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BSKT #6

Il numero di novembre di BSKT, il magazine ufficiale della Dolomiti Energia Basket Trentino

Il numero di novembre di BSKT, il magazine ufficiale della Dolomiti Energia Basket Trentino

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il magazine di Aquila Basket

NOVEMBRE 2021

DESONTA BRADFORD

Storia di un papà felice

GIANNI PETRUCCI

Tutte le parole del Presidente

LA FOSSA DEI LEONI

Fenomenologia di un mito

WILL CUMMINGS

Da Trento a Parigi passando

per il mondo

RUGGERO TITA

Il trentino d’oro


Con la fortuna

si vince una partita.

Con il sudore,

il talento e

l’intelligenza

si costruisce

il vero successo.

BSKT – Il magazine di Aquila Basket

Numero 6/ Novembre 2021

Registrazione Tribunale di Trento n° 1275

del 10 gennaio 2006

Direttore Responsabile: Luigi Longhi

Redazione: Francesco Costantino Ciampa

e Marcello Oberosler

Direttore Artistico: Daniele Montigiani

Grafica e impaginazione: Lorenzo Manfredi

Hanno collaborato: Luigi Longhi, Andrea Orsolin,

Martina Quintarelli e Stefano Trainotti

Fotografie: Daniele Montigiani, Ciamillo e Castoria.

Redazione: Piazzetta Lunelli, 8 -12 – 38122 Trento

Tel. 0461 931035

E-mail: bskt@aquilabasket.it

Spazi pubblicitari: marketing@aquilabasket.it

Tipografia: Grafiche Dalpiaz - Via Stella, 11/B,

38123 Ravina TN

© Copyright Aquila Basket Trento srl

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa

rivista può essere riprodotta con mezzi grafici,

meccanici, elettronici o digitali. Ogni violazione sarà

perseguita a norma di legge.

5 I EDITORIALE

10 I HELLO MY NAME IS

con Giacomo Beccucci

12 I LA COPERTINA

Desonta, aria di cambiamento

18 I L’INTERVISTA

Petrucci, il Giulio Cesare dei canestri

22 I APPUNTI SPARSI

30 I L’AVVERSARIA

Per amore, solo per amore

34 I MONDO STATISTICHE

36 I LECHTHALER NUOTA

38 I EXTRA BASKET

Capitano coraggioso

42 I AQUILAB

Il No Profit torna in campo

44 I CAST

Il mondo in una bottiglia

Un particolare ringraziamento

ad Alessandro Gilmozzi, chef del ristorante

El Molin di Cavalese.

26 I L’AVVERSARIO

La meteora Will Cummings

Numero chiuso alle ore 18 di martedì 26 ottobre 2021

46 I FOOD&STYLE

Scegli Cavit, bevi responsabilmente.


05 | EDITORIALE

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L’Aquila che crede nei giovani.

Ci avviciniamo all’inverno che per noi baskettari significa

entrare nel vivo della stagione con tutto il suo bagaglio di pressioni,

“gioie e dolori” e ineluttabili ansie.

Tuttavia questo è anche il periodo delle prime verifiche

come quando si andava a scuola. E a proposito di scuola,

senza voler entrare in campi che non ci competono, anche Aquila

Basket nel suo piccolo si sente un po’ scuola per molti ragazzi.

Forse non tutti sanno che abbiamo una foresteria dove ospitiamo

cinque ragazzi provenienti da tutta Italia e uno dalla Slovenia.

Con piacere e un pizzico di orgoglio sottolineo che le famiglie hanno

accolto di buon grado l’offerta per i loro figli di venire a Trento.

Significa che abbiamo seminato bene.

Questi giovani studiano e si allenano, spesso con la prima squadra,

e si formano come uomini e giocatori. Con loro tutto il gruppo

di ragazzi trentini che sono cresciuti nel vivaio. Sono ragazzi super

impegnati perché tra scuola e allenamenti giornalieri non hanno

molto tempo per altro; tutti loro sono coscienti di mettere i loro

talenti alla prova. In altre parole, vogliono provare a diventare

giocatori di basket, inseguendo quel sogno che hanno cullato

fin dalla prima volta che sono entrati in palestra.

A 17 anni, lontani anche mille chilometri da casa, realizzano

la loro prima grande esperienza di vita che segnerà il loro futuro.

Aquila crede nel settore giovanile e investe risorse umane ed

economiche significative. Per questo ci sentiamo investiti

di una forte responsabilità che ci impone la massima attenzione

nei confronti di tutti i ragazzi che le famiglie ci affidano.

Continueremo su questa strada perché una società sportiva come

la nostra deve cercare di formare giocatori da inserire nel proprio

organico di serie A oltre che divulgare la pallacanestro.

Ma se vogliamo continuare serve una vera riforma

dei settori giovanili a livello nazionale. È necessaria una presa d’atto

per rinnovare i modelli formativi dei settori giovanili, favorendo

le società che investono e che creano opportunità. Solo così si può

pensare di creare un futuro migliore per il basket italiano.

Il Pres.


8 | AMARCORD

Trento, 6 Aprile 2016

Eurocup 2015/16 Semi Finale

Dolomiti Energia Trentino vs Sig

Strasbourg

Nella foto: Julian Wright

Daniele Montigiani

@dmontigiani


6 | BEST OF LEAGUE

Bologna, 16 Ottobre 2021

LBA Seria A, quarta girone

di andata,

UNAHOTELS Reggio Emilia -

Dolomiti Energia Trentino

Nella foto: Jordan Caroline

Daniele Montigiani

@dmontigiani


10 | HELLO MY NAME IS

Hello

my name is

NOME:

GIACOMO BECCUCCI

.........................................................................................

SOPRANNOME

JACK

......................................................................................

IN AQUILA DA:

2016

...........................................................................

TI OCCUPI DI:

FISIOTERAPIA

.........................................................................

GIOCATORE AQUILA PREFERITO:

AARON CRAFT

.......................................................................

SPORT PREFERITO:

CALCIO

......................................................

IG, FB O TW:

INSTAGRAM

............................................

PRINCIPALE PREGIO:

VOLITIVO

................................

PRINCIPALE

DIFETTO:

VISCERALE

................................

MATERIA

PREFERITA:

FISICA

..............................................

ANIMALE PREFERITO:

MUSTELA NIVALIS

.......................................................

VACANZA PREFERITA:

ITINERANTE AL MARE

.....................................................

CITTÀ DOVE VIVERE:

PARIGI

....................................................

HOBBY:

ASCOLTARE MUSICA

.......................................................

PIATTO PREFERITO:

LESSO E PEARÀ

VINO O BIRRA:

VINO

.........................................................................................

LIBRO O FILM:

LIBRO (MA SE SON STANCO MI ADDORMENTO)

...................................................................................

SERIE TV PREFERITA:

BREAKING BAD

......................................................................

ATTORE E ATTRICE PREFERITI:

LUCA MARINELLI E PAOLA

CORTELLESI

...................................................................

CANZONE PREFERITA:

PARANOID ANDROID

..................................................

BICICLETTA O

MONOPATTINO:

BICICLETTA

.......................................

CANI O GATTI:

GATTI GRANDI

COME CAGNOLINI

E CANI GRANDI

COME PONY

..........................

ESTATE O

INVERNO:

ESTATE

................................

TIRO DA TRE O

SCHIACCIATA:

TIRO DA 3

.............................................

IL TUO SALUTO

AI LETTORI:

UN CARO SALUTO,

CARI LETTORI!


12 | LA COPERTINA

Desonta,

Aria di

cambiamento

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DANIELE MONTIGIANI

Desonta, ti vedo raggiante.

