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Magazine Montemerlo_01 - Scuola Secondaria I Grado K.Wojtyla

Giornalino scolastico 2020-21

Giornalino scolastico 2020-21

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01

MAGAZINE

3

0 2 07 2 0 8

MONTEMERLO

Scuola secondaria K.Wojtyla


ANNO 2021

NUMERO 01

EDIZIONE PRIMAVERA

ONLINE DAL 05/06/2021

Scuola secondaria

K.Wojtyla

con il contributo delle classi:

1A - 1B - 1E - 1F

2A

con la collaborazione di...

Il Dirig. Dott. Giuseppe Turetta

Prof. Denis Bertaggia

Prof.ssa Sofia Pellegrin

Prof.ssa Lieta Rebecca

Prof.ssa Eliana Porrello

Prof.ssa Sabrina Puozzo

Prof.ssa Francesca Veronese

Prof.ssa Marina Stimamiglio

con la partecipazione speciale di...

Prof.ssa Paola Pampaloni

01

COMITATO REDAZIONE

Prof.ssa Alessia Prato

Prof.ssa Alessandra Miotto

Scrivici a:

redazione.montemerlo@gmail.com

Seguici su Facebook:

@ICCervareseRovolon

Seguici su Youtube:

Istituto Comprensivo Cervarese S. Croce



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OTTIMISMO

PURO

PILLOLE DI OTTIMISMO

Attenzione: può migliorare la vita!

Pillole di pensieri effervescenti da portare

sempre con sé…

Un paio di anni fa ci siamo interrogati, per un progetto scolastico, sull’importanza del

numero 0: sembra un “numero fuori dai numeri”, eppure senza di lui non esisterebbero

calcoli ben complessi, ma soprattutto non sapremmo dove andare dopo il 9! E cosa

faremmo senza le virgole, il segno di punteggiatura più semplice e comune, nei nostri

testi? Un discorso non avrebbe pause, la musica neppure: privati di spazi di riflessione,

non avrebbero neppure un senso!

Nella letteratura contemporanea, ma anche nelle conversazioni di tutti i giorni, spesso

si abusa del punto fermo: con gli alunni spesso ci soffermiamo a riflettere quanto a volte

questo uso improprio di un segno così forte e definitivo ci interrompa nel bel mezzo di

una storia che stiamo leggendo con passione. Allora ci sbizzarriamo a modificare la punteggiatura,

a inserire delle pause, e, quando diventiamo più abili, un temuto punto e virgola:

il segno della “pausa lunga”; il segno che ci aiuta a fare un respiro; il segno che ci

aiuta a prenderci del tempo prima di un cambiamento importante; il segno che ci lascia

la libertà di “non sentirci pronti” a lasciare la strada vecchia per la nuova, ma ci apre

alle possibilità future.

Ecco, quest’anno scolastico è un anno di punti e virgola. Non siamo riusciti a mettere un

vero punto fermo alla fine dello scorso anno; non siamo riusciti a considerare la passata

esperienza come un capitolo chiuso nelle nostre vite; non siamo ancora pienamente

liberi di vivere nuove avventure; siamo, piuttosto, invischiati in una sorta di limbo.

Quest’anno ci siamo trovati ad affrontare le distanze, ad esprimerci con gli occhi, a sentirci

protetti solo dentro le nostre case. Ma abbiamo anche creduto in qualcosa di nuovo

e siamo riusciti ad “aggrapparci” alle sedie e ai banchi con la forza e la voglia di chiudere,

magari, questo nuovo capitolo con un saluto o un abbraccio a chi ci ha fatto compagnia

per un pezzetto del nostro viaggio. Abbiamo rispettato spazi e regole, ma anche indossato

mascherine diverse per mostrare la nostra individualità. Abbiamo partecipato a progetti

e iniziative, a ri-conoscerci, a lavorare in gruppo pur restando a distanza e a sentirci

parte di una squadra. Abbiamo capito che le pause servono per riflettere ed apprezzare

ciò che c’è stato e prepararci a ciò che verrà: perché è nell’attesa del cambiamento che

si impara ad accogliere nuove opportunità; è nel ritmo dell’avvicendarsi di esperienze

diverse che nasce la bellezza; è in un nuovo e ampio respiro che si rende omaggio a ciò

che c’era, ma, nel contempo, si sorride senza paura a quanto di nuovo ci riserva, sempre,

la vita.

MONTEMERLO

TM

PILLLOLE

DI OTTIMISMO

ESSENTIAL

GIOELE c. - ALESSANDRA M.

INDICAZIONI TERAPEUTICHE

PROPRIETA’

Ottimismo Puro è basato su letture, studi, attività, incontri, ricerche svolti da ogni essere

umano sul pianeta Terra. Il suo unico principio attivo è la consapevolezza del momento

UN RIMEDIO QUOTIDIANO

PER COMBATTERE LO STRESS

z ero

CHEMICAL

100% NATURAL

presente, che infonde dignità in tutti coloro

che sognano un futuro migliore, fiducia in se

stessi e il bisogno di essere rispettati imparando

a rispettarsi. Un principio valido sempre,

soprattutto nei rapporti interpersonali.

INDICAZIONI

Come prevenzione: la costante lettura di libri

sull’argomento “ottimismo”, assieme a quelli di

“mental-training per lo sport”, aiuta a rafforzare

la propria autostima e la consapevolezza di

“potercela fare”.

Come pronto intervento: una pillola di

ottimismo presa al momento più opportuno

risulterà efficace nell’arco di 5-10 min.

dall’assunzione, al fine di modificare il proprio

punto di vista. Una pillola di ottimismo si può

trovare pronta all’uso sia in libri e riviste che in

film e video motivazionali sull’argomento.

