Felice Gazzola - Quaderno 13 - marzo 2021
Il conte Felice Gazzola, seguendo le orme del padre, un ufficiale dell’esercito farnesiano, legò il proprio destino a quello del nuovo Re di Napoli e futuro Re di Spagna, Carlo III di Borbone. Intraprese una brillante carriera militare che lo portò al grado di Generale dell’esercito spagnolo e primo direttore del Real Colegio de Artillería de Segovia. Appassionato di arte e archeologia, Gazzola è considerato l’illustre pioniere della prima grande campagna di esplorazione di Paestum a metà del XVIII secolo. Qui sorgevano tre maestosi templi dorici di incomparabile bellezza e potenza evocativa, costruiti con travertino locale, in ottimo stato di conservazione ma abbandonati tra macerie, terra e una folta vegetazione. I risultati della spedizione scientifica, intrapresa da Gazzola con una squadra di architetti ed artisti, sarebbero dovuti confluire in una pubblicazione illustrata sulla storia e sui monumenti dell’antica città. L’opera, dal titolo “Rovine della città di Pesto detta ancora Posidonia”, contenente numerose splendide incisioni tratte dai disegni realizzati a seguito dell’esplorazione, venne pubblicata soltanto nel 1784 a cura di Paolo Antonio Paoli, qualche anno dopo la sua morte a Madrid, suscitando in tutta Europa un entusiasmo e un'ammirazione senza precedenti.
Il conte Felice Gazzola, seguendo le orme del padre, un ufficiale dell’esercito farnesiano, legò il proprio destino a quello del nuovo Re di Napoli e futuro Re di Spagna, Carlo III di Borbone. Intraprese una brillante carriera militare che lo portò al grado di Generale dell’esercito spagnolo e primo direttore del Real Colegio de Artillería de Segovia.
Appassionato di arte e archeologia, Gazzola è considerato l’illustre pioniere della prima grande campagna di esplorazione di Paestum a metà del XVIII secolo. Qui sorgevano tre maestosi templi dorici di incomparabile bellezza e potenza evocativa, costruiti con travertino locale, in ottimo stato di conservazione ma abbandonati tra macerie, terra e una folta vegetazione. I risultati della spedizione scientifica, intrapresa da Gazzola con una squadra di architetti ed artisti, sarebbero dovuti confluire in una pubblicazione illustrata sulla storia e sui monumenti dell’antica città. L’opera, dal titolo “Rovine della città di Pesto detta ancora Posidonia”, contenente numerose splendide incisioni tratte dai disegni realizzati a seguito dell’esplorazione, venne pubblicata soltanto nel 1784 a cura di Paolo Antonio Paoli, qualche anno dopo la sua morte a Madrid, suscitando in tutta Europa un entusiasmo e un'ammirazione senza precedenti.
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Felice Gazzola
La «scoperta» di Paestum
I Quaderni
Felice Gazzola . La “scoperta” di Paestum
Costabile Cerone
Paestum visse per molto tempo in uno stato di abbandono:
della sua storia e dei suoi monumenti se ne
perse il ricordo fino alla metà del XVIII secolo, ma
non fu del tutto dimenticata.
In letteratura è stata menzionata nel 1596 dallo storico
napoletano Scipione Mazzella nella “Descrizione
del Regno di Napoli”, nel 1602 da Michele Zappullo
nel “Sommario Istorico” , nel 1609 da Gaspar Ens
nella sua guida “Deliciae Italie” , nel 1644 dal tipografo
Ottavio Beltrano nella sua “Breve descrizione
del Regno di Napoli diviso in dodici provincie”, e
dallo storico Costantino Gatta nel 1723 nell'opera
“La Lucania Illustrata”. Tuttavia, queste descrizioni,
prive di illustrazioni delle antiche rovine, non
suscitarono alcun interesse per la colonia greca di
Poseidonia.
La prima grossolana rappresentazione grafica della
città murata con i suoi tre templi, intitolata “Veduta
delle rovine di Pesto”, fu pubblicata a Napoli nel
1732 nella seconda opera di Gatta, “Memorie topografiche-storiche
della Provincia di Lucania”.
