cümün. Essere l’asino del comune. Una cosa che non è mai a posto.

Esci s-ciass me ij cavaj ën testa. Essere fitto come i capelli in testa. Molto fitto.

Esci s-ciass cume ’rˆ gramun. Essere fitto come la gramigna. Molto fitto.

Esci tacà ai vedr. Essere appiccicato ai vetri. Essere un vero taccagno.

Esci ün da pijè cun ërˆ mole. Essere uno da prendere con Persona da cui stare in guardia.

le molle.

Esci naint bun a fè “o” cun Non essere in grado di tracciare Essere incapace.

rˆ ’ambutur. una “o” con l’imbuto.

165


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

Esci verd paj d’ën coj. Essere verde come un cavolo. Essere avarissimo.

Fè ’rˆ gadan. Farei il pigro. Essere indolente.

Fè ’rˆ sustnü. Fare il sostenuto. Procedere impettito.

Fè baboja. Fare l’insetto. Far capolino.

Fè caicos a nuneus. Far qualcosa a “nuneus”. Far qualcosa in modo inutile.

Fè cume ërˆ tarˆpun ch’u j’ha Far come la talpa che ha scam- Scambiare una cosa di valore

baratà j’euj cun rˆa cùa. biato gli occhi con la coda. con una di poco pregio.

Fè ënnì rˆa pel d’oca, capun Far venire la pelle d’oca, cappone. Far accapponare la pelle.

Fè ënni ’r làcc ai gumi, ji snuj. Far venire il latte a gomiti e Essere indisponente.

ginocchia.

Fè ërˆ galat. Fare il galletto. Fare il furbetto.

Fè frasch a rˆ’àrˆe. Far fresco alle ali. Non ottenere nessun risultato.

Fè caghè da dricc. Far cagare in piedi. Compiere un’azione sciocca.

Fè gaudineta. Gozzovigliare. Godere di buone cose.

Fè grignè ij ràt. Far ridere i topi. Compiere un’azione sciocca.

Fè intra. Far punto (nella pallapugno). Avere succeso, riuscire.

Fè ij vers drˆa sümia. Fare le mosse della scimmia. Farne di tutti i colori.

Fè j’euj drˆa cràva morta. Far l’occhio della capra morta. Occhio da pesce lesso.

Fè prüma mignin. Fare prima gattino. Frequentare la prima elementare.

Fè n’euv ’cun dui russ. Fare un uovo con due rossi. Fare una cosa fuori della norma.

Fè n’euv feura dërˆ cavagnin Fare l’uovo fuori dal cestino. Fare una cosa fuori della norma.

Fè ’rˆ fisëtte. Fare le scintille. Andare benissimo.

Fè rˆ’erlu. Fare l’ “erlu” (maschio dell’anitra). Fare il furbetto.

Fè rˆ’oca, rˆa cuchëtta. Fare l’oca, la civetta. Fare la stupidotta.

Fè rˆa fin dërˆ bàbi, dërˆ ràt. Far la fine del rospo, del topo. Fare una brutta fine.

Fè rˆa gàta morta. Far la gatta morta. Far la svenevole.

Fè rˆa quàja. Far la quaglia. Fare la stupida.

Fè rˆa schica. Socchiudere un occhio solo. Fare l’occhiolino.

Fè rˆa soma. Comportarsi da asina. Essere donna di facili costumi.

Fè San Martin. Fare San Martino. Fare trasloco.

Fè ’nnì rˆa musca arˆ nàs. Far venire la mosca al naso. Far spazientire qualcuno.

Fè vigilia. Far vigilia. Digiunare.

Fè vughi ’rˆ babuin. Far vedere il babbuino.. Far tribolare qualcuno.

Fè vughi ’rˆ màsche. Far vedere le streghe. Far tribolare qualcuno.

Feje ’rˆ bech a n’usel. Fare il becco agli uccelli. Compiere un lavoro inutile.

Fene pi che sèt ëmpicà. Farne più di sette impiccati. Farne di tutti i colori.

Fene pi che Bërtoldu ën Franza.Farne più di Bertoldo in Francia. Farne di tutti i colori.

Fesne na bela süpa. Farsene una bella zuppa. Affrontare una grossa spesa.

Fesse pijè ’n brazˆ. Farsi prendere in braccio. Farsi raggirare.

166


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

Fesse ’nnì ërˆ sangu gràm. Farsi venire il sangue cattivo. Dispiacersi per qualcosa.

Fichè ’rˆ bech. Mettere becco. Mettere il naso in faccende altrui.

Flambè ’rˆ balin. Fulminare il pallino. Essere perfetti.

Fürbu cume cui … ’d chi Furbo come quelli del paese Persone molto “furbe”.

j’han ciapà ’rˆ tarˆpun e për di … che hanno catturato

mazˆeru i j’han sutrarˆu. una talpa e per ucciderla

l’hanno sotterrata.

Fürbu cume cui ’d … chi Furbo come quelli del paese Persone sprovvedute.

j’han purtà ’rˆ musche ’n srˆa di … che hanno portato le

cascin-a e peu i j’han gavà rˆa mosche sul fienile e poi hanno

scàrˆa përchè i scapaissu naint. tolto la scala perché non

scappassero.

Fürbu cume cui ’d … ch’insa- Furbo come quelli di … che Persone sprovvedute.

càvu ërˆ gran cun ërˆ traint. riempivano i sacchi di grano

con il tridente.

Fürbu cume cui ’d … chi Furbo come quelli del paese Persona poco scaltra.

misiràvu rˆa tairˆa cun ërˆ di … che misurano la tela

campanin. col campanile

Fürbu cume cui d’… chi Furbo come quelli del paese Persone sciocche.

puntlàvu ërˆ su përˆ naint di … che puntellavano il sole

ch’u ëndaissa a suta. perché non tramontasse.

Fürbu cume Garbuja, ch’u Furbo come Garibuia che Persona poco scaltra.

scundiva ij sod ën sacocia nascondeva i soldi in tasca

a j’àci. agli altri.

Furtinà cume ij can ën gesa. Fortunato come i cani in chiesa. Individuo molto sfortunato.

Gavè ’rˆ passurot. Togliere il passerotto. Uscire da qualche situazione.

Gira vutà. Ogni carta girata. Tutti i momenti.

Girè ’ndré ij beu. Girare indietro i buoi. Scappare di fronte alle difficoltà.

Giuntè fer a rˆa cioca. Aggiungere ferro alla campana. Peggiorare le cose.

Giuvu paj drˆ’aj. Giovane come l’aglio. Molto giovanile.

Giüst me rˆ’or. Preciso come l’oro. Precisissimo.

Gram paj du tossi. Disgustoso come il tossico. Cibo molto cattivo.

Grass cume ’n frà, ’n crin. Grasso come un frate, un porcello. Persona pingue.

Gratesse ji snuj. Grattarsi le ginocchia. Oziare.

Is peu naint lacè ’rˆ frimije. Non si possono mungere le Eseguire un lavoro impossibile.

formiche.

Istess cume lavè rˆa testa a rˆ’asu. Uguale a lavare la testa all’asino. Eseguire un lavoro inutile.

J’è pi naint Martin ch’u maina Non c’è più Martino che Non esistono più le cose giuste.

rˆ’asu. conduce l’asino.

Lamaintesse ’d gamba san-a. Lamentarsi pur avendo le Chi si lamenta senza ragione.

gambe sane.

Lassè a pernisè. Lasciar perniciare. Lasciare al freddo.

167


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

Lungh cume rˆa Quaresima. Lungo come la Quaresima. Cosa molto lunga e noiaosa.

Lurd paj na zˆoturˆa. Stordito come una trottola. Avere un forte capogiro.

Màgr cume ’n pich. Magro come un picchio. Veramente magro.

Màgr cume ’n ciò. Magro come un chiodo. Molto magro.

Mangè cume ’n gril. Mangiare come un grillo. Mangiare poco.

Mangè pan e vurp. Mangiare pane e volpe. Chi agisce in modo poco accorto.

Mangè rˆa feuja. Mangiare la foglia. Accorgersi di qualcosa.

Mangè rˆa roba ’d sèt cascin-e. Mangiare i beni di sette cascine. Essere un grande scialacquatore.

Mangesse ënfina ’rˆ braje. Mangiarsi addirittura i pantaloni. Aver sperperato tutti i propri beni.

Mangesse ërˆ bagn ëd sèt gese. Mangiarsi i beni di sette chiese. Vivere dissolutamente.

Marcè ’n si j’euv. Camminare sulle uova. Persona impacciata.

Marcè da ania. Camminare come l’anitra. Camminare con le gambe larghe.

Màt paj ’d ën sars. Matto come un salice. Veramente matto.

Màt paj na crubela, ’n zˆuch. Matto come una cesta, un ceppo. Completamente matto.

Mica rˆa mort d’ën vëscu. Ogni morte di vescovo. Molto raramente.

Muntè ’n sërˆ cavàl gris. Salire sul cavallo grigio. Individuo che si altera per nulla.

Mus-cèje aj gàt a rampegnè. Insegnare ai gatti ad Voler insegnare a chi ne sa

arrampicarsi. più di te.

Naj cume ’n capel. Nero come un cappello. Persona di cattivo umore.

Naj cume ’n curnajàzˆ. Nero come una cornacchia. Veramente scuro.

Naj paj ’d ën tarˆpun. Nero come una talpa. Veramente scuro.

Naint savaj che pass pijè. Non saper che pesci pigliare. Non saper prendere una

decisione

Naint avaj fragg aj pe. Non avere freddo ai piedi. Essere una persona agiata.

Nujus paj na piàturˆa. Noioso come una piattola. Persona molto noiosa.

Paisè ’n chilu pì dërˆ farˆcat. Pesare un chilo più del falchetto. Persona molto magra.

Pan bianch e vin duzˆ. Pane bianco e vino dolce. Persona lenta nel lavoro.

Parlè për avaj rˆa laingua Parlare per avere la lingua . Dire stupidaggini.

’n buca. in bocca

Passeje ’rˆ can cun rˆa scùa Passa il cane con la ramazza Apertura molto ampia.

’n buca. in bocca.

Për ën punt Martin u j’ha Per un punto Martino ha perso Non raggiungere il traguardo

perdü rˆ’asu. l’asino. per un’inezia.

Perdije ënfina rˆa strà andè a cà. Perderci persino la strada per casa. Lavoro in grave perdita.

Perdije ënfina ërˆ bràje. Perderci persino i pantaloni. Lavoro in grave perdita.

Pi ’ndrè che rˆa cùa dërˆ crin. Più indietro della coda del maiale. Persona veramente “indietro”.

Pi naint avaine j’euj sücc. Non averne più gli occhi asciutti. Caso molto spiacevole.

Piantè na babiazˆà. Cadere come un rospo. Cadere malamente.

Pijesse na ramà ’d sogn. Prendere una “spruzzata” Avere un colpo di sonno.

di sonno.

168


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

Pijesse rˆa vaca e ërˆ bucin. Prendersi mucca e vitello. Sposare una donna incinta.

Pijessne na caplin-a Prendere un cappello di paglia. Prendersi una cotta.

Pijessne na giacà. Prendersene una giaccata. Prendere un sacco di botte.

Pijè ’n can da purtè. Prendere un cane da portare Prendersi un lavoro noioso.

in giro.

Pijè ’rˆ farˆfàle. Prendere le farfalle. Essere distratti.

Pijè na cràva. Prendere una capra. Prendere una sbornia.

Pijè ün përˆ bàti rˆ’àtr. Prendere uno per battere l’altro. Due persone dello stesso valore.

Pin me n’euv. Pieno come un uovo. Completamente pieno.

Pipè ’rˆ grive. Poppare i tordi. Eseguire un lavoro inutile.

Pissè cume na canà. Pisciare come una grondaia. Flusso d’acqua consistente.

Pissè lungh. Pisciare lontano. Essere presuntuosi.

Pulid cume ’rˆ bastun dërˆ giuch. Pulito come il bastone del pollaio. Molto sporco.

Quandi ’rˆ galin-e i pissu. Quando le galline pisciano. Mai !

R ˆ a cauderˆa ’d màgg. La caldaia di maggio. Gran caldo fuori stagione.

R ˆ a prüma galin-a ch’a canta La prima gallina che canta Il colpevole si vede subito.

a rˆ’è cula ch’a j’ha fà rˆ’euv. è quella che ha fatto l’uovo.

R ˆ a storia dërˆ luv. …la storia del lupo. …la solita lunga storia.

Raid cume’n paruch. Rigido come un palo. Persona molto rigida.

Rair ch’ët vughi Z ˆ raj. Rado e sottile tanto da vedere Tessuto molto liso.

Cerretto

Respundi ciò përˆ broca. Rispondere chiodo per chiodino. Rispondere a caso.

Restè ëmbajà. Restare abbagliato. Restare di stucco.

Reumpi j’euv ën tërˆ cavagnin. Rompere le uova nel paniere. Rovinare la “festa” a qualcuno.

Reumpi ij chitarin, ij ciàp. Rompere i chitarrini, le chiappe. Dare molto fastidio.

Risià daj tarˆpun nair. Rosicchiato dalle talpe nere. Individuo emaciato.

Risiè ’rˆ cainazˆ. Rosicchiare il catenaccio. Rassegnarsi.

Roba da bun pàt. Merce a buon mercato. Cose di poco prezzo.

Russ paj d’ën pitu. Rosso come un tacchino. Persona paonazza.

Sach paj n’anciuva. Magro come un’acciuga. Persona magra.

Sach paj dërˆ vedr. Secco come il vetro Materiale che non flette

Sainti ’rˆ frimije. Sentir le formiche. Avere delle parestesie.

San cume ’n pass. Sano come un pesce. In buona salute.

Sbassè rˆ’àrˆe. Abbassare l’ali. Essere un po’ meno superbo.

Scaudesse ’rˆ piss. scaldarsi il piscio. Alterarsi per un nonnulla.

Schirzè rˆ’àrˆe. Accorciare le ali. Tarpare le ali.

Schirzè rˆ’unge. Accorciare le unghie. Tarpare le ali.

Scrivi cume na galin-a. Scrivere come una gallina. Scrivere malissimo.

Scür me ’n buca arˆ luv. Buio come la bocca del lupo. Luogo veramente buio.

Secu fisulà. Secco come un fuso. Persona molto magra.

169


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

Sgazˆè ’rˆ vespe. Stuzzicare le vespe. Cercarsi grane.

Sidà paj ’d ën crin. Sudato come un un porcello. Molto sudato.

Smijè a’n passurot suta ’n porti. Essere come un passero sotto Persona sola.

un portico.

Smijè n’Ave Marìa ënfrizˆà. Sembrare un’Ave Maria infilzata. Essere emaciato.

Spass (càr) na cutlà Spesso (caro) una coltellata. Molto spesso (costoso).

Specius paj drˆa pupù. Vanitoso come l’upupa. Molto vanitoso.

Spetè ’rˆ balun arˆ bot. Aspettare il pallone al salto. Aspettare la palla al balzo.

Stè a bota. Stare a botta. Tener testa a qualcuno.

Stè cun ërˆ bràje ’n man. Rimanere con le brache in mano. Stare in ozio.

Stè da can. Star da cani. Essere in cattive condizioni.

Stè da cucu, da Pàpa, ën piota. Stare da cuculo, da Papa, Star bene.

in gamba.

Stè da puciu. Stare da nespola. Essere in luogo confortevole.

Su rˆ’è naint süpa u rˆ’è pan bagnà. Se non è zuppa è pan bagnato. Scegliendo tra due cose simili.

Sul paj ’d ën pulastrin. Solo come un pulcino. Proprio solo.

Sunè rˆa crin-a. Suonare la scrofa. Suonare il contrabbasso.

