Tecnologie Alimentari n° 2 - Marzo/Aprile 2021
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La battaglia<br />
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sommario<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 MARZO/APRILE <strong>2021</strong><br />
2<br />
6 In primo piano<br />
Il sapore sempre al centro<br />
L.R. Industries crea gli aromi ottimali per ogni genere di prodotto alimentare,<br />
studiati per conferire la giusta intensità ad ogni nota di sapore. Un vero e<br />
proprio viaggio nel cuore degli alimenti.<br />
8 La battaglia delle etichette<br />
L’etichetta “a semaforo” Nutri-Score è già raccomandata in diversi Paesi europei<br />
ed è ora in discussione la possibilità di implementarla a livello comunitario.<br />
L’Italia teme però che vengano penalizzate le proprie eccellenze alimentari e ha<br />
controproposto l’etichetta Nutrinform Battery.<br />
26 Composti antiossidanti dalle bucce di mela<br />
Una ricerca della Libera Università di Bolzano ha permesso di ottenere dalle<br />
bucce derivanti dalla lavorazione delle mele composti ad azione antiossidante<br />
da utilizzare in formulazioni alimentari, cosmetiche e mangimistiche.<br />
30 L’industria 4.0 nelle macchine per la panificazione<br />
Con il supporto di Eaton, Turri ha elevato il livello di automazione e<br />
digitalizzazione delle sue tecnologie, che consentono non solo di gestire la<br />
produzione in base alla ricetta inviata, ma anche di controllare e pianificare i<br />
processi da remoto.<br />
42 La transizione verde parte dall’imballaggio<br />
I primi cambiamenti della “rivoluzione ecologica” nelle tecnologie alimentari<br />
riguardano soprattutto le fasi finali della catena di produzione e la<br />
conservazione del prodotto, a cominciare dallo sviluppo di materiali innovativi<br />
e sostenibili.<br />
EDITORIALE<br />
Il gusto di sorprendere (A. Bignami) 5<br />
IN COPERTINA<br />
Il sapore sempre al centro 6<br />
ATTUALITÀ E APPUNTAMENTI<br />
La battaglia delle etichette (E. De Vecchis) 8<br />
Notizie attualità 12<br />
Le potenzialità dell’agricoltura 4.0 18<br />
Notizie appuntamenti 20<br />
INGREDIENTI<br />
Una sponge cake leggera come una piuma 22<br />
SCIENZA E TECNOLOGIA<br />
Notizie scienza e tecnologia 24<br />
Composti antiossidanti dalle bucce di mela<br />
(G. Ferrentino, M. Scampicchio, F. Valoppi, N. Haman) 26<br />
pag. 8<br />
pag. 30<br />
pag. 26<br />
pag. 42<br />
MACCHINE<br />
L’industria 4.0 nelle macchine per la panificazione 30<br />
Privato e pubblico collaborano in nome dell’eccellenza 32<br />
ENERGIA<br />
L’aria compressa sostiene la green economy 33<br />
COMPONENTI<br />
Motoriduttori: i vantaggi dell’acciaio inox nell’alimentare 34<br />
AUTOMAZIONE/STRUMENTAZIONE<br />
Notizie Automazione/Strumentazione 35<br />
Ottimizzare la produzione di formaggi e polveri 36<br />
PACKAGING<br />
Materiali da biomasse e dal riciclo chimico della plastica 38<br />
Notizie packaging 40<br />
La transizione verde parte dall’imballaggio (A. Buffon) 42<br />
RUBRICHE<br />
Elenco inserzionisti 48<br />
pag. 6<br />
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editoriale<br />
Eeditoriale<br />
|di Alessandro Bignami<br />
Il made in Italy alimentare non ha fatto passi indietro in uno degli anni più duri da molti decenni per l’economia<br />
globale. I dati finora disponibili per alcuni prodotti Dop e Igp suggeriscono non solo la sostanziale tenuta del settore,<br />
ma addirittura un’inattesa crescita di produzione e vendite. Nel 2020 il Grana Padano ha commercializzato<br />
per la prima volta oltre 5 milioni di forme. Il Consorzio ha dato così la possibilità di posticipare al <strong>2021</strong> il taglio<br />
produttivo del 3% che era stato messo in conto per far fronte alla crisi innescata dalla pandemia. Il Montasio, per<br />
fare un altro esempio fra le Dop casearie, ha chiuso l’anno con un +10,35% e 925 mila forme prodotte, superando<br />
ogni aspettativa. Con 3,94 milioni di forme, per un totale di 160 mila tonnellate, il Parmigiano Reggiano ha<br />
segnato il record storico e ha generato un mercato da 2,35 miliardi di euro, con un peso crescente dell’export. Tra<br />
i salumi, il Cacciatore Dop ha aumentato le vendite del 3,2%, il Salame di Varzi del 4,2% con 634 mila chilogrammi<br />
certificati Dop. Bene anche il Gorgonzola Dop, la Coppa di Parma IGP, l’Aceto Balsamico di Modena IGP. Per<br />
IL GUSTO<br />
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avere il quadro completo è necessario attendere il rapporto annuale di Ismea-Qualivita su Dop, Igp e Stg, ma tutto<br />
fa pensare che le prestazioni siano state decisamente migliori di quanto era lecito prevedere nei primi mesi di<br />
pandemia. Il dramma delle chiusure di bar e ristoranti e la contrazione dei consumi non hanno dunque, salvo<br />
qualche eccezione, messo in crisi le produzioni nazionali di qualità, che anzi in tanti casi sono cresciute. Neppure<br />
le difficoltà legate a spostamenti e scambi internazionali hanno rallentato il vitale sbocco dell’export. Diverse sono<br />
le probabili ragioni di questi exploit. Fra queste, la minore incidenza della crisi sui consumi di alta gamma, la funzione<br />
consolatoria del cibo di qualità, la preferenza verso prodotti confezionati e ben conservati, oltre che identificabili<br />
con marchi tradizionali e affidabili. Non sarà semplice mantenere questo trend nel <strong>2021</strong>, poiché il Covid-19<br />
e le sue varianti fanno ancora paura e la ristorazione è stata praticamente chiusa fino ad aprile. Motivi di incertezza<br />
vengono inoltre dal forte aumento dei prezzi delle materie prime che coinvolge anche il settore alimentare e<br />
dalla “battaglia” sorta attorno all’etichetta a semaforo Nutri-Score proposta a livello comunitario, che potrebbe<br />
sfavorire le eccellenze agroalimentari italiane sul mercato europeo. Tuttavia, la risposta data finora dalle filiere dei<br />
nostri prodotti simbolo a una sfida epocale come la pandemia lascia ben sperare sulla loro capacità di continuare<br />
a creare valore, oltre che prelibatezze da gustare in tempi difficili.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
5<br />
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in copertina<br />
L.R. Industries crea<br />
gli aromi ottimali per<br />
ogni genere di prodotto<br />
alimentare, studiati per<br />
conferire la giusta intensità<br />
ad ogni nota di sapore.<br />
Un vero e proprio viaggio<br />
nel cuore degli alimenti.<br />
IL SAPORE SEMPRE AL CENTRO<br />
Immaginiamo di osservare al microscopio un alimento,<br />
alla ricerca della sua composizione. Il croissant, il gelato,<br />
il sugo, gli integratori, tutti – o quasi – i prodotti che<br />
consumiamo contengono caratteristiche sensoriali direttamente<br />
collegate alla loro composizione molecolare:<br />
gli aromi.<br />
Nell’industria alimentare, caratterizzata da lavorazioni<br />
lunghe a temperature molto alte o molto basse, è fondamentale<br />
riuscire a preservare il sapore degli ingredienti,<br />
fino al momento in cui questi verranno consumati.<br />
Esaltare o riprodurre ogni nota di gusto diventa una<br />
vera e propria missione il cui successo dipenderà dall’utilizzo<br />
di aromi, naturali o chimici, che sappiano arrivare<br />
al cuore degli alimenti.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
6<br />
Raffinatezza,<br />
innovazione e<br />
produzione<br />
made in Italy sono<br />
i punti di forza<br />
di LR Industries,<br />
attiva da oltre<br />
20 anni nel settore<br />
degli aromi<br />
alimentari<br />
NELL’ESSENZA DEL GUSTO<br />
L.R. Industries SpA crea e produce gli aromi perfetti per<br />
ogni genere di prodotto alimentare, studiati per conferire<br />
la giusta intensità ad ogni nota di sapore.<br />
Raffinatezza, innovazione e produzione Made in Italy<br />
sono i punti di forza dell’azienda, attiva da oltre 20 anni<br />
nel settore degli aromi alimentari. Una lunga esperienza<br />
che ha contribuito a costruire, negli anni, un prezioso<br />
know how in grado di fare davvero la differenza.<br />
Ogni giorno, vengono combinati migliaia di sapori, per<br />
dar vita sia ad aromi dal gusto famigliare sia a soluzio-<br />
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sinergia con le aziende clienti, sempre<br />
secondo i più rigidi standard di<br />
controllo.<br />
QUALITÀ CERTIFICATA<br />
La qualità dei propri prodotti è per<br />
L.R. Industries una sfida che non<br />
smette mai di rinnovarsi.<br />
Dall’esperienza più che ventennale<br />
dell’azienda nasce un vero e proprio<br />
Sistema di Gestione per la Qualità<br />
(UNI EN ISO 9001:2015), da integrare<br />
alle restrittive procedure di<br />
sicurezza alimentare imposte dal<br />
modello gestionale HACCP utilizzato.<br />
Un modus operandi personalizzato,<br />
volto a garantire linearità,<br />
costanza e qualità durante tutto il<br />
percorso che va dalla definizione<br />
dei bisogni del cliente sino alla loro<br />
soddisfazione, attraversando e gestendo<br />
l’efficacia e l’efficienza dei<br />
processi aziendali.<br />
VERSO AROMI SEMPRE PIÙ NATURALI<br />
Negli ultimi anni, stiamo assistendo<br />
ad una crescente curiosità verso le<br />
etichette. I consumatori vogliono<br />
conoscere ogni dettaglio dei prodotti<br />
che acquistano e, a maggior<br />
ragione, di quelli che portano a tavola.<br />
Le liste degli ingredienti di<br />
L’azienda ha<br />
ampliato la propria<br />
gamma di aromi<br />
creati con materie<br />
prime 100%<br />
naturali, per<br />
garantire un’offerta<br />
varia e attenta<br />
alle esigenze<br />
del mercato<br />
yogurt, gelati, merendine,<br />
piatti pronti, vengono<br />
quindi scrutate dall’occhio<br />
attento del consumatore,<br />
fino ad arrivare<br />
all’ultima voce dell’elenco:<br />
aromi.<br />
Nonostante gli aromi<br />
rappresentino una<br />
percentuale minima<br />
dell’ingredientistica di<br />
un prodotto, le richieste<br />
della domanda convergono<br />
verso prodotti<br />
che contengono aromi<br />
naturali. Dal canto suo, l’offerta<br />
non può far altro che venire<br />
incontro a queste richieste. È<br />
per questo motivo che L.R.<br />
Industries ha ampliato il proprio<br />
parco di aromi naturali, ovvero aromi<br />
creati con materie prime 100%<br />
naturali, per garantire un’offerta<br />
sempre più varia e attenta alle esigenze<br />
espresse dal mercato.<br />
La passione, l’attenzione, la meticolosità<br />
nella produzione di aromi industriali<br />
hanno permesso a L.R.<br />
Industries l’acquisizione di diversi<br />
certificati che attestano specifici requisiti<br />
e garantiscono un prodotto<br />
e un servizio di qualità:<br />
Eurokosher: la certificazione<br />
Kosher attesta che gli alimenti siano<br />
conformi alle rigorose norme<br />
alimentari Ebraiche. L’estrema rigidità<br />
di queste norme costituisce<br />
una tutela per il consumatore, indipendentemente<br />
dalla propria<br />
religione. Scegliere prodotti Kosher<br />
è divenuto infatti un vero e proprio<br />
stile di vita per coloro che cercano<br />
un marchio sinonimo di ulteriore<br />
qualità, genuinità e purezza. Il rispetto<br />
delle severe regole Kosher è<br />
verificato da esperti che, periodicamente,<br />
esaminano sul luogo di<br />
produzione i prodotti, le strutture,<br />
le linee di produzione e le materie<br />
prime utilizzate.<br />
Federchimica-Aispec: il Gruppo<br />
aromi e fragranze di Federchimica-<br />
Aispec rappresenta oltre 50 imprese,<br />
sottoposte al codice etico e alla<br />
carta dei valori associativi di<br />
Confindustria, ispirando ad essi le<br />
proprie modalità organizzative.<br />
ISO 9001:2015: è la normativa di<br />
riferimento per chi vuole sottoporre<br />
a controllo qualità il proprio processo<br />
produttivo in modo ciclico, partendo<br />
dalla definizione dei requisiti<br />
(espressi e non) dei clienti fino ad<br />
arrivare al monitoraggio di tutto il<br />
percorso/processo produttivo.<br />
Inoltre L.R Industries fornisce aromi<br />
conformi ai requisiti HALAL, FDA e<br />
Cosmos.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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7<br />
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attualità<br />
L’etichetta “a semaforo”<br />
Nutri-Score è già<br />
raccomandata in diversi<br />
Paesi europei ed è ora in<br />
discussione la possibilità<br />
di implementarla a livello<br />
comunitario. L’Italia<br />
teme però che vengano<br />
penalizzate le proprie<br />
eccellenze alimentari e ha<br />
controproposto l’etichetta<br />
Nutrinform Battery.<br />
Nelle foto centrali,<br />
due etichette<br />
nutrizionali a<br />
confronto: Nutri-<br />
Score, sviluppata<br />
in Francia, e<br />
Nutrinform Battery,<br />
proposta dall’Italia<br />
e altri paesi Ue<br />
a cura di<br />
Eva De Vecchis<br />
LA BATTAGLIA<br />
DELLE ETICHETTE<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
8<br />
È stata presa nel maggio 2020 la decisione da parte della<br />
Commissione europea di adottare entro la fine del 2022<br />
un’etichettatura nutrizionale fronte-pacco che fosse armonizzata<br />
e coerente per tutti i paesi dell’Unione. Una<br />
scelta inserita all’interno della strategia Farm to Fork, obbligatoria<br />
e volta a supportare i consumatori nelle loro<br />
scelte alimentari.<br />
Da questa proposta sono nate due etichette dai nomi particolari,<br />
forse anche simpatici, se le si chiama con i soprannomi<br />
di etichetta “a semaforo” ed “etichetta a batteria”, Nutri-<br />
Score e Nutrinform Battery l’una ideata in Francia e l’altra in<br />
Italia. Due nomi già fonte di discussioni per l’intera<br />
Commissione Europea. Il motivo dei litigi è presto detto. Le<br />
due etichette alimentari infatti si basano su due diversi principi<br />
che mettono in crisi gli interessi di alcuni paesi UE.<br />
I DUE FRONTI<br />
L’idea di adottare entro il 2022 un’etichettatura nutrizionale<br />
fronte-pacco armonizzata e coerente per tutti i paesi dell’Unione<br />
è partita dal più ampio progetto della Commissione<br />
Europea nell’ambito della strategia Farm to Fork. Ad opporsi<br />
alla prima proposta è stata l’Italia che da subito si è detta<br />
contraria all’etichetta francese Nutri-Score, alla quale invece<br />
hanno subito aderito il Belgio e la Germania. Un sistema di<br />
etichettatura che utilizza, a livello grafico, l’immagine di un<br />
semaforo con diversi colori (dal verde al rosso) ai quali corrisponde<br />
una maggiore o minore qualità del singolo alimento.<br />
La valutazione del cibo viene fatta in base al livello di zuccheri,<br />
grassi e sale contenuti e calcolati su una base di riferimento<br />
di 100 grammi. I prodotti con semaforo verde sono i migliori,<br />
quelli con il rosso sono da evitare.<br />
Perché l’Italia si oppone? La principale accusa rivolta dal<br />
nostro paese nei confronti dell’etichettatura “a semaforo”<br />
è quella di aver penalizzato alcuni prodotti tipici della dieta<br />
mediterranea e quindi lo stesso Made in Italy. Tra i principali<br />
troviamo il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma e<br />
persino l’olio d’oliva, che riceverebbero, secondo gli standard<br />
Nutri-Score, il semaforo arancione o addirittura rosso.<br />
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attualità<br />
L’idea di adottare<br />
entro il 2022<br />
un’etichettatura<br />
nutrizionale frontepacco<br />
armonizzata<br />
e coerente per<br />
tutti i paesi dell’Ue<br />
è partita dal più<br />
ampio progetto<br />
della Commissione<br />
Europea<br />
nell’ambito della<br />
strategia Farm to<br />
Fork (Foto Daniel<br />
Albany - Pixabay)<br />
Si tratta di prodotti fondamentali per<br />
noi italiani, dal consumo quotidiano,<br />
che verrebbero bollati come alimenti<br />
“no”. Certo, in Italia esistono già gli<br />
alimenti a marchio DOP, IGP e STG indicatori<br />
di qualità e di origine, ma le<br />
loro etichette non aiutano il consumatore<br />
a conoscere i valori nutrizionali dei<br />
singoli prodotti e, per questo, non possono<br />
essere considerati alternativi al<br />
sistema di etichettatura nutrizionale<br />
dal quale sono stati esclusi per evitare<br />
la confusione causata dai troppi marchi<br />
in circolazione.<br />
In concreto, l’alternativa proposta dall’Italia<br />
si chiama Nutrinform Battery (o<br />
etichetta “a batteria”) e ha come obiettivo<br />
quello di valutare non i singoli cibi<br />
ma la loro incidenza all’interno della<br />
dieta. Sembra corretto, considerando i<br />
principi della nutrizione per i quali nessun<br />
alimento è sbagliato se consumato<br />
nelle giuste dosi.<br />
L’etichetta, dunque, rappresentata<br />
dall’immagine di una batteria, reca l’indicazione<br />
di tutti i valori relativi ad una<br />
singola porzione consumata. All’interno<br />
del simbolo sono rintracciabili informazioni<br />
quali: energia, grassi, grassi saturi,<br />
zuccheri e sale in percentuale, apportati<br />
alle singole porzioni in rapporto alla<br />
quantità giornaliera raccomandata. In<br />
questo caso dunque, la parte carica della<br />
batteria è quella che indica la percentuale<br />
di energia: un metodo utile per<br />
prevenire o combattere patologie legate<br />
a scorrette abitudini alimentari.<br />
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COME NASCE NUTRINFORM<br />
Nutrinform Battery è frutto di un lavoro<br />
complesso: filiera agroalimentare, nutrizionisti<br />
dell’Istituto Superiore di Sanità<br />
e del Consiglio per la Ricerca Economica<br />
Alimentare, insieme ai ministeri delle<br />
Politiche agricole, della Salute e dello<br />
Sviluppo economico hanno collaborato<br />
per la realizzazione di questo sistema di<br />
etichettatura in grado di proteggere il<br />
Made in Italy. Da una parte, dunque,<br />
l’Italia insieme a Repubblica Ceca,<br />
Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia e<br />
Romania – cui potrebbero aggiungersi<br />
anche Polonia e Slovacchia – insistono<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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attualità<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
su un metodo meno drastico e amico<br />
dell’economia; dall’altra, invece,<br />
Francia, Spagna, G e r m a n i a ,<br />
Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e<br />
Svizzera si alleano per convincere l’Unione<br />
Europea ad adottare l’etichetta a<br />
semaforo. Gli interessi in gioco sono alti:<br />
l’adozione di Nutri-Score, secondo<br />
Coldiretti e Federalimentare, avrebbe<br />
un peso considerevole. Questa etichettatura<br />
non si basa su un principio scientifico,<br />
ma prende il via a partire da profili<br />
nutrizionali e algoritmi non<br />
riconosciuti dalla scienza e che puntano<br />
a discriminare determinati alimenti.<br />
Nutrinform invece si propone di fare il<br />
contrario. Lungi dal voler discriminare<br />
alcun cibo, classifica invece la giusta<br />
quantità di ogni alimento che dovrebbe<br />
essere assunta giornalmente. Nessun<br />
cibo è nocivo se consumato nelle giuste<br />
quantità: potrebbe essere questo il<br />
motto di Nutrinform. Quindi, attraverso<br />
i numeri esposti nelle caselle e il simbolo<br />
grafico della batteria, tutti potranno<br />
facilmente comprendere sia le calorie<br />
sia la quantità di nutrienti che assumono<br />
consumando un determinato prodotto,<br />
ma anche l’incidenza di questi<br />
stessi nutrienti sulla dieta giornaliera.<br />
L’etichetta italiana punta a incentivare<br />
Secondo l‘Italia<br />
l’etichettatura<br />
“a semaforo”<br />
penalizza alcuni<br />
prodotti tipici della<br />
dieta mediterranea<br />
e del Made in Italy,<br />
come il Parmigiano<br />
Reggiano, il<br />
Prosciutto di<br />
Parma e persino<br />
l’olio d’oliva (Foto<br />
Eataly)<br />
le diete variate ed equilibrate. Inoltre,<br />
l’indicazione sulla quantità di nutrienti<br />
va incontro alle necessità delle singole<br />
persone rispetto ad un giudizio, ritenuto<br />
troppo generico, portato avanti da<br />
Nutri-Score.<br />
Certo, le critiche non sono mancate,<br />
anche in Italia. Una delle accuse rivolte<br />
a Nutrinform è quella indirizzata verso<br />
la scarsa comprensibilità dell’etichetta<br />
con un presunto riferimento generico<br />
alla “porzione” e un’immagine della<br />
batteria definita ingannevole (più è carica,<br />
meglio è). Sembra inoltre che in<br />
Italia l’adozione di Nutrinform non sia<br />
stata preceduta da un confronto con i<br />
consumatori o da un sondaggio con<br />
pubblici risultati. C’è da dire però che la<br />
Nutrinform Battery è stata adottata nel<br />
nostro Paese dopo una sperimentazione<br />
realizzata presso un campione rappresentativo<br />
di famiglie i cui risultati<br />
sono stati positivi. Il sistema è stato anche<br />
messo a confronto con il Nutri-<br />
Score, superandolo per gradimento,<br />
comprensione, utilità per gli acquisti e<br />
per conoscenza nutrizionale.<br />
A PROPOSITO DI NUTRI-SCORE<br />
Come detto, Nutri-Score ha degli obiettivi<br />
ben diversi da quelli del suo compe-<br />
titor italiano. Si tratta di un sistema a<br />
punteggio sviluppato da un gruppo di<br />
ricercatori universitari francesi denominato<br />
EREN (Equipe de Recherche en<br />
Epidémiologie Nutritionnelle), guidato<br />
dal nutrizionista Serge Hercberg, basato<br />
su tabelle nutrizionali della Food<br />
Standards Agency del Regno Unito. Il<br />
calcolo per l’assegnazione dei colori/<br />
lettere nasce da un sistema di profili nutrizionali<br />
sviluppato inizialmente dai ricercatori<br />
dell’Università di Oxford per la<br />
Food Standard Agency (FSA) del Regno<br />
Unito, al fine di stabilire delle regole per<br />
la regolamentazione della pubblicità<br />
televisiva rivolta ai bambini. Si tratta di<br />
un’etichetta di facile comprensione,<br />
chiara e semplice.<br />
Il calcolo del punteggio è su sette diversi<br />
parametri di informazioni nutritive per<br />
100 g di cibo e 100 ml di bevande, informazioni<br />
già attualmente disponibili<br />
sulle confezioni degli alimenti. Se sono<br />
presenti molte fibre, proteine, frutta e<br />
verdura il punteggio è positivo, ma si<br />
trasforma in negativo se ci troviamo di<br />
fronte a prodotti ricchi di calorie, zucchero,<br />
acidi grassi saturi e sodio.<br />
Su giudizio del Ministero della Sanità<br />
francese questo sistema permetterebbe<br />
un accesso semplice ai cibi sani confezionati.<br />
Eppure Alessandra Moretti, europarlamentare<br />
dei Socialisti e Democratici ha<br />
spiegato come garantire uno stile di vita<br />
sano – obiettivo primario della Farm to<br />
Fork Strategy che riconosce l’importanza<br />
della salute a partire dalla tavola –<br />
