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Tecnologie per i Beni Culturali

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ivista trimestrale, Anno XIII - Numero II giugno 2021

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Laser Scanner 3D per il Restauro

Ricomposizione di opere d'arte

Raccontare la Memoria

Marketing culturale in Molise

Archeologia forense sulla scena del crimine

www.archeomatica.it


EDITORIALE

Il DNA di Leonardo

Cari lettori,

mentre affidiamo ad Archeomatica contenuti che, molto spesso, più sono tecnologicamente avanzati e

più respingono con precisione esasperata le nostri menti alla preistoria della vita, spostando millenni

inondati di mistero come fossero granelli di sabbia, spinti dalla curiosità, scopriamo che istituzioni

serissime come il Centro Rockefeller di New York indagano sul DNA di Leonardo Da Vinci. Rintracciano

i suoi eredi viventi nel Comune toscano di Vinci allo scopo di rivelare all’umanità il segreto del suo

genio attraverso i suoi cromosomi, trascrivendo con l’automazione dell’Intelligenza Artificiale questo

codice vinciano. Ora, per prima cosa, vorremmo augurare agli abitanti di Vinci che i loro antenati

abbiano pagato con regolarità i rispettivi carichi fiscali, compreso quello cimiteriale, per non vedersi

recapitare gabelle di Ser Piero Da Vinci e dei suoi successori in virtù della loro onorata sepoltura nel

Comune, dato che sarebbe così certificata la loro discendenza, in barba a tutte le leggi anti-razziali

del nostro paese. In secondo luogo, ci spieghiamo perché la storia dell’arte si sia affannata nei secoli a

cercare il genio nelle opere degli uomini e delle donne, cioè nel loro studio e lavoro, con altro studio,

che una tecnologia, e le macchine di Leonardo sono di questo genere, può alleviare e semplificare,

presumendo più che accettando di non sapere se fosse scritto o meno nel loro genoma. Cosa che

sarebbe una negazione del libero arbitrio nel vissuto individuale: una sorta di predestinazione

programmata. Finiremmo per schierarci con la scienza di Antonino Zichichi, laddove afferma, o così

ci sembra, che Dio esiste perché è logico che esista, e ne saremmo infinitamente sollevati con la

coscienza del fatto che tanti Leonardo Da Vinci rigenerati come pecore Dolly nel mondo sarebbero una

scoperta inaspettata soprattutto per loro stessi. Lasciando insoddisfatto il bisogno di ogni individuo

di determinarsi l’un l’altro, non vi sarebbe, per la scienza, nulla di più nuovo che un robot quasi

perfetto: nell’essere ognuno, schiavo e prigioniero di se stesso, se anche un robot può sviluppare

sentimenti di abbandono, di impotenza e di ribellione, non solo alla morte, ma all’egemonia, alla

supremazia, alla sopraffazione e al dominio. Per banalizzare, qualcosa di simile è avvenuto con

l’invenzione della plastica, che ha reso più confortevoli le nostre esistenze. Come non accorgerci che

la plastica è un’arte oltre che una tecnologia, ma che pretende di essere indistruttibile e immutabile?

E, senza un antidoto, come non vietarne oggi l’uso indiscriminato non solo sotto forma di flaconi,

piatti e bottiglie, ma nell’abbigliamento, soprattutto le scarpe, che, con la loro bellezza, invaderanno

presto, per altrettanti milioni di chilometri, i mari?

La realtà virtuale, la simulazione, perfino la riproduzione sono arti, sono tecnologie dalle quali è il

territorio, il pianeta ed i suoi esseri viventi, perfino quelli congelati 50000 anni fa, e non solo il corpo

umano, a restituirci la memoria alienata dagli eventi, compresa quella della scissione delle cellule

riproduttive, fino all’estinzione delle specie, come gli articoli di questo numero di Archeomatica

hanno esperito nei campi più diversi: l’investigazione forense, il restauro delle sculture antiche

e la ricostruzione dopo il terremoto dei monumenti come il Duomo di Mirandola, la catastrofe,

emozionalmente intesa, della Seconda Guerra Mondiale in un luogo privilegiato della memoria come

Cassino, il recupero di città scomparse sotto nuove costruzioni a Cipro, la risorsa della tradizione

culturale di intere regioni, come il Molise.

Per la verità ogni secolo ha avuto i suoi Leonardo Da Vinci, tanto da indurci a classificare leonardesche

opere che Leonardo non si sarebbe mai sognato di fare, ma nessun umano, almeno finora, ha imparato

a volare. Leonardo ha mostrato per primo, con più di un’esperienza annotata, se solo per un momento

fossimo entrati nella memoria tecnologica che ha tramandato, che non potrebbe e perché. Ha appreso

piuttosto da tempo la scienza a sondare e calcolare l’universo dell’infinitamente piccolo, la carica

positiva, che continuo non è, ma che continua, diversificandosi perennemente: la scissione della

cellula. Secoli di storia, virtualmente compresi, hanno determinato una convinzione elementare su

questa gigantesca memoria di laboratorio, ed è la seguente, molto riduttiva: nessuna comunità o

collettività può e deve assoggettare qualsiasi individuo ad una profilassi eudemonica quale che sia,

fosse pure quella di guarire, di ricordare o di rinascere.

È la realtà virtuale che ricorda anche l’inganno: la memoria chimica del genoma - l’introspezione

alla quale è affidata la nostra predisposizione - che registra ogni errore per poterlo ‘dimenticare’,

per eliminarlo dagli infinitesimi delle sue ultime sequenze emesse. Ammirevole più che irripetibile:

la tecnologia può far capire che l’inaspettato della scoperta è tutt’altro che sensazionalmente

lapalissiano o imperscrutabile, ma che ha un risultato.

Buona lettura,

Francesca Salvemini


IN QUESTO NUMERO

RESTAURO

6 Rilievo Laser Scanner

3D per il restauro della

Chiesa di Santa Maria

Maggiore Mirandola

di Leandro Scaletti, Carlo Gira

Render 3D della navata centrale Chiesa di Santa

Maria Maggiore a Mirandola effettuata con

tecnologie di rilievo digitale e modellazione

tridimensionale per l’analisi progettuale della

ricostruzione del Duomo di Mirandola dopo il

sisma del 2012.

RIVELAZIONI

10 Sistema RestArt

per la ricomposizione

ad alta precisione di

opere d’arte lapidee

frammentarie di Pietro

Nardelli, Martina Pavan, Giulia

Pompa, Silvia Borghini, Massimiliano Baldini, Alessandro Colucci,

Vincenzo Fioriti, Alessandro Picca, Angelo Tatì, Ivan Roselli

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ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Anno XIII, N° 2 - GIUGNO 2021

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista

italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione

e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela,

la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio

culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su

tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la

diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e,

in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei

parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione

avanzata del web con il suo social networking e le periferiche

"smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani

che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia,

enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

Direttore

Renzo Carlucci

dir@archeomatica.it

Direttore Responsabile

Michele Fasolo

michele.fasolo@archeomatica.it

Comitato scientifico

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Bernard Frischer, Giovanni Ettore Gigante,

Mario Micheli, Stefano Monti,

Francesco Prosperetti, Marco Ramazzotti,

Antonino Saggio, Francesca Salvemini,

Rodolfo Maria Strollo

Redazione

Maria Chiara Spezia

redazione@archeomatica.it

Licia Romano

licia.romano@archeomatica.it

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valerio.carlucci@archeomatica.it

Luca Papi

luca.papi@archeomatica.it


MUSEI

14 La Memoria Raccontata

di Hubstract Made for Art

RUBRICHE

28 AZIENDE E

PRODOTTI

Soluzioni allo Stato

dell'Arte

30 AGORÀ

ARCHEOLOGIA FORENSE

28 L'Archeologia

Forense e CSI

Notizie dal mondo delle

Tecnologie dei Beni

Culturali

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di P. M. Barone

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GTER 9

Geomax 17

Codevintec 26

Hubstract 29

Teorema 38

Borsa Mediterranea 39

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www.archeomatica.it

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Editore

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Archeomatica è una testata registrata al

Tribunale di Roma con il numero 395/2009

del 19 novembre 2009

ISSN 2037-2485

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Gli articoli firmati impegnano solo la responsabilità

dell’autore. È vietata la riproduzione anche parziale

del contenuto di questo numero della Rivista

in qualsiasi forma e con qualsiasi procedimento

elettronico o meccanico, ivi inclusi i sistemi di

archiviazione e prelievo dati, senza il consenso scritto

dell’editore.

Data chiusura in redazione: 20 aprile 2021


RESTAURO

Rilievo Laser Scanner 3D per il restauro

della Chiesa di Santa Maria Maggiore a

Mirandola

di Leandro Scaletti, Carlo Gira

Tecnologie di rilievo digitale e

modellazione tridimensionale

per l’analisi progettuale della

ricostruzione del Duomo di

Mirandola dopo il sisma del 2012.

Verifica e ridimensionamento delle

capriate lignee e delle nuove volte

leggere per la realizzazione delle

coperture, per il restauro delle

strutture resistite al sisma e per il

Fig. 1 - Lavori di messa in sicurezza dopo i crolli.

consolidamento strutturale.

IL DUOMO DI MIRANDOLA E I DANNI POST-SISMA

La Chiesa di Santa Maria Maggiore, o Duomo di Mirandola, risale alla prima metà del XV secolo,

ma viene consacrata solo nel 1491. È una Chiesa in stile Gotico situata nel centro storico della

città di Mirandola. Il Duomo non ha subito, nel corso dei secoli, modifiche sostanziali che ne

abbiano snaturato la primitiva impostazione stilistica. Si tratta di una costruzione a pianta basilicale,

non provvista di transetto, che si articola in tre navate. La navata centrale, di maggiori

dimensioni ed altezza rispetto alle laterali, è scandita ai lati da quattro colonne alternate a

tre pilastri polistili per parte che sorreggono archi ogivali e si conclude in un’abside poligonale

(così come la navata sinistra). La navata destra si conclude invece con la torre campanaria.

I due eventi sismici del 2012 hanno colpito duramente la struttura della Chiesa ed hanno purtroppo

messo in evidenza ogni debolezza e sconnessione presente. Anche se appariva in buono

stato, il Duomo presentava infatti una struttura debole dall’origine non più omogenea, a causa

dei numerosi interventi vari e differenziati effettuati nel corso dei secoli.

La prima scossa aveva prodotto il crollo di una parte delle volte della navata centrale adiacente

alla facciata e aveva arrecato danni alle murature verticali. La seconda scossa, dopo alcuni

giorni, ha prodotto danni gravissimi alle volte ed alle coperture con il crollo delle mura del

cleristorio, della parete esterna della navata sinistra e della parte superiore della facciata.

6 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 7

Fig. 2 - Render 3D della copertura della Navata Centrale.

LA SITUAZIONE DOPO IL SISMA ED IL RILIEVO

Dopo il sisma la Chiesa si presentava piena delle macerie

del tetto e delle volte. Il lavoro di messa in sicurezza dei

Vigili del Fuoco è stato essenziale per liberare gli spazi e

per intervenire con il primo rilievo Laser Scanner.

In questa prima fase è risultato necessario e fondamentale

avere un rilievo accurato e fedele dello stato di fatto

del Duomo. Le parti superiori rimaste dei muri e del

cleristorio presentavano dopo il sisma un fuori piombo di

oltre 35cm su ogni lato, ovvero ben superiori all’appoggio

degli elementi lignei.

In tale situazione, come in molte altre simili, la tecnologia

laser scanner risulta l’unico metodo valido per acquisire

le geometrie senza contatto e con minori rischi per

gli operatori. Il rilievo in questa fase ha consentito una

descrizione puntuale degli interventi, a partire dalla realizzazione

dei ponteggi interni, autonomi dalle murature,

che hanno dato stabilità alle strutture danneggiate.

IL PROGETTO DI RICOSTRUZIONE

Il progetto di restauro della Chiesa consisteva nel conservare

le parti rimaste, consolidandole per quanto possibi-

Fig. 3 - Progetto delle Volte e delle Capriate lignee per la realizzazione della nuova copertura del Duomo.


le, ricostruendo le parti superiori crollate (coperture e

volte) in modo leggero, ma adeguatamente resistente per

trasferire le forze sismiche ai presidi resistenti, costituiti

essenzialmente, in direzione trasversale, dalla facciata e

dal campanile.

Il progetto di restauro e miglioramento sismico del Duomo

è stato curato dallo Studio Comes di Sesto Fiorentino, in

particolare dall’Arch. Carlo Blasi e dall’Ing. Susanna Carfagni,

che ha assunto anche la direzione lavori, mentre il

coordinamento per la sicurezza è stato svolto dall’Arch.

Enrico Miceli. L’impresa capogruppo è stata la Bottoli Costruzioni

di Mantova; imprese mandanti Alchimia Laboratorio

di Restauro di Cavezzo, Caem Group di Curtatone e

Martini & Martini Impiantistica di Magnacavallo.

Dopo i lavori di messa in sicurezza, il progetto prevedeva

interventi di raddrizzamento della sommità delle pareti

della navata centrale con consolidamento e parziale ricostruzione

delle parti danneggiate a seguito del terremoto.

Inoltre prevedeva la realizzazione di nuova struttura

leggera di copertura delle navate centrale e sinistra, costituita

da capriate di legno lamellare/acciaio, arcarecci

di legno lamellare e tavolato microlamellare. La ricostruzione

delle volte crollate è stata realizzata con materiali

leggeri e con caratteristiche fono-assorbenti.

Essenziale nella fase progettuale è stata la realizzazione

di un modello in scala delle volte, utile soprattutto per le

valutazioni progettuali di produzione delle stesse.

Il rilievo e la verifica del progetto

Il rilievo Laser Scanner in questa fase è risultato più complesso

del solito, data la presenza delle opere provvisionali

che erano addossate alle pareti e strutture, occupando

gli spazi interni. Il lavoro di scansione e pulitura delle

nuvole di punti è quindi risultato molto oneroso in termini

di tempo. Infatti in fase di acquisizione è stato essenziale

l’uso di numerosi riferimenti come target e sfere

per riferire le singole stazioni. I ponteggi rappresentano,

in questi casi, un enorme ostacolo per la strumentazione:

occludendo totalmente gli ambienti rendono necessario

un maggior numeri di scansioni, facendo quindi risultare

molto più complicata la successiva fase di allineamento.

Per il rilievo è stato usato un Faro Focus X120, con risoluzione

a 44 milioni di punti per singola scansione e

precisione 4X (I fattori di qualità da 1x a 4x sono solo

espressioni diverse per il tempo di osservazione: 1x ha il

tempo di osservazione minimo di 1 µs per punto di scansione

e 4x ha 8 µs per punto di scansione).

Ogni singola scansione è stata ripulita da tutti i ponteggi

e gli elementi che non interessavano il rilievo. Il risultato

dopo l’allineamento è quindi una nuvola di punti 3D che

descrive lo stato di fatto delle strutture murarie dopo il

loro raddrizzamento. Dal rilievo è stato possibile quindi

riscontrare le misure del progetto direttamente sulla

nuvola di punti, verificando le incongruenze e le possibili

interferenze con le murature, che dopo gli interventi

di consolidamento e ricostruzione, hanno mutato la loro

forma e posizione rispetto al precedente rilievo.

L’elaborazione del dato a nuvola di punti è stato inizialmente

in formato 2D, producendo elaborati CAD sui quali

i progettisti hanno ricalibrato il progetto. Sono state ridimensionate

le volte, sfruttando il più possibile lo spazio

risultante tra queste e le murature della navata centrale,

e sono state riposizionate le capriate lignee, facendo corrispondere

alla perfezione il progetto con la situazione

reale.

Per avere sotto controllo tutte le possibili interferenze

tra volte e murature esistenti, è risultato poi

necessaria la modellazione tridimensionale

del progetto, sovrapponendolo alla Mesh 3D

risultante dalla nuvola di punti. Per realizzare

quest’ultima, le metodologie usate hanno

richiesto l’utilizzo di più software. Partendo

dalle singole nuvole, si è proceduto

alla triangolazione delle mesh, una per ogni

nuvola. Questo processo allunga e rende più

pesante in termini computazionali il risultato

finale, che tuttavia presenta un’accuratezza

geometrica molto più elevata rispetto

alla triangolazione della nuvola unica (i nostri

risultati di mesh generati producono così

mesh più nitide e pulite con una struttura

fondamentalmente diversa da quelle generate

tramite funzioni implicite, per colmare

il più possibile il divario con la scansione

originale).

Attraverso la tecnologia Laser Scanner 3D è

stato possibile individuare tutte le incognite

relative alla realizzazione della copertura.

Una volta modellate le capriate lignee e le

volte leggere in 3D, sulla base delle misurazioni

effettuate, è stato possibile correggere

in corso d’opera il progetto iniziale, anticipando

ogni tipo di problematica futura.

Il 21 settembre 2019 il Duomo restaurato

è stato riaperto al culto dopo soli due anni

dall’inizio lavori. Esempio di come la tecnologia

Laser Scanner può fare la differenza in

termini di tempo ed affidabilità.

Fig. 4 - Messa in opera delle volte leggere.

8 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


TELERILEVAMENTO

Tecnologie per i Beni Culturali 9

Fig. 5 - Cerimonia solenne a Mirandola per l’inaugurazione del duomo ricostruito dopo il terribile terremoto del 2012 che lo ha distrutto. Le foto della cerimonia di

Gino Esposito – Fonte: Gazzetta di Modena.

Abstract

Digital survey technologies and three-dimensional modeling for the design

analysis of the reconstruction of the Mirandola Cathedral after the 2012

earthquake.

Verification and resizing of the wooden trusses and of the new light vaults for

the construction of the roofs, for the restoration of the structures resisted to

the earthquake and for the structural consolidation.

