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Giuseppe Osvaldo Lucera - Non solo... nomi

"Non solo… nomi. Analisi e critica di una storia di morti, di un tempo inutile" di Giuseppe Osvaldo Lucera. Raccolta di storie di defunti, di feriti, di dispersi, di famiglie distrutte, di abusi di potere, di inni, di luoghi della memoria e di monumenti eretti per ristorare sete postume di pentimenti!

"Non solo… nomi. Analisi e critica di una storia di morti, di un tempo inutile" di Giuseppe Osvaldo Lucera.
Raccolta di storie di defunti, di feriti, di dispersi, di famiglie distrutte, di abusi di potere, di inni, di luoghi della memoria e di monumenti eretti per ristorare sete postume di pentimenti!

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NON SOLO…. NOMI

QUANTI EVENTI TRAGICI

CI SONO ALLE NOSTRE SPALLE?

Raccolta di storie di defunti,

di feriti, di dispersi, di famiglie

distrutte, di abusi di potere, di inni,

di luoghi della memoria e di

monumenti eretti per ristorare

sete postume di pentimenti!

Saggio storico

Chiuso in Biccari - Convento: nell’inverno 2019 - 2020

Questa non è un’opera di fantasia. Essa trova origine dalla consultazione

di documenti locali, nazionali ed esteri, relativi alla

1° guerra mondiale (chiamata anche Grande Guerra) e alla 2°,

che non fu affatto “piccola”.


Titolo | Non solo nomi. Analisi e critica di una storia di morti, di un

tempo inutile

Autore | Giuseppe Osvaldo Lucera

ISBN | 978-88-31666-02-2

© 2020 - Tutti i diritti riservati all'Autore

Questa opera è pubblicata direttamente dall'Autore tramite la

piattaforma di selfpublishing Youcanprint e l'Autore detiene ogni

diritto della stessa in maniera esclusiva. Nessuna parte di questo libro

può essere pertanto riprodotta senza il preventivo assenso

dell'Autore.

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Via Marco Biagi 6, 73100 Lecce

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“Non troverai mai la verità se

non sei disposto ad accettare

anche ciò che non ti aspettavi.”


Non c’è niente di giusto

in chi vive e chi muore.

(Robert)


Giuseppe Osvaldo Lucera

Voci di dentro:

a) Autore: Giuseppe Osvaldo Lucera è nato a Biccari (Capitanata)

il 19 novembre 1947. Ha frequentato le scuole tecniche,

diplomandosi nell'anno scolastico 1968-1969.

Poi ad Avellino, dove ritorna dopo una lunga sosta nell'infuocato

Salento, sul finire degli anni '80. Chiude la sua carriera di

dirigente d'azienda nell'amata e odiata Vieste. Pendolare, per

quasi l'intera stagione lavorativa, nel tempo libero si è dedicato

allo studio della storia, con particolare riferimento alle vicende

risorgimentali e brigantesche e alle consequenziali ricerche

d'archivio. Da ultimo ha scoperto la sua passione per le vicende

politiche, giudiziarie e altro del suo paese natale.

Al suo attivo numerose pubblicazioni (meglio indicate in seguito)

e collaborazioni con riviste specializzate e giornali locali e

provinciali.

b) Prefatore: Gianfilippo Mignogna, 41 anni, è avvocato specializzato

in diritto dell’ambiente, formatore e presidente di un

tour operator nazionale dedicato al turismo nei piccoli comuni.

Dal 2009 è Sindaci di Biccari e, dopo essere stato componente

del direttivo dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni e

dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile, attualmente è

vice presidente dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia.

Autore di diverse pubblicazioni, affida i suoi pensieri al blog

melascrivo.it

7


“Non so con quali armi si

combatterà la Terza Guerra

mondiale, ma la Quarta sì:

con bastoni e pietre.”

Albert Einstein


Giuseppe Osvaldo Lucera

Volumi dello stesso autore:

2008 – 2009

Vicende di un’altra storia

(edizioni Simple – Macerata e riedizione)

2008 – 2009

I Due Manutengoli

(edizioni Simple – Macerata e riedizione)

2010

Giuseppe Schiavone

brigante post unitario

(edizioni Biondi - Villa Castelli)

2011

L’Eretico

e l’enigma di Kurtalan

(edizioni Youcanprint - Tricase)

2011

Reazioni e Brigantaggio

alcune vicende del Contado di Molise

(edizioni del Poggio - Poggio Imperiale)

9


Non solo… nomi

2013

Società - Politica

e Banditismo Sociale

(edizioni Youcanprint - Tricase)

2015

Michele Caruso da Torremaggiore

(ristampa – Vol. 4° Nuova Collana

Vicende di un’altra storia)

(edizioni del Poggio – Poggio Imperiale)

2015

Biccari e parte della Capitanata

tra briganti pre e post unitari

(ristampa - Vol. 6° Collana

Vicende di un’altra storia)

(edizioni del Poggio – Poggio Imperiale)

2015

Biccari tra il 1870 e il 1931 (vol. 1°)

(edizioni Youcanprint – Tricase)

2016

Biccari tra il 1870 e il 1931 (vol. 2°)

(edizioni del Poggio – Poggio Imperiale)

2016

Biccari tra il 1870 e il 1931 (vol. 3°)

(edizioni del Poggio – Poggio Imperiale)

10


Giuseppe Osvaldo Lucera

2016

Historia del “Pubblico Fonte” di Biccari

(edizioni del Poggio – Poggio Imperiale)

2017

Il gesuita, la suora e il bandito

(edizioni del Poggio – Poggio Imperiale)

2017

La “Lingua Madre” di Biccari

(scritto a quattro mani con Gennaro Lucera)

(edizioni Youcanprint – Tricase)

2018

L’irrompere delle plebi

(Gaetano Del Giudice e la sua ferocia)

(Edizioni del Poggio – Poggio Imperiale)

2019

Storia di un “Grande Casamento”

(Vicende di: rancori, pentimento e sopraffazioni)

(by Amazon Fulfillment – Poland)

11



Giuseppe Osvaldo Lucera

PREFAZIONE

Sono almeno dieci anni che – accompagnato da autorità

militari e religiose, circondato da scolaresche colorate e, purtroppo,

da sempre meno Reduci e Combattenti – mi presento in

fascia tricolore ai piedi del nostro Monumento ai Caduti.

Imponente, massiccio e poetico insieme. A me è sempre piaciuto.

I sentimenti che mi accompagnano sono sempre gli stessi:

onore, emozione, un pizzico di commozione. Spesso, lo

confesso, ho pensato a quanto sarebbero stati contenti (e forse

orgogliosi) i miei nonni nel vedermi lì sotto, col vestito buono

e la fascia da Sindaco. Magari accanto a qualche gendarme in

alta uniforme o vicino ad un bersagliere che suona il silenzio.

Perché per loro, e per tanti come loro, il 4 novembre non è mai

stata una giornata qualsiasi.

Da un po' di anni, tuttavia, complici alcune letture e qualche

visita ai luoghi del fronte, un altro pensiero si è periodicamente

affacciato in quella giornata dedicata alla memoria. Non

saprei dire il motivo preciso, ma la mia curiosità si è spostata,

un poco alla volta, sui tanti, troppi nomi incisi su quella lapide

affollata.

Così ho chiesto a Giuseppe Osvaldo Lucera di fare il suo

mestiere di storico. Di provare a scavare negli archivi e tra la

memoria. Di cimentarsi, anche controvoglia, in una nuova fatica

letteraria. Di tentare, in definitiva, la non facile impresa di

riportare a galla le vicende umane che si nascondono dietro

quel lungo elenco di nomi e cognomi.

13


Non solo… nomi

Ne è venuto fuori un lavoro sorprendente in cui si intrecciano

i grandi avvenimenti con le piccole umane vicissitudini.

Tutte vicende in cui è la storia piccola che si prende la scena,

che diventa più forte, più potente, finanche più dura di quella

ufficiale scritta nei libri di scuola.

L’Autore, infatti, ci restituisce episodi talmente drammatici

e sconvolgenti da non sembrare veri. Come l’assurdo destino

di due fratelli caduti lo stesso giorno in due battaglie diverse.

Oppure il fatale appuntamento di chi, mandato al fronte

senza un minimo di preparazione, è perito il primo giorno, al

primo assalto. O ancora, l’atroce e inaudita combinazione di un

padre e di un figlio morti rispettivamente nella Prima e nella

Seconda Guerra Mondiale. E, per finire, la tragedia familiare di

tre fratelli partiti senza tornare e di una mamma impazzita dal

dolore e poi morta di crepacuore nella vana attesa di un rientro

che purtroppo non c’è mai stato. Qualcosa di tremendamente

simile alla più nota storia di Mamma Clelia e dei Fratelli Calvi

o all’epopea cinematografica di Salvate il Soldato Ryan di

Spielberg, ma senza lieto fine.

Qualcosa di inaccettabile ancora ora, a cento anni di distanza.

Ancor di più perché quelli incisi sul Monumento sono

nomi e cognomi “nostri”, ancora comuni nel nostro paese, biccaresi

come e forse più di noi, abitanti dei nostri vicoli, delle

nostre “strèttele”. Se non fosse per l’assenza di nomi femminili

e di qualche cognome straniero, quel lungo elenco potrebbe

addirittura sembrare l’appello di una qualsiasi classe della nostra

scuola.

Anche per questo sono non così lontani come si potrebbe

credere. Hanno ancora parenti e discendenti. Magari c’è qualcuno

che si chiama esattamente così, come loro. E non a caso.

E forse in qualche abitazione di un nostro parente o conoscente

14


Giuseppe Osvaldo Lucera

ci sarà ancora una loro foto sbiadita, il ricordo di un lutto antico,

di un cammino interrotto.

Sono nomi dal suono familiare che racchiudono vite brevi

ed infelici di giovani di appena cento anni fa, strappati al loro

già duro destino di braccianti e contadini per essere costretti

ad un viaggio di sola andata verso un Nord sconosciuto, in cui

hanno trovato fango e fame, freddo ed acciaio, trincee e bombe,

sangue e morte. Oppure, qualche anno dopo, (de)portati in giro

per l’Europa e il Mediterraneo in una specie di triste Erasmus

senza ritorno. Sono nomi, pronunciati con chissà quale accento,

di caduti sul Grappa, l’Isonzo o vicino al Piave. O di dispersi in

Russia, in Albania, in Grecia, in Egitto o addirittura nel Mare

del Nord.

Quei nomi sono figli cresciuti troppo in fretta, fratelli

sperduti, famiglie spezzate, vedove ragazzine, mamme impazzite,

padri mancati di bambini mai nati. Sono lacrime che non

si versano più, facce mai conosciute, generazioni saltate, storie

finora mai raccontate.

Delle imprese belliche sono quello che resta sul fondo e

che nessuno raccoglie. Delle grandi epopee militari sono solo

gli incolpevoli e le comparse per le quali non si piange mai.

Sono l’indomani delle giornate radiose. Sono il 5 novembre del

1918.

Ma forse sono anche il modo migliore per dare finalmente

un significato reale a certe celebrazioni altrimenti solo retoriche

e rituali; per tenere aperta, a prescindere da giudizi e valutazioni

storiche, una ferita che ancor oggi deve fare male; per

ricordarci che, anche nel mutare dei tempi, non siamo al riparo

e che, quando arriva, la Storia Grande travolge tutti. Anche

quelli che non c’entrano nulla, che non vogliono essere protagonisti,

che non ne sanno niente delle cose del mondo.

15


Non solo… nomi

Per questo sono grato a Giuseppe Osvaldo Lucera.

So che non è stato facile, ma nessun altro avrebbe potuto

raccogliere il mio invito e restituire al nostro paese un’altra pagina

strappata della sua storia, facendo riemergere dalla polvere

degli archivi aneddoti drammatici, curiosità ed anche piccole

imperfezioni.

Sono certo che grazie alla sua nuova fatica e alla sua passione

per la ricerca storica è finalmente arrivato il momento di

fare la conoscenza con quelli che lui stesso ha chiamato Figli di

Biccari. Di farli uscire dall’ipocrisia dell’imperitura memoria

per incontrarli in Mezzo alla Fontana, per abbracciarli in un

bar, per chiedergli “a chi appartengono”, chi erano e chi sarebbero

stati.

Grazie a questo prezioso volume è arrivato il momento di

ricordarci che quei giovani biccaresi… Non sono solo nomi.

Gianfilippo Mignogna

16


Giuseppe Osvaldo Lucera

NOTA DELL’AUTORE

DEDICATA AL LETTORE

La voglia di scrivere questo saggio non mi è nata in

modo spontaneo infatti, considerato l’argomento da trattare, in

un certo senso tale voglia non l’avrei mai potuta sentire. Essa è

nata, invece, su sollecitazione del sindaco del mio paese: Gianfilippo

Mignogna il quale, durante i festeggiamenti delle Forze

Armate e dell’annessa festa dell’Unità d’Italia del 4 novembre

2019, 1 sul fronte del Monumento, dopo aver deposto liturgiche

corone e dopo aver effettuato inchini ufficiali, Monumento innalzato

inizialmente per celebrare i caduti di Biccari della

Grande Guerra ai quali si sono poi aggiunti quelli della 2°

Guerra mondiale, trovandosi in compagnia di altre persone

espresse un concetto, apparentemente elementare. Disse che

quegli elenchi di nomi, sulla pietra incavati e poi dipinti, non

potevano essere “solo… dei nomi”, perchè dietro ognuno di essi,

di sicuro, ci sarebbero state delle vicende, nascoste dalla

polvere del tempo, ma di certo delle vicende sconosciute, dei

gesti, delle opportunità, dei comportamenti che in quanto dimenticati

sono già velocemente transitati in quell’oblio che il

tempo, con il suo inesorabile trascorrere, il tutto avvolge. Ho

sperimentato sulla mia persona le enormi difficoltà incontrate

1

La concomitanza, o meglio, l’unione delle due ricorrenze (Festa delle Forze Armate

italiane e festa dell’Unità d’Italia) riconducono, non certo involontariamente, alla

costruzione dell’Italia mediante l’uso della forza, come poi nella realtà è avvenuto,

ma unire i due eventi e festeggiarli insieme è da mente a dir poco “maligna” unicamente

perché l’esercito italiano non è stato fondato il 4 novembre di nessun anno e

l’unità d’Italia non fu realizzata in quella stessa data.

17


Non solo… nomi

per iniziare a capire e poi concludere questo immane lavoro,

fatto di documenti, archivi, di nomi, tanti, di storie ed altro. Le

persone, che si sono ritrovate, insieme al “mio sindaco”, ad

ascoltare la considerazione di cui sopra, credo che dopo la lettura

di queste pagine cambieranno idea non sui fatti che qui si

raccontano, ma quasi certamente dell’opinione che l’autore ha

di queste vicende.

La mia assenza da questo tipo di manifestazione risale

agli anni ’70 - ‘80 del secolo scorso. Cioè dagli anni in cui inizio

a capire che l’Unità d’Italia fu un furto perpetrato dai Piemontesi

in danno delle popolazioni della Napolitania, mentre, e

di contro, pacifista e antimilitarista lo ero già e quindi contrario

a qualsiasi festeggiamento che inneggi a strumenti di morte, a

simboli che richiamano la morte militare e ai cosiddetti luoghi

della memoria, sia di quelli che innalzano la figura del militare,

come giustiziere, sia di quelli costruiti per sterminare il nemico

in quanto diretta conseguenza dell’agiografia dei primi, e dicendo

ciò non ho nessuna intenzione di negare stermini di massa,

nessun genocidio, nessun olocausto, di qualsiasi tipo o colore.

Il negazionismo è tutt’altra cosa e non mi riguarda nel modo

più assoluto. Potrei così chiudere in questo modo: le morti violente

dovute alle guerre vanno tutte ricordate, magari in assoluto

silenzio, e non enfatizzate oppure omaggiate al suon di fanfare.

Avrebbero molto più significato, quelle vite spezzate, se

ricordate nella e dalla storia, quella che racconta e che non è

schierata. Stando queste le mie personali considerazioni di

quegli eventi, inizialmente mi sono tirato indietro di fronte alla

prima richiesta del “mio sindaco”, cioè quella di ”realizzare un

contributo pubblico che fosse valido anche per le generazioni

future”. Risposi istintivamente ed immediatamente di no! Unicamente

perché non sarei stato onesto con me stesso. Poi? Poi

mi sono detto, perché non farlo? Perché continuare ad abban-

18


Giuseppe Osvaldo Lucera

donare “nell’oblio del tempo” quelle persone colpevoli soltanto

di essere stati costretti ad ubbidire ad uno Stato crudele, ad uno

stupido governante con sete di imperialismo che utilizza le vite

di coloro che nulla hanno a che fare con quelle voglie. Ma anche

gli attuali governanti fanno sì che le ritualità continuino nel

tempo, proprio perchè sono disposte ed organizzate da una

classe dirigente politica che possiede sempre quell’arroganza

imperialista, e ci vanno a braccetto proprio per difendere quell’

“umor proprio”. E per imperialismo si intende il vero dominio

di uno Stato sull’altro. 2 E allora perché, invece, non tentare di

distinguere, ove fosse possibile, tutti questi uomini

dall’agiografia statale, carica di retorica, di miti mitizzati e mitizzanti,

di leggende che nulla hanno a che vedere con la realtà

della guerra che è sempre crudele, avara di sentimenti piacevoli

e non può essere rappresentata se non con un esteso campo di

erba verde sul quale vi sono piantate migliaia di croci bianche,

in un perfetto allineamento, e che per ottenerlo è stato richiesto

perfino l’aiuto di uno specialista e la costante manutenzione di

un giardiniere? 3

La conseguenza immediata di questo mio modo di ragionare

non è stata altro che la seguente: “Posseggo, evidentemente,

una visione della storia, soprattutto quella che ci riguarda

da vicino, completamente diversa da quella che la nostra scuola

continua ad insegnare ai suoi alunni, e che ha insegnato anche

a me.” Ed è proprio sulla scorta di questo presupposto che

ho potuto affrontare il presente lavoro non certo per denigrare

chi si affanna, al suon di squilli di tromba, a celebrare questo

generale o quell’altro, i morti di Tizio e condannare magari

2

Non sarà questo volume a far cessare ritualità previste e necessarie per la vita di

questo Stato.

3

Vedi allegato n. 1

19


Non solo… nomi

quelli di Caio, e così via dicendo, ma unicamente per “eviscerare”,

dal profondo di quelle “immaginarie” tombe, sparse nei

tanti cimiteri militari, dalle tante fosse comuni e sacrari vari, i

veri sentimenti che quegli uomini, costretti ad ubbidire, portarono

con sé nel loro ultimo viaggio di morte. Ma anche per

“eviscerare”, e furono per fortuna tanti, i sentimenti di coloro

che riuscirono a salvarsi. Nicolaj Lilin 4 ha scritto: “In guerra

mi facevano più impressione i vivi, che i morti. I morti mi sembravano

dei recipienti usati e poi buttati via da qualcuno, li

guardavo come se fossero bottiglie rotte. I vivi, invece, avevano

quel terribile vuoto negli occhi: erano esseri umani che

avevano guardato oltre la pazzia, e ora vivevano abbracciati

alla morte.” Tutto questo lo si può dedurre anche leggendo alcune

descrizioni di come si moriva nelle trincee o nei campi di

concentramento, mentre in un salotto romano qualcun altro

mandava al fronte la gioventù dell’epoca, e non solo quella, tra

un bicchierino di “Vermut” o un sorso di uno speciale (si fa per

die) vino delle langhe piemontesi. Ma parlar di morte, di mitraglia

o di colpi di cannoni, è ancora poco, la cosa più grave è

rappresentata dalla circostanza per la quali il tutto avveniva

perchè si trattava di conquistare “un posto al sole” e quindi di

occupare quella regione e quell’altra, quel pezzo di territorio,

per noi straniero, 5 ovvero solamente ed unicamente per voglia

di conquista, di prevaricazione e non di difesa del nostro suolo,

che forse è l’unico atto di guerra che riesco, pur con enormi

sforzi, a comprendere e a giustificare.

4

Nicolaj Lilin è uno scrittore moldavo, naturalizzato italiano, autore del famoso volume

dal titolo: Educazione siberiana. Amico di Roberto Saviano (e la cosa mi è dispiaciuta

molto quando ho avuto modo di apprenderla), Nicolaj è un attento intenditore

di rivolte di popolo, di guerre fratricide e, proprio perché tale, è riuscito a scrivere

un testo, come Educazione siberiana, da me molto apprezzato.

5

In seguito si dimostrerà quanto affermato.

20


Giuseppe Osvaldo Lucera

Intanto, però, nel nostro paese c’è un monumento innalzato

per onorare i caduti delle due guerre la cui storia, oltre ad

essere viziata da errori, è colma di episodi che pochi conoscono

o che forse ancora in pochissimi ricordano e che in tanti, fra

non molto, non sapranno neanche a cosa mai sia servito, e serve,

quell’ammasso di pietre e ferro. Ma anche questo “ammasso”

di pietre e ferro, con nomi scolpiti, ha una sua origine, non

certo paragonabile al “Monumento di Fuori Porta Pozzi” che

fu così commentato: “Eccolo lì ergersi minuscolo e grottesco

come una manifestazione di priapismo architettonico.” 6

So perfettamente che è compito del ricercatore trovare i

documenti a sostegno di determinate affermazioni; come è

compito dello storico rendere quei documenti decifrabili e decifrati

ed incastonarli nel loro periodo storico dato, ma è compito

dello storico-ricercatore non dare giudizi, bensì di limitarsi ad

esporre i fatti e attendere il giudizio dei lettori, sempre ammesso

che ne abbia. Questo è l’unico modo per non influenzare il

probabile lettore con le proprie opinioni, anche se nel caso che

stiamo trattando le cose sono un po’ diverse. Infatti, scrivere,

parlare, esporre le vicende, evitando personali giudizi, renderebbe

il presente lavoro del tutto amorfo, vuoto, informe, ed

ecco allora la necessità di esporre i fatti, e la conseguente critica

sarà in appannaggio di chi ha compiuto tutto questo lavoro,

lasciando ad altri il giudizio. In parole povere, la mia è solo critica,

ma non certo un giudizio. Il giudizio è un qualcosa che

non mi compete proprio perché posseggo la capacità individuale

di discernere e valutare, ma nella storia quando si giudica si

diventa di parte e questa funzione me la riservo per altre cose.

6

Ritorneremo su questi giudizi del Pretore Onorifico di Biccari Giuseppe Checchia.

