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TuttoBallo20 Settembre EnjoyArt 2021

Bentrovati cari amici e lettori di Tuttoballo20. Dopo la pausa estiva rieccoci qua (anche se l’estate non è completamente finita!) e speriamo che il nostro numero passato vi abbia fatto compagnia sulla spiaggia, sdraiati a bordo piscina, in montagna o, comunque, in qualsiasi luogo abbiate scelto di vivere giorni di relax. Tuttoballo20 torna molto più “energica” e con tanti articoli interessanti, che vanno dai viaggi, alle riflessioni artistiche, alla cucina, all’oroscopo. In questo numero troverete articoli su: Orietta Berti, Blackpool, Fellini, Gruppo Storico Romano, Noa, PFM, la mostra di Bruce Nauman, Edwin De La Torre, Benessere, Make-Up, libri e… Scarica ora la rivista, sfoglia e scopri gli altri articoli. Molti sono gli amici che ci seguono, che ci apprezzano e che stanno dando un contributo, in qualsiasi modo alla vita della Rivista, con le proprie esperienze, con i propri articoli, ed in questo numero vi presenteremo tanti nuovi artisti, pronti a condividere con voi tutti la propria Arte. Certo…tornare dalle vacanze è dura, ma ricorda che la nostra Rivista ti supporta in ogni momento… Tuttoballo: la Rivista che ti informa e ti tiene in forma! Buona lettura

Bentrovati cari amici e lettori di Tuttoballo20. Dopo la pausa estiva rieccoci qua (anche se l’estate non è completamente finita!) e speriamo che il nostro numero passato vi abbia fatto compagnia sulla spiaggia, sdraiati a bordo piscina, in montagna o, comunque, in qualsiasi luogo abbiate scelto di vivere giorni di relax.
Tuttoballo20 torna molto più “energica” e con tanti articoli interessanti, che vanno dai viaggi, alle riflessioni artistiche, alla cucina, all’oroscopo. In questo numero troverete articoli su: Orietta Berti, Blackpool, Fellini, Gruppo Storico Romano, Noa, PFM, la mostra di Bruce Nauman, Edwin De La Torre, Benessere, Make-Up, libri e… Scarica ora la rivista, sfoglia e scopri gli altri articoli.
Molti sono gli amici che ci seguono, che ci apprezzano e che stanno dando un contributo, in qualsiasi modo alla vita della Rivista, con le proprie esperienze, con i propri articoli, ed in questo numero vi presenteremo tanti nuovi artisti, pronti a condividere con voi tutti la propria Arte.
Certo…tornare dalle vacanze è dura, ma ricorda che la nostra Rivista ti supporta in ogni momento… Tuttoballo: la Rivista che ti informa e ti tiene in forma!
Buona lettura

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TuttoBallo20 - September 2021

Copertina: "Ginger e Fred" 1986 . Giulietta Masina, Marcello Mastroianni

ph © REPORTERS ASSOCIATI & ARCHIVI s.r.l. S.U.

Storia di Contro copertina: Gruppo Storico Romano - ph © Cosimo Mirco Magliocca

TuttoBallo20 - September 2021.

Editore "Stefano Francia" EnjoyArt

Direttore - Fabrizio Silvestri

Vice direttore - Eugenia Galimi

Segretaria di redazione - Pina delle Site

Redazione - Marina Fabriani Querzè

hanno collaborato: Maria Luisa Bossone, Antonio

Desiderio Artist Management, Francesco Fileccia, Giovanni

Fenu, Mauri Menga, Sandro Mallamaci, Walter Garibaldi,

Giovanni Battista Gangemi Guerrera, Lara Gatto, Patrizia

Mior, Danilo Pentivolpe, Assia Karaguiozova, Federico

Vassile, Elza De Paola, Giovanna Delle Site, Jupiter, Francesca

Meucci.

Foto: Luca Bartolo, Elena Ghini, Cosimo Mirco Magliocca

Photographe Paris, Danilo Piccini, Luca Valletta, Raul Duran.

Foto concesse da uffici stampa e/o scaricate dalle pagine

social dei protagonisti.

Le immagini e le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto

d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai

sensi degli artt. 65 comma 2 e 70 comma 1bis della Lg. 633/1941.

É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.

É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dal

direttore. I collaboratori cedono all'editore i loro elaborati a titolo gratuito.

Testata giornastica non registrata di proprietà: ©ASS: Stefano Francia EnjoyArt

per contattare la redazione Tuttoballo20@gmail.com

Carissimi amici, dopo una lunga pausa estiva....

Bentrovati... Dopo la pausa estiva rieccoci qua

(anche se l’estate non è completamente finita!) e

speriamo che il nostro numero passato vi abbia

fatto compagnia sulla spiaggia, sdraiati a bordo

piscina, in montagna o, comunque, in qualsiasi

luogo abbiate scelto di vivere giorni di relax.

In questo numero abbiamo deciso di dedicare la

copertina e contro copertina a due importanti

iniziative. A Rimini apre finalmente il Museo

dedicato al maestro Federico Fellini. La storia

di copertina è dedicata a lui con una foto

gentilmente concessa da REPORTERS ASSOCIATI

& ARCHIVI nella quale ci sono due mostri sacri

del cinema italiano Masini Mastroianni. Mentre

la storia di contro copertina è stata dedicata al

Gruppo Storico Romano una presentazioni fatta

dalle foto del nostro amico fotografo Cosimo

Mirco Magliocca. Tuttoballo20 torna molto più

“energica” e con tanti altri articoli interessanti,

che vanno dai viaggi, alle riflessioni artistiche,

alla cucina e poi … scaricate la rivista, sfogliate e

scoprite!

© F R E E P R E S S O N L I N E r i p r o d u z i o n e r i s e r v a t a - D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r t "


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E D I T O R I A L E

Cari lettori,

settembre è il mese del ritorno alla routine, alla normalità, alla vita di tutti i

giorni…

Durante la pausa estiva sono successe tante cose, ognuno ha vissuto delle

esperienze e qualcuno ha voluto raccontarle a noi. L’estate si sa, ha il sapore

della gioia e della festa, e questa estate per noi è stata molto particolare in

quanto è stata spettatrice della perdita di alcuni nomi importanti

appartenenti al mondo dello spettacolo, dell’Arte: si è iniziato con Carla

Fracci, poi Raffaella Carrà, artiste che abbiamo omaggiato e, purtroppo, pochi

giorni fa abbiamo dato l’addio a Nicoletta Orsomando…

Ma l’Arte di oggi è cambiata rispetto a quella di ieri? Cosa ci hanno lasciato in

eredità i grandi artisti che sono andati via? E, i nuovi artisti sono degni di

tale eredità?

Nei numeri della nostra Rivista, così come in questo, si evince che la voglia di

esprimersi, di raccontarsi, da parte di artisti, giovani e/o meno giovani, è

sempre forte, radicata, magari presenta contorni e sfumature diverse da ciò

che era l’Arte di una volta…ma è comunque Arte allo stato puro.

Ne è la testimonianza la gioia dei ballerini che partecipano al Blackpool

Festival, o l’emozione di un giovane fotografo che conosce se stesso attraverso

i propri scatti, o di chi riscopre il piacere di ammirare il mondo, la natura,

che è Arte, attraverso i propri viaggi o un semplice tragitto in bicicletta, e le

tante manifestazioni d’Arte svoltesi o che si stanno ancora svolgendo … e

tanto tanto ancora.

Tutto è Arte e, sicuramente, chi “sente” davvero di essere Artista, è degno

dell’eredità lasciata.

Ci auguriamo inoltre che, in un momento particolare con cui dobbiamo fare i

conti, grazie all’aumento del numero dei vaccinati, si torni alla normalità di

teatri, concerti e serate conviviali di cui questa estate abbiamo iniziato ad

assaporare il ritorno.

Bentrovati a Voi tutti e buona lettura!


A T T U A L I T Á

Durante i mesi trascorsi in lockdown o in vacanza per i più fortunati, senza la possibilità di allenarci in palestra, ognuno di noi

ha fatto un po’ quello che poteva a casa. C’è chi ha allestito una piccola palestra con pesi e attrezzi minimal in camera da letto.

Chi, nel tentativo di non perdere del tutto fiato e gambe, ha macinato qualche chilometro correndo attorno al tavolo della sala,

in uno slalom scomposto tra sedie e mobili oppure sotto casa. Piegamenti, allungamenti, plank, stretching nel salotto di casa

sono sicuramente stati utili per tenerci in forma, ma a lungo andare tutto ci è venuto a noia e abbiamo rallentato, sostituendo

gli esercizi casalinghi con maratone su Netflix. Certo, non per tutti è stato così, i più dinamici non si sono mai lasciati

sopraffare dallo sconforto e ora che le palestre hanno riaperto si sono immediatamente fiondati a rinnovare l’abbonamento.

Gli altri, quelli un po’ meno motivati, l’abbonamento lo hanno rinnovato, ma con un pizzico di entusiasmo in meno.

Insomma, tornare a fare attività fisica dopo tanto tempo a volte può risultare “faticoso”, sia fisicamente che mentalmente.

Spesso, entrare nel mood mentale giusto è proprio la parte più difficile. È proprio così e un pizzico di pigrizia è più che

fisiologica. Ma due sono i punti forza su cui dobbiamo soffermare la nostra mente: il primo, ricordare da dove siamo partiti,

quel desiderio forte che avevamo quando abbiamo iniziato a fare attività sportiva quel desiderio che passa dallo stare bene, al

ritrovare la forma fisica, al vivere un momento conviviale. Il secondo, essere consapevoli che l'esercizio fisico, costante a

intensità moderata e col giusto metodo ci permette anche di allenare il sistema immunitario, sistema il cui valore è stato

messo in luce ancora più negli ultimi mesi. L'esercizio fisico inoltre riduce l'ansia e il rischio di depressione. E poi, solo il

primo passo sarà quello più impegnativo, poiché già dopo i primi venti minuti di esercizio della prima sessione saremo invasi

da una cascata ormonale che ci riaccenderà il piacere di fare sport. Nel momento in cui decidiamo di riprendere ad allenarci

dopo un lungo periodo di inattività dovremmo sottoporci a una visita d'idoneità sportiva, non per burocrazia nei confronti

della palestra quanto per noi stessi. A seconda dello stato di forma riscontrato potrà essere il medico dello sport durante questa

visita a personalizzare il nostro carico. Ripartire dall'attività di tipo aerobico a bassa intensità alternandola a sessioni per la

forza muscolare.

Esercizi aerobici per favorire la vascolarizzazione e rimettere in moto in maniera corretta il miocardio, il muscolo del cuore.

Poi esercizi per il tono in particolare degli arti inferiori, del cuore e dei muscoli paravertebrali. Dovremmo invece evitare tutti

quegli allenamenti che prevedono un eccessivo carico per le articolazioni, come ad esempio l'articolazione del ginocchio.

Bisogna ripartire a ricostruire le fondamenta del nostro benessere ricordando che l'incremento dello stato di forma passa

anche dal giusto recupero tra le sessioni. E se parliamo di recupero dobbiamo anche ricordare che ciò che attiva gli stimoli

allenanti è la corretta nutrizione.

Vietato sottovalutare l'alimentazione e non rispettare i recuperi. Il recupero è allenante! Evitare di fare troppo e recuperare

troppo poco. Un allenamento eccessivo, che non rispetta i tempi dettati dal nostro corpo, potrebbe causare inaspettati

infortuni oltre a un fastidioso burnout.

Photo Danilo Piccini


A T T U A L I T Á

di Sandro Mallamaci

Si tratta di regolare la convivenza civile dei soggetti di una comunità

Il fine che dovrebbe guidare la determinazione delle regole è quello di garantire i diritti fondamentali dei singoli mantenendo coesa la

comunità senza creare contrasti e senza la necessità di imporle con metodi coercitivi, secondo il principio “democratico” secondo il

quale le ragioni della maggioranza prevalgono sempre su quelle del singolo individuo.

Comunque la si veda le finalità da condividere devono prima di tutto essere comprese e quindi razionalmente accettate da

tutti. Sta a chi è delegato a prendere decisioni per il bene collettivo riuscire a comunicare in maniera chiara e innanzitutto

coerente.

Questa pandemia ha messo in evidenza i limiti di tanti che occupando posti di grande responsabilità non sono risultati né buoni

comunicatori né buoni decisori. Si è affrontato il problema in maniera improvvisata sin dai primi momenti e neanche in questi giorni,

dopo un anno e mezzo, dimostrano di avere idee chiare e coerenti. Sembra sempre che tutto venga deciso sull’onda di un sentimento

diffuso di paura, che è esattamente il contrario di quello che sarebbe normale aspettarsi da una classe dirigente responsabile che

dovrebbe avere come obiettivo la garanzia della sopravvivenza, non tanto del singolo individuo (in termini di salute), quanto della intera

comunità intesa come gruppo capace di convivere in armonia senza contrapposizioni o tensioni tra categorie diverse.

E allora sempre attenti a quello che accade giorno per giorno, nella speranza che questo incubo svanisca il più presto possibile. Nel

frattempo cerchiamo di capire, ci informiamo, facciamo circolare idee, ci confrontiamo, perché una volta emanato un decreto,

promulgata una norma, non si può fare altro che rispettarle, pena sanzioni a carico dei cittadini, proprio loro sovversivi, unici colpevoli di

creare i problemi, che in realtà sono frutto di un modo di governare non proprio illuminato.

Il primo settembre sarà un altro momento di transizione da un modo di vivere ad un ennesimo altro. Nuove regole da

rispettare, sempre più incomprensibili e per nulla coerenti.

Il famigerato lasciapassare, istituito in accordo tra gli stati, peraltro con applicazioni differenti anche all’interno della stessa unione

europea, che già sta avendo i suoi effetti negativi in termini di pacifica convivenza, sarà essenziale per poter fare molte cose di vita

quotidiana. Ma a leggere il decreto vien quasi voglia di non dare troppo credito a chi queste decisioni ha ritenuto di adottarle. Basti

confrontare gli ambiti in cui è stato ritenuto obbligatorio questo green pass e quelli in cui invece non è necessario.

È lecito chiedersi il perché dell’obbligo di una certificazione verde, ad esempio, per poter svolgere attività sportiva al chiuso,

in luoghi controllati con accessi filtrati, ed invece non serve per poter prendere un mezzo di trasporto pubblico locale, in cui

non è possibile garantire alcuna misura di sicurezza in termini di igiene e distanziamento.

Chi è dotato di un minimo di capacità critica e di raziocinio fa molta difficoltà a capire la logica che sta dietro a questo modo di

procedere che, invece di ottenere l’obiettivo di fare accettate e condividere queste decisioni ai cittadini, ingenera sospetti e dubbi sulla

bontà e sulla possibilità di superare questo difficile momento. Trattamento diverso tra individuo ed individuo, chi ha meno di 12 anni, chi

è affetto da patologie, tra attività e luoghi, ristoranti e bar, teatri e cinema, impianti sportivi, scuole e università, mezzi di trasporto locali,

regionali a lunga percorrenza, metropolitane e aerei, nazionali ed internazionali.

Un esercizio di incoerenza ed illogicità che offende l’intelligenza, se è vero che vogliono farci credere che tutto questo sia

necessario per sconfiggere definitivamente questo famigerato virus.

Ognuno per la sua parte farà il proprio dovere di buon cittadino cercando di rispettare comunque queste regole, ricattati come siamo

dalla minaccia di una nuova chiusura generale delle attività con conseguente limitazione della libertà degli individui.

Il vaccino, presentato come l’unico modo per continuare a vivere “liberi”, come già si sapeva, non può essere considerato la soluzione

definitiva, tenuto conto dell’incertezza sui suoi reali effetti, nonostante ciò sembra l’unica strada razionalmente perseguibile con un

minimo di principio di logicità al fine di raggiungere l’agognata immunità di gregge. Finite le vacanze si torna alla vita di routine, ognuno

alle prese con il proprio lavoro, con i propri interessi, doveri e piaceri. In ufficio e in fabbrica comunque, con o senza green pass

(l’importante è produrre), ma se vuoi mangiare una pizza o andare in palestra, ballare o fare qualunque sport al chiuso, lo puoi fare solo

garantendo la salute degli altri. Il virus può continuare a circolare sui mezzi di trasporto, ma guai a farlo entrare in palestra o al

ristorante. Dilemma vivere da artisti come spiriti liberi o da sportivi rispettosi acritici delle regole del gioco?


ADDIO NICOLETTA ORSOMANDO

A T T U A L I T Á

LA SIGNORA DELLA TV

di Walter Garibaldi

Ph Danilo Piccini


A T T U A L I T Á

“La prima volta che ho visto Nicoletta è stata una grande emozione. Quando mi misero a cachet nel 1970 e

successivamente nel 1974 entrando fissa in Rai, esaudirono il mio sogno di lavorare con la “televisione”, tanto

Nicoletta era immensa. Non sapevo se poterle dare del tu ma lei sempre cordiale, sempre garbata, immediatamente

riuscì a tranquillizzarmi. L’ultimo ricordo di condivisione è legato ad una sua recente vacanza qui a Tarvisio,

vennero a trovarmi lei e Rosanna Vaudetti e le portai in Austria, in Slovenia, sul Monte Lussari, uscivamo in

perlustrazione di questi posti fantastici con l’entusiasmo ritrovato di un terzetto di amiche care. Ora in qualche modo

la terrò sempre dentro al mio cuore cercando di sostituire il dolore che provo grazie al ricordo vivo della sua

spensieratezza e contagiosa allegria. Nicoletta “La Signora Televisione”.

Questo il ricordo di Maria Giovanna Elmi, collega ed amica di Nicoletta Orsomando.

Il pensiero della Elmi rappresenta milioni di utenti che non per fattore nostalgico, rivorrebbero ciò che la

televisione è stata fin dagli esordi ma che non è più. Il decadimento attuale al quale ormai ci siamo abituati e che

non desta scalpore alcuno, è frutto certamente di un disegno più ampio, però nel lontano ottobre del 1953 il sorriso

della Orsomando debuttò, accogliendo gli italiani in un palinsesto ampio e nobile (concerti, opere liriche, commedie

teatrali, documentari) con evidenti intenti istruttivi e senza alcuna pedanteria.

Dizione cristallina, articolazione impeccabile, tonalità magnifica forgiata dalle tavole del palcoscenico (iniziò come

attrice prettamente teatrale) Nicoletta Orsomando era un brand, al quale devotamente le colleghe che seguirono,

dovettero giocoforza relazionarsi e con comuni intenti. Mai uno screzio, mai una polemica, ognuna di loro riuscì a

ritagliarsi la sua dose di affetto da parte di un pubblico che a ragione le venerava e seguiva con tenera costanza.

Nicoletta Orsomando, colei che tutto iniziò, si spegne il 21 agosto di quest’anno “disgraziato” per le arti ma è

curioso notare che sempre in questo 2021, più di 40 milioni di televisori finiranno al macero. Dal 1° gennaio 2023

in vista del passaggio del digitale terrestre ai nuovi standard, la maggior parte dei televisori non saranno più

utilizzabili. Cara Nicoletta, purtroppo, la televisione di un tempo non c’è più ma grazie infinite per averla

presentata, guardandoci con stupore e benevolenza, certamente intuivi dove saremmo arrivati ed è molto meglio che

tu non veda dove andremo.


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Da metà agosto il più famoso festival di danza sportiva è

tornato a vivere. Al Winter Garden di Blackpool, struttura

storica del festival, la pista è tornata ad animarsi con molte

coppie provenienti da tutto il mondo.

I Ballerini Marco Barbera e Federica D’Orazio (nella

foto), Top 18 nella Rinig Star Amatori Ballroom, sono

stati gli occhi della nostra rivista. Marco e federica

reporter speciali hanno raccontato l’atmosfera vissuta.

“Tutto sembra tornare alla normalità! In Inghilterra non

abbiamo avuto l’obbligo di indossare la mascherina anche

nei luoghi chiusi, anche se molti ballerini la utilizzano per

spostarsi nei luoghi affollati... soprattutto i ragazzi che

provengono da paesi intercontinentali sentono l’obbligo di

indossarla per precauzione! Tutto è molto bello,

emozionante, l’atmosfera all’interno del Winter Garden è

magica, non si perde nemmeno la più piccola occasione per

applaudire e fare il tifo. Anche se il teatro è più vuoto

rispetto agli altri anni, Blackpool regala sempre a noi

ballerini un’unica consapevolezza: il ballo è la nostra vita!

Crediamo fortemente che questa edizione sia una delle più

belle di sempre, dopo il periodo brutto affrontato e al di là

dei risultati quest’anno torniamo a casa super felici di aver

preso parte ad un ritorno alla vita quotidiana!

Ogni giorno che passa qui a Blackpool è pieno di grandi

emozioni e speriamo di continuarle a vivere per sempre!!!

Viva il ballo e viva la vita

NUMERO ISCRITTI:

Amatori Latini

116 coppie

Amatori Standard

73 coppie

Rising Star Amatori Latini

113 coppie

Rising Star Amatori Standard

70 coppie

Professionisti Latini

70 coppie

Professionisti Standard

49 coppie

Federica D’Orazio & Marco Barbera


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A T T U A L I T Á

Estate 2021

GLOSSA GRÈCA TIS KALAVRÌA

GRIKO: UNA LINGUA DI PADRE IN FIGLIA”

DI

GIOVANNI BATTISTA GANGEMI

Metti una sera d’estate, un antico Borgo, il percorrere in macchina

una strada consumata dal tempo, e vedere da lontano un Paesino,

disperso tra le montagne dell’Aspromonte e appena arrivi ti sembra

di tornare indietro nel tempo. Un paesaggio incantato, tra case

costruite di pietra, anziani seduti sull’uscio della propria abitazione,

la bottega “ A Putìa” del Vino e ad rappresentare il tutto una

locomotiva a carbone, ferma, quasi a voler rappresentare un tempo

andato e un tempo che ti porta a tante memorie. Invaghito dal

paesaggio, ti incammini per tutto il Borgo di Bova. Percorri quelle

piccole strade , quasi tutte in salita, e le persone del luogo che ti

salutano con “Kalispera”, l'augurio che si scambiano i greci per

augurarsi una "buona sera".

È qui che l’arte incontra la cultura, la storia e la memoria di un

popolo. Il Grecanico, le sue leggende e la storia portate in scena.

Il Grecanico è un dialetto della lingua greca moderna parlato in

provincia di Reggio, in Calabria. È formalmente una lingua

minoritaria appartenente alla minoranza linguistica greca d'Italia.

Tale lingua era parlata in tutta la Calabria meridionale fino al XV-

XVI secolo, quando fu progressivamente sostituita dal dialetto

romanzo, influenzato comunque dal Grecanico nella grammatica e

in molti vocaboli (nel XVIII secolo il dialetto calabrese aveva ancora

moltissimi grecismi).

Durante il periodo fascista le minoranze linguistiche, tra queste anche la comunità linguistica del

Greco di Calabria, venivano osteggiate. È sintomatico di un clima così sfavorevole l'usanza,

invalsa negli anni trenta, di apostrofare una persona con l'espressione proverbiale «mi sembri

un greco», utilizzata con intenti offensivi. L'uso di altre lingue che non fossero l'italiano, dunque

considerate dialetti, era considerato dagli stessi parlanti come simbolo di arretratezza e i

maestri punivano quegli alunni che venivano sorpresi a parlare in classe un dialetto anziché

l'Italiano.

Scende la sera e mi affretto per raggiungere il luogo dove si svolgerà lo spettacolo “Na

Apòchuome” realizzato in collaborazione dalla Scuola di Recitazione della Calabria e i suoi

allievi: Vincenzo Pillari, Alessia Traviglia, Naomi Barbagallo, Giuseppe Pellicanò, Sergio

Nicolaci, Silvia Pisanti e dall’Associazione Jalò tu vua.

E’ uno spettacolo che nasce all’interno di un progetto specifico “Griko: una lingua di padre in

figlia” e che, tra i diversi obiettivi, ha quello di far rivivere la storia ed i luoghi del cuore dell’area

Grecanica della provincia di Reggio Calabria, ed in particolare di Roghudi e della Rocca del

Drako.

Lo spettacolo narra la favola del Drako o meglio la storia, perché ciò che è narrato fa parte della

realtà di quei luoghi. Il Drako non è un drago ma un essere mitologico, un caprone o un uomo

con un solo occhio. Tutto ci riporta alla tradizione più antica e facilmente troviamo delle

similitudini e dei punti di incontro con il mondo greco della tragedia. La narrazione è composta

da due parti: un prologo in cui gli attori sono stati chiamati ad indagare tematiche quali il

sacrificio che ci porta ad incrociare la tragedia di Ifigenia, e il dissotterrare, che diventa uno

scavare dentro di sé. Una seconda parte in cui si narra la vera storia del Drako e che ci trascina

dentro l’Odissea, attraverso il Drako e il Pronipote che per lo spettacolo diventano Ulisse e

Polifemo. E nello sviluppo della trama incrociamo le Narade o Anarade, che ci riportano

l’immagine delle streghe del Macbeth.

Parlando con La Regista Renata Falcone ci dice che è uno spettacolo che ci fa scoprire ancora

una volta la ricchezza della memoria e l’universalità dei linguaggi. Le coreografie,

magistralmente curate dal docente Giovanni Battista Gangemi, i suoni e i canti creati in

collaborazione con la cantante e docente Chiara Tomaselli, hanno donato alla narrazione quella

completezza del narrare che in una storia così non poteva essere affidata esclusivamente al

racconto orale ed alla recitazione.

Come è stato lavorare con dei giovani attori in formazione ?

E’ stato un privilegio poter lavorare con una libertà d’azione e di ricerca massima e con la

disponibilità di allievi attori pronti sempre a farsi delle domande ed a sperimentare.

Rappresentare un testo Grecanico, una lingua che appartiene alla storia Calabra, ma che,

ahimè, è sempre meno parlata . Ha portato delle difficoltà?

Il testo tradotto dal Grecanico e narrato è stato da un lato la nostra più grande difficoltà e

dall’altro la più grande ricchezza perché ci ha permesso di lavorare sull’immaginazione e la

creazione. Inoltre il doversi adattare a luoghi non teatrali, ci ha permesso di lavorare e studiare

lo spazio e trasformarci in esso e con esso.

