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Art&trA Rivista Apr/Mag 2021

Rivista d’arte, cultura e informazione

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2.0

acca InternatIonal srl

anno 13° - aprIle / maggIo 2021

92° Bimestrale di arte & cultura - € 3,50

speciale:

Carrà e Martini

mito, visione e invenzione

a cura di Silvana Gatti

D o m e n i c o

a s m o n e

c u m g r a n o s a l i s

Art&Vip

personaggio del mese:

Daniela Valenzi


Antonio Murgia

“joy of relationship” - 2016 - Mista su tela - cM 200 X 160


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“Giardino e angeli + luci + baci - Giorno di Pasqua” - 1984-85 - Olio su tela - cm 40 x 60

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n. 1294817

1ª di copertina: Domenico asmone

2ª di copertina: antonio murgia

courtesy: arte Investimenti - milano

3ª di copertina: patrizia almonti

4ª di copertina: elena modelli

copyright © 2013 acca InternatIonal s.r.l.

riproduzione vietata

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a p r I l e - m a g g I o 2 0 2 1

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Vincenzo Vanin. tra tradizione e modernità pag. 6

a cura di silvana gatti

carrà e martini. mito, visione e invenzione pag. 12

a cura di silvana gatti

maestri del XXI secolo (nicola samorì) pag. 32

a cura di marilena spataro

grandi mostre: nicola samorì. palazzo Fava, Bologna pag 42

di marilena spataro

Domenico asmone: cum grano salis pag. 18

a cura di giorgio Barassi

nicola morea: flow art pag. 22

a cura di giorgio Barassi

laboratorio acca.

asta di beneficenza per soleterre: un successo pag. 26

a cura della redazione

Fabio grassi. l’altrove e lo spazio pag. 28

a cura di giorgio Barassi

la Buona notizia. “cavallo e cavaliere” di Ugo guidi pag. 38

di marilena spataro

rosella giorgetti: i fantastici volti del colore pag. 48

a cura di giorgio Barassi

lovro artuković pag. 52

di svjetlana lipanović

art&Vip - protagonista del mese, Daniela Valenzi pag. 56

a cura della redazione

“Due minuti di arte” - David la chapelle pag. 60

di marco lovisco

“Dayderaming” - mostra collettiva di arte contemporanea pag. 64

di Francesca Bogliolo

les fleurs et les raisins. trasversali allegagioni d’arte pag. 70

a cura di alberto gross

I tesori del Borgo - pievafera pag. 74

a cura di sefora sanfilippo e osvaldo risiglione

Biografie d’artista (elena modelli) pag. 75

a cura di marilena spataro

art&events pag. 78

a cura della redazione

mostre d’arte in Italia e fuori confine pag. 96

a cura di silvana gatti

andrea manzitti. Isole, mappe e portolani pag. 104

a cura della redazione


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attività e d è a disposizione di chiunque voglia tenersi

aggiornato sul mon do dell’arte con una moltitu dine di

notizie che verranno continuamente pubblicate.


GIANMARIA

POTENZA

A dx: Grattacieli - Bronzo verniciato a fuoco h 370 cm, 2021

Sopra: Dettaglio Grattacieli

Foto: Mario Volani

www.gianmariapotenza.it



6

Vincenzo Vanin

Tra tradizione e modernità

a cura di Silvana Gatti

Mosaico su tavola - cm 60 x 50

Qualche anno fa ebbi l’occasione

fortunata di conoscere

Vincenzo Vanin, artista

di fama internazionale,

in occasione di una

rassegna svoltasi presso

le Ex-Scuderie delle Tesoriera a Torino.

Sempre affascinata dall’arte musiva della

basilica di San Marco a Venezia, legata

sia alle gusto occidentale dello stile

gotico sia alle influenze orientali bizantine,

e dai mosaici della basilica di Aquileia,

rimasi molto colpita nel vedere i

mosaici di grande dimensione di Vanin,

medium espressivo che ancora oggi rappresenta

la cifra stilistica con cui l’artista

esprime la sua creatività attraverso

un percorso imperniato sulla potenza

cromatica e gestuale, accostando un mestiere

antico ad uno stile totalmente moderno.

Un artista di questo calibro non

si improvvisa, ma nasce dalla lezione

dei maestri dell’Istituto Statale d’Arte di

Venezia, dagli insegnamenti di Angelo

Gatto fino alle esperienze accanto ad

Emilio Vedova.

Vincenzo Vanin nasce e trascorre l’infanzia

a Quinto di Treviso. Ancor adolescente

arriva a Venezia, dove frequenta

l’Istituto Statale D'Arte, dedicandosi

alla pittura e alla tecnica del mosaico

con il Prof. Gregorini. Nella città lagunare

conosce e frequenta Guerrino Bonaldo,

Candido Fior e Voltolina. Nei periodi

estivi per alcuni anni lavora assiduamente

assieme al Prof. Angelo Gatto

con il quale approfondisce lo studio dei

pigmenti, della materia cromatica e l’antica

tecnica del mosaico e del restauro.

Sono di questo periodo le prime esposizioni

di dipinti e di mosaici. Nel 1962

parte per il servizio militare e si arruola

nei corpo dei paracadutisti, attività che

asseconda il suo spirito avventuriero.

Congedatosi nel 1964, ritorna a collaborare

per un breve periodo con Angelo

Gatto, Guerrino Ronaldo e Agostino De

Lazzavi. In seguito vola in Canada. Nel

viaggio conosce l’Artista Rosemberg,

che lo invita in Florida per un possibile

lavoro di grandi dimensioni. Oltre oce-


“La Macchina del Tempo” - Mosaico - cm 100 x 80 Dipinto su cartoncino cm. 38 x 55

ano trascorre un periodo di grandi esperienze

e sacrifici dove svolge lavori pesanti

nel campo dell’edilizia. Decisivo

nella formazione del suo carattere forte

anche il periodo trascorso nei campi indiani

ad Espanola, nel nord Canada. Nel

1965 fonda a Toronto lo studio Church

Art Studio dando inizio ad un percorso

intenso di opere religiose e pubbliche

con grandi mosaici murali, tra i quali si

segnalano: Chiesa di S. Mary, S. Aphonsus,

S. Pio X, edificio la Rotonda, scuole

di Ciatam Ont., scuole di Blenhem Ont.

Sono musaici murali dall’originale elaborazione

formale, che rappresentano

una rielaborazione del tutto originale

della pratica appartenuta al mondo classico

romano e paleocristiano. I luminosi

fondi oro conferiscono alle sue opere

un’atmosfera mistica e spirituale. Con il

Prof. Bardin ha fondato il Club del S.

Marco veneto a Toronto, attualmente il

più importante club Italiano in Ontario.

Si iscrive al Ryerson Polytechnical Institute

ad Architettura, progettando anche

qualche piccola struttura a Toronto.

Nel 1973 ritorna in Italia dove lavora

come progettista meccanico presso una

azienda metalmeccanica, dimostrando la

versatilità del suo forte carattere. Nel

1975 frequenta l’Accademia di belle Arti

di Venezia con il Maestro Emilio Vedova,

periodo in cui crea le due pale

d’Altare nella Chiesa di Fagaré della

Battaglia (TV), il mosaico del Battistero

e il lunotto della porta centrale nella

Chiesa di Roncadelle (TV). Il Maestro

Emilio Vedova suscita in Vanin l’interesse

per I'arte informale, indirizzando

la sua ricerca verso la spazialità dinamica

e la gestualità. Inizia per l’artista un

lungo percorso di mostre che portano le

sue opere in varie parti del mondo. Sono

opere che sorprendentemente uniscono

la lezione degli antichi maestri musivi al

dinamismo delle opere di Emilio Vedova

e dei Futuristi. Così come il futurismo

costruttivo di Depero e Balla

guardava oltre l’universo, allo stesso

modo Vanin va alla ricerca dell’infinito,

come si vede in alcune sue opere che


8

“Teletrasporto” – Mosaico - cm 80 x 100 “La caduta degli dei” – Mosaico - cm 70 x 80

raffigurano spirali multicolori proiettate

in un viaggio ideale. Basta osservare

“Teletrasporto”, mosaico in cui

una spirale dorata sembra essere la

spinta propulsiva di una navicella spaziale

a forma di piramide, elemento

iconico che unisce la millenaria arte

egizia con il nostro presente in cui la

velocità delle comunicazioni ha raggiunto

livelli un tempo impensabili.

“La caduta degli dei” raffigura ali angeliche

multicolori che muovendosi

nello spazio del supporto evocano il

sogno di ogni uomo, quello del volo,

emozione provata dall’artista durante

il suo periodo da paracadutista.

L’arte di Vincenzo Vanin, nel tempo, si

è mossa dalla pittura ai mosaici con risultati

lusinghieri, tecniche differenti

ma accomunate dalla volontà di spaziare

nello spettro dei colori, della luminosità,

delle linee e delle libere astrazioni,

rispecchiando una forte personalità

che continuamente si spinge verso

nuovi orizzonti, come dimostra il dinamismo

delle sue creazioni. Personaggio

dal carattere aperto e cordiale, Vanin

lavora incessantemente spinto dalla

passione che cancella ogni sensazione

di stanchezza. “Scegli il lavoro che ami

e non lavorerai neppure un giorno in

tutta la tua vita” scriveva il filosofo cinese

Confucio, ed osservando l’artista

al lavoro si può dire che mai aneddoto

fu più azzeccato.

I suoi lavori vengono apprezzati a

New York, San Francisco, Tokyo, Shanghai,

Canada, Austria, Germania, Luxemburgo,

Museo Zilina (Slovakia),

Scuderie Quirinale (Roma), Museo Canova

(TV), Praha (SK), Museo Ca da

Noal (TV), Villa Naz. Pisani (VE). Per

dirlo con le parole di Simon Benetton,

i mosaici di Vanin sembrano composti

da “linee lanciate nello spazio” che rivelano

“l'emergere del pensiero e la dinamica

della spazialità”. Molto interessanti

sono i mosaici a tema spaziale,

“L’Astronave”, “Le Galassie”, “La Macchina

del Tempo”, immagini che immergono

il fruitore in un viaggio spa-


“Sogno d’estate” – Mosaico su legno - cm 50 x 25

zio-temporale multicolore. Le linee di

fuga, le volute, le spirali, la prospettiva

dinamica sono caratteristiche tipiche

delle opere di Vanin, che siano mosaici

o dipinti, frutto di studi di prospettiva

e teoria delle ombre. Mentre i mosaici

seguono un disegno geometrico, a differenza

dei dipinti dichiaratamente informali,

in entrambi é riscontrabile l’eleganza

del segno, netto, dinamico, e-

seguito di getto. Per quanto riguarda le

scelte cromatiche, Vanin predilige i colori

puri, il giallo, il rosso, il blu, mentre

il bianco e il nero hanno funzione

di sottolineature. Come ha rilevato Simon

Benetton, i mosaici di Vanin rivelano

“intuizioni di risonanza scultorea”;

infatti le opere appaiono plastiche,

nella loro pluridimensionalità dinamica.

L’artista è stato apprezzato anche da

Marco Goldin, che ha sottolineato come

“negli artisti veri non è infrequente

una coincidenza quasi totale tra vita e

arte, nel senso che l’arte non si pone

come un racconto artefatto di esperienze

inesistenti (anche a livello onirico o

sensoriale) bensì come trasposizione

simbolica di dati reali”.

Vincenzo Vanin tiene da diversi anni

corsi di laboratorio sulla tecnica del

mosaico in varie parti d'Italia organizzando

incontri e periodiche esposizioni.

Attualmente la sua attività continua

all'estero con uno stretto rapporto con

importanti Artisti, tra i quali: Ferro-

Kral, Alex Minarcic, Milan Mazur.

Vincenzo Vanin vive e lavora a Paese

in via Benedetto Croce N°3 (TV).

L’epidemia da coronavirus rende incerta

la programmazione delle sue prossime

mostre, previste presso la Galleria

Pezzoli in via Mazzini 39 a Clusone, in

provincia di Bergamo, ed al Museo Archeologico

Nazionale di Sarsina in via

Cesio Sabino 38, in provincia di Forlì-

Cesena. Per le date delle mostre si rimanda

pertanto ai motori di ricerca

web che sapranno rispondere alle domande

degli amatori.


10 22

12 22 10

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“Anima Mundi” - - 2017 - - tecnica mista su su tela - - cm cm 80x80

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12

CARRà e MARTINI

Mito, visione e invenzione

L’opera grafica

13 Giugno - 3 Ottobre 2021

Museo del Paesaggio, Verbania

A cura di Silvana Gatti

Lapprossimarsi dell’estate vede la

riapertura della stagione espositiva

del Museo del Paesaggio di Verbania,

presso gli spazi di Palazzo Viani

Dugnani, sabato 12 giugno alle

ore 11.30.

Il Museo del Paesaggio riparte con la mostra

Carrà e Martini. Mito, visione e invenzione.

L’opera grafica con opere provenienti dalla

collezione del Museo e da una collezione privata

milanese, a cura di Elena Pontiggia e di Federica

Rabai, direttrice artistica e conservatrice

del Museo.

L’esposizione annovera oltre 90 opere, la maggior

parte di grafica, di due grandi artisti del Novecento

italiano che si sono affermati per aver

rinnovato il linguaggio della pittura e della scultura.

Completa il percorso dedicato al mito e alla

visione una serie di sculture di Arturo Martini,

presentate accanto ai bozzetti, ai disegni e

alle incisioni.

Carlo Carrà (Quargnento, Alessandria, 1881 –

Milano, 1966) lasciò la casa paterna sin da imberbe,

facendo il decoratore per guadagnarsi da

vivere, sino all’età di 23 anni. Nel 1904 entrò a

Brera alla scuola di Cesare Tallone, e partecipò

attivamente ai movimenti che rivoluzionarono

la pittura nel primo ventennio del 1900. Le sue

opere sono contrarie all’accademismo e si discostano

dalla pittura ottocentesca, indirizzandosi

verso i valori primitivi ed essenziali della

pittura. A Milano Carrà è stato tra i firmatari del

manifesto futurista (20 febbraio 1909) ed ha

partecipato attivamente ai movimenti del gruppo.

Le sue opere futuriste si affiancano a quelle

di Boccioni. Tra il 1911 e il 1914 ha viaggiato

a Parigi, dove ha conosciuto Picasso, Braque,

Apollinaire. Tornato in Italia nel 1915 ha conosciuto

anche De Chirico, ed è stato anche scrittore

e critico d’arte. Nel 1948, 1950 e 1952 ha

partecipato alle Biennali veneziane ed a numerose

mostre anche all’estero.

Al museo di Verbania sono esposte una cin-

Carlo Carrà - “Il poeta folle” - 1916-1949 - litografia su zinco - cm 35,5x25


Carlo Carrà

“L’ovale delle apparizioni”

1918-1952

litografia a sei colori su zinco

cm 68x46,8

Carlo Carrà - “La casa dell’amore II o Interno o La massaia”

1924 - acquaforte su rame - cm 30,4x21,8

quantina di opere tra acqueforti e litografie

a colori, che documentano

le varie fasi del percorso artistico di

Carrà fatto di una pluralità di stili

che si compenetrano l’un l’altro. Si

parte dai paesaggi dei primi anni

venti, eseguiti con un disegno essenziale

come in Case a Belgirate (1922),

per continuare con la suggestiva Casa

dell’amore (1922), che denota come

l’opera di Carrà deriva da una

profonda meditazione, oltre che dalla

forte volontà di autonomia artistica,

che ben si estrinseca in una

frase da lui scritta riferendosi al

1922, anno che «segna la mia ferma

decisione di non accompagnarmi più

ad altri, ma essere soltanto me stesso».

Esposte anche immagini visionarie

realizzate nel 1944 per un’edizione

di Rimbaud, in cui Carrà, negli

anni della seconda guerra mondiale,

raffigura angeli, demoni, creature

mitologiche e figure realistiche,

immagini di morte ma anche di speranza,

come Angelo (1944). Fin dagli

esordi, Carrà si serve dell’incisione

per reinterpretare con acqueforti

e litografie i suoi più importanti

capolavori, dalla Simultaneità futurista

alle Figlie di Loth, dall’Ovale

delle apparizioni di evidente stampo

dechirichiano al Poeta folle. In quest’ultima

opera litografica, nella parte

centrale della composizione è raffigurata

una figura di profilo che si

muove verso sinistra all’interno di

uno spazio spoglio. Le zone in ombra

sono rese con tratti incrociati e

scomposti che danno un certo dinamismo

alla figura, evocando lo stile

futurista. La figura è stilizzata e raffigura

un poeta con un libro in mano,

vestito in maniera classica. Le

linee sono piuttosto marcate ed i

contrasti chiaroscurali molto netti.

Spezza l’atmosfera metafisica un

vaso con una pianta, sullo sfondo a

sinistra.

Le prime incisioni di Carrà risalgono

al 1922-1923 e sono tutte acqueforti,

fatta eccezione per la litografia

I saltimbanchi, eseguita per

una cartella edita a Weimar dal Bau-


14

Carlo Carrà - “Gli amanti”

1927 - acquaforte–acquatinta su rame - cm24,7x33,9

haus. Dal 1924 l’artista si dedicò sistematicamente

all’incisione, grazie agli insegnamenti

di Giuseppe Guidi, «il Dio

del fuoco» come amava definirlo Gabriele

D’Annunzio, che quell’anno aveva

aperto un laboratorio calcografico nella

sua stessa casa, in via Vivaio 16 a Milano.

Giuseppe Guidi nacque a Castel Bolognese

nel 1881 e, durante e dopo il primo

conflitto mondiale, fu un noto pittore,

incisore, ceramista e rinnovatore della

pittura a smalto su metalli , raggiungendo

una certa fama non solo a Milano, dove

abitava e lavorava, ma in tutto il Nord

Italia. Sono di questo periodo le trentatré

acqueforti di Carlo Carrà con la stampa

dei rami che aveva inciso, ma non impresso,

nel biennio precedente. Il segno

di Carrà è sintetico, duro, e si riflette anche

nel paesaggio che lo attrae particolarmente.

Fin dagli inizi, però, l’incisione

serviva a Carrà anche per rielaborare o-

pere precedenti. Questa fervida stagione

iniziale ha un’appendice nel 1927-1928,

quando Carrà, che in quel periodo aderisce

al gruppo del “Selvaggio” (la rivista

toscana animata da Maccari, a cui sono

vicini Soffici, Rosai, Morandi e altri artisti)

esegue litografie e acqueforti caratterizzate

da un linguaggio più vicino alla

pittura.

Carrà torna a dedicarsi alla grafica nel

1944, dopo un intervallo di sedici anni

dalle ultime incisioni. Mentre negli anni

Venti si era dedicato soprattutto all’acquaforte,

ora si dedica alla litografia in

bianco e nero e a colori.

Nel 1944 pubblica la cartella Segreti, in

cui il lago di Como, visto da Corenno Plinio

dove l’artista era sfollato nel 1943, è

raffigurato in un’atmosfera irreale. Nello

stesso anno esegue dodici tavole per Versi

e prose di Rimbaud, dove raffigura angeli,

demoni e segni di morte, influenzato

dal tragico momento storico. Nel 1947 illustra

L’Après-midi et le Monologue d’un

Faune di Mallarmé, tradotto da Ungaretti.

A partire dal 1949, ormai alla soglia dei

settant’anni, ripensa sistematicamente alla

propria opera. Nella cartella Carrà

1912-1921 (Venezia 1950) e nei due album

Carrà n. 1 e n. 2 dei primi anni Sessanta

riprende opere del periodo futurista,

primitivista e metafisico.

Arturo Martini (Treviso, 1889 - Milano,

1947) ha iniziato a lavorare a soli dodici

anni presso l’orafo Schiesari, per poi diventare

apprendista presso la fabbrica di

ceramiche Sebellin. Ha intrapreso in seguito,

sempre a Treviso, il tirocinio di

scultore presso il Carlini, per poi proseguire

a Venezia presso Urbano Nono. Nel

1909 si reca a Monaco di Baviera dove


Arturo Martini - L’attesa” - 1935

pirografia su linoleum o celluloide - cm 17,5x15,3 su carta di cm 35x25

frequenta la scuola di Adolf von Hildebrand.

A Parigi, tra il 1911 e il 1912 è attratto

da Malloil. Affermato scultore, nell’ultimo

periodo della sua vita scrive “La

scultura lingua morta” (Venezia 1945),

dove denuncia l’insufficienza della scultura

come espressione artistica. Poco prima

di morire si dedica alla pittura, cercando

di raggiungere una maggiore immediatezza

espressiva, accettando la sfida

di una tecnica del tutto nuova. Nonostante

da ragazzo avesse eseguito disegni,

incisioni e anche qualche quadro,

questo non era sufficiente a dargli la padronanza

del mestiere e nelle sue lettere

alla moglie Brigida esprime tutte le sue

ansie, insieme alle sue speranze. “Non

mollo l’osso, devo spuntarla, deve nascere

la mia pittura” le scrive e più tardi:

“Mi par d'aver trovato con questa nuova

speranza la vita, perché di scultura non

ne potevo più, ero nauseato”.

In autunno, da Vago di Lavagno, nel Veronese

scrive: “Spero [...] poter dipingere

dal vero i paesaggi che mi stanno attorno.

Domani mi proverò ad uscire con una

cassetta di colori, vedremo se capirò qualche

cosa, però nella peggiore delle ipotesi

studierò dal vero, sfogherò un desiderio

che da tanto tempo avevo”.

Il 17 febbraio 1940 alla Galleria Barbaroux

di Milano, veniva inaugurata la prima

mostra di pittura di Arturo Martini,

con ventitré quadri eseguiti nel 1939 tra

Vago, Burano e Milano. Fu un successo

di pubblico e di critica.

Una quarantina le opere di Arturo Martini

esposte a Verbania, comprese tra il 1921

e il 1945 coprendo tutta la carriera dell’artista,

a partire dal lavoro a matita su

carta Il circo del 1921 circa, importante

disegno del periodo di adesione ai “Valori

plastici” quando Martini era molto

vicino a Carrà ed alla metafisica. Segue

Carnevale del 1924, incisione pubblicata

sulla rivista “Galleria”. Interessante è il

Suonatore di Liuto del 1929, prima opera

donata da Martini a Egle Rosmini al momento

della loro conoscenza, con la dedica.

Importante poi il ciclo di incisioni

eseguite a Blevio nell’estate del 1935 su

soggetti già trattati anche in scultura -

come L’Attesa e Ratto delle Sabine - o

già presenti in altre incisioni precedenti -

come L’uragano; si prosegue con Il fabbro

e Il Samaritano che sembra partecipare

anche fisicamente al dolore del

corpo vulnerato del povero. Nel 1942

esegue 11 disegni preparatori - tutti esposti

- del Viaggio d’Europa per l’illustrazione

dell’omonimo racconto di Massimo

Bontempelli. Del 1944-45 sono il

gruppo di incisioni predisposte da Mar-


16

Arturo Martini - “La famiglia degli acrobati”

1936-37 - gesso originale - cm 38x21x34

Arturo Martini - “Testa di ragazza”

1947 - terracotta chiara - cm 35x27x35

tini per l’illustrazione della traduzione

italiana dell’Odissea a cura di Leone Traverso,

poi non pubblicata. Eseguite a Venezia,

rivelano la versatilità della fantasia

martiniana tesa a sperimentare materiali

e linguaggi poveri, al limite tra immagine

e pura suggestione timbrica. Pubblicate

postume soltanto nel 1960 sono

tra le prove più convincenti della grafica

martiniana.

