La Toscana nuova Lug Ago

toscanacultura

La Toscana nuova - Anno 4 - Numero 7 - Luglio/Agosto 2021 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 6072 del 12-01-2018 - Iscriz. Roc. 30907. Euro 2. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/FI/0074


Emozioni visive

a cura di Marco Gabbuggiani

La Compagnia di Babbo Natale

È Natale tutto l’anno!

Testo e foto di Marco Gabbuggiani

La Compagnia di Babbo Natale Onlus è nata nel 2007 grazie

ad una trentina di imprenditori fiorentini che hanno deciso

di trasformarsi in Babbo Natale per consentire anche

ai bambini meno fortunati di trascorrere un Natale sereno

raccogliendo aiuti per le loro famiglie. Della Compagnia

faccio parte anch’io. Adesso siamo circa 170 “Babbi”

che si sentono Babbo Natale tutto l’anno, impegnandosi (e

spesso autotassandosi) nella raccolta di fondi da destinare

ai meno fortunati. L’accensione dell’albero l’8 dicembre

insieme al sindaco di Firenze e la consegna degli assegni

alle famiglie sono soltanto la punta dell’iceberg di un impegno

continuo a supporto dei bisognosi con manifestazioni

e partecipazioni ai vari eventi rivolti alla raccolta fondi

e, quando non arriviamo allo scopo, ci frughiamo in tasca

per far sì che anche coloro che non sono abituati a sorridere

possano farlo. Pensate che negli ultimi anni di vita della

Compagnia abbiamo ampiamente superato i 100.000 euro

annui di donazioni, somme che abbiamo distribuito direttamente

o tramite gli enti locali e varie organizzazioni

di sostegno presenti sul territorio. Insomma, di sorrisi ne

abbiamo orgogliosamente distribuiti davvero tanti. Se volete

AIUTARCI AD AIUTARE seguiteci sul nuovo sito (tra

pochissimo online) wwww.lacompagniadibabbonatale.it e

sulle nostre pagine Facebook ed Instagram @lacompagniadibabbonatale,

da poco aperte. Due passi che rappresentano

una svolta nella comunicazione voluta da quest’anno

con il preciso scopo di allargare ulteriormente le potenzialità

della Compagnia nel raggiungimento dello scopo di dare

un po’ di gioia a tante persone disagiate, che, in questo

periodo difficile, stanno purtroppo moltiplicandosi.

marco.gabbuggiani@gmail.com

Da oltre trent'anni una

realtà per l'auto in Toscana

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LUGLIO / AGOSTO 2021

I QUADRI del mese

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Museo Archeologico di Sarteano, l’Etruria in Val d’Orcia

Il futuro delle città nelle visioni di Giacomo Costa

Ruth Bernhard, la fotografa della sensualità femminile

Riflessioni sull’architettura nell’intervista a Francesco Gurrieri

Luciano Tigani, dentro ed oltre l’emozione del paesaggio

Volterra omaggia i 500 anni della Deposizione di Rosso Fiorentino

L’attore Sergio Forconi si racconta tra ricordi e progetti futuri

A Palazzuolo sul Senio, la manifestazione Leggere in Appennino

Salmo XXIV, il giallo veneziano di Lucia Serracca

Il volto della joie de vivre nelle opere di Claudio De Col

Pietro Porcinai, pioniere dell’architettura del paesaggio in Toscana

Dimensione salute: il perdono, cura per anima e corpo

Psicologia oggi: l’indecisione, figlia della paura

I consigli del nutrizionista: l’attività fisica fatta bene

Dimensione salute: rischi e benefici dell’esposizione solare

L’abisso oltre la luce nella mostra di Sonia D’Alò a Ravenna

Curiosità fiorentine: Canto dei Bischeri, origine di un modo di dire

Archeologia: il Diluvio Universale sui monti sacri della Bibbia

La riscoperta dei territori con il Movimento Life Beyond Tourism

A Sesto Fiorentino il premio Medaglia Leonardiana

La tutela dell’ingegno: Made in Tuscany eccellenza del Made in Italy

L’avvocato risponde: le unioni civili, conquista di civiltà

I ferraristi toscani ripartono dalla Mille Miglia in Valdarno

Roberto Bellucci in personale al Terme Beach Resort di Ravenna

Zeffirelli’s Tea Room, luogo dove l’arte incontra il gusto

Teresa Casalaina, pittrice dal linguaggio universale

La Toscana fuori dalla Toscana per il premio CrimenCafé

La voce dei poeti: le liriche di Ermella Cintelli Molteni

Il momento in casa fiorentina secondo Roberto Galbiati

Piero Farulli, missionario e divulgatore dell’arte di Euterpe

Cultura e società: il Banco Fiorentino premia l’impegno dei giovani

Di-segni astrologici: Cancro e Leone, protagonisti dell’estate

Enrico Caruso, maestro sul palco e tra i fornelli

L’esercito delle 12 scimmie: il futuro è storia per Terry Gilliam

Torrini 1369 Jewels, un’eccellenza toscana da 40 anni in Cina

Storia delle religioni: riflessioni sull’enciclica Laudato si’

B&B Hotels: a Firenze, la scelta migliore per qualità e prezzo

A tavola con l’attrice giapponese Jun Ichikawa

Benessere della persona: la cura dei capelli in estate

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La Nuova Toscana Edizioni

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Ruth Bernard

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Marco Chiti

Silvia Ciani

Giacomo Costa

Maria Grazia Dainelli

Giuseppe Fricelli

Marco Gabbuggiani

Simone Lapini (ADVphoto)

Diana Manduci

Maurizio Mattei

Carlo Midollini

Azzurra Primavera

Barbara Santoro

Silvano Silvia

Livia Tozzi

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Pola

riparte da qui

Atelier

Giuliacarla

Cecchi

Si ringrazia la sposa,

Rossella Carbone,

per la gentile concessione delle foto


Ombretta

Giovagnini

Frammentazioni visive

Con il Guggenheim negli occhi (2010), fotocollage, cm 100x100

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A cura di

Ugo Barlozzetti

Percorsi d’arte

in Toscana

Museo Civico Archeologico di Sarteano

Tesori dall’Etruria nell’incantevole cornice della Val d’Orcia

di Ugo Barlozzetti

Il Museo Civico Archeologico di Sarteano, posto nel cinquecentesco

Palazzo Gabrielli nel centro cittadino, conserva

ed espone materiali dalle necropoli etrusche del

territorio, dal IX al I secolo a. C.: il primo piano è ordinato cronologicamente

dalle necropoli di Sferracavalli, Solaia - Macchia

Piana e la Palazzina, permettendo un percorso lungo

otto secoli, con lo sviluppo dei rituali di sepoltura dai pozzetti

villanoviani agli ziri di epoca orientalizzante con sepolture

singole, fino alle grandi tombe a camera di famiglia dell’epoca

classica e dell’inizio dell’Ellenismo. Tra gli ossuari canopici

in forma umana del periodo tardo-orientalizzante (630-620

a. C.) il canopo femminile con in mano un’ascia di terracotta

simbolo del potere costituisce un’importante testimonianza

di quanto ancora si debba studiare la società etrusca. Tra i

reperti vi è il cippo di pietra fetida da Sant’Angelo, con scene

rituali e vi sono esemplari di ceramografia del V e IV secolo

a. C. dalla necropoli della Palazzina. Nel piano inferiore sono

esposte le scoperte recenti dalla necropoli delle Pianacce,

con una sala in cui è esposta, a grandezza naturale, la tomba

dipinta del IV secolo a. C. detta della Quadriga Infernale,

il cui ciclo decorativo è tra i più significativi dell’arte etrusca.

A questa scoperta è anche dedicata una saletta multimediale

con il video del momento in cui è avvenuta nel 2003 e con

una visita virtuale permessa da una ricostruzione in 3D dell’ipogeo.

Altre sculture in pietra fetida sono presenti, tra cui

un gruppo cinerario con il defunto e il dèmone Vanth, una

statua cineraria maschile e cippi-ossuario. Insieme ad altri

esemplari di ceramografia attica vi sono oggetti di lusso, come

una collana d’oro e il manico in osso di uno specchio,

che documentano il lusso esibito dalle famiglie più potenti.

A circa un chilometro dal centro di Sarteano, dominante lo

splendido panorama sulla Val di Chiana, vi è la necropoli delle

Pianacce dove sono visitabili 13 tombe a camera (delle

Sarcofago

21 scoperte), realizzate dalla II metà del VI al II secolo a. C..

La tomba di gran lunga più interessante è quella della Quadriga

Infernale che, con il suo ciclo pittorico, è una delle più

importanti per la pittura etrusca di quell’epoca. La scena del

dèmone Charun che guida il carro trainato da due leoni e da

due grifi è unica in Etruria. L’eccezionale qualità dell’apparato

cromatico è dovuta all’intonaco di cui è una delle prime attestazioni,

molto probabilmente determinata dalla scelta per la

preparazione dell’intervento pittorico. La necropoli conserva

inoltre un’altra sorpresa: una grande struttura teatriforme

semicircolare che era un’area

sacra a podio-altare

sopra la quale si svolgevano

rituali funebri prima della

deposizione delle salme

nelle tombe.

In questa e nell'altra foto, particolari di tombe

TESORI DALL’ETRURIA

7


I grandi della

fotografia

A cura di

Maria Grazia Dainelli

Giacomo Costa

Città deserte dominate da devastazione e silenzio: il probabile futuro

del genere umano nelle “visioni” del celebre fotografo fiorentino

di Maria Grazia Dainelli / foto Giacomo Costa

Come e quando hai iniziato a scattare fotografie con

tecniche tradizionali?

Ho iniziato da bambino grazie al nonno fotoamatore e crescendo

ho ripercorso la foto tradizionale dallo scatto alla

camera oscura interessandomi da subito alla realizzazione

di fotomontaggi. Ho intrapreso lo studio della fotografia utilizzando

l’autoritratto come forma di autoanalisi, un modo

per ricordarmi che dietro all’artista c’è anche l’uomo. Essendo

sin da piccolo appassionato di fantascienza, alla fine degli

anni Novanta ho iniziato a manipolare le foto studiando

Photoshop e successivamente sono passato ai programmi

3D per creare il mio mondo virtuale.

La tua ricerca artistica si colloca tra pittura, fotografia o

disegno digitale?

Certamente la mia visione della fotografia adesso è più vicina

alla pittura che alla fotografia vera e propria. Nelle mie immagini

cerco di creare una visione emozionale del mondo e non

documentaristica attraverso l’utilizzo di programmi di montaggio

3D perché gli scenari che realizzo nascono dalla mia

fantasia, e quindi compongo le mie inquadrature per testimoniare

un mio pensiero in chiave metaforica. Non sapendo

quale sarà il risultato finale, sono costretto a disegnare con

estrema meticolosità i dettagli; altero il mondo senza rispettare

la realtà usando la fotografia come mezzo e non come

fine. Il procedimento di costruzione virtuale è molto complesso

anche perché, a differenza della pittura, prima costruisco

un’intera città e poi come un vero fotografo cerco l’inquadratura,

il tipo di pellicola, l’esposizione, facendo il mio reportage.

Avendo lavorato in camera oscura, sono cresciuto con il

mito della perfezione, della nitidezza, della pulizia e dell’incisività

e questo bagaglio me lo porto dietro anche oggi.

Qual è il fil rouge che lega tutta la tua produzione e quali interrogativi

vuoi suscitare nello spettatore?

La fotografia è un’interpretazione della realtà del tutto irreale.

Traduco in immagini quello che angoscia il mondo contemporaneo:

i disastri naturali, le speculazioni, l’inquinamento, il

devastante impatto ambientale causato da uno sviluppo sen-

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Elemento n. 3

za criterio, dallo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali,

portando lo spettatore a riflettere sulla sostenibilità

ambientale. Storicamente il fotomontaggio è sempre stato

un punto di forza perché lo spettatore è portato nel dubbio a

dare ragione al lato veritiero della fotografia, a cercare di contestualizzare

l’immagine anche quando questa è palesemente

irreale rimanendone turbato ma anche molto coinvolto. Il

linguaggio che utilizzo è parte fondamentale del risultato finale,

è la mia personalissima cifra, il mio stile. Le mie città

non hanno un loro significato intrinseco dal momento che

non esistono, ma sono una conseguenza delle mie riflessioni,

della mia ricerca che spazia tra l’umanità e il mondo. Siamo

troppi, viviamo in modo dissennato e siamo invadenti; questo

porta alle catastrofi che si verificano nel nostro fragile

pianeta.

Le tue ambientazioni surreali sono più che mai attuali in

questo momento storico. In che modo la pandemia ha influenzato

la tua produzione artistica, se lo ha fatto?

Con la pandemia è come se ci fossimo trovati a vivere improvvisamente

in una delle mie foto, con megalopoli fatte

di ghetti giganteschi, serrande abbassate e strade vuote. Le

mie osservazioni sono basate sulla scienza che da tempo ha

predetto i problemi di un pianeta sovrappopolato e globalizzato

che potrebbero provocare un giorno anche l’estinzione

dell’essere umano. Nella fase iniziale del Covid pensavo che

il mondo, dopo questa terribile esperienza, sarebbe migliorato,

avrebbe adottato uno stile di vita diverso e riscoperto che

è bello vivere in modo più armonico nel rispetto del bene comune.

Purtroppo mi ritrovo sempre più pessimista.

Quali lavori hai realizzato in quest’ultimo periodo? Hai progetti

per il futuro che non hai ancora iniziato?

8 GIACOMO COSTA


Atmosfera n. 6

Al momento espongo alcune mie opere all’Arsenale di Venezia

nell’ambito della 17^ Biennale di Architettura che è stata posticipata

al 2021 a causa del Covid. Ho costruito un racconto per

immagini su resilienza e sostenibilità, trattando i temi di aria,

acqua, terra e fuoco declinati alla mia maniera in quattro visioni

catastrofiche: tempeste e trombe d’aria, inondazioni, desertificazioni

e incendi. L’opera di 20 metri dal titolo Atmosfere, in

cui monumentali architetture nascoste da una fitta nebbia appaiono

sospese nel tempo e dominate dal silenzio, s’incastra

perfettamente nel contesto di una grande mostra d’arte ricca

di video e installazioni ma soprattutto di contenuti. Come progetto

futuro vorrei dare vita alle mie immagini animandole, per

questo sto pensando di realizzare dei cortometraggi.

La diffusione dei tuoi lavori segue le vie classiche come

gallerie, esposizioni e pubblicazioni cartacee oppure è affidata

ad Internet?

È un misto di cose. La mia generazione ha vissuto con la televisione

in bianco e nero e quando ho iniziato a realizzare le

mie opere non c’era ancora Internet. Sono stato uno dei primi

a valutare la preziosità della rete e nel 1997 ho costruito il mio

primo sito perché il mondo virtuale è per me stimolante. Frequento

i social ma sono ancorato alle mostre dal vivo, ritrovandomi

da sempre ad allestire mostre in giro per il mondo. Ho

avuto la fortuna di viaggiare tanto e quindi di potermi creare

una rete di conoscenze e di stimoli, ma Internet ha reso tutto

molto più facile. Il sito è come un giardino, qualcosa che va curato

con amore tutti i giorni, è il modo per mostrare il mio lavoro

non come un catalogo ma come storia della mia vita.

Il fatto di vivere in una città relativamente periferica rispetto

ai grandi centri di attività artistica, come ha influito

sulla diffusione dei tuoi lavori a livello internazionale?

Alla fine degli anni Novanta volevo andare via da Firenze ma

per pigrizia non l’ho fatto e in quegli anni ho pagato cara questa

scelta. Successivamente, con l’avvento dei social, ho recuperato

il gap, veicolando link che oggi fanno parte di un

archivio mondiale. Dopo venticinque anni di lavoro sono rinomato

a livello internazionale ma non pretendo che tutti mi conoscano

nella mia città, dove non realizzo mostre. Oggi, grazie

alla visibilità data dal Web, si può fare l’artista anche restando

a Firenze, città dove la glorificazione del passato penalizza l’arte

contemporanea e la fotografia.

So che ti stai dedicando all’insegnamento con grandi risultati...

Quest’anno ho un corso di fotografia rivolto a centottanta studenti

all’Accademia di Perugia. Il mio valore aggiunto è fargli

conoscere il mondo dell’arte, della critica, del collezionismo

con il quale mi confronto da molti anni. Cerco di alimentare la

loro vena artistica stimolandoli a sviluppare i loro progetti e le

loro idee attraverso il racconto per immagini. Con autorevolezza

cerco di spiegare il ragionamento che c’è dietro le immagini,

attraverso le quali si crea un dialogano con lo spettatore. Già

dalla scuola elementare si dovrebbe maneggiare la fotografia

per abituarsi a sviluppare un linguaggio personale come quello

della scrittura. Nel mondo amatoriale dei circoli fotografici

molto spesso gli appassionati di fotografia vivono di citazioni

e non sviluppano un vero e proprio stile.

Atmosfera n. 28 Atmosfera n. 19

GIACOMO COSTA

9


Duilio Tacchi

La persistenza della memoria

In mostra dal 22 agosto al 4 settembre

Artistikamente Art Gallery – via Garibaldi 39 / Pietrasanta


A cura di

Nicola Crisci

Spunti di critica

fotografica

Ruth Bernhard

Sensualità e mistero del corpo delle donne negli scatti di

una delle maggiori interpreti del nudo femminile

di Nicola Crisci / foto Ruth Bernard

Nata a Berlino il 14 ottobre 1905, studiò Storia dell’arte

all’Accademia della stessa città nel 1927 e si trasferì

a New York verso la fine degli anni Venti. Nel 1935, dopo

essersi spostata in California, incontrò Edward Weston che

fu per lei come una specie di mentore spingendola a fotografare

il nudo femminile e introducendola nell’ambiente fotografico

degli f/64, dove conobbe fotografi che propugnavano la straight

photography, una fotografia diretta contro il pittorialismo.

Una delle sue prime foto di nudo ad avere successo fu Embryo

del 1934: una modella nuda racchiusa in un calice di spumante

di chiara matrice surreale. Nel 1944 si innamorò della designer

Evelyn Phimister e andarono a vivere insieme per i successivi

dieci anni in California. Nel 1962 una sua fotografia, Two Forms,

in cui sono rappresentate due amanti lesbiche (una bianca

ed una nera), fece notevole scandalo sia per l’argomento sessuale

che per quello razziale, ma contribuì a far conoscere la

Bernhard in tutto l’ambiente culturale statunitense. Dello stesso

anno è la foto surreale dal titolo In the box horizontal, in cui

un bianco e nero sfumato di grigi delicati avvolge le linee morbide

del corpo della donna in contrasto alla rigida geometria di

una scatola che raffigura una prigione fisica e mentale. A questo

proposito Ansel Adams disse di lei: «È la più grande fotografa

di nudo che io conosca». Nel 1967 il Moma le dedicò una

prima grande mostra. Grazie alla fama acquistata, incominciò

ad insegnare fotografia prima alle università californiane e poi

nel resto degli Stati Uniti. Durante la sua vita ha realizzato più

di duecento mostre in tutto il mondo e innumerevoli libri hanno

riprodotto le sue immagini. Sempre nel 1967, conobbe il co-

In the box horizontal (1962)

lonnello dell’aeronautica Price Rice, un afroamericano di dieci

anni più giovane di lei; i due divennero compagni di vita rimanendo

insieme fino alla sua morte nel 1999. Le sue immagini

furono inserite nelle collezioni permanenti del Museo di arte

moderna di San Francisco e Metropolitan Museum of Modern

Art di New York e nel 1986 fu pubblicata, con grande successo,

la sua monografia di nudo The Eternal. I nudi della Bernhard

sono intrisi di erotismo, capolavori di una perfezione classica

e senza tempo, che esaltano la donna con giochi sapienti

di luci e ombre sfumate, con immagini di una sensualità raffinata.

In un’intervista del 1999 affermò: «Mi interessano di più

le piccole cose che nessuno osserva, che nessuno pensa abbiano

un valore. Ogni volta che scatto una fotografia celebro

la vita che amo, la bellezza che conosco e la felicità che ho

sperimentato. Tutte le mie fotografie sono fatte così, rispondendo

alla mia intuizione. Dopo tutti questi anni, sono ancora

motivata dalla radiosità che la

luce crea quando trasforma un

oggetto in qualcosa di magico.

Ciò che l’occhio vede è un’illusione

di ciò che è reale. L’immagine

in bianco e nero è ancora un’altra

trasformazione. Che cosa esista

esattamente, forse non lo sapremo

mai». È morta il 18 dicembre

2006 a San Francisco a più

di 101 anni.

Studio del collo (1958) Two forms (1962)

RUTH BERNHARD

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Incontri con

l’arte

A cura di

Viktorija Carkina

Riflessioni su passato, presente e futuro dell’architettura a

Firenze nell’intervista al professor Francesco Gurrieri

di Viktorija Carkina

Come vede la scena artistica in Toscana oggi

e com’è cambiata nel tempo?

Il cambiamento principale consiste nel fatto che la

scena artistica di oggi non è più locale e deve essere

collocata in un ambito geografico molto più vasto

di quanto accadeva alcuni decenni fa. Ormai un episodio

che matura a Firenze, nel giro di mezza giornata

si situa e si diffonde a livello internazionale.

Ciò riguarda anche gli istituti di formazione come

le accademie collocate sul territorio. Ormai anche

la formazione è policentrica perché ogni artista si

forma con un’informazione che non è più perimetrata

alla cultura locale ma a quella internazionale.

Devo dire però che oggi Firenze soffre di uno sconforto

culturale di disaffezione a quella che è stata la

cultura storica di questa città, creando nello stesso

tempo anche un limite rispetto all’attenzione all’arte

contemporanea.

Come vede il futuro architettonico a Firenze?

Firenze rimarrà conservatrice. Bisogna ammettere

però che essere conservatrici nella cultura artistica

Il professor Francesco Gurrieri

Studio di Francesco Gurrieri a Firenze

12

FRANCESCO GURRIERI


specifica e specialistica che al

momento purtroppo non vedo.

Con quale scuola di pensiero

nel restauro concorda?

Con Henry Moore

non è una colpa, ma significa avere coscienza del proprio

patrimonio e del proprio ruolo nella storia, nella cultura e

nella civiltà. Come potremmo immaginarci una Firenze con

i grattacieli di Foster o con le strutture assolutamente incredibili

di Dubai? Ogni città ha un suo ruolo e una sua

responsabilità storica e perciò il compito di Firenze è di

conservare il proprio patrimonio. Non possiamo immaginarla

alternata dalle innovazioni come è accaduto in altre

realtà come a Londra, a Barcellona o a Baku, dove sono

stati realizzati i grattacieli con il tentativo di sottolineare

la contemporaneità. A mio parere invece la modernità è la

civiltà dove la vita di relazione è più calda e più capace di

interscambiare la cultura e gli interessi delle persone. Firenze

è cosciente del suo ruolo testimoniale di una cultura

che deve valorizzare e conservare.

Parlando della conservazione, quali sono le maggiori difficoltà

legate al restauro oggi?

