TuttoBallo20 dicembre - Dicembre 2020 EnjoyArt

fabrizio.silvestri

Cari amici e lettori di Tuttoballo 20, eccoci arrivati all’ultimo numero dell’anno.
Un numero che chiude un’annata fatta di testimonianze di tutte le difficoltà affrontate in questi mesi, ma risolte anche tramite scelte coraggiose, fantasiose e nuove inventive, come solo l’Arte ci insegna! Esso è la conclusione di un’annata in cui abbiamo conosciuto e condiviso storie, incontrato nuovi amici e letto cose interessanti.
Ed è questo lo spirito attraverso cui abbiamo dato vita al numero di dicembre: uno spirito festoso, animato dall’atmosfera natalizia, che non si arrende alle avversità nonostante tutto.
Ed ecco quindi articoli colorati ed adornati di luci che raccontano esperienze di artisti, ballerini, circensi; ricette natalizie, consigli per un affascinante make up, racconti interessanti sulla storia del ballo, riferimenti affascinanti alla storia della moda; non mancano certamente temi legati all’attualità, alle disposizioni previste per questo periodo “diverso” che stiamo vivendo; sempre presente l’appuntamento con le stelle ed il nostro l’Oroscopo … il tutto annaffiato da ricette di gustosi drinks …
Non vogliamo dirvi altro, né sugli argomenti trattati né sugli interessanti Nomi che ci hanno concesso le loro interviste ed i loro pensieri per non rovinare il gusto della sorpresa: sfogliate, leggete e stupitevi!!!!
Intanto la nostra Redazione vi ringrazia per averci seguiti numerosi in questi mesi, ed augura a voi tutti un buon Natale, fatto di speranza, di serenità e, soprattutto, di rinascita.
Buone feste e buona lettura a tutti del nuovo numero di Tuttoballo20, la Rivista che ti informa e ti tiene in forma … nel periodo più magico dell’anno!

F R E E P R E S S O N L I N E n o n r e g i s t r a t a D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r t "

TuttoBallo20

D E C E M B E R 2 0 2 0

Vito Mazzeo, Anbeta Toromani

"Lo Schiaccianoci" di Amedeo Amodio

© Luca Di Bartolo


F R E E P R E S S O N L I N E n o n r e g i s t r a t a D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r t "

TuttoBallo20 - December 2020

In copertina : Vito Mazzeo, Anbeta Toromani

"Lo Schiaccianoci" di Amedeo Amodio

Produzione Cipriani

TuttoBallo20 - Dicembre 2020.

Editore "Stefano Francia" EnjoyArt

Direttore - Fabrizio Silvestri

Vice direttore - Eugenia Galimi

Segretaria di redazione - Pina delle Site

Redazione - Marina Fabriani Querzè

hanno collaborato: Ernesto Biagetti, Maria Luisa Bossone,

Elena Botti, Marco Calogero, Antonio Desiderio Artist

Management, Giovanni Fenu, Mauri Menga, Sandro

Mallamaci, Walter Garibaldi, Giovanni Battista Gangemi

Guerrera, Lara Gatto, Danilo Piccini, Paolo Di Orazio.

Foto: Danilo Piccini, Luca Bartolo, Gennaro Guida., Veronica

Napoleoni. Foto concesse da uffici stampa e/o scaricate

dalle pagine sociale dei protagonisti.

Le immagini e le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto

d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai

sensi degli artt. 65 comma 2 e 70 comma 1bis della Lg. 633/1941.

É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.

É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dal

direttore. I collaboratori cedono all'editore i loro elaborati a titolo gratuito.

Testata giornastica non registrata di proprietà: ©ASS: Stefano Francia EnjoyArt

per contattare la redazione Tuttoballo20@gmail.com

Contro Copertina

La contropertina di dicembre è tratta

dal balletto COPPELIA, messo in scena

nel dicembre 2006 a l'Opéra Garnier de

Paris. L'immagine, scattata da Cosimo

Mirco Magliocca famoso fotografo

parigino di origine pugliese,

rappresenta bene i periodi che stiamo

attraversando, due amanti che si

dirigono verso la luce di un tunnel

luminoso. Un augurio che vogliamo

dedicare a tutti voi per il 2021.

link

https://www.theatreonline.com/Specta

cle/Coppelia/32413

Grazie al maestro Cosimo Mirco

Magliocca Photographe Paris, che in

ogni numero ci regala le tante

emozioni, che solo la fotografia può

regalare e mantenere nella nostra

memoria...


T U T T O B A L L O 2 0 | D I C E M B E R 2 0

E D I T O R I A L E

G I O V A N N I F E N U

2 0 2 0 : R E S O C O N T O D I U N A N N O

Eccoci giunti, gentili lettrici e lettori di «TuttoBallo20», al numero di dicembre, un mese

tradizionalmente riservato ai consuntivi di fine anno, a tirare le somme di dodici mesi e

soppesare i pro e i contro dell’anno che stiamo per consegnare alle pagine della Storia.

Mai come in questo caso sembra appropriata, per descrivere questo 2020, che ormai si

avvia a conclusione, utilizzare l’espressione, originaria dell’antica Roma, anno bisesto,

anno funesto.

Non vi è dubbio, infatti, che questo anno che si avvia al tramonto possa annoverarsi,

ahinoi, tra quelli destinati a rimanere impressi a caratteri cubitali non solo nelle nostre

menti, ma anche nei libri di Storia prossimi venturi. Tutti noi, infatti, abbiamo fatto la

“conoscenza” del COVID-19; lungi dal sottoscritto mettersi in questa sede ad

argomentare le origini del medesimo, fatto sta che questa pandemia, frutto di madre

natura o dell’uomo, coscientemente o meno, ha inevitabilmente indotto in tutti noi non

solo ansia, paura, ma anche la necessità di porsi molti interrogativi sul nostro modo di

concepire la vita e le sue priorità. Il rapido ed inesorabile diffondersi del virus, infatti,

frutto di una globalizzazione sempre più “selvaggia”, ha portato l’intera popolazione

mondiale, chi più chi meno, a doversi forzatamente concedere una pausa di riflessione,

culminata nell’ormai noto a tutti “anglicismo”: il famigerato lockdown.

Uno stop che, se da un lato ha inferto un duro colpo alle economie mondiali, dall’altro ha

offerto a tutti noi l’occasione per fare un esame di coscienza, spesso reso impossibile

dai ritmi frenetici che la vita ci impone, consentendosi di individuare, anche alla luce

delle purtroppo tantissime di vittime della pandemia, quali sono le reali priorità delle

nostre esistenze.

Così, rifacendosi al concetto – in realtà errato ma che ci piace concederci in questo

difficile momento – secondo cui la parola cinese Wēijī stia a significare al contempo sia

“crisi” che “opportunità”, abbiamo provato a cogliere quel po’ di positivo che da

questa situazione si può trarre. È così che abbiamo riscoperto l’importanza della

socialità, dell’amicizia e della solidarietà, valori questi che tutti noi chi più e chi meno,

persi nei propri guai, avevamo finito col porre in secondo piano.

Così, come spesso accade, ne abbiamo rivalutato il valore soltanto in seguito alla loro

forzata assenza dalle nostre vite quotidiane a causa di quel distanziamento sociale

imposto da questa emergenza sanitaria. Il merito di questa pandemia quindi, se così lo

si può definire, è stato, in questo 2020, quello di averci fatto riscoprire il prossimo, di

aver compreso e messo il tutto nel giusto ordine, d’importanza e di valore, capendo che,

al netto di tutto, ciò che veramente conta nella vita è la solidarietà e l’amore verso le

persone a noi care e verso il prossimo.

Ognuno di noi, chi più chi meno, ha capito – o riscoperto – che la vita è un batter di ciglia

e che va quindi vissuta secondo dopo secondo, senza troppi progetti a lunga scadenza.

Insomma, si è riscoperta l’importanza del “qui ed ora”, di quel Carpe diem di oraziana

memoria del quale troppo spesso ci siamo riempiti la bocca, magari per apparire più

eruditi, senza mai attuarlo realmente. Venendo a noi, ogni ambito dell’esistenza è stato

travolto da questo tsunami, compresa l’arte che, a conti fatti, esce da questo 2020 con le

ossa rotte se osservata da un punto di vista cinicamente economico ma che, nel

complesso, ha dimostrato ancora una volta la sua importanza.

Queste difficili settimane, infatti, ci hanno dimostrato che una società avulsa dall’arte – in

ogni sua declinazione – non può esistere, pena un impoverimento, culturale e spirituale,

dell’intera comunità. Da tale privazione, difatti, deriverebbe un “mostro” senza

anima, senza cuore e senza passione, peculiarità queste di tutti noi che soltanto

l’arte, sia essa danza, scultura, pittura, musica, scrittura, teatro, cinema

contribuisce a fornire a tutti noi.

Un mondo senza arte perciò non avrebbe e non ha senso, così come una società senza

cultura: in breve, si assisterebbe ad un “imbarbarimento” generale (purtroppo già

parzialmente in atto con la programmazione televisiva di alcune reti, nda); è, perciò,

importante che le Istituzioni preposte trovino le soluzioni adeguate affinché la situazione

di stallo e di crisi che sta vivendo anche questo mondo sia ben presto superata.

Nel frattempo a tutti noi, “orfani” di balli, canti, spettacoli teatrali e musei, non resta che

sfruttare al meglio ciò che ci mettono a disposizione le nuove tecnologie per poter

continuare, seppur a casa, ad usufruire di tutto il bello, di tutte le emozioni e le

sensazioni che soltanto una danza magistrale e leggiadra, una recita sublime, una

canzone, un dipinto possono recare in tutti noi, senza dimenticare, però, che dal vivo, la

magia dell’arte è tutta un’altra cosa.

Quindi per ora, per questo 2020 ormai agli sgoccioli, continuiamo a restare

“distanti ma uniti”, uniti dall’amore per l’arte in tutte le sue sfaccettature. In

chiusura, augurando a tutti i lettori e i collaboratori di «TuttoBallo20» una serena

fine di anno, per quanto possibile, ed un ottimo 2021, parafrasando la famosa

frase detta dal principe Miŝkinne, L’Idiota di Dostoevskij, e sostituendo a

“bellezza”, “arte”, «L’arte salverà il mondo» o, almeno, lo renderà un poco più

bello e pacifico.


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di Pina Delle Site


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..Così comincia il famoso proverbio che nella nostra cultura

cattolica occidentale ci ricorda quanto la ricorrenza più importante

della nostra religione sia sentita e come

Natale

venga

con

da

i tuoi...

secoli vissuta.

Sarà per una strana coincidenza, ma per il fatto che cade quasi

a ridosso della fine dell'anno, la festa che ci ricorda la nascita

di Cristo assume, oltre a un significato prettamente religioso,

anche una valenza culturale più ampia.

Questi giorni sono occasioni di riunioni, di riconciliazioni, di

consuntivi e di bilanci di un anno intero.

Sono giorni in cui si sospendono tutti gli attriti, i rancori, si

diventa tutti più buoni, una sorta di tregua nella lotta della vita.

A noi della generazione degli anni ‘60, sin da bambini, hanno

insegnato a dover dar conto, almeno una volta all'anno,

dei nostri comportamenti, nella speranza di ricevere gli ambiti

doni portati da Babbo Natale, con la fatidica letterina, una sorta

di relazione di fine anno completa di bilancio consuntivo e

preventivo, piena di buoni propositi e promesse.

Anni in cui le cose dovevamo scriverle su un pezzo di

carta e leggerle ad alta voce, con i giusti toni,

guardando negli occhi gli interlocutori,

senza poter nascondere l'espressione e le emozioni.

E che dire delle cartoline di auguri che ci si scambiava

dai più diversi e lontani luoghi con il piacere di

trovarsele nella cassetta della posta,

ogni anno diverse, ma sempre colorate con i

simboli della festa.

Al giorno d'oggi tutto questo si è perso.

La tecnologia ha cambiato

molte di quelle vecchie tradizioni.

Ci si può guardare negli occhi

e dirsi tutto in tempo reale.

Ci si può riunire senza spostarsi da casa.

Se i nostri nonni si svegliassero adesso

ci vedrebbero come esseri alieni.

Le piattaforme Social più svariate sono

a nostra disposizione, come qualcosa di

meraviglioso che però avvicina tanto

quanto in realtà allontana.

La nuova filosofia del distanziamento

sociale è ormai un

modo normale di vivere.

Si gioca on-line, si studia on-line, si lavora

on-line, si chiacchiera

on-line e, forza maggiore, ci hanno obbligato

anche a ballare on-line.

Alla faccia di chi credeva nei valori dell’amicizia,

della famiglia, dello Sport!!!!

di Eugenia Galimi

Vice Direttore


della Natività come auspicio di buoni

L'attesa

seguito dalla. conclusione dell'anno per

propositi

dal rituale del conto alla rovescia con il

scandito

dello spumante trattenuto con sapiente

tappo

riposto nello scaramantico gesto allo

Tutto

della mezzanotte.

scoccare

via alla musica e alla danza liberatoria

E

tutto per una notte fino al sorgere

dimenticando

è obbligo per tutti sorridere e ballare anche

amici,

chi non sa muovere un passo a tempo.

per

della musica e della danza che unisce

Potere

un incantesimo che svanisce quando si

come

spengono

luci della festa.

le

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di Sandro Mallamaci

Dicembre.

di festa.

Aria

e campane.

Luminarie

antiche.

Melodie

e organetti.

Zampogne

lontani che si riaccendono.

Ricordi

uguale ma ogni anno atteso.

Sempre

da non mancare.

Appuntamento

e profano come la nostra cultura ci ha

Sacro

insegnato.

il bilancio delle cose belle e delle cose brutte.

fare

più buoni nelle intenzioni ma non sempre

Tutti

fatti. nei

di famiglie sempre più divise da distanze

Riunioni

il destino ha voluto.

che

di gioia e abbracci interminabili per fare

Lacrime

pieno di affetto fino alla prossima occasione.

il

esorcizza la conclusione di un anno con il finale

Si

tempismo.

primo sole dell'anno nuovo.

del

o al chiuso, tra gente sconosciuta o tra

All'aperto


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Carissimi amici, il Natale è alle porte! E’ inutile ripetere all’infinito che non sarà un Natale come gli altri, che le nostre tradizioni saranno “sconvolte” in

quanto soggette a molti limiti, che mancherà la visione delle vie piene di persone intente a fare shopping, che cariche di pacchi e pacchetti saranno

impegnate a comprare regali per parenti ed amici, che mancheranno cene e cenoni tradizionali etc. etc …. tutte cose dette e ridette, sentite e risentite,

attraverso cui non vogliamo intristirvi, né rovinare , comunque, l’atmosfera magica del Natale, diversa, ma comunque magica!

In questo periodo, molte famiglie, per accontentare i propri bambini (ma in realtà anche se stessi, perché si sa, a Natale gli adulti sognano più dei bambini),

sono solite organizzare viaggi nei luoghi di Babbo Natale, ed andare a visitare la casa di Babbo Natale, adornata di fantastiche luci, con elfi al lavoro, pacchi,

pacchetti, renne … e dove trovare il padrone di casa a cui esprimere un desiderio e con cui fare qualche foto!

Quest’anno non sarà possibile, ed è in forse anche l’arrivo del nostro amato vecchietto e delle sue renne; allora, per grandi e piccini, abbiamo pensato noi di

andare tutti, insieme a voi che ci seguite, nei luoghi di Babbo Natale, nella lontana Lapponia, in un tour virtuale, vivendone le tradizioni, le immagini, i luoghi,

da vicino.

La Lapponia è una regione, come tutti sappiamo, molto lontana, a nord della Finlandia ed a confine con Norvegia, Svezia e tutte le zone dell’estremo Nord dove

dominano solo neve e gelo, e per questo scarsamente popolate, ma durante il periodo natalizio si può considerare come la zona più bella del mondo, con i suoi

colori, l’odore dei biscotti e dei dolci tipici natalizi, alberi rivestiti di neve, casette colorate e tante tante luci.

La dimora di Babbo Natale di trova nella Lapponia Finlandese, nel santa Claus Village, poco distante da Rovaniemi, dove il nostro caro amico riceve migliaia e

migliaia di letterine da parte di tutti i bambini, e dove vive con sua moglie e tantissimi elfi indaffarati a costruire e confezionare doni tutto l’anno, da

distribuire ai bimbi.

I festeggiamenti natalizi iniziano, dunque, il 24 dicembre, con la sauna di Natale, che è “un’istituzione” per il popolo finlandese, seguita dalla Dichiarazione di

Pace, che è una tradizione portata avanti dal medioevo e che incita alla pace tra la popolazione del villaggio; inizia quindi il cenone di Natale … ed intanto

Babbo Natale, già dal giorno prima, inizia la distribuzione dei regali ai piccoli amici.

L’inizio delle vacanze natalizie, in Lapponia Finlandese, è caratterizzata anche da feste, balli e canti, i Pikkujoulu, a cui diedero vita negli anni passati alcuni

gruppi di studenti, e che oggi sono una vera e propria tradizione. Molto importante e rivalutata è la musica popolare, si pensi alla musica Sami (popoli del

Nord di Finlandia, Svezia e Norvegia), famosi per i “joik”, canti spirituali, a volte accompagnati da percussioni, ma quasi sempre a cappella, che evocano un

significato molto profondo relativamente alla complessa cultura di queste regioni a cavallo tra l’Oriente e l’Occidente, e che si basa sull’essenza e non sul

ricordo o la semplice figura di un luogo o di una persona ricordate nella canzone, e che per molti versi si avvicina alla spiritualità dei popoli nativi americani:

anime umane così lontane fisicamente, ma così vicine spiritualmente.

Torniamo, dopo questo piccolo excursus, alle tradizioni natalizie: la gastronomia.

Molto interessante, ed augurale (tanto da essere considerato, in alcuni casi, piatto natalizio principale), è il porridge natalizio, servito con zucchero e cannella;

nel piatto viene nascosta una mandorla, ed il fortunato o la fortunata che troverà nella propria porzione la mandorla, può esprimere un desiderio che si

avvererà. C’è, poi, il re della tavola di Natale che è il prosciutto di maiale o di tacchino, cotto al forno, glassato o, comunque guarnito con varie spezie; le

tavole sono, inoltre, ricche del cibo tipico finlandese, cioè pesce in tutte le sue varietà: aringhe, salmone, stoccafisso e persino caviale; tipiche sono anche le

casseruole di Natale, in cui troviamo carote, patate dolci, barbabietole … o insalate fatte con barbabietole, funghi e panna montata. Non può certo mancare un

liquorino, il GLÖGI, succo con spezie natalizie, uvetta e mandorla, ed i tipici dolcetti, crostate di marmellate o biscotti al burro, zenzero e cannella.

Naturalmente le tradizioni non finiscono qui: bisogna addobbare anche l’albero di Natale, rituale che prende forma durante la notte della vigilia, utilizzando un

abete vero, con decorazioni fatte di cartoncini colorati, canditi, candeline etc., e poi i giardini ed i davanzali, con delle vaschette piene di cibo per gli uccellini

per cui, secondo la tradizione, non si può iniziare il cenone se prima gli uccellini non mangiano ciò che è stato loro offerto.

I festeggiamenti veri e propri, hanno, però Lui come protagonista che inaugura il natale: Babbo Natale con le sue renne che sfila per le vie della città! Ed inizia

così una gran festa in cui si entra in un altro mondo, in cui tutto è lontano e da cui non si vorrebbe uscire mai …

Si parla di tradizioni, certo, per alcuni hanno un sapore cristiano, per altri rappresentano solo una gran festa che segna un periodo dell’anno, per altri è un

incontro con se stessi … per noi che condividiamo l’importanza della bellezza, della gioia, dei sentimenti, queste che abbiamo descritto sino ad ora come

tradizioni, altro non sono che Arte, l’Arte di predisporsi mentalmente, di allestire, di cantare di preparare la coreografia di questo grande spettacolo che è il

Natale, in cui ognuno di noi è artista/protagonista.

Carissimi amici di Tuttoballo 20, quella di quest’anno sarà una coreografia “diversa”, ma che non si può cancellare … il Natale torna, c’è, bussa alle nostre

porte nonostante il virus, ed ognuno di noi ha il dovere di allestire la nuova coreografia di quest’anno … ripetendo suoni, canti, improvvisando un ballo da

inviare in video ad amici e parenti che non potremo magari raggiungere, dando spazio all’arte culinaria dei più appassionati, allestendo un albero più colorato,

o un presepe più bizzarro del solito per i più creativi … anche il Natale è Arte in tutte le sue forme … e come ogni forma d’Arte non ci sarà virus in grado di

cancellarlo, nonostante tutto


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La nostra rivista, è risaputo, nasce e si occupa di Arte in tutte le sue forme: danza, canto,

musica, poesia, scrittura etc.

E siamo giunti a Dicembre, il mese delle feste, del Natale, della magia; il mese in cui non

è improbabile assistere a spettacoli tipicamente natalizi, tra cui il circo.

