DI MAGAZINE cover MENA MARANO _ ARAV FASHION GROUP

DonnaImpresa

Molti sono convinti che l'imprenditorialità sia scritta nel codice genetico. Diverse ricerche dimostrano però il contrario: imprenditori si diventa, soprattutto con una adeguata formazione (oltre che, ovviamente, con l'esperienza). Non si può negare, tuttavia, che alcuni abbiano come dotazione naturale una «marcia in più» per svolgere questo particolare tipo di attività: la capacità di leadership, di ragionare con la propria testa, di saper attendere i risultati dei propri sforzi; ma anche la creatività, l'elasticità mentale, la facilità di stabilire buone relazioni umane e una equilibrata propensione al rischio. Purtroppo, solo pochi hanno tutte queste doti insieme: ecco perché è con grande orgoglio che vi presento una donna che rappresenta l’emblema di tutte queste attitudini. Lei è Mena Marano, una giovane imprenditrice che è riuscita, in pochi anni, a conquistare la pole position del fashion system internazionale. Amministratrice delegata di ARAV srl: due decenni di storia che cercheremo di raccontare per rendere omaggio agli ambiziosi traguardi raggiunti. [...]

Di

special edition febbraio/marzo 2021

donna impresa magazine

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SILVIAN

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Proprietà editoriale e progetto grafico DONNA IMPRESA

IN PRIMO

PIANO

PaolaScandola

eMODA

GLAM

Direttore Marketing

Müller Italia

DOSSIER

Industria 4.0

La fabbrica del futuro

LUI

Luigi Mercuri E20

BELLA

VITA

atupertucon KayRush

Mena

storiadicopertina

MARANO

CEO

di

ARAV

Fashion Group

#HeachWomanlsStrong

SILVIAN HEACH


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PROGETTAZIONE E SVILUPPO MODELLIFONDI PER

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STORIA DI COPERTINA

Mena Marano CEO Arav Fashion Group, oggi colosso che conta 3 brand in house:

Silvian Heach, John Richmond e MarcoBologna

IN PRIMO PIANO

Paola Scandola Direttore Marketing Müller Italia

Roberta Faraotti Responsabile Comunicazione Fainplast

Sara Ferreri Key Account Director Sapi srl

Dhebora Mirabelli Presidente Regionale Confapi Sicilia

TOP WOMEN

Patrizia Esposito _ Simona Andrioli _ Grazia Polidori _ Alessandra Favalli

Barbara Guarducci _ Saskia Terzani _ Vanessa Vidale

MODA/BELLEZZA

Kasta Morrely Fashion Week _ Dolomitic Water

BELLE SCOPERTE

Tattoo _ Sonia Belletti

DOSSIER

Industria 4.0 _ La fabbrica del futuro

LUI/ABITARE IL TEMPO/ARTE

Luigi Mercuri E20 _ Covert-House _ Paolo Sistilli

FOOD

Carni Fileni _ Perini Conserverie Nazionali

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BELLA VITA

Back to the Future _ Kay Rush _ Iolanda Nes & Jo4n

Carol Diac _ Jaquelin _ Cinzia Tedesco

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PER CHI AMA LE COSE RICERCATE MA NON

VUOLE RINUNCIARE ALLA TRADIZIONE

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CONSERVERIE

NAZIONALI

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the

STYLE

BUSINESSWOMEN

Si ringrazia

Natascia D'Isa_Business Strategist_ per la preziosissima collaborazione.

Molti sono convinti che l'imprenditorialità sia scritta nel codice genetico. Diverse

ricerche dimostrano però il contrario: imprenditori si diventa, soprattutto con una

adeguata formazione ( oltre che, ovviamente, con l'esperienza). Non si può negare,

tuttavia, che alcuni abbiano come dotazione naturale una « marcia in più» per

svolgere questo particolare tipo di attività: la capacità di leadership, di ragionare con

la propria testa, di saper attendere i risultati dei propri sforzi; ma anche la creatività,

l'elasticità mentale, la facilità di stabilire buone relazioni umane e una equilibrata

propensione al rischio. Purtroppo, solo pochi hanno tutte queste doti insieme: ecco

perché è con grande orgoglio che vi presento una donna che rappresenta l’emblema

di tutte queste attitudini. Lei è Mena Marano, una giovane imprenditrice che è

riuscita, in pochi anni, a conquistare la pole position del fashion system

internazionale. Amministratrice delegata di ARAV srl: due decenni di storia che

cercheremo di raccontare per rendere omaggio agli ambiziosi traguardi raggiunti.

Mena Marano

www.dimagazine.it4


MENA MARANO:NEL SEGNO DELLO STILE

Le donne che rappresentano al meglio l'Italia al femminile:

capacità, carisma, creatività e visione del futuro.

Arav srl è un modello ispiratore dove, coesione

aziendale e familiare si fondono, dando luogo ad

un esempio di eccellenza del Made in Italy nella

moda e dove Mena gioca un ruolo centrale, con il

suo gusto tutto femminile per lo stile e la

creatività. ARAV ha sempre ha puntato su un

forte senso di corporate identity per perseguire i

propri obiettivi aziendali in ogni fase del processo

creativo, produttivo e distributivo. Proprio grazie a

questi valori inalterati, l’azienda è in grado di

offrire un prodotto di alta qualità sempre in linea

con le tendenze, adattandosi alle sfide imposte

dai cambiamenti, con prontezza e spirito di

problem solving. Una storia di successo tutta

italiana iniziata nel 2002 quando Mena, insieme al

marito, Giuseppe Ammaturo, fonda Silvian

Heach, la punta di diamante di Arav. Un brand

femminile dalla forte identità che spopola sul

mercato nazionale e poi internazionale, grazie al

rapporto qualità-prezzo delle collezioni ed alle

campagne marketing mai scontate affidate a

fotografi del calibro di Terry Richardon e

Giampaolo Sgura, ma anche grazie, e

soprattutto, a questa fedele alleanza nella lotta

della vita dei due coniugi ed alla felice intuizione

di Mena di creare un brand per una fascia d'età

che non viene molto presa in considerazione:

quella che va dai 25/30 ai 40/45. Tra la teen e la

" signora" ci sono milioni di donne che non si

sentono rappresentate nel fashion system: donne

che combattono per la propria affermazione

personale e professionale; donne con i guantoni

da boxe nella palestra della vita che si stanno

guadagnando con fatica e fierezza le loro prime

rughe. Muse dei giorni nostri, che portano

bellezza e mistero nella vita quotidiana. Donne

belle, forti e determinate come non mai che in

Silvian Heach trovano una seconda pelle fatta di

valori, narrazioni, personalità ed emozioni. Una

moda trasversale in termini di proposte e di target,

mood facili da interpretare e accessibili a donne

diverse in occasioni differenti: tre capisaldi della

filosofia di ARAV, che sono rimasti invariati dalla

fondazione ad oggi, questo il suo vantaggio

competitivo. Mena rifugge il divismo: le sue icone

sono donne proiettate al futuro; donne

contemporanee sempre in movimento che non

sacrificano lo stile, che non rinunciano alla

femminilità, ma che hanno bisogno di capi in cui si

sentano sempre autenticamente sé stesse, in cui

si sentano sempre al top in qualsiasi momento

della giornata e contesto: una quotidianità

scandita da ritmi frenetici tra casa e lavoro, rigide

scalette ma anche sani momenti di relax con le

amiche. Vestire Silvian Heach equivale al dire « io

ce l’ho fatta»; un'affermazione che denota come

la donna oggi sia ispirata dal desiderio di essere

protagonista della sua vita, e non spettatrice

passiva. Volti e nomi diversi accomunati dal

medesimo desiderio di lasciare un segno tangibile

del loro passaggio; donne che non aspettano che

le cose accadano, le fanno accadere. La parola

d'ordine? Indipendenza. Nel 2009 nasce Silvian

Heach Kids, una nuova sfida per l'azienda; la

linea childrenswear dedicata ai bambini da 1

mese ai 16 anni. Una collezione che unisce la

quotidianità della vita di un bambino, la qualità del

prodotto e l'accessibilità; capi di alto livello per le

mamme che non si accontentano delle proposte

dei grandi magazzini ma cercano un'alternativa

da boutique. Silvian Heach Kids diventerà,

anch'esso, un brand tra i più gettonati in termini di

esclusività e di appeal. In questo è stata

fondamentale la capacità di industrializzare il

progetto grazie agli uffici esteri e

un'organizzazione internazionale che ha

consentito ad ARAV di semplificare i passaggi

relativi alla produzione. L'altra metà del

ciberspazio: è datato settembre del 2011 il

progetto web & social che comprende varie

piattaforme digitali ed è esteso a tutti i brand in

portfolio, che include sito web, e-commerce,

canali social ( Facebook, Twitter, Youtube,

Instagram ) ed è tutt'ora in continua

implementazione e sviluppo e che vede, proprio

nel 2020, anno tristemente noto per la pandemia

da Covi19, una nuova effervescenza al fine di

rendere i confini sempre maggiormente

permeabili tra la partecipazione telematica e la

partecipazione sociale: il ciberspazio è lo

strumento attraverso il quale ARAV creerà una

stretta rete di relazioni con la propria target

audience. Il 2014 è stato l'anno del debutto delle

collezioni Silvian Heach Eyewear, rigorosamente

made in Italy, presentate al Mido di Milano, il più

grande evento internazionale legato all'eyewear.

Nel 2015 nasce il brand SH, pensato per le teenager

sempre attente alle news moda e al rapporto

value for money. Nel 2017 l'acquisizione del

brand John Richmond per il rilancio delle

collezioni uomo, donna e bambino ampliato nel

2018 con la linea underwear e beachwear. [...]

Una delle bellissime location del brand Silvian Heach


Entra anche tu in

#HeachWomanlsStrong

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Standing

ovation

MENA!Wrapped up in fashion

Nella foto: Amsterdam Fashion Week, Mena Marano e la stilista

Patrizia Galatro

E' un fatto oramai assodato che non sia facile per le donne essere

comprese. E' per questo che hanno bisogno di abiti fantastici, perché

almeno indossarli sia divertente! La relazione che avete con gli altri è

appassionante, ma quella con voi stesse lo è ancora di più.


Il 2019 segna due tappe fondamentali: l'apertura

della boutique e il quartier generale di John

Richmond in Brera, a Milano oltre che

l'acquisizione del brand Marcobologna. Il 2020

segna un'ulteriore tappa importante per ARAV: la

licenza del marchio Trussardi Kids e l'apertura in

dicembre 2020 di uno showroom di JR a Shangai,

seguita dall'approdo a Singapore entro il 2021.

Tuttavia il percorso di espansione internazionale

non si ferma per i marchi di ARAV. Grazie anche

ad una intesa attività di PR ed uffici stampa

internazionali a Los Angeles ed in previsione di

apertura in Russia. Un inizio anno che lasciava

presagire traguardi importanti se non fosse che le

esportazioni hanno segnato una forte contrazione

determinata dalla pandemia Covid19: vengono in

mente, chissà perché, le continue metafore e

similitudini con cui si paragona l'attuale crisi

pandemica a una guerra: le trincee degli ospedali,

gli eroi sul campo, i sacrifici della gente,

l'incertezza su mosse e contromosse, la seconda

terribile offensiva del nemico. E' l'ora delle missioni

impossibili: “Fino al giorno prima del lockdown

eravamo in piena fashion week per il lancio della

collezione FW21 di Marcobologna, per la

presentazione del denim e il lancio della linea

accessori di John Richmond” ci dice Mena

Marano “Dal giorno dopo, è stato chiuso tutto.

L'affaire coronavirus si è trasformato in un reality

show immersivo volto a spingere sempre più in là

la nostra esperienza dell'epidemia: un vero e

proprio bollettino di guerra, uno scenario

apocalittico dove giorno dopo giorno chiudevano i

confini dei vari Paesi e di conseguenza tutto quello

che riguardava l'export si è bloccato. L'Italia del

coronavirus fa paura. Le frontiere di tutto il mondo

iniziano ad alzarsi. A tutto questo è seguita una

riallocazione delle produzioni, e successivamente

abbiamo cercato di essere quanto più vicini

possibile ai nostri clienti. Non ci siamo mai fermati.

Dal 10 marzo infatti, data di avvio del lockdown,

tutto lo staff di ARAV Fashion è stato pienamente

operativo in forma di smart working; ogni unità

operativa dell'azienda ha continuato a lavorare

supportando le varie problematiche. Abbiamo

reagito con un atteggiamento proattivo non

lasciando nulla al caso ma ponendoci in prima line

nell'affrontare la realtà, guardando al futuro e

cercando di capire come riconvertire l'azienda.

Non bisogna avere timore del cambiamento ma

avere un occhio molto critico, pensare di

rimettersi in gioco e rivedere completamente le

strategie, a partire dalla digitalizzazione che sta

modificando il paradigma di gestione dei mercati,

con effetti anche sui modelli di comportamento

economico delle persone e delle organizzazioni.

Possiamo dire che grazie alla digitalizzazione, il

principio teorico della centralità del cliente, intesa

come individualizzazione della relazione di offerta,

può finalmente realizzarsi. Del resto anche il

sistema moda è cambiato, noi imprenditori ci

siamo dovuti fermare e ripensare ad un approccio

starting from zero. Ovvio, andare a riprogettare

un'azienda con 8 brand, 3 collezioni in campo, tra

spedizioni che erano ancora inevase e gli ordini

per le collezioni invernali, non è stato facile.

Neanche gli analisti sanno quanto o come tutto

questo impatterà sul sistema moda. Ci è voluto

tempo, dedizione e anche un po' di sana follia per

affrontare l'evoluzione del fashion system post

covid19. Molte le innovazioni come le

implementazioni tra fornitori e supply chain con

progetti di vendor integration e la volontà di

abbracciare nuove tecnologie e strategie a lungo

raggio, anche per quanto concerne l'assunzione di

nuove risorse, coinvolgendo i migliori talenti oltre i

confini geografici del nostro quartier generale, per

assicurarci i migliori esperti di tecnologia 3D,

campionari virtuali, e intelligenza artificiale.

L'ascesa dello showroom digitale e le nuove

pratiche B2B penso che convinceranno tutti gli

operatori del settore che esistono tante alternative

ai campionari fisici negli showroom e nelle fiere

internazionali. Idem per i virtual show e il social

selling. Anche sulle realtà da poco acquisite ci

sono dei progetti in via di consolidamento. Per

John Richmond lo scorso gennaio 2020 abbiamo

lanciato a Milano la collezione accessori per

completare la gamma di proposte. Ad oggi

abbiamo le linee uomo, donna e bambino, la linea

underwear e beachwear, la linea sport. Il brand

John Richmond ha un grandissimo potenziale e

rappresenta per noi un'importante fetta di fatturato.

Lo stilista, John ha dato tantissimi spunti strategici

sul futuro, come ad esempio progetti di

collaborazioni, drop prodotto durante l'anno e

continue evoluzioni delle presentazioni di

collezione. Centrale è anche il futuro lancio dell'ecommerce,

affidato adesso a Farfetch, che

abbiamo ampliato con l'inserimento di un team

dedicato con risorse specializzate e il commerciale

con personale attento alle nuove tecnologie.

Inoltre, abbiamo acquisito nuovi supporti per la

gestione interna del b2b e del b2c. Uno dei

maggiori punti di forza che ha permesso al

commercio elettronico di spopolare diventando

quasi la scelta preferenziale d'acquisto, soprattutto

tra i millennials” conclude “è l'esperienza

personalizzata la quale significa che le persone

stanno ottenendo proprio ciò che vogliono e di

acquistarlo ovunque su un e-commerce, sul

divano di casa, mentre si sta viaggiando in auto o

in treno, dal laptop del lavoro. Il digital insomma è

la parola d'ordine del nuovo modo di fare

imprenditoria. L'azienda si sta preparando ad una

vera e propria Digital Revolution per essere pronta

Nella foto: Achille Lauro con Mena Marano

a fronteggiare un mercato in continua evoluzione e

sempre più veloce nelle sue trasformazioni.

Per quanto riguarda Marcobologna invece è stata

presentata la collezione FW21 durante la fashion

week di Milano, con una private live performance

di Achille Lauro, poco prima che si fermasse tutto

per il lockdown. Vorremmo completare la filiera,

inglobando tutti i nuclei produttivi ad oggi dislocati

in vari Paesi, in modo da non affidarsi a società

esterne e internalizzare tutto il processo:

dall'ideazione alla produzione e distribuzione delle

collezioni. Una strategia molto precisa che

permette al gruppo di consolidarsi, guardando al

futuro di una quotazione in borsa.” L'azienda ha

sempre puntato a comunicare il brand come

marchio di lusso e dal glamour internazionale.

Accanto ai mezzi tradizionali, punta di diamante

del piano di comunicazione è il progetto Web, il cui

lancio è previsto a marzo. Alla competizione con i

marchi del fast fashion l'azienda di Nola ha

sempre risposto giocando come carte la qualità

del prodotto, i prezzi competitivi, la comunicazione

ed indubbiamente il servizio al cliente nei punti

retail, sebbene il Covid abbia improvvisamente

scompigliato le carte in carte in tavola imponendo

di rivedere tutte le strategie.


MODA

www.dimagazine.it

SOGNA

AMA


L'impresa non si crea da un giorno all'altro.

Per riuscirci occorre arrivare in cima ad

una “salita” lunga e faticosa. La salita,

però, non può essere percorsa tutta di un fiato:

occorre procedere per tappe, immaginando il

processo di creazione di impresa suddiviso in

una serie di fasi. Quando ha compreso in

maniera tangibile che fosse partita con il piede

giusto?

Non ho mai pensato di essere partita con il piede

giusto, o di essere arrivata; sto facendo un percorso.

Il mio obiettivo è far durare l'impresa quanto più a

lungo possibile: la durata di un'azienda è la prova

tangibile che hai fatto qualcosa di buono, che hai

raggiunto un risultato di successo. L'impresa è un

percorso sempre in itinere… devi evolverti,

trasformarti e adattarti per poter crescere; bisogna

imparare a cimentarsi con la modificazione degli

orientamenti dei consumatori, con

l'internazionalizzazione dei mercati e con la loro

globalizzazione, in molti casi le imprese devono non

solo conformarsi al mercato ma anche riuscire ad

anticipare le richieste e le tendenze. L'impresa si

mantiene e si sviluppa solo a condizione di avere

un'attenzione costante, quasi istantanea, ad un

mercato pervaso da dinamiche molto accelerate.

Essa deve pertanto assumere la logica del

cambiamento, della costante ristrutturazione, come

fondamento della propria strategia. Il mio è un

percorso iniziato venti anni fa, in questo frangente ho

avuto ripetutamente segnali tangibili dati dai mercati

che mi hanno fatto comprendere oggettivamente

qualcosa di positivo: una crescita costante, ma non

mi sento di dire “sono arrivata”.. arrivata dove? Se

pensiamo alle multinazionali, alle mega-aziende, io

mi sento di avere appena cominciato...

che manager e che spesso hanno anche un

compagno e si apprestano a diventare mamme

con tutte le incognite che questo comporta

soprattutto nel momento in cui hai una carriera

appena avviata. Come è riuscita a conciliare vita

professionale e vita privata, Mena?

La mia esperienza potrei definirla piuttosto

impegnativa se vista nell'ottica della vita privata

perché a vent'anni ero già sposata e mamma della

primogenita: i miei figli hanno: 29 anni la femmina,

Rossana e 25 il maschio, Vittorio (sorride). Quando

nasce un figlio nasce anche una madre, nasce un

padre, una famiglia intera. Non c'è sostegno, non ci

sono le adeguate tutele, ma la forza delle donne e

delle mamme è proprio questa: il modo per

conciliare e portare avanti tutto lo trovano sempre.

Secondo me non esiste conciliazione, è una

sopravvivenza. È talmente difficile che a volte la

cosa più facile sarebbe lasciare ma hai investito

talmente tanta fatica e poi... l'indipendenza

economica è troppo importante. Io credo che tutte le

donne, tutte le mamme debbano lavorare e dare un

messaggio ai propri figli di come “volere sia sul serio

potere”, anche se conciliare le ambizioni

professionali ed essere mamme comporta

oggettivamente molte difficoltà. Un ruolo, quello di

madre lavoratrice, sempre alle prese con sensi di

colpa, una vita di corsa e la paura di non essere

all'altezza. Se oggi dovessi dare un consiglio ad una

giovane mamma le direi di non rinunciare

assolutamente a lavorare, è un nostro diritto ma

soprattutto un dovere anche nei confronti dei nostri

figli, e di non soffrire perché pensi di non poter dare

loro la giusta attenzione. I miei figli sono cresciuti fra

le ansie e le preoccupazioni che un'attività in proprio

comporta (perché alla fine non smetti mai di lavorare

VIVI

INTERVIEW

MENA MARANO

So che lei è mamma di due splendidi figli, so che

ha iniziato molto presto la sua carriera, che suo

marito le è sempre stato vicino ed ha condiviso

ogni sua scelta… mi interessa molto però,

perché so che interessa molto anche al nostro

pubblico che non è fatto solo di donne affermate

ma anche da giovani donne che si apprestano a

diventare professioniste, imprenditrici piuttosto

neanche a casa), ma stringi i denti e vai cercando di

incastrare gli impegni di tutta la famiglia senza mai

dimenticare niente… in cambio però regali loro una

prospettiva di vita differente, una diversa visione del

mondo e non farli crescere in un contesto troppo

ovattato e la possibilità di costruirsi un futuro

differente; di crescere, anche mentalmente, di

“trovare se stessi”. Vivere alla ricerca di sé stessi


SILVIAN

Nella foto: Mena Marano e la figlia Rossana Ammaturo

significa sentire che tutto ciò che accade nella tua vita ha un senso, significa avere

il coraggio di sperimentare il nuovo e decidere che cosa è buono per te e cosa no,

significa continuare a cercare fino a che non senti che stai esprimendo davvero te

stesso e le tue potenzialità, significa lasciare un impatto nel mondo, attraverso le

tue opere, la qualità delle tue relazioni, la tua stessa presenza. Non ho fatto la

torta al cioccolato, non ho portato il pacchetto a scuola, è capitato che io sia

andata in ritardo a prenderli a scuola, piuttosto che “parcheggiarli” a casa di mia

mamma quando gli impegni non mi consentivano di dedicarmi a loro, ciò

nonostante sono contenta della scelta che ho fatto anche sacrificando molte cose,

me stessa in primis perché a vent'anni una ragazza va a ballare ed io invece ero

già mamma ed avevo un'impresa da portare avanti. Rinunce che poi però ti

permettono di costruire il futuro. Anche questo per i figli resta un messaggio. Oggi

mia figlia, a ventinove anni, ha un suo progetto, non legato all'azienda di famiglia

che sta portando avanti con successo. E' una ragazza ambiziosa che ha una sua

autonomia; una ragazza che è cresciuta con dei valori nonostante tutto, perché ha

visto che i propri genitori hanno sacrificato ogni momento della loro vita per darle

un progetto di vita. Penso che la cosa più importante che abbiamo trasmesso ai

nostri figli sia proprio questa: ovvero che le cose non avvengono mai per caso,

avvengono perché ti impegni a farle accadere. Non si tratta del destino o del caso,

accadono perché ci siamo sforzati, perché abbiamo lavorato per ottenerle, perché

ce l'abbiamo messa tutta, perché abbiamo dato tutti noi stessi per raggiungere un

obiettivo. Ciascuno di noi è responsabile della nostra esistenza; siamo noi, con il

nostro atteggiamento e con la nostra volontà, ad essere i veri artefici dei nostri

percorsi di vita. Mia figlia ha realizzato un sito online e gestisce vendite senza

l'aiuto di nessuno; mio figlio appena venticinquenne qualche giorno fa era in

Bangladesh a seguire le produzioni; è tornato dalla Tunisia nonostante il Covid, ha

addirittura fatto un suo brand e lo gestisce con estrema dedizione nonostante la

sua giovane età. Ciò significa che il mio messaggio è passato. Mi piacerebbe che il

medesimo messaggio riuscisse a far presa anche alle giovani donne che ci

leggono: a tutte loro vorrei dire: non aspettate il momento opportuno per avere un

figlio, non c'è un momento opportuno. Se lo si desidera, è quello il momento

giusto. Anzi, avere un figlio è una spinta maggiore… non abbiate paura di nulla;

delle notti insonni anche se la mattina dovete andare a lavorare, di stargli

appresso di notte quando sono adolescenti ed escono, di trascurarli quando gli

impegni di lavoro ci soffocano, di non poterci godere serenamente tutte le fasi

della crescita perché siamo sempre di corsa ecc. ecc.. Le dirò che per me è stata

un'esperienza fortificante quella della maternità: i miei figli sono la cosa più bella

che io potessi avere… l'amore per un figlio vince su tutto.

La rete, lo sappiamo, è diventata ormai una parte di noi, delle nostre case,

delle nostre famiglie, delle nostre amicizie, dei nostri amori, dei nostri lavori.

Ecco perché ci si ricorre tanto spesso soprattutto dopo l'avvento della

pandemia. È per le strade, nei luoghi pubblici e ha investito ogni settore

delle attività umane. È nell'aria. Sembra poter diventare, se già non lo è, il

continuum, l'estensione delle nostre menti, mani, attività, esperienze. Ecco

perché ho trovato straordinariamente interessante ed attuale il suo nuovo

progetto: ovvero creare una comunità virtuale “Silvian Heach”. Me ne parla?

Vorrei creare un gruppo di confronto, una community di giovani donne in carriera,

organizzando incontri e meeting per condividere idee, problematiche e trovare

insieme soluzioni e sviluppi. Un mondo online al femminile laddove le giovani

donne possono condividere le loro fragilità con le loro coetanee ma anche trovare

un consiglio da donne più grandi che abbiano maturato maggiore esperienza per

cercare di non incorrere nei loro medesimi errori. A volte si va troppo nella filosofia

ed io invece sono una donna molto pratica: vorrei che queste giovani donne

trovassero una sorta di consigliera dalla quale trarre ispirazione e consigli pratici:

siamo tutte più forti se non siamo sole. Il mio consiglio è quello di non mollare mai,

le donne devono riscattarsi. L'essere economicamente indipendenti accresce

fortemente l'autostima. Per me nessuna donna dovrebbe lasciarsi andare agli

eventi; nessuna donna dovrebbe fare solo la casalinga… a mia figlia ho fatto il

lavaggio del cervello (sorride) perché comunque se tu lavori, se hai un progetto da

portare a termine, hai una tua indipendenza economica, ti senti maggiormente


MODA

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Nella foto: Giuseppe Ammaturo in un momento dell' Amsterdam Fashion Week

Nella foto: Mena Marano e il figlio Vittorio Ammaturo

realizzata. Attraverso me possono rendersi conto che il duro lavoro, l'impegno, il non

mollare mai, portano a risultati tangibili: la mia esperienza sono certa che può servire da

esempio, può essere uno stimolo, può dare forza.

Questo bellissimo progetto tutto al femminile ha già un nome?

Vorrei portare avanti lo slogan che abbiamo creato "(H)each woman is strong”… Le

donne sono forti. Hanno la speranza nel cuore e nell’avvenire. Non solo femminilità, ma

anche determinazione, fermezza, volontà di farcela, energia allo stato puro e soprattutto

tantissima forza. L’universo femminile racchiude in sé un concentrato di tante cose, tanti

piccoli pezzi di carattere che convergono tutti in un unico obiettivo: farcela. La campagna

#HeachWomanIsStrong è la prima di una serie di attività in programma; l’obiettivo finale è

quello di riuscire a creare una grande azienda ad ognuna di queste donne dando loro

consigli giusti e una buona dose di coraggio. È in programma un contest al quale

potranno partecipare tutte le donne con idee e progetti vincenti. Un messaggio forte nei

confronti delle giovani donne che in qualche modo volessero affrontare un progetto ed

avviarsi ad una sfida professionale o imprenditoriale. Le nove ragazze che abbiamo

scelto per la campagna hanno tutte un sogno imprenditoriale nel cassetto; ragazze, come

tante altre, che affrontano tante problematiche perché quando sei giovane e sei agli inizi

sei sola ed anche scoraggiata dal contesto che ti trovi intorno, dal non riuscire a trovare

un consiglio, un conforto, un appoggio.


MODA

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Amore e lavoro: un’equazione spesso molto

difficile da risolvere. Poter contare su una vita

professionale soddisfacente e stimolante è senza

dubbio molto importante, ma a volte con risvolti

nefasti per la coppia. Non è certamente il suo

caso Mena: suo marito, Giuseppe Ammaturo, le è

sempre stato accanto sia nella sfera privata

quanto in quella professionale appoggiando le

sue scelte strategiche e accondiscendendo al

fatto che fosse lei l’immagine di ARAV Fashion

Group…

Io e mio marito ci siamo conosciuti da ragazzini,

siamo cresciuti insieme, per fortuna caratterialmente

ci siamo trovati, avevamo le medesime aspirazioni.

Abbiamo condiviso tutto. Mio marito non ha mai

cercato di offuscarmi o di limitarmi: mi ha sempre

appoggiata, ma la sua approvazione è sempre stata

dettata dal merito. Non ha mai cercato di

compiacermi, né tanto meno si è mai sentito in

secondo piano: è un uomo intelligente… abbiamo

semplicemente deciso di dividerci i ruoli in relazione

alle nostre attitudini. In ARAV vige il principio della

meritocrazia; è questo lo spirito che ti porta a

costruire qualcosa di buono, tanto alla fine è la

squadra che vince, non la singola persona.

ARAV è l’acronimo dei vostri figli: Rossana e

Vittorio… è una sorta di dichiarazione d’affetto o

un desiderio di continuità?

Certamente una continuità. Quando abbiamo

pensato al nome abbiamo pensato ad un obiettivo: di

creare qualcosa che si perpetuasse nel tempo.

In una recente intervista ha dichiarato: cito

testualmente “Le crisi possono diventare

occasione di riflessione ed opportunità, questa

in particolare, è stato un po’ come riprendere

l’azienda da zero, come fosse un foglio bianco

sul quale cominciare da capo a scrivere”. Come

ha affrontato questa pandemia a livello

professionale e come sta riscrivendo su quelle

pagine bianche il presente ed il futuro?

L’emergenza Coronavirus ha bloccato in un istante i

progetti, le azioni e i programmi della nostra vita. È

stata come un’onda che ci ha travolto e lasciato da

un giorno all’altro a cercare nuove soluzioni.

Paradossalmente, però, le pandemie si sono sempre

dimostrate capaci anche di mutare il corso della

storia in positivo, innescando l’innovazione dei

sistemi politici, economici ma anche tecnologici.

Trovo pertanto che questo contesto macroeconomico

rappresenti anche una grande

opportunità per chi la sa cogliere, mi riferisco in

particolare al settore fashion che è quello che mi

rappresenta. Su quelle pagine bianche oggi sto

riscrivendo una nuova realtà aziendale figlia di

cambiamenti che incombono a ritmi sempre più

incalzanti. Quello che abbiamo fatto durante il lungo

periodo di lockdown è stato infatti analizzare tutti gli

scenari e le opportunità su cui andare a riconvertire

l’azienda; tagliare tutto quello che non è produttivo e

concentrare l’interesse sulle opportunità strategiche

che ci troviamo di fronte per essere competitivi. Il

focus generale è certamente la trasformazione

digitale: perdere il treno della digitalizzazione vuol

dire semplicemente perdere la sfida della

competitività. La partita si giocherà sulle competenze

digitali. Le aziende si sono trovate da un giorno

all’altro a dover accelerare sul fronte delle

tecnologie, diventare digitali per sopravvivere. Non ci

sono piani B, non è più possibile aspettare. In una

situazione come questa, non sopravvivi: questi sono

momenti che portano inevitabilmente ad una

accelerazione. A investire su piani emergenziali e

modelli operativi in grado di rispondere con efficacia

a eventi inaspettati; dobbiamo adattarci alle nuove

urgenze del consumo, introdurre strumenti e

strategie innovativi lungo tutta la catena del valore,

per realizzare cambiamenti radicali e duraturi. Il

consumatore moderno chiede ai brand un nuovo tipo

di relazione, esperienze di acquisto e servizi

personalizzati, sia online che offline. Come

soddisfarlo? In che modo fidelizzarlo? Quali

tecnologie adottare per offrire la migliore customer

experience? Come possono i brand influenzare i

consumatori nelle loro scelte e come è possibile

indirizzare questa influenza? Sono queste le

principali domande alle quali dobbiamo rispondere. È

necessaria quindi una sorta di contaminazione tra

fisico e digitale, che si può ottenere portando le

tecnologie digital negli esercizi commerciali ed

evitando di perdere la dimensione umana del brand

anche sul web, elemento fondamentale che potenzia

l’esperienza di acquisto del consumatore. Noi siamo

pronti…

Mena, mi parla dei suoi brand?

La nostra avventura imprenditoriale è iniziata con

Silvian Heach, per me è come se fosse un figlio

(sorride)…è stato il primo brand dell'azienda. Un

marchio di moda donna dalla filosofia chiara ed

ambiziosa: abiti accessibili, stylish e facili da

interpretare. Una ricerca attenta di capi cool a un

costo accessibile; una linea pensata per le donne

comuni; donne che rappresentano la quotidianità,

come me... ed infatti è in brand che più mi

rappresenta. La donna Silvian Heach è una donna

contemporanea che ama il buon gusto e la qualità dei

prodotti combinati ad una forte passione per la ricerca

dei dettagli. Il retail resta sempre in primo piano; la

nostra politica in materia è stata aggressiva ma

qualificante: abbiamo puntato ad essere in tutti i posti

adatti a noi. Inoltre abbiamo rilanciato il nostro e-store,

affidandolo a una struttura esterna. Fiore all'occhiello,

l'accordo siglato al Pitti Bimbo con John Richmond,

nel 2017… abbiamo avviato questo progetto di

rilancio che è stata davvero una sfida complicata e

difficile perchè non è facile approcciarsi ad un

contemporary luxury… una sfida che abbiamo vinto

perché in tre anni abbiamo avuto grandi soddisfazioni

dal punto di vista del mercato. Richmond per me è

una start-up come Marcobologna, un brand molto più

giovane, anch'esso con grandissime potenzialità in


Nella foto: Mena Marano in un momento della presentazione all' Amsterdam Fashion Week


termini di brand e di progettualità. L'acquisizione di Marcobologna è recente; Marco

Giugliano e Nicolò Bologna, gli stilisti che l'hanno ideato, non solo sono molto

competenti ma hanno una gran voglia di fare ed un'entusiasmo da vendere che in

questo momento serve… e questo è quello che a me è piaciuto moltissimo. Ho avuto

l'opportunità di conoscere questi ragazzi in un contesto inusuale: una convention di

Unicredit, pensi…non mi aspettavo che in un contesto laddove si parlava di finanza

potessi assistere alla presentazione di un brand… ed invece avevano creato dei

momenti dedicati alla presentazione di nuovi progetti sperando che nella platea di

imprenditori vi fosse l'interesse di qualcuno ad investire. Una presentazione, quella di

Marcobologna che mi ha molto colpita, in tutti i sensi. In quel momento ho pensato

che per loro potesse essere una grandissima opportunità stabilire una partnership

con noi, ma da imprenditrice ho valutato che questo brand avesse delle grandissime

potenzialità di crescita e dunque il vantaggio è reciproco. Il nostro gruppo oggi è fatto

di tante anime diverse, un mix di competenze, sinergie ed esperienze… sono certa

che anche questa sia la chiave del successo; quello che riusciremo a fare insieme

sarà molto di più della somma della individuale bravura. La diversità è una forza, non

una debolezza; è un incentivo per superare le proprie sfide: il nostro Gruppo oggi

detiene tre marchi che hanno tre Dna completamente differenti tra di loro, con

progetti molto forti a livello di distribuzione, di espansione e di comunicazione, capaci

di affermare l'azienda ancora di più a livello globale sul mercato del fashion. ARAV è

interamente gestito da noi… io sarei aperta e propositiva ad aprire il capitale

aziendale… preferirei essere quotata in borsa piuttosto che vedere l'azienda che

continua ad avere lo stesso padrone… essere quotata è il mio sogno nel cassetto.

Il tema delle Supply Chain è strategico?

La supply chain è il processo aziendale ritenuto più strategico nei prossimi anni

avendo un diretto impatto sulla customer experience del cliente e rappresentando

una leva per la generazione di ricavi: le imprese sono sempre più articolate e

interconnesse in un’organizzazione a rete con fornitori, distributori, partner

commerciali e clienti. Le aziende oggi devono rispondere alla sfide della modernità e

della digitalizzazione per ritrovare una propria importante vitalità. Ma oggi siamo

soltanto all’inizio dell’evoluzione della supply chain. Nel futuro la sfida più rilevante

sarà quella della sostenibilità con la necessità di ridefinire il ciclo di vita dei prodotti.

La chiave del successo per un'azienda?

Oggi la principale chiave del successo per un’azienda è la capacità di comprendere

come sfruttare a proprio vantaggio il digitale. Le strategie più efficaci che possono

essere messe in atto passano dalla rivoluzione digitale e dall’adozione di soluzioni

interattive ed esperienziali. Queste iniziative non servono solo per affrontare questo

difficile periodo, ma avranno un seguito anche al termine dell’emergenza, soprattutto

perché il digitale si sposa benissimo con i principi di responsabilità aziendale e

sostenibilità, considerati i nuovi modelli di business delle aziende fashion.

Semplificare e velocizzare i rapporti tra aziende e clienti diventa fondamentale.

Mena, si racconti con un aneddoto...

In realtà ce ne sarebbero diversi di aneddoti capaci di rappresentare l'evoluzione del

mio percorso personale ed imprenditoriale.

Mi riesce difficile affermare che ce ne sia uno in particolare che riesca a rendere

l'idea di quanto la tenacia e la determinazione possano essere le leve strategiche per

una donna che ha iniziato la sua scalata verso il successo.

Arav fashion tra 10 anni?

Tra 10 anni vedo la mia azienda perfettamente al passo con le evoluzioni del

mercato, posizionata su tutti i mercati internazionali più strategici , sulle piattaforme

web più importanti del mondo ed integralmente digitalizzata. Un'azienda sempre

proiettata verso il futuro, mai ferma sul presente e che faccia tesoro di un passato

costellato da costanza, passione e sentimento.

Una cosa importante per lei.

Per me una delle cose più importanti, e credo per ogni imprenditrice, è non smettere

mai di credere nella realizzazione dei propri sogni, facendoli diventare obiettivi di

vita, per i quali combattere giorno dopo giorno senza aver paura né di fallire né di

non farcela. Il futuro è nelle mani degli audaci, di quelle persone che vedono nella

crisi un'opportunità di reinventarsi, mettendosi continuamente in gioco stimolando la

propria creatività.

AFW

AMSTERDAMFASHIONWEEK


MODA

www.dimagazine.it


MODA

www.dimagazine.it

La nuova campagna Silvian

Heach ha come protagoniste i volti

di giovani donne: 8 giovani donne

imprenditrici del settore moda.

Donne creative, forti, determinate,

che con la loro intraprendenza

possono essere un'importante

fonte di ispirazione per le donne

del futuro. È questo l'obiettivo

della nuova campagna Silvian

Heach. Il messaggio? Credere

sempre nelle proprie passioni e in

sé stesse. Le ragazze che si sono

divertite ad interpretare la donna

Silvian Heach sono Martina Ferri

Faggioli di Luce Studio,

Carolina

Amoretti di FantaBoy,

Elisa

Castellari di My Chalom,

Camilla

Giannuzzi di Mi al Ma,

Giada

Graziano di Glam Observer,

Giorgia Cataldo di Angel Of

Beauty, Paola Mapelli eAgnese

Violati di The Maptique. Il

progetto includerà anche webinar

e workshop online di ogni ragazza

con la community Silvian Heach

per creare un legame ravvicinato

e far sentire le donne parte

fondamentale di questa iniziativa:

esaltare la forza femminile, un

obiettivo da sempre in linea con i

valori fondanti Silvian Heach.

Sono questi i segreti delle

imprenditrici del nuovo millennio.

SILVIAN


OGGI

www.aravfashion.it


GLASS CEILING

Perché è importante distruggere il soffitto di vetro?

Che l’uguaglianza di genere non sia solo un diritto umano fondamentale ma

anche una tematica legata alla performance complessiva di ciascuna

azienda e di ogni paese è una consapevolezza oggi sempre più radicata.

Una stima equilibrata delle donne come figure fondamentali non solo nella

vita privata ma anche in campo lavorativo rappresenta un punto focale per

l’intera economia. Le donne sono essenziali anche per l’innovazione.

Eppure, nonostante il divario di genere si sia leggermente ridotto negli ultimi

anni, come già scritto in precedenza, secondo il Global Gender Gap Report

del 2018 del World Economic Forum le donne devono ancora affrontare una

dura battaglia per raggiungere posizioni di potere. E si scopre che più le

donne cercano di “arrampicarsi” per raggiungere il vertice, più si trovano ad

affrontare pregiudizi, sfide e stereotipi che le ostacolano duramente.

Occorre superare i pregiudizi.

Valeriana Mariani

EDITORE Donna Impresa Magazine

PRESIDENTE NAZIONALE Donna Impresa

PRESIDENTE International Women International Association Women Entrepreneurs and

Business Leaders Employment, Social Affaire & Equal Opportunities

PRESIDENTE Aziende Associate

www.dimagazine.it

18

SPECIALE

WOMEN INSPIRING THE FUTURE: IN PRIMO PIANO &

THE TOP WOMEN


Top Woman Award

Award Donna Impresa

mariani@donnaimpresa.com



..

happy birthday muller

5O

Acosavifa

pensare il claim

fate l'amore

con il

?

sapore

MÜLLER

AIDA PARTNERS COMUNICA PER ITALIA:

L'AZIENDA TEDESCA FESTEGGIA I 25 ANNI.

In un anno importante come quello del 25° di Müller Italia, l'azienda ha deciso di affiancare ad una

comunicazione più tradizionale anche un'attività di Relazioni Pubbliche con l'obiettivo di capitalizzare gli

sforzi di marketing compiuti step by step, lavorando coerentemente su una sfera valoriale e simbolica che

si è dimostrata vincente, ma anche di raccontare a media e stakeholder la realtà Müller in maniera

differente: i valori chiave, le caratteristiche che la contraddistinguono, i prodotti e cosa rende il brand così

speciale. Aida Partners, guidata dal presidente Alessandro Paciello e dalla vicepresidente Gianna Paciello,

con la sua pluriennale esperienza nella comunicazione in ambito food, rappresenta il partner ideale per

l'Azienda, garantendo una gestione professionale delle attività di comunicazione differenziata in base ai

diversi target di riferimento.