Una volta Firenze aveva una cultura legata al restauro del

patrimonio artistico molto importante, osservata e presa

come esempio da tutte le parti del mondo. Era previsto un

ulteriore sviluppo con l’apertura di molte scuole di restauro

e di un grande centro dedicato al restauro, realizzato

con l’appoggio del Ministero per i Beni Culturali. Ma l’ambizioso

progetto di Firenze “Città di restauro” è stato colpevolmente

abbandonato dagli amministratori degli ultimi

vent’anni e consecutivamente una delle valenze maggiori

della città è venuta a mancare. Sono state abbandonate

importanti ricerche come quella sulla conservazione delle

pietre, nonostante Firenze sia una città di pietra serena e

di pietra forte. Per recuperarla ci vuole una spinta culturale

La scuola di pensiero con cui

mi sono formato e che ho cercato

di trasmettere ai miei allievi,

oggi docenti, è quella di

Piero Sanpaolesi e della scuola

romana di Guglielmo De

Angelis d’Ossat. Ho cercato

di mettere molto impegno

nell’insegnamento del restauro,

partecipando anche a tanti

seminari internazionali. I primi

ebbero luogo nei paesi dell’Unione

Sovietica per poi continuare

in Polonia, Ungheria,

Spagna, Francia, Senegal, Brasile,

Argentina e in altri luoghi.

I miei allievi che si sono formati

a Firenze o a Roma oggi

sono funzionari dirigenti in diverse

parti del mondo come a Rio de Janeiro o a Buenos Aires.

Questo è un motivo di soddisfazione.

Qual è per lei la peculiarità architettonica toscana da

sottolineare?

Esiste una peculiarità un po’ meno nota e un po’ meno studiata

che è il fenomeno del policromismo architettonico.

Inizialmente consisteva nell’impiego del bianco e del verde

per espandersi più tardi sui marmi rosa. Il policromismo

è un fenomeno peculiare della Toscana ed in parte della

Sardegna. È importantissimo perché rappresenta una vera

e propria testimonianza dell’assorbimento di una cultura

architettonica medio orientale che viene dalla Persia. È

arrivata da noi attraverso la Repubblica di Pisa e si è diffusa

a Pisa, Lucca, Pistoia, Prato, Firenze, Siena e in parte

anche in Sardegna che in quel momento era sotto il dominio

della Repubblica di Siena. Il policromismo ha donato

al nostro paese dei capolavori meravigliosi. Basti pensare

al battistero di San Giovanni, alla cattedrale di Santa Maria

del Fiore e all’abbazia di San Miniato al Monte di Firenze

o al battistero di San Giovanni in corte e alla cattedrale

di San Zeno di Pistoia.

www.florenceartgallery.com

FRANCESCO GURRIERI

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Occhio

critico

A cura di

Daniela Pronestì

Luciano Tigani

Dentro e oltre l’emozione del paesaggio

di Daniela Pronestì

Luciano Tigani nel Salone delle Feste a Polistena per la presentazione del suo

ultimo catalogo (ph. Diana Manduci)

L’emozione in pittura consiste nel potere dell’immagine

dipinta di farci vedere la realtà con occhi nuovi. Compito

dell’arte non è confermare le piccole certezze del

vivere quotidiano, ma è indurre a maturare una diversa visione

delle cose, soprattutto di quelle che più rischiano di sfuggirci

proprio perché crediamo di conoscerle già bene. Le opere di

Luciano Tigani hanno questo potere: far sembrare “nuovi” paesaggi

familiari, antichi scorci di paese, luoghi cari all’infanzia.

Osservati attraverso il filtro dell’immagine dipinta, questi angoli

di natura parlano una lingua diversa da quella a noi consueta,

lingua che riscrive il racconto della realtà per aprirla ad

una nuova profondità di sguardo e di significato. Proprio perché

rinnovano ciò che l’abitudine logora e rende quasi "invisibile",

le opere di Tigani invitano a vivere un’esperienza che

non si ferma alla sola emozione generata dal colore, quella

per la quale viene da chiedersi come l’artista abbia fatto a riprodurre

con tanta verosimiglianza la trasparenza dell’acqua,

la schiuma dell’onda che s’infrange, il rincorrersi di ombra e luce

nel bosco, l’atmosfera imbevuta di sole in una giornata estiva.

Tutto questo rientra nella tecnica: sorprendente, raffinata,

distillata dal tempo e dalla continua sfida che l’artista vive anzitutto

con se stesso e soltanto dopo con la realtà che ha di

fronte. Ma da sola la tecnica non basta a spiegare perché queste

opere siano tramite di una rivelazione che spinge chi le osserva

a superare le proprie consuetudini visive per catturare

l’essenza segreta del paesaggio, il senso che rimane nascosto

dietro l’aspetto sensibile delle cose. Se è vero che ogni quadro

di natura è sempre un autoritratto, per cui l’artista comincia

dipingendo ciò che ha davanti e finisce per trasferire tutto

Mareggiata alla marinella, olio su tela

Nevicata in Calabria, olio su tela

14

LUCIANO TIGANI


La natura si fa bella, olio su tela

il proprio essere in ogni colore e forma di quello scorcio, la

stessa esperienza tocca a chi, trovandosi dinnanzi a questi dipinti,

riesca a compiere il salto che lo porta dal “vedere” il paesaggio

al “sentirlo” risuonare dentro, sovrapponendo la propria

interiorità all’immagine dipinta, diventando a sua volta vastità

di cielo, sentiero di campagna, mareggiata d’autunno. Tigani

sa bene che il senso della pittura non può legarsi soltanto

alla capacità di riprodurre fedelmente l’emozione dell’incontro

con la natura. Per questo la forza dei suoi paesaggi risiede in

ciò che non trapela al primo sguardo ma va intuito scrutando

nelle pieghe della pittura, nel modo di restituire il senso dello

spazio, enfatizzare un particolare

rispetto all’insieme, far vivere i

colori accordandoli o ponendoli in

contrasto. Più che paesaggi reali,

quelli di Tigani sono astrazioni della

mente che sfidano l’osservatore ponendolo

di fronte all’illusione della

realtà dipinta. Sfida che si fa ancora

più evidente nei quadri che lasciano

all’immaginazione il compito

di tenere insieme verità e finzione,

mescolandole entrambe, scambiandone

le parti, insinuando dubbi sul

ruolo dell’una rispetto all’altra. Se il

paesaggio in pittura è artificio mentale,

ecco allora che esistono diversi

tipi di paesaggio, non solo quello

estrapolato dalla natura ma anche

quello che l’artista “costruisce” riunendo

sul piano, come fossero appunti

su di un taccuino, scampoli

di tela dipinta, oggetti del mestiere,

simboli del suo personale mondo

interiore. Può accadere persino

che gli elementi del quadro oltrepassino

i confini della tela per invadere

lo spazio intorno e creare nuove

suggestive illusioni all’interno del dipinto.

Una provocazione sottile e intelligente

con la quale Tigani ribalta

il punto di osservazione per mostrarci

ciò che sta dietro la pittura, dietro

il paradosso della rappresentazione,

che si fonda sul far sembrare “vera”

quella che invece è soltanto una

simulazione. Ceci n’est pas un paysage,

potremmo dire parafrasando

il titolo di una celebre opera di Magritte.

Ma è proprio questo suo accostarsi

in maniera del tutto libera

al genere del paesaggio che gli consente

di essere pittore di tradizione

e innovatore, interprete fedele di una

storia antica e al medesimo tempo

creatore di un lessico nuovo.

Alla ricerca del colore, olio su tela

Lo scorso 4 giugno, nel Salone delle Feste del palazzo comunale

di Polistena (RC), Luciano Tigani ha presentato il suo ultimo

catalogo intitolato Tra realtà e fantasia, alla presenza di

critici d’arte e rappresentanti delle istituzioni locali. Per l'occasione

alcune opere sono rimaste in mostra nella stessa sede

fino al 6 giugno.

www.lucianotigani.it

artelucianotigani@gmail.com

Tigani Luciano Art

lucianotigani

LUCIANO TIGANI

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NICOLETTA

MACCHIONE

Sant'Anna, olio su tela, cm 40x50

nicolettamacchione@yahoo.it


Eventi in

Toscana

Volterra celebra i cinquecento anni della Deposizione del Rosso Fiorentino

con la mostra omaggio di due celebri artisti contemporanei

Testo e foto di Barbara Santoro

Sono trascorsi cinquecento anni dalla realizzazione della

Deposizione dalla croce dipinta magnificamente da Giovan

Battista di Jacopo di Gasparre, meglio conosciuto

come il Rosso Fiorentino, e conservata alla Pinacoteca Civica

di Volterra. Il Rubeus, come era solito firmarsi questo artista

dai capelli rossi, è stato uno dei personaggi più estrosi

della scena artistica fiorentina, esempio tipico di quel secondo

Manierismo a noi tanto gradito. La gallerista Francesca Sacchi

Tommasi ha organizzato la mostra Rubeus et alii, curata

da Antonio Natali e Elisa Gradi, con opere di Ugo Riva e Elena

Mutinelli, noti artisti che ben hanno saputo legare la loro

materia con quella grandiosa pala così tanto contemporanea.

Una mostra omaggio al Rosso Fiorentino da parte di due artisti

del nord: Ugo Riva (1951) bergamasco ed Elena Mutinelli

(1967) milanese, nipote dello scultore Silvio Monfrini, autore

del monumento a Francesco Baracca che troneggia nell’omonimo

piazzale a Milano. La mostra, inaugurata il 21 giugno nel

chiostro di Palazzo Minucci Solaini, sede della Pinacoteca Civica

di Volterra, sarà visitabile per tutta l’estate fino alla fine di

agosto. Anche il sindaco di Volterra Giacomo Santi ha accolto

con grande piacere questo progetto espositivo che, data la

qualità degli artisti, servirà per tutta l’estate da richiamo ai turisti

stranieri che transitano in questi luoghi. Alessandro Furiesi,

direttore della Pinacoteca, ha sottolineato come la Deposizione

del Rosso, dipinta nel 1521, ancora oggi attiri un pubblico

elitario che, a maggior ragione, sarà in grado di apprezzare il

contrasto dei lavori degli artisti lombardi. In esposizione cinque

opere progettate e realizzate appositamente per questa

Elena Mutinelli, Manifesto Principio, marmo

Ugo Riva, Le inquietudini del Rosso, terracotta

mostra. I due artisti sono stati sedotti dal fascino del capolavoro

di Rosso Fiorentino ed entrambi hanno scelto di utilizzare

materiali tipici della Toscana come la terracotta policroma

e il marmo di Carrara. Ugo Riva ha proposto quattro opere in

terracotta, rinnovando in questa occasione il suo antico amore

per il Rosso Fiorentino. Già nel 1994 aveva dedicato a questo

artista una piccola scultura intitolata Le inquietudini del Rosso

che fu poi rifatta in dimensioni più grandi nel 2010 ed esposta

al Four Seasons di Firenze, dove tuttora è possibile ammirarla.

Ora, in questa nuova dimensione, l’artista bergamasco ha lavorato

quasi per “sottrazione”, eliminando anche la croce che

risultava quasi banale. Le figure disperate appaiono tutte in fuga

da qualcosa di terribile perché nel momento del dolore ogni

uomo è solo con se stesso. Le altre tre opere, disseminate fra

le arcate della loggia ed il bordo del pozzo, sono anch’esse laceranti.

Nel Sine pietas et amore dei appare un bue squartato

e ricucito con sotto un Cristo deposto inserito in un recinto

di metallo. Lo Stabat Mater è posizionato in un altarino proveniente

da Napoli in cui Riva ha modellato una deposizione.

Infine con Eros e Thanatos l’artista mette in gioco la grande

sensualità del Rosso senza però mai staccarsi dal tema della

morte: un Cristo fra due lunghi chiodi ed una Cleopatra nuda

con un manto iridescente. Elena Mutinelli espone un’opera dal

titolo Manifesto Principio, un marmo alto 170 cm che ha richiesto

un grande lavoro di progettazione. La croce è lo stesso corpo

del Cristo inarcato, la cui testa, rivolta all’indietro, sembra

voler uscire dal blocco che lo trattiene; è sorretto solo da due

figure acefale che a malapena si distinguono nel magma materico.

Una bella mostra che merita davvero una visita.

ROSSO FIORENTINO

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Dal teatro al

sipario

A cura di

Doretta Boretti

Sergio Forconi

Dall’esordio nei teatri fiorentini alla ribalta del cinema con Pieraccioni e Garrone:

il famoso caratterista toscano si racconta tra ricordi e progetti futuri

di Doretta Boretti / foto courtesy Sergio Forconi

Il detto popolare “la comicità è la cura di tanti mali”,

noi toscani lo abbiamo proprio sposato. E non solo abbiamo

sposato questa affermazione, ma abbiamo anche

la fortuna di avere avuto in passato, e di avere ancora

oggi, una schiera di affermati comici che ci intrattengono,

facendoci fare ampie risate. L’attore che riesce a donare

pillole di allegria, in una vita, a volte, non sempre così

gradevole, ha veramente una marcia in più. Ci troviamo in

compagnia del famoso attore toscano Sergio Forconi e ci

parlerà della sua intensa e molteplice esperienza artistica,

qualche volta anche come attore comico, ma di una comicità

particolare.

Comici si nasce o si diventa? Cosa ne pensi?

La comicità è una cosa seria. Comici si nasce o si diventa?

Noi toscani, e forse di più noi fiorentini, abbiamo tutti dentro

di noi una vena comica, perché abbiamo sempre la battuta

pronta. Ma comici si diventa. In quanto, sia nel teatro che nel

cinema, una battuta detta a modo fa ridere. Per quanto mi riguarda,

sia per la mia voce che per il mio fisico, non mi ritengo

un comico, quanto piuttosto un caratterista.

Che tipo di comicità è la tua?

La mia comicità è, come dicevo, più da caratterista. C’è il

ruolo brillante, comico, drammatico. Se il personaggio che

interpreto è comico, io entro nel personaggio e sono quel

personaggio. A volte ho interpretato alcuni sketch con attori

comici a cui ho fatto da spalla e la gente ha riso anche

per le mie battute. Al Teatro della Pergola, nella commedia

l’Acqua cheta, interpretai lo “Stinchi”. Nel teatro ci sono dei

tempi comici. Non lo interpretai, per tutta durata dello spettacolo,

come un “ubriacone”. Soltanto in un monologo, quasi

alla fine, feci l’ubriaco vero, con una comicità che portò a

cinque minuti di applausi a scena aperta.

Ci sono dei ruoli, tra quelli che hai interpretato, che ti sono

rimasti nel cuore? E se sì, perché?

Sì, ci sono due personaggi che ho interpretato nel cinema

che mi sono rimasti proprio nel cuore. Ho iniziato a lavorare

molto presto, perché il mio babbo era morto e io

ero il più grande dei miei fratelli. Non ho studiato molto,

ma ho lavoravo tanto. Avevo 18 anni, facevo l’artigiano e

Sergio Forconi

18

SERGIO FORCONI


In Berlinguer ti voglio bene dove ha recitato con Roberto Benigni

il mio unico passatempo era la Casa del popolo, al circolo

di Grassina. La Casa del popolo di Grassina era la mia

seconda casa. A quel tempo si parlava di “curtura” non di

cultura. Io non mi vergognavo a essere di sinistra e lo continuo

a dire anche adesso quando incontro qualcuno che

mi dice: «Tu sei rimasto all’antica». Sì, io sono rimasto

all’antica. Perché per me l’ideale comunista è proprio come

una fede. La questione morale del mio partito io l’ho

sempre vissuta e sentita forte. Quindi, nel film Berlinguer

ti voglio bene (1977), il mio personaggio sembrava fosse

stato scritto proprio per me. E anche nel film Zitti e

mosca (1991) facevo parte degli “irremovibili” ed ero proprio

il Forconi. Quei personaggi erano fatti apposta per

me. Quindi, in quelle interpretazioni sono stato me stesso

e la mia fede comunista.

Hai lavorato con numerosi attori e registi famosi sia in ambito

cinematografico che teatrale. Ce ne vuoi parlare?

Il libro di Alessandro Sarti che racconta la carriera di Forconi

Nel teatro fiorentino, negli anni Settanta, ho fatto delle

bellissime esperienze. Al teatro della Casa del popolo di

Grassina, con la compagnia Gli sfacciati paesani, mi sono

formato come attore. Poi ho lavorato al Teatro Astoria e al

Teatro Affrico. Non ho mai potuto fare, anche se lo ero a

quel tempo, l’attore giovane. Fin da subito ho dovuto fare il

caratterista, sia per la voce, sia per la presenza fisica. Ho

lavorato con Mario Marotta, Ghigo Masino, Tina Vinci, Giovanni

Nannini, Wanda Pasquini, Valeria Vitti. Poi ho iniziato

la collaborazione con il Teatro Amicizia. Fui chiamato

da Biancamaria Gatti ed entrai nella sua compagnia, con

Alvaro Focardi, Ughino (Ugo Benci) e tanti altri. Di recente

al TeatroDante Monni a Campi, il direttore artistico Andrea

Bruno Savelli mi ha chiesto di interpretare dei personaggi

e abbiamo fatto belle cose, come La briscola a cinque

di Marco Malvaldi. Nel cinema, ho lavorato con molti regi-

SERGIO FORCONI

19


Sul set de Il ciclone di Leonardo Pieraccioni

sti e attori famosi, ma con Leonardo Pieraccioni è stata

un’esperienza magnifica. Con lui ho fatto tre film: I laureati

(1995), Il ciclone (1996) e Il pesce innamorato (1999).

Ho potuto esprimere, in quelle caratterizzazioni, proprio il

mio personaggio.

Nel 2019 hai interpretato il ruolo di Cecconi (il venditore)

nel bellissimo Pinocchio di Matteo Garrone. Che esperienza

è stata lavorare con questo famoso regista?

La mia agenzia di Roma mi contattò per fare un provino per

il film di Matteo Garrone. Avevo già lavorato con Roberto Benigni

nel film Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci,

ma dopo quell’esperienza, nel 1977, non ci siamo più incontrati

sul set. Ci siamo ritrovati grazie al film di Garrone, ed è

stato come se ci fossimo lasciati il giorno prima. L’esperienza

con entrambi questi due personaggi è stata bellissima.

All’inizio dovevo fare un’altra parte, poi invece, dal nostro sodalizio,

è nato un ruolo che nel copione non c’era. Garrone

disse: «Come ti chiami?». Io risposi: «Forconi». E lui: «Allora

il tuo personaggio sarà “Cecconi”». Tutti i registi con i quali

avevo lavorato in passato chiedevano di imparare a memoria

la parte. Quindi io e Roberto si stava provando, con i fogli in

mano; Garrone ci vide e disse: «Quello che dovete fare è non

imparare niente a memoria ma fare tutto in maniera naturale,

senza copione». Così vennero girate più scene, tutte recitate

in modo spontaneo e ognuna diversa dall’altra. Il regista poi

scelse quella che gli interessava di più. Questa per me è stata

veramente una nuova e piacevolissima esperienza.

Adesso che tutto, intorno a noi, sta ricominciando a vivere,

dove possiamo venirti a vedere?

Comincio col dire che Alessandro Sarti ha scritto un libro

che racconta i miei cinquant’anni di carriera artistica. È

uscito proprio adesso e lo stiamo presentando in diversi po-

L'attore in una foto di qualche anno fa Nel film Grazie di tutto (1997)

20 SERGIO FORCONI


sti. S’intitola Uno spettacolo d’uomo. Se devo dire la verità,

non sono stato completamente fermo neppure nel periodo

di fuoco. Poi, quest’anno, a maggio, ho girato un corto, da

un’idea di Roberto Farnesi, intitolato Vecchio mondo e sceneggiato

e diretto dal regista Giuseppe Ferlito. Affronta il

tema della pandemia ma da un punto di vista completamente

diverso dal solito. So che viene distribuito da Amazon

Prime. Sono anche stato contattato dal regista Domenico

Costanzo, con il quale nel 2019 ho già lavorato nel film Ho

sposato mia madre, e tra pochi giorni inizierà le riprese del

suo nuovo film che si intitola Play boy, dove io mi calerò in

un nuovo ruolo. Inoltre ho in programma di riprendere la collaborazione

con Andrea Bruno Savelli ma soltanto quando

i teatri riapriranno del tutto. Comunque se volete essere informati

sui miei prossimi impegni potete seguirmi sulla mia

pagina Facebook. Vi aspetto.

In questa e nella foto in basso, Forconi a teatro con Casa nova vita nova di Vinicio Gioli e Mario De Majo e la regia di Andrea Bruno Savelli

SERGIO FORCONI

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Eventi in

Toscana

Nel piccolo borgo antico di Palazzuolo sul Senio al

via la seconda edizione di Leggere in Appennino

di Elisabetta Mereu / foto courtesy Associazione Culturale Palazzuolo per le Arti

Letture, musica, incontri, interviste, esposizioni artistiche,

escursioni nei boschi e naturalmente buon cibo.

Questo in sintesi il programma della 2^ edizione della

manifestazione Leggere in Appennino, che si svolgerà, dal 30

luglio al 1° agosto, nel Comune di Palazzuolo sul Senio, in Alto

Mugello. «La prima edizione del 2020 è stata il frutto di un’esperienza

precedente durata dieci anni che si chiamava Leggere

in piazza – dice Daniela Poli dell’Associazione Culturale

Palazzuolo per le Arti, promotrice e organizzatrice del festival

– e anche quest’anno, tenendo sempre come filo conduttore

la lettura, abbiamo voluto creare un contenitore culturale

che tratti vari aspetti di carattere artistico, letterario, ma anche

ambientale, proprio nel luogo in cui tutto questo si sviluppa,

cioè l’Appennino, il cui contesto naturalistico è molto ben

conservato e con tanti boschi. Nel corso dei tre giorni ci saranno

incontri con personalità di caratura anche internazionale

che saranno intervistati da Massimo Cirri, direttore artistico

del festival, conduttore della trasmissione di Radio 2 Caterpillar,

che li animerà in modo molto colloquiale e scherzoso

com’è nel suo stile. Insomma il tutto avrà un’impostazione non

certo banale ma neanche troppo tecnica in modo che sia pia-

Programma

Venerdì 30 luglio

Ore 17: Piazza Ettore Alpi - Inaugurazione del Festival

Ore 18.00: "Maghinardo Pagani da Susinana, un signore della guerra dell'Appennino al tempo di

Dante" - Interventi di Eugenio Giani, Franco Cardini, Riccardo Nencini. Intervista di Simona Poli

Ore 21.30: Piazza Strigelli "L’Appennino racconta" Massimo Cirri direttore artistico del

festival intervista Loriano Macchiavelli

Sabato 31 luglio

Ore 10.30: Piazza Ettore Alpi - Inaugurazione della mostra "Il Castagno e le sue genti" a cura

del prof. Alberto Maltoni con la partecipazione dell’artista fiorentino Roberto Barni

Ore 11.00: Musica e Letture

Ore 17.30: Parco della Fontana - Musica e Letture

Ore 18: M. Cirri e A. Maltoni su "Castagni e castanicoltori: resilienza e resistenza in Appennino"

Ore 19.30: Cena lungo il fiume (su prenotazione)

Ore 21.30: Piazza Strigelli "Quanta strada nei miei sandali: leggere Dante in Piazza" Massimo

Cirri intervista Federica Anichini

Domenica 1 Agosto

Ore 8.00: Agriturismo I Monti - Visita guidata da Alberto Maltoni. Pranzo su prenotazione

Ore 10.30: Piazza Ettore Alpi - Musica e Letture

Ore 18.00: Piazza Strigelli - Musica e Letture. A seguire apertura straordinaria della Biblioteca

ore 19.30: Piazza Ettore Alpi - Cena su prenotazione

Ore 21.30:"Western: da Hollywood al Cinema Strigelli" Massimo Cirri intervista Stefano Rosso

!

