Con la mente e con il cuore

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Il volume celebra la vita del giornale Il Nuovo Diario Messaggero che, a 120 anni dalla sua nascita, è ancora uno strumento di lettura della realtà, di approfondimento e di dialogo.

La penna è la lingua dell’anima

L’ingegnoso idalgo don Chisciotte della Mancia di Michele

Cervantes di Saavedra tradotto da Bartolomeo Gamba ed ora

riveduto da Francesco Ambrosoli. Edizione illustrata, Milano,

presso l’editore Andrea Ubicini, 1841, vol. II, p. 145.

Pensare col cuore e scrivere colla testa

Carlo Dossi, Note azzurre, a cura di Dante Isella con un

saggio di Niccolò Reverdini, Milano, Adelphi Edizioni, 1964, p.

115, n. 1779.

Un buon giornale è segno di una comunità viva, una

comunità viva esprime un buon giornale. Si può allora

dire che giornale e comunità camminano insieme ed

insieme crescono

Don Francesco Giacometti, Convegno diocesano. Un

giornale, una comunità per crescere insieme, 7/8 gennaio 1989.

Convento cappuccini - Imola, Imola, s.e., [1989].



Con la mente e con il cuore

Dall’Eco a Il Nuovo Diario Messaggero

120 anni di storia del giornale della città

e Diocesi di Imola

(1900-2020)

a cura di

Andrea Ferri, Stefano Salomoni, Alves Marchetti,

Francesco Arus, Giovanni Baistrocchi, Patrizia Brunori,

Giacomo Casadio, Giulia Cavina, Matteo Pirazzoli,

Michela Ricci, Davide Santandrea

EDITRICE IL NUOVO DIARIO MESSAGGERO


ISBN 978-88-32256-23-9

© 2020 Editrice Il Nuovo Diario Messaggero - Via Emilia, 77 - 40026 Imola (Bo)

Tel. 0542 22178 - Fax 0542 29804 - www.nuovodiario.com - info@nuovodiario.com

È vietata la riproduzione non espressamente autorizzata anche parziale o a uso interno o didattico con qualsiasi mezzo effettuata.

Coordinamento editoriale, ricerca storica e testi di Andrea Ferri, quando non diversamente specificato (parte IV, capitoli 2 e 5, testi di

Evaristo Campomori; parte IV, capitolo 4, testi di don Marco Renzi; i contributi di Stefano Salomoni, Matteo Pirazzoli, Giacomo Casadio,

Michela Ricci, Davide Santandrea, Giovanni Baistrocchi, Patrizia Brunori, Alves Marchetti, Giulia Cavina, Francesco Arus sono

da attribuire a ciascuno di essi; i testi della sezione Testimonianze e ricordi in ogni capitolo sono opera delle persone indicate in incipit

a ciascun paragrafo).

Referenze fotografiche: Foto Olimpia di Gianni Sanna, Isolapress, Massimo Fiorentini, Bim.

Le immagini di testate riprodotte prima di ogni capitolo delle parti I, II, III e IV dell’opera si riferiscono al primo numero del periodico

firmato dal direttore di cui tratta ogni singolo capitolo.


Con il patrocinio di

Città di

Imola

Comune di

Lugo

Comune di Bagnara

di Romagna

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Borgo Tossignano

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San Pietro Terme

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Conselice

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Questa pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo di

Private

Senior Partner Silvana Cortecchia

Professionista Certificato European Financial Advisors

Lions Club Imola Host


Presentazione

È una grande grazia e una grande opportunità poter celebrare la vita di un giornale come Il Nuovo

Diario Messaggero che oltrepassando da 20 anni il secolo di vita è ancora per tutti noi un preziosissimo

strumento di lettura della realtà, di approfondimento e di dialogo. Ha superato uno dei secoli più

densi di drammaticità e di cambiamento che la storia abbia mai avuto, eppure è ancora giovane, capace

di essere sulla breccia della storia e pronto ad affrontare le sfide del futuro.

Un settimanale cattolico è certamente un grande strumento di evangelizzazione, uno spazio nel

quale la vita diocesana può validamente esprimersi e le varie componenti ecclesiali possono facilmente

dialogare e comunicare. Il giornale locale ha inoltre la possibilità di poter avere un’informazione

meno soggetta alla pressione della moda. Esso infatti è più legato alla sua base territoriale di riferimento,

più prossimo alla vita quotidiana delle comunità, più ancorato ai fatti nella loro essenzialità

e concretezza. Si è più connessi alle dinamiche locali, alle problematiche che nascono dal lavoro nel

territorio, agli interessi e alle sensibilità delle realtà intermedie, che non trovano facilmente canali per

potersi adeguatamente esprimere. Lavorare in un giornale così vuol dire “sentire” in modo particolare

con la Chiesa locale, vivere la prossimità alla gente della città e dei paesi, e soprattutto leggere gli

avvenimenti alla luce del Vangelo.

Certamente il mondo dei media è attraversato da una profonda trasformazione anche al proprio

interno. Lo sviluppo delle nuove tecnologie e, in particolare, la diffusa multimedialità, sembra porre

in discussione il ruolo dei mezzi più tradizionali. La specificità del mezzo, la stampa, e cioè la parola

scritta, la sua attualità ed efficacia sembra soccombere, in una società che ha visto moltiplicarsi antenne,

parabole e satelliti, divenuti quasi gli emblemi di un nuovo modo di comunicare nell’era della

globalizzazione.

Oggi, ad esempio, nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine

con lo sviluppo di sempre nuove tecnologie; ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti

positivi, dall’altra l’immagine può anche dare vita a un mondo virtuale, in cui non si comprende

più il vero, confondendo il reale con il virtuale. La ripresa di un evento, lieto o triste, può essere

consumata come spettacolo presentato principalmente per suscitare emozioni e non come occasione

di riflessione. Questi aspetti suonano come un campanello d’allarme: invitano a considerare

il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità. Il

giornale è chiamato a dare ragione giorno per giorno della sua irrinunciabile missione. La parola

però resta lo strumento fondamentale e, in un certo senso, costitutivo della comunicazione: essa

viene utilizzata oggi sotto varie forme, e anche nella cosiddetta “civiltà dell’immagine” conserva

tutto intero il suo valore.

Oggi poi è anche messa in discussione la connotazione “cattolica” del giornale, con la responsabilità

che ne deriva di esservi fedeli in modo esplicito e sostanziale, attraverso il quotidiano impegno di

percorrere la strada maestra della verità. In un mondo in cui si è messo in crisi il valore della verità, la


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Con la mente e con il cuore

sua ricerca dev’essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, e anche con

la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci.

Chi opera nei mezzi della comunicazione, se non vuole essere solo “un bronzo che risuona o un

cembalo che tintinna” (1Cor 13,1) – come direbbe san Paolo – deve avere forte in sé il compito di

aiutare l’uomo contemporaneo a orientarsi a Cristo, e a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza,

per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro.

Nel lavoro di comunicatori che si ispirano al Vangelo è proprio necessario essere attenti ai mille

risvolti della vita concreta di un popolo, ai suoi problemi, ai suoi bisogni e alle sue speranze. Dona

coraggio in questa fatica la certezza che la fede cristiana è aperta a tutto ciò che di “vero, nobile, giusto,

puro, amabile, onorato” vi è nella cultura, come insegnava l’apostolo Paolo ai Filippesi (cfr 4,8).

Papa Benedetto il 2 giugno del 2006 invitava tutti i giornalisti ad andare avanti dando una testimonianza

luminosa di profonda vita cristiana e restando per questo sempre tenacemente uniti a Cristo

per poter guardare il mondo con gli stessi suoi occhi. Felici di appartenere alla Chiesa e di immettere

nel grande circuito della comunicazione la sua voce e le sue ragioni. Non stancandosi di costruire dei

ponti di comprensione e comunicazione tra l’esperienza ecclesiale e l’opinione pubblica. Così da essere

protagonisti di una comunicazione non evasiva ma amica al servizio dell’uomo di oggi.

Anche papa Francesco ai giornalisti il 29 settembre 2019 li esortava a essere voce della coscienza

di un giornalismo capace di distinguere il bene dal male, le scelte umane da quelle disumane. Perché

oggi c’è una mescolanza che non si distingue, e il giornalista – che è il cronista della storia – è chiamato

a ricostruire la memoria dei fatti, a lavorare per la coesione sociale, a dire la verità a ogni costo.

Questo significa essere liberi di fronte all’audience: parlare con lo stile evangelico: “sì, sì”, “no, no”,

perché il di più viene dal maligno (Mt 5,37). La comunicazione ha bisogno di parole vere in mezzo a

tante parole vuote.

Il papa sollecita ancora a non aver paura di rovesciare l’ordine delle notizie, per dar voce a chi non

ce l’ha; di raccontare le “buone notizie” che generano amicizia sociale: non di raccontare favole, ma

buone notizie reali; di costruire comunità di pensiero e di vita capaci di leggere i segni dei tempi.

Ci ha ricordato recentemente il cardinale Matteo Zuppi che le parole vuote e le false notizie sono

nemiche della Parola vera e della vera Storia. Siamo chiamati a parlare non alla “pancia”, ma al cuore

e alla mente. E così rivelare l’intreccio dei “fili” che ci legano fra noi e, come cristiani, leggere i “segni

dei tempi” nella cronaca quotidiana, raccontare la vita umana vera, e non spiare “dal buco della serratura”.

Che compito grande è affidato allora a un giornale come Il Nuovo Diario Messaggero. Ma saprà

essere sempre di più quello che è chiamato a essere se avrà lettori e diffusori che lo utilizzeranno come

strumento per il proprio lavoro e la propria missione.

Uno strumento per vivere sempre più intensamente la realtà del nostro tempo.

Per questo desidero ringraziare sinceramente tutti i Comuni del territorio che hanno concesso il

loro patrocinio a questa iniziativa e i numerosi sponsor che hanno offerto il loro contributo per realizzarla.

È davvero un segno importante del radicamento locale del nostro settimanale diocesano.

Infine esprimo qui la mia profonda gratitudine a tutte le persone che ogni giorno lavorano nel

cantiere de Il Nuovo Diario Messaggero: volontari, giornalisti, personale amministrativo, direttore,

presidente e consiglio di amministrazione; assicuro che ho ben presente la passione, dedizione e

grande qualità del loro lavoro e le fatiche che affrontano quotidianamente; li ricordo costantemente

nelle mie preghiere e li benedico di cuore.

Giovanni Mosciatti

Vescovo di Imola


Introduzione

Il Nuovo Diario Messaggero è uno strumento, sorto a opera di cattolici, rivolto non solo a cattolici,

per dare risposte alle domande di senso e contenuto generate dalla realtà diocesana di Imola nei diversi

momenti della sua lunga storia; risposte diverse per situazioni diverse, accomunate da un’unica radice:

offrire ai lettori un punto di vista integralmente umano, quindi interessante per tutti, quindi cattolico.

I centoventi anni di vita de Il Nuovo Diario Messaggero intersecano i punti nodali della storia italiana

contemporanea, colti dal peculiare angolo prospettico di una città romagnola di provincia, con il

retaggio di un passato antico e significativo, dalle potenzialità in parte inespresse, ricca di fermenti sociali,

ecclesiali e civili.

Agli albori del secolo XX profonde istanze di rinnovamento permeano la Chiesa italiana, astretta nei

vincoli del non expedit, ma sempre più consapevole che la sua missione evangelizzatrice non può essere

indeterminatamente subordinata ad alcuna contingenza storica, per quanto dolorosa, ingiusta e violenta,

come è stata l’unificazione politica italiana in chiave anticattolica.

La Rerum novarum di papa Leone XIII (1891) suggella l’attenzione alle nuove istanze sociali con

cui l’opera evangelizzatrice è chiamata da tempo a misurarsi, e con la quale da diversi decenni il clero

imolese si confronta e agisce, elaborando nuove risposte a nuove esigenze, riconducendole comunque al

minimo comune denominatore della corrispondenza alle esigenze primarie dell’uomo, materiali e spirituali,

e alla necessità di un’azione educativa costante, incisiva, efficace.

Il secolo XX pone la Chiesa di Imola di fronte a prove ardue e ostacoli impervi, riflessi locali di vicende

storiche nazionali e mondiali: le povertà economiche, educative e sociali della popolazione, la sfida socialista,

che contesta in radice le ragioni e l’azione della Chiesa, il biennio rosso di Romagna, frutto di quella

ideologia, il primo conflitto mondiale con il suo carico di dolore e morte, l’avvento del fascismo, che

svela presto la sua matrice statalista e dittatoriale, la seconda guerra mondiale, la resistenza e il crollo del

regime fascista; l’esordio della Repubblica supera le ferite belliche, ma chiama la Chiesa imolese in una

nuova trincea, da cui resistere all’egemonia locale del partito comunista; la ventata del Concilio Vaticano

II, il Sessantotto, le travagliate vicende politiche, sociali ed economiche italiane degli ultimi decenni del

Novecento e dei primi di quello successivo. In ognuno di questi eventi il settimanale diocesano è chiamato

a svolgere la funzione che gli è propria: essere strumento e voce della comunità diocesana, accompagnandola,

sostenendola e cercando di corrispondere alle esigenze che ogni circostanza richiede.

Nella realizzazione di queste finalità la personalità e il ruolo dei direttori si sono rivelati determinanti,

soprattutto nei primi decenni, in cui sopportavano quasi da soli il peso dell’intero giornale. Perciò si è

ritenuto opportuno articolare la struttura del libro in capitoli corrispondenti ai segmenti temporali in cui

ciascuno di essi ha tenuto la guida del settimanale, raggruppandoli in funzione delle singole intestazioni

del periodico nel corso dei centoventi anni della sua storia.

La prima parte (1892-1944) riguarda Mente e Cuore, L’Eco della diocesi e Il Diario, con i direttori

don Domenico Conti, don Giuseppe Fortunato Cortini e don Giovanni Bettelli; si è valutato neces-


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Con la mente e con il cuore

sario includere anche la vicenda di Mente e Cuore (1892-1900), sebbene si tratti di una diversa testata,

sia per la rilevanza prodromica al settimanale diocesano, sia per il notevole influsso esercitato dal direttore

di Mente e Cuore don Domenico Conti anche nella vita de Il Diario, sebbene di quest’ultimo non

sia mai stato direttore.

La seconda parte (1921-1984) si riferisce a Il Messaggero di Lugo, con i direttori don Enrico Guerrini,

don Carlo Ferri e don Francesco Giacometti e ricostruisce l’apporto prezioso e fondamentale dato da

quella testata alla vita lughese e diocesana.

La terza parte (1945-1983) ricomprende Il Nuovo Diario, con i direttori don Carlo Ferri e don

Francesco Giacometti; la quarta (1984-2020) decorre dal sorgere de Il Nuovo Diario Messaggero e include

i direttori don Francesco Giacometti, don Marco Renzi, Evaristo Campomori e chi scrive.

È presente infine una quinta parte, in cui sono inclusi i profili biografici di tutti i direttori; ancorché

le loro vicende personali, pastorali e professionali siano coincise solo parzialmente con la vita del settimanale

cattolico, si è comunque ritenuto opportuno riportarle integralmente, sebbene in forma sintetica,

perché la loro conoscenza consente di cogliere appieno la valenza dell’azione alla guida della testata; per

analoghi motivi si è preferito non collocare diacronicamente tali profili all’interno della narrazione cronologica,

per evitare ripetute soluzioni di continuità espositiva.

Ancora oggi è agevole leggere in filigrana l’impronta genetica dei singoli direttori nella storia del settimanale:

la straordinaria facondia, cultura e forza comunicativa di don Conti (1892-1900), unita a una

indefessa e sofferta fedeltà al magistero della Chiesa; l’acume giornalistico, la vis polemica e la passione

civile di don Cortini (1900-1909) negli anni difficili delle tensioni antimoderniste, che hanno colpito anche

il suo predecessore; il prudente discernimento di don Bettelli (1909-1944), che regge il timone del settimanale

negli anni difficili del fascismo, prestando il fianco sia all’accusa di non essere consentaneo al regime,

sia a quella opposta di sostanziale collusione con esso; la sapiente azione equilibratrice di don Ferri

(1945-1983), con un profilo apparentemente defilato, che si sostanzia invece in una serrata collaborazione

con i vescovi diocesani, un’apertura alle nuove istanze conciliari, soprattutto nei confronti dei giovani e in

una accesa contrapposizione all’ideologia comunista, unita a una oculata gestione finanziaria, che lo porta

a sobbarcarsi un’enorme mole di lavoro per risparmiare sui costi di edizione; don Giacometti (1983-

1998), le cui scelte lungimiranti hanno consentito a chi gli è succeduto di coglierne i frutti in termini di

solidità, professionalità e autorevolezza del settimanale, permettendo ai suoi successori di apportarvi le

connotazioni a ciascuno di essi più consone e peculiari. Con don Giacometti si gettano le basi della prima

redazione stabile del settimanale, essendogli divenuto palese che, a fronte dello sviluppo degli altri media

locali, Il Nuovo Diario Messaggero poteva proseguire la sua azione solo garantendo affidabilità e autorevolezza;

per ottenerla occorreva professionalità, quindi una redazione stabile di giornalisti, da remunerare

regolarmente; di qui la necessità di reperire risorse adeguate, senza gravare sul bilancio diocesano. Ma

egli stesso avverte acutamente che questo nuovo edificio può essere costruito solo sulle fondamenta dell’opera

che i suoi predecessori hanno intrapreso, spesso soli o con pochissimi, sporadici collaboratori, non di rado

operando in un ambito civile avverso e in un ambito ecclesiale a volte indifferente o diffidente. Perciò nei

suoi interventi sul giornale o in altri scritti non lesina parole di ammirazione e riconoscenza per loro e in

particolare per mons. Carlo Ferri, che con un primato sinora insuperato ha retto praticamente sulle sue sole

spalle il settimanale diocesano per trentotto anni. E soprattutto è conscio che per superare ogni difficoltà è

indispensabile avere nella mente e nel cuore l’acuta consapevolezza del fine per cui il settimanale diocesano

esiste: essere strumento di evangelizzazione nel territorio in cui è chiamato a operare e che quindi, in ultima

analisi, non sarà rilevante quante cose sono state fatte, ma con quanto amore sono state fatte. Per tale

ragione si è scelto di riservare ampio spazio nel libro alla testimonianza delle numerose persone che mons.

Giacometti ha chiamato a collaborare stabilmente con lui.

Le vicende posteriori alla direzione di mons. Giacometti sono descritte nel libro personalmente dai

direttori che gli sono succeduti e da loro collaboratori.


Introduzione11

Come si evince dal frontespizio, i curatori di questo libro sono gli attuali dipendenti dell’Editrice Il

Nuovo Diario Messaggero, sia giornalisti che personale amministrativo. Una scelta che prescinde dalla

porzione di testo elaborata da ciascuno, ma che sottolinea il prezioso apporto quotidianamente fornito,

come singoli e come gruppo, al cantiere sempre aperto del settimanale diocesano, di cui il libro è testimone.

Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza i fondamentali apporti di numerose persone, enti, istituzioni

e aziende, a cui va la nostra sincera gratitudine.

In primo luogo il nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti, a Imola da poco più di un anno, che sostiene

con calore, entusiasmo e discernimento pastorale la vita e l’azione del settimanale diocesano; il vescovo

emerito mons. Tommaso Ghirelli, che ha creato le condizioni per il consolidamento della testata e l’ha

costantemente apprezzata e valorizzata.

Il presidente del consiglio di amministrazione dell’Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, mons. Gian

Luigi Dall’Osso, ha assicurato in questi anni la sua guida prudente, equilibrata e saggia; con i consiglieri

Giulio Avoni, Paola Paoletti e Luca Salvadori dialogo e confronto sono costanti e proficui.

Tutti i Comuni del Circondario e della Diocesi di Imola, che hanno concesso il loro patrocinio all’iniziativa

e alla pubblicazione di questo volume, sottolineando così il radicamento de Il Nuovo Diario

Messaggero nel territorio.

I numerosi enti, imprese e associazioni di categoria, che hanno offerto il loro sostegno all’edizione

dell’opera e alla sua presentazione, come segno tangibile di apprezzamento per il servizio che il settimanale

diocesano svolge a favore delle comunità locali.

La fitta schiera dei collaboratori, passati e presenti, talmente numerosi che sarebbe impossibile ricordarli

qui individualmente e soprattutto l’affollatissima platea di lettori che in questi anni hanno permesso

di dare vita e mantenere Il Nuovo Diario Messaggero all’altezza delle sfide che lo attendono.

Per la realizzazione dell’opera si devono inoltre particolari ringraziamenti a Gabriella Barbieri, Patrizia

Carroli, suor Giancarla Dal Borgo, Maurizio Flutti, Giuliana Galli Jacucci, Anna Grandi, Anna

Rita Guerrini, Giovanni Guerrini, Paolino Guerrini, suor Roselin Manayanickal, Giacomo Mariani,

Silvia Mirri, Franca Montanari, Daniele Monti, Marco Orazi, Saverio Orselli, Paola Paoletti, Gabriele

Pieri, don Leonardo Poli, Andrea Rabbito, Gabriele Rossi, Leonardo Ruggeri, Loris Scarpelli, Giuseppe

Scialabba, madre Ritalba Sutti, Vittorio Tampieri, Marco Violi per la collaborazione gentilmente

prestata.

Andrea Ferri


Abbreviazioni degli archivi consultati

AAV = Archivio Apostolico Vaticano

ACI = Archivio Capitolare di Imola

ACS = Archivio Centrale dello Stato

ADI = Archivio Diocesano di Imola

AFSGI = Archivio dei Filippini nella chiesa di San Giacomo di Imola

AGFSFS = Archivio Generalizio Figlie San Francesco di Sales di Lugo

AGPST = Archivio Generalizio Piccole Suore di Santa Teresa di Gesù Bambino di Imola

ANDMI = Archivio Il Nuovo Diario Messaggero di Imola

ANI = Archivio Notarile di Imola

APCL = Archivio Parrocchiale della Collegiata di Lugo

APSCI = Archivio Parrocchiale di San Cassiano di Imola

APSGI = Archivio Parrocchiale di San Giacomo di Imola

APSI = Archivio Parrocchiale di Sesto Imolese

APSMV = Archivio Parrocchiale di Santa Maria di Valverde

APV = Archivio Parrocchiale di Valsenio

ASB = Archivio di Stato di Bologna

ASCI = Archivio Storico Comunale di Imola

ASDI = Archivio Seminario Diocesano di Imola

ASECI = Archivio Scuole Elementari Carducci Imola

AVI = Archivio Vescovile di Imola

Bim = Biblioteca comunale di Imola

MRI = Museo del Risorgimento di Imola

SASI = Sezione di Archivio di Stato di Imola


Il contesto storico regionale e diocesano

Romagna ed Emilia: terre di giornali

Sino dall’età moderna i territori romagnoli ed emiliani, caratterizzati da una intensa attività letteraria,

artistica e culturale, vedono il proliferare di fogli informativi, dapprima dedicati principalmente

a importanti eventi istituzionali, militari, dinastici o religiosi, poi estesi a episodi di cronaca e informazione

più legata ai bisogni concreti delle persone; l’articolarsi di nuovi ceti sociali in area urbana,

i fermenti culturali che percorrono le città maggiori e minori, la diffusione delle tipografie che

reggono la loro attività su una continua produzione libraria e di pubblicazioni periodiche inducono

il moltiplicarsi di gazzette, giornali letterari, cronache e avvisi in tutta la regione 1 .

I sommovimenti politici sul finire del secolo XVIII, legati all’invasione francese dell’Italia, inducono

modifiche alle linee editoriali di testate esistenti, come nel caso della Gazzetta di Bologna, che

muta il titolo in Osservatore politico ossia Gazzetta di Bologna, oppure ne fanno sorgere di nuove,

come il settimanale Notizie del Dipartimento del Lamone, edito a Lugo nel 1798 da Giovanni Melandri,

e numerosi altri. La potenza comunicativa di questi strumenti viene utilizzata esplicitamente per

scopi propagandistici 2 . Le alterne vicende della Restaurazione e dei moti liberali del 1830 e del 1848

vedono il proliferare di fogli clandestini inneggianti alla rivoluzione, giustapposti a testate apertamente

cattoliche, come L’Osservatore bolognese, edito nel biennio 1858-1859 e altre riviste edite in

area emiliana e romagnola, dichiaratamente avverse all’azione politica liberale 3 .

Il completamento del processo di unificazione della penisola vede nella nostra regione particolarmente

attiva la Società Nazionale Italiana, di matrice liberale, supportata da numerose testate, tra cui

spicca la Gazzetta dell’Emilia, nata nel 1868, oltre a Gazzetta di Parma, Gazzetta Ferrarese, Gazzetta

delle Romagne, Ravennate, Libertà di Piacenza, espressioni della Destra storica che fa capo a Marco

Minghetti; sono presenti anche fogli giornalistici della Sinistra storica e dei movimenti repubblicani,

mazziniani, garibaldini o comunque di area radicale 4 .

Un ruolo di rilievo, spesso misconosciuto, è svolto dalle testate ecclesiali, che si oppongono non

all’unità politica dell’Italia, ma alla connotazione geneticamente anticattolica che la caratterizza. A

Bologna si sviluppa una forte resistenza, guidata dal cardinale arcivescovo Michele Viale Prelà (1798-

1860) e poi del vicario capitolare mons. Antonio Canzi (1804-1878), che regge interinalmente la sede

bolognese, poiché sino al 1871 le autorità civili impediscono la nomina di un nuovo arcivescovo, rifiu-

1

Cfr. Aldo Berselli, Introduzione, in Storia del giornalismo in Emilia-Romagna e a Pesaro dagli albori al primo Novecento,

a cura di Giancarlo Roversi, Bologna, Grafis Edizioni, 1992, p. 11-31, ivi, p. 12-13; Id., Giornali e società

nella storia e nella realtà regionale, in Giornali biblioteche archivi. Convegno di studio promosso in collaborazione con

l’istituto regionale per i beni culturali e con il comitato Emilia-Romagna per la storia del giornalismo. Bologna, 10-11

marzo 1978, [Bologna], Regione Emilia Romagna, s. a., p. 24-31.

2

Cfr. Ugo Bellocchi, Un secolo e mezzo di giornalismo: dall’alba giacobina alla caduta del fascismo, in Storia della Emilia

Romagna, a cura di Aldo Berselli, Imola, University Press Bologna, 1980, vol. 3, p. 1079-1129, ivi, p. 1080-1084.

3

Cfr. Isabella Zanni Rosiello, Alcuni aspetti del giornalismo bolognese negli anni 1859-1860, in Il 1859-’60 a Bologna,

Bologna, Edizioni Calderini, 1961, p. 347-358, ivi, p. 350-351.

4

Berselli, Introduzione, cit., p. 25-26.


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Con la mente e con il cuore

tando l’exequatur regio ai candidati designati da Roma 5 . A essi si deve la promozione della testata Eco

delle Romagne, oltre a una serie di opuscoli sul ruolo del papato, come ad esempio quello del bolognese

Giovanni Battista Casoni 6 , o la collana de Le Piccole Letture Cattoliche stampata in 30.000 copie, di

Giovanni Acquaderni, promotore anche del periodico Il Patriota Cattolico. È editore-direttore di una

quindicina di fogli cattolici a larga tiratura, finanziati soprattutto con la vendita di oleografie per la

chiesa, cioè di santini da lui prodotti e venduti a migliaia. Già nel 1866 Acquaderni ha promosso l’Associazione

cattolica italiana per la libertà della Chiesa in Italia, sciolta d’autorità dal Governo Crispi 7 .

Grazie alla sua azione, Bologna diviene il centro nazionale dell’opposizione cattolica intransigente. La

posizione della Chiesa, proibendo temporaneamente ai cattolici italiani la partecipazione alla vita politica

per protestare contro la forzata annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia, ha portato

dapprima alla nascita dell’Azione Cattolica 8 , che raggruppa i giovani a scopo formativo, e in seguito

negli anni Settanta del secolo XIX al sorgere dell’Opera dei Congressi 9 , per compattare e armonizzare

l’agire dei cattolici in ambito sociale, ma astenendosi ancora dall’attività politica diretta.

Questo potente afflato trova fertile terreno anche nella città e diocesi di Imola, a cui peraltro l’Acquaderni,

nativo di Castel San Pietro, è legato tramite la madre, la nobildonna imolese Giuditta Raffi

(1811-1889) 10 .

Vita civile ed ecclesiale a Imola tra due secoli

Non è possibile comprendere appieno la genesi del settimanale cattolico 11 se non leggendola

nell’alveo delle vicende ecclesiali, civili e sociali cittadine e diocesane dalla seconda metà del secolo

XIX agli inizi di quello successivo.

5

Sulle vicende dell’episcopato bolognese nei primi decenni postunitari cfr. Giuseppe Battelli, Fra età moderna e contemporanea

(secoli XIX e XX), in Storia della Chiesa di Bologna, a cura di Paolo Prodi e Lorenzo Paolini, Bergamo, Edizioni

Bolis, 1997, [= Istituto per la storia della Chiesa di Bologna ISCBO], volume primo, p. 283-372, ivi, p. 309-318; Giampaolo

Venturi, Episcopato, cattolici e Comune a Bologna (1870-1904), Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1976, p. 97-124.

6

Cfr. [Giovanni Battista Casoni], ll papa e la sua potenza. Pensieri di un giovine italiano, Bologna, a spese degli editori, 1861.

7

Berselli, Introduzione, cit., p. 27.

8

Sulla nascita dell’Azione Cattolica in diocesi di Imola cfr. Maria Pia Mazzanti - Laura Pantaleoni - Marilena

Spadoni, Fino in cima. L’Azione Cattolica in diocesi di Imola: 140 anni di amore alla Chiesa e al mondo, Imola,

Editrice La Mandragora-Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2009, p. 23-56.

9

Sulla vicenda del movimento cattolico in area emiliano romagnola nei primi decenni postunitari cfr. Giampaolo

Venturi, Il movimento cattolico, in Storia della Emilia Romagna, cit., vol. 3, p. 481-500.

10

Su Giuditta Raffi cfr. Pasquale Becca, Tavole genealogiche di illustri famiglie imolesi, Imola, Editrice La Mandragora,

2015, [= Associazione per Imola Storico Artistica. Fonti per la storia e l’arte di Imola 14], dvd, cartella Raffi.

11

Nei medesimi anni sorgono in area romagnola numerose altre testate cattoliche, che nei decenni successivi si diffonderanno

in quasi tutte le diocesi di Emilia e Romagna, come si evince dalla tabella seguente:

Diocesi Testata Anno

Faenza Il Piccolo 1899

Fidenza Il Risveglio 1899

Forlì Il Momento 1899

Imola Il Nuovo Diario Messaggero 1900

Ravenna Risveglio 2000 1902

Bobbio La Trebbia 1903

Piacenza Il Nuovo Giornale 1910

Cesena Corriere Cesenate 1911

Diocesi Testata Anno

Parma Vita Nuova 1919

Reggio Emilia La Libertà 1952

Ferrara La Voce di Ferrara 1954

San Marino Montefeltro Montefeltro 1955

Modena Il Nostro Tempo 1957

Rimini Il Ponte 1976

Carpi Notizie 1985

Bologna Bologna Sette 2001

Sulla proliferazione di testate giornalistiche nella regione dal periodo preunitario ai primi anni del secolo XX cfr. Storia

del giornalismo, cit.; Bellocchi, Un secolo e mezzo, cit., p. 1108-1122.


Il contesto storico regionale e diocesano 15

La Diocesi di Imola 12 è allora una delle più ragguardevoli della Romagna. Fa parte della regione

ecclesiastica Flaminia, dopo che dal 1889 alle quattro sedi metropolitane di Ravenna, Ferrara, Bologna

e Modena si è giustapposta la conferenza episcopale emiliano romagnola, scissa poi nel 1908 nelle

due conferenze dell’Emilia e della Romagna (denominata Flaminia), riunificate solo nel 1977 13 .

Estesa su di una superfice di circa 750 chilometri quadrati, tra la fine del secolo XIX e l’inizio del

XX risulta terza per popolazione tra le dodici sedi vescovili romagnole, contando oltre 110.000 abitanti,

più di 200 sacerdoti e 121 parrocchie (di cui solo 11 soggette a giuspatronato), raggruppate in

24 vicariati foranei.

Le comunità religiose maschili presenti in diocesi sono i minori osservanti a Imola e Massa Lombarda,

i cappuccini a Imola, Lugo e Casola Valsenio, i carmelitani e i salesiani a Lugo. Numerose sono

12

Sulla storia della Diocesi di Imola cfr. Serafino Gaddoni, Le chiese della diocesi d’Imola. Volume I. Comuni: Castelbolognese,

Solarolo, Riolo, Brisighella, Casola Valsenio, Imola, Cooperativa Tip. Ed. Paolo Galeati, 1927; Giuseppe Fortunato Cortini,

La diocesi d’Imola, «Bollettino Diocesano d’Imola», XIX, (1932), p. 119-130; Roberto Brusa, Strutture ecclesiastiche

e vita religiosa in età post tridentina. Gli atti della visita apostolica marchesina (1573-1574). Tesi di laurea presentata alla facoltà

di lettere e filosofia dell’Università di Bologna. Relatrice prof. ssa G. Zarri. A. A. 1981-1982, vol. I, appendici I-II; Antonio

Meluzzi, La Diocesi di Imola, «Il Nuovo Diario Messaggero», 10 maggio 1986, p. 2; Angelo Turchini, Rodolfo

Paleotti e il “buon governo” di Imola e della diocesi imolese, «Studi Romagnoli», XXXVIII, (1987), p. 99-104; Monica Marocchi,

La diocesi di Imola alla fine del cinquecento nelle visite pastorali. Tesi di laurea presentata alla facoltà di magistero dell’università

di Bologna, relatore prof. P. Prodi. A. A. 1990-1991, tomo I-II; Andrea Ferri, voce Archivio Diocesano di Imola, in

Guida degli Archivi diocesani d’Italia III, a cura di V. Monachino - E. Boaga, Roma, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.

Ufficio Centrale per i beni archivistici, 1998, [= Pubblicazioni degli Archivi di Stato 85], p. 166-170; Andrea Ferri,

Vescovi, Canonici e Parroci nella storia della Cattedrale, in La cattedrale di Imola. Storia Arte Culto, a cura di Franco Faranda,

Imola, Ndm Editrice, 1998, p. 13-46; Andrea Ferri, I vicari generali della diocesi di Imola. Cronotassi dei secoli XIII-XX, Imola,

Editrice NDM, 1999; Id.- Antonio Renzi, Fontes salutis. Chiese battesimali della diocesi di Imola in età moderna, Imola,

Diocesi di Imola, 2002, [= Pubblicazioni dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi – II]; Divo Cassiano il

culto del santo martire patrono di Imola, Bressanone e Comacchio, a cura di Andrea Ferri, Imola, Diocesi di Imola, 2004, [Pubblicazioni

dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi – III]; Id., Le carrozze dei vescovi di Imola e la Madonna

del Piratello. Tre secoli di storia. I restauri della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, Imola, Editrice La Mandragora, 2004;

Memorie Della chiesa cattedrale d’Imola Incominciando dal Quarto secolo sino alla metà Del secolo Diciottesimo, e più oltre ancora

Descritte, e distribuite in sette libri Dal canonico Francesco Maria Mancurti Col Catalogo in fine de’ canonici, e de’ Mansionari

della medesima, Colla indicazione inoltre di tutti i Benefici ecclesiastici in essa eretti Colle Iscrizioni Sepolcrali ed altri monumenti

Che vi si veggono, a cura di Andrea Ferri, Imola, Diocesi di Imola, 2005, [= Pubblicazioni dell’Archivio Diocesano

di Imola. Serie documenti e studi – IV]; Memorie Della Chiesa Cattedrale E Del Reverendissimo Capitolo d’Imola Dal 1753 in

Avanti Raccolte dal Canonico Penitenziere Salvatore Leziroli Per Continuazione di Quelle Scritte Dal Benemerito Canonico

Imolese Francesco Maria Mancurti E per Corredo maggiore Dell’Archivio Di Essa Chiesa e Capitolo Cui l’Estensore si pregia

Offrirle In Argomento di vera Stima ed Ossequio MDCCCXLI, a cura di Andrea Ferri, Imola, Diocesi di Imola, [= Pubblicazioni

dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi VI], 2006; Serafino Gaddoni, Le chiese della diocesi

d’Imola. Volume II. Comuni: Casteldelrio, Fontanelice, Tossignano, Casalfiumanese, Dozza, a cura di Bruno Monfardini,

Imola, Diocesi Imola, 2007, [= Pubblicazioni dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi VII]; Andrea Ferri,

Voce Imola, in Le diocesi d’Italia, diretto da Luigi Mezzadri-Maurizio Tagliaferri-Elio Guerriero, volume II

A-L, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2008, p. 569-572; Serafino Gaddoni, Le chiese della diocesi d’Imola. Volume

III. Comuni: Lugo, Conselice, Massalombarda, Cotignola, S. Agata sul Santerno, Mordano, Bagnara, a cura di Bruno Monfardini,

Imola, Diocesi Imola, 2008, [= Pubblicazioni dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi VIII]; Serafino

Gaddoni, Le chiese della diocesi d’Imola. Volume IV. Comune di Imola. Chiese rurali, a cura di Bruno Monfardini,

Imola, Diocesi di Imola, 2009, [= Pubblicazioni dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi IX]; Memorie continuate

dal Canonico Antonio Fantini sino alla fine del 1846. Memorie Della Chiesa Cattedrale Del Reverendissimo Capitolo

d’Imola dal 1847 al 1863 con alcune appendici scritte Dal Canonico Antonio Fantini, a cura di Andrea Ferri, Imola, Diocesi

di Imola, [= Pubblicazioni dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi XII], 2012.

13

Cfr. Daniele Menozzi, La Chiesa nell’Emilia-Romagna contemporanea, in Storia d’Italia. Le regioni dall’unità a

oggi. L’Emilia Romagna, a cura di Roberto Finzi, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1997, p. 411-444, ivi, p. 417-423;

Annuario delle diocesi e del clero d’Italia, Roma, Tip. poliglotta Vaticana, 1924.


16

Con la mente e con il cuore

anche le comunità religiose femminili. Per quelle di vita contemplativa sono presenti clarisse e domenicane

a Imola, domenicane a Castel Bolognese, canonichesse lateranensi a Lugo; per quelle di vita attiva

Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante (Lugo e Bagnara), Ancelle del Sacro Cuore di Gesù sotto

la protezione di San Giuseppe (Imola e Riolo), Figlie di Maria Ausiliatrice (Lugo), Figlie di Sant’Anna

(Lugo), Maestre Pie (Castel Bolognese), Suore del Buon Pastore (Imola), Suore della Carità (Castel

Bolognese, Lugo, Tossignano), Figlie di San Francesco di Sales (Lugo). Queste ultime, le Ancelle di

Imola e Lugo sono congregazioni fondate in diocesi negli ultimi decenni del secolo XIX 14 .

Il laicato cattolico maschile e femminile presta la sua opera in una pluralità di associazioni: Società

operaia cattolica di mutuo soccorso, Circolo Silvio Pellico, Patronato giovani, Figlie del lavoro, Dame

della Provvidenza, Scuole di religione, Ricreatorio femminile, Comitato imolese dell’unione tra le

donne cattoliche, Società di mutua carità tra le operaie, Sezione lughese dell’unione tra le donne cattoliche,

Opera internazionale per la protezione della giovane 15 .

Dal 1859 la Diocesi di Imola è sottratta alla giurisdizione del metropolita di Ravenna e assoggettata

a quello di Bologna, in esecuzione di una lettera apostolica di Pio IX dell’11 settembre 1855 16 .

Si tratta quindi di una realtà ecclesiale articolata e vitale, non priva di ombre e difficoltà, ma nel

complesso solida e strutturata.

L’autorità civile nel territorio diocesano è esercitata da diciassette Comuni o parti di essi, suddivisi

nelle due province di Bologna e di Ravenna, a seguito di modifiche dei confini provinciali intercorse

da circa tre decenni 17 .

14

Cfr. Andrea Ferri, Una contemplativa in azione Madre Lucia Noiret fondatrice in Imola delle Ancelle del Sacro Cuore

di Gesù sotto la protezione di San Giuseppe e storia della congregazione, San Lazzaro di Savena, Campomarzo Editrice,

2003; Da Lugo alle frontiere del mondo 1888-1998. 110 anni di ascolto e di passione per l’uomo delle Ancelle del Sacro

Cuore di Gesù Agonizzante fondate dal Servo di Dio Don Marco Morelli, Lugo, [Istituto Ancelle del Sacro Cuore di

Gesù Agonizzante], 1999; Angelo Montonati, Dove tocca la Croce. Storia di don Carlo Cavina, prevosto di Lugo,

fondatore delle Suore figlie di San Francesco di Sales, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1997.

15

Cfr. Diocesi d’Imola, p. 15-21, dattiloscritto presso ADI, AVI, Titolo II - Possessiones episcoporum-sinodi- esaminatori,

Nomine dei vescovi, b. 4, Illustrissimo reverendissimo monsignor Paolino Tribbioli OMC da Cortona vescovo d’Imola.

16

In essa era previsto il passaggio alla prima vacanza della sede arcivescovile ravennate, che si verifica nell’agosto 1859,

con la morte di Chiarissimo Falconieri. Le ragioni della mutazione dei confini delle sedi metropolitane nell’area emiliana

e romagnola furono dettate principalmente dalla necessità di aderire al desiderio del duca di Modena, Francesco

V, di vedere elevata a rango arcivescovile la capitale del suo stato. A questo scopo le diocesi di Carpi e Reggio Emilia

vennero sottratte alla provincia ecclesiastica bolognese ed assegnate alla neocostituita modenese insieme alle diocesi di

Guastalla, sino ad allora immediate subiecta alla Sede Apostolica, e di Massa Carrara, sottratta all’arcivescovo di Pisa. In

compenso Bologna ottenne la giurisdizione sulle diocesi di Imola e Faenza. Il cardinale Gaetano Baluffi ricevette da Pio

IX l’incarico di dare esecuzione alla statuizione papale.

17

All’atto dell’annessione della Romagna al regno piemontese le tre legazioni pontificie di Ravenna, Bologna e Ferrara vengono

mutate in provincia. In quella di Ravenna confluisce l’intero territorio diocesano. Ma Imola e il suo circondario sono

cedute alla provincia di Bologna in cambio della cessione a Ravenna del circondario di Lugo, in precedenza soggetto a Ferrara.

L’istituzione delle province, con a capo un prefetto, comportò anche la nomina di sottoprefetti nei principali centri del loro

territorio. Il regio decreto 4 ottobre 1860, n. 4461, allegato A, ricomprende Imola nella circoscrizione giudiziaria di Bologna.

Con decreto del 15 dicembre 1860 del luogotenente generale del re Vittorio Emanuele II per i territori annessi al regno di

Sardegna, Eugenio di Savoia Carignano, Imola entra a fare parte della provincia di Bologna (art. 1), con ciò razionalizzando i

confini territoriali delle province emiliane, fissati dal decreto 27 dicembre 1859 del dittatore delle province emiliane e governatore

della Romagna, Luigi Carlo Farini. Non senza resistenze, ai territori dell’Emilia e delle Romagne viene estesa la legislazione

civile e penale sabauda. Nel 1884 i tre Comuni di Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio, rimasti in provincia di Ravenna,

vengono ceduti a quella di Bologna. Cfr. La Romagna geografia e storia per l’ing. Emilio Rosetti. Ristampa anastatica

dell’edizione originale a cura di Stefano Pivato, Imola, University Press Bologna, 1995, p. 636; Isabella Zanni

Rosiello, I moderati emiliani e i problemi legislativi e amministrativi delle Provincie dell’Emilia dopo l’annessione, in L’archivista

sul confine. Scritti di Isabella Zanni Rosiello, a cura di Carmela Binchi - Tiziana Di Zio, Roma, Ministero per i beni

e le attività culturali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 2000, [= Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi 60], p. 27-65.


Il contesto storico regionale e diocesano 17

Sotto il profilo economico il territorio diocesano presenta diverse soluzioni di continuità, correlate

alla sua vocazione essenzialmente agricola: accanto alle aree pianeggianti dell’imolese e della pianura

a nord si trovano vaste zone collinari e boschive lungo le vallate del Santerno e del Senio, con

diversi cicli colturali legati alle diversità orografiche e climatiche del territorio, come gran parte delle

comunità locali dell’area romagnola 18 , sebbene si registri la presenza di attività manifatturiere e commerciali,

per lo più a dimensione artigianale.

In ambito socio politico ed ecclesiale la diocesi imolese cinquanta anni prima ha vissuto il trauma

dell’annessione sabauda, acuito dallo speciale legame di papa Pio IX con la cattedra di San Cassiano,

che aveva retto per 14 anni, sino alla sua assunzione al soglio pontificio 19 .

18

Cfr. Luigi Dal Pane, Economia e rapporti sociali nelle campagne imolesi dal secolo XVI al secolo XIX, in Contributi

alla conoscenza delle scienze storiche ospedaliere e problemi di riforma sanitaria. Incontro di studi (Imola, 3 ottobre 1971),

s.l., s.e.,1972, p. 9-16; Nazario Galassi, La mezzadria e l’indebitamento dei coloni nelle campagne imolesi dal sec.

XVI al XIX, Parma, Centro Graf. Dell’Università, 1971; Pasquale Rignani, Aspetti di vita lughese nel trentennio

1892-1922, Lugo, Walberti, 1971.

19

Nel 1859 il volgere degli eventi proietta anche Imola e l’intera diocesi al centro di una serie di vicende che alterano

radicalmente la struttura istituzionale, politica, sociale e religiosa non solo di quei territori, ma nel prosieguo anche di

tutta l’Italia. Nel mese di aprile di quell’anno, in concomitanza con gli eventi bellici della seconda guerra di indipendenza,

si verificano in Toscana, Emilia e Romagna una serie di moti che, sebbene inizialmente repressi dall’intervento

austriaco, portano nel giugno all’allontanamento definitivo delle dinastie regnanti e alla formazione di governi provvisori.

A Bologna si installa una giunta provvisoria, la cui autorità viene riconosciuta dai comuni romagnoli, dove le magistrature

pontificie hanno cessato di fatto le loro funzioni, e sono state sostituite da giunte locali provvisorie, per lo più

composte da elementi liberali. L’11 luglio è giunto a Bologna, come in altre capitali emiliane, Massimo D’Azeglio, commissario

straordinario del governo piemontese, cui non sfugge la delicata situazione dei territori che, per la loro passata

appartenenza allo stato pontificio, potevano destare interventi di potenze straniere. L’armistizio di Villafranca tra

Francia e Austria riconosce i diritti dei loro antichi sovrani sui territori emiliani e romagnoli, costringendo il regno sabaudo

a ritirare i suoi rappresentanti. Tuttavia l’inviato a Modena, Luigi Carlo Farini, è invitato a rimanere. Nel mese

di agosto sono indette elezioni e a Bologna si riunisce l’assemblea dei Rappresentanti del Popolo delle Romagne, che

riconosce al Farini poteri dittatoriali. Dopo alterne vicende, dovute alle possibili complicazioni diplomatiche internazionali,

nel marzo del 1860 si giunge all’annessione al Piemonte di Emilia e Romagna. Il 17 marzo il parlamento di

Torino acclama Vittorio Emanuele II re d’Italia. L’opera delle varie sezioni della Società Nazionale, sodalizio composto

da esponenti liberali, presente in numerose città delle Legazioni, tra cui Imola si è rivelata potente strumento propulsivo

per giungere alle annessioni. Anche in Imola, a seguito del ritiro dei rappresentanti pontifici, fino dal 15 giugno

1859 si sono insediate giunte e commissioni provvisorie, dopo che il giorno precedente il governatore Luigi Maraviglia,

prima di lasciare la città, ha rimesso i suoi poteri al gonfaloniere Prospero Della Volpe, e quest’ultimo ha incaricato della

gestione amministrativa ordinaria l’anziano Pietro Toschi, di idee liberali. Dopo le elezioni amministrative del 26

settembre il nuovo consiglio comunale elegge gonfaloniere Giuseppe Scarabelli Gommi Flamini. Cfr. Umberto

Marcelli, Le vicende politiche dalla Restaurazione alle annessioni, in Storia della Emilia Romagna, cit., vol. 3, p. 67-

126, ivi, p. 110-119; Romeo Galli, La Società Nazionale e il conte Anton Domenico Gamberini con lettere, illustrazioni

e documenti inediti, Imola, Coop. Tip. Edit. Paolo Galeati, 1928, riedito anastaticamente a cura dell’Associazione

Giuseppe Scarabelli di Imola nel 1992. Per le connessioni tra la Società Nazionale e la loggia massonica imolese, attiva

in città almeno dal 1795, cfr. Ugo Lenzi, Una loggia scoperta in Imola nel 1795, in AA. VV., 200 anni di Massoneria

ad Imola. Studi storici su Ugo Bassi e Andrea Costa, Imola, Loggia Andrea Costa N° 373 all’Oriente di Imola, 1997, p.

9-23, ivi, p. 17-19; Alfredo Grilli, Imola nel giugno 1859, in Il Risorgimento e L. C. Farini, n. 2, 1959, p. 151-164;

Id., Pasqua di libertà. Prima e dopo il 1859 in Imola - L’altra campana!, «La Romagna. Rivista di storia e di lettere»,

anno X, serie IV, fasc. IV, 1912, p. 251-271; Imola nell’insurrezione nazionale per l’Unità d’Italia. Rievocazione nel ricordo

del centenario 1859-1959, Imola, Coop. Tipografico - editrice Paolo Galeati, 1959; Gianni Marescotti, L’ordinamento

municipale imolese nel passaggio allo stato nazionale (1859). Tesi di laurea presentata alla facoltà di scienze

politiche dell’Università di Bologna, relatore prof. P. Colliva, A. A. 1976-77; Celso Zappi, Il Comune di Imola dal

1859 al 1866. Tesi di laurea presentata alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Bologna, relatore prof. U. Marcelli,

A. A. 1960-61; Angelo Negri, Il comune d’Imola dalla costituzione del Regno alla fine del secolo XIX 1859-

1900. Notizie storiche e statistiche, Imola, Coop. Tipografica Editr. Paolo Galeati, 1907, p. 46.


18

Con la mente e con il cuore

L’affiliazione massonica di grande parte del ceto dirigente locale nei primi decenni postunitari si

innesta su un tessuto sociale sottoposto a una forte torsione nei rapporti con la Chiesa, contribuendo

ad acuire le contrapposizioni 20 . Anche a Lugo, secondo centro urbano della diocesi, si registrano fenomeni

analoghi:

Erano anni assai difficoltosi per lo svolgimento del Ministero religioso, giacché la

demagogia massonica imperante, volendo assiderate le sorgenti di vita spirituale,

flagellava specialmente queste terre con pubbliche chiassate anticlericali ed il linguaggio

blasfemo, insolente della stampa settaria 21 .

Il diffondersi delle idee socialiste in Romagna vede Imola baricentro di questa azione, grazie soprattutto

all’opera di Andrea Costa (1851-1910) 22 , che fa leva su una formazione religiosa del popolo

molto superficiale e sentimentale, destinata a sfaldarsi sotto l’urto di una propaganda pervicace,

abile a sottolineare contraddizioni e a utilizzare surrettiziamente i fatti ai propri fini. Se si vuole individuare

una responsabilità del clero nel diffondersi del socialismo in Romagna la si può individuare

in questa carenza dell’opera educativa, e non in un presunto governo vessatorio temporale del periodo

preunitario; la critica semmai potrebbe essere quella opposta, di eccessivo lassismo. Se ne ha riprova

constatando che in quelle aree in cui è presente un clero colto e capace di testimoniare e comunicare

ai fedeli le ragioni della fede, la propaganda socialista ha un’incidenza molto limitata 23 .

Ma ancora prima del suo diffondersi una parte del clero avverte acutamente l’esigenza di connotare

l’azione pastorale con una più accentuata incisività sociale e attenzione alle necessità materiali

ed educative dei fedeli, unita a una testimonianza di vita evangelica limpida e sentita.

Durante gli ultimi lustri di episcopato di mons. Luigi Tesorieri (1872-1901) 24 , un folto gruppo di

giovani sacerdoti e laici, colti, zelanti e attenti ai segni dei tempi pone in essere una serie di iniziative

20

Risultano essere massoni tra gli altri Giuseppe Scarabelli Gommi Flamini, sindaco di Imola dal 1860 al 1865, Pietro

Toschi, suo successore dal 1866 al 1868, Silvio Alvisi, Alfredo Cardinali (1820-1887), avvocato, Tullo Cenni, Andrea

Costa (1851-1910), Vincenzo Dal Pero, presidente della congregazione di carità, Romeo Galli (1872-1945), Domenico

Gamberini (1831-1910), Nullo Gardelli, Ippolito Guichard, Carlo Guidicini, Luigi Lolli (1819-1886), medico,

direttore del manicomio e presidente della congregazione di carità, Francesco Magrini (1816-1882), avvocato, assessore

e amministratore di enti comunali, Antonio Marchi, Attilio Morara, assessore e sindaco di Imola dal 1912 al 1914,

Francesco Pasotti (1786-1872), Odoardo Pirazzoli (1815-1884), assessore, Giuseppe Zaccheroni (1800-1876), Arturo

Zambianchi, segretario della congregazione di carità. 200 anni di Massoneria ad Imola, cit., passim.

21

Cfr. E., Note biografiche di Sua Eccellenza Mons. Paolino Tribbioli Vescovo nostro, «La Madonna del Molino. Rogazioni

1938», 22 maggio 1938, p. 2.

22

Sulla figura dell’uomo politico imolese cfr. Lilla Lipparini, Andrea Costa, Milano, Longanesi, 1952; Nazario

Galassi, Vita di Andrea Costa, Milano, Feltrinelli, 1989; Paola Mita, Carte e libri di Andrea Costa, Imola, Biblioteca

comunale di Imola, 2010; Carlo De Maria, Andrea Costa e il governo della città. L’esperienza amministrativa di

Imola e il municipalismo popolare 1881-1914, Imola, Biblioteca comunale di Imola, 2010.

23

Cfr. Domenico Caselli, Andrea Costa. Vita, opere e pensiero sociale. Tesi di laurea in diritto canonico Università

San Giovanni in Laterano-Roma. Anno Accademico 1956-1957, Imola, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2012, p.

55-59; Domenico Sgubbi, Cattolici di azione in terra di Romagna (1890-1904). Appunti, riferimenti e documenti per

la storia degli inizi del movimento cattolico regionale, Imola, Grafiche Galeati, 1973, p. 131-139.

24

Cfr. Domenico Conti, Elogio funebre di Mons. Luigi Tesorieri Vescovo d’Imola letto nelle solenni esequie di trigesima,

Padova, R. Stab. Prosperini, 1902; Antonio Meluzzi, Rapido sguardo alla mite e operosa figura di S. E. Mons.

Luigi Tesorieri, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 23 aprile 1960, p. 3.


Il contesto storico regionale e diocesano 19

pastorali, dapprima in modo personale e frammentato, poi con modalità organizzative più strutturate

e permanenti 25 .

Il presule infatti ha sino dall’esordio del suo episcopato avuto come priorità pastorale la cura del

clero a partire dal seminario, dove destinava come insegnanti i sacerdoti più colti e preparati, non pochi

dei quali poi assurti all’episcopato. Si preoccupa poi di riattare convenientemente i locali del seminario

e provvedere a una villa estiva ove fare trascorrere le vacanze ai seminaristi, in modo che le

lunghe assenze non ne raffreddassero l’impegno e la pietà 26 . Un simile prodigarsi di cure porta alla

diocesi frutti assai abbondanti in quantità e qualità.

Tra i sacerdoti socialmente impegnati vanno ricordati il canonico Luigi Poggi (1836-1906), don

Giovanni Masironi (1853-1918), in seguito arciprete della cattedrale di Comacchio, don Domenico

Conti (1857-1910), brillante oratore, collaboratore del settimanale Il Diario, anima di ogni azione

sociale cattolica, consigliere comunale, don Giuseppe Fortunato Cortini (1858-1937) 27 , direttore de

Il Diario e del movimento cattolico imolese, don Francesco Peppi (1848-1909), parroco di Sant’Agostino

di Imola e animatore di un frequentatissimo oratorio giovanile, don Luigi Manara (1855-

1924), poi parroco di Santa Maria dei Servi di Imola, anch’egli dedito all’educazione dei fanciulli, il

canonico Giuseppe Poli (1858-1918), letterato e studioso, don Icilio Zanelli (1868-1943), poi parroco

di San Domenico di Imola. I laici Augusto Gottarelli (1853-1904), Odoardo Galeati (1848-

1914), Tommaso Vannini (1859-1942), Giovanni Gambetti (1853-1921), Agostino Baruzzi (1855-

1916), Adele Merighi Rossi (+1903). Tutti costoro in varie forme pongono in essere azioni pastorali

volte essenzialmente a due obiettivi: la formazione religiosa della gioventù e iniziative sociali a sostegno

dei poveri 28 .

Nel 1881 fondano la società operaia cattolica di mutuo soccorso 29 appoggiati dal vescovo Tesorieri,

con l’obbligo evangelico della carità reciproca in ambito assistenziale ed educativo, che nel 1900

supera i mille soci. Nel 1886 nasce in Imola il primo ricreatorio nella chiesa di Sant’Agostino, a opera

di don Peppi; il secondo sorge nella chiesa del Carmine nel 1891, su impulso di don Manara, mentre

don Zanelli dal 1894 si prende cura della gioventù studentesca nella chiesa del Nome di Maria.

Nel frattempo dal 1889 al 1898 l’amministrazione comunale di Imola è guidata dal partito socialista,

con i sindaci Ugo Tamburini, Cesare Mirri e Franco Linguerri 30 .

Nel 1894 si tiene a Imola il secondo congresso cattolico regionale, voluto dal vescovo Tesorieri,

che sarà preludio di molte importanti attività sociali, come ad esempio la fondazione a Bologna del

quotidiano cattolico Avvenire l’anno seguente 31 .

Nel 1896 il vescovo Tesorieri promuove l’Azione Cattolica. Sorgono numerose anche le casse rurali:

a Lugo (1898), Casola Canina (1899), San Mauro di Solarolo (1901), Fontanelice (1901), Ca-

25

Cfr. Alessandro Albertazzi, La storiografia del movimento cattolico in Emilia Romagna, in Il movimento cattolico

italiano fra la fine dell’800 ed i primi anni del ’900. Il Congresso di Ferrara del 1899, Ferrara, s. e., 1977, [Istituto di

storia contemporanea del movimento operaio e contadino Ferrara. Annuario 2], p. 123-155, ivi, p. 142-143.

26

Cfr. Monsignor Luigi Tesorieri, «L’Eco della diocesi e del circondario d’Imola. Periodico politico amministrativo»,

2 aprile 1901, p. 1-2.

27

Cfr. Giovanni Magnani, Giuseppe Fortunato Cortini e la tentazione modernista, «Pagine di vita e storia imolesi»,

n. 2, (1984), p. 143-160.

28

Cfr. Pietro Bedeschi, Il movimento cattolico nella Diocesi di Imola dai primordi al 1970, Imola, Grafiche Galeati,

1973, p. 30-61.

29

Cfr. Raffaele Benni, La società operaia cattolica di mutuo soccorso nella diocesi di Imola 1881-1932, «Pagine di vita

e storia imolesi», n. 8, (2001), p. 133-148.

30

Cfr. Luciano Forlani, Imola: un “laboratorio” del socialismo. Profilo storico e documenti (1870-1922), Torriana,

Sapignoli Editore, 1993, p. 367-429.

31

Bedeschi, Il movimento cattolico, cit., p. 37-38.


20

Con la mente e con il cuore

stel del Rio (1902), Bubano (1902), Zello (1902), Dozza (1903), Tossignano (1903), Mordano

(1903), San Prospero (1903), San Patrizio (1903), Sasso Morelli (1904), Riolo (1904), Costa (1904),

Castel Bolognese (1904).

Agli inizi del secolo XX prende avvio l’Unione professionale del lavoro, promossa dal vescovo Tesorieri

in tutta la diocesi, una Casa del pane a Massa Lombarda, un monte frumentario a San Prospero,

un ufficio di collocamento a Fontanelice.

Si formano anche le prime cooperative, come quella di imbianchini e decoratori a Imola (1901),

di consumo a San Mauro di Solarolo (1902), promossa dal parroco don Antonio Villa (1871-1925),

di produzione e lavoro a Fontanelice su impulso del parroco di Filetto don Giovanni Franceschelli

(1855-1930), e altre a Montefune, San Prospero e Mordano.

Ma già dal 1886 si manifestano nel movimento cattolico nazionale istanze volte a un impegno politico

diretto. Alfieri di questa tendenza sono Filippo Meda e don Romolo Murri. E questa posizione

trova un forte seguito a Imola, sia tra i laici che tra il giovane clero, anche quando papa Pio X interviene

sciogliendo l’Opera dei congressi.

Imola: città di giornali

L’ambito sociale cittadino in cui fioriscono le testate cattoliche Mente e Cuore, L’Eco della diocesi

e Il Diario, antesignane e fondamenta de Il Nuovo Diario Messaggero, è da tempo particolarmente

ricco di giornali, periodici e altre iniziative editoriali.

Dal 1789 la pubblicazione del periodico Lo spirito de’ giornali ecclesiastici o sia biblioteca ragionata

per gli ecclesiastici, patrocinata dal cardinale vescovo Gregorio Barnaba Chiaramonti, specificamente

dedicato ai temi teologici e religiosi, si inserisce nel vivace filone della controversistica cattolica del

periodo, mirando a una esplicita difesa del depositum fidei contro innovazioni o surrettizie interpretazioni

illuministiche: «riuniamo sotto un solo punto di vista i principali fondamenti dell’adorabile

nostra religione: esponiamo nel vero loro aspetto il carattere, le male arti, i sofismi insidiosi de’ di lei

nemici ...» 32 . Lo strumento per realizzare questo obiettivo è lo spoglio sistematico dei più accreditati

giornali ecclesiastici europei, i cui articoli più rilevanti vengono offerti dal giornale, spiegando così

anche il significato del titolo. L’iniziativa editoriale è di Francesco Zacchiroli (1752-1826) 33 , colto

ed eclettico chierico lughese, laureato in utroque iure, accademico dell’Arcadia. Il foglio viene edito

dal gennaio 1790 al dicembre 1793 con cadenza bisettimanale, il mercoledì e il venerdì, in formato

32

Cfr. Pierangelo Bellettini, Periodici romagnoli di antico regime. Gazzette, giornali dei letterati, almanacchi, in

Storia del giornalismo in Emilia-Romagna e a Pesaro dagli albori al primo Novecento, a cura di Giancarlo Roversi,

Casalecchio di Reno, Grafis Edizioni, 1992, p. 317-359, ivi, p. 351.

33

Sulla figura eclettica e per certi versi sconcertante dello Zacchiroli cfr. Ida Schiassi, Francesco Zacchiroli e Lo spirito

de’ giornali ecclesiastici (1790-1793), in Ravennatensia XIV. Atti del convegno di Carpi (1987). Chiese locali in epoca

napoleonica (1789-1823), Cesena, Centro Studi e Ricerche sull’Antica Provincia Ravennate – Badia di Santa Maria del

Monte – Cesena, 1993, p. 167-183, ivi, p. 167-174; Massimo Cattaneo, Gli occhi di Maria sulla rivoluzione: miracoli

a Roma e nello Stato della Chiesa, 1796-1797, Roma, Istituto nazionale di studi romani, [1995], p. 11. Nato a Castel

Guelfo e trasferitosi a Lugo in giovane età, viene avviato agli studi teologici dalla famiglia, ma sceglie poi di laurearsi

all’università di Bologna in utroque iure a 17 anni (1769), dedicandosi in seguito alla poesia e alla letteratura; diviene

accademico dell’Arcadia nel 1770, recandosi a Malta come segretario dell’inquisitore generale dell’isola, trasferendosi

negli anni seguenti a Napoli, Firenze e Roma, sempre dedicandosi a pubblicazioni letterarie e scientifiche,

come le Notizie politiche o sia istoria de’ più famosi avvenimenti del mondo. Iniziatosi alla massoneria, diverrà poi segretario

del comitato di difesa della Cispadana, ricoprendo in successione svariati incarichi nell’amministrazione statale

napoleonica in varie regioni italiane. Muore a Bologna nel 1826.


Periodici imolesi dei secoli XVIII-XIX.

Per gentile concessione di Bim.


22

Con la mente e con il cuore

in 4° con 8 pagine 34 . Uscito inizialmente dai torchi dello stampatore Giovanni Dal Monte Casoni,

dal 2 novembre 1791 passa alla neonata stamperia del seminario, costituita per volontà del vescovo

Chiaramonti 35 . Il giornale cessa la pubblicazione alla fine del 1793 e già dagli anni precedenti lo Zacchiroli

risulta affiliato alla massoneria 36 .

Dal 1825 al 1833 la Società de’ calobibliofili, cioè appassionati di buoni libri, promuove un’interessante

operazione editoriale: pubblicare con cadenza mensile opere di pensiero politico e religioso, sia

italiane che estere, traducendo queste ultime in italiano e suddividendole in più fascicoli quando siano

troppo corpose; gli autori prescelti sono decisi fautori del primato della fede cattolica sulle dottrine

protestanti e decisamente avversi alle istanze rivoluzionarie carbonare, garibaldine e mazziniane.

Joseph De Maistre (1753-1821), Antonio Luigi Raffaele Capece Minutolo, principe di Canosa

(1768-1828), Hugues-Félicité Robert de Lamennais (1782-1854), esponenti del neoguelfismo

postnapoleonico, sono tra gli autori citati. L’associazione è promossa dai tipografi imolesi Giuseppe

Benacci e Ignazio Galeati, che hanno rilevato l’attività della tipografia del seminario e hanno necessità

di promuovere produzioni editoriali per sostenerla, chiamando a presiederla il canonico Francesco

Scarabelli, rettore del seminario 37 .

Terminata questa esperienza, Ignazio Galeati la prosegue tramite l’Associazione cattolica, con cui

dal 1834 al 1856 pubblica autori come san Giovanni Crisostomo e Antonio Rosmini 38 ; anche il cardinale

Gaetano Baluffi, vescovo di Imola dal 1846 al 1866, compare nella collana con un’opera apologetica

39 .

Dal 1842 al 1847 la tipografia imolese di Ignazio Galeati stampa L’utile - dulci. Foglio periodico

scientifico letterario artistico e teatrale in Imola. Si tratta di una rivista divulgativa di queste branche

del sapere, corredata di biografie di personaggi illustri, componimenti letterari di autori romagnoli,

spesso pubblicati a puntate e poi editi separatamente; numerosi contributi sono relativi all’elezione

al pontificato del cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti col nome di Pio IX. Il direttore è il roma-

34

Cfr. Andrea Ferri, La porpora e la tiara. 1785-1816: l’episcopato imolese del cardinale Gregorio Barnaba Chiaramonti

poi papa Pio VII, Imola, Diocesi di Imola, 2010, [= Pubblicazioni dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti

e Studi - X], p. 112-116; Anzio Poli, Un periodico imolese della fine del settecento: Lo spirito de’ giornali ecclesiastici

(1790-93). Indice e analisi quantitativa. Tesi di laurea presentata alla facoltà di scienze politiche dell’Università

di Bologna, relatore prof. Daniele Menozzi, A.A. 1981-1982; Loris Scarpelli, L’episcopato imolese del cardinale

Gregorio Barnaba Chiaramonti (1785-1800), esercitazione per la licenza in teologia dell’evangelizzazione presso lo

Studio Teologico Accademico Bolognese – Sezione Seminario Regionale, relatore don Maurizio Tagliaferri, anno accademico

2000-2001, p. 27-30.

35

Ibidem, p. 19, nota 31. La tipografia sarà poi riattivata sotto altro nome. Cfr. Marina Baruzzi, La Tipografia del Seminario

vescovile e Ignazio Galeati, in Un tipografo di provincia. Paolo Galeati e l’arte della stampa fra Otto e Novecento, a

cura di Ead.-Rosaria Campioni-Vera Martinoli, Imola, Editrice Cooperativa A. Marabini, 1991, p. 107-123.

36

Cfr. AA.VV, 200 anni di Massoneria ad Imola, cit., p. 10-11; Renato Pasta, Fermenti culturali e circoli massonici

nella Toscana del Settecento, in La Massoneria, a cura di Gian Mario Cazzaniga, Torino, Giulio Einaudi Editore,

2006, [= Storia d’Italia. Annali 21], p. 447-483, ivi, p. 475.

37

Baruzzi, La Tipografia, cit., p. 108-111; Apologia per Giuseppe Benacci d’Imola institutore e promotore della Società

de’ Calobibliofili, s. l., s. e., [1832]; Leggere la città. I giornali imolesi dal Settecento a oggi, a cura di Chiara Sabattani

con la collaborazione di Alessio Mazzini, Imola, Biblioteca comunale di Imola, 2012, p. 268-269.

38

Ibidem, p. 54-55.

39

Cfr. La Chiesa romana riconosciuta alla sua carità verso il prossimo per la vera Chiesa di Gesù Cristo volume unico opera

del cardinale Gaetano Baluffi arcivescovo vescovo di Imola, Imola, Tipografia Galeati, 1854.


Il contesto storico regionale e diocesano 23

gnolo Antonio Vesi (1805-1855). Dal 1847 redazione e stampa si trasferiscono a Bologna e l’anno

successivo la rivista cessa le pubblicazioni, a seguito dei moti indipendentisti del 1848 40 .

Dal 1859, dopo l’unificazione italiana, non si registra per almeno due decenni la presenza di pubblicazioni

periodiche cittadine; dal 1877, col diffondersi delle idee repubblicane, radicali e socialiste,

compaiono per periodi mediamente brevi alcune testate come Il Cittadino (1877-1878), Il Moto

(1880-1886), l’Avanti! (1881-1882), diretto da Andrea Costa, la Rivista italiana del socialismo

(1886-1887), La lega democratica (1890-1891), spesso soppresse dalle autorità per i contenuti sediziosi.

Ad esse se ne contrappongono altre di orientamento liberale, come L’Alberghetti (1881-1883) 41 e

Il Corriere della domenica (1883-1885), facenti capo al deputato Giovanni Codronchi Argeli 42 ; assai

numerosi sono i numeri unici di orientamento anarchico, spesso con testate dal nome suggestivo: La

plebaglia, La canaglia, La ciurmaglia, La marmaglia, La poveraglia, La gentaglia, I pezzenti, I ribelli,

I malfattori, I miserabili 43 .

Nel 1894 Angelo Negri (1855-1932), socialista, sodale di Andrea Costa, ufficiale di stato civile

del Comune di Imola, espone a Milano una rassegna di periodici imolesi editi dal 1842 per l’iniziativa

delle Esposizioni riunite, evento prodromico all’Esposizione universale del 1906 nella medesima

città, pubblicando anche un catalogo della mostra 44 .

Da un censimento redatto anch’esso dal Negri, edito nel 1907, risultano edite a Imola 125 pubblicazioni

periodiche e numeri unici nel periodo 1877-1900, così distribuite cronologicamente 45 :

1877-1880 4

1881-1890 32

1891-1900 89

Preceduto per un biennio da Il Momento, dal 1899 viene edita La Lotta, periodico socialista del

territorio imolese, che si occupa anche delle battaglie politiche del partito a livello nazionale, proseguendo

le sue pubblicazioni sino al 1922, seppure con frequenti censure e sequestri giudiziari per i

suoi contenuti eversivi; appoggia apertamente il programma socialista sul monopolio statale e comu-

40

Leggere la città, cit., p. 288-289; Amedeo Tabanelli, Il primo giornale imolese fu l’Utile dulci, «Corriere Padano»,

8 febbraio 1942, p. 5; Raffaella Gaddoni, L’utile - dulci. Foglio periodico scientifico letterario artistico e teatrale in

Imola, in Un tipografo di provincia, cit., p. 121-122; Sergio Sangiorgi, «La primavera del giornalismo imolese»

1840-1900: Storia, fatti e vicende dal vivo, Imola, Associazione Giuseppe Scarabelli, 1999, p. 12-14.

