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ALFONSINA CATERINO, Il tempo non disperde

Edizioni Frequenze Poetiche 2021 pp. 82 € 11,00 Collana "Avamposto" - poesia

Edizioni Frequenze Poetiche
2021
pp. 82
€ 11,00
Collana "Avamposto" - poesia

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Alfonsina Caterino

Il tempo non

disperde

Edizioni

Frequenze Poetiche


AVAMPOSTO

Collana di poesia

a cura di Giorgio Moio

© by Edizioni Frequenze Poetiche

Prima edizione: settembre 2021

ISBN: 979-12-20349-14-7

In copertina: Aulio Pedicini, Il tempo non disperde


A Cipriano.

È la morte a superare le piccolezze e rendere

lo spirito immenso e indivisibile…



NOTA DELL’AUTRICE

Il testo: “Il tempo non disperde” contiene poesie legate tra loro da flussi

mnemonici raccordati da realtà contemporanee, post-contemporanee,

visionarie, includendo internamente gli eventi riguardanti “l’io” dell’età

evolutiva.

– Quest’ultimo è punto di forza della silloge; infatti l’attraversa apportandovi

il sentimento del tempo che libero da legami e corrispondenze,

fluisce continuum, senza chiudere, collocare o chiarire nessun senso.

– Affiora come materia bianca, scattante; finalmente l’inquietudine,

l’attesa, la ferita avvolta in bende interminabili, si attestano parole e si

stendono su pagine visibili a tutti.

– Sgrovigliando il mio vissuto, ho prelevato con fremito mai sopito,

parti di me residenti “altrove”.

– Con traslati, simboli, metafore, le ho spostate nel “non luogo”, quello

della scrittura che il testo frappone tra congiunzioni e ricalchi identitari di

cui sono costituita.

– “Il tempo non disperde” è, dunque, un testo che nasce dentro come la

gestazione di un figlio.

– Dopo i mesi di rito nasce la chiave in mano per intraprendere il viaggio

i cui spalti, durante il cammino si lasciano ammirare, intaccare, sfigurare,

ferire, fino a stravolgersi riproducendo sul viaggiatore le stesse

trasfigurazioni, cancellazioni, disorientamenti e confusioni talora definitive.

– Il viaggio è la dimensione assoluta della solitudine, del mistero e

nonsense con cui l’uomo deve confrontarsi tutta la vita.

– Ed è la parola, hanno detto, a cominciare da Aristotele ad Hegel, che

nominando crea, muove, infiamma i silenzi, detona il costituito, con boati

e schianti insorge energie insospettabili.

– Nuovi corpi sommuove a strutture materiche pensate stabili, le ribalta,

annienta, ne demolisce le fondamenta per insorgere l’impensabile e

opporsi a qualsiasi tendenza speculi sul nullismo.

– Infatti proprio coloro che lo perseguono, lottano in difesa dell’umanità,

affinchè mai, i devastanti cambiamenti epocali che la natura le sta

ritorcendo contro da almeno una trentina d’anni, abbiano a ledere gravemente

la sua resistenza.

7



ALFONSINA CATERINO: IL TEMPO NON DISPERDE

Scrive Louise Simpson: «Qualsiasi cosa sia, deve avere / uno stomaco

che può digerire / gomma, carbone, uranio, lune, poesie». Alfonsina

Caterino è la poesia che scrive, perché l’ha vissuta e digerita prima di

averla scritta, e poi è stata capace di trovare, esausta, l’energia necessaria

per poterla stendere su fogli di carta.

È un miracolo quel che accade ogni volta che se ne legge una da questa

raccolta che non deluderà il lettore. Un miracolo di colore, di carne, urla,

perché l’autrice sa descrivere, o meglio ricreare, la bolgia di anni difficili

di cui si “libera” in versi. L’ergastolano misura ogni giorno coi passi il

proprio carcere, cercando di barare e illudersi, accorciando il passo, che

questo sia diventato più spazioso e meno opprimente durante la notte. Il

dolore, come recita l’autrice, non dorme mai. È avvicinare la poesia non

certo in modo intellettualistico o di maniera: i golfi sono già pieni di questo

tipo di sedicenti poeti. Qui c’è altro, molto altro: c’è un’analisi spietata

del proprio vivere, l’autrice non si fa sconti o remore di sorta, non si addolcisce

la pillola, indomita protagonista della carneficina dei suoi giorni,

e ogni verso è un giorno, non c’è nulla che non sia stato vissuto, elaborato,

digerito. Il risultato è un’ottima messe di poesie in versi liberi e, oserei

aggiungere, molto eleganti per quanto crudi. È qui che Alfonsina Caterino

riesce, sempre parafrasando Louise Simpson, «a recuperare la scarpa dallo

stomaco dello squalo». Sembrerebbe un miracolo, ma accade, che: «del

mio sottile pianto / carezzando le stelle / ho limato il manto / al baratro…

», scrive l’autrice in una delle poesie più risonanti di tutta la raccolta, una

sorta di miracolo, ritrovarsi sull’orlo del baratro e avere la forza per non

farsene risucchiare.

Voglio sottolineare infine l’uso che l’autrice fa dei puntini di sospensione,

prima dei titoli e molto spesso alla fine di ogni brano. Leggendone

una prima stesura le chiesi di limitarne l’uso, ma ora ne comprendo bene

la sostanza. Quei puntini rappresentano la retta che non ha inizio né fine,

un po’ come il nostro tempo senza storia, e ogni poesia ne rappresenta un

attimo, un segmento. Buona lettura.

Flavio Almerighi

9



Il tempo non

disperde



Un passo e il destino

sommuove raffinata forma del

pensiero una luce che

incastona tempo spazio e sole

nel giardino scolpito d’aria e

richiami incandescenti da

mordere

Immanente l’inganno

sulla pelle dipinge occhi finti

eruttati sudari sbalordiscono

mareggiate alla fantasia che

ascende direzioni nei salti dei

pesci

Diversamente il mare

non esaurisce onde; sotto

moti incontinenti slega quadri

sguaina cornici conficca i

ricordi nelle nascite che

fuggono disciolte …

Intorno

le progressioni fervono attese

disereditano il vuoto alle immagini

insondabili criteri interplanetari

smaltiscono infezioni

– Silenzi aprono anticipatari circuiti

spinti fuori

denudano corpi e fitte

rifratte soglie

animano la parola

e sostanziano

13


Giallognolo

lastricato di fratture

un caos scisso alle molecole si

sperde amarezza – Ne annuso

la rivolta vergine rimediata alla

scrittura assetata di messaggi

officia mare l’abbraccio

inconfessabile che il vento

risuona furia

Il dolore non dorme mai

ustionato irrompe memoria la realtà

dei papiri e allega ai distanziamenti

che investiti da sassaiole ingorde

spezzano gli affari raggruppano

capacità e prospettive sulle pieghe

alte degli alloggi …

Nell’impronta si raccoglie

chiaro gelido abbacinato di

specchi un principio verticale i

cui punti rantolano pulsione

un seme mai giunto a fioritura

che urla arsura l’ebbrezza

del risveglio fuori

dall’esilio

Solo amare rinfranca l’asfalto

sciolto catrame in bocca

erutta briciole

in terra al respiro

Così insinuata

14


ho sottratto alle savane

la gazzella mutilata

rinvenuta sciarada antica

fetida losanga addosso

intrusa nel vizio di vivere

ho saziato traiettorie sfigurando afflizioni

contese alle ombre, hanno stagnato quarzi

disincastrato spasmi alle fughe

nel bagliore declinato controluce

hanno accudito il vuoto eternato

senza ragione mortale …

Sovrano è intervenuto il corpo

ha specchiato la fronte nei vetri

sorseggiato il cuore alle radici

cantato sulle sponde del Giordano

una fierezza sconosciuta, impastata agli avi

ha mutato la scena – Strapiombi

hanno dialogato con l’irrequietezza

la miccia ha svoltato crocevia

la sete fosforica e invescato

fiaccole alle istanze che innalzano

irrisioni sui rottami e giocano

Valanghe le ore giungono

elettromagnetiche; sul mouse espandono incomprensioni

in fondo ad Ade torturano Medea e Persephone liquefatte

tra sciami meteorici, risvoltano ininterrotte accensioni

tra una chiave e un asse

traspirano lampeggiamenti cosmici

senso che inventa effluvi di cristalli

e germoglia l’erba nei capelli

L’increato dunque naviga sotto

15


la pioggia battente, nel freddo-caldo

concima i virus e nessun minerale sana

– Balenii sono dieci miliardi di persone che

non smettono

dissentire brividi

nel web scivolare le braccia

sugli schermi dirigere forme

– Fuori chat lo stupore dipinge

infanzia un focolare divelto tra

parvenze dissolute e madonne

menzognere rimosse da cieli

d’acqua sollevano in punta di

spighe, il pianto e abbeverano …

Niente è noncurante come l’istante

riesuma genetica la solitudine

febbrile ravvisa picchi

collegascollega alla beltà

sversa tempie

improvvisa uomini versanti

e trascina nella danza

rammentando sull’acqua

– Desta curiosità calcarea, incardinare

sbocco dalla ressa, l’incompiutezza

dei pomeriggi estivi squallidi

dilatati sotto al sole, vagano corridoi

lusingano primizie languide

estasiando in corpo

svampano tagli

nella laguna ignara

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Dal resto fingo di non essere isolata