A CHI E’ DESTINATO

A tutti coloro che, per diverse ragioni, hanno

bisogno di ritrovare la fiducia in se stessi e

riflettere sulla situazione che stanno vivendo,

per poter vedere il tutto sotto un altro punto

di vista e tornare a sognare e desiderare il

meglio per se stessi e per gli altri.

CONTROINDICAZIONI

Ottimismo Puro non ha controindicazioni. Può essere lasciato a disposizione di figli e figlie, madri e padri, amiche e amici, colleghe

e colleghi, studenti, vicine e vicini di casa.

POSOLOGIA

Assumere al bisogno, anche più volte al giorno. Adatto a tutte le età. Una volta assunto, si suggerisce di relazionarsi quanto più

possibile con altri essere umani o viventi in generale, per contagiarli con la carica di energia sprigionata dalle pillole. Si ricorda che

le risate migliorano il flusso sanguigno e il pensiero positivo è il più potente medicinale di automedicazione. Si consiglia di verificare

di aver bisogno di pillole di Ottimismo Puro almeno tre volte al giorno, sia per sé che per gli altri.

AVVERTENZE

Ottimismo Puro è stato preparato per una distribuzione capillare. Il registro narrativo delle pillole di ottimismo deve essere semplice

e dialogico, pertanto sono da evitare consigli e raccomandazioni. Il progetto è nato dal desiderio di realizzare una campagna

innovativa di informazione e prevenzione delle difficoltà soggettive generate dalla routine e da situazioni di vita complesse. Ha lo

scopo di indirizzare ogni individuo alla ricerca della felicità per se stesso e per gli altri.

EFFETTI COLLATERALI

La presa di coscienza può portare a un considerevole aumento dell’autostima che potrebbe provocare anche la fine di amicizie

nocive per il paziente in cura con Ottimismo Puro. Questo effetto collaterale può, in prima battuta, spaventare e destabilizzare; in

realtà, porterà ad un notevole aumento del benessere e della vitalità del paziente.

NON TENERE FUORI DALLA PORTATA DI BAMBINE E BAMBINI

La lettura di testi e la visione di video ottimistici sono consigliate a qualsiasi età, purché mediate da una persona adulta.





Invictus

Out of the night that covers me,

Black as the pit from pole to pole,

I thank whatever gods may be

For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance

I have not winced nor cried aloud.

Under the bludgeonings of chance

My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears

Looms but the Horror of the shade,

And yet the menace of the years

Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,

How charged with punishments the scroll,

I am the master of my fate:

I am the captain of my soul.

William Ernest Henley



DENIS BERTAGGIA

Quando lo scorso anno mi sono ritrovato a scuola a far lezione a distanza senza i miei

ragazzi, non potevo immaginare che una didattica per così dire “emergenziale” potesse

diventare così “normale” e quotidiana come in realtà è stato.

Mi sono chiesto molte volte quali pensieri passassero per la testa ai miei allievi, in

questo momento particolarmente difficile dal punto di vista sanitario ma anche da

quello sociale ed educativo. Più volte ho cercato una risposta sul come la scuola potesse

cogliere l’occasione per adottare nuove strategie volte ad implementare la motivazione

dei ragazzi, costretti a vivere le difficoltà del momento con regole dettate da un

protocollo sanitario a cui nessuno era preparato, soprattutto per un periodo così lungo

E sono giunto ad una conclusione: l’apprendimento deve diventare un piacere!

ENIS

Proprio in linea con questo principio ho

contribuito a realizzare un progetto che ha

ricevuto i finanziamenti europei e che

vedrà la luce non appena il protocollo anti

COVID lo permetterà. L’idea era nata già

prima dell’avvento della pandemia con lo

scopo di creare uno spazio per l’apprendimento

“allargato” (fabrication laboratory da

cui “fablab”) in cui le discipline potessero

integrarsi in una visione di continuità curricolare.

ERTAGGIA

Un luogo rilassante e modulabile, per favorire l’invenzione, la creatività, la

comunicazione ed il confronto dei ragazzi. Una fucina delle idee, dove la

fantasia si trasforma in realtà: l’allievo può apprendere consapevolmente e

collegare i contenuti acquisiti alla realtà, riconoscendone il valore spendibile

nella vita quotidiana. Nella sostanza, meno teoria e più pratica; pratica

di laboratorio, sperimentazione sul campo e lavoro in team.

Quali strategie didattiche “abbinare” ad un ambiente così diverso dalle

aule a cui siamo abituati? Per rispondere dobbiamo riflettere sul fatto che

molto spesso gli studenti non si considerano loro stessi i protagonisti del

proprio apprendimento e si lasciano guidare dall’insegnante, senza mai

ritagliarsi uno spazio in cui dare libero sfogo alle proprie iniziative.. Quindi

la didattica deve essere più coinvolgente, questo è poco ma sicuro! Ma

quali attività meglio si prestano ad un ambiente così innovativo e ad

apprendimento più incentrato sul protagonismo degli studenti? Non ho

dubbi quando rispondo coding e robotica educativa, debate e tinkering.

In questo numero tratterò però di coding, cercando di darvi un’idea di cosa

sia e quali siano le sue potenzialità.

Le attività legate al coding, termine che letteralmente possiamo tradurre

dall’inglese con “codifica”, vanno intese più propriamente come percorsi

legati al pensiero computazionale (computational thinking), ovvero alla

modalità di pensare e di operare di un informatico. In realtà si parla di pensiero

computazionale come un insieme di abilità generali, comuni a più

discipline ed indispensabili anche nella vita quotidiana. E’ però ancora

molto diffusa l’idea che associa strettamente il coding all’informatica e che

lo svolgimento di attività ad esso legate necessitino di una determinata

preparazione. Non è così! Il coding può essere praticato da chiunque,

proponendosi come “modalità operativa” nei confronti di qualsiasi problema

da risolvere, con lo scopo di implementarne lo spirito critico e creativo,

insegnando l’importanza di individuare gli errori e di lavorare in gruppo ad

un progetto comune. L’approccio è solitamente quello ludico, proprio

perché è ampiamente dimostrato che attraverso attività di game-based

learning (apprendimento basato sul gioco), il coding può diventare un

utile strumento inclusivo per migliorare la motivazione all’apprendimento

e l’autostima dei ragazzi.