Concludo dicendo che “Na Apòchuome” è uno spettacolo che oltre a raccontare la storia di un

popolo ci ha permesso di sognare e di rivivere le nostre radici.


A T T U A L I T Á

POLE

DANCE

Conquista anche gli uomini.

il successo della Pole Dance femminile, oggi è

Dopo

anche quella maschile per tutti gli uomini dai 20

arrivata

60 anni. Molti gli uomini annoiati dal body building che

a

nuovi stimoli; per quelli stufi di accompagnare le

cercano

e rimanere ad attenderle mentre si allenano, la

fidanzate

Dance è un’alternativa efficace e divertente.

Pole

Dance (letteralmente, “ballo del palo”) è un’attività

Pole

che prevede evoluzioni intorno a un palo e che

fisica

ultimi anni è diventata piuttosto popolare. Oggi

negli

disciplina, nata come esibizione ginnica dal

questa

sensuale, si è trasformata in un vero

carattere

fisico.

allenamento

qualche anno questa disciplina è adatta anche agli

Da

uomini…

Pole Dance richiede coordinazione, resistenza, forza

La

e flessibilità. Gli esercizi e le posizioni che si

muscolare

intorno alla pertica richiamano molto le

eseguono

dei ginnasti o dei trapezisti del circo.

performance

pole Dance è un allenamento per veri duri, che

La

un riscaldamento stile marines e una serie di

prevede

al palo (sollevamenti e resistenza) che lasciano

tecniche

fiato. senza

on the pole” è un ottimo metodo per rimanere o

“Men

in forma e per mettersi dopo la pausa estiva.

tornare

Enrico Bandiralli insegnante Pole Dance e discipline aree

Moris Ciccone


A T T U A L I T Á

CARLA

MON

FRACCI

AMOUR

Pino Strabioli, Kledi Kadiu e Silvia Frecchiami hanno reso omaggio alla leggenda mondiale della danza

con la supervisione del Maestro Beppe Menegatti

Carla Fracci, icona della danza e simbolo di grazia e leggerezza,

ha ispirato migliaia di bambine che ne hanno fatto la propria musa.

Tra queste anche Silvia Frecchiami che, dopo averla vista ballare

in Giselle a soli sei anni, decide di inseguire il sogno della danza. E

come Silvia ci sono migliaia di bambine e bambini che si sono

ispirati alla purezza della sua arte e ne hanno fatto il faro su cui

orientare la propria rotta. Era un’infaticabile lavoratrice della danza a

cui, insieme al marito Beppe Menegatti, ha dedicato la vita.

Potremmo invertire le parole di un famoso detto e affermare che

dietro una grande donna spesso c’è un grande uomo, così è stato

per Carla, che in Beppe ha trovato una preziosa colonna portante

della sua arte.

In occasione del DID Summer Edition MiMa - 26 agosto - Cervia

ha ospitato lo spettacolo Carla Fracci Mon Amour a cura di Kledi

Kadiu e Silvia Frecchiami. Un gran galà in cui i più famosi ballerini

della scena del balletto attuale hanno presentato coreografie

classiche, talvolta reinterpretate in chiave moderna alternate a

coreografie inedite. Un omaggio alla famigerata étoile,

recentemente scomparsa, e divenuta nota in tutto il mondo, per la

varietà delle sue interpretazioni. Una serata a passo di danza per

celebrare l’immortalità di Carla Fracci.

In sottofondo l'accompagnamento della CM Orchestra Rhythms &

Drums, con la direzione del Maestro Andrea Pollione, insieme

sul palco con i fondatori CM Claudio Mazzucchelli, Fabio

Chirico e Pietro Pizzi.

Tra i ballerini che si sono esibiti: Virna Toppi e Nicola del Freo

(Primi ballerini del Teatro alla Scala di Milano), Anbeta Toromani e

Alessandro Macario (Primi ballerini freelance), Susanna Salvi e

Claudio Cocino (Primi ballerini del Teatro dell’Opera di Roma,

premio Stefano Francia 2018), Noemi Arcangeli e Hektor Budlla

(Solisti freelance), Amilcar Moret Gonzalez (Primo ballerino del

Kiel Ballett) e Giulia Stabile (Vincitrice di Amici 2021).


A T T U A L I T Á

"MITI DEL CANTO ITALIANO"

CARUSO

CORELLI

DI STEFANO

Mostra virtuale sul sito Teatro alla Scala e Italiana

Nel 1921 moriva a Napoli Enrico Caruso, uno dei cantanti più

famosi della storia. Quello stesso anno nascevano due dei

tenori di riferimento del secolo scorso: Giuseppe Di Stefano e

Franco Corelli, che al Teatro alla Scala sono stati protagonisti

di spettacoli leggendari.

Per celebrare i tre grandi tenori, che hanno rappresentato la

cultura italiana nel mondo, il Ministero degli Affari Esteri e della

Cooperazione Internazionale ha prodotto “Caruso, Di Stefano,

Corelli. Miti del canto Italiano”, un’inedita mostra virtuale

realizzata dalla Fondazione Teatro alla Scala con il Museo

Teatrale alla Scala e curata da Mattia Palma.

La mostra presenta gli interni della Scala in modalità 3D

fondendo spazi reali e allestimenti architettonici virtuali, nei

quali i visitatori possono muoversi liberamente, esplorando un

ricco e variegato insieme di risorse sonore, video e

fotografiche.

Il percorso espositivo inizia con la figura del grande Enrico

Caruso, interprete sensibile e moderno, capace di cogliere i

cambiamenti del suo tempo non solo perché espresse la

diversa sensibilità di un’epoca in cui l’eroismo tenorile

ottocentesco cedeva il passo a interpretazioni più borghesi e

intime, ma anche perché fu pioniere dell’incisione discografica

incidendo, nel 1902, il primo 78 giri registrato in Italia e

avviandosi così a divenire la prima star discografica della

musica italiana ed internazionale.

La mostra prosegue con la presentazione delle figure e delle

interpretazioni più importanti di Franco Corelli e Giuseppe Di

Stefano che, accanto a Maria Callas, furono i protagonisti della

scena lirica degli anni Cinquanta. Attraverso le testimonianze

della stampa e delle fotografie di scena, questa sezione della

mostra restituisce il clima artistico degli anni in cui la Scala e i

suoi artisti erano portabandiera della ripresa italiana tra il

dopoguerra e il boom economico.

Gran finale da non perdere quello del “concerto impossibile”,

un’esibizione virtuale dei tre artisti che interpretano la stessa

aria: “Vesti la giubba” dai “Pagliacci” di Leoncavallo.

La mostra sarà visitabile online, per un anno, sul sito web del

Teatro alla Scala e su italiana a partire dal 2 agosto 2021.

Realizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della

Cooperazione Internazionale e dalla Fondazione Teatro alla

Scala, la mostra viaggia nel mondo grazie alle Ambasciate, ai

Consolati e agli Istituti Italiani di Cultura. Informazioni

Fonte: Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires

il-pirata-corelli-con-maria-callas-1958-photo-by-erio-piccagliani--teatro-alla-scala

L'Elisir d'amore con il figlio 1954 ph Erio-Piccagliani- Teatro alla Scala

Enrico Caruso

Rigoletto. 16 dicembre 1953 ph Erio Piccagliani Teatro alla Scala

Organizzato da : MAECI

Data: fino al 29 Dic 2021

In collaborazione con : Fondazione Teatro Alla Scala, IIC

Ingresso : Libero


A T T U A L I T Á

premio

CAPRI DANZA 2021

Certosa di San Giacomo è stata la meravigliosa cornice dove il 27 agosto si è svolto il “Premio Capri Danza International”,

La

degli eventi tersicorei più prestigiosi del panorama mondiale giunto alla VIII edizione. Il Direttore artistico dell’evento Luigi

uno

insieme a Corona Paone, già étoile del San Carlo di Napoli, con il patrocinio della Regione Campania e del Comune

Ferrone,

Capri, è riuscito nel tempo a consolidare serate magiche ricche di danza, di musica e teatro, e dallo scorso anno, nel

di

delle norme di sicurezza legate al coronavirus.

rispetto

agli importanti eventi promossi dalla Regione Campania, il Capri Danza International si conferma nel grande

Accanto

tersicoreo mondiale. Causa la pandemia del Covid-19 l’edizione di quest’anno del Premio Capri è stata rivista

panorama

le indicazioni pervenute sia dagli Enti competenti nazionali che regionali, la kermesse vedrà la premiazione dei

accogliendo

nazionali e dei Premi alla Carriera, annullando, così come nelle precedenti edizioni, i riconoscimenti destinati alla

danzatori

al giornalismo, alla fotografia ecc. Una riduzione del programma che accende nuovamente la luce su uno degli eventi

critica,

che ha segnato e segnerà un appuntamento in nome di Tersicore.

internazionali

presentare il Gala di danza sarà l’eleganza e la bravura di Veronica Maya. I Premi saranno firmati dall’artista amalfitano

A

Padrino di questa edizione Enzo Paolo Turchi, celebre ballerino che ha accompagnato Raffaella Carrà negli anni più

Airone.

della sua carriera. Premio alla carriera al coreografo internazionale Kristian Cellini. Premio alla divulgazione della

intensi

a Federica e Maria Pia Mauro, direttrici della scuola di danza caprese “L’isola della danza”, per il loro impegno

danza

dell’arte coreutica. Premio al merito a Nicola Del Freo, ballerino e solista del Teatro della Scala,

nell’insegnamento

dalla prima ballerina Virna Toppi; ancora dal teatro scaligero Martina Arduino e Marco Agostino che

accompagnato

un pas de deux tratto da Sylvia di Manuel Legris su musiche di Leo Delibes. Premio al merito ai ballerini: Michal

danzeranno

solista del Finnish National Ballet con l’assolo Les Bourgeois di Ben Van Cauwenbergh su musiche di Jacques Brel.

Krcmar

Moret Gonzalez, famoso ballerino televisivo, che si è esibito con Alessandro Macario e Anbeta Toromani in un pas de

Amilcar

dal titolo Preludes per la coreografia di Massimo Moricone. Premio al talento per Lorenzo Stingone mentre il Premio Silvio

trois

quest’anno è andato alla giovane promessa della danza Salvatore Esposito. Sul palcoscenico caprese, inoltre, si sono

Oddi

il Crown Ballet Company con Valeria Iacomino, Claudia Bevivino, Luisa Vallozzi, Sara Gison, Sara Borrelli, Irene De

susseguiti

Tommaso Palladino, Danilo Notaro, Flavio De Vargas, Pietro Valente, Giuseppe Aquila, Danilo Di Leo.

Rosa,

Desiderio, manager internazionale di lirica e danza, gia' Premio Capri Danza International della V edizione e Direttore

Antonio

del World Dance Award e del Dance Open America ha commentato così l’evento: Sono felicissimo di essere tornato a

Artistico

in una serata magica che da sempre solo Luigi Ferrone e Corona Paone sanno realizzare al meglio. Un immenso orgoglio

Capri

Cellini, Arduino, Agostino e Krcmar tra i premiati con i quali ho un sodalizio artistico da diverso tempo.

vedere


A T T U A L I T Á

BALLET FESTIVAL DI MIAMI:

INTERNATIONAL

COREUTICA HA VINTO SULLA PANDEMIA. OVAZIONI E

L’ECCELLENZA

PUBBLICO IN DELIRIO PER LA XXVI EDIZIONE DI UNO DEI FESTIVAL PIÙ

PRESTIGIOSO D’AMERICA

"Cala il sipario sulla XXVI edizione dell'International Ballet

Festival di Miami tra immensi ovazioni e pubblico in delirio.

Il Festival quest'anno è potuto tornare, seppur contingentato,

alla sua formula originaria con pubblico che ha potuto

accogliere le star del balletto che nelle giornate del 14 e 15

Agosto hanno danzato i più celebri pas de deux di balletto e

nuove creazioni contemporanee.

Tra i personaggi oramai ospiti fissi al Festival, Antonio

Desiderio, manager internazionale di danza e referente

europeo per il Festival stesso da oltre 15 anni. Lui lo ha

descritto così:

"Un'emozione incredibile! L'atmosfera del pubblico è stata

accogliente e, soprattutto, rassicurante dopo un periodo come

quello vissuto lo scorso anno! Di solito porto nel festival una

coppia di eccellenze italiane ma, per via del problema

pandemico, la mia scelta quest'anno è virata su una coppia di

eccellenti danzatori americani, Sydney Dolan del

Philadelphia Ballet e Sterling Baca del Pennsylvania

Ballet che hanno regalato al festival una esecuzione ottima

del celebre "Black Swan" dal Lago dei Cigni e il nuovo pas de

deux "Quiet of Love".

Proprio quest'ultimo si è avvalso della coreografia di Sabrina

Bosco, che ho avuto il piacere di presentare al Festival ed al

pubblico americano come debutto assoluto. Sulla celebre

melodia del Concerto di Varsavia, XXVI IBFM Philadelphia Ballet

Sydney Dolan Sterling Baca Ph Simon Soong hanno danzato

questo struggente pas deux ricco di emozione e virtuosismo."

Tante le personalità politiche e di settore intervenute in sala in

entrambe le serate, con l'augurio che sempre più serate come

queste arricchiranno le serate di tutti noi in italia e all'estero.

XXVI IBFM Philadelphia Ballet Sydney Dolan Sterling Baca Ph Simon Soong


A T T U A L I T Á

VALDARNOCINEMA

FILM FESTIVAL

XXXIX Edizione

Antonio Capuano a ricevere il Marzocco d’oro nell’ambito della 39esima edizione del Valdarnocinema Film Festival, la

Sarà

dedicata al cinema d’autore in programma ad ottobre a San Giovanni Valdarno. Il Premio, un riconoscimento alla

kermesse

raffigurato dalla statua simbolo del paese - un leone seduto che regge con la zampa lo scudo gigliato, simbolo

carriera

dominio fiorentino – viene assegnato al regista e scenografo italiano per la coerenza artistica e di politica culturale,

del

entrambe portate avanti per trent’anni da vero indipendente.

il Premio Marzocco d’oro alla carriera ad Antonio Capuano – dichiara Paolo Minuto, direttore artistico del

“Assegnare

- significa riconoscere ad un autore indipendente il merito di trent’anni di carriera portata avanti con l’ostinazione

festival

chi non ha voluto mai essere dipendente da nessuno. È il premio a chi, come regista, ha sempre avuto il pubblico come

di

privilegiato, così come da docente ha avuto gli studenti (insegnando Scenografia all’Accademia di Belle Arti

interlocutore

Napoli) come interlocutori privilegiati.” Nelle precedenti edizioni, Il Marzocco d’Oro era stato consegnato a:

di

Antonioni 1995, Mario Monicelli 1996; Paolo Taviani 1997; Silvana Pampanini 1998; Sandra Milo 1999; Marisa

Michelangelo

2000; Gilberto “Gillo” Pontecorvo 2001; Giuseppe Ferrara 2002; Adriana Asti 2003; Gabriele Ferzetti 2004; Marina

Merlini

2005; Anna Bonaiuto 2006; Raffaele Pisu 2007; Carlo Lizzani 2008; Vittorio De Seta 2009; Piera Degli Esposti

Confalone

Giuliano Montaldo 2011; Silvio Soldini 2013; Mimmo Calopresti 2014; Abel Ferrara 2015; Carlo Verdone 2016; Marco

2010;

2017; Claudio Giovannesi 2018; alla memoria di Claudio Caligari 2019; Paolo Benvenuti 2020. La cerimonia di

Bellocchio

avrà luogo sabato 9 ottobre presso il CinemaTeatro Masaccio. A seguire verrà proiettato l'ultimo film di

premiazione

“Il buco in testa”, che ha debuttato al Festival di Torino 2020. Nelle prossime settimane sarà comunicato il

Capuano

dell’intera rassegna, composto di concorso, fuori concorso e sezioni speciali.

programma

Capuano. (Napoli, 1940) ha lavorato come scenografo al Centro Rai di Napoli e insegnato scenografia

Antonio

delle Belle Arti. La sua opera prima “Vito e gli altri”(1991), selezionato e premiato alla Settimana della Critica

all’Accademia

Venezia e Nastro d’argento per il miglior regista esordiente, ha dato inizio a quella che sarebbe stata considerata la

di

onda” del cinema napoletano negli anni’ ’90. Alla Mostra di Venezia è tornato più volte, partecipando in Concorso

“nuova

Pianese Nunzio 14 Anni a Maggio (1997), Luna rossa (2001) e il film collettivo I vesuviani (1998); alle Giornate degli autori

con

L’amore buio (2010) e ancora alla Settimana della critica con Bagnoli Jungle (2015). Al Festival di Locarno sono stati

con

presentati Polvere di Napoli (2000) e La guerra di Mario (2005), mentre è del 2020 l'ultima opera, Il buco in testa,

invece

lanciata al Torino Film Festival.


C O P E R T I N A

Fellini

A R I M I N I I L M U S E O D E D I C A T O A L M A E S T R O D E L C I N E M A

(ANSA) -La complessità artistica di Federico Fellini non poteva essere

solamente celebrata e musealizzata, ma anche indagata. Con questo

intento è sorto a Rimini il museo dedicato al grande maestro del Cinema

che apre le porte ai visitatori proponendo un polo museale diffuso che

attraversa il centro storico della città romagnola che ha dato i natali al

cineasta. Rimini si aspetta ora dal Fellini Museum lo stesso effetto che il

Guggenheim ha avuto per Bilbao. Il nuovo contenitore culturale è infatti il

frutto di un ampio progetto di riqualificazione del centro in chiave

culturale e green. Eliminati i parcheggi e l'asfalto, attorno al

quattrocentesco Castel Sismondo è sorta una gigantesca piazza con prati,

un'arena all'aperto, una vasca d'acqua vaporizzata (con annesse

polemiche politiche) e al centro un anello che richiama il circo felliniano.

Attorno vi sono il recentemente restaurato teatro Galli e il cinema Fulgor,

quest'ultimo celebrato da Fellini nel film 'Amarcord' e rientrante nel

percorso museale. Nella rocca rinascimentale, al cui progetto contribuì

anche Brunelleschi e che per decenni ha fatto da sfondo a un parcheggio,

sorge ora un percorso espositivo in stile contemporaneo dove video, audio

e materia si uniscono per immergere lo spettatore nella poetica felliniana.

Nelle sale di pietra vi sono memorie tangibili come documenti, oggetti di

scena e costumi, perché la sfida è "proporre una lettura aperta, creativa,

anche grazie alle tecnologie, di quello che Fellini ha rappresentato non

solo per il cinema, ma per la storia del Novecento", ha detto la curatrice

del museo Anna Villari. La tecnologia impiegata non risulta mai invasiva,

ma rimane "sognante e onirica", aggiunge, sottolineando la filosofia

felliniana del "tutto si immagina". Soffiando su una piuma, ad esempio, si

attiva la proiezione su parete delle pagine del 'Libro dei sogni' del

maestro. Nella mostra il cinema felliniano viene messo a confronto con la

società del suo tempo. Tra le altre fonti citate vi sono le amicizie, i

rapporti professionali e gli amori. Mettendo in relazione tutto ciò che

circonda il mondo felliniano, spiega l'altro curatore, Marco Bertozzi,

"riusciamo forse a penetrare di più nella mente di questo genio del

Novecento e noi stessi ad arricchirci attraverso un percorso interpretativo

molto personale". Fellini è un autore internazionale continuamente

indagato in tutto il mondo. "Ci si rende conto soprattutto dall'estero di

quanto Fellini sia stato importante per la cultura nazionale e

internazionale del Novecento - nota Bertozzi -, dunque la città che ha

avuto la fortuna di vederne i natali", aggiunge, "ha fatto bene a creare un

museo a lui dedicato". Il Comune ha affidato a Studio Azzurro la

direzione artistica del progetto multimediale, mentre all'architetto Orazio

Carpenzano e allo Studio Tommaso Pallaria gli allestimenti. Il museo è

stato inserito dal ministero della Cultura tra i grandi progetti nazionali

dei beni culturali e verrà presentato dal ministro Dario Franceschini il 31

agosto alla mostra del Cinema di Venezia. "Il sogno diventa realtà",

commenta oggi il ministro ricordando che il Mic "ha da subito

riconosciuto questa nuova istituzione culturale come un grande Progetto

nazionale finanziandola con oltre 13,5 milioni di euro a testimonianza

dell'importanza e del valore che l'Italia ripone su questo nuovo museo che

sarà un'eccellenza e un luogo attrattivo non solo per il territorio riminese

ma per il Paese intero. Questo nuovo museo - conclude Franceschini -

colma un vuoto".

copyright foto

(Roma, gennaio 1969), Federico Fellini negli studi di "Cinecitta",

durante le riprese del film "Satyricon"

un ringraziamento particolare all'amico Alessandro Canestrelli


C O N T R O C O P E R T I N A

la storia (ri)vive con l'arte

G R U P P O R O M A N O S T O R I C O

LA STORIA (RI)VIVE ATTRAVERSO LA FOTOGRAFIA

di Mirco cosimo Magliocca


C O N T R O C O P E R T I N A

Il Gruppo Storico Romano è un’associazione culturale, apolitica, senza scopo di lucro nata nel 1994

dalla passione che l’attuale Presidente Sergio Iacomoni, comunemente conosciuto come “Nerone”, nutre

per l’antica Roma. Egli, insieme ad un gruppo di amici, tutti accomunati dallo stesso interesse, decise di

dar inizio a questa avventura e come giorno della sua istituzione scelse una data simbolica: il 21 aprile,

giorno della fondazione della Città Eterna.

Dopo un quarto di secolo di attività la crescita dell’Associazione è stata notevole. Nata così, quasi per

gioco, da una precedente associazione denominata “Ci divertiamo”, oggi il Gruppo Storico Romano

spicca nel mondo della rievocazione storica sull’antica Roma ed è unanimemente riconosciuto come uno

dei gruppi leader in Italia e nel mondo.

Le finalità che l’associazione di rievocazione storica si prefigge sono quelle di proporre, organizzare e

sostenere, in modo fondato e credibile, avvenimenti, manifestazioni, riti, personaggi, e mestieri

concernenti il mondo dell’antica Roma.

La Rievocazione Storica del Gruppo storico Romano prevede una fase preliminare di studio,

ricerca, approfondimento, sperimentazione pratica e/o apprendimento. Metodologia fondamentale

per la fase di studio è la corretta lettura e interpretazione delle testimonianze relative al fenomeno storico

per il quale si intende allestire l’iniziativa: a) fonti primarie di ogni tipo (archivistiche, ambientali,

iconografiche, ecc.) b) fonti indirette (testi di storia generale, libri e ricerche di storia locale, ecc.).

Attività preminente del Gruppo Storico è indirizzata verso l’ “Evento Ricostruttivo”, che circoscrive il più

possibile l’arco temporale/tematico della propria azione in favore della massima fedeltà in sede di

realizzazione e utilizzo di abiti, attrezzature, musiche, pietanze, accessori, ambientazioni che richiamano

il più possibile i reperti originali a cui si rifanno. Nell’ambito dell’Evento Ricostruttivo si individuano: - la

"Living History" (o Storia Vivente); la riscoperta cioè del passato in ogni sua espressione (civile,

tecnologica, scientifica, artistica o militare) e nella sua accezione più grande; - il "Re-enactment"; la

ricostruzione di un preciso evento storico, sia esso militare, civile, religioso, del quale si mettono in scena

i fatti e lo svolgimento nello stesso luogo e con le stese modalità.

In questo contesto, il Gruppo Storico Romano ha intrapreso un percorso che si inserisce

perfettamente in questa dinamica, anche per la sua capacità di comunicare a tutte le fasce d’età: le

“edicole teatralizzate” nei siti archeologici.

Le “Edicole Teatralizzate” rappresentano una novità nel panorama della Rievocazione Storica. Esse

consentono, in un percorso dedicato, di raccontare la storia del sito archeologico attraverso i

personaggi che vi hanno vissuto o con i personaggi noti che hanno influenzato le vicende storiche del

territorio e di quel periodo storico.

Rendere vivo il sito archeologico, con i rievocatori, viene percepito dai visitatori come una esperienza

unica: imparare la storia vivendola. La rievocazione, in questo modo, consente di apprezzare il

contenuto del sito archeologico altrimenti conosciuto per il solo contenitore scarno di informazioni.


C O N T R O C O P E R T I N A

All’interno dell’associazione convivono diverse sezioni di rievocazione: dei legionari I secolo d.c., degli

Auxilia, della coorte urbana tardo impero, dei pretoriani, dei gladiatori, delle vestali, dei senatori, del popolo

e delle danzatrici.

Ogni sezione svolge un’intensa attività di archeologia sperimentale, basata sulla ricostruzione, mediante

esperienza diretta, di spaccati di vita civile e militare. Tra quelli civili annoveriamo, ad esempio, lo studio

dell’universo femminile all’epoca dell’antica Roma, dai trucchi ai profumi, dalle acconciature

all’abbigliamento, che ha prodotto, per esempio, incontri culturali con il pubblico presso la splendida

struttura dei Mercati di Traiano.

In ambito militare spiccano senz’altro le ricostruzioni del castrum legionis. Ultimo, in ordine cronologico,

quello realizzato presso Ienne (Roma), nel quale i componenti della nostra legione hanno ricostruito tutti gli

aspetti della vita del legionario romano all’interno dell’accampamento: dall’alimentazione all’addestramento

militare.

Tra i tanti riti e cerimonie ricostruiti, menzioniamo: la Captio Virginis (nomina di una nuova vestale), il

Testamentum Augusti (la consegna e la custodia del testamento di Augusto presso l’atrium Vestae), la

congiura di Catilina, la Confarreatio (il matrimonio religioso), Septimontium (festivta religiosa con una

processione sui 7 colli di Roma) le Palilia (cerimonia celebrativa della fondazione di Roma), l’Ignis Vestae

renovatio (l’annuale accensione del fuoco sacro di Vesta) e l’Honesta Missio (il congedo del pretoriano), la

causa Interamnae – Reate sulla cascata delle marmore.

È presente inoltre la SCUOLA GLADIATORI ROMA, una vera e propria scuola, alla quale ci si può iscrivere

per apprendere le tecniche di combattimento dei gladiatori. Questa prevede corsi regolari e passaggi di

categoria annuali in occasione del saggio dei gladiatori, che di norma si svolge tra settembre ed ottobre.