Parole chiave

Laser scanner; restauro; modello 3D; architettura; conservazione; post-sisma

Autore

Leandro Scaletti

leandro.scaletti@dimensio.it

via Dante Alighieri, 40, 50058 Signa (FI)

Dimensio Laser Scanner Services

Carlo Gira

carlo.gira@dimensio.it

viale G. Matteotti, 27, 50121 Firenze (FI)

Dimensio Laser Scanner Services

MONITORAGGIO 3D

GIS E WEBGIS

www.gter.it

info@gter.it

GNSS

FORMAZIONE

RICERCA E INNOVAZIONE


RIVELAZIONI

Sistema RestArt per la ricomposizione ad alta

precisione di opere d’arte lapidee frammentarie

di Pietro Nardelli, Martina

Pavan, Giulia Pompa,

Silvia Borghini, Massimiliano

Baldini, Alessandro

Colucci, Vincenzo Fioriti,

Alessandro Picca, Angelo

Tatì, Ivan Roselli

Fig. 1 - Scansione con braccio laser scanner 3D dei frammenti lapidei di un provino per la ricomposizione

con il sistema RestArt (a). Dettaglio del trapano su bracci a controllo numerico(b).

L’innovativo metodo di ricomposizione di opere lapidee conservate in frammenti è stato

messo a punto nell’ambito del progetto RestArt, co-finanziato dall’Unione Europea e dalla

Regione Lazio. Il sistema permette tramite tecnologie di meccatronica e di ricostruzione

virtuale 3D una precisione ed efficacia nella realizzazione degli imperniaggi molto maggiore

rispetto ai metodi tradizionali usualmente impiegati.

Nel campo del restauro di manufatti antichi la possibilità

di avere a disposizione metodi efficaci per riassemblare

con elevata precisione opere d’arte frammentate è un

tema di notevole rilevanza. In effetti, è un’esperienza molto

comune, ad esempio negli scavi archeologici, ritrovare frammenti

che appartengono a statue, elementi architettonici o

manufatti antichi di vario genere, i quali non sempre sono di

facile ricomposizione. Di recente, l’innovazione tecnologica

nel rilievo 3D ad alta precisione e i progressi nella computer

grafica permettono di eseguire delle ricostruzioni virtuali e

una visualizzazione complessiva delle opere con grande efficacia

(Papaioannou et al. 2017, Jo et al. 2020, Rasheed &

Nordin 2020, Gherardini et al. 2018). Tuttavia, la ricomposizione

dell’oggetto frammentato reale rimane spesso una sfida

difficilissima per i restauratori. Certamente, questi ultimi

si possono giovare della guida e del supporto delle innovazioni

tecnologiche per la ricostruzione virtuale (Arbacea et

al. 2013) e attraverso le loro competenze e la loro esperienza

eseguire le operazioni pratiche di ricomposizione che a

tutt’oggi sono prevalentemente di tipo manuale. Benché l’abilità

anche manuale del restauratore è e rimane imprescindibile,

si pongono dei problemi comunque molto rilevanti,

soprattutto se i frammenti sono di notevole dimensione e di

forma irregolare, non potendo essere più gestiti agevolmente

a mano. Nella gestione di queste situazioni si ricorre di

solito a strutture e attrezzature che aiutano i restauratori

nella movimentazione dei frammenti. A questo punto, l’innovazione

tecnologica può dare un contributo anche in queste

operazioni tramite l’impiego di macchinari opportunamente

ideati e progettati, sfruttando la meccatronica di alta precisione

basata su slitte e bracci robotici a controllo numerico

integrati con accurati e versatili sistemi di rilievo 3D. Inoltre,

nel caso di grandi opere lapidee la ricomposizione avviene

attraverso la foratura della pietra e l’inserimento di appositi

perni nei fori, operazione delicata, la cui massima precisione

permette di risparmiare il più possibile quantità di materiale

originario, nonché assicura la massima efficacia della tenuta

dell’imperniaggio. Non meno importante è la definizione di

una procedura complessiva di operazioni ben studiate per ottimizzare

tutti i passaggi per portare a termine con successo

il lavoro di restauro finale.

Questo è il caso della procedura sviluppata nel progetto RestArt,

la quale integra l’utilizzo di un macchinario di alta precisione

a controllo numerico con un sistema di scansione laser

3D avanzato. I macchinari e tutte le componenti accessorie

che costituiscono il sistema RestArt sono stati inventati e progettati

dall’arch. P. Nardelli, titolare di relativo brevetto in

corso (Nardelli 2021).

10 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 11

La procedura complessiva, prima di essere utilizzata su opere

d’arte originali, è stata sperimentata su provini fratturati in

modo casuale nella parte centrale, a simulare due frammenti

lapidei rappresentativi di statue o elementi architettonici

antichi. Analoghi provini sono stati ricomposti con il metodo

tradizionale usato come riferimento. I suddetti provini sono

poi stati sottoposti a una serie di prove meccaniche di resistenza

a vibrazione su tavola vibrante (Rossi et al. 2020). Le

prove hanno riprodotto vibrazioni naturali (sismiche) o antropiche

(dovute a mezzi di trasporto) a intensità crescente

fino a livelli estremi, monitorando con diverse tipi di misure

l’evoluzione dello stato di danneggiamento dei provini. In

particolare, la risposta dei provini è stata valutata tramite

l’analisi dei dati di vibrazionedei marcatori tracciati da un

sistema opto-elettronico di visione 3D motion e con degli accelerometri

(De Canio et al. 2016). In aggiunta, sono stati

analizzati anche i filmati video delle vibrazioni con avanzate

tecniche di elaborazione video derivate dal metodo del moto

magnificato (Fioriti et al. 2018). Infine, sono stati eseguiti anche

dei test con martello sonico (Polimeno et al. 2018) prima

e dopo le vibrazioni su tavola vibrante al fine di verificare lo

stato di integrità e il livello di danneggiamento dei provini.

A seguito della validazione scientifica, che ha dimostrato la

maggior efficacia del sistema RestArt rispetto al metodo tradizionale,

sono stati realizzati con ottimi risultati restauri di

opere d’arte antiche frammentate.

IL SISTEMA RESTART

Il sistema RestArt rappresenta un avanzamento tecnologico

importante per il settore della conservazione dei beni culturali

che, potendo garantire la massima precisione d’intervento,

apporta maggiore sicurezza e rispetto per la materia

originale. E’ comunque importante sottolineare che la

strumentazione robotica non vuole e non potrebbe in nessun

caso sostituirsi al restauratore, che con la sua esperienza e

sensibilità rimane l'ultimo artefice operativo di un intervento

complesso e delicato come la ricomposizione di opere frammentate.

Il sistema RestArt permette di movimentare e ricongiungere

frammenti lapidei attraverso il riconoscimento

preliminare delle interfacce ed attraverso l’uso di un sistema

di foratura integrato può eseguire fori coassiali plurimi col

minimo sacrificio di materia originale. Il macchinario è stato

concepito e costruito per sostenere e movimentare pesi notevoli

con una precisione al centesimo di millimetro. La sua

efficacia è garantita da varie componenti innovative, quali:

il sistema di raffreddamento delle punte speciali, il sistema

di aspirazione delle polveri originali, il sistema di gestione

per il riconoscimento delle interfacce e l’imperniaggio, con

precisione centesimale, attraverso fori plurimi, l’uso di uno

scanner laser dalle elevate prestazioni.

La procedura è applicata da personale esperto e formato, a

fronte di uno studio preliminare di fattibilità sulla base dello

stato di conservazione dell’opera. I frammenti da ricomporre

vengono posizionati sulle due piattaforme di supporto del

macchinario e scansionati al fine di ottenere il riconoscimento

delle interfacce (Figura 1a) e quindi il miglior riaccostamento

grazie ai software di elaborazione dati. Tutte le movimentazioni

sono controllate e memorizzate da un software

dedicato, permettendo la ripetibilità di tutti i movimenti

secondo le necessità.

Un sistema trapano solidale al macchinario (Figura 1b), realizza

fori perfettamente coassiali su entrambe le facce dei

frammenti da imperniare e mantiene in memoria le coordinate

di tutti i punti omologhi. I fori così realizzati sono perfettamente

continui e dello stesso diametro consentendo l'inserimento

perfetto anche di più perni di congiungimento: con 3

perni è possibile realizzare un piano reattivo che contrasta le

Fig. 2 – Esecuzione di un foro con punta speciale montata sul trapano integrato

(a). Provini ricomposti pronti per i test di vibrazione su tavola vibrante (b).

forze di scorrimento e torsione, aumentando notevolmente

la tenuta dell’imperniaggio.

Il sistema di raffreddamento ad aria delle punte appositamente

create per RestArt, consente di evitare il surriscaldamento

delle parti in gioco. Questo sistema innovativo

permette di ottimizzare il raffreddamento senza utilizzare

acqua, accelerando i tempi ed eliminando il rischio di lavorazioni

a secco. Il raffreddamento ad acqua infatti risulterebbe

particolarmente rischioso nei frequenti casi di reperti con

tracce di policromia.

L’uso di uno scanner laser 3D consente di eseguire il rilievo di

precisione dei frammenti al fine di eseguire la ricostruzione

virtuale dell’opera, la quale sarà alla base di raffinati calcoli

per determinare i movimenti a controllo numerico, della

macchina e del trapano, per la realizzazione dei fori per i

perni e il riaccostamento dei frammenti.

SPERIMENTAZIONE

I provini su cui è stata eseguita la sperimentazione rappresentano

una simulazione di opere lapidee fratturate, come

ad esempio manufatti artistici o elementi architettonici rinvenuti

già in stato di frammenti in uno scavo archeologico o

danneggiati a seguito di eventi sismici, bellici, ecc. Sono stati

scelti blocchi in travertino e in marmo, ciascuno dei quali è

stato ridotto in due frammenti combacianti, inducendo una

lesione con andamento del tutto casuale ma simile a ciò che

accade nella realtà. L’obiettivo dei restauratori è stato quello

di riprodurre artificialmente le stesse problematiche che

Fig. 3 – Allestimento della Prova 1 su tavola vibrante per il confronto della

resistenza a vibrazione sismica dei provini T3T (sinistra), ricomposto con

tecnica tradizionale, e T2R (destra), ricomposto con sistema RestArt.


Fig. 4 – Evoluzione del danneggiamento (D %) dei provini sottoposti alle prove su tavola vibrante.

si trovano ad affrontare in questi casi. I provini scelti come

oggetto della sperimentazione, sono 6 coppie di frammenti

lapidei combacianti, con caratteristiche abbastanza simili,

soprattutto in termini di carico, angolazione della frattura,

piani di taglio.

Durante la fase di ricomposizione di ciascuna coppia di frammenti

mediante i diversi sistemi di imperniaggio selezionati,

sono emersi i vantaggi apportati dall’impiego di RestArt rispetto

al metodo tradizionale. Innanzitutto, i tempi di realizzazione

dei campioni eseguiti con RestArt sono stati decisamente

più brevi rispetto a quelli dedicati alla preparazione e

all’imperniazione con il metodo tradizionale. Le piattaforme

mobili consentono infatti una movimentazione facile e in sicurezza

di entrambi i frammenti da ricomporre sino all’incollaggio

finale, eliminando una fase lunga e complessa di

allestimento e movimentazione dei frammenti.

Il sistema RestArt, gestito da un software dedicato e integrato

con l’uso di un laser scanner abbatte i tempi di ricerca

dell’omologia dei punti e delle direzioni di foratura. I provini

realizzati hanno dimostrato l’estrema precisione che ovviamente

non può essere raggiunta con il metodo tradizionale

basato sull’impiego di livelle laser che supportano il restauratore

nel mantenere il trapano in una posizione di assialità

durante la foratura.

I restauratori hanno ricomposto uno dei provini mediante

ben 3 perni perfettamente paralleli, della stessa luce, grazie

all’esecuzione di 3 fori coassiali. Ciò grazie alla straordinaria

possibilità di mantenere in memoria tutti i movimenti che

portano prima al riaccostamento dei frammenti e poi all’esecuzione

di fori coassiali in punti omologhi con estrema precisione

(Figura 2a).

La dimensione dei provini è (HxLxW) 800x180x180 mm. I provini

per la sperimentazione sono stati ricomposti da MA.CO.

RE. S.r.l. in collaborazione con l’Arch. Pietro Nardelli e il Museo

Nazionale Romano (Laboratorio Grandi Marmi). I provini

testati sono indicati come di seguito:

• T2R: provino in Travertino ricomposto con sistema RestArt

con un perno;

• T3T: provino in Travertino ricomposto con sistema tradizionale

con un perno;

• C1R and C3R: provini in marmo di Carrara ricomposti con

sistema RestArt con un perno;

• C4T: provino in marmo di Carrara ricomposto con sistema

tradizionale con un perno;

• C2R: provino in marmo di Carrara ricomposto con sistema

RestArt con 3 perni.

Una volta pronti (Figura 2b), i provini sono stati trasportati

al laboratorio delle tavole vibranti del Centro Ricerche ENEA

Casaccia ed è stato eseguito il seguente programma di prove

a vibrazione:

• Prova 1: T2R e T3T sono stati sottoposti a input sismico basato

sulla registrazione del terremoto di Amatrice con fattori di

scala FS della PGA (Peak Ground Acceleration) da 0.2 a 2.0;

• Prova 2: C4T e C3R sono stati sottoposti a vibrazione registrata

su camion per trasporto merci alla velocità di circa

100 km/h su strada dissestata

con buche, con fattori di scala

FS della PGA da 0.1 a 1.0;

• Prova 3: C1R e C2R sono

stati eccitati con terremoti

sintetici caratterizzati da frequenze

nell’intervallo 7-20Hz

con durata 30 s e con PGA da

0.2 g a 4.5 g.

L’allestimento delle prove

suddette (Figura 3) ha previsto

il fissaggio alla base dei

provini sulla tavola vibrante, l’imposizione di una massa aggiuntiva

eccentrica in testa che riproduce l’effetto di eventuali

carichi sovrastanti (ad esempio, le gambe di una statua

ecc.), e l’installazione di dispositivi e sensori per la misura

delle vibrazioni (accelerometri e marcatori per l’acquisizione

di un sistema di motion capture 3D). Attraverso l’analisi

modale delle misure di vibrazione ricavate su vari punti di

ogni provino in test di identificazione dinamica eseguiti dopo

ogni test sismico è stato calcolato un indice di danno globale

D basato sulla riduzione percentuale della frequenza fondamentale

(Di Pasquale et al. 1990). Tale indice di danno si basa

sulla semplice constatazione che la frequenza fondamentale

di un corpo, in questo caso del provino testato, è tanto più

alta quanto più il corpo è rigido. Ciò significa che a parità

di condizioni ambientali, di carico e di vincolo, come nelle

prove di laboratorio in ambiente controllato, il riscontro

di una riduzione della frequenza fondamentale del provino

non può che essere determinata da una perdita di rigidezza

dello stesso, il che si verifica per un cedimento della tenuta

dell’imperniaggio e/o per un fenomeno di danneggiamento

interno del materiale di cui è costituito il provino. In generale,

i due fenomeni suddetti tendono ad avvenire entrambi

contestualmente, con la prevalenza di uno o dell’altro. A

seconda del meccanismo di rottura che si attiva e a seconda

di quale è la parte debole, prevarrà lo sfilamento dell’imperniaggio

o la fratturazione del materiale lapideo. In ogni caso,

entrambi i fenomeni di danneggiamento portano a una riduzione

della rigidezza del provino e quindi D ne coglie bene il

danneggiamento globale. Nel caso in cui il provino non mostri

sfilamento dell’imperniaggio e distacco delle due parti

ricomposte, lo stato di danneggiamento riscontrato da D è

stato confermato dall’esito di prove non distruttive eseguite

con martello sonico, metodo in grado di verificare l’integrità

del materiale interno del provino.

RISULTATI

I risultati delle prove su tavola vibrante sono rappresentati in

Figura 4. Nella Prova 1 si è verificato che il provino T2R è rimasto

sostanzialmente integro senza mostrare alcun danneggiamento

di rilievo nel corso di tutta la sequenza di vibrazioni

fino a FS pari a 2.0. Al contrario, nel provino T3T è apparso

un danneggiamento significativo sin dal test a FS pari a 1.4, il

quale è poi rapidamente peggiorato portando a raggiungere

valori di D dell’80% alla fine della sessione. Analogamente,

nella Prova 2 il provino C3R ha evidenziato solo un danneggiamento

trascurabile fino all’ultimo test, nel quale il valore di

D è salito al 37%, mentre il provino C4T ha iniziato a mostrare

un certo danneggiamento sin dal test a FS pari a 0.35 e alla

fine D è risultato pari a circa 70%, quasi il doppio del provino

ricomposto con il metodo RestArt. Molto interessante è stato

anche l’esito della Prova 3 in cui entrambi i provini erano

stati ricomposti con il metodoRestArt. Qui quindi il confronto

verteva a quantificare la maggiore efficacia che si può

ottenere eseguendo l’imperniaggio a 3 perni, provino C2R,

rispetto a quello con un solo perno, provino C1R.Il provino

12 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 13

C2R non ha mostrato nessun danno rilevante fino alla rottura

improvvisa avvenuta soltanto al test a 4.5 g di PGA (Figura

5), mentre il provino C1R ha iniziato a manifestare un calo

evidente della frequenza fondamentale da PGA pari a 1 g per

poi arrivare a rottura finale a 2.5 g. Le prove non distruttive

eseguite con martello sonico e le elaborazioni video derivate

dal metodo del moto magnificato hanno sostanzialmente

confermato l’entità del danneggiamento riscontrato tramite

il calcolo dell’indice D.