“In questi giorni non riesco a

smettere di sorridere. Sono

diventato papà e in quel momento ho

capito che la mia vita era cambiata

per sempre, ed è cambiata nel

più profondo e straordinario dei

significati”.

Sei riuscito a tornare negli Stati Uniti

e abbracciare la tua neonata.

“Sono stati di sicuro i giorni più belli

della mia vita. Vedere mia figlia Aria,

tenerla in braccio, essere con lei,

è stato tutto così emozionante ed

incredibile. Non c’è un modo per

descrivere quel tipo di sensazioni.

Adesso ogni istante di tempo libero

che ho lo passo facendo chiamate

e videochiamate in continuazione:

quando Aria sente la mia voce sorride

e il suo faccino sorridente è la cosa

più bella del mondo. E Dorothy è già

una madre straordinaria”.

Casa per te è dove hai messo radici

anche a livello di college: una

tappa fondamentale nella vita e

nella carriera di tantissimi sportivi

americani.

“Gli anni al college sono stati davvero

molto importanti, ho tanti ricordi

significativi di quelle stagioni: a livello

sportivo l’episodio che mi porto dentro

con più gioia e orgoglio è stata la

vittoria della nostra conference nel

mio anno da Junior. Se non sbaglio

quell’anno vincemmo qualcosa come

17 partite consecutive in stagione, un

numero record. E in quelle stagioni

sono cresciuto tanto, come persona

e come giocatore di basket: ho avuto

la fortuna di lavorare con grandi

allenatori come Jason Shay e Steve

Forbes”.

Poi arriva lo shock del salto in

Europa, un anno in Ungheria, poi in

Belgio.

“Il salto al basket professionistico

in Europa in effetti è abbastanza

scioccante, per tanti motivi dentro e

fuori dal campo. Intanto per le azioni

d’attacco passi da 30 a 24 secondi a

disposizione, pare una cosa da niente

e invece è un bel cambiamento; e il

gioco in generale è più libero rispetto

a quello universitario, solitamente

molto rigido negli schemi in difesa e

in attacco. L’altra grande differenza,

sembra banale dirlo, è che tutti i

giocatori in campo sono professionisti,

sono forti, sono preparati. La

competizione è altissima”.

Dicci una cosa che ami e una cosa che

odi del basket europeo.

“Adoro il ritmo alto con cui si vive la

pallacanestro, sono un giocatore che

se il pace della partita si alza si trova

a suo agio. Non mi piacciono molto

invece le chiamate arbitrali dei falli,

ma non apriamo questo capitolo”.

Una cosa che ami e una cosa che odi

della vita in Europa, e in Italia.

“Vado con una risposta scontata. Il

cibo qui è fantastico. Prima di venire

in Italia ero un grande amante della

cucina messicana, ora non ho dubbi

su quale sia la mia preferita. Wow.

“Il salto

al basket

professionistico

in Europa

in effetti

è abbastanza

scioccante,

per tanti motivi

dentro e fuori

dal campo”


“Adoro il ritmo alto

con cui si vive

la pallacanestro,

sono un giocatore

che se il pace

della partita

si alza si trova

a suo agio ”

Invece non sopporto il modo in cui

la gente guida, qui in Europa. Sono

sempre tutti molto di fretta, c’è un

traffico molto caotico”.

Lo scorso anno invece, complice

anche la pandemia, hai deciso di

prenderti una stagione lontano dalle

competizioni.

“E’ stato utile, per tanti motivi. Mi ha

permesso di prendermi del tempo per

me stesso e lavorare in un ambiente

che conoscevo e che mi conosceva

bene. Coach Jason Shay è una delle

menti cestistiche più brillanti con

cui abbia mai avuto a che fare, mi ha

aiutato molto a focalizzarmi sulle cose

importanti. Con il senno di poi sono

convinto di aver fatto la scelta giusta,

oggi mi sento un giocatore migliore, è

stato un investimento per il prosieguo

della mia carriera”.

A proposito di grandi menti

cestistiche, come ti sembra coach

Lele Molin?

“Ti dico la verità, mi ricorda molto

coach Shay. È uno di quegli allenatori

che sa darti libertà e allo steso tempo

grande senso di responsabilità,

che non ti insegna ad eseguire uno

schema ma a prendere le giuste

decisioni sul campo. E poi è un

allenatore vincente, che in carriera

ha lavorato con grandi organizzazioni

e grandi giocatori, che hanno alzato

titoli e coppe di ogni genere. Quella

cultura vincente la trasmette a tutti

quasi con la sola presenza”.

Hai una squadra preferita in NBA?

“I miei giocatori preferiti sono James

Harden, Paul George e Kyrie Irving.

Che peccato che non si sia vaccinato!

Rischiamo di non vederlo in campo

per un po’. Non ho una squadra

preferita, ma vorrei che il titolo lo

vincessero i Lakers o i Nets. Quella

è la mia finale ideale per i roster di

quest’anno”.

Della Dolomiti Energia di quest’anno

invece che idea ti stai facendo?

“Siamo una buona squadra,

composta da tanti giocatori versatili

e che possono essere protagonisti

all’interno della partita. Dobbiamo

migliorare in tante cose, come forma

fisica, in difesa e nel comunicare di

più e meglio tra di noi in campo. Però

ci sono tutte le basi per fare bene

e prenderci tante soddisfazioni in

campionato e in coppa”.

Nel tempo libero cosa fa Desonta

Bradford?

“Fino a qualche settimana fa ti avrei

detto film e un po’ di videogames.

Adesso lo ripeto, se non sono in

palestra al 90% sono in videochiamata

con Dorothy e Aria”.

Nello spogliatoio ormai stai

diventando l’uomo della musica: porti

le casse bluetooth negli allenamenti

di tiro, hai sempre le cuffie nel

prepartita. Raccontaci un po’ cosa

entra nelle tue playlist.

“Però c’è da fare un bel distinguo,

perché un conto è la playlist dello

shootaround e un conto quella del

pregame. Nello shootaround di

solito siamo quattro o cinque sul

campo, quindi opto per dei pezzi più

“mainstream” e conosciuti in modo

che tutti li conoscano e facciano

atmosfera. Quindi Michael Jackson,

gli OutKast, Snoop Dogg, del classico

rythm & blues. Quando si tratta

di pregame invece la playlist è più

gasante, più aggressiva, c’è più hiphop.

Drake, Future, artisti del genere”.

Ti abbiamo visto un paio di volte

vestire una tshirt con sopra la foto di

Britney Spears.

“Sono un grande fan di Britney! Sulla

musica spazio a 360 gradi. E mi piace

vestire in maniera un po’ particolare,

amo la pop culture”.

Una cosa che vuoi fare qui in Italia

quest’anno?

“Intanto vincere più partite possibili

con Trento. Fuori dal campo, mi piace

esplorare e scoprire cose nuove. Sono

un appassionato di sport, seguo il

football americano e il baseball, ma

sono affascinato della passione che

c’è qui in Italia per il calcio: magari

andrò in qualche grande stagione

a vedere una partita di Serie A o

di Champions League se ci sarà

l’occasione”.


18 | L’INTERVISTA

Gianni

Petrucci,

il Giulio

Cesare

dei canestri

DI LUIGI LONGHI

FOTO DANIELE MONTIGIANI E CIAMILLO CASTORIA

Gianni Petrucci è l’ultimo grande

dirigente sportivo figlio di

un’epoca che non c’è più. A 76

anni è ancora il re incontrastato della

pallacanestro italiana dopo esserlo

stato del Coni di cui è stato presidente

per quattro mandati consecutivi, dal

28 gennaio 1999 al 14 gennaio 2013.