Proprio il fascino della Scuola Gladiatori Roma spinge ogni anno turisti e visitatori, italiani e stranieri, a

partecipare ai nostri corsi di “gladiatore per un giorno”, due ore intense durante le quali i partecipanti, oltre

ad un’iniziale introduzione alla storia dell’antica Roma, mediante la visita presso il Museo storico-didattico

del legionario romano, vengono proiettati nell’arena dove, dopo l’apprendimento delle tecniche basilari di

combattimento, sia d’attacco che di difesa, vengono fatte provare loro armi e armature da noi riprodotteI

soci del Gruppo Storico Romano, che si riuniscono di norma il giovedì sera presso la sede

dell’associazione, provengono da diverse aree professionali, si annoverano operai, commercianti, artigiani,

ingegneri, docenti, imprenditori, manager, studenti, pensionati, forze dell’ordine, dipendenti pubblici e

militari che hanno come unico intento la cooperazione per il raggiungimento dello scopo sociale di cui

sopra. Una particolarità dei soci è il fatto che ciascuno, entrando a far parte del Gruppo Storico Romano,

assume un suo nomen romano con il quale è conosciuto all’interno di essa. L’associazione è aperta a tutti,

uomini e donne di qualsiasi età. Il nuovo socio viene accolto al suo interno dai responsabili che illustrano i

vari settori, tra i quali scegliere quello più congeniale. Al momento dell’iscrizione è richiesta la sola quota

associativa, poiché il gruppo mette a disposizione i materiali e gli indumenti per poter partecipare alle

proprie attività. Alcuni settori prevedono poi una spesa aggiuntiva per l’acquisto di dotazioni particolari.


VERONICA

TUNDIS

P E R S O N A G G I

Ballerina, insegnante e coreografa

ph Monica Irma Ricci


P E R S O N A G G I

Veronica Tundis

Nata in calabria, ha iniziato a studiare danza all'età di

tre anni e a 18 anni si è trasferita a roma, dove tramite

audizione è stata ammessa ai corsi professionali

prima al molinari art centre e poi al DAF dance art

faculty.

Dopo essersi diplomata al Molinari Art Center e poi del

DAF, ha avuto l’opportunità di formarsi con affermati

artisti italiani ed esteri, danzando coreografie di iratxe

ansa, Alex Ketley e Lesley Telford già durante gli

studi. Inizia le prime esperienze professionali, prima

con la compagnia nazionale del balletto e poi

Spellbound Junior Ensamble diretta da Mauro Astolfi

per lo spettacolo "The Knowledge".

Dal 2013 ha lavorato in qualità di assistente ripetitrice

presso i corsi di formazione professionale del DAF al

fianco di coreografi provenienti dalle più grandi

compagnie del mondo, come Ndt, Batsheva, Scapino

e molte altre.

Collabora stabilmente per lo spettacolo

"Carillon- il volo del tempo" con la

compagnia Kitonb Exthreme Theatre

Company diretta da Angelo Bonello, e si

esibisce in diversi festival europei ed

internazionali, lavorando in paesi come

l'Irlanda, il Marocco, l'Arabia Saudita, ed

altri ancora, e danzando coreografie di

Daniel Ezralow, Luciano Cannito, Ingri

Fiksadal e Marcos Morau.

Accanto al percorso professionale di

ballerina, stabilmente insegna danza

contemporanea in diverse scuole d'italia

ed è direttrice artistica di international

Creative Hub, corso di formazione

professionale in danza contemporanea.


A T T U A L I T Á

Un accurato restyling di poltrone, rivestimenti e tecnologie (sistema di biglietteria con

visione 3D della pianta al momento dell’acquisto del proprio posto, gestione

dell’areazione, sanificazione dell’ambiente) e un maggiore comfort per gli spettatori: il

Teatro Sistina ripartirà il prossimo autunno con un look rinnovato.

Come recita il claim della campagna di comunicazione "Il Sistina si fa bello per voi", il

grande teatro storico nazionale diretto da Massimo Romeo Piparo, eccellenza capitolina

dello spettacolo dal vivo, è pronto il prossimo 28 ottobre ad accogliere di nuovo il proprio

pubblico con una grande Opening Night. La "festa" per celebrare il grande ritorno sul

palcoscenico sarà affidata a uno dei titoli più amati della tradizione del Sistina, il

Rugantino di Garinei & Giovannini, gioiello di romanità e classico del teatro musicale

italiano: a interpretare il ruolo di Rugantino sarà Michele La Ginestra, volto amatissimo

dal pubblico romano -che rimane a tutt'oggi l’ultimo attore ad aver vestito i panni della

maschera romana sotto la direzione di Pietro Garinei e del M° Trovajoli-, la cui storia

d’amore con Rosetta vedrà la straordinaria presenza di Serena Autieri, già interprete

nella passata edizione.

Lo spettacolo, prodotto da Il Sistina con la supervisione di Massimo Romeo Piparo,

proprio per la pandemia non era potuto andare in scena nel marzo 2020: ricominciare

con Rugantino, che verrà presentato nella sua versione storica originale, con la regia di

Pietro Garinei, le splendide musiche del M° Armando Trovajoli e le scene e i costumi di

Giulio Coltellacci, sarà il modo migliore per riannodare i fili bruscamente interrotti e

iniziare da dove ci si era lasciati, con ancora maggiore entusiasmo.

Il Sistina in occasione dell’annullamento per Covid-19 delle repliche annunciate, aveva

prontamente provveduto alla restituzione dei soldi ai propri spettatori con la promessa

che sarebbe tornato presto e che chi avesse voluto avrebbe presto avuto l’opportunità di

rinnovare la propria adesione: ebbene la promessa è mantenuta. Le vendite sono aperte

nuovamente per le date dal 28 ottobre in poi.

"La pandemia ha lasciato molti segni indelebili nelle coscienze delle persone – spiega

Massimo Romeo Piparo - Uno fra tutti la paura di aggregarsi e una spasmodica

attenzione nei confronti dell’igiene dei luoghi al chiuso. Il Teatro Sistina vuole ripartire da

questo: garantire al proprio pubblico la massima sicurezza con il ricambio delle poltrone

dell’intera platea, la totale ristrutturazione dei servizi igienici, l’eliminazione in platea e

galleria della moquette dai pavimenti, la sostituzione delle macchine di aerazione e

l’eliminazione della caldaia a gasolio a vantaggio di sistemi di riscaldamento e

refrigerazione di ultimissima generazione, ecosostenibili e “green”, seguendo la

direzione indicata dall’Europa di un efficientamento moderno dei luoghi di Cultura."

Dopo aver rimborsato, tra i pochissimi teatri in Italia, migliaia di spettatori nei mesi scorsi

con l’intero prezzo del biglietto -incluso il diritto di prevendita- per gli spettacoli interrotti a

causa dell’emergenza Covid-19 (circa 500mila euro di rimborsi), il Sistina è ora quindi

pronto a offrire di nuovo divertimento e spensieratezza, con il consueto mix di qualità e

popolarità, diventando ancora più bello e accogliente: segno evidente del fatto che il

Teatro in questi lunghi mesi di silenzio non ha mai smesso di pensare al pubblico,

preparandosi con cura al momento tanto atteso in cui i propri spazi potranno essere di

nuovo abitati da musica e parole. La volontà di stare vicino agli spettatori, vero

patrimonio del Sistina, è una delle convinzioni del suo Direttore Artistico, Massimo

Romeo Piparo, che durante la pandemia ha portato il teatro in tv firmando il programma

"Ricomincio da RaiTre", pensato per sostenere e dare la possibilità di esibirsi a

moltissime realtà dello spettacolo bloccate dal lockdown: il programma -fortemente

sostenuto dalla Rai- condotto da Stefano Massini e Andrea Delogu, tornerà ancora in

onda su Raitre dal Teatro Sistina con 3 nuove puntate a Settembre.

Intanto, sempre nell'ottica di ricominciare con ottimismo e fiducia, con la chiusura delle

scuole Il Sistina ha riaperto negli spazi del Teatro la propria Accademia multidisciplinare

dedicata a ragazzi dagli 8 ai 16 anni, scegliendo quindi di ripartire proprio dai più giovani

e investendo sugli artisti di domani. La novità è che da quest'anno, oltre alla sede di

Roma, l’attività dell'Accademia Il Sistina si svolgerà anche a Milano, nei grandi spazi del

prestigioso Teatro degli Arcimboldi. Il Teatro Sistina si adeguerà alle indicazioni che

dovessero giungere dalle Autorità competenti in termini di adozione del Green Pass per

garantire la massima sicurezza ai propri spettatori, nella consapevolezza che i vaccini

siano l’unica possibilità che abbiamo per un pieno ritorno alla meravigliosa normalità

della fruizione degli spettacoli dal vivo!

SI FA BELLO PER VOI

Massimo Romeo Piparo - ph Iwan Palombi

Michele La Ginestra - ADRphoto.it

Spettacolo Rugantino 6100media

© Luca Vantusso


A T T U A L I T Á

Bruce Nauman

mostra alla Punta

della Dogana

di Assia Karaguiozova

Una mostra che scuote, ancora all’ingresso, con

un’installazione dal vivo: dei corpi, rannicchiati per terra.

Più che un’esposizione, verrebbe definita un’esperienza

individuale, che cattura il visitatore e lo mette nelle

condizioni di confrontarsi con le proprie percezioni.

Opere già viste, riproposte attraverso i filtri della

tecnologia e dei sensi.

Ricordiamo che il talento di Bruce Nauman era stato

premiato con il Leone d’Oro alla Biennale nel 2009.

‘Contrapposto Studies’, a cura di Carlos Basualdo, sfrutta

suoni, luci e video, che raccontano con rumori, parole e

movimenti. Sicuramente l’effetto non sarebbe stato lo

stesso, se gli spazi che ospitano le performance, non

fossero stati quelli del Palazzo Grassi.

Filtro fondamentale, tra le emozioni che si accumulano tra

il su e il giù (è disposta a tre livelli) è la sosta, imperdibile,

sulla terrazza (e sul terrazzino) della Punta della Dogana.

Tra le voci di Nauman che echeggiano, luci che emergono

nel buio, corpi che si scompongono e si ricompongono e

dita che contano, è decisamente di ricarica un respiro

profondo, con sguardo che si perde tra San Marco e San

Giorgio Maggiore.

L’arte è la connessione di emozioni e di impressioni che si

crea e questa mostra ne è la dimostrazione esplicita.

L’uso del proprio corpo per comunicare.

Il confronto tra Nauman e Ismael Ivo:

Il contrasto tra le due modalità di espressione, così diverse

- disegnare nell’aria ed esprimere dei messaggi,

sperimentando e spronando il fisico, crea un impatto che

conduce all’associazione con un ulteriore esempio ancora.

L’esporsi in primo piano, nel nome dell’opera: Joseph Beuys,

chiuso in una stanza con il coyote. ‘I like America and

America likes me’

di Assia Karaguiozova


A T T U A L I T Á


A T T U A L I T Á

di Assia Karaguiozova

Inaugurata alla Biennale di Venezia, in Ca’ Giustinian di San Marco, ed aperta al pubblico, la mostra che

celebra l’arte di Ismael Ivo. Immersione curiosa, in un luogo suggestivo, anche per chi di Danza non si

intende. Scomparso nel 2021 a 66 anni, Ismael Ivo è stato un ballerino brasiliano talentuoso, che ricordiamo

per la sua forte espressività, i movimenti in leggerezza di un corpo protagonista che si dematerializza. Ha

saputo trascinare il pubblico nel mondo magico dello spettacolo, disegnando figure in aria e trasmettendo

vitalità. Aveva l’abilità di costruire dei vortici creativi, attraverso i quali in ogni performance raccontava una

storia, comunicava attraverso i gesti e le mimiche del volto. New York e Berlino erano tra i suoi palchi più

importanti. Oltre a performer solista, è stato coreografo, organizzatore e direttore artistico alla Biennale nel

settore Danza dal 2005 al 2012, nonché maestro di tanti giovani talenti, presso L’Arsenale della Danza. Ha

avuto il potere di coinvolgere molti gruppi di lavoro nelle sue idee, di creare un’atmosfera. Tra le opere più

celebri: Oxygen, Babilonia, Biblioteca del Corpo. Nel corso della carriera intensa ha collaborato con alcuni

personaggi che hanno segnato la storia: Alvin Ailey, Pina Bausch, Johann Kreznik, Ushio Amagatzu, Marina

Abramović.

L’omaggio, dedicato a lui, è intitolato ‘Il corpo è un documento dell’oggi’. Realizzata dall’Archivio Storico della

Biennale di Venezia, la mostra sull’opera di Ismael Ivo è a cura di Wayne McGregor, il quale l’ha presentata,

insieme al Presidente Roberto Cicutto, alla vigilia della 15. edizione della Danza, di cui è direttore artistico.

Ricca di fotografie e di video che raccontano la sua arte, la mostra apre una finestra sulle manifestazioni

artistiche del corpo e di corpi che interagiscono, creando con le figure delle sculture viventi mobili.

Molto interessanti, inoltre, le programmazioni di quest’anno della Biennale di tutte le sue Mostre. A partire

dall’Architettura, fino al 21 Novembre, costruita sulla domanda quanto mai attuale, che ci poniamo

inevitabilmente: ‘How we will live together’. Lascia il sapore di un’esposizione diversa, basata sulle risorse

esistenti, da reinventare in utilizzi e modalità inedite. Fortemente percepibile il desiderio di rinascita, di

coltivare un Mondo nuovo. Spazi ampi, strutture sempre meno vincolanti, più libertà alla fantasia e meno

preconcetti. Visibile una base di cultura e di tradizioni, nei vari Padiglioni esteri ai Giardini, sulla quale

costruire la propria fantasia, architettura fresca. Leone d’Oro alla Carriera a Rafael Moneo. Allo spazio

dell’Italia, all’Arsenale, il curatore sardo Alessandro Melis stupisce con un contrasto per nulla scontato, da

vedere, respirare, rifletterci su e metabolizzare.

Passata da poco l’edizione del Teatro, molto interessante e dal programma intenso. Sorprendente il Leone

d’Argento alla giovane Kae Tempest, pseudonimo di Kate Ester Calvert.

In corso, attualmente. la settimana della Danza: First Sense, integrata alla partecipazione costante della

fotografa Mary McCartney, che ha un ruolo fondamentale del percorso.

Frizzante l’attesa per la 78. Mostra dell’Arte Cinematografica. Spicca la particolare sensibilità in questa

edizione per le donne, percorrendo, nei film i temi più dolorosi. L’onore dell’apertura sarà di Pedro Almodóvar

con il suo nuovo ‘Madres paralelas’. 21 i titoli in concorso per il Leone d’Oro. Protagonista premiata per la

Carriera: Jamie Lee Curtis, attrice versatile, figlia di John Kurtis e di Janet Leigh, la ricordiamo con ‘Un Pesce

di Nome Wanda’, ‘Knives out’, ‘Blue Steel. Quest’anno la vedremo in ‘Halloween Kills’.

A seguire, sempre a settembre, Il 65. Festival Internazionale della Musica Contemporanea.

‘Il latte dei sogni’, invece, è il tema della Biennale dell’Arte 2022, guidata da Cecilia Alemani.


E V E N T I

Il Cinema è Arte per tutti

Milano – Como - Varese 4 -16 settembre 2021

Il Prestigioso Premio per sottolineare ancora una

volta il connubio tra Arte e Cinema sceglie come

manifesto simbolo dell’Edizione 2021, un’opera

inedita dell’artista Marco G, che dichiara:

“È uno spazio siderale. Una luce bianca, fredda,

quasi metallica per la sua purezza, come energia,

forza, assoluta. Blu intenso che si perde nel buio

infinito dello spazio. Zone di blu più luminose come

decantato terrestre, portano la vita. Sfumature di

verde delle profondità marine o il riflesso di alcuni

laghi di montagna o il ghiaccio antartico. I due segni

neri, posti all’estremità, rappresentano l’intuizione del

Genio verso l’Eternità”.

Il Premio Felix propone una selezione di 8 film e 7

documentari contemporanei molto diversi tra loro,

irriverenti, ironici o drammatici, ma legati da un

importante fil rouge: una morale positiva e la

speranza che ne deriva.

“In questa nuova imperdibile rassegna - dichiara

Rossella Bezzecchi, promotrice culturale tra la

Russia e l’Italia – vorremmo dare la possibilità di

riflettere attraverso pellicole che raccontano storie di

vita e documentari che ci mostrano aspetti importanti

della cultura, dell’artigianato e del design russo”.

A Milano torna per la sua IV° edizione il Premio Felix

2021 – Festival del Cinema Russo. Un’edizione di

ripartenza che vuole, con forza, celebrare e sostenere

il Cinema e tutti i suoi comparti, nonché gli

appassionati di un’Arte che è per tutti.

Partirà sabato 4 settembre nell’incantevole cornice di

Villa Olmo, sul lago di Como, toccando poi luoghi ricchi

di fascino: dai Giardini Estensi di Varese, Vedano al

Lambro, la Biblioteca Ambrosiana e il Cinema Anteo di

Milano, per culminare nella serata del 16 settembre,

nel cuore di Milano, in Piazza Duomo, nello storico

AriAnteo, di Palazzo Reale. Nella Serata di Gala è

prevista una proiezione importante fuori concorso con

ospiti del mondo dello spettacolo e della cultura.

Durante la serata la Giuria 2021 assegnerà i Premi

dell’edizione 2021.

Il Festival è promosso dall’Associazione culturale Felix

- cinema, moda, design Italia – Russia; è patrocinato

dall’Ambasciata Russa, dalla Regione Lombardia.

L’iniziativa è realizzata con il contributo e il patrocinio

della Direzione generale Cinema e audiovisivo -

Ministero della Cultura, con il contributo della

Fondazione “Russkiy Mir”, in collaborazione con

l’Associazione culturale “Adrenalina culturale”.

Sito Ufficiale: www.premiofelix.it

Aggiornamenti su: https://www.instagram.com/felix_award/


E V E N T I

In considerazione del protrarsi dell’incertezza normativa legata all’emergenza sanitaria e, a causa delle differenti

restrizioni anti-Covid dei vari paesi che complicano gli spostamenti internazionali, Show Bees comunica che le

date milanesi del tour del musical Rocky Horror Show in programma al TAM Teatro Arcimboldi Milano vengono

posticipate dall’11 al 23 ottobre 2022.Il pubblico che ha già acquistato i biglietti per le date, precedentemente

annunciate, dal 12 al 24 ottobre 2021 potrà utilizzare i biglietti per le nuove date programmate nella stessa

modalità di fruizione.

Il pubblico italiano potrà comunque godere a ottobre 2022 di due settimane di repliche di quello che

universalmente è riconosciuto come uno degli spettacoli più amati e applauditi al mondo.

Dal 1973, The Rocky Horror Show ha sedotto con la sua trasgressività intere generazioni di spettatori,

conquistando anche i benpensanti più integerrimi e trasformandoli in devoti fan con corsetto e calze a rete.

Dopo oltre 40 anni, la meravigliosa creatura di Richard O’Brien non smette di travolgere, coinvolgere, sovvertire le

regole. Ha viaggiato in più di 30 paesi, è stata tradotta in più di 20 lingue e torna ora in tour con la regia di

Christopher Luscombe.

Migliaia di appassionati hanno creato fan club, guardano il film centinaia di volte, travestendosi e partecipando

sempre attivamente allo spettacolo (come richiesto dalla filosofia del “Rocky Horror Show”).

Ed è così che il Rocky, proprio per l’entusiasmo e la partecipazione del suo pubblico, ogni sera si trasforma in un

grande non-stop party fatto di quei successi senza tempo da cui ognuno, almeno una volta, si è lasciato

trascinare come “Sweet Transvestite”, “Damn it Janet” e “Time Warp”.

Appuntamento imperdibile al Teatro Arcimboldi con il nuovo, eccitante, sfrenato spettacolo del ROCKY HORROR

SHOW! …vi consigliamo di tenere pronte calze a rete e guêpière! DON’T DREAM IT, BE IT!


E V E N T I

TONES ON THE STONES

2021

XV edizione


E V E N T I

TuttoBallo

A C A V A R O N C I N O D I O I R A C R E V O L A D O S S O L A ( V C O )

S U O N I , I D E E E N A T U R A I N U N T E A T R O D I P I E T R A A I P I E D I D E L L E A L P I

Ultimi giorni a Cava Roncino di Oira Crevoladossola, provincia di Verbano Cusio Ossola , del Festival Tones on the

Stones. Opere liriche multimediali e suoni naturali della foresta amazzonica. La voce degli alberi e le storie dei grandi

boxeur. Sintetizzatori di acqua e ceramica e controller ultratecnologici. Percussioni rituali e pianoforti malinconici.

Progetti site specific, performance visionarie, artisti internazionali, workshop sull’educazione ambientale e pratiche

partecipative in un territorio montano di rara bellezza, tra boschi, vigneti terrazzati e antichi borghi in pietra.

Dopo l’edizione di transizione del 2020 Before and After, Tones on the Stones, è arrivato alla XV edizione, in questo 2021

il festival si è trasformato in una vera e propria stagione dando vita a Tones Teatro Natura. In questo nuovo scenario,

infatti, Tones on the Stones si è stabilito definitivamente in una cava di Gneiss ai piedi delle Alpi: un ex spazio

industriale trasformato in un vero e proprio teatro stabile di pietra immerso nella Natura, grazie ad un intervento di

progettazione architettonica, a cura di Fuzz Atelier sviluppato seguendo i principi di modularità, trasparenza,

flessibilità, all’insegna della sostenibilità e di un diverso rapporto con il paesaggio naturale. Tones Teatro Natura non è

stato soltanto un teatro ma anche uno spazio/ecosistema dedicato alla ricerca artistica, all’innovazione, alla

conoscenza e al benessere individuale e collettivo.

Quattro sezioni si sono sviluppate nell’arco di due mesi: Tones on the Stones, il cuore originario del festival, è stato

dedicato ai progetti multidisciplinari e ai grandi artisti internazionali, come Nextones, festival di sperimentazione

elettronica e audiovisiva; Riverberi jazz, due giorni di performance sonore dedicate al jazz contemporaneo che sa

contaminarsi tanto con la tradizione popolare che con l’elettronica; e, infine, fino al 5 settembre, Campobase, per

esplorare la cultura della montagna.

Dal 3 al 5 settembre, trova spazion Campo Base, nuovo format con la cura scientifica di Alessandro Gogna che esplora i

temi del rapporto tra uomo e natura e la cultura della montagna: un campeggio temporaneo per sviluppare una

comunità temporanea, un’esperienza collettiva legata all’essenzialità che prevede una serie di attività diurne e serali sia

per i piccoli, sia per gli adulti. Ambiente naturale versus spazio abitato: questa netta dicotomia che le grandi città e i

modi di vivere nel quotidiano hanno amplificato è ormai insostenibile e continua a produrre storture di ogni tipo.

Campo Base vuole essere punto di partenza per un nuovo concetto di ambientalismo, per avvicinarsi agli spazi naturali

con uno sguardo attento. Molti degli ospiti attesi contribuiranno a costruire nel pubblico questa nuova consapevolezza,

per immaginare una valorizzazione più sostenibile delle risorse territoriali: dai racconti dell'esploratore Franco Michieli,

alle avventure dell'alpinista Hervè Barmasse e degli arrampicatori Manolo e Anna Torretta, insieme alle testimonianze di

molti altri protagonisti del mondo della montagna.


P E R S O N A G G I


P E R S O N A G G I

In questa torrida estate 2021, tra le varie singer, rapper, influencer, la protagonista assoluta è stata lei: Orietta Berti. Dopo

Sanremo, la cantante ha inanellato una serie di successi che le hanno conferito la corona di regina, con riscontro ed affetto

da parte del pubblico. Una presenza, la sua, che avevamo notato al tavolo televisivo di Fabio Fazio, nel quale riusciva a

dominare la scena con i suoi racconti, con i fuori programma spontanei all’Orietta, o meglio nonna di figlia. Questo suo

modo di comunicare la contraddistingue da sempre, genuina proprio come una delle nostre nonne, sagge, intraprendenti e

pronte ai cambiamenti. Dall’alto dei suoi 78 anni, Orietta Berti dovrebbe essere un guru per le nuove generazioni che si

affacciano per la prima volta sul balconcino dell’arte. La sua verve, il suo amore per il lavoro e la famiglia, il rispetto di tutti la

pongono sull’altare maggiore dello showbiz. Unica nel suo stile, ha saputo affrontare a testa alta anche il Festival di Sanremo

di Amadeus, primeggiando accanto a Madame, Aiello, Arisa. Lo stile portato sul palcoscenico dell’Ariston è diventato

immediatamente cult, insieme ai suoi racconti inaspettati e le sue simpatiche gaffe: come non ricordare i Maneskin chiamati

per sbaglio “Naziskin” o Ermal Meta diventato “Metal”. La prossima stagione televisiva, Orietta Berti sarà il nuovo giudice del

talent The Voice Senior. La poltrona per due che fu di Albano e di sua figlia Jasmine, torna ad essere un trono degno della

regina della canzone italiana. L’appeal di Orietta sicuramente gioverà e porterà curiosità alla seconda edizione del talent

show condotto da Antonella Clerici.


P E R S O N A G G I

Signora Orietta, lei, Ornella Vanoni

e Caterina Valente avete creato i

tormentoni dell'estate 2021...

Curiosa coincidenza o il trend

featuring vintage è vincente?

Il confronto generazionale è sempre

costruttivo, nella musica come in tutte

le arti. Poi dipende dal brano, dal

momento. Raffaella Carrà insieme a Bob

Sinclair già qualche anno fa ebbero un

successo incredibile insieme. Certo è

che le belle voci non passeranno mai di

moda.

Orietta, dopo oltre 50 anni di

carriera, 16 milioni di dischi

venduti, impegni televisivi a

ripetizione, complici Fedez, Achille

Lauro e anche le atmosfere anni

'60, si aspettava di diventare la

regina dei tormentoni estivi 2021?