Il circo, se ben riflettiamo, è uno spettacolo che racchiude tante forme d’arte, che spaziano

dalla teatralità triste o comica dl clown, all’abilità del giocoliere, dell’acrobata, del

trapezista, del domatore di animali … il circo può essere, insomma, considerato come una

vera e propria sintesi di tutte le arti che attraggono tutti, adulti, anziani, giovani, bambini …

Il circo è un mondo magico, affascinante, rinchiuso in un tendone enorme, pieno di luci e

colori, abitato da personaggi bizzarri, coraggiosi, avvolti in costumi luccicanti o nascosti

dietro trucchi, parrucche e nasi rossi; ed anche la vita circense è altrettanto affascinante

… dietro il circo si muove una grande macchina, fatta non solo dai personaggi che si

esibiscono, ma anche da coloro i quali lavorano dietro le quinte e che contribuiscono a

creare il grande collante che è la grande famiglia del circo. Il circo abbaglia poiché

ognuno ha un proprio ruolo: troviamo i giocolieri che dimostrano le proprie abilità artistiche

usando oggetti come bolas, cerchi,

palline; i clown o pagliacci, grandi amici dei bambini che devono continuamente

reinventarsi

per strappare risate o comunque sorrisi (e far ridere/sorridere non è un’arte semplice);

gli acrobati,

i contorsionisti, i trapezisti, abili atleti costretti a lavorare molto non solo sulla propria

fisicità,

che necessita di enormi sacrifici, ma anche e soprattutto sulla concentrazione, quella

mentale, difficilissima da raggiungere quando ci si trova di fronte ad una platea immensa

di spettatori; e poi abbiamo gli addestratori di animali, anch’essi dotati di equilibrio,

lucidità, che rischiano la vita ogni volta (su quest’ultimo aspetto ultimamente molte sono le

discussioni in corso, soprattutto da parte degli animalisti, ma non è questa la sede, né

nostra intenzione intervenire in merito).

Se ci poniamo, quindi, dalla parte dello spettatore, a volte è tutto molto scontato …

il circo è sempre stato ed è questo: far divertire o ammaliare le persone; ed in tutto ciò

il circo non ha mai deluso nessuno. Ma si pensi a quanti sacrifici ci sono dietro il

lavoro di un giocoliere che prepara il proprio numero, mettendo in atto tutta la propria

concentrazione, la propria abilità

fisica per non farsi sfuggire più in là un birillo che potrebbe cambiare tutto l’andamento

del numero … o il trapezista, l’acrobata che deve svolgere esercizi ginnici su un filo a

metri e metri di altezza, o anche il semplice clown che deve cogliere alla perfezione

tempi e momenti comici per strappare una risata…

E quando lo spettacolo finisce, le luci si spengono, tutti gli spettatori tornano a casa

più o meno soddisfatti, i bambini col proprio zucchero filato … e i circensi?

Ebbene la grande famiglia del circo non va a riposarsi, smonta il tendone, prepara la

carovana, i carrozzoni e si mette in viaggio per allietare con la propria Arte altri

spettatori in altre città.

Ho voluto fare questa semplice riflessione, apparentemente banale, scontata,

decidete voi … per trasmettere un messaggio a cui spesso non pensiamo:

l’Arte è bella, l’Arte è Vita, non si potrebbe immaginare un’esistenza senza

Arte, qualunque essa sia, ma l’Arte è anche sacrificio, privazione, rinuncia,

e solo chi la ama immensamente è pronto a sacrificarsi, proprio come il

grande carrozzone del circo, che spesso viene messo in secondo piano,

considerato solo come una grande giostra piena di luci e di festa.

Ricordiamo che l’Arte circense non è improvvisazione, ma esistono in tutto

il mondo vere e proprie scuole circensi che preparano professionisti, spinti,

si, dalla passione, ma che necessitano di una preparazione tecnica ad alti

livelli. Encomiabile è stata la fondazione del “Centro Educativo di

Documentazione delle Arti Circensi (CEDAC), creato dall’Associazione

Nazionale Sviluppi Arti Circensi, con il contributo economico del MIBACT,

che è un centro di documentazione per gli studiosi, che raccoglie documenti e

foto di tutte le famiglie circensi a partire dalla seconda metà del Settecento.

Agli amici circensi, dunque, va tutta la nostra ammirazione, il nostro ringraziamento,

e la nostra vicinanza in un momento che, come sappiamo, è molto difficile anche

per loro!


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Susan Walker - Spence

Il 4 di Novembre, con un misto di gioia e apprensione, io e mio marito siamo partiti per la Royal Opera

House Covent Garden per vedere il Royal Ballet’s, prima performance davanti ad un pubblico dal vivo per

7 mesi. È diventata una serata agrodolce e unica con l’annuncio che, per via del secondo “ Lockdown”, a

partire dal giorno successivo, sarebbero stai costretti a cancellare i restanti spettacoli dal vivo in

programmazione per Novembre.

Per dare a più ballerine possibili la possibilità di esibirsi prima che si spegnessero di nuove le luci, il

programma è stato quasi raddoppiato e presentato in un Gala Menu - indimenticabile!

10 brevi esibizione seguite dalla performance di Kenneth Mac Milan’s Ragtime “ Elite Syncopations.

Lo spettacolo si è aperto con il Pas de Deux della “ Rapsodia” di Ashton, creata originariamente nel 1980

per Mikhail Baryshnikov e Lesley Collier e ballato squisitamente da Alexander Campbell e Akane Takada .

Dopo il contrasto di Cathy Marston’s “Nei Nostri Desideri ” con un pianoforte solo Di Rachmaninov,

ballato da Fumi Kaneko e Reece Clarke e poi il trio Di Gina Storm-Jensen, David Donnelly e Teo Dubreuil

ballando un estratto da Monotones 11.

Francesca Hayward era più cigno che donna nel suo Pas de Deux con William Bracewell del secondo atto

del “Lago dei Cigni.”

Il successivo, Maya Magri e Mathew Ball nella Bravura pas de Deux Di “ La Corsaire” - seguendo le orme

di Nureyev e Fonteyn che aveva ballato questo quasi esattamente 58 fa, il 3 di Novembre 1962.

Il momento più emozionante della prima parte è stata la performance di Laura Morera e Federico Bonelli

nel Pas de Deux del primo atto di MacMillan’s “Manon,” una scena da camera da letto, senza scenografia,

ma comunque convincente lo stesso.

Il trio di Edward Watson, Calvin Richardson and Akane Takada ha eseguito un pezzo potente da Wayne

Mc Gregor’s nuovo balletto contemporaneo, “Woolfe Works.”

Poi, due assoli- Clare Calvert’s; commovente “Il Cigno Morente” e Joseph Sisson’s “ Danza degli Spiriti

Benedetti,” coreografia di Frederick Ashton.

Il finale di questa parte, momento clou in assoluto, Marianella Nunez e Vadim Muntagirov, il Tchaikovsky

Pas de Deux, coreografia di Balanchine, durante cui abbiamo visto “partnering” eccezionale e “Solos”

spettacolare! Un finale esilarante di una festa di Ballo di Prima Classe!

20 minuti di intervallo, senza socializzare, bar e ristoranti chiusi, senza spostarsi; così aspettavamo l’

inizio di Élite Syncopations.

Poi, Il palco si è riempito di ballerini, un mare di colori, e di fronte un’ orchestra “Ragtime,” naturalmente

socialmente distante.

Sarah Lamb brillava nei panni della protagonista accanto al talentuoso Ryoichi Hirano.

Un favoloso solo per Scott’s “Calliope Rag” della ballerina molto musicale, Laura Morera, che non

perdeva una battuta musicale delle sincope dei pianoforte!

La partnership comica e incomparabile di Melissa Hamilton e Paul Kay è riuscito a trasmettere risate tra

il pubblico mascherato che applaudiva di cuore quando scendeva finalmente il sipario su questa serata

memorabile!

Il pubblico è stato notevolmente ridotto e, in linea con i regolamenti Covid, file vuote e posti a sedere

fissati con nastro adesivo… ma la bellezza dello spettacolo ha superato tutto questo, e per almeno 2 ore

e 15 minuti - il nostro mondo è stato di nuovo magico!


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Fredy Franzutti: coreografo

al Teatro dell'Opera di Sofia

Il coreografo italiano Fredy Franzutti, direttore dal 1995 del Balletto del

Sud, è impegnato in questi giorni in Bulgaria nella realizzazione di tre

differenti creazioni per la compagnia del Balletto Nazionale del Teatro

dell'Opera di Sofia: il Boléro di Ravel, il passo a due di Sylvia e i

movimenti coreografici dell’opera Elektra di Strauss.

Franzutti era già stato ospite del teatro di Sofia nel 1997, in occasione

della creazione di un breve balletto, On the Crossing, su musiche di René

Aubry per dieci solisti del teatro. Nel 2019 ha realizzato la sua versione

coreografica dei Carmina Burana di Orff, che, a partire dalla scorsa

stagione, è entrata stabilmente nel repertorio del Balletto Nazionale, con

numerose repliche nel corso di tutto l’anno.

La prima di Elektra, con la regia di Plamen Kartaloff, è in programma

giovedì 26 novembre – con replica il 29 –. Le coreografie di Boléro e del

passo a due di Sylvia sono previste per il galà del 31 dicembre, con

repliche nella stagione 2021.

Una ventina i ballerini impegnati nelle coreografie: tra questi anche la

stella dell'Opera di Sofia: l'eccellente Marta Petkova, più volte ospite

apprezzata anche nei maggiori teatri lirici italiani, dal San Carlo di Napoli

al Teatro Massimo di Palermo e in diversi teatri d’Europa.

Per la sua versione del Boléro, Franzutti si è ispirato ai limiti imposti a noi

tutti dall’attuale congiuntura sanitaria/sociale – anche se in Bulgaria i

provvedimenti governativi non impongono il distanziamento fra gli artisti,

in prova e in scena, ma semplice prudenza e cautela – immaginando una

festa danzata nel corso della quale i partecipanti rispettano il

distanziamento sociale anelando al contatto umano che è loro proibito.

Il passo a due da Sylvia, sulle musiche di Léo Delibes, è stato creato da

Franzutti per la sua compagnia nel 2017, ispirandosi all'originale di Louis

Mérante del 1876.

Nel ruolo dei due protagonisti, Sylvia e Aminta, i primi ballerini della

compagnia di Sofia, Marta Petkova e Nikola Hadjitanev.

Per l'allestimento di Boléro e Sylvia Franzutti ha curato anche le scene e i

costumi.

In oltre venticinque anni di carriera, in Italia e all'estero, il maestro

Franzutti ha creato per il Balletto del Sud – compagnia da lui fondata a

Lecce, sua città natale – oltre 40 fra titoli di repertorio e spettacoli.

Ha creato inoltre balletti e curato coreografie d'opera per diverse altre

compagnie e teatri: per il Teatro dell’Opera di Roma, su invito di Carla

Fracci e Beppe Menegatti, ha messo in scena sei diverse nuove creazioni

o re-invenzioni di titoli del repertorio romantico e novecentesco.

Per il Teatro Massimo Bellini di Catania, ha creato le danze dell'opera

Adriana Lecouvreur. All'estero, sia con coreografie originali che curando

l'allestimento delle danze di varie opere, ha collaborato (per un triennio)

con l’Opera di Montecarlo, con il Teatro dell’Opera di Bilbao, con l'Opera

di Magdeburgo e con due produzioni, Carmen e Fedra, con l'Opera di

Tirana.

Al Teatro Bolscioi di Mosca è stato chiamato a curare la coreografia delle

danze per l'opera La forza del destino.

Sara Nora Kresteva, direttrice del Balletto Nazionale di Sofia ha

commissionato a Franzutti, per la stagione 2021, la nuova versione

coreografica di un titolo del repertorio classico, con il progetto di inserire

stabilmente anche questa nuova creazione nel repertorio della

compagnia.


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L’ARTE DI REINVENTARSI

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Da quando ho iniziato a chiamare al telefono le persone per guadagnarmi da vivere, mi sono reso

conto di quanto la realtà dei Call Center si distanzi dal racconto che ne viene fatto.

di Giovanni Battisita Gangemi Guerrera

Ci sono molti miti intorno alla figura dell’operatore telefonico e quasi nessuno di questi è vero. Certo, questo lavoro ha molti lati odiosi,

ma rimane comunque un’attività come un’altra, anche ben retribuita, e non un orrido incubo, come lo si vorrebbe fare apparire. Per cui è

giunto il momento di sfatare alcuni miti che circondano i Call Center e di raccontare cos’è veramente il mestiere dell’operatore telefonico

e come si articola; tutto ciò per sapere veramente di cosa parliamo quando parliamo di Call Center.

Spesso si pensa che il rapporto di un operatore con i clienti sia difficile e burrascoso e che nell’arco della giornata un lavoratore di un

Call Center sia costretto ad ascoltare infiniti rimproveri rivolti alla sua persona. Questo non è assolutamente vero.

Certo, queste situazioni capitano spesso, ma nella maggior parte dei casi i clienti arrivano addirittura a ringraziarti della chiamata; si

trova anche il cliente che ti propone un’uscita per la cena o qualcuno più intraprendete che ti chiede il numero personale per poterti

conoscere . Certo, poi hai anche l’ironia dei vari Clienti, a prescindere dal loro genere sessuale:

Dal Cliente “Turista” sempre in vacanza; il “Tirchio” e L”l’impulsivo”; lo “ Scienziato” ; lo “ Scettico” ; il “ Maleducato”; L’”Aggressivo” e

non poteva mancare il “Marcantonio” di turno.

Generalmente, in un Call Center si sta abbastanza bene. È un lavoro come un altro, stressante e noioso nella stessa misura in cui lo

sono molti altri. Adornarlo di una patina odiosa e repellente è inutile almeno tanto quanto attribuirgli significato in termini di esperienza.

Un Call Center è un luogo dove guadagnare soldi facendo il minimo sforzo richiesto. Non ci si va per vivere, ma per sopravvivere. Il

problema per la nuova generazione e non solo, semmai, è capire come vivere nell’Italia del 2020.

Come trasformare, quel lavoro, dovuto e voluto, per esigenze economiche , farlo diventare tuo. E’ stato più complicato capire questo,

finché, non ho compreso che il mondo dell’operatore di un Call Center è come un teatro, e perciò, tu sei sempre un attore, in mezzo a

tanti altri attori, che vanno in scena contemporaneamente e per via telefonica:

Immergersi completamente nel ruolo: gli attori imparano presto ad immergersi nel ruolo, a diventare un’altra persona, ad avere

un’altra vita, un’altra storia, un altro nome, magari un altro umore. Anche l’operatore di Call Center deve completamente calarsi in una

parte, quella del cliente. Una buona conversazione telefonica, infatti, è determinata dal grado di empatia che l’operatore ha, o impara ad

avere.

Sul palco tutto è esasperato: l’attore in televisione piange, in teatro di più, urla e si dispera. Tutto quello che avviene sul palco è ben

differente da quanto accade di fronte ad una telecamera, eppure, nonostante le dovute amplificazioni imposte dal teatro, gli attori

riescono a non perdere la naturalezza nell’esprimere sentimenti. Nel telemarketing telefonico, mancando la presenza fisica, tutto dovrà

essere amplificato, per compensare alle evidenti mancanze che questo tipo di rapporto ha per sua natura, ma sempre mantenendo un

alto tasso di spontaneità. Il cliente non ci vede, non possiamo mostrargli la nostra presenza fisica, la nostra mimica e la nostra

gestualità né tantomeno possiamo mostrargli depliant o brochure a supporto di quello che gli stiamo spiegando.

Parole chiare, discorso chiaro: un attore spesso si allena con la sillabazione, cioè la prima buona regola per una corretta

articolazione delle parole, perché per questo lavoro, le parole devono essere chiare, ben scandite, pronunciate correttamente. Anche

per l’operatore di Call Center sarà fondamentale il modo in cui parla, le parole devono arrivare al nostro interlocutore in maniera pulita,

netta, definita.

Imparare dagli altri attori: gli attori sanno che per diventare bravi attori devono osservare tanto i colleghi, non per carpirne lo stile, che

resta personalissimo, ma perché si possono intuire “i trucchi del mestiere” che solo chi fa lo stesso lavoro da tempo ha già conquistato.

Allo stesso modo, l’operatore deve ascoltare i colleghi, soprattutto quando si sperimentano nuovi script. Ovviamente, se le

impostazioni di telefonata sono “vincenti” occorre cercare di replicarli, adattandoli al nostro stile.

Imparare dagli altri: le relazioni sociali arricchiscono chiunque, pure l’attore, pure l’operatore telefonico. Entrambi hanno bisogno di

conoscere tutti, il simpatico e l’antipatico, il colto e l’ignorante, il bello e il brutto, il ricco e il povero, il pigro e l’iperattivo. Da tutti

possiamo prendere qualcosa, l’attore potrà afferrare le caratteristiche salienti di un possibile nuovo personaggio da interpretare,

l’operatore potrà conoscere modi di essere e di pensare di un possibile cliente con cui dover parlare.

È iniziato così il mio lavoro in un Call Center, all’età di 38 anni, catapultato per esigenze economiche da una sala di danza, dal

palcoscenico ad una sala operativa telefonica, prima in smart working e in un secondo tempo in sede. Con un sostegno di un Team

Leader, che stava a spiegarti tutto e sempre pronto ad aiutarti nei momenti più complicati. Si è sempre saputo che un artista ha avuto

sempre la capacità di arrangiarsi, o forse, per meglio dire, reinventarsi. Ma a 38 anni, dopo aver fatto per tanti anni il danzatore, il

coreografo, la vita sembra crollarti sotto i piedi, devi ricominciare dall’inizio in qualcosa che non ti appartiene, è come indossare un

abito che non ti piace, sentirti avvilito perché, pur vivendo in una Nazione ricca di cultura, la stessa considera gli artisti, coloro che

producono arte, solo manovalanza per il divertimento, per un hobby. Oggi mi sento di dire grazie a tutti quei colleghi che ho conosciuto

in questo nuovo lavoro, ad un’ azienda, che, visto il periodo, ha continuato ad assumere, al team leader, Marco. Che non mi ha mai

fatto sentire un intruso. Sperando che questo periodo, possa passare e potremmo tornare tutti quanti ad abbracciarci, rivederci e,

perché no, questa volta, avere tutti i nuovi colleghi, seduti in platea ed io sul palco a rifare il mio mestiere.


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Domenico Iannone

COMPAGNIA

ALTRADANZA

Gli intenti della Compagnia AltraDanza nascono con mirati studi per l’alta formazione per i giovani danzatori e

acquisire esperienze professionali legati non soltanto allo studio puramente tecnico, ma anche offrire opportunità

di confronti con la messa in scena di spettacoli di coreografi di chiara fama.

Attenti studi effettuati in questi anni hanno permesso un'analisi su quanto la danza contemporanea si sia diffusa

anche al di fuori degli interessi degli operatori del settore. L'operazione presentata al Teatro Kismet con le

rassegne dedicate allo spettacolo di questa disciplina coreografica evoluta, ha sempre avuto una partecipazione

di un pubblico preparato nel corso delle presentazioni di stagioni pensate per offrire un’arte che, nonostante la

complessità narrativa espressa con nuovi stili e tecniche coreografiche, ha ricevuto una visibilità vastissima.

In questo contesto specifico La Compagnia AltraDanza e il Teatro Kismet con il suo nuovo Spazio Danza, in

corso di realizzazione, si rende sede, tra le poche in Italia, di tre sale annesse allo spazio teatrale. Questo fa sì

che la formazione e la produzione, siano di stretto contatto artistico ed approfondisce il proprio bagaglio tecnico e

culturale focalizzando l'interesse e lo studio della danza contemporanea in un centro di formazione di alta

formazione artistica e professionale.

Gli inseganti hanno una preparazione di alta formazione tecnica e soprattutto già professionisti nei diversi campi

della danza.

Gli spazi di studi sono pensati così da permettere la costante presenza degli allievi e dei maestri, con regolari e

quotidiani incontri e con laboratori che completino la formazione del futuro professionista danzatore.

La formazione e la produzione della Compagnia AltraDanza, seguono le attività di AltraDanzastudio, brand con

focus mirati al sostegno delle risorse artistiche teatrali del territorio. Performers, musicisti e giovani coreografi,

sono proposti e presentati in una rassegna diretta dal m° Domenico Iannone, direttore e fondatore della

Compagnia AltraDanza, mettendo in luce le attività di produzioni artistiche di centri urbani fuori dai circuiti noti al

grande pubblico. Questo permette la scoperta di stili e linguaggi artistici in continua evoluzione. Alle attività

prettamente logistiche tra studi e laboratori finalizzati poi alle produzioni, segue un’attenta informazione attraverso

i canali web con una testata di news nata a ottobre 2020: “Arti Libere”. Il webmagazine con la Direzione Editoriale

di Gianni Pantaleo è composto da una redazione i cui componenti sono professionisti delle arti tra attori, registi,

musicisti, scrittori e docenti di storia dell’arte e di conservatorio. A “tiratura” su tutto il territorio nazionale, non

esclude nessuna forma d’arte che sia creativa o di interesse sociale e culturale. Le informazioni accreditate da

fonti attendibili, abbracciano il sapere e l’operosità di chi dell’arte ne fa ragione di vita.


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A R À U N 2 0 2 1 C H E C I F A R À B A L L A R E A N C O R A C O L V I R U S

S

P U R T R O P P O )

(

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G a e t a n o S e n t i n a e d E l e o n o r a B o c c a l a r i

Oggi in Italia ed in buona parte del mondo, la danza sta ancora vivendo

una serie di limitazioni e privazioni. Da ormai 16 anni gestiamo insieme

ad Eleonora Boccalari, il MaboTeam, e la nostra scuola non ha mai visto

un così lungo periodo di chiusura e, come noi, immagino anche le altre

scuole.

Inoltre abbiamo visto cancellare tutte le gare a partire da Febbraio, sia in

campo internazionale che in ambito nazionale, fatta salva qualche rara

eccezione, come la Roma Dance Cup a Cinecittà World.

Sin dal primo lockdown, non ci siamo arresi, abbiamo dimostrato

resilienza creando piattaforme online per la fruizione dei corsi di danza o

utilizzando le famose piattaforme zoom, meet, skype per dare continuità

e speranza ai nostri allievi.

La danza, però, ha bisogno del contatto corpo a corpo, per scambiare e

trasferire energia, calore, sudore; questo non potrà mai cambiare. Si può

intrattenere con le lezioni online, ma non si possono trasformare le menti

dei nostri allievi, in particolare quelli di alto agonismo. Mi ricordo di

quando ballavo, e andavo a imparare presso un insegnante, oppure ad

allenarmi, entravo in modalità “ballo”, distaccandomi da tutto il mondo

fuori, già nello spogliatoio mentre mi vestivo preparandomi per la lezione.