Accanto a queste prove dell’artista, spiccano

le dieci sculture qui esposte che testimoniano

la padronanza tecnica raggiunta

da Martini nella scultura. Molto

interessante La famiglia degli acrobati,

con tre atleti nudi che sembrano sfidare

la legge di gravità grazie allo spirito ginnico,

a cui si aggiunge la vitalità leggermente

erotica suggerita dalla posizione

della donna. Adamo ed Eva è un’altra

scultura di Martini ricca di pathos, con

Adamo che stringe a sé Eva in senso di

protezione; i due, accomunati dal castigo

divino, fuggono insieme dal paradiso terrestre

ma rimangono uniti pur nella cattiva

sorte. Molto bella la Testa di ragazza,

una delle ultime sculture eseguite dall’artista,

la cui fisionomia disorientata, con

la bocca socchiusa e lo sguardo stupefatto,

conferisce alla figura un’aria misteriosa

e metafisica. La mostra si chiude

con tre tele: Sansone e Dalila, La siesta e

Paesaggio verde per rafforzare il tema

della differenza tra disegno e realizzazione

finale delle opere, pezzi unici di

grande valore storico e artistico.

Una mostra di sicuro interesse da non

perdere, da visitare nell’ambito di una

piacevole giornata da trascorrere sulle

sponde del pittoresco lago Maggiore.

INFORMAZIONI

Mostra:

“Carrà e Martini. Mito, visione e invenzione.

L’opera grafica”

Sede espositiva: Museo del Paesaggio Palazzo

Viani Dugnani,

Via Ruga 44 – Verbania Pallanza

Periodo di apertura:

13 giugno – 3 ottobre 2021

Inaugurazione: sabato 12 giugno ore 11.30

Orari: da martedì a venerdì dalle 10.00 alle

18.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle

19.00. Lunedi chiuso.

Ingresso Intero 5€, Ridotto 3€ (il biglietto

dà diritto alla visita della mostra, della pinacoteca

e della gipsoteca Troubetzkoy)

Per informazioni

Museo del Paesaggio - Tel +39 0323 557116

segreteria@museodelpaesaggio.it

Catalogo: Edito dal Museo del Paesaggio


Lucia Arcelli

Senza titolo - 2020 - Acrilico su tela - cm 50 x 70

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


18

Domenico Asmone:

cum grano salis.

a cura di Giorgio Barassi

“La scienza non serve che a verificare

le scoperte dell'istinto.”

Jean Cocteau

Sono passati diversi anni da

quando si è cominciato a

dire della combinazione di

fatti emozionali, istintivi e

casuali combinati con la ricerca

e le sacre regole nella pittura di Domenico

Asmone. Se l’istinto si è manifestato

nella materia delle sue opere, la

nozione scientifica è parimenti viva e osservata

in tutto il suo lavoro. Che si dica

delle sue tele che grondano colore o lo sostengono

nella sua pienezza, o delle sue

sculture che sono autentiche rivelazioni

dell’interiore, le due componenti sono

evidenti e fanno strada per capire l’attività

di un artista quieto e moderato nella

vita quanto esplosivo e multiforme nell’ingegno

pittorico.

Asmone non ha mai pensato di assoggettare

completamente l’istinto dell’artista

alle norme scientifiche come le teorie di

Itten. Semmai ha cercato di violare il

meno possibile certi dettati, proseguendo

su un cammino fatto di insistente ricerca

sul colore e sulla materia, ponendosi come

fosse egli stesso il fruitore delle sue

opere, che analizza e giudica severamente,

prima di licenziarle verso il mercato.

Che il Dottor Johannes Itten, pittore, designer

e scrittore svizzero sia stato uno

dei cardini del cammino artistico di Asmone,

è ben chiaro. Il farbkreis di Itten, quel

cerchio di colori che è teorema da sessanta

anni, è stato oggetto di studi diligenti,

e il derivato nelle opere di Domenico

Asmone è sempre combinato con un

primario ed irrefrenabile istinto: saper

porre la pittura come anima, indagine e

lavoro accorto.

“…Solo a chi lo ama il colore manifesta

tutta la sua bellezza e la propria intima

essenza. Può essere usato da chiunque

ma solo a chi lo adora appassionatamente

svela il suo profondissimo

mistero…”.

Itten così diceva. Ed effettivamente l’amore

di Asmone per il colore viene fuori


in ognuna delle sue opere, il suo esprimersi

ha dentro la forza di colori acquisiti

nelle vedute di superficie della sua città

di origine, Reggio Calabria, ma ha anche

quella misteriosa forza degli abissi nel

mare che fu il protagonista delle scene in

cui enormi navi di legno solcavano quelle

stesse acque portando merci ovunque.

Quelle luci abbacinanti dei pomeriggi nella

punta d’Italia e insieme quei toni da

tinte di montagna o di campagne dolci

sono dotazione naturale, primaria energia

del dipingere di un artista che sa dove

vuole andare e lo sa talmente bene da

portarci dentro le sue operazioni artistiche

che hanno il senso del coinvolgente

e del passionale, perché a quei colori, alla

loro efficacia, Asmone è devoto. Cosa

avrà maggiormente contato, nella costruzione

delle sue opere? L’istinto del pittore

informale o la ragione dello studioso accorto?

Viene naturale rispondere che la

mescola è combinata e quasi congenita,

originata in una sola, unitaria soluzione.

Preferiamo pensare che un po’ di più conti

l’irrazionale ma non confusionario senso

del casuale, che finisce per combinarsi

perfettamente con la severità degli studi.

Asmone viene da una terra che fu protagonista

di una grandiosa civiltà, quella

Magna Grecia che in Règhion, la attuale

Reggio aveva un importantissimo avamposto

marittimo. Dalla Grecia arrivarono

lì gli artisti della terracotta, quelli che davano

corpo ai crateri a campana, alle anfore

dipinte dai Calcidiesi giunti dalla

madrepatria. Quel decorare ma anche

quel modellare sono nella sua dotazione

genetica, e Domenico vi aggiunge un senso

di mistero e insieme di gioia creativa

che non sfugge all’occhio attento. Solo

apparentemente amorfe, le sue sculture

richiamano gli anfratti degli scogli sotto

il mare, hanno gli aspetti del magma e

degli angusti spazi in cui girano indisturbate

le acque degli abissi. Ma hanno i colori

sfolgoranti del Sud, l’aspetto trionfale

di un trofeo e l’affascinante aria di opere

che hanno tutto per rimanere trionfali

nelle belle collezioni. Le sue ultime crea-


20

zioni, invero, combinano le forme a lui

più consone con gli antichi fregi dei palazzi

nobiliari e delle chiese toscane, un

omaggio al luogo in cui, da anni, vive ed

opera.

Nelle espressioni pittoriche, nelle sue

tele, Asmone riversa ancor più quel dato

emozionale che è alla base della sua ricerca

creativa. Una accelerazione sulle

tinte, una insistenza sulla materia perché

sia netto e deciso il rapporto tra la sua

anima e le regole del buon dipingere.

Fosse stato un poeta, sarebbe stato un romantico

nel senso più stretto del termine.

Un rimatore costretto dalla metrica a limitare

e smussare le parole. Uno di quelli

che trovavano inibente il dover rispondere

alle leggi della poesia, tanto era

l’impeto del voler dichiarare i sentimenti.

Ma Asmone sa che i suoi studi sono

faro ed approdo, pur non rinunciando

alla esecuzione abbondante, alla sottolineatura

del colore, a volte a dipinti che

hanno una stesura monocroma iniziale,

salvo inserimenti, puntuali e gradevoli,

di altri toni e di abbondanza cromatica e

materica. Dipinti come racconti, come

diari di un’anima piena di cromie non infinite,

non illimitate, ma assolute e sonanti.

Nelle grandi dimensioni il suo

lavoro diventa protagonista assoluto non

a causa del formato, ma per effetto della

azzeccata combinazione di colore e corpo

della stesura, e allora ci si può beare

di ogni angolo di un suo quadro ogni

volta che lo si osserva con attenzione.

Magari scoprendo ulteriori valori di intensità

e qualità che sfuggono al fatto descrittivo

ma non alla percezione emozionale.

Può darsi, più semplicemente, che A-

smone abbia dato a qualche sua opera un

tono maggiormente tendente alla casualità,

ma la serietà con cui persegue i suoi

obiettivi lascia pensare che la causalità

non potrà mai avere importanza minore

nel suo comporre. Perché la sua voce di

artista non è un urlo, né una esibizione

sfrontata. Nulla, nel suo essere artista, è

dislocato dalla scienza né mai prescinde

dall’istinto. A lui interessa dipingere e

creare sculture, pennellata dopo pennellata,

modellatura dopo modellatura.

Cum grano salis.

Giorgio Barassi


Maurizio Baiocchini

“Nello studio del Re” - 2020 - Olio su tela - cm 95 x 115

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


22 22

Nicola Morea:

flow art

a cura di Giorgio Barassi

Di solito l’istinto ti dice quel che devi fare

molto prima di quanto occorra

alla tua mente per capirlo.

(Edmund Burke)

Capiamoci subito: nella storia

di Nicola Morea non è

solo l’istinto a farla da protagonista.

Né sarebbe giusto

riferire solamente del

suo approdo alla Flow Art. Il suo è un

percorso complesso, che viaggia appaiato

ad epoche e sconvolgimenti sociali, figlio

di una gran dose di ricerca e di continui

richiami al colore inteso come essenza

primaria, imprescindibile. Da quando si

è cominciata a conoscere la consistenza

del pensiero Flow (perché non si può parlarne

solo a proposito di pittura) sono

passati alcuni anni, ma la pienezza di quel

modo si esprimersi è stata colta da Morea

in maniera puntuale, e le variazioni sul

tema si sono dipanate in mille esperimenti,

soluzioni, concetti che hanno animato

la sua ultima produzione.

La presenza di Morea nella pittura ha attraversato

fasi importanti, dalle quali

emerge una forte adesione al concetto di

colore protagonista, ma la sua reale attitudine

è quella di confrontare la propria

creatività con più piani di visione, partendo

da intuizioni raffinate quanto istintive

per poi perfezionarne la direzione.

Non è un mistero il fatto che nella sua

formazione umana abbia contato il calcio,

sissignori. L’arte pedatoria, per quelli che

hanno portato l’istinto fanciullesco delle

partitelle nei campi polverosi fino ad un

certo professionismo, come è stato per

Morea, ha svelato, in molti casi, la reale

condizione del temperamento e permesso,

con gli allenamenti e l’applicazione,

un miglioramento. Di fatto, però,

ogni calciatore “nasce” per un ruolo, vi è

sospinto da condizioni diverse, anche caratteriali.

Perciò Morea, centrocampista


dai piedi buoni, ha nel sangue quella condizione

necessaria per fabbricare il gioco,

conosce limiti e dotazione dei compagni

di squadra e può dominare l’istinto in nome

di un lancio illuminante, di una sterzata

imprevedibile, di un movimento che

invita a seguirlo. Nondimeno tiene alla

spettacolarità e sa che chi guarda ha tutti

i diritti di reclamare quanto il dovere di

applaudire alla giusta giocata.

Perciò la stesura, che a molti pare casuale,

dei colori sula tela posta in orizzontale,

segue una direzione imposta dalla

abilità dell’artista, che non ha i mezzi

convenzionali per esprimersi, ma orienta

quei flussi (flow in inglese vuol dire proprio

“flusso”) di tinte in ragione del proprio

istinto espressivo, miscelando la

scelta ragionata ad una ampia libertà e-

spressiva. Così ampia da invadere la tela

ed i suoi lati esterni. Così adattabile da

aver avuto applicazione su formati ridotti

e grandi dimensioni con la medesima efficacia.

Una soluzione ardua e fantasiosa.

Come quella che il calciatore con ottima

tecnica trova per mettere il compagno di

squadra nelle condizioni migliori per concludere.

Il pensiero di Nicola Morea è allineato a

quello del filosofo e sociologo polacco

Zygmunt Bauman, che per primo ci ha

parlato di società liquida e solida, della

dannazione di essere diventati da produttori

semplici consumatori, di rischi della

globalizzazione ed industria della paura.

Bauman ci ha parlato di una società consumistica

superata dalle sue stesse invenzioni,

non più in grado di controllare ed

amministrare quanto produce, ma solo in

grado di praticare un triste usa-e-getta.


24

In ciò, l’efficacia della pittura di Morea

è esemplare, perché quelle ondate di

colore, che paiono indisciplinatamente

sistemate sulla tela, raffigurano filosoficamente

una entità di informazioni e

dati talmente enorme da rischiare di travolgerci.

E così, amaramente è stato.

Ma la pittura, per Morea, è narrazione,

è istinto e ragionamento profondo. E

perciò il risultato è decisamente notevole.

Perché seppur legato a principi filosofici

così drammaticamente intensi,

la bellezza dell’opera rimane e la fa da

padrone. Perché in Morea la tendenza

alla espressione è un dovere uguale a

quello del mostrare contenuti raffinati,

mai ovvi. Riesce a farlo nelle campiture

monocrome come nella associazione

tra colori apparentemente diseguali per

efficacia, lo fa nella misura più contenuta

e negli ampi formati. Perciò il suo

pensiero, la sua unità concettuale è sempre

un richiamo, un’esca, in invito al

pensiero di chi osserva. E quel pensiero

diventa spesso liberatorio e liberante,

perché nella ampiezza del suo dipingere

è contenuta quella che nel football chiamano

“visione di gioco”. Morea legge

noi, la società, i fatti della storia. E tutto

diventa un allegro magma di tinte dalla

sorprendente efficacia.

Nello scrivere di Nicola Morea oggi,

sfugge il Morea di ieri, quello delle

esperienze figurative e poi pop, quello

di una fortunata mostra negli Stati Uniti

e di mille altre avventure, eventi, grandi

mostre ovunque ci sia stato un pubblico

accorto. Operazioni artistiche di tutto rispetto.

Ma Morea sa bene che il suo

pensiero, in pittura, è come un lancio di

trenta metri verso una zona del campo

in cui pare che nessuno arrivi. Pare.

Perché chi sa seguirlo sa altrettanto bene

dove deve andare a correre.

È così che si manifestano i campioni.


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26

laBoratorIo acca,

asta di beneficenza

per soleterre:

un gran successo!

a cura della redazione

Ha vinto il gran cuore degli

italiani e degli artisti. Domenica

25 aprile 2021,

come tutte le domeniche

è andata in onda la rubrica

Laboratorio Acca, grande vetrina

televisiva per gli artisti. Si trattava di

una puntata unica e speciale: all’ asta a

libera offerta sono andate le opere degli

artisti di Laboratorio Acca che hanno

aderito all’iniziativa e l’intero incasso

è stato devoluto a Soleterre.

L’organizzazione Soleterre aiuta i piccoli

malati di cancro e le loro famiglie,

migliora diagnosi e terapie mediche, si

occupa del benessere emotivo, psicologico

e relazionale dei piccoli malati oncologici

in Italia e nel mondo.

Laboratorio Acca ha preparato con Soleterre

ed Arte Investimenti un evento

che si è rivelato di successo, grazie all’impegno

di tutti. È giusto ringraziare

il Presidente di Soleterre Prof. Damiano

Rizzi, i suoi collaboratori Federica

Villa ed Aldo Velardi e la direzione di

Arte Investimenti che ha partecipato

non solo come casa ospitante l’evento,

ma con la attiva presenza in studio del

C.E.O. Gabriele Boni e di Franco Boni

che hanno contribuito decisivamente

alla riuscita dell’iniziativa.

Gabriele e Franco hanno affiancato per

l’occasione la squadra di Laboratorio

Acca, composta dai tecnici di regia e

camera Carmelo Ferrara e Federico

Quartiroli, impegnati a dare il massimo

più di sempre, dalla solerte centralinista

Alessandra Pizzioli e dai due collaudati

conduttori Giorgio Barassi e Roberto

Sparaci. Durante la serata, in collegamento

video è stato presente il Presidente

Rizzi e Natasha Stefanenko, bellissima

testimonial di Soleterre, ha inviato

un videomessaggio di incoraggiamento

ben accolto dagli spettatori.

Il grazie più sentito va al pubblico, che

ha capito quanto importante fosse aiutare

i piccoli in difficoltà ed ha letteralmente

preso d’assalto i centralini per

aggiudicarsi le opere che sono state tutte

assegnate. Un’esperienza emozionante

che laboratorio Acca intende ripetere,

dato il successo che ha consentito

di devolvere una somma a favore

dei nobili scopi della organizzazione

Soleterre.

La sensibilità degli artisti che hanno deciso

di donare le loro opere ci aiuta ad

offrirvi sempre maggior qualità, tutte le

domeniche sera.

In una sola parola...

GRAZIE


LABORATORIO ACCA

Tutte le domeniche alle 21.30

Can. 868 Sky e 123 DTT

Arte Investimenti TV

Per rivedere tutte le puntate:

www.accainarte.it o YouTube

canale Laboratorio Acca.

Contatti:

giorgio.barassi@arteinvestimenti.it

oppure galleriaesserre@gmail.com

Tel. 329.4681684 / 347.4590939

https://soleterre.org/

La domenica in tv con Laboratorio Acca: una nuova finestra sul mondo dell’Arte.


28

Fabio Grassi.

L’altrove e lo spazio.

di Giorgio Barassi

Una linea è un punto che è andato

a fare una passeggiata.

(Paul Klee)

Fabio Grassi ha le caratteristiche

del pittore antico, ma il

suo presente è già futuro.

Nella sua pittura il riscontro

non è solo in quello che molti

gradiscono, come i colori è le

forme. È soprattutto nel contenuto, che sa

di sperimentazioni e vicende vissute continuando

a creare e dipingere, misurandosi

con nuove avventure, sempre. Ridurre

l’analisi della sua pittura al convincimento

di aver individuato in lui un indagatore

attento dello spazio e del suo interminabile

evolversi è sminuirne le qualità,

che sono indubbie e hanno avuto modo

di manifestarsi in maniera diversa, prima

del suo oggi.

I paesaggi toscani incantati, quelli con

tanto di declivio e cipresso, sono stati nella

sua pittura precedente come una pietra

miliare in un viaggio curvilineo lungo e

faticoso. Anche allora, in quella sua pittura

essenziale e mai banale, puntava il

dito su note che non sfuggivano. Il centro

di quei dipinti non era mai un centro esatto.

I cipressi si stagliavano lateralmente

alla tela o alla carta, cercando di affacciarsi

altrove, almeno rispetto a quel che

comunemente si è dipinto.

Da qui la prima delle sue connotazioni,

cioè quella di non uniformarsi per scegliere

una via facile. A Grassi non piace

appiattirsi in soluzioni convenienti, perché

nulla conviene più del cimentarsi in

nuove avventure creative, quando si è artisti.

Perciò quegli alberi vennero avvicinati

in un tentativo di ingrandimento che

rendeva protagoniste le cortecce, come ad

indagare significati profondi ed a dipingere

l’anima di ciò che componeva quei

lavori.

Il passo successivo non poteva che essere

un andare all’essenza della sua indagine,

a riprendere semplicemente linee e colori

per come erano nati dentro un’anima sensibile

come la sua.

E perciò, padrone di una tecnica certa,

senza esitazioni, la maturità dell’uomo

viene raccontata nelle produzioni in cui

Grassi indaga lo spazio inteso come una

imponderabile entità della quale possiamo,

da umani, tentare un racconto, sapendo

bene che quel racconto non sarà mai

finito. I colori sono pezzi di spazio e lo

spazio disponibile sembra sapere che sarà

riferito come un elemento del tutto, ben

sapendo di essere il tutto. Nelle sue fortunate

operazioni artistiche più recenti

viene fuori un piglio narratore intenso,

che quasi sovrasta il tema principale. Si

trattava di dare si un libero sfogo alle intuizioni

sullo spazio, ma anche di rispettare

un percorso e lasciarsi includere in

quei canoni (la misura di un’opera, ad

esempio) a cui Grassi non è mai sfuggito

solo per il gusto di mostrarsi “alternativo”.

Ne avrebbe ben donde, perché la sua capacità

si è vista in ardite composizioni su

carta, scandite centimetro per centimetro

con matite e chine assai pregiate, o in misure

molto grandi, in cui si poteva presu-


mere una iperbole del racconto di colore

e spazio, ma questo chiasso non gli interessa.

Quello che per lui conta è il testimoniare

una attività di continua ricerca,

perché nella ricerca è il fine stesso della

pittura di Fabio Grassi. Perciò linee e colori

hanno un ruolo fondamentale, perché

la loro essenzialità permette il tutto, un

concerto di tinte e segni che pare promanato

da un altrove indefinibile, eppure facile

da intuire. Lo suggerisce lui stesso,

in un suo scritto:

… A volte sento l’esigenza di allontanare lo

sguardo dalla realtà quotidiana frenetica e

caotica e quindi tento una riscrittura personale

di un nuovo modo di percepire e di

vedere…

È dunque un distacco a determinare il

contenuto, un’esigenza che diviene essenza,

perché da lì arriva la spinta creativa

che anima i policromi lavori di

Grassi.

… Volti, luoghi, sensazioni, affetti, diventano

linee, segni, curve che si intrecciano e

si aggrovigliano divenendo forme di un

mondo interiore ricco di percezioni. Segni

decisi o appena accennati tracciati sul foglio

compongono forme misteriose a volte

“quasi riconoscibili” …

Quindi, la sana esigenza di staccare diventa

la spinta propulsiva di una pittura

che è e rimane ricerca, ma non soffre il

condizionamento delle grida né pretende

di porsi al di sopra di altro. È semplicemente

la scelta di agire da pittore, raccontando

una creatività fervida e figlia di

buone regole, ma differente, raffinata e

solida. È così che sono nate le opere ultime,

intendendo per tali quelle in cui linee

rette e curve, continue ed interrotte,

armonizzano con colori piazzati nelle intersezioni

e formano qualcosa che davvero

sembra arrivare da un altrove indecifrato.

È proprio così che, qualche sia il

formato, si dipana il discorso creativo di

Grassi, che non sembra avere un obiettivo,

perché è un comporre continuo e

persistente, sempre foriero di belle novità

ed inesplorati comparti di una pittura

senz’altro sofisticata quanto gradevole.

… In questi lavori cerco di accendere una

idea, di dare allo spettatore la possibilità di

essere non solo osservatore ma partecipante

nel completamento dell’opera, trovando

motivazioni, interpretazioni e suscitando

emozioni diverse in ciascuno…

Ed ecco qua uno degli obiettivi di una pittura

così carica ed esistenziale. Eccone

uno dei maggiori significati che permettono

un largo impiego della immaginazione

di chi osserva. E allora è facile pensare

che questi temi e questa pittura di

Fabio Grassi sia un lavoro che può avere

infinite soluzioni ed applicazioni. A pensarci

bene, non c’è limite allo spazio.

Avanti con le linee, i segni ed i colori,

dunque.

L’ altrove suggerisce buoni propositi e

tanta bella pittura.

Giorgio Barassi


30

www.tornabuoniarte.it

“Paesaggio” - 1932 - Olio su tela - cm 70 x 100

Renè Paresce

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


Andrea Bassani

“9 tele blu” - Acrilico su legno sagomato - cm 50 x 50

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


32

Nel segno della Musa

Le interviste diM arilena Spataro

marilena.spataro@gmail.com

“ritratti d’artista”

maestri del XXI secolo

nicola samorì

Dipinti e sculture che scavano

nei capolavori dei maestri del

passato, duplicandoli e reinterpretandoli

in chiave visionaria.

e che ne svelano la più intima

natura e i più reconditi segreti

estetici e formali. È da questa

“impietosa” indagine che scaturisce

il fascino delle opere di

questo artista romagnolo, poco

più che quarantenne. oggi uno

dei maggiori e originali protagonisti

del panorama artistico

contemporaneo

Anagraficamente giovane, ma

con una carriera che la vede

già artista affermato e con

prestigiose partecipazioni ad

eventi di assoluto rilievo e

mostre personali tenute in tutto il mondo.