Scopri i sensi

che non sapevi

d'avere

Sense experience Müller

Un piacere sensoriale completo che rigenera il corpo

e la mente. Non semplicemente uno Yogurt.

“Siamo fiduciosi che Aida Partners sarà l'agenzia più adatta per affiancarci in

questo percorso, grazie alla sua particolare modalità di approccio personalizzato

a seconda delle specificità di ogni singola realtà aziendale” afferma Paola

Scandola, Direttore Marketing di Müller Italia.

Entrata nel 1995 in Italia, la multinazionale tedesca

ha rivoluzionato il mondo dello yogurt distinguendosi

per una comunicazione particolarmente originale e

impattante. All'epoca del suo ingresso nei

supermercati italiani, lo yogurt era percepito come un

alimento salubre e funzionale, non necessariamente

invitante. Müller ha innescato una radicale

ridefinizione dello scenario di mercato, trasformando

la percezione dello yogurt presso il consumatore

finale. Con Müller, in questi 25 anni, gli italiani hanno

provato un'esperienza sensoriale del tutto nuova di

piacere, in perfetto equilibrio con i benefici tipici dello

yogurt, scoprendo prodotti dalla consistenza cremosa

e vellutata, dall'aroma gradevole e dal sapore

inconfondibile, ricco e goloso. La cremosità e il

sapore che rendono inconfondibili gli yogurt Müller

non nascondono segreti. A marcare la differenza tra

uno yogurt “solo” buono e salutare e uno eccellente,

che regala un'esperienza sensoriale intensa e

avvolgente, sono la qualità delle materie prime,

accuratamente selezionate, e la competenza dei

maestri casari, che le lavorano facendo in modo che

gli ingredienti di ogni preparazione possano

esprimere in modo armonico tutta la loro bontà.

Grazie ad una continua ricerca ed un solido rapporto

di fiducia con i partner fornitori dell'azienda, è stata

identificata la perfetta ed esclusiva combinazione

degli specifici fermenti dello yogurt che rendono i

prodotti Müller cremosi e gustosi come li conosciamo

oggi. Le ragioni del successo di Müller sono molto

chiare e si possono riassumere così: qualità dei

prodotti e continua innovazione. Questi elementi

hanno portato l'azienda a raggiungere risultati

importanti in tutto il mondo.

me-moment

MÜLLER, LO YOGURT CHE SODDISFA IL

DESIDERIODITUTTIIPALATIIN

QUALSIASI ATTIMO DELLA GIORNATA

RENDENDO INDIMENTICABILI I PROPRI

MOMENTI DI PIACERE.

LA STORIA

Il Gruppo Müller, formalmente Unternehmensgruppe

Theo Müller S.e.c.s., è una multinazionale tedesca

specializzata nel settore lattiero-caseario (yogurt,

latte UHT, bevande aromatizzate a base di latte,

burro, formaggi, latte in polvere), attiva anche nelle

specialità gastronomiche, salse e cibi pronti,con

sede legale e quartier generale nel Granducato di

Lussemburgo e con varie unità operative dislocate

principalmente in Germania e nel Regno Unito oltre

che negli altri stati dell' Unione Europea, tra cui l'Italia.

Presente sul mercato con un brand che prende il

nome dall'azienda stessa, Müller è estremamente

familiare ai consumatori italiani in associazione agli

yogurt, commercializzati con successo nel nostro

paese dai primi anni '90 (la sede italiana a Verona ha

festeggiato nel 2020 il 25⁰ dalla fondazione).

La storia di Müller ha inizio nel 1896, allorché

Ludwig Müller avvia una molkerei (latteria) nel borgo

Aretsried, in Baviera. L'azienda è di piccole

dimensioni e la produzione di latte, latticini e formaggi

è destinata unicamente al mercato bavarese e a

quello nazionale. Nel 1971 Theo Müller, nipote di

Ludwig, assume le redini della Molkerei. Theo è

portatore di una visione imprenditoriale di più ampio

respiro e sotto la sua direzione l'Azienda intraprende

un processo di crescita. Nel corso degli anni lo yogurt

è diventato uno dei prodotti di punta e l'azienda si

amplia espandendosi nel mondo. Oltre che in

Germania, Müller è presente oggi attraverso filiali

nazionali, operative o commerciali, ad esempio nei

mercati di Regno Unito, Olanda, Lussemburgo, Italia,

Israele, Polonia, Rep. Ceca/Slovacchia e Cina (Hong

Kong), Austria, Svizzera, Belgio, Eire, Slovenia,

Croazia, Bosnia-Erzegovina, Ungheria, Romania,

Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud, Taiwan.

L'esperienza nel nostro Paese inizia nel 1995,

quando apre a Verona la sede italiana Müller.

Grazie al team italiano, che ha portato la sede

italiana al successo a supporto di una campagna

pubblicitaria tanto accattivante quanto dirompente

per la categoria (il memorabile claim e firma della

marca “Fate l'amore con il sapore”), Müller spinge il

mondo dello yogurt a migrare dalla sfera “salute” per

accostarsi a quella di alimenti da sempre legati al

piacere e al gusto quali dessert e gelateria, senza

alterare, peraltro, l'identità del prodotto e le sue

connotazioni salutiste. Müller si afferma rapidamente

come marchio leader dell'indulgence e del memoment.

A 25 anni dal suo ingresso ufficiale sul

mercato italiano, Müller continua a essere punto di

riferimento qualitativo e dell'innovazione di mercato,

grazie anche a una gamma di prodotti sempre più

ampia e articolata in grado di intercettare e

accogliere una molteplicità dei desideri emergenti. In

Italia si colloca al secondo posto - insidiando da

vicino la posizione di leadership - per market share

nel mercato italiano dello yogurt, un segmento del

lattiero-caseario che, secondo rilevazioni IRI, a totale

2019 ha fatto segnare un valore di 1.35 miliardi di

euro per un complessivo totale di 344 milioni di kg di

prodotto e più di 1 miliardo di confezioni. Paola

Scandola, Direttore Marketing di Müller Italia si dice

fiduciosa della partnership con Aida Partners: il

partner più adatto per affiancare il brand in questo

percorso volto a raccontare a media e stakeholder

non solo la realtà di un'azienda innovatrice e attenta

ai nuovi trend, ma anche dell'ampia gamma di

prodotti in grado di soddisfare diverse tipologie di

consumatori. “Aida Partners, con una pluriennale

esperienza nella comunicazione in ambito food,

rappresenta il partner ideale per l'Azienda,

garantendo una gestione professionale delle attività

di comunicazione differenziata in base ai diversi

target di riferimento.

Abbiamo a cuore la crescita dei

nostri clienti e la perseguiamo attraverso strategie di

comunicazione mirate, realizzate ad hoc per ognuno

di loro” dichiara Gianna Paciello, Vicepresidente di

Aida Partners. “Siamo particolarmente orgogliosi

che un love brand come Müller ci abbia scelti come

partner strategici per costruire un'ulteriore crescita

nel nostro Paese”.

Negli anni '80 Müller era pressoché sconosciuta: il

mercato italiano era spartito tra Yomo e Danone.

L'ingresso sul mercato di Müller segna una tappa

importantissima: prima del suo arrivo il consumatore

italiano riconosceva allo yogurt valenze salutistiche

ma non di gusto. Ed è proprio sul gusto che

quest'azienda si è concentrata creando un nuovo

prodotto cremoso e privo di quell'acidità tipica dello

yogurt imponendosi sul mercato con una nuova

categoria di prodotto e sovvertendo le regole auree

del mercato lattiero-caseario: nasce in sostanza un

segmento del tutto nuovo rispetto ai precedenti ceppi

storici dello yogurt bianco e di quello alla frutta, lo

yogurt "cremoso", il quale si afferma come standard e

come qualificazione dello yogurt. Con lo yogurt

cremoso, dal sapore non acido, Müller non solo ha

conquistato i gusti dei consumatori, ma ha anche

avvicinato al consumo di tale prodotto coloro che

sino a quel momento ne avevano preso le distanze.

In questi 25 anni chi parla di Müller associa

inevitabilmente il suo fortunato claim “Fate l'amore

con il sapore”, che coglie perfettamente l'aspetto

emozionale del piacere dato dalla gratificazione

sensoriale di chi assaggia i prodotti Müller.

Atupertu

con Paola Scandola

Direttore Marketing di Müller Italia.

L'OBIETTIVO È DI CAPITALIZZARE GLI

SFORZI DI MARKETING COMPIUTI STEP BY

STEP, LAVORANDO COERENTEMENTE SU

UNA SFERA VALORIALE E SIMBOLICA CHE

SI È DIMOSTRATA VINCENTE.

Nel complesso, abbiamo di fronte un

prodotto/brand “disegnato in modo

esperienziale”.

Avevo stipulato la classica sequenza di domande che

ripercorressero la storia di un grande brand: Müller.

Mi sono poi trovata di fronte ad una donna che è

riuscita, anche semplicemente presentandosi, a

rivoluzionare la mia scaletta: incorreva in me il

desiderio di comprendere il percorso di questa donna

che ha segnato, e che segna, una tappa importante

nella storia e nel successo di Müller. La prima

domanda verte su di lei, ed è inevitabile che sia così

ma non solo perché sia la mia interlocutrice e sia

donna, soprattutto perché attraverso il suo sguardo e

le sue abilità professionali voglio tracciarvi la storia di

un brand, una piccola latteria nato come start up, che

non ha competitors sul mercato internazionale.

Come è arrivata in Müller, Paola?

Sono arrivata moltissimi anni fa quando Müller era


una start up e devo dire che questa ottica e questa

mentalità, nonostante siano trascorsi 25 anni,

continuano ad esistere. Quando si lavora in una start

up la cosa migliore che si possa riscontrare è il

coinvolgimento e la sensazione di costruire delle

cose, come fossimo imprenditori: questo livello

maggiore di responsabilità, di soddisfazione, di sfida,

di evoluzione continua, sono lo stimolo principale, la

motivazione vera su cui lavorare. Per questo dopo

tanti anni sono ancora qui. questo tipo di vivacità

intellettuale, fattiva, rimane lo stimolo principale su cui

lavorare e che mi motiva ogni giorno.

Senza ombra di dubbio l'impiego più bello del

proprio tempo è fare qualcosa che non solo ci

appaghi dal punto di vista professionale, ma che

appaghi la nostra sfera più intima, quello che ci

piace fare ma che ci consente di mettere alla

prova se stessi, di accettare le sfide. Presumo che

uscire dalla zona comfort e mettere alla prova te

stessa sia stato uno degli elementi importanti che

ti hanno portata ad eccellere…

Sì, decisamente. Accettare le sfide significa

fondamentalmente soddisfare il mondo che cambia e

non sedersi ed aspettare che le cose cambino, ma

fare qualcosa per farle accadere e lavorare in aziende

che ti permettono di fare questo è incredibilmente

appagante.

Quando è entrata lei, che cos'era Müller?

Quando sono entrata io, Müller era un'azienda

appena nata. Io sono entrata all'inizio del '98 e

dunque non aveva neppure tre anni di vita, ma aveva

già lanciato sul mercato i primi prodotti con grande

successo e stava per iniziare la sua storia di

comunicazione. In azienda erano presenti poche

persone, tutte giovani e con un'identità

completamente da costruire. Il mercato dello yogurt

poco prima del mio ingresso, a metà degli anni '90,

era statico e lo yogurt veniva percepito dal

consumatore come un alimento salubre e funzionale,

non necessariamente invitante, ma conosciuto per le

sue valenze benefiche: nell'immaginario collettivo era

visto come un prodotto che faceva bene, che aiutava

la digestione e la linea. Non si aveva la percezione

che potesse essere qualcosa di diverso, ed era

questo il limite del mercato. Un mercato infinitamente

più piccolo di quello di oggi, sia in termini volumetrici

che di valore, e soprattutto il consumo pro-capite era

la metà perché le motivazioni d'acquisto della

categoria erano prima di tutto legate alle proprietà

salutistiche e benefiche e non al gusto. Dobbiamo

comunque ricordarci che sebbene questa categoria di

prodotto venga acquistata perché fa bene, lo yogurt

rientra nella categoria alimentare, quindi il

consumatore lo vuole mangiare con piacere e deve

soddisfare anche una parte organolettica. È proprio in

questo contesto che Müller intercetta questa

mancanza e riesce a soddisfarla implementando le

proprietà organolettiche sul prodotto. Le chiavi sono:

cremosità e dolcezza. La storia però non finisce lì

perché un buon prodotto da solo non basta,

soprattutto oggi. Il lavoro che poi è stato fatto negli

in primo PIANO

DONNE DI SUCCESSO 2021

PAOLA

SCANDOLA

Direttore Marketing di

Müller

Italia


Paola Scadola Direttore Marketing di Müller Italia

anni è far comprendere al consumatore la nostra

filosofia che è racchiusa nel nostro claim “Fate

l'amore con il sapore”. Oggi se chiediamo ad un

consumatore di dirci che cos'è Müller, non ci

risponderà che è uno yogurt, ma un'esperienza di

piacere che noi chiamiamo me-moment, un

momento per me. Noi raccontiamo storie che il

consumatore comprende totalmente e fa sue, e

questo è straordinario. E quello che ci restituisce il

consumatore è “Io nel momento in cui voglio

prendermi un momento per me, apro il frigorifero

prendo il mio vasetto, un mix, o uno yogurt alla frutta

piuttosto che un bianco, chiudo la porta, mi rilasso e

mi gusto il mio yogurt in estrema solitudine”. Il

prodotto è un mentore di questo momento di piacere;

uno strumento di piacere.

C'è stato un momento di incertezza circa l'utilizzo

di una comunicazione tanto rivoluzionaria?

Incertezza no, consapevolezza del rischio sì però

devo dire che ogni passo è sempre stato misurato e

validato. Eravamo sicuri di quanto avevamo in mano,

anche se, nel momento in cui si vanno a sradicare

abitudini fortemente consolidate, il contenuto di

rischio è elevatissimo. Si è consapevoli di andare

incontro ad una sfida ed anche quando si hanno in

mano gli strumenti per dire “questa cosa è

accettabile”, rimane sempre il rischio dell'incognita:

ciò che è totalmente nuovo può avere diversi gradi di

accettazione.

Sposare l'estensione di “piacere” al concetto di

“benessere” ha richiesto dunque una grande

abilità comunicativa…

Si, davvero, a tutti i livelli. L'arrivo di Müller sul

mercato ha rappresentato una vera e propria

rivoluzione a livello culturale. E questa è stata la

chiave del successo di Müller. Non avevamo solo un

prodotto eccellente ma lo abbiamo comunicato in

una maniera nuova e diversa spendendo la nostra

unicità legata al piacere. Codici di comunicazione

assolutamente nuovi per il momento storico: a

cominciare dal colore totalmente anomalo per

quell'epoca in cui gli scaffali degli Yogurt avevano

colori “rassicuranti” come il bianco oicolori pastello,

ma anche per l'iconografia diversa. Tirando le

somme: il piacere, l'extra-ordinarietà, la distintività, e

l'eticità sono gli elementi che costituiscono l'anima di

questa marca che ha saputo anticipare, interpretare

e tradurre nei termini che gli sono propri, il mercato

ed il contesto socioculturale del momento.

Siete secondi in Italia per quota di mercato

yogurt, segmento che, secondo le rilevazioni

dell'Iri, nel 2019 ha segnato un valore di 1.35

miliardi per un totale di 344 milioni di chili di

prodotto e più di un miliardo di confezioni. Quale

dunque il vostro vantaggio competitivo?

Sicuramente tra le ragioni del nostro successo

emergono la qualità delle materie prime,

accuratamente selezionate, e la competenza del

nostro dipartimento di ricerca e sviluppo, che

lavorano per fare in modo che gli ingredienti di ogni

preparazione possano esprimere, in modo armonico,

tutta la loro qualità e bontà. Siamo infatti riusciti a

identificare la perfetta ed esclusiva combinazione

degli specifici fermenti dello yogurt, che rendono i

prodotti Müller cremosi e gustosi come li conosciamo

oggi. Dal 1992 Müller gestisce internamente

l'approvvigionamento eiprocessiditrasformazione

della frutta di cui necessita in produzione attraverso

la controllata Alois Müller Naturfarm. La qualità della

frutta si percepisce immediatamente sia che sia

presente in pezzi croccanti, oppure frullata, e lo

stesso discorso vale per altri ingredienti pregiati quali

caffè, nocciola e pistacchio.

C'è un libro che è un po' la mia stella polare

“Della seduzione” di Jean Baudrillard. Un saggio

davvero molto interessante che ci fa

comprendere come tutto sia legato alla

seduzione: come tutte le cose nel mondo

accadano sulla scia della seduzione. Per

trasformarsi in danaro anche la merce deve

rivestirsi di un corpo illusorio e seducente, deve

rendersi visibile e appetibile come immagine.

Nella moda, nella pubblicità, in ogni esposizione

della merce, il desiderio del consumatore è

sollecitato da immagini incorporee che

penetrano nella profondità istintuale della sua

vita. Sempre meno conta il valore d'uso o la

qualità specifica della merce prodotta. La merce

viene venduta solo se è in primo luogo

immagine. È d'accordo Paola?

Certamente. Purtroppo, si tratta di una parola che è

stata sovraccaricata da troppi significati, infatti

l'etimologia ci dice proprio questo: deriva da seducere,

ovvero portare a sé. Se la considerassimo in

maniera sana, pulita, come dovrebbe essere

dovremmo riconoscere che è la matrice originaria del

mondo. Sedurre è quello che sostanzialmente

dovrebbe fare una marca in qualche modo;

coinvolgere il consumatore e farlo entrare all'interno

di questa. Müller è molto attenta a questo tema.

Il 2020 è stato un anno importante...

Sì, decisamente, perché Müller Italia ha compiuto 25

anni. O meglio sono 25 anni che è in Italia. Nasce

come latteria di un bellissimo paesino della Baviera

alla fine dell'Ottocento, poi la vera avventura

industriale nasce negli anni '70 con l'attuale Theo

Müller, il nipote del fondatore, che ha una visione

imprenditoriale di largo respiro e che ha

accompagnato Müller a quello che è oggi: una

multinazionale. È importante festeggiare questo

compleanno con serenità dal punto di vista

aziendale, nonostante l'anno sia stato indimenticabile

per tutti, nell'accezione meno positiva del termine.

Lei è sempre stata vicina a Müller e dunque

presumo sia un punto di riferimento importante

per l'azienda.

Sì, e ne sono orgogliosa. Lavoro in Müller da 22

anni, ne compio 23 quest'anno – sorride – e quindi

faccio parte della memoria storica della famiglia, ma

devo dire che in Müller Italia ci sono molte persone

con importante anzianità aziendale. L'azienda ci ha

dato molto ma anche noi abbiamo dato molto


Müller

emotional

content

sharing

all'azienda, è stato reciproco. Un'azienda che muta,

che innova, non è mai seduta e questo è uno stimolo

importante.

Nella primavera estate 2021 in termini professionali,

che cosa accadrà Paola?

Nella primavera/estate 2021, continueremo a fare

quello che facciamo tutti i giorni: innovare, introdurre

novità sul mercato. Partendo da una riflessione in

merito al periodo che stiamo attraversando, non

possiamo non renderci conto di come il Covid-19 abbia

accelerato tutti i processi di cambiamento. Quindi per

noi significa sempre intercettare i bisogni del

consumatore, che stanno cambiando in maniera

esponenziale, e riuscire a soddisfarli nella maniera più

appropriata. È importante avere sempre in mente che il

consumatore compra lo yogurt motivato

dall'appagamento sensoriale, dalla genuinità e dai

valori che scaturiscono dalla marca.

Questo è un momento di crisi o di opportunità a

parer suo?

Tutte le crisi portano con sé

grandissime opportunità: c'è chi

resterà seduto ad aspettare che le

cose migliorino e chi, il futuro, lo

plasma nel presente.

Quali le strategie competitive che

avete messo in atto, o che

metterete in atto, per il dopo

pandemia?

Punteremo sempre sul binomio

benessere-piacere, noi siamo sempre lì, nel frattempo

ci adeguiamo perché le persone evolvono. Noi

continueremo a rappresentare questo concetto in un

mondo che evolve. Possiamo garantire al consumatore

che staremo sempre al suo fianco per portargli sempre

la coniugazione di benessere e piacere.

Mi parli un po' di lei, Paola…

Ho fatto un periodo di studi classici, mi sono laureata in

Bocconi, quindi ho sempre avuto la passione per la

comunicazione fin da piccola. Il mondo della pubblicità

mi affascinava fin dalle elementari ed ho avuto

l'incredibile fortuna di poter fare quello che amo nella

vita. Trovo che sia un privilegio incredibile il poter

esercitare una professione che ci appaghi

professionalmente ed intimamente e dunque ringrazio il

mondo per avermi dato questa opportunità. Ho iniziato

il mio percorso di lavoro in una grande azienda del

settore food, ho lavorato in Arena e successivamente

per quella che una volta era Kraft, lavorando su brand

come Milka. In seguito, sono entrata in Müller, spinta da

curiosità e voglia di divertirmi nel fare quello che

facevo. Una scelta dettata dall'intuito: d'altronde molte

delle cose fatte sulla scia dell'intuito si rivelano giuste

con il tempo. Diciamo che in Müller ci sono arrivata per

caso e ci resto per volontà.

Questo momento di pandemia e la particolare

congiuntura economica che cosa rappresentano

per voi?

Non vi è dubbio che il mondo stia attraversando una

fase sotto certi aspetti stimolante che ci ha fatto fare in

pochi mesi un salto quantico in molti campi, dall'altra

DONNE DI SUCCESSO

in primo

PIANO

stiamo affrontando una crisi economica importante. Noi

come la maggior parte delle aziende del food non

abbiamo sofferto, come invece è accaduto per altri

settori. Per noi c'è stata l'opportunità di cogliere

l'aspetto positivo di questo momento storico; per il

futuro credo che Müller possa beneficiare, diciamo

così, di tutti gli investimenti che ha fatto in termini di

conoscenza all'interno del mercato stesso. Anche

nell'ambito dell'alimentazione, ci siamo infatti resi conto

che un'alimentazione attenta è importante per

salvaguardare la nostra persona e ci aiuta a vivere

meglio. E dunque per il food non si pone un'area di crisi

importante se le aziende sanno dare risposte adeguate;

ovviamente le risposte sono di contenuto, di valore ma

anche di prezzo certe volte. Non sempre ma comunque

bisogna imparare ad accogliere queste

raccomandazioni da parte dei consumatori.

Müller e la sostenibilità…

Siamo pienamente consapevoli della nostra

responsabilità come produttori

alimentari. In un'ottica di efficienza e di

miglioramento continuo dei processi,

ottimizziamo, ove possibile, l'uso di

materiali di imballaggio e altre risorse.

Nell'ambito del packaging, per

esempio, abbiamo appena lanciato un

vasetto da 500 grammi più ecologico e

destinato a sostituire le confezioni oggi

in commercio. Il vasetto è prodotto

con un materiale composito, ottenuto

rivestendo un sottile involucro interno di plastica con

uno esterno in cartoncino. Questa soluzione comporta

una riduzione del 60% del contenuto di polimeri rispetto

all'attuale vasetto da 500 grammi senza peraltro

compromettere gli indispensabili requisiti di sicurezza

igienica, stabilità e resistenza meccanica. La novità

proposta, coerentemente con l'attenzione aziendale

verso i temi ambientali, rappresenta un importante

passo in avanti nella direzione di un'offerta sempre più

sostenibile.

L'innovazione è un fattore determinante per la crescita

aziendale; le prospettive di espansione di un'azienda

dipendono in maniera sempre più stringente dalla sua

capacità di innovare, passando da una profonda

comprensione del contesto in cui opera, dalla capacità

di saper cogliere tempestivamente i cambiamenti e le

opportunità presenti sul mercato. Müller continua ad

investire nell'innovazione tecnologica e di prodotto.

In un recente comunicato stampa ho letto, ed

apprezzato moltissimo, che Müller ha investito

molto nella tutela della salute dei collaboratori e del

territorio. Me ne parla?

Certamente. Al ritorno dalle vacanze estive, ad

esempio, abbiamo reso disponibile il test sierologico

gratis ai dipendenti su base volontaria. Abbiamo inoltre

predisposto una polizza assicurativa e un pacchetto

assistenza. Inoltre, abbiamo deciso di sostenere il

sistema sanitario con una donazione di 300mila euro a

favore degli ospedali cittadini.

È stato un piacere ed un onore, Paola,

conoscerla più da vicino.


DONNE DI SUCCESSO

in primo

PIANO

LA


STORIA

Fainplast

Nel 1993 Battista Faraotti fonda l'azienda e dà inizio

all'attività produttiva ad Assisi; nel 1996 l'azienda si

trasferisce nel nuovo stabilimento di Ascoli Piceno; nel

1999 raddoppia la superficie coperta e costruisce la

nuova palazzina uffici; nel 2001 inizia la produzione di

compounds Halogen Free; nel 2004 inizio la produzione

di compounds medicali, nel 2006 quella dei compounds

reticolabili e nel 2008 la produzione di altre poliolefine a

basediPEePP; nel 2010 raggiunge il fatturato record di

72 Milioni di Euro; nel 2011 sviluppa ed inizia la

produzione compound Evatech; nel 2019 raggiunge il

fatturato record di 145 Milioni di Euro; nel 2018 si

inaugura il nuovo importante ampliamento dello

stabilimento. Fainplast opera ad Ascoli Piceno nel

nucleo industriale di Campolungo. L'azienda muove i

suoi primi passi all'interno di un primo stabilimento di

circa 4.000 mq. Da lì in poi, la risposta positiva del

mercato, impone continui ampliamenti degli spazi per

incrementare la capacità di stoccaggio e di produzione.

Oggi lo stabilimento si estende su un'area di oltre 85.000

mq ed è costituito da 8 edifici per un totale di 52.000

metri quadri di strutture coperte. Con oltre 80 silos di

stoccaggio e 20 linee di produzione può contare oggi su

una capacità produttiva di circa 90.000 MT/anno. Questo

successo è il frutto di una costante dedizione,

esperienza nel settore e della spinta imprenditoriale del

titolare unite a competenza e capacità d'innovazione.

Una crescita destinata a continuare in un settore dove la

ricerca tecnologica non può fare a meno del valore

aggiunto dato dall'uomo; forse è proprio questo il segreto

del successo di Fainplast.


È CON NOI

ROBERTA

FARAOTTI

RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE FAINPLAST

WELFARE = BENESSERE.

Nonostante il “benessere in

azienda” sia una tematica sempre

più importante per le imprese

italiane, è difficile immaginare come

declinare un modello di welfare nella

propria realtà aziendale. Innovazione

è un modo diverso di prendersi cura

delle persone, sostenere il talento,

creare opportunità; l'approccio

prevede un focus sullo sviluppo del

talento basato sulla convinzione che

ogni dipendente abbia un potenziale

da condividere. Tutto questo

evidenzia da una parte come la

società stia seguendo sempre di più

la strada del welfare aziendale

territoriale, dall'altra di come

un'azienda privata riesca a portare

un valore aggiunto al territorio non

solo in termini economici, ma anche

di qualità della vita dei lavoratori e

dei cittadini. Il welfare aziendale è

vincente se è un progetto d'impresa

che parte dall'ascolto delle esigenze

dei dipendenti; gli imprenditori che

attivano una strategia coerente e

prolungata nel tempo, per il

benessere e la soddisfazione dei

lavoratori e delle loro famiglie,

dichiarano di avere un impatto

positivo sulla produttività e anche

sulla comunità; tra le aziende

aumenta la consapevolezza che

benessere sociale e risultati di

business crescono di pari passo.

Roberta, che insieme al fratello Daniele, porta avanti

l'azienda fondata più di 25 anni fa dal padre Battista,

non nuova alle sfide sociali si è sempre impegnata

attivamente per fornire il proprio importante

contributo all'azienda ed alla società, più in generale,

potenziando le politiche di welfare ed

implementando iniziative e politiche per il benessere

dei dipendenti forte della convinzione del vantaggio

per un'impresa di introdurre delle politiche e dei

benefit che, aumentando la soddisfazione e il

benessere dei dipendenti, aumentano di

conseguenza sia la sua reputazione che la

produttività. Una spiccata sensibilità che l'ha portata

a creare Socially Fainplast di cui è Responsabile:

negli ultimi due anni ha lavorato su un progetto tanto

semplice quanto efficace che ha chiamato la

Cassetta delle Idee che oggi si è trasformato anche

in uno spazio virtuale dove ogni dipendente può

scrivere la propria idea che riguarda l'azienda ma

non solo, per migliorare l'attività produttiva, la vita e

gli spazi lavorativi, i rapporti interpersonali e tanti altri

aspetti. Le idee raccolte vengono valutate ogni tre

mesi e le migliori tre vengono premiate con un

incentivo in busta paga, indipendentemente che si

realizzino o meno. A fine anno il dipendente che ha

proposto “l'idea delle idee” riceve un incentivo di

2000 €. Nel biennio 2018-2019 sono state

presentate 103 idee, premiate 19 di cui 16

realizzate, la quasi totalità, a testimonianza del fatto

che le proposte dei dipendenti vengono sviluppate

ed applicate in differenti settori di Fainplast, dalla

produzione al magazzino, fino alla digitalizzazione di

alcuni processi. Dall'idea più semplice a quella più

strutturata, ognuna ha una sua ragione d'essere,

perché sono i dipendenti che vivono i problemi di

una azienda in prima persona e da loro nascono le

intuizioni migliori.


DONNE DI SUCCESSO

in primo

PIANO

INTERVIEW

Roberta, i nostri più sinceri complimenti per

l'iniziativa “Cosa Fain Mensa?” un progetto

molto bello che denota grande sensibilità ed

affetto nei confronti dei dipendenti…

La nostra azienda è un po' una grande famiglia…

con i nostri collaboratori che va oltre il tradizionale

ruolo datore di lavoro-dipendenti. Tra le persone che

lavorano per noi ci sono anche molti

consanguinei… a parte mio fratello che condivide

con me la leadership aziendale abbiamo anche altri

membri della famiglia sebbene di secondo e terzo

grado e dunque è piuttosto normale che con loro si

abbia un rapporto di amicizia; ma questo vale anche

per gli altri dipendenti.

Le persone sono più motivate se si sentono

parte di un contesto, non crede Roberta?

Sicuramente. Chi lavora in quest'azienda la sente

un pochino anche sua; il sentirla propria è la [...]

Nella foto: Roberta Faraotti con il papà Battista ed il fratello Daniele

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SOCIALLY FAINPLAST: FRUTTA

FRESCA E SERVIZI BENESSERE PER I

PROPRI DIPENDENTI

Il programma di Socially Fainplast adesso è pronto

per riprendere e con l'obiettivo di aggiungere alla frutta

anche delle vaschette di insalata arricchite di frutta

secca, sempre prelevabili dai distributori automatici,

appositamente modificati per questo tipo di

erogazione. L'idea è di fare un pasto o un break sano

e allo stesso tempo leggero, per poi tornare a lavorare

nel migliore dei modi. L'obiettivo di Roberta Faraotti e

Socially Fainplast: presentare i risultati di “Cosa Fain

Mensa?” e far sì che diventino un modello da studiare,

sviluppare e applicare a differenti contesti,

mantenendo sempre le linee guida di una sana

alimentazione che generano un sano stile di vita.

Nella foto:

il Dott. Mario Mauro Mariani e Roberta Faraotti


conseguenza del rapporto che abbiamo instaurato

con loro: tutti cooperano attivamente per la crescita

di Fainplast, non solo dal punto di vista lavorativo

come forza lavoro intendo, ma anche attraverso le

loro idee e consigli. In fondo chi meglio di loro che

lavorano in prima fila, possono dispensare consigli

sul prodotto piuttosto che nel processo lavorativo?

Questa dimensione legata al confronto e all'ascolto

si è sviluppata molto negli ultimi due anni proprio

attraverso un progetto tanto semplice quanto

efficace “La cassetta delle idee” che è lo specchio di

quanto cerchiamo di coinvolgerli e farli sentire

importanti per noi, come in realtà lo sono. Tante

delle loro idee sono state attuate e sono state di

risoluzione tante piccole problematiche relative alla

quotidianità del lavoro e dunque il riscontro lo

trovano anche in questo. Ma non solo. Per noi è

molto importante anche il loro benessere psicofisico.

Il progetto parte dalla consapevolezza che il

benessere a lavoro e in ogni momento della vita non

è solo quello mentale, ma anche quello fisico e

molto dipende dalla nostra alimentazione a

cominciare dalle abitudini da assumere nel luogo di

lavoro per questo, in collaborazione con il dr. Mauro

Mario Mariani, medico chirurgo, specialista in

angiologia, tra i massimi esperti in terapia chelante e

stress ossidativo, abbiamo ideato e promosso il

progetto “Cosa Fain Mensa?”. Si tratta di vaschetta

da 160 g di frutta fresca tagliata a mano, del territorio

e di stagione fornita dell'azienda ortofrutticola di

Ascoli Piceno Orsini & Damiani, disposte in

distributori automatici adattati appositamente per i

formati dei contenitori dalla ditta Liomatic; 10 gg di

scadenza certificati e testati e un prezzo di solo 1 €

per i dipendenti, a fronte di una spesa maggiore per

l'azienda che contribuisce per il resto del costo. Il

progetto però è molto più ampio perché, attraverso

una serie di incontri con il Dr. Mariani, i dipendenti

potranno ricevere delle utilissime informazioni su

come alimentarsi correttamente per impostare al

meglio il proprio stile di vita, indirizzato verso la Dieta

Mediterranea e il benessere a 360 gradi. Ogni

dipendente, se lo desidera, può anche avere

gratuitamente dei consulti personali da parte del dr.

Mariani direttamente in azienda. Inoltre Fainplast

aveva attivato prima del lockdown, e adesso sta

riprendendo, degli incontri di formazione

sull'intelligenza emotiva dedicati al personale

impiegato negli uffici e nei laboratori. Attraverso

l'aiuto di un coach, individualmente o in gruppi, i

dipendenti potranno imparare a comprendere le

proprie emozioni, a gestirle earapportarle a quelle

degli altri.

La serenità non fa bene solo ai dipendenti ma

anche all'azienda…

Lo stipendio non è tutto. L'affezione dei dipendenti

alla propria azienda e la soddisfazione nello

svolgere il proprio lavoro dipende anche da altri

fattori, altrettanto importanti. Dove si sta bene si

lavora anche bene. Per noi in Fainplast

l'investimento economico in termini di welfare è sulla

persona stessa, su ogni singolo dipendente è un

investimento sulle famiglie e sui figli: garantire il

benessere dei dipendenti e dei loro familiari non è

solo eticamente corretto, ma anche un modo sano di

fidelizzarli alla filosofia aziendale, sensibilizzarle ai

temichetrattiamoeafarconoscere loro più da

vicino il lavoro che svolgiamo quotidianamente. La

cosa migliore, come sempre, è la comunicazione,

unita a una buona dose di ascolto perché questo

rende senza dubbio più semplice gestire i conflitti

interni e predispone i propri collaboratori a fare

altrettanto: in questo modo ne esce rafforzato l'intero

sistema e la fiducia complessiva dei lavoratori.

Infine, è bene mettere un accento sull'importanza

dell'ascolto da parte di chi è incaricato di gestire i

processi decisionali. Ricevere feedback è certo

importante, ma se poi non segue un riscontro, si

genera un effetto a catena negativo che va a minare

il livello di fiducia tra dipendenti e datore di lavoro.

Essere aperti ad ascoltare le esigenze dei lavoratori

significa vagliare e accogliere, certo, quando

possibile, le loro richieste. Il tutto nell'ottica di un

miglioramento del clima aziendale. L'Azienda non è

solo strutture, cicli di produzione, prodotti,

macchinari; bisogna imparare a vederla anche come

un crocevia di emozioni e di sensazioni; uno

stratificarsi di vissuti e di vicende, di entusiasmi e di

delusioni, di crescita, di creatività, di movimenti.

L'Azienda ha emozioni, speranze, ricordi,

preoccupazioni soprattutto oggi. E tutte queste

Funzioni, profondamente interconnesse tra di loro,

possono essere armonicamente equilibrate e dare

all'azienda un aspetto di salute, bellezza, prosperità,

benessere, oppure possono impedire di raggiungere

pieni livelli di potenzialità.

La cultura d'impresa è nel suo Dna?

Io non sono nata imprenditrice (sorride), ma

essendo figlia di imprenditori sono cresciuta con la

cultura dell'azienda; ho avuto un esempio di impresa

familiare virtuosa, edificata su un concetto di etica,

sostenibilità, rispetto ed attenzione nei confronti di

tutti i suoi stakeholder. L'esempio è molto

importante. Il sistema valoriale della nostra famiglia

si riflette sull'azienda soprattutto in tema di

attenzione ai dipendenti.

Che cosa significa per lei fare impresa?

Fare impresa significa focalizzarsi, dedicarsi ad

un'attività e farla al meglio. Nel mio lavoro quotidiano

continuo a portare avanti quei valori in cui credo e

che hanno contraddistinto l'azienda cercando di

conciliare la parte strettamente economica con

quella incentrata sulla responsabilità sociale: dalla

sensibilità ambientale agli investimenti sulle risorse

umane… bisogna avere il coraggio di guardare

lontano, di sognare l'inaspettato oltre ogni

prevedibilità visioni, il coraggio, la lungimiranza in

questo mondo del lavoro che cambia alla velocità

della luce e lascia spazio a chi ha il coraggio di

osare con intelligenza.

Il passaggio generazionale alla guida di

un'impresa ricopre uno snodo cruciale nella vita

di un'azienda, in Fainplast come è avvenuto?

Il passaggio generazionale è una transizione che

DONNE DI SUCCESSO

in primo

PIANO

Nella foto Roberta Faraotti: una donna che lavora nel rispetto dei principi di giustizia ed onestà e

garantisce una buona qualità di vita a tutti i dipendenti.


coinvolge dinamiche familiari, interessa l'avvenire

dei dipendenti, si riflette sulle relazioni con clienti,

fornitori e banche... non solo, nel turnover aziendale

il coinvolgimento emotivo gioca un ruolo centrale:

non è facile per un genitore che ha dedicato tutta la

sua vita alla crescita di un'azienda abbandonarla,

anche se ha la consapevolezza che quello che si è

costruito potrà avere un nuovo futuro. Mio padre ad

esempio è ancora in azienda ed è parte integrante…

anzi, diciamo che lui è il “trainatore” di questa

grande macchina: io e mio fratello, ciascuno nel

proprio campo, cerchiamo di portare avanti la sua

filosofia: collaboriamo cercando di intercettare

bisogni e nuove soluzioni. Mio padre “è nato” nel

mondo della plastica, l'azienda ha una fortissima

connotazione famigliare e dunque per me e mio

fratello è stato naturale esserci, sebbene abbiamo

fatto studi diversi… siamo cresciuti all'interno di

questa azienda, per noi è casa. Siamo sempre stati

liberi di scegliere percorsi professionali diversi, ma io

e mio fratello ci siamo sentiti la responsabilità di non

disperdere quello che nostro padre ha costruito

faticosamente negli anni. Il passaggio sta

avvenendo idealmente… nella pratica cambia poco:

tutte le decisioni vengono prese collegialmente. Non

ci sono capi, c'è una famiglia unita che cerca di fare

bene le cose; di fare prodotti eccellenti e di

salvaguardare il capitale umano, tutto il resto ha

poca importanza. La fiducia di mio padre è una

spinta motivazionale molto forte. Io e mio fratello ci

siamo messi in gioco con passione e tenacia.

Ultimamente ho la sensazione che si siano persi

alcuni valori basilari del lavoro, quali l'orgoglio

nell'imparare una professione e la tenacia nel

riuscirci. Ci vuole competenza e curiosità, soprattutto

in un periodo in cui imperversa la crisi.

La tua formazione Roberta?

Io ho fatto giurisprudenza. Solo al termine del

percorso scolastico mi sono accorta di quello che

c'era qui dentro e ho scoperto questa creatività,

questa manualità, questo grande saper fare che è

cultura. Attualmente mi occupo della parte

amministrativa.

Che cosa producete?

Disponiamo di un impianto all'avanguardia con 20

linee di granulazione, 9 dedicate ai compound a

base di PVC, 11 dedicate ai prodotti a base

poliolefinica: questa varietà permette all'azienda di

avere un'ampia capacità ed una elevata flessibilità

produttiva. L'attenzione verso la ricerca & sviluppo ci

permette di soddisfare qualsiasi esigenza. I

compounds Fainplast hanno un ampio ventaglio di

applicazioni in svariati settori. Abbiamo sviluppato

anche un materiale per la moda. Negli anni abbiamo

cercato di diversificare…

Fantastico, come si chiama?

Si chiama EVATECH (copolimero etilenevinilacetato),

un materiale di ultima generazione,

molto leggero e con una piacevole sensazione al

tatto, ecco perchè trova impiego nella produzione di

calzature innovative ed altri articoli tecnici, ma anche

nella produzione di borse, accessori ecc.

Ho letto che avete aperto un forte varco presso il

comparto calzaturiero…

Abbiamo da sempre lavorato per i calzaturifici.

Che cosa vi rende speciali?

La qualità, il servizio e il totale Made in Italy sono i

nostri punti di forza. Sempre più spesso siamo

contattati da consumatori, che ci ringraziano per la

qualità del prodotto facendoci i complimenti per

creare un articolo prodotto in Italia. Creare un buon

prodotto non è soltanto un buon affare, è un obbligo

morale. La nostra azienda è riuscita a dare vita ad

un gran numero di prodotti, interamente concepiti e

realizzati in Italia, ma conosciuti e apprezzati in tutto

il mondo.

Come avete superato il lockdown?