41

Cfr. Raffaella Gaddoni, L’Alberghetti. Giornale del Comizio agrario e degl’interessi locali, in Un tipografo di provincia,

cit., p. 169-170.

42

Sui periodici locali di ambito politico cfr. Maria Grazia Pizzinat, Giornali politici a Imola dal 1877 al 1890,

«Pagine di vita e storia imolesi», n. 1, (1983), p. 131-149. Il contributo è sintesi della tesi di laurea della medesima

autrice: I giornali a Imola nel periodo post-unitario (1861-1890). Tesi di laurea presentata alla facoltà di lettere e filosofia

dell’Università di Bologna, relatore prof. Umberto Marcelli, anno accademico 1963-1964.

43

Cfr. Raffaella Gaddoni, Note in margine ad alcuni numeri unici anarchici conservati nella Biblioteca comunale di

Imola, «Studi Romagnoli», XXXVIII, (1987), p. 142-150.

44

Cfr. Mostra di giornalismo. Imola provincia di Bologna, Imola, Tipografia d’I. Galeati e Figlio, 1894.

45

L’elenco completo è riportato in Negri, Il comune d’Imola, cit., p. LIII-LVII.


24

Con la mente e con il cuore

nale dell’istruzione, delle istituzioni ospedaliere e assistenziali 46 , ingaggiando su questi temi aspre

polemiche con il settimanale cattolico L’Eco della diocesi, divenuto Il Diario dal 1902 47 .

Un simile fermento di idee, azioni politiche, dispute elettorali e di governo della città fa maturare

nel mondo cattolico locale l’urgenza imprescindibile di entrare nell’agone mediatico, resa ancora più

pressante dall’essere ancora costretto dal vincolo del non expedit ad astenersi dalla partecipazione

alle elezioni politiche, ma non da quelle amministrative. La presenza di un vescovo socialmente aperto,

lungimirante e benvoluto come mons. Luigi Tesorieri e il fiorire di opere ecclesiali di ogni genere

nel medesimo periodo, descritte nel paragrafo precedente, rappresentano il retroterra ideale per il

sorgere di un periodico cattolico di elevata qualità e radicato nel territorio diocesano.

46

Cfr. Luciano Forlani, Imola: il primo decennio di amministrazione democratico-socialista (1889-1899), in Amministrazioni

locali e stampa in Emilia-Romagna (1889-1943). Convegno di studi, Ferrara, 3-5 giugno 1982, Bologna,

Centro Emilia Romagna per la Storia del Giornalismo, 1984, p. 169-195.

47

Leggere la città, cit., p. 166-169, 184-185.


Parte I

Mente e Cuore, L’Eco, Il Diario

(1892-1944)


Per gentile concessione di Bim.


Capitolo 1

Mente e Cuore e don Domenico Conti

(31 gennaio 1892 - 1 agosto 1900 48 )

Le vicende

Nel primo numero l’editore Giulio Ungania 49 dichiara che la rivista è la prosecuzione del settimanale

di divulgazione letteraria e culturale La domenica in famiglia, da lui stesso edito e con sede direzionale

a Pisa, che ha avuto breve vita dal dicembre 1891 al gennaio 1892. Gerente responsabile è

Alberto Carli. Don Conti è menzionato esplicitamente come direttore dal gennaio 1894, mentre dal

gennaio 1900 la guida del periodico è condivisa con don Luigi Baldisserri e Antonio Manaresi. La

cadenza di pubblicazione, inizialmente settimanale, diviene quindicinale dal 1894 e trimensile pochi

mesi dopo, a seguito dell’accentuarsi di difficoltà economiche, dovute alla scarsa puntualità del versamento

delle quote di abbonamento 50 . Risulta rilevante anche la collaborazione di don Cortini e

don Bughetti 51 .

Le sedi dichiarate nei frontespizi sono dapprima via Cavour 46 nell’anno 1892, poi via Valverde 52

10 dal 1893 al 1897, via della Fortezza 53 3 dal 1898 al 1899, per tornare in via Cavour 46 nell’anno

1900.

Sino dai suoi esordi la rivista deve scontare la passiva diffidenza di una parte del clero e laicato

imolesi, che in modo pervicace si oppongono alle idee innovative contenute nelle sue pagine. Il favore

accordato dal vescovo Tesorieri all’iniziativa impedisce forse la manifestazione esplicita di

obiezioni. Non sorprende quindi che pochi mesi dopo l’esordio editoriale, la prestigiosa rivista gesuita

La Civiltà Cattolica, che aveva inizialmente appoggiato l’iniziativa 54 , intervenga con una dura

rettifica:

48

Le date riportate sotto il nome di ogni direttore si riferiscono al primo e all’ultimo numero del settimanale diocesano

da lui firmati nel periodo considerato.

49

Attivo in Imola dal 1890, di area cattolica. Un tipografo di provincia, cit., p. 226-227.

50

Leggere la città, cit., p. 180-181; Note bibliografiche. Primo elenco dei periodici cattolici a rilevante contenuto sociale editi

nelle diocesi dell’Emilia e della Romagna dal 1860 al 1914, a cura di Maria Delia Contri, «Bollettino per

l’archivio della storia del movimento sociale cattolico in Italia», I, (1971), p. 105-158, ivi, p. 141.

51

Cfr. Cita Mazzini, Imola d’una volta, a cura di Carla Cacciari - Giuliana Zanelli, collaborazione di Matteo

Bacci - Francesca Grandi, Imola, Editrice La Mandragora, 2003, [= Atti dell’Associazione per Imola Storico Artistica

- XVIII], tomo II, p. 235.

52

Via Valverde corrisponde al tratto dell’attuale via Felice Orsini che dall’incrocio con via Quarto giunge alla chiesa di

Santa Maria in Valverde.

53

Via della Fortezza corrisponde all’attuale via Garibaldi.

54

Nella terza di copertina del numero del 5 novembre 1892 è riportata la seguente inserzione: «È un periodico in 4°

grande di 8 pagine, scritto con criterio e varietà per la scelta dei temi, con spirito buono e sinceramente cattolico per la

sana dottrina che propugna. Si leggerà con gusto e con profitto, e noi lo raccomandiamo specialmente ai Padri di

Famiglia ed ai Maestri di scuola». «La Civiltà Cattolica», serie XV, vol. IV, quaderno 1017, (1892).


28

Con la mente e con il cuore

Papa Pio X (1903-1914). Collezione privata.

Don Angelo Bughetti (1877-1935) negli anni giovanili.

Collezione privata.


Mente e Cuore (1892-1900) 29

Nella Copertina del nostro quaderno 1017 annunziammo il Periodico settimanale

Mente e Cuore che si pubblica in Imola. Persona ragguardevole e ben conosciuta pel

carattere sacro caldamente ci pregò di questo annunzio, che noi, fondati sulla sua

buona fede, facemmo senz’altro. Ma, con nostro dispiacere, abbiamo poi dovuto

riconoscere che la buona fede della cospicua persona, che ce ne fece la raccomandazione,

era ingannata. Perocché non giudichiamo il detto Periodico adatto a formare

la mente ed il cuore, secondo le regole di quella saviezza ed integrità che fugge pur

l’ombra di quanto sa del molle, del leggero, dello scurrile ed è pericoloso 55 .

La risposta all’attacco, evidentemente sollecitato, è assai tempestiva, comparendo in rivista nel

mese di dicembre:

Con tutto il rispetto che noi portiamo alla Civiltà Cattolica, possiamo rilevare che

ella non avrebbe mai fatto quella dichiarazione favorevole al Mente e Cuore se non

ci fosse stato chi ne l’avesse richiesta, e costretta a modificare il suo giudizio sopra di

quello. Ringraziamo cordialissimamente quei signori che si prendono tanta cura

che il Mente e Cuore sia puro da ogni macchia, ma li preghiamo, siano amici od avversari,

di essere in seguito più leali! Rileviamo ancora che il giudizio della Civiltà

Cattolica, troppo severo non colpisce la sostanza del nostro periodico, ma solo parecchi

articoli comparsi in quello 56 .

Risulta così maggiormente comprensibile l’articolo firmato La Redazione, pubblicato su Mente e

Cuore agli inizi dell’anno seguente:

Siamo qua, anche nel 1893. Chi ci voleva o ci sognava morti s’adatti a vederci vivi,

e vivi con tutta la ragione di credere che non moriremo per ora. Le vicende e le lotte

del primo anno di vita ci hanno ammaestrato assai. Facciamo proposito di approfittare

di questi ammaestramenti, e Dio ci aiuti a mantenerlo; noi lo preghiamo a

questo scopo, e insieme lo ringraziamo di averci fatto comprendere una volta di più

che a questo mondo vi sono avversari più leali di certi amici.

Sì, siamo ancora vivi e ancora sani, e un uomo vivo e sano che avendo avuto dal cielo

un po’ di testa, non se ne serve per far del bene, è un vero delinquente, molto più

colpevole di tanti infelici, serrati a guardare il sole a scacchi per certi fatti, che non

sono poi un delitto.

Il detto nobilmente sdegnoso di Vittorio Alfieri: – Nostro è il morir di anni sessanta

in fascie – si può attribuire a tutti coloro che invecchiano senza la vigoria e la costanza

d’animo necessaria per sostenere le lotte morali della vita, ed anche a quelli

che lasciano inoperosa la propria intelligenza, che pur sarebbe atta ad apprendere

ed insegnare, e pretendono appagarla con ciancie e menzogne, dimenticando che

essa, per usare la frase dell’Allighieri, non si sazia mai ... se il ver non l’illustra di fuor

del qual nessun vero si spazia.

A questo punto forse qualche lettore si sente tentato di moverci una domanda fieramente

irrisoria colle parole dello stesso Poeta, dicendo su per giù: Chi siete voi che

55

Cfr. Una nostra dichiarazione, ibidem, serie XV, vol. IV, quaderno 1019, (1892), p. 603.

56

Cfr. Pro Domo Nostra, «Mente e Cuore. Periodico educativo, istruttivo, letterario», 17 dicembre 1892, p. 385.


30

Con la mente e con il cuore

Frontespizio del periodico Idea Nova del 10 maggio 1895. Collezione privata.


Mente e Cuore (1892-1900) 31

pretendete di sedervi a scranna per illuminare le altrui intelligenze, per trattare di

scienza, di arte, di lettere, colla veduta corta d’una spanna? ...

Sia corta, sia lunga, sia discreta, sia qual si vuole la veduta nostra, noi siamo certi che

se in qualsivoglia questione avremo per principio, per guida, per base quello che

Ugo Foscolo chiamava il gran libro – il Vangelo – diremo sempre la verità. Non intendiamo

con questo di dire che saremo ascetici; oh! no! ripetiamo pure anche

quest’anno – né troppo profani per i mistici, né troppo mistici per i profani ma discostarci

da certe verità, che sono la luce, il palpito, la forza, la vita dell’intelligenza

e del cuore umano, non sarà mai. Si potrà far questione della forma d’esposizione

– e in ciò non fummo e non saremo né rilassati né scrupolosi – ma la sostanza non

fu e, speriamo non sarà mai intaccata.

Dunque, vivi e sani come siamo ancora, avanti. A chi ci sostiene grazie di cuore, a

chi ci deride contentiamoci di rispondere: meglio così!! 57 .

La rivista dell’ordine ignaziano avrebbe poi ulteriormente modificato il proprio giudizio, riabilitando

Mente e Cuore, così che don Conti nel primo numero del 1894 può a giusta ragione asserire

che «se la carità cristiana ci permettesse di rivelare minutamente quelle astuzie perfide e la condizione

sociale di chi le usò ci darebbero senz’altro ragione. Ma le nostre intenzioni sono rette, i nostri

ideali erano e sono nobili, il nostro scopo era ed è santo, e per questo abbiamo vinto, sì abbiamo vinto.

Uomini superiori a noi per dignità, dottrina, esperienza e virtù hanno deplorato quelle male arti

e ci hanno reso ragione anche colla pubblica stampa» 58 .

Anche su altri fronti Mente e Cuore non ha vita facile. Il 22 ottobre 1892 pubblica un breve testo,

in cui si accenna alla voce diffusa in città secondo la quale Andrea Costa il 9 ottobre precedente sarebbe

entrato in un confessionale della parrocchia di San Savino di Mezzocolle per parodiare il sacramento.

Pure La Gazzetta dell’Emilia pubblica un’analoga notizia. Costa reagisce querelando per

diffamazione entrambe le testate e Giacobbe Manzoni, autore del pezzo. Nell’udienza presso il tribunale

di Bologna del 31 gennaio 1893 viene rimessa la querela; nella circostanza il direttore di Mente

e Cuore dichiara di non avere mai creduto il Costa capace di una simile indegnità 59 .

Anche per sopperire alle difficoltà economiche causate dal tardivo o mancato versamento degli

abbonamenti, dal 1895 si tenta la fusione col settimanale faentino Giovane Romagna 60 , e si giunge

all’edizione della testata Idea nova, di cui però escono solo tre numeri, dal 10 maggio all’1 giugno,

dopo i quali riprende la pubblicazione di Mente e Cuore 61 . Nel numero del 10 giugno 1895 si precisano

le motivazioni della mancata unione:

Il periodico fuso è riuscito elegante bensì nel formato ma monotono e pesante per

gli argomenti e i tipi, tanto che molti mi hanno consigliato di tornare a Mente e

57

Cfr. Ancora vivi!, «Mente e Cuore», 7 gennaio 1893, p. 2.

58

Cfr. Ancora vivi!, «Mente e Cuore. Periodico letterario educativo», 6 gennaio 1894, p. 1.

59

Cfr. Cronachetta settimanale, «Mente e Cuore. Periodico educativo istruttivo letterario», 22 ottobre 1892, p. 326;

Il Mente e Cuore in tribunale!, «Mente e Cuore», 4 febbraio 1893, p. 9-10; Giacobbe Manzoni, Tanto rumore per

nulla, Imola, s.e. 1893. Bim, 19, Cart. 84 (93/1); Querela di diffamazione data da Andrea Costa contro la Gazzetta

dell’Emilia e il Mente e Cuore, «Il Moto», 5 febbraio 1893, p. 2.

60

Cfr. Antonio Mambelli, Il giornalismo in Romagna. Rassegna di tutta la stampa quotidiana e periodica dalle origini

ad oggi, Forlì, a cura della Camera di commercio, industria e agricoltura, 1966, p. 74.

61

Sgubbi, Cattolici di azione, cit., p. 211, nota 29; Gian Luca Grandi, «È tempo di uscire di sagrestia!». La

questione sociale e le sue soluzioni nel periodico cattolico imolese «Mente e Cuore» (1892-1900), Imola, Editrice Il Nuovo

Diario Messaggero, 1993, p. 75; Leggere la città, cit., p. 141.


32

Con la mente e con il cuore

Cuore, che ho procurato di rendere vario, disinvolto, popolare, mentre il nostro

programma sarà svolto nell’antica forma: né troppo profana per i mistici, né troppo

mistica per i profani 62 .

Nei mesi seguenti su disposizione del pretore di Imola Mente e Cuore subisce il sequestro di alcuni

brani di un articolo intitolato A Roma ci stiamo e ci resteremo, dove si stigmatizzano le vicende non

ancora risolte dell’unificazione italiana e il rapporto con la Santa Sede; l’atto di sequestro è motivato

dal fatto che nell’articolo «si manifesta voto di distruzione delle Istituzioni ora vigenti nella Patria,

e si vilipendono le Istituzioni medesime e ciò costituisce delitto a termini dell’articolo 22 Editto sulla

stampa 25 marzo 1848 non che dell’art. 126 Codice Penale». Don Conti commenta fieramente

l’accaduto, ritenendo un titolo di merito l’avvenuto sequestro 63 .

Gli anni successivi sono segnati dalle crescenti difficoltà economiche, legate ai mancati incassi degli

abbonamenti, che non consentono di coprire le spese tipografiche, nonostante i reiterati appelli

rivolti agli abbonati affinché ottemperino ai loro impegni.

Negli ultimi mesi del 1899 don Conti informa i lettori di una proposta volta a dare dimensione

regionale alla rivista:

Nella nostra regione emiliana e romagnola e nella nostra parte cattolica vi sono delle

forze intellettuali e finanziarie, non poche, vi è gente che sa pensare, sa scrivere e

può spendere.

Ebbene; io propongo di unire insieme efficacemente queste forze per pubblicare nel

prossimo anno un Periodico scientifico e letterario, che meglio faccia sentire alle

anime la verità e la bellezza dell’idea cristiana, tenga conto dei progressi del pensiero

moderno ed abbia anche nella maniera d’esposizione e nella forma tipografica

quel criterio di sapiente modernità, che è pure per tanti un allettativo potente.

E questo Periodico abbia pure se si vuole, altro titolo ed altra direzione, se non altro

perché non si dovesse dire da chi giudica ad impressione che è il solito Mente e

Cuore del solito Don Conti ...

Ma come attuare la proposta? Ecco il modo più pratico, anche a parere di persone

ragguardevolissime, colle quali mi sono consigliato. – Procurare in ciascuna città

della nostra regione un buon numero di azionisti, che si obblighino a versare, fuori

d’abbonamento e a fondo perduto, lire cinque per un anno, e a tale scopo scegliere

nelle singole città una o più persone, che s’interessino seriamente della ricerca delle

azioni.

Gli azionisti costituirebbero per sé stessi una Commissione, la quale avrebbe l’incarico

di studiare e decidere le questioni riguardanti il programma, l’indirizzo, il titolo,

le innovazioni tipografiche del Periodico, e nominarne la Redazione ed Amministrazione

effettive e responsabili. È vero che se tutti gli abbonati attuali rinnovassero

l’abbonamento non vi sarebbe bisogno di ricorrere ad azioni: ma ciò non si

può pretendere né sperare 64 .

62

Cfr. Domenico Conti, Abbonati e lettori carissimi, «Mente e Cuore. Periodico letterario educativo», 10 giugno

1895, p. 1-2.

63

Cfr. A Roma ci siamo e ci resteremo, ibidem, 20 settembre 1895, p. 99-100; Conti, Il nostro sequestro, ibidem, 1 ottobre

1895, p. 106-107.

64

Cfr. Domenico Conti, Vita nuova o morte?, ibidem, 15 ottobre 1899, p. 234-235.


Mente e Cuore (1892-1900) 33

Il 23 novembre dello stesso anno si tiene a Bologna una riunione di esponenti cattolici, tra cui il

mecenate ferrarese Giovanni Grosoli (1859-1937) 65 , che assicurano il loro appoggio 66 , nell’ambito

di un’azione più vasta di coordinamento della presenza giornalistica cattolica in Italia 67 . Ma l’iniziativa

non pare sortire i risultati attesi.

Lo scoramento di don Conti di fronte a un simile stato di cose causa forse anche un minore livello

qualitativo dei contenuti della rivista 68 , inducendo una spirale negativa che giunge sino all’ultimo

numero, edito nel mese di agosto, in cui non si fa cenno alcuno a un’imminente chiusura, ma si pubblica

un ulteriore appello agli abbonati a saldare i propri debiti, preavvertendo che altrimenti in un

prossimo numero si sarebbero pubblicati i loro nomi, a cui nel frattempo viene paventato di affibbiare

l’appellativo di sfruttatori della buona stampa 69 . Ma di lì a poco termina l’avventura editoriale di

Mente e Cuore. Dopo alcuni mesi esordirà L’Eco della diocesi.

Gli intensi rapporti tra don Conti e don Cortini, che trascendono la collaborazione per la rivista

Mente e Cuore, sono basati su un’amicizia salda, profonda e sincera, non priva di divergenze e screzi,

sempre però superati dalla solidità della relazione tra i due. Questa constatazione rende maggiormente

comprensibile l’avvicendarsi dei sacerdoti alla guida del nuovo periodico cattolico che si accinge a

nascere. Una lettera inviata dal primo al secondo il 7 agosto 1900 esemplifica in modo paradigmatico

la passione pastorale che li accomuna e il reciproco appoggio che si forniscono per superare o almeno

prescindere dalla selva di ostilità, palesi e non, che circonda in modo permanente il loro agire:

Imola 7 agosto 1900

Mio Cortini

comprendo il tuo risentimento ma non approvo le conseguenze pratiche che ne deduci.

Anch’io ti parlo franco e leale.

Hai avversari sì, ma non tali che meritino una specie di ritirata di fronte a loro. Alcuni

ti avversano perché senza confronto a te inferiori intellettualmente, e a questi

si fa o una carezza, come ad un bimbo scemo, o un’occhiata torva, come ad un bimbo

cattivo … e avanti. Altri ti avversano perché dubitano della prudenza della tua

penna e ne temono chiasso e anche disdoro per te, e questi bisogna smentirli col

fatto. Altri infine ti avversano trincerati all’ombra di una posizione giuridica che

ritengono superiore alla tua in foro esterno e questi, che pur ti sono onestissimo, finiranno

col convincermi che le condanne dei tribunali corrispondono spesso ad

una delle tante forme della malvagia ipocrisia umana.

E poi non è forse vero che quelli di noi, preti e laici, che hanno un po’ di testa ti stimano

e ti amano e ti vogliono in mezzo a noi, contentoni se potranno procurarti un

pane?

Perché ti adonti? Da chi speri conforto e favore? Dalla curia? È divenuta una semovente

mummia. Dagli amici? I veri, ripeto, fanno quanto possono, i falsi fanno il lor

65

Sulla figura di Giovanni Grosoli e sul suo ruolo per la promozione della stampa cattolica regionale e nazionale cfr.

Romeo Sgarbanti, Ritratto politico di Giovanni Grosoli, Roma, 5 lune, [1959]; Antonio Scottà, Giacomo Della

Chiesa arcivescovo di Bologna (1908-1914). L’“ottimo noviziato” episcopale di papa Benedetto XV, Soveria Mannelli,

Rubbettino, 2002, p. 51-53, passim.

66

Cfr. Conti, Vita nuova, «Mente e Cuore. Periodico scientifico letterario», 1-15 dicembre 1899, p. 265-266.

67

Cfr. Glauco Licata, Centoventi anni di giornali dei cattolici italiani, Milano, Pan Editrice, 1981, p. 40-54.

68

Grandi, «È tempo, cit., p. 76-78.

69

«Mente e Cuore. Periodico scientifico letterario», 15 luglio - 1 agosto 1900, p. 216.


34

Con la mente e con il cuore

Don Luigi Baldisserri (1858-1926). ADI.

Giovanni Grosoli (1859-1937). Collezione

privata.


Mente e Cuore (1892-1900) 35

mestiere, ed è meglio così, e sono una controprova del tuo valore. Non ti disprezzano,

ti temono.

Dunque manda subito una corrispondenza di costì, prepara uno statuto per il circolo

di studi sociali e preparati ad essere segretario del consiglio direttivo della Società

Operaia Cattolica e magna pars del nuovo periodico 70 .

I contenuti

Il periodico Mente e Cuore nasce per un’opera di inculturazione della fede, con l’ambizione di offrire

ai lettori gli apici della tradizione letteraria cattolica, valutazioni e giudizi critici su temi di attualità

culturale, filosofica e letteraria di livello nazionale, ma anche attenzione e trattazione di temi

locali, sempre con l’intendimento di comprendere la complessità degli argomenti. Il tutto con un

tono garbato, leggero senza essere superficiale, arguto senza essere sarcastico, proteso comunque a

comprendere le ragioni altrui, anche e soprattutto quando divergono da quelle del periodico 71 . In

questo si distingue dalla vasta pubblicistica locale del medesimo periodo 72 .

Don Domenico Conti è l’esemplificazione della straordinaria pulsione pastorale che anima una

parte significativa del clero diocesano imolese negli ultimi decenni del secolo XIX, quando il divieto

ai cattolici di partecipare alla vita politica ne sospinge l’anelito a incidere sulla realtà del proprio tempo,

già attraversata da ideologie liberali, massoniche e socialiste, improntate in senso anticattolico o

almeno acattolico, che tentano di rispondere alle tensioni sociali coeve. In ambito ecclesiale molti

sacerdoti e laici avvertono la necessità di un rinnovamento dell’azione pastorale, misurata sulle istanze

del tempo. Don Conti è in questo campo un precursore, che avverte ad esempio le motivazioni

religiose del socialismo e non si ritrae dalla condanna delle aberrazioni anticristiane del capitalismo,

come pure delle posture ateistiche del socialismo. Troverà nel movimento murriano l’alveo naturale

in cui incanalare queste energie 73 , sebbene se ne ritragga dopo la condanna di don Murri da parte della

Santa Sede 74 .

Nel primo numero della rivista don Conti spiega il senso dell’iniziativa:

Il nome dato al nostro periodico vi dice che noi abbiamo di mira tutto l’intero

uomo: mente e cuore. Lo squilibrio nell’individuo e nella società dipende da questa

stortura: la testa si separa dal cuore, il cuore dalla testa: ed ora si trascura l’una ed

ora l’altra di queste due parti che dovrebbero mandarci innanzi d’accordo e di pari

passo, proprio come due insegnanti, l’uno di lettere e l’altro di scienze contemporaneamente

ad un medesimo scolaro, dei quali il primo vuole l’alunno tutto nelle lettere

ed il secondo tutto nelle scienze, come se si potessero apprendere utilmente le

scienze senza le lettere e le lettere senza le scienze 75 .

70

ADI, Carte Cortini, sub data.

71

Cfr. Giuseppe Mosconi, La «Rerum Novarum in Romagna» nel centenario dell’enciclica di Leone XIII. I commenti

e le iniziative suscitati dal documento fondamentale della dottrina sociale della Chiesa, Bologna, Europrom Edizioni,

1991, p. 71; Sangiorgi, «La primavera del giornalismo imolese» 1840-1900, cit., p. 98-100.

72

Cfr. L. L. B., I giornali a Imola dal 1891 al 1900, «Il Comune d’Imola. Quindicinale di vita imolese», 1 maggio

1955, p. 3; 15 maggio 1955, p. 3; 1 giugno 1955, p. 3; 15 giugno 1955, p. 3.

73

Cfr. Luciano Forlani, Imola tra le due guerre, Imola, University Press Bologna, 1998, p. 55-64.

74

Cfr. Lorenzo Bedeschi, I pionieri della D. C. Modernismo cattolico 1896-1906, Milano, Il Saggiatore, 1966,

p. 143-155.

75

Cfr. Domenico Conti, Mente e cuore, «Mente e Cuore. Periodico Scientifico Letterario», 6 febbraio 1892, p. 3.


36

Con la mente e con il cuore

Nella testata della rivista è riportato un versetto del poeta Giuseppe Giusti: «Un libro fatto è

meno che niente se il libro fatto non rifà la gente», citazione che suscita il risentito intervento del

settimanale socialista Il Moto, che sottolinea come il Giusti sia troppo lontano dall’orientamento

religioso della rivista per esservi citato, affermando inoltre: «malgrado la carta bianca su cui è

stampato, il colore generale ne è oscurissimo e l’odore di incenso che ne emana tradisce la paternità

e gli scopi» 76 .

Lo strumento comunicativo del giornale è reputato necessario nei tempi contemporanei:

Gli avversari divulgano le loro idee colla stampa; divulghiamo anche noi le nostre.

Si è detto che la stampa è il quarto potere dello Stato; e la frase ha la sua verità; anzi

la stampa in certi tempi è un potere che val quanto e meglio che gli altri. Aver

modo di impugnare una penna, mettere in carta idee, aspirazioni, raziocinii, apologie,

che suppongo giustissime, e affidandosi all’arte di Guttemberg farli noti in

poco tempo a quanti sanno leggere e capire qualche cosa è certo un immenso vantaggio

morale, che si reca all’umanità. Il giornalismo poi è quella forma di stampa,

che ha un’efficacia speciale. Poter dare di piglio ad una penna o anche ad una matita,

è alle volte lì su due piedi, magari sullo stesso tavolo del proto della tipografia

buttare in carta idee, aspirazioni, raziocinii, apologie che un’altra volta ritengo

utilissime, e in breve tempo, nello stesso giorno, fra poche ore, mediante le rapidissime

macchine della via ferrata farli recapitare a quanti sanno leggere a capir qualche

cosa, a quanti s’interessano, e sono pur tanti, di ciò che si dice e si fa in questo

pianeta, è un modo potentissimo per far del bene. E ciò perché il giornalista deve

saper trarre argomento dai fatti d’ogni dì, ed esporli e commentarli con parole opportune

e sapienti, e insieme con quella forma d’esposizione che egli sa far più colpo

... Scrivete, scrivete sempre su quelle colonne, tante volte un vostro articolo farà

meglio di una vostra predica 77 .

Viene sottolineata inoltre la finalità educativa, che si rivolge all’uomo nella sua integralità, sia ragione

che sentimento, rifuggendo da concezioni antropologiche materialistiche o che comunque riducano

l’educazione a un apprendimento meccanico di mansioni, disaggregando la polidimensionalità

della persona; allo stesso tempo la rivista si pone in contrasto con una religiosità imperniata su

una precettistica morale disancorata dalle sue motivazioni più profonde, quasi a considerare la norma

morale un fine e non un mezzo. A don Conti è tuttavia chiaro il rischio dei disordini morali e

dell’effetto deleterio che possono esercitare sulla persona, ma da esperto pedagogo bene comprende

come un approccio moralistico non salvaguarda le persone, specie giovani, dalle cadute. A questo

proposito nel marzo 1892 dà risposta a una lettera ricevuta da un abbonato, che dichiara l’inopportunità

di inviare ai seminaristi copie della rivista, per il modo leggero con cui si trattano temi suscettibili

di indurre turbamenti morali. Con libertà evangelica e con sorprendente antiveggenza detta la

sua risposta, utilizzando lo pseudonimo di Fortunato Ilesa, dopo avere pregato l’abbonato di non

offendersi, perché non ci vuole rivolgere tanto a lui che ha scritto direttamente, «quanto ai molti che

a lui si accodano e non ci scrivono, ma biascicano e mormorano contro di noi»: una trasparente allusione

alle molteplici sotterranee resistenze che tutti i precursori incontrano sul loro cammino.

Rammenta ai lettori che giovani in generale e quindi i seminaristi

76

Cfr. Cronaca cittadina, «Il Moto», 11 febbraio 1892, p. 2.

77

Cfr. Sac. Prof. Domenico Conti, È tempo di uscire di sagrestia!! Conferenza tenuta in Genova per invito della

Sezione Giovani dell’Opera dei Congressi, Genova, Gio. Fassicomo e Scotti Librai Editori, 1895, p. 11-12.


Mente e Cuore (1892-1900) 37

non possono e non debbono ignorare ch’essi sono nati dell’amore di un uomo e di

una donna, non possono e non debbono né meno ignorare che oltre quei due vi

sono altri uomini ed altre donne, vi sono altri amori, vi sono signorine, e vi sono cadute.

Questi seminaristi studiano, e studiano libri ed uomini, questi giovani non

possono e non debbono restarsene eternamente chiusi in Seminario e vivendo nella

men dolorosa delle ipotesi si faranno preti, saranno lanciati nel mondo se non altro

a predicare contro il vizio e giudicheranno dei peccati se debbono ignorare anche i

nomi? Di più come potranno dire a se stessi di operare il bene se non conoscono il

male? ... Ai seminaristi s’inculca pure si tengano su la via retta: ma come si può avere

l’idea del retto senza l’idea del torto e dell’obliquo? Bene e male, torto e diritto,

vizio e virtù sono idee correlative, come piano e monte, salita e discesa. Non si ha

l’una senza l’altra.

Si vanno pure a confessare, e spesso, quei cari seminaristi! Ma di che? Se non debbono

né meno sapere il nome del peccato, anzi di certe cose che in certi casi solo

sono peccati! 78

La realizzazione di questi intendimenti si fonda sul presupposto ontologico di leggere le vicende

sociali, ecclesiali e politiche coeve alla luce di una antropologia cattolica, che ha come pietra angolare

l’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII, sempre oggetto di particolare venerazione 79 . In

questo modo si dà compimento a una concezione integrale della persona, che vede ragione e fede

non contrapposte ma complementari 80 , in radicale antitesi alle ideologie materialistiche che germinano

rigogliose in quegli anni a Imola e in Romagna. Peraltro l’afflato cosmopolita della rivista offre

spesso ai lettori esempi di attività dei cattolici d’oltralpe, tedeschi, francesi, elvetici e anche nordamericani.

La difesa della fede cattolica sul piano storico, culturale e letterario è apertamente dichiarata e si

avvale pure di strumenti editoriali complementari alla rivista.

Anche il sottotitolo subisce frequenti mutazioni, sintomo del progressivo assestarsi di profilo editoriale

e contenuti: Periodico educativo, istruttivo, letterario agli esordi, scompare all’inizio del 1893,

per divenire Periodico letterario educativo dal 1894, Eco del pensiero e del sentimento cattolico dal 1896,

mentre dall’inizio del 1900 in copertina risulta Periodico scientifico letterario e in prima pagina Rivista

quindicinale arte-letteratura-scienza. La foliazione della rivista cresce gradualmente, passando

dalle otto pagine del biennio 1892-1893 alle dodici del triennio seguente e dalla seconda metà del

1897 giunge alle sedici o venti pagine.

Dal 1893 sino all’aprile 1894 si presenta con una nuova testata, recante un disegno realizzato in

zincotipia con le immagini della cattedrale di San Cassiano e il suo campanile, il portale della chiesa

di San Domenico, la rocca sforzesca, la facciata di palazzo Sersanti e il tempietto in memoria della

visita a Imola di papa Giulio II. Dalla fine dello stesso anno viene aggiunta una copertina con quattro

facciate, in grande parte occupate da inserzioni pubblicitarie.

Nel 1892 pubblica un agile profilo biografico di Cristoforo Colombo, in occasione dei quattrocento

anni dalla scoperta dell’America. Nel primo capitolo dell’opera difende con durezza la figura

78

Cfr. Fortunato Ilesa, Difendiamoci!, «Mente e Cuore. Periodico educativo istruttivo letterario», 26 marzo

1892, p. 62.

79

Cfr. B. Il mirabile vegliardo, «Mente e Cuore. Eco del pensiero e del sentimento cattolico», 15 marzo 1899, p. 76-77.

80

Si tratta di concetti che don Conti elabora e ripropone in anni successivi durante convegni, conferenze e predicazioni,

per cui riceve richieste da tutta Italia. A titolo esemplificativo cfr. Prof. Sac. Domenico Conti, Rinnovamento e

Modernità, Prato, Società Litografica Pratese, 1907.


38

Con la mente e con il cuore

dell’esploratore genovese e stigmatizza il tentativo di trarre dalla sua vicenda spunti denigratori della

fede cattolica e della Chiesa:

L’invidia ha tentato di morderlo, l’egoismo e la vigliaccheria hanno tentato di gettargli

il fango in viso e i nemici della Fede cattolica l’hanno dipinto coi colori sbiaditi,

alterati e falsi della lor tavolozza; anzi hanno avuto l’impudenza – la parola

scotta, ma è propria – d’intrecciare agli elogi di Lui l’insulto a quella Croce, che

egli, appena toccata terra, piantò sul lido del Nuovo Mondo, che ebbe fin d’allora e

conservò per lungo tempo il titolo di – Terra Sanctae Crucis.

I rettili si sono sforzati di atterrare questo Gigante, quest’Uomo sovrano, che aveva,

come dice Cantù – l’entusiasmo della scienza e della Fede – che aveva l’animo nobile

eroico dell’Esploratore e dell’Apostolo. Ma invano, perché i rettili sono sempre

rettili 81 .

Come si specifica in terza di copertina, l’opera è offerta in omaggio a sorpresa agli abbonati di

Mente e Cuore dell’anno corrente.

Per quanto attiene alla dimensione letteraria la predilezione per Dante 82 e Manzoni si basa sull’attenzione

alla bellezza e bontà umane, come segno e riflesso della bellezza e bontà divine. Anche scrittori

cattolici come Silvio Pellico (1789-1854), Niccolò Tommaseo (1802-1874), Giacomo Zanella

(1820-1888) e Antonio Fogazzaro (1842-1911) sono sovente citati. Sull’opera di quest’ultimo si

pubblica nel settembre 1893 il commento a una sua conferenza dal titolo: L’origine dell’uomo e il sentimento

religioso, in cui si stigmatizza il tentativo dello scrittore, che si professa cattolico, di conciliare

la fede con le teorie evoluzionistiche 83 .

Si riserva attenzione anche ad autori che non si riconoscono in questo appellativo, ma le cui opere

sono percorse da afflati e tensioni ideali profonde sulla condizione e l’esistenza umane, come Giacomo

Leopardi, Francesco De Sanctis e financo Giosuè Carducci 84 , Ada Negri e Giovanni Pascoli 85 .

Nei confronti di esponenti del verismo come Giovanni Verga, Gabriele D’Annunzio 86 , Luigi Capuana

e del naturalismo francese promosso da Émile Zola 87 Mente e Cuore non condivide le concezioni

deterministiche delle condizioni sociali più degradate, dove la libertà del singolo pare essere obnubilata

e conculcata.

La rivista riserva speciale attenzione alla musica, di cui sottolinea la funzione educativa già dalla

scuola materna e nelle celebrazioni liturgiche. Sono ampiamente commentate le opere di Beethoven,

Rossini e Wagner e si mostra una aperta predilezione per le composizioni di autori come Lorenzo

Perosi 88 e Carlo Gounod.

Pure le discipline storiche trovano ospitalità nelle pagine di Mente e Cuore, attenta a rivalutare il

ruolo del medioevo e a difendere l’azione della Chiesa nel corso dei secoli. Ne è un esempio la posi-

81

Cfr. D. Conti, Il primo navigatore del mar tenebroso, Imola, Tip. Giulio Unganìa, 1892, p. 1.

82

Cfr. B., La cattolicità di Dante, «Mente e Cuore. Eco del pensiero e del sentimento cattolico», 1 gennaio 1897, p.

2-3. Già in precedenza aveva sottolineato l’importanza degli studi letterari. Cfr. Sac. Domenico Conti, Fede e genio.

Lettere, Imola, Lega Tipografica, 1891.

83

Cfr. Adolfo Fossi, Fogazzaro e l’evoluzione, «Mente e Cuore», 30 settembre 1893, p. 304.

84

Cfr. E. Pignoloni, Marradi, Carducci e la “settimana santa”, ibidem, 15 aprile 1900, p. 119-121.

85

Cfr. [Giuseppe Fortunato] Cortini, La perenne poesia. Studio su Giovanni Pascoli, ibidem, 15 gennaio 1900,

p. 18-24.

86

Cfr. Tommaso Nediani, “Il fuoco” di Gabriele D’Annunzio, ibidem, 15 giugno 1900, p. 182-184.

87

A titolo esemplificativo cfr. Il “Roma” di Emilio Zola, ibidem, 20 febbraio 1896, p. 46-47.

88

Cfr. In casa nostra. D. Lorenzo Perosi in Imola, ibidem, 1 maggio 1899, p. 114.


Mente e Cuore (1892-1900) 39

zione assunta da don Conti sulla festa nazionale per la presa di Roma da parte dell’esercito italiano

dopo la breccia di porta Pia:

Ci contentiamo di rispondere, perché quella data segna un trionfo, non di amor patrio,

ma di spirito settario anticristiano, perché la setta che aveva ed ha di mira la

distruzione del cristianesimo, come religione, rivendica per sé l’onore di quella

data, ed ha avuto l’audacia, commemorandola, di stampare impunemente così: –

Non bastò loro il regno in cielo e lo vollero in terra – con l’anima vollero il corpo,

le coscienze, l’onore, la libertà, tutto, ma (sono XXVIII anni) traboccò la misura, e

il serpe sozzo di froda e di sangue stette sotto il nostro tallone e vi sta e vi starà, finché

stomacati dal fastidio, gli schiacciarono il capo – Così la Loggia Massonica di

Bologna nel 20 settembre 1898.

Ecco perché noi come cittadini cattolici leali e sinceri non possiamo, non dobbiamo

festeggiare quella data; non è questione di amor patrio, è questione di logica e

di coscienza.

Ma ciò non vuol dire che noi vogliamo tolta l’indipendenza e l’unità della patria.

La questione è ben diversa! 89 .

Anche per questi motivi nel 1893 don Conti cura l’edizione di un opuscolo dal titolo Dio e musica,

che viene offerto in omaggio agli abbonati a Mente e Cuore. Nella prefazione specifica di avere inviato

per sue ragioni personali la bozza di stampa al famoso compositore Giuseppe Verdi, che gli risponde

con parole di apprezzamento 90 . Dopo la prefazione è apposta la dedica a Eugenio Spadoni 91 ,

maestro della banda cittadina.

Negli intendimenti di don Conti è chiaro anche il ruolo della religione cattolica in relazione alla

politica, che è concepita senza spirito di parte, guardando le cose dall’alto, levandosi «un poco al di

sopra di questa aiuola che ci fa tanto feroci» 92 .

L’accentuata attenzione per le vicende sociali si sviluppa a partire dal 1894 93 e vede la pubblicazione

di svariati articoli a firma del napoletano Gennaro Avolio (1858-1928), militare, poi filantropo ed

esponente democratico cristiano, dedito a un’intensa opera di apostolato sociale in Campania 94 .

Don Conti lo ha conosciuto a Napoli, dove si trova a predicare nel marzo 1893 e lo giudica «giovane

assai colto e cattolico aperto» in una lettera da lui inviata a don Cortini il 22 marzo del medesimo

anno; precisa inoltre che Avolio «vagheggia un periodico che tratti popolarmente la questione sociale»

e a lui don Conti promette la propria collaborazione e quella dello stesso don Cortini 95 .

In più occasioni la rivista rivolge critiche anche all’atteggiamento di parte del mondo cattolico,

che inclina a risolvere il travaglio di un ceto operaio sempre più ampio e attanagliato dalla povertà

89

Cfr. [Domenico] Conti, A modo di appendice, ibidem, 1 maggio 1900, p. 137-138.

90

Cfr. Id., Dio e Musica, Imola, Tipografia di Giulio Unganìa, 1893, p. VI.

91

Sulla figura di Eugenio Spadoni cfr. Mino Martelli, Tre secoli di musica a Imola tra guerre e politica. Nel centenario

della Banda Città di Imola, Imola, Grafiche Galeati, 1979, p. 40-43.

92

Cfr. B., Dante e la Pasqua del 1300, «Mente e Cuore. Periodico scientifico letterario», 15 aprile 1900, p. 113-115,

ivi, p. 114.

93

Cfr. Gabriella Barbieri, I giornali a Imola dal 1891 al 1900. Tesi di laurea presentata alla facoltà di lettere e filosofia

dell’Università degli studi di Bologna, relatore prof. Umberto Marcelli, anno accademico 1963-1964, p. 245.

94

Cfr. ad esempio G. Avolio, Di chi è la colpa?, «Mente e Cuore», 24 giugno 1893, p. 196-197; Triste ricordanza,

ibidem, 9 settembre 1893, p. 282; I francescani e i problemi sociali, «Mente e Cuore. Periodico Letterario Educativo»,

20 marzo 1896, p. 65.

95

ADI, Carte Cortini, sub data.


40

Con la mente e con il cuore

con le sole virtù cristiane della rassegnazione e della pazienza, senza ritenere doverosa una qualche

forma di rivendicazione dei diritti dei lavoratori.

La stigmatizzazione di questa assenza dei cattolici dalle lotte sociali del tempo si estende anche

all’ambito politico, declinato in chiave locale, ad esempio quando in occasione delle elezioni amministrative

1893 si deplora l’assenza dei cattolici dalle liste elettorali 96 . E ancora nel giugno 1895 ricorda

che «I cattolici di tutt’Italia si preparano per le imminenti elezioni amministrative. E in Imola? Non si

fa nulla, anzi ... e dire che il sapientissimo pontefice prega ed esorta tutti i cattolici a organizzarsi per

queste elezioni» 97 . Intransigente invece è la posizione sulla giustezza dell’astensionismo in occasione

delle elezioni politiche, come «protesta solenne contro le infamie di ogni fatta della setta dominante,

come contro la insolente corruzione elettorale presa a sistema da ogni partito. Lasciamo che questo organismo

politico già logoro e scomposto finisca di sciogliersi corroso dal suo stesso vizio d’origine. Noi,

in nome di Cristo, saremo chiamati a riedificare» 98 . Don Conti riprenderà a più riprese questi temi anche

in anni successivi, sulle colonne del nuovo settimanale cattolico, come ad esempio il 12 marzo 1904:

Si dice tanto male del beghinismo, ossia della manifestazione superficiale, amorfa,

isterica della grande e divina fede cristiana, e siamo d’accordo; ma si sappia che vi è

un beghinismo più vergognoso e deleterio, ed è quello di anime, pur talvolta intelligenti

e colte, che si ostinano in un feticismo di forme senza addentrarsi collo studio

nel cristianesimo che professano, senza quindi poterne applicare l’energia inesauribile

a sé ed alla vita pubblica 99 .

Altrettanto netta è la posizione avversa alla massoneria 100 .

Il 25 giugno 1896, in occasione delle feste giubilari per i venticinque anni di episcopato di mons.

Tesorieri, pubblica un numero speciale commemorativo delle feste giubilari, che vedono uno straordinario

concorso di fedeli 101 . Risponde anche in modo netto a un numero unico denigratorio della

figura del vescovo, edito nella medesima circostanza, facendo stampare a sua volta un numero unico

di replica, in cui in modo tagliente precisa che

È vero che il fango non arriverà mai al sole, né il raglio dell’asino al cielo, ma in questi

giorni noi non possiamo permettere che si tenti di gettare una sola ombra nera

sulla figura fulgida e sublime di Monsignor Luigi Tesorieri.

No, non si festeggia un uomo perché è ormai troppo vecchio, ma perché in 25 anni

di episcopato ha fatto del bene a tutti, specialmente agli operai col lavoro, al povero

con l’elemosina, perché ha fatto del bene anche a molti di voi, i quali nonostante la

96

Per una disamina dei contenuti principali della rivista cfr. Mambelli, Il giornalismo in Romagna, cit., p. 209;

Mosconi, La «Rerum Novarum in Romagna», cit., p. 72-75; Id., «Mente e Cuore»: un periodico religiosoletterario

nella Imola di fine Ottocento, «Studi Romagnoli», LIII, (2002), p. 169-196; Leggere la città, cit., p.

179-181.

97

Cfr. Qua e là, «Mente e Cuore. Periodico Letterario Educativo», 10 giugno 1895, p. 12.

98

Cfr. Conti, Mistificazione!, «Mente e Cuore. Eco del pensiero e del sentimento cattolico», 20 marzo 1897, p. 73.

99

Cfr. D. Conti, Vita, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 12 marzo 1904, p. [1].

100

Cfr. La framassoneria “ecco il nemico”, «Mente e Cuore. Eco del pensiero e del sentimento cattolico», 1 novembre

1896, p. 252-254.

101

La vita sociale e politica imolese dalla Cronaca Cerchiari 1884-1901, a cura di Alessio Mazzini, Imola, University

Press Bologna, 2000, p. 127-128.


Mente e Cuore (1892-1900) 41

Oreste Betti, Ritratto di don Domenico Conti, Firenze,

1899. ANDMI.

Mons. Luigi Tesorieri (1825-1901), vescovo di Imola

dal 1871 al 1901. ADI.


42

Con la mente e con il cuore

vostra febbre empia ed immorale che vi agita, avete più volte bussato di nascosto

alla sua porta, vi siete a lui indirettamente rivolti per averne soccorso 102 .

Don Conti rivolge la sua attenzione ai temi dell’emancipazione femminile, rivendica il ruolo

primario della Chiesa nell’affermare la pari dignità della donna, sebbene critichi posizioni che negano

il valore della fedeltà coniugale 103 e indichi nella famiglia il luogo in cui la donna è chiamata a

operare 104 .

La partecipazione dei cattolici alle elezioni amministrative in alleanza con i conservatori viene

apertamente sostenuta da Mente e Cuore sino dal 1898 105 .

Sul numero dell’1 marzo 1899 viene pubblicata una lettera aperta – non firmata – agli amministratori

comunali, in cui si chiede conto della situazione finanziaria dell’Istituto Alberghetti, l’ente

scolastico fondato grazie al lascito del filantropo imolese Francesco Alberghetti (1762-1851), attivo

in città dal 1881. Don Conti specifica di essersi indotto a pubblicarla dopo svariate sollecitazioni di

lettori, alcuni dei quali, di fronte al suo iniziale silenzio, lo avevano poi accusato di connivenza 106 . Il

30 marzo seguente il sindaco Antonio Carranti interviene in consiglio comunale per assicurare la

correttezza della gestione finanziaria dell’istituto scolastico 107 .

Un altro tema assai caro a don Conti è l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, che la

normativa statale vigente faceva obbligo ai Comuni di attivare in quegli istituti ove i genitori ne avessero

fatto richiesta, ma che alcune amministrazioni comunali, tra cui quella imolese, di fatto ostacolavano

108 ; a questo proposito è significativa la recensione di un libro sulla materia, intitolato La superstizione

socialista 109 , pubblicato nel giugno 1895:

In questo libro egli [l’autore, n.d.a.] conclude in favore dell’insegnamento religioso

nelle scuole ... I ridicoli giacobini che da trent’anni spadroneggiano nei nostri Comuni,

hanno commesso l’enormità di abolire nelle scuole l’istruzione religiosa, salvo

ad invocare nei momenti di pericolo un Dio astratto, una specie dell’ente supremo

di Robespierre, che non è punto il Dio famigliare, sempre presente alla coscienza

dell’uomo religioso, in tutte le sue azioni. Ora non è più possibile ripromettersi

dall’ateismo l’educazione dell’infanzia ... L’insegnamento morale non ha senso, o

per lo meno non ha efficacia, senza una base religiosa ... Del resto l’insegnamento

della morale non si è neppure tentato: abolito quello religioso, i bambini non odono

più da nessuno che non bisogna ammazzare, né rubare, né ingannare, e che l’uomo

deve amare i suoi simili, e reprimere i suoi sentimenti di invidia e di rancore 110 .

102

Cfr. Sac. D. Conti, Risposta All’Imola!... Imola!..., [Imola], Tip. Ditta G. Unganìa, 26 giugno 1896.

103

Cfr. Elbano, Pensieri su la donna, «Mente e Cuore. Periodico Letterario Educativo», 10 agosto 1895, p. 63.

104

Cfr. Anna, Un voto per l’emancipazione della donna, ibidem, 20 febbraio 1892, p. 18-19.

105

Barbieri, I giornali, cit., p. 245-246.

106

Cfr. Cose nostre. Per l’Istituto Alberghetti, «Mente e Cuore. Eco del pensiero e del sentimento cattolico», 1 marzo

1899, p. 71.

107

La vita sociale e politica, cit., p. 173.

108

Cfr. L’ateismo nelle scuole, «Mente e Cuore. Periodico Letterario Educativo», 1 agosto 1896, p. 176-177; L’insegnamento

religioso nelle scuole, ibidem, 1 gennaio 1897, [seconda di copertina]. Sulla vicenda dell’insegnamento religioso

nelle scuole imolesi in quegli anni cfr. Galassi, Vita di Andrea Costa, cit., p. 595; Luciano Forlani, Imola: il primo

decennio di amministrazione democratico-socialista (1889-1899), in Amministrazioni locali e stampa in Emilia-Romagna

(1889-1943), cit., p. 169-195, ivi, p. 191-195.

109

Raffaele Garofalo, La superstizione socialista, Torino-Roma, Roux Frassati e C., 1895.

110

Cfr. La superstizione socialista e l’insegnamento religioso, «Mente e Cuore. Periodico Letterario Educativo», 10

giugno 1895, p. 8-9.


Mente e Cuore (1892-1900) 43

Il deputato socialista imolese Andrea Costa (1851-1910)

negli anni giovanili. Collezione privata.

Ricordo funebre di don Domenico Conti. ADI.


44

Con la mente e con il cuore

Anche lo studio della letteratura latina e greca 111 è ritenuto importante in ogni corso di laurea,

mentre la normativa vigente lo limita alla sola facoltà di lettere.

L’importanza dell’arte per la fede cristiana è asserita a più riprese e ribadita pure in un opuscolo

da lui curato in occasione delle nozze del letterato imolese Alfredo Grilli con Eugenia Badiali nel

1906 112 , offerto in dono alla coppia 113 .

111

Cfr. La questione del greco facoltativo, ibidem, 10 ottobre 1896, p. 231.

112

Cfr. Nozze Grilli - Badiali, «Il Diario - “Eco” degl’interessi locali», 3 gennaio 1903, p. [3].

113

Cfr. D. Conti, Intorno all’arte, Imola, Stab. Tip. Giulio Unganìa, 1906; Id., Il bene e il delitto nell’arte, Firenze, Tip.

Rassegna Nazionale, 1900.


Mente e Cuore (1892-1900) 45

La lapide commemorativa di don Domenico Conti. Imola, cortile di palazzo Monsignani.



Capitolo 2

Da L’Eco a Il Diario

con don Giuseppe Fortunato Cortini

(13 ottobre 1900 - 4 ottobre 1902; 11 ottobre 1902 - 25 settembre 1909)

Le vicende

L’Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici di Imola avverte l’importanza di promuovere uno

strumento di comunicazione in ambito diocesano 114 . Sorta in città nell’agosto 1895 115 , l’Opera viene

regolamentata con lettera circolare del vescovo Tesorieri del 15 maggio 1897, essendo la declinazione

locale di quel più vasto movimento nazionale che gradualmente avvia, coordina e controlla il ritorno

in forma organizzata del mondo cattolico nella vita sociale e politica italiana. Il comitato diocesano

è composto da Augusto Gottarelli, Alessandro Bonaccossi di Lugo, Odoardo Galeati, don Lorenzo

Costa, priore di Valsenio, don Pietro Poggi, Carlo Zampieri, Giovanni Gambetti, Tommaso Vannini,

Agostino Baruzzi, mons. Domenico Baruzzi, Giovanni Vicchi 116 .

La prima seduta in cui si affronta il tema di un settimanale cattolico imolese risale al 29 dicembre

1899, quando don Domenico Conti «propone che il comitato diocesano si faccia iniziatore di un

giornale»; il 19 gennaio 1900 chiede la nomina di una commissione che studi la fattibilità dell’iniziativa;

vengono scelti Augusto Gottarelli, Domenico Selvatici, Giovanni Gambetti, Tommaso Vannini,

oltre allo stesso don Conti; il 26 gennaio si precisa l’oggetto dell’indagine: «Studio per la pubblicazione

di un giornale locale religioso politico amministrativo», una locuzione che si ritroverà da

lì a breve nella testata del periodico e che dovrà inserirsi in una realtà dove le iniziative giornalistiche

si moltiplicheranno in pochi anni, sebbene molte di esse con breve durata e carattere estemporaneo

117 ; il 6 luglio si preannuncia l’uscita di un numero speciale, datato 1 agosto denominato Il Vessillo,

prodromico al nuovo giornale cattolico, 118 ; Il 18 agosto si rileva che all’apposita commissione è

stata delegata anche la proposta per il direttore, «che sarà l’anima del giornale e sarà solo responsabile

di fronte al comitato diocesano. Questi sarà poi in libertà di scegliersi il resto della redazione e

dei corrispondenti e di proporli al comitato diocesano, il quale si riserba di approvarli o no»; il 24

agosto il presidente Gottarelli riferisce che la proposta di assumere la direzione del giornale è stata

114

Cfr. La Messa d’oro del Prof. D. Giuseppe Cortini, «Il Diario “Eco” degl’interessi locali», 12 settembre 1931, p. 2.

115

ADI, fondo Società Operaia di Mutuo Soccorso, registro Verbali Comitato Diocesano d’Imola.

116

Bedeschi, Il movimento cattolico, cit., p. 39.

117

Cfr. G. Cita Mazzini, Cinquant’anni di giornalismo cittadino di Imola (1901-1950), «Movimento operaio.

Mensile di storia del movimento operaio italiano», anno II, n. 9-10, giugno-luglio 1950, p. 285-290.

118

Mambelli, Il giornalismo, cit., p. 212; Note bibliografiche. Primo elenco dei periodici cattolici, cit., p. 148.


48

Con la mente e con il cuore

fatta in successione a don Luigi Baldisserri (1858-1926) 119 , don Antonio Montroni (1862-1936) 120

e don Giuseppe Fortunato Cortini; i primi due hanno declinato l’offerta, il terzo ha accettato, «con

la sola difficoltà del bisogno di essere provveduto, una volta che sia necessaria la sua presenza continua

in Imola, e questa certamente è indispensabile»; per sostenere finanziariamente il giornale si

propone la sottoscrizione di cartelle azionarie del valore di lire dieci cadauna, fino a raggiungere un

minimo di novanta, ricercando adesioni soprattutto tramite i comitati parrocchiali, i parroci e personalità

del mondo cattolico; il 31 agosto don Montroni è nominato amministratore del giornale; il

7 settembre don Cortini illustra al comitato il programma del giornale e insieme ne viene definito il

formato e il taglio degli articoli, che dovrà essere divulgativo; si fanno stampare i bollettari di raccolta

azioni e abbonamenti e si autorizza l’amministratore alle spese necessarie per avviare l’edizione

della testata; il 21 settembre don Montroni segnala la necessità di provvedere alla piegatura ed etichettatura

del giornale e viene autorizzato a retribuire il personale necessario, mentre si stabilisce la

sede direzionale a palazzo Marani (attuale palazzo Vespignani, oggi sede del plesso universitario imolese

di Unibo), dove è già allocata l’Unione Elettorale, mentre la sede amministrativa è in via San

Gaetano 6 121 ; infine la tipografia Ungania chiede di riservare metà della quarta pagina alle inserzioni

pubblicitarie; il 28 settembre il comitato riceve una lettera di don Cortini, che chiede di posticipare

al 13 ottobre l’uscita del giornale per ragioni organizzative e perché non aveva ancora indicato al comitato

i nomi dei redattori, che vengono presentati il 2 ottobre: don Antonio Montroni, don Angelo

Bughetti e don Luigi Baldisserri, tutti approvati dal comitato 122 .

I soci sottoscrittori versano ratealmente il contributo presso la sede del giornale, come a più riprese

vengono invitati a fare con appelli pubblicati nelle sue pagine 123 .

Il ruolo di gerente responsabile è svolto dagli esordi sino al 6 febbraio 1904 da Romeo Rivalta, poi

da Alfredo Castellari sino al 13 luglio 1907, cui seguono Severino Varignani e don Domenico Conti

per un solo numero, Cesare Cacciari dal 27 luglio 1907 al 2 ottobre 1909, Giambattista Davalle dal

2 ottobre 1909 al 22 luglio 1910, Giovanni Cornazzani dal 22 luglio 1910 al 17 giugno 1911 124 . Per

la stampa viene utilizzata dapprima la cooperativa tipografica editrice di Imola, poi la Tipografia

Giulio Ungania dall’ottobre 1903 125 .

In una lettera del 24 agosto 1900 don Domenico Conti così scrive a don Giuseppe Fortunato

Cortini:

119

Imolese di nascita, ordinato sacerdote il 18 settembre 1880, diviene canonico onorario della cattedrale nel 1894 e

canonico prebendato nel 1908. Censor librorum della Diocesi di Imola, insegnante del seminario diocesano e privato

per oltre quarant’anni, cultore di storia imolese e autore di alcune decine di pubblicazioni di argomento locale, didattico

e apologetico. Cameriere segreto soprannumerario col titolo di monsignore dal 1924. Cfr. Bettelli, La morte del

Prof. D. Luigi Baldisserri, poeta, letterato e storico d’Imola, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi

locali», 4 settembre 1926, p. 1-2.

120

Imolese di nascita, ordinato sacerdote il 24 settembre 1887, vicario parrocchiale di Santo Spirito nel 1889, custode

della chiesa del Pio Suffragio di Imola dal 1900, deputato per l’amministrazione del seminario nel 1918, canonico custode

della cattedrale dal 1926. Si dedica per molti anni all’insegnamento privato di italiano e matematica. Cfr. Bett.

[elli], La morte del Canonico A. Montroni Custode della Chiesa del Suffragio, «Il Diario “Eco” degl’interessi locali»,

30 maggio 1936, p. 2.

121

L’attuale via Mameli.

122

ADI, fondo Società Operaia di Mutuo Soccorso, registro Verbali Comitato Diocesano d’Imola, sub data.

123

«Il Diario “Eco” degl’interessi locali», 1 agosto 1903, p. [1].

124

Cfr. Anna Grandi, I giornali a Imola dal 1901 al 1914. Tesi di laurea presentata alla facoltà di lettere e filosofia

dell’Università di Bologna, relatore prof. Umberto Marcelli, anno accademico 1964-1965, p. 11-12.

125

Leggere la città, cit., p. 104.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)49

Imola 24 agosto 1900

Carissimo

oggi il comitato unanime ha confermato la tua nomina a d[irettore] di ciò che sai.

Vieni subito. Bisogna sollecitare la pubblicazione, il tempo è opportunissimo per

tante ragioni. Se cade settembre senza cominciare ... addio per un pezzo. Quel po’

d’auto[nomia] attuale scema, Van ... va a Verona Got ... in campagna ... tutti gli amici

alle ottobrate ... e buona notte.

Io mi sono un po’ sdegnato per la lentezza altrui sarò forse un po’ troppo furioso

preferisco le mie furie.

Tuo Conti 126

Ma già il 20 novembre 1900 don Cortini ventila le sue dimissioni, «date le condizioni finanziarie

in cui si trova» e il comitato si impegna a provvedere di conseguenza, poiché il 27 novembre seguente

don Montroni riferisce sul positivo stato finanziario del giornale; il 15 gennaio 1901 il comitato

invita l’amministratore a presentare un rendiconto mensile sulla diffusione degli abbonamenti, gli

introiti e le spese; il 6 febbraio il direttore don Cortini segnala le lamentele di alcuni abbonati per la

tardiva consegna del giornale operata dai servizi postali, rilevando inoltre la scarsa collaborazione dei

redattori «sia per la compilazione del giornale, sia per la correzione delle bozze», spingendolo il 12

febbraio a reiterare le sue dimissioni «costretto per condizioni economiche»; il 3 settembre 1901

l’amministratore don Montroni svolge la sua relazione finanziaria, da cui consta che

il giornale si è già procurato un discreto numero di abbonati e che si può ritenere

assicurata la vita del giornale stesso. Vannini riferisce che il contratto che il comitato

ha con la tipografia deve necessariamente subire delle modificazioni. Sono incaricati

a trattare con la tipografia Vannini e Montroni che accettano.

Massari propone un’adunanza generale di tutti gli abbonati per dare loro il resoconto

esatto della gestione del periodico e per invitare gli abbonati a procurare nuovi

abbonamenti 127 .

Il 17 settembre Tommaso Vannini comunica che il successivo 1 ottobre scade il mandato del direttore;

don Cortini desidera ritirarsi da Imola per motivi di salute, ma si confida che per almeno sei

mesi possa essere indotto a rimanere alla guida del settimanale 128 .

Il 24 ottobre 1901 il nuovo vescovo di Imola mons. Francesco Baldassarri fa ingresso solenne in

cattedrale e assume le redini del governo diocesano. Evidentemente già pochi mesi più tardi è sospinto

a occuparsi del settimanale cattolico, perché il 3 giugno 1902 riceve una lettera di dimissioni da

direttore de L’Eco da parte di don Cortini. Il presule risponde il giorno successivo con un foglio non

protocollato e su carta non intestata, del seguente tenore:

Imola, 4 giugno 1902

Signor professore

Alla sua di ieri rispondo in questo modo.

Non so capire perché ella abbia scritto a me che dalla data della sua di ieri abbandona

la direzione del periodico L’Eco. Ella fu scelta a direttore di quel periodico dal

126

La toponomastica imolese, cit., p. 2.

127

ADI, fondo Società Operaia di Mutuo Soccorso, registro Verbali Comitato Diocesano d’Imola, sub data.

128

Ibidem.


50

Con la mente e con il cuore

comitato diocesano e al comitato diocesano deve rivolgersi. Del resto le fo osservare

che se io ho chiesto maggior rispetto all’autorità ecclesiastica in certi punti, ho

chiesto quello che un periodico cattolico deve all’autorità ecclesiastica.

Intanto mi creda

Devotissimo

+ Francesco vescovo

Al chiarissimo signore

professore don Giuseppe Fortunato Cortini

direttore dell’Eco

Imola 129

Tono e contenuti della lettera evidenziano la dicotomia di genesi del settimanale. Nato in ambito

ecclesiale, ma non come organo dell’istituzione ecclesiastica, fatica a conseguire e mantenere il

punto di equilibrio tra le forti pulsioni sociali che hanno condotto alla sua fondazione sotto un episcopato

aperto all’afflato della Rerum Novarum di Leone XIII, come quello di mons. Tesorieri e le

esigenze di tutela dell’ortodossia del pontificato di Pio X. Le tensioni, inevitabili in questa fase di

transizione tra i due pontificati, si catalizzano ineluttabilmente su L’Eco, e il temperamento pirotecnico

del direttore, unito alle contrapposizioni presenti tra il clero diocesano, acuiscono le difficoltà.

La pronta risposta di don Cortini alla nota del suo vescovo esprime icasticamente la situazione creatasi:

Eccellenza reverendissima

Respingo con tutta l’anima l’accusa di mancato rispetto all’autorità e mi appello a

l’assemblea del clero, adunata ieri, se altri al mio posto poteva dar prova di maggiore

remissione verso il vescovo anche in materia libera, quale può essere il sistema su

cui si deve ordinare un’associazione di mutuo soccorso fra sacerdoti; e se altri poteva

riportarsi in pace dal vescovo più solenne imposizione e riprovazione.

Il colloquio che susseguì fra noi per espressa volontà di vostra eccellenza reverendissima,

mise il colmo alla misura.

A me non restava che il dovere di dimettermi da tutto; perché un prete dal vescovo

qualificato di superbo, indocile, riottoso e peggio non può, non deve permanere in

nessuna associazione ed opera destinata a cooperare al vescovo nella sua santa missione;

molto più quando, per causa di quel prete, il vescovo minaccia di togliere

all’associazione e all’opera il proprio sussidio.

Significai a vostra eccellenza reverendissima l’abbandono del periodico, come significherò

le ulteriori rinunce a tutti gl’incarichi, e glielo significai perché vostra

eccellenza reverendissima mi chiamò a rispondere dinanzi a sé su ciò di che devo

rispondere solo al comitato diocesano; ma contemporaneamente scrissi al presidente

del comitato diocesano, come mi consiglia oggi vostra eccellenza reverendissima,

perché so benissimo che direttore del periodico mi nominò il comitato diocesano,

al quale anche vostra eccellenza reverendissima poteva far capo per i lagni

possibili, ed io avrei risposto.

129

ADI, Carte Cortini, sub data; analoga segnatura archivistica hanno le lettere di seguito riportate, salvo diversa indicazione

in nota.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)51

Mons. Giovanni Battista Costa (1850-1909). ADI.

Augusto Gottarelli (1853-1904). Collezione privata.

Palazzo Vespignani, prima sede de L’Eco della diocesi. Collezione

privata.


52

Con la mente e con il cuore

E le risoluzioni prese e che sto per prendere hanno per fine di mettermi fuori del

pericolo di anche solo parere meno rispettoso a vostra eccellenza reverendissima, di

cui bacio devotamente il sacro anello e mi ripeto

Fontanelice 4 giugno 1902

devotissimo

Cortini 130

La necessità di esercitare un controllo più diretto sul settimanale cattolico, correlata alle precise e

stringenti disposizioni della Santa Sede contenute nella costituzione apostolica di Leone XIII Officiorum

ac munerum del 25 gennaio 1897 e nell’Istruzione sull’azione popolare cristiana in Italia del 27

gennaio 1902 spingono il vescovo a indirizzare a don Cortini, qualificato come direttore de L’Eco,

una lettera ufficiale e protocollata, datata 25 giugno 1902, in cui, in base alle norme sopra ricordate

«ordiniamo che la redazione dell’Eco, rappresentata da vostra signoria, prima di pubblicare il periodico,

o qualunque altro foglio volante, trasmetta ai nostri revisori di curia, il reverendissimo canonico

Luigi Albertazzi 131 e il padre Antonino Michelini 132 le relative bozze. Teniamo per certo che ella

sarà docile a questo nostro ordine e intanto la benediciamo di cuore».

La reazione di don Cortini non si fa attendere, come si evince da un’ulteriore lettera che il presule

è costretto a inviargli due giorni più tardi:

Illustrissimo signor direttore

Nella lettera diretta al reverendissimo signor canonico Luigi Albertazzi la signoria

vostra dice che sino ad oggi dopo mezzo giorno non è leggibile in bozza l’intero

giornale e che il revisore stesso si rechi in tipografia non prima delle ore 2.30.

Orbene faccio osservare alla signoria vostra che non è necessario si trasmettano in una volta

sola al revisore le bozze dell’intero giornale, anzi è meglio che appena se ne ha pronto

una parte si mandi subito ad uno dei due deputati alla revisione, poscia si mandi il rimanente

all’altro revisore. In tal modo si acquista tempo e facilmente si compie la recensione.

Per oggi intanto prego la signoria vostra a far avere al reverendo padre Michelini le bozze

degli articoli più interessanti e maggiormente esposti alla critica, e per la ventura settimana

poi c’intenderemo meglio a voce. Ho detto che si trasmettano al padre Michelini

le bozze perché non mi pare conveniente che il revisore stesso si rechi in tipografia.

La riverisco e la benedico di cuore. Della signoria vostra illustrissima

devotissimo in Gesù Cristo

+ Francesco vescovo

Illustrissimo signore

signor direttore dell’Eco

Città 133

130

ADI, Carte Cortini, sub data.

131

Don Luigi Albertazzi (1847-1914), parroco di San Michele di Tossignano dal 1874, diviene canonico penitenziere

della cattedrale dal 1896.

132

Padre Antonino Michelini, domenicano (1843-1912), emette la professione solenne il 23 ottobre 1859; è parroco

della chiesa di San Domenico di Imola dal 1892 al marzo 1903, quando viene colpito da apoplessia. ADI, AVI, Fondo

parrocchie. San Domenico, liber mortuorum 1864-1904, nota post n. 502. Muore il 3 dicembre 1912 ed è sepolto nel

convento patriarcale di San Domenico di Bologna. Cfr. «Analecta Ordinis Praedicatorum», vol. XI, V della serie II,

(1913), p. 193. Sino al 1903 è parroco della chiesa di San Domenico in Imola; si trasferisce poi a Faenza, dove rimane

sino alla morte, con l’incarico di confessore.

133

ADI, Carte Cortini, sub data.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)53

Nell’agosto 1902 tali vicende sembrano gettare nuove ombre sulla permanenza del direttore alla

guida del settimanale; nell’elenco delle offerte per sostenere la testata ne compare una del seguente

tenore: «I democratici cristiani di Casola Valsenio augurandosi che Direttore dell’Eco rimanga il

prof. don Cortini lire 5» 134 .

Il tema viene reiterato l’1 maggio 1903, quando il direttore informa che «dopo 40 giorni d’invalidità

riprendo, come prima, il mio posto di combattimento, fiducioso di potervi rimanere» 135 . L’utilizzo

del termine invalidità non consente di discernere con sicurezza se si tratti di un’indisposizione

fisica o di motivi di altra natura.

Nel mese successivo viene lanciato un grido di allarme per invitare a sostenere economicamente il

giornale tramite gli abbonamenti, paventando il rischio di una cessazione delle pubblicazioni. La reazione

incoraggiante di molti lettori rincuora il gerente responsabile e il direttore, il quale pubblica

brani di una lettera giuntagli dal quotidiano cattolico di Ancona La Patria: «Il Diario di Imola merita

dai cattolici d’azione ogni incoraggiamento ed appoggio. Ma purtroppo di buona stampa nel

nostro campo si parla molto ... e si fa poco, molto poco» 136 .