Con "Mille" sapevamo che il brano

sarebbe andato bene... ma mai ci

saremmo aspettati un successo cosi

grande e cosi "virale" suoi social

network e per la gente. La cantano tutte

le generazioni, dai bambini in spiaggia ai

ragazzi in discoteca, fino alle nonne che

in casa la cantano insieme

all'immancabile ventaglio in questa

calda estate..

E lei la canta anche a sua nipote

Olivia?

Si, Olivia adora "Mille". Ogni volta che la

sente in radio, in tv o sul telefonino

inizia a cantarla. Pensi che appena mi

consegnarono a casa qualche giorno fa

il primo disco di platino incorniciato, lei

vide la copertina con noi tre e disse

"Mille...la canzone della nonna". È stata

dolcissima!

Da indiscrezioni abbiamo saputo

che tornerà in tv come giudice di

The Voice Senior...

Per l'autunno ho tanti progetti...

Speriamo di realizzarli tutti al meglio.

L'esperienza da talent scout l'ho già

vissuto a "Ti lascio una canzone" (con

Antonella Clerici ed il Maestro Leonardo

De Amicis), a "Mettiamoci all'Opera"

(insieme al caro Fabrizio Frizzi, un talent

molto bello sulla musica lirica) e per due

edizioni a "Ora o mai più" (insieme ad

Amadeus e a tanti miei colleghi)...


P E R S O N A G G I

di Patrizia Mior

Difficilmente si riconosce il turbamento, nella connotazione più dolce ed effimera che la parola stessa può regalare.

Quando succede, beh… cambia completamente ogni punto di vista, ogni altro significato lascia spazio

all’interpretazione emozionale.

Quando al “nostro” turbamento, si lega un volto e a quello stesso volto si legano altri sensi, non si può far altro che

cedere ai migliori istinti che ci vengano suggeriti, e assecondare il loro desiderio d’esser compiaciuti, lasciando a noi

scrittori, l’onere di trasformarli in verbo.

Nessuno probabilmente lo conoscerà mai “veramente”, forse perché a pochi riserva la sua versione più dolce e

determinata. Edwin è un ragazzo estremamente particolare, tanto aperto quanto riservato, quel che lascia

intravedere ora, altro non è che il frutto di ogni cicatrice che egli stesso ha trasformato, con le sue mani, in un’ opera

d’arte.

Ho deciso di sfidare per voi la sua componente emotiva, facendolo uscire dalla sua zona di comfort e portandolo

nella mia. Beh…questo è quanto emerso dalla nostra “sfida emozionale”.


P E R S O N A G G I

TuttoBallo

Raccontarsi attraverso 5 oggetti, l’unica domanda fatta in tutta la giornata passata

insieme, per il resto del tempo, sono rimasta ad ascoltare i suoi racconti di vita e a

guardare le emozioni che gli passavano davanti agli occhi come un album di

fotografie. Insomma, come direbbe lui, ho solo assecondato la “buena onda”.

Viaggio partito da un braccialetto bianco con il logo “Zumba”, credetemi, c’è molto di

più di quanto possiate immaginare. Lo teneva tra il pollice e l’indice, facendolo

dolcemente roteare tra le dita, fiero. Si prese un po’ di tempo prima di raccontarsi in

quell’oggetto il nostro Edwin, quasi a voler cercare le parole giuste per poterlo

celebrare.

Chiunque avrebbe potuto parlarmi del suo lavoro di istruttore, non Edwin, lui, mi ha

fatto vivere l’esperienza di un corso di zumba, facendo leva sulle mie emozioni e

ricordandomi quanto è bella la sensazione che si prova entrando in quella stanza a

fine giornata, stressati, arrabbiati, e uscendone sudati e stanchi ma al contempo,

felici e appagati.

Guantone da boxe, oggetto decisamente lontano dal primo, un guerriero pensai, e

non sbagliavo. Disciplina, autocontrollo, costanza e nessuna intenzione di mollare di

fronte alle difficoltà. Edwin in questi due anni di covid, in una delle zone più colpite

dalla pandemia, ha trovato il modo di ricominciare, non si è dato per vinto ed ha

impostato il suo lavoro in una forma totalmente differente. Si è reinventato online

organizzando lezioni private e di gruppo, prendendo uno strumento di comunicazione

per lui insolito e trasformandolo in qualcosa di positivo e utile a sentirsi vicino

nuovamente ai suoi allievi. E questo, in parte, lo deve anche alla boxe!

Lego Technic Chevrolet Corvette ZR1, il gioco che stimola la creatività, sorride con

gli occhi che brillano giocandoci sul tavolo, proprio come i bambini, guardando quella

macchina arancione fiammante, ricordandomi quanto sia importante avere voglia di

sorprendersi, e quanto sia bello poter vedere le cose da punti di vista diversi.

Con un sospiro disse “costruire le cose e sapere di poterle reinventare”, indicandomi i

dettagli sulla macchina, spogliando la sua passione davanti a me e insegnandomi la

bellezza del guardare oltre. Edwin non è uno che si ferma al primo impatto, a lui

piace capire il “perché”, ed a me, piace imparare a guardare attraverso i suoi occhi

bruni.

Un registratore Sony TCM-939 in perfetto stato, ancora funzionante, il mio oggetto

preferito. Questo è il pezzo che mi introduce alla sua più grande passione, la musica.

Edwin viene dalla “vecchia scuola”, pochi mezzi da poter usare per formarsi, ma

tanta volontà nel volerlo fare, perché quando la passione muove gli istinti migliori,

non esiste nulla in grado di poterla fermare.

Racconta delle lezioni di percussioni che registrava per poi riascoltarle a casa e

poterle studiare, spiegandomi quanto, escludendo gli altri sensi, sia possibile

sviluppare un udito musicale. Non fa sembrare questa forma d’arte semplice, non lo

è affatto, serve grandissima sensibilità e lungimiranza e, lui ne è ben provvisto.

Bongos, il nostro ultimo oggetto, colorato, vivace, come lui, su questo non ho fatto

domande, semplicemente ho chiesto che suonasse per me. Accarezzato a mani

nude, questo ultimo oggetto non aveva bisogno di grandi spiegazioni, questo oggetto

è il suo strumento per trasformare un brano in “realismo magico”.

Nella letteratura latinoamericana il realismo magico serve a dare vita agli oggetti

rafforzando l’emozione che il narratore vuole raccontare. Edwin è in grado di fare la

stessa cosa con il suo strumento, abbatte ogni parete trascinandoti in un mondo

diverso, fatto di colore, musica, passione.

Fu strano guardare l’orologio e accorgersi di aver trascorso insieme cinque ore, ad

entrambi sembravano trascorsi pochi minuti, tanto i racconti ci avevano stregato.

Credevo di intervistare un musicista e invece ho trovato un pirata, un artista, un

guerriero, un’anima dolce, ho trovato energia. La stessa energia che ho sentito in

“Vengo con Respeto”, ultima fatica musicale insieme a Mala Maña uscita il 13 agosto

su tutte le piattaforme.

Nessuno lo conoscerà mai “veramente”, ma a me, è stato dato il privilegio di poter

avvicinare una parte di tutto questo, con rispetto attraverso i suoi occhi, e a voi, il

privilegio di sentire le sue note.


P E R S O N A G G I

di Francesca Rossetti


P E R S O N A G G I

TuttoBallo

Oggi parliamo di musica e comunicazione con un grandissimo esperto, Michelangelo Iossa, autore di numerosi libri e volto

noto grazie alle sue frequenti partecipazioni radiofoniche.

Chi è Michelangelo Iossa e come nasce la tua passione per la storia della musica rock e pop?

Sono un giornalista e scrittore che vive e lavora a Napoli da sempre. Di famiglia napoletana, ma nato a L’Aquila nel 1974, ho

nelle mie vene sangue argentino (la mia bisnonna paterna, Maria, era sudamericana), milanese (mio nonno Franco Farina era

meneghino e la sua famiglia era molto vicina ai Manzoni), lucana (altre ascendenze paterne sono connesse a Francavilla sul

Sinni) e vesuviana (la mia nonna Filomena, per tutti ‘Filina’, era di Torre Annunziata e aveva come compagni di banco lo

scrittore Michele Prisco e il futuro producer hollywoodiano Dino de Laurentiis!). Insomma, un sano cocktail di ascendenze e di

suggestioni familiari: personalmente sono fiero di essere un europeo mediterraneo e, soprattutto, profondamente italiano.

Forse il mio nome – Michelangelo, simbolo dell’italianità nel mondo – e forse la data di nascita, 2 giugno, hanno segnato un

destino tricolore! La musica è uno degli ingredienti-chiave della mia formazione culturale, direi umana. Da bambino si

ascoltava moltissima musica in casa, da Nat King Cole a Sergio Mendes, passando per la Nuova Compagnia di Canto

Popolare, Wilson Pickett, Lauzi, i Queen, Bach, Gershwin, Rino Gaetano, Baglioni e Duke Ellington.

Il primo artista che ricordo distintamente in TV è un formidabile Mimmo Modugno che canta “Lu Pisci Spada”, una rivelazione

assoluta! Ero rapito da Modugno e lo sono ancora. E poi il Rino Gaetano con cilindro e ukulele che canta “Gianna”, i Police in

“Walking on the moon”, le sigle dei cartoon giapponesi e le canzoni della tradizione napoletana che avvolgevano la mia città:

insomma, un’invitante mescolanza di suggestioni sonore. Poi, a sei anni, il primo disco dei Beatles in regalo, “The Beatles

Ballads”: da quel momento gli ascolti sono cambiati, il meteorite-Beatles si era ufficialmente abbattuto nella mia vita di

ascoltatore! Ho avuto la fortuna di condividere, sin da piccolo e poi nel corso degli anni, il mio percorso di formazione musicale

con mia cugina Tiziana e con i miei amici Marcello, Roberto, Rosario, Andrea, Ciro, Carmine e Christian, solo per citarne

alcuni. Una grande fortuna: una sorta di ‘famiglia musicale’ allargata, un solido laboratorio di scambio di idee, di ascolti, di

riflessioni.

Tu sei autore di libri bellissimi dedicati a Michael Jackson, ai Beatles, a Pino Daniele, a Peppino di Capri e alla

bellissima città di Napoli della quale sei originario: cosa accomuna questi grandi artisti e cosa unisce quelli stranieri

a Napoli?

Ho avuto la fortuna di raccontare miti globali, amati e spesso idolatrati in differenti latitudini e appartenenti al DNA di mezzo

mondo. Sono legati tra loro dall’elemento ‘sonoro’, musicale. Nietzsche affermava che “la vita senza la musica sarebbe un

errore” e personalmente sottoscrivo questa riflessione. Jackson, i Fab Four e Pino sono intimamente collegati alla loro musica,

sono ‘fatti’ della loro stessa musica.

Per ciò che riguarda Napoli – e qui parlo da cittadino napoletano e da figlio di Partenope – devo ammettere che, citando un

popolare spot, “ci piace vincere facile!”: non esiste al mondo un luogo che abbia una tradizione musicale legata alla formacanzone

così ampia, una produzione di canzoni che affonda le sue radici a oltre 800 anni fa, come rilevava già Boccaccio nei

suoi scritti. Credo che sia inevitabile: Napoli nasce sulle spoglie di Partenope, una sirena che ammaliava i naviganti con il suo

canto. Quindi, Napoli è una canzone, è musica!

Il ruolo della musica napoletana nel panorama internazionale

Mi ricollego alla risposta precedente: il contributo offerto dalla Canzone Napoletana alla storia della musica popolare mondiale

è colossale, profondo e indiscutibile. La Canzone Italiana, ad esempio, semplicemente non esisterebbe se non ci fosse stata

la Canzone Napoletana. Una prova è lampante: E. A. Mario, l’autore della più italiana delle canzoni – “La Leggenda del Piave”

– era napoletano e aveva firmato anche la “Tammurriata Nera”!

Citando in ordine sparso, vengono in mente miti e leggende del calibro di Donizetti, Di Giacomo e Viviani, Totò e Modugno,

Mozart e De Simone, Pino Daniele, Teresa De Sio, i fratelli Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Enzo Avitabile,

James Senese, gli Showmen e i Napoli Centrale, le correnti del ‘neapolitan power’ e della Vesuwave, i neomelodici, la

sceneggiata, Salvator Rosa e Massimo Troisi, le Feste di Piedigrotta e il Festival di Napoli, Murolo, Bruni, Carosone, Taranto e

le ‘macchiette’, D’Alessio, Maldacea, Arbore, Merola, la Sastri, Elvis Presley, Nino D’Angelo, De Piscopo, gli Avion Travel, il

trip hop napoletano, i 99 Posse, Peppino di Capri, Sannino, De Crescenzo, Fierro e Rondinella, Mario e Sal Da Vinci, gli

Almamegretta, Finizio, i rapper e i trapper, Clementino e Rocco Hunt. Tutto si incontra lungo le strade di Napoli, ogni elemento

si fonde per creare nuova musica, aggiungendo sempre sentieri inediti ad una via maestra lunghissima, estesa, larga e,

spesso, ingombrante.


P E R S O N A G G I

Gli ultimi giorni di John Lennon: cosa successe prima della sua morte così tragica e

che ha sconvolto l’opinione pubblica?

John Lennon si ritirò dalle scene nel 1975 per fare ‘il mammo’, salvo poi ripresentarsi nel

1980, ad un passo dal suo quarantesimo compleanno, con il bell’album “Double Fantasy”. Fu

un rientro in grande stile, una nuova porta che si apriva nella straordinaria carriera del

musicista di Liverpool.

È incredibile pensare che una delle ultime canzoni registrate, in quel primo scorcio di

dicembre, fu “Dear John”, una sorta di lettera a se stesso: “Caro John, non essere duro con te

stesso / Concediti una pausa / La vita non è stata concepita per essere vissuta di corsa / Ora

la corsa è terminata / E tu hai vinto”. È davvero surreale leggere oggi, a poco più di

quarant’anni dalla scomparsa del musicista di Liverpool, il verso “Ora la corsa è terminata”,

sapendo che è stato scritto poche ore prima di quel lunedì 8 dicembre 1980. Un folle – Mark

David Chapman – lo avrebbe ucciso con 5 proiettili nella notte newyorkese.

Hai avuto l’onore di intervistare sia suo figlio Sean che sua moglie Yoko Ono: cosa è

emerso di non conosciuto della personalità di John, soprattutto durante la carriera

solista e del suo rapporto con gli altri 3 membri?

Ho avuto il privilegio e la fortuna di intervistare Sean ben tre volte, nel 2007 a Catania, nel

2009 a Venezia e qualche tempo dopo al telefono (tra Napoli e New York!). Nel 2009 incontrai

e intervistai anche Yoko Ono a Venezia, in occasione della consegna del Leone d’Oro alla

Carriera da parte dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. John è una figura

pervasiva, intimamente connessa a Yoko e Sean: lo amano, ne rispettano l’integrità artistica e,

devo aggiungere, hanno curato sempre con attenzione la sua eredità discografica, senza

lasciare mai nulla al caso. Nella nostra due-giorni catanese del 2007, Sean mi disse, ad un

certo punto, “Se mio padre avesse detto ai fan ‘mettete una bomba davanti alla Casa Bianca’,

il giorno dopo almeno due o tremila persone l’avrebbero fatto. Non è mai accaduto: papà era

un personaggio amato e molto scomodo. Non mi sorprende che FBI e CIA fossero

costantemente sui suoi passi”.

Il mosaico napoletano dedicato a John Lennon che si trova a New York…

Con la Statua della Libertà, l’Empire State Building, il ponte di Brooklyn e il memoriale di

Ground Zero è uno dei cinque luoghi di New York più fotografati dai turisti: il mosaico di

Central Park dedicato a John Lennon è uno dei simboli della Grande Mela e del culto per l’ex-

Beatle. Dopo la morte di John, l’amministrazione comunale di New York ha dedicato a John

Lennon un’area del Central Park. Nell’estate del 1981 Yoko Ono aveva inviato una lettera alle

istituzioni e agli opinion leader statunitensi chiedendo di sostenere la sua iniziativa di dedicare

al marito un’oasi naturalistica del parco: “È il luogo in cui io e John passeggiammo per l’ultima

volta insieme. – scrisse la Ono nella sua lettera – Sarà conosciuta con il nome di Strawberry

Fields”. Nell’aprile 1982 il sindaco di New York Edward I. Koch approvò la richiesta avanzata

dalla Ono e si decise che un’area del Central Park sarebbe stata battezzata “Strawberry

Fields”, dal nome del luogo di Liverpool più amato da Lennon e immortalato nella canzone del

1967 “Strawberry Fields Forever” dei Beatles. Il 9 ottobre 1985, nel giorno in cui Lennon

avrebbe compiuto 45 anni, fu inaugurata l’area “Strawberry Fields”, considerata dai cittadini

newyorkesi un Giardino della Pace. L’area è caratterizzata dalla presenza del celebre mosaico

circolare “Imagine”, realizzato dal mosaicista Antonio Cassio con il contributo del fratello

Fabrizio e donato dalla città di Napoli al consiglio comunale di New York nei primi anni

Ottanta, nel periodo conclusivo dell’amministrazione partenopea guidata dal sindaco-artista

Maurizio Valenzi. L’opera, amatissima da Yoko Ono, rievoca un mosaico pompeiano

raffigurante un grande Sole, conservato nelle sale del MANN, il Museo Archeologico di Napoli.

Nel corso degli anni, soltanto poche testate campane hanno ricordato che quel mosaico,

fotografato dai turisti di tutto il mondo, è stato donato dalla città di Napoli. Nessuna targa ne

ricorda la provenienza e soltanto un breve lancio di agenzia della Associated Press, alcuni

anni fa, rievocava quel “neapolitan mosaic” dedicato a John Lennon.

Paul McCartney e Michael Jackson

È una strana storia, fatta di incontri e allontanamenti, di ammirazione reciproca e affari.

Dopo un’ampia e lunga preparazione musicale e personale, i Jackson Five conquistarono

trionfalmente le classifiche americane nel 1969, piazzando – primi nella storia della pop music

– i loro quattro singoli d’esordio consecutivamente al numero uno della Billboard Hot 100,

chart ambitissima da ogni musicista del pianeta.

L’inizio fu fulminante: pubblicato poco prima del Natale del 1969, il primo album del quintetto

venne abilmente intitolato “Diana Ross Presents the Jacksons 5” ed ebbe come Cavallo di

Troia ideale il singolo “I Want You Back”, una delle canzoni di maggior successo dell’intera

epopea della Motown Records.


P E R S O N A G G I

Da “Zip-A-Dee-Doo-Dah” a “Born To Love You”, passando per “My Cherie Amour” di Stevie

Wonder o “Who’s Lovin’ You” di Smokey Robinson, il 33 giri strizzava l’occhio alla più furba

produzione di casa Motown. Il disco tolse a “Abbey Road” dei Beatles lo scettro del primo

posto nella classifica americana, mentre i Led Zeppelin spodestarono i Fab Four in

Inghilterra. Era il segno dei tempi: stavano per ‘schiudersi’ gli anni Settanta. Da allora Paul

McCartney, decisamente il più curioso sperimentatore tra gli ex-Beatles, ha osservato con

grande attenzione la carriera di Jackson, fino a firmare “Girlfriend” per l’album “Off the Wall”.

Da quel momento, un’amicizia fatta di musica e talento ha avuto inizio: “Say Say Say”, “The

Man”, “The Girl is Mine” sono i tasselli di questo mosaico musicale del duo “Mac & Jack”,

come amavano autodefinirsi i due musicisti. Una liaison che ebbe una evidente battuta

d’arresto dopo che Michael Jackson si impossessò dei diritti editoriali del catalogo Northern

Songs, che tutelava le composizioni beatlesiane firmate da John Lennon e Paul McCartney.

L’allontanamento fra i due fu inevitabile: lo showbusiness ha preso il sopravvento. Quando

Jackson morì, Sir Paul affermò “Mi sento privilegiato ad aver frequentato Michael e lavorato

con lui. La sua musica sarà ricordata per sempre”. Nell’agosto del 1977, quando morì Elvis

Presley, i critici musicali, i musicisti, i media e i fan di ogni angolo del pianeta si interrogarono

sulle sorti della sua eredità artistica, iconica e musicale e sul nome di un ideale depositario

della corona di ‘re del rock’. Pochi anni prima, nel 1970, legioni di fan di ogni latitudine

piansero lo scioglimento dei Beatles. E anche lì, puntualmente, i media e l’universo del poprock

iniziarono ad elencare possibili eredi artistici della band di maggior successo della storia

della musica. Naturalmente questo gioco collettivo non poteva risparmiare Michael Jackson:

da quel 25 giugno 2009 ad oggi, non c’è momento in cui i media non si interroghino sulle

possibilità di individuare un erede-simbolo del Re del Pop. Una ricerca senza fine, spesso

sospinta dalle pressioni dei giornalisti o dalle vivaci motivazioni dei fan sulle piattaformesocial.

Chi ha agguantato lo scettro del re del pop. Nessuno, naturalmente.

L’eredità di Michael Jackson, di Elvis Presley o dei Beatles – per citare i più vistosi fenomeni

della contemporaneità in tal senso – si cela nelle carriere di decine, centinaia di artisti di ogni

angolo del globo che hanno raccolto la polvere magica cosparsa negli anni da queste icone

del pop-rock.

I Fab Four nel cinema

Quello tra i Beatles e il cinema è un rapporto lungo, saldo e complesso. I Fab Four sono stati

protagonisti di una pentalogia cinematografica divenuta simbolica, inaugurata con “A Hard

Day’s Night”: la popolarità dei Beatles, nel primo scorcio del 1964, era davvero alle stelle e la

proposta di realizzare un film che avesse i quattro musicisti (e, naturalmente, le loro canzoni)

come principali protagonisti rappresentò per l’industria cinematografia, per la EMI e per gli

stessi Beatles un’occasione da non perdere. La proposta avanzata dalla United Artists nel

1963 si concretizzò nella realizzazione del lungometraggio A Hard Day’s Night, nelle sue

prime fasi battezzato Beatlemania fino alla nascita del definitivo titolo e dell’omonimo brano. Il

mondo della celluloide non avrebbe tardato ad attingere alle risorse musicali e istrioniche del

quartetto. Il lungometraggio A Hard Day’s Night (in Italia Tutti Per Uno), diretto dal giovane

cineasta Richard Lester, rappresentò lo starting point della carriera cinematografica dei

Beatles: lontano dai canoni degli italici “musicarelli” o dalle melense interpretazioni

hollywoodiane di Elvis Presley, il film di Lester si basava su una sceneggiatura molto

accattivante firmata dal romanziere Alun Owen, autore che ben interpretava quello spirito che

era proprio dei Beatles e che trasformerà i quattro nei “fratelli Marx del rock’n’roll”. Girata in

un poetico bianco/nero d’essai, il film di Lester costò pochissimo e divenne rapidamente il

fenomeno musical-cinematografico dell’anno, dando avvio ad una pentalogia cinematografica

che, sino al 1970, accompagnerà la carriera musicale dei Fab Four. Il film contribuì a

delineare alcuni stereotipi legati ai singoli componenti della band che i quattro riuscirono a

scrollarsi soltanto nel corso degli anni e con non poche difficoltà: al John cinico e sferzante fa

da contraltare un Paul diplomatico e fascinoso, al bel tenebroso e taciturno George si

affianca il “jolly” Ringo. Quest’ultimo, inoltre, conquista l’affetto del pubblico e della critica,

diventando l’effettivo “nucleo” narrativo di quasi tutti gli altri film della cinematografia

beatlesiana.

Realizzato su pellicola a colori e con un budget più ampio, il secondo film della band faceva il

verso al più importante fenomeno cinematografico “made in UK” degli anni Sessanta, la saga

dell’agente segreto britannico 007/James Bond, nato dalla penna dello scrittore Ian Fleming.

Le esotiche location dei film interpretati dall’affascinante Sean Connery, l’abile regia di

Terence Young e Guy Hamilton, i gadgets futuristici apparsi in Goldfinger, Dalla Russia Con

Amore e Licenza di Uccidere furono l’elemento-base da cui prese il via la parodia proposta

dai Beatles e dal fido Richard Lester, arricchita dalle canzoni del quartetto, dallo humour

nord-inglese del cast e da surreali siparietti comici infilati a sorpresa nel film.

Sebbene fosse meno convincente del suo predecessore, il film Help! sbancò i botteghini di

mezzo mondo, catapultando l’omonimo album in vetta alle classifiche internazionali e

offrendo una enorme visibilità alle canzoni in esso contenute.


P E R S O N A G G I

Il 1969 si inaugurò in un clima di profonda confusione, accentuato dalla instabile proposta avanzata

da Paul McCartney di portare nuovamente in scena il quartetto in versione live. Il progetto del

bassista, intitolato emblematicamente Get Back (Ritorno…alle origini) si basava sulla possibilità di

rieseguire quei brani che erano stati al centro della formazione musicale del gruppo e riportarli

nuovamente all’attenzione del pubblico in uno show televisivo registrato a Londra.

Get Back portò alla registrazione di tantissimo materiale-video, “catturato” dal regista Michael

Lindsay-Hogg e dal suo staff durante ore e ore di prove nei Twickenham Studios della capitale

britannica: il progetto culminò in un concerto a sorpresa tenutosi il 30 gennaio 1969 sul tetto della

sede della Apple – nell’elegante strada londinese Savile Row – e cambiò nome trasformandosi in

Let It Be. Il “rooftop concert” del 1969 fu l’ultima occasione in cui i Beatles suonarono insieme in un

concerto pubblico. L’album e il film-documentario che nacquero da questa esperienza videro la luce

oltre quindici mesi più tardi e accompagnarono lo scioglimento ufficiale della band, avvenuto

nell’aprile 1970.

Quali sono i luoghi napoletani più importanti citati nelle canzoni di Pino Daniele e di Peppino

di Capri, mostri sacri della canzone partenopea?

Beh, sono decine. Pino cita spesso e volentieri differenti luoghi della città, da via Santa Teresa al

porto di Napoli, passando per il Vomero e il quartiere Stella. Alla sua vita sono poi legati i cardini e i

decumani della struttura greca originaria della città, ma anche l’Isolotto di Megaride e il Castel

dell’Ovo, Piazza del Plebiscito, Piazza Santa Maria La Nova e via Medina.