Abbiamo sempre lavorato. É stato uno stress perché

si è dovuti far fronte a tantissimi accorgimenti;

lavorare con la paura del contagio anche se la

nostra azienda è strutturalmente protetta: nel senso

che ognuno ha la propria postazione, anche in

produzione. La pressione a livello psicologico è

sempre stata fortissima ma nonostante questo

nessuno si è sottratto al proprio dovere: e questo

riflette quello di cui parlavamo all'inizio, il concetto di

grande famiglia. É stato davvero bellissimo vedere

tutto questo affetto anche quando il quadro

epidemiologico era davvero preoccupante, per cui

era necessario tenere i nervi saldi. La salute dei

nostri collaboratori è un bene primario da tutelare ed

è stata una nostra scelta concedere la possibilità di

lavorare in smart working, laddove era possibile

farlo, e far restare a casa i lavoratori più fragili.

Abbiamo delegato molto perchè abbiamo la fortuna

di avere una squadra di persone in gambissima.

Certo che unitamente alle deleghe, abbiamo dato

loro gli strumenti per poter crescere, per svolgere al

meglio le proprie funzioni. Ad alcuni nostri clienti

abbiamo concesso delle dilazioni, ma devo dire che

il 99% malgrado la grave crisi economica che ci ha

investiti ed a fronte della nostra disponibilità a

concedere dilazioni nei pagamenti, ha preferito

onorare tutte le scadenze. I clienti, anch'essi sono

un bene prezioso, ed è importantissimo essere

collaborativi in un momento in cui tutti i settori

dell'economia sono in crisi. Non siamo certamente le

persone che chiudono la porta in faccia, se ci sono

dei problemi cerchiamo di affrontarli insieme. Il

nostro mantra è la soddisfazione del cliente.

Che difficoltà trovano le mamme che lavorano?

Da una parte bisogna fare i conti con la scuola

piuttosto che con il nido, le attività extra dei bambini,

l'organizzazione dei lunghi periodi di vacanze e

dall'altra le mail che arrivano senza fine e la

competitività del mercato del lavoro, oltre al fatto che

tutti noi come clienti siamo diventati iper esigenti e di

conseguenza le aziende sono diventate

organizzazioni sempre più complesse. Tutto ciò

rende entrambi gli ambiti davvero difficili da gestire.

Bisogna darsi delle priorità e non farsi prendere dai

sensi di colpa. Non potrò essere a tutte le feste

(almeno cinque all'anno) che vengono fatte a scuola,

cosìcomeavoltedovròdiredinoaunfornitoreoa

un investitore. Ma va bene così perché sono certa di

riuscire a trasmettere ai miei figli tutto l'amore che

ho, dando loro anche un esempio positivo di madre

che lavora con grande motivazione.

É un settore tradizionalmente maschile il vostro?

Sì, ma soprattutto perché la produzione richiede un

lavoro fisico piuttosto duro… le donne sono per lo

più in amministrazione: una ventina in totale.

Cerchiamo in tutti i modi di andare incontro alle

esigenze di queste donne soprattutto se hanno figli.

Ecco, una cosa che mi manda in bestia è che le

donne, ancora oggi, siano costrette a scegliere tra

lavoro e famiglia. Io sono madre di tre figli e

comprendo quando possa essere difficile conciliare

tutto. Lavorando in azienda tutto il giorno un aiuto è

necessario attraverso i nonni e la babysitter, ma poi,

quando rientri in casa, hai comunque tutta una serie

di mansioni alle quali non puoi sottrarti. Si parte

svantaggiate rispetto ad un uomo, non c'è niente da

fare. La fortuna è di avere un marito, un compagno,

che ti sostiene, che condivide le ansie, le

problematiche, ed il lavoro in casa… mi ritengo

molto fortunata ma purtroppo, vedo molte donne che

si trovano da sole a gestire la responsabilità della

casa e dei figli. É giusto che si parli di questo

problema affinchè le donne riescano a coniugare il

desiderio di essere madri con il desiderio di crescere

professionalmente, di trovare una loro dimensione.

Che cosa significa impresa 4.0?

Nel nostro settore significa: “Futuro”. Infatti, la nostra

azienda si sta adeguando già da tempo alla frenetica

evoluzione dei processi industriali volti alla

digitalizzazione delle catene di filiere, al fine di

essere sempre più competitivi nel mercato globale

ma soprattutto significa investire in una Ricerca

continua e constante.

Le faccio i complimenti, trovo che

lei sia una donna davvero molto

bella, in sintonia con la bellezza di

quello che suo padre ha creato e

che lei e suo fratello farete

crescere, potenziandolo.

Sono certa che il futuro di Finplast

sarà bellissimo…

Valeriana Mariani

Si ringrazia AIDA partners

per la splendida

collaborazione

www.aidapartners.com

www.dimagazine.it


Zona Ind.le Campolungo II fase

63100 Ascoli Piceno - Italy

Tel. +39 0736.403605 - Fax +39 0736.403807

E-mail: info@fainplast.com

www.fainplast.com


È CON NOI

SARA

DONNE DI SUCCESSO

in primo

PIANO

FERRERI

Key Account Director SAPI srl

SAPI, UN ESEMPIO VIRTUOSO DI

ECONOMIA CIRCOLARE IN ITALIA CHE HA

UN UNICO OBIETTIVO: FARE LA

DIFFERENZA.

Sapi è un'azienda italiana che dal 1993 rigenera cartucce toner per la stampa laser e

stampanti e copiatrici digitali, ri-producendo i consumabili esausti che altrimenti

sarebbero avviati allo smaltimento. Negli anni il Gruppo è cresciuto arrivando a offrire

oggi un vero e proprio modello di Economia Circolare applicato al settore della

stampa digitale. Con Sapi Service, costituita nel 2009, l'azienda assicura ai clienti la

gestione e la manutenzione personalizzate delle stampanti in uso per prolungarne la

vita utile e la funzionalità. Con Bepro Italia, a partire dal 2014, riacquista e

commercializza, attraverso una piattaforma di e-commerce, consumabili originali

inutilizzati per stampanti e copiatori. Oggi Sapi, leader italiana del settore printing e

tra i primi produttori a livello mondiale, è riuscita a creare un modello alternativo di

consumo basato sul recupero e riutilizzo dei consumabili e sull'allungamento della

vita utile degli strumenti di stampa. Quello che prima era considerato un rifiuto

speciale da smaltire diventa la base per la creazione di prodotti e servizi sostenibili,

circolari, intelligenti, senza spreco di materia ed energia. Con due stabilimenti www.dimagazine.it 5


presenti in Lombardia, valutati nel settore tra i migliori al mondo, e quindici linee produttive diverse,

Sapi oggi produce fino a 30.000 unità ricostruite al mese. Sapi è un'azienda profondamente radicata

nella comunità e nel territorio in cui opera. Una grande realtà che crede nel valore delle persone: non

va dimenticato che proprio sul capitale umano si gioca la competizione globale. Una competizione che

muove dalla consapevolezza di una profonda sinergia tra la capacità di attrazione di capitale umano

qualificato e la crescita sostenibile del capitale sociale ed economico. Il trasferimento della

conoscenza e della contaminazione delle competenze è un connubio imprescindibile per accelerare le

opportunità di crescita, creare vantaggio competitivo su scala globale e stimolare un percorso di

sviluppo sostenibile nel tempo.

INTERVIEW

Bentrovata Sara, ci parla degli esordi di SAPI?

Se non erro nasce come azienda familiare…

Non sbaglia, Sapi nasce nel '93, siamo un'azienda

familiare, da trent'anni ci occupiamo di rigenerazione

di cartucce. I miei hanno iniziato questa attività

perché allora era un mercato con un forte potenziale

di espansione. Sono partiti in un piccolo negozio con

la commercializzazione di prodotti rigenerati, poi

hanno visto che la commercializzazione da sola

faceva vendere loro dei prodotti che a volte non

funzionavano bene e dovevano metterci loro la

faccia (sorride) ed i miei genitori l'hanno trasformata

in un'azienda di produzione. Oggi siamo un'azienda

metalmeccanica e produciamo i prodotti che

vendiamo… anzi, non produciamo ri-produciamo

perché la nostra attività è assolutamente atipica

rispetto ad altre: la nostra materia prima è qualcosa

che è già stato prodotto e che è già anche stato

utilizzato a cui diamo nuova vita. Fin dalla nascita

l'azienda ha scelto di ricoprire un ruolo decisivo nel

processo di riduzione del quantitativo dei rifiuti,

riutilizzando materiali destinati ad essere dismessi,

riducendo gli smaltimenti e contribuendo a

proteggere le risorse naturali che altrimenti

verrebbero consumate, invitando il consumatore ad

una scelta etica e responsabile.

Siete gli unici in Italia in questo settore?

Siamo gli unici rimasti (sorride)…

Quanto è importante oggi essere un'azienda

italiana certificata Made in Italy?

Noi da sempre abbiamo tentato di comunicare

l'italianità dei prodotti SAPI. Siamo un'azienda

profondamente radicata nella comunità e nel

territorio in cui operiamo. Mantenere l'intera filiera

produttiva in Italia ha significato da sempre per il

Gruppo creare ricchezza, opportunità e lavoro in

una logica di valorizzazione della comunità di cui fa

parte. La scelta di essere “made in Italy” ci consente

di garantire la qualità certificata dei prodotti, di

accorciare la filiera produttiva, con una conseguente

riduzione dell'impatto ambientale, di formare

competenze innovative e di esercitare un impegno

concreto nei confronti dell'ambiente e della salute

dei consumatori e dei lavoratori. Abbiamo da

sempre considerato il territorio la nostra forza, tanto

da impegnarci socialmente a livello locale,

organizzando eventi che coinvolgessero la

popolazione e promuovendo iniziative di utilità

sociale, a livello nazionale, collaborando con

organizzazioni ambientaliste e internazionale. In

passato abbiamo aderito al programma dell'Onu

United Nations Global Compact (UNGC) per la

creazione di una economia globale più inclusiva e

sostenibile.

È poi una differenza fondamentale, ovvero

acquistare un prodotto italiano certificato è

molto meglio che acquistare un prodotto

asiatico perché difendere, l'interesse nazionale

equivale a difendere i produttori e difendere i

produttori significa difendere l'interesse

nazionale…

La rigenerazione dei prodotti si inserisce all'interno

di un modello virtuoso di economia circolare in

quanto vengono minimizzate le emissioni di CO2,

viene privilegiato il riutilizzo delle materie prime

secondo gli scopi originali e si riduce in maniera

importante la quantità di rifiuti, anche pericolosi, da

inviare allo smaltimento finale, con un impatto

ambientale di circa l'84% in meno rispetto al

prodotto originale. Purtroppo la polvere di toner

viene prodotta solo nel continente asiatico e dunque

siamo costretti ad acquistarla là, ma questo incide

pochissimo perchè tutta la produzione è interamente

italiana. Speriamo che in futuro prossimo anche

questo componente possa essere prodotto nel

nostro paese…

Vero Sara, Acquistare Made in Italy vuol dire

sostenere l'economia, poi oggi grazie ad una

maggiore sensibilità nei confronti dell'ambiente,

e grazie anche alle normative, la richiesta dei

prodotti italiani sostenibili è cresciuta

sensibilmente…

Fino a poco tempo fa ci sceglievano solo per il

risparmio, adesso le cose sono cambiate e di questo

sono veramente felice… perché scegliere, laddove è

possibile ovviamente, un prodotto italiano, ha

vantaggi enormi, sotto tutti i punti di vista.

La sostenibilità è diventata una potente proposta

di valore per i consumatori sempre più

consapevoli. Dimostra di essere a conoscenza

delle problematiche sociali e ambientali che

affliggono la società e dimostra il modo in cui

contribuisci a farlo e dimostra il modo in cui

contribuisci a farlo come rivenditore…

Quando si parla di sostenibilità aziendale ci si

riferisce a una nuova concezione dell'attività

imprenditoriale, secondo cui il fine ultimo dell'attività

d'impresa non può consistere nella sola

massimizzazione del profitto ma va esteso alla

creazione di valore nel lungo periodo, a vantaggio di

tutti gli interlocutori aziendali e delle esigenze delle

generazioni future. I cambiamenti avvengono

lentamente; le aziende dovrebbero cambiare le loro

politiche di acquisto. La sostenibilità in azienda è

una sfida di più ampio respiro, che chiede

cambiamenti soprattutto nell'operare quotidiano,

prestando attenzione agli aspetti sociali e ambientali

soprattutto nelle attività alla base della generazione

di risultati economici attesi. In ogni caso io, il

domani, lo vedo in maniera molto positiva, a parte il

Covid, credo che questa sensibilità ambientale

possa cambiare lo stato delle cose. Siamo

finalmente agli albori di una nuova era in cui

trionfano eticità, moralità, ecosostenibilità e

solidarietà.

Perché investire nella sostenibilità ambientale?

Perché è quello che oggi anche i consumatori

vogliono ed anche perchè ridurre l'impatto

ambientale per un'azienda significa ottenere

vantaggi competitivi. Questioni come il cambiamento

climatico, l'eccesso di rifiuti e le modalità di lavoro

non etiche sono molto più importanti di quanto lo

fossero in passato e questo ha un effetto a catena

quando si tratta delle nostre abitudini di acquisto.

Acquistando una cartuccia rigenerata da SAPI

che tipo di risparmio ho?

Acquistare una cartuccia rigenerata da noi

garantisce un risparmio economico di circa l'84% a

parità di qualità e resa di stampa; il costo non solo è

molto più basso rispetto a una cartuccia originale ma

ha anche evidenti benefici ambientali, grazie al

minor utilizzo di risorse ed energia. Acquistando da

noi dunque, non si otterrebbe soltanto un sending

economico ma anche ambientale. Ogni anno in Italia

circa 30 milioni di cartucce a getto d'inchiostro e

dieci milioni di cartucce toner finiscono nelle

discariche.

Un obiettivo nobile il vostro perché oltre che riprodurre

quei consumabili esausti che altrimenti

sarebbero avviati allo smaltimento, create

occupazione…

Si. Per fortuna nel tempo con la crescita del fatturato

abbiamo aggiunto persone mantenendo però

sempre quelle iniziali; un capitale umano che è

molto importante tenere vivo e portare avanti…

Che bello…

Siamo partiti così, nel piccolo, e poi a mano a mano

abbiamo aggiunto persone accrescendo il know how

interno perché per noi il capitale umano è

fondamentale. La nostra attività è prevalentemente

manuale per cui è basata sulla competenza delle

persone: noi abbiamo persone che lavorano con noi

da circa trent'anni… abbiamo aggiunto persone

sempre attenti a sviluppare le loro competenze. Ci

piace definirci professionisti Made in Italy, perché

non c'è frase che meglio riassume il nostro modo di

lavorare ed è questo il marchio che vogliamo fissare

su ogni prodotto. Professionisti perché le

competenze tecniche e manageriali di chi lavora nel

nostro Gruppo permettono di mantenere alti gli

standard. La scelta dei tecnici più competenti e dei

migliori materiali porta alla creazione di prodotti ben

fatti che si collocano al top di gamma della

categoria. L'autentico Made in Italy è quello che

mantiene l'intera filiera in Italia, una scelta difficile

ma necessaria se vogliamo contribuire allo sviluppo

economico del territorio attraverso la valorizzazione

delle professionalità locali. Made in Italy è sinonimo

di bellezza e cura, valori che abbiamo accolto nella

nostra azienda, declinandoli nel settore stampa.

L'attenzione per i dettagli e il rigore esecutivo sono

gli elementi che contraddistinguono i nostri prodotti e

ci permettono di competere da protagonisti nel

mercato nazionale e internazionale.

Quindi voi date una seconda vita ai prodotti...

Esatto. Noi partiamo da un prodotto usato, andiamo

a disassemblarlo, depolverarlo e poi a riempirlo di

nuovo con polvere di toner sostituendo anche tutte

le parti che nel tempo si sono usurate e che il nostro

laboratorio ha definito come necessarie da sostituire

per dare nuova vita al prodotto… dopo di che il

prodotto viene riassemblato e riposto in magazzino

per essere distribuito ai nostri clienti. I procedimenti

sono similari anche s ovviamente la stampante

diversamente dalla cartuccia non viene riempita di

polvere toner però comunque andiamo a ricostruirla

ed a sostituire tutte le parti che si sono usurate nel

tempo perché funzioni correttamente.

A livello ambientale, quali sono i benefici di un

prodotto rigenerato?

L'attività di rigenerazione produce (con una filiera

tutta italiana) prodotti certificati e rispettosi dei nuovi

Criteri Ambientali Minimi contenuti nel Decreto

Ministeriale del 17 ottobre 2019. Finalmente i nuovi

CAM riconoscono il valore professionale, ambientale

ed economico dei prodotti rigenerati di qualità.

Siete già in possesso della certificazione SWAN

Label per il rispetto di elevati standard

ambientali e qualitativi del singolo prodotto e

della certificazione EPD attestante la

sostenibilità ambientale di tutte le fasi, avete

ottenuto quest'anno anche la prestigiosa

certificazione ReMade In Italy; un altro grande

traguardo. Quanto lavoro c'è dietro questi

successi?

Dietro a questi successi c'è la nostra Vision. Il nostro

obiettivo è creare lavoro e ricchezza sviluppando un

nuovo modello di consumo alternativo ed

ecosostenibile, grazie a prodotti che, a parità di


performance certificata, coniugano qualità,

vantaggio economico e rispetto per

l'ambiente. Possiamo sperare che i rifiuti

speciali anche in Italia diventino una

risorsa, come già succede in altri Paesi

europei e non un'emergenza come in

Germania ad esempio, dove i rifiuti

vengono riutilizzati per il 70%, superando

di gran lunga il target che si era posto

l'Unione Europea per il 2020. Per produrre

una cartuccia toner nuova (originale o

compatibile) servono 4,5 litri di petrolio.

Secondo una ricerca condotta da IDC Italy,

ogni anno in Italia si utilizzano 10 milioni di

cartucce toner e si stampano circa 80

miliardi di pagine. Alla luce di questi dati,

se tutte queste cartucce dovessero essere

prodotte nuove avremmo un consumo di

petrolio che sfiorerebbe i 45 milioni di litri.

Come vengono smaltiti toner, cartucce

e stampanti?

Una volta esauriti, toner, cartucce e

stampanti diventano rifiuti destinati allo

smaltimento, o più precisamente,

diventano “rifiuti speciali”, che hanno

bisogno di procedure particolari e costose

per raccolta, smaltimento e trasporto. Oltre

l'80% dei rifiuti prodotti nel nostro Paese è

composto da rifiuti speciali. Il recupero dei

materiali esausti viene effettuato da

operatori autorizzati, i quali li consegnano

alle aziende che fanno rigenerazione

affinchè ritornino a essere prodotto,

evitando così che migliaia di cartucce

finiscano in discarica e che vengano

consumati inutilmente ettolitri di petrolio.

Guardando ai dati di consumo, se per

produrre una cartuccia nuova servono

circa 4 litri di petrolio, per ri-fabbricarne

una si possono ottenere risparmi

energetici fino all'80%, con conseguenti

riduzioni delle emissioni di CO2

nell'atmosfera. Analogamente utilizzare

una stampante ri-prodotta insieme ad un

consumabile rigenerato permette risparmi

dei costi economici che possono superare

il 50%. Un prodotto rigenerato costituisce

una scelta eticamente corretta, fondata sul

risparmio di materia e di energia, nel

rispetto della salute umana, della

conservazione delle specie animali e

vegetali, dell'ambiente, del paesaggio, del

patrimonio culturale e del lavoro.

Il cuore del vostro sistema?

Il cuore del nostro sistema è la ricerca e lo

sviluppo: abbiamo un laboratorio

all'avanguardia e un team di tecnici

specializzati che permettono di creare

DONNE DI SUCCESSO

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It is harder to crack prejudice than an atom

“ È più difficile rompere il pregiudizio che un atomo. ”

Albert Einstein

Il vantaggio di comprare ricondizionato è che risparmi sul prezzo ma non sulla qualità. I prodotti ricondizionati infatti sono come i

nuovi, quindi hai sempre la sicurezza di acquistare un oggetto in ottime condizioni estetiche e funzionali e del suo marchio originale.

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DONNE DI SUCCESSO

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I 25 anni di SAPI:

nella foto Sara Ferreri, la primogenita della famiglia, con i fratelli Davide e Federico, la sorella Chiara ed i genitori Liana e Franco Ferreri, i fondatori di Sapi, un'azienda

da sempre ispirata a un modello di business etico e sostenibile.


creare prodotti sicuri e certificati. Ad oggi nel

laboratorio lavora un team di 6 persone che

sviluppano, anzi ri-sviluppano i nostri prodotti che

sono cartucce e componenti per stampa laser ma

negli anni si sono anche aggiunte stampanti

multifunzioni… e dunque noi andiamo a

ricondizionare la parte arduer delle stampanti.

L’innovazione è uno dei nostri motori fondamentali;

investiamo da sempre in ricerca e sviluppo.

L’innovazione è uno dei motori fondamentali della

crescita e delle attività di SAPI.

Sapi è una delle realtà mappata nell’Atlante

Italiano di Economia Circolare. Recentemente

avete pubblicato sul vostro sito Sapi Rigenera, il

manifesto dedicato alla sostenibilità,

all’economia circolare e all’innovazione, per

raccontare in dieci punti il vostro percorso di

crescita che in poco meno di 30 anni ha

trasformato una semplice start-up a produttore

riconosciuto tra i primi 5 del settore in Europa e

tra i primi 10 a livello globale con un fatturato

che sfiora gli 11 milioni di euro l’anno di cui gran

parte viene investita nell’attività di ricerca e

sviluppo per raggiungere standard qualitativi di

riciclo e ri-manifattura sempre più elevati.

L’orizzonte è molto promettente… Quali, le

dimensioni del mercato legato allo smaltimento

in Italia?

Il nostro mercato interno è di circa il 50% ed il

restante 50% viene venduto in Europa. Da una

decina d’anni vendiamo anche Australia e Sudafrica

ma con il Covid questo business con l’estero

chiaramente si è molto ridotto. L’apertura ai mercati

internazionali è sempre stata la vocazione aziendale

ed è oggi la parte che io seguo personalmente.

All’interno dell’azienda mi hanno raggiunto anche i

miei fratelli che operano in ambiti diversi. L’idea è

quella di far crescere la nostra realtà perché ci

crediamo profondamente. Crediamo in questo

progetto di crescita che ha anche tanti valori.

Questo è molto bello Sara, e sa perché? Perché

in molte aziende, anche affermate, la cosa più

delicata è il passaggio generazionale e tante

volte i figli non intendono portare avanti tutto

quello i genitori hanno faticosamente costruito…

e invece lei ed i suoi fratelli intendete impegnarvi

nell’azienda di famiglia per farla crescere. Quanti

figli siete?

Quattro: due femmine e due maschi.

Lavorate tutti in azienda?

Si, adesso sì. Io sono la primogenita.

Per i suoi genitori sarà una cosa bellissima il

vedervi tutti, oggi, impegnati a dare continuità a

quello che loro hanno costruito con tanti

sacrifici perché in molti casi appunto questo non

avviene… ed è davvero molto bello ritrovare

quel clima famigliare anche in azienda. Presumo

però che non sia stato semplice per voi…

Sono stati degli anni molto positivi ma non è stato

semplice ogni anno cerare di inventarsi nuove cose

per andare avanti. L’azienda è stata continuamente

forzata ad adattarsi ad un ambiente in continua

evoluzione e far questo non è un compito facile.

Come ha affrontato il lockdown?

Sono una donna, una moglie, una mamma di un

bimbo di quasi tre anni e mezzo, Leonardo… lavoro

in azienda e quindi a livello psicologico non è stato

facilissimo gestire tutto, anche perché io ho sempre

lavorato. Penso che in questo periodo di lockdown

le donne, soprattutto se mamme, siano state, come

dire “forgiate” … siamo state tutte presumo delle

super eroine (sorride).

Per la prima volta nella sua storia millenaria

l’umanità si trova a dover svolgere molte attività

umane e sociali senza il contatto fisico, senza la

presenza, senza rapporti umani diretti. Abbiamo

imparato una vita “virtuale” e tutto ciò

modificherà profondamente e

antropologicamente il nostro essere uomini e

donne. La sfida della nostra generazione è

affrontare tutto questo e trovare delle soluzioni.

La pandemia ci lascerà sicuramente un mondo

diverso, più povero, più diseguale, perché la

crisi sta colpendo tutti i settori dell’economia

mondiale ma tutti abbiamo imparato una cosa

fondamentale: che siamo esseri umani, fragili.

Se vogliamo cambiare sul serio la realtà intorno

a noi dobbiamo cambiare prima ciò che abbiamo

dentro. Ecco perché all’economia deve essere

applicata non solo l’etica ma finanche la

spiritualità: un mondo più felice è davvero

possibile, basta cambiare una volta e per tutte il

nostro modo di pensare individuale e alla fine

collettivo…

Raccontarsi è importante. Quello che cerco di fare io

è creare un rapporto umano con il cliente perché per

portare avanti il business bisogna essere partners.

Sia con il cliente che con il fornitore. In fondo

l’obiettivo è uguale per tutti: se siamo contenti

entrambi, meglio. L’etica nel lavoro è

importantissima. Il rapporto umano aiuta moltissimo:

un cliente soddisfatto dei nostri prodotti, piuttosto

che dei nostri servizi, per me è la gratificazione più

importante.

Che cosa si augura in futuro Sara?

Mi auguro di portare avanti l’azienda di famiglia e di

farla crescere nel rispetto dei valori e degli ideali che

mi hanno trasmesso i miei genitori.

Si ringrazia AIDA partners

per la splendida

collaborazione

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Nella foto:team work SAPI

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Donne sicule:

non solo quote ma soprattutto

numeri che le fanno brillare come

s t e l l e !

Secondo i dati del Bilancio di genere per l’esercizio finanziario 2019, redatto

dalla Ragioneria Generale dello Stato, la partecipazione delle donne nel

mercato del lavoro, pre Covid, era in miglioramento in Italia e l’occupazione

femminile aveva superato, anche se di poco, in quell’anno la soglia del 50 per

cento. Rimaneva tuttavia ancora lontana dai livelli di altri paesi europei (la

media dell’UE-28 è al 64,1 per cento) e il divario rispetto agli uomini era ancora

rilevante, sia in termini di occupazione che di retribuzione. Nel Sud d’Italia

persisteva una marcata differenza tra tasso di occupazione delle donne

settentrionali e meridionali ( pari rispettivamente al 60,4 e al 33,2 per cento). Il

dato allarmante era sulle nuove generazioni: rimanevano indietro le più

giovani e le donne residenti al Sud non solo in termini di tasso di occupazione

ma anche di tasso di inattività. Le ragazze che fino a 34 anni non cercano

lavoro era ancora il 33% . La pandemia in atto ha aumentato le disparità e le

disuguaglianze sociali, aggravando e azzerando i lievi progressi che ci

facevano comunque esultare. Un sondaggio dell’ Onu ha messo nero su

bianco l’esperienza vissuta di milioni di donne nel mondo che, nella prima

metà del 2020, si sono fatte maggior carico dell’assistenza all’infanzia,

dei lavori domestici e hanno subito in media più licenziamenti rispetto alla

controparte maschile. Un quadro più completo è offerto dal Covid-19

Global Gender Response Tracker: a causa della pandemia e delle sue

ricadute, all’inizio di settembre, le Nazioni Unite prevedevano che il tasso

di povertà tra le donne sarebbe aumentato del 9,1%. A luglio il McKinsey

Global Institute ha riferito che la crisi ha reso i posti di lavoro occupati in

rosa 1,8 volte più vulnerabili di quelli degli uomini. Inoltre, i dati di

Unincamere confermano che anche nel mondo dell’imprenditoria l’impatto

del Covid-19 ha picchiato più duro sulle realtà a guida femminile: sia perché

una parte cospicua si concentra nei settori più colpiti dalla crisi (ristorazione,

turismo, spettacolo) sia perché, come detto, sulle donne ricadono molte

incombenze familiari scatenate dalla pandemia.

DHEBORA

MIRABELLI

PRESIDENTE REGIONALE SICILIA CONFAPI

DONNE DI SUCCESSO 2021

in primo PIANO


TRA APRILE E

SETTEMBRE C’È STATO

UN SIGNIFICATIVO

ARRESTO DELLA

VOGLIA DI METTERSI IN

PROPRIO DA PARTE

DELLE DONNE:

nel secondo trimestre, in particolare, il numero di

nuove imprese femminili è crollato del 42,3% , ben

più del -35,2% registrato dalle aziende maschili.

Anche nel terzo trimestre, nonostante la ripresa

dell’economia, le nuove iscrizioni al registro

camerale hanno continuato a scendere, segnando

un -4,8%, mentre le nuove imprese maschili sono

aumentate dello 0,8%. Rispetto alle imprese

maschili, quelle femminili dimostrano a seguito

della crisi maggiori problemi di liquidità (38% contro

il 33% degli uomini), di approvvigionamento delle

forniture e di accesso al credito. Per questo hanno

chiesto di accedere alle misure di ristoro più delle

imprese maschili ( 28% contro il 20% ) e chiedono

aiuti per accedere al credito, oltre che supporto per

la digitalizzazione. Ma se questo è vero e

altrettanto vero che le criticità hanno rafforzato

l’ingegno di quelle donne e imprese rosa che

avevano una marcia in più. Questo soprattutto nel

sud più colpito dal punto dall’emergenza

economica figlia di quella sanitaria. Dedicherò il

paragrafo successivo al racconto di aziende rosa e

imprenditrici che hanno dimostrato di leggere i

contesti e adottare interventi innovativi in diversi

settori che oggi e per i prossimi anni si rivelano

fondamentali e indispensabili per la ripresa.

Esperienze di successo e positivi role models

femminili in questo campo sono ancora più

determinanti se li contestualizziamo in uno

scenario politico e di governo che manifesta in

piena crisi ancora di più inadeguatezza e

arretratezza culturale.

Mentre, infatti, l’Europa e il suo Presidente Ursula

von der Leyen ribadiscono che “La parità di

genere è un principio fondamentale dell’Unione

europea, ma non ancora una realtà.” ,eche“nel

mondo degli affari, in politica e nella società nel suo

complesso potremo raggiungere il nostro pieno

potenziale solo utilizzando tutti i nostri talenti e la

nostra diversità. Impiegare soltanto la metà della

popolazione, la metà delle idee e la metà

dell’energia non è sufficiente.”, molti in Italia e,

soprattutto al Sud, ancora posticipano il

riconoscimento e l’attuazione del principio di parità

tra sessi, seppur costituzionalmente garantito,

causando preoccupanti e allarmanti rallentamenti

nel progresso e crescita culturale, sociale ed

economica futura.

Il divario di genere in economia, giova ricordarlo, ci

costa oltre il 40% di risorse e talenti non utilizzate.

Combattere per il raggiungimento della piena parità

di genere in ambito economico è importantissimo

per contrastare anche fenomeni e piaghe sociali in

aumento come le molestie e le violenze sulle

donne eifemminicidi. Infatti, nell'impegno contro la

violenza sulle donne riveste un ruolo di primo piano

l’investimento sul lavoro e sulla valorizzazione

dell’esperienza femminile. Il sostegno

all’indipendenza economica è una leva molto

efficace per contrastare la violenza di genere e

tutelare le vittime di questa piaga sociale resa

ancora più grave dall’emergenza sanitaria dovuta

alla pandemia da Covid-19. Tra le principali vittime

del Covid-19 ci sono le donne fragili e vulnerabili. Il

lockdown e lo smart working hanno avuto

ripercussioni molto forti sul fenomeno della

violenza contro le donne, soprattutto in ambito

domestico. Già nella scorsa primavera i numeri

internazionali parlavano di una crescita delle

violenze dovute all’isolamento forzato imposto in

moltissimi Paesi del mondo. Questo fenomeno

resta comunque molto difficile da misurare, perché

è in larga parte sommerso. Esistono però alcune

statistiche che permettono di valutare quale sia

stato il peggioramento della violenza di genere in

Italia soprattutto nei mesi caratterizzati dal

lockdown e nel periodo immediatamente

successivo. A fine ottobre Istat ha pubblicato una

serie di dati per comprendere come sia aumentata

la portata della violenza di genere in Italia,

utilizzando le rilevazioni sulle chiamate al numero

1522, coordinato dal Dipartimento per le pari

opportunità. Tra marzo e giugno 2020 – il periodo

più fortemente condizionato dalle limitazioni per

l’emergenza coronavirus – le chiamate valide al

numero antiviolenza 1522 hanno segnato un

aumento di circa il 120 per cento rispetto allo

stesso periodo dell’anno precedente, passando da

quasi 7 mila a oltre 15.200. Un aumento di circa il

72 per cento è stato registrato anche nel periodo

che va da marzo a ottobre scorso. Ecco perché le

battaglie per mettere a sistema la “ risorsa donna” e

promuovere la parità in economia e politica sono

cruciali in Italia nei prossimi anni. Se vogliamo una

più rapida ripresa il raggiungimento della parità di

genere non può attendere 108 anni come afferma il

Global Gender Gap Report 2020. Le idee e

risposte delle donne siciliane in numeri nonostante

l’assenza di quote rosa nel Governo regionale! Il

2020 in Sicilia si è concluso con un po' più di

amarezza che nelle altre regioni per quanto

riguarda la parità di genere. A ridosso dei

festeggiamenti di capodanno, infatti, il governo

siciliano decide per un rimpasto della propria

Giunta. Due assessori vengono sostituiti per

ragioni meramente politiche. Tra questi,

Bernadette Grasso, responsabile delle Autonomie

locali e della Funzione pubblica. Le nuove scelte

politiche valgono un vero e proprio record negativo

perché l’Assessore uscente era l’unica donna a

rappresentare circa 2 milioni e 600 donne siciliane

e il 54% dell’elettorato attivo dell’Isola. La giunta

diventa così composta da soli uomini: unico caso in

Italia insieme al Molise che però a differenza della

Sicilia che è la più grande del Paese, è la

penultima regione in termini di grandezza. E’ bufera

nazionale, i sindacati e la Confederazione delle

Piccole e Medie Imprese ( Confapi) siciliana, da me

rappresentata, sostengono una petizione che in

pochi giorni raggiunge 10 mila firme e un gruppo di

giovani siciliane inizialmente costituito da 8

ragazze istituisce una pagina facebook di protesta

“ Le Siciliane” che in pochissimo tempo vanta 750

iscritte donne. Nonostante ciò e gli appelli di diversi

Ministri in carica, il Presidente della Regione

dichiara che le pari opportunità e le quote rosa,

introdotte qui in Sicilia con una legge varata solo a

giugno del 2020, saranno rispettate a partire dalla

prossima legislatura. Come dire, per la parità si

può aspettare: in tempo di crisi le priorità sono

altre. Per gli uomini che hanno considerato sterile e

pretestuosa la protesta femminile al momento non

ci sono donne abili quanto gli uomini a saper

fronteggiare la crisi in atto qui sull’Isola. Eppure,

l’evidenza empirica anche qui da noi, nel profondo

Sud, dove primeggia ancora una cultura patriarcale

e maschilista, sono proprio le donne imprenditrici

che hanno saputo fornire role models ai giovani in

diversi settori e comparti strategici per la nostra

economia. In qualità di unica Presidente donna tra

le 78 Confederazioni territoriali attualmente

presenti in Confapi, Confederazione datoriale che

attualmente rappresenta 83 mila imprese e circa 1

milione di addetti, esercito il mio ruolo in un mondo

ad appannaggio maschile cercando si avviare un

processo di rinnovamento verso l’attuazione del

mainstreaming di genere che, aldilà delle quote

rosa, trova forza sui numeri. Numeri che popolano

voci di bilancio come fatturati e ricavi, costi e

investimenti tanto cari agli uomini, economisti e

politichi che ancora considerano la parità di genere

una “ moda di stagione” da indossare a seconda

delle esigenze di mera opportunità o, per meglio

chiarire, opportunismo. Inizio proprio dalla mia

personale esperienza in questa difficile Regione

del Mezzogiorno per raccontare brevemente

alcune iniziative realizzate durante un anno di

lavoro e alcuni risultati raggiunti esercitando in

piena pandemia ed emergenza economica. Finisco

citando e raccontando l’esperienza e le idee di

successo di alcune donne manager siciliane che

ho la fortuna di rappresentare, che mi hanno

ispirato, supportato e incentivato dimostrandomi,

grazie alle indiscusse capacità di leadership e di

intuito femminile, di poter fare la differenza in

termini di sviluppo ed economia dell’intera regione

e non solo.


APPENA È STATO ANNUNCIATO

IL PRIMO LOCKDOWN, L'8

MARZO 2020, DIVENTATA

COLLETTORE DI ISTANZE,

SFOGHI E LEGITTIME

PREOCCUPAZIONI DEGLI

IMPRENDITORI PENSAI CI

FOSSE UN GRAVE

SCOLLAMENTO TRA GOVERNO

NAZIONALE E REGIONALE E

PROFESSIONISTI, DATORI DI

LAVORO E LAVORATORI.

Di sicuro, una delle cause era la comunicazione

istituzionale che si è dimostrata troppo “edulcorata”

rispetto la realtà. L'ira e la frustrazione del mondo

economico, messo in ginocchio dall'emergenza

sanitaria, nel corso dei mesi aumentano con il

susseguirsi dei decreti nazionali e delle ordinanze

regionali che con risposte inadeguate e troppo

autoreferenziali si dimostrarono sorde al grido delle

più colpite vittime economiche del virus. La forbice tra

politica italiana definita “casta” e i provvedimenti

tempestivi e più incoraggianti a favore di settori

economici e lavoratori colpiti promossi in Paesi come

la Germania, la Francia e La Gran Bretagna hanno

segnato il colpo di grazia e confermato come siano

lontani dalla realtà certi politici e tecnici per anni

beneficiari di privilegi e tutele ancora più

incomprensibili in piena crisi. Parte così l'idea di un

format televisivo “La Parola alle imprese” che mira a

concedere, all'interno di uno spazio di 8/10 minuti, la

parola agli imprenditori di diversi settori per

denunciare la loro situazione ai governanti in piena

crisi economica. Oltre 25 puntate registrate e andate

in onda da fine marzo a luglio 2020 su una tv locale

con copertura regionale. Un format di

approfondimento trasmesso all'interno dei TG di

informazione e attualmente visibili su You Tube, vari

canali social e siti istituzionali di diversi enti e

associazioni. Al suo interno, il racconto del lavoratore

positivo trovato in azienda e da isolare per non

bloccare la catena produttiva di Premiati Oleifici

Barbera. Ci racconta Manfredi Barbera che non ha

potuto fermarsi perché serviva la Grande

Distribuzione, non poteva restare in attesa di regole e

protocolli di sicurezza varati solo dopo mesi dalla

circolazione del virus. Le regole sono nate in azienda

e hanno preso forza dalla tenacia e disperazione di

proseguire innovando. Ma i racconti sono tanti e non

tutti positivi e si raccolgono le testimonianze di altri

imprenditori costretti a fermarsi prima eachiudere

poi definitivamente a causa della crisi. Tra queste

ultime, indimenticabile è stata l' intervista registrata

negli abbandonati Acacia Palace Hotel di

Campofelice di Roccella, alle porte di Cefalù e di

Marina di Ragusa: due resort di lusso tra i più richiesti

di turisti facoltosi stranieri. In essa, le denunce delle

crescenti difficoltà economiche per via delle

numerose disdette delle prenotazioni, l'applicazione

di nuove clausole internazionali per la salvaguardia

dai possibili fallimenti dei più grandi tour operator

europei, le insufficienti risorse economiche concesse

come ristoro dai governanti e le angosce legate ai

rischi di responsabilità civili e penali verso i lavoratori

a rischio di contagio. Queste ultime risuonavano

incomprensibili e inaccettabili per i datori di lavoro,

come l'Ing, Cesare Madia, che avevano attuato tutte

le forme di prevenzione e sicurezza sanitaria

all'interno dei propri resort. Un'Associazione Datoriale

del Sud guidata dall'unica donna Presidente diventa

così in piena crisi best practices in termini di

innovatività nel dare voce ai propri associati per i

presidenti uomini delle altre Confederazioni Territoriali

più anziane e tradizionali. Ma il periodo è durissimo

sotto molti altri aspetti e non c'è tempo di

festeggiamenti che bisogna subito far fronte ad altre

emergenze. I casi di violenze fisiche e psicologiche,

offese, ricatti e molestie contro le donne aumentano

anche nell'Isola e si vestono di nuove forme.

Diventano digitalizzate ancor prima degli strumenti di

tutela, prevenzione e protezione a disposizione. Così

chi lavora sempre più connesso: in smart working,

attraverso teleconferenze, gruppi di messagistica

istantanea o chi cerca di rafforzare la comunicazione

aziendale attraverso i nuovi canali social deve iniziare

a fare i conti con l'altra faccia della “libertà” concessa

dalle relazioni online molto più aperte e disinibite. Le

imprese devono essere sensibilizzate ai nuovi rischi e

alle vittime deve essere fornito uno strumento digitale

di facile e immediato accesso. Inoltre, alle istituzioni,

parti sociali e governanti devono essere forniti nuovi

dati per comprendere il fenomeno e proporre

correttivi. Le donne molestate in luoghi di lavoro

virtuali, già penalizzate dalla crisi economica, non

devono rimanere in silenzio e prive di strumenti per

evitare che crollino e rinuncino al lavoro. Nasce così

l' Osservatore Digitale contro le molestie e violenze

nei luoghi di lavoro, 6Come6.org, quale strumento

attuativo dell'Accordo siglato tra Confapi Sicilia e

CGIL, CISL e Uil per contrastare tali fenomeni nei

luoghi di lavoro. 6come6.org nasce come un punto

neutrale di osservazione e di denuncia digitale facile,

veloce e sicuro nel contrasto alle molestie e violenze

nei luoghi di lavoro. Ho pensato di identificarlo con il

nome “6come6” per rievocare le tutele e le protezioni

introdotte dalla storica normativa in materia di

sicurezza sul posto di lavoro, Legge 626 dell'anno

1994 e successive modifiche e integrazioni, in

un'ottica di mainstreaming. L'auspicio è che la

prevenzione e il contrasto a condotte discriminatorie

e lesive dell'integrità psico-fisica dei lavoratori vittime

di violenze e molestie diventino pratiche condivise e

6come6

CONFAPI

sicilia


generalmente integrate e accettate, così come ormai le norme e gli strumenti della più ampia normativa in tema

di sicurezza sul lavoro, da ogni imprenditore che ha a cuore l'eticità, integrità ed efficienza della sua azienda.