Negli ultimi mesi del 1902 si manifesta il contrasto con la Cooperativa Tipografica Editrice Imolese,

che raggruppa tipografi di diverse estrazioni ideali. Don Cortini accusa Attilio Morara, consigliere

e direttore amministrativo della cooperativa, massone e socialista, di pesanti interferenze e censure

preventive nei confronti de Il Diario, argomentate dal direttore con una lettera sferzante 137 , dando

stura a tensioni già esistenti nella compagine sociale, che porteranno di lì a poco il cattolico Giulio

Ungania a distaccarsi dalla cooperativa e a mettersi in proprio, ricevendo dall’ottobre 1903 l’incarico

di stampare il settimanale diretto da don Cortini 138 .

Lo stesso sacerdote è autore di svariate pubblicazioni, che vengono poste in vendita presso gli uffici

amministrativi de Il Diario, per contribuire al suo sostentamento 139 .

L’11 luglio 1903 l’assemblea degli abbonati e azionisti approva un apposito regolamento, che nel

1905 viene modificato all’art. VI, prevedendo che l’assemblea elegga il direttore e il consiglio direttivo

e a quest’ultimo spetti la nomina dell’amministrazione e della redazione, su proposta del direttore 140 .

Le tormentate vicende che agitano il mondo cattolico socialmente impegnato in quegli anni portano

il 28 luglio 1904 allo scioglimento dell’Opera dei Congressi da parte di papa Pio X. Per significare

quanto don Cortini e Il Diario fossero partecipi a livello nazionale di questo travagliato dibattito

può essere interessante la lettera scrittagli in proposito da don Luigi Sturzo (1871-1959), in cui il

sacerdote siciliano sintetizza la propria posizione sulla partecipazione dei cattolici alla vita politica:

Addì 25 luglio 1904

Caro

1. Io non credo che sia il caso di far secessione, perché si sarebbe in pochi e dispersi,

e perderemo la forza organica e ci colpirebbero gli anatemi.

134

Cfr. Sottoscrizione permanente a favore dell’«Eco», «L’Eco della diocesi e del circondario d’Imola periodico politico

amministrativo», 15 agosto 1902, p. [1].

135

«Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 1 maggio 1903, p. [1].

136

Cfr. Pro Domo Nostra, ibidem, 20 giugno 1903, p. [2].

137

Cfr. Quinto Casadio, Uomini insieme. Storia delle cooperative imolesi, Imola, Editrice La Mandragora, 2001, vol.

II, p. 176-184.

138

Leggere la città, cit., p. 104. Sui rapporti di Giulio Ungania con la cooperativa Galeati cfr. Gianfranco Tortorelli,

Storia di un tipografo-editore. La Galeati di Imola dal 1824 al secondo dopoguerra, Bologna, Pendragon, 2015, p. 233-235.

139

Cfr. Giuseppe Fortunato Cortini, Le Confraternite e lo Stato, Imola, Coop. Tip. Edit. Paolo Galeati, 1903; Fra

libri, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 24 ottobre 1903, p. [3].

140

Cfr. Pro Diario, ibidem, 22 aprile 1905, p. [1].


54

Con la mente e con il cuore

2. Non credo che si possa in questi momenti di orgasmo pigliare una decisione.

3. In ogni caso passeremo all’opposizione; è necessità sostenere netti e franchi i nostri

principii.

4. È necessaria un’intesa e un’azione concorde ...

Cordiali saluti. Mandami Il Diario.

Sturzo 141

Nel gennaio 1905 don Cortini è chiamato per un breve periodo ad Ancona a dirigere il quotidiano

cattolico La Patria, organo ufficiale dei democratici cristiani d’Italia 142 ; l’8 aprile seguente il settimanale

cattolico imolese informa che «Don Cortini ha rinunciato formalmente alla Direzione redazione

del Diario, che già da tre mesi aveva effettivamente lasciato». Il 15 aprile viene convocata l’assemblea

dei soci per l’adozione di provvedimenti volti alla diffusione del settimanale e la nomina del consiglio

direttivo 143 . Inizialmente viene sostituito alla direzione del settimanale imolese dal confratello

don Gaspare Bianconcini (1881-1953), ma già l’11 febbraio quest’ultimo scrive a don Cortini

... Per conto mio le assicuro di aver fatto tutti gli sforzi possibili per non urtare le

suscettibilità farisaiche dei noti mestatori imolesi. Ma visto che l’opera mia è fatta

oggetto di maligne insinuazioni da una parte e di una guerra sleale dall’altra non mi

sento proprio il coraggio di rimanere sulla breccia. Credo che in altro modo potrò

essere molto più utile alla causa D.C.

E a lei che me ne affidava l’incarico io manifesto prima che al consiglio di amministrazione

del giornale il proposito di abbandonare con l’ultimo numero del mese

che corre la direzione del Diario... 144

Il 24 marzo seguente si riunisce l’assemblea degli azionisti e abbonati della testata per eleggere la

commissione amministrativa, «con mandato di sospingere la diffusione del nostro periodico» e di

riaffermare i principi che ne hanno ispirato la nascita, soprattutto nell’ambito dell’impegno sociale

e politico dei cattolici, secondo quanto asserisce in un editoriale della settimana successiva lo stesso

don Cortini 145 .

Poche settimane più tardi riceve una lettera datata 29 aprile 1905 da mons. Giovanni Battista Costa

(1850-1909), suo amico da lunga data, prefetto dell’economia dell’azienda generale degli spogli

della sacra congregazione di Propaganda Fide, relativa ad alcune richieste avanzate da don Cortini.

In calce alla risposta il mittente aggiunge una breve nota, vergata in inchiostro rosso, del seguente tenore:

«P.S. La prego di non ricordare mai più il mio nome nel Diario né in bene, né in male. Così si

risparmiano fastidii a lei ed a me». Una postilla assai significativa sui difficili rapporti tra don Cortini

e i suoi superiori, ma pure del loro riflesso negativo sul settimanale. L’8 maggio seguente mons.

Costa gli precisa che il papa si astiene dal parlare con lui di questioni imolesi, massimamente quando

è coinvolto il vescovo, per evitare che si attribuiscano a mons. Costa tentativi di indebite ingerenze.

Gli conferma che il pontefice ha ricevuto tramite il segretario mons. Giovanni Bressan la lettera di

141

ADI, Carte Cortini, sub data.

142

Cfr. Vinicio, La parola dei giovani, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 28 gennaio

1905, p. [1].

143

Ibidem, 8 aprile 1905, p. [1].

144

ADI, Carte Cortini, sub data.

145

Cfr. Cortini, Pro Diario, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 1 aprile 1905, p. 1.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)55

Mons. Francesco Baldassarri (1836-1912), vescovo di Imola dal 1901 al 1912, a Lugo con un gruppo di sacerdoti, seminaristi

e laici. ADI.

Mons. Francesco Baldassarri. Imola, sacrestia della cattedrale.


56

Con la mente e con il cuore

don Cortini, prevenendolo che qualora si trattasse di un ricorso contro il vescovo, «le congregazioni

romane sogliono mandare riservatamente gli originali ai vescovi pro informatione» 146 .

La direzione de La Patria di Ancona lascia anche uno strascico legale per don Cortini, che, avendo

firmato una cambiale per garanzia su debiti di quella testata, viene escusso dalla banca creditrice e

si sottrae al pagamento, costringendo così i creditori a rivolgersi alla curia vescovile di Imola 147 .

Dopo qualche tempo don Cortini fa ritorno a Imola e riprende la direzione de Il Diario sino al

1909.

Il 12 ottobre 1907, nel suo settimo anniversario di nascita, Il Diario pubblica un editoriale anonimo,

in cui traccia un bilancio lusinghiero del radicamento e diffusione del periodico in tutto il territorio,

ottenuto superando «la diffidenza degli amici ed i preconcetti degli avversarii ... Per questo

qualcuno fomenta il desiderio che “Il Diario” cessi le sue pubblicazioni, e forse ne accarezza il sogno».

Si specifica poi che il 5 ottobre precedente l’assemblea degli azionisti e abbonati conferma don

Cortini come caporedattore, gli concede un periodo di congedo, da lui richiesto, ma respinge le dimissioni

presentate, «ch’Egli per salute ed altre ragioni irrefutabili mantiene, pure non ricusandosi

di continuare la sua collaborazione» 148 .

Nel numero successivo del settimanale compare un pressante appello agli abbonati a rinnovare la

sottoscrizione, oltre a una serie di auguri a don Cortini di pronta guarigione, per consentirgli di riprenderne

quanto prima la direzione 149 .

Il 25 settembre 1909 Il Diario pubblica un articolo di don Cortini, dove il sacerdote comunica la

fine della sua attività alla guida del settimanale:

Lettori, abbonati ed amici

Col 30 corrente termina l’anno amministrativo di questo periodico, sorto dieci

anni fa, il quale voi avete sempre seguito ed apprezzato più di quanto avessimo, in

noi, ragione di attenderci.

L’incoraggiaste col vostro favore nelle battaglie, che sostenne e vinse quasi tutte

gloriosamente, e vi compiaceste dell’azione che ha esercitato efficace, sì che gli avversarii

sono stati costretti a metodi più civili di polemica, a sistemi più corretti di

amministrazione della cosa pubblica in Municipio e negli Istituti di beneficenza, ed

a lenimenti loro insoliti nella lotta fra capitale e lavoro.

Ora col 1° ottobre prossimo, ritirandosi, per ragioni onninamente soggettive, specialmente

di salute, il sottoscritto, che già da tempo non l’assisteva più con la cura

dei primi anni, il Diario cambia interamente redazione.

Voi gli continuerete, ne siamo certi e ne preghiamo, il vostro favore ch’esso si accrescerà

ogni giorno meglio mercé l’opera intelligente ed assidua di giovani studiosi e

colti.

In questa fiducia noi ci congediamo da voi lasciando, ma non abbandonando il

Diario, lieti che prosegua la sua buona ed utile funzione.

18 settembre 1909

per la redazione

Cortini 150

146

ADI, Carte Cortini, sub data.

147

ADI, AVI, Titolo I - Acta civilia. Segreteria vescovile, b. 1905-1906, prot. 39/1906.

148

Cfr. Il “Diario”, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 12 ottobre 1907, p. [1].

149

Ibidem, 19 ottobre 1907, p. [1].

150

Cfr. Il “Diario” avvenire, ibidem, 25 settembre 1909, p. [1].


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)57

Non è difficile cogliere in filigrana di un simile epilogo l’intervento sempre più serrato dell’autorità

ecclesiastica diocesana per sospingere la vulcanica intraprendenza del sacerdote in un alveo più

rassicurante, riconducendovi anche le contrapposizioni politiche, sociali e personali da lui suscitate

o almeno ampiamente alimentate 151 .

Corollario minore ma significativo della vicenda è il commento apposto da Luigi Casadio all’offerta

di tre lire pubblicata nell’apposita rubrica due settimane più tardi: «lettore e propagandista del

giornale, salutando il nuovo Direttore, sperando che sarà buono e combattente come il dimesso Prof.

D. Cortini, che combatté sempre per le cause giuste» 152 .

Il 20 ottobre 1909 mons. Vincenzo Marabini, segretario del vescovo Baldassarri, a nome del presule

invita don Cortini a pranzo in vescovado per il 23 successivo 153 .

I contenuti

Nel primo numero del settimanale viene dichiarato esplicitamente lo scopo per cui è stato fondato

con un editoriale firmato La Direzione:

L’Eco della Diocesi e del Circondario d’Imola sorge reclamato dal bisogno di una

pubblicazione periodica che, senza dissimularsi le grandi questioni generali, si occupi

più specialmente delle cose e fatti locali tanto nel campo religioso e morale

quanto nel campo economico ed amministrativo.

Discutere serenamente ed oggettivamente i principii ed i sistemi a cui informare la

vita cittadina, l’indirizzo da seguirsi nell’amministrazione della cosa pubblica, proporre

le riforme più adatte ad ottenere col minimo sforzo il massimo sviluppo economico

del paese, propugnare e diffondere il sentimento della morale cristiana, il

rispetto e l’osservanza della religione per raggiungere il risanamento dallo scetticismo

che intristisce e travia l’anima del nostro popolo, ecco in breve il programma

che ci proponiamo svolgere nei limiti delle nostre forze.

Intendiamo infondere nel nostro popolo maggiore e più illuminata coscienza de’

suoi doveri e diritti morali e civili.

Con pari franchezza noi parleremo in ogni caso ai padroni ed ai contadini, a capi

d’arte e agli operai nell’intento di cessare quanto è in noi il conflitto fra lavoro e capitale

dal cui accordo e mutue concessioni soltanto potrà ottenersi quel miglioramento

sociale che ci affrettiamo a dire necessario.

Mentre noi non disconosceremo mai i diritti della proprietà individuale, insisteremo

sui corrispondenti doveri di essa i quali sono non tanto di carità quanto di giustizia.

Tutte pertanto le questioni di capitale, di salario, di lavoro, che incontreremo su la

nostra via, tutte le affronteremo coraggiosamente scevri di preconcetti, ispirandoci

sopra tutto ai criteri che nella sua Enciclica Rerum Novarum Leone XIII ha così

sapientemente preveduti ed esplicati.

151

Sui difficili rapporti tra don Cortini e il vescovo Baldassarri cfr. Lorenzo Bedeschi, Don Fortunato Cortini (1859-

1937). Esiliato dal vescovo, stimato dai socialisti, «Vita pastorale. Rivista per operatori pastorali», n. 2, febbraio 2001,

p. 95-99.

152

Cfr. Sottoscrizione permanente a favore del “Diario”, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali»,

9 ottobre 1909, p. [1].

153

ADI, Carte Cortini, sub data.


58

Con la mente e con il cuore

Ai nostri rappresentanti nei Municipii e nelle Opere Pie diremo del pari che ai loro

alleati ed avversarii ciò che a noi parrà da farsi perché quegli istituti pozionino più

utilmente. Ma sindacando, se mai, e disapprovando talora atti publici, avremo sempre

il massimo rispetto alle persone, che vogliamo indiscusse anche quando fossimo

discussi noi.

Ci par tempo che la publica stampa riconosca della propria dignità evitare le polemiche

personali non solo sterili, ma diseducatrici del popolo, il quale diritto che

coloro, che si offrono di istruirlo e di illuminarlo, gli diano sopra tutto esempio d’animo

sereno ed elevato se vogliono essere creduti mirare al publico bene.

Per ciò mentre facciamo appello a tutti i nostri amici perché a rendere utile ed interessante

il periodico ci mandino articoli e corrispondenze d’ogni fatta, ed apriamo

a tutti le nostre colonne per la trattazione che non daremo posto a scritti personalmente

acrimoniosi mai.

Così animati ci presentiamo ai lettori ed a tutti col proposito e la fiducia di riempire

una lacuna dannosa e di giovare alla retta esplicazione di tutta la vita cittadina.

Quanto alla vita nazionale la nostra azione non può essere che molto modesta: ma

ciò nulla meno il nostro amore alla patria italiana, meglio che affermazioni, le quali

non persuaderebbero coloro che s’arrogano esclusivamente il monopolio del patriottismo,

lo proveranno il nostro rispetto e l’ossequio che avremo sincero ai poteri

costituiti, l’osservanza delle leggi, fin dove non urtino la nostra coscienza cristiana;

lo proveranno la stessa critica a leggi o meno perfette di cui propugneremo la

riforma, e le stesse proteste contro possibili arbitrii dai quali ci appelleremo sempre

e semplicemente alla legge.

Questo il programma che i lettori vedranno e diranno se sarà da noi fedelmente seguito

154 .

La prima pagina del giornale informa dei principali eventi politici della settimana, che proseguono

nella seconda pagina insieme a notizie ecclesiastiche e di altre località del territorio, mentre nella

quarta si concentrano le inserzioni pubblicitarie. Stretti collaboratori del direttore sono don Conti,

don Luigi Baldisserri e don Angelo Bughetti 155 . Il settimanale mantiene invariato il numero di quattro

pagine per tutto il periodo di direzione di don Cortini.

L’Eco esce nelle edicole con un formato tipico dei giornali di inizio ’900, composto da quattro pagine

da 52 × 38 cm. Il nome della testata campeggia nella parte superiore della pagina, completato

dalla dicitura “della diocesi e del circondario d’Imola”. Il nome riprende chiaramente la copertina di

Mente e Cuore, che a partire dal numero del 1 dicembre 1896 sotto il logo riporta il motto Eco del

pensiero e del sentimento cattolico, esplicitando così la continuità di linea editoriale: il settimanale sarà

la voce del territorio della Diocesi di Imola, con un occhio di riguardo alle notizie di vita ecclesiale.

Non viene più esplicitata la funzione educativa, istruttiva e letteraria che ha contraddistinto l’opera

di Mente e Cuore diretto da don Conti. Sotto il nome della testata è presente il motto Pro Aris et Focis,

tratto dal De Natura Deorum di Cicerone e che tradotta assume il significato di Per Dio e per la

Patria, a fugare ogni dubbio sulla chiara anima cattolica del settimanale. La pagina è suddivisa in

quattro colonne a tutta pagina, nettamente separate grazie a filetti che delimitano anche i confini tra

un articolo e l’altro; la prima colonna ospita l’editoriale, affidato a una delle penne cattoliche che ani-

154

Cfr. «L’Eco della diocesi e del circondario d’Imola», 13 ottobre 1900, p. 1.

155

ADI, Carte Cortini, sub data.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)59

mano la testata. La componente scritta è predominante, il che rende la prima pagina una pagina da

leggere e non una presentazione immediata e d’impatto del settimanale 156 .

Sino dai suoi esordi si occupa attivamente e apertamente di questioni sociali e di attualità, iniziando

dall’emigrazione operaia in Imola dai comuni limitrofi, di cui tratta nel primo numero, sino all’incandescente

tema della cacciata delle suore infermiere dall’ospedale civile 157 . ll piglio polemico del

direttore nei confronti del movimento socialista egemone a Imola si manifesta in più occasioni 158 e

trova puntuale riscontro nel foglio socialista La Lotta 159 .

Nel marzo 1901 il direttore accetta la sfida di un confronto pubblico con esponenti socialisti locali,

giunta in redazione mediante una lettera a firma di Luigi Sassi e Alfredo Xella, dopo avere ottenuto

l’avallo del comitato diocesano che coordina le associazioni cattoliche col seguente ordine del

giorno:

Quantunque la sfida non abbia ragione sopra questione precedentemente posta

nelle polemiche fra l’Organo nostro e l’Organo socialista ed assuma tutta l’apparenza

ed abbia la sostanza di un duello accademico cercato a scopo di propaganda,

tuttavia sicuro nella santità e sodezza dai nostri principii e bramoso che per ogni via

e mezzo abbiamo la massima illuminazione e diffusione, il comitato è accettata la

sfida per una discussione in contraddittorio con oratori socialisti.

Ed ora pendono le trattative. Così noi abbiamo, fidenti in Dio, più che in noi stessi,

accettata la sfida. E Dio ci sia propizio! 160

Sia Xella che Sassi insistono presso il comitato diocesano perché né il direttore de La Lotta né

quello de L’Eco partecipino al contraddittorio; il comitato decide allora di sostituire Gottarelli e don

Cortini con don Montroni e Giovanni Gambetti, mentre nella seduta del 16 aprile seguente si definisce

il titolo del contraddittorio: «Il socialismo non risolve né moralmente né economicamente la

questione sociale, la risolve il cristianesimo» 161 .

Il 23 novembre 1901 il consiglio comunale elegge sindaco Alfredo Xella, in luogo di Ugo Monsignani,

scelto il 3 ottobre, che aveva rinunciato all’incarico 162 , mentre alla presidenza della congregazione

di carità e degli orfanotrofi sono designati rispettivamente i socialisti Luigi Sassi e Romeo Galli.

Proprio sul ruolo delle religiose nelle attività di rilevanza sociale il programma amministrativo

della nuova maggioranza prevede scelte ideologicamente radicali e apertamente anticattoliche. Se

ne è avuta prova un anno prima, quando la congregazione di carità decide di richiamare in servizio

presso l’ospedale civile le Suore della Carità, espulse nel 1867, durante la direzione di Luigi Lolli. I

156

L’analisi della prima pagina è tratta da Giovanni Baistrocchi, Vita da copertina. L’evoluzione della prima pagina

del settimanale Il Nuovo Diario Messaggero dal 1900 al 2019. Tesi di laurea in comunicazione giornalistica presentata

alla Scuola di lettere e beni culturali - corso di laurea in scienze della comunicazione dell’Università di Bologna, relatore

prof. Andrea Ropa, anno accademico 2018-2019, p. 13.

157

Sangiorgi, «La primavera del giornalismo imolese» 1840-1900, cit., p. 217-219; Id., «Primavera due: il

giornalismo imolese si consolida». Periodo: 1900-1943, Imola, Associazione Giuseppe Scarabelli, s.a., p. 13-19.

158

Cfr. Emilio Vistoli, Vita breve dell’anticonformismo sul “Nuovo Diario” di Imola, «Emilia», Nuova Serie, Anno

III, n. 32, ottobre 1954, p. 335-336.

159

Cfr. Maurizia Mingotti, L’eco della diocesi e del circondario d’Imola. Periodico politico amministrativo, in Un tipografo

di provincia, cit., p. 239-240.

160

Cfr. Accettata, «L’Eco della diocesi e del circondario d’Imola», 2 marzo 1901, p. [2].

161

ADI, fondo Società Operaia di Mutuo Soccorso, registro Verbali Comitato Diocesano d’Imola, sub data.

162

Bim, ASCI, Atti consiliari, 1901, c. 228.


60

Con la mente e con il cuore

Frontespizio del primo numero de Il Diario, 11 ottobre 1902. ANDMI.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)61

socialisti, allora all’opposizione, ingaggiano una furiosa battaglia politica e giudiziaria per impedire

l’arrivo di cinque religiose, che avrebbero ricoperto ruoli di caposala.

Nel frattempo il prefetto di Bologna, con decreto del 13 dicembre 1901, annulla la delibera della

congregazione di carità relativa all’espulsione delle Suore della Carità dall’ospedale 163 .

Al medesimo prefetto è presentata una petizione di quasi 9.000 firme, debitamente autenticate,

per chiedere la permanenza delle suore nell’ospedale e nel Conservatorio di San Giuseppe, di questo

tenore:

Illustrissimo Signor Prefetto della Provincia di Bologna. Contro la sospensione ed

il licenziamento ingiustificati delle Suore dall’Ospedale, contro i provvedimenti

che hanno sottratto alla scuola e tendono a sottrarre all’educazione delle suore le

orfane di S. Giuseppe, i sottoscritti cittadini protestano per l’offesa recata al sentimento

generale della popolazione, all’abnegazione di donne altamente benemerite

dell’umanità per la violazione degli Statuti e Regolamenti delle Opere Pie, per la

maggior spesa e pei danni morali ed economici, che con tali atti si espongono l’Ospedale

e l’Orfanotrofio femminile; Invocano che l’Autorità faccia cessare le offese,

le illegalità, e provveda perché atti partigiani di amministrazione non rechino danno

al patrimonio dei poveri. Imola, 4 dicembre 1901.

Le firme in calce appartengono a esponenti di ogni ceto sociale. Tra quelli dell’aristocrazia e

dell’alta borghesia cittadina si possono ricordare, tra molti altri: Luigi Zappi, Giuseppe Scarabelli,

Augusto Gottarelli, Giovanni Gambetti, Luigi Pasetti, Tommaso Baldisserri, Goffredo Dal Pero,

Carlo Zampieri, Fabrizio Sassatelli, Pietro Piani, Giuseppe Raffi, Raffaele Zampieri, Giovanni Battista

Casoni, Pietro Mirri, Francesco Galeati, Cesare Della Volpe, Alberto Carli, Filippo Ginnasi, Raffaele

Ginnasi, Sante Pirazzoli, Angelo Baroncini, Luigi Zotti, Luigi Fiumi, Ferrante Zappi Recordati,

Pier Ugo Toschi, Arturo e Lelio Vacchi Suzzi, Giacomo Masolini 164 .

Fallito l’ostruzionismo socialista, le Suore della Carità entrano all’ospedale di Santa Maria della

Scaletta il 23 maggio 1901, ma sono nuovamente allontanate poco più di un anno dopo, a opera del

presidente Sassi 165 . Le Suore della Carità vengono comunque dimesse allo scadere del loro contratto

biennale. Oggetto del loro ricorso, accolto dal prefetto, era stata solo l’illegittimità del licenziamento

al termine dell’anno di prova senza giusta causa.

In più occasioni al giornale sono allegati supplementi con focus su temi specifici, come nel caso

del numero dell’11 maggio 1901, intitolato XV Maggio 1901, decimo anniversario dell’enciclica Rerum

Novarum di papa Leone XIII. L’edizione è promossa dal comitato diocesano nella seduta del 7

maggio 166 . Una nota di Romolo Murri, posta in prima pagina, precisa il senso dell’iniziativa:

163

Cfr. I nodi al pettine, «L’Eco della diocesi e del circondario d’Imola», 24 dicembre 1901, p. 1.

164

Cfr. E la sottoscrizione?, ibidem, 1 febbraio 1902, p. 2-3.

165

Cfr. Luciano Forlani, La modernizzazione di Imola (1900-1915), Torriana, Sapignoli Editore, 1995, p. 17-20;

Nazario Galassi, Dieci secoli, cit., vol. II, p. 472-473. La controversia ha vasta risonanza anche sulla stampa locale,

in particolare su «La Lotta. Organo dei socialisti del collegio d’Imola» (3 dicembre 1899, p. 4; 7, 14, 21, 28 ottobre

1900, p. 4, p. 3, p. 3, p. 3; 4, 18, novembre 1900, p. 2, p. 4; 23 dicembre 1900, p. 4; 6, 27 gennaio, p. 3, p. 3; 3 febbraio

1901, p. 3; 3 marzo 1901, p. 4; 14, 28 aprile 1901, p. 1-2, p. 4; 12, 20, 26 maggio 1901, p. 4, p. 3; 28 luglio 1901, p. 2-3;

1, 8, 15, 22, 29 dicembre 1901, p. 2, p. 1-2, p. 1-2, p. 1, p. 2) e «L’Eco della diocesi e del circondario d’Imola» (27 ottobre

1900, p. 1-2; 3, 10 novembre 1900, p. 1-2, p. 1-2; 25 gennaio 1901, p. 1-2; 25 maggio 1901, p. 2; 23, 30 novembre

1901, p. 1, p. 1-2; 21, 28 dicembre 1901, p. 1, p. 1; 1 febbraio 1902, p. 2, 15, 22 marzo 1902, p. 2, p. 2; 12 aprile 1902,

p. 1-2).

166

ADI, fondo Società Operaia di Mutuo Soccorso, registro Verbali Comitato Diocesano d’Imola, sub data.


62

Con la mente e con il cuore

Il canonico Luigi Albertazzi (1847-1914). ADI.

Il canonico Giuseppe Fortunato Cortini. ADI.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)63

Un’affinità intima, naturale, secolare unisce la causa della Chiesa e quella del popolo:

questa alleanza noi celebriamo, commemorando il 15 maggio, l’Enciclica – Rerum

Novarum – e anticipando l’Avvento di una nuova vita sociale, in cui i diritti del

lavoro, trovino nei diritti di Dio, il loro più valido sostegno e nei beni dell’anima il

più prezioso alimento 167 .

L’1 giugno don Cortini, in qualità di direttore del settimanale cattolico, accetta un pubblico contraddittorio

a Spazzate Sassatelli e Villa Serraglio, rispettivamente con gli esponenti socialisti Vincenzo

Pennazzi di Conselice e il maestro Buzzetti, sul tema delle unioni professionali del lavoro, alla

luce delle dottrine democratico cristiane e socialiste 168 . Nel medesimo periodo e anche in seguito

vengono promossi una serie di altri incontri in varie località della diocesi per promuovere le unioni

professionali, tra cui Mordano, Balia e Zello 169 .

Il 6, 7 e 8 giugno 1901 si tiene a Imola il primo convegno democratico cristiano di Romagna, che

si svolge a palazzo Monsignani e in cui don Cortini ha parte attiva e significativa. Tra i relatori principali

don Romolo Murri, Giuseppe Toniolo e Giovanni Grosoli 170 .

Il 24 ottobre 1901 esce un numero speciale per celebrare l’ingresso del nuovo vescovo di Imola,

mons. Francesco Baldassarri.

Dall’11 ottobre 1902 il settimanale muta il titolo, denominandosi Il Diario “Eco” degl’interessi locali,

dandone spiegazione sino dal numero precedente:

Col prossimo numero il nostro periodico segna il terzo anniversario dalla sua nascita.

A significare che noi intendiamo estendere maggiormente la sfera d’azione ed a

scanso di equivoci perché collo stesso nome n’è sorto un altro nella regione e perché

molti altri “Eco” si hanno altrove in Italia, noi ne cambiamo il titolo così: Il Diario

Eco degl’interessi locali. La Direzione, l’Amministrazione, il programma, lo spirito

e gl’intenti restano quelli dell’“Eco”. Miglioreremo assai col 1° Gennaio prossimo la

forma pei caratteri e per la fisionomia. E, se gli amici ci continueranno, anzi vorranno

aumentarci il loro favore, metteremo in atto il proposito, che vagheggiamo da

tempo, di uscire due volte alla settimana, il martedì ed il sabato, portando a lire 5

l’abbonamento.

Per questo però vogliamo il preavviso scritto degli amici e degli abbonati; e l’attendiamo

171 .

Con il cambio del nome del periodico locale l’impaginazione della copertina non muta, mantenendo

la consolidata divisione in colonne senza immagini di prima pagina. Sotto il nuovo logo de Il

Diario scompare il motto Pro Aris et Focis, ma la continuità della linea editoriale è assicurata dalla

presenza della dicitura Eco degl’interessi locali, che richiama palesemente il nome precedente del settimanale.

Accanto al logo di testata è presente un piccolo schema, che riporta le informazioni per

sottoscrivere un abbonamento, l’indirizzo della redazione e alcune informazioni utili, quali l’orario

della ferrovia e dei tram. Le colonne, il cui numero varia tra quattro e cinque, sono divise da filetti,

167

15 maggio, in Il XV Maggio. A cura del Comitato Diocesano, Supplemento all’Eco n. 19 dell’11 maggio 1915.

168

Cfr. Diocesi e circondario. Massalombarda, «L’Eco della diocesi e del circondario d’Imola», 1 giugno 1901, p. [3].

169

Ibidem, 8 giugno 1901, p. [3]; 29 giugno 1901, p. [4]; 4 gennaio 1902, p. [2].

170

Cfr. Convegni Regionali Romagnoli in Imola, ibidem, 12 ottobre 1901, p. [1].

171

Ibidem, 4 ottobre 1902, p. 1. L’informazione viene reiterata nel numero successivo dell’11 ottobre 1902. Cfr. Dichiarazione,

ibidem.


64

Con la mente e con il cuore

Frontespizio del settimanale La Patria di Ancona.

Collezione privata.

Papa Pio X. Collezione privata.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)65

così come gli articoli. Nel corso degli anni il logo di testata muta reiteratamente dimensioni e posizione,

arricchendosi anche della dicitura politico amministrativo, che rispecchia la presenza sempre

più consistente di bollettini che illustrano le principali notizie politiche ed economiche non solo del

territorio diocesano, ma anche nazionali e internazionali 172 .

Il settimanale dà ampio spazio all’attività dell’Opera dei Congressi, in cui don Cortini è esponente

di rilievo in ambito romagnolo. Ne è un esempio l’articolata relazione sull’adunanza diocesana

tenuta nell’aula magna dell’episcopio di Imola il 12 febbraio 1903, alla presenza del vescovo Baldassarri,

durante la quale don Cortini espone in una esaustiva rassegna la situazione delle opere cattoliche

diocesane, proponendo l’istituzione di una segreteria di coordinamento 173 . In quel periodo don

Cortini ha un’intensa corrispondenza con don Romolo Murri, negli anni più travagliati dell’esperienza

politica del sacerdote marchigiano 174 , a riprova del coinvolgimento de Il Diario nel dibattito

ecclesiale e politico italiano a livello nazionale. Ne è un esempio la relazione fatta sulle pagine del

settimanale imolese dell’udienza concessa a don Murri da papa Pio X e le conseguenti interpretazioni

e strumentalizzazioni 175 .

Da una lettera inviata a don Cortini dall’avvocato bolognese Giovanni Bertini l’11 ottobre 1905

si apprende che si è riusciti a ottenere l’archiviazione della querela presentata contro il gerente responsabile

de Il Diario, Alfredo Castellari, da parte di Ludovico Sermasi, che era stato accusato ingiustamente

dell’omicidio di un suo colono, Giovanni Sabattini, avvenuta nel 1904, in base a un articolo

pubblicato anche dalle testate Avvenire d’Italia e All’erta di Bologna 176 .

Il 14 settembre 1905 il conte imolese Giuseppe Alessandretti (1856-1936) suggerisce a don Cortini

di trattare ne Il Diario l’imminente demolizione della struttura architettonica di porta Romana,

sul punto di essere abbattuta dall’amministrazione comunale socialista per la presenza in essa di emblemi

in memoria del pontificato di Pio IX 177 . Già nei mesi precedenti il giornale ha trattato ripetutamente

il tema, sostenendo apertamente la tesi del mantenimento del complesso monumentale, in

aperta polemica con il settimanale socialista La Lotta, favorevole invece alla demolizione, su proposta

del socialista Nullo Gardelli, per dare lavoro alla Lega Muratori 178 .

Il 19 maggio lo stesso nobiluomo ringrazia don Cortini per l’elogio funebre pubblicato in onore

del fratello Giovanni Codronchi Argeli, scomparso il 10 maggio 179 .

Il direttore non si perita di utilizzare Il Diario anche in vicende solitamente ammantate da un velo

di discrezione, come le nomine ecclesiastiche.

Il 29 ottobre 1905 muore il canonico Pellegrino Sabbattani (1853-1905), parroco della cattedrale.

Dal concorso bandito dal vescovo Baldassarri secondo le norme canoniche risulta vincitore don

172

Baistrocchi, Vita da copertina, cit., p. 14.

173

Cfr. Adunanza diocesana, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 21 febbraio 1903, p. [1]-

[2]; Opera dei congressi, ibidem, 12 giugno 1903, p. [1].

174

ADI, Carte Cortini, sub data.

175

Cfr. Non più Murri a Faenza, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 20 giugno 1903, p. 1-2.

176

Bim, Carte Cortini, b. 1, cartella A. Cfr. Monte e piano. Casalfiumanese, «Il Diario politico amministrativo “Eco”

degl’interessi locali», 3 settembre 1904, p. [3]; Dichiarazione, ibidem, 26 agosto 1905, p. [3].

177

Bim, Carte Cortini, b. 1, cartella A.

178

Cfr. Pause e Postille, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 26 agosto 1905, p. [2]; L’Arco

di Porta Romana, ibidem, 19 agosto 1905, p. [2]; Interessi locali, ibidem, 12 agosto 1905, p. [3]; L’Arco di Porta Romana,

ibidem, 5 agosto 1905, p. [3].

179

Bim, Carte Cortini, b. 1, cartella A. Cfr. Sen. Giovanni Codronchi-Argeli, «Il Diario politico amministrativo “Eco”

degl’interessi locali», 18 maggio 1907, p. [1]-[2]. Giovanni Codronchi Argeli (1841-1907), nato Antonio Alessandretti,

assume nome e cognome dello zio materno Giovanni Codronchi Argeli senior che, morendo senza figli, lo aveva

lasciato erede del suo patrimonio a questa condizione.


66

Con la mente e con il cuore

Palazzo Monsignani Sassatelli nei primi anni del secolo XX. Evidenziata la sede attuale del settimanale diocesano.

ANDMI.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)67

Rocco Rocca (1875-1919), sino ad allora direttore spirituale del seminario diocesano 180 . Ma il 2 dicembre

successivo il settimanale diocesano pubblica la notizia della nomina con una dirompente postilla,

formulata dopo le congratulazioni di rito al nuovo parroco:

Se non che la nomina di D. Rocco Rocca è contestata per il fatto acquisito agli atti,

sin dall’inizio dello scrutinio che l’eletto avrebbe chiesto ed avuto da due altri concorrenti

dilucidazioni su temi dell’esame.

O la nomina sarà annullata o sarà interposto ricorso alla S. Congregazione, ciò che

potrà giovare perché non si abbiano a ripetere certi fatti antigiuridici e si abbiano a

riformare certi sistemi invalsi ed inviolenti nei concorsi ecclesiastici in Imola 181 .

La critica alle prassi e procedure della curia vescovile e indirettamente dello stesso vescovo non

potrebbe essere più palese. Non è difficile intuire le reazioni tra le file del clero, sebbene il 23 dicembre

seguente venga pubblicato un nuovo articolo, dove si dà conferma dell’efficacia della nomina,

corredata da alcune puntute osservazioni:

Al quesito avanzato in ordine al concorso di S. Cassiano è stato consultivamente

risposto: «Attentis omnibus validum potest sustineri». Perciò Don Rocco Rocca

si dispone ad entrare in ufficio; e noi ce ne compiaciamo per lui.

Un decreto poi di S. E. Rev.ma Mons. Vescovo stabilisce che restano ipso facto sospesi

a divinis i concorrenti ai beneficii ecclesiastici che durante gli esami di concorso

comunichino fra sé e su qualsiasi altro oggetto 182 .

Ma la vicenda ha un ulteriore epilogo, che comprova il temperamento cocciutamente battagliero

di don Cortini. Il 9 gennaio 1906 quest’ultimo, assieme al confratello don Silvio Lugaresi, parroco

di Santa Maria in Regola, firma una lettera al vescovo Baldassarri in cui si chiede l’autorizzazione a

convenire avanti il tribunale statale i sacerdoti don Luigi Montanari (1870-1935), insegnante del seminario

diocesano e don Domenico Visani (1865-1936) parroco di San Prospero, accusandoli di

avere pronunciato la seguente frase diffamatoria: «Gli oppositori alla nomina di don Rocco Rocca

alla parrocchia di San Cassiano sono la feccia del clero d’Imola», con evidente riferimento a don

Cortini e don Lugaresi. Il vescovo richiede spiegazioni scritte ai due sacerdoti accusati e dopo le loro

risposte fa comunicare verbalmente il diniego ad adire i giudici laici, suggerendo di rivolgersi al metropolita

di Bologna, cardinale Domenico Svampa (1851-1907), che però eccepisce di non potersi

pronunciare in secondo grado in assenza di un giudizio di primo grado; i sacerdoti istanti non demordono

e incalzano il vescovo il 7 febbraio 1906 con una nuova lettera, con cui sollecitano nuovamente

una risposta entro i termini di scadenza della prescrizione per il giudizio penale, vedendosi

altrimenti «costretti a ricorrere per denegata giustizia al santo padre e intanto incoare senza autorizzazione

gli atti di una querela presso i giudici laici».

180

Cfr. Andrea Ferri - Antonio Renzi, Sacerdos in aeternum. Il clero secolare della Diocesi di Imola defunto nel secolo

XX, Imola, Diocesi di Imola, 2006, [= Pubblicazioni dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi

- V], p. 71, 127.

181

Cfr. Cronaca ecclesiastica. I Parrochi novelli, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 2

dicembre 1905, p. [3].

182

Cfr. Cronaca ecclesiastica. Parroco di San Cassiano e norme per i concorsi, ibidem, 23 dicembre 1905, p. [4].


68

Con la mente e con il cuore

Don Luigi Sturzo (1871-1959). Collezione privata.

Don Gaspare Bianconcini (1881-1953). ADI.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)69

Il tono ultimativo della risposta che il 9 febbraio il presule indirizza al cancelliere vescovile, incaricandolo

di comunicarla ai due presbiteri, dice la tensione e la diffidenza reciproca che anima il rapporto

tra mons. Baldassarri e questi suoi sacerdoti:

Reverendissimo signor cancelliere

Delego la signoria vostra quale cancelliere ecclesiastico a comunicare ai molto reverendi

signori Silvio Lugaresi e Giuseppe Fortunato Cortini – in risposta alla loro

lettera del 7 corrente – che io non reputo degna di un processo né giudiziale né

estragiudiziale la causa propostami, di querelare cioè i signori don Visani Domenico

e don Luigi Montanari per ingiurie da questi richieste. Che se poi i prefati sacerdoti

crederanno che io non tenga nel debito conto le loro ragioni, né tuteli abbastanza

il loro onore, significhi loro che sono pienamente liberi di adire anche i tribunali

supremi ecclesiastici e che anzi sarò lietissimo che essi deferiscano la causa a

Roma.

+ Francesco vescovo 183

Peraltro il 27 marzo 1906 don Cortini indirizza una supplica a papa Pio X perché gli venga concessa

una pensione sui fondi della Dataria o Propaganda Fide, poiché egli, essendo «privo di qualsiasi

beneficio ecclesiastico, versa in gravi angustie economiche»; alla petizione è allegata una lettera del

vescovo Baldassarri, che conferma lo stato di indigenza del sacerdote e attesta che «è stato operoso

specialmente per l’Azione Cattolica» 184 .

L’8 aprile 1907 il presule scrive da Roma a don Cortini, definendolo direttore del Diario, confermandogli

di avere perorato col pontefice la sua richiesta nel corso di un’udienza da poco svoltasi 185 .

Il 19 aprile seguente il cardinale imolese Francesco Salesio Della Volpe, presidente dell’azienda

degli spogli di Propaganda Fide, scrive al vescovo Baldassarri comunicandogli che il pontefice ha accolto

la supplica di don Cortini, concedendogli una pensione di cinquecento lire annue. Il porporato

precisa poi che

È peraltro vivo desiderio del santo padre che nella redazione del periodico Il Diario,

di cui è direttore il sunnominato sacerdote, si prenda sempre di piena intelligenza

con codesta curia e si evitino quelle espressioni che aliene dalla evangelica carità,

non servono che ad irritare gli animi ed a rompere i vincoli di quella fraterna unione

che deve esservi, specialmente ora, fra i figli della Cattolica Chiesa.

Lo scrivente prega la signoria vostra a voler consegnare il qui accluso foglio al reverendo

Cortini 186 .

Nel giugno 1906 don Cortini interviene sulle pagine del settimanale in risposta a una lettera indirizzatagli

dal giovane Giuseppe Baruzzi sul tema delle alleanze politiche in ambito cattolico. I toni

polemici della lettera e quelli sferzanti della risposta dicono le passioni e le tensioni del periodo e il

grado di coinvolgimento diretto di don Cortini 187 .

183

La documentazione della vicenda è presente in ADI, AVI, Titolo I - Acta civilia. Segreteria vescovile, b. 1905-1906,

prot. 8/1906.

184

ADI, AVI, Titolo I - Acta civilia. Segreteria vescovile, b. 1905-1906, prot. n. 49/1906.

185

Bim, Carte Cortini, b. 1, cartella B.

186

ADI, AVI, Titolo I - Acta civilia. Segreteria vescovile, b. 1907-1908, prot. n. 43/1907.

187

Cfr. Polemichetta, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 11 agosto 1906, p. [2].


70

Con la mente e con il cuore

Don Romolo Murri (1870-1944), fondatore della Lega Democratica

Nazionale. Collezione privata.

Romeo Galli (1872-1945). Collezione privata.

Il cardinale Francesco Salesio Della Volpe (1844-1916). Collezione

privata.


Da L’Eco a Il Diario (1900-1909)71

Al termine dell’anno 1906 viene pubblicato in prima pagina un corsivo anonimo, che traccia il

bilancio del sessennio di vita della testata, ribadendo la fedeltà all’impostazione originaria, per cui

ancora «ci occuperemo a preferenza di questioni locali attinenti alle pubbliche amministrazioni,

all’economia ed al lavoro, filando diritti, senza riguardo ipocrita e partigiano a destra o sinistra per la

nostra via verso la verità e la giustizia, onde siamo assetati». Viene inoltre ribadito che

... noi sentiamo di compiere una missione conforme alle esigenze del cristianesimo

e della società civile nei riguardi del nostro piccolo e sventurato paese che un’apatia

morbosa e l’assenza di carattere, su tutta la linea, lasciano alla mercé dell’intrigo e

dell’affarismo più losco.

Non ignoriamo la congiura dei malignanti, i consigli dei farisei, le mene degli scribi,

i contratti dei Giuda ai nostri danni.

Tanto più gli amici della verità, della lealtà, della franchezza cristiana, si stringeranno

intorno a noi, che fummo e saremo sempre i loro palladini ad ogni costo 188 .

Nel novembre 1907 il settimanale pubblica un articolo non firmato, in cui risponde all’accusa di

contenuti eterodossi di alcuni interventi pubblici di don Cortini, avanzata dal periodico antimodernista

veneto La Riscossa di Breganze, che inoltre insinua come il Cortini avrebbe organizzato a Imola

il congresso regionale della Lega democratica nazionale nella sede della redazione de Il Diario, all’insaputa

del vescovo Baldassarri. La risposta sferzante e puntigliosa del periodico imolese si vena di

amarezza quando allude a quanti inducono il vescovo a dare credito a simili accuse, poiché «questi

tali aspirano di essere chiamati a comporre la Commissione che, a norma dell’Enciclica Pascendi, il

Vescovo deve nominare per la vigilanza sulle dottrine e teorie che in filosofia e teologia si professino

specialmente dal clero. Ma è troppo ed è intollerabile che uomini, i quali del resto dovrebbero essere

inquisiti, si facciano inquisitori di mala fede» 189 . Tuttavia il 13 novembre don Conti scrive a don

Cortini una lettera accorata in cui gli fa presente che il vescovo Baldassarri ha proibito la lettura di

una sua conferenza, forse come «conseguenza dell’ultimo tuo articolo sul Diario?». Si tratta del

convegno regionale di cui sopra, di cui don Conti afferma di non essere stato partecipe in alcun

modo 190 .

Nel gennaio 1908 si apre un nuovo fronte polemico con Cleopatra Lorenzini (1845-1929), già

direttrice delle scuole femminili cittadine, sulle ragioni del suo pensionamento, di cui don Cortini

dichiara di non essersi mai occupato, a differenza di quanto sostiene l’interessata 191 .

Il 21 e il 28 febbraio 1909 Giuseppe Alessandretti scrive a don Cortini domandandogli se è ancora

direttore de Il Diario e dolendosi dell’articolo in cui si critica l’operato di suo figlio Guido Alessandretti

(1879-1925), che ha rifiutato di assumere la presidenza del consiglio direttivo della società

agraria padronale, non condividendo le scelte fatte in precedenza dall’ente; secondo l’anonimo articolista

in questo modo si favoriscono le istanze più estremiste delle leghe coloniche, incoraggiando

le fratture sociali 192 .

188

Cfr. Il Diario nel 1906, ibidem, 30 dicembre 1906, p. [1].

189

Cfr. Est est, non non, ibidem, 30 novembre 1907, p. [2].

190

ADI, Carte Cortini, sub data.

191

Cfr. Città e comune. Una dichiarazione, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 4 gennaio

1908, p. [3].

192

Bim, Carte Cortini, b. 1, cartella A. Cfr. Après nous le dèluge!, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi

locali», 20 febbraio 1909, p. [2].



Capitolo 3

Il Diario con don Giovanni Bettelli

(2 ottobre 1909 - 2 ottobre 1944)

Le vicende

Dopo il ritiro di don Giuseppe Fortunato Cortini dalla direzione del settimanale Il Diario, avvenuta

nell’ottobre 1909, anche seguito della condanna del movimento murriano, di cui è uno degli

esponenti di punta 193 , il settimanale cattolico viene rilevato da un gruppo di sacerdoti diocesani, che

compongono la commissione del ricreatorio del Carmine e del circolo di Santa Caterina 194 .

Si tratta di un’attività educativa avviata il 10 gennaio 1908, quando in una stanza del seminario di

Imola in via Garibaldi si riuniscono dodici giovani ecclesiastici, per elaborare un progetto volto alla

formazione religiosa e civile dei giovani: don Pietro Bianconcini (1882-1936), cancelliere vescovile

e vice rettore del seminario diocesano, don Luigi Montanari (1870-1935), insegnante in seminario,

mons. Vincenzo Marabini (1874-1939), segretario del vescovo Baldassarri, don Luigi Figna (1880-

1949), insegnante in seminario, don Giovanni Loreti (1884-1931), dà lì a breve rettore del seminario

diocesano, don Giuseppe Bennini (1870-1947), insegnante del seminario, don Angelo Bughetti

(1877-1935), insegnante del seminario, don Angelo Sabbatani (1880-1950), insegnante del seminario,

don Aldo Tabanelli (1879-1951), direttore spirituale del seminario, don Giuseppe Mazzanti

(1879-1954), vicario parrocchiale di San Giacomo del Carmine di Imola, don Pasquale Piancastelli

(1881-1963), vice cancelliere vescovile, don Giovanni Bettelli (1877-1953), insegnante del seminario.

Altri se ne aggiungeranno in seguito. Si tratta in grande parte di sacerdoti che ricoprono incarichi

di curia o in seminario e quindi con un rapporto fiduciario con il vescovo Baldassarri, da cui si

deduce la speciale attenzione del presule per la formazione cattolica dei giovani. I convenuti decidono

di articolare la loro attività in un ricreatorio per ragazzi da 9 a 15 anni, intitolato a San Filippo

Neri, destinato a proseguire quello iniziato da don Luigi Manara nella canonica del Carmine, ora in

stasi per il trasferimento del sacerdote in altra parrocchia, e in un circolo per i ragazzi più grandi, con

sede a Santa Caterina. Si attivano perché nel 1909 venga acquistato il vasto immobile di palazzo

Monsignani, facendolo divenire sede di plurime opere cattoliche. Direttore è eletto mons. Marabini,

vice direttore don Bettelli.

Già nella seduta del 20 agosto 1909 la commissione giunge a una decisione, specificando il vincolo

giuridico che ognuno assume; il quesito su cui ciascun componente è chiamato a esprimersi con

voto palese è il seguente: «Vogliamo sì o no accettare Il Diario rendendoci noi garanti del deficit nel

caso che non basti la Cassa del Giornale o quella del Ricreatorio e del Circolo?». Tutti i tredici eccle-

193

Bedeschi, Il movimento cattolico, p. 51-55.

194

Cfr. Don Walter Falconi, Il canonico Angelo Bughetti, Imola, Grafiche Galeati, 1977, p. 60-61; Liliana Vivoli,

La via Emilia in Imola tra Ottocento e Novecento. Dal centro alla porta d’Alone, Imola, A&G Photo Edizioni, 2007, [=

Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. Tracce 4], p. 89-93.


74

Con la mente e con il cuore

Canonica della chiesa di San Giacomo Maggiore

del Carmine. ADI.

Mons. Vincenzo Marabini (1874-1939). ADI.


Il Diario (1909-1944)75

siastici presenti 195 si impegnano a prestare tale garanzia, specificando che essa sarà valida anche qualora

cessino dall’incarico all’interno della commissione per qualsivoglia motivo, mentre non sarà

comunque trasmissibile agli eredi dei sacerdoti; l’assemblea elegge poi mons. Marabini, don Bettelli

e don Manara membri di una commissione per redigere il regolamento. Nell’adunanza del successivo

1 settembre si assumono importanti determinazioni, definite esaustivamente nel verbale della seduta,

di seguito trascritto:

Letto ed approvato il verbale dell’ultima seduta il direttore [del ricreatorio, n.d.a.] fa

dar lettura del regolamento per la nuova amministrazione del Diario, da lui compilato

insieme ai colleghi Bettelli e Manara. Si fa una lunga discussione sugli articoli:

altri si correggono e si modificano; finalmente il regolamento ben riordinato si sottopone

al voto dell’assemblea, la quale per alzata di mano l’approva ad unanimità.

3° - L’indirizzo del periodico si pensa di lasciarlo fissare dalla direzione sottoponendolo

all’approvazione della Commissione; poi si accetta il parere di don Bughetti,

che il Diario cioè continui sulla falsariga attuale, rimanendo Eco degli interessi locali,

con un maggior sviluppo alla parte religiosa.

4° - Elencati in breve gli obblighi che spettano all’amministratore si riconosce inutile

formare un consiglio di amministrazione sussistendo già questo nella commissione

stessa quale proprietaria del Diario; ma che è necessario eleggere un solo amministratore

il quale può essere coadiuvato da altri due scelti fra i membri del Ricreatorio.

Si mette quindi a voti il nome dell’amministratore per ischede segrete. Gli

scrutinatori canonici Luigi Figna e Piancastelli riconoscono valida la votazione la

quale dà su votanti 14, schede 14, a don Mazzanti voti 12, a don Montanari voti 2.

Eletto Amministratore don Mazzanti.

Questi ringrazia i colleghi per tale atto di fiducia; dice di accettare e che quantunque

sia del tutto profano in fatto di amministrazione, pure non gli manca la buona

volontà per corrispondere scrupolosamente al mandato. Poi essendosi accettata anche

la proposta di nominare due coadiutori dell’Amministrazione si viene alla votazione

di questi pure per ischede segrete. La votazione dà per risultato su votanti 14

e schede 14: a don Montanari voti 13, al parroco Manara voti 4, al canonico Figna

voti 2, a D. Benini voti 1, a don Bettelli voti 1, a don Foschini voti 5, a don Bianconcini

voti 1, a don Bughetti voti 1.

Uno degli eletti è don Montanari. Per il 2° si mettono in ballottaggio il nome di Foschini

e di Manara come aventi più voti. Foschini riporta voti 13; Manara riporta

voti 1.

Gli eletti quindi a coadiuvare l’Amministratore sono: don Luigi Montanari e don

Giovanni Foschini. L’assemblea pensa di nominare nei singoli comuni della Diocesi

dei Consiglieri da aggregarsi all’amministrazione. Si discute parecchio sui nomi,

poi forse si ritiene inutile prendere sul momento una seria decisione rimanendo

questo un campo sempre aperto.

La discussione del 5° oggetto verte su due proposte.

195

Sono mons. Vincenzo Marabini, don Angelo Bughetti, don Giovanni Loreti, Giuseppe Bennini, don Paolo Amadei,

don Aldo Tabanelli, don Luigi Manara, don Gaetano Filippini, don Pietro Bianconcini, don Giovanni Bettelli, don

Luigi Figna, don Giuseppe Mazzanti, don Pasquale Piancastelli. Sono assenti don Giovanni Foschini, don Angelo Sabbatani,

canonico Giuseppe Poli, don Luigi Montanari; don Sabbatani per mezzo del direttore, e canonico Poli per mezzo

dei colleghi don Loreti e don Bianconcini comunicano di aderire pienamente alle deliberazioni della seduta.


76

Con la mente e con il cuore

Mons. Giovanni Bettelli (1877-1963). ADI.

Don Angelo Bughetti con un gruppo di giovani a Monte del Re il 3 settembre 1911. ADI.


Il Diario (1909-1944)77

La prima, di don Bettelli dice di formare prima la redazione la quale poscia si sceglierà

il direttore. L’altra di don Bughetti dice di premettere la nomina del direttore

cui spetterà il diritto di scegliere la redazione. Riconoscendosi la proposta Bughetti

la più conveniente per le spiegazioni che egli stesso dà circa la carica di direttore,

viene messa ai voti per alzata di mano. Tutti approvano tranne Bettelli e Foschini.

Si procede quindi alla nomina del direttore. I votanti sono 14 così pure le schede

come dichiarano gli scrutinatori. Fatto lo spoglio risultano: voti 11 per Bettelli, voti

2 per Bughetti, voti 1 per Benini. L’eletto rimane Bettelli.

Questi conscio della grave responsabilità che sta per assumersi rimane titubante circa

l’adesione, poi incalzati dai colleghi risponde recisamente di non accettare. L’assemblea

però ricusa una nuova votazione; si dichiara lieta della scelta e si scioglie

pensando che l’eletto, ad insistenze più autorevoli chinerà la fronte 196 .

Nella seduta del successivo 6 settembre don Bettelli prende la parola e pronuncia un discorso accorato:

Io non ho l’intelligenza, egli dice, non ò l’avvedutezza, la scaltrezza che si richiede

a tale posto. Amo la mia fede e mia madre. Alle volte mi vengono masse di concetti,

ma sempre rimangono fugati, non li posso scegliere, che sono già scomparsi. Voi

avete scelto me, pellagroso di pensieri; ma dietro le insistenze amichevoli, dietro

all’accettazione di partecipare al mio lavoro di amici miei per cui ò tanta stima, ed

in cui ripongo la mia illimitata fiducia m’è d’uopo accettare. Accetto. Se mai non

sarò io a pentirmi; ma sarete voi a dolervi della scelta. M’accorgo di aver troppo

scherzato su l’orlo di un abisso con le mie relazioni in mano e gli ordini del giorno

da me proposti, ma troverò ben uno sterpo a cui afferrarmi, e ritengo che lo stesso

sterpo possa essere grosso e robusto, e mi possa far scala a risalire. Prima di ruzzolare

del resto combatterò 197 .

Propone poi come redattori i sacerdoti Giuseppe Bennini, Giuseppe Poli, Giovanni Loreti, Angelo

Bughetti, e Luigi Figna, che sono approvati all’unanimità dalla commissione. Modificando in parte

le decisioni assunte pochi giorni prima, si stabilisce di designare un consiglio di amministrazione,

di cui facciano parte non solo i membri della commissione medesima, ma anche i rappresentanti dei

principali centri urbani della diocesi, precisando però che il loro ruolo sarà «soltanto quello di zelare

e diffondere il giornale, escludendoli da ogni responsabilità morale e finanziaria»; i prescelti sono:

don Prospero Poggipollini per Castel del Rio, don Giuseppe Nanni per Fontanelice, don Oreste Zotti

per Tossignano, don Ermenegildo Seragnoli per Casalfiumanese, don Filippo Biondi per Bagnara,

il maestro Domenico Morsiani per Mordano e Bubano, don Lorenzo Costa per Casola Valsenio, don

Enrico Guerrini per Riolo, don Gaetano Bernardelli per Castel Bolognese, don Pietro Battaglia per

Massa Lombarda, don Domenico Beltrandi per Conselice, don Guerrino Gentilini per Dozza, Remigio

Ricci Bitti per Lugo, mons. Baruzzi e Tommaso Vannini per Imola. Infine mons. Marabini informa

di avere ottenuto dall’ingegnere Agostino Baruzzi l’uso delle due stanze della vecchia direzione

nel palazzo Della Volpe di sua proprietà sino all’otto maggio 1910 198 .

196

APSGI, Fondo causa di beatificazione don Angelo Bughetti, AB, cartone E/1, fascicolo 7.

197

Ibidem.

198

Ibidem.


78

Con la mente e con il cuore

Dato il numero e il rango degli ecclesiastici coinvolti è inverosimile che un’operazione giuridicamente

complessa come quella sopra descritta, che dispiega una triplice rete di garanzia finanziaria

attorno al settimanale, sia stata condotta all’insaputa o meno ancora in contrapposizione al vescovo

diocesano, soprattutto con riguardo alla scelta del direttore. Evidentemente il presule non vuole operare

scelte di rottura, orientandosi su un giovane sacerdote di convinzioni socialmente e pastoralmente

aperte, amico del clero murriano, ma che si è sempre astenuto da prese di posizione troppo

scopertamente politiche, oltre a essere dotato di una prosa scorrevole e avvincente.

Parallelamente anche l’amministrazione del settimanale passa di mano, venendo affidata a don

Giuseppe Mazzanti, con sede in via Felice Orsini 199 . Molti anni più tardi don Bettelli così ricorda l’opera

di don Mazzanti come amministratore de Il Diario:

Ricordo e risento l’armonia dei nostri difficili anni, caro don Peppino, quando, allora

intrepidi, affrontammo la battaglia della stampa sul Diario, contro avversari

agguerriti e forti per numero, che pretesero soverchiarci con ogni pretesto, nella

politica e nella religione. Tu mi assistevi, amico mio, sempre attento, sempre nobile

anche durante la composizione del settimanale, nel lavoro tante volte notturno.

Quale insufficienza allora di mezzi tipografici e di personale! Sembrava che ogni

articolo venisse da un fondo pesante, tanto attesa e penosa della messa in macchina!

Ma sentivamo entrambi di compiere un dovere di rispondere, accettato con entusiasmo

e condotto con discreta, giovanile baldanza ...

Don Mazzanti fu dotato di un animo semplice, ma di un temperamento fiero.

Quando egli venne nominato amministratore del Diario erano tempi difficili, tempi

di violenza e di minaccia contro chi osava ribattere sulle angherie, le vessazioni e

le violenze politiche. Don Peppino non tollerava soprusi e consigliò sempre la polemica

seria, basata su argomenti positivi, ma una polemica franca, leale, veritiera. Fu

costantemente al nostro fianco dal 1909 al 1915 200 .

Peraltro nelle sue carte personali don Mazzanti annota di avere svolto questa attività dal 1910 al

1917 201 .

Alla prima seduta del consiglio di amministrazione, svoltasi nella mattina del 18 settembre 1909

nella canonica del Carmine di Imola, partecipano sedici componenti, oltre a cinque membri della

commissione del ricreatorio e circolo. Il primo adempimento, cioè l’elezione di un presidente, non

ha una valenza solo formale. Viene individuato infatti mons. Vincenzo Marabini, direttore del ricreatorio

e segretario del vescovo Baldassarri, che dopo essersi schermito finisce per accettare l’incarico;

si tratta di una scelta non casuale, che sottolinea il nuovo orientamento di stretto raccordo del giornale

con l’autorità ecclesiastica e con il ricreatorio e il circolo, che si dedicano al rapporto con i giovani.

Legge una relazione sulle cause dell’acquisto della testata e indica ai consiglieri i loro principali

compiti:

199

Cfr. Avviso importante, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 9 ottobre 1909, p. [1]; Suor

Maria Rosa Novello, I 120 anni del Diario nel ricordo del canonico Giuseppe Mazzanti, «Il Nuovo Diario Messaggero»,

12 marzo 2020, p. 6.

200

Cfr. Due stelle una luce. Can. Giuseppe Mazzanti e Madre Maria Zanelli Fondatori dell’Istituto “Piccole Suore di S.

Teresa del Bambin Gesù”, Imola, Casa Madre, 1979, [= Archivio Storico dell’Istituto], p. 59-60; G. Bettelli, La morte

del Can. Mazzanti in Imola, «Il Messaggero. Settimanale cattolico di Lugo», 1 gennaio 1955, p. 2.

201

AGPST, Fondo antico, b. VII, fascicolo 2.2 - Effetti personali (1904-1954).


Il Diario (1909-1944)79

Don Giuseppe Mazzanti (1879-1954). ADI.

Inserzione della concessionaria di pubblicità Haasenstein

& Vogler. «Il Diario politico amministrativo

“Eco” degl’interessi locali», 26 marzo 1910, p. 3.


80

Con la mente e con il cuore

1) di riconfermare i vecchi abbonati e crearne dei nuovi massime nelle associazioni

cattoliche sparse nella diocesi, sia coll’abbonare le casse rurali, le cooperative di

lavoro, di consumo, i circoli, i ricreatori, eccetera eccetera.

2) Interessarsi della sottoscrizione settimanale, giovandosi delle feste, convegni, ritrovi,

eccetera eccetera, interessare anche i parroci e i rettori di chiese a fare ogni

anno una questua pubblica per la buona stampa, secondo le raccomandazioni di

mons. vescovo.

3) Curare la parte a pagamento del giornale, sia col cercare inserzioni per necrologie,

ringraziamenti, réclame per le industrie fiorenti della città e fuori eccetera.

Ai consiglieri poi non rimane nessuna responsabilità, né morale né finanziaria,

ma si ritengono semplicemente zelatori e propagandisti 202 .

A questo proposito almeno dal 26 marzo la raccolta delle inserzioni pubblicitarie è affidata alla

prestigiosa concessionaria tedesca di pubblicità Haasenstein & Vogler, che ha in Italia alcune filiali

203 . Nella seduta del 26 maggio 1910 il direttore don Bettelli presenta una elaborata relazione, in cui

illustra «le tante difficoltà presentatesi in questo periodo, le lotte sostenute a vantaggio del partito

cattolico ed in difesa della religione»; propone inoltre un ampliamento del formato del giornale,

previa valutazione della sostenibilità finanziaria dell’operazione. Il 14 giugno seguente si constata

che un numero elevato di abbonati non ha ancora versato la quota e si decide di inviare a ciascuno un

sollecito. Il 22 novembre il consiglio esamina il bilancio consuntivo 1910, che chiude in attivo, mentre

informa che il preventivo 1911 evidenzia un passivo, dovuto all’aumento richiesto dalla tipografia

per il nuovo formato della testata, inducendo i presenti ad accogliere la proposta del direttore di

tornare al formato precedente, promuovendo inoltre questue in chiesa per la buona stampa e cercando

di procurare nuovi abbonamenti; viene infine nominata una commissione, formata dai sacerdoti

don Visani, don Morsiani e don Minzoni per elaborare proposte di sostegno. Nella seduta del 19 dicembre

1911 il direttore don Bettelli riferisce l’opinione espressa sul settimanale cattolico imolese da

Agostino Ceccaroni (1867-1943), autorevole giornalista dell’Avvenire d’Italia, intellettuale e scrittore,

secondo cui «nella parte polemica Il Diario è fatto molto bene»; tra le proposte della commissione

sopra ricordata vi è quella di chiedere al vescovo una lettera ove si preveda che tutti i sacerdoti

della diocesi applichino una messa per la buona stampa; il 31 marzo 1914, su proposta del direttore,

il consiglio delibera di posticipare l’uscita del settimanale dal venerdì al sabato sera. L’11 agosto seguente

il concessionario della pubblicità comunica di avvalersi di una clausola contrattuale, per la

quale in tempo di guerra esso versa solo i due terzi del compenso pattuito; per compensare la perdita

il consiglio delibera di ridurre il corpo dei caratteri tipografici, in modo da potere inserire le notizie

in minori spazi 204 .

Muta anche il gerente responsabile del settimanale: dall’ottobre 1909 è Giambattista Davalle, seguito

da Domenico Giovanardi da luglio 1910, mentre da luglio 1924 le modifiche normative sulla

responsabilità legale delle testate giornalistiche fanno coincidere il ruolo di gerente con quello di direttore;

dopo l’avvento del fascismo viene promulgato il regio decreto legge 15 luglio 1923, n. 3288,

pubblicato tardivamente nella gazzetta ufficiale dell’8 luglio 1924, con cui si stabilisce che il gerente

responsabile dei giornali sia necessariamente il direttore o uno dei redattori, oltre a conferire ai pre-

202

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.

203

Cfr. Gian Luigi Falabrino, Pubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, 1989, p. 124; «Il Diario politico amministrativo

“Eco” degl’interessi locali», 26 marzo 1910, p. [1].

204

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.


Il Diario (1909-1944)81

fetti stringenti poteri di controllo sulla stampa 205 . Per la stampa ci si serve ancora della Tipografia

Giulio Ungania, anche dopo la sua trasformazione in Tipografia Imolese nell’aprile 1914 e poi in

Stabilimento Tipografico Imolese dal maggio 1920, mentre si passa alla Massalombarda Industrie

Grafiche e Cartotecniche G. Foschini dal giugno 1944 206 .

Negli stessi anni anche il vescovo Tribbioli si adopera per procurare sostegno economico al giornale,

come prova ad esempio la sovvenzione di duecento lire erogata dal Piccolo Credito Romagnolo

di Imola per «aderire alla raccomandazione che vostra eccellenza si è degnato di fare» 207 .

Attesta indirettamente la ritrovata armonia tra settimanale e curia vescovile il comunicato pubblicato

sul bollettino diocesano relativo alla raccolta fondi per le famiglie rese bisognose dalle vicende

belliche della guerra mondiale in corso; si specifica che offerte possono essere versate «presso la Curia

Vescovile ed il Giornale Cattolico Il Diario» 208 .

Dal dicembre 1916 don Bettelli viene sottoposto a visita di leva e arruolato, per cui la direzione

del giornale è assunta di fatto da don Luigi Baldisserri e da mons. Domenico Baruzzi, sino al ritorno

del direttore nel 1917 209 . Per analoghi motivi anche don Mazzanti è costretto a lasciare l’amministrazione

del settimanale per dedicarsi alla cancelleria vescovile, sguarnita per l’arruolamento di grande

parte del giovane clero 210 .

Negli anni successivi emergono nuovamente gravi difficoltà economiche; per ovviarvi si ricorre

a una duplice azione: in primo luogo un appello ai parroci e ai laici più abbienti per ottenere una

sovvenzione una tantum, in modo da ripianare il deficit; inoltre don Adolfo Paoletti, che subentra

a don Mazzanti come amministratore nel 1922, dopo che per alcuni anni ci si era affidati alla moglie

del tipografo Baroncini, decide di non affidare la raccolta pubblicitaria a una concessionaria,

ma di gestirla direttamente, così da mantenere nelle casse del giornale l’intero gettito e riuscendo

così a risanare il bilancio; sovvenzioni del Credito Romagnolo e di mons. Tribbioli consolidano

strutturalmente la base economica del settimanale, consentendo di riconoscere gratifiche economiche

a direttore e amministratore e a quest’ultimo una percentuale del 10% sugli utili. In quello

stesso periodo si conviene che la proprietà del giornale deve essere considerata in capo al vescovo

diocesano 211 .

Anche in conseguenza di queste disposizioni normative il 3 dicembre 1924 il vescovo Tribbioli si

occupa della gestione del settimanale Il Diario, ribadendo che esso «deve rimanere ad ogni e qualsiasi

effetto alla nostra diretta dipendenza», dopo che l’adunanza dei proprietari del 13 novembre aveva

deliberato in questo senso. Nomina il consiglio di redazione, composto interamente da sacerdoti:

oltre al direttore don Bettelli, sono scelti mons. Giovanni Loreti, mons. Luigi Baldisserri, mons. Luigi

Figna e il canonico Giuseppe Bennini (1893-1947). Il consiglio di amministrazione, con mandato

triennale, è composto dai sacerdoti don Gracco Musconi, parroco di Santo Spirito, don Eugenio

Gottarelli, canonico lughese e don Adolfo Paoletti, oltre che dai laici Gioachino Meluzzi e Sante

Tampieri, noti ed eclettici esponenti del mondo cattolico imolese. Lo sviluppo dell’Azione Cattolica

diocesana l’ha di fatto portata a sostituirsi ai comitati diocesani della disciolta Opera dei Congressi

e per questo il vescovo indirizza la lettera di nomina a mons. Loreti, che è presidente della giunta diocesana

di Azione Cattolica, specificando che

205

Cfr. Mauro Forno, Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano, Bari, Editori Laterza, 2012, p. 89-96.

206

Leggere la città, cit., p. 104.

207

ADI, AVI, Titolo I - Acta Civilia, Segreteria vescovile, b. 1913-1914, prot. 47/1932.

208

Cfr. L’opera nostra nella guerra presente, «Curia vescovile d’Imola. Bollettino diocesano», n. 7, luglio 1915, p. 105-106.

209

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.

210

Due stelle, cit., p. 60.

211

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.


82

Con la mente e con il cuore

Don Adolfo Paoletti (1884-1951). ADI.

Mons. Paolino Tribbioli (1868-1956), vescovo di Imola

dal 1913 al 1956. ADI.

Don Gracco Musconi (1884-1960). ADI.


Il Diario (1909-1944)83

poiché Il Diario è e dev’essere l’organo locale della Azione Cattolica e del programma

sociale cristiano, abbiano deciso di affidare stabilmente a cotesta giunta l’incarico

di curarne l’indirizzo secondo gli accennati programmi, di assisterlo, appoggiarlo

e sostenerlo moralmente e finanziariamente, come di fatto l’affidiamo fin d’ora

con questa lettera, riservando sempre a noi e ai nostri successori la nomina del consiglio

di redazione e d’amministrazione.

Confidiamo che cotesta giunta si metterà subito all’opera per assicurare a sì pregiato

periodico quell’assistenza e quell’appoggio morali e finanziarii, che bene si merita.

Il successivo 8 dicembre don Bettelli risponde al vescovo:

A sua notificazione del 3 corrente mese ringrazio l’eccellenza vostra reverendissima

che ha voluto riconfermarmi direttore del Diario con gli amici redattori che furono

nominati nel settembre 1909 e riconfermati poi da sua eccellenza reverendissima

mons. Baldassarri.