Lo sguardo di Peppino di Capri è di altra natura, più contemplativo, ha una visione più ‘apollinea’

dei luoghi della Campania: dal Golfo di Napoli alla Luna Caprese, la musica di Peppino è densa di

riferimenti riconducibili alla tradizione ‘classica’ partenopea.

Il giro del mondo in 40 Napoli

Nell’estate del 2017, le pagine del “Corriere del Mezzogiorno” – storico ‘dorso’ del “Corriere della

Sera” di cui sono contributor da alcuni anni – hanno ospitato un mio reportage strutturato come un

ideale giro del mondo in differenti tappe, tutte rigorosamente “napoletane”. Da quel reportage è

nato, nel 2019, un volume, intitolato “Il Giro del Mondo in 40 Napoli”: il libro intende accompagnare

il lettore in un lungo viaggio attraverso i continenti, che si apre con la Napoli dello Stato di New York

e che, inevitabilmente, si conclude con la più celebre delle Napoli del mondo. Unità di misura

dell'intero percorso, il capoluogo partenopeo condivide la sua sorte con trentanove ‘cugine’

attraversate nelle pagine del mio libro-viaggio. Napoli è una e multipla: non solo sfogliatelle e

mandolini ma anche rodeo texano, ouzo ateniese, carnevale brasiliano, malvasia greco-veneziana,

testimonianze dei nativi americani, prelibatezze siciliane e pugliesi, villaggi africani e smart city

cipriote. Tutto si nasconde e si svela nel nome di Napoli, ad ogni latitudine.

Naples, Neapolis, Nabeul, Napoli, Nauplia, Neopolis o Neapoli sono i nomi delle quaranta Napoli

scelte per questo itinerario, che a breve si trasformerà anche in una mostra espositiva.

007 Operazione Suono e l’amicizia con Monty Norman

Il mio ultimo libro, “007 Operazione Suono”, racconta il mito-Bond in un viaggio nella storia delle

colonne sonore e delle canzoni originali tratte dai film dedicati alla spia britannica nata dalla penna

di Ian Fleming. È un libro a cui ho lavorato moltissimi anni: la ricognizione del materiale è iniziata

ufficialmente circa 25 anni fa e la sua stesura ha occupato l’ultimo biennio. Un lavoro a cui sono

molto legato e che è un ideale punto di incontro tra cinema e musica.

Allo stato attuale, è la più ampia e aggiornata guida sulle colonne sonore dei film di 007 e abbraccia

i 25 film ufficiali della saga cinematografica di Bond e i tre capitoli non ufficiali dedicati a 007 ovvero

i due “Casino Royale” (quello televisivo del 1954 e il film-parodia del 1967) e “Mai dire Mai” del

1983. Da Shirley Bassey a Billie Eilish, da Sir Paul McCartney ad Adele, passando per Tina Turner,

Sam Smith, i Duran Duran, Louis Armstrong, Madonna, Tom Jones e molti altri, “007 Operazione

Suono” racconta le canzoni che hanno accompagnato le imprese di Bond, ma anche i temi

orchestrali della saga, dallo strumentale “James Bond Theme” di Monty Norman alla colonna

sonora di “No Time To Die” del Premio Oscar Hans Zimmer.

Un lungo percorso in musica che ha accompagnato le gesta di Sean Connery, George Lazenby,

Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig.

Il libro è dedicato alla memoria di Sir Sean Connery, primo interprete cinematografico dell’agente

segreto inglese, scomparso recentemente, ed è impreziosito dalla prefazione del leggendario

Monty Norman, pluripremiato compositore britannico e creatore del “James Bond Theme”, tema

orchestrale divenuto ‘firma’ delle imprese di 007, da “Licenza di Uccidere” del 1962 a “No Time to

Die” del 2021. Quella con Norman è un’amicizia incredibile, forse il più inatteso regalo di questo

mio libro: nel 2019 gli scrissi per chiedergli una testimonianza personale, una sorta di intervista.

Non mi sarei mai aspettato che questo compositore ultranovantenne avrebbe firmato la prefazione

del libro! Da allora siamo in costante contatto epistolare; ogni settimana ci scriviamo.


P E R S O N A G G I

Cosa sono POP Life e Michelangelo Comunicazione?

Pop Life è una sorta di laboratorio accademico e culturale, un luogo di incontro tra differenti Atenei universitari della Campania e differenti docenti

di questi Atenei. Faccio parte di questo gruppo di lavoro dal 2018 e insieme ad altri colleghi ho preso parte agli incontri di Pop Life, interamente

dedicati ai linguaggi della pop-culture, ambito del quale mi sono occupato molto spesso nell’arco degli ultimi venti anni. Dal 1999, infatti, sono

docente dell’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, sia con i miei due insegnamenti presso la il Corso di Laurea in Scienze

della Comunicazione sia con il mio Laboratorio di Musicologia.

“Michelangelo Comunicazione” è il nome della mia agenzia di comunicazione: una press-agency nata nel 2013, ma attiva sin da qualche anno

prima: questa agenzia è nata immediatamente dopo la conclusione dell’attività professionale di “MFL Comunicazione”, l’ufficio stampa fondato

nel 1999 da Francesca Capriati, Lucia Nicodemo e me. Un bel laboratorio professionale e creativo che ha forgiato i nostri rispettivi percorsi

lavorativi.

C’era una volta a Torre Annunziata la pasta italiana più buona del mondo…

…e c’è anche un pezzetto di cuore in più in questa vicenda: mia nonna Filomena (per tutti era ‘Filina’) era, come anticipavo in questa intervista,

figlia di una grande famiglia di industriali di Torre Annunziata. Ho raccontato quel polo produttivo fiorito a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento in

un mio recente reportage apparso sulle pagine di uno Speciale del Corriere della Sera – Corriere del Mezzogiorno.

In questo 2021 si celebra anche il ventennale di “Francesca e Nunziata”, film per la tv che venne presentato nel 2001 al festival del cinema di

Montréal. Diretta da Lina Wertmuller, la pellicola venne trasmessa l’anno seguente in Italia e in molti Paesi del mondo. Nel 1995, Avagliano

Editore aveva pubblicato l’omonimo romanzo di Maria Orsini Natale, scrittrice, giornalista e poetessa di Torre Annunziata. Finalista al Premio

Strega, quel libro si trasformò in uno dei titoli italiani più letti e tradotti degli anni Novanta.

Esattamente 140 anni fa, nel 1881, il quarantenne Domenico Orsini inaugurò il primo mulino a vapore di Torre Annunziata. La pronipote Maria

imprigionò quella vicenda e i suoi protagonisti nelle pagine di “Francesca e Nunziata”. La città vesuviana era epicentro mediterraneo della

cosiddetta “arte bianca”, quella speciale quality territoriale nel produrre le paste più buone del mondo.

Quello torrese fu un polo industriale di primissimo piano, mortificato da crisi economiche, aziendali o familiari, ma soprattutto dall’invasione dei

tedeschi, che utilizzarono diversi pastifici come depositi di armi e avamposti sul territorio vesuviano durante il secondo conflitto mondiale.

Etica dell’impresa, ricerca industriale e cultura generarono un’ideale sintesi che può far riflettere sulle strategie di marketing territoriale della

contemporaneità.

I prossimi artisti che vedranno la luce nelle tue opere.

In queste settimane sto terminando il mio nuovo libro, un volume monografico dedicato a Rino Gaetano, che vedrà la luce in primavera, a ridosso

del quarantesimo anniversario della scomparsa del cantautore di Crotone: non posso rivelare altro, naturalmente, ma poco importa perché tanto

“il cielo è sempre più blu”!


P E R S O N A G G I


P E R S O N A G G I

I tuoi esordi alla danza...

Ho iniziato a ballare relativamente tardi, avevo 14 anni.

Con un' esperienza teatrale e cinematografica alle spalle, ho partecipato come

protagonista al film di Leandro Castellani intitolato “il coraggio di parlare”, film

grazie al quale ho ricevuto un premio al festival di Giffoni Valle Piana come

miglior attore protagonista. Nonostante la possibilita' di continuare in questa

affascinante arte, la passione per la musica e la danza hanno preso il

sopravvento. Quindi, dopo gli inizi entusiasmanti al kiki urbani, un' ottima

scuola privata nella periferia della mia citta', Roma, diretta dal primo ballerino

del Teatro dell'Opera di Roma, Giuseppe Urbani e sua sorella, a seguito di uno

stage, mi viene data la possibilita' di entrare nell'Accademia del Teatro alla

Scala, all'epoca diretta dall'insuperabile Annamaria Prina. Un pensiero di

gratitudine speciale e grande stima vanno alle mie prime insegnanti Nadia

Calandra e Fausta Spada, che hanno accompagnato la mia crescita e

supportato la mia passione, come pure ai primi maestri scaligeri quali Oleg

Sokolov e Tiit Harm, entrambi ottimi danzatori e appassionati insegnanti.

Terminato, quindi, il percorso di studi, mi sono diplomato e sono entrato

direttamente a far parte del corpo di ballo del Teatro alla Scala. L'avventura è

iniziata. Sono stati anni intensi lontano da casa e dalla famiglia che, tuttavia, mi

ha sempre supportato in ogni modo e senza la quale tutto cio' non sarebbe

potuto accadere. Grazie mamma e papa' !!

Sei entrato giovanissimo nella compagnia del Teatro Alla Scala di Milano.

Quali ricordi conservi?

Sono entrato in compagnia a 22 anni, sotto la direzione di Elisabetta Tebarust.

E' stato un rapporto burrascoso, ma ho imparato tanto da lei e per questo

ancora oggi la ringrazio. Ricordo la grande attenzione e precisione dello staff da

lei scelto e la cura quasi maniacale dei particolari nelle prove in sala per il

montaggio di balletti del repertorio classico e contemporaneo. Come pure la

grande attenzione durante gli spettacoli al fine di raggiungere un'esecuzione

ineccepibile. Sicuramente uno dei ricordi piu' belli per me e' stata la

preparazione e l'esecuzione dello “zingaro”, ruolo di carattere nel balletto “ Don

Chisciotte” con la coreografia di R. Nureyev. Qualcosa che ho cercato,

fortemente voluto e che, alla fine, mi ha dato tanta gioia e soddisfazione.

Dopo tanto danzare, la tua vena coreografica è apparsa. Quale è stato il

tuo primo lavoro come coreografo?

Se sono diventato coreografo, come spesso amo ricordare, lo devo all'incontro

e alla partecipazione in una creazione contemporanea realizzata da Jacopo

Godani. Lavorando giorno dopo giorno a contatto con lui, ho scoperto che si

poteva, che si puo' attingere dalle nostre piu' profonde passioni, dal nostro

istinto e finalmente danzare, muoversi liberi e creare. Senza schemi, con

fiducia esplorare, scoprire, abbandonarsi alla musica. Non cedere

necessariamente a un banale spontaneismo ma neanche castrare cio' che

nasce dal profondo di noi stessi , anche se magari al momento, non riusciamo

a decifrarlo. Sull'onda di questa folgorazione nasce un breve trittico su musica

di P. Glass... E da li' non mi sono ancora fermato !

Tanti i nomi importanti della danza con cui hai lavorato, dando vita, per

loro, a tante creazioni. Cosa trai da esperienze come queste?

In primis che c'e' sempre da imparare da migliorarsi e crescere, Che a volte

basta ascoltare ed osservare per creare insieme qualcosa di interessante e

che, se qualche ostacolo sopraggiunge, fondamentale e' instaurare un rapporto

di fiducia, in un' atmosfera serena e giocosa. Non dico di esserci sempre

riuscito, ma cerco comunque di iniziare ogni nuovo lavoro seguendo questo

principio. Le cose si fanno insieme. Inevitabile incontrare momenti di stress e

tensione ma, come disse qualcuno che ora non ricordo : “ragazzi, alla fine e'

solo danza”.


P E R S O N A G G I

Parlaci di qualche tua creazioni a cui sei particolarmente legato e perché...

”Difficile dire a quale figlio vuoi piu' bene” tuttavia la mia prima creazione scaligera “l'Altro

Casanova”, Musica di Vivaldi, Boccherini, Bach, Malipiero, Schinittke, scene di Aurelio

Colombo, costumi di Erika Carretta, luci Marco Filibeck. E' stata per me un'esperienza tanto

scioccante quanto fondamentale per la mia carriera e la mia maturazione di uomo e artista.

Ho capito molte cose, alcune mio malgrado.

Ringrazio sempre il direttore di allora Makar Vaziev che ha creduto in me e mi ha concesso

una possiblità così grande, sfidando tutto e tutti. Ancora oggi, quando la rivedo,

nonostante riconosca inevitabili ingenuita' etc. etc., la ritengo una creazione

fondamentale. Infatti riesco a scorgere , a sentire come essa , sebbene in modo forse

primitivo o criptico, rappresenti la realizzazione e l'estrinsecazione di quel crogiuolo di

impulsi e forze che si sono rivelate fortemente dentro di me. Nasceva, forse balbettando,

tutto il mio alfabeto. Altro titolo a cui sono molto affezionato, e' una creazione realizzata

nel 2014 per l'Estonian National opera intitolata “Medea”. Musica di Stravinskij, Dead Can

Dance, Schnittke; scene di Andrea Tocchio, Maria Rossi Franchi; costumi della mia

fantastica e purtroppo prematuramente scomparsa amica Simona Morresi. Sono legato a

questo progetto perché rappresenta il mio esordio all'estero con un titolo che sembrava una

scommessa rischiosa per il pubblico locale, come mi diceva Thomas Edur, allora direttore

della compagnia, ma che invece si è rivelata vincente, tanto che ancora oggi il titolo è in

cartellone ed è sempre molto apprezzato. Altra avventura, che si discosta da quella che

potrebbe essere la mia poetica o il mio stile, e' la realizzazione di un progetto su

commissione del Teatro San Carlo di Napoli nel 2017, “Alice in Wonderland”. Musica

Tcaikovsky, Khachaturian, Nanetti; Scene Andrea Tocchio; costumi Simona Morresi,

Annamaria Ruocco; Proiezioni Sergio Metalli; luci Fiammetta Baldisserri, Valerio Tiberi.

Alice nasce come proposta fattami da Lienz Chang, maitre facente veci di direttore , che

mi suggeri' folgorato il titolo per la compagnia partenopea. Da principio io rimasi scettico

tuttavia, ripensadoci, ho creduto che potesse rappresentare una sfida interessante, quindi

accettai. Dopo varie vicissitudini , che vi risparmio, “Alice in wonderland” ando' in scena nel

2017. Balletto in due atti, che coinvolgeva anche l'Accademia del Teatro San Carlo e che ha

veramente smosso la critica ed il pubblico napoletano, tanto che, due anni dopo, abbiamo

debuttato in Estonia, nel Tahvuus Estonia Opera, riscuotendo un successo incredibile.

Ancora oggi il titolo e' in cartellone e le recite sono per la maggior parte sold out !

I tuoi prossimi progetti?

Il covid ha creato problemi enormi per tutti e quasi in ogni settore, ma siamo in italia e la

cultura, l'arte e la danza ne sono uscite, se ne sono uscite, stremate. Tuttavia, durante il

lockdown, ho avuto molto tempo per lavorare e nuovi progetti che, grazie anche alla

collaborazione instancabile del mio team, hanno preso vita. Abbiamo realizzato una nuova

“Carmen” ispirata al mondo del musical e del circo sul modello di Moulin Rouge o the

Greatest Showman, da proporre non appena sara' possibile in italia e all'estero. Un' altra

idea pronta a prendere vita e' un lavoro incentrato sul rapporto amoroso e tragico tra il

famoso scultore francese Rodin e la sua musa, amante e collega Camille Clodel, Intitolato

“Rodin+Camille la porte de l'Enfer”. Progetto che mi piacerebbe realizzare anche perche' la

musica scelta e' del compianto maestro Ezio Bosso, che ho conosciuto personalmente e

che ho sempre seguito e stimato moltissimo. Trovo che la sua opera sia eccezionale e

spero vivvamente di vederlo presto in scena. A breve, come tu ben sai, Ontheatretv,

piattaforma streaming, ha richiesto alcuni tra i miei lavori più interessanti da proporre su

internet. Siamo in fase di preparazione, dopo di che, il pubblico avra' la possibilita', se ha

piacere, di apprezzarli. Attualmente continua la collaborazione con Roberto Bolle che ha

inserito il passo a due tratto da “L'altro Casanova” nel suo tour in italia e all'estero, dopo

averlo danzato anche il 1° giugno al Quirinale per la festa della Repubblica, con la sensuale

Virna Toppi, cosa che mi ha riempito di gioia ed orgoglio. Il resto sono sogni che urlano dal

cassetto...

Cosa rappresenta per te la danza?

La danza, la musica sono come un salto nella tana del bianconiglio, la mia terapia, il

momento in cui non penso ma sono.


P E R S O N A G G I


P E R S O N A G G I

Spesso abbiamo parlato dell’arte della fotografia, e del

significato che la stessa ha per chi fotografa; poi ho

conosciuto Davide, un ragazzo che è nato e vive nel mio

stesso paese di origine; non lo conoscevo né ci avevo mai

parlato, in quanto molto più piccolo di me, dunque

appartenente ad un’altra generazione, ma ho iniziato ad

apprezzare le foto che pubblicava su Facebook e che

avevano qualcosa di diverso, “un di più” rispetto a quello che

avevo visto sino ad ora. L’ho contattato, chiedendogli di

rilasciarmi un’intervista, ma non ce n’è stato bisogno, in

quanto, gentilissimo e disponibilissimo, si è raccontato da

solo, esprimendo in modo esaudiente ciò che avrei voluto

chiedergli e sapere, attraverso le mie domande. Davide

spesso usa uno pseudonimo, Dave Warner - “Dave nasce da

un sentirmi in disaccordo con me stesso, come se avessi un

alter ego, ed è, ovviamente, l’abbreviazione inglese di Davide;

Warner è il cognome di Brian Warner, ovvero Marilyn Manson,

personaggio che mi colpì profondamente a 6 anni”- ci spiega

Davide. Vi propongo, dunque, la sua originale e

personalissima presentazione non solo della sua persona, ma

di come essa viva e conviva con la fotografia, dando vita a ciò

che Davide, (perché in questa circostanza chi si racconta “è

Davide e non Dave”), chiama il suo “Moto perpetuo”.

Pina DelleSite


P E R S O N A G G I

Sono Davide Bilancia, nato nel gelo dell'inverno 1993. Ho 28 anni e, come scoprirete, oggi siamo qui

per parlare di fotografia.

Sono un sostenitore attivo del progetto TheList, membro del FotoCineClub di Foggia e della FIAF.

Fotografia, letteralmente un metodo di comunicazione poiché l'inconscio e l'anima viaggiano e vivono

di immagini.

Creare una fotografia è l'atto più immediato per mettermi in relazione con la mia anima, trasmettere le

mie emozioni per poterle comprendere e manifestare.

Da quando ho memoria ho sempre avuto una macchina fotografica o uno strumento capace di

catturare fotografie con me, apparentemente per immortalare momenti di vita ma, in verità, servono a

me per comunicare.

Ho iniziato molto presto con i disagi esistenziali ed attualmente sono affetto da schizofrenia, o, come

la chiamo io, schizzofrenia. Così l'ho conosciuta ed ho fatto difficoltà a vedermi con una sola “zeta”.

Nel corso del tempo ho studiato, mi sono applicato e con il FotoCineClub, corsi esterni e TheList sono

molto attivo nel produrre immagini e progetti artistici.

Principalmente fotografo per i motivi detti poc'anzi ed, oltre quelli, riesco anche a vivere delle

esperienze propositive, come stagioni estive e momenti di unione con le uscite ed i progetti (mostre e

corsi) del FotoCineClub di Foggia.

Sento di esserci nato con questa dimensione fotografica nel mio essere.

Che sia uno still life o un ritratto, il mio pane quotidiano, l'importante per me è parlare con me stesso,

mettere in luce le mie ombre.

"Fotografia" è un termine elegante, racchiude in sé la leggerezza di ciò che rappresenta e la potenza di

ciò che cela. Faccio difficoltà ancora a definirmi un fotografo poiché l'aspettativa che avevo un tempo,

guardando i vecchi fotografi della zona, mi aveva dato un senso di lavoro estremamente inquadrato e

schematico. Crescendo e vivendola ho capito chi sono io quando fotografo.

È un momento di pura passione, connessione e ricerca della mia sostanza. Non m'importa se ho a

disposizione una reflex entry level, un cellulare o la macchina fotografica tecnologicamente più

avanzata. So quello che faccio, ciò che voglio e per me, che sono schizofrenico, mi fa sentire unito,

parlo a me stesso e dimostro agli altri cosa ho dentro.

Lavorare in fase di sviluppo è la chiave per naturalizzare il grezzo che viene fuori dal singolo scatto.

È un atto d'amore, amor proprio. È il mio “moto perpetuo”.

Non dedico una lettera, anche se so scrivere, non dedico un mazzo di fiori, anche se sono romantico.

Dono una fotografia, una mia creazione, parte della mia anima a chi sento di doverla dare.

Fotografo per me, per far parlare la mia anima e questa è in continua evoluzione.

Mio cognato, Luca, dice che tiro fuori l'anima delle persone coi miei ritratti.

Io non sono molto per i complimenti, anzi, mi fanno paura e quando merito qualcosa questo mi

spiazza ma sto imparando a cavarmela.

Immaginate la vostra compagna di viaggio, che sia una chitarra, un binocolo, uno scacciapensieri...

Per me è la macchina fotografica, la temo e la amo. Mi rapisce, mi consola, mi si addice e mi premia.

Rappresenta il mio centro, tocca l'anima ogni singola premuta di pulsante che rilascia l'otturatore.

Quando gli occhi della macchina si chiudono la mia anima si apre, emana un segnale.

Troppo amore ho soppresso, troppe anime ho guarito e colmo di comprensione cerco me stesso nei

fotogrammi di vita, che catturo senza timore.

Un'anima, uno sguardo, una goccia di pioggia, un soffio di vento che scuote i capelli di una dolce

fanciulla o le poderose fauci di un uomo che ti urla contro la propria rabbia… io vivo forte catturo

l'intangibile. Con tutta la mia fragilità trovo un pezzo di me in ogni persona che incontro e timidamente

mi inserisco nelle loro vicende con la mia macchina fotografica. Ho sete di me e ad ogni tocco prendo

un sorso di vita. Essa (la fotografia) non rappresenta né un momento passato né uno futuro.

La fotografia rappresenta il presente, l'attuale. I sentimenti. Fotografo l'irrisolto che c'è dentro di me e

con essa guarisco guardandomi dentro, pensando al prossimo tassello, pezzo di puzzle che compone

il mio essere. Sono in una fase di cambiamento, di ritrovamento dell'essere, della mia entità in questo

mondo. Sembra poco ma è la mia vita.

Il mio spirito mi guida attraverso le tempeste, rompe gli argini e supera le colline che portano al mare

dell'anima, assolato e determinato a credere e crescere.

Questa è la mia fotografia, il mio amore.

Davide.


F O T O G R A F I A


F O T O G R A F I A

Back Home nasce all’improvviso, nella primavera

del 2020, in piena pandemia. In quel periodo ero

studentessa del MADIS – Master di 1° livello in

Danza e Inclusione Sociale realizzato in Sardegna,

grazie all’impegno di soggetti ed istituzioni, tra i

quali l’Accademia Nazionale di Danza. Mi trovavo

in un momento di forte creatività fisica e mentale,

frutto sia dell’incontro con docenti di elevatissimo

spessore che di una mia spinta personale a

riscrivere questo periodo di immobilità e distanza

attraverso nuovi punti di riferimento, come gli spazi

domestici ed i sentimenti da essi evocati.

Da questo percorso è nato in me il desiderio di

produrre un contributo creativo per l’evento on line

"Danza e Distanza - azioni e riflessioni sulla danza

e drammaturgia in tempo di pandemia" -

organizzato dall'Accademia Nazionale di Danza in

occasione della Giornata Internazionale della

Danza 2020. Di questa videocreazione, realizzata

insieme a Luca, affascinava la sfida con l’elemento

tempo: realizzare una narrazione visiva efficace in

un solo minuto. Penso che di Back Home sia nata

rapidamente l’alternanza di opposti che lo

caratterizza: luce e buio, esterno e interno, pieno e

vuoto, silenzio e suono; elementi chiave del

quotidiano in quelle giornate difficili. Faticavo però

a focalizzarne il sentimento prevalente in base a cui

racchiuderne il significato in un titolo. Servivano

inoltre elementi chiave, da un incipit efficace ad una

chiusura rapida e chiara dal punto di vista visivo,

per dare un senso compiuto a quei sessanta

secondi. Back Home ha preso vita grazie alla

sensibilità e competenza di Luca, capace di

trasformare in immagini efficaci ciò che esprimevo.

Le inquadrature iniziali, completamente incentrate

sui gesti principali di ogni azione, non lasciano

spazio ad alcuna distrazione; la seconda parte si

sviluppa di fatto in un incubo, senza alcuna via di

fuga visiva.

Il titolo, nato alla fine, è frutto delle stesse

immagini: il nodo emozionale si è risolto nella

certezza interiore che le pareti tra cui accadeva

tutto questo erano pur sempre casa. Un nido da cui

spiccare il volo alla fine di un periodo così difficile

per tutti.

https://www.lucadibartolo.it/cinema-festival/backhome/

Giorgia Damasco


C I N E M A N E W S

AL VIA LE RIPRESE DI “MUTI” CON IL PREMIO OSCAR MORGAN FREEMAN

Iervolino and Lady Bacardi Entertainment (ILBE) – azienda specializzata nella

produzione di contenuti cinematografici, televisivi, web series e short content,

quotata sul mercato AIM Italia e precedentemente denominata Iervolino

Entertainment – comunica l’avvio della produzione di “Muti”, interpretato dal

Premio Oscar Morgan Freeman, Cole Hauser e Vernon Davis.

Il film sarà diretto da George Gallo, Francesco Cinquemani e Luca Giliberto.