riparandomi nella pioggia scrosciante

legandomi a ragnatele e persiane

mi assopisco carezza rubata alle anse

uncino marionette

nell’esausta doglianza avanzo asmatica

a fronte del vacillamento giungo a dimostrare che il buio

scaglia distanze sulle punte delle rette

– Vedono l’inaccaduto i guardiani, mi riconoscono naufraga

rifratta d’acqua, sfreccio il tempo avanti

sfarinando calanca

plano aquila e ammaro

D’altro canto

è istinto dell’uomo perpetrare la circolarità del tempo

nel salto mortale quadruplo sforare la sorte

su terrazze e disappunti annaffiare lo sfaldamento della

pece, fracassare convenzioni e cicatrici

scese in punta di scure

nella mia stanza mi hanno consacrata estranea

assediata da pungiglioni causa del distacco

ho attecchito il taciuto ad un vago paesaggio di

gemme

– Lo scruto stremando agguati alle lucerne

schizzo l’urlo avanti al nulla che animi

increata al raggio, la non giustifica

dell’aurora

Muta nella folla

indago i respiri

li tocco

– Un brusio ebbro di crune

fatiche bronzee e segreti

è sentinella inespressiva d’ogni incontro

– Nulla basta alla memoria che svanisce

nel bicchiere mezzopieno, l’amore

cercato ingordo nella stoltezza

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di bagnare i guanciali

infleltrire gli occhi

invidiare i fiori alle api

Ora sporgo

l’angustia sottopelle, nella poltiglia intingo

le fenditure, svelano sfiguramenti

velocizzano ideogrammi,

traducono il chiarodiluna in lingua

di Bethoveen

– Scoperto il nervo è inserto

varca cartilagini; apre sulla fine

mari irrazionali li cavalco onde di

muscoli ed ossa

galoppano pianeti, per ogni stella inventano

cieli, scalpitano lingue irreligiose

abbattono il niente riempendo orizzonti di giardini

vergini, ravvivano lo spazio ed espandono

scrivono che nessuna certezza è verità

solo la fuga dilegua

La genitura è bulbo

ingravida fiamme di parole

non svanisce longitudini e volumi

invade il disorientamento

nascono collisioni …

… Nel brulichio

l’acqua è risacca

pareggia erranze

disseta la diversità

storna i tagli stanca le

regole di Dio

vendute in devozione,

scortano dispensa

inconoscibile, gli innesti

di plastica e

sperimentano

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agonizzando l’onda nera

liquefatta

Fuggenti occhi di drago

rossi nell’aria partono i treni

sconfinano le attese bagnate di periferie e

Siberie, accasciano norme usurando la

morte fra correnti in estasi

– Stamane quello delle sette e trenta

fischia puntuale e dilegua un silenzio che

rimbalza sciabole

trafuga lampi viatici

alla ribellione

Il passaggio estirpa

all’alibi indecifrabile, la custodia dei

desideri nel bisogno di esaudirli, tra inferi

e salmi sulla pelle che scorticano

– In alto scorgo la finestra sgangherata

che mi ha ammutolita statua trapunta

di bugie, lallazioni e sassi, ho risalito

volte alle promesse e congiunto ai

rovesci – Le fate prive di capelli turchini

ho torturato per vendetta, stanate nei

castelli a mezzanotte abusavano i colori

banchettando lune piene col terrore

alticcio che incanta il tempo, lo

imprigiona spettro …

… L’ esperienza è inventario

gioca a schacchi con il mare originando

latitante ai cancelli, la libertà

schiva che risale fondali

– Mulinelli ne ridondano guizzi

contaminano la massa marina in seno

all’anima che specchia nell’audacia dei

pesci, i salti e moltiplica

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Ossidata, ritorno nell’inizio

nel numero senza vie annego

i guadi sordi tagliati alle convenzioni e

concupisco memoria il Nilo, carne

nuziale dominio del vento turbina che

nulla esiste eppure lui mi sta

sognando

nuda, lo so! E facciamo l’amore ovunque è spettatrice

la bellezza indispensabile a scontare l’alibi

alla morte e gustare la luce naufraga

dell’oscurità

Nello stridore spiaggiata, ho

rimosso lo spareggio ai

granelli e sottratto lo scatto

alla deriva coincidendo volo

e tonfo, nella delusione

inarrendevole che l’erranza

apposta tra esche e gabbiani

nel luogo pensato, ma già il

punto sposta il segno e svolta

lo sguardo

Dal mio canto

la vita spenta nei lampi pallidi

ride piange deraglia lontananze

– Ogni cosa si riscrive incompiuta

la continuità riprende a consumarsi

Avanti al reparto dei sottovuoti

strazio i bottoni, dentro la pelle

rapina apparenze, mi sgrano nella fila e discosto

– Fiscale la cassa avanti dissolve la folla

la rimuove eterno scorrimento …

I giorni sono vagli invisibili

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… Nulla muta il corso inverso

la solitudine ricicla veglie

sono campi di marzo le domande

archi tra finestre giocano alla

roulotterussa; lapidano il destino

– Il grigio dell’impronta è cera e

discioglie; talora si crede zattera in cammino

incendia canne al vento, ne impicca i rantoli

bruciano in gola brandendo festa un falsetto

da espiare colpa al tempo, senza ragione

Tizzoni, gli alfieri matti ho affrontato arpe,

solfeggio allucinato ho asceso a pelo d’acqua il

vezzo d’immolare Isacco

– L’afflizione ha seccato il latte

denudato il pianto; la marcia accecata, avvolta

nei segreti, ha lievitato radar, l’abbandono

– Gli astri affiorati sono polvere di limo

urtica i baci, appanna le seduzioni corrompe la

noia senza vendicare lo sputo caduto in faccia

- Platee nomadi appaiono e scompaiono

adornano l’infelicità a sprezzo dei rimedi

frusciati postumi, ora sventagliano timoni

tra mani sporche

disfano acqua fuoco aria

ne impastano zolle al concime

Nulla trattiene strappi e senno

per ogni maschera

burattino e sipario

prova la sorte a generare nomi significanti

l’identità delle Perseidi accerchiate in rogo

– Ne riconosco le filigrane che filtrano ferite

senza nome pigmentano balbettii

come monitorare il soffitto

21


sfrecciare dicerie agli untori

dirottare torri di controllo, sul marmo

localizzare fondali di perle

disperdendo conchigliette nel becco

della gazzaladra

Mentre scrivo, le cicatrici drogate scindono gli atomi

… Universalità è parolaimmagine della

trascendenza

contesa che assottiglia il Verbo

consola il sogno infedele trasudando venature

gialloavorio, estorce al sole

- E sono gli occhi germogli d’alfabeti

incidono pellicole, in rifrazione fondano stato, la luce

e convertono gli amplessi in messe a fuoco infinite

forme che il silenzio affiora canto, del pensiero

ostaggio

Nelle giunture appena schiuse

mi infiltro fatalità, sorprendo limbi lunari

genealogie celesti succedono alle pietre bianche

divinamente levigate squarciano il tempo

in nome dell’Amicizia alleano Gesù e Lazzaro

nell’eco che implode i sensi

sfuma le arterie alla morte …

Niente smette la natività perpetuamente mutante

… È il tempo

sazio di tronchi

ad appendere il fumo all’orologio

canuto di meridiane

cangiante d’embrioni

dilaga insinuanti domani

e disperde

tramato che ride

lo stupore denudato

22


Innavicinabile una voce perenne

sussurra contraddizioni stupefacenti o infelici

ritaglia gorghi

raffina croci, intesse rotture

specchia risvegli

ascende alberi

divampando bivi senza fine

– Mai estremo il risalire trasmuta i silenzi

l’incompletezza è volo indagato alle rondini

ondeggia abbagli di velluto

sui precipizi verticali

inventa salvacondotto, un sogno azzurro

che la pena non invita

– È sera quando il senso

intravvede il senno sull’autostrada

che fila un viaggio

fatto ad occhi chiusi ...

Io non so la logica delle sofferenze

il loro accadere disinvolto spacca tramonti

imbandisce groppi, individua lo zero

innocente numero

ma è duello il suo porsi dietro ai calcoli

spinge valichi scorre la scienza

esplode scaglie, sbrandella gli entusiasmi

marginali ricavando

collisioni dal pensato

che infrange

con ondate di rasoi

Irriguardoso

un orgoglio freddo resiste le mura

con doppie lame ripassa gli affreschi

assorbe lo zampillio desertico

23


all’angoscia e divide

come i granelli

tra loro …

… Nessun principio si possiede e

nessun presente

– Quando si affonda l’anima negli arrivi

la stazione legata al filo scorre

implacabile e irragionevole; fugge

risucchiata dal film in proiezione

– Sguardi, mutamenti, i campi attraversati

mistificano il rapporto con la vita

gli uomini sono alberi neri

devastano connubi

lanciano treni e tappeti volanti sulla

divinazione argillosa che scuce ogni

motivazione e rinnova

il gioco

alle lande

inviolate

– Datebase e collageni profondono reflussi

trivellano corpi radiografano inautentiche

verità; nessuna indagine consuma la sete

ammiccante rifonde opzioni

clicca sulla vastità fugace e trascina

nel delirio che si anima

apre mondi, schizza scudi su imperscrutabili

riserve; si ascoltano storie insondabili

e tutto si dimentica

Resta ventura un altro raggio

viverlo diversamente è formula

geometrica; calcola la prigionia

costruendo sopra alle sfere, rette a

simulare svincoli da tutti i punti che

attraversati in corpo ai ceri

24


connettano sinapsi e riversino fuori

dalle urne

– Poi dividano il gelo

assunto della casa

liberando i vasi sotto che

continuamente sposto per allontanare

dai vermi possessori della terra …

Si confondono come mosche sui cristalli

i visi umani

si impigliano infinitesimali

nel vortice avviluppano piani

tendono mani, mirano nuovi lembi

strappano ad angolature avverse

la forma che non fa resistenza e mescola alle acque

– La tensione perdura nello spazio e frana

su un legno di mare

tinto di sale

esalta la riva

ora è accerchiato dai cani

– L’ora dilata il lunario

altro giunge richiamo

al suo impegno, come fa la pioggerellina

quando cadenza le gocce e accarezza le foglie

Acqua, acqua

la tara svuota la pelle

i raggi sono pesi

abbozzano sostanza papaverina

le spore e allontanano le ossa

dagli antri ininterrotti approdi

il tempo sbrana bucando

25


piegate in orazioni, le giunture

che il fiato scurisce e

la distanza oltrepassa

– Le ustioni sull’anima sono

sfere; ricordano gli effetti

personali e

una volta ancora vorresti accarezzare

il ciuffetto di capelli, sfiorarlo scorticando

le labbra sulla pietraia sacra

Duole inghiottita di lenzuola,

la polpa rossa

nutre cellule e commensali seduti allo stesso

tavolo, imbandiscono il pasto alla sorte

al caso inspiegabile, rinnovano la fame …

Intorno

un silenzio pieno

dispone avamposto

l’albero inventato di

sana pianta

dai bimbi

asserragliati nei gineprai confondono

cicli, fiumi, ciotole, corse alle verità che

giocano

– Mi infiltro uccello senza nome

vago alla ricerca del tempo perduto mai

ritrovato e mai esistito! Fronde al vento

slacciano fasci di luce

– I mandorli in fiore non smettono di

reinventare stagioni, brillare tempeste

strillare editto l’alba in offerta che

riverberi ali nuovi

e logori macigni

alle piume senza disperdere

26


Fuori

splendono vetrate riflettono

schegge

paure

amicizie

malattie create daccapo custodiscono

sorrisi anemici

– I cammelli tra crune sono passaggi

controfigure gli uomini sfrecciano

sulle autostrade parole

in dono sulle dita

– Li seguo muta ...