Associazione Culturale

Palazzuolo per le Arti

Leggere in Appennino

Letture, musica, incontri, escursioni nei boschi

Palazzuolo sul Senio 30 luglio - 1°agosto 2021

!

Ingresso libero

Informazioni e prenotazioni:

leggereinappennino@gmail.com

Tel. 055/8046125

www.palazzuoloperlearti.it

Patrocinio Comune di

Palazzuolo sul Senio

Daniela Poli, promotrice e organizzatrice del festival, con il giornalista e

direttore artistico della manifestazione Massimo Cirri

cevolmente fruibile dalla gran parte delle persone che saranno

qui soprattutto come turisti e vacanzieri». Nelle piazze del delizioso

paese dell’Alto Mugello ci saranno poi vari intermezzi

di musica che si alterneranno ai diversi momenti dedicati alle

letture da parte di un attore. «All’interno del Museo delle Genti

di Montagna – continua Daniela Poli – faremo una mostra

curata dal professor Maltoni dell’Istituto di Agraria di Firenze,

che avrà come tema il rapporto fra l’uomo e il castagno, con la

partecipazione dello scultore fiorentino Roberto Barni, ideatore

del nostro logo, che esporrà due sue opere. Inoltre, nell’anno

delle celebrazioni dedicate a Dante, non mancheremo di fare

un omaggio al sommo poeta con due incontri ai quali interverranno

il governatore della Toscana, Eugenio Giani, lo storico

Franco Cardini, il senatore Riccardo Nencini e Federica Anichini,

italianista con una lunga esperienza di insegnamento negli

Stati Uniti. L’ultima giornata inizierà con un’escursione guidata

e si concluderà con un incontro con Stefano Rosso, americanista

dell’Università di Bergamo, che parlerà di Western sul

tema Da Hollywood al Cinema Strigelli, dal nome della piazza

dove si trovava il vecchio cinema del paese frequentato da tutti

noi bambini di Palazzuolo. Tengo infine a precisare che tutti

gli eventi sono ad ingresso libero in ogni contesto. È però necessaria

la prenotazione per i momenti conviviali, cioè pranzi

e cene a base delle specialità enogastronomiche della zona».

www.palazzuoloperlearti.it

Info e prenotazioni:

leggereinappennino@gmail.com

+ 39 055 8046125

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LEGGERE IN APPENNINO


I libri del

mese

Lucia Serracca

Salmo XXIV: un giallo veneziano sulle orme del maestro Antelami

di Erika Bresci

Nella nota a chiusura del romanzo Lucia Serracca svela

ai suoi lettori un rapporto ancillare con Il pendolo

di Focault di Umberto Eco. E ne spiega il motivo.

Quell’interesse curioso, intrigante per i Rosacroce, una società

esoterica segreta, non si sa se realmente esistita, fondata

nel Quattrocento, che proponeva una riforma universale

e generale dell’intero universo, sulle cui tracce perse inutilmente

gli occhi anche un giovane, ostinato Cartesio. Certo,

non vi è dubbio che il romanzo Salmo XXIV si nutra di sostanza

alchemica e di mistero. Ma pensiamo che l’empatia che

lega l’autrice a Eco coinvolga anche e soprattutto un intelligente,

scrupoloso e insieme appassionato comune metodo

di costruzione del romanzo. Nelle sue Postille al Nome della

rosa Eco individua infatti gli ingredienti essenziali per la realizzazione

di un impianto onesto e credibile di una qualsivoglia

storia – in entrambi casi un thriller – ambientata in un’età

e in un luogo specifici. Indica impalcature e tecniche narrative

e confessa un segreto. «Ho scritto un romanzo perché me

ne è venuta voglia. Credo sia una ragione sufficiente

per mettersi a raccontare. L’uomo è animale fabulatore

per natura». Al quale pare rispondere in eco Lucia

Serracca: «Ho cominciato a pensare a una storia

che unisse queste suggestioni (la lettura del Pendolo

di Eco e l’amore per Venezia e il Carnevale, ndr.), volevo

scrivere il romanzo che mi sarebbe piaciuto leggere».

Ecco qua, un perfetto dialogo a distanza, retto

con la serena tranquillità di chi sa che quegli strumenti,

quei consigli, quegli accorgimenti sono passati con

naturalezza e profondità dal maestro all’allieva (e chi

sa se tra quegli insegnanti cui si dedica il romanzo

non si pensi anche al caro Umberto). La storia, appunto.

Alto il rischio, in questo caso, di spoilerare snodi

cruciali e finale – cosa terribile per un giallo! – e sciupare

così, in poche righe, il gusto della lettura. Ci limitiamo

quindi a citare quanto riportato nel risvolto di

copertina: «Venezia, 2017. In programma tra i concerti

del Carnevale c’è il “Salmo XXIV”, opera sconosciuta

del maestro Antelami ritrovata a Oxford. Ma chi è

Antelami, accusato di stregoneria dall’Inquisizione e

fuggito a Londra nel 1667? In una inesauribile serie di

colpi di scena il critico musicale Stefano Montani e la

restauratrice Chiara Sabelli scopriranno un’incredibile,

sconcertante verità». E basterebbero questi “colpi

di scena” – animati da una folta schiera di personaggi

misteriosi e ambigui – a rendere più che godibile il

romanzo, presagendo e augurandogli fortune cinematografiche.

Noi crediamo però che la storia nasconda

molto di più. Colpisce l’insistenza, ricamata nelle

sue varie forme, del concetto di identità nascosta, di

una verità da svelare prima di tutto a se stessi, di un’immagine

chiara di sé e degli altri cui tendere e da distillare dalle

parvenze e dai pochi, male interpretabili, talvolta celati lacerti

a disposizione (il ritratto di Antelami che riappare dal certosino

restauro, lasciando in chiaroscuro i tratti del volto ma

non l’intensità dello sguardo ne è magistrale esempio). E sullo

sfondo Venezia. Perfetta nel suo intrico di labirintici vicoli,

nelle atmosfere nebbiose e umorali, senza tempo, nell’ambiguità

delle maschere, nelle forme fiere e insieme decadenti,

nello sciabordare di un’acqua limacciosa e lenta che sbatte

sui pontili e rintocca nel cuore gravezze di domande irrisolte.

Cos’è l’uomo? Speculum Dei o putrido fango, o forse entrambi,

o altro ancora? Da dove viene, qual è il suo scopo nel mondo?

E la ragione vera che l’ha trascinato qui, fuori dal giardino

dell’Eden? Dove va? Ci arriverà mai? Così scorrendo le pagine

di Salmo XXIV pare di sentire ancora quella melodia sublime

che nasconde il “terribile lascito” di Antelami, che si arriva sul

punto di afferrare, fino a che…

LUCIA SERRACCA

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Claudio De Col

Fleur Sirène – Storie celate

Fleur n.4


A cura di

Daniela Pronestì

Occhio

critico

Claudio De Col

Il volto della joie de vivre

di Daniela Pronestì

Cosa si può dire della bellezza femminile che non sia

stato ancora detto? Cosa può raccontare un volto di

donna a chi sappia osservarlo senza farsi influenzare

da canoni e stereotipi? Il nuovo ciclo di opere di Claudio

De Col invita a porsi queste domande, a partire dalla scelta

del titolo Fleur Sirène, in cui l’accostamento tra la grazia luminosa

dell’elemento floreale e l’enigma di una forza seduttiva

irresistibile come quella delle mitiche creature omeriche

lascia pensare che queste figure non incarnino singole storie,

ma una condizione interiore, un modo di vivere e di essere,

una ricerca di armonia nelle cose del mondo attraverso l’arte.

Lo conferma lo stesso artista, che su queste opere afferma:

«Volti che suggeriscono storie che tali non sono, ma soltanto

intime suggestioni narrative di storie mai raccontate, un condensato

di ricerca armonica di colori e di forme, un gesto liberatorio

con il quale trasmettere gioia di vivere». Pensando

alla lezione di un maestro assoluto della rappresentazione

del femminile, Henri Matisse, il cui obiettivo è sempre stato

allontanarsi dall’immagine somigliante per trasformare il volto

in un segno astratto che si fonde con lo spazio e con le cose

intorno, viene in mente che anche per De Col il volto non

abbia valore in quanto ritratto ma in quanto “pretesto” per

raccontare altro, per far emergere dal quel volto nuove storie,

riunendo insieme, in una inscindibile unità, figure e fiori, natura

ed ornamento. Nascono così donne-farfalla, donne-fiore,

donne-conchiglia, creature che vivono nella fertile immaginazione

dell’artista e che per questo “galleggiano” nello spazio

bianco del foglio come fossero pensieri nella dimensione

astratta della mente. Queste opere invitano ad andare oltre

a ciò che il volto da solo può suggerire per coglierlo come

parte di un insieme composto di forme e colori, volumi e superficie,

linee di contorno e segni stilizzati. De Col procede

Fleur n.3

dall’individualità all’universalità del modello ritratto, con un’agilità

esecutiva che assimila queste opere ad uno schizzo al

fine di mantenere “viva” l’intuizione che le ha generate. A ben

guardare, si tratta invece di lavori complessi nella stratificazione

dei passaggi e delle tecniche, che vanno dal disegno a

matita al collage, dall’acquerello al carboncino. Eppure, l’arte

vera sta proprio nel fare sembrare semplice ciò che

al contrario è complesso, nel far credere “abbozzo”

opere che invece dicono tutto su come l’armonia di

queste immagini venga generata dalla sapiente orchestrazione

tra orizzontale e verticale, pieno e vuoto,

arabesco e figura. «Basta un segno per evocare

un viso» diceva Matisse. Il resto spetta alla fantasia

dell’osservatore, che in queste opere di De Col può

muoversi liberamente, volare alto, immergersi in un

sogno e, nel fare questo, respirare l’atmosfera di un

mondo traboccante di joie de vivre.

Le opere di Claudio De Col sono in vendita sul sito

della galleria Artistikamente di Pistoia

www.artistikamente.net

Fleur n.2 Fleur n.1

Art C. De Col

CLAUDIO DE COL

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I maestri della

architettura

A cura di

Margherita Blonska Ciardi

Pietro Porcinai

Il celebre pioniere dell’architettura del paesaggio che

rilanciò il giardino rinascimentale all’italiana

di Margherita Blonska Ciardi

In tempi di sfrenata corsa verso il progresso e la crescita

economica, la civiltà occidentale è caratterizzata dalla

continua edificazione urbana che spesso porta con sé una

sempre maggiore sottrazione di suolo a Madre Natura. Ogni

giorno vediamo sparire la campagna per la realizzazione di

anonime e degradanti periferie, il cui unico obiettivo è garantire

il più grande numero di abitazioni standard, traendone il

massimo profitto economico a basso costo. L’architettura

post-industriale spesso era poco attenta all’ambiente, considerando

gli spazi non costruiti come superflui e di risulta. Pietro

Porcinai, considerato oggi uno dei più importanti

paesaggisti al mondo, ha apportato una vera svolta nella concezione

degli spazi aperti, mostrandoli come un’occasione di

bonifica del territorio e rilanciando in chiave moderna e minimalista

la dimenticata tradizione del giardino tardo rinascimentale

all’italiana. Per tutta la vita, Porcinai si è impegnato a

sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche derivanti

dal degrado provocato all’ambiente dall’incessante cementificazione

del suolo esercitata dall’uomo. Nato a Settignano,

alle porte di Firenze, in un posto incantevole situato in prossimità

di Villa Gamberaia ed immerso nella natura della campagna

toscana, Porcinai ha potuto apprendere l’arte del

giardinaggio da suo padre Martino, il quale curava il parco della

principessa rumena Ghika. La esule principessa Ghika, conosciuta

come Dora d’Istria, era una donna di grande cultura

ed umanità che spesso ospitava nei suoi salotti grandi personaggi

dell’epoca. Questo, per un bambino, è stato un ambiente

molto stimolante che ne ha favorito lo sviluppo intellettuale ed

artistico. Dopo la qualifica come perito agrario, il giovane Pietro

si reca subito a lavorare all’estero prima in Belgio e poi in

Germania. Dopo il suo rientro in Italia, inizia a collaborare con

un noto vivaista pistoiese, Martino Bianchi, e intraprende gli

studi al liceo artistico di Firenze dove si diploma ed inizia a frequentare

il Regio Istituto Superiore di Architettura. Abbandona

In questa e nell'altra foto, il giardino d'inverno a Villa Rondinelli

gli studi prima di conseguire la laurea a causa dei contrasti

con i suoi insegnanti. Le sue vedute rivoluzionarie e i suoi concetti

riguardanti l’architettura e l’urbanistica entrano in contrasto

con l’istituzione, che, a suo parere «non è in grado di

svolgere il ruolo sociale di formare la conoscenza della bellezza

ed educare alla creatività e all’arte il cui modello primario è

la natura». Alcuni anni dopo afferma: «Oggi il legame uomo-territorio

esiste raramente ed inoltre ci siamo abituati al brutto.

Siamo diventati indifferenti all’orrore derivante dalla distruzione

e al degrado delle nostre bellezze paesaggistiche, architettoniche,

urbanistiche ed artistiche». Riparte all’estero dove

conosce importanti architetti del giardino come Fritz Enchke,

Karl Forster, Gustav Luttge, Russel Page, Geoffrey Jellicoe, Rene

Pechere e Gerda Gollwitzer, dei quali visita gli studi ed apprezza

il metodo di lavoro. Dal 1937 inizia la collaborazione

con la rivista di Gio Ponti Domus e nel 1938 apre a Firenze (insieme

a Tempestini e Baroni) il suo primo ufficio che successivamente

trasforma in OP (Organizzazioni Professionisti), un

nuovo studio associato interdisciplinare collegato ad altri professionisti.

A quei tempi, il concetto dell’architettura del paesaggio

era sconosciuto in Italia ed essendo una disciplina

nuova e di nicchia, necessitava di un continuo confronto fra diverse

discipline scientifiche e tecniche. Pietro Porcinai ha capito

per primo la questione, ed essendo una persona schietta

e veramente appassionata delle bellezze naturalistiche, non

esitava a confrontarsi con altri per trovare le soluzioni migliori

per i suoi progetti. Nel 1940, insieme ad Ugo Bagni e Bruno

Marchesi, apre a Firenze presso piazza del Carmine la società

Il Giardino specializzata nella realizzazione e nella manutenzione

di parchi e giardini. Con la collaborazione di Giuseppe

Zecchi e Ugo Mechetti, nel 1941 nasce la Società Arno per la

fabbricazione di ceramiche artistiche, dove Porcinai dimostra

il suo incredibile intuito per soluzioni geniali e grande fantasia

26

PIETRO PORCINAI


La piscina a sfioro in una villa di Portofino progettata da Porcinai

creativa nei disegni di arredi per parchi e giardini. Ben presto si

fa conoscere come bravissimo ed originale progettista di spazi

verdi sia per le realizzazioni presso ville toscane sia per i

suoi trattati sul paesaggio pubblicati sulle pagine di Domus. Il

suo nome, legato sempre più spesso ad importanti imprenditori

italiani per i quali lavora realizzando i parchi aziendali (Mondadori

e Barilla), inizia ad essere conosciuto anche all’estero,

collaborando con famosi architetti come Oscar Niemeyer. Nel

1948 al Jessus Collage di Cambridge diventa socio fondatore

dell’IFLA (International Federation Landscape Architecture).

Prosegue in Italia con i dibattiti dedicati al paesaggio istituendo

la AIAP (Associazione Italiana Architetti del Giardino e del

Paesaggio). Numerose sono le sue realizzazioni e consulenze

professionali nel mondo, tra cui possiamo citare la realizzazione

del Parco Medina in Arabia Saudita e la collaborazione con

lo studio degli architetti Piano e Rogers nella progettazione

della piazza antistante il Centre Pompidou di Parigi. Purtroppo

non possiamo elencarle tutte, ma è necessario ricordare il patrimonio

culturale che Porcinai ha lasciato sotto forma di bellissimi

spazi verdi in Toscana. Tra le sue emblematiche

architetture paesaggistiche vanno menzionate il Parco di Pinocchio

a Collodi, il Giardino di Villa Roseto a Firenze, il Giardino

di Villa Pazzi, la piscina e la terrazza di Villa I Collazzi e

molte altre, tra cui il parco e la piscina presso le Panteraie di

Montecatini Terme. Il suo stile inconfondibile, successivamente

ripreso da tanti progettisti contemporanei, lo possiamo riscontrare

nella realizzazione del 1969 di un giardino privato a

Portofino, dove creò una piscina molto particolare: uno specchio

d’acqua che sfiora e si confonde con la linea del mare nella

visione prospettica che nasconde lo stacco creato dai bordi

del manufatto, dando la sensazione di un continuum e dirigendo

lo sguardo all’infinito. Geniale paesaggista, nei suoi parchi

e giardini ha saputo rilanciare l’equilibrio compositivo delle

piante ornamentali, grazie al sapiente inserimento delle specie

esotiche nel contesto della biodiversità locale delle piante autoctone.

Uno tra suoi lavori più significativi è il restauro e la

progettazione delle serre-studio di Villa Rondinelli, che si trovano

a San Domenico a Fiesole, alle porte di Firenze. Si tratta

del posto che Porcinai aveva scelto come sede del suo ultimo

studio e dove intendeva fondare una scuola di architettura del

paesaggio, il sogno della sua vita che purtroppo non è riuscito

a coronare. La struttura sorge in una località panoramica dominata

a sud dalla veduta sulle ville toscane circondate da cipressi

e oliveti, dall’altro lato si apre sullo skyline di Firenze

racchiusa tra le colline circostanti. Il posto ideale per fondare

una scuola del paesaggio. L’ampio salone d’ingresso si apre

con una parete a vetri sul giardino adiacente sistemato a prato,

dove si trovano fioriere di loto circolari che ricordano la

struttura dei pozzi d’acqua. La continuità tra lo spazio interno

ed esterno è accentuata dalla sistemazione delle poltrone ad

uovo orientate verso la valle. Gli ambienti interni si articolano

tra le linee essenziali che dal giardino d’inverno con le fioriere

e il terreno pianeggiante esterno sistemato a dislivello accompagnano

lo sguardo del visitatore verso la lontana Firenze. Villa

Rondinelli, che doveva essere un punto «dove scambiarsi

idee, esperienze ed opinioni come accadeva un tempo nei vicini

giardini rinascimentali», è oggi sede dell’archivio dedicato a

Pietro Porcinai e curato dai suoi familiari che, da oltre trentacinque

anni, custodiscono i suoi progetti e il patrimonio da lui

lasciato. Il geniale architetto paesaggista era convinto che «la

natura non è solo scienza, ma è anche arte perché è un insieme

di colori, suoni, sensazioni», affermando che «la nostra sopravvivenza

è legata al paesaggio».

PIETRO PORCINAI

27


Dimensione

salute

A cura di

Stefano Grifoni

Il perdono: cura per l’anima e per

il corpo

di Stefano Grifoni

La capacità di perdonare ci rende più felici, migliora

la salute e la qualità della vita. Il processo del

perdono è un allenamento per il cervello e incrementa

le nostre capacità relazionali, personali e sociali.

La vendetta, radicata nell’animo umano, acuisce invece la

sofferenza psicologica di chi la medita e non risolve il problema.

Gli uomini si mostrano più vendicativi mentre le

donne perdonano di più, lo fanno meglio e più facilmente

e non solo all’interno della coppia. I maschi soffrono

di una peggior empatia nei confronti del prossimo e Otello

è sicuramente maschio. La maggior capacità delle donne

di perdonare dipende dal fatto che sono state abituate

ad aiutare gli altri nella famiglia e nella società e probabilmente

hanno avuto una educazione diversa. Essere

capaci di perdonare si accompagna a minori livelli di depressione,

ansia, senso di inferiorità e di inadeguatezza.

In particolare la incapacità di perdonare se stessi si può

associare ad un forte malessere psicologico.

Stefano Grifoni è direttore del reparto di Medicina e Chirurgia di Urgenza del pronto soccorso

dell’Ospedale di Careggi e direttore del Centro di riferimento regionale toscano per la diagnosi

e la terapia d’urgenza della malattia tromboembolica venosa. Membro del consiglio nazionale

della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza, è vicepresidente dell’associazione

per il soccorso di bambini con malattie oncologiche cerebrali Tutti per Guglielmo e membro tecnico

dell’associazione Amici del Pronto Soccorso con sede a Firenze.

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IL PERDONO


A cura di

Emanuela Muriana

Psicologia

oggi

L’indecisione, figlia della paura

di Emanuela Muriana / foto Carlo Midollini

Nulla è così logorante quanto l’indecisione, e

nulla è così futile» diceva Bertrand Russell.

Ognuno di noi ha vissuto questo stato: per al-

«cuni è attesa, per altri è logoramento. L’indecisione è figlia

della paura, l’emozione più potente connessa all’istinto di

sopravvivenza. La paura si attiva in due modi: il primo inconsapevolmente,

in pochi millesimi di secondi (reazione

paleoencefalica) senza l’intervento della consapevolezza.

È quella che ci permette di frenare improvvisamente con

l’auto anche se si è rilassati o distratti. Il secondo modo

è quando la paura si attiva molto più lentamente, interessando

il telencefalo e stimolando le reazioni coscienti. È

il caso della valutazione del rischio. L’indecisione porta ad

esiti sintomatici in forme lievi, medie o gravi. La paura di

decidere si manifesta in varie forme: la più frequente è la

paura di sbagliare. La risposta va dall’esitazione che si fa

via via più pressante fino a diventare paralizzante. Spesso

si ricorre a chiedere pareri ad altri, ma con risultati non

convincenti. La paura di non essere all’altezza cioè quanto

ci riteniamo capaci di valutare i rischi e sostenere le decisioni

prese. La lotta per decidere è tutta interna tra sé

e sé, con il proprio “persecutore

interno”, ovvero

voci o pensieri che minano

la fiducia nelle proprie

risorse o capacità, pensieri

che velocemente si

trasformeranno in atroci

dubbi. Dall’incertezza

alla paralisi, il percorso

è rischioso. La paura

di “perdere il controllo”

espone la persona ad

una costante vigilanza su

se stessa fino a trasformarsi

in ansia per eccesso

di stress emotivo, nel

tentativo di raggiungere

la sicurezza di fare o reagire

nel modo giusto. La

preoccupazione può portare

a dei veri loop mentali,

fino a controllare e

ricontrollare ogni cosa ritenuta importante. Ripensamenti,

tempi dilatati, ansia e perfino panico ne sono gli esiti

più frequenti. Esito: la perdita di controllo. La paura di

esporsi per il timore del giudizio degli altri, viene tenuta

nascosta per vergogna. L’esito frequente è evitare l’esposizione

e trovare soluzioni “diplomatiche”. Oppure pianificare,

prendere precauzioni costanti, esponendosi a stress

da controllo e ansia elevata. La rimuginazione per dubbio

o per rimpianto è la causa del logorio ansioso e depressivo.

Gli esiti patologici dell’indecisione possono essere

severi: limitano l’agire per il rimandare il più possibile o

difendersi anticipatamente dai rischi. Sul piano del pensare,

il rimuginare è il risultato del sottovalutare/sopravvalutare

le persone o le situazioni; essere troppo razionali

inefficacemente per placare reazioni emotive. Dalla clinica

sappiamo che la paura di decidere non dipende dal tipo

di decisione ma da come questa viene percepita dalla persona.