La prima finalità è di acquisire più informazioni possibili sulla descrizione e vastità del fenomeno per meglio

comprenderlo, metterlo in evidenza e contrastarlo. Attraverso 6come6 si vuole anche scendere in campo

accanto alle imprese per salvaguardare la loro reputazione, la loro eticità, circoscrivere le responsabilità di

condotte lesive di diritti umani in capo ai responsabili e fare molta prevenzione. La violenza, come ogni forma di

discriminazione, costituiscono un costo aziendale in termini di malessere organizzativo, assenteismo e

produttività legata ad atteggiamenti non professionali e afferenti la sfera privata di chiunque ne resta coinvolto.

Nel progettarlo, idearlo e realizzarlo ho deciso di focalizzarci su due tecnologie che portano con sé grandi

promesse: blockchain e intelligenza artificiale. L'approccio è stato di tipo esplorativo, tecnologie che

aumentino l'efficienza, riducano i costi e promuovano la trasparenza e certezza dei dati oltre la localizzazione,

possono infatti avere implicazioni significative per i settori dedicati alla guida dell'impatto sociale. La

certificazione e il registro dei dati all'interno dell'Osservatore, nel pieno rispetto delle norme sulla privacy,

consentono di tener conto del tipico pattern di comportamento degli aggressori, che tende a ripetersi nel tempo.

Così, le vittime possono conservare i diversi report o registri, finché non ci sono i presupposti per condividerli

con chi di dovere. La piattaforma, infatti, consente la consegna del report nel caso in cui all'interno del sistema

siano presenti altre segnalazioni, da parte di altri dipendenti, riguardanti lo stesso aggressore. In questo caso, i

dipendenti che hanno inserito dei registri sanno di non essere le uniche vittime di un comportamento scorretto

da parte di qualcuno all'interno dell'azienda e così le diverse segnalazioni possono essere finalmente

trasmesse alle autorità. Infine, a seguito del recentissimo rimpasto della giunta di governo regionale e del

rilevato deficit di democrazia a causa dell'esclusione della sola donna presente e delle numerose affermazioni

sessiste di diversi esponenti politici e non, come già accennato, a nome della Confederazione tutta è stata

pubblicata sulla stampa regionale e nazionale una lettera di denuncia e di proposta per riparare il “danno”.

Aldilà delle quote rose e della coerenza richiesta verso l'ultima legge regionale siciliana votata a giugno 2020

per il loro inserimento e la nostra Costituzione, così come le direttive e le tante raccomandazioni europee che

da anni esortano alla parità di genere e, non da ultimo l'obiettivo 5 dell'Agenda 2030 tracciata dalle Nazioni

Unite, rivendicavamo l'importanza di fornire modelli di rappresentanza femminile alle giovani isolane incentivi ad

investire di più su loro stesse per guadagnare spazi nell'economia e nella società. Per questo la lettera

terminava con le seguenti parole “…Ebbene, la questione oggi non è quindi più solo su quante donne ci

governino in qualità di Assessori ma anche quali possono arrivare a fare la differenza nei processi decisionali

relativi alla cosa pubblica e, nel cambiamento culturale...Confapi Sicilia si augura sinceramente che… insieme a

noi, Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura, Confartigianato, Legacoop, Confesercenti e, tutte le altre

parti sociali, possiate decidere di governare sforzandovi di fare il bene dei siciliani e delle siciliane nel migliore

dei modi. Imprescindibile da ciò è cominciare un percorso condiviso per individuare tra le tante siciliane che,

hanno già dimostrato di saper far eccellere la nostra regione e la nostra economia in Italia e nel mondo, nuovi

leader strategici per la gestione e la guida di enti di supporto alla vostra rinnovata azione di governo.”

La risposta non è tardata a venire dalla politica al Governo: l'assenza di donne in posti decisionali è solo

temporanea, ce ne occuperemo nella prossima legislatura! Come se la parità fosse un abito alla moda da

scegliere di seguire o meno in base alle diverse stagioni della maggioranza politica. E così, abbiamo lanciato

sul web anche su diverse emittenti televisive uno spot di sensibilizzazione che racconta che nonostante le

donne in Sicilia rappresentano la maggioranza sia della popolazione (51,4%) sia dell'elettorato attivo (54%) e

sia delle laureate ( 15,3% contro il 12% circa degli uomini), la percentuale delle stesse in Giunta di Governo è

oggi pari allo 0%! Lo spot in poche ore ha raccolto migliaia visualizzazioni ed è stato condiviso da giornalisti e

importanti Associazioni che lottano per la parità come Nove Onlus che come madrina di battaglie come queste

Margherita Buy.

Abbiamo bisogno di donne abili in posizione di comando, perché le donne sono molto di più che “ quote rosa” al

servizio del “ greenwashing dei partiti”.

Le imprenditrici siciliane a lottare per lo sviluppo e l'innovazione socialmente responsabile sono tante. Tra le mie

associate sono felice di collaborare con: Giulia Giuffrè alla guida di Irritec di Capo d'Orlando (Me) che chiude il

2020 con circa 170 milioni di fatturato e 400 addetti sull'Isola; Annalisa Spadola proprietaria e responsabile

della comunicazione e marketing della più grande torrefazione siciliana, Moak di Modica in provincia di Ragusa;

Carmen Russo, esempio di inclusione sociale per tantissimi giovani talenti con la sua accademia di Palermo

Energy dance e innovatrice di successo con la sua nuova linea di cosmesi lanciata proprio durante il periodo di

crisi e, per finire, Enza La Fauci, donna del vino della provincia di Messina che ha sfidato la pandemia con il

rafforzamento dei processi di internazionalizzazione.

MA CONOSCIAMOLE MEGLIO QUESTE “4

MOSCHETTIERE” SICULE.

E' dura affermarsi e

lavorare in contesti

fortemente condizionati

dagli stereotipi e da

logiche maschiliste

figlie di una cultura

patriarcale post

moderna. Ogni giorno

si “smarcano”

pregiudizi e spesso ci

si arrende ad affermare

il proprio essere e

“linguaggio” solo

perché non si è capiti o

peggio sminuiti.


GIULIA

GIUFFRÈ

SUSTAINIBILITY AMBASSADOR E DIRETTORE MARKETING

DEL GRUPPO IRRITEC

Giulia nasce in Sicilia nel 1974, con una mission importante, migliorare l’efficienza dell’irrigazione in

agricoltura e giardinaggio, riducendo l’impatto ambientale. Scarsità d’acqua e crescente domanda

alimentare, esigono in tutto il mondo l’uso dell’irrigazione a goccia, di cui Irritec è punto di riferimento a

livello globale. Alla guida di una delle più importanti e performanti realtà siciliane che vanta 12 stabilimenti e

circa 800 collaboratori, dirige sedi produttive e commerciali in Italia, Spagna, Messico, Brasile, Stati Uniti,

Algeria, Germania e Cile. Nel suo impegno per l’ecosostenibilità, l’azienda ha lanciato il progetto Green

Fields, che incoraggia gli agricoltori a smaltire correttamente i prodotti in plastica dopo l’uso, assicurandone

una seconda vita. Per “la sua capacità di coniugare l’etica del lavoro e le solide tradizioni familiari

all’innovazione tecnologica quale volano di sviluppo per l’intero territorio e cofautore del benessere sociale”

viene premiata come Donnattiva 2020. Tra gli altri prestigiosi riconoscimenti, è stata premiata come SDG

Pioneer Italy 2020 per l’anno 2020 dal Global Compact Network Italy, in occasione del forum di

presentazione del Rapporto Eco Media 2020 di Pentapolis. Il concorso rientra nella più ampia campagna

globale per sensibilizzare gli attori economici sull’importanza di impegnarsi concretamente a livello locale

per il raggiungimento degli obiettivi Onu dell’ Agenda 2030, plasmando un nuovo spirito di responsabilità nel

business.


ANNALISA

SPADOLA

DIRETTORE MARKETING E COMUNICAZIONE MOAK

Nel 1997, finiti gli studi, entra nell'azienda di famiglia, Moak, con il ruolo di direttore marketing e

comunicazione. Alla passione per il caffè, trasferita dal padre Giovanni, unisce quella per le parole, il cinema,

l’illustrazione e la musica, facendole diventare fonte di ispirazione per la sua professione. Nel 2000 dà vita al

progetto “ Moak Cultura”, con il Caffè Letterario Moak, premio nazionale di letteratura, per poi affiancarlo a

Corto Moak, concorso internazionale di cortometraggi, fino ad evolversi ed innovarsi in Fuori Fuoco Moak,

contest internazionale di fotografia. Nel frattempo l’azienda cresce a velocità. Moak è sempre stata incapace

di star ferma fino alla crisi economica dovuta all’emergenza Covid che mette in ginocchio tutto il settore

Ho.Re. Ca. Il 90% dei clienti di Moak sono bar e ristoranti il resto è esportazioni, ma anche in quel campo

inizialmente le commesse si fermano perché c’è molta diffidenza e panico nell’importare merci derivanti dal

paese europeo più colpito dalla Pandemia. Annalisa non si scoraggia e da vita a progetti e investimenti nella

comunicazione e sui social innovativi e di grande impatto. Nasce nel 2020 durante tutto il primo lockdown

“ Casa Moak Live”, un programma molto apprezzato dal pubblico di dirette settimanali condotte da Betty

Senatore di Radio Capital sui canali social di Moak. Ospiti tanti personaggi del mondo del cinema, della

musica e della ristorazione, tra cui il cantautore Giovanni Caccamo, Loredana Cannata ( attrice scelta da

Sorrentino e Ozpetec), Alberto Pellai ( medico psicoterapeuta e autore di numerosi libri),

Luigi Cremona

( critico gastronomico). Tutti connessi per fare quattro chiacchiere all'interno di una casa virtuale. Obiettivo

accorciare le distanze, condividere opinioni e raccontarsi come affrontare la pandemia e cosa imparare da un

difficile e inedito periodo storico.


ENZA

LA FAUCI

FOUNDER LA FAUCI

Fonda la sua tenuta nel 2003 per valorizzare le tradizioni familiari, che vedono i La Fauci coltivare uva e

produrre vino sin dal secondo dopoguerra. Del tutto personale il percorso che ha condotto Enza alla

viticoltura. E' stata l'esperienza ventennale nell'impresa di famiglia, la rinomata “ Distilleria Giovi” ad avvicinarla

dopo la produzione di grappa a quella del vino eisuoisegreti.Illavoroinvigna è esclusivamente manuale ed

essendo azienda particolarmente attenta al totale rispetto della naturalità dei vini, non viene utilizzato nessun

tipo di diserbante chimico, tanto da autodefinirsi " più biologica del biologico". Dal “ Case Bianche” all'“ Incanto”,

da “ Oblì” al “ Terra di Vento”, sono tutte etichette, quelle prodotte dall'azienda di Enza La Fauci, specchio

fedele della migliore Sicilia se si parla di vino. Enza è anche membro delle “ Donne del Vino” siciliane. Ha

collaborato con Confapi Sicilia dando voce alle aziende vinicole della regione nell'azione di denuncia della

crisi economica del settore a seguito dell'emergenza Covid-19 e non ha esitato a raccontare durante la

pandemia tutte le difficoltà che doveva affrontare e risolvere per rimanere sul mercato e dare seguito alla

domanda di importazione dei suoi vini nel mondo.


CARMEN

RUSSO

FOUNDER LINEA BEAUTY ROUTINE OVER 40

Per far fronte all'emergenza COVID, continuare a fornire opportunità, percorsi di studio e inclusivi ai giovani

palermitani e non chiudere le porte a tutti coloro i quali desiderano iscriversi alla sua accademia di danza,

altamente qualificata e con insegnanti d'eccellenza, Carmen Russo non solo investe in una campagna

social ma decide di abbassare la quota associativa mensile per tutti gli allievi e ad elargire borse di studio al

100% gratuite per i ragazzi semiprofessionisti siciliani con difficoltà economiche. La nostra associata del

mondo dello spettacolo decide di far rimettere in campo i talenti i una regione duramente colpita dalla

povertà post-Covid. Ma le sue doti manageriali non finiscono qui e decide proprio nel momento più difficile

della carriera di ogni artista italiano fermato dalla chiusura dei teatri, cinema e spettacolo di mettere in

commercio i suoi segreti di bellezza e lancia sul canale di tv QVC Italia, il retailer multimediale dedicato allo

shopping e dell'intrattenimento, la sua nuova linea per la beauty routine over 40. In questo periodo con

Confapi Sicilia e i suoi Ambasciatori per l'internazionalizzazione lavora anche ad una linea per le spa e gli

alberghi extra lusso di Budapest.


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Oggi le donne hanno stili di leadership

efficaci e dovrebbero essere viste come delle

leader in grado di guidare e indirizzare

l’azienda verso la direzione giusta. Il più delle

volte, però, i dipendenti preferiscono dei

LEADERSHIP

il Presidente

Valeriana Mariani

2021

FEMMINILE

leader uomini,

ostacolando, di

fatto, la

possibilità alle

donne di

ricoprire questi

ruoli. Le donne

continuano ad

apparire in

secondo luogo

rispetto agli

uomini e ad

affrontare delle

esclusioni

dettate da

pregiudizi

sedimentati nel

tempo.

Tutto ciò si traduce in un

circolo vizioso che

impedisce alle donne di

prendere parte a

posizioni dirigenziali a

causa della mancanza di

politiche che le sostengano. Queste politiche, infatti, sono poco efficaci

per le poche donne presenti, poiché l’arena in cui lavorano è dominata da

uomini; in questo modo, esse non possono esercitare un impatto

considerevole sull’azienda.

Le donne, se unite e solidali, sono in grado di eliminare ogni pregiudizio e di arrivare là dove

sembrava impossibile giungere. Un errore in cui cadono le aziende e gli uomini è non valorizzare

le donne sul lavoro tanto quanto sono valorizzate nella vita privata. Grazie alla loro femminilità,

sanno unire “cuore e testa”, e, se valorizzate, possono assicurare risultati eccellenti. Sradicare

preconcetti basati sull’inferiorità della donna rispetto all’uomo deve rappresentare, oggi più che

mai, uno degli obiettivi cardine di welfare per ciascuna azienda. Privarsi dei talenti e delle energie

delle donne penalizza fortemente tutti i Paesi; e ciò si può forse evitare.

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51

TOP WOMEN


PATRIZIA

ESPOSITO

Mi Racconto Così

Una ragazza di venti anni orgogliosa del suo diploma artistico ottenuto con il massimo dei voti,

vuole uscire dagli schemi di una famiglia “maschilista”;determinata nel mio desiderio di

indipendenza e libertà mi metto alla ricerca di un lavoro e con il vecchio elenco telefonico

cartaceo comincio le mie telefonate di presentazione. A scuola avevo conosciuto il mio ragazzo e futuro

marito: molte cose in comune, entrambi sapevamo che il nostro obiettivo era di lavorare insieme, vita e

lavoro condivisi. Non volevamo essere solo fidanzati, ma amici, compagni di viaggio, innamorati,

complici e anche un po' amanti...Così due ragazzi di venti anni iniziano l'avventura.

Creammo lo studio di grafica pubblicitaria Studio

Ventidue con la nostra comune passione: il disegno,

l'arte e la curiosità che ci spingeva a rischiare in un

mondo per noi ancora sconosciuto, quello aziendale.

Cominciai a dialogare con imprenditori che avevo 23

anni: come sei giovane (dicevano e non dicevano ma si

capiva dall'espressione del volto quando mi presentavo)

alcune volte c'era la parte più dolente da affrontare,

contro la quale ho combattuto facendomi largo a

gomitate, come si dice, ma posso garantire che non è un

modo di dire: sei una donna, sei la segretaria di tuo

marito? Rabbia. E io chiudevo le orecchie, presentando

al mio interlocutore un sorriso forzato da barzelletta

sciocca e sottolineavo la mia qualifica di titolare.

Nonostante questi intoppi, ero comunque soddisfatta

della mia scelta, forse ancora inconsapevole delle reali

responsabilità, eppure ero piena di energia, desiderosa

anche di dimostrare ai miei genitori che ce la potevo

fare, che non ero più quella ragazzina impaurita e

timorosa del mondo, volevo togliermi di dosso quella

“etichetta” e fu veramente faticoso, perchè la nostra

determinazione (mia e del mio compagno) ci stava

allontanando dalla sua e mia famiglia di origine; noi ci

sentivamo diversi, non accettavamo passivamente le

regole del si fa così: a lui dicevano fai un lavoro per

mantenere una famiglia e io? Beh non era importante

cosa facessi... bastava saper pulire la casa, fare la

lavatrice e saper cucinare... e poi i figli. Posso dire che

ad oggi dopo trent'anni di matrimonio, non so fare la

lavatrice e neanche cucinare....

Gruppo Ventidue Srl - 51100 Pistoia - Italy - Via Giovanni Fattori 11

mobile +39 348.6036322 Email: info@gruppoventidue.com

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Francamente niente di tutto quello che altri davano per

scontato era nei mei pensieri: mi sono sposata per

tranquillizzare i miei genitori (e anche quelli del mio

futuro marito). Concordi io e il mio compagno abbiamo

scelto un giorno della settimana di un pomeriggio del

mese di gennaio. Nell'attività ci siamo divisi i compiti: io

seguivo la parte sviluppo clienti e il mio socio/marito la

parte creativa progettuale di marchi, campagne

pubblicitarie, fiere. Mi ricordo mia madre che si

domandava sempre come facessi a presentarmi a

persone sconosciute, con la mia timidezza...e io

rispondevo che ero cresciuta e cambiata, possibile che

non se ne accorgesse? A me piaceva ocuparmi della

parte commerciale, perchè mi permetteva di

oltrepassare quel mio limite: la timidezza che era

ancora presente nel mio animo, era un lavoro su me

stessa. Questo si chiama self made woman? Nel

frattempo fra i parenti stretti, ogni tanto appariva la

domanda del tipo”quando un nipotino?”. Così sono

arrivati due stupendi maschietti : durante la prima

gravidanza andavo a vistare i clienti orgogliosa del mio

pancione, sicura di poter unire il mio stato di attesa con

la mia attività. Tutto bene: il mio figlioletto ha respirato

da sempre l'aria creativa dello studio e qualche volta lo

portavamo con noi nelle visite in fiera da alcuni clienti.

Poi ci sono stati due aborti spontanei che mi hanno

schiaffeggiato, riportandomi nella mia paura e

insicurezza. Con una nuova attenzione verso me

stessa, ho voluto il secondo figlio. Avevo 40 anni era il

1997: a quell'età i dottori mi rovesciarono come un

calzino! Analisi, visite, ricoveri, parto cesareo forse, poi

parto naturale e finalmente è nato il secondo

maschietto. Mi organizzavo gli appuntamenti in base

agli orari di mio figlio, che allattavo al seno. Il lavoro si

stava ampliando, c'erano interessanti opportunità e

avevo in programma di allargare l'offerta di servizi

relativamente alla formazione e alla consulenza in

comunicazione aziendale, fu in quei momenti che mi

accorsi dell'isolamento che subivano le donne/mamme

nella loro ricerca di essere e come era forte anche il

senso di colpa/responsabilità indotto dal giudizio sia da

parte delle altre donne che dagli uomini. Quando il mio

secondo figlio compì due anni (io avevo 42 anni) sentii il

bisogno di rimettermi a studiare, di affrontare la

piacevole scossa di adrenalina quando si è interrogati

dal professore. Così frequentai un corso di laurea

americana e ottenni il Ph.D. Hindovedic Psychology.

Oggi lo studio di grafica pubblicitaria è diventato Gruppo

Ventidue Srl uno studio professionale di comunicazione

e formazione, ci occupiamo di sviluppare il business di

aziende italiane che operano a livello nazionale.

Personalmente il desiderio di sapere e la voglia di

scoprire mi portano a meravigliarmi ancora come una

bambina, il piacere di condividere le mie scoperte con

gli altri mi fanno realizzare percorsi di consapevolezza,

di ascolto attento rivolti a migliorare la comunicazione e

le relazioni. Questi processi sono molto carenti nel

cambio generazionale, per esempio, nelle relazioni

interne aziendali, nel confronto con il mercato e con il

cliente. Per questi motivi sto introducendo un'idea di

azienda nuova specie, dove la strategia è creata

dall'inclusione/incrocio di saperi diversi, quali psicologia

quantica, filosofia, storia, innovazione mentale 0.0. Su

questa linea, ho scritto un piccolo libro dal titolo Azienda

AdValorae Più valore alla Persona, dove consiglio la

presenza del Ceb Responsabile Comportamentale che

affianca e aiuta il Ceo e il Leader nelle relazioni e nella

guida dei reali Capitali dell'impresa, ovvero clienti,

fornitori, dipendenti. I nostri progetti di immagine

aziendale, di branding, di social web vogliono avvicinare

il mondo economico eccessivo e manipolatorio, al

valore della bellezza, alla sana concorrenza, al sano

egoismo, crediamo nella comunicazione educata e

qualche volta si provocatoria, ma sempre nel rispetto. In

parallelo i miei percorsi formativi e di coaching vogliono

stimolare la conoscenza generativa, l'ascolto fisico,

mentale, emozionale e creare il pensiero straordinario

(conoscenza replicativa) per arrivare a comprendere ciò

che sembra complesso, mentre in realtà è solo il

movimento del cambiamento naturale. In fondo la

persona è la rappresentazione stessa del

cambiamento, tutti i giorni le nostre cellule muoiono e

rinascono.Il mio contributo è invitare a riflettere sul ruolo

che andrà a assumere l'imprenditrice introducendo le

qualità innovative necessarie al nuovo sistema mondo:

più comprensione, miglior senso sociale, collaborazione

piuttosto che la stolta competizione di potere. Perchè il

femminile sente la persona, usa il linguaggio come

strumento emozionale e sa ascoltare con attenzione. Il

mio parere: la fine della conoscenza prestazionale che

ci hanno insegnato dalla scuola e che ritroviamo nelle

attività, che blocca al raggiungimento di un risultato e

non stimola a sapere oltre, a chiedere ancora perchè.

Ecco la creazione di schemi ordinati e prefissati di

valutazione, mentre quotidianamente l'informazione ci

aggiorna sulla fisica e sul nostro mondo non statico,

bensì probabilmente imprevedibile. I valori femminili

(come dicevo prima) porteranno in azienda nuovi

comportamenti, quali la gentilezza e l'attenzione

all'anima: una umanità riscoperta. I prodotti e servizi

dovranno rispondere ad un mercato incerto e umorale,

che chiederà più sicurezza e attenzione. Il trauma da

cui usciremo ci lascerà corpi e menti attaccabili dalla

paura, per questo il compito che io vedo in chi guida

sarà prima conquistare una propria calma interiore,

attraverso percorsi formativi di sé, per essere in grado

di pensare ad una strategia aziendale visionaria, con

una mentalità irrazionale che metterà a fuoco elementi

per prevedere (anticipare) l'imprevedibilità degli eventi.

Nei momenti di incertezze, la società improntata sulla

forza e sulla razionalità perde terreno, la violenza verso

i più deboli, diventa lo strumento espressivo per

scaricare la rabbia del fallimento maschile. Dovremmo

pensare su come fare per aumentare la

consapevolezza "con – sapere" del valore femminile

all'interno della famiglia, alle stesse donne e ai propri

compagni, con il dialogo, la comunicazione e l'ascolto,

perchè si crei unione nella diversità, invece che

divisione di genere. L'aggressività è l'effetto del nostro

malessere relazionale, la nostra vita è comandata e

sbilanciata nella direzione maschile: sistemi educativi,

manageriali, imprenditoriali, ecc.. Senza quelle

componenti di sensibilità della parte

irrazionale/femminile, perdiamo l'armonia e cadiamo

nella mancanza di significato. In un mondo

iperconnesso e iperinnovativo, ci troviamo ancora a

convivere con una schiavitù derivata dall'ignoranza:

diventare consapevoli dei valori e delle capacità

femminili, vuol dire creare il ben-essere reale, cioè la

combinazione di economia con l'etica...

Ogni giorno il mio lavoro e la mia vita mettono in discussione le mie credenze:

quelle sicurezze a cui ti aggrappi soprattutto nei momenti difficili. Poi cambi il

punto di vista da cui osservi la prospettiva del mondo e scopri che il

cambiamento non è una imposizione esterna in cui sei costretta a navigare

senza conoscere la direzione, ma puoi partecipare con una virata al timone,

allontanando il pensiero anestetizzato che fa perdere la sensibilità alla vita.

Patrizia Esposito co-fondatrice di Gruppo Ventidue srl specializzati nell'area

della comunicazione e della formazione aziendale.


SIMONA

ANDRIOLI

VICEPRESIDENTE ESECUTIVO UNIQUE & UNIQUE LUXURY EVENT

Vivo la Vita Realizzando

i Sogni degli Altrui

Negli anni ho lavorato con nomi noti, nel mondo della musica, del teatro, della scenografa, del lusso, degli eventi, in

ogni parte del mondo, costruendo il mio background professionale ogni giorno, con garbo e con grinta. Ho lavorato

24 ore al giorno, soprattutto in vista di un progetto, “... mai fermarsi, il cliente, deve essere sorpreso, abbiamo una

responsabilità... i suoi sogni per noi sono realtà” ho sempre detto al mio staff e continuo a dirlo. E cosi è stato.

Raccontarmi non è un compito facile soprattutto per

chi come me è una donna poliedrica, non saprei da

dove iniziare. Proverò lo stesso a farlo attraverso

l'emozione e il sentimento priopri di chi, come me,

vive la vita realizzando i sogni altrui con le proprie

emozioni. Dopo un percorso di studi ed un talento

innato per il disegno e la creatività (gia all'eta di 3 anni

avevoinmanolamatitaeicolori invece delle

bambole), inizio a svolgere l'attività per i grandi brand

del divertimento nel mondo degli eventi e dopo

qualche anno di gavetta, do vita al mio progetto

professionale, al mio sogno, creo la mia attività:

nasce Unique & Unique – Luxury Events.

Contemporaneamente continuo a girare il mondo, tra

un evento ed un'altro alla ricerca di quel quid,

dell'unicità, sicura che questa avrebbe fatto della

usualità la differenza da applicare a tutti i miei

progetti, al mio lavoro per i miei clienti. Oltre a

realizzare tantissimi eventi non ho mai tralasciato la

mia passione per il disegno e dopo un percorso di

studi in arte/design e scenografa fondo Sirius Design

& Scenografc Solutions, una realtà giovane,

dinamica, attenta ai particolare, all'unicità, insomma il

mio fore all'occhiello. All'interno di Sirius Design

nasce il mio laboratorio di scenografa Sirius Lab dove

letterarmente ancora oggi mi “sporco le mani”, sono

all'opera, disegno, creo, sempre alla ricerca

dell'unicità, della differenza, di quel famoso quid.

L'apice lo raggiungo nel 2015 quando nasce Sirius

Gallery la mia galleria d'arte privata, tavole

ricomposte di quotidianità. La forza e l'identità di esse

si fondano sull'unicità di una collezione di immagini

create ad hoc che rappresentano le più attuali

tendenze ricercate dai nostri clienti in occasione di

eventi esclusivi. Un'altra mia passione innata è la

musica. Quelle semplici note che unite insieme

animano e danno vita a tutto ciò che è in noi, che ci

trasportano in un'altra dimensione, che ci fanno

sognare, che rendono diversa anche solo per un

attimo, la nostra realtà. . La musica ha fatto sempre

da padrona nella mia vita privata e professionale, il

genere latino, reggaeton, i miei preferiti. Miami, Cuba,

Bahamas, solo alcuni dei posti che ho visitato alla

ricerca del ritmo, delle note, di quelle note che fanno

del genere latino-americano un suono senza

paragoni. E così che nasce Macanudo Dj Set & Music

Events. Il mio staff è formato da esperti tecnici del

suono, nomi importanti che hanno lavorato a fianco di

www.dimagazine.it


professionisti internazionali nel mondo della musica.

Tramite la musica faccio letterarmente divertire il mio

pubblico. Si ! il ballo espressione del corpo e dell'anima

per ognuno di noi. Con gli anni il lavoro aumenta in tutti i

settori, eventi, scenografa, musica ed intrattenimento.

Aumentano con esso i contatti e le partnership in tutto il

mondo: Montecarlo, Dubai, Malaga, Formentera, Nyc,

Los Angeles, Miami, Ginevra, solo alcuni dei posti dove

ho svolto con eccellenza e professionalità il mio lavoro.

Nasce il mio team. Ad oggi sono stati realizzati oltre

8000 eventi in giro per il mondo, ho incontrato nomi

famosi, ho ricevuto altrettanti gratitudini e

riconoscimenti. Ritengo di essere una donna fortunata, il

mio modus vivendi è l'amore per il mio lavoro.

Efficienza, affidabilità, serietà, ossessione per la qualità,

estrema attenzione per i dettagli, precisione,

determinazione, capacità strategiche, abilità di reagire

rapidamente ai cambiamenti, solo alcune delle

caratteristiche della mia personalità, caratteristiche che

ritengo debba avere chiunque ci accinga ad

intraprendere con serietà la carriera nel mondo degli

eventi e dell'intrattenimento, il tutto edulcorato con

quell'approccio tipicamente femminile di flessibilità,

resilienza, scrupolosa attenzione ai dettagli, forte

empatia con il proprio team. “... Amo il mio lavoro e lo

considero un vero divertimento”. Oggi dopo 25 anni di

attività ricopro il ruolo di Vice Presidente Esecutivo di

Unique & Unique – Luxury Events, una realtà nota in

tutto il mondo. A tutti i miei giovani collaboratori dico: “...

accettate le sfide, siate creativi, non fatevi condizionare,

la tenacia il vostro verbo, non mollate mai. E' importante

sempre fermarsi a fare il punto della situazione per

comprendere, con giudizio, ciò che non ha funzionato,

ad esaminare gli insuccessi e le cadute. Consapevoli

che nella vita non si fallisce mai, ma si sperimentano

solo modi diversi dal successo voluto, finchè questo non

arriva. Metteteci passione nelle cose che fate e vedrete

che la professione diventerà un piacere nonpiù un

impegno. Non è semplice servire la gente. Occorre,

grazia, dignità ed intelligenza, quello che facciamo non

è ciò che definisce chi siamo, ciò che ci definisce è

come ci risolleviamo dopo una caduta. Quindi avanti

tutta sempre con il sorriso nel cuore e nell'anima

consapevoli che le sole sfaccettature nella vita possono

renderla diversa da quella che è”. LE PERSONE SI

FIDANO DELLE PERSONE quindi Amo lasciare un

segno nella mente e nel cuore dei miei clienti, del mio

team, di chiunque si accosti a me. Il ricordo del lusso

inteso come bello, dell'amore per tutto ciò che ci

circonda come distinzione dell'anima che ognuno ha

insito nel proprio cuore. In Unique come in tutte le altre

mie realtà ho la responsabilità di una squadra di

professionisti, architetti, scenografi, scultori, pittori,

tecnici audio, video e luci, tecnici di scena, registi,

uomini e donne, giovani e altri di grande esperienza

perchè credo nell'equilibrio tra le diversità chiave

vincente per il successo professionale. La ricerca della

qualità in quello che faccio è la mia priorità nella vita di

tutti i giorni, nel mio lavoro. La musica, la scultura, la

pittura, l'arte in generale, la creatività, sono elementi

fondamentali del nostro inconscio, ci toccano l'anima, ci

fanno commuovere, sono atti di assoluta libertà ed

espressione del proprio cuore, insiti in ognuno di noi, il

mio compito è sviscerarli. Nella vita sono sempre

rimasta concentrata sugli obiettivi e sullo scopo ultimo

per cui ho lavorato, ho cercato di non fare mai

confusione tra lavoro e vita privata e per noi donne non

è una cosa semplice. Credo nei valori, nel

cambiamento, nell'originalità delle scelte anche quelle

più ardue e controcorrente, nella capacità di rompere gli

schemi, le consuetudini, nelle soluzioni innovative,

diverse, anche se il più delle volte ho incontrato ostacoli.

Credo nelle competenze innate, nei talenti nascosti,

perchè penso che al di là dei titoli accademici è anche il

modo in cui riusciamo a modellare le nostre abilità ai

vari contesti ciò che ci distingue. Sono esigente con me

stessa e con gli altri, mi coinvolgo a fondo in tutto quello

che faccio, INSOMMA SONO IO, SONO ME STESSA !

Continuerò alla volta di nuovi progetti, nuove produzioni,

nuovi eventi, ovunque nel mondo ci sarà bisogno io e il

mio staff ci saremo, convinta che non bisogna mai

fermarsi e che nella vita non si arriva mai. Un grazie

particolare ho sempre rivolto e continuerò a farlo a tutti i

miei partners e collaboratori che sono inarrestabilmente

al mio fianco pronti a realizzare i progetti anche i più

impensabili. Un grazie ho sempre rivolto e continuerò a

farlo a tutti i miei clienti che hanno creduto in me

riponendo i loro sogni nella mia capacità di renderli reali.

Semplicemente un Grazie continuerò a dire a tutti quelli

che ogni giorno mi hanno detto e mi diranno Grazie.

Concludo con una frase pregnante, emozionante allo

stesso tempo, di un grande poeta, drammaturco (W.

Shakespeare) che evidenzia la superiorità delle parole,

il loro eco superlativo senza precedenti dedicato a tutte

le donne e a queste mi rivolgo dicendo che non siamo

da meno a nessuno, la nostra essenza è l'incarnazione

della vita e dell'amore per noi, per gli altri, per tutti, in

ogni campo e sempre così sarà, quindi mai piangersi

addosso, basta con le vecchie dicerie di inferiorità, oggi

e sempre saremo noi, sicure di tutto, sicure di noi

stesse, senza paura di affrontare la vita anche quando

questa fosse costituita esclusivamente da uomini.

Simona Andrioli

Unique & Unique - Luxury Events :

Sede :Via Isonzo - Casalecchio di Reno (Bologna) - ITALIA

Unità Locali: Boulevard d'Italie, Montecarlo Sun, 98000

Montecarlo (PRINCIPATO DI MONACO) - HDS Business

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“Per tutte le violenze

consumate su di Lei, per tutte

le umiliazioni che ha subito,

per il suo corpo che avete

sfruttato, per la sua

intelligenza che avete

calpestato, per l'ignoranza in

cui l'avete lasciata, per la

libertà che le avete negato, per

la bocca che le avete tappato,

per le ali che le avete tagliato,

per tutto questo in piedi,

Signori, davanti ad una

Donna”

(W. Shakespeare).


www.dimagazine.it

Mi Presento

Mi definisco una persona indipendente e autentica ed una professionista con doti relazionali e

propensione commerciale. Credo fermamente che l'arricchimento personale e professionale

passi attraverso il dialogo interculturale, fondamentale per lo sviluppo delle relazioni tra persone,

paesi e culture. Nel tempo sono riuscita a concretizzare questo mio pensiero, prima con lo

studio delle lingue e delle letterature straniere e poi con il lavoro che mi porta a viaggiare in tutto

il mondo. Ogni viaggio e ogni incontro sono lo scambio tra ciò che portiamo e quello che

accogliamo. I miei motti sono 'Life Is One' e 'Not at all costs'. Sono solita far emergere quelle che

sono le mie spinte emozionali eimieivalori nella realtà di tutti i giorni. Il risultato è

consapevolezza e gioia di vivere quello che voglio vivere.

GRAZIA

POLIDORI

INTERNATIONAL KEY ACCOUNT MANAGER - SOFIDEL SpA


Oltre ad inseguire le mie passioni (l'arte, lo sport, la

politica e l'economia), ho accolto volentieri le nuove

sfide (nuovi ruoli professionali e nuovi progetti di

business e start up all'estero) con estrema flessibilità

e dinamicità, che sono tipiche anche di Sofidel,

l'azienda nella quale lavoro. Ricordo ancora con

tenerezza e con una certa soddisfazione quando

partii per quello che sarebbe stato il mio primo

business trip all'età di 25 anni, con in mano una

valigetta piena di campioni e un tailleur

elegantissimo, e l'importante mission di conquistare

una fetta di mercato nelle principali economie

europee. La Direzione aveva riposto grande fiducia

in una giovane alle prime armi tanto da mandarmi a

stipulare contratti con clienti e agenti in tutta Europa!

Nel tempo quella fiducia è stata ricambiata dai

risultati e non sono mancate per me le occasioni di

crescita. Per tornare ai giorni nostri, la mia mission

attuale è creare legami forti per costruire risultati

solidi con i grandi clienti dell''Away from Home', in un

periodo storico senza precedenti in cui gli

spostamenti e le occasioni per socializzare sono

forzatamente limitati e le persone sono piene di

timori ed incertezze per vivere il presente e pensare

al futuro. Sarà una bella sfida! Come avrete capito,

la mia area di lavoro è sales & marketing e le mie

specializzazioni sono le vendite internazionali, le

startup di business all'estero e la formazione dei

dipendenti. Il giusto bilanciamento tra conoscenza

linguistica e tecnica del settore oltre alla capacità di

comunicazione, relazione e negoziazione, mi

permette di fare al meglio il mio lavoro. Ogni Paese

ha le proprie modalità di fare business, perciò

diventa importante essere dotati di apertura

mentale, chiarezza e sensibilità. Vi potrei dire che

lavoro da 18 anni nel settore della carta tissue a

Lucca, che è uno dei poli cartari più importanti

d'Europa e del mondo. Promuovo l'azienda, i

prodotti, i servizi e le soluzioni. Il mio approccio

collaborativo e di consulenza è finalizzato a

garantire la piena soddisfazione degli stakeholder e

il raggiungimento degli obiettivi, ma di questo e altro

potete leggere nel mio profilo Linkedin, perciò

continuerò a parlarvi di me e del mio lavoro da un

altro punto di vista, avendone l'opportunità grazie a

Valeriana Mariani e a Donna Impresa Magazine.

Il mio lavoro mi ha permesso di visitare e talvolta di

vivere in una ventina di Paesi in Europa ed in

America. Ho potuto stringere relazioni internazionali,

e l'internazionalizzazione richiede competenza e

dedizione. Sicuramente faccio un lavoro molto

impegnativo però ho il privilegio di divertirmi. E poi,

anche quando sono all'estero per lavoro, nel tempo

libero mi capitano delle serate in cui canto e ballo

(con un padre cantante noto e amato, si scatena la

figlia d'arte che è in me) e il 'pubblico' impazzisce

per un'italiana che canta 'Felicità' e balla il liscio.

Impara, sperimenta, fai esperienza attraverso

l'azione, commetti errori e allora potrai trasmettere

quell'entusiasmo tanto ricercato! Definirei il mio

approccio umanistico e focalizzato sulla capacità di

ascolto e di comprensione del cambiamento per una

diversa economia del benessere. Dalla felicità, il

successo. Quanto è rivoluzionario ai tempi d'oggi

buttare un occhio sugli altri! Mettere al centro le

persone significa prendersi cura delle relazioni, delle

culture che le attraversano, dei sentimenti che le

organizzano, dei valori che le animano, degli scopi

per cui sono nate. Persone, relazioni, comunità,

contesti, finalità. Bisogna tirar fuori quello che c'è di

positivo e forte, come di problematico e fragile,

giocando di squadra. Lavorare insieme per

trasformare i problemi in obiettivi e visione di

sviluppo con la giusta cultura d'impresa,

l'organizzazione e l'espressione Individuale.

Da qui, l'attenzione in particolare alle donne e ai

valori che portano con sé. In questo senso, seguo

con interesse e apprezzo il lavoro di Silvia Zanella,

professionista e autrice che si occupa

dell'evoluzione del mondo lavorativo. E credo

anch'io, come sostiene nel suo “Il futuro del lavoro è

femmina”, che le capacità emotive e relazionali

femminili possano costituire una risorsa preziosa, un

valore aggiunto in un mondo in cui le cosiddette soft

skills sono sempre più importanti. Personalmente,

sono una donna tosta e in movimento, aperta alle

sfide e al cambiamento. Nella mia comunità come

nella società ed in azienda, partecipo con uno spirito

critico forte e sostengo i cambiamenti che sono

necessari. Il mio CEO, Luigi Lazzareschi, CEO di

Sofidel che è un'azienda multinazionale italiana

leader nel mondo, afferma che le donne sono

sempre più forti degli uomini e nutre stima, fiducia e

simpatia per noi donne. Lazzareschi ha la grande

capacità di leggere il presente per cambiare il futuro.

Ha saputo guidare l'azienda in un percorso di

crescita e sviluppo molto moderno, attento al futuro

del pianeta e alla creazione di una cultura che

valorizza i talenti unici di ogni persona. Perché non

si può dare niente per scontato quando si tratta la

tematica femminile. Non ci dimentichiamo che il

ridimensionamento delle capacità e competenze

femminili riguarda qualsiasi ambito, non solo la

violenza fisica: quando siamo interrotte mentre

parliamo, quando non siamo invitate a discutere di

economia o tecniche di costruzioni, quando siamo

assenti in alcuni posti di potere o siamo pagate

meno, eccetera eccetera. Duro lavoro, passione e

perseveranza di fronte alla sfida per la leadership e

gli uguali diritti per le donne… Il mondo ha bisogno

di chiudere il divario di genere per sostenere

l'empowerment economico, politico e sociale delle

donne e incoraggiare le ragazze. “[…] Femminili

saranno infatti le competenze e l'approccio

indispensabili per cavalcare il cambiamento senza

subirlo e rispondendo alle trasformazioni in atto in

termini di competenze, relazioni, tempo e identità.

Un cambiamento che riguarda tutte e tutti”. Per

affrontare un cambiamento che stravolge un passato

consolidato, puntare sull'umano e sulle sue

competenze è la strategia che traghetterà le aziende

e i nuovi leader alla vittoria.

Auguro buona vita a tutte le lettrici ed i lettori di

questa rivista d'avanguardia, che approfondisce i temi

del lavoro intercettando il cambiamento e anticipando

le tendenze per rafforzare l'identità della donna.


English version

to

Grazia Polidori

Interview

Let me introduce myself. My name is Grazia.

I am an independent and authentic woman, with

professional relationships and communication skills.