Dal 12 gennaio 2013 è presidente della

Federazione Italiana Pallacanestro,

incarico già ricoperto dal 14 marzo

1992 al 27 gennaio 1999.

Dal 1977 al 1985 ha ricoperto

l’incarico di segretario generale

della Fip e successivamente è stato

Segretario Generale anche della

Federcalcio dove ha anche ricoperto

l’incarico di commissario straordinario

dell’Associazione Italiana Arbitri.

Nel 1991 ha lasciato la Federcalcio

per rivestire per sei mesi la carica

di vicepresidente esecutivo dell’As

Roma, lui di fede laziale. Non poteva

mancare un incarico politico. Alle

elezioni amministrative del 6 e 7

maggio 2012 è stato eletto sindaco

di San Felice Circeo.

Il 17 dicembre 2016 viene confermato

presidente della FIP con il 92,05%

dei voti. Un vero plebiscito.

Ma chi è Giovanni, detto Gianni,

Petrucci? «Un imperialista illuminato

come Giulio Cesare» ride di gusto:

«Era una battuta ovviamente»

aggiunge: «Seriamente dico che sono

un uomo di esperienza – si schernisce

– che sa decidere quando serve».

Troppo scarna come descrizione

per rimanere in sella per decenni

nel periglioso mare del Coni romano

dove alleanze che sfociano spesso

nell’intrigo sono pane quotidiano.

«Probabilmente se sono riuscito

a fare qualcosa nel corso del tempo

vuol dire che qualcosa valgo».

Una cosa è certa, il Presidente

non è un falso modesto.

Pensa di valere e sa di valere.

Chiedere a chi ha tentato

di mettersi contro: «Ma se poi hanno

votato il sottoscritto è colpa mia?».

Ma cosa è il potere? «Esperienza

di fare delle cose e di saperle gestire

con serenità». Sarà, ma essendo

figlio della stagione democristiana,

probabilmente non dice tutta


“Il vero dramma

è che migliaia

di bambini

non abbiano

potuto giocare

in questi ultimi

due anni.

Per il resto

abbiamo mantenuto

i numeri

dei tesserati”

la verità: «Dico sempre la verità,

al massimo ometto qualcosa».

Quest’anno la Federbasket festeggia

i 100 anni di fondazione. Nel corso

del Festival dello Sport delle scorse

settimane si è svolto un momento

commemorativo ma Gianni Petrucci

guarda lontano ed è pronto ad

affrontare una “riforma” del

basket che riguardi le “formule dei

campionati” e le “regole”

di eleggibilità dei giocatori: «Faremo

presto tutti gli approfondimenti del

caso con i nostri dirigenti. Dobbiamo

valutare se le regole e formule sono

ancora attuali. Abbiamo tre anni per

apportare le modifiche, abbiamo

dei presidenti di lega che vogliono

cambiare davvero le cose».

Di più non vuole dire anche se svela

un particolare importante: l’eccesso

di protezionismo dei giocatori italiani

rischia avere un effetto contrario allo

scopo con cui era nato. «Il fatto è che i

giovani vogliono persone che sappiano

decidere. La Lega Basket ha un ottimo

presidente (Umberto Gandini ndr)

di grande esperienza anche ad alto

livello nel mondo del calcio.

È un ottimo interlocutore e credo che

faremo la riforma di cui il mondo del

basket ha bisogno da tempo».

La pandemia ha colpito duro:

soprattutto il minibasket. «Il vero

dramma è che migliaia di bambini

non abbiano potuto giocare in questi

ultimi due anni. Per il resto abbiamo

mantenuto i numeri dei tesserati».

E la serie A? «Mancano alcune grandi

città ma per il resto ci siamo.

Il duello Milano-Virtus Bologna

fa bene a tutti perché fa parlare,

discutere e obbliga tutti a migliorare.

Il calcio insegna: i derby sono

qualcosa di straordinario».

Il gioiello di Gianni Petrucci è la

nazionale. Essere riusciti a qualificarsi

per le Olimpiadi è stato un successo

straordinario che il Presidente

considera fondamentale. E lo è. In

questo successo c’è anche un po’ di

Aquila con il vicecoach Lele Molin e

con Salvatore Trainotti, ormai suo

braccio destro: «Salvatore nel cor ci

sta come sta nel cor a voi. A lui spetta

un compito difficile: capire perché

siamo bravi con le nazionali giovanili e

poi, arrivati alla maggiore età i nostri

atleti e atlete non fanno il salto di

qualità. Qualcosa che ostruisce questo

passaggio ci deve essere…».

Diamo un’occhiata al futuro: il

mandato scade nel 2025 e non può

più ricandidarsi. «Ma se non riescono

neppure a scegliere il Presidente della

Repubblica fra pochi mesi, chissà cosa

succede da qui al 2025.

Non faccio progetti a così lunga

scadenza». Anche perché le regole

possono cambiare. «Questo non lo so.

Per adesso facciamo la riforma della

serie A. Non c’è tempo da perdere».


22 | APPUNTI SPARSI

Un’epifania

chiamata

Fossa dei Leoni

DI FRANCESCO COSTANTINO CIAMPA

A diciotto anni diventiamo tutti grandi anche se rimaniamo dei cazzoni

patentati. Io a diciotto anni ho smesso di andare a scuola perché potevo

firmarmi le giustificazioni e, infatti, mi hanno bocciato in seconda liceo

classico. Ero, quindi, un cazzone. Passavo le mattinate leggendo la

Gazza al bar e giocando a biliardo. Ok, poi c’era il basket. Bene, visto

che le donne m’interessavano parecchio ma avevo formato una coppia

di fatto col mio Giaci, decido con lui e Luca Bertazzo di andare al casinò

di Venezia. Cosa c’entra il basket? Un attimo di pazienza. Approfittando

delle vacanze natalizie e della settimana bianca organizzata dai genitori

del già citato Giaci, mi trasferisco a casa sua e insieme diamo vita a

una settimana da leoni che sembrava più Mamma ho perso l’aereo che

Hangover (sempre di film parliamo). Andiamo a Venezia, allora. In treno,

con la giacca della prima comunione e senza cravatta. Tre patetici emuli

del giovane Holden che si apprestano a vivere una serata da signori

approfittando della raggiunta maggiore età. Alle 22.35, Giaci azzecca

un cavallo e vinciamo 400mila lire diventando ricchi. Alle 22.50 decido

di puntare un cinquantino sul rosso. Nero! Ok, guys, leviamo le tende.

Alle 23.30 siamo sul treno di ritorno carichi di denari. E si comincia a

sognare: tu cosa farai della tua parte? Luca Bertazzo brucerà tutto in

sigarette ma io e Giaci abbiamo altri programmi, abbiamo un sogno

coltivato e mai esaudito. Nella nostra testa c’è la terra promessa: il Pala

Dozza di Bologna. «Pronto, siamo due babbei di Brescia…avete biglietti

per la partita di domenica?». «Ciao babbei di Brescia, abbiamo ancora

pochi biglietti e li mettiamo in vendita domani perché prima della partita

non apriamo neppure i botteghini». Ah, kaiser. Come facciamo? Dunque,

abbiamo vinto 350mila lire giovedì. Dobbiamo un terzo della cifra a Luca

Bertazzo oggi, venerdì. Domani andiamo in treno a Bologna per comprare

i biglietti e domenica torniamo per la partita. I soldi bastano, siamo ricchi.

