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Art&trA Rivista Ott/Nov 2020

Rivista d’arte, cultura e informazione

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2.0

Speciale:

I Macchiaioli

Capolavori

dell’Italia

che risorge

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anno 12° - ottobRe / noveMbRe 2020

89° bimestrale di arte & Cultura - € 3,50

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Intervista a

Francesco Boni


Antonio Murgia

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a cura dell’aCCa eDIZIonI - RoMa

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Pubblicazioni:

annUaRIo D’aRte MoDeRna

“artisti contemporanei”

RIvISta: bIMeStRaLe art&tra

Registrazione: tribunale di Roma

Iscrizione Camera di Commercio di Roma

n. 1294817

1ª di copertina: Intervista a Francesco boni

2ª di copertina: antonio Murgia

Courtesy: arte Investimenti - Milano

3ª di copertina: Piero Masia

4ª di copertina: anna Maria tani

Copyright © 2013 aCCa edizioni Roma S.r.l.

riproduzione vietata

ACCA EDIZIONI ROMA Srl

S o M M a R I o

RUbRICHe

o t t o b R e - n o v e M b R e 2 0 2 0

L’arte contemporanea nella Metropolitana di Roma Pag. 6

di Rita Lombardi

Luigi Pellanda Pag. 12

di Silvana Gatti

I Macchiaioli Pag. 22

a cura di Marilena Spataro

Fabrizio Dusi. Insieme al mondo, piangere, ridere, vivere Pag 46

di Marilena Spataro

“Due minuti di arte” - La storia di artemisia Gentileschi Pag 58

di Marco Lovisco

“L’universo delle splendide ceramiche” di Margareta Krstić Pag. 18

di Svjetlana Lipanović

Laboratorio acca Pag. 28

a cura della redazione

alberto Gallingani e il Metarealismo Pag. 30

di Giorgio barassi

abitò con se stesso Pag. 34

di Roberto Capitanio

Un filo d’arte e di vita: anna Morroni Pag. 38

di Giorgio bertozzi

art&vip - Francesco boni, il mattatore Pag. 54

a cura della redazione

I tesori del borgo - Palazzuolo sul Senio Pag. 66

a cura di Marilena Spataro

biografie d’artista (eleonora Dalmonte) Pag. 69

a cura di Marilena Spataro

art&events Pag. 70

a cura della redazione

L’arte è luce: beatrice Lipari Pag. 94

di Domenico Chirico


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attività e d è a disposizione di chiunque voglia tenersi

aggiornato sul mondo dell’arte con una moltitu dine di

notizie che verranno continuamente pubblicate.


GIANMARIA

PO

POTENZA

Grappolo d’Uva (2016)

www.gianmariapotenza.it



6

L’arte contemporanea nella

Metropolitana di Roma.

Un piccolo affascinante itinerario nella città

a cura di Rita Lombardi

(fig. 1) Piero Dorazio

Alcune stazioni della metropolitana

di Roma della

linea arancione (Linea

A) e della linea blu (Linea

B) sono state scelte dal Comune

di Roma per accogliere opere d’arte

contemporanea appositamente create

per questo scopo e realizzate con la

tecnica del mosaico. Il progetto, denominato

Arte-Metro-Roma, reso possibile

grazie a sponsor che hanno finanziato

l’iniziativa, a costo zero per

il Campidoglio, ha preso il via nel

1994, sotto la guida del Maestro Piero

Dorazio, che ha coinvolto in questa

gigantesca opera artisti nazionali ed

internazionali.

Gli artisti coinvolti hanno creato i

bozzetti in scala oggi conservati presso

il MACRO, Museo di Arte Contemporanea

di Roma, nella sede di

Via Nizza. Questi bozzetti sono serviti

da guida agli artigiani per la posa

in opera delle tessere colorate.

Per questo progetto è stato scelto il

mosaico perché è l’unica tecnica che

rimane inalterata nel tempo senza mutare

le sue straordinarie qualità cromatiche.

è, inoltre, in particolare sintonia

con la città, infatti di mosaico

erano i pavimenti negli edifici pubblici

e privati nell’antica Roma. Così

l’arte entra nella quotidianità e la bellezza

può accompagnare il viaggio di

coloro che utilizzano la metro sporadicamente

o tutti i giorni, rallegrando

questi luoghi sotterranei e dando modo

di toccare con “mano” la ricerca

stilistica del nostro tempo.

Il 29 giugno 1996, in occasione della

festività dei SS. Pietro e Paolo, giorno

onomastico di Roma, il Sindaco Francesco

Rutelli (Sindaco di Roma dal

1993 al 2001) ha inaugurato i primi

tre mosaici nella stazione Colosseo


della Linea B, quello di Piero Dorazio sulle pareti

sovrastanti le scale di uscita (fig.1), quello dello statunitense

Keneth Noland, un espressionista a-

stratto sulle pareti sovrastanti le scale di entrata

(fig.2) e l’opera del tedesco Emil Schumacker

esponente del movimento post-cubista, lungo un

corridoio di passaggio.

Durante la cerimonia di inaugurazione, il Maestro

Piero Dorazio si era così espresso: “si avvicina l’arte

alla gente, sperando che la gente si avvicini sempre

di più all’arte”.

Da qui si può continuare il viaggio in me- tro, stessa

linea, nelle due direzioni, alla scoperta dei mosaici

posti nelle altre stazioni, oppure si può uscire e ci

si trova proprio di fronte al Colosseo.

A piedi, in pochi minuti, si arriva a Largo Gaetana

Agnesi, una vera e propria balconata da dove contemplare

in tutta tranquillità la maestosità dell’Anfiteatro

Flavio. In altri dieci minuti si raggiunge la

chiesa di S. Pietro in Vincoli, dove si trova il Mosè

di Michelangelo, arrivando poi facilmente alla scalinata

Borgia, dove sollevare lo sguardo al cosiddetto

balcone di Lucrezia Borgia. In un altro quarto

d’ora di passeggiata, incrociando la famosa Via Panisperna,

e proseguendo per Via Nazionale si arriva

a Piazza della Repubblica, in presenza delle sensuali

ninfe della Fontana delle Naiadi, che espongono

le loro belle schiene ai getti d’acqua e alla

calda luce di Roma (tutte le statue della fontana

sono opera dello scultore palermitano Mario Rutelli,

bisnonno del Sindaco Francesco Rutelli).

Da qui si entra nella stazione Repubblica della

Linea A. Proprio davanti ai tornelli, su di un’ampia

e lunga parete, si snoda il mosaico di Julio Le Parc

(fig. 3), artista argentino residente in Francia, esponente

dell’arte cinetica. In sintonia con i getti d’acqua

della sovrastante fontana, getti di colore escono

da tubi immaginari: un profluvio di allegri vivacissimi

coriandoli.

Superati i tornelli, si cammina a fianco della “Nube

cometa” (fig.4) dello scultore argentino, ma residente

in Italia, Federico Brook (autore tra l’altro

della fontana della sede RAI di Via Mazzini).

Prendendo la metro, con direzione Anagnina, alla

fermata Re di Roma, salendo in superficie, ma

prima di giungere ai tornelli, si cammina tra due

grandi mosaici. Uno è della madrina dell’arte a-

stratta italiana, Carla Accardi (fig. 5) con i suoi famosi

segni dai forti contrasti cromatici; l’altro è di

François Morellet, l’artista francese che ha giocato

un ruolo importante nello sviluppo dell’arte astratta.

La fotografia in fig. 6 non rende il fascino ipnotizzatore

del mosaico. A mio parere, François Morellet

ha voluto con questa sua creazione rendere

omaggio a Roma e alla sua storia. Credo, infatti,

che si sia ispirato alle antiche iscrizioni marmoree,

lettere nere scolpite sul marmo bianco, qui riprese

(fig. 2) Keneth Noland

(fig. 3) Julio Le Parc

(fig. 4) Federico Brook


8

(fig. 5) Carla Accardi

(fig. 6) François Morellet

(fig. 7) Lucio Del Pezzo

(fig. 8) Michail Kulakov

da segmenti neri che si rincorrono tra

le tessere bianche, seguendo uno

schema rigorosamente matematico.

Questa massima precisione ricorda

l’efficienza e la perfetta organizzazione

dell’amministrazione e dell’esercito

nell’Impero Romano.

Si riprende la metro e alla stazione

Numidio Quadrato si è circondati da

ben 46 mosaici, uno per colonna, o-

pere queste, di giovani e sconosciuti

artisti tra i 25 e i 35 anni (nel 1996)

vincitori del concorso europeo indetto

dal Comune di Roma.

Si arriva così alla stazione Anagnina.

Qui si è accolti dalle creazioni di

Lucio Del Pezzo, l’artista napoletano

del neo-surrealismo (fig. 7), dagli e-

nergici vortici del russo Mikhail Kulakov,

uno dei fondatori del “Secondo

Astrattismo” in Russia. E poi dall’opera

del milanese Luigi Veronesi, il

protagonista della ricerca astratta in

Italia tra le due guerre. In figura 9 si

può vedere parte del suo bozzetto

conservato al MACRO. Anche Luigi

Veronesi, a mio parere, rende omaggio

a Roma con questo suo mosaico.

Egli abbandona i suoi accordi cromatici

discreti e le sue tipiche geometrie,

per creare un’opera che parla dei romani

e ai romani. I colori sui toni del

rosso-arancio e del blu, che richiamano

i colori delle due linee della metropolitana,

creano intensi contrasti

cromatici che riprendono quelli dei

palazzi sotto il caldo cielo romano e

poi il disegno non ricorda forse i fregi

che ornavano gli edifici e i templi nell’antichità?

Riprendendo la metro nella direzione

opposta, si arriva alla stazione Barbe-


(fig. 9) Luigi Veronesi

(fig. 10) Heinz Mack

rini. Qui, appena entrati, fuori dai tornelli,

sulla parete, si snoda una collana

di vivaci quadrati in tutte le sfumature,

dal blu notte all’arancione, passando

per il verde e il giallo, opera del

tedesco Heinz Mack, cofondatore del

Gruppo Zero. In figura 10 la fotografia

di parte del suo bozzetto, conservato

al MACRO.

Da qui, procedendo nella stessa direzione,

nelle stazioni Spagna, Flaminio

e Ottaviano, si possono ammirare

altri mosaici, oppure, dal momento

che ci si trova sotto la fontana del Tritone

ed in corrispondenza di Via Veneto,

si può uscire in superficie. In

mezz’ora, a piedi, in direzione della

Stazione Termini, si raggiunge Palazzo

Massimo, sede del Museo Nazionale

Romano, dove si possono

confrontare i mosaici appena visti con

quelli qui conservati, dal momento

che il museo possiede la più ampia

collezione di tappeti musivi provenienti

da ville e palazzi dell’età repubblicana

ed imperiale.

Lungo il percorso si incontra l’opera

di Piero Consagra a Largo di S. Susanna,

la chiesa di S. Maria della Vittoria,

dove si trova l’Estasi di S. Teresa

del Bernini, la Fontana del Mosè

o Mostra dell’Acqua Felice, e a Piazza

della Repubblica, alle spalle delle

Naiadi, la Basilica di S. Maria degli

Angeli, edificata sul terreno delle antiche

Terme di Diocleziano su progetto

di Michelangelo.

Buon Tour!


10

10 22

anna Maria tani

“Ricercando A” - 2020 - Tecnica mista su tela - cm 40 x 40

“Suspended Circles A” - 2020 - Tecnica mista su tela - cm 60 x 60

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12

Luigi Pellanda,

oltre l’apparenza

a cura di Silvana Gatti

“Tabula rossa” - 2004 - Olio su tela - cm 50 x 40

II mondo dell’arte contemporanea è

ricco di sfumature stilistiche che

rendono talvolta arduo la comprensione

di un’opera, portatrice di messaggi

talvolta criptici talaltra provocatori.

Frequentando le mostre e le

fiere d’arte è facile imbattersi in tele anonime,

al cospetto di altre di facile attribuzione.

E poi ci sono artisti che colpiscono il fruitore

per la bellezza delle loro opere, per i

colori, per la fedeltà nella raffigurazione

di un soggetto che si accompagna ad un

messaggio di serenità e di rispetto per la

natura. è questo il caso di Luigi Pellanda,

artista con alle spalle oltre un trentennio

di attività, etichettato dai critici come pittore

iperrealista, definizione che a lui sta

un po’ stretta in quanto, essendo anche un

eccellente fotografo, è approdato alla pittura

perché con questa si spinge oltre la

semplice raffigurazione di un soggetto.

Ad un occhio attento i suoi dipinti risultano

portatori di un messaggio armonioso,

le sue nature silenti in realtà sussurrano

parole d’amore: amore verso la natura,

quasi un monito volto a preservare

un mondo che sta tramontando per far

sorgere quello frenetico che tutti conosciamo,

fatto di pasti consumati in fretta

e furia, che sanno di hamburger e patatine

fritte.

Pellanda, nei suoi dipinti di eco caravaggesco,

raffigura un mondo senza frenesia,

fatto di tavole elegantemente imbandite e

fiori profumati, che ricordano il modo in

cui ci si ritrovava una volta, la domenica,

tra familiari o tra amici. Opere come “La

rosa mystica” invitano lo spettatore ad accomodarsi

su una tavola riccamente apparecchiata,

con il bicchiere per l’acqua

e quello per il vino, le posate raffinate appoggiate

sul tovagliolo rigorosamente di

stoffa bianca, il pane nel paniere, i piatti

corredati dal sottopiatto e, per finire, gli

immancabili fiori profumati e, di contrasto,

sullo sfondo, una conchiglia gigante,

una tridacna, che ci conduce con il pen-


“Occhi verdi” - 2008 - Olio su tela - cm 100 x 40

“Granbunker” - 2006 - Olio su tela - cm 120 x 60

“Tridacna Bathala” - 2018 - Olio su tela - cm 80 x 40

siero al mare. Al mare d’un tempo, senza

la plastica utilizzata nei moderni fast food

e poi riversata nei fiumi e nei mari. Un

tempo in cui l’ospite era sacro, e veniva

rispettato così come veniva rispettata la

natura in quanto non c’era il concetto dell’usa

e getta. Tovaglie, tovaglioli, piatti

bicchieri e posate venivano laboriosamente

lavati e riutilizzati, a vantaggio

dell’ambiente.

C’è un elemento in particolare che colpisce

nei suoi quadri, e risulta essere quasi

un filo rosso con il quale l’artista tesse le

sue tele: i drappeggi. Che siano tovaglie

su tavole imbandite o lenzuola candide

che avvolgono giovani ragazze, Pellanda

le arricchisce con infiniti drappeggi, chiaroscuri

infiniti modellano l’andamento

della stoffa che conduce lo sguardo verso

prospettive che tendendo all’infinito esaltano

il soggetto. Posando lo sguardo su

un drappeggio si viene dolcemente guidati

verso il centro dell’opera, dove fiori,

frutti o personaggi irrompono in tutta la

loro bellezza.

Piega su piega, quasi onda su onda, questi

drappeggi sembrano muoversi al ritmo

del mare, lo sguardo viene rapito e trascinato,

fino allo sguardo di una bimba che

reclama “Voglio dormire nel lettone”.

Un’opera, questa, che ci porta direttamente

tra le mura domestiche dell’artista,

lo sguardo della ragazzina è serio, diretto,

la modella è la figlia del pittore, che ha

trovato nella famiglia il giusto equilibrio

tra affetti e professione.

I drappeggi di Pellanda disegnano in altre

opere le dune del deserto, sabbia su sabbia,

come onde infinite che si muovono

in direzione del vento, contrastando con

una pallina da golf che, immobile, attende

una spinta. è un’opera altamente

simbolica, “Gran-bunker”, in cui la pallina

da golf, icona di ricchezza, contrasta

col deserto dei sentimenti tipico di un

mondo che va alla deriva. Ma non manca

la speranza. La pallina aspetta una spinta,

per andare dal deserto del capitalismo


14

“Voglio dormire sul lettone” - 2006 - Olio su tela - cm 80 x 100 “La rosa mystica” - 2019 - Olio su tela - cm 74 x 94

verso un mondo più autentico. Lo stesso

simbolismo possiamo ritrovarlo in “Tabula

rossa”, un’opera del 2004 in cui alcune

mele sono poggiate sul cofano di

una Ferrari, ai tempi in cui la macchina

del cavallino faceva tabula rasa sulla

pista.

Pellanda, come se non bastasse, coglie

anche il movimento del vento, in una tela

dall’atmosfera autunnale, “La finestra

aperta” in cui alcune foglie secche, dopo

essere entrate nella stanza, si posano dolcemente

sul tavolo o sul cestino posto a

centro. A rendere l’effetto del vento è solo

una foglia a mezz’aria, sapientemente

colta nell’attimo fuggente, che dà al quadro

un sapore di stampo quasi metafisico,

in cui il tempo è sospeso.

Nella produzione dell’artista bassanese

non potevano mancare i nudi femminili.

In “Occhi verdi”, un olio del 2008, i drappeggi

delle lenzuola avvolgono parzialmente

il corpo della donna, che osservando

lo spettatore assume un atteggiamento

di sensuale attesa. Il corpo femminile

viene raffigurato nella sua realtà ma

non è mai volgare.

Pellanda è approdato alla pittura dopo un

lungo percorso, partito dalla lavorazione

della ceramica, che ha donato all’artista

il concetto della tridimensionalità. Poi il

richiamo dell’opera incisoria, grazie a

Giovanni Barbisan. In seguito la scelta di

misurarsi con la fotografia e la fine art in

un modo quasi maniacale, percorrendo le

terre del Brenta alla ricerca di fiori, alberi,

animali che vengono indagati con innumerevoli

scatti, al fine di scegliere il momento

magico, rappresentato dal perfetto

equilibrio armonico tra oggetto, ambiente

e luce. La passione per la musica lo accompagna

lungo il suo cammino sin dagli

inizi, mai abbandonata e attualmente condivisa

accompagnando gli esordi musicali

di una delle sue tre figlie.

Artista internazionale, Luigi Pellanda vola

in Svizzera per inaugurare la sua prossima

mostra personale, che si terrà presso

la Galleria Spazio 28 a San Bernardino –

Grigioni – Strada Cantonale 28. L’inaugurazione

si terrà sabato 5 dicembre 2020

alle ore 16. Sarà un’occasione unica per

incontrare il Maestro ed intrattenersi con

una persona aperta e cordiale, che ama

trasmettere al pubblico la sua esperienza.

Durante l’esposizione, infatti, l’artista terrà

due workshop di pittura iperrealista, attività

molto apprezzata anche dal pubblico

dei social network che lo segue su

You Tube. La mostra proseguirà sino al 6

gennaio 2021, dal martedì alla domenica

dalle 15 alle 19.

Ma gli amanti dell’arte di Pellanda già

sanno che il Museo Villa Bassi Rathgeb,

ad Abano Terme, dal 28 agosto al 7 novembre

2021 accoglierà la più vasta e importante

antologica del Maestro, “Oltre

l’apparenza. Un racconto nella pittura di

Luigi Pellanda. 30 anni di iperrealismo”.

La mostra, curata dal coordinatore del

Museo, Chiara Marangoni, sarà congiuntamente

promossa dall’Assessorato alla

Cultura della Città di Abano Terme e da

CoopCulture. Chiara Marangoni ha selezionato

per questa rilevante esposizione

circa 70 opere del maestro bassanese, affiancandole

ad una attentissima scelta di

sue incisioni e fotografie. Per documentare

la ricchezza delle espressioni artistiche

di Pellanda.