Sunè rˆa trumba. Suonare la tromba. Fare la spia.

Tacagnizˆ cume rˆa páis. Appiccicoso come la pece. Persona seccante.

Taimp da luv. Tempo da lupi. Tempo pessimo

Tèra da pipe. Terra da pipe (gesso). Terra senza nessun valore.

Tërmurˆè cume na feuja. Tremare come una foglia. Avere la tremarella.

Tirè ij cauzˆat. Tirare le calze. Essere sul punto di morire.

Tireje lüstre. Tirarle lucide. Arrivare a malapena.

Travajè da can. Lavorare da cani. Lavorare molto male.

Truvè manch rˆ’eva ’n Burgna. Manco trovare l’acqua nella Essere completamente incapaci.

Bormida.

Truvè ’rˆ pass. Trovare il pesce. Trovare il “pollo”.

Truvè Nusgnur ënt rˆ’ort. Trovare il Signore nell’orto. Evento molto fortunato.

Truvesse a càrte quaranteut. Trovarsi a carte quarantotto. Trovarsi a malaparata.

Truvesse a càrte sporche. Trovarsi a carte sporche. Essere in una situazione difficile.

Vàri manch na bërla sëcca. Valere nemmeno un escremento. Persona o cosa di nessun pregio.

Vàri manch ën sod. Valere nemmeno un soldo. Persona o cosa di nessun pregio.

Vej paj dërˆ bale drˆ’urs. Vecchio come le “palle” dell’orso. Molto vecchio.

Vej paj dërˆ can ëd San Roch. Anziano come il cane di S. Rocco. Veramente vecchio.

Vej paj dërˆ cucu. Vecchio come il cuculo. Persona o cosa molto vecchia.

Vej paj tarabadan. Vecchio come “tarabadan”. Persona o cosa molto vecchia.

Verd paj ’d ën lajeu. Verde come un ramarro. Persona molto avara.

Vuraj cuntè ij sod a rˆa metà. Voler contare i soldi alla metà. Chi cerca un lavoro che non

esiste.

Z ˆ erchè ’rˆ paj ënt rˆ’euv. Cercare il pelo nell’uovo. Essere molto pignoli.

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Nomi di persona Nom ëd përsun-e

italiano piemontese dell’Alta Langa

Abbondio Avundu

Achille Chile

Adamo Adàm

Adelaide Delàide, Làide

Adolfo Dulfu

Adriano Adrian

Agata Agatin, Ghita, Ghitin, Ghitina

Agnano Agnan

Agnese Gnese, Gnesin-a, Sina

Agostina Agostino Gustina, Gustinu, Gustin

Albano Alban

Alberta Berta

Alberto Bertu

Albina, Albino Albinu, Bina, Binin, Binu, Albin, Binel

Aldo Aldu, Aldulin, Dulin

Alessandra, Alessandro Sandrin-a, Sandru, Sandrot, Sandrin, Sandrun, Lisandru, Pulu

Alessio Alessi

Alfonso Funsu

Alfredo Fredu, Fredo

Amabile Màbile

Amadigi Amadis

Amalia Màlia, Lìa

Ambrogio Brugin, Ambreus

Amedeo Medeu, Medeurin, Amè, Amedè

Amelia Melia

Anacleto Cletu

Anastasio Anastàs

Andrea Andreja, Andrijin, Andrijot, Andrijun, Jin, Jot

Andreina Andrejin-na

Angela Angiulina, Giulina, Lina

Angelo Angiulin, Angeletu, Angelotu, Angel, Angelin, Giulinu, Giulin

Anita Nita

Anna Ana, Anin, Neta, Nineta, Netina, Nin, Tin

Annibale Nìbale, Niblin

Anselmo Anselmin, Anselm, Selmin, Serˆmu, Anserˆmin

Antonia Antunieta, Antuniëtta, Tunieta, Tinin, Tinina, Tunina, Tugnina

171


italiano piemontese dell’Alta Langa

Antonio Antoni, Ninu, Toni, Tunin, Tuninot, Tuniot, Tugnin

Argentina Argentin-a

Assunta Sunta, Suntina

Atanasio Atanàs

Attilio Tiliu, Tivu

Augusta Gusta

Augusto Gustu, Ghistin

Aurelio Reliu, Reliot

Balbina Balbin-a

Baldassarre Batsàr

Baldovino Baldvin, Baldin, Baldulin

Barbara Barbra, Barbrina

Barnaba Barnabà

Bartolomeo Bertumlin, Bërtrumé, Bërtrumlin, Malin, Notu, Trumalin,

Trumlin, Trumè, Tumé, Tumlin, Tumlinotu, Linot, Linu, Tinu

Basilio Basìliu, Basirˆi, Siliu

Bastiano Bastian, Tiani

Battista Batista, Batistin, Batistola, Tista, Tinu, Tita, Titi

Beatrice Beatris

Beltramo Beltràm

Benedetta, Benedetto Benedeta, Detina, Benedet, Detin

Beniamino Beniamin, Minu

Benigno Balàgn, Bnegn

Bernardino Bernardin

Bernardo Bernard, Bernardun, Bernardin, Dinu

Biagio Biagiu, Biàs, Biasin, Biasot, Biasurot, Biasetu

Bianca Bianca

Bibiana Bibian-a

Bonifacio Bonifàciu, Bunifàzˆ, Bunifàzˆi

Bovo Beuv

Brigida Brigida

Bruno Brün, Brunun

Caino Caìn

Callistu Calistu

Camilla, Camillo Camila, Camilin-a, Camilu, Milu

Candida Candina, Candulina

Candido Candi

Carla Carlota, Carlutin

172


italiano piemontese dell’Alta Langa

Carlo Carlu, Carlin, Carlinu, Carlat, Carlinat, Carlot, Carlinot, Carletu,

Carlüciu

Carlotta Ciarlota, Carlota, Carlutin

Carmelina Melina, Lina

Carmelo Carmelu

Carolina Carulina, Carulin

Caterina Catlin-a, Catlinin, Catlinot, Catlijna, Rina

Cecilia Sesilia

Celeste Celest, Celestina

Celestino Celestin

Celsa Celsina

Celso Celu, Celsin

Cesare Cesarin, Cèsare, Ceserin

Cesarina Ceserin-a, Ceserin

Cesira Sira

Chiaffredo Ciafrè

Cipriano Ciprian

Cirillo Cirulu

Clara Clarin-a, Clarin, Clarinot

Claudia Claudin-a, Claudin

Claudio Claudio

Clemente Clementin, Clemaint, Mentin

Clementina Tina, Lina

Clotilde Tilde

Colombina Bina, Culumbina

Cosma Cosm

Costantino Custantin, Tin

Costanza Custanzˆa

Costanzo Custanzˆ

Crispino Crispin

Cristina Cristinin, Cristin-a

Cristoforo Cristofu, Tofu, Tufin

Dalmazzo Dalmàzˆ, Macin, Mazzo

Damasio Damàs

Damiana, Damiano Damian-a, Damian

Dario Dàriu

Davide Dàvide

Delfina Fina

173


italiano piemontese dell’Alta Langa

Delfino Delfin, Finu

Desiderio Desideri

Dino Dinu, Din

Dionigi Diunis

Dionisio Diunis

Domenica Michina, Michin, Menica

Domenico Dumini, Mini, Minin, Mecu, Minot, Chëttu, Menico

Donato Dunà, Nàtu, Dunin, Dunarin

Dorina Durina

Edoardo Duàrdu, Duàrd, Duardin

Efisio Fisiu

Egidio Gidiu

Elena Lena

Eleonora Nora, Nurina

Eligio Ligiu

Elio Eliu

Elisabetta Sablin, Sablinin, Lisabeta, Beta, Betina, Zablin

Elvira Vira

Emanuele Manuè, Manel

Emilia Milia

Emiliano Milan, Malin

Emilio Miliu, Miliotu

Emma Ema

Enrica Richeta, Enrichëtta

Enrico Ricu, Richetu, Richin

Erasmo Rasmin

Ercole Erculin

Ermelina Melina

Ermenegildo Gildu

Ermete Mete

Ernesta, Ernesto Tina,Tinin, Tinina , Arnestu, Nestu, Netu, Tinu

Eugenia, Eugenio Genia,Geniu

Eusebio Sebiu, Eusebi, Usebi

Evasio Vasiot, Vasin, Vasiu, Vasinot, Vasinin

Fabrizio Fabrizi

Fausto Faustin

Fedele Fedele, Fedel

Federico Ricu, Richetu

174


italiano piemontese dell’Alta Langa

Felice Felicin, Lice, Licin

Felicina Cina, Cinin, Cìa

Felicino Cinu, Cinat, Cin

Ferdinando Nandu, Nandin, Nandulin

Fermo Firmin

Fernando Nandu

Filippo Filip, Flipot, Flipin, Flip, Lipu

Fiorentina Fiorentina, Tina, Fiù

Firmino Firmin

Fortunata Netina, Nita

Fortunato Natinu, Natin, Nàtu (la moglie: rˆa Nàtura)