voglia dire anche fare prevenzione contro<br />
malattie diffuse come l’obesità<br />
(soprattutto infantile), il cancro e il diabete.<br />
Per questo la dieta dovrebbe essere<br />
in primo luogo equilibrata e il giusto<br />
apporto di ciascun cibo è<br />
fondamentale, senza distinzioni tra<br />
alimenti “si” e alimenti “no”. Alla base<br />
della proposta del sistema a semaforo<br />
sembra ci siano più ragioni commerciali<br />
che di salute del consumatore. Un sistema<br />
voluto dalle multinazionali e<br />
dalla grande distribuzione francese e<br />
tedesca in parte promotrici dei prodotti<br />
confezionati con marchio proprio.<br />
10<br />
www.interprogettied.com<br />
08_11_ART NUTRISCORE.indd 10 26/04/21 09:19
attualità<br />
UNA SITUAZIONE COMPLICATA<br />
A dicembre 2020 l’Italia già aveva<br />
bloccato Nutri-Score e il documento<br />
del Consiglio Agricoltura Ue, che<br />
avrebbe accelerato l’adozione di un<br />
sistema di etichettatura a semaforo,<br />
danneggiando così l’economia del<br />
Made in Italy. A portare avanti con<br />
forza questa linea è stata in primo<br />
luogo la Coldiretti, affiancata dall’allora<br />
ministra delle Politiche Agricole<br />
Teresa Bellanova, che si era opposta<br />
con il sostegno di altri colleghi della<br />
Repubblica Ceca, della Grecia e non<br />
solo.<br />
Sul fronte opposto però, è nato a febbraio<br />
di quest’anno il coordinamento<br />
pro Nutri-Score, che vede coinvolti<br />
Francia, Spagna, G e r m a n i a ,<br />
Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo (più<br />
la Svizzera) uniti per convincere la Ue<br />
ad adottare le etichette che penalizzano<br />
i prodotti italiani.<br />
E proprio per questo la situazione<br />
sembra complicarsi. Dopo che anche<br />
la Spagna ha optato per la modalità a<br />
semaforo è sempre più evidente<br />
come l’Italia e gli altri sostenitori del<br />
Nutrinform debbano far fronte comune<br />
contro i paesi che contano. A comunicare<br />
la nascita del coordinamento<br />
pro Nutri-Score è stato il governo<br />
del Lussemburgo, che ha parlato del<br />
comitato direttivo dell’organizzazione<br />
e di come si sia già riunito per fissare<br />
l’obiettivo. Sembra che l’intento<br />
sia quello di facilitare con procedure<br />
comuni l’uso del Nutri-Score da parte<br />
dei produttori di alimenti, soprattutto<br />
le piccole imprese; compito del comitato<br />
scientifico, invece, sarà quello di<br />
valutare l’evoluzione dello schema di<br />
etichettatura Nutri-Score in rapporto<br />
alle diverse linee guida nazionali sulle<br />
diete.<br />
LA VOCE DEGLI SCIENZIATI<br />
A marzo oltre 270 scienziati hanno<br />
chiesto all’Europa di adottare l’etichetta<br />
nutrizionale francese. Perché?<br />
Sembra che l’appello sia nato con<br />
l’intento di promuovere un’etichetta<br />
amica della prevenzione e delle malattie<br />
croniche. Questi 277 scienziati<br />
europei, esperti di nutrizione e salute<br />
pubblica, quindi, vorrebbero portare<br />
dalla parte del Nutri-Score la voce della<br />
ragione. Insieme a loro ci sono anche<br />
26 associazioni scientifiche e 19<br />
firmatari italiani. Alla base delle richieste<br />
c’è la convinzione per cui “solo la<br />
scienza dovrebbe guidare il processo<br />
decisionale politico nel campo della<br />
salute pubblica” e non certo gli interessi<br />
degli operatori economici o degli<br />
stati che li supportano.<br />
Il Nutri-Score è già stato adottato da<br />
diversi Paesi europei ed è attualmente<br />
in discussione la possibilità di implementarlo<br />
a livello comunitario sulla<br />
base delle evidenze scientifiche accumulate.<br />
Scienziati e associazioni, dunque, vogliono<br />
ricordare che il Nutri-Score è<br />
l’unica etichetta nutrizionale frontepacco<br />
presente in Europa ad essere<br />
stata oggetto di studi scientifici pubblicati<br />
in riviste internazionali peerreviewed.<br />
Da questi dati si evincerebbe<br />
l’efficacia dell’etichetta “a<br />
semaforo” e la sua superiorità rispetto<br />
al Nutrinform.<br />
“Destinata ad essere apposta sulla<br />
parte anteriore delle confezioni degli<br />
alimenti, l’etichetta nutrizionale Nutri-<br />
Score mira ad informare i consumatori,<br />
in modo semplice e comprensibile,<br />
sulla qualità nutrizionale complessiva<br />
degli alimenti per aiutarli a fare scelte<br />
più sane al punto di acquisto”, recita<br />
il documento ufficiale. “Il secondo<br />
obiettivo del Nutri-Score è quello di<br />
incoraggiare i produttori a migliorare<br />
la qualità nutrizionale dei loro prodotti<br />
attraverso riformulazioni e/o innovazioni<br />
al fine di essere meglio posizionati<br />
sulla scala cromatica<br />
Nutri-Score che è vantaggiosa per i<br />
consumatori”. Inoltre, “nella sua stessa<br />
costruzione Nutri-Score si basa su<br />
un solido lavoro scientifico”.<br />
Ma i pro e contro di entrambe le etichette<br />
sono molti e da qui al 2022 lo<br />
scontro dovrà essere risolto per fare<br />
spazio ad un’etichetta nutrizionale<br />
“armonizzata e obbligatoria, da apporre<br />
sulla parte anteriore della confezione<br />
e sulla definizione di profili<br />
nutrizionali, per limitare le indicazioni<br />
nutrizionali e sulla salute sugli alimenti”.<br />
Così è scritto nell’oggetto della<br />
richiesta che Bruxelles ha fatto<br />
all’EFSA e così dovrebbe essere: un’etichetta<br />
che possa tutelare la salute<br />
dei consumatori, in un periodo in cui<br />
la salute, per altro, è già molto compromessa.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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11<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
LEISTER OTTIENE IL MARCHIO UL PER I RISCALDATORI MISTRAL<br />
Il riscaldatore autonomo Mistral di Leister,<br />
multinazionale svizzera esperta nelle soluzioni<br />
ad aria calda per l’industria di processo,<br />
è ben conosciuto da molti produttori<br />
di impianti e macchinari inseriti in contesti<br />
dove l’aria calda è utilizzata come elemento<br />
riscaldante.<br />
Le possibilità di impiego di Mistral sono molteplici,<br />
anche a motivo dell’ottimo rapporto<br />
fra dimensioni e potenza: con soli 1,4 kg di<br />
peso, ha una potenza di 3400 W e la capacità<br />
di erogare fino a 300 litri d’aria al minuto<br />
(a 20°C), mentre può scaldare l’aria in uscita<br />
fino a una temperatura di 500°C.<br />
Queste caratteristiche consentono a Mistral<br />
di portare il calore là dove serve nel processo<br />
industriale, riducendo al minimo l’impiantistica<br />
meccanica ed elettrica a supporto.<br />
Mistral è apprezzato dai produttori di macchinari<br />
per l’industria alimentare e del beverage,<br />
dove l’aria calda trova molteplici impieghi:<br />
dall’essiccazione di materie prime e<br />
prodotti, all’asciugatura e sterilizzazione di<br />
recipienti, dalla termoretrazione di etichette,<br />
sigilli di garanzia o imballaggi, al miglioramento<br />
dell’aspetto estetico del prodotto<br />
finito nella produzione dolciaria.<br />
Questi processi consentono all’aria calda<br />
di dispiegare i propri vantaggi: efficienza,<br />
semplicità, pulizia e mantenimento delle caratteristiche<br />
organolettiche dei cibi e delle<br />
bevande.<br />
Mistral<br />
Nel segmento dei macchinari per l’industria<br />
alimentare, da sempre il Made in Italy è apprezzato<br />
in tutto il mondo: una notevole<br />
percentuale delle soluzioni prodotte in Italia<br />
è destinato all’export. E se tradizionalmente<br />
molte delle esportazioni hanno sempre<br />
raggiunto i Paesi emergenti (BRICS e MINT),<br />
nel settore del packaging alimentare ha<br />
conosciuto una notevole espansione in<br />
anni recenti la domanda da parte del Nord<br />
America.<br />
Le aziende italiane che esportano macchinari<br />
verso USA e Canada non possono<br />
esimersi dall’affrontare il tema della certificazione<br />
UL. Rilasciato dall’omonimo ente<br />
di certificazione indipendente, il marchio<br />
UL testimonia la conformità del produttore<br />
ai rigidi standard di sicurezza del mercato<br />
nordamericano.<br />
In quest’area geografica, nonostante la<br />
marcatura CE rappresenti uno standard riconosciuto<br />
a livello globale per la sicurezza<br />
dei prodotti, il riferimento è la certificazione<br />
UL: il produttore che impieghi componenti<br />
privi di tale marchio può trovarsi davanti a<br />
numerosi ostacoli per riuscire a far certificare<br />
il suo macchinario.<br />
Per questo motivo Leister si è adoperata per<br />
ottenere la certificazione UL per i riscaldatori<br />
autonomi Mistral 6 nelle versioni Premium<br />
e System, che raggiungono così il saldatore<br />
manualeTriac ed i riscaldatori a doppia flangia<br />
nel novero dei prodotti Leister che hanno<br />
ottenuto questa certificazione. Un iter<br />
non privo di complessità che l’azienda ha<br />
voluto affrontare per semplificare ai propri<br />
clienti costruttori di macchine e impianti la<br />
certificazione delle loro soluzioni destinate<br />
ai mercati nordamericani.<br />
Il marchio UL non è l’unico vantaggio che<br />
la scelta di Mistral comporta per i costruttori<br />
di macchinari: il riscaldatore Leister è<br />
apprezzato, oltre che per il design compatto<br />
e la potenza, anche per le ridottissime<br />
necessità di manutenzione dovute al motore<br />
brushless, che lo rende ideale per l’inserimento<br />
negli impianti a funzionamento<br />
continuo.<br />
PROTEINE VEGETALI: UN MERCATO<br />
PROMETTENTE<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
12<br />
Il mondo dei prodotti “plant based” dimostra performance significative<br />
sia sul mercato italiano che su quello europeo. Le previsioni 2024, in<br />
Italia, vedono 118,7 milioni di unità vendute. Un dato che corrisponde al<br />
+4,7% CAGR, in parallelo alla grande dinamicità del mercato della carne<br />
processata, previsto al +4%, pari a 5.519,2 milioni di unità prodotte.<br />
Anche il mercato europeo dei prodotti a base di proteine vegetali esprime<br />
valori di crescita importanti, con un +7,4% CAGR nel 2024 che si traduce<br />
in 943,7 milioni di unità di prodotto. Interessante notare, infine, come<br />
l’Europa dell’est mostri un andamento dei due mercati simile a quello<br />
italiano, con il +6,2% pari a 90 milioni di unità per le proteine vegetali e<br />
il +3,2% pari a 10.360,6 di milioni di unità di carne processata.<br />
(Dati elaborati da Ipack Ima Business Monitor in collaborazione<br />
con MECS)<br />
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di alta qualità per il<br />
mercato nazionale e internazionale,<br />
è la prima realtà italiana<br />
del settore alimentare a<br />
ottenere la certificazione ISO<br />
28000 sotto accreditamento<br />
Accredia; la norma definisce i<br />
requisiti per l’implementazione<br />
di un sistema di gestione<br />
della sicurezza lungo tutta la<br />
catena di fornitura (supply<br />
chain security). L’ente certificatore<br />
Bureau Veritas ha concluso<br />
pochi giorni fa gli audit per<br />
verificare gli standard adottati<br />
in azienda: sotto la lente i sistemi<br />
di gestione di criticità e<br />
potenziali minacce legate ad<br />
esempio a terrorismo, frodi,<br />
azioni di pirateria e contraffazione<br />
lungo tutte le fasi della<br />
catena di fornitura (magazzinaggio,<br />
trasporti, logistica,<br />
eccetera).<br />
“Ottenere questa certificazione<br />
è un traguardo frutto di<br />
un lungo e meticoloso lavoro<br />
di Roncadin per implementare<br />
i sistemi di sicurezza più<br />
avanzati in tutte le fasi della<br />
filiera”, ha commentato Dario<br />
Roncadin, amministratore delegato.<br />
“Con la ISO 28000 offriamo<br />
valore sia al consumatore<br />
finale sia ai buyer della<br />
GDO italiana ed estera, che<br />
possono essere certi della conformità<br />
delle nostre politiche<br />
di gestione della sicurezza ai<br />
più alti standard internazionali<br />
in materia”.<br />
“Bureau Veritas, l’unico ente<br />
accreditato da Accredia per la<br />
certificazione ISO 28000, ha<br />
visto in questo standard un valido<br />
alleato del commercio internazionale;<br />
in particolare per<br />
il settore food, questa certificazione<br />
offre una ulteriore tutela<br />
per il consumatore”, ha spiegato<br />
Andrea Filippi, Certification<br />
Service Line Manager di Bureau<br />
Veritas Italia. “Alcuni grandi<br />
gruppi stanno già chiedendo<br />
ai propri fornitori di applicare<br />
il modello ISO 28000 a garanzia<br />
della propria gestione della<br />
supply chain”.<br />
La certificazione ISO 28000<br />
conferma che Roncadin mette<br />
in campo una serie di azioni di<br />
alto livello mirate a minimizzare<br />
il rischio di contraffazione e<br />
sabotaggio non soltanto nella<br />
produzione, ma anche nella<br />
catena della logistica, assicurando<br />
che il prodotto che arriva<br />
nelle mani del cliente finale<br />
sia come appena uscito dallo<br />
stabilimento.<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
PARMIGIANO REGGIANO: BILANCIO POSITIVO NONOSTANTE LA PANDEMIA<br />
Il 2020 è stato un anno record<br />
per la produzione della DOP<br />
Parmigiano Reggiano che<br />
cresce complessivamente del<br />
4,9% rispetto all’anno precedente.<br />
I 3,94 milioni di forme (circa<br />
160 mila tonnellate) prodotte<br />
nel 2020 rappresentano il<br />
livello più elevato nella storia<br />
del Parmigiano Reggiano. Un<br />
giro d’affari al consumo pari a<br />
2,35 miliardi di euro per la denominazione<br />
di origine protetta<br />
che si proietta sempre più<br />
verso l’estero: una valvola di<br />
sfogo per una produzione in<br />
continua espansione che ha<br />
bisogno di nuovi spazi di mercato.<br />
Il Parmigiano Reggiano<br />
ha vissuto un 2020 positivo<br />
anche per quanto riguarda le<br />
quotazioni. Se nel primo semestre,<br />
il prezzo del 12 mesi<br />
(prezzo medio alla produzione<br />
Parmigiano Reggiano 12<br />
mesi da caseificio produttore,<br />
fonte: bollettini Borsa<br />
Comprensoriale Parma) era<br />
7,55 euro al chilo, alla fine<br />
dell’anno ha superato i 10<br />
euro al chilo. La quotazione<br />
media annua (8,56 euro al chilo)<br />
è stata inferiore a quella del<br />
2019, ma con un sostanziale<br />
incremento nella seconda parte<br />
dell’anno che ha permesso<br />
di recuperare marginalità.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
14<br />
IL MERCATO PREMIA<br />
LA DOP MONTASIO<br />
La Dop Montasio si guadagna la<br />
fiducia del mercato e dei consumatori:<br />
una conferma che arriva dagli<br />
ultimi dati del Consorzio di tutela<br />
che nel 2020 ha superato le più<br />
rosee aspettative chiudendo l’anno<br />
con un incremento di produzione e<br />
vendite del +10,35%, per un fatturato<br />
al consumo di 56 milioni di<br />
euro. Nell’anno appena terminato<br />
le forme prodotte sono state più di<br />
925 mila - l’obiettivo prefissato era<br />
di 900 mila - rispetto alle 838.568<br />
dell’annata precedente.<br />
“Nonostante le difficoltà legate<br />
al Covid e le limitazioni imposte al<br />
settore horeca, il consumo del Montasio Dop ha continuato<br />
a crescere, forte delle sue caratteristiche di distintività e<br />
unicità”, ha commentato Valentino Pivetta, presidente del<br />
Consorzio. “Continueremo nell’opera di valorizzazione della<br />
marca, puntando sulla sostenibilità e il rafforzamento della<br />
tracciabilità di filiera”.<br />
“Ambiente incontaminato, clima, materia prima, lavorazione,<br />
tecnologia e artigianalità sono i fattori caratterizzanti di<br />
questa eccellenza gastronomica che sa offrire una combinazione<br />
armoniosa di profumi, sapori e valori nutritivi “, ha<br />
concluso il direttore Renato Romanzin.<br />
GRANA PADANO, RISULTATI<br />
ECCEZIONALI NEL 2020<br />
Dicembre 2020 si è chiuso positivamente per le vendite di Grana Padano<br />
Dop: le “uscite” di prodotto marchiato hanno messo a segno un aumento<br />
a doppia cifra. Nell’ultimo mese dell’anno sono state infatti commercializzate<br />
488.255 forme, il 12,7% in più rispetto a dicembre 2019.<br />
Il buon andamento dei consumi nel 2020 ha consentito alla recente<br />
assemblea dei soci del Consorzio di tutela di approvare a larga maggioranza<br />
una diluizione in due annualità del calo produttivo del 3% deciso<br />
lo scorso anno e stabilito durante la prima fase dell’emergenza sanitaria.<br />
Ogni impresa consorziata ha la possibilità di ridurre la produzione<br />
dell’1,5% nel 2020 e arrivare al 3% stabilito con un taglio da effettuare<br />
nel <strong>2021</strong>. La decisione di suddividere in due passaggi il taglio produttivo<br />
del 3% è stata assunta perché la situazione di mercato si è rivelata<br />
meno preoccupante rispetto a quanto inizialmente previsto. I caseifici<br />
che hanno scelto di posticipare al <strong>2021</strong> il taglio produttivo deciso lo<br />
scorso anno, sono tenuti però a operare un’ulteriore riduzione dell’1%.<br />
“Nel 2020 abbiamo superato per la prima volta 5 milioni di forme di<br />
prodotto commercializzato, un risultato eccezionale che non sarà facile<br />
replicare nel <strong>2021</strong>”, ha dichiarato Stefano Berni, direttore generale del<br />
Consorzio di tutela. “Il 2020 è stato infatti favorito da prezzi all’ingrosso<br />
molto contenuti che hanno spinto le vendite”.<br />
Nonostante il momento commerciale favorevole, nelle scorse settimane<br />
la trattativa per il rinnovo dei contratti di vendita del latte<br />
destinato a Grana Padano ha suscitato vivaci polemiche, perché alcuni<br />
caseifici privati hanno offerto agli allevatori un prezzo di 36 centesimi<br />
per litro giudicato insoddisfacente e non in linea con la situazione<br />
del mercato che, secondo le organizzazioni sindacali degli allevatori,<br />
permetterebbe di giustificare un valore della materia prima superiore<br />
a 40 centesimi di euro per litro.<br />
(Fonte: AGR Osservatorio Agroalimentare)<br />
www.interprogettied.com<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
PROSPETTIVE DI CRESCITA<br />
PER L’AGROFOOD BRASILIANO<br />
Giacomo Guarnera, socio<br />
fondatore di Guarnera<br />
Advogados<br />
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Aumento pari al 2,06% dell’agroalimentare<br />
nel dicembre<br />
2020, PIL del settore a fine anno<br />
di 2 trilioni di real brasiliani su un<br />
totale pari a 45 trilioni. Questi<br />
i numeri dell’agrobusiness in<br />
Brasile, che nonostante la diffusione<br />
della pandemia e il conseguente<br />
impatto sull’economia<br />
brasiliana, ha concluso il 2020<br />
mantenendo le proprie attività,<br />
ottenendo buone performance<br />
e mostrando rilevanti potenzialità<br />
di crescita per il <strong>2021</strong>.<br />
In questo contesto, il Ministero<br />
brasiliano dell’agricoltura, allevamento e approvvigionamento<br />
(Mapa) ha compiuto 160 anni con una nuova sfida: promuovere<br />
misure per garantire l’approvvigionamento di cibo<br />
e mantenere operativi i servizi essenziali, come l’ispezione<br />
sanitaria, oltre a ridurre gli impatti della crisi sul reddito dei<br />
produttori rurali, soprattutto di piccole e medie dimensioni.<br />
Il Mapa ha quindi istituito il Comitato CC-Agro-Covid19,<br />
formato da 14 membri delle segreterie ministeriali,<br />
la Società di Fornitura Nazionale (Conab) e la Società<br />
Brasiliana di Ricerca Agricola (Embrapa). L’obiettivo principale<br />
del CC-Agro-Covid19, ancora attivo, è monitorare e<br />
proporre strategie per superare gli effetti della pandemia<br />
sulla produzione e fornitura agricola.<br />
“Si tratta di una grande opportunità per le aziende italiane<br />
che dispongano di offerte tecnologiche interessanti per la<br />
filiera dell’agrobusiness, per esempio macchinari agricoli,<br />
tecnologie per l’agricoltura 4.0 e, in generale, soluzioni<br />
per contribuire a migliorare i processi di lavorazione della<br />
terra così come i processi industriali, in ambito per esempio<br />
refrigerazione, efficienza energetica, efficienza di utilizzo<br />
della materia prima”, ha commentato Giacomo Guarnera,<br />
socio fondatore di Guarnera Advogados. “Nonostante la<br />
complessità del periodo attuale, settori come l’agroalimentare<br />
resistono nel Paese e continuano a essere attrattivi per<br />
le imprese italiane”.<br />
Secondo i dati più recenti del ministero dell’Agricoltura,<br />
l’agroalimentare brasiliano ha esportato 6,47 miliardi di<br />
dollari nel febbraio <strong>2021</strong> (+2,8% rispetto allo stesso mese<br />
dello scorso anno). Il Brasile, inoltre, è il quarto esportatore<br />
mondiale di prodotti agricoli (dietro l’Unione Europea,<br />
gli Stati Uniti e la Cina). Secondo la più recente Indagine<br />
Nazionale (PNAD), su un totale di 94,4 milioni di lavoratori<br />
intervistati, il 32,3% (cioè 30,5 milioni) apparteneva all’agrobusiness.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
15<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
16<br />
BENE IL CACCIATORE ITALIANO DOP<br />
IL SALAME DI VARZI DOP<br />
AUMENTA LE VENDITE<br />
La pandemia da Covid-19 ha avuto un<br />
impatto negativo su alcuni ambiti dell’industria<br />
alimentare, tuttavia il comparto<br />
dei salumi, che già nel 2019 aveva dato<br />
segnali di ripresa (+1,4%), ha registrato<br />
un buon incremento delle vendite anche<br />
nel 2020 (+3,2%). Anche la produzione<br />
certificata dei Salamini Italiani alla<br />
Cacciatora Dop ha avuto nel corso del<br />
2020 un andamento positivo, chiudendo<br />
l’anno con un incremento del +8,3%<br />
(3.974.074 kg) rispetto al 2019, anno<br />
che a sua volta si era già chiuso positivamente<br />
(+8,9% rispetto al 2018). La buona<br />
performance della Dop può essere legata<br />
ad un andamento positivo di questo<br />
salume nell’ultimo periodo e alle nuove<br />
condizioni socio-psicologiche che si sono<br />
verificate in conseguenza della pandemia,<br />
che hanno portato i consumatori<br />
a dare la propria preferenza a prodotti<br />
confezionati perché considerati più sicuri<br />
a livello igienico, veloci da identificare e<br />
da scegliere nel punto vendita, e agli alimenti<br />
definiti “comfort food”, come appunto<br />
il Salame Cacciatore Italiano Dop.<br />
Per quanto riguarda la distribuzione,<br />
nel 2020 la gran parte della Dop, circa<br />
il 95% è destinata al mercato moderno<br />
domestico GDO e discount e circa il 5%<br />
nei restanti canali, soprattutto il dettaglio<br />
tradizionale. Per quanto riguarda<br />
l’export, i volumi anche per il 2020 sono<br />
in crescita e si conferma che ben il 28%<br />
del prodotto viene venduto all’estero,<br />
una percentuale ormai consolidata negli<br />
ultimi anni.<br />