Lo avevo detto. Siamo andati a Bologna, usciti dalla stazione siamo andati

diretti in piazzale Azzarita, abbiamo preso la Curva Alta Calori e siamo

tornati a Brescia. Senza fare un giro per la città, senza prendere un caffè,

senza guardare una bellezza locale. Niente. Totalmente focalizzati sul

basket, eravamo in missione. Le fighe? MAI. A meno che non fossero

appassionate di basket come la nostra compagna di scuola Maria. Arriva

domenica, arriva il treno, arriva la già vista camminata dalla stazione al

palazzetto, arriva il biglietto esibito, arriva il rumore del pubblico, arriva

la gente (tanta) con le sciarpe bianco-blu. Era il 6 gennaio 1996 e mai

momento fu più epifanico di quello: di fonte a noi la Fossa Dei Leoni. Il

resto è solo storia. La mia e quella di Giaci.


26 | L’AVVERSARIO

La meteora

Will

Cummings

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DANIELE MONTIGIANI E SERGIO MAZZA

“La sua

permanenza

all’Aquila

è un vortice

di viaggi

e partite che

lo travolge

completamente”

Non sono molti i tifosi della

Dolomiti Energia Trentino a

ricordare che tra gli oltre 60

giocatori ad essere scesi in campo

con la maglia dell’Aquila in almeno

una partita di Serie A negli ultimi 7

anni ci sia anche Will Cummings.

È la primavera del 2016, Trento è in

piena crisi di fiato ed infortuni:

dopo un grande avvio di campionato

e il raggiungimento, sorprendente

ed esaltante, delle semifinali di

EuroCup, i bianconeri pagano

l’enorme sforzo di una stagione record

in quanto a numero di partite giocate.

Jamarr Sanders è fuori per infortunio,

Peppe Poeta ha qualche acciacco,

Berggren è arrivato a sostituire

Baldi Rossi, costretto anch’egli a finire

la stagione guardando i compagni

dalla tribuna.

La Dolomiti Energia sta attraversando

un momento complicato in cui

complice qualche sconfitta di troppo

nel girone di ritorno sta rischiando

di scivolare fuori dalla zona playoff:

Dada Pascolo, Ju-Ju Wright

e compagni però la die-hard mentality

la hanno già nel DNA, ancora prima

che venga coniato il celebre motto

della società. Così ad un paio di partite

dal termine della stagione regolare

i bianconeri hanno la virtuale certezza

di un pass playoff.

È a quel punto che arriva Will

Cummings: un playmaker di belle

speranze, classe 1992,

che per la prima volta si affaccia alla

pallacanestro europea.

Un metro e 88, 84 chilogrammi:

l’esterno di Jacksonville

quell’assaggio di basket “nostrano”

lo tiene al termine di una stagione da

oltre 20 punti di media in G-League,

sponda Rio Grande Vipers.

La sua permanenza all’Aquila

è un vortice di viaggi e partite che lo

travolge completamente:

Will con la maglia di Trento gioca

quattro partite ufficiali, tre delle quali

lontane dal PalaTrento.

E’ solo nella quarta e ultima

apparizione in bianconero che

Cummings ha l’occasione di giocare

su quello che è a tutti gli effetti

il “suo” campo.

Le prime ore di Will all’ombra del

Bondone trascorrono di fretta fin dal

principio: il tesseramento lampo,

la conferenza stampa di

presentazione, i colloqui con coach

Maurizio Buscaglia a margine di ogni

allenamento.

E poi via, si parte. La prima sfida è al

PalaMaggiò, la fortezza di Caserta:

la squadra padrona di casa nell’ultimo

turno di regular season 2015-16

scende in campo con un solo obiettivo.

Vincere per non retrocedere.

E ci riesce, superando 73-70 la

Dolomiti Energia in un clima

a dir poco infuocato, che comincia

ben prima della partita vera

e propria con le azioni di disturbo

notturno all’hotel dei bianconeri.

La partita comincia in ritardo

per il lancio di oggetti in campo.

L’ottavo posto in classifica proietta

Trento ai playoff contro la corazzata

Milano, già battuta due volte nei quarti

di finale di EuroCup: le scarpette

rosse però sono di tutt’altra pasta.

Vincono gara-1 di slancio, resistono

allo 0-15 in apertura del match

successivo portandosi avanti 2-0

e poi “ammazzano” la serie con il

celeberrimo canestro sulla sirena

di Ale Gentile. Milano andrà poi

a vincere lo Scudetto.

Nel frattempo lo scattante Will ha già

conquistato il pubblico di Trento con le

sue movenze rapidissime

e le sue qualità di realizzatore, del

tutto evidenti nonostante le poche ore

a diposizione per ambientarsi

ed entrare nei meccanismi dell’Aquila:

quello che molti americani faticano

a fare in una stagione intera lui è

costretto a farlo nel giro di un paio

di settimane, e con la stagione “on

the line”. Nella tradizionale festa di

fine anno sembra un veterano della

squadra per il modo in cui ha già

legato con tifosi e compagni: ancora

oggi tutti lo ricordano come un

ragazzo tranquillo, un tipo piacevole

con cui scambiare due chiacchiere.

Ma che in campo era un vero duro.

Normale che fosse così, per un

ragazzo cresciuto a Jacksonville,

Florida, con il mito di Allen Iverson

e Chris Paul: due “piccoletti” che in

“Nella tradizionale

festa di fine anno

sembra un veterano

della squadra

per il modo

in cui

ha già legato

con tifosi

e compagni”


9 Novembre 2021

BOULOGNE METROPOLITANS 92

VS.

DOLOMITI ENERGIA TRENTINO

Palas des Sports Marcel Cerdan

Parigi

NBA hanno scritto pagine di storia

del gioco e ispirato milioni di giovani

cestisti per giocate tecniche, carattere

e mentalità.

È facile dirlo oggi, ma si percepiva,

guardandolo in quei rari giorni a Trento,

che Will Cummings avrebbe avuto una

grande carriera in Europa.

Forse però era difficile prevedere

quanto grande.

Grande abbastanza da essere il miglior

realizzatore del campionato greco nel

2017. Grande abbastanza

da conquistare, con un ruolo

di primissimo piano, un EuroCup

con il Darussafaka nel 2018.

Grande abbastanza da vincere un

premio di MVP del campionato tedesco,

ad Oldenburg, la stagione successiva.

Grande abbastanza da diventare

un punto di riferimento, per due anni

consecutivi, di una corazzata

come il Lokomotiv Kuban Krasnodar.

In Turchia era stato “l’uomo ombra”,

lasciando al fenomenale Scottie

Wilbekin il palcoscenico;

in Germania invece quel palcoscenico

lo aveva preso con una rabbia e

una determinazione degna di “The

Answer”. Era da più di 10 anni che nel

campionato tedesco

un giocatore non finiva la stagione

oltre quota 20 punti di media.

Ci riesce Will Cummings, che trascina i

suoi fino al secondo posto

in regular season.

In Russia è il veterano di lusso di una

macchina da guerra spaventosa,

il “Loko”: è proprio con la maglia dei

russi che Cummings torna,

a più di quattro anni di distanza,

nel “suo” PalaTrento. Lo fa da

avversario, ma anche da amico.

Con il sorriso di chi non dimentica una

parentesi breve ma intensa,

che per certi versi gli ha aperto

le porte del basket europeo.

E quel sorriso lo rivedremo da vicino

anche quest’anno: Will dopo Italia,

Grecia, Turchia, Germania e Russia

ha scelto la Francia per la sua

prossima tappa. Boulogne

Metropolitans 92. EuroCup,

gruppo A. Quello di Trento, ovvio.

See you soon, Will.