Francesca Cichin-a, Cichinota, Cesca, Cicota

Francesco Cichin, Cichinot, Cichinin, Ciach, Cecu, Cech, Cicu, Cicotu,

Ciach, Francesch, Cescu

Gabriele Gabriel

Gabriella Lela

Gaetano Gaetan,Tanin, Tanu

Gaspare Gasprin

Gaudenzio Gaudainzˆ

Gelindo Ghindu

Genesio Genesiu

Gennaro Genè

Genoveffa Gënujefa

Germano German, Germanin

Gerolamo Gironi, Girom

Gervasio Gervas

Giacinto Cintu, Giacint

Giacomo Giàcu, Giaculin, Giacot, Giacurˆin

Giandomenico Giandun

Gioacchino Giàcu, Giaculin, Giuachin, Giachin

Giobbe Giob

Giorgio Giors

Giovanni Giuàn, Gian, Giuanin, Gianetu, Gianotu, Giuanot, Giuanula,

Gianulin, Giuaninu, Ninu, Ninetu, Netu, Notu, Vanni

Giovanna Giuàna, Giuanin-a, Giuaneta, Gin, Nin

Girometta Girumeta

Giromina Girumin-a

Giulia Giulia, Gilieta

175


italiano piemontese dell’Alta Langa

Giuliano Giulian, Gilian

Giulio Gili, Giuli

Giuseppe Gisepin, Gispin, Gipin, Gisep, Gisepun, Gepinu, Gepin, Gep,

Gepu, Gepot, Gepotu, Pinutin, Pinotu, Pinetu, Pinot, Pot, Potu,

Pinat, Notu, Not, Pinulin, Pinin, Pinu, Pin, Ciot

Giuseppina Pina, Pinina, Pineta, Pinota, Neta, Gèpa, Guspina

Giustino Gistin

Grato Grà

Graziano Grazian

Gregorio Gregori

Guglielmo Elmu, Ielmu, Jurmin

Guido Guidu

Gustavo Gustav

Ida Ida

Ignazio Ignazi, Gnazˆi, Gnasin

Iolanda Jen, Jin

Iose Iose

Isabella Sablin

Lazzaro Lazàri

Leonardo Leunàrd, Leùn

Leone Leùn

Leopoldo Puldinu, Puldin, Pulu

Letizia Tizia

Liberata Delibera

Lidia Lidia

Lodovico Ludvich

Lorenzo Lurainzˆ, Lurainzˆin, Renzˆu, Renzˆin, Lancin, Lancc

Lucia Lizˆìa, Liziota, Lizjin, Lüsjin, Cìa, Cinin, Ciota, Ciutina

Luciana, Luciano Ciana, Ciano, Cianin

Lucio Liciu

Luigi Luis, Luisin, Luisot, Ginat, Ginetu, Ginu, Gin, Gigiot, Giotu,

Vigin, Vigiu, Vigiotu, Vigi, Nigi

Luigia, Luigina Gin-a, Gigin-a, Gina, Gigugin, Gigia, Gigin, Gin, Ginota,

Vigia, Vigina, Vigiota

Luisa Luisina, Luisota, Luisin

Maddalena Madalena, Madlinin, Madlen-a, Madlaina, Lena, Manin, Naina

Mafalda Mafàlda

Maggiorina, Maggiorino Magiurina, Magiurin

176


italiano piemontese dell’Alta Langa

Magno Màgn

Marcellino Celin, Marcelin

Marcello Marcel, Marcelin, Celin, Celu, Cel

Marco Màrch, Marculin, Marcat

Margherita Margarita, Ghita, Ghitin, Ginota, Rita

Maria Marìa, Mariutin, Marieta, Marietin, Mariota, Jota, Jeta, Mariucia,

Marijin, Majin, Jin

Marianna Mariàna, Marianin

Mario Màriu

Martino Martin, Màrtu, Tinu

Marziale Marziàl

Marziano Marzian

Massimo, Massimino Massimin, Massmin

Matilde Tilde, Matildin, Tildin, Tin

Matteo Matè

Mattia Matìa

Maurilio Mauriliu

Maurizio Murizˆi

Mauro Maurin, Mo

Michela Michela, Miclin-a, Micilin-a

Michele Michè, Miclin, Michel, Miclot, Miclun, Michelinu

Modesta Mudesta

Modesto Mudest, Mudestin, Destu

Natale Natalin, Talinu, Talin

Nicola Niculin, Culinu, Culin

Nicolina Niculin-a

Olimpia Limpia, Limpjin

Olimpo Limpiu

Onorina Nurina, Nureta

Onorio Noriu

Oreste Reste

Orso Urs

Orsola Ursula, Ursulin-a, Ursulin

Osvaldo Valdu, Valdin, Valdinu

Ottavia Tavia, Tabia

Ottavio Taviu, Talotu, Tavjin

Pantaleo Pantalèu, Pantalun

Paola Paulin-a

177


italiano piemontese dell’Alta Langa

Paolo Paulin, Pauluciu, Paulinin, Paulot, Paulinat, Paulazˆ, Pulu, Po, Lin

Pasquale Pasqualin, Pasqualin, Pasquè

Patrizio Patrizi

Petronilla Petrunila

Piera Piera, Pierina, Pietrina

Pietro, Piero Pietrin, Pierin, Pierinu, Pe, Pierat, Pierot, Pietrocc, Peru,

Perulin, Pedrot, Pietrazˆ

Pio Pìu

Placido Plàcidu

Pompeo Pumpèu

Quirico Quili, Quilin, Quiri

Quirino Quirin

Raffaele Rafael, Rafel

Raimondo Raimund

Regina Regin-a

Remigio Remigiu

Richelmo Richin, Richetu, Richinin

Riccardo Ricardu

Rinaldo Rinald

Rita Rita, Ritin, Ritinot

Roberto Rubertin, Bertin, Bertu

Rocco Roch, Rucat, Ruchin

Rodolfo Dulfu

Romano Ruman, Manin, Maniot

Romualdo Rumaldu, Maldin

Rosa Ruseta, Rusina, Rusin

Rosalìa Rusàlia, Rusolìa

Ruffino Rufin

Sabina Bin

Salvatore Salvatù

Saturno Saturnu, Saturnin

Saverio Zaveri

Sebastiano Bastian, Bastianin, Bastianot, Bas-cian, Bas-cianin, Cianin,

Ciano, Tiani

Secondina Scundina, Dina

Secondo, Secondino Secundin, Scundin, Gundu, Gundin, Din

Serafina Fina

Serafino Serafin, Serafinu, Finu

178


italiano piemontese dell’Alta Langa

Sergio Sergiu, Sergi, Sergin

Severino, Severo Sèvere, Severin

Silvana, Silvano Nàna, Sarvan

Silvia Silvia

Silvestro Silvestr

Simeone Simeùn

Simone Simun

Siro Siriu, Siri

Sisto Sistu

Sofia Sufìa

Stefano Stevu, Stèu, Steurin, Steurot, Steve

Tecla Tecla

Teobaldo Tubad, Baldu, Baldin

Teodoro Doru, Durin, Tèu

Teresa Teresin, Teresina, Gigin, Ginota, Gin

Tommaso Tumalin, Tumà, Tumatèu, Tumasin

Ugo Ugo

Umberto Bertu, Bartu

Valentino Varˆantin, Varˆentin

Vincenzo Censin, Censu, Cens, Centin, Centu, Cinu, Cin

Virgilia Gilia

Virginia Ginia, Gin

Virginio Giniu

Vitale Vital

Vito Vite, Vitu,Vì

Vittore Vitù, Vitur

Vittoria Vitoria, Vitorina, Vitujin-na, Tujin, Tujina,Toja

Vittorio Vitoriu, Viturin, Toju

Viviana Vivian-a

Zefferino Zeferin

Zita Zita

179


Cose ch’i s’è smiju Similitudini

piemontese dell’Alta Langa italiano significato

àsu (banch ëd rˆ’) banco dell’asino posto dell’ultimo della classe

àsu (schin-a d’) schiena d’asino profilo di certe strade

càgna cagna morsa

cartela cartella colpo deciso

ciamporgna zampogna persona pettegola

cràva capra cavalletto

cravun caprone odore caratteristico

crin-a femmina del maiale contrabbasso

cucu cuculo scaldaletto

curˆumbot colombotti mammelle

delfin delfino successore ad una determinata carica

euj ’d beu occhio di bue lampada da teatro

farˆfàla farfalla cambiale

farˆfalin farfallino tipo di cravatta

farˆfalin-a farfallina signorina graziosa

frà frate scaldaletto

galat galletto varietà di dolce schiacciato a forma

di gallo

galin-a gallina moneta con l’effigie di un’aquila

galüciu galletto tipo di pagnotta

gatin gattino amento

gran frumento denaro

griva tordo piatto a base di fegato e semi

di ginepro

lufa vescia peto

marmota marmotta valigia da viaggio

pantufle pantofole mani grosse

papagàl pappagallo pitale

passurot passerotto raffreddore

patàta patata naso

pe ’d crin piede di porco attrezzo da scasso

pita tacchina asso di denari delle carte da scopa

prizˆutin pera piccola bambinetto

prüzˆ pera clistere

puciu nespolo broncio

puciu nespolo acconciatura dei capelli raccolti

sulla nuca

180


piemontese dell’Alta Langa italiano significato

puciunin piccolo nespolo piccolo bambinetto

pumin russ mela piccolina gote, guancie

puvrun peperone naso

quajëtte quagliette polpette

ràva rapa orologio da tasca d’oro (vedi zˆiula)

saràche saraghi percosse

sarsat (ën bel ) valerianella (bella) una bella ragazza

scèleri (gambe ’d) sedano (gambe di) gambe molto magre

tass tasso attrezzo dei falegnami

zˆiula cipolla alluce valgo

zˆiula cipolla orologio da tasca d’argento

Feisoglio, veduta presa salendo dal Belbo

181


Pruverbi Proverbi

piemontese dell’Alta Langa italiano

A cavàl sprun, a rˆa fumrˆa bastun. Al cavallo lo sprone, alla moglie il bastone.

A j’è naint bela reusa, ch’a vena naint gratacü. Non c’è bella rosa, che non diventi grattaculo.

A ogni àsu ërˆ so bàst. A ogni asino il suo basto.

A ogni usel so nì u rˆ’è bel. Per ogni uccello il suo nido è bello.

A rˆ’Epifanìa ërˆ giurnà i së slungu arˆ pàss All’Epifania le giornate si allungano secondo

drˆa frimija. il passo della formica.

A rˆa Candrerˆa, meza carera, meza fnerˆa, Alla candelora occorrono ancora metà della

meza granera. botte, meta del fienile e metà del granaio.

A rˆa Candrerˆa, o gran fragg o gran eva. Alla candelora o gran freddo o gran acqua.

A rˆa saira leùn, a rˆa matin plandrun. Alla sera leoni, al mattino pelandroni

A rˆa prüma, tüt lo ch’u beuta feurˆa rˆa testa In primavera, tutto ciò che mette fuori la testa

u rˆ’è bun a fè rˆa mnestra. è buono per la minestra.

A San Bastian ërˆ su u dà ’nt ërˆ rive e ’nt ij rian. A San Sebastiano i raggi del sole raggiungono

ripe e ritani.

A San Bastian rˆa viurëtta ën man. A San Sebastiano la violetta in mano.

A San Lurainz rˆ’üva a tainz. A San Lorenzo l’ uva prende colore.

A San Lurainz mangia ërˆ früt, a lassa rˆa smainzˆ. A San Lorenzo mangia il frutto e lascia il seme.

A San Lurainz u rˆ’è ëncù taimp. A San Lorenzo c’è ancora tempo (per seminare).

A San Roch u rˆ’è zà ’n po’ trop. A San Rocco è già un po’ troppo. A San

A San Bërtumé daje du nàs da dré. Bartolomeo dagli del naso nel di dietro.

A San Michè ërˆ castàgne tàcu a carˆè. A San Michele le castagne incominciano

a cadere.

A San Simun rˆa vantajin-a ’n tërˆ cantun. A San Simone si ripone il ventaglio in

un angolo.

A San Varˆentin tüte rˆ’àrie i venu marin. A San Valentino tutti i venti diventano scirocco.

A Sant’Andreja rˆ’invern u munta ën careja. A Sant’Andrea l’inverno sale in cassetta.

A Santa Lizìa i j’è ërˆ dì pi cürt ch’i-j sìa. A Santa Lucia il giorno più breve che ci sia.

Àsu vej, bàst neuv. Asino vecchio, basto nuovo.

Avrì u n’ha tranta, ma u piuvissa trantün Aprile ha trenta giorni, se piovesse trentuno

u fà mà a gnün. non fa male a nessuno.

Bel ën fàssa, brüt ën piàzˆa. Bello in fasce brutto in piazza.

Beu lungh, cavàl cürt. Bue lungo, cavallo corto

Bràzˆ arˆ col, gamba arˆ lecc. Braccio al collo, gamba al letto.

Cavaj russ campu so màre ’nt ërˆ puzˆ. Capelli rossi, buttano la propria madre nel pozzo.

Caval bianch, mài stràch. Cavallo bianco, mai stanco.

Caval senzˆa sprun u rˆ’è na barca sanzˆa timun. Il cavallo senza sprone è come una barca

senza timone.

Chi fà ëd so testa, pàga ëd so bursa. Chi fa di testa sua paga di tasca propria.

182


piemontese dell’Alta Langa italiano

Chi ch’u veu ën bun ajè, ch’u rˆu pianta a snè. Chi vuole un buon agliaio lo pianti a gennaio.

Chi dreum cun ij can, u s’auzˆa cun ërˆ prüss. Chi dorme con i cani si sveglia con le pulci.

Chi pësta perd rˆa chësta. Chi impresta perde la cresta.

Chi và a cavàl da giuvu, và a pe da vej. Chi va a cavallo da giovane va a piedi da vecchio.

Ch’u fàzˆa ërˆ taimp ch’u veuja bàsta che Qualsiasi tempo è buono purchè la caldaia

rˆa cauderˆa ëd màgg a beuja. di maggio sia in ebollizione.

Ciel fàcc a pan, s’u pieuv naint ën cheu, Cielo fatto a pane, se non piove oggi

pieuv duman. piove domani.

Cioca ruta a j’ha màj pi fin. La campana rotta non ha più fine.

Cume fà a Santa Bibian-a, quaranta . Com’è il tempo a Santa Bibiana accompagnerà

di cumpagna per altri quaranta.

Darˆ luv, i-j nass naint dj’agnej. Il lupo non genera agnelli.

Di màj quàtr sanza ch’ët rˆ’àbi ’nt u sàch. Non dire quattro senza che tu l’abbia nel sacco.

Dudes galin-e ’n gàl mangiu cume ’n cavàl. Dodici galline e un gallo mangiano come

un cavallo.

Due fè e ’n can i fan rˆa ferˆa a Dian. Due pecore e un cane fanno la fiera a Diano.

Due fumrˆe, na cavàgna e n’oca, i fan ën mercà. Due donne, una cesta e un’oca fanno già

un mercato.

Ëdcò ’n bel bàl s’u düra tant u stufia. Anche un bel ballo se dura troppo stufa.

Ën buca sarà i-j antra gnün-e musche. Se la bocca è chiusa non entrano le mosche.

Ën mancanzˆa ’d cavàj, trotu j’àsu. In mancanza di cavalli trottano gli asini.

Ën poch o tüt ë stele i smiju a-j zˆuch. Un po’ o completamente le schegge

assomigliano al ceppo.

Ëndanda e ’nninda, a rˆa mëssa ’d meza neucc, Andando e ritornando alla messa di mezza

arˆ ciàir drˆa lün-a, chi j’ha tre vàche ch’i notte al chiaro della luna, chi ha tre mucche

nun vainda ün-a. nella stalla ne venda una.

Ënninda vej is perd ërˆ mej. Invecchiando si perde il meglio.

Ër bun pàt u turna a cà prüma dërˆ padrun. Il “buon mercato” torna a casa prima

del padrone.

Ërˆ cü u j’ha sèt pel, pi ’t rˆu bàti e pi u ven bel. Il sedere ha sette pelli, più lo batti e più è bello.

Ërˆ fer u vanta battrˆu fin ch’u rˆ’è càd. Il ferro va battuto fin che è caldo.

Ërˆ luv u j’ha mài mangià ne rˆ’istà, ne rˆ’invern. Il lupo non ha mai mangiato né l’estate e

né l’inverno.

Ërˆ mà u ven a cavàl e u va vìa arˆ pàss Il male arriva a cavallo e se ne va al passo

ëd na frimija. della formica.

Ërˆ musche tiru ij cauzˆ ch’i peurˆu. Le mosche tirano i calci che possono.

Ërˆ pan dërˆ padrun u j’ha sèt cruste. Il pane del padrone ha sette croste.

Ërˆ pum quandi ch’u rˆ’è mair u droca. La mela matura casca giù.

Ërˆ robe lunghe i venu bisse. Le lungaggini diventano come le bisce.

Ërˆ taimp e ’rˆ cü i j’han sempre fà me j’han vussü. Il tempo ed il sedere non hanno regole.

183


piemontese dell’Alta Langa italiano

Ërˆ vin u rˆ’è rˆa püpa dij vej. Il vino è il latte dei vecchi.

Ërˆ zˆiule i venu grosse quandi ch’i-j fioca Le cipolle diventano grosse quando prendono

ën srˆa schin-a. neve sulla schiena.

Erba crüva e gambr cheucc, làssu naint Erba cruda e gamberi cotti non lasciano

dreumi tüta rˆa neucc. dormire tuta la notte.

Ët j’hai màj vist ën farcat campesse ’nt n’ort. Non hai mai visto un falco buttarsi in un orto.

Fè d’ogni musca ’n tavan. Far di ogni piccola mosca un tafano.

Fervè primavera ai marinè, màrz da nujàcc. Febbraio primavera al mare, marzo da noi.

Fumrˆe, galin-e, oche mej avaine poche. Donne, galline, oche meglio poche.

Fumrˆe, previ e àsu tüci ij mumaint is bàsu. Donne, preti e asini ogni momento si baciano.

Galin-a cita, sempe pula. Gallina piccola, sempre giovane.

Galin-a veja a veu ën galat giuvu. La gallina vecchia desidera un galletto giovane.

Galin-a veja fà bun brod. Gallina vecchia fa buon brodo.

Gnente u rˆ’è bun përˆ j’euj. Niente serve per gli occhi.

Gnün prà sanz’erba, gnün-a fumrˆa sanza amur, Non prato senza erba, non donna senza amore,

gnün-a camisa sanzˆa màcia. non camicia senza macchia.

Grand e gross ciul e gof (baloss). Grande e grosso, ma incapace e goffo.

Ij beu van adàsi, ma rˆa tèra a j’ëspeta. I buoi vanno piano, ma la terra li aspetta.

Ij bun bucun van sempe ën buca arˆ luv. I bocconi migliori finiscono sempre in bocca

al lupo.

Ij can gross baurˆu màj përˆ gnente. I cani grossi non abbaiano mai per niente.

Ij curˆumb mangiu rˆ’or e cagu ’rˆ piumb. I colombi mangiano oro e cagano piombo.

Ij dèbit i sun cume ij përru. I debiti sono come i conigli.

Ij mort i fan tèra, ij viv i fan guèra. I morti fanno terra, i vivi fanno guerra.

Ij pum russ ij sun cuj ch’i j’han ërˆ giuanin. Le mele rosse sono quelle col vermetto.

Ij pruverbi dij vej i mandu ij giuvu a meuiri I proverbi dei vecchi mandano i giovani

ëd fàm. a morire di fame.

Is peu naint pijè na galin-a për ij birin. Non si può afferrare una gallina per

le mammelle.

J’è maj, u dì dré ëd carvè sanza ch’u sia Non c’è mai l’ultimo giorno di carnevale senza

lun-a neuva ëd fërvè. che ci sia la luna nuova di febbraio.

J’ àsu ’d Cavour gnün ch’ij lauda, is laudu da lur. Gli asini di Cavour non li loda nessuno

ma si lodano da loro medesimi.

J’afè i van mà quandi rˆa galin-a canta da gàl. Gli affari vanno male quando la gallina

canta da gallo.

Lauda ij brich, ma tente arˆ pian. Loda i colli, ma tieniti al piano.

Lavura cun ij beu e smaina cun ërˆ vache. Ara con i buoi e semina con le mucche.

Majè lungh, vandëmmia cürta. Tralci lunghi, vendemmia corta.

Marzat ën fisat, avrì làva scuele e và drimì. A marzo un piccolo fuso da filare,

ad aprile lava le scodelle e vai a dormire.

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piemontese dell’Alta Langa italiano

Màrzˆ sücc gran përˆ tücc. Marzo asciutto grano per tutti.

Marzˆ chi u j’ha gnün-e scàrpe u và dëscauzˆ. Marzo chi non ha scarpe può andare scalzo.

Mej strisè scàrpe che lanzeu. Meglio consumare scarpe che lenzuola.

Mentre ërˆ can us gràta rˆa levr a scàpa. Mentre il cane si gratta, la lepre scappa.

Mez rˆ’ann ërˆ cü u fà scàgn. All’età di sei mesi il sedere fa da seggiolino.

Mürˆa e cavàla portu ’n srˆa spàla, Mula e cavalla portano sulla spalla,

àsu e mü portu ’n sërˆ cü. asino e mulo portano sul “culo”.

Na cativa lavandera treuva mài na bun-a perˆa. Una cattiva lavandaia non trova mai

una buona pietra.

Na cràva arsaniss rˆa stàla. Una capra rende salubre la stalla.

Nàda da erba nàda da merda. annata da erba annata da merda.

Nàda da vespe, nàda da vin bun. Anno di vespe, anno di vino buono.

Natàl sanza lün-a, tre fè i nun mangiu ün-a. Se Natale è senza luna, tre pecore

ne mangiano una.

Ne fumrˆe, ne cavàj is pëstu màj. Donne e cavalli non si danno mai in prestito.

Ne mü, ne mirˆin, ne sgnur për avzin. Ne’ muli, ne’ mulini, ne’ benestanti per vicini.

Oca, castàgna e vin ten tüt për San Martin. Oca castagna e vino tieni tutto per San Martino.

Ogni sümia a treuva bej ij seu sümiot. Ogni scimmia trova belli i propri figli.