Nel 2020 sono stati certificati 634.000 kg di Salame di Varzi Dop con una crescita<br />
del 4,2% rispetto all’anno precedente.<br />
“Un dato che supera di gran lunga le aspettative soprattutto tenendo conto della<br />
forte contrazione del settore della ristorazione che costituisce un importante canale<br />
di vendita”, ha commentato Fabio Bergonzi, presidente del Consorzio di tutela del<br />
Salame di Varzi, recentemente riconfermato per il triennio <strong>2021</strong>-2023. “Questo vuol<br />
dire che la crescita è stata trainata dalle vendite al dettaglio, GDO e dal maggiore<br />
ricorso al canale e-commerce. A conferma di ciò, si registra la notevole crescita<br />
dell’affettato, formato di acquisto particolarmente apprezzato durante il lockdown<br />
per la praticità d’utilizzo e la maggiore conservabilità. Basti pensare che nel 2020 sono<br />
state prodotte e commercializzate<br />
451.807 confezioni<br />
rispetto alle 197.475<br />
dell’anno precedente, con<br />
un incremento del 128%.<br />
I dati positivi registrati nel<br />
2020 sono una conferma<br />
del lavoro svolto dal<br />
Consorzio costantemente<br />
impegnato ad ampliare la<br />
diffusione del Salame di<br />
Varzi in Italia e all’estero”.<br />
FRENA LA<br />
PRODUZIONE DI SPECK<br />
ALTO ADIGE IGP<br />
Il 2020 si conferma un anno difficile per<br />
lo Speck Alto Adige IGP che registra un<br />
calo della produzione del 4,4% rispetto<br />
al 2019. Con 2.802.310 baffe contrassegnate<br />
con il marchio, si registra una<br />
quota stabile dello Speck Alto Adige IGP<br />
(41,2%). Questi alcuni dei dati emersi nel<br />
corso dell’assemblea annuale, tenutasi<br />
a febbraio scorso in forma virtuale, alla<br />
quale hanno preso parte produttori associati.<br />
Appuntamento durante il quale<br />
è stato eletto anche il nuovo presidente<br />
del Consorzio Tutela Speck Alto Adige IGP<br />
David Recla.<br />
Nel 2020 si conferma il mercato italiano<br />
come principale sbocco commerciale<br />
per lo Speck Alto Adige IGP (66,5% con<br />
un aumento di 2 punti percentuali sul<br />
2019), soprattutto nelle regioni del Nord<br />
e all’interno del territorio altoatesino, anche<br />
se cresce sempre di più la domanda<br />
da parte del Sud Italia e dei paesi oltre i<br />
confini nazionali. Il mercato estero rappresenta<br />
il 33,5% della restante quota di<br />
commercializzazione e sono soprattutto<br />
la Germania (che aumenta la quota percentuale<br />
al 28% dal 26% dello scorso<br />
anno) e gli Usa (1,7%) a registrare un aumento<br />
della popolarità dello Speck Alto<br />
Adige IGP, inserendolo tra i prodotti della<br />
salumeria italiana più importati. Seguono<br />
Francia (1,4%), Austria (0,9%) e Svizzera<br />
(0,7%).<br />
Anche nel 2020, il canale di vendita principale<br />
in Italia resta la grande distribuzione<br />
(GDO) con il 68,5%. Seguono i discount<br />
con il 17%, i grossisti con il 5,4%, la vendita<br />
al dettaglio con il 4,3% e la gastronomia<br />
con il 2,2%. La vendita al dettaglio<br />
è particolarmente diffusa soprattutto<br />
all’interno dei confini altoatesini (41%).<br />
Lo speck pre-affettato resta comunque la<br />
prima scelta per i consumatori: nel 2020<br />
sono stati prodotti 44.783.524 milioni di<br />
confezioni di speck pre-affettato.<br />
www.interprogettied.com<br />
12_17_NEWS ATTUALITA.indd 16 26/04/21 09:42
news [fatti, persone, aziende]<br />
L’INDUSTRIA ALIMENTARE VENETA GUARDA ALLA RIPARTENZA<br />
L’assemblea dei Soci ha eletto Nicola<br />
Sartor nuovo presidente del Gruppo<br />
Alimentare di Assindustria Venetocentro.<br />
Il mandato del presidente Sartor, subentrando<br />
a quello di Giovanni Taliana, si concluderà<br />
alla naturale scadenza del 2023.<br />
Nicola Sartor sarà affiancato dai vicepresidenti<br />
Luca Fraccaro (Fraccaro Spumadoro<br />
Spa, Castelfranco Veneto), confermato, e<br />
Stefano Pavan (Mafin Srl, Galliera Veneta).<br />
In Veneto la produzione alimentare ha<br />
registrato un calo del -4,1% (comunque<br />
la metà del -8,6% complessivo del manifatturiero),<br />
altrettanto gli ordini (-4%)<br />
e il fatturato interno (-4,1%), entrambi<br />
con diminuzioni molto inferiori rispetto alla media della<br />
manifattura. Tiene invece nel complesso il fatturato estero<br />
(-1,4%).<br />
“Ringrazio i colleghi imprenditori per la loro fiducia e<br />
Giovanni Taliana, di cui raccolgo l’importante testimone”,<br />
ha dichiarato Nicola Sartor. “L’industria alimentare, tradizionalmente<br />
considerata ‘anticiclica’ ovvero più stabile<br />
rispetto alle oscillazioni congiunturali, ha subìto anche nel<br />
nostro territorio gli effetti della pandemia, che ha penalizzato<br />
i consumi sia delle famiglie che, soprattutto, nell’Ho.<br />
Re.Ca. (alberghi, ristorazione e catering). È una filiera che<br />
dobbiamo preservare e rafforzare per la ripartenza e su<br />
questo continueremo ad impegnarci come imprese alimentari<br />
di Assindustria Venetocentro. La qualità, il ‘buono’<br />
Nicola Sartor è stato nominato<br />
presidente del Gruppo Alimentare di<br />
Assindustria Venetocentro<br />
italiano e veneto, la sostenibilità sono da<br />
tempo a fondamento del nostro lavoro,<br />
con la responsabilità di offrire cibi sani al<br />
prezzo migliore. Da questo fondamento,<br />
l’industria alimentare, anche nel nostro<br />
territorio, guarda alla ripartenza e alla<br />
nuova consapevolezza sul valore del<br />
nutrirsi bene e con gusto, trovando nel<br />
cibo anche la memoria di un territorio,<br />
emozioni e cultura”.<br />
Nicola Sartor è nato a Montebelluna<br />
nel 1972, dopo la laurea in Economia<br />
e Commercio nel 1995, lavora per<br />
tre anni nella società di revisione<br />
PriceWaterhouse, per approdare nel<br />
1998 nella neonata azienda di famiglia, Surmont Srl di<br />
Pederobba (TV).<br />
Nata come divisione surgelati di Funghi del Montello e<br />
quindi con un’esperienza di più di 70 anni nel settore dei<br />
funghi, diviene esperto nella produzione e commercializzazione<br />
di funghi e piatti pronti surgelati sia a proprio<br />
marchio che con PL, con un fatturato di 30 milioni di euro<br />
nel 2020. Si caratterizza fin da subito per una tecnologia<br />
all’avanguardia che le consente di creare una solida identità<br />
di qualità e di innovazione. Al suo interno Nicola Sartor si<br />
occupa della direzione commerciale con una particolare<br />
competenza nel canale GD e industria di trasformazione.<br />
Dal 2019 è stato vicepresidente del Gruppo Alimentare di<br />
Assindustria Venetocentro.<br />
CEME ACQUISISCE ODE<br />
Ceme Spa, esperta nel settore<br />
delle elettropompe a vibrazione<br />
ed elettrovalvole a<br />
solenoide con sede a Trivolzio<br />
(PV), controllata dal fondo<br />
Investindustrial, acquisisce il<br />
100% di Ode, gruppo italocinese<br />
attivo nella produzione<br />
di pompe e valvole solenoidi.<br />
Ode è una storica realtà industriale<br />
fondata nel 1960 a<br />
Esino Lario (LC) che ha visto<br />
una costante crescita del proprio<br />
business, culminata con<br />
l’acquisizione della società ACL<br />
nel 2015. Oggi il gruppo può<br />
contare su tre stabilimenti industriali,<br />
circa 750 dipendenti<br />
e un fatturato superiore agli 80<br />
milioni di euro.<br />
L’operazione permetterà a<br />
Ceme di espandere ulteriormente<br />
la propria presenza<br />
commerciale e industriale, potendo<br />
contare su una capacità<br />
produttiva ulteriore di pompe<br />
e valvole a solenoide destinate<br />
tra le altre ad applicazioni nel<br />
settore del caffè, del vending,<br />
del beverage, della refrigerazione<br />
e del water-management.<br />
Nell’operazione il Gruppo Ode<br />
è stato supportato da Banca<br />
Finint in qualità di advisor finanziario<br />
e dallo Studio Backer<br />
McKenzie come advisor legale,<br />
mentre Ceme è stata affiancata<br />
dallo Studio Chiomenti come<br />
advisor legale.<br />
“Questa acquisizione rappresenta<br />
un passaggio fondamentale<br />
per Ceme, perché ci<br />
permette di aggiungere alla<br />
nostra offerta una gamma di<br />
prodotti totalmente complementari<br />
a quelli già presenti<br />
nel nostro portafoglio”, ha dichiarato<br />
il CEO Roberto Zecchi.<br />
“Grazie al supporto strategico<br />
e finanziario di Investindustrial<br />
abbiamo intrapreso un percorso<br />
di crescita per linee interne<br />
ed esterne che ci ha portato a<br />
rafforzare e consolidare la nostra<br />
leadership nei segmenti e<br />
nei mercati in cui operiamo”.<br />
Roberto Zecchi, CEO di Ceme<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
www.interprogettied.com<br />
17<br />
12_17_NEWS ATTUALITA.indd 17 26/04/21 09:42
attualità<br />
È un mercato in espansione che vale 540 milioni<br />
di euro, trainato soprattutto dalle tecnologie per<br />
agricoltura di precisione e tracciabilità alimentare.<br />
Il 60% delle aziende agricole utilizza almeno una<br />
soluzione digitale, ma solo il 3-4% della superficie<br />
è coltivata con strumenti 4.0. Segno che c’è tanto<br />
spazio per crescere.<br />
LE POTENZIALITÀ<br />
DELL’AGRICOLTURA 4.0<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
18<br />
L’emergenza Covid19 ha messo fortemente sotto stress il<br />
settore agroalimentare italiano, diminuendo la disponibilità<br />
di manodopera, aumentando la pressione sulla logistica<br />
distributiva, riducendo le vendite nel canale Ho.Re.Ca<br />
e la fiducia dei consumatori. Queste difficoltà, soprattutto<br />
durante il primo lockdown, hanno rallentato anche il mercato<br />
dell’Agricoltura 4.0, che però è ripartito di slancio<br />
nella seconda parte dell’anno, raggiungendo un valore di<br />
540 milioni di euro nel 2020 (circa il 4% del mercato globale)<br />
e registrando una crescita del 20% rispetto all’anno<br />
precedente, in linea con l’andamento pre-pandemia. La<br />
spesa è trainata dalle soluzioni di agricoltura di precisione,<br />
cioè gli strumenti a supporto delle attività in campo, come<br />
i sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature<br />
(36% del mercato), e i macchinari connessi (30%).<br />
Sono 538 le soluzioni di Agricoltura 4.0 disponibili per il<br />
settore agricolo in Italia (oltre 100 in più rispetto al 2019),<br />
che usano prevalentemente sistemi di Data Analytics, piattaforme<br />
o software di elaborazione e Internet of Things,<br />
e trovano applicazione nelle fasi di coltivazione, semina e<br />
raccolta dei prodotti in diversi comparti, fra i quali emergono<br />
l’ortofrutticolo, il vitivinicolo e il cerealicolo. Ben il<br />
60% delle aziende agricole utilizza almeno una soluzione<br />
digitale, e il 38% ne impiega due o più, ma solo il 3-4%<br />
della superficie agricola è coltivata con strumenti 4.0, segno<br />
che il mercato deve ancora esprimere larga parte del<br />
suo potenziale.<br />
Il digitale è sempre più presente anche nell’ambito della<br />
tracciabilità alimentare, con 157 soluzioni.<br />
Avanzano le tecnologie per la<br />
raccolta, la valorizzazione e la condivisione<br />
dei dati lungo la filiera, come<br />
le soluzioni Mobile (+65% rispetto al<br />
2019), l’analisi avanzata dei dati<br />
(+57%) e le piattaforme di elabora-<br />
www.interprogettied.com<br />
18_19_ART AGRIFOOD 4.0.indd 18 26/04/21 09:46
attualità<br />
zione (+60%). Continua la crescita<br />
della Blockchain, presente nel 18%<br />
delle soluzioni di tracciabilità (+59%),<br />
anche se con un ritmo più lento rispetto<br />
al 2019. L’agroalimentare è il<br />
terzo settore per numero di progetti<br />
pilota e operativi di Blockchain a livello<br />
internazionale, avviati dalle imprese<br />
per ragioni commerciali, migliorare<br />
l’efficienza della supply chain e per<br />
una maggiore sostenibilità ambientale<br />
o sociale.<br />
Sono i risultati della ricerca realizzata<br />
dall’Osservatorio Smart Agrifood della<br />
School of Management del<br />
Politecnico di Milano* e del<br />
Laboratorio RISE (Research &<br />
Innovation for Smart Enterprises)<br />
dell’Università degli Studi di Brescia,<br />
presentata oggi durante il convegno<br />
online “Smart Agrifood: condivisione<br />
e informazione, gli ingredienti per<br />
l’innovazione”.<br />
“Il settore agroalimentare ha superato<br />
la prova della pandemia, mostrandosi<br />
dinamico e aperto all’innovazione,<br />
ben consapevole dei benefici che<br />
l’applicazione delle tecnologie digitali<br />
può apportare in termini di efficienza,<br />
competitività, sostenibilità della<br />
filiera”, afferma Andrea Bacchetti,<br />
direttore dell’Osservatorio Smart<br />
Agrifood. “Nonostante questo, soltanto<br />
una piccola parte della superficie<br />
agricola è oggi coltivata con strumenti<br />
4.0. Per sbloccare questo<br />
potenziale ancora inespresso sarà<br />
necessario lavorare sull’interoperabilità<br />
e l’interconnessione delle soluzioni,<br />
lo sviluppo di competenze specifiche<br />
e la valorizzazione e condivisione<br />
dei dati”.<br />
“Le soluzioni digitali si stanno facendo<br />
largo nell’ambito della tracciabilità<br />
alimentare, dove non mancano soluzioni<br />
abilitate da tecnologie che migliorano<br />
la raccolta, la valorizzazione<br />
e la condivisione dei dati lungo la filiera”,<br />
afferma Chiara Corbo, direttore<br />
dell’Osservatorio Smart Agrifood.<br />
“Accanto alle tecnologie più innova-<br />
tive come IoT, Mobile e Advanced<br />
Analytics, rimane però importante il<br />
peso delle soluzioni ‘tradizionali’,<br />
come i software gestionali e quelli<br />
cosiddetti verticali, che non sempre<br />
assumono una prospettiva di filiera.<br />
Nel prossimo futuro sarà fondamentale<br />
lavorare a soluzioni che, in un’ottica<br />
di piattaforma, siano adatte a<br />
sostenere lo scambio e la valorizzazione<br />
di dati tra gli attori, per rendere la<br />
tracciabilità un’opportunità concreta<br />
per l’efficienza della supply chain, per<br />
il coordinamento lungo la filiera e per<br />
la valorizzazione del prodotto”.<br />
538 SOLUZIONI 4.0 PER LE COLTI-<br />
VAZIONI IN CAMPO APERTO<br />
Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0<br />
è trainato dai produttori di macchine<br />
agricole e ausiliari, responsabili del<br />
73% del fatturato, seguiti dai fornitori<br />
di soluzioni IT e tecnologie avanzate<br />
(in particolare Internet of Things)<br />
con una quota del 17%. Le soluzioni<br />
che attirano più investimenti sono<br />
quelle per il monitoraggio e il controllo<br />
di mezzi e attrezzature agricole<br />
(36% del mercato) e i macchinari connessi<br />
(30%). Nei software gestionali<br />
si concentra il 13% della spesa, i sistemi<br />
per il monitoraggio da remoto di<br />
Sono 538 le<br />
soluzioni di<br />
Agricoltura 4.0<br />
disponibili in<br />
Italia (oltre 100<br />
in più rispetto al<br />
2019), che usano<br />
prevalentemente<br />
sistemi di<br />
data analytics,<br />
piattaforme<br />
o software di<br />
elaborazione e<br />
internet of things,<br />
e che trovano<br />
applicazione nelle<br />
fasi di coltivazione,<br />
semina e raccolta<br />
coltivazioni e terreni coprono l’8%, il<br />
5% è rappresentato da sistemi di supporto<br />
alle decisioni, il 4% da soluzioni<br />
per la mappatura di coltivazioni e terreni,<br />
il 2% da robot per le attività in<br />
campo.<br />
Sono 538 le soluzioni 4.0 dedicate<br />
alle coltivazioni in campo aperto, di<br />
cui il 79% pensato per aiutare le<br />
aziende agricole nella fase di coltivazione,<br />
il 45% durante la semina, il<br />
35% nella raccolta e il 16% nella fase<br />
di pianificazione. Le più numerose<br />
sono le soluzioni utilizzabili in diversi<br />
settori (61%), mentre fra gli strumenti<br />
applicabili a specifici comparti prevalgono<br />
quelli per l’ortofrutticolo<br />
(17%), il vitivinicolo (17%) e il cerealicolo<br />
(16%).<br />
APERTI ALLA SPERIMENTAZIONE<br />
ANCHE I TRASFORMATORI<br />
Oltre alle aziende agricole, anche le<br />
imprese della trasformazione alimentare<br />
sono aperte all’innovazione e alla<br />
sperimentazione di soluzioni 4.0, anche<br />
se ancora spesso legate a tecnologie<br />
di base. L’87% delle 135 imprese<br />
analizzate dall’Osservatorio applica<br />
o sperimenta almeno una tecnologia<br />
digitale, principalmente nei processi<br />
distributivi e produttivi, fra le quali<br />
spiccano i software di gestione dei<br />
fornitori e del magazzino (75%) e i<br />
dispositivi portatili (57%). Non mancano,<br />
però, realtà che si concentrano<br />
su tecnologie più innovative: soprattutto<br />
Data Analytics (il 19% le applica,<br />
il 9% le sperimenta), Cloud (18%<br />
e 10%), IoT (16% e 10%), Advanced<br />
Automation (13% e 3%) e Blockchain<br />
(2% e 6%). Le aziende utilizzano le<br />
soluzioni digitali principalmente per<br />
rendere più efficienti i processi produttivi<br />
(52%), ridurre la distanza col<br />
consumatore (47%) e migliorare la<br />
gestione logistica e la tracciabilità<br />
(45%). L’85% del campione intende<br />
investire in strumenti 4.0 entro i prossimi<br />
tre anni, soprattutto in soluzioni<br />
Mobile (54%), software gestionali per<br />
fornitori e magazzino (43%), Data<br />
Analytics (33%) e Blockchain (18%).<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
19<br />
18_19_ART AGRIFOOD 4.0.indd 19 26/04/21 09:46
appuntamenti<br />
A MEAT-TECH FOCUS SU SOSTENIBILITÀ E INNOVAZIONE<br />
Oltre ai crediti di imposta già<br />
previsti per gli investimenti in<br />
beni strumentali, il Nuovo Piano<br />
Nazionale Transizione 4.0 amplia<br />
il programma di sostegno<br />
includendo le spese di R&D,<br />
progetti di innovazione, design<br />
e formazione, con una particolare<br />
attenzione alla sostenibilità<br />
e alla digitalizzazione. Strumenti<br />
importanti, a supporto del sistema<br />
manifatturiero italiano che si<br />
affaccia a una fase di profondo<br />
cambiamento per cogliere le<br />
opportunità legate alle trasformazioni<br />
in atto.<br />
Ne parla Rossano Bozzi,<br />
amministratore delegato<br />
di Ipack Ima, la joint venture<br />
tra Ucima e Fiera Milano specializzata<br />
nel processing &<br />
packaging in ambito food e<br />
non food, che dal 22 al 26<br />
ottobre <strong>2021</strong> propone Meat-<br />
Tech. Manifestazione specializzata<br />
in tecnologie e soluzioni<br />
innovative per la filiera<br />
dei salumi, delle carni e dei<br />
piatti pronti, Meat-Tech vedrà<br />
un ritorno delle iniziative in<br />
presenza, negli spazi di Fiera<br />
Milano a Rho in concomitanza<br />
con TuttoFOOD e Host, a<br />
conferma dell’attenzione alle<br />
logiche di filiera che queste<br />
fiere intendono rappresentare.<br />
Un’occasione unica per l’industria<br />
alla ricerca di nuove opportunità<br />
anche grazie alle misure<br />
messe in campo dal governo, in<br />
continuità con le politiche precedenti,<br />
che confermano il sostegno<br />
al sistema manifatturiero<br />
italiano. Il focus su economia<br />
circolare, connettività, ricerca e<br />
innovazione, con misure estese<br />
fino alla fine del 2022, apre con<br />
decisione alla sostenibilità su cui<br />
Meat-Tech propone una serie di<br />
iniziative ad hoc a partire dalla<br />
seconda edizione del convegno<br />
internazionale “Packaging<br />
Speaks Green” organizzato da<br />
Ucima e che sarà ospitato in<br />
ottobre nel corso della manifestazione.<br />
“Vogliamo rappresentare al<br />
meglio la catena di fornitura del<br />
settore e offrire all’industria delle<br />
carni, dei salumi e dei piatti<br />
pronti, tutti gli elementi di innovazione<br />
che si stanno imponendo<br />
sul mercato”, dice Bozzi.<br />
“Meat-Tech offrirà agli specialisti<br />
della filiera l’occasione per un<br />
primo bilancio di un <strong>2021</strong> in cui<br />
le parole d’ordine in prospettiva<br />
saranno innovazione e sostenibilità;<br />
un’opportunità per guardare<br />
al futuro con fiducia grazie<br />
al confronto con gli operatori<br />
presenti in fiera, sia in presenza,<br />
sia attraverso gli strumenti di<br />
networking che abbiamo messo<br />
in campo con la piattaforma<br />
digitale MyIPACK-IMA.<br />
L’impatto delle misure attualmente<br />
previste nel piano di transizione<br />
4.0, che potranno essere<br />
significativamente potenziate<br />
nel quadro degli interventi europei<br />
su innovazione ed economia<br />
green, può essere rilevante<br />
per l’ampiezza dell’orizzonte<br />
applicativo che, partendo dalla<br />
ricerca e dal design, coinvolge<br />
inevitabilmente la filiera dei materiali<br />
e dei nuovi ingredienti.<br />
“L’Italia è all’avanguardia in<br />
questa direzione”, spiega<br />
Bozzi. “Ci siamo infatti guadagnati<br />
la leadership a livello<br />
mondiale per quanto riguarda i<br />
produttori di tecnologie di processo<br />
e confezionamento, che<br />
si ritroveranno nelle nostre fiere<br />
con i loro concorrenti e partner<br />
internazionali”.<br />
PACKAGING PREMIÈRE SLITTA DI UN ANNO<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
20<br />
Packaging Première, l’esposizione selettiva dedicata<br />
al luxury packaging, si terrà dal 24 al 26 maggio 2022<br />
presso il Padiglione 4 di Fieramilanocity.<br />
A seguito del perdurare dell’emergenza sanitaria dovuta<br />
al Covid-19, Easyfairs Italia annuncia lo spostamento<br />
al 2022 di Packaging Première. La decisione è<br />
stata presa al fine di garantire un’edizione di successo<br />
e sicura per visitatori, espositori e soggetti coinvolti.<br />
“L’inaspettato protrarsi della situazione ci ha spinto<br />
a considerare delle date alternative rispetto a quanto<br />
programmato. La quarta edizione, così tanto attesa,<br />
rappresenta il segno tangibile della ripartenza del settore<br />
e desideriamo che si svolga con i migliori presupposti.<br />
In questi mesi, in cui le attività digitali sono<br />
protagoniste, ci siamo impegnati a realizzare iniziative<br />
che potessero coinvolgere in maniera diretta la nostra<br />
community: oltre ai webinar della serie Trends Talks,<br />
che grazie ai temi di grande attualità trattati sono diventati<br />
un appuntamento fisso in agenda, abbiamo<br />
da poco lanciato Pack Match, un servizio personalizzato<br />
di business matching che offre una consulenza<br />
altamente qualificata e gratuita a coloro che sono alla<br />
ricerca di soluzioni di packaging specifiche per i propri<br />
prodotti, facendo così vivere Packaging Première 365<br />
giorni l’anno”, afferma Pier Paolo Ponchia, Founder e<br />
Director di Packaging Première.<br />
www.interprogettied.com<br />
20_21_NEWS APPUNTAMENTI.indd 20 26/04/21 16:52
appuntamenti<br />
FIERAGRICOLA IN PROGRAMMA<br />
A GENNAIO 2022<br />
Innalzare la produttività agricola, migliorare il valore aggiunto<br />