CONCLUSIONI

Un metodo innovativo per la ricomposizione di grandi frammenti

lapidei basato su sistema meccatronico ad alta precisione

integrato con rilievo da laser scanner 3D e algoritmi di

ricostruzione virtuale è stato sviluppato e testato per aiutare

i restauratori nell’opera di assemblaggio di grandi statue o

elementi architettonici rinvenuti negli scavi archeologici o

immagazzinati nei depositi museali. La sperimentazione su

provini di grandi dimensioni in marmo e travertino sottoposti

a vibrazioni estreme, sia di origine naturale (terremoti)

che antropica (vibrazione da trasporto), hanno dimostrato la

notevole efficacia del nuovo metodo, ampiamente maggiore

rispetto alla tecnica tradizionale. I provini assemblati con il

metodo RestArt si sono rivelati capaci di resistere a vibrazioni

decisamente più forti già con l’impiego di un solo perno in virtù

della migliore accuratezza dell’imperniaggio che assicura

maggiore incastro dei frammenti e minore impiego di colle.

Con l’utilizzo di 3 perni, cosa pressoché non praticabile con

tecniche tradizionali, la tenuta meccanica dell’imperniaggio

si è rivelata ulteriormente incrementata, tale da resistere

a livelli di vibrazione notevolissimi (rottura a 4.5 g di PGA).

Inoltre, il metodoRestArt ha consentito ai restauratori di eseguire

l’intero lavoro con una procedura più agevole, sicura,

accurata e in tempi minori rispetto alla tecnica tradizionale.

RINGRAZIAMENTI

Il sistema descritto nel presente articolo è stato sviluppato

nell’ambito del progetto RestArt, co-finanziato dalla EU e

dalla Regione Lazio (bando POR FESR Lazio 2014-2020, Kets

Tecnologie Abilitanti). Il sistema RestArt è stato ideato e progettato

dall’arch. Pietro Nardelli. La validazione scientifica

è stata curata da Enea presso il Centro di Ricerca Casaccia.

I prototipi dei macchinari e delle strumentazioni accessorie

costituenti il sistema RestART, nonché il braccio laser scanner

3D, sono di proprietà di MA.CO.RE’. s.r.l. Le statue ricomposte

con il metodo RestArt sono esposte al Museo Pio Capponi

di Terracina e al Museo Civico Archeologico di Anzio. Un

ringraziamento speciale va alla Soprintendenza Archeologia

Belle Arti Paesaggio delle Province di Frosinone e Latina e alla

Soprintendenza Archeologia Belle Arti per l'area Metropolitana

di Roma e per la Provincia di Rieti. La sperimentazione si è

avvalsa anche della collaborazione del Laboratorio di Restauro

Grandi Marmi di Museo Nazionale Romano e dell’Istituto

Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR).

Fig. 5 – Ispezione del provino C2R (ricomposto con sistema RestArt

con 3 perni) dopo test di vibrazione a 4.5 g di PGA su tavola vibrante.

Bibliografia

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De Canio, G., de Felice, G., De Santis, S.,Giocoli, A., Mongelli,

M.,Paolacci, F. & Roselli, I. (2016) Passive 3D motion optical data in

shaking table tests of a SRG-reinforced masonry wall. Earthquakes and

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Di Pasquale, E., Ju, J.W., Askar, A. & Çakmak, A.S. (1990) Relation

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Lagomarsino, S. (2020) Seismic analysis of a masonry cross vault

through shaking table tests: the case study of the Dey Mosque in

Algiers. Earthquakes and Structures 18(1), 57-72.

Abstract

The RestArt method is an innovative

mechatronic-based procedure,

developed by the architect Nardelli,

for high-precision reassembly of stone

fragments intended to improve

the restoration of ancient statues

and architectural elements. The

procedure comprises high-accuracy

3D laser scanning of two fragments

positioned on the RestArt machine.

After virtual reconstruction through

best-fitting algorithms, the machine

guides the drilling system for highprecision

rods insertion and moves

one fragment to match the other

one. The mechanical resistance of

stone specimens reassembled by the

RestArt and the traditional methods

was testedby strong motion vibration

experiments on shaking table.

Parole chiave

sistema meccatronico; ricostruzione

virtuale 3D;

ricomposizione frammenti lapidei; restauro

grandi statue

Autore

Pietro Nardelli

p.nardelli@ticali.it

Architetto

Via G. Calderini 68, Roma

Martina Pavan

Giulia Pompa

info@macore.it

Ma.Co.Re’. s.r.l.

Via G. Severano 35, 00161, Roma,

Silvia Borghini

silvia.borghini@beniculturali.it

Museo Nazionale Romano

Laboratorio Grandi Marmi, via E. De

Nicola 70, Roma

Massimiliano Baldini, Alessandro Colucci,

Vincenzo Fioriti, Alessandro

Picca, Angelo Tatì, Ivan Roselli

ivan.roselli@enea.it

ENEA, R.C. Casaccia, Via Anguillarese

301, 00123, S. Maria di Galeria,

Roma


MUSEI

La Memoria Raccontata

di Emilia Martinelli,

Silvia Belleggia

Ricerca, storytelling e

nuove tecnologie per

conservare e tramandare

la memoria di un

territorio. Due progetti:

il Giardino della

Memoria ad Esperia e

l’Allestimento Attimi

Sospesi a Cassino.

Fig. 1 - Giardino della Memoria, targa interattiva.

La memoria è la capacità di conservare, recuperare

le informazioni e le esperienze passate. La memoria

storica colloca le persone nella storia, come vissuti

emotivamente carichi tra genti e vicende, tracce indelebili

di umanità. La ricerca scientifica, lo storytelling e le

tecnologie digitali ci permettono di ricostruire, custodire

e tramandare la memoria di una comunità e di condurla

alle future generazioni.

Due progetti di storytelling, Il Giardino della Memoria a

Esperia e il progetto Attimi Sospesi a Cassino nascono dalla

volontà di far emergere dalle macerie le vite di chi ha vissuto

quei mesi di epilogo della Seconda Guerra Mondiale,

e di raccontarne l’aspetto umano, emotivo, intimo. La ricerca

ha un approccio storico, uno sguardo antropologico,

ed è in parte fatta sul campo proprio per permettere ai

progetti di entrare in una comunità e ascoltarla a fondo.

La narrazione che ne segue si dipana nel contesto con l’obiettivo

di ampliare la visione di queste storie, immergendosi

fino a dentro il cuore dei vissuti. In questo senso la

tecnologia utilizzata diventa strumento di narrazione per

dare vita ai ricordi e far calare lo spettatore in un passato

fatto di luoghi, cose e persone.

IL CONTESTO STORICO, DA SETTEMBRE 1943 A MAGGIO

1944: DA CASSINO A ESPERIA

Siamo tra settembre 1943 e maggio del 1944, tutto il Cassinate

è sotto assedio, tra due fuochi.

Sulla linea Gustav, da una parte i tedeschi dall’altra gli

alleati, in mezzo la popolazione civile.

Nell’Ottobre 1943 l’Abbazia di Montecassino, tra i luoghi

individuati per custodire parte del patrimonio italiano, non

è più un luogo sicuro. Tante le opere custodite, capolavori

inestimabili portati in salvo dalla razzia tedesca e dalle

bombe degli Alleati susseguitesi tra febbraio e maggio del

1944. Nel breve volgere degli eventi, attimi e decisioni

cruciali di ufficiali tedeschi e monaci benedettini hanno

permesso di salvare gran parte di questo tesoro, ma non

tutto, e di poterlo riconsegnare dopo la guerra alla comunità

italiana e mondiale.

Il 12 maggio 1944 i Goumiers, truppe coloniali del Corpo

di spedizione francese in Italia, (Corps expéditionnaire

français en Italie - CEF) aggirano le linee difensive dei tedeschi

e li costringono alla ritirata. Il 14 maggio entrano a

Esperia. Iniziano le violenze sessuali ai danni della popolazione

locale rifugiatasi sui monti, soprattutto donne.

La liberazione tanto agognata si trasforma in un incubo di

violenza sfrenata e incontrollata.

ESPERIA, UN GIARDINO DEDICATO ALLA MEMORIA

Inaugurato il 3 Luglio 2021, Il Giardino della Memoria di

Esperia ricorda le vittime degli stupri di guerra avvenuti

nel maggio del 1944. Un percorso urbano di “panchine parlanti”,

per sedersi e ascoltare le storie immersi in un luogo

che fu teatro di guerra.

“Scendevano dalla montagna come formiche. In tre giorni

fecero l’inferno. Pe’ tutta la montagna se sentivano strilli

e lamenti. Noi aspettavamo i liberatori, e arrivarono i diavoli”

raccontava un giovane donna dell’epoca.

Per questo progetto, del Comune di Esperia e finanziato

dalla Regione Lazio all’interno dell’Avviso Pubblico “Per La

Valorizzazione Del Patrimonio Culturale Dei Piccoli Comuni

Del Lazio”, è stata realizzata una ricerca approfondita e

14 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 15

tracciato un percorso di storie ispirato ai fatti realmente

accaduti, capace di far rivivere il passato, ma anche il

presente sul tema della violenza sulle donne. Gli stupri

di guerra riguardano da sempre moltissime donne in tutto

il mondo, e rappresentano la memoria offuscata di ogni

guerra.

Lo sguardo si allarga così fino al 1993/1994 quando gli

Statuti del Tribunale penale Internazionale per la Ex Jugoslavia

e per il Ruanda menzionano per la prima volta lo

stupro tra i crimini contro l’umanità e il 15 marzo 2004

Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in

occasione del 60° anniversario della battaglia di Montecassino,

attribuisce un risarcimento morale alle vittime.

La tecnologia utilizzata è quella dei QR Code riportati

sulle panchine. Scansionandoli con il proprio dispositivo

mobile, è possibile ascoltare le voci, le tracce, le memorie

delle violenze di guerra, che ad Esperia, come in tanti

altri tempi e paesi del mondo, hanno travolto la vita di

tantissime persone. Lo strumento semplice dei QR Code

con gli audio ascoltabili, permette di arrivare a pubblici

differenti, evocando i radiodrammi e i podcast, abbraccia

diverse fasce d’età. Inoltre l’idea è proprio quella di

un'installazione site specific che si colloca nel contesto

perché questo diventi parte dell’opera. Ascoltare le storie

seduti su una panchina, come si faceva un tempo e

anche ora, in quel luogo specifico, senza soffermarsi a

guardare un video sul cellulare, senza sentire una traccia

musicale, ma solo voci che portano l’ascolto e lo sguardo

su quei monti dove ancora echeggiano le urla delle

donne.

Due grandi pannelli esplicativi e fotografici, posizionati al

centro del giardino, chiudono il percorso e presentano il

contesto storico e le donne protagoniste.

Il Giardino della memoria di Esperia parte dal proprio

passato, per tracciare un futuro nel quale nessuna donna

debba mai più nascondersi da qualsiasi abuso.

CASSINO, UN ALLESTIMENTO MULTIMEDIALE E INTERAT-

TIVO, UN CORTOMETRAGGIO E UNO SPETTACOLO

Sempre sulla memoria del cassinate, è stato realizzato

Attimi Sospesi, un progetto di storytelling e valorizzazione

della storia e delle memorie della città di Cassino.

Un cortometraggio, uno spettacolo teatrale, un allestimento

temporaneo realizzati nel 2019.

Un progetto nato all’interno dell’Atelier Arte Bellezza e

Cultura, Contesto tematico Memory Gate Porta della Memoria

– Cassino della Regione Lazio e finanziato dai fondi

POR FESR 2014/2020/Avviso Atelier

Gli attimi sospesi raccontati sono quelli del salvataggio

delle opere d’arte e delle vite segnate dai tragici eventi

avvenuti tra Settembre 1943 e Maggio 1944.

Diari, scritti, testi, articoli di giornale, memorie, foto,

filmati, interviste. Tanto il materiale collezionato, raccolto

e selezionato. Materiale ancora pulsante che ATTIMI

SOSPESI ha restituito attraverso linguaggi e tecnologie

diverse (realtà virtuale, realtà aumentata, audiovisivo,

teatro, monitor touch, pannellistica).

Il cortometraggio Attimi Sospesi ci racconta le vite sospese

e gli attimi cruciali di chi, in quel fragore, ha messo in

salvo le opere d’arte conservate nell’Abbazia di Montecassino

prima del bombardamento del 15 febbraio 1944.

Un dialogo costruito a più voci, tratto dai singoli diari,

interviste, biografie di quattro protagonisti: Frido von

Senger und Etterlin, generale Tedesco, Julius Schlegel

ufficiale della Wehrmacht, Divisione Corazzata “Herman

Göring”, L’Abate dell’Abbazia di Montecassino Gregorio

Diamare e il Monaco Eusebio Grossetti.

Fig. 2 - Spettacolo “Frammenti”.

Lo storytelling scelto per questo lavoro trascina lo spettatore

in quel fragore, in quei giorni di decisioni rapide, dove

la fiducia tra italiani e tedeschi sembra più una preghiera

che un atto di fede. Le parole non dette dei protagonisti,

quelle dichiarate solo dopo la guerra, o trascritte in segreto

sui diari, prendono vita nel cortometraggio, ponendo il

dubbio sul mistero delle opere scomparse più che su quelle

salvate, come la Danae di Tiziano, recapitata a Herman

Goering il 18 gennaio 1944, come regalo per il suo compleanno.

Ritrovata nel 1945, l’Italia ne ottenne la restituzione

solo nel 1947.

Il corto è stato selezionato in questi anni in diversi festival

(Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto,

Riff di Roma e molti altri) fino ad essere premiato

al Festival international du film d’histoire de Montréal nel

maggio 2021 perché è un “dovere della memoria realizzato

con finezza ed intelligenza e che dona vita ad un momento

dimenticato dalla storia” dichiara la motivazione del

Premio.

Lo spettacolo Frammenti, invece, è stato messo in scena

in prima nazionale con due repliche per l’inaugurazione

dell’allestimento temporaneo.

Fig. 3 - Attimi sospesi, Sala A: tavolo touch, pannelli informativi e fotografici.


Fig. 4 - Pianta del percorso di visita dell’allestimento interattivo e multimediale di Attimi Sospesi.

Protagonista la città di Cassino attraverso la narrazione,

la danza e il videomapping intrecciati in uno scenario di

guerra che frammenta una comunità, il patrimonio sociale,

storico e culturale di una città, di un paese. Tra Settembre

1943 e Maggio 1944. Mesi di fuoco, morte e devastazione

sulla linea Gustav. Maria, una donna, voce di tutte

le persone sopravvissute a quei terribili mesi, attraversa

la città dopo la ricostruzione per dirigersi verso l’Abbazia.

Le tornano in mente i ricordi della guerra e il paesaggio ritorna

come in quei momenti, con ricostruzioni 3D dell’ambiente

e grafiche astratte. In questa alternarsi si dipana

la storia tra passato e presente. Guerra sorge dal fumo

delle macerie, e danza attorno a Maria e tra le macerie,

evoca i suoi ricordi, la schernisce, la provoca. Maria resiste

e si aggrappa ai ricordi felici, come il suo matrimonio in

una grotta, rifugio dai bombardamenti, che diventa altare,

chiesa, festa con la pagnotta divisa tra i presenti. Fino

all’epilogo nell’Abbazia, dove Guerra distrugge tutto, rade

al suolo, porta il buio. Ma la vita è più forte, e si fa luce

tra la polvere, si fa respiro nel flebile racconto di Maria,

si fa bellezza, come in mosaico, un pavimento medievale,

ritrovato sotto l’abbazia di Montecassino, dopo il bombardamento.

Da tutte quelle bombe, quella distruzione, è venuto

fuori lui, a pezzetti, frammenti di bellezza, proprio

come le persone. E Maria torna alla vita, per narrare tutto

quanto è stato. Una donna, che dopo una vita intera, rimette

insieme i frammenti della sua storia e li ricompone,

li racconta. L’allestimento multimediale e interattivo

temporaneo realizzato a maggio del 2019 prevedeva un

percorso di avvicinamento progressivo dal cielo alla terra,

dal tempo allo spazio attraverso esperienze di fruizione

differenti. Pannelli informativi e fotografici accompagnavano

la visita. Un lavoro importante è stato anche quello

di raccogliere, digitalizzare e valorizzare l’enorme patrimonio

di testi, foto, video, documenti che negli anni sono

stati conservati dalle tante associazioni e archivi storici legati

ai fatti della Seconda Guerra Mondiale nel Cassinate.

Tutti i pannelli e le stampe realizzate conservano l’idea di

valorizzare il racconto corale delle persone e dei luoghi di

quel periodo, realizzati infatti con la tecnica del collage

fotografico, compongono un affresco di volti e situazioni

capace di narrare e far immergere lo spettatore in quei

territori. La prima sala presentava un’esperienza interattiva

attraverso un tavolo touch che permetteva al pubblico

di scoprire il ricordo degli attimi sospesi di donne, uomini

e bambini che si intrecciano con le pagine della storia di

Cassino segnata dai tragici eventi avvenuti tra Settembre

1943 e Maggio 1944.

La sala B attraverso una videoproiezione immersiva conduceva

il pubblico a vivere con i principali protagonisti

gli attimi decisivi della storia del salvataggio delle opere

custodite a Montecassino.

La sala C era dedicata alla visita virtuale attraverso un

visore VR dei luoghi che sono andati distrutti dalla guerra

attraverso una ricostruzione immersiva.

Dall’interno dell’Atelier la visita proseguiva all’esterno,

nella città di Cassino, alla ricerca delle tracce della città

perduta attraverso l’App Attimi Sospesi: un percorso in

cinque tappe relativo ai monumenti distrutti dalla guerra

dove visualizzare i contenuti multimediali in realtà virtuale

direttamente sul proprio dispositivo mobile attraverso

le cardboard consegnate presso l’Atelier.

Tutto l’allestimento è stato realizzato in 5 lingue e fruibile

attraverso gli NFc dai non vedenti.