Or dublé, garantì darˆ tulè. Oro placcato, garanzia del lattoniere.

Pan brisà bun da raindi. Il pane bruciato è facile da restituire.

Pan e nus mangè da spuss. Pane e noci mangiare da sposi.

Përˆ buneur ch’ërˆ mund u gira, Per fortuna che il mondo gira,

ma rˆa tèra a rˆ’è fërma. ma la terra è ferma.

Për ëndè ’n campàgna ën tërˆ mol Per recarsi in campagna con il terreno inzuppato,

u rˆ’è mej ëndè ’n piàzˆa a fè ërˆ fol. è meglio andare in piazza a far lo stupido.

Përˆ ërˆ so presi, ’d carn darˆ maslè i-j nun Al suo prezzo di carne dal macellaio

resta gnente. non ne rimane.

Peu naint esci-e j’ultimi dì ’d carvè sanza Non ci possono essere gli ultimi giorni

che i-j sìa lun-a neuva ëd fërvè. di carnevale senza che ci sia la luna nuova

di febbraio.

Pitost che roba a vanzˆa, chërpa rˆa panza. Piuttosto che avanzi il cibo, scoppi la pancia.

Quandi ch’u fiuriss ërˆ sambü, Quando fiorisce il sambuco,

erˆ galin-e i strainzu ërˆ cü. le galline stringono il buco.

Quandi ch’u pieuv ën srˆa giavela, Quando piove sui covoni,

rˆa castàgna a ven bela le castagne diventano buone.

Quandi rˆa lün-a a j’ha ërˆ reu o ch’u fà bel Quando la luna ha l’alone o fa bello

o ch’u fà breu. o fa brodo (piove).

Quandi ch’ërˆ curˆumb u rˆ’è pin, Quando il colombo è pieno,

ërˆ vëzze i venu amère. le vecce diventano amare.

R ˆ ’amur dij giuvu u rˆ’è cume trot d’àsu. L’amore de giovani è come il trotto dell’asino.

185


piemontese dell’Alta Langa italiano

R ˆ ’àsu cümün u rˆ’è màj gràss. L’asino in comune non è mai grasso.

R ˆ ’àsu ’d dui padrun u j’ha rˆa cùa splà. L’asino di due padroni ha la coda “pelata”.

R ˆ ’àsu u perd màj rˆ’urije. L’asino non perde mai le orecchie.

R ˆ ’euj dërˆ padrun u ëngràssa ’rˆ caval. L’occhio del padrone ingrassa il cavallo.

R ˆ ’eva a fà ënnì ërˆ ran-e (ij bàbi) ’nt rˆa panza. L’acqua fa venir le rane nello stomaco.

R ˆ ’invern u rˆ’è passà, rˆ’utun u rˆ’è ënnü, L’inverno è passato, l’estate è venuta

ch’u-j ch’i j’han fàme ij piasì, i vagu a piessrˆa chi mi ha fatto dei piaceri vada a prendersela

’nt ërˆ cü. nel culo.

R ˆ ’istà ëd San Martin a düra da rˆa saira a rˆa matin. L’estate di San Martino va dalla sera al mattino.

R ˆ a bun-a grüpia a fà rˆa bun-a bestia. Una buona greppia fa una buona bestia.

R ˆ a fioca ëd fervè, ërˆ galin-e rˆa portu vìa cun ij pe. La neve di febbraio se la portano via le galline

con i “piedi”.

R ˆ a griva a j’ha ij bèj a rˆa ramiriva. Le uova del tordo schiudono la domenica

delle palme.

R ˆ a pàja a fà mairè ij puciu. La paglia fa maturare le nespole.

R ˆ a prüma galin-a ch’a canta a j’ha fà rˆ’euv. Gallina che canta ha fatto l’uovo.

R ˆ a ramiriva cumanda per sèt feste ëd firˆa. Il giorno dell’olivo comanda per sette feste di fila.

R ˆ a sarˆata a rˆ’è ne bun-a, ne bela sanza rüga Ruga e pimpinella fanno l’insalata buona

e pimpinela. e bella.

R ˆ a vi a dis: fàme povra ët fareu rich. La vite dice: fammi povera e ti farò ricco.

R ˆ a vurp a perd ërˆ paj, ma naint ërˆ vizi. La volpe perde il pelo ma non il vizio.

S’ ët veurˆi dërˆ gran, fà dij prà. Se vuoi il grano, fa anche dei prati.

Sàch veuid u stà naint dricc. Sacco vuoto non sta in piedi.

Sbàti ërˆ nus, ënsachè rˆa nebbia, gavè rˆa fioca Battere le noci, mettere la nebbia nei sacchi,

e mazˆè j’om i sun travàj ch’i servu a gnente. togliere la neve e uccidere le persone

sono lavori inutili.

Santa Bibian-a quaranta di cumpàgna. Il tempo di Santa Bibiana accompagnerà

per quaranta giorni.

Se ’rˆ merlu u canta a rˆa matin, it mancrà Se il merlo canta al mattino

naint ij sagrin. non ti mancheranno crucci.

Se ’rˆ cavàl u rˆ’è bel, baica ne ràza, ne mantel. Se il cavallo è bello non guardare né la razza

né il mantello.

Se ’rˆ gàl u canta dë strasurˆa, su rˆe sragn Se il gallo canta fuori orario se è sereno

u s’ënnivurˆa. diventerà nuvoloso

Se ’rˆ gàl us grata ërˆ dadrè, rˆa pieuva Se il gallo si gratta il di dietro la pioggia

peu naint tardè. non può tardare.

Se ’rˆ musche ij mordu, ërˆ taimp u cambija. Se le mosche pungono il tempo cambierà.

Se ’rˆ vej u pudaissa, se ’rˆ giuvu u savaissa. Se il vecchio potesse, se il giovane sapesse.

Se ërˆ ciel u rˆ’è a pan s’u pieuv naint ëncheu Se il cielo è a pagnotte se non piove oggi

u pieuv duman. piove domani.

Se i-j canta ërˆ cucu, i-j canta rˆa prüma. Se canta il cuculo, canta la primavera

186


piemontese dell’Alta Langa italiano

Se i-j fioca a-j Sant tüta rˆ’ànn ij beu ’nt ij camp. Se nevica ai Santi, tutto l’anno i buoi nei campi.

Se j’erbu i beutu rˆa fiu prüma che rˆa feuja, Se gli alberi fioriscono prima di mettere la foglia

i j’è drˆa früta da gavesne rˆa veuja. avremo frutta da toglierci la voglia.

Se rˆa lün-a a fà u reu o ch’u fà vaint . Se la luna ha l’alone o arriva il vento

o ch’u fà breu o la pioggia.

Smaina ij pois a San Murizˆi, ët n’ avraj Semina i piselli a San Maurizio e ne avrai

a to caprizˆi. a tuo capriccio.

S’i fà bel a Sant’ Urs, ërˆ magu u beuta rˆa pajazˆa Se fa bello a Sant’Orso il mago mette

arˆ su e u bat rˆa fumrˆa, s’i pieuv u stà ’n cà il pagliericcio al sole e batte la moglie,

a fè ërˆ raviorˆe. se piove sta in casa e prepara gli agnolotti.

S’i-j fioca prüma dij Sant, tüci ij mais Se nevica prima dei Santi tutti i mesi

is vugh ij camp. si vedranno i campi.

Sod fà sod, pieuj fà pieuj. Soldo fa soldo, pidocchio fa pidocchio.

Spela ërˆ fì a rˆ’amis, ërˆ persi arˆ nemis. Pela il fico all’ amico e la pesca al nemico.

Speta naint a fè duman, cosa ch’ët peuri fè Non aspettare a fare domani, cosa puoi

’n cheu. fare oggi.

Suta rˆ’eva fàm, suta rˆa fioca pan. Sotto l’acqua fame, sotto la neve pane.

Tante feuje, poca üva. Molte foglie, poca uva.

Tre brün-e fan fiuchè, tre zˆiule fan pissè. Tre brine fan nevicare, tre cipolle fan pisciare.

Tücc ij beu i turnu a rˆa stàla. Tutti i buoi ritornano alla stalla.

Tüci ij trop i stravàcu. Gli eccessi sono dannosi.

U càga pi ën beu che zˆaint riundure. Caga più un bue che cento rondini.

U rˆ’è mej cunsimè dë scarpe che di lanzˆeu. È meglio consumar scarpe che lenzuola.

U rˆ’è mej n’àsu viv che ’n medi mort. È meglio un asino vivo che un medico morto.

U rˆ’è mej n’ura ëd bun-a veuja che tüt u dì È meglio lavorare un’ora di buona voglia

a bàti rˆa treuja. che battere tutto il giorno la fiacca.

U su u leva për tücc, a ogni matutin ërˆ so Il sole leva per tutti e a ogni bambino il suo

fagutin. fagottino.

U su ëd fërvè u porta ërˆ fumrˆe a suttrè. Il sole di febbraio conduce le femmine

sottoterra.

Vanta fè gnün agriman. Non bisogna fare favoritismi.

Vanta naint bitè ërˆ cher davanti a-j beu. Non si deve mettere il carro davanti ai buoi.

Vanta sempe lassè ’ndè rˆ’eva arˆ so mirin. Bisogna lasciar fluire l’acqua al suo mulino.

Vìa ij gàt, balu ij ràt. Mancando il gatto i topi ballano

Z ˆ icot e amrun ogni cosa a so stagiun. Zucche e meloni alle loro stagioni.

187


Toponimi Nom dij post

Città, paesi, frazioni e fiumi

italiano piemontese dell’Alta Langa

Acqui Terme Àich, n’Àich, n’Àchi

Alba Àrˆba, n’Àrˆba

Albaretto Torre Arˆbaraj

America Merica

Arguello Arguèl, arˆ Guel

Asti Àst, n’Àst

Baldissero d’Alba Bauzˆè

Barbaresco Barbarasch

Barolo Bareu

Battifollo Batifeuj

Belbo Berˆb

Belvedere Langhe Bërvaj

Benevagienna Bene

Benevello Bënvel

Bergolo Bèrgui

Bistagno Bistàgn

Bonvicino Bunvzin

Borgomale Bërgumà

Bormida Burgna

Bosia Beusia

Bossolasco Buzˆuràsch

Bra Brà

Bubbio Bübi

Cairo Montenotte Càirˆe

Calamandrana Calamandran-a

Calosso Caloss

Camerana Cameran-a

Camo Càmu

Campetto Campaj

Canada Franzˆa Neuva

Canale Canàl

Canelli Canej

Cantarana Cantaran-a

Cappelletto Caplat

Carrù Carü

Castagnito Castagnì

Castagnole Lanze Castagnorˆe

Castelletto Uzzone Castlat

Castellinaldo Castlinàd

188

italiano piemontese dell’Alta Langa

Castiglion Falletto Castiun Falat

Castiglion Tinella Castiun

Castino Càstu

Cengio Ciangg (ërˆ)

Ceresole d’Alba Cërsorˆe

Cerretto Langhe Z ˆ raj

Ceva Z ˆ eva

Cherasco Cheràsch

Cissone Cissun

Cisterna d’Asti Sisterna

Clavesana Cravzan-a

Coazzolo Cuazˆeu

Cocconato Cucunà

Corneliano Curgnan

Cortemilia Curtmija

Cossano Belbo Cussan

Costigliole d’Asti Custiorˆe

Cravanzana Cravanzan-a

Cuneo Cuni

Diano d’Alba Dian

Dogliani Dujan-i

Envie Ënvije

Farigliano Farijan

Feisoglio Faisseu

Ferrere Frerˆe

Fossano Fussan

Francia Franzˆa

Genova Gènua

Gorrino Ghirin

Gorzegno Gurzin

Gottasecca Botasëcca

Govone Guvun

Grinzane Cavour Grinzan-e

Guarene Guaraine

La Morra Mura (rˆa)

Lequio Berria Lech

Levice Làis

Loazzolo Luazˆeu

Madonna Como Cum (ën)


italiano piemontese dell’Alta Langa italiano piemontese dell’Alta Langa

Magliano Alfieri Majan

Mango Mangu

Milano Milan

Millesimo Mnesu, Mrˆesu

Monastero Munastè

Mombarcaro Munbarchè

Monchiero Muncé

Mondovì Mundvì

Monesiglio Mnisì

Monforte d’Alba Munfort

Mongardino Mungardin

Montà d’Alba Muntà

Montaldo Roero Muntàd

Montelupo Albese Muntluv

Monteu Roero Muntaj

Montezemolo Munzemu

Monticello d’Alba Muntisel

Montiglio Muntij

Monviso Munvis

Motta Mota (rˆa)

Murazzano Mirazˆan

Narzole Narzˆorˆe

Neive Nàive

Neviglie Anvije

Niella Belbo Niela (rˆa), Gnela

Nizza Monferrato Niza

Novello Nuvel

Olmo Gentile Urˆm

Paroldo Parod

Pedaggera Piagerˆa (rˆa)

Perletto Përlaj

Perlo Perlu

Pezzolo Valle Uzzone Pzˆeu

Piobesi d’Alba Piubs

Po Po

Pocapaglia Pocapàja

Pralormo Pralurˆm

Priocca Përiuca

Prunetto Prinaj

Racconigi Rachinis

Roccaverano Roca (rˆa)

Rocchetta Belbo Ruchëtta (rˆa)

Roddi Rod

189

Roddino Ridin

Rodello Rudel

Roma Ruma

Roreto Ruraj

Sale delle Langhe Sàrˆe

Saliceto Sarsaj

Saluzzo Salüzˆe

San Benedetto Belbo San Benedet

San Bovo San Beuv

San Damiano d’Asti San Damian

San Donato San Dunà

San Giorgio Scarampi San Giors

San Rocco San Roch

Santa Vittoria Santa Vitoria

Santo Stefano Belbo San Stèu

Savigliano Savian

Savona Savun-a

Scaletta Uzzone Scarˆëtta

Scorrone Scurun

Serole Sairorˆe

Seno d’Elvio Sanadàiva

Serralunga d’Alba Seralunga, Saralunga

Serravalle Langhe Seraval, Saraval

Sinio Scin-i, Sin-i

Somano Suman

Sommariva Bosco Sumariva Bosch

Sommariva Perno Sumariva

Spigno Spign

Tanaro Tàne

Tinella Tinela

Todocco Tuduch

Torino Tirin

Torre Bormida Tur

Torresina Tursela

Tre Cunei Trai Cün-i

Treiso Trais

Trezzo Tinella Trez

Uzzone Izˆun

Vaglio Vaj

Verduno Verdün

Vesime Vesme

Vezza d’Alba Vëzza

Villanova d’Asti Vilaneuva


Il tempo Ërˆ táimp

Per indicare le ore si usa: bot (colpo) e ura (ore): eun bot, dui bot, traj bot (l’una, le

due, le tre); dopo le tre si aggiunge ure (ore) al numero: quatr ure, zˆinch ure, ses ure…

(le quattro, le cinque, le sei …); per mezzogiorno, mesdì e per mezzanotte, mezaneucc;

le 12.30 e le 0.30 si esprimono con mezbot e mesbot dop mezaneucc.