Nell'illustrazione è delineato l'intero perimetro della
cinta fortificata e le quattro porte, con all'interno, tra
ampi campi coltivati, le sagome dei tre templi e la
chiesa dell'Annunziata (fig. 1). L'incisione, pur se
molto schematica, “evidenzia l'intenzione
dell'autore di rappresentare una sorta di planimetria
volumetrica dell'antico centro”.
L'anno successivo, il viaggiatore inglese Robert
Smith, con una lettera inviata da Roma, incoraggiava
lo storico napoletano Matteo Egizio, noto antiquario
e bibliotecario della corte borbonica, alla pubblicazione
di un volume illustrato con i tre templi di Paestum.
Il vero interesse per il sito prese avvio soltanto dopo
il 1734 con l'arrivo di Carlo di Borbone a Napoli (fig.
2), Duca di Parma e Piacenza. Il protagonista principale
fu il conte Felice Gazzola, originario di Piacenza,
che aveva guidato l'esercito del re alla vittoria
nella battaglia di Velletri contro gli austriaci nel 1744
(fig. 3), rimanendo fedele al suo fianco fino a seguirlo
a Madrid quando fu proclamato re di Spagna con il
nome di Carlo III nel 1759.
Gazzola, comandante dell'artiglieria del Regno di
Immagine di copertina
Giovanni Maria Delle Piane detto il Mulinaretto (1660 -
1745)
Ritratto del conte Felice Gazzola, ca. 1737
Olio su tela
Museo dell'Istituto Gazzola, Piacenza
2
Fig. 1. Veduta delle Rovine di Pesto
Tavola dalle “Memorie topografico-storiche della
provincia di Lucania” di Costantino Gatta, Napoli, 1732
Biblioteca del Senato del Regno, Roma
1
2
Napoli, non era soltanto un esperto di tecniche militari
ma anche un uomo di cultura, collezionista d'arte
e illuminato mecenate, tanto da stabilire per testamento
che, in mancanza di eredi diretti, tutti i suoi
beni fossero venduti per costituire doti per indigenti
fanciulle e sostenere sei giovani artisti piacentini
impegnati in pittura, scultura o architettura.
Durante le campagne di esplorazione archeologica
dei siti vesuviani, contribuì alla progettazione di tecniche
di scavo per la città sepolta di Pompei, i cui
lavori ebbero inizio nel 1748 per volontà del re, un
attento divulgatore delle importanti scoperte del
mondo antico attraverso i volumi prodotti dalla Stamperia
Reale, di cui fu il fondatore. Carlo di Borbone,
simbolo per eccellenza dell'assolutismo illuminato,
negli anni in cui governò il Regno di Napoli, promosse
missioni scientifiche (come le numerose indagini
archeologiche), la costruzione di strade, nuove regge
e fabbriche, nonché opere di assistenza sociale come
il Reale Albergo dei Poveri.
Di Gazzola si conosce soprattutto il suo grande interesse
per il sito di Paestum e i suoi monumenti. Consapevole
dell'importanza che assumeva la "scoperta"
dal punto di vista storico e architettonico, organizzò
subito una squadra di artisti ed architetti per eseguire
disegni e rilievi, con l'intenzione di divulgarli al
vasto pubblico tramite un volume sulla storia della
città e delle sue architetture.
Con il suo trasferimento a Madrid (fig. 21), dove
morì nel 1780, non riuscì mai a completare
Fig. 2. Giuseppe Bonito (1707-1789)
Carlo di Borbone, ca. 1745
Olio su tela (103 x 128 cm)
Museo del Prado, Madrid
Fig. 3. Camillo Guerra (1797-1874)
Carlo III alla battaglia di Velletri, 1849 ca.
Olio su tela (776 x 470 cm)
Reggia di Caserta, Museo della Reggia di Caserta,
Appartamento Settecentesco, Sala di Alessandro
Nel dipinto è raffigurato Carlo III sul cavallo bianco che
brandisce la spada ed alla sua sinistra il colonnello Felice
Gazzola che indica il campo di battaglia.
3
3
l'ambizioso progetto editoriale. Quei disegni furono
utilizzati per successive pubblicazioni, e solo nel
1784 il suo lavoro fu reso noto nel volume stampato a
Roma dal titolo “Rovine della città di Pesto detta
ancora Posidonia” a cura del sacerdote Paolo Antonio
Paoli, uno storico a cui il conte affidò il compito
di completare e divulgare l'opera.