“Adultere” - 1986 - acrilico su tela - cm 97x73

Valerio Adami

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


16

Lo sPLenDoRe

DeLL’ARte cRoAtA

Il fascino della splendida Croazia

non è solo nelle sue bellezze naturali

ma anche nella sua storia

culturale millenaria, fatta di stupende

espressioni artistiche che

valicano i secoli fino ai giorni nostri.

Attraverso gli scritti sull’arte croata di

Svjetlana Lipanović (presidente dell’Associazione

Italo-croata di Roma), questo

volume vuol essere un viaggio fantastico

attraverso l’attività creativa di

artisti contemporanei o di un passato recente

che, esplorando con l’immaginazione

la tradizione e l’attualità, hanno

fatto la storia dell’Arte croata moderna

e contemporanea.

Per questa pubblicazione, dedicata principalmente

agli artisti del XX e XXI secolo,

l’Autrice ha scelto di evocare maestri

che con grande capacità avvicinano

la realtà alla poesia. Il risultato è

un vero e proprio caleidoscopio della

pittura e scultura croata, quella già approdata

in Italia, e quella ancora da venire.

www.luoghinteriori.it



18

“L’universo delle

splendide ceramiche”

di Margareta Krstić

a cura di Svjetlana Lipanović

Via Crucis, ceramica in tecnica raku

Margareta Krstić, una delle

artiste croate più interessanti

di arte moderna, nata

a Sušak (Fiume), vive e lavora

a Podkilavac. Seguendo

la sua passione per l’arte, dal 1999

crea delle pittoresche sculture in creta con

cui ha rivelato il suo straordinario talento.

Le sculture sono divise in tre grandi gruppi.

Il primo gruppo intitolato “Come vivevano

e si abbigliavano i nostri antenati

tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo”

raccoglie una serie di figure con i

vestiti minuziosamente riprodotti. Nel secondo

gruppo le creazioni sono dedicate

all’arte sacra. Indubbiamente, il tema prediletto

è il presepe natalizio ma, interpretato

in un modo innovativo e molto personale.

Il tema della Natività è rappresentato

inserendo i personaggi storici croati

nel presepe. I vecchi costumi nazionali

croati dal XVI al XX secolo sono una

fonte inesauribile d’ispirazione per il terzo

gruppo delle magnifiche creazioni.

Ogni ciclo è popolato dalle figure caratteristiche

e così si notano lattaie, acquaiole,

legnaioli, mietitrici, lavandaie, falciatori,

pastori, taglialegna, pescatori e

animali. Una rappresentazione realistica

che ci parla della fatica quotidiana di gente

semplice vissuta in campagna. Realizzati

usando i materiali molto diversi, brillano

con i particolari dorati. Le maschere

spaventose portate dai suonatori delle

campane, così detti “Dondolaši“ presenti

a Grobnišćina fanno parte delle creazioni.

Le opere sacre sorprendono con i presepi

di Natale tra cui il “Presepe fiumano” in

tecnica raku è una delle opere più riuscite.

La Sacra Famiglia si trova accanto

alla colonna, alla corona ed al vaso di terracotta,

simboli della città croata. L’arti-


Il presepe croato donato al Papa Francesco nel 2014

Zrinski Frangipani (Il presepe fiumano)

Mostra internazionale a Roma 2011. Primo premio a Verona 2012

Morčić, ceramica in tecnica raku.

La caratteristica figura del moretto presente a Fiume in Istria

Le ali dell’angelo (dettaglio)

sta inserisce nelle composizioni i Moretti

riccamente decorati che sono uno dei

simboli di Fiume, spesso presenti nell’oreficeria

locale, nonché le scene dei

matrimoni avvenuti tra le famiglie di

Zrinski e Frangipane, personaggi storici

croati, con le ricche ereditiere. Varie opere

raffigurano una Via Crucis, dall’annunciazione

della morte di Cristo, fino alla

sua resurrezione in rilievi e in statue. Gli

angeli con la loro enigmatica bellezza

concludono questo ciclo percorso di una

alta spiritualità dell’autrice. Gli antichi

abiti croati, rivivono con le interpretazioni

fantasiose, pieni di decorazioni e

particolari nelle figure eseguite in tecnica

raku ed argilla galestro. La creatività dell’artista

si esprime anche con le immagini

in miniatura e con le uova dipinte in ceramica.

I motivi decorativi visibili sulle

uova sono floreali oppure con il glagolitico,

l’antica scrittura croata. Quasi tutte

le opere sono un vero inno a storia e cultura

croata che sono raccontate tramite le

sculture realistiche ed espressive.

Durante la sua pluriennale attività l’artista

ha realizzato oltre 3700 opere e, ha

partecipato a numerose mostre nei paesi

europei e oltre oceano, ottenendo un grande

successo dal pubblico e dalla critica.

è quasi impossibile elencare tutte le mostre

in cui ha vinto vari premi e riconoscimenti.

Particolarmente significative

sono state: “Rassegna Internazionale del

Presepe nella Tradizione e nella Cultura”

a Verona, dal 2005 al 2015, Galleria MC

52, Manhattan, New York, “Cro Expo 1”

2009, “Cro Expo 2”, 2010, “Cro Expo 3”,

2011, “Art Universal”, 2014, Esposizione

Internazionale “100 Presepi” a Roma,

2009-2019 ed tante altre. Le sue creazioni

sono esposte nella mostra permanente


20

Le sposine durante i secoli

Gli uccelli - 2019

Il papa Francesco davanti il presepe della Sacra Famiglia nei costumi

dell’isola di Cres alla rassegna “100 presepi” nel 2019, a Roma

presso la Villa Ružić, a Pećine,

a Betlemme, per le festività natalizie

nell’Ambasciata croata

presso la Santa Sede, in Vaticano,

nelle città di Đurđevac e di

Jelenje. è membro della “Società

croata di ceramica” di Varaždin.

L’artista, tra il mese di

dicembre 2019 e gennaio 2020

ha esposto un suo presepe alla

tradizionale rassegna “100 presepi”

a Roma, che ha visitato

anche il papa Francesco. Durante

la vista si è fermato a lungo

davanti il suo presepe con

tante figure nei costumi tradizionali

croati. Con una grande

dedizione Margareta Krstić continua

instancabilmente la creazione

delle opere che saranno

ammirate nelle rassegne in patria

ed all’ estero per far conoscere

il suo universo delle splendide

ceramiche.

Angeli, la mostra a Verona nel 2013


Domenico Asmone

“cromatico mare - olio su tela - cm 90 x 90

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


22 22

Grandi Mostre

I Macchiaioli

Capolavori dell’Italia che risorge

24 ottobre 2020 - 18 aprile 2021

Padova, Palazzo Zabarella

a cura di Marilena Spataro

Serafino De Tivoli - “L’antica pescaia a Bougival” - 1877-1878 - Olio su tela - cm 89,5x116 - Collezione privata

IMACCHIAIOLI. Capolavori dell’Italia

che risorge, la grande mostra

in corso, fino al 18 aprile 2021,

a Palazzo Zabarella, già dalle prime

battute si annuncia un evento

di successo e di rilevanza nazionale. Protagonisti

della rassegna i Maestri della

Macchia con i loro capolavori. I visitatori

possono così godere di oltre cento suggestivi

dipinti, tra cui Le pescivendole, Bambini

colti nel sonno, di Signorini, Il merciaio

di La Spezia, L’erbaiola di Fattori,

Le signore al sole di Cabianca, Le bambine

che fanno le signore di Lega. Ed ancora:

La gente al mercato di via del Fuoco,

Le madri raggianti e piene di vita, La

donna che legge il giornale. Immagini di

vita quotidiana e di intimità familiare,

nonché paesaggi e ritratti che raccontano

la bellezza e la storia della nostra Italia.

Questo perché, oltre ai maestri Macchiaioli

in esposizione a Palazzo Zabarella,

gli altri protagonisti della mostra siamo

noi. Noi, gli italiani. Gli uomini e le donne

di oggi, macchiaioli ieri, macchiaioli

oggi; instancabili, pieni di emozioni e

pulsioni vitali. Cosa significa macchiaiolo?

Macchiaiolo è sinonimo di “vita”;

quella vita che è la forza stessa dell'amore

che pervade ogni cosa e che contrasta la

morte, irradiando ovunque la luce dell’Essere.

I Macchiaioli già nell’800 seppero

vedere oltre, il loro sentire profondo e

umano è esaltazione di ogni singolo attimo

di vita quotidiana. Anticiparono Monet,

van Gogh, Gauguin… nel loro modo


Silvestro Lega - “L’elemosina” - 1864

Olio su tela - cm 71,8x124 - Collezione privata

Telemaco Signorini - “Aspettando” - 1866-1867

Olio su tela - cm 119x64

Livorno, Collezione Angiolini

Vincenzo Cabianca - “Al sole” - 1866

Olio su tela - cm 75x90 - Bologna, collezione privata

di rappresentare ed esaltare la relazione

umana in tutto il suo reale valore,

in tutto il suo “eroismo”. Luce, sole,

nuvole, balconi fioriti, bucato ste- so

ad asciugare, giovani donne che guardano

assorte il paesaggio che si disegna

fuori dalla finestra: sono immagini

di un'Italia datata Ottocento, ancora incompiuta,

sotto il profilo socio-politico,

ma iconicamente riconoscibile,

segno concreto di un'identità precisa e

amata.

Sono immagini che, dal fondo del diciannovesimo

secolo, ci vengono incontro

oggi, a delineare un’Italia profondamente

segnata dalla pandemia:

oggi come allora abbiamo davanti agli

occhi la luce del sole, il bianco delle

lenzuola, i balconi fioriti, quello a cui

ci siamo aggrappati durante i giorni

della quarantena, nel desiderio di sfuggire

così alla paura e all’angoscia.

L’Italia dei macchiaioli, dunque, si sovrappone

a quella del “dopo pande-


24

Vincenzo Cabianca - “Al sole” - 1866

Olio su tela - cm 75x90 - Bologna, collezione privata

Telemaco Signorini - “Bambini colti nel sonno” - 1896

Olio su cartone - cm 49,5x40 - Collezione privata

Odoardo Borrani

“Mietitura a San Marcello. La raccolta del grano sull’Appennino” - 1861

Olio su tela - cm 54x126,5 - Viareggio, Istituto Matteucc

mia”, ancora più “affamata” di bellezza,

di libertà, di impegno, di luce, di sole. Nel

desiderio di ritrovare antiche radici dalle

quali poter rifiorire.

Una mostra sui macchiaioli, tanto amati

e popolari, ma con molti segreti ancora

da svelare, con storie e personalità da far

scoprire, appare più che mai consona ad

una stagione culturale di “ripartenza” per

l'intero nostro Paese. Una rassegna che

non si accontenti di essere semplicemente

accattivante, capace di catturare un pubblico

sempre più vasto, di essere insomma

una mostra-evento. Ma il cui intento

sia quello di riaprire un capitolo importante

della nostra storia artistica - quella

macchiaiola appunto - e lo arricchisca

servendosi di punti di vista inediti e di u-

na ricerca scientifica rigorosa, attraverso

fonti spesso trascurate. Ossia quella rappresentata

dalla nutrita schiera di collezionisti

e di mecenati, una fitta rete intessuta

intorno a maestri noti come Silvestro

Lega, Giovanni Fattori, Giovanni Boldini,

Telemaco Signorini, e altri meno noti,

ma non meno significativi, come Adriano

Cecioni, Odoardo Borrani, Raffaello

Sernesi, Vincenzo Cabianca. La Mostra

nella prestigiosa sede di Palazzo Zabarella

si intitola “I MACCHIAIOLI”. Capolavori

dell’Italia che risorge dal 24 ottobre

2020 al 18 aprile 2021. Si apre agli

occhi dei visitatori un mondo affascinante

e ricco di stimoli, il mondo degli artisti

che si muovono tra Firenze, Roma, Milano,

Venezia, le spiagge e le colline, le

campagne e i borghi, e dei loro amici e

sostenitori, lontano dai riconoscimenti

della critica ufficiale, grazie alla loro au-


Silvestro Lega - “Alla villa di Poggio Piano” - 1888-1889

Olio su tavola - cm 34x60,5 - Collezione privata

Telemaco Signorini - “Le bambine che fanno le signore” - 1872

Olio su tela - cm 60x100 - Viareggio, Istituto Matteucci

Giovanni Fattori - “L’Arno a Bellariva” - 1875 circa

Olio su tela - cm 37x101 - Livorno, Collezione Angiolini

dace rivoluzione visiva. Tutto questo,

grazie a una serie di accurate ricerche,

condensato appunto nella mostra curata

da Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca,

con il decisivo contributo in catalogo

di Silvio Balloni e Claudia Fulgheri.

Opere famose, intensi capolavori, accanto

a quadri che offrono sguardi inediti.

Nel percorso di Mostra si incontrano finalmente

personaggi che hanno affiancato

e sostenuto il lavoro dei maestri: colleghi

pittori che ne hanno subito intuito

la portata innovativa e di sicuro valore artistico,

come Cristiano Banti, Michele

Gordigiani, Ernesto Bertea. Amici mecenati

che spesso li accolsero nelle loro famiglie,

come i Cecchini, i Bandini, i Batelli,

che tanta parte hanno avuto nella

tormentosa vicenda biografica di Signorini.

Un posto speciale è quello occupato

da Diego Martelli, critico e letterato, che

non solo ha sempre attivamente sostenuto

i macchiaioli, ma ha preparato per loro,

in un certo senso, un luogo d’elezione, un

luogo del cuore e di ispirazione: la sua

casa a Castiglioncello, aperta sempre per

tutti loro, trasformando un borgo per le

vacanze borghesi in un simbolo della

creatività e libertà di visione. Le sue coste,

le sue spiagge, le rocce e le case di

pescatori sono diventate familiari, patrimonio

collettivo di bellezza e di luce che

possiamo tornare a contemplare, dopo il

buio di questi mesi.

INFO:

Tel. (+39) 049 8753100

www.zabarella.it


26

26 36

Andrea Bassani

“11 tele rosse” - Acrilico su tele sagomate

Galleria Ess rrE

Arte moderna e contemporanea

galleriaesserre@gmail.com - cell. 329 4681684

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


www.tornabuoniarte.it

“Autunno” - 1955 - olio su tela - cm 73x92

Renato Birolli

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


28

LaboRatoRIo aCCa

a cura della redazione

Dare la massima visibilità ad artisti

che meritano una grande

vetrina è il nostro compito.

A giudicare dagli ascolti, ci siamo

riusciti.

Un anno insieme al pubblico di Arte Investimenti,

una avventura che ogni volta si arricchisce

di novità e sorprese. Un modo di proporre

l’arte in toni diversi, più leggeri.

Gli artisti di Laboratorio AccA godono oggi

di una popolarità maggiore, sono richiesti e

hanno capito bene quanto sia importante essere

in tivù.

Due progetti chiari ed efficaci a disposizione

degli artisti. Basta consultare il sito

www.accainarte.it o www.arteinvestimenti.it

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Lo staff di Laboratorio AccA ringrazia i tanti

amici che ci seguono ogni domenica.


Appuntamento tutte le domeniche

alle ore 21.30 sui canali di

Arte Investimenti TV.

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30

alberto Gallingani

e il Metarealismo:

rivoluzionarie avventure

dell’astrattismo.

di Giorgio Barassi

“Immagine relativa” - 1963/64 - Pittura murale su faesite - cm 100 x 170

Sia chiaro: per parlare del lavoro

di Alberto Gallingani non

basta circoscrivere, elencare,

classificare, individuare. Il racconto

della storia che lo riguarda

è la storia stessa della

società che, uscita dalla guerra, offriva il

destro allo sviluppo di novità, alla sperimentazione

tenuta a torto in qualche silenzio,

allo sguardo curioso che diventava

attento verso ciò che seguiva gli sviluppi

di un’Italia ferita ma entusiasta, in

grado di sognare e riemergere.

In quel panorama il giovane pittore fiorentino,

carico di studi diligenti quanto di

entusiasmi, si affacciava cercando di battere

quella riservatezza che gli è rimasta

addosso. Eppure potrebbe, e dovrebbe,

nel quotidiano, parlare chiaro e forte. Ne

ha ampie facoltà, oggi più di ieri. Ma lo

ha sempre fatto con le sue opere, che sfidavano

allora la cecità degli allineati ed

è ancora così tosta ed esplosiva da farsi

largo tra tante, confuse voci. Gallingani

non ha raccolto tutto quanto ha seminato,

ma può vantare una coerenza di stile pari

alla sua unità concettuale, cioè infrangibile.

Certo non era faccenda risolvibile in poche

mosse quella di scegliere la via dell’astrattismo,

ma Gallingani aveva ed ha

così chiaro il concetto del ruolo del pittore

da poter superare il vocìo della critica

spicciola, forte delle sue conoscenze

e del suo intonso rispetto verso l’Arte dei

secoli precedenti, che nella sua Firenze

ha dato eccelsi contributi. Perciò è facile

sentirlo entusiasta nel parlare di Masaccio

e di Giotto, perché lì sta la vera forza del

pittore che non nega, né sottovaluta. Magari

non omaggia, ma rispetta e prosegue.

La sua vicenda di artista prende il via con

una trasformazione passata, ahinoi, in

colpevole sordina, ma eclatante ed esplosiva.

Si trattava, e parliamo di ben più di

cinquanta anni fa, di far parlare al glorioso

astrattismo un linguaggio nuovo,

una lingua comprensibile ma diversa da

quella fino ad allora arrivata. Con Vinicio

Berti concretizza questo sforzo, riempiendo

le sue opere di evidenze che affondano

le radici nelle nozioni prospettiche

e sfondano la vista con linee che terminano

in spuntoni acuminati, insistenze

sul segno, ricalchi nel colore, come a sottolinearne

la gagliardìa. Tratti che muovono

la ormai assorbita lezione dell’astrattismo

geometrico, dando al quadro

una dinamicità ed una tridimensione inaspettata

e perciò sorprendente, nuova,

quasi irridente, ma senza il senso della

beffa, a ciò che l’astrattismo era stato fino

ad allora.

Semplice variazione sul tema o innovazione

vera e propria? Certamente, in quegli

anni fu una piccola ma sentita rivo-


“Immagini” - 1962 - Pittura murale su faesite - cm 95 x 135 “AGN LI761” - 2013

Giornali, pittura murale, inchiostro su tela - cm 100 x 80

luzione. Proprio lì, dove le forme astratte

di Gualtiero Nativi avevano perfino dato

una individuabilità finalmente riconoscibile

ad una pittura considerata ancora

troppo incomprensibile ai più, benché già

viva, ed in buona salute, da oltre mezzo

secolo. Insomma Gallingani non ha mai

vestito i panni del rivoluzionario, ma lo è

stato. Ed i cicli del suo dipingere lo dicono

chiaramente. Lo dicono i fatti. Nuova

Realtà prima di tutti. Otto anni, dal

1961 al 1969 di studi su concetti ed idee

che potessero dare finalmente vita indipendente

proprio a quel nuovo linguaggio

di cui sopra: fatiche, dissapori, difficoltà.