I ballerini hanno bisogno di ritrovare tutto questo.

Immagina la sensazione per un competitore di vedere le gare bloccate

proprio nel momento migliore in cui si stavano distinguendo sulle piste

internazionali; capiamo quindi lo sconforto dei nostri giovani campioni.

Ecco perché siamo rimasti sempre concentrati per aiutarli, da un lato

sfruttando le nuove tecnologie, e dall’altro, studiando i decreti per - come

sapete - riuscire a svolgere una competizione, la Roma Dance Cup a

Settembre, che sembrava aver riportato un pò di normalità, purtroppo

nuovamente svanita con l’aumento dei contagi a fine Ottobre.

Anche in questo caso, però, è stata provvidenziale la nostra scelta di

registrare in HD tutte le lecture del Congresso che si svolge nei giorni

successivi alla Gara (mabo training camp) per consentire a chi non vi

abbia partecipato di poterne fruire online (saranno disponibili ancora per

pochi giorni, su www.mabotrainingcamp.it/online.

Oltre a questo Training camp di Settembre, organizziamo tutti gli anni

insieme alla maestra Marta Faiola anche un altro Evento, a Febbraio,

denominato Winter Workshop, anche se, per ora, ora non abbiamo gli

elementi per sapere se sia confermato anche quest’anno. Purtroppo

l’agenda è determinata dalle restrizioni dovute alla pandemia, e fare

programmi a lungo termine non è proprio facile.

Siamo, comunque, stati fortunatissimi a riuscire ad effettuare il Winter

Workshop 2020 a Cassino, appunto con Goran Nordin, Paul Killick, Victor

Nikowsky, Darren Bennet, Carol McRaild.

Seguite i nostri canali oppure Marta Faiola, per sapere se e come si farà.

Comunque, pensando ad una previsione generale, mi auguro che da

Marzo in poi, grazie ai vaccini, ed alle misure precauzionali adottate, si

possa pian piano riprendere nella pratica della nostra attività.

A tal fine speriamo che a Pasqua si possa svolgere (finalmente) il

Blackpool Junior dance festival e l’europeo WDC-AL , come anche il

Blackpool dance festival di Maggio, dando il via a tutto il ciclo di eventi,

internazionali e nazionali.


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C o s m o e A l e s s i o T a t t o l i

L’anno 2020 purtroppo per noi è stato un anno molto difficile, ma non è nel

nostro stile arrenderci. I nostri ragazzi hanno continuato a studiare con

costanza e con una volontà fuori dal comune, che soltanto gli agonisti di

alto livello dimostrano.

Fra i nostri ragazzi, tutti atleti di altissimo livello, abbiamo i Campioni

internazionali, i quali hanno bisogno che la loro fiamma sia sempre

alimentata con nuovi stimoli.

Io e Alessio stiamo dedicando la nostra vita a questi ragazzi e alla Danza

Sportiva e proprio in virtù di questo, oltre a gestire la Scuola, organizziamo

diversi eventi che hanno una forte risonanza nel panorama italiano della

Danza per la qualità e la quantità degli special guest e delle coppie

partecipanti.

Primo fra tutti vi è lo storico Vivo Latino Training Camp giunto alla giunta

alla VII edizione nel 2019; purtroppo in questo anno non abbiamo potuto

effettuarlo come sempre nel mese di Luglio perché eravamo ancora in

piena pandemia con restrizioni severe.

Il nostro Camp vanta un numero sempre più elevato di partecipanti sia per

la Gara che per lo stage. Siamo molto fieri di questa organizzazione che ci

impegna tantissimo, mai in Italia si è riusciti a portare cosi tanti ospiti

Internazionali in unico Stage.

Anche la Gara è un grandissimo impegno organizzativo ma ci regala allo

stesso tempo enormi soddisfazioni; il pannello giudicante è sempre

formato da nomi illustri della Danza Sportiva. Siamo convinti che

quest’anno a Luglio 2021, sia diverso perché grazie ai sacrifici che

abbiamo sostenuto in termini di distanziamento, ci auguriamo che a Luglio

il virus sarà ormai soltanto un brutto ricordo.

Oltre al Training camp internazionale, quest’anno abbiamo dovuto

cancellare anche l’Autumn Workshop, previsto nel mese di Novembre ed

anche la Liberty cup, Competizione nazionale prevista a Marzo.

Come potete immaginare non è stato facile districarsi in un anno cosi

complicato, dove ogni cosa è stata messa in discussione; tutto ciò ci ha

preoccupato ma resi più forti, e ci darà modo di lavorare con più energia ed

entusiasmo per le edizioni future.

Ci auguriamo che l’anno 2021 sia contraddistinto da un’ unica parola:

“normalità”! Abbiamo desiderio e necessità di riprendere le nostre abitudini,

ma siamo pronti a doverci adattare a qualsiasi situazione, qualora la

pandemia lo richiedesse.

Gli eventi che ci auguriamo di poter effettuare a nome di tutto il Team Italy

sono:

Febbraio/Marzo 2021 - Winter Workshop (Marta Faiola)

Marzo/aprile 2021 - Liberty Cup

Aprile - Focus Body Expression Training Camp (Gianni Gentile)

Aprile/Maggio - Training camp e Competizione internazionale a Malta

(Novità)

Maggio - Blackpool Dance Festival

Giugno - Spring Workshop

Luglio - Vivo latino Training Camp

Settembre - Mabo Training Camp

Ottobre - International Championships

Novembre - Autumn Workshop (Ilaria Carrotta)

Gennaio 2022 - Uk Open dance Championship


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FS PI SE TC TO A CE O BL I A E L LBO

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di Eusebio De Cristofaro

Il maestro Nehemiah H. Brown è una delle figure più importanti della musica afroamericana,

la sua carriera come musicista, direttore di cori e insegnante lo ha portato

dagli Stati Uniti in Italia, precisamente a Firenze, nella culla dell’Arte e del

Rinascimento. E proprio nella città di Lorenzo il Magnifico ha trovato una seconda

casa, si è laureato in Arte e Letteratura italiana e ha creato la prima scuola a livello

nazionale di Musica e Cultura Afro-Americana “The Florence Gospel Choir School”.

Con la sua scuola di musica ha dato vita a numerosi progetti e ha creato e diretto molti

cori con il quali si è esibito nei teatri e nelle chiese di tutte le più importanti città del

mondo. Questa sera mi trovo ancora una volta a condividere con lui il camerino di un

teatro ma devo dire che è per un concerto davvero speciale. Siamo a Mirandola, con il

suo coro The Faith Gospel Choir e con l’orchestra Filarmonica Cittadina “G.Andreoli”;

aspettiamo di entrare in scena per celebrare un Natale che è davvero la rinascita, la

vita ritrovata di una città e di una collettività sconvolta dal terremoto che ha colpito

l’Emilia. In questi momenti frenetici che precedono ogni volta un concerto, per

ingannare il nervosismo mi intrattengo a parlare con il Maestro Brown; abbiamo

ripassato la scaletta non so quante volte, nonostante sia un grande improvvisatore e

molto sicuro di sé, non lascia niente al caso. E’ una sera fredda qui a Mirandola ma

l’atmosfera nel teatro comincia a riscaldarsi, il pubblico è pronto per immergersi nelle

atmosfere della tradizione musicale afro- americana, pronto a lasciarsi trasportare in un

viaggio nella storia della musica Gospel. Ed è questo racconto che fa la differenza in

ogni concerto e in ogni seminario che vede protagonista il Maestro Nehemiah Brown.

Una cosa ama ripetere ogni volta che si trova davanti al pubblico o anche ad un solo

interlocutore >.

> continua >.

mi dice con lo

sguardo rivolto lontano, forse indietro nella sua storia, ai suoi primi anni come musicista

nella chiesa di suo padre in Virginia, >

Allora gli chiedo >.

Il pubblico acclama, l’orchestra inizia a suonare le prime note e i coristi ci fanno segno

che è il momento di entrare in scena; allora come sempre prima di ogni spettacolo,

dopo il momento di raccoglimento e di preghiera, ci ripetiamo sempre: >.

E che un altro meraviglioso Natale abbia inizio e porti gioia in ognuno di noi.

Buon Natale.


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Le Quattro Stagioni di Vivaldi

Musica barocca e danza contemporanea insieme

Chi conosce la danza sa quanto la musica barocca si presti

magnificamente ai movimenti del corpo e quanto, ancor più la

danza contemporanea rispetto alla classica, sappia far uso

delle note settecentesche per tradurre la meravigliosa

matematica dei suoni e delle melodie in sensazioni che fanno

uso della fisicità dei danzatori.

Le quattro stagioni sono un emblema di quanto appena

affermato e sono tanti i coreografi che hanno tratto ispirazione

dalla musica di Vivaldi per le loro creazioni.

Alex Atzewi, coreografo italiano di gran spicco nel panorama

internazionale della danza contemporanea attuale, con

l’impiego della sua Atzewi Dance Company, ha scelto la

celeberrima opera di Vivaldi per esplicare ancora una volta il

suo modo di fare danza attraverso la creazione di una poetica

dei corpi che con la sola dinamica del movimento rimanda ad

uno stato in continua evoluzione.

La coreografia di Atzewi ama puntare l’occhio sul quotidiano,

andare a fondo della vita di ogni giorno, analizzare sentimenti

e sensazioni, facendo scaturire l’essenza più nascosta

dell’io. Le quattro stagioni sono quelle della vita: fanciullezza,

giovinezza, maturità e vecchiaia, questa la traduzione che il

coreografo dà al famoso concerto di Vivaldi . Scene diverse

per raccontare fasi diverse, il mutare del sentire umano a

seconda della sua età , sensazioni che diventano altre col

passare del tempo, gioie e dolori che sfociano in movimento

grazie alla fisicità e plasticità dei danzatori accompagnati da

una musica più che mai coinvolgente.

Danzatori ospiti che hanno interpretato

le Quattro Stagioni di Alex Atzewi:

Leon Cino – ballerino freelance

Beatrice Carbone - ballerina solista della Scala di Milano

Stefania Figliossi – ballerina freelance

Letizia Giuliani – ballerina Teatro del Maggio Musicale

Fiorentino, Teatro dell'Opera di Roma

Ufficio Stampa ADC Francesca Camponero


F I SR EC WO I NE D BE A BL LA OL L O

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Lo Schiaccianoci secondo

Emanuele Luzzati


F IRS ECW O I NE D BE ABL AL LO

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La scenografia ed i costumi ideati da Emanuele Luzzati per Lo

Schiaccianoci di Amedeo Amodio rappresentano, al mio occhio di

architetto, la perfetta soluzione tra la razionalità geometrica e la fantasia

onirica più incontrollata. È un’incredibile summa di immagini e proiezioni

spaziali che si sviluppano tra disegno e tridimensionalità: Scopriamo

scenografie su tessuto 'dipinte' con un disegno corposo; oggetti in scena

con dimensioni fuori scala; giochi di lanterne magiche che restano

sospesi incombendo sui personaggi; costumi in cui la fantasia trasforma il

danzatore in un 'burattino' mosso da fili invisibili, che diventa a sua volta

parte della scenografia stessa; quinte che entrano in scena; colori che

avvolgono costantemente ogni attimo di questo grande ballo di Natale.

Una vera e propria costruzione, degna di un 'fantastico' marchingegno

seicentesco, un sogno del quale non si possono definire i contorni

attraverso la ragione.

Qui alcuni pensieri del Maestro Amedeo Amodio per tratteggiare questa

visionaria creazione e, credo, aiutino davvero ad entrare in questo mondo.

“Le scene di Emanuele Luzzati sono straordinarie, vi abbiamo lavorato a

lungo, non volevo fare un balletto di repertorio tradizionale ma entrare

proprio nel mondo psicologico e fantastico di Hoffmann e Tchaikovsky,

creare qualcosa che desse una lettura molto particolare del racconto.

Il racconto è abbastanza delicato, ho cercato con le ombre di

rappresentare le visioni psicologiche dei personaggi; i costumi di Luzzati

hanno creato le atmosfere e poi con la coreografia ho iniziato ad

immaginarmi un mondo fantastico.

Clara sta pensando a questo viaggio fantastico, per lei il Natale è un

momento importante ma anche un momento dell’immaginazione così che

i confini tra l'immaginario e la realtà di tutti i giorni si mescolano al punto

da non rendersi più riconoscibili; Drosselmeyerè un personaggio

incredibile, è un artefice, inventa le ombre, fa muovere i giocattoli dando

vita ai sogni in cui viene coinvolta.

Nel secondo atto c'è ad esempio il viaggio che fanno per trovare lo

schiaccianoci, il giro del mondo dalla Spagna poi in Russia e ci sono molte

di queste situazioni oniriche che si intrecciano con la musica meravigliosa

e le scene di Luzzati.

Nella danza cinese di solito ci sono i cinesi che ballano invece mi sono

detto - creiamo una situazione un po’ inedita - e così appaiono la tazzina e

la teiera che danzano e devono versare il tè a Drosselmeyer, ho attinto al

mio vissuto teatrale, è ne “L'Enfant et les Sortileges” (Maurice Ravel) che

ritroviamo tazzina e teiera che danzano.

Le scenografie sono molto importanti, creano l’atmosfera, danno molto al

pubblico ma anche ai ballerini, li fanno entrare in un’atmosfera: ci sono

tutte queste scatole, giocattoli, carte, è come quando si gira un film

western, sicuramente allora ci sarà il saloon. Ho cercato di ruotare attorno

all’immaginario dei bambini: ad esempio Drosselmeyer era uno abilissimo

nell’aggiustare gli orologi e tutte le cose meccaniche, così quando Clara

ha gli incubi, lo vede che la sta inseguendo con tanti orologi, poi ritrova il

topo che la vuole mangiare, perché c'è la regina dei topi che vuole

vendicarsi.

Ci sono tante situazioni del racconto che ho preso come spunto per creare

teatralmente delle suggestioni che mi davano la possibilità di interpretarle

coreograficamente, perché a me piace nella coreografia che il passo sia

importante fino a un certo punto ma sono poi le atmosfere che tu vuoi

creare ad essere fondamentali. C'è tutto un gioco teatrale, insomma a me

piace il teatro a 360°.”

foto: http://www.mggarofoli.it


F IRS ECW O I NE D BE ABL AL LO

L O

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E’ uno Schiaccianoci

tutto italiano dai

costumi alla

coreografia e la

scenografia, merita di

essere rappresentato

nei teatri italiani!


F IR SE CW O I N E D BE AB LA LOL O

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Anbeta Toromani interpreta Clara.

“Quando ho danzato per la prima volta questo Schiaccianoci,mi è sembrato

uno Schiaccianoci fatto da Tim Burton, ha quella genialità, quella pazzia,

quella fantasia:è tutto tranne che tradizionale, passami il termine, lo

definirò ‘inquietante’ ma non è proprio inquietante però queste ombre,

questa atmosfera, il trampoliere che fa l’orologiaio, il re dei topi che non è il

solito re dei topi! Questa è anche la sua particolarità mentre nel balletto

tradizionale è tutto un po' più fiabesco. A mio parere è uno dei più belli in

assoluto!

Il maestro Amodio usa la tecnica della danza per esprimere, non la usa

perché deve mostrare solo la bravura del ballerino, non so come dire: il

ballerino non deve sembrare un ballerino ma neanche essere un attore, il

Maestro ama la naturalezza del movimento ma anche delle espressioni del

viso quindi le due cose non si devono separare per lui! Vede la danza

come spettacolo a 360°, non come uno spettacolo di danza, poi è ovvio

che il suo linguaggio sia la danza, soprattutto quella classica; in

Schiaccianoci si vede tantissimo tutto questo.

Lo si vede nelle bambole quando camminano, sono persone vere e poi nei

pacchi prima della festa, è realizzato tutto in modo teatrale ma vero, per

quello è davvero unico nel suo genere.

Poi vabbè, si sono trovati loro due e hanno pensato di proporre la danza

cinese con una tazza e una teiera, ma chi lo avrebbe mai pensato? E’

proprio geniale, di solito in tutti gli Schiaccianoci tu hai la danza cinese con

le bacchette, con l'ombrellino, con il drago, non voglio dire che sia banale

però scontato sì. Invece trovarti una tazza che balla assieme ad una teiera

che sembrano di porcellana…

La prima volta che ho visto lo Schiaccianoci è stato nel 2009, stavo

lavorando sulla Carmen del maestro assieme ad Alessandro (Macario), il

passo a due della camera, ad un certo punto il Maestro ci ha detto - Ma

l'avete mai visto il mio Schiaccianoci? - ho risposto - No -. Eravamo in

prova quindi non è che mi sono fermata a vederlo tutto ed è a quel punto

che guardandone una parte intravedo proprio la scena del ballo cinese -

Ma che cosa sono quelle? Mi impressionò così tanto e non è che fossi una

bambina, avevo 32-33 anni, ma mi piacque così tanto l'idea di avere una

tazza di porcellana e la teiera; è fatta di poco e niente ovviamente, perché i

danzatori non è che si possano muovere e danzare liberamente, però

quando vanno in scena sono quelli che conquistano gli applausi!

Tutta la creazione del Maestro ha dietro una ricerca: nulla è lasciato al

caso, usando il suo intero bagaglio, un esempio: all’inizio, dove

Drosselmeyer fa l’apertura! All'epoca andava tanto Michael Jackson quindi

lui si è ispirato ai suoi movimenti, ovviamente non è che abbia copiato, lui

prende spunto poi da lì sviluppa, dunque se tu lo vedi non c'entra nulla con

Michael Jackson però, quando lui te lo dice, lo vedi e ti rendi conto che lui

ha sfruttato solo un'idea ma che poi il risultato non c'entra poi molto.

Alla fine l'unica cosa che ha lasciato di tradizionale è l'ultimo passo a due,

quello non l'ha toccato, nel rispetto dello Schiaccianoci e di Petipà; il

Maestro, quel passo a due finale tra principessa e principe, lo ha

mantenuto come nella coreografia originale. È la sensibilità e anche il

rispetto..lui è un artista!

Gli devo tanto, lo rispetto tanto e lo ammiro, non solo perché mi ha dato la

possibilità di danzare i suoi balletti, non sono solo balletti ma c’è tutto un

mondo che porta con sé e quando lo scopri ti rendi conto di quanto ti

arricchisce, perché non vai solo a danzare,il tutto non si riduce solo a

quello, ma ha tutto un significato molto più ampio.

PRODUZIONE DANIELE CIPRIANI ENTERTAINMENT


T V E B A L L O

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Des Ballet de Monte-Carlo portano la danza a casa


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LA VITA

A RITMO

DI DANZA

la storia di

Manuela Badasso

photo © Danilo Piccini


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Con la passione e lo spirito di sacrificio è possibile raggiungere i propri obiettivi anche in settori sconosciuti.

Lo sa bene Manuela Badessi, ballerina di pole-dance, che a Palma di Maiorca possiede la scuola di danza Fly

High.

Nata a Pavia, ha partecipato a diversi concorsi internazionali classificandosi spesso ai primi posti.

Rispetto alla maggior parte delle insegnanti, l’interesse per la danza non arriva da bambina, ma in età adulta.

Infatti dopo le scuole superiori si laurea in Nutrizione e inizia a lavorare come dietista.

Successivamente insieme al suo compagno si trasferisce a Barcellona, dove continua a esercitare la professione.

La crisi economica però arriva anche in Spagna e nel 2008, viste le poche opportunità, Manuela decide di tornare in

Italia. Quello che potrebbe essere un momento negativo in realtà è l’inizio della svolta della sua vita.

Il colpo di fulmine con la danza

Una sera va a provare un corso di pole dance e rimane affascinata dai movimenti delle ragazze. “Fin da subito ho

visto che era una disciplina che mi piaceva e che tecnicamente mi veniva facile”, dice Manuela. La ragazza ha 27

anni e, nonostante abbia una professione consolidata, si butta a capofitto nella danza. Inizia come assistente della

sua istruttrice e dopo poco tempo riceve proposte per insegnare anche in altre città e addirittura in Svizzera.

“Il percorso è stato veloce e tutto in crescendo”, ricorda. “Ho fatto gare -continua-, ho allenato.

Insomma ho corso davvero tanto”. Nel corso degli anni partecipa a concorsi come lo European Pole Sport

Championship (arrivando al secondo posto), l’Italian Pole Sport Championship (che ha vinto nel 2014) e ottiene una

medaglia di bronzo al Mundial World Pole Dance & Fitness Championship, torneo di danza pole di caratura

mondiale. Ormai la pole-dance è diventata la sua vita e così lascia la sua professione di nutrizionista.

Nuova vita a Maiorca

Il lavoro va bene, ma nel suo cuore è rimasto un bel ricordo del periodo passato a Barcellona e proprio lì vorrebbe

tornare. Così chiede un consiglio a suo cugino che vive là, ma le risponde che dopo la crisi la città non è più la

stessa. Nel 2016 Manuela si trova in vacanza a Palma di Maiorca, e girando l’isola e scambiando parole con i

residenti decide che quella sarà la sua nuova dimora. “Mi sono accorta che la qualità della vita è buona - afferma - ,

poi l’isola gode di un buon clima e le attività imprenditoriali hanno stabilità economica”. Così apre la sua scuola di

danza che chiama Fly High. Ma nella sua nuova avventura non è sola, infatti viene affiancata da Ilaria Cellura,

insegnante di yoga e fitness. In palestra Manuela e Ilaria hanno le proprie competenze e svolgono i corsi

separatamente.

