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BSKT #4

Il numero di settembre 2021 di BSKT, il magazine ufficiale della Dolomiti Energia Basket Trentino.

Il numero di settembre 2021 di BSKT, il magazine ufficiale della Dolomiti Energia Basket Trentino.

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il magazine di Aquila Basket

SETTEMBRE 2021

UNA COPPIA OLIMPICA

Trainotti e Molin a Tokyo

NEW LIFE

Lechthaler e il suo futuro

CUORE DI BASKET

Gazzoli e la passione a spicchi

RELAX, WE CARE

NTS entra nel mondo CAST


Photo by Storyteller Labs

Leggera, reattiva, aderente, perfetta per la corsa in montagna

e su terreni sterrati: è studiata, sviluppata e testata

in Val di Fiemme, Trentino, Dolomiti. Tomaia AirMesh a costruzione

slip-on, stabilizzatore STB Control, suola bi-mescola FriXion Red.

Bushido II: the new way for trail running.

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5 | EDITORIALE

6 | BEST OF SUMMER

8 | AMARCORD

28 | L’INTERVISTA

Quella volta che me la vidi con Metta

33 | APPUNTI SPARSI

Il topo, Zivic sulla sirena e gli anni ‘90

Numero 4/ Settembre 2021

Registrazione Tribunale di Trento n° 1275

del 10 gennaio 2006

10 | HELLO MY NAME IS…

Andrea Bonetti

Direttore Responsabile: Luigi Longhi

Redazione: Marcello Oberosler, Francesco Costantino

Ciampa

34 | ACADEMY

Direttore Artistico: Daniele Montigiani

Grafica e impaginazione:

Lorenzo Manfredi

12 | UNA COPPIA OLIMPICA

Bianconeri a cinque cerchi

Hanno collaborato: Martina Quintarelli,

Stefano Trainotti e Andrea Orsolin

Fotografie: Daniele Montigiani, Ciamillo e Castoria,

Manuel Coen, Ufficio Stampa Mondadori,

Ufficio Stampa Club Joventut de Badalona.

36 | SETTORE GIOVANILE

39 | HELLO MY NAME IS

Talà Gaye

Redazione: piazzetta Lunelli, 8 -12 – 38122 Trento

Tel. 0461 931035

E-mail: bskt@aquilabasket.it

16 | NEW LIFE

Lech, roccia trentina

Spazi pubblicitari: marketing@aquilabasket.it

Tipografia: Grafiche Dalpiaz

Via Stella, 11/B, 38123 Ravina TN

© Copyright Aquila Basket Trento srl

Tutti i diritti sono riservati.

Nessuna parte di questa rivista può essere riprodotta

con mezzi grafici, meccanici, elettronici o digitali.

Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge.

Un particolare ringraziamento a Carles Dagà,

Raùl Gonzàlez e Judith Burril dell’ufficio stampa

Club Joventut de Badalona e a Chiara Giorcelli

di Mondadori

Numero chiuso alle ore 23 di domenica 31 agosto 2021

20 | L’AVVERSARIO

Money in the Banks

26 | GLI AVVERSARI

Vediamo se segni questi due liberi

40 | IL TRUST

42 | IL CAST

44 | AQUILAB

Gli americani in d.a.d. con i trentini

Un piccolo gesto per i sanitari

46 | SPORT&STYLE


“E quindi uscimmo a riveder le stelle”

Seguire Aquila è un’idea DIVINA

Campagna abbonamenti 2021 - 2022

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05 | EDITORIALE

La storia di ognuno di noi si intreccia con quelle di tante

altre persone. E quest’estate per noi aquilotti è stata davvero

un intreccio di storie. È scontato che una società sportiva come

la nostra sia composta da storie diverse che, come un rivolo

carsico, arrivano e si dipanano in altri percorsi. Tutto ciò fa

parte della “normalità”. Tuttavia queste ultime settimane

non sono state come le altre. Come leggerete in questo

numero, Aquila è stata protagonista alle Olimpiadi con coach

Lele Molin e con Salvatore Trainotti, dirigente di riferimento

della comitiva Azzurra, tornata ai Giochi dopo

17 anni, con risultati molto positivi. Due storie umane,

sportive e professionali, partite in maniera molto diversa

che si sono intrecciate nell’Aquila fino ad arrivare a Tokio.

E noi non possiamo che essere orgogliosi e fieri di avere

in Società due persone così importanti nel panorama

sportivo nazionale. Questo risultato ci dà ancora più forza

nel perseguire i nostri obiettivi ed è un esempio per quanti

lavorano con noi di poter raggiungere traguardi importanti.

Un altro aspetto da ricordare di questa estate sarà l’addio

all’attività agonistica di Luca Lechthaler. Il nostro Lech

lascia e rilancia, diventando il dirigente di riferimento

dell’Academy. Metterà a frutto la sua esperienza,

professionalità e umanità in quanto incarna i nostri valori

trasmettendoli a tutto il movimento cestistico.

A Lech dobbiamo un grazie grande quanto la sua amata

Paganella. Un grazie e un forte abbraccio non formale ma

sincero come si fa tra amici veri. In questi anni lo abbiamo

conosciuto e apprezzato dentro e fuori dal campo. Il boato

quando entrava sul parquet ne era testimonianza lampante.

Siamo felici che Lech rimanga con noi perché Aquila è fatta

di persone vere: dentro e fuori dal campo.

Buona lettura e speriamo di vederci presto tutti al Palazzetto.

Ci mancate.

Il Pres


6 | BEST OF SUMMER


Tokyo 31 Luglio 2021

3° Giornata Gruppo B:

ITALIA - Nigeria

La festa della nazionale italiana

dopo la vittoria contro la Nigeria

e l’accesso ai Quarti di finale

delle olimpiadi Tokyo 2020

Matteo Marchi

@matteomarchiph


8 | AMARCORD


Cremona, 20 Gennaio 2019

Legabasket Serie A

16° Giornata Ritorno

Vanoli Cremona VS

Dolomiti Energia Trentino

Diego Flaccadori concentrato

assieme al capitano Toto Forray

prima dell’inizio del Match.

Flaccadori chiuderà con 21 punti

Daniele Montigiani

@dmontigiani


10 | HELLO MY NAME IS

Hello

my name is

NOME:

ANDREA BONETTI

.........................................................................................

IN AQUILA BASKET DAL:

2019

.........................................................................................

IN AQUILA BASKET TI OCCUPI DI:

MARKETING DIGITALE A 360°

............................................................................

GIOCATORE AQUILA PREFERITO:

DUSTIN HOGUE E LUCA LECHTHALER

...........................................................................

SPORT PREFERITO (BASKET NON VALE):

LA F1 (E LEWIS HAMILTON IN PARTICOLARE)

.....................................................................