Quali i passaggi e le tappe salienti del

suo percorso artistico dagli esordi ad

oggi?

«Quando da bambino ho visto per la prima

volta scuoiare un coniglio in campagna,

anche se ancora non lo sapevo, sono

diventato un pittore; più tardi, verso il

2009, mentre “sbucciavo” una tavolozza

per ripulirla dai colori essiccati, ho scoperto

la freschezza istintiva che si nasconde

dietro le pennellate accurate ed ha

avuto inizio il segmento più radicale della

mia ricerca».

In un panorama complesso, e, spesso, caotico,

come è quello dell’arte contemporanea,

quanto è difficile per un artista ritagliarsi

un proprio spazio che gli consenta

di esprimersi in assoluta autonomia

ed esclusivamente sulla base delle proprie

convinzioni culturali e delle sue scelte

estetiche?

«Basta decidere di vivere a Bagnacavallo,

di non essere presente in tutti i social, e

di avere un comportamento che sfiora

l’autistico nei confronti delle immagini.

Un misto di devozione, ottusità, amore e

paura».

In una società in cui tutto è apparenza,

clamore, spettacolo urlato, superficialità,

trovata, molto spesso anche in ambito artistico,

come si colloca la sua arte, sofisticata

e fatta di silenzi, carica di

citazioni e rimandi colti ereditati dal passato,

un'arte legata a un mondo e alle sue

immagini oggi percepiti dai più come

lontani anni luce dalla contemporaneità.

Arte, dunque, antimoderna o postmoderna?

Quale il pubblico cui essa si rivolge

e che negli anni le ha tributato tanti

riconoscimenti prestigiosi?

«In realtà non credo di essere in disaccordo

col mio tempo. La densità, la vo-


glia di far affiorare i muscoli della forma,

di complicarsi la vita con un esercizio

formale molto complesso e a tratti virtuosistico

generano molta attenzione. Chi mi

osserva è per lo più un’umanità giovane

o giovanissima, fuori dai meccanismi che

hanno forgiato le arti fra gli anni sessanta

e gli anni novanta. Sono i vecchi a darmi

del vecchio. Non cerco un pubblico, ma

c’è un folto gruppo di persone che nel

tempo si sono interessate a quel che faccio

e che appartengono a latitudini diverse

del mondo. Credo che i forti segni

di appartenenza al mio tessuto culturale,

dai riti contadini alla persistenza della

cultura bizantina nella mia città (Ravenna),

alla enorme ricchezza dell’arte italiana,

siano avvertiti come qualcosa di

autentico e di attraente».

Quale il rapporto tra pittura e scultura

nelle sue opere?

«Si osservano, si spiano, si cannibalizzano.

La pittura si solleva dal sonno bidimensionale

scrutando la scultura che, a

sua volta, attinge alla policromia delle

pietre cercando di farsi pittura».

Le figure che lei realizza intervenendo

sulle opere di artisti del passato sono immagini

uniche e originalissime dotate di

una visionarietà ancestrale. Esito di una

smaterializzazione capace di fare emergere

un sentire archetipico e arcaico che

si perde nella notte dei tempi. Da dove attinge

e da dove le giunge tutto ciò? Si direbbe

quasi un’alchimia…

«È un automatismo che ha preso forza in

decenni di lavoro appassionato e ostinato».

Scavare nei meandri più sconosciuti, tra

i segreti più profondi degli artisti e delle

loro opere, cercarne l'essenza, graffiandola,

profanandola e facendone emergere

la natura più recondita. Quali i moventi

estetici ed esistenziali da cui prende le

mosse la sua opera?

«Cerco di esplorare spazi dove altre discipline

faticano a spingersi, attraverso

l’invenzione - intesa come costante ri-


34

scoperta - di forme che toccano la morte,

la meraviglia e la violenza, l’ossessione,

la sublimazione della materia e la religione».

A proposito di religiosità, c’è un senso

enigmatico del sacro, di spiritualità che

aleggia nel suo lavoro e che gli conferisce

un fascino che lo colloca in una dimensione

quasi ultraterrena. Quali le

origini di questa sua religio?

«Ho gli occhi pieni di Santi e del loro

martirio: me ne sono innamorato e molto

spesso li convoco».

Da un anno a questa parte il mito di

Prometeo sembra andato ad infrangersi

contro una pandemia causata da un microscopico

virus che tiene in scacco il

mondo intero e da cui potrebbe scaturire

il disfacimento della società con tutte le

sue certezze. Un disfacimento che i suoi

lavori sembrano profeticamente anticipare...

«Fare il profeta di sventura significa vincere

facile, e l’allarmismo è quasi una

scienza sicura. La nuova pestilenza è solo

l’ennesimo assalto alla fede nel progresso,

perché la degenerazione, la perdita

di controllo o l’informe sono energie

e stati inevitabili che, osservati da prospettive

inusuali, non mancano di rigore.

A me interessa l’intelligenza della ruggine».

Quale il ruolo dell'arte rispetto alla società.

A suo avviso esiste un legame tra

etica ed estetica?

«Non credo in una responsabilità dell’arte;

semmai ho fiducia in una irresponsabilità

dell’arte, intesa come una

forza che non illustri necessariamente la

politica e i temi caldi, che non stia per

forza dalla parte dei “buoni”. Perché

l’arte può anche mettere in scena e corteggiare

il male, il cattivo, il disimpegno.

Un’arte schierata è un’arte che rinuncia

alla irriducibile complessità del reale. Da

che parte sta Cézanne? Io non me lo

sono mai chiesto. In sostanza non credo

che l’arte si debba porre il problema di

far star meglio, di far crescere la società,

ma di mantenerla vigile e umana».

Come è il suo rapporto con il mondo


dell'arte contemporanea. E come vede il

futuro dell’arte, lei così legato alla realizzazione

fisica dell’opera, laddove, invece,

si vanno affermando linguaggi sempre

più legati alla tecnologia e alla digitalizzazione

dell’immagine, meglio definite

new media art?

«Il presente, l’immediato futuro, il futuro

prossimo hanno senz’altro una vocazione

digitale, votata alla smaterializzazione

dell’opera. Ma finché abiteremo

un corpo non perderà mai di senso un’orma

diretta come la pittura: fra la caverna

e la rete c’è sempre un corpo di mezzo».

Nonostante fama e riconoscimenti artistici

c'è ancora posto per i sogni in Nicola

Samorì. C’è ad attenderla un sogno

nel cassetto?

«Finché sarò in grado di leggere un gesto

di Velázquez ci sarà sempre qualcosa

a cui aspirare».

È in corso in questo periodo una sua antologica

a Bologna in uno degli spazi

espositivi più prestigiosi della città: Palazzo

Fava. Un privilegio questo riservato

a pochi artisti della contemporaneità,

specie se giovani come lei. Cosa significa

per lei questa rassegna. Ce ne

parla?

«Un privilegio è anche una responsabilità,

e l’euforia provocata dell’occasione

è presto diventata una sfida. Vivo il mio

ingresso a Palazzo Fava come una sequenza

di piccoli campi di battaglia. Non

parlerei di dialogo, ma proprio di lotta

che, in qualche caso, sfuma in uno scambio

di occhiate indifferenti fra me e l’ospite.

Non mi era ancora accaduto di rileggere

il mio percorso attraverso ottanta

lavori realizzati lungo un arco di circa

vent’anni, e sarà il momento per intendere,

con tutta probabilità, una cosa semplice:

che in due decadi non è accaduto

nulla al mio lavoro, che non c’è stato un

progresso. Ci sono solo opere buone e

meno buone. Una piccola metafora di

quella che credo sia la storia dell’arte,

vale a dire una linea non progressiva dove

ogni tanto si ode un acuto».


36

Conte (Luigi Colombi)

“Geometrie imperfette” - Tecnica mista su tela - cm 40 x 70

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


LAviniA sALvAtori

MostrA DAL 20 AL 30 ApriLe 2021

“Un’astrazione sospesa in un perfetto equilibrio”

Senza titolo - 2021 - Tem pera e tecnica m ista su tela - cm 70x100

“L’artista Lavinia Salvatori raggiunge con il suo iter pittorico una totale libertà di espressione riuscendo sempre ad arrivare

al fruitore con una definizione stilistica fortemente innovativa tanto da rendere ogni sua opera un’immagine simbolica e

un’astrazione indipendente. I suoi soggetti, che rappresentano un linguaggio armonioso, si elevano nell’opera con un movimento

di ritmi curvilinei e di larghe campiture in cui, il dinamismo gestuale e la sinfonia del colore, hanno un ruolo importante

all’interno della sua creazione ed evidenziano un’ esecuzione originale che ha il potere di comunicare una costante chiave

di lettura. Attraverso una continuità di volumi, di cerchi intersecati e di segni Lavinia Salvatori crea uno spazio di importante

sintesi e di ricerca strutturale, dando sempre vigore alle opere con un risultato ricco di sensazioni immediate. L’essenza

cromatica e la linearità del tratto si immettono in una sfera sognante che si allinea con un preciso impianto formale ed una

capacità compositiva e di una tecnica evidente. Il segno grafico, deciso e incisivo, si nutre di validi apporti formali altamente

suggestivi in cui le velate sovrapposizioni di colori, di suprema armonia, danno energia all’opera tanto da riuscire a cogliere

il senso materico e psicologico di ogni elemento. Nell’ultima serie dell’artista Salvatori prende vita il colore rosso, che sospeso

su una ampia base di bianco, domina ed evidenzia un accordo cromatico di spettacolare visione, individuando così una comunicativa

incisiva. Elementi simbolici, piani di luce e contrasti chiaro scurali si rincorrono sulla tela originando una notevole

scansione dello spazio e segnando un’ evolutiva unica. Attraversano l’astrazione della Salvatori, linee rette, simboli di verticalismo

e ritmi curvilinei che si susseguono in una dimensione temporale magica e in una forza gestuale del tratto intrisa

di autonomia interpretativa.”

Monia Malinpensa (Art Director- Giornalista)

MostrA A cUrA Di MoniA MALinpensA

reFerenZe e QUotAZioni presso LA MALinpensA GALLeriA D’Arte by LA teLAcciA

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L M A RTED I A L SA BATO D A LLE 10,30 A LLE 12,30 -16,00 A LLE 19,00


38

la Buona notizia

“cavallo e cavaliere”

di Ugo guidi

Una scultura come biglietto da visita di

Forte dei marmi

di Marilena Spataro

Una bella notizia per il

mondo dell’arte giunge

dal Comune di Forte dei

Marmi che a breve arricchirà

il proprio arredo

urbano con la suggestiva

scultura “Cavallo e cavaliere”

di Ugo Guidi, figura di rilievo

della scena artistica del ‘900. Un biglietto

da visita prestigioso che fa

da valore aggiunto alla già affascinante

cittadina versiliese, conosciuta

nel mondo per le sue bellezze naturali

e per essere meta turistica di

alto bordo e di frequentazioni elitarie.

L’opera, in travertino romano,

sarà collocata in una rotonda posta

sulla soglia del territorio comunale,

diventando così simbolica immagine

di benvenuto, soprattutto per chi

proviene da fuori città. La scultura

di Guidi è stata selezionata da una

autorevole giuria tra i lavori di sei

artisti. Al riguardo il sindaco di Forte

dei Marmi, Bruno Murzi, commenta:

«La scelta non è stata per

nulla semplice perché abbiamo dovuto

individuare un’opera “speciale”,

che fosse espressione di un legame

profondo con la nostra città e

che ne simboleggiasse il caratteristico

senso di accoglienza, trovandoci

a scegliere tra numerose opere

d’arte tutte di indiscusso valore ed

impatto, generosamente offerte da

artisti di calibro internazionale, tutti

legati a Forte dei Marmi da un sincero

e reciproco sentimento d’affetto.

L’elemento che ha orientato la

nostra decisione verso l’opera di

Ugo Guidi sta nel rapporto che ha

legato la vita dell’artista a Forte dei


Marmi: nato a Pietrasanta, infatti,

Ugo Guidi scelse di trascorrere tutta

la sua vita nella frazione fortemarmina

di Vittoria Apuana, nella

cui tranquillità, affermava, gli riuscisse

di trovare, la serenità la giusta

concentrazione e l’ispirazione

anche per la realizzazione delle sue

opere d’arte. Ringrazio, quindi, profondamente

la famiglia Guidi per

aver offerto al Comune di Forte dei

Marmi una delle preziose opere conservate

fin’ora nelle sale del Museo

Guidi».

Ugo Guidi, nato a Pietrasanta nel

1912, ha vissuto a Forte dei Marmi

(dove è morto nel 1977), dividendosi

tra l’insegnamento all’Accademia

di Belle Arti di Massa Carrara

e la sua casa-studio. Le sue sculture

sono realizzate prevalentemente con

la pietra apuana o con il travertino

romano, in uno stile molto personale

che attraversa varie stagioni

con esperienze plastiche che vanno

dal realismo a un naturalismo dal

gusto arcaico e primitivo, fino all’astrattismo

e con incursioni nel

passato che spaziano dal gotico, al

romanico, all’etrusco. Dal 2005 la

casa dove ha vissuto e lavorato Ugo

Guidi, grazie all’impegno e alla tenacia

dei figli, Fabrizio e Vittorio,

è diventata una Casa Museo che ospita

le opere del Maestro, trasformandosi

anche in spazio espositivo

dove si promuovono, attraverso l’associazione

“Amici del Museo Ugo

Guidi onlus”, l’arte e gli artisti in

Italia e nel mondo.

Info: www.ugoguidi.it


40

Elena Di Felice

“Il lago dei sogni” - 2020 - Tecnica mista su carta applicata su tela - cm 65 x 65

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


PAO LA ARRIG O N I

“Im previsto” -2020

Tecnica m ista,acrilico e pittura a spatola -cm 60x80

MOSTRA: “IN SCENA LA NATURA”

DAL 18 AL 29 MAGGIO 2021

PAO LA ARRIG O N I-VIN CEN ZO BU O N AG U RO

EN ZO FO RG IO N E -FED ERICO M O N TESAN O

TesticriticidiM onia M alinpensa

(A rt D irector -G iornalista)

“Di impianto astrattistico

le opere dell’artista

Paola Arrigoni

trasmettono una forte

carica emotiva che

viene interiorizzata

da profondi significati

e da ricorrenti messaggi

contenutistici

sul tema dell’ambiente.

L’intima riflessione,

sul forte

aspetto naturalistico

che si nota osservando

le sue opere,

ci porta in una

narrativa pittorica di notevole suggestione sempre attenta ai valori

artistici e umani. è una descrizione, quella dell’artista Paola Arrigoni,

che viene rappresentata con sincerità d’animo e con potenza spirituale

perché si fa interprete di una realtà che è anche la nostra.”

EN ZO FO RG IO N E

“Red raid” -2021

O lio su tela -cm 130x80x4

“Vissuti con la stessa coerenza stilistica

ma con soggetti di piante diverse,

l’artista Enzo Forgione realizza

una pittura di grande verismo

altamente affascinante e originale.

In uno scenario incontaminato, che

acquista una totale libertà di espressione,

la natura ci seduce ed evoca

una palpabile energia capace di

emozionarci e di farci sentire sensazioni

uniche. I colori vivi, fedeli

alla realtà, il movimento dell’acqua

e la leggerezza del tratto danno

completezza all’opera e confermano

un impegno rigoroso sia di studio

che di preparazione. La materia

dell’olio su tela o su lino scorre

fluida con una perfetta esecuzione

tecnica; Il riflesso dei fiori nell’acqua,

che si rispecchia magistralmente,

descrive un ampio spazio di

elaborazione artistica diventando

nell’opera elemento di forte impatto

visivo-contenutistico.”

“Il percorso dell’artista Vincenzo

Buonaguro si caratterizza

per un linguaggio di

forte valenza comunicativa

che mette in evidenza una

straordinaria combinazione

tra espressione creativa, studio

della luce e originale

sperimentazione della tecnica.

Il ruolo della fotografia,

è per l’artista Vincenzo

Buonaguro quello più sentito,

in cui egli descrive l’immagine

della natura e di

ogni sua forma di vita con

emozione e con sentimento.

La progettualità di ricerca,

l’equilibrio compositivo e

“Plenilunio” -2020

l’aspetto scenografico si concretizzano

in una comunica-

Fotografie e collage -cm 100x100

zione altamente personale e innovativa.”

“In una moderna e

singolare descrizione

paesaggistica

l’Artista Federico

Montesano trasforma

il dipinto in una

ricerca contemporanea

dal sicuro impatto

visivo. Egli, servendosi

di varie tecniche,

quali acrilico

e carta su tela e pittura

digitale su foto

d’epoca, raggiunge

risultati di notevole

resa stilistica e di sicura

manualità. L’artista

Federico Montesano, nella tematica in cui descrive la natura

in un clima tra realtà e sogno, propone opere dal profondo significato

contenutistico dove emergono colori, segni e forme di originale

rappresentazione e di una forza vitale colma di poetica. Lo

spazio ambientale si rinnova di continuo nel soggetto di una straordinaria

libertà interpretativa e di una profondità di immagine intima

di emozioni che gioca mirabilmente con uno sfondo suggestivo.”

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

V IN C EN ZO BU O N A G U RO

FED ERIC O M O N TESA N O

“Resistenza” -2020

A crilico su tela -cm 60x80

MostrA A cUrA Di MoniA MALinpensA

QUotAZioni presso LA MALinpensA GALLeriA D’Arte by LA teLAcciA

O RA RIO G A LLERIA :D A L M A RTED I A L SA BATO D A LLE 10,30 A LLE 12,30 -16,00 A LLE 19,00


42

grandi mostre

nIcola samorI'

sfregi

8 aprile-25 luglio 2021

palazzo Fava | Bologna

di Marilena Spataro

Èin corso a Palazzo Fava a

Bologna, dall’8 aprile al 25

luglio 2021, “Sfregi”, la prima

antologica italiana di Nicola

Samorì, artista tra i più

originali della sua generazione, che ha saputo

imporsi sulla scena internazionale.

Il percorso espositivo si compone di un

corpus di circa 80 opere che spaziano

dalla scultura alla pittura, dagli esordi fino

alle realizzazioni più recenti, in dialogo

con i preziosi affreschi carracceschi

del Palazzo delle Esposizioni e altri capolavori

della collezione del circuito museale

Genus Bononiae. Musei nella città

di Bologna. Ed è proprio a Bologna che

Samorì si é formato artisticamente studiando

all’Accademia di Belle Arti delle

città. In quel contesto già prendevano forma

il suo stile e la sua poetica, indissolubilmente

connessi ad una profonda necessità

di fustigare la serenità delle immagini,

prassi che ha mantenuto e sviluppato

nel corso degli anni sperimentando

sempre nuove tecniche. I traumi inferti

alle opere dall’artista – che tenta di turbare,

trasgredire e trasfigurare immagini

preesistenti – presuppongono infatti, un

potere taumaturgico.

Il progetto espositivo è stato studiato dallo

stesso artista in esclusiva per le sale del

Palazzo delle Esposizioni e permette di

leggere, in modo puntuale e completo, il

percorso da lui intrapreso negli ultimi

vent’anni illuminando le opere più rappresentative

della sua produzione. La mostra

vede come curatori Alberto Zanchetta

e Chiara Stefani ed è un progetto di

Genus Bononiae. Musei nella Città, che

gode del sostegno dalla Fondazione Cassa

di Risparmio di Bologna. Per Nicola

Samorì, l’importante antologica a lui dedicata,

è l'occasione per cimentarsi in un

confronto diretto con la storia dell’arte, e

in particolare con l’epoca barocca, articolando

un percorso di suggestioni e analogie

e innescando una stretta e intensa

relazione con i preziosi fregi che deco-


rano le pareti del piano nobile.

Così nel Salone con il mito di Giasone e

Medea, un corpus di lavori databili all’ultimo

decennio di attività, sembra reagire

– quasi in estasi – alla pittura dei Carracci,

mentre con i lavori incentrati sull’ustione

del rame, con un focus sul tema

del desinare e del corpo scarnificato, l’artista

compie un'operazione che comporta

uno stravolgimento cromatico della Sala

degli allievi di Ludovico Carracci. La

stanza dipinta da Francesco Albani ospita

una “camera delle meraviglie” di soggetti

vegetali e animali, mentre la Sala delle

Grottesche accoglie l’affresco monumentale

Malafonte che, in un gioco di perfette

geometrie, sembra essere stato concepito

da sempre per quello spazio. Il percorso

espositivo è poi arricchito dalla presenza

di alcune opere individuate all’interno

delle collezioni d’Arte e di Storia della

Fondazione Carisbo (che comprendono

anche il grande Giardino anatomico dello

stesso artista), stabilendo una “affinità e-

lettiva”, oltre che con gli spazi, con lo

stesso patrimonio del Museo. Tra le opere

in mostra si segnalano: la meravigliosa

Maddalena Penitente del Canova e i suggestivi

Ritratti di donne cieche di Annibale

Carracci. Le sale del secondo piano

ospitano lavori di piccolo e medio formato

di Samorì, che sviluppano singoli

temi ovvero sono dei focus sulle diverse

tecniche utilizzate dall’artista: l’accecamento

dell’immagine, l’aggregazione di

materiali di risulta, la pittura su pietra, il

disegno e la scultura. Si tratta di opere

più intime, ma della medesima importanza

delle altre, che permettono allo spettatore

di abbracciare la vasta e complessa

produzione di questo maestro romagnolo,

la cui ricerca ossessiva, orientata a

raggiungere a tutti i costi il proprio obiettivo

artistico, gli ha permesso di differenziarsi

nel mondo dell’arte contemporanea,

ponendolo all’attenzione e all’apprezzamento

da parte della critica internazionale.


44

“Questa mostra antologica, la prima in

Italia, vuol essere un riconoscimento alla

carriera dell’artista, che si presenta al

pubblico con un’esposizione ricca ed

esauriente che abbraccia tutto il suo percorso

creativo: un tentativo di mettersi a

nudo di fronte alla storia dell’arte, che

incombe dalle pareti stesse del palazzo.

– spiega Fabio Roversi-Monaco, Presidente

di Ge- nus Bononiae. - Penso che

Samorì abbia tutto il carattere per reggere

un dialogo tanto ambizioso e sono

felice di accogliere a Palazzo Fava un

giovane della nostra terra, che ha saputo

imporsi sul piano internazionale. Le sue

opere ci fanno riflettere ed emozionare,

riscoprendo il valore taumaturgico dell’arte,

di cui mai come oggi abbiamo bisogno”.

Nicola Samorì, 44 anni, forlivese

di nascita e bagnacavallese d’adozione,

è considerato uno dei più originali

artisti della sua generazione, una figura

che ha saputo creare una versione eterodossa

dell’arte, della storia e del tempo.

Egli ha al suo attivo due partecipazioni

alla Biennale di Venezia (2015 e 2011).

Negli ultimi anni, molti musei e spazi

istituzionali italiani hanno ospitato sue

personali, come il Mart di Trento e Rovereto

(2020/21), la Fondazione Made

in Cloister e il MANN Museo Archeologico

Nazionale di Napoli (2020) e il

Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro

(2017). A queste si aggiungono ulteriori

importanti personali all’estero, in spazi

istituzionali come lo Yu-Hsiu Museum

of Art di Taiwan, la Neue Galerie di

Gladbeck, il Center for Contemporary

Art di Szczecin e la Kunsthalle di Tübingen.

La mostra gode del Patrocinio del Comune

di Bologna e dell’Accademia di

Belle Arti di Bologna.