Prendo atto che Il Diario è organo dell’Azione Cattolica;

prendo atto che debbo accordarmi con la locale giunta diocesana, di cui, dallo scorso

maggio, sono membro.

Per lo svolgimento del programma sociale cristiano, siccome dal 1909 Il Diario appoggia

le fratellanze coloniche, ora, come ha fatto dal 1920, insieme alle fratellanze

l’opera dell’Unione del lavoro e delle istituzioni bianche che ad essa fanno capo; su

ciò mi gioverà l’opera collaboratrice dei dirigenti il movimento cristiano sociale, i

quali danno al Diario da qualche anno, per sostenere i diritti del lavoratore cristiano,

prezioso e costante aiuto.

Farò nota la lettera dell’eccellenza vostra ai componenti il consiglio d’amministrazione,

anch’essi riconfermati.

Mi chino al bacio del sacro anello e mi raffermo dell’eccellenza vostra reverendissima

devotissimo figlio

canonico Bettelli 212

L’avvento del fascismo provoca la chiusura forzata di una serie di testate giornalistiche avverse al

regime, a Imola come nel resto della Romagna; i giornali cattolici sopravvivono, ma sono costretti a

ripiegare in un ambito più dichiaratamente religioso, abbandonando o comprimendo i temi civili e

politici 213 .

In coerenza con le disposizioni vescovili nel dicembre 1925 i vertici dell’Azione Cattolica pubblicano

sul bollettino diocesano un appello a favore del settimanale:

La Giunta Diocesana dell’Azione Cattolica Italiana, dovendo favorire ogni mezzo

di diffusione del pensiero cattolico anche nelle sue espressioni sociali, conscia

dell’importanza e necessità della stampa quale palestra di educazione all’apostolato

cristiano sociale dei laici in conformità alle direttive della Suprema Autorità Ecclesiastica;

volendo servirsi della stampa per le iniziative di formazione e di assistenza

212

ADI, AVI, Titolo XII - Diversorum, b. 1923-1925, prot. 929/1/1924.

213

Cfr. Luigi Lotti, La stampa politica romagnola dal 1900 al 1925, «Studi romagnoli», XIV, (1963), p. 459-482,

ivi, p. 461-462, 469.


84

Con la mente e con il cuore

Il primo numero del settimanale diocesano in cui viene rimossa dal sottotitolo della testata la locuzione politico amministrativo.

6 giugno 1931. ANDMI.


Il Diario (1909-1944)85

allo scopo di sviluppare i principi e lo spirito della vita cristiana; rivolge a tutti i Cattolici

vivo appello perché diano incremento agli abbonamenti e alla diffusione del

Diario.

La Giunta Diocesana dell’A.C.I. 214

L’8 febbraio 1928 il vescovo procede al rinnovo dei due consigli: per quello di redazione conferma

tutti i consiglieri uscenti e sostituisce il defunto don Baldisserri, scomparso nel 1926, con mons.

Aldo Tabanelli, vicario generale della Diocesi, a riprova del rilievo e dell’interesse che il presule annette

all’organo di stampa; per quello di amministrazione all’insegnante Sante Tampieri subentra

Enrico Fanti, esponente del consorzio agrario e dirigente dell’Azione Cattolica; don Eugenio Gottarelli,

destinato in precedenza alla sede parrocchiale di Bubano, non viene sostituito, mentre gli altri

componenti sono confermati 215 .

Il 12 febbraio 1929 don Bettelli si iscrive all’albo dei giornalisti 216 .

Le nomine del 22 settembre 1932 segnano un ulteriore rafforzamento del rapporto con l’Azione

Cattolica: la redazione, definita ufficio e non più commissione, è composta dal direttore don Bettelli

insieme a don Giuseppe Bennini, a cui si aggiungono due dirigenti dell’Azione Cattolica imolese,

Armando Fuzzi e Achille Gardenghi, mentre amministratore rimane don Paoletti insieme a don

Gracco Musconi, Enrico Fanti e Gioachino Meluzzi 217 .

Il difficile equilibrio tra il ruolo di organo di informazione cattolico, il sincero patriottismo del

direttore, la convivenza con le istituzioni fasciste e il contrasto con le posizioni anticristiane e antiecclesiali

del regime viene perseguito con attenzione da don Bettelli, anche se gli esiti non saranno sempre

esenti da critiche, spesso però formulate a posteriori. Il vescovo Tribbioli non manca comunque

di sostenere costantemente il settimanale. Nel dicembre 1933 rivolge un appello ai fedeli perché sostengano

la stampa cattolica, menziona L’Osservatore Romano, L’Avvenire d’Italia, l’Illustrazione Vaticana,

il nuovo foglio La Festa e conclude con riguardo ai settimanali: «È intuitivo che fra i settimanali

io avessi dovuto raccomandare il nostro Diario e Il Messaggero di Lugo. Mi è parso superfluo,

poiché sono ricercati già con bramosia e letti con avidità da ogni ceto di persone» 218 .

Nel maggio 1934 don Bettelli è nominato cavaliere della Corona d’Italia da re Vittorio Emanuele

III. Per l’occasione un gruppo di amici lo omaggia di una pergamena finemente ornata, densa di

simboli iconografici che richiamano il suo status sacerdotale e il suo ruolo di direttore de Il Diario 219 .

214

Cfr. L’Appello della Giunta Diocesana dell’Azione Cattolica, per la vita e la diffusione del Settimanale Cattolico Il Diario,

«Curia vescovile d’Imola. Bollettino diocesano», XII, dicembre 1925, p. 170.

215

ADI, AVI, Titolo XII - Diversorum, b. 1928-1929, prot. 148/1928.

216

ANDMI, Amministrazione del giornale Il Diario. Libro giornale 1929 -, sub data.

217

ADI, AVI, Titolo XII - Diversorum, b. 1932-1933, prot. 810/1932.

218

Cfr. Paolino Tribbioli, Gli auguri del nostro Vescovo al popolo diocesano, «Curia vescovile d’Imola. Bollettino

diocesano», XX, (1933), p. 151-154, ivi, p. 154.

219

Gli offerenti la pergamena sono: Pompeo Baroncini, Don Gaspare Bianconcini, mons. Pietro Bianconcini, Arrigo

Biondelli, don Vincenzo Brunori, Amleto Campagnoli, Mansueto Cantoni, Giacomo Casoni, Alessandro Ciotti, don

Giuseppe Fortunato Cortini, Enrico Fanti, Armando Fuzzi, Enea Gagliardi, Achille Gardenghi, Antonio Gardenghi,

Ugo Giuliani, Marco Guadagnini, Ugo Guadagnini, Gustavo Marabini, don Sante Martelli, don Giuseppe Mazzanti,

don Gracco Musconi, Gioachino Meluzzi, Augusto Mirandola, Gozzadino Monti, don Adolfo Paoletti, Giuseppe Pennazzi,

Valentino Pirazzoli, mons. Aldo Tabanelli, Sante Tampieri, don Innocenzo Valli, Nevio Visani. Tra loro si notano,

oltre a numerosi confratelli – colleghi del capitolo ed esponenti del clero socialmente impegnato – esponenti laici

dell’Azione Cattolica e diversi membri di spicco del partito fascista. L’originale della pergamena è attualmente in possesso

di Silvia Bettelli, pronipote di mons. Giovanni Bettelli.


86

Con la mente e con il cuore

Pergamena in ricordo del cavalierato della Corona d’Italia conferito a don Giovanni Bettelli nel maggio 1934. ANDMI.


Il Diario (1909-1944)87

Il 10 settembre 1938 viene pubblicato senza commenti il testo del regio decreto legge con cui l’Italia

introduce nella sua legislazione la normativa razziale 220 .

Il 31 gennaio 1939 si ricorda con enfasi il decennale dei patti lateranensi, sottoscritti l’11 febbraio

1929, con cui «Dio è ridonato all’Italia e l’Italia a Dio», sottolineando inoltre che:

Se qualche voce discordante si è sollevata, se qualche dissenso è sorto, si può ben

affermare che nel convivio della fratellanza italiana, della magnifica convivenza italiana,

tutte le voci discordi sono cessate, stanno per cessare ratificando vieppiù la

nostra armonia nazionale, facendo capire che i palpiti dei nostri cuori battono all’unisono

221 .

Negli anni successivi il settimanale dedica spazi ampi alle attività e iniziative governative e del partito

fascista, a livello internazionale, nazionale e locale. Discorsi e interventi pubblici del duce e di

Adolf Hitler sono puntualmente riportati. Le vicende della guerra civile spagnola e le violenze efferate

inflitte alla Chiesa cattolica iberica sono evidenziate reiteratamente. Grande attenzione è riservata

pure ai militari imolesi al fronte.

Dopo l’8 settembre 1943 il nuovo segretario del Fascio repubblicano, Guerrino Bettini, si reca in

udienza dal vescovo Tribbioli. Nello stesso numero del giornale che dà notizia dell’incontro viene

pubblicato un comunicato, a firma di don Bettelli, con alcune frasi censurate:

Facciamo voti che la nostra città si mantenga nella calma e nella attiva organizzazione

del lavoro e che a tal proposito tutte le buone iniziative abbiano a trovare utile ed

efficace cooperazione. Noi, da parte nostra, consci del dovere che in quest’ora così

grave come cattolici ci incombe dobbiamo elevare il pensiero al Signore affinché

questa nostra Patria che non può morire, trovi fedeltà consapevole e pronta, e possa

avere un posto onorevole nel mondo. Iddio salvi l’Italia 222 .

Il 14 novembre 1943 la Voce di Romagna, organo di stampa del partito fascista di Imola, pubblica

un corsivo in cui invita il clero a occuparsi esclusivamente della sua missione spirituale, stigmatizzando

inoltre il comportamento di alcuni sacerdoti; il 28 novembre il giornale ripete l’invito, «perché

sia evitato qualunque spiacevole provvedimento da parte del Fascio Repubblicano» 223 .

Dopo il 5 febbraio 1944 Il Diario sospende le pubblicazioni per carenza di carta da stampa, riprendendole

dal 24 giugno 224 al 7 ottobre del medesimo anno, riportando nel colophon la dicitura:

«Autorizzazione del Ministero della Cultura Popolare n. 1883 del 10 maggio 1944 - XXII», dopo

che l’1 aprile 1944 il vescovo Tribbioli firma una lettera al ministro della cultura popolare Ferdinando

Mezzasoma per chiedere il ripristino della fornitura 225 ; riprenderà le uscite solo da luglio 1945

con un cambio di testata, alcuni mesi dopo la fine delle ostilità belliche e postbelliche. In quella circostanza

don Paoletti consegna al vescovo Tribbioli l’avanzo di cassa della testata, pari a diciassettemila

lire 226 .

220

Cfr. L’educazione nazionale e il Giudaismo, «Il Diario “Eco” degl’interessi locali», 10 settembre 1938, p. 2.

221

Cfr. Il decennale dei Patti Lateranensi, ibidem, 21 gennaio 1939, p. 1.

222

Ibidem, 25 settembre 1943, p. 1.

223

Cfr. A.M., Quel che desideriamo dai Sacerdoti, «Voce di Romagna. Settimanale del Fascio Repubblicano d’Imola»,

14 novembre 1943, p. 3; Ai sacerdoti, ibidem, 28 novembre 1943, p. 1.

224

Cfr. Ripresa, «Il Diario “Eco” degl’interessi locali», 24 giugno 1944, p. 1.

225

ADI, AVI, Titolo XII - Diversorum, b. 1944-1945, prot. 284/1944.

226

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.


88

Con la mente e con il cuore

Il 13 maggio 1944 un pesante bombardamento aereo colpisce l’area della stazione, della Cooperativa

Ceramica e viale Vittorio Veneto; insieme alla Croce Rossa e ai vigili del fuoco accorrono in

soccorso anche alcuni sacerdoti, tra cui si distingue don Luigi Martelli, parroco di San Giovanni

Battista 227 . Dalle macerie vengono estratti 42 defunti, oltre a un centinaio di feriti; il 16 maggio il

vescovo presiede le esequie in cattedrale e impartisce le assoluzioni con voce rotta dalla commozione

e dal dolore; il giorno successivo si celebra in duomo il funerale di Pierina Nanni, maestra elementare

e capo coorte dell’Opera Balilla, assassinata a colpi di pistola il 14 maggio nella pubblica

via 228 .

La gestione ordinaria del settimanale prosegue comunque a opera di don Bettelli come direttore

e di don Paoletti come amministratore, sebbene quest’ultimo sia pure cappellano militare in

città.

La notte del 12 aprile 1945, prima di ritirarsi, militi fascisti gettano nel pozzo Becca, lungo l’attuale

via Vittorio Veneto, sedici partigiani e civili che sono stati tenuti in ostaggio nella rocca sforzesca

dai tedeschi e dal distaccamento della brigata repubblicana Mario Zecchini di Bologna, dopo

averli orrendamente seviziati 229 .

Nelle prime ore del pomeriggio del 14 aprile gli ultimi tedeschi lasciano la città. Poco dopo i soldati

polacchi della III Brigata della V Divisione “Karpacka” entrano da porta dei Servi. Il primo reparto

raggiunge piazza maggiore alle 17.15, accompagnato da alcuni partigiani. Ad accogliere gli

alleati vi sono partigiani delle SAP e rappresentanti del comitato di liberazione nazionale, riconoscibili

per una fascia bianca al braccio sinistro.

Il 27 maggio una folla inferocita assale e lincia quattordici membri delle brigate nere imolesi

che si erano rifugiati a Verona, in precedenza arrestati e condotti alla caserma dei carabinieri di

Imola 230 .

Dopo la fine della seconda guerra mondiale don Bettelli viene sostituito alla direzione de Il Diario

dal giovane confratello don Carlo Ferri (1910-1996), che la manterrà sino al 1983. Sulle cause

dell’avvicendamento esistono interpretazioni divergenti. Secondo l’attendibile testimonianza di

Virginiangelo Marabini, vi sarebbero state richieste al vescovo Tribbioli da parte di Giacomo Dal

Monte Casoni (1891-1968), autorevolissimo esponente del mondo cattolico imolese, poiché Il Diario

aveva guardato «con troppa attenzione alle gesta del fascismo e del suo capo» 231 . Le durissime

critiche rivolte da don Bettelli alle forze di occupazione tedesche e alle autorità fasciste nelle cronache

capitolari recentemente edite 232 introducono ulteriori elementi di valutazione.

Il 3 maggio 1945 don Bettelli scrive al vescovo Tribbioli, comunicandogli di avere inviato al consiglio

di amministrazione del settimanale una lettera di dimissioni del seguente tenore:

227

Cfr. Guglielmo Cenni, Imola sotto il terrore della guerra 25 luglio 1943 - 14 aprile 1945, Bagnacavallo, Tipografia

S.C.O.T., 1948, p. 41.

228

ADI, Cronaca capitolare dal 1924 al 1937, cit., p. 167-170.

229

Si tratta di Bernardo Baldazzi, Dante Bernardi, Gaetano Bersani, Duilio Broccoli, Antonio Cassani, Guido Facchini,

Mario Filicori, Paolo Filippini, Cesare Gabusi, Secondo Grassi, Ciliante Martelli, Mario Martelli, Corrado Masina,

Domenico Rivalta, Giovanni Roncarati, Augusto Ronzani. Ferri, La storia sui muri, cit., p. 112.

230

Sono Federico Ravaioli, Giuseppe Trerè, Aniceto Bertozzi, Francesco Fedrigo, Franco Mariani, Luigi Cornazzani,

Mario Minarini, Pietro Trerè, Ilario Folli, Augusto Baldini, Giovanni Cavola, Giulio Masi. Cfr. Gianfranco Stella,

I lunghi mesi del ’45 in Emilia Romagna, Ravenna, s.e., 2005, p. 60.

231

Cfr. Virginiangelo Marabini, Voltandomi indietro. Sessant’anni tra la gente. Una storia raccontata a Vittorio

Zerbini. Prefazione di Cesare Sughi, Bologna, Bononia University Press, 2011, p. 21. Sulle complesse interazioni tra regime

fascista e Chiesa Cattolica in Italia cfr. Renato Moro, Il mito dell’Italia cattolica. Nazione, religione e cattolicesimo

negli anni del fascismo, Roma, Edizioni Studium, 2020, p. 540-551.

232

Cfr. Don Giovanni Bettelli, Imola durante la guerra dal 1940 al 1945, a cura di Stefano Salomoni, Imola,

Angelini Editore, 2015, [= Tracce. I Quaderni].


Il Diario (1909-1944)89

Spettabile consiglio di amministrazione de “Il Diario”,

dopo trentacinque anni lascio la direzione de “Il Diario” soddisfatto del lavoro

compiuto, con intendimento di giovare alla causa di cristiana convivenza.

Tale mia decisione comunicai a sua eccellenza mons. vescovo il 25 aprile scorso.

Mi auguro che Il Diario, anche sotto altro nome, con altro direttore, ma sempre con

la direzione amministrativa del sacerdote Adolfo Paoletti, di cui per ventuno anni

ho apprezzato la costante fedele probità, possa rivivere. Ringrazio dell’assistenza a

me prestata da codesto consiglio, e chiedo solo che sia presa a cuore la mia situazione

accordandomi, per una volta tanto, un compenso. Ossequi.

Imola, 3 maggio 1945

Don Giovanni Bettelli 233

Il 2 giugno seguente il consiglio di amministrazione, composto da don Paoletti, Gildo Pirazzoli

(1906-1990), don Gracco Musconi e Gioachino Meluzzi rassegna le dimissioni al vescovo 234 .

Nell’articolo di commemorazione della scomparsa, presumibilmente redatto dal suo successore,

si ricorda come don Bettelli

seguì attivamente le varie difficili lotte sociali dei cattolici e i loro primi tentativi

politici democratici; sostenne dure e coraggiose polemiche in difesa della libertà,

del sano progresso e della religione. La dittatura fascista tarpò l’ardore del suo giornale,

anche se furono sempre ben visibili i suoi sforzi per affermare certi principi,

che più volte gli procurarono note e reprimende da parte dell’autorità imperante.

In certe circostanze c’è chi preferisce lasciare il campo: Mons. Bettelli decise di restare,

registratore di eventi e rappresentante di una idea, anche se la bandiera non

poté essere spiegata al vento, anzi in certe contingenze poté essere giudicata ammainata.

Il cattolico, e tanto più il sacerdote, non può mai approvare l’errore, ma deve

essere sempre presente fra gli erranti 235 .

Una ricostruzione del suo ruolo come direttore che sembra smentire approcci collusivi con il regime

fascista e giustifica la sua permanenza alla guida del settimanale durante anni così difficili, come

gesto di coraggiosa, sofferta coerenza pastorale.

I contenuti

Il primo numero, uscito il 2 ottobre 1909 sotto l’egida del nuovo direttore, esordisce con un corsivo

che segna una linea di dichiarata continuità con la precedente direzione:

Ieri primo ottobre è cominciato il nuovo anno amministrativo del «Diario», dopo

un decennio di valorose battaglie combattute in nome della fede e della giustizia.

In nome della nostra fede e della giustizia ci disponiamo ad imprenderne ancora,

attendendoci di non rimanere del tutto alla retroguardia di quel generoso e libero

233

ANDMI.

234

Ibidem.

235

In ricordo e a gratitudine. Mons. Bettelli ci ha lasciati silenziosamente, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 13

luglio 1963, p. 3.


90

Con la mente e con il cuore

Giacomo Dal Monte Casoni

(1891-1968). Collezione privata.

Gildo Pirazzoli (1906-1990), alla destra del vescovo mons. Paolino Tribbioli. ADI.


Il Diario (1909-1944)91

esercito che nella triste ora presente fa fronte ai prepotenti attacchi degli avversari

di ieri, di oggi, inconciliabili sempre.

Alla retroguardia, mai; di fronte, scoperti, sì e lealmente!

Vogliamo sperare che tutti gli amici nostri, i lettori e gli abbonati del «Diario», gli

proseguiranno il favore con cui fin qui l’hanno incoraggiato e come lo meritava per

l’opera esplicata dal Prof. D. Cortini.

A lui il ringraziamento per l’appoggio morale e per la collaborazione promessaci.

Agli amici ed a tutti l’affidamento nostro nei loro molteplici aiuti di cui possono e

potranno disporre. Agli avversari il saluto delle armi.

La nuova Redazione 236

Ma già nel numero successivo si avverte con nettezza un diverso orientamento intraecclesiale. In

prima pagina si pubblica uno sferzante articolo di riprovazione per la conferenza che terrà a Imola il

10 ottobre il sacerdote scomunicato Romolo Murri, irretito dalla massima censura canonica per le

sue posizioni eterodosse che lo hanno spinto ad accettare una candidatura alle elezioni politiche della

scorsa primavera, in cui è risultato eletto deputato. La provocazione appare particolarmente lacerante,

perché ha deciso di presentarsi in abito talare. Al corsivo non firmato segue una lettera circolare,

inviata dal vescovo Baldassarri a tutti i parroci della città e dintorni, in cui chiede di esortare

tutti i fedeli a non partecipare all’evento, dando così prova tangibile della loro fede cattolica e di devozione

al pontefice 237 .

Tuttavia il mordente del giornale rimane intatto sul fronte delle polemiche antiecclesiali. Il 13 novembre

i socialisti di Massa Lombarda organizzano un comizio nel teatro cittadino, avente come relatore

Umberto Fantinelli, ex frate converso del locale convento francescano, già allontanato dai superiori

per indegnità. Il Diario pubblica uno sferzante articolo sulla vicenda, attirandosi una querela

per diffamazione dall’interessato, senza concessione della facoltà di prova, cioè avvalendosi della

possibilità di non consentire al giornale di dimostrare la veridicità delle proprie asserzioni come scriminante

dell’accusa 238 .

Numerose rubriche fisse sono ospitate nelle pagine del giornale: Giorno per giorno, con notizie di

politica nazionale e internazionale, che cessa però con l’inizio della prima guerra mondiale; Monte e

piano, con notizie dai comuni della diocesi, poi seguita da quelle denominate Cronaca ecclesiastica e

Cronaca civile, Il libro della vita, con il commento al vangelo della domenica; inoltre vi ritrovano rubriche

di servizio, come gli orari ferroviari, le sottoscrizioni permanenti a favore del giornale e il bollettino

demografico.

Nell’agosto 1913 viene stampato un numero speciale per l’ingresso del nuovo vescovo di Imola

mons. Paolino Tribbioli.

In condizioni particolari compare una tematizzazione di due o più colonne che trattano lo stesso

argomento, servendosi di titoli che vanno a occupare uno spazio più ampio. Esempio chiaro di questa

strategia è il numero del 9 agosto 1914 che annuncia con il titolo a tre colonne L’Europa in fiamme,

l’inizio della Prima Guerra Mondiale, riportando di seguito diversi articoli che trattano il tema

236

«Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 2 ottobre 1909, p. [1].

237

Cfr. Deploriamo!, ibidem, 9 ottobre 1909, p. [1].

238

La vicenda è ricostruita in Massalombarda. Il ciuco del Convento, «Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi

locali», 19 novembre 1909, p. [3]; Corriere lughese. Le menzogne di un ex frate, ibidem, p. [2]; I primi chicchi di

grandine. Lorenzini veste la cocolla da frate?, ibidem, 1 aprile 1911, p. [1]-[2]. I primi chicchi di grandine. Per gli analfabeti

arrogantini, ibidem, 8 aprile 1911, p. [1]-[2].


92

Con la mente e con il cuore

Veduta della facciata e del cortile interno di palazzo Monsignani. Collezione Maurizio Flutti e collezione privata.


Il Diario (1909-1944)93

da punti di vista diversi: l’appello del papa e del vescovo di Imola ai fedeli, la cronaca dei primi avvenimenti

bellici internazionali e i decreti nazionali.

Nell’imminenza delle elezioni politiche del 1919, a cui per la prima volta partecipa il neonato

partito popolare di don Sturzo, si conviene che Il Diario, pure mantenendo il suo profilo ecclesiale,

debba appoggiare esplicitamente il medesimo partito 239 .

Negli atti della visita ad limina compiuta dal vescovo Tribbioli nel 1921 si argomenta come la presenza

di testate antireligiose quali La Lotta, La Scolta, di area socialista, Sorgiamo, di estrazione anarchica

e La Vedetta di Lugo, di matrice repubblicana, è controbilanciata a Imola da Il Diario per gli

adulti e Alba di Vita per gli adolescenti, a Lugo da Il Messaggero 240 .

A partire dal primo dopoguerra, pur rimanendo immutate veste grafica e impaginazione, Il Diario

inizia a servirsi, seguendo una tendenza sempre più diffusa nella stampa periodica, di titoli che vadano

a coprire tutta la larghezza della prima pagina, che introducono gli articoli nelle colonne sottostanti

che vanno ad approfondire il topic. Nascono così prime pagine tematiche interamente dedicate

a un argomento definito, come nel caso della prima pagina del numero del 12 aprile 1924 interamente

deputata a rendere noti i risultati delle elezioni politiche, mettendo in risalto il risultato del

PPI, per cui il settimanale ha particolare attenzione. Questa scelta permette quindi di far emergere

chiaramente anche il pensiero della testata, che si presenta ai lettori come schierata dalla parte del

PPI, andando a delineare quindi il lettore a cui il settimanale si rivolge. A corredare questa prima pagina

si ha un’inedita infografica sotto forma di tabella, che riassume i voti e le percentuali del Comune

di Imola.

Nel ventennio fascista, il settimanale continua le pubblicazioni nonostante la censura. Un annuario

imolese del 1925 censisce tra i settimanali politici-amministrativi Il Diario e La Fiamma, organo

della federazione mandamentale imolese del partito fascista, mentre colloca tra i periodici religiosi e

di beneficenza le testate Alba di vita, foglio del Patronato Giovani, Passeri e gigli, bollettino della pia

opera della Divina Provvidenza, il bollettino diocesano e l’annuario diocesano, rimarcando indirettamente

la valenza civile prima ancora che religiosa della testata diretta da don Bettelli 241 .

In questo periodo l’impaginazione consolidata viene stravolta per due avvenimenti, a cui viene

data una rilevanza straordinaria: la visita di Vittorio Emanuele III di Savoia e consorte, in occasione

dell’inaugurazione del monumento ai caduti e la visita a Imola di Benito Mussolini nell’ottobre

1936. Queste due prime pagine sono le sole che riportano immagini e un’impaginazione che si discosta

molto dalla tradizione. Le prime pagine del numero del 12 giugno 1928 e del 31 ottobre 1936

hanno infatti un forte impatto visivo, grazie all’inedito inserimento di fotografie e di titoli a tutta

larghezza. Per la prima volta la prima pagina cessa di essere prevalentemente scritta per diventare copertina,

il cui contenuto è di più immediata fruibilità da parte del lettore, grazie alle immagini 242 .

Nei primi mesi del 1931 avvengono a Imola diversi scontri e attacchi di organizzazioni fasciste al

vescovo Tribbioli e al clero, come riflesso locale della volontà di Mussolini di esautorare o almeno li-

239

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data; Partito Popolare Italiano. Il Congresso Nazionale, «Il Diario

politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali», 22 giugno 1919, p. [1].

240

ADI, AVI, Fondo riservato. Visite ad limina. Visita Tribbioli, 1921, p. 32. Gli atti delle visite ad limina degli anni successivi

(1926, 1931, 1936, 1941, 1947, 1951) forniscono indicazioni analoghe, da cui si evince una sostanziale uniformità

di approccio nei confronti del settimanale cattolico, percepito per lo più con una lettura edificante per i fedeli

cattolici, ma con una funzione pastorale non preminente.

241

Cfr. M.° G. Raspadori - G. Cenni - U. Foschi, Annuario indicatore d’Imola e circondario. Rivista annuale di storia,

d’arte e di varietà. Guida amministrativa civile, ecclesiastica, commerciale. Anno primo, Imola, Coop. tipografico-editrice

“Paolo Galeati”, 1925, p. 94.

242

Baistrocchi, Vita da copertina, cit., p. 14-16.


94

Con la mente e con il cuore

mitare l’azione educativa della Chiesa 243 , colpendo in particolare l’Azione Cattolica, unica organizzazione

giovanile nazionale non controllata dal regime. Nei primi mesi del 1931 avvengono in tutta

Italia, compresa Roma, perquisizioni, indagini e violenze contro le organizzazioni giovanili dell’Azione

Cattolica. Papa Pio XI si oppone in modo vibrante a questo nefasto tentativo, pubblicando in

italiano il 29 giugno 1931 l’enciclica Non abbiamo bisogno, per condannare senza appello l’operato

del regime fascista 244 . Nelle settimane precedenti il pontefice ha posto tutte strutture dell’Azione

Cattolica alle dipendenze dei vescovi, nel tentativo di sottrarle a strumentalizzazioni volte a giungere

al loro scioglimento, tacciandole di svolgere attività politica. Il 6 giugno 1931 Il Diario pubblica una

notificazione del vescovo Tribbioli che dà esecuzione alle statuizioni pontificie, corredandola del seguente

commento non firmato, e pertanto riferibile al direttore:

Come dicemmo sabato scorso, facciamo voti che quanto prima gli organi responsabili

maggiori diano a noi tutti sicurezza di pacificazione e di tranquillità. Sotto l’egida

dell’Azione Cattolica, mai si è fatto della politica: ne è garante, come chiaramente

specifica, l’Eccellentissimo nostro Vescovo nella odierna Notificazione, e ci

addolora l’animo nel sapere che istituti nostri notabilissimi abbiano ricevute offese

durante manifestazioni isolate 245 .

Dalla medesima data viene mutato il sottotitolo del settimanale, rimasto inalterato dai tempi della

direzione di don Cortini: non più Il Diario politico amministrativo “Eco” degl’interessi locali, ma Il

Diario “Eco” degl’interessi locali, dove la soppressione del duplice appellativo politico amministrativo

ha l’evidente scopo di sottrarre il giornale a qualunque tentativo di proditoria strumentalizzazione,

indotta dalle tensioni politiche in atto 246 . La modifica sarà conservata quasi sino al termine della seconda

guerra mondiale.

Nel 1938 in un numero unico edito per l’occasione don Giovanni Bettelli traccia un lusinghiero

bilancio dei primi cinque lustri di episcopato del vescovo Tribbioli, la cui cifra di governo pastorale

coniuga il molto operare con il poco apparire 247 .

Dal 25 luglio 1943, con la defenestrazione di Mussolini, anche in Imola si manifestano i primi segnali

di mutamento politico: molti fascisti vengono aggrediti, torna il coprifuoco notturno e viene

reintrodotta la censura sulla stampa, che coinvolge anche il settimanale diocesano. Per evitare degenerazioni

pericolose della tensione, il 27 luglio si costituisce un comitato composto da esponenti di

tutte le forze politiche antifasciste, a cui partecipa anche il sacerdote don Gracco Musconi, parroco

di Santo Spirito, che presumibilmente non poteva non avere il permesso del vescovo 248 . Dal 31 luglio

1943 ricompare nel sottotitolo della testata la locuzione politico amministrativo, soppressa dal 1931,

mantenendola sino al 5 febbraio 1944.

Dopo l’8 settembre 1943 Il Diario assume posizioni meno condizionate, che pochi mesi più tardi

gli attireranno aspre e minacciose critiche dalla Voce di Romagna, organo locale della Repubblica So-

243

Moro, Il mito dell’Italia cattolica, cit., p. 155-160.

244

I singoli episodi sono dettagliatamente descritti in Andrea Ferri, Il martirio della pazienza. Mons. Paolino Giovanni

Tribbioli vescovo di Imola dal 1913 al 1956, Imola, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2013, [= Pubblicazioni

dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi - XI], p. 247-251.

245

«Il Diario “Eco” degl’interessi locali», 6 giugno 1931, p. [1].

246

Sangiorgi, «Primavera due, cit., p. 33-41.

247

Cfr. [Giovanni] Bett.[elli], Un indice di paterna bontà, in Giubileo episcopale di S.E. Rev.ma Mons. Paolino Giovanni

Tribbioli vescovo d’Imola, numero unico, Imola, 13 agosto 1938, p. 1-2.

248

Gli altri componenti sono Romeo Galli, Nullo Gardelli, Eraldo Manuelli, Decio Marchesi, Giulio Miceti, Mario

Neri. Cenni, Imola sotto il terrore, cit., p. 9.


Il Diario (1909-1944)95

Primo numero del settimanale diocesano dove è ripristinata la locuzione politico amministrativo nel sottotitolo della testata,

31 luglio 1943. ANDMI.


96

Con la mente e con il cuore

Comunicato del 10 febbraio 1944 dell’amministrazione de Il Diario per la soppressione ordinata dalle autorità della

Repubblica Sociale Italiana. ANDMI.


Il Diario (1909-1944)97

Nuova testata del settimanale diocesano con la denominazione: Il Diario. Settimanale cattolico d’Imola, 24 giugno

1944. ANDMI.


98

Con la mente e con il cuore

ciale Italiana, che lo taccia di avere tenuto un sudicio contegno dopo la nomina di Badoglio a successore

di Mussolini, nonché di avere perseguito una linea «che girava settimanalmente al largo tra la

ipocrisia e la viltà sotto la stessa untuosa direzione del già tripudiante professore canonico», invitandolo

perentoriamente a mutare linea, per non correre il rischio concreto di cessare le pubblicazioni

249 , cosa che avverrà pochi mesi più tardi.

Dalla seconda metà del 1943 sino al 1944 la foliazione viene ridotta a due pagine, mentre in precedenza

è costantemente di quattro pagine.

Dopo la sospensione delle pubblicazioni avvenuta dal 12 febbraio 1944 e un numero con il titolo

bordato a lutto per annunciare l’armistizio italiano Il Diario per il ritorno alle pubblicazioni dal 24

giugno 1944 cambia logo e testata divenendo Il Diario. Settimanale cattolico d’Imola. Questo mutamento

riflette la volontà del settimanale diocesano di non dare conto della difficile situazione politica

e sociale vissuta dal territorio, stravolto dai sanguinosi scontri tra tedeschi, repubblichini e bande

partigiane; Il Diario, in formato ridotto per la mancanza di carta, si limita a riportare appelli ai fedeli

da parte di figure di spicco del mondo ecclesiastico imolese e nazionale 250 .

Il 29 luglio 1944 Il Diario appoggia la proposta del vescovo Tribbioli di ottenere per Imola il riconoscimento

dello status di città ospedaliera, in modo da sottrarla ai bombardamenti e alle azioni militari

251 .

249

Cfr. L’Alcazar, Parla l’Alcazar. Olla putrida, «Voce di Romagna. Settimanale del Fascio Repubblicano d’Imola»,

6 febbraio 1944, p. [1].

250

Baistrocchi, Vita da copertina, cit., p. 16.

251

«Il Diario “Eco” degl’interessi locali», 29 luglio 1944, p. 1; 5 agosto 1944, p. 1.


Parte II

Il Messaggero di Lugo

(2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984)



Capitolo 1

La direzione di mons. Enrico Guerrini

(2 gennaio 1921 - 14 marzo 1959)

Le vicende

I primordi del rapporto tra Lugo e il settimanale imolese risalgono almeno al 18 settembre 1909,

quando Remigio Ricci Bitti di Lugo partecipa alla prima seduta del consiglio di amministrazione de

Il Diario, in rappresentanza di quel territorio; il 14 giugno 1910 informa il consiglio «di aver tenuto

in Lugo un’adunanza con sacerdoti e persone attive per vedere di costituire una commissione che si

occupi del corriere lughese pel Diario. Risultato di tale convocazione è che i lughesi vorrebbero nella

loro città una sottoredazione per formare il corriere lughese e domanderebbero delle condizioni» 252 .

Il settimanale imolese ospita sino dai suoi esordi notizie e vicende relative all’area lughese, ma si avverte

l’esigenza di creare un rapporto più strutturato.

Il sacerdote lughese don Enrico Guerrini, nominato prevosto della Collegiata di Lugo nel 1916, ma

impedito a prendere possesso della sua parrocchia dal servizio di leva militare, essendo di stanza a Bologna

nel 1917 constata che varie parrocchie della città felsinea hanno un bollettino parrocchiale di

collegamento con le famiglie, che chiamano Messaggero. Nel 1919, terminata la guerra, inizia a pieno

ritmo il ministero pastorale in Lugo e pensa di fondare Il Messaggero, prefigurandolo come giornale di

collegamento per tutta la città 253 . Il titolo esatto della testata è Il Messaggiero 254 parrocchiale. Bollettino

delle parrocchie della città di Lugo, essendo coinvolte le parrocchie urbane della Collegiata, San Giacomo

Maggiore e San Francesco di Paola. Nel primo numero, pubblicato il 2 gennaio 1921, l’articolo di

apertura delinea gli obiettivi eminentemente pastorali e spirituali che si prefigge:

Cattolici Lughesi!

Dopo la guerra terribile che profonde traccie di dolori e di odio ha lasciato negli

animi ed in mezzo al tumultuare delle passioni sociali e politiche che quei mali allarga

ed inasprisce, non vi è persona di senno che non veda l’urgente bisogno di ritemprare

in un bagno spirituale, quella fede che rischiara le coscienze, quella virtù

che dona all’uomo la sua dignità, quella carità che affratella e porta fra i popoli la

pace; e questo bagno spirituale è la sacra Missione in cui il credente, postposte le

sollecitudini commerciali egoistiche, dispone il suo cuore a ricevere l’influsso ristoratore

di quella parola di vita, che il dolce Cristo dispensa in mezzo a noi per bocca

dei novelli evangelizzatori, inviati a salute di questo popolo.

252

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.

253

Cfr. Don Giovanni Signani, Ogni persona serve a costruire un tassello di storia, «Il Nuovo Diario Messaggero», 9

luglio 2005, p. 37.

254

Sic.


102

Con la mente e con il cuore

Don Enrico Guerrini e i suoi fratelli durante il servizio militare negli anni della prima guerra mondiale. Collezione privata.

Da sinistra: Luigi, Eugenio, don Enrico, Vittorio e Giuseppe Guerrini.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 103

E a dare il massimo valore a questa opera salutare della Missione viene opportuno il

250° dell’invenzione della prodigiosa immagine della B. V. del Molino, che, come

da 425 anni ha sempre partecipato, quale vigile difesa e mediatrice di grazie, alle vicende

della nostra città, tanto che i padri La vollero speciale Patrona, così ora, colla

sua mano materna ama ricondurci ai piedi di quell’augusto suo Figlio, da cui solo

può venire la comune salvezza.

In questi giorni di benedizione accorriamo al Tempio, che tutti accoglie senza distinzione

di classe e di grado e là, davanti al sacro pergamo da cui si bandisce la dottrina

che educa e nobilita, intorno all’altare da cui si dispensa il divino conforto che

sana le piaghe del cuore, conduciamo specialmente i nostri uomini ed i nostri figli,

che sono le speranze delle famiglie.

Dal sacro Tempio ritorneranno migliori e portando nelle case l’eco benefica dei

vantaggi raccolti dalla solenne missione; che dovrà segnare per il nostro paese il

principio d’un’era nuova di morale benessere 255 .

Nella testata si specifica che il bollettino esce ogni domenica, presumibilmente per essere distribuito

nelle tre chiese dopo le messe festive. Oltre al commento sul vangelo della domenica e le informazioni

sulle sacre missioni in Collegiata, i primi numeri contengono notizie sulla vita religiosa di

Lugo, come ad esempio le vicende del circolo giovanile Silvio Pellico, costituito l’anno precedente 256 .

Già nel mese di febbraio un trafiletto pubblicato informa che «moltissime famiglie della Campagna

si sono abbonate a questo Bollettino; e sono liete così di poter avere qualche notizia della città e

di stare in più regolari rapporti coi proprii parrochi per tutto ciò che riguarda la vita religiosa» 257 .

Gradualmente la testata assume un rilievo e una strutturazione giornalistici, che la rendono un punto

di riferimento cittadino, sia ecclesiale che civile 258 . Al termine del primo anno di vita don Guerrini

traccia un bilancio del ruolo del giornale:

Sorse timidamente l’anno scorso sui primi del gennaio, in occasione delle Missioni

in Collegiata. Volle allora farsi araldo di grazia, per volare in tutte le famiglie del vasto

territorio ed invitare ogni persona al massimo tempio di Lugo a prender parte al

grande avvenimento che, sotto gli occhi dell’augusta Protettrice ed alla luce della parola

apostolica dei Missionari, rinnovellava le coscienze, assetate di verità e di pace.

Volle in seguito rimanere anello di congiunzione fra parroco e parrocchiani, per rendere

più unita la parrocchia e più ordinata e più florida la vita cristiana, specialmente

con una maggiore diffusione della coltura religiosa. È riuscito nel nobile intento?

Certo l’impresa era difficile; perché al popolo torna sempre più facile la via del male,

e le lusinghe della stampa cattiva anche nei piccoli paesi sono tremende. Ma la buona

volontà non ci è mancata mai. Nella nostra pochezza abbiam cercato fare quanto era

più possibile ed opportuno per il bene delle anime. Abbiam sempre messo al posto

d’onore la parola di Dio con un facile commento; parola che, a richiesta di tanti lettori,

ripeteremo testualmente anche quest’anno. Abbiam curato in ogni numero

l’articolo di propaganda morale, con linguaggio popolare, pigliando magari le mosse

da qualche avvenimento del giorno: giacché i fatti dell’oggi devono essere l’insegna-

255

«Il Messaggiero parrocchiale. Bollettino delle parrocchie della città di Lugo», 2 gennaio 1921, p. 1.

256

Cfr. ... Alba di vita giovanile ... Il 1° Anniversario del Circolo S. Pellico, ibidem, 9 gennaio 1921, p. 3-4.

257

Cfr. Il Messaggiero in Campagna, ibidem, 20 febbraio 1921, p. 4.

258

Bedeschi, Il movimento cattolico, cit., p. 64.


104

Con la mente e con il cuore

La facciata della Collegiata dei Santi Francesco e Ilaro in una cartolina del primo Novecento. ANDMI.

L’antica chiesa di San Francesco di Paola sul finire del secolo XIX. ANDMI.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 105

Facciata di San Francesco di Paola. ANDMI.

Facciata di San Giacomo Maggiore. ANDMI.


106

Con la mente e con il cuore

mento pel domani. Abbiam messo in evidenza, a scopo d’esempio, le principali manifestazioni

di carattere religioso e morale della città e dei singoli paesi della zona,

non omettendo d’indicare anche alla pietà ed ammirazione del popolo gli Estinti di

vita onorata ed i Matrimonii compiuti con tutte le pratiche religiose. Cura speciale

poi abbiam data al movimento giovanile, che dal centro della diocesi va fortunatamente

diffondendosi anche verso la periferia, e fa rinascere la fiducia che, con le giovani

piante che sono le speranze delle famiglie, possa risorgere moralmente questa

povera Romagna. Né abbiam dimenticato il movimento femminile, da cui tanto aiuto

attende la Chiesa per far ritornare il popolo a Cristo ed alla parte educativa del

giornalino abbiam creduto bene aggiungere la parte storica, cominciando coi cenni

del glorioso culto della nostra Patrona, la B. V. del Molino; e continueremo con le

cronache della Insigne Collegiata e poi delle altre Chiese di Lugo e territorio. Alla

sollecita opera di redazione abbiam accompagnata quella della diffusione procurando

che il foglietto fosse largamente letto anche da chi non aveva il modo di pagarlo;

e in occasione delle benedizioni pasquali sono state distribuite gentilmente in tutte

indistintamente le case delle parrocchie di Lugo, oltre tremila copie del numero pasquale,

dovunque graditissimo. E i consensi all’umile opera nostra? Molti, lusinghieri,

superiori alle previsioni ed al merito. Consensi di collaborazione; perché penne di

buoni giovani cattolici e ben nutriti di studio e di gentili scrittrici sodamente cristiane,

hanno lavorato e lavorano per noi. Consensi finanziari; perché oltre alle quote

degli abbonati, che sono già oltre 400, abbiam avuta una sottoscrizione di offerte per

oltre tremila lire; che è caduta proprio come la manna; perché quasi completamente

ci aiuta a coprire le spese, relativamente ingenti, del 1° anno d’esercizio. Consensi di

lettori; perché sono centinaia, le famiglie che leggono il giornalino; il quale, oltrepassati

i confini prestabiliti delle tre parrocchie Lughesi, va già in molte altre parrocchie

e paesi della bassa Romagna, senza dire che conta abbonati, cittadini e amici, anche

in città lontane. E quello che ancora ci conforta, sono i suggerimenti e consigli, sul

modo di redigerlo e diffonderlo, che ci vengono da tante parti e che noi accettiamo

con vivo piacere. Per questo siam venuti nella determinazione d’ingrandire il formato,

perché possa contenere più cose e meglio soddisfare; e sorretti dalla fiducia comune,

che è per noi ossigeno vitale, usciamo subito nel secondo anno con la nuova trasformazione,

alacri e volenterosi, come l’uomo che dalla fanciullezza marcia volentieri,

desideroso di toccare una mèta più utile e felice, verso l’adolescenza.

Il Messaggero 259

Nel 1921 l’amministratore del settimanale è don Luigi Emiliani (1884-1958) 260 . Almeno dal

1925 assume questo ruolo Luigi Guerrini (1899-1995), fratello del prevosto, celibe, che convive

con lui in canonica insieme alla sorella Melania 261 . Negli anni successivi si moltiplicano i punti di

distribuzione: la tipografia Ferretti, le cartolerie Verlicchi e Cremonini e le due edicole nella piazza

antistante la rocca 262 .

259

Cfr. Dopo un anno di vita, «Il Messaggero. Bollettino parrocchiale festivo di propaganda religiosa educativa», 1

gennaio 1922, p. 1.

260

Cfr. Avviso agli abbonati, «Il Messaggiero parrocchiale. Bollettino delle parrocchie della città di Lugo», 18 dicembre

1921, p. 1.

261

Cfr. Avviso agli abbonati vecchi e nuovi, ibidem, 1-4 gennaio 1925, p. 2.

262

Ibidem, 24 gennaio 1926, p. 1.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 107

Il canonico Luigi Emiliani (1884-1958). ADI.

Luigi Guerrini (1899-1995), fratello di don Enrico. Collezione

privata.


108

Con la mente e con il cuore

Melania Guerrini (1884-1972), sorella e perpetua di don Enrico.

Collezione privata.

Mons. Enrico Guerrini. ADI.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 109

Tuttavia lo stesso don Guerrini interviene attivamente per procurare risorse economiche alla testata.

Il 29 dicembre 1931 scrive una lettera alla direzione generale del Credito Romagnolo, sottolineando

il calo delle inserzioni effettuate dall’istituto bancario, nonostante la diffusione di oltre duemila

copie del settimanale; si appella quindi alla costante attenzione riservata alle opere cattoliche

per ottenere una generosa offerta di sostegno. Viene inoltre organizzato un servizio di raccolta abbonamenti,

affidato negli anni Trenta a Giuseppe Pirazzoli, che riceve una percentuale del 10% sul riscosso

a Lugo città e del 20% in campagna 263 . I difficili anni del fascismo sono attraversati da Il Messaggero

con equilibrio e circospezione. Nel ricordo di Paolino Guerrini, nipote ex fratre di don Enrico,

quest’ultimo

è sempre stato un poco mal visto dal regime politico che vigeva negli anni immediatamente

prima della seconda guerra mondiale, sia a motivo del giornale Il Messaggero

che per il circolo Silvio Pellico.

Dopo l’8 settembre 1943 il contrasto ebbe ad acuirsi. Alcuni spari nel chiostro della

chiesa Collegiata furono interpretati come un avvertimento e una intimidazione.

Don Enrico anche su consiglio di suoi collaboratori si allontanò da Lugo per qualche

tempo, trasferendosi in campagna presso i fratelli Eugenio a Ciribella e Giuseppe

a Belricetto. Solo dopo che il fratello Luigi venne ad informarlo che la tensione

era diminuita, fece ritorno a Lugo 264 .

Il 20 gennaio 1944 don Guerrini chiede al vescovo di intervenire presso la commissione revisione

periodici della Repubblica Sociale Italiana perché venga garantita a Il Messaggero la carta necessaria

per la stampa. Il 24 gennaio il presule sottoscrive la petizione, cui l’1 aprile successivo fa seguito una

richiesta di ripristino di fornitura carta per il settimanale Il Diario, interrotta poco tempo prima. La

lettera, indirizzata al ministro della cultura popolare Ferdinando Mezzasoma, sottolinea l’importanza

dello strumento comunicativo, non solo per l’ambito più strettamente religioso, ma anche «per le

norme relative all’azione sociale che il sacerdote deve esplicare in mezzo al popolo, anche in ordine

alle disposizioni delle autorità civili» 265 , prefigurando abilmente l’opportunità funzionale di una ripresa

delle pubblicazioni anche per la pubblica amministrazione.

L’esito positivo della richiesta del presule si interseca con un’altra delle autorità civili repubblicane:

il 25 febbraio 1944 Franco Bogazzi, capo della Provincia di Ravenna, richiede al vescovo di diffondere

tramite i parroci le pene comminate ai disertori. Il 29 febbraio mons. Tribbioli fa presente

come «non riesca agevole a questa curia comunicare coi propri parroci e fedeli a motivo della recente

soppressione del bollettino ufficiale della curia stessa e dei due settimanali cattolici della diocesi: Il

Diario di Imola e Il Messaggero di Lugo. Ciononostante – con non lieve difficoltà, anche a motivo

della ristrettezza del tempo – si è cercato di significare al clero le opportune disposizioni con comunicazioni

epistolari fatte individualmente ai vicari foranei». Il 10 marzo il capo della Provincia di

Ravenna, dopo avere ringraziato per la collaborazione prestata nella diffusione delle pene sulla renitenza

alla leva e la diserzione, comunica che è stata autorizzata la prosecuzione della pubblicazione

de Il Messaggero 266 .

In realtà nel 1944 Il Messaggero esce senza soluzione di continuità sino al 21 ottobre, seppure

non sempre con l’ordinaria cadenza settimanale, riprendendo la pubblicazione solo il 5 gennaio

263

APCL, Sezione II, cartone 6f, Prepositure, Prev. Guerrini E. (1917-1958).

264

Testimonianza di Paolino Guerrini del 9 agosto 2020.

265

ADI, AVI, Titolo XII - Diversorum, b. 1944-1945, prot. 54/1944.

266

Ibidem, prot. 165/1944.


110

Con la mente e con il cuore

Mons. Paolino Tribbioli e il suo coadiutore mons. Benigno Carrara (1948-1956). ADI.

Vito Montanari (1894-1984). ADI.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 111

1946. Da quella data mons. Guerrini si attiva per ottenere sponsorizzazioni e introiti per il giornale,

come ad esempio con la Cassa di Risparmio di Lugo, il Credito Romagnolo di Ravenna, le Terme

di Castrocaro 267 .

Anche parrocchiani e familiari sono coinvolti nell’attività redazionale e di distribuzione de Il

Messaggero, come attesta Paolino Guerrini:

Mi ricordo che quando andavo a scuola a Lugo ero spesso ospite di mio zio don Enrico

e della zia Melania in occasione di maltempo o lezioni pomeridiane. In tutte

queste circostanze don Enrico mi arruolava per il lavoro del giornale: correzione

delle bozze, consegna delle stesse alla tipografia. Quando i giornali erano stampati

collaboravo alla piegatura, applicazione delle etichette con gli indirizzi e quando

tornavo a casa in bicicletta lasciavo un pacchetto alla parrocchia di Ascensione e un

pacco all’ufficio postale di San Lorenzo 268 .

Nella seduta del 13 luglio 1955 il consiglio di amministrazione de Il Nuovo Diario affronta il tema

dell’unificazione con Il Messaggero e dopo avere ricordato gli infruttuosi tentativi del passato dà

mandato al presidente Sotero Gandolfi Colleoni (1912-1997) 269 di contattare don Guerrini per

«esperire altre vie» 270 .

Il 6 dicembre 1955 mons. Carlo Ferri risponde a una lettera di don Guerrini del 10 novembre precedente

in cui quest’ultimo formula una serie di quesiti sulla proposta di unificazione delle testate.

Dopo avere premesso che un tale obiettivo è vivissimo desiderio dei vescovi Tribbioli e Carrara, precisa

che il giornale unico dovrebbe avere una parte generale e inoltre settori sulla cronaca di Imola,

Lugo e degli altri paesi; la sede e il luogo di stampa sarebbe Imola, ma per la cronaca lughese vi sarebbe

una redazione in quella città; vi sarebbe un unico direttore e un’unica amministrazione a Imola.

Inoltre «il giornale unico, così compilato, porterebbe la testata “Il Nuovo Diario” per le zone ove ora

è diffuso e “Il Messaggero” per le zone ove ora è diffuso prevalentemente tale settimanale». Il 28 dicembre

don Guerrini convoca un gruppo selezionato di sacerdoti e laici lughesi per chiedere il loro

contributo sul progetto: don Luigi Plazzi, don Luigi Bacchilega, mons. Luigi Emiliani, Vito Montanari,

Natale Baldi, Ivo Tampieri, Epifanio Venieri, Livia Ricci Curbastro, Maria Baldini e Leonida

Vacchi, tutti esponenti dell’Azione Cattolica o della Democrazia Cristiana locale, che con una relazione

scritta esprime unanimemente netta opposizione al progetto, adducendo motivi di inopportunità

temporale, essendo già stati attivati molti abbonamenti per l’anno 1956 e soprattutto perché la

disomogeneità dei territori imolese e lughese non consentirebbe a un’unica testata di conservare e

sviluppare il suo radicamento in ambiti così dissimili. L’1 gennaio 1955 mons. Guerrini trasmette a

Sotero Gandolfi Colleoni la relazione, precisando nella lettera di accompagnamento che anch’egli lo

approva pienamente, «per la perfetta cognizione che ho della situazione locale» 271 .

L’analisi della situazione è lucida e coerente, ma ha un duplice limite: non propone soluzioni che

non siano la conservazione dello status quo e ignora l’indicazione pastorale dei vescovi.

267

APCL, Sezione II, cartone 6f, Prepositure, Prev. Guerrini E. (1917-1958).

268

Testimonianza di Paolino Guerrini del 9 agosto 2020.

269

Medico, esponente di rilievo del mondo cattolico imolese, consigliere comunale per la Democrazia Cristiana, vice

presidente della Cassa di Risparmio di Imola. Cfr. Domenico Sangiorgi Cellini, In ricordo del Dott. Sotero Gandolfi

Colleoni, «Il Nuovo Diario Messaggero», 8 marzo 1997, p. 39.

270

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.

271

APCL, Sezione II, cartone 6f, Prepositure, Prev. Guerrini E. (1917-1958).


112

Con la mente e con il cuore

L’ingresso di mons. Ennio Vaccari come prevosto della Collegiata di Lugo. Lugo, 3 gennaio 1959. APCL. Da sinistra:

mons. Aurelio Sabattani, mons. Benigno Carrara, mons. Ennio Vaccari.

Mons. Ennio Vaccari in visita al suo predecessore mons. Guerrini infermo. Lugo, 3 gennaio 1959. APCL.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 113

Il 26 giugno 1956, in sede di approvazione del bilancio consuntivo 1955, il presidente Gandolfi

Colleoni «informa i presenti come tutti i tentativi di unificare Il Nuovo Diario di Imola con Il Messaggero

di Lugo siano falliti, non ostante fossero state fatte proposte precise e concrete, con notevoli

concessioni in favore del settimanale lughese. I presenti prendono atto con rammarico delle comunicazioni

del presidente» 272 .

Don Guerrini chiede e ottiene l’iscrizione de Il Messaggero all’apposito registro delle testate giornalistiche

presso il tribunale di Ravenna in data 17 dicembre 1956, n. 371. Oltre alla direzione del

settimanale cattolico lughese è stato anche corrispondente de L’Osservatore Romano per le attività

culturali del comprensorio lughese. Scriveva le recensioni su concerti, conferenze, incontri culturali

e per risparmiare carta spesso utilizzava il retro dei fogli dei calendari vecchi e dettava per telefono

l’articolo scritto 273 .

La situazione di sostanziale stallo conosce un punto di svolta nei primi mesi del 1959, quando a

mons. Guerrini succede don Ennio Vaccari (1927-1992) come prevosto della Collegiata. Il nuovo

parroco non ritiene di potersi dedicare alla direzione del settimanale, che peraltro ha difficoltà economiche,

e decide quindi di prendere in considerazione il progetto di unificazione già respinto dal

suo predecessore.

Il 23 giugno 1959 il consiglio di amministrazione de Il Nuovo Diario accoglie la proposta presentata

agli inizi dell’anno da mons. Ennio Vaccari, nuovo prevosto della Collegiata di Lugo, assecondando

il desiderio del vescovo Benigno Carrara: l’unificazione de Il Messaggero di Lugo con Il Nuovo

Diario, già avviata di fatto dal mese di febbraio; se comunque per il primo anno il settimanale lughese

registrerà un passivo, le riserve della testata imolese possono sopperire a quel disavanzo. Si decide

inoltre di nominare nel consiglio di amministrazione de Il Nuovo Diario lo stesso mons. Vaccari e

Vito Montanari, esponente cattolico di grande rilievo di Lugo e in diocesi 274 .

I contenuti

La rivista prende avvio dal 2 gennaio 1921 e giunge sino al 7 aprile 1984, per un totale di 63

annate. Le sedi dichiarate nei frontespizi o nel colophon sono dal 2 gennaio 1921 a Lugo in piazza

Savonarola 6, dal 30 marzo 1957 in piazza Savonarola 11, dal 21 marzo 1959 via Codazzi 13,

dal 29 giugno 1963 via Codazzi 6, dal 2 gennaio 1965 Imola, via Emilia 69 (palazzo Monsignani).

Per conservare le copie d’archivio ci si avvale del legatore Antonio Cricca, con sede in largo

Calderoni 4 275 .

Sino dagli esordi il redattore responsabile è il prevosto don Enrico Guerrini, che dal 25 dicembre

1937 è definito direttore responsabile, incarico che mantiene sino al 14 marzo 1959, mentre dal numero

successivo è direttore don Carlo Ferri sino al 3 dicembre 1983, quando gli subentra don Francesco

Giacometti.

Per il primo anno la stampa è affidata alla Cooperativa Tipografica del Ricreatorio Editrice di Bagnacavallo

276 , con sede in piazza Vittorio Emanuele. La Tipografia Trisi stampa il giornale dal 1922

272

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.

273

Testimonianza di Paolino Guerrini del 9 agosto 2020.

274

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.

275

APCL, Sezione II, cartone 6f, Prepositure, Prev. Guerrini E. (1917-1958).

276

La tipografia è espressione del cattolicesimo sociale del territorio, dove svolge un ruolo di rilievo in ambito editoriale.

Cfr. Movimento cattolico bagnacavallese e Opere Can.co Michele Pirazzini. Sviluppi e vicende, Bagnacavallo, Tipografia

commerciale, 1969, p. 39.


114

Con la mente e con il cuore

Le modifiche della testata de Il Messaggero. ANDMI.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 115


116

Con la mente e con il cuore

sino al 1924, poi la Tipografia Successori Ferretti, cui subentra la Tipografia Randi, condotta da Giovanni

Randi, già attivo in quella dei Successori Ferretti 277 ; quando quest’ultimo è sotto le armi nel

periodo bellico, con una lettera dell’11 ottobre 1940 don Guerrini chiede al suo comandante Sergio

Canova di rilasciargli un breve permesso per consentirgli il rientro a Lugo, così da potersi occupare

di alcune attività commerciali della tipografia che lui solo è in grado di esperire, in modo da consentire

la stampa del settimanale 278 .

Dal numero del 21 febbraio 1959 il giornale viene stampato a Imola dalla Tipografia Galeati.

Anche il titolo della rivista subisce frequenti mutazioni, sintomo del progressivo assestarsi del suo

profilo editoriale e dei suoi contenuti: esordisce come Il Messaggiero parrocchiale. Bollettino delle parrocchie

della città di Lugo, ma già l’anno seguente viene omesso l’appellativo parrocchiale e si aggiunge

una nuova locuzione: Il Messaggero. Bollettino parrocchiale festivo di propaganda religiosa, che dal

1926 perde qualunque riferimento parrocchiale, divenendo Il Messaggero. Settimanale Cattolico. Dal

gennaio del medesimo anno la testata viene arricchita di elementi iconografici, di cui si fornisce la

seguente spiegazione:

Ed è piaciuto finalmente dargli quest’anno una testata nuova che fosse come l’espressione

visibile del suo programma morale: nel grazioso, ma nobile disegno – favoritoci

dall’egregio giovane Prof. Architetto Bagnaresi di Riolo – si vede la luce

della fede, uscita dal Tempio che è il centro dei cuori del popolo, proiettarsi candida

e maestosa sulla città, simboleggiata dal suo monumento principale che è la storica

Rocca; luce che si diffonde anche oltre e dovunque a beneficio della umanità, per

mezzo della stampa, che, quando è buona cioè quando à la coscienza della propria

delicata missione, fa ufficio di vero messaggero ossia ambasciatore di pace e di amore

agli uomini 279 .

Significativo è anche il mutare della foliazione nel corso del tempo: dagli esordi sino agli inizi del

1943 rimane costante il numero di quattro pagine, con alcune deroghe a sei per eventi rilevanti, per

passare poi con crescente frequenza a due pagine negli anni 1943-1944, a causa della penuria di carta

del periodo bellico; anche dopo la ripresa delle pubblicazioni dal 1946 mantiene la medesima foliazione

in modo quasi costante sino al 1955, registrando un crescente ritorno a quattro pagine dal

1956 al 1958, passando poi a sei (1959-1964) e infine a otto o dieci (1965-1984).

Secondo una testimonianza di mons. Ennio Vaccari, successore di mons. Guerrini alla Collegiata,

«Il Messaggero era il portavoce scritto della vita nuova che nasceva a Lugo, ridicolizzato come il circolo

dalle solite voci non di sacrestia ma anche di sacrestia, incapaci di comprendere la vasta portata

apostolica che contenevano le due intuizioni di mons. Guerrini» 280 .

277

Sul ricco panorama delle tipografie cittadine cfr. Alfredo Servolini, L’Arte della Stampa a Lugo, «La Piê.

Rassegna mensile d’illustrazione romagnola», n. 9-10, (1953), p. 224-227; Sante Medri, Libri, giornali, letture

nell’area lughese dall’unità d’Italia alla caduta del fascismo, in Editoria e cultura in Emilia e Romagna dal 1900 al 1945,

a cura di Gianfranco Tortorelli, Bologna, Editrice Compositori, 2007, [= Istituto per i Beni Artistici Culturali

e Naturali della Regione Emilia-Romagna. Soprintendenza per i beni librari e documentari. Emilia Romagna biblioteche

archivi n. 63], p. 89-118; Giuseppe Bellosi, Sante Medri, Ivana Pagani e Maria Chiara Zarabini,

Nell’Officina dei Ferretti. Storia di una famiglia di tipografi lughesi, a cura di Sante Medri, Faenza, Edit Faenza, 2002.

278

APCL, Sezione II, cartone 6f, Prepositure, Prev. Guerrini E. (1917-1958).

279

Cfr. Le nostre metamorfosi, «Il Messaggero», 6-9 gennaio 1926, p. 1.

280

Cfr. Don Ennio Vaccari, Un ricordo di monsignor Guerrini a 25 anni dalla morte. Chi era il fondatore del Messaggero,

«Il Nuovo Diario Messaggero», 30 giugno 1990, p. 15.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 117

Sino dagli esordi il settimanale non si sottrae dall’affrontare i temi più branditi dalla controversistica

anticattolica, come la conferenza di Michele Rossi sull’inquisizione, sottolineando che essa fu

«prodotto spontaneo, logico, legittimo», sebbene non senza eccessi e degenerazioni, che ha ottenuto

grande successo anche tra gli avversari, ricordando infine che essa «serve a lumeggiare meravigliosamente

la verità, merita d’essere ripetuta dovunque esistano i vieti pregiudizi sulla grave questione

dell’Inquisizione» 281 .

Già nel primo numero del 1924 don Guerrini pubblica un corsivo, firmandolo Il redattore, con

cui informa i lettori di avere ricevuto plurime sollecitazioni per aumentare formato e paginazione

de Il Messaggero, al fine di «introdurvi il diario degli avvenimenti più notevoli della settimana, la

cronaca della città, le notizie dei vari paesi della zona lughese ed anche altre rubriche che servono

a rendere il giornale più completo non solo dal lato morale ed educativo – ciò che fu ed è il suo primo

scopo – ma anche dal lato sociale e civile e inoltre per fare maggior posto alla réclame ed agli

annunzi commerciali delle nostre ditte»; si palesa in queste righe come la richiesta sia quella di

profilare giornalisticamente quello che era stato concepito come semplice foglio di collegamento

tra parrocchie, trasformandolo in uno strumento comunicativo a pieno titolo; don Guerrini dichiara

di condividere senz’altro il progetto e di non avere preoccupazioni per l’elaborazione dei

contenuti, potendo fare affidamento sulla «gentile collaborazione di buone penne tanto nel ceto

maschile che femminile». Ma ritiene indispensabile il sostegno dei lettori, giungendo a sottoscrivere

almeno mille abbonamenti, mentre al presente ne sono stati raccolti settecento, un numero

ragguardevole per un esperimento agli esordi, ma insufficiente per dare respiro a un progetto editoriale

più strutturato 282 .

Se si eccettua il primo anno di vita della testata, in cui per formato e struttura si tratta sostanzialmente

di un bollettino parrocchiale o tuttalpiù interparrocchiale, già dagli inizi del 1922 e senza soluzione

di continuità si rilevano rubriche e partizioni per materia che lo connotano in modo sempre

più palese come un periodico cittadino e territoriale cattolico a tutti gli effetti: la cronaca di Lugo,

quella del circondario lughese e quella del teatro, con la programmazione degli spettacoli, oppure le

notizie sportive, si susseguono senza soluzione di continuità con il Diario sacro, una sorta di calendario

liturgico settimanale, Luce divina e Parola di vita, commenti al vangelo domenicale, informazioni

e programmi delle feste religiose lughesi e diocesane; infine sono presenti rubriche più tecniche o di

servizio: orari di treni e corriere, beneficenza, sottoscrizioni di offerte a sostegno de Il Messaggero.

Grande spazio è poi dedicato a eventi religiosi nazionali o internazionali e di converso a eventi o attività

svolte da lughesi all’estero. Insolitamente ampi sono sovente anche i necrologi, spesso trasformati

in profili biografici del defunto, sia in caso di ecclesiastici, religiosi e religiose, sia per i laici di

ambo i sessi e financo per i bambini.

Dal 5 gennaio 1929 mutano i segni iconografici della testata, in cui viene aggiunto al centro un

angelo, dal quale si irradiano scie di luce che raggiungono la Collegiata, e un edificio civile, dandone

sulle pagine del settimanale la seguente spiegazione:

Al precedente disegno, per lo sfondo della testata, abbiam sostituito un nuovo, un

po’ per il gusto di variare, giacché variata placent, e un po’ perché il concetto di Messaggero

è meglio espresso dalla figura dell’Angelo: la parola Angelo, secondo l’etimologia

greca άγγελος, vuol dire precisamente messaggero; che in senso stretto de-

281

Cfr. La conferenza del Dott. Michele Rossi sulla Inquisizione, «Il Messaggiero parrocchiale. Bollettino delle parrocchie

della città di Lugo», 3 aprile 1921, p. 4.

282

Cfr. Per l’ampliamento del Messaggero, «Il Messaggero. Bollettino parrocchiale festivo di propaganda religiosa educativa»,

6 gennaio 1924, p. 3; l’articolo viene ripubblicato anche il 13 gennaio 1924, p. 3.


118

Con la mente e con il cuore

nota l’ufficio degli angeli celesti di essere cioè ambasciatori tra Dio e gli uomini, ed

in senso largo l’ufficio di qualunque persona che porta notizie.

Ma noi vogliamo che il giornaletto sia proprio, come l’Angelo del cielo, che porti

sempre notizie liete, consigli ed auguri di bene a tutti i gentili ed amati lettori.

L’Angelo è in mezzo, che indica la luce che viene dall’alto per illuminare tutti gli

uomini; e si spande sul campo morale-religioso, rappresentato dalla Chiesa che si

profila maestosa da una parte, mostrando le linee esteriori della nostra insigne Collegiata,

ed anche sul campo civile qui rappresentato dalla bella costruzione – i palazzi

nuovi colla torre dell’orologio – di proprietà comunale, che sorgono in mezzo

alla nostra città e sono come il centro della vita commerciale 283 .

Nel gennaio 1931 si compiono i dieci anni di vita de Il Messaggero. Don Guerrini ne fa memoria

con un articolo:

Il “Messaggero” entra nel suo decimo anno di vita. Nacque nel gennaio 1921 in

minuscole proporzioni; come tentativo, come speranza. Dopo un anno raddoppiò

il formato e dopo quattro lo aumentò ancora portandolo alle proporzioni attuali.

Dapprima aveva carattere puramente parrocchiale (bollettino delle 3 parrocchie

di città) poi nel 1926 prese carattere cittadino e di organo di zona. La sua tiratura

aumentò rapidamente e gli abbonati andarono continuamente crescendo in città,

nel comune e fuori, anche lontano, in modo che il loro numero ormai può assicurare

la vita del giornale stesso. Il suo programma – si vede – è prevalentemente morale,

religioso, educativo; non esclude però, per quanto lo spazio consenta, la cronaca

della città e paesi limitrofi e la trattazione di argomenti d’interesse civile

quando ne appaia l’opportunità o il bene comune lo richieda. Escluso però sempre

in modo assoluto ogni atteggiamento politico o polemico. Quando il Papa con la

famosa Enciclica «Rerum omnium» del 1923 fissava i compiti della stampa cattolica

volendo che al di sopra e al di fuori delle competizioni di parte, fosse strumento

di apologia e di apostolato in difesa della fede e per la restaurazione della

vita cristiana nel popolo, il nostro giornale modestamente s’inspirò e seguì sempre

questo programma, e militò e milita docilmente alle dipendenze dell’Autorità Ecclesiastica

e della Giunta Diocesana dell’Azione Cattolica Italiana. Lo sappiamo:

nel suo contenuto è impari all’esigenze dei numerosi lettori e abbonati; potrebb’essere

fatto meglio, avere maggior forza, maggior varietà, maggior attrattiva. Ma

ciò non dipende dalla nostra volontà, ma dalle difficoltà che s’incontrano e dai

mezzi che mancano.

Giacché far un giornale, sia pur settimanale, è una impresa ardua tanto dal lato redazionale,

quanto dal lato amministrativo, perché occorre molto lavoro, anche di

concetto, ma soprattutto di pazienza unitamente alla consapevolezza della grave

responsabilità che incombe al mestiere (diciamo così) del pubblicista, ed occorrono

molti mezzi di fronte alla spesa elle si richiede oggi per stampare, spedire, e diffondere

un giornale.

Ma l’intenzione e il desiderio di migliorare il giornale e renderlo sempre più gradito

alle famiglie e ai cittadini e più utile al bene pubblico e soprattutto alla santa causa

della fede e della moralità, fulcro della vita e grandezza della nazione, l’abbiamo e

283

Cfr. Pel nostro giornale. Piccole riforme, «Il Messaggero», 5 gennaio 1929, p. 2.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 119

procureremo di attuarlo, se non ci abbandonerà anzi se si accrescerà la simpatia dei

tanti amici e benefattori che ci hanno mirabilmente sorretti sempre in passato. Sarebbe

logico e bello che nel compimento del decennio il giornale potesse raggiungere

la sua massima efficienza e prosperità. Speriamolo!

La Redazione 284

Nel 1933 la pressante necessità di aumentare la quantità di notizie, soprattutto provenienti dai

paesi, dalla cronaca e dalla beneficenza, spinge ad ampliare il formato del giornale, passando al cosiddetto

mezzo elefante (cm 32,50 × 45,50) e portando ogni pagina a cinque colonne, pure mantenendo

invariato il prezzo dell’abbonamento; in un corsivo dell’1 gennaio la redazione rileva con soddisfazione

che «Il giornalino (lo chiama così il popolo) entra in tutte le case e in tutti gli ambienti,

cercato e letto; i cittadini lontani, come quelli che sono a Bologna, a Milano, in Piemonte, a Roma e

persino all’estero, lo bramano come un caro filo di congiunzione con la loro terra natale». La tiratura

sale gradualmente sino a giungere a una media settimanale tra le 1.300 e le 1.500 285 .

