Thomas Major - Quaderno 15 - maggio 2021
Nella seconda metà del Settecento l’Inghilterra prese parte al rinnovato interesse per Paestum, l’antica città della Magna Grecia con i suoi maestosi edifici dorici, tanto che parte della storiografia attribuisce alla letteratura inglese la “fortuna” europea del sito. Protagonista è Thomas Major, incisore di Sua Maestà Giorgio III, con il volume “The Ruins of Paestum” pubblicato a Londra nel 1768, menzionato come il primo studio che ha proposto un’ipotetica ricostruzione degli antichi edifici. Corredato da un ricco materiale illustrativo divenne noto a livello internazionale, rimanendo per molti anni il punto di riferimento per gli studiosi dell’antica colonia greca di Poseidonia.
Nella seconda metà del Settecento l’Inghilterra prese parte al rinnovato interesse per Paestum, l’antica città della Magna Grecia con i suoi maestosi edifici dorici, tanto che parte della storiografia attribuisce alla letteratura inglese la “fortuna” europea del sito. Protagonista è Thomas Major, incisore di Sua Maestà Giorgio III, con il volume “The Ruins of Paestum” pubblicato a Londra nel 1768, menzionato come il primo studio che ha proposto un’ipotetica ricostruzione degli antichi edifici. Corredato da un ricco materiale illustrativo divenne noto a livello internazionale, rimanendo per molti anni il punto di riferimento per gli studiosi dell’antica colonia greca di Poseidonia.
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Thomas Major
Le Rovine di Paestum
a Londra
I Quaderni
Thomas Major. Le rovine di Paestum a Londra
Costabile Cerone
James Dixwell, tipografo ed editore in St. Martins
Lane, a gennaio 1768 diede alle stampe su carta
Grand Eagle, piegato nel formato in-quarto (53,3 x
36,4 cm), il volume The Ruins of Paestum, otherwise
Posidonia, in Magna Graecia ( Le Rovine di
Paestum, altrimenti Poseidonia, in Magna Grecia),
pubblicato da Thomas Major (fig. 1). Incisore delle
venticinque tavole contenute al suo interno, illustrate
con i “capolavori presenti nelle più eminenti
collezioni d'arte d'Inghilterra e di Francia”. Le prime
cinque tavole mostrano alcune vedute generali del
luogo (fig. 9) e della porta orientale (fig. 10, 13),
seguite dai tre templi dorici, con piante di rilievo,
dettagli architettonici, vedute esterne ed interne nello
stato in rovina e i prospetti in un immaginario stato
d'origine. L'ultima tavola mostra quaranta tra monete
e medaglie rinvenute nel sito archeologico.
L'opera che rappresenta il primo studio in inglese
sull'architettura degli antichi edifici è considerata
dalla storiografia la “ fortuna di Paestum in Europa”.
La novità editoriale fu quella di proporre al lettore
non solo il rilievo degli edifici ma anche una loro
ipotetica ricostruzione estetica e storica attraverso
“un'operazione critica di confronto tra le differenti
fonti”.
Major, uno dei principali incisori nell'Inghilterra del
XVIII secolo, nato a Soulbury nel 1720 ca., si formò
a Londra con il pittore e incisore francese Hubert
François Gravelot, insegnante all'Accademia di St
Martin Lane, centro della scena artistica londinese,
antesignana della Royal Academy. Dopo aver
trascorso tre anni a Parigi, seguendo il maestro
rientrato in patria tornò in Inghilterra nel 1748,
assicurandosi un ampio sostegno reale.
La maggior parte dei suoi lavori consistevano in
incisioni di traduzione, ossia in stampe che
riproducevano dipinti, vedute o disegni realizzati da
altri artisti, all'epoca l'unico mezzo per rendere
accessibile la visione di opere d'arte sparse in ogni
luogo d'Europa e principalmente in Italia.
Specializzato nella tecnica incisoria indiretta
dell'acquaforte, era apprezzato per una sapiente
manipolazione delle linee come se avesse inciso le
lastre in rame con un bulino, lo strumento utilizzato
per le incisioni dirette.