A riferire a Gazzola dell'esistenza degli antichi monumenti
fu l'architetto napoletano Mario Gioffredo, che
nel suo saggio di architettura, pubblicato a Napoli nel
1768 dalla Stamperia Reale, espone di essere passato
per Paestum nel 1746, raccontando della sua scoperta
a diversi amici, tra cui lo stesso Conte Gazzola,
l'architetto francese Jacques Germain Soufflot e il
“pittore d'architettura” Gianbattista Natali con cui
intraprese le misurazioni e i disegni dei tre templi e
“con tutto ciò che esiste in quella città” negli anni
1750 e 1752. Conclude informando che in quei giorni
stava per essere diffusa “la descrizione e i disegni di
antichità insieme con la storia di Pesto del Sig. Conte
Gazzola”.
Soufflot, in quel periodo in giro per l'Italia per
accompagnare il giovane Abel-François Poisson de
Vandières (fratello di Madame de Pompadour e futuro
direttore generale dei Bâtiments du Roi), fece
accenno ai rilievi eseguiti a Pesto in una conferenza
tenuta all' Académie des beaux-arts di Lione il 12 aprile
1752: “Rammaricandomi che si potesse ammirare
così poco delle scoperte di Ercolano con un uomo
molto importante, di buon gusto e pieno di curiosità
che avevo avuto l'onore di vedere spesso a Napoli,
questi mi parlò di una città che distava circa trenta
lieux par mer (da Napoli), egli non l'aveva mai vista,
ma un abile pittore che egli prediligeva e stimava vi
aveva fatto un viaggio per vedervi dei grandi templi
di architettura greca; io mi decisi a intraprendere il
viaggio e partii con lo stesso pittore ed alcuni architetti,
malgrado il caldo del mese di luglio.”
Dunque è il conte Gazzola il signore di buon gusto
ricordato da Soufflot, e Giovanni Battista Natali il
pittore in precedenza citato. Gioffredo, che in questo
periodo stava preparando i disegni per il suo trattato
sugli ordini in architettura, inserì nel fregio di capopagina
una veduta parziale di un tempio di Paestum
(fig. 4), un elemento significativo per il suo percorso
di ricerca storica.
Alcuni storici non menzionano affatto l'architetto
Gioffredo e attribuiscono la "scoperta" al Gazzola tra
il 1734 e il 1745, vale a dire prima della sua segnalazione.
Tra l'altro il comandante probabilmente già
conosceva bene la zona, poco distante da Persano, il
luogo scelto dal re per la Reale Casina di Caccia (co-
Fig. 4. Mario Gioffredo (1718-1785)
Particolare del fregio di capopagina
Dal volume “Dell'Architettura, Parte prima, Degli
ordini dell'Architettura”, 1768
Incisione di Carlo Nolli
5
4
4
struita nel 1752). È pertinente comunque ricordare
che tra i primi a richiamare l'attenzione della corte
borbonica sulle rovine pestane fu il famoso architetto
napoletano Ferdinando Sanfelice, che nel 1740 suggerì
di utilizzare le colonne doriche dell'antica città
di Pesto per gli ornamenti del Palazzo reale di Capodimonte.
Fortunatamente la proposta non fu presa in
considerazione, ma per secoli il reimpiego, o riuso,
del materiale da costruzione degli antichi monumenti
era una pratica comunemente utilizzata per questioni
pratiche ed economiche.
Ad ogni modo, dopo la segnalazione del sito, Gazzola
incaricò per l'esecuzione dei disegni e per le operazioni
di rilievo lo stesso Gioffredo e altri “bravi professori
che in quel tempo erano in Napoli”, così come
li definì Padre Paoli. Paoli, in una “Lettera
sull'origine e antichità dell'architettura” indirizzata
nel 1784 all'Abate Carlo Fea (curatore dell'edizione
romana, in tre volumi, della “Storia delle arti del
disegno presso gli antichi” di Johann Joachim Winckelmann),
riporta i nomi di alcuni degli artisti e dei
tecnici presenti nella squadra di lavoro.
Lo stesso gruppo aveva lavorato per il rilievo delle
rovine dei Campi Flegrei, i cui disegni furono utilizzati
per le tavole a corredo nel primo volume di Paoli
pubblicato nel 1768 dal titolo “Avanzi delle antichità
esistenti a Pozzuoli Cuma e Baja”.