INSTAGRAM, FACEBOOK

O TWITTER?

LINKEDIN

................................................

PRINCIPALE PREGIO:

METODICO

..............................................

PRINCIPALE DIFETTO:

ODIO LITIGARE

............................................

MATERIA PREFERITA

A SCUOLA:

FILOSOFIA

..............................................

ANIMALE PREFERITO:

IL GATTO, IN PARTICOLARE

LA MIA VI

..................................................

CITTÀ DOVE VIVERE:

SALT LAKE CITY O TEL AVIV

VACANZA PREFERITA:

ISRAELE

.........................................................................................

HOBBY:

SCOPRIRE NUOVE STORIE ATTRAVERSO LINGUAGGI

DIVERSI (DOCUMENTARI, PODCAST, LIBRI,

VIDEOGIOCHI)

.......................................................................................

PIATTO PREFERITO:

LA PASTA ALLA NORMA

..........................................................................

VINO O BIRRA?

VINO ROSSO, FRANCESE ANCORA MEGLIO

...........................................................................

LIBRO O FILM?

FILM

...............................................................

SERIE TV PREFERITA:

TRUE DETECTIVE (STAGIONE 1)

............................................................

ATTORE E ATTRICE PREFERITI

SYLVESTER STALLONE E AMY

ADAMS

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CANZONE PREFERITA:

THE TIMES THEY ARE

A-CHANGIN’ DI BOB DYLAN

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IL TUO SALUTO AI LETTORI DI

BSKT:

SARÀ UNA STAGIONE

EMOZIONANTE, USCITE

DI CASA E VIVETELA CON

NOI AL PALAZZETTO!


Be wild,

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Tel. 0463973278 | info@trentinowild.it

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12 | UNA COPPIA OLIMPICA

Bianconeri

a cinque

cerchi

DI MARCELLO OBEROSLER

“L’estate Azzurra

è cominciata a

Pinzolo,

e nel gruppo

che ha

contribuito

a scrivere alcune

splendide pagine

di storia della

pallacanestro

tricolore ci sono

anche Trainotti

e Molin”

Da Pinzolo a Tokyo, con una tappa

cruciale a Belgrado nel mezzo.

Le imprese dell’Italbasket,

capace di qualificarsi dopo 17 anni

alle Olimpiadi e poi andata vicina ad

una clamorosa semifinale a cinque

cerchi, hanno radici che affondano

in Trentino.

Perché l’estate Azzurra è cominciata

a Pinzolo, e perché nel gruppo che

ha contribuito a scrivere alcune

splendide pagine di storia della

pallacanestro tricolore ci sono anche

Salvatore Trainotti e Lele Molin.

Direttore Generale Settore Squadre

Nazionali, recita un ideale biglietto

da visita di Salvatore; coach Molin

invece è il braccio destro del C.T.

Meo Sacchetti. Due uomini chiave

della squadra organizzativa e tecnica

della Nazionale più emozionante da

parecchi anni a questa parte.

“La splendida estate del basket

Azzurro”, racconta Trainotti, “trova

la genesi in tanti aspetti, ma per me

nasce a Pinzolo, in Val Rendena, dove

abbiamo cominciato il ritiro.

Fin da subito si è creato un clima

positivo, focalizzato sul lavoro. I sedici

ragazzi presenti dai primi giorni

sapevano che sarebbe stato difficile

per loro arrivare al preolimpico, ma

hanno messo le basi e dato vita ad

un’atmosfera in cui si sono poi calati

perfettamente tutti

i giocatori che si univano al team.

E’ stato un avvicinamento al

preolimpico lungo, ma in cui il gruppo

si è davvero cementato”.

In pochi avrebbero scommesso su un

preolimpico così scintillante: battuti

Porto Rico e Repubblica Dominicana,

nell’atto finale, il dentro-o-fuori con la

Serbia a Belgrado, sembrava scritto

che dovessero essere i fortissimi

padroni di casa a prevalere.

E invece… “Siamo arrivati a giocarci

quella partita con la Serbia a mente

sgombra”, aggiunge Trainotti.

“Eravamo dove volevamo e dove

dovevamo essere. La finale è stata

una partita bellissima, preparata

splendidamente dallo staff tecnico

e interpretata alla grande dalla

squadra: un successo davvero

emozionante e che ha saputo

photo Daniela Montigiani


9 | APERTURA


10 | APERTURA


entusiasmare anche chi non è un

tifoso di pallacanestro”.

A quel punto gli Azzurri si sono

diretti verso il Giappone sulle ali di

un entusiasmo travolgente e con

la convinzione di potersela giocare

davvero con tutti: inserito Gallinari, si

è data fiducia ai “ragazzi terribili” che

avevano oscurato le stelle serbe. E

in un attimo si è entrati nella “bolla”,

fisica e metaforica, delle Olimpiadi.

Il volo per il Giappone, i controlli, le

severe regole anticovid inserite in un

mondo da favola, il villaggio olimpico.

“È un film. Tutto un film. Non

sembrava vero”, racconta coach

Lele Molin a cui ancora brillano gli

occhi ripensandoci. “Cinque ore di

controlli all’arrivo, organizzazione

impeccabile: alla giapponese, molto

precisa ma tutti i volontari e gli addetti

erano sorridenti e gentilissimi. Poi

finalmente entriamo al villaggio

olimpico, una vera e propria città

dentro la città: l’atmosfera è carica

di un’adrenalina e di un entusiasmo

pazzeschi, e sei attorniato da questi

palazzi, le bandiere. Nella mia carriera

ho avuto la fortuna di partecipare a

grandi eventi, a Final Four di Eurolega,

tornei con le nazionali. Ma non ho

mai visto niente del genere. Questa

era proprio un’altra roba. Facevano

40 gradi, ma giravo volentieri per le

strade del villaggio olimpico, in cui

potevamo muoverci senza particolari

restrizioni”.

Per entrare e uscire per allenamenti

e partite invece, pullman e controlli:

perché in tutto lo splendore

olimpico c’era anche da giocare a

pallacanestro.

“La squadra è uscita dal successo

di Belgrado con una consapevolezza

nei propri mezzi che a Tokyo è

cresciuta giorno dopo giorno. C’era la

percezione tra i ragazzi e tra noi dello

staff che potesse davvero succedere

qualcosa di speciale, per l’armonia

che si avvertiva e perché la squadra

sembrava vivere in una dimensione

tutta sua: di questo va dato merito a

capitan Melli e a tutti i giocatori e i

membri dello staff. Se ho un piccolo

rammarico dal punto di vista sportivo

è per la sconfitta contro l’Australia

nel girone, se l’avessimo spuntata

nel finale punto a punto avremmo

potuto avere un quarto di finale e

un percorso diverso. Però a queste

manifestazioni ti rendi conto che ci

sono alcune squadre programmate

per arrivare a medaglia, noi non

lo eravamo ancora. Abbiamo fatto

un’esperienza importante e che al

di là della mancata medaglia è stata

straordinaria e gratificante”.