Fly High riceve da subito numerose iscrizioni da parte di persone desiderose di imparare la danza o tenersi in

forma. L’età delle iscritte va dai 7 ai 57 anni, anche se la maggior parte sono persone dai 28 ai 35 anni perché

hanno più tempo e disponibilità economica. “Sull’isola c’è una forte competizione, anche se le idee giuste

funzionano”.

“La nostra scuola” – dichiara – “è di qualità e quindi la nostra offerta non è economica”. Oltre a insegnare Manuela

ha avuto la soddisfazione di apparire in televisione, collaborando con la trasmissione di Rai Due, Detto Fatto e una

presenza a Tu Si Que Vales.

La sua vita professionale va a gonfie vele: la scuola ha successo, ha ottenuto visibilità televisiva e ha fatto anche

delle pubblicità. Il Covid-19 però stravolge l’intera economia mondiale e anche Manuela Badessi è costretta a

sospendere le sue attività. “Dopo il lockdown” – ricorda – “luglio è stato un mese tragico perché non sapevamo cosa

fare e come comportarci. Abbiamo riaperto ad agosto contro ogni aspettativa, anche se ora non sappiamo cosa

fare”.

L’effetto della pandemia si sente anche per passeggiando per le strade dell’isola, dove ci sono meno turisti e gli

stranieri residenti (inglesi, tedeschi, olandesi) sono tornati nei loro paesi d’origine per paura di una nuova chiusura

generalizzata. Manuela però non si dispera e in questo periodo di calma forzata inizia a godersi le Baleari,

passeggiando sul mare e facendo delle escursioni nelle isole vicine. Oltre alle discoteche e i pub, nelle vicinanze

esistono paesaggi meravigliosi dove è possibile ricaricarsi dopo un periodo drammatico come quello vissuto negli

ultimi mesi. “Prima volevo aprire un’altra scuola” – dice – “ma con il Coronavirus non ne abbiamo fatto di nulla.

Così “- conclude – “mi sto concentrando su Fly High con la speranza di tornare alla normalità quanto prima”.


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Passione, curiosità e voglia di volare in alto…fino a New York. Giorgia Vitali, ventisettenne di

Torano Nuovo, borgo abruzzese nelle colline teramane, di strada ne ha fatta tanta a passi di

danza. Da bambina si muoveva sulle punte della scuola “Associazione Danza Insieme”, diretta da

Zorayda Di Sante. È stata proprio lei ad incoraggiare Giorgia spingendola a viaggiare all’estero.

Classica, jazz, contemporanea: sono tanti gli stili che Giorgia conosce e che le hanno permesso

di esprimere la sua personalità di ballerina e coreografa.

Ma il vero salto nella sua carriera arriva negli Stati Uniti. Giorgia si trasferisce a New York grazie

ad una borsa di studio che le consente di frequentare la prestigiosa scuola di ballo Joffrey Ballet

School. Nella città dalla vocazione internazionale e cosmopolita, perfetta mescolanza di stili e

culture, la giovane ballerina si avvicina alla Bollywaack, finendo per diventare l’unica italiana

autorizzata ad insegnare questo genere di danza nonché una delle pochissime occidentali a

praticarla a livello artistico.

Giorgia come e quando nasce la passione per la danza?

«Ero una di quelle bimbe che amava la musica e “muoversi” a ritmo sin da piccolissima. La

musica ed il teatro sono sempre stati protagonisti a casa mia; di conseguenza quando compii sei

anni i miei genitori decisero di iscrivermi alla migliore scuola di danza dei dintorni, “Ass. Danza

Insieme” diretta da Zorayda Di Sante, la mia prima insegnante. I primi tre mesi furono duri e

ricordo di aver pensato di cambiare disciplina, ma fu proprio la mia insegnante a convincere i miei

genitori che avrei dovuto continuare. Da lì in poi, non ho più smesso né pensato minimamente di

“appendere le scarpette al chiodo”».

Qualche anno ti sei trasferita a New York, su consiglio della tua insegnante di danza. Come

è stato l’impatto umano e professionale con la Grande Mela?

«Dopo la maturità, decisi che avrei trovato un modo per continuare a ballare. La mia insegnante,

Zorayda, mi aiutò molto nella ricerca di accademie di danza in Europa: il piano iniziale era di

studiare in Spagna, Tel Aviv o in Francia. Quasi per gioco, mandammo il curriculum e un video di

audizione anche alla Joffrey Ballet School di New York City ed è così che è iniziata la mia

avventura qui. La Grande Mela ti accoglie bruscamente con tutti i suoi paradossi sia livello umano

che professionale: i primi mesi abituarmi a parlare solamente in inglese mi dava la sensazione

che mi “fumasse” il cervello a fine giornata; una città dura in superficie ma piena zeppa di

aspiranti artisti proprio come lo ero io e che all’inizio mi rincuorò: non mi sentivo spaventata, ma

travolta da tantissime informazioni e rumori e storie simultaneamente. Ero spesso esausta ed

entusiasta allo stesso tempo».

Hai frequentato la prestigiosa scuola di ballo Joffrey Ballet School, che tipo di esperienza è

stata?

«Alla Joffrey Ballet School ho avuto la fortuna di incontrare studenti di tutto il mondo, con molti

dei quali sono ancora in contatto. Un’esperienza di crescita sicuramente e anche di scoperta:

proprio durante quegli anni ho capito meglio cosa volevo fare, la direzione che volevo prendere a

livello professionale, gli stili che avrei poi scelto come “cavalli di battaglia”, studiando

successivamente anche alla Peridance Capezio Center».

Ben presto ti avvicini alla Bollywaack, specializzando fino a diventare l’unica insegnante

italiana a NY. Parlaci di questa disciplina che in Italia forse in pochi conoscono.

«Il Bollywaack nasce da un’idea di Kumari Suraj, artista dalle mille sfaccettature, originaria di

Portland, Oregon. Kumari ha creato questo stile per racchiudere tutte le influenze artistiche della

sue origini Afroamericane, Desi (India settentrionale) e Native americane. La Bollywaack fonde

insieme danze folk e classiche tradizionali indiane con Waacking e punking, stili nati negli anni 70

grazie alla comunità LGBTQ+ a Los Angeles, sulle note della sempreverde musica Disco. La

parola stessa é unione di “Bollywood” e “Waacking”, perché aggiungo, le musiche prescelte sono

le accattivanti musiche e colonne sonore delle pellicole Bollywood».

Che cosa ti ha conquistato della Bollywaach?

«Della Bollywaack mi ha conquistato l’unicità, il fatto che sia uno stile piuttosto nuovo e che in

pochi conoscono; uno stile cosmopolita che mi ha accolta e ispirata, dandomi la possibilità di

ampliare gli orizzonti e creare qualcosa di diverso e bellissimo. La comunità del Bollywaack in

India é un altro motivo per cui me ne sono ancor di più innamorata: l’anno scorso – settembre

2019 – ho trascorso una settimana a Mumbai con Kumari tra workshop di Waacking, Bollywaack

e voguing e Bollywaack Festival e il calore e l’affetto ricevuti da tutti sono stati conferma che il

percorso fatto ed il lavoro ancora da fare ne valgono assolutamente la pena».


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Fai parte della Kalamandir Dance Company e della AATMA Performing Arts. Da

insegnante free lancer stai contribuendo al ritorno di popolarità e consenso della

Bollywaack nella Grande Mela. Come stanno rispondendo i newyorkesi?

«Brinda Guha con la sua Kalamandir Dance Company e Amit Shah con l’AATMA

Performing Arts e lo show Mystic India sono stati e continuano ad essere dei pilastri

nella mia formazione e carriera. Quando ho deciso di iniziare ad insegnare ho ricevuto

tanto sostegno soprattutto da alcuni colleghi: Bollywaack può a volte essere percepito

come uno stile complicato e non accessibile soprattutto da principianti o persone non ad

un livello avanzato. Mi sto impegnando affinché l’atteggiamento cambi e si capisca che il

Bollywaack è uno stile per tutti e di tutti».

Come tu stessa sostieni, le tue origini italiane ti hanno aiutata molto nel tuo

percorso artistico a New York. Spiegaci meglio. In che modo essere italiana

rappresenta un vantaggio?

«Alla classica domanda: “Where are you from?” ed alla mia conseguente risposta – Italy

– sono sempre seguiti sorrisi, battute, ahimè, anche qualche cliché come “pizza, gelato,

pasta, vino” ecc. ecc. ma in generale mi sono sentita accolta ed anche apprezzata per le

mie origini. Tanti americani che ho incontrato ancora si vantano di avere origini italiane,

di essere nipoti o pronipoti di immigrati italiani. Inoltre, la naturale teatralità e

drammaticità che spesso ci caratterizza mi ha aiutato tanto ad interpretare al meglio vari

ruoli».

Gli Stati Uniti sono ad oggi il paese più colpito dal Covid-19. Misure restrittive,

distanza sociale e coprifuoco scandiscono le nostre giornate. Il mondo dello

spettacolo è uno dei più penalizzati. Da un punto di vista lavorativo come stai

affrontando questa emergenza?

«Penso di star affrontando questa grande pausa lavorativa imposta come tutti: con

amarezza e purtroppo anche risentimento verso Governi che non considerano l’Arte e la

Cultura degne di sopravvivere a questa pandemia (Italia e Stati Uniti inclusi); ma anche

con tanta voglia di creare, coreografare, filmare progetti video, collaborare con altri

creativi: l’Arte troverà sempre il modo di resistere. Ho dovuto adattarmi alla situazione ed

iniziare a lavorare nel mondo del fitness ed insegnare online. In particolare, una famiglia

italiana ha riposto in me tanta fiducia chiedendomi di dare delle lezioni private nel loro

salotto: così mi sono ritrovata a ballare con tre adolescenti a casa e mi sta dando tanta

gioia. La danza sta continuando in strada, nei parchi, nei salotti (non i salottini

aristocratici) com’era “una volta”. Stiamo tornando alle origini e ne usciremo più forti».

Dalle colline abruzzesi ai palcoscenici di tutto il mondo. Ne hai fatta di strada, ti

saresti mai immaginata tutto questo quando da bambina hai indossato le tue

prime scarpette? E come è cambiata la tua vita da quando vivi a New York?

«Ho sempre avuto un po’ la testa fra le nuvole, mi piaceva e mi piace ancora sognare in

grande. Tuttavia, sono sempre rimasta cosciente che il successo ed i traguardi autentici

sono frutto di duro lavoro e non mi sono mai tirata indietro. Si dice che il successo sia

solamente la punta dell’iceberg: molti non vedono e non conoscono la base dell’iceberg,

tutto il sudore, il sangue, il dolore che ci sono sotto, sommersi. Sono una persona che ha

bisogno di pianificare per rimanere coi piedi per terra e non perdersi tra sogni e fantasie,

ma la vita mi ha insegnato che i piani non sono affidabili e che a volte bisogna seguire la

corrente, accettare ciò che ti si presenta davanti e ciò che invece non risulta “fatto per

te”, tutte le porte e i portoni che ti si chiudono in faccia. Mai avrei pensato di arrivare fin

qui, ma c’é ancora tanta strada da fare. Ho imparato che la versatilità e la malleabilità in

campo artistico e nella vita sono grandi doti da coltivare. Mi sento cresciuta e rafforzata

dalle mie esperienze, ma sorrido anche per come io sia rimasta sempre la stessa in un

certo senso: la stessa bimba indipendente, disordinata e generosa che ero un tempo».

Pensi un giorno di ritornare in Italia? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Amo la mia terra ed il paesino da dove vengo, Torano Nuovo, in provincia di Teramo, e

mi piacerebbe trovare un equilibrio prima o poi: viaggiare in tour per il mondo e

trascorrere anche un po’ di tempo in Italia, soprattutto vicino alla mia famiglia speciale.

Mi piacerebbe produrre uno spettacolo tutto mio, magari incorporando i diversi stili che

pratico, incluso il Bollywaack e le danze folkloristiche italiane su cui sto facendo ricerche

e che sto riscoprendo pian piano».

Per contattare Giorgia ecco i suoi recapiti:

Instagram – @jojoyvita

Facebook: Giorgia Vitali


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di Giovanni Battisita

Gangemi Guerrera


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Chi sei?

Ciao Sono Elisa, danzatrice per Hunt cdc e Arterie Teatro, e insegnante

di danza moderna e contemporanea

Cosa pensi della danza Italiana?

Indubbiamente siamo pieni di talenti e detentori di un grande patrimonio

di eccellenza, ma la mancanza di una regolamentazione del settore fa si

che molti danzatori si dirigano a lavorare all’estero. Inoltre mentre siamo

forti nella danza di tradizione, soffriamo molto nella danza

contemporanea perché non c’è un’attenzione, nella fase di studio, ai

nuovi linguaggi. Siamo fermi a 30 anni fa nelle proposte di formazione. Il

mondo va avanti e noi restiamo a guardare.

Danza divisa tra sport e Cultura. Cosa pensi ?

Assolutamente CULTURA. Credo che il Coni non sia in grado nella

maniera più assoluta di occuparsi della formazione coreutica. Oggi

chiunque può insegnare pagando un brevetto di pochi giorni, e soprattutto

può insegnare ciò che vuole e nel modo che vuole. Questo ha

danneggiato enormemente la qualità della danza italiana, ridotta spesso a

mero movimento fisico. Ovviamente ci sono anche moltissimi insegnanti

qualificati, ma non basta. Inoltre c’è il problema dei contratti di

collaborazione sportiva che sono a tutele zero. Dobbiamo assolutamente

uscire dallo Sport, studiando una formula giuridica e fiscale che sia

sostenibile per allievi e scuole, che svolgono anche un gran lavoro a volte

in territori molto difficili.

Si parla spesso, specialmente, in questo ultimo periodo di una

riforma nella danza. Secondo te in che cosa dovrebbe riformarsi il

settore Danza?

Mi viene da ridere: Da dove inizio?

Per allacciarci a quanto detto sopra, appunto dalla formazione. Abbiamo

bisogno di essere riconosciuti come insegnanti di danza dopo un

percorso di formazione di tipo universitario, ben strutturato, che

comprenda oltre alle materie pratiche anche storia della danza, anatomia

e pedagogia, tirocinio.

Abbiamo bisogno che siano strutturati anche i corsi per gli allievi, anche

delle scuole di base, perché si diffondano, oltre la tecnica, anche la

cultura e la storia della danza, e che ci sia attenzione per l’espressione

personale, riportando il corpo ad un mezzo anziché un fine.

Inoltre abbiamo bisogno di strumenti giuridici e fiscali a noi dedicati, che

oggi non esistono. Poi assolutamente abbiamo bisogno di più

investimenti. La danza è la cenerentola delle arti...i finanziamenti statali

sono pochi in generale, ma la danza è quella che ne riceve di meno.

Occorre cambiare i parametri di assegnazione del FUS, e aumentare i

sostegni regionali ad artisti e compagnie sui territori. Occorre ripristinare i

corpi di ballo, e crearne nuovi. Inoltre, e questa è una cosa alla quale

tengo molto, occorre far entrare in pianta stabile lo studio del movimento

creativo e della storia del teatro e della danza nelle scuole. Abbiamo un

enorme patrimonio che è sconosciuto ai più. Bisogna portare i bambini a

teatro, farli sperimentare, dobbiamo creare il pubblico del futuro. E forse

aiuterebbe anche ad abbattere certi stereotipi di genere che ancora sono

troppo frequenti.

La situazione lavorativa per i danzatori , gli insegnanti di danza e i

coreografi, in Italia, visto anche il periodo Covid, sta portando a

degli estremi l’interno comparto artistico. Come dovrebbe muoversi

il Governo, il Ministero della Cultura e i Sindacati?

Intanto dovrebbero iniziare a darsi una mossa, subito, anzi è già tardi.

Aggiungo anche il Ministero del Lavoro a quelli che hai citato tu.

Rischiamo di perdere molte professionalità ora, ma soprattutto rischiamo

che non si formino mai le professionalità del futuro. Chi vorrebbe mai fare

il danzatore, l’attore, il sarto o il tecnico luci se le condizioni sono queste?

La politica ha sputato sopra un patrimonio culturale d’eccellenza

distruggendolo per troppi anni, al grido di “Con la cultura non si mangia”.

Purtroppo ha fatto un gravissimo errore di valutazione. Solo con l’indotto

del turismo il settore culturale potrebbe essere una macchina da soldi in

Italia. Perdere tutto questo sarebbe un danno economico e sociale

incalcolabile.

Non c’è più tempo veramente. Che si siedano attorno a quel tavolo e ne

escano con delle riforme precise. Anche perché hanno tutte le proposte

possibili e immaginabili, hanno fatto audizioni e convocazioni di continuo

con i vari gruppi di lavoratori. Smettano di prenderci in giro e ora lavorino.

Il problema non è solo l’emergenza Covid per me. Il problema è come

lavoreremo da qui ai prossimi 10, 20, 30 anni.

Chi sei?

Sono Laura Zago, docente di danza contemporanea e storia della danza

presso il Liceo Coreutico Bonporti di Trento. Appassionata alla danza e

all'arte in genere opero nel territorio veneto e trentino con l'obiettivo di

promuovere la danza contemporanea a livello didattico dedicandomi alla

sua diffusione anche a livello culturale attraverso l'organizzazione di eventi,

conferenze, performances.

Cosa pensi della danza Italiana?

Penso che nonostante i danzatori italiani abbiano una forte potenzialità

non trovino il modo e il luogo per esprimere il loro talento nel modo corretto.

La danza italiana è un fenomeno culturale ancora molto nascosto, non

protetto e non valorizzato al pari delle altre arti. E' in continua evoluzione e

se non trova lo sfogo giusto scivola via, scappa e corre dove più conviene

con una conseguente perdita del valore artistico, espressivo e culturale

C'è una sorta di liquidità a cui la danza in generale e i danzatori sono

sempre stati abituati che permette la sopravvivenza di quest'arte

fortemente maltrattata da sempre. Finalmente ora si assiste a un bisogno

di ricerca e consapevolezza di identità precisa e di valore sociale a cui il

danzatore ora non vuole più rinunciare, soprattutto in questo periodo

difficile dove sono emerse le criticità di questo mestiere che

improvvisamente molti hanno scoperto essere un lavoro da tutelare. La

tutela del danzatore è un argomento importante che deve essere risolto al

più presto in Italia e purtroppo siamo molto in ritardo rispetto ad altri paesi.

Danza divisa tra sport e Cultura. Cosa pensi ?

Penso che la danza debba avere il coraggio di uscire da questo limbo. La

danza non è sport, è danza e basta. E' un connubio perfetto di attività fisica

espressiva, artistica e culturale, è unione di mente corpo, anima e non può

trovare la sua strada nell'ambito sportivo, significa impoverirla, limitare e

ridurre molteplici aspetti di cui è portatrice. Purtroppo le scelte di massa

impongono al settore di trovare compromessi convenienti ma il settore

danza deve crescere e trovare una sua strada autonoma, libera dalle

imposizioni degli altri e creare nuove strade per dare la giusta dignità allo

studio, alla ricerca, alla formazione e a tutta quella dimensione lavorativa

enorme che potrebbe veramente essere un valore anche economico per

tutto il paese.

Si parla spesso, specialmente, in questo ultimo periodo di una riforma

nella danza. Secondo te in che cosa dovrebbe riformarsi il settore

Danza?

Dovrebbe essere riformato tutto a partire dalla formazione ed educazione

per arrivare all'ambito lavorativo e quindi a tutte quelle tutele che ora non ci

sono. Fare danza, conoscere la danza è un mestiere e attraverso essa

possono crearsi più mestieri anche diversi che contribuiscono a far

crescere tutto il settore. Fare il danzatore è una professione, insegnare

danza è una professione ma per essere tale deve essere riconosciuta la

professionalità come l'avvocato, l'ingegnere, il dottore. L'articolo 3 della

costituzione recita che l'arte è libera e libero ne è l'insegnamento ma c'è un

diritto di tutela nel momento in cui l'arte ha a che fare con minori e con il

sapere culturale da trasmettere insieme all'arte, che invece è libera, ma

direi che chi possiede 'arte' la possiede perché è innata nel suo essere. Il

mestiere si può insegnare ma l'arte e la sensibilità artistica disgiunta dal

sapere difficilmente si insegna, forse si trasmette nell'aria all'allievo che è in

grado di recepirla perché a sua volta artista ma se l'allievo non possiede

l'arte qualsiasi trasmissione cadrà nel vuoto. Ci vorrebbe una riforma totale

del settore perché la danza ne ha bisogno e se lo merita e se lo meritano

tutti coloro che in questo lavoro ci credono nonostante tutto.

La situazione lavorativa per i danzatori , gli insegnanti di danza e i

coreografi, in Italia, visto anche il periodo Covid, sta portando a degli

estremi l’interno comparto artistico. Come dovrebbe muoversi il

Governo, il Ministero della Cultura e i Sindacati?

Intanto tutti devono accorgersi dell'esistenza del settore ma anche e

soprattutto del potenziale enorme economico sociale di cui potrebbe essere

portatore. Un governo che supporta è un governo che capisce che il

benessere socio economico e lo sviluppo e la cura e tutela degli artisti porta

benefici a tutto il paese. Sono convinta che la cura dell'anima e la bellezza

dell'arte in tutte le sue forme porti la società ad evolversi con profondi e

radicali cambiamenti in tutti i settori anche quelli apparentemente lontani

dagli artisti stessi. Il filo conduttore tra tutti dai bambini agli adulti è

l'espressione dell'anima e in ognuno di noi vive più l'arte dello sport ma è

un filo conduttore fragile e per questo abbiamo bisogno di un governo

illuminato che ci creda e che coltivi il suo potenziale per dare la giusta

dignità. E mi viene da dire svegliatevi e svegliamoci tutti perché la nostra

liquidità che per certi versi è un bene,si disperde ed evapora presto!