21


Non solo… nomi

Sono nato nei primi anni successivi alla fine della 2a

Guerra mondiale, quando il monumento esisteva già, e come

tanti altri ragazzi, lo potevo osservare soltanto da lontano poiché

una barriera in ferro battuto e una siepe, piantata subito dopo

e all’interno, ben curata, ostacolava qualsiasi passo o salto.

A noi ragazzi era permesso entrare in quel recinto soltanto

quando, da alunni, si partecipava alle manifestazioni ufficiali

ed in ciò questo Stato si è sempre distinto nell’inventarle per

formare e per modificare le giovani menti. Questo modo di

educare i giovani del tempo non ha fatto altre che inculcare in

quelle menti un senso di rispetto per il luogo, per ciò che rappresentava

e per le manifestazioni che in esso si svolgevano.

Oggi, che lo studio non pilotato ci ha resi liberi di osservare,

che siamo in grado di comprendere le immane tragedie, i crudeli

scempi e le infinite offese arrecate al corpo dell’uomo, al

punto da renderlo “carne da cannone”, in nome di un ideale, di

uno Stato o di un Popolo, alle cui decisioni quel “corpo” non

ha mai avuto la possibilità di partecipare, possiamo esprimere i

nostri pensieri in piena libertà.

Ma forse è successo di peggio! Infatti, riprendendo

un’affermazione prima espressa, qualcuno, in un tempo recente,

decise di sovvertire tutte queste “belle cose”, compiendo lo

stesso “scempio” che già si era verificato in Piazzetta di Porta

Pozzi, luogo anch’esso deputato a funzioni sociali come

l’ultimo saluto a chi, suo malgrado o con suo sommo piacere,

si era staccato dalla nostra comunità per raggiungere luoghi

molto più salubri come il “felice territorio di caccia” degli indiani

d’America. Ma quello di Porta Pozzi era anche il luogo

dove si ergeva, solenne anch’essa, la cosiddetta “Croce di Porta

Pozzi”, simbolo storico e religioso, posto non a caso

all’ingresso del paese. E qui dissento in modo netto con quanto

scritto dall’allora Giudice Onorario della Pretura di Biccari,

22


Giuseppe Osvaldo Lucera

Giuseppe Checchia, nel suo “Sotto il tetto della Puglia” 7 circa

il complesso architettonico, realizzato in epoca fascista, fuori

Porta Pozzi. Pur essendo di idee politiche completamente opposte

ai fautori di quel piccolo foro in pietra, non mi è mai parso

giusto discriminarne l’aspetto proprio perché al pari del monumento

ai Caduti ha rappresentato per noi un luogo singolare

non tanto per tutto ciò che in esso avveniva, ma quanto come

luogo da vivere e da rispettare. Invece qualcuno ha ipotizzato e

realizzato cosa? Delle nuove “rimesse”, dei depositi, degli uffici,

con serrande quasi sempre abbassate.

In quel luogo ho passato tutta la mia infanzia. E proprio

in quei giorni, per altri molto tristi, mi sedevo sui ferri della recinzione

ad osservare il comportamento degli amici e dei parenti

del defunto che si inchinavano davanti alla bara, dopo

aver percorso un breve giro intorno al catafalco, anziché mostrare

il loro dolore, il loro dispiacere con baci, abbracci, strette

di mano e piagnistei, nei confronti di persone già “indebolite”

dalla lunga veglia funebre coadiuvata anche dal sentir insulsi

lamenti di persone accorse proprio per mostrare in modo rumoroso

il loro “finto” dolore, unitamente alle lunghe e tante preghiere

sgranate da inutili rosari. Ieri salutavano con un inchino

colui che aveva abbandonato la comunità, oggi si baciano e si

abbracciano coloro che, invece, resteranno ancora tra di noi,

dimenticandosi del cadavere che inizia già a marcire. Resta

comunque una stranezza a dir poco singolare da osservare che

è la seguente: sia Porta Pozzi che il luogo dedicato al Monumento

ai Caduti sono stati spazi che hanno attraversato, con

perfida e costante presenza, la mente e lo scarso cervello di de-

7

Giuseppe Checchia, Sotto il tetto delle Puglie, Gastaldi editore, Milano 1967, pag.

186.

23


Non solo… nomi

terminati amministratori senza “amor di Patria” senza rispetto

dell’operato altrui e, oserei dire, senza scrupoli. A questo punto

ci sarebbe da sottolineare un discrimine di elevata intelligenza

che poi è questo: chi amministra non fa altro che gestire ciò che

ha ereditato, al quale potrebbe aggiungere, sempre ammesso

che ne fosse capace, “tutto ciò che ci sarebbe da realizzare”,

non dovrebbe avere nessun potere di sconvolgere ciò che ha

ereditato, se non sottoponendo questa perfida idea al giudizio

del popolo o nel caso in cui si dovessero verificare delle calamità

naturali. L’amministratore, in tempi di democrazia, non è

un dittatore, non ha la podestà di decidere da solo, per intenderci,

ma dovrebbe utilizzare i fondi a disposizione per un futuro

bene comune, mantenendo integro tutto il patrimonio che ha

ereditato al momento della nomina. Ma, purtroppo, la realtà

non è così. Infatti, a seguito di questi “scempi” scrissi due sonetti

che riflettono i due eventi, il primo molto ironico, il secondo

molto “politico”, che qui di seguito riporto. Di fronte allo

scempio perpetrato nei due luoghi mi venne spontaneo scriverli

in tempi molto più che sospetti, proprio per osannare il

mio indipendentismo e il mio pacifismo, che già nutrivo. Essi

vanno interpretati nel loro vero senso:

24


Giuseppe Osvaldo Lucera

IL FU PIAZZALE DEI CADUTI

Aspetterò la fine, inquieto ed ansioso,

della crudele ultimazione dei lavori,

ma vedo estirpar siepi, falsi sicomori,

e denudar la terra del loco ombroso.

Vedo devastar, con ruspe e trattori,

quel che fu scenario, umile e dignitoso,

di cortei, di foto, dal sorriso gioioso,

e di ricordi di quando si era migliori.

E tu soldato! Con mano in alto protesa,

già privo di vasca, pesci e festosi getti,

non hai più ombra, ma sol votiva accesa;

ti hanno demolito perfino i vialetti.

E’ come a Porta Pozzi, continua l’offesa:

lì per dei “box”! Qui, perché si è “negletti”.

21 novembre 2005

25


Non solo… nomi

IL FU PIAZZALE DEI CADUTI

L’accelerato lavoro è qui terminato,

tra quintali e quintali, non certo di meno,

d’un materiale, dal color del baleno,

che imbratta monti, valli ed è…armato.

Su, su, in alto, sull’orgoglioso seno,

privo d’ombra, l’ignoto soldato,

guarda il cielo un po’…disorientato

e col cuor stracolmo di veleno:

pensa alla solennità , lì…defraudata,

tra una pletora di panche , a mo’ di calco,

e alla sua funzione, ormai mutata,

fino a quando un nuovo…siniscalco,

simil d’idee e avvezzo alla bravata,

non vi erigerà per sé: un trono a palco.

21 luglio 2006

26


Giuseppe Osvaldo Lucera

Le fonti, a cui ho attinto le tante notizie di cui è cosparso

questo volume, sono diverse anche se quasi tutte provengano

da istituzioni che risentono di quell’enfatizzazione degli

eventi, profusa a piene mani, e stracolmi di una mielosa e costruita

solennità, al posto di una più giusta e cruda descrizione

della realtà che la crudeltà degli episodi richiederebbe. Nonostante

però il grande impegno profuso alcune importanti notizie

non sono state affatto reperite vuoi per carenza delle stesse nel

documento, vuoi perché alcuni registri sono smarriti, vuoi perché

distrutti o male archiviati e vuoi anche perché non disponibili

in quanto in possesso di archivi esteri, non facilmente raggiungibili.

Ma nonostante queste piccole “falle” il risultato ottenuto

credo che sia pregevole e può essere base anche per futuri

lavori di ricerca e di approfondimenti.

27



Giuseppe Osvaldo Lucera

PARTE PRIMA:

GUERRA 1915 – 1918

OVVERO

LA GRANDE GUERRA

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Giuseppe Osvaldo Lucera

CAPITOLO I

LE CAUSE CHE SCATENARONO

LA GRANDE GUERRA

Il 28 luglio 1914, alcuni diplomatici dell’impero Austro-Ungarico

consegnarono ad esponenti dell’allora Regno di

Serbia una dichiarazione di guerra. La dichiarazione fu la conseguenza

dell’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando,

erede al trono di Austria-Ungheria, e di sua moglie, episodio

avvenuto il 28 giugno 1914. 8 L’attentato avvenne a Sarajevo

(nell’allora Regno di Serbia) e a compierlo fu il cosiddetto “irredentista”

bosniaco: Gravilo Princip. 9 A seguito

8

La moglie morganatica di Francesco Giuseppe era Sophie Chotek von Chotkowa,

nobil donna del Regno di Boemia di origine Ceca.

9

Gavrilo Princip nacque il 25 luglio 1894 in Bosnia - Erzegovina, all'epoca territorio

amministrato dall'Austria-Ungheria. Era il sesto di nove fratelli e fu uno dei soli tre a

sopravvivere durante l'infanzia. Figlio di un postino, la sua gioventù fu segnata dalla

povertà e dalle precarie condizioni di salute: contrasse la tubercolosi da bambino.

L'arma utilizzata per uccidere l’arciduca era una pistola semi-automatica Browning.

I proiettili esplosi da Princip colpirono l'arciduca Francesco Ferdinando al collo,

mentre la moglie fu ferita allo stomaco, causando la morte dei due in breve tempo.

Una volta arrestato, Princip tentò di suicidarsi. Prima provò a farlo ingerendo del

cianuro, la seconda volta sparandosi con la sua pistola. Nessuno dei due tentativi andò

a buon fine: nel primo caso vomitò il veleno, come successe anche a Čabrinović

(un complice arrestato insieme lui), mentre nel secondo caso la pistola venne allontanata

prima che potesse sparare un altro colpo. All'epoca dell'attentato Princip, ancora

diciannovenne, era troppo giovane per poter subire la condanna a morte. Venne

pertanto condannato a vent'anni di prigione. Ma in cella trascorse soltanto quattro

anni, vivendo in pessime condizioni nella prigione di Terezín, finché morì di tubercolosi

il 28 aprile 1918, all'età di 23 anni; oggi la sua tomba è locata nel cimitero di

San Marco, a Sarajevo. Nella storia serba, egli viene considerato un eroe nazionale.

Ancora oggi viene ricordata una frase che pronunciò durante il processo: “Noi amavamo

il nostro popolo”. Al contrario, in Austria la sua figura viene considerata alla

31


Non solo… nomi

dell’assassinio dell’erede al trono, l’Austria pretese che a condurre

le indagini fosse la sua polizia, con ampi poteri da esercitarsi

in Serbia, cosa che quella Nazione si rifiutò di accettare,

considerandola un’interferenza nella sua autonomia di Stato

sovrano. Ma è anche vero, del resto, che alla base dello scoppio

della guerra non ci fu soltanto l’uccisione dell’arciduca, che ne

fu solo il pretesto, ma che altre e ben più importanti motivazioni

economiche, geopolitiche ed imperialiste nonché colonialiste,

dopo un secolo di relativa pace, si erano minato alla base

quasi tutte le relazioni tra gli imperi centrali e le altre Nazioni

europee.

L’ “umor marcio” che gravitava introno a questi Stati affiorò

immediatamente e vecchie alleanze si consolidarono, altre

ne nacquero ed altre ancora subirono perdite di componenti. A

distinguersi in tutto questo fu l’Italia dei Savoja che pur reclamando

le terre ancora sotto il dominio austriaco ne era alleata

nell’ambito della cosiddetta Triplice Alleanza, unitamente alla

Germania e successivamente anche insieme ai Turchi ottomani.

10 Infatti, come afferma Elena Bacchin, 11 “Nel 1877, con il

rinnovo dell’alleanza si erano promesse all’Italia delle compensazioni,

non meglio definite, in caso di rottura

dell’equilibrio balcanico. Dall’altro lato, per rinsaldare

stregua di un terrorista. A un direttore del carcere, che lo voleva trasferire in un'altra

località, disse: “Non c'è bisogno di trasferirmi in un'altra prigione. La mia vita sta

già scivolando via. Suggerisco di inchiodarmi a una croce e bruciarmi vivo. Il mio

corpo fiammeggiante sarà una torcia per illuminare il mio popolo sulla strada per

la libertà”.

10

La Triplice Alleanza nacque come “difensiva” e non prevedeva che l’Italia combattesse

a fianco degli imperi centrali qualora questi fossero attaccati da altri Stati,

ma con una eccezione.

11

Elena Bacchin ha insegnato Storia dell’Ottocento a Londra, Padova e Bologna ed

è autrice di numerosi libri tra i quali 24 maggio 1915 – Editori Laterza – Bari -

2019. E’ interessante la clausola della ripartizione territoriale da attuarsi solo nel caso

di una catastrofe balcanica, che era poi l’eccezione di cui sopra.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

l’accordo, i governi della penisola rinunciarono alle velleità

irredentistiche, reprimendo ogni risveglio spontaneo”. Ma

l’italietta savojarda, nonché camaleontica, pensò bene di uscirsene

e di entrare nella Triplice Intesa, l’altra alleanza, contrapposta

alla prima, e formata da Russia, Francia e Inghilterra.

Non più tardi di qualche mese prima, precisamente il 2 agosto

1914, l’Italia aveva dichiarato la sua neutralità nel conflitto europeo

appena scoppiato ed il 4 maggio di un anno dopo giunse

a sconfessare ufficialmente l’alleanza con l’Austria-Ungheria.

A Vienna gli spaghetti divennero la pasta del tradimento, gli

italiani altro non erano che pomodori traditori. Anche Churchill

finì col chiamare l’Italia, agli inizi del 1915, “la puttana

d’Europa”. 12 Ma dopo aver preso accordi con i nuovi alleati,

ecco che il “delirio” espansionistico, che da sempre ha governato

quella “strana e immonda” monarchia 13 , indusse la stessa

a consegnare, dopo alterne e lunghissime discussioni su vicende

interne scoppiate tra interventisti e neutrali, 14 il 24 maggio

1915 la dichiarazione di guerra contro i cosiddetti “Imperi centrali”.

Gli accordi con la Triplice Intesa prevedevano che a vittoria

conseguita l’Italia avrebbe potuto completare il processo

di unificazione e per questo avrebbe potuto disporre delle “terre

irredente”. C’era il Trentino, il Tirolo meridionale, fino al

confine del Brennero, escluso la valle di Dobbiaco e quella di

Treviso. Inoltre c’era la Venezio Giulia con le contee di Gradisca

e Gorizia e dell’Istria fino a Quarnaro e al Monte Nevoso,

12

Gian Enrico Rusconi: L’azzardo del 1915 – Edizione del Mulino – Bologna 2010

– a pag. 25.

13

Il giudizio è dell’autore.

14

L’ “uomo forte”, che apparirà sulla scena politica qualche anno più tardi, appena

espulso dal Partito Socialista, pensò bene di schierarsi tra gli interventisti, e non poteva

essere diversamente considerata l’indole guerresca che più tardi mostrerà di

possedere.

33


Non solo… nomi

con le isole di Cherso e Lussino, ma senza Fiume. C’era una

parte della Dalmazia, la sovranità su Valona, il protettorato sullo

Stato albanese, mentre per quel che riguarda la Dalmazia,

l’opinione pubblica del tempo era più che convinta che si trattasse

di una “terra irredenta”, quindi terra italiana sottoposta e

governata da un altro Stato. 15

La guerra, che doveva essere una guerra lampo, come

qualcun altro, anni dopo, “sognerà” di mettere in atto, si trasformò

ben presto in guerra di trincea, con tutte le conseguenze

possibili ed immaginabili che una guerra di posizione si trascina

con sé. L’umore dei soldati ebbe una caduta rapidissima, la

fame incominciò ad imperare nelle trincee e nelle case degli

italiani. Il semplice tentativo di diserzione veniva condannato

con la fucilazione, mentre le fughe davanti al nemico e le successive

diserzioni erano molto frequenti. Nel febbraio del 1917

scoppiò la rivoluzione russa e di lì a breve la Russia uscirà dal

confitto. Il fronte orientale per l’Austria rimase libero e allora

la stessa dislocò su quello occidentale tutte le forze che aveva

schierato sul fronte russo. Il 3 marzo 1918 la Russia cedette

all’Austria-Ungheria la Polonia, i Paesi Baltici e dichiarò

l’Ucraina indipendente. Ma le condizioni dell’esercito italiano

erano disastrose, basti pensare che molti soldati italiani non

avevano ricevuto neanche l’elmetto, attrezzo indispensabile in

una guerra di trincea. Nel 1917, i Tedeschi affondarono un

transatlantico americano, il Lusitania, nelle acque vicino

all’Inghilterra, e questo a seguito del blocco navale che aveva-

15

Nel 1910, l’Austria realizzò un censimento sulla popolazione dell’Alto Adige e da

questo censimento risultò che solo il 10% della popolazione si dichiarò italofono,

mentre il restante 90% risultò germanofono. Oggi, e siamo nel 2020, questa stessa

popolazione pretende il doppio passaporto, la doppia cittadinanza, e qualcos’altro

come l’uso di una sola lingua: il tedesco, dimenticando i militari caduti nella più

grande guerra che si sia mai combattuta. È questa la prova che l’espansionismo, il

colonialismo, il militarismo non paga e non potrà mai pagare.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

no imposto al Regno Unito. Quest’atto provocò l’entrata in

guerra degli Usa, ma il tutto finirà il 4 novembre 1918. Le perdite

furono ingenti: gli imperi centrali, formati da Austria-

Ungheria, Bulgaria, Germania, Impero Ottomano persero dai

10 ai 10,3 milioni di militari e circa 7 milioni di civili. La Triplice

Intesa, formata da Belgio, Francia, Portogallo, Inghilterra

con tutte le colonie ad essi facente capo, Giappone, Grecia, Italia

(che aveva tradito la Triplice Alleanza), Montenegro, Romania,

Russia (fino al 1917), Serbia e Usa, persero dai 6 ai 6,3

milioni di soldati e circa 4 milioni di civili. L’Italia, singolarmente,

ebbe 680.000 militari caduti in combattimento oltre

2.500.000 feriti e a 463.000 soldati resi invalidi o mutilati. Le

vittime civili furono 1 milione e ventimila suddivisi in 589.000

per malnutrizione e 432.000 per la “Spagnola”. L’epidemia

chiamata “Spagnola”, che attaccò nel mondo qualcosa come

500 milioni di persone, uccidendone circa 100 milioni, fu

chiamata in quel modo in quanto fu la Spagna, nazione non

coinvolta nel conflitto, attraverso la propria stampa, a parlarne

per prima mentre quelle coinvolte nel conflitto evitarono di diffondere

la notizie sostenendo che la pandemia riguardava soltanto

quella nazione. 16

Gli uomini che si avvicendarono alla guida del nostro

Stato, dal punto di vista politico furono Salandra e Orlando e

da quello militare abbiamo Cadorna, Diaz e Badoglio. Vediamo

adesso alcuni cenni biografici dei personaggi appena nominati.

Naturalmente queste notizie risentono della mielosa quanto

stucchevole modo di esaltarne i pregi, dimenticandosi dei difetti.

Comunque questo “excursus” sui personaggi ci pare ne-

16

Oggi si accusa la Cina di non essere state leale sull’epidemia da Coronavirus. Il

passato è sempre dietro la porta.

35


Non solo… nomi

cessario sottolinearlo anche perché da loro, dai loro errori, dalle

loro arrampicate e dalle loro rovinose cadute, che noi oggi

abbiamo modo di capire motivi e cause di tante morti:

- Antonio Salandra nacque a Troia, in Provincia di Foggia,

nel 1853, in una ricca famiglia di avvocati e proprietari

terrieri, laureato in Giurisprudenza

all’Università di Napoli, diviene docente di economia

politica nell’ateneo partenopeo nel 1877. Nel 1891 diviene

sottosegretario alle Finanze nel primo ministero

Rudinì, per poi prendere parte in ruoli analoghi ai tanti

e successivi ministeri guidati da Crispi; nel 1899, ottiene

l’incarico di Ministro dell’Agricoltura. Nel 1906 è

ministro delle Finanze, e nel 1909 ministro del Tesoro.

Il 21 marzo 1914 forma il suo primo governo; il 13

maggio 1915, dopo la firma del Patto di Londra (26

aprile 1915) e la difficile situazione creatasi tra governo

e Parlamento, Salandra rassegnò le dimissioni, che furono

respinte dal Re. Il 20 e il 21 maggio il governo ottenne

dal Parlamento i poteri straordinari in caso di

guerra. Salandra è dunque a capo del governo

dall’entrata in guerra dell’Italia, sino al 12 giugno 1916,

quando, in seguito al voto contrario manifestato alla

Camera sul voto di fiducia al ministero, rassegnò le dimissioni.

Nel gennaio 1919 viene inviato a Parigi come

delegato dell’Italia alla Conferenza di Pace. 17 Il 28 ottobre

1922, Salandra riceve dal Re l’incarico di formare

un nuovo governo, ma il giorno dopo rassegna le dimissioni,

e l’incarico viene affidato a Mussolini. Il 16 gennaio

1925, attraverso un comunicato stampa, Salandra

prese definitivamente le distanze dal fascismo. Venne

17

Dopo averla dichiarata la guerra, e sostenuta, e dopo aver causato centinaia di miglia

di morti, come abbiamo visto, ecco che veste i panni del “pacificatore”.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

nominato senatore con R.D. il 20 maggio 1928 e muore

a Roma nel 1931.

- Vittorio Emanuele Orlando nacque a Palermo il 19

maggio 1860. Figlio di un avvocato, si dedicò con passione

agli studi giuridici. Deputato del collegio di Partinico

dal 1897 (e fu sempre rieletto sino al 1925), divenne

Ministro della Pubblica Istruzione nel 1903-1905,

Ministro di Grazia e Giustizia nel 1907-1909 e nel

1914-1916 con il Gabinetto Salandra. Già neutralista,

dopo l'intervento Orlando si dichiarò apertamente favorevole

alla guerra ed esaltò le violente manifestazioni di

piazza del maggio 1915. Ministro dell'Interno nel 1916-

1917 nel Gabinetto Boselli, dopo il disastro di Caporetto,

il 30 ottobre 1917 venne chiamato ad assumere la

carica di Presidente del Consiglio, che terrà sino al

1919. Presidente della Camera dal 1° dicembre 1919 al

25 giugno 1920, fu candidato nel "listone" governativo

per le elezioni del 1924, ma si dimise da deputato il 6

agosto 1925. Nel 1931 rinunciò anche all'insegnamento

universitario per non essere costretto a giurare fedeltà al

regime, ma nel 1935, in una lettera, testimoniò a Mussolini

solidarietà per la sua guerra etiopica. Mussolini,

che fa pubblicare dai giornali la lettera privata dell'Orlando,

vorrebbe ricambiare l'inatteso riconoscimento

con l'offerta della presidenza del Senato ma Orlando rifiutò.