L’obiettivo terapeutico è condurre la persona a sostituire

le modalità disfunzionali dell’indecisione e condurlo,

dalla situazione in cui subisce ciò che costruisce, a colui

che gestisce ciò che costruisce.

Emanuela Muriana è responsabile dello Studio di Psicoterapia Breve

Strategica di Firenze, dove svolge attività clinica e di consulenza.

È stata professore alla Facoltà di Medicina e Chirurgia presso

le Università di Siena (2007-2012) e Firenze (2004-2015). Ha pubblicato

tre libri e numerosi articoli consultabili sul sito www.terapiastrategica.fi.it.

È docente alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica.

Studio di Terapia Breve Strategica

Viale Mazzini 16, Firenze

+ 39 055 242642 - 574344

emanuela.muriana@virgilio.it

L’INDECISIONE

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Mauro Boninsegni

I mille colori della realtà

Senza titolo, collage di coriandoli, cm 32x45

boninsegni@libero.it


A cura di

Silvia Ciani

I consigli del

nutrizionista

L’attività fisica fatta bene

Testo e foto Silvia Ciani

Anovembre del 2020 l’OMS

ha pubblicato le nuove linee

guida sull’attività

fisica per combattere il comportamento

sedentario tipico dei paesi

occidentali lanciando i seguenti

slogan: “Fare un po’ di attività fisica

è meglio di niente”, “Aumentarne

la quantità permette di ottenere

ulteriori benefici per la salute”,

“Every move counts”, ossia “qualsiasi

tipo di movimento conta”.

Andando nel dettaglio, si specificano

tempi ottimali e modalità di

attività fisica per le differenti fasce

di età, in particolare gli adulti

e gli anziani dovrebbero svolgere

un’attività fisica di moderata intensità

quantificabile tra i 150 e i

300 minuti settimanali o tra i 75 e i 150 se d’intensità vigorosa,

oppure combinazioni equivalenti delle due modalità.

È oramai scientificamente provato che svolgere attività

fisica con regolarità migliora la funzionalità cardiaca prevenendo

ipertensione, ictus e infarto, la coordinazione e l'equilibrio

riducendo il rischio di cadute, rallenta l’insorgenza

dell’osteoporosi, aumenta la massa muscolare con conseguenti

effetti benefici sul dispendio energetico e a livello

psicologico riduce i livelli di stress e le tensioni emotive.

Per ottenere tutti questi risultati è opportuno che l’allenamento

sia specifico e personalizzato, anche per evitare che

alcuni esercizi possano sottoporre muscoli e articolazioni

a un sovraccarico inutile o dannoso. Una persona è in salute

quando raggiunge e mantiene l’equilibrio fra corpo e mente.

L’osteopatia, come forma di terapia manuale, e l’attività

fisica, mirata e consapevole, insieme partecipano e aiutano

l’individuo a sviluppare e a conservare questo benessere psicofisico,

ma saper comprendere e interpretare quei segnali

che esprimono le necessità del nostro corpo non sempre

è semplice. Spesso accade, durante la pratica dell’attività

motoria, di essere distratti e non riuscire a cogliere quei segnali

che il corpo invia in risposta all’esercizio, rischiando di

Il dottor Roberto Papaianni, osteopata e personal trainer presso lo studio artEnutrizione

percorrere un allenamento o una performance atletica non

conforme alle reali esigenze dell’organismo allontanandosi

inevitabilmente dagli obiettivi prefissati: per questo molte

volte si rinuncia a fare attività perché un programma troppo

intenso ha provocato dolori o strappi muscolari o infiammazioni.

L’osteopata è in grado di valutare l’individuo nella

sua globalità e tramite l’identificazione dei segnali che talvolta

allontanano dal benessere o lo disturbano, provvede

a dar loro voce rendendo la persona consapevole e in grado

di auto regolarsi. Integrare quindi la programmazione di

un allenamento personalizzato con la disciplina osteopatica,

non solo può risultare un’ottima forma di prevenzione da

infortuni e problematiche fisiche, ma rappresenta una preziosa

risorsa per massimizzare la propria preparazione atletica

aiutando il corpo a esprimersi al meglio.

Presso lo studio artEnutrizione di Firenze esercita il dottor

osteopata e personal trainer Roberto Papaianni.

Per informazioni:

+39 3490629175

papaianni.osteo@gmail.com

Biologa Nutrizionista e specialista in

Scienza dell’alimentazione, si occupa

di prevenzione e cura del sovrappeso

e dell’obesità in adulti e bambini attraverso

l’educazione al corretto comportamento alimentare,

la Dieta Mediterranea, l’attuazione di

percorsi terapeutici in team con psicologo, endocrinologo

e personal trainer.

Studi e contatti:

artEnutrizione - Via Leopoldo Pellas

14 d - Firenze / + 39 339 7183595

Blue Clinic - Via Guglielmo Giusiani 4 -

Bagno a Ripoli (FI) / + 39 055 6510678

Istituto Medico Toscano - Via Eugenio

Barsanti 24 - Prato / + 39 0574 548911

www.nutrizionistafirenze.com

silvia_ciani@hotmail.com

ATTIVITÀ FISICA

31


Dimensione

salute

Rischi e benefici dell’esposizione solare

Ne parliamo con il professor Nicola Pimpinelli, ordinario di

Dermatologia e Venereologia all’Università di Firenze

di Doretta Boretti

Le giornate si sono allungate, il bel tempo ci regala

momenti di vero piacere, e per numerose famiglie sono

già iniziate le vacanze estive. L’esposizione della

pelle ai raggi del sole richiede sempre alcuni accorgimenti

legati alle varie età anagrafiche. Lo chiediamo al professor

Nicola Pimpinelli, ordinario di Dermatologia e Venereologia

all’Università di Firenze.

A che età i bambini si possono esporre al sole e in quale fascia

oraria? Devono essere protetti con delle creme particolari?

Non esiste un limite di età assoluto; in linea di principio, basandoci

su conoscenze scientifiche e buonsenso, è prudente

evitare di esporre i bambini alla luce solare diretta, durante

i mesi estivi, prima dei 3-4 anni. È opportuno ricordare che

l’organismo dei bambini piccoli è più ricco di acqua rispetto

a quello degli adulti; quindi evitare esposizioni acute e/o

prolungate ai raggi solari significa non incorrere nel rischio

di disidratazione. La fascia oraria da evitare è quella tra le

11 e le 17 (12-18 ora legale), ed è opportuno usare prodotti

(crema, latte o spray) con fattore

di protezione pari almeno

a 50 e rinnovare l’applicazione

ogni 2 ore; l’esposizione diretta

non dovrebbe superare le

2 ore giornaliere come limite

massimo. Consideriamo poi

che l’irradiazione UV raggiunge

la nostra pelle anche quando

siamo all’ombra, pur se in

misura chiaramente minore.

Evitare le ustioni solari in età

infantile significa ridurre grandemente

il rischio di insorgenza

futura di tumori alla pelle.

Il professor Nicola Pimpinelli

Gli adulti a cosa possono andare incontro con un’esposizione

solare troppo prolungata?

L’esposizione prolungata ai raggi solari può avere effetti

acuti, come l’ustione solare detta anche “eritema solare”,

32

ESPOSIZIONE SOLARE


e cronici come il fotodanneggiamento cronico. Il pericolo

di quest’ultimo consiste soprattutto nel rischio di insorgenza

di tumori della pelle: melanoma e carcinoma

basocellulare, favoriti soprattutto dall’esposizione acuta

occasionale ripetuta, quella tipicamente estiva ricreazionale,

cheratosi attiniche e carcinoma squamocellulare, favoriti

dall’esposizione cronica, soprattutto professionale

(vedi marinai/pescatori, cavatori, operatori agricoli) e associata

a fototipo a rischio (pelle chiara, occhi chiari, facilità

alle ustioni solari).

La pelle dell’anziano penso sia molto delicata. Quindi, superata

una certa soglia di età, forse, è opportuno usare

creme molto coprenti oppure è proprio sconsigliato

esporsi ai raggi del sole?

L’esposizione solare eccessiva espone il paziente

anziano al rischio di cui sopra, con

l’aggravante del rischio di disidratazione e/o

colpo di calore. L’esposizione solare moderata,

nel paziente anziano, può avere peraltro

grande utilità nel prevenire l’osteoporosi attraverso

la produzione di vitamina D; quindi è opportuno

evitare l’esposizione diretta nelle ore

centrali della giornata e privilegiare l’esposizione

non diretta nelle prime ore del mattino e

nel tardo pomeriggio.

Dopo questa prolungata chiusura pandemica,

abbiamo tutti quanti una estrema necessità

di aria e di sole. Lei cosa ci consiglia?

Godere del sole e dell’aria aperta, ma esporsi

al sole direttamente con prudenza: poco e con

adeguata protezione.

ESPOSIZIONE SOLARE

33


Alma Sheik, nata in Suriname e cresciuta in Olanda, ha iniziato a dipingere fin dalla

prima infanzia, seguendo la sua vocazione con costanza ed impegno. La sua pittura

sincera ed appassionata rappresenta un vero canto di gioia alla vita. Possiamo capirlo

guardando le opere dell’artista, dove le nature morte, i paesaggi e le figure umane

dipinte con cromie sgargianti rispecchiano la sua anima sudamericana, confermando

la teoria di un grande professore del Bauhaus, Johannes Itten, secondo il quale, ogni

artista inconsciamente riporta sulle proprie tele i colori delle terra di origine. I quadri

di Sheik sono colmi di energia positiva per la scelta di tonalità luminose e brillanti

che l’artista stende sulle tele con pennellate spontanee e materiche. Le nature morte

con le composizioni di frutta e fiori, le figure umane e i paesaggi dipinti con la tecnica

del collage e ad olio sono un inno alla vita, in cui madre natura mostra il suo creato.

I contrasti creati dall’alternanza dei colori primari come rosso, giallo e blu, sono un

chiaro riferimento all'arte di Paul Cezanne e sostengono la sua tesi secondo cui “qualunque

sia il nostro temperamento o capacità di fronte alla natura, bisogna riprodurre

ciò che vediamo, dimenticando tutto quello che c’è stato prima di noi». Le opere di Alma

Sheik sono un trionfo della vita e della natura.



Arte &

Vacanze

A cura di

Andrea Petralia

La luce oltre

l'abisso

Sonia D’Alò protagonista di una

personale a Ravenna

di Anna la Donna

Sonia D’Alò guarda la realtà e il linguaggio che la rappresenta

con lo sguardo sempre puntato verso l’alto:

lei segue la scia della luce dal nero dell’abisso. Il

suo è un viaggio dantesco al femminile, un’ascesa a “riveder

le stelle” attraverso un climax di immagini ricche di metafore

e citazioni disposte nella geografia dell’invisibile, dove

la soggettività si apre ad una dimensione archetipica collettiva.

Nel suo universo artistico la dualità, che accompagna

da sempre la storia dell’umanità, si pareggia risolvendosi in

una compenetrazione degli opposti in cui Eros dialoga con

Thanatos, il Bene non sarebbe pensabile senza il Male, lo Yin

non esisterebbe senza lo Yang. La sua espressione artistica

è una condizione reale, attraversata da forze complementari

e diversificate che minano e sgretolano quella precarietà

che l’uomo, ostinatamente, chiama certezza. Nei suoi dipinti

Mi affido a te (2020), tecnica mista su carta da parati, cm 54x92

Apparteniamo all'universo... e l'universo si prende cura di noi (2021), tecnica mista su tela, cm 80x60

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SONIA D’ALÒ


si sente, si tocca, si vibra nel pathos del cambiamento; la tela

diventa il laboratorio della sua anima, trama di una maglia

legata da un filo rosso sangue che cuce tagli bordati di bruciature

e tiene unito il presente al passato, in un ricordo, vivo

nella memoria dell’adulto che non dimentica la propria casa

d’infanzia. È una tela macchiata dal rosso di una violenza che

a volte erompe con passione, altre con energia equilibrata; è

una ferita che si apre ad una visione nuova, sollevata; sono

mani libere che progettano nuove architetture; è un processo

creativo che ci conduce dalla Madre Terra al Tempio della

Luce. Questa proiezione dipinta, in cui sogno, introspezione

e viaggio si dispongono come vertici di uno spazio salvifico,

si apre al giardino orientale confermando, a forza di colore

e materia, il superamento di ogni dualismo. Nel corpus delle

opere della D’Alò, si vive una rinnovata e sentita vicinanza

alla natura, l’unica capace di riportarla verso un sentimento

autentico della forma, una possibile rifondazione della vita,

un desiderio di equilibrio tra l’essere e il divenire, tra ciò

che si è e quello verso cui si tende. Il Creato con Sonia diventa

espressione immediata della psiche, il luogo che accoglie

l’uomo e partecipa alla sua lacerata ma resistente crescita,

un volo di uccelli in un rogo di spine, due occhi puntati verso

albe di nuovi giorni. In questo silenzio materico e palpabile,

dove la vita si intreccia alla morte tra abbandono e difesa, desiderio

e sofferenza, l’unico rumore che sentiamo è quello di

un bocciolo di rosa che si schiude a nuova vita.

Questo silenzioso rimanere in attesa di fiorire a modo mio (2021), tecnica mista

su tela, cm 80x100

La luce oltre l’abisso

Personale di Sonia D’Alò

9 agosto – 9 settembre 2021

Inaugurazione 9 agosto ore 11,30

a cura di Alberto Mazzotti

Sala espositiva Arte&Vacanze

Terme Beach Resort / Punta Marina Terme (RA)

Nata nel 1979 ad Atessa (CH), in Abruzzo, dove vive e

lavora, fin da piccolissima Sonia D'Alò ha mostrato la

predisposizione ad esprimersi attraverso il disegno, le

forme e i colori. Dopo il diploma

di maturità in Arte

applicata, si laurea in Architettura

all’Università di

Pescara. Nel 2008 la prima

personale Ha iniziato

ad esporre presso l’ex

Chiesa di San Gaetano in

Atessa (CH), a cui si sono

seguite altre esposizioni,

tra cui quella presso il Palazzo

degli Studi di Lanciano

(CH) nel 2011. Nel

2009 ha realizzato il restauro

scultoreo e pittorico

di parte della

Sonia D'Alò

struttura

architettonica del Teatro A. Di Iorio di Atessa e nel 2012 ha partecipato

al Premio D’Annunzio presso il Museo Michetti a Francavilla

(PE). Nel 2017 è stata selezionata per partecipare alla Mostra

mercato nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone

con la galleria d’arte Divitas di Bari e nello stesso anno ha

partecipato alla Rassegna internazionale d’Arte Contemporanea

Premio S. Crispino a Porto Sant’Elpidio (FM), dove è stata premiata

con Medaglia di bronzo da parte della Camera dei Deputati

di Roma. Nel 2019 espone in occasione della 16ª Edizione Sentieri

d’autunno – Saperi e sapori a Paglieta (CH) e partecipa, su

invito, alla XIX Edizione Rassegna d’Arte – Carabinieri ed Artisti:

offriamo motivi di speranza, promossa dall’Associazione Nazionale

Carabinieri - Sezione Atessa, con scopo benefico. Inoltre ha

collaborato come illustratrice al libro La vita è una rima dell’autrice

Mariana Cinalli, pubblicato nel 2018/2019. Attualmente si dedica

sia all’attività di interior designer e grafica 3D e all’attività

artistica, realizzando vari lavori per privati, strutture pubbliche ed

edifici sacri e partecipando a mostre collettive e personali, a fiere

d’arte contemporanea e a premi internazionali.

SONIA D’ALÒ

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Curiosità storiche

fiorentine

A cura di

Luciano e Ricciardo Artusi

Il Canto dei Bischeri

Dalla storia di una famiglia fiorentina, l’origine di un modo di dire

di Luciano e Ricciardo Artusi

All’angolo di Piazza del Duomo, con via dell’Oriuolo, si

nota il Palazzo Guadagni sorto alla metà del XVII secolo

su disegno dell’architetto Gherardo Silvani, che

scolpì anche lo stemma che adorna la facciata. La cantonata

è denominata il Canto dei Bischeri dal nome dell’omonima

famiglia – in Firenze fin dalla metà del XIII secolo – che diede

alla Repubblica Fiorentina quattro gonfalonieri e quindici

priori. Il loro stemma vedeva in campo d’oro, tre gemelle

in banda di nero. I Bischeri avevano palazzo, case e botteghe

appunto sul suddetto angolo e su quello di fronte fra

via del Proconsolo e via dell’Oriuolo (già via degli Albertinelli

e, dal Novecento, via Buia), dietro l’abside dell’antica cattedrale

dedicata a Santa Reparata. Cattedrale che, divenuta

troppo “piccola a comparazione di siffatta cittade”, doveva

essere sostituita. La comunità offrì un “equo indennizzo” a

tutte quelle famiglie sottoposte allo sfratto, per consentire

lo sbancamento e i fondamenti della nuova costruzione. Tutti

accettarono, tranne la facoltosa famiglia dei Bischeri, che

vanificò ogni tentativo di mediazione. Infatti, intuendo che le

loro proprietà erano divenute indispensabili per tale imminente

costruzione della cattedrale di Santa Maria del Fiore, allo

scopo speculativo di ottenere un più grande utile dalla vendita,

temporeggiarono alle reiterate offerte di acquisto avanzate

da parte del governo della Repubblica fino a che, dopo

mesi di infruttuose trattative, una notte, improvvisamente, Firenze

fu svegliata da sinistri bagliori, alte lingue di fuoco e

nuvole di fumo acre si levarono dalla zona dove fervevano i

lavori dell’Opera del Duomo. Le campane suonarono a distesa,

i lumi vennero apposti alle finestre delle case adiacenti al

luogo dell’incendio per rischiarare la strada all’accorrere dei

soccorsi. Fiamme altissime alimentate anche dal vento ingigantirono

l’incontenibile combustione che distrusse tutte le

proprietà dei Bischeri, mandando in fumo anche l’ultima vantaggiosa

offerta di acquisto. Fu il tracollo economico e morale

della famiglia. Da quel momento il loro nome, a Firenze,

fu usato in senso dispregiativo e beffardo per indicare persone

che, ritenendosi troppo furbe, in realtà avevano poco

senno. Quindi “bischero” divenne lo spietato, facile bersaglio

Luciano Artusi, a sinistra, con il figlio Ricciardo

Canto dei Bischeri

d’ironia, a tal punto da generare anche il noto proverbio Pe’

bischeri non c’è Paradiso, in quanto la “categoria” degli sprovveduti,

che non sanno usufruire delle circostanze favorevoli,

avrebbe trovato il modo di star male anche in quello splendido

luogo dove non si può che stare bene. Ma di senno la famiglia

Bischeri dimostrò di averne: infatti, per liberarsi della

loro poco dignitosa fama di sciocchi, per non aver saputo curare

i propri interessi, lasciò la città ed emigrò in Romagna e

poi in Francia dove fecero fortuna. Quando due secoli dopo

decise di ritornare a Firenze, mutato il nome in quello significativo

di Guadagni, volle prendere dimora proprio nella stes-

Cornici Ristori Firenze

www.francoristori.com

Via F. Gianni, 10-12-5r

50134 Firenze

sa zona dove sorgevano gli antichi

fabbricati degli antenati, nel bel palazzo

tuttora esistente all’angolo di

Piazza del Duomo e via dell’Oriuolo.

Nonostante ciò, a Firenze, l’appellativo

“bischero” è rimasto a significare,

se pur in modo non del tutto

offensivo, un epiteto almeno di uno

un po’ “scemerello” per bonarietà,

tanto da generare anche il proverbio

Tre volte buono vuol dir bischero!

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IL CANTO DEI BISCHERI


A cura di

Francesco Bandini

Quando tutto

ebbe inizio…

Il Diluvio Universale

di Francesco Bandini

Tra i monti sacri più volte citati dalla Bibbia,

c’è una montagna che ha il privilegio

di essere la più investigata, scalata, visitata.

Si tratta dell’odierna Agri Dagi sulla catena

di montagne che dividono la Turchia orientale

dall’Armenia, meglio conosciuta come Monte

Ararat. Questa fama proviene dai capitoli 6-9 del

libro della Genesi dove, parlando del Diluvio Universale,

si indica anche il luogo dove si sarebbe

arenata l’arca, sulla quale si era imbarcato il

patriarca Noè. Riprendo dal mio Dall’Ararat alle

sorgenti del Nilo Azzurro: «Sono voluto tornare

ancora una volta su quella che gli Armeni chiamano

“La montagna del destino” per giungere

fino alla stupenda chiesetta della Santa Croce

sull’isola di Aktamar nei pressi del lago Van che

è a 1800 metri sul livello del mare. Ero in cammino

verso Harran, patria di Abramo, quando

decisi di spingermi fino alle pendici del grande

Ararat. È qui che, secondo la tradizione, l’imbarcazione

di Noè, con il suo carico di uomini e animali,

si sarebbe incagliata ad un’altezza di 2000

metri, quindi poche decine di metri sopra l’attuale

livello di queste valli che dal lago Van risalgono

verso la catena montuosa». Ma è veramente

esistita l’arca di Noè cercata invano da numerose

spedizioni, e il diluvio universale è avvenuto

in luoghi geograficamente corrispondenti all’antico

Urartu, l’attuale Armenia, in un territorio che

si estende per una lunghezza di circa 230 chilometri?

Nel 1929, sir Charles Wolley cercando

in vari luoghi aveva ripreso una sua ennesima

campagna di scavi nei pressi di Ur dei Caldei.

Non sapeva darsi pace, voleva accertarsi se la

terra dove aveva già scoperto l’esistenza di alcune

tombe reali, nascondesse altri reperti. Dopo

molti giorni, alcuni operai gridarono: «Siamo

arrivati in fondo al pozzo!». Egli stesso scese

nella galleria che era stata scavata e si accorse

che tutto ad un tratto ogni traccia di civiltà

era scomparsa: sul terreno erano rimasti solo gli

ultimi frammenti di utensili domestici. Esaminando attentamente

il suolo notò che era composto di argilla come quella

che si forma solo con i sedimenti

di acqua e per questo dette ordine

di proseguire con gli scavi. Dopo

tre metri, si accorse che lo strato

argilloso cessava improvvisamente

e per questo fece continuare a

Casa della cornice

www.casadellacornice.com

scavare e vennero alla luce macerie

e macerie, residui di un tempo,

e tra queste una quantità di rottami

Il monte Ararat al confine fra Armenia e Turchia con ai piedi il lago Van

di terracotta. Sotto un sedimento profondo quasi tre metri,

furono trovati resti umani e altri reperti di ceramica lavorata

ma con una tecnica spiccatamente mutata. Al di sopra dello

strato di argilla, i vasi e i recipienti risultavano chiaramente

torniti con la ruota del vasaio mentre quelli emersi dagli ulteriori

scavi risultavano palesemente essere stati realizzati a

mano. Dalle ceste che man mano emergevano dagli scavi,

uscì anche uno strumento primitivo, la sgrossata pietra focaia

probabilmente risalente all'età della pietra. Quel giorno, un

telegrafo dalla Mesopotamia diffuse in tutto il mondo la sensazionale

notizia: «Abbiamo trovato il Diluvio Universale!».