Ma senza mollare mai. Lo dice Geometria

Utopica, anno 1973, la narrazione dei

valori ideologici nei rapporti umani. Lo

dice anche altro, come la assoluta concentrazione

di esperienze che spunta in

“Dalle città assediate” o nei “Dazebao”

degli anni 2000. Ma visto che il circoscrivere

diventerebbe più lungo dello stesso

raccontare il pittore Gallingani, è meglio

dichiarare che la sua arte, negli ultimi

anni, raccoglie le esperienze del pregresso

e si manifesta in tecniche che sono

somma e sintesi degli anni, delle epoche

e delle sperimentazioni vissute: carta di

giornali quotidiani, pittura murale, tempere,

cartoni ondulati, scritte, frecce...

nulla è lì per caso.

Proprio nella creazione di un termine e

della sua ragion di essere, il Metarealismo,

quegli elementi stanno nelle sue o-

pere di nero e di bianco vestite pur se

fiammeggianti di rosso, decise nei verdi

cocciuti, insistenti nei gialli ocra e nei blu

profondi. E avviene la constatazione di

una sua ammissione convinta: ”Io sono

un pittore realista”. E, laddove il pittore

dice la sua, quei giornali, quegli arricchimenti

sono il mondo circostante e la

grande importanza che Maestro Alberto

dà agli altri. Perché essendo realisticamente

un sognatore, in questi tempi di

prepotenze becere, lui dà molto rilievo a

quel che gli altri possono dire, rispettando

ogni e ciascuna espressione per poter, con

le altre, e in libertà, dire la sua.

Il Metarealismo ha nella etimologia la sua

stessa forza. Mèta, in greco “con”, “dopo”,

“oltre”, ma anche “attraverso”.

Usiamo quel che serve, mettiamoci il termine

Realismo e tutto torna. La Metafisica,

in pittura, fu il superamento delle

ragioni della natura (φύσις/phýsis, dicevano

ad Atene). Fu il silenzio e l’attesa

oltre (ecco qua) il percepibile in natura.

Il Metarealismo è il superamento del realismo,

ne è il completamento. Va oltre.

Attraversa la realtà, la rispetta, ma la supera

completandola, perché è proprio la

realtà ad essere amaramente cambiata, in

tutti questi anni. Il Realismo, quello codificato

e storicizzato, ha provato a co-


31

“Immagine” - 1963 - Pittura murale su tela - cm 120 x 100 “Realismo” - 1968 - Pittura murale su legno e cartone - cm 110 x 70

gliere la realtà sociale coi suoi dati di

fatto. Cambiata, e non poco, la società,

bisogna superarlo nel suo concetto primario,

completandone il cammino. E se Courbet

dichiarava nel 1855 di aver voluto

rappresentare l’aspetto della sua epoca,

Gallingani fa lo stesso, ma è costretto dallo

sradicamento dei saldi ideali a farlo superando

i paradigmi di quel nobile, primario

Realismo, che tanti aspetti e molti

maltrattamenti ha poi subìto.

La curiosità sugli sviluppi di questo nuovo

accadimento artistico per la vita di Alberto

Gallingani è tanta. Come fu viva in

occasione delle sue performances degli

anni novanta, come lo è stata quella mostrata

dal pubblico estero verso un artista

italiano che ha attraversato la fetta più

ricca di sbandamenti di tutto il Novecento

uscendone integro nelle proprie convinzioni.

L’espressione di Gallingani è a volte

tanto decisa e caparbia da farci pensare

ad un capopopolo, ad un sobillatore, uno

scatenato sostenitore di urla artistiche e

chissà quale altra eclatante diavoleria. Invece

la pacatezza dell’uomo e il suo guardare

alla vita con una attenzione giusta e

ben ponderata, il suo parlare lieve, infiorettato

da espressioni fiorentine garbate

ed ironiche senza essere mai volgari o becere

è l’esatta immagine della forza di

Madre Pittura, infusa ai suoi figli migliori:

che dell’ artista parli l’opera e, se

necessario, urli come l’uomo non saprebbe

fare. E di grida Gallingani ne ha lanciate

tante, senza sgraziare quel suo a-

spetto da signore di altri tempi. Quei tempi

che gli mancano ma che son serviti a

farne un narratore di questi tempi, amari

e privi dei sogni di allora.

Fin dall’inizio della avventura di Laboratorio

AccA, in tivù, Alberto è sempre stato

tra gli artisti di cui si parla ogni domenica.

E gli ho sempre detto che se fosse

stato un calciatore moderno, sarebbe stato

uno dei tre della fascia di attacco. Perché

è accorto e deciso quanto veloce e spietato

nella conclusione. Lui ride, perché sa

che nel suo percorso ha segnato abbastanza.

Ma, come i veri attaccanti, non ha perso

il gusto della chiusura netta della giocata.

Quella determinante. Quella che

cambia le sorti di una partita e non fa

esplodere lo stadio, ma fa alzare in piedi

tutti per un riverente applauso.



34

Abitò con se stesso

L’attualità del messaggio di

San Benedetto al tempo del Covid-19

Le origini e l’ispirazione

Nella Vita di S. Benedetto, scritta

da papa Gregorio Magno, troviamo

una particolare espressione

che descrive l’atteggia- mento del

Santo dopo un’esperienza traumatica

che lo aveva spinto a ritornare alla

vita eremitica. L’espressione è: “Abitò

con sé stesso”. Essa dice la capacità di S.

Benedetto di gestire anche gli aspetti più

sofferti della propria esistenza attraverso

un’analisi o introspezione interiore che

gli permetterà – alla luce della fede cristiana

– di rinsaldare le proprie scelte di

fondo e proseguire così il suo cammino

di donazione a Dio e ai fratelli. Potremmo

dire che l’“abitò con sé stesso” di S. Benedetto

si avvicina al concetto psicologico

di resilienza. Gregorio Magno illustra

ulteriormente il significato dell’espressione

“abitò con sé stesso” mettendola

in rapporto con l’uscire da sé stessi.

Scrive: «In due maniere noi possiamo

uscire da noi stessi: o precipitando sotto

di noi per il peccato di pensiero o innalzandoci

al di sopra di noi per la grazia

della contemplazione. Colui, per esempio,

che invidiò i porci [il figlio prodigo

della parabola evangelica: cf. Lc 15],

cadde al di sotto di sé, a causa della sua

mente svagata ed immonda. Pietro invece

che dall’angelo fu sciolto dalle catene, e

fu rapito nell’estasi [cf. At 12], anche lui,

certo, uscì da sé stesso, ma fu innalzato

al di sopra di sé. Ambedue poi ritornarono

in sé stessi, l’uno quando dalla sua

condotta colpevole riprese padronanza

del suo cuore, l’altro quando dalla sublimità

della contemplazione riacquistò la

comune coscienza come l’aveva prima. È

dunque esatto dire che il venerabile Benedetto

in quella solitudine abitò con sé

stesso, perché tenne in custodia sé stesso

entro i limiti della propria coscienza».

Da queste considerazioni scaturisce la necessità

di un continuo dialogo interiore

che ognuno di noi deve affrontare, e del

rigore necessario che esso richiede. Questi

due temi, il dialogo interiore e il rigore,

sono adatti a rappresentare, almeno

in parte, il particolare stato d’animo con

cui ciascuno di noi ha dovuto convivere

con l’isolamento forzato causato dalla

pandemia ancora in corso. In questo periodo,

infatti, ognuno di noi ha “abitato

con sé stesso”, e non solo per via dell’isolamento

fisico forzato, ma anche e soprattutto

per i tanti momenti di riflessione, di

introspezione, di confronto e di decisioni

che l’isolamento stesso ha provocato.


La mostra

Da tutto ciò nasce l’idea della mostra che

si terrà presso il Museo dell’Abbazia di

Montecassino, ovvero il desiderio di voler

rappresentare “visivamente” il confronto

interiore e il rigore. A tale scopo

sono stati invitati degli artisti la cui pittura

o scultura è basata appunto su un rigore

progettuale privo di riferimenti iconici.

Questa caratteristica obbliga il fruitore

ad una forte riflessione interna e, in

molti casi, lo conduce verso una piacevole

esperienza di trascendenza.

Gli artisti

Gli artisti che prenderanno parte alla mostra

sono: Elio Marchegiani, Riccardo

Guarneri, Gioni David Parra e Carlo Rea.

Essi esporranno nelle varie sale del Museo

una serie di opere appositamente selezionate

dal curatore Roberto Capitanio.

Il percorso della mostra si concluderà con

una installazione a “quattro mani” dove

ognuno degli artisti proporrà il proprio

pensiero sul tema dell’“abitare con sé

stessi”, così da creare una sorta di monumento

sia artistico sia concettuale che

metta i visitatori nella condizione di riflettere

su un argomento tanto profondo

quanto fondamentale per la crescita spirituale

della persona.

Le date

La mostra sarà fruibile dal 17 ottobre

2020 al 28 marzo 2021. Al vernissage saranno

presenti l’Abate di Montecassino

dom Donato Ogliari, il prof. Bruno Corà,

il prof. Roberto Capitanio, il Presidente

del Consiglio Regionale del Lazio on.

Mauro Buschini, il Sindaco di Cassino

dott. Enzo Salera e gli artisti.

ABITÒ CON SÉ STESSO

Installazioni di Elio Marchegiani, Riccardo

Guarneri, Gioni David Parra, Carlo Rea

A cura di Roberto Capitanio

MUSEO DELL’ABBAZIA

DI MONTECASSINO

17.10.2020 | 28.03.2021

INAUGURAZIONE

sabato 17.10.2020 | ore 16

Museo dell’Abbazia di Montecassino (FR)

Ingresso: 5 euro

(previste riduzioni per gruppi e famiglie)

Info: +39-077.6311529;

info@abbaziamontecassino.org

www.abbaziamontecassino.org


36

Giuseppe trentacoste

“Adattamento rosso, giallo, verde e blu” - Acrilico su tela piegata - cm 35 x 45 cad.

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


www.tornabuoniarte.it

“Dramma di una palizzata” - 1962 - polimaterico - cm 200x200

Roberto crippa

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


38

Un filo d’arte e di vita

anna Morroni

Dipinge, tesse, abbozza, sperimenta.

La spinta creativa di

Anna Morroni sembra inarrestabile,

fantasticamente vorace

di materia e forme, di colori; di volumi

e di consistenze. Di vita e di arte. Di emozioni:

quelle - brucianti - che la percorrono

nell'atto della creazione e quelle che lascia

provare allo spettatore quando questi si

confronterà con l’opera. In una contrapposizione

di rumorosa e sudata vis d’artefice

e di tranquilla contemplazione del fruitore.

Le opere della Morroni, umbra di nascita,

si offrono all’osservatore con grande energia,

che in certi momenti si fa quasi violenta,

anche quando si tratta di delicatissime

sete a testimoniare che la forza non è

il materiale e non è solo il colore, neppure

quando se ne un fa uso massiccio o secondo

soluzioni cromatiche usate e volutamente

provocatorie.

La forza di un’opera scaturisce dall’impeto

passionale dell’artista che l’ha creata,

la sua spinta interiore il desiderio e la capacità

di trasmettere un pensiero o di veicolare

per il tramite di uno degli infiniti

canali dell’arte un sentimento, una sensazione,

Un ricordo, una richiesta di attenzione,

un appello alla tenerezza altrui: dell’altro,

uomo o donna, vecchio o bambino,

incontrato o solo sognato. In una promiscuità

che riconduce all’essenza, indistinta,

dell’essere umano.

E, infine, la sua voglia di amare a tutto

campo, di donare cuore senza pretese. Il

suo modo personalissimo di esplorare miti

e leggende e la sua familiarità con archetipi

storici, artistici e culturali che rivisita

modernamente fanno dell’opera della Morroni

un percorso estremamente variegato,

ricco di suggestioni e di contaminazioni.

L’uso costante della forma tonda propone

un ideale di morbidezza, di solidarietà e

condivisione, di raccoglimento. Di femminilità.di

ritorno all’origine, di riavvicinamento

alla natura-madre, la prima e fondamentale

sorgente alla quale attingere

nell’incessante ricerca dell’equilibrio e del


benessere.

Di unione e di ricerca di se stessi al termine

di un cammino che può essere - e che

spesso è - tortuoso, al tempo stesso per gli

oso ed esaltante si definisce a chiari contorni

la facilità propria dell’artista nell’esplorare

l’animo umano e recuperarne il

filo conduttore, quello che dal primordiale

al contemporaneo non ha conosciuto interruzioni,

cavalcando le epoche e scavalcando

i confini ed i limiti dello spazio e

del tempo. Il filo di Anna Morroni e simbolicamente

la linea che unisce le differenti

tappe della sua espressione artistica

e le molteplici tecniche utilizzate, ma è

anche il filo, reale o immaginario, da cui

ogni opera prende vita. “Ogni quadro comincia

con un filo, un contorno, una delimitazione

della tela al centro del quale

l’opera prende successivamente forma,

consistenza, anima e significato“, racconta

la pittrice, che trascorre buona parte dell’anno

nella sua casa atelier luganese. Il

termine della linea e l’approdo. Nell’approdo

l’artista e lo spettatore trovano ristoro

e Siri caricano prima di un nuovo

viaggio, che ognuno dei due conduce, in

doppio parallelo, dentro e fuori di sé. Il filo

è un nastro che sintetizza e immortala un’

idea e una storia e così la offre allo spettatore,

come fosse un’istantanea. Il filo è un

sottile tratto rosso tracciato con pennello

fine e polso deciso oppure un cordoncino

bianco, souvenir di un viaggio esotico, applicato

sulla tela ancora vergine in un modo

che sembra casuale. Alla rappresentazione

della figura umana si va sempre più

sostituendo la raffigurazione astratta.

“Esprimere un concetto o uno stato d’animo

in pochi tratti di pennello è la sublimazione

dell’arte pittorica”, sintetizza l’artista.

La poetica pittorica di Morroni è una

sfera coloratissima, liscia e dall’elevato

peso specifico, che irrompe nel reale sconfinato,

pallido e informe per imprimervi il

segno di un passaggio Vitale ed appassionato.

Simona Manzione


40

Perugia. Accademia Belle Arti, disegno, disegno, disegno...

pitto, pitto, pitto. Roma. Affreschi, Padova,

Giotto, seta pura, leggerezza, evanescenza, eleganza,

Kafka, Metamorfosi. "Tutto scorre come un fiume"

Eraclito, si insegna e si impara, si scherza. Erasmo

da Rotterdam, difetti, eccessi, tante donne opulente

si susseguono e inseguono e... "Non si può entrare

due volte nello stesso fiume" dipinti materici e luce

della conoscenza, padronanza di tecniche, vecchi casolari

da decorare e via... di paese in paese per non

restare nel buio dell'ignoranza.

Anna Morroni

Forza e passione

Gli Artisti impiegano la loro vita per

emergere, essere conosciuti e riconosciuti.

Anna Morroni non ha questa preoccupazione,

le risulta semplice farsi

riconoscere e ricordare. Da sempre, la

sua priorità, consiste nel dare forma alle

idee che il proprio animo, attento e sensibile

al mondo circostante, genera con

forza dirompente e senza soluzione di

continuità. Grafiche, ceramiche, tessuti

per l’alta moda, affreschi, mosaici, vetrate…

non solo pittura per le sue creazioni.

Nei dipinti, Anna, fa largo uso di

elementi materici che imprimono ai soggetti

o ai contorni quelle sottolineature

determinanti per mostrare la forza e la

passione con cui vengono trattati temi a

lei particolarmente cari, quali ad esempio

la famiglia, la maternità, l’attualità, il potere.

La mostra personale che si svolgerà

presso il Polo Museale Città di Gualdo

Tadino PG, nella Chiesa Monumentale di

San Francesco dal prossimo 7 novembre

2020 sarà la retrospettiva dedicata alla

vasta produzione di Anna Morroni e

quindi l’occasione imperdibile per essere

testimoni di una narrazione che

rende la nostra Artista più che conosciuta,

addirittura parte di noi, spettatori

e testimoni di chi ha dato corpo al mondo

che quotidianamente attraversiamo e

spesso, distrattamente, ignoriamo.

Giorgio Bertozzi


Il mezzo tecnico usato da questa pittrice per sviluppare il suo discorso

è estermamente congeniale alla tematica che si propone.

La seta, a contatto con il colore, diventa un supporto drammatico:

i segni, le immagini non sembrano più dipinte ma graffiate; incise

come antichi simboli sulle pietre delle caverne con la forza di chi

vuole tramandare un racconto per tempi lontani.

Il disegno è essenziale come le tracce usuali del tempo. Tale impressione,

ottenuta con raffinatezze tecniche, porta a soluzioni di

sapore espressionistico, con riferimenti magici.

Un linguaggio immediato, arcaico e moderno ad un tempo con

tutti gli elementi positivi della più seria pittura.

Tony Bonavita

La pittura di Anna Morroni, rivela personali

aspetti tematici e tecnici. Il suo

linguaggio, francamente figurale, tende

a risolvere l'immagine fuori da ogni convenzionalità

mimetica ed a presentarla

in una evidenza corposa.

Il senso volumetrico è posto in risalto

dalla funzione suggestivamente incisiva

del segno che, oltre a delineare i contorni,

ripercorre all'interno cadenze ritmiche

capaci di suggerire l'idea di una

composizione ad intarsi, oppure flesse

ad indugiare i motivi calligrafici.

La figura si accampa nel dipinto - tela o

seta - con tensione drammatica accentuata

spesso da un ardito intento di deformazione,

anche se talvolta sembra

indulgere a risvolti più scopertamente

narrativi, mentre la semplificazione

degli elementi naturali attende a sobri

compiti decorativi.

Se nella pittrice sorprende il risultato di

una affinata esperienza tecnica per la

quale può ottenere una sorta di "craqueleures"

visive di singolare gusto cromatico,

appare interessante il suo retroterra

culturale: certe suggestioni linaristiche

rimandano infatti al mondo Medievale

di estrazione Bizantina, così come la riduzione

fisionomica di alcuni volti e la

ricerca di coincisione dei corpi possono

essere messi in rapporto con la figuralità

dei primitivi, in una interpretazione elaborata

con spirito di originale inventiva.

Sandra Orienti


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Anna Morroni

COME LA RISACCA

a cura di Catia Monacelli

Con il testo critico di

Vittorio Sgarbi, Catia Monacelli,

Andrea Barretta

Gualdo Tadino (Perugia),

Chiesa di san Francesco

7 -29 novembre 2020

Inaugurazione

sabato 7 novembre ore 16.00

con il patrocinio del

Comune di Gualdo Tadino,

promossa dal Polo Museale

città di Gualdo Tadino

La gnosi in pittura di

Anna Morroni

Da sempre, e il discorso può venir considerato

valido per l'arte in genere, esiste

una pittura che racconta la pittura, e una

pittura che, attraverso il racconto di sé,

fabula d'altro. Questo altro, per intenderci,

non è affatto il contenuto dell'opera

d'arte, perché allora il discorso risultarebbe

superato e ingenuo, e riproporrebbe

l'improponibile distinguo tra quel

che l'opera vuol dire, e il come lo dice.

Penso, invece, che il racconto implicito,

più che storia, o favola, sia metafora, non

della pittura in quanto tale, ma di quella

filosofia della vita dell'artista che ha determinato

certe scelte estetiche, e di

espressione.