Lavorò per Sua Maestà Giorgio II, in qualità di
Fig. 1. Thomas Major (Soulbury, 1720 - Londra,
1799)
Autoritratto, 1759
Acquaforte (8,7 x 11,8 cm)
The British Museum, Londra
Fig. 2. Johann Zoffany, RA (1733-1810)
The Academicians of the Royal Academy 1771-72
Olio su tela (147,5 x 101,1 cm)
Royal Collection Trust, Londra
Fig. 3. Stemma di Giorgio III di Hannover
Copertina della copia di The Ruins of Paestum,
otherwise Posidonia, in Magna Graecia conservata
nella collezione dei reali d'Inghilterra
Royal Collection Trust, Londra
2
1 3
incisore capo dei sigilli del re, per i suoi figli,
Federico, Principe di Galles e Guglielmo Augusto,
duca di Hannover, e per suo nipote, in seguito
Giorgio III che nel 1768 fonderà la Royal Academy of
Arts per promuovere le arti del disegno attraverso
l'istruzione e le esposizioni ( fig. 3). Major divenne il
primo incisore associato dell'Accademia,
aggiungendo al nome la sigla ARA (Associate of the
Royal Academy). L'appartenenza come membro era
riservata soltanto agli artisti, distinti con la sigla RA.
Il particolare interesse del re per lo sviluppo
dell'architettura neoclassica, lo stile che in
contrapposizione con il Barocco riprendeva ideali e
apparati formali dell'architettura classica, greca e
romana, soprattutto in quegli anni in cui il Grand
Tour segnava la formazione culturale di nuovi artisti
e architetti e in generale della classe aristocratica e
dell'alta borghesia, fa supporre che il libro The Ruins
of Paestum, conservato presso la Royal Collection,
sia stato acquistato proprio da Giorgio III. Rilegato in
pelle marrone, la copertina è decorata con il suo
stemma reale (fig. 2) circondato dal motto del
Nobilissimo Ordine della Giarrettiera, il più antico
ed elevato ordine cavalleresco del Regno Unito, e da
due emblemi più piccoli per l'Ordine del Cardo e di
San Patrizio.
L'opera appare concepita come un
sequel
delle
Rovine di Baalbek (Heliopolis) e Palmira
dell'archeologo inglese Robert Wood, volumi che
ebbero un'immediata risonanza internazionale per il
diffuso interesse delle scoperte archeologiche nel
Vicino Oriente, a cui Major lavorò come incisore per
le principali vedute disegnate dall'architetto italiano
Giovanni Battista Borra.
Nelle Rovine di Paestum (fig. 4), dove ricopre i ruoli
di incisore ed editore, le varie illustrazioni per le
tavole fuori testo numerate 1-19A-19B-24 (la tavola
XIXB sembra un'ultima aggiunta a lavoro concluso),
furono tratte dai dipinti e disegni di diversi autori.
Nelle stampe il suo nome si presenta nel margine
inferiore destro, subito sotto l'immagine, seguito da
sculp. , abbreviazione di sculpsit, utilizzata
generalmente per identificare l'incisore di un'opera
d'arte originariamente creata da un altro artista
(stesso significato ha la sigla inc. , abbreviazione di
incidit).
Nella prefazione del volume ( To the reader)
attribuisce esplicitamente la nascita dell'opera
all'iniziativa di “un gentiluomo inglese, che a Napoli
si era procurato dei magnifici disegni dei tre templi”.
Di queste vedute, che costituiscono la parte
principale dell'opera, non si conosce l'autore ma
vengono attribuite al pittore napoletano Gaetano
Magri, ideatore di altre due illustrazioni presenti nel
2
Tra i soggetti ritratti nel dipinto si riconosce il pittore Samuel
Wale, seduto al centro con abito scuro, tra gli artisti che parteciparono
all'illustrazione di “The Ruins of Paestum”
3
volume (Tavole IX e XIXA), disegnate
probabilmente durante le campagne di studio del sito
archeologico condotte dal conte Felice Gazzola tra il
1750 e il 1752. Unitamente a queste vedute sono
presenti alcune viste riprodotte dai dipinti del pittore
modenese Antonio Joli, di cui due commissionate da
Sir James Gray (fig. 5), ambasciatore britannico nel
Regno di Napoli dal 1753 al 1763 (Tavole I, II e III).