IL DILUVIO UNIVERSALE

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Movimento

Life Beyond Tourism

Travel To Dialogue

Viaggio alla (ri)scoperta dei territori

con Life Beyond Tourism

Conoscere i luoghi del mondo partendo dal dialogo con i residenti

di Stefania Macrì

Aseguito del successo della mostra “Florence in the

World, the World in Florence”, riaperta in occasione

di Toscana Arcobaleno d’Estate 2021 all’Auditorium

al Duomo, il Movimento Life Beyond Tourism Travel to

Dialogue lancia la Call for Participation ad un nuovo evento

strettamente connesso alle attività portate avanti fino ad

oggi in materia di valorizzazione dei territori attraverso gli

occhi e le parole di chi li abita. Si tratta del primo Festival

internazionale delle espressioni culturali

del mondo “The World in Florence” che

si terrà a Firenze nei giorni 25 e 26 novembre

2021. Il Festival, promosso dalla Fondazione

Romualdo Del Bianco e organizzato

dal Movimento LBT-TTD, si pone come l’inizio

di un programma quinquennale di attività

che parte da Firenze e dalla Toscana con

lo scopo acquisire uno sguardo privilegiato

sul patrimonio materiale e immateriale internazionale

e avvicinare le culture attraverso

la scoperta e la valorizzazione delle

espressioni culturali che ciascun territorio

custodisce. Dalla mostra internazionale e interattiva

Florence in the World, il Movimento

si propone di stimolare i vari territori del

mondo a realizzare un’analoga rappresentazione

della propria identità, dei propri luoghi,

del sapere e saper fare insiti in ciascuno. Un

vero e proprio lavoro di storytelling culturale

che coinvolge gruppi di lavoro, composti

perlopiù da giovani insieme ai propri docenti,

che racconteranno luoghi del mondo dal

punto di vista dei locals. Il Festival prevede

anche momenti di confronto con racconti dei

territori, della loro cultura, delle loro identità,

delle loro espressioni culturali, dei punti

di interesse. Ma anche approfondimenti tematici

legati alla ripartenza dei territori alla

luce delle crescenti esigenze sociali, economiche

e locali grazie alla tecnologia NFC, a

cura del partner tecnologico Europromo, che

sarà utilizzata per la realizzazione dei pannelli

fotografici di ciascun territorio. Attraverso

queste attività e progetti il Movimento

Life Beyond Tourism Travel to Dialogue vuole

coinvolgere gruppi di giovani universitari

nel mondo nella promozione, interpretazione,

presentazione e valorizzazione della

cultura delle regioni del proprio paese, adottando la metodologia

Life Beyond Tourism che consente ai visitatori di

conoscere il territorio in cui viaggiano grazie alle proposte

di chi vi è nato e cresciuto: in dialogo con i residenti. Per

conoscere i dettagli, ricevere informazioni su come partecipare

con un gruppo di lavoro e approfondimenti ecco il

link al Festival: https://www.lifebeyondtourism.org/it/events/the-world-in-florence/

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MOVIMENTO LIFE BEYOND TOURISM TRAVEL TO DIALOGUE


Proprio la metodologia dei territori Life Beyond Tourism è alla

base del racconto che il Movimento LBT-TTD sta facendo dell'Italia

su www.lifebeyondtourism.org, alla scoperta della penisola

italiana attraverso i suoi luoghi caratteristici, la sua storia,

le sue peculiarità. Vi invitiamo a scoprirla con noi per viaggiare

con la curiosità tipica del viaggiatore Life Beyond Tourism.

Ecco come fare:

https://www.lifebeyondtourism.org/it/italia-ita/

Il Movimento Life Beyond Tourism ti porta al Museo del Tessuto (PO)

Da non perdere la visita della nuova mostra del Museo

del Tessuto aperta fino al 21 Novembre 2021 dal

titolo Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini

e Caramba. Tutti i membri affiliati al Movimento LBT-TTD

possono usufruire dello sconto ad essi riservato esibendo

la propria card di affiliazione, scaricabile dalla propria area

personale del sito www.lifebeyondtourism.org. Quello con

il Museo del Tessuto è un rapporto di collaborazione nato

per sviluppare le potenzialità della rete del Movimento Life

Beyond Tourism sul territorio e per contribuire alla narrazione

e valorizzazione del patrimonio culturale di Prato. Il percorso

di realizzazione della mostra, a cui il Movimento Life

Beyond Tourism Travel to Dialogue, la Fondazione Romualdo

Del Bianco e B&B Hotels Italia hanno partecipato come sostenitori,

è stato illustrato lo scorso giugno dalla curatrice Daniela

Degl’Innocenti presso l’Auditorium a Duomo di Firenze, in

occasione di Toscana Arcobaleno d’Estate 2021.

Per approfondimenti: https://www.lifebeyondtourism.org/it/

i-costumi-e-i-gioielli-di-scena-della-turandot-in-mostra-al-museo-del-tessuto-di-prato/

L’artista del mese: Rolando Scatarzi

Rolando Scatarzi è un artista fiorentino che ha

iniziato a muovere i primi passi del suo percorso

artistico avvicinandosi ai macchiaioli

toscani e all’impressionismo. La sua arte è una interpretazione

personale dell’astrattismo classico per

esprimere, attraverso le sue opere, l’antinomia tra

sentimento e tecnica, arte e consumismo, elementi

che caratterizzano la nostra era. Per conoscere l’artista

e contattarlo:

https://www.lifebeyondtourism.org/it/ourartists/

rolando-scatarzi-pittura-e-arte-digitale/#

Il Movimento Life Beyond Tourism Travel to Dialogue srl è una società

benefit. Nasce e si sviluppa seguendo i princìpi di Life Beyond Tourism®,

ideati dalla Fondazione Romualdo Del Bianco al fine di promuovere

e comunicare il patrimonio naturale e culturale dei vari territori insieme

alle espressioni culturali, il loro saper fare e le conoscenze tradizionali che

custodiscono. Offre progetti e soluzioni di visibilità e rafforzamento delle

identità locali dei vari luoghi, crea eventi basati sul dialogo tra il territorio e

i suoi visitatori grazie a una rete di relazioni internazionali di alto prestigio.

Per info:

+ 39 055 290730

info@lifebeyondtourism.org

www.lifebeyondtourism.org

MOVIMENTO LIFE BEYOND TOURISM TRAVEL TO DIALOGUE

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Eventi in

Toscana

Premio Medaglia Leonardiana

Al Centro Espositivo Culturale San Sebastiano di Sesto Fiorentino la consegna

di un riconoscimento alla creatività e all’impegno sociale durante la pandemia

di Aldo Fittante / foto Tiziano Buti

Nell’antico chiostro della

Pieve di San Martino a

Sesto Fiorentino si è svolta,

sabato 19 giugno con il patrocinio

del Comune, la prima edizione

del Premio Medaglia Leonardiana

all’idea e al merito, promosso dal

Centro Espositivo Culturale San Sebastiano

che lo ha conferito a personalità

che si sono distinte per

idee originali partorite durante il

lungo periodo di quarantena o per

meriti acquisiti sul campo nel medesimo

drammatico lasso di tempo.

Dopo il saluto di apertura del

sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo

Falchi, Fabrizio Finetti, portavoce

della San Sebastiano, ha ricordato

al numeroso pubblico che ha seguito

la manifestazione, che l’onorificenza

è nata per evidenziare alcune

iniziative che in questi tristi momenti hanno portato, anche

se in misura diversa, conforto a vario titolo a chi ne ha potuto

beneficiare. Il primo ad essere premiato è stato il dottore

in medicina Giuseppe Paladino per l’impegno profuso, senza

risparmiarsi e mettendo a rischio la propria incolumità, per

soccorrere a domicilio le persone colpite dal Covid-19. Poi è

Lorenzo Falchi, sindaco di Sesto Fiorentino, consegna il premio al medico Giuseppe Paladino

Il giornalista Fabrizio Borghini

L'attore Alessandro Calonaci

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PREMIO MEDAGLIA LEONARDIANA


Orazio Guerra, sponsor della manifestazione, premia il professore Federico Napoli

L'archeologo Enrico Ciabatti

stata la volta di Enrico Ciabatti, archeologo

e youtuber, per la realizzazione di

una serie di oltre duecento video dal titolo

Firenze: misteri, segreti e leggende

che hanno rappresentato un importante

conforto per migliaia di persone che

attraverso i social hanno potuto vivere

momenti di relax e di arricchimento culturale

e scacciare dalla propria mente

la paura della pandemia. Anche il noto

critico e storico dell’arte Federico Napoli

è stato premiato per i video da lui

dedicati alle “Terre di Sesto Fiorentino”

e pubblicati durante la clausura. Pure

la storica Società di San Giovanni Battista,

quella che tra le tante altre cose

organizza “i fochi” del 24 giugno per la

festa del patrono fiorentino, ha raggiunto

in remoto tantissime famiglie nelle

loro case attraverso una serie di conferenze

culturali online che hanno riscosso

largo consenso. Per questo è

stato premiato il presidente Claudio

Bini. L’attore e regista Alessandro Calonaci,

direttore dell’attiguo Teatro di

San Martino, oltre ad aver mirabilmente

condotto la cerimonia di premiazione,

ha ricevuto il riconoscimento per

le strepitose interpretazioni di classici

della letteratura mondiale di tutti i

tempi che hanno fatto da prologo alla

trasmissione televisiva Chi vuol esser

lieto sia rivolta ai telespettatori di Toscana

TV e all’ormai sempre più numeroso

pubblico di YouTube. E proprio per

l’ideazione e la regia di questo inedito

format nato sull’onda dell’emergenza,

con rubriche mirate che hanno avuto lo

scopo di suggerire al pubblico la visione

di un film scaricabile da Internet, la

lettura di un libro, la visione di una mostra

virtuale e la riscoperta delle ricette

casalinghe da rispolverare per cene

e pranzi fatti in casa, è stato premiato il

giornalista Fabrizio Borghini. Le Medaglie

Leonardiane, realizzate in argento

da Sophar Milani, e le eleganti pergamene

sono state offerte dallo sponsor

della manifestazione, Orazio Guerra patron

delle Rubinetterie Fiorentine.

Il presidente della Società San Giovanni di Firenze Claudio Bini

PREMIO MEDAGLIA LEONARDIANA

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La tutela

dell’ingegno

A cura di

Aldo Fittante

La tutela del Made in Tuscany, eccellenza

nell’eccellenza del Made in Italy

di Aldo Fittante

L’Italian Sounding, ossia la pratica purtroppo diffusissima

all’estero di spacciare per italiani prodotti che nulla

hanno a che vedere con il nostro paese, fa sentire il

suo peso anche per le produzioni agroalimentari toscane, eccellenza

nell’eccellenza delle specialità del bel paese. È quanto

emerge dall’analisi realizzata da Coldiretti Toscana sulla

base del report delle attività svolte nel 2020 dall’Ispettorato

Centrale Frodi dei prodotti alimentari del Ministero delle Politiche

Agricole, Alimentari e Forestali recentemente pubblicato.

In effetti è indubbia l’importanza strategica dell’agroalimentare

italiano che – settore certamente trainante per l’intero

sistema-Italia in termini di fatturato, numero di imprese ed occupazione

– concorre in modo determinante all’affermazione

ed al successo del Made in Italy e dell’Italian Style nel mondo.

L’Italia può contare su di un patrimonio agroalimentare “autoctono”

certamente unico, su prodotti di altissima qualità e

su antiche tradizioni, legate alla cultura e all’identità dell’intera

nazione. Le produzioni tipiche nazionali costituiscono il “fiore

all’occhiello” di un portafoglio prodotti altamente differenziato,

la cui ricchezza e qualità rappresentano un punto di forza in

un contesto di crescente globalizzazione dei mercati e al contempo

di apprezzamento verso prodotti diversificati e con un

forte connotato di tipicità. In questo quadro di riferimento, l’Italia,

facendo leva con decisione sulle peculiarità originali delle

nostre produzioni agroalimentari – dunque esaltando i tratti

della tipicità, della tracciabilità, della genuinità e del legame inscindibile

territorio-storia-cultura – deve certamente puntare

su tale comparto come formidabile strumento di competitività

nell’agone del mercato globale. Di qui l’esigenza imprescindibile

di tutelare maggiormente e valorizzare nel massimo gra-

do le eccellenze agroalimentari italiane. Per vincere la sfida

dei mercati mondiali dobbiamo essere consapevoli che l’indiscussa

qualità dei prodotti agroalimentari italiani, per le quali

non abbiamo pari nel mondo, sono necessarie ma di per sé

non sufficienti a garantire la competitività dei nostri prodotti.

Non basta produrre qualità: bisogna saperla promuovere e

saperla difendere da ogni tentativo di imitazione e contraffazione.

I numeri dell’Italian Sounding recentemente resi noti da

Coldiretti sono del resto davvero drammatici: il falso Made in

Italy supera per fatturato i 100 miliardi di euro, con quasi due

prodotti apparentemente italiani su tre in vendita sul mercato

internazionale. Il discorso – come anticipato – vale ovviamente

ed a maggior ragione anche per le eccellenze agroalimentari

toscane, eccellenza nell’eccellenza. Il catalogo dei prodotti

agroalimentari Made in Tuscany contraffatti ed oggetto di intervento

da parte degli ispettori ministeriali nel corso dell’anno

2020 è in effetti nutrito e piuttosto variegato: si va dal falso

olio toscano (91 interventi) al pecorino autoctono della nostra

regione (14 interventi), dai cantucci (19 interventi) al prosciutto

toscano (13 interventi), dalla finocchiona tipica regionale

(9 interventi) al Brunello di Montalcino (1 intervento).Sul piano

della difesa della qualità dei nostri prodotti agroalimentari,

è fondamentale una politica di protezione – anche sul piano

giuridico e della lotta all’agropirateria – dei prodotti del nostro

paese e della nostra regione, attuata anche e soprattutto attraverso

un’adeguata politica di tutela della proprietà industriale,

che consenta di salvaguardare l’intero comparto agroalimentare

da fenomeni di contraffazione e imitazione, al contempo

rispondendo alla crescente richiesta di sicurezza e qualità

alimentare, espressa da consumatori sempre più attenti, informati

ed esigenti. In questa prospettiva se

i marchi di qualità (DOP, IGT, IGP, DOCG ecc..)

costituiscono una formidabile opportunità a

disposizione dei produttori agroalimentari locali

– l’indiscussa qualità delle materie prime

impiegate e l’artigianalità delle lavorazioni

tradizionali concorrono a pieno titolo nel determinare

l’affermazione ed il successo di un

determinato territorio. La sfida per tutti – ivi

comprese a pieno titolo le nostre istituzioni

nelle politiche di sostegno sia dell’economia

nazionale che delle economie territoriali – è

dunque quella di tenere inscindibilmente connesse

la qualità dei prodotti agroalimentari e

dei relativi processi con la storia, la cultura e

la tradizione del territorio cui quei prodotti appartengono,

un legame da custodire gelosamente,

valorizzare adeguatamente e tutelare

giuridicamente come la più grande ricchezza

dell’Italia e della Toscana.

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MADE IN TUSCANY


A cura di

Alessandra Cirri

L’avvocato

risponde

Le unioni civili, una conquista di civiltà

di Alessandra Cirri

La legge sulle Unioni Civili, varata il 20/05/2016, che

porta il nome della senatrice relatrice Monica Cirinnà,

ha rappresentato una svolta epocale nel nostro

ordinamento giuridico, che ormai da anni si sarebbe dovuto

adeguare alle discipline europee volte a sanare quelle situazioni

di diseguaglianza basate sugli orientamenti sessuali

degli individui, più volte sanzionate dalla Corte di Strasburgo.

È stata così istituita l’Unione Civile tra persone maggiorenni

dello stesso sesso, riconoscendola quale “specifica formazione

sociale” ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione.

L’unione civile si costituisce mediante dichiarazione di fronte

all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni.

L’ufficiale di stato civile provvede alla registrazione nell’archivio

di stato civile. Si differenzia dal matrimonio per diversi

aspetti. Le parti acquistano gli stessi diritti ed assumono gli

stessi doveri; deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale

e materiale e alla coabitazione. Non è stato però previsto l’obbligo

alla fedeltà, come nel matrimonio. Le parti devono contribuire

ai bisogni comuni, a seconda delle proprie sostanze

e capacità lavorative, devono concordare tra di loro l’indirizzo

della vita familiare e fissano la residenza comune. Il regime

patrimoniale ordinario è quello della comunione dei beni, a

meno che le parti pattuiscano diversamente. A differenza del

matrimonio, con l’unione civile non si crea alcun vincolo giuridico

tra una parte e i parenti dell’altra, per cui risulta vano il ri-

chiamo agli artt. 433 e 434 del cod. civ.

che disciplinano gli obblighi alimentari

tra parenti ed affini, mancando il fondamento

giuridico alla loro base. La legge

non prevede la possibilità per una delle

parti di adottare il figlio dell’altro partner,

essendo stata stralciata dal testo la

stepchild adoption. Tuttavia, l’art. 3 stabilisce

che “resta fermo quanto previsto

e consentito in materia di adozioni dalle

norme vigenti”, il che consente alla

magistratura ordinaria di decidere caso

per caso. Difatti, dal 2016 molteplici sono

state le pronunce che hanno attribuito

una veste giuridica al rapporto fra il

componente dell’unione civile e il figlio

biologico dell’altro. Altra differenza dal

matrimonio consiste nello scioglimento

dell’unione per le quali si applicano le

norme sulla legge del divorzio L. 898/1970 per quanto compatibili,

ma non è obbligatoria la separazione e può essere richiesto

anche soltanto da uno dei partner, con dichiarazione

davanti all’ufficiale di stato civile, anche disgiuntamente. Tanto

è vero che si parla di “divorzio lampo”, non previsto per i

matrimoni anche a seguito della recente normativa del 2015.

Il partner dell’unione ha diritto alla pensione di reversibilità e

al TFR maturato. Riguardo alla successione alle parti si applicano

le disposizioni previste in materia di successione relative

all’indegnità (art. 463 e ss. C.c.), dei diritti riservati ai

legittimari (art. 536 e ss. C.c.), di successione legittima (art.

565 e ss. C.c.), di collazione (art. 737 e ss. C.c.), di patti di famiglia

(art. 768 bis, c.c.). Durante la durata dell’unione civile

le parti possono stabilire di assumere un cognome comune,

scegliendo tra i loro cognomi. Si può anteporre o posporre al

cognome comune il proprio. La maggioranza delle dichiarazioni

di unioni civili sono state registrate al centro-nord d’Italia

e dal 2018/2019 sono un po’ in calo, così come del resto i

matrimoni. L’iter normativo di questa legge è stato molto dibattuto

sia al Senato che alla Camera; a causa di ciò il Governo

decise di porre la fiducia sulla legge per eludere il rischio

di emendamenti o ritardi nell’approvazione del testo, il quale,

dal punto di vista formale, presentava un unico articolo e ben

69 commi, evidenziando la necessità di rendere meno complicato

l’iter di approvazione e il voto di fiducia.

Laureata nel 1979 in Giurisprudenza presso l’Università

di Firenze, Alessandra Cirri svolge la professione

di avvocato da trent’anni. È specializzata in diritto

di famiglia e minori, con competenze in diritto civile. Cassazionista

dal 2006.

Studio legale Alessandra Cirri

Via Masaccio, 19 / 50136 Firenze

+ 39 055 0164466

avvalecirri@gmail.com

alessandra.cirri@firenze.pecavvocati.it

UNIONI CIVILI

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Eventi in

Toscana

I grandi raduni dei ferraristi toscani ripartono dal

passaggio della Mille Miglia 2021 in Valdarno

di Elisabetta Mereu / foto Marco Chiti

C’erano anche i Ferraristi Toscani

a festeggiare i 375 equipaggi che

hanno partecipato alla 39^ edizione

della Mille Miglia 2021, accogliendo

nella piazza principale del comune di

Montevarchi le multicolori “vecchie signore”

partite da Brescia (la vincitrice un’Alfa

Romeo 6C Sport del 1929 ndr.). E fra i tanti

brand automobilistici presenti non potevano

mancare le auto di centinaia di proprietari

della Rossa di Maranello. «Siamo stati

molto orgogliosi – dice Enio Turrini, presidente

dei Ferraristi Toscani Club Sieci – di

essere presenti alle manifestazioni organizzate,

insieme al Ducati Desmo Florence

il 13 e il 18 giugno, per celebrare la corsa

più bella del mondo perché, anche se noi siamo “piccoli”

rispetto ad altri club nazionali, abbiamo avuto l’onore di

aprire la parata delle Ferrari e far salire a bordo di una delle

vetture dei nostri soci il sindaco della città, Silvia Chiassai

Martini. Durante il percorso ho potuto notare che, fra i tanti

marchi famosi di auto arrivate da ogni parte d’Europa, la

gente mostrava di apprezzare più di tutti quello Ferrari. Infatti

al nostro passaggio persone di ogni età ci salutavano in

modo festoso o suonavano il clacson della propria auto per

mostrare la loro ammirazione. C’è stata anche un’inaspettata

presenza di pubblico e quindi una bella ripartenza per

tutti noi che con manifestazioni di questo tipo siamo felici

di contribuire a far lavorare diversi settori dell’indotto, dopo

tanti mesi di pausa forzata. E poi, toccare con mano questa

Enio Turrini (secondo da sinistra) con alcuni dei soci del Club Sieci da lui presieduto

passione forte e costante per il brand italiano più famoso al

mondo che anche noi rappresentiamo con onore, ci ha dato

la carica giusta per proseguire con altre iniziative future,

nelle quali coinvolgeremo anche la sezione delle automobili

storiche che da quest’anno si presentano sotto la nostra

egida. Se tutto andrà bene, com’è nei nostri programmi, saremo

infatti presenti con tanti

bellissimi esemplari di auto

il 18 luglio a Porretta Terme

e nell’ultima settimana di

agosto alla tradizionale Fiera

Calda di Vicchio di Mugello».

www.ferraristiclubsieci.it

Silvia Chiassai Martini, sindaco di Montevarchi,

pronta a fare il giro su una Ferrari del Club Sieci

Piazza Varchi dall'alto invasa da tanti modelli e colori di Ferrari

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MILLE MIGLIA 2021


Rosso Ferrari

Il pubblico numerosissimo al raduno del 18 giugno

Ferrari di tutti i colori Il passaggio di alcuni equipaggi della Mille MIglia 2021

Attenzione all’ambiente, azzerare gli inquinanti, riciclare. Tre

parole fondamentali ormai da decenni nel settore motori che

un imprenditore fiorentino ha deciso di mettere in pratica con

un nuovo progetto di mobilità ecosostenibile che permette a

tutti i proprietari di vecchi Ciao di poterli adoperare di nuovo,

anziché tenerli come un cimelio in garage. Dall’inizio dell’anno

questa attività, con sede nel comune di Rufina, trasforma quello

che per quarant’anni è stato il veicolo a due ruote più usato

per gli spostamenti veloci in città, in un mezzo elettrico installando

al posto del serbatoio per la miscela un motore da 250W

che può essere guidato senza obbligo di immatricolazione,

casco e assicurazione ad una velocità massima di 25 km/h.