Dunque, per il disegno dei prospetti e di alcune vedute
dei monumenti di Paestum fu coinvolto l'architetto
e pittore Giovanni Battista Natali (fig. 6), originario
di Pontremoli, attivo fra Parma e Piacenza
nell' entourage di Elisabetta Farnese. Natali era in
quegli anni presente a Napoli su invito di Gazzola,
divenendo un pittore e decoratore di architettura a servizio
della corte borbonica. Nel 1732 aveva ottenuto
l'incarico per la realizzazione di una macchina di fuochi
allestita per celebrare l'ingresso ufficiale a Piacenza
del nuovo duca e gran Principe ereditario di
Toscana Carlo I di Borbone. Dei suoi disegni su Pae-
Fig. 5. Anonimo
Ritratto di Francesco Sabatini, XVIII sec.
Olio su tela (50 x 66 cm)
Collezione dell'Accademia di San Luca, Roma
Fig. 6. Giovanni Battista Natali (1698-1765)
Decorazione murale e monumento equestre per i
Tribunali, Napoli, ca. 1750
Grafite, inchiostro nero e acquerello grigio (59,8 x 44,5
cm)
Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, New
York
6
5
stum è interessante la vista esterna della porta di
levante, dove rappresenta gli architetti impegnati
nelle operazioni di rilievo servendosi di lunghe scale
in legno ed altri strumenti di misurazione (fig. 11).
Quest'ultima veduta, realizzata dall'incisore Campana,
è una tavola allegata al terzo volume dell'opera di
Winckelmann.
Tra gli altri membri della squadra figuravano: Francesco
Sabatini (o Sabbatini) (fig. 5), architetto palermitano,
che si occupò del rilievo planimetrico del
sito e delle misurazioni dei monumenti; partecipò
alla costruzione della Reggia di Caserta e, trasferitosi
nel 1760 a Madrid per volontà di Carlo III, ottenne
numerosi incarichi professionali. Tommaso Rajola,
cartografo e regio architetto, qualificato in rilievi e
rappresentazioni topografiche, fu responsabile della
carta topografica del territorio pestano (fig. 12). La
sua elegante raffigurazione è presentata come un
grosso rotolo di carta in parte svolto ( cartiglio); la
scena marina del “Sinus Pestanus” (attuale Golfo di
Salerno) sul lato destro sembra che rimandi proprio
al viaggio di Ulisse e a Leukosia, una delle tre sirene
che l'eroe acheo incontrò nel suo viaggio. I piacentini
Gaetano e Antonio Magri si occuparono della realizzazione
delle vedute e dei disegni sulla base delle
misurazioni eseguite sul posto; Gaetano, futuro decoratore
di vari ambienti della Reggia di Caserta, era
specializzato nella quadratura (pitture murali pro-
spettiche) e insieme a Natali disegnò la maggior
parte delle illustrazioni delle antichità dei Campi Flegrei
(fig. 7). Infine, il “signor Nicole francese”, identificato
con l'artista Claude François Nicole, autore di
diverse illustrazioni apparse nella “Raccolta di alcune
delle più belle vedute d'Italia” pubblicata a Roma
nel 1767 e del volume sulle antichità dei Campi Flegrei.
Per Paestum realizzò una bellissima veduta del
sito con in primo piano l'anfiteatro aperto sul Golfo di
Salerno segnato dal profilo dell'isola di Capri, con a
destra i due templi di Hera e il promontorio di Agropoli
(fig. 18), ripreso anche in una delle due vedute
panoramiche del litorale dalla località “Torre di
Pesto” (Torre di Mare) (fig. 20).
Fig. 7 Gaetano Magri (XVIII sec.)
Avanzi dell'antico Anfiteatro di Pozzuoli, ca. 1750-1752
Dal volume “Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli,
Cuma e Baja” di Paolo Antonio Paoli, 1768
Incisione di Giovanni Volpato (57 x 31 cm)
7
6
Rovine della città di Pesto, 1784
L'antiquario Padre Paolo Antonio Paoli, Procuratore
generale della Congregazione della Madre di Dio in
Campitelli e Presidente della Pontificia Accademia
Ecclesiastica, nel 1784 diede alle stampe le sue Dissertazioni
sulla Città di Paestum con l'edizione delle
“Rovine della città di Pesto detta ancora Posidonia”. Il
volume in formato In-folio (35 x 49,4 cm), pubblicato
a Roma dalla stamperia “ Typographio Paleariniano”,
raccoglie 65 tavole incise in rame (numerate I-LXV).