HUB

FAB

LAB

fablab



Inizierei con Code.org, un’organizzazione non profit statunitense che dal 2013 si occupa di

promuovere il Coding nella didattica anche attraverso il progetto “Programma il futuro”

(https://programmailfuturo.it/) promosso dal Ministero dell’Istruzione insieme al CINI (Consorzio

Interuniversitario Nazionale per l’Informatica). La piattaforma originale è raggiungibile all’indirizzo

https://code.org e, senza la necessità di scaricare alcuna applicazione, offre l’opportunità di

fare Coding attraverso attività di gioco. In particolare si possono affrontare sia lezioni tecnologiche,

da eseguire con il supporto informatico, che attività chiamate “tradizionali” (unplugged) che

non richiedono l’utilizzo di pc e rete internet. Le lezioni tecnologiche sono percorsi guidati che

possono essere svolti autonomamente dai ragazzi, utilizzando un software di programmazione

visuale chiamato Blokly. Esistono sostanzialmente due modalità per fare Coding con questa piattaforma:

affrontare i corsi suddivisi per livello e fascia d’età, percorsi strutturati che comprendono

più lezioni con obiettivi specifici; oppure praticare l’Ora del Codice che richiede un impegno più

ridotto.

Un secondo strumento, che mi sento fortemente di consigliare a chi volesse avvicinarsi al mondo

del Coding e alla robotica educativa, è Scratch.

Scratch è un software di programmazione visuale sviluppato dai Media lab del MIT (Massachusetts

Institute of Technology) di Boston con lo scopo di avviare i ragazzi dagli 8 anni in su al

Coding e al pensiero computazionale, cimentandosi nella creazione di giochi e applicazioni vere

e proprie. Scratch è disponibile in una versione web, senza la necessità di installazione sul dispositivo,

ma anche in una versione off-line per dispositivi Mac OS, Windows ed alcune versioni di

Linux.

CODE a cura di D.Bertaggia

Debagga l’algoritmo!

Il concetto di algoritmo viene utilizzato ogni giorno per la comunicazione delle

informazioni più disparate: dalla matematica, allo sport e persino in cucina con le

ricette culinarie. Possiamo dire che un algoritmo è semplicemente un elenco di

azioni, poste in un certo ordine, con lo scopo di raggiungere un obiettivo finale.

Nel campo dell’Informatica un algoritmo prende il nome di programma, per il cui

buon funzionamento è molto importante individuare eventuali errori (bug) e

correggerli. In informatica tali operazioni prendono il nome di debugging o debug,

cioè il riconoscimento e la correzione di errori all’interno di un algoritmo.

Algoritmo

Algoritmo

corretto

3

4

1

5

6

5

7

3

1

4

1

3

1

2

2

2

4

12

2

3

3

Anche per Scratch esiste una piattaforma di supporto (https://scratch.mit.edu/) che fornisce un

ambiente virtuale e strumenti utili per iniziare ad utilizzare l’applicazione, tra cui utili tutorial che

consentono di creare i primi progetti passo dopo passo e attività da realizzare in classe.

Ma non c’è niente di meglio che addentrarci nel mondo del pensiero computazionale con alcuni

giochi di coding unplugged.

Quindi, via al divertimento!!

Prof. Denis Bertaggia

Animatore Digitale / Responsabile laboratori scientifici

x

Verifica se l’algoritmo fornito sopra ti permette di

uscire dal labirinto, altrimenti correggilo! Il punto

di partenza è indicato dalla freccia.



Liliana La Licata – Navigare sicuri

Comunicare

con due simboli

I computer sono macchine che comprendono un

linguaggio diverso da quello umano che prende

il nome di codice binario; esso impiega solo due

simboli (0 e 1) che fanno riferimento a due tipologie

di segnale all’interno dei circuiti elettronici:

presenza (1), ed assenza (0) di corrente elettrica.

Utilizza la tabella qui a lato e prova a comunicare

attraverso il linguaggio dei computer, decodificando

la seguente frase scritta in codice binario!

(0) (1)

xxx

Codice binario

Codice binario

Lettera

A

B

C

D

E

F

G

H

I

J

K

L

M

N

Lettera

O

P

Q

R

S

T

U

V

W

X

Y

Z

E’

Che titolo curioso! Cosa potrà mai farci il nome di una docente, scomparsa quasi tre anni fa, con un tema di

attualità che assilla la vita di molti ragazzi, ma soprattutto delle loro famiglie?

Apparentemente nulla… ma solo apparentemente.

Da quando la nostra Liliana La Licata ci ha lasciati, per noi colleghi (e non solo di matematica e scienze!) è

diventato impellente il desiderio di ricordarla, di tenerne viva la memoria. Avremmo potuto dedicarle una

targa… o l’aula di scienze… e invece abbiamo scelto di dedicarle un progetto che ogni anno avrebbe coinvolto

l’intera popolazione scolastica della scuola media “K. Wojtyla”, magari con un’indagine statistica che potesse

interessare tante persone.

Parallelamente a questo desiderio, a settembre dello scorso anno scolastico, alcuni docenti del plesso Wojtyla

hanno evidenziato comportamenti preoccupanti in alcune classi sull’uso improprio del cellulare e su fenomeni

di cyber-bullismo, tanto da pensare di far intervenire la Polizia Postale. Prima però di “scomodare” le forze

dell’ordine abbiamo optato per fare un lavoro di sensibilizzazione su ogni singolo alunno della scuola, aiutandolo

a prendere coscienza del mezzo potente (il cellulare) che si ritrovava ad utilizzare, magari per gioco.