16 | NEW LIFE

Lech,

roccia

trentina

DI MARCELLO OBEROSLER

“Ho sempre

cercato di

portare in ogni

squadra e in

ogni città il mio

modo di essere e

il mio modo

di vivere

lo sport”

Una carriera unica, lunga,

vincente. Ricca di successi,

storie e persone, ricca di posti

diversi, di compagni e di avversari,

di amici e di sport. Luca Lechthaler,

diciannove anni dopo essere

partito per Siena con tanti sogni e

nessuna certezza, questa estate ha

annunciato il suo ritiro dal basket

professionistico.

Ha scelto un posto speciale per farlo,

il quartier generale de La Sportiva in

quel di Ziano di Fiemme: se non avete

ancora visto la video intervista di quel

momento indimenticabile, correte

sul canale YouTube di Aquila Basket

immediatamente!

“Essere lì a Ziano per me ha

rappresentato qualcosa di unico,

di speciale, perché La Sportiva in

questi anni mi ha aperto le porte

di un mondo di cui ero già molto

appassionato, quello dell’outdoor,

del climbing, della montagna.

Abbiamo la fortuna di essere in

un territorio di meraviglie naturali

ammirate e invidiate da tutti nel

mondo. Credo che essere lì abbia

tirato fuori emozioni autentiche

e fortissime, quell’ambiente mi ha

dato ancora più emozione.

E’ un rapporto nato un po’ per caso,

un processo aiutato anche dal fatto

che andare con le scarpe da basket

in montagna non sembrava una

grandissima idea…”.

La natura, la montagna, certo.

Ma anche il basket. Tanto basket.

Una passione che lo ha trascinato

in giro per l’Italia, lasciando

Mezzocorona ancora 14enne per

andare prima a Bolzano, quindi

a Siena. La città per eccellenza

per la pallacanestro italiana

dei primi anni 2000.

“Definirei unici questi anni, passati

cercando di vivere al massimo ogni

momento. Ogni allenamento,

ogni giorno. Cercando di cogliere

il bello di questo sport e da tutto

quello che era il contesto in cui vivevo.

Ho sempre cercato di portare in ogni

squadra e in ogni città il mio modo

di essere e il mio modo di vivere

lo sport: ho avuto la fortuna di trovare

sulla mia strada grandi maestri

photo Daniela Montigiani


18 | NEW LIFE

e grandi compagni che mi hanno

trasmesso questi valori. Un nome

su tutti? Direi Rimas Kaukenas: a

Siena mi ha preso sotto la sua ala,

siamo stati anche compagni di stanza

nelle partite in trasferta. La cura

maniacale dei dettagli nella sua vita

da atleta professionista a 360 gradi mi

ha insegnato tantissimo, in campo e

fuori. Era un giocatore straordinario,

e un compagno di squadra ancora

migliore: per me è stato un mentore

insostituibile”.. Sassari, Ferrara,

Montegranaro, Venezia, Avellino.

Mai destinazioni, sempre tappe con

andata e ritorno su Siena. Poi il

ritorno a Trento, prima nel 2013-14

contribuendo alla storica promozione

in Serie A del club bianconero, poi

con un “one-way ticket” nel 2015 per

tornare definitivamente a casa. Con la

moglie e le due adorate figlie, in quel

di Fai della Paganella. Ai piedi delle

montagne più amate.

“A Trento ho vissuto anni davvero

speciali, mi considero fortunato ad

aver avuto la chance di giocare con

la maglia dell’Aquila rappresentando

ai massimi livello del basket italiano

ed europeo il mio territorio, quello in

cui sono nato. Non molti atleti hanno

questa possibilità. Io ho assaporato

ogni istante di questo viaggio, ho

sentito i brividi lungo la schiena ogni

volta che sono entrato al PalaTrento

e il pubblico mi ha fatto sentire il

suo sostegno con cori e incitamenti.

Il rapporto con i tifosi è stato fin da

subito intenso e autentico, credo si sia

percepito il mio attaccamento a questi

colori e la mia indole guerriera che mi

ha sempre portato a non arrendermi

di fronte a nulla”.

Ora per Lech si apre un nuovo

capitolo, con un nuovo ruolo in Aquila

Basket che lo vedrà responsabile

organizzativo dell’Academy

bianconera.

“Non ho ancora realizzato del

tutto di aver smesso con il basket

professionistico, ma allo stesso

tempo sono molto entusiasta e molto

carico per questa nuova avventura:

con Aquila abbiamo tutto per dare

slancio alle attività dell’Academy, uno

strumento che può aiutare le tante

realtà di pallacanestro del territorio.

Sono sicuro che sarà una bellissima

esperienza”.

“Io ho

assaporato ogni

istante di questo

viaggio, ho

sentito

i brividi lungo

la schiena

ogni volta che

sono entrato al

PalaTrento”


20 | L’AVVERSARIO

Money

in the

Banks

DI MARCELLO OBEROSLER

photo Ciamillo e Castoria

Adrian Banks non è un

avversario come gli altri,

perché non è un giocatore

come gli altri. Lo incroceremo presto

sul parquet con la maglia

di Trieste, una delle due avversarie

della Dolomiti Energia Trentino nella

Supercoppa che anticipa l’inizio della

stagione regolare di Serie A.

La maglia numero 0, quella

capigliatura selvaggia diventata ormai

un marchio di fabbrica indelebile.

Un po’ come quel palleggio-arrestotiro

elegantissimo con cui ama

distruggere le difese avversarie, un

po’ come quei sorrisi carichi

di spontaneo divertimento

e folle passione per la pallacanestro e

per la vita che sfoggia in campo

e fuori.

Non è difficile capire perché Adrian

Banks sia riuscito a diventare un

idolo dei propri tifosi sostanzialmente

in tutte le squadre in cui ha militato

nella sua lunga carriera europea da

giocatore professionista.

Certo, c’è il talento sopraffino

e la capacità di segnare tanto,

tantissimo. Ma c’è soprattutto quel

sorriso contagioso, quella capacità di

riportare tutti alla magia di un gioco,

la pallacanestro, che è più di

un semplice sport.