La scelta di raccontare la storia di Cassino con uno

storytelling incentrato sulle vicende umane ci conduce in

parallelo a riflettere su tutte le città che ancora oggi sono

rase al suolo dalla guerra, dove patrimoni culturali e sociali

sono sepolti sotto le macerie e, forse, andati perduti

per sempre. Dove il capitale umano resiste anche sotto le

macerie e aspetta di essere riportato in vita.

Far viaggiare il video di Attimi Sospesi e lo spettacolo

Frammenti in festival, rassegne e manifestazioni vuol dire

farli diventare testimonial di quanto accaduto, porta della

memoria, perché ricordare aiuta ad interpretare il presente

e agire sul domani.

I Progetti Giardino della Memoria e Attimi Sospesi cercano

di riportare alla luce, tra le macerie della guerra, le parole

dei protagonisti. Ogni vita è opera d’arte. Le memorie

sono frammenti di un’ unica opera d’arte. In questo senso

le storie di queste persone sono il centro dell’intero lavoro

sul Cassinate, messe in luce attraverso il racconto, corale

e individuale. Qui la tecnologia diventa quindi strumento

della narrazione, scelto di volta in volta in base alla storia

da raccontare, ai luoghi, dalle panchine parlanti di Esperia

alla realtà aumentata dentro la Cassino distrutta. Le nuove

tecnologie amplificano il senso della storia, esplodono

i concetti, le emozioni. Sono significante del significato,

come la penna dello scrittore, hanno l’anima intrisa di un

inchiostro capace di riportare nero su bianco l’umanità

dentro la guerra.

CREDITI GIARDINO DELLA MEMORIA DI ESPERIA

Il Giardino della Memoria è un Progetto del Comune di

Esperia finanziato dalla Regione Lazio all’interno dell’Avviso

Pubblico “Per La Valorizzazione Del Patrimonio Cultu-

16 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 17

rale Dei Piccoli Comuni Del Lazio”.

La Società Hubstract Made For Art ha curato lo storytelling

dell’allestimento; dalla ricerca ai testi, dal percorso interattivo

alla grafica.

https://youtube.com/playlist?list=PLDGIom1tVaImsw11

1N-z4L1h8WjXKZcCb

CREDITI ATTIMI SOSPESI

Attimi sospesi è un progetto dell’Atelier Arte Bellezza e

Cultura, Contesto tematico Memory Gate Porta della Memoria

– Cassino della Regione Lazio, finanziato dai fondi

POR FESR 2014/2020/Avviso Atelier e realizzato da Broadcast

Digital Service e aCrm Net, in collaborazione con

l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

– Dipartimento di Lettere e Filosofia e Hubstract –Made For

Art.

La società Hubstract. Made for Art ha curato l’ideazione,

lo storytelling, la direzione artistica e tecnica del progetto

di allestimento, del cortometraggio e dello spettacolo.

https://www.attimisospesi.com/

https://vimeo.com/446442603

https://vimeo.com/376870222

Fig.5-Photocollage 450*350 cm realizzato compositando 20 fotografie di

archivio storico.

Autore

Emilia Martinelli, Silvia Belleggia

info@hubstract.org

Hubstract - Made for Art

Abstract

Memory is the ability to preserve and retrieve information along with past

experiences. The projects "Garden of Memory" and "Attimi Sospesi" bring to

light, from the rubble of the Second World War, the words of the protagonists

and the history of Esperia and Cassino. Scientific research, storytelling and

digital technologies allow us to piece together, look after and hand down the

memory of these communities and lead it to future generations.

Parole Chiave

Musei; storytelling, tecnologie digitali; memoria, giardino della memoria,

attimi sospesi

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MUSEI

Molise, una proposta di Marketing

Culturale per lo Sviluppo

di Lia Montereale

del Territorio

Il patrimonio immateriale,

legato alle tradizioni, ai

saperi, alla creatività locale

e a tutte quelle risorse che

caratterizzano e

rappresentano i segni

distintivi di un territorio, sta

diventando fondamentale

in un’ottica di sviluppo

culturale e turistico

del luogo.

Fig. 1 - Forbici e coltelli, Museo dei ferri taglienti, Frosolone

Le politiche di tutela e di valorizzazione del patrimonio

culturale delle aree interne hanno assunto un rilievo

sempre più centrale nel dibattito nazionale. Oltre al

patrimonio culturale materiale, anche il patrimonio immateriale,

legato alle tradizioni, ai saperi, alla creatività locale e

a tutte quelle risorse che caratterizzano e rappresentano i

segni distintivi di un territorio, sta diventando fondamentale

in un’ottica di sviluppo culturale e turistico del luogo. Il fine

è quello di promuovere e contribuire allo sviluppo economico

delle comunità locali, attraverso la creazione di un’offerta

integrata delle risorse che possa generare impatti economici

diretti (a titolo esemplificativo attraverso la creazione di

nuovi posti di lavoro e l’esternalizzazione di attività e servizi

nell’ambito della filiera culturale) e indiretti. Coinvolgere le

comunità locali inoltre genera identità e senso di appartenenza,

e svolge un’importante azione di sensibilizzazione alla

conservazione, ad opera della popolazione, del patrimonio

culturale. Su questa linea si colloca il Piano Strategico del

Turismo per gli anni 2017-2022, approvato a seguito di un processo

partecipativo avviato dall’allora Ministero per i beni e le

attività culturali e per il turismo (Mibact), oggi Ministero della

cultura, che intende valorizzare il patrimonio culturale nazionale

attraverso una serie di strumenti di governance delle

politiche turistiche in una prospettiva globale e strategica. Al

Piano sono state inoltre affiancate altre specifiche iniziative

del Mibact, quali la Direttiva del 2015 sui Cammini d'Italia

o la direttiva del 2 dicembre 2016, con cui il 2017 è stato

dichiarato come l’Anno dei Borghi, a testimonianza del tentativo

di integrare la valorizzazione del patrimonio culturale e

del paesaggio con la promozione turistica. L’idea alla base di

queste iniziative è lo sviluppo di itinerari turistico culturali,

soprattutto nelle Aree interne, le quali, pur caratterizzandosi

per la presenza di un patrimonio culturale importante e diversificato,

non risultano ancora interessate da flussi turistici

notevoli.

Allo stesso tempo, le riforme dell’allora Ministero per i beni

e le attività culturali e per il turismo, a decorrere dal 2014,

hanno assegnato, in ambito periferico, ai Poli museali regionali

prima e alle Direzioni regionali Musei ora, il compito

di definire strategie e obiettivi comuni di valorizzazione in

rapporto all'ambito territoriale di competenza, promuovere

l'integrazione dei percorsi culturali di fruizione e, in raccordo

con i Segretariati regionali, dei conseguenti itinerari

turistico-culturali. Ai direttori dei Poli museali (ora Direzioni

regionali Musei) è stato, in particolare, assegnato il compito

di elaborare e stipulare accordi con le altre amministrazioni

statali eventualmente competenti, le Regioni, gli altri enti

pubblici territoriali e i privati interessati, per regolare servizi

strumentali comuni, destinati alla fruizione e alla valorizzazione

di beni culturali, anche mediante l'istituzione di forme

18 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 19

consortili non imprenditoriali per la gestione di uffici comuni

e tramite convenzioni con le associazioni culturali o di volontariato,

dotate di adeguati requisiti, che abbiano, per statuto,

finalità di promozione e diffusione della conoscenza dei

beni culturali. Con riferimento al Molise, una proposta di marketing

culturale verte su un cambio di passo del rapporto che

i luoghi della cultura molisani hanno con il territorio ed anche

tra di loro. Lo sviluppo del marketing dei luoghi della cultura

deve essere affiancato da un miglioramento anche delle criticità

che non sempre dipendono dai soggetti cui fanno capo

i luoghi della cultura. Anche elementi di marketing culturale

digitale possono integrare l’offerta complessiva, con funzioni

di supporto alla fruizione in presenza.

ANALISI DEL TERRITORIO

Da una prima analisi, emergenze la mancanza di una comunicazione

integrata tra le diverse realtà istituzionali presenti,

rendendo difficile per il visitatore reperire informazioni sul

territorio e in generale sul suo patrimonio culturale. Inoltre la

regione è affetta da una carenza di infrastrutture di collegamento

efficienti. Il Molise non ha un suo aeroporto: quello più

vicino è l’aeroporto di Pescara in Abruzzo, a 171 km di distanza

dal capoluogo Campobasso, equivalenti a circa 2h 3min in

automobile. Non ci sono treni diretti dal Nord Italia. L’assenza

dell’alta velocità e la presenza di pochi orari di partenza verso

e dal Molise, a cui si aggiunge la bassa qualità del servizio

(i treni sono spesso vecchi, scomodi, senza Wi-Fi, talvolta i

servizi sanitari sono fuori uso), contribuiscono a rendere poco

competitivo il Molise ai fini di un incremento del turismo.

Una volta giunti in Molise, gli stessi collegamenti interni sono

insufficienti a garantire la copertura del territorio tramite

trasporto pubblico. Molti borghi sono raggiungibili solo con

mezzo privato. Le strade sono spesso in manutenzione, a cui

si aggiunge l’abbondanza di precipitazione nevose durante il

periodo invernale: circostanze che rendono più difficoltosi

che altrove gli spostamenti con il mezzo proprio.

Le strutture ricettive sono scarse, anche quelle a iniziativa

dei singoli, sebbene molti borghi abbiano strutture abitative

vuote e abbandonate.

Con riferimento ai luoghi della cultura, nonostante la limitata

estensione territoriale, ci sono difficoltà a creare una strategia

di coordinamento, di rete e integrazione (in termini di

condivisione di personale, skills, promozione e comunicazione

etc.) tra i vari musei del territorio, pubblici e privati, statali e

non. Inoltre non c’è un’offerta tecnologica applicata a quella

culturale che sia adeguata a contribuire alla diversificazione

del pubblico e ad attrarre i più giovani, e in generale manca

una visione strategica di marketing culturale e territoriale.

Fig. 2 - Forbici e coltelli, Museo dei ferri taglienti, Frosolone.

SPUNTI DI RIFLESSIONE PER UNA PROPOSTA

DI MARKETING CULTURALE

Tra le azioni proposte, diventa importante favorire politiche

di prezzo diversificate che prevedano anche la vendita di biglietti

integrati tra i musei statali e non statali, così come la

creazione di una piattaforma digitale per l’acquisto di biglietti

online. In generale, l’aumento della bigliettazione integrata

potrà accrescere il marketing della rete museale molisana.

Sono possibili varie forme, tra cui quelle:

• su base tematica (es.: per le aree e musei archeologici, per

i musei di arti e tradizioni popolari, etc.); per i musei a

ingresso gratuito, la quota di bigliettazione includerebbe il

costo della visita guidata;

• su base geografica (anche in abbinamento ai piani strategici

di sviluppo territoriale già in atto).

Fondamentale diventa anche lo sviluppo, nei vari luoghi della

cultura, della tecnologia digitale e assistiva, nel più ampio

senso, così da diversificare e attrarre un pubblico più giovane,

nonché la condivisione di competenze e risorse, favorendo

una visione integrata dell’offerta culturale. Le possibilità

sono molte. Uno strumento efficace appare l’incentivazione

di storytelling digitali e dirette streaming, soprattutto per i

musei più difficili da raggiungere. Questo potrebbe stimolare

il visitatore a recarvisi fisicamente in seguito, trasformandosi

da visitatore virtuale in visitatore effettivo.

Inoltre, la stipula di convenzioni tra i luoghi della cultura,

da un lato, e le pro loco, le associazioni culturali, le guide

turistiche e le società di trasporto privato locale, dall’altro,

faciliterebbe la mobilità e la permanenza del turista all’interno

della regione. Per il grave problema dei trasporti, dove la

quantità di risorse da investire ha sicuramente dimensioni notevoli,

un primo contributo può venire dalla stipula di accordi

con società private ed enti territoriali per offrire servizi di

trasporto su richiesta a prezzi convenzionati, da compensare

con incentivi pubblici, sponsorizzazioni, defiscalizzazioni.

Considerata la scarsa presenza di strutture ricettive, occorrerebbe

incentivare i privati ad affittare le loro case non utilizzate

o utilizzate per periodi limitati. Tipicamente, una terra

di emigrati come il Molise vede i suoi centri urbani minori

riaffollarsi durante il mese di agosto, ma molte case restano

vuote per il resto dell’anno. Questo potrebbe essere uno dei

punti per avviare il recupero di molti centri pressoché disa-

Fig. 3 - Museo internazionale della zampogna Pasquale Vecchione, Scapoli.


Fig. 4 - Museo Internazionale della Zampogna Pasquale Vecchione, Scapoli.

bitati, così come sta avvenendo in altre regioni. Un'altra opportunità

sarebbe la realizzazione di alberghi diffusi, la nota

formula che vede la costituzione di un'impresa alberghiera

con le camere non in un unico stabile, bensì diffuse in vari

edifici, nello stesso centro o anche in centri abitati contigui,

con gestione unitaria e in grado di fornire servizi adatti a tutti

gli ospiti, mantenendo al contempo le caratteristiche di accoglienza

tipiche di una casa. L’Associazione Nazionale Alberghi

Diffusi può costituire un partner per uno studio di fattibilità.

Una prima esperienza in tal senso si è già svolta a Castel del

Giudice in provincia di Isernia.

Un marketing culturale efficace non può, comunque, prescindere

dall’inglobare nelle sue offerte anche quegli aspetti, già

accennati, legati alla dimensione etnoantropologica. Essi devono

affiancarsi all’offerta connessa al patrimonio culturale

materiale. Entrambi caratterizzano i territori, entrambi contribuiscono

a determinare l’aspetto dei paesaggi e le forme

della vita quotidiana: scinderli andrebbe a scapito della loro

messa a profitto, come invece accade allo stato attuale, nella

maggior parte dei casi. Questo indotto culturale si traduce in

un indotto economico, perché le forme culturali ereditate dal

passato sono le basi per un futuro realmente sostenibile. È

questa la grande valenza dei beni culturali, materiali e immateriali:

essere testimonianza viva e utilizzabile per dare basi

solide alla progettazione del domani. Non ha senso, dunque,

separare gli uni (i beni materiali) dagli altri (il patrimonio immateriale),

in quanto è attraverso la presa in considerazione

Fig. 5 - Museo Storico della Campana Giovanni Paolo II, Agnone

del loro intero che i programmi, anche di sviluppo economico,

trovano la loro piena efficacia.

Può essere usato come esempio il Museo dei Ferri Taglienti

(forbici e coltelli) di Frosolone (foto 1 e 2), testimonianza

materiale di un artigianato tipico che da secoli si tramanda

attraverso le generazioni, al quale si accompagnano la Mostra

Mercato Nazionale, che espone forbici e coltelli della produzione

artigianale proprio nei locali occupati un tempo dalle

botteghe artigiane, e la Festa della Forgiatura grazie alla quale

rivive nelle piazze l'antica lavorazione.

Analogo è il caso di Scapoli, dove sono presenti il Museo Internazionale

della Zampogna Pasquale Vecchione e l’Associazione

Culturale Circolo della Zampogna (foto 3 e 4). Ad

essi si accompagnano, annualmente, una Mostra Mercato e un

Festival. Inizialmente si trattava solo di una mostra-mercato,

per garantire la sopravvivenza e la trasmissione alle generazioni

future della zampogna e della sua tradizione. Successivamente,

alla mostra fu affiancato il festival internazionale,

un evento che appassiona suonatori e costruttori di zampogne

di tutto il mondo, accrescendo il loro senso di identità

e rafforzando la consapevolezza di essere i custodi di un sapere

ancestrale. Moltissimi altri esempi di attività artigianali

potrebbero essere menzionati, come la Pontificia Fonderia

di campane ad Agnone di cui fa parte il Museo Storico della

Campana Giovanni Paolo II (foto 5 e 6), o il Museo dei Costumi

molisani a Isernia, città che reclama l’ideazione della lavorazione

al tombolo nel monastero di Santa Maria delle Monache

(peraltro oggi utilizzato come sede museale).

Il settore eno-gastronomico, come ovunque in Italia, ha enormi

potenzialità e riflette un’eredità anch’essa di matrice culturale.

Il Molise, infatti, esprime l’identità di un territorio

segnato dalla transumanza e legato alla cucina povera e genuina

di pastori e contadini. C’è un ricorrente connotato di

tradizionalità che manifesta nel presente modi e forme provenienti

da un passato anche molto lontano, accompagnato

da espressioni che spaziano dalla sfera rituale, apotropaica, a

quella dei rapporti comunitari. Numerose sono le occasioni in

cui si unisce alle manifestazioni della produzione artigianale.

Un altro punto particolarmente efficace del marketing culturale

è la promozione di forme di partecipazione attiva e

il coinvolgimento delle comunità in sede di progettazione.

È una condizione molto importante, tanto più per un’azione

promossa da un’amministrazione pubblica. Partecipazione

nel processo decisionale, nella fase progettuale, quindi, ma

anche partecipazione attraverso azioni concrete che mirino

alla sfera affettivo-emotiva dei destinatari del marketing.

Coinvolgere, dare concrete e fruttifere possibilità di agire, di

sviluppare un percorso di lavoro, di lasciare tracce culturali

personali, rappresenta sicuramente uno stimolo potente per

la riuscita di un marketing culturale. Un mezzo facilmente

accessibile è quello della fotografia. La fotografia è anche

cronaca, narrazione, racconto, testimonianza.

Prevedere che i fruitori del patrimonio culturale molisano

uniscano alla conoscenza di questo alcune pratiche fotografiche

attive è un’idea che può dare ottimi risultati.