@Foto di Paolo Righi per Genus Bononiae

Catalogo Electa

Info: www.genusbononiae.it |

051/19936343|

esposizioni@genusbononiae.it


Alberto Gallingani

Senza titolo - 2019 - Tecnica mista su tela e tavola - cm 50 x 30

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


48 46

S i l v a n a G a t t i

“Sorellanza” - 2021 - Olio su tela - cm 50 x 40

L’artista partecipa Tecnica alla mista rassegna e collage “L’Arte su tela - cm è 50 Esistere x 50 e Resistere”

presso il Piano Nobile Di Villa Bruno, sede del museo dell’artista Massimo Troisi

in Via Cavalli di Bronzo, 20 - 80046 San Giorgio a Cremano, (Na)

dal 6 al 13 giugno 2021

Vernissage 6 giugno ore 16.30,

con presentazione a cura del Prof. Rosario Pinto e dell’Ing. Gennaro Corduas

“L’allegro delfino” - 2018 - Olio su tela - cm 30 x 40

Galleria Ess rrE

SILVANA GATTI - PITTRICE Arte moderna e contemporanea FIGURATIVA & SIMBOLISTA

galleriaesserre@gmail.com - cell. 329 4681684

http://digilander.libero.it/silvanagatti email: silvanamac@libero.it


Rita Lombardi

“Nel tempio di Vesta” - 2020 -Acrilico su tela - cm 70 x 50

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


48

ROSELLA GIORGETTI:

I fantastici voli del colore.

Contatti:

www.rosellagiorgetti.com

arte.rosellagiorgetti@gmail.com

Cell. 3476502930

“Anemone” - Acrilico su tela - cm 100 x 100 x 3,6

Tutto comincia con una autentica,

pura passione. Tutto

comincia con un istinto

irrefrenabile: quello che porta

alcuni a vincere ogni paura

espressiva, ogni freno al sapersi raccontare

meglio col dipingere. Colori e

tele, sperimentazioni e ricerca sono davvero

l’anima stessa della pittura di Rosella

Giorgetti. Basta ascoltarla mentre

riferisce delle sue evoluzioni stilistiche,

della sua storia, per capire che il suo entusiasmo

di pittrice è puro, incrollabile,

sano.

Marchigiana di origini, ma cresciuta a

Pomezia tra i fabbricati razionalisti delle

città di fondazione, Rosella cerca la pittura

esattamente, si può dire, come la

pittura ha cercato e trovato lei. Non che

non sia brillante nel dialogo e nella scrittura,

ma la pittura è davvero la sua via.

Oggi è una affermata professionista che

mette nelle sue operazioni artistiche un

credo ancestrale, quello verso il colore e

le forme che esso assume, come a dimostrare

che non è la forma a prendere corpo,

se colorata. Ma è il colore ad assumere

forma di sogni, desideri e speranze,

se pilotato da una insaziabile curiosità di

misurarsi con lo spazio, con quel che le

grandi tele le consentono.

Andando con ordine, ritroviamo una

Giorgetti vincitrice, nel lontano 1990, di

un premio di pittura nella sua Pomezia,

convincente nei volumi e nella scelta

delle tinte. Come fosse allora già matura

artista con un background di tutto rilievo.

Invece no. La sua è autentica vocazione

al racconto pittorico, rinforzata

da applicazione e studi diligenti, condotti

da maestri che le hanno insegnato i

fondamentali del dipingere, lasciandola

poi libera di spaziare fin dove la sua convincente

allegria compositiva può arrivare.

E può davvero arrivare ovunque, a

leggere la sua trasformazione da pittrice

del figurativo ad uno stile decisamente

singolare, che avvolge le frontiere della

fluid art e quasi le mette al servizio di un

modo di esprimersi del tutto indipendente

da canoni prefissati o facilmente

classificabili.

Tutto ciò che iniziò con la passione diventa

un quadro fondamentale nella sua

storia: una apparente grossa onda, dalle

cromie azzurre e blu, che in realtà ha le

fattezze di una testa d’aquila. Giorgetti

dunque individua un percorso che si

stacca dai canoni della fluid art propriamente

detta, perché le tinte non viaggiano,

per quanto direzionate abilmente,

senza una prevedibilità. Piuttosto seguono

il temperamento della pittrice figurativa,

che vuol dare forma ed assetto

individuabile a ciò che produce. E così

Rosella Giorgetti passa ad applicare quel


“Colori all’infinito” - Acrilico su tela - cm 70 x 140 x 3,6

“Tripudio floreale” - Acrilico su tela - cm 70 x 140 x 3,6

principio di indipendenza dalla indipendenza

della composizione fluida, arricchendo

temi ed opere di una maggiore

accortezza. Il pennello integra e completa

il flusso dei colori, lo delimita con

sapienza. Nascono i suoi fiori policromi,

che del fiore hanno l’evidente aspetto

ma non sono dipinti con il manierismo

del buon allievo o la nevrosi creativa

dell’informale ad ogni costo. Hanno nel

loro corpo passaggi di colore, accortezze

cromatiche, pennellate strette o larghe,

percettibili o appena accennate che danno

al risultato un senso di autonomia e

di libertà espressiva che oggi è cifra riconosciuta

del suo bel produrre.

E nasce una indagine su visioni sottomarine

immaginate, che sembrano svelarci

i segreti degli abissi proponendoci un

mondo policromo, vivace, fatto di corpi

e forme allineati che lasciano uno spazio

superiore abbondante, a sottolineare l’effetto

del colore in cui le forme possono

stagliarsi in una sorta di infinito fantastico

ed ideale. Non basta. L’artista, a ricordo

delle lezioni ricevute e del tendere

ad una riconoscibilità che oggi è chiara,

caratterizza le sue campiture con una pittura

di fondo fatta di pennellate diagonali,

percepibile ancor più quando, a corredo

dello sfondo (importante quanto il

soggetto, ci ha insegnato la storia della

pittura moderna) con corpuscoli brillanti

ed altre garbate diavolerie stilistiche che

contribuiscono a rinforzare e sottolineare

la discrasia fra le forme e lo spazio

che le accoglie, perché l’uno diventi

davvero quel che serve perché le altre

siano attraenti, fascinose, convincenti.

Nondimeno si fanno notare gli animali

dipinti su quelle campiture dal segno

cromatico diagonale: gabbiani in volo

dalle ali fatte di puro colore bianco che

paiono nuvole allungate, bianchissimi

uccelli liberi in un campo scurissimo e

perciò atto ad esaltarne il biancore. Stanno

insieme, al fine che l’artista chiede

alle sue opere, le lezioni figurative e le

sperimentazioni fluid. Una combinazione

che non esclude gli accenni a forme

certe, come i piccoli fiorellini su deliziose

campiture blu notte punteggiate da piccoli

e intermittenti segni circolari bianchi,

squillanti nello scuro come lucciole

o provenienti dall’alto come una soffice

nevicata.

Le figure di qualunque corpo più parranno

rilevate e spiccate da’ loro campi,

delle quali essi campi saranno di

colori chiari o scuri, con più varietà che

sia possibile ne’ confini delle predette

figure…

(Leonardo Da Vinci, Trattato della Pittura,

parte prima, c.148).

Rosella Giorgetti lo sa. In maniera naturale

e perciò ancor più apprezzabile.


50

“Onda” - Acrilico su tela - cm 50 x 70 x 3,6

“Lucciole nella notte” - Acrilico su tela - cm 40 x 60 x 3,6

Come sa che quel suo disporre forme

di un mondo ideale, una a fianco all’altra,

così policrome e strutturate, per poi

lasciare ampi campi superiori in un

chiarore sempre più potente,

evoca il concetto

dei dipinti della arte

sacra dei secoli passati.

Lì il soggetto sacro

che volgeva la sua

vita allo spirituale ed

al divino era avvolto

da luci giallognole o

bianchissime, mentre

il mondo terreno, in

basso, si affollava di

bruniture che evocavano

la materialità. Il

tutto contribuiva allo

stupore quanto in Giorgetti

contribuisce all’apprezzamento

sempre

maggiore. I suoi quadri

potrebbero essere anche monocromi,

a questo punto. Nulla cambierebbe.

La nota caratteristica della diagonalità

onnipresente nelle campiture conferirebbe

una riconoscibilità evidente. Come

è riconoscibile una sua opera in cui

le tinte sembrano casualmente ammassarsi

e curvare coi loro capricci. Sembrano.

Perché la sua

puntualità di artista sensibile

permette di capire

che in ogni angolo,

in ogni colore, in

ogni spazio, anche il

più imprevedibile, è la

pennellata di chi ha

ancora la gioia del creare,

la fermezza del voler

dare forma e la grazia

di scelte cromatiche

azzeccate.

Non male, in un mondo

di incertezze.

Giorgio Barassi

“Il fascino dell'aquila” - Acrilico su tela - cm 60 x 80 x 3,6


Fausto Minestrini

“Senza titolo” - Tecnica mista su tela - cm 60 x 60

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


52

loVro artUKoVIĆ

la pittura figurativa - lo specchio della realtà

di Svjetlana Lipanović

Il 28 febbraio 2021 si è conclusa

la grande mostra “Il Rallentamento”

presso Il Museum of Modern

Art Dubrovnik (UGD), in

Croazia del celebre pittore Lovro

Artuković. Le ampie sale del Museo

sito nella maestosa Villa Banac

hanno accolto i 43 magnifiche opere

nelle quali l’artista ha rappresentato le

scene cittadine, i ritratti ed altro con

un realismo straordinario. A causa della

situazione epidemiologia l’esposizione

- con il vernissage il 10 dicembre

2020- si è svolta online. La mostra

è stata organizzata dal Museum of

Modern Art Dubrovnik (UGD) e il Padiglione

d’arte a Zagabria. Precedentemente,

la stessa mostra è stata collocata

nella Galleria moderna, dopo il

terremoto devastante a Zagabria nel

2020 che ha danneggiato Il Padiglione

d’arte. L’autrice della mostra è Leonida

Kovač, mentre Jelena Tamidžija

è la curatrice della stessa mostra a Dubrovnik.

All’inaugurazione hanno parlato

Jasminka Poklečki, direttrice del

Padiglione d’arte, Jelena Tamidžija,

curatrice e Lovro Artuković. L’artista

che vive e lavora a Berlino dal 2003

tra altro ha spiegato il titolo della mostra

con cui si è presentato dopo un

lungo periodo al pubblico croato. Secondo

lui, le sue opere eseguite con

una precisione impressionante richiedono

molto tempo e di conseguenza,

la loro realizzazione è rallentata in contrasto

con un periodo in cui tutto è accelerato.

I quadri grandi con le immagini

figurative eseguite con olio su tela

sono colmi di dettagli, particolarmente

nelle ultime opere realizzate dal 2015

al 2020 ed esposte a Dubrovnik. Sono

divise in quattro sezioni: “I fogli dorati

e riflessi”, “Malinconia delle luci notturne”,

“La visita all’atelier”, e “La

gita”. Una delle caratteristiche del pittore

è limitata produzione poiché secondo

le sue stesse affermazioni “non

riesce a dipingere velocemente a causa

del lungo processo creativo”. Il lavoro

di precisione, impegnativo, lento dove


Lovro Artuković, Jasminka Poklečki, Jelena Tamindžija

ogni dettaglio è ritoccato più volte per

ottenere l’effetto desiderato, la scelta

dei motivi – spesso condizionata dalle

circostanze - e non da un piano prestabilito

fanno parte del suo stile immediatamente

riconoscibile. Di conseguenza

ha deciso di intitolare così la mostra,

consapevole che la lentezza fa

parte inevitabile dell’esecuzione dei

quadri. Artuković nato nel 1959 a Zagabria

si è laureato all’Accademia di

Belle Arti e in seguito ha insegnato per

diversi anni presso la Scuola dell’Arte

applicata e design, e l’Accademia di

Belle Arti, tutte e due nella città capitale

croata. La sua prima mostra personale

datata 1985 si è svolta alla

Galleria “Vladimir Nazor” a Zagabria.

In seguito, il pubblico zagabrese ha

potuto visitare una grande mostra retrospettiva

“I quadri migliori - 1984-

2008” sita nella Galleria “Klovićevi

dvori” (“I palazzi di Klović”), nel

2008. Le altre mostre importanti sono

state allestite nel 2014 presso “Lauba”

lo spazio espositivo zagabrese e nel

2001 a Dubrovnik sempre nel Museum

of Modern Art (UGD). Il pittore

pluripremiato ha ricevuto tra altri riconoscimenti

“Il premio annuale della

Società croata degli artisti” per la migliore

mostra nel 2001 ed “Il premio

del pubblico” durante la mostra “Machtkunst”

Deutsche Bank Kunst Halle”.

I critici d’arte hanno scritto vari

testi sulle sue opere e addirittura sono

stati realizzati i due film: “Il furto” di

Lukas Nola, nel 2004 e “L. A. Incompiuta”

di Igor Mirković, nel 2008. I

suoi quadri fanno parte delle collezioni

private in patria ed all’estero. Guardando

le sue opere, qualsiasi spettatore

rimarrà quasi senza fiato davanti

a tanta maestria con cui Artuković riesce

a cogliere ogni particolare della realtà

che in questo modo sottrae alla

distruzione del tempo inclemente.

Foto: Miho Skvrce


54

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56

Art&Vip

personaggio del mese Art&Art

Daniela Valenzi: “

ripartiamo dai giovani, la moda è

arte, simbolo della nostra rinascita”

a cura della redazione

Come nasce la tua passione

per il fashion system?

La moda ha sempre fatto

parte di me come donna,

da piccola giocavo a casa

indossando abiti di mia madre e immaginavo

di calcare le passerelle. Poi

crescendo la passione per il fashion

system mi prendeva sempre di più e

iniziai a disegnare i primi bozzetti.

Credo che tutto ciò che rappresenta

stile ed eleganza siano il risultato di

chi ha una spiccata sensibilità verso

l’arte sartoriale del bello. Crescendo

ho sempre voluto dedicarmi a tutto ciò

che ruota intorno alla moda; gli eventi

poi e l’organizzazione delle prime sfilate

mi hanno portato non solo ad organizzarle

ma anche a raccontarle attraverso

l’altra mia grande passione,

il giornalismo.

Passerella da sogno è un progetto dedicato

ai giovani talenti.

Questo progetto è nato cinque anni fa

con l’obbiettivo di selezionare fra migliaia

di aspiranti designer e modelle

i migliori che, attraverso una giuria

tecnica di professionisti fra stilisti e

giornalisti del settore, decretavano il

migliore in assoluto e la migliore indossatrice.

Non mi sono mai limitata ad un concorso

che al termine del percorso con

un trofeo termina l’esperienza dei concorrenti

ma, ho sempre donato un’esperienza

per i vincitori con grandi

stilisti del panorama italiano.

Da una parte il designer vincitore sviluppava

uno stage di sei mesi all’interno

di una sartoria e dall’altra parte

la modella diventava testimonial di un

grande brand.

I concorsi di bellezza non devono fermarsi

ad un semplice riconoscimento

finale o ad una coroncina e una fascia

ma dobbiamo, come ho già ribadito,

puntare sui giovani dandogli la possibilità

di esprimersi e per farlo, possono

utilizzare le loro capacità nel

mondo del lavoro.

Una nuova edizione di Passerella da

sogno...

Passerella da sogno è giunto alla quinta

edizione, quest’anno ci saranno tante

novità, posso svelarvi in anteprima

una doppia giuria che si dividerà dalla

giuria tecnica composta da 3 stilisti

internazionali che avranno il compito

di scegliere il designer migliore e una

giuria di varietà composta da tre personaggi

del mondo dello spettacolo

che invece decreteranno la migliore

indossatrice.


L’abito va vissuto non soltanto realizzato

ed indossato, il compito della

giuria sarà importante...

Inoltre fra le novità per questa quinta

edizione che dovrebbe svolgersi nel

mese di Giugno, rispettando le normative

previste dallo Stato, la serata finale

di Gala andrà in onda su un canale

nazionale di rilievo in prima serata.

Da sempre credi nei giovani e nelle

loro capacità...

I giovani sono il nostro futuro! Tutto

ciò che riguarda l’arte, l’originalità e

la tecnica di un giovane talento vanno

sostenuti, altrimenti esisterebbero solo

le grandi firme. Proprio per questo

mi sono sempre dedicata ai giovani e

“Passerella da sogno” non è l’unico

progetto che ho sviluppato negli anni,

sono tante le idee che cerco giorno dopo

giorno di sviluppare; questo periodo

storico mi ha fatto riflettere tanto

e capire l’importanza del Made in

Italy, proprio per questo sto sviluppando

una nuova importante iniziativa

con mio team per dare un futuro concreto

ai giovani stilisti.

Che consiglio vuoi dare ai giovani che

vogliono intraprendere un percorso

nel campo della moda...

Il consiglio che voglio dare ai giovani

è quello di non arrendersi mai, non

voglio fare i soliti discorsi, ma invito

a chi si sente di avere un vero talento,

di farsi notare perché le opportunità

nella vita non sono infinte, sono poche,

e vanno sfruttate al meglio.

Questa è una rivista dedicata al mondo

dell’arte, qual è il quadro che rappresenta

la tua vita?

La terrazza a Sainte-Adresse (Jardin à

Sainte-Adresse) è un dipinto del pittore

francese Claude Monet, realizzato

nel 1867 e conservato al Metropolitan

Museum of Art di New York.

Non bisogna essere dei grandi appassionati

d’arte per conoscere alcune

delle opere più famose di Claude Monet,

uno di quegli artisti capace di

marcare un vero e proprio cambio di

prospettiva nel mondo della pittura e

di dare vita ad alcuni quadri ormai entrati

nell’immaginario collettivo. Quest’opera

rispecchia appieno la mia vita,

amo il mare, i colori grandiosi della

natura e credo fortemente nell’amore

che, in questo quadro viene rappresentato

appieno.

Un saluto ai lettori di Art&trA, vi

aspetto a Giugno per la quarta edizione

di Passerella da sogno...


58

MODULO DI

ABBONAMENTO 2020/21

regalati un abbonamento

alla rivista Art&trA

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60

“due minuti di arte”

In DUe mInUtI VI racconto la storIa DI

DaVID la cHapelle, FotograFo Delle

star, Folgorato Da mIcHelangelo

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

www.facebook.com/dueminutidiarte

Ha fotografato le celebrity

più note dello

star system, calandole

nel suo patinato mondo

onirico dai colori

sgargianti. Ha creato ritratti che sono

un punto d’incontro tra l’advertising

puro e la pop art.

Poi, nel 2006 la svolta.

Folgorato dai capolavori di Michelangelo

ammirati nella Cappella

Sistina, David La Chapelle decide

di darsi completamente all’arte.

Le sue opere colpiscono per le tinte

forti, incuriosiscono per la scelta

dei soggetti e a volte fanno discutere

per la rivisitazione di temi sacri

come la natività, il diluvio universale

o la resurrezione. In tutti i suoi

lavori La Chapelle non fa altro che

mostrare il suo punto di vista surreale,

colorato e ironico. Allo spettatore

la scelta di entrare in questo

mondo sgargiante, eccessivo e forse

un po’ kitsch.

Ve lo racconto in due minuti (di

arte).

1. David La Chappelle è nato a

Fairfield, nel Connecticut nel 1963.

Wikipedia lo descrive come fotografo

nel campo della moda e della

pubblicità, infatti sono molti a considerarlo

un outsider nel mondo

dell’arte. Lui, più semplicemente,

in un’intervista motiva la sua scelta

spiegando di aver scelto la moda e

la pubblicità ai suoi esordi perché

erano gli unici settori che gli avrebbero

permesso di vivere coltivando

la sua grande passione: la fotografia.

2. Grande estimatore di Andy War-


hol, La Chapelle frequenta la “North

Carolina School of the Arts” e la

“School of the Arts” di New York.

Sarà proprio il re della Pop Art ad

offrire al giovane La Chapelle il

suo primo incarico professionale

fotografico per la rivista “Interview

magazine”.

3. Lavorare nel mondo della moda

e dello star system permette a La

Chapelle di farsi conoscere al grande

pubblico grazie ai ritratti di celebrità,

realizzati con uno stile molto

personale. Tra le celebrities più

famose, La Chapelle ha immortalato:

Michael Jackson, Hilary Clinton,

Muhammad Ali, Andy Warhol,

Jeff Koons, Madonna, Uma Thurman,

David Bowie. Molti di questi

scatti sono contenuti nel volume

“Hotel La Chappelle” (1999).

4. Barocco, colorato, eccessivo,

forse kitsch: lo stile di La Chapelle

si riconosce già dopo uno sguardo

fugace. Ironia, glamour e iconografia

si fondono nelle sue opere spesso

considerate trasgressive, a causa

del sottile equilibrio tra sacro e sacrilego

su cui si muove LaChapelle

nel rappresentare temi universali.

Ne è un esempio l’opera “Nativity”.

5. Punto di svolta nella produzione

artistica di La Chapelle è il viaggio

che compie a Roma nel 2006. In

quell’occasione visita la Cappella

Sistina e rimane folgorato dagli

affreschi di Michelangelo. Secondo

quanto afferma in un’intervista, è a

quel punto che decide di lasciare il

mondo della moda per dedicarsi

totalmente all’arte.

6. Il risultato è l’opera The Deluge


62

(Il Diluvio), una serie di foto del

2007 ispirate al Diluvio Universale

di Michelangelo (immagine in alto).

Sullo stesso tema l’opera “After

the Deluge”, una serie di foto

che mostrano una realtà in cui tutti

gli oggetti e i simboli del mondo

attuale vengono sommersi. “Questa

serie – spiega l’artista – nasce

dalla paura che ha l’uomo postmoderno

di perdere punti di riferimento

in un’età di grandi cambiamenti”.

7. Sempre legato a questo filone,

La Chapelle crea l’opera “Awakened”

(Risvegliati), in cui ritrae persone

immerse in acqua in uno stato

embrionale: una sorta di resurrezione

dopo il diluvio.

8. Interessante è la serie di foto

“Land Scapes” (2013), attraverso

le quali La Chapelle ricostruisce

impianti petroliferi e stazioni di rifornimento

in scala, attraverso materiali

riciclati: cartoni delle uova,

schede madri per computer, bigodini

e cannucce. Le foto vengono

scattate in un ambiente naturale, tra

dune e montagne e non in studio.

Questo dettaglio mette in risalto

l’innaturalità delle strutture umane

in un ambiente selvaggio e incontaminato.

9. Per le sue oniriche rappresentazioni

della realtà, alcuni lo definiscono

“Il Fellini della Fotografia”.

10. Dal 2006 La Chapelle vive alle

Hawaii, nell’isola di Maui, dove ha

fondato una fattoria biologica alimentata

solo da energia solare e

idrica, che non utilizza pesticidi o

fertilizzanti artificiali.


Biografie d’Artista

di Marilena Spataro

Giorgio Strocchi

Raffinate visioni erotiche per dieci

sfumature di colore

Giorgio Strocchi è nato a

Lugo, nel 1974.Vive a Fusignano,

dove svolge la

sua attività di pittore. La

sua creatività artistica si

manifesta in tempi piuttosto recenti,

intorno al 2007, anno in cui l’artista

comincia a muovere i primi passi nel

mondo dell’arte, confrontandosi con

passione e tenacia con gli attrezzi del

mestiere e dimostrandosi subito a

proprio agio tra tele, pennelli e colori.

I risultati del suo talento non tardano

ad arrivare e sono sorprendenti, visto

che, intrapresa da poco la strada dell’arte,

inizia ad esporre in sedi di prestigio

ottenendo i primi, calorosi, consensi

della critica e di numerosi appassionati

d’arte.