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DARIO

MALANDRA

“Io da grande, volevo fare il Contadino!”

di PATRIZIA MIOR


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Vedete il bambino ritratto in questa foto… sì sì proprio lui, con l’aria da furbetto gli occhioni

curiosi di chi vuole scoprire il mondo, i risvoltini alla camicia (moooolto anni ’90) e la posa

da adulto con le mani in tasca e il piedino po’ girato...?!

Lui è il mio nuovo amico Dario.

In questa foto ha 3 anni, e… da grande, a detta della mamma, diventerà un contadino, per

stare a contatto con la natura e con gli animali, o almeno… questo, è quello che pensa,

ma come spesso succede, la vita riserva qualche sorpresa…e lui, da piccolo… mica lo

sapeva che sarebbe diventato un ballerino e un insegnante; aveva impostato la sua vita in

un altro modo, facendo arti marziali, pugilato, coltivando la sua passione per le moto e per

il Milan.

Tutto perfetto, ben organizzato e incasellato, praticamente una carriera già definita negli

sport di contatto e di difesa, fino a quando… durante una serata in compagnia di amici, si

ritrova a far qualche ballo di gruppo, così, per ridere, senza sapere che qualcuno stava

notando il talento che nemmeno lui pensava di avere…

Una insegnante di danze caraibiche, lo ferma e gli dice… “senti un po’, ho visto come ti

muovi, .. ti va di provare a fare qualche lezione?! Così per divertirci…”

Dario ci pensa… del resto, è un ragazzo che ama imparare quello che non conosce,

quindi…, nonostante questo mondo fosse totalmente lontano da lui, dalle sue arti marziali,

dal suo pugilato e dalla disciplina che negli anni ha imparato, attratto dall’idea di “evadere”

da tutto, decide di accettare.

Alle prime lezioni ci va un po’ impacciato, spaesato… eppure, c’è qualcosa che continua a

trattenerlo, resta lì, in quella terra di mezzo, dove in molti avrebbero lasciato dicendo

“no,no…non fa per me”, lui pensa “se non è il mio mondo… farò in modo che lo diventi”

Dario non è uno che molla, va avanti… settimana dopo settimana.. e, chi aveva notato il

suo potenziale, non aveva sbagliato, perché Il ragazzo è in gamba, impara in fretta.

Nell’arco di poco tempo i movimenti cominciano a diventare sempre più naturali, e più

cresce la sinergia tra musica e movimento, più lui si appassiona, al punto che… un giorno,

appena inizia la musica, senza nemmeno sapere come, mentre balla…lui, diventa energia.

Sente quella sensazione che parte da una piccola scintilla e si trasforma in una scarica

elettrica fino a diventare adrenalina.

A Dario piace questa sensazione, e anche se ancora non capisce il perché, vuole

continuare… vuole capire da dove arriva tutta quella cosa che gli si muove nell’anima e

vuole viaggiare con lei alla scoperta di quella parte di se stesso che ancora non conosce,

ma che lo ha già reso dipendente in maniera imprescindibile dal suo modo di essere…

Eh eh… Dario, è un ballerino, ma ancora… non lo sa!

Conosce la sua partner di ballo, e insieme cominciano a raggiungere un buon

affiatamento, si muovono in simbiosi, l’uno accanto all’altro, crescono insieme, sorretti

dalla medesima passione. Esibizioni… spettacoli, anche le altre persone ora, sì, perchè il

bruco, ora, sta diventando una bellissima farfalla.

Comincia ad affacciarsi al mondo delle competizioni, prima a livello regionale,

successivamente a livello nazionale, e lui… se la ricorda ancora oggi la sua prima volta, in

quel palazzetto enorme, talmente tanto grande da sentirsi piccolo piccolo, con quei suoni

che rimbombano e il pavimento che trema per effetto dei bassi sulle casse. Si avvicina a

bordo pista, come i nuotatori alle olimpiadi che si allungano sul trampolino in attesa di

tuffarsi… fa un respiro profondo per trovare la concentrazione, rilassa le spalle, apre gli

occhi… e diventa impenetrabile mentre raggiunge il centro della pista aspettando la prima

battuta…

Dario c’è!… veloce e inarrestabile come la sua moto.. colleziona una vittoria dietro l’altra,

ma ancora non basta…

“La danza può rivelare tutto il mistero che la musica tiene nascosto”. Queste sono le

parole di Baudelaire, e nel suo caso, mai furono più giuste.. perché quel ragazzo un po’

impacciato alla sua prima lezione di ballo, ora sa di essere un ballerino, e quando scende

in pista, fa tremare il palazzetto perché per lui non esiste nessun altro posto in cui si senta

a casa..

Dario, vuole di più, e nonostante i successi e la crescita personale e professionale manca

ancora un pezzettino per concludere quel puzzle che a fatica sta costruendo… e lui lo sa

bene.


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C’è ancora qualcosa che sente di dover fare.. trasmettere la sua passione, la gioia,

quell’energia che quando balla riesce a sprigionare come una supernova… decide

contestualmente alle gare di concentrarsi anche sulla didattica e fonda così la sua scuola

di ballo a Chieti… è il suo approccio a fare la differenza, la sua passione, la sua voglia di

fare, la sua grinta.I suoi ragazzi imparano rapidamente, e lui, riconosce in molti di loro gli

stessi occhi disorientati che aveva la prima volta che è entrato in una scuola di ballo,

riesce a motivarli e a farli sentire a casa. È vero, pretende molto da loro, ma in modo

paterno, perché sa che è per il loro bene. Chi sceglie di lavorare con lui deve mettere in

conto che non si fanno sconti a nessuno, che si lavora duro e che si deve puntare in alto,

perchè l’eccellenza, in qualsiasi campo venga riconosciuta, richiede dedizione, volontà e

sacrificio.

Oggi, nonostante la chiusura temporanea causa covid, Dario, ogni giorno va nella sua

scuola, apre le porte, accende le luci e mentre guarda gli angoli della pista sente

risuonare le risate dei suoi allievi durante i corsi collettivi, e progetta nuove coreografie e

nuovi passi da insegnare, pieno di ottimismo e pronto a far tremare di nuovo i palazzetti.

Dario oggi è un ballerino, un insegnate, un coreografo, un artista e soprattutto …. È

l’uomo che ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino, insieme alla sua

dolcissima compagna di vita Tania e all’amico fraterno Alessio.

L’uomo che ho di fronte ora, e che vi ho raccontato è molto diverso da quel bambino,

seppur ne porti ancora dentro la freschezza e l’entusiasmo…. è forte di quella grinta che

solo gli abruzzesi si portano dentro, è diventato saggio e consapevole per le lezioni che

questa terra impartisce a chiunque decida di chiederne i natali..

…Perché l’Abruzzo, cari amici, con i turisti strizza l’occhio come le pin up formose degli

anni ’50, sorride maliziosa coinvolge col suo mare e ti accarezza con la brezza fresca

che arriva dalle montagne, ti seduce con i suoi bellissimi scorci di natura incontaminata,

ti fa allontanare con la voglia di ritornare…ma per chi ci cresce, forgia il carattere, si fa

attendere, disillude e insegna a ricostruirsi con le proprie forze…

Raccontando la sua storia, una canzone mi risuona in mente, e voglio salutarlo così…

“Nino capì fin dal primo momento,

l'allenatore sembrava contento

e allora mise il cuore dentro alle scarpe

e corse più veloce del vento”

F. De Gregori

Ah… dimenticavo… Dario, che voleva fare il contadino…. non ha mai piantato neanche

una patata!


S T O R I A E B A L L O

TuttoBallo20

di Federico Vessella


S T O R I A E B A L L O

TuttoBallo20

Il primo anno del ventesimo secolo stava per chiudersi quando nacque, a Buenos Aires, uno dei personaggi più

emblematici della storia del tango, Juan D'Arienzo. All’età di 8 anni iniziò i suoi studi musicali al conservatorio

Mascagni e, sebbene si avvicinò alla musica studiando il pianoforte, fu il violino lo strumento nel quale si specializzò

prima di diventare direttore d’orchestra.

Nel 1925 D’Arienzo fece parte della prima orchestra Paramount, patrocinata dalla medesima casa cinematografica,

per rallegrare i film muti proiettati nelle proprie sale. In questa orchestra suonarono insieme a D’Arienzo (al violino) altri

nomi famosi del mondo del tango: Angel D’Agostino al piano, Alfredo Mazzeo al secondo violino, i fratelli Bianchi ai

bandoneones e José Puglisi al contrabbasso. Due anni più tardi, l’orchestra Paramount adottò il nome de “Los ases

de tango”, con Luis Viscara al piano, Anselmo Aieta e Navarro ai bandoneones, D’Arienzo e Cuervo ai violini, e

Alfredo Corletto al contrabbasso.

Nel 1928 D’Arienzo formò l’orchestra “D’Arienzo-Visca” fino al 1934, anno in cui Visca si ritirò per problemi personali.

Da quel momento, e fino al termine della sua carriera, D’Arienzo conobbe un successo intramontabile, venendo

riconosciuto come l’indiscusso “Rey del compás”.

L'anno successivo, il tango visse un periodo di profondo cambiamento, nel quale si innescò Juan D’Arienzo con la sua

orchestra. Il 24 giugno 1935 Carlos Gardel era perito in un incidente aereo a Medellin, in Colombia, ed il tango nella

sua interezza corse il rischio di essere seppellito con lui. In quegli anni, a Buenos Aires dominavano due correnti

stilistiche ben distinte, da un lato la Guardia vieja rappresentata dal tradizionalismo di Francisco Canaro e Roberto

Firpo, dall’altro, l’evoluzionistico filone della Guardia nueva facente capo alla scuola dei fratelli De Caro. Entrambe le

proposte stilistiche stavano, di fatto, allontanando i cultori ed i ballerini dalle sale dove si ascoltava e si ballava tango.

Tuttavia, fu proprio nel 1935 che D’Arienzo diede un impulso fondamentale alla rinascita dell’interesse per il tango

ballato. Con un ideale ritorno al tango delle origini, e poi un arrangiamento volto ad eliminare i vuoti nella melodia,

D’Arienzo propose al pubblico dei cabaret la sua ricetta semplice, quanto efficace: ritmo, ritmo incessante. Le

sospensioni e gli improvvisi silenzi, di cui la produzione di D’Arienzo è ricca, perdono il loro carattere espressivo e

risultano piuttosto un modo per rimarcare l’inesorabile ritmica del brano. Parte del successo di questa “nuova”

proposta fu legato anche alla presenza di un pianista dalle “mani magiche”, Rodolfo Biagi. Il ritmo che Biagi impose

alle esecuzioni, assai più serrato rispetto a quello dei suoi contemporanei, divenne in breve la cifra dell’orchestra, ma

anche dei numerosissimi musicisti che, di lì a poco, andarono a ingrossare la schiera dei seguaci di D’Arienzo e del

suo stile. Fu così che nacque l’epiteto di “Rey del Compás” coniato da Príncipe Cubano nel “Cabaret Florida”.

https://milongandoblog.wordpress.com/


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Strumentazione ed arrangiamento al servizio del ritmo. In sostanza, è possibile dire che D’Arienzo recuperò

l’aspetto ritmico della fase pionieristica della Guardia vieja, riproponendo uno stile bien marcado che si caratterizza

nell’accentuazione forte di tutti i quarti della battuta, con la contestuale e notevole velocizzazione del tempo di

esecuzione. La frequenza di pulsazione delle sue esecuzioni rimane sempre a due battiti al secondo, descrivendo

una struttura ritmica che si impone come elemento essenziale del brano.

Il pianoforte fu lo strumento cardine di tutta la produzione musicale di D’Arienzo. Le caratteristiche del pianoforte

dell’Orchestra di D’Arienzo sono costanti e facilmente riconoscibili: frequenti passaggi che sottolineano, perlopiù

con la mano destra, il tema della melodia del brano, ed un largo indugiare in ornamenti e controcanti molto

evidenti ed accentuati. Questi elementi si rilevano nelle incisioni con Biagi, come in quelle realizzate con i diversi

pianisti che si avvicendarono nell’orchestra dagli anni ’30 sino alle ultime esecuzioni.

Controverso fu invece il suo rapporto con i cantanti, responsabili, a suo dire di tanta parte della decadenza del

tango. Citando le sue parole “Secondo me la maggior colpa per il declino del tango è da attribuire ai cantanti. C’è

stato un momento in cui l’orchestra di tango non era altro che un mero pretesto per l’esibizionismo del cantante. I

musicisti, incluso il direttore, non erano altro che gli accompagnatori di una cosa simile ad una star popolare. Per

me questo non deve accadere. Il tango è anche musica, come già detto. Vorrei aggiungere che è essenzialmente

musica. Di conseguenza l’orchestra, che questa musica la suona, non può essere relegata a fare solo da contorno

alle luci della ribalta del cantante. Al contrario la musica è per le orchestre e non per i cantanti. La voce non è, non

dovrebbe essere altro che uno strumento aggiunto dell’orchestra. Sacrificare tutto alla gloria del cantante, alla star,

è un errore. Io ho reagito all’errore che ha causato la crisi del tango ed ho messo l’orchestra in primo piane ed il

cantante al suo posto. Inoltre, ho usato come soccorso al tango la sua forza maschile, che era stata persa nel

susseguirsi degli eventi. In questo modo nelle mie interpretazioni ho marcato il ritmo, il nervo, la forza e il carattere

che si distinguono nel mondo della musica e che erano stati abbandonati per i motivi di cui sopra. Fortunatamente,

questa crisi è stata temporanea, ed oggi il tango ha ripreso quota, il nostro tango, con la vitalità dei tempi migliori.

Il mio orgoglio maggiore è di aver contribuito al rinascimento della nostra musica popolare”. In realtà, come altre

volte accadde, D’Arienzo contraddisse spesso queste sue stesse parole. Sebbene il cantante abbia nei primi anni

di carriera esattamente il ruolo che qui si enuncia, neppure D’Arienzo si sottrasse, a partire dalla fine degli anni

’50, dal mettere in primo piano l’interpretazione della voce, secondo un gusto che avrebbe portato il tango ad una

crisi più profonda di quella dell’inizio degli anni ’30.

La rivoluzione conservatrice di D’Arienzo, per usare le parole di Marco Brunamonti, fu nel fatto di concepire una

musica tutta orientata ai ballerini, proponendo una modalità di suonare il tango essenzialmente rivolta al ballo. Per

questo motivo Juan D’Arienzo rimane una figura di riferimento, ed in alcuni casi, di venerazione, per i ballerini di

ieri e di oggi.

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C O S T U M E E B A L L O

Vittorio Viscardi e Gianna Menetti

Estratto dal libro “Il fascino di un accessorio importante: il Cappello”

di Vittorio Viscardi - editrice Cinemart - Roma

Academy Of Victorian Dance.


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E’ un accessorio che esprime prestigio, autorità, dal momento che

genera una estensione dell 'io corporeo.

Il cappello è sempre stato un elemento di grande attrattiva sia per le

donne che per gli uomini. Inizialmente usato per coprire la testa dal

caldo e dal freddo, assunse sempre di più il ruolo di accessorio alla

moda. Nel medioevo la chiesa decretò che le donne si dovevano

coprire la testa e possiamo considerare da quel periodo, la vera

nascita dell' "accessorio" cappello.

Necessità e frivolezza che negli anni a seguire si fusero in creazioni

fantastiche con piume, lacci, trine, fiocchi e fiori.

Il personaggio d'eccellenza per la creazione del cappello, vide la

luce nel diciottesimo secolo. Fu la modista, colei che del cappello

fece la sua passione e lavoro. La o il modista era considerato alla

stessa stregua delle persone che oggi dettano la moda. Trattandosi

di un lavoro prettamente femminile, ella non solo creava cappelli, ma

sceglieva anche tutti gli accessori da combinare con essi. E' da

ricordare che i cappelli delle modiste e quindi di qualità, erano

indirizzati alle classi abbienti mentre il popolino faceva uso di

fazzoletti per la testa e gli uomini indossavano berretti con visiera o

berretti di lana. Questi indumenti, proprio perché non venivano lavati

praticamente mai, erano un vero ricettacolo di pulci.

Tornando alle classi abbienti, possiamo notare che l'aspetto dei

cappelli varia grandemente, sia per forma che per importanza

proprio in base all'uso che se ne doveva fare.

Iniziamo dunque con una piccola storia del cappello e partiamo dal

1750. In quel secolo i cappelli più in uso furono i "Pancake" alla

"Pastorella" in tante grandezze.

I "Pancake", una cuffietta più elaborata, assomigliavano molto ai

dolci, ma la sua funzione era quella di tenere riparata la testa dal

sole e, naturalmente, di non sporcare i capelli data la polvere delle

strade. La seconda funzione era quella di evitare l'abbronzatura

poiché il colorito del viso doveva rimanere pallido. L'altro cappello da

pastorella, era più elegante e di paglia. Il nome del copricapo era

"Bergére", dalla larga tesa e con la corona poco profonda. Veniva

adornato con fiori, piume, spighe, foglie e nastri intorno alla corona.

Si può notare, in questi ritratti, che il "Bergére" veniva portato

inclinato avanti o indietro dal momento che le dame avevano delle

acconciature piuttosto imponenti e ingombranti.


C O S T U M E E B A L L O

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Il Bonnet "Calash" fu introdotto nel 1770 circa ed era

indossato per proteggere dalle intemperie le alte ed

elaborate acconciature.

I Bonnet erano pieghevoli, tipo mantice e costruiti con una

intelaiatura in legno o di ossa di balena cucite all'interno del

cappuccio. Un nastro sul davanti permetteva di tenerlo

fissato al capo anche con forti raffiche di vento.

Questi tipi di copricapi non erano gli unici esistenti. C'erano

anche i cappelli di paglia, gli "Straw", copricapi tipo quelli di

"Firenze" ma con tese molto più ampie e accompagnate da

una serie abbondante di accessori quali: enormi piume, fiori,

spighe di grano e tutto ciò che la fantasia riesce a pensare.

E poi ecco anche i "Turbanti", creati sempre con grande

quantità di stoffa ed eleborati per sembrare semplicemente

appoggiati e pronti a cadere. Furono adornati con alte piume

di struzzo che poi arricchirono anche gli altri copricapi. Va

comunque ricordato che la lunghezza delle chiome per una

donna dell'epoca, era veramente notevole e impensabile per

la praticità di oggi.

Questi turbanti avvolgevano i capelli e l'uso di fermagli per

capelli aiutava a non far cadere il turbante (Turban). Tutti

questi copricapi erano considerati accessori di estrema

eleganza.

Ad ogni cappello venne dato un nome, e qui l'elenco

sarebbe molto lungo, a seconda dell'uso, oppure per una

manifestazione importante o ancora per le scoperte

tecnologiche ed anche nomi di città americane, come fecero

gli stilisti francesi .

Altri nomi designarono i cappelli, come quelli

nell'illustrazione sottostante. Il primo si chiamava alla "Saint

Dominique", il secondo "à la Robert", il terzo "à la Figaro" e il

quarto "à la Caravanne".

Questo periodo, successivo alla Rivoluzione Francese, fu

anche il periodo delle "Merveilleuse", le meravigliose. Il

nome che fu dato a queste dame deriva dal fatto che

"creavano la nuova moda". Erano molto rinomate e il perché

è semplice: oltre a portare dei cappelli particolari, di enormi

dimensioni, gli abiti che indossavano erano in stoffa di

garza, e quindi assai trasparenti. La biancheria intima non

veniva indossata e così si potevano ammirare tutte le

forme. Inoltre mostravano senza problemi le gambe e

portavano delle scarpette leggere.


FIO SL CK LO O RE E BE ABL AL LO

L O

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TARANTELLA

di Giovanni Fenu

INCANTESIMO DI

UNA DANZA

Questa tipica danza, sorta in Puglia e poi diffusasi in diverse varianti in tutte le

regioni del Mezzogiorno d’Italia, è strettamente connessa con quel particolare

fenomeno culturale, sociale e antropologico tipico dell’area pugliese e meglio

conosciuto come tarantismo. Tutto parte dal morso della taranta, termine dialettale

con cui si indica la Lycosa tarentula, un ragno velenoso diffuso nell’Europa

meridionale e in particolar modo nelle campagne nei dintorni di Taranto – che

deve il suo toponimo proprio alla suddetta taranta – che finisce col produrre in chi

lo subisce una sindrome isterica che ben presto la cultura popolare finì col

ricondurre al famigerato aracnide. E qui leggenda, realtà e mito si fondono, un mix

che sarà alla base della nascita di questa particolare danza ritenuta da secoli

l’unico modo con cui “purificare” il corpo dal veleno del temibile ragno. Le origini

della tarantella si fanno solitamente risalire all’inizio del XVII secolo, quando

questo ballo iniziò ad essere utilizzato nella cura delle persone affette da

tarantismo. Il ritmo del suo divenire è veloce, un frenetico volteggiare

accompagnato dai tipici strumenti meridionali, dalla chitarra, all’organetto, dal

tamburello alla fisarmonica, il cui scopo è quello di far dimenare, in una danza

terapeutica, il tarantato così che egli possa liberarsi del mortale veleno. In

particolare tale danza era, ed è, eseguita in determinati periodi dell’anno e in

occasione di particolari ricorrenze, come nel caso della festività dei santi Pietro e

Paolo, ritenuta una delle notti più adatte per raggiungere l’obiettivo purificatore,

liberando così il tarantato dal veleno. Nata in Puglia, ben presto la tarantella si

diffuse in tutto il Sud Italia; sue varianti si riscontrano, infatti, in Calabria, tra cui

ricordiamo la “pastorale del Pollino”, in Campania con la famosa tammurriata, in

Sicilia con “u ballettu”, in Lucania e in Molise e anche negli Abruzzi nelle sue due

varianti: Saltarella e Ballarella.