«Questo modello della Piaggio – afferma Tiberio

Casali, progettista e titolare di Ambra Italia – è

stato il cinquantino più venduto negli anni Settanta/Ottanta

e la sfida è stata trasformare il vecchio

ciclomotore in E- bike mantenendo esattamente

uguale l’aspetto estetico di quello che è stato un

vero e proprio simbolo di libertà e autonomia per i

giovani di allora. Tutta la preparazione del telaio e

l’installazione del kit elettrico, con porta USB per

la ricarica del cellulare, sono eseguiti in maniera

totalmente artigianale, così come gli accessori

personalizzati. E questa accuratezza nei dettagli

è stata molto apprezzata anche a Montevarchi dove,

su invito del presidente dei Ferraristi Toscani

Club Sieci Enio Turrini, abbiamo portato tre modelli,

ognuno con i colori della bandiera italiana, perché

il Ciao rappresenta un pezzo indimenticabile

nella storia delle due ruote nella nostra nazione al

quale vogliamo ridare nuova vita».

MILLE MIGLIA 2021

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Appuntamento

con l’Artista

La trasmissione radio che dà voce all’arte in Trentino

La trasmissione Appuntamento con l’Artista è iniziata

nell’ottobre 2019 presso Radio Music Trento

(www.radiomusictrento.it), a cura di Claudio Cavalieri,

artista ed operatore culturale. Va in rete il venerdì

dalle ore 19 alle 20 con l’intento di valorizzare l’arte e gli

artisti del Trentino a 360°. Nonostante le difficoltà organizzative,

anche durante la pandemia sono stati intervistati

34 artisti, due presidenti di associazioni artistiche,

un curatore, un critico, il direttore di una rivista d’arte e il

proprietario di un negozio di belle arti e restauro. Obiettivo

della 3ª edizione è intervistare anche artisti non trentini

che abbiano esposto più volte in Trentino e alcuni direttori

di istituzioni artistiche o museali della regione.

In queste due foto, l'artista Claudio Cavalieri, ideatore e conduttore della trasmissione, in studio durante le interviste


Dal 12 giugno al 2 luglio, RadioMusicTrento, in collaborazione

con Kunst Grenzen - Arte di frontiera a Roverè della Luna

(TN), ha promosso la prima mostra di alcuni degli artisti intervistati

in radio. Questo primo appuntamento ha riguardato

artisti che operano con la 3ª dimensione: sculture, opere

tridimensionali da parete e installazioni.

Tre momenti dell'inaugurazione della mostra di alcuni degli artisti che sono stati intervistati nella trasmissione radio


Arte &

Vacanze

Frammenti dell’anima

La personale di Roberto Bellucci al Terme Beach Resort di Ravenna

di App/arte

Di che materiale sono fatti i pensieri? Qual è la superficie

dei concetti? Accostandosi ai dipinti di Roberto

Bellucci emerge subito questa percezione

tattile dei suoi quadri. Egli costruisce una tessitura immaginaria

di non ambienti, ritagliati in materiali fittizi, assemblati

con un criterio simile al patchwork. Ogni porzione della

tela corrisponde a una zona dell’intelletto, ad un aspetto

particolare dell’idea fondante da cui nasce l’opera. Le tematiche

molto hanno a che fare con la cittadinanza nel mondo

e la cura del pianeta e dell’umanità. Non mancano i riferimenti

letterari e colti da cui l’artista trae spunto per una

personale riflessione sul mondo e sulla posizione che l’uomo

intende assumervi. In particolare i dipinti tra il 2020 e

il 2021 risentono della situazione internazionale con riferimento

all’isolamento, la malattia, la perdita della libertà,

l’incuria dell’ambiente. Bellucci ama commentare con articolate

didascalie le proprie opere perché sia esplicita la sua

motivazione e il percorso interiore che lo ha portato a una

tale risoluzione espressiva. Le forme essenziali, spesso geometriche,

lanciano un’intuizione ma facilmente si è come

distratti da una propria interpretazione che magari rimanda

a un mondo archetipico, anziché alle dotte fonti di cui l’artista

si pasce. In più opere palpita il richiamo all’autenticità

dell’essere umano, la consapevolezza delle storture che viene

dalla storia. Si vedano ad esempio Pace, Memoria, Gabbia,

Sardine. L’individuo ha una responsabilità nei confronti

di se stesso e della società e, sebbene le scelte possano

apparire insormontabili (Incidenza), ciascuno è chiamato

a farsi carico della propria condizione (Gregge, Trasformazione,

Contaminazione) e ad esplorare l’immensità psichica

(Buco, Ombra, Scarabocchio) che si nutre anche della visione

di talune religioni orientali (Triskel). Solo superando una

visione antropocentrica si potrà tornare a un vero equilibrio

tra l’uomo e la natura (Il grido della terra, Sfera). Il mondo

femminile è tratteggiato con una sorta di soggezione che

attinge al mistero del femminino, a una Grande Madre. Si

veda, a questo proposito, Il tempo, in cui la figura muliebre

Roberto Bellucci

ha un significato arcano, simile al principio vitale e inesorabile

della terra. Anche Elle suggerisce un mondo femminile

misterioso e impenetrabile che, non potendo essere compreso

o posseduto, va contemplato. L’immateriale è materiale,

la materia mantiene la sua consistenza mostrando i

suoi movimenti, le sue sorprendenti torsioni: è il caso di

Soffio dove l’alito coincide con la luce e l’aria con il movimento

a spirale e ondivago. Allo stesso modo la luce e l’energia

del cosmo quasi si frangono in schegge taglienti in

Walhalla. In ultima analisi, pur partendo da una visione spirituale

e di adesione profonda alla dimensione immateriale

dell’esistenza e del mondo, con rimandi ai valori universa-

50

ROBERTO BELLUCCI


li e alla perduta armonia, l’impasto pittorico di Bellucci è

tutt’altro che aereo, anzi è corposo e denso, quasi ritagliato

in campionari di materia che bambini filosofi hanno ritagliato

per comporre il loro insondabile collage.

Frammenti dell’anima

Personale di Roberto Bellucci

8 luglio – 8 agosto 2021

Curatore e Art Director Andrea Petralia

Trasformazione (2021), olio su tela, cm 100x100

Roberto Bellucci è nato a Roma il 2 aprile del

1959. La permanenza in Africa ha segnato

profondamente la sua vita sia dal punto di vista

artistico che personale (il forte sole, i pungenti

odori, la durezza dell’esistenza). Nel 1978 ha cominciato

il suo percorso tecnico espressivo. Oggi i suoi

dipinti rappresentano sensazioni, preoccupazioni, gioie

e pensieri di un uomo contemporaneo.

Inaugurazione 8 luglio con intervista di Fabrizio Borghini

Sala espositiva Arte&Vacanze

Terme Beach Resort - Punta Marina Terme (RA)

Per informazioni: andrea.petralia@libero.it + 39 388 4096489

FRAMMENTI DELL’ANIMA

ROBERTO BELLUCCI

8 luglio / 8 agosto 2021

Art director e curatore Andrea P. Petralia - Cell. 388 4096489

Ufficio Stampa: Alberto Mazzotti - Cell. 338 8556129

informazioni: info@mecenate.online

Comune di Ravenna

Mecenate.online non è solo un portale dedicato agli appassionati che presenta decine

di artisti e permette loro un contatto diretto con i collezionisti (soprattutto nel mondo anglofono).

Ora che la situazione emergenziale comincia a dare tregua, Mecenate riprende

anche la sua attività di organizzazione di mostre, partendo come sempre dalla riviera

romagnola, in particolare da Punta Marina, a pochi chilometri da Ravenna, all’interno del

Terme Beach Resort, direttamente sulla spiaggia: uno spazio che è stato il “banco di

prova” delle attività di Mecenate fin dagli albori…

Ufficio Stampa Alberto Mazzotti

ROBERTO BELLUCCI

51


Cesare Triaca - Artista lombardo, discende da una antica famiglia contadina dalla quale

ha ereditato valori fondamentali come un forte legame ed amore per la terra dei suoi

antenati. Ha lavorato per decenni come stuccatore e decoratore nelle ricostruzioni e nei

restauri di storiche chiese in Italia ed all’estero, collaborando spesso anche nella realizzazione

dei progetti di diversi architetti illustri tra qui Mario Botta. Il continuo miglioramento

nella realizzazione delle decorazioni e lo studio degli affreschi delle chiese

durante i lavori di restauro lo hanno avvicinato sempre di più all’arte visiva dei grandi maestri

del passato. Essendo affascinato dall’arte romantica di fine Settecento e Ottocento,

non riesce a rimanere indifferente al paesaggio del Lago di Como dove vive e della laguna

veneta dove spesso si reca per le sue mostre. I suoi quadri molto diversi dalle avanguardie

contemporanee per il realismo romantico; si distinguono inoltre per la caratteristica

luce rosata dei tramonti che illuminano le meravigliose vedute del Lago di Como con

i suoi porticcioli, le barche e i paesini oppure i velieri che navigano sui canali di Venezia.

Tutto è dominato dal maestoso skyline delle montagne che, come una donna vanitosa

e consapevole della propria bellezza, si specchiano nelle acque del lago. Nella pittura

di Cesare la natura ci avvolge in un caldo abbraccio rilassante, dove pare di sentire il fruscio

dell'acqua e il soffio del vento. Le barche a vela che navigano sull'orizzonte e i vecchi

fari che si affacciano sul lago ricordano la pittura romantica di Friedrich e le settecentesche

vedute di Canaletto, richiamando la malinconica solitudine di ognuno di noi. L’elemento

acqua cosi presente nelle sue tele, tanto che possiamo intuire il movimento delle

correnti, spesso narra la fragilità del momento e del tempo che passa portandoci via.



Percorsi del gusto

a Firenze

Zeffirelli’s Tea Room

Un luogo dove l’arte incontra il gusto nella splendida cornice

della Fondazione dedicata al celebre regista

di Doretta Boretti / foto courtesy Ludovica Santedicola

Il prestigioso palazzo, che per numerosi anni ha ospitato

il Tribunale di Firenze in piazza San Firenze, fa parte

del Complesso architettonico di San Firenze. La struttura

fu completata nel 1715 e appare ai nostri occhi come un raro

esempio di stile Barocco. Dal 2017, dopo un ampio restauro

interno, il palazzo ospita il cospicuo patrimonio artistico e

culturale del grande maestro Franco Zeffirelli, il Centro Internazionale

per le Arti dello Spettacolo e, al piano terra dell’edificio,

un Tea Room, Bar&Restaurant. Quest’ultimo è un locale

di una piacevolezza e una poesia veramente uniche. Un incontro

raro di arte e cibo di qualità che invita a ritrovare momenti

di gradevole intrattenimento, sia per una breve pausa

ristoro che per un incontro conviviale o per arricchire il proprio

palato con sapori da tempo dimenticati. Menù sempre

aggiornati, rispettosi dell’antica cucina fiorentina, materie

prime fresche e genuine lavorate con estro e fantasia. Non

mancano, a qualunque ora della giornata, dolci fatti su ricette

di un tempo che fu. Le tre giovani e belle “artiste”, Ludovica

Santedicola, sua sorella Ginevra e la cugina Aurora Rossi,

hanno contribuito non poco a rendere questo luogo veramente

unico e speciale. Inoltre, seppure molto giovani, sono state

così determinate che neppure la pandemia è riuscita a piegarle.

Grazie all’asporto hanno raggiunto, con le loro squisitezze,

numerose persone, tanto da rendere più gioioso il

Ludovica Santedicola con la sua torta Sacher

In queste e nelle altre foto alcuni scorci dell'esterno e degli spazi interni della Zeffirelli's Tea Room in piazza San Firenze

54

ZEFFIRELLI’S TEA ROOM


triste e faticoso isolamento domiciliare. Adesso che per fortuna

le cose stanno migliorando e le riaperture ci permettono

di muoverci in sufficiente libertà, è giunto il momento di visitare,

numerosi, il complesso monumentale, il bellissimo museo

del grande maestro e poi fermarsi e godere di momenti di

grande piacevolezza, assaporando la cucina da favola di Ludovica

Santedicola.

Zeffirelli’s Tea Room, Bar&Restaurant

zeffirellistearoom

ZEFFIRELLI’S TEA ROOM

55


Ritratti

d’artista

Teresa Casalaina

La pittura come espressione di un linguaggio universale

di Rosanna Bari

Nata in Sicilia ad Augusta,

Teresa Casalaina

evidenzia, sin da

bambina, l'amore per la pittura

guardando dipingere lo zio.

La sua passione la porterà a

sperimentare, attraverso conoscenze

da autodidatta, anche

la decorazione di oggetti,

con particolare attenzione per

il decoro di mobili e giare. Pur

avendo seguito in ambito lavorativo

differenti interessi, continua

a mantenere viva questa

passione: sarà sempre impe-

gnata nella lettura di riviste specializzate e dedicherà costantemente

parte del suo tempo alla visita di luoghi d'arte. Questo

ha fatto sì che, negli ultimi dieci anni, abbia guardato alla pittura

con più marcato interesse, iniziando a frequentare laboratori

di pittori professionisti. Sempre più nell'ottica di un maggiore

coinvolgimento, partecipa a mostre e ad iniziative locali, vincendo

il secondo premio nell'estemporanea di pittura organizzata,

lo scorso mese di giugno, dalla "Lega navale italiana

Brucoli-Augusta". «Tutte le ragazze del mondo sono nostre figlie».

Con questa frase l'artista esprime l'idea di "universalità"

che accompagna parte della sua produzione artistica, quella

dedicata ai ritratti femminili, in cui dipinge donne di culture diverse,

e dove le modelle sono le figure a lei più care: sua figlia

e le sorelle, e le sue nipoti. La pittura quindi come mezzo privi-

Teresa Casalaina durante un'estemporanea

legiato per esprimere un messaggio universale che, attraverso

l'immagine femminile, viene così trasmesso dallo spettatore al

mondo intero, donando all'arte il potere di sublimare l'umanità.

Altri soggetti da lei preferiti sono i fiori e i paesaggi. Di recente

ha voluto confrontarsi anche con altri stili, riuscendo a suscitare

profonde emozioni attraverso le sue prime opere di pittura

astratta. Infine, la passione per l'arte e il legame con la sua

terra, l'hanno portata a ricoprire il ruolo di presidente del Comitato

"Premiarte Federico II", la cui finalità è l'organizzazione

di mostre d'arte contemporanea per sensibilizzare alla cultura

della bellezza, importante mezzo per l'accrescimento culturale

e artistico della comunità e del suo territorio.

tcasalaina@libero.it

Tempesta, acrilico, cm 100x100

Manù, acrilico, cm 60x80 Monna Isa, acrilico, cm 60x80 Orchidee, acrilico, cm 70x100

56

TERESA CASALAINA


Eventi in

Italia

La Toscana fuori dalla Toscana

La pittrice massese Maria Rita Vita e il presidente della Fondazione Nazionale

Collodi Pierfrancesco Bernacchi nel Comitato d’onore del premio CrimenCafé

patrocinato dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova

di Aldo Fittante

Nasce a Genova nel 2021 il primo premio letterario

genovese CrimenCafé, dedicato al romanzo e ai racconti

polizieschi in tutte le declinazioni possibili, dal

giallo al noir al rosenoir al gotico e alla spy story. I promotori

Luisa Pavesio, già direttore degli Istituti Italiani di Cultura della

Farnesina, e l’editore Fabrizio De Ferrari, che con la omonima

Fondazione, presieduta da Alberto Ghio, pubblicherà gli

elaborati vincitori, hanno riunito in giuria nomi illustri come

Gaetano Savatteri, giallista siciliano, e Liaty Pisani, una fra le

poche donne autrici di spy story notissima nei paesi di lingua

tedesca. Padrino e madrina del premio Bruno Morchio, gloria

del giallismo genovese, e Isabella Pileri, giovane romanziera

della scuderia De Ferrari, premio Rive Gauche 2017. La

vocazione cittadina non è tuttavia da confondersi con bieco

provincialismo, anzi la volontà degli organizzatori è quella

di invadere in futuro, pacificamente, altre regioni italiane

ed anche la scena estera. La regione con più rappresentanti

nel Comitato d’onore (di cui fanno parte, fra l’altro, l’ambasciatore

Umberto Vattani, due volte segretario generale della

Farnesina e presidente della Venice International

University, e Carla Bordoli,

fondatrice del Rotary Club di Estepona-

Sotogrande) resta però la Toscana, con

il presidente della Fondazione Nazionale

Collodi Pierfrancesco Bernacchi, il

quale, da più di un ventennio, porta la

cultura italiana nel mondo, e dalla pittrice

massese Maria Rita Vita, nota action

painter con all’attivo molte prestigiose

mostre in Italia (dal Casinò di Sanremo

al Circolo degli Esteri) e nella stessa Liguria

(Museo Navale) ed eventi di carattere

internazionale. Da poco nominata

consigliere nel corpo direttivo di Marguttianarte

(Marguttiana di Forte dei

Marmi, fondata nel 1962 dagli Artisti

del Quarto Platano: Carrà, Lazzaro, Guidi,

Funi, Ordavo e Pieraccini), nel mese

di dicembre Maria Rita Vita sarà protagonista

di un’esposizione al Palazzo

ducale di Massa intitolata Le Stanze

della Vita, con il patrocinio della Provincia

di Massa, del Comune di Massa e di

MarguttianArte. «Sarà una mostra – afferma

l’artista – curata dalla mia Peggy

G, la dottoressa Pavesio, è basata

sul dialogo ininterrotto che da sempre

Maria Rita Vita

gli artisti di ogni epoca intrattengono con i luoghi della memoria,

la propria e quella collettiva, depositata nei secoli dalla

creatività degli autori e dalla munificenza dei committenti.

In questa mostra non negherò il passato, ma offrirò al passato

l’opportunità di parlare ancora alla contemporaneità».

La mostra si svilupperà nelle tre sale della presidenza, con

un’attenta modulazione di soggetti, forme e colori. Più di venti

le opere esposte, non solo oli ed acrilici, su cui la curatrice

Pavesio commenta: «Dimostreranno la versatilità artistica di

Maria Rita Vita e la sua capacità di mantenere il focus, che

rimarrà il dialogo/contrapposizione con le sale del palazzo,

avente per fine la sinergia fra valorizzazione delle opere e risalto

degli spazi, affinché i visitatori traggano il massimo godimento

artistico ed architettonico».

La scadenza per candidarsi al premio CrimenCafé il 31 luglio

2021. Tutte le notizie sul sito www.crimencafe.com

Sito ufficiale dell’artista Maria Rita Vita: www.mariaritavita.com

MARIA RITA VITA

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Rocco Rusiello

• Visioni metafisiche •

Paesaggio metafisico con frutto magico (2021), olio su tela, cm 90x70

Equilibrio metafisico (2021), olio su tela, cm 50x70


La voce

dei poeti

Le liriche di Ermella Cintelli Molteni

Non sono che pioggia

Io non sono che pioggia.

Tu sei luce che brilla.

Come il sole tu accendi

Le mie gocce di pioggia

di bagliori multicolori.

Come l’acqua col sole

anch’io risplendo di te.

Ho trovato la felicità

L’ho cercata per tanto tempo.

Inutilmente.

Poi, all’improvviso,

ho visto dov’era.

E l’ho trovata,

finalmente!

Era… nei tuoi occhi.

L’ultimo albero

Soffocato

da muri senza sole,

tra foreste pietrificate di case

e assurdi labirinti

di strade e di piazze,

non c’è rimasto

che quell’ultimo albero spoglio.

Al cielo sporco,

senza più colore,

tende i suoi rami

silenzioso…

Non ha più voce ormai,

per gridare

la sua sete di luce.

Poetessa, pittrice e scultrice pratese, fin da giovanissima

Ermella Cintelli Molteni ha affiancato alla poesia un’intensa

attività artistica figurativa, scrivendo e dipingendo

ogni giorno della sua vita. Numerose le mostre a Firenze,

Venezia, Padova, Roma, Napoli e numerose le opere in svariate

chiese e collezioni private in Italia e all’estero. Le

sue pubblicazioni in antologie e riviste letterarie partono

dal 1973, dopo essere stata segnalata con la poesia

Sono stanca di correre sempre al 1° Concorso Nazionale

di Poesia Amici del Parnaso di Torino, e procedono

lungo tutto l’arco della sua vita, e anche oltre, con Il

Parnaso (Torino), La Nuova Europa (Firenze), Arpa (Milano),

Masso delle Fate e Toscana Cultura (Firenze). I

critici evidenziano come la sua produzione poetica sia

raffinata, incantevole e cristallina (Giovanna Bascone).

A questo proposito la commissione “Poeti e scrittori

contemporanei” Arpa di Milano commenta: «Le poesie

di Ermella Cintelli racchiudono l’anima stessa della poetessa,

che vibra ad ogni sollecitazione esterna, sia essa

derivante dalla natura o da un ricordo dell’autrice o

anche da una semplice, occasionale meditazione. Tali

stimoli esterni vengono elaborati dall’autrice alla luce

della sua ricchissima sensibilità, creando dei versi che

non esitiamo a definire di una compattezza lirica veramente

mirabile». Il professor Alessandro Muscillo osserva:

«La sua poesia evoca immagini in cui entrare in

punta di piedi e a bassa voce, nella contemplazione di

un mistero profondo. Nel vertiginoso progresso tecnologico

dei nostri tempi, che ispira talvolta un approccio

frettoloso e superficiale verso tutto ciò che lo schermo

del computer può materializzare ai nostri occhi in un istante,

quella di Ermella è una lezione preziosa, un perentorio richiamo

all’importanza di un’osservazione profonda e meditata dell’uomo

e del mondo […]. L’esperienza artistica di Ermella si propone

dunque come un nuovo umanesimo, vissuto in prima persona».

Ermella Cintelli Molteni

ERMELLA CINTELLI MOLTENI

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Il super tifoso

viola

A cura di

Lucia Petraroli

Roberto Galbiati

Il momento attuale in casa viola secondo l’ex giocatore della

Fiorentina

di Lucia Petraroli

Ex giocatore viola, di ruolo difensore, Roberto Galbiati

ha passato anni a Firenze, ricoprendo il ruolo

di allenatore in seconda della prima squadra e allenatore

del settore giovanile. Galbiati ha fatto il punto insieme

a noi sul momento in casa viola.

Che profilo sarebbe giusto sulla panchina viola?

La Fiorentina deve gettare basi importanti per ripartite.

Italiano è un profilo un po' inesperto ma visto il lavoro fatto

con lo Spezia potrà dire certamente la sua.

Dal mercato cosa si aspetta?

Il primo acquisto Gonzalez mi piace, sicuramente ci dovranno

essere molti cambiamenti. La difesa sarà uno di

quei reparti da ricostruire. Il giocatore su cui fare conto

sarà Quarta, anche perché pare che Pezzella e Milenkovic

siano destinati a lasciare. Intorno vanno aggiunti giocatori

importanti ed esperti oltre ai giovani. Igor per esempio

potrebbe dire la sua.

L’inserimento di Burdisso è giusto affianco a Pradè?

Sicuramente una persona competente e seria, può essere

utile per il mercato sudamericano. Farlo diventare il vice

Pradé però mi è sembrato un po’ troppo, credo che in casa

avessimo personaggi già da poter sfruttare, forse migliori

e utili.

Caso Antognoni?

Mi spiace molto per la situazione che si è creata. Antonio

è un valore aggiunto per la Fiorentina e la città. Sa di

calcio, è una persona importante, un nome che pesa e ha

anche una grande esperienza fatta a Coverciano con la

Nazionale.

Come giudica l’operato di Commisso in questi due anni?