Coniugando queste due anime è nato il titolo del Progetto: “Liliana La Licata – Navigare sicuri”, un’indagine

statistica a 360 gradi su un tema di grande attualità, da dedicare ad una collega che per la matematica aveva

speso molto della sua vita professionale.

E così è iniziato un grande lavoro di progettazione perché si voleva che tutte le classi e tutti gli alunni si sentissero

protagonisti.

Una prima fase è stata quella di approcciarsi alla tematica. Per le prime sono state pensate alcune letture

sull’argomento da fare in classe, mentre per le seconde e terze è stato organizzato un incontro a tre voci, con

il dr. Roberto Baudo (web manager), la dr.ssa Alice Bertocco (psicologa) e la dr.ssa Gloria Zanchetto (avvocato).

La seconda fase ha coinvolto in maniera diretta le classi seconde dello scorso a.s. con la formulazione di un

questionario per i ragazzi (una trentina di domande da rivolgere, in forma anonima, agli studenti di ogni

classe) e di un questionario per i genitori (sempre in forma anonima).

A gennaio 2020 eravamo pronti per la fase tre, la somministrazione vera e propria: gli studenti in classe e i

genitori a casa, tutti hanno risposto al questionario elaborato dalle classi seconde.

E poi avrebbe dovuto far seguito la fase quattro, la fase cinque, la fase sei… ma il Covid ha “freezato” tutto. Dal

22 febbraio 2020, per sei mesi, non abbiamo più potuto mettere piede a scuola. Tutto è stato interrotto, anche

il nostro bellissimo progetto.

La fase quattro avrebbe dovuto coinvolgere le classi prime con la tabulazione dei dati emersi dai questionari

dei ragazzi e dei genitori, mentre la fase cinque prevedeva la partecipazione delle classi terze con l’elaborazione

statistica dei dati. E infine la fase sei doveva essere quello che solo quest’anno siamo riusciti a fare: l’incontro

conclusivo di restituzione dei dati da parte degli stessi esperti esterni che già ci avevano aiutato a partire

con il progetto, il dr. Baudo, la dr.ssa Bertocco e la dr.ssa Zanchetto.

Purtroppo non è stato possibile far lavorare direttamente le classi ma siamo riusciti a “salvare” la parte conclusiva,

fortemente voluta in presenza dal Dirigente e dallo stesso dr. Baudo.

Per coinvolgere maggiormente gli studenti e predisporli all’incontro in presenza, tramite Google Moduli è

stato loro somministrato un altro brevissimo questionario. Lo stesso è stato inviato agli alunni della scuola

media “Manzoni” di Bastia.

L’evento si è svolto in Arena giovedì 3 giugno. A turno hanno partecipato tutte le classi, comprese le attuali

prime a cui è stato somministrato il questionario all’inizio dell’a.s. in corso. Inoltre l’iniziativa, tramite la piattaforma

TiSpiego dell’istituto, è stata seguita dalle classi della scuola media “Manzoni” di Bastia e da tutti i genitori

che ne avessero avuto la possibilità.

È stato faticoso portare avanti un progetto simile, con difficoltà imprevedibili, ma la soddisfazione di arrivare

in fondo e di concluderlo nella splendida cornice dell’Arena di Montemerlo ci ha profondamente ripagato.

Cogliamo l’occasione per ringraziare la Pro Loco che ci ha ospitato e l’Amministrazione comunale che è

sempre presente.

Prof.ssa giorgia agostini

Prof.ssa MArina stimamiglio

Prof. denis bertaggia



VERSO UN’ECONOMIA PIU’ SOSTENIBILE

e perché è così importante

Se all'inizio degli anni 2000, ci avessero chiesto come ci saremmo immaginati il mondo dopo 20

anni, le risposte più comuni sarebbero sicuramente state del tipo: " con automobili che volano,

pieno di automobili elettriche, un mondo meno inquinato grazie all'uso di forme di energia meno

dannose per l'ambiente... e invece, all'alba del 2021, le cose sono ben diverse.

Da quando l'uomo ne ha avuto la possibilità ha sfruttato moltissimo le risorse presenti sul nostro

pianeta, sia i combustibili come il Petrolio, il Gas Metano, il Carbone, sia le risorse del nostro ecosistema

come le Foreste, i Parchi Naturali, la Barriera Corallina.

Le Nazioni Unite, per cercare di rimediare a questi errori "umani" hanno istituito l'Agenda 2030, che

con i suoi 17 obiettivi ha tutta l'intenzione di affermare questo cambiamento di rotta.

L'ONU in accordo con tutti i suoi stati membri (che rappresentano quasi interamente il numero di

stati indipendenti presenti sul nostro pianeta) ha stilato delle direttive e delle linee guida indispensabili

per il raggiungimento, entro il 2030, degli obiettivi di sostenibilità.

Tutti gli obiettivi dell'Agenda 2030 sono collegati all'economia sostenibile. Ma che cosa vuol dire

economia? E cosa intendiamo con la parola sostenibile?

Economia deriva dal greco dall'unione di due parole: "oikos", che letteralmente significa casa, e

"nomos", che significa gestione. Quindi l'economia è la gestione, l'organizzazione della casa.

Mi è sempre piaciuto pensare alla casa come a

un'impresa: i nostri genitori, lavorando, producono

delle entrate, e nella "cassa della famiglia" devono

sostenere delle uscite, quali la spesa settimanale,

abbonamento di Netflix, la pizza del sabato sera, la

bolletta di acqua, luce e gas e così via.