Il dipinto della tavola II, “Vista dei tre templi presa da
est” (fig. 31), era parte della collezione del Generale
George Gray, suo fratello minore, un ufficiale
dell'esercito britannico con la passione per
l'architettura. Il punto di vista di questa veduta è sudovest
e non l'orientamento indicato nel titolo, che
come nella maggior parte dei casi non risulta
corretto, indicando che l'autore delle annotazioni non
aveva familiarità con il sito, come tra l'altro lo stesso
Major non era mai stato in visita a Paestum.
Le piante e i dettagli architettonici per l'illustrazione
delle tavole tecniche furono invece fornite
dall'architetto francese Jacques Germain Soufflot
che eseguì i rilevi sul posto nel 1750 “assistendo
generosamente” Major nella sua impresa editoriale.
L'inserimento in pianta delle lacune, come le
strutture murarie non più presenti evidenziate in
grigio chiaro rispetto al rilievo, e la rappresentazione
della ricostruzione prospettica dei templi, sembra
siano state eseguite dagli architetti inglesi Robert
Mylne, che conservava alcuni appunti presi nel 1759
durante una visita a Paestum, e Stephen Riou, autore
del volume The Grecian orders of architecture
pubblicato nel 1768 con lo stesso editore Dixwell.
Il cartiglio con lo stemma di George Brudenell, duca
di Montagu, marchese di Monthermer, conte di
Gardigan (fig. 6), a cui è dedicato il libro, è firmato
dal pittore inglese Samuel Wale. La particolare
enfasi riservata al duca, ufficiale di corte,
responsabile delle scuderie reali ( Master of Horse) e
Governatore del Castello di Windsor, noto mecenate
e collezionista d'arte, fa pensare che sia stato il
principale sostenitore e finanziatore dell'opera (fig.
7). Il suo unico figlio maschio, il giovane John
Brudenell, che qualche anno prima aveva compiuto
un viaggio nel Regno di Napoli, commissionò ad
Antonio Joli una serie di vedute dei luoghi visitati, tra
cui alcune viste di Paestum come la nota “Vista da
Levante”. La serie di questi dipinti, divisi fra i
discendenti, Lord Montagu e Lord Buccleuch, sono
oggi conservati presso le residenze di Beaulieu e
Bowhill House.
Major, riconoscendosi obbligato nei confronti di chi
l'aveva gentilmente assistito in questa impresa
editoriale, conclude la prefazione del libro
mostrandosi dispiaciuto per “l'ingiunzione” a cui fu
4
5
4
sottoposto di non pubblicare i loro nomi. Per le
evidenti difficoltà di attribuzione, la paternità
dell'opera è stata discussa a lungo da diversi studiosi
ipotizzando che l'anonimato sia stata una scelta degli
stessi promotori, non pronti in quel momento a
sostenere totalmente il progetto. Robert Wood,
nominato tra i vari sottoscrittori della pubblicazione
e interessato in prima persona alle Ruins of Paestum,
potrebbe essere stato tra i principali artefici
dell'opera.
Contemporaneamente all'edizione inglese venne
pubblicata dalla stessa stamperia londinese di
Dixwell anche un'edizione in lingua francese,
testimoniando l'elevato interesse della Francia per
l'architettura dorica greca. In questo caso il
contributo di Soufflot sottolineato in prefazione
potrebbe essere stato evidenziato per accontentare
questo importante mercato europeo. Nel 1781 fu
pubblicata anche un'edizione in tedesco dalla casa
editrice Johann Jacob Stahel a Würzburg, tradotta
dallo storico Albrecht Heinrich Baumgärtner con le
illustrazioni riprodotte dall'incisore Johann Friedrich
Volckart.