Morì il 1° dicembre 1952.

- Luigi Cadorna (Pallanza, Verbania 1850 – Bordighera,

Imperia, 1928). Entrato effettivo nell’Esercito Regio al

termine degli studi, seguì la carriera militare dapprima

all’ombra del padre Raffaele, poi di altri illustri comandanti

dell’Esercito italiano. Tenente generale nel 1905,

37


Non solo… nomi

nel 1910 assunse il comando del corpo d’armata di Genova

e nel 1912 venne designato per il comando della

2° armata in caso di guerra, sempre con sede a Genova.

Nel 1913 venne nominato Senatore del Regno. Studioso

di tattica militare, pubblicò diverse opere sul tema. Il 6

luglio 1914 venne designato come nuovo capo di Stato

Maggiore dell’esercito. Dopo la dichiarazione di neutralità

chiese l’immediata mobilitazione generale, al fine

di mettere l’esercito – che lui riteneva inadeguato nei

mezzi ed insufficiente nei quadri dirigenti in condizioni

di farsi valere, ma il governo vi si oppose, temendo un

prematuro ingresso del paese nel conflitto. 18 All’entrata

in guerra dell’Italia la conduzione del conflitto da parte

di Cadorna seguì i suoi principi: impegnare il maggior

numero possibile di divisioni austro-ungariche e distruggerle.

Ordinò uno schieramento difensivo nel

Trentino e permise offensive locali di avanzamento in

Friuli, in Cadore ed in Carnia. A tale piano si attenne

anche quando l’andamento della guerra (Strafexpedition

1916, battaglie dell’Isonzo tra il 1916 e il 1917) le

cose sembrarono dargli torto. 19 All’interno dell’esercito

effettuò una severa selezione, esonerando 206 generali

e 255 colonnelli, ritenuti non adeguati, e ampliando i

ranghi come mai era successo in passato: i 548 battaglioni

di fanteria del 1915 divennero 867 nel 1917, e gli

armamenti e le artiglierie aumentarono in proporzione.

Tutto ciò comunque non gli consentì di ottenere

18

Ma se l’esercito è inadeguato e con mezzi insufficienti perché chiese la mobilitazione

generale, che per fortuna gli fu negata? Quando si mobilita un paese gli altri

non stanno a guardare e proprio quell’atto avrebbe potuto scatenare anticipatamente

la guerra, le cui conseguenze sarebbero stata catastrofiche, come poi è accaduto.

19

E’ interessante leggere, in seguito, i luoghi in cui i nostri soldati caddero e confrontarli

con i nomi delle battaglie qui riportate.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

dall’esercito l’alto rendimento che lui, ancorato ad una

concezione ottocentesca del dovere e del ruolo dei

combattenti, avrebbe voluto. Non capì cioè i problemi,

le necessità e la psicologia di quell’esercito semiimprovvisato,

non curò a sufficienza il benessere delle

truppe, e rispose con durezza, ordinando fucilazioni e

decimazioni, alle manifestazioni di disagio profondo

che, soprattutto nel 1917, si manifestarono in modo

quasi endemico nell’esercito. 20 Esaltato dalla stampa,

solo alla conduzione di un immenso esercito che aveva

voluto ed ottenuto, ma che con difficoltà dirigeva, sempre

in tensione nei suoi rapporti con il governo,

all’indomani della disfatta di Caporetto, da lui non

compresa, ed annunciata con un drammatico discorso

radiofonico, venne esonerato dal comando (30 ottobre

1917) e nominato membro del Consiglio superiore di

guerra interalleato con sede a Versailles. Il 17 febbraio

successivo venne però improvvisamente richiamato in

Italia e messo a disposizione della commissione nominata

dal nuovo governo Orlando per far luce sul disastro

di Caporetto. Alle accuse mossegli, rispose con uno

sdegnoso silenzio, e con la pubblicazione delle proprie

memorie. Venne nominato Maresciallo d’Italia da Mussolini,

insieme a Diaz, il 4 novembre 1924.

- Armando Vittorio Diaz (Napoli 1861- Roma 1928),

militare di carriera, prima della guerra lavorò prevalentemente

presso gli uffici del Corpo di Stato maggiore a

Roma. Destinato in Libia nel 1912, venne anche ferito

in combattimento. All’entrata in guerra dell’Italia, nel

20

Cosa che vedremo subito dopo.

39


Non solo… nomi

maggio 1915, continuò a dirigere uffici e servizi al Comando

supremo, alle dipendenze di Cadorna, finché,

nel 1916, chiese di andare al fronte. Gli venne affidato

il comando della 49a divisione, alle dipendenze della 3°

armata, stanziata sul Carso. Molto attento alla vita dei

soldati, si preoccupava del loro rancio, dei turni di riposo,

ed era riluttante a punire le piccole infrazioni. Non

transigeva invece in combattimento, ed in particolare

con gli ufficiali. Il 12 aprile 1917 venne promosso alla

testa del 23° corpo d’armata appena costituito, di stanza

sempre sul Carso. L’8 novembre 1917 fu nominato capo

di stato maggiore in sostituzione di Luigi Cadorna.

Sua preoccupazione fu di riorganizzare il Comando supremo,

senza scosse e mantenendo gli uomini che avevano

affiancato Cadorna, ma ridistribuendo compiti e

soprattutto responsabilità, in modo da modificare la

struttura eccessivamente accentratrice creata da Cadorna.

Forte delle sue esperienze presso i comandi romani,

mantenne anche ottimi rapporti con il Re e con il governo,

pur rivendicando a sé la scelta dei tempi e delle

modalità delle operazioni militari. Responsabile illustre

della battaglia di Vittorio Veneto, consacrò il successo

con la capillare diffusione del “Bollettino della Vittoria”,

scolpito sulle lapidi dei comuni di tutt’Italia e divenuto

quasi un suo sigillo. 21 Venne ricompensato con

innumerevoli decorazioni e con la nomina a senatore

del Regno. Dopo l’armistizio rimase a capo

dell’esercito per un anno, il difficile anno della smobilitazione,

della prima ricostruzione dei territori liberati o

annessi, del montare delle polemiche dentro e fuori

l’esercito. Non approvò l’impresa fiumana di

21

Per fortuna che da noi se ne sono dimenticati.

40


Giuseppe Osvaldo Lucera

D’Annunzio, né partecipò alle polemiche che seguirono

la concessione dell’amnistia che nel settembre 1919

cancellò gran parte dei processi di guerra, amnistia varata

con il suo consenso e sotto il suo controllo, ma che

per la maggior parte ha riguardato gli italiani emigrati

all’estero. Nel novembre 1919 lasciò la carica di capo

di Stato Maggiore dell’esercito a Pietro Badoglio. Ancora

per qualche tempo partecipò alla vita politicomilitare

del paese, e fu anche Ministro della Guerra nel

primo governo Mussolini. Si ritirò definitivamente dalla

scena pubblica il 30 aprile 1924. Il 4 novembre dello

stesso anno venne nominato da Mussolini Maresciallo

d’Italia, insieme a Luigi Cadorna.

- Pietro Badoglio è nato il 28 settembre 1871 a Grazzano

Monferrato (oggi Grazzano Badoglio), in provincia di

Asti, da una famiglia di modesti proprietari di campagna.

Arruolatosi volontario per l’Africa all’indomani

della sconfitta dell’Amba Alagi nel 1895, vi passò quattro

anni, rientrando in Italia nel 1899. Si conquistò i

gradi di generale nell’agosto 1917, prendendo parte a

varie offensive sull’Isonzo, ed ottenendo, il 14 ottobre

1917, il comando del XXVII corpo d’armata. Durante

la sfortunata giornata di Caporetto restò tagliato fuori

dalle sue truppe, riuscendo solo in tarda giornata a rendersi

contro della situazione che lo circondava e che

vedeva coinvolti i suoi uomini. Nonostante questo, l’8

novembre il nuovo capo di Stato Maggiore Diaz lo nominò

sottocapo di S.M. In questo ruolo Badoglio si trovò

ad essere l’unico e reale braccio destro di Diaz. Dopo

la battaglia del Piave del 27 giugno 1918 venne nominato

Comandante d’Armata per merito di guerra, e

41


Non solo… nomi

prese poi parte anche alla preparazione dell’offensiva di

Vittorio Veneto. In riconoscimento dell’opera svolta tra

il novembre 1917 ed il novembre 1918 fu creato Cavaliere

di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia e, il

24 febbraio 1919, nominato senatore. Al momento del

ritiro del generale Diaz per motivi di salute, il 24 novembre

1919, accettò il ruolo di capo di Stato Maggiore

dell’esercito. L’avvento del fascismo lo trovò dapprima

indulgente, ma poi il dilagare delle violenze e le rumorose

adesioni di altri alti ufficiali dell’esercito lo resero

titubante e diffidente. Alla vigilia della Marcia su Roma,

interpellato da Facta, dichiarò che con dieci o dodici

arresti il governo avrebbe potuto stroncare sul nascere

il movimento. Rimase quindi in disparte per più di un

anno sinché, alla fine del 1923, accettò la carica di ambasciatore

in Brasile, iniziando il suo avvicinamento al

regime. In occasione del delitto Matteotti dichiarò la

sua solidarietà a Mussolini, che lo ricompensò nominandolo

capo di Stato Maggiore generale il 4 maggio

1925. Nel 1926 venne nominato “maresciallo d’Italia”,

nel 1928 “marchese del Sabotino”, a fine 1928 governatore

della Tripolitania e Cirenaica, e nel 1929 cavaliere

dell’Ordine della SS. Annunziata. Gli anni Trenta

lo videro impegnato in Africa, il 9 maggio 1936 venne

nominato viceré d’Etiopia e, l’11, duca di Addis Abeba.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Badoglio

dichiarò posizioni neutraliste, allineandosi comunque

alle scelte del capo del governo. Dimessosi nel dicembre

1940, rimase in disparte sino al 1943 quando, al

crollo del fascismo, venne scelto dal Re per sostituire

Mussolini a capo del governo. Con l’avvento dei governi

orientati dal C.L.N. Badoglio venne messo da par-

42


Giuseppe Osvaldo Lucera

te, tanto che, nel 1945, si ritirò a vita privata. Per la sua

adesione al fascismo, il 30 marzo 1945 gli venne anche

revocata la nomina a senatore (provvedimento annullato

due anni dopo). Morì a Grazzano nel 1956. 22

22

Le brevi biografie (5) degli uomini tra i più coinvolti nella Grande Guerra, sia

perché militari o politici, sono state tratte da biografie depositate presso il “Museo

Civico del Risorgimento di Bologna”.

43



Giuseppe Osvaldo Lucera

CAPITOLO II

I FANTI - CONTADINI

Se togliamo Diaz e Badoglio, dai cinque sopra elencati,

notiamo che i due politici e il militare più spietato degli altri

due, residuati dall’elenco, sono di origine meridionale ed

appartenenti a quelle famiglie di “Galantuomini” che più degli

altri seppero utilizzare la violenza, il “raggiro” e l’uso delle

masse diseredate dell’Italia del Sud, non solo nelle fasi

dell’unità di questa italietta, ma proprio in quel tempo in cui

quelle stesse masse di contadini dovevano diventate “carne” da

inviare al fronte, contro un nemico mai conosciuto, su di un

terreno mai visto e al comando di ufficiali intermedi esclusivamente

di provenienza savojarda.

Difatti, non ci furono soltanto morti in battaglia. La guerra

portò con se povertà, fame e miseria in tutto lo Stato, un calo

demografico impressionante, specialmente nelle regioni del sud

i cui figli furono tenuti per mesi in prima linea al punto da scatenare

rivolte, diserzioni, e con l’istituzione dei mai dimenticati

Tribunali Militari dell’epoca dell’unità, con sentenze “immediate

e subitanee”, ovverosia la fucilazione. Famosa in questo

senso fu la rivolta del 141° e 142° Rgt Fant, più noti come reggimenti

della “Brigata Catanzaro”, una rivolta quasi generale

che provocherà la successiva decimazione e l’infamante accusa

di vigliaccheria e fuga davanti al nemico per numerosi soldati.

Nel 141° militò anche un nostro concittadino: Tino Donato,

come poi vedremo in seguito. Ma si giunse anche all’assurdo

45


Non solo… nomi

(Cadorna docet) e cioè si giunse ad ordinare di sparare sui propri

connazionali rei di aver sventolato fazzoletti bianchi perchè

in procinto di consegnarsi al nemico. La bandiera bianca si mostra

quando tutto è perduto, non solo la speranza della vittoria,

ma quanto l’opprimente sensazione che tutto ciò che si farà a

nulla potrà più servire. La bandiera bianca è un atto di disperazione

(che io alzerei fin dal momento dell’arruolamento), di

consapevolezza e di costatazione della nullità di un qualsiasi

ulteriore gesto militare. Alzare la bandiera bianca, sapendo che

subito dopo si sarebbero aperti i campi di prigionia, fatti di ulteriore

fame, di stenti e di morte per epidemie, per inedia o per

un semplice raffreddore, è un atto di coraggio e non di vigliaccheria.

Il Codice Penale Militare savojardo risaliva al 1859 e

l’art. 135 escludeva perfino l’ubriachezza dalle attenuanti di un

reato, infatti la norma così recita: “L’ubriachezza del colpevole

non importerà mai diminuzione di pena per i reati di rivolta,

ammutinamento ed insubordinazione”. Sarebbe come dire che

anche se ubriachi si è sempre capaci di intendere e di volere.

Eeeh! Che capacità cognitiva avevano i Savoja? Per quel che

riguarda le punizioni, con le relative condanne a morte, richieste

ed attuate da parte dei Comandi Militari, anche dopo

l’apertura degli archivi, si è purtroppo constatato che molti documenti

sono stati rinvenuti macchiati o non integri (con fogli

intermedi strappati), 23 ma ciò che non si è potuto eliminare è la

memorialistica e le tante tracce presenti in letteratura. C’è un

passo di Emilio Lassu, tratto dal suo “Un anno sull’altipiano”

che a pag. 41 così recita: “… l’aspirante Perini si rizzò, in

mezzo ai suoi soldati, e prese la fuga. Drizzatosi di scatto, qua-

23

C’è un altro metodo utilizzato dalla burocrazia savojarda, quello di scambiare di

posto cartelle di un processo con altre di un altro processo e rimettere tutto in ordine

(perché l’archiviazione avvenne in epoca molto sospetta: subito dopo la proclamazione

del Regno d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861) è un qualcosa che stanca qualsiasi

volenteroso ricercatore.

46


Giuseppe Osvaldo Lucera

si una granata lo avesse scovato dalle viscere delle terra, voltò

le spalle al suo plotone e si precipitò indietro. Giovanissimo e

malaticcio, egli non aveva mai preso parte a nessun combattimento.

Il Maggiore lo vide prima di me, quando ci passò vicino,

e me lo indicò. Senza elmetto, la faccia stravolta

l’aspirante urlava: - “Hurrà! Hurrà! -. È probabile che, nella

furia del panico, gli austriaci fossero penetrati talmente dentro

di lui, che egli gridasse per loro - Tiri una fucilata a quel vigliacco!”

– mi gridò i Maggiore. Io sentivo il maggiore, ma

guardavo l’aspirante, senza muovermi. Neppure il Maggiore si

muoveva. Egli continuava a gridarmi: “Tiri una fucilata a quel

vigliacco!”. (Lassu non sparò; l’aspirante morì in un manicomio

militare e il Maggiore fu colpito da una palla austriaca

prima ancora di liquidare “la faccenda Lassu”):

Dopo questo episodio ritorniamo a Cadorna. Fu il Comandante

in Capo, Luigi Cadorna, ad istituire al fronte una disciplina

costituita da una notevole crudeltà, di scarsa considerazione

dell’essere umano in quanto fatto sì di carne, ma anche

di testa. Una disciplina che non teneva in conto né dei sentimenti,

né degli affetti, né delle aspettative e manco delle speranze

di quegli uomini, appunto fatti non di sola carne, ma anche

di un’anima che trascende e che va oltre il fucile, il proiettile,

il nemico che difende la sua terra e non di un mostro che

sta lì unicamente per sbranarti. Cadorna aggiunse anche il

“controllo postale” e tutte le lettere dei soldati venivano controllate

e se raccontavano cose diverse dalla vulgata nazionale,

imposta dall’esercito, venivano immediatamente cestinate.

Nessun libro di storia di questa Italia afferma che i servizi segreti

non furono soltanto una propaggine dei governi dittatoriali.

Nel caso in cui le lettere inviate ai familiari, da parte dei soldati,

avessero contenuto notizie contrarie a quelle diffuse dal

47


Non solo… nomi

governo si rischiava la condanna a morte. È stato calcolato che

tra l’ottobre 1915 e lo stesso mese del 1917 furono eseguite,

con diverse motivazioni, circa 140 fucilazioni. In origine si fucilava

soltanto per diserzione (e già qui ci sarebbe molto da dire)

o per spionaggio (e qui può sembrare che la cosa potrebbe

apparire anche giusta, ma non nella sostanza, perché, molto

spesso, erano le alte cariche dello Stato a vendersi a questo o a

quel potente di turno). Successivamente si scantonò

nell’indecenza come nel caso di un ritardato rientro dalle licenze,

magari dovuto a ritardi di un treno o a salti di coincidenze

ovvero per aver pronunciato parole contro la guerra piuttosto di

aver denunciato una situazione igienica, alimentare e del vestiario,

a dir poco da terzo mondo, in quelle trincee fatte di fango,

sterco e piscio umano. Anche gli ufficiali correvano lo stesso

pericolo nel caso in cui fossero stati scoperti a parlar male

delle decisioni del Comando Supremo. Lo stesso Cadorna il 28

settembre 1915 emise una circolare che così racconta: “Ognuno

deve sapere che chi tenti ignominiosamente di arrendersi e di

retrocedere, sarà raggiunto, prima che s’infami dalla giustizia

sommaria del piombo delle linee retrostanti, da quello dei carabinieri

incaricati di vigilare alle spalle delle truppe, sempre

quando non sia stato freddato da quello dell’Ufficiale”. Che

dire della decimazione? La decimazione era un retaggio di epoca

romana applicata proprio perché in prima lenea c’erano gli

schiavi ovvero dei soldati forzatamente arruolati tra le popolazioni

conquistate e l’esercito savojardo, sotto la guida di Cadorna,

fu il primo esercito di una nazione, tra quelle belligeranti,

a farne un uso diremo quasi “disperato”. Cadorna, il 1° novembre

1916, emanò un’altra circolare: “Non vi è altro mezzo

idoneo per reprime i reati collettivi che quello di fucilare immediatamente

i maggiori colpevoli, e allorché accertando

identità personale dei responsabili non è possibile, rimane ai

48


Giuseppe Osvaldo Lucera

comandanti il diritto e il dovere di estrarre a sorte tra gli indiziati

alcuni militari e punirli con la pena di morte.” Un vero

delirio! Un irresponsabile trasferimento delle colpe (ammesso

che ce ne fossero) di altri su di un innocente, con l’aggravante

di traferire sulla famiglia di provenienza taglieggi e ricatti volti

ad affamarla, quasi tutti attuati poi negli anni successivi, specie

nel famoso “Ventennio”. 24 Il marchio della “vigliaccheria in

guerra” è un marchio, in quelle società, del tutto indelebile.

Ma uno dei casi più famosi, come abbiamo accennato, fu

quello della “Brigata Catanzaro” composta dal 141° e 142°

Rgt Fanteria. L’episodio accadde a Santa Maria La Longa, in

provincia di Udine, nel luglio 1917. I soldati dopo aver combattuto

in prima linea sul Carso isontino, sull’altipiano di Asiago

e poi nella zona del Monte Ermada, in provincia di Trieste,

furono trasportati nelle retrovia per riposare. Gli uomini erano

stremati, da molto tempo le licenze erano state sospese e la difficile

vita di trincea li aveva provati notevolmente. Dopo un

paio di giorni, anziché essere trasferiti in un settore più tranquillo,

come fu loro promesso, gli fu invece ordinato di riprendere

la strada di nuovo verso Monte Ermada. A quel punto

scoppiò la rivolta: 9 soldati e 2 ufficiali furono immediatamente

colpiti a morte, senza processo e senza nessun riguardo e fu

solo grazie all’intervento dei blindati e dell’artiglieria leggera

che si riuscì a fermare l’ira dell’intera “Brigata”. 25 Ristabilita

la calma i comandi militari decisero di dare un messaggio an-

24

Anche di questo ne parleremo.

25

L’assassinio dei nove soldati e dei due ufficiali ricorda, non certo vagamente,

quando nella Napolitania si ammazzavano le persone solamente perchè sospettate di

brigantaggio, che lo Statuto albertino annoverava tra i reati comuni in quanto compiuti

da delinquenti comuni, ma che venne immediatamente elevato a reato contro il

Re e il nascente Stato, quindi da colpire in maniera subitanea e repentina.

49


Non solo… nomi

cor più esemplare: 12 soldati, scelti a caso, vennero giustiziati,

123 furono inviati davanti al Tribunale Militare. Nell’Italia ad

avanzamento savojardo si giunse perfino a sparare, da parte di

plotoni specializzati, formati per lo più da carabinieri reali, sui

soldati che si rifiutavano di uscire dalle trincee per andare

all’attacco.

In conclusone la repressione militare è stata un potente

mezzo per arginare gli atti di indisciplina della truppa in una

maniera, come si è visto, e come si vedrà, severa e crudele.

Non si è tenuto conto che sotto la divisa c’erano uomini, cioè

persone con una dignità da difendere, non automi intercambiabili,

buoni solo ad ammazzare ed ad obbedire. Ma c’è chi, di

contro, ha scritto: “Nelle schiere del nostro Regio esercito, circa

il 10 % dei mobilitati si è ribellato a questo stato di cose.