Si ricorda che nelle frazioni di tempo i termini bot e ura rimangono sottintesi:

dui e des, ses e des (le due e dieci, le sei e dieci).

italiano piemontese dell’Alta Langa italiano piemontese dell’Alta Langa

L’ora Rˆ ’ura

l’una ën bot

l’una e un quarto ën bot ën quart

l’una e venti ën bot e vint

l’una e mezza ën bot e mez

le due meno venti dui bot menu vint

le due dui bot

le due e venti dui e vint

le tre trai bot

le quattro meno venti quàtr menu vint

le quattro quàtr ure

le quattro e un quarto quàtr ën quàrt

le quattro e venti quàtr e vint

le quattro e mezza quàtr e meza

le cinque zˆinch ure

le sei ses ure

sette set ure

le otto eut ure

le nove neuv ure

le dieci des ure

le undici undes ure

mezzogiorno mesdì

190

mezzanotte mezaneucc

la mezza (12,30) mesbot

la mezza (0,30) mesbot dop

mezaneucc

minuto minüta

secondo secund, scund

Il giorno Ërˆ dì

mattino matin

pomeriggio dop mesdì

sera saira

notte neucc

di giorno suverdì

domani duman

domani mattina duman matin

domani pomeriggio duman dop mesdì

domani sera duman a (rˆa) saira

dopo domani passa duman

ieri saira

ieri mattina saira matin

ieri sera saira saira

ieri notte saira neucc

Si dirà dunque: che ura u rˆ’èlu? I sun des menu ën quàrt (che ore sono? Sono le dieci

meno un quarto).

A differenza dell’italiano non si usa preporre l’articolo al numero che indica l’ora:

i sun dui bot (sono le due), i sun zˆinch ure (sono le cinque).


italiano piemontese dell’Alta Langa italiano piemontese dell’Alta Langa

I giorni della Ij di drˆa sman-a

settimana

lunedì lünes

martedì màrtes

mercoledì mercu

giovedì giobia

venerdì véner

sabato sàba

domenica dimìnica

I mesi dell’anno Ij mais ëd rˆ’ànn

gennaio snè

febbraio fërvè

marzo màrzˆ

aprile avrì

Bossolasco, veduta da settentrione

191

maggio màgg

giugno giugn

luglio lüj

agosto agust

settembre stáimbr

ottobre utubr

novembre nuváimbr

dicembre dzáimbr

Le stagioni dell’anno Ë stagiun ëd rˆ’ànn

primavera rˆa prüma

estate rˆ’istà

autunno rˆ’utun

inverno rˆ’invern


CANZUN CANZONI

piemontese dell’Alta Langa italiano

Cantè j’euv Canto delle uova

Ërˆ salüt

Suma partì darˆ nostre cà

ch’u rˆ’era prüma saira,

përˆ ënnive a salitè

e deve rˆa bun-a saira.

Bun-a saira sur padrun

cun sura rˆa padrun-a,

suma ënnü ciamè liciainzˆa

si sun cuntaint che sun-na.

O da zà ch’i disu naint

u rˆ’è sagn ch’i sun cuntenti,

canteruma e suneruma

tüci allegramenti.

Sun-a sun-a sunadur

al chiaro della stairˆa,

la padrun-a rˆ’è zà ’lvà

ch’a ’nvisca rˆa candairˆa.

rˆa dumanda

Dene dj’euv o dene dj’euv

dërˆ vostre galin-e,

i j’han dicc i vostri avsin

ch’i n’hai ërˆ gorbe pin-e.

Dene dj’euv o dene dj’euv

drˆa galin-a russa,

i j’han dicc i vostri avsin

chi sun trai di ch’a puzˆa.

Dene dj’euv o dene dj’euv

drˆa galin-a bianca,

che passà Carvè

j’ënnirà rˆa Sman-a Santa.

Dene dj’euv o dene dj’euv

drˆa galin-a naira,

192

Il saluto

Siamo partiti dalle case

sin dalla prima sera,

per venirvi a salutare

e darvi la buona sera.

Buona sera signor padrone

e signora la padrona,

siam venuti a chiedere licenza

se son contenti che si suoni.

O se loro non dicono niente

è segno che sono contenti,

perciò suoneremo e canteremo

tutti allegramente.

Suona suona suonatore

al chiaro della stella,

la padrona è già sveglia

e accende la candela.

la richiesta

Dateci delle uova, dateci delle uova

delle vostre galline,

han detto i vostri vicini

che ne avete le ceste piene.

Dateci delle uova, dateci delle uova

della gallina rossa,

han detto i vostri vicini

che sono tre giorni che spinge.

Dateci delle uova, dateci delle uova

della gallina bianca,

che passato Carnevale

arriverà la Settimana Santa.

Dateci delle uova, dateci delle uova

della gallina nera,


piemontese dell’Alta Langa italiano

i j’han dicc i vostri ausin

ch’u rˆ’è trai dì ch’a canta.

Dene dj’euv o dene dj’euv

drˆa galin-a nera,

che passà Carvè

j’ënnirà rˆa primavera.

Suma ënnü cantè ’n sizì

ch’a j’è na spusa lesta,

na duzaina e meza d’euv

ch’a ni dàga da rˆa fnestra.

Na duzaina e meza d’euv

r’è tropa impertinenza,

se nun dà meza duzaina

farˆuma rˆa partenza.

O se j’ha perdü ërˆ cutin

j’avrà s-ciancà rˆa frisa,

ma përˆ dene dj ’euv a nui

bitevje ’nt rˆa camisa.

Cumpatine sur padrun

che suma girulari,

quandi ch’i sìu maridà

girruma pà pi vari.

Cumpatine sur padrun

che suma giuventüra,

j’uma ’rˆ sangu ch’un turmainta

fina a rˆa cintüra.

a ca d’ën vidu

Questa casa gentil casa

j’è ’n vidu ’d bela grazia,

su rˆ’è pà mariàsse për Carvè

us maridrà përˆ Pasqua.

suta rˆa canonica

Suma ënnü cantè ’n si zì

alla porta dërˆ pastore,

che alle sue pecorelle

u-j porta vero amore.

193

han detto i vostri vicini

che sono tre giorni che canta.

Dateci delle uova, dateci delle uova

della gallina nera,

che passato Carnevale

arriverà la primavera.

Siamo venuti qui a cantare

dove c’è una sposa svelta,

una dozzina e mezza di uova

ce li dia dalla finestra.

Una dozzina e mezza di uova

e troppa impertinenza,

ma se ce ne dà mezza dozzina

faremo la partenza.

O se ha perso la gonna

sarà perché ha perso il nastro,

ma per darci le uova

se le metta pure nella camicia.

Abbiate pazienza signor padrone

che ce ne andiamo in giro,

ma quando saremo sposati

non gireremo più.

Abbiate pazienza signor padrone

che siamo gioventù,

abbiamo il sangue che ci tormenta

fino alla cintura.

a casa di un vedovo

In questa casa gentil casa

c’è un vedovo di bella grazia,

se non si sposerà per Carnevale

sicuro che si sposerà a Pasqua.

sotto la canonica

Siamo venuti a cantare qui

alla porta del pastore,

che alle sue pecorelle

porta vero amore.


piemontese dell’Alta Langa italiano

Questa casa gentil casa

j’è ’n bravo religioso,

danpertüt u rˆ’è numinà

ch’u rˆ’è così grazioso.

a ca ’d na tota

Suma ënnü cantè ’n sizì

ch’i j’è na bela fija,

j’uma ën giuinin cun nui

ch’u veu purterˆa vìa.

Bianca e russa cume na fiù

a j’ha tant ën bel culur,

furtinà cul giuinin

ch’u-j farà l’amur.

Bianca e russa cume na fiù

a j’ha tanto ’n culur bello,

furtinà cul giuinin

ch’u-j bittrà rˆ’anello.

Suma ënnü cantè ’n si zì

ch’i j’è na rizˆulin-a,

rˆa vughissi ’ndè perˆ cà

smija na riundurˆin-a.

Sua màma ch’a rˆa ’lvà

j’ha pà përdü ’r so tempo

giuinin ch’a spuserà

us truverà contento.

a ca d’ ën ninin

Sun-a sun-a sunadur

arˆ chiaro della lün-a,

rˆa padrun-a rˆ’è za ’lvà

ch’a fà bugè rˆa cün-a.

s’ i-j rüva niente

Vardè lì cul fratucin

ch’u rˆ’è restà ’n srˆa porta,

chial u speta ’rˆ regal

che rˆa padrun-a a-j porta.

194

In questa casa gentil casa

c’è un bravo religioso

dappertutto è descritto

come molto grazioso.

a casa di una signorina

Siamo venuti qui a cantare

dove c’è una bella ragazza,

abbiamo un giovanotto

che vuol portarla via.

Bianca e rossa come un fiore

ha tanto un bel colore,

fortunato quel giovanotto

che farà l’amore.

Bianca e rossa come un fiore

a un colore così bello,

fortunato quel giovanotto

che le metterà l’anello.

Siamo venuti qui a cantare

dove c’è una ricciolina,

la vedeste girar per casa

assomiglia a una rondinella.

La mamma che l’ha allevata

non ha perduto il suo tempo,

il giovanotto che la sposerà si troverà

contento.

a casa di un neonato

Suona suona suonatore

al chiaro della luna

la padrona è già sveglia

e fa muovere la culla.

se non arriva niente

Guardate lì quel fraticello

che è rimasto sulla porta ,

lui aspetta il regalo

che la padrona gli porta.


piemontese dell’Alta Langa italiano

Si veurˆi naint dene dj’euv

fene pà pü penare,

che rˆa lün-a a pàssa i monti

e nujàcc vuruma andare.

ërˆ ringraziamaint

Ra padrun-a a j’ha pagà

e nujàcc rˆa ringraziuma,

se n’àtr ànn suma ëncu viv

nujàcc riturneruma.

Adess che lur j’han dàne dj’euv

nujàci e ringraziuma

se vivruma ’n santità

natr’ànn e turneruma.

caiche malediziun

Suma ënnü cantè sizì

ch’i-j canterà rˆ’ajàzˆa,

si j’è na fija da mariè

ch’a màrzˆa ’n srˆa pajàzˆa.

Suma ënnü cantè sizì

ch’i-j canta rˆa cua russa,

ch’i-j drucaissa ’rˆ curm drˆa cà

ërˆ padrun u-j restaissa suta.

Ën custa casa zˆì

j’ënnisa rˆa sicin-a,

ch’i j’è scaissa rˆa chësta arˆ gàl

e’rˆ cü a rˆa galin-a.

195

Se non volete darci le uova

non fateci più penare,

che la luna ha passato i monti

e noi vogliamo andare.

il ringraziamento

La padrona ha pagato

e noi lo ringraziamo

se il prossimo anno saremo vivi

noi ritorneremo.

Adesso che ci han dato le uova

noi ringraziamo,

e se vivremo in salute

un altr’anno ritorneremo.

qualche maledizione

Siamo venuti qui a cantare

dove canterà la gazza,

se c’è una ragazza da maritare

che marcisca sul pagliericcio.

Siamo venuti qui a cantare

dove canterà il codirosso,

rovinasse il tetto della casa

e il padrone vi rimanesse sotto.

Proprio in questa casa

venisse la siccità,

seccase la cresta al gallo

e il culo alla gallina.


piemontese dell’Alta Langa italiano

Cantè màgg Cantar maggio

E suma ënnì a cantè

ch’un fà tant bel ëndè,

cerea la padrun-a

sa veu lassè cantè.

O bin vena màgg,

o bin staga màgg,

o bin riturna il mèis di màgg.

Ra stagiun di primavera

a rˆ’è na stagiun ch’a fà piasì,

tüci j’usej ch’i cantu

is preparu ërˆ so bel nì

O bin vena màgg,

o bin staga màgg,

o bin riturna il mèis di màgg.

Se ’t veuri nen credi

che magg u sìa rivà,

feve a rˆa finestra

lu vedi ben dubà.

O bin vena màgg, ….

Purtuma s’arburin

carià ’d bej bindlin,

përˆ fè rˆa riverenza

a munsü e madamin.

O bin vena màgg, ….

Suma rˆa primavera:

ërˆ fiù sun zà fiurije,

tüci j’usej ch’i cantu

u fà piasì saintije.

O bin vena màgg, ….

Guardè rˆa nostra spusa

che bel anel ch’a j’ha,

chi l’avrà dunairˆu

196

Siamo venuti a cantare

che a noi piace andare,

cerea alla padrona

se vuole lasciarci cantare.

O ben venga maggio,

o ben sia maggio,

o ben ritorna il mese di maggio.

La stagione della primavera

è una stagione che fa piacere,

tutti gli uccelli che cantano

si preparano il loro bel nido.

O ben venga maggio,

o ben sia maggio,

o ben ritorna il mese di maggio.

Se non vuoi credere

che maggio sia arrivato,

affacciatevi alla finestra

lo vedete ben addobbato.

O ben venga maggio, ….

Portiamo quest’alberello

carico di nastrini,

per far riverenza

a signori e signore.

O ben venga maggio, ….

Siamo a primavera

i fiori sono già fioriti,

tutti gli uccelli cantano

ed è un piacere sentirli.

O ben venga maggio, ….

Guardate la nostra sposa

che bell’anello che ha,

chi glielo avrà donato


piemontese dell’Alta Langa italiano

sarà ërˆ so innamurà.

O bin vena màgg, ……

Guardè rˆa nostra spusa

cum’è bin dubà,

smija rˆa fiù dërˆ persi

quandi ch’a rˆ’è spuntà.

O bin vena màgg, ….

Guardè rˆa nostra spusa

cume ch’a rˆè bin bità,

luntan zˆinquanta mija

a sarà peu numinà.

O bin vena màgg, ….

Sa rˆ’è naint numinà

rˆa faruma numinè,

o s’a rˆ’è naint spusà

rˆa faruma spusè.

O bin vena màgg, ….

Guardè cula fija

cume sa ben cüsì,

che Nusgnur u-j dàga gràzia

ëd naint furesse ij dì.

O bin vena màgg, ….

Guardè cula fija

che j’ha tant dui bej ujin,

danturna rˆa so fàcia

sun tücc bej rizˆulin.

O bin vena màgg, ….

Baica là cul giuinin

ch’u stà a baichè,

su ’ndaissa ’nt rˆa so vigna

u truvrìa caicos da fè.

O bin vena màgg, ….

197

sarà il suo innamorato.

O ben venga maggio, ….

Guardate la nostra sposa

com’è ben sistemata,

sembra il fiore del pesco

appena sbocciato.

O ben venga maggio, ….

Guardate la nostra sposa

com’è ben messa,

lontano cinquanta miglia

sarà poi nominata.

O ben venga maggio, ….

Se non è nominata

la faremo nominare,

e se non è ancora sposata

la faremo sposare.

O ben venga maggio, …..

Guardate quella ragazza

come sa ben cucire,

che il Signore gli onceda la grazia

di non pungersi le dita.

O ben venga maggio, ....

Guardate quella ragazza

che ha due occhi così belli,

intorno al suo viso

sono tutti riccioli belli.

O ben venga maggio, ….

Guarda quel giovinetto

che sta a guardare,

se andasse nella sua vigna

troverebbe qualcosa da fare.

O ben venga maggio, ….


piemontese dell’Alta Langa italiano

Baica là cul giuvu

ch’u j’ha tant ën bel culur,

baicherˆu ën cula fàcia

smija ’n pumin d’amur.

O bin vena màgg, ….

Baica là cul giuvu

ch’u sa si ben tratè,

o tüci i rˆu disu

ch’u rˆ’è da maridè.

O bin vena màgg, ….

Baica là cul giuvu

ch’u porta ërˆ cruvatin,

o tüci san e rˆ’u disu

ch’u rˆ’è ’n bel giuvinin.

O bin vena màgg, ….

Baica là cul giuvu

ch’u j’ha tant ën bel suris,

cun ërˆ manin-e bianche

u së storz tüci ij barbis.

O bin vena màgg, ….

E suma ënnì a cantè

a cà drˆa brava gent,

si j’han dërˆ masnajin-e

u rˆ’è so divertiment.

O bin vena màgg, ….

Ch’a carˆa zü madàma,

madàma dërˆ castel,

ch’a vena a regalene

na rosa dërˆ bindel.