Alti e bassi. Aveva molto entusiasmo all’inizio. Credo

però non abbia capito che Italia e America sono due cose

diverse. Dopo due anni penso stia incominciando a capire

di più. Il caso Gattuso insegna, anche se credo che la

colpa stia da entrambe le parti. Inesperienza da una parte,

presunzione dall’altra. Forse sperava di andare altrove,

Gattuso...

Roberto Galbiati in maglia viola nel 1980-81

Quali differenze tra questa e la sua Fiorentina?

Sono completamente diverse. All’epoca nostra il calcio

era differente. Oggi il calcio è un’azienda, prima lo si faceva

per amore, c’era voglia di portare in alto una squadra.

Oggi si pensa al denaro.

Il ricordo più bello che ha in maglia viola?

Ho tutti bei ricordi. Anche l’ultimo anno dove rischiavamo

di retrocedere. Rapporti ottimi con tutti. Il 1982 è stato

l’apice della felicità. Sia da giocatore, allenatore del settore

giovanile che secondo della prima squadra devo molto

alla Fiorentina, le sarò grato sempre.

60

ROBERTO GALBIATI


A cura di

Giuseppe Fricelli

Concerto in

salotto

Piero Farulli

Missionario e divulgatore dell’arte di Euterpe

Testo e foto di Giuseppe Fricelli

Tutti noi musicisti dobbiamo essere grati a questo grande

uomo per la devozione con cui ha sempre servito la Musica.

Sia come esecutore di talento che come docente

di prestigio, Farulli ha donato tutta la vita alla formazione di tanti

e tanti giovani esecutori. Insegnante nelle scuole più importanti

e prestigiose d’Europa, ha profuso le sue infinite capacità didattiche

nel formare splendidi esecutori. Bisogna inoltre ricordare

che Farulli è stato il violista del mitico “Quartetto Italiano” che ha

scritto una pagina indelebile nella storia dell’esecuzione mondiale.

Tanti i riconoscimenti nazionali ed internazionali assegnati al

musicista fiorentino. Fondatore e creatore della Scuola musicale

di Fiesole, centro importante per la divulgazione della musica

non solo a livello professionale ma anche epicentro di conoscenza

per tutti coloro che desiderano comprendere la meravigliosa

arte di Euterpe. Ho conosciuto il Maestro quando nella classe di

pianoforte del grande Rio Nardi frequentavo da studente il Conservatorio

di Musica Cherubini di Firenze. Essendo stato allievo,

per quattro anni, di Franco Rossi (violoncellista meraviglioso del

“Quartetto Italiano”) nella sua classe di Musica da camera, mi è

capitato spesso di esibirmi in presenza di Farulli in saggi e concerti

del Conservatorio. Mi ricordo anche di una importante occa-

sione in cui, con il flautista ed amico Mario Ancillotti, suonammo

un brano di Antonio Veretti, allora direttore del Cherubini, in presenza

di Farulli, Roberto Lupi, Vito Frazzi e Luigi Dallapiccola. Vi

voglio raccontare questo episodio che descrive l’umiltà e l’amore

che Farulli riversava in tutto quello che faceva per la Scuola di

Fiesole. Mi invitò a suonare nell’Auditorium della Scuola con l’amico

fraterno Giovanni Carmassi. Ci esibimmo in un concerto a

quattro mani. In formazione di duo Giovanni ed io abbiamo girato

il mondo. Durante la prova di sala, prima del recital, Farulli si

mise a sistemare ed aggiungere, con devoto silenzio, delle sedie

per il concerto domenicale della sua stagione concertistica.

Carmassi ed io, appena ci accorgemmo che il Maestro era impegnato

in questo inconsueto lavoro, smettemmo di provare per

aiutarlo. Piero ci invitò a continuare la nostra prova. Avrebbe pensato

lui affinché tutto fosse a posto per il concerto. Questa cosa

mi commosse profondamente e provai per questo straordinario

ed irripetibile Maestro quello che a distanza di anni provo ancora:

affetto, ammirazione, riconoscenza. Dopo il concerto di Fiesole,

Farulli mi chiese di dargli del tu, cosa che io feci con devoto amore.

Ne fui onorato. Grazie Piero! Tante sono le incisioni del “Quartetto

Italiano”, ascoltatele ed inebriatevi di bellezza.

Da sinistra, Giuseppe Fricelli con il maestro Piero Farulli

Nato nel 1948, Giuseppe Fricelli si è formato al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze diplomandosi

in Pianoforte con il massimo dei voti. Ha tenuto 2000 concerti come solista e

camerista in Italia, Europa, Giappone, Australia, Africa e Medio Oriente. Ha composto musiche

di scena per varie commedie e recital di prosa.È stato docente di pianoforte per 44 anni presso

i conservatori di Bolzano, Verona, Bologna e Firenze.

PIERO FARULLI

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Mauro Mari Maris

Un artista controcorrente

Paesaggio cinese, smalto su legno, cm 50x70

Mauro Mari, in arte “Maris”, nasce a Siena il 24 marzo del

1940. Durante l’adolescenza, si dedica alle prime prove

di pittura ma soprattutto a ricercare il suo metodo ideale.

Poi, alla fine degli anni Sessanta, inizia ad esporre le sue opere

prima in Toscana e successivamente in tutta Italia, ricevendo

ottimi risultati sia di pubblico che di critica. Nel 1972 apre a

Firenze la galleria d’arte San Frediano, che diventa un punto di

riferimento per la pittura toscana degli anni Settanta e Ottanta.

In quel periodo le sue opere raggiungono valori di mercato

consistenti e di conseguenza si trasferisce a Firenze, città simbolo

dell’arte e punto di riferimento internazionale della cultura

dell’epoca. Negli anni Ottanta tra i suoi sostenitori si evidenza

il maestro “maledetto” Mario Schifano, che, entusiasta delle

opere di Maris, decide di affiancarlo nel suo percorso artistico

per molto tempo. Con l’arrivo del nuovo millennio, un inedito

stile prende forma, la cui tecnica è stata spesso accostata al

genere Dripping/Drip art, noto nei quadri di Pollock. Dietro alle

creazioni di Maris c’è però l’uso di tecniche miste e molto studio

sul colore, qualità che lo rendono un autore fuori dal comune

e, forse, con uno stile unico al mondo. Nei suoi quadri Maris

rappresenta la realtà esaltando i sentimenti con graffi di colore

che creano un’inedita e folle armonia con aspetti futuristici

e fantastici. Ogni quadro di Maris è assolutamente originale,

ma nelle collezioni si riconosce il suo tocco audace e fuori dagli

schemi. Le sue opere racchiudono all’interno una introspettività

creata dal connubio dei colori che danno vita a immagini

surreali: ogni individuo che lo osserva scopre un mondo fantastico

differente che gli appartiene in maniera univoca.

Erika Bresci

www.mauromaris.it

mauromaris@yahoo.it

+ 39 320 1750001


Cultura e

Società

L’impegno dei giovani premiato

dal Banco Fiorentino

di Jacopo Chiostri / foto courtesy Banco Fiorentino

Afine giugno, come ormai consuetudine da molti anni,

presso la sede centrale del Banco Fiorentino a Calenzano,

si è tenuta la manifestazione Impegno Premiato, un

evento che intende premiare gli studenti, soci o figli di soci, che

si sono distinti nel corso del precedente anno scolastico – in

questo caso il 2019/2020 – conseguendo il diploma di scuola

superiore o di laurea col massimo dei voti. Sono stati premiati

ventisette giovani: ventidue per aver conseguito la laurea

con una votazione finale di 110/110 o 110/110 con lode e cin-

que per aver ottenuto il massimo dei voti nel diploma di scuola

superiore. Questi i nominativi dei premiati: Lorenzo Nannelli,

Agnese Mannucci, Valentina Balestri, Beatrice Barletti, Diletta

Borselli, Edoardo Pini, Costanza Pertici, Alberto Galassi, Roberto

Checchi, Duccio Secci, Martina Migliorini, Greta Santi, Elisa

Bonciani, Claudia Pecchioli, Elena Nuti, Arianna Miniati, Enrico

Campo, Federico Cormaci, Giulio Morelli, Francesco Manfriani,

Francesca Giachi, Caterina Cammelli, Gabriele Giannini, Ainhoa

Vermigli, Virginia Pini, Matteo Tinagli, Cosimo Del Vecchio. La

manifestazione, oltre all’attribuzione dei riconoscimenti, testimonia

il radicamento della Banca nel territorio. Il presidente del

Banco Fiorentino, Paolo Raffini, nel premiare i giovani studenti

ha così commentato: «Questo appuntamento, per noi ormai

storico, è uno dei più belli, perché abbiamo a che fare con delle

giovani eccellenze e perché è la testimonianza che la nostra

banca, oltre al suo ruolo più classico, si impegna per valorizzare,

non solo iniziative e attività, ma anche lo studio dei giovani

nel nostro territorio. È un segno di attenzione verso i nostri soci

ed espressione dello spirito cooperativo della nostra banca».

I giovani premiati nella sede del Banco Fiorentino a Calenzano

L’IMPEGNO DEI GIOVANI

63


Michael Henry Ferrell è un artista inglese che, dopo una vita passata lavorando come

scenografo teatrale, si è trasferito in Andalusia per dedicarsi totalmente e con passione

alla pittura. La laurea in Belle Arti e Design e l’esperienza nel campo delle arti

applicate e del teatro hanno permesso a Michael Ferrell di approfondire lo studio dei

comportamenti della società contemporanea, offrendogli diversi spunti per trovare uno

stile molto personale. Viaggiando molto nei paesi che predilige come Marocco, Sud

America, Francia e Italia, spesso dipinge scene di vita urbana, dove presta attenzione

agli angoli di integrazione delle persone, come i mercatini con le bancarelle colorate, i

bar con gli aperitivi, le piazze e i viali. L’artista cattura tutti i momenti belli della vita sociale

dei centri abitati per trasmettere ottimismo e gioia. Le sue opere si sostituiscono

all’album dei viaggi che l’artista completa, mostrando la bellezza e la felicità di far

parte di un mondo pieno di differenze culturali, le quali, secondo lui sono la nostra ricchezza.

Usa colori chiarissimi e le sue tele, piene di luce, danno una sensazione di vibrazione

d’area, ricordando con la tematica e con la tonalità i quadri di Pier Auguste

Renoir. Rappresentando tutto ciò che è bello e che crea coesione umana, Ferrell sottolinea

che la vita nelle città può renderci felici, è sufficiente che impariamo a catturare le

cose belle che ci circondano ed interagiamo con l'ambiente circostante in maniera positiva,

come dimostra l’artista usando una tavolozza dai colori puri e chiari che trasmettono

il suo amore e la gratitudine per la vita ricevuta. Molto bella è la serie dedicata a

Venezia che ha realizzato durante uno dei suoi viaggi e dove riesce a cogliere l'effimera

atmosfera della città lagunare, rendendo omaggio alla Serenissima e ai suoi cittadini.



Di-segni

astrologici

A cura di

Manuela Ambrosini

Cancro

Sensibile, empatico e con doti da leader

di Manuela Ambrosini

Amorevole amico del Cancro tu sei la dolcezza fatta

persona. Tanta tenerezza e capacità di cura, messe insieme,

sono un balsamo per coloro che ti sono attorno.

A volte hai bisogno di imparare la lezione: crescere insieme

è diverso da dipendere. Nel tuo cuore c’è spazio per tutti e tu

senti ogni singolo palpito delle emozioni degli altri. Per questo

è così difficile distaccarti. Uno sguardo, una carezza, una parola

di conforto non ti mancano mai per coloro che ti sono cari.

Tanto che, in certi momenti, rischi di cadere nella malinconia a

causa del dispendio emozionale che ti provoca la compassione.

Potresti mescolare, se sei poco allenato a distinguerle, le

Salvatore Sardisco, Cancro (2020), linearismo continuo, biro su carta, cm 33x24

www.salvatoresardisco.art / + 39 335.5394664

Stefano Mancini, Il Re Giocondo alla conquista del mondo, tecnica

mista e collage, cm 30x30x15

Opera acquistabile presso:

Boîte-en-valise Arte

Via del Battistero 54 - 55100 Lucca

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tue emozioni con quelle degli altri, rimanendo, per questo, un

po’ confuso rispetto ai confini da mantenere. A volte è meglio

farsi da parte e coltivare uno scambio più equo: che ne pensi?

Un aspetto ombra, che potresti vivere, è la pigrizia, che tuttavia

ti conferisce una notevole leadership. Infatti, nessuno meglio

di te sa rintracciare le qualità altrui e dirigere ciascuno a

compiere quelle azioni che sono maggiormente confacenti alla

propria realizzazione. In alcuni studi si è visto che molti manager,

al contrario di quanto ci si potesse attendere, sono del

segno del Cancro. Questo è vero, soprattutto nella nostra epoca,

in cui le competenze emozionali sono alla base di una buona

capacità di comando. Il contatto con i bimbi e con l’infanzia

sono fondamentali per te. Ti puoi realizzare facilmente in mestieri

che ti mettono in relazione con la sfera dei più piccoli e la

tua casa sarà ricca di ninnoli che ricordano i momenti di quando

eri bambino/a. La dimensione interiore che vivi meglio è

sempre in una relazione di continuità con il fanciullo che hai

dentro, pronto ad emergere in qualsiasi contesto giocoso o tenero.

Rimodellare la visione per focalizzare meglio la direzione

da intraprendere può essere un buon modo per avvicinarti alla

tua realizzazione. Tu, infatti, hai bisogno di dare vita a sicurezze

emotive e questo non può prescindere da un profondo lavoro

sul potenziamento dell’autonomia. Attento a non chiuderti,

a volte ti senti ferito dall’insensibilità umana e potresti scegliere

di isolarti. La tua connessione con la verità del cuore ti può

sempre aiutare, resta acceso.

Astrologa, professional counselor, facilitatrice in costellazioni

familiari, è fondatrice del metodo di crescita personale Oasi di

Luce e insegnante di Hatha Yoga. Vive e lavora a Monsummano

Terme, effettua incontri individuali di lettura del tema natale astrologico

e di counseling ed è insegnante del corso online di astrologia

umanistica Eroi di Luce.

+ 39 3493328159

www.solisjoy.com

manuela.ambrosini@gmail.com

Solisjoy

Manuela coccole per l’anima

66

CANCRO


A cura di

Manuela Ambrosini

Di-segni

astrologici

Leone

Il re dello zodiaco

di Manuela Ambrosini

Generosità, questa è la parola che meglio di altre descrive

chi nasce nel segno del Leone. Tu sei un coacervo

di spontaneità luminosa, brillante centratura e

facile prosperità. Ti riesce immediato entrare in un ambiente

e richiamare verso di te tutti gli sguardi dei presenti, perché

gli altri notano che c’è qualcosa di magnetico che proviene

da te. Non ha importanza se sei di bella presenza o meno, è

quella forza che si sprigiona dal tuo stesso essere, che attrae

verso di te l’attenzione. Tu sei nato/a con la leadership nelle

vene. La creatività ti rende unico/a per come riesci ad inventarti

ed inventare la vita. Poi, scusa se è poco, dentro di te alberga

un cuore immenso e ti piace che intorno a te anche gli

altri risplendano nel loro più alto potenziale. Sei molto portato

per condurre interrelazioni umane basate sulla ricerca

del benessere per tutti e strutturate in team flessibili, di cui

tu puoi essere indiscutibilmente il capo, e questo fa del tuo

buon intento un ottimo balsamo per l’anima di chi collabora

con te a qualsiasi livello. Chi ti sta accanto si sentirà sempre

protetto. Ti diletta essere compiaciuto, la tua partner o il

Luca Bellandi, Golden heart, serigrafia polimaterica, cm 80x65

Opera acquistabile presso:

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Salvatore Sardisco, Leone (2020), linearismo continuo, biro su carta, cm 33x24

www.salvatoresardisco.art / + 39 335.5394664

tuo partner, non sapranno come, ma si troveranno spesso inginocchiati

a coccolare il loro re, la loro regina. In cambio,

verranno sfiorati, comunque e sempre, dalla tua energizzante

allegria, buon umore e piacere di far stare bene chi hai accanto.

Il tuo pianeta dominante è il Sole, l’archetipo della divinità

che guida il carro che trasporta la luce. Puoi fare a meno

di sentirti un dono? Direi proprio di no. Perciò via alle danze,

vesti il tuo abito migliore e recati alla festa dell’esistenza

con brillante savoir faire, ci sono diversi obiettivi da raggiungere.

Coco Chanel e C.G. Jung erano due Leoni, ho detto tutto!

Dove regna la paura o la barbarie tu sei il paladino che

con coraggio si presenta per difendere, con la virtù della forza

e della fierezza, i deboli e gli innocenti. Puoi celebrare il

rito dell’estate più calda con un abito speciale e festeggiare

la tua presenza nel mondo con la spontanea avvolgenza

del Fuoco, il tuo elemento. Mai nulla sarà più piacevole di vederti

entrare nello spirito della festa, con una danza rituale,

che echeggia il senso più profondo della vita. Non cedere alle

provocazioni di quelli che hanno invidia nei tuoi confronti,

non sei certo il tipo che si lascia giudicare dagli altri: cammina

a testa alta e divora la scena, come solo tu sai fare!

LEONE

67


Paolo Lacrimini

La poesia del visibile

paololacrimini@alice.it

Natura morta con uova, acrilico su tavoletta di legno, cm 30x40


A cura di

Franco Tozzi

Toscana

a tavola

Enrico Caruso

Maestro sul palco e tra i fornelli…

di Franco Tozzi

Il prossimo 2 agosto sarà il centenario della morte del grande

Enrico Caruso, il quale, nato a Napoli, visse molto tempo

in Toscana, dove aveva acquistato una bellissima villa sulle

colline di Lastra a Signa. Oltre che un grande tenore era anche

un abile cuoco che si dilettava a preparare cene conviviali per gli

amici ai quali ripeteva spesso: «Dite pure di me che sono un modesto

tenore, ma non dite che sono un cattivo cuoco». Amava

Lastra a Signa, tant’è che, nel giugno del 1918, prese la tessera

di Socio Onorario della Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai

di Signa e Lastra, a conferma dello stretto legame con questo

territorio. La sua passione come cuoco era conosciuta a livello

internazionale: pare fosse solito intrufolarsi nelle cucine dei vari

ristoranti italiani di Brooklyn e cucinare per i suoi accoliti. Un

amore confermato anche nei periodi di soggiorno a Villa Bellosguardo

(oggi Villa Caruso Bellosguardo), dove il tenore-gourmet

si cimentava spesso ai fornelli. Un primo piatto di sua invenzione

è la “pasta alla Caruso” preparata con gli spaghetti. A partire dalla

sua morte e perfino in alcuni ricettari fino agli anni Quaranta si

trovano altre ricette attribuite al tenore oppure a lui dedicate: questa

invece è certamente sua. Da tempo, l’Accademia del Coccio

l’ha inserita nel menù, facendola diventare uno dei propri “piatti

forti” come lo era già stato per Caruso. Per rispetto del tenore e

della sua terra d’origine, all’Accademia questo primo viene preparato

con una pasta tipicamente napoletana, i paccheri, che consentono

anche un miglior mantenimento dell’intingolo.

La ricetta: paccheri alla Caruso

Ingredienti per 4 persone:

Enrico Caruso

Accademia del Coccio

Lungarno Buozzi, 53

Ponte a Signa

50055 Lastra a Signa (FI)

+ 39 334 380 22 29

www.accademiadelcoccio.it

info@accademiadelcoccio.it

- paccheri 400gr.

- olio d’oliva

- 2 spicchi d’aglio

- 3 pomodori grossi

San Marzano

- 1 peperone giallo

- 6 zucchine

- farina

- origano

- basilico fresco a volontà

- peperoncino intero

- sale

Soffriggere 2 spicchi di aglio in olio extra vergine di oliva; appena

dorati, toglierli e aggiungere 3 grossi pomodori maturi

del tipo San Marzano spezzettati grossolanamente. Cuocere

a fuoco vivace per qualche minuto, aggiungere poi un peperone

giallo tagliato a listarelle. Aggiustare di sale e aromatizzare

con un pizzico di origano, basilico fresco abbondante e

peperoncino rosso spezzettato (non in polvere). Nel frattempo,

friggere a parte quattro zucchine tagliate a fette sottili

e passate nella farina. Mettere a cuocere i paccheri; quando

saranno alla giusta cottura (non troppo al dente), scolare

e condire con il sugo mantenuto caldo in padella. Aggiungere

a pioggia le zucchine come decorazione (ma non solo).

Paccheri alla Caruso (chef Stefania Bandinelli, ph. Livia Tozzi)

ENRICO CARUSO

69


Il cinema

a casa

A cura di

Lorenzo Borghini

L’esercito delle 12 scimmie: il futuro è storia

di Lorenzo Borghini

Il futuro è storia», questa la tagline del film L’esercito

delle 12 scimmie, e dopo venticinque anni dall’uscita

possiamo dire che la storia l’ha fatta davvero... alme-

«no quella dei film di fantascienza. “Il re del paradosso” Terry Gilliam,

nel lontano 8 febbraio 1995, iniziava a girare quello che

probabilmente è il miglior film sui viaggi temporali. Liberamente

ispirato a La jetée, piccolo capolavoro sperimentale del regista

francese Chris Marker, il film consiste in una storia di fantascienza

post-apocalittica. Siamo nel 2035 e il 99% della razza umana

è stato sterminato da un virus letale. I superstiti sono costretti a

vivere sottoterra per sfuggire al contagio, mentre gli animali dominano

incontrastati il pianeta. I detenuti, muniti di speciali tute

ermetiche, sono obbligati a salire in superficie per raccogliere

prove utili per riuscire a comprendere la catastrofe.

James Cole (un commovente Bruce

Willis), uno dei detenuti migliori, viene inviato

nel passato per indagare sui fatti che hanno

portato all'estinzione dell'umanità. Gli scienziati

dominano la comunità, disposti a tutto

pur di trovare un antidoto e poter riconquistare

la superficie. Cole appare nel 1990 anziché

nel 1996, viene arrestato e rinchiuso in

un ospedale psichiatrico. Un sogno ricorrente

lo perseguita come una profezia. La macchina

del tempo non ha fatto il suo dovere e Cole

viene imbottito di tranquillanti perché ritenuto

pericoloso e affetto da disturbi mentali. Nessuno

gli crede anche se la dottoressa Railly

(Madeleine Stowe) intravede qualcosa in lui,

come se si conoscessero da sempre. Qui conosce

il folle Jeffrey Gonies (Brad Pitt) con cui

stringe una strana amicizia. Cole tenta la fuga,

ma viene fermato, sedato e chiuso in isolamento.

D’un tratto puff, scompare e riappare

nel 2035. Viene mandato di nuovo nel passato

ma... eccolo in versione soldato durante la Prima

Guerra Mondiale. Tempo di prendersi una

pallottola e viene rispedito nel futuro per poi

approdare (finalmente) nel 1996, pochi mesi

prima del contagio, in cui strani murales tappezzano

di rosso Philadelphia. Gilliam è stato

sempre attratto dal concetto di libertà, fin dal

lontano 1985, anno di uscita di Brazil, capolavoro

sci-fi pregno di rimandi al romanzo 1984

di George Orwell, fonte di ispirazione per tutta

la fantascienza moderna. Anche nell’esercito

delle 12 scimmie il concetto di libertà torna

forte e pieno di tristezza. I detenuti vengono

osservati da schermi multipli come cavie da

laboratorio. Schermi che simboleggiano l’estraneazione

dovuta all’avvento tecnologico

del tempo. Vivono dentro gabbie come bestie in un’atmosfera

da giorno del giudizio. Tutto è plasmato e ingigantito, deformato

dall’uso della lente di Fresnel, come in Brazil, usata dal fido

Roger Pratt (direttore della fotografia), come scimitarre per tagliare

mondi, universi incontrollati che sbalzano tra la mente di

Cole e la realtà. Il concetto di libertà è racchiuso benissimo nella

voglia di Cole di respirare l’aria, cosa che ormai, nel 2035, nessuno

può fare. Storia profetica quindi, perché ormai, anche la

nostra Terra rischia di diventare un pianeta ostile, per via dell’inquinamento

e del surriscaldamento dell’ecosistema sempre più

immanente. E se dovessimo ritrovarci anche noi, prima o poi, a

vivere sottoterra? Cole lotta fino alla fine per cambiare il futuro,

e noi, ne saremo in grado?