delle filiere, rafforzare l’internazionalizzazione e ridurre l’impatto<br />
ambientale attraverso le nuove tecnologie, con un percorso<br />
di crescita che passa anche attraverso la formazione. Il futuro<br />
dell’agricoltura guarda oltre la sostenibilità e la 115ª edizione di<br />
Fieragricola, rassegna internazionale di Veronafiere in programma<br />
dal 26 al 29 gennaio 2022, conferma la trasversalità espositiva e<br />
l’innovazione come filo conduttore dell’evento.<br />
Nel corso degli anni il settore agricolo si è progressivamente strutturato,<br />
puntando sulla multifunzione e cercando di razionalizzare<br />
la gestione aziendale per migliorare la competitività.<br />
Il futuro – secondo Fieragricola – impone nuove sfide come la<br />
realizzazione di reti e nuove forme di cooperazione, la diffusione<br />
della digitalizzazione e delle tecnologie per un’agricoltura sempre<br />
più efficiente e smart. Allo stesso tempo, è evidente che i metodi<br />
di produzione dovranno essere sempre più responsabili e tenere<br />
conto di pratiche rigenerative del suolo, delle risorse idriche e<br />
ambientali, ma anche abbracciando un approccio etico dell’intero<br />
ciclo dalla terra alla tavola, in linea con le strategie europee Farm<br />
to Fork e Biodiversity, all’interno del progetto Green Deal.<br />
“Tali tendenze – spiega il direttore generale di Veronafiere,<br />
Giovanni Mantovani – aprono nuove prospettive legate al ruolo<br />
sociale dell’azienda agricola, come centri di aggregazione nelle<br />
aree rurali, per non parlare dell’interazione col paesaggio e dello<br />
sviluppo in futuro di agricolture alternative come quella verticale<br />
e urbana, con nuove potenzialità di commercio locale che si affiancherà<br />
agli scambi agroalimentari internazionali”.<br />
Anche nel 2022 Fieragricola manterrà le aree settoriali espositive<br />
che coinvolgono la meccanica agricola, la zootecnia, le energie<br />
rinnovabili, le sementi, gli agrofarmaci, il salone del vigneto e<br />
frutteto, la cura del verde e l’attività forestale, oltre alla sezione<br />
dinamica per l’esposizione delle macchine in movimento.<br />
Fieragricola svilupperà ulteriormente la zootecnia, confermando<br />
l’importanza di Veronafiere per la promozione dei settori che<br />
fanno riferimento a latte, carne, suini, avicoli, mangimistica, nutrizione,<br />
salute e benessere animale.<br />
L’agenda<br />
Marca China<br />
8-10 giugno <strong>2021</strong><br />
Shenzen, Cina<br />
www.marca.bolognafiere.it<br />
Alimentec<br />
8-11 giugno <strong>2021</strong><br />
Bogotà, Colombia<br />
www.feriaalimentec.com<br />
Propak Asia<br />
16-19 giugno <strong>2021</strong><br />
Bangkok, Thailandia<br />
www.propakasia.com<br />
Propak China<br />
23-25 giugno <strong>2021</strong><br />
Shanghai, Cina<br />
www.propakchina.com/en<br />
Cibus<br />
31 agosto- 3 settembre <strong>2021</strong><br />
Parma<br />
www.cibus.it<br />
Thaifex-Anuga Asia<br />
29 settembre - 3 ottobre <strong>2021</strong><br />
Bangkok, Thailandia<br />
www.koelnmesse.it/thaifex/<br />
home/index.php<br />
H20 - Accadueo<br />
6-8 ottobre <strong>2021</strong><br />
Bologna<br />
www.accadueo.com<br />
Anuga<br />
9-13 ottobre <strong>2021</strong><br />
Colonia, Germania<br />
www.koelnmesse.it<br />
SIC - Salone Industria Casearia<br />
e Conserviera<br />
22-24 ottobre <strong>2021</strong><br />
San Marco Evangelista (CE)<br />
www.saloneindustriacasearia.it<br />
Meat-Tech<br />
22-26 ottobre <strong>2021</strong><br />
Milano<br />
www.meat-tech.it<br />
Tuttofood<br />
22-26 ottobre <strong>2021</strong><br />
Milano<br />
www.tuttofood.it<br />
FI Europe<br />
30 novembre - 2 dicembre <strong>2021</strong><br />
Francoforte, Germania<br />
www.figlobal.com<br />
Marcabybolognafiere<br />
19-20 gennaio 2022<br />
Bologna<br />
www.marca.bolognafiere.it<br />
IPPE<br />
25-27 gennaio 2022<br />
Atlanta, Usa<br />
www.ippexpo.org<br />
Fieragricola<br />
26-29 gennaio 2022<br />
Verona<br />
www.fieragricola.it<br />
ISM e Prosweets<br />
30 gennaio - 2 febbraio 2022<br />
Colonia, Germania<br />
www.prosweets.com<br />
www.ism-cologne.com<br />
Vinitaly<br />
10-13 aprile 2022<br />
Verona<br />
www.vinitaly.com<br />
Anuga FoodTec<br />
26-29 aprile 2022<br />
Colonia, Germania<br />
www.anugafoodtec.com<br />
Ipack-Ima<br />
3-6 maggio 2022<br />
Milano<br />
www.ipackima.com<br />
IFFA<br />
14-19 maggio 2022<br />
Monaco di Baviera, Germania<br />
www.iffa.de<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
www.interprogettied.com<br />
21<br />
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ingredienti<br />
TANNINO PER LA PROTEZIONE NATURALE DEL VINO<br />
Enartis, parte del Gruppo Esseco, operante<br />
nel mercato mondiale dei prodotti per la vinificazione,<br />
annuncia il lancio sul mercato di<br />
Hideki ® , un tannino dall’azione antiossidante,<br />
antiradicalica, demetallizzante e microbiostatica,<br />
ottenuto attraverso la selezione e<br />
purificazione di frazioni molecolari di alcuni<br />
tra i tannini più efficaci utilizzati in ambito<br />
enologico.<br />
Frutto di un’attività di ricerca e sviluppo di<br />
Enartis sui polifenoli naturali durata oltre<br />
due anni, con l’iniziale collaborazione di<br />
un importante centro universitario italiano,<br />
Hideki ® – che in giapponese significa splendida<br />
opportunità – rappresenta un passo in<br />
avanti significativo nella protezione del vino<br />
con prodotti naturali, poiché offre un’efficace<br />
protezione demetallizzante (chelante)<br />
e antiossidante, in alternativa o in sinergia<br />
all’anidride solforosa, per conservare nel<br />
vino un aroma e una colorazione più freschi.<br />
Hideki rallenta inoltre in modo naturale la<br />
crescita di microrganismi che possono alterare<br />
la composizione e la qualità organolettica<br />
del vino, grazie a una combinazione<br />
di tannini differenti per composizione e<br />
struttura chimica che svolgono la loro azione<br />
microbiostatica nei confronti di diversi<br />
microrganismi potenzialmente dannosi.<br />
Rispetto ad altri tannini presenti sul mercato,<br />
Hideki rappresenta un passo avanti in<br />
termini di efficacia, grazie all’azione combinata<br />
dei tannini che lo compongono, che<br />
sono stati selezionati e purificati per esaltarne<br />
le performance antiossidante, antiradicalica<br />
e antimicrobica, piuttosto blande nei<br />
prodotti tradizionali.<br />
Nuove conoscenze e tecniche d’analisi hanno<br />
permesso negli ultimi anni di studiare più<br />
a fondo il complesso mondo delle reazioni<br />
che avvengono nei vini: queste maggiori<br />
conoscenze e queste tecniche innovative<br />
hanno reso possibile sia trovare nuovi tannini,<br />
sia migliorare i tannini già esistenti. In<br />
particolare, la tecnica della voltammetria ha<br />
consentito ad Enartis di selezionare nuove<br />
materie prime e di aumentare il proprio<br />
know-how nella purificazione, focalizzando<br />
in maniera importante alcune proprietà dei<br />
polifenoli, specificamente utili in enologia.<br />
Questo progresso di conoscenza si è concretizzato<br />
nel tannino Hideki: un grande e<br />
concreto aiuto dalla natura per produrre vini<br />
sempre più salubri, il cui blend contiene un<br />
tannino selezionato e due tannini purificati,<br />
combinazione che aumenta lo spettro d’azione<br />
microbiostatica del prodotto anche in<br />
termini di range di pH; un tannino tecnico,<br />
polivalente, che potrà essere utilizzato per<br />
rendere i vini meno ossidabili, per rinfrescare<br />
vini stanchi, per gestire al meglio le alterazioni<br />
microbiologiche.<br />
“La ricerca applicata su questo prodotto<br />
ha permesso ad Enartis di accrescere concretamente<br />
la conoscenza dei meccanismi<br />
naturali di funzionamento dei tannini e di<br />
metterla al servizio dell’innovazione tecnica<br />
e di processo dell’enologia con lo sviluppo di<br />
Hideki”, ha commentato Giovanni Calegari,<br />
Technical & Product Manager Enartis.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
UNA SPONGE CAKE LEGGERA COME UNA PIUMA<br />
Non solo biscotti e cioccolato: i Gofos sono l’ingrediente ideale<br />
per una sponge cake leggera come una piuma, anche per<br />
la bilancia.<br />
Dorata al punto giusto, la sponge cake con Gofos è dolce quanto<br />
basta per far felici i palati; il suo impasto risulta soffice, con una<br />
buona alveolatura: una vera delizia.<br />
Distribuiti in Italia da Faravelli, i Gofos sono una linea di frutto-oligosaccaridi<br />
a catena corta derivati dalla barbabietola<br />
(ScFOS), prodotti mediante un processo enzimatico brevettato a<br />
partire dallo zucchero, che porta alla formazione di GF2, GF3 e<br />
GF4 con rapporti garantiti.<br />
Sono un’alternativa all’inulina, sia per funzionalità che per costo.<br />
Oltre ad essere un’eccellente fonte di fibra, sono ottimi per lo<br />
sviluppo di prodotti dolciari golosi sì, ma amici della linea: rispetto<br />
all’inulina, hanno potere dolcificante più elevato (0,3), pur apportando<br />
solo 2 kcal/g.<br />
Con Gofos è quindi possibile ridurre lo zucchero di circa il 30%,<br />
senza rinunciare a quelle note di dolcezza che ogni sponge cake,<br />
plum cake, pan di Spagna che si rispetti richiede.<br />
Distribuiti in Italia da Faravelli, i Gofos sono una linea di frutto-oligosaccaridi<br />
a catena corta derivati dalla barbabietola. Sono un’alternativa all’inulina,<br />
sia per funzionalità che per costo<br />
22<br />
www.interprogettied.com<br />
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scienza e tecnologia<br />
UN NUOVO INDICE PER MISURARE LA QUALITÁ DEL LATTE<br />
Avere nelle stalle latte più buono e nei caseifici<br />
più formaggio ora si può grazie a Pro<br />
Caseus, un nuovo metodo per predire l’attitudine<br />
casearia del latte di un bovino grazie<br />
all’ausilio di un chip genico brevettato da<br />
Intermizoo e dall’Università di Padova.<br />
L’istituto interregionale per il miglioramento<br />
del patrimonio zootecnico presenta, in anteprima,<br />
le ricerche effettuate in partnership<br />
con Unipd, un contributo destinato a rivoluzionare<br />
il mondo lattiero-caseario. Con il<br />
nuovo indice Pro Caseus, si stima un aumento<br />
di produzione di formaggio fino al<br />
10%. E il segno più non è solo in quantità,<br />
ma soprattutto in qualità organolettica e<br />
sensoriale.<br />
“L’indice Pro Caseus rappresenta un prodotto<br />
della collaborazione tra Università di<br />
Padova e Intermizoo, a favore degli allevatori<br />
italiani”, ha dichiarato Martino<br />
Cassandro, del Dipartimento Dafnae dell’Università<br />
di Padova. “La genetica italiana<br />
dispone, oggi più di ieri, di uno strumento<br />
innovativo e di eccellenza, rivolto al miglioramento<br />
della caseificazione del latte vaccino,<br />
in grado di mantenere quella posizione<br />
di leadership casearia indiscussa e riconosciuta<br />
nel mondo al nostro Paese”.<br />
Chi sceglie animali con indice Pro Caseus<br />
sa che sta scegliendo capi selezionati per<br />
la loro spiccata attitudine casearia e che<br />
producono più latte, più buono. Il nuovo<br />
meno cristalli. Non presenta, inoltre, sentori<br />
di cotto o di crosta. Gli altri formaggi prodotti<br />
con latte diverso sono risultati, invece,<br />
con colore, odore e aroma meno intensi e<br />
meno complessi, più acidi, pungenti, più<br />
consistenti, asciutti e con un maggior numero<br />
di cristalli.<br />
Le ricerche svolte hanno dimostrato che<br />
ogni aumento unitario del tempo di coagulazione<br />
porta ad una perdita di circa 0,25 kg<br />
di formaggio ottenibile da 100 kg di latte.<br />
“Un ridotto tempo di coagulazione ed una<br />
elevata forza del coagulo rendono la cagliata<br />
e la pasta del formaggio ottimali, evitando<br />
anomale fermentazioni microbiche che<br />
causano riflessi negativi sulla struttura e<br />
Stalla di produzione<br />
nel Centro Tori Brussa<br />
di Caorle (VE)<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
“Nel mondo il 70% del latte viene trasformato<br />
in formaggio e l’Italia è tra i primi 10<br />
Paesi produttori. Da qui la necessità di uscire<br />
dalle logiche che abbiamo seguito fino ad<br />
oggi e Pro Caseus rappresenta un cambio<br />
di prospettiva. Con questo metodo innovativo<br />
il produttore, cioè l’allevatore, può finalmente<br />
pensare alla destinazione del latte:<br />
il formaggio”, ha spiegato Francesco<br />
Cobalchini, direttore generale di Intermizoo.<br />
“Questo risultato è il frutto di un grande<br />
lavoro di squadra tra il mondo della ricerca,<br />
Intermizoo e le organizzazioni degli allevatori,<br />
iniziato nel 2007 con il primo progetto<br />
di lavoro denominato ‘BullAbility’ con la<br />
collaborazione del Dipartimento Dafnae<br />
dell’Università di Padova per migliorare l’efficienza<br />
dell’intera filiera lattiero-casearia”.<br />
indice Pro Caseus consente agli allevatori<br />
di migliorare la produzione del latte destinato<br />
alla trasformazione che tradotto significa<br />
più quantità, ma anche più qualità<br />
con ricadute positive in termini di sostenibilità<br />
per l’intera filiera.<br />
I pannel test condotti su formaggi Pro<br />
Caseus hanno evidenziato una qualità casearia<br />
migliore rispetto ad altri tipi di formaggi.<br />
Le analisi sensoriali comparative<br />
sono state fatte su Asiago d’allevo e Grana<br />
Padano prodotti con la stessa lavorazione e<br />
con latte da bovine Frisona/Holstein. Dalle<br />
valutazioni, il formaggio con indice<br />
Intermizoo è stato giudicato migliore all’assaggio<br />
rispetto all’altro campione: più intenso<br />
nel colore, nell’odore e nell’aroma, meno<br />
pungente, meno acido, meno friabile e con<br />
sulle caratteristiche organolettiche del formaggio<br />
e, di conseguenza, un impatto sul<br />
valore commerciale del prodotto finito”, ha<br />
spiegato Cassandro. Grazie alle sue migliori<br />
caratteristiche coagulative, un litro di latte<br />
Pro Caseus consente di produrre fino al<br />
10% di formaggio in più.<br />
Inoltre, con il 10% in meno di latte necessario<br />
per produrre una forma di formaggio,<br />
si avranno ricadute positive sia per la<br />
salute del consumatore che per la sostenibilità<br />
dell’intera filiera, basti pensare al<br />
minor consumo di risorse come acqua e<br />
suolo e alla minore quantità di latte trasportato.<br />
Un aspetto su cui riflettere se si<br />
considera che, negli ultimi 40 anni, la produzione<br />
mondiale di latte ha avuto un<br />
incremento del 64%.<br />
24<br />
www.interprogettied.com<br />
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guastallo.com<br />
P<br />
P r o d u z i o n e
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scienza e tecnologia<br />
L’ALIMENTAZIONE COME ELEMENTO TERAPEUTICO<br />
Buon Food, azienda italiana nata nel 2017<br />
nel segno dell’alimentazione funzionale,<br />
sarà il nuovo partner scientifico di Artoi, l’associazione<br />
italiana di Oncologia Integrata<br />
che raccoglie numerosi professionisti del<br />
settore medico uniti dalla convinzione che<br />
il potere curativo del cibo rappresenti un’importante<br />
arma da utilizzare nella battaglia<br />
contro le malattie oncologiche.<br />
Il reparto di ricerca e sviluppo di Buon Food<br />
e i ricercatori di Artoi lavoreranno così a<br />
stretto contatto per individuare le migliori<br />
ricette per la somministrazione di alimenti<br />
sani e dalle alte proprietà nutrizionali, ai pazienti<br />
oncologici nel periodo precedente e<br />
successivo a trattamenti come la chemioterapia<br />
o la radioterapia, per ridurne la tossicità<br />
e controllare gli effetti collaterali.<br />
La missione di Artoi condivisa a pieno da<br />
Buon Food è infatti quella di guidare il paziente<br />
oncologico in un percorso di prevenzione<br />
e cura nel quale l’alimentazione sana<br />
e naturale rappresenta un elemento terapeutico<br />
fondamentale.<br />
“La firma di questa partnership rappresenta<br />
per noi un motivo di orgoglio che sposa<br />
la nostra mission di realizzare alimenti di<br />
elevata qualità che possano aiutare ogni<br />
persona ad avere cura della propria salute”,<br />
ha sottolineato Marco Bernardi, fondatore<br />
di Buon Food. ”Siamo convinti da<br />
sempre che il cibo abbia un vero potere<br />
curativo e che possa diventare sempre più<br />
utile nella prevenzione e nel trattamento<br />
Marco Bernardi<br />
di tante malattie. Siamo felici di collaborare<br />
con un team di medici multidisciplinare<br />
che con noi condivide l’idea che una corretta<br />
alimentazione e uno stile di vita siano<br />
elementi fondamentali per migliorare la<br />
qualità della vita”.<br />
GARANTIRE L’AUTENTICITÀ DELL’OLIO DI OLIVA<br />
Soluzioni innovative per garantire la qualità e l’autenticità<br />
dell’olio d’oliva e combattere i tentativi di frode, dalle<br />
miscelazioni illegali ai “finti extravergine”. È il risultato<br />
del lavoro portato avanti nell’ambito di Oleum, progetto<br />
europeo coordinato da Tullia Gallina Toschi, professoressa<br />
al Dipartimento di Scienze e <strong>Tecnologie</strong> Agro-alimentari<br />
dell’Università di Bologna. Il progetto è stato finanziato<br />
con 5 milioni di euro nell’ambito del programma Horizon<br />
2020 e ha coinvolto 21 partner internazionali, provenienti<br />
da 15 paesi europei ed extra-europei.<br />
Si stima che le frodi alimentari e i casi di contraffazione a<br />
livello globale generino ogni anno un giro d’affari da 30<br />
miliardi di euro. Pratiche illegali che spesso affliggono<br />
anche il settore dell’olio d’oliva, minando la fiducia dei<br />
consumatori e la reputazione di un prodotto simbolo,<br />
archetipo della qualità enogastronomica e nutrizionale<br />
della dieta mediterranea.<br />
www.interprogettied.com<br />
Per rispondere a questa minaccia, nel corso di un lavoro<br />
durato quattro anni, il consorzio di Oleum ha messo a<br />
punto soluzioni innovative (e perfezionato tecniche già<br />
esistenti) grazie alle quali è possibile controllare meglio<br />
che la qualità dell’olio d’oliva sia coerente con quanto<br />
dichiarato dai produttori.<br />
“Mettendo insieme marcatori singoli, utili per il controllo<br />
della qualità e dell’autenticità dell’olio di oliva, e dati riferiti<br />
all’intero profilo analitico siamo arrivati a possedere<br />
una visione d’insieme molto dettagliata, che si potrebbe<br />
esemplificare come una fotografia o un’immagine ‘biometrica’”,<br />
ha spiegato la professoressa Tullia Gallina<br />
Toschi. “Si trattava di una sfida difficile, che Oleum è riuscito<br />
a vincere con un approccio incrementale, semplice<br />
e robusto, mettendo a punto e selezionando gradualmente<br />
nuovi elementi diagnostici per arrivare ad una<br />
sintesi efficace priva di ogni facile sensazionalismo”.<br />
I metodi e i materiali di riferimento messi a punto dagli<br />
studiosi sono stati validati in conformità con gli standard<br />
riconosciuti dalla comunità internazionale e sono quindi<br />
pronti per essere considerati per le prossime direttive che<br />
saranno sviluppate dall’Unione Europea in collaborazione<br />
con il Consiglio Oleicolo Internazionale (COI).<br />
Il lavoro del consorzio di Oleum ha inoltre permesso di<br />
creare l’Oleum Network: una rete che connette a livello<br />
internazionale il patrimonio di conoscenze e di strumenti<br />
per l’analisi e l’autenticazione degli oli d’oliva. Infine, il<br />
progetto ha dato vita all’Oleum Databank: un database<br />
digitale che conterrà i dati ottenuti nel corso dei quattro<br />
anni di lavoro del consorzio Oleum.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
25<br />
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scienza e tecnologia<br />
Una ricerca della Libera<br />
Università di Bolzano ha<br />
permesso di ottenere<br />
dalle bucce derivanti<br />
dalla lavorazione delle<br />
mele composti ad<br />
azione antiossidante<br />
da utilizzare in<br />
formulazioni alimentari,<br />
cosmetiche e<br />
mangimistiche.<br />
a cura di<br />
Giovanna<br />
Ferrentino 1,2 ,<br />
Matteo<br />
Scampicchio 1,3 ,<br />
Fabio Valoppi 1,4 ,<br />
Nabil Haman 1,4<br />
COMPOSTI ANTIOSSIDANTI<br />
DALLE BUCCE DI MELE<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
La foto in alto<br />
ritrae gli inventori<br />
del brevetto, la<br />
professoressa<br />
Giovanna Ferrentino<br />
e il professor Matteo<br />
Scampicchio,<br />
davanti all’impianto<br />
di estrazione con<br />
fluidi supercritici<br />
del laboratorio<br />
di <strong>Tecnologie</strong><br />
<strong>Alimentari</strong> della<br />
Libera Università di<br />
Bolzano<br />
1<br />
Facoltà di Scienze e<br />
<strong>Tecnologie</strong> della Libera<br />
Università di Bolzano<br />
2<br />
Ricercatrice senior<br />
3<br />
Professore Ordinario<br />
4<br />
Assegnista di ricerca<br />
Un percorso di ricerca intrapreso dal gruppo del professor<br />
Matteo Scampicchio e della professoressa Giovanna<br />
Ferrentino alla Facoltà di Scienze e <strong>Tecnologie</strong> della Libera<br />
Università di Bolzano ha permesso di ottenere composti<br />
ad azione antiossidante da utilizzare in formulazioni alimentari,<br />
cosmetiche e mangimistiche dalle bucce derivanti<br />
dalla lavorazione delle mele. Il lavoro è stato svolto<br />
con lo scopo di valorizzare i sottoprodotti delle industrie<br />
alimentari seguendo un approccio volto allo sviluppo di<br />
un’economia circolare.<br />
UNO DEI FRUTTI PIÙ COLTIVATI AL MONDO<br />
La mela è il quarto frutto più coltivato e consumato al<br />
mondo. Nel 2020 l’intera produzione mondiale è stata<br />
pari a 84 milioni di tonnellate e, negli ultimi dieci anni, si<br />
è osservato un trend nell’aumento della produttività.<br />
L’Italia è stata riconosciuta come il settimo produttore<br />
mondiale per capacità ed il quinto per resa in produzione.<br />
In particolare, le Province Autonome di Bolzano e Trento<br />
contribuiscono rispettivamente a circa il 50% e il 25%<br />
della capacità produttiva nazionale.<br />
Per quanto riguarda le proprietà nutrizionali, le mele occupano<br />
il primo posto per importanza nelle diete alimentari<br />
grazie al loro contenuto in acqua (>80% del peso<br />
della mela), zuccheri come fruttosio, glucosio e saccarosio,<br />
acidi organici (0,2-0,8%), vitamine, sali minerali e fibre.<br />
Inoltre, costituiscono un’importante fonte di polifenoli<br />
con proprietà antiossidanti.<br />
Circa il 70% della quantità totale di mele prodotta viene<br />
consumata come frutta fresca, mentre il 20-30% della<br />
produzione è commercializzata in succhi, sidri, puree e<br />
altri prodotti. Purtroppo, della massa totale del frutto, il<br />