O bin vena màgg, ….

Padrun-a, padrun-a

si veuri naint regalè,

198

Guarda quel giovane

che ha tanto un bel colore,

guardatelo in viso

sembra una pomo d’amore.

O ben venga maggio, ….

Guarda quel giovane

che ha un bel modo di fare,

o tutti lo dicono

che è da sposare.

O ben venga maggio, ….

Guarda la quel giovane

che porta il cravattino,

o tutti sanno e dicono

che è un bel giovanottino.

O ben venga maggio, ….

Guarda là quel giovane

che ha tanto un bel sorriso,

con le sue manine bianche

si arriccia i baffi.

O ben venga maggio, ….

Siamo venuti a cantare

a casa della brava gente,

se hanno dei bambini

è il suo divertimento.

O ben venga maggio, ….

Scenda signora,

signora del castello,

venga a regalarci

una rosa per il nastro.

O ben venga maggio, ….

Padrona, padrona

se non volete regalare,


piemontese dell’Alta Langa italiano

il sole passa i monti

e nui vuruma ’ndè.

O bin vena màgg, ….

Padrun-a, padrun-a

padrun-a dërˆ pulè,

pruntè dj’euv frasch e

j’andi lasseje stè.

O bin vena màgg, ….

Padrun-a, padrun-a

adess ch’i n’a-j regalà,

preguma Nusgnur e rˆa Madona

ch’iv dagu rˆa santità.

O bin vena màgg, ….

199

il sole sta passando i monti

e noi vogliamo andare.

O ben venga maggio, ….

Padrona, padrona

padrona del pollaio,

preparate delle uova fresche

e lasci stare quelle vizze.

O ben venga maggio, ….

Padrona, padrona

adesso che ce ne avete regalate,

preghiamo il Signore e la Madonna

che vi diano la santità.

O ben venga maggio, ….

Cravanzana, l’antica porta


piemontese dell’Alta Langa italiano

Ërˆ previ ëd San Dunà Il prete di San Donato

Ërˆ previ’d San Dunà

u rˆ’è ’ndà rˆa fera ’rˆ Mangu,

ërˆ previ’d San Dunà

u rˆ’è ’ndà rˆa fera ’rˆ Mangu.

U rˆ’è ’ndà catè dui beu,

u rˆ’è ’ndà catè dui beu

la serva li meinàva.

Va lì va pian, va nan, va san

la serva li meinàva.

Li meinava tantu bin,

li meinàva tantu bin

ch’ërˆ previ s’innamuràva.

Va lì va pian, va nan, va san

ch’ërˆ previ s’innamuràva.

Attravërsanda ’n bosch,

attravërsanda ’n bosch

a j’ha ciapà na spin-a.

Va lì va pian, va nan, va san

a j’ha ciapà na spin-a.

Jeu, jeu fërˆma ’n po’ si beu,

jeu, jeu fërˆma ’n po’ si beu

che dess e rˆa gavruma.

Va lì va pian, va nan, va san

che dess e rˆa gavruma.

Tira tira pian,

tira tira pian

la spin-a peu as rancàva.

Va lì va pian, va nan, va san

la spin-a peu as rancàva.

Il prete di San Donato

è andato alla fiera al Mango,

il prete di San Donato

è andato alla fiera al Mango.

È andato a comprare due buoi

È andato a comprare due buoi

la serva li conduceva.

Vai lì, vai piano, vai avanti, vai rosso, vai sano

la serva li conduceva.

Li conduceva così bene,

li conduceva così bene

che il prete s’innamorava.

Vai lì, vai piano, vai avanti, vai rosso, vai sano

che il prete s’innamorava.

Attraversando un bosco,

attraversando un bosco

ha preso una spina.

Vai lì, vai piano, vai avanti, vai rosso, vai sano

ha preso una spina.

Jeu, jeu ferma i buoi,

jeu, jeu ferma i buoi

che adesso la toglieremo.

Vai lì, vai piano, vai avanti, vai rosso, vai sano

che adesso la toglieremo.

Tira, tira piano,

tira, tira piano

la spina poi si toglieva.

Vai lì, vai piano, vai avanti, vai rosso, vai sano

la spina si toglieva.

200


piemontese dell’Alta Langa italiano

Ma tiranda ’n po’ pi fort,

ma tiranda ’n po’ pi fort

tüci dui i sun ënvërsàsse.

Va lì va pian, va nan, va san

tuci dui i sun ënvërsàsse.

Sa-zˆì a rˆ’è rˆa fin,

sa-zˆì a rˆ’è rˆa fin

drˆa spin-a sërpentin-a.

Va lì va pian, va nan, va san

drˆa spin-a sërpentin-a.

Rˆ a straina

Bundì, bundì deme rˆa straina a mi,

deme ën curˆumb che rˆ’ànn u rˆ’è lungh.

(deme ën cauzˆ a mi e sbatime zü da lì).

Bastian, Bastian

dame rˆa straina ën man,

se ’t rˆa campi ’n tèra mi e rˆa pij nan;

se ’t rˆa campi ’n su suré, vattra a pijè,

se ’t rˆa campi ’n srˆa cascin-a

vate a pijè na bela galin-a.

Ma tirando un po’ più forte,

ma tirando un po’ più forte

tutte e due si ribaltano.

Vai lì, vai piano, vai avanti, vai rosso, vai sano

tutti e due si ribaltano.

Questa è la conclusione,

questa è la conclusione

della spina serpentina.

Vai lì, vai piano, vai avanti, vai rosso, vai sano

della spina serpentina.

201

La strenna

Bossolasco, veduta da levante

Buongiorno, bongiorno datemi la strenna,

datemi un colombo che l’anno è lungo.

(date un calcio a me e sbattetemi giù).

Bastiano, Bastiano

dammi la strenna in mano,

se la butti per terra io non la prendo;

se la butti sul solaio, vattela a prendere,

se la butti sulla cascina

vatti a prendere una bella gallina.


piemontese dell’Alta Langa italiano

Ën sunat përˆ ji spus Un sonetto per gli sposi

Cit e grand, cuntaint e frus

tüci i bràju: «Viva jë spus».

Che gran festa, che gran ribota

tüta rˆa giaint a rˆ’è ën propi ën piota,

ma j’ëndàulu tüt ës ciadel

përˆ mariè si dui farinéj ?

Peirù, previ e frà

i j’han bugià da San Dunà,

màgne, bàrba, cé e none

i sun rivà da Custandone,

capun, galin-e e fasan

j’han cumandàje vessin a Dian,

duzˆat, barbera e nebieu

i j’han purtàje da Bareu,

bji, arost e grive

j’han truvàje ’nt se rive.

O ma basta ciaciarè

rˆa panza ’nduma a suagnè

e si j’è piasuve ës sunat

bitene ij sod ënt u sacat.

Da bun cristian preguma ij nostri Sant

che jë spus i sìu cuntaint

e standa ën bun-a cumpagnìa

i peussu fesse na grossa famija.

«Viva jë spus»

202

Bambini ed adulti, contenti e tristi

tutti urlano: «Viva gli sposi».

Che gran gioia, che gran festa,

tutta la gente è proprio di buon umore,

ma era necessario tutto questo rumore

per sposare questi due birichini?

Priori, preti e frati

si sono mossi da San Donato,

zie, zii, suoceri e nonne

sono arrivati da Costandone,

capponi, galline e fagiani

li hanno ordinati a Diano,

dolcetto, barbera e nebbiolo

li hanno portati da Barolo,

bolliti, arrosti e “grive”

li ha trovato nelle rive.

O ma smettiamo di chiacchierare

la pancia andiamo a ben sistemare,

se vi è piaciuto questo sonetto

metteteci i soldi nel sacchetto.

Da buoni cristiani preghiamo i nostri

Santi

affinchè gli sposi siano contenti

e rimanendo in buona compagnia

possano farsi una grande famiglia.

«Viva gli sposi».


piemontese dell’Alta Langa italiano

Rˆ a cràva La capra

Oh, ’rˆ bun vin duzˆ

ch’i j’era ënt ërˆ me but!

J’è passàje na cràva

ch’a j’ha rimpime ërˆ but.

Oh, ’rˆ bun vin duzˆ

ch’i j’era ënt ërˆ me but!

J’è passàje ’rˆ luv,

ch’u j’ha mangià rˆa cràva,

ch’a j’ha rimpime ërˆ but.

Oh, ’rˆ bun vin duzˆ

ch’i j’era ënt ërˆ me but!

J’è passàje ’rˆ can,

ch’u j’ha giapì arˆ luv,

ch’u j’ha mangià rˆa cràva

ch’a j’ha rimpime ërˆ but.

Oh, ’rˆ bun vin duzˆ

ch’i j’era ënt ërˆ me but!

J’è passàje ’rˆ bastun,

ch’u j’ha patlà ’rˆ can,

ch’u j’ha giapì arˆ luv,

ch’u j’ha mangià rˆa cràva

ch’a j’ha rimpime ërˆ but.

Oh, ’rˆ bun vin duzˆ

ch’i j’era ënt ërˆ me but!

J’è passàje ’rˆ feu,

ch’u j’ha brisà ’rˆ bastun,

ch’u j’ha patlà ’rˆ can,

ch’u j’ha giapì arˆ luv,

ch’u j’ha mangià rˆa cràva

ch’a j’ha rimpime ërˆ but.

Oh, ’rˆ bun vin duzˆ

ch’i j’era ënt ërˆ me but!

203

Oh! Il buon vino dolce

che c’era nel mio fiasco!

È passata una capra

che mi ha rotto il fiasco.

Oh! Il buon vino dolce

che c’era nel mio fiasco!

È passato il lupo

che ha mangiato la capra,

che mi ha rotto il fiasco.

Oh! Il buon vino dolce

che c’era nel mio fiasco!

È passato il cane

che ha abbaiato al lupo

che ha mangiato la capra

che mi ha rotto il fiasco.

Oh! Il buon vino dolce

che c’era nel mio fiasco!

È passato il bastone,

che ha picchiato il cane

che ha abbaiato al lupo

che ha mangiatola capra

che mi ha rotto il fiasco.

Oh! Il buon vino dolce

che c’era nel mio fiasco!

È passato il fuoco

che ha bruciato il bastone,

che ha picchiato il cane

che ha abbaiato al lupo

che ha mangiato la capra

che mi ha rotto il fiasco.

Oh! Il buon vino dolce

che c’era nel mio fiasco!


piemontese dell’Alta Langa italiano

J’è passàje rˆ’eva,

ch’a j’ha dësmurtà ’rˆ feu,

ch’u j’ha brisà ’rˆ bastun,

ch’u j’ha patlà ’rˆ can,

ch’u j’ha giapì arˆ luv,

ch’u j’ha mangià rˆa cràva

ch’a j’ha rimpime ërˆ but.

Oh, ’rˆ bun vin duzˆ

ch’i j’era ënt ërˆ me but!

J’è passàje ’rˆ beu,

ch’u j’ha lapasse rˆ’eva,

ch’a j’ha dësmurtà ’rˆ feu,

ch’u j’ha brisà ’rˆ bastun,

ch’u j’ha patlà ’rˆ can,

ch’u j’ha giapì arˆ luv,

ch’u j’ha mangià rˆa cràva

ch’a j’ha rimpime ërˆ but.

Oh, ’rˆ bun vin duzˆ

ch’i j’era ënt ërˆ me but!

204

È passata l’acqua,

che ha spento il fuoco

che ha bruciato il bastone,

che ha picchiato il cane

che ha abbaiato al lupo

che ha mangiato la capra

che mi ha rotto il fiasco.

Oh! Il buon vino dolce

che c’era nel mio fiasco!

È passato il bue,

che ha bevuto l’acqua

che ha spento il fuoco

che ha bruciato il bastone,

che ha picchiato il cane

che ha abbaiato al lupo

che ha mangiato la capra

che mi ha rotto il fiasco

Oh! Il buon vino dolce

che c’era nel mio fiasco!

Cerreto Langhe, veduta da levante


piemontese dell’Alta Langa italiano

Rˆ a Passiun

Rˆ a passiun ëd Gesü Crist

a rˆ’è tantu bel saintirˆa,

a-j pias a cit e grand

e a tüta rˆa giant dërˆ mund.

Rˆ a Passiun ëd Gesü Crist,

a rˆ’è tant bun-a d’ampraindi:

rˆ’ampraindu cit e grand

e tüta rˆa giaint d’urdinanzˆa.

Quandi che Gesü Crist u rˆ’era ëncura cit,

u fava gran penitainzˆa:

u fava digiün quaranta dì,

sanzˆa pijè sustanzˆa.

A rˆa fin di quaranta dì,

Gesü u pija sustanzˆa,

u j’ha pijà ’n bucun ëd pan

e na gucëtta d’acqua.

Peu u rˆ’è ’ndà a Gerusalem

a vughi i suoi pastori.

U rˆ’è ’ncuntràsse ’n tanta giaint

e ch’a-j fà rˆa riverainzˆa.

Ra riverainza rˆa meriti vui

ch’i fai tanta penitainzˆa.

Gesü girandse a cula giaint

u j’ha dije cun custanzˆa: (parlanda)

«Ënnime a vughi ’rˆ Vener Sant

vugrai rˆa mia vita in croce:

vugrai ij me pe ’nciuvà cun ërˆ man ëdcò

trafitte,

rˆa me testa ’ncurunà cun tüte rˆë spinëtte;

ërˆ sangu a grundè giü da questa croce.

Vugrai rˆa tèra a tërmurè, ërˆ su a ënnì scür,

vugrai rˆa lün-a cun ërˆ su a cumbatisse

’nsema.

Vugrai tüte rˆë stairˆe a ribatè zü darˆ ciel e

a creubi tüta rˆa tèra cume ’rˆ feuje ’ns rˆ’erba;

i mort a resuscitè e a bitesse ’nsema».

205

La Passione

La Passione di Gesù Cristo

è tanto bello sentirla

piace a piccoli e grandi

e a tutta la gente del mondo.

La Passione di Gesù Cristo

è tanto semplice da imparare:

la imparano piccoli e grandi

e tutta la gente in “ordine”.

Quando Gesù Cristo era ancora piccolo

faceva gran penitenza:

faceva digiuno quaranta giorni,

senza assumere nulla di “sostanzioso”.

Alla fine dei quaranta giorni,

Gesù assume cibo,

prende un boccone di pane

e una goccia d’acqua.

Poi è andato a Gerusalemme

a vedere i suoi pastori.

Ha incontrato tanta gente

che gli faceva riverenza.

La riverenza la meritate voi

che fate tanta penitenza.

Gesù rivolgendosi a quella gente

gli ha detto con costanza: (recitando)

«Venitemi a vedere il Venerdì Santo

vedrete la mia vita in croce:

vedrete i miei piedi inchiodati e le mie mani

trafitte, la mia testa incoronata di spine;

il sangue grondare giù dalla croce.

Vedrete la terra tremare e il sole oscurarsi,

vedrete la luna e il sole combattersi.

Vedrete le stelle cascare giù dal cielo e

coprire tutta la terra come le foglie sull’erba;

i morti resuscitare e riunirsi tutti insieme».


CUNTE RACCONTI

Sono qui raccolti alcuni esempi di racconti e favole che fino a non molti anni fa occupavano

il posto della televisione o della radio durante le veglie invernali o le calde

serate estive.

In genere i racconti avevano inizio sempre col medesimo breve prologo:

«Endùa ch ’i feru ërˆ musche a ’n sod e mez a rˆa piota i j’era…».