30 | L’AVVERSARIA

Per amore

solo per

amore

DI FRANCESCO COSTANTINO CIAMPA

FOTO MARCO BRONDI E MASSIMO CERETTI (CIAM E CAST)

“Difficile scindere

il concetto

di Effe Scudata

dal Leone a guardia

di una fede.

Impossibile, meglio.

Trattasi di questione

simbiotica al limite

del parossismo”

La Fortitudo va trattata con

cautela, un oggetto fragile e

bellissimo. Un qualcosa di

magico e pericoloso, forse ipnotico.

C’è una storia prima e una storia

dopo. C’è la Fossa dei Leoni.

Difficile scindere il concetto di Effe

Scudata dal Leone a guardia di una

fede. Impossibile, meglio. Trattasi

di questione simbiotica al limite

del parossismo. Qualcuno dice

che parlare bene dei maragli sia

un’apologia di reato: banda armata di

fede e facce cattive in corpi denudati.

Gente da cui stare lontani.

Poi, però. Entrare al vecchio Madison

e non staccare mai lo sguardo da quel

settore, quello che ti regala almeno

tre vittorie all’anno anche negli anni

più disgraziati. E, da quelle parti, ce ne

sono stati tanti. E, allora, chi difende

chi? O, meglio, chi difende cosa? La

Fossa copre le spalle alla Fortitudo

senza impedirle di prendere strade

sbagliate, come un vecchio amico

consiglia (a volte alzando la voce) e

giudica ma non abbandona mai. Tifare

per la citata squadra è un gioco di

contrapposizioni un tempo sociali.

La ricca borghesia bolognese si

rivedeva nell’elegante livrea

bianco-nera della Virtus mentre le

classi sociali più umili abbracciavano

il “bianco…blu….bianco…blu…tifo

per te! Bianco-blu,

la Fortitudo” (da cantare come la

vecchia sigla del cartone Hello Spank).

Oggi è tutto più annacquato, anche

la lotta di classe.

E, detto con enorme cautela, anche

il derby non conosce più le vette

isteriche toccate negli anni ’90.

Di certo la curva della Fortitudo

è orgogliosamente apolitica.

Una condizione mantenuta con i

denti, specie negli anni in cui lo

sport italiano cominciava a vivere la

subcultura ultras come un luogo di

contrapposizioni ideologiche.

Non è vero che la Effe sia di sinistra,

non è vero che le Vu nere siano di

destra. Precisazioni apparentemente

inutili nel mondo del basket ma

doverose quando si parla di masse

coinvolte così numerose.

Vero è che che quelli della Fortitudo

“La Fossa dei Leoni è,

però, nata nel 1970,

in un periodo in cui

l’edonismo reaganiano

era ben lontano

dal presentarsi

e i problemi

della città venivano

affiancati a pistole

e proiettili”

rimangono un pelo più agitati rispetto

agli zanari dell’altra squadra, dove con

quella definizione si vuole connotare

in maniera dispregiativa i fighetti che,

negli anni ’80, frequentavano il Caffè

Zanarini. Roba di paninari e Italia del

boom economico.

La Fossa dei Leoni è, però, nata nel

1970, in un periodo in cui l’edonismo

reaganiano era ben lontano dal

presentarsi e i problemi della città

venivano affiancati a pistole

e proiettili. Anni di piombo, appunto.

È, invece, datato 1987 il primo numero

della fanzine autoprodotta dal gruppo.

Il nome? Fossa.

Uno strumento di controinformazione

che pur evolvendosi nel tempo ha

mantenuto i connotati, e i contenuti,

tipici di un mezzo d’informazione da

sempre legato al movimento ultras

europeo e non solo. In pagine un

tempo ciclostilate trovano spazio

notizie, considerazioni e racconti

legati al mondo della Effe nella sua

declinazione curvaiola.

Già, la curva. Quella dedicata a Gary

School, il Barone. Personaggio iconico

e centrale nella vita di ogni fortitudino.

Non foss’altro per quella foto che lo

ritrae con le braccia alzate e la faccia

sporca di sangue mentre viene portato

in trionfo dopo il derby, vinto,

del 21 dicembre 1969.

Il Barone perché canticchiava sempre

Snoopy VS The Red Baron anche se

il suo titolo nobiliare era più vicino

a quello del Re, di sicuro monarca

del bar di via Donini dove, si dice,

non avesse offerto mai a nessuno

un bicchiere d’acqua. Ma in campo

la sua generosità era palese tanto

da renderlo, ancora oggi, una vera

divinità nel popolo bianco-blu.

Muore nel 2005 e la sua maglia

numero 13 viene ritirata per sempre.

Grazie alla sua proverbiale grinta un

giovane Giorgio Seragnoli s’innamora

della Fortitudo portandola, grazie

a sui denari, ai due scudetti (2000

e 2005) attualmente in bacheca.

Un periodo d’oro, quello vissuto ai

tempi dell’Emiro (il soprannome

dato a Seragnoli), che coincise con lo

strapotere europeo della Virtus in una

rivalità arrivata a livelli così alti


“Hanno facce dure

quelli della

Fossa, vero.

Ma dietro quelle f

acce c’è l’amore.

E c’è la genialità

di chi ha prodotto

coreografie talmente

belle da lasciare

storditi. Talmente

commoventi

da farti stringere

il cuore. ”

da far diventare Bologna la vera

Basket City del Continente. Con tutto

il rispetto per Istanbul o Atene. Sono

anni magici ma il DNA della Fortitudo

ha geni che pescano a piene mani nel

più puro concetto di sofferenza. E,

così, nel 2009 la squadra retrocede

in Legadue dopo una drammatica

ultima giornata a Teramo e, beffa

delle beffe, viene esclusa dal basket

professionistico per inadempienze

economiche. Si riparte dalla serie

A Dilettanti e si vive la leggendaria

gara cinque a Forlì (sì, quella in cui

Toto Forray giocò con una mano

rotta…) con il canestro sulla sirena

di Matteo Malaventura di fronte a

un commovente esodo bianco-blu.

Si torna in Legadue? Neppure per

sogno. Salta tutto per aria e nascono

due Fortitudo in un crescendo di

confusione e regolamenti di conti. Il

pubblico bolognese decide di seguire

la squadra che, grazie al titolo di

Ferrara, gioca la Legadue mentre la

Fossa getta il cuore oltre l’ostacolo e

si lega a chi calcherà i parquet della

DNB con trasferte epocali in piccole

palestre di provincia che vengono

riempite da un tifo mai visto a quelle

latitudini. È l’estremo atto d’amore, la

famosa difesa della fede di cui sopra.

È la Fossa. Il 18 giugno 2013 prende

vita la società “Fortitudo Pallacanestro

Bologna 103” ed è il ritorno alla

normalità. Se normali si possono

definire 3015 abbonati nel campionato

di Divisione Nazionale B.

Da lì la scalata fino alla Serie A1

e sono i giorni attuali. I giorni della

pandemia che non piegano lo spirito

di una tifoseria che insegna e fa

scuola non solo nel mondo della

pallacanestro. Una tifoseria che

va studiata e capita per essere

apprezzata senza lasciarsi andare

a facili, quanto inutili, conclusioni.

Hanno facce dure quelli della Fossa,

vero. Ma dietro quelle facce c’è

l’amore. E c’è la genialità di chi

ha prodotto coreografie talmente

belle da lasciare storditi. Talmente

commoventi da farti stringere il cuore.

Talmente grandiose da spingerti

nel fuoco con il coltello tra i denti.

La Fossa dei Leoni è la Fortitudo

Bologna. E si cominci da qui.

21 Novembre 2021

DOLOMITI ENERGIA TRENTINO

VS.