Quindi in una famiglia, come in un'azienda, lo scopo

è spendere le proprie risorse ( finanziarie, di tempo

ed energetiche) raggiungendo il massimo profitto, e

cercando di arrivare a fine mese (o anno), con dei

risparmi da parte.

E sostenibile? La parola sostenibile indica l'importanza

di utilizzare di queste risorse a nostra disposizione,

in maniera intelligente.

Diventa così più chiaro il collegamento tra Agenda 2030 ed Economia Sostenibile.

Ora, vi chiederete, che cosa possiamo fare noi per aiutare il nostro pianeta?

Per far sì che tutte le risorse attualmente presenti sul pianeta possano essere utilizzate anche da

coloro che verranno dopo di noi, dobbiamo in primis:

- non sprecare l'acqua, per esempio chiudendo il rubinetto dell'acqua corrente mentre ci laviamo

i denti;

- non sprecare le risorse energetiche, ad esempio ricordarsi di spegnere la luce delle stanze che cui

usciamo;

- imparare a riciclare: imparare a fare la raccolta differenziata, a capire cioè che gli oggetti che non

ci servono più non vanno gettati in un cestino qualunque, ma riposti negli apposti contenitori;

- imparare il potere della condivisione, ad esempio preferendo i mezzi pubblici alla propria auto

mobile, oppure offrendo un passaggio a chi viaggia nella nostra stessa direzione.

Per ricordarci ogni giorni di queste semplici regole, così da attivare un modello di vita più sostenibile

e quindi anche di economia sostenibile, Kate Raworth, una studiosa di economia inglese, ha

ideato la Teoria della Ciambella (in inglese The Doughnut Theory): per fare una ciambella, abbiamo

bisogno di vari ingredienti: (lo zucchero, farina, lievito) e di lunghi tempi di impasto e di cottura.

Lo stesso vale per la vita sulla Terra: abbiamo bisogno di acqua potabile, risorse energetiche, aria

respirabile e foreste. Se si cominciano a togliere degli ingredienti dalla nostra ciambella, questa

non uscirà più perfetta; lo stesso vale se sbagliamo il modo di cuocerla: potrà rimanere cruda o

magari troppo cotta! Allo stesso modo se a livello globale continueremo a generare disparità di

genere, se ci saranno sempre persone che non hanno la possibilità di raggiungere l'acqua potabile,

o una scuola, se continueremo a disboscare le foreste, avremo tutti ingredienti diversi dall'originale

ricetta di una vita sostenibile!

Continuando a modificare il naturale sviluppo dell'ambiente, cambiamo drasticamente il decorso

della vita sulla terra e nei prossimi anni non potremo più avere la possibilità di vedere tante specie

di animali, di insetti, di pesci o di alberi sul nostro Pianeta.

Noi, nel nostro piccolo, possiamo cominciare a comportarci come se fossimo un'impresa, cercando

di preservare al meglio la bellezza che ci circonda.

La nostra sfida, sarà quindi quella di continuare a cucinare delle ottime ciambelle, senza togliere

risorse a chi nascerà dopo di noi.

E tu, pensi di riuscirci?

Prof.ssa Francesca Veronese



Io vengo dalle ferite provocate dal mio essere

sbadata.

Io vengo da tutte quelle volte che ho imparato

qualcosa e sono cresciuta come persona. (B.S.

Vengo dalle accoglienti braccia di mia mamma,

che molte volte mi ha tenuto in braccio….

Vengo dalle risate che ho fatto giocando con mio

papà da piccolo… (G.S.)

Io vengo dal profumo di mia nonna (M.D.)

Vengo dall’eleganza della danza

Vengo dalla dolcezza dei miei fratelli. (c.T.)

Vengo da una famiglia di dialetto e proverbi

Vengo da una lettura eterna da cui non mi sveglio

Vengo dalla quiete infinita. (L.F.)

Vengo da un piccolo paese

Vengo da una fantasia. (G.T)

Vengo dall’odore di benzina da quando vado a

correre con i go-cart

Vengo dai giri in quartiere con la Vespa di mio

papà. (A.R.)

Vengo dal pasticcio delizioso della nonna Gina

Vengo dai giri in quad tra i campi. (F.T)

Vengo dagli insulti e prese in giro che ho ricevuto

Vengo da genitori pieni di affetto e amore.(Y.N)

1B

Vengo dalla brezza fresca dei monti che mi accarezza

ogni mattina

Vengo dall’alba in mezzo ai colli Euganei. (V.P)

Vengo da un paese d’origine che non ho mai conosciuto

veramente

Vengo da un mondo migliore, pieno di opportunità

Vengo da una famiglia numerosa, con una nonna

amorevole, generosa e gentile. (L.D.)

Vengo dalla MTB che mi fa distogliere dal mondo

Vengo da due genitori che mi hanno sempre aiutato

e sostenuto

Vengo da un mondo dove in discesa i freni non

esistono. (A.P.)

Vengo da una casa che mi ha accolto

Vengo da dei pensieri e idee che non si sono realizzati

Vengo da un cassetto chiuso pieno di pensieri,

idee e sogni (C.B.)

Vengo da una porta che presto diventerà un portone

Vengo dai pianti di mio fratello quando litigava

con i miei genitori

Vengo dal profumo della pizza fatta in

casa.(N.B.)



1B

Vengo da un ospedale dove sono rimasto più tempo

di quanto io volessi

Vengo da una famiglia che mi ha sempre voluto

bene

Vengo dal freddo inverno del 2009

(R.P)

Vengo dalle mie insicurezze

Vengo dai racconti di mia nonna

Vengo dai libri che ho letto

(G.Z.)

Vengo dai miei amici stupendi che mi sostengono

sempre

Vengo dai miei errori o sbagli

Vengo dalla felicità che provano i miei nonni

nel vedermi

(N.F.)