20% viene buttato via come bucce e semi, che costituiscono<br />
rispettivamente il 30-35% e il 3-4,5% in peso di<br />
una mela. Negli ultimi anni sta crescendo l’interesse della<br />
comunità scientifica verso la valorizzazione delle bucce di<br />
mela riconosciute come un’importante fonte di composti<br />
nutraceutici.<br />
Le bucce di mela sono ricche, infatti, di antiossidanti (ad<br />
esempio polifenoli) che potrebbero essere utilizzati dall’industria<br />
alimentare come bioattivi per ridurre le reazioni di<br />
ossidazione (come l’imbrunimento enzimatico o l’ossidazione<br />
dei grassi), aumentando così la durata di conservazione<br />
dei prodotti alimentari. Antiossidanti naturali sono<br />
utilizzati anche nella dieta alimentare perché sono considerati<br />
ingredienti sani, quindi sono desiderati dai consu-<br />
26<br />
www.interprogettied.com<br />
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scienza e tecnologia<br />
Il gruppo di ricerca<br />
del laboratorio<br />
di <strong>Tecnologie</strong><br />
<strong>Alimentari</strong> della<br />
Libera Università di<br />
Bolzano<br />
Rappresentazione grafica dello<br />
schema di lavoro seguito per<br />
l’estrazione dalle bucce delle mele<br />
zimi) oppure ingredienti (pectine e<br />
fibre).<br />
Sulla base di queste evidenze scientifiche,<br />
il gruppo di ricerca della Libera<br />
Università di Bolzano si è posto come<br />
obiettivo la valorizzazione delle bucce<br />
delle mele applicando tecnologie di<br />
estrazione che non utilizzano solventi<br />
organici con lo scopo di recuperare<br />
dalle bucce composti bioattivi ad<br />
azione antiossidante. Lo studio è iniziato<br />
nel 2016 ed ha portato alla pubblicazione<br />
di articoli scientifici su importanti<br />
riviste (Biorecovery of<br />
antioxidants from apple pomace by<br />
supercritical fluid extraction, Journal<br />
of Cleaner Production, DOI:<br />
10.1016/j.jclepro.2018.03.165;<br />
Inhibition of lipid autoxidation by vegetable<br />
waxes, Food & Function, DOI:<br />
10.1039/d0fo01022g) nonché al deposito<br />
e concessione di un brevetto<br />
nazionale (Oleogel con capacità antiossidante)<br />
che ha permesso alla<br />
Libera Università di Bolzano di depositare<br />
il suo primo brevetto al<br />
Ministero dello Sviluppo economico.<br />
PROCESSO DI ESTRAZIONE<br />
CON FLUIDI SUPERCRITICI<br />
L’estrazione condotta con fluidi in<br />
condizioni supercritiche costituisce<br />
un’alternativa rispetto ai sistemi classici<br />
di separazione, quali la distillazione<br />
frazionata, l’estrazione in corrente<br />
di vapore oppure l’estrazione con<br />
solventi. Può sostituire molti processi<br />
tradizionali di estrazione da matrici<br />
vegetali per l’ottenimento di estratti<br />
secchi o di oli essenziali con determinate<br />
caratteristiche. L’estrazione di<br />
sostanze da miscele complesse, in<br />
particolare, può essere resa altamente<br />
selettiva modificando adeguatamatori<br />
grazie al loro effetto benefico<br />
sulla salute. Questo spiega il crescente<br />
interesse delle aziende alimentari<br />
verso la produzione di integratori<br />
ricchi di composti ad attività antiossidante<br />
ottenuti da fonti naturali. Le<br />
bucce di mela, inoltre, contengono<br />
pectine, acidi organici, proteine,<br />
composti aromatici, enzimi e fibre.<br />
Questi composti possono essere ulteriormente<br />
utilizzati dall’industria alimentare<br />
come additivi (aromi ed en-<br />
Oleogel preparati<br />
con diverse<br />
concentrazioni in<br />
peso. Da sinistra<br />
a destra: olio di<br />
lino, olio di lino<br />
con l’aggiunta di<br />
1% cera di mela,<br />
olio di lino con<br />
l’aggiunta del 5%<br />
cera di mela<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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scienza e tecnologia<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
mente le condizioni di pressione e<br />
temperatura a cui si opera, per adattarle<br />
alla solubilità dei diversi componenti<br />
di specifico interesse. Benché in<br />
teoria siano molti i fluidi supercritici<br />
impiegabili a questo scopo, l’anidride<br />
carbonica è la più idonea. La CO 2<br />
è<br />
infatti priva di tossicità, inerte, non<br />
infiammabile, poco costosa, riciclabile<br />
e quindi priva di impatto sull’ambiente.<br />
L’estrazione, inoltre, non rilascia<br />
residui di solventi. Dopo<br />
l’estrazione la pressione di esercizio<br />
viene abbassata e la CO 2<br />
perde così<br />
la sua forza solvente rilasciando le<br />
sostanze solute, che risultano disponibili<br />
allo stato puro e in forma concentrata.<br />
Per questi motivi anche la<br />
FDA ha conferito al procedimento<br />
l’attributo GRAS (generally recognized<br />
as safe/ generalmente riconosciuto<br />
come innocuo).<br />
Per estrarre composti ad azione antiossidante<br />
applicando l’estrazione<br />
con CO 2<br />
supercritica, le bucce delle<br />
mele sono state essiccate fino a raggiungere<br />
un’umidità finale pari al<br />
10% e successivamente macinate<br />
ottenendo, quindi, una farina molto<br />
fine. Sono poi state caricate nel reattore<br />
in acciaio e sottoposte ad estrazione<br />
con anidride carbonica supercritica<br />
usando etanolo come<br />
co-solvente. Alla fine del processo è<br />
stato possibile ottenere un estratto<br />
che è stato successivamente purificato<br />
fornendo due frazioni: una frazione<br />
cerosa molto densa ed una frazione<br />
meno densa in cui sono stati<br />
ritrovati alcuni composti ad azione<br />
Oleogel preparati<br />
con 10% in peso<br />
di cera di mela (a<br />
sinistra) e oleogel<br />
preparati con 1%<br />
in peso di cera di<br />
mela (a destra). Le<br />
immagini ottenute<br />
con microscopio<br />
in luce polarizzata<br />
mostrano la<br />
formazione della<br />
struttura cristallina<br />
Bucce di mela<br />
fresche<br />
Bucce di mela<br />
secche<br />
antiossidante quali la catechina, la<br />
florizina e la quercetina.<br />
PRODUZIONE DI OLEOGEL<br />
Gli oleogel o gel idrofobici sono delle<br />
sospensioni colloidali costituite da un<br />
olio disperso in un soluto (fase solida<br />
continua), che, per raffreddamento o<br />
evaporazione, formano una fase semisolida,<br />
detta gelatinosa. La fase liquida<br />
è costituita da miscele di oli. La<br />
fase solida continua è costituita da<br />
molecole chiamate organogelatori,<br />
quali cere, fitosteroli, ceramidi, mono-acil-gliceridi<br />
e altri surfattanti,<br />
aventi la capacità di autoassemblarsi<br />
in strutture cristalline a loro volta in<br />
grado di intrappolare gli oli.<br />
In questo studio, le cere delle mele<br />
estratte con la CO 2<br />
supercritica sono<br />
state testate quali organogelatori<br />
naturali ed aggiunte, quindi, all´olio<br />
di lino. Questo olio è stato scelto per<br />
la sua alta concentrazione di acidi<br />
grassi insaturi (circa pari al 90%<br />
come riportato dal suo profilo di acid<br />
grassi: acido palmitico (16:0) = 4.8 ±<br />
0.8 %, acido stearico (18:0) = 4.2 ±<br />
0.5 %, acido oleico (18:1) = 19.5 ±<br />
0.9 %, acido linoleico (18:2) = 18.1<br />
± 0.2 %, acido linolenico (18:3) =<br />
51.3 ± 0.7 %, altri = 2.1 ± 0.4 %)<br />
che lo rende particolarmente interessante<br />
considerando la sua instabilità<br />
a reazioni di ossidazione ed irrancidimento.<br />
A seconda della<br />
concentrazione in peso delle cere di<br />
mela aggiunte all’olio di lino è stato,<br />
quindi possibile creare una struttura<br />
gelatinosa con visibili strutture cristalline<br />
oppure una struttura liquida<br />
in cui è evidente la minore densità di<br />
strutture cristalline che la cera è in<br />
grado di formare.<br />
Inoltre, è stato osservato che gli oleogel<br />
ottenuti da cere di mela, prodotti<br />
con il metodo messo a punto dal<br />
gruppo di ricerca della Libera<br />
Università di Bolzano, acquisiscono<br />
proprietà simili a quelle di sostanze<br />
antiossidanti comunemente utilizzate<br />
come ingredienti alimentari, farmaceutici<br />
o cosmetici, essendo in grado<br />
di rallentare la cinetica di ossidazione<br />
dell´olio di lino. I risultati, quindi, hanno<br />
permesso di definire un procedimento<br />
che permette la preparazione<br />
di oleogel di origine vegetale con attività<br />
antiossidanti paragonabili a<br />
quelle di altri antiossidanti di sintesi<br />
comunemente utilizzati come additi-<br />
28<br />
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scienza e tecnologia<br />
Da sinistra in senso<br />
orario: impianto<br />
di estrazione,<br />
cera di mele<br />
e farina di mele<br />
vi quali il butilidrossianisolo (noto anche<br />
come BHA o E320), il butilidrossitoluene<br />
(noto anche come BHT o<br />
E321), oppure l´etossichina (nota<br />
come E324). Gli oleogel così prodotti<br />
potrebbero, quindi, essere utilizzati<br />
per ritardare l’insorgenza di reazioni<br />
di ossidazione lipidica in preparati<br />
cosmetici, farmaceutici, alimentari e<br />
mangimistici.<br />
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TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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macchine<br />
Con il supporto di<br />
Eaton, Turri ha elevato<br />
il livello di automazione<br />
e digitalizzazione delle<br />
sue tecnologie, che<br />
consentono non solo di<br />
gestire la produzione in<br />
base alla ricetta inviata,<br />
ma anche di controllare<br />
e pianificare i processi<br />
da remoto.<br />
L’INDUSTRIA 4.0 NELLE MACCHINE<br />
PER LA PANIFICAZIONE<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
Un cliente<br />
internazionale<br />
ha chiesto a Turri<br />
di automatizzare<br />
i cilindri di<br />
laminazione,<br />
ovvero quelle<br />
macchine per<br />
la produzione<br />
dell’impasto<br />
per tramezzini<br />
che ne rendono<br />
la tessitura più<br />
omogenea e<br />
raffinata<br />
Ideatrice e costruttrice dal 1960 di macchine per panifici,<br />
pastifici, pasticcerie e pizzerie, Turri F.lli Srl ha scelto Eaton per<br />
automatizzare e digitalizzare gli impianti per la panificazione,<br />
abilitare il controllo e la gestione da remoto delle macchine<br />
e ridurne i fermi indesiderati. Attraverso l’implementazione<br />
delle tecnologie innovative e dell’automazione intelligente<br />
di Eaton, Turri ha potuto offrire ai suoi clienti soluzioni complete<br />
e personalizzate di ultima generazione che, in risposta<br />
a specifiche esigenze produttive, si contraddistinguono per<br />
gli elevati livelli di performance e la flessibilità.<br />
LA NECESSITÀ DI SOSTENERE CICLI PRODUTTIVI CONTINUI<br />
Turri è specializzata nello sviluppo di macchinari per importanti<br />
produttori e sub-produttori nel settore della pasta<br />
e della panificazione. L’azienda è quindi chiamata a rispettare<br />
requisiti qualitativi molto elevati, indirizzando le sfide<br />
poste dall’industria alimentare di oggi: tra queste, la necessità<br />
di sostenere cicli produttivi continui, che tuttavia<br />
richiedono varietà e flessibilità, anche in condizioni di<br />
temperatura estreme.<br />
In particolare, in passato Turri ha fornito a uno dei principali<br />
player del mercato internazionale la linea per la produzione<br />
e la lavorazione di grandi quantitativi di impasto, progettando<br />
macchine complesse e a più cilindri in grado di lavorare<br />
in cascata. Lo scorso anno, l’azienda ha accettato un’ulteriore<br />
sfida da parte del proprio cliente, rispondendo all’esigenza<br />
di automatizzare i cilindri di laminazione, ovvero quelle<br />
macchine per la produzione dell’impasto per tramezzini che<br />
ne rendono la tessitura più omogenea e raffinata.<br />
Per assicurare l’ottimizzazione e la flessibilità del ciclo produttivo<br />
h24, l’azienda ha quindi dovuto offrire macchine intelligenti<br />
che consentissero non solo di gestire la produzione in<br />
30<br />
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macchine<br />
base alla ricetta inviata, tenendo conto<br />
della quantità e della tipologia di pasta<br />
da fornire, ma anche di controllare e<br />
pianificare il ciclo di produzione da remoto.<br />
Inoltre, è stato necessario mettere<br />
in campo una soluzione competitiva,<br />
ma allo stesso tempo facile da<br />
installare e intuitiva da utilizzare.<br />
NUOVI LIVELLI DI AUTOMAZIONE E<br />
FLESSIBILITÀ<br />
Eaton ha studiato le necessità di Turri e<br />
ha lavorato per identificare una soluzione<br />
smart, all’avanguardia e customer<br />
based che consentisse di integrare sulle<br />
macchine nuovi livelli di automazione<br />
e flessibilità 4.0, in grado di ottimizzare<br />
la produzione e supportare ogni fase<br />
del processo: dall’implementazione alla<br />
gestione software, fino all’assistenza,<br />
anche grazie alla collaborazione con un<br />
system integrator specializzato, il cliente<br />
ha avuto a disposizione un interlocutore<br />
unico per portare a termine l’intero<br />
progetto.<br />
“Abbiamo già collaborato con Eaton in<br />
passato, apprezzando la qualità e l’affidabilità<br />
del supporto: per questo non<br />
abbiamo avuto dubbi nel riconfermare<br />
la nostra fiducia nei loro confronti”, dichiara<br />
l’ingegner Andrea Saggioro,<br />
CEO di Turri F.lli. “Avendo a che fare con<br />
volumi di produzione importanti, è necessario<br />
avvalersi di partner competenti<br />
e innovativi: in caso di malfunzionamenti<br />
della macchina, infatti, le perdite<br />
a livello economico sarebbero considerevoli<br />
e si tratta di un rischio che i nostri<br />
clienti non possono permettersi”.<br />
Eaton ha quindi proposto di implementare<br />
un sistema che invia il lotto di produzione<br />
e la ricetta da mettere in lavorazione<br />
al PLC di Eaton XV300. Sulla<br />
base della ricetta acquisita, il PLC imposta<br />
i vari parametri della linea di produzione,<br />
tra cui velocità di svuotamento<br />
della tramoggia, spessore della trafila,<br />
numero di passaggi, velocità di rotazione<br />
dei rulli e di trasporto dei nastri. Il<br />
processo viene infine ottimizzato dalla<br />
grafica avanzata del PLC HMI XV300,<br />
che consente di caricare le operazioni<br />
molto velocemente, anche quando si<br />
tratta di pagine dettagliate.<br />
Nella linea di produzione, i motori della<br />
macchina sono controllati da 60 inverter<br />
Eaton di tipo DE11 collegati in<br />
CANBUS che, insieme al PLC, permettono<br />
al cliente di avere sempre il pieno<br />
controllo di protezione termica, numero<br />
di ore di lavoro, corrente assorbita,<br />
velocità e consumo di ogni singolo<br />
motore.<br />
Grazie alla facile connettività del PLC di<br />
Eaton XV300, il sistema informatico<br />
aziendale può accedere a tutti i parametri<br />
di funzionamento, nonché integrare<br />
la linea di laminazione e filonatura<br />
nell’insieme di automazione di<br />
gestione della produzione, per un approccio<br />
completamente Industry 4.0.<br />
“Tra le funzionalità che hanno fatto la<br />
differenza – e che Eaton offre come<br />
parte integrante dell’offerta – il remote<br />
client con un’interfaccia uomo-macchina<br />
di ultima generazione, grazie al quale<br />
in azienda abbiamo a disposizione il<br />
duplicato del pannello che lavora sulla<br />
macchina: in questo modo, possiamo<br />
identificare subito le problematiche e<br />
intervenire in modo tempestivo”, prosegue<br />
il CEO.<br />
Sulla base della<br />
ricetta acquisita,<br />
il PLC di Eaton<br />
imposta i vari<br />
parametri della<br />
linea di produzione,<br />
tra cui velocità<br />
di svuotamento<br />
della tramoggia,<br />
spessore della<br />
trafila, numero di<br />
passaggi, velocità<br />
di rotazione dei<br />
rulli e di trasporto<br />
dei nastri<br />
Turri è<br />
specializzata<br />
nello sviluppo<br />
di macchinari<br />
per importanti<br />
produttori e<br />
sub-produttori<br />
nel settore della<br />
pasta e della<br />
panificazione<br />
I BENEFICI NELLA GESTIONE DEI<br />
PROCESSI E DEI COSTI<br />
Tra tecnologie che migliorano la qualità<br />
e la sostenibilità delle produzioni<br />
agroalimentari italiane, soluzioni per<br />
la competitività delle aziende e innovazioni<br />
per la tracciabilità dei prodotti,<br />
il digitale si fa sempre più strada nel<br />
settore Food & Beverage.<br />
La soluzione proposta da Eaton per<br />
questo specifico comparto ha fornito<br />
a Turri un efficace supporto nel suo<br />
percorso di Digital Transformation,<br />
che si è tradotto in benefici concreti<br />
dal punto di vista della gestione dei<br />
processi e dei costi.<br />
Oltre al vantaggio di offrire al cliente<br />
una soluzione “chiavi in mano” gestita<br />
in ogni fase, la manutenzione<br />
predittiva abilitata dall’XV300 di<br />
Eaton ha dato al progetto un valore<br />
aggiunto. In caso di problemi, infatti,<br />
il software del sistema centrale riceve<br />
alert che indicano il guasto con precisione:<br />
il manutentore può quindi<br />
agire sulla linea di produzione nel<br />
punto esatto, evitando perdite di<br />
tempo, fermi macchina indesiderati<br />
e conseguenti ripercussioni dal punto<br />
di vista economico.<br />
Inoltre, i dati ricavati dalle macchine<br />
sono stati fondamentali per l’analisi<br />
dei consumi: per ogni lotto di produzione<br />
è stato infatti possibile calcolare<br />
in maniera puntuale i costi energetici,<br />
migliorandoli laddove necessario.<br />
“Eaton è stato un partner strategico<br />
e affidabile, che in poco tempo – conclude<br />
Saggioro – ci ha permesso di<br />
sfruttare le innovazioni dell’Industria<br />
4.0 per affrontare con serenità le<br />
nuove sfide del mercato, rimanendo<br />
competitivi”.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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31<br />
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macchine<br />
PRIVATO E PUBBLICO COLLABORANO IN NOME DELL’ECCELLENZA<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
L’innovazione è il genoma primario insito nel<br />
DNA del Gruppo Robopac, che guarda in<br />
ottica globale al mercato per garantire le migliori<br />
tecnologie in ambito del packaging e,<br />
al contempo, le più elevate performance in<br />
termini di efficienza e ottimizzazione produttiva.<br />
In questa direzione volge anche la stretta collaborazione<br />
con Bi-Rex, uno degli 8<br />
Competence Center nazionali istituiti dal<br />
Ministero dello Sviluppo Economico, il cui<br />
obiettivo è quello di porsi quale supporto<br />
strategico e operativo per le imprese orientate<br />
alla digitalizzazione dei processi industriale<br />
in ottica 4.0. Nato nel 2018 a Bologna, è<br />
un consorzio pubblico-privato con 57 player<br />
tra Università, Centri di ricerca e Imprese di<br />
eccellenza, tra le quali Aetna Group -<br />
Robopac compare tra i soci fondatori.<br />
Una partnership importante per Robopac<br />
nell’ottica evolutiva aziendale ma anche tecnologica<br />
in senso lato, che consente di implementare<br />
il proprio know how e di renderlo<br />
al contempo a disposizione delle aziende<br />
e delle PMI, che rappresentano il 95% del<br />
tessuto industriale, rispecchiando appieno i<br />
canoni di approccio dell’open innovation.<br />
“I Competence Center italiani sono in grado<br />
di mettere assieme pubblico e privato, ricerca<br />
universitaria e aziendale, per poter disporre<br />
di tutte le competenze e le risorse di networking<br />
capaci di sviluppare processi innovativi”,<br />
ha dichiarato in un’intervista a La Repubblica<br />
Stefano Cattorini, General Director di BI-REX.<br />
“La collaborazione pubblico-privato è decisiva<br />
per accelerare la crescita”.<br />
Ecco, dunque, che in questo contesto il<br />
TechLab di Robopac e il Cineca vengono<br />
annoverati quali esempi di organizzazioni<br />
rispettivamente privata e pubblica di eccellenza<br />
messi a sistema proprio all’interno del<br />
Competence Center Bi-Rex.<br />
Cineca, Consorzio Interuniversitario per il<br />
Calcolo Automatico dell’Italia Nord Orientale<br />
nato nel 1969 senza scopo di lucro e formato<br />
da 93 Enti pubblici, è oggi il maggiore centro<br />
di calcolo in Italia e uno dei più importanti a<br />
livello mondiale che opera sotto il controllo del<br />
Ministero dell’Istruzione dell’Università e della<br />
Ricerca, che offre il suo supporto attraverso il<br />
supercalcolo e le sue applicazioni.<br />
Nel privato, un modello di utilizzo dei dati<br />
finalizzata al miglior controllo dei macchinari<br />
e all’ottimizzazione dell’effetto produttivo<br />
in massima sicurezza e con il minimo impiego<br />
di materiali di imballaggio viene da TechLab,<br />
il sistema di laboratori di ricerca più avanzato<br />
del settore packaging sviluppato dal Gruppo<br />
Robopac.<br />
L’obiettivo dei laboratori TechLab è quello di<br />
permettere di sperimentare le soluzioni tecnologiche<br />
attraverso un approccio scientifico,<br />
ottenuto grazie ad attrezzature di misura e<br />
simulazione necessarie e attraverso un metodo<br />
di prova accreditato da Accredia, che<br />
garantisce l’operatività secondo i massimi<br />
standard mondiali di competenza, indipendenza<br />
ed imparzialità.<br />
Grazie alla sinergia con i due centri di ricerca,<br />
Bi-Rex si pone l’obiettivo di fornire a tutte le<br />
aziende interessate nuovi modelli di business<br />
e servizi abilitanti in ambito Industria 4.0, con<br />
tecnologie abilitanti correlate alla raccolta e<br />
all’elaborazione efficiente di big data, dal<br />
cloud/edge industriale all’intelligenza artificiale<br />
applicata a diagnostica predittiva e machine<br />
learning.<br />
È un approccio di tipo Open Innovation, che<br />
mira a offrire competenze e risorse trasversali<br />
a un ampio settore industriale, adottando i<br />
concetti di IoT (Internet delle cose) e Digital<br />
Twin come modelli attuabili nei diversi campi<br />
per ottenere le migliori performance produttive,<br />
ottimizzare le risorse e garantire la salvaguardia<br />
dell’ambiente attraverso il risparmio<br />
energetico e di materiali di consumo.<br />
Su questi assets propri della filosofia di Bi-Rex<br />
si fonda la collaborazione e la sinergia con<br />
Robopac, che ancora una volta dimostra il<br />
suo approccio evolutivo e una visione avveniristica,<br />
desiderosa di non fermarsi al proprio<br />
background ma di guardare avanti anticipando<br />
i tempi di un futuro in movimento perpetuo.<br />
Una One Global Company, insomma,<br />
che fa del proprio core business una risorsa<br />
non solo nei mercati di riferimento, ma anche<br />
in un contesto più ampio di interrelazione e<br />
big data a favore di una crescita globale<br />
dell’innovazione.<br />