È fondamentale dunque identificare e attuare azioni e progetti

per la valorizzazione del patrimonio fotografico. Bisogna

attivare politiche per la costituzione, la conservazione

e la valorizzazione del patrimonio fotografico esistente (foto

d’archivio) ma anche favorire lo sviluppo della fotografia e

la creazione artistica contemporanea che documenti l’evoluzione

del paesaggio e della società, agevoli il meccanismo

identità-senso di appartenenza e metta in moto meccanismi

di sviluppo territoriale e di crescita economica.

Il Molise è già testimone di un fenomeno che, affermato a

livello mondiale, ha qui trovato espressioni sia in linea con

i trend globali sia di rivisitazione delle tradizioni: la pittura

murale in esterni.

20 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 21

Dai murales internazionali di Campobasso, con una qualità

assoluta anche sorprendente per un centro così interno e

purtroppo lontano dai circuiti dell’arte ufficiale, a quelli che

reinterpretano intelligentemente i valori della civiltà tradizionale

a Casalciprano (foto 7), abbinati al locale Museo a

cielo aperto della Memoria Contadina, la strada risulta già

efficacemente segnata.

CONCLUSIONI

L’analisi condotta fino ad ora ha evidenziato la complessità e

la quantità dei fattori che devono essere considerati quando

si riflette su una proposta di marketing culturale che presenterà,

necessariamente, anche le caratteristiche proprie di

un’offerta di marketing territoriale.

Il marketing, abbiamo visto, non si limita a svolgere un’attività

di mera promozione e comunicazione. Il marketing

comprende sicuramente la promozione dei servizi e la cura

dell’immagine del territorio, ma è, nello specifico, il processo

attraverso cui si soddisfano i bisogni delle persone e dunque

del territorio. I nostri luoghi della cultura devono partire dalla

conoscenza dei bisogni del pubblico su cui si concentra la

loro azione, al fine di creare un’offerta culturale che attragga

nuovi pubblici, che porti il visitatore a conoscere gradualmente

il patrimonio culturale presente sul territorio e generi l’effetto

dipendenza culturale o cultural addiction (cit. Trimarchi

M, L’evoluzione del prodotto culturale, febbraio 2006). La

diffusione della cultura genera conoscenza tra i residenti e i

turisti esterni al territorio con importanti effetti di tipo educativo

e sociale. L’offerta culturale dovrà prevedere il riallestimento,

a cadenza regolare, delle collezioni museali (anche

con l’ausilio di supporti tecnologici) e un rafforzamento dei

servizi collegati (l’esperienza culturale inizia nel momento in

cui il consumatore lascia la propria abitazione, si reca al museo

e continua anche al ritorno a casa: il customer journey).

È quindi importante incentivare il consumatore nell’acquisto

del biglietto anche con servizi di acquisto online, così come è

fondamentale investire sulle infrastrutture e realizzare sinergie

con il trasporto locale per agevolare il raggiungimento dei

luoghi della cultura situati in località di montagna con strade

poco agevoli. È importante che le istituzioni culturali lavorino

su un’offerta di marketing ben strutturata, così da contribuire

alla creazione sia di valore sociale che economico, favorendo

lo sviluppo e migliorando la qualità della vita e l’attrattività

del territorio, due elementi indispensabili per valutare

il successo di un’offerta di marketing culturale e territoriale.

Bisogna agire per migliorare la vita dei residenti, attrarne di

nuovi, attrarre investitori (nuove imprese e start-up culturali,

ad esempio, che si vanno ad insediare in quel territorio, creando

nuovi insediamenti produttivi, da cui conseguono nuovi

posti di lavoro e maggiori benefici per la collettività) e turisti,

italiani e stranieri, portatori di ricchezza.

Sarà quindi importante investire sulla creazione di alberghi

diffusi e recuperare strutture, anche private, presenti nelle

aree interne che possiedono un patrimonio paesaggistico e

bellezze naturali eccezionali ma, allo stesso tempo, prive di

strutture sufficienti o idonee ad ospitare potenziali visitatori.

Lo scopo è quello di rifuggire da un turismo mordi e fuggi e

creare un maggiore indotto sul territorio (i turisti pagheranno

il biglietto di ingresso al museo o all’area archeologica, ma

porteranno ricchezza anche ai negozianti, agli albergatori, ai

ristoratori).

L’offerta culturale dei nostri luoghi della cultura dovrà inoltre

dialogare con i vari stakeholder (le altre istituzioni pubbliche,

ma anche le associazioni culturali e i soggetti privati) e valorizzare

le specificità territoriali fatte anche di eventi, festival

e tradizioni. È quindi evidente come la predisposizione di una

efficace proposta di offerta rientrante nell’ambito del marketing

culturale non potrà prescindere dallo studio e dalla

Fig.6 - Museo Storico della Campana Giovanni Paolo II.

Fig. 7 - Murales, Museo della Memoria Contadina, Casalciprano

conoscenza del territorio in cui il luogo della cultura si trova.

L’istituzione dovrà uscire dai confini prettamente museali,

affacciarsi sul territorio e studiare tutti gli elementi che lo

caratterizzano per diffondere la conoscenza della collezione

museale ma anche del territorio in cui si colloca, generare

senso di appartenenza e di identità, accrescere la reputazione

del luogo, attrarre talenti, imprese, nuovo pubblico e

nuovi turisti, e contribuire così allo sviluppo del territorio,

alla sua crescita economica e alla sua trasformazione in una

realtà di eccellenza.

Abstract

This document is divided into four sections. The first section, the introduction,

analyses the transformations that the cultural sector has been undergoing

in recent years and the new interest towards forms of slow tourism, traditions

and little medieval villages. The second section describes the territory

and its criticalities. The third section shows the strategy and the proposed

actions to increase the flow of tourists and the economic growth of Molise.

The fourth section is dedicated to the conclusions and summarizes the main

points of the topics covered.

Parole Chiave

Musei; patrimonio immateriale; beni culturali; digitale

Autore

Lia Montereale

lia.montereale@beniculturali.it

funzionario per la promozione e comunicazione

presso il Segretariato Regionale Mibact per il Molise.


ARCHEOLOGIA FORENSE

L'Archeologia Forense e CSI

L’importanza dell’archeologia forense sulla scena

del crimine: dalla macro- alla micro-scala

di Pier Matteo Barone

Fig. 1 - Un esempio di applicazione forense dell'NDVI su un'immagine satellitare in cui è chiara la presenza di una superficie 'disturbata' (cerchio

rosso) corrispondente ad un possibile occultamento di cadavere.

La sepoltura di oggetti (resti umani, esplosivi, armi,

droghe, ecc.) può essere associata a gravi crimini e

può richiedere una ricerca accurata in luoghi impervi.

Tali scenari di ricerca forense sono abbastanza comuni. La

maggior parte delle scoperte documentate sono accidentali

o derivano da testimonianze di sospetti/testimoni. La

difficoltà di localizzare tali target sepolti significa che un

approccio randomico o basato sul caso non è prudente.

Un’indagine archeologica preliminare per focalizzare la ricerca

di una scena del crimine è fondamentale. Le forze

dell’ordine internazionali adottano procedure che partono

da uno studio macroscopico (ad esempio, il telerilevamento)

dell’area di interesse per arrivare ad analisi microscopiche

(ad esempio, test di laboratorio) delle prove sulla

scena del crimine attraverso diverse fasi, come la geofisica,

l’archeologia e la tafonomia.

LA SCENA DEL CRIMINE ALLA MACROSCALA

Il telerilevamento (RS) è lo strumento preliminare utilizzato

per definire meglio un’area della scena del crimine,

partendo da un’analisi a macroscala. Questo metodo è importante

non solo perché non è invasivo ma anche perché

diventa possibile scegliere diverse opzioni di RS a seconda

del particolare caso forense.

I metodi di telerilevamento si basano su misurazioni indirette

della superficie e del sottosuolo di un territorio. Queste

misure vengono interpretate per identificare e caratterizzare

i contrasti dovuti alle differenze nelle proprietà

fisiche e/o naturali dei materiali studiati. I recenti sviluppi

nelle apparecchiature di telerilevamento e nelle tecnologie

informatiche hanno migliorato le possibilità di applicazione

di successo di queste metodologie, in particolare

per applicazioni inerenti alla ricerca di persone scomparse

come visto nel precedente articolo di questa rubrica.

L’uso della scienza RS e la sua applicazione attraverso le

immagini satellitari ed aeree potrebbero sembrare semplici

per qualcuno utilizzando database commerciali online

di immagini per ottenere prove a sostegno di casi forensi,

ma non lo è. Trovare le immagini giuste significa setacciare

enormi database di dati satellitari storici e le cause legali

che coinvolgono tali approcci spesso falliscono per mancanza

di professionalità.

Sia le immagini satellitari che quelle aeree possono fornire

ampie informazioni su ciò che può essere sepolto nel

terreno. All’inizio, le caratteristiche non visibili sul terreno

sono spesso rivelate in altitudine sia autopticamente

che utilizzando determinati sensori. Per esempio, le sottili

aree depresse delle fosse clandestine possono essere espo-

22 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 23

ste nelle fotografie aeree al mattino presto o nel tardo

pomeriggio, quando le ombre sono più lunghe.

Inoltre, i cosiddetti cropmarks si presentano come crescita

differenziale nelle colture causata dalla presenza

di differenti caratteristiche sub-superficiali. A volte, tali

caratteristiche sono così chiare che possono essere osservate

nella banda visibile ad occhio umano. In altri casi,

l’uso di bande “invisibili” permette di produrre o immagini

all’infrarosso o valori come l’NDVI (Normalised Difference

Vegetation Index) che evidenziano specifici target forensi

(Fig. 01).

Oggigiorno, tecnologicamente all’avanguardia sono i veicoli

aerei senza equipaggio (UAV), o “droni”, sempre più

utilizzati per acquisire queste tipologie di immagini. Piccoli

UAV portatili, con le appropriate autorizzazioni per lo

spazio aereo quando necessario e con determinati sensori,

possono sorvolare scene del crimine all’aperto e anche al

chiuso per acquisire video e fotografie. Questa prospettiva

aggiuntiva migliora nuovamente la documentazione e l’interpretazione

di ogni scena.

Anche il LiDAR (Light Detection and Ranging) è una tecnologia

basata sul telerilevamento aereo. Misura la distanza

illuminando un obiettivo con un laser e analizzando la luce

riflessa. Il vantaggio principale dell’applicazione LiDAR a

una scena del crimine è la capacità di ottenere una misurazione

in scala reale e senza contatto diretto. Il LiDAR ha

molte applicazioni nel campo delle indagini forensi, tra cui

l’aiuto nella pianificazione delle campagne sul campo, la

mappatura della superficie del suolo al di sotto di boschi

o foreste e la fornitura di una panoramica delle caratteristiche

del terreno che possono essere indistinguibili da

terra. Sono state proposte, inoltre, alcune applicazioni

delle tecnologie laser 3D alle scienze forensi. È possibile

creare una scena del crimine virtuale per la ricostruzione

e documentazione forense basata sulle tecnologie laser 3D

in cui la componente verticale è determinata con maggiore

precisione rispetto ai metodi convenzionali. Tali modelli

3D forniscono anche la possibilità di ricostruire elementi

mancanti da prove parziali.

LA SCENA DEL CRIMINE A MEDIA SCALA

Tra i metodi RS, la geofisica forense svolge un ruolo fondamentale

di raccordo tra le analisi a macroscala e microscala.

Essa comporta lo studio, la ricerca, la localizzazione e

la mappatura di oggetti o elementi sepolti sotto il suolo o

l’acqua utilizzando strumenti di geofisica per scopi forensi.

Varie tecniche geofisiche possono essere utilizzate per

indagini forensi in cui i target sono sepolti e hanno dimensioni

diverse (da armi e fusti metallici a sepolture umane e

bunker). I metodi geofisici hanno il potenziale per aiutare

nella ricerca e nel recupero di questi target forensi perché

possono esaminare rapidamente e in modo non distruttivo

grandi aree dove un sospetto, una sepoltura illegale o

qualche altro obiettivo forense è nascosto nel sottosuolo.

Quando c’è un contrasto di proprietà fisiche tra un target e

il materiale in cui è sepolto nel sottosuolo, è possibile individuare

e definire con precisione il luogo di occultamento

dell’oggetto cercato.

Il Ground Penetrating Radar (GPR o georadar) è uno degli

strumenti geofisici più utili per indagare target sia sepolti

sia obliterati dietro una muratura. Un’unità GPR produce

essenzialmente un’onda elettromagnetica ad una determinata

frequenza che viaggia attraverso il terreno ad una

velocità controllata dalle proprietà elettromagnetiche del

materiale indagato. Le differenze nella permittività relativa

(costante dielettrica) o nella conducibilità elettrica

risultanti dai cambiamenti nel tipo di suolo o nella presenza

di acqua fanno sì che le onde vengano riflesse. I segnali

riflessi dalle interfacce naturali del sottosuolo e da oggetti

sepolti/nascosti sono ricevuti dal georadar, fornendo risultati

in tempo reale.

I vantaggi del georadar per le indagini forensi sono oltre

alla portabilità dello strumento, anche e soprattutto la facile

localizzazione e mappatura degli obiettivi sepolti in

tempo reale, anche se è fondamentale che chi lo utilizza

conosca i principi e le procedure adeguate per ottenere i

migliori risultati.

In seguito, gli ultimi due strumenti che possono essere

annoverati tra quelli non invasivi che permettono la col-

Fig. 2 - Lo scavo archeologico forense: a) Un radargramma indicante la presenza di un occultamento di cadavere; b) La sua ricostruzione 3D; c) Il suo diagramma

di Harris; d) i possibili scenari che un archeologo forense può identificare come sepolture clandestine.


lezione di informazioni a media scala sono il K9 ed il fieldwalking.

I cani, comunemente conosciuti come K9 dai professionisti

delle forze dell’ordine a causa dell’omofonia con la parola

“canino”, hanno giocato un ruolo importante nelle indagini

legali per decenni grazie al loro acuto senso dell’olfatto. Il

naso di un essere umano medio ha all’incirca cinque milioni

di cellule sensibili, che sembra essere un gran numero

fino a quando non si confronta con i 200 milioni di cellule

del naso di un cane medio. I “cani da cadavere” sono

appositamente addestrati a seguire l’odore della carne in

decomposizione per localizzare i corpi di esseri umani deceduti.

Che un cadavere sia in superficie, sepolto sottoterra

o addirittura sott’acqua, il naso di un cane è abbastanza

potente da captare l’odore e risalire alla sua fonte.

Insieme ai cani, come accennato in precedenza, anche il

field-walking è fondamentale per restringere l’area indagata.

Il field-walking o indagine pedonale è una tecnica

adottata nel contesto forense dall’archeologia e ancor prima

dai militari. Fondamentalmente, una squadra di investigatori

cammina attraverso i campi aperti della loro area

di studio registrando tutte le prove superficiali incontrate.

Tuttavia, ci sono alcune variabili importanti in questo metodo.

La prima riguarda il dettaglio con cui viene documentata

la mappatura di superficie; più intensa è, meno

terreno viene coperto. Un’indagine intensiva studia, quindi,

un’area relativamente piccola in modo molto dettagliato,

mentre un’indagine estensiva copre un’area enorme,

usando metodi molto meno meticolosi.

LA SCENA DEL CRIMINE ALLA MICROSCALA

Arrivati a questo livello di indagine della scena del crimine,

individuata una zona minima di interesse dove focalizzarsi,

il primo coinvolgimento di un archeologo forense è

quello di aiutare la polizia a scavare in maniera scientifica

un corpo e/o gli oggetti personali di una o più vittime. A

livello di microscala, infatti, l’archeologo forense inizia a

scavare usando gli strumenti e le competenze necessarie

per uno scavo stratigrafico. Lo scavo deve essere condotto

meticolosamente e non arbitrariamente (cioè, arrivando

direttamente all’obiettivo sepolto usando bulldozer o

attrezzature simili) utilizzando gli strumenti appropriati.

L’archeologo deve registrare e conservare tutto ciò che

viene trovato in ogni fase e profondità (per esempio, fibre

artificiali, capelli, vestiti o DNA) perché può essere una

prova vitale. Bisogna ricordare come l’archeologo forense

sia coinvolto non solo nello scavo di cadaveri od oggetti

occultati, ma anche di fosse comuni create durante crimini

di guerra o a seguito di esplosioni, incidenti aerei e

atti di terrorismo (si pensi per esempio al crollo delle Torri

Gemelle a New York dove gli archeologi forensi sono stati

fondamentali).

Lo scavo stratigrafico (o meglio micro-stratigrafico, in

quanto, in ambito forense, si parla di micro-strati per via

del loro breve tempo di formazione) e l’esame di ogni prova

trovata nel terreno rimosso è un esempio di cronologia

relativa, dove, per esempio, un elemento sepolto con una

data (per esempio, una bottiglia di latte o una ricevuta)

sopra o sotto il target forense può fornire informazioni sul

tempo della sepoltura. Inoltre, le prove degli archeologi

forensi riguardanti il modo in cui i materiali si degradano

o si decompongono nel tempo e in condizioni specifiche

possono essere importanti perché possono aiutare a determinare,

ad esempio, da quanto tempo un corpo è stato

sepolto dallo stato dei vestiti o del terreno circostante o

da quanto tempo eventuali oggetti sono stati sepolti.

Ed è qui che è fondamentale la tafonomia. La tafonomia

deriva dalla parola greca taphos (τάφος) che significa tomba,

ma è stata più comunemente accettata come lo studio

di un organismo dal momento della sua morte al punto della

sua scoperta. Un'area di ricerca sfaccettata che incorpora

la decomposizione, la sepoltura, i trasporti e i fattori

chimici, fisici e biologici che la accompagnano, valutando

tutti i processi peri- e post-mortem, compresi il recupero,

la conservazione e le fasi di analisi. Esaminando tutti gli

aspetti di queste fasi, si può ottenere una migliore comprensione

della portata dell’analisi tafonomica in ambito

forense (Fig. 2).