Vengo dal cane di mio nonno che restava sempre

con me e che ora è morto

Vengo dal profumo della mia mamma e del mio papà

Vengo dalle serate passate a stare svegli

(L.S.)

Vengo da una famiglia divertente

Vengo da una madre coraggiosa

Vengo dal sogno di diventare un player competitivo

(A.B.)

Vengo dai campi di mio nonno che ogni giorno mi

offrono un paesaggio bellissimo e il senso di

libertà

Vengo da delle persone fantastiche che mi aiutano

ogni giorno

Vengo dal rumore delle foglie quando vado a fare

le passeggiate con i miei genitori

(N.L.)

60%

90%

1A

10%

Prof.ssa Sofia Pellegrin

LA SCUOLA CHE VORREI

Come tutti gli studenti d’Italia, anche la classe 1A si è trovata a dover affrontare un anno scolastico fatto di cogenti

restrizioni, pressanti protocolli, faticose quarantene: per questo, tentando la strada dell’ «ottimismo della volontà» ha

provato a guardare oltre questo tempo sotto scacco per immaginare una scuola finalmente simile a come la vorrebbe.

Questo è quanto, nelle ore di italiano, gli studenti hanno elaborato insieme all’insegnante...

Ci piacerebbe una scuola che valorizzasse in ogni momento la creatività degli studenti, che fornisse cioè meno regole

e più strumenti far emergere i talenti di ognuno, in uno spazio di costante socializzazione con i compagni. Ci rendiamo

conto che in questi anni di scuola dobbiamo essere guidati ad acquisire competenze specifiche, ma anche a valorizzare

la nostra emotività e i nostri sentimenti. Ci stiamo infatti avviando alla scelta di una scuola che influenzerà in

modo determinante il futuro della nostra vita. In questo “anni di passaggio” vorremmo avere più opportunità di crescere

insieme attraverso esperienze che ci facciano capire davvero di cosa siamo capaci, “addestrando” la nostra personalità

in un clima di condivisione.

È certamente indispensabile studiare le materie dei nostri programmi scolastici, ma ci piacerebbe poter dedicare

qualche ora alla settimana all’approfondimento di discipline diverse (quali il design della moda, la realtà virtuale, la

manutenzione della casa, cucina, robotica, trucchi di magia,…). Ci piace immaginare un grande laboratorio con diversi

gruppi di ragazzi seguiti da vari consulenti, divertiti ed entusiasti delle nuove scoperte nei loro campi preferiti!

Ci piacerebbe anche praticare dello sport con istruttori specializzati, perché ognuno avesse la possibilità di provare,

almeno per qualche ora, uno sport “diverso dl solito” e potesse così scoprire per quale è più portato. Ci piacerebbe

visitare impianti “super attrezzati”, un maneggio, una pista skateboard, una piscina olimpionica, un campo da tennis,

una scuola di danza, e, perché no, fare pratica con dei simulatori di volo o di guida! Molte attività sono davvero costose

e dovremmo tutti chiedere un grande favore ai nostri genitori, ma pensiamo che la curiosità di scoprire mondi

diversi in questo periodo coinvolga davvero tutti noi ragazzi!

Ci piacerebbe anche avere la possibilità di portare a scuola un animale domestico che potesse sostenerci durante

prove e interrogazioni, anche se ci rendiamo conto che la classe conterebbe il doppio di esseri viventi…e non sarebbe

facile da gestire!

Ci piacerebbe disporci in classe a semicerchio, per poterci vedere sempre in volto, e che potessimo essere seduti su

dei pouf o delle sedie ergonomiche! E, infine, ci piacerebbe, a volte, cambiare classe per conoscere meglio gli altri

ragazzi della nostra età.

In un futuro senza Covid, ci piacerebbe che ci fosse un’aula con un grande divano e molti cuscini, giochi e videogiochi,

dove poterci rifugiare in alcuni momenti per raccontarci storie o vedere un film o anche semplicemente riposarci

e schiacciare un pisolino!

Vorremmo una scuola con pareti colorate che potessero essere dipinte da noi ragazzi nei momenti di pausa, piene di

armadietti personali (come nei film!).

Ci piacerebbe anche che i bidelli non dovessero sempre pulire tutti i locali, ma potessero essere aiutati da più

strumenti robotici. La scuola potrebbe essere meglio attrezzata e ammodernata, dotando i bagni, ad esempio, dei

dosatori automatici di sapone (per non disperderlo) e degli asciugatori ad aria calda (per sprecare meno carta).

Ci piacerebbe anche avere la possibilità di rimanere a scuola al pomeriggio per fare i compiti insieme ai nostri compagni

con la supervisione di un insegnante, avere una mensa e, perché no, anche un dormitorio dove a volte ci fosse

consentito di pernottare assieme, come in un college. Si potrebbe anche pensare a coltivare un orto tutti insieme per

rifornire la mensa, magari sul tetto della scuola!

Ci piacerebbe infine viaggiare molto e spesso nei paesi di cui studiamo le lingue per metterci alla prova e aiutarci l’un

l’altro a cavarcela in una nazione straniera, per visitarne le ricchezze e particolarità storico-architettoniche, per comprenderne

la cultura e per avere la possibilità di sperimentare altre discipline (la danza spagnola, il rap, gli sport di

strada)! Ma vorremmo provare ad avventurarci anche in ambienti meno conosciuti ed immersi nella natura, come la

Foresta amazzonica, in cui conoscere la cultura dei popoli indigeni!

Se non sarà possibile avere una scuola così “da sogno”, speriamo che il futuro riservi ugualmente a ognuno di noi la

possibilità di mettersi alla prova e scoprire le proprie abilità in ogni dove.