Sono inclusi i due frontespizi decorati, in latino e italiano,
disegnati da Francesco Panini (o Pannini),
figlio del celebre ed apprezzato pittore e architetto
Giovanni Paolo, e l'antiporta con il ritratto di Carlo III
disegnato dal pittore e incisore veneziano Giambattista
Tiepolo, uno dei maggiori pittori del Settecento
europeo. Tiepolo su volere di Carlo III si trasferì a
Madrid nel 1762 per affrescare le sale del nuovo
Palazzo Reale, tra cui il soffitto della Sala del Trono
con la raffigurazione della “Gloria di Spagna”,
tematica che gli era stata illustrata a Venezia dal conte
Felice Gazzola.
Le tavole contenute nel volume - manifesto della cultura
antiquaria e scientifica della fine del Settecento -
illustrano Paestum con vedute, piante e prospetti dei
tre templi, una vista d'insieme della piana, una carta
topografica della città e del territorio, l'anfiteatro e tre
sarcofagi figurati di età imperiale. Quest'ultimi, conservati
nel Duomo di San Matteo a Salerno, sono rappresentati
nel presumibile luogo di origine.
Per l'incisione delle matrici di stampa con la tecnica
dell'acquaforte, furono impiegati diversi maestri incisori:
Carlo Nolli per i disegni tecnici (fig. 19), che
insieme a Piranesi partecipò alla redazione della “Nuova
Topografia di Roma”, la mappa particolareggiata
dell'Urbe realizzata dal padre, l'architetto e cartografo
Giovanni Battista Nolli, tra il 1736 e il 1748; l'illustre
pittore e incisore fiorentino Francesco Bartolozzi (fig.
15), considerato uno dei migliori in Europa, che nella
bottega veneziana realizzò la maggior parte delle
vedute in collaborazione con gli incisori Giovanni Trevisan,
detto Volpato e Antonio Baratti; tra gli altri incisori,
Carlo Pignatari, Felice Polanzani, famoso autore
del frontespizio raffigurante Giovanni Battista
Piranesi nel suo volume di stampe "Antichità Romane"
del 1756, e Francesco La Marra, calcografo della
topografia pestana. Quest'ultimo è stato l'incisore
della testata per l'edizione del 1758 dell'”Architettura
di Marco Vitruvio Pollione” curata dal marchese
Berardo Galiani, accademico ercolanese e architetto
di merito dell'Accademia di San Luca, dove appare la
prima interessante illustrazione di un tempio di Paestum,
il tempio dedicato ad Atena, pur se rappresentato
con sette colonne in facciata, anziché sei come in
realtà (fig. 8).
Fig. 8. Berardo Galiani (1724-1774)
“Ruine di un Tempio perittero presso Pesti”
Tempio di Atena
Incisione da “L'Architettura di Marco Vitruvio
Pollione”, 1758
Il disegno rappresenta la prima illustrazione di un
tempio di Paestum
8
7
Fig. 9. Paolo Antonio Paoli (1720-1790)
Tavola XXVII di Rovine della città di Pesto, 1784
“Veduta del suddetto tempio piccolo di Pesto
osservata dalla parte esteriore”
Veduta del tempio di Atena
Acquaforte (35 x 49,4 cm)
Incisione di Francesco Bartolozzi
Fig. 10. Paolo Antonio Paoli (1720-1790)
Tavola X di Rovine della città di Pesto, 1784
“Pianta della città, ...”
Acquaforte (35 x 49,4 cm)
Incisione di Carlo Nolli
Fig. 11. Giovanni Battista Natali (1698-1765)
Veduta esterna della porta est, ca. 1750-1752
Incisione di Campana
Dal volume “Storia delle arti del disegno presso gli
antichi” di J. J. Winckelmann, 1784
Fig. 12. Paolo Antonio Paoli (1720-1790)
(pagina successiva)
Tavola VI di Rovine della città di Pesto, 1784
“Descrizione esattissima del territorio Pestano”
Acquaforte (35 x 49,4 cm)
Incisione di Francesco La Marra
Disegno di Tommaso Rajola
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9
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Fig. 14. Giovanni Volpato (1735-1803)
Copertina Rovine della città di Pesto detta ancora
Posidonia, ca. 1769 - 1784
Matrice in rame incisa - tecnica acquaforte (26,3 x 39,3
cm)
Disegnatore: Francesco Panini (1738 - 1800)
Calcoteca, Istituto Nazionale della Grafica, Roma
(Fondo Monte di Pietà)
14
Fig. 15. Lemuel Francis Abbott (1760-1803)
Ritratto di Francesco Bartolozzi, XVIII sec.