I strongly believe that personal and professional

enrichment passes through intercultural dialogue,

which is fundamental to develop relations between

people, countries and cultures. Over time I have

realized this thought, first with the study of foreign

languages and literatures and then with jobs that

make me travel the world. Each trip and every

encounter are an exchange between what we bring

and what we welcome. My mottos are 'Life Is One'

and 'Not at any cost'. I bring out emotions and my

values in everyday life. The result is greater awareness

and an utter joy of living the life I want. In

addition to pursuing my own passions and interests

(art, sport, politics and economics), I have always

gladly accepted new challenges (new professional

roles and new business projects and start-ups

abroad) with extreme flexibility and dynamism, which

are also typical of the company in which I work. I still

remember with tenderness and satisfaction when I

left for my first business trip at the age of 25, holding

a briefcase filled of samples, dressed in an elegant

suit with the important mission of winning a slice of

the market in the main European economies. The

management had placed great trust in a young

woman to allow her to oversee contracts with clients

and agents throughout Europe! That trust placed in

me was reciprocated and has been strengthening

over time with more opportunities for growth and

jobs. Returning to the present day, my current

mission is to create strong bonds to build solid

results with the big customers of the 'Away from

Home', in an unprecedented historical period in

which travel and opportunities for socializing are

forcibly limited and people have fear of the present

and feel uncertainty about the future. It will be a

great challenge! As you may have guessed, I work in

Sales & Marketing contributing to the progress and

development of international projects and sales. I am

skilled and experienced in business start-ups and

international growth providing employees with

training and coaching. The right balance between

linguistic and technical knowledge of the sector as

well as the ability to communicate, relate and negotiate

allows me to do my job. Each country has its

own way of doing business, so it becomes important

to be endowed with open-mindedness, clarity and

sensitivity. Well, I could tell you that I have been

working for 18 years in the tissue and paper industry

in Lucca, which is one of the most important paper

districts in Europe and in the world. I promote the

company, products, services and solutions on

international markets. My collaborative and consulting

approach is aimed at ensuring the full satisfaction

of stakeholders and the achievement of objectives,

but you can read about this and more in my

LinkedIn profile, so let me tell you about me and my

job from another angle having this opportunity

thanks to Valeriana Mariani and Donna Impresa

Magazine. My jobs have allowed me to visit and live

for a while in twenty countries in Europe and

America. I have met a lot of people building many

relationships, and internationalization requires

competence and commitment. I have a demanding

job but also the privilege of having fun. Even when

I'm abroad for work, in my free time there are evenings

in which I sing and dance (with my father

who's a well known and loved singer, the daughter of

art who's in me is unleashed) and the audience goes

crazy over an Italian who sings 'Felicità' and dances.

Learn, experiment, experience through actions,

make mistakes so you can convey that much

sought-after enthusiasm! I would define my

approach as humanistic and focused on the ability to

listen and understand the change for a different

welfare economy. From happiness, success. How

revolutionary it is nowadays to look around us!

Putting people at the centre means taking care of

relationships, of the cultures that cross them, of the

feelings that organize them, of the values that

animate them, of the aims for which they were born.

People, relationships, communities, contexts, purposes.

We have to bring out what is positive and

strong, as well as problematic and fragile, playing as

a team. Working together to turn problems into

objectives and vision of development with the right

business culture, organization and individual expression.

Hence the particular attention to women and

the values they bring. In this sense, I appreciate the

work done by Silvia Zanella, a professional author

who deals with the evolutions of the working world.

As she argues in her book "The Future of Work is

Female", I believe too that female emotional and

relational skills can be a precious resource and an

added value in a world where so-called soft skills are

increasingly important. Personally, I am a determined

and active woman, open to challenges and

change. In my community as well as in the society

and in the company, I participate with a strong critical

spirit and support the needed changes. Luigi

Lazzareschi, my CEO, and CEO of Sofidel which is

an Italian multinational company and world leader,

says that women are always stronger than men and

he has esteem and trust for us. Mr. Lazzareschi has

the great ability to read the present to change the

future. He was able to guide the company on the

path of modern growth and development with particular

attention to the future of the planet and to the

talents of each person. Right, because nothing can

be taken for granted when it comes to the female

issue. Let us not forget that the downsizing of

women's skills and competences concerns any area,

not just physical violence and threat: when we are

interrupted while we speak, when we are not invited

to discuss economic issues or construction techniques,

when we are absent in the places of power

or we are still being paid less and so on. Hard work,

passion and perseverance to be facing the challenge

for leadership and equal rights for women ... The

world needs to close the gender gap contributing to

the economic, political and social empowerment of

women and encouraging girls. "[...] Feminine will in

fact be the skills and approach essential to ride

change without being overtaken by it, thus responding

to the transformation speed of skills, relationships,

time and identity. A change that affects everyone

everywhere". To face a change that distorts a

consolidated past, focusing on people and their skills

is the strategy that will lead companies and new

leaders to win. A warm hug and a wish for good life

to all the readers of this avant-garde magazine

which explores the themes of work by intercepting

changes and anticipating trends to strengthen the

identity of women.

www.dimagazine.it


As you may have guessed, I work in Sales &

Marketing contributing to the progress and

development of international projects and

sales. I am skilled and experienced in business

start-ups and international growth providing employees

with training and coaching.


www.dimagazine.it

Il manager del futuro?

Deve essere etico.

Senza dubbio, quello della sostenibilità è un argomento che non

termina mai di fornire spunti di riflessione importanti e ramificati in

ambito commerciale, industriale e non solo...

Si tratta in sintesi di avere un atteggiamento più filantropico e meno

capitalistico di fare impresa contribuendo alla creazione di un mondo più

sano. Si sa per definizione che lo scopo dell'impresa è perseguire il

profitto ma oggi, nel contesto delineato, le organizzazioni per conseguire

un vantaggio competitivo devono cercare di combinare gli obblighi

economici con le responsabilità sociali.

Caratteristica del lusso è ricadere nella sfera del piacere e

dell'edonismo, contraddistinta a sua volta dalla forte dimensione

emozionale e di coinvolgimento dell'atto di acquisto e di possesso...

In realtà, malgrado le apparenze, il settore del lusso nasconde un'insita

condivisione di valori con la sostenibilità in termini di elevata qualità dei

prodotti, artigianalità nonché conservazione di tradizioni realizzate a

mano, e durability poiché i beni di lusso nascono per essere tramandati.

Sotto questa prospettiva il lusso assolve una funzione pionieristica nel

guidare quel cambiamento radicale che proietti le imprese di tutti i settori

verso un modello di business sostenibile. Per poter sviluppare una cultura

del consumo ecologico è importante non solo agire su tutte le fasi della

supply chain ma anche realizzare prodotti che soddisfino

contemporaneamente le esigenze dei consumatori e i bisogni ambientali.

In questo senso l'eco-moda si prospetta quale possibile soluzione che

consente di creare prodotti che rispettino l'ambiente e allo stesso tempo

siano belli, funzionali e di alta gamma.

INFO:

tel: +39 338.6064028

mail: info@mendingforgood.org

web: www.mendingforgood.org

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ALESSANDRA

FAVALLI

MARKETING STRATEGICO - GREEN MARKETING


Mending

Ogni volta che apriamo l'armadio alla ricerca dell'outfit perfetto non abbiamo niente da metterci.

Questo non è per la giusta occasione, quello è passato di moda… la soluzione? Fare shopping,

naturalmente.

Compriamo spesso vestiti che indossiamo solo un paio di volte e poi restano lì, a riempire un armadio che

contiene molte più cose di quante ce ne servano realmente. Lo spreco (di soldi e materiali) nell'industria del

fashion è un problema serio che va affrontato con strategie innovative. In nome dell'economia circolare,

anche i rifiuti organici invece trovano nuova vita: il tema, dunque, condiziona davvero chi sceglie cosa

arriva sugli scaffali del negozio. E, stando ai dati, avrà un'influenza sempre più marcata. Il divario da

for

recuperare è ancora enorme, grave l'urgenza di farlo. Una necessità che è linfa per una nuova creatività:

quelle di aziende già ben avviate, oppure di start-up, che nel recupero di materiali di scarto vedono

l'occasione per salvare il Pianeta e offrire insieme prodotti originali e innovativi. Il concetto di sostenibilità

oggi è sempre più legato all'attuazione di cambiamenti radicali sul piano dei materiali impiegati, delle

tecniche di produzione, ma anche delle condizioni dei lavoratori nelle aziende del settore moda. Certo, non

è semplice modificare radicalmente dei processi basati da sempre sull'industria pesante e passare a una

produzione ecologica ed etica caratterizzata da basso consumo delle risorse, inquinamento ridotto, riciclo

dei materiali, condizioni lavorative e retribuzioni più eque, tracciabilità, trasparenza e tutte le altre sfide che

rientrano nella definizione di sostenibilità. Tuttavia, già molti brand si stanno mettendo in moto per favorire

l'uso di materiali e processi produttivi nel rispetto dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori, aspetti ormai

Good

considerati un importante valore aggiunto e un fattore competitivo da non sottovalutare. Quindi urge un

cambiamento dei comportamenti umani affinché l'ecosistema possa continuare il suo regolare

funzionamento. La moda, quindi, si sta lentamente ma inevitabilmente scardinando dai pregiudizi che

troppo spesso la etichettano come un qualcosa di intangibile, frivolo e inutile, dimostrandosi al contrario un

valido strumento in grado di aumentare la consapevolezza del consumatore, guidandolo in modo originale

e coinvolgente verso delle scelte più sostenibili nei confronti dell'ambiente.

A. F.

Honest Fashion

Mending for Good

La societa' di consulenza che sostiene la moda responsabile e circolare arriva in italia, con una open call e un

team allargato. Nella settimana mondiale dedicata all’azione per una moda più etica e sostenibile, Mending For

Good ha lanciato la open call rivolta a cooperative sociali ed artigiani del made in Italy e presentato un nuovo

elemento del team: Alessandra Favalli, che porta al progetto le sue competenze di Purpose Manager

Firenze-Londra, 9 dicembre 2020

A poco più di un anno dalla sua presentazione in UK, Mending for Good - la società di consulenza nata per

offrire ai brand del lusso soluzioni creative e etiche al problema della sovrapproduzione e dello scarto - torna e

rilancia, con una call e un team allargato. E ha scelto di farlo durante la settimana mondiale della Make

Something Week, ( 23-29 novembre) durante la quale si è sollecitata una riflessione critica sulle logiche di

consumo nel Fashion, ponendo l’attenzione sulle tematiche del riuso, della creatività e sull’economia circolare.

Per ripensare al concetto di moda, al suo impatto sulle persone e sul clima, valori chiave per Mending for Good.

Per amplificare il messaggio e l’azione di Mending For Good, a Barbara Guarducci ( direttore artistico e cofounder)

e Saskia Terzani ( project manager e co-founder ) si è unita Alessandra Favalli,

(professionista del

marketing strategico e pioniera dell’applicazione del green marketing).

L’Open Call

In un anno particolarmente complesso per il mondo del Fashion,

Mending for Good ha avuto la riprova della

validità del proprio pensiero; per poter rispondere ad esigenze crescenti ha deciso di ampliare il proprio network,

attraverso una call rivolta a coloro che operano nel settore tessile/abbigliamento e che vogliano applicarsi in

progetti di produzione circolare in cui si trasformano e valorizzano gli scarti e le rimanenze di produzione

attraverso processi manuali elaborati e originali. Obiettivo della Open Call è la creazione di un network virtuoso

che valorizzi, attraverso collaborazioni concrete, il nostro patrimonio inestimabile del saper fare, producendo in

modo più onesto, rispettando le persone dietro i prodotti e il pianeta. In questo modo Mending for Good vuole

creare una rete che non sia basata unicamente sulle capacità artigianali, ma anche sulla condivisione valoriale il

cui fine ultimo è la creazione di una moda onesta collaborando con affermati brand e giovani designer

internazionali.

I servizi

Obiettivo di Mending for Good è offrire soluzioni al segmento del luxury per ridefinire e riqualificare il problema

dell’eccesso e dello scarto di produzione, collaborando con brand affermati, giovani designer emergenti, ma

anche aziende della filiera tessile. Mending for Good è un’agenzia di consulenza che offre soluzioni creative e

etiche all’eccesso di produzione e agli scarti tessili di brand del lusso. La rielaborazione delle rimanenze è

realizzata da un network di cooperative sociali in Italia e UK che si occupano di artigianato tessile e di alta

qualità. Mending for Good offre soluzioni di design circolare, promuovendo la giustizia sociale attraverso progetti

di alta artigianalità e creatività. Un approccio triple bottom line il cui obiettivo finale è la ridefinizione di una

filieradimodaonesta.

Chiara Vedovetto


Creare circoli

virtuosi per cose

e persone

Perché Barbara avete sentito la necessità di fondare Mending for Good?

Mending for good nasce da una riflessione profonda sulla situazione attuale

del nostro settore, nasce dal desiderio di creare circoli virtuosi per cose e

persone e celebrare il saper fare e la giustizia sociale dando risposte creative

all'eccesso di produzione che il tessile abbigliamento produce e non gestisce.

Ci sono degli eventi che potete raccontare del vostro passato che vi

hanno portato a compiere questa scelta?

Le tante esperienze in cooperazione internazionale in africa e sud est

asiatico, tornare ogni volta in italia e rendermi conto della crescente e visibile

fragilità sociale del mio paese di origine e il conseguente desiderio di

affrontare qui in italia il discorso della diseguaglianza attraverso l'artigianato

tessile che per tanto tempo avevo seguito in paesi lontani, ho iniziato ad

indagare qui il saper fare di alta qualità e il passaggio di competenze fra

artigiani verso chi quel saper fare lo fa diventare motivo di riscatto.

Ogni volta, dopo ogni progetto e ogni collaborazione con brand e designers si

riconferma il valore profondo di questa improbabile interazione che dialoga

attraverso la creatività, il bello e la qualità. Ho sempre creduto che la creatività

fosse un mezzo per rendere il mondo migliore.

Perché scelgono Mending for Good le realtà con cui operate?

Perchè responsabilità sociale e produzione devono andare di pari passo,

perchè parlare di sostenibilità si riferisce al nostro pianeta ma anche alle

persone dietro le cose. Noi proponiamo un network di eccellenza artigiana e

valori sociali che dialogano col mercato attraverso progetti speciali e etici in

cui gli scarti e la produzione in eccesso vengono ripensati e trasformati

acquisendo un triplo valore in cui il riscatto sociale si affianca al bello e alla

cura del nostro pianeta.

Come/dove sarà Mending for Good fra 10 anni?

Quello che proponiamo oggi sarà la normalità di un fare con coscienza, quelli

che oggi sono i giovani designers che ci cercano per produrre meglio e in

modo etico saranno il mainstream di una moda più onesta, un nuovo mondo

è arrivato e niente può fermarlo!

www.dimagazine.it

BARBARA

GUARDUCCI

DIRETTORE ARTISTICO E CO-FOUNDER


www.dimagazine.it

MENDING

FOR

GOOD

SASKIA

TERZANI

PROJECT MANAGER E CO-FOUNDER MENDING FOR GOOD

RIPENSARE LA MODA

SEGUENDO I PRINCIPI

DELL'ECONOMIA

CIRCOLARE


Vanessa Vidale

Elena Lucicesare

Luca Schiavo

Valentina Maran


www.dimagazine.it

AGENZIA LIQUIDA DI FREELANCE

MARKETING &

COMMUNICATION

Siamo un'agenzia di marketing e comunicazione con lo sguardo a Raggi X. Davanti alle necessità di

comunicazione e promozione dei nostri clienti, ci approcciamo in maniera strategica, come fossimo un

supereroe, fotografando la situazione dall'alto, senza limitarci allo stretto indispensabile ma andando oltre,

e con approccio creativo, salviamo il nostro cliente e il suo business dalla noia. Per i lettori di Donna

Impresa Magazine offriamo una fotografia gratuita dello stato della comunicazione generale e

onnicomprensiva, offrendo inoltre una proposta di implementazione della comunicazione su più fronti.

Se senti l'esigenza di passare la tua comunicazione ai Raggi X scrivici all'indirizzo mail info@noagency.it

. Noi intanto affiniamo la vista.


che cos'è

l'industria

4.0

L'Industria 4.0 non è altro che l'industrializzazione di internet con l'ascesa di

nuove tecnologie industriali digitali dei vari processi produttivi, fra loro

interconnessi, essa è una grande opportunità per tutti i settori produttivi

( agricoltura, industria, servizi) e per la crescita, la competitività e l'occupazione.

DEFINIZIONE

Con il termine “Industria 4.0” o “Fabbrica 4.0” ci si riferisce alla quarta rivoluzione industriale, la quale dopo la

macchina a vapore, l'elettricità e l'informatica porterà ad una nuova fase di industrializzazione con

l'introduzione delle tecnologie digitali nell'industria. Al contrario delle precedenti rivoluzioni industriali, non si ha

un unico miglioramento tecnologico, come il vapore o l'energia elettrica, ma un insieme di soluzioni

tecnologiche che si aggregano grazie ad internet con rilevanza sistemica in nuovi modi di organizzare i

processi di produzione. L'obiettivo perseguito è la realizzazione di un gran numero di “fabbriche intelligenti” con

una maggiore adattabilità alle esigenze e ai processi produttivi, cercando soluzioni di allocazione delle risorse

più efficienti. La manifattura, fulcro della produzione industriale, non avrà fasi scollegate o settoriali ma sarà a

flusso integrato, immateriale, dato dalle nuove tecnologie digitali. Arriviamo ad avere tutte le fasi gestite ed

influenzate dalle comunicazioni di informazioni, lungo tutta le catena produttiva, dalla progettazione, alla

realizzazione, all'utilizzo, al servizio post-vendita. Per indicare il concetto di Industria 4.0 vengono utilizzati vari

termini quali “fabbrica innovativa” , “fabbrica intelligente” , “smart industry” , “advanced manufacturing” , ciò che li

accomuna è l'identificazione di una trasformazione digitale dei metodi di fabbricazione e produzione nelle

fabbriche. I processi industriali infatti, abbracciano sempre di più le moderne tecnologie dell'informazione

( information technology, IT), facendo si che siano sempre meno netti i confini tra il mondo reale degli impianti

industriali e il mondo virtuale IoT ( Internet of Things), in quelli che sono conosciuti come i sistemi di produzione

cyber-fisici ( cyber-physical production systems, CPPS), mentre i modelli di business si trasformano

gradualmente in modelli industriali di servizio. www.dimagazine.it 66


Albert Einstein disse “Non penso mai al futuro, arriva così presto”, ovviamente aveva ragione perché l’Industria 4.0 non

è solo un vago progetto della nuova rivoluzione industriale, ma per alcuni, anche se per pochi, è già iniziata.

I cambiamenti dei metodi di ricerca dei fabbisogni, di

progettazione, dei processi produttivi, di reperibilità delle risorse

che via via stanno scarseggiando, dei sistemi di vendita e di

assistenza, nonché di comunicazione, rappresentano una

grandissima opportunità che non può essere ignorata o

sottovalutata. Tutte e tre le precedenti rivoluzioni industriali hanno

apportato grandissimi miglioramenti sociali ed economici, creando

e non togliendo posti di lavoro. Ai nostri giorni sarebbe

impensabile un mondo senza macchinari, elettricità, internet,

apportati dalle prime tre grandi rivoluzioni industriali che hanno

anche introdotto cambiamenti sociali e culturali alzando i livelli di

benessere.

A tal proposito, molte sono le domande che ci si

pone, per esempio l'impatto che tutto questo ha

sulla natura.

Industria 4.0:

LA FABBRICA DEL FUTURO


Si spera che

l'industria 4.0

sia in grado di

generare

cambiamenti

fondamentali

come lo son state

le tre precedenti

rivoluzioni

industriali.

Ora siamo agli albori della quarta

rivoluzione industriale.

Si tratta di una profonda rivoluzione digitale, in

quanto per la produzione ci sarà una costante

connessione tra uomo, macchina ed internet

attraverso l'utilizzo di Internet of Things (IoT) e

“sistemi cyber-fisici” ( cyber-physical system o CPS).

Viene creato un sistema di produzione

completamente automatizzato ed interconnesso,

passando da un modello di produzione centralizzato

a un modello decentralizzato, nel quale i materiali e

le macchine comunicano tra di loro in tempo reale,

senza la necessità di un piano di produzione fissa.

Le fabbriche saranno auto-diagnosticate, autoottimizzate

e auto-configurate, il risultato è la

creazione di supply chain che producono valore

intelligente che autonomamente e automaticamente

rispondono alle variazioni della domanda

Bledowsky (economista di Manufacturers Alliance

for Productivity and Innovation, MAPI) suggerì che

le origini dell'idea sono presenti nella strategia High

Tech del governo tedesco del 2006.

Successivamente, la politica industriale della

Germania nel 2012 introdusse alcune delle

caratteristiche di Industria 4.0, tanto che alla Fiera

di Hannover nel 2011, in Germania, venne utilizzato

per la prima volta il termine: “Industria 4.0” ( Maci,

2016). Il Ministro tedesco dell'Istruzione e della

Ricerca ha istituito un gruppo di lavoro (Working

Group), composto da rappresentanti dell'industria,

del mondo accademico e della scienza e nel 2013

ha pubblicato un rapporto finale dove vengono

delineate otto priorità per una strategia di Industria

4.0, riguardante sia la standardizzazione che

l'apprendimento continuo. Il Ministro dell'Economia

ha dichiarato, come obiettivo, di voler promuovere la

ricerca e l'innovazione in una fase precompetitiva e

di accelerare il processo di trasferimento delle

scoperte scientifiche nello sviluppo di tecnologie

commercializzabili. Queste priorità non devono solo

riguardare le grandi aziende, ma anche le capacità

degli imprenditori e le strategie delle PMI devono

essere principalmente consolidate, attraverso

l'ideazione di centri di competenza per Industria 4.0

( Commissione Europea, 2016 ). Il governo tedesco

ha quindi formalizzato il suo impegno per l'Industria

4.0 attraverso una piattaforma, capeggiata dai

Ministri di Economia e della Ricerca, riunendo i

Rappresentanti di Commercio, della Scienza e delle

Organizzazioni Sindacali. Sono state suddivise le

principali aree di interesse in cinque diversi gruppi di

lavoro: architettura di riferimento, standardizzazione,

ricerca e innovazione, sistemi network di sicurezza,

ambiente legale, lavoro e istruzione/addestramento.

Nel documento della Commissione Europea

( 2016) viene ulteriormente evidenziato il fatto che

l'introduzione dell'utilità di Industria 4.0 nell'industria

e nella società, come uno degli aspetti chiave da

analizzare ulteriormente nel futuro, si delinea con

una più approfondita roadmap temporale sino al

2030. Questa pianificazione, mostra che l'Industria

4.0 è una strategia a lungo termine e la

trasformazione che cerca di promuovere è ancora in

fase embrionale. Si tratta di una rivoluzione che oltre

alla manifattura, vuole andare ad influenzare anche

gli altri scambi del contesto economico:

“dall'approvvigionamento, all'impiego delle materie

prime e forniture energetiche, a monte, ai servizi

delle imprese (ad esempio la logistica, ingegneria,

informatica, consulenza, marketing e

comunicazione, servizi tecnici e professionali,

valutazioni di conformità), a valle, fino alle attività

rivolte ai consumatori (servizi post vendita per i beni

durevoli) o di supporto al turismo e alla cultura”.

Le principali

caratteristiche

Le caratteristiche principali di Industria 4.0 sono “lo

sviluppo dei processi di integrazione: verticale della

supply chain di sistemi produttivi smart, orizzontale

attraverso la generazione di network della catena

del valore, della progettazione interdisciplinare lungo

la catena del valore e delle tecnologie abilitanti”

Interconnessione verticale di sistemi di

produzione intelligenti.

In questa rete verticale vengono impiegati sistemi di

produzione cyber-physical ( CPPS) per far si che le

fabbriche possano adattarsi alle variazioni della

domanda. Pertanto, fabbriche intelligenti che si

abilitano ed organizzano per una produzione

specifica e personalizzata per ogni distinto cliente

(ad personam) servendosi di sensori e attuatori con

ingenti quantità di indirizzi in rete che posso riferirsi

anche a piccolissimi oggetti. I sistemi CPPS

organizzano tutti i processi produttivi: progettazione,

produzione e distribuzione. Le risorse eiprodotti

sono interconnessi e possono essere posizionati

ovunque e in qualsiasi momento. Grazie a queste

nuove tecnologie, le modifiche degli ordini, la

percezione dei cambiamenti di qualità o i guasti dei

macchinari possono essere esaminati più

rapidamente. Nelle fabbriche del futuro gli sprechi

vengono ridotti notevolmente, in quanto le risorse

come i prodotti, energia e le risorse umane, devono

essere organizzate in modo efficiente. È necessario

inoltre che i lavoratori apprendano nuove

competenze per utilizzare al meglio le nuove

tecnologie della produzione, immagazzinamento,

logistica e manutenzione ( Schlaepfer, Koch, 2014).

Integrazione

orizzontale

attraverso

una nuova

generazione di

network della

catena del valore

(value chain) a

livello globale.

Questi nuovi network di creazione del valore sono

interconnessioni ottimizzate in tempo reale che

rendono possibile una trasparenza integrata.

Offrono un alto livello di flessibilità per rispondere il

più rapidamente possibile ai problemi e facilitano

un'ottimizzazione globale. È possibile registrare la

storia di ogni prodotto e controllare costantemente la

sua tracciabilità “product memory” . Detti network

locali e globali, forniscono tutte le informazioni della

logistica in entrata durante la fase del magazzino,

produzione e marketing, fino alla logistica in uscita

delle vendite e dei servizi a valle. Ciò crea

trasparenza e flessibilità attraverso l'intera catena

del valore: dall'acquisto, produzione, fino alle

vendite oppure dal fornitore, attraverso la società, al

cliente finale. Viene personalizzata la produzione

per ogni cliente, non solo nella produzione, ma

anche nella fase di sviluppo, pianificazione,

composizione e distribuzione dei prodotti,

consentendo a fattori come la qualità, tempo, prezzo

e sostenibilità ambientale di gestire in modo

dinamico ed in tempo reale tutta la catena del valore

economico. Questa caratteristica di integrazione

orizzontatale, sia da parte del cliente finale che dal

partner commerciale, è in grado di generare nuovi

modelli di business e di cooperazione,

rappresentando una sfida per tutti i soggetti

coinvolti.

Progettazione

interdisciplinare

lungo la catena

del valore.

In questa tecnica non è necessaria una continuità

nella fase di progettazione, sviluppo e fabbricazione

di nuovi prodotti e servizi, ma di nuovi sistemi di

produzione coordinati con il ciclo di vita dei prodotti,

affinché si creino nuove sinergie tra lo sviluppo dei

prodotti e sistemi di produzione. Questa tecnica di

progettazione, è caratterizzata dal fatto che i dati e

le informazioni sono disponibili in tutti gli stadi del

ciclo di vita del prodotto, consentendo nuovi

processi più flessibili, partendo dai dati per

modellare dei prototipi.

Accelerazione con le tecnologie

abilitanti.

Industria 4.0 propone risultati altamente

personalizzati, flessibili, ma soprattutto

automatizzati, attraverso l'intelligenza artificiale

( Artificial Intelligence, AI), la robotica avanzata e la

disponibilità di sensori. Per mezzo dell'intelligenza

artificiale è possibile pianificare i percorsi

dei veicoli nelle fabbriche senza conducente, di

risparmiare tempo e costi nel Supply Chain

Management ( SCM), aumentare la flessibilità della

produzione e analizzare dati di grandi dimensioni.


Sarà possibile trovare nuove soluzioni progettuali e

aumentare la cooperazione tra uomo e macchina,

fino ad arrivare al punto che diventino un unico

insieme. Non sarà più un'utopia vedere nei reparti di

produzione robot o droni, che forniscono pezzi di

ricambio o riserve per il magazzino, poiché

diverranno parte integrante della quotidianità. Una

delle prime tecnologie abilitanti già utilizzata in vari

ambiti,èlastampa3D( additive manufacturing)

consentendo nuove soluzioni di produzione e di

supply chain, arrivando a una combinazione di

entrambi, generando così nuovi modelli di business.

Maècosì

rilevante

la digitalizzazione?

Si essa è molto importante perché presuppone

nuovi modi di rispondere efficacemente alle

molteplici necessità, con processi che risolvono i

problemi automaticamente. Tutto ciò è possibile

attraverso la combinazione di tecnologie e strategie

volte al miglioramento della produzione, alla crescita

del mercato e alla soddisfazione del cliente. Ma la

digitalizzazione toglierà occupazione? Le

precedenti rivoluzioni industriali hanno creato nuovi

posti di lavoro, pertanto Industria 4.0 essendo una

“fabbrica intelligente” vedrà crescere il fabbisogno di

lavoratori con conoscenze e competenze che

sapranno direttamente interagire con le macchine.

Un tempo con il “metodo fordista” , un dipendente

compiva azioni automatiche, quasi meccaniche,

come se la mente fosse avulsa dal corpo. L'azienda

di oggi, ha bisogno di operai pensanti, propositivi e

partecipativi, non del corpo dell'operaio, in quanto ci

sono le macchine a sostituirlo, quindi è importante la

formazione di queste nuove figure, ma è ancor più

importante che per tutti i nativi IoT ci sia

un'istruzione adeguata e collaborativa. Tutto questo

è un processo evolutivo, già iniziato, al quale non

possiamo più sottrarci. Dopo un'introduzione del

concetto di Industria 4.0, abbiamo analizzato

l'excursus storico delle rivoluzioni industriali che

l'hanno preceduta, descrivendo successivamente le

sue principali caratteristiche. In seguito abbiamo

affrontato le differenze che si riscontrano tra il

progetto americano di Industrial Internet e Industria

4.0 presente in Europa, soffermandoci

maggiormente sui programmi messi in pratica

dall'Unione Europea, abbiamo poi analizzato la

situazione italiana, le peculiarità del suo tessuto

industriale, le potenzialità, ma anche le minacce che

ha nell'affrontare la quarta rivoluzione industriale.

Gli effetti dell'industria

4.0

L’analisi dell’Industria 4.0 non può

trascurare gli effetti che un sistema

produttivo altamente digitalizzato può

comportare su alcune variabili. Nel corso

del capitolo verranno perciò analizzati

alcuni degli effetti ritenuti più

significativi:

Effetti sull’ambiente

La questione ambientale è un fattore che ha

cominciato a ricevere l’attenzione che merita

solamente negli ultimi anni, quando i benefici del

progresso tecnologico hanno messo in luce d’altra

parte le sofferenze dell’ambiente. Tra le altre, una

delle principali aspettative dall’Industria 4.0 è proprio

quella di rendere i processi produttivi più efficienti in

modo tale da ridurre l’impatto ambientale. Si entra

così nella logica della Responsabilità Sociale

d’Impresa ( RSI) che si basa sull’assunto che

un’impresa per poter riscuotere successo deve non

solo creare profitto, ma anche minimizzare i danni

causati all’ambiente e migliorare la vita delle

persone con le quali entra in contatto. La RSI

presenta a sua volta aspetti positivi in termini, ad

esempio, di fidelizzazione dei clienti e rafforzamento

dell’immagine aziendale. L’ Industria 4.0 è sensibile

alla questione ambientale per tre ragioni:

digitalizzazione, efficienza dei processi e

orientamento al consumatore finale. Con riferimento

alla questione della digitalizzazione dovuta

all’applicazione delle tecnologie abilitanti nelle

imprese, sono facili da individuare i benefici per

l’ambiente. Pensiamo all’ Internet of Things che

mette in comunicazione gli oggetti e consente

all’uomo un controllo degli stessi a distanza, tanto

che esso può controllare il ciclo produttivo anche da

casa. In ottica ambientale, ne derivano così vantaggi

in termini di riduzione degli spostamenti urbani che

si traducono in minori emissioni di agenti inquinanti.

Oppure pensiamo al caso della stampante 3D la

quale, essendo completamente computerizzata,

consente di produrre nel momento e nel luogo più

adatto evitando la realizzazione di prodotti che

potrebbero rimanere invenduti ed evitando gli

eventuali sprechi che ne conseguono. Infine

possiamo considerare il caso dei Big Data i quali,

consentendo la realizzazione e la conservazione dei

documenti tramite supporti informatici, permettono

di abbandonare progressivamente l’uso della carta

stampata e di ricorrere sempre più a documenti

elettronici. Molte aziende, ad esempio, usufruiscono

di software dedicati che permettono di

automatizzare e semplificare le procedure di

emissione delle fatture, con i conseguenti impatti

positivi in termini di tempo, denaro e ambiente, oltre

al fatto che consentono operazioni ausiliarie alle

precedenti, come il più rapido controllo dello stato

dei pagamenti. Il carattere sostenibile della fabbrica

digitale, però, è dovuto anche alla possibilità di

migliorare l’efficienza dei processi produttivi, in altre

parole di ridurre gli sprechi di risorse e dunque i

costi di produzione. Tale caratteristica infatti è uno

dei presupposti per rimanere competitivi nel

mercato. Infine, il terzo fattore che influisce

positivamente sull’ambiente è l’orientamento al

consumatore finale. Per spiegare questo concetto

dobbiamo partire dal presupposto che l’obiettivo

della smart factory è proprio quello di andare

incontro alle esigenze di personalizzazione del

prodotto. Tenendo sempre in considerazione

l’aspetto ambientale, l’orientamento al consumatore

sarebbe dunque in grado di esercitare un effetto

positivo in tal senso poiché la personalizzazione del

prodotto permette di attirare a sé la domanda di

mercato, ed in questo modo quest’ultima andrebbe

a concentrarsi su prodotti rispettosi dell’ambiente.

La conclusione che si può trarre è dunque che ad

oggi la sensibilità alla questione ambientale può

rappresentare un elemento di differenziazione e di

vantaggio competitivo, ma in un prossimo futuro

potrebbe essere una caratteristica indispensabile

affinché un prodotto possa essere offerto nel

mercato.

Effetti su lavoro e occupazione

Lo sviluppo dell’Industria 4.0 presenta

inevitabilmente aspetti positivi e negativi. Se da un

lato sembra logico pensare che possa generare

effetti positivi sulla produttività delle imprese,

dall’altro sembra ci siano delle perplessità sugli

impatti occupazionali dal momento che molte

professioni saranno automatizzate. Dunque le

preoccupazioni sul tema si stanno diffondendo

sempre più ed è per questo che vengono spesso

dibattute al fine di portare a conoscenza delle

persone cosa aspettarsi nel prossimo futuro. Prima

di procedere ad un’analisi approfondita degli effetti

occupazionali, è necessario ribadire che l’Industria

4.0 implica dei cambiamenti a livello lavorativo.

Questi cambiamenti sono di due ordini: il primo

riguarda le mansioni, gli orari, i luoghi di lavoro e le

competenze del lavoratore, mentre il secondo

riguarda le modalità di produzione conseguenti

all’introduzione delle tecnologie abilitanti nelle

fabbriche. La quarta rivoluzione industriale è solo

all’inizio eppure si è già riscontrato un

ridimensionamento nella presenza di lavoratori blue

collar nelle imprese, ovvero operai che svolgono

mansioni ripetitive proprie della catena di

montaggio, a favore di lavoratori white collar, che

ricoprono cioè funzioni di maggiore responsabilità.

Infatti, l’introduzione delle tecnologie abilitanti nelle

fabbriche esula l’operaio da mansioni meccaniche,

limitando i suoi sforzi ad attività di programmazione

dei macchinari ed eventualmente di correzione degli

errori riscontrati. Tutto questo induce a pensare che

le conseguenze occupazionali saranno negative. La

perdita occupazionale di risorse umane è molto

temuta però bisogna considerare che tali

preoccupazioni potrebbero essere limitate se si

pensa di assistere al passaggio da una

produzione strettamente manifatturiera ad una

produzione di servizi correlata alle merci stesse. Il

banale esempio degli smartphone fa riflettere sul

fatto che probabilmente la produzione di applicazioni

– dunque di servizi connessi al prodotto stesso –

genera maggiore occupazione rispetto a quella

generata dalla produzione in senso stretto dello

smartphone, e dunque secondo queste

considerazioni le aspettative occupazionali non

sarebbero così disastrose. Gli effetti della

digitalizzazione sull’occupazione sono stati

analizzati in particolar modo in una ricerca effettuata

dal World Economic Forum (2016), secondo la

quale entro il 2020 si sarebbe registrata una perdita

totale di posti di lavoro di 7.1 milioni a fronte dei 2

milioni che sarebbero dovuti nascere dalle nuove

attività rese possibili dall’Industria 4.0: si ipotizzava

una perdita complessiva di 5.1 milioni di posti di

lavoro. Dall’analisi inoltre emergeva che la maggior

parte delle perdite occupazionali si sarebbero

concentrate nel settore amministrativo – 4.7 milioni

– cosicché le attività di routine in ufficio sarebbero

scomparse a fronte di una crescita nei settori

informatici ed ingegneristici; si prospettavano poi

riduzioni di 1.6 milioni di posti di lavoro nel settore

manifatturiero e di 0.5 milioni nell’edilizia. La crescita


occupazionale avrebbe riguardato principalmente

i lavori altamente qualificati, il cui sviluppo però

non avrebbe registrato un ritmo tale da assorbire

tutte le perdite occupazionali, e anche se ciò

fosse stato possibile, sarebbero stati necessari

corsi di formazione per fornire le conoscenze

adeguate al personale non qualificato. L’effetto

della digitalizzazione impatta dunque anche sulla

domanda di lavoro, che sarà sempre più orientata

a figure professionali qualificate mentre

diminuiranno le richieste di lavoro manuale.

Dall’analisi finora effettuata emerge che non

esiste un pensiero univoco in quanto agli effetti

occupazionali dell’Industria 4.0. Le aspettative sul

futuro del lavoro infatti sono soggettive,

dipendono cioè dalla prevalenza del “carattere

distruttivo” oppure dell’ “effetto di

capitalizzazione” della digitalizzazione che ogni

uomo riconosce. Dunque da un lato la

digitalizzazione comporta disoccupazione poiché

i lavoratori vengono sostituiti dalle macchine, ma

d’altra parte la domanda di nuovi prodotti e servizi

crea nuovi posti di lavoro, e ogni uomo ha la

propria idea sul fatto che prevalga il primo oppure

il secondo fenomeno. Una ricerca condotta da

McKinsey (2017) ha messo in luce come la

mancanza di persone con competenze qualificate

è la causa dei numerosi posti vacanti. Se da un

lato ci sono persone non adeguatamente

preparate per il mondo del lavoro, d’altra parte ci

sono anche molte persone il cui lavoro non sfrutta

pienamente le loro potenzialità. La conseguenza

di una realtà in cui le persone non trovano

opportunità di lavoro attraenti è la migrazione. Ci

sono professioni come taxista, commesso e

receptionist che presentano un elevato rischio di

automazione, tanto che ne abbiamo già delle

dimostrazioni: si pensi infatti alla diffusione delle

casse automatiche che sostituiscono il lavoro del

commesso oppure alla diffusione della Google

Car che sostituisce il lavoro dei taxisti. D’altra

parte ci sono professioni che invece presentano

un basso rischio di automazione, tra cui

l’avvocato, il medico, la maestra di scuola

elementare: tutti questi casi infatti richiedono

particolari abilità dell’uomo che non possono

essere trasformate in routine e che dunque non

possono essere svolte dai robot, anche se non è

detto che in futuro ciò non possa accadere. Ci si

potrebbe dunque aspettare un aumento

occupazionale nelle professioni che richiedono

personale qualificato e nelle professioni che

richiedono lavoro manuale, ed una diminuzione

dell’occupazione nelle attività che possono

essere automatizzate e dunque svolte dai robot.

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Il ruolo dell’uomo nella

Fabbrica 4.0

Se da un lato potrebbe sembrare stiano prendendo il sopravvento robot sempre più potenti ed in grado di svolgere attività sempre più complesse,

dall'altro è anche vero che il sistema produttivo necessita della creatività umana per non incorrere nella trappola della standardizzazione.


Ilruolo

dell’uomo

nella

Fabbrica 4.0

Nell’Industria 4.0 il ruolo dell’uomo è centrale: è l’uomo

che con competenze specialistiche migliori rispetto a

quelle attuali sarà in grado di offrire la flessibilità che il

mercato richiede. Ne deriva la necessità di formare

adeguatamente i giovani di oggi affinché siano in grado

di cogliere le sfide della digitalizzazione, e questo è

possibile solo allineando l’offerta formativa con le

esigenze della fabbrica intelligente. Nonostante la sua

importanza, sulla formazione non si investe abbastanza:

lo dimostra un’indagine condotta da Staufen (2015) sulle

imprese del territorio italiano, secondo la quale non solo il

livello di preparazione dei dipendenti è molto basso, ma

soprattutto sono le imprese che non sono interessate a

preparare adeguatamente il personale in una logica 4.0.

L’uomo che lavora nella Fabbrica 4.0 deve possedere

infatti specifiche skills, sia personali come la capacità di

lavorare in team, il problem solving, la flessibilità in

termini sia di orari di lavoro che di disponibilità agli

spostamenti, sia professionali come la conoscenza delle

lingue straniere, la capacità di utilizzo di particolari

sistemi informatici e l’esperienza (Assolombarda 2015).

Queste competenze, principalmente quelle professionali,

possono essere fatte proprie solo con un adeguato

sistema educativo, il quale però necessita di essere

integrato con corsi di formazione interni alle aziende: si

pensi ad esempio ai sistemi ERP di cui fanno uso

sempre più imprese ma il cui funzionamento non è

oggetto d’insegnamento nelle scuole tecniche e

commerciali, e dunque spetta alle imprese farsi carico di

formare i lavoratori. Ma non solo, anche a livello

universitario talvolta l’istruzione risulta troppo limitata ad

un approccio teorico. Nell’Industria 4.0 il ruolo dell’uomo

viene posto in rilievo per via della sua importanza in

funzioni cruciali per la produzione. A tal proposito, dalla

ricerca del WEF (2016) emerge che si assisterà alla

nascita di nuove figure professionali che acquisiranno

un’importanza critica all’interno dell’Industria 4.0: si tratta

ovviamente di figure professionali altamente qualificate,

come il data analyst che si occupa di acquisire

informazioni, interpretare i dati e poi comunicare i risultati

ottenuti alle aree di business interessate; inoltre saranno

richiesti rappresentanti specializzati nelle vendite, ovvero

figure che siano in grado di spiegare ai potenziali clienti

le caratteristiche dei prodotti offerti, sia perché si tratterà

di prodotti realizzati con una tecnica innovativa sia per

attirare nuovi tipi di clienti. Dalla stessa ricerca (WEF

2016) è inoltre emerso che il 65% dei bambini che

iniziano in questi anni ad andare a scuola, al termine del

loro percorso formativo svolgeranno lavori che ad oggi

non esistono ancora. L’analisi finora effettuata induce a

pensare che il progetto Industria 4.0, nonostante le

preoccupazioni in termini di perdita di posti di lavoro per i

lavoratori di oggi, potrebbe, al contrario, rappresentare

un’opportunità occupazionale per i giovani.