Non c'è dubio che Anna Morroni non voglia

chiudere il cerchio della pittura che

ritrova se stessa, e riparte da capo in una

interminabile tautologia, ma che ne faccia

uno strumento di appropriazione e di

conoscenza del mondo.

Le sue opere sono gremite di opere antropomorfe

e percheé no? Teomorfe, che,

fin dal primo sguardo, si collocano per

forza propria su di un piano che non esitiamo

a definire gnostico. Il suo racconto

per immagini, la sua rappresetnazione,

sono una cosmologia, e quindi una narrazione

delle origini e delle metamorfosi

primeve dell'Universo, rivisitate con l'occhio

di una ritrovata, e calcolata ingenuità,

di chi contamini un affresco copto

con una divagazione onirica di Shagall.

In tal senso, si ha l'impressione che la

Morroni vagheggi di mettere in sintonia,

e forse addirittura in coincidenza, la fabulazione

mitologica, che è sempre racconto

ab initio. e il funambolismo del

sogno, che si ostina a non-crescere e a

giocare a Peter Pan. Prese nel loro insieme,

queste opere della Morroni, sembrano

le illustrazioni chimeriche di un

Vangelo apocrifo scomparso, o le allegorie

in figura di un rotolo del Mar Morto,


restituito alla storia da qualche archeologo

eccentrico.

La vistosa deformazione delle figure

che si allungano a volta celeste, o che si

distendono ad alveo di antichi fiumi, il

palpitare di volti, di occhi, di mani, potrebbero

richiamare le suggestioni di un

espressionismo filtrato negli alambicchi

di surrealisti come Matta, o come Baj

ma l'orizzonte, e il piano di lettura sono

altrove.

Queste figure abitano piuttosto, malgrado

l'immenso scarto cronologico, e

il diverso lavoro sull'immagine, insieme

alle illustrazioni a Dante di un William

Blake. Difatti con questo inventore di

agghiaccianti simmetrie, la Morroni ha

in comune l'intenzione visionaria, e il

gusto per la sfida metafisica. Sarebbe

fin troppo facile, detto questo, chiamare

in causa come mentore supremo Gustav

Jung e mettersi a cercare nelle opere

della nostra pittrice gli archetipi nascosti,

o i frammenti di qualche operazione

alchemica. Divertente, ma fuorviante.

Si sconfinerebbe al di là della pittura per

investire i canoni di una sorta di didattica

dell'anima. Più utile, visto che la

Morroni dipinge, sottolineare lo spaesamento

ironico, le composizioni a sorpresa,

le citazioni multiple, che animano

la grande Torre di Babele, lo Zigurath

dei suoi quadri e dei suoi sogni.

Sarebbe errato pensare che la Morroni,

così intensamente tentata dal mitologico,

si ponga tuttavia come artista fuori

del tempo. Il suo ritorno costante alle

origini, è anche una discesa alle sorgenti

culturali del nostro secolo.

A riscoprire quel primitivo e quel bambimo,

ambedue, per dir così, alla seconda

potenza, che costituiscono i

Dioscuri utopici dell'arte del novecento.

Per la Morroni, insomma, la memoria è

una delle tante forme della chiaroveggenza.

Giorgio Celli




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MOSTRE D’ARTE CONTEMPORANEA

Fabrizio Dusi

Insieme al mondo,

piangere, ridere, vivere

Museo Civico delle Cappuccine di

Bagnacavallo

Dal 20 settembre al 15 novembre 2020

di Marilena Spataro

Un guizzo di novità. Un percorso

espositivo simpatico e

colorato che, pur nella sua

semplicità stilistica e formale

e di un linguaggio espressivo apparentemente

elementare, tra art brut, pop e graffitismo

anni 70, delle opere in mostra, si

presenta carico di significato e senza dubbio

emozionante, ciò grazie anche a un

allestimento magistrale che valorizza visivamente

ogni singolo pezzo della rassegna,

creando al contempo suggestivi

effetti d'insieme. Ad esporre, dal 20 settembre

al 15 novembre 2020, al Museo

Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo

(RA), in occasione dell'annuale appuntamento

con la grande arte grafica (fino ad

ora, in genere, quella dei maestri del passato)

per la festa di San Michele, è il visual

artist milanese Fabrizio Dusi, affermatosi

negli anni più recenti sulla scena

dell’arte nazionale per l’originalità e

l’attenzione della sua ricerca rivolta ad

indagare artisticamente temi di stringente

attualità sociale. Non é un caso che l’esposizione

al Museo Civico delle Cappuccine

si intitoli emblematicamente Insieme

al mondo, piangere, ridere, vivere,

in quanto progetto artistico maturato dal

suo autore nei mesi più bui della pandemia.

Un progetto che riflette, e invita a riflettere,

sui temi che più hanno scosso le

nostre coscienze negli scorsi mesi: distanze

e solidarietà, barriere e contatti

mancati, solitudine e sostegno reciproco.

La mostra nell’intenzione dei curatori

Diego Galizzi e Chiara Gatti vuol essere

l’occasione per riportare l’arte alla sua

originaria funzione sociale e pedagogica.

Arte come riflesso di un pensiero condiviso,

come fonte di stimoli, domande, riflessioni

universali. Arte come messaggio

e militanza, ma anche arte come presagio

e sintonia con la storia.

«La mostra è un progetto in sintonia col

nostro tempo, e questo credo sia un a-

spetto fondamentale – spiega Diego Galizzi

– in primo luogo perché l’arte è innanzitutto

espressione e interpretazione

dell’oggi, e Fabrizio Dusi ce ne offre una

riflessione insieme fresca e profonda, e


poi perché documentare in qualche modo

questa fase storica credo sia anche un dovere

di questo museo, che non ignora le

difficoltà e le costrizioni di questi giorni,

ma allo stesso tempo si fa carico di proporre

una lettura in prospettiva di questa

emergenza, che non è solo sanitaria, suggerendo

per mezzo dell’arte percorsi per

il suo superamento».

«Colpisce la capacità di Fabrizio Dusi nel

piegare una tecnica tradizionale come

quella della ceramica (che plasma magistralmente

con soluzioni di grande raffinatezza)

– aggiunge Chiara Gatti – verso

un linguaggio contemporaneo, aggiornando

stili e temi. Attraverso la fragilità

della terra e, insieme, le preziosità degli

smalti d’oro – legati anche a una lezione

radicata nei luoghi che oggi lo ospitano –

narra storie di rapporti umani, vicinanza,

dialogo, contatto. L’immaginario pop sposa

un mestiere antico. Mentre le luci al

neon dipanano altre storie, fluo, elettriche,

in un cortocircuito virtuoso di sensazioni

visive».

Artista, pittore e ceramista, che spazia da

anni fra vari linguaggi, dalla scultura alle

installazioni al neon, Dusi (classe 1974)

porta a Bagnacavallo un nucleo importante

di lavori recenti e appositamente

realizzati per l’occasione, oltre ad alcune

installazioni site specific tra le quali spicca

la monumentale scritta al neon che già

da qualche giorno illumina la facciata del

Palazzo Comunale di Bagnacavallo e che

dà anche il titolo all’intero evento espositivo:

Insieme al mondo piangere, ridere,

vivere. Il messaggio, tratto da una poesia

di Rosita Vicari (curiosamente attribuita

da molti a Pablo Neruda), è un invito forte

e luminoso ad affrontare questo nostro

tempo resistendo alla tentazione della diffidenza

reciproca, del pensiero di visivo.

è un invito a prendersi cura, vicendevolmente,

oltre le barriere, le chiusure e le

distanze.

Oltre all’installazione pubblica che resterà

poi patrimonio della città, il percorso

al Museo Civico delle Cappuccine

parte dal suo celebre ciclo di «Bla Bla

Bla» in ceramica smaltata, personaggi dai


48

profili pop circondati da bollicine di parole

vacue, allegoria di una comunicazione

difficile, di un vociare senza senso

nel mondo caotico delle relazioni odierne.

Altri neon (fra cui una grande sagoma

luminosa dell'Italia) realizzati ad hoc per

la mostra, dedicati in questo caso alle

geografie toccate dal virus e allontanate

fra loro da una politica di frontiere chiuse,

si alterneranno a una sequenza di dipinti

su coperte isotermiche (allusione al tema

degli esuli e dei migranti), con le regioni

italiane unite da una sorte globale, pur nel

dramma dell'isolamento.

Nelle diverse sale del museo si incontrano

poi un omaggio alla figura di San

Michele Arcangelo con un dipinto di grandi

dimensioni sempre su coperte isotermiche,

e una parete intera, rivestita dello

stesso materiale, dipinta in loco con l’iconografia

di Adamo ed Eva sotto l'Albero

della Vita. Entrambi sono accostati a parole

modellate in ceramica, ricollegate al

tema della mostra: “crying” nel caso del

peccato originale e del dolore che ne è derivato,

quale segno di condivisione anche

nella presa di coscienza di un fallimento

universale; “take care” abbinato idealmente

alla figura del San Michele, difensore

della fede, che protegge e si “prende

cura” degli uomini in vista di un destino

di redenzione. Queste immagini trovano

un corrispettivo in alcuni esemplari di ceramiche

inedite, grandi vasi dipinti con i

medesimi soggetti degli arazzi.

Il Museo Civico delle Cappuccine è in

via Vittorio Veneto 1/a.

Orari:

martedì e mercoledì 15-18;

giovedì 10-12 e 15-18;

venerdì, sabato e domenica

10-12 e 15-19.

Ingresso gratuito.

Accessi contingentati;

necessario l’uso della mascherina.

Informazioni:

0545 280911-3

centroculturale@comune.bagnacavallo.ra.it



50

nicola Morea

“Flow art 4.0 - sinfonia arancio” - Acrilico su tela - cm 98 x 101

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

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Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


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Premio d’arte

Caterina Sforza

Dal 14 al 29 Novembre e dall’8 al 30 Dicembre, nello splendido scenario della Rocca Sforzesca di Bagnara di Romagna, due eventi

espositivi declinati al femminile in cui la volontà di affermazione delle donne in tutti gli ambiti del sociale, a partire dall’arte, incrocia

la volontà di riaffermare con forza il loro diritto alla pari dignità contro ogni forma di discriminazione e di violenza di genere

Larte non si arrende. Tantomeno quando è Donna. Anche

in questa seconda edizione, il Premio d’arte Caterina

Sforza, vede le artiste tenere la scena. Con la tenacia, il

coraggio e la volitività che contraddistinguono il gentil

sesso, queste moderne “Caterina Sforza", nonostante l’attuale

piaga pandemica che così crudelmente sta ferendo la nostra società,

espongono i loro lavori. Tredici opere, tra pittura e scultura, che

parlano il linguaggio dell’armonia, della bellezza e oggi più che mai

della speranza, in un messaggio che afferma con determinazione quei

valori universali insiti nel femminile, di non violenza, pace e solidarietà.

Il Premio d'Arte Caterina Sforza 2020 - che per tradizione inaugura

nel mese di Novembre quando si svolge la giornata internazionale contro

la violenza sulle donne - è un omaggio a Caterina Sforza, signora

di Imola e contessa di Forlì, emblema di ingegno, coraggio e risolutezza,

sicuramente importante esempio di femminilità.

A seguito della mostra concorso, una giuria preposta (costituita da artisti,

esperti e critici d’arte) seleziona due pittrici ed una scultrice premiate

ufficialmente nel finissage dal presidente della giuria, il sindaco

di Bagnara di Romagna, Riccardo Francone e dall'assessore alle Pari

Opportunità, Carla Arniani. Il Premio d’arte Caterina Sforza LOGOS

prevede che a ciascuna premiata sia consegnata la targa di riconoscimento

insieme a un medaglione ceramizzato in oro con l'effige di Caterina

Sforza scolpita a basso rilevo dallo scultore Mario Zanoni. A

questi riconoscimenti se ne aggiungono altri di prestigio a cura della

Galleria Ess&rrE e della casa editrice Acca International srl di Roma.

Le partecipanti di quest’anno sono: Nicoleta Badalan, Grazia Barbieri,

Nadia Barresi, Anna Bonini, Luciana Ceci, Barbara Cotignoli, Anna

Maria Tani, Stefania Zini (pittura e incisione).

Bruna Borghi, Eleonora Dalmonte, Anna Grossi, Elena Modelli, Laura

Rondinini (scultura e ceramica).

La giuria è composta da: Riccardo Francone, sindaco di Bagnara di

Romagna (presidente), Carla Arniani vicesindaco e assessore alle Pari

Opportunità, Alessandra Bonoli, scultrice, già docente all’Istituto d’Arte

Ballardini di Faenza, Paolo Buzzi, pittore e scultore, Maria Rossella

Ciani, collaboratrice rivista noidonne.org, Giovanni Scardovi, già docente

Accademia Belle Arti di Venezia e di Bologna, scultore e poeta,

Mario Zanoni, scultore.

La manifestazione è promossa dall’Associazione culturale LOGOS e

gode del patrocinio del Comune di Bagnara di Romagna. è realizzata

in collaborazione con Galleria Ess&rrE e Casa editrice Acca Internazional

srl di Roma. Media partner Art&trA rivista d'arte e cultura.

Info: 0545 90550

museodelcastello@comune.bagnaradiromagna.ra.it

www.comune.bagnaradiromagna.ra.it


saremo presenti alla xxxi arte padova

dal 13 al 16 novembre 2020 con i seguenti artisti:

rossana chiappori - piero gilardi - laura marello

ugo nespolo - franz pelizza - fulvia steardo fermi

rabarama - anna maria terracini

rossana chiappori

franz pelizza

Particolare dell’opera “Alberi”

2017 - Tecnica mista e collage di stoffa su tela

cm 100x100

fulvia steardo fermi

“Semplicemente Sax” - 2019

Scatto digitale stampato su carta fine art baryta

cm 43,5x58

laura marello

anna maria terracini

“Navigazione introspettiva nella memoria” - 2020

Smalto, acrilico, stoffa, stucco e olio su tela - cm 100x120

“Tunnel” - 2019

Acrilico su tela - cm 70x100

“Étonnement” - 1990/36

Olio su tela - cm 80x100

referenze e Quotazioni presso llo stand 144 pad. 8 della malinpensa Galleria d’arte

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

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Art&Vip

FRanCeSCo bonI, IL MattatoRe.

di Giorgio Barassi

Incontro Franco Boni nei luminosi corridoi di Arte Investimenti.

Una pratica frequente, perché è la televisione

il suo habitat naturale, da sempre, da quando

ancora non si pensava che sarebbe diventata proprio

la tv il sistema più comodo, ed anche più diffuso, di

diffondere l’arte.

“Non mi interessava essere il primo. Volevo essere capace

e basta”. E lo è, molto.

Una vita dedicata all’Arte, maiuscola obbligatoria nel suo

caso, sempre e costantemente alla ricerca dei migliori consigli

da dare ai collezionisti, una conoscenza della materia

approfondita e solida, sia nelle vicende dell’arte moderna

che di quella antica. Stile, il suo, che fa capire subito quanto

la costanza e la caparbietà nel perseguire le più valide ragioni

per avvicinare la gente alla pittura, alla scultura, all’antiquariato

ed ai tappeti orientali sia coincisa con una

coerenza tale da renderlo inconfondibile. E perfino oggetto

di una storica imitazione di Corrado Guzzanti.

“È stata una bella cosa, perché quando ti imitano vuol dire

che hai lasciato un segno, che sei popolare o almeno riconoscibile”.

Se dovessi chiedergli di raccontarmi come ha cominciato ed

almeno una parte della sua lunga storia di operatore dell’arte

finiremmo dopo due giorni. Ma ha fretta di cominciare la

sua trasmissione che come al solito ha preparato con puntigliosità.

“Sono stato fortunato. La mia famiglia era una famiglia di

mercanti d’arte. Il mio sogno, da bambino, era quello di salire

sul banchetto del banditore d’asta. Ci sono riuscito. Ma

sono stato anche fortunato per l’epoca che ho vissuto, nella

Roma di allora, con gli artisti che ho conosciuto allora…

Se ci penso, ho conosciuto tutti i più grandi, per lavoro o

per casualità. Una cosa grandiosa. Come si direbbe dalle

mie parti… Er pupo è cresciuto bene!”

Col cambiare dei tempi, delle atmosfere e delle frequentazioni

del mondo dell’arte, cambia anche il modo di avvicinarsi

ai quadri, in Italia. Ed ecco che all’improvviso, alla

fine degli anni 70, col fiorire delle televisioni private, qualcuno

si affaccia dal video a proporre Schifano, Vedova,

Guidi, Scanavino, Guttuso... E quel qualcuno era lui, Boni

Francesco da Roma, professione mattatore del rutilante e

controverso mondo dell’arte. Perché se consiglia un artista

lo fa in maniera appassionata e coinvolta, se parla di quelli

che oggi sono sulla breccia, lo fa ricordando quando lui

stesso suggeriva di comprare certe opere e sembrava che

nessuno gli desse ascolto. Poi, col vento che cambiava, le

aggiudicazioni record nelle aste internazionali, le affermazioni

in grande stile di artisti a cui Boni dava del tu, subentra

anche un po’ di rammarico per essere rimasto, in molti

casi, inascoltata voce. “Io lo dicevo, in molti casi avevo fiutato

quale destino avrebbero avuto certi artisti. Non sulla

base di presupposizioni o speranza. Conoscevo i mercanti

quanto i pittori, avevo elementi sufficienti per spiegare cosa

stava per accadere... Pazienza, oggi chi non mi dava retta

è costretto a spendere di più”.

E ancora:

“Mi rendo conto di aver suggerito grandi nomi e questa

cosa mi turba un po’. Poi mi accorgo di aver fatto semplicemente

il mio dovere: dire, anche animatamente, alla

gente, in certi tem- pi, di comperare Fontana, Boetti o Schifano

era giusto. I fatti lo confermano. È andato tutto come

prevedevo, e non ero il solo a prevederlo, onestamente. Io

ci mettevo più foga, semmai”.

Chissà come accolsero, suo padre e quelli della generazione

precedente, il suo aggiornarsi e il suo volgere lo sguardo attento

al Pop italiano, ai veri sperimentatori, alle avanguardie...


Giorgio Barassi e Francesco Boni in una delle

trasmissioni andate in onda su Arte Investimenti

“Era scandaloso, per loro. Se gli dicevo

di aver comprato un Kounellis ci

mancava poco che mi corressero dietro.

Dalla seconda metà degli anni sessanta

ho reso intensa la mia ricerca

per vedere la crescita dei grandi del

Novecento e contemporaneamente per

capire cosa suggerire a chi oggi ha esigenza

di certezze investitive e non solo

decorative. Praticamente ho disegnato

una tattica che non fosse solo quella

del venditore tout court. Bisogna stare

accanto a chi sceglie, suggerirgli le

mosse giuste. Se uno ha comprato un

De Chirico e ti si rivolge perché vuole

venderlo e comprare altro, in fondo ti

arriva- no due opportunità di vendere:

una al tuo collezionista, ed una a colui

che compre- rà il De Chirico. Perché,

diciamoci la verità... La grande Arte

del Novecento, quella con la maiuscola,

non ha mai conosciuto delle debacle

clamorose. Sono certezze, in ogni

loro forma. Ci vorrebbero più collezionisti

giovani pronti ad ascoltarmi su

questo tema, quello mi manca un pò,

oggi”.

Inutile chiedergli se ha conosciuto

anche De Chirico. Annuisce. Come

fosse una cosa da comune mortale.