FORTITUDO KIGILI BOLOGNA

BLM Group Arena Trento


34 | MONDO STATISTICHE

Mondo

statistiche

DI MARCELLO OBEROSLER

Le avversarie affrontate dalla Dolomiti

Energia nella coppa europea,

provenienti da Spagna, Croazia, Slovenia,

Germania, Russia, Turchia, Francia, Grecia,

Polonia, Montenegro, Serbia e Italia.

80

Le partite giocate dalla Dolomiti Energia

in EuroCup nelle cinque partecipazioni

tra il 2015 e il 2021. Il bilancio

è perfettamente in equilibrio: 40 vittorie

e 40 sconfitte. Il miglior risultato

dei bianconeri è arrivato alla prima

stagione in Europa con il

raggiungimento delle semifinali.

I punti segnati da Alessandro Gentile

in Arka Gdynia – Dolomiti Energia

Trentino 78-85 del 12 novembre 2019.

È il massimo di punti messi a referto

da un giocatore di Trento in EuroCup,

arrivati tra l’altro in una vittoria chiave

per il raggiungimento delle Top 16

dei bianconeri. Ale chiuse con un

complessivo 14/22 dal campo

in 28’ di gioco.

48

Le

avversarie affrontate dalla Dolomiti Energia

nella coppa europea, provenienti da Spagna, Croazia,

Slovenia, Germania, Russia, Turchia, Francia, Grecia,

Polonia, Montenegro, Serbia e Italia.

I minuti giocati da Toto Forray in EuroCup. Il Capitano argentino

è il giocatore di Trento con più punti, triple e assist

nelle partite europee dei bianconeri, che ha rappresentato

in tutte le 80 partite ufficiali giocate dai trentini.

I premi individuali

assegnati alla

Dolomiti Energia,

tutti nella stagione

2015-16: Davide

Pascolo fu inserito nel

miglior quintetto della

manifestazione, Julian

Wright nel secondo

miglior quintetto;

e a coach Maurizio

Buscaglia andò il

premio di Allenatore

dell’anno.

Il dato della valutazione di squadra nella

storia vittoria contro l’Olimpia Milano

nel ritorno dei quarti di finale del 2016:

al Forum il 23 marzo Wright e compagni

si imposero contro i futuri campioni d’Italia

79-92, rischiando di doppiare i milanesi

proprio nel dato della valutazione

di squadra (68-124). Il miglior giocatore

fu Dominique Sutton, che chiuse

con 20 punti, 8 rimbalzi e 7 assist.

Il record di valutazione in una partita fatto registrare da un

giocatore della Dolomiti Energia. A firmarlo fu Gary Browne, che

nella clamorosa sfida della BLM Group Arena contro Nanterre (il

18 novembre 2020, doppio supplementare e vittoria per gli ospiti

102-104) chiuse con un tabellino da brivido e sfiorò addirittura la

tripla-doppia con 30 punti, 8 rimbalzi,

10 assist e 5 recuperi.

98-97 – Il risultato della prima partita della

storia dei bianconeri in EuroCup: a Lubiana

contro l’Olimpia padrona di casa le speranze

di vittoria della Dolomiti Energia si spensero

con il tiro sul ferro di Baldi Rossi

a pochi istanti dalla sirena finale.

Era il 14 ottobre 2015.

4.000 – Gli spettatori alla BLM Group

Arena nella semifinale di ritorno del 2016:

contro Strasburgo arrivò il primo storico

tutto esaurito in EuroCup nella storia dei

bianconeri. Non bastò purtroppo la clamorosa

spinta del pubblico di Trento a spingere in

finale i bianconeri, sconfitti di due punti nella

somma complessiva dei risultati di andata e

trasferta (154-152).


36 | LECHTHALER

MAIN SPONSOR

TOP SPONSOR

Lechthaler

nuota

PREMIUM SPONSOR

GOLD SPONSOR

AUTOMOTIVE PARTNER

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DI PAOLO PEDROTTI

C.A.S.T. - CONSORZIO AQUILA SPORT TRENTINO

distributori

automatici

ristoro

www.eurovending.info

fogarolli s.r.l.

SRL

MAFU

Dalle 19.00 di sabato 23, alle

19.00 di domenica 24 ottobre.

Piscina di Gardolo. Un gigante

di più di due metri, pluriscudettato

con una delle migliori squadre italiane

nel basket degli ultimi 20 anni; un

campione del Mondo, leggenda

assoluta nel ciclismo internazionale.

Sono Luca Lechthaler e Francesco

Moser, e quella è la “24 Ore di Nuoto”

organizzata dalla SND Società

nuotatori trentini in collaborazione

con Avis, Admo, Aido e Aic. Dopo un

anno di pausa causa Covid,

la solidarietà è tornata in vasca

per sensibilizzare alla donazione

di sangue, organi e midollo e alla

conoscenza dei problemi legati

alla celiachia. C’era Aquila Basket,

rappresentata non solo da Luca

Lechthaler ma anche dal Presidente

Gigi Longhi, uno scatenato nuotatore

non certo improvvisato.

«Il clima era davvero divertente

- racconta il Lech -, si respirava

quella bella atmosfera di inclusione

solidarietà che credo solo lo sport

riesca a trasmettere:

c’era tantissima gente coinvolta

all’interno delle ventiquattro ore,

sono stati straordinari anche i

volontari e gli organizzatori a

coinvolgere grandi e piccini».

E oltre a Moser, Lechthaler,

Longhi e un vero e proprio esercito di

nuotatori, ai trampolini di partenza si

è presentato anche il sindaco di Trento

Franco Ianeselli, che ha aperto

la 24 ore in qualità di primo

staffettista.

«Il sindaco se la cava bene come

nuotatore - riprende Lechthaler -,

gli ho fatto i complimenti! Io però

diciamo che ho nuotato qualche

vasca in più, all’interno della lunga

manifestazione credo qualcosa come

una sessantina di vasche.

Da quando ho smesso con il basket

il nuoto è lo sport che al chiuso ho

praticato di più, merito anche della

passione di mia figlia Emily che è una

grande nuotatrice!».

Che sia pallacanestro, nuoto,

o qualunque altro, lo sport unisce

e nobilita: parola di Luca Lechthaler.

«E’ vero, non è automatico pensare

che come Aquila Basket fossimo

presenti anche ad un evento in cui

di palloni e canestri non ce ne sono,

però la nostra presenza è stata

importante e io sono stato fiero di

esserci: perché i valori sani e giusti

dello sport vanno difesi, trasmessi,

protetti. Un canestro dopo l’altro,

una bracciata alla volta».