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energia<br />
L’ARIA COMPRESSA SOSTIENE LA GREEN ECONOMY<br />
L’impegno della società e del mondo industriale<br />
sul tema della sostenibilità è sotto gli<br />
occhi di tutti, e i diciassette Obiettivi OSS-<br />
Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG -<br />
Sustainable Development Goals) definiti<br />
dall’Agenda 2030 sottoscritta dai paesi<br />
membri dell’ONU indicano il percorso da<br />
seguire per raggiungere un mondo migliore<br />
dal punto di vista sociale e dal punto di<br />
vista ambientale.<br />
Atlas Copco investe da anni nella fornitura<br />
di soluzioni per una produttività sostenibile<br />
e sostiene i diciassette Sustainable<br />
Development Goals (SDG). Inoltre, contribuisce<br />
a sette di questi attraverso azioni<br />
concrete e obiettivi fissati per ciascuna delle<br />
seguenti aree: persone, etica, prodotto e<br />
servizi, sicurezza e benessere, ambiente.<br />
Ad esempio, l’azienda si è posta l’obiettivo<br />
di raggiungere il 30% di personale<br />
femminile entro il 2030 (SDG 5 - Parità di<br />
genere) e, per quanto riguarda l’attenzione<br />
all’ambiente (SDG 12 - Consumo e<br />
produzione responsabili e SDG 7 - Energia<br />
pulita e accessibile) raggiungerà entro alcuni<br />
anni i seguenti traguardi: riduzione<br />
della produzione di rifiuti e del consumo<br />
di acqua rispetto al costo del venduto; riduzione<br />
del 50% entro il 2030 delle emissioni<br />
di CO 2<br />
nelle attività operative e nei<br />
trasporti in relazione al costo<br />
del venduto; riduzione del<br />
100% delle emissioni di carbonio<br />
entro il <strong>2021</strong> nei progetti di<br />
nuovi prodotti.<br />
“Nel corso del 2020 il Gruppo<br />
ha fatto grandi progressi nel raggiungimento<br />
dell’obiettivo di<br />
riduzione delle emissioni di CO 2<br />
nelle attività operative e nel trasporto delle<br />
merci in relazione al costo del venduto”, ha<br />
commentato Juan Manuel Tejera Martinez,<br />
General Manager di Atlas Copco Italia, con<br />
riferimento specifico all’impegno sul’SDG<br />
Juan Manuel Tejera Martinez,<br />
General Manager di Atlas Copco Italia<br />
12. “Rispetto al 2019 abbiamo<br />
ottenuto a livello globale una riduzione del<br />
12%, e rispetto all’anno base 2018 la riduzione<br />
è stata del 28% nelle attività interne<br />
all’azienda: produzione, operatività di servizio<br />
e vendita”.<br />
I CONSUMATORI PROTAGONISTI DEL GREEN NEW DEAL<br />
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Si è svolto a marzo lo Smart Energy Summit <strong>2021</strong>, organizzato<br />
da smartEn, associazione europea che raggruppa<br />
i primari player europei che offrono soluzioni energetiche<br />
digitali e decentralizzate. Focus principale dell’evento è<br />
stato lo sviluppo dei servizi legati alla flessibilità come strumento<br />
strategico per dare equilibrio alla rete elettrica.<br />
Il sistema elettrico sta infatti attraversando una fase di<br />
importante evoluzione, sollecitato dalla svolta determinata<br />
dal Clean Energy Package e dal contributo sempre maggiore<br />
delle energie rinnovabili che, a causa degli ampi<br />
margini di imprevedibilità di generazione elettrica, possono<br />
causare instabilità alla rete. In questo contesto i consumatori,<br />
siano essi imprese, edifici residenziali e commerciali,<br />
o anche auto elettriche, possono<br />
contribuire a dare equilibrio alla rete, con<br />
vantaggi dal punto di vista economico. Di<br />
fatto l’azienda disposta a ridurre o interrompere<br />
i propri consumi in determinate<br />
ore della giornata, o a immettere in rete<br />
energia autoprodotta dai propri impianti<br />
di generazione o accumulata nelle batterie,<br />
fornisce al gestore della rete (TSO,<br />
Transmission System Operator) un servizio<br />
che viene remunerato, chiamato<br />
“Demand Response”.<br />
Sarah Jane Jucker, co-fondatrice<br />
e Managing Partner di EPQ<br />
“Per cogliere la sfida della transizione energetica, entro il<br />
2030 vedremo un allineamento di diversi fronti: da una<br />
parte avremo una struttura di mercato dinamica che valorizzerà<br />
tutte le risorse flessibili (quali la domanda di energia),<br />
dall’altra utilizzeremo le soluzioni digitali emergenti<br />
(blockchain, intelligenza artificiale...) per migliorare i servizi<br />
e l’integrazione del sistema, e infine beneficeremo<br />
delle nuove tecnologie low carbon a costi competitivi”, ha<br />
commentato Sarah Jane Jucker, co-fondatrice e Managing<br />
Partner di EPQ, uno dei principali Balance Service Provider<br />
in Italia. “Tra questi l’idrogeno rinnovabile avrà un ruolo<br />
chiave nella decarbonizzazione. Dalle proiezioni dell’Hydrogen<br />
Council entro il 2030 l’idrogeno diventerà la<br />
più competitiva tecnologia a basse emissioni<br />
in oltre 20 applicazioni”.<br />
“È stata una giornata di lavoro proficua,<br />
alla quale hanno partecipato attivamente<br />
rappresentanti delle istituzioni, operatori,<br />
fornitori di tecnologia e grandi consumatori<br />
contribuendo a disegnare il percorso<br />
volto a coinvolgere attivamente tutti gli<br />
attori nel percorso verso la transizione<br />
energetica”, ha dichiarato Michael Villa,<br />
Executive Director di smartEn in conclusione<br />
dei lavori.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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componenti<br />
MOTORIDUTTORI: I VANTAGGI DELL’ACCIAIO INOX NELL’ALIMENTARE<br />
Yasar Yüce, Product Manager in Bauer Gear<br />
Motor, un marchio di Altra Industrial Motion<br />
Corp., analizza i motivi che giustificano la preferenza<br />
spesso accordata all’acciaio inox, nonché<br />
se questi corrispondano sempre a verità<br />
anche per l’utente finale.<br />
Molte sono le sfide affrontate dai motoriduttori<br />
utilizzati nel settore cibi e bevande. Tutte le<br />
apparecchiature operanti sulle linee di produzione<br />
sono sottoposte a rigidi standard igienici.<br />
I lavaggi con acqua ad alta pressione e sostanze<br />
chimiche sono frequenti e regolari, quindi qualsiasi<br />
dispositivo operante in tali condizioni deve<br />
essere caratterizzato da un alto grado IP che ne<br />
protegga l’interno da possibili danni. La certificazione<br />
IP elevata è quindi un prerequisito.<br />
Tali lavaggi sono necessari per limitare la diffusione<br />
di contaminanti. Per limitare ulteriormente<br />
tale diffusione, componenti quali i motoriduttori<br />
devono essere progettati per la massima<br />
levigatezza possibile, per impedirne anche<br />
l’accumulo. Tale levigatezza deve combinarsi<br />
con l’elevata durata, poiché i motoriduttori dovranno<br />
operare con gli stessi standard igienici<br />
per molti anni senza pregiudicare la qualità<br />
degli alimenti o delle bevande prodotti in linea.<br />
Gli standard igienici sono prescritti dalla legislazione<br />
nazionale e federale, quindi qualsiasi rivestimento<br />
o materiale utilizzato deve essere<br />
conforme alle normative in vigore. Tali standard<br />
vengono fatti valere da organizzazioni come<br />
l’FDA e l’NSF.<br />
I motoriduttori in acciaio inox vengono spesso<br />
scelti poiché soddisfano tutti i requisiti applicativi,<br />
senza bisogno di ulteriori rivestimenti.<br />
Come materiale base, l’acciaio inox è per sua<br />
natura resistente alla corrosione e alle sostanze<br />
chimiche, e garantisce che i lavaggi ripetuti non<br />
pregiudichino l’affidabilità o la conformità FDA<br />
del motoriduttore. Una soluzione in acciaio inox<br />
sarà più facile da manutenere rispetto a un motoriduttore<br />
che si affidi a un rivestimento speciale<br />
per la conformità ai requisiti igienici.<br />
Eventuali graffi sull’acciaio inox non compromettono<br />
la resistenza alla corrosione o alla contaminazione<br />
del motoriduttore, quindi la conformità<br />
FDA non ne risente. Per contro,<br />
eventuali graffi o desquamazioni sullo strato<br />
superiore di un rivestimento possono permettere<br />
l’accumulo di contaminanti e pregiudicarne<br />
alcune proprietà anticorrosive.<br />
In un settore che opera con margini unitari<br />
ridotti, garantire i massimi tempi operativi è<br />
fondamentale per la redditività. Dati i minori<br />
requisiti di manutenzione e la maggiore durata,<br />
che prolunga anche la conformità FDA,<br />
i motoriduttori in acciaio inox restano lo standard<br />
del settore. Ma il bello dell’engineering<br />
è che qualsiasi applicazione è diversa, quindi<br />
non necessariamente l’acciaio è la soluzione<br />
ottimale per tutte le aree di produzione di cibi<br />
e bevande. Nelle aree senza rischi d’impatto,<br />
i rivestimenti con caratteristiche igieniche<br />
speciali possono costituire un’ottima alternativa.<br />
Bauer Gear Motor lo sa: per questo offre<br />
una gamma di motoriduttori asettici caratterizzata<br />
da rivestimenti ottimizzati, in grado di<br />
resistere a gran parte dei detergenti comunemente<br />
utilizzati nel settore con gamma PH<br />
compresa tra 2 e 12, inclusa una soluzione<br />
con motore a magneti permanenti con efficienza<br />
Super-Premium IE4.<br />
PRESSACAVI PER TUTTE LE GUIDE A “C”<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
34<br />
Gli innovativi pressacavi CCL di icotek sono adatti per il montaggio<br />
su tutte le comuni guide a C con una dimensione di apertura<br />
di 16-17 mm. I morsetti antivibranti offrono campi di serraggio<br />
elevati e flessibili da 6 mm a 50 mm. Singoli cavi o interi fasci<br />
di cavi vengono fissati contro la trazione. Per evitare che la guaina<br />
del cavo venga danneggiata, l’appoggio del cavo e lo scarico<br />
della trazione avvengono su una battuta plastica a corredo. I CCL<br />
sono zincati e offrono una superficie pulita e liscia. Il campo di<br />
utilizzo ideale per il CCL è negli armadi elettrici per proteggere i<br />
cavi contro la trazione.<br />
Una particolare caratteristica è la vaschetta in plastica integrata.<br />
Questa vaschetta plastica è montata sopra la parte metallica e ha<br />
un sistema di bloccaggio. Il bloccaggio impedisce alla vaschetta<br />
plastica di scivolare sul pattino se sottoposta a carichi di trazione.<br />
È disponibile anche un set con connessione EMC. Il set CC-LFC è<br />
composto dal morsetto di fissaggio CCL e dalla molla EMC, LFC.<br />
I nuovi articoli e set di articoli sono ora disponibili da icotek.<br />
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automazione/strumentazione<br />
SOLUZIONE ANALITICA PER IL LATTIERO-CASEARIO<br />
L’esigenza di adeguati strumenti di controllo e certificazione nella<br />
filiera lattiero-casearia ha generato negli anni disposizioni specifiche<br />
a tutela della sicurezza e della tracciabilità di prodotto (quali il sistema<br />
HACCP ed il Regolamento 178/2002). A supporto di tali norme, è<br />
fondamentale disporre di metodi analitici in grado di garantire la<br />
qualità delle materie prime/semilavorati e prodotti finiti (panna, mascarpone,<br />
burro, formaggi e formule per lattanti), in tempi brevi e<br />
direttamente in azienda.<br />
I kit R-Biopharm permettono di dosare, in modo accurato, i principali<br />
parametri chimici (quali urea, acido L-lattico e acetico, colesterolo,<br />
ammoniaca, nitrati e lattosio anche in tracce) e contaminanti (aflatossina<br />
M1) di latte e derivati.<br />
L’utilizzo combinato di kit pronti all’uso e analizzatori automatici permette<br />
oggi di rispondere alle esigenze di:<br />
• Accuratezza e precisione: molti metodi di screening oggi utilizzati<br />
per, ad esempio, il dosaggio dell’urea nel latte (indicatore diretto e<br />
pratico per la valutazione delle condizioni nutrizionali delle bovine) o<br />
del lattosio, sono spesso affetti da fattori di variabilità, in particolare<br />
per campioni con composizioni particolarmente divergenti da quelle<br />
standard.<br />
• Sensibilità e specificità: grazie all’uso di sistemi enzimatici altamente<br />
purificati si garantisce l’assenza di effetti matrice, senza dover ricorrere<br />
a fasi laboriose di preparazione del campione.<br />
• Rapidità: l’automazione permette di analizzare, in poco tempo, un<br />
elevato numero di campioni (da 60 a 100 test/ora) e quindi programmare<br />
controlli continui ad ampio spettro.<br />
R-Biopharm ha sviluppato un metodo semplice e preciso per estrarre<br />
in acqua e dosare in modo selettivo il lattosio in tracce in diverse<br />
matrici alimentari, delattosate o naturalmente prive, basato sull’utilizzo<br />
di kit enzimatici. Il limite di quantificazione, pari a 10 ppm<br />
(0.001%) per prodotti naturalmente privi di lattosio e 20 ppm<br />
(0.002%) per i delattosati, è ben al di sotto del limite di legge pari a<br />
1000 ppm (0.1%) e delle soglie più restrittive fissate da alcuni produttori,<br />
claim “lactose free” < 100 ppm (< 0.01%”).<br />
L’analisi di R-Biopharm permette di avere certezze lungo tutta la catena<br />
alimentare nutrizionale, dai mangimi e dagli alimenti sicuri alla<br />
nutrizione individualizzata, fino alla diagnosi delle malattie.<br />
INTERRUTTORE DI LIVELLO IN VESTE DIGITALE<br />
www.interprogettied.com<br />
Da gennaio, lo storico interruttore di livello a ultrasuoni ASL di<br />
Terranova, gruppo che riunisce i più antichi e storici marchi italiani<br />
di strumentazione di processo, si presenta con una veste interamente<br />
digitale.<br />
L’ultra-collaudato principio tecnico di misura a ultrasuoni, sul mercato<br />
ormai da oltre 20 anni con decine di migliaia di installazioni nei vari settori<br />
industriali, viene integrato ad una elettronica completamente digitale.<br />
I vantaggi che ne derivano sono un miglioramento della flessibilità di<br />
calibrazione, una più semplice e aumentata gestione delle uscite di<br />
corrente e/o relay e una diagnostica molto rafforzata. Questo nuovo<br />
sviluppo permette all’interruttore di livello di affacciarsi verso<br />
nuove possibili applicazioni con limiti estremi di pressione e<br />
temperatura, che vanno al di là delle consolidate applicazioni<br />
industriali. La serie ASL si presenta sul mercato forte delle certificazioni CE, ATEX,<br />
IEC-Ex, PED, SIL nonché Type Approvals per applicazioni navali e Offshore oltre<br />
a RINA e DNV. Il continuo impegno nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni<br />
innovative accompagnati da quasi 100 anni di esperienza (dei brand proprietari<br />
Spriano ® , Valcom ® & Mec-Rela ® ) fanno di Terranova il partner ideale nella<br />
fornitura di strumentazione per la misura e il controllo di livello, pressione,<br />
temperatura, portata, peso specifico e presenza di liquidi nei processi industriali.<br />
Il Gruppo vanta un vasto portafoglio di esperienze e soluzioni per tutte le<br />
industrie di processo e si impegna a portare avanti la grande tradizione manifatturiera<br />
italiana attraverso un’ampia offerta di soluzioni.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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automazione<br />
La collaborazione<br />
fra Tetra Pak<br />
e Rockwell Automation<br />
mette a disposizione<br />
dei produttori dati<br />
e tecnologie finalizzati<br />
a ridurre la variabilità<br />
e migliorare la coerenza<br />
qualitativa.<br />
OTTIMIZZARE LA PRODUZIONE<br />
DI FORMAGGI E POLVERI<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
36<br />
Una collaborazione aziendale strategica per le soluzioni formaggio<br />
e polveri. La combinazione dell’expertise di Tetra Pak<br />
e Rockwell Automation Inc. metterà a disposizione dati e tecnologia<br />
per ridurre la variabilità e migliorare la coerenza qualitativa.<br />
Ciò aiuterà a garantire che i prodotti finiti siano realizzati<br />
in modo sostenibile e con ottimizzazione dei costi<br />
all’interno di ambienti produttivi guidati dalla domanda.<br />
La collaborazione, che parte dall’Evaporation and Spray<br />
Drying, ha portato alla nuova soluzione Powder Plant<br />
Booster di Tetra Pak, confezionata con Model Predictive<br />
Control (MPC) di Rockwell Automation e la sua tecnologia<br />
MPC Pavilion8 ® e PlantPAx ® .<br />
La combinazione dell’esperienza di Tetra Pak nelle applicazioni<br />
alimentari con la tecnologia digitale leader di Rockwell<br />
Automation aiuterà i produttori ad adattarsi alla variabilità<br />
della produzione in base alla domanda in modo più rapido<br />
e conveniente.<br />
Rockwell Automation ha dimostrato come le applicazioni<br />
guidate da Pavilion8 consentano di ridurre fino al 60% la<br />
possibile variabilità nella qualità dei prodotti, di diminuire fino<br />
al 75% i prodotti fuori specifica, di migliorare fino al 9% la<br />
produttività e di ridurre fino al 9% l’energia per unità di prodotto.<br />
Ciò consente alle aziende di produzione di ottimizzare<br />
appieno le loro operazioni, aiutandoli a rimanere competitivi<br />
e a soddisfare le mutevoli richieste del mercato.<br />
“L’industria alimentare e delle bevande oggi richiede ai<br />
www.interprogettied.com<br />
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automazione<br />
Una combinazione di tecnologie per l’industria alimentare<br />
La collaborazione combina l’expertise di Tetra Pak, protagonista internazionale nelle soluzioni per la<br />
lavorazione e packaging di alimenti, e Rockwell Automation, specialista di riferimento nelle soluzioni di<br />
automazione industriale e trasformazione digitale.<br />
I dati relativi alle prestazioni di Pavilion8 sono basati su oltre 350 progetti in diverse aziende, applicazioni<br />
e industrie.<br />
L’agilità è un elemento essenziale di qualsiasi moderna operazione di produzione/lavorazione, ma deve<br />
essere raggiunta senza che ciò abbia impatti negativi sulla precisione, la qualità o la produttività.<br />
Questa combinazione di tecnologie rappresenta un primo passo di quello che diventerà un processo di<br />
miglioramento continuo a lungo termine. Questa non è una collaborazione estemporanea tra le due<br />
aziende, ma sarà parte di un ciclo continuo basato su dati operativi in tempo reale, condizioni ottimizzate<br />
di processo messe a punto, requisiti di mercato/prodotto.<br />
Entrambe le aziende lavoreranno sinergicamente per creare processi, modelli e soluzioni di controllo più<br />
solide, a vantaggio della produzione.<br />
produttori un livello di agilità mai visto<br />
prima”, afferma Fred Griemsmann,<br />
Vice Presidente Cheese & Powder<br />
Systems di Tetra Pak. “Ciò significa<br />
che dobbiamo essere pronti ad offrire<br />
ai nostri clienti un’avanzata tecnologia<br />
di controllo della lavorazione che sia a<br />
tempo stesso flessibile e precisa. I<br />
clienti possono trarre vantaggio dalla<br />
nostra expertise in applicazioni alimentari,<br />
avere accesso in tempo reale<br />
ai dati di produzione e adattare le loro<br />
variabili di processo per soddisfare le<br />
richieste - senza alcuna perdita di qualità,<br />
produttività o rendimento. Questa<br />
collaborazione unica con Rockwell<br />
Automation costituisce il fondamento<br />
su cui si basa questa capacità”.<br />
“Rockwell Automation è lieta di consolidare<br />
una relazione che dura da 35<br />
anni e di collaborare con Tetra Pak,<br />
un’azienda che condivide il nostro approccio<br />
orientato a una profonda<br />
comprensione dei clienti e delle loro<br />
migliori opportunità di produttività<br />
L’esperienza<br />
di Tetra Pak nelle<br />
applicazioni<br />
alimentari<br />
combinata<br />
con la tecnologia<br />
digitale di Rockwell<br />
Automation aiuterà<br />
i produttori<br />
ad adattarsi alla<br />
variabilità della<br />
produzione in base<br />
alla domanda in<br />
modo più rapido<br />
e conveniente<br />
genera valore”, spiega Matthew<br />
Fordenwalt, VP GM, Systems &<br />
Solutions, Rockwell Automation.<br />
“Siamo convinti che la condivisione<br />
delle informazioni sui clienti, unita alla<br />
tecnologia e all’esperienza nel settore,<br />
forniranno un reale valore”.<br />
Questa collaborazione commerciale è la<br />
dimostrazione di come la combinazione<br />
di competenze possa aiutare gli utilizzatori<br />
a raggiungere importanti obiettivi<br />
aziendali, anche su scala globale. Tetra<br />
Pak può ora offrire ai propri clienti<br />
“Evaporation and Spray Drying” comprovate<br />
soluzioni di Advanced Process<br />
Control e Model Predictive Control, già<br />
accolte con successo in tutto il mondo.<br />
La soluzione Powder Plant Booster, con<br />
il software complementare Pavilion8, è<br />
una piattaforma di modellazione di<br />
processo, controllo avanzato e ottimizzazione<br />
che si integra con qualsiasi sistema<br />
di controllo per fornire costantemente<br />
e in tempo reale intuizioni,<br />
diagnostica e controllo avanzato. Tutto<br />
ciò grazie a un livello di intelligenza che<br />
sovrasta i sistemi di automazione di<br />
base e che, grazie a metriche di performance<br />
incorporate, guida in modo<br />
continuo le linee di produzione verso il<br />
raggiungimento di molteplici obiettivi<br />
aziendali.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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37<br />
36_37_ART_ROCKWELL.indd 37 26/04/21 10:41
packaging<br />
BASF sostiene la<br />
transizione green<br />
delle aziende italiane<br />
offrendo materie<br />
prime sostenibili<br />
e certificate. Con<br />
importanti applicazioni<br />
alimentari nell’ambito<br />
del confezionamento<br />
e della preservazione<br />
della catena del freddo.<br />
MATERIALI DA BIOMASSE E DAL<br />
RICICLO CHIMICO DELLA PLASTICA<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
38<br />
Sempre più aziende, anche nel packaging alimentare, sono<br />
alla ricerca di materie prime sostenibili e con contenuti riciclati<br />
in grado di rispettare l’ambiente e garantire al contempo<br />
prestazioni pari a quelle delle materie ottenute da fonti<br />
fossili. Per questo BASF, azienda all’avanguardia nella ricerca<br />
di soluzioni sostenibili, ha da tempo introdotto nel suo modello<br />
di produzione nuove tecnologie e processi –<br />
ChemCycling © e Biomass Balance Approach – che consentono<br />
di ottenere prodotti chimici utilizzando materie prime<br />
di origine rinnovabile provenienti da biomassa sostenibile<br />
(come rifiuti organici) o da cicli di recupero dei rifiuti plastici.<br />
I primi prodotti disponibili sono l’EPS espandibile, sia nella<br />
classica formulazione bianca Styropor © sia nella versione<br />
grigia caricata a grafite NEOPOR© © particolarmente indicata<br />
per il mercato dell’isolamento termico degli edifici.<br />
Con Styropor CCycled © o BMB (biomasse sostenibili) è possibile<br />
realizzare tutte le applicazioni tradizionali di questo<br />