Forse la carne sfiora la vita

… La mia

sacrificata arena, tra stemmi gentilizi

volteggia banderilleros rosso-neve

promessa linfa in presagio emerge

folle e mi stilla bersaglio il mare

che intrepida arciere risarcisco fronde

al lancio e pulso

per ogni fibra

fallaci carezze

– Sul rovescio accedo giorno e notte

confondo convessità e sussurri

l’orrore del sospetto abdico agli atlanti

che trasloco spirito dei refoli; rapito ai

crisantemi congiungo alla battaglia

senza tregua

Dunque l’incomprensibile

ascende strada guardiana gli

uomini pluricellulari modellati; li

27


inserisce in pagine tumultuose

classificando archivi e lacerazioni

ammicca dischetti e password

allo stridore che non avvince

lo sconcerto …

Io e te siamo impronte di farfalle remote

… La nostra carne discende da elettroni

sensibili campi magnetici

generiamo pozzi respiriamo rappresaglie

fra minareti e montagne russe decadiamo trincee che

un combattente rientra cadmio sull’ulcera e non cheta

lo spasimo

– Addosso si spengono diaframmi; sono salti flambati

avvitano piombo alla vita nuova

che non disperde

nelle acque lustrali

– I paesaggi ammaliano etnie

gravide foreste in fiamme

succhiano il pensiero, svelano delitto approssimare

il sipario; un golfo di eccessi riga lo sguardo

fuori marigine infuria, sopravvive culmini

indossa il male a mozzoni di secoli e

svezza desinando stelle carnivore

Tutto si disperde

folletti

frammenti

indirizzi

come acqua sui pesci svanisce

- Su altri appostamenti ti incontro

dov’e il borgonuovo sono, ad un

passo da tutti i riflettori; mi scrutano

28


– Tempo il mio corpo migra

squarcia e sospende istanti

nutre il vuoto, camuffa gli enunciati

li pullula portali e salva

nelle direzioni immoltiplicabili ...

Anche il mare

stamane scorgo più immenso

– Il vento stira l’aria, la brucia

persa nel mezzo, entro ed esco dalle urgenze;

ginestre e fichi d’india arrancano torri alla

melancholia che non placa il bruciore

dei passi abrasi e divora elio alla

luce superiore

Visionari veli dissolvono

sventrano grattacieli

funestano marmi

progettano piattaforme declinano diluvi

alle funzioni dei cadaveri dissotterrano

le fotografie negli occhi felici mai

posseduti, sommersi in sogno

riemergono, disegnano l’anima e

pungono le ortiche intorno ...

Regia delle metamorfosi è il caso e maneggia la materia

… Sulla pelle massifica conflitti

si stacca anatema inconoscibile

dispensa scrosci

sul fango contende l’acqua ai gelsi

disperde parolemontagna

insorge maschera la nascita

che il tempo

non concilia

29


Restano le pronunzie incompiute

strattonano selve

sgusciano giardini impazziti

spingono pulsioni e belledonne

nelle leggende, strappando al tempo

– La corsa suda colori

folletti dimorano sulle onde

volteggiano nitriti

risuonano tregua dell’ubriaco

che la voce lesionata espande

oscilla come canna al vento

un corpo invalicato ...

... Si,

il tempo viaggia

scolpisce trappole

irride fili

sbalza trapezi; furtivo strappa

brughiere assottiglia gocce e

pulsazioni al peso di essere

– Scorci come suoni, ho sbrinato alla carne

messeinscena sui dirupi il cuore

ho affamato nella gabbia dei leoni

riversato la smania raccolta

nei rigagnoli scrollando

le croste in corpo cieche

che resistano la navigazione

senza resa e finale

Poi torna giugno

i cinnoroidi l’estate il roseto

30


pieno di formiche inghiotte

i ragni omicidi

– Le altre sbattono il muso

sbranano ragnatele imputridiscono

infinitamente uguali

smagliano resine

triturano querce

vibrano uova trofiche e sciamano

nell’orma noncurante

– Ritorneranno a vivere la prossima stagione

saranno nel canto contadino

nei papaveri, negli occhi pietrificati di Ornella

la “figlia di Iorio” ...