“Ne ho conosciuti tanti, tantissimi.

Bravi, meno bravi, resi noti dalla storia

e dalle vicende commerciali, sfortunati

interpreti di un ruolo, scellerati

artisti di un’epoca comunque produttiva

e bella come il ventennio 60/70 del

ventesimo secolo... tanti davvero. E

serviva molto andare nello studio del

pittore. Perché la parte descrittiva di

un’opera, quella che tocca a noi, praticamente,

si arricchisce di elementi

che servono e sono determinanti. Più

del mostrarsi dotti. Quello lo può fare

chiunque abbia voglia di studiare bene.

Devi far capire a chi si fida di te

quante ragioni vere hai perché possa

fidarsi e possa vedere in te un buon

consigliere. Questo è davvero importante,

oggi più di ieri”.

è anche superfluo chiedere cosa sia

cambiato da allora e come lui si senta

da uomo del duemila in confezione

tivù. Sentenzia con un po’ di nostalgia

e tanta esperienza:

“... C’era più sentimento. In tutti i settori,

economici, artistici, sociali ci

siamo divertiti di più e con molto meno.

Tanto basta”.

Nelle sue parole non c’è però sfiducia,

anzi. è sempre, costantemente pronto

e convinto quando entra nello studio e

la telecamera lo cerca. Rituale collaudato,

certo. Per lui è pane quotidiano.

E quando lo vedi battersi, in particolare,

a favore di un un artista giovane

e bravo ci mette tanta energia da far capire

a noi tutti (per me, chiamarlo collega

è un onore) che quando si sceglie

di suggerire con convinzione un quadro

bisogna essere preparati, concentrati

e seri.

Lui lo fa con una flemma da Lord, è il

suo temperamento. Snocciola parole

giuste e puntuali, alza il ritmo quando

serve, poi sembra passeggiare per casa

e dire cose importanti con una nonchalance

invidiabile.

Alla fine della trasmissione, è pronto a

parlare di calcio, di musica, di letteratura,

di politica. Come se nulla fosse

accaduto, brillante e simpatico conoscitore

del mondo, pieno di esperienza.

Ma starlo a sentire con attenzione è

davvero imparare qualcosa da chi ha

visto un mondo decisamente più luccicante

e non molla la presa dall’ottimismo.

Perciò lo chiamo Maestro. Ne ho

evidenti ragioni. è il più moderno di

tutti, pur conservando gelosamente

quel rispetto profondo verso l’Arte che

ha curato negli anni senza farsi sfuggire

nulla di quel che accadeva.

“Non scrivere quanti, mi raccomando!”.

Sa ridere e sa sorridere alla vita, Francesco

Boni.


56

MODULO DI

ABBONAMENTO 2020/21

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intestato a Acca Edizioni Roma Srl


fulvia steardo fermi

mostra personale dal 12 al 23 Gennaio 2021

“l'enerGia della materia si traduce in pura emozione"

“M etropoli sull’acqua” - 2020 - A crilico su tela - cm 100x150

“Quella di Fulvia Steardo Fermi è un'espressione pittorica di straordinaria scansione formale sempre tesa a stupirci, dove

la gestualità dinamica del segno e l'immediatezza della resa materica, traducono un concetto astratto ricco di una notevole

ricerca sia estetica che interiore. Ampie e larghe pennellate, di solida intensità espressiva, vivono nell'opera con chiare valenze

simboliche trasformando l'immagine e la percezione visiva in un processo di creazione di grande talento. Tracce di ricordi,

di vissuto e di fantasia lasciano un contrassegno al suo iter fortemente evocativo che penetra nell'intimo del fruitore.

L'interpretativa dell'artista Fulvia Steardo Fermi è un susseguirsi di segni, forme e colori che si innestano con estrema forza

su affascinanti campi ottici intrisi di immensa energia che spaziano in un linguaggio pittorico-informale denso di indipendente

stile. La serie della metropoli diventa pura espressione di rigore spaziale e cadenze ritmiche del colore che vibrano sulla

tela con un proprio spazio simbolico, un emozionante dinamismo e una libera sintesi formale.Tra le prospettiche volumetrie

e le suggestive componenti cromatiche nasce il lessico dell'artista Fulvia Steardo Fermi, che di chiara identità moderna,

viene sempre rielaborato con una struttura originale. Lo sviluppo della sperimentazione materica, di notevole consistenza

e personalità, delinea un'autonoma astrazione in coerente evoluzione”.

monia malinpensa (art director- Giornalista)

mostra a cura di monia malinpensa

referenze e Quotazioni presso la malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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O RA RIO G A LLERIA :D A L M A RTED I A L SA BATO D A LLE 10,30 A LLE 12,30 -16,00 A LLE 19,00


58

“due minuti di arte”

In DUe MInUtI vI RaCConto La StoRIa

DI aRteMISIa GentILeSCHI, Fatta DI

PaSSIone, taLento e CoRaGGIo

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

www.facebook.com/dueminutidiarte

Il pathos, la passione, la determinazione:

le opere di Artemisia

Gentileschi raccontano la

storia di donne coraggiose, capaci

di lottare a costo della propria

vita per dimostrare di esistere.

Le protagoniste di quei dipinti sono

le eroine della Bibbia, ma se uno

spettatore è attento può facilmente

cogliere dietro ognuno di quei volti

un unico viso: quello dell’autrice.

Non deve essere stato facile per Artemisia

affermarsi come pittrice in un

mondo che non permetteva alle donne

di frequentare scuole di arte; non

deve essere stato facile per lei affrontare

un processo per proteggere sé

stessa e il proprio diritto di decidere;

non deve essere stato facile ma lei lo

ha fatto perché a volte è solo lottando

che si guadagna il diritto ad esistere

in un mondo che vorrebbe dimenticare

e lasciare che nulla cambi.

Ve lo racconto in due minuti (di arte).

1. Artemisia Gentileschi (Roma 1593

– Napoli 1653) è stata una delle più

importanti pittrici italiane. è considerata

un’artista di scuola caravaggesca,

per le sue pennellate che riprendono

lo stile del grande Michelangelo

Merisi.

2. Fin dalla più tenera età, Artemisia

viene educata all’arte dal padre, il

pittore toscano Orazio Gentileschi. è

lui che le insegna a disegnare, a impastare

i colori e a dare lucentezza ai

dipinti: all’epoca infatti le donne non

potevano frequentare alcuna scuola o

bottega d’arte.

3. Artemisia vive la sua giovinezza in

un ambiente ricco di stimoli artistici

come quello della Roma del XVII

secolo, resa grande dall’arte barocca.

Il padre, inoltre, pare fosse amico del

Caravaggio che, stando alle crona-


che, spesso si recava nella bottega di

Orazio per prendere in prestito strumenti

di lavoro. Non è escluso dunque

che Artemisia conoscesse di persona

il grande artista.

4. Benché giovanissima e in un settore

dominato dagli uomini, Artemisia

riesce a mettersi in mostra con

le sue opere, tra tutte “Susanna e i

vecchioni”, dipinto del 1910. La sua

vita cambia però bruscamente a diciassette

anni.

5. Nel 1911 infatti Artemisia subisce

uno stupro da parte del pittore Agostino

Tassi, amico e collega del padre.

La ragazza non denuncia subito

l’artista, in quanto il Tassi le promette

di mettere a tacere il delitto con

un matrimonio riparatore: uno dei

modi con cui all’epoca era possibile

restituire dignità ad una donna violata.

6. Agostino Tassi non rispetta l’impegno

(pare che fosse già sposato)

così Artemisia decide di andare incontro

ad un lungo e umiliante processo,

pur di vedere riconosciuti i

propri diritti. Nel corso del dibattito

la difesa tenterà in tutti i modi di

screditare la ragazza che sarà costretta

a sottoporre la sua testimonianza

alla dolorosa e pericolosa prova

dello schiacciamento dei pollici.

è a questo periodo che risale una

delle sue opere più note: “Giuditta

che decapita Oloferne” (1612 – 1613).

7. Al termine del processo verrà riconosciuta

la colpevolezza del Tassi

(colpevole anche di aver corrotto i

testimoni) che sceglierà l’esilio da

Roma per non affrontare la pena dei

lavori forzati. Anche Artemisia tuttavia

dovrà lasciare la città, a causa

della vasta eco che aveva riscosso

quel pruriginoso processo presso


60

l’opinione pubblica.

8. Ciò non impedirà ad

Artemisia di abbandonare

la propria passione. Nel

1614 l’artista si trasferisce

a Firenze, dove viene accolta

presso Accademia

delle Arti del Disegno,

prima donna a ricevere

questo “privilegio”. Negli

anni fiorentini realizza alcune

delle sue opere più

celebri, che hanno come

tema essenzialmente donne

coraggiose, determinate

e dedite al sacrificio come

le eroine bibliche. A

questo periodo risalgono

opere come “La conversione

della Maddalena”

(1615-1616) e “Giuditta

con la sua ancella” (1625-

1627).

9. Nel 1621 è ancora a

Roma, per poi spostarsi a

Venezia e Napoli, città

presso cui si trasferirà definitivamente,

fatta eccezione

per una breve parentesi

a Londra nel 1638. In

quell’anno infatti decide

di raggiungere il padre

presso la corte di Carlo I,

nella città inglese. Dopo

lunghi anni quindi, Artemisia

e suo padre sono

nuovamente insieme per

lavorare spalla a spalla ad

un nuovo progetto. Durerà

poco: il padre morirà

improvvisamente un anno

dopo.

10. Artemisia muore nel

1653, lasciando in eredità

i suoi capolavori, ma soprattutto

la consapevolezza

che non si può rinchiudere

il talento in recinti

sociali che servono solo a

reprimere la capacità di

esprimere sé stessi. A lei

sono dedicati libri e film,

come il romanzo “Artemisia”

di Alexandra Lapierre

(2000) o il film

“Artemisia – Passione E-

strema” di Agnès Merlet

(1997).


www.tornabuoniarte.it

“June 59 (Ronco 146)” - 1959 - matita su carta lavata con olio applicata su tavola - cm 40x33

Ben nicholson

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it



maria petrova

(1940-2016)

dal 19 novembre al 2 dicembre 2020

“il ritmo narrativo si traduce in puro sentimento”

“C iliege” - A cquerello su carta - cm 59 x 67

“Artista dotata di grande acutezza Maria Petrova concede all'opera pittorica una vitalità non comune che si traduce in emozioni

vere e in una meditata prospettiva sempre fedele alla realtà. Le sue visioni naturalistiche, paesaggistiche e ritrattistiche

esprimono un'evidente maestria sia nell'uso dell'acquerello che nella operosità gestuale, esse, intrise di una manualità precisa

del disegno e di una validità tecnica, si traducono in puro sentimento. Arte colloquiale che nasce dalla memoria, dai ricordi

e dall'animo e che viene realizzata con incisività della resa formale e con una palpitante stesura cromatica. Marine,

nevicate, figure e nature morte sono intrise di una forza evocativa unica in cui le vibrazioni tonali, gli effetti chiaroscurali e

l'eleganza compositiva raccontano una tessitura armoniosa costante di sensazioni e di interpretazioni molto personali. Maria

Petrova rappresenta l'esistenza umana con un processo simbolico pieno di energia e lo fa con assoluto rispetto. I suoi

soggetti, ricchi di analisi psicologica, dimostrano sicurezza del tratto e abilità di contenuti. Si respira, attraverso il suo iter

artistico, scene di vissuto e di vicende quotidiane dove i valori spirituali e umani sono protagonisti nella sua opera. Maria

Petrova rivela una magistrale interpretativa e una raffinatezza formale altamente suggestiva composta di un ritmo narrativo

intenso e dove ogni elemento vive di socialità, di dialettica e di profonda meditazione. Ogni dettaglio cromatico è ben armonizzato

con sensibilità e con palpabile immediatezza contenutistica. La superficie dell'opera, densa di poetiche pennellate,

segna un costante significato all'insegna di una dimensione altamente emozionale in grado di stabilire con il fruitore un coinvolgente

senso umano e spirituale.”

monia malinpensa (art director- Giornalista)

mostra a cura di monia malinpensa

referenze e Quotazioni presso la malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

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Silvana Gatti

“Luzzi all’ormeggio” - 2020 - Olio su tela - 40 x 50 cm

É nelle opere di Silvana Gatti un profondo senso poetico che si traduce in immagine generando armonie di

colori e di forme. Magia di atmosfere che sublimano l'oggetto, il mondo reale, in una trasfigurazione simbolica

che genera sogni e traccia percorsi di libertà.

Qui, la semplicità di due colorate e gioiose barche, esattamente dei pescatori maltesi, ferme all’ormeggio nella

quiete di un cupo mare smeraldo, con all’orizzonte cirri vezzosi allegramente attraversati dal volo dei gabbiani,

sovrastati dall’uniformità minacciosa di un cielo grigio, evocano contraddizioni e ci narrano di attesa.

Attesa di nuovi viaggi, di avventure altre, di pesca e di vita, di pericoli e di morte. Attesa, sospensione, viaggio

simbolico alla ricerca di orizzonti inesplorati, fors'anche di assoluto. Oltre la vita. Oltre la morte.

(Marilena Spataro)

S I LVA N A G AT T I - P I T T R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA

V i a l e C a r r ù , 2 - 1 0 0 9 8 R i v o l i ( TO )

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Galleria Ess rrE

Arte moderna e contemporanea

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“Vaso di fiori” - 1955 circa - olio su tavola - cm 50x35

ottone Rosai

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


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I tesori del borgo

Palazzuolo sul Senio:

nel cuore dell’appennino tosco Romagnolo

una perla di bellezze naturali ricca di arte,

cultura e antiche tradizioni popolari

di elena Resta

Fontana e piazza allestita e progettata dall’architetto Natalini,

nella vasca le formelle in bronzo che rappresentano i 3 fiumi opera dello scultore Roberto Barni

Borgo medioevale incastonato

nel magnifico paesaggio

collinare Tosco Romagnolo,

Palazzuolo sul Senio offre al

visitatore un’esperienza artistica

unica. Paese di confine, la popolazione

si racconta da secoli tramite l’arte,

permeata da suggestioni mutuate dallo

scambio culturale che da sempre contraddistingue

il territorio.

Gli abitanti del caratteristico borgo mugellano

sono legati da un forte senso di

comunità con la produzione artistica locale.

I due musei presenti, Museo Archeologico

Alto Mugello e Museo delle

Genti di Montagna, nel condividere la

stessa ubicazione storica del Palazzo dei

Capitani, sono la rappresentazione perfetta

di tale legame. Nell’iconico palazzo

del XIV secolo, sulla cui facciata esterna

sono murati stemmi nobiliari di vicari e

capitani della Repubblica Fiorentina, sono

raccolte quindi testimonianze storiche

del territorio riferibili alla civiltà contadina

del secolo passato ma anche di epoca

preromana, romana, medioevale e rinascimentale.

Rinvenuto in una sepoltura

di fanciulli nell’antico cimitero di Bibbiana

(Palazzuolo sul Senio), il visitatore

può ammirare, tra i tanti reperti esposti e

molto ben contestualizzati e spiegati, il

famoso pugnale “a cinquedea”. Una daga

di lusso particolarmente rara risalente

agli ultimi decenni del XV secolo. Poiché

la ricopertura in osso dell’impugnatura è

andata perduta, è possibile osservarne il

cuore nascosto, attraversato da quattro finemente

lavorati passanti rotondi, come

anche le iscrizioni votive.


Sguardo dall’Oratorio dei Santi Carlo e Antonio.

Dettaglio di una delle 14 formelle di Tito Chini e di dipinto di Altare laterale sinistro attribuito a Confortini

Museo Archeologico dell’Alto Mugello: Pugnale a cinquedea, vetrina con reperti di origine etrusca.

Museo delle Genti di Montagna: foto attività di artigianato femminile

Terra liminare di commerci, a testimonianza

della rilevanza che sin dal XIV secolo

i mercati ricoprivano in questo territorio,

il visitatore può ammirare i palazzi

a logge sedi dei mercanteggi principali.

è il cinquecentesco palazzo Bianconcini

Strigelli, sede dell’antico mercato,

che offre un’esperienza di viaggio

nel tempo. Il turista, sotto il porticato medievale,

si imbatte in un’edicola cinquecentesca

da cui occhieggia un irreale

maestro Joda. Si tratta di un’opera scultorea

di Karin Reichmuth commissionata

da Matteo Chini, docente di Fenomenologia

delle arti contemporanee all'Accademia

di Belle Arti di Carrara, dedicato

al nonno Tito Chini (1898-1947).

Poliedrico artista, grande interprete dello

stile liberty, Tito Chini ha lasciato a Palazzuolo

sul Senio molte testimonianze.

Sue le magnifiche 14 formelle della Via

Crucis esposte nell’ Oratorio dei Santi

Carlo e Antonio che domina il Paese.

Splendido esempio di stile Liberty e Deco

è la Cappella in onore dei caduti della

Prima Guerra Mondiale; sue le decorazioni

ceramiche così come gli affreschi

murali, i disegni della cancellata e del

lampadario in ferro battuto. Tante le testimonianze

della Manifattura Chini nascoste

tra le pieghe del paese mugellano;

a breve verrà posizionato un superbo fonte

battesimale, restaurato dall’associazione

Culturale Palazzuolo per le Arti,

presso la chiesa parrocchiale di Santo

Stefano.

Caratterizzato dall’opposizione tra esposto

e nascosto, antico e visionario, il quadro

semiotico del rapporto di Palazzuolo


68

Cappella dei caduti, dettagli, e targa dell’associazione

Combattenti di Palazzuolo di Romagna. Di Tito Chini

Veduta frontale Palazzo dei Capitani;

dettaglio di Stemma Nobiliare;

porticato palazzo Bianconcini Strigelli;

statua del Maestro Yoda.

Vita quotidiana nell’arte.

Pittura en plein air; la galleria d'arte

E50035 con dipinto murale di Robo In

Underground; palazzo dei Capitani

sul Senio con l’arte è iconico della rilevanza

dell’arte per la costruzione del senso

di comunità che tanto contraddistingue

il territorio. Non è un caso che, tra gli

anni Settanta ed Ottanta, il borgo mugellano

sia stato culla di artisti affermatisi

poi a livello internazionale. Roberto Barni

creò qui un vero e proprio rifugio artistico,

dal quale sono passato artisti quali

lo scultore britannico Stephen Cox, membro

della Royal Academy of Arts, il pittore

pluripremiato Jurgen Paatz, il fotografo

Aurelio Amendola ed altri ancora.

Tra questi il riconosciuto architetto Adolfo

Natalini (deceduto a febbraio di quest’anno)

autore del progetto urbanistico

completo di piazza Alpi. Suo il rifacimento

anche della fontana, del 1985,

mentre le 3 formelle che rappresentano i

3 fiumi della vallata vennero commissionate

da Natalini all’amico Roberto Barni,

a suggello della loro amicizia.

A Palazzuolo sul Senio l’arte è stata ed è

fermento e collante sociale, permea la

quotidianità nei restauri conservativi ed

al contempo crea nuove suggestioni nei

tanti atelier degli artisti locali che caratterizzano

quest’affascinante angolo di

Mugello. Il fiume Senio offre ponti tra gli

opposti: tra boschi e palazzi trecenteschi,

antico e contemporaneo. Non a caso è

“Aspettatevi l’inaspettato” l’iconico motto

della mini-galleria d’arte E50035, ricavata

in un’edicola di giornali in disuso,

immagine rappresentante della fruizione

artistica del paese.


