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prima parte
19
Nelle notti di luna piena il silenzio attorno a Samburan −
l’“isola rotonda” delle carte − era sbalorditivo, e nell’ondata
di luce fredda Heyst poteva vedere i suoi immediati dintorni
che avevano l’aspetto di un insediamento abbandonato invaso
dalla giungla: tetti sfocati che si affacciavano su una bassa
vegetazione, ombre rotte di recinti di bambù nella lucentezza
dell’erba alta, qualcosa di simile a un pezzo di strada ricoperto
di vegetazione che s’inclinava tra boschetti esausti verso la
riva a solo un paio di centinaia di metri di distanza, con un
pontile nero e un mucchio di qualcosa piuttosto scuro sul suo
lato non illuminato. Ma l’oggetto che maggiormente spiccava
era una gigantesca lavagna sollevata su due pali e presentava
a Heyst, quando la luna superava quel lato, le lettere bianche
“TBC Co.” in una fila alta almeno due piedi. Erano le iniziali
de Tropical Belt Company, i suoi datori di lavoro – i suoi ultimi
datori di lavoro, ad essere precisi.
Secondo i misteri innaturali del mondo finanziario, essendo
il capitale della TBC Company evaporato nel corso di due
anni, la società andò in liquidazione, una liquidazione forzata,
credo, non volontaria. Non c’era nulla di forzato nel processo,
in ogni caso. Era lento, e mentre la liquidazione − a Londra e
ad Amsterdam − seguiva il suo languido corso, Axel Heyst,
indicato nel prospetto aziendale come “responsabile ai tropici”,
rimase al suo posto a Samburan, la prima stazione di rifornimento
della compagnia.
E non era semplicemente una stazione di rifornimento. C’era
una miniera di carbone, lì, con uno sperone sul fianco della
collina a meno di cinquecento metri dal pontile traballante e
dall’imponente lavagna. L’obiettivo della compagnia era stato
quello di ottenere tutti gli affioramenti sulle isole tropicali e
sfruttarli localmente. E, Dio solo lo sa, ci sono stati molti affioramenti.
Era stato Heyst a trovarne la maggior parte in questo
angolo della cintura tropicale durante i suoi vagabondaggi
senza una meta precisa, ed essendo uno scrivano sollecito nello
scrivere lettere, aveva scritto pagine e pagine su di essi ai
suoi amici in Europa. Almeno, così si disse.