Direttore della Fotografia sarà Andrzej Sekula (Le Iene, Pulp Fiction, American

Psycho). L’inizio delle riprese del film è previsto in Mississippi (USA), per

proseguire successivamente in Italia. Una sceneggiatura di Bob Bowersox,

Jennifer Lemmon, Francesco Cinquemani, Giorgia Iannone, Luca Giliberto e

Ferdinando Dell'Omo basata su un soggetto di Joe Lemmon, Francesco

Cinquemani e Giorgia Iannone. "Muti" è prodotto da Andrea Iervolino e Monika

Bacardi. Redbox ha acquisito i diritti di distribuzione USA e Canada, mentre

WWPS quelli worldwide, ad esclusione di Italia, USA e Canada.

SINOSSI:

Incapace di processare il lutto per la morte della figlia, il Detective Lukas (Cole

Hauser), a pochi giorni dalla pensione, si lancia nella drammatica caccia ad un

serial killer misterioso che uccide secondo un brutale rituale tribale: il Muti. Un

viaggio che lo porterà anche a Roma, dove cercherà l’aiuto dell’ispettore Lavazzi.

L’unico che, però, può aiutare Lukas è il Professor Mackles (Morgan Freeman),

antropologo di origine africana che nasconde un inconfessabile segreto.

www.ilbegroup.it/com

DAL 30 SETTEMBRE AL CINEMA “SULLA GIOSTRA”, DIVERTENTE COMMEDIA

AL FEMMINILE CON CLAUDIA GERINI E LUCIA SARDO

Irene è una donna bella e di successo. Appena finiti gli studi,

ha abbandonato la campagna salentina per trasferirsi nella

Capitale dove, contando solo sulle proprie forze, ha avviato

una casa di produzione. I suoi sono giorni indaffarati, tra

tanto lavoro, un figlio adolescente ed un ex marito assente.

Quando sua madre decide di vendere la villa di famiglia,

Irene pensa di utilizzare la sua parte di ricavato per superare

un momento di difficoltà economiche. Ma succede qualcosa

di inaspettato. Ada, la vecchia governante, si rifiuta di

lasciare la casa. Irene è costretta a tornare in quel paesino

che le è sempre stato stretto e confrontarsi con una

dimensione arcaica che ormai non le appartiene più. Ma è

una donna determinata e cacciare Ada non sarà un

problema… o almeno così crede.

Da qui parte “Sulla giostra”, divertente commedia al femminile diretta da Giorgia Cecere (Il primo incarico, In un posto

bellissimo), in cui due donne, molto diverse, saranno costrette a mettere a confronto tutte le loro differenze. Claudia Gerini e

Lucia Sardo, a completare il cast, Alessio Vassallo e Paolo Sassanelli. Prodotto da Gloria Giorgianni e Tore Sansonetti per

Anele con Rai Cinema il film, ambientato nella splendida cornice salentina di Alessano e dintorni e realizzato con il sostegno di

Apulia Film Commission, sarà presentato in anteprima in concorso al Bari International Film Festival il 26 settembre, per poi

uscire nelle sale cinematografiche dal 30 settembre, distribuito da Notorious Pictures.


M U S I C A

Dopo il successo internazionale di "Letters to Bach", NOA è tornata con un nuovo album, questa

volta in duo, insieme al suo storico chitarrista Gil Dor, dedicatoì ai più grandi standard del jazz :

"Afterallogy ». Da "Calling Home" di Pat Metheny, che ha anche prodotto il suo primo album, a

"Anything Goes" e alla ben nota "My Masquerade", che ha spesso interpretato sul palco con George

Benson, Noa supera i confini dei generi musicali. NOA è tornata a Roma, sul palco all'aperto

dell'Auditorium Parco della Musica "Ennio Morricone" per proporre i nuovi brani e una summa del

suo repertorio più significativo. Insieme a lei c’era il suo grande amico Gil Dor e Gadi Seri alle

percussioni. Un grande e sentito concerto, dopo mesi di chiusura… Noa ha presentato al pubblico

romano la musica jazz, quella classica rivisitata e le sonorità trasversali a cui ci ha abituati nelle sue

molteplici produzioni discografiche. Grazie all’addetto stampa Elisabetta Castiglione, siamo riusciti a

realizzare questa intervista.


M U S I C A

Cosa significa la parola Afterallogy?

Questo nome è stato inventato da Gil e questo album è la risposta del perché

stiamo facendo quello che stiamo facendo… dopo tutto, “after all”. È una specie di

titolo influenzato dal coronavirus, da questo isolamento che ci ha riuniti in una

stanza, io e lui, dopo così tante vicende artistiche passate insieme, per ripartire da

capo con un album registrato a casa mia, dal momento che era vietato uscire.

Questo ci ha permesso di fermarci a focalizzare e capire quello che veramente

entrambi amavamo musicalmente; ci ha permesso di selezionare dei brani a cui

eravamo particolarmente affezionati ed arrangiarli spontaneamente e senza fretta,

ottenendo particolarissimi risultati grazie proprio alla sorprendente abilità armonica

di Gil alla chitarra. “After all that’s been said and done”, ovvero dopo tutto ciò che è

stato detto e che abbiamo dato, questo adesso è quanto amiamo ed abbiamo da

offrire e che offriremo anche nel prossimo album, la seconda parte di un progetto

che andremo nei prossimi mesi a registrare con una intera band, sempre

improvvisando con lo stesso naturale amore ed entusiasmo.

E come nasce questo Afterallogy?

Abbiamo sentito provenire dalle nostre viscere la forte emozione musicale per

questo album: qualcosa che ha smosso allo stesso tempo e nello stesso modo il

cuore e la mente. Sono fortunata ad avere uno studio nel seminterrato di casa mia,

uno spazio meraviglioso con pareti blu, strumenti colorati, pavimenti in legno e luce

solare dal Giardino Inglese su entrambi i lati della xontrol room. Sono anche

fortunata che Gil, oltre a suonare, arrangiare ed essere generalmente brillante,

abbia imparato da solo a lavorare in studio come un ingegnere professionista. E

così, attraverso un blocco dopo l'altro, lentamente e amorevolmente, tra le sessioni

di zoom dei miei figli e i bollettini preoccupanti, di fronte alle forze tettoniche facendo

a pezzi il mondo, attraverso ondate di politica e potere che ci precipitano tutti in un

buco sconosciuto ... abbiamo registrato. Gil si è seduto vicino alla console, ha

premuto il tasto e ha iniziato a suonare quella sua splendida Gibson L5. Mi sono

seduta nell'altra stanza, a piedi nudi come sempre, in pantaloncini e maglietta, con il

mio bellissimo vecchio microfono Neumann, e mi sono arresa alla musica.

Come avvengono le scelte dei brani?

Abbiamo scelto le canzoni che sentivamo avere più bisogno di noi, ma per il resto

abbiamo pianificato molto poco. Dopo 30 anni, non abbiamo davvero bisogno di

parlare molto di accordi. La musica arriva. Lo capiamo reciprocamente. Quello che

ci colpisce può essere un testo, una melodia o la storia che c’è dietro ad una

canzone, ma l’importante è che lo faccia e gli autori che abbiamo omaggiato

attraverso questa selezione, come Cole Porter o Rogers & Hammerstein o Leonard

Bernstein, ci hanno sicuramente trasmesso questa magia. Abbiamo però cercato di

riportare certi standard alla loro essenza originaria, senza l’aura di entertainment

che li avvolgeva con arrangiamenti orchestrali o da ballroom. Riportarli alla loro

nudità integrale significava per noi metterne in risalto la storia e possiamo

totalmente asserire che il progetto che abbiamo concepito è totalmente centrato

sulla liricità dei testi, qualcosa che si è perso nel modo moderno di interpretare il

jazz, calpestando forse proprio il nucleo del brano nel suo atto compositivo a favore

di una ribalta delle proprie capacità vocali improvvisative sulla melodia musicale.

Questo ha provocato un senso di perdita dal baricentro che abbiamo cercato di

riportare, col nostro piccolo contributo, alla sua origine. La domanda non era

“Perché ho bisogno di questo brano?” ma “Perché questo brano ha bisogno di me?”

e la risposta era “probabilmente perché io posso raccontare e far emergere la storia

che si cela in esso”.


M U S I C A

Quando e come vi siete conosciuti tu e Gil?

Gil e io ci siamo conosciuti nell'ottobre 1989, alla Rimon School of Jazz and

Contemporary Music di Ramat HaSharon, in Israele. Ero una studentessa

appena uscita dall'esercito. Gil era il direttore accademico, un co-fondatore e

venerato insegnante. Era anche considerato uno dei migliori musicisti israeliani,

in grado di suonare tutto tranne che il jazz. Fin dal primo giorno a scuola,

venendo dagli Stati Uniti e avendo familiarità con il repertorio jazz / Broadway

standard, sono stata immediatamente etichettata come "cantante jazz", anche

se non mi sono mai considerata tale. Fin da giovane, ragazza israeliana

yemenita del Bronx, ho preferito evitare ogni etichettatura e ho sempre trovato

angosciante che le persone trovino così difficile relazionarsi con qualcosa che

non possono chiaramente catalogare. In questo senso, non sono cambiata

neanche un pò. Ma ovviamente, essendo cresciuta a New York, parlavo

correntemente l'inglese ed ero immersa in tutta la straordinaria cultura che la

grande città aveva da offrire. L'"American Songbook" degli standard jazz era

una mia radice musicale essenziale e immergermi in essi era naturale per me

quanto esplorare le mie radici ebraiche o yemenite. Il mio obiettivo era, allora

come oggi, solo quello di "fare bene" con questi straordinari pezzi di musica ...

Gil e io abbiamo suonato insieme il nostro primo concerto l'8 febbraio 1990, in

un festival jazz a Tel Aviv che si è svolto nella Cinemateque di recente

costruzione. Si chiamava "Jazz, Movies and Videotape" (un decollo dell'allora

popolare film "Sesso, bugie e Videotape"). Rimon aveva avuto un posto nel

festival e poiché l'anno accademico era appena iniziato, non c'erano gruppi

abbastanza preparati per esibirsi. A Gil è stato chiesto di "mettere insieme

qualcosa" e per questo scopo ha scelto quella ragazza yemenita scura, con gli

occhi spalancati e un accento americano, di cui parlavano tutti a scuola.

Cosa ricordi del tuo primo spettacolo?

Avevo 20 anni e questo è stato il mio primo vero concerto. Il nostro spettacolo,

per il quale abbiamo provato a fondo, consisteva in standard che avevamo

arrangiato in modi unici, inclusa musica originale e testi che abbiamo intrecciato

nelle canzoni, insieme ad alcune delle mie composizioni originali. Il pubblico

quella sera era estatico. Sembrava un'esplosione atomica di amore e

ammirazione, meraviglia e gioia. Siamo rimasti sbalorditi. Michael Handelzalts, il

venerato critico teatrale del quotidiano Ha'artez, che si è imbattuto nella nostra

performance, ha scritto una delle recensioni più incredibili, positive (e

decisamente insolite!) della sua carriera dopo quella notte scintillante. Sostiene

di esserne orgoglioso fino ad oggi!

E dopo cosa è successo?

Dopo quella notte, Gil chiamò Pat Metheny a New York, che aveva incontrato

alla Berklee School anni prima, quando era uno studente e Pat insegnava

(all'età di 19 anni!). Poi più tardi a Rimon, quando Pat era in tournée in Israele,

gli chiesi di incontrarmi (ero volata a casa per visitare i miei genitori che

vivevano ancora nel Bronx) e di ascoltare le mie canzoni. Pat ha finito per

produrre un album per me e Gil, due israeliani sconosciuti, con il quale ha

cambiato le nostre vite. Non era jazz, non so ancora cosa fosse (o sia)...

Chiunque sappia qualcosa sull'industria musicale, sa che è a dir poco

miracoloso. E dopo tanti anni oggi è nato Afterallogy. Spero che vi piacerà. Nel

frattempo… stiamo già programmando la prossima avventura ... :)


M U S I C A

“ATMOSPACE”

singolo che anticipa il nuovo album di inediti di PFM

“HO SOGNATO PECORE ELETTRICHE”/“I DREAMED OF ELECTRIC SHEEP”

“ATMOSPACE”, il primo singolo di PFM – Premiata Forneria Marconi, che anticipa il nuovo album di inediti, “Ho Sognato Pecore Elettriche”/“I Dreamed of

Electric Sheep” (Inside Out), presentato in una doppia versione in italiano e in inglese, in uscita il 22 ottobre. L’album è già disponibile in preorder su tutti gli

store digitali. “ATMOSPACE” racconta di Nedro, un drone intelligente innamorato della Terra. Il suo sogno è ritrovare un equilibrio fra l’Atmos del cielo e la

Sfera del Pianeta. PFM Premiata Forneria Marconi ha uno stile unico e inconfondibile che combina la potenza espressiva della musica rock, progressive e

classica in un'unica entità affascinante. Nata nel 1970 (discograficamente nel 1972), la band ha guadagnato rapidamente un posto di rilievo sulla scena

internazionale, che mantiene tutt’oggi.

Nel 2016 la prestigiosa rivista inglese “Classic Rock” UK ha posizionato PFM al 50esimo posto tra i 100 migliori artisti più importanti del mondo, mentre

“Rolling Stone” UK ha inserito l’album “Photos of ghost” al 19esimo posto tra i dischi più importanti della musica progressive.

Nel 2018 ha ricevuto a Londra il prestigioso riconoscimento come “International Band of the year” ai Prog Music Awards UK, mentre nel 2019 la rivista

inglese “PROG UK” nomina Franz Di Cioccio tra le 100 icone della “musica che hanno cambiato il nostro mondo” (unico musicista del mondo latino).

PFM-Premiata Forneria Marconi parte dalla citazione “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” del film Balde Runner, per sviluppare il concept di questo

nuovo album: parlare di come il mondo intorno a noi stia rapidamente cambiando e di come i computer stiano invadendo ogni aspetto della nostra vita.

“Sicuramente il Covid ha fatto molto per accelerare questo processo” raccontano Franz Di Cioccio e Patrick Djivas «Persone chiuse in loro stesse che

lavorano da casa e bambini che prendono lezioni virtuali, non potendo andare a scuola… sembra che tutti stiamo rapidamente diventando degli androidi. –

Noi crediamo nel potere delle persone di usare l’immaginazione e la fantasia. Questo è ciò che fa davvero la differenza fra gli umani e gli androidi. Essere in

grado di sognare influenza i nostri pensieri, la nostra creatività, la nostra vita».

E’ possibile ascoltare”Atmospace” su questo link:

https://premiataforneriamarconi.lnk.to/IDreamedOfElectricSheep

Il preorder di “Ho Sognato Pecore Elettriche”/“I Dreamed of Electric Sheep” è già disponibile a questo link:

https://premiataforneriamarconi.lnk.to/IDreamedOfElectricSheep


T A N G O

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T A N G O

La Cumparsita è in assoluto il brano più celebre di tutta la storia del Tango argentino, ascoltato almeno una volta anche da

chi non è un abituale frequentatore delle milonghe, così famoso da assurgere ad antonomasia con il genere musicale stesso

e da essere riconosciuto fin dalle prime note.

Come mai questa composizione divenne così celebre? Quali sono i caratteri che fecero de La Cumparsita il tema

identificatore del Tango in tutto il mondo? Per scoprirlo è necessario indagare sulla sua storia, iniziando dalle origini.

Il primo tratto curioso è che La Cumparsita non è argentina, bensì uruguayana. Fu composta a Montevideo da uno studente

di architettura, Gerardo Hernan Matos Rodríguez, privo di conoscenze musicali, ed annotata su uno spartito dalla sorella

maggiore. Il giovane Rodríguez inventò questo motivetto tra la fine del 1915 e l’inizio del 1916, come “marcetta” in occasione

della sfilata (Comparsa in spagnolo) della “Federación de los Estudiantes del Uruguay” per i festeggiamenti del carnevale.

Quindi La Cumparsita non nacque come tango, bensì come una marcia di carnevale del gruppo di studenti di architettura

dell’università di Montevideo.

Inizialmente il brano prevedeva due sezioni strumentali, ma è noto che l’autore lo presentò al maestro argentino Roberto

Firpo, il quale lo completò ed arrangiò in Tango, inserendo nella partitura alcuni motivi tratti da due suoi tanghi di poco

successo, La gaucha Manuela e Curda completa, più un riferimento al Miserere di Giuseppe Verdi. La Cumparsita venne

eseguita per la prima volta in pubblico il 19 aprile 1917 al Café La Giralda dal trio Firpo-Bachica-Roccatagliata. Dunque, la

versione che noi conosciamo è il risultato ibrido di uno studente uruguayano e di un compositore professionista argentino.

Tuttavia, Rodríguez rifiutò di firmare congiuntamente a Firpo la proprietà del brano e si riservò di pubblicarla solo a suo

nome, cedendo poi i diritti d’autore all’Editorial Breyes Hermanos.

Il brano rischiò presto di finire nel dimenticatoio, perché si trattava di un pezzo solo strumentale, in un'epoca che privilegiava

invece il tango in forma di canzone. Infatti, siamo negli anni del boom del Tango canción e di Carlos Gardel, la voce iconica

del genere. Solamente nel 1924, due parolieri argentini, Pascual Contursi ed Enrique Maroni, aggiunsero un testo

registrandolo sotto il titolo “Si supieras”. Quest’ultima versione venne poi interpretata dallo stesso Gardel, ricavandone un

successo enorme. Purtroppo, i due parolieri presero questa iniziativa senza il consenso di Rodríguez.

Rodríguez fu molto contrariato dall’iniziativa di Contursi e Maroni, al punto di scrivere e depositare anch’egli un testo

alternativo dal titolo “La cumparsa”. L’aspra contesa si risolse solo nel 1948 con una sentenza salomonica e,

sostanzialmente, oggi abbiamo un brano con due testi ufficiali. Inoltre, l’enorme popolarità raggiunta dal brano fece tornare

sui propri passi lo stesso Rodríguez circa la cessione dei diritti d’autore alla Breyes Hermanos, verso la quale l’uruguayano

intentò diverse cause legali per annullare tale cessione.

Tra tutti i brani associati al tango argentino, La Cumparsita è di sicuro il più popolare, ma anche quello con una storia

giudiziaria degna di un romanzo. Del resto, è facile intuire la portata economica dell’affare intorno ad un pezzo così di

successo; basti pensare che ad oggi sono più di 150 le versioni de La Cumparsita e che la stessa ha riscosso più introiti dai

diritti d’autore di qualsiasi altro brano di tango mai scritto.

Questa la storia raccontata dai documenti e dai personaggi coinvolti, tuttavia, sfugge ancora il motivo della fama di questo

brano. Sembra un paradosso che una composizione così semplice, dal valore artistico modesto, abbia avuto più popolarità

ed attrattiva di tanghi musicalmente più pregevoli.


T A N G O


T A N G O

Eppure, il segreto risiede proprio nella semplicità de La

Cumparsita. Astor Piazzolla ne parla come di un brano

spaventosamente povero, pur incidendone diverse versioni;

la povertà stava nell’uniformità armonica fondata su tre

accordi base, quando negli altri tanghi vi era sempre una

modulazione in tonalità parallele o vicine. Ma, se da un lato

La Cumparsità possiede una struttura semplice, dall’altro si

presta ad essere interpretata in modo originale da ciascun

esecutore. È un brano molto malleabile, che offre spazio

agli arrangiamenti e, quindi, alla personalità di ogni

interprete.

Rodríguez forse trovò inconsapevolmente il segreto del

successo, mettendo insieme un attacco subito orecchiabile

che le conferì massima popolarità, ed una partitura

musicale così essenziale che chiunque, al mutare anche

del gusto musicale, avrebbe potuto arrangiarla rendendola

sempre attuale. A riprova di quanto detto, basta ascoltare

le versioni delle più grandi orchestre di tango, da D’Arienzo

a Di Sarli, da Troilo a Pugliese, per comprenderne la

versatilità. Fu talmente sfruttato come brano, che radio,

televisione e cinema lo utilizzarono ampiamente in diversi

programmi e film. Le note de La Cumparsita risuonano, ad

esempio, nel film “Viale del tramonto” del 1950, “A

qualcuno piace caldo” del 1959 e “Ti va di ballare?” del

2006.

Oggi, nel mondo delle milonghe, ogni ballerino sa che sulle

note de La Cumparsita termina la serata e quindi, per

tradizione, sceglie di ballarlo con la propria compagna o

con la ballerina preferita. Questa usanza di chiudere la

notte danzante sulle note del più celebre dei tanghi risale

agli anni ’50, quando l’orchestra di Juan D’Arienzo incise

una versione che divenne molto popolare, a tal punto che

nelle sue esibizioni dal vivo si riservava sempre di lasciarla

come ciliegina sulla torta per il gran finale. Fu così che in

tutti i club di Buenos Aires prese piede l’abitudine di

imporre La Cumparsita come ultimo brano, una tradizione

che poi si estese in tutto il mondo e ancora oggi viene

rispettata in qualsiasi milonga.


P I T T U R A


P I T T U R A

Questa pittrice / illustratrice Calabrese, Monica Di

Lorenzo, studia presso l’istituto Europeo di Design a

Roma, con specializzazione in illustrazione. Terminati gli

studi lavora per le case editrici quali la De Agostini, L’isola

dei Ragazzi, Rubettino, Ardea, Editions Piccolia (Francia),

Calabria Letteraria Editrice, Ghiani Editore.

Uno dei sui elementi fondamentali è il colore. L’olio e

acrilico su tela, o su cartoncino per le sue illustrazioni, che

rende ancor di più rappresentativo il suo modo di

lavorare. Monica è attenta ai passaggi cromatici, alle

sfumature impercettibili, ai pazienti passaggi ed a quegli

accostamenti che solo un’attenta osservatrice e pittrice

del suo calibro può notare. Dalle mille sfumature del blu,

dell’ ocra, del verde, che permettono ancor di più quell’

iperrealismo che, senza uno studio attento, non

potrebbe esistere nel “ bel disegno”.

Questo permette al suo estro di essere competitiva con

se stessa, di mettere alla prova le sue abilità e capacità

artistiche creative. L’iperrealismo è uno stile in cui non

c’è molto spazio per essere originale, ciò permette che

ogni dipinto , disegno, sia unico . Le opere vivono la loro

vita, ingannando la persona e costringendola a credere

nell’illusione fotografica così che, solo in un secondo

momento, noti l’accuratezza della pennellata, di una

mano ferma e sicura di quello che sta facendo solo un

abile maestro.

La sua capacità di usare la “meccanica” riproduzione

della realtà, vengono usate per costruire l’illusione nelle

proprie tele, illusione che il nostro occhio ben accoglie

lasciandosi ingannare e stupire.


G L A S S A R T

di Assia Karaguiozova

Fluttuanti e leggere,

volteggiano sulla superficie

dell’acqua, come ballerine

graziose. Nymphaeae dalle

sfumature più delicate,

raccontano storie delle favole e

dei sogni. Fossero in vetro,

sarebbero ondeggianti e

trasparenti, dalle sfumature

misteriose, che mutano,

attraversate dalla luce. Un

movimento che si ferma e si

impronta sulla forma,

ciascuna con la propria

identità. Protagonista


L I B R I

Rubrica a cura del blog

"Il COLORE DEI LIBRI"


http://ilcoloredeilibri.blogspot.com/

GIALLO 238

di Paola Montorfano

Prezzo: € 6,99 | Ebook: € 0,00

Pagine: 124 | Genere: Giallo

Editore: Mille battute edizioni

TRAMA

La formula a cui lavorano Charlotte e il suo

assistente in una miniera abbandonata

potrebbe garantire all’umanità un futuro

energetico green, purché essa non cada

nelle mani sbagliate prima di essere

completata. Il passato della ricercatrice,

collegato ai movimenti sovversivi parigini e

alle miniere di uranio del Congo, è oscuro

quanto gli uomini di cui si circonda, primo

tra tutti il suo ambiguo e perverso amante,

agente dei servizi segreti o commerciante

libanese di diamanti. I personaggi di Giallo

238 svelano senza pudore le crudeli regole

su cui si fonda il mercato più sanguinario del

mondo: quello dell’energia.

GIALLO 238

Recensione di Valentina Sanzi

Si stima che negli ultimi decenni la temperatura media del Pianeta si aumentata di circa

0,98 gradi centigradi, che il giacchio marino artico sia diminuito del 12,85% e che il livello

del mare, come diretta conseguenza, abbia subito un innalzamento annuo di 3,3 millimetri

a partire dal 1870. Diversi studi hanno, inoltre, confermato che il decennio 2009 – 2019 sia

stato il più caldo mai registrato e che il 2020 sia stato secondo solo al 2016 in quanto a

temperature massime raggiunte. Gli eventi metereologici estremi, dal 1990 ad oggi, non

hanno fatto altro che intensificarsi, sia in relazione alla propria forza distruttrice, sia per quel

che riguarda la frequenza del loro verificarsi, spostando così nettamente l’attenzione del

mondo intero sulla gravità del cambiamento climatico. Nonostante qualcuno tenti ancora di

minimizzare o addirittura negare l’esistenza di una vera e propria crisi che sta portando la

Terra sempre più vicina al punto di non ritorno, sul piano internazionale si sta cercando di

guidare l’umanità verso scelte maggiormente consapevoli, capaci quindi di porsi a favore

del benessere ambientale, attraverso campagne di sensibilizzazione più o meni efficaci,

alle quali ognuno nel proprio piccolo può dare avvio. Inserire il macro-argomento all’interno

di una narrazione specifica destinata ad intrattenere e fruibile da un pubblico

potenzialmente molto vasto ne è un esempio e così ha deciso di fare Paola Montorfano.