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Liberamente tratto da

UNIVERSITÀ

DEGLI STUDI DI PADOVA

DIPARTIMENTO DI SCIENZE ECONOMICHE ED AZIENDALI

Conclusioni

La crisi economica che il mondo sta vivendo, potrà

essere superata con la messa in campo di

Industria 4.0, riportandoci ad una crescita

economica e sociale come in passato. Importanti

cambiamenti investiranno il mondo del lavoro e si

stanno delineando le basi, affinché la quarta

rivoluzione industriale possa portare grossi benefici

nella nostra società. È bello pensare che in un

prossimo futuro, girando per i reparti nelle

fabbriche, si vedranno robot muoversi e fare il

lavoro che un tempo veniva svolto dagli operai e

nel contempo, gli stessi, impegnati nella loro

programmazione, nella gestione delle innumerevoli

informazioni provenienti dalle macchine e dal

mercato; ci saranno centri di lavoro a disposizione

del mercato, capaci di produrre qualsiasi tipo di

prodotto a seguito delle informazioni inserite. In un

prossimo futuro non dovrà meravigliare leggere nei

nuovi piani di studio materie riguardanti la robotica

o la digitalizzazione, oppure professori che, nelle

scuole superiori, insegnano nei laboratori con le

nuove tecnologie, trasferendo le loro conoscenze

agli studenti che, passo dopo passo,

raggiungeranno i loro obiettivi, i quali saranno il

punto di partenza per il proseguo delle loro attività

e i loro studi. Non dovrà suscitare meraviglia se le

biblioteche verranno considerate centri di raccolta

dati, scritti in un linguaggio comune, comprensibile

a tutti i sistemi operativi. Anche l’ospedale 4.0 darà

ottimi risultati: immaginiamo un paziente

traumatizzato che ha bisogno delle cure di diversi

specialisti (neurologo, cardiologo, chirurgo

ortopedico), se tutti potessero avere le immagini

istantanee e un simultaneo accesso alla

diagnostica, sarebbero in grado di effettuare cure

più veloci e migliori, non solo, ma anche produrre

benefici economici. Anche solo l’1% delle riduzioni

delle esistenti inefficienze potrà produrre risparmi

per oltre 60 milioni di euro nell’industria sanitaria

mondiale (Annunziata, 2013). Come abbiamo

descritto, l'obiettivo globale è quello di creare

nuove strutture affinché le informazioni raccolte nei

cloud, possano facilitare il dialogo tra macchine e

persone, per tutto il ciclo produttivo, attraverso lo

stesso linguaggio tecnologico. L'intelligenza

artificiale si perfeziona sempre più velocemente; è

sbagliato credere che essa diventerà così efficiente

ed autonoma da poter fare a meno di quella

umana, la storia, dell’innovazione può aiutarci a

non aver paura del futuro, perché ci sarà sempre

bisogno dell’uomo, ma di un uomo preparato

tramite lo studio e la nuova formazione.


KASTA

MORRELY

A JASI FASHION WEEK

Festival digitale della moda e delle industrie creative

In occasione delle vacanze invernali, l'Associazione Kasta Morrely ha

organizzato nella città di Iași, in Romania, la prima edizione digitale del Festival

delle Industrie Creative KastaMorrely Fashion Week 2020/2021.

Il Creative Industries Festival KastaMorrely Fashion Week è un evento pubblico di interesse generale

che promuove l'importanza del volontariato, della cittadinanza attiva e l'importante ruolo delle attività culturali

coordinate da personale qualificato nello sviluppo delle industrie creative e del benessere della comunità

attraverso attività promozionali che rispettano i valori di etica e responsabilità dei rappresentanti delle arti

dello spettacolo.

event

Nella foto: Un momento della sfilata digitale al - ( ).

Teatro Palatul Culturii

Iași Romania

www.dimagazine.it74


Nella foto Diana Morelli Model of Kasta Morrely

www.kastamorrely.com

KASTA MORRELY FASHION WEEK 2020 / 2021

Apartire da questi valori, e con questo intento, Kasta Morrely ha da sempre

avuto la necessità di creare consapevolezza attorno al mondo della moda,

incentivando la virata verso un consumo responsabile e ridare dignità a

tutta la catena di produzione (ri)fondandola su una base etica come, ad esempio, la

Campagna Internazionale Fashion Revolution ( di cui Marina Spadafora è

coordinatrice italiana) e la Campagna Abiti Puliti, di cui portavoce per l'Italia è

Deborah Lucchetti. Sono queste due donne a spiegarci cosa la moda non dice. Un

grido d'allarme che è stato nuovamente lanciato da Morel Bolea, Fondatore di

Kasta Morrely, Presidente e Fondatore di EuroDemos che ha dedicato la sua

vita alla lotta per i diritti umani, alla promozione dei valori della democrazia,

all'educazione civica, alla lotta alla tratta di esseri umani, alla filantropia attraverso

progetti e programmi che hanno contribuito alla formazione e promozione di nuovi

leader. La carriera di Bolea è costellata da innumerevoli riconoscimenti per il suo

impegno nell'ecologia, nella cultura, a favore della democrazia e per i diritti umani

valori che trasferisce anche nelle innumerevoli attività ed eventi pubblici. Il

Festival delle Industrie Creative - Kasta Morrely Fashion Week,ha

dunque anche un ruolo educativo. In piena ottemperanza al rigore imposto per il

Covid, l'edizione delle vacanze digitali 2020/2021, ha presentato le “Capsule

Collection” con brand moda provenienti dalla Romania e dalla Repubblica

Moldova: SIMODA di SIMONA VASILIU, DIVAD Luxury Tailoring, ETHNO

PARIS di VALENTINA ALEXA, ELEGANA MIRESEI, EVE JULIETT,

MARIA MOSCALU, ADELINA BOIE, CAROLINA DESIGN,

ALINA

ROTARU, SEROUSSI Iași, KASTA MORRELY KIDS,

ADRIANA

AGOSTINI, ANA MARIA PĂLĂDUĂ. Kasta Morrely, che da sempre si occupa

della tutela dell'infanzia, ha lanciato KASTA MORRELY KIDS, un programma

di leadership personalizzato per i bambini che mira a formare e sviluppare

l'intelligenza sociale in tutti i bambini attraverso attività culturali ed educative.

Fashion Theatre, marchio registrato di Kasta Morrely, è un concetto in in

evoluzione nel campo dell'educazione non formale, che prevede una formazione

che sviluppa nei bambini qualità specifiche per un futuro leader di successo. Tra i

partecipanti al Fashion Week non possiamo non menzionare la stilista ADRIANA

AGOSTINI www.adrianaagostini.com, una designer di grande talento artistico e

fama che inventa, crea e promuove disegni originali: una suggestione visiva fatta

forme, tessuti e colori. Kasta Morrely Fashion Week è un festival ed una

missione in quanto contribuisce alla formazione di generazioni di giovani

attraverso una formazione volta ad alti standard professionali. Osservando

direttamente la disciplina dell'organizzazione, le prove, il trucco, le acconciature, le

collezioni di abbigliamento e le passerelle di moda, genitori, giovani e pubblico

possono rendersi conto della differenza tra Kasta Morrely ed un'altra qualsiasi

organizzazione che, non di rado, dietro “il palcoscenico” nasconde principi molto

meno nobili come il moderno traffico di esseri umani. Kasta Morrely Fashion Week

è un progetto etico, indipendente, imparziale e senza scopo di lucro, ma soprattutto

è una associazione la cui missione è la tutela dei diritti umani, la valorizzazione

della moda e la promozione nazionale e internazionale dell'immagine di Iaşi come

“ Città della moda” attraverso un evento di grande interesse dedicato alla cultura,

alle industrie creative e all'arte della moda.

L'evento digitale è stato organizzato da un team di specialisti multidisciplinari

nell'organizzazione di eventi di moda. Coordinatore e presentatore DR. ANA

HRISCU

PhD in Mannequins Ethics and Fashion Theater.

www.facebook.com/KastaMorrelyFashionWeek


GENESI DI BELLEZZA

INTUITO, SCIENZA ED ESPERIENZA: ORIGINE E SVILUPPO DI UN PROGETTO PER UNA NUOVA

IDEA DI BELLEZZA E BENESSERE. PERCHÉ VOLERSI BENE È UN'ARTE.


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diversi secoli erano famose per le loro proprietà, ma solo recentemente hanno svelato tutti i loro

segreti. L'applicazione delle moderne scoperte scientifiche è strettamente legata alla profonda

conoscenza delle proprietà curative della natura e l'originalità delle formulazioni, mai disgiunte

dall'attenzione per il benessere e la salute delle persone, per l'ambiente e per la preservazione delle

risorse naturali. I prodotti Dolomitic Water sono dermatologicamente testati, compatibili con tutte le

tipologie di pelle e utilizzano solo materie prime di provata efficacia, certificate naturali o di

derivazione naturale. Totalmente privi di coloranti sintetici, sono confezionati in modo da assicurare la

loro perfetta conservazione e di limitare al minimo l'utilizzo dei conservanti. La profumazione, quando

presente, è unica per tutta la linea e molto soft.


OGGI VA DI MODA INCIDERE CITAZIONI, FRASI E AFORISMI SUL PROPRIO

CORPO. WILLIAM BLAKE, OSCAR WILDE E NIETZSCHE NON AVREBBERO

MAI IMMAGINATO CHE GLI AFORISMI TRATTI DALLE LORO OPERE

SAREBBERO STATE IMPRESSI SULLA PELLE DI MIGLIAIA DI PERSONE (SECONDO LA MODA DEL

“ TEXT TATTOO”) E CHE AVREBBERO SOSTITUITO STELLE, TESCHI E FARFALLE. IL FILOSOFO ELIAS

CANETTI IN “ LA PROVINCIA DELL’UOMO” SCRIVE CHE TRA LE TANTE FRASI CHE LEGGIAMO NEI

LIBRI CI SONO LE FRASI INTOCCABILI E SACRE. TANTO VALE PER LE ICONE DEL PASSATO,

DALL'ETERNA MARILYN MONROE RICOPERTA DI TATUAGGI A BRIGITTE BARDOT PASSANDO PER

LIZ TAYLOR, AUDREY HEPBURN E TANTE ALTRE: ECCO COME APPARIREBBERO SE FOSSERO

STATE TATUATE (DISEGNATE ABILMENTE DALL’ARTISTA CHEYENNE RANDAL).

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Nouvelle Esthetique

Un artista deve avere un

suo mondo, in cui ci fa

entrare attraverso le sue

o p e r e

Il tatuaggio è una delle più antiche

forme di espressione artistica

dell'uomo, altamente diffusa e

culturalmente significativa. Pur

conoscendo con esattezza le

motivazioni per cui il tatuaggio abbia

da sempre suscitato un così forte

fascino sugli uomini è certo che il

gesto di incidere sulla propria pelle

un segno è indissolubilmente legato

all'atto primario di fare arte, con

qualunque strumento. Il fascino per

questa forma artistica, che nulla ha

da invidiare alle altre espressioni

artistiche, ha la caratteristica

principale di unire una altissima

manualità e creatività ad

antichissime tradizioni. Le

motivazioni per cui oggi ci si tatua

sono naturalmente molto distanti da

quelle del passato o da quelle che

riguardano popolazioni dove

l'individuo viene contrassegnato

come membro di una tribù o per

convinzioni religiose, spirituali o

magiche. Negli ultimi anni i tatuaggi

hanno cominciato ad essere

considerati vere e proprie opere

d'arte che sostituiscono alla tempera

l'inchiostro ed alla tela la pelle (Body

Art). L'abilità del Tattoo Artist

consiste nell'avere una mano ferma

e sicura ed una particolare

attenzione al disegno ed alle

sfumature; il fattore che li

caratterizza poi è il trovare

ispirazione nel mix tra sangue e

inchiostro dal quale deriva l'esito e la

riuscita dell'intero progetto. Ogni

disegno risulta, perciò, essere un

pezzo unico, un frammento di anima

dell'artista che si trasferisce in

un'altra persona sottolineandone un

personale sentire che non potrà

mai essere copiato ma solo

interpretato. Quando si presta il

proprio corpo per imprimervi su un

tatuaggio diventiamo delle “tele

umane” al servizio dell'artista, siamo

la sua tela appunto.. un supporto

sopra il quale egli esprime il suo

genio. I tatuaggi quindi sono arte

perché c'è creatività, studio, abilità,

inventiva, passione e fatica. Sono

arte perché i tatuatori sono

degli artisti esperti, abili disegnatori

e pittori che creano, plasmano e

trasformano la pelle. Artisti

contemporanei che silenziosamente

introducono l'arte nella vita. Sono

arte perché emozionano.

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bellescoperte

79


“TATUARE

E' SEMPRE

STATO IL

SOGNO

DELLA MIA

VITA”

È quello che ci dice Sonia

Belletti, una giovane donna

dotata di un grandissimo

talento, indiscutibilmente bella,

solare, vivace ma anche un po’

timida e questo è quello che le

conferisce quell’aria un po’ da

bambina certamente

accattivante. Ha un animo

gentile; chi la conosce afferma

che è una ragazza affabile,

premurosa, delicata. Lo si vede

dal suo modo di fare, dal suo

sorriso.

Noi l'abbiamo intervistata.

Marchigiana, classe 1988, figlia

dell'imprenditore edile Adriano

Belletti e Flavia Tanzi, dopo

essersi diplomata presso

l'Istituto Statale d'Arte

indirizzo Design, ha frequentato

l'Istituto Internazionale di

Comics, specializzandosi in

fumetti. Nel 2012 ha realizzato il

sogno a cui tanto aveva

aspirato: l'attestato di tatuaggio

artistico permanente, una

specializzazione insolita per

una donna in quegli anni. In

onore di questo importantissimo

traguardo si è tatuata un aliante

sulpetto,insensodiriuscita:

l'aliante di Leonardo da Vinci

che consegnò all'uomo la

possibilità di volare. Senza

Leonardo da Vinci chissà se

l'uomo avesse mai volato. Per

Sonia, quell'aliante sul petto,

rappresenta un sogno

realizzato. Con lei abbiamo

parlato di tatuaggi, prima di

tutto perché li ama così tanto da

farne un progetto di vita in

ambito professionale, in

secondo luogo perché il

tatuaggio che abbia valenza

SONIA: BELLETTI

ESPERTA DI TATUAGGI - PETRITOLI - ITALY


puramente estetica, o che sia impresso a ricordo di

un momento importante della propria vita, o ancora

che esprima la volontà di un ritorno alle origini,

piuttosto che a valori antichi e profondi che la

società moderna sembra avere dimenticato, oggi

vive un momento di grande rinascita, liberandosi

finalmente della coltre di pregiudizi che da decenni

lo intrappolava.

INTERVIEW

Da che cosa deriva la parola tattoo Sonia?

La parola Tattoo, originariamente è derivata dal

termine "tau-tau", onomatopea che ricordava il

rumore prodotto dal picchiettare del legno sull'ago

per bucare la pelle.

I vecchi tatuatori dicevano che l'abilità di un

tatuatore è quella di far affiorare sulla pelle

quello che c'è già sotto. Per cui i tuoi amori, i

tuoi inganni, i tuoi trionfi, i tuoi sogni, i tuoi

incubi. Oggi è diverso?

La pelle è fisiologicamente un organo molto

semplice, ma dal punto di vista sociale e

psicologico è davvero complesso: essa è il confine

tra il mondo esterno e quello interno, tra l'ambiente

e il proprio sé. Un tatuaggio comunica al mondo la

nostra interiorità e incarna fantasia e realtà, riesce a

trasformare il nostro corpo in una cartina

geografica, per chi è abbastanza acuto da saperla

leggere. O li si ama o li si odia, non ci sono vie di

mezzo. Per quanto mi riguarda, concludo citando

Nicolai Lilin, scrittore russo trapiantato in Italia da

molti anni "Il marchio del tatuaggio è [...] il posto

segreto dentro il quale possiamo nascondere ciò

che per noi è sacro. Non portiamo marchi per

vantarci davanti agli altri, ma perchè quello è l'unico

mondo incontaminato che ci è rimasto". Se il corpo

è un tempio, i tatuaggi sono le sue vetrate. In una

società come quella attuale in cui l'immagine

esteriore è considerata il valore più importante, il

tatuaggio pertanto assume un fine estetico ma

soprattutto un modo per portar fuori qualcosa di noi

e della nostra storia. può anche essere visto come

una trasformazione interiore per poter rinascere.

Tatuaggi: moda recente di un'arte antica…

antica quanto?

Il tatuaggio è una pratica dalle origini antichissime

di oltre 5000 anni, quando venne rinvenuto il corpo

congelato e ottimamente conservato di un

cacciatore che presenta in varie parti del corpo

circa 61 tatuaggi, che consiste in linee, crocette e

piccoli punti ottenuti sfregando carbone

polverizzato su incisioni verticali della cute. Esami

radiologici hanno rivelato che quest'uomo, Otzi

soffriva di artrosi: i tatuaggi si trovano proprio in

corrispondenza delle degenerazioni ossee da cui

l'uomo era affetto. Si pensa che, all'epoca, gli

abitanti della zona praticassero questa forma di

tatuaggio a scopo terapeutico, per lenire i dolori,

come fosse un'antica pratica di agopuntura.

Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime

culture, sia antiche che contemporanee,

accompagnando l'uomo per gran parte della

sua esistenza; a seconda degli ambiti in cui

esso è radicato. Sarebbe bellissimo Sonia che

lei ci aiutasse a comprendere il significato del

tatuaggio…

Pensi che nell'antico Egitto sono stati rinvenuti

tatuaggi dal significato ancora oggi misterioso sui

corpi delle danzatrici, principesse e sacerdotesse

(2000 a.C.). Un esempio è l’occhio di Ra, primo re

d’Egitto, simbolo di regalità e potere veniva tatuato

come forma di protezione dalle energie negative

principalmente su nuca, spalle e schiena (l’occhio

infatti doveva “guardare le spalle” di colui che lo

portava). I Celti adoravano divinità animali quali il

toro, il cinghiale, il gatto, gli uccelli eipesciein

segno di devozione se ne tracciavano i simboli sulla

pelle. Presso gli antichi romani, che credevano

fermamente nella purezza del corpo umano, il

tatuaggio era invece vietato ed adoperato

esclusivamente come strumento per marchiare

criminali e condannati (esempio gli schiavi

portavano addosso le iniziali del padrone, i ladri un

marchio a fuoco sulla fronte perché tutti fossero a

conoscenza del reato commesso dall’individuo);

solo successivamente, in seguito alle battaglie con i

britannici che portavano tatuaggi come segni

distintivi d'onore, alcuni soldati romani

cominciarono ad ammirare la ferocia e la forza dei

nemici tanto quanto i segni che portavano sul

corpo. Nell'undicesimo e dodicesimo secolo i

crociati portavano sul corpo il marchio della Croce

di Gerusalemme, questo permetteva, in caso di

morte sul campo di battaglia, di fare in modo che il

soldato ricevesse l'appropriata sepoltura secondo i

riti cristiani. Quando la religione cristiana divenne

dapprima lecita e, poi, religione di Stato, papa

Adriano si vide costretto a proibire formalmente con

una bolla papale datata 787 d.C. la pratica diffusa

tra i fedeli. Durante il Medioevo molti pellegrini

cristiani decisero di ignorare le indicazioni della

Chiesa e presero a tatuarsi i simboli dei luoghi sacri

visitati. I frati del santuario di Loreto, nelle Marche,

divennero così celebri tatuatori: su richiesta,

incidevano su polsi e piedi dei fedeli che lo

desideravano simboli del culto cristiano. Nei primi

anni del 1700, i marinai europei vengono a contatto

con le popolazioni indigene delle isole del Centro e

Sud Pacifico, dove il tatuaggio aveva un'importante

valenza culturale. Quando le ragazze tahitiane

raggiungevano la maturità sessuale le loro natiche

venivano tatuate di nero. Quando sofferenti, gli

Hawaiani si tatuavano tre punti sulla lingua. In

Borneo gli indigeni si tatuavano un occhio sul

palmo delle mani come guida spirituale che li

avrebbe aiutati nel passaggio all'aldilà. A Samoa

era diffuso il "pe'a", tatuaggio su tutto il corpo che

richiedeva 5 giorni di sopportazione al dolore ma

era prova di coraggio e forza interiore. Chi riusciva

Se il corpo è un tempio,

i tatuaggi sono le sue vetrate.

bellescoperte


nell'impresa veniva onorato con una grande festa.

In Nuova zelanda i Maori firmavano i loro trattati

disegnando fedeli repliche dei loro "moko", tatuaggi

facciali personalizzati. Questi moko sono usati

ancora oggi per identificare il portatore come

appartenente ad una certa famiglia o per

simbolizzarne le conquiste ottenute nell'arco della

vita. Negli anni venti dell'ottocento comincia la

macabra usanza di barattare pistole con teste

tatuate di guerrieri Maori. In Giappone il tatuaggio

era praticato fin dal quinto secolo avanti Cristo...a

scopo estetico...ma anche a scopo magico e per

marchiare criminali. Facile comprendere come la

Yakuza, la mafia giapponese, adottò ben volentieri

la pratica "fuorilegge" del tatuaggio su tutto il corpo.

I loro disegni, molto elaborati, rappresentavano

solitamente conflitti irrisolti ma riproducevano anche

simboli di qualità e caratteristiche che questi uomini

intendevano emulare. Ad esempio una carpa

rappresentava forza e perseveranza, un leone

attitudine a compiere imprese coraggiose. Tra la

fine dell’800 e la prima metà del ‘900 la cultura del

tatuaggio cominciò pian piano a diffondersi tra le

masse grazie anche alla moda lanciata da illustri

aristocratici di fama mondiale. Winston Churchill,

elemento di spicco del panorama britannico,

sfoggiava ad esempio un’ancora sull’avambraccio

destro. Vizio di famiglia? Sua madre aveva un

serpente tatuato sul polso! Lo zar di Russia Nicola

II si fece tatuare invece un enorme dragone sul

braccio in occasione di un viaggio in Giappone.

Negli anni 20 i circhi americani assumono più di

300 persone tatuate da capo a piedi come

attrazioni per il pubblico. Per mezzo secolo, i tattoo

diventano marchio di minoranze etniche, marinai,

veterani di guerra, malavitosi, carcerati ... e

considerati indici di arretratezza e disordine

mentale. Negli anni '70 e '80 movimenti quali i punk

e i bikers adottano il tatuaggio come simbolo di

ribellione ai precetti morali predicati dalla società.

Che abbia valenza puramente estetica, o che sia

impresso a ricordo di un momento importante della

propria vita, o ancora esprima la volontà di un

ritorno alle origini, a valori antichi e profondi che la

società moderna sembra avere dimenticato, il

tatuaggio vive oggi un momento di grande rinascita,

liberandosi finalmente della coltre di pregiudizi che

da decenni lo intrappolava.

Ho letto che c’è un metodo denominato

“Metodo Samoano” in che cosa consiste?

La tecnica samoana è molto dolorosa e in Italia non

è praticata (fino a prova contraria, per lo meno). Il

tatuatore si serve di due attrezzi: uno ha l'aspetto di

unpettine(da3a20aghi) ricavato da ossa o

conchiglie e attaccato ad un’impugnatura di legno,

l'altro è il bastone usato per colpire il primo attrezzo.

Il "pettine" viene immerso nel pigmento (ottenuto

dalla cenere di particolari piante mescolata con

acqua od olio), poi percosso con il bastone per farlo

penetrare sottopelle. Nella pratica rituale il tatuatore

può avere diversi assistenti che tengono in tensione

la pelle, e a volte l'esecuzione è accompagnata da

canti e suono di tamburi.

Il metodo giapponese invece?

La tradizionale tecnica giapponese, chiamata

Tebori, consiste invece nel fare entrare gli aghi

nella pelle obliquamente, con minore violenza ma

provocando anche in questo caso un discreto

dolore. Gli strumenti sono rappresentati da

elaborate impugnature in bamboo alle quali sono

applicati diversi aghi. Il tatuatore con una mano

mantiene in tensione la pelle, tenendo un pennello

intriso di colore tra le dita. L'altra mano fa passare

gli aghi attraverso il pennello e servendosi della

prima mano come sostegno puntella la pelle. I

tatuaggi realizzati con la tecnica tradizionale sono

unici e si dice non possano essere riprodotti da

alcuna macchinetta. Il tatuaggio tradizionale

giapponese prende il nome di Irezumi

C’è poi il metodo americano… ovvero?

La tecnica americana prevede l'utilizzo di una

macchinetta elettrica ad aghi che non provoca

dolore, ma al più una sensazione di fastidio. La

macchinetta da tatuaggio ha la forma di una pistola;

con l'aiuto di bobine elettromagnetiche, l'ago viene

messo in movimento. Il principio di funzionamento

fu inventato da Thomas Edison nel 1876, ma fu

solo nel 1891 che Samuel O'Reilly intravide la

possibilità di utilizzare tale principio per iniettare

inchiostro sottopelle, rendendo improvvisamente

obsolete le tecniche precedenti, più lente e

soprattutto molto più dolorose.

Infine il metodo Thailalandese…

Molti dei disegni realizzati con l'antica tecnica

thailandese, strettamente legata al buddismo,

hanno tema religioso, ed erano originariamente

indossati e tatuati dai monaci stessi (Sak Yant, il

Tatuaggio Magico). Lo strumento tradizionale è un

lungo tubo di ottone, con un'asta appuntita che

scorre all'interno. Una volta intrisa nel pigmento la

punta, una mano tiene l'estremità del tubo a

contatto con la pelle mentre l'altra mano guida

l'asta nella sua azione perforante, come una lenta

macchina da cucito.

Per concludere.

Il Covid - 19 e la sua lunga quarantena, oramai alle

spalle, hanno danneggiato vite di persone e di

attività economiche. Ma vi è un lavoro in particolare

che è stato preso di mira dal terribile virus: Il

tatuatore. Farlo ai tempi del Coronavirus è un atto

di coraggio e di determinazione nel proseguire non

solo la propria attività, ma prima di tutto la propria

passione artistica in totale sicurezza…

INFO:

mail:bellettisonia@libero.it

Nella foto: Sonia Belletti


tattoo

a

rtist


Ventievènti

E20 info 800 030 185 www.ventieventi.eu

Via Settevalli, n. 544 - 06128 Perugia (PG) - Italia

mobile 370. 3667685 - Mail:

info@ventieventi.eu

È CON NOI:

UI

Luigi Mercuri

Fondatore e Presidente E20

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84


EVENTI: FOCUS

INTERVIEW

Il suo essere temporalmente circoscritto, con un

inizio e una fine, è l'origine di gran parte del suo

appeal, perché questo è ciò che lo distingue da

altre istituzioni e programmi permanenti, che

possono essere fruiti in qualsiasi momento. Le

persone, infatti, si aspettano che un evento, per la

sua stessa natura, finisca e di conseguenza sanno

che hanno a disposizione una frazione limitata di

tempo per parteciparvi. Questo stimola la

partecipazione, soprattutto da un punto di vista

emotivo, alimenta la tensione e il coinvolgimento del

pubblico, specialmente nel caso di eventi unici nel

loro genere. Nel caso di eventi che si prolungano per

più giorni, si cerca sempre di dare vita ad altre

iniziative, collaterali rispetto all'evento principale, in

modo da facilitarne la copertura mediatica. La

presenza dei media è bramata e ricercata da

qualunque organizzatore di eventi, perché permette

di superare la circoscrizione spaziale e temporale,

raggiungendo un pubblico enormemente più ampio

di quello presente nel luogo di effettivo svolgimento.

Inoltre, l'audience di un evento, è solitamente

costituita da un pubblico specifico, selezionato alla

base dalla natura stessa dell'iniziativa. La

partecipazione, infatti, implica o un obbligo oppure,

più verosimilmente, interesse e motivazione. È vero

che spesso il prender parte ad un evento è il risultato

di una decisione impulsiva, nel senso che nella

maggior parte dei casi le persone non programmano

con mesi di anticipo la partecipazione, ma solo con

pochi giorni o addirittura ore. Ma è altrettanto vero

che prendere parte ad un evento richiede uno

spostamento fisico, in alcuni casi anche molto lungo,

e, di conseguenza, un certo impegno in termini di

tempo e di denaro, sicuramente non paragonabile a

nessun altro medium. Il pubblico di un evento

rappresenta l'elemento "sine qua" non della sua

realizzazione, la sua ragione di essere, tant'è che il

successo si misura, almeno a breve termine, sul

numero dei partecipanti. Un evento senza pubblico

diventerebbe un contenitore vuoto, perderebbe

senso e qualsiasi valenza comunicativa; è dunque

un potente strumento aggregativo. Ogni evento

sviluppa al proprio interno una fitta rete di relazioni,

favorendo la socializzazione e l'interazione con e tra

i partecipanti, grazie alla compresenza fisica nel

medesimo luogo, alla verosimile condivisione dei

medesimi interessi ed emozioni e al clima conviviale

che si crea. In questo senso, gli eventi non sono solo

espressione della cultura del loisir tipica della società

postmoderna, ma anche di una cultura di tipo

partecipativo. È questo, uno dei molteplici motivi che

hanno trasformato gli eventi in cruciali strumenti di

comunicazione. Le risorse umane sono cioè il fattore

produttivo primario. Infatti, dal punto di vista dello

spettatore, la partecipazione ad un evento passa

necessariamente attraverso l'interazione con i vari

membri dello staff, per cui i partecipanti sono portati

ad identificare il servizio con la persona stessa che

lo fornisce. Inoltre, non solo un evento senza

pubblico non avrebbe ragione di esistere, ma i

partecipanti sono parte integrante dell'evento stesso:

il modo in cui il pubblico interagisce con la

performance offerta e le modalità del suo

coinvolgimento daranno una connotazione unica

all'andamento della manifestazione. Per questo

l'espressione “pro-sumer”, combinazione di producer

più consumer, molto usata nel settore dei servizi,

risulta particolarmente appropriata nell'esprimere

questo ruolo ambivalente di produttore/fruitore del

pubblico degli eventi.

L'evento come

leva

fondamentale

del marketing

contemporaneo

Nella ricerca costante di

nuovi strumenti e di

nuove risorse comunicative, in una società

sovraffollata di messaggi provenienti da ogni dove e

sempre più bisognosa di farsi sentire, gli eventi si

stanno affermando come la soluzione più innovativa

a questo deficit di efficienza comunicativa degli

strumenti che, storicamente, hanno caratterizzato

l'ambito della comunicazione d'impresa. Negli anni

sessanta e settanta costituivano solo un accessorio

per decorare un'attività di comunicazione già ben

definita, spesso con un carattere ludico fine a se

stesso, in sintonia con le tendenze edonistiche

tipiche di quegli anni che esaltavano l'apparenza

rispetto alla sostanza. Oggi, invece, sono spesso

l'elemento centrale intorno a cui tutta la strategia

comunicativa viene poi costruita, perchè, se ben

organizzati, possono raggiungere molteplici obiettivi,

con risultati strabilianti e con costi tutto sommato

contenuti.

VENTIEVÈNTI

Dalla passione e dinamismo di un team

unito, dalla pluriennale esperienza nel

settore congressuale e del turismo

enogastronomico, nasce Ventievènti,

agenzia specializzata nell'organizzazione

professionale di variegati tipi di eventi: dai

convegni alle cerimonie, dagli incentive

aziendali al team building, dai compleanni

alle cene di gala

Perché un evento è così affascinante Luigi?

Perché l'evento è un mix unico ed irripetibile di

persone, prodotti e servizi che devono essere

attentamente miscelati e coordinati affinché l'iniziativa

possa raggiungere gli obiettivi per cui è stata creata.

Ogni evento sarà un'esperienza unica per il pubblico

in quanto, anche nel caso di eventi che si ripetono con

regolarità, non si avrà mai la stessa combinazione di

elementi. Qualcosa nel programma, negli obiettivi,

nell'organizzazione, nel pubblico, negli ospiti, nell'idea

creativa di fondo, o nella loro interazione, cambierà

necessariamente. Considerare gli eventi come

combinazione unica ed irripetibile.

Non facile da realizzare...

No, per nulla facile. Ecco perché è importante

rivolgersi a persone competenti e con molta

esperienza. L'evento è il risultato dell'interazione tra i

partecipanti, l'ambiente materiale in cui l'evento si

svolge, il suo contenuto, lo staff e i fornitori esterni,

cioè tra tutti quegli elementi, che ne costituiscono il

marketing mix. Ogni scelta avrà inevitabili

ripercussioni dirette e indirette su tutte le altre, perché

quello che fa la differenza non sono i singoli elementi,

ma i modi in cui questi si pongono in relazione

reciproca. Pertanto, il criterio da seguire per dare vita

a questo delicato e complesso meccanismo è quello

dell'armonia e della coerenza, in modo che tutti gli

elementi del sistema siano complementari l'uno

rispetto all'altro, apportando il loro importante

contributo al risultato finale del sistema, che sarà

superiore alla mera somma dei suoi fattori.

Le fasi operative?

Se per il pubblico e per buona parte dei media

l'evento vive solo nei giorni che gli organizzatori gli

hanno dedicato, per noi il lavoro comincia molto

tempo prima, addirittura anni nel caso di eventi

particolari. Vengono svolte diverse operazioni che

concorrono ad ottenere il risultato finale e che

possono essere raggruppate in tre macrofasi distinte,

che danno vita al cosiddetto ciclo di vita del progetto:

fase iniziale, di ideazione e concettualizzazione; fase

intermedia, di pianificazione e organizzazione; fase

finale di realizzazione e controllo. Ogni fase è attivata

da un input ed è volta alla creazione di un output.

A che cosa era dovuta l'enorme espansione del

settore degli eventi negli ultimi anni?

E' dovuta, non solo ad un più marcato riconoscimento

delle sue molteplici potenzialità comunicative, ma

anche alla crescente predisposizione delle imprese ad

investire in sponsorizzazioni, che porta quindi ad un

aumento delle risorse disponibili per organizzare

eventi di grandi dimensioni e di alto livello qualitativo.

Si è quindi instaurato un circolo virtuoso: la

produzione di eventi aumenta, perché aumentano le

risorse disponibili provenienti dalle sponsorizzazioni e,

allo stesso tempo, aumentano le sponsorizzazioni

perché crescono il numero e la tipologia dei possibili

eventi da sponsorizzare e quindi è più probabile

trovare quello che più si adatta alle esigenze di ogni

singola impresa. Riuscire ad ottenere nuove

sponsorizzazioni non è un compito facile, richiede un

certo dispendio di tempo e denaro per fare ricerche e

gestire i contatti. Per questo è sempre meglio lavorare

in un'ottica di lungo periodo e stabilire rapporti

duraturi, incentrati sulla fiducia e sulla collaborazione.

I vantaggi per una azienda o un'amministrazione

pubblica?

Indubbiamente migliorare la propria immagine e le

vendite, grazie alla visibilità mediatica e alla possibilità

di creare un rapporto diretto con il pubblico durante lo

svolgimento della manifestazione. A questo proposito

vorrei inoltre precisare che Ventievènti si pone anche

come un “Ufficio Eventi” in outsourcing per tutte le

Piccole e Medie Imprese, con tutti i vantaggi che ne

derivano in risparmio di tempo e risorse e nell'avere

competenze specialistiche

In relazione a che cosa si sceglie una destinazione

geografica per un evento o un congresso?

La scelta della località geografica il più delle volte è

determinata dalla sua capacità di conferire valore

aggiunto all'evento, trasformandosi così in un fattore

motivazionale capace di richiamare un pubblico più

vasto. Molto spesso, infatti, le località sfruttano

l'organizzazione di eventi speciali come strumenti di

marketing turistico, soprattutto quando la domanda


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VENTIEVÈNTI

tradizionale verso una certa area è in un

periodo di flessione. Per molte persone, infatti,

la partecipazione ad un evento, è solo la

prima tappa di un viaggio o l'occasione per

visitare quell'area. È importante quindi tenere

in considerazione l'immagine che una data

località ha agli occhi del pubblico, perché ciò

influenzerà notevolmente lo stimolo a

partecipare.

Idem per la sede...

Certamente. La sede dovrà essere adeguata

ai bisogni logistici dell'evento, soprattutto in

termini di accoglienza degli input previsti

(prodotti, persone, strumenti), ma, allo stesso

tempo, fungendo da cornice dell'evento, dovrà

fornire un ambiente piacevole e confortevole,

in grado di connotare in maniera univoca

l'atmosfera della manifestazione e di incidere

positivamente sulla percezione del pubblico. È

importante anche tenere in considerazione la

facilità ad essere raggiunta dai convenuti e i

servizi di collegamento di cui dispone,

eventualmente creandone ad hoc,

in modo da non scoraggiare

la partecipazione. La

scenografia può avere le

caratteristiche più

diverse: la tecnologia

moderna permette di

passare da un

allestimento semplice,

fatto di pannelli,

immagini, proiezioni e

fotografie, fino a vere e

proprie scenografie di tipo

teatrale e cinematografico, che

possono anche cambiare totalmente l'aspetto

iniziale di una location. Una scenografia

curata, che colpisce l'occhio dei partecipanti,

che si distingue per la sua creatività e

originalità, non deve però far perdere di vista

l'argomento principale dell'evento e

soprattutto deve essere funzionale a

quest'ultimo.

L'ospitalità e l'accoglienza?

Uno dei servizi collaterali, ma prioritari, a un

evento è senza dubbio l'accoglienza riservata

ai partecipanti; la qualità della sistemazione è

importante in quanto può influire sulla

decisione di partecipare ai successivi analoghi

eventi. È sempre motivo di orgoglio per gli

organizzatori di un evento sentirsi dire dai

partecipati che si sono “sentiti a casa propria”.

Uno dei modi per mettere a proprio agio gli

ospiti è quello di prevedere delle iniziative

collaterali di intrattenimento e svago, in

particolare nel caso in cui l'evento si protragga

per più giorni e i partecipanti abbiano magari

con sé degli accompagnatori non interessati a

seguire i lavori. Sia che si tratti di un evento

privato, come un matrimonio o un

anniversario particolarmente significativo, sia

che si tratti di un meeting, di un corso di un

congresso ecc. ecc. è necessario affiancare

all'organizzazione dell'evento in sé anche la

sistemazione più adatta delle persone

presenti in una struttura ricettiva all'altezza

dell'iniziativa. Perché un evento possa

svolgersi con successo, senza alcun

problema e raggiungendo la piena

soddisfazione dei partecipanti e delle

aspettative dei promotori è quindi necessario

che anche i servizi legati all'accoglienza e

all'ospitalità non siano lasciati al caso, ma

piuttosto curati nei minimi particolari. Per

questo la scelta della struttura ricettiva più

indicata per la tipologia dell'evento creato e

per i partecipanti deve essere gestita con

professionalità, allo stesso modo di come

viene seguita l'individuazione della location

che ospita l'iniziativa o il meeting. Non sempre

l'ospitalità in un evento è gestita dagli

organizzatori, a volte si può decidere di

lasciare ai partecipanti, se lo desiderano,

l'onere di prenotarsi una stanza, limitandoci a

fornire loro indicazioni sugli alberghi e sulle

modalità migliori per raggiungerli. Se però ci si

rende conto che potrebbero incontrare

difficoltà nel trovare una sistemazione o

nell'organizzarsi il viaggio, perché, ad

esempio, la località è poco conosciuta o, al

contrario, molto affollata, è sempre meglio che

sia lo staff ad occuparsi delle prenotazioni, per

limitare al minimo i disagi per gli ospiti.

Un altro aspetto molto importante è

costituito dal catering e dalla

ristorazione...

Il cibo è un aspetto IMPORTANTISSIMO

perché fa sentire bene le persone, dall'altro

costituisce un momento ulteriore di

aggregazione tra i partecipanti, facilitando la

socializzazione in un clima di maggiore

informalità. Il cibo è cultura: la coniugazione

perfetta di arte, design e food... si va

dall'informale coffe break alla cena di gala,

che spesso si trasforma in un evento


all'interno dell'evento, con musica, spettacoli,

intrattenimento e ospiti di eccezione.

Importantissimo precisare che siamo partner

esclusivi di Cooksapp, storica azienda di

catering e banqueting di lusso che si rivolge

ad un pubblico alla ricerca di cibi ed emozioni

irripetibili da vivere. Il cuore pulsante della

festa batte in queste attività, e la riuscita

dell'evento coincide quasi sempre con la loro

impeccabile realizzazione. Proprio per questa

ragione non è possibile lesinare sulla scelta

del personale di sala, degli chef, della brigata

di cucina, delle attrezzature, dei materiali

destinati agli allestimenti. Effettuare scelte

approssimative o superficiali potrebbe essere

sinonimo di fallimento, e sappiamo bene

quanto un fallimento porti con sé

conseguenze negative e strascichi deleteri

anche nel lungo periodo, soprattutto in termini

di brand reputation e passaparola… e

sappiamo quanto il passaparola sia uno

strumento di marketing potentissimo nel

settore degli eventi!

Qual è il cuore di un evento?

Il cuore di ogni evento sono l'obiettivo, il tema

e il target: tre fattori che devono essere

coerenti tra loro e in base ai quali si decide

tutta la pianificazione, fino al minimo dettaglio.

E il fine di un evento?

Che si tratti di meeting interni, di incontri di

formazione, di congressi dedicati ad uno

specifico tema o di convention, il fine è quello

di generare un orientamento positivo dei

partecipanti, che sia in termini di immagine

dell'azienda (verso i clienti, fornitori e

stakeholders), di brand awarness (di marchio

o prodotto) o team building. Ecco perché gli

eventi sono diventati una voce consistente nel

budget delle aziende ed ecco perché non si

può rinunciare ad essi, nonostante il

momento imponga delle limitazioni. Anzi,

queste restrizioni possono diventare una

scommessa anche per il futuro.

La fase più importante?

Lo svolgimento è la fase apparentemente più

importante, ma in realtà tutto lo svolgimento è

conseguenza del lavoro fatto

precedentemente. È il momento in cui tutte le

componenti che costituiscono l'evento e che

si sono predisposte in precedenza entrano in

un ingranaggio unico, basato sulla

realizzazione pratica della creatività e delle

scelte iniziali. È possibile intervenire per

limare, migliorare e correggere qualche

dettaglio, ma se è vero che una delle

peculiarità degli eventi è proprio quella di

poter essere perfezionati in corso di

svolgimento, è altrettanto vero che per la

maggior parte degli aspetti si è ormai

innescato un meccanismo di non ritorno, per

cui è difficile rimediare a scelte già compiute.