MEDICAL PARTNER

FOOD

PARTNER

FORNITORI

EARTH DAY PARTNER

SPONSOR

OUTDOOR

MEDIA PARTNER

SPONSOR

TECNICO

PASTA

PARTNER

DRESS

PARTNER

WATER

PARTNER

OFFICIAL SPONSOR

BROKER

PARTNER

SUPPORTERS

WINTER

PARTNER

WELLNESS

PARTNER


38 | RUGGERO TITA

Capitano

coraggioso

DI ANDREA ORSOLIN

FOTO TRENTINO MARKETING

Nelle acque di Tokio Ruggero Tita, assieme alla

fedele compagna Caterina Banti, ha scritto una

pagina di storia dello sport trentino. Mai, prima di

quel 3 agosto, un atleta di casa nostra aveva vinto

una medaglia d’oro alle Olimpiadi. I due velisti, nella

classe Nacra17, hanno anche stabilito un primato

a livello nazionale, essendo il primo equipaggio

misto uomo-donna della storia dello sport italiano

a vincere una medaglia d’oro olimpica. Tita e Banti

hanno dominato la gara nel mare del Giappone

entrando nella medal race (la regata decisiva che

assegna il doppio di punti) in wznetto vantaggio

sui rivali, dopo aver collezionato, nelle dodici gare

precedenti, quattro primi posti, quattro secondi

e due terzi. Nella regata finale a Enoshima il più

era fatto per la coppia di velisti, che sono giunti

a Tokio con i favori del pronostico e non hanno

tradito le attese, riportando la vela italiana sul

podio dopo tredici anni. A festeggiare è stato tutto

il Trentino ma a Civezzano, a casa Tita, le urla di

gioia sono state più forte che altrove. Qui è nato

Ruggero, appassionato di vela fin da bambino, pur

crescendo tra le montagne. L’amore per il mare lo

sta portando a salpare le acque di tutto il pianeta,

ma non dimentica la sua terra d’origine anche

perché, come dice lui, “in Trentino abbiamo grandi

possibilità per praticare la vela, con il lago di Garda

e tanti altri laghi che ci permettono di allenarci nel

migliore dei modi”. Tita è stato a Trento in occasione

del Festival dello Sport organizzato da Gazzetta e

Trentino Marketing dal 7 al 10 ottobre. Due gli eventi

in cui è stato protagonista nella prima giornata della

manifestazione. Nel primo è stato uno dei relatori

del seminario che aveva come titolo “Le nuove

tecnologie per lo sport, la sicurezza e la salute”,

nel secondo, “Banti e Tita, capitani coraggiosi”,

ha raccontato assieme alla sua compagna di team

l’avventura olimpica.


“Arrivavamo favoriti,

un grande rischio

da gestire,

ma l’approccio

iniziale è stato

ottimo e siamo

partiti subito

davanti

a tutti”

Ruggero, come è stato il tuo Festival?

Era la prima volta che venivo invitato,

ero molto curioso di quello che mi

sarebbe aspettato. È stato un grande

piacere esserci. La mattina sono

stato al Muse nell’evento organizzato

dall’ordine degli ingegneri (Ruggero si

è laureato in Ingegneria Informatica

all’Università di Trento, ndr).

Lì c’era in esposizione il mio Moth,

la barca con cui a settembre ho fatto

il campionato mondiale in singolo a

Malcesine.

Per questo tipo di barche, a differenza

di altre, il regolamento prevede il solo

obbligo di rispettare alcune misure,

mentre gli ingegneri hanno ampie

possibilità di sviluppo per creare la

barca più veloce.

La mia barca è un progetto made in

Italy, costruita da due ragazzi gemelli

di Verona che lavorano ad Arco. Il

settimo posto finale a Malcesine mi ha

lasciato l’amaro in bocca. Un errore

mi ha costato il podio.

“Capitani coraggiosi” è stato il titolo

del secondo appuntamento, avvenuto

nel pomeriggio al palazzo della

Regione.

Assieme a Caterina e al giornalista

della Gazzetta dello Sport Gianluca

Pasini abbiamo rivissuto la nostra

Olimpiade, dall’inizio alla fine.

Arrivavamo favoriti, un grande rischio

da gestire, ma l’approccio iniziale è

stato ottimo e siamo partiti subito

davanti a tutti. È stata una delle

performance migliori da quando io

e Caterina gareggiamo assieme, da

quasi cinque anni a questa parte.

Abbiamo parlato dei nostri “attimi

vincenti”, tema di questa edizione del

Festival.

Non si può però dire che il vostro di

Tokio sia stato un “attimo vincente”…

Ci è mancata la gioia nel momento

della vittoria, visto che la abbiamo

conquistata lentamente, prova per

prova. Ma è il nostro sport: la vela

prevede competizioni lunghe, la gara

dura sei giorni, e bisogna stare sul

pezzo fino alla fine.

“La mia barca

è un progetto made in

Italy, costruita

da due ragazzi gemelli

di Verona che lavorano

ad Arco.

Il settimo posto

finale a Malcesine

mi ha lasciato

l’amaro in bocca”

Per essere a Tokio hai rinunciato a un

posto a bordo dell’equipaggio di Luna

Rossa.

Sono stato parte del team, ma con

lo slittamento delle Olimpiadi ho

deciso di proseguire con l’obiettivo

a cinque cerchi. A livello economico

l’Olimpiade è meno remunerativa, ma

ha prevalso il mio sogno. È stata una

scelta difficile, anche perché non ero

certo che saremo stati io e Caterina ad

essere scelti per rappresentare l’Italia.

Alla fine è stata la scelta giusta.

A distanza di tre mesi, cosa ti resta di

quella vittoria?

Maggiore consapevolezza di quello

che abbiamo fatto. Sul momento è

stato difficile realizzare quello che

io e Caterina abbiamo compiuto. Ma

tornare a casa, in Trentino, e vedere

quanta gente ha gioito per noi è stato

fantastico e mi ha aiutato a realizzare

la grandezza dell’impresa.

Cosa significa, per te, essere il primo

oro olimpico trentino?

È bellissimo. Ora però è importante

sfruttare la vittoria per riuscire a

legare più giovani possibili al mondo

dello sport e, in particolare,al mondo

della vela.

Oltre alla vela quali altri sport ti

piace praticare?

Sono un tipo da sport estremi. Faccio

parapendio, surf, downhill, kitesurf,

wingsurf. Tutti sport che mi spingono

ad uscire dalla mia zona di confort e

che indirettamente mi aiutano nella

vela, arrivando preparato a prendere

le decisioni nei momenti difficili.

Quali sono i principali appuntamenti

della prossima stagione?

A marzo a Palma de Maiorca comincia

la Coppa del mondo.

Cercherò di arrivare pronto per questo

evento e poi ci sarà già da pensare alle

nuove Olimpiadi, a Parigi, tra meno di

tre anni.


42 | AQUILAB

Torna

in campo

il No Profit

DI STEFANO TRAINOTTI

FOTO DANIELE MONTIGIANI

Nel mese di settembre si

è rimesso in moto tutto il

mondo di Aquila Basket:

prima squadra, Academy, settore

giovanile e anche tutte le attività di

AquiLab. In particolare, a settembre

si è tenuta la prima riunione con

tutte le 15 associazioni del progetto

Dolomiti Energia AquiLab for no

profit: AIL Trento, ANFFAS Trentino,

Coop La Rete, Coop Samuele, Punto

d’Incontro, AIDO, LILT Trento,

Un Sogno per Vincere, Fondazione

Trentina per l’Autismo, Centro

Trentino di Solidarietà, Il Villaggio del

Fanciullo, Laboratorio Le Formichine,

ATAS Trento e APPM.

Da otto anni, ormai, con le 15

associazioni si è costruito un

percorso di collaborazione che

ha portato nel tempo a realizzare

progetti, iniziative ed eventi che

hanno dato molto a tutte le persone

coinvolte. In occasione della prima

riunione si sono programmate le

attività della stagione, cercando

di individuare le modalità con cui

essere presenti alle partite in casa

della Dolomiti Energia Trentino.

Le associazioni hanno condiviso di

proseguire nel dare attenzione ad

uno degli elementi più importanti

per tutte le organizzazioni impegnate

nel sociale e non solo, ossia il

volontariato. Infatti, la figura del

volontario è essenziale per le attività

del mondo no profit, perché riesce

a portare un contributo di sensibilità,

impegno e passione a vantaggio di

tutti quelli che hanno bisogno di

“Le associazioni

hanno condiviso

di proseguire

nel dare attenzione

ad uno degli elementi

più importanti

per le organizzazioni

impegnate nel sociale

e non solo,

ossia il volontariato”

attenzione e supporto.