Studiata in maniera esaustiva da Ernesto De Martino ne il suo La terra del

rimorso, vediamo un breve passo della suddetta opera, per capire meglio la

dimensione “mistica”, quasi magica, che avvolge la nascita di questa ormai

tradizionale danza propria del panorama folkloristico italiano: «Di tutto l’ordine

simbolico del tarantismo, la taranta costituisce il simbolo egemonico, il mito

unificatore. Musica, danza, colori, selva, fonte, specchi, spade, funi o altalena,

simbolismo stagionale posseggono nella taranta il loro centro di coordinazione e di

unificazione, la norma fondamentale della loro coerenza. Noi dobbiamo ora

esaminare più da vicino, sulla base della documentazione diacronica, la struttura

di questo simbolo egemonico del tarantismo. La taranta avvelenatrice può avere

varia grandezza e vario colore, anzi ha inclinazioni per questo o quel colore; è

sensibile a diverse melodie, anzi il suo morso stesso è melodico; danza secondo il

ritmo e la melodia che le sono congeniali; il suo morso, in tal modo partecipe a

melodie, danza e colori, comunica a chi lo patisce corrispondenti inclinazioni e

insinua nelle vene un veleno che dura finché la taranta vive, e la cui efficacia è

estinta quando il tarantato attraverso l’identificazione agonistica della danza fa

«crepare» la bestia avvelenatrice. La taranta morde nella stagione estiva, ma è

possibile che il morso patito nel corso di un’estate si risvegli nelle estati

successive, «rimorda»: segno che la taranta è ancora viva (o che ha trasmesso la

sua eredità a sorelle, figlie, nipoti, secondo quanto non si ricava dalla letteratura

antica ma dall’indagine etnografica). La taranta porta talora un nome di persona, si

chiama «signora Faustina» o «signora Caterina», oppure semplicemente «la

signora tarantola», come nell’esorcismo calabrese più sopra ricordato; dà ordini al

tarantato, dialoga e viene a patti con lui, come fu accertato anche nel corso

dell’indagine etnografica. In quanto persona ha carattere e inclinazioni: vi sono

infatti tarante che comunicano comportamenti lascivi, ve ne sono di epiche che

sollecitano a mimare comportamenti di potenza e di gloria e ve ne sono anche di

melanconiche, che richiedono nenie funebri. Insomma la taranta si atteggia proprio

come uno «spirito» che possiede e che l’esorcismo controlla. A questo proposito il

Valletta non esita a sospettare fra i tarantati pugliesi molti «posseduti dal

demonio», e ricorda il caso di una tarantata cui furono inutilmente impiegati gli

esorcismi canonici, e che invece guarì con la danza e con la musica».


© C o s i m o M i r c o M a g l i o c c a P h o t o g r a p h e P a r i s

F O T O G R A F I A E B A L L O

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D A N Z A T E R A P I A E B A L L O

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Simona Festante

Ciro Vinci


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La rivista scientifica “The Lancet”, non molto tempo

fa, ha pubblicato uno studio sull’impatto psicologico

del Coronavirus, analizzando gli effetti che questo

periodo di pandemia e conseguente isolamento

sociale possono avere avuto, o avere attualmente,

sulle persone.

Le conseguenze psicologiche interessano anche

bambini e ragazzi. I maggiori fattori di stress che

possono incidere sull’equilibrio psico-fisico dei

minori sono: la durata dell’isolamento, la paura del

contagio, la noia, la frustrazione, la perdita del

contatto con i pari, l’assenza di spazi personali

nell’abitazione,la riduzione dell’attività motoria.

L’OMS ha pubblicato una serie di indicazioni per i

genitori, affinché possano promuovere il benessere

psicologico dei figli e delle figlie in questa insolita

condizione di isolamento sociale e di restrizione

delle attività. Mai come in questo momento è

fondamentale che i genitori siano in grado di

ascoltare, di dedicare del tempo da trascorrere

insieme, di rassicurare e fornire un sostegno per

affrontare i cambiamenti emotivi legati all’incertezza

e alla perdita di abitudini consolidate come la

scuola, gli incontri fuori casa con gli amici, la visita

ai nonni. Il rischio è che bambini sia più piccoli, che

grandi e gli adolescenti potrebbero reagire con dei

comportamenti problematici, che possono essere

destabilizzanti. É fondamentale che i genitori siano

flessibili e sappiano gestire lo stress proponendo

delle alternative. che potrebbero facilitare la

resilienza anche in situazioni complesse.

E’ qui che entra in campo la musica abbinata alla

danza,entrambe le attività rappresentano la

strategia ideale per far sentire un bambino libero di

esprimersi.

Musicoterapia e Danzaterapia, essendo molto affini

sono facilmente integrabili tra di loro e sono anche

facilmente fruibili dai bambini, in modo ludico ,a

qualunque età, con qualunque strumento, senza

necessariamente conoscere le note musicali.

Incoraggiano un clima privo di giudizio e per tale

ragione favoriscono comportamenti positivi.

Ragion per cui nasce la proposta di un laboratorio di

musico-danzaterapia che i genitori possono

proporre ai loro bambini, direttamente a casa, nel

calore domestico.

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I 7 CONSIGLI UTILI:

1. Procurarsi strumenti a percussione

Se non si posseggono strumenti ritmici come tamburelli, sonagli

o nacchere basta adattare oggetti di uso comune: scatole di

cartone da percuotere con cucchiai di legno al posto dei battenti;

bottigline di plastica riempite a metà con riso; vasetti o contenitori

da riempire a metà con formati di pasta piccola, coperchi di

pentole o cucchiai di metallo da battere tra loro e così via.

2. Preparare il setting

Individuare un punto della casa ampio e senza troppe barriere in

cui posizionare un tappeto su cui disporre in circolo gli strumenti

3. Prepararsi alla performance

Indossare indumenti comodi ad esempio tuta e calzini

(escludendo le scarpe). Spiegare ai bambini che bisogna

rispettare il silenzio prima dell’inizio e dopo la seduta, invece

durante la performance si utilizzerà un linguaggio

esclusivamente non verbale (suono degli strumenti, canto e

libero movimento)

Porsi un tempo di durata del percorso tra i 20 e i 40 minuti, che

può essere ripetuto più volte in un mese (anche una volta la

settimana).

4. Ritmo comune

A turno ogni partecipante fa la sua presentazione utilizzando il

suono di uno strumento a percussione tra quelli disposti in

cerchio. Dopo la scoperta dei diversi strumenti si passa a

suonarli in più modi; il fine è suonare tutti insieme cercando di

ascoltarsi per trovare un ritmo comune. Ritmo inteso come battito

del cuore, come energia vitale, ritmo che suona nella scansione

del nome di ognuno.

5. Alla scoperta della voce

Al ritmo del cuore si unisce la melodia del respiro che diventa

vocalizzo, liberandosi poi in voce. La musica è diventata caos.

Caos di ritmi, di melodie, di strumenti, di suoni e di rumori. Nel

caos musicale si sceglie un solo strumento da suonare, si segue

un solo ritmo e una sola melodia vocale; su quel sonoro si

muove il corpo in un libero movimento.

6. Libero movimento

In questo rituale la musica collettiva è diventata danza collettiva

e tutti insieme, continuando a suonare, si danza sprigionando

allegria ed entusiasmo.

7. Il silenzio

La conclusione del percorso ci conduce inesorabilmente verso il

silenzio. L’energia positiva sprigionata durante i tre momenti

(ritmo, melodia, danza) lentamente allenta e convoglia nel

proprio silenzio interiore. Indispensabile momento di pausa che

conduce alla pace interiore. La cura è il silenzio che non è in

contrasto con il suono interiore. Regista del breve viaggio sarà il

genitore che attraverso un linguaggio non verbale avrà

accompagnato le proprie ed altrui energie verso la serenità

ritrovata.


c c a s a n a p e r c r e s c e r e b e n e d a l

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u n t o d i v i s t a f i s i c o e d e m o t i v o e p e r

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m p a r a r e a s o c i a l i z z a r e i n u n

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P S I C O L O G I A E B A L L O

TuttoBallo20

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a d u n a b r e v e m e d i t a z i o n e .

D o t t - s s a M i g n a n o M i c h e l a P e d a g o g i s t a C l i n i c o

I n s e g n a n t e d i y o g a p e r b a m b i n i M e t o d o B a l y a y o g a


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Gli incontri di Yoga per bambini si devono svolgere in un’atmosfera ludica e in un ambiente confortevole e accogliente. Ogni bambino dovrebbe avere a

disposizione un tappetino e indossare delle calze anti-scivolo. Nello Yoga per bambini ci si focalizza sull’importanza del movimento, sulle attività ludiche e sulla

capacità di relazionarsi con gli altri, a partire dall’insegnante e dal gruppo dei partecipanti. È importante che i bambini siano seguiti da un insegnante qualificato

nella pratica dello Yoga. Gli stessi genitori possono seguire un corso di formazione in proposito per poter avvicinare al meglio alla pratica i propri figli.

Anche i bambini possono meditare. Come per gli adulti, la meditazione è un momento di rilassamento davvero utile per i più piccoli. Gli incontri di Yoga per

bambini si possono concludere con alcuni minuti di meditazione o di rilassamento, con una durata che può variare da un paio di minuti a 10- 15 minuti a

seconda dell’età dei partecipanti.

Una meditazione adatta ai bambini e di durata breve potrebbe essere facilmente introdotta nell’orario scolastico durante le lezioni delle materie tradizionali,

presentandola come un momento di relax. rigenerante e benefico. Sarebbe davvero un toccasana per tutta la classe.

Praticare Yoga fin da piccoli può essere fonte di numerosi benefici da non sottovalutare. Pensiamo a quante ore della giornata i bambini dedicano alla scuola e

ai compiti rimanendo a lungo seduti. Dovrebbero dedicare una parte consistente del loro tempo al gioco e al movimento, ma sempre più spesso ciò non

avviene. Lo Yoga aiuta a riportare un equilibrio sano tra impegni, divertimento e relax nelle giornate dei più piccoli.

Dal punto di vista fisico lo Yoga migliora l’elasticità e la flessibilità, la forza, la coordinazione, l’equilibrio e la consapevolezza del proprio corpo. Aiuta a ritrovare

un senso di calma e di relax. Permette ai bambini di giocare, di fare attività fisica e allo stesso tempo di entrare in contatto con il proprio sé, con gli altri e con il

mondo che li circonda.

Possiamo riassumere così i principali benefici dello Yoga per i bambini. Praticare Yoga sin da piccoli è utile per:

1) Migliorare la concentrazione

2) Stimolare l’equilibrio e l’elasticità.

3) Favorire la libertà di espressione.

4) Sviluppare la consapevolezza del respiro e del proprio corpo.

5) Dedicare più tempo al gioco come fondamentale strumento di crescita.

6) Migliorare la conoscenza di se stessi e la socializzazione.

7) Esprimere al meglio emozioni e stati d’animo.

8) Ridurre ansia, stress e aggressività.

9) Nutrire l’intelligenza razionale e emotiva per imparare a conoscere il mondo.

10) Stimolare la capacità di apprendimento.


F CI SI NC EO M A E E B AB AL L LO

O

TuttoBallo20

THE COST OF

LIVING

O m a g g i o a D a v i d T o o l e , d a n z a t o r e e a t t o r e i n g l e s e

d i s a b i l e s e n z a g a m b e – c o n o s c i u t o p e r l a s u a

p e r f o r m a n c e a l l a c e r i m o n i a d ' a p e r t u r a d e i G i o c h i

p a r a l i m p i c i e s t i v i d e l 2 0 1 2 e s c o m p a r s o l o s c o r s o 1 6

o t t o b r e 2 0 2 0 a l l ' e t à d i 5 6 a n n i – , l a s t o r i c a

c o m p a g n i a b r i t a n n i c a D V 8 P h y s i c a l T h e a t r e r e n d e

d i s p o n i b i l e o n l i n e , g r a t u i t a m e n t e , f i n o a l 1 3

d i c e m b r e 2 0 2 0 , T h e C o s t o f L i v i n g i l f i l m d i r e t t o d a

L l o y d N e w s o n .


F CI SI NC EO M A E E B AB AL L LO

O

TuttoBallo20

#TuttoBallo20

In una città balneare inglese un gruppo di artisti fisici e ballerini si stanca dei propri ruoli e del modo in

cui sono visti dalle persone "normali". Due del gruppo in particolare (un uomo scozzese arrabbiato e

un uomo disabile), si sentono frustrati per il loro destino, lasciano lo spettacolo e si recano in città.

L'uomo scozzese è molto aggressivo e loquace, il che lo mette in conflitto con alcuni dei suoi colleghi

che preferiscono semplicemente che le loro azioni parlino.

Ero interessato a questo film e mi chiedevo cosa avrebbe fatto, ma sono rimasto piuttosto deluso

quando non è andato da nessuna parte e invece si è rivelato essere essenzialmente un teatro di

spettacolo filmato. Non che dica che ci sia qualcosa di sbagliato in questo, è solo che speravo in

qualcosa di più per giustificare il passaggio dal palco allo schermo. Come se il film non avesse una

trama di cui parlare, ma piuttosto una serie di routine di semi-danza con alcune scene di dialogo

sparse. Per essere onesti, il film ha usato bene la macchina.

Ai fan della danza piacerà, anche se non tutto sarebbe classificato come danza, in parte è più vicino

alla performance art. Gli artisti sono certamente talentuosi e non ci sono cattive prestazioni né nel

dialogo né nel movimento, ma sentivo che al materiale mancava un punto. Nel complesso, però,

sembra davvero buono e ha un valore di prestazioni fisiche sufficiente per valere la pena vedere se è

la tua cosa ? semplicemente non aspettarti che abbia una narrazione o un punto di forza da fare

perché non penso che lo avesse.

Il link per vedere il film è: https://vimeo.com/471330247

David Toole e Eddie Kay - "The Cost of Living"

Durata: 35 minuti

Commissionato da Channel 4 Television, UK

Per vedere la trascrizione del dialogo in inglese, fare clic sul link:

https://www.dv8.co.uk/media/files/jobs/project%20files/COL%20Dialogue%20transcript%20(Nov%202020).pdf


F CI SI NC EO M A E E B AB AL L LO

O

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William Shatner


T U T T O B A L L O 2 0 | N O V E M B R E 2 0

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Un modo nuovo di

vivere la natura

e la danza

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è la vita nel benessere sia

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P I T T O R A E B A L L O

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UN VIAGGIO,

UN RISCHIO

di Maristella Gulisano


P I T T O R A E B A L L O

TuttoBallo20

In questo numero vogliamo proporvi e rendere omaggio ad un artista

figurativo e concettuale che ci ha lasciato recentemente, troppo

presto per il grande talento e la passione che lo accompagnava nel

mondo dell'arte. Le sue opere, incentrate sulla fragilità, le sofferenze

e tutte le emozioni dell'essere umano sono espresse delicatamente,

con la tipica discrezione orientale.È stato chiamato "l'artista ponte fra

le civiltà" e nelle sue opere si legge chiaramente questo suo

essere.Tavole di legno provenienti dalla Cina si integravano

nell'opera a rappresentare una visione possibilista di unione,

scambio, confronto. Kipling diceva che Oriente e Occidente non si

incontreranno mai; MaLin, pur rimanendo fedele alle sue radici

culturali, ha fatto suo il nuovo, il diverso da sé smentendo Kipling in

un raffinato ed elegante gioco di equilibri

di Alessandro Trotti

CHI ERA MA LIN ?

Approdato in Italia negli anni 80 dopo un trascorso di pittura cinese

dove il realismo sovietico aveva inciso profondamente nella cultura

di questo grande paese, Malin scopre in Italia una novita' importante,

e cioe' : la ricchezza spirituale che animava tutta la cultura

occidentale iniziata con Giotto e proseguita con alterne forme, fino ai

nostri giorni ,Ma Lin si diploma in pittura presso l' Accademia di

belle Arti di Bologna, dopo di che inizia la sua ricerca artistica tanto

ricca e intensa che il noto critico veneto Segato ne sosterra' e ne

seguira' il suo percorso, “lascero' ai critici specialisti ogni valutazione

estetica, io mi limitero' a testimoniare la ricchezza di forme e di

contenuti che sono il risultato di una fusione fra due culture; quella

orientale,cinese e quella occidentale praticata e vissuta da Ma Lin

nella nostra Italia”. Un uomo nudo imprigionato e situato in un

ambiente inabitabile e' il tema ricorrente nell' opera di Ma Lin, in

questo corpo nudo riecheggia lo spirito “michelangiolesco" delle

prigioni, con la differenza che nel grande artista del rinascimento e'

presente il riscatto come premessa che " all'uomo niente è

impossibile" cosi scriveva L. B. Alberti. Per Ma Lin, miseria e

squallore allontanano I'uomo da ogni speranza di riscatto, nella sua

pittura vediamo un uomo che vive in un non luogo dove sono

rifugiati e confinati personaggi progetti, idee, proposte finiti nell'

unico posto al mondo che accetta tutti i detriti della storia ".

Valerio De Vita


P I T T O R A E B A L L O

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DIALOGO GUORUNWEN - MA LIN

Signor Malin, quando tu sei partito nel 1984 dalla Cina per andare in

Europa e precisamente in Italia , cosa hai trovato come novità ? E cosa

ti ha di più colpito?

Quando sono partito per l'Italia avevo un desiderio, ossia volevo che la

mia pittura cinese fortemente influenzata dal realismo sovietico, fosse

messa a confronto con l'arte occidentale, in Italia mi recai all'Accademia

Di Brera (Milano) per trovare il pittore Hiao Qu in il quale mi consigliò di

visitare tutti i musei e persino le chiese, solo così avrei trovato una

risposta alle mie esigenze artistiche; iniziai il mio percorso culturale con

Giotto e via via tutta l'arte rinascimentale fino ai nostri giorni, quello che

mi ha colpito è la ricchezza spirituale che ha infirmato tutta la pittura

italiana, poi mi sono iscritto all' Accademia di belle arti di Bologna, la più

antica fondata dai fratelli Carracci alla fine del cinquecento; I'allora

direttore Concetto Pozzati ammirando il mio lavoro mi parlò di rigore

compositivo e di spazi luminosi in pittura. Gou Ronwen chiede a Malin

come si e' evoluta la sua arte e come nascono le opere che Malin

definisce in un catalogo con prefazione del critico Segato; su e "giù", il

pittore cinese, risponde con la metafora delle porte chiuse, ossia ne apri

una e subito ne trovi una seconda chiusa e così via, questa situazione

simboleggia la difficoltà reale della sua vita che si riflette nelle sua

pittura, il pittore Gou Ronwen dice: Malin io so dei tuoi successi e dei

riconoscimenti ufficialmente vuoi parlare ?

Si, io ho vinto il premio Biennale Triveneto, il premio Sulmona, poi ho

avuto il contratto con la famosa galleria Forni di Bologna nel 2001, ho

portato Bonito Oliva con i pittori della Transavanguardia in Cina; poi ho

condotto dei professori cinesi, rappresentanti di quattro accademie, a

Roma dove con il direttore dell’Accademia di Roma Gaetano Castelli

abbiamo organizzato "l'arte in terrazza"; ho promosso, successivamente,

la mostra del pittore Trotti presso il Museo Nazionale di Cina a Pechino.

Negli ultimi anni con il mio studio di Associazione Culturale Italo Cinese

ho condotto artisti cinesi in Sicilia, a Spoleto, a Terni, insomma sono

ormai 20 anni che mi prodigo e mi impegno a coniugare queste due

culture: quella cinese e quella italiana, e tutto questo mi rende

orgoglioso. Da anni, chiamati dai direttori di varie Accademie, con il

prof. Trotti andiamo in Cina a tenere corsi di pittura, ho portato Trotti a

Guangzhou a Wuhan e Pechino, con Trotti, abbiamo tenuto conferenze

in diverse università cinesi.

Gou Ronwen, a questo punto chiede a Malin dei contenuti delle sue

opere recenti, soprattutto dei nuovi elementi strutturali che sono

entrati nel quadro quasi a suscitare un sapore di nuova installazione,

Malin risponde che l’uomo d'oggi vive il disagio dello spaesamento, lo

sviluppo tecnico lo ha sopraffatto… Gohete diceva che l'uomo e' nato per

costruire un senso, mentre la macchina e' nata per essere efficiente.

Purtroppo oggi l'uomo non controlla più la macchina e questo lo ha

messo in crisi, in questo senso io mi sono impegnato con la mia pittura

di riproporre la sensibilità come strumento di primaria importanza,

voglio in questa battaglia adoperare la mia pittura come un’ arma,

Picasso diceva: "cosa credete, che la pittura serve a decorare le case

della borghesia? No! La pittura e' uno strumento di offesa e di difesa

contro il nemico".

Valerio De Vita

GOU RONWEN Vicepresidente istituto nazionale di Cina Direttore

dipartimento di pittura Accademia di Guangzhou


L I B R I E B A L L O

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Roberto Bolle, racconta la sua vita e l'amore per la

danza... in occasione dell'uscita del libro L’étoile ha

annunciato che ad aprile 2022 andrà in pensione.

Roberto Bolle, ha annunciato, durante una

intervista su RaiNews24, che ad aprile 2022 si

ritirerà dalle scene, poiché avrà raggiunto l’età

pensionabile.

“I ballerini vanno in pensione a 47 anni: io ne ho

45, quindi mi sto avvicinando. Comunque

secondo me è un buon compromesso».

“Capisco che fa strano” aggiunge “come età

umana si è giovani” ma spiega che la carriera

dei ballerini, come quella degli atleti, parte

molto presto: “Non siamo più così giovani.

Cominciamo la scuola quando abbiamo 11 anni,

poi a 19 entriamo in compagnia e iniziamo a

ballare a livello professionistico. Sono quindi

trent’anni che faccio questo lavoro e che

spingo il mio fisico al massimo, ad altissimi

livelli, chiedendo ogni giorno di più”.