Il salto in Europa

L’estate del 2008 per lui è quella

della mancata chiamata al Draft

NBA: un momento di passaggio

che dalle esperienze del college

basketball lo lancia in Europa in cerca

di fortuna. Una sorta di “American

Dream” al contrario, lontano dai

riflettori accecanti della NBA al di là

dell’Oceano. Col senno di poi viene

quasi da sorridere, a pensare ai

primi due anni da “pro” passati nel

campionato belga, non esattamente

la Mecca del basket internazionale;

ma aiutano a raccontare il percorso

intrapreso da un ragazzo con enorme

istinto per il basket e ancora tutto da

“costruire”. Le fondamenta, come

detto, in Belgio. Poi i “mattoni” in

Israele, il Paese con cui forse ha

creato un legame ancora più stretto

che con l’Italia, non fosse altro perché

è la nazione da cui ha ricevuto il

passaporto in seguito al matrimonio

con la moglie Rachel e a cui è

particolarmente legato dalla religione

ebraica.

PRESENTED BY

4 Settembre 2021

DOLOMITI ENERGIA TRENTINO

VS.

ALLIANZ TRIESTE

Supercoppa italiana


“Non è difficile

capire perché

Adrian Banks

sia riuscito

a diventare

un idolo dei

propri tifosi

sostanzialmente

in tutte le

squadre in cui

ha militato”

Zero to Hero

Però noi italiani un po’ lo sentiamo

nostro. Anche perché nel giro

di sette stagioni e con quattro squadre

diverse, Adrian in Italia ha giocato 203

partite e segnato oltre 3.000 punti.

Una spettacolare macchina di canestri

cresciuta esponenzialmente nel corso

degli anni in leadership, maturità e

capacità di giocare per e con

i compagni.

La prima versione “italiana”

di Banks va in scena a Varese,

stagione 2012-13: la squadra è di

coach Frank Vitucci, l’allenatore con

cui poi condividerà le esperienze di

Avellino (non fortunata, diciamo così)

e soprattutto Brindisi.

Quella Varese comunque mette paura

alla corazzata Siena chiudendo

al primo posto la regular season,

ed è sconfitta solo in finale di Coppa

Italia e in semifinale Scudetto dalla

Mens Sana dopo 7 combattutissime

sfide playoff. In Puglia arriva la

definitiva consacrazione:

in parte nel 2015-16,

21 | UN AVVERSARIO

ma definitivamente tra il 2018

e il 2020. Brindisi lo eleva a miglior

guardia del campionato, lui trascina

la New Basket a due finali consecutive

di coppa Italia e ai vertici delle

classifiche nazionali.

La scorsa estate arriva alla

Fortitudo da miglior realizzatore del

campionato, e riprende il discorso

con una stagione da 16 punti di media

in cui fallisce l’assalto ai playoff ma

si conferma immenso, pareggiando

il record di triple segnate da un

giocatore della Effe in un match

di campionato. Nove. Su undici.

Ora a 36 anni, un nuovo capitolo.

A Trieste. Con il solito entusiasmo,

e il solito sorriso. E statene pur certi,

con i soliti mortiferi canestri da tutte

le posizioni.

photo Ciamillo e Castoria


photo Ciamillo e Castoria


26 | GLI AVVERSARI

Vediamo

se segni

questi due

liberi

DI FRANCESCO COSTANTINO CIAMPA

photo Uff. Stampa CJB

L’incredibile finale che diede il titolo di campione d’Europa

alla Joventut Badalona

“Visto che dici

di essere

un grande

campione…

vediamo se segni

questi

due liberi”

Zarko Paspalj è personaggio dotato d’indubbio humor.

Un infarto ha rischiato di stroncarlo a soli 43 anni, lui si è svegliato in ospedale

attorniato dai suoi fratelli Danilovic e Divac dicendo: «Ho visto Petrovic (morto in

un incidente d’auto nel 1993 – nda), mi ha detto di salutarvi».

Ironia nera, tutta balcanica. Zarko Paspalj è un fumatore folle, o meglio era. Dopo

quel piccolo inconveniente ha dovuto rallentare con le cicche e ha ripreso a farsi

la doccia con regolarità visto che era noto per la sua scarsa igiene finalizzata

alla repulsione degli avversari in partita. Zarko Paspalj è quello che si è ritrovato

in mano il tiro libero decisivo nella finale di Eurolega del 1994 ma si è anche

ritrovato vicino la lingua lunga di Jordy Villacampa.

«Visto che dici di essere un grande campione…vediamo se segni questi due

liberi». Giusto per contestualizzare il tutto. Corny Thompson ha appena infilato

la tripla (l’unica tentata in tutta la partita!) del sorpasso Joventut Badalona, Mike

Smith ha appena fatto fallo sul più volte citato Zarko, il cronometro dice che

mancano quattro secondi e otto decimi alla fine della partita, gli spagnoli sono

sopra di due contro l’Olympiacos, il palazzo dello sport è lo Yad Eliyahu di Tel Aviv,

la sfida in panchina è tra Giannis Ioannidis (non vincerà mai un’Eurolega in vita

sua) e Zeljko Obradovic (ne aveva vinta una prima di quel giorno, ne vincerà altre

sette dopo quel giorno), la data in questione è il 21 aprile del 1994. «Visto che dici

di essere un grande campione…vediamo se segni questi due liberi».

A Jordi, canterano nero-verde con 506 partite in quel di Badalona, non erano

andate giù le vanterie pre partita del macedone di padre serbo e quelle parole

gli vengono dallo stomaco diventando iconiche nella storia della Penya (questo lo

storico soprannome della Joventut…). Risultato? L’ala in maglia bianca (con inserti

rossi) sbaglia male il primo e guarda i suoi buttarsi sul rimbalzo che potrebbe


photo Uff. Stampa CJB

19 Ottobre 2021

DOLOMITI ENERGIA TRENTINO

VS.

JOVENTUT BADALONA

Eurocup

regalare all’Olympiacos ancora una possibilità. Sì, diventiamo didascalici per

i Millennials: all’epoca girava per i palazzetti la regola dell’UNO+UNO, tiravi il

secondo solo se infilavi il primo. Bene, lui il primo non lo infila e, quindi, non tira

il secondo. Ma Ferran Martinez tocca la palla verso l’out laterale, Rafa Jofresa la

ributta in campo per non dare una rimessa laterale agli avversari, il cronometro

non ha nessuna intenzione di mettersi in moto, Tomic si ritrova in mano la palla a

nove metri di distanza e tira senza prendere il ferro, Paspalj (sempre lui!) sbuca

dal nulla, agguanta la spicchia e lascia partire un tiro in reverse che prende il

ferro, il cronometro dà segni di vita, Tarpley prova sulla sirena ma il cronometro

non solo è partito ma è pure finito: Joventut Badalona CAMPIONE D’EUROPA.

La rivincita contro la sfortuna di due anni prima quando Sasha Djordievic rubò il

sogno ai catalani segnando una tripla impossibile sulla sirena.