Incisore
Olio su tela (67,6 x 75,6 cm)
Tate, Londra
15
Fig. 13. Paolo Antonio Paoli (1720-1790)
Tavola XV di Rovine della città di Pesto, 1784
“Pestano tempio maggiore. Sua interna disposizione
all'entrare e al rivolgersi”
Veduta interna del tempio di Hera II, cosiddetto tempio
di Poseidone o Nettuno
Acquaforte (35 x 49,4 cm)
Incisione di Francesco Bartolozzi
Disegno di Gaetano Magri
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14
Fig. 17. Francesco Bartolozzi (1728-1815)
Veduta interna della Basilica di Paestum, 1760 - 1764
Matrice in rame incisa per la Tavola XXXV - tecnica
acquaforte ( 25,9 x 36,6 cm)
Calcoteca, Istituto Nazionale della Grafica, Roma
(Raccolta Monte di Pietà)
17
Fig. 16. Paolo Antonio Paoli (1720-1790)
(pagina successiva)
Tavola XXXV di Rovine della città di Pesto, 1784
“Veduta della parte opposta ed interna di questa
costruzione (Insigno edificio)”
Veduta esterna del tempio di Hera I, cosiddetta
“Basilica”
Acquaforte (35 x 49,4 cm)
Incisione di Francesco Bartolozzi
15
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Fig. 18. Paolo Antonio Paoli (1720-1790)
Tavola XLV di Rovine della città di Pesto, 1784
“Idea dell'antichissimo anfiteatro della città di Pesto”
Acquaforte (35 x 49,4 cm)
Incisione di Antonio Baratti
Disegno di Claude François Nicole
17
19
21
Fig. 19. Giovanni Battista Nolli (1701-1756)
Elementi architettonici del tempio di Nettuno a
Paestum, 1750-1756
Matrice in rame incisa per la Tavola XXVII - tecnica
acquaforte (33,8 x 23,2 cm)
Calcoteca, Istituto Nazionale della Grafica, Roma
(Raccolta Monte di Pietà)
Fig. 20. Paolo Antonio Paoli (1720-1790)
Tavola V di Rovine della città di Pesto, 1784
“Veduta del Lido occidentale di Pesto e della città di
Agropoli”
Acquaforte (35 x 49,4 cm)
Incisione di Antonio Baratti
Disegno di Claude François Nicole
Fig. 21. Autore sconosciuto
Ritratto del Conte Felice Gazzola
Olio su tela (116 x 170 cm), XIX sec.
Copia del ritratto originale distrutto da un incendio
Museo dell'Accademia di Artiglieria, Sala delle
Assemblee, Segovia, Spagna
18
Iscrizione nella parte inferiore del dipinto: "Il Conte di
Gazola, Fondatore del Collegio Militare di Segovia il 16
maggio 1764 e Ispettore Generale di Artiglieria dal 7
novembre 1761 fino alla sua morte il 1 maggio 1780".
Sullo sfondo del ritratto, dietro l'angolo rialzato di una
tenda, si vede la fortezza dell'Alcázar di Segovia con la torre
di Giovanni II, sede della Reale Scuola di Artiglieria.