materiale apprezzato da 70 anni come soluzione ideale per<br />
il packaging e particolarmente indicato per garantire la catena<br />
del freddo in numerosi mercati, tra cui l’alimentare, per<br />
esempio con le vaschette del gelato.<br />
Styropor e Neopor sono solo i primi esempi. Nei prossimi<br />
mesi, infatti, BASF Italia renderà disponibili sul mercato ulteriori<br />
prodotti basati su queste tecnologie di riciclo.<br />
“L’azienda è fortemente impegnata nell’individuare per i<br />
propri clienti soluzioni sostenibili e performanti”, ha dichiarato<br />
Giovanna Di Tommaso, direttore commerciale di BASF<br />
in Italia. “I prodotti BMB e CCycled possono, infatti, essere<br />
utilizzati in sostituzione di quelli ottenuti da fonti fossili senza<br />
Neopor ©<br />
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packaging<br />
alcuna modifica dei processi industriali.<br />
Inoltre, grazie alle certificazioni già disponibili,<br />
i nostri clienti possono partecipare<br />
da subito alla innovazione dell’economia<br />
circolare e cogliere le<br />
opportunità che essa rappresenta. Per<br />
alimentare i propri impianti, dal 2025<br />
in poi, BASF arriverà ad impiegare annualmente<br />
fino a 250.000 tonnellate<br />
di materia prima ottenuta da rifiuti,<br />
sostituendo così quella fossile. Questo<br />
permetterà di avere soluzioni BMB e<br />
CCycled per le diverse industrie in<br />
quantitativi sufficienti alla domanda,<br />
che auspichiamo crescente a dimostrazione<br />
di un fattivo impegno comune<br />
per la sostenibilità”.<br />
BASF riesce a definire, attraverso un<br />
rigoroso calcolo matematico, in che<br />
percentuale i prodotti ottenuti alla<br />
fine del ciclo produttivo sono stati<br />
ottenuti utilizzando alimentazione<br />
alternativa, sia essa materia prima<br />
biobased o olio di pirolisi ricavato dal<br />
processo di ChemCycling. Una procedura<br />
che viene certificata da un<br />
Italia, un mercato strategico per il Gruppo<br />
In un 2020 caratterizzato fin dall’inizio dell’anno da forti tensioni commerciali internazionali e segnato,<br />
a partire da marzo, dal grave impatto della pandemia, il Gruppo BASF conferma la strategicità<br />
del mercato italiano, terzo in Europa per dimensione e fatturato. Le vendite generate in Italia si<br />
attestano complessivamente a 1,615 miliardi di euro, in calo del 8,7% rispetto all’anno precedente,<br />
ma grazie al deciso rimbalzo registrato nell’ultimo trimestre dell’anno (+8,6% rispetto allo stesso<br />
periodo del 2019) e in particolare nel mese di dicembre (+24%), il Gruppo ha chiuso l’anno con<br />
uno slancio positivo che consente di guardare con cauto ottimismo al <strong>2021</strong>, anno in cui BASF celebra<br />
il suo 75° anniversario di presenza in Italia.<br />
“La pandemia ha sovvertito la quotidianità di tutti noi e impattato negativamente sull’economia per<br />
tutto il 2020”, commenta Lorenzo Bottinelli, amministratore delegato e vice presidente di BASF<br />
Italia. “In questo scenario BASF Italia è riuscita a garantire la sicurezza dei collaboratori e a mantenere<br />
attive le produzioni e il supporto ai clienti, potendo continuare così ad alimentare anche le filiere<br />
fondamentali nella gestione della crisi. A partire dalla seconda parte dell’anno siamo riusciti ad<br />
intercettare il rimbalzo dell’economia italiana chiudendo con dei risultati incoraggianti. La pandemia<br />
sta avendo ancora impatti negativi sui consumi, ma il <strong>2021</strong> è iniziato bene e, presso i nostri clienti,<br />
stiamo osservando un crescente interesse per i nostri prodotti realizzati con materie prime rinnovabili<br />
o ottenute con il riciclo chimico delle materie plastiche. Inoltre, a conferma della volontà del<br />
gruppo di continuare ad investire nel nostro paese, a febbraio abbiamo inaugurato un nuovo reparto<br />
produttivo nel sito di Pontecchio Marconi. Questi esempi concreti dimostrano il nostro continuo<br />
supporto sostenibile alle filiere italiane, che pensiamo sia il giusto contributo per favorire la ripresa<br />
nel <strong>2021</strong>”.<br />
Styropor ©<br />
ente indipendente secondo lo schema<br />
REDCert2, universalmente accettato<br />
in tutta Europa, e che in Italia<br />
viene recepita e riconosciuta anche<br />
da Remade in Italy, l’associazione senza<br />
finalità di lucro proprietaria del<br />
primo schema di certificazione accreditato<br />
in Italia per la verifica del contenuto<br />
di materiale riciclato in un<br />
prodotto.<br />
Gli utilizzatori dei<br />
prodotti di BASF<br />
certificati BMB e<br />
CCycled possono<br />
certificare tramite<br />
Remade in Italy<br />
il contenuto di<br />
materiale riciclato<br />
dei loro prodotti<br />
finali<br />
In questo modo, gli utilizzatori dei prodotti<br />
di BASF certificati BMB e CCycled<br />
possono certificare tramite Remade in<br />
Italy il contenuto di materiale riciclato<br />
dei loro prodotti finali, ottenendo concreti<br />
vantaggi in termini di conformità<br />
del materiale/prodotto, come previsto<br />
dai Criteri Ambientali Minimi (CAM)<br />
del Ministero della Transizione<br />
Ecologica.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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packaging<br />
L’IMBALLAGGIO AIUTA A DEFINIRE LA SOSTENIBILITÁ DI UN PRODOTTO<br />
In questo <strong>2021</strong> si capirà, forse, quali tendenze<br />
indotte dalla pandemia si radicheranno<br />
in modo strutturale nella società italiana,<br />
ma alcuni segnali dicono che l’attenzione<br />
alla sostenibilità non è stata intaccata dall’emergenza<br />
sanitaria.<br />
Nel corso del 2020, il 33% degli italiani ha<br />
alzato la soglia di attenzione verso la sostenibilità,<br />
questo è quanto emerge dall’Osservatorio<br />
Packaging di Nomisma.<br />
Il packaging si conferma un attributo in grado<br />
di definire la percezione della sostenibilità<br />
di un prodotto, una definizione che, per<br />
il 47%, corrisponde anche alla principale<br />
funzione dell’imballaggio, ruolo che segue,<br />
ovviamente, i più tradizionali e fondamentali<br />
compiti di conservazione (66%) e protezione<br />
organolettica (60%).<br />
I grandi aspetti che, secondo i consumatori,<br />
contribuiscono a definire la sostenibilità di<br />
un prodotto alimentare sono quattro: il primo<br />
– con un peso del 34% – concerne i<br />
metodi di produzione, seguiti dalle caratteristiche<br />
del packaging (fattore che da solo<br />
incide per il 33%), dai temi della filiera e<br />
dell’origine delle materie prime (22%) e dalla<br />
responsabilità etica e sociale (13%).<br />
Dall’Osservatorio emerge che un un pack<br />
non sostenibile, non solo rappresenta un<br />
motivo di abbandono, ma negli ultimi 6<br />
mesi il 14% dei consumatori ha smesso di<br />
acquistare prodotti dotati di una confezione<br />
priva di elementi di sostenibilità.<br />
Fra le caratteristiche richieste a un imballaggio<br />
green ci sono l’assenza di overpackaging<br />
(55%), la riciclabilità (43%), la<br />
presenza di materie prime derivanti da<br />
fonti rinnovabili, o a ridotte emissioni di<br />
CO 2<br />
(43%).<br />
Il packaging sostenibile è un imballaggio<br />
concepito in modo da creare il minor impatto<br />
ambientale possibile e che al contempo<br />
svolge al meglio le sue funzioni di protezione<br />
e informazione. L’imballaggio è sostenibile<br />
quando il consumatore è messo in grado<br />
di effettuare una corretta raccolta<br />
differenziata senza difficoltà ed incertezze,<br />
questo grazie ad una progettazione attenta<br />
alla riciclabilità del packaging.<br />
Comieco supporta la progettazione del<br />
packaging sostenibile mettendo a disposizione<br />
delle imprese strumenti per l’ecodesign<br />
al fine di aiutarle a rispondere alle richieste<br />
dei consumatori.<br />
SCHUR FLEXIBLES GROUP ACQUISISCE SIDAC<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
L’acquisizione di Sidac Spa, eccellenza<br />
nelle soluzioni di imballaggio,<br />
consente a Schur<br />
Flexibles Group di espandere la<br />
propria rete sul mercato italiano.<br />
Grazie ad una politica di<br />
sostenibilità orientata al futuro,<br />
il moderno stabilimento di produzione<br />
di Forlì integrerà in<br />
modo ottimale la strategia di<br />
crescita di Schur Flexibles Group<br />
in Europa.<br />
Con un fatturato annuo di circa<br />
34 milioni di euro nel 2020 e un<br />
organico di 120 dipendenti,<br />
Sidac Spa è dal 1929 specialista<br />
nel packaging, in particolare per<br />
i settori alimentare, bevande,<br />
prodotti dolciari e pet food. Il<br />
portafoglio prodotti comprende<br />
principalmente laminati complessi<br />
forniti in rotolo e per buste<br />
stand-up utilizzate nel segmento<br />
dei cibi pronti e del pet food. Si<br />
tratta di un segmento di mercato<br />
che, grazie alla riduzione dell’uso<br />
di materiale, genera una crescita<br />
dinamica, pur mantenendo un<br />
alto livello di funzionalità come<br />
Michael Schernthaner, CEO di Schur<br />
Flexibles (Foto Christina Häusle)<br />
opzione di imballaggio sostenibile.<br />
Grazie al suo impianto altamente<br />
performante per il recupero di<br />
solventi, Sidac adotta un approccio<br />
olistico sostenibile tipico di<br />
un’economia circolare, caratteristica<br />
distintiva anche di Schur<br />
Flexibles. Sidac funge quindi da<br />
perfetto complemento per Schur<br />
Flexibles Group che sviluppa e<br />
produce innovazioni per il packaging<br />
in una catena di valore totalmente<br />
integrata nei 22 stabilimenti<br />
di produzione situati in<br />
undici paesi europei.<br />
“L’Italia è un mercato che sta<br />
vivendo una crescita significativa.<br />
Con l’acquisizione di Sidac,<br />
abbiamo trovato un partner<br />
affermato per la nostra espansione<br />
sul territorio dove possiamo<br />
integrare perfettamente<br />
nell’industria alimentare le nostre<br />
competenze nel settore<br />
delle soluzioni per imballaggi<br />
flessibili”, ha commentato<br />
Michael Schernthaner, CEO di<br />
Schur Flexibles.<br />
Questa acquisizione apre a<br />
Lo stabilimento di Sidac a Forlì<br />
Sidac la strada per accedere<br />
all’intero mercato europeo.<br />
“Come parte di un gruppo di<br />
successo internazionale, possiamo<br />
accrescere la visibilità dei<br />
nostri punti di forza e delle nostre<br />
competenze sull’intero<br />
mercato europeo”, ha commentato<br />
Luca Mazzotti, amministratore<br />
delegato di Sidac.<br />
“Siamo felici di poter essere<br />
d’ora in poi un partner ancora<br />
più forte per i nostri clienti attuali<br />
e futuri”.<br />
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packaging<br />
CARTONE: MERCATO PREVISTO STABILE FINO AL 2024<br />
Il mercato degli imballaggi in carta e cartone, protagonisti dell’esplosione<br />
del mercato dell’e-commerce nel 2020, offre prospettive stabili<br />
quando non in crescita - quasi ovunque nel mondo, con un leggero<br />
calo solo nel continente americano che vede una previsione al -0,3%<br />
CAGR entro il 2024.<br />
In un mercato mondiale con un valore previsto nel 2024 di 1.153, 217<br />
di milioni di unità di prodotti confezionati per un CAGR al +1%, spiccano<br />
i mercati in crescita di Asia al +1,9%, Africa e Oceania al +3,8%.<br />
Crescita più moderata per l’Europa con un +0,3% e volumi di prodotto<br />
stimati in 72,891 milioni di unità e l’Italia che, secondo le previsioni,<br />
tiene, con un valore di mercato stimato in 7,447 milioni di pezzi previsto<br />
per il 2024.<br />
(Fonte: Ipack Ima Business Monitor in collaborazione con MECS)<br />
UNA BOTTIGLIA ELICOIDALE DI PLASTICA 100% RICICLATA<br />
Sostenibile, 100% riciclata, elicoidale con le<br />
gocce disposte nel rapporto aureo e prodotta<br />
nello stabilimento di Garessio che funziona<br />
ad energia eolica, naturale e pulita.<br />
S.Bernardo presenta la nuova bottiglia di plastica<br />
completamente riciclata che arriverà sul<br />
mercato nel mese di maggio.<br />
“Questo è un naturale completamento di<br />
un percorso che pone sempre più al centro<br />
l’attenzione all’ambiente”, ha raccontato<br />
Antonio Biella direttore generale di S.<br />
Bernardo.<br />
L’azienda è da sempre attiva nella diffusione<br />
del consumo di acqua in vetro, possibilmente<br />
a rendere, e nella lattina in alluminio riciclabile<br />
anch’essa al 100% . Questo nuovo<br />
design servirà per dare un’alternativa in più<br />
al consumatore, seguendone le esigenze e<br />
le sensibilità.<br />
Acqua S. Bernardo è un’azienda 100% italiana<br />
che pone la massima attenzione nell’attuare<br />
concretamente un’economia elicoidale,<br />
evoluzione di quella circolare.<br />
Queste nuove bottiglie sono firmate dal designer<br />
Gabriele Gioria dello studio Kumooku.<br />
“Per questa bottiglia speciale abbiamo scelto<br />
di usare una forma a spirale e costellata con<br />
le caratteristiche Gocce disposte lungo la<br />
successione di Fibonacci, genio italiano della<br />
matematica, che ha applicato il rapporto aureo<br />
nel suo lavoro”, ha commentato Gioria.<br />
La nuova bottiglia di Acqua S. Bernardo avrà<br />
un packaging completamente sostenibile.<br />
“Anche dall’etichetta deve passare il messaggio<br />
ai nostri consumatori”, ha sottolineato<br />
Antonio Biella. “Abbiamo pensato di posizionare<br />
le tipiche gocce S. Bernardo nella<br />
successione di Fibonacci, sotto l’etichetta<br />
invitando così il consumatore a differenziare<br />
il packaging e scoprire così un nuovo lato<br />
della nostra bottiglia. Per Acqua S. Bernardo<br />
l’attenzione all’ambiente è una costante nel<br />
tempo, tanto che da sempre consideriamo i<br />
nostri contenitori come una risorsa e non un<br />
rifiuto, a cui dare una seconda vita a ciclo<br />
produttivo ultimato”.<br />
Come le bottiglie di vetro che si trasformano<br />
in oggetti da collezione grazie alla creatività<br />
di artisti e artigiani italiani. La nuova bottiglia<br />
prodotta da S. Bernardo, oltre ad essere completamente<br />
riciclabile, come tutte le Gocce<br />
in PET S .Bernardo, è composta al 100% da<br />
plastica che ha già avuto una vita precedente.<br />
Questo avviene in completa sicurezza,<br />
perché il PET riciclato (Recycled polietilene<br />
tereftalato) mantiene le stesse caratteristiche<br />
del PET tradizionale: si tratta dunque di uno<br />
dei materiali migliori per mantenere inalterate<br />
le caratteristiche uniche di purezza originaria<br />
dell’acqua minerale.<br />
S. Bernardo ha scelto di cogliere l’opportunità<br />
della nuova normativa in materia che<br />
consente da quest’anno l’utilizzo di pet riciclato<br />
al 100%.<br />
“Il nostro impegno è per sostenere il circolo<br />
virtuoso del riuso e del riciclo, sperando che<br />
possa essere sempre maggiore: è per questo<br />
che abbiamo aderito a CORIPET, il consorzio<br />
nazionale imballaggi in PET per alimenti che<br />
grazie all’azione del consumatore crea un<br />
circolo virtuoso attraverso il riuso dei materiali<br />
con il “from bottle to bottle”, ha proseguito<br />
Biella.<br />
Sul mercato S. Bernardo è presente con confezioni<br />
di PET che utilizzano il 50% di materiale<br />
riciclato, rispettando a pieno il limite<br />
della precedente disposizione europea.<br />
Tutto ciò aggiunge un importante tassello<br />
nel completamento del progetto per un’attività<br />
sostenibile di Acqua S. Bernardo: da<br />
anni l’azienda alimenta i propri stabilimenti<br />
con energia eolica ponendosi come ambizioso<br />
obiettivo un consumo negativo<br />
delle risorse ambientali, in piena condivisione<br />
dell’Agenda 2030 Onu per lo sviluppo<br />
sostenibile.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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packaging<br />
I primi cambiamenti della<br />
“rivoluzione ecologica”<br />
nelle tecnologie alimentari<br />
riguardano soprattutto<br />
le fasi finali della<br />
catena di produzione<br />
e la conservazione del<br />
prodotto, a cominciare<br />
dallo sviluppo di materiali<br />
innovativi e sostenibili.<br />
a cura di<br />
Alberto Buffon<br />
LA TRANSIZIONE VERDE<br />
PARTE DALL’IMBALLAGGIO<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
Nella foto in alto:<br />
Beeopack, una nuova<br />
pellicola per alimenti<br />
fatta con un tessuto<br />
biodegradabile<br />
realizzato con<br />
prodotti biologici<br />
certificati<br />
A destra, Ooho,<br />
una capsula per il<br />
contenimento di<br />
liquidi trasparente,<br />
biodegradabile<br />
e commestibile,<br />
realizzata con un<br />
polimero sintetico<br />
ricavato dalle alghe<br />
marine. È stata<br />
sviluppata dalla<br />
startup britannica<br />
Skipping Rocks Lab<br />
Nel FoodTech, l’incontro tra l’innovazione tecnologica e la<br />
tradizione agroalimentare ha visto un fiorire di innovazioni<br />
trasversali capaci di unire ambiti anche molto diversi fra loro,<br />
come ad esempio lo studio di modelli di machine learning,<br />
l’aerodinamica e la topografia per istruire una flotta di droni<br />
ad analizzare e trattare un campo coltivato.<br />
L’Italia, motivata al mantenimento del suo status di patria<br />
per eccellenza della cultura alimentare, si sta organizzando<br />
per divenire il portabandiera di questo movimento<br />
socioeconomico.<br />
La già citata Talent Garden ha dedicato proprio al Foodtech<br />
un campus a Milano, aperto nel 2019 in zona Isola e che<br />
ospita attualmente oltre 150 membri tra startup, agenzie,<br />
freelancer, corporate e investor, mentre a Roma ha aperto<br />
“Startupbootcamp FoodTech Rome”, acceleratore d’impresa<br />
dedicato all’agroalimentare organizzato dall’azienda<br />
esperta di startup Startupbootcamp, la quale conta più di<br />
dieci incubatori sparsi in tutto il mondo.<br />
A Milano troviamo anche il percorso del “FoodTech<br />
Accelerator”, coordinato da Deloitte Officine Innovazione,<br />
in collaborazione con alcune realtà italiane tra cui Amadori,<br />
Cereal Docks, Birra Peroni e COPROB Italia Zuccheri, che ha<br />
presentato nel febbraio scorso nove startup internazionali<br />
scelte tra più di 600 candidature. Non mancano anche programmi<br />
dedicati all’interno degli acceleratori già presenti nel<br />
territorio, come quello proposto da UniCredit.<br />
L’INNOVAZIONE NEL PACKAGING<br />
La spinta fornita dal Foodtech al mercato alimentare ha riacceso<br />
l’interesse delle aziende già solide nel settore portandole<br />
a scommettere ancora sull’innovazione e sulla ricerca,<br />
così da non farsi lasciare indietro dalle neonate imprese.<br />
I primi cambiamenti visibili di questa rivoluzione sono stati<br />
inerenti all’ambito del packaging, elemento comune a tutte<br />
le fasi finali della catena di produzione ed essenziale per la<br />
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packaging<br />
conservazione del prodotto.<br />
Per il mercato interno e ancor più per<br />
l’export, la flessione riportata in questa<br />
difficile congiuntura dal segmento del<br />
packaging alimentare è stata molto più<br />
contenuta rispetto ad altri settori, grazie<br />
a diversi fattori: dallo sviluppo di<br />
tecnologie di ultima generazione<br />
(Industry 4.0), per lo svolgimento di<br />
attività strategiche, come l’installazione<br />
degli impianti da remoto e l’assistenza<br />
virtuale al cliente, all’introduzione di<br />
prodotti a basso impatto ambientale.<br />
Nel corso del 2020, infatti, gli imballaggi<br />
ecologici hanno acquisito interessanti<br />
quote di mercato, forti dell’interesse<br />
dimostrato negli ultimi anni sia dall’industria<br />
sia dai consumatori.<br />
CONFEZIONI SEMPRE PIÙ GREEN<br />
Già oggi sono numerose le aziende che<br />
investono nella ricerca di nuovi materiali<br />
come le bioplastiche, a base di materiali<br />
sostenibili, come la cellulosa, l’amido,<br />
la fecola di patata, le alghe, i<br />
residui di lavorazione del latte, i rifiuti<br />
organici e così via.<br />
La sfida, per tutti gli operatori del settore,<br />
è produrre materiali resistenti, in<br />
grado di proteggere efficacemente<br />
l’alimento, facilmente stampabili, accattivanti<br />
per il consumatore.<br />
Tra le idee più interessanti presentate al<br />
riguardo troviamo “Ooho” la capsula<br />
per il contenimento di liquidi trasparente,<br />
biodegradabile e commestibile, realizzata<br />
con un polimero sintetico ricavato<br />
dalle alghe marine.<br />
Questo speciale involucro è stato sviluppato<br />
dalla startup britannica<br />
Skipping Rocks Lab, la quale ha saputo<br />
trovare una soluzione al problema delle<br />
bottiglie di plastica, ormai sempre più<br />
presenti nei nostri oceani, che fosse sia<br />
economicamente che ecologicamente<br />
sostenibile.<br />
Altre novità riguardano per esempio<br />
una nuova pellicola per alimenti fatta<br />
con un tessuto biodegradabile realizzato<br />
con prodotti biologici certificati.<br />
Questo nuovo materiale, il cui nome<br />
commerciale è Beeopak, potrebbe sostituire<br />
la pellicola di plastica per ali-<br />
menti e la carta stagnola. Può essere<br />
utilizzato per avvolgere quasi tutti gli<br />
alimenti come pane, formaggi, frutta e<br />
verdura e per coprire i contenitori. Si<br />
tratta di un materiale ricavato con ingredienti<br />
biologici certificati, come la<br />
cera d’api biologica e l’olio di Nocciola<br />
Tonda Gentile Igp. È un tessuto naturale,<br />
modellabile e adattabile, lavabile e<br />
riutilizzabile per circa un anno senza<br />
perdere le sue caratteristiche.<br />
LA LOTTA ALLO SPRECO ALIMENTARE<br />
In un periodo in cui la responsabilità<br />
sociale dell’impresa è sempre più sentita<br />
da consumatori, mercati e finanza,<br />
tra le sfide che si trova ad affrontare il<br />
settore non potevano mancare lo studio<br />
e la realizzazione di confezioni in<br />
grado di migliorare la qualità dei prodotti<br />
alimentari, prolungare la loro durata<br />
di conservazione e avere un impatto<br />
economico inferiore rispetto ai costi<br />
di smaltimento degli imballaggi tradizionali.<br />
In questo ambito è stata sviluppata da<br />
Iuv – azienda italiana che sviluppa, produce<br />
e commercializza packaging innovativi,<br />
sostenibili e naturali – la soluzione<br />
chiamata Columbus’ Egg, che si propone<br />
di abbattere le perdite e gli sprechi<br />
alimentari. Le pellicole sviluppate con<br />
questa tecnologia sono in grado di prevenire<br />
la comparsa di muffe, lieviti e<br />
L’irrigidimento<br />
delle norme<br />
igieniche ha<br />
aumentato la<br />
frequenza di<br />
interventi di pulizia<br />
e igienizzazione<br />
sugli impianti,<br />
facendo emergere<br />
un effetto<br />
collaterale<br />
imprevisto: la<br />
corrosione<br />
L’azienda italiana Iuv ha<br />