CONSIDERAZIONI FINALI

È sempre auspicabile che si verifichino strette collaborazioni

interdisciplinari sulla scena del crimine tra le diverse

discipline forensi. Per questo motivo, se l'analisi archeologica

di una scena del crimine richiede un esame più specializzato,

vale la pena comunicare con gli esperti delle

altre geoscienze forensi durante tali procedure. Alcune

delle più rilevanti sono geologia, antropologia, entomologia,

botanica, biologia, chimica e genetica. Per fare questo

è necessario che l’archeologo forense agisca seguendo

determinate regole.

Come illustrato nella figura 3, un’analisi della scena del

crimine da parte di un archeologo forense può diventare

un collo di bottiglia in cui è facile perdere informazioni

o può essere una risorsa fondamentale

utilizzata per risolvere un caso. Le informazioni

prima/durante/dopo lo scavo devono essere documentate

correttamente per evitare la perdita

graduale di informazioni, in parte naturale e in

parte artificiale. Tuttavia, se l’esperto coinvolto

non rielabora correttamente tali informazioni,

una mente interpretativa non sarà sufficiente per

risolvere il caso. Quest’ultimo aspetto non è da

sottovalutare in quanto non di rado gli archeologi

forensi possono dover testimoniare in tribunale

come esperti e devono essere in grado di comunicare

questioni complesse ad un pubblico che ignora

i rudimenti di questa poliedrica, variegata e

complessa metodica.

Fig. 3 - Schema di analisi della scena del crimine in archeologia forense.

24 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 25

Bibliografia

Barone, P.M. Understanding Buried Anomalies: A Practical Guide

to GPR; LAP LAMBERT Academic Publishing: Saarbrücken, Germany,

2016; ISBN 978-3-659-93579-4.

Barone, P.M. Contestualizzare l’Archeologia Forense;

Archeomatica - Tecnologie per i Beni Culturali, Anno XII - Numero

2 Giugno 2020

Barone, P.M. L’Archeologia Forense e la Ricerca di Persone

Scomparse; Archeomatica - Tecnologie per i Beni Culturali, Anno

XIII - Numero 1 Marzo 2021

Barone, P.M.; Groen, W.J.M. Multidisciplinary Approaches to

Forensic Archaeology: Topics discussed During the European

Meetings on Forensic Archaeology (EMFA); Springer, 2018; ISBN

978-3-319-94397-8.

Di Maggio, R.M., Barone, P.M. (eds.) Geoscientists at Crime

Scenes: A Companion to Forensic Geoscience; Soil Forensics;

Springer International Publishing, 2017; ISBN 978-3-319-58047-

0.

Di Maggio R.M., Barone P.M., Dealing with different forensic

targets: geoscientists at crime scenes, The Geological Society

(GSL) Special Publications, 2018a.

Di Maggio R.M., Barone P.M., Geoforensics in Italy: Education

and Research Standards, The Geological Society (GSL) Special

Publications, 2018b.

Morgan, R.M., Bull, P.A., Forensic geoscience and crime detection,

Minerva Med. Leg., 127, 2007, pp. 73-89.

Ruffell, A., McKinley, J., Geoforensic, Wiley, 2008, 978-0-470-

05735-3

Schotsmans, E.M.J., Márquez-Grant, N., Forbes, S., Taphonomy

of Human Remains: Forensic Analysis of the Dead and the Depositional

Environment, John Wiley & Sons, 2017.

Abstract

International law enforcement agencies adopt a standard procedure to analyse a crime scene,

beginning with a landscape macroscopic study (e.g., remote sensing) till a microscopic evidence

analysis (e.g., archaeological stratigraphy) following intermediate steps such as geophysics, fieldwalking,

and taphonomy.

Parole chiave

Archeologia forense; CSI; Telerilevamento; Geofisica; Field-walking;

Cani da cadavere; Scavo stratigrafico; Tafonomia

Autore

Pier Matteo Barone

p.barone@aur.edu

Archaeology and Classics Program, The American University of Rome, Via P. Roselli,

4 – 00153 Roma, Italia

Geoscienze Forensi Italia -Forensic Geoscience, Italy, Rome, Italy

ORCID: 0000-0002-8232-4935

Sottocontrollo

tel. +39 02 4830.2175

info@codevintec.it

www.codevintec.it

Strumenti per:

Indagini archeologiche

e pre-scavo

Mappatura di cavità

e oggetti sepolti

Ispezione di muri,

colonne, pareti…

CODEVINTEC

Tecnologie per le Scienze della Terra

Innovativi Georadar

per indagini pre-scavo

e profili 3D del sottosuolo


AZIENDE E PRODOTTI

STAZIONE TOTALE STONEX R20 PER L’ARCHEOLOGIA

IL NUOVO SISTEMA INFORMATIVO GEOGRAFICO DELLA

CITTÀ METROPOLITANA DI ROMA CAPITALE BASATO

SU QGIS E G3W-SUITE

Pienamente operativo il nuovo Portale Geografico dedicato

alla divulgazione e alla gestione dell’informazione

geografica. Il Sistema Informativo Geografico della Città

metropolitana di Roma Capitale, in linea ed in conformità

alle conoscenze e all’uso offerto dalle nuove tecnologie

applicative dalle potenzialità estese a chi se ne

avvale in ambito cartografico, è oggi basato sulla piattaforma

G3W-SUITE rispondente a tutti quei requisiti

ritenuti fondamentali nel rendere conto alle esigenze

operative del comunicare.

G3W-SUITE è uno strumento basato su tecnologia Open

Source che consente la gestione completa del proprio SIT

e la realizzazione e la pubblicazione di servizi WebGis in

modo autonomo grazie alla completa integrazione con

l’applicativo desktop geografico QGIS.

Oltre agli aspetti di pubblicazione di mappe web, la suite

permette di esporre tali informazioni tramite i diversi

servizi OGC, utilizzati anche come basi tematiche per

servizi dedicati agli Enti locali per gli aspetti di pianificazione

e di verifica tributaria.

Le funzionalità di editing cartografico web, sia diretto,

sia basato su relazioni 1:N, nonché la possibilità di definire

vincoli geografici ed alfanumerici (differenziati per

utente) su aspetti di visualizzazione ed editing, hanno

permesso di utilizzare la suite per la predisposizione di

gestionali cartografici tra i quali si ricorda:

• la gestione (stato di conservazione ed analisi della

criticità) delle infrastrutture e della viabilità di competenza;

• il progetto Biovie, per consentire agli Enti Locali di

inserire autonomamente le loro proposte di percorsi

ciclabili per la redazione del Piano Urbano della Mobilità

Sostenibile;

• la gestione degli Impianti di Depurazione Urbana

Tra gli sviluppi futuri, oltre all’implementazione delle

funzionalità di editing web che permettano di creare gestionali

cartografici avanzati, è in fase di predisposizione

la pubblicazione dei metadati (secondo le specifiche

RNDT ed INSPIRE) tramite protocollo WCS e le funzionalità

di harvesting.

Portale Cartografico Città Metropolitana Roma Capitale:

https://geoportale.cittametropolitanaroma.it/

G3W-SUITE web site: https://g3wsuite.it

Stonex R20 è una stazione totale che combina funzionalità

e affidabilità. Leggera e maneggevole è un compagno

perfetto per i rilievi in campo. Le performance di misura

sono ottime fino a 5000m con prisma, 600m senza prisma

e 2” di accuratezza angolare. Il telescopio ad alte

prestazioni, con il reticolo illuminabile, fornisce la miglior

qualità di mira in qualsiasi condizione ambientale. I

programmi a bordo la rendono adatta a qualsiasi lavoro.

Che il lavoro sia un semplice rilievo o un picchettamento,

R20 ti aiuterà sempre grazie ad un'interfaccia semplice e

ad un menù di navigazione chiaro ed intuitivo. In alternativa,

è possibile collegare a Stonex R20 un dispositivo

esterno tramite connessione Bluetooth ed utilizzare il

software da campo che si ha già in dotazione.

Una giornata di lavoro con una sola carica

Grazie al design del circuito a basso consumo energetico,

R20 dà la possibilità di lavorare continuamente per più

di 22 ore.

Viti di bloccaggio e tasto trigger

Le viti per il bloccaggio sono ergonomiche e permettono

la collimazione veloce e precisa del bersaglio, utilizzando

entrambe le mani. É possibile avviare la misura per il

rilevamento utilizzando il tasto trigger, situato sul lato

dello strumento.

Display a colori

R20 è dotato di due display a colori 320x240px, con icone

ben progettate che garantiscono al topografo un ambiente

chiaro, anche sotto la luce diretta del sole.

Sei interessato? Scopri di più su R20: https://www.stonex.it/it/project/r20-stazione-totale/

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https://www.stonex.it/it/contatti/

ARCHEO-GEOFISICA: IL FUTURO VEDE IL PASSATO

Diversi strumenti presi dalla geofisica applicata vengono

sfruttati appieno e con grande interesse dagli archeologi.

I più innovativi non si lasciano scappare la strumentazione

più performante. L’Università di Ferrara – con il prof.

Enzo Rizzo e la prof.ssa Rachele Dubbini – in collaborazione

con il dott. Luigi Capozzoli del CNR IMAA stanno

studiando un sito a Bocca delle Menate (Comacchio) alla

ricerca di aree di interesse archeologico.

26 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 27

Pochi giorni fa si è svolta sul sito anche un'acquisizione

dimostrativa con il 3D-Radar.

Gli archeologi utilizzano diversi metodi geofisici: georadar,

geoelettrica, magnetometria…

Il georadar è la tecnologia geofisica più accurata e ad alta

risoluzione. Funziona meglio in terreni sabbiosi, secchi,

poco conduttivi. Individua vuoti, cavità, oggetti nascosti,

determina le dimensioni dei target, e soprattutto la profondità

alla quale si trovano. Anche su pareti e colonne.

La geolettrica viene usata per mappare la profondità dei

suoli e delle rocce. I georesistivimetri indagano molto più

in profondità rispetto a un georadar, dando anche informazioni

sulla tipologia geologica presente nel terreno.

I magnetometri sono adatti a fare le mappature estensive

e veloci di un’area. Gli archeologi li usano per ritrovare

le attività o insediamenti umani: i vecchi forni, le cucine,

i mattoni e tutti i materiali cotti ad alte temperature, i

luoghi di stoccaggio e persino le vecchie trincee.

Chi è Codevintec?

Codevintec è un riferimento per strumenti ad alta tecnologia

nelle Scienze della Terra e del Mare:

• Geofisica terrestre e Studio del sottosuolo

• Vulcanologia e Monitoraggio sismico

• Geofisica Marina e Rappresentazione dei fondali e delle coste

• 3D Imaging e Telerilevamento

• Navigazione e posizionamento di precisione

• Qualificato laboratorio di assistenza tecnica

virtuale sono molteplici: mancanza di tempo per viaggiare

o il desiderio di conoscere l'esposizione del museo

prima di visitarlo. Inoltre, alcuni musei possono essere

situati in luoghi remoti o difficili da raggiungere; in tali

casi, una visita virtuale diventa un mezzo alternativo per

studiarne i contenuti e ammirarne le opere d’arte.

A differenza di quello fisico, lo spazio virtuale consente

di esporre un numero maggiore di mostre, il che lo rende

appetibili quei musei con spazi espositivi limitati.

Lo strumento che propone MicroGeo come soluzione di

rilievo nell’ambito dei Beni Culturali e Archeologici è lo

scanner 3D Spectrum della Società RangeVision.

RangeVision Spectrum è uno scanner 3D ad alta risoluzione

a luce strutturata che combina le capacità tecniche

degli scanner 3D professionali e la semplicità di una soluzione

desktop. Spectrum ha 3 aree di scansione ed è dotato

di telecamere industriali a colori da 3.1 Mpix. Questo

scanner 3D è progettato specificamente per rilevare

geometrie complesse e i più piccoli dettagli di oggetti di

piccole, medie e grandi dimensioni, con una risoluzione

e una precisione molto elevate.

RangeVision Spectrum è dotato di uno speciale design

per l'elaborazione rapida dei risultati di scansione tramite

software. Il programma è sempre incluso nel costo

dell'attrezzatura e consente di ottenere un modello 3D

di alta qualità esportabile in tutti i programmi CAD/CAM

e in ambienti di modellazione virtuale 3D (Solidworks,

Autocad, 3Ds Max, Maya, Rhinoceros e non solo).

Lo scanner RangeVision Spectrum è stato utilizzato per la

scansione 3D di molti reperti storici di materiale vario,

quali legno, ferro e ceramica. Alcuni di questi elementi

presentano ornamenti floreali e iscrizioni finissimi e

dettagliati che sono stati scansionati efficacemente dallo

Spectrum, con lo scopo di generare successivamente

contenuti multimediali per i tour virtuali e per realizzare

stampe 3D utili a scopi commerciali o di divulgazione

culturale.

Vuoi provare lo scanner RangeVision Spectrum? MicroGeo

propone anche demo online: prenota la tua dimostrazione

scrivendo a info@microgeo.it - www.microgeo.it

Per ulteriori informazioni:

www.codevintec.it info@codevintec.it

MICROGEO PRESENTA RANGEVISION SPECTRUM 3D

PER I BENI CULTURALI E ARCHEOLOGICI

Le tecnologie di scansione 3D, infatti, vengono utilizzate

già da molto tempo nello studio dei manufatti storici.

Una delle aree di utilizzo principali è la creazione di

esposizioni virtuali. Alcuni musei del mondo offrono già

tour virtuali, con l'aiuto dei quali gli utenti hanno la possibilità

di conoscere la storia del paese o della regione.

I motivi che spingono molti visitatori a scegliere un tour


AZIENDE E PRODOTTI

La partnership di Topcon con CyArk rafforza l’impegno a

favore della conservazione del patrimonio culturale.

Topcon Positioning Group è lieta di annunciare la partnership

con CyArk, un’importante organizzazione senza

scopo di lucro impegnata nella conservazione dei siti del

patrimonio culturale in tutto il mondo.

Servendosi della tecnologia di documentazione digitale

3D, CyArk si adopera affinché i siti di rilevanza culturale

possano essere documentati in modo completo e accurato

a beneficio delle generazioni presenti e future. Molte

delle tecnologie necessarie a tale scopo provengono dal

settore geospaziale, il che conferisce un valore significativo

alla partnership con Topcon secondo John Ristevski,

CEO di CyArk.

“Abbiamo supportato la documentazione di oltre 200

siti in tutto il mondo, dalla Città-moschea di Bagerhat in

Bangladesh alle iconiche statue dell’Isola di Pasqua, ma

l’esigenza di una documentazione ad alta precisione è in

continua crescita e ci sono molti progetti entusiasmanti

in cantiere”, ha dichiarato. “La misurazione e la documentazione

ad alta precisione di questi siti di rilevanza

culturale sono fondamentali per il processo decisionale,

pertanto siamo entusiasti di collaborare con Topcon, leader

del settore in questo ambito e non solo”.

Il contributo di Topcon consiste nella fornitura di ricevitori

GNSS, stazioni totali robotiche, controller da campo, software

MAGNET e un abbonamento a Topnet Live, la rete di

stazioni di riferimento GNSS in tempo reale dell’azienda.

Secondo Ulrich Hermanski, vicepresidente esecutivo Geopositioning

di Topcon Positioning Group, avendo lavorato a

fianco di CyArk in passato è un piacere continuare a supportare

l’organizzazione con queste modalità.

“La nostra collaborazione con CyArk risale al 2015, quando

abbiamo supportato l’azienda nella documentazione

digitale della centrale elettrica di Sogi, uno dei siti storici

industriali nazionali del Giappone”, ha dichiarato Hermanski.

“Abbiamo subito riconosciuto e ammirato il ruolo

cruciale dell’azienda nel garantire la conservazione in

formato digitale dei siti di interesse culturale di tutti i

tipi. La nostra esperienza nella fornitura di soluzioni di

misurazione di precisione si sposa perfettamente con le

sue esigenze presenti e future. Uno dei primi progetti in

cui l’azienda prevede di utilizzare le nuove soluzioni è la

mappatura del boschetto di sequoie nel Big Basin Redwood

State Park, in California, un’area che ha subito gravi

danni nei recenti incendi. Siamo lieti di dare il nostro

contributo a questo importante sforzo”.

La missione di CyArk di documentare, archiviare e condividere

i siti del patrimonio culturale e paesistico più

significativi del mondo nasce dal desiderio non solo di

preservare questi luoghi in formato digitale, ma anche

di fornire informazioni critiche per sostenere la conservazione

fisica e il restauro dei siti nell’immediato. “Solo

negli ultimi anni abbiamo assistito al danneggiamento

o alla perdita di siti dal valore culturale inestimabile a

causa di incendi dolosi, terrorismo o effetti del cambiamento

climatico”, ha affermato Ristevski. “Sapere che

gli sforzi profusi per un’accurata documentazione digitale

possono svolgere un ruolo nella ricostruzione o nella

riedificazione è un’opportunità enorme. Siamo davvero

lieti che Topcon ci supporti nelle nostre attività”.

Per ulteriori informazioni su CyArk, consultare la pagina

http://cyark.org

PRIME IMMAGINI DETTAGLIATE DAL

SATELLITE PLÉIADES NEO 3

Airbus ha rilasciato una prima raccolta

di immagini a una risoluzione nativa

di 30 cm dal satellite Pléiades Neo 3,

lanciato di recente. Le acquisizioni di

successo e la consegna di queste prime

immagini sono l'inizio di una nuova

era per le applicazioni geospaziali sia

commerciali che governative che richiedono

un alto livello di precisione

e la capacità di vedere i dettagli più

fini. Le immagini di Pléiades Neo 3, che

coprono una varietà di località globali

e presentano diversi angoli di acquisizione,

forniscono un livello di dettaglio

impressionante.