… Intorno case

schiantano

imbastiscono pontili

accerchiano dimenticanze

impilano la resistenza

strisciante abbaglio

è bava di lucciole la scia

che varca il baratro

Dilagano evasioni

schegge sul trauma e noi, anelli della

finitezza, non smettiamo di incedere la via

affiancare azzurrognoli, i pescatori nella

notte

– Le promesse spargono trame

nel viavai delirano nomi gli ingressi,

miriadi scartano gli ovunque abusivi e

curvano

– Strali splendono faville sulla retina

nascono astuzie di carta

detonanti sgrossano le mete che susseguono

globalizzate; coincidono usci e pollini,

31


scendono in campo fioriscono derivati alibi

al perdersi nel reticolo, ma imminente

l’illimite sposta la forma e assume

Il fulgore è clessidra

torcia sui ricordi

scorre nella quiete di chat

whatsApp, skype

videochiamate

– La rivolta origina scritture

lastrica corpifiumi in piena

divorano cieli dinamitardi

duplicati e staccano

… Disperso l’ultimo scatto

è tonfo; esplode insaziabile

mi attraversa acuminato

sgrana la svolta

senza giungere mai

Non si tratta di cucire e scucire miliardi di volte

il sogno che a pensarci bene è

un dato inconfessabile

ma soffocare la sintesi, è piano rovente

da schiodare agli attimi e sfinire

- Così lo scarto sarà rumore

gli scossoni frusteranno la

morte, l’impostura stringerà al

petto il suo fantoccio e amore

danzerà con l’orrore, la verità

Prodigio è rimanere

svegli

crivellati di vocazioni

afferrare il vento, nascere pirati

32


centrare il numero giusto alle

incognite …

Ogni cosa invisibile è purezza che vive

… Estranea alla nerezza

rampico il telaio

i fili in prospettiva raddoppiano l’indistinto

l’inverosimile travolge la trama, i punti

in mano ballano, raffinano gli orli

- Conoscere il disegno in mente, stempera

l’ago, la fitta, il taglio replicano miracolo

investire sorte l’immaginato e

invitare a nozze l’infinito custode

– Così destini ed uomini fiancheggiano

i crolli

ogni poro si risarcisce fossile

scaglia frecce sopra i cieli che avanzano gli

indizi e superano il copione

sventrando la ventura al sipario

– Impallidito il paesaggio dei forse

mio amico disgenico ha

trasmutato la bara

Replicare poggia la mano

tra il sasso e l’autoscatto

– Sono tasti le eresie

sconfinano la pelle

la bevono attesa

liquefatta ne inciampo sistemi

tramati riflessi vedo cose

vincere i confini

– Mi intaglio superficie

strappo quadranti

che il sole riscalda dominio di nessuno

eventi, lingue, cose conficca nei fiati

ingiallisce dilatando ogni parte di me

33


crescita da ripartire radice …

Scrivere sembra essere

la fossa che cava clemenza dai sassi

– È vita! Fluisce strabica

sottopelle mi ha silenziata creatura dei boschi

col capriccio di manomettere il tempo

solfeggio celia in assedio

lo sdegno immergo in grembo

sorprendo punto vivo, gli occhi

appostati dietro lo specchio, commiserano

oggi, strappando allo strazio

il crimine goffo

– Altri incontri riscrivono segni

impugnano svolte sugli indugi

il corpo palpa

il polso intuisce frequenza

accedere dalla finestra aperta

la ricerca dell’incognita

da qualche parte scagliata, s’aggira nel vento

mi scompiglia i capelli

m’avvampa il viso

sprofondo tronco cavo

nei millenni interni ricompongo domanda

la ressa evocata in ogni luogo, al fine di inventare

pedane al circo arrivato stamane

– L’immagine affissa è ressa

ruota velocissima giostra

nel tempo inesploso

Le stelle sanno cosa voglio dire

34


con loro ho stabilito un’affinità

emersa soliloquo

– Ne scricchiolo gli ossidi

poi bevo il pianto incandescente

genera passioni

mi trascina nei flutti caldi

irrigano il sogno e non consumano,

riflettono ghiacciai di Stazioni in Caduta

sciolte nell’oscurità, arrivano nelle dimenticanze

declinano il giorno al niente e ardono

svuotarsi nutrendo altrove, la vita

al principio

– Carezze e una felicità

inseminata di vie lattee

è memoria e mi attende; la secca

incordata agli astri

ha animato la pelle

deragliando sulla parte mancante

una luce dalla bellezza inaudita

– Lamine ora brillano intarsi

sgomitolano dardi

l’avventura nasce aritmia invaghisce il

cuore, visibile controluce

sgorga bivi e plana

sulle crepe strizzate al macero

– Fuoriescono lave, rotolano vie

sversano avamposti

dissetano nenie, fluiscono fuoribordo

e arenano; non annegano la ferita

che apprende detriti

impreca pieghe

risvolta nella

natività

lo scettro della

veglia che

s’ancora faro,

35


contende al porto

l’abbaglio

scontornato, blu

la condensa ha

dipinto la meta

insorta fuori

margine; ora vaga

il mare e inonda

nominandolo balia

Un passo e il mattinale mi congiunge gli occhi al mirto

Si riconoscono dalla quiete i boschi

i boscaioli riescono a riudirsi nel silenzio

lo assumano riparo dall’ansietà mortale

conoscono il nome delle foglie

ed esse le furtive voci

che i passi sbriciolano

smagliano al giorno

e non infrangono prima

che il sasso muti la soglia

– L’attraversano

tra muschi

pula

stoppie

rivestono dimora la frattura

e saziano di zolfo

i ventri in pasto

ospite regale Beethowen, la Sonatalchiardiluna

a Jirì Orten

A Jirì sollevo il capo

lo amo nell’infratempo

36


su un letto d’orchidee pallide

la pelle splende lussuriosa

brucia la bufera in corpo

e congiunge al gelo delle rose

– Furia Jirì

mi assale, morde la bocca

capta la fine satura

che inebria il sottofondo e

ribalta nell’insonnia insanabile

l’iniziazione amore-dolore-vuoto-morte

– Esulta nel sangue una nuova febbre

chiede di incarnarsi, gronda enigmi

l’aspettazione incolmabile, è fiamma

– Tutte le cose e gli uomini

vivono separati, ma all’interno

presenze numerose saldano ricordi

filtrano domande

elementi introvabili affiorano

refoli strattonano i rami

consumano la febbre in fronte

delira nell’ombra nera spezza le catene

le mani sanguinano lettere

i segni aprono paroleipnosi e trasfondono

sugli specchi; in vena rimuovono placche

e stranisce amore il circolo istoriando il

prezzo dell’uomo che da solo non spegne

non vive, produce plastica soluzione, la

continuità

– Vigile l’attesa scalpita

scava “niente” nel crollo

strappa l’urlo alla carne

sulle querce nascono visi, distopici

distaccano il profilo

incidono i riflessi, vetrati

aguzzano ressa di cuori

negli occhi attraggono uccelli

37


irraggiungibili e

scandisce il corpo nell’algida maschera

infinitudini e singulti

“d’una cosa chiamata poesia”

Jirì mescola paesaggi fatati

all’idea principale, inesistente

– Imbocca il gioco tra spini

abbozza affrancare amore nel salto

alto che ferisce

Il vento sui morti è placido

insidia il tempo acerbo

regge il peso all’invalicato

Sugli eventi inconciliabili altre primavere si espandono

Dal nulla nasce la portulaca oleracea

– Si aggroviglia nei filamenti

rigurgita mura di polvere e spande traiettorie che

a sorpresa arrossano le palpebre

– Ciuffi come bestiole conficcano le rocce

voraci crepitano, arrischiano sporgenze

infrangono le sponde e snodano distanze

scorporano pendii al tempo

brandiscono estri esclusivi

fitti di sorprese impigliano i passi

scontornano le frange sotto al sole

invadono le ansie in terra alle ombre

scandiscono i desideri, qui

adesso

nelle altezze indecifrabili

nelle incertezze fluiscono i fiumi in corpo

– Mimetizzano i mie passi; a volo di civetta

plano sugli specchi ed entro in ciò che esiste

38


e manca dentro; lo sguardo riflette illuminazioni

– Il maivisto indenne infinità traverso

mi insinuo nella luce sopravanzando

il pianto

mi scontorno quadro vivo e

rappresento

possibile sogno

stupire bolla tattile tra vette incandescenti

fiorire bronzea, una storia mistica

e sensuale …

Pagine scorrono su tastiere

equivoche, sfiorano tasti e desideri

li attraversano velocità che dibatte

fra anima e corpo

gli occhi e fionda sulla mancanza

incolmabile; i segni frustano suture

inceneriscono notti eretiche

sulla bocca i sensi precedono l’esistenza

oscura negli schemi bacia altre labbra

accende altri motivi per baciare

per accampare nelle pose, nelle mani

nelle tende, nel plexiglass, i desideri

sospettati fino a specularli

nell’incomprensione

– Roventi giunture discioglie il tempo

sotto gli schermi l’inganno apre i giochi

il resto è spinta obliqua non lascia e

non finisce; espande il fiato e sferza

su invernali repliche, il gorgo

custode della fredda estasi trafigge

e compie l’umano oceano

– Avversi calchi sgominano cadute

iniziano itinerari tesi sulle quote

39


scalfiscono i motivi e sospendono

Il circuito devia al sole inebria finta

sulla crepa poi bracca

nel silenzio impenetrabile

la preda putrida

– Io so gli abissi, ogni gesto è distanza

zampilla intelletti imposta idee e

tutto sproporziona; non so nulla della

mia casa anomala

mi infastidisce il sistema dei tetti

sopra al capo

– Un falco smeriglia il becco alla finestra

perfora i vetri, mi strappa la maschera

disperdendomi diversa

incompiuta …

… In devozione ai commiati

scruto visi chiedo carezze

si toccano suicide

come nel giorno di morti

i campi disorientano l’erba, la

strappano al plauso e ostentano

così il mio corpo

insidia il senso

lo addenta

… Altri passi la festa mischia

a rimorsi

ere

alla scrittura

genealogie carrabili

pongono bulbi in

acquiescenza

volgendo sul

futuro, l’enigma

nudo che smarrisce

o mai accade

40


Slogan

invadono case

palazzi

i passanti confondono

cicli ed erranze

raccolgono more malate

– Immagini affluiscono

canali

schianti

brillii

smembrano il tempo mortifero

ai brogli nutrono piccole arterie

nel fuoco introvabile spirito

annunciato punto luce

attendono l’imprevisto

eterno ed irrisolto …

Sotto il respiro

la sacca spreme asmatica la carne

l’avvalora like; tra un post e l’altro

lega istanti allo sgomento

violente essenze azzurre precipita nella pioggia

rompe il tempo

falcia la misura del possesso tra snervate viole

colma la sua avventura

sabbia che scuote

gocciola zufoli

congiunge mine e pesci; è tripudio

il crollo

squarta

precipita nel mai pescato

la prova è interminabile

Cosa

41


mi chiedo

disperderà le fratture

ribattezzerà i cicloni

distillerà il midollo alle catene che indosso?

– Braccata nelle interferenze

zoomo l’acciaio e innervo

sulla strada

indifferente mi accoglie sontuosa

nello strascico sprofonda loquace

incendia cose

veglia il sangue alla tortura

radunata attorno alle zolle

ricrea promesse

… S’apre portico il giorno

l’ingresso sperde gli estremi

rovisto nell’insignificanza

i segni sfuggono

– Avanzo

altrove la leggerezza è presenza

oltre la polvere gli uomini generano

rivelazioni improvvise

distraggono il dolore, lo lasciano cadere

come petali e ritorna l’esperienza a

torturare la sorte; salvezza

è dimenticarsi

– Rinascere acqua e luce, è dono

profetizzato universale accadimento

sgomenta la ferita purulenta, ma dentro

s’avvede d’ammutolire per sempre

contagiando gocce sui capillari

brucia accesa voce

scoperta altro di sé, scia

che passa attraverso l’invisibile

… Dopo il canto è l’annuncio del

banchetto

42


fuori-porta necessita esserci; negli occhi

riserva dei tornanti, un miscuglio saturo

d’immobilità e prigionie, assimilerà

nutriente, un respiro inaspettato

– I tavoli sono vuoti

le spose stolte aspettano lo Sposo per imbandirli – Egli arriverà tralascerà

ammaestramenti, preghiere, conversazioni e svanirà l’insidia diffusa esultanza

dell’effimero, nel candore svecchiato ai rimasugli

Clamore di girasoli, stelle, lettucci miserabili

baceranno Van Gogh e, fossile la contemplazione

forgerà in morte

fiori equorei disciogliendo

romperanno la terra arida

increstata smarrirà

nella sacra spinta, la lontananza

luogo non posseduto al senso

ma crepitante

tra smilzi steli

il primo fiore bianco

L’interrato sa l’odore del

vento

umido sino all’ultima veste, risale

vegetale sintesi delle ossa

la volontà stretta talea nel buio

resiste fotoni, quanti e disperde

le fosse vuote

negli occhi dei poeti …

… Nulla è statico

gli uccelli hanno urgenza di volare

spappolare semi

planare l’inganno ai figli

disseminare piume sui

corpi implumi

– È il debutto delle radici,

precipitano traversate nella voragine eterna

– Lampo la conoscenza è entrata nella mia stanza

ha occupato lo spazio delle cose rimaste statiche

43


ad osservarmi nel dolore pieno; nella

dualità sognoveglia

l’impulso ha sorriso di tutto

scosceso dai pendii, ha strappato bulbi

alle geniture pensate sospendendo nel vuoto

vitamorte e reinventando innocenzacolpa

un tempo fuoridaltempo che diluvia,

nasce memoria dal silenzio

materializza lessici di quarzi e mari

turbinando altre realtà

La mutazione è incontro

infiamma lastre

bracca quarantene

ma il programma è rebus

trascende gli equilibri sordi e

gioca d’azzardo con l’inferno

– Le sue varianti decidono forze inespresse

perforano il respiro

continuano la vita sui morti

innamorano sconosciuti

dissolvono il sonno al candore

abusano l’erba nascono cieliastri,

la pioggia non prosciugano

sincera l’afferrano nei fiori

sprigionano pensieri

meraviglie trasgrediscono

cattività che penetra linfa

suda porcellana e pelle

nell’istante che sei

… Si fa voce l’alba

lampeggia nel sonno

altezze e tormenti

è questa la vita?