Biografie d’Artista

a cura di Marilena Spataro

Eleonora Dalmonte

Eleonora Dalmonte nasce nel 1967 a Cotignola

(RA) dove vive e lavora nel suo laboratorio di

arte ceramica in Via Borgo, 1.

Giovanissima frequenta corsi di disegno ottenendo

riconoscimenti di merito. Successivamente si iscrive

all’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica di Faenza dove

consegue il diploma di Maestra d’Arte, specializzandosi nel

Restauro e ottenendo la Maturità d’Arte Applicata. Nell’87

svolge l’incarico di catalogare, conservare e restaurare le

opere ceramiche del Maestro Luigi Varoli presenti tuttora

a Cotignola nel Museo a lui dedicato. Ha lavorato per anni

in un prestigioso laboratorio artigiano faentino dove ha appreso

le tecniche della Maiolica e dove affina nel corso degli

anni le sue qualità artistico-artigianali. Negli ultimi anni

partecipa a mostre collettive e ad esposizioni personali in

sedi pubbliche e private attirando l'interesse della critica e

della stampa locale.

Tra le sue mostre personali si ricordano: marzo 2000,

“Omaggio a Cotignola”, Banca di Romagna, Cotignola.

Settembre 2002/2003 /2004 mostra all’Ostello della gioventù

del Convento di San Francesco di Bagnacavallo; novembre

2005 “Farfalle e nuvole”, galleria Artepiù, Lugo di

Romagna; maggio 2008 “Viaggio in Bassa Romagna e dintorni”

chiesa del Pio Suffragio, Cotignola; maggio 2011

“Madonne Romagnole”, canonica della Chiesa della Natività

a Piangipane in occasione della festa del Patrono; luglio

2011 “Eleonora Dalmonte ceramista”, Rocca Sforzesca di

Bagnara. Altre mostre: ottobre 2011 “Pittura e Ceramica”,

Palazzo Tarlazzi, Cotignola. Agosto 2020 collettiva, galleria

Ess&rrE di Roma.

Hanno scritto di lei: Luciano Bassi, Daniele Filippi, Anna

Lisa Dal Bagno, Francesca Randi, Alberto Gross, Marilena

Spataro.

“Eleonora dipinge su manufatti ceramici di varie forme e

dimensioni e ci racconta i vari stili attraverso il tratto di

una mano sicura che si esprime in maniera disinvolta ed

elegante”.

(Luciano Bassi)

“Pace in volo” - 2019

Sfera in argilla ceramizzata e dipinta a mano - cm 35 x 35

“Tra cielo e terra” - 2011

Vaso in terracotta smaltata e dipinta a mano,

rifinitura lustro madreperlato e marmorizzato

cm diam 31,5 x h 23,


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Art&Events

Milano Golden Fashion

Milano. Nella

prestigiosa Palazzina

Liberty

di Milano,

si è tenuta la 3a Edizione di

MILANO GOLDEN FA-

SHION, evento ideato e diretto

dall’artista argentina

Graciela Saez con la collaborazione

speciale della

manager Maria Santovito,

presentato da Anthony Peth e

Cecilia Gayle come madrina

d’eccezione.

Il messaggio delle organizzatrici

è chiaro: riprendere

il cammino adesso, risorgere

subito, proprio come la

“Araba Fenice”, con determinazione e tenacia senza lasciarsi abbattere

dalle difficoltà.

Graciela Saez e Maria Santovito sono riuscite a portare nel cuore di

Milano 12 Stilisti provenienti da 4 continenti (Europa, America Latina,

Asia, Africa), accolti dall’entusiasmo del pubblico che hanno presentato

le loro collezioni, trampolino di lancio nel mondo della moda.

Auto d’epoca e solidarietà

all’ANTICA SCUDERERIA

Un pomeriggio da aperitivo

Al

S O T TO Z E R O ,

“Il pub delle parole”,

situato a Fabrica

di Roma, una

frazione del viterbese

a 60 km dalla

Capitale, l’aperitivo

e il piano bar sono i pomeriggi che caratterizzano il locale.

Ideale per chi desidera bere accompagnando l’aperitivo con eccellenze

locali di ottima qualita' in un momento difficile come

questo dove bisogna rispettare le regole bisogna seguirle con

intelligenza e rigore, ma mai come ora bisogna adattarsi e non

mollare.

è la motivazione che spinge l’imprenditrice Pamela Lustrini,

donna forte e tenace, che in un piccolo paese, mantiene vivi i

luoghi di incontro come il suo “Sottozero” che, con un po di

anticipo mantiene vivo l’aperitivo anticipando, da serale a pomeridiano

rispettando le regole e le normative in atto.

Fabrica di Roma sorge a circa 300 mt. sul livello del mare,

sulle pendici orientali dei monti Cimini, in un territorio collinoso

e ricco di boschi. Via Falerina km 5600, Centro Commericiale

Faleri.

La dittatura degli algoritmi

sbanca nelle librerie

LAntica Scuderia capitanata dai titolari Ilaria Freddara e

Massimo Giannini, con un nuovo concetto di aggregazione

riesce a formulare eventi innovativi uno dei quali è stato

quello in cui sono sfilate fantastiche Auto d’epoca della Porticaro

Car Club le quali sono arrivati in scuderia con “I raqazzi speciali”

della Traiano Boxe.

La giornata, organizzata da Paola Zanoni, è stata impreziosita dalla

presenza di personaggi noti come il famoso virologo Prof. Giulio

Tarro, il quale ci ha dato una definizione più significativa relativa al

momento particolare che stiamo vivendo, la nota attrice Milena Miconi

che con il marito regista Mauro Graiani e la figlia Agnese hanno

fatto una passeggiata a cavallo e il conduttore di “Chef In Campo” Anthony

Peth ha apprezzato molto i piatti realizzati dalla padrona di casa

Ilaria Freddara, con sapori e tradizioni singolari.

All’Antica Scuderia si condivide la passione per i cavalli e per la natura

senza etichette.

Apoco meno di un anno dall’uscita “La dittatura degli algoritmi”

del giornalista e sociologo Antonio Murzio e

della giovanissima filosofa della scienza Chiara Spallino,

ha superato il traguardo delle mille copie vendute in libreria.

Il termine “algoritmo”, un tempo relegato nei soli manuali di matematica

prima e di informatica dopo, è entrato prepotentemente nel

lessico quotidiano. Gli algoritmi, ad esempio, determinano quali devono

essere le notizie e le informazioni che devono raggiungerci sullo

schermo del nostro device. Così come “intervengono” quando prenotiamo

un aereo o cerchiamo un ristorante tramite un'applicazione sul

nostro smartphone. I due autori spiegano con un linguaggio alla portata

di tutti, uno dei motivi che ha decretato il successo del libro edito da

Diarkos, come gli algoritmi impattano su ogni aspetto della nostra vita

quotidiana.


Giulia Cina giurata sportiva d' eccellenza

Italia Wedding Awards trionfo per Oggi Sposi

La campionessa

di Body building

Giulia Cima in

rappresentanza

della sua federazione

BBF di Gianpiero

Cedola, sempre

più richiesta fra le competizioni

internazionali,

giurata speciale in una

delle più prestigiose gare

di body Building la

storica Due Torri capitanata

egregiamente dal

presidente Thomas Visentin

che ha visto a

Perugia la grande competizione

con celebri campioni

e nomi importanti

del panorama sportivo mondiale. Proprio Giulia Cima in

questo momento di estrema difficoltà nel nostro Paese afferma

l’importanza dello sport ma anche quanto è importante

rispettare le regole del governo con rigore e

intelligenza. Mai come ora lo sport deve impegnarsi nel

rispetto di tutti.

Un evento unico

al mondo, sospeso

tra passato e

futuro, con oltre

100 persone in diretta

streaming vestiti in abiti

dei novecenteschi “Titanic

Style”. L’emergenza

Covid non ha fermato la

finale sarda dell’Italian Wedding

Awards, l’Oscar dei

matrimoni, il contest che

ha incoronato le eccellenze

regionali del professionisti

dell’industria delle

nozze: 15 campioni sardi,

uno per le diverse categorie

distinti per creatività,

unicità e professionalità

del settore dei fiori d’arancio

(fotografi, make up, hair stylist e cake desinger) che andranno

a sfidare, assieme alla sartoria Modolo di Orani vincitrice

del premio nazionale lo scorso anno, i loro colleghi

della penisola nella finale per il titolo nazionale che si terrà

nel febbraio prossimo in Puglia. Cinzia Murgia e Alessia

Ghisoni con la presenza straordinaria di Camelia Lambru si

ritengono soddisfatte dell’evento.

La cucineria non si ferma!

Eccellenza culinaria in epoca di Covid

Era il 2009 quando

tre amici, accomunati

dalla

passione per il

buon cibo, decidono di

aprire La Cucineria

all’Infernetto: uno di loro

è già un ristoratore

affermato, Michele Aprile,

deus ex machina di

Casa Novecento, Retro

e Accasadì.Trovata la

location, la progettazione

è stata affidata all’architetto

Luca Gasparini:

il risultato, tra la sala interna ed il patio con affaccio sul verde, è

il giusto compromesso tra il bistrot newyorchese e la brasserie parigina.

Il menù, realizzato con prodotti d’eccellenza ed in parte a km 0,

spazia dalla rivisitazione della cucina tradizionale romana, molto apprezzata

nel periodo invernale, a quella più mediterranea a base di

pesce in quello estivo: ricordiamo gli Scialatielli Cacio e Pepe alla

Giudia e gli Spaghetti Aglio e Olio con le Alici ed il Crumble al Timo

e Bottarga. La pizza è realizzata con lievito madre lievitato 48 ore ed

è cotta rigorosamente nel forno a legna.

I dolci sono il nostro fiore all'occhiello; uno tra tutti la Cheesekake di

Fichi e Nocciole. La cantina dei vini offre una scelta variegata, inserendo

di sovente etichette di nicchia, ponendo attenzione ai biologici.

La Cucineria: mangiar fuori, restando in famiglia in epoca di covid

considerata eccellenza culinaria Top Food!

L’Officina - Gelateria & Bakery

trionfa il nuovo gusto Lock Down

SStiamo vivendo

una fase epocale,

una storicità

del tutto nuova,

che sta considerevolmente

cambiando le nostre

abitudini ed il nostro stile

di vita. Da quest’analisi

nasce il gusto

LOCKDOWN: sostanzialmente

l’esigenza di

creare qualcosa di rappresentativo,

che ci u-

nisse tutti e che ci facesse

immedesimare in

una esperienza vissuta

dalla collettività. Proprio a sottolineare come nel periodo di isolamento

abbiamo riscoperto le abilità manuali, il saper fare, il valore

del cibo costruito da zero.

Per la formulazione di questa ricetta, il geniale Maestro Antonio

Scarfone è partito dalla ricerca dei prodotti di genere alimentare più

venduti durante il periodo del lockdown: lievito, farina e passata di

pomodoro, poi messi in relazione creando un gusto inedito, singolare:

per la prima volta parliamo di un SORBETTO AL LIEVITO

MADRE con aggiunta di farina e orzo, variegato con una terra di pomodori

secchi pralinati. è un gusto 100% regionale, e L’Officina a

Piazza dei Fumetti trionfa con “dolcezza”.


72

www.tornabuoniarte.it

senza titolo - anni 80 - smalto e acrilico su carta intelata - cm 160x190

Mario schifano

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

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Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


daniela borla

dal 4 al 10 dicembre 2020

“l’anima della città dialoga con una spiritualità propria”

“città con castello” - 2020 - tecnica mista su tela - cm 30 x 30

“L’artista Daniela Borla realizza le sue opere con una ricerca molto personale e originale tanto da comunicare al fruitore

emozioni continue. La serie di opere dal tema urbanistico, dall’evidente evoluzione narrativa, si sviluppa in un importante e

autonomo linguaggio pittorico scandito con profondo valore sull’esistenza umana. I suoi soggetti, intrisi di una propria identità,

si legano in modo costante a un simbolismo ricco di significato formale e di una dialettica pittorica unica che viene interpretato

con riflessione e maturità stilistica. Daniela Borla dimostra, con un evidente virtuosismo tecnico, una forte resa cromatica,

un’elaborazione notevole della stesura materica dell’acrilico su tela di canapa e una costante analisi della superficie. Le vedute

urbane, intrise di valori timbrici e di una struttura segnica dominante, evidenziano nell’opera un figurativo moderno

ricco di fantasia, d’innovazione e di grande impatto visivo. La metropoli, che si trasforma, che si scompone e che si ricompone

in un lirismo altamente emozionale, diviene protagonista assoluta nell’iter dell’ artista Daniela Borla raggiungendo risultati

di importante valore socio-umano.”

monia malinpensa (art director- Giornalista)

mostra a cura di monia malinpensa

referenze e Quotazioni presso la malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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O RA RIO G A LLERIA :D A LLE 10,30 A LLE 12,30 -16,00 A LLE 19,00


74

MOSTRE D’A R T E In I T

a cura di Silvana Gatti

ABAnO TERME (PD)

MuSEO VIllA BASSI RATHGEB

DAl: 17 OTTOBRE 2020

fInO Al: 5 A PRIlE 2021

6/900 DA MAGnAScO A fOnTAnA.

DIAlOGO TRA cOllEZIOnI

Questa mostra, promossa dal Comune di

Abano Terme, a cura di Virginia Baradel,

documenta le collezioni Rossi Rathgeb e

Merlini. La prima riflette i gusti dei collezionisti,

rivolto al ‘600-‘800 lombardo e bergamasco,

con sculture, argenti, arredi. La

collezione d’arte di Giuseppe Merlini è formata

da innumerevoli pezzi. Il percorso si

snoda in tre sezioni, ritratto, natura morta e

paesaggio. Il ritratto della sorella di Cesare

Tallone è a confronto con Donna e luna di

Renato Birolli del 1947 e La moglie di Picasso

di Enrico Baj del 1964. La modella in

Lo studio di Achille Funi del 1942 mostra

come l’eco del “Ritorno all’ordine” abbia riscoperto

la classicità. Il disegno di Modigliani

della collezione Merlini riflette il

purismo linearistico della scultura primitiva.

La Natura morta esalta i valori compositivi

della pittura, partendo dalla raffigurazione di

strumenti musicali del Baschenis, in un percorso

che va da Soffici, Severini, Tozzi, Melotti,

Guttuso, sino a Magnelli, Pirandello,

Dorazio, Romiti, Parmiggiani; si va dal sintetismo

cubista di Severini all’esuberanza

di Guttuso, sino all’ossatura spaziale astratta

resa con linee geometriche e partiture cromatiche

piatte. Si prosegue con i paesaggi

della collezione del Museo aponense dal

‘600-‘800, di Magnasco e Marini, Porta,

Ronzoni, Fidanza. Si va da Tosi e de Pisis

sino a Morlotti e Mandelli da un lato, Rho e

Radice dall’altro sino alle suggestioni di Valentino

Vago e Claudio Olivieri e allo spazio

senza traccia di pittura che affida alla tela

l’iniziativa della forma come in Fontana,

Bonalumi, Castellani. Infine le sculture di

Wildt e Fontana, che si accompagnano alla

Testa in terracotta di Casorati del 1919. Moretto

da Brescia a fianco di de Chirico, Baschenis,

Severini, Soffici, Melotti, Guttuso,

Parmiggiani o Dorazio. Magnasco e de Pisis,

Morlotti, Fontana.

BOlOGnA

MAST

DAl: 7 OTTOBRE 2020

fInO A GEnnAIO 2021

MAST PHOTOGRA PHY GRAnT

On InDuSTRY AnD WORK

InVEnTIOnS

Fondazione MAST propone due nuovi progetti

espositivi. La mostra del concorso fotografico

su industria e lavoro “MAST

Photography Grant on Industry and Work”,

dedicato ai talenti emergenti, presenta le

opere dei finalisti della sesta edizione:

Chloe Dewe Mathews, Alinka Echeverría,

Maxime Guyon, Aapo Huhta e Pablo López

Luz. I fotografi sono stati selezionati

tra quarantadue candidati e hanno sviluppato

un progetto inedito per la Fondazione

MAST. Durante l’apertura della mostra il 7

ottobre, nella PhotoGallery a cura di Urs

Stahel, verrà annunciato il vincitore dell'edizione

2020. I progetti di questa edizione

sono legati dall’attualità dei temi

affrontati e dalla molteplicità dei mezzi di

rappresentazione scelti. Nato nel 2007 per

sostenere la ricerca sull’immagine dell’industria

e del lavoro e dare voce ai nuovi talenti,

il MAST Foundation for Photography

Grant on Industry and Work consente ai

vincitori della borsa di studio di sviluppare

un progetto su industria e lavoro e di realizzare

una mostra con catalogo. Nel tempo

il concorso ha contribuito alla creazione di

una raccolta fotografica di artisti contemporanei

che fanno parte della storica collezione

di fotografia industriale della Fondazione

MAST, curata da Urs Stahel. “Inventions”

a cura di Luce Lebart, con la collaborazione

di Urs Stahel, allestita nella

Gallery/Foyer, espone fotografie d’archivio

prodotte in Francia tra il 1915 e il 1938 che

ricostruiscono la storia dell’innovazione in

questo paese. Immagini poco conosciute e

caratterizzate da un estremo rigore, testimoniano

vent’anni di ricerche e invenzioni,

prima ancorate alla guerra e alla difesa nazionale,

poi alla vita civile e domestica.

fERRARA

cASTEllO ESTEnSE

fInO Al: 27 DIcEMBRE 2020

TRA SIMBOlISMO E fuTuRISMO.

GAETAnO PREVIATI

In occasione del centenario della morte, Ferrara

ricorda Gaetano Previati con una mostra

organizzata dal Comune di Ferrara e dalla

Fondazione Ferrara Arte. L’esposizione documenta

il ruolo dell’artista nel rinnovamento

dell’arte italiana. Previati è un erede

della tradizione romantica, un interprete

delle poetiche simboliste ed un anticipatore

delle avan- guardie futuriste. Rappresentare

la luce, interpretare le suggestioni della musica,

dipingere il ritmo e il dinamismo, dare

forma agli stati d’animo, incuriosire l’osservatore

sono le parole d’ordine della ricerca

di Previati. La mostra si apre con un bozzetto

del dipinto Gli ostaggi di Crema del

1879, che vale a Previati la prima affermazione

pubblica. Ai temi storici si affiancano

i soggetti maudit, come testimoniano le Fumatrici

di oppio o la Cleo- patra. L’adesione

al divisionismo avviene con l’opera Nel

prato di Palazzo Pitti. La suggestione visiva

prodotta dalla radiazione solare è la chiave

di opere come Il Re Sole o La danza delle

Ore. Nel 1908 realizza per Alberto Grubicy

i pannelli decorativi per una sala musicale.

In Castello è proposto l’accostamento di due

tele, il pannello Armonia o Sinfonia, concesso

in prestito dal Vittoriale degli Italiani,

e una versione del Notturno. Grandi disegni,

dipinti e materiali inediti documentano il

progetto di trasferire in pittura le impressioni

teatrali. Trae ispirazione dalla storia d’amore

di Paolo e Francesca ed investe anche i generi

pittorici tradizionali, come nei dipinti a

tema religioso. Nei paesaggi, elimina i dettagli

per lasciare spazio al colore e alla luce,

come nel monumentale Colline liguri. Illustra

i Racconti di Edgar Allan Poe e I promessi

sposi manzoniani, evidenziando gli

stati d’animo dei protagonisti.