Il tema e i soggetti che Giorgio Strocchi

predilige e che maggiormente ne

ispirano il lavoro sono le figure, sia

femminili che maschili “che in alcune

opere si confrontano con atteggiamenti

puramente reali. Una realtà,

comunque, filtrata inconsciamente dall’artista,

in scene pervase da atmosfere

dense di atti celati/svelati” scrive

Valeria Cerutti. “Il blu usato dall’artista

– prosegue la critica d’ar- te

- esalta ed amplifica la carica erotica

celata da questo colore che normalmente

lo si identifica con la purezza.

Strocchi sapientemente mescola, in

un connubio perfetto la purezza e l’erotismo,

simboli incontrastati di una

arte suprema e sublime. In altre o- pere,

la tavolozza di Giorgio, acquista

il giallo che infonde luce e forza esaltando le figure che sembrano

avvolte dal calore che questo irradia. Essendo la cromaticità

di Strocchi volutamente limitata alla gamma delle terre,

dei neri e grigi, la presenza dei colori alieni alla sua tavolozza

quale appunto il blu, il giallo, il rosso, rendono le opere in questione

veri e propri pezzi di rara unicità. Le opere di Giorgio

Strocchi potrebbero sembrare difficili da assimilare. Infatti

sono opere che richiedono tempo, un tempo durante il quale

l’osservatore deve assaporare, ammirando l’immagine rappresentata,

l’atmosfera, la calma, l’attimo stesso del momento.

Oggi Giorgio Strocchi rientra a pieno titolo nello scenario

degli artisti contemporanei italiani emergenti”.

Tra le mostre più importanti si ricordano: Casola Valsenio,

personale Sala Azzurra, 2010, Massa Lombarda, personale San

Vitale arte studio41, 2015, Bagnacavallo, personale Palazzo

Baldini, 2015, Castel Guelfo personale, Palazzo Malvezzi Hercolani,

2015, Mantova, personale M.A.D. arte design, 2015,

Lugo, personale Il Giardino del Gusto, 2020/2021, Lugo, collettiva

Palazzo del Commercio_Ascom, 2013, Fusignano, collettiva

Il Granaio, 2014, Venezia, collettiva Palazzo Zenobio,

2019 (su invito del noto critico d’arte, Giorgio Gregorio Grasso),

Ravenna, collettiva Galleria Pallavicini, 2021.

Hanno scritto di lui: G. Grasso, C. Polgrossi, V. Cerutti, M.

Pirotti, A. Gross, M. Spataro.


64

Mostra collettiva

di arte contemporanea

“Daydreaming”

Èstata inaugurata sabato 10 Aprile alle ore

17,00 la mostra collettiva di arte contemporanea:

“Daydreaming”

presso la Galleria Ess&rrE sita all’interno

del suggestivo Porto Turistico di

Roma. L’evento, curato dal critico d’arte Monica

Ferrarini dell’Associazione M.F.eventi con la collaborazione

di Alice Di Piero, ha visto la pre- senza

di numerosi artisti, collezionisti ed esperti del

settore e, in occasione del vernissage, era presente

la trasmissione televisiva Arte 24. Tema centrale

della mostra l’arte nella sua funzione terapeutica

come stimolo alla riflessione e al confronto: in un

momento storico difficile e delicato, dove il tempo

sembra essersi sospeso e il buio sembra aver preso

sopravvento sulle nostre speranze, l’arte ci viene in

aiuto dandoci quella speranza necessaria ad avviare

un processo di rinascita e cambiamento. Essa diventa

strumento indispensabile per sopravvivere

perchè porta in sé quella carica emozionale indispensabile

per avviare un iter di ricostruzione e

di approccio differente al quotidiano.


Collective contemporary

art exhibition

“Daydreaming”

The collective art exhibition:

“Daydreaming” opened on Saturday

the 10th of April, at 5pm, at the

Galleria Ess&rrE, located inside the

evocative touristic port of Rome.

The event, curated by the art critic Monica

Ferrarini - Associazione M.F.eventi, with the

collaboration of Alice Di Piero, comprised of

international artists, collectors and industry experts.

For the opening, the TV channel Arte 24

was also present.

Core topic of the art exhibition was art in its

therapeutic function, as stimulus for reflection

and confrontation. In a delicate and difficult time,

where time seems suspended and darkness seems

to have taken over our hopes, art comes in help,

giving us that hope that helps us kickstart a

process of rebirth and change. It becomes a fundamental

means for survival, as it brings with it

that emotional charge that leads to reconstruction,

and to a different approach towards everyday

life.


66

“L’arte conta perché ci offre assistenza nel progetto di andare

d’accordo con la nostra vita, far fronte ai nostri dolori,

ricordare ciò che conta per noi, evitare ciò che ci ferisce,

guidarci verso la nostra natura migliore, riequilibrare gli eccessi

dei nostri caratteri ed espandere le nostre simpatie”

Alain de Botton.

Artisti partecipanti:

Joana Antunes, Maria Emilov, Marussa Giovinazzo, Karine

Grazia, Vera Kober, Kirsten Kohrt, Caroline Kusters, Carlos

Mendoza, Stefania Nicolini, Anna Nobile, Maria Rita Onofri,

Riccardo Panello, Candida Paolucci, Nicole Papaefthimiou, Ann

Pelanne, Monica Pizzo, Simona Poncia, Irena Procházková,

Francesca Ragona, Regula Margrit Bill, Maria Stamati, Stephane

Vereecken, Paola Fortunata Vitaggio, Rebecca Volkmann.


“Art matters because it offers us assistance in the project of

getting on well with our lives, coping with our sorrows, remembering

what matters to us, avoiding what hurts us, guiding

us to our better natures, rebalancing the excesses of our characters

and expanding our sympathies”

Alain de Botton.

Participating artists:

Joana Antunes, Maria Emilov, Marussa Giovinazzo, Karine

Grazia, Vera Kober, Kirsten Kohrt, Caroline Kusters, Carlos

Mendoza, Stefania Nicolini, Anna Nobile, Maria Rita Onofri,

Riccardo Panello, Candida Paolucci, Nicole Papaefthimiou, Ann

Pelanne, Monica Pizzo, Simona Poncia, Irena Procházková,

Francesca Ragona, Regula Margrit Bill, Maria Stamati, Stephane

Vereecken, Paola Fortunata Vitaggio, Rebecca Volkmann.


68

Paola Belluco (Paù)

“L’aquila” - 2021 - Acrilico e sabbia su tela - cm 50 x 20

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70

Les fleurs et les raisins

Trasversali allegagioni d’arte

Il vino giallo al banchetto degli angeli

di Alberto Gross

L

art ne me connait pas. Je

ne connais pas l’art”. Così

scrive il poeta Tristan

Corbière, autore di quegli

affebbrati, elettrici, elegantemente

anarchici “Amori gialli”,

sottolineandone - ad un tempo - la marginalità

e l’imprevedibile unicità compositiva.

Analogamente qualcosa di giallo, raffinato,

indubitabilmente inconsueto e raro

viene prodotto nella marginale regione

dello Jura: marginale perché si trova nell’estremo

oriente francese e la parte vitata

non conta più di duemila ettari di

terreno, meno dell’1% della produzione

nazionale. È qui che nasce il vin jaune,

l’oro dello Jura, un vino prezioso, capriccioso,

imprevedibile, non ammettendo

distrazioni di sorta esige essere coccolato,

vezzeggiato, non compreso ma

amato. Il vitigno di partenza che affonda

le radici nelle argille blu della regione è

il Savagnin (assieme allo Chardonnay

l’uva bianca più coltivata): vendemmiato

tardivamente, generalmente nella seconda

metà di ottobre, a seguito della fermentazione

e di un ragionevole periodo

di riposo e stabilizzazione - spesso anche

oltre un anno - il vino viene trasferito in

barrique da 228 litri, di secondo o terzo

passaggio, ed è qui che dovrà compiersi

il miracolo e l’alchemica trasformazione

del liquido in oro. Le botti vengono lasciate

scolme per circa un sesto della

loro capienza in modo che i lieviti ancora

presenti a contatto con l’ossigeno

costruiscano una sorta di film protettivo,

la “voile”, il velo che custodirà l’affinamento

del vino per almeno sei anni e tre

mesi e ne determinerà la qualità e la profondità.

La parte alcolica che durante

tale procedimento sarà evaporata viene

storicamente chiamata la “part des anges”,

il sacrificio offerto agli angeli per

ottenere una concentrazione di profumi

e sensazioni assolutamente unica. Per

questo motivo, ancora oggi, il vin jaune

viene tradizionalmente imbottigliato nella

clavelin da 62 cl, a ricordare e simboleggiare

la parte rimanente al termine

dell’affinamento di un litro di liquido.

Come per ogni opera d’arte, una materia

eccellente e d’elezione necessita di un

artista accorto, che non la disperda e la

sappia condurre nel migliore dei modi,

così sarà la sensibilità del vignaiolo a

stabilire i tempi, a posizionare le botti

nelle più favorevoli condizioni di aria,

temperatura e umidità, a miscelarne gli

affinamenti, se necessario ad esaltarne lo

slancio e la complessità.

Delle quattro AOC autorizzate per la

produzione di vin jaune, la più rinomata

è sicuramente Chateau-Chalon: il nostro

assaggio si è rivolto al prodotto di Domaine

GRAND, piccola azienda di Passenans

di circa una decina di ettari che

dalla vendemmia 2021 potrà etichettare


i vini da agricoltura biologica certificata.

Lo Chateau-Chalon 2012 cuvée En Beaumont

è di un giallo dorato dai brillanti

riflessi ambra: apre con le note decise di

mallo di noce, poi crescono le sensazioni

terrose di fungo e tartufo; nella

confidenza con lo scorrere del tempo a

poco a poco si scopre un oriente complicato

di spezie... volteggiano screziature

di zafferano, curcuma, curry. Ora sentori

tostati si uniscono a profumi amaricanti

di cioccolato, fondi di caffè, tabacco che

trascina una parte vegetale di fieno greco,

ora sono le spezie a puntellare e stuzzicare,

accompagnate da suggestioni d’agrume,

cedro e bergamotto canditi, pietra

focaia, macis, iodio. I profumi continueranno

ad uscire complicandosi, ma

l’urgenza e la curiosità dell’assaggio prevalgono:

il palato è secchissimo, sapido

con un corredo balsamico di erbe officinali

che arriccia il naso - in retrolfazione

- su punte di cumino e melissa, un principio

di finale resinoso che ricorda il

miele amaro, di cardo o corbezzolo, per

terminare (in una curiosa struttura circolare)

ancora su terra bagnata e noce.

Ogni sentore è composto, educato, nulla

di urlato ma suggerito quasi come stimolo

all’immaginazione e alla memoria,

disteso sopra un sorso pulito, la cui acidità

e sapidità non stanca il palato, mantenuto

vivo e nervoso.

Come la diafana e ambigua Proserpina

di Rossetti ritorna alla luce dopo i sei

mesi trascorsi agli Inferi, così dopo oltre

sei anni il vin jaune ci ammalia del suo

fascino metafisico, manifestazione concreta

di realtà sfumate, sottilmente evanescenti,

scavate nelle visioni chiaroscurali

affini a Marius Pictor e soavemente

cullate dal raffinato lucore di Debussy.

Il tutto è sempre qualcosa in più della

somma delle sue parti.


72

Francesco Ponzetti

“L’aquila” - 2021 - Acrilico e sabbia su tela - cm 50 x 20

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

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“Alone” - 1986 - Olio e tecnica mista su tela - cm 150 x 150

Giulio Turcato

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Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


74

I tesori del Borgo

pievefavera:

il castello, le colline, gli uliveti, il lago.

armonia assoluta di colori e di forme come

in un dipinto di corot

a cura di marilena spataro

Un affresco di rara bellezza

naturalistica e paesaggistica

che si specchia in limpide

acque lacustri. È l’antico Borgo

medievale di Pievefavera,

a mio avviso, il più affascinante del

territorio di Caldarola, l’altrettanto affascinante

cittadina del Maceratese, carica

di storia e di incantevoli scorci architettonici

e ambientali, situata nell’area della

Valle del Chienti, nonché porta che si

apre sullo spettacolo mozzafiato dei Monti

Sibillini.

Oltre che sul vecchio Borgo medievale

di Pievefavera, in questo nostro breve

tour, concentreremo l’attenzione sul suo

castello, struttura architettonicamente armoniosa

e di grande interesse storico,

con un’incredibile posizione che lo vede

elegantemente svettare su uno sperone

collinare e con un paesaggio e un ambiente

da favola che gli fanno da sfondo.

Un suggestivo affresco che coinvolge

l’intero insediamento borghivo, immerso

com’è tra gli uliveti delle morbide

colline che degradano in dolci declivi

verso le limpide acque sottostanti dell’omonimo

lago (detto anche Lago di

Caccamo) e che qui si specchiano quasi

per incanto.

Luoghi, quelli di Pievefavera, che sono

anche l’areale prevalente della Cultivar

Coroncina, varietà di olivo marchigiana

per la produzione di un tipico olio di eccellente

qualità, dal sapore fruttato, amaro

e pungente, con sentore di carciofo, e

dal colore verde intenso, con elevato

contenuto in polifenoli e clorofilla e con

un buon rapporto insaturi/saturi.

Il Castello

Risalente al XIII secolo, il Castello di

Pievefavera conserva quasi intatta la

struttura muraria, con tre cortine e quattro

torri, di cui una successivamente trasformata

in campanile, camminamenti

di ronda, un grande palatium attiguo alla

porta d’ingresso, munito di torrione e

trabocchetto. Nel castello si trova la

chiesa parrocchiale dal portale romanico

a tutto sesto con trabeazione esterna e

decorazioni altomedievali. Il suo interno

di gusto barocco, ma rimaneggiato nel

secolo scorso, è composto di una sala

unica con quattro cappelle laterali ed un

imponente altare centrale. Dell’antico

impianto rimane l’abside dietro l’altare

centrale. Nella chiesa sono custodite o-

pere del XV secolo di cui la più pregevole

é un San Sebastiano ligneo cinquecentesco.

Il Borgo e la Pieve

La struttura urbana di Pievefavera è ancora

praticamente intatta. Il nucleo cen-


trale di tutto l’insediamento è la Pieve

della quale si hanno notizie documentate

sin dal XII secolo. Da questo punto situato

nella zona più in alto, si espandono,

realizzate in due fasi successive, altre

due cinte murarie. La costruzione a

nord delle mura cittadine, realizzata dal

pievano Berardo Da Varano, risale al

XIII secolo, mentre l’ultima cerchia è

ascrivibile al XVI secolo. Ancora oggi è

perfettamente individuato il percorso

principale che dalla porta più in basso, a

nord, conduceva alla Pieve attraverso tre

porte. Nell’insieme, Pievefavera si presenta

fortificata su quasi tutto il perimetro

(ad eccezione del lato nord-ovest dove

le mura sono state inglobate dal palazzo

signorile e in parte demolite) con

cortine verticali in pietra calcarea bianca.

Cinque torri vigilavano sulle mura

cittadine: tre a pianta quadrata di cui due

rompitratta e una angolare, due poligonali

agli angoli contrapposti secondo

uno schema tipico locale. Tutti gli edifici

sono costruiti con blocchi di roccia

marnosa che danno al paese una sua caratteristica

fisionomia. Il toponimo è

composto da “Pieve” e “Favera”. Il termine

“Pieve” deriva dalla parola “plebs”che

indicava, nei primi anni del cristianesimo,

il popolo di Dio: cioè chi aveva il

dono della fede ed aveva ricevuto il battesimo;

con il tempo, si estese all’edificio

ed al territorio di pertinenza dove era

stanziata la prima pieve; il termine “Faveria”

si collega all’insediamento romano

ed al possidente da cui prese il nome.

Il primitivo insediamento era situato più

in basso ed era sorto quale “mansio” o

“statio”. Si suppone che la vicenda di

Pievefavera inizi al tempo dell’antica

Roma e, infatti, lungo la sponda meridionale

del lago oggi sorge un’area archeologica

di epoca romana dove sono

presenti strutture di età tardo repubblicana

appartenenti alla “pars rustica” di

una villa. Nei pressi è situato l’Antiquarium

dove sono conservati i materiali archeologici.

La Storia

In seguito alla caduta dell’Impero Romano,

Pievefavera seguì le sorti di tutti

quei piccoli centri montani che, probabilmente,

per continuare a vivere si arroccarono

in luoghi impervi, al sicuro di

mura castellane. La cellula germinativa

del nuovo insediamento fu la pieve, i documenti

più antichi nei quali si fa e-

spressamente menzione della “plebs”

sono pergamene risalenti al 1170. Da qui

in poi, la storia di questo antico Borgo

medievale, sarà strettamente legata alle

vicende del Comune di Camerino. La


76

posizione strategica di Pievefavera a difesa

del confine in direzione sud-est, nonché

il suo peculiare rapporto diretto con

la famiglia Varano che dominò a Camerino

per circa tre secoli, l’importanza stessa

della pieve in possesso (fino al 1453)

dell’unica fonte battesimale della zona,

decretarono la superiorità del borgo fortificato

rispetto a quelli limitrofi e la sua

sopravvivenza nei secoli; il suo vincolo

strettissimo con la famiglia titolare della

Signoria è testimoniato da diversi documenti.

Così come l’espansione fortificata

di Pievefavera è in stretta connessione

alla crescita del comune di Camerino, la

sua decadenza, o meglio l’arresto della

crescita della sua struttura castellare segue

il declino della famiglia Da Varano

che, esautorata nel 1434, ritorna brevemente,

per vedere, infine, questo suo territorio

conquistato da Cesare Borgia e

governato da questa dinastia fino al 1539,

anno dell’annessione del Ducato di Camerino

da parte della Sede Apostolica.

Tale data si può ritenere conclusiva della

fase attiva nella storia delle fortificazioni

del territorio camerte; lo Stato della Chiesa,

infatti, anche per le mutate condizioni

storiche politiche, non si avvalse delle

potenzialità militari dei nuovi centri annessi

che, sebbene lasciati inattivi, rimasero

immutati nel loro aspetto fortificato.

Il Lago e le leggende

Ad aggiungere fascino a Pievefavera, alla

sua storia e alla sua urbanistica fin qui descritte,

è la presenza nel suo territorio dell’omonimo

lago nelle cui acque limpide

il Borgo si riflette. Conosciuto anche come

Lago di Caccamo, questo specchio lacustre

della valle del fiume Chienti è incastonato

nel cuore dell’Unione Montana

dei Monti Azzurri e si divide nei suoi versanti

tra i comuni di Caldarola e Serrapetrona.

L’invaso delle acque, generato dal

Chienti, è stato realizzato artificialmente,

la qual cosa non incide minimamente sulla

bellezza del luogo, che permette di trascorrere,

specie in primavera, piacevoli

giornate con lunghe passeggiate ed attività

all’aria aperta, non ultime la pesca e

il canottaggio. Il lago è stato creato nel

1954 per la produzione di corrente elettrica.

Perfettamente integrato con l’habitat

naturale e il paesaggio circostante, più

che opera dell’uomo, esso appare, con le

sue acque cristalline dai riflessi del cielo

e con le sue sponde inanellate del verde

smeraldo collinare, come uno splendido

miracolo della natura. Un luogo che è anche

punto di partenza di spettacolari percorsi

naturalistici, a piedi o in mountain

bike, e, per i più audaci, itinerario che si

inerpica su per la montagna in direzione

dei sovrastanti Monti Sibillini (oggi detti,

leopardianamente, Monti Azzurri). Montagne

incantate abitate da fate e streghe,

e dove ancora, si narra, vi dimora Sibilla,

che da secoli continua a far risuonare i

monti della sua inquietante voce oracolare

e dei suoi misteriosi enigmi vaticinanti.


Alessio Schiavon

“Evanescenza” - 2020 - Olio su tela - cm 70 x 50

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


78

Art&Events

ecco “cartagena” il duo napoli usa

con Miraggio e n’rik

Èon line e su

tutte le piattaforme

dedicate

“Cartagena”

il nuovo singolo di Rosario

Miraggio e

N’Riko, prodotto da

Kekko D’Alessio, una

canzone che profuma

di estate.

Scenografia elegante,

salotti di alta moda, serate

chic e tanto mare per lanciare un brano che si candida ad essere

fra i tormentoni di questa estate 2021.

L’insolito duetto, con una celebre voce di Napoli e con una giovane

promessa canadese, si sviluppa su un ritmo veloce, con una base ‘latina’

impregnata di cuore partenopeo, e consegna leggerezza, gioia,

autentica allegria, spensieratezza. Si ascolta con piacere e si balla in

maniera naturale.

Ed in quel passaggio “Sarà bellissimo volare verso un altra vita” ci

sono racchiusi tutti i sogni dell’estate alle porte.

eleonora pieroni icona internazionale

Lattrice Eleonora Pieroni

è un volto sempre più richiesto

del cinema internazionale.

Negli scorsi mesi è stata infatti tra i

protagonisti di due prestigiose pellicole:

da State of consciousness, dove

è stata diretta da Markus Stokes ed

ha recitato al fianco di Emile

Hirsch, Jane Alexander e Mariano

Di Vaio, di origini umbre proprio

come lei, a Non Seguirmi, prodotto

da Ermelinda Maturo ed incentrato

sull’emblematica figura di uno stalker

di influencer. Nei prossimi mesi,

la Pieroni sarà inoltre impegnati in altri due progetti cinematografici,

di cui per adesso non ha ancora potuto rivelare altri particolari. Intanto,

proprio negli scorsi giorni, Eleonora è stata nominata “Ambasciatrice

per il Made in Italy e la Moda negli Stati Uniti” da Dove, l’associazione

composta da italiani e discendenti italiani che vivono in America

o che svolgono attività lavorative collegate con l’America.

lemiemari il nuovo progetto artistico di Maria antonietta tillocca

LeMieMari” sono un progetto artistico. Ho iniziato a realizzarlo poco più di un anno fa, durante un particolare periodo della

mia vita pieno di cambiamenti…un po’ voluti e un po’ necessari.

“Loro” sono dei piccoli acquerelli con dei volti di donne in cieli colorati; questi volti non sono altro che la trasposizione di me

su carta, interpretante il ricordo o la scossa impressa nella mia mente di ogni persona o situazione incontrata e vissuta, che in

questi anni, in qualche modo, mi ha colpito.

Ogni serie è numerata e il mio intento è quello di “restituire” questi “pezzi di me” a chi, anche inconsapevolmente ha contribuito ad

ispirarmi.

Il formato è piccolo, così da poter portare sempre con sé “LeMieMari” o, magari, usarlo semplicemente come un segnalibro. A volte

le lascio da qualche parte in modo da farle trovare, così, casualmente.

Successivamente il progetto si è evoluto e quest’anno ho prodotto un calendario illustrato…in ogni mese una mia Mari.il calendario ha

fatto sold out nel giro di pochissimi giorni tanto da doverne fare una seconda ristampa anche essa esaurita nel giro di pochissimo tempo…


ambra Vitiello e i suoi successi in tv

riccardo polizzy carbonelli e Marina lorenzi,

la coppia fa sognare..