Così, in occasione delle gare

di campionato alla BLM Group Arena,

durante il time out dedicato alle

associazioni denominato

“Il volo(ntariato) di Aquila”,

scenderanno sul parquet della

BLM Group Arena i volontari scelti

dall’associazione del giorno tra

i tanti bravissimi che danno un

contributo fondamentale alle attività

delle stesse. Ad accoglierli ci sarà

il Presidente Luigi Longhi, che li

premierà con un pallone di cioccolata

realizzato e donato da Indal, azienda

che da sempre sostiene le attività

di AquiLab for no profit con grande

generosità. Nelle prime due partite

di campionato sono stati premiati

Luciana di Abio Trento e Paolo della

Cooperativa La Rete, che con le

loro storie rappresentano bellissimi

esempi di ciò che è il volontariato

trentino: entrambi hanno ricevuto

il caloroso tributo dei tifosi

bianconeri, che sanno apprezzare

le qualità di chi si spende in modo

gratuito per gli altri.

Nelle prossime gare sarà il turno

delle altre tredici associazioni,

che non avranno alcun problema

ad individuare la persona da

valorizzare in tale momento, tra i

tanti amici che sono protagonisti

della vita delle stesse associazioni.

Il volontariato trentino, infatti,

conta decine di migliaia di persone

coinvolte, rappresentando una delle

caratteristiche più belle della nostra

terra.


42 | C.A.S.T.

Il mondo

in una

bottiglia

DI MARTINA QUINTARELLI

È questo lo slogan

di Vetri Speciali S.p.a.,

nuova entrata nella famiglia

Aquila. Giacomo Villotti,

Responsabile Acquisti,

sintetizza così la filosofia

dell’azienda che dal 1994

offre soluzioni personalizzate

ai propri clienti. L’azienda

è leader italiana nel

settore della produzione

e commercializzazione

di contenitori speciali

per alimenti, su scala

mondiale. Nata come società

commerciale, la Vetri Speciali

si è sviluppata acquisendo tre

siti produttivi dislocati tra

Trentino Alto-Adige, Veneto

e Friuli-Venezia Giulia,

per poi, nel 2015 creare un

quarto stabilimento

a Gardolo e ampliare così,

ulteriormente, la capacità

produttiva.

Oggi l’azienda conta oltre

300 dipendenti sul territorio

trentino e più di 900

in totale.

Artigiani evuluti: un incontro tra

innovazione e tradizione.

La bellissima sala espositiva di Vetri

Speciali, dove è possibile trovare

mini-bottiglie da 4 cl fino ad arrivare

a bottiglioni da 30 litri, somiglia

a un museo. L’azienda offre un

servizio completo al cliente: dalla

progettazione, si pensi che vengono

sviluppati più di 1800 progetti

all’anno effettuati con 3D printing,

alla produzione, tutta made in Italy,

fino ad arrivare ad un attento servizio

di assistenza post-vendita. Per una

produzione così avveniristica, il

fattore umano, sostiene Giacomo

Villotti, è ancora fondamentale: «Il

nostro core business è rappresentato

dalla creazione di bottiglie altamente

personalizzate, abbiamo una gamma

molto ampia che si declina in varie

forme e colori. Ci definiamo artigiani

evoluti per sottolineare quanto sia

importante il fattore umano nel

nostro operato; per creare prodotti

così complessi e innovativi la

tecnologia ci può aiutare ma non

possiamo prescindere dalle mani

esperte del mastro vetraio». Vetri

Speciali esporta i propri prodotti in

52 Paesi al mondo e ciò costituisce

un vero e proprio vanto per l’azienda

che fa della produzione sartoriale

espressione dell’abilità e della

creatività italiana.

Il territorio e l’attenzione

all’ambiente

Il legame al territorio trentino è un

valore fondamentale per l’impresa

che ha sempre cercato di valorizzarne

l’appartenenza. Un motivo d’orgoglio

è la scelta di mantenere sempre

la sede direzionale a Trento, dal

’94 a oggi, essendo il fulcro di una

supply chain molto sviluppata sul

territorio: una grande parte dei

dipendenti, dei fornitori e dei clienti

sono trentini. «Teniamo molto a

dare il nostro contributo al territorio

perché da esso abbiamo ricevuto

molto» racconta Villotti, che parla

anche dell’attenzione di Vetri Speciali

verso la sostenibilità ambientale. La

stessa creazione dello stabilimento

di Gardolo è stato un importante

passo da questo punto di vista: «In

meno di un anno abbiamo riconvertito

lo stabilimento abbandonato della

Whirlpool, dando una seconda vita

ad una struttura già esistente». Oltre

a ciò, Vetri Speciali ha sempre fatto

molti sforzi per avere una produzione

sempre più verde, in modo da ridurre

al minimo l’impatto ambientale: «Ci

siamo mossi su più fronti - specifica

Villotti - partendo dagli efficientamenti

tecnologici, per arrivare all’utilizzo

di impianti all’avanguardia, con

l’obiettivo di ridurre i consumi

energetici e le emissioni acustiche

e di CO2. Per quanto riguarda le

materie prime, abbiamo massimizzato

l’utilizzo di vetro riciclato: abbiamo

recentemente sviluppato una nuova

tipologia di vetro nella quale l’utilizzo

di riciclato si avvicina moltissimo

al cento per cento». Con orgoglio

Giacomo Villotti sottolinea che

l’azienda è stata la prima in Europa,

se non addirittura al mondo, a ideare

questo tipo di vetro, chiamato Wild

Glass: «Anche dal punto di vista

mediatico stiamo puntando molto su

questo prodotto. Abbiamo lanciato un

progetto, con l’Università degli Studi

di Trento, per studiare l’impatto in

termini di economia circolare della

massimizzazione dell’utilizzo di

rottame nella produzione di bottiglie,

confrontando la produzione Wild Glass

con quella di vetro tradizionale».

L’entrata nel C.A.S.T.

Villotti racconta

l’avvicinamento con Aquila

Basket: «Tutto parte

dal nostro legame con il

territorio e dal fattore umano

che ne è indissolubilmente

legato. Le attività che Aquila

Basket promuove, con

Aquilab e Academy, possono

riguardare direttamente le

famiglie che fanno parte di

Vetri Speciali e per questo

abbiamo deciso di diventare

partner della Società. La

condivisione dei valori e della

mission di Aquila e l’onore

di far parte di un team di

aziende top, ha reso la nostra

entrata nel CAST una scelta

automatica».


46 | FOOD AND STYLE

Food

& style

Alessandro Gilmozzi

Chef stellato del ristorante

El Molin di Cavalese

Chips di storo, Vezzena e luganega

(Polenta, formài e luganeghe)

Ingredienti per 10 persone

Ingredienti (per 10 persone):

250gr di polenta di storo

1lt di acqua

Sale q.b.

4 luganeghe secche

300gr di Vezzena grattugiato

Procedimento:

Portare a bollore l’acqua salata e fare una polenta classica,

a cottura ultimata stenderla finemente su di un salpat, fare

dei triangoli e seccare in forno 12 ore a 60°C.

Nel frattempo grattugiare il Vezzena formando una polvere

e con un setaccio stendere il formaggio sul salpat per poi

passarlo in microonde. In questo modo, a passaggi di 20

secondi l’uno, andremo a formare una cialda che verrà poi

tagliata a piacere dopo averla lasciata raffreddare un po’.

In ultimo tagliare la luganega secca a fette sottilissime.

Formeremo delle millefoglie a strati alterni oppure faremo

una confezione in plastica o vetro o le appoggeremo su una

pietra .

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