Sarà stata una rivolta consapevole la loro, sarà stato l’istinto

alla sopravvivenza, ma questi uomini meritano il nostro rispetto

perché hanno avuto il coraggio di gridare il loro rifiuto alla

guerra”. 26

Nel 2015 il deputato Gian Piero Scanu, eletto in Sardegna

nella lista del PD, presentò alla Camera uno proposta di

legge rubricata al n. 2741/2015 ed avente per oggetto: Disposizioni

concernenti i militari italiani ai quali è stata irrogata la

pena capitale durante la 1° Guerra Mondiale. La proposta

aveva lo scopo di riabilitare i soldati italiani condannati alla

pena capitale nel quadriennio 1915-1918, nonché per restituire

la dignità al militare e riconoscere al soldato la condizione di

vittima di guerra, proprio perché costoro furono passati per le

armi senza processo ed anche a causa della brutale pratica della

decimazione. Ma come spesso accade in questa italietta, la

Commissione Difesa della Camera, anche su pressione dei ver-

26

Salvatore Pugliese, ricercatore universitario a Paris-X-Nanterre, presente in bibliografia

utilizzata.

50


Giuseppe Osvaldo Lucera

tici militari, stravolse l’originario senso dell’iniziativa riducendo

il tutto ad un “riconoscimento del sacrificio” dei militari

giustiziati e concedendo un equivoco “perdono” a persone che

vennero fucilate “senza che fosse accertata a loro carico una

effettiva responsabilità penale”. 27 La proposta, volta a rimodellare

questo dispositivo è, ancora oggi, ferma nei “bunker” del

Parlamento. Per le famiglie di appartenenza del povero soldato,

rimasero in vita i vecchi impedimenti volti a ritorcersi contro i

suoi familiari, con perdita dei cosiddetti benefici economici e

con l’impossibilità, per gli eredi, specie per quelli maschili, di

potersi arruolare nelle cosiddette “armi” della Repubblica per

un periodo di 70 anni dalla morte del capostipite che si rivelò, a

parer loro, recalcitrante. 28 Enzo Forcella 29 ebbe a dire, in occasione

dell’apertura degli archivi militari, avvenuta nel 1960,

che in quell’occasione venne fuori “Un immenso cimitero di

drammi umani”.

La storia dei reati militari e della loro conseguente repressione

è l’altra faccia della realtà di cui stiamo discutendo.

27

Nella realtà delle cose non si trattò di un vero e proprio “perdono”, inteso come un

ripristino dell’onore “caduto”, tant’è che ai familiari non enne riconosciuto nessun

indennizzo e ciò a causa di una sentenza, passata in giudicato, con la quale si sottolineava,

da parte della magistratura, l’assenza di una legislazione di riabilitazione per

coloro che ne furono coinvolti.

28

Non so se mi sono espresso bene, nel qual caso chiarisco: il Regno d’Italia finì

con la proclamazione della Repubblica, avvenuta il 2 giugno 1946, quindi a 48 anni

dagli eventi della 1° Guerra. I 70 anni previsti sarebbero scaduti nel 1968, e ho sempre

saputo che la Repubblica nulla aveva avuto a che fare con il vecchio regno sabaudo.

Invece nella realtà non è stato così perché quelle leggi hanno avuto efficacia

anche in quell’iniziale periodo repubblicano. E’ come se l’Etiopia avesse fatto rispettare

le leggi italiane anche dopo l’occupazione mussoliniana.

29

Forcella è stato un giornalista, uno storico ed anche sceneggiatore, partecipò alla

sceneggiatura de film Le mani sulla città di Francesco Rosi. Ha scritto, insieme a

Manticone: Plotone d’esecuzione e La Resistenza in convento, che mi onoro di possedere.

51


Non solo… nomi

La realtà di una massa di contadini stanca dei sacrifici e delle

sofferenze, diventati, inopinatamente, dei soldati che non si

vergognavano di avere paura e che non capivano il senso di

una guerra lunga e sanguinosissima, e che mai si sarebbero

aspettati dal nuovo Stato, avendo vissuto per secoli in pace con

loro e con gli altri, è cosa che ci dovrebbe far riflettere e non liquidarla

come “storia”, “cose vecchie” o “acqua che non macina

più”. Oserei dire, ma sono le mie convinzioni che qui mi

sostengono, che la loro non fu un’opposizione di tipo ideologico

- politico, erano pure passati cinquant’anni da Garibaldi, ma

fu una reazione spontanea, immediata, fu “Una sorda lotta per

l’esistenza fra chi vuole costringere l’uomo a morire e lo stesso

uomo che si mutila per non morire”. 30

Che dire poi dell’autolesionismo praticato per non ritornare

in prima linea? Questo grande problema, ma che tale non

era, durante la Grande Guerra superò ogni immaginazione e

portò con sé l’avvento della modernità tecnologica,

dell’organizzazione, del controllo totale delle masse combattenti,

della subordinazione al potere onnipotente dello Stato

maggiore. Per i soldati non c’era via d’uscita alla morte incombente

in trincea o a quella più probabile quando veniva lanciato

l’assalto. Per tutti coloro che si rifiutavano di avanzare, come

abbiamo visto, c’era la pena capitale immediata senza bisogno

di un tribunale ovvero c’era il plotone dei carabinieri reali posizionato

alle spalle degli stessi soldati, pronto a far fuoco. E fu

proprio l’applicazione di questa pena estrema che a partire dalla

Seconda Battaglia dell’Isonzo (a metà del 1915) si diffuse un

30

Attilio Frescura fu un giornalista, al seguito dei tanti che anelavano e spalleggiavano

per la guerra. Fu ufficiale della Milizia Territoriale ed ebbe anche parecchie

medaglie al valor militare. Famoso fu un suo libro: Diario di un imboscato, uno dei

pochi testi privi di retorica pubblicati subito dopo la Grande Guerra e che conobbe

un meritato successo, dal quale ho tratto la citazione di cui sopra (pag. 45 del volume).

52


Giuseppe Osvaldo Lucera

fenomeno che si amplierà fino ad apparire contagioso negli anni

successivi: l’autolesionismo. “Il primo caso registrato ufficialmente

si riferisce a una sentenza pronunciata il 26 luglio

1915: dei 46 imputati di autolesionismo, 27 vennero condannati

a venti anni di carcere ciascuno. Quasi tutti erano finiti

all’ospedale con una mano ferita da una fucilata che era stata

sparata dall’interno del palmo verso l’esterno. Un alone nerastro

sulla pelle aveva immediatamente indotto il sospetto nei

medici”. 31

A tale proposito Angelo Del Boca, scrittore, giornalista e

storico italiano, si chiede: “Quanto era faticoso il servizio militare

se una mutilazione, tanto orrenda con il giudizio del senno

del poi, risultava un’alternativa persino appetibile? Quanto

fosse infame la vita in trincea è, forse, minimamente comprensibile,

considerando che una moltitudine preferì barattarla con

le proprie mani o le gambe o gli occhi, condannandosi a una

esistenza infelice. A volte sceglievano direttamente il suicidio:

meglio la morte cercata e voluta in un’unica soluzione che

un’agonia lenta e spietata, con il cuore in gola e l’affanno nelle

vene”. 32 Ma non ci si fermò soltanto alla mano, alla gamba o

al piede: alcuni si iniettavano sotto la pelle dei piedi olio di vaselina,

petrolio o essenza di trementina procurandosi tremende

piaghe e finendo per camminare zoppi per tutta la vita. Vennero

usati acidi per procurarsi delle gravi congiuntivite e l’uso di

materiale estraneo agli occhi come semi di ricino, infusi di tabacco,

semi di lino, grani di sabbia. I medici militari, proprio

per la ripetitività di queste azioni iniziarono a trattarli con so-

31

Angelo Nataloni: Meglio malati per qualche settimana che morti per tutta la vita

– in www.arsmilitaris.org

32

Angelo Del Boca: Crodo e la Grande Guerra – Edizione Centro Studi Piero

Gnocchi – Crodo (Prov. del Verbano-Cusio-Ossola)- 2001 – pag. 102.

53


Non solo… nomi

spetto. Nelle carte dei processi militari si trova di tutto e di più,

come ha avuto modo di dire Enzo Forcella: soldati che si sparano

su una mano con la bruciatura sul foro di ingresso del

proiettile che evidenziava lo sparo a distanza ravvicinata, altri

che tolgono la scarpa per ferirsi a un piede senza danneggiare

la preziosa calzatura, ma evidenziando in questo modo

l’inganno attuato. Si inventarono altri metodi che la sapienza

contadina suggeriva come l’uso di erbe o piante che provocavano

cecità temporanee. C’è chi si schiacciava mani o piedi

sotto massi, chi si forava timpani, soluzioni spaventose, ma che

dovevano essere mossi da una disperazione senza limite. Afferma

Del Boca che: “l’autolesionismo si configurava come

l’estrema forma di resistenza alla guerra e alle sue aberrazioni,

tanto da portare molti uomini, incastrati nell’infernale ingranaggio

del conflitto a pensare di potersi privare di un arto,

di un occhio, dell’udito, per scampare alla morte. Anche

l’autolesionismo fu il prodotto dello scontro tra la dimensione

umana di quell’inizio secolo ed il progresso tecnologico e

scientifico applicato alla guerra. Che cosa doveva pensare un

fante-contadino, il cui ecosistema era stato fino ad allora circoscritto

al quartiere, al paese, forse alla provincia di provenienza,

a trovarsi di fronte in trincea alle raffiche di una mitragliatrice

automatica, al fuoco di un lanciafiamme, alla potenza

devastante dell’artiglieria? Da quali sensazioni doveva

essere investito davanti alle centinaia di compagni che morivano

o ritornavano feriti da un assalto tra atroci sofferenze?

Sono domande che chi intende capire a fondo la portata della

Grande Guerra non può non farsi.” 33 Tra l’altro non è un caso

che, proprio nel periodo della guerra anche la psichiatria e la

scienza medica in generale indagarono sugli impatti mentali del

conflitto. Purtroppo però la psichiatria dell’epoca, quella mili-

33

Del Boca op. cit. pag. 189;

54


Giuseppe Osvaldo Lucera

tarista e nazionalista per intenderci, cioè la più letta e ascoltata,

metteva in relazione il fenomeno autolesionistico con una predisposizione

individuale. Si nasceva autolesionisti per tare genetiche

e non era quindi il conflitto a provocare la sofferenza

dell’uomo, che spesso sfociava in pazzia, ma una degenerazione

naturale dei soldati ereditata da chissà quale antenato. Lombroso

imperava ancora. Insomma chi usciva pazzo dalla trincea

non era un malato, ma un criminale, un delinquente. Sono serviti

tantissimi anni per capire che una tale semplificazione era

banale e senz’altro fuorviante.

L’autolesionismo fu un fenomeno che l’esercito e i tribunali

militari combatterono con estrema durezza istituendo apposite

commissioni mediche. Le pene furono severissime. Cadorna

era convinto che con un popolo di scarse tradizioni militari

e formato soprattutto da “fanti-contadini”, dove i sentimenti

di patria erano prevalentemente assenti, il pugno di ferro fosse

l’unica possibilità per mantenere la disciplina e costringere

gli uomini a combattere. I risultati furono però tragici: su 5 milioni

e 200.000 italiani chiamati alle armi le denunce per reati

che andavano dal disfattismo alla mutilazione volontaria, dalla

codardia alla diserzione, dal tradimento alla renitenza, furono

870.000.

Secondo lo storico Monticone, il primo dato che colpisce

è l’ampiezza del fenomeno che si verificò nella Grande Guerra:

su circa 5 milioni e 200.000 italiani mobilitati, ci furono

870.000 denunce all’autorità giudiziaria di cui 470.000 per renitenza

alla chiamata (la maggior parte di questi erano domiciliati

all’estero, erano emigrati). Escludendo questi ultimi, ben

400.000 sono quindi le denunce per reati commessi sotto le

armi. Al 2 settembre 1919, data in cui con un decreto fu concessa

la cosiddetta “amnistia ai disertori” (chiamata così per-

55


Non solo… nomi

ché il reato più diffuso fu la diserzione, ma non fu riservata a

coloro che domiciliati all’estero furono impossibilitati a rientrare

per servire la cosiddetta Patria, ma ai residenti in Italia.

Bisognerà aspettare l’arrivo di Mussolini al potere per avere

un’amnistia valida anche per gli emigrati), la giustizia militare

aveva definito 350.000 processi pronunciando 140.000 sentenze

di assoluzione e 210.000 condanne, dalla morte al carcere,

dall’essere degradato sul campo all’annotazione nei registri (e

fu proprio questo un atto gravissimo perché le conseguenze si

traferirono anche all’eventuale prole).

Il Monte San Michele (un piccolo colle, ma strategicamente

importante) fu teatro di sanguinose battaglie durante la

Grande Guerra. Sul Monte San Michele ci fu il primo attacco

con il gas. Il 29 giugno 1916 l’esercito austro-ungarico attaccò

di sorpresa le trincee italiane utilizzando una miscela di cloro e

fosgene ottenendo un relativo successo. Ne fece le spese il nostro

concittadino Fiorella Giuseppe di Costanzo, bracciante di

Puglia, del 12° bersaglieri che morì nell’ospedale da campo n.

210 per le esalazioni. Apparentemente si salvò dalle mazze ferrate

degli ungheresi, e questo perché non si fa cenno a ferite sul

corpo, ma i polmoni e le ustioni lo annientarono. 34 Sebbene si

tratti di un attacco minore dal punto di vista delle forze impiegate

rimane pur sempre il primo attacco effettuato con l’ausilio

di gas messo in atto sul fronte italiano. Alle 5 e 15 del 29 giugno

1916 vennero aperte circa 6.000 bombole di gas che erano

state distribuite nei giorni precedenti. Le condizioni climatiche

erano eccellenti: il vento soffiava dall’alto verso il basso. La

miscela di gas, in modo silenzioso, calò sulle trincee della pri-

34

Le mazze ferrate ungheresi, di medioevale memoria, avevano alla punta delle propaggini

di ferro che servivano a ferire mortalmente il malcapitato. Gli ungheresi le

usarono per abbattere coloro che ustionati o asfissiati dal gas si accasciavano a terra

oppure avevano perso il senso dell’orientamento e per questo motivo diventati un

facile bersaglio.

56


Giuseppe Osvaldo Lucera

ma linea dell’XI (e XII) corpo d’armata, occupate dai battaglioni

della 21° e 22° divisione e dal 12° Fanteria, trovando i

soldati italiani completamente impreparati, uccidendone a migliaia.

35 Gli occupanti della seconda linea inizialmente fuggirono

terrorizzati davanti alle nuvole di gas e i veterani ungheresi

dei battaglioni delle divisioni 17° e 20° Honved non ebbero

difficoltà ad occupare le trincee. Il gas non si sparse in modo

uguale ed un imprevisto cambio di vento causò la morte di centinaia

di attaccanti. Gli ungheresi persero circa 2.000 uomini,

mentre le perdite italiane ammontarono a circa 7.000 soldati.

L’utilizzo del gas e delle mazze ferrate per finire gli ustionati

determinò un vero e proprio massacro che solo gli ungheresi

potevano eseguire (così come seppero fare i loro connazionali

al seguito dei Mille di Garibaldi e assoldati dai Savoja).

Ma come e quando finì la Grande Guerra? Prendiamo a

prestito da Paolo Antolini una scheda che racconta gli ultimi

giorni di vita della Grande Guerra.

“Il 24 ottobre iniziava sul monte Grappa una forte azione

dimostrativa: gli italiani avevano come obiettivo il monte Pertica

ed il Prassolan, raggiunti e perduti diverse volte: solo in

quella giornata morirono circa 3000 soldati. Il 25 ed il 26 ottobre

riprendeva la battaglia sul Grappa, mentre la piena del

Piave impediva alla nostra IIIa armata di attraversarlo. Ad

ogni azione italiana corrispondeva una decisa contro azione

austriaca, ogni tentativo di sfondare era destinato al fallimento.

All'alba del 27 ottobre gli austriaci rioccupavano il monte

Pertica, ma a causa della nebbia fittissima erano investiti dal

tiro della propria artiglieria e poi da quella italiana, tanto da

35

Nel 12° Fanteria militò anche Ferringo Antonio di Costanzo, che morì nelle prigioni

austro-ungariche per malattia.

57


Non solo… nomi

essere costretti al ritiro. Finalmente il 28 mattina alcuni ponti

gettati sul Piave permettevano alle truppe della IIIa armata di

superarlo e di entrare in battaglia; tra loro vi erano inglesi e

francesi. La situazione volgeva sempre più a favore

dell’esercito italiano; lentamente si allargava la breccia nelle

linee austriache che, per tentare di richiuderla, arretravano le

truppe; il 29 il generale Boroeviç telegrafava al suo Comando

Supremo che, dopo cinque giorni di battaglia e senza che lo

sforzo italiano accennasse a diminuire, la capacità di resistenza

delle truppe era seriamente compromessa. In realtà nell'esercito

austriaco dilagava il rifiuto di continuare la guerra, e

diserzioni e ammutinamenti erano sempre più numerosi. Il 30

ottobre le armate partite dal Piave erano alle porte di Vittorio

Veneto, mentre gli austriaci in ritirata opponevano ancora

qualche resistenza.

Il 31 iniziava il ripiegamento delle truppe imperiali sul

massiccio del Grappa; resistevano solo quelle sulle Alpi.

Il 1° novembre l'esercito italiano iniziava l'inseguimento del

nemico lungo la valle del Piave, verso Longarone; a sera il generale

Boroeviç chiedeva ancora al suo Comando se l'esercito

doveva continuare combattere contro l'Italia. Il 2 novembre, le

armate italiane del Trentino passavano all'attacco e gli austriaci

in rotta iniziavano il ripiegamento verso la Val Pusteria.

Il 3 novembre ad Abano, a villa Giusti, alle 15, era firmato

l'armistizio tra l'Italia e l'Austria-Ungheria.”

Il 4 novembre 1918 per l’Italia terminava la Grande

Guerra. "La guerra contro l'Austria-Ungheria, che sotto l'alta

guida di sua Maestà il Re - Duce Supremo - l'esercito Italiano,

inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e

con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed

asprissima per quarantun mesi, è vinta..." (Armando Diaz,

Proclama della Vittoria). Che enfasi.

58


Giuseppe Osvaldo Lucera

I costi, espressi in vite umane li abbiamo indicati, quelli

espressi in miseria e fame anche, ma la domanda di fondo resta

sempre la stessa: ne valse la pena? Bisognava bruciare la vita

di 680.000 soldati per possedere quelle terre per noi straniere,

come oggi si dimostra ampiamente tra modo di vita, di comportamenti,

di richieste di lingue doppie e triple? Ma poi bisogna

aggiungere 2.500.000 feriti, 463.000 mutilati e 1.020.000

civili perché bisognava sostenere la cupidigia savojarda da un

lato, e la stupidità militare dell’altra? Noi pensiamo che queste

“stupidità” non potranno mai ripagare la vita di un uomo; che

un “posto al sole” non vale neanche una frazione di secondo

del tempo impiegato al sol pensarci. Se tutto questo non fosse

mai accaduto saremmo più liberi? Credo proprio, anzi sono

convinto, di sì!

59



Giuseppe Osvaldo Lucera

CAPITOLO III

I FIGLI DI BICCARI

All’alba dell’unità italiana, il suddito Napolitano, diventato

all’improvviso savojardo, si ritrovò a dover rispettare

una nuova legge che il 17 marzo 1861 fu estesa, inopinatamente

(con una semplice votazione parlamentare), a tutti i possedimenti

che nel frattempo l’esercito statale e gli avventurieri

all’uopo arruolati avevano “regalato” al Regno di Sardegna.

Questa legge altro non era che il famoso “Statuto albertino”,

edito nel 1849, classificato come uno tra i più democratici del

tempo. Nulla di più errato è stato mai affermato. Infatti lo “Statuto

albertino” prevedeva, tra le altre abominevoli leggi antidemocratiche,

che il suddito dei Savoja di sesso maschile, che

avesse compiuto 18 anni di età, doveva sottoporsi alla leva obbligatoria

e concorrere, con la propria vita e la propria forza, a

salvare la “Patria” da guerre ed invasioni, fino all’età di 55 anni.

36 Di contro, il nostro abitante di Biccari, che era stato sottoposto

ad un regime non democratico, proprio perchè borbonico,

guarda caso quando avesse compiuto i 18 anni di età poteva rischiare

di essere “bussolato” e di finire nella cosiddetta “truppa

a massa”, cioè truppe destinate per regolamento ad affrontare

l’urto iniziale dell’esercito avversario. Chiariamo subito

questi due concetti. L’ormai fu Regno delle Due Sicilie, che

mai aveva combattuto guerre dirette contro altri Stati, popoli o

monarchie, salvo qualche spedizione in aiuto, guarda caso proprio

dei Piemontesi, fissavano il fabbisogno nazionale di uomi-

36

Naturalmente la guerra non era il suddito a dichiararla, ma il monarca.

61


Non solo… nomi

ni, in termini numerici, all’inizio di ogni anno solare e distribuiva

in maniera equilibrata e uguale tra tutte le “Terre” o le

“Università” del Regno il suddetto fabbisogno, tenendo conto

della popolazione ivi dimorante. Facciamo un esempio: se Biccari,

in base alla sua popolazione, fosse stata destinata, secondo

il principio di cui sopra, a fornire 100 soldati, questi venivano

estratti a sorte tra tutti coloro obbligati a fare il soldato, cioè

persone di sesso maschile tra i 18 e i 25 anni d’età. In caso di

non guerra dichiarata c’era una variante (al bossolo) e cioè: se

l’estratto fosse stato in grado di pagare una determinata somma,

fissata l’anno precedente alla chiamata alle armi, una volta

pagato l’importo “scaricava” sui non estratti l’incombenza di

presentarsi e così via dicendo, nel senso che a fare il soldato

(ferma che durava cinque anni) erano sempre coloro che non

potevano pagare. 37 Il sovvertimento generale che scaturì, con

l’adozione dello “Statuto albertino” fu senz’altro notevole, e di

questo non si può non convenirne. I Savojardi erano di origine

francese e i Francesi furono i primi, subito dopo la Rivoluzione,

ad inventarsi la cosiddetta “leva obbligatoria”. “Napoleone

e il suo impero docet”. Principio questo che poi finì per essere

adottato da tutti gli Stati moderni. L’Impero romano annoverava

nel suo esercito le “Legioni” formate esclusivamente da cittadini

romani (chiamati alle armi o semplicemente volontari e

se insufficienti “bussolati”), poi c’erano le truppe ausiliarie

formate esclusivamente da schiavi al comando di organismi

romani e poi c’erano gli alleati che, in quanto tali, avevano interessi

specifici in determinate guerre. Ma nel Regno delle Due

Sicilie, quand’era in vita, c’era un altro aspetto da sottolineare:

37

Non stiamo qui a sciorinare la solita solfa, ancora oggi in voga, che nel Meridione

di questa italietta ad essere estratti non furono certo i figli dei benestanti e, se del caso,

ammesso che costoro fossero stati estratti sapessero come uscirne, mentre il figlio

del “bracciale” nulla avrebbe o potuto fare: questa litania è anche ora di finirla.