La rivincita ottenuta con il Santone che guidava proprio quel Partizan Belgrado

campione. La rivincita di un modello inimitabile per tutti: ben quattro dei sette

giocatori utilizzati quella sera venivano dal settore giovanile della Joventut

Badalona (per inciso i fratelli Rafa e Tomas Jofresa, Jordi Villacampa e Juanan

Morales)! Inutile dire che tutti e quattro i panchinari non entrati in campo avevano

fatto le giovanili in terra catalana e uno di loro (Dani Garcia) è nato addirittura

a Badalona dove si è, nel frattempo, radunata tutta la città al Palau Olimpic

per festeggiare una vittoria tanto stordente da radunare 35mila persone che

aspettano impazzite il ritorno della squadra sponsorizzata 7Up.

Sembrava l’inizio di un ciclo infinito ma passarono solo pochi giorni e Obradovic

firmò per il Real Madrid certificando una crisi economica che avrebbe portato il

club a un passo dalla scomparsa in una fantastica, quanto drammatica, riedizione

del mito di Icaro. Tanto vicini al sole da toccarlo per poi bruciare come una delle

mille sigarette di Zarko Paspalj. Si, quel Paspalj.


26 28 | L’INTERVISTA

photo Manuel Coen


Quella volta

che me la vidi

con Metta

DI FRANCESCO COSTANTINO CIAMPA

Gianluca Gazzoli racconta la sua

passione per il basket e il suo

amore per la vita

Il Pala Basletta è un’esperienza

mistica, un girone infernale da

cui è difficile riveder le stelle. Il

Pala Basletta è a Vigevano, Italia,

ma potrebbe essere in Grecia, a

Salonicco. Trattasi di provincia

pavese ma chi vive il battesimo del

fuoco nell’Università del Basket

può tranquillamente accedere alla

spicchia di ogni loco terracqueo.

«Una volta mio papà mi ha portato

a vedere il Vigevano.

Ho visto la bolgia, il tifo incredibile

e ho capito cosa fosse il basket.

Mi sono appassionato subito!».

Gianluca Gazzoli è uno splendido

trentatreenne con la passione

per la radio (DeeJay) e una malattia

per la pallacanestro.

«Ho cominciato a giocare da piccolo,

nella squadra prima delle scuole

elementari e poi in quella delle medie

ma, più di tutto, giocavo

al campetto dietro casa mia

a Cologno Monzese.

Quando ho potuto muovermi –

continua il conduttore radiofonico

- maggiormente con i mezzi pubblici

ho cominciato a frequentare il

playground di Cimiano fino a

spingermi verso quelli più conosciuti

a Milano, come quello di Sempione

o di Dezza». Ma non solo attività

di strada, il piccolo Gianluca veste

anche la maglia di una squadra.

«La mia volta è stata al Centro

Shuster a Milano, in seconda media.

Poi sono andato in Socialosa dove

purtroppo ho dovuto mollare al

secondo anno di attività».

E qui la storia diventa nota grazie

al toccante libro scritto da Gianluca

(Scosse, edizioni Mondadori) in

cui descrive i problemi cardiaci che

lo hanno costretto a un periodo

di forzata inattività durato cinque

anni. «Ho avuto un lungo momento

di rifiuto – riflette Gazzoli - ma la

voglia di basket era troppo forte

tanto da rifinire un pomeriggio su un

campetto da basket dove ho giocato

tutto il giorno. Lì si è riaccesa la

scintilla». Una scintilla che dà fuoco

alle polveri tanto da cercare subito

una squadra e un campionato. «Fino

a due anni fa giocavo in UISP,

prima alla SNJ e poi alla Pioltellese,

squadre formate da amici storici

con cui sono cresciuto. Alcune volte

rinunciavo a proposte di lavoro,

anche importanti, per giocare in

trasferta, in posti disastrati senza

acqua calda nelle docce. Adesso

ho smesso, questa volta ha vinto il

“Ho avuto un

lungo momento

di rifiuto ma la

voglia di basket

era troppo forte

tanto da rifinire

un pomeriggio su

un campetto da

basket dove

ho giocato tutto il

giorno.

Lì si è riaccesa

la scintilla”


28 | L’INTERVISTA

photo Uff. Stampa Mondadori


29 | L’INTERVISTA

photo Uff. Stampa Mondadori

lavoro».

Ed è una dolce sconfitta, visto il

successo sempre crescente che

Gazzoli sta avendo in ambito

radiofonico e televisivo. Ma che tipo

di giocatore rimane il nostro? «Sono

uno di quelli che ce la mettono tutta.

Sono sotto canestro, uno da punti e

rimbalzi. Sono 190 centimetri, non

altissimo per il mio gioco ma per il

campetto va più che bene». Misure

diverse dal suo idolo ma una visione

della vita molto vicina. «Io sono un

fan devoto di Lebron James. Nel

2003 io non stavo bene in ospedale

e lui stava entrando in NBA. Da

allora lo seguo come un mito. Mi

sono anche tatuato anche la sua

frase “guadagnato e non dato”, cosa

che lui ha detto dopo il suo primo

titolo. Ogni volta che raggiungo

un risultato sottolineo questo

concetto. Alcuni mi considerano un

giocatore vero, questa cosa mi fa un

piacere immenso e questo mi ha

ritagliato un posto nel cuore degli

appassionati».

Il suo amore per la spicchia, però,

non è solo targato NBA. «Con

molti giocatori si sono instaurati bei

rapporti, come con Pietro Aradori,

Bruno Cerella o Gigi Datome.

Avere il loro rispetto mi fa molto

piacere. Ho fatto lo speaker a

Cantù quando lavoravo nella

mia prima radio, il Pianella è una

religione. A questo proposito, un

anno sono andato da Ron Artest

vestito da Panda (il giocatore,

visto anche a Cantù nel 2015, è

diventato famoso per una mega

rissa ai tempi di Indiana e per

aver cambiato più volte nome,

da Metta Worldpeace a Panda’s

Friend – nda) chiedendogli di

darmi un pugno. Per fortuna non

mi ha ascoltato!». Gazzoli ride

di gusto, il basket per lui è una

fonte inesauribile di emozioni.

Lui che rimane un tifoso Olimpia.

«Ho tanti bei ricordi, andare a

vedere una partita di Serie A è

un’esperienza che bisogna fare

– conclude il deejay -. L’ultima

Eurolega è stata stupenda, non

vedo l’ora di rivedere la gente al

palazzetto». Un augurio che si fa

ogni tifoso italiano, da Trento a

Milano passando per Vigevano.


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33 | APPUNTI SPARSI

Il topo,

Zivic sulla sirena

e gli anni ‘90

DI FRANCESCO COSTANTINO CIAMPA

Ricordi del Pala Basletta, quando Vigevano era la Salonicco d’Italia

Io me lo ricordo il Pala Basletta. Aveva le tribune su tre lati ma, ogni volta in cui entravi, gli occhi andavano a sinistra,

dove lo striscione ti dava la misura del tutto. BENVENUTI NELLA SALONICCO D’ITALIA.