«Dove mettoni i ferri alle mosche ad un soldo e mezzo per zampa c’era…»;

e terminavano con lo stesso epilogo:

«e a mi che j ’era dré da rˆ’üss j ’han tirame na ciàpa ëd prüz[ ch ’a j ’ha fàme ’ndè

a zˆupat e mi e zˆop-j ëncura adess»

«e a me che ero dietro l ’uscio hanno tirato una fetta di pera che mi ha reso

zoppo ed io zoppico ancora adesso».

In ogni paese o frazione c ’era almeno una persona che conosceva molte novelle con

le quali riusciva a catturare l ’attenzione di grandi e piccini; le narrazioni, pur procedendo

su una traccia fissa, variavano a seconda della vena e dell ’umore del narratore,

colorandosi di nuovi personaggi ed avvincenti circostanze; in questo modo il racconto

era sempre nuovo, anche per quelli che lo aveva già ascoltato decine di volte.

piemontese dell’Alta Langa italiano

Ërˆ luv e rˆa bërta

E sun passà ënt rˆa strà stërcia e ’rˆ luv u j’ha

piàme rˆa bërta.

E sun ëndà darˆ luv ch’un dàga rˆa bërta,

e chial u j’ha dime che i-j dàga drˆa càrn fësca.

E sun ëndà darˆ maslè ch’un dàga drˆa càrn

fësca

e chial u j’ha dime che i-j dàga dërˆ fagn për

ërˆ bucin.

E sun ëndà darˆ prà ch’un dàga dërˆ fagn

e chial u j’ha dime che i-j dàga drˆ’eva.

E sun ëndà darˆ nivurˆe ch’in dàgu drˆ’eva

e ’rˆ nivurˆe i j’han dime che i-j dàga drˆa

sciunza.

E sun ëndà darˆ crin ch’un dàga drˆa sciunza

e chial u j’ha dime che i-j dàga drˆa giandr.

E sun ëndà da rˆa ru ch’a j’ha dàme rˆa giandr,

che j’ho purtaje arˆ crin ch’u j’ha dàme rˆa

sciunza,

206

Il lupo e la berretta

Sono passato nella strada stretta e il lupo mi ha

preso la berretta.

Sono andato dal lupo che mi dia la berretta

e mi ha detto di dargli della carne fresca.

Sono andato dal macellaio per farmi dare della

carne fresca e lui mi ha detto di dargli del

fieno per il vitello.

Sono andato dal prato che mi dia del fieno e lui

mi ha detto di dargli dell’acqua.

Sono andato dalle nuvole che mi diano l’acqua

e le nuvole mi ha detto di dar loro dello

strutto.

Sono andata dal maiale che mi dia lo strutto e

lui mi ha detto di dargli delle ghiande.

Sono andata dalla quercia che mi ha dato delle

ghiande, che ho portato al maiale che mi ha

dato lo strutto, che ho portato alle nuvole

che mi hanno dato l’acqua, che ho portato ai


piemontese dell’Alta Langa italiano

che j’ho purtaje arˆ nivurˆe ch’i j’han dàme

rˆ’eva,

che j’ho purtaje arˆ prà, ch’u j’ha dàme ërˆ

fagn,

che j’ho purtaje arˆ maslè ch’u j’ha dàme rˆa

càrn fësca, che j’ho purtaje arˆ luv ch’u j’ha

turnàme dè rˆa me bërta.

E mi passreu mài pü da rˆa strà stërcia.

Ërˆ fij sgairun

N’om u j’àva dui fij. Ërˆ pi giuvu u dis arˆ

parˆe: «Parˆe, dàme rˆa part drˆa roba ch’a me

speta». Ërˆ parˆe u divid tra lur rˆa roba.

Dop caichi di, ërˆ fij pi giuvu u pija ërˆ so

cose e u part për ën paìs luntan; là u sgaira

tüci i seu sod sanzˆa tenne da cunt.

Na vota spaindü tüt, ën cul paìs i-j rüva na

gran carestìa e chial u tàca a tribilè. Ënlura u

và a travajè da ün ch’u stàva ënbelelà e ch’u

rˆu manda ënt i camp a scheu ai crin. U vurrìa

impisse rˆa panzˆa cun ërˆ giandr ch’i mangiu i

crin, ma gnün i-j nun dà.

Ënlura u turna ën santur e us dis: «Quanci

sërvitù a cà da me parˆe i j’han dërˆ pan fin ch’i

veuru e mi ëmbelezˆì e meuir ëd fàm! E m’auzˆ

e vàgh da me parˆe a dije: Parˆe e j’ho fà pecà

cuntra ërˆ Ciel e contra ti; e mèrit pi naint ëd

ciameme to fij. Tràtme cume ün dij to sërvitù».

U pàrt e us ëncamin-a da so parˆe.

Quandi ch’u rˆ’è ëncura luntan, ërˆ parˆe u rˆu

vugh e u-j cur ëscuntra, us i campa arˆ col e u

rˆu bàsa. Ënlura so fij u-j dis: «Parˆe, e j’ho

pecà cuntra ërˆ Ciel e cuntra ti; e mèrit pi

naint ëd ciameme to fij». Ma ërˆ parˆe u dis

a-j servitù: «Sveltu, purtè zˆì rˆa vesta pi bela e

vestirˆu, biteje rˆ’anel arˆ dì e scarpe aj pe.

Purtè ërˆ bucin pi grass, mazˆerˆu, mangiuma e

fuma festa, përchè ës me fij u rˆ’era mort e u

rˆ’è turna viv, e j’àva perdürˆu e j’ho turnàru

truvè». E paraj i tàcu a fè festa.

Ënt ërˆ mentre ërˆ fieu pì grand ch’u rˆ’era a

travajè ënt ij camp u ven a cà. U saint a sunè

207

prati, che mi hanno dato il fieno, che ho portato

al macellaio, che mi ha dato la carne fresca,

che ho portato al lupo che mi ha restituito

la berretta.

Io non passerò mai più per la strada stretta.

Il figliol prodigo

Un uomo aveva due figli. Il più giovane

dice al padre: «Padre, dammi la parte del patrimonio

che mi spetta». Il padre divide tra loro

i beni.

Dopo alcuni giorni, il figlio più giovane

prende le sue cose e parte per un paese lontano;

là sperpera le sue sostanze vivendo da

dissoluto.

Una volta speso tutto, in quel paese arriva

una grande carestia ed egli comincia a trovarsi

in difficoltà. Allora va a lavorare da uno che

abita là e che lo manda nei campi a pascolare i

maiali. Vorrebbe saziarsi con le ghiande che

mangiano i maiali; ma nessuno gliene dà.

Allora rientra in se stesso e dice: «Quanti

salariati in casa di mio padre hanno pane in

abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzo e

vado da mio padre a dirgli: Padre ho peccato

contro il Cielo e contro di te; non merito più di

essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno

dei tuoi servitori». Parte e s’incammina verso

suo padre. Quando è ancora lontano il padre lo

vede e commosso gli corre incontro, gli si getta

al collo e lo bacia.

Allora il figlio gli dice: «Padre, ho peccato

contro il Cielo e contro di te, non merito più di

essere chiamato tuo figlio». Ma il padre dice ai

servi: «Presto portate qui il vestito più bello e

vestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari

ai piedi. Portate il vitello più grasso, ammazzatelo,

mangiamo e facciamo festa, perché questo

mio figlio era morto ed è tornato vivo, l’avevo


piemontese dell’Alta Langa italiano

e balè e u-j ciama a na sërvainta cosa ch’i

staissa capitandje. Ra sërvainta a-j dis: «I j’è

turnàje to frel e to parˆe u j’ha fà mazè ërˆ

bucin pi grass, përchè u j’ha turnaru avaj san

e sàrv».

Chial u s’ënrabija e u veu naint antrè ën

cà. Ënlura so parˆe u sort a parleje, ma so fieu

u-j dis: «Parˆe, mi et sun sërvitù da tanci àgn,

e j’ho sempre scutate e ti ët j’hai màj dàme

manch ën cravat për fè festa cun ij me amis.

Ma adess ch’es to fij, ch’u j’ha s-ciapà tüci ij

to sod cun ërˆ bagàsce, u rˆ’è turnà, për chial et

mazˆi ërˆ bucin pi gràss».

U-j respund so parˆe: «Fij, ti et zˆeuj sempre

cun mi e lo ch’u rˆ’è me u rˆ’è to; ma is dev fè

festa e esci cuntaint, përchè to frel u rˆ’era

mort e u rˆ’è turnà viv, u rˆ’era perdusse e

j’uma turnàru truvè».

L’uccello Macone

J’era na vota ’n rè borgnu ch’u stàva ’n

drinta a ’n bel castel ënsema a-j seu trai

matot.

Da tute ’rˆ part i rivàvu medi e setmin për

zˆërchè ’d feru varì, ma fin-a ’nlura gnente u

j’àva faje.

Ën di is presainta arˆ castel na vëjëtta màrˆ

vestija e a ciama ’d vughi ’rˆ rè; sübi ër guardie

i veurˆu fera ’ndè vìa, ma ërˆ fij pi giuvu,

Giuanin, u dis: «Se sa fumrˆa a veu vughi ërˆ rè

për deje na cüra ch’a pàssa püra».

Ra vëjëtta na vota visità ërˆ rè, a-j dis:

«Maestà, se u veu tùrna vughi, u duvrà fesse

passè ’n sj’euj na püma ’d rˆ’usel Macun».

Ij dui matot pi grand i partu për ëndè a

truvè sa püma; Giuanin, ërˆ pi giuvu e pi vëssin

a so pare, u decid ëd parti co chial cun lur,

ëdcò se ’rˆ rè u vuràva naint.

Ij trai prinzˆi rivà ’n tërˆ post ch’us ës-cia-

208

perduto e l’ho ritrovato». E così cominciano a

far festa.

Nel frattempo il figlio maggiore che era al

lavoro nei campi ritorna verso casa. Sente la

musica e le danze e chiede ad una serva cosa

stesse succedendo. La serva gli dice: «E’ tornato

tuo fratello e tuo padre ha fatto ammazzare

il vitello più grasso, perché lo ha riavuto

sano e salvo».

Egli si arrabbia e non vuole entrare in casa.

Allora il padre esce a parlargli, ma il figlio gli

dice: «Padre io ti sono servitore da tanti anni,

ti ho sempre ubbidito e tu non mi hai mai dato

un capretto per far festa con i miei amici. Ma

ora che questo tuo figlio, che ha dissipato i tuoi

averi con le prostitute, è tornato, per lui hai

ammazzato il vitello più grasso».

Gli risponde il padre: «Figlio, tu sei sempre

con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma si deve

far festa ed essere contenti, perché tuo fratello

era morto ed è tornato in vita, era perduto e lo

abbiamo ritrovato».

L’usel Macun

C’era una volta un re cieco che abitava in

un bel castello insieme ai suoi tre figli.

Da ogni dove giungevano medici e settimini

per cercare di guarirlo, ma fino ad allora tutto

era stato inutile.

Un giorno si presenta al castello una vecchiettina

mal vestita, chiedendo di poter vedere

il re; immediatamente le guardie la vogliono

allontanare, ma il figlio più giovane, Giovannino,

dice: «Se questa donna vuol vedere il re

per dargli una cura, passi pure».

La vecchiettina visita il re e sentenzia:

«Maestà se vuole riacquistare la vista dovrà

passare sugli occhi una penna dell’uccello Macone».

I due figli più grandi partono per trovare

questa piuma; Giovannino il più giovane e

caro al padre, decide di partire con loro, contro

il volere del re.


piemontese dell’Alta Langa italiano

màva «dërˆ quatr strà», is dividu e prumëttu

’d truvese lì dop quaranta dì.

Quandi che uramaj smijàva ch’i-j fissa pi

gnente da fè, Giuanin, u rüva ’n tën prà chi

ciamàvu «campo de Prej»; enzˆuma an sars u

vugh ën gross usel che tacà a j’arˆe u j’àva

scricc: «Uccello Macone».

Subi rˆ’usel u vorˆa vìa, ma u làssa carˆè na

püma, chial prast u rˆa pija e u turna ’ndrè dai

seu frej che j’àvu naint truvà gnente.

Ij frej, cativ e invidius i disu: «Giuanin

portne ’nduva che ’t j’hai truvà rˆa püma!».

Tant i fan che chial u-i porta ’n tërˆ «campo

de Prej» e lì për pieje rˆa püma rˆu màzˆu e rˆu

suteru.

Turnà sveltu arˆ castel i-j dan rˆa puma arˆ rè

che strufugnandesrˆa ’n sj’euj sübi u vugh, ma

u baica e i-j manca Giuanin.

«Ënduva u r’èlu Giuanin?» u ciama ai seu

frej ch’i rispundu: «J’uma spetarˆu tant, ma

j’uma pi naint vistru».

Dop tanci àgn ën matot ch’u rˆ’era a scheu

’n tërˆ «campo de Prej» bugianda rˆa tèra cun

ën bastun u treuva n’oss e u rˆu dovra a fè ’n

sivurin për ciamè ’rˆ so can.

Cume che u-j suffia ’ndrinta u saint na vus:

«Amico tu sei, mi hanno ucciso nel campo

de Prej; con torto senza ragione per togliermi

la piuma dell’uccello Macone».

Tüte ’rˆ vote che caicadün u-j suffiàva

’ndrinta ’rˆ sivurin u diva sempe rˆa stessa

cosa.

Ërˆ giuvinot, stufi dërˆ sivurin, u finiss ëd

vaindru an neguziant ëd vin ch’ën dì u rüva

’n tërˆ paìs dërˆ rè, chial u j’àva saintì dërˆ sivu

magich e chërius u và a pruveru.

Cume ch’u-j suffia ’ndrinta is saint:

«Padre mio tu sei, mi hanno ucciso nel

campo de Prej; con torto senza ragione per

togliermi la piuma dell’uccello Macone».

Ërˆ rè u capiss subi e u-j fà suffiè ëdco a

j’àci seu matot, quandi ch’u-j suffia ërˆ pi vej,

’rˆ sivurin u dis: «Fratello mio tu sei, tu mi hai

ucciso nel campo de Prej; con torto senza

209

I tre principi, giunti nel luogo chiamato

«delle quattro strade», si dividono e promettono

di ritrovarsi lì dopo quaranta giorni.

Quando ormai pareva non ci fosse più nulla

da fare, Giovannino arriva in un prato chiamato

«campo de Prei» e sopra un salice vede

un grosso uccello con una scritta sulle ali:

«Uccello Macone».

Subito l’uccello vola via, ma lascia cadere

una piuma, che lui presto raccoglie per tornare

dai suoi fratelli che nulla avevano trovato.

I fratelli, cattivi ed invidiosi, dicono: «Giovannino

portaci dove hai trovato la piuma!».

Tanto fanno che li conduce al «campo de

Prei» e li per portargli via la piuma lo uccidono

e lo sotterrano.

Tornati velocemente al castello, consegnano

la piuma al padre che sfregandosela sugl’occhi

riacquista subito la vista, ma manca Giovannino.

«Dov’è Giovannino?» chiede ai suoi fratelli,

essi rispondono: «Lo abbiamo atteso a

lungo, ma non l’abbiamo più visto».

Trascorsi molti anni un giovinetto che accudiva

alle pecore nel «campo de Prei» sollevando

un po’ di terriccio, con un bastone trova

un osso da cui ricava un fischietto per richiamare

il cane.

Come ci soffia dentro, si sente una voce che

dice:

«Amico tu sei, mi hanno ucciso nel campo

de Prej; con torto senza ragione per togliermi

la piuma dell’uccello Macone».

Tutte le volte che qualcuno soffia nel

fischietto, questo dice la stessa cosa.

Il giovinetto alla fine, stufo del fischietto, lo

vende ad un commerciante di vino, che un

giorno arriva nel paese del re; questo sentito

parlare del fischietto magico, curioso lo va a

provare.