Ma sopra ogni cosa, speriamo di poter stare insieme sempre di più, perché ognuno possa impegnarsi ad essere

gentile con tutti, cercando la propria felicità insieme a quella degli altri, trovando accoglienza ma anche accogliendo

chi ha più bisogno, ricevendo e portando rispetto. E forse già così, sarebbe una scuola “da sogno”.



1E

Io vengo da...

Vengo da una lieve brezza di vento dicembrino

Vengo dalle amicizie che non ho mai tradito, che mi hanno illuminato il cuore e dalle mille risate fatte insieme (M.C.)

Vengo dalle amicizie eterne

Vengo dall’amore del mio gatto, P. (E. B. S.)

Vengo da una bici che mi fa sentire me stesso

Vengo dall’Italia, la terra che amo(L. P.)

Vengo da una bici verde, che mi ha insegnato che la vita

non è sempre rose e fiori, non va sempre come vuoi, ti

insegna a rialzarti e a riprovare

Vengo dal 2015, un anno in cui ho imparato a fidarmi delle

persone, persone che non potrò mai dimenticare (M. T.)

Vengo da questo foglio bianco, che mi sta aprendo la

mente, al punto che non pensavo fosse possibile

Vengo dalle risate dei miei compagni di classe e dai sorrisi

dei prof che mi fanno sentire apprezzata (E. S. R.)

Vengo dalle mie scelte

Vengo dai miei errori (M. V.)

Vengo da una pandemia che mi ha cambiato la vita

Vengo da un mondo in bianco e nero che pian piano si sta

colorando (A. I. L.)

Vengo da una famiglia che mi ama

Vengo dalla felicità che mi donano le belle giornate (L.F.)

Vengo da una bici verde, che mi ha insegnato che la vita non è

sempre rose e fiori, non va sempre come vuoi, ti insegna a

rialzarti e a riprovare

Vengo dal 2015, un anno in cui ho imparato a fidarmi delle

persone, persone che non potrò mai dimenticare (M. T.)

Vengo da questo foglio bianco, che mi sta aprendo la mente, al

punto che non pensavo fosse possibile

Vengo dalle risate dei miei compagni di classe e dai sorrisi dei

prof che mi fanno sentire apprezzata (E. S. R.)

Vengo dalle mie scelte

Vengo dai miei errori (M. V.)

Vengo da una pandemia che mi ha cambiato la vita

Vengo da un mondo in bianco e nero che pian piano si sta

colorando (A. I. L.)

Vengo da una famiglia che mi ama

Vengo dalla felicità che mi donano le belle giornate (L.F.)

Vengo dal sapore più dolce che a volte stomaca

Vengo da un mondo quasi distrutto per colpa di persone

che non hanno pensato al futuro

(F.G)

Vengo da un sorriso che nonostante tutte le difficoltà

che ho, mi aiuta ad andare avanti

Vengo dalle giornate e dai mesi passati a pensare alla

persona che mi piace

(M.G.)

Vengo dalla mia prima pedalata

Vengo dalla candela della speranza che non si spegnerà

mai

(T. G.)

Vengo dall’affetto e i sorrisi dei miei amici

Vengo dalla mia migliore amica che quando ho problemi,

sono triste o arrabbiata, mi aiuta e mi fa da complice (N.B.)

Vengo dalla mia scrittura che è una delle poche cose

personali che abbiamo

Vengo dal 2021 che mi fa capire che la vita è difficile. (M.T)

Vengo dalla mia prima pedalata

Vengo dalla candela della speranza che non si spegnerà mai

(T. G.)

Vengo dall’affetto e i sorrisi dei miei amici

Vengo dalla mia migliore amica che quando ho problemi, sono

triste o arrabbiata, mi aiuta e mi fa da complice (N.B.)

Vengo dalla mia scrittura che è una delle poche cose personali

che abbiamo

Vengo dal 2021 che mi fa capire che la vita è difficile. (M.T)



1F

Quando ho saputo che saremmo stati obbligati a indossare la mascherina a

scuola per tutto il tempo delle lezioni, ho sentito nascere in me la domanda: e

ora, come faccio?! Non è stato facile accettare questa restrizione, come del

resto molte altre che hanno accompagnato il nostro percorso di quest’anno.

Insieme, però, ci abbiamo camminato dentro, abbiamo condiviso la fatica, ci

siamo incoraggiati e compresi, abbiamo trovato altri modi per comunicare…

perché lontani sì, ma soli no! Penso che l’intesa, anche in classe, si costruisca

un po’ alla volta, grazie alla conoscenza che si fa via via più profonda, grazie

all’ascolto e attraverso l’osservazione di ciò che l’altro, con i suoi gesti, esprime

e racconta di sé.

Conoscere l’altro mi permette di leggere ciò che lo sguardo sa svelare.

Quest’anno sento di aver conosciuto solo “un piccolo pezzo” di voi, miei alunni,

ma so che avremo ancora un po’ di strada da percorrere assieme. E penso che,

se abbiamo iniziato a conoscerci attraverso il linguaggio forse più “difficile” da

decodificare, infine anche questa esperienza non sarà stata inutile! In molte

circostanze ci siamo raccontati, abbiamo condiviso il nostro stare, e attraverso

alcune letture abbiamo riflettuto sul valore dello sguardo.

“No, gli occhi non si possono studiare su un libro. Diventano muti. E invece, dal

vivo, parlano.” (dal libro - letto in classe - “La storia di Marinella”, di E. Da Ros)

“a scuola in maschera”

Prof.ssa Lieta Rebecca

Da questa, come da altre riflessioni, nascono ipensieri

raccolti per il giornalino d’Istituto, pensieri che

restituiscono le diverse voci e altrettanti sguardi del

gruppo di 1F… su quest’anno speciale!

Ci siamo interrogati sull’uso della mascherina, sul

fatto che, nonostante essa sia uno strumento di

protezione, allo stesso tempo, però, ci privi dei nostri

sorrisi e delle nostre espressioni.