Il settimanale si rivolge in modo capillare a tutto il territorio lughese, con notizie che da un lato

spaziano anche in località del comune non facenti parte della diocesi di Imola, come Bizzuno, Villa

San Martino, San Potito, dei comuni limitrofi di Cotignola, Sant’Agata sul Santerno e altri della diocesi:

Casola Valsenio, Bagnara, Castel Bolognese, Riolo Bagni, per non citarne che alcuni; anche notizie

imolesi sono presenti, insieme a quelle sportive.

Il 5 gennaio 1935 Il Messaggero entra nel suo quindicesimo anno di vita. Un articolo ne ripercorre

la storia, sottolineandone il forte radicamento cittadino, comunale e diocesano, ricorda la presenza

di nuclei di abbonati in molte città d’Italia, come Bologna, Milano, Torino, Venezia e Roma, persino

in Paesi esteri come il Giappone; ricorda come con una tiratura media di 75.000 copie all’anno, si è

superata la cifra complessiva del milione di copie; identifica le ragioni del suo successo nella «buona

volontà e spirito di sacrificio dei Redattori per servire il pubblico meglio che sia possibile, e nella linea

di condotta, riguardo al contenuto, scrupolosamente fedele al programma spirituale assunto fin

da principio, al di sopra d’ogni considerazione di parte»; conclude infine con il proposito di «aumentare

nel nuovo anno l’intensità dei nostri sforzi, affinché il giornale diventi sempre più completo,

più utile e più gradito, nella dolce lusinga che d’altra parte non ci manchi, anzi si accresca il favore

morale e materiale dei cittadini, degli amici e di tutti i buoni» 286 .

Durante gli anni della guerra in Africa orientale ai militari lughesi al fronte viene inviata copia del

settimanale, come nel caso di Antonio Camorani agli inizi del 1936:

Preg.mo Mons. Enrico Guerrini

Dalla lontana Africa, dove per mezzo del giornalino «Il Messaggero» che Lei mi

spedisce, posso apprendere con gioia tutte le notizie della mia bella città natia, mi

sento il dovere di mandarLe questa piccola offerta a favore della buona stampa. Le

giungano i miei più fervidi saluti.

Antonio Camorani 287

284

Cfr. Nel decimo anno, ibidem, 5 gennaio 1930, p. 2.

285

«Il Messaggero. Settimanale di Lugo», 1 gennaio 1933, p. 1.

286

Cfr. Un milione di copie del “Messaggero”!!!, ibidem, 5 gennaio 1935, p. 2.

287

Ibidem, 25 gennaio 1936, p. 2.


120

Con la mente e con il cuore

Una sala dell’Esposizione mondiale della stampa cattolica del 1936. Città del Vaticano, 1936. Collezione privata.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 121

Il 12 maggio dello stesso anno viene inaugurata da papa Pio XI nello Stato della Città del Vaticano

l’esposizione mondiale della stampa cattolica; nel padiglione italiano sia Il Diario che Il Messaggero

sono collocati nell’ampia parete in cui si trovano tutti i settimanali delle diocesi italiane 288 .

Il 19 dicembre seguente Il Messaggero sostiene il quotidiano cattolico L’Avvenire d’Italia nella

giornata a esso dedicata, argomentando che

Noi, redattori dei giornali settimanali, non dobbiam essere così egoisti da pensare

solo ai nostri piccoli giornali; dobbiamo interessarci anche dei grandi giornali.

Nel campo giornalistico i settimanali son come le costole in un torace e i quotidiani

sono come la spina dorsale. Ora tra la spina e costole è tale rapporto che l’una non

può stare senza le altre e viceversa 289 .

Un approccio di attenzione alla realtà locale che non si ripiega in un campanilismo asfittico, ma

coglie l’importanza di una rete comunicativa che connette testate nazionali e locali in una prospettiva

di ampio orizzonte.

Don Guerrini unisce all’edizione del settimanale anche quella di una fitta serie di bollettini parrocchiali

e di associazioni cattoliche delle parrocchie della zona, connotati come supplementi de Il

Messaggero, di cui risulta essere il redattore responsabile; tra essi vi sono il Bollettino delle associazioni

giovanili di A. C. - Lugo e i bollettini delle parrocchie di Budrio di Cotignola, Zagonara, San

Giacomo di Lugo, Barbiano, Santi Antonio e Giovanni Bosco di Voltana, Spazzate Sassatelli, Conselice.

A questo proposito il marzo 1939 si rivolge al prefetto di Ravenna per ottenere conferma

dell’autorizzazione concessa a suo tempo dalla procura generale della corte d’appello 290 . Con questa

azione crea intelligentemente una rete informativa ecclesiale capillare e peculiare a ogni singola

comunità, senza sovrapposizioni, smagliature o contraddizioni. Il controllo della censura non trascura

comunque neppure questi modesti fogli parrocchiali. Il 2 gennaio 1941 il prefetto di Ravenna

Passerini ordina al commissario di pubblica sicurezza di Lugo di ingiungere al redattore responsabile

don Guerrini di sospendere la pubblicazione del supplemento di Voltana e di Budrio, per la ragione

che «se nei bollettini parrocchiali, oltre notizie degli avvisi sacri, si vuole inserire anche articoli

culturali e politici, si deve provvedere alla trasformazione della pubblicazione in bollettini a

sestanti, con le rispettive gerenze» 291 .

Il 7 agosto 1938 viene edito per la prima volta Il Filo d’Oro, foglio di collegamento delle ex allieve

dell’istituto magistrale Principessa del Piemonte, presentato come supplemento de Il Messaggero,

avendo come redattore capo per cinque anni il medesimo don Guerrini 292 .

Negli anni della seconda guerra mondiale continua a essere spedito anche a numerosi soldati al

fronte, come risulta dalla seguente lettera:

Il legionario Lughi lvo, appartenente al 10° Gruppo, 53° Ball. CC. NN. 3° Comp.

Posta mil. 60-A ci scrive dal Montenegro in data 9 corr. Mons. Enrico Guerrini

Lugo

288

Cfr. Esposizione mondiale della stampa cattolica nella Città del Vaticano, «Il Diario “Eco” degl’interessi locali», 20

giugno 1936, p. 1; Il “Messaggero” in Vaticano, «Il Messaggero. Settimanale cattolico», 1 agosto 1936, p. 2.

289

Cfr. Sosteniamo il Quotidiano Cattolico della nostra Regione altamente raccomandato da un Documento Pontificio nel

momento che inaugura una potente rotativa, ibidem, 19 dicembre 1936, p. 1.

290

APCL, Sezione II, cartone 6f, Prepositure, Prev. Guerrini E. (1917-1958).

291

Ibidem.

292

Cfr. Giordano Dalmonte, Gli albori de il Filo d’Oro, «Il Filo d’Oro», n. 1, maggio 2013, p. 1 (supplemento de

Il Nuovo Diario Messaggero dell’11 maggio 2013).


122

Con la mente e con il cuore

Frontespizio del primo numero de Il Filo d’Oro. Lugo, 7 agosto 1938. AGFSFS.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 123

Mi compiaccio farvi presente che ricevo regolarmente il vostro giornalino Il Messaggero

da me e dagli altri due camerati lughesi Tasselli Giulio di via Lato di mezzo

e Zaccari Luigi di Bizzuno tanto desiderato, perché ci porta la nota allegra della vita

quotidiana del nostro lontano paese. Vogliate gradire cordiali saluti ed auguri Lughi

lvo 293 .

Il 4 luglio 1942 Il Messaggero subisce un ulteriore intervento della censura 294 per la pubblicazione

di un articolo sulla disciplina dei prezzi dei prodotti agricoli ripreso da Il Resto del Carlino, anch’esso

posto sotto sequestro perché ritenuto non conforme alle direttive statali in materia 295 .

L’inasprirsi delle vicende belliche e l’imminente sgretolamento del regime induce anche Il Messaggero

a considerazioni sulla deriva morale causata dall’assolutismo; un articolo in prima pagina del

3 luglio 1943 esprime queste critiche, firmato con uno pseudonimo 296 e pure non essendovi riferimenti

espliciti al regime fascista, appare evidente la critica all’ideologia dominante, che non sfugge

alla censura. Un ordine di sequestro del prefetto di Ravenna viene firmato il successivo 5 luglio, dando

mandato di esecuzione al questore di Ravenna 297 .

Il 20 gennaio 1944 mons. Guerrini chiede a mons. Tribbioli di intervenire presso la commissione

revisione periodici della Repubblica Sociale Italiana perché venga garantita al settimanale cattolico

lughese Il Messaggero la carta necessaria per la stampa. Il 24 gennaio il vescovo sottoscrive la richiesta,

cui l’1 aprile successivo fa seguito una richiesta di ripristino di fornitura carta per il settimanale Il

Diario, interrotta poco tempo prima. La lettera, indirizzata al ministro della cultura popolare Ferdinando

Mezzasoma, sottolinea l’importanza dello strumento comunicativo, non solo per l’ambito

più strettamente religioso, ma anche «per le norme relative all’azione sociale che il sacerdote deve

esplicare in mezzo al popolo, anche in ordine alle disposizioni delle autorità civili» 298 , prefigurando

abilmente l’opportunità funzionale di una ripresa delle pubblicazioni anche per le autorità civili.

Risale all’1 maggio 1943 la pubblicazione di un articolo sul ghetto ebraico di Lugo, in cui con toni

garbati e rispettosi se ne descrivono le vicende storiche oltre a riti e significato della Pasqua ebraica 299 .

L’ultimo numero de Il Messaggero nel periodo bellico porta la data del 21 ottobre 1944; in seguito

l’impossibilità di approvvigionarsi della carta necessaria costringe a sospendere la stampa sino al 5

gennaio 1946, quando si riprendono le pubblicazioni

... spinti non solo dalle richieste insistenti di tanti abbonati e lettori, ma anche dal

vivo desiderio di concorrere con l’umile ma leale opera nostra al legittimo intento

della ricostruzione morale della nostra Italia, che dal fondo del cuore sentiamo di

amarla tanto, quanto la vediamo sventurata! Abbiam detto ricostruzione morale

perché, se è necessaria, tra le spaventose rovine che dovunque inciampano il passo

ed offendono lo sguardo, la ricostruzione materiale affinché si renda possibile e più

comoda la vita fisica degli uomini, è più necessaria la ricostruzione morale affinché

si instaurino tra gli uomini stessi quei vincoli di concordia che sono il fondamento

di tutta la vita civile e della prosperità della nazione, giacché la nazione non può esi-

293

Cfr. Le lettere dei nostri Soldati, «Il Messaggero. Settimanale di Lugo», 2 maggio 1942, p. 2.

294

APCL, Sezione II, cartone 6f, Prepositure, Prev. Guerrini E. (1917-1958).

295

Cfr. Giorgio Ghigi, Agricoltori e prezzi, «Il Messaggero. Settimanale di Lugo», 4 luglio 1942, p. 1.

296

Cfr. F. Dionision, Revisioni, ibidem, 3 luglio 1943, p. 1.

297

APCL, Sezione II, cartone 6f, Prepositure, Prev. Guerrini E. (1917-1958).

298

ADI, AVI, Titolo XII - Diversorum, b. 1944-1945, prot. 54/1944; 284/1944.

299

G. L., Cronaca di Lugo. Memorie di storia locale. Il Ghetto degli Ebrei, «Il Messaggero. Settimanale cattolico di

Lugo», 1 maggio 1943, p. 2.


124

Con la mente e con il cuore

Frontespizi di supplementi parrocchiali de Il Messaggero. APCL.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 125


126

Con la mente e con il cuore


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 127

stere con degli elementi isolati, peggio poi se contrastanti, ma può esistere solo

come una grande famiglia i cui componenti si aiutino a vicenda.

Quindi bisogna ricostruire nei cuori, per sostituire all’odio che divide e distrugge, i

sentimenti di carità fraterna, di rispetto alla dignità umana e di amore alla pace, che

danno ed assicurano anche il benessere terreno.

A questo scopo nobilissimo riteniamo debba concorrere la stampa, intesa, come

deve essere, una missione di bene. E questa missione la Chiesa maestra della più sana

civiltà a tutti i tempi e a tutti i popoli, ci chiama a svolgere nel campo morale e religioso,

al di sopra e al di fuori di tutte le competizioni di parte, come più volte hanno

proclamato i Sommi Pontefici e l’Episcopato, fissando le dirette della stampa cattolica.

Questo è stato sempre ed è anche per l’avvenire il nostro programma. Ad esso principalmente

uniformeremo i nostri scritti e saranno uniformati anche quelli degli

ambiti collaboratori, cosicché dalla lettura di questo giornalino scaturisca sempre

un po’ di luce e di conforto alla coscienza dei lettori. Inoltre, come un dovere civico,

non trascureremo la cronaca della nostra città e Comune e delle zone limitrofe con

particolare rilievo attività commerciale, industriale e benefica ed alle manifestazioni

rivolte al decoro del paese ed all’armonia dei cittadini.

A questi scopi siamo disposti a dedicare ancora le ultime riserve delle nostre fatiche,

se continuerà a sorreggere l’affetto e l’incoraggiamento degli amici.

La Redazione 300

Nei ricordi d’infanzia di mons. Giovannni Signani, allora parrocchiano della Collegiata e in seguito

prevosto, monsignor Guerrini con i ragazzi

era ospitale, ma chiedeva una contropartita: portare in tipografia un articolo, un

necrologio, ecc. per il prossimo numero del “Messaggero”.

Il “Messaggero” di quegli anni, dal 1945 in poi, era essenziale, abitualmente a due

facciate, quando usciva un’Enciclica era pubblicata a puntate, poi programmi, avvisi,

necrologi e offerte.

Un giornale semplice: era chiamato dal popolo e giurnalen (il giornalino), che aveva

una fascia di lettori devoti e fedeli, fra cui mia madre, che lo leggeva da capo a

fondo lungo la settimana e trovavano in quei dati la vita della città 301 .

Negli ultimi giorni dell’anno 1947 mons. Tribbioli rivolge un paterno saluto ed una speciale benedizione

a Il Messaggero per i suoi venticinque anni di vita, affermando che «è doveroso riconoscere

che in questi 25 anni è stato sempre vero messaggero di pace, di armonia e concordia nelle famiglie,

di conforto nei dolori ed afflizioni della vita, di speranza cristiana nella perdita amara dei nostri

cari». Nello stesso numero del settimanale il direttore evoca il lavoro svolto in un quarto di secolo, le

fatiche, i dolori e le difficoltà che li hanno accompagnati:

25 anni di giornalismo, sebbene nelle modeste proporzioni di questo settimanale,

rappresentano un cumulo di lavoro non indifferente: lavoro oscuro ed anche sfi-

300

Cfr. Ripresa, «Il Messaggero. Settimanale cattolico di Lugo», 5 gennaio 1946, p. 1.

301

Cfr. Vittorio Tampieri, Vito Montanari l’avvocato. Intatto il suo splendore, Cesena, Società Editrice Il Ponte Vecchio,

2009, p. 94-95.


128

Con la mente e con il cuore

Mons. Giovanni Signani negli anni dell’infanzia. Collezione

privata.

Mons. Enrico Guerrini (quinto da destra nella fila di sacerdoti seduti) ai festeggiamenti per le nozze sacerdotali di diamante

del vescovo Paolino Tribbioli; alla sua sinistra mons. Giovanni Bettelli, già direttore de Il Diario sino al 1945.

Imola, convento dei cappuccini, 14 giugno 1951. ADI.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 129

brante perseguito da noi e da qualche volenteroso collaboratore nelle piccole ore

del giorno o anche della notte, sottratte alle altre occupazioni dei nostri uffici: lavoro

preoccupante per la responsabilità inerente all’opera della stampa, intesa – come

dev’essere – strumento di educazione e di elevazione degli animi; lavoro difficile

anche per la organizzazione tecnica d’una impresa editoriale, sia pur ridotta, che

richiede il concorso di tante cose.

Tuttavia nell’arduo compito ci ha incoraggiato il favore degli abbonati e lettori, che

in città, in campagna ed anche in paesi lontani si sono rapidamente moltiplicati , e ci

hanno sempre seguito col loro interessamento e consiglio ed anche con l’aiuto materiale,

come se il giornalino (come lo chiama il popolo) fosse un amico comune 302 .

Dal 10 gennaio 1948 Il Messaggero pubblica a puntate la costituzione italiana, così da rendere

edotti i cittadini del suo contenuto, anche in vista delle imminenti elezioni 303 .

Nel novembre 1948 il sindacalista cattolico Giuseppe Fanin di San Giovanni in Persiceto viene

proditoriamente assassinato da tre militanti comunisti. Un lucido articolo in prima pagina ne stigmatizza

l’operato e indica la comune erronea radice materialistica di comunismo e capitalismo come

fomite di odio che ha causato questo delitto, ricordando inoltre il superiore messaggio cristiano,

espresso con le parole della madre di Fanin: «Preferisco sapere che mio figlio sia stato ucciso piuttosto

che abbia ucciso» 304 .

Agli abbonati per l’anno 1951 viene offerto in omaggio un calendario da muro 305 .

Agli inizi del 1951 il settimanale festeggia i trenta anni di vita. Un editoriale non firmato, ma riconducibile

al direttore, evidenzia la fatica crescente nel reperire le risorse necessarie a garantire un

prodotto giornalistico all’altezza delle aspettative dei lettori, «che vogliono sopravviva quest’unica

voce che esiste nella nostra importante città», corrispondendo sempre meglio agli scopi che la stampa

cattolica deve prefiggersi, essendo «arma di verità e tutrice della giustizia, dell’amore e della cristiana

civiltà»; in una lettera del 3 gennaio precedente il vescovo Tribbioli esprime apprezzamento e

considerazione per i risultati raggiunti 306 .

In concomitanza con il progetto di fusione tra Il Messaggero e Il Nuovo Diario sino dal 21 febbraio

1959 la struttura di entrambi i settimanali viene articolata in settori che alternano notizie nazionali

e locali, ma con una sequenza differenziata tra le due testate: ne Il Messaggero e Il Nuovo Diario

la prima pagina è identica, riguardando temi ecclesiali e civili di ambito italiano e internazionale; la

seconda pagina de Il Messaggero, intitolata Sotto il pavaglione, è dedicata alle notizie lughesi, che proseguono

anche nella terza pagina; le due successive contengono notizie e commenti ecclesiali, diocesani

e nazionali; infine le ultime due pagine sono dedicate alla città di Imola e comuni limitrofi. Il

Nuovo Diario di pari data contiene le medesime pagine de Il Messaggero, con le notizie imolesi al posto

di quelle lughesi e viceversa. Dalla stessa data entrambe le testate vengono stampate dalla tipografia

Galeati di Imola. La testata de Il Messaggero viene graficamente modificata. Don Guerrini rimane

direttore sino al 14 marzo 1959, mentre dal 21 marzo seguente gli succede don Carlo Ferri.

302

Cfr. I nostri 25 anni. La Benedizione di Mons. Vescovo, «Il Messaggero. Settimanale cattolico di Lugo», 1 gennaio

1947, p. 2.

303

Cfr. Costituzione della Repubblica Italiana, ibidem, 10 gennaio 1948, p. 2.

304

Cfr. Dopo l’olocausto del Dr. Fanin, ibidem, 18 dicembre 1948, p. 1.

305

Cfr. Dono agli abbonati, ibidem, 8 dicembre 1950, p. 1.

306

Cfr. Il nostro trentennio di vita. La benevolenza di mons. vescovo, ibidem, 6 gennaio 1951, p. 1.


130

Con la mente e con il cuore


Capitolo 2

La direzione di don Carlo Ferri

(21 marzo 1959 - 26 novembre 1983)

Le vicende

Don Carlo Ferri è direttore dal 21 marzo 1959. Dal numero del 30 aprile 1960 è qualificato sulle

pagine del settimanale come direttore e proprietario della testata, avendola presumibilmente rilevata

dal precedente proprietario don Guerrini. Nel colophon don Ferri è qualificato direttore e proprietario

sino all’8 luglio 1967, analogamente a quanto è riportato nel colophon de Il Nuovo Diario in

pari data. La modifica sembra avvenuta in concomitanza con l’ingresso in Imola del vescovo ausiliare

mons. Aldo Gobbi, che di lì a pochi mesi gli succede nell’incarico di vicario generale.

Dal 2 gennaio 1965 nel colophon de Il Messaggero compare solo l’intestazione Il Nuovo Diario,

prima del nome del direttore e proprietario, mentre dal 22 luglio 1967 nel colophon don Ferri non è

più qualificato proprietario, ma solo direttore, segno che la proprietà della testata è passata alla Diocesi

di Imola.

Dal 3 dicembre 1983 al 7 aprile 1984 don Francesco Giacometti assume anche la direzione de Il

Messaggero, oltre a quella de Il Nuovo Diario. Il brevissimo lasso di tempo intercorso prima dell’unificazione

delle due testate ha fatto ritenere inopportuno dedicare un apposito capitolo alla sua direzione.

I contenuti

L’azione di don Ferri come direttore de Il Messaggero è discreta ma efficace. Già nel 1966 una pubblicazione

che censisce le testate giornalistiche romagnole lo definisce «il Settimanale Cattolico più

completo dei confratelli di Romagna, con rubriche, notiziari, articoli storici, di interesse locale amministrativo

e politico ...» 307 .

L’impostazione data al giornale riflette il modello organizzativo già adottato a Imola per Il Nuovo

Diario. La prima pagina è dedicata alle vicende ecclesiali e civili italiane e internazionali. Le pagine

lughesi, solitamente una o due su sei, contengono tutte le notizie, necrologi, avvisi sacri e gli approfondimenti

sul capoluogo e le località limitrofe. Solo le notizie sportive di Imola e Lugo sono concentrate

in un’unica pagina, solitamente la quarta o quinta del giornale, sebbene dopo alcuni anni la

rubrica di sport lughese, denominata Voce sportiva, sia ricollocata in seconda pagina, mentre l’ultima

ospita la beneficenza erogata a enti ecclesiali di entrambe le città.

Con cadenza settimanale don Ferri si reca a Lugo in treno per ritirare dalla redazione gli articoli

da pubblicare, portandoli poi alla tipografia Galeati.

307

Mambelli, Il giornalismo, cit., p. 231.


132

Con la mente e con il cuore

Sebbene l’aumento del formato abbia ampliato lo spazio di ogni pagina, la crescita progressiva

della paginazione non vede un dilatarsi proporzionale dell’ambito lughese, nonostante si passi gradualmente

da quattro a otto pagine nei primi anni Sessanta, a dieci dal 1968, giungendo a dodici e

infine a quattordici negli anni Ottanta, in parallelo alla crescita de Il Nuovo Diario. Gli ulteriori spazi

sono destinati agli altri paesi diocesani, alla pubblicità e alla beneficenza, con la lista delle offerte

destinate alle parrocchie, alle congregazioni religiose e agli altri enti ecclesiali.

In questo modo viene data attuazione alle indicazioni dei vescovi mons. Carrara e soprattutto

mons. Aldo Gobbi. Quest’ultimo, esperto giornalista, ha la acuta percezione dell’importanza pastorale

del settimanale diocesano 308 e quindi ha agito per ottenere una omogeneizzazione delle due testate

almeno sul piano sostanziale, attenuando in qualche misura le peculiarità de Il Messaggero a

favore di una dimensione più diocesana.

Testimonianze e ricordi

Rosanna Sangiorgi, collaboratrice

Nel 1974 ho iniziato come volontaria al circolo Acli di Lugo, per

poi essere assunta come dipendente qualche tempo dopo. Per Il Messaggero

di Lugo seguivo la preparazione degli articoli, le necrologie, gli

avvisi e tutto ciò che aveva a che fare con le parrocchie. Ricordo che

monsignor Carlo Ferri veniva a Lugo in treno ogni mercoledì pomeriggio:

controllava le buste che avevo preparato e ripartiva per Imola.

Dopo un breve periodo si aggiunse alla squadra anche Patrizia Canuti

e gli articoli iniziammo a inviarli tramite computer.

Nel 1992 mi chiamarono a far parte del consiglio di amministrazione

del giornale. Ho trovato un biglietto di monsignor Giacometti, che

in quel momento dirigeva Il Nuovo Diario Messaggero, datato 28 agosto 1996, in cui mi ringraziava

per quello che avevo fatto. Ho sempre svolto il mio lavoro con soddisfazione, mi piaceva

molto. Partecipavo volentieri agli incontri annuali, erano belle occasioni per ritrovarsi tutti insieme.

Eravamo molto uniti, il Diario era come una grande famiglia. Ricordo con affetto alcune delle

impiegate: Beatrice, Antonella, Brunella, Paola ... Purtroppo la memoria non mi aiuta a ricordare

altri nomi. Di quelle serate ricordo l’allegria, il piacere di stare insieme, la carica che ne traevamo

per continuare a fare con passione il nostro lavoro.

Nel 2000 sono andata in pensione, ma ho continuato a partecipare alla vita del giornale. All’ufficio

Acli è subentrata al mio posto Valentina Bordini, ma io seguo tuttora gli abbonamenti. Sono

molto legata a Il Nuovo Diario Messaggero, il mio giornale, e quando vedo un nuovo abbonato la

felicità è sempre tanta.

308

Cfr. Andrea Ferri, Gettate le reti. Il ministero episcopale di mons. Aldo Gobbi vescovo ausiliare e amministratore

apostolico della Diocesi di Imola (1967-1973), Imola, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2015, [Pubblicazioni

dell’Archivio Diocesano di Imola. Serie Documenti e Studi - XIV], p. 29-35.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 133

Franco Ricci, deputato (1987-1992) e senatore DC (1992-

1994)

Quando l’attuale direzione del nostro settimanale diocesano mi ha

contattato per una testimonianza scritta sulla mia lunga collaborazione

trascorsa con Il Nuovo Diario Messaggero, ho volentieri accettato.

Quando poi subito dopo ho cominciato a pensare a cosa avrei potuto

scrivere, mi sono subito reso conto che avrei dovuto cercare di mettere

a fuoco per me prima che per gli altri il filo che unisce il presente

con un passato, che per tanti versi è definitivamente chiuso e superato.

Ma non certo incapace di darci lezioni, e quindi di aiutarci a trovare le

strade da percorrere per il futuro.

È subito da precisare che la mia collaborazione col settimanale è iniziata nel 1970 ed è continuata

stabilmente per 25 anni, fino al 1995.

Quando l’allora direttore, il caro e indimenticabile mons. Carlo Ferri, mi contattò, io ero appena

entrato nel consiglio comunale di Lugo nel gruppo della Democrazia Cristiana, da sempre

minoranza il quel consesso. Avevo appena 22 anni e all’epoca si parlò di me, perché figuravo fra i

più giovani consiglieri eletti (allora la maggior età si conseguiva a 21 anni). E dunque il compito,

che mi si offriva, era quello di curare la cronaca politica locale. Presi molto seriamente l’impegno,

che ho continuato, settimana dopo settimana, riferendo ciò che accadeva in Comune, e poi le attività

e le iniziative dei partiti, dei sindacati e delle tante associazioni sulla piazza di Lugo.

Ma era il tempo del collateralismo e della unità politica dei cattolici nel partito della DC. Di

anno in anno quella unità era sempre meno condivisa e le contestazioni proliferavano (ricordo di

lì a non molto la drammatica scelta socialista delle Acli di Livio Labor e la conseguente scissione

di quel movimento). Ma l’avversario politico principale era il PCI, con tutto ciò che significava

sul piano interno e internazionale, e dunque – fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989 –

quel tempo ha resistito.

Per chi come me crede che l’età del collateralismo abbia portato al Paese più vantaggi che danni

è indubbio però che alcune conseguenze negative ci furono, eccome! La principale fu la confusione

fra partito (per definizione strumento di divisione) e comunità cattolica (luogo di aggregazione

e condivisione). Per molti anni – e per i più la cosa appariva normale – il settimanale diocesano fu

anche la voce locale della DC. Quando racconto ai miei figli una serie di aneddoti e di episodi legati

a quei giorni, oggi spesso ne sorrido, ma loro invece appaiono stupiti e quasi increduli. Ed è

così che, guardandoli, misuro tutta l’acqua che è passata sotto i ponti. Qualcuno ricorderà, ad

esempio, che, a ogni scadenza elettorale, dalla più limitata a quella nazionale, Il Nuovo Diario Messaggero

ha durato anni a giungere nelle case degli abbonati il sabato antecedente la domenica delle

elezioni, con lo scudo crociato in prima pagina, enorme e barrato con la crocetta. Spero però anche

che qualcuno ricordi che, senza il settimanale di quel tempo, fondamentali battaglie di democrazia

avrebbero avuto a livello locale una eco assai minore. Mi ci vorrebbe ben altro spazio per enumerarle

tutte. Mi limito perciò a ricordare quelle più vive nella mia mente: la lotta per la libertà di

educazione e contro la discriminazione degli asili e delle scuole cattoliche presenti sul territorio; la

salvaguardia del pluralismo nella gestione delle Opere Pie, tutte nate da lasciti di cristiani; la costante

testimonianza, dentro le Istituzioni locali a favore della vita e della famiglia; l’opposizione

sempre ferma di fronte ai reiterati e ricorrenti tentativi di ridurre gli spazi per una libera dialettica

culturale; l’appoggio tanto costante quanto concreto, anche attraverso lo stanziamento di pubbliche

risorse, al volontariato e a ogni iniziativa di sostegno ai poveri, ai disabili, agli anziani.

Nel 1987 mi presentai alle elezioni politiche e fui eletto deputato. Mons. Giacometti mi chiese

di continuare la collaborazione e così inaugurai una rubrica, Cronache dal Palazzo, con cui cer-


134

Con la mente e con il cuore

cavo di avvicinare alla gente il lavoro dentro il parlamento, ma il 1989 era alle porte e il 1992-

1994 non era lontano.

Il mondo in generale, e la politica in particolare, stava per chiudere definitivamente la fase storica

del dopoguerra.

Ma si badi: sempre, anche nei momenti di più dura contrapposizione le colonne del settimanale

diocesano sono state strumento di dialogo. Mai critiche pregiudiziali o polemica fine a sé stessa. Il

tempo dello scontro fra massimi sistemi, con le sue granitiche certezze, è stato archiviato sotto tanti

fallimenti. Oggi però il rischio è proprio l’assenza di valori condivisi. Primeggia in campo la grande

speranza legata al messaggio cristiano, da far crescere con la testimonianza coerente e la sincera

predisposizione al dialogo. Ecco il filo che lega, io credo, passato e futuro del nostro settimanale.

Raffaele Clò, presidente Fondazione Cassa di Risparmio e

Banca del Monte di Lugo e presidente Circolo Acli Lugo

Ricordare il 120° anniversario della nascita de Il Diario e, al tempo

stesso, il secolo di vita de Il Messaggero con una rievocazione dettagliata

della vita del nostro settimanale diocesano, è scelta doppiamente meritoria.

In primo luogo perché un organo di informazione locale non

avrebbe potuto vivere così a lungo senza una solida radice culturale e

senza la generosità di generazioni di collaboratori, quasi sempre volontari

e non certo del mestiere, se non per gli incarichi e la responsabilità

che la legge richiede. In secondo luogo perché la memoria della strada

percorsa è fondamentale per avere la prospettiva: è noto il detto secondo

cui nessuno può sapere dove va, se non sa da dove viene.

Per gente come me, parlare del nostro settimanale diocesano è trattare di qualcosa di abituale

e pressoché familiare. Già in altra occasione ho avuto modo di scrivere che l’incontro fra me e Il

Messaggero (ancora le testate erano distinte) risale a quando ero poco più che bambino; il rapporto

è continuato e mi ha accompagnato sempre lungo tutte le tappe, private e pubbliche, della mia

vita fino a oggi.

Ricordavo, non molto tempo fa, che a casa mia l’abbonamento al settimanale era un impegno

quasi ovvio, da espletare con piacere e grande condivisione. E quando la copia de Il Messaggero

giungeva a casa puntualmente ogni sabato, mio padre la scorreva da capo a fondo, quasi come un

rito paragonabile al pranzo della domenica, sempre migliore di quello dei giorni feriali: annuiva

o scuoteva la testa a seconda della prima impressione che suscitavano in lui gli editoriali o le notizie

e, al passo con quella che riteneva fosse la mia maturazione, mi indicava «Leggi un po’ qua!

... Fatti un’idea di come vanno, ma soprattutto di come dovrebbero andare le cose!».

Erano tempi in cui il confronto, e più spesso lo scontro ideologico, caratterizzava la nostra vita,

soprattutto pubblica, ma anche quella privata. E lo spazio di cui la cultura cattolica poteva godere

nella nostra terra e fra la nostra gente, era (ed è) decisamente minoritario.

In quegli anni, senza il nostro settimanale diocesano, per i cattolici, le loro opere e le loro associazioni

sarebbe stato tutto ancora più difficile. Sulle pagine de Il Nuovo Diario Messaggero (ormai

la testata era diventata unica) la vita della comunità cristiana – spesso ostacolata dal clima di

contrapposizione sociale, che è stato dominante fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso

– ha trovato localmente il suo veicolo privilegiato.

Si dirà: esattamente come oggi! Sì, esattamente come oggi! Ma guai a non accorgersi del contesto

radicalmente cambiato. I sistemi ideologici, allora così ben delineati e definiti, sono caduti

uno dopo l’altro. La verità delle ideologie si è sempre più appannata, e con essa la carica dogmatica

che portava con sé.


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 135

Ed è qui che si è aperta un’autentica prateria per la crescita umana, la vera scommessa per il nostro

futuro: non più dogmi ideologici, ma confronto di valori; non più scontro, ma dialogo. Quel

dialogo che, anche nei momenti di più dura contrapposizione in passato, i cattolici non hanno

mai cessato di praticare. Quel dialogo sui valori che solo può impedire che dalla caduta delle ideologie

si passi al pragmatismo indistinto e al vuoto di prospettiva: il grande rischio che corre oggi

la nostra società.

E come in passato la stampa cattolica ha avuto un ruolo importante nel risparmiare al Paese

pericolose avventure, così oggi quel ruolo si ripropone: ed è quanto basta per guardare al passato

con gratitudine e al futuro con fiducia e speranza.

Concludo con alcune tracce di esperienza personale. La mia collaborazione alla redazione non

è stata sempre continua e metodica: per buona parte degli anni Ottanta avvicendai l’amico e collega

Franco Ricci, che stava assurgendo a sempre più elevati incarichi politici, fino ai due emicicli

del parlamento nazionale, nei commenti a quanto avveniva nella politica locale attraverso l’osservatorio

del consiglio comunale di Lugo. In periodi successivi i miei interventi sul settimanale hanno

riguardato l’impegno nel sociale delle Acli di Ravenna e di Lugo, con evidenza della prima fase

del Tavolo dei cattolici avv. Vito Montanari in cui il movimento si fece promotore di incontri per

l’approfondimento di temi politici e del terzo settore in genere, assieme ad altre associazioni cattoliche

lughesi; tutti in gruppo, poi, si sta tuttora proseguendo l’esperienza sul piano delle opere,

di cui si sente sempre tanto bisogno nei settori più emarginati della nostra società. Il rapporto del

settimanale con il circolo Acli di Lugo, poi, è caratterizzato da una proficua frequentazione: presso

la nostra sede dal dopoguerra e tuttora c’è il suo recapito lughese e questo ha costituito spesso

occasione per veicolare il pensiero per un miglioramento delle relazioni nel mondo del lavoro e

nella politica.

Infine, in questi ultimi anni vedo con soddisfazione che Il Nuovo Diario Messaggero accorda

gradita ospitalità a interventi e comunicati della Fondazione Cassa di Risparmio e Banca del

Monte di Lugo proponendosi con uno stile che non è quello del prestatore di servizi ma del collaboratore

a più vasto raggio, sempre nell’ottica della diffusione dello spirito di solidarietà, della

pratica della cooperazione e della cultura fra la nostra gente: e anche di questo va dato merito a

chi guida il settimanale mantenendone sempre ben saldi i principi ispiratori, senza trascurare di

aprirlo, al tempo stesso, a ogni aspetto positivo di modernità e di dialogo con la società civile.

Arrigo Antonellini, giornalista

Appena mezzo secolo fa, mercoledì, alle 14.30, da mia madre a prendere

il lavoro di una settimana, gli articoli da lei, maestra, copiati dalla

mia incomprensibile calligrafia con la mitica Olivetti 22, per la cronaca

di Lugo de Il Messaggero.

Poi via in Collegiata nella saletta della canonica ad aspettare il direttore

mons. Ferri, che con la sua borsa nera veniva a ritirarla, alcuni minuti

di commenti, chiarimenti, ogni tanto «Mi raccomando nessuna

notizia di suicidi», la tradizionale caramella a mio figlio, quando me lo

portavo dietro.

La raccomandazione per avere questo lavoro era stata di don Ennio

Vaccari al direttore: «Ho un ragazzo che collabora con Il Resto del Carlino, che fa le cronache del

consiglio comunale».

Dei tanti anni di collaborazione, oltre trenta, i più belli sono stati quelli con un grandissimo

giornalista, un grandissimo sacerdote, mons. Giacometti.

Una scuola di vita per me, una scuola professionale, di giornalismo con una punta di diamante.


136

Con la mente e con il cuore

Il Messaggero era stato l’organo di opposizione al governo del PCI dei nostri territori, la sede

delle polemiche contro la politica della giunta, delle giunte rosse, la voce dei consiglieri comunali

della DC.

Il direttore Giacometti si trovò a gestire gli anni della caduta del muro, dell’incontro tra il partito

dei cattolici (allora partito unico) con la sinistra, della nascita del nuovo, di quello che è diventato

il PD.

Il modo come gestì il giornale in quella fase è stato assolutamente straordinario, nessuno avrebbe

potuto farlo meglio di lui, maestro anche di politica quella con la P maiuscola.

Non esagero nel pensare che in quegli anni abbia salvato il giornale dal doversi ridurre a semplice

bollettino diocesano e parrocchiale. Oggi Il Messaggero è a pieno titolo giornale di informazione

a tutto campo, politica compresa.

Il mio allontanamento dopo quei tanti anni che mi hanno segnato la vita professionale e non

solo, iniziò con il passaggio, per la prima volta nella storia della diocesi, dalla direzione di un sacerdote

a quella di un laico, ma in realtà dal dato che ormai ero troppo orfano della guida di

mons. Giacometti, nonostante dovesse poi essere richiamato sino a quando gli è stato possibile

farlo.

Maestro della professione giornalistica sino a portarmi poi, nel 2007 a farmelo un mio giornale,

pavaglionelugo.net.

Lorenza Montanari, giornalista

Quand’ero bambina, spesso da Lugo i miei genitori portavano me e

mia sorella maggiore a Imola, a trovare i nonni. Tra i tanti ricordi di

quel periodo, oltre all’allegria familiare, c’è la costante presenza di un

giornale a cui mia nonna era abbonata e da cui traeva tutte le informazioni

che le servivano: gli orari delle messe, i turni delle farmacie e così

via. Lo chiamava Il Diario, ma in realtà era Il Nuovo Diario, che solo

tempo dopo cambiò il nome in quello attuale: Il Nuovo Diario Messaggero.

All’epoca, non avrei mai pensato che un giorno anch’io sarei stata

una collaboratrice de Il Diario, se l’avessi saputo ne sarei stata molto

orgogliosa vista la fiducia che mia nonna riponeva in tutte le informazioni

riportate su quel giornale. Poi il tempo è passato e io ho davvero intrapreso la strada del giornalismo,

collaborando con diverse riviste per lo più locali, poi con un importante quotidiano. Un

giorno, quando ero già circa quarantenne accadde questo: suor Veronica Bucchi, già direttrice del

centro di formazione professionale Sacro Cuore di Lugo (purtroppo ora deceduta) mi telefonò e

mi chiese di scrivere per Il Nuovo Diario Messaggero un articolo sulla didattica innovativa dell’istituto

lughese. Ricordo anche dove mi trovavo in quel momento, perché segnò due eventi importanti:

ero in piazza a Lugo, e quella circostanza segnò sia il mio primo ingresso al settimanale

che l’inizio della straordinaria amicizia con suor Veronica, certo più anziana di me, ma dallo spirito

vivace e con tanta voglia di fare. Suor Veronica mi chiese se poteva dare il mio contatto a don

Marco Renzi, allora direttore de Il Nuovo Diario Messaggero, e io entusiasta risposi di sì. Eravamo

nel settembre 2002 e lì iniziò il mio lungo periodo di collaborazione, che portai avanti affiancandolo

al mio ruolo di collaboratrice da Lugo de Il Resto del Carlino. Certo non era facile scrivere

per due giornali che hanno ruoli diversi e linee editoriali diverse. Infatti ricordo quegli anni come

particolarmente frenetici, ma anche molto soddisfacenti dal punto di vista dei rapporti con le

persone e dei risultati che poi apparivano nero su bianco sulla carta. Nel frattempo cambiarono i

direttori: a don Marco Renzi succedette Evaristo Campomori, sotto la cui guida lavorai per molti

anni, poi arrivò Andrea Ferri, l’attuale direttore. Tutte persone con cui mai, dico proprio mai,


Il Messaggero di Lugo (2 gennaio 1921 - 7 aprile 1984) 137

ho avuto un diverbio o una divergenza di vedute. Ricordo anche i redattori che si occupavano di

Lugo e con cui io mi confrontavo: Michela Tarozzi, Laura Dall’Olio, Matteo Pirazzoli. Con loro

c’erano più scambi di opinioni ma mai, anche con loro, un diverbio o un motivo di discussione.

Ne consegue che io, pur collaborando da Lugo, quindi senza andare nell’ufficio imolese del giornale,

a Il Nuovo Diario Messaggero mi trovavo benissimo, ma non solo per le persone: la linea del

giornale, che non si limitava alla cronaca ma dava spazio anche alle testimonianze, alle considerazioni,

al racconto delle esperienze mi consentì più volte di andare al di là della pura cronaca, e cimentarmi

con il commento, con le impressioni su un libro o una mostra d’arte, a dar voce a qualche

testimonianza di emozioni vissute. Ecco: questo è stato per me Il Nuovo Diario Messaggero:

un approdo per il mio vissuto, una porta aperta alle emozioni. Tutto questo finì per coinvolgere

anche chi mi viveva accanto: capitò infatti che mia figlia, allora solo tredicenne, scrisse un articoletto

sul Trofeo Deggiovanni, un evento sportivo per le scuole medie, poi anche durante gli anni

del liceo a volte scrisse qualcosa, fino ad arrivare, negli anni dell’università, a una pagina intera

sulla sua esperienza in Erasmus, in Inghilterra. Condividere, seppur molto saltuariamente da parte

sua, la collaborazione al giornale fu un’esperienza emozionante, anche perché poi il giornale si

sfogliava e si leggeva, e insieme ci si confrontava sugli aspetti che ci colpivano di più. Cosa successe

poi? Mia figlia si laureò e prese la sua strada, io mi trovai un po’ più avanti con gli anni e non

più in grado, anche in termini di tempo, di adattarmi alla nuova linea che il giornale stava prendendo

per le pagine di Lugo. L’ultimo mio articolo è del febbraio 2014. Ma posso dire che quegli

anni, indaffarati e frenetici, furono una gran bella esperienza.

Lugo, Patronato Acli, funge da sede de Il Nuovo Diario Messaggero. ANDMI.


138

Con la mente e con il cuore

Veduta di via Codazzi, sede della prima redazione de Il Messaggero. ANDMI.


Parte III

Il Nuovo Diario

(1945-1983)



Capitolo 1

La direzione di don Carlo Ferri

(14 luglio 1945 - 26 novembre 1983)

Le vicende

Dopo il termine del secondo conflitto mondiale don Paoletti sollecita il vescovo per ottenerne l’autorizzazione

a riprendere le pubblicazioni de Il Diario, ma il presule preferisce attendere ancora alcuni

mesi; nel giugno 1945 si riattiva il settimanale socialista La Lotta e dal 26 agosto seguente anche Il

Momento, organo del partito comunista di Imola, antesignano del settimanale Sabato Sera 309 e il tema

della presenza di una testata cattolica locale si ripropone acutamente. Negli ultimi giorni dello stesso

mese il vescovo convoca in episcopio una riunione, a cui partecipano sacerdoti, laici impegnati nell’Azione

Cattolica ed esponenti della Democrazia Cristiana imolese, al fine di promuovere la costituzione

di una società di fatto che sia editrice del settimanale cattolico, denominato Il Nuovo Diario, con

sede in Imola, palazzo Monsignani. I promotori divenuti soci sono: mons. Vincenzo Brunori, rettore

del seminario diocesano, mons. Sante Martelli, segretario del vescovo Tribbioli, don Carlo Ferri, nuovo

direttore, don Adolfo Paoletti, amministratore, don Roberto Rossi, cerimoniere vescovile, mons.

Luigi Figna, canonico di San Cassiano, don Gracco Musconi, Giacomo Dal Monte Casoni, leader

DC imolese e futuro deputato, Sotero Gandolfi Colleoni, Annibale Marocchi, Armando Fuzzi, Angelo

Nanni, Gildo Pirazzoli, Enea Gagliardi, esponenti del laicato imolese e dell’Azione Cattolica. Essi

approvano all’unanimità lo statuto sociale, i cui all’art. III si sancisce che la società «ha lo scopo di

curare la pubblicazione del giornale “Il Nuovo Diario”, periodico cattolico, soprattutto per la diffusione,

propaganda e difesa dei principi religiosi, morali e sociali del cristianesimo e la tutela degli interessi

locali», attenendosi agli indirizzi dell’autorità ecclesiastica, a cui spetta la nomina del direttore;

all’art. 4 si specifica inoltre che «sotto il profilo politico sarà simpatizzante per la Democrazia Cristiana,

senza peraltro essere l’organo ufficiale né della curia, né dell’Azione Cattolica, né del partito della

Democrazia Cristiana», essendo peraltro tenuto a pubblicare i comunicati dei tre enti menzionati.

Altri organi della società sono l’assemblea dei soci e il consiglio di amministrazione, eletto dalla prima,

a cui spetta la gestione economica e la legale rappresentanza della società, composto da un presidente

e quattro consiglieri; il primo consiglio di amministrazione è composto dal presidente Gandolfi Colleoni

e dai consiglieri mons. Martelli, don Paoletti, Fuzzi e Marocchi.

Il primo numero de Il Nuovo Diario è del 14 luglio 1945. Nel colophon è riportata la locuzione

«Pubblicazione autorizzata dal P.W.B.», cioè del Psychological Warfare Branch, l’organismo per la

propaganda e il controllo della stampa del governo militare angloamericano in Italia, che esercita la

309

Il primo direttore de Il Momento è il medico Egidio Lenci. Sul legame tra Il Momento e Sabato Sera cfr. Nazario

Galassi, Il dito nell’occhio, Imola, Editrice La Mandragora, 2007, p. 169-172; Id., Sapere chi siamo davvero, Imola,

Angelini Editore, 2010, p. 38-42; Andrea Pagani - Marco Pelliconi, Vita d’un uomo e di un giornale, Imola,

Bacchilega Editore, 2002, p. 36-46.


142

Con la mente e con il cuore

Mons. Sante Martelli

(1887-1954). ADI.

Sotero Gandolfi Colleoni (1912-1997).

Collezione privata.

Armando Fuzzi (1885-

1947). ANDMI.

Don Adolfo Paoletti (1884-1951).

ADI.

Annibale Marocchi (+ 1955). ANDMI.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 143

sua funzione tramite gli strumenti della censura, della distribuzione della carta e dell’inchiostro 310 ;

nei numeri successivi muta l’acronimo del soggetto autorizzante: non più PWB ma APB (Allied Publication

Board), sottosezione del primo, mentre dall’11 agosto 1945 è riportato anche il numero di

autorizzazione 67, che compare in ulteriori numeri del settimanale sino alla data del 24 agosto 1946.

La difficile congiuntura economica, condizionata dall’enorme aumento della carta e da quello

della manodopera, induce gli amministratori all’adozione di plurime misure: la diminuzione del numero

delle pagine, che sino a metà del 1946 sono limitate a due, per poi passare a quattro; la sottoscrizione

di offerte speciali, raccolte presso privati facoltosi; infine potenziamento della rete distributiva,

avvalendosi non solo delle principali rivendite cittadine e dell’attività di strillonaggio svolta

dagli artigianelli di Santa Caterina, ma anche di vari incaricati della promozione in ogni zona della

diocesi, a eccezione di Lugo; infine utilizzando gli indirizzari della precedente testata, che don Paoletti

ha gelosamente conservato a casa propria per l’intero periodo bellico. L’insieme di queste misure

consente a Il Nuovo Diario di chiudere in attivo il bilancio 1945.

Il delicato tema del rapporto tra il giornale e la Democrazia Cristiana, esplicitamente previsto dallo

statuto, si pone con speciale urgenza coll’approssimarsi delle prime elezioni amministrative postbelliche,

a cui a breve seguono quelle politiche. Un’animata discussione in seno all’assemblea dei soci

si svolge nel palazzo vescovile il 14 gennaio 1946, dove le divergenze di opinione non riescono a

giungere a un punto di sintesi, tanto che si decide di aggiornare la seduta al 18 gennaio. In quella data

mons. Sante Martelli, dopo un’ulteriore ampia discussione, dà lettura di un documento da lui redatto

e che il vescovo ha approvato, precisando però che mons. Tribbioli «desidera che quanto sta per

leggere sia pur messo in discussione per emendamenti se del caso e quindi liberamente approvato».

Il testo proposto è il seguente:

Il Nuovo Diario, come fissato dallo statuto della società editrice che lo gestiva e

come si è presentato fino dal primo numero, è un settimanale cattolico e si propone

la diffusione, propaganda e difesa dei principi religiosi, morali, sociali e politici del

cristianesimo e la tutela degli interessi locali.

Quindi tiene le sue colonne e disposizione dell’Azione Cattolica e, sotto il profilo

politico, dichiara di simpatizzare per la Democrazia Cristiana, come quella che nei

suoi programmi e nelle sue finalità attua più fedelmente i principi e le dottrine della

sociologia cristiana.

Avvicinandosi quindi il periodo elettorale, che acquista il massimo valore, in quanto

deve portare alla costituzione del nuovo Stato democratico italiano e alla formazione

delle Amministrazioni locali, non ha bisogno di un atteggiamento nelle imminenti

lotte amministrative e politiche, poiché esso un atteggiamento preciso lo

ha già assunto fino dal suo primo sorgere, riconoscendo nella Democrazia Cristiana

la corrente politica che più si uniforma, come è detto sopra, ai dettami della fede e

della morale cattolica.

E allo scopo di indirizzare, come è dovere della stampa cattolica, tutti i cattolici diocesani

ad assolvere fedelmente e con piena coscienza il loro dovere del voto “Il Nuovo

Diario” non potrà che dimostrare approvazione ed adesione al programma che la

Democrazia Cristiana ha adottato, senza, ben inteso, venir meno ai principi democratici

della libertà di tutti, e ciò allo scopo unico di procurare il trionfo delle idealità

cristiane nel campo sociale e politico per la tutela, difesa e sempre maggiore sviluppo

del nostro più prezioso tesoro: la civiltà cristiana nella nostra amatissima patria.

310

Forno, Informazione e potere, cit., p. 144-148.


144

Con la mente e con il cuore

Manifesto del 10 luglio 1945 che preannuncia l’uscita del primo numero de Il Nuovo Diario

per il successivo 14 luglio. ANDMI.

Autorizzazione alla stampa del Psychological Warfare Branch nel colophon del settimanale. «Il Nuovo Diario. Settimanale

cattolico», 14 luglio 1945, p. 4.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 145

Gruppo di orfani dell’Istituto Santa

Caterina con l’assistente don Gino

Monti, Imola, (1913-2008). ADI.

Mons. Sante Martelli negli anni giovanili. ADI.

Mons. Luigi Figna (1880-1949). ADI.


146

Con la mente e con il cuore

Il documento viene approvato all’unanimità, senza emendamenti e viene pubblicato il 16 febbraio

1946, a firma della Società Editrice 311 .

Il 23 ottobre 1946 si tiene una riunione tra soci e amministratori del giornale per trattare della situazione

finanziaria del settimanale e della proposta avanzata dalla tipografia Foschini, che ha sede a

palazzo Monsignani. Sono presenti mons. Martelli, mons. Figna, il direttore don Ferri, l’avvocato Dal

Monte Casoni, Nanni, Pirazzoli, Gagliardi e l’amministratore don Paoletti. Dopo una rapida disamina

della situazione finanziaria, che risulta equilibrata anche grazie agli introiti pubblicitari, Dal Monte

Casoni propone di aumentare la paginazione del giornale, finanziandola incentivando gli abbonamenti;

indi don Paoletti espone l’offerta del tipografo Foschini di cedere la propria attività al prezzo

di cinque milioni di lire, precisando che quest’ultimo lo ha informato di manifestazioni di interesse

ricevute dalla cooperativa Galeati e dal partito comunista di Imola; don Paoletti, pure ammettendo di

avere da tempo sognato di possedere una tipografia da utilizzarsi da tutto il mondo cattolico imolese,

ritiene ora troppo oneroso l’impegno; Dal Monte Casoni interviene condividendo le perplessità di

don Paoletti e si domanda: «è proprio il caso di costituire una nuova cooperativa, sia pure completamente

nostra, quando abbiamo già in città una cooperativa tipografica – la Galeati – che sotto ogni

aspetto dà un sicuro affidamento? Ha giovani nostri, è apolitica, ha credito e se lasciamo che essa assuma

la tipografia Foschini, piuttosto chiediamo a lei delle condizioni che anche per l’avvenire ci garantiscano

la libertà di azione nel nostro fabbisogno». Tutti i presenti opinano per questa soluzione.

Tuttavia il 25 novembre seguente il consiglio e i soci vengono nuovamente convocati, poiché il

tipografo Foschini ha informato don Paoletti di non avere raggiunto alcun accordo con la cooperativa

Galeati, che quindi è sua intenzione ritirarsi a Massa Lombarda con parte dei macchinari, vendendo

i rimanenti; è perciò in grado di stampare solo i prossimi due numeri de Il Diario; si decide

allora di pregare il Foschini a sospendere temporaneamente il suo progetto, in modo da potere valutare

il da farsi, poiché il tipografo Vittorio Dalmonte sta valutando l’ipotesi di assumere la gestione

della tipografia, divenendone socio, in modo da contenere l’esborso della società editrice a circa due

milioni di lire. Dal gennaio 1947 la Tipografia Imolese assume l’onere della stampa del giornale 312 .

Nella seduta del 28 maggio 1947 si approva il bilancio di esercizio 1946, si comunica l’aumento

del costo della carta del 40% per l’anno 1947, si stabiliscono sovvenzioni economiche per direttore

e amministratore; mons. Martelli comunica inoltre che nel nuovo ordinamento di assegnazione dei

benefici parrocchiali saranno previste provvidenze in generi alimentari per chi dedica la sua attività

al giornale.

Il 15 dicembre 1947 soci e consiglieri si adunano in episcopio per discutere un’ipotesi di unificazione

di vari settimanali diocesani della regione «per dare un’impronta più consona ai momenti e

forse vantaggiosa anche dal lato finanziario». Contro questa proposta si schiera nettamente Giacomo

Dal Monte Casoni:

primo perché dal lato finanziario, pur non facendo avanzi, il nostro settimanale

chiude il suo bilancio senza preoccupazioni; secondo, e questo à una importanza

fondamentale, il nostro settimanale ha le sue caratteristiche di tempo, di luogo, di

opportunità che non si debbono dimenticare e tanto meno trascurare. Tutto questo

il nostro settimanale dovrebbe perderlo qualora, sia pure indirettamente, venisse

plasmato da estranei, da persone che non possono essere addentro al nostro ambiente

cattolico e politico 313 .

311

«Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 16 febbraio 1946, p. 1.

312

Leggere la città, cit., p. 235.

313

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 147

Enea Gagliardi con un gruppo di sacerdoti e laici simpatizzanti della Democrazia Cristiana. Imola, Istituto Santa Teresa,

1948. AGPST.

Don Carlo Ferri partecipa a una riunione nella sede della Democrazia Cristiana di Imola in via Cavour. Anni Cinquanta

del Novecento. Collezione privata.


148

Con la mente e con il cuore

Modifiche grafiche della testata. 15 febbraio 1947, 4 luglio 1953, 1 gennaio 1955, 2 gennaio 1965, 7 gennaio 1967.

ANDMI.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 149

Il presidente Gandolfi e mons. Martelli si associano e quest’ultimo riferisce che il vescovo Tribbioli,

stante la situazione economica solida del giornale e l’apprezzamento di cui gode tra i lettori, desidera

categoricamente che il settimanale sia preservato nel suo stato attuale.

Nel gennaio 1948 mons. Benigno Carrara, eletto vescovo coadiutore di Imola, indirizza al direttore

una lettera di risposta alle congratulazioni inviategli:

Reverendissimo Signore

La ringrazio per le buone parole di augurio indirizzatemi in occasione della mia nomina

e delle copie del Nuovo Diario speditemi in visione. Mi conforta il pensiero

che anche Imola ha un suo settimanale cattolico e ben fatto.

Il Signore benedica a Lei, caro signor Direttore, e a tutti i collaboratori; benedica a

questa vostra preziosa e nobile fatica, che io apprezzo sopra molte altre e che seguirò

e appoggerò, per quanto dipende da me, energicamente, affinché essa raggiunga

l’alto e urgente scopo di salvare e di diffondere i principi cristiani cattolici in

tutta la Diocesi. Gradisca i miei affettuosi saluti. La benedico.

+ Benigno Carrara

Vescovo eletto 314

Il 16 gennaio 1949 si valuta il bilancio del giornale, ritenendo necessario potenziare le voci attive

e riconoscere un compenso a direttore e amministratore. Si discute poi la proposta del direttore di

lasciare la Tipografia Imolese e passare alla cooperativa Galeati, che garantisce un prezzo di stampa

più contenuto e la possibilità di aggiornare la veste grafica del giornale; alcuni consiglieri sono contrari

al progetto, mentre Dal Monte Casoni, rivolgendosi a un rappresentante della Tipografia Imolese

presente alla riunione, scandisce queste parole: «o riformarsi o morire». Si conclude di concedere

alla Imolese alcuni mesi di tempo per attrezzarsi in modo da corrispondere alle aspettative del

committente, trascorsi i quali la direzione del giornale potrà valutare il da farsi.

Il 29 maggio 1950, in sede di approvazione del bilancio 1949, il direttore esprime una moderata

soddisfazione per l’operato della tipografia e il consiglio valuta l’opportunità di rafforzare la rete dei

corrispondenti di zona, in modo da fare affluire in redazione un numero sempre maggiore di articoli;

per due giovani che hanno intensamente collaborato con il direttore si propone l’erogazione di un

compenso una tantum.

Nella seduta del 2 aprile 1951 si approva il bilancio 1950 e si invitano i soci Nanni e Pirazzoli, rappresentanti

rispettivamente la Democrazia Cristiana e i comitati civici a stimolare gli enti di appartenenza

per la sottoscrizione di abbonamenti; nella medesima adunanza si prende atto delle dimissioni

di don Paoletti da amministratore, per ragioni di salute e impegni pastorali, non senza averlo caldamente

ringraziato per l’impegno profuso in oltre ventotto anni di servizio 315 . Da luglio 1951 la stampa

del settimanale è affidata alla cooperativa tipografico editrice Paolo Galeati 316 .

Il 25 luglio dello stesso anno Il Nuovo Diario è iscritto all’apposito registro dei periodici presso il

tribunale di Bologna con il numero 379.

Il 19 novembre 1951 si spegne don Paoletti, all’età di 67 anni, per una grave malattia 317 . Il consiglio

di amministrazione gli dedica un commosso ricordo nella riunione dell’1 giugno 1952, dove

314

Cfr. Il Vescovo Coadiutore benedice il nostro Giornale, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 10 gennaio 1948, p. 1.

315

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.

316

Leggere la città, cit., p. 235; Gi.[ldo] Pi.[razzoli], Il ricordo di un amico. Abbiamo camminato insieme, «Il Nuovo

Diario Messaggero», 9 marzo 1985, p. 17.

317

Cfr. La morte di Don Paoletti, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 24 novembre 1951, p. 2.


150

Con la mente e con il cuore

Gli imolesi presenti all’ordinazione episcopale di mons. Benigno Carrara, vescovo coadiutore di Imola, avvenuta nella

chiesa di Santa Caterina di Bergamo l’1 febbraio 1948. Tra gli altri si distinguono mons. Enrico Guerrini, direttore de

Il Messaggero di Lugo (terzo della prima fila alla destra del vescovo Carrara) e don Carlo Ferri, direttore de Il Nuovo

Diario di Imola (sesto alla sinistra del vescovo Carrara). ADI.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 151


152

Con la mente e con il cuore

viene pure approvato il bilancio 1951 e si delibera l’acquisto di una stampante per indirizzi Addressgraph,

invitando inoltre il direttore a richiedere al vescovo la nomina di un nuovo amministratore

del settimanale.

Il 18 aprile 1953, in fase di approvazione del bilancio 1952, si decide di mantenere una foliazione

a sei pagine del giornale, anche in vista delle prossime elezioni politiche. Stante l’attivo di bilancio si

decide di erogare un compenso al direttore e a due giovani che lo coadiuvano nell’attività di redazione:

Tullo Serrantoni e Vittorio Salvatori, mentre il 27 luglio 1954 si aggiunge alla dotazione una

macchina da scrivere Olivetti; nella medesima occasione si decide di informare per lettera l’onorevole

Dal Monte Casoni – assente – dell’esito della seduta.

Il 13 luglio 1955 si procede all’approvazione del bilancio 1954 e si delibera di approvare l’aumento

di formato del giornale, per uniformarlo a quello dei quotidiani, prevedendo nel contempo la riduzione

del numero di pagine da sei a quattro, con conseguente contenimento dei costi di stampa;

nella medesima circostanza si comunica che il vescovo ha provveduto a sostituire i due consiglieri

defunti mons. Sante Martelli e Annibale Marocchi, scomparsi rispettivamente il 20 settembre 1954

e il 26 maggio 1955, con don Bruno Giordani e Gildo Pirazzoli; si decide inoltre di dare mandato al

presidente Gandolfi Colleoni di contattare mons. Enrico Guerrini, direttore de Il Messaggero di

Lugo, per valutare ipotesi di unificazione delle due testate cattoliche diocesane, visti gli esiti infruttuosi

di precedenti abboccamenti. Tuttavia nella seduta del 26 giugno 1956 il presidente riferisce con

rammarico l’esito negativo dei contatti, «nonostante fossero state fatte proposte precise e concrete,

con notevoli concessioni in favore del settimanale lughese»; ricevono compensi per il loro operato,

oltre al direttore, tre collaboratori: Giuseppe Serantoni, Innocenzo Tassinari, Vittorio Salvatori, che

il 22 ottobre dell’anno successivo non sono menzionati e al loro posto ricevono compensi Otello

Zotti e il ragioniere Ghini, per prestazioni amministrative; in quell’occasione il presidente, per aumentare

gli abbonati al settimanale decide di inviarlo ai contadini della tenuta Venturini di Lugo, da

lui amministrata.

Il 9 luglio 1958 si delibera un compenso anche per Luigi Barile, che da alcuni anni fornisce l’elenco

e la classificazione morale dei film proiettati nelle sale cinematografiche cittadine; si decide di inviare

copia gratuita del giornale a tutti i quaranta negozi di barbiere della città, a scopo promozionale;

il fondo di riserva viene affidato per essere investito all’amministrazione della tenuta Venturini,

che si impegna a remunerare l’investimento con un tasso di interesse del 6%.

Il 23 giugno 1959 si decide di nominare nel consiglio di amministrazione de Il Nuovo Diario

mons. Ennio Vaccari e Vito Montanari, esponente cattolico di rilievo a Lugo, a seguito dell’unificazione

giuridica con Il Messaggero di Lugo; inoltre in sostituzione di soci defunti vengono cooptati

mons. Cesare Giacometti, don Romano Fiorentini, Aureliano Bassani e Laerte Poletti, a cui il 9 luglio

1961 si aggiungono Demos Palladini, Epifanio Venieri e Luigi Palmonari. Negli anni successivi

i bilanci si chiudono sempre con un utile, più o meno consistente; vengono poste in essere numerose

iniziative per sostenere le vendite nel lughese, mentre buoni risultati nella diffusione degli abbonamenti

si ottengono nelle parrocchie di Voltana e San Bernardino in Selva 318 .

Dal 30 aprile 1960 all’8 luglio 1967 il colophon del settimanale qualifica don Carlo Ferri come

direttore e proprietario della testata, analogamente a quanto avviene per Il Messaggero. La modifica

sembra avvenuta in concomitanza con l’ingresso in Imola del vescovo ausiliare mons. Aldo Gobbi,

che di lì a pochi mesi gli succede nell’incarico di vicario generale. Successivamente la proprietà della

testata è ceduta al vescovo di Imola.

318

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 153

Giacomo Dal Monte Casoni (1891-

1968). Collezione privata.

Vittorio Salvatori (1928-1995). ADI.

Mons. Ennio Vaccari (1927-1992), prevosto della Collegiata

dei Santi Francesco e Ilaro di Lugo dal 1959 al 1992. ADI.


154

Con la mente e con il cuore

Vito Montanari (1894-1984). Collezione privata.

Mons. Cesare Giacometti (1889-1972). ADI.

Don Romano Fiorentini (1928-1983). ADI.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 155

Aureliano Bassani (1924-2006) negli anni Cinquanta del Novecento.

ANDMI.

Laerte Poletti (1918-2002) con il cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo

di Bologna; al centro Anita Marangoni. Anni Cinquanta

del Novecento. ANDMI.

Demos Palladini (1920-2011). ANDMI.


156

Con la mente e con il cuore

Con la costituzione del consiglio pastorale diocesano nel 1971 il direttore de Il Nuovo Diario

viene annoverato tra i membri di diritto, confermato con decreto dell’amministratore apostolico

319 .

Nei decenni successivi sino alla fine dell’anno 1983 i bilanci e la diffusione dei due settimanali rimangono

sostanzialmente stabili, sebbene si propongano svariate iniziative per ampliarne la diffusione

320 .

Nella riunione del consiglio presbiterale dell’11 febbraio 1982 si esaminano le ipotesi di sostituzione

di mons. Ferri alla direzione del settimanale, essendo quest’ultimo in uno stato di salute precario,

ma non si giunge a soluzioni condivise 321 .

Dal 3 dicembre dello stesso anno il vescovo Dardani ha affidato la direzione del giornale a don

Francesco Giacometti. In precedenza si è ipotizzata la nomina a direttore di don Romano Fiorentini,

ma la sua prematura scomparsa per una grave malattia degenerativa ha vanificato il progetto 322 . Mons.

Ferri si congeda dai lettori il 26 novembre precedente, con una lettera garbata e misurata, pubblicata

sul settimanale:

Il prossimo numero del nostro settimanale avrà un nuovo direttore e precisamente

mons. Francesco Giacometti. Sono innanzitutto molto grato a S. E. Mons. Vescovo

che, tenuto calcolo della mia non più giovane età (73 anni compiuti) ha affidato ad

un altro sacerdote la responsabilità del periodico diocesano per garantire così la necessaria

continuità.

Un particolare sentitissimo ringraziamento rivolgo poi a tutti coloro che nei non

pochi trascorsi anni (oltre 38 per la precisione) mi hanno coadiuvato con ammirevole

assiduità e generosa intelligenza nella redazione del giornale: il Signore li benedica

e li protegga sempre!

Una fervida riconoscenza manifesto pure ai cari abbonati, lettori e pubblicisti che

con la loro amicizia e con il loro aiuto ci hanno consentito di fronteggiare sempre le

rilevanti spese di stampa.

Per tutti, per i tipografi e per coloro che si sono prestati per la diffusione del settimanale

e per l’amministrazione, serberò un perenne ricordo e invocherò da Dio

ogni grazia 323 .

Il 26 gennaio 1984 in episcopio si svolge un incontro per festeggiare mons. Ferri: in quell’occasione

il personale della tipografia Galeati lo ringrazia per i molti anni di collaborazione e gli viene fatto

dono di una penna d’oro, come segno di riconoscenza della Chiesa imolese per il suo servizio di direttore

del settimanale 324 .

319

Consiglio pastorale diocesano. Composizione del consiglio, «Bollettino Diocesano di Imola», n. 3, ottobre-dicembre

1971, p. 101-102; Andrea Ferri, La diocesi di Imola (1959-1989), in Il Vaticano II in Emilia-Romagna. Apporti e

ricezione, a cura di Maurizio Tagliaferri, Bologna, EDB, 2007, [BtE 4], p. 367-399, ivi, p. 388-391.

320

ANDMI, Consiglio d’amministrazione. Verbali, sub data.

321

Cfr. 11 febbraio: Consiglio presbiterale, «Bollettino Diocesano di Imola», n. 1, gennaio-aprile 1982, p. 20.

322

Cfr. Don Francesco Giacometti, La casa crolla nasce la speranza, Imola, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero,

1997, p. 137-138. Don Romano Fiorentini muore a Imola il 21 aprile 1983 all’età di 55 anni.

323

Cfr. Don Carlo Ferri, Vivissimo grazie a tutti!, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 26 novembre 1983,

p. 1.

324

Cfr. Una penna d’oro a Mons. Carlo Ferri segno della riconoscenza della Chiesa locale, ibidem, 20 gennaio 1984, p. 4.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 157

Epifanio Venieri (+1981). Collezione privata.

Luigi Palmonari (1908-2002). ADI.


158

Con la mente e con il cuore

Mons. Luigi Dardani (1915-1999), vescovo di Imola dal

1974 al 1989. ADI.

Amedeo Tabanelli (1903-1952), sindaco di Imola dal 1946 al

1948. Bim.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 159

I contenuti

In occasione dell’uscita del primo numero del settimanale cattolico dopo le vicende belliche, don

Carlo Ferri firma il suo editoriale di esordio come direttore, da cui si colgono la cifra di conduzione

e le priorità comunicative della testata:

Reclamato con voce concorde dal Clero e da tutti i buoni cattolici, vede la luce questo

“nuovo” Settimanale, che non vuole essere l’organo ufficiale di alcuna istituzione

religiosa o politica, ma l’espressione libera e franca degli immortali principi del

Cristianesimo e l’eco serena degli interessi che riguardano particolarmente la nostra

zona.

Di verità e di carità ha singolarmente bisogno il mondo attuale, sfasciato e scardinato

dal turbine immane della guerra: la verità ci fa liberi e la carità presidia la vera libertà.

Tale spirito informerà questo giornale, che esce a cura di un Gruppo di cattolici, ma

che deve essere il Settimanale di tutti i cattolici della diocesi, sostenuto dalla loro

collaborazione e dalla loro generosità.

Sacerdoti e cattolici nostri, non lasciate morire o languire il vostro giornale! 325

Con la ripresa delle pubblicazioni e il passaggio a Il Nuovo Diario, si attua un cambiamento

nell’impaginazione: niente più filetti a separare le colonne e articoli di prima pagina che prediligono

uno sviluppo orizzontale su più fasce, piuttosto che lo schema verticale tipico dei decenni precedenti.

La grafica risulta più movimentata, con spazi per gli articoli più brevi e delineati e titoli di dimensioni

e impatto maggiori. Il logo di testata viene completato dalla locuzione Settimanale cattolico, che

ribadisce la linea editoriale e giustifica la presenza in prima pagina di articoli che riguardano la vita

ecclesiale, locale e non. L’anima di Eco della Diocesi, tanto cara alle direzioni precedenti, viene messa

in secondo piano per dare spazio in prima pagina a notizie nazionali e internazionali che vengono

riportate nella sezione Sette giorni nel mondo, che occupa la parte bassa della pagina. Il cambiamento

coincide con la scelta di passare dalla Tipografia Imolese alla Cooperativa tipografica editoriale Paolo

Galeati all’inizio degli anni ’50:

cambia la veste grafica e l’impaginazione, compare per la prima volta la “civetta” in

prima pagina per riepilogare le notizie principali trattate all’interno e si fanno più

frequenti le fotografie in bianco e nero a commento delle notizie 326 .