Per noi organizzatori è sicuramente la fase

più stressante, perchè dobbiamo riuscire a

coordinare tutti i servizi e le risorse,

rispondere allo stesso tempo a problemi e

imprevisti.

Alla fine c'è il responso da parte del

follow-up, cioè quella fase finalizzata

all'analisi dei risultati e al consolidamento

delle relazioni con tutti gli stakeholder...

Una fase delicata e molto importante... la

qualità sostanziale dei servizi offerti, sia in

termini di prestazioni primarie che di

prestazioni ausiliarie, è la premessa

fondamentale di qualsiasi evento di successo

e ciò che molto probabilmente spingerà il

pubblico a ripetere quell'esperienza e dare

vita ad un passaparola positivo.

Congressi, convention ed eventi si

trasformano in eventi digitali, è difficile il

passaggio dal fisico al virtuale?

Il panorama degli eventi è cambiato

rapidamente. La tendenza di questo

cambiamento è senza dubbio quella della

digitalizzazione, una tendenza che non

riguarda solo in settore degli eventi ma anche

altri comparti produttivi. Se prendiamo in

esame il 2020 possiamo scoprire che in

media durante quest'anno si è verificata una

velocizzazione di almeno 4 anni tutti i

processi di digitalizzazione in corso. Se da un

lato le nuove tecnologie ci hanno consentito di

continuare a realizzare incontri garantendo la

sicurezza, dall'altro va considerato che, più

ciò che stiamo organizzando è ricco di

contenuti, più è complesso adattarlo al web.

Si possono creare press room grazie a

piattaforme che consentono un grande

numero di partecipanti e funzionano su

“invito”, inviando un link. Lo stesso discorso

può valere con un web meeting o una web

conference (come un corso di formazione,

con la possibilità di intervenire anche tramite

live chat o live forum). Anche le convention

aziendali possono diventare una diretta

social.

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Quali sono le differenze significative fra un

evento virtuale e un evento in presenza?

Partendo dal presupposto che sono due cose

differenti, la tecnologia ha permesso agli utenti

di muoversi in uno spazio che contenesse tutti

gli elementi di un evento live. L'inaspettata

emergenza sanitaria ci ha posto davanti nuove

sfide. Sappiamo bene quanto fiere, convention

e congressi siano fondamentali per

un'azienda. Il problema è che riuniscono molte

persone in un unico posto, cosa che, almeno

per un certo periodo, non sarà fattibile. In

questo senso, la tecnologia ci viene in aiuto. I

giorni che abbiamo trascorso in casa ci hanno

mostrato quanto il digitale sia stato

fondamentale per supplire, almeno in parte, ai

contatti sociali e professionali. Anche nel

prossimo futuro, è improbabile che molte

persone possano incontrarsi assieme dal vivo.

L'interattività è stata la chiave vincente, perché

ha ridotto il fattore negativo del non potersi

relazionare di persona. Inoltre, l'evento online

ha permesso la partecipazione di chi non

avrebbe potuto per questioni di distanza. Se

pensiamo però a eventi più articolati, magari

che durano più giorni, l'organizzazione

richiede maggiori sforzi. Occorre quindi una

piattaforma in grado di ospitare

contemporaneamente più appuntamenti. Di

fatto, lo stato di emergenza sanitaria causato

da Covid-19 ha dato un grande impulso allo

sviluppo di strumenti per gli eventi digitali.

Sono state create piattaforme ad hoc mentre

agenzie di comunicazione e organizzazione

eventi hanno spinto sulla specializzazione.

Esistono quindi format per diversi tipi di evento

web: dalla fiera, alla presentazione di prodotto,

dalla formazione al meeting aziendale.

Come vede il futuro del settore?

Continueremo a usare questi nuovi strumenti

anche quando non saranno più strettamente

necessari o tornerà tutto come prima?

A mio parere non solo questi strumenti

continueranno ad esistere, ma saranno

sempre più diffusi. Questo periodo ci sta

mettendo nella condizione di adeguarci ad una

nuova normalità che ci porterà a ricercare quei

valori che da sempre ci caratterizzano in

quanto esseri sociali per natura, ma non

riusciremo a fare a meno delle nuove

tecnologie che ci stanno accompagnando.

Come si immagina il vostro futuro dopo

l'emergenza legata alla pandemia?

Nonostante il 2020 sia stato un anno funesto

dal punto di vista dell'organizzazione degli

eventi, dal momento che ha visto il blocco di

tutto il settore, non abbiamo mai perso la

speranza. Focalizzandoci sul futuro, ci siamo

concentrati soprattutto sull'innovazione. Il

futuro del mondo degli eventi non può

prescindere da una digitalizzazione dei

processi e dei prodotti. Mi spiego meglio. Per

quanto riguarda la digitalizzazione dei

processi, durante questo periodo di stop

abbiamo messo a punto il nostro marketplace

digitale in cui è possibile, per chiunque ed in

pochi click, richiedere un preventivo per

organizzare un evento di qualsiasi tipo.

Abbiamo infatti creato un software in grado di

farlo sulla base delle informazioni fornite dagli

utenti in fase di descrizione dell'evento stesso.

Per quanto riguarda la digitalizzazione dei

prodotti invece ci siamo basati su tecnologie

innovative. In ottica di eventi in cui sempre più

la partecipazione fisica sia difficile, ci siamo

immaginati come potessero essere convention

e meeting senza partecipazione fisica. Per

questo abbiamo deciso di investire sulla

creazione di un convention center in realtà

virtuale ed aumentata all'interno del quale i

partecipanti potessero rivivere l'esperienza di

questi eventi in maniera più immersiva e

partecipativa.

Ventievènti si occupa anche di

formazione… giusto?

Si. Soprattutto in un periodo di difficoltà come

questo riteniamo che sia sempre più

necessario acquisire competenze specifiche

per agevolarsi il proprio ingresso o reimmissione

nel mondo del lavoro. Per questo

riteniamo che la formazione professionale,

soprattutto se erogata in modalità di

Formazione a Distanza possa ricoprire un

ruolo sempre maggiore nel nostro business.

Per questo motivo abbiamo ampliato e

continueremo ad ampliare la nostra offerta

formativa in FAD ed e-learning

Fortunatamente abbiamo da tempo ottenuto

l'accreditamento per l'educazione continua in

medicina per tenere corsi di formazione

professionali FAD per tutti gli ordini medici.

Inoltre, siamo anche un ente riconosciuto per

la formazione professionale continua per tutte

quelle professioni che necessitano di

quelle professioni che necessitano di

un'iscrizione all'albo.

Qual è il compito principale per un

organizzatore?

Il compito dell'organizzatore di eventi

professionista è proprio quello di non lasciare

nulla al caso, ma di sfruttare, combinandoli e

calibrandoli, ogni elemento a sua disposizione

e sotto il suo controllo per trasmettere un

preciso significato. Ogni evento per

raggiungere efficacemente ed efficientemente

gli obiettivi per cui è stato creato deve essere

definito in tutti i particolari, perché tutto ciò che

contribuisce allo svolgimento di un evento

veicola qualche significato per il pubblico.... e

"i dettagli" non sono mai tali, ma elementi

sostanziali del processo di comunicazione.

La creazione del valore per il cliente passa

attraverso cosa, Luigi?

La creazione del valore per il cliente passa

anche, e soprattutto, attraverso l'offerta di

esperienze in grado di coinvolgerlo in maniera

personale e memorabile. In un sistema

economico caratterizzato da strutturale

sovrabbondanza dell'offerta, la dimensione

ludica ed emozionale sta diventando un

fattore determinante nella scelta. Se gli

individui cercano significati ed esperienze in

un consumo che è sempre più intrattenimento.

Che cosa la rende particolarmente

orgoglioso, in termini professionali?

Ad oggi posso dire di avere co-fondato

un'azienda che nel tempo si è strutturata e la

cui dimensione umana si fonde perfettamente

con gli aspetti economici e ammetto di essere

molto soddisfatto del risultato. Posso

affermare con un certo orgoglio che

Ventievènti è un'azienda all'avanguardia dal

punto di vista del welfare aziendale rivolto ai

propri dipendenti. Siamo stati infatti nominati

“Azienda Pro-Family” dall'Associazione

Nazionale per le Famiglie Numerose vista la

possibilità per i miei dipendenti e collaboratori

di lavorare in smart working, e di godere di

ampia flessibilità per quanto riguarda la

possibilità di organizzare come meglio

credono il proprio orario di lavoro.

Ritengo inoltre fondamentale avere un occhio

di riguardo anche per i bambini delle famiglie

dei nostri dipendenti e collaboratori. Per

questo da noi è possibile “portare i propri figli

al lavoro”, visto che non sempre è possibile

trovare qualcuno di serio ed affidabile, cui

affidarli, anche per motivi economici. Un

aspetto, quest'ultimo, che ritengo

particolarmente importante visto che il 70%

degli impiegati della mia azienda è femminile,

non perché legato al concetto delle quote

rosa, ma semplicemente per una questione

meritocratica. Infine sono orgoglioso anche

dei risultati raggiunti per quanto riguarda gli

eventi formativi che la mia azienda tiene con

regolarità. Eventi formativi che in media

riescono ad inserire nel mondo del lavoro

circa il 56% delle persone che vi partecipano

entro il primo anno di frequentazione del corso

e che arricchiscono notevolmente le skill, sia

hard che soft, dei dipendenti delle aziende per

cui lavorano, compresa la nostra.

Cosa vuol dire per lei essere “manager”?

Essere manager significa capire i bisogni dei

propri utenti e soddisfarli, cercando di far

crescere e portare a termine la propria

mission. Noi siamo una squadra e dunque

questo presuppone il rispetto verso le idee

altrui. Mi pongo degli obiettivi che cerco di

ottenere a tutti i costi grazie soprattutto al

supporto del mio team perché il lavoro di

squadra è sempre fondamentale. È

impensabile che una sola persona, per quanto

competente e professionale, possa riuscire a

gestire una macchina così complessa come

un evento, un congresso ecc. fondamentale

circondarsi pertanto di una squadra di

collaboratori che si occupino delle questioni

legate alle tre dimensioni che ruotano attorno

ad un evento, e cioè quelle finanziarie,

operative e di marketing, a secondo della loro

specializzazione e delle loro abilità.

Essere manager significa anche pensare ai

propri collaboratori e metterli nelle condizioni

ideali per lavorare al meglio. Per questo ho

ritenuto opportuno intraprendere quelle misure

di welfare aziendale che ho descritto poco fa.

Accanto a queste vorrei menzionare anche

alla possibilità per i nostri collaboratori e

dipendenti di fondere lavoro e tempo libero, ad

esempio riuscendo a godersi la propria

famiglia quando si è in “trasferta”, in poche

parole quello che viene definito “bleisure”.

Quali sono le caratteristiche più importanti

per una manager?

Molta passione per quello che si fa, la sono

elementi fondamentali per gestire un'azienda.


Qual è la chiave del successo di E20?

La Competenza, la collaborazione, focus

sull’obiettivo, tanta flessibilità e una buona

dose di creatività che permette di trovare

sempre la soluzione anche in contesti

complessi e sfidanti e l'essere proattivi;

cercare costantemente soluzioni per essere

un passo avanti agli altri. Insieme a tutto

questo, sicuramente la chiave del successo è

anche la semplicità con cui è possibile

usufruire dei nostri servizi. In questo senso va

la nostra piattaforma di Smart Event Planner

VENTIEVÈNTI

che permette a chiunque e con pochi click di

ricevere dei preventivi per l’organizzazione

dell’evento dei suoi sogni.

Che cosa vi rende così speciali?

Creatività, spirito di iniziativa, coordinamento,

determinazione e gestione di ogni

problematica sono elementi fondamentali per

avere una chiara visione d’insieme che noi

riusciamo ad abbinare ad un attento ascolto

ed allo studio delle esigenze del cliente.

Grazie ad una struttura snella ed efficiente e

alla pluriennale esperienza nel settore,

Ventievènti garantisce competitività con

altissimi standard qualitativi. Potendo contare

su un network di risorse dislocate, siamo in

grado di operare con efficienza sull'intero

territorio nazionale ed oltre. Abbiamo infatti

una rete di event planner attiva in tutta Italia e

non solo nel Belpaese. I nostri standard

qualitativi sono anche garantiti da una

formazione continua e costante delle nostre

risorse sui più diversi aspetti e novità del

settore. Inoltre, l'integrazione con i più moderni

device gestionali dell'Information Technology

www.dimagazine.it

ci consente un'elevata produttività e flessibilità,

grazie ad un lavoro strutturato per obiettivi e

rispetto delle tempistiche. Lato utente invece,

la piattaforma di Smart Event Planner è

davvero semplice ed intuitiva da usare, tanto

che bastano pochi click per ricevere un

preventivo per l'evento dei propri sogni.

Ventievènti è il partner ideale per organizzare

eventi business e leisure da sogno, senza

pensieri e stress grazie alla figura dell'Event

Manager. Tutto questo ci rende speciali.

Il team di Ventievènti ?

Il team di E20 è un team molto affiatato;

l'energia che produciamo assieme il

sottoscritto, Chiara Corallini, Tommaso

Bordini, Carlo Proietti ed Andrea Sepiacci e

tutti gli Event Manager assomiglia alla melodia

generata da un'orchestra. Un solista invece,

per quanto bravo rimane occupato a

comunicare con sé stesso e perciò perde

energia. Quando si suona in più elementi è la

necessità di comunicare che produce energia,

più di quanta ne verrebbe espressa da soli. Ed

è con questa immagine dell'orchestra che

voglio concludere, lasciandovi una bella

metafora su cui riflettere. Ciò che più ci

soddisfa è l'elevatissima percentuale di

feedback positivi post evento e il livello di

fidelizzazione dei nostri clienti, che anno dopo

anno aumentano.

Ho visto sul vostro sito web che avete

allestito una pagina laddove l'utente può,

da solo, in completa autonomia e

discrezione, fare un preventivo del proprio

evento in pochi minuti con pochi semplici

passi...

Sì, abbiamo realizzato questa sezione

dedicata al cliente attraverso la quale può

informarsi del costo orientativo dell'evento che

vorrebbe realizzare, sia in presenza che

online. Basta rispondere ad una serie di

domande circa la tipologia dell'evento e delle

suecaratteristicheegrazieadunsoftwareda

noi sviluppato, avere un preventivo

dell'evento, che se necessita verrà

personalizzato dai nostri Event Manager.

È anche per questo che l'abbiamo definita

come la prima piattaforma di Smart Event

Planner esistente dal momento che a tutti gli

effetti è un software ad interpretare le

esigenze degli utenti.

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STUDIO

LEASING VASTAROLI

1983 – 2021 DA 38 ANNI AL

SERVIZIO DELLE IMPRESE

ASSISTERE LE IMPRESE NELLE

LORO SCELTE DI INVESTIMENTI

IMPRENDITORIALI. QUESTO IL

COMPITO DELLO STUDIO

VASTAROLI DOVE IL TITOLARE

GIANFRANCO E' AGENTE IN

ATTIVITA' FINANZIARIA

REGOLARMENTE ISCRITTO

ALL'OAM.

INTERVIEW

È CON NOI:

Gianfranco Vastaroli

Che tipo di servizio finanziario offrite ?

Operiamo nel leasing. Siamo l'interlocutore di molte aziende prevalentemente

marchigiane, che debbono effettuare investimenti in macchinari, immobili,

beni strumentali. Stiamo parlando di acquisti importanti nella vita delle

imprese.

Siete concorrenti alle banche?

Assolutamente no. Operiamo per conto di un grande Istituto di credito italiano

che controlla al 100% la società di leasing nostra mandante. Abbiamo una

precisa specializzazione. Oggi viviamo nel mondo delle specializzazioni e noi

siamo a 360 gradi, direi sette giorni su sette dedicati ed impegnati a fare solo

questo.


Come assistete i clienti?

Forniamo consulenza relativamente alle agevolazioni

presenti ed applicabili al leasing. Oggi con il Covid-19

sono presenti diversi tipi di agevolazioni tutte

cumulabili tra loro, che permettono ottimi performances

all'impresa che investe, ed ottimi ritorni in termini fiscali

(credito di imposta) e finanziari (Legge Sabatini Ter).

Quando si devono fare investimenti importanti, la

consulenza e l'assistenza non si fermano solo al primo

momento della firma del contratto leasing, ma lo stesso

ha una sua vita durante ed anche a fine contratto.

Pensiamo ad esempio al caso di un immobile che a

fine contratto deve essere riscattato o ad un autocarro

che deve essere ceduto prima della sua scadenza

naturale.

Ma in questi periodi di forti tensioni e difficoltà

economiche, voi come vi comportate?

Oggi ci sono difficoltà maggiori che nel passato ad

erogare il credito, questo è vero, ma noi non abbiamo

mai smesso di fare operazioni di leasing come invece

hanno fatto altri nostri concorrenti. In questi momenti

bisogna direi “centellinare” bene ogni possibilità di

avere credito ed utilizzare bene ogni strumento

finanziario per la sua propria necessità. Ad esempio

per gli investimenti a medio e lungo termine anche di

modici importi non si può più pagare dilazionando a

12-18-24 mesi, perché così facendo si toglie liquidità

importante all'azienda. Un bene che dura nel tempo

deve essere finanziato nel medio-lungo termine.

Ultima domanda: come se ne esce dall'attuale crisi

relativa al COVID19 ? Ce la farà l'Italia?

L'Italia è un grande paese, pieno di brava gente

capace e in grado di dirigere una impresa piccola o

grande che sia. Come fecero i nostri padri ed i nostri

nonni nel dopoguerra a risollevare le sorti della nostra

Italia? Con sacrifici, volontà e impegno. Nonostante

tutto sono fiducioso che l'inventiva lo spirito di sacrificio

e l'imprenditorialità degli italiani alla fine prevarranno.

Ho molta fiducia negli italiani che sono un popolo pieno

di risorse e di creatività. Non è un caso che nel mondo

siamo molto ben conosciuti per il nostro “made in Italy”.

B.B.

LEASING & FACTORING

GRUPPO MONTEPASCHI

L & F di Pisoni e Vastaroli G. s.n.c.

AGENTE MONOMANDATARIO

VIA G. GALLIANO, 80

63822 PORTO SAN GIORGIO (FM) - ITALY

TEL. (+39) 0734 679564

MAIL: gianfranco.vastaroli@tiscali.it

*messaggio promozionale "Per le condizioni contrattuali delle operazioni di leasing proposte si fa riferimento ai fogli informativi esposti nella

sede a disposizione dei clienti”


La casa del

presente-futuro...

ritratto di chi

desidera vivere

in completa

armonia con la

propria

dimensione

emotiva

La casa è anzitutto luogo

antropologico, luogo abitato

dall’uomo che rimanda

immediatamente, al tema

dell’abitare, che non è solo uno

stare, ma anzitutto un esserci,

come ci ricorda Heidegger, che

dicendo “ io sono” intende

automaticamente “ io abito”. La

casa è il luogo umano per

eccellenza; citando Petrosino:

“l’uomo esiste come uomo in

quanto abita un luogo”. Non è

quindi solo uno stare, un essere

chiusi all’interno delle mura

domestiche, ma un aver

consuetudine con i luoghi, uno

stare nel tempo. “ Abitare – dicono i

filosofi – rappresenta l’azione

propria dell’uomo che riflette e che

non subisce semplicemente la vita;

l’uomo abita la casa proprio perché

non si limita a subire l’esistenza e

le fatiche del vivere”. In questo

“ abitare” assume il senso del

prendersi cura, cura di sé, ma

anche cura degli altri. La casa che

con le sue mura offre riparo

all’uomo per le necessità basilari

del suo esistere, attività in cui tutti

noi diventiamo fragili, vulnerabili. In

questo senso la casa diventa luogo

della nudità: in essa ci “mettiamo a

nudo” spogliandoci del nostro

“ vestito sociale”, e ci sentiamo a

“ casa” là dove non abbiamo più

bisogno di difenderci da nessuno e

dove non abbiamo più bisogno di

dimostrare nulla, per essere

autenticamente quelli che siamo.

La casa, dunque, non come spazio

statico, ma come luogo di relazioni,

di equilibri tra interno ed esterno,

ABITARE IL TEMPO

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CAFFE LATTE HOME, UNO DEI MARCHI

DISPONIBILI PRESSO LO SHOP COVET

HOUSE, HA INIZIATO IL NUOVO ANNO CON

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ma anche tra bisogni e desideri, tra

intelligenza e ragione, per essere, in

ultima istanza, luogo in cui il soggetto si

prende cura della vita. Scrive

Heidegger: “poeticamente abita

l’uomo”, prendendo spunto da una

tarda poesia di Hölderlin. Con ciò il

filosofo tedesco ci suggerisce che

dobbiamo porre attenzione alle parole

per comprendere i concetti, e ciò

avviene all’interno di una prospettiva

poetica del linguaggio e non

cronachistica, men che meno in uno

sfondo d’informazione. Infrangere

l’oblio e ritrovare un focolare attorno a

cui ritrovarsi tutti, svalicando le

ideologie, la tecnica e la tecnologia, i

partiti. Questo è ciò che dovrebbe

stimolare la situazione odierna, da non

vivere come un isolamento sterile,

bensì come occasione per riscoprire un

abitare familiare, sentimentale,

relazionale, comunitario, nazionale.

COVET . HOUSE

ha consolidato la sua posizione di

strumento più potente per ispirare e

stimolare la creatività. Siamo orgogliosi

del nostro portafoglio di clienti con i

quali lavoriamo in stretta

collaborazione per assistere nella

creazione di progetti di interior design

eccezionali. Offriamo 12 marchi, più di

2.000 prodotti racchiusi in una dozzina

di categorie, oltre 1300 ispirazioni e

una vasta gamma di stili, materiali e

finiture per adattarsi a qualsiasi tipo di

progetto. Con Covet House avrai un

responsabile che ti assiste durante

l'intero processo di ricerca, selezione,

ordinazione e consegna dei nostri

disegni ai tuoi progetti privati o pubblici.

Lavoreremo fianco a fianco con te per

soddisfare qualsiasi tua esigenza: dalle

soluzioni rapide con articoli pronti per

la spedizione alle creazioni su misura

che renderanno il tuo progetto

esclusivo. Covet House offre tutto ciò di

cui hai bisogno, in un unico posto.

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I NOSTRI LOOK BOOK

Superare il concetto di stile per vincere il tempo ed abbandonarsi al valore delle

emozioni, quanto di più prezioso abbia l'uomo. Le collezioni hanno un'anima che ci

racconta della relazione tra l'uomo e sé stesso, nella società, ed il suo essere nella

storia e nella natura. La grande caratteristica che differenzia COVET . HOUSE è

l'attenzione nell'affiancare i suoi clienti in tutte le fasi del progetto; dal concept per il

suggerimento di arredamento fino al supporto di tutte le scelte che esulano dal

mobile coordinando le figure professionali che intervengono nella realizzazione degli

spazi. L'obiettivo è dare vita a realizzazioni il cui unico scopo è quello di interpretare

i desideri ed i sogni per la realizzazione della propria residenza.


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FIN DALLA NASCITA

LA NOSTRA ESISTENZA È COSTITUITA DA RELAZIONI ECOLOGICHE CALATE NELL’ESISTENZA SENSIBILE1. LE IMMAGINI E I SUONI, IL CONTATTO CON ALTRI

CORPI, I PROFUMI E I SAPORI FORNISCONO INPUT EMOTIVI E PERCETTIVI CHE INIZIANO A STRUTTURARE IL VISSUTO ESTETICO E COGNITIVO DI CIASCUNO

DI NOI. OLTRE A UN ORIGINARIO “SENSE OF BEAUTY”, CI SONO DUNQUE BUONE RAGIONI FILOSOFICHE ED EVIDENZE SCIENTIFICHE PER PARLARE ANCHE

DI UN ORIGINARIO “SENSE OF GOOD” RIFERIBILE AL GUSTO FISICO DEL PALATO. E QUESTO SENSO DEL BUONO HAA CHE VEDERE TANTO CON L’ESTETICA

CHE CON L’ETICA.QUANDO SI FA ZAPPING IN TV SUCCEDE A CHIUNQUE DI IMBATTERSI ALMENO IN UN PROGRAMMA DI CUCINA. NEL DIGITALE TERRESTRE

È STATO AGGIUNTO ADDIRITTURA UN CANALE DEDICATO INTERAMENTE AL CIBO E ALLA RISTORAZIONE: FOOD NETWORK. IL MANGIARE È DA SEMPRE IL

BISOGNO PRIMARIO DI OGNI ANIMALE, COMPRESO L’ESSERE UMANO. CON IL TEMPO È DIVENUTO UN MODO PER ALLIETARE LE GIORNATE E NON SOLO UN

MEZZO DI SOPRAVVIVENZA.

In questo numero:

* FILENI conservatori di conoscenze

Il filosofo della cucina tradizionale, di territorio, pronta da cucinare. Fileni offre il privilegio di assaggiare ogni giorno una ricetta nuova. Fermarsi non è facile, praticamente impossibile: consistenza, sapidità e freschezza lasciano letteralmente a

bocca “chiusa”. No comment! Con le carni Fileni in tavola c'è sempre la richiesta del bis.

* PERINI Conserverie Nazionali

Le Conserverie Nazionali Perini sono una filosofia di vita, una forma di cura... è dare un maggior valore alla frutta, è una forma d’arte, un’espressione di cultura. Dentro quel contenitore non ci sono solo gli ingredienti, ma qualcosa di

meraviglioso che esprimono il "saper fare di una volta", esprimono cura, amore e dedizione. E’un modo di comunicare le tradizioni senza usare le parole. Un consiglio? Le Conserverie Nazionali Perini sono anche un'ottima idea regalo!

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FOOD

cucina e d'intorni

SENSE OF GOOD

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Si ringrazia per la gentile collaborazione Monica Ciapparone _ AIDA PARTNERS

ED È CON QUESTO GINGOL CHE FILENI VINCE IL PREMIO

“PAROLE D'IMPRESA” DI CONFINDUSTRIA MARCHE.

Un gingol fortunato che in tempo di covid ha anche lanciato un hashtag #uniticelafaremo, un modo

per dimostrare solidarietà e vicinanza: queste circostanze ci richiedono presenza, calore, vicinanza

ma soprattutto una grande capacità di ascoltare e di osservare l'universo che ci circonda. Bisogna

agire e reagire. L'obiettivo di Fileni, la missione in questa delicata fase è: essere vicini agli utenti

mostrare al mondo il proprio lato umano.

L'azienda leader nella produzione di carni

biologiche in Italia ed i suoi valori, sebbene in modo

virtuale causa Covid, è stata protagonista della

premiazione di Parole d'Impresa, concorso

promosso e organizzato da Confindustria Marche

per sostenere, diffondere e valorizzare la cultura

della comunicazione nel mondo delle imprese. La

giuria, infatti, ha assegnato a Fileni il Premio per il

migliore progetto di comunicazione nella categoria

“Forme di comunicazione tradizionali” per la

campagna pubblicitaria “ Scegli il Bio” declinata

attraverso spot televisivi e radiofonici andati in onda

sui principali circuiti nazionali e locali. Il

riconoscimento conferito all'Azienda conferma il

successo di una campagna di comunicazione che si

è rivelata essere tra le più significative e impattanti

dell'ultimo biennio nel settore alimentare. Certamente vincente è stata la

decisione di avvicinare la filiera del biologico ai consumatori, mostrando loro le

splendide campagne marchigiane che hanno fatto da cornice alla genuinità

della carne e delle persone che lavorano in azienda. Lo spot si è sviluppato

sul concetto di scelta; una vera e propria filosofia aziendale quella di allevare

secondo il metodo biologico favorendo così da una parte il benessere

animale, dall'altra quella dei consumatori che scegliendo il bio aderiscono a

uno stile di vita migliore e più salutare, come sottolineato anche

dell'accattivante jingle divenuto la firma riconoscibile della comunicazione

Fileni. A dare ulteriore valore alla comunicazione, la scelta di non coinvolgere

attori professionisti nello spot, bensì di rendere protagonisti alcuni dei

che

collaboratori dell'azienda ogni giorno lavorano per garantire la qualità

nella filiera: una precisa scelta a

testimonianza che la volontà di

Fileni è quella di raccontarsi con

la massima trasparenza. Alla

cerimonia di premiazione

dell' edizione 2020 del Premio

Parole d'Impresa, svoltasi

contestualmente al convegno

“Comunicare l'impresa”,ha

partecipato in collegamento video

BIO

cos'è

Roberta Fileni, componente del

CdA di Fileni Alimentare SpA.

“Desidero ringraziare

Confindustria Marche per questo

premio che ci onora

profondamente” - ha commentato

Roberta Fileni - “L'idea alla base

di Scegli il Bio è stata quella di

raccontare nel modo più semplice

e autentico le nostre radici e i

valori in cui crediamo: quelli del

rispetto per la terra, la natura, le

persone e il lavoro, ma anche il

senso di appartenenza ad una comunità più grande che fa affidamento su di

noi e merita il meglio di ciò che sappiano fare. Questo premio mi rende felice

ed orgogliosa perché è importantissimo mostrare al consumatore quello che

facciamo e come lo facciamo: tutta la passione, l'amore e la dedizione che

mettiamo nel nostro lavoro ogni giorno. Passione, dedizione, impegno ed

entusiasmo sono gli ingredienti del nostro successo. L'obiettivo nell'agire

quotidiano è di raggiungere e superare i nostri limiti, elevare i nostri riferimenti,

aumentando costantemente il valore di ciò che facciamo. Adottiamo i più alti

standard etici per tutti i nostri processi. Operiamo con impegno per

promuovere e sostenere comportamenti eticamente corretti e trasparenti.

Fileni è una grande famiglia: ci consideriamo fortunati per aver incontrato

durante il nostro cammino persone che hanno condiviso e tutt'ora

condividono, con noi, la stessa nostra passione per il lavoro e che possiedono

la determinazione e l'amore necessari per migliorare sempre. Diamo valore al

senso di responsabilità di cui siamo investiti; ogni giorno mettiamo in pratica i

nostri valori... valori che hanno dato vita a Fileni e ne hanno forgiato la storia.

Un'altra cosa bella di questo premio è infatti che gli interpreti di questo spot

pubblicitario sono nostri dipendenti: loro per lavoro non fanno gli attori; fanno

gli allevatori, gli agricoltori, sono addetti al controllo qualità ed in questa

occasione si sono prestati a dare il volto alla nostra azienda e questo mi rende

profondamente orgogliosa. Un'esperienza bellissima per loro ma anche per

noi. Il premio dunque è frutto di tante persone: dei nostri dipendenti, dei nostri

collaboratori, del nostro straordinario ufficio marketing, dell'agenzia con la

quale collaboriamo. Dedizione per il proprio lavoro in fondo significa anche

rispettare ciò che si fa e le persone con cui stiamo lavorando. E rispettare tutto


questo significa avere profondo rispetto anche per il tempo e la vita delle altre persone. Una parola che va

curata in modo preciso, senza banalizzare, che va allenata e messa in campo, quotidianamente. La bellezza

del nostro territorio e la sua originalità sono la risorsa principale della nostra economia e della nostra

ricchezza. Significa per noi il rispetto per la terra che ci ospita e ci nutre. Ci piace entrare in sintonia con i ritmi

naturali, in un rapporto di fiducia e rispetto per l'ambiente che ci circonda. Il territorio è la risorsa e fonte

d'ispirazione che più di ogni altra può influire sul pensiero di chi ci vive ed opera. Siamo consapevoli di vivere

in una delle più belle, affascinanti e caratteristiche aree d'Italia: le Marche. Siamo grati al nostro territorio ed

alla nostra comunità e ci impegniamo quotidianamente per preservarne la purezza e le caratteristiche che lo

distinguono. La comunità marchigiana ci ha dato tanto ed è giusto che noi riconosciamo questo valore

attraverso il nostro operato. Questo premio è molto importante dunque perché racconta la nostra terra,

attraverso le persone ed attraverso le immagini, la foto dei nostri Packaging raffigura le nostre splendide

colline marchigiane e vorrei che questo non solo rappresentasse una continuità, ma che fosse un monito

affinchè la nostra terra, dove l'intraprendenza e la voglia di fare non mancano, una terra di imprenditori e di

persone operose, sia promossa attraverso un lavoro di marketing territoriale che promuova in maniera

coordinata e sinergica i tesori di un territorio tanto straordinario."

Che cosa metto

in tavola?

Naturalmente le carni bianche

e rosse più buone d'Italia, le

carni Fileni.

"Tutto parte sempre dalla terra e dal modo in cui

viene coltivata: una buona carne può derivare solo

da una buona agricoltura. Se la terra è “buona” ne

beneficia tutta la filiera - ci spiega Roberta Fileni -

la grande differenza sta in cosa mangiano gli

animali e dunque su quello che consumiamo noi di

conseguenza; una qualità della carne, sia come

gusto, sia come preziosità, che ci ritroviamo nel

piatto. Tutti i nostri allevamenti sono certificati per il

benessere animale: Il pieno rispetto degli animali

permette di riscoprire i valori tradizionali ed

autentici, evitando gli sprechi e seguendo i ritmi

della natura. Gli animali devono vivere una vita

dignitosa, noi assecondiamo i ritmi della natura e

non usiamo una razione troppo spinta che

impatterebbe sulle caratteristiche del prodotto

finale. Gli animali vivono in ambienti adeguati, puliti

e con abbondanti spazi, inoltre, sono allevati

godendo della possibilità di stare all'aperto: tutte

queste precauzioni ci permettono di avere un livello

di salute incredibilmente alto. La carne che

vendiamo è genuina, preferiamo rispettare i tempi

della natura e proporre alimenti con una durata

naturale e non forzata, nonostante appaia un

dettaglio, la preferenza di non utilizzare additivi

aggiuntivi si mostra come un concetto chiave

capace di garantire un prodotto sano e genuino."

Dal punto di vista nutrizionale, la carne rossa e

la carne bianca hanno dei valori molto simili.

Troviamo infatti un apporto proteico di 20/30 gr

per 100gr di carne rossa e di 22/35 gr per 100

gr di carne bianca. “La carne rossa e la carne

bianca sono entrambe estremamente importanti

per il nostro organismo, dato che entrambe

forniscono gli aminoacidi essenziali, che non

sono altro che i mattoni di cui sono costituiti i

nostri tessuti. Troviamo infatti un apporto

proteico di 20/30 gr per 100gr di carne rossa e

di 22/35 gr per 100 gr di carne bianca”.

E' quello che ci dice Dott.ssa Cristina Mariani,

Laurea in Scienze dell'Alimentazione e Laurea

Magistrale in Nutrizione , che ha trovato nelle

carni Fileni il massimo apporto di sostanza

nutritive.


www.dimagazine.it

ROBERTA

FILENI

Membro del Cda Fileni Alimentari spa

PREMIO PAROLA D'IMPRESA

Un pomeriggio ricco di emozioni, di storie, di valori. Nella sede di Confindustria

Marche e in diretta streaming il 21 gennaio si è tenuto l’evento finale del progetto

ideato da Confindustria Marche con l’obiettivo di sostenere, diffondere e

valorizzare la cultura della comunicazione dei valori aziendali nel mondo delle

imprese. Fileni coltiva le materie prime che utilizza per i mangimi biologici: oltre

12.000 ettari di terreno coltivati, tutti rigorosamente in Italia, sui quali piantano

grano, mais, soia, favino, pisello proteico e sorgo. Le coltivazioni avvengono sia in

forma diretta che attraverso contratti di coltivazione con agricoltori con i quali

stringiamo delle vere e proprie partnership di lungo periodo. Tutte queste attenzioni,

unite alla passion che contraddistingue ogni fase del lavoro, consentono di nutrire

gli animali con alimenti 100% italiani. Inoltre, attraverso un complesso e rigoroso

piano di controllo ( molto più stringente e accurato di quanto previsto dalla legge),

Fileni è in grado di controllare i raccolti fin dal momento della semina e di garantire

che siano esattamente conformi a quanto previsto dal disciplinare del biologico.

Infine, grazie alla partecipazione al progetto ARCA ( Agricoltura per la

Rigenerazione Controllata dell’Ambiente) ideato da Bruno Garbini con Giovanni

Fileni ed Enrico Loccioni Fileni sta attuando tecniche di agricoltura rigenerativa

che consentono di preservare il terreno coltivato, mantenendone la fertilità e

proteggendolo dal dissesto idrogeologico, recuperando l’antico sapere contadino e

coniugandolo con le più recenti innovazioni della tecnologia in campo agrario.


MASSIMO

FILENI

Vicepresidente Fileni Alimentari spa

IL SUCCESSO DI FILENI

La chiave del nostro successo è nella scelta precisa che abbiamo compiuto:

fornire al mercato prodotti genuini e di qualità. Fileni è stata fra le prime

aziende italiane del comparto ad ottenere la certificazione di prodotto e della

rintracciabilità di filiera. Fondata da Giovanni Fileni nel 1978, l’azienda è

cresciuta in maniera costante e ben presto si è affacciata alla grande

distribuzione. Col tempo infatti, ha incrementato la sua produzione, per

venire incontro a una richiesta sempre crescente e per servire un mercato

più vasto. Nel nuovo e moderno stabilimento di Cingoli, fra le colline

marchigiane, Fileni ha messo a punto il Sistema Agroalimentare, attraverso

cui è in grado di controllare tutto il processo produttivo, dall’allevamento alla

distribuzione. Ha poi ottenuto la certificazione del proprio sistema di

gestione per la qualità conforme alla norma UNI EN ISO 9001:2000 e la

prestigiosa certificazione europea IFS, un traguardo che attesta la coerenza

nei confronti della propria missione. Qualità e genuinità dei prodotti,

creatività e innovazione, un atteggiamento sempre aperto al miglioramento

e all’accettazione di nuove sfide: sono questi i punti saldi di un’Azienda in

costante espansione, solidamente ancorata alla tradizione, attenta al

presente e proiettata nel futuro.


CINQUEMILA ANNI FA ERA GIÀ PARTE INTEGRANTE DELL'ALIMENTAZIONE DEGLI ESSERI UMANI,

OGGI RESTA UN PROTAGONISTA INDISCUSSO DELLE TAVOLE DI QUASI TUTTO IL MONDO.

Le carni bianche Fileni

Pochi grassi, molte proteine

Alla carne bianca viene riconosciuta da sempre una maggiore leggerezza e quindi

viene indicata nelle diete ipocaloriche e nelle convalescenze. Effettivamente il

pollame ha una quantità di grassi estremamente bassa, ma a questo non

corrisponde, come erroneamente si crede, una corrispettiva povertà di proteine e

altri elementi fondamentali per una corretta alimentazione. I contenuti proteici del

pollo, e anche del tacchino, sono decisamente alti, tanto da renderne consigliabile

l'uso anche a bambini, adolescenti, persone impegnate in attività sportive. Hanno

un minore contenuto di colesterolo rispetto alle carni rosse e una buona

composizione di acidi grassi insaturi. Il petto di pollo, ad esempio, contiene 0,8

grammi di lipidi su 100 grammi di parte commestibile. Il pollame inoltre contiene

ferro, zinco, sodio, potassio, calcio e magnesio. A ciò va aggiunta la presenza di

acido stearico e oleico, in grado di controbilanciare l'effetto dei grassi saturi

ipercolesterolemizzanti. La qualità della carne del pollo è andata migliorando nel

corso degli anni. L'Inran, Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione,

ha posto l'accento sul fatto che attualmente un pollo intero, cotto e senza pelle, ha

solo 5,4 grammi di lipidi, mentre in passato arrivava a dieci. Il suo apporto calorico

è dunque diminuito del 40 per cento. Non è tutto. Il tacchino contiene quantitativi

di ferro che quasi raggiungono quelli della carne bovina, rendendo quindi questo

alimento perfetto, ad esempio, per i bambini. Per chi segue una cura dimagrante

la carne di pollo e tacchina garantisce poche calorie, una corretta dose di proteine

e minerali, e assicura, attraverso l'alternanza col pesce, una giusta variazione del

regime alimentare.

Rubrica

in collaborazione con

Cristina Mariani Dottoressa in Scienze dell' Alimentazione _ Laurea Magistrale in Nutrizione


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Fileni rispetta il pianeta e le persone. Le confezioni sono 100% riciclabili.

Elaborati e trasformati

Gli elaborati sono prodotti freschi pronti per essere cotti, a differenza dei

trasformati che sono già cotti. Si conservano a una temperatura compresa fra

0e4gradi. Per fare qualche esempio, gli elaborati più comuni in commercio

possono essere gli spiedini, già preparati con la carne di pollo, aromi e

verdure. Molto diffusi anche gli hamburger, meno calorici di quelli realizzati con

carne bovina. Sono da considerarsi elaborati, completi di odori e in alcuni casi

anche di contorno, anche i semplici pezzi di pollo o tacchino, già tagliati e solo

da infornare. A differenza degli elaborati, i trasformati sono già cotti, e si

presentano surgelati o insaccati. Le garanzie di igiene sono le stesse del pollo

non "lavorato": è necessario leggere bene l'etichetta per controllare origine del

prodotto, scadenza, modalità di conservazione.

Qualche consiglio

Quando si compra carne di pollo, è bene leggere con attenzione l'eventuale

etichetta, o in assenza chiedere al rivenditore, per controllare l'origine e la

provenienza del prodotto, la data di scadenza e il metodo di conservazione

consigliato. In generale comunque qualsiasi tipo di carne va riposto il prima

possibile in frigorifero o in freezer. Gli alimenti crudi vanno tenuti separati da

quelli cotti per evitare eventuali contaminazioni; è necessario lavarsi

accuratamente le mani dopo averli toccati, e lavare gli utensili che sono venuti

a contatto con la carne cruda. La carne deve sempre completare la cottura.

IL POLLO DALLE MARCHE BIO È LA SUMMA DELLA FILOSOFIA FILENI, CHE GUARDA ALL'ECCELLENZA

SENZA ACCETTARE COMPROMESSI: NATO, ALLEVATO E LAVORATO NELLE MARCHE.