Il pubblico di Canale 5 l’ha seguita ogni venerdì sera, in qualità

di showgirl, al fianco di Pio e Amedeo nel grande show

Felicissima Sera. Parliamo della conduttrice, showgirl e fotomodella

campana Ambra Vitiello, che ha partecipato nel

2013 alle finali di Miss Italia. Conduttrice di Sport Italia Mercato,

il programma in onda ogni settimana su Sport Italia, la giovane

ha preso parte a diversi film per il cinema, tra cui Italian Business

dove ha recitato al fianco di Fabrizio Corona, ed è stata ospite di

Maurizio Costanzo a S’è Fatta Notte e al Maurizio Costanzo

Show. Seguitissima sui social, in primis su Facebook dove conta

1.200.000 follower, la Vitiello ha posato per brand importanti e interviste

prestigiose, tra cui For Men e GQ Italia. Laureata in Giurisprudenza,

sogna un giorno di condurre il Festival di Sanremo,

dove potrà mostrare, oltre alla sua bravura nella conduzione, le sue

doti di ballerina: ha infatti studiato per dieci anni danza classica e

moderna, specializzandosi nel ballo moderno e nel reggaeton.

Continua il sodalizio lavorativo tra i coniugi Riccardo

Polizzy Carbonelli e Marina Lorenzi.

Dopo essere stati fermati, improvvisamente, lo

scorso anno dalla pandemia, i due hanno infatti ricominciato

a recitare insieme in teatro, riscuotendo

grandissimo successo. In attesa di tuffarsi nella preparazione

dei prossimi progetti, che sicuramente non mancheranno, Riccardo

e Marina continuano a ricevere apprezzamenti dal pubblico

che li segue, anche per via dell’evidente affiatamento che

si respira tra di loro quando sono in scena. Una chimica vincente,

non solo all’interno del loro matrimonio, dove sono più

che mai uniti e felici. E, per quanto riguarda i colpi di scena,

Polizzy Carbonelli è ancora parte integrante del cast di Un

posto al sole, dove il “suo” iconico Roberto Ferri, il personaggio

che interpreta da tantissimi anni, è al centro della scena.

il nuovo libro di Gino rivieccio

Montse alcoverro pluripremiata in italia

Èuscito da qualche mese il libro Siamo Nati per Soffriggere,

il quarto scritto dal poliedrico attore campano Gino

Rivieccio. Edita da Colonnese Editore, l’opera si avvale

della prefazione di Magdi Cristiano Allam ma, nonostante

il titolo, non parla di cucina a senso stretto. Davanti

ai fornelli della sua casa, Rivieccio fa infatti delle profondere riflessioni

su quella che è stata la sua carriera, incominciata oltre quaranta

anni fa, e divisa tra il teatro, la televisione, il cinema e la scrittura. Tra

il serio e il faceto, una ricetta ed un aneddoto, Gino non fa altro che

accompagnare i suoi lettori in un viaggio curioso e divertente della società

contemporanea, facendo affiorare i suoi ricordi e sentimenti. Un

racconto fatto con garbo e educazione, in cui non mancano i toni umoristici,

che utilizza anche per parlare dei suoi valori.

Il pubblico italiano ha imparato a conoscerla grazie al ruolo di

Ursula Dicenta nella soap Acacias 38 (Una Vita). Si tratta della

bravissima Montse Alcoverro, attrice spagnola di televisione,

cinema e teatro. Un personaggio iconico che l’ha portata a vincere,

in Italia, diversi premi, in primis ad Alghero e Nola. Merito dell’iconica

dark lady Ursula, che ha saputo caratterizzare al meglio,

dando una connotazione specifica alla sua presenza nella produzione

iberica. Prossimamente, la Alcoverro sarà nel cast di una nuova serie,

suddivisa in otto puntate, e non esclude un giorno di poter lavorare in

Italia, dove ha già avuto modo di confrontarsi con Sergio Castellitto,

un collega nostrano che stima parecchio e con cui collaborerebbe nuovamente.

La sua assenza in Una Vita si farà sicuramente sentire, ma

sentiremo parlare di lei ancora a lungo.


9

a

BIENNALE D’ARTE

INTERNAZIONALE

A MONTE-CARLO 2021

12 - 13 GiUGno 2021

Hôtel Métropole - Monte-carlo

orArio esposiZione DALLe 15,30 ALLe 19,00

coMponenti GiUriA:

pAtricK bArtoLi: GALLeristA (GALLeriA D’Arte bArtoLi - MArsiGLiA)

AnDreA cicconi: ArcHitetto, cUrAtore, FotoGrAFo

erMAnno corti: critico D’Arte

MoniA MALinpensA: GALLeristA-cUrAtrice, criticA D’Arte-GiornAListA (GALLeriA D’Arte MALinpensA by LA teLAcciA )

DoMenico Minieri: coLLeZionistA

LoreLLA sALveMini pAGnUcco: eDitore e Direttore responsAbiLe DeLLA rivistA Awartmag.com

GiULiAnA pApADiA: GALLeristA-consULente Artistico DeLLA GALLeriA D’Arte MALinpensA by LA teLAcciA

MAUriZio pentiMALLi: consULente D’Arte

iGor vArnero:

presiDente FeDerALberGHi iMperiA

Con il patrocinio

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51

10138 Torino

Art Director Monia Malinpensa

Consulente artistico Giuliana Papadia

Tel +39.011.5628220 - cell. 347.2257267

www.latelaccia.it - info@latelaccia.it


Artisti seLeZionAti ALLA 9 biennALe D’Arte

internAZionALe A Monte-cArLo 2021

in MostrA settAntotto Artisti seLeZionAti sU più Di treMiLA ADesioni

pAoLA AbbonDi

sAnDrA AnDreettA

AnGeLo FrAnco

sAverio ArtioLi - sAve

pAoLA ArriGoni

rAFFAeLLA beLLAni

berArte' X

GiUseppe bertoLetti

DAviDe bertoLA

vincenZo bUonAGUro

siLviA bosio

GiUseppe cAcciAtore

pAtriZiA cAFFArAtti

GiAncArLo cerri

LUDovicA cHAMois

rossAnA cHiAppori

pAoLo civerA

DADA c

vincenZo D'Arro'

GiAnni DepAoLi

rAFFAeLLA De sAntis

LUciA Fiore

GiovAnni FirrincieLi

FULviA GAMenArA

eUGenio GiAccone

MAssiMiLiAno Gissi

cinZiA Gorini

cLAUDio GUADAGnA

beyer Horst

DAnieLe LAUDADio - eLLeDi'

vincenZo LAGALLA

AnnA MAriA MAciecHowsKA

serenA renAtA MAGGi

LAUrA MAreLLo

GiovAnni MAnGiA

vALentinA MiAni - vALensiA

nADiA MonAi

FrAncesco Montoneri

FeDerico MontesAno

FAUsto nAZer

eLenA orteLLi

MArco pALMA

MAriA FAUstA pAnserA

cArLo pAZZAGLiA

FrAnZ peLiZZA

MAriA petrovA

MAssiMo peri

oreste poLiDori

GiUseppe porteLLA

cHiArA QUAGLiA

DAnieLA rebUZZi

siMonA reGineLLA

vALerio rossi

DAnieLA rosso-prin

roLAnDo rovAti

Antonio sALinAri

biAncA sALLUstio

eMAnUeLe scAnDALiAto

scAnD-Art

DeborAH scArpAto

FrAncesco sciAccA

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MAriA GrAZiA sessA- eMMeGi'

si.mon

eLvirA sirio

FULviA steArDo FerMi

AntoneLLA steLLini

virGiniA stoppA

AnnA MAriA terrAcini

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DAviDe tornieLLi

GennAro treMAterrA

ines tropeAni

steFAniA vicHi

MAriA virseDA

FLoreAnne v.

AnDreA ZAnAttA

eMMAnUeLA ZAvAttAro

AnnA ZennAro

a

LA 9 biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021 è orGAniZZAtA soLo eD escLUsivAMente

DALLA GALLeriA D’Arte MALinpensA by LA teLAcciA


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

PAOLA ABBONDI

SANDRA ANDREETTA

“Galassia” - 2015

pizzo trattato e cotto tra due vetri - cm 40x40

ANGELO FRANCO

“venezia” - 2019 - acrilico su tela - cm 40x40 (x2)

SAVERIO ARTIOLI - Save

“c-ovi-d” - 2020 - acrilico su tela - cm 50x40

PAOLA ARRIGONI

“spacca la vita” - 2020

tecnica mista: tela, gesso, colori acrilici - cm 70x50

RAFFAELLA BELLANI

“Le onde” - 2020

tecnica mista: acrilico e fogli di acciaio traforato - cm 50x70

“Memoria atavica” - 2020

acrilico, stucco, collage, su tela gallery-min - cm 70 x 100


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

BERARTè x

DAVIDE BERTOLA

Dittico “i nicotinoidi, una reazione anomala.

i segni della via di casa. Apis mellifera”

2011 - acrilico su tela - cm 100x50

GIUSEPPE BERTOLETTI

“time lapse” - 2015

tecnica mista, smalto, acrilico - cm 80x50

SILVIA BOSIO

“il laghetto delle ninfee” - 2020

tecnica mista, pittoscultura cm 84x65.5

VINCENZO BUONAGURO

“La serenità si riflette nelle acque tranquille del mio lago”

2019 - tecnica mista su tela con foglia oro - cm 50x60x6

GIUSEPPE CACCIATORE

“La natura guarda” - 2020

collage, fotografia - cm 100x100

“nero in blue” - 2013

stucco edile su tela, inserti di cartone, acrilico - cm 80x80


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

PATRIZIA CAFFARATTI

GIANCARLO CERRI

“Lockdown” - 2021

pantoni su carta - cm 50x70

LUDOVICA CHAMOIS

“verso armonie ariose” - 2021 - olio su tela - cm 70x90

ROSSANA CHIAPPORI

“waters Around Gili Air” - 2019

acrilico e tecnica mista su tela - cm 70x100

PAOLO CIVERA

“coppia di alberi” - 2019

tecnica mista su tela - cm 50x70

DADA C

“sovrapensiero 2” - 2020

olio su tela - cm 50x70

“the integrity of the sea” - 2019

tecnica mista su tela colori acrilici - cm 40x80


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

VINCENZO D’ARRò

GIANNI DEPAOLI

“Ulisse” - 2012 - tecnica mista su tela, acrilico, sabbia

vulcanica, gusci di mandorle, bambù - cm 80x60

RAFFAELLA DE SANTIS

“Madre natura” - 2020 - tecnica mista, organico marino,

resina, pigmento - cm 75x45

LUCIA FIORE

“vestita di un arcobaleno” - 2019

maiolica dipinta - cm 45

GIOVANNI FIRRINCIELI

“il piccolo Kema” - 2019 - acrilico su tela - cm 100x100

FULVIA GAMENARA

“Azzurro” - 2014 - acrilico su tela - cm 60x50

“La natura come mezzo” - 2019

acrilici su policarbonato e tela - cm 50x60


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

EUGENIO GIACCONE

MASSIMILIANO GISSI

“Mémoire de voiage: le phare De contis” - 2020

acrilici e pigmenti su supporto materico in

tessile intrecciato - cm 100x100

CINZIA GORINI

“Draco” - 2018 - watercolor - cm 21x29

CLAUDIO GUADAGNA

“A time Lapse” - 2020

olio su tela - trittico: cm 60x54

BEYER HORST

“Frammenti di ricordi” - 2018

tecnica mista su tela - cm 50x70

DANIELE LAUDADIO (Elledì)

“pudong” - 2014

tecnica mista con fili elettrici su tela - cm 80x80

“speranza” - 2019 - bassorilievo su legno - cm 40x70


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

VINCENZO LAGALLA

ANNA MARIA MACIECHOWSKA

“infra-2” - 1992 - foto su pellicola infrarosso

realizzata con filtro Magenta - cm 70x100

SERENA RENATA MAGGI

“L’Apnea” - 2020 - tecnica mista su tela - cm 100x90

LAURA MARELLO

“soave” - 2019

olio e acrilico su tela - cm 70x100

GIOVANNI MANGIA

“Luci e ombre nella materia” - 2020 - tecnica mista:

stoffa, olio, smalto, stucco su tela - cm 90x90

VALENTINA MIANI (Valensia)

“Ancestro primordiale” - 2018 - tecnica mista su tela con

collage di stoffe serigrafate - cm 40x30

“salviamo l'acqua, la spirale” - 2019

acrilico su tavola, con tela di palma - cm 50x50


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

NADIA MONAI

FRANCESCO MONTONERI

“platamona profondità di un’amicizia” - 2020

acrilico su tela - cm 80x120

FEDERICO MONTESANO

“Amore di una mamma” - 2020

olio e carboncino - cm 30x40

FAUSTO NAZER

“equilibrio transitorio” - 2019 - tecnica mista su carta

preparata montata su tela - cm 50x70

ELENA ORTELLI

“energie vaganti” - 2020 - olio su tela - cm 80x100

MARCO PALMA

“caduta di san paolo rivisitazione” - 2019

matita su base acrilica - cm 50x70

“corkflex #8” - 2019 - tecnica mista su tela - cm 30x40


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

MARIA FAUSTA PANSERA

CARLO PAZZAGLIA

“Doride”

2017

acrilico e

tecnica mista

cm 40x100

“Lotta impari” - 2019 - ferro - cm 53lx15px25h

FRANZ PELIZZA

MARIA PETROVA

“cuore rosso” - 2020 -

scatto digitale assemblato con p.s. - cm 50x50

MASSIMO PERI

“Marina” - acquerello su carta - 30x25

ORESTE POLIDORI

“interazione 1” - 2020 - colla a caldo su tela - cm 100x100 “scarpe rosse” - 2020

acrilico e china su tela - cm 60x90


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

GIUSEPPE PORTELLA

CHIARA qUAGLIA

“risveglio d'inverno - ciclo i festosi” - 2021

resine e dibond su tavola - cm 70x70

DANIELA REBUZZI

“bianco sospeso” - 2020

argilla naturale smaltata - diam. 47

SIMONA REGINELLA

“soffio (tra gli irretimenti)” - 2018 - strisce di tela

dipinte ad olio annodate e assemblate - cm 80x80

VALERIO ROSSI

“Dolceacqua” - 2019

olio su tela - cm 90x90

DANIELA ROSSO - Prin

“Apocalypsis cum figuris Xiv” - 2019

acrilico e spray su carta - cm 50x70

“safe me” - 2020 - olio su tela - cm 100x70


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

ROLANDO ROVATI

ANTONIO SALINARI

senza titolo - 2013 - tecnica mista su tavola - diam. 76

BIANCA SALLUSTIO

“the sail” - 2020

riutilizzo di legni pregiati - cm 70x35x15h

EMANUELE SCANDALIATO (Scand-Art)

“Le meduse” - 2019 - olio su tela - cm 100x70

DEBORAH SCARPATO

“parigi” - 2017

colori acrilici e smalto su masonite - cm 57x47

FRANCESCO SCIACCA

“Antico sentiero” - 2019 - acrilico su tela - cm 80x100

“Un chiodo fisso” - 2020 - legni di barca - cm 36x40x7


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

SèLINE

MARIA GRAZIA SESSA (EMMEGì)

“introspection” - 2020

tecnica mista su carta fotografica - cm 29,2x19,5

Si.mon

“violoncello serie: geometrie imperfette” - 2019

olio su tela - cm 70x70

ELVIRA SIRIO

“wild Life 10” - 2021 - olio su tela - cm 60x90

FULVIA STEARDO FERMI

“Drowing” - 2018 - terracotta patinata - cm 30x20x20

ANTONELLA STELLINI

“tunnel” - 2020 - acrilico su tela - cm 100x70

“tsunami” - 2014

materiali inglobati nel metacrilato - cm 22x35


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

VIRGINIA STOPPA

ANNA MARIA TERRACINI

“seamless” - 2020

stampa fotografica in b&w - cm 21x14,8

senza titolo - 1980 - olio su tela - cm 90x100

EVA TRENTIN

DAVIDE TORNIELLI

“MAre” - 2020 - tecnica mista, foglia oro,

stampa botanica su tavola - cm 96.5x93.5

GENNARO TREMATERRA

“pioggia Artica” - 2019

olio a spatola su MDF - cm 73x52

INES TROPEANI

“infinito” - 2019/20 - tecnica mista su tela - cm 70x100

“tubature” - 2014 - fotografia - cm 20x35


Artisti seLeZionAti ALLA 9a biennALe D’Arte internAZionALe A MontecArLo 2021

STEFANIA VICHI

FLOREANNE V.

“bacco4” - 2018

tecnica mista smalto all’acqua - cm 70x100

MARIA VIRSEDA

“La forza della luce” - 2020

acrilico su tela - cm 40x50

ANDREA ZANATTA

“il salto” - 2020

argilla patinata - cm 45x33x20

EMMANUELA ZAVATTARO

“the walker of the night” - 2019

foto digitale non ritoccata - cm 92x68

ANNA ZENNARO

“nascita” - 2019 - acrilico su tela - cm 90x100 “Desires waiting in the sky their down stars” - 2019

tecnica mista e foglia oro - diam. 90 cm


9a biennALe D’Arte internAZionALe A Monte-cArLo 2021

112

tema libero e tema fisso:

“L’ARTE IN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELL’AMBIENTE”

La Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia che ha organizzato la 9° Biennale d’Arte

Internazionale a Montecarlo 2021, con una complessa organizzazione e un entusiasmante

successo di adesioni, presenta all’interno dell’Hotel Métropole di Montecarlo, una mostra

di importante e straordinario evento. Esporranno alla Biennale validi Artisti emergenti

d’elevato livello culturale selezionati nel vasto panorama artistico. L’esposizione si svilupperà

con opere di pittura, scultura, fotografia, grafica, ceramica, bassorilievi, mosaici

e lavori realizzati al computer. Come ogni edizione si potranno ammirare opere dal forte

rigore creativo e dalla qualità interpretativa. Sarà una mostra coinvolgente a testimonianza

di un’Arte rispettosa dove sempre più nuovi linguaggi, forme e colori si fondono con la

sensibilità, la poesia e la forza descrittiva, per un’arte ricca di ampia resa contenutistica,

comunicativa e capacità di tecnica. La Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia, affiancata

da una giuria composta da critici d’Arte, giornalisti, editori, galleristi e collezionisti,

ha selezionato con scrupolosità, professionalità e impegno vari artisti a livello

internazionale. In questa edizione della 9° Biennale d’Arte Internazionale 2021 sono stati

selezionati settantasei artisti su più di tremila adesioni pervenute da tutte le parti del

mondo. È una manifestazione d’arte, di grande risonanza, che accoglie a Montecarlo un

vasto pubblico di collezionisti e di appassionati d’arte. È una mostra di notevole prestigio sia per la qualità delle opere che per l’importanza

a livello culturale e questo grazie anche alla vasta pubblicità che la Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia, organizzatrice della Biennale,

realizza su diverse riviste internazionali specializzate nel settore artistico. Anche per l’edizione del 2021 vi è il patrocinio dell’Ambasciata

italiana nel Principato di Monaco e questo fa molto onore alla Biennale. Sarà un appuntamento interessante in cui un ricorrente

intreccio di puri sentimenti si materializza in una libertà assoluta di espressione. Per la 9° Biennale d’Arte Internazionale a Montecarlo

2021 vi sarà, oltre al tema libero, anche il tema fisso: “L’arte in viaggio alla scoperta dell’ambiente”, il cambiamento climatico, il riscaldamento

globale, le alluvioni in aumento, la siccità e il mare, con più plastica che pesci sono i disastri ambientali che purtroppo stiamo

vivendo e subendo con tutte le serie conseguenze che ne derivano. Il rischio di estinzione per alcune specie animali, i carboni, i petroli,

i gas, i mari che stanno diventando più caldi e più acidi, i ghiacciai che stiamo perdendo e la plastica da eliminare, tutto questo è una vera

e propria minaccia. Il nostro pianeta sta bruciando e neanche così lentamente come pensiamo. Si è realisti e non catastrofisti e questo il

messaggio del tema fisso, il rapporto tra uomo e ambiente con le sue varie problematiche ma anche con la sua immensa bellezza. Da

parte degli artisti, con il loro viaggio nella natura e soprattutto con la loro sensibilità, vedremo lo sforzo, l’ideazione e la voglia di

migliorare e cambiare le condizioni ambientali per ritornare a sperare. Le opere, intrise di unicità e originalità, si fonderanno in profondi

stati d’animo emozionali e suggestive sensazioni, indice di un fare arte sincero. Impegno e libertà creativa si esprimeranno in merito per

sprigionare l’essenza dell’uomo-artista.

Monia Malinpensa

(Art Director - Curatrice - Critica d’Arte - Giornalista - Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia)

troFeo reALiZZAto per L'occAsione DAL MAestro

UGo nespoLo per Dieci Artisti preMiAti

DUrAnte iL vernissAGe DeLLA biennALe sUL teMA Fisso

“L’Arte in viAGGio ALLA scopertA DeLL’AMbiente”

i Dieci Artisti preMiAti verrAnno pUbbLiciZZAti con Le Foto

DeLLe Loro opere sULLA rivistA Art&trA

Di GiUGno-LUGLio 2021 e sUL sito UFFiciALe DeLLA GALLeriA D'Arte

MALinpensA by LA teLAcciA,

sU FAcebooK e sU instAGrAM.

L’arte non si ferma ed arriva a Monte-Carlo. Con straordinario successo e complessa organizzazione la Galleria d’Arte Malinpensa

by La Telaccia segnala validi artisti contemporanei molto promettenti, scrupolosamente e seriamente selezionati nel vasto panorama

artistico Internazionale. La Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia promuove così un percorso artistico di notevole importanza

che trova risultati di grande merito. è un appuntamento interessante assolutamente da non perdere, dove un ricorrente intreccio di

puri sentimenti si materializza in una libertà di assoluta espressione. Sono artisti che ci raccontano e che ci seducono ininterrottamente

con la loro arte nelle tecniche e nei materiali più svariati all'insegna di un’esposizione prestigiosa intrisa di autenticità in cui

si fondono profondi stati d'animo emozionali e suggestive sensazioni, indice fondamentale di un fare arte sincero.


96

MOSTRE D’A R T E In I T

a cura di Silvana Gatti

BARD (AOSTA)

fORTE DI BARD

BOlOGnA

PAlAZZO PAllAVIcInI

fIREnZE

PAlAZZO STROZZI

fInO Al: 5 GIuGnO 2021

I MAccHIAIOI. unA RIVOluZIOnE

En PlEIn AIR

Al Forte di Bard un’importante rassegna

dedicata ai Macchiaioli, movimento artistico

attivo soprattutto in Toscana che ha rivoluzionato

la storia della pittura italiana

dell’Ottocento. Curata da Simona Bartolena,

prodotta e realizzata da ViDi – Visit

Different in collaborazione con il Forte di

Bard, la mostra presenta 80 opere di autori

protagonisti di questo movimento, fondamentale

per la nascita della pittura moderna

italiana. Il percorso espositivo all’interno

delle Cannoniere, prende avvio dalle opere

di Serafino de Tivoli, precursore della rivoluzione

macchiaiola, a confronto con le

prime sperimentazioni dei Macchiaioli, per

proseguire con i lavori più maturi della

Macchia con Silvestro Lega, Telemaco Signorini,

Vincenzo Cabianca, Raffaello Sernesi,

Odoardo Borrani e Cristiano Banti.

Opere che si discostano definitivamente

dalla tradizionale pittura di paesaggio italiana

ma anche dalla lezione della scuola di

Barbizon, per scegliere un approccio più

immediato nel cogliere le impressioni dal

vero. Presenti i dipinti a interesse storico,

come i soldati ritratti da Giovanni Fattori,

e opere firmate dai protagonisti del gruppo

dopo gli anni Sessanta, quando la ricerca

macchiaiola perde l’asprezza delle prime

prove e acquisisce uno stile più disteso,

aperto alla più pacata tendenza naturalista

che andava diffondendosi in Europa. La

mostra si chiude con una riflessione sull’eredità

della pittura di Macchia. Catalogo

Skira.

fInO Al: 27 GIuGnO 2021

VITTORIO cORcOS.