Ecco, appunto. Un’esperienza visiva che si fondeva con quella uditiva: cromatismi gialli e blu, bandiere e ruggito.

Quanto mi piaceva l’odore decadente di quello spazio ginnico, il perdersi nelle crepe strutturali che davano al tutto un alone

ancora più intimidatorio. Trascendenza mistica riservata ai veri amanti del genere, immergersi nella pallacanestro minore

provando emozioni maggiori. A Vigevano non si passa. Ok, può capitare di vincere ma batterli risulta complicato.

Come quella volta che Diego Zivic segna sulla sirena in un baccano infernale diventato istantaneamente silenzio assoluto

per poi essere di nuovo rotto dal giovane, e incauto, radiocronista che urla «Vince Riva del Garda! Vince Riva del Garda!

Vince Riva del Garda!» in un (de)crescendo rossiniano consigliato dagli sguardi torvi a lui rivolti. Io me li ricordo i Bulldogs,

i Fedayn e i Boys. Mi ricordo di Ursus, enorme capopopolo dalle trecce bionde che lo rendevano simile a un re vichingo.

La palestra di via Carducci, per qualcuno. Per molti l’Università del Basket. A pochi passi dalla splendida piazza Ducale si

assiepavano in 1400 ma io ne ho visti di più.

Magari nel derby contro l’odiata Pavia. Ma ne ho visti anche di meno, quando Lumezzane scese dalla Val Trompia per

giocare un’amichevole infrasettimanale e Nicola Minessi fermò il pallone perché un topo di non trascurabile dimensione

stava attraversando il campo con passo sicuro. Nello sconcerto generale il roditore s’infilò indisturbato in qualche anfratto

dell’impianto prima che qualcuno riuscisse solo a pensare di prenderlo a scopettate. Ma ho visto anche Enzopazzia

(animatore indiscusso del tifo cestistico bresciano…) entrare da solo con la bandiera di Montichiari per vedere gli ultimi

tre minuti di un turno di coppa Italia, inutile dire che fu accolto da un boato. Anche perché poi si seppe che era venuto in

motorino da Brescia.

Quanto mi piaceva la maglia di Vigevano, aveva il colore intenso della passione locale. Io me lo ricordo bene il Pala Basletta,

erano gli anni ’90 e il basket era la mia indispensabile messa laica.

photo Uff. Stampa Pallacanestro Vigevano


34 | ACADEMY

Rotaliana,

idee e passione

DI ANDREA ORSOLIN

“Siamo partiti

da 26 tesserati,

in un posto

dove prima

il basket non

esisteva.

Ora ne abbiamo

130 tra i 6

e i 15 anni”

La sua fondazione, nel 2013, ha

consentito a bambini e ragazzi

di Mezzolombardo e dintorni di

poter cominciare a giocare anche con

la palla a spicchi. La Rotaliana Basket

è una delle cinquanta società affiliate

all’Aquila in regione.

Fa parte infatti del progetto Dolomiti

Energia Basketball Academy,

promosso da Fondazione Aquila

per aggregare le società del Trentino

Alto Adige attorno ad un percorso

di sviluppo di un modello territoriale

sportivo comune, all’interno del quale

ogni società coinvolta sia stimolata

a sviluppare un programma di attività

giovanile di alto profilo, sia sotto

l’aspetto formativo che organizzativo.

E proprio la stretta collaborazione

con la nostra società e il general

manager Salvatore Trainotti è stata

decisiva otto anni fa per la nascita

della Rotaliana Basket.

“Siamo partiti da 26 tesserati,

in un posto dove prima il basket

non esisteva. Ora ne abbiamo 130,

bambine e bambini, ragazze e ragazzi,

dai 6 ai 15 anni.

La maggior parte è di Mezzolombardo,

qualcun altro viene da Mezzocorona,

San Michele all’Adige e dalla

bassa Val di Non” dice orgoglioso

Riccardo Magnocavallo, responsabile

del settore giovanile oltre che

vicepresidente ed istruttore.

La bella palestra delle scuole medie

“FIlzi” di Mezzolombardo è dove le

squadre si allenano e giocano le

partite. Qui sembra quasi di essere

alla Blm Group Arena, con lo speaker

che chiama nome per nome ogni

giocatore e la lotteria di metà partita

che premia i più fortunati con buoni

pizza e taglio per capelli da usufruire

presso gli sponsor della società.

“In questo modo i bambini si sentono

importanti, il pubblico si fidelizza

e le collaborazioni con le aziende

locali si rafforzano - prosegue

Magnocavallo - Siamo attenti anche

ai più minimi dettagli per offrire

il meglio che abbiamo.

Certo, iniziative come quelle che

mettiamo in campo sono dispendiose

per noi che facciamo parte della

società, ma sono sforzi che pagano


e alla fine danno grande

soddisfazione”.

La pandemia ha rallentato un po’

tutto questo. “La nostra scelta è

stata quella di attuare maggiore

prevenzione rispetto alle limitazioni

poste dalle normative provinciali

e nazionali. Per tutelare atleti,

istruttori e genitori abbiamo deciso

di sospendere l’attività e ridare

indietro le quote di iscrizioni dell’anno

scorso. Il Covid ha fermato la nostra

annata migliore: la squadra dei 2006

era addirittura seconda in classifica

avendo vinto tutte le partite, tranne

quella contro l’Aquila”. L’attività è

ripresa la scorsa primavera all’aperto,

nel nuovo campetto di Mezzolombardo

dove i giovani rotaliani hanno potuto

tornare a giocare.

Nel percorso di crescita della società

guidata dalla presidente Miriam Dalla

Torre il rapporto con Aquila Basket

è fondamentale. Il confronto è

costante e consente di ricevere

preziosi consigli da istruttori più

esperti, oltre che di avere un

punto di riferimento sulle pratiche

burocratiche e normative.

Non sono mancati negli anni i

giocatori della Dolomiti Energia che

sono giunti a Mezzolombardo

a salutare i piccoli cestisti.

Si ricordano Josh Owens, Davide

Pascolo e Diego Flaccadori, che hanno

giocato, firmato autografi e scattato

foto. Facendo il percorso inverso,

le squadre della Rotaliana Basket

sono state spesso protagoniste

dei Game Day alla Blm Group Arena.

Ora la speranza è di tornare

al più presto a questi bei momenti

di incontro e di scambio e di tornare

a gioire per un canestro segnato.