70

L’ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE


A cura di

Michele Taccetti

Eccellenze toscane

in Cina

Torrini 1369 Jewels

Un’eccellenza orafa toscana da quarant’anni sul mercato cinese

di Michele Taccetti

Quarant’anni fa la storica Gioielleria Torrini di Piazza

del Duomo a Firenze, il cui marchio è del 1369, iniziava

il suo cammino verso la Cina appena aperta

al mondo occidentale dal “piccolo timoniere” Deng

Xiao Ping che aveva varato nel 1979 la “politica delle porte

aperte” per dialogare con il mondo occidentale. Da sempre

Franco Torrini guardava a quei mercati, ma la decisione

di entrare in quello che sarebbe stato il grande mercato del

futuro, che allora si poteva solo immaginare, fu presa grazie

alla vicinanza dell’amico Ubaldo Taccetti, che proprio

con il progetto Torrini decise di spostare la sua attività da

New York alla Cina. Il progetto ambizioso è ben strutturato

si scontrò con le problematiche cinesi legate sia alla poca

esperienza di un paese appena aperto al mondo e sia alle

restrizioni di operatività che le istituzioni volontariamente

applicavano per controllare le materie prime come oro e

pietre preziose. In quei primi anni di apertura della Cina sviluppare

una collaborazione societaria con partner stranieri

era molto complicato. Le società miste richiedevano elevati

capitali per la costituzione e soprattutto la maggioranza

delle quote doveva essere detenuta dal partner cinese. Per

tutta questa serie di motivi, la Torrini decise di investire su

altri mercati, pur mantenendo contatti continui con il mercato

cinese, grazie anche all’amicizia fra Ubaldo Taccetti e

Franco Torrini. Quarant’anni dopo ecco che si presentano

Ubaldo Taccetti e Franco Torrini a Pechino

nuove opportunità. Il mercato

cinese si apre ed i dazi

in import sembrano ridursi;

una parte della popolazione

cinese, rappresentata

da consumatori maturi, apprezzano

il made in Italy di

qualità e di altissimo livello;

inoltre il governo cinese

promuove lo sviluppo di collaborazioni

in questo settore

soprattutto con il nostro

paese e promuove partnership

con realtà qualificate,

ma anche con brand storici

che possano dare visibilità,

valore aggiunto, unicità

e continuità alle produzioni Guido Torrini, amministratore della Torrini

1369 Jewels

locali. Per tutti questi motivi

“la lunga marcia” di Torrini

è arrivata oggi ad una tappa fondamentale. La nuova

generazione si chiama Guido Torrini che ha nel DNA molto

del nonno Franco con cui si confronta quotidianamente. Il

mondo non è quello di quarant’anni fa, così come l’organizzazione

Torrini, che oggi è più snella, ma che con l’e-commerce

riesce ad essere sempre internazionale. Di certo c’è

che la Cina è sempre un mercato difficile e anomalo come lo

era quarant’anni fa, fatto per i grandi gruppi, ma dove spesso

hanno successo le piccole e medie imprese che hanno

flessibilità e capacità imprenditoriale. Questa lunga storia

di Torrini con la Cina coincide con la storia dei Taccetti della

seconda e terza generazione ed è la storia di un’amicizia

sincera che può essere riassunta in un noto proverbio cinese

tanto caro agli amici Franco e Ubaldo: Chi si incontra

all’alba non si lascia al tramonto.

Torrini 1369 Jewels

Tifran Gioielli s.r.l.

Piazza Duomo 12r / 50122 Firenze

+39 055 230 2401

www.torrinijewels.com

Amministratore unico di China 2000 SRL e consulente per il

Ministero dello Sviluppo Economico, esperto di scambi economici

Italia-Cina, svolge attività di formazione in materia di

marketing ed internazionalizzazione.

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

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Michele Taccetti

TORRINI 1369 JEWELS

71


Franco Carletti

Il canto della natura

Nato a Gaiole in Chianti nel 1954, Franco Carletti vive e lavora a Siena. Ha iniziato a dipingere da giovanissimo sostenuto

dalla sua insegnante pittrice. Ha partecipato a numerose esposizioni in Italia e all’estero. Le sue sono visioni

espresse con essenzialità, aspetti del paesaggio e della natura, figure femminili, temi sociali in una ricerca

continua di materiali e tecniche pervasa da una vena romantica. Premiato dall’Accademia Internazionale Medicea a Firenze

a Palazzo Vecchio. nel Salone dei Cinquecento, in occasione del Premio Lorenzo il Magnifico nel 2018, è stato recensito da

numerosi critici d’arte e ha aderito a numerosi progetti di Giammarco Puntelli, con il quale ha esposto anche al Museo Storico

Nazionale di Tirana ed a Berlino, con una personale alla Gallerie Lacke & Farben nel 2019. Il suo catalogo personale, con il

contributo critico di Sgarbi, è stato presentato a Milano in occasione di una mostra personale alla Milano Art Gallery nel 2018.

Nel 2021 parteciperà ad Expo Dubai con la mostra Pace e Amore a cura di Giammarco Puntelli. Terrà inoltre una personale a

Siena, al Palazzo Chigi Zondadari (via Banchi di Sotto 46), dal 22 luglio al 17 agosto (orari 9/13-15/18).

francocarletti54@gmail.com


A cura di

Stefano Marucci

Storia delle

religioni

Riflessioni sull’enciclica di

papa Francesco Laudato si’

di Valter Quagliarotti

1^ parte

Una premessa è d’obbligo circa il Cantico di frate Sole,

Cantico che, secondo la testimonianza concorde

di Tommaso da Celano e di altre fonti biografiche,

venne composto da Francesco negli ultimi anni della sua vita

(forse i primi mesi del 1225) quando era gravemente ammalato,

sofferente agli occhi tanto da non sopportare la luce

del giorno, e costretto all’oscurità di una celletta di stuoie

costruita per lui presso San Damiano. Si tratta di una preghiera

di lode pensata da San Francesco come atto di culto

solenne in cui tutta l’umanità e l’intera creazione vengono invitati

a partecipare con la parola, e con la vita. «Laudato sie,

mi’ Signore, cum tucte le Tue creature, spetialmente messer

lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. […].

Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l’ai

formate clarite et pretiose et belle». Ciò che emerge dal Cantico

è questo rapporto di paternità-figliolanza che esiste tra

il Signore e le creature che egli ha “formate” nel cielo e sulla

terra. Questo sentimento di fraternità che stringe Francesco

alle cose è un legame complesso, esso si fonda sul senso

della paternità di Dio, che dà vita e bellezza e forza a tutte le

creature, raggiungendo il suo vertice quando l’uomo e le creature

diventano un’unica lode vivente del loro Padre e Creatore.

Specchio della bellezza e della bontà di Dio, fa sì che

tutte le creature parlano nei modi più vari del loro Creatore:

l’acqua «utile et humile et pretiosa»; il fuoco «bello et iocundo

et robustoso et forte». Dopo questa breve premessa,

passiamo al documento oggetto di questa riflessione. Laudato

si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra: papa Francesco

ponendosi sulla scia di Francesco d’Assisi, cerca di

spiegare l’importanza di un’ecologia integrale, in cui la preoccupazione

per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno

nella società ma anche la gioia e la pace interiore risultano

inseparabili. Non a caso il Papa si rivolge «a ogni persona

che abita su questo pianeta». Nei sei capitoli dell’Enciclica,

il Papa evidenzia che la nostra terra, maltrattata e saccheggiata,

richiede una “conversione ecologica”, un “cambiamento

di rotta” affinché l’uomo si assuma la responsabilità di un

impegno per “la cura della casa comune”. Impegno che include

anche lo sradicamento della miseria, l’attenzione per i

poveri, l’accesso equo, per tutti, alle risorse del pianeta. Due

appaiono le questioni del nostro tempo che trovano spazio

nella Laudato Si: il lavoro e la casa. La crisi ha generato molta

sofferenza in tante persone che improvvisamente si sono

trovate alle prese con tutta una serie di difficoltà lavorative.

Il tutto aggravato anche da questa pandemia che non ha risparmiato

nessuno, anzi ha accentuato la grave crisi del lavoro.

E come effetto domino della mancanza di un lavoro

stabile diviene il problema della casa, anche in virtù dei mancati

introiti economici. Il lavoro è vocazione di ogni uomo

sin dalla creazione. Per questo, in un significativo passaggio

l’enciclica afferma: «Aiutare i poveri col denaro dev’essere

sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle

emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe essere sempre di consentire

loro una vita degna mediante il lavoro». Accanto al

tema del lavoro, l’enciclica offre un quadro del dramma che

l’intero pianeta sta vivendo, tra inquinamento, uso eccessivo

della terra, riscaldamento globale della Terra che sta provocando

uno scioglimento inarrestabile dei ghiacciai, con il

conseguente innalzamento degli oceani. Il Papa infatti mette

in guardia dalle gravi conseguenze dell’inquinamento e da

quella “cultura dello scarto” che sembra trasformare la terra,

«nostra casa, in un immenso deposito di immondizia». Dinamiche

che si possono contrastare adottando modelli produttivi

diversi, basati sul riutilizzo, il riciclo, l’uso limitato di

risorse non rinnovabili.

ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO

73


B&B Hotels

Italia

B&B Hotels a Firenze

La scelta migliore per coniugare qualità e prezzo

di Chiara Mariani

In Toscana, nella città culla del Rinascimento, si trovano

il B&B Hotel Firenze City Center e il B&B Hotel Firenze

Nuovo Palazzo di Giustizia, facenti parte della catena

internazionale B&B Hotels con più di 530 hotel in Europa e

48 in Italia. Che tu abbia bisogno di viaggiare per lavoro o

per piacere, o che tu voglia semplicemente riscoprire la tua

città da un’altra prospettiva e muoverti in prossimità, queste

due strutture sono la scelta ideale per coniugare qualità e

prezzo all’insegna del relax e del comfort. Un’ospitalità, quella

di B&B Hotels, volta a soddisfare ogni tipo di esigenza e

declinata in totale sicurezza grazie al protocollo di sanificazione

dedicato garantito dal Safety Label High Quality Anti

Covid-19, a tutela della salute di tutti. Ogni camera delle due

strutture dispone di un bagno privato, Wi-Fi super veloce gratuito,

TV a schermo piatto con canali Sky e satellitari. Nella

hall è a disposizione un pratico B&B Shop con una vasta scelta

di bevande, snack dolci e salati, piatti pronti da scaldare

nel microonde e un corner beauty con prodotti per il viso, make

up e funzionali set da viaggio con tutto l’indispensabile

per un soggiorno in hotel. Le strutture della catena sono tutte

pet friendly e pronte ad accoglierti insieme al tuo animale

domestico. Il B&B Hotel Firenze City Center si trova nel cuore

della città, nel quartiere Santa Croce, a soli dieci minuti a

piedi dal duomo di Firenze e dalle principali attrazioni, come

Piazza della Signoria, Ponte Vecchio e Palazzo Pitti. In

posizione strategica, tra la stazione ferroviaria Santa Maria

Novella, la stazione di Firenze Rifredi e l’aeroporto di Firenze-Pretola,

il B&B Hotel Firenze Nuovo Palazzo di Giustizia è

la struttura ideale per muoversi comodamente per tutto il capoluogo

fiorentino.

B&B Hotel Firenze City Center

74

B&B HOTELS A FIRENZE


Su B&B Hotels

Destinazioni, design, prezzo. B&B Hotels unisce il calore e

l’attenzione di una gestione di tipo familiare all’offerta tipica

di una grande catena d’alberghi. Un’ospitalità di qualità

a prezzi contenuti e competitivi, senza fronzoli ma con una

forte attenzione ai servizi. Camere dal design moderno e

funzionale con bagno spazioso e soffione XL, Wi-Fi in fibra

fino a 200Mega, TV 43” con canali Sky e satellitari di sport,

cinema e informazione gratuiti. Nei B&B Hotels sono presenti

Smart TV che offrono un servizio di e-concierge per

scoprire la città a 360°

B&B Hotel Firenze Nuovo Palazzo di Giustizia

B&B HOTELS A FIRENZE

75


A tavola

con...

A cura di

Elena Maria Petrini

A tavola con... Jun Ichikawa

Attrice e doppiatrice giapponese, racconta in questa

intervista i suoi “cibi della memoria”

di Elena Maria Petrini

Nasce una nuova rubrica dedicata al

“cibo della memoria”, dove gli artisti e

personaggi del mondo dello spettacolo,

e non solo, ci racconteranno i loro gusti culinari

collegati a ricordi o ad episodi particolari

della loro vita. Apriamo questa nuova rubrica

con l’attrice e doppiatrice giapponese, naturalizzata

italiana, Jun Ichikawa. Nasce nella città

di Kumamoto nell’isola di Kyūshū nel sud

del Giappone da una famiglia di musicisti: il

padre, tenore laureatosi in una delle università

più prestigiose di Tokyo, e la madre, soprano

ed insegnante di pianoforte, si conobbero

a Roma. Una storia, la loro, quasi d’altri tempi,

in cui entrambi, destinati ad altro, intraprendono

questo amore proibito. Così, rientrati in

Giappone, nasce Jun che trascorre i primi anni in famiglia per

poi stabilirsi definitivamente a Roma, all’età di 8 anni, dove

potrà apprendere gli studi classici e le lingue, oltre alla sua

grande passione per la danza classica, e dall’età di 13 anni

frequentare anche la scuola di recitazione. Ha vissuto per diversi

anni nelle principali città del granducato, dove ha potuto

apprezzare il gusto toscano ed i suoi piatti tipici, ma anche

in altre città italiane come Napoli, Venezia, Milano e Torino.

Ha lavorato nel cinema, in TV e in teatro. Ha iniziato la sua

carriera con grandi registi come: Ermanno Olmi, Dario Argento,

Giuseppe Tornatore, Stefano Bessoni e Alessandro Siani.

Jun Ichikawa (ph. Azzurra Primavera)

Tra le sue recenti interpretazioni ricordiamo la serie RAI L’allieva,

con Alessandra Mastronardi, il film Addio al nubilato di

Francesco Apolloni (produzione Minerva Pictures) oggi in onda

su Amazon Prime Video, ed infine il film della Walt Disney

ora su Disney + Raya e l’ultimo drago. La ricordiamo anche interprete,

una decina di anni fa, nel ruolo di sottotenente Flavia

Ayroldi nella serie TV su Canale 5 RIS - Delitti Imperfetti.

Perché hai fatto l’attrice?

In tutto quello che faccio cerco di portare un messaggio alle

persone, sono anche una terapeuta giapponese e

portare un messaggio agli altri è per come una missione.

Credo di aver scelto il paese giusto per imparare

a recitare dalla commedia dell’arte e apprezzo

molto anche l’arte culinaria italiana.

Come ti senti ad esser cresciuta in nazioni considerate

come la “patria del gusto”?

Jun Ichikawa insieme alle attrici Chiara Francini (da sinistra), Antonia Liskova e Laura Chiatti

Mi sento molto fortunata ad esser cresciuta in

due nazioni dai popoli molto curiosi e soprattutto

da una famiglia molto agiata, dai gusti raffinati,

attenta al cibo gourmet e grazie alla quale

ho potuto sperimentare le diverse tipologie di

cucina internazionale spaziando tra le migliori

al mondo come quella giapponese, italiana

e francese. Ricordo mia nonna che mi portava

ad assaggiare i vari piatti della cucina ricercata

giapponese, spaziando da quelli a vapore,

marinati o crudi, fino a quelli affumicati, dove

76

JUN ICHIKAWA


Doppiatrice nel film Disney, ora su Disney +, Raya e l’ultimo drago (copyright ©2021 Disney.

All Rights Reserved)

l’estetica era sempre ricercata. E poi in Italia ho potuto

proseguire questi assaggi, sempre ricercati, che considero

emozioni culinarie.

Quali sono i tuoi piatti preferiti tra quelli che

hai potuto gustare durante la tua permanenza

in Toscana?

Direi che quando viaggio mi piace andare per

i mercati e sentire i profumi della frutta e verdura

stagionale di quel luogo; in questo caso

in Toscana ho potuto apprezzare alcuni sapori

caratteristici come quello della ribollita e la

pappa al pomodoro, ma anche altre tipicità dei

luoghi toscani.

Se dovessi descrivere il tuo “cibo della memoria”,

quale ricordi con più emozione?

Il cibo per me è legato all’emozione e alle

esperienze con le persone. Ricordo il momento

della colazione con i miei nonni in cui mi

ritrovavo a gustare la tipica colazione giapponese

preparata da mia nonna. Mi svegliavo alle

5,30 per andare al parco con mio nonno a

fare ginnastica che trasmetteva la radio nazionale,

e, dopo una preghiera al tempio, rientravamo

a casa per la colazione che intanto mia

nonna aveva preparato: era composta da 1 pesce

alla griglia, riso bianco al vapore, una zuppa di

miso e verdure. Ancora oggi, se faccio una colazione

così, mi sento un leone per tutta la giornata perché

questi abbinamenti e combinazioni alimentari mi danno

molta energia.

C’è un ricordo divertente legato ad un cibo o un momento

che ha creato atmosfera?

Sì, ne ho diversi. Uno, ad esempio, è legato ad un viaggio

in Puglia con degli amici. Dopo esserci fermati

per comprare ad un chiosco un pollo arrosto, ci mettemmo

a mangiarlo con le mani sul cofano della macchina.

Eravamo anche schizzinosi in realtà, eppure ci

trovammo tutti a fare la stessa identica cosa e ad imbrattarci

con questo pollo; poi, per lavarsi, visto che

non c’erano fontanelle, ci siamo buttati tutti in mare.

È stato molto divertente, sono cose che uniscono. Come

in un film, una sorta di horror, dove durante le riprese

al regista venne in mente di fare una scena per

farci giocare col cocomero e, ad un certo punto, è partita

una guerra tra gli attori e mi sono ritrovata con la

testa dentro al cocomero, un ricordo divertentissimo.

Dopo questo brutto periodo di pandemia hai un

messaggio per i nostri lettori?

Augurerei a tutti di poter riscoprire le emozioni legate

al contatto con i vostri cari e riscoprire la bontà del cibo

condiviso. Vogliamoci più bene, mangiamo meglio per avere

una lunga vita.

Jun Ichikawa durante una degustazione al ristorante stellato Zia di Roma (ph. Maurizio Mattei)

JUN ICHIKAWA

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Benessere e cura

della persona

A cura di

Antonio Pieri

Prenditi cura dei tuoi capelli durante l’estate

di Antonio Pieri

L’estate e il caldo sono arrivati e questo significa che

finalmente possiamo tornare a concederci qualche

giorno di relax al mare, in montagna o visitare una

delle nostre splendide città, accompagnati da giornate finalmente

serene. Dobbiamo però prestare molta attenzione al

sole, non solo per quanto riguarda la pelle utilizzando creme

che proteggano dai raggi UV: il sole, insieme al cloro della piscina

o all’acqua salata del mare, può danneggiare anche i

nostri capelli rendendoli secchi e sfibrati.

Detersione profonda con prodotti naturali e biologici

La prima cosa da fare per porre rimedio a questa situazione

è detergere i capelli con prodotti naturali e biologici. L’olio extravergine

di oliva è capace di nutrire a fondo le fibre capillari

e ridare vita al capello. Lo shampoo naturale normalizzante

della linea Prima Spremitura di Idea Toscana ha come principio

attivo l’olio extravergine di oliva toscano IGP biologico.

Questo prezioso ingrediente è in grado di ristabilire, già dopo

poche applicazioni, il naturale equilibrio del cuoio capelluto,

donando ai capelli lucentezza, morbidezza e vitalità. Un

piccolo trucco: l’ultimo risciacquo deve essere effettuato con

acqua fredda per rendere la chioma ancora più lucente.

mandorle e argan. L’estratto biologico di mandorla è un ottimo

emolliente naturale per capelli crespi, idrata in profondità

ed è un rimedio naturale anche per la forfora. L’argan è ricco

di vitamina E ed è adatto a tutti i tipi di capelli; aiuta a reidratare

e fortificare la capigliatura, rendendola brillante e lucente.

Consigli e “trucchetti”

Per pettinare i vostri capelli scegliete un pettine a denti larghi,

in modo da non rischiare di spezzare il capello. Se preferite

la spazzola, è consigliabile usare quelle con i gommini

all’estremità dei dentini perché compiono un’azione massaggiante

sulla cute. Dopo il lavaggio, utilizzare sui capelli

un balsamo naturale ristrutturante, possibilmente a base di

olio extravergine di oliva toscano IGP biologico con proprietà

idratanti e nutrienti, ideale per proteggere la fibra del capello,

migliorare le doppie punte e rendere la chioma così più facile

da pettinare. L’ultimo consiglio è quello di riscoprire durante

questa estate le bellezze della nostra regione, dal mare ai

monti alle città d’arte…

Succo d’uva: un altro prezioso alleato

Non solo olio pregiato, ma anche succo d’uva, e non stiamo

parlando di una tavola imbandita nel bel mezzo del Chianti,

ma di un altro ottimo alleato per la salute dei capelli. Il succo

d’uva biologico infatti è un rimedio naturale idratante e

nutriente per la cura dei capelli secchi e favorisce la rigenerazione

di nuove cellule, rendendo elasticità e forza ai capelli.

Bio Le Veneri con succo d’uva biologico

La linea Bio Le Veneri di Idea Toscana ha come principio attivo

proprio il succo d’uva biologico che, unito ad altri ingredienti

naturali, fornisce il giusto nutrimento al capello, dando

come risultato una chioma spendente e in salute. La linea è

composta da: shampoo per capelli secchi, shampoo per capelli

grassi e shampoo per capelli normali. In particolare lo

shampoo per capelli secchi è indicato per la cura dei capelli

stressati dalla salsedine dopo una giornata di mare. Infatti

le proprietà del succo d’uva si uniscono a quelle degli oli di

Vi aspettiamo nel nostro punto vendita in Borgo Ognissanti 2

a Firenze per farvi scoprire tutte le linee naturali e biologiche

di Idea Toscana.

Antonio Pieri è amministratore delegato dell’azienda il Forte srl

e cofondatore di Idea Toscana, azienda produttrice di cosmetici

naturali all’olio extravergine di oliva toscano IGP biologico.

Svolge consulenze di marketing per primarie aziende del settore,

ed è sommelier ufficale FISAR e assaggiatore di olio professionista.

antoniopieri@primaspremitura.it

Antonio Pieri

78 CURA DEI CAPELLI


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Tel. 055.7606635 |info@ideatoscana.it | www.ideatoscana.it


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