RITRATTI E SOGnI

Nella cornice di Palazzo Pallavicini oltre

40 opere ripercorrono la carriera artistica

di Vittorio Corcos (Livorno, 1859 – Firenze,

1933). La mostra, curata dal Prof.

Carlo Sisi e organizzata da Pallavicini s.r.l.

di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e

Rubens Fogacci, è articolata in sei sezioni

che documentano la presenza dell’artista

nel contesto culturale figurativo dalla seconda

metà dell’Ottocento al primo trentennio

del secolo seguente. Allievo di Domenico

Morelli e amico di De Nittis, Corcos

è un apprezzato interprete della Belle

époque. Le donne famose dell’epoca sono

le protagoniste dei suoi ritratti, caratterizzati

dalla delicatezza del tratto, dalla minuzia

fotografica nella rappresentazione

degli oggetti e dei tessuti lussuosi, dal magnetismo

degli sguardi. La femminilità aristocratica

e alto borghese è perfettamente

rappresentata nel ritratto del soprano e attrice

cinematografica Lina Cavalieri - che

Gabriele D’Annunzio considerava “massima

testimonianza di Venere in terra” -

presente in mostra. Corcos ha dipinto anche

paesaggi immersi nella luce della costa

livornese, ma la sua fama è legata alle

figure femminili e alla sua rappresentazione

di una donna dallo sguardo pensoso

e introverso, considerata dalla critica dell’epoca

troppo esplicita per la posa audace.

Si tratta del quadro intitolato Sogni, acquisito

dalla G. Nazionale d’Arte Moderna e

Contemporanea di Roma. Le opere provengono

dalla G. Nazionale d’Arte Moderna

e Contemporanea di Roma, dalle G.

degli Uffizi, dalla G. d’Arte Moderna di

Milano, dal Museo Civico Giovanni Fattori

e dalla G. d’Arte Goldoni di Livorno,

dalla Fondazione Livorno, dalla Società di

Belle Arti e dall’Istituto Matteucci di Viareggio,

dallo Studio d’Arte dell’800 di Livorno

e dalla quadreria dell’800 di Milano,

dall’Accademia di Belle Arti e dal Sistema

Museale d’Ateneo dell’Università di Bologna,

dalla Collezione Franco Maria Ricci

e altre collezioni private.

fInO Al: 22 AGOSTO 2021

JR - lA fERITA

Palazzo Strozzi cambia aspetto grazie all’intervento

di JR, artista contemporaneo

chiamato a reinterpretare la facciata di un

simbolo del Rinascimento a Firenze con

una nuova opera intitolata La Ferita, che

vuole essere una riflessione sull’accessibilità

ai luoghi della cultura nell’epoca della

pandemia. Alta 28 metri e larga 33, l’installazione

propone uno squarcio visivo

sulla facciata di Palazzo Strozzi. L’opera,

realizzata con un collage fotografico in

bianco e nero tipico dello stile dell’artista,

è realizzata come un’illusione ottica che si

apre, come all’interno di una ferita, sui diversi

ambienti di Palazzo Strozzi: il colonnato

del cortile, un’immaginaria sala espositiva

e una biblioteca. Inserendo opere

iconiche del patrimonio artistico fiorentino

e citando direttamente un luogo reale come

la biblioteca dell’Istituto Nazionale di Studi

sul Rinascimento, JR propone una riflessione

sull’accessibilità a tutti i luoghi

della cultura nell’epoca del Covid-19. Palazzo

Strozzi diviene così il palcoscenico

per una simbolica ferita, che accumuna le

istituzioni culturali costrette a limitare l’accesso

al pubblico. L’iniziativa è promossa

e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi

e Andy Bianchedi in memoria di Hillary

Merkus Recordati. JR utilizza il collage fotografico

come tecnica tipica del suo stile,

esploso nella dimensione dell’arte pubblica

nelle città di tutto il mondo. Come afferma

lo stesso artista: “Ho la più grande

galleria d’arte immaginabile: i muri del

mondo intero”. La sua ricerca si distingue

per la connotazione pubblica che lo ha portato

a creare opere di grande impatto visivo

e coinvolgimento in luoghi sempre diversi,

dalle favelas di Rio de Janeiro alla piazza

della Piramide del Louvre, da Ellis Island

a New York alla prigione di massima sicurezza

di Tehachapi in California.


A l I A E fuORI cOnfInE

MIlAnO

MuSEO DEl nOVEcEnTO

fInO Al: 27 GIuGnO 2021

cARlA AccARDI - cOnTESTI

Questa mostra, a cura di Maria Grazia

Messina, Anna Maria Montaldo e Giorgia

Gastaldon, presenta il percorso dell’artista

trapanese proponendone una lettura

nuova attraverso circa 70 opere, fotografie

e documenti dell’Archivio Accardi Sanfilippo.

Il percorso della mostra è organizzato

attraverso una serie di sale, cronologiche

e tematiche, le cui opere – dipinti,

plastiche (sicofoil) e installazioni – sono

state individuate principalmente tra quelle

incluse nelle prestigiose e fondamentali

rassegne, mostre personali ed esposizioni

collettive, italiane e internazionali, cui prese

parte Carla Accardi fin dagli esordi. La

retrospettiva si apre con una sala nella

quale si documenta la scelta astrattista del

gruppo Forma, seguita da un approfondimento

sulla svolta di Accardi del 1953,

quando avviò la pittura in bianco su nero

e la serie dei “Negativi”. La terza sala racconta

del sodalizio con il critico internazionale

Michel Tapié, che raggiunse il suo

culmine con le “Integrazioni” e i “Settori”,

anticipazioni di un ritorno al colore,

vero protagonista delle opere segniche

degli anni sessanta. Grande spazio è riservato

poi alle ricerche di Accardi sui nuovi

materiali e sullo sconfinamento spaziale,

con installazioni e ambienti, ma anche con

i lavori più concettuali legati alla sua militanza

femminista. Si giunge così alle ricerche

degli anni ottanta, con il ritorno

alla pittura, a materiali e tecniche meno

artificiali, a una rivisitazione del proprio

precedente repertorio segnico e dei propri

riferimenti storici, Matisse in primis, elementi

che si prolungano nella ricerca di

Accardi fino agli anni Novanta e Duemila,

testimoniati nelle ultime due sale. La

mostra è accompagnata da un catalogo E-

lecta. Il progetto, prodotto da Comune di

Milano-Cultura, Museo del Novecento ed

Electa, fa parte del palinsesto “I talenti delle

donne”, promosso e coordinato dall’Assessorato

alla Cultura che propone iniziative

multidisciplinari dedicate alle donne

protagoniste nelle arti e nel pensiero creativo.

nOVARA

cASTEllO VIScOnTEO SfORZEScO

fInO Al: 2 GIuGnO 2021

DIVISIOnISMO

lA RIVOluZIOnE DEllA lucE - REWInD

La grande mostra Divisionismo La rivoluzione

della luce, aperta il 23 novembre 2019

e chiusa anticipatamente per effetto di quanto

disposto dalle norme emanate per il contenimento

del virus Covid-19, è stata riallestita

nelle magnifiche sale del Castello Visconteo

Sforzesco di Novara e prorogata fino al 2 giugno

2021. Promossa e organizzata dal Comune

di Novara, dalla Fondazione Castello Visconteo

e dall’Associazione METS Percorsi

d’arte, in collaborazione con ATL della provincia

di Novara, con i patrocini di Commissione

europea e Provincia di Novara, con il

sostegno di Banco BPM (Main Sponsor), Regione

Piemonte, Fondazione CRT e Esseco

s.r.l., è curata dalla nota studiosa Annie-Paule

Quinsac, tra i primi storici dell’arte ad essersi

dedicata al Divisionismo sul finire degli anni

Sessanta, esperta in particolare di Giovanni

Segantini – figura che ha dominato l’arte europea

dagli anni Novanta alla Prima guerra

mondiale –, di Carlo Fornara e di Vittore

Grubicy de Dragon, artisti ai quali ha dedicato

fondamentali pubblicazioni ed esposizioni.

Grazie alla disponibilità dei prestatori

sono state confermate 61 delle 67 opere presenti

nel primo allestimento, provenienti da

prestigiosi musei, istituzioni pubbliche e collezioni

private. Quelle mancanti, già destinate

ad altre esposizioni o impossibili da movimentare

una seconda volta, sono state sostituite

con opere altrettanto importanti di

Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo

e Angelo Morbelli, selezionate in funzione

della loro attinenza al percorso scientifico

al fine di mantenere il rigore dell’impianto

originario. Per l’occasione è stata realizzata

una pubblicazione ad hoc con le

schede critiche, bibliografiche ed espositive

delle nuove opere esposte.

PORDEnOnE

MuSEO cIVIcO D’ARTE

DAll’ 8 MA GGIO 2021

fInO Al: 25 luGlIO 2021

OMAGGIO A

MIcHElAnGElO GRIGOlETTI (1801-1870)

L’11 febbraio del 1870, moriva a Venezia Michelangelo

Grigoletti, artista nato a Pordenone

il 29 agosto del 1801. Michelangelo Grigoletti,

pordenonese di Roraigrande, ha saputo riempire

con la sua individualità creativa uno dei

periodi forse meno conosciuti dell’arte veneta.

È stato un grande ritrattista della nuova “Accademia

di Venezia” lasciando una ricca collezione

di opere in parte presenti nel Museo Civico

di Pordenone. La retrospettiva sull’artista,

organizzata dall’Assessorato alla Cultura, offre

al pubblico una sequenza notevole di opere del

grande maestro. Vania Gransinigh, curatrice della

mostra, si è posta l’obiettivo di porre un

punto fermo, analizzando senza pregiudiziali

un artista che certo non è un semplice comprimario

ma un sicuro protagonista dell’arte italiana

del suo tempo. Interprete di primo piano

di un periodo in cui a trionfare, per fasi successive,

furono le poetiche neoclassiche sostituite

ben presto da quelle romantiche, con un’apertura

finale sul realismo di fine Ottocento. Il percorso

espositivo si articola in tre sezioni: la

prima dedicata alla pittura dei soggetti di ambito

storico-romantico con una focalizzazione

sul dipinto raffigurante Tancredi visita la salma

di Clorinda, recentemente ricomparso in una

collezione privata; la seconda ai dipinti di soggetto

sacro e religioso con un approfondimento

dedicato alle commissioni portate a compimento

per le città ungheresi di Eger ed Esztergom,

la terza si incentra sulla produzione ritrattistica

che ricostruisce la ricezione novecentesca

del lavoro di Grigoletti permettendo un

nuovo confronto visivo tra le opere che vennero

esposte da Barbantini nel 1923 a Venezia. È

l’occasione anche per riproporre sotto nuova

luce il Ritratto della famiglia Petich (1845), capolavoro

della maturità dell’artista appartenente

al museo pordenonese e da poco restaurato

grazie ad un importante contributo di CoopAlleanza3.


98

MOSTRE D’A R T E In I T

RAVEnnA

cHIOSTRI fRAncEScAnI

fInO Al: 5 SETTEMBRE 2021

DAnTE nEll’ARTE DEll’OTTOcEnTO.

un’ESPOSIZIOnE DEGlI uffIZI A

RAVEnnA. DAnTE In ESIlIO

A Ravenna, sino al 5 settembre 2021, nei

chiostri francescani limitrofi alla Tomba di

Dante si può ammirare un dipinto, proveniente

dagli Uffizi di Firenze, “Dante in esilio”

nella pineta di Ravenna. Autore del suggestivo

olio su tela è stato Annibale Gatti,

pittore forlivese di nascita che si formò a Firenze,

raggiungendo l’apice della sua carriera

artistica nel momento in cui la città

divenne la nuova capitale del Regno. L’opera,

notevole sotto il profilo artistico, è fondamentale

per valore simbolico. La sua presenza

a Ravenna nasce dal progetto di stretta

collaborazione pluriennale tra il Comune di

Ravenna e le Gallerie degli Uffizi, definito

con un protocollo ufficiale di intesa. A sottoscriverlo

sono stati il direttore delle Gallerie

degli Uffizi Eike Schmidt e il Sindaco di

Ravenna Michele de Pascale. Il documento

prevede prestigiosi prestiti per la mostra

“Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo

dell’esilio” e la concessione da parte degli

Uffizi – in un deposito a lungo periodo – di

un nucleo di opere ottocentesche dedicate a

Dante Alighieri, da esporre a Ravenna come

parte integrante del progetto Casa Dante.

Inoltre ogni anno, in concomitanza con l’annuale

cerimonia del dono dell’olio da parte

della città di Firenze, gli Uffizi presteranno

alla città di Ravenna un’opera a tema dantesco.

Ed è all’interno di questo accordo che è

nato il progetto “Dante nell’arte dell’Ottocento.

Un’esposizione degli Uffizi a Ravenna”,

la cui “prima” è rappresentata dall’esposizione

della tela di Annibale Gatti. Nell’opera

di Gatti il poeta è ritratto in un momento

di riflessione, in compagnia del figlio,

nella pineta di Classe, citata da Dante nel

Purgatorio. E la Pineta Classense rivive, oltre

che nel dipinto, anche in una selezione di

foto storiche provenienti dal Fondo “Corrado

Ricci” della Biblioteca Classense.

ROMA

MuSEO DI PAlAZZO cIPOllA

fInO Al: 1 luGlIO 2021

MAnOlO VAlDéS

Manolo Valdés viene ospitato a Roma nelle

magnifiche sale del Museo di Palazzo Cipolla,

con una settantina di opere (provenienti

dallo studio dell’artista e da importanti

collezioni private) fra quadri e sculture, alcune

delle quali di grandi dimensioni, per

documentarne il percorso creativo dai primi

anni ottanta ad oggi. Nella ricerca figurativa

e visionaria di Valdés gli artisti del passato

(da Velázquez a Rubens e Zurbarán, da El

Greco a Ribera fino a Léger, Matisse, Lichtenstein,

ecc.) diventano interlocutori a cui

rendere omaggio e che ampliano lo spazio

polifonico del suo lavoro. L’immagine prelevata

da Valdés nel passato si trasforma recependo

i mutamenti dell’arte successiva (soprattutto

attraverso l’informale e la Pop Art)

fino ad approdare in una nuova veste davanti

a noi, con i buchi e le lacerazioni della materia

impressi da questo lungo viaggio nel

tempo. Per dirlo con le parole del Prof. Avv.

Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente

della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale:

«Le opere di Valdés, siano esse

dipinti o sculture, sono percorse da una forza

e una vitalità dirompenti, trasmesse dalla sapiente

lavorazione che l’artista fa dei materiali

più vari, fino a comunicare allo sguardo

quasi una sensazione tattile. Del suo lavoro

apprezzo, in particolare, l’attitudine ad attingere

in maniera del tutto trasparente e naturale

al repertorio artistico del passato per reinterpretarlo

in chiave contemporanea, a conferma

della mia convinzione che l’arte è un

fluire ininterrotto, un dialogo costante tra i

grandi di ieri e di oggi, e che non ha dunque

senso racchiuderla in periodi rigidi ed impermeabili

tra loro.».

SAn GIORGIO A cREMAnO (nA)

VIllA BRunO

Via cavalli di Bronzo, 20

DAl: 6 GIuGnO 2021

fInO Al: 13 GIuGnO 2021

l’ARTE è ESISTERE E RESISTERE

Al piano nobile di Villa Bruno una mostra

che vuole essere un evento che spinge gli

artisti contemporanei a resistere e continuare

ad esporre in questo difficile periodo

di pandemia. La sede espositiva è Villa Bruno,

una villa vesuviana sede del Museo dedicato

a Massimo Troisi. Dal 2002 è anche

sede della biblioteca comunale, in base ad

una donazione fatta dal cav. Giacinto Fioretti.

Al vernissage, che avverrà il 6 giugno

alle 16.30, il Prof. Rosario Pinto e l’Ing.

Corduas presenteranno la mostra aprendo

un dibattito sullo stato dell’arte contemporanea.

La villa fu proprietà dapprima della

famiglia Monteleone, e in seguito della famiglia

Lieto. Durante il periodo in cui i Lieto

furono i tenutari dell'edificio, esso ospitò

il Cardinale Luigi Ruffo Scilla, Arcivescovo

di Napoli nonché parente del cardinale

sanfedista Fabrizio Ruffo. Dal 1816 la

villa ospitò la fonderia Righetti, nella quale

avvenne la fusione dei cavalli delle due statue

equestri raffiguranti Carlo di Borbone

(futuro Re Carlo III di Spagna) e Ferdinando

I delle Due Sicilie (già Ferdinando

IV di Borbone), che furono poste nel 1829

in piazza del Plebiscito a Napoli. Nelle fonderie

avvenne anche la fusione del monumento

in bronzo a Pulcinella, che oggi adorna

il cortile principale della Villa. Originario

di Roma, Francesco Righetti era il fonditore

di fiducia di Antonio Canova, che era

commissionario delle due sculture. Canova

trascorse molto tempo a Napoli durante la

realizzazione delle opere, e riuscì a far localizzare

l'impianto industriale a S. Giorgio

nonostante le proteste dei nobili che abitavano

nei dintorni. Villa Bruno merita quindi

una visita per ammirare le opere di artisti

contemporanei all’interno di un contesto

storico di sicuro interesse.


A l I A E fuORI cOnfInE

TREnTO

cASTEllO DEl BuOncOnSIGlIO

DAl: 3 luGlIO 2021

fInO Al: 24 OTTOBRE 2021

fEDE GAlIZIA.

MIRABIlE PITTORESSA

Tra il Cinque e Seicento alcune artiste

raggiunsero fama e successo. Accanto a

Sofonisba Anguissola e Artemisia Gentileschi

spicca anche Fede Galizia, di origine

trentina, che viene celebrata al Castello

del Buonconsiglio con la prima mostra

monografica a lei dedicata. Documentata

a Milano a partire dal 1587, visse

nel capoluogo lombardo fino alla morte,

avvenuta dopo il 1630. Il trasferimento –

da Trento a Milano – della famiglia Galizia,

di origini cremonesi, deve essere avvenuto

sulla scorta del padre, Nunzio, artista

impegnato nel mondo della miniatura,

dei costumi, degli accessori, della cartografia.

Fede ebbe successo tanto che opere

sue raggiunsero, prima del 1593, tramite

la mediazione di Giuseppe Arcimboldi,

la corte imperiale di Rodolfo II

d’Asburgo. Gli studi novecenteschi, italiani

ma non solo, hanno dato particolare

risalto all’attività di Fede come autrice di

nature morte. È il momento di ripensare

nel suo complesso il profilo dell’artista,

che realizzò oltre ai ritratti anche pale

d’altare, destinati a sedi tutt’altro che locali

come Montecarlo e Napoli. La mostra,

curata da Giovanni Agosti e Jacopo

Stoppa, presenta un’ottantina di opere tra

dipinti, disegni, incisioni, medaglie e libri

antichi. Oltre a opere di Fede Galizia, Plautilla

Nelli, Sofonisba Anguissola, Lavinia

Fontana e Barbara Longhi, ci saranno

lavori di Arcimboldi, Bartholomeus Spranger,

Giovanni Ambrogio Figino, Jan Brueghel

e Daniele Crespi, provenienti dai

più importanti musei italiani, come la Pinacoteca

di Brera e il Castello Sforzesco

di Milano, gli Uffizi, l’Accademia Carrara

di Bergamo, Palazzo Rosso di Genova,

la Fondazione Cini di Venezia, la Galleria

Borghese di Roma, e prestiti internazionali:

dal Muzeum Narodowe di Varsavia,

dal Ringling Museum of Art di Sarasota,

dal Palacio Real de la Granja di San Ildefonso,

oltre che da alcuni collezionisti privati.

TREVISO

cHIESA DI SAnTA MARGHERITA,

MuSEO nAZIOnAlE cOllEZIOnE

SAlcE, cOMPlESSO DI SAn GAE-

TAnO, MuSEI cIVIcI DI SAnTA

cATERInA

DAl: 12 GIuGnO 2021

fInO Al: 30 SETTEMBRE 2021

REnATO cASARO. l’ulTIMO cARTEllOnISTA

DEl cInEMA. TREVISO,

ROMA, HOllYWOOD

A Treviso, una mostra in tre diverse

sedi cittadine celebra Renato Casaro

(Treviso, 1935), grande cartellonista di

cinema. L’artista ha saputo cogliere

l’anima dei film nei manifesti, contando

spesso solo su qualche fotografia di

scena. Casaro resta il simbolo di quella

scuola italiana di cartellonisti che grazie

alla perizia tecnica e creatività assicuravano

il successo di numerosi film.

Casaro ha lasciato in eredità più di mille

manifesti e le locandine. A curare la

mostra sono Roberto Festi e Eugenio

Manzato, in collaborazione con Maurizio

Baroni, che hanno analizzato l’archivio

di Casaro selezionando testimonianze

di un percorso durato cinquanta

anni. Il sodalizio di Casaro col cinema

inizia quando, da ragazzo, crea le grandi

sagome, pezzi unici dipinti a mano,

da collocare all’ingresso del Cinema

Teatro Garibaldi e del Cinema Esperia

di Treviso. A 19 anni trova lavoro a

Roma nello studio di Augusto Favalli,

dove impara le tecniche e i “trucchi del

mestiere”. Criminali contro il mondo

(1955) è il suo primo manifesto ufficiale.

Nel 1957, a Roma, apre uno studio

a suo nome. La mostra documenta

170 film partendo dai manifesti destinati

alle sale cinematografiche o all’affissione.

In ordine cronologico, la mostra

accosta ai manifesti alcuni bozzetti

e gli “originali” provenienti dall’archivio

dell’artista e da collezioni pubbliche

e private.

uRBInO

PAlAZZO DucAlE

DAl: 21 MAGGIO 2021

fInO Al: 12 SETTEMBRE 2021

Sul fIlO DI RAffAEllO.

IMPRESA E fORTunA nEll’ARTE

DEl ARAZZO

La Galleria Nazionale delle Marche, in

collaborazione con i Musei Vaticani e

con il Mobilier National di Parigi, organizza

una mostra dedicata a Raffaello

e al mondo degli arazzi. Con dodici

grandiose pezze tessute nelle migliori

arazzerie europee, raffiguranti principalmente

le pitture delle Stanze Vaticane,

nel maestoso salone del Trono è

in mostra la monumentale opera pittorica

del suo cittadino più illustre. Gli

spazi dove Raffaello aveva camminato

da bambino col padre Giovanni Santi

accolgono la sua opera più grandiosa,

realizzata a Roma per i papi. Modelli

inesauribili di forme e d’invenzioni, le

opere di Raffaello raggiunsero i contesti

più disparati, grazie agli incisori che

ne consentirono la diffusione. L’incisione

lo ha reso l’autore più tradotto di

tutti i tempi. Con gli arazzi si verificò

di fatto la stessa cosa: i suoi cartoni nobilitarono

questo genere artistico che,

più tardi, contribuì al consolidamento

della sua fortuna. Spettacolare la visione

nel salone del Trono del palazzo

di Federico di Montefeltro: si trovano

squadernati, grazie all’allestimento curato

dagli architetti della Galleria Nazionale

delle Marche, gli affreschi che

Raffaello ha realizzato a Roma, qui proposti

nei colori e negli intrecci delle

tessiture. Undici degli arazzi esposti

provengono dal Mobilier National di

Parigi e testimoniano come la Francia,

sotto il regno di Luigi XIV, abbia ammirato

Raffaello, al punto da ricreare

ad arazzo a Parigi, in più repliche, i più

celebri affreschi dell’Urbinate, utilizzando

da un lato i pittori francesi dell’Accademia

di Francia residenti a Roma

per copiare dal vivo i prototipi, dall’altro

l’abilità straordinaria degli arazzieri

inquadrati da Colbert sotto l’egida

della manifattura dei Gobelins, aperta

a Parigi e attiva esclusivamente per le

commissioni reali, dove molte delle

tappezzerie furono tessute.