“Nel percorso

di crescita della

società guidata

dalla presidente

Miriam Dalla

Torre

il rapporto

con Aquila

Basket

è fondamentale”


36 | SETTORE GIOVANILE

Nuova

stagione,

si riaccendono

i motori

DI MARCELLO OBEROSLER

Non c’è solo la prima squadra

a riprendere le attività in

questi giorni: ci sono anche

i ragazzi del settore giovanile della

Dolomiti Energia Trentino, tornati a

lavorare in palestra per preparare

la nuova stagione. Una stagione

che tutti si augurano possa essere

meno travagliata dell’ultimo anno

e mezzo, in cui per le “under” di

tutta Italia sono mancati campionati,

partite, allenamenti. Ora però,

come ci racconta il responsabile

del settore giovanile bianconero

Marco Albanesi, c’è la voglia di

tornare in palestra e ricominciare.

“La fascia adolescenziale è stata

quella più colpita dalla pandemia,

almeno dal punto di vista sociale:

un vero e proprio terremoto, con i

ragazzi senza scuola e senza sport,

senza opportunità di socialità. Nella

mia carriera sono sempre stato un

allenatore abbastanza “tecnico”,

molto focalizzato sugli aspetti sportivi,

ma questo periodo segnato dal Covid

mi ha fatto riscoprire il valore sociale

che ricoprono gli allenatori, i club, il

mondo dello sport. La grande sfida

per noi di Aquila Basket è stata quella

di ricreare un minimo di normalità,

e va dato atto alla società e a tutti

gli allenatori del settore giovanile di

esserci riusciti, e di essere riusciti

di fatto a non fermarci mai. Sarebbe

stato facile allargare le braccia e

dire che non c’era niente da fare,

invece attenendoci rigorosamente

ai vari protocolli ci siamo inventati

soluzioni alternative per restare

insieme, parlare di pallacanestro,

mettere in pratica semplici gesti

di sport. E alla fine abbiamo avuto

solo feedback positivi dalle famiglie.

Ora ripartiamo con grande carica ed

entusiasmo, riprendiamo il percorso

di alto profilo avviato negli scorsi

anni: riapre la foresteria, che era

rimasta chiusa nel periodo Covid;

siamo tornati a reclutare dei ragazzi

da fuori. Insomma, forti delle positive

esperienze del passato vogliamo non

solo riprendere da dove eravamo ma

fare ancora un passo in più”.


Il formaggio

con la montagna nel cuore

Trentingrana è un formaggio tipico della tradizione casearia delle montagne trentine.

La sua unicità nasce in allevamenti a carattere famigliare dalla passione e dalla fatica della

gente di montagna. Viene prodotto con il latte di bovine alimentate esclusivamente

con fieno e con mangimi NO OGM senza utilizzo di insilati: la filiera è garantita dalla

tracciabilità e dai rigorosi controlli di tutte le fasi produttive. Trentingrana è un

formaggio naturale, adatto a tutti, la cui dolcezza è la peculiarità più riconosciuta.

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39 | HELLO MY NAME IS

Hello

my name is

Talà Gaye

NOME: MOURTADA (TALÁ) GAYE

.........................................................................................

ANNO DI NASCITA: 2004

.........................................................................................

SQUADRA: AQUILA BASKET UNDER 18

.........................................................................................

GIOCATORE AQUILA PREFERITO:

SHAVON SHIELDS E DOMINIQUE SUTTON

.........................................................................................

GIOCATORE NBA PREFERITO: LEBRON JAMES

.........................................................................................

SPORT PREFERITO OLTRE AL BASKET:

NON HO UNO SPORT PREFERITO PERÒ MI PIACE

GUARDARE LA PALLAVOLO E IL CALCIO

.........................................................................................

INSTAGRAM, FACEBOOK O TWITTER:

INSTAGRAM. SEGUITEMI! TALAAAGAYE_

.........................................................................................

MIGLIORE QUALITÀ IN CAMPO:

UNO CONTRO UNO IN TRANSIZIONE

.........................................................................................

COSA DEVI MIGLIORARE IN CAMPO:

ARRESTO E TIRO

.........................................................................................

MATERIA PREFERITA: STORIA

.........................................................................................

ANIMALE PREFERITO: LEONE

.........................................................................................

VACANZA PREFERITA:

MARE, O VIAGGIARE ALL’ESTERO

.........................................................................................

HOBBY: SERIE TV, PLAYSTATION

.........................................................................................

PIATTO PREFERITO: PIZZA

.........................................................................................

LIBRO O FILM: FILM

.........................................................................................

SERIE TV PREFERITA: DAREDEVIL

.........................................................................................

CANZONE PREFERITA:

NON NE HO UNA IN PARTICOLARE


40 | IL TRUST

Comincia

la stagione

e il Trust fa

sentire la sua

voce

Cosa significa far parte di

un’associazione che sostiene

l’Aquila Basket?

TRUST è crederci quando va bene e

quando no. Significa entusiasmarsi

per l’Aquila in campo, ma anche per

quello che riesce a fare quando non

gioca. Un mondo che coinvolge tutto

il territorio, anche quello che non

pratica il basket. Per questo il TRUST

è uno dei soci di Aquila, perché la

nostra squadra appartiene a tutte

quelle persone cui piace vivere i valori

dello sport, tifare forte, ma pulito,

sentirsi parte di una grande avventura.

È facile fare parte del TRUST: basta

tesserarsi per partecipare a un

progetto che accorcia le distanze con

i giocatori, permette di esprimere la

propria opinione nella governance

di Aquila e ti fa sentire un po’ sesto

uomo in campo.

W il TRUST come dice spesso capitan

Forray! Durante l’anno il TRUST prova

a rendere più speciale il momento

partita offrendo ai soci l’aperitrust per

riscaldare gli animi e favorire nuove

amicizie. Esperienza che continua

anche lontano dal campo attraverso

i canali social e che diventa magica

durante l’attesissima cena di Natale in

cui tutti possono brindare con i nostri

ragazzi.

TRUST è avvicinarsi ad Aquila in

modo originale e poter riflettere su

molti aspetti che questo progetto

sportivo può offrire. Sono ormai

appuntamenti imperdibili le nostre

serate con campioni dello sport, tifosi

e amici come Raffaele Ferraro che ci

permettono di condividere passione,

ascoltare in anteprima i rumor sul

campionato, affrontare tematiche che

vanno dal basket giocato all’attitudine

da campioni, all’amore per lo sport,

al rispetto tra le persone.

TRUST è soprattutto attenzione

al punto di vista di chi sa cogliere

sfumature originali ed ha voglia

di portarle nel progetto Aquila, in

amicizia e con voglia di impegnarsi

personalmente. Seguici sui social,

conoscici dal vivo, fai la tessera,

partecipa anche tu attivamente al

progetto Aquila e credici con noi.

photo Daniela Montigiani


42 | IL CAST

RELAX, WE CARE

È questo lo slogan che sta alla base di

tutto l’operato di NTS, azienda appena

entrata nella grande famiglia del CAST

di Aquila. Con oltre 420 dipendenti

e 16 sedi tra Austria, Germania,

Svizzera, Stati Uniti, Cina e Italia, NTS,

dal 1995, progetta, installa e gestisce

soluzioni per lo spazio digitale e,

insieme a rinomati produttori highend,

offre soluzioni IT accompagnate

da Super Services affidabili per le aree

Network, Security, Collaboration e

Data Center.