A l I A E fuORI cOnfInE

GEnOVA

APPARTAMEnTO DEl DOGE

PAlAZZO DucAlE

DAl: 8 OTTOBRE 2020

fInO Al: 24 GEnnAIO 2021

MIcHElAnGElO DIVInO ARTISTA

lEccO

PAlAZZO DEllE PAuRE

fInO Al: 10 GEnnAIO 2021

lA ScAPIGlIATuRA – unA GEnERA-

ZIOnE cOnTRO

luccA

fOnDAZIOnE RAGGHIAnTI

DAl: 3 OTTOBRE 2020

fInO Al: 6 GEnnAIO 2021

cIOnI cARPI – GIAnnI MElOTTI

Questa mostra, prodotta e organizzata da

Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

e dall’Associazione Culturale MetaMorfosi,

è a cura di Cristina Acidini con Elena

Capretti e Alessandro Cecchi. La mostra

documenta gli incontri che costellano la

biografia del maestro. L’artista fu in contatto

con personaggi d'alto rango dell'età

rinascimentale, in posizioni chiave nella

politica, nella religione, nella cultura. Michelangelo

ha frequentato due futuri pontefici

da giovinetti (Leone X e Clemente

VII, di stirpe medicea), servito sette papi,

ed intrattenuto rapporti diretti con mecenati

quali Lorenzo il Magnifico, i reali di

Francia, Francesco I di Valois e Caterina

de' Medici. Non si sposò né ebbe figli, ma

ebbe rapporti stretti con la famiglia d’origine.

A Roma si legò a Tommaso Cavalieri

e Vittoria Colonna, marchesa di

Pescara. Eccezionale la presenza in mostra

di due sculture in marmo di Michelangelo:

la Madonna della Scala (1490

circa), opera giovanile conservata in Casa

Buonarroti a Firenze; il Cristo redentore

(1514-1516), conservato nella chiesa di

San Vincenzo Martire a Bassano Romano

(Viterbo), imponente statua (h. 250 cm)

identificata venti anni fa con la prima versione

del Cristo redentore in Santa Maria

sopra Minerva a Roma, realizzato per

Metello Vari e altri cittadini romani: la

prima versione – ora a Bassano Romano

– fu abbandonata dal Buonarroti a causa

di una venatura del marmo, tuttora visibile

sulla guancia del Cristo. Inoltre,

esposti circa 60 tra disegni autografi e

fogli del carteggio di Michelangelo, delle

rime e altri scritti originali. Fra i disegni

importante la Cleopatra (1535), eseguito

per Tommaso Cavalieri, uno dei fogli realizzati

come opere grafiche di qualità,

concepite come doni privati ad amici.

Questa rassegna, curata da Simona Bartolena,

prodotta e realizzata da ViDi – Visit Different,

in collaborazione con il Comune di

Lecco e il Sistema Museale Lecchese, ripercorre

la storia della Scapigliatura, movimento

culturale sviluppatosi in Italia nella seconda

metà del XIX secolo. Esposte 80 opere, tra

pitture e sculture, dei suoi principali protagonisti,

quali Tranquillo Cremona, Daniele

Ranzoni, Giuseppe Grandi e dei loro seguaci,

per documentare gli aspetti di una tendenza

che nasce letteraria per poi approdare anche

nelle altre discipline. Il percorso approfondisce

le origini del movimento pittorico, con

opere di Giovanni Carnovali detto il Piccio,

di Federico Faruffini e degli altri “padri” del

nuovo stile, e documenta l’importante eredità

dell’esperienza scapigliata, che aprì la strada

alla ricerca dei futuri divisionisti, come ad

esempio Giuseppe Pellizza da Volpedo e Giovanni

Segantini. La Scapigliatura si è sviluppata

tra Lombardia e Piemonte, in un’Italia

da poco unificata in cui letterati, artisti e musicisti,

uniti dalla comune volontà di aprirsi

ai modelli europei e di condurre un’esistenza

anticonformista, portano la loro battaglia antiborghese

e bohémien, venata da forti contraddizioni.

Osservata oggi, la Scapigliatura

rivela una straordinaria modernità, assumendo

una valenza profondamente attuale: oltre

a porsi, negli atteggiamenti sovversivi, come

antefatto delle Avanguardie novecentesche,

anticipa le attitudini esistenziali e le scelte

espressive dell’età contemporanea. ViDi, in

accordo col Comune di Lecco, propone il biglietto

d’ingresso a prezzo speciale (€8,00

intero; €6,00 ridotto), certa che l’arte possa

trasmettere un messaggio di positività.

A Lucca, due mostre su Cioni Carpi e

Gianni Melotti documentano l’arte sperimentale

italiana tra gli anni Settanta e Ottanta

del secolo breve. La prima, a cura di

Angela Madesani, è dedicata a Cioni Carpi,

(Milano, 1923-2011), dal 1960 agli anni Ottanta.

Importanti le nove opere della Collezione

Panza di Biumo: testi e foto su carta

tra cui le Trasfigurazioni/Sparizioni (1966-

1974). Inoltre foto e composizioni con immagini

e disegni che documentano la statura

dell’artista, spesso performer delle sue opere

dai titoli surreali come quelle realizzate tra

il 1963 e il 1976, tra cui Lasciatemi vedere

una cellula viva del vostro cervello, dove

Carpi si autoritrae come clown, o le pitture

su tela degli anni Ottanta come Pontypridd

con stanza rossa del ciclo Le città distanti,

complesse utopie spaziali. Infine, le strisce

di iuta con applicate foto stampate su carta

o su stoffa e disegni, che propongono l’arazzo

in chiave contemporanea. La seconda

mostra, a cura di Paolo Emilio Antognoli,

presenta Gianni Melotti (Firenze, 1953), con

una trentina di lavori tra cui: 9,30/10,30,

opera d’esordio del 1975; Giallo (1979), installazione

site-specific con foto e testi ambientata

in un parcheggio; Gli angoli della

Biennale (1976), foto dedicate a Pier Luigi

Tazzi riferite ai Corners Portraits di Irving

Penn; Come as you are / Jacket and necktie

(1981), foto e film super8 in loop sul rapporto

di coppia; la dia-proiezione di Uovo

fritto (1980) per la piazza fiorentina di Santo

Spirito; Ritratti nella rete (1982), polaroid

scattate agli amici mascherati con una calza

a rete, in cui si teorizza il network come arte

prima dell’avvento del personal computer;

la serie di videografie Foto fluida (1983);

Pelle/Pellicola (1987-1989), lavori in silicone

trasparente, sul rapporto tra opera e

cornice.


76

MOSTRE D’A R T E In I T

MIlAnO

GAllERIE D’ITAlIA

DAl: 30 OTTOBRE 2020

fInO Al: 21 MARZO 2021

GIAnBATTISTA TIEPOlO

MOnTEVARcHI(AR)

PAlAZZO DEl PODESTà

DAl: 25 OTTOBRE 2020

fInO Al: 31 GEnnAIO 2021

OTTOnE ROSAI

PADOVA

cEnTRO SAn GATEAnO

DAl: 10 OTTOBRE 2020

fInO All’ 11 APRIlE 2021

VAn GOGH – I cOlORI DEllA VITA

Le Gallerie d’Italia festeggiano i 250 anni

dalla scomparsa di Giambattista Tiepolo, artista

che ha lasciato a Milano cicli di affreschi,

da Palazzo Archinto a Palazzo Clerici

e a Palazzo Casati Dugnani. La rassegna,

realizzata da Intesa Sanpaolo con le Gallerie

dell’Accademia di Venezia, celebra il pittore:

il lavoro alla corte di Dresda, gli “effetti

speciali” del Palazzo di Würzburg, le decorazioni

per Carlo III a Madrid, dove si

spense il 27 marzo del 1770. Esposte una

quarantina di opere del maestro, a confronto

con altri grandi del suo tempo. Curata da

Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti

con il coordinamento di Gianfranco

Brunelli, la mostra presenta i dipinti mitologici

giovanili e opere sacre come il Martirio

di San Bartolomeo, i cicli di tele creati per i

palazzi della nobiltà veneziana e affreschi

come quelli per la Basilica di Sant’Ambrogio

e per Palazzo Gallarati Scotti di Milano.

Disegni e bozzetti svelano creazioni che destano

meraviglia: dal Banchetto di Antonio

e Cleopatra dipinto per il veneziano Palazzo

Labia agli affreschi per la residenza del principe

vescovo Carlo Filippo di Franconia a

Würzburg, in Baviera. Se Milano proietta

Tiepolo in una dimensione internazionale, in

Germania e in Spagna l’artista collabora con

i figli, in particolare in Giandomenico. Insieme

stupiscono i committenti per fantasia,

tecnica e velocità, passando dalla corte di

Dresda al Palazzo Reale di Madrid, dove dipingeranno

la grandiosa Apoteosi della Monarchia

Spagnola. La mostra si chiude con

un confronto tra padre e figlio: San Francesco

riceve le stimmate di Giambattista

(Museo del Prado, Madrid) dialoga con

Abramo e gli angeli di Giandomenico (Gallerie

dell’Accademia, Venezia), in mezzo a

una serie di Teste di carattere realizzate da

entrambi.

Nel centenario (1920) della prima personale

fiorentina di Rosai, Montevarchi gli dedica

una mostra, riproposta dopo il fermo per

l’emergenza covid-19. Ottone Rosai (Firenze

1895 – Ivrea 1957), interpretò le novità

del suo tempo alla luce dell’arte del Tre

- Quattrocento toscano. La mostra è a cura

del prof. Giovanni Faccenda, curatore del

catalogo generale delle sue opere. Esposte

cinquanta opere, per metà disegni e altrettanti

oli, del periodo tra il 1919 e il 1932,

provenienti da collezioni private, sia note

che inedite, emerse dalle ricerche che il prof.

Faccenda ha condotto nelle collezioni di chi,

in Toscana ma non solo, ebbe rapporti con

Rosai o con i suoi galleristi ed eredi. «Una

delle maggiori peculiarità di questa esposizione

pubblica – anticipa il professor Faccenda

– deriva dalla riscoperta di una decina

di capolavori assoluti di Rosai degli anni

Venti e Trenta, tutti provenienti da una raccolta

privata romana, presenti alla mostra di

Palazzo Ferroni, a Firenze, nel 1932, e documentati

nel primo volume del Catalogo

Generale Ragionato delle Opere di Ottone

Rosai (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano,

2018), da me curato. Accanto ad essi,

le eccellenze più note di un periodo – quello

fra le due guerre (1918-1939) – che rappresenta

l’aristocrazia della pittura e del disegno

di Rosai. Vi si aggiunga la volontà di

superare una lettura esegetica ormai antiquata

e limitata dell’opera di questo Maestro

fra i maggiori del Novecento, sovente priva

dei necessari riferimenti culturali che vi si

debbono cogliere (Dostoevskij, Campana e

Palazzeschi, fra gli altri) e di una riflessione

filosofica che tenga conto delle affinità con

il pensiero di Schopenhauer e il pessimismo

cosmico di Leopardi.»

è dedicata a Vincent van Gogh (Zundert,

1853 – Auvers-sur-Oise, 1890) la grande

mostra al Centro San Gaetano di Padova, a

cura di Marco Goldin, che presenterà al

pubblico 125 opere, di cui 78 del solo van

Gogh e le altre di artisti che hanno intrecciato

il loro percorso creativo con quello

del pittore olandese, tra cui Delacroix,

Courbet, Millet, Hiroshige, Kunisada, a

volte direttamente come Seurat, Pissarro,

Signac, Guillaumin, Bernard e naturalmente

Gauguin. A questi si aggiunge Francis

Bacon, di cui saranno esposte tre tele,

per indicare come la figura di van Gogh sia

stata di ispirazione anche per i grandi autori

del Novecento. Cinque le sezioni della mostra

(Il pittore come eroe; Gli anni della

formazione. Dalla miniera di Marcasse

all’Aia; Da Nuenen a Parigi. Un colore che

cambia; Un anno decisivo, 1888; Di lune e

nuvole. Van Gogh e la fine del suo viaggio),

attraverso le quali il visitatore potrà

entrare nell’atmosfera dei paesaggi agresti

dipinti dal pittore olandese e conoscere i

personaggi della sua inquieta esistenza,

come l’Arlesiana. La mostra si propone

come la più grande esposizione mai organizzata

in Italia dedicata a van Gogh, di cui

verranno ricostruite e raccontate le vicende

di vita e d’arte. La mostra – promossa da

Linea d’Ombra e dal Comune di Padova e

con la collaborazione del Kröller-Müller

Museum e del Van Gogh Museum – verrà

accompagnata dal libro di Marco Goldin

Vita di van Gogh attraverso le lettere, edito

da La nave di Teseo. Tra i capolavori in

mostra L’Autoritratto con il cappello di feltro,

Il seminatore, Il postino Roulin, L’Arlesiana.


A l I A E fuORI cOnfInE

PARMA

PAlAZZO TARAScOnI

fInO Al: 30 MAGGIO 2021

lIGABuE E VITAlOnI.

DARE VOcE AllA nATuRA

La mostra di Antonio Ligabue inaugura il

nuovo spazio espositivo di Palazzo Tarasconi,

con 83 dipinti e 4 sculture di uno

degli autori più originali del Novecento

italiano e si completa con la sezione di 15

opere plastiche di Michele Vitaloni che

condivide con l’artista di Gualtieri una

particolare empatia verso il mondo naturale

e animale. Di Ligabue colpiscono gli

autoritratti, che riflettono una condizione

umana di angoscia, di desolazione e di

smarrimento; il suo volto esprime dolore,

fatica, male di vivere; ogni relazione con

il mondo pare essere stata per sempre recisa,

quasi che l’artista potesse ormai solo

raccontare, per un’ultima volta, la tragedia

di un volto e di uno sguardo, che non si

cura di vedere le cose intorno a sé, ma che

chiede di essere guardato, anche solo fugacemente.

L’esposizione, ideata e realizzata da Augusto

Agosta Tota, Marzio Dall’Acqua e

Vittorio Sgarbi, organizzata dal Centro

Studi e Archivio Antonio Ligabue di Parma,

promossa dalla Fondazione Archivio

Antonio Ligabue di Parma, inserita nel calendario

d’iniziative di Parma Capitale Italiana

della Cultura 2020+21, con Fidenza

Village come partner ufficiale dell’iniziativa

e QN Quotidiano Nazionale come

media partner, analizza i temi caratteristici

della sua parabola artistica, dagli autoritratti,

ai paesaggi, agli animali selvaggi e

domestici. Il percorso continua poi sul territorio

con ‘Leopardo su roccia’ all’interno

di Fidenza Village.

PARMA

lA nuOVA PIlOTTA

DAl: 14 nOVEMBRE 2020

fInO Al: 14 fEBBRAIO 2021

l’OTTOcEnTO E Il MITO DI cORREGGIO

Questa mostra illustra il senso della rimozione

delle opere dagli edifici sacri da cui

provengono. Intorno ai quattro capolavori

del Correggio – La Madonna con la scodella

e la Madonna di San Girolamo più le due tele

provenienti dalla Cappella del Bono, la mostra

documenta la produzione ottocentesca

del Ducato. Dopo il 1815 il Palazzo della Pilotta

accolse il patrimonio artistico che doveva

essere ricomposto. I lavori di ampliamento,

affidati agli architetti Nicolò Bettoli

e Paolo Toschi, iniziarono nel 1821 per finire

nel 1838. Ad unire il maestro rinascimentale

e i capolavori ottocenteschi è Paolo Toschi,

incisore, architetto e direttore dell’Accademia

delle Belle Arti, che destinò le due pale

e le due tele a strumento d’esercizio per gli

allievi dell’Accademia. Toschi aveva diffuso,

con le incisioni su rame, l’opera di Correggio

in tutta Europa. Molte opere sue e dei suoi

allievi sono in mostra, a confronto con gli

originali. La sua visione dell’arte, come quella

di Maria Luigia, risentiva di un gusto neoclassico

di ascendenza imperiale, aperta al

gusto romantico. In mostra, una monumentale

Silvia e Aminta, opera di Francesco Scaramuzza.

Più vicini al gusto romantico sono

i due Rebel acquistati da Maria Luigia, le due

tele di Giuseppe Molteni, mentre l’opera di

Ferdinando Storelli documenta l’estetica della

scuola parmense di pittura di paesaggio.

La committenza luigina annoverava anche la

pittura religiosa, tra cui il S. Giovanni Battista

di Francesco Scaramuzza e il David con

la testa di Golia di Enrico Barbieri. Si passa

poi alle tele orientaliste di Alberto Pasini, seguite

dalle opere di Cecrope Barilli e Amedeo

Bocchi. Per decisione del Direttore Simone

Verde, questa mostra si trasformerà in

sezione definitiva della pinacoteca della

Nuova Pilotta.

ROMA

MuSEI cAPITOlInI

SAlE ESPOSITIVE DI PAlAZZO

cAffAREllI

fInO Al: 10 GEnnAIO 2021

Il TEMPO DI cARAVAGGIO.

cAPOlAVORI DEllA cOllEZIOnE

DI ROBERTO lOnGHI

Questa mostra, curata da Maria Cristina

Bandera, racconta l’arte di Michelangelo

Merisi, detto il Caravaggio, e della sua

cerchia, documentando le ricerche di Roberto

Longhi nel cinquantenario della

scomparsa. In mostra un capolavoro, il

Ragazzo morso da un ramarro. L’opera,

databile 1596-1597, colpisce per la reazione

al dolore fisico e alla sorpresa, resa

nella contrazione dei muscoli facciali e

nella contorsione della spalla. Nella prima

sala, è esposto un disegno a carboncino

della figura del ragazzo, firmato

dallo stesso Longhi, che è stato anche un

grande collezionista. Nella sua dimora

fiorentina, la villa Il Tasso, sede della sua

Fondazione, ha raccolto opere dei maestri

di tutte le epoche. Quattro tavolette

di Lorenzo Lotto e due dipinti di Battista

del Moro e Bartolomeo Passarotti aprono

la mostra documentando il manierismo

lombardo e veneto. Esposto Il Ragazzo

che monda un frutto, copia antica da Caravaggio.

A seguire, dipinti degli artisti

che nel secolo XVII sono stati da lui influenzati.

Tra questi, Carlo Saraceni, Angelo

Caroselli, Guglielmo Caccia detto Il

Moncalvo, Domenico Fetti, Pier Francesco

Mazzucchelli, detto il Morazzone.

Tra i capolavori del primo caravaggismo,

tele di Jusepe de Ribera, Battistello Caracciolo,

Valentin de Boulogne e non solo.

Presenti anche artisti fiamminghi e

olandesi. Notevoli due capolavori di Mattia

Preti – che contribuì a mantenere fino

a fine ‘600 la tradizione caravaggesca –

e infine due tele di Giacinto Brandi.