La struttura della prima pagina rimane pressoché invariata, con minimi aggiustamenti di organizzazione

delle colonne, fino alla nascita de Il Nuovo Diario Messaggero nel 1984 327 .

Una serie di rubriche connota le pagine del giornale sino dalla ripresa delle pubblicazioni: orari

per i viaggiatori, guide cinematografiche e in seguito televisive, la rubrica di agronomia Terra e sole,

turni sui medici condotti, beneficenza, bollettino demografico, notizie dai paesi e da Imola, commenti

sul vangelo settimanale, per non segnalarne che alcune.

325

Ibidem, 14 luglio 1945, p. 1.

326

Leggere la città, cit., p. 17.

327

Baistrocchi, Vita da copertina, cit., p. 17-18.


160

Con la mente e con il cuore

La paginazione del giornale parte da due pagine negli anni 1945-1948, passando poi a quattro

(1949-1952), sei (1953-1964), otto o dieci (1965-1970), dieci o dodici (1970-1979), dodici o quattordici

(1980-1983).

Nell’accesa temperie sociale e politica dei primi decenni postbellici, in cui la forza organizzativa e

la pervasività ideologica del partito comunista mira a svellere ogni voce di opposizione, Il Nuovo

Diario è praticamente l’unico strumento di comunicazione non conforme, attorno al quale si compattano

tutte le forze sociali e politiche anticomuniste 328 , trovando nel suo direttore un punto di

equilibrio garbato quanto fermo per fare da argine alla marea dilagante 329 .

Il clima politico infuocato trova eco nelle pagine de Il Momento, periodico del partito comunista

di Imola e antesignano del settimanale odierno Sabato Sera, che svolge una martellante campagna

volta principalmente a due obiettivi: dimostrare che fede cattolica e militanza comunista non sono

tra loro incompatibili ed erodere l’influenza della Chiesa su larga parte della popolazione screditando

il clero e i vertici delle associazioni ecclesiali, sottolineando inoltre la loro azione politica di fiancheggiamento

della Democrazia Cristiana.

Il 27 gennaio 1945 la testata comunista imolese pubblica una lettera di Nella Zauli di Faenza,

scritta a seguito di una nota pastorale del vescovo di quella diocesi, mons. Giuseppe Battaglia 330 , in

cui si ribadisce l’impossibilità per i fedeli di votare per un partito portatore di ideologie anticristiane;

la donna si dichiara cattolica praticante e moglie di un militante comunista, che non pone ostacoli

alla pratica delle fede di moglie e figli; non comprende quindi l’intervento del presule, che invece

non condanna i molti ricchi che si professano cattolici, ma evitano di condividere i loro beni con i

poveri 331 . La fluidità del testo e l’uso sapiente di termini appropriati lascia più di un dubbio sull’effettiva

paternità della lettera.

Nel marzo dello stesso anno si verifica una serrata polemica tra i due settimanali, tramite due pugnaci

antagonisti: don Mino Martelli (1913-1988), rettore della chiesa del Suffragio e Nazario Galassi

(1923-2008), allora giornalista e dopo poco direttore de Il Momento, sul ruolo del comunismo,

a seguito di una conferenza tenuta a Imola pochi giorni prima 332 .

Il 30 marzo seguente il settimanale cattolico pubblica un corsivo, firmato X, dove si ricorda come

Amedeo Tabanelli, neoeletto sindaco comunista di Imola sia stato ospitato e nascosto dal 1943 nel

convento dell’Osservanza insieme a Romeo Galli, il quale al momento del loro ritorno in libertà gli

avrebbe sottolineato il valore di quei religiosi, così osteggiati dai comunisti. Subito dopo l’elezione a

sindaco, dal balcone del palazzo comunale Tabanelli avrebbe inveito contro frati e suore, spalleggiatori

della Democrazia Cristiana nella competizione elettorale. Il neo sindaco replica su Il Momento,

dichiarando di distinguere amicizie personali e posizioni politiche, preservando le prime e avversando

le seconde 333 .

Significativo del clima di sorda lotta politica e ideologica di quei mesi è un volantino rinvenuto

nell’abitato di Imola e Castel San Pietro intorno al 20 settembre 1945, trasmesso dal comando cara-

328

Vistoli, Vita breve, cit., p. 335-336.

329

Cfr. Da sessant’anni il Diario è “nuovo”. La straordinaria figura di don Carlo Ferri, direttore per 38 anni, «Il Nuovo

Diario Messaggero», 23 luglio 2005, p. 2; Bedeschi, Il movimento cattolico, cit., p. 82.

330

Cfr. Giuseppe Battaglia, Il dovere dei fedeli in ordine all’esercizio del voto, «Il Piccolo. Settimanale cattolico.

Religione. Patria. Lavoro», 30 dicembre 1945, p. 1.

331

Cfr. Risposta di una Madre cattolica alla Lettera Pastorale del Vescovo di Faenza, «Il Momento. Settimanale della

zona imolese del partito comunista italiano», 27 gennaio 1946, p. 1.

332

Cfr. N.[azario] G.[alassi], Non polemica ... (né con don Martelli, né con altri), ibidem, 10 marzo 1946, p. 2.

333

Cfr. X, Allora ... ed ora!, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 30 marzo 1946, p. 1; Amedeo Tabanelli, Il

Sig. “X” del “Nuovo Diario”, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano», 7 aprile

1946, p. 1.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 161

binieri di Bologna al capo della polizia Luigi Ferrari e da questi inoltrato al gabinetto del ministro

degli interni il 24 settembre seguente, intitolato Decalogo dei comunisti, in cui si attacca frontalmente

la religione cattolica, la famiglia cristiana e il clero, indicando una serie di tattiche per screditarne

la figura e l’insegnamento, essendo i principali nemici da combattere per l’instaurazione del comunismo.

La relazione del capo della polizia precisa che il socialista imolese Silvio Alvisi, in un comizio

tenuto a Dozza pochi giorni dopo il rinvenimento dei fogli, presenti alcuni membri del partito comunista,

«ha sconfessato l’origine comunista del libello, attribuendolo ad elementi reazionari». Si

avverte inoltre che «in mancanza di originale [del volantino, nda] allegasi copia». Se non è possibile

appurare in modo incontrovertibile la paternità del Decalogo, il suo contenuto è comunque significativo

del clima di tensione attizzato in particolare contro i sacerdoti in quel periodo 334 .

L’imminenza di importanti appuntamenti elettorali inasprisce il confronto. Così il 2 giugno

1946, giorno di voto per il referendum monarchia-repubblica e di elezione dell’assemblea costituente

Il Momento pubblica una serie di brani di articoli de Il Diario del periodo fascista in cui si elogiavano

le conquiste del regime in Etiopia come mezzo per espandere la religione cattolica e si riportavano

affermazioni di Mussolini sul valore della fede cattolica, in modo da screditare l’attendibilità

del settimanale cattolico, avverso ai comunisti. Nello stesso numero è pubblicata una lettera di Lucia

Loreti su un episodio a suo dire occorsogli il 28 maggio precedente, quando si reca a confessarsi a San

Cassiano e il sacerdote le avrebbe chiesto per che partito intendeva votare alle prossime elezioni;

avendo essa precisato di essere minorenne, non avendo compiuto i ventuno anni, si sarebbe sentita

rispondere che «i Comunisti erano gente del Diavolo e i Democratici Cristiani di Dio», rifiutandosi

di darle l’assoluzione. Al di là delle sue incongruenze logiche, il racconto evidenzia il livello dello

scontro, che non si arresta neppure di fronte all’amministrazione dei sacramenti 335 .

La denigrazione dei sacerdoti si concentra sulla modalità della loro azione pastorale. Nel 1947

l’anziano parroco di Tossignano, don Giuseppe Mirri (1869-1948), viene accusato di avere rifiutato

di ammettere alla comunione una decina di fanciulli della sua parrocchia con il pretesto che essi

ignorano la dottrina cristiana, ma in realtà perché sono figli di comunisti 336 .

Anche Giacomo Dal Monte Casoni, autorevolissimo leader politico cattolico imolese, è oggetto

a più riprese degli strali ingiuriosi de Il Momento: viene accusato di rifiutarsi di applicare il cosiddetto

lodo De Gasperi, con cui il presidente del consiglio aveva cercato di dirimere la vertenza tra proprietari

terrieri e mezzadri, assegnando a questi ultimi una quota dei diritti padronali come risarcimento

dei danni subiti nel periodo bellico. Nazario Galassi, direttore de Il Momento, accusa falsamente

Casoni di essersi rifiutato di applicarlo; quest’ultimo reagisce con una querela, che costringe

il giornalista comunista a riconoscere l’infondatezza delle sue affermazioni 337 . Ancora nel settembre

1948 il deputato cattolico viene così accusato dal settimanale comunista: «... sappiamo che appartiene

alla palude, a quella palude che a colpi di maggioranza demolisce lo spirito innovatore su cui si

334

ACS, Ministero degli Interni, Gabinetto 1944-46, b. 253, f. 24806. Cfr. Andrea Ferri, Con cuore di pastore. Biografia

e ministero sacerdotale di don Teobaldo Daporto arciprete di Casalfiumanese dal 1936 al 1945. Fonti e documenti,

Imola, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2016, [= Pubblicazioni dell’Archivio Diocesano di Imola - Serie Documenti

e Studi - XVI], p. 138-139.

335

Cfr. Il Diario diceva “Iddio protegge il Duce”, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista

italiano», 2 giugno 1946, p. 3.

336

Cfr. Contegno scorretto di un sacerdote, ibidem, 25 luglio 1947, p. 3.

337

Cfr. Giovanni Martelli, La calunnia è un venticello ... Un altro scandalo che sfuma, «Il Nuovo Diario. Settimanale

cattolico», 26 luglio 1947, p. 1-2; Nazario Galassi, Parliamo chiaro sullo “scandalo tramontato”, «Il Momento. Settimanale

della zona imolese del partito comunista italiano», 1 agosto 1947, p. 4; Id., Il prode Don Giovannino, ibidem,

14 agosto 1947, p. 4.


162

Con la mente e con il cuore

Decalogo dei comunisti. ACS, Ministero degli Interni, Gabinetto 1944-46, b. 253, f. 24806.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 163

basa la nuova costituzione italiana» 338 . Il 17 febbraio 1950 viene così apostrofato: «Se la democrazia

occidentale non fosse una burletta, molti deputati, lei compreso, non siederebbe più a Montecitorio,

perché lei, e i suoi colleghi di partito, hanno tradito il mandato ricevuto dal popolo» 339 .

I toni dello scontro si alzano anche in altre occasioni; a proposito della distribuzione di grano stabilita

dal Governo a determinate categorie di lavoratori, Il Momento così commenta la posizione de

Il Nuovo Diario: «Che Il Nuovo Diario vada a raccogliere le provocazioni nella pattumiera del Giornale

dell’Emilia non ci stupisce affatto: tra compagni ci si dà sempre una mano? Ma i redattori del

Nuovo Diario non si limitano solo a questo. Si servono del falso del Giornale dell’Emilia per raggiungere

una serie di altre canagliate e di spudorate menzogne» 340 .

Anche le consulte popolari comunali sono oggetto di polemiche e divergenti letture politiche; si

tratta di una sorta di organismi consultivi di quartiere che, secondo Il Nuovo Diario, sono sostanzialmente

cinghie di trasmissione delle direttive del partito comunista, dove si cerca di coinvolgere esponenti

di altre forze politiche, rappresentanti della società civile e financo sacerdoti per accreditare la

caratura democratica dell’organo, mentre Il Momento li ritiene luoghi importanti di confronto, citando

il caso di don Luigi Martelli, parroco di San Giovanni Battista di Imola, che partecipa alla riunione

di insediamento di una consulta e accetta di farne parte, dovendo poi rinunciare all’incarico poco

dopo per ordine delle autorità ecclesiastiche 341 .

Il percorso ricostruttivo del tessuto economico imolese nel periodo postbellico non avviene senza

pesanti contraccolpi, come nel caso della Cogne, dove si procede al licenziamento di centinaia di addetti

per motivi di riconversione produttiva, collegati alle tensioni politiche del periodo, provocando

dure reazioni sindacali tra il 1949 e il 1953. Sia Il Nuovo Diario che Il Momento intervengono nella

vertenza, esprimendo opposti punti di vista e non risparmiando reciproche accuse 342 .

Nell’agosto 1949 don Antonio Borghi, parroco di Pediano, viene accusato dalla Camera del Lavoro

di non pagare gli operai per lavori eseguiti nel fondo prebendale e replica sul settimanale cattolico

che si tratta di opere non commissionate da lui ma dalla Camera del Lavoro per fini di provocazione,

cosa che il sindacato comunista nega 343 .

A partire dagli anni Cinquanta le prime pagine de Il Nuovo Diario iniziano a essere organizzate in

modo più libero e adattate alla lunghezza degli articoli, pure rimanendo costante l’organizzazione in

colonne. Grazie alle nuove tecniche tipografiche introdotte, il settimanale si dota in modo continuativo

di fotografie in bianco e nero che fungono da corredo alle notizie, specialmente quelle riguardanti

eventi di rilevanza nazionale o internazionale. Vengono altresì adottate delle manchette accanto

al nome della testata, che si collocano nel luogo delle informazioni utili presenti fino ad allora, in

precedenza già sostituite da uno spazio dedicato a citazioni letterarie e autopromozione prima di essere

dedicato definitivamente a spazio pubblicitario.

338

Cfr. Pietro Tarabusi, Una domanda all’on. Casoni, ibidem, 10 settembre 1948, p. 4.

339

Cfr. È per la Pace o per la Guerra onorevole Casoni?, ibidem, 17 febbraio 1950, p. 4.

340

Cfr. Grano e “Nuovo Diario”, ibidem, 18 luglio 1947, p. 4.

341

Cfr. V., Le Consulte Popolari, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 10 gennaio 1948, p. 1; Polemiche. Un sacerdote

precipitoso, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano», 3 marzo 1948, p. 4.

342

Cfr. Continua l’inconsulta «battaglia» a danno dei lavoratori della “Cogne”, «Il Nuovo Diario. Settimanale

cattolico» 30 aprile 1949, p. [3]; Le “acrobazie” del “Nuovo Diario” non ingannano i lavoratori della “Cogne”, «Il Momento.

Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano», 25 marzo 1949, p. 4; Tre punti dell’on. Casoni

che si trasformano in “boomerang”, ibidem, 14 aprile 1950, p. [4].

343

Cfr. Don Antonio Borghi, Per la verità, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 6 agosto 1949, p. [3]; Punto

per punto. La lega braccianti smentisce Don Borghi, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista

italiano», 12 agosto 1949, p. 4.


164

Con la mente e con il cuore

Manifestazione di protesta per il rifiuto del Comune di Imola di concedere l’uso del gonfalone comunale in occasione

del giubileo 1950, durante l’udienza con papa Pio XII. Alla sua sinistra mons. Achille Silvestrini. ANDMI.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 165

Il 25 settembre 1949 si tiene la festa dell’Unità nel parco delle acque minerali. Vengono esposti

manifesti ingiuriosi contro il clero, le autorità governative, in particolare il presidente del consiglio

Alcide De Gasperi e a più riprese si inveisce contro il vescovo coadiutore Carrara; l’intervento della

polizia porta al sequestro del materiale diffamatorio, ma questo provoca la reazione dei presenti e in

particolare del deputato comunista Andrea Marabini, che avrebbe sferrato un calcio a un agente, venendo

quindi denunciato. Il Nuovo Diario pubblica la notizia, suscitando l’invelenita replica de Il

Momento, che accusa i «lividi scrittori del Nuovo Diario» di proseguire «nella loro funzione di

spacciatori di frottole» 344 .

Lo scontro giornalistico tra le due testate non arretra neppure di fronte al tema dell’assassinio di

quattro sacerdoti, perpetrato nei mesi immediatamente successivi alla liberazione nel territorio diocesano:

don Giovanni Ferruzzi, parroco di Santa Maria in Fabriago (3 aprile 1945), don Tiso Galletti,

parroco di Spazzate Sassatelli (9 maggio 1945), don Giuseppe Galassi, parroco di San Lorenzo in

Selva (31 maggio 1945), don Teobaldo Daporto, parroco di San Gregorio di Casalfiumanese (10

settembre 1945), uccisi da partigiani comunisti o comunque a causa del clima di ostilità anticattolica

ingenerata dalla propaganda di quel partito; Il Momento dichiara che non si è trattato di lotta antireligiosa

ma politica contro il fascismo 345 .

Il 10 febbraio 1951 Il Nuovo Diario informa che ai membri del corpo vigili urbani di Imola viene

distribuita la tessera del sindacato comunista e trattenuta in busta paga la quota sindacale anche senza

una richiesta esplicita degli interessati. Con una lettera inviata a Il Momento il 23 febbraio si replica

che l’accusa è infondata e comunque non praticabile amministrativamente; il 3 marzo il settimanale

cattolico dichiara che «Alla Commissione Interna dei Vigili Urbani avevamo chiesto se era vero

o falso che negli uffici comunali sono state distribuite le tessere già preparate dalla C. d. L. anche senza

la preventiva richiesta degli interessati. Fino a oggi non ci è pervenuta alcuna risposta» 346 .

Dal 1949 al 1953 e dallo stesso anno al 1963 Il Nuovo Diario pubblica rispettivamente le rubriche

Comunisteide e Semaforo rosso, che ospitano caustici commenti sulle attività del partito comunista e

delle amministrazioni locali da esso controllate.

Nel novembre 1951 Il Nuovo Diario pubblica una notizia secondo cui alla scuola Pionieri della

sezione Rivalta del PCI imolese viene insegnato ai fanciulli a bestemmiare e addirittura si elargiscono

cinque lire per ogni bestemmia proferita; Il Momento reagisce duramente a quella che definisce

«opera di un essere privo di consapevolezza e di pudore», opera di falsari; al settimanale cattolico

perviene una lettera di Giuseppe Casadio della sezione Rivalta che chiede di pubblicare smentita sulla

circostanza che esista presso la sezione una scuola Pionieri e che quindi la notizia data in proposito

è destituita di fondamento; Il Nuovo Diario pubblica, ma ribadisce la veridicità dell’asserzione 347 .

344

Cfr. Comunisteide, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 1 ottobre 1949, p. [2]; Lettera chiarificatrice del compagno

Marabini, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano», 7 ottobre 1949, p. 4.

345

Cfr. 4 Sacerdoti uccisi, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 4 febbraio 1950, p. [3]; Una indegna speculazione

sulla lotta di Liberazione nazionale, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano», 9

febbraio 1950, p. [4]. La ricostruzione degli omicidi di don Galletti e don Daporto ha confermato la veridicità degli

asserti del settimanale cattolico. Ferri, Con cuore di pastore, cit.; Id., Don Tiso Galletti. Vita e morte di un parroco di

Spazzate Sassatelli in Diocesi di Imola (1909-1945), Imola, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2017, [= Pubblicazioni

dell’Archivio Diocesano di Imola- Serie Documenti e Studi - XVII].

346

Cfr. Comunisteide, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 10 febbraio 1951, p. [2]; Un’altra calunnia del “Diario”

per colpire l’Amministrazione Comunale, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano»,

23 febbraio 1951, p. [4]; Comunisteide, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico»3 marzo 1951, p. [2].

347

Cfr. Postille. È orrendo!, ibidem, 10 novembre 1951, p. 2; Volgarità dei falsari del “Diario”. Don Carlo Ferri risponda

agli imolesi!, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano», 16 novembre 1951, p. 4;

Postille. Riconferma, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 24 novembre 1951, p. [2].


166

Con la mente e con il cuore

Giacomo Dal Monte Casoni con il vescovo

mons. Benigno Carrara. Imola, anni Sessanta

del Novecento. ADI.

Manifesto appeso nella bacheca sindacale Cogne

in occasione della vertenza con la direzione aziendale.

Imola, primi anni Cinquanta del Novecento.

ANDMI.

Il deputato comunista imolese Andrea Marabini (1892-1984). Collezione privata.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 167

Anche la venuta a Imola nel 1952 del gesuita padre Riccardo Lombardi, promotore del Movimento

per un mondo migliore, che appoggia il partito democristiano è oggetto di una disputa giornalistica

tra i due settimanali 348 .

Nel 1953 Il Momento istituisce una rubrica, denominata La Frusta, in cui riporta brani tratti da

articoli de Il Nuovo Diario, mettendoli alla berlina 349 .

Dal 4 luglio 1953 viene rivista la grafica della testata, resa a caratteri tondi e non più corsivi, come

in precedenza.

Dal 17 aprile 1954 don Carlo Ferri attiva una nuova rubrica, dal titolo significativo: La Palestra

dei Giovani, in cui esponenti giovani cattolici dibattono su temi di attualità politica e sociale; l’iniziativa

suscita vivaci reazioni, sebbene sino dagli esordi la redazione abbia precisato che

La Palestra dei Giovani da poco tempo aperta su questo giornale, vuole unicamente

dare la possibilità ai giovani cattolici imolesi di discutere serenamente e seriamente

sui problemi che oggi assillano la vita della società italiana allo scopo di chiarire certe

idee e certe posizioni e di contribuire al bene comune.

È evidente che la discussione risulterà tanto più interessante e utile, quanto più si

eviteranno polemici accenni personali, quanto più gli interventi saranno giudiziosamente

aderenti alla realtà e indicheranno una concreta e possibile via d’uscita.

Noi siamo poi convinti che tutte le forze sinceramente cristiane e cattoliche possano

stare unite senza eccessivo sacrificio e sofferenza non solo nelle presenti circostanze

ma anche in seguito. Sull’argomento potremo eventualmente tornare altra

volta: intanto proseguano i giovani il loro scambio di vedute 350 .

I rapporti tra partito comunista e Democrazia Cristiana, con il mondo cattolico, il ruolo del mondo

agricolo sono alcuni dei temi trattati, in modo libero, fresco, non paludato 351 . L’esperienza è di

breve durata, terminando il 30 ottobre 1954 dopo nove puntate, ma è comunque rivelatrice di una

attenzione al mondo giovanile né scontata, né comune, sebbene alcune interpretazioni lo ritengano

solo un tentativo estemporaneo 352 .

Nel medesimo mese di ottobre si segnala un’ulteriore schermaglia polemica con il settimanale comunista,

a proposito di lavori pubblici eseguiti nelle frazioni del territorio comunale, soprattutto

con riguardo ai fondi impiegati, se statali o comunali, con un evidente opposto riflesso propagandistico

in entrambi i casi 353 .

Dall’1 gennaio 1955 viene apportata un’ulteriore modifica grafica alla testata del settimanale.

348

Cfr. Microfono dei bugiardi, ibidem, 11 ottobre 1952, p. [2]; Il “Diario” e la palude, «Il Momento. Settimanale della

zona imolese del partito comunista italiano», 17 ottobre 1952, p. [4].

349

A titolo esemplificativo cfr. La Frusta, ibidem, 19 giugno 1953, p. [4]; 24 luglio 1953, p. [4].

350

Cfr. Palestra dei Giovani, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 1 maggio 1954, p. 3.

351

La rubrica compare nei numeri de Il Nuovo Diario del 17 e 24 aprile, 1, 8, 15, 22 maggio, 10 luglio, 9 e 10 ottobre

1954, sempre a p. 3.

352

Vistoli, Vita breve, cit., p. 335-336.

353

Cfr. Semaforo Rosso, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 23 ottobre 1954, p. 2; Veraldo Vespignani,

Hanno le gambe troppo corte le bugie del “Nuovo Diario”, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista

italiano», 29 ottobre 1954, p. [4].


168

Con la mente e con il cuore

Vignette satiriche su Il Nuovo Diario e sul clero pubblicate da «Il Momento. Settimanale dell’Imolese del partito comunista

italiano», 10 dicembre 1954, 18 settembre 1958, 24 dicembre 1958.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 169

Agli inizi dello stesso anno Il Nuovo Diario solleva il tema di una supposta attività di proselitismo

pro PCI da parte di Nazario Galassi, direttore dell’orfanotrofio maschile ed ex direttore de Il Momento,

suscitando l’accesa reazione dell’interessato e della testata comunista 354 .

Agli inizi del 1956 Giacomo Dal Monte Casoni fa pubblicare nelle pagine del settimanale cattolico

una lettera aperta, in cui invita il Comune e gli altri enti coinvolti a operare per il recupero del

secondo chiostro dell’ex convento di San Domenico 355 .

Nel novembre dello stesso anno Il Nuovo Diario pubblica il resoconto del consiglio comunale di

Imola in cui si commemora la tragica repressione dell’insurrezione ungherese contro la dittatura comunista

di marca sovietica, descrivendo gli imbarazzati interventi dei consiglieri di maggioranza 356 .

Nel 1957 il commissariamento del circolo Enal 357 di Imola per ragioni amministrative, menzionato

da Il Nuovo Diario, provoca la reazione de Il Momento, anche a causa della presenza in esso della casa

del popolo e della concessione di locali alla sezione imolese dell’Anpi, che sarebbe avvenuta senza un

contratto di affitto; il circolo era retto da una maggioranza politica socialcomunista, mentre il commissario

designato dai vertici nazionali dell’Enal è il democristiano imolese Gianfranco Borghi 358 .

Le controversie giornalistiche tra le due testate sono lo specchio dello scontro di potere che si consuma

a Imola in quegli anni, con la maggioranza socialcomunista locale che cerca di assumere il controllo

di tutti gli enti e istituzioni del territorio non dipendenti giuridicamente dall’amministrazione

comunale, con particolare attenzione alle opere educative, assistenziali e ricreative, e dall’altra parte

la Democrazia Cristiana e il mondo ecclesiale, che aveva fondato e diretto da tempo questi enti, che

cerca di opporsi a questo progetto egemonico, facendo leva sul livello politico e istituzionale nazionale,

dove la DC è partito di maggioranza.

Nell’ottobre 1958 un articolo di critica al comunismo comparso sulle pagine de Il Nuovo Diario

offre il destro a Il Momento per pubblicare un collage di testi tratti dal settimanale cattolico negli

anni del fascismo, per mostrarne la collusione col regime di Mussolini 359 .

Nel 1959 la notizia che i lavoratori della cooperativa Cir di Imola hanno scritto una lettera alla

Pravda per congratularsi dei progressi della ricerca spaziale in Unione Sovietica suscita le ironie de Il

Nuovo Diario, a cui Il Momento risponde prontamente 360 .

Nel maggio 1960 Il Momento pubblica un duro e lucido corsivo in cui contesta il pervicace anticomunismo

de Il Nuovo Diario e auspica che la Democrazia Cristiana si liberi dal giogo in cui la trat-

354

Cfr. L’Orfanotrofio maschile e i comunisti, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 25 dicembre 1954, p. 2;

All’Orfanotrofio maschile. Il direttore si indigna ma la verità non muta, ibidem, 8 gennaio 1955, p. 3; Gli ex alunni

dell’Orfanotrofio smentiscono le calunnie del “Diario”, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista

italiano», 28 gennaio 1955, p. [4].

355

G. Casoni, Un monumento imolese in rovina. Sarà finalmente risolto l’annoso importante problema?, «Il Nuovo

Diario. Settimanale cattolico», 28 gennaio 1956, p. 2.

356

Cfr. I consiglieri di minoranza stigmatizzano la feroce repressione comunista in Ungheria, ibidem, 3 novembre 1956, p. 2.

357

Si tratta dell’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori, sorto nel 1945, volto a promuovere attività ricreative per il tempo

libero di lavoratori dipendenti. Sorto nel 1945, verrà soppresso nel 1978. La sede imolese era lungo l’attuale via Felice

Orsini, in angolo con via Cerchiari.

358

Cfr. A proposito della chiusura del circolo Enal imolese. Da che parte stanno gli autori dei proclamati abusi e soprusi?,

«Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 16 novembre 1957, p. 2; Il sereno giudizio della magistratura dovrà cacciare

i clericali dalla Casa del Popolo, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano», 21 novembre

1957, p. [4].

359

Cfr. Semaforo rosso, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 4 ottobre 1958, p. 2; Le vocazioni e le esperienze fasciste

del “Diario”, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano», 16 ottobre 1958, p. [4].

360

Cfr. Voci del tempo. Distensione comunista, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 10 ottobre 1959, p. [3]; I dipendenti

della CIR rispondono al “Diario”, «Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano»,

29 ottobre 1959, p. [4].


170

Con la mente e con il cuore

Manifestazione di solidarietà a Imola per l’Ungheria invasa dall’Unione Sovietica, novembre 1956. Collezione privata.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 171

tiene l’asservimento alla gerarchia, «se vuole uscire dalla tutela occhiuta e gelosa, da uno stato avvilente

di minorità politica» 361 . È evidente l’obiettivo di recidere il legame tra gerarchia e partito cattolico,

in modo da relegare la Chiesa ai margini della vita sociale e indebolire il rapporto della DC

con il suo bacino elettorale di riferimento.

Nel luglio 1961 Il Nuovo Diario interviene sul tema delle agitazioni agrarie tra mezzadri e concedenti,

stigmatizzando le strumentalizzazioni politiche e sindacali della disputa, mentre Il Momento

critica questa posizione, invitando a concentrarsi sulla crisi dell’agricoltura e non sulle sue conseguenze

politiche e sindacali 362 .

Un punto di svolta nei rapporti tra i due settimanali si verifica alla fine del medesimo anno, quando

il partito comunista imolese, guidato da Enrico Gualandi si costituisce in federazione autonoma rispetto

a Bologna e decide di affermare il proprio profilo identitario anche con la fondazione di un nuovo

settimanale, alternativo a Il Nuovo Diario, essendo comunque Il Momento in forte crisi di vendite; la

direzione viene affidata all’imolese Corso Bacchilega (1927-1973), comunista, ex partigiano, giornalista,

con una esperienza alla redazione bolognese de L’Unità e al settimanale felsineo Le Due Torri 363 .

Il 10 febbraio 1962 il Sabato Sera pubblica alcune vignette del caricaturista francese Jean Effel

(1908-1982), comunista, vincitore nel 1967 del premio Lenin per la pace istituito dall’Unione Sovietica.

Il tema trattato è quello della creazione dell’uomo, con un taglio lieve e scanzonato che suscita

irate reazioni de Il Nuovo Diario, dove si invoca l’intervento dell’autorità giudiziaria per il reato di

vilipendio della religione cattolica, poi conclusosi con l’assoluzione del direttore Bacchilega 364 .

Il 19 maggio 1962 Il Nuovo Diario pubblica una sferzante recensione del film francese Non uccidere,

del controverso regista Claude Autant-Lara, poi noto per tesi negazioniste sull’olocausto ebraico.

Il film descrive le vicende di un obiettore di coscienza e di un seminarista tedesco che ha ucciso

un partigiano catturato su ordine del suo comandante, entrambi imprigionati nel secondo dopoguerra

e processati: il primo è condannato, il secondo assolto. La critica verte su una serie di circostanze

che rendono ripugnante la figura del seminarista e inducono così l’obiettore a rinnegare la

fede cattolica. Sabato Sera replica deplorando la violenza verbale della critica, giudicata «scriteriata

e di frenetica aggressività; il tono apocalittico e sanfedista» e invitando gli esercenti cinematografici

imolesi a proiettarlo nelle loro sale, nonostante in Italia fosse stata a più riprese vietata la proiezione

perché la pellicola esaltava l’obiezione di coscienza in un periodo in cui non era contemplata dalla

legislazione vigente, che prevedeva la leva obbligatoria 365 .

La morte di papa Giovanni XXIII, avvenuta il 3 giugno 1963, è occasione di nuove controversie.

Il settimanale comunista pubblica un elogio del defunto pontefice, che tra i suoi pregi avrebbe avuto

quello di porre «fine alle carnevalesche campagne per la presunta Chiesa del silenzio», provocando

l’inorridita reazione de Il Nuovo Diario, che ricorda le feroci repressioni anticristiane perpetrate in

tutti i Paesi del blocco comunista, e ritiene ingiurioso e vile attribuire a papa Roncalli qualunque intenzione

di misconoscere questa realtà. Sabato Sera replica sottolineando la faziosità del settimanale,

361

Cfr. C. B., “Nuovo Diario” ed anticomunismo. Il pianto del coccodrillo, ibidem, 12 maggio 1960, p. 4.

362

Cfr. Rusticus, Apriamo un dibattito sulle agitazioni nelle campagne, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 15

luglio 1961, p. 4; C. B., Dimenticanze e contraddizioni de “Il Nuovo Diario” sui problemi di fondo esistenti nelle campagne,

«Il Momento. Settimanale della zona imolese del partito comunista italiano», 20 luglio 1961, p. [4].

363

Cfr. Andrea Pagani - Marco Pelliconi, Corso Bacchilega. Vita d’un uomo e di un giornale, Imola, Bacchilega

Editore, 2002, p. 38-40.

364

Cfr. La nascita di Adamo, «Sabato Sera. Settimanale imolese», 10 febbraio 1962, p. 3; Grave insulto alla religione,

«Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 17 febbraio 1962, p. 2; Libertà e Religione, ibidem, 17 marzo 1962, p. 1, 6;

Pagani - Pelliconi, Corso Bacchilega, cit., p. 52-53.

365

Cfr. Non uccidere il buon Pastore, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 19 maggio 1962, p. 1, 3; Il Nuovo Diario

e “non uccidere”, «Sabato Sera. Settimanale imolese», 26 maggio 1962, p. 4.


172

Con la mente e con il cuore

Vignette sulla creazione dell’autore francese Jean Effel (1908-1982). «Sabato Sera. Settimanale imolese», 10 febbraio

1962, p. 2.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 173

il suo oscurantismo e il suo predicare a vuoto 366 . La verità storica dei fatti, oggi conosciuta in modo

certo, mostra come queste persecuzioni siano state una tragica realtà.

Il 23 maggio 1964 si registra un nuovo attrito: i ragazzi di Gioventù Studentesca, il nucleo fondativo

del movimento di Comunione e Liberazione di Imola, scrivono una lettera al settimanale cattolico

per chiedere ragione pubblicamente del divieto loro imposto dalla direzione di proseguire le visite

agli anziani della casa di riposo cittadina, svolte da oltre due anni nell’ambito della caritativa da

essi praticata. Emerge che la ragione del divieto è il sospetto che essi svolgano attività di propaganda

politica a favore della DC in vista delle prossime elezioni amministrative del 22 novembre. La vicenda

diviene oggetto di un intervento del consigliere DC Gianfranco Tarabusi. Il Sabato Sera reagisce

con un puntiglioso e acre articolo, che si conclude adombrando che la cessazione delle visite sia dovuta

al mancato gradimento degli anziani, «perché la Casa di Riposo non è né un carcere e neppure

un luogo per esperimenti pseudosociali», con trasparente allusione all’attività caritativa 367 .

Nel novembre 1964 Il Nuovo Diario segnala alcune affermazioni attribuite a Palmiro Togliatti, in

cui il segretario del PCI asserisce di avere rinunciato con orgoglio alla cittadinanza italiana per assumere

quella sovietica e nel 1941 insulta l’esercito italiano che sta invadendo l’Unione Sovietica. Il

Sabato Sera reagisce dichiarando che la fonte di quelle affermazioni è inattendibile 368 .

L’anticomunismo surriscalda costantemente i rapporti tra le due testate, rispecchiando le tensioni

sociali e politiche del territorio imolese e diocesano. Nel gennaio 1965 il Sabato Sera evidenzia il diverso

approccio al tema tra Il Nuovo Diario e Il Piccolo, settimanale diocesano di Faenza, definendo

il primo «duro, arcigno, anticomunista viscerale, alla ricerca di offese a non finire dirette a chi non la

pensa come lui, soprattutto alla negazione del dialogo coi marxisti», mentre il secondo è «umano,

alla ricerca di un dialogo tra tutte le forze antifasciste e sindacali» 369 . Forse una spiegazione dei due

diversi approcci deriva dal diverso peso del partito cattolico a Faenza rispetto a Imola, con percentuali

di voti quasi doppie, cosa che induce il partito comunista ad approcci più cauti e colloquiali.

Anche la guerra del Vietnam e le manifestazioni antiamericane promosse in tutta Italia dal partito

comunista sono occasione di diatriba tra i due settimanali 370 .

Dal 7 gennaio 1967 l’aggettivo Nuovo della testata viene ridotto, tracciato con un font distinto e

portato in apice rispetto al resto del titolo.

Una svolta significativa nella vita del settimanale diocesano e nei suoi contenuti avviene con la nomina

del veronese mons. Aldo Gobbi a vescovo ausiliare e in seguito amministratore apostolico della

Diocesi di Imola dal 1967 al 1973. Giornalista sperimentato, già direttore di Verona fedele, settimanale

diocesano scaligero e presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, sino dagli esordi

del suo ministero episcopale mostra una spiccata attenzione per il settimanale diocesano:

366

Cfr. Asterischi e risposte, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 15 giugno 1963, p. 3; Medioevo, «Sabato Sera.

Settimanale imolese», 22 giugno 1963, p. 1-2; Medioevo secondo, ibidem, 6 luglio 1963, p. 1-2.

367

Cfr. Lettera aperta, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 23 maggio 1964, p. 2; La speculazione nella Casa di

Riposo, «Sabato Sera. Settimanale imolese», 30 maggio 1964, p. 1-2. La vicenda del divieto di accesso è narrata minuziosamente

in Uomini segnati da un incontro. Una storia lunga 50 anni, a cura di Ugo Selvatici e Dania Tondini,

Castel Bolognese, Itaca, 2011, p. 31-32.

368

Cfr. Semaforo rosso, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 19 dicembre 1964, p. 5; Un esempio di gesuitismo,

«Sabato Sera. Settimanale imolese», 9 gennaio 1965, p. 4.

369

Cfr. I cattolici e il Congo, ibidem, 9 gennaio 1965, p. 6. Tra gli interventi di reprensione dell’anticomunismo espresso

da Il Nuovo Diario si possono ricordare I cattolici e la lotta di classe, «Sabato Sera. Settimanale imolese», 16 gennaio

1965, p. 5; I veri problemi dei lavoratori cattolici e no, ibidem, 23 gennaio 1965, p. 5; Nostalgici della forza ma allergici

alle idee, ibidem, 6 febbraio 1965, p. 4; Cacciatore di vista corta, ibidem, 13 febbraio 1965, p. 5.

370

Cfr. G., Ma quale dialogo?, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 10 aprile 1965, p. 1; Sabato a Bologna corteo

per la pace, «Sabato Sera. Settimanale imolese», 17 aprile 1965, p. 1-2.


174

Con la mente e con il cuore

Mostra documentaria per il ventennio di vita della Democrazia Cristiana imolese. Imola, 1965. ADI.

Da sinistra in primo piano: Pierfranco Santandrea, Laerte Poletti, don Mino Martelli.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 175

Il nuovo vescovo divenne collaboratore fisso, spaziando dalle tematiche religiose a

quelle culturali ed etiche. Si apriva il giornale per leggere per primi i suoi articoli sempre

attuali, arguti, a volte pungenti, ma legati alla vita della gente; più che l’esegesi biblica

o il commento liturgico, proponevano una lettura cristiana degli avvenimenti. Le

sue parole potevano piacere o irritare (è noto che turbarono qualche sonno), ma a nessuno

era consentito cavarsela dicendo di non aver capito. Come già era accaduto a Verona,

i suoi testi spesso venivano ripresi dalla stampa nazionale ... Si capì subito che il

vescovo considerava il settimanale la pupilla dei suoi occhi. Propose, fra le altre iniziative

per renderlo più fresco e stimolante, una rubrica di dialogo col pubblico. Il direttore

obiettò che ogni tentativo in tal senso si era sempre infranto contro la pigrizia dei

lettori, che lasciavano cadere l’argomento non inviando nuove lettere. «Monsignore

– intervenne deciso il giornalista esperto – lei avrà voglia di scherzare! In tutte le redazioni

del mondo, se le lettere non arrivano si inventano». Nella nostra ingenuità restammo

sorpresi e un po’ scandalizzati, ma dovemmo riconoscere che aveva ragione 371 .

Il suo breve periodo di governo diocesano è comunque denso di eventi significativi e a volte dirompenti.

È il caso dell’azione politica intrapresa in quegli anni dal movimento studentesco imolese,

che nel novembre 1968 sfocia in un’assemblea studentesca non autorizzata e repressa con la forza

dalla polizia. Gli studenti cattolici di Gioventù Studentesca pubblicano su Il Nuovo Diario un lungo

e argomentato articolo, in cui deprecano ogni violenza, ma sottolineano di non condividere la postura

ideologica che vede in ogni docente, preside o autorità un nemico da combattere, sottolineando la

novità dell’esperienza cristiana, che li fa essere nel mondo ma non del mondo, «con una metodologia

di intervento nella situazione esistenziale [che] non sarà dettata dall’esterno, dalla dinamica della

reazione, quanto piuttosto da un tentativo di tradurre nel mondo la pienezza di vita che ci è stata

elargita. In ciò ci distinguiamo nettamente da tutti» 372 .

Le violenze che attraversano l’Italia in questo periodo hanno riflessi anche a Imola, puntualmente

recepiti anche dalla stampa locale. Il 9 aprile 1969 a Battipaglia la polizia interviene a reprimere una

manifestazione non autorizzata e gli scontri provocano due morti e centinaia di feriti tra manifestanti

e polizia. Poche settimane dopo Zeno Zavaglia, delle Acli di Imola, scrive al direttore de Il Nuovo

Diario per deplorare l’accaduto e contestare il comportamento delle classi dirigenti nazionali; il

commento della redazione si dissocia da questa interpretazione, appoggiata invece da Sabato Sera in

un intervento successivo 373 .

La repentina scomparsa di mons. Gobbi, avvenuta il 29 novembre 1973, interrompe la sua azione

pastorale 374 . Nella relazione sullo stato della diocesi predisposta dal nuovo vescovo mons. Luigi Dardani

per il quinquennio 1971-1975 il presule menziona nelle statistiche un solo settimanale diocesano,

oltre al bollettino diocesano e a una serie di bollettini parrocchiali 375 .

371

Cfr. Giuseppe Gamberini, Monsignor Aldo Gobbi, un vescovo e un giornalista, «Il Nuovo Diario Messaggero», 27

giugno 2015, p. 4.

372

Cfr. La Gioventù Studentesca Imolese, A proposito di agitazioni studentesche. Violenza o non violenza?, «Il

Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 16 novembre 1968, p. 2; Ead., A proposito di contestazioni giovanili. Un altro

stile. La Gioventù Studentesca continua il dialogo con i lettori, ibidem, 30 novembre 1968, p. 4. Il tema è partitamente

analizzato da Antonio Castronuovo, Imola 1968. Il preludio della rivoluzione, Bologna, Bononia University

Press, 2018, p. 129-134.

373

Cfr. Dopo i fatti di Battipaglia, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 19 aprile 1969, p. 4; Dopo Battipaglia:

uscire dalla crisi, «Sabato Sera. Settimanale imolese», 26 aprile 1969, p. 1-2.

374

Ferri, Gettate le reti, cit., p. 162-177.

375

ADI, AVI, Fondo riservato. Visite ad limina, Relazione quinquennale 1971-1975, p. 104.


176

Con la mente e con il cuore

In quegli anni la crescita elettorale del partito comunista, all’apparenza incontrastabile, le svolte

impresse alla vita ecclesiale dal Concilio Vaticano II e il progressivo sfaldarsi dei modelli ecclesiastici

tradizionali induce anche nel settimanale diocesano imolese e in altre testate delle diocesi romagnole

376 riflessioni su come i credenti sono chiamati a reagire per rinnovare l’opera evangelizzatrice e adeguarla

ai nuovi tempi. Il 3 gennaio 1976 un articolo firmato Comunione e Liberazione di Imola avvia

un nuovo approccio al tema, sottolineando come la fede sia creatrice di storia, ravvisando perciò la

necessità di un «soggetto che porti nella unità della persona, nella unità del soggetto ecclesiale il segno

della fede nella sua incarnazione dentro la vita concreta dell’uomo, delle famiglie, dei quartieri,

nelle scuole, nelle università nelle fabbriche». In calce allo stesso articolo una nota della redazione

auspica che sul tema possa aprirsi un proficuo dibattito 377 .

L’attività del movimento fondato da don Giussani non sfugge ai vertici locali del PCI. In occasione

di iniziative politiche dopo le contestazioni di estrema sinistra a Bologna nel 1977, seguite alla

morte dello studente Francesco Lo Russo e dell’agente di polizia Giuseppe Ciotta, il deputato comunista

Enrico Gualandi interviene in un dibattito alla camera del lavoro cittadina, condannando le

violenze degli estremisti di sinistra, ma accomunando a esse quelle di Comunione e Liberazione, che

«con il suo populismo, la sua avversione verso le istituzioni ufficiali (partiti, sindacati) e la sua violenza

verbale ... e non solo (sono parole sue) farebbe il gioco della violenza, e sarebbe di conseguenza,

più o meno direttamente, all’origine delle intemperanze degli ultras»; è la teoria degli opposti estremismi,

che tende a neutralizzare qualunque forma di dissenso alla linea del partito dominante, mentre

nell’articolo si sostiene in modo netto che «Il cristiano non può accettare la riduzione della sua

fede a fatto intimistico o cultuale, per cui non può rinunciare a esprimere pubblicamente in ogni

luogo, di lavoro o studio, la novità del proprio progetto. La Chiesa sta prendendo a poco a poco coscienza

che la fede va giocata in ogni ambiente, ove l’unità dei cristiani può fare cogliere agli uomini

la presenza di Cristo» 378 .

Il Nuovo Diario ha un ruolo anche nei dibattiti diocesani. Dopo il convegno ecclesiale imolese del

1977 ospita svariati contributi sulle relazioni tenute durante l’evento, favorendo lo scambio di vedute

e la reciproca comprensione 379 .

Anche il rapporto preferenziale con la Democrazia Cristiana rimane un tratto costante del settimanale,

alle cui posizioni sui temi amministrativi locali si riserva un congruo spazio, come ad esempio

nel progetto di costruzione della nuova discarica di Pediano nel 1979 380 .

Si presta attenzione anche ai fermenti che percorrono il modo della scuola, dove la recente introduzione

degli organi collegiali richiede elezioni dei rappresentanti degli studenti, chiamati a cimentarsi

con le competizioni elettorali, come ad esempio nel maggio 1980 381 .

Risale all’aprile 1980 una replica di Sabato Sera al settimanale cattolico su un discorso tenuto da

papa Giovanni Paolo II a Torino in relazione alle radici ideologiche marxiste del terrorismo delle Brigate

Rosse, che in quegli anni infesta l’Italia e insanguina anche il capoluogo piemontese. Il testo diffuso

previamente alla stampa lo afferma, il pontefice omette di menzionare tale legame e il settimanale

comunista si affretta a sottolineare il fatto, deprecando che Il Nuovo Diario non lo abbia preci-

376

Cfr. Adler Raffaelli, Voci e giornali della Chiesa Cattolica in Romagna (1974-76), Imola, Grafiche Galeati, 1976,

p. 9-13.

377

Cfr. Comunione e Liberazione di Imola, Progetto per uscire dal mondo capitalista e marxista, «Il Nuovo

Diario. Settimanale cattolico», 3 gennaio 1976, p. 5. Sugli esordi e lo sviluppo di Comunione e Liberazione a Imola

cfr. Uomini segnati, cit.

378

Cfr. G. G., Il PCI e gli “opposti estremismi”, «Il Nuovo Diario. Settimanale cattolico», 19 marzo 1977, p. 2.

379

Ibidem, 14 gennaio 1978, p. 3, 5, 7.

380

Cfr. In consiglio comunale. Rilievi della minoranza sulla nuova discarica, ibidem, 19 maggio 1979, p. 2.

381

Cfr. Sulle elezioni studentesche: un giudizio globale sui risultati, ibidem, 8 marzo 1980, p. 2.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 177

Tessera ferroviaria di mons. Aldo Gobbi, da cui risulta

la professione di giornalista, 1973. Collezione privata.

Aureliano Bassani, vice presidente dell’ordine giornalisti

dell’Emilia Romagna, consegna a mons. Carlo Ferri una

medaglia di ricordo per i suoi quaranta anni di iscrizione

all’albo. Bologna, marzo 1991. ADI.

Mons. Carlo Ferri, il vescovo mons. Giuseppe Fabiani e

mons. Francesco Giacometti. Imola, anni Novanta del Novecento.

ADI.


178

Con la mente e con il cuore

sato e non mancando di rilevare come molti brigatisti siano di estrazione e formazione cattolica e

non comunista 382 .

L’attenzione al movimento di Comunione e Liberazione permane costante anche negli anni seguenti:

nel febbraio 1981 un ampio articolo riferisce sulla sua assemblea diocesana, alla presenza del

vescovo Dardani 383 .

Nel marzo 1985, in occasione delle sue nozze d’oro sacerdotali, il confratello don Mino Martelli

tratteggia un ritratto di mons. Carlo Ferri come direttore de Il Nuovo Diario, che bene riflette il suo

approccio e stile direzionale:

«Il Nuovo Diario» fu la sua vera parrocchia che aveva per navata una vecchia annerita

tipografia in palazzo Monsignani; per banchi, righe e colonne di piombo allineate;

per battistero lo schedario degli abbonati; per beneficio, gli spot pubblicitari;

per pulpito, la rubrica del Vangelo; per confessionale, lo studio del direttore;

per cimitero il cestino dei rifiuti; per parrocchiani, poche centinaia di lettori e lettrici

passati col tempo a migliaia e migliaia; per area giurisdizionale, la diocesi intera

e plaghe, e isole, in Romagna, in Italia e all’Estero. Una vasta parrocchia di carta

e di piombo che non impegnava il nuovo «parroco» solo la domenica ma tutti i

giorni lavorativi della settimana sia d’inverno che d’estate, con pioggia e con sereno,

con nebbia insidiosa e con visibilità piena, con la neve e con il solleone. Per circa

2.000 settimane. Io che dal 1945 sono stato vicino all’«officiante» che cumulava

sulle sue robuste spalle le mansioni di direttore, redattore, correttore di bozze, impaginatore,

amministratore e collettore, posso testimoniare «l’eroismo delle sue

virtù». Per tanti anni, da buon samaritano, gli sono stato collaboratore, qualche

volta critico, ma sempre ammiratore e devoto. Intendo oggi rendere omaggio all’uomo

retto, onesto e coraggioso che senza lesinare e senza strafare con intelligenza,

tenacia, pazienza, con semplicità di colomba e prudenza di serpente ha retto per 38

anni la testata prestigiosa più antica, dopo «La Lotta», e più apprezzata nella zona

imolese e fuori da quasi un secolo; all’uomo che ancora modera, come amministratore,

la più moderna evoluzione del vecchio «foglio» affidato da due anni a meningi

più elastiche e a mani più giovani e aggiornate. Alla quinta e ultima «festa», se

l’appello della grande «sorella» seguirà l’indice alfabetico e l’ordine anagrafico –

ma non è detto! – potrei esserci anch’io. Allora però, caro don Carlo, io non sarei

più in grado di scrivere o di parlare e tu non potresti più leggere o udire. L’elogio

sarà fatto da altri, più completo e più forbito. Io mi limiterò a pregare. E piangerò

un amico. Dopo il Duemila 384 .

Un ulteriore indizio per cogliere retrospettivamente il profilo impresso da mons. Ferri ai contenuti

del settimanale si può cogliere anche dalla seguente circostanza. Nel 1991 gli viene conferita la medaglia

d’oro dall’ordine dei giornalisti per la sua iscrizione ultra quarantennale; in quell’occasione il

vescovo mons. Fabiani gli indirizza una lettera in cui loda l’equilibrio, la saggezza e l’indiscussa fedeltà

al magistero della Chiesa con cui ha guidato il settimanale diocesano, senza farsi influenzare da

382

Cfr. Il Papa, il «Diario» e il terrorismo, «Sabato Sera. Settimanale imolese», 26 aprile 1980, p. 2.

383

Cfr. Assemblea diocesana di Comunione e Liberazione, a cura di Giusi Roccati, «Il Nuovo Diario. Settimanale

cattolico», 21 febbraio 1981, p. 6.

384

Cfr. Mino Martelli, Mons. Carlo Ferri «prete d’oro». Rievocando una festa mancata, «Il Nuovo Diario Messaggero»,

16 marzo 1985, p. 18.


Il Nuovo Diario (1945-1983) 179

Pagina pubblicitaria comune de Il Nuovo Diario e de Il Messaggero. Anni Settanta. ANDMI.


180

Con la mente e con il cuore

ubriacature di alcun colore, potendo quindi «guardare con tutta tranquillità quanto ha scritto in un

periodo così lungo, perché sempre il suo discorso è stato coerente nel sostenere e difendere la verità

della persona umana, della famiglia ...» 385 , trasferendo «sulle pagine del giornale il suo sereno equilibrio,

la sua pacata valutazione degli avvenimenti, il suo rispetto per tutti, avversari compresi, senza

nulla togliere alla proclamazione, senza compromessi e senza reticenze, della verità e della giustizia»

386 .

385

Cfr. La lettera di compiacimento e di augurio di Mons. Vescovo, «Il Nuovo Diario Messaggero», 6 aprile 1991, p. 8.

386

D. P., Diocesi di Imola. I 91 anni del settimanale cattolico, ibidem, 5 ottobre 1991, p. 13.


Parte IV

Il Nuovo Diario Messaggero

(1984-2020)



Capitolo 1

La prima direzione di don Francesco Giacometti

(3 dicembre 1983 - 31 agosto 1996)

Le vicende

Sebbene il primo numero de Il Nuovo Diario Messaggero rechi la data del 21 aprile 1984, e quindi

dal 3 dicembre 1983 al 14 aprile 1984 don Francesco Giacometti sia direttore de Il Nuovo Diario e

de Il Messaggero, intese come testate formalmente distinte, si è ritenuto opportuno ricomprendere

tale breve periodo nel presente capitolo, sia per evitare frammentazioni espositive, sia perché di fatto

la gestione delle testate da parte del nuovo direttore è sino dagli esordi caratterizzata da un approccio

sostanzialmente unitario.

Il 22 gennaio 1984 si tiene una giornata di convegno sul settimanale cattolico. Il vescovo mons.

Luigi Dardani pubblica sul bollettino diocesano una riflessione sull’argomento:

Domenica 22 terremo la «giornata» del nostro settimanale diocesano: il Nuovo

Diario - Il Messaggero. L’iniziativa è molto opportuna, perché tende a far conoscere

ed apprezzare sempre più adeguatamente un organo di stampa che, fedele

alla sua bella tradizione, ogni settimana ci offre informazioni, idee e servizi di interesse

comune ed immediato. Il settimanale ha il pregio insostituibile di presentarsi

in ogni casa con la sua netta faccia cattolica, come una voce nota e amica,

collegando le notizie ed esprimendosi sui fatti, che più direttamente interessano

il nostro mondo locale e i suoi problemi, e offrendo spazio a chiunque desidera

intervenire col proprio contributo alla formazione delle idee e della pubblica opinione.

A differenza del Quotidiano Cattolico, che si apre all’arco più vasto

dell’informazione e del dibattito delle idee su scala nazionale (panorama in cui i

particolari in gran parte scompaiono), il settimanale aderisce alla situazione locale

con quella maggiore concretezza che gli deriva dall’essere specchio della vita

vissuta, e in modo tutto particolare dell’essere portavoce della Comunità Diocesana,

e come tale, è espressione corale unica. Questo, se da un lato può spiegare il

largo interesse e la stima, che il settimanale si è conquistati, mi offre anche le ragioni

per insistere sulla sua migliore utilizzazione. Nella diocesi il settimanale stimola

e diffonde il collegamento, le iniziative, le testimonianze, il confronto delle

idee; ci informa sui fatti di casa nostra; affronta i nostri problemi; richiama l’attenzione

e la partecipazione alle attività programmate. Tutto ciò è tanto utile, da

meritare una ancora più piena valorizzazione. Affido ai Parroci, alle Associazioni

e ai Movimenti, ai fedeli lettori, di investirsi, con convinzione e perseverante iniziativa,

del problema della maggiore diffusione, della lettura e della collaborazione

al nostro settimanale. Una buona «campagna sia la base concreta di una par-


Testatina doppia de Il Nuovo Diario e de Il Messaggero nei numeri dei due settimanali di marzo 1984. ANDMI.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 185

tecipazione intelligente e fattiva. Ringrazio e benedico chi si impegnerà con buona

volontà. Gennaio ’84.

+ Luigi Dardani

Vescovo 387

Il 21 aprile 1984 esce il primo numero de Il Nuovo Diario Messaggero, che unifica anche formalmente

e graficamente le due testate: Il Nuovo Diario di Imola e Il Messaggero di Lugo. In quella occasione

don Giacometti pubblica una lettera in cui espone i motivi che hanno condotto a una tale decisione:

Una testata che raccolga i due titoli di Nuovo Diario e Messaggero era stata proposta

due mesi fa. Non vi sono state obiezioni consistenti: parecchi i consensi e gli incoraggiamenti.

Esigenze di impaginazione e di spesa hanno consigliato questa soluzione adottata

anche da altre testate.

È sempre una sofferenza vedersi portare via ciò che è stato patrimonio di decenni;

lo è anche in questo caso.

Assicuro però che non si vuole ammainare alcuna bandiera, ma nella continuità e

nella fedeltà ai principi e agli ideali di quanti hanno sostenuto finora il nostro settimanale,

si intende camminare, sia pure a passi lenti, senza però lasciare nulla di intentato,

nella linea del rinnovamento e dell’aggiornamento.

Questi propositi diventeranno realtà? Solo collaboratori e lettori sono in grado di

dare una risposta.

Sarà possibile prevedere un ulteriore passo verso una testata che meglio esprima l’unità

della nostra Chiesa locale? Il tempo e la lettura dei segni dei tempi fa maturare

le cose.

La Pasqua del Signore Gesù ci rinnovi nel cuore e nella mente per essere, anche attraverso

il nostro settimanale messaggeri della novità di Cristo.

Don Francesco Giacometti 388

Il 19 maggio 1984, nella seduta del consiglio pastorale diocesano, il direttore relaziona sullo stato

del settimanale, rilevando che l’apporto del solo volontariato non è sufficiente a garantirne l’attività,

e che il grado di comunione ecclesiale diocesana si riflette sull’efficacia comunicativa del giornale; si

valuta anche la situazione patrimoniale del periodico 389 .

Con decreto del 27 settembre 1984 il vescovo Luigi Dardani, in qualità di proprietario della testata,

nomina il nuovo consiglio di amministrazione de Il Nuovo Diario Messaggero, che risulta così

composto da Mons. Carlo Ferri, Sotero Gandolfi Colleoni, don Franco Montefiori di Lugo, Franco

Ricci di Lugo, Ugo Selvatici, Otello Sangiorgi, mons. Bruno Zini 390 .

Nell’ottobre del 1992 don Giacometti decide di creare una nuova società a responsabilità limitata,

denominata Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, che avrebbe acquisito la proprietà della testata dal-

387

Cfr. Per il settimanale diocesano, «Bollettino della Diocesi di Imola. Atti della curia vescovile», n. 1, gennaio-giugno

1984, p. 4.

388

Cfr. Don Francesco Giacometti, Ai lettori, «Il Nuovo Diario Messaggero», 21 aprile 1984, p. 1.

389

Cfr. Risposta concreta ad una domanda diretta, «Bollettino della Diocesi di Imola. Atti della curia vescovile», n. 1,

gennaio-giugno 1984, p. 23-24.

390

Cfr. Decreto per il consiglio di amministrazione del “Nuovo Diario Messaggero”, «Bollettino della Diocesi di Imola.

Atti della curia vescovile», n. 2, luglio-dicembre 1984, p. 25-26.


186

Con la mente e con il cuore

Il consiglio di amministrazione de Il Nuovo Diario Messaggero al 27 settembre

1984: mons. Carlo Ferri, Sotero Gandolfi Colleoni (presidente), don Franco

Montefiori di Lugo, Franco Ricci di Lugo, Ugo Selvatici, Otello Sangiorgi,

mons. Bruno Zini. ANDMI.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 187

Primo numero de Il Nuovo Diario Messaggero, 21 aprile 1984. ANDMI.


188

Con la mente e con il cuore

la Diocesi di Imola. La nuova società si costituisce il 15 ottobre e l’atto notarile è registrato il 30 ottobre

1992. Due i soci: Diocesi di Imola con il 95% del capitale sociale, rappresentata dal vescovo mons.

Giuseppe Fabiani, e la Confraternita del Santissimo Sacramento e rogazioni di Imola con il 5%, rappresentata

dal priore mons. Carlo Ferri; il cda è composto da mons. Francesco Giacometti, che cumula

la carica di presidente con quella di direttore, don Albano Calamelli, Vanni Angeli, Rosanna Sangiorgi,

Evaristo Campomori. La cessione dell’azienda avviene all’inizio di gennaio 1993. Il giornale

diviene quindi il settimanale della Diocesi, anche se nella testata mantiene la precedente denominazione

di settimanale cattolico, sebbene la Diocesi di Imola non ne sia giuridicamente l’editore 391 .

Poco più di un anno dopo sposta la sede dall’interno di palazzo Monsignani via Emilia 69 all’esterno,

sulla via Emilia al numero 77/79 a fianco del forno e della libreria cattolica, in locali della Società

Cornelia, di emanazione diocesana, a cui inizia a corrispondere un regolare affitto. Ad essi si

aggiunge anche il locale al piano terreno, sino ad allora occupato dal barbiere Tomaso Benedetti, che

lo libera il 30 ottobre 1993 392 . L’inaugurazione si svolge il 26 aprile 1994.

Mons. Giacometti cessa dal suo incarico di direttore il 31 agosto 1996.

I contenuti

La paginazione del giornale cresce, passando da sedici pagine del 1983 a ventotto o trentadue dal

1985 al 1989, per poi superare le quaranta pagine dal 1990.

Mutamenti più significativi avvengono a partire dal 1985, quando la grafica del giornale viene resa

meno rigida, inserendo articoli corredati da foto e che continuano all’interno del settimanale, adottando

uno schema organizzativo più moderno. Inoltre il settimanale passa a un più agevole formato

tabloid, rinunciando alle ampie dimensioni dei fogli del passato. Viene mantenuta la rubrica che riassume

le principali vicende dal mondo, che però verrà chiamata solo Sette giorni. In prima pagina si

fa un uso maggiore delle immagini e fanno la loro comparsa sistematica le inserzioni pubblicitarie

nella parte bassa della pagina. Nel complesso il rinnovamento grafico rende la copertina una sorta di

civetta, con cui meglio esplicitare la linea editoriale, grazie a titoli e immagini capaci da subito di rendere

riconoscibile la posizione della testata nei confronti degli avvenimenti. La linea editoriale si manifesta

nella scelta di pubblicare come notizie di apertura in prima pagina notizie relative al mondo

cattolico e locale e nazionale. Soprattutto la prima pagina cessa di essere in prevalenza dedicata al

testo scritto e alla sua lettura e punta di più sulla fruizione immediata, con un aumento consistente

delle dimensioni dei titoli, un conseguente decremento della lunghezza del testo degli articoli, che

verrà poi approfondito nelle pagine interne. La copertina, con l’avvento de Il Nuovo Diario Messaggero,

diventa dedicata alla presentazione e non più alla lettura approfondita, con notevoli passi avanti

nella grafica e nell’impaginazione delle fotografie, resa più semplice grazie ai primi accenni di informatizzazione

dei processi di composizione del giornale 393 .

Il 21 luglio 1986 il vescovo Dardani, molto sollecito sulle sorti del giornale, scrive ai vicari pastorali,

proponendo l’individuazione di un corrispondente per ogni vicariato per fornire al settimanale

notizie e informazioni che possano rendere interessante il giornale per gli abitanti di ogni territorio,

«perché la nostra gente si interessa gran ché alla stampa che non parla di lei e delle sue cose»; in questo

modo «più completo di notizie interessanti il settimanale sarà più gradito e diffuso; gli abbona-

391

La stampa periodica nel comprensorio imolese. Sintesi di una ricerca, Imola, Editrice Coop. Anselmo Marabini, 1991, p. 12.

392

Cfr. Silvia Liverani, Tomaso Benedetti lascia il suo laboratorio di barbiere dopo 71 anni di onorato servizio. Oltre

che barbiere anche amico e fidato consigliere, «Il Nuovo Diario Messaggero», 6 novembre 1993, p. 36.

393

Baistrocchi, Vita da copertina, cit., p. 18-19.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 189

Mons. Giuseppe Fabiani (1926-2019),

vescovo di Imola dal 1989 al 2002, nel suo

studio del palazzo vescovile. ANDMI.

Il frontespizio del programma del convegno

sul settimanale diocesano tenuto

a Imola il 7-8 gennaio 1989. ANDMI.


190

Con la mente e con il cuore

menti non saranno più un fatto disciplinare e di onore di bandiera e l’utilissima voce otterrà maggiore

ascolto» 394 .

Il 30 giugno 1987 muore in un incidente stradale il ventiduenne Claudio Gaddoni, che ha prestato

generosamente la sua collaborazione per l’adeguamento informatico del settimanale diocesano. A

un anno dalla scomparsa Il Nuovo Diario Messaggero gli dedica un ricordo sul giornale, colloca una

targa in sua memoria nei locali della redazione e nel dicembre 1989, in occasione del convegno per i

novanta anni della testata si consegna alla madre una medaglia in ricordo 395 .

Don Giacometti avverte acutamente l’importanza di un sempre maggiore radicamento e di sintonia

del settimanale nel tessuto ecclesiale diocesano. Per questo il 7-8 gennaio 1989 promuove un

convegno diocesano al teatro dei cappuccini intitolato: Un giornale, una comunità per crescere insieme,

evidenziando nel materiale promozionale che l’evento è organizzato da Il Nuovo Diario Messaggero

e dal consiglio pastorale diocesano. Il programma dei lavori prevede il primo giorno una

relazione di mons. Salvatore Baviera, vicario episcopale per le comunicazioni dell’Archidiocesi di

Bologna e una serie di interventi moderati da Aureliano Bassani, vice presidente dell’ordine dei

giornalisti dell’Emilia Romagna, sul tema: Il Nuovo Diario Messaggero: com’è, come dovrebbe essere,

come può essere; un titolo che bene delinea l’approccio metodologico e l’obiettivo da raggiungere,

analizzando dapprima la realtà, individuando poi i risultati ottimali da conseguire e infine profilando

le soluzioni concretamente realizzabili, sulla base delle circostanze attuali e delle forze disponibili.

Al termine della giornata è prevista la distribuzione di un questionario. Il secondo giorno è interamente

dedicato agli interventi del pubblico e si conclude con la celebrazione della messa nella

chiesa dei cappuccini.

La relazione del direttore, con un testo stampato e distribuito a tutti i presenti, in rappresentanza

di parrocchie, movimenti, associazioni, congregazioni religiose, è un’analisi lucida, meticolosa, severa,

per alcuni versi anche spietata, della situazione del settimanale; ogni paragrafo fotografa nitidamente

l’argomento trattato. Dopo un rapido excursus storico, dove si colgono comunque i principali

punti nodali della vicenda storica della testata, ne affronta di petto la situazione attuale, chiedendosi

e rispondendosi: «Giornale completo o raffazzonato? Forse sono veri entrambi gli aggettivi»,

perché le rubriche dedicate ai vari ambiti cercano di fare convivere le varie anime in cui si articola

politicamente il mondo cattolico, con esiti non sempre felici né efficaci. Avverte inoltre che «la vita

ecclesiale diocesana difficilmente trova modi adeguati di esprimersi; si potrebbe parlare di una Chiesa

muta a livello di stampa, che si esprime saltuariamente e quasi mai con una visione ampia e completa

della vita della Chiesa stessa». Coglie che il settimanale, come organo diocesano, si rivolge a

tutta la società ecclesiale e civile del territorio, i cui problemi e tensioni «non possono trovare l’assenza

o l’indifferenza della Chiesa», ma spesso «si limita a risposte troppo generiche e anche se si

tratta di servizi in campo locale esprimono più l’opinione delle singole persone che della comunità

ecclesiale nel suo complesso». Ha chiaro il senso della sua inadeguatezza come direttore, come lui

stesso la valuta, sia per ragioni di tempo che di incompetenza per mancato esercizio della professione;

il modello del direttore tuttofare deve lasciare il posto a una figura professionale dedita a tempo

pieno all’attività, per uscire dal dilettantismo e inoltre di formare una redazione «efficiente, dinamica,

di facile consultazione, propositiva, pronta a indicare strumenti adeguati per giungere all’obiettivo

di rinnovare il giornale nella forma e nei contenuti. Non bisogna aver paura, sia pure con il dovu-

394

Cfr. Atti del vescovo. Per il settimanale diocesano, «Bollettino della Diocesi di Imola. Atti della curia vescovile», n. 3,

luglio-dicembre 1986, p. 35-36.

395

Cfr. G.[ianfranco] Bo.[rghi], Sulla «Casolana». Ventiduenne muore in uno scontro, «Il Nuovo Diario Messaggero»,

4 luglio 1987, p. 3; 25 giugno 1988, p. 30; 30 dicembre 1989, p. 17.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 191

Il negozio di barbiere di Imola via

Emilia 77, gestito da Tomaso Benedetti

sino al 1992, ora sede dell’ufficio

al pubblico de Il Nuovo Diario

Messaggero. Collezione privata.

Claudio Gaddoni, giovane tecnico imolese che ha collaborato per l’adeguamento

informatico del settimanale diocesano, morto in un incidente

stradale il 30 giugno 1987. ANDMI.


192

Con la mente e con il cuore

to rispetto alle persone, di sfrondare, censurare, incoraggiare i più giovani». Particolarmente pregnante

la conclusione:

So di aver fatto un quadro incompleto. Toccherà a voi completarlo con richieste e

contributi specifici.

Occorre in particolare, stimolati e incoraggiati dal passato diventato storia e dal passato

prossimo che ha arricchito l’esperienza, guardare al futuro con fiducia e speranza,

ricordando che «Il Nuovo Diario Messaggero» fa parte, come strumento, della vita e

della missione della nostra Chiesa; di essa deve esprimere il volto, di essa deve indicare

i battiti del cuore e fare sentire il ritmo dei passi per fare sorgere la nostalgia e il desiderio

di scoprire il volto di Cristo, l’unico Salvatore del mondo, per far nascere il senso

della speranza. La posta quindi è molto grande. Sappiamo anche che i ritmi di un

giornale indicano i ritmi di una comunità cristiana. Un buon giornale è segno di una

comunità viva, una comunità viva esprime un buon giornale. Si può allora dire che

giornale e comunità camminano insieme ed insieme crescono. Quindi il tema del convegno

può indicare una realtà e più ancora una speranza e un impegno 396 .

Il 30 novembre 1989 si tiene al teatro comunale di Imola un convegno in occasione del novantesimo

di fondazione del settimanale diocesano. Il professore Demos Palladini tiene un’ampia relazione

storica, in cui ripercorre i momenti salienti di vita della testata, ne sottolinea il ruolo prezioso in

momenti sociali difficili, come ad esempio il secondo dopoguerra e conclude con un riferimento

all’attualità:

Il Diario si sforza di restare in corsa coi tempi: chiama alla collaborazione nuove

energie giovanili, allarga l’orizzonte della cronaca, veste panni alla moda, accoglie

nelle sue pagine dallo sport alla cultura aspetti nuovi della società moderna. Ma

non scompaiono i problemi spirituali e morali. Si rinnovano in forme più insidiose

gli attacchi all’insegnamento della Chiesa, riaffiorano antichi mali e ne emergono

dei nuovi. Ecco allora le rinnovate battaglie per la vita, per la dignità dell’uomo, per

la famiglia, per l’educazione della gioventù, contro l’aborto, contro il divorzio, contro

l’emarginazione, contro l’egoistica indifferenza della società del benessere.

Un giornale cattolico non potrà mai cessare di combattere finché nella società e nelle

coscienze si annidano mali morali e sopravvivono errori. Il nostro Diario - Messaggero

resta saldamente in trincea 397 .