Queste immagini già molto nitide sono

state acquisite prima del completamento

delle calibrazioni radiometriche

e del sistema e la qualità continuerà

a migliorare nei prossimi mesi. Le immagini

di Pléiades Neo 3 dovrebbero

diventare disponibili in commercio nel

terzo trimestre del 2021, una volta

completate queste fasi di calibrazione.

Con la piena capacità del satellite disponibile

per uso commerciale, le immagini

di Pléiades Neo 3 ad altissima

risoluzione e geometricamente coerenti

forniranno agli analisti un alto livello

di dettaglio, inclusa una maggiore visibilità

di piccoli oggetti, come veicoli e

segnaletica orizzontale. Questo livello

di rilevamento, riconoscimento e identificazione

degli oggetti fornisce più

verità di base per gli analisti di immagini

e migliora l'affidabilità delle capacità

di apprendimento automatico. La

nuova costellazione fornirà anche una

maggiore precisione di geolocalizzazione

e informazioni sulla banda spettrale

più profonde, consentendo di ricavare

più informazioni per varie applicazioni.

La costellazione delle Pléiades Neo

sarà composta da quattro satelliti identici

e molto agili, che offriranno compiti

reattivi e rivisitazione intraday di

qualsiasi punto della Terra. Completamente

finanziato, progettato, prodotto,

posseduto e gestito da Airbus, ogni

satellite aggiungerà mezzo milione di

km² al giorno a una risoluzione nativa

di 30 cm.

La prossima pietra miliare del programma

Pléiades Neo è il lancio di Pléiades

Neo 4, che è già sul sito di lancio a Kourou,

nella Guyana francese. Il lancio è

previsto nell'estate del 2021, seguito

dal lancio di Pléiades Neo 5 e 6, nel

2022.

28 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Ogni oggetto, ogni luogo, ogni gesto

racconta l'emozione di una storia

hubstract.org

Hubstract - made for art è uno studio creativo: autori digitali, videomakers, designers e storytellers

realizzano percorsi di visita, allestimenti, eventi e contenuti combinando le nuove tecnologie e i

linguaggi digitali alle esperienze tradizionali.

hubstract.madeforart

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AGORÀ

Orario del corso: lun-giov: 15:00

-19:00 - ven 10-14.

Il corso prevede un numero massimo

di 4 partecipanti.

Modalità di iscrizione

Per partecipare è necessario inviare,

entro il 10 luglio 2021, una e-

mail all’indirizzo: dottoressapapiro@gmail.com

allegando il proprio

CV e una breve lettera motivazionale;

se scelti verranno fornite le

informazioni dettagliate sul costo

e sul programma.

Attestato di partecipazione

Ai partecipanti verrà rilasciato un

attestato di partecipazione.

Corso di Restauro di Papiri – Il corso

di Restauro di Papiri si rivolge

a persone con esperienza pregressa

nel campo del restauro (di beni

librari o di altri materiali), a studenti

o a semplici cultori e appassionati

del restauro o della cultura

egizia. Il corso avrà come scopo

precipuo quello di fornire le metodologie

più idonee, ovvero quegli

strumenti e quei mezzi necessari

per effettuare un “primo intervento

conservativo e di restauro applicato

ai papiri”.

Il papiro a metà tra un bene archeologico

(contesto da cui proviene)

e un bene librario (contesto a cui

viene affiliato) è un materiale molto

fragile e deperibile che necessita

di mano ferma e conoscenze

pregresse di discipline quali quelle

papirologiche, egittologiche e filologiche

oltre che chimiche, fisiche

e diagnostiche.

Programma delle lezioni

Il corso è sviluppato in 5 lezioni (20

ore) e partirà dalle informazioni

basilari legate alla struttura di natura

fisico-chimica della pianta del

Cyperus papyrus (aspetti intrinseci

ed estrinseci, scavi, ritrovamenti

e tipologia di danni) di pari passo

alla teoria (nascita della Papirologia

in Italia, differenziazioni

testuali e linguistiche ed esempi

pratici di ricostruzione dell’unità

documentaria). In dettaglio:

• la manifattura del foglio papiraceo

ottenuto con le tecniche

antiche. Differenziazione tra papiri

letterari e documentari per

la “conoscenza” del reperto sul

quale si dovrà intervenire;

• la chimica del Papiro e approfondimento

diagnostico applicato

sui papiri;

• Pigmenti e inchiostri utilizzati;

• Fotografie in Riflettografia IR e

Fluorescenza UV applicate ai papiri;

• approfondimento delle fasi del

restauro, mettendo in rilievo

i metodi e le sostanze idonei e

quelli da evitare, per una corretta

metodologia di intervento;

• esercitazioni pratiche sul restauro

dei papiri, che saranno eseguite

su facsimili di papiri degradati,

al fine di scegliere la corretta

metodologia di restauro.

Struttura

Sede del corso: Laboratorio privato

covid free

La mostra multimediale: Raffaello

e la Domus Aurea – L’attesa

mostra multimediale “Raffaello e

la Domus Aurea. L’invenzione delle

grottesche” prevista per l’ 8 Marzo

2020 per la celebrazione dei 500

anni della morte di Raffaello Sanzio;

rinviata più volte a causa della

pandemia, riaprirà, con la Domus

Aurea, il 23 giugno 2021.

Le decorazioni a grottesche dalle

tinte vivaci che alternano forme

vegetali, figure umane, animali,

eseguite ad affresco o stucco o pietra

non hanno mai smesso di apparire

nel Quattrocento. Le vediamo

usate dal Pinturicchio nell'appartamento

Borgia in Vaticano e nella

libreria Piccolomini a Siena; da Filippino

Lippi a Firenze e Roma; dal

Signorelli a Orvieto, etc. Ma ebbero

la loro massima espansione nel

Cinquecento. Raffaello, fu il primo

artista rinascimentale a comprendere

architettonicamente la logica

dei sistemi decorativi della residenza

neroniana, riproponendoli

organicamente in numerosi capolavori,

grazie alle sue profonde

competenze antiquarie.

Straordinari apparati interattivi e

multimediali si alterneranno tra

videomapping immersivi che ricostruiscono

le opere dell’artista,

animazioni, scenografie digitali e

30 30 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 31

aneddoti sugli artisti del ‘500 uniti

a collages digitali di elementi decorativi

grotteschi e d’ispirazione

surrealista.

La proposta progettuale trae liberamente

ispirazione dall’utilizzo

della prospettiva rinascimentale

ed in particolare dallo sviluppo

degli”sfondati”, che simulano l’apertura

di un vano nello spazio architettonico.

Il progetto curato da Vincenzo Farinella

con Stefano Borghini e Alessandro

D’Alessio, promosso dal

Parco archeologico del Colosseo è

prodotto da Electa.

L' allestimento e l'interaction design

progettati da Dotdotdot.

Raffello e la Domus Aurea (https://

raffaellodomusaurea.it/)

Tecniche di Radiografia Muonica

e Rilievo 3D per l'individuazione

di ipogei nascosti – La radiografia

muonica è una tecnica emergente

che permette di rilevare le variazioni

di densità come le cavità nascoste

nel sottosuolo, nelle montagne

oppure all’interno delle piramidi

egiziane, utilizzando i raggi

cosmici e i rivelatori di particelle

elementari. Fisici napoletani e

giapponesi insieme alla associazione

culturale Celanapoli stanno

applicando questa tecnica per

sondare la Necropoli Ellenistica di

Neapolis.

I rivelatori basati sull’utilizzo di

emulsioni fotografiche, non avendo

necessità né di elettricità né

di manutenzione, permettono una

indagine non invasiva dei siti archeologici

presenti nel sottosuolo

urbano. Per rivelare gli elementi

strutturali oppure le cavità nascoste

è indispensabile avere un

modello 3D preciso dell’ambiente

circostante, in modo da esaminare

le differenze tra il flusso di muoni

misurato dal rivelatore rispetto a

quello atteso dalla simulazione. I

modelli geomatici della Necropoli

Ellenistica in preparazione da

ACAS3D sono in perfetta sinergia

con le misure di radiografia muonica

poiché permettono una corretta

interpretazione dei dati osservati.

Fig.1) I rivelatori a base di emulsioni

nucleari sono stati installati

alla profondità di 17 metri. a) Le

lastre di emulsione sigillate dentro

le buste per essere protette dalla

luce; b) un rivelatore assemblato

durante la fase di esposizione.

Le particelle cariche ionizzanti

come i muoni cosmici attraversando

i fogli di emulsione lasciano

alcuni cristalli “attivati” – dopo il

processo di sviluppo fotografico

essi diventano grani d’argento segnando

le tracce delle particelle.

Analizzando queste lastre con i

microscopi automatici si può ricostruire

la posizione e gli angoli

di tutte le tracce che hanno attraversato

il rivelatore durante il

periodo di esposizione. Lo spettro

angolare e energetico dei muoni

in superficie e’ ben noto e abbastanza

costante. Confrontando il

flusso muonico che ha attraversato

il nostro rivelatore con quello in

superficie si può calcolare la densità

integrale del materiale attraversato

in ogni direzione e in questo

modo ottenere una radiografia

degli strati soprastanti rivelando

le strutture nascoste. Il metodo

assomiglia alla radiografia medica.

Fig.2, nella pagina seguente. a) la

struttura 3-d del sito vista dall’alto

b) una muografia – istogramma

nello spazio degli angoli dove la

scala dei colori corrisponde all’eccesso

del flusso dei muoni, qui il

colore rosso corrisponde alla den-


AGORÀ

sità bassa – le direzioni con molte

cavità, invece verde e blu alle bin

angolari dove la densità media e’

alta. Confrontando la muografia

con il modello 3-d si può riconoscere

facilmente alcune strutture già

note. Confronto della muografia

con la simulazione numerica che

permette di rilevare le differenze

e in questo modo ricostruire le

strutture nascoste non presenti nel

modello 3d.

Archeologi versus Computer. Il

caso della classificazione della

ceramica decorata del sud-ovest

degli Stati Uniti. – Un interessante

approccio, innovativo e alternativo,

per la classificazione dei frammenti

ceramici viene proposto da

Leszek M.Pawlowicz e Christian

E.Downum, ricercatori del Dipartimento

di Antropologia della

Northern Arizona University. In

uno studio che appare nel volume

130 del Journal of Archaeological

Science (Giugno 2021).

Il deep learning, se opportunamente

programmato - è questo il risultato

della ricerca analitica - può

eseguire, con efficienza e precisione

maggiori di quelle di quattro

archeologi esperti, il processo

di classificazione dei frammenti

di ceramica in sottotipi. Il caso di

studio nel dettaglio ha analizzato

l’antica ceramica dipinta nel sudovest

americano, la Tusayan White

Ware.

La Tusayan White Ware (TWW) appartiene

ad un'antica tradizione di

ceramica decorata proveniente dal

Canyon e dagli altipiani dell'Arizona

nordorientale, prodotta principalmente

nell'area compresa tra

l'odierna Tuba City e Kayenta. Le

antiche popolazioni che la utilizzavano

sono antenate del popolo

Hopi e probabilmente anche di

altri gruppi tribali moderni. Ceramica

dipinta a mano, la TWW veniva

utilizzata principalmente per

servire cibo e trasportare acqua

durante i periodi Pueblo primo, secondo

e terzo, circa 825-1300 d.C.

I vasi presentano disegni geometrici

a vernice organica che varia dal

marrone scuro al nero su di un fondo

bianco. Per quasi un secolo la

classificazione dei TWW è servita

agli archeologi per la datazione

di siti archeologici nel paesaggio.

Tuttavia, sono sorti interrogativi

relativi al suo utilizzo, come alla

tipologia e alla capacità degli archeologi

di applicarla in modo coerente

e accurato alla classificazione

anche dei frammenti ceramici.

Nonostante l'utilità documentata

dei tipi TWW per la datazione dei

fenomeni archeologici, la tipologia

TWW ha presentato sino ad oggi

discrepanze come molte altre tipologie

archeologiche. I sistemi

tipologici utilizzati dagli archeologi

- incluso il sistema di varietà

di tipo ceramico cosiddetto del

Sud-Ovest - sono da considerarsi

anacronistici. Le tipologie minimizzano

infatti intenzionalmente

la complessità raggruppando i reperti

in categorie, con il rischio

di oscurare variazioni significative

che non si adattano facilmente a

classificazioni definite.

Tradizionalmente, le tipologie

sono state tramandate attraverso

sistemi classificatori del tipo maestro-apprendista,

la maggior parte

delle quali implicano una notevole

soggettività nella realizzazione

e nella applicazione di regole

tassonomiche con considerazioni

incomplete o inadeguate. Di conseguenza

possono ancora presentarsi

regole di classificazione non

esplicite e talvolta contraddittorie

nell'interpretazione soggettiva di

32 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali

33

criteri tipologici. In aggiunta le tipologie

stesse richiedono periodiche

revisioni e le classi di archiviazione

appaiono spesso superate ed

inefficaci.

Lo sviluppo del moderno metodo di

apprendimento Convolutional Neural

Networks (CNN), insieme al progresso

delle possibilità di hardware

per accelerarne l'elaborazione, ha

rivoluzionato il campo della Computer

Vision, in particolare la capacità

dei computer di riconoscere

e classificare le immagini visive. Le

CNN vengono addestrate su immagini

campione, etichettate attraverso

processi di regolazione manuale

degli intervalli di valore di

particolari parametri, in modo da

identificare oggetti simili da immagini

senza etichetta.

La classificazione delle CNN può in

maniera obiettiva e perfettamente

coerente abbinare una specifica

immagine di un frammento di ceramica

non classificato alle sue controparti

più simili attraverso una

ricerca di migliaia di foto digitali.

Questo risultato ha avuto imponenti

implicazioni per le analisi

archeologiche delle relazioni temporali,

delle tendenze stilistiche

regionali e dell'evoluzione e diffusione

di tecnologie e stili antichi.

Suggerisce inoltre che i modelli di

apprendimento automatico possono

potenzialmente integrare le

metodologie tradizionali a favore

di un raggruppamento e di un confronto

più diretto di singoli artefatti

frammentati anche se privi di

evidenti peculiarità decorative.

L’apprendimento automatico non

risolve tutte le aporie delle attuali

differenti tipologie esistenti

e non sostituisce gli esseri umani,

preoccupazioni che alcuni archeologi

hanno ritenuto di condividere

e dalle quali gli autori stessi,

Downum e Pawlowicz, non sono

stati del tutto scevri fin da quando

lo studio ha iniziato a circolare.

Tuttavia sono strumenti potenzialmente

affinati e tali da perfezionare

il grado di obiettività, la replicabilità,

la velocità e l'efficienza

della classificazione dei materiali.

Le implicazioni analitiche sono ancora

passibili di sviluppi ulteriori

ed appaiono sempre più mirate

alla completezza di schedatura di

interi e variamente estesi complessi

di reperti.

Crediti immagine: Science Direct

Archeologi versus Computer. Il

potenziale della modellazione 3D

volumetrica: un caso di studio a

Chlorakas-Palloures (Cipro). –

La modellazione tridimensionale

dei dati di scavo archeologico si

sta rivelando negli ultimi anni uno

strumento prezioso non solo per

visualizzare la stratigrafia ma soprattutto

per eseguire analisi spaziali

quantitative corredate da dati

volumetrici.

Poniamo all’attenzione dei nostri

lettori una ricerca esemplare a

tale riguardo che è in corso di pubblicazione

(Giugno 2021) sul volume

21 del Digital Applications in

Archaeology and Cultural Heritage

da Marina Gavryushkina dell’Università

di Leiden.

Lo studio esamina l'articolazione

spaziale delle unità stratigrafiche

in tre scavi adiacenti per trincea

di un insediamento calcolitico cipriota.

Il GIS 3D, nonostante i suoi

recenti sviluppi e la sua utilità per

una documentazione archeologica

rapida, economica e accurata, è

tuttavia ancora raramente utilizzato

per la ricostruzione tridimensionale

della stratigrafia archeologica

e l’analisi spaziale post-scavo.

Fig. 1 – Differenze visive nella rappresentazione 3D di tre tipi di feature comuni con i tre metodi

testati (Crediti: Science Direct; M. Gavryushkina).

Campi di indagine su cui si è misurata

con successo invece la ricerca

di Marina Gavryushkina.

Il sito di Chlorakas-Palloures, su

una collina che domina la costa,

risalente al periodo tra il Calcolitico

Medio e Tardo 3500-2400 a.

C. circa fa parte di una serie di

siti calcolitici vicino Lemba, nel

sud-ovest di Cipro. L’insediamento

negli ultimi decenni è stato gravemente

sconvolto da attività agricole

e di costruzione. Tra il 2015 e

il 2017 l'Università di Leida ha effettuato

scavi di emergenza su uno

dei terreni. Gli scavi hanno portato

alla luce case rotonde, strutture

monumentali e manufatti in rame.

I risultati di questo studio mostrano

come la modellazione volumetrica

può migliorare il potenziale

analitico dei dati spaziali con la

visualizzazione e identificazione di

modelli nei depositi scavati e con

la successiva diffusione d’informazioni

sul processo di scavo grazie


AGORÀ

FIG. 2 - Siti calcolitici a nord di Paphos nel sud-ovest di Cipro (Crediti: Science Direct;

M.Gavryushkina).

a un'interfaccia intuitiva e userfriendly.

Tuttavia un'accurata modellazione

volumetrica richiede, per rendere

questo approccio più accessibile

ed efficace, una rivalutazione

delle procedure di documentazione

convenzionali e lo sviluppo di

flussi di lavoro più efficienti con

l’utilizzo di software economici e

open source. Ecco in dettaglio, rimandando

per l’approfondimento

all’articolo integrale al seguente

link, come è stato sviluppato il

caso studio di Palloures.