100

MOSTRE D’A R T E In I T

VEROnA

GAllERIA D’ARTE MODERnA A. fOR-

TI, MuSEO DI cASTElVEccHIO, AlTRE

SEDI

DAl: 7 MAGGIO 2021

fInO Al: 3 OTTOBRE 2021

TRA DAnTE E SHAKESPEARE.

Il MITO DI VEROnA

La mostra celebra il centenario del 2021, con

il duplice omaggio al Poeta e a Verona, città

che gli diede “lo primo tuo refugio e ’l primo

ostello” (Paradiso, XVII, 70). Un percorso

guida il visitatore nei luoghi legati alla presenza

del Poeta. La mostra presso la G. di

Arte Moderna è un omaggio all’esilio dantesco,

con oltre 100 opere tra dipinti, sculture,

e testimonianze dell’epoca scaligera.

La mostra copre un periodo tra Trecento e

Ottocento e si sviluppa in due sezioni: la prima

analizza il rapporto tra Dante, Verona e

il Veneto nel primo Trecento, la seconda si

concentra sul revival ottocentesco di un medioevo

ideale tra Verona e il Veneto. La mostra

rievoca il presunto incontro tra Giotto e

Dante a Padova e documenta l’arte scaligera

durante la rivoluzione giottesca, analizzando

il legame tra Dante e Cangrande della Scala.

Tra le opere esposte, tre disegni di Botticelli,

prestito del Kupferstichkabinett, Berlino. In

particolare, Dante e Beatrice. Paradiso II,

sviluppa il tema dantesco del Paradiso e lo

traduce nel cammino del Poeta, guidato da

Beatricee. Il secondo nucleo tematico sviluppa

la riscoperta di Dante nell’Ottocento,

come incarnazione degli ideali risorgimentali

ed esempio del tormento del Poeta esiliato.

Il visitatore potrà ammirare la fortuna

iconografica dei personaggi danteschi, da

Beatrice e Gaddo, ma anche di altre figure

femminili e delle tragiche vicende, legate al

tema dell’amore e degli amanti sfortunati, di

Pia de’ Tolomei e Paolo e Francesca. Viene

introdotto il mito di Giulietta e Romeo, nati

dalla penna di Luigi da Porto nel ‘500 e resi

celebri da William Shakespeare in tutto il

mondo.

fRAncIA - PARIGI

MuSEI PIcASO E RODIn

fInO Al: 2 GEnnAIO 2022

PIcASSO - RODIn

Parigi offre agli appassionati d’arte una

mostra insolita che coinvolge contemporaneamente

due artisti e due musei in un dialogo

tra il lavoro di due artisti di calibro

internazionale che, a prima vista, non avevano

nulla in comune. Dalla collaborazione

del Musée National Picasso con il Museo

Rodin è nata questa rassegna che crea un

parallelismo tra questi due artisti che cercavano

entrambi di innovare l’arte. Artisti

che con le loro invenzioni formali hanno

capovolto l’arte moderna. Presentata contemporaneamente

in entrambi i musei, la

retrospettiva ‘Picasso-Rodin’ evidenzia le

somiglianze nei processi artistici di questi

due geni creativi esplorando la ricchezza

del loro lavoro e invitando i visitatori a scoprire

le soluzioni artistiche inventate nel

loro studio. Si tratta di un vero e proprio laboratorio

per scoprire contemporaneamente

due figure immortali dell’arte contemporanea.

fRAncIA - PARIGI

cEnTRE POMPIDOu

DAl: 5 MAGGIO 2021

fInO Al: 23 AGOSTO 2021

WOMEn In ABSTRAcTIOn.

un’AlTRA STORIA DEll’ASTRAZIOnE

DEl XX SEcOlO

Non si può visitare Parigi senza passare dal

Centre Pompidou, edificio emblematico di

sicuro fascino che con la sua architettura

moderna contrasta piacevolmente con altri

edifici storici della capitale. In questa mostra,

il Centre Pompidou mostra l’importanza

del contributo delle artiste all’arte a-

stratta attraverso più di 100 nomi e 500

opere datate dal 1860 agli anni ’80. La mostra

è multidisciplinare, e comprende le opere

moderne di molti paesi. Sotto la curatela

generale di Christine Macel, con Karolina

Lewandowska per la fotografia, la mostra

si propone di evidenziare il contributo di

un centinaio di artiste alla astrazione fino

al 1980, con alcune incursioni nel diciannovesimo

secolo, focalizzandosi sui percorsi

delle artiste, a volte ingiustamente e-

clissate. La rassegna ha l’obiettivo di mettere

in discussione i canoni consolidati e di

scrivere un'altra storia dell'astrazione. Evidenzia

le svolte decisive che hanno segnato

questo sviluppo. La mostra riecheggia le

missioni di AWARE: Archives of Women

Artists, Research and Exhibitions, co-fondata

nel 2014 da Camille Morineau. L’associazione

riguarda la creazione, la distribuzione

e l'indicizzazione di informazioni

sulle donne artiste del XX° secolo, attraverso

partnership con le istituzioni culturali,

università e centri di ricerca. Le principali

azioni di AWARE, con un’influenza

internazionale, sono la creazione di eventi

destinati a rendere visibili questi artisti, la

creazione di un centro di documentazione,

nonché la pubblicazione e l’arricchimento

quotidiano di un sito web completamente

dedicato. Donne artiste nel XX secolo.

(awarewomenartists.com)


A l I A E fuORI cOnfInE

SVIZZERA - AScOnA

MuSEO cOMunAlE D’ARTE MODERnA E

MuSEO cASTEllO SAn MATERnO

fInO Al: 12 SETTEMBRE 2021

lA REInTERPRETAZIOnE DEl clAS-

SIcO: DAl RIlIEVO AllA VEDuTA RO-

MAnTIcA nEllA GRAfIcA STORIcA

In Svizzera una completa retrospettiva di

uno dei maggiori protagonisti della scena artistica

internazionale, con oltre 40 opere, tra

dipinti, quadri specchianti, installazioni, video

e rare immagini d’archivio, realizzate tra

il 1958 e il 2021. Il percorso espositivo si

completa con due versioni del Terzo Paradiso,

uno dei suoi lavori ambientali più significativi,

al Museo Castello San Materno

e al Monte Verità, che sarà donato dall’artista.

La rassegna, curata da Mara Folini e Alberto

Fiz, comprende opere iconiche come

La Venere degli stracci, Metro cubo d’infinito

o i Quadri specchianti, e altre esposte

solo in rare circostanze, come quelle a tema

politico degli anni sessanta, che fanno riferimento

all’esperienza interdisciplinare dello

Zoo. Il percorso prosegue al Museo Castello

San Materno, dove i visitatori saranno accolti

dallo stesso Pistoletto che, attraverso

una videoproiezione interattiva, introduce i

temi del Terzo Paradiso, una delle sue opere

ambientali più emblematiche. Il Terzo Paradiso,

realizzato nel parco del Castello, utilizzando

una novantina di piante, si configura

come il simbolo matematico dell’infinito

che accoglie al suo interno un terzo cerchio

centrale, in una dinamica triadica che,

sul piano concettuale, fa riferimento a tre

momenti della storia dell’umanità: il primo

è quello delle origini, con l’uomo totalmente

integrato nella Natura; il secondo è quello

Artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana,

fino alle dimensioni globali raggiunte oggi

con la scienza e la tecnologia. Il terzo è

quello che si pone al centro degli altri due,

come superamento dell’attuale conflitto tra

natura e artificio, e che implica un nuovo

modello di società ecosostenibile, profondamente

democratica e inclusiva.

SVIZZERA - GInEVRA

MAISOn TAVEl/MuSéE D’ART

ET D’HISTOIRE

fInO Al: 27 GIuGnO 2021

lA RAGIOnE nEllE MAnI.

unA MOSTRA DI STEfAnO BOccAlInI

È stata inaugurata a Ginevra questa mostra

ideata da Stefano Boccalini in collaborazione

con quattro artigiani della Valle Camonica.

La rassegna è la prima di una serie di

iniziative, realizzata con importanti partner:

Musée Maison Tavel-Musée d’Art et d’Histoire

(Ginevra), Art House (Scutari, Albania),

Sandefjord Kunstforening (Sandefjord,

Norvegia), Fondazione Pistoletto Onlus, Accademia

Belle Arti Bologna, MA*GA –

Museo Arte Gallarate e GAMeC G. d’Arte

Moderna e Contemporanea Bergamo. Dopo

aver portato i segni della Valle Camonica in

Europa, l’opera ideata da Boccalini entrerà

a far parte della collezione della GAMeC. Il

progetto nasce dal rapporto che Boccalini ha

costruito con la V. Camonica dal 2013, attraverso

incontri da cui è nata l’idea di realizzare

un Centro di Comunità per l’Arte e

l’Artigianato della Montagna. Ca’Mon, che

avrà sede a Monno, diventerà un centro di

scambio tra saperi intellettuali e manuali: saranno

ospitati in residenza artisti, autori e ricercatori.

Da questo contesto è nato La ragione

nelle mani, un progetto che si muove

dal livello del linguaggio a quello dei saperi

artigianali. Tutti i manufatti che compongono

l’opera sono stati realizzati in Valle Camonica

da quattro artigiani affiancati ognuno

da due giovani apprendisti. Gli otto “allievi”

si sono confrontati con pratiche artigianali

tipiche della valle: la tessitura dei

pezzotti, l’intreccio del legno, il ricamo e

l’intaglio del legno. Queste forme artigianali,

che storicamente ricoprivano una funzione

di primaria importanza nel tessuto

sociale e culturale della Valle, oggi faticano

a resistere ai cambiamenti imposti dalla modernità

e pochi ne conoscono ancora le antiche

tecniche.

SVIZZERA - lOcARnO

MuSEO cASA RuScA

fInO Al: 19 SETTEMBRE 2021

AuRElIO AMEnDOlA

Aurelio Amendola (Pistoia, 1938), fotografo

di statura internazionale e membro

dell’Accademia delle Arti del Disegno, ha

legato il suo nome all’arte. Durante la sua

carriera, ha fotografato i più importanti e-

sponenti delle avanguardie del Novecento

tra cui De Chirico, Lichtenstein, Pomodoro

e Warhol. L’altro polo di interesse di A-

mendola è la scultura, avendo documentato

alcune note sculture del Rinascimento italiano.

Celebri gli scatti delle opere di Jacopo

Della Quercia, Canova e Donatello, e

anche di singoli capolavori come il pulpito

di Giovanni Pisano e il Fregio robbiano

dell’Ospedale del Ceppo a Pistoia, Santa

Maria della Spina e il Battistero a Pisa, la

Basilica di San Pietro in Vaticano. Più di

tutti, si è dedicato alla fotografia delle opere

di Michelangelo. La mostra rende omaggio

a un uomo che ha dedicato la sua vita

alla rappresentazione del mondo dell’arte.

Attraverso 79 fotografie, il visitatore può

apprezzare una documentazione fotografica

realizzata sui lavori dei maggiori talenti

artistici italiani e internazionali, immortalati

dalla sua inseparabile Hasselblad,

rigorosamente in analogico. Il fil rouge dell’esposizione

è l’atelier, luogo privato dove

l’artista prefigura il suo lavoro in un contesto

che ne rispecchia le personalità e l’estro,

dove l’opera d’arte viene concepita,

realizzata e infine contemplata, ma anche

spazio di vita e di autorappresentazione dell’artista

stesso. Amendola è riuscito a penetrare

la dimensione interiore dell’artista

fermando il momento assoluto della creazione,

grazie alla complicità creata con gli

artisti. Amendola con i suoi occhi ferma nel

tempo l’enigma insolubile della creazione.



Giuseppe Trentacoste

“Giraffa” - 2021 - Tela piegata, acrilico e foglia oro - cm 84 x 50

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


104

andrea manzitti

Isole, mappe e portolani

In occasione della mostra di Andrea Manzitti “Isole, mappe e portolani”

in svolgimento allo Spazio d’Arte Scoglio di Quarto dal 4 al 25 maggio,

pubblichiamo il testo della storica dell’arte contemporanea e critica Elisabetta Longari

Questa pittura rappresenta indubbiamente

un viaggio, un

viaggio nella materia pittorica,

nel colore, nei segni e

nelle traiettorie possibili.

Manzitti, secondo un codice

cartografico sui generis anche per la

sua natura molto sensuale, traccia rotte

che congiungono e collegano in modo

arbitrario le terre incognite, le isole forse

vulcaniche che affiorano sulla superficie

come lava rappresa o conformazioni

geologiche in tufo. La polvere di pomice,

mescolata applicata e grattata,

crea meravigliosi effetti scabri che trattengono

una strana memoria del colore

che però sembra essersi annullato nella

luce. Una materia che si pone a metà

strada tra il ricordo della consistenza lunare

di certe superfici di Turcato e

quella più terrestre di Burri.

In principio v’è la fascinazione dei materiali,

la carta con i bordi irregolari e

sfrangiati come tratti di coste fortemente

frastagliate, la tela, il colore a olio, la

tempera, la pomice… Ciò è immediatamente

chiaro al primo sguardo, e Manzitti,

perfettamente consapevole, attraverso

una serie di affermazioni contenute

nell’intervista pubblicata nel libro

che accompagna la mostra, conferma la

lettura dello spettatore, che parte soprattutto

dalla sollecitazione aptica. L’idea

della pittura come processo che nasce

nel e dal confronto con gli elementi prescelti

è contenuta soprattutto nelle seguenti

dichiarazioni: “Quello è il momento

della verità, di vertigine pura, tu

hai in mano un carboncino, una matita,

un pennello, qualcosa che lasci il segno,

potrebbe essere anche una spatola con

della pomice e sei di fronte all’ignoto,


La carta geografica insomma, anche se statica, presuppone un’idea narrativa,

è concepita in funzione di un itinerario, è Odissea.

italo calvino, il viandante nella mappa, 1984

Vivere è passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile

di non farsi troppo male.

Georges perec, specie di spazi, 1974

Andrea Manzitti, Bayeux, 2020, tecnica mista su carta Arches, 300gr, 25.5x169

sei di fronte a un pozzo senza fine e sei

cosciente, nella maniera più assoluta,

che nel momento in cui tu appoggi la

matita, il pennello, la spatola sulla tela,

sulla carta, tu hai già fatto un enorme

passo avanti, ti sei già perso, ti sei già

compromesso perché di lì poi inizia

l’avventura”. E, per meglio specificare,

aggiungo che in tale disposizione d’animo

si fa esperienza del fatto che il processo

pittorico tende ad andare in qualche

modo per i fatti suoi... e che è quasi

come se fosse sempre la prima volta.

Sono parole, quelle di Manzitti, che non

stonerebbero in bocca a Frenhofer, il

protagonista del Capolavoro sconosciuto

di Balzac, figura archetipica del pittore

per antonomasia nell’immaginario

collettivo occidentale.

La sensualità della materia e il senso del

viaggio, dunque, sono alla base delle

azioni pittoriche di Manzitti. Come se a

vedere fossero le mani, e pare quasi inutile

ricordare che già secoli or sono Kant

sottolineò che “La mano è la finestra

della mente”.

Dopo una vita passata intento in altre

occupazioni, ecco crescere a un certo

punto un’attrazione fatale che accentra

gli interessi di Manzitti e lo entusiasma:

la pittura diventa la stella polare.

C’è un che di commovente in questa

passione che sboccia tardiva dall’attenzione

che egli ha sempre portato all’arte,

soprattutto quella moderna. Quando gli

ho chiesto di parlarmi delle sue preferenze

questa è stata la risposta: “Sono

sempre emozionato davanti ai capolavori

che la Pinacoteca di Brera ci offre,

in particolare davanti al Ritrovamento

del corpo di San Marco del Tintoretto.

L’episodio raccontato con una serie di


106

“Baia di Hudson” - 2019 - tecnica mista su carta intelata - cm. 70x100

“Île de Ré II” - 2020 - tecnica mista su carta intelata - cm. 70x100

immagini in un unico ambiente architettonico,

in un artificio prospettico da

grande regista moderno, il tutto con pennellate

nervose ed astratte”.

E quelle pennellate nervose sono forse

l’esempio che lo guida, magari inconsciamente,

quando crea le traiettorie di

colori più vivi che attraversano le superfici

dei dipinti mentre traccia le rotte

della navigazione che collega le diverse

zone; queste linee che si interrompono

e riprendono con altro orientamento sembrano

indicare la successione delle tappe

del percorso, e rappresentano indubbiamente

l’introduzione nello spazio di segnali

visivi dell’idea di tempo. Per tracciare

le linee, sempre rette ma spezzate

che vanno a formare una sorta di rarefatta

ragnatela, egli sceglie più spesso i

colori primari, ma a volte anche il verde…

come se la sua pittura fosse un

luogo di congiunzione degli opposti,

dove si coniugano la componente organica

e informe delle isole con il mondo

più mentale e geometrico delle linee.

Le scelte iconografiche e compositive

attuali risentono forse di un atavico

DNA, magari vi agisce il ricordo remoto

dei viaggi per mare degli antenati genovesi…

Quello di Manzitti è un mondo vicino

all’invisibile, pensato come un isolario,

come se la terra ferma non esistesse e

tutto consistesse nella “grazia instabile

delle isole”, per dirlo con un’immagine

folgorante di Giorgio Manganelli. È una

visione dall’alto, a volo d’uccello, in

certo senso cartografica, ma, in assenza

di descrizioni particolareggiate e nomenclature,

presenta territori anonimi e

indefinibili, terrain vague, in larga parte

portatori della fascinazione per un vuoto

amniotico, che accende la curiosità e in

cui però l’occhio difficilmente si perde

perchè guidato dalle linee di colore.


I quadri, così godibili per temperatura sensuale e al tempo

stesso intensamente simbolici e allegorici, nel loro insieme

sembrano formare le pagine di un diario di bordo

di un misterioso viaggio in fieri… Antica metafora della

vita quella del viaggio…

E i dipinti di Manzitti, come le carte, contengono l’idea

di essere parte di un continuum, di un flusso testimoniato

dalla continuità del mare, che, ancora una volta seguendo

le immaginose parole di Giorgio Manganelli, “è dal

tempo di Ulisse il grande prato su cui si affacciano tutti i

mondi” e delle isole - “Priva di mura, l’isola è il contrario

della casa […], salda in sé i divieti del luogo chiuso e la

libertà allucinatoria del luogo totalmente aperto”.

La sua pittura attuale rappresenta dunque il nostro andare

incessantemente di luogo in luogo, in itinere e in trasformazione,

inseguendo una ricerca di senso fino alla fine.

“Portolano” - 2019 - tecnica mista su carta cotone Amalfi - cm. 27-29,50x36-41,50

“Portolano” - 2020 - tecnica mista su carta cotone Amalfi - cm 27-29,50x36-41,50 “Atlante II Rosso” - 2018 - tecnica mista su carta Arches - cm 28,50x38

Andrea Manzitti

Nato a Santa Margherita Ligure nel 1944, studi classici e una laurea in giurisprudenza all’università

di Genova. Nel 1968 passa l’Appennino per gestire, da Milano, una società di

famiglia di broker di riassicurazione, che diventa in breve tempo di primaria importanza

nel mercato internazionale. E qui mette radici a tal punto che oggi si considera milanese a

tutti gli effetti, sia pure d’adozione.

è a Milano, dunque, che vive e lavora, oggi come pittore. L’incontro con la pittura è avvenuto

molto tempo fa, quando per la prima comunione riceve in regalo una cassetta di colori

a olio. Autodidatta, nel corso degli anni si esercita saltuariamente con piccole tele e colori

ad olio, più che altro per il piacere di inalare il profumo della trementina e dei colori. Durante

l’attività di broker coltiva la passione per l’arte anche come collezionista e frequenta

artisti, gallerie, fiere e mostre. Arrivato alla pensione apre uno studio e si dedica alla pittura.

Espone per la prima volta nel giugno 2016 alla galleria Fex, in val Fex (Engadina),

poi a Milano nel 2018 con l’Associazione Artisti del Quartiere Garibaldi. Attualmente è

iscritto al Terzo anno del corso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Ha debiti artistici nei confronti di Sandro Martini ed Emilio Isgrò

Andrea Manzitti

“Isole, mappe e portolani”

Spazio d’Arte Scoglio di Quarto,

Milano - 4 / 25 maggio 2021

Informazioni:

info@galleriascogliodiquarto.com


108

ArteDivina

in collaborazione con

Pallavicini22 Art Gallery, Spazio espositivo

Galleria Ess&rrE Porto turistico di Roma

PRESENTA

incipit Vita noVa. Mirabile visione

Mostra d’arte in omaggio a Dante Alighieri nel 700esimo della morte

a cura di Marilena Spataro e Alberto Gross

Dal 10 al 24 luglio 2021

Pallavicini22 Art Gallery, Spazio espositivo

Via Giorgio Pallavicini, 22, Ravenna

Meme Baccolini

Nicoleta Badalan

Grazia Barbieri

Nadia Barresi

Luciana Ceci

Eleonora Dalmonte

Presentazione

incipit Vita noVa. Mirabile visione

Partecipano:

Paola Fabbri

Elena Modelli

Andrea Simoncini

Giorgio Strocchi

Roberto Tomba

Mario Zanoni

Inizia la vita rinnovata, una nuova giovinezza, un nuovo amore, forse un nuovo modo di poetare. In

molti modi potrebbe essere interpretato il significato delle tre parole inserite nel proemio della “Vita

nova” di Dante, opera che anticipa di poco la stesura della Commedia e si volge - idealmente - ai ricordi

della giovinezza e all’amore per Beatrice.

Parole di rinascita che vorremmo pronunciare con convinzione nell’anno 2021, proprio quello che saluta

la celebrazione dei settecento anni dalla morte del Poeta che ha ridefinito i canoni estetici e compositivi

non soltanto in letteratura, ma nell’intero immaginario della creazione artistica. Attraversare l’universo

dantesco - non solo quello della Commedia - significa addentrarsi in un intrico di meraviglianti visioni

dalla forza eversiva estrema, fulminanti nella loro lucidità, avanti di secoli - oggi come allora - rispetto

alla comune sensibilità contemporanea. Misurarsi e cercare di penetrare la complessità fantastica di

questo firmamento, seguire il percorso delle comete che lo valicano, diviene una sfida stimolante per

qualsiasi artista che non si accontenti di rimanere all’interno dei confortevoli limiti del conosciuto, ma

intenda esplorare le infinite possibilità e visionarie ipotesi interpretative. Ancora di più acquista significato

poterlo fare nella città - Ravenna - che ha veduto gli ultimi anni della vita di Dante e ancora oggi

ne conserva le spoglie, assieme allo spirito che non ha mai smesso di alimentarne la salute culturale e

artistica. Gli artisti invitati a partecipare a questo progetto potranno imbarcarsi in uno dei numerosi

fiumi d'abbondanza che sfociano nell’oceano dantesco, sfidando l’intelligenza creativa, gli orizzonti

del visibile immaginabile, il chimerico, il fantastico, il divino. (alberto Gross)

L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Ravenna, Assessorato alla Cultura


Patrizia Almonti

“Medusa” - pittura a terzo fuoco in tecnica classica con fondo di oro metallico,

rilievi e oro zecchino - cm 53x53

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


Elena Modelli

“Cavallette” - 2020 - ceramica smaltata - cm 40 x 20 x 30

Galleria Ess rrE

Arte moderna e contemporanea

galleriaesserre@gmail.com - cell. 329 4681684

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it

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