62


Giuseppe Osvaldo Lucera

il “bussolato” finita la ferma non poteva più essere “richiamato”,

il suo dovere lo aveva espletato. Passare quindi, a causa di

un avventuriero e ladro di cavalli, da una ferma di 5 anni (che

poteva anche non verificarsi) ad una leva obbligatoria della

possibile durata di 37 anni divenne o no un qualcosa di abominevole

per gli abitanti della Napolitania? Questa è la domanda

di fondo che tanta incredulità aveva arrecato al nostro fantecontadino

della Grande guerra.

Sulla scorta di quanto detto sopra abbiamo espletato le

nostre ricerche utilizzando i documenti locali (Ufficio Anagrafe

e Stato Civile del Comune di Biccari – Registri delle nascite,

matrimoni e morte della Chiesa di Biccari), quelli nazionali

(Ministero della Difesa, siti internet privati e di organizzazioni

no profit) ed esteri (Ambasciata Italiana in Usa, Consolato italiano

di Philadelphia e Pittsburgh e siti internet privati), con

l’ausilio di persone sia a noi vicine che altre istituzionalmente

predisposte a rispondere a richieste di questo tipo. Il tutto sarà

poi evidenziato in fondo al volume. Saremo sempre e comunque

molto grati per l’accoglienza ricevuta, per la disponibilità

dimostrata da parte degli addetti istituzionali, mentre per le

persone a noi vicine i ringraziamenti sono stati porti sia di persona,

se presenti sul posto, che con i mezzi moderni di comunicazione.

I resoconti, come già si è potuto leggere nella parte che

precede, e stiamo qui parlando della Grande Guerra, saranno

tutti allegati in fondo al volume, anche se essi non saranno che

un insieme di date, di nomi, alcuni ancora oggi noti, di viaggi,

di località (molte sconosciute), di leggi, regolamenti, di reggimenti,

battaglioni, prigioni e di funerarie imprese, ma saranno

tutti e tutte controllabili quando e come lo si vorrà. La parte,

invece, difficile, se non proprio ardua, è data, almeno da parte

63


Non solo… nomi

nostra, dall’impossibilità di saper rappresentare la morte, lo

scempio del corpo umano (per fare questo necessiterebbe possedere

doti da sceneggiatore di un film dell’orrore che non possiedo),

il massacro perpetrato in danno di una gioventù che già

a frotte molto consistenti era scappata da queste lande e chi non

era riuscito a farlo prima dalla “canonica ora”, di certo ne ha

rimpianto la possibilità.

A questo punto della narrazione siamo giunti a conoscere

molte cose della Grande Guerra: le cause dello scoppio, i

“Grandi Manovratori”, l’oggetto del contendere, la quantificazione

ufficiale (al 98%) di chi mise in gioco la propria vita, di

coloro che riuscirono a portarla a casa, e di coloro che per uno

strano destino gareggiarono dalla parte dei vincitori oppure non

parteciparono affatto. È proprio quest’analisi la parte più difficile

dello sviluppo di questo lavoro, ma ci proveremo comunque.

Parlavamo degli allegati. Il primo allegato è quello relativo

all’elenco dei caduti. 38 Mai errori così grossolani sono stati

commessi nella realizzazione di un elenco come quello in esame.

Se si legge l’intestazione del Monumento, che si evidenzia

al di sopra della statua ferrosa della donna, che a sua volta dovrebbe

rappresentare l’Italia, si evince che il monumento è stato

eretto per commemorare i caduti di Biccari, infatti sta scritto:

“Biccari ai suoi caduti per la più Grande Italia 1915-

1918”. Al di là della scritta, che non ci permettiamo di analizzare,

riscontriamo però due rozzi errori compiuti da chi, appunto,

compilò l’elenco. Nell’elenco protetto dalla corona retta

dalla mano della donna manca un cittadino biccarese e di contro

vi sono inseriti due caduti che con Biccari non hanno avuto

mai nulla a che vedere.

38

Vedi allegato n. 2: elenco dei caduti trascritti sulla lapide con l’aggiunta di quello

mancante e l’eliminazione dei due non nativi di Biccari.

64


Giuseppe Osvaldo Lucera

- Infatti manca Di Pierro Antonio fu Domenico e fu Guadagno

Concetta, nato a Biccari il 01/04/1885 e deceduto

sul Carso, in combattimento, il 24/5/1917. L’unica

spiegazione al caso è da rintracciare sulla terminologia

usata sul foglio matricolare, come risulta dall’allegato

4/ter: “Arruolato in sede di revisione il 1° maggio 1916.

Dichiarato irreperibile il 24 maggio 1917”, dove il

termine irreperibile e non disperso ha potuto trarre in

inganno. 39

- Invece un caso particolare è quello di Di Chiara Antonio

di Donato e fu Sammarco Maddalena, nato a Biccari

il 19 ottobre 1881, deceduto sul Carso il 20 gennaio

1917, che risulta presente sulla lapide del monumento,

ma non nell’Albo d’Oro dei Caduti, pubblicato nel

1937 dal governo mussoliniano. 40

Di contro vi è la presenza di due caduti non di Biccari.

Essi sono:

- il Sergente: Salinaro Giuseppe di Salvatore, che nacque

il 14/03/1890 a Torre Santa Susanna, in provincia di Taranto,

e morto il 2 luglio 1918 sul Piave. 41

- il soldato De Palma Donato di Luigi, che nacque il

07/08/1898 a Pescolamazza (oggi Pesco sannita) in

provincia di Benevento, e morto il 22 maggio 1918

nell’ospedale da campo n. 41. 42

39

Vedi allegato n. 3: frontespizio dell’Albo d’Oro dei Caduti della Guerra 1915 –

1918 e l’allegato n.4/bis.

40

Vedi allegato n. 4: pag. 126 dell’Albo d’Oro nel quale il Di Chiara Antonio non

viene menzionato tra i caduti, ma risulta sulla lapide.

41

Vedi allegato n. 5: pagina n. 342 dell’Albo d’Oro dove Salinaro Giuseppe risulta

essere di Torre Santa Susanna (Br) e non di Biccari.

42

Vedi allegato n. 6: pagina 194 dell’Albo d’Oro dei Caduti della Guerra 1915 –

1918.

65


Non solo… nomi

Volendo si potrebbe rilevare un ulteriore errore, ma che

troverebbe la sua giustificazione a seguito di due circostanze

nient’affatto conosciute. Giambattista Lucera, nacque a Biccari

il 19/03/1894 ed era figlio di Paolino e di D’Imperio Maria Antonia.

Morì militare in Francia, al seguito dell’esercito statunitense,

il 6/10/1918 nella famosa offensiva della Mosa-

Garonne, 43 verificatasi tra il 26 settembre e l’11 novembre

1918. 44 Giambattista apparteneva alla complessa e numerosa

“enclave” Biccarese di Philadelphia, che sovvenzionarono quasi

per intero la costruzione del Monumento. 45 Dopo la morte fu

sepolto nel cimitero dei soldati americani nella zona dei caduti

francese di quella battaglia, ma subito dopo il 1934, la mamma

di Giambattista Lucera, Maria Antonia D’Imperio, fece richiesta,

alle autorità Statunitensi, e successivamente a quelle Francesi,

al fine di riavere il corpo del proprio figlio per seppellirlo

nel suo paese di nascita. La richiesta di trasferimento fu accettata

ed oggi le spoglie di Giambattista Lucera, figlio di Paolino

e Maria Antonia D’Imperio, nonni del nostro Gennaro Lucera,

riposano nel cimitero di Biccari. Anche questo, a mio avviso, è

stato un errore il suo inserimento nell’elenco dei caduti “per

una più grade Italia”. Naturalmente tutto questo unicamente

perché Giambattista aveva perduto la cittadinanza italiano in

favore di quella statunitense.

L’elenco dei caduti nella Grande Guerra mostra e rivela

altre sconosciute circostanze che qui vale la pena di analizzare.

43

Già inserito come allegato n. 1.

44

Pur essendo diventato un cittadino americano, al punto da servire quel paese nella

Grande Guerra (vedi la sottoscrizione di dichiarazioni di non seguire le volontà di

Vittorio Emanuele III, King of Italy), stranamente Giambattista si ritrova iscritto

nell’Albo d’Oro dei “Soldati Italiani” nella Grande Guerra. Vedi allegato n. 7 relativo

alla pagina n. 302 dell’Albo d’Oro dei caduti della Guerra 1915- 1918 e allegato

n. 8 nel quale la mamma richiede la traslazione del corpo dal cimitero di Mosa-

Garonne a Biccari.

45

Su questa ed altre circostanze concatenate tra di loro ci ritorneremo dopo.

66


Giuseppe Osvaldo Lucera

Leggendo la lapide non si viene immediatamente colpiti da circostanze

luttuose di indubbia caratura tragica. Pero! Leggendo

l’allegato elenco a questo volume appare evidente, e amaramente

mostra quella drammaticità di cui alle pagine precedenti,

come, per esempio, in quella maledetta guerra morirono molti

fratelli ed altri (ma questo è un altro elenco, sempre allegato a

questo volume), si ritrovarono in prima linea e che solo la fortuna,

la famosa stella brillante della nascita degli antichi ebrei,

riuscì a preservare la loro vita. Ma continuiamo con quelli deceduti,

la parte più triste di questo volume. I primi due

dell’elenco sono i fratelli Ciarmoli, Angelo e Carlo, figli di Antonio,

un bracciante che abitava in Via Salita Annunziata, e di

Mendilicchio Maria Nobila, donna di casa, il primo nato il

31/01/1894 e il secondo il 07/06/1897. 46 Angelo morì

nell’ospedale dell’Aquila il 12 agosto 1918 a seguito delle ferite

riportate in combattimento nella battaglia dell’Altopiano dei

Sette Comuni, mentre Carlo era già morto sul Monte San Michele

e dichiarato disperso il 21/10/1915. La famiglia Ciarmoli

- Mendilicchio non aveva altri figli e possedeva un piccolo

fondo agricolo in Contrada Tarevola, con la morte degli unici

eredi il cognome Ciarmoli, nel nostro Comune, è scomparso.

46

La storia di questi due fratelli mi ha interessato moltissimo unicamente perché a

quel numero civico, rilevato dai documenti municipali, all’epoca della mia permanenza

in Via Salita Annunciata, ha abitato una donna per me “speciale” che si chiamava

“Ze Nobele”, quindi aveva lo stesso nome di battesimo della mamma dei fratelli

Ciarmoli. Il marito era “Zi Paulucce”, fratello de “Zi Nenijélle”, che collegava,

con il suo carro, il paese di Biccari con quello di Lucera e su quel carro trasportava

di tutto. Perché è stata per me una donna speciale? Perché mi chiamava quand’ero

alla finestra della mia abitazione, posta di fronte alla sua, e mi regalava i fichi secchi

riempiti di mandorle: una delizia che forse l’età giovanile me li faceva apprezzare

tantissimo, senza chiedermi nulla in cambio, naturalmente.

67


Non solo… nomi

Ma caso ancor più incredibile e quello dei fratelli Di Lorenzo,

Donato e Michele, figli anche loro di un bracciante, di

nome Angelo e di Ciampi Maria Giuseppa. 47 Il clamore di queste

due morti è dovuto alla circostanza che avvennero lo stesso

giorno (01/11/1916) anche se in due battaglie diverse, Donato

sull’Isonzo con il suo 11° Rgt. Fant., e Michele nella battaglia

sull’altopiano del Carso, con il 122° Rgt. Fanteria, entrambi furono

uccisi in combattimento. Donato era nato il 24 aprile

1890, mentre Michele vide la luce l’8 dicembre 1894 e morire

a vent’anni o ventiquattro (a quell’età il tempo non lo si distingue)

per colpa di una stupidità umana è cosa da folli e solo i

folli possono dichiarare le guerre. 48 L’annotazione della morte

dei fratelli è avvenuta, nei registri dello Stato Civile di Biccari,

in due momenti diversi: il 18 dicembre 1916 per il primo e il

21 gennaio 1917 per il secondo.

Ma c’è un caso ancor più eclatante e, forse unico nella

storiografia relativa alle guerre europee, ed è quello dei tre fratelli

Ercolino, la cui morte provocò la pazzia della madre dei

tre soldati. Donato Ercolino era un agricoltore e con la moglie

Tulino Maddalena (appartenente ad una agiata famiglia di Biccari)

mise al mondo tre figli: Vincenzo, Giuseppe e Giovanni.

Il primo nacque il 28/12/1882, il secondo il 25/04/1896 e il terzo

l’11/01/1899, in quella che oggi è Via Caione. Il primo ad

andare in guerra fu Giuseppe poiché allo scoppio del conflitto

era già sotto leva obbligatoria e fu immediatamente destinato in

zona di guerra: era l’8 dicembre 1915. Giuseppe fu arruolato,

come soldato di leva, nel 211° Rgt. Fant. ed in quanto tale

giunse sul fronte goriziano nel mese di gennaio del 1916. La

47

La famiglia Di Lorenzo sarà una delle più penalizzate nelle due Grandi guerre.

48

Il concetto è valido per tutti coloro che lo hanno esercitato dall’antichità ai giorni

nostri. “I folli e coloro che non sanno vivere sono adepti di armi per la distruzione

delle masse:” Forster Charles Aymut, - Women’s suffrage – London 1875 – riedito

in Italia da Einaudi Editore come – Il suffragio universale - Torino 2000.

68


Giuseppe Osvaldo Lucera

guerra si era già trasformata da guerra lampo in guerra di trincea

ed in una di quelle insolite (diventate sempre più solite)

azioni di disturbo del nemico, Giuseppe fu ferito gravemente al

punto da essere ricoverato in uno degli ospedali da campo che

seguivano i reparti di prima linea. L’ospedale da campo era

contrassegnato dal n. 007 ed il 21 luglio 1916, su di un letto

anonimo, Giuseppe chiuse definitivamente gli occhi per una

gravissima ferita “all’addome superiore”. Aveva compiuto 20

anni il 25 aprile 1914 e fu arruolato in Terza Categoria (militare

semplice) il 12 maggio 1914 per la leva obbligatoria che al

tempo durava all’incirca due anni. Le lancette dell’orologio

della sua vita, purtroppo per lui, segnavano un tempo diverso al

punto che anziché ritornare a Biccari, il suo tempo iniziò a

scorrere in modo anomalo al punto da fermarsi definitivamente

in un giorno di luglio dell’anno successivo.

Circa due mesi e mezzo prima della morte di Giuseppe, il

fratello maggiore e primogenito, Vincenzo, che già aveva assolto

agli obblighi di leva dal gennaio del 1901 al febbraio del

1903, fu richiamato alle armi e arruolato in Seconda Categoria

(militari cosiddetti “specializzati”). Il 1° maggio 1916 viene

destinato allo stesso Rgt. Fant. del fratello Giuseppe: il 211°.

Sulla scorta del tempo e delle battaglie, nelle quali il Reggimento

di Fanteria contraddistinto con il n. 211 fu utilizzato dalle

gerarchie militari, era parso che per Vincenzo, anche per la

sua esperienza di essere già stato un militare di leva, ci fosse

invece un destino diverso, ma di fatto non ci fu. Vincenzo morì

il 5 agosto 1918 in una prigione austriaca dislocata nell’attuale

Repubblica Ceca di nome “Tabor”, ma nient’altro si è a conoscenza

di lui se non che la prigione, ancora oggi, e ricca di fosse

comuni scavate lungo il suo perimetro. È interessante leggere,

per ben comprendere le condizioni di coloro che erano dete-

69


Non solo… nomi

nuti nei campi di concentramento degli Imperi centrali,

l’allegato a firma di Paolo Antolini:

“Quanti furono i soldati, graduati e ufficiali italiani fatti prigionieri dagli

austriaci e, dopo Caporetto, dai tedeschi? E quanti di essi perirono nei campi di

concentramento o non fecero comunque più ritorno alle loro case? Secondo la

"Commissione parlamentare d'inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti commesse

dal nemico", che terminò i lavori nel 1920, i prigionieri italiani furono circa

600.000, di cui 19.500 ufficiali. Ma ancora più impressionante è la cifra dei morti:

100.000 italiani perirono nei campi di concentramento ed il numero è da considerare

per difetto, perché, per ammissione degli ex nemici, nel computo sono esclusi i

morti nelle compagnie di lavoro, disseminate in ogni angolo dell'Europa centrale.

Quali furono le cause della morte? E' questo il dato forse più agghiacciante: solo in

minima parte essa dipese dalle ferite contratte in battaglia; la stragrande maggioranza

perì per malattia, soprattutto la tubercolosi e l'edema per fame. La fame, il

freddo, gli stenti, furono quindi alla base dell'ecatombe dei prigionieri italiani.

Eppure la questione prigionieri era stata già affrontata nel trattato dell'Aja

del 1907: l'art. 7 recitava che ai prigionieri doveva essere garantito un trattamento

alimentare equivalente a quello riservato alle truppe del paese che li aveva catturati;

inoltre ai primi del 1915, pochi mesi dopo lo scoppio del conflitto mondiale, apparso

evidente che tutte le norme erano inadeguate, grazie alla iniziativa della Croce

Rossa Internazionale, fu creata a Ginevra l'Agenzia di soccorso a favore dei prigionieri

di guerra, cui aderirono tutti i paesi belligeranti, che svolse una azione di

controllo e stimolo sui vari governi per l'attuazione di misure umanitarie, risultando

anche il principale canale di comunicazione tra gli stati belligeranti. Nessun governo

aveva però previsto di dover far fronte a prigionieri che arrivavano a ondate di

decine di migliaia alla volta: a gennaio del 1915 in Germania vi erano 600.000 ex

combattenti, divenuti 1.750.000 un anno dopo, proprio quando la situazione alimentare

si faceva difficile anche per la popolazione interna, causa il perdurare del

blocco navale inglese. Gli osservatori svizzeri consigliarono allora l'invio diretto di

aiuti ai prigionieri da parte delle varie nazioni in guerra, così nell'aprile del 1916

Germania, Francia ed Inghilterra si accordarono in tal senso, allargando l'accordo

allo scambio di tutti i prigionieri malati o feriti. In questo modo le tre nazioni poterono

salvare un ragguardevole numero dei loro soldati catturati. E l'Italia?

Nel 1916 il governo italiano era stato messo al corrente di quali fossero le

effettive condizioni dei soldati fatti prigionieri, ed anche di quali fossero le condizioni

della stessa popolazione austriaca; risultava così palese come fosse impossibile

per quel paese fornire ai prigionieri di ogni nazionalità i mezzi di sostentamento e

di vestiario necessari. Veniva anche fugato ogni dubbio sulla corretta applicazione

dell'art. 7 del trattato dell'Aja: le truppe austriache ricevevano lo stesso trattamento

alimentare dei prigionieri nei campi di concentramento. Ben consapevole di ciò, il

Governo italiano, in perfetta sintonia col Comando Supremo dell'esercito, rifiutò

sempre ogni tipo di intervento statale, tollerando appena l'invio di aiuti da parte dei

privati cittadini. Per coordinare l'invio dei soccorsi, già nel 1915 era stata creata

70


Giuseppe Osvaldo Lucera

all'interno della Croce Rossa Italiana la Commissione prigionieri di guerra con a

capo il senatore Giuseppe Frascara, che si affiancava ad un analogo istituto militare

per la gestione del problema dei prigionieri di guerra austro-ungarici presenti

sul territorio italiano, al comando della quale era stato messo il generale Paolo

Spingardi. La Commissione prigionieri della C.R.I. aveva anche il compito di gestire

il flusso della corrispondenza dai campi di internamento alle famiglie e viceversa,

e le lettere prima di essere inoltrate in Italia dovevano passare il visto della censura

militare. Il C.S.I., per evitare il diffondersi di notizie considerate “pericolose”

ed il conseguente diffondersi del malcontento tra le famiglie nel 1917 avocò a sé il

totale controllo della corrispondenza: attraverso la censura militare fu così in grado

di controllare tutte le operazioni di invio e ricevimento della corrispondenza tra

prigionieri e famiglie. In questo modo si otteneva anche un altro e non secondario

risultato: quello di smascherare e colpire eventuali disertori, i quali, a volte, nello

scrivere a casa, maledicevano il momento in cui si erano dati volontariamente prigionieri

al nemico. Era, questo dei disertori, il chiodo fisso del generale Luigi Cadorna,

che trovava concorde nella sua opera di repressione, il capo del Governo

Antonio Salandra prima e poi, col governo Boselli, il ministro degli esteri Sidney

Sonnino. Il mancato aiuto governativo ai prigionieri doveva servire come deterrente

per coloro che avessero intenzione di sfuggire alla durezza della vita al fronte con

la resa al “nemico”. Con la propaganda mirata e la censura preventiva tale situazione

veniva poi pubblicizzata nel paese, attraverso opuscoli militari e giornali amici.

L'effetto della diffusione di queste notizie così di parte fu quello di irritare il governo

austriaco che minacciò per ritorsione di chiudere le frontiere ad ogni aiuto

proveniente dall'Italia, e fu solo per l'opera di mediazione svolta dalla C.R.I. se l'incidente

fu chiuso.

In realtà, la percentuale dei soldati che commisero il reato di diserzione

passando al nemico fu minima: la stragrande maggioranza preferì nascondersi

all'interno del paese oppure non presentarsi alla chiamata di leva se residente all'estero.

Per arginare il fenomeno della diserzione furono emanate norme severissime.

Ad esempio il ritardo ammesso per il rientro dalla licenza venne ridotto a 24 ore

contro i 5 giorni previsti dal codice penale militare; è facile intuire come questa

norma producesse l'effetto contrario: il soldato che per disguidi nei trasporti superava

le 24 ore di ritardo nel presentarsi al reparto, disertava per paura delle ritorsioni,

perché i tribunali militari erano stati esplicitamente invitati ad applicare il

massimo della pena, cioè l'ergastolo o la fucilazione. Ma i provvedimenti colpivano

anche la famiglia del disertore o presunto tale: si andava dal blocco dei sussidi di

guerra, all'affissione del comunicato di denuncia sulla porta di casa e nell'albo comunale;

se il militare sospettato si trovava internato in un campo di concentramento

in territorio nemico, alla famiglia era proibito l'invio di corrispondenza e pacchi viveri.