3D modellazione per documentazione

e analisi di scavo

Come è noto i progressi nella scansione

laser e nella Structure from

motion (SfM) hanno permesso agli

archeologi di realizzare sul campo

in modo rapido e accurato modelli

digitali di superfici di scavo. I modelli

digitali in ambito archeologico

sono utilizzati prevalentemente

per visualizzare determinate sepolture

e caratteristiche architettoniche

da cui vengono ricavate

ortofoto di trincee che servono a

creare disegni di piani e sezioni.

Sebbene i disegni risultanti siano

notevolmente più accurati e meno

laboriosi di quelli disegnati a mano

finiscono inevitabilmente per replicare

le strutture di dati 2D esistenti,

non sfruttando le capacità

insite derivanti dalle acquisizioni

di dati 3D complessi.

Recenti studi hanno incorporato

modelli 3D basati su immagini di

superfici archeologiche all'interno

di flussi di lavoro, completi di documentazione

di scavo utilizzando

il 3D GIS. Come sistema di database

spaziale dinamico piattaforme

di questo tipo facilitano il consolidamento

di molteplici forme di

set di dati spaziali e non spaziali in

una singola interfaccia 3D, inclusi

modelli 3D delle superfici di scavo,

posizioni dei reperti e dati provenienti

dalla stazione totale (TS).

L’analisi volumetrica nella ricerca

archeologica

Numerosi gli esempi applicativi. In

particolare la modellazione 3D per

l’analisi volumetrica è stata utilizzata

sinora, e continua ad esserlo,

per definire la funzione dei contenitori

ceramici, per realizzare

analisi dei costi dell'architettura

monumentale, per indagare sulla

costruzione dei tumuli funerari,

per quantificare la composizione

dei cumuli di scorie.

Le superfici scavate spesso mostrano

una topografia irregolare che si

manifesta con ondulazioni nella

superficie del suolo, presenza di

elementi architettonici sporgenti e

confini incerti. Inoltre, non esiste

un benchmark definitivo che valuti

l'accuratezza di una strategia di

modellazione volumetrica.

Le difficoltà nella definizione delle

relazioni topologiche tra gli oggetti

e la mancanza di strumenti analitici

con capacità 3D hanno anche

portato i ricercatori a proporre o

sviluppare propri strumenti per superare

i limiti di software.

Nello studio di Marina Gavryushkina

vengono esaminate tre strategie

per la modellazione volumetrica

vettoriale utilizzando strumenti

esistenti all'interno di un

comune software GIS. Si tratta di

un approccio che può essere, per

l’appunto, utilizzato anche per

analizzare la sequenza di depositi

archeologici e per rappresentare la

stratigrafia archeologica in 3D.

Dati e metodi - Acquisizione dati

Per la documentazione degli scavi

presso Palloures sono stati utilizzati

strumenti digitali. Aspetti

rilevanti in questo approccio sono

rappresentati dalla creazione, prima

dello scavo, di un modello 3D

dell'area del progetto e dall’utilizzazione,

per l’apertura delle

trincee, di una griglia predefinita

di 5x10 m basata sul sistema di

coordinate WGS84. Tutti i contesti

archeologici (strati depositati,

strutture costruite, ammassi di

reperti, pozzi e tagli) sono stati

documentati come singole unità e

scavati utilizzando una metodologia

a contesto singolo. I reperti e i

campioni raccolti all'interno delle

singole unità sono stati registrati

come lotti, l'estensione spaziale

di unità e lotti è stata registrata

utilizzando una Stazione Totale Robotica

(RTS) nel 2015 e una normale

stazione totale (TS) nel 2016 -

2017. Oltre alle misurazioni TS ci si

è avvalsi di un drone quadricottero

DJI Phantom Vision.

Successivamente tutti i modelli 3D

sono stati georeferenziati con l’utilizzo

di dieci punti di controllo

a terra (GCP). Le ortofoto del fondo

di ogni trincea e di ogni profilo

della parete sono stati generati dai

34 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali

35

FIG. 3 - Metodo 1: estrusione tra TIN (Crediti: Science Direct; M.Gavryushkina).

modelli fotogrammetrici e arricchiti

di annotazioni per produrre

disegni di sezioni e piani.

Il database di controllo è stato realizzato

in Microsoft Access e le

informazioni relative alle relazioni

stratigrafiche e alle proprietà sono

state inserite direttamente nella

banca dati da ciascun gruppo di

scavo con tablet portatili.

Elaborazioni informatiche

Per visualizzare l'estensione spaziale

e l'elevazione di tutte le

unità scavate all'interno di un GIS

3D tutte le misurazioni TS sono

state convertite in un formato di

file 2.5D (shapefile poligonale 3D

in ArcGIS). Le differenze nella TS

utilizzata hanno portato a diversificazioni

nell'output di dati grezzi,

che a loro volta hanno influenzato

le procedure per l'elaborazione dei

dati. Nel 2015, l'RTS ha esportato

automaticamente i dati raccolti

come shapefile poligonali 3D. Tuttavia,

i dati registrati sul campo

nel 2016 e nel 2017 hanno richiesto

una conversione aggiuntiva.

Per l'elaborazione dei dati GIS lo

studio ha utilizzato il software proprietario

ESRI ArcMap e i dati elaborati

sono stati quindi visualizzati

in ArcScene.

Il toolkit 3D Analyst di ArcScene

offre solide funzionalità 3D consentendo

agli utenti di combinare

e manipolare vari formati di dati

3D all'interno di un unico ambiente

spaziale. Alla fine dello scavo sono

stati prodotti modelli fotogrammetrici

di ciascuna delle tre trincee

per fornire un contesto spaziale e

assistere alla modellazione volumetrica.

Ogni trincea di 5.10 m è

stata generata utilizzando AgiSoft

Photoscan Professional e decimata

a 100.000 vertici. Infine questi modelli

sono stati esportati in Digital

Asset Exchange File (DAE) formato

di file di interscambio 3D basato

sullo schema XML Collaborative

Design Activity (Collada) compatibile

con il pacchetto software GIS

prescelto.

È importante notare che questo

processo riduce la qualità della

trama e la morfologia complessiva

della ricostruzione mesh e di conseguenza

influisce sull'accuratezza

dei modelli volumetrici risultanti.

Tuttavia, decimare la mesh e ridurre

le dimensioni del file è stato un

passo necessario per raggiungere

una maggiore velocità di elaborazione

all'interno del software 3D

GIS.

Metodi di modellazione

volumetrica

La modellazione volumetrica è stata

quindi scelta per visualizzare le

relazioni topologiche tra gli strati

scavati. Il caso studio di Marina Gavryushkina

testa tre approcci differenti

alla modellazione volumetrica

vettoriale all'interno di ESRI

ArcScene utilizzando il formato di

file multipatch di ESRI e un tipo di

geometria digitale utilizzato per

rappresentare il confine esterno

degli oggetti 3D all'interno di

ArcGIS software.

Metodo 1: estrusione tra triangulated

irregular network (TIN)

Il primo metodo interpola il volume

tra le interfacce superiore e inferiore

di ogni deposito stratigrafico

e segue i principi della registrazione

a contesto singolo. Il volume

di ogni contesto viene ricostruito

seguendo la sequenza stratigrafica

identificata nel campo. Questo

metodo è relativamente semplice

da realizzare utilizzando gli strumenti

esistenti in ESRI ArcScene

utilizzando i dati TS e i modelli di

fotogrammetria georeferenziati.

Metodo 2: Volume limite minimo

Il secondo metodo utilizza la funzionalità

dello strumento 'Minimum

Bounding Volume' all'interno del

toolkit di ArcScene. Questo strumento

crea una funzione multipatch

per rappresentare il volume

di spazio occupato da un insieme di

coordinate 3D. Questo concetto è

stato applicato all'analisi spaziale

3D in archeologia paleolitica, ambito

in cui cluster di fossili e artefatti

vengono abitualmente identificati

all'interno di una nuvola di

punti 3D di funzionalità registrate

per comprenderne meglio la distribuzione

spaziale.

Metodo 3: Digitalizzazione della

stratigrafia della sezione

Il terzo metodo interpola lo spazio

tra disegni di profili opposti, un approccio

già utilizzato dai ricercatori

in studi passati sia per la modellazione

basata su voxel che su

vettori della stratigrafia di trincea.

In questo modo, invece di dati TS

il metodo di digitalizzazione “Se-


AGORÀ

frammenti di ceramica diagnostici

e migliorare l'analisi del contesto

e dei depositi per ottenere una

comprensione più approfondita dei

processi di localizzazione del sito.

FIG.4 - Metodo 2: Volume limite minimo. Crediti: Science Direct; M.Gavryushkina).

zione Stratigrafia” utilizza disegni

di sezione creati dal team di scavo

per ricreare la stratigrafia della

trincea. Questa operazione viene

eseguita utilizzando lo strumento

"Crea funzionalità" all'interno del

3D Editor in ArcScene, che consente

la digitalizzazione di shapefile

3D disegnando direttamente su

modelli fotogrammetrici importati.

Analisi stratigrafica

La ricostruzione risultante è stata

utilizzata per indagare la discrepanza

in elevazione tra due strutture

trovate nelle trincee adiacenti

denominate BU13 e BV13.

Entrambe le case rotonde sono

state datate al tardo periodo calcolitico

sulla base di ceramiche

e altre prove materiali, ma sono

collocate a circa 1 m di profondità

l'una dall'altra. La modellazione

volumetrica ha fornito una chiara

visualizzazione della sequenza di

strati di terreno nella trincea BU13

che contribuiscono a questa differenza

di elevazione.

Il modello 3D creato con il Metodo

2 è stato scelto per l'analisi. Il modello

del Metodo 3 è stato invece

utilizzato per supportare l'interpretazione,

mettendo in relazione

le caratteristiche presenti all'interno

della trincea con la stratigrafia

interpolata degli strati di terreno

più grandi e dei depositi di detriti

(midden) presenti nei profili della

trincea. Il passaggio tra questi

due modelli ha permesso un confronto

visivo della stratigrafia 3D

con i dati registrati nei rapporti di

trincea e nel database di scavo. La

ricostruzione digitale ha permesso

un'analisi visiva più ravvicinata

degli strati di terreno messi in relazione

tra loro e dei profili di trincea

visibili nei modelli fotogrammetrici

mediante panning e zoom

delle aree di interesse e modifica

delle trasparenze degli strati.

Analisi dei depositi

Dopo che tutti i modelli volumetrici

sono stati generati utilizzando

questi metodi i dati relativi alle

proprietà di ciascuna unità e ai risultati

preliminari dell'analisi della

cultura materiale memorizzata

in database relazionali sono stati

uniti ai modelli 3D di ciascuna unità.

Il join consente di manipolare

la simbologia del modello per indagare

quelli spaziali all'interno

delle trincee di scavo. Questa funzionalità

GIS 3D può essere sfruttata

inoltre per eseguire uno studio

comparativo della concentrazione

di diversi tipi di artefatti, come

Risultati della ricerca

E’ presente una variazione sorprendente

tra ogni risultato sia

visivamente che quantitativamente,

che mette in evidenza anche le

difficoltà poste nella modellazione

3D della stratigrafia archeologica.

Metodo 1: L’estrusione tra TIN ha

avuto particolare successo quando

i dati spaziali sovrapposti erano

disponibili per le interfacce superiore

e inferiore di uno strato rilevato.

Le unità estruse fino alla

superficie del modello fotogrammetrico

della trincea hanno prodotto

una rappresentazione fedele

della geometria dell'unità e hanno

funzionato molto bene per le fosse

scavate nella roccia sottostante.

D'altra parte, quando ci sono più

unità sottostanti o se le unità siano

originariamente documentate

in più parti, devono essere modellate

in modo frammentario perché

l'algoritmo modella solo l'area che

si sovrappone a entrambe le TIN di

input. Questo vincolo tecnico può

portare a duplicare o intersecare

la geometria, comportare lacune

all'interno della stratigrafia e difficoltà

nel calcolo dei volumi unitari.

Un efficiente flusso di lavoro GIS 3D

L'immissione di dati spaziali 3D è

stata effettuata convertendo i dati

di input TS 2.5 D in modelli volumetrici

3D visualizzati insieme a modelli

di fotogrammetria 3D georeferenziati

all'interno del pacchetto

software. Le sezioni trasversali

della stratigrafia possono essere

create in qualsiasi angolo o linea

arbitraria attraverso ogni trincea.

Inoltre, queste rappresentazioni

tridimensionali della stratigrafia

del sito possono essere utilizzate

come base per l'analisi spaziale 3D

intra-sito combinando dati volumetrici

con set di dati non spaziali

come quelli relativi alla ceramica

36 ArcheomaticA N°2 giugno 2021


Tecnologie per i Beni Culturali

37

e dati litici. Le mappe tematiche

quantitative sono facilmente generate

utilizzando strumenti di visualizzazione

standard direttamente

in ArcScene per calcolare e visualizzare

la densità di diversi tipi di

artefatti o proprietà del deposito.

Ciò fornisce una piattaforma per

rilevare impronte spaziali all'interno

della stratigrafia del sito che altrimenti

risulterebbero di difficile

identificazione. Viceversa, il valore

della modellazione volumetrica

sta nel fornire una panoramica

olistica della sequenza stratigrafica

di un'intera area scavata. Questa

visualizzazione nel caso studio

funziona in tandem con il matrix

di Harris fornendo una rappresentazione

visiva intuitiva e di facile

comprensione delle caratteristiche

sia all'interno della parete del profilo

che all'interno della trincea.

Incorporando set di dati di scavo

non spaziali migliora ulteriormente

la capacità di valutare la validità

dell’interpretazione stratigrafica

sulla base di tipi di artefatti

trovati all’interno di depositi. Un

approccio volumetrico richiede ulteriori

risorse di tempo e di professionalità

per raccogliere misure 3D

sul campo e generare modelli 3D

di strati scavati, ma l'investimento

è utile per la fase post - scavo.

La ricostruzione digitale funge da

piattaforma per il contesto e l'analisi

dei depositi all'interno di

un GIS 3D e incorpora set di dati

specialistici con il loro contesto

spaziale. Questo formato dinamico

consente inoltre di generare sezioni

trasversali in qualsiasi linea attraverso

una trincea per indagare

la sequenza di strati. In termini di

pubblicazione, i dati spaziali sono

tipicamente inclusi come disegni e

figure separati che possono portare

a set di dati inaccessibili o selettivi

che richiedono un processo investigativo

che necessita di tempo da

parte degli studiosi che rivisitano il

set di dati. Questo processo invece

consente di risparmiare tempo, di

avvicinare le scadenze di consegna

per la pubblicazione e migliora l'analisi

multidisciplinare post-scavo.

FIG.4 - Metodo 2: Volume limite minimo. Crediti: Science Direct; M.Gavryushkina).

Un numero crescente di progetti

di ricerca utilizza la modellazione

basata su immagini per ricostruzioni

volumetriche ad alta risoluzione

di stratigrafia scavata creando

modelli fotogrammetrici di ogni

singolo contesto. Alcuni studiosi

hanno sottolineato il valore dei

dati volumetrici per l'analisi micro

- morfologica e lo studio dei

processi di formazione del sito.

Tuttavia, a causa delle immense

risorse e del tempo necessario per

raggiungere questo obiettivo, tale

approccio non è fattibile per la

maggior parte dei progetti archeologici

che operano con vincoli di

tempo e di budget limitati.

Lo studio si è deliberatamente

concentrato sulla valutazione della

capacità di strumenti facilmente

disponibili per la modellazione

volumetrica a base vettoriale che

non richieda un elevato grado di

competenza tecnica. Nonostante

questo obiettivo, il software GIS

utilizzato non è necessariamente

accessibile a ricercatori indipendenti

o aziende CRM che si affidano

sempre più ad alternative

GIS convenienti. Di conseguenza,

questi modelli 3D sono relegati a

video e screenshot "fly-over" nelle

pubblicazioni ai lettori senza accesso

al software ESRI. Affinché il

GIS 3D volumetrico sia una strategia

sostenibile a lungo termine per

la documentazione dei dati archeologici,

sarebbe utile l'approfondimento

in open source.

Lo studio del sito di Chlorakas-Palloures

lascia intravedere l'immenso

potenziale della modellazione

volumetrica basata su features

vettoriali. Ulteriori ricerche dedicate

allo sviluppo di flussi di lavoro

efficienti ed efficaci renderebbe

questo approccio accessibile a una

più ampia comunità di ricercatori.

Porre l’accento sull'accessibilità

unita all'adesione a principi guida

EQUI per la gestione dei dati scientifici

migliorerebbe la longevità dei

dati GIS 3D e aiuterebbe la modellazione

3D a diventare un pilastro

nella pratica degli scavi archeologici.

La ricerca è stata sostenuta attraverso

la Leiden University Excellence

Scholarship (LEXS) e il LUFF

International Study Fund (LISF).

Fonte: Science direct Applications

of deep learning to decorated ceramic

typology and classification:

A case study using Tusayan White

Ware from Northeast Arizona":

https://www.sciencedirect.

com/science/article/pii/

S0305440321000455


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19 – 23 LUGLIO 2021

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www.salonedelrestauro.com

27 – 30 SETTEMBRE 2021

GIScience 2021

Poznan (Poland)

www.giscience.org

30 SETTEMBRE - 3 OTTOBRE

2021

BMTA 2021

PAESTUM

www borsaturismoarcheologico.it/

6 – 8 OTTOBRE 2021

Dronitaly “Working with

Drones” 2021

Bologna (Italy)

www.dronitaly.it

20 - 22 OTTOBRE 2021

MetroArchaeo

Milano

www.metroarcheo.com

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CHNT 26 - Conference on

Cultural Heritage and New

Technologies

Vienna (Austria)

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18 - 19 NOVEMBRE 2021

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