Giallo 238 è, infatti, un breve viaggio che tenta di scavare a fondo nell’ambiguità dell’animo

umano, svelandone i più torbidi segreti e le più oscure pulsioni, all’interno di un contesto

fortemente problematico, di fronte al quale, però, né l’avidità né la brama di potere sono

mai stati disposti a sottomettersi: il valore di una vita nulla può contro il denaro, la fama e il

prestigio. Un futuro più sostenibile è davvero possibile? Intenzionata a lasciare alle future

generazioni un pianeta più prospero e accogliente, Charlotte, direttrice del più importante

laboratorio scientifico del Nord Europa, con l’aiuto del suo fidato collaboratore Giovanni, ha

messo a punto una formula che, se funzionasse, permetterebbe di ricavare energia pulita e

riutilizzabile dall’uranio. Contro ogni tipo di scetticismo. E purché essa non finisca nelle

mani sbagliate. La segretezza del progetto è, infatti, elemento fondamentale per la sua

riuscita: se si scoprisse la vera natura del lavoro di Charlotte la sua stessa vita sarebbe in

pericolo. E lei non è l’unica a volerlo vedere realizzato: il passato è un’incognita ancor più

insidiosa del presente. Forte di una struttura narrativa asciutta, solida e priva di orpelli

funzionali unicamente a loro stessi,

Giallo 238 si presenta al lettore come una storia fin da subito avvincente e coinvolgente. Il

mistero che insegue le vicende di Charlotte, infatti, non tarderà a svelare il suo potenziale

ricreando già dalle prime pagine quell’atmosfera tipicamente tesa e rarefatta che ogni

amante del giallo anela come fosse ossigeno puro in alta quota. Poco per volta, ma con un

ritmo tambureggiante, sostenuto da uno stile di scrittura immediato, quasi tagliante e

spezzato da una punteggiatura sempre ben calibrata, gli eventi si susseguono lasciando

sul proprio cammino tutta una serie di indizi capaci di monopolizzare totalmente

l’attenzione del lettore stesso, che nel breve tempo necessario a portare a termine il

romanzo non potrà fare a meno di sentirsi avvolto dal calore bruciante che solitamente solo

le parole sono in grado di emanare.

Caratteristica, quest’ultima, che sembrerebbe, in realtà, essere comune alla maggior parte

dei personaggi che colorano il bianco e il nero delle pagine e dell’inchiostro del libro.

Ognuno di essi, e la protagonista in modo particolare, pur non godendo di una

caratterizzazione attenta al minimo dettaglio, sfoggia una personalità ben precisa, a tutto

tondo, in grado di abbracciare in una sola anima forze e debolezze, luci e ombre,

esattamente come un qualsiasi errante essere umano.D’altronde l’irrealtà non fa certo

parte dell’opera di Paola Montorfano, che si radica, al contrario, fortemente, all’attualità.

Attraverso l’espediente narrativo del delitto, infatti, l’autrice affronta con coraggio e finezza

d’intuito una delle tematiche più importanti e critiche degli ultimi anni: quella ambientale.

Oltre a riportare informazioni scientifiche che lasciano trapelare il grande lavoro svolto dalla

stessa scrittrice in fase di studio del romanzo, che non appesantiscono affatto la lettura,

smuove anime e coscienze facendosi portatrice di un messaggio fondamentale per la

sopravvivenza dell’umanità tutta: invertire il corso apparentemente già segnato della storia,

fornire respiro alla nostra casa ed essere rispettosi della natura è tutto ciò che avremmo

dovuto fare in passato e cominciare seriamente ad attuare adesso. Intrighi, sotterfugi ed

enigmi oscuri del passato si intrecciano, così, in maniera incredibilmente soddisfacente ad

una denuncia sociale imponente consacrando l’autrice milanese come una delle scrittrici

emergenti più promettenti nel panorama letterario italiano.


L I B R I E V I D E O

ALESSIA Manfredini

"La parte migliore di te"

La Dafire , scuola di formazione per ballerini e insegnanti ,

nonché franchising fondato da Massimo Giorgianni & Alessia

Manfredini, ha pubblicato un nuovo lavoro di Alessia

Manfredini, un e-book, lo trovate in versione italiana e inglese,

dal intitola “La parte migliore di te”, è un viaggio attraverso

le esperienze di Alessia per aiutare i ballerini ad avere una

visione di se stessi , spronando lo stile personale e

l’individualità di ognuno!

Il libro, scritto con un linguaggio comprensibile ed immediato ,

contiene esperienze personali e esercitazioni immediate che

permettono l’uso del materiale formativo rendendolo pratico a

tutti ..

Il libro è in vendita on line direttamente dal sito

Danceasfire.com

“La parte migliore di te”, può essere considerato un alleato

per ballerini durante la pratica e la preparazione alle

performance, ed agli insegnanti che desiderano avere nuovi

elementi durante le lezioni ! Inoltre vi suggeriamo di guardare

anche il video:

RUOLO FEMMINILE DANZE STANDARD !

per comprendere quanto il ruolo femminile nelle danze

standard sia essenziale. Spesso la donna non sviluppa a

sufficienza la sua attività come individuo ed il suo contributo

alla coppia. In questo video, Alessia Manfredini condivide i

valori necessari per esprimere liberamente le proprie

emozioni in relazione al partner. Questo video ti darà una

chiara linea d'azione per migliorare il tuo ruolo di donna nel

ballo da sala attraverso i seguenti valori:

Fiducia

Pazienza

Partecipazione

Conoscere e dimenticare

Misura

Potere del silenzio

Ognuno di questi valori sarà chiaramente spiegato

singolarmente, in modo da permettervi di comprenderli e

metterli in pratica. Faranno la differenza nella vostra danza e

nella chiarezza del ruolo che avete per rendere al meglio. La

conoscenza è il primo passo, agire su questa conoscenza è il

secondo passo.


L I B R I

Silenzi sul mare


Silenzi stellati

Silenzi del cuore

Silenzi di paure

Silenzi di emozioni

Silenzi di noia

Silenzi di gioia

Silenzi vuoti e colmi di parole

Silenzi sul mare

Che ascoltano… la tua vita


V I A G G I

V I A G G I E N A T U R A

G I G A N T E S C O T R O N O R O S S O L A M P O N E S U L L A G O

ORTICOLARIO

D I C O M O D O V E S E D E R S I F I N O A L L ' A U T U N N O

di Delfina Capasso

Una delle installazioni presentate sulla piattaforma virtuale Orticolario

“The Origin” diventa realtà. Ed ecco "Delenimentum", la versione

titanica della mitica Adirondack Chair, a pochi passi dall’imbarcadero

sulla “punta” della riva di Cernobbio. Per lasciarsi sedurre dal paesaggio

in un modo unico.

Orticolario, la rassegna autunnale tutta dedicata alla natura ed ai nuovi

modi di vivere il giardino ed il giardinaggio, continua a (dis)seminare sul

territorio la sua visione di paesaggio, trasformando in realtà un altro dei

progetti presentati sulla piattaforma virtuale Orticolario “The Origin”. Ed

ecco un gigantesco trono rosso lampone, a pochi passi dall’elegante

imbarcadero in stile Liberty sulla “punta” della riva di Cernobbio, sul Lago

di Como, dove potersi ritrovare fino all’autunno.

Il trono si chiama "Delenimentum", ovvero attrazione, fascino, incanto,

ed è la versione titanica della mitica Adirondack Chair, creata nel 1903

dal progettista Thomas Lee durante un periodo di vacanza sui monti

Adirondack, nello stato di New York.

Quella voluta da Orticolario è realizzata artigianalmente con legno di

recupero dal laboratorio veneto Limperfetto (www.limperfetto.design), e

sarà contornata da un’aiuola allestita dal vivaio e studio di progettazione

giardini piemontese Fratelli Leonelli (www.fratellileonelli.com):

comodissima per tutti, ma ideale per due giardamanti – così come gli

organizzatori di Orticolario chiamano gli amanti della vita in giardino –

che si lasciano sedurre dal paesaggio. Nel simbolo di quel ritorno dello

stare insieme all’aria aperta.

Orticolario, giunto alla dodicesima edizione, è l'evento culturale dedicato

a chi vive la natura come stile di vita. Teatro della manifestazione è il

parco botanico di Villa Erba a Cernobbio (CO), dimora ottocentesca

affacciata sulle sponde del Lago di Como, residenza estiva dell’infanzia

del regista Luchino Visconti. Tratto distintivo dell’evento è la proposta di

giardini tematici e installazioni artistiche ispirati al tema dell'anno, tra i

quali spiccano le realizzazioni dei selezionati al concorso internazionale

“Spazi Creativi”. Titolo dell'edizione 2020 e 2021 è “Ipnotica”, il tema è la

“Seduzione”, mentre la pianta protagonista è l'Acero. La manifestazione,

che nel 2019 ha sfiorato la soglia dei 30.000 visitatori, è arricchita da

un'ampia offerta di piante rare, insolite e da collezione, artigianato

artistico e design con più di 290 espositori rigorosamente selezionati, da

un fitto calendario di incontri e da numerosi laboratori didattico-creativi

per i bambini, oltre a performance, proiezioni di film nelle segrete della

Villa Antica e show floreali. Al centro della rassegna, l'arte, capace di

andare oltre e di abbattere i confini tra interno ed esterno. Durante i tre

giorni di evento e per tutto il resto dell'anno vengono raccolti contributi

per il Fondo Amici di Orticolario, che sostiene progetti per la promozione

della cultura del paesaggio e per cinque associazioni benefiche del

territorio.

Orticolario 2022 si svolgerà dal 30 settembre-2 ottobre Villa Erba,

Cernobbio (CO),

sul Lago di Como.

ph Monica Irma Ricci

Photo LoRes_ASH

ph Monica Irma Ricci


V I A G G I


V I A G G I

LE TRE CIME DI LAVAREDO soprannominate “LE REGINE DELLE DOLOMITI” per la loro unica bellezza, fanno parte del

Patrimonio UNESCO. Si trovano nella regione Veneto. Simbolo delle Dolomiti, LE TRE CIME DI LAVAREDO sono tra le

montagne più suggestive, spettacolari ed imponenti delle Alpi, sono apprezzate, ammirate, fotografate e riprese dai turisti

del mondo intero. Sarebbe difficile trovare le parole appropriate per descrivere quanto sono straordinarie queste

montagne, quello che lo sguardo possa ammirare ed i sentimenti che si provano quando ci si trova accanto. Vanno vissute

personalmente, toccate con lo sguardo ed anche con le mani. Credo che sono nate proprio quando la forza divina ha

regalato agli esseri umani il Creato. Nessun altro, a parte Dio, sarebbe riuscito a fare meglio queste uniche, meravigliose

Cime. Sono un vero spettacolo visto ed ammirato anche da me in una splendida giornata d’estate in cui il sereno faceva da

padrone, rendendo molto piacevole l’escursione proposta. Per goderle pienamente e per ammirarle in tutta la loro

maestosità, si deve fare tutto il giro all’anello delle Tre Cime, fermarsi spesso per ammirarle e fotografarle, fare delle soste ai

Rifugi Auronzo, Lavaredo e Locattelli. Tutto questo rappresenta una impresa, non tanto impegnativa per chi è già allenato

ma, comunque, fattibile anche per chi, pur non essendo troppo allenato, si impegna perché possa raggiungere la meta

prescelta, facendo attenzione alla presenza di pietre per tutto il percorso. Prima di salire alle Tre Cime ci si può fermare al

Lago di Misurina, un bel lago dalle acque turchesi, sempre tremanti in cui si specchiano meravigliosamente le sagome

piramidali delle Tre Cime di Lavaredo. Incastonato tra le montagne maestose, il lago è circondato da alberghi eleganti, da

bar e dagli immancabili negozietti di souvenir, cartoline colorate messe in bella vista, parcheggi affollati a pagamento e tanta

gente. Lasciato indietro Il Lago di Misurina con il suo caos si prosegue verso il Lago Antorno, che non è altro che un piccolo

ma grazioso laghetto di montagna. Anche qui, come al Lago di Misurina Le Tre cime di Lavaredo si specchiano nelle sue

acque creando una splendida immagine. Da qui ci si può scegliere di salire con la propria auto o prendendo l’autobus di

linea che sale regolarmente alle Tre Cime. La strada è ben mantenuta ed asfaltata, ma abbastanza impegnativa, piena di

tornanti stretti, difficili; in compenso, il paesaggio, visto dal finestrino dell’autobus, si presenta sempre più bello, le

montagne, le vallate, gli strapiombi pericolosi che incutono paura. A valle si intravede il Lago di Misurina come uno

splendido occhio di acque turchesi e la città di Auronzo abbracciati dalle montagne circostanti.


V I A G G I

Scesi dall’autobus nel Parcheggio Auronzo si ha davanti una immensa parete rocciosa delle Tre Cime che già riesce ad

impressionare lo sguardo ed incantarlo. Il Rifugio Auronzo è a due passi dal parcheggio seguendo una strada in salita.

Proprio da qui comincia il giro delle Tre Cime di Lavaredo. A ridosso del Rifugio Auronzo, il paesaggio diventa spettacolare,

grandioso, unico. Le montagne svettano imponenti, orgogliose nel cielo, toccando le nuvole bianche, come se fossero di

cotone. Dei torrioni dominano il luogo con le loro pareti verticali, ostentando tutte le sfumature della dolomia. Mi sono

fermata ammaliata, con il fiato sospeso per la grande emozione che provavo. Avevo davanti al mio sguardo uno spettacolo

unico della natura, straordinario, mai visto, uno scorcio delle Dolomiti che andrebbe visto almeno una volta nella vita. Un

sentiero sterrato si snoda proprio ai piedi di queste montagne e dall’altro lato c’ è uno strapiombo e bisogna fare attenzione.

Viste dall’altezza del Rifugio Auronzo le persone camminavano come in una processione sul sentiero roccioso a tratti

polveroso; sembravano delle lunghe file di formiche in continuo movimento. Il tempo dava il meglio di sé ed era quello che

avevo desiderato per quel giorno. Nonostante il caldo si respirava un’aria frizzante, pura, salutare, di alta quota. Davanti a

tanta bellezza e grandiosità ci si sente piccoli, forse anche indifesi, ma comunque invasi da un inevitabile sentimento di

soddisfazione personale e di un benessere confortante per aver avuto il privilegio e l’opportunità di godere dei fantastici

momenti accanto alle Tre Cime. Questo può essere un modo piacevole di farti riconnettere con la natura circostante

incontaminata, di provare quel bel sentimento ancestrale di far parte di essa effettivamente. Dopo aver proseguito per un

tratto di strada sul sentiero roccioso, si arriva alla “Cappella degli Alpini”, una piccola chiesetta eretta in onore degli scalatori

precipitati. Dentro la chiesetta piccola e raccolta regna un’atmosfera tipicamente religiosa, piena di grande suggestione. Un

segno di spiritualità e di speranza. Un altare semplice ed alcune icone ti invitano a fare una breve preghiera, ricordando Dio.

Dalla chiesetta si prosegue verso Il Rifugio di Lavaredo e poi verso il Rifugio di Locatelli seguendo le pareti montuose delle

Tre Cime. Il percorso diventa spesso impegnativo, ma fattibile, i sentieri sono ben visibili, in piano, con qualche salita e sono

ben segnalati. Man mano che proseguivo la camminata mi fermavo spesso per assaporare la grandiosità delle Tre Cime. Dai

Rifugi Di Lavaredo e Di Locatelli si possono ammirare Le Tre cime da un altro angolo diverso, scattare le foto e riprenderle

tramite video in tutta la loro bellezza, cogliere ogni sfaccettatura. Perché sì, viste anche da qui Le Tre Cime si esibiscono

maestose, imponenti e riescono a rapire lo sguardo e ad incantare l’anima. Che fantastica sensazione camminare e

fermarsi davanti a questa “infinita bellezza” delle Dolomiti!... Fare il giro delle Tre Cime di Lavaredo per me è stata la più bella

esperienza vissuta tra le montagne. Ho trascorso una giornata indimenticabile, provando delle emozioni mai vissute; il

paesaggio ripaga di ogni fatica. Un’esperienza imperdibile e decisamente da ripetere. Questi straordinari posti rimangono

nel cuore per sempre.


V I A G G I E C U C I N A


V I A G G I E C U C I N A

Settembre, il mese del ricominciare. Mese di movimenti e di inizi, ma per molti ancora mese di vacanza, per chi

ama la tranquillità e vuole spendere un po' meno. Come dice una canzone di Neil Diamond, “ September

Morn”, cioè mattina di settembre, il risveglio al nuovo ed il ritorno alla vita quotidiana ripensando al tempo

trascorso. Ma per non addentrarci subito nello lo stress di tutti i giorni vi propongo un viaggio romantico in quel

di Monte Isola, comune della provincia di Brescia dell’omonima isola.

Monte Isola, uno dei borghi più belli d’Italia, è l’isola lacustre più grande della Penisola Italiana e

dell’Europa centrale e meridionale. Per raggiungerla bisogna prendere il traghetto da uno dei punti

d’imbarco, quali: Sulzano, Sale Marasino, Iseo, Pisogne, Lovere, Tavernola Bergamasca e Sarnico.

Una volta sbarcati, deciderete come spostarvi, perché gli unici mezzi di trasporto consentiti sono le biciclette (io,

vi consiglio il tandem) che potrete affittare in uno dei negozi vicino al porticciolo ma, se decidete di usare la

vostra privata, ricordatevi di caricarla sul traghetto. E’ disponibile il servizio di trasporto minibus comunale

acquistando il biglietto direttamente a bordo, che vi trasporterà nei luoghi più importanti dell’isola. Per gli amanti

delle passeggiate, armandovi di comode scarpe, potrete addentrarvi nei percorsi escursionistici tra viottoli e

mulattiere. La zona meridionale dell’isola è quella più nota e turistica. Questa zona ha tantissimo da offrire. E’

possibile sbizzarrirsi tra relax, passeggiate lungo il lago alla scoperta di bellissimi borghi abitati, percorsi di

trekking che portano alla Rocca Martinengo o fino al Santuario della Madonna della Ceriola o per fare un pic-nic

in una delle aree attrezzate. Ci si può rilassare su una delle spiagge attrezzate a prendere il sole e a fare un bel

bagno fresco nelle acque del lago.

Non dimenticatevi di assaggiare le specialità gastronomiche ed i prodotti tipici del luogo, scegliendo tra le

tante varietà di ristoranti, locali e negozi di alimentari dove potrete degustare un aperitivo tipico del posto. Non

avrete problemi a trovare tranquillamente dove soggiornare, potendo scegliere tra alberghi, case vacanza ed

alloggi in affitto che trovate sparsi sull’isola. Oltre alle passeggiate in bici ed alle escursioni di trekking si

possono visitare molti monumenti storici ed i borghi caratteristici dell’isola. Tra i più conosciuti ci sono la

Rocca Martinengo, la chiesa di San Michele Arcangelo, villa Oldofredi , la chiesa di San Giovanni Battista, il

borgo medioevale di Novale, la villa Ferrata ed il tour delle isole di San Paolo e di Loreto raggiungibili in battello.

A Monte Isola si trovano due musei degni di una visita: il museo della rete ed il museo della pesca. In

quest’ultimo si può ripercorrere la storia della pesca, l’attività commerciale principale dell’isola da anni e che

ancora oggi ricopre un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni; si possono osservare le varie tecniche

usate ed i rispettivi strumenti utilizzati. Monte Isola è famosa in tutto il mondo per la fabbricazione delle reti da

pesca e di qualsiasi rete sportiva, che è stata per anni il settore più fiorente a livello commerciale ed economico

di tutto il territorio. Potrete, inoltre, fare visita ad uno dei due retifici presenti sull’isola e farvi raccontare la storia

e l’arte di questa antica professione.

Nel 2016 ospita una delle opere più caratteristiche dell’artista bulgaro-newyorkese, Chisto “The Floating

Piers” visitata da milioni di persone. Un piccolo territorio ricco di cultura, natura, arte, storia e prodotti tipici

locali, tra i quali non si può non menzionare il salame tipico monteisolano, che ha caratteristiche particolari,

come la salagione molto leggera, la leggera affumicatura naturale con ramoscelli di ulivo, alloro e bacche di

ginepro; l’uso di aromi naturali e spezie macinate al momento, tra cui la miscela di vino e aglio fresco che dona

sentori unici a questo salame, il taglio a punta di coltello, senza aggiunta di grasso; le carni impiegate (lonza,

coppa, filetto, coscia) che sono della migliore qualità, in quanto provenienti da suini nati, allevati e macellati in

Italia, con filiera garantita. Il lardo ubriaco, le salsicce e le salamelle, il culatello, il lonzino e la pancetta. Uno dei

prodotti che la fanno da padrona è la sardina essiccata tradizionale del lago d’Iseo presidio Slow Food. Il

coregone e la sua bottarga ottimi prodotti da assaggiare. Frutti di bosco e marmellate. Il microclima lacustre ha

favorito le coltivazioni di viti per la produzione di vini rossi, bianchi e bollicine che non hanno nulla da invidiare

alla vicina Franciacorta. Le coltivazioni di ulivi autoctoni per la produzione di un olio extravergine d’oliva di

ottima qualità con sentore di carciofo, mandorla ed erbe aromatiche, colore paglierino e un gusto dolce e appena

piccante, ottimo da gustare con il pesce di lago. Beh, che dire, vi invito a fare un salto a Monte Isola e farvi

trasportare dal territorio e dai suoi misteri…


V I A G G I E C U C I N A

Ingredienti x 4 p

Tagliolini freschi 400 gr

1 cipolla rossa

150gr di pomodorini

300 gr di filetti di salmerino

brodo di pesce di lago

sale, pepe, peperoncino(facoltativo e a piacere)

prezzemolo trito, mentuccia

aglio

olio evo monteisolano

Procedimento

Lavare e pulire il salmerino, prelevare i filetti ed eliminare la pelle. Tritare

la cipolla. Rosolare la cipolla con un spicchio di aglio in camicia.

Eliminare l’aglio e aggiungere i pomodorini tagliati a metà. Fare rosolare

ed insaporire. Nel frattempo cuocere per un minuto la pasta lasciandola

molto al dente in abbondante acqua salata.

Aggiungere il filetto di salmerino tagliato a pezzetti, sale e pepe al fondo

di pomodorini e fare insaporire molto velocemente. Scolare la pasta ed

aggiungerla alla salsa e finire la cottura risottando con poco brodo di

pesce fino a quando i tagliolini ed il pesce saranno cotti. Cospargere di

prezzemolo fresco e mentuccia fresca.

Servire con un filo di olio extravergine d’oliva monteisolano e del pepe

negro grattugiato fresco.


V I A G G I E B E N E S S E R E


V I A G G I E B E N E S S E R E

La città di Roma non ha eguali al mondo non solo per le bellezze storiche, archeologiche, paesaggistiche ed

architettoniche ma anche per l’incredibile estensione e varietà del verde che – tra ville storiche, aziende agricole e riserve

naturali - rappresenta il 63,8 % del territorio comunale ovvero 82mila ettari sui 128 mila totali. Troppo spesso ci

dimentichiamo di questo patrimonio unico, persi come siamo nella frenetica routine della vita metropolitana.

Qualche tempo fa, mentre ero incolonnato nel traffico automobilistico nel quale trascorrevo oltre un’ora al giorno per

andare verso il mio nuovo lavoro, iniziai ad esaminare alla mia destra una lunga e verdissima dorsale sopraelevata sulla

campagna, profilo dell’antica colata lavica su cui gli antichi Romani sapientemente costruirono le prime miglia della Via

Appia, sfruttando in questo modo il materiale lavico a disposizione e la posizione rialzata, nonché la pendenza costante e

mai troppo eccessiva.

Da lì iniziai a meditare su di un’alternativa alla “scatoletta di metallo”, dopodiché cominciai a studiare i percorsi più sicuri,

le altimetrie più favorevoli e la bicicletta giusta per me. Ah, già, la bicicletta: una passione nata ad Amsterdam durante

l’Erasmus e mai più abbandonata. Bicicletta intesa assolutamente non come sport od attività ludica bensì come passione

per un mezzo di trasporto urbano da usare tutti i giorni, puro, semplice, economico, sostenibile, che dà senso di libertà.

Una vecchissima mountain bike di quando avevo 9 anni faceva al caso mio e, quindi, dopo aver fatto sistemare gomme e

freni dal meccanico, sono partito per questo viaggio quotidiano che inizia all’alba di ogni giornata lavorativa.

Questo mio viaggio quotidiano casa-ufficio-casa si svolge lungo un percorso di circa 13 chilometri che va dal

quartiere Ostiense, dove abito, all’Aeroporto Internazionale di Ciampino, nei paraggi del quale lavoro. Quasi tutto

il tragitto si sviluppa sul tracciato originale della Via Appia, iniziata nel 312 a.C. e ritenuta una delle più grandi

opere di ingegneria civile del mondo antico.

Oggi l’antica Via Appia (da non confondere con la moderna SS 7 Appia che percorrevo in auto) rappresenta nelle sue

prime miglia un corridoio verde unico al mondo che connette il centro di Roma ad alcuni popolosi quartieri periferici o

comuni circostanti come Capannelle, Ciampino, Marino etc. Percorrerla per andare a lavoro significa attraversare ogni

giorno uno straordinario parco archeologico e naturalistico dove è normale scorgere il fagiano, l’upupa ed il falco, mentre,

con un po' di fortuna, si possono avvistare anche l’istrice ed il sorprendente picchio verde.

Sulla Via occorre fare attenzione non alle famose buche dell’asfalto romano ma ai basoli millenari che, in alcuni punti (in

verità molto limitati), possono risultare parecchio accidentati o scivolosi se bagnati; per questo motivo la bicicletta ideale è

la classica mountain bike, possibilmente con buoni ammortizzatori e, soprattutto, con un ottimo sellino, per il quale

soltanto suggerisco di non badare a spese! Sulla trazione elettrica credo che sia una grandissima opportunità per chi è

meno allenato o per chi ha più fretta e deve affrontare salite più ripide delle mie, ma che forse essa toglierebbe al viaggio

quotidiano quel minimo di sacrificio fisico che poi, con la pratica costante, diventa piacere puro ed adrenalina (oltre che

palestra gratis). Altro aspetto critico è la sicurezza o, almeno, il senso di essa. Sicuramente a tale fine aiutano le buone

dotazioni standard (casco protettivo, vestiti catarifrangenti, luci accese anche di giorno) ed una prudente condotta di

guida. Altri aspetti non secondari sono la possibilità di lasciare in un posto sicuro dai furti la bici e di potersi cambiare a

lavoro: nel mio ufficio non sono disponibili spogliatoi e quindi occorre cambiarsi nella poco agevole toilette e conservare i

vestiti di ricambio nel cassetto della scrivania.