Il

sapore

del

lusso

PERINI

CONSERVERIE

NAZIONALI

www.dimagazine.it


www.periniconserverie.it

PERINI

CONSERVERIE

NAZIONALI

UNA STORIA LUNGA

QUATTRO GENERAZIONI

Una famiglia unita dalla passione per i

profumi e i sapori della terra. L'italianità e il

senso di appartenenza ad un territorio dove

il clima e l'escursione termica favoriscono le

condizioni migliori per produrre frutta di

impareggiabile qualità. Gioielli della natura

incorniciati dalla spettacolare scenografia

dei Monti Lessini, area montana a nord di

Verona di origini antichissime. Crediamo nel

cibo buono, in uno stile di vita sano. Questa

è stata la nostra ispirazione. Conserverie di

altissimo pregio: un gusto eccellente e un

corretto apporto nutritivo, partendo da

materie prime ottime e vitali lavorate con

cura e delicatezza in modo da preservarne

sapore e proprietà nutrizionali. La nostra

frutta è coltivata pensando a quello che ci

hanno tramandato i nostri nonni nel

passato, nel rispetto della nostra tradizione

contadina. Preservare la propria salute e

quella dei propri bambini attraverso cibi sani

significa obbligatoriamente rivolgersi ad

eccellenze alimentari. Mangiare in maniera

responsabile è la dieta del futuro: ti va di

insegnarlo ai tuoi figli? Uno stile alimentare

responsabile significa comprare e mangiare

prodotti che sai da dove provengono, ed

evitarli se non lo sai. La montagna è

bellissima da vivere e la purezza dell'aria è

davvero un toccasana per la salute e la

celebrazione del trionfo dell'immensità. Per

chi risiede sulle alture, oltre ad avere il

privilegio di un panorama mozzafiato che

domina su tutto il resto, c'è anche un altro

vantaggio: frutta e spezie eccezionali e

squisite dal sapore unico, da assaggiare da

sole con il pane o da utilizzare per la

realizzazione di piatti creativi e dolci squisiti.

DOVE SIAMO

Contrada Santa Margherita,

15

37021 Bosco chiesanuova (Verona)

Italy

mobile +39 340 2804326

info@periniconserverie.it

export@periniconserverie.com

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ALL'INTERNO:

PAOLO SISTILLI

rt

BEATRICE PEDICONI

“ The toy

box”

La scatola dei balocchi, the toy sono le ultime mie

piu`recenti creazioni . La realtà

filtrata attraverso dei ricordi e

delle visioni oniriche, astraendo le forme in un sovrapporsi di

colori primari e di sfumature calde che contrastano con i fondi

freddi o neutri cercando di mantenere e creare delle profondità

in un miraggio di sensazioni che rispecchiano una visione

personale della vita . Ho unito i linguaggi e le creazioni usate

negli anni come gli alfabeti immaginari l'archeologie della

comunicazione e i simboli e le forme il tutto in una sinossi

proiettata nel presente con calore per combattere il grigio di un

periodo e dare speranza e positivita ad un futuro prossimo

venturo.

Paolo Sistilli

Paolo Sistilli gioca continuamente con colori e simboli. Tutto questo fa parte della sua ricerca

sull'archeologia della comunicazione

www.dimagazine.it

76

www.dimagazine.it106


PAOLO SISTILLI

Nella foto: il Maestro Paolo Sistilli nel suo studio di UTRECHT - NEDERLAND


lA SCATOLA

DEI

BALOCCHI

GALLERY

UTRECHT - NEDERLAND

www.paolosistilli.nl

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“Consenti a te stesso di vedere come se stessi

morendo rapidamente come gli schemi che

si formano su un'onda.

Consenti a te stesso di vedere come se

non ti fossi mai mosso. Consenti a te

stesso di essere temporaneo e

senza tempo. Come sei."

Lyle Rexer, Brooklyn 2010

Beatrice Pediconi

NUDE

Z2O SARA ZANIN

È LIETA DI PRESENTARE NUDE, LA TERZA

PERSONALE IN GALLERIA DI BEATRICE PEDICONI, A CURA DI

CECILIA CANZIANI. NELLA MOSTRA “NUDE”, PEDICONI PRESENTA

IN ANTEPRIMA UN AMPIO CORPUS DI LAVORI CHE RIFLETTE

SULLO STATUTO DI FOTOGRAFIA, A PARTIRE DALLA SUA

DECOSTRUZIONE.

Pediconi nata a Roma 1972, vive e lavora a New

York è un’artista multimediale la cui ricerca è da anni

legata a una pratica interdisciplinare che attraversa

medium tradizionali per approdare a inedite soluzioni

formali ed espressive. Nella mostra Nude, che segna

il suo ritorno in Italia dopo cinque anni, Pediconi

presenta in anteprima un ampio corpus di lavori che

riflette sullo statuto di fotografia, a partire dalla sua

decostruzione. “Untitled agisce come il testimone di

un processo di cui resta solo un’impronta, come

testimonianza di una perdita: un gesto che riflette

sull’assenza di memoria storica e sul distacco

personale. Il disegno è dunque il risultato di una

migrazione, e la sua traccia volatile e minimale resta

in bianco, come l’ultimo ed unico testimone di una

storia. Untitled diventa quindi il mezzo per lasciare un

segno come prova della nostra esistenza.” BP con

Untitled Pediconi apre la propria ricerca a

un’investigazione del segno attraverso una serie di

disegni su carta realizzati mediante la tecnica

dell’emulsion lift, ovvero impiegando strisce di

emulsioni fotografiche sottratte da lavori

precedentemente realizzati. Attraverso poi l’utilizzo

dei pennelli o direttamente con le proprie mani,

l’artista muove l’emulsione, che a questo punto del

processo ha assunto la consistenza di un velo di

seta, per posizionarla sulla carta, all’interno di una

vasca piena d’acqua. L’acqua, come elemento

primario, diviene il tramite mediante cui catturare un

flusso di immagini segniche originate dal gesto fatto

imprimere sulla carta. Questi stessi segni, marcatori

di uno spazio vuoto, divengono la testimonianza di

una traccia, memoria di un passato trasformato e

sublimato, ma anche sequenza di un racconto intimo

in cui il ricordo, messo a nudo, accoglie su di sé le

vestigia di un’esistenza che si rivela in tutta la sua

fragilità. Perdita, mutazione, frammento, traccia: i

lavori presentati in mostra raccontano di un percorso,

sia personale che collettivo, in cui l’ineffabilità del

ricordo e del passato ci riporta all’essenza delle cose.

Le opere, come enunciati di un gesto, descrivono, ad

un tempo, il movimento e la sua inafferrabilità,

sospese in un limbo imprevedibile che le riporta a chi

osserva nel bagliore di un lampo.

INFO:

Beatrice

Pediconi Nude

a cura di

Cecilia Canziani

Apertura mostra:

venerdì 5 e

sabato 6febbraio

Durata mostra:

5 febbraio - 27

marzo 2021

Orari di apertura

della galleria: da

lunedì a venerdì,

13-19

Indirizzo:

z2o Sara Zanin

Via della Vetrina 21,

00186 Roma


Dance

in the

house

the music is in my head

rubrica a cura

Bruno Romano Baldassarri

alias CaptainJack

REMEMBER

Ricordo, tornando indietro nel tempo…. che si era nel pieno dell'adolescenza einostrimezzia

quei tempi erano quelli che erano… molto, ma molto limitati, nonostante questo ci

accontentavamo e ci divertivamo lo stesso. Negli anni dell'adolescenza si vive di emozioni e il

cuore diventa il protagonista assoluto… Che tenerezza oggi nel ripensare quando le ragazze

più disinibite, di nascosto dai genitori, venivano per ballare in quel salone quattro metri per

quattro. Spesso capitava di vivere un amore non corrisposto. Essere innamorati di una

persona che probabilmente non sapeva neanche della nostra esistenza, che non ti degnava

neanche di uno sguardo. Ma esisteva anche l'amore, nel vero senso della parola. Quello che

bastava solo immaginarlo, per far spuntare un sorriso. La fine di una storia d'amore era una

tragedia. Se eri tu a lasciare una ragazza non aveva importanza, era una storiella, (...)

singer

etra x

&deejay

producer

all'interno:

Top woman Deejay

and Vocalist (singer)

Kay Rush (Dee Jay RMC)

Karol Diac (singer)

Iolanda Nes JO4M (singer)

Jaqueline (siner)

Cinzia Tedesco (singer)

music fashion 2021 2020

bydimagazine.it

www.dimagazine.it110

BELLAVITA


CaptainJACK

REMEMBER

the music is in my head

Nella foto lo staff di RMI 91.300

on RADIO MONTOTTONE INTERNATIONAL since 1979

(...) perché quella a cui tenevi davvero, beh' era

sempre lei a lasciare te! Anni spensierati che

nonostante potessero essere a volte offuscati dai

problemi tipici che ogni adolescente affronta in

questa fase della sua vita, di solito rimane un

ricordo piacevole che ci si porta dietro per sempre.

Proprio come capita a me oggi. E chi se li

dimentica i pomeriggi estivi a giocare a pallone in

qualche campetto di periferia o le mattine a

inseguire quello stesso pallone lungo le distese di

sabbia? Perché facevamo forse altro in quei giorni

d'estate di fine anni '60 che pensare al pallone?

Badate bene che era prima che perdessimo la

nostra guerra contro le ragazze, quando ancora

facevamo fatica ad ammettere che ci piacessero,

quando nascondevamo l'idea di stringerle

teneramente per mano e accettare la resa. Al mare

in autobus, con le scarpe eicalzini,agiocarea

biliardino (….male e con frullata annessa) a sentire

terribile musica dance italiana e aspettare il

Festivalbar la sera, quando una sorella o un fratello

più grande ti spiegavano quale fosse la differenza

fra esibirsi dal vivo e cantare in playback. Quaranta

minuti il viaggio d'andata, quaranta quello di

ritorno, due ore di partita, sudati da far schifo e un

ombrellone neanche a pagarlo. Era interdetto ai

minori di 18 anni portarsi l'ombrellone al mare….

quello di casa non te lo avrebbero mai lasciato i

tuoi genitori, che sapevano quanto eri coglione e

quanto avresti pensato di trasformare anche quello

in un palo e magari dimenticarlo lì. Grupponi di soli

ragazzi, manco belli da vedere, con l'adolescenza

esplosa addossa sotto forma di peli e odori poco

rassicuranti. Certo…. niente perizomi e brasiliane

in giro, ma anche se fosse, quello è un pallone,

vuoi mettere? La domenica aveva una sua

sacralità; guai a rinunciare alle feste private.

Ricordo che eravamo inseparabili amici io, Leo,

Lallo, Savino, Eros, Ivano, Daniele e Massimo e di

domenica pomeriggio, in una sorta di tour

itinerante nelle case dei nostri genitori allestivamo,

con una modesta consolle e due o tre faretti

colorati per dare una parvenza da sala da ballo,

quel luogo “sacro” dove potersi ritrovare e

corteggiare le ragazze del paese evitando occhi

indiscreti. Per noi era già gran cosa. Sgombrati da

tavolo divani e quant'altro, i soggiorni di case

rispettabilissime si trasformavano dunque in

pseudo-Studio54 o la discoteca di quei tempi. La

porta chiusa, si fumava di nascosto per sembrare

più grandi, più machi, rinunciando a far penetrare

una fresca ventata d'aria salubre nella stanzetta

satura ormai di un intossicante fumo (erano gli

esordi inconsapevoli di futuri convertiti al

tabagismo). Gli anni della prima Disco Music… in

tanti si esibivano alla maniera dei big. Sempre il

solito particolare personaggio di turno che

prediligeva dedicarsi alle luci ed imperterrito

pigiava a tempo di musica gli interruttori del

lampadario al fine di ricreare un improbabile effetto

psichedelico, ma non appena la puntina del

giradischi leggeva le prime note di un lento,

Pensiero D'amore di Mal dei Primitives, Fortuna dei

Procol Harum e l'inossidabile Sampa PaTi di

Carlos Santana, la luce veniva regolarmente

spenta quasi del tutto e appassionate coppie si

congiungevano al centro della stanza incuranti che

da un momento all'altro potessero sopraggiungere

i genitori. Ma la vera occasione che ci permise di

dare libero sfogo ai nostri impetuosi desideri

giovanili ce la offrirono mamma e papà nel

concedendomi l'intero garage della nostra casa di

campagna… divenne subito il luogo deputato a

memorabili feste di compleanno. Con molto

impegno, materiali di fortuna e con le strane scritte

pacifiste sui muri del tipo “mettete i fiori nei vostri

cannoni … oppure ama il tuo cane come te stesso”

e cosi via, avevamo finalmente il nostro club

privato. Il garage trasformato fu pari ad una

velocissima meteora e costituì una fase importante

nelle nostre vite: un passaggio tanto fulmineo

quanto indimenticabile. Collegammo un solo piatto,

il LENCO, ad un poco più che essenziale mixer a

tre canali…. al centro una luce stroboscopica che

creava affascinanti illusioni ottiche, tutte intorno le

sedie che ogni sabato pomeriggio prelevavamo

dallacucinadicasamiacheeraliapochipassi.

Ovviamente eravamo dotati dalle autorizzazioni dei

miei genitori e perciò il club visse sotto un profilo

molto underground. Più tardi arrivarono le

discoteche e questi luoghi di ritrovo finirono per

svanire. A non svanire però sono le sensazioni che

restano tatuate nella mia mente e nel mio cuore.

LA MUSICA COMUNQUE SIA È UN TERRENO

RICCO DI STORIE DA RACCONTARE E DA

SCOPRIRE, LA COLONNA SONORA DELLA

NOSTRA VITA, DELLE NOSTRE PASSIONI E

DELLE NOSTRE AVVENTURE.


NINAKRAVIZ

WOMAN DJ

NinaKraviz

NEXTNUMBER

BELLAVITA


www.dimagazine.it

* ***

*

All'interno:

Kay Rush - Voice RMC

Iolanda Nes & Jo4n

Karol Diac Singer and Dj

Jaqueline - Singer

Cinzia Tedesco - Singer

entertainment t op w omen


Conduttrice,scrittriceeDj.

La voce più bella dell'etere.

Essere a RMC un vero

SUCCESS0

LA STORIA

Kay Rush è una giornalista, conduttrice radiofonica,

disc jockey e scrittrice statunitense naturalizzata

italiana. Nata negli Stati Uniti, di madre giapponese e

padre svizzero-tedescostatunitense, è divenuta

cittadina italiana dalla primavera del 2006. Nota

anche come Kay Sandvick, dal 1995 ha adottato

legalmente il cognome del suo padre naturale, Rush,

in luogo di quello del patrigno, Sandvick. Ha studiato

scrittura creativa all'università di Milwaukee

(Wisconsin) ma prima di laurearsi decide di partire

per New York all'età di 18 anni. Poco dopo si

trasferisce a Parigi dove lavora per un breve periodo

come modella. Nel 1980 arriva in Italia ed inizia a

lavorare come deejay a "Le Cinemà" una discoteca

di Milano. Viene notata da Claudio Cecchetto che le

propone di collaborare con Radio Deejay come

tecnico del suono e poi al programma Deejay

Television su Italia 1, dove si occupa di scrivere e

realizzare tutte le interviste agli artisti internazionali. È

sua la voce del famoso 'Disc-o'Clock'. Nel 1986 la

RAI le affida la conduzione di Hit parade quindi di

Discoring e della sezione rock del "Festival di San

Remo" (1989). Partecipa anche a Va' pensiero nel

1987. Nel 1990 diventa sommelier e giornalista

professionista (iscritta all'Albo nell'elenco stranieri).

Nello stesso anno scopre una passione per la

montagna ed i viaggi in luoghi lontani, tra i quali India,

Nepal, Tibet e Perù. Ha vissuto quattro anni a

Madonna di Campiglio. Gli anni ‘90 Torna negli Stati

Uniti per studiare all'Actor's Studio. Nel 1991

ricompare sugli schermi televisivi italiani affiancando

Raimondo Vianello nella conduzione di Pressing. Nel

1992 si dedica quindi al teatro, dove riscuote un buon

successo di critica per il suo ruolo di Helena Charles

nell'opera teatrale di John Osborne Ricorda con

rabbia per la regia di Diego Pesaola (Zap Mangusta).

Dopo un nuovo periodo di assenza torna sui

teleschermi nel 1995 per seguire una serie di eventi

speciali dedicati alla montagna per Tele+2. Nel 1996

è nel cast della fiction Pazza famiglia 2 di e con

Enrico Montesano e dal 1997, per i successivi tre

anni, le vengono affidate le interviste eicollegamenti

dal backstage del "Concerto del 1º Maggio" con Piero

Chiambretti. Nel 1997 recita inoltre al fianco di

Sandra Mondaini e Raimondo Vianello nel film tv

"Quattro assi per una rapina" della serie I misteri di

Cascina Vianello. Nel 1998 si trasferisce in Francia

(dove tuttora possiede una casa a Chamonix). Dallo

stesso anno conduce e si occupa della

programmazione musicale di Montecarlo Nights su

Radio Monte Carlo, trasmissione notturna dedicata

alla musica jazz, soul, lounge e chill out. Gli anni

2000 Prosegue il suo costante impegno radiofonico

ma nel 2000 viene chiamata dalla televisione

spagnola Telecinco per condurre il programma

d'avanguardia, culturale e d'attualità Nosolomusica

che diventa presto un cult. Lascia la casa in Francia

per vivere a Madrid e comincia a fare la spola tra

Italia e Spagna. Nel 2003 lascia la conduzione di

Montecarlo Nights per dedicarsi interamente a

Nosolomusica, di cui diventa uno degli autori. In Italia

conduce su StudioUniversal, canale satellitare di Sky

Italia, Hollywood's Greatest Stunts, una rubrica

dedicata agli stuntman più famosi d'America. Nello

stesso anno si sposa dopo 3 anni di fidanzamento,

con lo spagnolo Ismael Santos, excampione e

capitano della squadra di basket, Real Madrid. Dal

2007, è la presentatrice ufficiale della serata di

premiazione di Rock Master, una competizione di

arrampicata che si svolge ad Arco di Trento. Nel

2008 e 2009, è presente come giornalista al Trentino

Film Festival dove si occupa di intervistare i

personaggi più importanti del mondo della montagna.

Dopo 4 anni di attività in Spagna, torna

definitivamente in Italia dove viene richiamata da

Radio Monte Carlo; le viene affidata la conduzione di

due programmi scritti e ideati da lei stessa: Rush

Hour, un programma quotidiano di attualità

internazionale e Unlimited, programma di musica

deep house in onda durante il week-end. Dal 2005 al

2020 Kay pubblica venti compilations di successo

della serie Kay Rush Presents Unlimited. Nel giugno

2007 esce il suo primo romanzo, Il seme del

desiderio, per l'editore Sonzogno RCS. Kay Rush ha

anche aperto numerosi blog su internet tra i quali Kay

Rush, Rush Hour Chiama Himalaya, Rush Hour nel

pallone, Rush Hour Unplugged e Rush Hour - il

Mondo di Kay Rush sulla grande rete di Blogosfere.it.

face to face with...

Kay Rush

the interview

www.donnaimpresa.com


A giugno 2008 è tornata a Radio Monte Carlo con il suo

programma di musica soulful e deep house, "RMC

Unlimited". Ha ideato e presentato il programma

radiofonico dedicato alla notte delle elezioni su Radio

Monte Carlo, 'Elezioni U.S.A.2008 - Il Rush Finale'. Il 7

luglio 2009 ha partecipato come commentatrice al

"Michael Jackson Memorial", trasmesso su Italia 1 in

diretta. In ottobre 2010 esce il suo secondo romanzo,

Winter Love, edito da Marsilio Editori. In marzo 2011,

esce la prima edizione della compilation "Kay Rush feat.

Harley & Muscle presents House Classics". Sempre nello

stesso anno a marzo, nasce la prima web radio di soulful

e deep house in Italia, RMC Radio Kay Kay. Il mese

successivo, esce l' XI edizione di "Kay Rush Presents

Unlimited"... dopo 6 anni passati in India ad oggi siamo

alla compilation n.20 e continua il sodalizio con Radio

Montecarlo anche attraverso la trasmissione radiofonica

" kay is in the air"

L'INTERVISTA

Siamo in compagnia di Kay Rush; l'abbiamo

raggiunta in un momento di relax a Radio

Montecarlo. Con lei parliamo della sua vita, del suo

lavoro, delle sue passioni; in sottofondo una

selezione musicale che nessun vero amante della

musica può permettersi di non conoscere. Una

musica delicata ed avvolgente, che può

accompagnare in tutti i momenti della vita.

Bene eccoci qui Kay, parliamo di musica. A che cosa

ti ispiri nello scegliere la selezione musicale delle tue

trasmissioni?

La musica della mia trasmissione viene scelta dall'ufficio

musica di Radio Montecarlo, ma è una cosa che oggi

avviene in tutte le radio del mondo. Quando lavoravo a

Montecarlo night la musica la sceglievo io perchè era un

tipo di programma diverso dagli altri, mentre per tutte le

mie compilation la selezione è mia. Non c'è più l'idea

romantica del dj che di notte sceglie i vinili e va avanti

scegliendo pezzo per pezzo... a selezionarli

personalmente oggi è rimasto solo il dj che lavora in

discoteca che prepara la sua track-list, ovvio che poi

ognuno ha un suo genere da proporre... io quando

venivo chiamata ho sempre proposto la mia musica,

adeguandomi ovviamente alla location che mi ospitava

ed alla tipologia dell'evento, ma comunque sempre

musica elegante. Generalmente quando venivo chiamata

erano già consapevoli del genere che avrei messo...

insomma nessuna sorpresa per coloro che venivano ad

ascoltarmi, avevo la mia track e quella proponevo per

l'intera serata. I dj oggi sono incredibili... sono dei

musicisti davvero molto bravi e più preparati di 40 anni fa.

Ma sono molto aiutati dalla tecnologia rispetto al

passato...non credi?

Si, questo è vero, ma vero anche che la tecnologia

bisogna saperla usare ed oggi ritengo che tutti siano

molto preparati al riguardo.

Una musica che parli alla tua anima... o comunque

un genere musicale che tendi ad usare

maggiormente nei tuoi spettacoli e/o performance?

Nelle mie performance comprese le compilation e

sopratutto quando posso amo la musica soul and deep

house. Attualmente studio chitarra classica quindi si

potrebbe dire la classica, oppure la musica spagnola in

un contesto del flamengo o cose del genere... o ancora

quella indiana considerato che ho vissuto in India per 6

anni, fino a poco tempo fa. Se voglio ascoltare musica

popolare scelgo naturalmente le proposte di Radio

Montecarlo.

Quali, gli artisti italiani contemporanei per i quali ti

piacerebbe spendere una parola di apprezzamento?

Sono davvero pochi e faccio molta difficoltà a citarne

qualcuno...

Come mai in questa tua lunghissima variegata

carriera non ha mai inciso un disco tuo?

Non l'ho mai fatto perchè io non canto. Incido in un certo

senso attaverso le mie compilation... Kay Rush Unlimited

la xx è l'ultima uscita.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare con questo appuntamento pomeridiano a

Radio Montecarlo che va in onda dalle ore 16.00 alle

18.00 e si chiama "kay is in the air", proseguire gli studi di

chitarra classica. Potrei aggiungerti lo studio delle lingue

che è un'altro mio hobby. Ho studiato 10 anni hindi che è

una delle lingue ufficiali dell'India ed ora la scrivo e la

parlo correttamente. Nel mio futuro vedo anche

l'alpinismo che pratico da vent'anni e la meditazione

buddista, un'attività a cui dedico giornalmente almeno 4

ore del mio tempo; mia madre era giapponese e sarà

forse per questo che ho vissuto in India per 6 anni ed ho

studiato la lingua Hindi. Nel tempo libero insegno yoga. I

miei progetti futuri sono di vivere la vita e mantenere un

equilibrio.... ma sopratutto cercare di capire perchè

esisto... (sorride).

Come stai vivendo questo momento di particolare

apprensione per via della pandemia e le relative

restrizioni sulla nostra vita di tutti i giorni?

Da un lato mi ritengo molto fortunata e gioisco all'idea di

lavorare per una grande azienda come Radio

Montecarlo, del gruppo di Mediaset, che ci ha consentito

di lavorare tutto il tempo mentre ci sono colleghi che, al

contrario, hanno perso il lavoro; il rovescio della medaglia

è la profonda amarezza che provo nei confronti di tutti

coloro che soffrono per i più svariati motivi... vorrei

sinceramente che anche loro tornassero a gioire. Questa

"pesantezza" nel mondo la sento e mi rattrista l'idea che

ci siano molte persone hanno perso il lavoro, famiglie che

non hanno sufficiente denaro per mangiare, attività

commerciali che stanno chiudendo i battenti o che sono

chiuse da mesi: negozi, ristoranti... una vera tragedia.

Spero davvero che ne possiamo uscire quanto prima e

ricominciare con un'altra visione del mondo. Vorrei che

tutti trovassero un sereno equilibrio e non vedo l'ora che

arrivi il tempo per uscire da questo periodo buio della

nostra esistenza, che tornassimo tutti a fare le cose che

facevamo prima dell'arrivo della pandemia. Io, come ho

già detto, mi ritengo molto fortunata di continuare a

lavorare e sopratutto di fare un lavoro che amo, però non

posso essere egoista e non tener conto del dolore degli

altri. Dobbiamo comprendere che ci sono altri valori nella

vita... magari vivere con meno e dare risalto alle cose che

sono davvero importanti. Usare questo periodo insomma

per ricostruire un futuro diverso, in cui vi sia una

maggiore consapevolezza ed equilibrio da parte di tutti.

Dobbiamo abituarci ad una nuova normalità, diversa da

quella che abbiamo conosciuto fino a ieri all'insegna di

una nuova filosofia di vita: non dimentichiamo che il

primo passo verso la felicità consiste nel ridurre ed

escludere tutto ciò che è superfluo, per poi concentrarsi

sull’essenziale. Adesso sta arrivando questo nuovo

vaccino e spero con tutto il cuore che ci aiuti ad uscire da

questo periodo davvero terribile... sarebbe un sogno; in

questi tempi così freddi e pieni di negatività, è

fondamentale essere ancora in grado di sognare.

Concederci il lusso di far volare la mente è un bellissimo

atto di ribellione, significa rallentare e concedere alla

nostra parte più emotiva e irrazionale la possibilità di

esprimersi.

B.B.

the music is in my head

www.dimagazine.it

Bene Key.... è stata davvero una bellissima conversazione più

che intervista ... mi complimento per la tua saggezza e per la tua eleganza.

Per chiudere una domanda di rito: ti descrivi attravero

un aneddoto? (30 secondi di silenzio e poi lei con accento

delizioso alla mia affermazione "Pensavo fosse caduta la

linea telefonica ...." risponde: " Il silenzio" (accennando ad un sorriso) .

B.B.


JO4M È UNA BAND

FORMATA DA 4

ELEMENTI:

CHITARRA, BASSO,

BATTERIA E VOCE.

IL COMPLESSO

SELEZIONA BRANI

DAI REPERTORI DI

SOLE DIVE, DEL

MOMENTO E NON.

“Ho conosciuto Stefano, Marco e Gianluca nel 2016 quando,

volenterosi di portare avanti questo progetto che ruota attorno

alle Dive, erano alla ricerca di una cantante che si

rispecchiasse in quest’idea.Quando mi hanno proposto i brani

che avevano già arrangiato, io quasi non ho avuto bisogno dei

testi, ne di ascoltarli prima, perché rispecchiavano i miei gusti

musicali al punto di essere già molto preparata. Perciò ci

siamo amalgamati subito molto bene e abbiamo iniziato a

lavorare su nuovi brani e nuove idee. Con loro ho imparato un

sacco di cose, mi sono praticamente formata. Prima di entrare

nella band ero una cantante che frequentava concorsi e talent,

e saltavo di band in band cercando di trovare il “mio posto.

Chiaramente, prima di tutto ciò ho studiato tanto, per tanti

anni. Prendevo lezioni private di canto, pianoforte e solfeggio

già alle scuole medie. Poi ho fatto un periodo di logopedia che

mi ha fatto fare il salto di qualità, soprattutto grazie agli

insegnanti di canto Monica Grassi e Fabio Mammarella che mi

hanno seguita per anni presso la scuola “pianeta musica” di

Pesaro. Negli anni di studio a scuola ho fatto tante esperienze

formative che mi hanno cambiata e fatta crescere e quando

sono arrivati i Jo4m sono stata davvero in grado di esprimere

me stessa. Prima della band facevo tanti provini, sono anche

riuscita a entrare a The Voice una volta, ma la soddisfazione

di cantare insieme alla mia band è totalmente su un altro

livello. Jo4m è il nostro angolo di libertà, tra noi non ci sono

filtri , perciò quando ci esibiamo le nostre personalità emergono

creando il nostro stile. Rock, chiaramente. Ci divertiamo, ci

esaltiamo, è sempre un momento felice quando suoniamo.”

Iolanda Nes

Nelle foto da sinistra: Marco Ercoles chitarra,

Iolanda Erculanese voce

Stefano Pagnini batteria e Gianluca Baldassarri basso

JO4N


Iolanda Nes

Credo negli ottimisti, nei ribelli, nei sognatori e negli innamorati.

Iolanda Nes


Esce l'11 settembre per Borderline Records il EP

“Borderline”. Abbiamo già avuto modo di ascoltare questo

pezzo di sottofondo durante il Radio Show negli ultimi

mesi: oggi diventa canzone ufficiale sia del Radio show

che del Format live e viene distribuito su tutte le

piattaforme e i digital stores, anche nella versione Dance

remix e nella versione Slow. Il brano è già in

programmazione radiofonica in tutta Europa. Un giro di

chitarra acustica che ci porta in un'atmosfera future house

e che, come promette il chorus, “Where you are is where

I'll be/ Where you are is home to me”: oltre a rimanere

sempre con voi, nella vostra mente, descrive benissimo il

Format live che Karol e Bruce attendono di portare nelle

città in cui già va in onda il Radio Show. Ad oggi il Radio

show si sta espandendo sempre di più, soprattutto

all'estero: viene trasmesso a Ibiza, Fuerteventura,

Tenerife, Malta, Belgio, Mallorca e in molte città d'Italia

sulle frequenze di Radio Venezia, Radio Digi-One, RADIO

Eco Sud, Radio Millecuori e altre radio fm oltre che su

Radio Crossover Disco, web radio dance piemontese.

Borderline nasce come Format live dall'abbinamento della

voce di Karol Diac, sia grazie ai suoi live vocal che ai

singoli già pubblicati in passato (“ Here I Am” - Smilax

Publishing & Lion Edizioni, “Mister” - Papa Musique di

Radio Montecarlo / Soulgem Records di Lelio D'Aprile,

“ Battles” - Sony Recordings, “ Be Your Hero” - Sony

Recordings) alla regia dell'eclettico dj e produttore Bruce

Blayne, che cura la parte pop dance e club del format

assieme alla Karol. Bruce è dj resident del Holi Colors

Festival e vanta una carriera piena di soddisfazioni e date

importanti. Questa collaborazione ha dato origine sia al

Borderline Show che all'album “ Borderline”: una raccolta

di remix con sonorità Club House che si distingue per il

suo stile senza barriere e che uscirà l'anno prossimo. Nel

frattempo Karol e Bruce sono impegnati a sviluppare

sempre di più il Radio show, che oggi ha collezionato

interviste con numerosi ospiti interessanti come

Rush&Hydro ( Spinning Talent Pool), Maxi B (rapper con

all'attivo featuring con Fedez, Salmo ed altri), Lelio

D'Aprile, Dj Castello & Lorenzo Perrotta, Scirica, Marco

Sees, Mandope Lion, Laeshalex, Bobby Solo, Giacomo

Moras ( Home Festival), Ago Presta, Joe Mangione,

Pools, Sandro Puddu, Alex Milani, Francesco Le Noire,

Simone Ventura e tanti altri nomi interessanti ancora in

programmazione. In attesa di poter assistere al Format

live, adatto a ogni tipo di evento (dalle cene agli eventi di

lusso, serate club dance fino ai grandi festival), siete

invitati a seguire il Radio show sull'onda del motto “Open

the Gates and Let the Music Play”. Personaggio eclettico

e talentuoso in più ambiti, Karol Diac è nata a Cluj

Napoca, dove si svolge ogni anno il grande festival di

musica elettronica Untold, in una famiglia che ha le sette

note nel sangue: sebbene lei abbia iniziato a fare musica

relativamente tardi, ha un fratello e un cugino conosciuti

come dj anche all'estero.Tennista a livelli agonistici e

vincitrice di diversi titoli nazionali e internazionali, pratica

questo sport fino ai 20 anni e si laurea in scienze motorie.

Karol vanta anche una carriera da modella: ha sfilato

infatti per marchi come Alviero Martini, Balde (presente

Venice Film Festival 2020), Claudio Gervasutti (ph.

Venice Film Festival 2020), Pignatelli e Desigual, ma nel

2017 arriva la svolta che la introduce al mondo musicale.

Inizia infatti a collaborare come cantante con una casa di

produzione svizzera di musica elettronica e nel 2018

pubblica il suo primo album “ Marionnette”. Tutti i brani di

questo album portano la firma di grandi etichette italiane e

straniere: Exia Recordings /Restate (Russia), Rock

concerti (Italia) , Lovertrax - Fabio Amoroso M20 Radio

(Italia) , D MAX (Germania) e vengono trasmessi da radio

quali M20, Radio 105, Radio Montecarlo, oltre ad essere

inseriti in compilation internazionali. Sempre nel 2018

viene notata da Rockconcerti.it (agenzia di management

che vanta in roster grandi artisti come Povia, Marco

Masini e altri) che iniziano a promuoverla sul mercato

musicale italiano e internazionale. Si esibisce quindi come

dj in locali conosciuti della Versilia, della Riviera adriatica,

del Veneto e all'estero (Svizzera, Ungheria, Austria,

Romania, Spagna); sta inoltre lavorando sui prossimi

obiettivi, che comprendono festival musicali mondiali

come Untold, Electric Castle, Sziget, Tomorrowland sia

come solista che come dj. Nel 2019 Karol Diac pubblica

il suo secondo album in qualità di produttrice e solista,

“ Bipolar soul”. La promozione del primo singolo è curata

dalla famosa casa discografica Smilax Publishing in

collaborazione con Lion Edizioni e Leone Tranquillo, che

apre a Karol le porte delle radio italiane e segue

personalmente l'andamento del nuovo singolo con grande

cura. “ Here I Am” viene presentata durante uno speciale

di Rai Uno Sport dedicato a Karol che si è svolto al Foro

Italico durante le semifinali di tennis: un'esperienza

davvero unica per ricordare il passato come tennista ed il

passaggio alla musica. Altri traguardi importanti Karol li

raggiunge nel 2019 proprio a Jesolo, la città in cui ora

vive stabilmente: ad agosto viene inserita nella rivista

Vivijesolo come protagonista del mese accanto a

Federica Pellegrini e ad ottobre “ Be your Hero”, firmata

Sony Recordings, viene presentata durante i mondiali di

Crossfit – Italian Team Series 2019 al Palainvent Jesolo,

dove si svolge anche il dj set di due giorni Karol Diac &

Bruce Blayne. Altre esibizioni rilevanti sono state a

settembre 2019 dove Karol ha presenziato come Guest al

Red Carpet Party del Venice Film Festival e per la serata

di Capodanno 2019/20 come dj resident in piazza Mazzini

a Jesolo. Anche “ Battles” porta il nome Sony Recordings

e questo fa sì che la visibilità dell'artista raggiunga livelli di

spicco sia su Spotify che su Youtube. Il singolo “ Mister”,

firmato Papa Musique di Papa Dj (Radio Montecarlo) e

Soulgem Records (Lelio D'aprile) è rimasto in Classifica

Indie per più di 10 settimane e ha superato i 20.000

streams su Spotify; il video ufficiale e il video del remix,

girati nel noto locale Casablanca Caffè di Jesolo, hanno

superato rispettivamente le 20 e 15mila visualizzazioni su

Youtube. Con i 6 remix di “ Mister”, ognuno con stile e

genere diverso, è stato realizzato un album. Il singolo

“ Here I am” è attualmente

Karol

in rotazione su diverse radio fm

Diac

italiane tra cui

Radio Rai Uno,

M20, Radio 105

e Lattemiele e

ha raggiunto

quasi 900

passaggi in

totale.

Possiamo già

svelare la

prossima

Esce con "Borderline"

release, che

uscirà ad ottobre con la Smilax Publishing e la Lion

Edizioni e tante altre sorprese e prossime collaborazioni

che saranno una produzione Borderline.

A cura di Francesca Saglia – Music-Alive 2020

INFO

Apollo studio.

www.dimagazine.it


“Il mio personale omaggio ai

Pooh. Credo che noi autori

contemporanei navigatori

della tecnologia, ci

modelliamo agli strumenti che

attraversano il nostro tempo.

Negli attimi che percorriamo,

ci confrontiamo spesso con

nuove frequenze ma non per

questo, dobbiamo dimenticare

le origini musicali che ci

hanno preceduto, motivato e

sostenuto. Quello dei Pooh,

secondo me è un universo

musicale che va studiato e

sentito fino all'ultima nota.

“Tutto adesso” è un brano che

rispecchia perfettamente

quello che mi sta

attraversando, avevo voglia di

raccontare ancora una volta la

verità che mi spinge a fare le

mie riflessioni”.

Jaqueline (nome d'arte di

Jaqueline Branciforte) è una

cantautrice e musicista

siciliana che scopre la musica

grazie alla ricca collezione di

dischi del padre, ascoltando

sin da piccola le più grandi

leggende della musica

internazionale come Michael

Jackson , Madonna , Prince,

Stevie Wonder , Aretha

Franklin e tanti altri.

Esordisce alla finale di

Festival Show 2011, dove si

esibisce dal vivo sul

prestigioso palco dell'Arena

di Verona. Conseguita la

maturità, entra nell'accademia

di musica “Saint Louis

College of Music”. Nel 2018

il brano “ Andare Via” fa parte

della colonna sonora del film

candidato ai David di

Donatello e ai Nastri

D'Argento “Un giorno

all'improvviso” e l'anno

seguente fa parte degli otto

finalisti di Area Sanremo

2019 con il brano inedito

“ Game Over”.

Jaqueline

Branciforte

the singer

Jaqueline Branciforte


the jazz

singer

Cinzia

Tedesco

NATA SOTTO IL SEGNO DELLA MUSICA

Cinzia Tedesco

www.dimagazine.it


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CLASSICAL

TM

IL DISCO

MISTER PUCCINI IN JAZZ: UN

LINGUAGGIO MODERNO PER

RACCONTARE L'OPERA, PUNTO DI

FORZA DELLA CULTURA ITALIANA DI

TUTTI I TEMPI.

Cinzia Tedesco, dopo ' Verdi's Mood' affronta il

repertorio di Giacomo Puccini con un disco che,

come da lei stessa dichiarato, 'trasporta nel nostro

quotidiano arie d'Opera immortali, per farle rivivere

con una veste nuova e moderna'. Un obiettivo

raggiunto anche grazie alla ormai decennale

collaborazione con l'arrangiatore e pianista Stefano

Sabatini, e l'apporto creativo del suo team formato

da Luca Pirozzi al contrabasso e Pietro Iodice alla

batteria. A completare l'ensamble, al disco

partecipano, grazie a Franco Moretti,

Direttore

Generale della Fondazione Puccini di Torre del Lago,

la Puccini Festival Orchestra diretta dal maestro

Jacopo Sipari di Pescasseroli, con gli archi scritti ed

arrangiati dal maestro Pino Jodice. Un disco

coinvolgente, ricco di sfumature vocali sorprendenti e

di gran classe, e che vede coinvolti ospiti quali i

sassofonisti Javier Girotto e Stefano Di Battista, il

trombettista Flavio Boltro, il polistrumentista

Antonello Salis alla fisarmonica, Roberto Guarino

alla chitarra e lo stesso Pino Jodice al pianoforte.

Cinzia Tedesco ha estrapolato dalle opere

dell'autore toscano, lavorando con Sabatini sui temi

più celebri senza però trasformarli, ma rimodulandoli

su ritmi lontani dal melodramma. Ecco allora 'Che

gelida manina' riproposta con contaminazioni latine

ed illuminata da un solo di tromba straordinario; 'In

quelle trine morbide' struggente come una jazz

ballad; ' Quando me n'vo' da Manon Lescaut diventa

un jazz waltz con un finale da brividi che vede il

grande batterista Pietro Iodice suonare in interplay

con archi ostinati e grintosi; ' E lucevan le stelle' è un

seducente tango argentino con le improvvisazioni di

Javier Girotto al sax soprano. 'Chi il bel sogno di

Doretta' ha il passo del modern jazz ed è coronato dal

piano solo di Stefano Sabatini; il ' Coro Muto' prende

voce con il testo ' Tonight' scritto dalla Tedesco, e

ricalca idealmente un musical di Broadway; ' Vissi

d'arte, Vissi d'Amore' ha la forte impronta di

Antonello Salis con la sua travolgente fisarmonica; ' Se come voi piccina io fossi' si avvicina ai ritmi

aggressivi del soul e del funky ed esplode con l'intervento del sax di Stefano di Battista, che con un serrato

interplay con la vocalist, spinge all'ennesima potenza la tensione del brano. ' Un bel dì vedremo' è arrangiato

e suonato al pianoforte da un talentuoso Pino Jodice, un brano sospeso, sognante e che conserva un fondo

di pungente tristezza interpretato magistralmente dalla Tedesco, che ne incarna pienamente la tragicità. In

' Recondita Armonia', gli archi sembrano trasportare Tosca nell'atmosfera di uno swing d'epoca, un groove

che rievoca l'efflorescenza tumultuosamente magnifica della prepotente voglia di vivere e di gioire. L'anima

sognante, malinconica, lirica, nostalgica , fatalistica e altro ancora, volteggia sui vocali della bella e brava

Tedesco: pura e fantasiosa leggiadria che tende all'allegrezza piuttosto che alla tristezza, alla realtà piuttosto

che al sogno, con solo qualche atteggiamento contemplativo che sembra meditazione, mentre è puro e

semplice TALENTO.

I più sentiti complimenti dalla redazione BELLA VITA di Donna Impresa Magazine www.dimagazine.it ma soprattutto

dal sottoscritto.

Baldassarri Bruno


SILVIAN

www.aravfashion.it

www.dimagazine.it

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