Si condannava quindi alla morte civile sia il militare prigioniero che la sua

famiglia in Italia. Solo dopo Caporetto, in presenza di un gran numero di sbandati

71


Non solo… nomi

nel paese, il C.S.I. fu costretto ad emanare una specie di sanatoria nei confronti dei

disertori a patto che si fossero presentati entro una certa data (bando Cadorna del 2

novembre 1917) che fu prorogata più volte sino al 29 dicembre. Ma già un decreto

del 21 aprile 1918 a firma del generale Armando Diaz aggravava la situazione

equiparando la diserzione all'interno con quella in faccia al nemico, punibile con la

pena di morte. Alla fine del conflitto i processi per diserzione all'interno del paese,

cioè per il militare che si allontanava dalle retrovie del fronte o non tornava dalla

licenza, furono 150.429 su un totale di 162.5263; quelli per passaggio al nemico

2.662, in presenza o in faccia al nemico 9.472.

Nel 1918, alle violente proteste delle famiglie contro l'abbandono dei prigionieri

italiani in suolo nemico da parte dello stato, si aggiunsero le accuse di varie

nazioni anche alleate: l'assenteismo italiano stava assumendo l'aspetto di scandalo

internazionale. Il conte Guido Vinci, delegato generale della C.R.I. a Ginevra,

aveva inviato al capo del governo Vittorio Emanuele Orlando una relazione in cui

tra l'altro era scritto: "La differenza tra quanto si fa all'estero ed in Italia è stridente;

in Francia e Inghilterra si è organizzato un servizio che permette l'invio di 2 chilogrammi

di pane la settimana per ogni ufficiale e soldato, la Francia ha deciso di

provvedere anche per i Serbi prigionieri. L'America non aveva ancora un prigioniero

che già costituiva a Berna immensi depositi per soccorrere la truppa che fosse

catturata dal nemico. Nei campi di prigionieri italiani il morale vi è depresso ed eccitato

sino alla rivolta: non contro Austria o Germania, ma contro la patria lontana

ed immemore dei suoi figli.". Nell'agosto del 1918, per mitigare le accuse internazionali,

V.E. Orlando chiese all'onorevole Leonida Bissolati di organizzare soccorsi

governativi da affiancare a quelli della Commissione prigionieri della C.R.I.; fu

predisposta la spedizione di vagoni di gallette fornite dai privati e dallo Stato italiano:

cinque vagoni di pane e gallette, circa 500 quintali, partirono il 16 agosto per i

campi di Mauthausen e Sigmundsherberg: un semplice palliativo al problema, come

fece notare il giornale “L'Avanti”. Ma come si viveva nei campi di concentramento?

Il campo aveva al centro una costruzione ampia che conteneva i servizi comuni, attorno

alla quale si diramavano lunghe file di baracche in legno che potevano contenere

dalle 100 alle 250 persone. Nei campi i prigionieri erano divisi per nazionalità

ed ufficiali e soldati vivevano in baracche separate. La disciplina e l'amministrazione

del campo era gestita dagli stessi ufficiali prigionieri, che si servivano dei graduati

per mantenere l'ordine; buono era il trattamento economico degli ufficiali che

ricevevano uno stipendio mensile identico al pari grado avversario; a loro venivano

regolarmente inoltrati pacchi viveri dall'Italia, in caso di necessità potevano acquistare

cibo nelle botteghe dei paesi limitrofi. Nonostante le privazioni e le difficoltà

materiali che scaturirono dal prolungarsi del conflitto, la condizione degli ufficiali

non fu in alcun modo comparabile a quella dei soldati semplici. I campi dei soldati

non furono forniti di nessuna delle comodità offerte agli ufficiali; con l’aumento del

numero dei prigionieri le condizioni andarono via via deteriorandosi. I prigionieri

erano stipati in enormi stanzoni senza riscaldamento, con pagliericci infestati da pidocchi;

dovevano obbligatoriamente lavorare all'esterno, impegnati in agricoltura o

72


Giuseppe Osvaldo Lucera

nelle fabbriche, per 12 - 14 ore giornaliere. Le mancanze più lievi erano punite con

pane e acqua, le bastonate erano considerate una punizione leggera, spesso si finiva

legati ad un palo al centro del campo per vari giorni. Le punizioni sembra fossero

più severe in Austria e più frequenti in Germania. Non di rado coloro che si dimostrarono

maggiormente crudeli nello sfruttamento dei soldati furono quegli italiani

delegati alla vigilanza dei compatrioti, perché, grazie a questa attività, ricevevano

un trattamento di favore in cibo e vestiario. I campi di concentramento negli Imperi

centrali furono definiti, nel 1918, "le citta dei morenti". Per lenire la fame i prigionieri

ingerivano grandi quantità di acqua, ingoiavano erba, terra, pezzetti di legno e

carta, anche sassi. Le conseguenze erano morte per dissenteria acuta, o per polmonite,

se si gettavano in inverno dentro ai canali di scolo per raccattare la spazzatura

delle cucine del campo. La razione di cibo quotidiana che l'Austria riservava ai prigionieri

era costituita da un caffè d'orzo al mattino, una minestra di acqua con

qualche foglia di rapa a mezzogiorno e a cena una patata con una fettina di pane integrale

ed una aringa. Due, tre volte a settimana un minuscolo pezzo di carne. Questo

rancio non era di molto differente da quello delle guardie carcerarie, che spesso

svenivano per fame in servizio. Scriveva nel suo diario Carlo Salsa, ufficiale d'artiglieria

e prigioniero dopo Caporetto a Theresienstadt: "Al campo della truppa,

prossimo al nostro, sono concentrati 15.000 soldati: ne muoiono circa 70 al giorno

per fame. Spesso questi morti non vengono denunciati subito per poter fruire della

loro razione di rancio, i compagni li tengono nascosti sotto i pagliericci fino a che il

processo di decomposizione non rende insopportabile la loro presenza." Anche se la

censura nemica vietava che nelle lettere fosse denunciato che si soffriva la fame, già

ai primi del 1917 la nostra censura aveva notato che nel 90% delle missive provenienti

dai campi di prigionia era riportata la frase "..mandate... se volete vedermi

ancora..", e di questo era stato informato il Comando Supremo dell'esercito ed il

Governo italiano. Il 31 ottobre 1918, a seguito dello sfondamento del fronte da parte

dell'esercito italiano a Vittorio Veneto, la sorveglianza austriaca nei campi di

concentramento venne quasi a cessare. I soldati di sorveglianza buttarono il fucile e

si incamminarono per tornare a casa mentre i prigionieri, ufficiali e soldati, assunsero

il comando nei campi e per prima cosa cercarono di placare la fame. Una delle

clausole del trattato d'armistizio firmato a Villa Giusti tra Italia e Austria il 3 novembre

1918, indicava nella data del 20 novembre l'inizio del rientro degli ex prigionieri,

al ritmo di 20.000 al giorno. Non fu così. L'Austria aprì quel giorno stesso

tutti i cancelli dei campi di concentramento sparsi sul suo territorio, mentre in Ungheria

ciò era avvenuto il giorno prima. Per conseguenza si ebbe che la maggior

parte dei prigionieri arrivò alla frontiera dopo un allucinante viaggio a piedi attraverso

regioni sconvolte dalla guerra, dove tutto era stato distrutto o razziato e dove

la stessa popolazione moriva di fame.

Diversa fu la situazione in Germania, dove i campi di internamento non furono

abbandonati dalle guardie tedesche, permettendo così al governo italiano di

73


Non solo… nomi

organizzare il rientro in treno degli ex prigionieri, anche se con colpevole ritardo,

perché i primi rientri iniziarono solo verso la metà di dicembre. Ma non era ancora

finita. I soldati rimpatriati dovettero fare i conti con la versione "ufficiale" della rotta

di Caporetto, secondo la quale essa era avvenuta per la diserzione in massa delle

truppe, consegnatesi senza combattere al nemico; inoltre il governo era consapevole

dei sentimenti ostili nutriti dagli ex prigionieri per essere stati abbandonati al loro

destino. Già il 7 marzo 1918, il generale Armando Diaz, si era detto preoccupato

che il fronte interno (la popolazione italiana) venisse in contatto con i prigionieri

malati o feriti resi dall'Austria, e per essi proponeva una semplice soluzione: l'invio

nelle colonie della Libia. Ma una norma internazionale del 1917 vietava l'invio in

zona di guerra dei prigionieri restituiti se malati o invalidi, e la Libia era zona di

guerra. La discussione sul cosa fare e come farlo tra C.S.I. e Governo andò per le

lunghe: finì prima la guerra. Ma non si accantonò l'idea di tenerli isolati . Il 30 ottobre

il generale Badoglio, ordinò alla 9a armata la costruzione di campi di isolamento

della capienza di 20.000 uomini cadauno, inoltre furono riadattati i centri di

raccolta degli sbandati dell'ottobre del 1917; il primo campo fu quello di Gossolengo

(Piacenza), poi Castelfranco, Rivergaro, Ancona, Bari e tanti altri, all'interno

dei quali risultavano internati, a fine dicembre 1918, quasi 500.000 ex prigionieri.

Per tutti iniziarono estenuanti interrogatori. Con la fine della guerra, l'opposizione

socialista e liberale tornò a fare sentire la sua voce. Naturalmente la prima questione

che venne posta al governo in carica fu quella degli ex prigionieri ancora detenuti

nei campi di raccolta e sottoposti ad interrogatori la cui lunghezza faceva presagire

tempi biblici per giungere ad una qualche conclusione. Per parare il colpo e

sviare le accuse, il governo diede vita alla Commissione d'inchiesta sulle violazioni

del diritto delle genti commesse dal nemico, ovvero sul trattamento subito dai prigionieri

italiani nei campi degli ex Imperi Centrali; si tentava far ricadere tutte le

colpe sugli ex nemici assolvendo così il Governo ed il C.S.I. Ma nei campi la protesta

continuava a montare. Si resero necessarie altre misure, di carattere alimentare

ed economico col riconoscimento della indennità di una lira per giorno di prigionia

subito, a favore dei reduci scagionati dalla accusa di diserzione, i quali vennero

mandati a casa con una breve licenza e poi reintegrati nei reparti militari originari,

per essere quindi inviati in Macedonia o in Albania. Per loro il congedo arriverà

solo un anno dopo. Non bastava. Il 21 febbraio 1919 ci fu un primo seppur parziale

decreto di amnistia per i reduci ancora reclusi nei campi. Ma occorsero ancora mesi

ed un nuovo governo, presieduto dall'on. Nitti, perché si arrivasse, il 2 settembre,

ad una vera amnistia di massa: furono liberati gli ultimi 40.000 detenuti, cancellati

110.000 processi su 160.000 in corso. Veniva finalmente resa pubblica l'opera della

Commissione d'inchiesta sui fatti di Caporetto, che scagionava l'insieme delle truppe

dall'accusa di aver volontariamente abbandonato le armi per consegnarsi al nemico.

Il desiderio della pace, di una esistenza regolare, la necessità di lavorare, fecero

dimenticare i propositi di vendetta e rivolta. Con l'avvento del fascismo, si affermò

infine una esaltazione eroica della Grande Guerra, e qualsiasi ricordo non

celebrativo venne rimosso. Dei prigionieri non si parlò più.

74


Giuseppe Osvaldo Lucera

Paolo Antolini”.

Negli anni lontani della mia gioventù, specie per noi che

vivevamo nel quartiere di Porta Pozzi, gli anziani che ivi vivevano

mi hanno sempre raccontato che la parte iniziale della via

per Castelluccio Val Maggiore, la cosiddetta “vja Austriaci”,

era stata costruita dai prigionieri di quell’impero, catturati dai

nostri soldati al fronte. Nello specifico, e lo ricordo benissimo,

ci dicevano che l’intero sottofondo stradale fatto di pietre

squadrate, dall’inizio della strada, davanti alla chiesa di San

Rocco, e fino all’incrocio con via Sant’Antonio, non il primo

che porta alla contrada Giardino, ma il secondo, fu opera di

questi prigionieri. Ciò che oggi non ho trovato sono le risposte

a queste semplici quattro domande: quanti erano; dove hanno

alloggiato; come furono trattati e quale fu il tempo di permanenza

in Biccari. Anche qui le ricerche sono state infruttuose.

Giovanni Ercolino, arruolato nel 5 Rgt del Genio, il 14

giugno 1917 raggiunse il fronte agli inizi del mese di luglio.

Aveva da poco compiuto 18 anni e la realtà del fonte lo spaventò

non poco. Il cambio del vitto, forse fu la causa principale

del suo lento peggioramento fino a giungere a non mangiare

più riducendosi a pelle e ossa. Venne ricoverato nell’ospedale

da campo n. 007, lo stesso dove era morto suo fratello Giuseppe,

venne firmato l’armistizio, ma Giuseppe non tornò più, morì

il 10 gennaio 1919 ufficialmente per malattia. Quando la notizia

giunse a Biccari, la madre Maddalena Tulino impazzì e

non si riprese più diventando anch’essa un vegetale in attesa

della morte. C’era una legge ovvero un codicillo nel famoso

“Statuto albertino” che affermava che il militare di leva, in caso

di fratelli chiamati alle armi nello stesso periodo, essi avrebbero

dovuto svolgere il richiamo o la leva in modo alternato. Se

75


Non solo… nomi

questa regola fosse stata rispettata uno dei tre fratelli si sarebbe

salvato.

Altro caso importante è stato senz’altro quello di Bianco

Angelo Antonio di Salvatore, bracciante, e di Pozzuto Maddalena,

nato a Biccari l’11 novembre 1888 nell’attuale Vico Pozzi

I. Arruolato nel 117° Rgt di Fant. il 28 giungo 1917, in sede di

revisione in quanto dichiarato rivedibile nel 1907, quindi arruolato

dopo dieci anni. Angelo Antonio fu inviato direttamente al

fronte senza transitare per un campo di addestramento e quindi

quasi del tutto privo di quel minimo di conoscenza su ciò che

può succedere in guerra. Bianco Angelo Antonio finì i suoi

giorni nel manicomio di Nocera Inferiore, colà trasferito il 22

novembre 1918, proveniente dall’Aquila, a seguito della disfatta

di Caporetto. Si può solo immaginare la motivazione di questo

internamento in un ospedale psichiatrico. Essa fu dovuta

senz’altro a tutto ciò che aveva visto in guerra, da stroncarlo

psicologicamente in un modo così violento. Lo trovarono morto

il 6 febbraio 1919 nel suo letto forse legato in una camicia di

forza, ma questo non è dato sapere.

Fiorella Giuseppe era figlio di Costanzo e di Russo Maria

Giuseppa. Era nato il 25 gennaio 1894 ed era il 5° figlio della

coppia che concluderanno la loro nidiata raggiungendo il

numero 7. La mattina del 29 giugno 1916 gli austriaci scatenarono

un’offensiva sul Monte San Michele presentandosi con

maschere antigas e mazze ferrate medievali da utilizzarsi per

scansare il nemico che non vedeva più dove metteva i piedi. Il

gas utilizzato era il fosgene che oltre a provocare la morte, se

inalato, produceva piaghe terribili se a contatto con la pelle.

Quella mattina Giuseppe Fiorella venne colpito sul corpo dalla

terribile miscela. A battaglia finita (ne morirono più di 7.000) i

feriti furono trasportati nell’ospedale da campo n. 240 dove

Fiorella Giuseppe chiuse definitivamente gli occhi.

76


Giuseppe Osvaldo Lucera

E tutti gli altri, pari a 51 persone? Da un punto di vista

“sociale” abbiamo un dato che da un lato mostra chiaramente

la composizione sociale della popolazione di Biccari, dall’altro

abbiamo che a morire sono sempre gli stessi:

- n. 2 Possidenti; n. 33 Braccianti;

- n. 1 Curatolo n. 11 Artigiani/Autonomi;

- n. 1 Dipendente n. 13 Contadini/Coltivatori;

comunale;

Da un punto di vista della causa della morte abbiamo

che: i “Dispersi” furono 12 (Basile Antonio, Cavaliere Vincenzo,

Cozzella Donato, D’Addario Salvatore, Di Lorenzo Donato

di Martino, Fiorella Salvatore, Lizzi Antonio, Marucci Giuseppe,

Pierro Donato, Spinelli Salvatore, Stanca Costantino e

Stelluto Donato). 49

I morti per “Malattia”, dovuta a cause di guerra, quindi

deceduti negli ospedali da campo o in quelli delle città italiane,

furono 9 (Chiafaro Angelo, per infezione tifoidea, Ferringo

Antonio, per anemia dovuta a perdita di sangue, Menichella

Giuseppe, deceduto per infezione apparato digerente, Menichella

Pompeo, morto a seguito di infezioni da intervento chirurgico,

Molle Donato, deceduto per postumi da intervento chirurgico,

Pavia Domenico, per dissenteria, Ritucci Michele deceduto

per infezione da ferita diventata infetta, Stampone Giovanni

Michele di Vitantonio, morto in una prigione austriaca

49

La dicitura “disperso”, di per sé già molto ambigua, nel gergo militare raccoglie

varie tipologie come ad esempio: disperso perchè il corpo era stato ridotto in modo

tale da non poter essere riconosciuto ovvero disperso perché caduto nei vari canaloni

della zona carsica o ancora disperso perché catturato dal nemico e morto nei vari

campi di prigionia ovverosia, cosa ancor più grave per gli ufficiali perchè “consegnatosi

al nemico e morto in prigione nonché seppellito nelle fosse comuni del campo”

senza comunicare nessun riferimento.

77


Non solo… nomi

per malattia, Trence Antonio, deceduto nell’ospedale di Chieti

per postumi di intervento chirurgico).

Poi ci sono i morti per “ferite” da combattimento nel numero

di 9: Granata Salvatore, morto a Biccari a causa di una

ferita all’addome evidentemente mal curata, Lucera Giambattista

(ne abbiamo già parlato), Lucera Gennaro, deceduto per ferite

al torace nell’ospedale da campo Città di Milano, Minelli

Lorenzo, morto per ferite al torace nell’ospedale da campo n.

29, Molle Antonio morì per ferite riportate in combattimento

sul Monte Santo, che gli causarono copiose emorragie, Pellegrini

Orazio, morì sull’altopiano di Asiago per ferite alla testa,

Picaro Salvatore morì a Biccari per ferite all’addome riportate

nella battaglia dei Sette Comuni, Sassone Giuseppe, morì

nell’ambulanza n. 4 mentre lo trasportavano all’ospedale di

Udine ed infine Sessa Ettore morto nell’ospedale da campo n.

50 per ferite al torace.

Infine i “morti in combattimento”, forse i più fortunati da

un punto di vista delle sofferenze a causa di una morte immediata.

Essi sono: Basile Michelarcangelo, morto sul Pasubio

nella battaglia dei Sette Comuni; Carapella Giuseppe deceduto

nella battaglia di Plezzo, oggi in territorio sloveno; Ceglia Giuseppe

morì sull’Isonzo nell’ottava battaglia che porta questo

nome; Checchia Donato morì sull’altopiano di Asiago, il famoso

Asiago quota 211 che stava ad indicare la quota altimetrica

di partenza della battaglia. Sul sito internet del Ministero

della Difesa Checchia Donato viene indicato come nativo di

Barletta, ma trattasi di un mero errore. Cozzella Francesco Saverio

muore sul Monte Grappa a pochi mesi dall’armistizio; De

Palma Antonio muore nella terza battaglia per la conquista del

Carso. Poi c’è Di Chiara Antonio (è il soldato che manca sulla

lapide e rappresenta un caso particolare che andiamo a spiegare):

il nostro concittadino era figlio di Donato e della fu Sam-

78


Giuseppe Osvaldo Lucera

marco Maddalena. Era nato a Biccari il 19 ottobre 1881, ma

morirà anche lui sul Carso: nella prima battaglia che si tenne di

fronte a San Martino sul Carso. Il caso strano di questo soldato

è che non è stato inserito nell’Albo d’Oro, di mussoliniana

memoria, e neanche sulla lapide del nostro monumento, ma nei

fogli matricolari è tutto registrato come uno dei tanti andato in

guerra e mai più ritornato. 50 Altra cosa a dir poco sconcertante

è che i familiari del soldato nulla fecero per l’assenza del loro

caro dalla lapide, come nulla faranno negli anni successivi per

ottenere quella sorta di elemosina che lo Stato italiano concedeva

alla famiglia dei caduti in guerra. Di Pierro Antonio morì

anche lui sul Carso sempre nello sciocco tentativo di raggiungere

la vetta dove gli austro-ungarici dominavano.

D’Imperio Donato, invece, era la Guardia Campestre

comunale che morì sul Piave, proprio durante la fase di contenimento

dell’attacco austro-ungarico. Fecca Orazio, anche lui

morì sul Carso. 51 Fragnito Antonio è un altro immolato, anche

lui senza preparazione, sbattuto in prima linea, appena giunto

in quelle lande e colto dalla morte il 12 luglio 1916, arruolato,

in sede di revisione, il 4 marzo 1915. Iarusso Domenico, che

qualcuno ha cercato di correggere a matita il cognome sul Libro

d’Oro dei Caduti della Grande in Guerra in Iarossi, ma che

nella realtà il vero cognome era Iarusso, morì anche lui sul

Carso nel tentativo di scalarlo per spodestare gli austroungarici.

Lucera Riccardo fu, invece, ucciso in combattimento

50

Vedi allegato n. 9: Foglio matricolare di Di Chiara Antonio.

51

Perché mi reputo un antimilitarista? Perché è da sciocchi insistere su di un piano

strategico senza considerare che la sua attuazione costa e costerà centinaia di morti. I

militari non hanno senno, non hanno intelligenza e non hanno prospettive, agiscono

soltanto perché credono nella soluzione che la loro piccola mente ha elaborato, indipendentemente

dal costo in vite umane che l’impresa richiederà.

79


Non solo… nomi

durante i preparativi dell’ultima battaglia dell’Isonzo, in una di

quelle tante scaramucce tra soldati nemici all’inizio del 1917.

Petruccelli Vitantonio, come altri suoi compaesani morì sul

Carso, in una di quelle battaglie prima descritte. Picaro Giovanni,

fu dislocato sul fronte di Tolmino, che attualmente è in

territorio sloveno. I morti di Tolmino furono i primi e non è

mancata la circostanza che per onorarli non trovarono neanche

i corpi. Saltarella Salvatore, sul Carso regalò la sua vita ai Savoja.

Sessa Michele, soltanto un anno dopo la morte del suo

concittadino Saltarella anche lui regalò la sua vita ai conquistatori

della Napolitania. Stampone Giovanni Michele di Luigi

aveva 25 anni quando partì e si ritrovò sul fronte senza esperienza

e senza preparazione alcuna: aveva di fronte gli ungheresi

che sul campo di guerra erano maestri. Morì al suo primo

assalto, quando tutti pensavano che si sarebbe trattato di una

guerra lampo. Stelluto Giuseppe bruciò sul campo

l’inesperienza unitamente al suo concittadino Stampone perché

morì a pochi mesi dalla dichiarazione di guerra, sempre su quel

maledetto Carso. Tino Donato a 21 anni preferì andarsene da

un mondo che sapeva regalare solo sofferenza e diseguaglianza.