– Punta di diamante, la scommessa

ammanta sillabe arreda l’urlo

banale uragano nei tempi ascende il

44


dubbio avanti

le torri contro

e dissente

Nulla è vero

ma screzi e tagli scuotono i passi

strozzano calcoli ai perimetri improvvisano

stanze rosse di senso e richiamano i nomi

insonni che ricostruiscano intatto, l’invisibile

– Il resto è reflusso asmatico

sedermi a mangiare

scalcina spire transiberiane

– Mi sciolgo neve

in cima intravvedo spareggi infuocati

un’altra primavera appresta rigurgiti

scivola nelle coincidenze

nei ritagli e non basta; sorpassa

la deriva e trascina strascichi

sulle carezze

– Falsa

la promessa mai accaduta

faglia clandestina

fuori dalle mura incastrerò

All’ordine del giorno prosciugherà i semi in tasca

appostati fogli di via

sospesi dalla luna

dilagheranno maree informali

distanti al borgo

a tutte le distanze colmeranno

abissi alla luce

spilleranno e risaliranno dal pallore

la veglia sparata addosso

– Isola smarrita in mano, viaggerò soluzioni giganti

45


maiviste foreste marine

trascineranno gli ingressi ove nessun luogo è

lontano

per fiutare gli aromi alle papille nuove

– Cantabili note dispenseranno

nascite sul giogo

risvegliate al torpore invertiranno

reflui al pianto nottegiorno e

rifonderanno il tempo

scalpellando nel punto esatto

Cieli smerciati d’amore

voi sapete l’increato

vi seguo muta

… Le cose sbandano

evocano rose richiamano il vento

che trascina

– Mi cerco sconosciuta

con unghie mozzate scornicio lamine,

sublimante una disperazione

incapestrata alle ventole

incista i pori

rabbrividisco!

Strappo i fili alla riserva, cado

mi rialzo sanguinante e medico

– Nell’ombra le tende rosseggiano voluttà

la carne mendica ginestre

sfila vermi medita illimiti,

prolifera memorie; al masso

di esserci abbevera l’indefinito

È arte funzionale la rivolta

rovescia impalcature

tempera campanili

con catene d’oro inghirlanda cieli

fino a rintoccare nelle mani

46


sorridere i denti abrasi

affondare in maglie d’ansietà

il polso malfermo che eluso

al dolore

dibatte il sogno

e cattura

Tutto incede portentoso

abusivo l’equilibrio smemora

la noia ostenta altrove

brandisce tiri mancini a cielo aperto; suite

un nomade celebra gioia

l’inappartenenza, ma Orione

Carro e Cometa commuovono dominio

la libertà

– Il mio rimembrare ribalta il silenzio

rinfocola domande, smaterializza le questioni

– Avanzo uccello rigurgito fiele, affamo governatore il

porto, convinco il mare ad adottarmi imbarco

condurmi presso il lucore

a tessere vibrazioni alle spoglie

a rigurgitare il sangue profanato rubino

Ti cerco vita, ti spunto fra le righe negli strappi

nei sepolcri scendo, spalanco gli occhi

gravidi velocizzano il battito; quì siete

non sapete che il respiro fiatato in terra

vi appartiene? L’agguato taciuto

si finge sonno

ringhia infiorescenze, ma i rantoli in petto diluviano

spaccano i cancelli bui, in agguato

ustionano le reti perverse e trasgrediscono

– L’esprit trafora i lumi e rifluvia

eclissata dalla ragione, la parola “amare” …

LA TERRA ACCADE E DISFA

47


imbratta il vuoto

con carezze di muschio spia Natale

demone del bene

– Sotto il piatto

le mortifere letterine iniettano in vena

un plauso fatuo, giunge guaito

fra le vecchie mura

vertigini mi oscillano statua

ma nel fondo la lama

ha raschiato il gesso

le pareti gocciolano …

Grumi sgorgano

scoppiano aerei

con unghie vetrate pizzico la ruggine

affiorano gocce migrano smorte

evaporano in terra al buio

sprazzi di sole mi disegnano in terra

ad ogni passo l’ombra più ampia giunge

aderisce il corpo e sfuma

– Bizzarri inciampi refusi ai passi

spigano carcasse; tra il vuoto e la strada

risarciscono la gioia narrata semina

mai annaffiata

– Randagio un cane fruga scarti e tace

– Cresce dinamite il maestrale

sento le urla trafiggermi, a mezza sera

capto pretesto e sbigottisco intermittente

la vita delle lucciole; impazzano luce

animano il fogliame al giorno che muore; in

mente il senso larva parodie

sui tagli mi adesca pagina il tragitto, ciondola scarti

nel dormiveglia ricompongo fantastica

la favola dei cavalieri sui destrieri

– Scampata ogni cosa il pensiero schioda

assembla materia fatta d’aria; questo il canto brama

48


saccheggia e somatizza

rischiara caso la nascita e l’attesa indomabile

poco dissimula paure e naufraga

– Trapani sopraggiungono astri in sogno

mi insegnano il mistero …

… Lascio cadere il baule

non sopporta il peso

affondo nello spazio mi sbriciolo carnosa

– Pieno di icone è il cielo, lazzaretti dorati

deragliano sulle fitte, modificano l’area

– Sono mio ostaggio

pattino rivolta ogni caduta

senza ripagare, la fame agisce guardia

regola l’acido che rovescio bolo

Nessuna disdetta disperde fare

il boia fa il boia e sorride, nel pertugio le

serpi mangiano tranquille, vendono per

trentatredanari, sedie

roseti, le sorelle e l’Uomo Giusto

– Vita e morte aprono arene

schiudono nuvole rullano il viaggio di Odisseo

lo incordano alla luna ipnotica

che smotta il tempo

mi fissa benefica

mi fa esistere nello sfoglio delle bende

che attutiscono i graffi

ma senza rimuovere un segno dal racconto

l’inverno ha annuvolato le viole sotto ai miei

occhi …

Altre fusioni bisbigliano foglie

semi

uccelli

orche marine

delfini

elefanti guerrieri, svolgono teoremi nuziali

– Mi strattono traccia

l’impegno mi salda coscienza

49


contornata di visioni bramo fiorire stella alpina

svegliarmi montagna sugli strapiombi

spaccare la fuga avvolgendo

in parole-corpo, la doglia

Il mio volto

il tuo

infiniti volti accadono il tempo

imparano a requisire memorie

a roteare micce al sole

estorcergli i raggi è mestiere di ladri

folgora svolte, ustiona

solleva energie e splende in

sembianze incenerendo

– Nella fornace è caos

negli occhi cromie si disperdono plaghe

invaghiscono distanze alla sfida

la sincronizzano realtà in gioco involando

la caduta in mano all’aquilone

– Tutto scorre luogo e accresce

rettilineo, un deserto soqquadro dei vulcani

lo sguardo riluttante inebria e smarrisce il giorno

qui, ora, adesso, l’istante cerca matrici disperatamente

esige nello scontro del ricambio, scoprirsi corpo

viaggiare terminazioni elettriche, sussultare e non fallire

il sorpasso alla fame insonne

Sorde le cattedrali urtano le frecce alla visitazione

il loro discettare sulla salvezza della rotta, riaccende

l’inganno che non sfiamma, brucia il petto e perdura

– Balzano fosfeni in mente

aderiscono il primo castello abusivo appartenuto ai barbari

stordita entro in una pagina di storia

inestinguibili scarafaggi, ragni e topi saltano felici

liberi, come mai ho visto fare agli uomini

– Non colgono la mia presenza, escono ed entrano

da buchi e bare

si divertono da matti

50


corrono, s’appostano scambiano i percorsi

giocano, lottano riprendono a ruotare

– La punta d’una lancia forse appartenuta

al re Artù, arresta il salto alto

greve, il silenzio stacca la terra

nulla è successo

non sanno la morte

Superstite la materia, è ferma nel tempo eterno

mi guardo intorno

il risveglio mi ha crepitata crosta

fasciata d’incertezze

piango sui fiori impietriti

sanno il principio, la dolcezza del dono; è nei miei occhi la

loro fine, li tocco, la polvere covata

oscura la pagina sul libro aperto

– Risoluzione dell’ebbrezza è avanzare

schernire la tregua

stornare alla menzogna

che non taccia i lapilli in fondo

e aggrovigli lince

Mi capovolgo e disperdo

nella marcia prosciugo frange

dilago trame di muraglie mongole

l’ordito si rivela, erompe e logora

– Non basta una vita a scrutare i punti

nascono in fitta schiera tra rottami

diffondono mostri ed angeli

assaltano, spargono, distaccano i contorni

e sfumano nelle immagini che prosciugano

– L’attesa ha smarrito i

pretesti di fare e disfare la tela

51


soccorrere il coraggio

rianimare la forza

adescare passaggio la cruna

– Misterica, poetica, visionaria

erranza, devia l’area al quadrato

la dipingo in mente

– Il gioco mi conta i passi, rilancio

le carte non le scopre nessuno

restano serrate

lottano al pari di tutti e non si

pronunciano

– La complicità concerto con lo

stagno; chiedo al rospo di

rompere l’incantesimo, divenire

spirito l’ombra in destino e

saltare principe sul tempo

trasformando l’acqua

… Come ha fatto Artaud

io farò

ingoierò l’ombra ai cieli

insorgerò in arpeggio scritto sottopelle

lo spartito

di me moltitudini specchi infuocati

portenti in effrazione frenetica

svolteranno la partenza

dal vuoto richiameranno tutti i silenzi

che salpino la selva e duettino la luce

Li esisterò sposa fedele dell’invisibile

testimoni mi estrarrò forme infinite

nascenti sul varco

conviveranno costellazioni

– La crudeltà di Artaud volterà pagina

al delirio

la passione creerà fili di splendore a forma di fiori

affioreranno acqua

Lì e in nessun altro luogo cercherò la mia casa

52


espansa parola

aggancerò in fronte

ai lembi incendiari

– Abbraccio Artaud

la sua mimica

inchiostro di blu

travalico il respiro

a tutte le correnti

a tutti i minerali che compongono

la Città di Dio

Il sole sa

vede tutto:

la selva

il creato

l’utopia

che stringo

a me

smette di

sbranarmi

Sirio copre la mia nudità con i suoi sensi celesti

l’agonia rianima

il buio in agguato si estingue

Succede così nell’infinito

53


fusi meccanismi di cheratina irrompono

termici, infrangono le leggi anomale degli

uomini, le svaporano in mille notti venate di

cobalto

– Le perle raccolte si smembrano per illuminare il

nero sacrificio della vita, arcano e inconsapevole

Non immaginati mattini continueranno vastità

e destini; mentressamuore si continua a vivere

a scrosciare il carico e sollevare ventri

sulle albe che s’aprono e variano

La ferita simula, s’improvvisa tregua

rimargina le cuciture in petto ai germi

vivi che vi affondano infezioni;

il resto è pozzo e non prosciuga

– La strada smaglia essenze

sorseggia dimenticanze

bruciano in gola

un attimo e sono nell’antro del limite

tra il fiato e la parete erosa, lo spazio si fa voce

che mancava; taglia l’oscurità

sospinge il battito, sfinisce e non svanisce

menzionando magneti di luce brucia

sulla carne

– Grida invisibili rimbalzano brandelli

ricompongono straniera la geometria

di casa; sorte e morte piovono atmosfere olfattive

energie di fiori, sfere, stelle risuonano boati

– Non so esistere, urlo disperata e

già un calore slegato al sole mi dissuade dai luoghi

comuni, diverge e smuove i capillari, fa inversioni

smemora gli echi in corpo, muta il sasso in carezza;

la piccola mano impreziosisce lo sguardo animale

inceppa nella sorpresa immanente

che solo conosce la vita …

... Fierezza è ricercare il frutto incommestibile

54


travestirlo di stelle nell’espiazione falsa del peccato

esalato dai frulli

confonde lava e morte

pensiero che traspare il respiro

e rianima

Riappare il mattino

scalpita

scarta i resti, tritura macigni

ribolle anomalie e gocciola

mentre scardina prigioni

– Scorta della notte

il sogno ha strappato al fuoco

la chiarità dei soffi e placato

nel crudo azzurro

la fittizia idea di vivere deragliando

a volo d’uccello, su cattedrali illividite

i motivi incoscienti che velocizzano

il battito, respirano platani e melegrane

disegnano isole e inchinano galassie

– Le inseguo da sempre

ne conosco il cammino violato

senza ritrovare i passi

– L’inganno ha partorito fiumi

disceso precipizi ai pianti

infranto i singulti coltivando

l’audacia acerba alla frontiera dell’incanto;

ora distingue al balcone tra fulgide agonie

il niente inaccecabile …

… Cieli cromosomi vedo

rarefatti esaltano nascite

colmano diluvi

stupiscono opposti

– È magnificenza la veglia

su mura d’incertezze incalza

55


chiave

apro tutti i deserti che assistano lo

spettacolo e nessun vaniloquio

ricada la colpa o la disperda

germoglio insorto al vento,

appena sopra il baratro, culla

asseta e non svanisce

– Accade fra greti incerti

le figure mi chiamano

le sfioro, parlo con loro delle meridiane

dell’estasi

del loro conviviare universi, baciarsi

sulle labbra e custodirsi evanescenti

nelle notti di luna piena

Rimanere nel tempo

vivere luce

acqua

aria

fuoco

mi lusinga papiro

– Ai piedi del Nilo leggo “cos’è la

vita?”

sulle sponde la significazione svetta scambi

la carità percepisce una stretta di mano

tra demoni cantori e capoversi

le unghiate spente in viso

congestionano il tempo

– I coccodrilli sanno il cimento non l’infamia

l’acquastagnante affoga il turchino, non l’angoscia

che sbrana gli occhi e consuma …

… Io sono spazio

mi penso aria

mi sbrina il sole, mi cerca e disseta Rosa di Gerico

– Ov’è l’eco sono voce

s’impiglia grido e sfoglio

ovunque mi sperdo

56


stringo sintagmi divengo racconti rimbalzo

quadranti; per ogni freccia ossessiono Dio

perché abdichi la Dimora in seno

all’esultanza, domani luminescenza primitiva

stenderà campi di rubini; in schianti sonori

vorticheranno cellule

scomporranno nei nuclei

innocenti

– Scalfiti i segreti al fuoco squameranno la

cecità all’eterno

altre domande falceranno giorno e notte

impigliando nella fiamma cospiratrice,

l’indicibile che sussiste

Sono volti gli olmi

spargono liturgie

stampano protocolli

permutano la speranza, la fissano regola del

gioco nelle soluzioni profetiche

– Gli spostamenti adescano farfalle

appena schiuse sfondano il buio

dipingono l’indifferenza, l’avvolgono

nello sbandamento che gravita

sulle fitte generate in corpo

e sul fumo …

IL SILENZIO DILATA GLI ELEMENTI INTROVABILI

… Ineluttabile

è l’affanno

ravvisa legni

mesce zinco e carne ai lembi

mina per gradi, la lotta

la schiuma contorta al sole

pensiero che esalta consapevolezza

il passaggio

57


e trionfo il volo inafferrabile

– Forse l’anima dei morti pesa come un atomo

penso a mia madre e scindo

intingo i laghi negli occhi

riconosco nelle candide lenzuola, il tepore della cenere

interrogo la colpa, l’innocenza

la gioia piena sfuma nella sigaretta

l’amore in mente, falsifica natale

luminosa e artefatta festa

osanna sé stessa e non esiste

solo lo scoramento raddoppia

dietro le lucine intermittenti

Non tace il silenzio

fionda contromano

lascia intravvedere le nubi

venera il deserto con una sola cattedrale

ammutolisce gli abissi

dona la parola ai muti si fa udire dai sordi

vedere dai ciechi

– Attraversare Parole è Amicizia con Lazzaro

con tutti gli altri, è mare

LA MORTE QUANDO CAPITA A GENNAIO È PIENA DI LUCE

… Io l’ho vista posarsi

nel sacrario delle lacerazioni

slinguare il marmo ai cancelli

interrare il dolore

impazzirmi avvoltoio strappando luccicanza

agli occhi verdi

– Ho stagliato macine ai lampi

che animassero le venature all’apocalisse

abbeverassero lo zinco alle visceri

banchetto degli inferi

– Il calice ho bevuto pieno

58


l’orlo ho rosicchiato cospirando epiphanie

ho refluito annaspamenti, strappato le suture rosse

ai broccati, ho strangolato l’estate

annegato i rovi in bocca

tranciando sui binari

– Grotte di stelle hanno spodestato i cieli padroni

e confermato l’amore, stravolgimento delle ombre

sonnambule che ardono il peso alle apparenze e

riannodano al presente perpetuo

– Incedo

su pieghe futili equivoco reale ed irreale

senza riuscire a carpire il senso,

migro lo stillicidio nelle trame che

allettino i sepolcri liberando

la dissoluzione

insopprimibile

LE COSE CAMBIANO, TUTTO DISSONA E SVIA

… Foglie

oceani

lo spirito

i versi

l’alloro

il cielo

l’etere

il grano

l’infinita bugia

apprestano le ore

insidiano le viti ai vignaiuoli

congedano mense

rallumano il gelo

saggiano l’oro nel fuoco

imbandiscono tovaglie bianche

smembrano prigioni

incidono bisturi e carne

rovinano il meglio

peggio

59


bello

brutto

ricco

povero

bravo

cattivo clandestino trovatosi a passare

– Le idee trivellano forze oscure

incastonano pioggia e giochi nei tranelli

integrando coriandoli sulla logica delle cose

della croce, del loro non divieto di esistere

e rigonfiare il tempo interminabile

È tra sonno e veglia

che la pena

si coltiva

nicchia …

LA MEMORIA CI DENUDA, POSSIEDE E MUTA

Vastità di spire il tempo

è sorte in uso

sopravvive

infinito

immobile

immortale

Piani rimbalzano

“non-luoghi”

– Rivedo la finestrella blu

mia madre mi attende

viene ad accarezzarmi i capelli con i polpastrelli

sfregiati

profumati di cedri mi gonfiano il cuore

siedo accanto alle lontananze

svio stagioni e labirinti

mi raccolgo in seno a Demetra e Persephone

Dispersioni annunciano viaggi

60


rivoltano clessidre

che scivolano nella sabbia

… Inappagante vita

gelatinosa e flaccida

rinomina password gli avvenimenti

asmatici li aggrega vastità alla

lussuria; bianchezze

nello scarto insegnano a

sorprendersi

a transitare vie di cortoni

dipinte che invaghiscono i virus

Portici d’acciaio e visceri amministrano sorti

m’involo nell’ora che i raggi emulano l’instabilità delle mura

smanio l’invisibile al principio, mi acceco arabesco circuito

scalpito come i “cavalli nel tempo della guardia”

– Nella stradina tortile entravano i cantori abusivi, strillavano

gelsi e foglie nere profumate alle sei di mattina entravo con

mia madre in cattedrale; tra panche e acquasantiere

sbircio i topi grossi

sfilano nelle navate laterali

discrete contrastano lo sfarzo della casa

albergo dello scontento ascende albe

ragnatele da pulire negli angoli oscuri inciampo

mi risveglio nei singhiozzi bagno cuscini; la ragione

sfuma nei baci dati alle statue

sopra i lumi accesi

Agnelli elefanti capitelli, la trincea

esistenziale a mia insaputa ora intreccia

collane d’oro, l’organo sgomino tra fiori

di croco abbino stirpi gentilizie e vetri

61


colorati esalto nel vaniloquio

– Nella vestina corta affondo l’orizzonte

placenta del pianto …

... Così fa la vita

arde e non s’avvede d’espropriare

l’infelicità alle ipotesi

restituire tarantole alla libertà

estrapolare teoremi alla gioia

riesumare gore

Altri distacchi sbiancano la terra

originano cavità

– Gli occhi sono raggi, ascoltano, ansimano artigli

inondano rivi, fiondano sulle reclusioni

spaccano in due le vene per insegnare ad esserci

a scolpire archi, disgiungere inquietudini

respirare fontane, deliziare il fuoco in corpo

imprimendo sulla retina, i fiori dell’arte che sporgano

dagli abissi e abbaglino la sconosciuta

– Io affioro deserto la terra anteriore; mischio carbonio

ricalchi, plastiche leghe leggendarie a spiriti vivi

mostri marini ed Angeli – Attorniano il vecchio marinaio

nella ballata del sonno cupo, ma l’albatro è morto

– La calma affonda nella sofferenza, le onde la cullano

si attende Dio che mischi i tarocchi

ridiscenda incandescente e

in mezzo a pianti e strazi

innalzi la redenzione

su una colpa

incarnata

senza prove!