Qualcuno, tuttavia, diceva che, tutto sommato, la

scuola, per così dire, “in maschera” non è poi così

male! La mascherina funziona un po’ come la divisa

nei college americani!

E poi abbiamo scoperto che i nostri sguardi comunicano.

“Le emozioni passano attraverso gli occhi”:

occhi lucidi per la tristezza, occhi spalancati di fronte ad una sorpresa, occhi

accesi di vita e di curiosità! Abbiamo finalmente compreso cosa intendeva la

nonna, quando ci diceva che “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, e ci siamo

detti che nulla ci può fermare rispetto a ciò che ci piace fare, come stare con gli

amici. Per dirla con le parole di una canzone proposta da una compagna: “live a

life you will remember”!

Certo, qualcun altro lamentava il fatto che, proprio quest’anno, con l’ingresso alle

scuole medie, una volta superata la paura dei primi giorni, avrebbe voluto conoscere

meglio i compagni delle altre classi, ma ciò gli è stato impedito dalle regole

del distanziamento sociale. Questo, del resto, ci ha fatto apprezzare ancor di più

piccole cose, gesti silenziosi e ciò che prima davamo per scontato. Tutti siamo

stati concordi nel dire che l’assenza dei baci, degli abbracci che ci confortavano

nei momenti bui, del contatto umano, è stata dura da accettare, perché noi abbiamo

profondamente bisogno di sentirci “uniti” anche fisicamente alle persone cui

siamo legati.

L’ingresso nelle scuole medie, nonostante le tante restrizioni e le indubbie privazioni,

non è stato così terribile come tanti immaginavano, anche perché, dopo tanti

mesi trascorsi in casa, avevamo voglia di tornare ad una normalità, sia pur parziale.

Pur chiedendoci “finirà tutto questo?”, non ci siamo lasciati scoraggiare e

abbiamo resistito, impavidi, continuando a sperare che, presto, questo “mostro”

che ci ha bloccati nella nostra quotidianità e nelle attività che tanto amavamo

fare, prima o poi sarà debellato, e che tutti potremo riappropriarci delle nostre

vite, finalmente liberi di poterci abbracciare e sorridere!

Nel frattempo, sotto la mascherina, ci si è attrezzati per non smettere di sorridere…

né di chiacchierare! Chiedete conferma ai prof!



Rabbia, rabbia, rabbia.

Mare in tempesta fuori dalla finestra,

uragano dentro la mia testa,

tornado che impazza,

vento gelido che tutto spazza,

arma da fuoco,

violento terremoto,

fulmine inaspettato,

fuoco che divampa,

bomba che mi esplode dentro.

Sono in preda alla rabbia.

Sono un bufalo impazzito,

un leone affamato,

un fiume in piena,

una feroce iena,

un vulcano in eruzione,

un mare in burrasca,

un toro inferocito nell'arena,

un orso in gabbia che si scatena.

Che rabbia! Che rabbia! Che rabbia!

Che rabbia le prese in giro,

la sorella spiona,

il fratello che mi dà alla testa,

un quattro a scuola,

una gara andata male,

un amico traditore,

le tue parole,

un insulto ricevuto,

la mancanza di un saluto.

Che rabbia! Che rabbia! Che rabbia!

Quando esplode io mi devo sfogare,

facendo cose che non vorrei fare.

Dico parole di cui mi pento,

faccio star male tutti quelli che offendo.

Provo una rabbia

incontenibile,

indiscutibile,

irrefrenabile,

inarrestabile.

Mi sento il corpo bruciare,

non riesco più a ragionare,

vorrei rompere il mondo,

sono furibondo,

provo un dolore profondo.

Non riesco proprio a calmarmi

allora agisco per sfogarmi:

urlo, grido, picchio, distruggo,

getto a terra chiunque trovi sui miei passi,

sono nemico di tutto e di tutti,

sono campione d'insulti,

ho il viso rosso come un pomodoro,

sono fuoco, incendio, divampo,

alla mia rabbia non c'è scampo!

CENTONE DELLA RABBIA

2A - Prof.ssa Eliana Porrello

A conclusione di un percorso (Coping power program)

dedicato alle emozioni, ho invitato i ragazzi a concentrarsi

su quella con cui, molto spesso, si trovano a fare i conti:

la rabbia. Ogni studente ha composto una poesia su

questa emozione, collaborando, così, alla creazione del

presente centone: il termine indica un testo composto da

un collage di frasi di autori diversi, unite a formare un'opera

originale; esso deriva dal latino cento, che in origine

indicava un panno formato da pezze di tessuti vari. Ho

composto questo centone unendo i versi più significativi

delle poesie sulla rabbia dei miei studenti che, dunque,

sono gli autori di questo componimento.

Che rabbia! Che rabbia! Che rabbia!

Improvvisamente il dolce è amaro,

il sole è nuvola,

la musica rumore assordante.

E' un brutto scherzo della rabbia,

sono una vittima innocente.

Si è scagliata su di me come un tuono,

provo tristezza e confusione,

sono un vulcano in eruzione,

sono pervaso dalla disperazione.

Che rabbia! Che rabbia! Che rabbia!

Provo rabbia e poi tristezza,

così piango, piango, verso lacrime amare

e il mio dolore all'improvviso scompare,

si scioglie come neve al sole.

La rabbia riesco a domare,

tutto ritorna normale

e invece di affogare

riesco a galleggiare.

Il mare è di nuovo calmo,

il cielo limpido e terso

c'è pace nell'universo

il mio dolore si è perso.

Nel mondo torna il sorriso:

niente più rabbia, mi sento in Paradiso!







MONTEMERLO

SEE

YOU

SOON

3

0 2 07 2 0 8

'22

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