L’evento si svolge con la partecipazione e l’intervento del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di

Bologna, di Marcello Grandi, sindaco di Imola e di Aureliano Bassani per l’ordine dei giornalisti. Il

giorno seguente si svolge all’Hotel Molino Rosso di Imola l’assemblea nazionale della Federazione

italiana settimanali cattolici (Fisc), con una tavola rotonda a cui partecipa mons. Camillo Ruini, segretario

generale della Conferenza Episcopale Italiana 398 .

396

Cfr. Convegno diocesano. Un giornale, una comunità per crescere insieme, 7/8 gennaio 1989. Convento cappuccini -

Imola, Imola, s.e., [1989]. ANDMI. Interventi e reazioni a seguito del convegno sono presenti in Il convegno diocesano

sul settimanale cattolico. Una chiesa e il suo giornale, «Il Nuovo Diario Messaggero», 14 gennaio 1989, p. 1-2.

397

Cfr. Demos Palladini, Impegnati a leggere i segni dei tempi nella fedeltà a novant’anni di storia, «Il Nuovo Diario

Messaggero», 30 dicembre 1989, p. 16-17.

398

Cfr. Romolo Sardellini, La presenza di mons. Ruini, «Il Nuovo Diario Messaggero», 9 dicembre 1989, p. 3.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 193

Manifesto delle iniziative per il novantesimo di fondazione del settimanale diocesano. ANDMI.


194

Con la mente e con il cuore

Il convegno al teatro comunale

per il novantesimo di fondazione

del settimanale diocesano. 30

novembre 1989. ANDMI.

Demos Palladini tiene una relazione

al convegno per il novantesimo

di fondazione del settimanale

diocesano. Alla sua sinistra

si distinguono il senatore

Franco Ricci, Marcello Grandi,

sindaco di Imola, mons. Ersilio

Tonini, arcivescovo di Ravenna.

Imola, teatro comunale, 30 novembre

1989. ANDMI.

Cena in occasione dei festeggiamenti

per i novanta anni di vita

del settimanale diocesano. Imola,

hotel Molino Rosso, 1 dicembre

1989. ANDMI. Da sinistra:

mons. Camillo Ruini, mons.

Francesco Giacometti, Angelo

Visani, mons. Giuseppe Fabiani.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 195

Nel 1991 scompare dalla metà inferiore della pagina la storica sezione Sette giorni. La rinuncia a

mettere in prima pagina tale rubrica esplicita un netto cambiamento di rotta: il settimanale non si

propone più come rielaboratore di notizie provenienti dal panorama nazionale, ma predilige dare

risalto in prima pagina a foto e news provenienti dal territorio diocesano. Questo cambio di rotta,

deciso già nel 1989 nel convegno diocesano Un giornale, una comunità per crescere insieme, è il reale

confine tra il precedente e Il Nuovo Diario Messaggero. Si attesta in questo periodo lo schema ancora

adesso seguito nella composizione della prima pagina: titolo centrale che occupa quattro quinti dello

spazio, editoriale che si sviluppa in lunghezza nella colonna di sinistra, foto principale e piccoli

box che presentano, corredati o meno di foto, le notizie all’interno più rilevanti, con la fascia di fondo

riservata alle inserzioni pubblicitarie. Gli anni Novanta sono forieri di un’altra piccola grande rivoluzione:

a partire dal numero del 14 settembre 1991 la prima pagina non è più completamente in

bianco e nero, ma utilizza scritte stampate in blu per i titoli di prima pagina e per il logo della testata.

Inoltre negli anni si riduce sempre più la dimensione della scritta Settimanale cattolico, che un tempo

campeggiava sotto il nome del settimanale, senza però perdere la forte identità cattolica che caratterizza

la testata. Il settimanale inizia a fare un uso più attento alle fotografie a corredo delle notizie di

prima pagina, dedicando in occasione di notizie di rilevanza straordinaria spazi che a volte vanno a

riempire metà pagina, come ad esempio nel numero del 7 maggio 1994, in cui la prima pagina è occupata

da un titolo a tutta larghezza sovrapposto alla fotografia dell’autodromo in occasione del fatale

incidente occorso ad Ayrton Senna durante l’edizione 1994 del Gran Premio di San Marino. La

cesura con le copertine presenti fino al decennio precedente è netta, con la prima pagina che cessa

definitivamente di essere una normale pagina di giornale dedicata agli articoli e diventa più una copertina,

che abbini estetica a un fine giornalistico: annunciare le news più rilevanti che i lettori andranno

a trovare all’interno del giornale. Questo permette inoltre di rimarcare la linea editoriale,

espressa attraverso la scelta delle notizie a cui attribuire una rilevanza da prima pagina, operazione

che in precedenza non era applicata con sistematicità. Inoltre il settimanale elegge il colore azzurro

quale tratto distintivo della testata, che rende immediatamente riconoscibile il logo in prima pagina

e che verrà mantenuto anche nelle copertine successive 399 .

Dall’ottobre 1991 prende avvio l’idea di organizzare una festa del settimanale ogni anno, coinvolgendo

dipendenti e collaboratori e organizzandola in località diverse della diocesi, per rafforzare il

radicamento de Il Nuovo Diario Messaggero. La prima si tiene a Bubano, nei locali parrocchiali. Si

organizza una tavola rotonda su come i media hanno trattato il crollo del muro di Berlino, avvenuto

nel 1989; partecipano Angela Buttiglione del TG1, il senatore Franco Ricci, il vescovo Giuseppe Fabiani,

mons. Roberto Zagnoli di Ravenna, moderati dal giornalista Aureliano Bassani. Nei giorni

seguenti partecipa anche il campione motociclistico Loris Capirossi 400 .

Dal 15 al 18 ottobre 1992 si tiene la seconda festa del settimanale, con un convegno dal titolo:

Disinformazione dai 4 punti cardinali, con la partecipazione di Nerino Rossi, giornalista di Radio 2,

mons. Giuseppe Fabiani, don Roberto Zagnoli, moderati da Aureliano Bassani; viene inoltre organizzato

un concorso fotografico, con una giuria presieduta da Sergio Sangiorgi e formata da Gianni

Sanna, Napoleone Calamelli, Luciano Contarini, Giovanni Raffuzzi e Maurizio Barelli 401 .

L’1 settembre 1996, nel momento in cui lascia la direzione del giornale, mons. Giacometti riceve

dal vescovo Fabiani la seguente lettera:

399

Baistrocchi, Vita da copertina, cit., p. 19-20.

400

Cfr. Silvia Liverani, Pluralismo non lottizzazione, «Il Nuovo Diario Messaggero», 26 ottobre 1991, p. 20; Federica

Ferri, Intervista a Loris Capirossi. Il pensiero al 1992, ibidem.

401

Cfr. Dal 15 al 18 ottobre 1992 siamo di nuovo in festa, ibidem, 3 ottobre 1992, p. 4.


196

Con la mente e con il cuore

Loris Capirossi, campione di motociclismo, residente a Borgo Rivola, comune di Riolo Terme, legge Il Nuovo Diario

Messaggero del 29 settembre 1990. Collezione privata. Foto Gian Luca Carnevali.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 197

Rev.mo Monsignore, nell’atto in cui lascia la direzione del settimanale diocesano

«Il Nuovo Diario Messaggero» è mio dovere, un dovere che risponde a profondi

sentimenti dell’animo, ringraziarLa vivamente a nome della Diocesi e mio personale

del lavoro svolto per tanti anni con passione, intelligenza, equilibrio e tanta serenità,

per una lettura di Fede degli avvenimenti locali, nazionali ed internazionali,

che toccavano la dignità della persona, della famiglia, del suo diritto a scegliere la

scuola per i figli e ad essere considerata in questa nostra società, sempre più povera

di valori autentici, un soggetto da rispettare, difendere, valorizzare a tutti gli effetti

per il bene stesso della comunità. Il giornale, sotto la Sua direzione, ha sempre riportato,

con un commento che ne accentuasse l’attualità, l’insegnamento del S. Padre,

la vita della Chiesa, della Diocesi, con una sottolineatura particolare per il lavoro

delle parrocchie e delle aggregazioni cattoliche. Sarà questa la linea di fondo che

continuerà sotto la nuova direzione, trattandosi di un settimanale cattolico nel senso

pieno del termine. Il Suo impegno è stato veramente ammirevole anche per il dispendio

di energie fisiche, nonostante la salute non più ottimale e le diverse responsabilità

diocesane a cui doveva far fronte con lo spirito di incondizionato servizio

per la Chiesa che La caratterizza. Tante grazie, Monsignore! Sono certo che, sia

pure in forma diversa, la Sua presenza non mancherà al giornale, a cui auguro uno

sviluppo sempre maggiore per l’importanza che ha in una Diocesi e per l’aiuto che

offre a chi si sente cristiano, e tale vuol essere, per rendere sempre più personale e

motivata la sua fede e per conoscere la vita della sua Chiesa particolare, Diocesi e

parrocchia. Il Signore L’accompagni sempre.

Con cordialità Imola, 1 settembre 1996

Giuseppe, vescovo 402

Testimonianze e ricordi

Marco Visani, giornalista

È una fredda mattina del gennaio 1984, con una di quelle nebbie

che – come dicevano i nostri vecchi – ci si appoggia la bicicletta. Io non

ho ancora compiuto 17 anni e frequento il terzo anno del liceo classico.

Don Francesco Giacometti – don Jack, come lo chiamavamo al Rambaldi

– ne ha 58 e da tre mesi dirige Il Nuovo Diario Messaggero. Le nostre

strade si erano incrociate nei due anni del ginnasio, durante i quali

era stato il mio insegnante di religione. «Ti andrebbe di collaborare a

Il Nuovo Diario Messaggero?» mi chiede quella mattina incrociandomi

nei corridoi della scuola. «E sono domande da fare?» penso io, ma ovviamente

non glielo dico, trasformando il mio entusiasmo per quella

inattesa proposta in un sì incondizionato. Il giorno dopo gli consegno il mio primo lavoro: la rielaborazione

di un compito in classe di italiano (titolo: Quale fede?) che mette maldestramente

insieme l’entusiasmo genuino, le idee confuse e lo stile acerbo di un adolescente. Lui me lo pubblica

l’11 febbraio senza cambiargli una virgola, io ci prendo gusto. Fino alla maturità non passa

praticamente un numero senza che il settimanale esca con qualcosa di mio: vado a incontri pub-

402

Cfr. Passaggio di consegne al Nuovo Diario Messaggero, «Bollettino della Diocesi di Imola. Atti ufficiali della Chiesa

particolare», n. 2, luglio-dicembre 1996, p. 25-26.


198

Con la mente e con il cuore

Un incontro conviviale di dipendenti e collaboratori del settimanale diocesano in località Casone, in parrocchia di

Sant’Andrea in Sintria, di proprietà di Pierfranco Santandrea. Da sinistra si distinguono Pierfranco Santandrea, sua

madre Agnese Zaccarini, don Francesco Giacometti, don Albano Calamelli, Paola Masi, Brunella Valli. ANDMI.

Paola Masi al lavoro nella sede di via Emilia 69, al primo piano di palazzo Monsignani. ANDMI.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 199

blici e scrivo un resoconto, leggo un libro e lo recensisco, sento di avere un’opinione da esprimere

e la esprimo. È grazie a questa intensa attività che il 25 marzo 1986, non ancora diciannovenne,

riesco a iscrivermi all’ordine dei giornalisti, come pubblicista.

Il mio impegno continuativo in “redazione” inizia poco più tardi, a giugno 1987. Uso di proposito

le virgolette perché in quel periodo Il Nuovo Diario Messaggero una redazione l’aveva, al

primo piano dello scalone di palazzo Monsignani, ma gli uffici venivano usati solo per rinnovare

gli abbonamenti. La vera cucina del giornale la faceva don Francesco nel suo studio di via IX Febbraio

2, all’angolo del palazzo vescovile, in fondo al lungo corridoio dell’Azione Cattolica all’ingresso

del quale parcheggiava la sua Panda (ne cambiò quattro, due avorio e due bianche). Oggi

nei giornali i testi viaggiano sulle schermate di piattaforme editoriali dedicate, o quantomeno

tramite e-mail. A quei tempi il centro di consegna degli articoli era la sua buchetta della posta, in

cui i collaboratori depositavano i loro dattiloscritti. In qualunque ora del giorno e della notte le

altre incombenze di curia lo lasciassero libero, apriva quel contenitore debordante di carte e con

pazienza le “passava” leggendole, correggendole e titolandole.

Era un sistema che, nella sua estrema semplicità, anticipava quello che oggi chiameremmo un

open source. Non esisteva infatti un timone, cioè una scaletta con la scansione delle pagine e degli

argomenti né, tantomeno, un briefing settimanale di redazione, per la disarmante ragione che la

redazione era lui, don Francesco, vero direttore-operaio. Come una città medievale, messa su al bisogno

senza un piano regolatore, Il Nuovo Diario Messaggero nasceva in base alla disponibilità di

chi scriveva. Che solo in minima parte era concertata con il direttore, il quale veniva a conoscenza

degli argomenti che il suo stesso giornale avrebbe trattato semplicemente aprendo la cassetta delle

lettere. Capitava, così, che qualcuno scrivesse rendendo un oggettivo servizio al settimanale, mentre

altri se ne servissero per promuovere un interesse personale o dell’associazione in cui militavano.

Don Francesco, da una parte voce ecumenica della Chiesa locale (era anche vicario generale),

dall’altra consapevole che, in un’organizzazione del lavoro in larga misura volontaria, bisognava

fare pranzo con quel che si trovava al mercato senza scontentare nessuno, raramente rifiutava o

censurava un intervento. Salvo mettersi regolarmente le mani in testa il giovedì in tipografia declamando

sconsolato: «Sono un uomo rovinato: anche questa settimana ci tocca fare 40 pagine»:

foliazione che, rispetto alle 28 o alle 32 da cui si era partiti all’inizio dell’era tabloid, significava

costi più elevati a parità di introiti dalle vendite in edicola, dagli abbonamenti e dalla pubblicità.

Lo schema di lavorazione del prodotto era in definitiva rudimentale, solo all’apparenza meccanico

e in realtà molto laborioso: raccogliere gli originali, dar loro una parvenza di editing, portare

(almeno due volte al giorno, tra il lunedì e il giovedì) il tutto alla Galeati per la fotocomposizione.

Di tutto questo, quantomeno sino all’estate del 1987, si faceva carico regolarmente e unicamente

don Francesco. Alla Galeati i testi, sotto forma di lunghe bobine di carta lucida poi tagliate,

venivano pinzati agli originali corrispondenti e sottoposti ai correttori di bozze prima del

giorno dedicato all’impaginazione.

I revisori di bozze sono una figura oggi purtroppo scomparsa dalle redazioni, visto che il migliore

dei correttori ortografici è meno capace del peggiore tra i lettori reali. Fino a che la fotocomposizione

era fatta alla Galeati, la piccola squadra di volontari veniva direttamente in tipografia,

il giovedì pomeriggio (allora il giornale usciva il sabato). Ai tempi il gruppo era composto

da Pierfranco Santandrea, Giorgio Dalmonte, Etna Spadoni, Maria Bassani e Giuseppe Geminiani.

Nei primi tempi si aggirava tra i tavoli anche monsignor Carlo Ferri: quell’ora che trascorreva

ogni settimana in tipografia gli serviva probabilmente a dimostrare che era ancora utile al giornale,

nonostante non lo dirigesse più. Passava da tutti e a tutti offriva una caramella.

Quando la battitura dei testi venne esternalizzata all’Alfa Fotocomposizione, in via Emilia 27,

il mio ruolo diventò anche quello di fare il pony delle bozze: il martedì sera andavo a ritirare le


200

Con la mente e con il cuore

Incontro conviviale di dipendenti

e collaboratori del settimanale

diocesano. Imola, ristorante

La Tavernetta, gennaio 1991.

ANDMI. Si distinguono: in piedi

don Francesco Giacometti; al

tavolo in primo piano, da sinistra:

Bruno Dalmonte, Vittoria

Raffellini, Paola Accattoli, Brunella

Valli, Paola Masi.

Incontro conviviale di dipendenti

e collaboratori del settimanale

diocesano. Imola, ristorante

La Tavernetta, gennaio 1991.

ANDMI. Da sinistra: Patrizia

Passerini, Marco Visani, Gabriele

Mecarelli.

Incontro conviviale di dipendenti

e collaboratori del settimanale

diocesano. Imola, ristorante

La Tavernetta, gennaio 1991.

ANDMI. Si riconoscono: Gabriele

Gallo di Castel San Pietro

(primo a sinistra), Vittorino Tocchi

di Castel San Pietro (quarto

della fila a destra), Bruna Cattabriga.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 201

cartelline che contenevano gli originali dattiloscritti e le relative strisciate e le smistavo portandole

in giro per Imola ai correttori, che ci avrebbero passato la serata; l’indomani, di buon mattino,

sarei andato a riprenderle riportando il tutto alla destinazione iniziale perché le correzioni venissero

integrate. Il gruppo si era allargato ed era particolarmente eterogeneo. Ne facevano parte il

canonico Augusto Sermasi, Cristina Gasparri, Tonino Sgubbi e, del primo gruppo che veniva alla

Galeati, ancora Giuseppe Geminiani. A lui le bozze le portavo a piedi: abitava a due passi da me,

ragion per cui mettevo la macchina in garage e lo tenevo per ultimo. Con Pino non era mai una

semplice operazione di consegna e ritiro: mi raccontava delle sue giornate, dei suoi nipoti, della

sua vita di quando lavorava in banca, delle gite al mare durante le quali, anche passati i settanta,

non disdegnava di cimentarsi con la tavola a vela.

A proposito di cartelle. Don Francesco aveva trovato un modo tutto suo per identificare velocemente

le strisciate: quelle che cominciavano per 1 (seguito da un trattino e un numero progressivo)

erano i testi per la prima pagina, 2 stava per la cronaca di Imola, 10 per Lugo, 14 per i paesi,

16 per la vita ecclesiale, 20 per le lettere, 22 per lo sport, 28 per la beneficenza e i necrologi. Quando,

impaginando a vista, come era d’uso allora, si creava un vuoto in pagina, chiedeva: «Avete

una 2? Ce n’è ancora del 16?» oppure: «C’è mezza 14 che non so più dove mettere». E noi, che

conoscevamo i codici a memoria, capivamo al volo.

Tra le figure più presenti e insieme discrete, nelle lunghissime giornate in tipografia, quella di

Giovanni Casadio, che si occupava della pagina del Centro Missionario Diocesano, e che è mancato

troppo presto. Di Giovanni ricordo la grande cortesia e l’autentica professionalità. Gestiva,

insieme con il fratello Roberto, un’agenzia di pubblicità e ci capiva molto più lui da solo, di stile

editoriale, che tutti noi messi assieme. Una figura simile alla sua quella di Angelo Visani, al tempo

presidente dell’Azione Cattolica diocesana e di professione grafico editoriale, molto spesso al

fianco dei tipografi nell’aiutarci a chiudere in tempo. Con l’uscita anticipata al venerdì quello che

un tempo era il giovedì pomeriggio alla Galeati si spalmò tra il pomeriggio del mercoledì e l’ora

di pranzo del giovedì. Arrivavamo in via Selice verso le 16, quando oramai i colleghi di Sabato

Sera (capitanati dal direttore Giorgio Bettini e dal suo vice Gabrio Salieri) stavano chiudendo il

numero: di solito ci affiancavamo per un paio d’ore e restavamo sino a fine turno (che smontava

alle 20). All’inizio, usando solo uno dei tecnici lasciati liberi dalla concorrenza, poi, man mano

che gli altri finivano, avendo l’intero reparto di cinque operatori a nostra disposizione. Il giovedì,

sveglia alle 4 per essere in tipografia alle 5 di mattina e chiudere verso mezzogiorno. Recuperata

qualche ora di sonno, nel pomeriggio tornavo in tipografia per ritirare le prime copie ancora calde,

appena uscite dalla rotativa. Solo a ripensarci, ancora sento il profumo dell’inchiostro. L’emozione

di sfogliare per la prima volta le pagine di un giornale per cui ho scritto qualcosa e che

tutt’oggi, dopo tanti anni di mestiere, non mi abbandona, è nata in quei pomeriggi in via Selice.

La tipografia è stata, per me, una vera palestra professionale. È lì che ho imparato ad avere il

senso del giornale nel suo insieme, a capire come si risolvevano i piccoli problemi, il più delle volte

derivanti dall’eccessiva prolissità di autori non professionisti, che bisognava regolarmente tagliare.

E al tempo non era un modo di dire perché lo strumento non era la funzione “taglia” di un

computer (che infatti non avevamo) ma un cutter. Dovevi tagliare senza tuttavia applicare quella

che io chiamavo la regola del salame (cioè far fuori l’ultima fetta) ma dandogli un senso. Il che, a

volte, significava riassumere a razzo una parte di testo scrivendola sulle vecchie Olivetti della Galeati

mentre il tipografo di turno faceva la posta alle tue spalle per ribatterla, stavolta, sul suo videoterminale

e trasformarla nuovamente in strisciata.

In quegli anni mi occupavo prevalentemente della cronaca di Imola, poi della prima pagina.

Per un certo periodo mi fu chiesto di gestire anche lo sport (senza che mi fosse chiara la differenza

tra pallamano e pallacanestro) ma soprattutto di coordinare Lugo. Al tempo la quasi totalità


202

Con la mente e con il cuore

dei testi della città era preparata da Arrigo Antonellini mentre la signora Rosella, nell’ufficio di

via Codazzi, raccoglieva gli abbonamenti e i contributi dei pochi altri collaboratori. A differenza

di quel che succedeva a Imola, per Lugo non avevamo il ben che minimo archivio fotografico per

cui all’inizio uscivano pagine “mattone” con pochissime immagini e tanto testo. Per un anno rimediai

riproducendo all’infinito poche immagini del pavaglione, della rocca, del monumento a

Baracca e del chiostro della Collegiata che avevo trovato in alcune cartoline illustrate comperate

in una tabaccheria del centro. Quando mi resi conto che riprodurre a nastro sempre le stesse foto

era quasi peggio che non averne nemmeno una, chiesi e ottenni un piccolo budget al direttore. E

con il mio amico fotografo Marco Isola passammo un’intera giornata in giro per Lugo per crearci

un archivio decisamente più vario.

Intanto a Imola istituzioni e partiti politici avevano scoperto le gioie della conferenza stampa:

non c’era evento o situazione, il più delle volte oggettivamente banali, e come tali risolvibili con

un semplice comunicato, che non venissero solennizzate invitando i cronisti delle varie testate.

Servivano rinforzi, e fu soprattutto per non mancare a questi inviti che misi insieme una piccola

squadra di collaboratori miei coetanei, tutti studenti universitari. A parte Gabriele Mecarelli e

Mirco Cantelli erano ragazze: Claudia Gollini, Francesca Campomori, Patrizia Passerini, Nicoletta

Saponelli, Simona Nanetti. Alcune di loro ci davano una mano anche in tipografia. Quando

finivano il turno, don Francesco le congedava con il suo abituale «Il Signore vi accompagni e vi

benedica». Uno dei montaggisti, cioè degli addetti che materialmente costruivano le pagine sui

tavoli luminosi incollando le strisce di carta gommata, e che era particolarmente sensibile al fascino

femminile, lo correggeva immancabilmente: «Lasci perdere, don Francesco: il Signore ha già

tanto a cui pensare. Le accompagno io, queste fanciulle».

Il clima rilassato, amichevole e spesso persino scherzoso che aleggiava nello stanzone della Galeati

in cui facevamo il giornale fu il terreno di coltura di un singolare, clamoroso e per certi versi

grave incidente di cui ci rendemmo responsabili noi ragazzi. Nei tavoli degli impaginatori c’era

una scatola – oggi la chiameremmo una media library – che conteneva i loghi più frequentemente

usati nelle varie pubblicazioni, tra cui quelli dei partiti politici. Per una facezia, uno di noi ebbe

la non brillante idea di appiccicare il simbolo del PCI alla manchette pubblicitaria del supermercato

Famila che apriva le pagine sportive, accanto alla testatina. Il diavolo quella volta fece pentole

e coperchi, perché quello che doveva essere uno scherzo (neanche particolarmente divertente,

a dire il vero) sfuggì al controllo finale. E il giornale uscì stabilendo un’inedita joint venture tra il

Famila e il partito comunista italiano. Neanche se lo sentisse, quel giovedì fu Gabriele Mecarelli

il primo ad andare alla Galeati a prendere una copia de Il Diario. Io lo seguii senza incrociarlo e

– forse anch’io inconsapevolmente subodorando qualcosa – ritirai il giornale ma, stranamente,

non lo sfogliai. In serata ricevetti la sua chiamata: «Guardati l’apertura dello sport, in alto». Iniziai

a sudare freddo. Gabriele si offrì di andare personalmente da don Francesco per spiegare la

situazione e scusarsi, con la promessa di richiamarmi subito dopo. La seconda chiamata tardava

ad arrivare, e mi parve che non fosse un buon segno. Quando finalmente il telefono squillò, con

voce sommessa mi disse: «Devo assolutamente vederti, è successo un putiferio». Era successo

che don Francesco, sentendosi responsabile per l’omesso controllo, non solo si era dimesso da direttore

del giornale, ma persino da vicario generale. Capimmo di averla fatta grossa, e a nulla valsero

i nostri tentativi di spiegargli che la colpa era tutta e solo nostra, e che lui non c’entrava assolutamente

niente. Lo stesso don Francesco ha citato l’episodio nel suo libro La casa crolla nasce la

speranza (Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, Imola, 1997, p. 145) anche se nel suo racconto

mancano i retroscena.

L’indomani, entrando nella redazione de Il Resto del Carlino (con cui ugualmente, al tempo,

collaboravo) venni infatti accolto dalla collega Lidia Golinelli con una faccia da rimprovero:


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 203

Il correttore di bozze Giuseppe Geminiani e Paola Masi. Imola, sede di via Emilia 69, al primo piano di palazzo Monsignani,

1 giugno 1992. ANDMI.

Convegno al teatro comunale di Imola moderato da Il Nuovo Diario Messaggero. Imola, 23 settembre 1993. Da sinistra:

Aureliano Bassani, mons. Francesco Giacometti, cardinale Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo, Raffaello

De Brasi, sindaco di Imola, madre Maria Rosa Novello, superiora generale delle Piccole Suore di Santa Teresa di Gesù

Bambino. ANDMI.


204

Con la mente e con il cuore

– Ma come? Non mi racconti niente del sabotaggio?

– Che sabotaggio?

– Quello di cui mi ha appena parlato Vittorio Feliciani (capogruppo DC in consiglio comunale).

– Ovvero?

– Quelli di Sabato Sera hanno sabotato Il Nuovo Diario Messaggero appiccicando il simbolo

del loro partito su una vostra pubblicità: lui sta preparando un’interpellanza al sindaco che

verrà discussa lunedì in consiglio comunale.

Insomma: la notizia del disastro stava girando. Ma nessuno conosceva la verità. Chiamai al

volo Vittorio, gli spiegai cos’era effettivamente successo – che dunque Sabato Sera non c’entrava

assolutamente niente – e lo scongiurai di fermare ogni iniziativa. Consapevole che, a questo punto,

un atto goliardico rischiava di trasformarsi in una crisi istituzionale, insieme a Gabriele chiesi

udienza al vescovo per spiegargli com’erano andate realmente le cose. Ce la concesse per il martedì

successivo. Avendone seguito passo a passo la nomina, la consacrazione episcopale e l’ingresso

in diocesi, conoscevo bene monsignor Giuseppe Fabiani, eppure non mi era mai capitato di avere

un incontro a tu per tu con lui. La sua figura elegante e discreta e la sua fama di uomo di grande

cultura mi mettevano in soggezione. Ma soprattutto ero veramente inquieto per il pasticcio clamoroso

in cui, senza volerlo, avevamo cacciato il povero don Francesco. Il fatto di non essere direttamente

coinvolto nella situazione (nella quale si trovò catapultato solo per quell’offerta multipla

di dimissioni che dovette sembrargli alquanto bizzarra) fece sì che il vescovo fosse il solo, in

tutta la città, a non aver perso il senso della misura: «Ho capito cos’è successo: una ragazzata. Le

dimissioni di monsignor Giacometti le ho formalmente respinte stamattina. Tornate pure a dargli

una mano. Buon lavoro, ragazzi». Noi tornammo prima di tutto a respirare. Alla fine di

quell’intricatissima vicenda un danneggiato, cioè il supermercato, effettivamente ci fu. Chiese, e

ottenne, un anno di pubblicità gratis come forma di risarcimento. Don Francesco non serbò il

minimo risentimento nei nostri confronti per quell’incidente, che anzi ci fece sentire ancora più

amici e in fondo complici. Raramente ci sgridava. Ci lasciava liberi di fare, disfare, proporre e, soprattutto,

di sbagliare. E di trarne responsabilmente le conseguenze.

Quando, man mano che la videoscrittura s’imponeva nel mercato editoriale, fu chiaro che

era meglio mettersi in proprio, Il Nuovo Diario Messaggero acquistò alcuni personal computer e

assunse le sue prime dipendenti – Antonella Geminiani, Brunella Valli e Paola Masi – che alternavano

le incombenze amministrative con la battitura dei testi. Fu allora che la sede di palazzo

Monsignani iniziò a diventare a tutti gli effetti una redazione: nello stanzone in fondo, che affacciava

sul parcheggio, lavoravamo in una decina di persone. In quei primi computer girava un

software universale che faceva un po’ di tutto e infatti non faceva bene praticamente niente. Fu

in quegli anni che, dalla semplice produzione di strisciate da montare manualmente in tipografia,

iniziammo ad avventurarci nell’allora nuovissimo terreno della videoimpaginazione. C’era

un sistema editoriale, chiamato Hyphen, in realtà più adatto a tabelle, listini e produzioni schematiche

che non al complesso layout di un settimanale. Il Nuovo Diario Messaggero affrontò

l’avventura grazie all’impegno di don Albano Calamelli, prete con il bernoccolo dell’elettronica,

che alternava le sue funzioni di cerimoniere vescovile a quelle di videoimpaginatore, affrontando

con spirito da vero nerd la difficile coesistenza di testi e immagini dentro il monitor

dell’Hyphen. Ma in una notte della primavera 1992 ignoti galantuomini visitarono la redazione

facendo razzia di tutti i nostri computer a sole 72 ore dalla chiusura. Abituati a fare ogni settimana

l’impossibile, ce la cavammo anche quella volta.

Ebbi occasione, grazie a Il Nuovo Diario Messaggero, di incontrare personaggi famosi in visita

a Imola: Luciano Lama, Luca Goldoni, Giovanni Spadolini, Francesco Cossiga ma, soprattutto,


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 205

il papa. Fu in occasione della visita di Giovanni Paolo II in Romagna che l’ufficio stampa interdiocesano

appositamente costituito per l’evento mi assegnò il mio primo pass, grazie a cui ebbi

occasione di vedere Karol Wojtyla a distanza di non più di due metri mentre, sul prato della rocca,

il sindaco Bruno Solaroli gli porgeva il benvenuto della città, raccontandogli gli imolesi come

«tante formiche generose e solidali, capaci di sperare anche contro ogni speranza».

A più riprese, a partire dal 1991, don Francesco tentò di convincermi a dedicarmi in modo

esclusivo a Il Nuovo Diario Messaggero; mi propose anche un’assunzione. A malincuore, perché

amavo veramente il giornale e avevo con lui un rapporto speciale, declinai l’offerta: avevo in animo

di tentare strade diverse. Con il dicembre 1992 si concluse, dopo nove anni, la mia esperienza;

a gennaio 1993 entrai alla Conti Editore di Bologna e superai l’esame di abilitazione per diventare

professionista due anni più tardi. Da allora ho lavorato, come redattore, caporedattore,

autore o consulente editoriale per non meno di venti testate, in Italia e all’estero, senza contare gli

editori per i quali scrivo libri di storia industriale, che sono da tempo il mio ambito di specializzazione.

Anche se ci sono stati – e ci sono – ambienti in cui mi sono sentito veramente a mio agio,

in nessuno ho mai più ritrovato la voglia di fare, di sperimentare, di imparare, e il senso di appartenenza,

che mi accompagnarono in quegli straordinari anni a Il Nuovo Diario Messaggero. Anche

se non sono vecchio (ho solo iniziato molto presto), mi permetto di dare un consiglio ai giovani

colleghi che fanno oggi il giornale, e a tutti quelli che lo faranno in futuro. Una cosa che mi

è rimasta qui da quando successe il fattaccio e che ho applicato in tutti i giornali in cui ho successivamente

prestato la mia opera. Quando verificate le cianografiche prima di andare in stampa, la

prima cosa da controllare sono – sempre! – le pubblicità. Non si sa mai ...

Gabriele Mecarelli, docente universitario

Andrea Ferri, che ringrazio, mi ha chiesto di ricordare brevemente,

a titolo di testimonianza, l’esperienza giovanile della mia collaborazione

con Il Nuovo Diario Messaggero (fra gli anni licea li e universitari che

corrono dal 1988 al 1993). Questo esercizio impone – per esorcizzare

l’imbarazzo di ritornare trent’anni nel passato – di cercare di rintracciare,

attraverso un’esperienza personale (necessariamente non interessante)

– tracce della “grande” storia cittadina e nazionale di e come

questa si rifletteva nella “piccola” storia del settimanale e nelle nostre

“piccolissime” vicende di redazione.

Erano – ovviamente – gli anni della caduta del muro di Berlino,

dell’effervescenza referendaria e dei prodromi di quella che sarebbe stata la fine della Prima Repubblica,

con i movimenti referendari, la crisi dei partiti tradizionali, la frantumazione dell’elettorato

cattolico.

A Imola, Marcello Grandi era sindaco, il periodo della giunta monocolore arrivava al crepuscolo,

il mondo cattolico giovanile era moderatamente diviso (anche se non ancora politicamente)

tra l’Azione Cattolica e Comunione e Liberazione. Senna era stato per tre volte, prima del

dramma del Tamburello, re del Gran premio di San Marino. E per gli amanti del basket, l’Andrea

Costa infiammava, dopo i successi folgoranti del 1986-1987, il palazzetto dello sport di via Volta.

Nel “piccolo mondo” de Il Nuovo Diario Messaggero, erano gli anni in cui il direttore responsabile,

don Francesco Giacometti (che avevo come molti giovani imolesi conosciuto come insegnante

di religione) aveva deciso, in uno slancio che a quasi trent’anni di distanza mi appare ancora

oggi forma di generosa follia, di riunire attorno a sé un gruppo di giovani, maggiorenni o giù

di lì, e di dare loro delle responsabilità operative nelle varie sezioni del giornale. Ed è così che,

grazie a Marco Visani, incontrato al Carlino Imola, che di questa giovane squadra (nella sua pri-


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Con la mente e con il cuore

Don Francesco Giacometti nella sede del settimanale diocesano in via Emilia 77. ANDMI.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 207

ma configurazione) era l’incontestato leader, mi ritrovai arruolato in questa avventura editoriale

con altri coetanei: dapprima incaricato di coprire lo sport, poi della coordinazione della sezione

sportiva (il Diario Sport) e infine – dopo la partenza di Marco, che iniziò la sua carriera di giornalista

professionista – della coordinazione di altre sezioni del giornale, sotto lo sguardo sempre

benevolo di don Giacometti e degli altri “permanenti” della redazione. Questa squadra di giovani,

necessariamente entusiasti (e ovviamente immaturi), visse in quei quattro anni a geometria

variabile (non posso non ricordare Francesca Campomori e Mirco Cantelli, che ha già raccontato

questo periodo in un ricordo di don Giacometti, all’occasione della sua morte). E fummo, nonostante

l’inesperienza, partecipi di evoluzioni importanti nell’organizzazione della redazione de Il

Nuovo Diario Messaggero.

Penso innanzitutto alla struttura stessa del giornale e all’organizzazione della redazione.

Erano gli anni della rivoluzione informatica nel settore grafico, con l’avvento del desktop publishing

(il computer Macintosh II era uscito nel 1988). Di questa rivoluzione, eravamo i testimoni

affascinati: la tecnologia offriva nuove possibilità e liberava la fantasia nella concezione del giornale.

In redazione “copiavamo” i menabò dei giornali che ci sembravano più moderni (quanto ci

piacevano le doppie pagine di Repubblica, con grandi foto al centro ...). E il mercoledì mattina,

verso le cinque, eccoci alle Grafiche Galeati per costruire, a partire dai nostri schemi grafici, il settimanale.

Intendiamoci: rispetto a oggi le cose erano ovviamente più difficili, la diffusione di

computer personali era limitata e il numero di battute si otteneva ancora utilizzando delle pagine

tipo (delle specie di gabbie da riempire con la macchina da scrivere), per materializzare la quantità

di battute. Per avere continuato a frequentare il mondo dell’edizione, furono anni storici.

Vivevamo la transizione tra due mondi.

Il vecchio mondo era quello dei timoni (cioè la successione delle pagine con i relativi argomenti

trattati), preparati prima di arrivare in tipografia, dove i testi erano stati stampati su lunghe bande.

Lì, il posizionamento di immagini e testi sul foglio avveniva grazie a una macchina speciale,

l’inceratrice, che li impregnava di cera (appunto) rendendoli adesivi ma facilmente riposizionabili

sulla pagina. Ed è solo una volta che l’intero giornale era stato completato, che le varie doppie

pagine venivano fotografate dal linotipista per realizzare delle pellicole, e infine stampate.

Il nuovo mondo, alle porte, era quello del graphic design, che di lì a poco avrebbe reso obsolete

tutte queste tecniche. Ecco in un numero del 19 ottobre 1991 «un grande fotoservizio di Photosprint»

(!). «Come nasce il vostro giornale», con tutta la redazione: don Albano e il suo fantascientifico

per l’epoca Hypen (il commento dell’articolo fa oggi sorridere: «un computer molto

sofisticato che permette non solo di battere i pezzi ma anche di impaginarli», l’ufficio (Antonella

Geminiani, Brunella Valli e Paola Masi) e ovviamente noi in redazione.

Ma questa ricerca di una nuova matrice grafica era senza dubbio per noi tutti l’espressione di

qualcosa di più profondo. Anche se investiti solo di aspetti operativi e non strategici, eravamo

consapevoli dell’evoluzione che viveva il giornale: la questione della pubblicità, la ricerca di una

linea editoriale certo sempre legata al mondo diocesano, ma sicuramente più laica, o in ogni caso

consapevole del ruolo sociale dell’informazione di un settimanale come Il Nuovo Diario Messaggero,

come testimoniano vari articoli legati alla vita economica, sociale e politica della città.

Di questi nuovi equilibri eravamo nello stesso tempo testimoni e attori, beneficiando di una libertà

editoriale straordinaria. Fiducia (eccessiva forse) nella gioventù? Quello che è certo è che

non ricordo nessuna censura, nessuna proibizione, anche quando, rileggendo, la forma poteva apparire

polemica, o un po’ troppo diretta (un esempio, che può far sorridere oggi: in un’intervista

del nuovo vice-sindaco socialista e membro della prima giunta non monocolore imolese, «I socialisti:

per sei anni duri con il PCI, oggi in giunta con il PDS. Come si giustificano con chi li ha vo-


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Con la mente e con il cuore

tati e con tutta la città?»). Espressione chiara non solo della fase di ricomposizione del panorama

politico locale, ma anche della straordinaria libertà di espressione che esisteva nella redazione ...

Certo, non bisogna esagerare, su Il Nuovo Diario Messaggero dell’inizio degli anni Novanta

non soffiava, per anticipazione, il vento imprenditoriale di una startup. Ma esisteva senza dubbio,

nella direzione, e particolarmente in don Francesco Giacometti, una volontà ferrea di avere fiducia

nei giovani. Una fiducia spontanea, contro ogni logica apparente, aldilà degli inevitabili testa-coda

cui la spensieratezza conduce, come in occasione del fattaccio della pubblicazione, per

uno scherzo mal terminato in tipografia, del logo del PDS in una pubblicità sportiva ... E credo in

fondo, aldilà della bella esperienza giornalistica che Il Nuovo Diario Messaggero mi ha offerto, se

dovessi, trent’anni dopo, e oggi docente universitario all’estero, sintetizzare l’essenza di questa

esperienza, direi senza dubbio: la fiducia nella gioventù. Spero sinceramente domani di avere, con

i miei studenti, la stessa “follia” che ebbe don Francesco Giacometti nei nostri confronti, quando

correvo in bicicletta il lunedì sera per infilare, nella sua buchetta delle lettere, l’articolo sull’ultima

partita dell’Andrea Costa. La follia di avere (sempre e comunque) fiducia nella gioventù.

Brunella Valli, ex dipendente

Scrivo con piacere questo mio ricordo di don Francesco, in quanto

ho condiviso con lui diversi anni della mia vita lavorativa, è stato un

grande maestro che mi ha insegnato molto, abbiamo condiviso valori e

ideali, e per lui sento tanta riconoscenza.

Era portatore di una fede ricca, che trasmetteva in maniera concreta

e fiduciosa al prossimo, era una persona molto semplice, ma un “grande”,

versatile, lungimirante, sempre avanti nei tempi, attento e profondo

nelle cose sia terrene che spirituali.

Sotto la sua direzione il rinnovamento nel giornale fu importante.

Fu propulsore e motore di cambiamenti non solo tecnologici, ma per

tutta la struttura organizzativa, per le scelte economiche, amministrative, giuridiche e logistiche

che gettarono le basi su quella che diverrà poi l’attuale redazione del settimanale.

La sua fu una strategia di lungo periodo e al suo fianco, perseguendo i suoi progetti, ho vissuto

le varie evoluzioni.

Per lui il settimanale era uno strumento importante per promuovere la fede e sostenere la

Chiesa diocesana. Ne era fermamente convinto e lo curava e dirigeva contemporaneamente a tanti

altri incarichi che gli erano stati assegnati. Ho conosciuto don Francesco nel settembre del

1989, anno in cui venni assunta alle dipendenze del settimanale con un impiego a part-time. Lo

avevo incontrato in passato solo come sacerdote in alcune celebrazioni.

Dopo un colloquio che ebbi nel suo ufficio a Imola in via IX febbraio, al quale assistettero anche

altre due persone, dopo circa una settimana ricevetti la sua telefonata di conferma; mi comunicava

che se volevo potevo entrare a far parte della famiglia de Il Nuovo Diario Messaggero ... e da

qui ebbe inizio il mio viaggio-scoperta del giornale. Non avevo nessuna esperienza o conoscenza

legata all’editoria, di conseguenza il mio impegno doveva essere maggiore, in quanto il settore a

me era completamente sconosciuto.

Un impegno che lui sapeva fare aumentare gradatamente giorno per giorno, coinvolgendomi

in tante iniziative importanti e necessarie, infondendo fiducia nelle mie capacità, insegnandomi

ad acquisire forza dai valori della fede e delle proprie convinzioni.

La redazione e gli uffici erano collocati nel vecchio palazzo Monsignani, al primo piano all’interno

di alcune stanze grigie, poco luminose, stipate di pile di giornali, molto fredde in inverno e

torride in estate.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 209

La sala composizione delle Grafiche Galeati. Imola, anni Novanta del Novecento. ANDMI.

Angelo Visani e don Francesco Giacometti nella sala composizione delle Grafiche Galeati. Imola, anni Novanta del

Novecento. ANDMI.


210

Con la mente e con il cuore

Una volta entrati era però talmente tanto il coinvolgimento e la voglia di fare e sentirsi utili di

ognuno, che non si prestava più caso all’ambiente, anzi con l’atmosfera serena che si respirava, ci

sembrava pure bello.

Due piccole stanze fungevano da uffici e servivano per gli incassi degli abbonamenti, per il ritiro

del materiale da pubblicare e una segreteria-amministrazione molto vaga.

Chi non portava personalmente il materiale in ufficio poteva inserirlo nella buchetta della posta

che era situata a pianoterra. Molti preferivano consegnarlo direttamente nella buchetta dell’abitazione

di don Giacometti, di fianco al palazzo vescovile, per avere il pretesto di suonare alla sua

porta e poter parlare così con lui.

Attraverso persone del lughese che venivano a Imola, in una grossa busta arrivavano gli articoli

da pubblicare nelle pagine di Lugo, curati dalla signora Rosanna Sangiorgi (per tutti Rosella)

che seguiva anche gli abbonati di quella città; fungeva da redazione l’ufficio Acli di Lugo dove la

signora lavorava.

Anche da Castel San Pietro Terme arrivava il materiale da pubblicare nelle pagine riservate a

questa città grazie a due fedeli collaboratori, Vittorino Tocchi e Giovanni Bellosi, che settimanalmente,

per tanti anni, portavano personalmente prima il materiale e poi ripassavano a ritirare il

pacco con le copie del giornale appena stampato.

La stessa cosa avveniva per Castel Bolognese dove in prima persona Rino Villa faceva da giornalista

e da corriere.

Gli articoli erano in genere su fogli dattilografati a macchina o in molti casi scritti a mano.

A don Francesco gli impegni non mancavano, ma la sua disponibilità era sempre garantita a

tutti, pertanto i suoi tempi erano molto stretti e tutto ciò che poteva anticipare per portarsi

avanti lo faceva, anche se in piedi nel corridoio o fuori dalla porta di ingresso con gli scritti appoggiati

sul braccio scorreva velocemente gli articoli e prevedeva già come impaginarli; indicava

subito con la penna rossa in quale pagina, poi a margine scriveva il carattere e il corpo con cui

doveva essere battuto, metteva già anche il titolo e se era una cosa importante indicava se in neretto.

Collaboravano regolarmente alcune persone note nella città che curavano rubriche di attualità

e politica, come Aureliano Bassani, Domenico Lanzoni, Raffaele Benni, Gianfranco Borghi,

Sergio Sangiorgi, Giuseppe Gamberini, Giovanni Savini, politici locali e un giovane ex allievo liceale

di don Giacometti, Marco Visani, con molte capacità, idee e tanta voglia di fare. Egli collaborava

anche per le pagine locali del quotidiano Il Resto del Carlino, perciò era sempre piuttosto

aggiornato su ciò che accadeva a Imola e nei dintorni. La sua valida collaborazione venne poi

consolidata da un contratto di collaborazione remunerata. Il rapporto si interruppe agli inizi del

1993, quando fece la scelta di un incarico lavorativo vero e proprio.

Cogliendo il suggerimento di un giovane che don Francesco aveva conosciuto, Gabriele Mecarelli,

e con il supporto tecnico di don Calamelli, alla fine degli anni Ottanta si era avviato il percorso

della composizione dei testi all’interno della redazione.

L’addetta alla battitura dei testi era la mia collega Paola Masi, assunta prima di me, e Antonella

Geminiani (tutte e tre sposate con due figli ciascuno) l’aiutavamo negli orari in cui l’ufficio

non era aperto al pubblico. Potevamo contare anche sulla presenza silenziosa di don Albano e di

Bruno Dalmonte, oltre ai volontari che correggevano.

Per la redazione erano stati acquistati computer e stampanti, una volta dattilografati i testi venivano

salvati su floppy disk.

In quel tempo il lavoro della redazione consisteva nella battitura dei testi, rispettando le scelte

grafiche decise dal direttore che venivano attribuite durante la digitazione con dei codici numerici;

poi si stampavano e venivano letti dai correttori di bozze. Non era però visualizzabile la cor-


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 211

Dipendenti e collaboratori nella sede del settimanale diocesano in via Emilia 69. Imola, settembre 1993. ANDMI. Da

sinistra in piedi: Giuseppe Geminiani, Brunella Valli, Antonella Geminiani, Francesca Campomori, don Francesco

Giacometti, Bruno Dalmonte; da sinistra seduti: Paola Masi, don Albano Calamelli.

Nuovi impianti per l’impaginazione in proprio del settimanale diocesano. Imola, via Emilia 69. ANDMI. Da sinistra:

Paola Masi, Brunella Valli, mons. Giuseppe Fabiani, don Albano Calamelli, don Alberto Baraccani.


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Con la mente e con il cuore

rettezza dei codici attribuiti, questo lo si poteva vedere solo in tipografia, qui era possibile intervenire

per correggere, ma con addebito di spese.

La battitura dei testi andava dal lunedì al mercoledì sera. Ovviamente le pagine di cronaca,

come oggi, si chiudevano per ultime. Don Francesco insegnava a scuola tutto il mercoledì per tenersi

libero il giovedì per andare alla tipografia Galeati, dove si facevano il menabò e la stampa del

giornale.

Don Francesco arrivava molto presto in via Selice, sede della Grafiche Galeati; l’attendeva un

grosso lavoro manuale di precisione, che lui svolgeva con il personale della tipografia e alcuni volontari.

Andavano compilate le pagine con i testi incollando le strisce, messi i titoli, i sottotitoli, inserite

le fotografie con le didascalie e quando tutto era a posto si stampavano le lastre delle pagine,

una volta ultimate tutte avveniva la stampa.

In ufficio il giovedì aspettavamo il giornale con il batticuore, era un po’ la resa dei conti, se c’erano

stati problemi purtroppo si rallentavano i tempi di stampa e distribuzione. Una volta ultimato

il suo compito alla tipografia don Francesco andava in curia, dove portava il giornale appena

stampato al vescovo e dalle 10 in avanti riceveva i sacerdoti e spesso anche già i primi commenti

sul giornale.

Arrivava negli uffici de Il Nuovo Diario Messaggero solo dopo mezzogiorno.

Quando don Giacometti entrava curvo e serio era chiaro che c’erano state delle difficoltà, se

invece era allegro e disponibile era andato tutto bene. Ovviamente non erano solo gli errori grafici

a preoccuparlo, ma spesso anche le lamentele sulla collocazione delle notizie, il poco rilievo

attribuito alle stesse o l’errata interpretazione di una dichiarazione. Ma lui con disponibilità e diplomazia

cercava di aggiustare le cose e accontentare tutti.

Iniziava a sentire l’esigenza di un progetto editoriale nuovo, che cambiasse le modalità di preparazione,

un mezzo che consentisse di vedere la pagina subito, valutarla ed eventualmente modificarla

in ufficio. Avere strumenti tecnologici nuovi, che consentissero la preparazione completa

del giornale all’interno della redazione, con tempi meno pressanti, sarebbe stato l’ottimale.

Una volta stampato il giornale il mio compito era entrare nella prassi dei lavori dell’ufficio,

dove già lavorava Antonella, che era stata assunta prima di me e seguiva gli abbonamenti.

La situazione che toccai con mano mi sorprese e spaventò molto, le cose erano obsolete e arretrate

... ferme a molti anni addietro, tenute solo manualmente da volontari, non esisteva nemmeno

una calcolatrice ... mi vennero molti dubbi anche sulla mia scelta lavorativa, ... scoraggiata non potevo

fare a meno di confrontarla con la realtà nella quale avevo lavorato fino a poco tempo prima.

Ma spesso le situazioni difficili sono quelle che stimolano di più, e così accadde. Infatti una

grande dote di don Giacometti era far trovare alle persone nei momenti di difficoltà le potenziali

capacità (a loro stessi sconosciute) per trovare soluzioni e nuove opportunità.

Capacità e talenti che lui riconosceva nelle persone che gli stavano vicino e che cercava di fare

fiorire.

Don Francesco aveva un paio di mattine in cui prima di recarsi in curia passava dagli uffici per

prelevare il materiale dalla buchetta della posta ed era il momento più tranquillo per poter parlare

con lui ... Io cercavo di arrivare in anticipo proprio per questo e così lo mettevo al corrente delle

cose, gli ponevo i miei dubbi, proponevo quanto ritenevo necessario per l’ufficio. Non c’era

una calcolatrice ... Posso comprarne una? ... Magari anche usata, cosa ne pensa? Borbottava, poi

ci ripensava e acconsentiva.

Gli abbonamenti si gestivano tutti manualmente con schedine per ogni abbonato, dove si apponeva

il timbro dell’anno al momento del rinnovo, ovviamente tutte le ricevute venivano scritte

a mano.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 213

Patrizia Brunori e don Francesco

Giacometti in redazione

con una classe di alunni delle

scuole elementari. Imola, redazione

di via Emilia 77, 1996.

ANDMI.

Marco Visani al lavoro nella redazione di via Emilia 69. 1991-1992. Collezione privata.


214

Con la mente e con il cuore

Io: «Cosa ne dice lei se ci facessimo fare un programma (software) per gestire gli abbonamenti

con un computer?». Lui: «Ma è proprio necessario? Ma poi serve anche un computer!» Io:

«No potremmo prenderne uno vecchio dalla redazione … mi posso far fare un preventivo?».

Don Francesco si dimostrava contrariato quando si prospettavano spese e cambiamenti, ma

poi ci rifletteva e dopo alcuni giorni ritornava sul problema, cercava di capire meglio quali fossero

i vantaggi. Era consapevole che non si poteva fermare il tempo, che era necessario aprirsi al futuro

... non solo con il giornale, ma con quanto ruotava attorno a esso. Il timore per nuove spese giustamente

lo intimoriva.

Il mercoledì passava dagli uffici mons. Carlo Ferri (il precedente direttore), andava nella stanza

del direttore e prelevava dei moduli da un cassetto. Avevamo cercato di capire cosa fossero e a

cosa servissero, ma era un argomento su cui non riteneva di doverci dare spiegazioni.

Accadde che una settimana venne don Albano Calamelli, chiedendo di avere i moduli della

posta di mons. Ferri, in quanto egli era ammalato e non poteva venire. Noi sapevamo solo che andava

nella scrivania di don Francesco, non avevamo altre informazioni.

In realtà quei moduli erano importanti, perché andavano presentati all’ufficio postale al momento

della spedizione del giornale, suddivisi per le località in cui erano indirizzati. Venivano

dati numeri all’inizio dell’anno dalla tipografia Galeati in base alle etichette stampate e non se ne

teneva più conto nel corso dell’anno. La gestione delle etichette era tenuta solo dalla tipografia.

Riuscimmo a fare fronte alla situazione, ma dovevamo per lo meno conoscere e capire come

funzionavano le cose.

Facendo leva anche su questo fatto, sostenendo più volte sia io che Antonella Geminiani che

con un programma informatico ci saremmo resi più autonomi, più veloci e aggiornati, don Francesco

ci diede il consenso: «Fate fare il preventivo per il programma, purché non sia troppo costoso!!!».

Era il 1992, il programma fu fatto da un informatico di nome Roberto Rimondi, da noi testato

e applicato; rispose alle nostre esigenze sotto tanti aspetti per una ventina di anni. Che emozione

stampare le prime ricevute computerizzate, avere un’idea di quanti abbonati avevano pagato,

poter inviare un sollecito di pagamento a chi non lo aveva ancora fatto. Che soddisfazione!

Don Francesco aveva capito bene il valore e l’importanza del giornale, per la cui realizzazione

i tempi si dovevano rispettare scrupolosamente, per via degli impegni tipografici e postali. Era

necessario pertanto non appoggiarsi solo al volontariato ma a personale con un rapporto lavorativo

costante, con giorni e orari precisi e regolarmente retribuito.

Il postino quando ci consegnava la posta preferiva portarla direttamente in ufficio, perché il

mucchio era enorme: corrispondenza di lettori, comunicazioni varie di enti pubblici, commerciali

e tanti, tanti giornali.

Fu così che imparai a conoscere che esistevano tanti organismi e associazioni, che raccoglievano

i vari settori della stampa nazionale e locale. Venni a contatto con la Fisc, Federazione italiana

settimanali cattolici, a cui don Giacometti si era iscritto anni prima, che ci inviavano comunicazioni

e notizie riguardanti l’editoria.

Leggendo questi giornali informativi per le esigenze amministrative e fiscali legati all’editoria

e alle sue provvidenze ci rendemmo conto che c’era la possibilità di fare annualmente richiesta

per ottenere dei contributi ministeriali in base alla fascia di giornale. Per ottenerli era necessario

possedere determinati requisiti societari e volumi di ricavi pubblicitari.

La pubblicità all’interno del giornale veniva raccolta da Ecosette, una società pubblicitaria di

Imola. Gli spazi e i ricavi erano modesti, il fatturato era in pratica forfettario.

Fu così che nel marzo 1991, parlandone con don Francesco, decidemmo di presentare la domanda

per ricevere i contributi dell’anno precedente; fu scritta su carta bollata, con tanti docu-


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 215

menti allegati, tra cui conteggi complessi, senza avere la certezza di possedere i requisiti giusti per

ottenerli. Il tutto inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri al dipartimento editoria a

Roma.

I tempi di attesa erano molto lunghi, anche un paio di anni ci dissero, pertanto nel marzo 1992

rifacemmo la domanda anche per l’anno precedente il 1991, senza avere ancora ricevuto nessuna

notizia in merito a quella del 1990.

Quei contributi qualora fossero arrivati, anche se non ne conoscevamo l’entità, ci avrebbero

aiutato ad affrontare meglio i costi di gestione.

Diverse volte telefonai per chiedere notizie, ma mancava il referente, non avevano la pratica

sotto mano, c’erano sempre problemi e nessuno sapeva dirci nulla.

Allora don Francesco pensò di chiedere all’onorevole Franco Ricci, che collaborava per la redazione

di Lugo e si recava settimanalmente a Roma, se poteva informarsi circa le nostre pratiche

inoltrate da tempo alla Presidenza del consiglio dei ministri.

Non ne venne fuori nulla, così l’onorevole Franco Ricci ci consigliò di andare noi direttamente

a Roma, lui ci avrebbe accompagnato personalmente nell’ufficio preposto, in modo da poter

arrivare al funzionario che valutava la documentazione.

Prendemmo un treno io e don Francesco e andammo a Roma a palazzo Madama, ci incontrammo

con il senatore Ricci e poi con un taxi, attraversata Roma, ci condusse al dipartimento

editoria.

Il funzionario che seguiva le nostre pratiche non trovava l’addetta, la quale arrivò dopo parecchio

tempo, ci indicò i faldoni di pratiche incolonnate a terra e disse: «Dovrebbe essere in una di

quelle pile». Ci mettemmo a passare le varie cartelle, aiutai anche io, finalmente le trovammo, ma

purtroppo non erano ancora state visionate e non se ne sapeva nulla. Il funzionario, dopo aver

sottolineato di quanto bisogno ci fosse di informatizzazione negli uffici statali, assicurò il senatore

Ricci che avrebbe provvedute nel più breve tempo, poi ci avrebbe informato su come stavano

le cose.

Fu così che scoprimmo che la nostra posizione aveva diversi problemi, in particolare legati alle

figure che rappresentavano la proprietà dell’impresa editrice e del settimanale. Registrazioni avvenute

diversi anni prima da predecessori, che riportavano nomi di soggetti diversi, esempio vescovi

che non c’erano più, vicari, curia e poi Diocesi. Tutto questo aveva creato irregolarità e intoppi.

Era giunto il momento di chiarire e trovare una soluzione.

Seguimmo i suggerimenti che in quegli anni la Fisc dava ai propri associati: costituire una società

a responsabilità limitata, dove la Diocesi avrebbe avuto il 97% del capitale sociale e il 3%

attribuibile a una associazione di carattere religioso.

Questa la soluzione per inquadrare giuridicamente i settimanali cattolici, riconducibili alla

Diocesi come proprietà, senza fini di lucro, solo con scopi pastorali e culturali. Così si avrebbe

avuto la possibilità di usufruire dei contributi e agevolazioni messi a disposizione dallo Stato per

le testate cattoliche e contribuire al loro sostentamento, tutelando così la libera circolazione di

idee e appartenenza religiosa.

Don Giacometti era convinto, ne parlammo con il vescovo mons. Fabiani che condivise, approvò

e si adoperò per individuare i soggetti giuridici per la creazione della società. Il capitale sociale

era di 35 milioni di lire, di cui il 97% attribuito alla Diocesi di Imola e il restante 3% alla

Confraternita Santissimo Sacramento e Rogazioni. Fu redatto uno statuto contenente le clausole

necessarie.

Provvedemmo a fare le iscrizioni necessarie, e ottenute le approvazioni a dare le varie comunicazioni.

Ora tutto era chiaro e corretto, di conseguenza più scorrevole.


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Con la mente e con il cuore

Gabriele Mecarelli e Marco

Visani al lavoro nella redazione

di via Emilia 69. 1991-

1992. Collezione privata.

Momento conviviale nella redazione di via Emilia 69. 1990. Collezione privata. Da sinistra: Antonella Geminiani,

Marco Visani, Brunella Valli, Paola Masi, Maria Adele Martignani, don Albano Calamelli, Lorenzo Raspanti.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 217

L’attività della nuova impresa editrice prese avvio l’1 gennaio 1993.

Come risultato arrivò il primo accredito di contributi e a seguire anche gli altri.

Soldi assolutamente necessari al bilancio dell’impresa editrice.

Don Francesco diede l’opportunità a giovani, soprattutto suoi studenti liceali o universitari, di

scrivere e pubblicare loro articoli, di proporre nuove idee per rubriche. Le prospettive per ampliare

e ringiovanire il giornale c’erano e così avvenne. Aumentarono sia il numero delle pagine che

la tiratura.

Io intanto nell’ufficio iniziai a impostare correttamente il lavoro e le cose migliorarono gradualmente.

Antonella curava gli abbonamenti, io seguivo l’amministrazione e la contabilità,

aprimmo un conto bancario, incaricammo un commercialista (Studio Martini) per seguirci negli

adempimenti, si completarono tutte le comunicazioni e iscrizioni necessarie per i lavoratori dipendenti,

si stabilì la categoria di appartenenza e il relativo contratto di lavoro da applicare.

Si iniziò poi a riconoscere, oltre ai dipendenti un piccolo compenso anche ai collaboratori-studenti

che scrivevano per il giornale. Il compenso era forfettario per articolo e veniva liquidato semestralmente.

Don Francesco aveva un animo tenero e gentile e si ricordava sempre di chi lavorava con lui,

collaboratori, correttori, dipendenti, nelle ricorrenze particolari nelle festività aveva sempre un

pensierino per tutti: un libro, una preghiera stampata, una poesia, accompagnato da una piccola

dedica. Per la festa della donna a tutte noi veniva donato qualcosa, ma la dedica personalizzata era

ciò che apprezzavamo di più, perché dimostrava quanto ci conoscesse.

Per garantire le entrate economiche, necessarie a fronteggiare le spese aumentate, di cui don

Francesco aveva sempre ben presente l’ammontare, in quanto teneva in tasca un prospettino che

aggiornava con la penna a seconda delle variazioni; era fondamentale la pubblicità e conservare,

o meglio ancora aumentare il numero degli abbonamenti. Si decise così di promuovere il giornale

con diverse iniziative cittadine di carattere ecclesiale, culturale e associativo, per farlo conoscere

meglio.

A Imola veniva pubblicato (e lo è anche oggi) il Sabato Sera, un settimanale di informazione

locale, di orientamento politico opposto in quel periodo, molto più recente come nascita, che

vantava tanti abbonati e sotto tanti aspetti entrava in competizione con il nostro giornale. Qui

nasceva la necessità di tenere alta la qualità delle pagine pubblicate, e che le notizie fossero di interesse

generale e non solo di carattere ecclesiale-religioso, di dare più spazio alla cultura, agli

eventi popolari, e informare e seguire maggiormente gli incontri sportivi, che attiravano di più le

nuove generazioni.

Iniziò a collaborare con noi anche Maria Adele Martignani, una ex insegnante in pensione, a

cui don Giacometti assegnò l’incarico di archiviare le fotografie, sia quelle stampate sul giornale,

che quelle ricevute ma non pubblicate. Maria Adele veniva solo in alcune mattine della settimana

e utilizzando scatole archiviava le foto in ordine alfabetico o suddivise per argomento. Quando il

giornale era in fase di creazione si chiedevano a lei le foto da attribuire agli articoli. Collaborò e

condivise con noi l’impegno per il giornale per una decina d’anni, poi ci lasciò, purtroppo troppo

presto.

Vorrei ricordare i correttori di bozza che si alternavano nelle tre giornate di preparazione del

giornale, ma temo di avere dimenticato qualche nome, in particolare Vittoria Raffellini, Marisa

Amaducci, Giorgio Dalmonte.

Ovviamente avevamo anche un fotografo accreditato, Gianni Sanna che, con l’aiuto del suo

collaboratore Marco Isola, prontamente ci portava le foto relative agli eventi e alla cronaca.

Il mercoledì pomeriggio, quando si stava ultimando la battitura dei testi, se si era in anticipo

coi tempi si assaporava un momento di maggior leggerezza e amicizia tra le persone che vi lavora-


218

Con la mente e con il cuore

vano. Eravamo io, Antonella e Paola con don Albano, i correttori Andrea Santandrea, Giuseppe

Geminiani, Rino Villa, Sergio Sgubbi. Si affrontavano aspetti legati a questioni educative, sociali,

religiose, all’attualità e ci si chiedeva come il giornale potesse divenire lo strumento giusto per

fare meglio capire e affrontare queste cose. Come stimolare maggiormente la coscienza morale

nelle persone che ci leggevano. Coscienti di questo valore ecco allora la necessità di farlo conoscere

meglio e diffonderlo. E così chi con una proposta, chi con un’altra, si propone di organizzare

momenti di aggregazione, chi propone una gita, chi un pranzo, chi un pic-nic, fu così che prese

piede l’idea di fare una festa, creare eventi per questo scopo.

Riflettemmo e decidemmo che il periodo più adatto per festeggiare il giornale era quello che

precedeva la riscossione degli abbonamenti, che oltre a dare più eco al giornale e farlo conoscere,

puntava a creare e intensificare la rete dei collaboratori nelle parrocchie. A questi referenti sarebbe

stato poi affidato il compito di promuovere abbonamenti e incassarli.

Dopo diversi incontri e proposte optammo di iniziare con la prima festa de Il Nuovo Diario

Messaggero a Bubano. Si svolse dal 17 al 20 ottobre 1991 negli ambienti della Casa del Giovane e

del teatro parrocchiale. L’appuntamento clou fu una tavola rotonda con la giornalista tv del TG1

Angela Buttiglione, che con altri ospiti affrontò il tema Muri crollati, nuovi orizzonti, legato

all’avvenimento del crollo del muro di Berlino e le sue conseguenze.

Furono dati riconoscimenti a personaggi della cultura, dello sport e dello spettacolo che si erano

distinti in quel periodo.

In quella festa ci sentimmo tutti molto coinvolti, furono giornate frenetiche, con spettacoli,

giochi, pranzi, dove in tanti, provenienti da paesi diversi, parteciparono divertendosi, sia adulti

che bambini.

Andò tutto bene e ne fummo soddisfatti, soprattutto don Francesco.

Riuscimmo a trovare referenti parrocchiali da vari paesi, collaboratori che continuarono per

parecchi anni a prestare la loro opera di sostegno al giornale.

L’anno successivo la festa si svolse a Imola nella parrocchia di San Cassiano ed ebbe anche qui

una buona adesione.

Negli anni successivi l’iniziativa si mantenne, con una cena sociale sempre in quel periodo, che

coinvolgeva, oltre ai dipendenti e collaboratori, tutti i volontari che scrivevano o promuovevano

il giornale con l’intento di dare un riconoscimento di gratitudine per l’opera prestata.

A fine novembre del 1992 la Fisc organizzava una assemblea nazionale a Roma e invitava i direttori

e i collaboratori delle redazioni dei vari giornali in quanto ci sarebbero state votazioni per

rinnovi di cariche, riunioni per aggiornamenti e due incontri molto importanti: il venerdì pomeriggio

visita al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro al palazzo del Quirinale e udienza

dal papa Giovanni Paolo II il sabato pomeriggio, riservata solo agli associati Fisc.

L’occasione era molto interessante e la data imminente. Ne parlammo con don Francesco, il

quale ci rispose che per lui era impossibile andare, perché in quel fine settimana aveva tanti impegni

e non riusciva proprio. Rimanemmo un po’ deluse perché l’occasione era unica!

Ma il giorno successivo, quando ritornò, don Giacometti ci disse che se volevamo era disponibile

ad accompagnarci a Roma, ma il sabato saremmo dovuti tornare in anticipo per consentirgli

di fare fronte agli impegni presi rinunciando purtroppo all’udienza dal papa.

Ci organizzammo velocemente il giovedì mattina, partimmo molto presto con il treno il direttore,

io e Antonella Geminiani (dell’ufficio avevamo aderito solo noi). Durante il viaggio eravamo

in una carrozza solo noi, parlammo molto e pregammo insieme. Quando il sole stava sorgendo,

illuminando le colline verdi del Lazio, noi recitammo insieme le lodi del mattino. Fu un momento

molto intenso, che ricordo con affetto.

Andammo subito a San Pietro, poi alla Domus Mariae, luogo in cui si svolgeva il convegno.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 219

Marco Visani intervista lo scrittore Luca Goldoni. Imola, 1992. ANDMI.

Marco Visani, Marcello Grandi, sindaco di Imola e il presidente del senato Giovanni Spadolini a Imola per l’inaugurazione

di una mostra sul tipografo Paolo Galeati. Imola, 31 ottobre 1991. ANDMI.


220

Con la mente e con il cuore

Fu tutto molto interessante, ci consentì di conoscere persone e realtà nuove, provenienti da

varie regioni, con giornali di dimensioni diverse, più organizzate o meno, con lo stesso nostro

obiettivo, con cui rimanemmo in contatto per diversi anni.

Ovviamente la visita al palazzo del Quirinale fu molto emozionante con i corazzieri all’ingresso

e il presidente che ci accolse con grande cordialità.

Il sabato mattina prendemmo il treno presto per il ritorno a Imola. Lungo il viaggio inizialmente

ognuno di noi rifletteva silenziosamente sull’esperienza, poi iniziammo a parlarne, informandoci

e confrontandoci a vicenda. Tante le idee e gli spunti che ci vennero e don Francesco

ascoltava incuriosito, fingendosi poco interessato, intervenendo ogni tanto per dire che questo da

noi non si può fare. Poi nelle settimane successive volle conoscere meglio e affrontare alcune tematiche.

Tra le tante cose a Roma avevamo capito anche che c’era la possibilità di potere usufruire di

agevolazioni tariffarie postali, per la stampa cattolica, e don Francesco ci spronò a verificare se

c’era la possibilità anche per noi.

A seguito di telefonate e richieste scritte ci recammo a Bologna per parlare con i responsabili

delle Poste e arrivare alla conferma che avevamo i requisiti per ottenerle.

Ritornammo una seconda volta a Bologna alla sede regionale e riuscimmo a portare a casa

l’importante autorizzazione!

Questo ci permise una riduzione di costi, utili al bilancio del giornale che iniziò a riconoscere,

oltre ai dipendenti un piccolo compenso anche ai collaboratori-studenti.

Quasi tutte le settimane don Giacometti scriveva l’articolo di fondo per il settimanale, legato

ad argomenti di attualità, di etica-morale, di avvenimenti o appuntamenti religiosi, eccetera.

Amava molto scrivere e sebbene avesse poco tempo libero appena poteva scriveva approfondimenti

... gli piaceva molto anche leggere ciò che scrivevano altre persone, valutando così altri punti

di vista.

Il suo grande desiderio era trasformare Il Nuovo Diario Messaggero in una impresa editrice,

come appunto diceva anche il nome, e quando incontrava scritti meritevoli ne teneva conto.

Volendo condividere il piacere della lettura con altri iniziò a pubblicare anche libri di genere

religioso o locale. Tra essi quelli che ebbero più successo furono Imola nella Storia di Andrea Ferri,

che diverrà direttore a sua volta del settimanale nel 2010, e la Vecchia Romagna di Tonino Gardenghi,

che andò esaurito.

Don Francesco sapeva ascoltare, e con la sua intelligenza riusciva a cogliere in anticipo le situazioni.

Eravamo in primavera, un mattino don Francesco arrivò, era stato dal barbiere, entrò e disse:

«Avete visto, sono stato dal barbiere». Noi: «Bene, ha fatto bene, ne aveva proprio bisogno!».

«Sapete cosa mi ha detto il barbiere? Che a fine anno andrà in pensione! Ma tu sai dov’è il negozio

del mio barbiere? È in via Emilia 77, a palazzo Monsignani. Potrebbe diventare la nuova sede

del settimanale?». Noi: «Nuova sede a pianoterra? Che bellissima idea don Francesco!».