Parole che danzano, il libro di Roberto Bolle

Nel frattempo, dal 24 novembre, è disponibile

in libreria Parole che danzano, il libro scritto

dal ballerino, un atlante di pensieri sulla sua

vita e sulla danza. “Se la musica è la voce

dell’anima, la danza ne è la calligrafia. È

l’inchiostro con cui il corpo disegna nello

spazio le sue emozioni.” Una affascinante

“coreografia” di pensieri, ricordi, sogni,

desideri, paure ed emozioni, composta dagli

assolo di alcune straordinarie “parole che

danzano”. Roberto Bolle racconta il suo

universo attraverso immagini e parole. Un

viaggio artistico e lessicale, un ritratto intimo e

fedele del più grande ballerino italiano, per

capire nel profondo l'essenza della sua arte.

Roberto Bolle

È nato nel 1975 a Casale Monferrato. È Étoile del

Teatro alla Scala dal 2004 e ha danzato in tutti i

principali teatri del mondo e con le più

prestigiose compagnie tra le quali l’American

Ballet Theatre (di cui è stato Principal Dancer dal

2009 al 2019), il Balletto dell’Opéra di Parigi, il

Balletto del Bol’šoj e del MariinskijKirov, il Royal

Ballet. A partire dal 2008 ha portato il suo Gala

Roberto Bolle and Friends in luoghi mai raggiunti

dalla danza, dal sagrato del Duomo di Milano a

Piazza Plebiscito a Napoli, dal Colosseo a Roma

alla Valle dei Templi di Agrigento. Nel 2016 ha

condotto in televisione in prima serata del sabato

lo show evento La mia danza libera, e dal 2018 è

conduttore e direttore artistico per Rai1 della

serata del primo dell’anno Danza con me. Nel

giugno 2018 ha ideato l’evento milanese OnDance,

grande festa diffusa in tutta la città dedicata a

tutte le danze. Dal 1999 è Goodwill Ambassador

dell’Unicef e nel 2018 è stato nominato dal

Presidente Sergio Mattarella Ufficiale dell’Ordine

al Merito della Repubblica Italiana per il suo

contributo al paese nel campo della cultura e

dell’arte. Per Rizzoli ha pubblicato Roberto Bolle

alla Scala (2008) e Viaggio nella Bellezza (2015),

con le foto di Fabrizio Ferri e di Luciano Romano

scattate nei luoghi più belli del patrimonio

artistico italiano


Di Renzo, abruzzese delle montagne ma da anni residente nella

Ernesto

è antropologo all'Università di Roma Tor Vergata, dove ricerca e

Capitale,

L I B R I E B A L L O

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A Proposito del Gusto

50 dissertazioni sul cibo e sul vino dal fare

quotidiano al coronavirus

Ernesto Di Renzo

Cinquesensi Editore

Interferenze.

Prezzo 20

approfondisce i significati culturali che l'uomo costruisce attorno al cibo e

agli infiniti modi in cui decide di mangiarlo.


MERRY

XMAS

BUONE

MANIERE

G AL IL BA RT I E O E E B AB LA LLO

L O

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&

Lo so, questo Natale sarà particolare, ma vogliamo privarlo anche della sua magia?

L’emozione di aprire un regalo o di far felice una persona non dovrà mancare, vediamo

allora cosa dice il galateo sui regali di Natale. Ci sono poche regole da seguire, utili per

non mettere in imbarazzo l’altro e, soprattutto, per evitare una sopra il tuo nome per i

prossimi 10 Natali.

Partiamo subito con la prima: il regalo va accompagnato da un biglietto

esclusivamente scritto a mano. È un’usanza che abbiamo perso quella di scrivere due

righe dedicate alla persona, eppure le parole che scriverai saranno ricordate e ti

assicuro saranno ricordate!

Cosa scrivere sul biglietto?

Evitiamo di googlare frasi trite e ritrite, a volte basta un po’ di concentrazione perché le

parole escano come acqua da una fonte di montagna. Un “grazie di starmi accanto, di

sostenermi nei momenti di difficoltà, di essere mia amica!” non ti pare

sia un messaggio che riempia il cuore?

Per noi occidentali il galateo vuole che il regalo si apra subito, appena r

ricevuto. Prima dovrai leggere il biglietto, ringrazierai e poi con eleganza aprirai i

tuo regalo. Se ricevi un regalo che non ti piace, cosa fai? Ringrazia sempre e

comunque. Ricorda che la persona ha pensato a te, poco importa se ciò che

ha scelto non corrisponde ai tuoi gusti, piuttosto evita le facce strane e stampa

sul volto un sorriso a 32 denti. Le buone maniere vogliono che l’altro si senta

accolto e se ha sbagliato regalo non ha importanza, forse non lo sai quante

volte hai sbagliato tu e nessuno te lo ha mai detto.

Cosa regalare e cosa no.

Che il 25 dicembre sia Natale lo sappiamo anche il 25 marzo, durante

l’anno le persone si faranno sfuggire un desiderio, una passione, un

sogno da realizzare. Non dovrai fare altro che prendere nota e

aggiornare la tua lista mese dopo mese. Eh lo so, sembra un lavoro, ma

se la prendi con spirito ti divertirai e sarai un passo avanti.

È consigliabile non regalare profumi o biancheria intima, a meno che

tu non conosca i gusti personali della persona in questione. No alla

biancheria per la casa, oggetti costosissimi che creerebbero

imbarazzo, creme antirughe, dimagranti vari o pacchetti

emozionali spesso impossibili da realizzare. È semplice, sono

troppo personali e potrebbero offendere o finire sul cesto delle cose

da riciclare. Sì a libri (c’è un intero capitolo di galateo sui libri), cibi fatti in

casa, prodotti tipici, abbonamenti a riviste particolari, biglietti per il teatro,

una cena emozionale in un ristorante. Vanno di moda le gift-list,

sono delle liste regali che una persona, di solito

molto intima, fa per agevolare amici e

parenti. Regali riciclati?

Si, a patto di mettere al corrente del

riciclo e che si accompagnino al regalo principale.

Proprio non sai cosa regalare alla suocera o alla nonna? Fai come Kate.

Il primo Natale di Kate Middleton a Palazzo Reale è stato un banco di prova. Cosa

regalare alla Regina Elisabetta, la nonna? Kate ha preparato una marmellata fatta con le

sue mani e la Regina ha così apprezzato che il giorno di Natale l’ha fatta portare sulla

tavola imbandita al momento dei dolci. E se lo ha apprezzato lei…

Un abbraccio e buona ricerca del regalo perfetto Marianna Bonavolontà

https://www.mariannabonavolonta.com/


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C I B O E B A L L O

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Oltre a quelle religiose, il Natale ha anche delle origini pagane e laiche. Le più significative sono

quelle legate al solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno. Si tratta di una festività molto

importante in tutti quei culti in cui l’adorazione del Sole, occupava una collocazione di assoluta

importanza, e a cui il Cristianesimo si è di certo ispirato.

I Romani invece, nei giorni appena precedenti al Natale, erano soliti festeggiare i Saturnali, dedicati

all'insediamento nel tempio di Saturno, il dio dell’agricoltura, per augurare un periodo di pace e

prosperità, ed era usanza scambiarsi dei doni.

In Italia il Natale è legato alla preparazione del Presepe la cui tradizione fa risalire il primo presepe

vivente a San Francesco d'Assisi che nel 1223, a Greccio, la notte di Natale volle far rivivere, in uno

scenario naturale, la nascita di Gesù.

Anche l’albero di Natale ha un ruolo importante nella storia di questa festività, le cui origini risalgono

al Medioevo, ma legata soprattutto ai paesi del Nord Europa.

Per i Cristiano Ortodossi invece il Natale cade con l’Epifania cioè il 6 gennaio con la visita dei Magi

al cospetto di Gesù.

In tutti i paesi del mondo per la Cena della Vigilia o il Pranzo di Natale sono previsti piatti

tradizionali.

In Italia è molto viva la tradizione del Cenone della Vigilia di Natale, a base di anguilla o altro tipo di

pesce, salsicce di maiale o zampone con lenticchie oppure tacchino ripieno di castagne.

In Germania la tradizione Natalizia parte dall'11 Novembre, passa per il 6 Dicembre quando San

Nicola porta ai bambini cioccolatini, casette fatte con il pan speziato ed altre prelibatezze per

concludersi la vigilia di Natale con piatti di carne di maialino, insalate di maccheroni, salsicce

bianche e altre specialità regionali.

Dopo la Messa di Mezzanotte i francesi si siedono intorno a ricche tavole imbandite chiamate "le

reveillon". Il menu, che varia secondo la regione, consiste in anatra, paste fatte con farina di grano

saraceno e panna acida, tacchino con castagne, mentre per i parigini, ostriche e foie gras.

Suggestivo è la Cena della Vigilia di Natale in Russia che viene celebrato il 6 Gennaio, dove non si

mangia carne ed il Kutya, che viene mangiato da uno stesso piatto posto al centro del tavolo e

rappresenta l'unità della famiglia, una specie di zuppa di grano e miele, simboli di speranza e

felicità. In Polonia si consumano solo cibi magri tra cui pesce e verdura e non si usano i grassi

come burro o olio neanche per fare i dolci.

La vigilia di Natale in Danimarca si trascorre in famiglia, addobbando l'albero con palline e

bandierine danesi e preparando il pranzo tradizionale che prevede oca arrosto con cavoli, patate

scure. Per i sontuosi e ricchi pranzi e cene di Natale sicuramente gli avanzi la fanno da padrone per

i giorni successivi e con il gran rispetto che ho per il cibo, il recupero è fondamentale per non

sprecare pietanze e per creare ottimi piatti da consumare o conservare.

Un’altra importante tradizione del Natale è la mise en place, cioè l’apparecchiatura e l’abbellimento

della tavola con colori caldi tra cui spicca il rosso e l’oro o l’argento, centri tavola appariscenti,

candele e stoviglie colorate e se volete creare un centrotavola in linea con il momento green vi

consiglio l’utilizzo di verdure e frutta fresche o secche che una volta finite le festività potete

recuperare tranquillamente.

Tra i piatti che portano i sapori ed i colori del Natale, il rosso ed il bianco vi propongo:Branzino

all'Acqua pazza e Struffoli...

C h e f I v a n C r i b i ù


C I B O E B A L L O

Branzino all'acqua pazza

Ingredienti per 2 persone:

2 Branzini

1 cipolla bianca (piccola)

1 spicchio Aglio

20 Pomodorini datterini

1 ciuffo Prezzemolo

q.b. Peperoncino (polvere o tritato)

150 ml Brodo di pesce

q.b. Olio extravergine d'oliva

q.b. Sale, Pepe nero

capperi

olive

Procedimento:

Pulire e squamare il branzino, lavare sotto acqua corrente. Sfilettare con

apposito coltello, ricavando due filetti per pesce. Spellare la cipolla

(facoltativa) e lo spicchio di aglio e tritarli finemente. Mondare il

prezzemolo, lavarlo, asciugarlo e tritarlo. Lavare i pomodorini e tagliarli a

metà. In un largo tegame, scaldare un filo di olio e rosolarvi il trito di cipolla

e aglio, capperi e olive (facoltative) quindi unire i pomodorini, il prezzemolo,

il brodo di pesce, una generosa presa di sale, una macinata di pepe e un

pizzico di peperoncino (facoltativo,la quantità è a piacere a seconda del

gusto personale). Lasciar cuocere il tutto per una decina di minuti a fiamma

dolce. Trascorso questo tempo, aggiungere i filetti di branzino. Proseguire

la cottura per altri 4-5 minuti, girandoli molto delicatamente. Se il tutto si

asciugasse troppo, unire qualche altro cucchiaio di brodo caldo. Quando i

filetti di branzino all’acqua pazza saranno pronti, trasferirli nei piatti

individuali e servirli con un po’ del loro fondo di cottura e qualche

pomodorino.

Struffoli

Ingredienti per 2 persone:

2400 gr di farina 0

60 gr di burro

40 gr di zucchero

3 uova

1 tuorlo

scorza di arancia

15 ml di liquore

olio di semi di girasole

1 pizzico di sale

per decorare

300 gr di miele

50 gr di arancia candita

50 gr di cedro candito

mompariglia ( praline di zucchero

colorate)

Procedimento:

Mettete in una ciotola grande la farina, lo zucchero, le uova, il burro fuso e

raffreddato, la scorza grattugiata dell’arancia ed il liquore e impastate

energicamente per qualche minuto. Impastate fino ad ottenere un impasto liscio e

omogeneo poi copritelo con un canovaccio pulito e fatelo riposare per mezz’ora

circa. Trascorso questo tempo dividete l’impasto in 6 parti e fate tanti rotoli lunghi

un dito. Tagliate con il coltello tanti pezzettini di impasto di un centimetro circa.

Fate scaldare abbondante olio di semi e mettete a friggere gli struffoli per qualche

minuto. Scolateli e fateli asciugare su carta assorbente. Mettete il miele in un

pentolino e fatelo sciogliere leggermente, poi unite gli struffoli raffreddati, la

mompariglia, l’arancia e il cedro canditi e tagliati a cubetti. Mescolate molto

delicatamente per non romperli e metteteli sul piatto da portata, cospargendo di

praline di zucchero colorato.

I v a n C r i b i ù , c h e f d i p r o f e s s i o n e e i n s e g n a t e d i

c u c i n a , a t t o r e t e a t r a l e e s p e a k e r r a d i o f o n i c o .

h t t p : / / w w w . g a m g a m s e r v i c e . i t /


C I B O E B A L L O

ERNESTO IACCARINO PRESENTA

IL NATALE DEL

"DON ALFONSO 1890"

E r n e s t o I a c c a r i n o

Il Natale proposto dal Don Alfonso, di Sant’Agata, uno dei relais più ospitali d'Italia, è un

viaggio tra i tanti ricordi, tra le pareti domestiche, tra i pastori arrivati a casa Iaccarino e

sempre esposti, da ogni parte del mondo. A guidarci in questo viaggio gastronomico natalizio è

Ernesto, classe 1970, l’ultimo anello di una dinastia che cucina dal 1890, anno di fondazione

del Don Alfonso il bisnonno, oggi Boutique Hotel Ristorante, tra i primi ad ottenere la stella

verde Michelin, premio alla sostenibilità dei ristoranti. Ernesto Iaccarino per il pranzo di

Natale ci presenta: Spiedino di astice, mozzarella di bufala, bellini, raviolo di pesca con cuore

di barbabietola alla vaniglia


C I B O E B A L L O

INGREDIENTI PER 4 PERSONE :

… per lo spiedino

4 astici interi crudi

300 g mozzarella di bufala

40 g pomodori confit

4 spaghetti

… per il bellini

300g succo di pesca

50 g Franciacorta

… per il raviolo

1 pesca ben soda

Sciroppo di zucchero qb

....Ripieno per raviolo

150g barbabietola bollita

2g zucchero

2 bacche e mezzo di vaniglia fresca

Olio extravergine q.b.

… per rifinitura

160 g misticanza d’insalata

3 cl citronette

PROCEDIMENTO:

… astice …

Porta ad ebollizione 5 lt acqua con 100g di aceto bianco da cucina, una

volta a bollore immergere gli astici e cucinare per 4 minuti . Pulire gli

astici dal carapace e passare in padella per circa 1/2 minuti i dal lato

della pelle ,anche le chele pulite . Tagliare le code degli astici in 4/5

parti uguali in modo da ottenere una sorta di 4 /5 medaglioni da ogni

coda di astice.

… bellini …

mescolare il succo di pesca con il Franciacorta

… raviolo …

tagliare a piccoli pezzi la barbabietola già cotta , saltarla in padella a

fuoco medio alto con un filo d’olio e 2g di zucchero per un paio di minuti ,

ritirare dal fuoco , aggiungere la polpa di vaniglia e mescolare sino a che

prenda un po’ di temperatura. Triturare il tutto a robot, ed asciugare con

carta alimentare sino ad ottenere una polpa. Affettare la pesca ad

affettatrice a 2 (oppure tagliare a coltello finemente) , darle una forma

circolare con l’aiuto di un coppa pasta. Spennellare le pesche già tagliate

con lo sciroppo per non far cambiare il colore. Comporre un raviolo

partendo dal basso con uno strato di pesca , polpa di barbabietola e

vaniglia , e di nuovo uno strato di pesca. Per decorazione usare lo

stesso baccello di vaniglia dal quale abbiamo estratto la polpa.

Esecuzione e presentazione:

friggere gli spaghetti in olio a 160° circa per utilizzarli come spiedo.

Tagliare la mozzarella di bufala a rettangoli della stessa dimensione

circa degli astici. Comporre lo spiedino partendo dalla chela dell’astice ed

alternando mozzarella ed astice, sino a chiudere un’altra volta lo stesso

spiedino con l’altra chela. Nappare leggermente il crostaceo con olio

extravergine di oliva ed infornare a 180gradi , cucinare fin quando la

mozzarella non comincia a sciogliersi. Salare il tutto.

Condire la misticanza con la citronette , disporla al centro del piatto ,

adagiare lo spiedino ancora caldo, decorare con il pomodoro confit.

Collocare il Bellini in un bicchierino di vetro, dal lato opposto al

bicchiere posizionare il raviolo.


C I B O E B A L L O

Dessert di Natale

" T i p o r t o a l C i n e m a "

Per la mousse al cioccolato al latte:

250 gr di panna

175 gr di latte

185 gr di cioccolato al latte

10 gr di gelatina

Riscaldare il latte, sciogliere all’interno la gelatina precedentemente

ammollata in acqua fredda e versare sul cioccolato fuso formando

un’emulsione con la marisa. Incorporare la panna semi montata.

Per la crema chantilly alla vaniglia:

250 gr di panna fresca

25 gr di zucchero

1 bacca di vaniglia

Montare la panna con lo zucchero ed i baccelli di vaniglia e riporre in

frigorifero.

Per il gel di frutto della passione:

150 gr di purea di frutto della

passione

2 gr di gelatina

10 gr di zucchero

Riscaldare la purea con lo zucchero e sciogliere all’interno la gelatina

precedentemente ammollata in acqua fredda.

Per il caramello mou da utilizzare per il glassaggio pop

corn:

250 gr di zucchero

250 gr di panna

10 gr di miele

15 gr di burro

2 gr di sale

200 gr di pop corn

In una casseruola iniziare a caramellare lo zucchero ed il miele; quando

arriva a 170° aggiungere la panna precedentemente riscaldata e decuocere.

Incorporare il burro ed il sale mantenendo il fuoco lento. Infine aggiungere i

pop corn e mescolare delicatamente. Stendere i pop corn caramellati su carta

da forno e lasciar raffreddare prima dell’utilizzo.


C I B O E B A L L O

Per il biscuit al cacao senza farina:

180 gr di albume

185 gr di zucchero

1 gr di sale

120 gr di tuorli

50 gr di cacao

Montare gli albumi con lo zucchero ed il sale, aggiungere a filo i tuorli ed

infine amalgamare delicatamente il cacao setacciato. Stendere in teglia

ad uno spessore di 1 cm e infornare a 170°C per 10 min. Una volta

freddo coppare della misura desiderata..

Per l’inserto al caramello:

165 gr di panna

95 gr di latte

125 gr di glucosio

75 gr di zucchero

1 gr di sale

55 gr di burro

In una casseruola iniziare a caramellare lo zucchero ed il glucosio;

quando arriva a 170° aggiungere la panna ed il latte precedentemente

riscaldati e decuocere. Incorporare il burro ed il sale mantenendo a fuoco

lento. Colare in degli stampi per formare l’inserto e porre in congelatore

fino al momento dell’assemblaggio.

Montaggio del dessert:

In un bicchiere di cioccolato fondente inserire il disco di biscuit alla base,

colare al suo interno la mousse ed inserire al centro l’inserto al

caramello. Colmare il bicchierino con la mousse e porre in congelatore

per 2 ore. Decorare il bicchierino con dello spray rosso alimentare con

effetto velluto. Dressare la sommità con la chantilly alla vaniglia e

adagiare i pop corn caramellati formando una cupola (vedi foto).

Utilizzare il gel al frutto della passione per decorare il piatto.

Tommaso Foglia

Executive Pastry Chef

Tommaso Foglia è un giovane pastry chef napoletano

che brilla nella galassia delle stelle della cucina italiana.

Ha mosso i suoi primi passi nel panificio di famiglia, da cui

ha ereditato la passione per i lievitati che continua a

coltivare. Poco più che adolescente nel 2007 si trasferisce

a Sant’Agata sui Due Golfi per lavorare nella cucina

bistellata del celebre Don Alfonso 1890, che incentiva la

sua crescita professionale attraverso le esperienze di

pasticceria presso il ristorante Baby a Roma e presso Le

Sirenuse di Positano. Torna poi nel 2011 come Pastry

Chef presso la Maison Iaccarino. Significative sono state

le esperienze all’estero presso La Mamounia Palace

Hotel di Marrakech, negli Emirati Arabi (per l’apertura del

Don Alfonso Dubai), nel Wiltshire presso il Whatley

Manor, in Irlanda presso il due stelle Michelin Patrick

Guillbaud. Nel 2017 approda in Emilia presso il ristorante

stella Michelin I Portici. Nel 2018 ha sposato il progetto

lucano dell’Hotel San Barbato di Lavello, nel cuore della

Basilicata, con il ruolo di Executive Pastry chef. Il

ristorante annesso all’hotel quest’anno è stato insignito

della prestigiosa stella Michelin. Come ogni pastry chef

stellato che si rispetti, anche lui ha un dessert che lo

rappresenta e di cui ha svelato la ricetta riportata di

seguito."Ti porto al Cinema": pop corn caramellati,

mousse al cioccolato al latte, mou salato e chantilly alla

vaniglia. Un goloso invito a (ri)tornare al cinema al più

presto!