Fig. 4. Thomas Major (1720-1799)
Frontespizio di The Ruins of Paestum, otherwise
Posidonia, in Magna Graecia, edizione James Dixwell,
Londra, 1768
Biblioteca Hertziana, Roma
Fig. 5. Antonio Joli (1700-1777)
“Stando sotto la porta della città di Paestum”, 1758
Olio su tela (103,5 x 131 cm)
Collezione privata, Londra
Dipinto commissionato da Sir James Gray,
ambasciatore britannico a Napoli dal 1753 al 1763,
presente a Paestum insieme a Joli.
Fig. 6. Thomas Major (1720-1799)
Dedica “A Sua Grazia George Duca di Montagu,
Marchese di Monthermer, Conte di Cardigan”
The Ruins of Paestum, otherwise Posidonia, in Magna
Graecia, edizione James Dixwell, Londra, 1768
Biblioteca Hertziana, Roma
Fig. 7. Sir William Beechey, R.A. (1753-1839)
Ritratto di George Brudenell, duca di Montagu, conte di
Cardigan
Indossa l'uniforme Windsor e il distintivo dell'Ordine
della Giarrettiera
Olio su tela (61,5 x 74 cm)
Collezione privata, Londra
6 7
5
I disegni preparatori
per “The Ruins of Paestum”
8
La fase che precede la realizzazione delle matrici di
stampa calcografica, con l'incisione delle lastre in
rame, è la preparazione dei disegni esecutivi su carta
che il maestro incisore dovrà trasferire sulla superficie
metallica.
Questi disegni, insieme a qualche variante delle tavole
e alcune stampe di prova con note di revisione, furono
acquistati dal famoso architetto inglese Sir John
Soane nel luglio 1825, e oggi sono conservati nel
museo londinese a lui dedicato, il Sir John Soane's
Museum, un archivio di numerosi disegni e una galleria
per la sua collezione d'arte, tra cui dipinti di
Hogarth, Turner e Canaletto.
Le annotazioni trascritte a matita e inchiostro colorato
sulle prime incisioni di prova riguardano correzioni
o aggiunte per le tavole definitive da stampare. Per
la presenza di alcune sigle su qualche nota si è ipotizzata
la presenza nel gruppo di lavoro degli architetti
inglesi Mylne e Riou, probabilmente impegnati nella
rappresentazione di alcune tavole tecniche e per la
quotatura dei disegni in diverse scale metriche: in
piedi inglesi (1 feet = 30,48 cm), in palmi napoletani
(1 palmo = 26,36 cm) e nell'antica unità di misura francese
espressa in “pieds de France” (1 pied = 32,50
cm) e del suo multiplo espresso in “toises”, pari a 6
piedi parigini (1,949 m) (fig. 24, 25, 26, 27, 28).
Tra questi disegni sono presenti anche una serie di piccoli
bozzetti per le varie figure, persone e animali,
inserite nella versione definitiva delle vedute. Interessante
è il disegno per la tavola II (fig. 31), una
copia a matita su carta da lucido del dipinto di Joli
della collezione Gray, su cui è riporta una griglia a
quadretti che ci svela il metodo di lavoro di Major
(fig. 8), comune a tutti gli artisti classici formati in
Accademia. Attraverso questa griglia, come il pittore
poteva trasferire le linee del disegno direttamente
sulla tela, rispettandone le proporzioni e se necessario
ingrandirlo, allo stesso modo l'incisore poteva trasferirlo,
capovolto, direttamente sulla lastra in rame.
9
6
Fig. 8. Thomas Major (1720-1799)
Disegno originale per la Tavola II, 1765-1767 ca.