I VALORI DI NTS

«Uno dei principali segreti di successo

del nostro business – afferma

Matthias Ploner, Territory Manager

Italy di NTS - è l’alta professionalità

in ambito tecnologico, cerchiamo

di qualificare gli ingegneri a un

livello più alto possibile. NTS investe

moltissimo sulle proprie risorse

umane creando un percorso formativo

molto esigente che specializza i

professionisti e garantisce grande

efficienza ai clienti». Un altro

degli aspetti che contraddistingue

l’azienda è la qualità delle proprie

proposte di mercato. «Offriamo

solo i brand migliori che hanno

sviluppato esperienza lavorando

con l’enterprise e non con il mass

market». Altro tema fondamentale

è l’attenzione all’ambiente. «NTS ha

fatto, nel 2019, un’importante scelta

green sottoscrivendo il manifesto

del Comune di Bolzano per il quale

è tenuta a fare un’analisi accurata

delle emissioni C02 dell’azienda,

con l’obiettivo di risultare C02

Neutral entro il 2025. Il problema del

cambiamento climatico ci sta molto

a cuore ed è per questo che abbiamo

deciso di introdurre macchine

elettriche per i nostri dipendenti, in

modo da avere un impatto ambientale

sempre più lieve». Anche da questo

aspetto si evidenzia lo stretto legame

con il territorio, NTS ha scelto di

seguire la Provincia di Bolzano nel suo

percorso green per il quale saranno

sempre più richieste certificazioni

Carbon Footprint.


43 | IL CAST

10 ANNI DI NTS ITALY

NTS Italy Srl è parte del gruppo

NTS e quest’anno festeggia il suo

decimo anniversario di attività. Quella

di Bolzano è la sede NTS situata

più a sud e sin dal 2011, anno di

costituzione, l’azienda ha sede nella

City Tower, l’edificio che, con i suoi

42 metri, risulta essere il più alto di

Bolzano.

«È tradizione NTS festeggiare i primi

10, 25 e 30 anni di attività di ogni

sede - spiega Matthias Ploner -. A

settembre a Silandro si svolgerà

questo grande evento dedicato a

tutti, dipendenti, fornitori e clienti,

durante il quale ci sarà anche la

partecipazione di special guest

conosciuti in tutto il mondo come

Marco Confortola e Tania Cagnotto».

Un momento in cui Il tema principale

sarà la Collaboration, alla quale sarà

dedicato un slot presidiato da Cisco

Systems.

LA SCELTA DI AQUILA

Matthias Ploner è uno sportivo e un

amante dell’attività fisica in generale

tanto da ritenere che Aquila Basket

e NTS condividano molti valori, in

particolare la spinta innovativa.

«Aquila Basket è una realtà molto

interessante in quanto rappresenta

un modello societario unico in Italia,

che mette al centro i supporter e

le aziende del territorio. Un altro

aspetto da cui siamo stati colpiti è

la sua voglia di migliorare sempre e

d’imparare da altre realtà anche a

livello internazionale».

Oltre a questa scelta di carattere

ideologico, ce n’è una anche

prettamente commerciale. «Tra i

motivi di questa nuova partnership –

conclude Ploner - c’è anche la volontà

da parte di NTS di allargare il proprio

mercato alla provincia di Trento. Io,

personalmente, non vedo l’ora di

venire al palazzo e, al momento, non

posso che fare un grosso in bocca al

lupo alla squadra!».


44 | AQUILAB

AIL e Aquila,

una storia

da dieci e lode

DI STEFANO TRAINOTTI

Nella stagione 2012-13,

sulle divise ufficiali di

Aquila Basket Trento trovò

spazio per la prima volta il logo di

un’associazione no profit,

ossia AIL Trentino, di cui Forray

e compagni erano diventati

testimonial ufficiali. Da allora,

in tutte le stagioni successive

la Dolomiti Energia Trentino ha

mantenuto questa tradizione e

quindi, la stagione 2021-22, sarà la

decima stagione in cui sulle maglie

bianconere ci sarà il logo della sezione

provinciale dell’Associazione italiana

contro le leucemie – linfomi

e mieloma.

Portare in tutti i palazzetti d’Italia

il logo dell’associazione è stata in tutti

questi anni l’occasione per Aquila

Basket di testimoniare il suo impegno

nel sostenere le attività di AIL

Trentino, collaborando all’importante

azione di sensibilizzazione e

informazione sulla leucemia fatta

dall’associazione. «Sport e salute

sono valori legati tra di loro –

conferma il Presidente di AIL Trentino

Roberto Valcanover - e il fatto che da

dieci anni siano dei giovani atleti

a farsi da testimonial dei nostri valori

è motivo di orgoglio per noi».

In questi anni la vicinanza tra Aquila e

AIL Trentino è stata molto forte e si è

concretizzata in numerose iniziative,

al di là della presenza

del logo sulla divisa ufficiale:

innanzitutto con il “Memorial Marcello

Larentis”, torneo di basket giovanile

giunto alla ventesima edizione

che vuole ricordare la figura di un

ex giocatore di Aquila Basket morto

all’età di 20 anni a causa della

leucemia. Quattro anni fa, invece,

grazie ad una raccolta fondi AquiLab,

fu consegnato ad AIL Trentino un

assegno di 20.000 euro per finanziare

una borsa di studio di una ricercatrice

del CIBIO. I giocatori bianconeri,

inoltre sono stati sempre presenti in

occasione delle vendite da parte dei

volontari delle “Stelle di Natale”

o delle “Uova di cioccolato”, momenti

forti della raccolta fondi di AIL

Trentino. Questo impegno non verrà

meno anche nella prossima stagione,

la decima con il logo sulle maglie

della serie A.

“Sport e salute

sono valori legati

tra di loro e il fatto

che da dieci anni

siano dei giovani

atleti a farsi da

testimonial dei

nostri valori

è motivo di

orgoglio”


09 | AQUILAB FOR COMMUNITY


46 | SPORT & STYLE

Sport

& style

In nove maglie la storia recente di Aquila.

In nove maglie ci sono finali scudetto,

play-off e battaglie europee.

In nove maglie i ricordi particolari di ogni tifoso trentino.

Un ristretto gruppo di Legends

che rappresenta l’oggetto del desiderio

per chiunque sostenga l’Aquila.


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