sviluppato la pellicola<br />
innovativa Columbus’ Egg,<br />
che si propone di abbattere<br />
le perdite e gli sprechi<br />
alimentari<br />
batteri, di allungare la vita degli alimenti<br />
naturalmente. Sono applicabili per<br />
immersione e realizzate utilizzando<br />
componenti naturali, sostenibili e a basso<br />
costo, con la possibilità di inglobare<br />
prodotti funzionali al benessere del<br />
consumatore.<br />
Anche Ixon, startup di Hong Kong<br />
incubata presso l’acceleratore di<br />
Deloitte Officine Innovazioni, si è<br />
mossa in questa direzione, sviluppando<br />
una tecnologia di confezionamento<br />
asettico capace di trasformare gli<br />
alimenti sottovuoto in prodotti stabili,<br />
senza la necessità di utilizzare il<br />
frigorifero, eliminando così il problema<br />
logistico della catena del freddo<br />
e della conservazione.<br />
PACKAGING CONNESSO<br />
Altro trend che guida il comparto è la<br />
digitalizzazione delle confezioni per<br />
essere sempre più vicino al consumatore.<br />
Come? Connettendo il packaging<br />
alla rete tramite un codice QR e altri<br />
indicatori grafici near field communication<br />
(NFC), identificazione a radio frequenza<br />
(RFID), Bluetooth e realtà aumentata<br />
(AR). Attraverso queste<br />
tecnologie sarà possibile accedere a<br />
una quantità di dati e informazioni impensabili<br />
sul prodotto: ingredienti, tabelle<br />
nutrizionali, consigli per l’uso, ricette<br />
e curiosità, oltre a un ambiente<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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43<br />
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packaging<br />
virtuale dove il produttore e l’intera<br />
comunità di consumatori<br />
potranno incontrarsi, confrontarsi<br />
ed interagire.<br />
L’obiettivo è arrivare a un<br />
packaging alimentare altamente<br />
personalizzato e personalizzabile,<br />
che porterà a un maggiore<br />
coinvolgimento dei consumatori,<br />
una rinnovata consapevolezza del prodotto<br />
con l’aggiunta dell’elemento<br />
esperienziale, tutti fattori che portano<br />
con sé nuove sfide di marketing e nuovi<br />
potenziali sviluppi di mercato.<br />
LE SFIDE DEL SETTORE<br />
Il mercato contemporaneo richiede di<br />
far fronte, oltre che alla già menzionata<br />
esigenza di imballaggi 100% riciclabili,<br />
anche al bisogno del consumatore di<br />
fruire di prodotti senza aggiunta di additivi<br />
e conservanti chimici; ciò rappresenta<br />
una sfida per le aziende, poiché<br />
fa emergere la necessità di ristudiare le<br />
strategie per rendere i processi di lavorazione,<br />
e di conseguenza gli alimenti,<br />
più protetti da contaminazioni microbiologiche.<br />
Il conseguente irrigidimento delle norme<br />
igieniche, con l’aumento della frequenza<br />
dell’attività di pulizia e igienizzazione,<br />
ha fatto emergere un effetto<br />
collaterale imprevisto: la corrosione<br />
anticipata dei macchinari impiegati,<br />
nonostante i materiali che li costituiscono<br />
siano acciai inossidabili e allumini.<br />
Negli ultimi anni, infatti, si è visto un<br />
aumento degli studi riguardanti tale<br />
fenomeno del settore alimentare.<br />
biente.<br />
Le analisi superficiali AES e XPS hanno<br />
dimostrato la presenza di Cl e N<br />
sulle superfici analizzate, soggette a<br />
frequenti pulizie approfondite, in cui<br />
il sale di ammonio dell’acido cloridrico,<br />
attraverso una reazione con l’acqua,<br />
aumenta la sua concentrazione<br />
di ioni cloruro nella soluzione, innalzando<br />
di molto il potere corrosivo dei<br />
detergenti.<br />
La distruzione localizzata dello strato<br />
passivante innesca il processo corrosivo<br />
denominato pitting, o vaiolatura a causa<br />
della sua distribuzione a puntini<br />
come la famosa malattia.<br />
L’attacco corrosivo è localizzato ma<br />
funge da innesco per l’azione della corrosione<br />
elettrochimica; le zone dove il<br />
film viene a mancare fungono da anodi<br />
(zona attiva) rispetto a quelle circostanti,<br />
che presentano uno strato di<br />
ossidi ancora integro, su cui invece ha<br />
luogo l’azione riducente (catodica).<br />
Anche lo studio “Microstructure investigation<br />
of premature corroded heat<br />
exchanger plates(Article)” di A.<br />
Wassilkowska, T. Skowronek, S.<br />
Rybicki, ha rilevato le stesse problematiche<br />
analizzando le piastre di uno<br />
scambiatore in acciaio 316L, corrose<br />
Giunti con allunga<br />
ZA di R+W<br />
Giunti di precisione<br />
a soffietto BK<br />
per pitting in appena cinque mesi di<br />
utilizzo.<br />
Entrambi gli articoli evidenziano la necessità<br />
di utilizzare leghe a più elevata<br />
resistenza alla corrosione in tutte quelle<br />
applicazioni per cui vi è la necessità<br />
di pulire frequentemente i componenti<br />
con detergenti a base di ammoniaca<br />
o in cui un guasto nel funzionamento<br />
della macchina possa causare uno sversamento<br />
di materiale organico; inoltre,<br />
raccomandano di ridurre il più possibile<br />
la rugosità superficiale poiché, altrimenti,<br />
le micro-asperità presenti potrebbero<br />
essere tali per cui un normale<br />
risciacquo con acqua dopo il trattamento<br />
di pulizia non sia sufficiente per<br />
rimuovere le piccole concentrazioni di<br />
sale di ammonio presenti in superficie.<br />
IL RUOLO DEL FORNITORE<br />
DI COMPONENTI<br />
Un’attività complessa come la realizzazione<br />
delle macchine per il settore del<br />
packaging alimentare può trovare un<br />
valido supporto nei fornitori di componenti.<br />
È il caso di R+W, azienda di primo<br />
piano nella produzione di giunti e alberi<br />
di trasmissione, in grado di mettere la<br />
sua esperienza a disposizione del progettista.<br />
Il packaging, spesso considerato un<br />
aspetto minimale del prodotto, incide<br />
fino al 40% sul prezzo di vendita al dettaglio<br />
dell’oggetto, svolgendo un ruolo<br />
di primaria importanza dal punto di<br />
vista del marketing.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
44<br />
MATERIALI CONTRO LA CORROSIONE<br />
Lo studio “AES and XPS investigations<br />
of thecleaning-agent-induced pitting<br />
corrosion of stainless steels used in the<br />
food-processing environment” di D.<br />
Steiner-Petrovi e D. Mandrino condotto<br />
sugli acciai inossidabili AISI 304 e AISI<br />
430 usati nelle attrezzature a contatto<br />
con gli alimenti, ha rilevato la presenza<br />
di strati passivati gravemente danneggiati<br />
e non omogenei, indotti dall’ammoniaca<br />
contenuta nel detergente che<br />
reagisce con il cloro disperso nell’am-<br />
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packaging<br />
Questo si traduce in un continuo rinnovo<br />
dei formati, dei materiali impiegati nel<br />
confezionamento e nella costruzione di<br />
macchinari custom per fabbricarli.<br />
Macchine sempre più smart, come vuole<br />
l’economia 4.0, che richiedono componenti<br />
evoluti, intelligenti e capaci di<br />
comunicare tra loro per ottimizzare la<br />
produttività e salvaguardare la competitività<br />
sui mercati internazionali.<br />
Nel settore della produzione o trasformazione<br />
alimentare, R+W Italia serve<br />
anche marchi di primo piano nel segmento<br />
dei derivati del latte che anche<br />
grazie a questi prodotti seguono sia il<br />
ciclo produttivo sia il confezionamento;<br />
ma il segmento dell’industria alimentare<br />
dove la presenza di R+W è maggiore<br />
rimane il packaging, dove i componenti<br />
dell’azienda trovano utile impiego nei<br />
sistemi complessi delle linee di imballaggio<br />
e nella gestione pallettizzata<br />
delle confezioni.<br />
L’industria sta attraversando un periodo<br />
di grandi cambiamenti dettati,<br />
come detto prima, dalla spinta green<br />
alla realizzazione e commercializzazione<br />
di imballi compostabili o nei quali il<br />
ricorso alla plastica sia il più possibile<br />
contenuto.<br />
Fra i clienti di R+W rientrano sia le società<br />
di stampaggio delle materie plastiche,<br />
sia molte altre aziende che invece<br />
stanno scommettendo sulla<br />
sostituzione della plastica. Sono i brand<br />
dell’alimentare e anche le scelte dei<br />
consumatori a orientarne le strategie,<br />
stimolando la ricerca, lo sviluppo, l’innovazione.<br />
Pur mantenendo invariate le rispettive<br />
Limitatori di<br />
coppia SK<br />
Giunti EK<br />
di R+W<br />
caratteristiche originarie, i prodotti di<br />
R+W seguono i trend di mercato, fra i<br />
quali quello della sostenibilità è fra i più<br />
percepibili e condivisibili.<br />
Per soddisfare le esigenze dei clienti<br />
l’azienda propone i giunti di precisione<br />
a soffietto BK, i giunti a elastomero della<br />
serie EK, i giunti con allunga ZAE ed<br />
EZ nonché con i limitatori di coppia<br />
della famiglia SK.<br />
I giunti BK a soffietto metallico, precisi<br />
e senza gioco, sono molto apprezzati<br />
per il basso momento di inerzia, l’assenza<br />
di necessità di manutenzione, la<br />
durata praticamente infinita e soprattutto<br />
la totale affidabilità. I giunti a elastomero<br />
della serie EK combinano elevata<br />
flessibilità e buona resistenza.<br />
Smorzano vibrazioni e impatti compensando<br />
i disallineamenti degli alberi.<br />
I giunti a elastomero EK combinano<br />
elevata flessibilità e buona resistenza.<br />
Smorzano vibrazioni e impatti compensando<br />
i disallineamenti degli alberi.<br />
Molti elementi condizionano la proget-<br />
tazione dei giunti a elastomero: da fattori<br />
quali il carico, l’avviamento e la<br />
temperatura dipende la durata dell’inserto.<br />
L’elemento elastomerico è disponibile<br />
in diverse durezze shore, per<br />
trovare sempre un compromesso adatto<br />
fa le proprietà di smorzamento, la<br />
rigidità torsionale e la correzione dei<br />
disallineamenti per la maggior parte<br />
delle applicazioni.<br />
I giunti con allunga della serie ZA-EZ<br />
sono ideali per collegamenti con<br />
grandi distanze assiali, eventualità<br />
spesso presente nelle macchine da<br />
imballaggio. Sono facili da montare<br />
e smontare senza che occorra muovere<br />
o allineare gli elementi da collegare.<br />
R+W ha in assortimento giunti<br />
con allunghe fino a 6 m, che non<br />
necessitano di supporto intermedio.<br />
Disponibili in versioni speciali per<br />
quanto riguarda materiali, tolleranze,<br />
dimensioni e prestazioni, i giunti con<br />
allunga R+W, se ben dimensionati e<br />
montati correttamente, non hanno<br />
alcuna necessità di manutenzione e<br />
una durata praticamente infinita.<br />
I limitatori di coppia SK sono in grado<br />
di svincolare la parte motrice dalla<br />
parte condotta nel caso di un sovraccarico.<br />
E questo allo scopo di tutelare<br />
non solamente i componenti coinvolti<br />
nella trasmissione del moto, ma<br />
anche il prodotto finale e naturalmente<br />
il suo packaging. In modo da<br />
evitare il suo danneggiamento durante<br />
la produzione e limitare la percentuale<br />
di prodotto che risulta non conforme<br />
alla vendita per la difettosità<br />
della confezione.<br />
La sfida raccolta da R+W è dar vita a<br />
oggetti che per tipologia del materiale,<br />
peso e prestazioni supportino l’ottimizzazione<br />
dei processi. Per esempio, il<br />
food predilige l’acciaio inox che<br />
dà ampie garanzie di igienicità<br />
nel contatto col prodotto.<br />
R+W ha dovuto portare a termine<br />
studi importanti che<br />
hanno però dato buoni frutti,<br />
perché sinora l’azienda è sempre stata<br />
in grado di consegnare agli utilizzatori<br />
soluzioni adeguate.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
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packaging<br />
I CONSUMI DEGLI ITALIANI<br />
RACCONTATI DALLE ETICHETTE<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.2 <strong>2021</strong><br />
Come cambiano i prodotti che compriamo al supermercato?<br />
Per rispondere a questa domanda l’Osservatorio Immagino<br />
GS1 Italy ha “scannerizzato” le etichette di oltre 115 mila<br />
prodotti venduti in Italia e ha rilevato non solo le indicazioni<br />
più diffuse e consolidate, ma anche i claim emergenti che si<br />
stanno affermando sempre più.<br />
A crescere maggiormente, nei 12 mesi analizzati, sono stati<br />
soprattutto i claim relativi a due “panieri” e stili alimentari: il<br />
free from e il rich-in. Nel mondo del free from, aumentano i<br />
prodotti che si presentano come privi di polifosfati, oppure di<br />
latte o di uova. Invece nell’area del rich-in a emergere sono<br />
soprattutto i prodotti che segnalano di apportare iodio, zinco<br />
oppure magnesio.<br />
In particolare, le vendite dei prodotti “senza polifosfati” sono<br />
cresciute dell’8,9% su base annua, soprattutto in affettati,<br />
würstel, salumi a cubetti e formaggi fusi in fette. Incremento<br />
consistente del sell-out anche per i prodotti che segnalano in<br />
etichetta di essere privi di latte (+11,9%), in particolare insaccati,<br />
gelati vegetali multipack e panini per hamburger o hot<br />
dog. Quanto al “senza uova” (+2,0%) coinvolge soprattutto<br />
pasta senza glutine, biscotti salutistici e maionese.<br />
Sul versante del rich-in, le referenze che sottolineano in etichetta<br />
la presenza di iodio hanno registrato un balzo annuo<br />
delle vendite del 9,5% grazie soprattutto a carni bianche elaborate<br />
(come cotolette e cordon bleu), passate di pomodoro<br />
e fette biscottate. Buone performance anche per i prodotti che<br />
segnalano il contenuto di zinco (+5,1%), in particolare per<br />
integratori, caramelle, biscotti, acque aromatizzate e frutta<br />
secca. Andamento a due velocità per i prodotti che segnalano<br />
la presenza di magnesio: il calo del fatturato annuo (-1,7%) si<br />
deve alla flessione degli integratori solo in parte compensata<br />
dalla interessante crescita degli alimenti con il claim “fonte di<br />
magnesio”, come biscotti integrali o multicereali e semi.<br />
UN CONTENITORE INNOVATIVO<br />
CHE CONSERVA LA QUALITÀ DELL’OLIO<br />
Da sempre attento all’eccellenza<br />
dei suoi prodotti, Palazzo di<br />
Varignana è anche alla ricerca<br />
del miglior modo di preservarne<br />
le caratteristiche organolettiche<br />
nel tempo. Una ricerca che ha<br />
portato all’introduzione della<br />
“Bag in Tube”: un nuovo concetto<br />
di packaging che si sta affermando<br />
come valida alternativa<br />
rispetto alle tradizionali<br />
bottiglie in vetro e lattine metalliche<br />
per l’Olio Extravergine di<br />
Oliva. La Bag in Tube è un imballaggio<br />
innovativo composto da<br />
un tubo in cartoncino con coperchio<br />
e base in banda stagnata. Il<br />
tubo contiene una sacca a doppio<br />
strato e l’erogazione del prodotto<br />
avviene attraverso il rubinetto<br />
ad alta prestazione. Questa<br />
tecnologia permette di mantenere<br />
inalterate le caratteristiche<br />
dell’olio una volta aperto.<br />
La Bag in Tube rappresenta il<br />
modo più efficiente, ecologico e<br />
moderno per prevenire l’ossidazione<br />
e garantire la conservazione<br />
nell’uso quotidiano. Grazie<br />
alle caratteristiche del contenitore,<br />
l’olio si mantiene nuovo ad<br />
ogni assaggio: protetto dall’ossigeno,<br />
il suo nemico più pericoloso,<br />
mantiene intatti gli aromi,<br />
preserva le sue doti organolettiche<br />
e protegge le sue virtù nutraceutiche.<br />
La Bag in Tube ospita al suo interno<br />
un blend di extravergine ottenuto<br />
prevalentemente dalla frangitura<br />
dalle cultivar Frantoio,<br />
Leccino e Nostrana. Di colore<br />
verde tenue, si presenta ben<br />
equilibrato sia all’olfatto che al<br />
gusto, con un amaro e piccante<br />
moderati. Un olio versatile, ideale<br />
per abbinarsi a una grande<br />
varietà di cibi: dalle verdure ai<br />
primi piatti fino al pesce.<br />
Prezzo Bag in Tube da 3 litri: 54<br />
euro, prezzo confezione da 500<br />
ml: 17 euro.<br />
La Bag in Tube si unisce ai monocultivar<br />
Claterna, Vargnano e<br />
Stiffonte, e agli altri due blend<br />
frutto della campagna olearia<br />
2020-<strong>2021</strong>, proposti da Palazzo<br />
di Varignana nelle più tradizionali<br />
bottiglie di vetro e lattine metalliche:<br />
il Blend Blu, cultivar<br />
Correggiolo, Leccio del Corno e<br />
Pendolino; il Blend Verde, cultivar<br />
Maurino selezione Vittoria,<br />
Verzola e Leccino.<br />
Con i suoi tre blend Palazzo di<br />
Varignana affronta un nuovo livello<br />
di ricerca nell’arte olearia. Il<br />
blending consiste infatti nel selezionare<br />
elementi con caratteristiche<br />
diverse e combinarle nel giusto<br />
equilibrio, per ottenere un<br />
risultato che superi in qualità<br />
ogni singola parte. Attraverso la<br />
sapiente combinazione di oli extravergini<br />
monocultivar, ciascuno<br />
con proprie caratteristiche organolettiche,<br />
l’oleologo ha definito<br />
una inedita espressione di sapori<br />
e profumi, dalla personalità distintiva<br />
e peculiare.<br />
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packaging<br />
ESTETICA E FUNZIONALITÀ<br />
Un nuovo modo di pensare alla fornitura di tappi e bottiglie, per un’esperienza funzionale ed<br />
esclusiva per i propri clienti, forti del concetto di chiusura espresso da Vinolok: nasce da questi<br />
presupposti la scelta di Amorim Cork Italia di avviare come prima collaborazione in materia<br />
quella con Vetreria Etrusca, storica realtà nazionale nella produzione di bottiglie in vetro.<br />
Da un lato, Amorim Cork Italia ha dapprima scelto di distribuire Vinolok, brand protagonista<br />
del vetro, nel nome della sostenibilità più innovativa e del design più puro. Dall’altro lato<br />
si è avvalsa di un marchio storico, quale quello di Vetreria Etrusca, che da sempre dedica le<br />
sue produzioni ai migliori superalcolici, vini e oli, e ora vuole unire la purezza dell’estetica<br />
alla funzionalità delle bottiglie.<br />
“Significativo il primo incontro con Carlos Santos: in un clima di piacevole sintonia, abbiamo<br />
intuito che sarebbe nata presto un’opportunità interessante per la crescita reciproca<br />
delle aziende, che condividono i medesimi valori ed investono costantemente<br />
nell’innovazione, nel rispetto dell’ambiente”, ha dichiarato Roberto Bartolozzi, amministratore<br />
delegato di Vetreria Etrusca.<br />
“In questa collaborazione c’è così tanto in termini di sostenibilità, convenienza e innovazione<br />
del packaging premium che ci sembra sia il naturale proseguimento del nostro portafoglio di<br />
bottiglie esistente per continuare a sviluppare una collaborazione strategica nei segmenti del<br />
vino e dei superalcolici”, ha aggiunto Edina Kiss, Technical Project Manager di Vinolok.<br />
“La collaborazione con Vetreria Etrusca è l’avvio di un percorso che pochi possono dire di<br />
aver intrapreso nel packaging di alta qualità, a livello globale, arricchito dal valore aggiunto<br />
della sostenibilità”, ha concluso Carlos Veloso dos Santos, a.d. di Amorim Cork Italia. “Un<br />
valore oggi imprescindibile, che passa attraverso i dettagli e i dettagli per noi sono cristallini,<br />
come Vinolok: massima espressione della trasparenza verso i nostri clienti”.<br />
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Mondi, azienda esperta in imballaggi<br />
e carta, ha realizzato<br />
una confezione riciclabile per il<br />
prosciutto di alta qualità e finemente<br />
affettato a marchio<br />
Abraham di Bell Germany; l’involucro<br />
garantisce la piena conformità<br />
con le linee guida esistenti<br />
sul riciclo.<br />
A marzo, Bell Germany lancia un<br />
WalletPack riciclabile monomateriale<br />
e destinato a oltre 30<br />
tipologie di affettato, tra cui<br />
“Seranno”, “Prosciutto” e<br />
“Savoy”. La nuova soluzione<br />
sostituirà l’imballaggio in plastica<br />
multi-materiale e non riciclabile,<br />
grazie al 37% in meno di<br />
materiale rispetto agli imballaggi<br />
standard in atmosfera modificata.<br />
Questa svolta consentirà<br />
anche una riduzione del consumo<br />
di plastica per Bell Germany<br />
di ben 35 tonnellate all’anno,<br />
grazie a questa soluzione leggera.<br />
Inoltre, ridurrà le spese di<br />
smaltimento di Bell Germany,<br />
soddisfacendo i requisiti delle<br />
linee guida per il riciclo dei principali<br />
rivenditori.<br />
Realizzato dopo due anni di sviluppo,<br />
il nuovo WalletPack di<br />
Mondi è una sorta di “cartella”<br />
che il consumatore apre per disimballare<br />
il prodotto. Ha una<br />
funzione di richiusura sul retro<br />
che previene gli sprechi alimentari,<br />
garantisce una protezione eccellente<br />
alle carni finemente affettate<br />
ed è stato certificato<br />
come riciclabile al 93% dall’istituto<br />
tedesco cyclos-HTP.<br />
“Puntiamo a creare un imballaggio<br />
che sia sostenibile per natura”,<br />
ha commentato Thomas<br />
Kahl, project manager di<br />
EcoSolutions presso Mondi.<br />
“Deve essere migliore per l’ambiente,<br />
proteggere i cibi e distinguersi<br />
sugli scaffali per rappresentare<br />
al massimo il marchio<br />
Abraham. Il nostro approccio<br />
EcoSolutions tiene conto di tutti<br />
questi elementi: abbiamo lavorato<br />
fianco a fianco con Bell<br />
Germany durante ogni fase, per<br />
garantire che questa sarebbe<br />
stata la soluzione migliore per<br />
tutti i loro prodotti”.<br />
“Come per tutti gli imballaggi<br />
alimentari, la priorità è quella di<br />
proteggere il contenuto, tuttavia<br />
da tempo cercavamo di migliorarne<br />
anche la riciclabilità, perché<br />
vogliamo rendere più sostenibile<br />
ciascun elemento del<br />
nostro business”, ha spiegato<br />
Jessica Trautmann, Senior<br />
Product Manager presso Bell<br />
Germany. “Mondi è stato un<br />
partner fondamentale nella creazione<br />
di questa soluzione e<br />
siamo felici di poter lanciare<br />
questo nuovo imballaggio che è<br />
riciclabile, funzionale e accattivante<br />
sugli scaffali”.<br />
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REDAZIONE: Alessandro Bignami (a.bignami@interprogettied.com),<br />
Eva De Vecchis (e.devecchis@interprogettied.com)<br />
HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Alberto Buffon, Giovanna Ferrentino, Nabil Haman,<br />
Matteo Scampicchio, Fabio Valoppi<br />
IMPAGINAZIONE: Vincenzo De Rosa, Simona Viapiana, Rossella Rossi (www.studiograficopage.it)<br />
INTERPROGETTI EDITORI S.R.L.<br />
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Direttore responsabile: Simone Ghioldi<br />
Finito di stampare il 23/4/<strong>2021</strong> presso Aziende Grafiche Printing S.r.l.<br />
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