Prospettiva generale da sud-ovest su carta da lucido
quadrettata per il trasferimento del disegno sulla lastra
in rame
Sir John Soane's Museum, Londra
Fig. 9. Thomas Major (1720-1799)
Tavola I di The Ruins of Paestum, 1768
Una vista generale della città in rovina di Paestum
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Da un dipinto di Antonio Joli
Biblioteca Hertziana, Roma
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Fig. 10. Thomas Major (1720-1799)
Tavola III di The Ruins of Paestum, 1768
Una veduta nord della città di Paestum, ripresa da sotto
la porta
(In realtà la vista è rivolta ad est)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Da un dipinto di Antonio Joli (Jolli pinx.)
Biblioteca Hertziana, Roma
12
Fig. 11. Thomas Major (1720-1799)
Disegno originale n. 3 per la Tavola III, 1765-1767 ca.
(Vista dalla porta di levante, Porta Sirena)
Sir John Soane's Museum, Londra
Fig. 12. Thomas Major (1720-1799)
Disegno originale n. 5 per la Tavola V, 1765-1767 ca.
(Una veduta della porta da fuori le mura)
Sir John Soane's Museum, Londra
Fig. 13. Thomas Major (1720-1799)
Tavola V di The Ruins of Paestum, 1768
Una veduta della porta da fuori le mura
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Biblioteca Hertziana, Roma
12
10
11
8
13
9
Fig. 14. Thomas Major (1720-1799)
Tavola IX di The Ruins of Paestum, 1768
Vista interna del Tempio esastilo periptero, preso da
Sud (Tempio di Nettuno)
(In realtà la vista è presa da ovest)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Biblioteca Hertziana, Roma
Fig. 15. Thomas Major (1720-1799)
Disegno originale n. 8 per la Tavola VII, 1765-1767 ca.
(Tempio di Nettuno visto da ovest)
Sir John Soane's Museum, Londra
Fig. 16. Thomas Major (1720-1799)
Incisione di prova V per la Tavola VII, 1765-1767 ca.
(Tempio di Nettuno visto da ovest)
Sir John Soane's Museum, Londra
Fig. 17. Thomas Major (1720-1799)
Tavola VII di The Ruins of Paestum, 1768
Vista interna del Tempio esastilo periptero, preso da
Sud (Tempio di Nettuno)
(In realtà la vista è presa da ovest)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Biblioteca Hertziana, Roma
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10
17
17
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Fig. 18. Thomas Major (1720-1799)
Disegno originale n. 20 per la Tavola XVI, 1765-1767
ca.
(Tempio di Cerere visto da est)
Sir John Soane's Museum, Londra
Fig. 19. Thomas Major (1720-1799)
Incisione di prova XI per la Tavola XIV, 1765-1767 ca.
(Tempio di Cerere visto da ovest)
Sir John Soane's Museum, Londra
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19
12
Fig. 20. Thomas Major (1720-1799)
Tavola XVI di The Ruins of Paestum, 1768
Vista interna del Tempio esastilo periptero, preso dal
Nord (Tempio di Cerere)
(In realtà la vista è presa da est)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Biblioteca Hertziana, Roma
20
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Fig. 21. Thomas Major (1720-1799)
Disegno originale n. 25 per la Tavola XIXA, 1765-1767
ca.
(Tempio di Hera o Basilica visto da est)
Sir John Soane's Museum, Londra
Fig. 22. Thomas Major (1720-1799)
Tavola XIXB di The Ruins of Paestum, 1768
Vista del Tempio pseudodiptero o Basilica, preso da
nord-ovest (Tempio di Hera)
(In realtà la vista è presa da nord-est)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Biblioteca Hertziana, Roma
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22
14
Fig. 23. Thomas Major (1720-1799)
Tavola XIXA di The Ruins of Paestum, 1768
Vista del Tempio pseudodiptero o Basilica, preso dal
Nord (Tempio di Hera)
(In realtà la vista è presa da est)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Disegno di Gaetano Magri
Biblioteca Hertziana, Roma
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Thomas Major (1720-1799)
Fig. 24. Disegno originale n. 11 per la Tavola X, 1765-
1767 ca.