20
Riferimenti bibliografici:
Mario Gioffredo, Dell'architettura di Mario Gioffredo architetto
napoletano, parte prima, nella quale si tratta degli ordini
dell'architettura dei Greci, e degl'Italiani; e si danno le regole
più spedite per disegnarli, Napoli, 1768
Paolo Antonio Paoli, Rovine della città di Pesto detta ancora
Posidonia, Roma, stamperia Typographio Paleariniano, 1784
Paolo Antonio Paoli, Lettera sull'origine ed antichità
dell'Architettura al Chiarissimo Signor Abate Fea Giureconsulto
l'Autore dell'Opera intitolata Rovine dell'Antica Città Di Pesto,
Roma, Anno MDCCLXXXIV, 1784, in Johann Joachim
Winckelmann, Storia delle Arti del Disegno presso gli Antichi,
Roma, 1784
Pietro Laveglia, Paestum dalla decadenza alla riscoperta fino al
1860, in Scritti in memoria di Leopoldo Cassese, Volume II,
Editore Libreria Scientifica, Napoli, 1971
Ferdinando Arisi, Il Generale Felice Gazzola, in Cose piacentine
d'arte e di storia, Piacenza 1978
Jacques Germain Soufflot, Diverses remarques sur l'Italie. État
du mont Vesuve dans le mois de juin 1750 et dans le mois de
novembre de la même année, Académie des Beaux-Arts de Lyon,
12 aprile 1752, in L'œuvre de Soufflot à Lyon. Études et
documents, Université de Lyon, Institut d'Histoire de l'Art, 1982
E. Chiosi, L. Mascoli, G. Vallet, La “scoperta” di Paestum, in
La fortuna di Paestum e la memoria moderna del dorico 1750-
1830, a cura di J. Raspi Serra, Firenze 1986
J. Pérez Villanueva, El Conte Felix Gazzola, Primer director del
Real Collegio de Artilleria, Patronato del Alcazar de Segovia,
Madrid, 1987
Massimo Gemin, Filippo Pedrocco, Giambattista Tiepolo.
Dipinti - Opera completa, Arsenale Editore, Verona, 1993
Antonio Gianfrotta, a cura di, Manoscritti di Luigi Vanvitelli
nell'archivio della Reggia di Caserta 1752 - 1773, Pubblicazione
degli Archivi di Stato, Roma, 2000
Cesare de Seta, Alfredo Buccaro, a cura di, Iconografia delle
città in Campania. Le province di Avellino, Benevento, Caserta e
Salerno, Electa Napoli, 2008
Martín Almagro Gorbea, Jorge Maier, De Pompeya al Nuevo
Mundo: la corona española y la arqueología en el siglo XVIII,
Real Academia de la Historia, 2012
Fernandez-Quesada Dolores Herrero, La innovación militar en
la España del XVIII. Felice Gazzola conde de Gazola y el Real
Colegio de Artillería, Segovia (1760-1780), in Rivista storica
italiana, , Vol. 127, n. 1, Edizioni Scientifiche Italiane, 2015
19
Il conte Felice Gazzola, seguendo le orme del padre,
un ufficiale dell'esercito farnesiano, legò il proprio
destino a quello del nuovo Re di Napoli e futuro Re di
Spagna, Carlo III di Borbone. Intraprese una brillante
carriera militare che lo portò al grado di Generale
dell'esercito spagnolo e primo direttore del Real Colegio
de Artillería de Segovia.
Appassionato di arte e archeologia, Gazzola è considerato
l'illustre pioniere della prima grande campagna
di esplorazione di Paestum a metà del XVIII secolo.
Qui sorgevano tre maestosi templi dorici di incomparabile
bellezza e potenza evocativa, costruiti con
travertino locale, in ottimo stato di conservazione ma
abbandonati tra macerie, terra e una folta vegetazione.
I risultati della spedizione scientifica, intrapresa
da Gazzola con una squadra di architetti ed artisti,
sarebbero dovuti confluire in una pubblicazione illustrata
sulla storia e sui monumenti dell'antica città.
L'opera, dal titolo “Rovine della città di Pesto detta
ancora Posidonia”, contenente numerose splendide
incisioni tratte dai disegni realizzati a seguito
dell'esplorazione, venne pubblicata soltanto nel 1784
a cura di Paolo Antonio Paoli, qualche anno dopo la
sua morte a Madrid, suscitando in tutta Europa un
entusiasmo e un'ammirazione senza precedenti.
Immagine di copertina
Giovanni Maria Delle Piane detto il Mulinaretto (1660-1745)
Ritratto del conte Felice Gazzola, ca. 1737
Olio su tela
Museo dell'Istituto Gazzola, Piacenza
collana
I Quaderni dell’Arte
a cura di Costabile Cerone
Quaderno 13 - marzo 2021
Felice Gazzola
La «scoperta» di Paestum
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