Fuorigetto la monotonia

disintegra gli argini

l’acqua discende risveglio

la sete sconvolge il vento

è trama degli astri la nuova polvere

62


penetra la carne con maniglie fruste

e casamenti; sotterranei

i commiati utilizzano lo sconcerto

affamando altri luoghi

– In attesa sono tartari i nemici

scavano liturgie

tuonano fosforo dagli occhi

sognano cavalli alati

brindano alla nostalghia

– Ribattezzata la bellezza

avvince le stelle

nella notte di S. Lorenzo

sversa comete

in terra esplodono tizzoni

innescano l’inesistente

lo scuotono in petto ai suicidi

riversano sul bianco, una scrittura filata

nel vuoto, inverosimile che rovescia pareti

scontorna le pagine

con scatti distonici

– Sorsi di bagliori si rapprendono

sbaragliano d’un colpo l’agguato

incrostato di ragni e nidi

– File di pioppi e ulivi tagliano lo sguardo

la velocità si fa breve

sulla voce assordante

E tu, amore

se tu fossi amore

non sbrigheresti la ridicolaggine nell’ombra

pronunciata male

non nasceresti insonoro che arroventa coltelli nel

grano e tra ferine nozze falcia gli sguardi parlanti

senza dire niente

non annegheresti l’esile trionfo d’un raggio, nelle

63


apnee richiamate a tuo nome, non sfuggiresti gli occhi

all’ombra srotolandola cinta da segni inconfondibili

come entrare nel quadro

congiungere il pescatore

l’alfiere

la dama blu

la contadina

lo scemo del paese

lo stupido in bellaposa

– Non assolderesti giardini per tributare lapidi

nelle sere di maggio non schiariresti le fenditure al

rosso estremo sbiadendo la vanità senza congiungere

… È fiore sacro l’amore

in vita non si trova

si pensa

si crea

si rincorre meta tutta la vita

entro le strade

le sale affollate

le panchine vuote

le fermate del tram

le biblioteche

i centri estetici

tutti siamo pronti a voler amare, ma non si trova

l’amore, non si trova

– Cosa nel nulla dipinge la forma?

La chiarità dello strapiombo è amore

vive nei fondali, nella luce abissale

la ferita che gli porgi la passa nei grembi

la rifrange appena nata

già incavata nella flora marina

tra un’alga e un corallo poroso

esso vede l’inizio porgergli gli occhi

il filo sospendere i piedi

il volto risalire radioso esso vede e segue fino agli

infiniti stadi, dove sei pronta a trasferire

64


il ritorno per cercarlo

TUTTO SUCCEDE IN MENTE

… L’erranza

le risposte cercate nei sottoscala, l’ora d’aria

respirata nel cortile della cella, le croci

i fogli di via per spose felici, sono orizzonti

postano dimenticanze online; come vetri

interscambiabili occultano le realtà

palpitano disperano lusingano vetrine

ammalano falene

– Squarci in dono le veglie

sconfinano gli stati

istoriano svelamenti

NESSUNA VELOCITÀ CODIFICA IL DESTINO

Del principio il tempo stravolge

i segni e dipana sui silenzi

l’ansietà

e posta viaggio Odisseo che sporge il bordo

– Ha attraversato corpo e cervello

accelerato emozioni, scoperto l’orrore pensato

amore e impregnato del fango riluttante

– Ha saggiato picchi alle lusinghe, sbranato

tempie alla memoria significando baluardo

sprigionare ultrasuoni alla festa

e invadere ribalta

i fluidi numi

che rinnovino flusso la sorte …

DELLA LIBERTÀ

È materia ultrasensibile la libertà

sulle corde scava l’aria, deride i desideri

demolisce arene, sgrava instancabile il domani

Nasce sole sul nevaio e sei tu stesso, parte del fine;

vorticare nel fumo e rovistare la conoscenza

imperfetta, il non detto scoppiettante illimite, è

65


la supplica che ti porge un grido appuntito

- Scrutare frontiere alle varianti, affastellare gnomi

trasparire robotici e umani, custodire

l’insoddisfazione sotto la pioggia dei sensi, glauca

o tagliente, non tace; colloquia con gli dei

differenzia visioni, struttura rinascite estetiche

praticando strategia, il ricordo della grazia;

dispensata dalle acque del Giordano

controverte l’appartenenza

trasforma gli uomini in sorgenti

congiunge spirali agli incastri

imprevedibili, tra oasi e catene

ove la tensione non ozia e trappa

le radici alla cenere …

Per conto dei lumi

non tace il tormento;

partorisce strida

scava pulsioni espelle vacuità

– Conoscere il Figlio

sapere la Sua supremazia sul male

ingiunge domande, annota il sogno sul

taccuino astrale; interpreta parole e caverne

pietra che principia tra fasci di luci e

grandi navate, la spada che infilza Amore

nel Costato e gli occhi, in una grande cattedrale

– Ascoltare il Silenzio smaterializza la scena

in ogni sguardo e direzione, il Tempio istintuale

riscrive l’innocenza che rimbalza immortale

scorrevolezza, la ferita

alterata nel tepore controverso

sopravvive entro il suo sdegno sismico, una

precipitazione rocciosa

che esplode in mano …

LA SEPOLTURA CONOSCE LO SPLENDORE MATTUTINO

… Nessuna visione ravvisa il castigo

funambula la vetta

66


curva Sisifo che non ha pace; il

suo ardire sporge il punto

lacera massa egli stesso; la

inverte, risale pungiglioni

ridiscende e sanguina

squagliando acquerello sotto

al sole

– Nessun cavaliere lo sorregge

né gli porge acqua; errante lo

spirito disciolto nell’irrisolto

ha ali conficcate nel cemento,

scricchiolano maledettamente

delirano reale e immaginario

lottano col mouse, schermano

tastiere; sui primi piani blatte e

scarafaggi franano le vene in

disuso agli ideali, stratificano

placche, scoppiano infarti

– È la bella estate

ingravida erbe liquide e disperde petali

fardelli, bisce imperano nel web

saccheggiano l’aria rovente

ardono, svampano resse d’alberi

smottano sacche e fango

precipitano nelle fiamme

Nessun cielo accudisce la piaga

contraddizioni e convergenze

sovrastano il taciuto alla

regina non vista

– Scie avanzano parole

schiudono il buio ai contorni

intrecciano perle imprendibili

sfilano ombre e intrecciano pale

alla cecità di Don Chisciotte …

… A volo sul dirupo

adocchio il cavaliere

67


il copione strema, mi guardo intorno

nessuno s’avvede che le montagne

sopravanzano trasparenti

i fiori tramortiscono

la lingua innesca contumelia di pietre

e sale

– Sfatta rientro gamma cosmica

rifletto nei ritagli enigmatici, il

prodigio di vivere, amare, soffrire

frustare il pensiero e allontanare

Nuove città moltiplicano

dirompono follie e forme;

abbandonata è Creta!

La sua corona boreale

precipita Atene in dolorosa

meraviglia e spinge i carrelli

in circoli mortali

– Arianna ha slegato fuoco e

amore; all’orrore attraversa

abbagli che il nulla specchia

e avvolge

– I reparti sprigionano

amaritudini

mischiano cellophan e codici a barre;

le caramelle inciampo nel pianto …

… È sera quando la

ragione degli

accadimenti dorme nei

segreti che il tempo

disperde peso dei rintocchi

in folto numero e confluisce

nel ricambio

– Nuove stagioni il gioco frustra

dissimula i lineamenti, come specchiare il

volto da lati diversi o potare frettolosamente

gli alberi sfigurando

68


Altre tracce ineluttabili incubano

radici inzuppano mussole

volteggiano trine punteggiano

stracci

– La realtà sventola

lo scontento lievita pane e carne

voce che ricorda il brio alla febbre

dentro sussurri di fronde

– Poi il volo sferza lo sguardo

lo inabissa distante

allontana dal lamento …

… Piove!