XY Agency

di Maria Consiglia Izzo e Grazia Guarino

consiglia.izzo@gmail.com


C O C K T A I L E B A L L O

TuttoBallo20

di Danilo Pentivolpe

Bartender

Bevi

con

Cautela

Per un Capodanno 2020 casalingo... è concesso

alzare il gomito, visto che poi non ci resta che

indossare il pigiama e andare a letto...

E per questo, vi racconta una storia...

Uno, due, tre, quattro….. Punch!

Questa parola appare per la prima volta nel 1632

in una lettera della Compagnia Britannica delle

Indie Orientali ad un operatore commerciale e che,

in lingua indiana arcaica, significa cinque, come gli

ingredienti alla base della bevanda, ovvero:

Acqua, Alcool, Agrumi, Zucchero e Spezie.

Questa composizione, conquistò gli europei per i

loro profumi e sapori esotici e, ovviamente, per

l’aggiunta del Rum. Sembrerà strano ma, nel ‘700,

l’apprezzamento del Rum, nei saloon più in vista

del Vecchio Continente, tramutò questo “Drink” in

una bevanda di lusso; questo perché all’epoca

agrumi e spezie non erano di facile reperibilità, ed

i costi inaccessibili. Quindi, nell’alta società, nelle

feste, durante le commemorazioni, eventi e

soprattutto balli, il Punch aveva conquistato

l’immaginario popolare ed era sulla bocca di tutti

come sinonimo di atmosfera gioiosa ed esclusiva.

Benchè fosse tipicamente inglese, anche l’Italia

vanta il famoso Ponce alla livornese, che si

compone di: Rum, Zucchero, Scorza di Limone e

Cognac; servito ben caldo ed in tazzine da thè,

ideale per trasformare i pomeriggi gelidi e grigi in

Baroque!!

E’ chiaro che quest’anno passeremo un Natale

all’insegna dell’incertezza. Quindi, non importa se

stai pianificando un grande pasto in famiglia o un

raduno di basso profilo, un ottimo Cocktail per la

ricorrenza più celebre del mondo dovrebbe essere

nel vostro Menù da tavola, e potrebbe essere un :

Punch a La Madame oppure Holiday Punch.

Insomma…he Best is Yet to Punch!

Happy 2021...

con

Bevi con

Cautela


M O D A E B A L L O

di Eusebio De Cristofaro

foto di Fede Kortez


M O D A E B A L L O

Mediterraneo

…Parlavamo dell’Africa.

Un tiepido vento ci portava il suo più caldo profumo di negra

o quello che il vento soffia da un campo di miglio,

quando scompiglia le spighe piene e vola sopra una polvere

d’oro e di bruno.

Parlavamo del Futa’.

Nobile era il tuo viso d’ombra, i tuoi occhi,

e dolci le tue parole d’uomo

e nobile certo la tua stirpe

e la donna di Timbo che ti cullava la sera

al ritmo notturno della terra.

E parlavamo del paese nero

con la sera tra le sartie,

le spalle sposate l’una all’altra

fraterne l’una e l’altra.

L’Africa era laggiù,

oltre l’occhio profano del giorno

sotto il suo nero viso stellato,

nelle cale burrascose,

gonfie del sordo boato

che annuncia l’uragano.

(Leopold Sedar Senghor)

Inizia cosi, con i versi di Leopold Sedar Senghor, il

grande poeta della cultura senegalese il mio incontro

con l’artista Mokodu Fall e con la sua ultima creazione

dal titolo esotico, che rimanda alle atmosfere sognanti

delle mille e una notte, Jardin de l’amour.

Mi descrive al telefono, con quel suo meraviglioso

accento francese-romano che lo contraddistingue, un

mondo incantato, un luogo dove fioriscono le sue

creazioni. Un luogo meraviglioso dove lui

magistralmente riesce a unire moda e pittura, dove le

sue emozioni prendono vita e si imprimono sulle stoffe

in un percorso creativo che come tele catturano i suoi

gesti leggeri.

Ci raccontiamo le nostre giornate con Mokodu, lui dalla

sua casa atelier di Dunkerque in Francia e io dal mio

rifugio a Firenze, il giardino delle anatre.

Ci diamo del tu oramai, poiché dopo tutte le volte cha

abbiamo chiacchierato al telefono siamo diventati due

vecchi amici.

Durante queste lunghe telefonate mi porta con sé in una

passeggiata che si dipana tra le strade affollate di Dakar,

tra i rumori del traffico cittadino e i suoni delle mille voci

che riecheggiano nel mercato ed escono dalle botteghe

dove ama perdersi e dove non solo sceglie le sue stoffe

ma trae la sua ispirazione.

Persino al telefono riesco a vederlo emozionato mentre

afferma: “ Dakar è il mio laboratorio creativo, la mia

creatività i miei vestiti sono le mie tele, quando dipingo

attingo alla mia esperienza figurativa. La luce è

l’elemento che unisce ed esalta i colori e da forma al

risultato finale! La tecnica si è affinata negli anni e si

unisce alla mia conoscenza e alla mia passione per le

stoffe ed è legata ai miei ricordi di bambino in casa di

mia nonna”!

E’ un vero artista si, non è non solo uno stilista Mokodu

perchè le sue creazione sono quadri che prendono vita

una volta indossati dai suoi bellissimi modelli, belli come

è bella la terra da dove la sua arte proviene, il Senegal, il

paese della Teranga, dell’accoglienza e dell’amicizia.

Continua come rapito dai suoi ricordi e la voce

leggermente si incrina mentre mi racconta: “Mia madre

ha venduto la sua collana per farmi mettere in viaggio e

mi ha detto vai in Italia e scopri il tuo talento! Sii folle e

fai di ogni spazio il tuo atelier d’arte!


M O D A E B A L L O

Oramai il mio amico artista Mokodu ha aperto il suo cuore e

continua: io di giorno facevo il magazziniere e di notte

creavo! Il cuore è la guida nel mio percorso creativo, la

bellezza è nel cuore di chi guarda la mia Africa, di chi entra e

si sofferma anche per un solo istante nel mio giardino

dell’amore, nel mio luogo incantato l’anima si riempie di pace

in un abbraccio collettivo!

Io lo ascolto e mi incammino sognante, accompagnato dalla

sua voce e dai suoi racconti, in questo caleidoscopico Jardin

de l’amour. Mi lascio trasportare dal suo incantevole accento

francese-romano in un mondo incantato, in un luogo nel

quale i suoi colori e i suoi disegni prendono vita.

Mi dice quasi mi confidasse un segreto: “dai miei sogni

scaturiscono le mie creazioni, il gesto che compio al risveglio

è trasformare in opera i miei sogni!

Come artista il sogno è una parte determinante della mia

creazione, dormo per immergermi nel mio viaggio! I tessuti

che uso sono principalmente il lino e il cotone e li dipingo

usando il pennello come segno distintivo della mia creazione,

quando vedo il colore che viene assorbito e la trama stessa

del tessuto da vita all’opera, solo allora mi risveglio dal sogno

e osservo il mondo con occhi diversi!

Vorrei passarci le giornate al telefono con Mokodu, a sentire i

racconti del suo Senegal, della sua Africa, vorrei continuare a

discutere, a viaggiare ma come entrambi sappiamo la vita ci

chiama, cosi lo saluto e gli do appuntamento a domani, ad un

altro giardino incantato.

Ma lo voglio salutare cosi come abbiamo iniziato la nostra

telefonata, con una citazione di Senghor.

“La vera cultura è mettere radici e sradicarsi.

Mettere radici nel più profondo della terra natia.

Nella sua eredità spirituale.

Ma è anche sradicarsi e cioè aprirsi alla pioggia e al sole,

ai fecondi apporti delle civiltà straniere…”

(Léopold Sédar Senghor La negritudine)


M A K E - U P E B A L L O


M AAK KE E- -U P P E E B AAL LLO

Ultimo mese del anno, dove tutte le festività si fanno sentire maggiormente, finisce un anno e ne inizia un altro, con buoni propositi; facciamo, quindi,

di tutto per ricevere il nuovo anno nel miglior modo possibile… ed ecco un trucco per renderci più belle e sofisticate che mai. Dobbiamo essere più

attente che mai nelle scelte del nostro look, nei dettagli, per farci notare dalle persone più care, non importa se saremo nel mezzo di una grande festa o

solo col nostro partner,l’ importante è sentirsi desiderate e stare bene con se stesse, e perché no, allora dar vita ad un trucco sensuale come uno

smokeyes...

Ecco la nostra modella, con la pelle pulita e pronta per iniziare la nostra “trasformazione” con il trucco che presentiamo in questo numero.

Nella prima fase del trucco è importante ottenere una pelle compatta ed omogenea, pertanto, ci avvaliamo di un fondotinta semiliquido che

distribuiamo uniformemente con un pennello su tutto il viso, collo e decoltè, in luogo della solita spugnetta. Questo pennello non è quello che

solitamente si usa per fard od ombretti, ma uno apposito per l’applicazione del fondotinta, cioè un pennello piatto e largo. E’ importante, dopo

l’applicazione del fondo, far aderire il prodotto con i polpastrelli picchiettandolo.

La pelle, dopo l’applicazione del fondotinta, dovrà presentarsi uniforme e luminosa. E’ importante l’applicazione del fondotinta anche su collo e

decoltè per evitare demarcazioni e diverse tonalità di colore tra viso e collo

Con l’aiuto di una spugnetta in lattice intrisa di correttore scuro applicate il prodotto sotto l’osso zigomatico per enfatizzarlo.

Con l’aiuto dei polpastrelli sfumiamo il correttore in maniera uniforme, creando un’ombreggiatura naturale che aiuterà a valorizzare lo zigomo. E’

importantissimo iniziare a lavorare dalla fine dell’occhio muovendo verso l’attaccatura del lobo.

Con un pennello e del correttore chiaro andiamo definitivamente ad occultare quel poco di occhiaie rimaste, nonostante l’applicazione del fondotinta.

Il correttore dovrà essere steso anche nella zona temporale per dar maggior luminosità al trucco.

Con un piumino e della cipria, tamponate il viso per fissare ed opacizzare la base del trucco.

Asportate, inoltre, eventuali eccessi o residui di cipria per rendere omogenea la base. Ricordate che il colore della cipria dovrà essere neutro.

E’ importante che al termine della lavorazione della base il viso si presenti luminoso, uniforme e morfologicamente valorizzato dai chiaro-scuro. Non

applicate fondotinta e nessun tipo di prodotto sulle palpebre, che devono restare libere per accettare in maniera corretta l’applicazione dell’ombretto.

Con l’aiuto di uno spazzolino ed una colla specifica, pettinate le sopracciglia in modo che rimangano ordinate dando maggior apertura all’arcata

sopraccgliare.

Applicate ora un ombretto nero miscelato ad un blu notte su tutta la palpebra mobile. Il pennello dovrà essere inumidito per facilitare la stesura del

prodotto, conferendone anche maggior adesione alla pelle. L’applicazione dovrà essere eseguita muovendo dall’esterno verso l’interno dell’occhio.

Si dovrà, inoltre, sfumare l’ombretto riportandolo anche nell’arcata sopraccigliare aiutandosi con pennello e polpastrelli.Con un pennello asciutto di

eyeliner sottolineate l’occhio con un po’ di ombretto nero. Dopo aver intinto il pennello nell’ombretto, scrollatelo per evitare eccesso di prodotto ed

eseguite l’applicazione dall’esterno verso l’interno. Al termine dell’applicazione degli ombretti e della delineazione dell’occhio il viso si dovrà

presentare così. E’ importante controllare che il disegno degli occhi sia simmetrico

Applicate ora una buona dose di mascara. E’ importante che le ciglia superiori vengano portate verso l’esterno per sollevare, intensificare ed allungare

l’occhio. Applicate sul bordo dell’occhio un kajal per avere uno sguardo più ammaliante ed intenso.

Intensificate ora le ombreggiature scure, precedentemente eseguite sotto l’osso zigomatico, con l’aiuto di un fard color terra per rafforzare il

sollevamento dello zigomo, ottenendo anche un assottigliamento delle guance. Eseguite sempre l’applicazione agendo dall’esterno del viso verso

l’interno. Con un pennellino applicate il rossetto. La nostra scelta è caduta su un rossetto di color neutro, o color carne e, in questo caso, avendo la

nostra modella una bocca carnosa e ben delineata, non si è necessitato del contorno a matita delle labbra, tuttavia, ove si renda necessario sarà

importante eseguirlo con una matita dello stesso colore del rossetto.

Per ottenere un tocco di glamour, pettinate i capelli all’indietro lucidandoli con del gel. Poi, ottenete un effetto moda miscelando del glitter nero con

pochissima glicerina e applicate il composto, tamponandolo, sulla palpebra mobile. Questo darà un effetto luminosissimo, plastificato e lucido alla

palpebra. E’ essenziale, per questo trucco, applicare del gloss effetto specchio sulle labbra che dovranno risultare luminose, lucide e plastificate come

l’occhio ottenendo così un make-up armonico.


O R S O C O P O E B A L L O

AMORE

Approfondirete la conoscenza di persone speciali, sia a livello umano sia a livello spirituale.

Se pretendete che il partner abbia i vostri stessi gusti ed opinioni, vi sbagliate. Per star bene dovrete

comunque conservare la vostra personalità. Vi impegnerete a fondo, anche perché il momento potrà

apparirvi un po’ più interessante del solito..

LAVORO

Uno straordinario capovolgimento nella vostra vita non potrà che entusiasmarvi e farvi sentire più

attraenti e degni di stima. Riuscirete a sostenere le vostre opinioni sia al lavoro sia in famiglia:i fatti vi

daranno pienamente ragione. Datevi da fare per realizzare un progetto importante.

AMORE

Non fatevi assillare inutilmente dalle pretese di un partner un po’ nevrotico o troppo geloso: difendete

con le unghie e con i denti i vostri spazi. Possibili ritorni di fiamma: avrete voglia di riprovare emozioni

intense

LAVORO

Grazie alla vostra forza di volontà riuscirete a cambiare il corso della vostra vita. Seguirete i percorsi che

desiderate veramente. Un imprevisto importante vi potrebbe far ritardare la consegna di un lavoro:

precisate che questo contrattempo non dipende da voi.

AMORE

Ci potranno essere una serie di alti e bassi un po’ troppo logoranti. Non potete andare avanti così:

datevi un temine! Quello che avete sognato si realizzerà e voi non dovrete far nulla di speciale.

Programmate svaghi e divertimenti. Se avete figli non dovrete prendervela per eventuali reazioni di

ribellione tipici dell’età.

LAVORO

Se qualcuno al lavoro avrà da ridire, voi potete effettivamente sentirvi a posto con la coscienza.

Rispondete per le rime e non ve ne pentirete. Interessi di tipo artistico vi introdurranno in un mondo

molto affascinante. Il tempo per ballare si può sempre trovare, aiuta a vivere meglio

AMORE

Vi verrà rivelato un importante segreto che vi farà riflettere. Questa novità vi darà anche modo di

pianificare al meglio le vostre azioni. Esternerete con maturità ed entusiasmo l’effetto sincero che

provate per una persona cara. Aprite il vostro cuore sarete ricambiati.

LAVORO

Non vi sembrerà vero che chi una volta vi dava contro e vi criticava in tutto ora si mostri così

disponibile e ammirato dalle vostre doti e capacità: è sincero, non temete.

AMORE

Non sarà semplice come speravate costruire qualche cosa di solido e duraturo con la persona che vi ha

rubato il cuore, ma comunque riuscirete ad avere parte di ciò che volete. Createvi spazi di tranquillità,

entrerete in contatto con voi stessi.

LAVORO

In famiglia tenderete a rimandare i chiarimenti su di una questione che vi preoccupa, ma ciò non farà

altro che peggiorare la situazione, che non sembra comunque così grave. Un parente al posto di aiutarvi

pare che vi stia mettendo i bastoni fra le ruote: reagite!


O R O S C O P O E B A L L O

TuttoBallo20

AMORE

I rapporti di coppia di vecchia data sembrano ora attraversare un momento di buona intesa e reciproca

comprensione, quelli nuovi invece, risentono di una conoscenza ancora superficiale e del timore di non

essere ricambiati veramente e sinceramente.

LAVORO

Non vorrete ascoltare le parole di amici saggi e sinceri, ma dovrete fare di testa vostra. Seguirete

quell’esplosione di emotività che vi sta travolgendo. Attenti a non bruciarvi. Vi sentirete pronti ad

affrontare situazioni nuove ed anche impegni consistenti.

AMORE

Vi lascerete tentare dal gusto pungente dell'avventura, qualunque sia la vostra condizione sentimentale.

La settimana sarà maliziosa, nei vostri confronti! Alimenterà, polemiche e malumori di coppia, giusto

quanto basta per darvi la giustificazione che aspettate.

LAVORO

L'intraprendenza sarà al massimo, magari anche troppo, in talune circostanze, al punto di agire

affrettatamente, senza aver valutato tutti gli aspetti della situazione. Potreste trovarvi di fronte a ostacoli

imprevisti. Venere vi aiuterà e favorirà i vari sincronismi, utili per il vostro lavoro.

AMORE

Percepirete la voglia di evasione e novità del partner, e questo vi farà paura: in realtà potreste

semplicemente fare insieme alcune attività insolite o frequentare amici diversi.

LAVORO

Un amico sincero farà di tutto per starvi vicino e aiutarvi in alcuni momenti di malinconia: non

dimenticatevi di essergli grati e di ricambiarlo, in altre occasioni, con la stessa moneta. Vivrete

armoniosamente i rapporti con colleghi ed amici.

AMORE

Non date retta alle chiacchiere della gente che parla senza sapere quel che dice! Se riuscirete a fare più

silenzio dentro e fuori di voi capirete meglio ciò che ispira i vostri e gli altrui comportamenti.

LAVORO

Una novità vi consentirà di ampliare le vostre prospettive: un futuro ricco di soddisfazioni sembra essere

sempre più vicino. Stare in buona forma fisica è molto importante, ma non è tutto nella vita! Dedicatevi

anche ad hobby che vi coinvolgono intellettualmente. Non ascolterete i consigli di nessuno: fate pure di

testa vostra, vi troverete bene.

AMORE

Si alle situazioni di tranquillità e possibilità di scambio con gli altri, no agli incontri chiassosi e senza

alcuno scopo preciso. Avrete una gran voglia di provare situazioni affettive e passionali, i vostri

sentimenti hanno bisogno di esprimersi più liberamente. Guardatevi intorno: un amico vorrebbe più

attenzioni da parte vostra!

LAVORO

Dicembre è l’ultimo mese con Giove e Saturno, approfittatene per fare cose importanti ed iniziative

memorabili. Se non tenete la bocca chiusa con i colleghi, potreste finire nei guai: il rischio è che alcuni

vantaggi concreti che desiderate, sfumino sul più bello.

AMORE

Non sarà semplice affrontare i malumori di un parente molto stressato e pretenzioso, ma per il momento

dovete fare buon viso a cattivo gioco. Vi sorprenderete a ripensare con insistenza a una persona che

avete conosciuto di recente.

LAVORO

Vi metterete in riga riguardo allo studio e a vecchi impegni assunti: è il momento di sistemare alcune

cosucce e farvi vedere più efficienti. Un genitore vi darà consigli preziosi: ascoltatelo, dunque,

attentamente e tenete in debito conto le sue parole. I vostri sforzi per raggiungere un importante

obiettivo saranno premiati.

AMORE

Darete il meglio di voi in amore: sommergerete infatti la persona amata con mille coccole, attenzione è

una disponibilità pressoché illimitata. Vi trascineranno in un’impresa avventurosa ed emozionante

LAVORO

Avrete energia e vitalità da vendere, tanto che riuscirete a portare a termine mille iniziative. Vi

guadagnerete l’approvazione di amici e colleghi cambiando il vostro aspetto, assumendo un

atteggiamento più spensierato, allegro e disponibile.


G A D G E T E B A L L O

TuttoBallo20

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Pensiero del mese

DI FRANCESCA MEUCCI - DIRETTRICE DI SOLOMENTE

WWW.SOLOMENTE.IT

Ci sono giorni buoni e giorni meno buoni. Giorni lunghi e

giorni corti. Il tempo e lo stato d'animo fanno la differenza.

A metà dicembre ci aspetta l'intervallo di tempo fra il sorgere

e il tramontare del sole più corto dell'anno.

Poi le giornate iniziano ad allungarsi e arriva l'inverno.

A fine dicembre le feste e l'inevitabile passaggio all'anno

nuovo. Un mese che significa gioia, famiglia e calore per

molti. Non per tutti. Un mese che va vissuto più degli altri

con uno spirito positivo (solo lo spirito eh!).

Avete fatto caso che l'impostazione mentale cambia il modo

di vivere le cose?

A volte riesce anche a modificare l'evolversi delle situazioni.

Sicuramente si sopportano meglio le avversità, il freddo esterno

(ma anche quello interno) e le giornate corte e buie. Poi, certo,

aprire gli occhi e decidere cosa vedere dipende dalle persone,

dalle circostanze e dal carattere. Di sicuro i bambini a dicembre

sono contenti, anche nel 2020. Facciamoci contagiare dal loro

entusiasmo, ritroviamo il bimbo che è in ognuno di noi. Così,

come recita la poesia di Gianni Rodari, anche l'inverno sembrerà

una primavera.

"La neve è bianca come il sale,

la neve è fredda, la notte è nera

ma per i bimbi è primavera:

soltanto per loro, ai piedi del letto

è fiorito un alberetto".

(Gianni Rodari)

https://www.solomente.it/


d i c e m b r e 2 0 2 0

F R E E P R E S S O N L I N E n o n r e g i s t r a t a D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r t "

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