Successivamente andammo a vedere i locali, erano suddivisi e utilizzati in parte dal barbiere

pianoterra e dal fornaio al primo piano, mi colpì l’oscurità, c’era scarsa luce, tanta la confusione:

sacchi di farina e tanta polvere bianca depositata in giro, un gran caldo e un buon odore di pane.

Sicuramente con una bella sistemata tutto sarebbe stato diverso! Naturalmente ci colpì subito

il bel loggiato rinascimentale, anche se in cattive condizioni, una volta ristrutturato sarebbe stato

uno splendore!

Era una buona soluzione, i locali erano diversi, avremmo potuto sistemarci bene. Il vantaggio

maggiore stava nel fatto che avremmo avuto un locale a pianoterra dove il pubblico poteva accedere

senza dovere fare le scale.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 221

Facemmo tante valutazioni economiche, perché il costo dell’affitto sarebbe stato più oneroso

rispetto a quanto pagavamo in quel periodo, andava sostenuto, ma ne valeva sicuramente la pena.

Passarono parecchi mesi, sembrava che non se ne facesse più nulla, c’erano problemi di permessi

comunali, di sovrintendenza alle belle arti, di economato, quando ormai stava prevalendo

lo sconforto arrivò finalmente la notizia che ci sarebbero stati concessi quei locali.

I lavori di restauro iniziarono; don Francesco teneva sempre con sé la piantina e il metro, studiava

come adibire le varie stanze. Oltre all’ufficio per il pubblico a pianoterra, un salone per la

redazione, un ufficio per il direttore, uno per l’amministrazione e la segreteria, proponemmo a

don Giacometti di avere una stanza per l’archiviazione dei vecchi giornali che iniziavano a essere

molti e voluminosi. Ci ascoltò e la stanza fu inclusa nei progetti.

Ci coinvolse per la scelta dei pavimenti, degli impianti e delle varie rifiniture. A lui premeva

molto avere lo spazio da utilizzare per il deposito dei libri pubblicati, ma soprattutto per quelli

che aveva intenzione di pubblicare in futuro.

Don Francesco chiedeva sempre il nostro parere, ci ascoltava con la testa china e gli occhi chiusi,

poi alzava la testa, ci guardava pensando. Quando tornava, il giorno successivo, aveva preso la

decisione migliore.

Passammo così anche all’acquisto del mobilio. Sobrio ma confortevole.

Riuscimmo anche ad avere una nuova sede, con tanto di vetrina e di insegna luminosa all’esterno,

che tutti potevano ben notare; una sede decorosa e più efficiente per l’attività che all’interno

si svolgeva.

Nel maggio del 1994 fu fatto il trasloco al quale partecipammo tutti, dipendenti e non, con

energia e grande gioia.

In quell’anno ci fu anche un lieto evento, Antonella divenne mamma di Giulia, la sua terzogenita,

e a sostituirla nel periodo di gravidanza fu assunta Beatrice Bacchilega, che rimase al giornale

diversi anni, in quanto Antonella fece la scelta di restare a casa dal lavoro per crescere la sua

bambina.

Don Francesco era orgoglioso della nuova sede, ma aveva già altri obiettivi a cui mirava con

determinazione. Infatti non ci eravamo ancora sistemati nei nuovi uffici che già si informava e si

muoveva per l’acquisto del sistema di grafica editoriale a cui da tempo ambiva; erano stati acquistati

dei nuovi computer, una stampante e anche le sedie da ufficio, mancava solo il software, che

avrebbe permesso l’impaginazione del giornale all’interno della redazione. Serviva personale che

avesse dimestichezza e pratica per questo tipo di lavoro e don Francesco la individuò in una dipendente

della tipografia Galeati che era disposta a lavorare per il nostro giornale. Fu così che anche

Patrizia Brunori ai primi di gennaio 1995 entrò a far parte nella nostra grande famiglia. Una

figura femminile, che si aggiungeva alle altre, a cui veniva riconosciuta competenza e fiducia.

Fiducia che fu ripagata: con efficienza il software fu acquistato e installato, acquisite le conoscenze

operative e si completò il tutto piuttosto velocemente. Un’altra meta era stata raggiunta:

impaginare il giornale dentro la redazione.

Don Francesco ha sempre considerato il ruolo della donna all’interno della società e nel mondo

del lavoro allo stesso livello di quello maschile, anticipando i tempi ha saputo dimostrarlo anche

nella nostra realtà lavorativa.

Locali nuovi, nuovo arredamento, nuovi computer e programma di grafica editoriale con impaginazione

interna, diversi dipendenti e collaboratori retribuiti. Il cerchio si chiudeva. Anche

noi potevamo vantare un buon livello di impresa e competere con altre imprese editrici come

quelle che avevamo conosciuto a Roma.

Partecipammo ad altri convegni organizzati in città diverse, che si dimostrarono molto utili

per mantenerci aggiornati nel nostro settore.


222

Con la mente e con il cuore

C’era un’altra questione che stava a cuore a don Giacometti, che sentiva di dovere risolvere ora

e su cui focalizzò le sue attenzioni.

A pianoterra di palazzo Monsignani in alcuni locali affacciati alla via Emilia era situata una libreria

(che esiste ancora). Era di proprietà della Diocesi e si chiamava C.l.a.r.a. Era una libreria

conosciuta, che oltre ai libri trattava anche articoli religiosi e cancelleria. I locali erano però molto

vecchi, e la gestione presentava delle difficoltà di bilancio a cui la Diocesi doveva rimediare.

Questa situazione preoccupava molto don Francesco, chiamato più volte dal vescovo in quanto

vicario generale a intervenire per capire quale fosse la causa dei problemi. Diventò per lui una

questione improrogabile da risolvere. Ne parlò con diverse persone, valutò varie soluzioni, e ascoltò

la proposta di alcuni consiglieri dell’Editrice Il Nuovo Diario Messaggero che suggerivano di

assegnare all’ Editrice sia la proprietà che la gestione della libreria.

Si consultò con il vescovo, che appoggiò la scelta. Con il parere favorevole della Diocesi, il consiglio

di amministrazione de Il Nuovo Diario Messaggero deliberò la decisione di creare una nuova

società, denominata Libreria di Palazzo Monsignani Srl, che avrebbe controllato l’attività della

libreria, dove la proprietà sarebbe divenuta in maggioranza della Editrice Il Nuovo Diario Messaggero,

lasciando una piccola parte alla Diocesi. Don Giacometti ne divenne il presidente e amministratore

unico.

Così, dopo aver terminato i lavori di ristrutturazione della sede del giornale, nel 1995 si iniziarono

quelli di sistemazione dei locali della libreria. Furono abbattuti muri, ampliate delle stanze,

si realizzò un grande salone, riportando al loro splendore soffitti e nicchie, fornite nuove scaffalature,

sistemi di illuminazione. Il risultato fu sorprendente, l’aspetto della libreria cambiò.

Io collaborai nella nuova gestione, con la selezione di nuovo personale, si acquistarono nuove

apparecchiature, un nuovo software per la gestione del magazzino, si curarono i vari adempimenti

amministrativi, contabili e soprattutto finanziari. Le direttive gestionali venivano dettate

dal cda de Il Nuovo Diario Messaggero e venivano impartite al personale della libreria da Vanni

Angeli.

La libreria di palazzo Monsignani divenne un punto di riferimento importante nella città, fornitissima

e in grado di esaudire velocemente ogni richiesta di acquisto di libri, con personale preparato

e gentile nel servire.

L’attività si allargò molto, con aperture domenicali, aumento di ore lavorative, si alzarono

molto i volumi dei ricavi.

Sebbene il nome della libreria fosse indice di qualità, purtroppo finanziariamente le cose non

brillarono. Le motivazioni erano diverse, ma soprattutto sul fatto che i libri facevano parte di un

settore dove i margini di guadagno erano molto bassi e la vendita, in quegli anni, era stata autorizzata

un po’ in tutte le attività commerciali pertanto la concorrenza era tanta.

Rimase una piccola delusione per don Giacometti, in mezzo a tante altre soddisfazioni.

Dopo diversi anni con diversi cambiamenti nella direzione e nei rappresentanti legali la libreria

da Il Nuovo Diario Messaggero fu ceduta nuovamente alla Diocesi di Imola per non fare incorrere

eventualmente il giornale in difficoltà economiche.

Nel 1996 nel giornale, si interruppe il rapporto contrattuale con l’agenzia pubblicitaria Ecosette

e la concessione fu affidata a Comunicazione Video, un’altra agenzia imolese. L’aumento

del fatturato fu evidente da subito.

I giovani che prestavano collaborazioni giornalistiche in quel periodo erano per lo più studenti

universitari, che una volta laureati entravano nel mondo del lavoro e cessavano la loro prestazione.

Don Francesco non aveva mai cercato di trattenere questi ragazzi, perché pensava che fosse

giusto che perseguissero le loro ambizioni lavorative ed economiche, in quanto il giornale poteva


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 223

Campagna pubblicitaria per l’anno 1990-1991. ANDMI.


224

Con la mente e con il cuore

offrire solo lavoro part-time. Assunse personale giornalistico, ma non aveva mai creato una figura

professionale che avesse le funzioni di vice direttore e potesse supportarlo nei momenti di maggiore

impegno o sua difficoltà. Negli ultimi anni della sua direzione, quando ebbe necessità di

andare in ospedale questo si avvertì molto.

Egli perciò fece presente questa necessità a mons. Fabiani, chiedendogli di poter avere qualcuno

al suo fianco nell’ambito del clero. Diede la sua disponibilità don Marco Renzi, che lo affiancò

per poi divenire a sua volta direttore alla fine del 1998.

A metà degli anni ’90 la società era molto cambiata rispetto ai primi tempi della direzione di

don Francesco, soprattutto politicamente, dove i cattolici si divisero in schieramenti opposti.

Mantenere un equilibrio che rispettasse l’identità del giornale e rispondesse a esigenze e ad aspettative

diverse dei lettori era assai faticoso. Soddisfare tutti era difficile e le sue capacità diplomatiche

erano messe spesso alla prova.

Le spalle di don Francesco divennero sempre più curve, purtroppo con il passare degli anni i

problemi di salute si affacciavano e nonostante la fede fosse sempre forte e luminosa il fisico iniziò

ad avere delle difficoltà; gradatamente iniziò a dimettersi dai vari incarichi.

Si dimette da direttore nel 1998 per lasciare «spazio ai giovani e alle loro idee», come era solito

dire. Giovani che potevano guardare al futuro con uno sguardo fiducioso, con la consapevolezza

di appoggiare su basi solide e interloquire con una testata dal valore centenario. Don Marco

Renzi divenne il nuovo direttore del settimanale.

A don Giacometti rimarrà più tempo per curare la sua passione per la scrittura: «Che dire della

vita di un prete ormai in terza età, però ancora in piena capacità? Una cosa sola: non muore mai

una persona che mantiene il cuore aperto, anche se il suo corpo è diventato fragile».

Nel giornale la traccia da lui lasciata, sebbene non visibile a tutti a prima vista, è nitida e ben

impressa.

Sono stati anni belli, irripetibili, da me vissuti intensamente, sempre con obiettivi condivisi,

con tanta energia e voglia di costruire, accanto a un maestro sempre al passo con i tempi, rispettoso

e riservato, ma con un cuore molto tenero.

Tanta gratitudine per il direttore don Giacometti, per l’enorme lavoro fatto, per i benefici che

in tanti abbiamo ricevuto da dipendenti, collaboratori, volontariato, e soprattutto lettori del settimanale

da lui tanto amato.

Don Albano Calamelli, già consigliere di amministrazione

Mi è stato chiesto di interpretare la mia presenza nella redazione de

Il Nuovo Diario Messaggero, mi sono accorto che tre parole hanno caratterizzato

la mia presenza: curiosità, tecnica, autonomia.

Ero da poco tempo stato trasferito come parroco a Dozza, quando

mi proposi a mons. Giacometti come possibile correttore di bozze del

giornale. E così è cominciata l’avventura.

Curiosità: conoscere in anticipo le notizie che sarebbero emerse dal

giornale; questo è il motivo principale della mia proposta. E poi la possibilità

di essere utile in qualche maniera. E così ogni settimana il martedì

scendevo da colle di Dozza per recarmi in tipografia e per qualche

ora correggere gli errori che i dattilografi non riconoscevano.

Se la curiosità è stata l’inizio, poi l’appetito vien mangiando si dice, e così si è passati da un

servizio settimanale di curiosità a una presenza più continuativa ma durante la settimana, cominciando

dal lunedì fino alla chiusura del giornale il giovedì mattina. La tecnica entrava nella

mentalità del direttore, le esigenze della tipografia indicavano la possibilità di autonomia della


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 225

gestione del giornale, per cui non più in tipografia, ma in sede ci si ritrovava per digitalizzare il

giornale, con tutte le conseguenze. Ora gli errori non erano più dei dattilografi, ma erano nostri

e con sorpresa ci accorgevamo che il giornale anziché essere di 48 o 52 pagine era di dimensioni

ben più considerevoli: un articolo occupava quasi sempre una pagina, il corpo del carattere utilizzato

era sempre fuori misura, anziché il fatidico 9, addirittura giungeva al 20 e oltre, con le

sorprese. La presenza di monsignore era assillante: la mattina del lunedì il giornale doveva già

essere impaginato.

E finalmente la terza parola: autonomia. Non più dipendere dalla tipografia se non per la

stampa, mentre tutto il resto della composizione e della impaginazione doveva pesare sulla

redazione. L’acquisto di un nuovo programma permetteva questo ulteriore passaggio. Il giornale

ora vedeva il suo sorgere già dal lunedì mattina con il primo articolo, perché non solo

veniva digitato, ma già avevamo la possibilità della transcodifica e della impaginazione. Quale

sorpresa il contemplare il lavoro quasi finito: non solo digitato, ma addirittura impaginato.

Mancava solo la stampa, ma questa non poteva essere realizzata se non con l’aiuto della tipografia.

Curiosità, tecnica e autonomia. Sono cambiati i tempi, ma non lo spirito che anima la redazione:

partire da uno scritto (scrupolosamente a mano), interpretare e digitalizzare il testo (a volte

era fatica), impaginare e spedire in tipografia il tragitto è breve, ma ha il significato di un cammino

che continua nel tempo.

Vanni Angeli, dirigente d’azienda

Ho iniziato la mia avventura nella famiglia de Il Nuovo Diario

Messaggero negli anni Novanta, quando abitavo a Mordano. Avevo

avuto la possibilità di collaborare con don Luciano Melandri, arciprete

della parrocchia di Mordano, nella ristrutturazione e gestione

della scuola materna e lui aveva apprezzato la mia praticità nell’affrontare

problematiche anche complesse, in particolare di natura amministrativa.

In quegli anni l’anima dell’Editrice Il Nuovo Diario Messaggero era

mons. Francesco Giacometti ed erano anche gli anni in cui dovevano

essere affrontate nuove sfide di carattere imprenditoriale, non solo per

l’Editrice e il settimanale, ma anche per la libreria di palazzo Monsignani.

Don Luciano suggerì il mio nome a don Francesco e mi trovai a lavorare con un gruppo di persone

capaci e competenti e iniziarono i profondi cambiamenti sulla struttura stessa delle attività:

furono create delle Srl per una maggiore facilità di gestione, si affrontò il tema della maggior diffusione

del giornale a Imola e a Lugo, furono incrementate le pagine, si passò al colore, iniziarono

i rapporti con enti esterni per creare delle sponsorizzazioni che permettessero maggiori investimenti.

Come non ricordare il prof. Evaristo Campomori, don Marco Renzi, mons. Francesco Giacometti

e l’allora vescovo di Imola mons. Giuseppe Fabiani, insieme a tutti i collaboratori e dipendenti

del giornale e della libreria.

Il mio impegno nel consiglio di amministrazione proseguì per oltre vent’anni, cercando di

dare sempre quell’impronta pratica alla vera essenza del giornale: un riferimento preciso e la voce

della Diocesi di Imola negli anni di grandi cambiamenti sociali, che interessarono tutta la vita degli

imolesi.

Vorrei evidenziare come l’attività de Il Nuovo Diario Messaggero sia sempre stata impostata

con un concetto di famiglia, a partire dai vari direttori che si sono succeduti in quegli anni: il


226

Con la mente e con il cuore

Programma della seconda festa annuale del settimanale diocesano. ANDMI.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 227

prof. Evaristo Campomori, don Marco Renzi fino al dott. Andrea Ferri, con il quale ho collaborato

nei primi anni del suo incarico.

In questo anniversario, che pochi riescono a raggiungere, voglio augurare un proseguimento

di questa filosofia e di questo punto di riferimento per tutta la Diocesi di Imola. Grazie dell’opportunità.

Padre Luigi Martignani OFM Cap., collaboratore

Tutta colpa della festa di San Francesco

Iniziai a collaborare presso il settimanale diocesano Il Nuovo Diario

Messaggero quasi per caso, o meglio, considerando la cosa anche da un

punto di vista di fede, per quelle misteriose strade sulle quali siamo tutti

guidati dalla Provvidenza Divina. Infatti, nei normali avvicendamenti

legati al mio essere sacerdote e religioso, da qualche mese ero stato trasferito

a Imola, con l’incarico di superiore del locale convento cappuccini.

A quell’epoca, eravamo ormai giunti verso la fine degli anni ’80 del

secolo scorso, avevo già alle spalle un po’ di esperienza educativa e di insegnamento,

con qualche occasionale pubblicazione sulla rivista mensile

dei cappuccini bolognesi-romagnoli, che coltivavo insieme con un certo interesse per l’editoria.

Contemporaneamente – e qui iniziano le coincidenze provvidenziali – l’allora direttore del settimanale,

mons. Francesco Giacometti, che in seguito si rivelerà per me (e non soltanto per me personalmente)

come un vero e proprio maestro, sia professionale nell’attività del giornale, sia pastorale

nella vita della diocesi, sia di convivenza civile nel rapporto con le istituzioni locali, si stava

muovendo nella ricerca di nuove collaborazioni, allo scopo di variare e ampliare il gruppo di quanti

a diverso titolo offrivano un proprio contributo alla preparazione e alla pubblicazione del settimanale

diocesano. Fu così che, nella settimana immediatamente precedente la ricorrenza della festa

di San Francesco, fra le tre comunità francescane maschili presenti a Imola (noi cappuccini in

via di Villa Clelia, i frati minori allora ancora presenti all’Osservanza e il Terz’Ordine Regolare al

Piratello), la scelta cadde proprio sui cappuccini e mi fu chiesto di proporre una breve riflessione

sulla spiritualità e l’attualità del messaggio del santo patrono d’Italia. Scrissi di getto alcuni pensieri,

attingendo alla mia esperienza e sensibilità personale, e ricordo che fecero in generale una buona

impressione, tanto che finirono in prima pagina come articolo di fondo per quella edizione settimanale.

Iniziò così, prima timidamente, poi via via gradualmente in forma sempre più intensa e

frequente, una collaborazione col giornale che, col tempo diventò stabile e regolare, fino a diventare,

qualche tempo dopo, un appuntamento settimanale quasi fisso, creando anche un piacevole

senso di familiarità col direttore e con il gruppo dei collaboratori più o meno stabili del giornale.

Un abbozzo di redazione, in un clima di grande famiglia

A questo proposito, devo affermare onestamente che questo clima di intesa e di collaborazione

era fondamentalmente dovuto alla straordinaria capacità di coinvolgere e di coordinare diverse

personalità e sensibilità propria di don Giacometti. La sua direzione al settimanale, infatti, marcò

nella storia complessiva del giornale un passaggio specifico degli anni Ottanta e una chiara evoluzione

da una impostazione sostanzialmente personalistica del suo predecessore, mons. Ferri, a

una gestione più ampia, molteplice e aperta a contributi di varia provenienza, iniziando così in

qualche modo ad abbozzare una specie di primo gruppo redazionale, non ancora stabilmente

strutturato, ma ugualmente molto vivace ed efficiente.

In realtà, fra il sottoscritto e don Giacometti si era stabilito col passare dei mesi, senza alcun

accordo prestabilito, quasi un ritmo settimanale. Ci incontravamo regolarmente al sabato pome-


228

Con la mente e con il cuore

riggio per stabilire insieme il tema da sviluppare nell’articolo di fondo del numero che sarebbe

andato in stampa nella settimana successiva. Al lunedì portavo il mio scritto in redazione e al giovedì

mattina ci si ritrovava tutti insieme presso le Grafiche Galeati per l’impaginazione, che all’epoca

si faceva ancora manualmente, incollando pagina per pagina le strisciate a stampa appositamente

preparate in precedenza, collocandole in modo ordinato ed elegante insieme con eventuali

immagini, fotografie o inserti pubblicitari. Nella tarda mattinata dello stesso giovedì tiravamo

tutti un grosso sospiro di sollievo, pensando che anche per quella settimana era andata. Infatti,

nel pomeriggio il giornale andava in stampa e già verso sera potevamo passare a ritirarne alcune

copie da far avere ai pochi privilegiati, nel mio caso la comunità religiosa dei cappuccini, che potevano

leggere con qualche anticipo l’edizione che sarebbe stata in edicola nei giorni successivi.

La cosa aveva il sapore della primizia e dava il gusto di sapere un po’ prima, quello che tutti avrebbero

potuto leggere un po’ dopo.

Per un lungo periodo a cavallo fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo,

una buona percentuale degli articoli di fondo sono nati in questo modo. L’idea guida che indirizzava

questo lavoro era il tentativo – a volte raggiunto con successo, altre volte invece semplicemente

cercato non senza qualche dubbio o incertezza, comunque sempre lucidamente perseguito

– di affrontare una tematica di attualità, che poteva essere un evento ecclesiale, un fatto di cronaca,

una ricorrenza, o comunque qualche cosa di cui quotidianamente si parlava e sulla quale si discuteva,

presentati con una riflessione, a partire da una particolare e determinata angolazione,

chiara e rispettosa nel contesto culturale cittadino: il punto di vista specificamente cristiano,

all’interno di un’ottica di fede. In questo modo, si otteneva l’aggancio con l’attualità e, allo stesso

tempo, si proponeva in modo chiaro e pubblico una testimonianza della voce della comunità credente

sull’attualità di ciò che stava accadendo nella società e di cui fra la gente comune comunque

si parlava. Senza voler indulgere a manie di grandezza, avevamo comunque la consapevolezza e,

in un certo senso anche l’orgoglio, di dire la nostra opinione e anche a nome della comunità diocesana

su ciò che ci accadeva intorno.

In aperto dialogo con l’ambiente socio-culturale imolese

In questo senso, una caratteristica del giornale di quegli anni è stata una forte e costante apertura

alla società e alle diverse realtà del territorio. Ricordo bene, per esempio, la grande attenzione

che all’epoca veniva data a quello straordinario fenomeno che aveva procurato alla città di Imola

e al suo territorio una ribalta a livello mondiale: mi riferisco al famoso e glorioso autodromo

Dino e Enzo Ferrari, insieme con il suo lungo e consolidato legame con la storica casa automobilistica

di Maranello. Come settimanale diocesano e testata giornalistica locale, ci veniva regolarmente

assegnato l’accredito giornalistico per cui, insieme con gli altri inviati del nostro giornale,

mi ritrovai a partecipare alle conferenze stampa ufficiali, accanto a colleghi di famose testate televisive

internazionali come BBC, CNN, RAI, Mediaset ecc., oppure con i quotidiani sportivi e

giornali a tiratura nazionale, come Corriere dello Sport, Corriere della Sera, Repubblica, Il Resto del

Carlino, ecc. Questo, ovviamente, ci offriva la ghiotta possibilità di aggirarci liberamente – e senza

pagare il biglietto d’entrata al circuito – tra i box, incrociare i piloti, ecc. Un’esperienza da favola.

Naturalmente, con tutto questo, si univa perfettamente l’utile al dilettevole, per cui, alla

fine, gli articoli vivaci e ben documentati venivano regolarmente pubblicati dal giornale, sempre

mantenendo quell’ottica di commento cristiano e di visione di fede, che anche in queste grandi

manifestazioni internazionali non doveva mai mancare. Soprattutto, come giornale diocesano,

espressione della comunità cristiana imolese, partecipavamo attivamente e con un nostro punto

di vista proprio e specifico, che ci distingueva da tutti gli altri, a un evento mondiale, che coinvolgeva

per alcune settimane l’intera città ed il suo circondario.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 229

Premiazione alla seconda festa del settimanale diocesano. Imola, 16 ottobre 1992. Don Francesco Giacometti e Sergio

Sangiorgi. ANDMI.

Poster polemico nei confronti del settimanale diocesano comparso sulla bacheca imolese di Alleanza Nazionale. Imola,

1 maggio 1996. ANDMI.


230

Con la mente e con il cuore

Un altro episodio caratteristico che coinvolse in quegli anni la città di Imola furono i campionati

mondiali del 1990, che videro l’hotel Molino Rosso come sede della squadra di calcio degli Emirati

Arabi Uniti, qualificata per la fase finale dei mondiali. Coloro che hanno ormai una certa età,

forse ricorderanno che, in quella occasione, era diventata famosa una trasmissione televisiva di successo,

diretta e interpretata da Piero Chiambretti, intitolata Prove tecniche di mondiale, che veniva

preparata ogni giorno presso una vecchia casa contadina, situata sulla via Selice, proprio di fronte

all’hotel Molino Rosso. Con l’interessamento di alcuni amici, feci arrivare la richiesta di un’intervista

allo stesso Piero Chiambretti, il quale non senza una mia molto gradita e piacevole meraviglia

rispose positivamente; anche se in realtà sembrerebbe che questi personaggi pubblici abbiano tutto

l’interesse a essere cortesi e disponibili con le testate giornalistiche, di qualsiasi tipo o collocazione.

Quando annunciai la cosa a don Giacometti, notai nello stesso direttore qualche iniziale incertezza

e perplessità, soprattutto perché, conoscendo il tipo Chiambretti, non si poteva prevedere di quale

tenore sarebbero state le risposte e, quindi, che piega avrebbe preso l’intervista. Io stesso ricordo che

mi avvicinai al set delle riprese televisive con un certo timore. E invece, con mia grande sorpresa,

trovai un Piero Chiambretti estremamente gentile e disponibile, forse per un senso di rispetto, oltre

che al giornale che rappresentavo, anche verso l’abito cappuccino che indossavo. Fu così che attesi

con calma per un paio d’ore (che cosa non si fa per ottenere una buona intervista!) la conclusione

delle riprese, che sarebbero andate in onda su scala nazionale di lì a poco, e la pazienza fu ampiamente

premiata. Alla fine potei parlare con un Piero Chiambretti completamente esausto per il lavoro

appena terminato, ma che si rianimava e riaccendeva con una brillante luce negli occhi appena

qualche domanda lo stimolava particolarmente. Ovviamente, come si fa in questi casi, corsi subito

a casa e mi gettai a capofitto a scrivere. Alla sera di quello stesso giorno l’articolo era pronto. In conclusione,

ne venne fuori un incontro molto interessante e stimolante e anche la redazione del settimanale

riuscì a rientrare bene in questo gioco, facendo anch’essa la sua parte e presentando l’intervista

con un titolo accattivante: Piero Chiambretti si confessa a padre Martignani.

Senza pregiudizi verso la concorrenza

Ricordo con piacere un’altra occasione bella e significativa, come espressione del clima di apertura

alla realtà cittadina, di attenzione a uno sguardo ecclesiale ad ampio respiro e di rispetto e

collaborazione anche con contesti diversi da quello specificamente credente e tradizionalmente

cattolico. Mi sembra importante questa sottolineatura dell’accettazione del rischio del dialogo,

della disponibilità e della predisposizione all’uscita verso altri ambienti, perché segno di una

Chiesa missionaria ed evangelizzatrice, che già a quell’epoca si stava sperimentando, prima ancora

che divenisse una sensibilità comune e quasi uno slogan dei nostri tempi in questo inizio del

nuovo secolo e millennio. Già da qualche tempo, infatti, era stato avviato il progetto Chiese Sorelle

in collaborazione con la Diocesi di Santo André, alla periferia di San Paolo in Brasile. All’epoca,

come del resto ancora adesso, si intrattenevano frequenti contatti fra Imola e Santo André,

con scambi di visite e di delegazioni ufficiali, inviate oppure ospitate reciprocamente. In questo

clima di dialogo e di collaborazione interdiocesano, si registrarono diversi incontri con l’allora

vescovo di Santo André, oggi cardinale Claudio Hummes, già prefetto della Congregazione per

il Clero e, a detta di molti, una delle personalità più in vista e influenti nel conclave che nel 2013

ha portato all’elezione di papa Francesco. Approfittando di una di queste regolari visite dell’allora

vescovo Hummes alla Diocesi di Imola, organizzammo un’intervista, da pubblicare sul settimanale

diocesano. Poiché anche l’altro settimanale imolese, Sabato Sera, si era mostrato interessato

alla cosa e aveva sollecitato la possibilità di una intervista al nostro illustre ospite, ci accordammo

di procedere in un’unica occasione, facendo con mons. Hummes una specie di mini-conferenza

stampa, in cui io e la giovane giornalista de il Sabato Sera ci dividevamo e ci scambiavamo


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 231

le domande, lasciandoci poi reciprocamente piena libertà di riportarne le risposte. Fu un’occasione

bella e significativa del clima di rispetto e di collaborazione instaurato in quegli anni anche con

la concorrenza giornalistica cittadina, attraverso il quale si poteva anche arrivare a portare avanti

con successo qualche iniziativa condivisa, nel rispetto delle reciproche competenze e del proprio

bacino di utenti. Sempre rimanendo sul tema del progetto di Chiese Sorelle, ricordo che come

giornale diocesano fummo invitati a essere presenti, garantendo così anche la copertura mediatica,

a una iniziativa organizzata dal mondo della scuola pubblica e privata di Imola, con capofila

l’istituto tecnico Scarabelli, a sostegno delle iniziative sociali, culturali e missionarie che la nostra

Diocesi gestisce e sostiene in Brasile. Mi ricordo che, in un teatro di Imola strapieno di alunni e

insegnanti, su un palco su cui si susseguivano figure autorevoli come provveditore agli studi, direttore

del comprensorio scolastico, esperti e docenti, a un certo punto fu data la parola a una

giovanissima studentessa che, di fronte al quadro impressionante dei bisogni fondamentali e delle

prospettive possibili nell’ambito dell’istruzione che l’incontro nel suo complesso stava delineando,

se ne uscì con l’espressione immediata e spontanea, comunemente in bocca a quei ragazzi:

«Diamoci una mossa!», per dire che tutti noi dovevamo scuoterci del nostro torpore e fare ciascuno

la propria parte. Questa frase, tipica del linguaggio giovanile, fu come una scossa che percorse

tutto il teatro e divenne immediatamente uno slogan, subito ripreso dagli altri interventi

previsti nell’incontro e, successivamente, ampliato nelle varie iniziative che da quel convegno

presero il via. Comunque, per la mia esperienza personale, mi sembra che, al di là di espressioni

più o meno efficaci e incisive, in quella occasione rimasta nella memoria di molti si registrò una

bella intesa tra diverse realtà cittadine, operanti a livello sociale, culturale, economico e religioso,

che fortunatamente riuscirono a mettere insieme, ciascuna per la propria parte specifica, il loro

contributo per un progetto unitario e condiviso che, unendo in sinergia i vari apporti, in realtà

finì per moltiplicarne le risorse e ad ampliarne i risultati. Mi pare che fu un punto alto di vicinanza

e di collaborazione fra realtà diverse nella propria identità, ma unite nei valori e nei progetti da

realizzare. E, in quel momento bello, il nostro giornale fu presente e fece la propria parte, riportando

la notizia e facendone conoscere le motivazioni, i valori, le modalità e gli obiettivi.

Sulle rive del Tevere

Ma, a parte questi ricordi che col passare del tempo acquistano sempre di più le caratteristiche

positive della piacevolezza e della nostalgia, personalmente ho un motivo in più di gratitudine

per l’opportunità avuta di collaborare a Il Nuovo Diario Messaggero. Infatti, a seguito della pluriennale

collaborazione, ho potuto presentare domanda regolare all’iscrizione all’ordine dei giornalisti,

elenco pubblicisti, della sezione regionale dell’Emilia Romagna, che avvenne a partire dal

2 gennaio 1990. Infatti, due anni dopo, nella Segreteria di Stato della Città del Vaticano si misero

alla ricerca di nuovi collaboratori, soprattutto nell’intento di rinnovare e rendere più agile il linguaggio

un po’ patinato e stantio della curia romana. A questo scopo, si rivolsero anche al mio

ordine religioso dei frati minori cappuccini, per la selezione di possibili candidati per questo particolare

servizio. Il fatto di essere in possesso della tessera da giornalista divenne un elemento determinante

perché la scelta ricadesse proprio sulla mia persona. Infatti la motivazione suonava

più o meno così: se padre Martignani ha ottenuto l’iscrizione all’ordine dei giornalisti, almeno

saprà scrivere in un italiano corretto e comprensibile! Anche in questo particolare passaggio della

mia vita, dalla vallata del Santerno alla riva destra del Tevere, i giochi della Provvidenza Divina

in qualche modo hanno fatto capolino. Pertanto, posso affermare che l’esperienza avuta al settimanale

diocesano e l’allenamento regolare affrontato nello scrivere in un linguaggio giornalistico

non sono estranei al fatto che, a un certo punto del mio percorso personale, professionale e spirituale,

mi sono ritrovato a lavorare in Segreteria di Stato.


232

Con la mente e con il cuore

A questo proposito, occorre riconoscere che i rapporti fra il mondo ecclesiastico e gli ambienti

giornalistici non sono sempre stati idilliaci. Lavorando a pochi passi dalla sala stampa vaticana e

avendo il privilegio di conoscere più da vicino le fonti a cui attingono i giornalisti per la descrizione

dei fatti riportati nei loro articoli, ho l’opportunità di valutare più da vicino anche la qualità del lavoro

di ciascuno. Anzi, è noto come fra gli addetti del mestiere si instaura a volte quasi una lotta

concorrenziale fra colleghi, per aggiudicarsi le fonti migliori, altolocate e più attendibili. È chiaro,

infatti, che più un giornalista riesce ad avere agganci in posizioni relativamente alte nella gerarchia

delle autorità vaticane, e più avrà elementi abbondanti e sicuri per preparare i propri articoli. In ogni

caso, è evidente che la Santa Sede e le istituzioni vaticane rappresentano sempre un piatto appetitoso

per aumentare l’audience e fare la fortuna del singolo operatore e della testata per la quale lavora.

Recentemente, dopo un lungo periodo di sporadiche apparizioni per qualche occasione particolare,

con grande piacere ho ripreso in modo abbastanza regolare la mia collaborazione con Il

Nuovo Diario Messaggero. I tempi e le modalità sono evidentemente cambiati rispetto a trent’anni

fa. Per fortuna internet, la posta elettronica e i sistemi di videochiamata aiutano a coprire agevolmente

le distanze. D’altra parte, il fatto di vivere e lavorare a Roma potrebbe avere anche i suoi

vantaggi. Infatti, non sfugge a nessuno che, se si sono un po’ allentati i legami col territorio, anche

se in realtà non più di tanto poiché la distanza fisica a volte stimola di riflesso una vicinanza spirituale,

al tempo stesso può rivelarsi utile anche per il giornale e la sua redazione avere qualche contatto

diretto anche presso le Logge del palazzo apostolico in Vaticano. In fondo, si tratta di una

posizione indubbiamente privilegiata, attraverso la quale riportare i fatti e commentare i contenuti

a livello locale, tuttavia sempre considerati a partire da un punto di vista più ampio, allargato

fino a comprendere l’intera cattolicità sparsa nel mondo intero.

Con uno sguardo retrospettivo

Guardando ora, con una visione retrospettiva e a distanza di una trentina d’anni, a quei momenti,

si prova un misto di sentimenti: nostalgia, orgoglio, commozione, fierezza, tenerezza, calore.

Credo che l’aspetto più importante di quegli anni, come per questi primi cento anni di vita

del giornale, sia il valore insostituibile della presenza, del porsi al centro dei fatti, in mezzo alla

gente e alla sua attività quotidiana. Il valore inestimabile di questi testimoni privilegiati della storia

locale, come di fatto lo è stato e rimane tuttora il settimanale diocesano, è precisamente la capacità

di registrare in prima persona, da testimoni diretti, l’evoluzione della comunità e delle persone,

il cambiamento della società, il modo di ragionare e le consuetudini di vita. Si tratta di una

testimonianza preziosa, anche dal punto di vista storico-documentario, che, se non ci fosse, lascerebbe

un vuoto incolmabile nella nostra storia personale e comunitaria. In ogni caso, è chiara

l’importanza e l’utilità di un’alleanza leale e rispettosa fra i mezzi di comunicazione di massa e la

comunità ecclesiale. Ne è testimonianza, se ce ne fosse ancora bisogno, la miriade di pubblicazioni

sorte nel secolo scorso in campo cattolico, a cui va aggiunto il notevole impegno anche negli

altri ambiti dei mass media: cinema, televisione, musica, internet. In questo vasto, impegnativo e

significativo settore, anche il nostro settimanale diocesano ha marcato la propria presenza, con la

sua precisa identità e il proprio originale contributo. Ogni epoca è segnata dalle sue particolari

specificità e risponde a particolari sensibilità. Se dovessi indicare qualche tratto caratteristico

dell’attuale volto del giornale rispetto agli anni Ottanta-Novanta, direi che ultimamente ha potuto

assumere delle caratteristiche molto più professionali, con una maggiore distinzione dei ruoli

e degli ambiti di intervento dei vari collaboratori, e che si avvale molto di più delle possibilità e

della velocità delle comunicazioni, dimostrando un’attenzione e sensibilità assai più marcate verso

il proprio territorio. Questo ultimo tratto, forse, è quello che maggiormente caratterizza la fase

attuale della centenaria storia del giornale.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 233

Attestati di riconoscimento a Il

Nuovo Diario Messaggero da parte

di enti e associazioni locali (1983-

1985). ANDMI.


234

Con la mente e con il cuore

Attestati di riconoscimento a Il Nuovo Diario Messaggero da parte di enti e associazioni locali (1987-1991). ANDMI.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 235

Allo stesso modo, è altrettanto evidente che la celebrazione di questo importante anniversario

della fondazione costituisce anche una tappa significativa di un cammino che prosegue e guarda

avanti. Non possiamo sapere ora come saranno la Chiesa e la società fra trenta o quarant’anni.

Quello di cui, invece, possiamo essere certi, è che Il Nuovo Diario Messaggero continuerà la propria

missione di accompagnare la vita delle nostre comunità cristiane, registrando i piccoli e grandi

fatti del nostro vissuto quotidiano, facendo sentire la propria voce sugli avvenimenti, informando

e formando le coscienze, secondo un’ottica di fede e in un atteggiamento di dialogo costruttivo.

In questo modo il giornale proseguirà il ruolo che gli compete di testimone attento e

sincero del nostro tempo, come un compagno fedele del nostro camminare insieme come Chiesa

e come società civile.

Saverio Orselli, collaboratore

Nel 1983 ero un giovane disegnatore ventisettenne, sposato e impegnato

su più fronti: il gruppo francescano missionario ai Cappuccini, la

Caritas diocesana, la rivista Messaggero Cappuccino, il consiglio pastorale

diocesano e, all’interno di questo, il consiglio di presidenza, oltre

alla normale attività lavorativa, presso un importante studio di progettazione

edilizia di Imola. Di tempo libero ne rimaneva ben poco.

L’anno iniziò con una triste sorpresa, legata alla rivista Messaggero

Cappuccino, con cui collaboravo già da alcuni anni nell’attività pubblicistica

e nelle incombenze redazionali: la morte improvvisa di padre

Celso Mariani, il frate che seguiva l’impaginazione del giornale dei

cappuccini bolognesi-romagnoli (allora in Emilia-Romagna erano due le province serafiche), mi

lanciò nella nuova veste di impaginatore, probabilmente per affinità artistiche, visto che ero

maestro d’arte e potevo occuparmi dell’immagine del periodico. Mi misi a disposizione e iniziai

a studiare e il risultato non fu negativo e la rivista, che già allora aveva una discreta fama a livello

nazionale, non risentì troppo della scomparsa di padre Celso.

La seconda sorpresa, certamente più positiva, arrivò nella seconda metà dell’anno, quando fui

chiamato a dare una mano a mons. Giacometti – don Francesco, come preferiva lui – in occasione

del ricovero in ospedale di mons. Carlo Ferri, storico direttore de Il Nuovo Diario dall’immediato

dopoguerra.

Con don Francesco ci conoscevamo già da alcuni anni, grazie soprattutto al consiglio pastorale

diocesano, di cui lui era il vicepresidente nominato dal vescovo, mons. Luigi Dardani, mentre

io, entrato in rappresentanza della Caritas Diocesana, ero stato scelto tra i tre collaboratori del

consiglio di presidenza. Nessuno dei due immaginava lo strano percorso che portò lui, dalla prima

settimana di dicembre 1983, ad assumere la direzione del glorioso settimanale diocesano

mentre a me toccava il ruolo di fido collaboratore nell’opera di rinnovamento.

In quegli anni intensi e travagliati avevamo condiviso situazioni difficili, come la gravissima

malattia che colpì il vescovo, al punto che – dato in fin di vita – ne celebrammo una sorta di veglia

funebre in cattedrale in attesa della conferma della morte, che non arrivò, trasformando quell’incontro

di preghiera nella migliore richiesta di guarigione che la chiesa locale potesse elevare per

la salvezza del suo pastore. Richiesta che fu ascoltata e compresa, al punto che mons. Dardani tornò,

pur con grande fatica e impegno, a guidare la diocesi, ringraziando pubblicamente dalle pagine

de Il Nuovo Diario, nel numero di Natale 1983, i fedeli per il miracolo compiuto con le loro

preghiere.

La malattia molto meno grave di mons. Ferri, legato al settimanale quanto può essere un padre

a un figlio atteso per tanto tempo, lo tenne lontano dalla redazione, in cui fungeva da tuttofare,


236

Con la mente e con il cuore

per un paio di mesi. Il settimanale però non poteva attendere così tanto tempo e mons. Dardani

colse l’occasione per avviare un rinnovamento che da molte parti veniva richiesto, chiamando

don Francesco, prima provvisoriamente e poi in modo definitivo, alla guida della redazione. Impegno

che don Francesco non volle affrontare da solo, tanto che si mise subito alla ricerca di nuove

collaborazioni – in alcuni casi, mi verrebbe da dire complicità, senza voler mancare di rispetto

a mons. Ferri che, una volta tornato, accoglieva ogni novità quasi con rassegnazione – per questo

incarico. Fu così, ad esempio, che per l’articolo di prima pagina dedicato alla vita della Chiesa nel

mondo, invece di affidarsi alle agenzie che periodicamente mandavano resoconti pubblicabili,

don Francesco pensò di coinvolgere parte dei collaboratori della redazione di Messaggero Cappuccino,

a partire dal direttore padre Dino Dozzi, seguito da Alessandro Casadio e da Lucia Lafratta

– mia moglie – così da garantire, di settimana in settimana, un articolo di fondo dedicato agli

eventi ecclesiali più importanti. Essendo anche io della redazione di Messaggero Cappuccino, avrei

dovuto far parte del gruppo, oltre a collaborare per impaginare il giornale ma, in un primo tempo,

considerai che l’impegno dell’impaginazione fosse già più che sufficiente, visto che avevo già

un lavoro che mi piaceva molto. Tempo qualche mese e mi ritrovai coinvolto anche nel gruppo

scrittura, impegno non indifferente perché, anche se la rotazione permetteva di alternarsi ogni

due o tre settimane, per la redazione di ogni articolo occorreva approfondire il tema con letture

spesso impegnative.

Ripensare ora a quegli anni sembra di parlare di un’altra epoca. Oggi ci sono dovunque computer

e programmi di scrittura e di impaginazione con infinite varietà di fonti di caratteri, molti

dei quali scaricabili gratuitamente da internet, con la possibilità di fare persino in casa stampe a

colori, anche di ottima qualità. Allora non c’era nulla di tutto questo. La maggior parte dei collaboratori

inviava gli articoli battuti a macchina e pochi erano quelli che si potevano permettere

una macchina per scrivere elettrica, in grado – un lusso! – di cancellare gli errori di battitura e

sovrascrivere le lettere giuste. Anche in tipografia, dove il lavoro di impaginazione del giornale

avveniva tra la sera e la notte del giovedì, spesso in contemporanea con altri periodici, a volte

estremamente lontani dal mondo de Il Nuovo Diario, erano stati da poco abbandonati i caratteri

mobili in piombo per una rivoluzionaria novità: i primi computer per videoscrittura. Quasi a sottolineare

l’importanza dei nuovi elaboratori elettronici, era la stessa suddivisione degli spazi, con

un locale isolato e rinfrescato, silenzioso come una sala chirurgica, racchiuso da pareti vetrate, nel

quale gli articoli venivano trascritti ai terminali direttamente dagli addetti della tipografia in camice

bianco o, raramente, con la dettatura dei volontari. Una volta inseriti in quei primi computer

per la composizione, gli articoli venivano stampati in una unica strisciata (forse i miei non

sono i termini tecnici giusti, ma quelli che usavamo allora), nella dimensione delle colonne della

pagina, su una sottile carta fotografica bianca e, solo a quel punto, bastava un gesto per richiamare

l’attenzione degli addetti in camice blu della sala accanto – don Francesco e io eravamo tra

questi, senza camice – per recuperare il materiale da montare. Quella dove attendevamo impazienti

era una sala più spaziosa, con grandi tavoli luminosi e un diffuso odore di cera e non ricordava

nulla di sanitario, anche per il chiacchiericcio dei vari addetti all’impaginazione delle testate

in lavorazione.

Una volta ottenuti gli articoli stampati nella carta fotografica, utilizzando lunghe forbici e

grande attenzione, poiché ristamparla era un costo, veniva rifilato tutto lo spazio bianco ai lati del

testo, perché una volta montate in pagina non ci fossero sovrapposizioni tra un articolo e l’altro.

Dopo avere rifilate le lunghe colonne di testo, seguendo un abbozzo di progetto di pagina – il

menabò – e utilizzando le gabbie – grandi fogli di carta trattata, con un lato millimetrato e con i

contorni delle colonne della pagina del giornale – sui tavoli luminosi si iniziava il montaggio degli

articoli, a colpi di lametta e cera bollente. Questo infatti era il problema che rendeva meno


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 237

piacevole veder nascere il giornale (non è vero: era sempre un’emozione): per attaccare tutte le

strisciate di carta fotografica di articoli, di titoli e sottotitoli, di fotografie e pubblicità, bisognava

farle passare nei veloci rulli delle inceratrici, dove una particolare cera resa liquida dal calore fungeva

da collante, in grado di trattenere le colonne di testo ritagliate e attaccate alle gabbie, ma anche

di rimuoverle quando necessario (cioè quasi sempre) per fare correzioni, tagli o sostituzioni.

Sempre, rigorosamente, ripassando per i rulli di cera calda.

Il lavoro di montaggio non era mai monotono, con un continuo scambio di opinioni con gli

addetti della tipografia. Una volta costruite le pagine, venivano fotocopiate e consegnate, in una

parte isolata della sala, ai volontari addetti alla correzione delle bozze, che leggevano e segnavano

gli errori che poi portavano alla ristampa di piccoli blocchetti di testo da rimontare nella pagina

o all’opera da cesellatore a colpi di lametta del cutter, in grado di fare miracoli. Finito il montaggio

di tutte le pagine e la relativa correzione, il lavoro mio e degli altri volontari si concludeva e

cominciava quello della fotoincisione e poi della stampa, che proseguiva nella notte, per arrivare

a consegnare alle poste le copie fascicolate del settimanale la mattina del venerdì.

L’idea di don Francesco di coinvolgermi nel rinnovamento del giornale fu, per me, una sollecitazione

estremamente stimolante, aumentata dalla tecnica di costruzione delle pagine che ho

appena descritto, che sembrava offrire grandi opportunità grafiche. Non era tuttavia mia intenzione

alimentare divisioni o contrasti tra la vecchia gestione e la nuova, per cui mi sembrò giusto

procedere con piccoli aggiustamenti ravvicinati, in grado di rinnovare la grafica senza stravolgerla.

Iniziai con l’inserimento di una testatina a ogni pagina, che ne indicasse il contenuto – Fatti e

opinioni, vita ecclesiale, attualità, cronaca di Imola, eccetera – e desse ordine agli articoli, resistendo

alle critiche che consideravano quella aggiunta un costoso spazio perso per il testo. Poi

proposi di cambiare il carattere della testata del giornale, scegliendo una fonte più accattivante e

quindi di riunire le due testate presenti in diocesi – Il Nuovo Diario, distribuito nella zona di

Imola e Il Messaggero, distribuito nella zona di Lugo – in una testata unica, Il Nuovo Diario Messaggero,

che desse il senso di unità ecclesiale, oltre a ridurre i costi di impaginazione, visto che ogni

settimana dovevamo costruire due giornali separati, con molte pagine che si ripetevano nelle due

versioni ma con un ordine diverso e con l’obbligo di fare attenzione che, nelle parti comuni, non

finissero delle notizie o degli articoli legati solo a una delle due aree di interesse. Oggi, con l’uso

del computer, è un impegno da poco rinumerare pagine e modificare testate, mentre allora, facendo

quasi tutto a mano – ricordo che sia le testatine che la nuova versione del titolo del giornale le

disegnai al tecnigrafo, utilizzando per i testi le lettere trasferibili che non esistono più – rappresentava

una fatica inutile e, secondo me e per don Francesco, ingiustificata.

Il passo successivo, in aprile 1984, pochi mesi dopo aver iniziato questa lenta trasformazione,

proposi una nuova versione della testata, con l’utilizzo del font American Typewriter, il tipico carattere

della scrittura a macchina, con uno stile inconfondibile in grado di richiamare l’attività

giornalistica del reporter. Quella testata, inizialmente accolta con qualche perplessità da chi aveva

già maldigerito l’unione precedente, ha resistito fino a pochi anni fa e ancora oggi compare nelle

civette porta locandine distribuite nelle edicole. Con quella modifica mi giocai molta credibilità,

conquistando la fiducia di alcuni collaboratori della tipografia, che fino ad allora non avevano

apprezzato i tanti piccoli aggiustamenti, che toglievano ripetitività a un lavoro fino ad allora quasi

codificato. E non era finita lì, lo sapevano bene, anche se non era chiara la mossa successiva.

Per arrivare all’ultima rivoluzione ci volle più di un anno e mezzo. All’inizio del lavoro, nell’autunno

del 1983, Il Nuovo Diario usciva con 12 pagine di 43 centimetri di larghezza e 58 di altezza,

dimensioni enormi per renderlo sfogliabile comodamente. Per intenderci, ogni pagina era

grande come due delle attuali ruotate in verticale e i tanti articoli presenti in ogni foglio venivano

montati su sette colonne, con poche fotografie – il costo delle immagini era notevole – che ne


238

Con la mente e con il cuore

alleggerissero la lettura. La prima versione in formato tabloid (29 × 43), ancora utilizzata oggi, è

arrivata il 2 febbraio 1985, con una nuova suddivisione delle sezioni che componevano ogni uscita,

con le parti che interessavano Imola e Lugo facilmente interscambiabili, mentre la vita ecclesiale,

lo sport, l’attualità, i commenti, le lettere in redazione e altre parti rimanevano fisse.

Quello del passaggio al formato più piccolo, con il raddoppio delle pagine ma più comode da

sfogliare, fu l’ultima grande modifica, cui seguì un lungo periodo di assestamento, per permettere

ai lettori di abituarsi alla nuova versione, sempre più apprezzata. Anche il mio impegno cominciò

a ridursi, mentre si aggiungevano collaboratori preziosi, come don Albano Calamelli, in vista

del nuovo importante cambiamento: la composizione degli articoli con un proprio gruppo di

lavoro, passando da una attività esclusivamente di volontariato a una redazione composta da persone

assunte e con terminali propri, per la fotocomposizione dei testi prima e da stampare su carta

fotografica. La collaborazione tra don Francesco e don Albano e una certa dose di coraggio

fecero nascere, in piccolo, la struttura della redazione del settimanale che, nel tempo, si è ingrandita

fino alle dimensioni di oggi. Una collaborazione che ebbe una vera e propria celebrazione nel

convegno diocesano organizzato con il consiglio pastorale diocesano, intitolato Un giornale, una

comunità per crescere insieme, che si svolse nel cinema Cappuccini il 7-8 gennaio 1989.

Mentre cresceva l’impegno di altri, il mio cominciò a limitarsi agli articoli che, in prima pagina,

raccontavano la vita della Chiesa, proseguiti fino a fine 1988, per i quali già si erano aggiunte

nuove e ben più prestigiose firme per il settimanale, come Maurizio Malaguti, don Giorgio Sgubbi,

padre Lui gi Martignani, padre Nazzareno Zanni.

La passione di don Giacometti per la comunicazione non si limitava al settimanale e in quei

primi anni di collaborazione avviò la costruzione dell’attività editoriale, oggi particolarmente rilevante.

La prima pietra di questa costruzione editoriale – per cui mi chiese successivamente di

predisporre il simbolo con un libro aperto, su cui era disegnata la Madonna del Piratello che sovrastava

la rocca sforzesca – fu il ricordo della visita del papa a Imola il 9 maggio 1986, un libro

ancora non attribuito all’Editrice Il Nuovo Diario Messaggero. Con l’entusiasmo di un bambino

che vuole compiere una impresa, don Francesco mi coinvolse in una gara non competitiva: essere

la prima a pubblicare un libro tra le cinque diocesi visitate da Giovanni Paolo II in quel viaggio

apostolico. Vincemmo la gara, anche se a distanza di tanti anni ancora non riesco a spiegarmi

come, con gli strumenti che avevamo allora; fatto sta che riuscimmo a realizzare Giovanni Paolo

II in Imola in meno di un mese. Oltre a progettare l’impaginazione, ricordo che visionai quasi

duemila provini fotografici che don Francesco si era fatto inviare dallo studio fotografico di Roma

che aveva l’esclusiva delle immagini del papa, e a cui chiedemmo le stampe delle varie decine che

avevo scelto, a mio parere le migliori, per corredare i testi di Aureliano Bassani e completare il volume

di 128 pagine. La copia che conservo nella mia libreria è autografata da mons. Dardani e

datata 7 giugno 1986, giorno in cui fu presentato ufficialmente nella chiesa dell’Osservanza – la

pubblicità recitava: «Elegante edizione a colori di 128 pagine cm 21 × 29,5 – con un concerto

della Schola Cantorum Lorenzo Perosi e del coro Kairos».

Dopo la fine del 1988 la mia collaborazione si è fatta saltuaria, con articoli soprattutto per la

pagina missionaria o per qualche intervista, fino alla provocazione del primo numero del 2003,

quando scrissi al direttore di allora, don Marco Renzi, una lettera sulla nostra presenza di cristiani

nel mondo che diede vita a una lunga serie di interventi dei lettori, proseguita per un paio di

mesi, mostrando che i temi che avevo sollevato interessavano gli abbonati e non solo. A seguito

di quella lettera don Marco Renzi mi propose di far nascere una rubrica settimanale che sviluppasse

quelle provocazioni, offrendomi uno spazio a cui volle dare lui stesso il titolo, Tra il dire e il

fare, nel quale avrei avuto la massima libertà di affrontare gli argomenti più disparati, con l’unico

limite delle 2.750 battute, spazi compresi. La proposta mi sembrò molto impegnativa e, dopo


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 239

aver meditato per qualche giorno, accettai con la riserva di provare per uno o due mesi. Solo dopo

quel periodo di prova, durante il quale avrei cercato un riscontro da parte dei lettori, avremmo

valutato insieme l’opportunità di continuare l’esperienza, quanto mai impegnativa non solo per

la ricerca settimanale degli argomenti ma anche per la responsabilità nell’uso delle parole, per evitare

sia che potessero ferire come lame affilate sia che risultassero deboli come piume. Il riscontro

fu positivo, probabilmente ampliato dalla piccola foto che accompagnava il titolo, rendendomi

riconoscibile a tutti, con il risultato che c’era chi mi fermava per strada per commentare sia positivamente

che criticamente qualche passaggio e anche per suggerire argomenti. La cosa non poteva

che farmi piacere, oltre che mettermi a disagio, dimostrandomi, ancor più di quanto potessi

immaginare, la responsabilità di ciò che comunicavo. Accettai quindi in modo definitivo la proposta

del direttore di allora, don Marco – generosamente confermata dai direttori venuti dopo di

lui, Evaristo Campomori e Andrea Ferri – con alcune condizioni minime poste da me: che si trattasse

di volontariato e che si potesse interrompere senza problemi, una volta divenuto ripetitivo e

senza l’originalità degli inizi. A questo punto, visto che a quella prima puntata pubblicata nel

2003 ne sono seguite oltre ottocento – accompagnate per tanti anni dal sostegno a distanza di

don Bruno Giordani che, a ogni nostra occasione di incontro, si fermava a commentare – mi viene

il dubbio di non avere più la lucidità mentale per cogliere né le ripetizioni né tantomeno la

mancanza di originalità, ma l’età che avanza, da questo punto di vista, aiuta molto. Purtroppo

non è colpa dell’età, ma di una parte del cervello da sempre sicuramente poco sviluppata, l’incapacità

di ricordare i nomi. In situazioni come queste la cosa non solo mi imbarazza ma mi fa vergognare,

perché sono davvero tante le persone che meriterebbero di essere ricordate e spero mi

scuseranno se non le cito una per una. Con alcuni a distanza di oltre trent’anni ci salutiamo ancora

– dipendenti della tipografia, collaboratori del settimanale, correttori di bozze, terminalisti,

eccetera – e ogni volta sentirmi salutare per nome provoca in me ammirazione e un briciolo di

invidia, per quel gesto che non posso contraccambiare in modo altrettanto fraterno. Tutte loro,

quanto me, hanno contribuito a fare la storia de Il Nuovo Diario Messaggero, a cui auguro lunga

vita al servizio del nostro territorio.

Mirco Cantelli, ingegnere

C’era una volta tanto tempo fa – era il 1990 ed in mezzo a qualche

dissesto economico familiare, nel bel mezzo dell’università ho realizzato

che dovevo mantenermi da solo se volevo finirla – una storia come

ce ne sono tante, che mi ha portato a rimboccarmi le maniche e a fare

tante esperienze diverse, due delle quali continuative: la prima negli autodromi

di Imola e del Mugello, la seconda nel settimanale cattolico

della mia città, grazie a don Francesco Giacometti, che quando gli raccontai

che me la cavavo benino a scrivere, ma non volevo fare il giornalista,

apprezzò molto e mi prese con sé.

Se ne stava andando Marco Visani, che era l’unico giornalista vero,

al tempo, a Il Nuovo Diario Messaggero e don Francesco decise di fidarsi di me, di Francesca Campomori

e di Gabriele Mecarelli e ripartì fra di noi le tre aree di Marco: io presi la parte sportiva,

Francesca la parte locale di Imola e Gabriele l’area di Lugo.

Era tutto nuovo e don Francesco ci dava molto libertà. A me personalmente ha lasciato tanto:

l’ho conosciuto e apprezzato per essergli stato a fianco tre anni, aveva avuto il coraggio di rilanciare

il giornale, coinvolgendo un gruppo di studenti universitari.

Aveva un ruolo doppio, importante e delicato per la città, quello di direttore e quello di vicario

generale. Ci ha insegnato tante cose e ci ha dato tanta libertà, a volte troppa.


240

Con la mente e con il cuore

Mi tornano in mente decine di episodi curiosi, divertenti, imbarazzanti. Io mi ero autonominato

vicedirettore e lui, quando era contento di quello che si faceva, mi salutava dicendomi «Mirco

il Signore ti benedica e ti accompagni». Altre volte, che gli si combinava “santi casini” – come

li chiamava lui – si limitava a un laico «ciao Mirco ciao ...». Una volta ricordo, per un titolo in

prima pagina sbagliato (Ad Imola il futuro primo papa nero ndr), in seguito a una mia intervista a

mons. Francis Arinze, dal Vaticano ci fecero ritirare tutte le copie del giornale già in edicola.

Un’altra volta lo salvai da un truffatore che gli stava vendendo milioni di lire di tappeti e altre cose

false. Poi partecipò in prima persona al salvataggio tentato di Galeati, assumendo a Il Nuovo Diario

Messaggero alcune persone, anche se dal punto di vista del business non era la scelta da fare.

Un’altra, siccome si era una grande famiglia, col Sabato Sera si stampava insieme alla Galeati, e

gioca e scherza facemmo uscire il giornale con le manchette della prima pagina de Il Nuovo Diario

Messaggero del partito comunista ... di nuovo tutte le copie ritirate. A don Francesco volevo davvero

bene.

Paola Masi, ex dipendente

Fui assunta nel novembre 1988 con direttore mons. Francesco Giacometti,

in carica da fine 1983, preceduto a sua volta da mons. Carlo

Ferri.

Il motivo per cui entrai a Il Nuovo Diario Messaggero fu perché era

nata l’idea di digitare i testi del settimanale senza ricorrere all’ausilio di

ditte esterne. Infatti, fino ad allora, la digitazione dei testi veniva affidata

a terzi (ditta Aviemme con Angelo Visani e Anna Rita Cremonini).

Per conoscere questa nuova realtà lavorativa, misi piede nei locali

del giornale nell’estate dello stesso anno di assunzione.

Ricordo l’incontro con Antonella Geminiani, don Albano Calamelli

e il sig. Artemio Poggi della Galeati.

Erano alle prese con i prezzi medi rilevati nei mercati all’ingrosso e al dettaglio. Che impresa!!!

Fui così informata da Antonella (anche lei alle prime armi) di ciò che si aveva intenzione di

fare.

Praticamente (se la mente non mi trae in inganno) lei, aiutata da due volontari (Antonia Guerrini

Romiti e Luigi Barile), si sarebbe occupata della parte abbonamenti e amministrativa. Inoltre,

in caso di necessità, avrebbe fornito un aiuto nella digitazione.

Io invece, assieme a don Albano e a Bruno Dal Monte, mi sarei occupata della digitazione informatica

dei testi pervenuti (allora giungevano tutti battuti a macchina o addirittura scritti a

mano) in modo che i files che si generavano potessero essere memorizzati su dischetto.

Poco dopo fu assunta anche Brunella Valli con funzioni amministrative.

In poco tempo diventammo una squadra numerosa con Adele Martignani, Francesca Campomori,

Gabriele Mecarelli e, in un secondo tempo, Mirco Cantelli (croce e delizia di don Francesco)

e altri.

Fin dall’inizio, don Francesco si dotò di una spalla molto importante: fu il giovane Marco Visani,

suo alunno al liceo, che con lui si occupava delle pagine.

Inoltre, curava l’organizzazione delle conferenze stampa e il coordinamento dei correttori di

bozze (Giuseppe Geminiani, Antonio Sgubbi, Vittoria Raffellini e altri) che svolgevano la loro

attività volontaria nelle proprie case.

Gli ambienti di lavoro, ubicati in via Emilia 69 al primo piano, si presentavano spartani e vetusti.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 241

Vi si accedeva dal grande pianerottolo dello scalone di sinistra di palazzo Monsignani. Alla

base di detto scalone, si accedeva anche alla sede delle Acli.

Arrivati al pianerottolo, si notavano due grandi porte affiancate.

La prima, a destra, dava accesso al corridoio interno dove, sulla sinistra, si trovava la stanza del

direttore e in fondo si accedeva al salone della redazione insieme alla composizione.

La seconda, a sinistra, dava accesso a un primo ufficio (adibito ad accogliere il pubblico) comunicante

con un successivo ambiente ugualmente adibito a ufficio interno.

Il sistema degli abbonamenti era completamente diverso da ora.

Gli abbonati erano registrati su cartoncini collocati in uno schedario di lamiera disposti in ordine

alfabetico.

Una bella festa da ricordare sono i 90 anni di fondazione festeggiati al teatro comunale di Imola

con la presenza del cardinale Giacomo Biffi e la relazione del prof. Demos Palladini.

Poi i tempi cambiarono.

A seguito della chiusura della bottega del barbiere al civico 77/79 della stessa via Emilia, ci trasferimmo

nella sede attuale con vetrina diretta sulla strada mentre gli uffici direzionali e operativi

trovarono posto al primo piano.

Venne assunta Patrizia Brunori, ex dipendente della Galeati e già qualificata nella produzione

delle pagine per la stampa in tipografia.

La pubblicità passò da Ecosette a Comunicazione Video di Collina.

Fu una vera rivoluzione: si passò alla videoimpaginazione e fotocomposizione eseguite tutte

internamente, fino all’invio delle pagine complete alla tipografia.

Rino Villa, collaboratore

Se penso alla mia esperienza di scolaro posso dire che un tempo non

mi piaceva molto scrivere, tant’è vero che mi terrorizzavano le giornate

che dovevano essere dedicate al tema in classe. Mi piacevano molto di

più i compiti in classe di matematica, o aritmetica, nei quali si dovevano

risolvere problemi relativi all’acqua che arriva, a quella che se ne va,

a quella che vi rimane o all’avanzo delle mele dopo che una parte era

stata mangiata o era andata a male. Anche dopo, all’istituto tecnico inferiore

(non si chiamava “scuola media”) mi affascinavano più le espressioni

algebriche e le equazioni che lo studio delle lettere, ma si studiava

anche il latino e mi piacevano molto le traduzioni dal latino delle guerre

romaniche, per cui capitava spesso che le mie “interpretazioni” venivano lette in classe, a differenza

delle traduzioni da italiano a latino delle quali è meglio non parlarne.

Poi lo scoppiare dell’adolescenza, una nuova scuola, l’Istituto industriale di Forlì, il vivere a

pensione presso una famiglia forlivese, dato che gli orari dei pochi treni in transito non si accordavano

con gli orari delle lezioni, gli incontri con tante nuove persone, l’addensarsi sempre più

minaccioso degli orrori della guerra e l’incontro con un professore di Bagnacavallo che conosceva

a memoria tutta la Divina Commedia e aveva una capacità comunicativa impressionante, qualcosa

è cambiato nella mia mente e le giornate dei temi in classe erano quelle che più desideravo. E la

prova di questo effettivo e positivo cambiamento l’ho avuta durante l’esame di maturità dove nel

tema che riguardava come avevo fatto gli studi e come invece avrei voluto farli il voto assegnatomi

era stato otto; e durante gli interrogatori degli esami orali il professore di chimica dottor Sbrana

si congratulò del mio scritto prevedendo per me un futuro da giornalista.

Dopo la maturità, per circa cinque anni, ho fatto diversi mestieri, da commesso in un forno-biscotteria

ad aiuto impiegato in una autocarrozzeria, da pseudo geometra presso un ufficio tecnico


242

Con la mente e con il cuore

a bigliettaio presso la sala cinema del mio paese fino ad avere un lavoro fisso in un magazzino da

frutta, andato tutto all’aria a causa di un’amministrazione controllata che ha preceduto la sua

chiusura. Dopo una breve esperienza presso il Consorzio Agrario di Ravenna, un concorso mi ha

aperto la strada verso lo Stato nel quale sono rimasto per quasi ventisette anni.

E proprio quando uno non ci pensa più, quella previsione alla quale non avevo mai fatto attenzione

si è avverata e dal settembre 1993 è arrivato il mio momento di scrivere per un settimanale

di importanza regionale.

Durante i miei studi nell’Istituto religioso ho fatto conoscenza con don Albano Calamelli,

che mi invitò ad aiutarlo nella redazione de Il Nuovo Diario Messaggero. In principio le mie mansioni

costituivano nella revisione degli articoli e nel controllo dei rinnovi degli abbonamenti relativi

ai lettori di Castel Bolognese. Durante queste visite avevo potuto sentire tante persone e

trasmettere ai dirigenti mancanze o idee nuove per migliorare la qualità del giornale. Una di queste

lamentele riguardava il fatto che nelle pagine del settimanale c’era poco o niente che riguardasse

Castello e io riferii il tutto a don Francesco Giacometti, allora direttore. Egli davanti alla

mia lamentela non si scompose per niente; mi guardò bene in faccia e poi disse: «Da oggi in

avanti una pagina sarà dedicata esclusivamente a Castello; tocca a voi riempirla con tutto quello

che pensate sia necessario scrivere». E così la patata bollente della quale credevo di essermi liberato

col riferimento dello zelante collaboratore, ricadde su di me e su alcuni miei collaboratori ai

quali fui costretto a ricorrere se volevo che ogni settimana la pagina castellana fosse riempita.

E da quel settembre per oltre vent’anni quella pagina divenne come un «giornale all’interno

di un altro giornale», come l’aveva definita l’amico Sergio Buscaroli, allora titolare del ristorante

Acli, che da tempo ci ha lasciati, costituendo così una specie di diario delle varie attività che costituiscono

la caratterizzazione del nostro paese. Non fu sempre facile, perché le settimane si susseguivano

rapidamente e tutte le volte ero terrorizzato pensando a cosa avremmo scritto nella pagina

seguente.

Ora la pagina non è dedicata solo a Castel Bolognese ma a tutta la Val Senio e la mia collaborazione

è molto scemata, anche per via degli anni che si fanno sentire in ogni parte del corpo. E

poi c’è Pirazzoli che mi sembra si senta castellano e fa di tutto perché le pagine della tradizione

castellana continuino sempre. A quasi novantatré anni cerco di captare nel mio inconscio cosa

sono stati per me questi anni al settimanale diocesano e cosa abbia potuto combinare questa mia

povera penna di cui il dottor Sbrana aveva tanta stima.

In primo luogo posso dichiarare che ha rappresentato per me una bella novità guardare con

più attenzione alla vita del mio paese, a ciò che in essa succede, ai vari eventi che ne caratterizzano

gli sviluppi, i progressi, i cambiamenti. La mia vita cambiò molto, così presa dai diversi appuntamenti

a cui dovevo assistere. Dai consigli comunali con le discussioni, le diatribe e i colpi di scena

che non mancavano mai di caratterizzare le varie serate, agli incontri presso il centro sociale dedicati

spesso al nostro dialetto e sempre molto divertenti, al concorso della Pignataza che ogni tre

anni la Pro Loco organizza richiamando sempre nel nostro paese il meglio dei poeti romagnoli.

Le tante iniziative che nelle varie stagioni dell’anno portavano alla ribalta il meglio della cultura,

dell’arte, dell’artigianato e delle nostre campagne. Nonché l’attività del Cinema Moderno che

aveva bisogno di pubblicità perché le tante proiezioni cinematografiche e la rassegna del teatro

amatoriale potessero essere ben conosciuti in paese e anche nei dintorni.

Inoltre in questo periodo ci sono stati tanti festeggiamenti per le persone che hanno superato

i cent’anni di età col sindaco od il suo sostituto che offriva il suo omaggio a nome di tutti i cittadini

castellani. A tal proposito vorrei far notare che una decina di anni fa, era sindaco Silvano

Morini, nello stesso anno abbiamo avuto ben dieci centenari, che, ovviamente, ora non ci sono

più. Attualmente, per quel che mi costa, i centenari sono tre e tutte donne.


Il Nuovo Diario Messaggero (1984-2020) 243

Quando penso a quel periodo mi ricordo dell’ansia che mi prendeva una volta conclusa la pagina,

perché già un’altra pagina mi avrebbe aspettato dopo poco e mente e cervello erano in pressione

per ciò che dovevo pubblicare nella pagina successiva.

Ora la mia collaborazione è quasi del tutto terminata, limitandosi a fornire le novità al bravo

Pirazzoli e, nel limite del possibile, a curare i rinnovi degli abbonamenti. L’età e gli acciacchi che in

questo momento si sono aggravati poco mi permettono di fare. Spero, però, che le mie fatiche non

siano state vane e abbiano contribuito a dare vivacità e brio al nostro settimanale che quest’anno

ha compiuto il suo centoventesimo compleanno e possa ancora per tanti anni costituire un efficace

e serio comunicatore sociale e un chiaro punto di riferimento per tutti i suoi lettori.

Marisa Amad