Chiusa in auto guardo fuori

la realtà appanna ieri

domani dilagherà inesistente

– Siamo pensiero chimico disseminato

nelle fodere chiaroscure dei viali

siamo statue castelli

stelle nasciamo

galassie nella

chiarità che il male

sgomenta

Solo la sposa non

incenerisce la gloria

– C’è vento stasera

stratifica i refoli sulla farfalla

la polvere arrossa gli occhi

stride metallica tra spigoli

sembra il pianto degli atomi

– Serpeggia un fascino antico

stasera il vento

un’ondata onirica in fremito di giuggiole

sversa veleno, sfibra malattie segrete

sfascia chilometri ridisegna i punti

cardinali esclusi dalle fitte

rovesciano linci in corpo alla terra

desolata

69


– In assedio il dubbio

alterna ballate celesti e ragionamenti

ostri salati alle fiamme eretiche

vortica puzzles d’uomini, li incolla

ne interfaccia i profili

nei toner sbiadiranno

Chioma raggelata

il corpo insiste ad individuare

crescita la lastra oscura e

congelare nella pellicola il

raggio, barattando la sera

magra che il desinare

memorizza esercitando

l’acqua al silenzio …

RISALIRE L’ONDA ALTERNA I BATTIITI

… Consegue al trasmutare

un destino insoluto

squama veglie, scinde l’essere

incarna intatto l’assurdo

e stanzia variante l’illimite

onnipresente

– Disarmanti schianti avvizziscono

tormentano sementi raccolgono

pioggia sul prato morto

che il sole noncurante devasta

impiccando la cenere nelle fiamme

– S’allarga l’immagine sul desktop;

distingue l’etere fuso

lo ruota fra le stanze, nello spazio

lega cuore e torcia, dispensa smerigli

luminosi, scivola nel vuoto e proietta

controluce il frontespizio

non l’ultima pagina

70


Nessuna differenza smette il pianto

– Ride il clown

mentre una lacrima fa capolino

un pugno di luce asfissia il tendone

avvampa la maschera e squaglia

sul volto che ristagna spettro

– Ride la platea

dell’arsura felina che dissetano le rose finte

il salto mortale echeggia boati

nell’aura nera mi stringo al mondo

attendo il figlio

egli è qui dipinto

mi manca

pulsa dentro

il respiro ha accecato i pali negli occhi

la luce ha assorbito tutte le maree

il sale ha impallidito la luna

nel desiderio che consuma

– Per vederlo salirò sull’albero più alto, in modo

che, QuandoPassa, io così piccola, possa essere

da Lui vista, riconosciuta nella schermata aperta

che dipingerà carminio la lama affondata …

COLOMBA ESCI DAL CILINDRO

… Nel cilindro è la colomba

derelitta il mago l’ha trovata sulla plaga

ora vola poligoni, spiuma ordini plana illusioni

– Disprezza la platea, pondera il percorso, batte

la magia al vertice e affonda nelle evoluzioni che

liberano il gioco

richiamano il linguaggio

l’unico a combaciare i salti, per gradi

71


d’equilibrio e sfuggire le zampate

dell’orsopilone

Solo il tempo sa il resto dove sta!

Solo le varianti compiono ranghi

sfrecciano briciole in desiderio

affiorano ami

Sospesa

falco gli occhi

libero calchi alle orme

svanisco fuori margine

OSCILLA L’UOMO TRA IL BUIO E L’IMMANENZA

… Ad ogni passo i morti ci stringono il petto

danzano estasi che

il buio non disperde

saturo sulle ombre

rilancia la luna in corpo

acre sudario

entro ed esco

barlume la cometa esplode

– Aggrappati all’ombra

gli occhi allineano il mare

plasmano fioriture

il sole migra ciglia

cavi

braci

vesti e mescola

– Traversa il blu grecale

gli ossidi trascina negli estuari

nella stagione delle piogge convoglia

la parola offertorio casta che

tintinna, ma non disperde

la sera che ravviva …

72


Stamane

i sorrisi sono forre

splendono altrove

– Demetra ha inviato una colomba

volerà il rametto in bocca?

Certo!

Fino al termine estremo la piaga sbiadisce

svuota pose

incede sui soffi portentosi!

Catapultano segnali multimediali

gli intenti

allocano smentite

scampano urla

accecano bufere vane!

Un fresco rosa colora il cielo

smarrisce a prima sera; illumina

terre all’infamia

capovolge Ezra Pound

Ezra dove sei, è il canto!

tu sai, Ezra che i vermi vivono nei fiori! …

… ALTRI PASSAGGI

Avido il piccolo “Hurbinek”

ha risvegliato capricci al buio

Auschwitz rulla vertigini

aggrappa petali al nontempo

– Sul velluto vitreo gli occhi

abbagliano gli abissi

viole sbocciano spinate

vegliano i sogni al deserto

al vento che domani dorerà la sabbia

un giorno ancora

domani ancora le note alte

73


non smetteranno l’urlo

privo di muscoli

di pelle

di nervi e sangue

ubriacherà il sole invaghirà Caronte

le ceneri in affido trasmuteranno pettirosso

il gelo sincero

– Ovunque sarai piccolo

sarà il campo

sopra arrossirà le mele

conficcherà novelle

sulfronteoccidentale

su ogni viso

in ogni voce

Lustre direzioni scorrono discendenze

compaiono laghi sulla pelle

sbavano lumi sugli emissari

incontenibili erompono spinte

– Galattico un chiarore mi travolge

fino in fondo e sono fuori

dalla mia ombra

– Niente sostiene la vita

niente ripara il trapasso alle piccole

morti; ogni nascita risorge uccello

mischia luce ai semi

le generazioni alle lacrime

che il dimenticatoio rigenera

Io

del mio sottile pianto

carezzando le stelle

ho limato il manto al

74


baratro

L’ INCONCEPIBILE CONIA ROTAZIONI

Slittano dentro

sono leve

ancora un battito e

scivolano via

scalpitano scavi trovano indizi

annaspano future carezze

per ogni separazione

spostano l’ora avanti al ritorno

L’interno è respiro

esulta alone

si cerca in ogni nome

affluisce e compone movenze

riesuma piogge

coincide le sorprese nei tagli

sul fondo deforma le giunzioni

e connette alle onde

– Riflette sogno oggi

la nudità viva plasmata diviene domani

adesso atteso sopravviene e cresce

permuta corpi e contrae nelle terminazioni

gli sbalzi franti in mente proiettando

interferenze

– Il mio cuore le rientra, ne schiarisce

la logica appostata nei percorsi

negli inverni semprevivi da qualche parte

tra i denti dove l’amore si insinua

crudo da mangiare e rumina poltiglia

la finestra spappolando esserci

su un crollo d’ali invisibili

75


Così le direzioni

giungono alle spalle

nascoste nella carne

ritagliano l’affondo

accecano lame …

Oceani le soglie

confondono stelle e lingue

trifogli e preghiere

corpi amanti e passi

compiono lanci

raccolgono futuri reti

spaccando il respiro in

fondo al tempo

… Balzi

sulla palla, il gioco

scoscenderà mischiando

illuminazioni ai gesti

grumi, tronchi agli intarsi

foglie ai vitigni e

raccoglierà l’oblio parole

nel furore senza scudo rasperanno

radure saltimbanche alla rinascita

latitante nei sottofondi risalirà energia

dissipando il massacro del sale in bocca

legherà filo e fiore e trionferà nel talento

della resa scenica

– Sullo zenith i germogli

non piegheranno i volti al vento

né la bellezza in morte

IL TEMPO MACCHIA E NON CANCELLA

Tra noiosi mobili strappate

impolverate

su letti infelici rotolate

fra bottiglie e bomboniere confuse

76


da mosche e umidità stremate

tacciono indelebili sorrisi

lucidi nelle macchie ingialliscono

foto patite un istante nella posa

meditata; ora sono passi

avanzano la pelle e trasudano

l’amaritudine ambrata in bocca

alle resine ...

… Il resto compio nelle funzioni

scindo, taglio, resetto strettoie

divago ventose erro carreggiate

sul baratro svincolo abusiva

purifico balestre

in catarsi d’acqua coltivo imprevisti

– Il cuore a pezzi ricomposto

ascolta gli altri

nei ritardi le attese pesano

le corse perse racconto

dischiudono pareti

aprono supermercati

le porte ai bus

Nei cimiteri viro sghemba

entro nei sorrisi sigillati

partecipo il matrimonio alla festa

infinita posa che il vento

spettina e strappa

i fiori in mano

… Ti do fiato e incontro sciabordio

ti volteggio sparsa in corpo

dispersa mi invadi, scomponi

ad ogni risveglio richiamo il sole

che ti stringa forte estromettendo

l’insignificanza; tu nel pulsare muti la

compulsione

subdola sbilanci i legami

che la luna supporta turno di notte

77


lo sforzo di riposarti l’indole

non cancellare nominazione la commedia

che irrori, spini annienti plauso

a scena chiusa …

Cari occhi

muti e indomabili

voi che v’aggirate tizzoni in orbita

amate frastornarvi spremendo bave

inciampare i passi vi azzurra le pupille

finte foreste vi scavano la sclera

schivare bulbi vi fabbrica piattaforme

– Sondate nelle rifrazioni oblique, i sogni

trasfondete nei semi nascendo miglio un

duetto che rianimi la ragione inferma! …

NULLA ESAUDISCE LA VOGLIA DI VIVERE

La sabbia negli occhi

scatena l’inferno

così ogni suono di tamburo

volge lo sguardo

invita le valve a estinguere il buio

a fermentare perle

accedere valichi allo spazio

illuminando soglie

– Amare bucando l’immenso

vivono Zeus ed Egina

incarnano l’oltretomba al desiderio

e acqua lievito farina pulsano

si contraggono, gemendo aprono gli inferi

risale la vita ovunque e genera

sbalordisce il colore degli occhi

muta la genealogia degli orsi

78


e trasfonde spirito

negli Angeli …

Al di là emergo marea

felice

disperdo nell’acqua

le arsure vegliate

ai giardini

Fecondano città di cristalli

ubriacano la voglia

che il tempo

afferra

al volo

e non rincasa

Sottopelle spezzo

i rami disegno

interferenze

strappo meduse

all’infinito aderisco

oceani e avanzo

– Fervo affamata

trincea schianto

sulle briciole degli

embrici i corpi e

disegno

gorgoglianti le

postazioni

rinvenute alla notte

– Disciolte torce

sui precipizi hanno

acceso stalattiti e

affondato le grida

schizzando

pozzanghere negli

occhi; il fango

imbalsamato ha

79


sussultato spoglie

che il cammino ha

eluso istante e

magnificato corpo

in un volgere di

ciglia, disperdendolo, già

legato al marmo,

polline sui cipressi

ospite d’onore

tra le spire

del gioco

inesauribile …

SVOLTE

Nascere è risveglio

processore dell’ossigeno

ogni attimo eternizza

nel flusso venoso

negli occhi

nella mente

nell’anima

nello spirito innocente

nel deliquio

nel pianto che il tempo

non disperde

Adagiata su un bacio di capelli

stropicciata fogliasecca attendo

il resto del riso

altra fame

altro blu

da confrontare con

il sangue versato

incurvando …

80



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Finito di stampare nel mese di settembre 2021 per Frequenze Poetiche

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