(Prospetto ricostruito del Tempio di Nettuno)
Fig. 25. Disegno originale n. 12 per la Tavola XI, 1765-
1767 ca.
(Sezione del Tempio di Nettuno)
Fig. 26. Disegno originale n. 21 per la Tavola XVII,
1765-1767 ca.
(Prospetto ricostruito del Tempio di Cerere)
Fig. 27. Disegno originale n. 29 per la Tavola XXII,
1765-1767 ca.
(Prospetto ricostruito della Basilica - Tempio di Hera)
Fig. 28. Disegno originale n. 24 per la Tavola XVIII,
1765-1767 ca.
(Pianta della Basilica - Tempio di Hera)
Sir John Soane's Museum, Londra
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Fig. 29. Thomas Major (1720-1799)
Tavola XXIII di The Ruins of Paestum, 1768
Particolari architettonici con misure del tempio esastilo
periptero (La Basilica)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Biblioteca Hertziana, Roma
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31
Fig. 31. Thomas Major (1720-1799)
Tavola II di The Ruins of Paestum, 1768
Vista dei tre Templi, presi da Est
(In realtà la vista è presa da sud)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Da un dipinto di Antonio Joli (Jolli pinx.)
Biblioteca Hertziana, Roma
Riferimenti bibliografici:
Thomas Major, engraver to His Majesty (1720 - 1799), The
Ruins of Pæstum, otherwise Posidonia, in Magna Græcia, (Le
rovine di Paestum o di Poseidonia, in Magna Grecia), Printed by
James Dixwell, London, 1768
Sidney Lee, Thomas Major, in Dictionary of national biography,
Vol. 35, Smith, Elder, & Co, London, 1893
Eileen Harris, Nicholas Savage, British architectural books and
writers, 1556-1785, Cambridge University Press, 1990
Joselita Raspi Serra, Paestum idea e immagine: antologia di testi
critici e di immagini di Paestum 1750 - 1836, Panini Editore,
Modena, 1990
John Ingamells, Brinsley Ford, A Dictionary of British and Irish
Travellers in Italy, 1701-1800, Compiled from the Brinsley Ford
Archive, Yale University Press, London, 1997
Fig. 30. Thomas Major (1720-1799)
Tavola XXI di The Ruins of Paestum, 1768
Vista interna del tempio esastilo periptero o Basilica,
presa da nord
(In realtà la vista è presa da est)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Biblioteca Hertziana, Roma
Robin Middleton, Thomas Major (1720-1799), in The Mark J.
Millard Architectural collection, Volume II, National Gallery of
Art, Washington, 1998
Timothy Clayton, Anita McConnell, Thomas Major (1720-99),
in Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University
Press, 2008
Sigrid de Jong, Rediscovering architecture: Paestum in
eighteenth-century architectural experience and theory, Yale
University Press, 2015
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Nella seconda metà del Settecento l'Inghilterra prese
parte al rinnovato interesse per Paestum, l'antica
città della Magna Grecia con i suoi maestosi edifici
dorici, tanto che parte della storiografia attribuisce
alla letteratura inglese la “fortuna” europea del
sito. Protagonista è Thomas Major, incisore di Sua
Maestà Giorgio III, con il volume “The Ruins of Paestum”
pubblicato a Londra nel 1768, menzionato
come il primo studio che ha proposto un'ipotetica
ricostruzione degli antichi edifici. Corredato da un
ricco materiale illustrativo divenne noto a livello
internazionale, rimanendo per molti anni il punto di
riferimento per gli studiosi dell'antica colonia greca
di Poseidonia.
Immagine di copertina
Thomas Major (1720 - 1799)
Tavola VII di The Ruins of Paestum, 1768
Vista del Tempio esastilo periptero (Tempio di Nettuno)
Acquaforte (foglio 53,3 x 36,4 cm)
Biblioteca Hertziana, Roma
collana
I Quaderni dell’Arte
a cura di Costabile Cerone
Quaderno 15 - maggio 2021
Thomas Major
Le Rovine di Paestum a Londra
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