Come ci soffia dentro, si sente:

«Padre mio tu sei, mi hanno ucciso nel campo

de Prej; con torto senza ragione per togliermi

la piuma dell’uccello Macone».


piemontese dell’Alta Langa italiano

ragione per togliermi la piuma dell’uccello

Macone».

Saintì lu lì ërˆ rè u comanda arˆ guardie ’d

pijè ij dui fieu e ficheje ’n tra galera pi

’ncreusa e scüra fin-a a rˆa fin dij seu di.

I musicisti

Ten e Bil i sun dui sunadur ëd Cravanzan-a,

ün u sun-a rˆa fisa «tira e puzˆa» e rˆ’àtr ërˆ

clarin.

Na saira ij sun ëndà a sunè a San Benedet

a pe, turnanda a cà, a dui bot dop meza

neucc, i rivu darˆ punt dërˆ màsche.

Suainzˆ suta as punt, ij ladr is truvavu për

dividse ij sod ch’i j’àvu rubà ’n gir.

Bil u vugh ën cit ciairin là suta e u dis a

Ten: «Chetelì ch’i-j sun!» e Ten u rëspund:

«Fuma paraj, mi ’n sacocia e j’ho dërˆ gere,

e-j tir sü ’nt rˆa riva, mentre ti ’t fài schërzi

rˆ’armoni cun na vus ch’a smija cula du luv e

peu brajuma: “Ij luv, ij luv”».

Ten e Bil i fan cume ch’i j’àvu dicc e ij ladr

sbarivà i scàpu ’d cursa, lassanda ëmbelì tuci

ij sod.

Ij dui sunadur ëdco si j’àvu ciapà poch a

sunè a San Benedet i sun arfasse cun ij sod

dij ladr.

210

Il re capisce subito e fa soffiare anche ai suoi

figli, quando tocca al più grande il fischietto

dice:

«Fratello mio tu sei, tu mi hai ucciso nel

campo de Prej;con torto senza ragione per

togliermi la piuma dell’uccello Macone».

Sentito ciò comanda alle guardie di prendere

i due figli e rinchiuderli nella prigione più

profonda e scura fino alla fine dei loro giorni.

Ij sunadur

Ten e Bil sono due musicisti di Cravanzana,

uno suona la fisarmonica cromatica e l’altro il

clarino.

Una sera sono andati a suonare a San Benedetto

a piedi, tornando a casa alle due dopo

mezza notte arrivano presso il ponte delle

masche.

Sovente sotto quel ponte si radunavano i

ladri per dividersi i soldi che avevano rubato in

giro.

Bil vede un piccolo lumicino là sotto e dice

a Ten:

«Eccoli, ci sono» e Ten risponde: «Facciamo

così, io in tasca ho della ghiaia la getto su

nella ripa, tu nel frattempo fai stridere la fisarmonica

con una voce simile a quella del lupo e

poi urliamo: “I lupi, i lupi”».

Ten e Bil fanno come avevano detto e i ladri

spaventati scappano di corsa lasciando lì tutti i

soldi.

I due musicisti anche se avevano guadagnato

poco a suonare a san Benedetto si sono

rifatti con il denaro dei ladri.


piemontese dell’Alta Langa italiano

La volpe e il lupo

Ërˆ galin-e

Na vurˆp e ’n luv ën dì i decidu d’ëndè a

mangiè ërˆ galin-e ’ndrinta an giuch ënzˆüma

an brich.

Ëd neucc s’avzinu pian, pianin e antru dan

buch stracc ch’i j’era ’n tra mirˆagna e i tàcu a

mangè ’rˆ galin-e.

Rˆ a vurˆp, che a rˆ’era fürba, ogni tant a pruvàva

a vughi se a passàva ëncura darˆ buch; ërˆ

luv u mangiàva e bàsta.

Rˆ a vurˆp vughinda ch’a passàva giüst, giüst

darˆ buch, a campa feura na galin-a e a continua

a mangè tranquila.

Ën tërˆ mentre i-j rüva ërˆ padrun dërˆ galin-e

cun ën gross bastun.

Ërˆ luv cun rˆa panzˆa pin-a u pudàva pi

naint sorti feura, mentre rˆa vurˆp a scapàva

lesta ’nt ij bosch.

Ërˆ puzˆ

Rˆ a vurˆp e ’r luv j’han saj e van darˆ puzˆ a

baivi, ma rˆ’eva a rˆ’era poca e màch ën sërˆ

fund.

Rˆ a vurˆp a dis arˆ luv:

«Pijme përˆ rˆa cùa e lasme carè ’n tërˆ puzˆ;

quandi che ’t sainti di cich-ciach, t’ën tiri sü».

I fan paraj, prüma i-j baiv rˆa vurp e dop ërˆ

luv; es birbun cume ch’u j’ha finì ’d baivi u

dis: «Cich-ciach».

E rˆa vurp a respund: «Cich-ciach për rˆa

cùa e ti làss».

Përˆparaj ërˆ luv u droca ’nt ërˆ puzˆ.

211

Rˆ a vurˆp e ’rˆ luv

Le galline

Una volpe e un lupo un giorno decidono di

andare a mangiare le galline in un pollaio sulla

sommità di una collina.

Di notte si avvicinano piano, piano entrano

attraverso uno stretto buco del muro e incominciano

a mangiare le galline.

La volpe, che era furba, ogni tanto controllava

se era ancora in grado di passare attraverso

al buco; il lupo mangiava e basta.

La volpe accorgendosi di passare appena,

appena dal buco, butta fuori una gallina e continua

a mangiare tranquilla.

Nel frattempo arriva il padrone delle galline

con un grosso bastone.

Il lupo con la pancia piena non riusciva più

ad uscire fuori, mentre la volpe fuggiva svelta

nei boschi.

Il pozzo

La volpe e il lupo hanno sete e si recano al

pozzo a bere, ma l’acqua è poca e solo sul

fondo.

La volpe dice al lupo:

«Prendimi per la coda e lasciami scendere

nel pozzo; quando senti dire cich-ciach, mi tiri

su».

Così fanno, prima la volpe e poi il lupo;

come questo ha finito di bere dice: «Cichciach».

E la volpe risponde: «Cich-ciach per la coda

ti lascio».

Così il lupo cade nel pozzo.


ËR BAGN LE PREGHIERE

Le preghiere, imparate nell’infanzia e recitate durante tutta la vita, sono parte integrante della

nostra fede e della nostra cultura; si riportano qui di seguito le preghiere (ërˆ bagn) e i salmi (ij

sàrˆm) di cui ci è stato testimone il sacerdote di Cravanzana Renato Rosso (il prete degli

Zingari).

piemontese dell’Alta Langa italiano

Ërˆ bagn drˆa matin

Nusgnur, ët ringrazˆ

drˆa bun-a neucc ch’et j’hai dàme,

fàme ërˆ piasì ’d deme ën bun dì

e che peussa vivi e meuiri ën Grazia Tua.

Ave Maria

Salve Marìa

tüta gràzia ëd Nusgnur,

ch’u rˆ’è ’nt rˆa vita tùa.

Ti ët sej rˆa pi santa

ëd tüte ’rˆ màme dërˆ mund

e sant u rˆ’è to fij Nusgnur Gesü.

Santa Marìa

màma ëd Nusgnur

prega për nujàcc che suma pecatur,

adess e ’nt rˆ’ura dërˆ dulur drˆa nostra mort.

Amen.

Papà nostr

O Nusgnur du ciel e drˆa tèra,

ët sej nostr papà.

Sant u rˆ’è ërˆ to nom,

ch’u sìa unurà sempre.

Ven ti a regnè ën trˆa nostra vita,

jütne a fè rˆa tua vuluntà sempre;

dàne ’n toch ëd pan

tüci ij di për vivi,

perdun-a ij nostr pecà

e jütne a përdunè

212

Preghiera del mattino

Signore ti ringrazio

della buona notte che mi hai dato,

fammi il piacere di darmi una buona giornata

e che possa vivere e morire in Grazia Tua.

Ave Maria

Ave Maria

piena della grazia di Nostro Signore,

che è nella tua vita.

Tu sei la più santa

di tutte le mamme del mondo

e santo è tuo figlio Nostro Signore Gesù.

Santa Maria

mamma del Signore

prega per noi che siamo peccatori,

adesso e nell’ora del dolore della nostra morte.

Amen.

Padre nostro

O Nostro Signore del cielo e della terra

sei nostro papà.

Santo è il tuo nome,

che sia onorato per sempre.

vieni tu a regnare nella nostra vita,

aiutaci a fare la tua volontà sempre;

dacci un pezzo di pane

tutti i giorni per vivere,

perdona i nostri peccati

e aiutaci a perdonare


piemontese dell’Alta Langa italiano

cui ch’i j’han ufaindüne

e làssne naint cedi arˆ tentaziun

e liberne da tücc ij mà.

Amen.

Salve Regin-a

Salve Regin-a

màma ’d misericordia

vita, buntà e speranza nostra.

Ënniuma a ti cume povre masnà,

fij ëd na lunga storia ëd suferainzˆa,

persunè ’nt na tèra frustera

ënniuma a ti pianzinda e brajanda,

ënt na valàda ’d lacrime.

Ven a jitene e a difaindne

e baicne cun rˆa tua cumpassiun sanzˆa fin

e dop na vita ’d miseria

dreubne ’rˆ to cheur

e fàne vughi to fij: Nusgnur;

u rˆ’è ërˆ pi bel rigal ch’ët ’n fài,

o buntà dërˆ buntà

màma dij povr e Regin-a dërˆ mund.

Amen.

Ërˆ bagn drˆa saira

Nusgnur, ët ringrazˆ

dër bun dì ch’et j’hai dàme,

fàme ërˆ piasì ’d deme co na bun-a neucc

e che peussa vivi e meuiri ën Grazia Tua.

Nusgnur em cugg ënt ës lecc,

sun pi naint sicüra ’d turneme ëlvè.

Cose drˆa Gesa e veuj ciamè: cuminiun,

cunfessiun, eurˆi sant e rˆa Madona arˆ

cumand.

Crus Santa, crus degna ch’an libera da rˆa

mort maligna.

Santa Barbara e San Simun liberene da

rˆa losn, dau taramot e darˆ trun.

Mi em cugg ënt ës lecc,

che Nusgnur u sìa benedet;

sun naint sicur ëd turneme ëlvè.

213

quelli che ci hanno offeso

e non lasciarci cedere alle tentazioni

e liberaci da tutti i mali.

Amen.

Salve Regina

Salve Regina

mamma di misericordia

vita, bontà e speranza nostra.

Veniamo a te come poveri bambini,

figli di una lunga storia di sofferenza,

prigionieri in una terra straniera

veniamo a te piangendo e gemendo,

in una valle di lacrime.

Vieni ad aiutarci e a difenderci

e guardaci con la tua compassione sena fine

e dopo una vita di miseria

aprici il tuo cuore

e mostraci tuo figlio: Nostro Signore;

è il più bel regalo che ci fai,

o bontà delle bontà

mamma dei poveri e Regina del mondo.

Amen

Preghiere della sera

Signore ti ringrazio

della buonagiornata che mi hai dato,

fammi il piacere di darmi anche una buona notte

e che possa vivere e morire in Grazia Tua.

Signore mi corico in questo letto, non sono

più sicura di risveliarmi.

Cose di chiesa voglio chiedere: comunione,

confessione, oli consacrati e la Madonna

comandi.

Croce santa, Croce degna che ci liberi dalla

morte maligna.

Santa Barbara e San Simone liberateci dal

lampo, dal terremoto e dal tuono.

Mi corico in questo letto,

che il Signore sia benedetto,

non sono sicuro di risvegliarmi.


piemontese dell’Alta Langa italiano

Quattr cose a Gesü e vurrìa ciamè:

cuminiun, cunfessiun, penitainza e eurˆi sant.

R’anima mìa et arcumand, Santissima

Trinità e dame rˆa gràzia dërˆ bun vivi e

dërˆ bun meuiri ’n Gràzia Tua.

Sàrˆm 26

Pau ’d cosa se Nusgnur

u rˆ’è sarˆvëzza e mìa lüs,

mìa difaisa u rˆ’è ërˆ Signur

’d chi peussne avaj terur?

Se i m’atàcu sa giant gràma

për rimpime paj na ràma,

propi cui ch’i fan ërˆ mà

i s’ëngambarˆu ’n tërˆ prüm pà.

Se n’esercit un ven cuntra

ërˆ me cheur u j’ha naint unta

e sis mazˆu ëndùa mi,

rˆa fidücia a rˆ’è ’n cu lì.

A Nusgnur na cosa sula

j’ho ciamàje e peu ëncura,

vivi sempe ’nt rˆa sùa cà

tüci ij dì che chial un dà

rˆa sua cà bagn pin-a a randa

ëd buntà ’rˆ me cheur a ëncanta.

Ra sua porta a rˆ’è sicüra

se rˆa zˆercu ’nt rˆa sventüra

e ij nemis ch’i j’eru ’nturna,

i-j sun pü.

Ra pàs a turna e cun tüt ërˆ cheur

e cant rˆa preghiera che mi e saint.

Gloria a ti Nusgnur Papà,

Fij e Spirit Sant për sempe.

Sàrˆm 136

Ërˆ chitare scurdà ’d pianta

i sun là e nujàcc ciütu,

i sun ëdcò grupà a na pianta

paj nujàcc che suma ’n lütu.

I j’han bitàne zˆì ’n përsun

bagn luntan da rˆa tèra santa

214

Quattro cose a Gesù vorrei chiedere: comunione,

confessione, penitenza e olio santo.

L’anima mia ti raccomando, Santissima

Trinità e dammi la grazia del buon vivere e

del buon morire in Grazia Tua.

Salmo 26

Paura di cosa se Nostro Signore

è salvezza e mia luce,

mia difesa e il Signore

di chi posso avere terrore ?

Se questa gente cattiva mi attacca

per spezzarmi come un ramo

proprio quelli che fanno il male

si inciampano nel primo bastone.

Se un esercito mi viene contro

il mia cuore non ha difficoltà

e se si uccidono dove sono io,

la fiducia è ancora lì.

A Nostro Signore una cosa sola

ho chiesto e poi ancora

vivi sempre nella sua casa

tutti i giorni che lui ci da

la sua casa

di bontà il mio cuore incanta.

La sua porta è sicura

se la cercano nella sventura

e i nemici che c’erano intorno,

non ci sono più.

La pace ritorna e con tutto il cuore

canto la preghiera che io sento.

Gloria a te Nostro Signore Papà

Figlio e Spirito Santo per sempre.

Salmo 136

Le chitarre sono completamente scordate

sono là e noi in silenzio,

sono anche legate a una pianta

come noi che siamo in lutto.

Ci hanno messo qui in prigione

ben lontano dalla terra santa


piemontese dell’Alta Langa italiano

zˆi grupà sanza rasun

e ’rˆ pi bel, ch’in disu canta!

Mi ’n ricord Gerusaleme,

anche se j’ho pi naint forzˆa

e pudreu màj dësmantieme,

anche se divaint na scorzˆia.

Sàrˆm 148

Ludè e unurè sanzˆa fin

o tüte creatüre ’d Nusgnur,

ënsem a-j Angel dërˆ Ciel

ludè ’rˆ nom du Signur.

O pieuve du ciel su e lün-a

e stàire ch’i saj u so unur,

rusà ’nsem a rˆ’arie drˆa tèra

ludè sempe ’rˆ nom ’d Nusgnur.

Calur feu e cad benediru,

ma anche rˆa fragg sa r’è tanta

u zer, rˆa fioca e rˆa giazˆa

i sun tüte ’nsem cose sante.