Anzi, a proposito di “decimazione” è da ricordare la vicenda

che vide coinvolto il nostro Tino Donato fu Paolo e fu Vetti

Concetta (arruolato come si può evincere, in condizione di orfano

il 1° settembre 1915) ed inviato su fronte. Era nato a Biccari

il 22 luglio 1891 e si ritrovò arruolato nel 141 Rgt Fant.

(Brigata Catanzaro). Il 141° si era già distinto in occasione

della “rivolta” del 26 maggio 1916 sul Monte Mosciagh, dalle

parti del Monte Ermada, quando furono fucilati: “Per fuga davanti

al nemico (ma non era questa la vera causa) un sottotenente,

tre sergenti e otto militari di truppa con il sistema della

decimazione”. Tino Donato Antonio si salvò dalle intemperanze

“Cadorniane”, ma trovò comunque la morte, come poi ve-

80


Giuseppe Osvaldo Lucera

dremo. Infine Trence Salvatore morì a Cividale sotto i bombardamenti

degli Imperi centrali che cercarono di rioccuparla

dopo Caporetto e quindi resi più arditi dall’enfasi di quella vittoria.

E tutti gli altri che ebbero la fortuna di salvarsi la vita?

La stranezza dell’uomo e dei militaristi in genere la si può trovare

proprio in questo passaggio: sono importanti i nomi,

l’uomo, le persone che persero la vita, anche le circostanze in

cui tutto era accaduto, e solo a questi sono dedicati sacrari,

monumenti, cimiteri, cippi sperduti su litorali inaccessibili, colonne

spezzate, “soldati con bandiere alzate” e tombe di qua e

al di là del mare, mentre degli altri nessuna menziona, il nulla.

52 La perfida procedura amministrativa della toponomastica

sarebbe stata una via di sbocco al ricordo di chi combatté e riuscì

a portare a casa la vita, questo sì che poteva essere un ricordo

e non tantissime strade intitolate a persone e santi che con la

vita di Biccari nulla hanno avuto mai a che fare. Addirittura ci

sono interi quartieri costruiti di recente dove si è preferito agire

diversamente, ma poi ci si ricorda dei caduti soltanto il 4 novembre.

Questa poteva essere una via d’uscita, ma di coloro

che, sempre secondo la loro storia dominante, fecero lo Stato,

sempre il nulla, come il nulla è stato riservato anche agli altri

abitanti di Biccari che seppero distinguersi in altri campi ed altri

settori. Questo nulla, almeno in parte, andrebbe colmato, ma

finché “suoneranno le campane” senza chiedersi “per chi suonano”,

non credo che ci sarà via d’uscita. 53

52

Ultimamente è stato costituito l’ordine di “Vittorio Veneto” che prevede al suo interno

molti limiti alla concessione, vuoi di natura economica che di natura militare.

53

Ad onor del vero ultimamente, ma solo ultimamente qualche cambiamento si è incominciato

a notare.

81


Non solo… nomi

Biccari ebbe coinvolti, nella Grande Guerra, qualcosa

come 407 suoi abitanti, oltre i 61 che perirono nello scontro.

Chi sono questi giovani e uomini maturi che partirono per salvare

una “Patria” che tale non era? Chi fu accusato di diserzione?

Chi fu costretto a subire un processo per rivolta o per

essersi consegnato al nemico? Quanti dei nostri concittadini,

che il podestà Vincenzo Caione, chiamerà “colonie italiane

nelle Americhe”, dimenticando o facendo finta di dimenticare

che tutta quella gente era in America perchè lo Stato post unitario

si manifestò incapace di risolvere i problemi che li attanagliavano,

e che, pur essendo domiciliati in America, furono inseguiti

dalle prescrizioni italiane, al punto da dichiararli “disertori”?

Solo negli Stati Uniti le persone coinvolte nella Grande

Guerra, tutte originarie di Biccari, furono 123, alcuni dei quali

militarono nell’esercito americano in quanto già naturalizzati,

altri furono costretti a tornare in Italia, pochi per la verità, ed

altri ancora, la maggioranza preferì non muoversi. Stiamo qui

parlando di poco meno di 500 abitanti, numero che superiamo

se andiamo ad includere gli emigrati, di una Biccari d’inizio

secolo che non hanno una lapide, un cippo marmoreo, ma che

sono stati obesi soltanto di ricordi ansiosi, a volte addirittura

incubi notturni, dopo quell’esperienza. Noi, qui, non vogliamo

elencarli tutti, c’è un allegato dove si potranno riscontrare dati

anagrafici ed altro, ma ci interessa nominare soltanto i fratelli,

figli degli stessi genitori che una madre cattiva: l’Italia, li costrinse

ad andare a difendere e conquistare lembi di terra abitati

da popoli che oggi reclamano la doppia cittadinanza, il doppio

passaporto, la lingua tedesca come lingua madre e certificati

personali che solo loro stessi sanno leggere. 54

Abbiamo visto i fratelli deceduti, adesso vedremo ed analizzeremo

quelli che l’ansia di una madre non poteva mai col-

54

Vedi allegato n. 10: elenco dei fratelli chiamati al fronte senza dei caduti.

82


Giuseppe Osvaldo Lucera

marsi se non quando li vide ritornare sani e salvi, e parafrasando

un famoso volume di Enzo Grazzini, tutti questi che seguono,

unitamente agli altri, che non erano tra di loro fratelli: Non

furono nemmeno eroi. 55 Essi sono:

Pasquale e Michele Bianco di Domenico e Trence Maria

Agnese, che riuscirono a portare la vita dove

l’avevano temporaneamente lasciata;

Donato e Quirino Bianco di Giuseppe e Marzullo Maria

Teresa, anch’essi fortunati;

Filippo e Michele Braca di Francesco e Racioppa Lucia

che ritornarono a guerra finita da un pezzo, quasi come

se fossero stati sottoposti a costrizione per reati commessi

durante la loro permanenza nell’esercito;

Pasquale e Pietro Cammisa di Lorenzo e Caterino Lucia,

il primo dei quali ingiustamente trattenuto fino

all’ottobre del 1919, pur essendo di sei anni più anziano

del secondo;

Vincenzo e Donato Capozzi di Donatantonio e Lucera

Maria Antonia (di Pasquale e Vincenza Fiorella nata

l’11 dicembre 1859), anche in questo caso una disparità

d’incivile trattamento: il primo, che fu arruolato il 14

marzo del 1917 fu congedato il 6 luglio del 1921, mentre

il secondo, arruolato il 21 marzo 1918 fu congedato

il 22 gennaio 1919. Non si conoscono, né per questi né

per gli altri, i motivi di queste ulteriori ferme;

Antonio, Giuseppe e Salvatore Casasanta di Donato e

Spinelli Maria Teresa. Antonio chiamato alle armi il 3

55

Grazzini Enzo – Non furono nemmeno eroi – Baldini e Castoldi Editori – Milano

– 1950.

83


Non solo… nomi

marzo 1916 fu dichiarato “disertore estero” 56 , mentre

Giuseppe, chiamato in guerra il 26 febbraio 1917 venne

riformato il 19 maggio 1918, invece Salvatore riuscì ad

espletare il suo “dovere” in un anno esatto meno 10

giorni;

Francesco e Antonio Cavaliere di Donato e Ferringo

Lorenza, che ebbero, per loro fortuna, una esperienza

senza traumi;

Donato Antonio e Donato Ceglia di Celestino e Di Bello

Filomena. I due fratelli avevano avuto già il primo

fratello, Giuseppe, in guerra (quest’ultimo morirà il 14

ottobre 1916), Donato invece, che giungerà al fronte il

15 gennaio 1915, sarà rinchiuso nel carcere militare di

Gaeta con l’accusa di rivolta, avvenuta sul Carso, il 17

marzo 1916, e condannato a 20 anni di prigionia militare,

fu liberato grazie alle amnistie di Benito Mussolini.

Donato Antonio fu l’unico a rientrare a casa verso la fine

del 1919;

Giannino e Antonio Ceglia di Donato e Carbone Maria

Giovanna. Anche in questo caso Antonio fu inspiegabilmente

trattenuto fino al 23 febbraio 1921 ;

Donato e Lorenzo Checchia di Giambattista e Checchia

Annamaria, un’altra coppia di fratelli sui quali la fortuna

regalò la sua protezione;

Antonio e Giovanni Checchia di Salvatore e Silvestre

Maria Giovanna;

Lorenzo e Giuseppe Checchia di Gregorio e Molle Maria

Maddalena;

Sul fronte non si ritrovarono Donato e Giovanni Checchia

di Ponziano e Cavaliere Maria Giovanna perché il

56

Ne incontreremo molti di “disertori esteri” che in pratica erano quasi tutti quelli

emigrati nelle Americhe.

84


Giuseppe Osvaldo Lucera

primo morì il 30 ottobre 1916 e il secondo partì per il

fronte il 26 febbraio 1917, naturalmente tra pianti e preghiere

dalla madre, che poi riuscirà a rivederlo;

Alessio, Pietro e Giuseppe Cimino di Domenico e Cianfrogna

Maria Antonia. Il primo, Alessio, fu chiamato alle

armi il 1 dicembre 1916, ma non si presentò in quanto

residente negli Usa e fu dichiarato disertore. 57

Antonio e Michele D’Addario di Donato e Catalano Maria

Giovanna. Anche su di loro la stella della nascita

continuò a brillare.

Nicolamario e Antonio De Brita di Giuseppe e Anniballi

Carmela;

Giuseppe e Donato Di Chiara di Salvatore e Ferringo

Maria Giuseppa;

Dei Di Lorenzo (Michele e Donato), deceduti in guerra,

abbiamo già parlato, ma c’è un altro fratello: Giuseppe

sempre figlio di Angelo e Ciampi Maria Giuseppa che

fu arruolato il 14 ottobre 1917 e congedato il 20 ottobre

1919;

Antonio e Francesco Di Lorenzo di Michelarcangelo e

Silvestre Lucia, il primo dei quali, Antonio, fu internato

nel carcere di Gaeta per rivolta nei confronti dei propri

superiori e liberato esattamente due anni dopo la pace di

Villa Giusti, il 4 novembre 1920;

Antonio e Vincenzo Di Pierro di Domenico e Guadagno

Concetta. Il primo morì il 24 maggio 1917, a due anni

dalla dichiarazione di guerra, mentre il secondo si salvò;

57

Vedi allegato n. 11.

85


Non solo… nomi

Giuseppe, Quirico e Giovanni Di Salvo di Salvatore e

Ciccone Maria Costantina. I primi due fratelli furono

dichiarati disertori, infatti Giuseppe chiamato alle armi

il 10 luglio 1914 non si presentò e Quirico, chiamato il

1 dicembre 1915, era già in America con il fratello e il

31 dicembre 1915 fu dichiarato disertore nonché denunciato

al Tribunale Militare di Ancona. Giovanni riuscì

a ritornare a casa;

Giuseppe e Donato D’Imperio di Raffaele e Stelluto

Anna Maria. Anche su questi due fratelli la stella della

nascita continuò a brillare;

Giovanni Battista e Giuseppe D’Imperio di Francesco e

Stanca Maria Luigia;

Antonio e Giuseppe Ferringo di Costanzo e Cozzella

Filomena. Il primo deceduto e il secondo congedato dopo

oltre un anno dalla fine della guerra, precisamente il

6 novembre 1919;

Stessa storia di Giuseppe e Salvatore Fiorella di Donato

e di Minelli Maria Assunta. Il primo deceduto in guerra

e il secondo congedato nel 1919;

Francesco Saverio e Lorenzo Giorgione di Donato e

Cozzella Angela Rosa;

Lorenzo e Donato Goffredo di Vincenzo e Cozzella Lucia.

Idem;

Donato e Giuseppe Goffredo di Lorenzo e Checchia

Anna Maria;

Luigi, Vincenzo, Leonardo e Quirico Goffredo di Donato

e Bonelli Maria Antonia. Un obbrobrio tipicamente

savojardo senza nessun rispetto delle leggi da loro stessi

promulgate: quattro fratelli al fronte contemporaneamente;

86


Giuseppe Osvaldo Lucera

Donato, Lorenzo e Quirico Goffredo di Francesco Saverio

e D’Addario Anna Maria;

Donato e Costantino Goffredo di Michelarcangelo e

Tulino Maria Sofia;

Luigi e Vincenzo Gruppo di Donato e Ceglia Maria

Giuseppa. Il primo fu chiamato alla leva il 1 dicembre

1913, ma non si presentò e fu immediatamente dichiarato

disertore. Risultò emigrato all’estero, ma non si è

mai saputo in quale paese;

Raffaele e Giuseppe Iannelli di Donato e De Bellis Maria

Antonia. Riuscirono entrambi a tornare a casa;

Angelo, Giuseppe e Donato Iorino di Nicola e

D’Angelo Maria Giovanna. L’ultimo, Donato, fu tenuto

in divisa fino al 7 dicembre 1920;

Giuseppe e Antonio Lucera di Giambattista e Menichella

Maria Teresa. Nulla da segnalare, tornarono vivi a

casa;

Donato e Riccardo Lucera di Francesco e Goffredo Maria

Maddalena. L’ultimo, come abbiamo visto, deceduto

al fronte;

Giambattista e Antonio Lucera di Paolino e D’Imperio

Maria Antonia. Il primo, come abbiamo già visto deceduto

in Francia al seguito della truppe statunitensi;

Gennaro e Giambattista Lucera di Donato e Colucci

Maria Maddalena. Il primo deceduto al fronte;

Luigi e Donato Lucera di Giuseppe e De Luca Anna

Maria;

Donato e Antonio Marino di Ruberto e Cercio Maria

Giuseppa;

Donato e Michelangelo Mazzilli di Gabriele e Ingelido

Maria Rosa;

87


Non solo… nomi

Michele e Giuseppe Menichella di Costanzo e Checchia

Maria Giovanna;

Michele e Pietro Mignogna di Angelo e Di Marzio Lucia;

Lorenzo e Giuseppe Minelli di Gabriele e Capozzi Maria

Vincenza. Il primo deceduto;

Vittore ed Emiddio Moffa di Agostino e Nova Elena

Adelaide;

Michele e Donato Molle di Salvatore e di Catalano Anna

Maria. Il secondo deceduto;

Donato e Orazio Molle di Pietro e Checchia Maria Giovina;

Antonio e Domenico Pavia di Michele e Parrotta Maria

Donata. Il secondo deceduto in combattimento;

Giovanni e Donato Pecoriello di Angelo e Pagliarella

Elisabetta;

Luigi e Raffaele Pellegrini di Ludovico e Ingelido Filomena;

Antonio e Donato Petruccelli di Francesco e De Troia

Maria Giovanna;

Vincenzo, Giovanni, Salvatore e Mariano Picaro di

Donato e Giannetti Antonia. Un altro obbrobrio. Il secondo

deceduto in guerra;

Donato e Giovanni Picaro di Giuseppe e Cammisa Anna;

Antonio e Angelo Pierro di Michelarcangelo e Cimino

Maria Giovina. Un loro fratello, Donato, deceduto in

guerra;

Michele e Antonio Racioppa di Salvatore e Petruccelli

Maddalena;

88


Giuseppe Osvaldo Lucera

Giuseppe e Pompeo Ruggiero di Matteo e Visconti Beatrice.

Il primo chiamato alle armi il 1° giugno 1914, non

presentatosi, fu dichiarato disertore;

Gaetano e Angelo Salandra di Vincenzo e Carbone Maria

Giuseppa;

Salvatore e Giuseppe Saltarella di Donato e di Pozzuto

Maria Vincenza. Il primo deceduto in guerra;

Francesco, Rocco e Quirico Salvati orfani di Maurizio

e Lucera Anna Maria (nata il 24 maggio 1845 e figlia di

Vincenzo e Rebecca Bonelli, madre di 11 figli). Anche

in questo caso tre orfani dei genitori chiamati contemporaneamente

in guerra;

Michelarcangelo, Giuseppe, Urbano e Quirico Silvestre

di Francesco e Basile Maria Luigia. Quattro figli chiamati

in guerra;

Antonio, Luigi e Urbano Silvestre di Giuseppe e Ferringo

Lucia;

Giambattista e Salvatore Spinelli di Donato e Braca Filomena.

Il secondo deceduto al fronte;

Pietro e Luigi Spinelli di Antonio e Tilli Filomena;

Luigi e Giuseppe Stampone di Donato e Basile Lorenza;

Nicola e Pietro Stampone di Antonio e Basile Anna

Maria;

Gabriele e Luigi Stelluto di Alfonso e di De Lillo Maria

Giuseppe;

Giovanni Battista, Donato e Giuseppe Tilli di Salvatore

e Di Vietro Maria Rosa;

Giuseppe e Filateo Tumolo di Donato e Del Vecchio

Maria Cristina;

Donato e Giuseppe Zerrilli di Michelarcangelo e Casiello

Maria Luigia;

89


Non solo… nomi

Donato e Antonio Ziccardi di Vito e Iacovino Maria

Lucia; 58

Ma c’è un altro lungo elenco di abitanti di Biccari che oltre

ad aver scelto la lontananza e il lavoro in terra straniera furono,

in vari modi, importunati dallo Stato perché voleva la loro

vita, dopo averla svenduta ad altri Stati. Per evidenti ragioni

di impossibilità ad avere notizie certe da istituzioni così lontane,

con quelle che siamo riusciti ad avere possiamo senz’altro

affermare con molta tranquillità che soltanto il 10% di essi si

ritrovarono in guerra, vuoi per aver avuto la naturalizzazione

dello Stato ospitante e quindi chiamati in quegli eserciti, come

è successo a Lucera Giambattista, di Paolino e D’Imperio Maria

Antonia, vuoi per aver scelto autonomamente di ritornare in

Italia ed andare in guerra, ovvero vuoi anche perché trovandosi

in Italia non riuscirono più a ritornare da dove erano venuti. A

dir la verità quelli che comunque andarono in guerra si possono

contare sulle dita di una mano, mentre molti rimasero nei loro

Stati di adozione. Alcuni furono convocati dai vari consoli italiani

ivi dislocati, soprattutto negli Usa, per imporre

l’arruolamento, ma molti rifiutarono e furono dichiarati tutti disertori

con il divieto di ritornare in Italia. Ciò che non era successo

nel caso in cui l’arruolamento riguardava la leva obbligatoria

e questo è il caso di Lucera Aniello, arruolato dal Console

di Filadelfia l’8 agosto 1904, di D’Imperio Michelarcangelo, di

Petrilli Donato arruolato dal Console di Pittsburgh e di Tumolo

Giambattista, arruolato lo stesso giorno di Petrilli, ma dal Console

di Philadelphia, 59 con lo scoppio della Grande Guerra le

cose non andarono più così e quasi tutti furono dichiarati diser-

58

Vedi allegato n. 12: elenco dei chiamati al fronte al netto dei caduti e dei fratelli,

mentre l’allegato n. 13 è quello generale.

59

Vedi allegati n. 14: foto del foglio matricolare di Lucera Aniello con

l’annotazione dell’arruolamento alla leva obbligatoria attuato dal Console italiano di

Philadelphia;

90


Giuseppe Osvaldo Lucera

tori con il divieto di rientrare in Italia. Il divieto fu definitivamente

eliminato in seguito alle leggi mussoliniane sul “perdono”

per tutti gli atti compiuti nel periodo 1915 – 1918. 60

60

Vedi allegato n. 15: elenco generale (compreso quindi anche quei pochi che si recarono

in guerra sia perché arruolati nell’esercito italiano sia in quello americano) di

tutti coloro che essendo emigrati negli Usa subirono, nella quasi totalità, l’onta

dell’accusa di diserzione.

91



Giuseppe Osvaldo Lucera

CAPITOLO IV

PHILADELPHIA, IN PENNSYLVANIA,

STATI UNITI D’AMERICA

Il 4 novembre 1918, a Villa Giusti, come abbiamo visto,

fu firmato l’armistizio tra l’Italia e gli Imperi centrali. 61 Leggendolo

si scopre che molti soldati morirono addirittura per

degli scogli e per degli isolotti disabitati. 62 Ma vediamo nello

specifico cosa abbiamo.

In Alto Adige: la circostanza più importante è quella

dell'allora Tirolo cisalpino; i sudtirolesi vennero a trovarsi, con

l'armistizio del 4 novembre, all'interno dei confini d'Italia, costituendo

una nuova regione a maggioranza di madrelingua tedesca

(all'epoca il 96,6%, oggi sceso al 75% circa della popolazione),

cioè circa 250 000 persone. Quel territorio faceva parte

dell’accordo tra l’Italia e la Triplice Intesa che in caso di vittoria

degli alleati contro la Triplice Alleanza doveva passare

all’Italia (accordo di Londra del 1915). Una delle tante condizioni

poste dall’Italia (Salandra docet) per tradire la Triplice.

Il Trentino era abitato da popolazioni a maggioranza italofona

(300.000 trentini di madrelingua italiana e 70.000 di

madrelingua tedesca) si trovò a essere parte del Regno d'Italia.

Uno dei firmatari dell'armistizio di Villa Giusti, per parte au-

61

Vedi allegato n. 16 relativo alla copia dell’armistizio siglato in Villa Giusti che

pose fine alle belligeranze. È interessante leggerlo.

62

Nell’allegato n. 16 si legge, al punto 3) delle clausole generali sottoscritte il 3 novembre

1918, che passano in proprietà del Regno d’Italia: “…oltre agli scogli e gli

isolotti circostanti.”. Qualcuno avrebbe dovuto dire, prima che poi il nostro Basile o

Iarusso morisse, che stava combattendo sul Carso per accaparrarsi la proprietà (lo

Stato, non lui) di scogli e isolotti oltre la “viennese” Trieste ed oltre il Sud Tirolo.

93


Non solo… nomi

stro-ungarico, fu il trentino Camillo Ruggera (successivamente

additato dagli italiani come un: traditore).

Una situazione abbastanza simile a quella del Trentino si

ebbe in poche aree della Venezia Giulia interna, dove l'elemento

sloveno e croato, talvolta, costituiva la maggioranza della

popolazione, con punte che toccavano il 90-95% in alcune zone

rurali vicine al nuovo confine con il neonato Regno dei Serbi,

dei Croati e degli Sloveni. Sloveni e croati erano invece in netta

minoranza nelle zone costiere istriana e triestina e nel basso

goriziano (dove tra Gradisca e Monfalcone, da Pola a Rovigno,

e Zara) la popolazione era quasi esclusivamente italiana. Grazie

a quel grande macello che fu la Grande Guerra, a conti fatti, direbbe

qualcuno, ci espandemmo in danno di popolazioni che

ancora oggi non sopportano l’Italia.