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MOSTRE D’A R T E In I T

ROMA

cHIOSTRO DEl BRAMAnTE

fInO All’ 11 APRIlE 2021

BAnKSY

Dai muri di Bristol, Venezia, Gerusalemme,

New York al Chiostro rinascimentale di Donato

Bramante. L’ironia di Banksy porta a

Roma la protesta per immagini del misterioso

street artist che ha conquistato il mondo

con le sue opere intrise di denuncia sociale

e di una visione della realtà personale

e dissacrante. Dai ratti – un sorta di autoritratto

della figura dello street artist, vandali

armati di vernice e pennelli, che escono dalle

tane per unirsi al grande zoo dell’umana

quotidianità – agli scimpanzé – che l’artista

colloca in parlamento o traveste da regina

Elisabetta II – le sale del Chiostro si popolano

di tematiche sociali che spaziano dalla

guerra alla povertà, dalla globalizzazione al

consumismo, dalla politica all’ecologia, seducendo

i visitatori. Come nel caso della serigrafia

Christ with Shopping Bags, dove tra

le mani di un Cristo crocifisso si scorgono

sacchetti stracolmi di regali di Natale, a denunciare

la natura effimera del Natale di

oggi. Al consumismo rimandano anche i

progetti grafici multipli, evoluzione della

pop-art di Andy Warhol, come la serigrafia

a colori su carta del 2005 Soup Cans: Violet

Cherry Beige. Banksy sceglie l’anonimato

per sfuggire alla polizia e tutelarsi visto lo

sfondo satirico delle sue opere che maneggiano

argomenti sensibili, dall’etica alla politica,

o ancora per non inquinare la percezione

della sua identità e delle sue opere.

La mostra al Chiostro permette di cogliere

la profondità dei lavori di Banksy, in quella

capacità dell’artista di appropriarsi di simboli

e immagini per reinterpretarli, trasformandoli

in icone sempre attuali. L’artista

sostituisce alle bombe mazzi di fiori invitando

a riflettere su come la speranza sia ancora

possibile, parlando al cuore con opere

come Girl With Balloon, la bambina triste

con il palloncino rosso a forma di cuore, alla

quale il Chiostro dedica un’intera sala.

TORInO

MuSEO DI ARTI DEcORATIVE

AccORSI-OMETTO

DAl: 7 OTTOBRE 2020

fInO Al: 31 GEnnAIO 2021

cROnAcHE DAll’OTTOcEnTO

lA “VITA MODERnA” nEllE OPE-

RE DI cARlO BOSSOlI E nEllE fO-

TOGRAfIE DEl SuO TEMPO

Questa mostra rende omaggio al XIX secolo,

a cura di Sergio Rebora con la collaborazione

di Daniela Giordi, per la sezione

fotografica, che pone a confronto le

sfaccettature della vita moderna dell’Ottocento

attraverso la pittura di Carlo Bossoli

e la fotografia storica, documentando

l'evoluzione dei costumi e del modo di vivere.

Durante l'Ottocento il dialogo tra

pittura e fotografia ha trasformato la fruizione

delle arti visive: la fedeltà della fotografia,

la sua rapidità esecutiva e serialità

del processo di riproduzione, hanno

portato il pubblico a una diversa lettura

della realtà. Nei primi decenni di diffusione

della fotografia, nata nel 1839, la

commistione tra le due arti portò a una

raffigurazione verista del paesaggio e

della vita che in esso si svolge, coinvolgendo

vedutisti da un lato e pittori di genere

dall’altro. In tal senso, Carlo Bossoli

risulta un personaggio emblematico: determinante

il suo ruolo di cronista del

proprio tempo, svolto in parallelo con la

nascita e la diffusione della fotografia in

tutta Europa, come documentato da una

lunga tradizione di studi, condotti da parte

di storici dell'arte come Ada Peyrot, autrice

del catalogo ragionato di Bossoli,

Franca Dalmasso, Rosanna Maggio Serra

e Pier Giorgio Dragone. Esposte una novantina

di opere, tra dipinti e fotografie,

provenienti da collezioni private, come la

Collezione Litta di Vedano al Lambro

(Milano), e da prestiti di istituzioni pubbliche,

tra cui il Museo del Risorgimento

di Torino, la Galleria d’Arte Moderna di

Torino, l’Archivio di Stato di Torino, il

Museo Vincenzo Vela di Ligornetto, il

Museo del Risorgimento di Milano e i

Musei Civici di Varese.

TREVISO

MuSEO nAZIOnAlE cOllEZIOnE

SAlcE, cHIESA DI SAnTA MAR-

GHERITA, cOMPlESSO DI SAn

GAETAnO, MuSEI cIVIcI DI SAn-

TA cATERInA

DAl: 6 nOVEMBRE 2020

fInO Al: 30 SETTEMBRE 2021

REnATO cASARO

A Treviso, con una grande mostra in tre

diverse sedi cittadine (dal 6 novembre

2020 al 30 settembre 2021 presso nuovo

Museo Nazionale Collezione Salce, che

per l’occasione apre nella ritrovata

Chiesa di Santa Margherita, affiancando

così l’altra sede del medesimo Museo;

dal 6 novembre 2020 al 30 settembre

2021 al Complesso di San Gaetano; dal

6 novembre 2020 al 28 febbraio 2021

pressi i Musei Civici di Santa Caterina),

il Mibact tramite la Direzione Regionale

Musei Veneto, il Comune di Treviso,

con la Regione del Veneto, rendono

omaggio a Renato Casaro (Treviso, 19-

35). Ovvero a colui che è considerato

come l’ultimo dei grandi cartellonisti

capaci di trasporre l’anima di un film in

un manifesto, senza utilizzare la foto di

un personaggio o di un scena ma disegnandola.

Il tutto mentre il film era ancora

in lavorazione, potendo contare

solo su qualche foto di scena. A curare

la mostra e il catalogo sono Roberto

Festi e Eugenio Manzato, con Maurizio

Baroni, tre specialisti del settore che

hanno selezionato dall’enorme archivio

di Casaro testimonianze di un percorso

durato oltre 50 anni. La mostra documenta

170 film, dei mille e più per i

quali egli lavorò, con oltre un centinaio

di pezzi selezionati e restaurati per l’occasione.


A l I A E fuORI cOnfInE

fRAncIA - lIOnE

MuSÉE D’ORSAY

DAl: 10 nOVEMBRE 2020

fInO Al: 14 fEBBRAIO 2021

lE ORIGInI DEl MOnDO.

l’InVEnZIOnE DEllA nATuRA nEl

OTTOcEnTO

L’Ottocento ha conosciuto lo sviluppo

delle scienze naturali. I viaggi di esplorazione

rivelano la diversità del mondo e la

varietà delle specie viventi; la geologia

scopre antichità della Terra e le sue trasformazioni

nel tempo; lo studio dei fossili rivela

l’antichità della vita e l’esistenza di

specie scomparse. Nel 1854, i dinosauri

del Crystal Palace di Londra vengono

esposti in un Jurassic Park ante litteram.?

Darwin e i suoi seguaci indagano le origini

dell’uomo, i suoi legami con gli animali e

con il suo stesso essere animale in un

mondo ormai compreso come un ecosistema.

Questi cambiamenti nel campo delle

scienze, insieme ai dibattiti pubblici che

attraversano il secolo, influenzano gli artisti.

L’iconografia della scimmia riflette

l’imbarazzo nei confronti dei nostri antenati

poco aggraziati e la ricerca dell’«anello

mancante». L’estetica simbolista

della metamorfosi si popola di mostri e di

ibridi, di centauri, minotauri, sirene e chimere.

Con i Kunstformen der Natur di Haeckel,

la Natura diventa artista. Il mondo

infinitamente piccolo, la botanica e gli

abissi ispirano le arti. Lo stile Liberty e il

Simbolismo attestano il fascino per le origini

della vita, l’ontogenesi e la filogenesi:

forme unicellulari, animali marini o embrionali

si insinuano dentro universi indefiniti,

nei meandri della maternità. Il Museo

d’Orsay organizza, in partenariato con

il Museo Nazionale di Storia Naturale di

Parigi, una mostra a metà strada tra arte e

scienza, che ripercorre i temi di tali interrogativi

e stabilisce un parallelismo tra le

principali scoperte scientifiche e i loro prodotti

nell’immaginario. La mostra è organizzata

dai musei d'Orsay e dell'Orangerie

di Parigi con il Museo delle Belle Arti di

Montreal in Canada, dove sarà esposta dal

13 marzo al 27 giugno 2021.

SVIZZERA - MEnDRISIO

MuSEO D’ARTE

DAl: 27 SETTEMBRE 2020

fInO Al: 31 GEnnAIO 2021

AnDRè DERAIn SPERIMEnTATORE

cOnTROcORREnTE

Questa mostra è dedicata ad André Derain,

protagonista della rivoluzione artistica dell’inizio

del XX secolo, un’icona dell’arte del

Novecento. Amico di Picasso, Matisse, Braque,

Giacometti, Derain è stato l’erede dell’Impressionismo,

l’iniziatore della pittura

Fauve e uno dei padri del Cubismo, nonché

il precursore del Ritorno al Classicismo. Ad

inizio Novecento, una manciata di artisti

cambiò completamente il modo di vedere

l’arte. Tra i massimi innovatori ci furono

Derain e Matisse, che dipinsero insieme i

paesaggi di mare a Collioure, nel Sud della

Francia, dando vita tra il 1905 e il 1910 al

fauvismo, definito gruppo dei “Selvaggi”, a

causa dei vivaci colori che caratterizzavano

le loro opere. A partire dal 1910, Derain e

Picasso collaborarono tra di loro. Fu Derain

a introdurre Picasso nel mondo dell’arte

africana e con Derain Picasso fece i primi

passi verso il Cubismo. Il Cubismo ebbe origine

da Georges Braque, oltre che da Derain

e Picasso. Anche Giacometti apprezzò l’opera

di Derain, per via della sua capacità di

cambiare stile rifacendosi alla tradizione

dell’arte antica. Derain rimase sempre fedele

alla pittura figurativa, e trovò ispirazione

dall’arte greca e romana, su su fino ai grandi

maestri dell’Ottocento. Alla morte del maestro,

fu Giacometti ad aiutare i famigliari a

salvare decine di sculture di Derain. La mostra

esplora i principali aspetti della ricerca

di Derain, al fine di rivalorizzare le qualità

della sua produzione fra le due guerre e fino

alla sua morte. Sono documentate l’evoluzione

e le sperimentazioni nei vari generi

pittorici, passando poi alla scultura. Una sezione

mette in luce la sua passione per il teatro

attraverso disegni, bozzetti e documenti

fotografici.

u.S.A. - nEW YORK

THE DRAWInG cEnTER

DAl: 7 OTTOBRE 2020

fInO Al: 17 GEnnAIO 2021

100 DRAWInGS fROM nOW

A New York una mostra racconta la pandemia.

Da Maurizio Cattelan a William Kentridge,

i più grandi artisti contemporanei

affrontano la pandemia di Covid nei loro disegni.

Tra i nomi presenti, figurano Michael

Armitage, Ed Atkins, Rina Banerjee, Maurizio

Cattelan, Francesco Clemente, Torkwase

Dyson, William Kentridge, Annette

Messager, Giuseppe Penone, Raymond Pettibon,

Mika Rottenberg, Rirkrit Tiravanija.

Obiettivo dell’esposizione è quello di gettare

uno sguardo sulla produzione artistica di un

periodo molto difficile che ha prodotto una

crisi sanitaria e una crisi economica, ma ha

anche segnato la rinascita di un certo tipo di

attivismo, soprattutto negli Stati Uniti, intenzionato

a sistemare i problemi derivanti dal

razzismo del sistema e dall’ingiustizia sociale.

I lavori sottolineano dunque l’urgenza,

l’intimità e l’universalità del linguaggio del

disegno durante i momenti di isolamento e

sconvolgimento delle ultime settimane.La

mostra, curata da Claire Gilman, nasce da

un’idea che ha preso forma già ad aprile e

che Gilman ha sviluppato assieme ai colleghi

Rosario Güiraldes e Isabella Kapur e alla

direttrice del Drawing Center, Laura Hoptman.

I temi che la mostra affronta sono diversi:

lo spazio domestico, l’intimità, la solitudine,

la malattia, la violenza, la tecnologia.

Tutte le opere in mostra sono state donate

al Drawing Center che, il prossimo 4

ottobre, le metterà in vendita al fine di ricavare

fondi per il museo. Immagine: Rachel

Harrison Singer and Three Ballerinas, Four

(2020; matite colorate, acquerello, acrilico,

inchiostro e pastelli su carta, 35,6 x 43,2 cm).

Courtesy dell’artista e di Greene Naftali,

New York, © Rachel Harrison, foto di Elizabeth

Bernstein.


80

www.tornabuoniarte.it

“Forte dei Marmi” - 1960 - olio su cartone telato - cm 50x70

Ardengo soffici

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MOSTRA D'ARTE DI NATALE

DAL 12 AL 23 DICEMBRE 2020

RO SSAN A CH IAPPO RI-LU ISA PICCO LI

BIAN CA SALLU STIO -SÈLIN E

RO SSAN A CH IAPPO RI

TesticriticidiM onia M alinpensa

(A rt D irector -G iornalista)

LU ISA PIC C O LI

"Ilbosco delle fate" -2015 -tecnica m ista

O lio e collage in tessuto -cm 68,5 x 56

BIA N C A SA LLU STIO

“C ardiselvaticisu un lago alpino” -2011

O lio su tela -cm 60 x 50

“L’originale accostamento

della stoffa

con la pittura si

rallegra di un’armonia

coloristica

assoluta e di un’atmosfera

fiabesca

che supera la realtà

per approdare

ad una dimensione

di grande animazione.

La struttura

ben controllata, il

colore carico di e-

motiva e la solennità

della materia

ad olio su tela hanno

un ruolo fondamentale

all’interno

dell’opera, quasi e-

sclusivo.

“In un clima di sorprendente

fervore

fantasioso e assoluta

originalità di narrazione,

le opere dell’artista

Bianca Sallustio

testimoniano i

valori più profondi

dell’esistenza umana

con un linguaggio

pittorico ben preciso

e distinguibile. è una

descrizione che va

al di là della stesura

formale, perché l’ampiezza

di sentimento

acquista nell’opera

un senso di profonda

essenza emozionale

e di pura coscienza”.

“L’intensità straordinaria

del sentimento

viene mirabilmente

espressa ed esaltata

dal modo di dipingere

dell’Artista Luisa

Piccoli che è senza

ombra di dubbio

capace di definire il

suo percorso con

un’impegnata scansione

figurale. èun’arte

che riflette il suo

moto interiore dell’animo

e che si fonde

in un ricorrente a-

spetto socio-umano

ricco di valori e di contenuti”.

“L’artista, Sèline, ci offre

panorami suggestivi e

incantevoli, dove gli alberi

protagonisti assoluti

nella sua opera, sono

intrisi di un’originalità interpretativa

unica. Le dissolvenze

dei chiaroscuri

e gli effetti delle luci e

delle ombre regalano al

soggetto intense sensazioni

e vibrano di grande

empito emozionale. Ricche

sfumature cromatiche,

ben ritmate tra loro,

si vestono di un vigore

figurativo del tutto rinnovato

e personale”.

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

“End” -2018 -Tecnica nm ista su carta -cm 50 x 70

SÈLIN E

“W ar ofthe trees” -2020

Tecnica m ista su carta fotografica -cm 29,4 x 20,8

mostra a cura di monia malinpensa

referenze e Quotazioni presso la malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

O RA RIO G A LLERIA :D A L M A RTED I A L SA BATO D A LLE 10,30 A LLE 12,30 -16,00 A LLE 19,00


94

“Le tele sono strade

da percorrere, da

vivere,

un’esperienza da

raccontare,

come di ritorno da

un viaggio...”

L’arte è luce:

Beatrice Lipari

di Domenico Chirico

Beatrice Lipari è un giovane avvocato con una

spiccata passione per l’arte. La contraddistinguono

la sua eleganza innata, la bellezza e la sua

sottile autoironia. Esprime la sua creatività di

getto, sulla tela come su un foglio bianco, come

ad imprimere emozioni ed energia.

Dal tratto geniale, scorre la

tela con le mani, come per sentirne

il battito, ed attribuisce ad

“Starlight” - cm 100 x 70 ogni opera una colonna sonora.

Affascinante artista moderna, libera

e sicura di sé, fonde con

abilità colori ad olio, acrilico,

senza utilizzare tecniche pittoriche definite, ma innovative,

come l’impiego di una paletta da dolce in Sheffield, che dà

un tocco romantico alle sue performance artistiche. Le sue

opere indagano l’animo umano, senza tralasciare l’impronta

profonda dei paesaggi, dei ritratti e delle fantasie astratte.


“Arizona” - cm 80 x 60 “Sakura” - cm 100 x 70

L’avvocato dal tratto geniale

“Déjà vu - cm 70 x 50

Parioliarte@gmail.com


9

abiennale d’arte

internazionale

a montecarlo

12-13 GiuGno 2021

pittura, scultura, mosaico, ceramica, bassorilievi, incisioni, Grafica,

acQuerello, fotoGrafia e opere realizzate al computer.

La Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia organizza la 9° Biennale d’Arte internazionale a Montecarlo 2021, affiancata da

una giuria composta da critici d’arte, collezionisti, giornalisti, editori, fotografi, artisti e galleristi, vengono selezionati con scrupolosità,

impegno e professionalità, artisti nel vasto panorama artistico a livello internazionale. è una manifestazione d’arte di

grande risonanza e di importante livello artistico culturale grazie anche alla vasta pubblicità che viene fatta su diverse riviste internazionali

specializzate nel settore. Si può partecipare o per il tema libero o per quello fisso. Dieci artisti per il Tema Fisso verranno

premiati, durante il vernissage, con un trofeo realizzato appositamente per l’occasione. La Biennale è patrocinata

dall’Ambasciata Italiana nel Principato di Monaco. L’esposizione delle opere selezionate, una per ogni artista, si terrà a Montecarlo

il 12 e 13 Giugno 2021 nelle sale Theatre dell’Hotel Metropole.

tema libero e tema fisso:

“l’arte in viaGGio alla scoperta dell’ambiente”

Il cambiamento climatico, il riscaldamento globale, le alluvioni in aumento, la siccità e il mare, con più plastica che pesci, sono i

disastri ambientali che purtroppo stiamo vivendo e subendo con tutte le serie conseguenze che ne derivano. Il rischio di estinzione

per alcune specie animali, i carboni, i petroli, i gas, i mari che stanno diventando più caldi e più acidi, i ghiacciai che

stiamo perdendo e la plastica da eliminare, tutto questo è una vera e propria minaccia. Il nostro pianeta sta bruciando e neanche

così lentamente come pensiamo. Si è realisti e non catastrofisti è questo il messaggio del tema fisso, il rapporto tra uomo e

ambiente con le sue varie problematiche ma anche con la sua immensa bellezza. Da parte degli artisti, con il loro viaggio nella

natura e soprattutto con la loro sensibilità, vedremo lo sforzo, l’ideazione e la voglia di migliorare e cambiare le condizioni ambientali

per ritornare a sperare. Le opere, intrise di unicità ed originalità, si fonderanno in profondi stati d’animo emozionali e

suggestive sensazioni, indice di un fare arte sincero, Impegno e libertà creativa si esprimeranno in merito per sprigionare l’essenza

dell’uomo-artista.

con il patrocinio dell’ambasciata italiana nel principato di monaco

madrina d’onore alla 9° biennale d’arte l’artista rabarama.

TROFeO ReALIzzATO DAL MAeSTRO

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Piero Masia

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