V I A G G I E B E N E S S E R E

Tuttavia, nonostante la lentezza – apparente

– e la sensazione di poca sicurezza nei

percorsi non protetti, è ampiamente

dimostrato che la bicicletta risulta

competitiva come mezzo di trasporto urbano

e di ciò se ne sono accorte anche le

amministrazioni comunali di molte città:

anche Roma si è dotata da pochissimo di

una app gratuita “Roma corre in bici” che

promuove l’utilizzo della bicicletta e dei

monopattini elettrici negli spostamenti in città

e che “certifica” il numero di chilometri

effettivamente percorsi, così da fornire uno

strumento alle Aziende ed agli Enti pubblici

che intendono istituire meccanismi premiali

per i dipendenti che si muoveranno in bici.

Ma, al di là di qualsiasi vantaggio materiale,

il vero valore aggiunto per me, che voglio

comunicarvi ed invitarvi a sperimentare, in

qualsiasi città voi vi troviate, è altrove: il

viaggio quotidiano non è un semplice tragitto

da un punto geografico ad un altro, bensì è

uno spazio personale di meditazione, di

ricarica, di divertimento e di rilassamento

mentale, che consente, all’arrivo, di

affrontare con più energia e meno stress

tutte le attività e gli impegni, e perché no …

riflettere sulla propria vita, su ciò che si fa o

si potrebbe fare, sul conoscere meglio se

stessi e migliorarsi quotidianamente e

costantemente, alla stessa velocità e con lo

stesso sforzo e sfida che richiede una corsa

in bicicletta!


V I A G G I E C U C I N A


V I A G G I E C U C I N A

In una Pompei tanto affascinante da togliere il fiato, tanto “ricca” di storia,

arte e cultura che è praticamente impossibile visitarla in una sol volta, tutto

quello che fa da cornice alla città (alberghi, ristoranti, servizi) deve essere

all’altezza sia in termini contenutistici che estetici. Incastrato tra i famosi

scavi (ovvero il sito archeologico più noto al mondo) e l’imponente

santuario c’è HABITA79 MGallery, Hotel & Spa che combina

un’ospitalità contemporanea con gli elevati standard internazionali garantiti

dal gruppo Accor. Ospitato all’interno di un maestoso edificio del XX

secolo circondato da giardini e sovrastato da un bellissimo rooftop

panoramico, in questo boutique hotel si respira un’eleganza sobria e

raffinata che deriva dalla fusione tra un design moderno e tailor-made e

fonti di ispirazione provenienti dalle antiche domus pompeiane. Habita79 è

l’unico hotel in Europa a disporre di un sistema geotermico, di un impianto

di cogenerazione e di un sistema di accumulo di glicole, nonché di altri

sistemi avanzati di termoregolazione, in grado di garantire un notevole

risparmio energetico e di minimizzare l’impatto sull’ambiente.

Al suo interno due ristoranti: “Il Circolo”, un locale dal design anni ’50

circondato da incantevoli giardini, un moderno social club che offre ai propri

clienti il piacere di una full immersion nella tradizione eno-gastronomica

campana; il “The Roof”, situato sulla splendida terrazza dell’hotel, il luogo

ideale per socializzare e sorseggiare un cocktail assaporando il gusto di

una cucina fusion rivisitata e ammirando lo splendido panorama del

Vesuvio e degli Scavi archeologici di Pompei.

La firma della progettazione dei menù è dell’executive chef Roberto Lepre

che interpreta con maestria la tradizione enogastronomica campana (sia le

ricette che gli ingredienti locali) in chiave contemporanea grazie alle

tecniche innovative apprese lavorando con numerosi chef stellati. Si spazia

quindi dalle linguine alle vongole con peperoncino di fiume e tarallo

napoletano alla caponata di tonno. www.habita79.it


V I A G G I E C U C I N A

Ingredienti

300 gr di vongole

1 spicchio di aglio senza anima

60 gr di olio evo

140 gr di linguine

Tarallo napoletano

450 gr di farina 00

400 gr di farina integrale

190 gr di acqua

8 gr di lievito

14 gr di zucchero

18 gr di sale

8 gr di pepe

Procedimento Per il tarallo napoletano

Mischiare le farine e porle a fontanella su una

spianatoia; aggiungere tutti gli ingredienti ed infine

amalgamare con acqua fino a formare un panetto. Per

formare i taralli formare dei filoncini lunghi 20 cm.

Unire le due punte superiori, arrotolare facendo 4-5

giri e sigillare premendo leggermente anche l’altra

estremità. Unire i due lembi e formare delle ciambelle.

Adagiarle mano a mano che sono pronte su una teglia

rivestita con carta forno. Lasciare lievitare i taralli in

un luogo tiepido per 3 ore. Infornarli a 180°C per 55

minuti.

Per il primo piatto

Privare i peperoncini di fiume dei semi, tagliarli a

julienne e condirli con sale, pepe e olio evo.

Preparare il soffritto con aglio, peperoncino e un filo

d’olio e, solo alla fine, aggiungere le vongole. Scolare

la pasta ed impiattare guarnendo con vongole e

tarallo napoletano sbriciolato.


V I A G G I E C U C I N A

Ingredienti

Salsa di pomodorino corbarino (ottenuta da 300 gr di

corbarino)

400 gr di scarti di baccalà

1 becco di aglio senza anima

2 foglie di basilico

20 gr di prezzemolo

Morbido di patate

300 gr di patate

8 gr di sale

Olive essiccate q.b.

Pepe q.b.

Procedimento

Bollire le patate fino a cottura, sbucciarle, passarle e

condirle. Per la preparazione della salsa al

pomodorino corbarino preparare il soffritto con un filo

d’olio, aglio e scarti del baccalà; inserire i pomodorini,

le foglie di basilico e il prezzemolo; far cuocere il tutto

per circa 15 minuti. Eliminare gli scarti di baccalà e

passare il sugo ottenuto nel mixer.

Scottare il baccalà in padella facendo attenzione e

cuocere per il 70% il lato della pelle e per l’altro 30%

gli altri lati per ottenere una cottura perfetta.

Assemblare il piatto aiutandosi con uno stampino

posizionato al centro: creare un disco di patate,

togliere lo stampino, adagiare il baccalà scottato sul

disco e terminare il piatto con il sugo di pomodoro e le

olive essiccate.

Ingredienti

Salsa di pomodorino corbarino (ottenuta da 300 gr di

corbarino)

400 gr di scarti di baccalà

1 becco di aglio senza anima

2 foglie di basilico

20 gr di prezzemolo

Morbido di patate

300 gr di patate

8 gr di sale

Olive essiccate q.b.

Pepe q.b.

Procedimento

Bollire le patate fino a cottura, sbucciarle, passarle e

condirle. Per la preparazione della salsa al

pomodorino corbarino preparare il soffritto con un filo

d’olio, aglio e scarti del baccalà; inserire i pomodorini,

le foglie di basilico e il prezzemolo; far cuocere il tutto

per circa 15 minuti. Eliminare gli scarti di baccalà e

passare il sugo ottenuto nel mixer.

Scottare il baccalà in padella facendo attenzione e

cuocere per il 70% il lato della pelle e per l’altro 30%

gli altri lati per ottenere una cottura perfetta.

Assemblare il piatto aiutandosi con uno stampino

posizionato al centro: creare un disco di patate,

togliere lo stampino, adagiare il baccalà scottato sul

disco e terminare il piatto con il sugo di pomodoro e le

olive essiccate.


M A K E U P A R T I S T

Alcuni consigli per mantenere l’abbronzatura

dopo l’estate

Quando esponiamo la pelle al sole, si attiva un

meccanismo di difesa che stimola la

produzione di melanina, pigmento

responsabile dell’imbrunimento della cute. La

melanina agisce come un vero e proprio filtro

naturale, in grado di respingere l’azione

dannosa dei raggi ultravioletti, evitando danni

e lesioni cutanee. La quantità di melanina

varia da persona a persona ed è determinata

dal patrimonio genetico. In base alla quantità

ed alla qualità di melanina, è possibile

individuare il proprio tipo di pelle, ovvero il

proprio fototipo che è la capacità della pelle di

reagire all’esposizione solare. Per mantenere

più a lungo l'abbronzatura ci sono piccole

regole che possono essere utili per far si che il

nostro incarnato non perda la tintarella.

L’idratazione svolge un ruolo fondamentale

per mantenere l’abbronzatura a lungo. Infatti,

la pelle più è idratata meno tenderà a seccarsi

rischiando così di perdere il suo colorito.

L’idratazione va effettuata con creme a base di

grassi vegetali (oli, burri e ceramidi), che

nutrono in profondità, meglio se arricchite con

acido ialuronico, sostanza in grado di

trattenere l’acqua nella pelle, evitando che

evapori. In alternativa, è possibile utilizzare il

doposole due volte al giorno.

La regola della crema idratante è valida per

tutto l’anno e ancora di più quando si torna dal

mare, per mantenere l’abbronzatura più a

lungo. Al rientro in città si possono prediligere

prodotti dall’azione nutriente ed emolliente, a

base per esempio di aloe, burro di karitè, urea

o glicerina, evitando invece quelli troppo acidi,

come l’acido glicolico che rimuove i pigmenti

dalla nostra pelle. Anche gli oli cosmetici a

base di argan, avocado, semi di lino e altri

vegetali vanno benissimo. Hanno un’azione

emolliente, idratante, rigenerante e

contribuiscono a mantenere la pelle sana e

morbida. Per questi prodotti, l’applicazione

subito dopo la doccia ne faciliterà

l’assorbimento a livello cutaneo della pelle.

Per mantenere l’abbronzatura più a lungo è

molto utile approfittare degli ultimi raggi solari

in modo da stimolare la melanina prolungando

così la tintarella


M A K E U P A R T I S T

Bere molta acqua e assumere alimenti ricchi di betacarotene e antiossidanti come carote, melone, pomodoro, zucca.

Se pensate che esfoliare la vostra cute sia un errore perché cancella l’abbronzatura, vi sbagliate. Al rientro dalle vacanze, per

evitare la disidratazione della pelle, è necessario ridurre rapidamente lo spessore eccessivo dello strato corneo costituito da

cellule morte mediante detergenti granulari, scrub o trattamenti esfolianti a base di acido glicolico o salicilico. Questi

andrebbero fatti a giorni alterni o almeno due volte a settimana per tutto il mese successivo al rientro. Quando è esposta al

sole, infatti, l’epidermide si inspessisce per difendersi dai raggi solari: togliere lo strato superficiale rende la pelle più luminosa,

brillante e ossigenata. Ma non solo, l’esfoliazione stimola anche il rinnovamento

E’ bene evitare per due settimane bagni caldi e preferire invece docce veloci e tiepide. L’acqua calda, infatti, potrebbe

favorire la desquamazione della pelle, lasciando così delle macchie sul corpo. Inoltre, meglio privilegiare gel idratanti al posto

del classico bagnoschiuma che potrebbe aggredire il film idrolipidico della pelle. Infine, per asciugarsi, è bene non strofinarsi

con l’asciugamano ma tamponare la pelle con delicatezza.

I prodotti che contengono alcool, come ad esempio i profumi, possono rendere più arida la pelle e di conseguenza accelerare

la desquamazione. Meglio quindi utilizzare acque profumate e creme a base di oli essenziali, in modo da profumare e al tempo

stesso idratare la pelle senza seccarla.

Per prolungare l’abbronzatura del viso, zona che tende a perdere la tintarella più velocemente, è importante struccarsi

con prodotti delicati ed evitare di sciacquare il volto con acqua calda. Al termine della detersione, è bene applicare

sempre una crema viso idratante.

Insomma, bastano davvero pochi semplici accorgimenti per mantenere l’abbronzatura il più a lungo possibile. Seguire

un’alimentazione appropriata, apportare alla pelle una buona dose di idratazione ed effettuare un’esfoliazione settimanale sono

gli step fondamentali per una tintarella duratura e luminosa.


B E N E S S E R E

Tra le meravigliose sostanze pregiate che la terra ci dona, troviamo

gli olii essenziali, i quali rientrano nel largo consumo del benessere

della cosmesi…Da tempi remoti diverse etnie hanno capito il

beneficio delle essenze nell’abbigliamento e nei profumi e, con

l’invenzione della alambicco, gli Arabi sono riusciti a distillare i frutti

i fiori e le radici appena raccolti ricavandone l’essenza pura da

conservare in boccette di vetro scuro e da utilizzare in svariati

modi. Nel 1928, il termine “Aromaterapia” fu coniato ufficialmente

dal chimico francese Rene-Maurice Gattefossé, riconoscendo

questa disciplina olistica a tutti gli effetti.

L’aromaterapia è considerata una medicina alternativa, capace di

innescare un risveglio sensoriale grazie ai suffumigi o alle creme

ed agli olii da massaggio, ai quali vengono aggiunte 2-3 gocce di

essenza. Gli olii essenziali grazie alla loro versatilità hanno

molteplici azioni e si distinguono in 3 gruppi a seconda della zona

che si desidera stimolare: Note di testa: vi appartengono gli olii

essenziali estremamente volatili, la cui fragranza, in genere molto

fresca e spesso dai toni fruttati rimanda all’ arancio, al bergamotto,

al limone, al pompelmo, mandarino, eucalipto, menta … essi

agiscono rapidamente e in genere hanno un'azione stimolante.

Note di cuore: sono le note più forti . Vi appartengono gli olii

essenziali leggermente volatili, caratterizzati da una fragranza

delicata; essi sono: camomilla, lavanda, neroli, rosa, gelsomino,

geranio, ylang- ylang, melissa, mirto ed hanno effetti riequilibranti.

Note di base: vi appartengono gli olii essenziali , che permangono

a lungo, con una fragranza calda e penetrante; sonoi olii essenziali

estratti da legna, resine e spezie, quali legno di cedro, sandalo,

incenso, patchouly, mirra, cannella.

Il mio consiglio da massaggiatrice è di utilizzare sempre gli olii

essenziali associati al trattamento benessere svolto, in quanto il

trattamento da massaggio è il connubio perfetto che unisce i

benefici dei movimenti delle mani sul corpo all’azione terapeutica

specifica di ogni olio essenziale utilizzato, favorendone

l’assorbimento attraverso la pelle. Il tutto si svolge in un ambiente

con candele e diffusori di aromaterapia per usufruire al meglio del

beneficio delle essenze e, magari, concludere, se in inverno, con

un bel bagno caldo e gocce di essenza preferita per un relax

totale..


C O C K T A I L

Cosa può fare un barista per far sentire gli ospiti i benvenuti?

Avete mai sentito parlare di Hospitality? Cos'è la bar industry?

Fino ad un paio di anni fa sembrava che l'ospitalità e i cocktail bar artigianali fossero in contrasto tra loro però,

con il passare del tempo, tanti imprenditori nei bar, soprattutto quali frontman delle situazioni, si sono resi

conto e disponibili a superare questo modo di pensare, con l'aiuto della professionalità e la conoscenza di

ognuno.

Quindi un ospite varca la porta, contatto visivo quanto serve, saluto e sorrisi e.... Può darsi che si troverà il

miglior cliente per tutta le sera e nei prossimi giorni. L'importante è non cadere mai nel banale con discorsi

altezzos o arroganti.

Ma la verità è che deve esserci un certo livello di fiducia e bisogna sentirsi abbastanza abili nel preparare

bevande in modo da trasmettere il contatto al cliente.

Quindi, le persone si aspettano cose diverse e l’arte di un bravo barista sta nel saper riconosce le esigenze del

momento; non basta, infatti, servire bene un Gin&Tonic e salutare, poiché la professionalità è nel coccolare il

cliente dal benvenuto in poi.

Detto questo, la bar industry doveva attraversare questa fase come una linea spazio temporale per rivedere il

metodo dell’accoglienza del cliente in modo da ampliare il sistema di vendita al dettaglio: la troppa distanza dal

cliente va, infatti, a scapito del servizio.

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WEB SITE: www.bartendersclassheroes.com

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Danilo Pentivolpe


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A S T R O D A N C E R

M A K E U P A R T I S T

AMORE

Periodo positivo e romantico. Urano dominante vi offrirà dolcezza, disponibilità, aumenterà la complicità, la

voglia di corteggiare e di essere corteggiati. Questo è il momento giusto per girare pagina e fare qualche

dolce follia.

LAVORO

È un buon momento per migliorare la vostra posizione professionale o per capire dove avete sbagliato, con

lo scopo di correggere la rotta. Ogni iniziativa decollerà, portandovi successo e anche qualche bella entrata

economica. L’entusiasmo è ok e avrete voglia di fare tantissime cose; vi sentirete parecchio su di giri e

supererete i vostri limiti: fatevi aiutare da una Bilancia o uno Scorpione.

AMORE

La vita affettiva sarà frizzante, avrete una gran voglia di vivere, di conoscere, di viaggiare. Venere,

dominante, vi renderà dolci e disponibili, vi farà venire la voglia di corteggiare e di essere corteggiati.

Tenderete a strafare troppo e non vi riposerete per niente. Nelle pause, relazionatevi con un Capricorno o

Pesci, vi rilasserà.

LAVORO

Settembre sarà allettante e propizio per chi lavora in team o ha un'attività a contatto col pubblico. Riuscirete

a sbalordire i vostri interlocutori, sia per le idee geniali che sfornerete con grande facilità, sia per la vostra

memoria prodigiosa, che vi permetterà di ricordare le preferenze di tutti

AMORE

Da una parte avvertirete una vaga malinconia che vi impedisce di essere soddisfatti di come stanno

andando le cose nella vostra vita affettiva, dall'altra sentirete serpeggiare una sotterranea irrequietezza, che

vi spinge a guardarvi attorno per valutare la possibilità di nuove esperienze.

LAVORO

È un buon momento per capire dove avete sbagliato e, quindi, potrete aggiustare il tiro.

Finalmente prossimamente, i progetti andranno in porto ed otterrete il successo ed anche qualche bella

entrata economica. Concedetevi una passeggiata nel verde e regalatevi almeno dieci minuti di puro relax

ogni tanto. Contattate uno Scorpione, sarà importantissimo farlo.

AMORE

Settembre è tutto da dedicare alla persona amata, se tenete al partner de al rapporto. Forse la vostra

innata diffidenza una volta tanto ha ragione d'essere: qualcuno potrebbe cercare di creare situazioni

d'imbarazzo fra voi ed il partner.

LAVORO

Ottimo mese per lavoro e finanze, ma dovrete stare attenti a non essere frettolosi o superficiali: occhio agli

errori, alle distrazioni, verificate i contratti e non fidatevi delle parole. E mi raccomando: tenete da parte

qualche euro, potrebbe sempre servirvi. È un buon momento per smaltire qualche chiletto di troppo,

oppure per riprendervi dopo un periodo di duro lavoro. La consulenza di una Vergine o di un Leone sarà

fondamentale


A S T R O D A N C E R

TuttoBallo20

Amore

Avrete una marcata sensibilità, sarete vulnerabili e facilmente influenzabili da ciò che succede dentro ed

intorno a voi; spesso vi sentirete soli ed avvertirete un bisogno incredibile di un rapporto sentimentale. Uscite

e conoscete gente!!!

LAVORO

Nella vita professionale nessun altro è preparato quanto voi. Nessuno è temuto più di Voi per la preparazione

e la forza mentale. Se vi applicaste, il vostro futuro professionale potrebbe non conoscere limiti. Se vi sentite

affaticati, dalle innumerevoli attività che praticate, riuscirete ad essere i medici di voi stessi. Fatevi aiutare da

un Acquario o da un Ariete, vi sentirete più completi

AMORE

Nelle vostre relazioni di coppia siete sinceri e controllati. Nelle relazioni durature siete buoni amanti, anche

se, a volte, anteponete gli interessi professionali a quelli di coppia.

Amate sentirvi liberi, ed in una relazione d’amore cercherete più l’affetto che non il contatto fisico.

LAVORO

È da molto tempo che gli Astri vi incitano ad essere prudenti con denaro e impegni finanziari. Nel mirino delle

stelle ci saranno soprattutto i rapporti societari, le collaborazioni, i contratti, la burocrazia. Non agite mai

senza riflettere. Prendetevi delle soste, non stancatevi e regalatevi un momento di puro riposo ogni tanto.

Non sarebbe male incontrarsi con un bel Gemelli, vi aiuterà a dialogare. Parlare per voi è importante

Amore

Circolano molte energie positive, novità, creatività e amore. E' un buon momento: vivetelo alla grande e non

fatevi disanimare da nessuno. Avete dei sogni nel cassetto? Tirateli fuori perché potreste realizzarli in tempi

brevissimi. Mettete in atto i cambiamenti estetici che avete programmato, ed i risultati saranno certamente di

vostro gradimento. In questo modo sarà più facile l’approccio con un amico del Toro

LAVORO

Il cielo è estremamente chiaro: vi porterà fortuna e vi darà gioia. Se siete ancora in vacanza, ve la spasserete

senza alcun pensiero. Se dovete lavorare, lo farete con piacere ed entusiasmo ed otterrete non pochi

vantaggi, specie sotto il profilo economico.

Amore

Liti e tensioni andranno a sovvertire anche le relazioni più solide. Lasciate alle spalle tutto questo, le stelle

promettono un sostanziale ribaltamento della situazione. Mettete subito a fuoco quello che vi manca per stare

davvero bene e cominciate a lavorare con decisione

Ci sono molti Scorpione ed amici del Capricorno che aspettano una vostra iniziativa.

LAVORO

Un Mese caratterizzato da una serie di giornate zeppe di attività di routine: lavoro, casa, obblighi familiari. Per

questo è bene prepararsi da subito a gestire lo stress e la fatica derivanti dalla famiglia e dal consueto

ambiente di lavoro. Aspettare sarà la parola d'ordine. Vi sentirete in ottima forma e troverete d'istinto i ritmi di

vita più giusti per voi e le attività fisiche che vi sono congeniali.


A S T R O D A N C E R

TuttoBallo20

Amore

Vi attendono giorni piacevolissimi sia dal punto di vista relazionale che amoroso. Tutto va per il verso

giusto, con tante stelle che vi appoggiano e danno concretezza alle vostre azioni e vigore ai sentimenti. Un

Gemelli o lo stesso Sagittario, vi può far riflettere sul da farsi

Lavoro

LAVORO

Seminerete e raccoglierete nuovamente successi e gratifiche, sia al lavoro che a scuola.

Tutti i giorni saranno perfetti per firmare contratti, esporvi in prove di studio e parlare in pubblico, per chi

opera in proprio, è prevista una flessione e qualche intoppo.

Se tendete a mettere qualche chilo di troppo, controllate gli eccessi a tavola, specie se siete verso gli “anta”.

AMORE

Vi aspettano giornate piuttosto vivaci: a voi saper sfruttare al meglio gli appoggi cosmici, per ottenere quello

che volete, o per chiudere con le incertezze. Godetevi la vita e la spensieratezza della vostra giovinezza o

anche della vostra mezza età.

LAVORO

È un buon momento per pianificare i vostri passi successivi, capire chi o che cosa vi ha impedito di

raggiungere gli obiettivi, impostare strategie e progetti per il futuro.

L’aspetto positivo di Mercurio vi sosterrà soprattutto nelle questioni pratiche.

Non sempre riuscirete a governare esattamente le vostre forze. Organizzatevi meglio e vedrete che quando

volete riuscite a stupire voi stessi. Ci sono molti Leone e Acquario vicino a Voi.

Amore

Il vostro erotismo sarà in primissimo piano e le manifestazioni passionali saranno esaltate.

Come contorno, però, dovrete fare i conti con la gelosia, la vostra impulsività e un leggero sottofondo di

aggressività. Cercate di essere positivi. E mi raccomando, le cure estetiche sono ben viste. Fatevi

consigliare dalla bella Bilancia, sempre pronta a supporto.

LAVORO

Se siete indipendenti nella professione, settembre offrirà buone opportunità che vi entusiasmeranno,

tuttavia non dimenticate la prudenza: tenetevi alla larga da tutto ciò che non è sicuro, specialmente nelle

faccende di denaro, che potrebbero essere penalizzate da Saturno Siete in forma, ma se cercate di

rilassarvi, vi sentirete perfino meglio.

AMORE

Vi attende un mese caldo e luminoso; non solo l'amore sarà sempre in primo piano, nelle vostre giornate

riuscirete anche ad essere perfettamente in sintonia con chiunque, pronti a dimostrare solidarietà e

comprensione e figuriamoci con la persona che amate! Potreste essere avvicinati da un Gemelli o Vergine,

ascoltateli.

LAVORO

La forza di Mercurio unita all'intervento di persone importanti, vi aiuteranno ad evolvervi dal punto di vista

professionale oltre che personale. La partecipazione di colleghi e collaboratori sarà la chiave di volta che

consentirà di ottenere maggiori introiti in modo prestigioso. La forma fisica è giusta. Sarete impetuosi e

avrete voglia di fare tantissime cose, di godervi la vita e di realizzare i vostri progetti.


Pensiero del mese

DI FRANCESCA MEUCCI - DIRETTRICE DI SOLOMENTE

Settembre, il mese che rappresenta la fine della stagione

estiva e l'inizio della ripartenza. Si ricomincia con il lavoro,

la scuola e tutte le attività connesse. Lezioni di sport,

corsi di tutti i generi, mostre, concerti, spettacoli, arte e

cultura in fermento. Siamo pronti a ripartire? Orari e

impegni da rispettare, la vita di nuovo scandita dalla solita

routine. Città che ritornano caotiche, stadi aperti, traffico,

giornate più corte e foglie ingiallite che danzano intorno a

noi. Musica in sottofondo. Ecco. La musica. Settembre è

uno dei mesi che ha ispirato il maggior numero di canzoni.

Ovunque. Da Chet Baker con “September Song” a

“September morn” di Neil Diamond, passando per Barry

White con “September (When I First Met You)” a

“Wake Me Up When September Ends” dei Green Day e

"September" degli Earth, Wind & Fire" fino a “The Last

Day Of Summer” dei Cure.

Ma settembre è anche il titolo dei brani di Luca Carboni,

Antonello Venditti, Alberto Fortis e Peppino Gagliardi

mentre un giorno preciso del mese, il 29, da il titolo al

singolo degli Equipe 84.

Non so la vostra, ma la mia estate è stata scandita da

vecchie canzoni, lo stereo sempre acceso, a qualsiasi

ora, facendo qualsiasi cosa, e ogni tanto ci si metteva a

ballare seguendo un ritmo del passato ma sempre attuale.

Ora che è arrivato settembre ascolterò la musica ancora

più forte, e più spesso, ballando le note di questo mese.

Buona ripartenza a tutti!

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