Ma l’Italia, uscita malconcia dalla guerra, ma vincitrice

(è questo che si legge sui libri di scuola) si ritrovò con gravissimi

e seri problemi al suo interno. L’industria, che si era trasformata

in bellica per esigenze di guerra, si ritrovò senza

commesse e con una conversione all’orizzonte lunga e di scarso

successo. Iniziarono i licenziamenti e i conseguenti scioperi.

Nel biennio dal 1919 al 1920, specie nel nord, già fortemente

industrializzato, nacque il cosiddetto “Biennio Rosso” con molte

occupazioni di fabbriche, grazie anche all’uso delle armi che

gli operai avevano imparato ad usare in guerra. Nacque i

quell’epoca il cosiddetto “sciopero bianco”: gli operai entravano

in fabbrica senza lavorare e gli industriali risposero con le

“serrate”: cioè la chiusura degli stabilimenti. Nel Nord, ma anche

nel Sud, i contadini occupavano le terre. La situazione divenne

insostenibile. I soldati che erano rientrati non trovavano

lavoro, le promesse economiche, non quelle di un facile lavoro,

almeno per i reduci, fu un sogno che svanì appena misero piede

in casa. Nel 1920 il re chiamò al governo Benito Mussolini che

94


Giuseppe Osvaldo Lucera

governò per due anni con il pugno di ferro, volto unicamente a

far rispettare la legge, agli altri, lui, intanto, pensò bene di violarla,

qualche anno dopo, con Matteotti. Nella sostanza il 29 ottobre

1922 è il giorno in cui l’Italia passò, con il consenso dei

Savoja, da uno Stato Liberale ad uno Stato Totalitario con

l’eliminazione costante, ma veloce, di ogni forma di opposizione.

Ma in questo periodo e in quello successivo a Biccari cosa

succedeva? Succedeva che le conseguenze della guerra si erano

riversate anche su di noi, non solo la fame e la miseria, ma anche

le nuove disposizioni mussoliniane sul significato della

Grande Guerra, sui Caduti, i Mutilati e su tutto ciò che aveva

ruotato intorno a quella grande follia. Abbiamo scoperto, a seguito

delle ricerche per la compilazione del presente volume,

che il Comune di Biccari il 22 maggio 1924 concesse a Benito

Mussolini la cittadinanza onoraria, nella forma e con le parole

che poi vedremo, ma la cosa strana e a dir poco “sconveniente”

non è la concessione della cittadinanza, 63 cosa che per altro

hanno fatto quasi tutti, quanto il non averla mai revocata soprattutto

da parte delle amministrazioni post ’45 che scelsero di

impiccarlo a testa in giù. Desideriamo riproporla, qui di seguito,

sia per conoscere i componenti di quel Consiglio Comunale,

sia per le parole usate.

Dal Registro dell’Amministrazione Comunale – Registro Deliberazioni

Originali del Consiglio anno 1924 – 925:

“L’annomillenovecentoventiquattro, il giorno ventidue

del mese di maggio, alle ore 20,30, a norma degli art. 124 e

125 della legge 4 febbraio 1915 n. 148 (T.U.) e previa pubblicazione

dell’o.d.g. all’albo pretorio del Comune a senso

63

Vedi allegato n. 17 che contiene l’originale della delibera della concessione della

cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

95


Non solo… nomi

dell’art. 151 del Regio Decreto del 30.12.1923 n. 2839, il Consiglio

comunale si è riunito in seduta straordinaria di 1° convocazione

nella solita sale delle adunanze municipali e nelle

persone dei signori: 1° Caione cav. uff. D. Vincenzo. 2° Cocco

Antonio. 3° De Luca Giuseppe. 4° Di Lorenzo Lorenzo. 5° Doria

Raffaele. 6° Fiorella Michele. 7° Gallucci Giuseppe Rosario.

8° Longo don Francesco Saverio. 64 9° Menichella Michele

di Costanzo. 10° Pellegrini Giuseppe. 11° Stampone Nicola.

12° Stanca Francesco Saverio. 13° Tulino Antonio. Consiglieri

assenti: Per giustificato motivo: 1° Basile Nicola (ammalato).

2° Cristinziano Matteo (emigrato). 3° Lucera Giuseppe (dimessosi).

65 4° Menichella farm. Michele (emigrato). 5° Monaco

Antonio (dimessosi). 6° Racioppa Michele (emigrato). Senza

giustificato motivo 1° Menichella Antonio.

Assiste alla seduta il Segretario comunale sig. Menichella

geom. Salvatore.

Riconosciuto che il numero dei Consiglieri intervenuti è

sufficiente per la legalità delle deliberazioni il sig. Caione, cav.

uff. D. Vincenzo, assume la presidenza e dichiara aperta la seduta.

Oggetto

“Cittadinanza onoraria a S. E. Benito Mussolini”

Il presidente riassume con cenni ampi e precisi quale era

la situazione interna e finanziaria della Nazione prima della

rivoluzione fascista dell’ottobre 1922 le quali depressioni

dell’animo umano apportavano a continui moti bolscevici che

abbassavano il decoro e l’importanza della Patria verso altri

Stati.

64

Era un prete che faceva politica.

65

Mio nonno si era dimesso dalla carica di Consigliere subito dopo le elezioni politiche

generali del 6 aprile 1919 e l’Amministrazione di cui stiamo parlando è proprio

quella in cui venne eletto ed è elencato nella delibera in esame come dimissionario.

96


Giuseppe Osvaldo Lucera

Però, ad allontanare i pericoli esterni che malauguratamente

i nemici di dentro e di fuori procacciavano in danno della

Madre Patria sorse fatalmente l’Idea fascista che in poco

volgere di tempo solamente si rinsalda da rinnovare l’animo

del popolo da allevarlo nella comprensione di una patria forte

e rispettata.

L’Idea bella, attraverso sacrifici cruenti ed una fulminea

risoluzione che pochi riscontri ha nella storia dei popoli poté

rappresentare il sentimento unanime della Nazione. Essa idea,

personificata e voluta da Benito Mussolini, ha tutto rinnovellato

e ciò nel poco volgere di tempo che trascorre dall’ottobre

del 1922 ai giorni correnti.

La prova saliente di come si sia rinsaldata l’animo italico

è quella data dalle elezioni generali del 6 aprile u.s. 66 con la

quale le liste nazionali e quelle fiancheggiatrici ebbero la

schiacciante maggioranza sulle avversarie ed anticostituzionali.

Entrato il Governo di Benito Mussolini con tale plebiscito

nella legalità e continuando Egli l’opera risanatrice della

coscienza e della finanza nazionale attraverso provvedimenti e

66

Nel 1923 il Partito Nazionale Fascista presentò un progetto di legge elettorale, la

cosiddetta Legge Acerbo che venne approvata in un clima non certo democratico.

Infatti Filippo Turati ebbe a dire: “… sotto l’intimidazione non si legifera; non si legifera

tra i fucili spianati e con la minaccia incombente delle mitragliatrici. Una

legge la cui approvazione vi è consigliata dai 300 mila moschetti dell’esercito di dio

e del suo nuovo profeta, non può essere che la legge di tutte le paure e di tutte le viltà.

Quindi non sarà mai una legge. Voi continuate a bloccarvi, signori del Governo,

in quella quadratura del circolo che è l’abbinamento del consenso e della forza. Or

questo è l’assurdo degli assurdi. O la forza o il consenso. Dovete scegliere. La forza

non crea il consenso, il consenso non ha bisogno della forza, a vicenda le due cose

si escludono.” Filippo Turati 15 luglio 1923.

97


Non solo… nomi

leggi che rispecchiano la grandezza del Genio, si è ora sicuri

che il lavoro e la pace regneranno benefici in tutto il Paese e

l’idra perversa che incombeva sui nostri destini e del tutto

scomparsa.

Il sentimento d devozione e riconoscenza che unanime si

sprigiona da ogni cuore d’italiano verso il Duce, deve avere

una manifestazione concreta che dica ancora come in ogni

Comune la comprensione del bene infinito verso l’Italia, sia

sentita ora e sempre e sia infine monito alle generazioni avvenire.

Questo Consiglio comunale che rispecchia l’anima patriottica

del Paese è ora chiamato a conferire la cittadinanza

onoraria biccarese a S. E. il Duce ed esprimere la somma dei

sentimenti che gravitano in ogni cuore.

Il Consiglio

Unanime, levato in piedi, tra deliranti acclamazioni di popolo

dirette a S. M. il Re e al Duce

Proclama

Benito Mussolini

Presidente del Consiglio dei Ministri e Duce del fascismo

Cittadino Onorario di Biccari

e nel momento approva il telegramma di partecipazione, formulato

dal Sig. Sindaco, che è del tenore seguente:

“A Sua Eccellenza Benito Mussolini – Roma –

Questo Consiglio comunale riunitosi in straordinaria seduta

ha proclamato Eccellenza Vostra cittadino onorario di Biccari

fra entusiastiche acclamazioni di popolo stop Ho l’ambito onore

di partecipare Eccellenza Vostra deliberato del Consiglio

che fedele interprete sentimenti intera cittadinanza ha voluto

tributare omaggio di divozione sincera Eccellenza Vostra ed

esprimere unanime consenso alla grandiosa opera Vostra per

98


Giuseppe Osvaldo Lucera

conseguita restaurazione nazionale e per la redenzione della

sempre risorgente anima italica stop Sindaco Caione.”

Del che si è redatto il presente verbale

Il Presidente

V. Caione

Il Consigliere Anziano

Il Segretario Comunale

Michele Fiorella

Menichella Salvatore

La presente deliberazione viene pubblicata in copia all’Albo

Pretorio del Comune il giorno di domenica 25 maggio 1924e

contro di essa non furono prodotte opposizioni. Il Segretario

Comunale”

Perché abbiamo voluto riprodurre per intero, riscrivendola,

la deliberazione di cui sopra? Sostanzialmente per tre ordini

di motivi:

a) riaffermare il concetto espresso da Filippo Turati

sull’ostentazione della forza e sulla legalità. Dalla

Marcia su Roma al maggio successivo, con la violenza,

quindi con la forza, il potere passò al Duce, grazie

anche ai Savoja;

b) il cambio totale e repentino, in antichi uomini di potere,

dell’atteggiamento politico, transitato in poco

tempo da una “parità istituzionale” ad un “inginocchiatoio

ecclesiastico”. Perfetta adorazione

dell’uomo forte al comando; 67

67

Affermare questo concetto a quasi un secolo di distanza non è e non può essere

fuorviante da parte mia, se non altro perché l’uomo Caione, il medico Caione e il

Podestà dopo e sindaco prima, è stato da me studiato in tutte le possibili espressioni.

Prove ne è le innumerevoli volte che viene citato nelle mie pubblicazioni precedenti

e questo nelle vesti di sindaco, di medico, di podestà e di uomo.

99


Non solo… nomi

c) Infine, il lessico utilizzato, che diventerà negli anni

successivi, il vero e immondo metodo di rappresentare

coloro che gestivano e governavano il potere: non

più vicino alla gente ma idealizzato in un mondo dove

entrarci o avvicinarti soltanto era del tutto impensabile;

In quegli stessi anni, mentre Mussolini si preoccupava di

fornire i fucili ai “marciatori”, il Comune di Biccari si pose dei

problemi. Escludendo Lucera, comune molto più popolato del

nostro, gli amministratori costatarono che Biccari, tra i Comuni

dei Monti dauni settentrionali (Roseto, Alberona, Pietra, Motta,

ecc.) era stato quello che indipendentemente dalla popolazione,

in percentuale, era stato il paese che aveva subito le maggior

perdite della zona. Il sindaco Caione, non ancora podestà, si

pose il problema di ricordare, con uno stelo, una croce, un cippo,

tutti quei giovani partiti per la Grande Guerra e non più ritornati.

D’altro canto il sindaco Caione (non tutta la sua ampia

famiglia) abitava in quella che oggi è Via Caione, nel fabbricato

posto prima, e dirimpetto, a quello che appartiene alla famiglia

Longo, e in quella stessa strada abitava anche la mamma

dei tre fratelli Ercolino che non tornarono più dalla guerra. Gli

incontri tra il Caione e la Tulino anche se giornalieri o settimanali,

determinarono nell’uomo la necessità, forse più degli altri,

di lasciare un ricordo a quella mamma ormai preda di quella

malattia che oggi si definirebbe: bipolare. 68

Il sindaco formò una regolare commissione di uomini

probi, nella quale confluì anche la Congregazione delle Suore

di Carità, allora esistente in Biccari che era diventata proprieta-

68

Affermo tutto ciò perché negli archivi del Ministero della Difesa è presente un documento

(non scaricabile e non cedibile) di una concessione di una retribuzione alla

mamma per la perdita dei figli, retribuzione che la Tulino rifiutò, per poi ripresentare

regolare richiesta ed è questo il documento presente che fa riferimento all’altro precedente,

cioè a quello del rifiuto.

100


Giuseppe Osvaldo Lucera

ria, per donazione, sia dello slargo antistante l’attuale sede Asl

(Vecchio edificio scolastico) che dell’uliveto soprastante (Via

Manzoni non esisteva ancora), di proprietà di Salvatore Stanca

(all’epoca Stanga), e che scendeva fino a quello che era chiamato

Foro Boario (l’attuale Piazza Matteotti). 69 L’esistenza

delle Suore della Carità a Biccari è comunque fuori da qualsiasi

dubbio, sia perchè le menziona il sindaco Caione, ma anche

perché esiste una prova inconfutabile che la si può trovare in

allegato. 70 Il suolo fu quindi messo a disposizione dalla Congregazione

di Carità, ma la raccolta fondi non riuscì nel suo intento

tant’è che raccolse solo 889 lire e 65 centesimi. Fu proprio

a causa di tutto questo che il sindaco-podestà il 22 dicembre

1924 convocò il Consiglio comunale e pose il problema

della costruzione del Monumento ai Caduti ovverosia di un

qualcosa che ricordasse alle generazioni del tempo e a quelle

future l’immane sacrificio compiuto per… “acquisire delle terre

straniere”. Preferiamo trascrivere la delibera, anche se la alleghiamo

al presente volume, per poter meglio mettere in evidenza

i giudizi netti ivi presenti e il ricorso ad aiuti e sovvenzioni

non più delle Casse Comunali, ma di altri. La delibera ha

69

Vedi: di Giuseppe Osvaldo Lucera – Historia del “Pubblico Fonte” di Biccari –

Edizioni Del Poggio – Poggio Imperiale – Foggia – 2016 – l’allegato n. 12 a pag. 86

dove il decurionato di Biccari procedette ad interrare le canaline di adduzione

dell’acqua pubblica, proveniente dalla Vasca della Pescara alla vecchia ubicazione

della Fontana (attuale angolo della Piazza Matteotti di fronte all’incrocio con Via

Fuori Porta Garofalo) proprio nel terreno di Salvatore Stanca che in linea retta conduceva

l’acqua attraverso la villa ai caduti, le strade e la piazza per giungere

all’angolo di Via Fuori Porta Garofalo.

70

L’allegato n. 18 è un verbale delle Poste italiane del 1894 nel quale viene elencata

tutta la corrispondenza non consegnata e messa a disposizione per un eventuale ritiro.

In questo elenco c’è la suora di Carità destinataria di un plico proveniente da Torino.

101


Non solo… nomi

per oggetto: “Contributo del Comune per le onoranze dei caduti

in guerra”. 71

Delibera di Consiglio

“Biccari 22 dicembre 1924 – oggetto all’o.d.g. è il n. 77

Delibera pubblicata il 28/ dicembre 1924. Delibera approvata

dalla GPA (Giunta Provinciale Amministrativa) nella seduta

dell’8 gennaio 1925. Firmato Il Prefetto Carponi. 72

Consiglieri presenti

Caione Vincenzo

Doria Raffaele

Gallucci Giuseppe

Longo don F. Saverio

Fiorella Michele

Menichella Antonio

Stanca F. Saverio

Basile Nicola

Pellegrini Giuseppe

Stampone Nicola

Tulino Antonio

De Luca Giuseppe

Consiglieri Assenti

Menichella Michele di Costanzo

(ammalato)

Cristinziano Matteo (emigrato)

Lucera Giuseppe (dimessosi)

Racioppa Michele (emigrato)

Menichella Michele

(emigrato)

Monaco Antonio (dim.)

Di Lorenzo Lorenzo (ing.)

Cocco Antonio (ingius.)

Il Presidente ricorda che già da qualche tempo si è costituita

nel nostro Comune una Commissione scelta fra combat-

71

Vedi allegato n.19: delibera del Consiglio comunale del 22 dicembre 1924.

72

Carponi nacque a Torino il 25 aprile 1878, fu nominato Prefetto di 2° classe il 1°

ottobre 1918 e prefetto di 1° classe il 5 marzo 1926. Fu Prefetto di Foggia dal mese

di agosto 1924 al mese di dicembre 1925. Da Alberto Cifelli: vidi bibliografia.

102


Giuseppe Osvaldo Lucera

tenti e preclari cittadini avente per iscopo di raccogliere i fondi

necessari per onorare con opera tangibile e duratura la

memoria dei gloriosi soldati concittadini caduti sul campo

dell’onore nella guerra 1915 – 1918 o deceduti per altre cause

dipendenti dalla guerra stessa. 73

La Commissione per parecchie volte ha operato sottoscrizioni

volontarie tra la popolazione, però non hanno avuto

esito lusinghiero, tanto che ha potuto appena raccogliere Lire

889,65. Con tale somma la Commissione non ha potuto svolgere

il suo programma che era ampio e decoroso per il nostro

Comune. Fra tanta indifferenza, specie nella classe degli abbienti,

per sì doveroso opera, solo la Congregazione di Carità,

con atto spontaneo, compresa del benefico mandato, ha donato

una superficie di terreno di sua proprietà sito nei pressi

dell’abitato. Rendendo pubblico ringraziamento alla detta

Opera Pia, il Presidente fa constatare essere necessario ed opportuno

che l’Amministrazione Comunale, vagliando gli obblighi

morali imposti ad un civile comune dalla riconoscenza, si

sostituisca ai cittadini e determini e concreti la base di quella

spesa necessaria per elevare un ricordo marmoreo od altro a

devota riverenza a chi, senza nulla chiedere, tutto donò alla

Patria.

Il Presidente è convinto che qualora l’oggetto messo

all’ordine del giorno sia favorevolmente votato con

l’erogazione di una somma dalla Cassa Comunale, il popolo di

Biccari, che ha animo buono e sana educazione civile, godrà

della spesa per l’oggetto, stante che sa essere nobile lo scopo

della devoluzione e sa pure che indirettamente ed in modo proporzionale,

la spesa stessa è sostenuta da esso.

73

La Commissione nacque nel mese di dicembre 1922.

103


Non solo… nomi

Il contributo del Comune verrà messo a disposizione della

Commissione della quale fa parte un rappresentante di questa

Amministrazione e sarà impiegato nel modo più acconcio

che la Commissione stessa determinerà previo presentazione di

bozzetto e preventivo.

Va senza dire che l’offerta del Comune dovrà essere integrata

da altre che si solleciteranno tra le colonie biccaresi

residenti nelle Americhe per modo che il tutto concorra allo

scopo unico di dare al nostro Comune la forma tangibile della

pubblica riconoscenza verso i gloriosi caduti e che essa forma

non sia seconda a quella dei Comuni similari.

Aperta la discussione i consiglieri dimostrano viva simpatia

per la proposta e si passa quindi a fissare l’ammontare

del contributo.

Il consigliere Basile presenta il seguente ordine del giorno

sul quale invita il Consiglio a deliberare:

“Il Consiglio fatta propria la chiara esposizione del Presidente,

ritenuta l’imprescindibile necessità e dovere di sollecitare

ed animare la erezione di un ricordo duraturo degno del

Comune e dei Caduti desidera concorrere alla onoranza perenne

dei Caduti in guerra mercé la somma di Lire 20.000,00

che sarà prelevata dall’art. 48 del bilancio 1925 “Fondo spese

impreviste” che ha una disponibilità di Lire 32.000,00. La

somma suddetta sarà erogata in favore della Commissione ed

al cassiere della stessa dopo l’approvazione del progetto da

parte di chi di ragione ed a richiesta scritta del Presidente. Il

rappresentante dell’Amministrazione Comunale in seno al comitato

è il Sindaco del Comune.”

Il Presidente mette ai voti l’ordine del giorno del consigliere

Basile e spiega che si voterà per alzata e seduta con

l’intesa che chi non l’approvi si alzi.

104


Giuseppe Osvaldo Lucera

Procedutosi alla votazione nel modo di cui innanzi

l’ordine del giorno Basile viene approvato all’unanimità.

Il Consiglio infine delibera che la somma di Lire

20.000,00 così determinata sia stralciata dall’art. 48 del bilancio

1925 – Spese Impreviste – e costituisca un nuovo art. 79/bis

da collocarsi tra le spese facoltative straordinarie, categoria 1,

“Contributo del Comune per le onoranze ai caduti in guerra”.

I l Segretario Comunale Il Podestà

Menichella geom. Salvatore Caione cav. uff.

Dr. Vincenzo”

La delibera presenta una contraddizione stridente, l’uso

di un lemma improprio e la volontà di non considerare il Comune

come un responsabile dell’intero piano da attuare. La

contraddizione è di natura sia lessicale che concettuale: non si

spiega cioè, come mai i cittadini di Biccari vengono prima tacciati

di tirchieria, specie “nella classe degli abbienti”, mentre

subito dopo gli stessi sono descritti come un “popolo che ha

animo buono e sana educazione civile”, come dire che al rumore

del soldo tutti si tirano indietro, ma sono dei perfetti cittadini.

Poi riscontriamo la presenza del lemma “colonia” riferita

agli emigrati italiani trasferitisi nelle Americhe. Il linguaggio

politico comincia a cambiare, non sono più “gruppi”, “concittadini”

o meglio “compatrioti” che hanno trovato altrove tutto

ciò che lo Stato italiano non aveva saputo dare loro, ma ecco

che diventano delle “colonie” che in quel periodo aveva assunto

un altro e più marcato significato. L’altro, ed ultimo aspetto,

che la deliberazione denuncia, è la volontà di non rendersi responsabili

diretti di un’opera che pure avrebbe avuto una rilevanza

enorme e non particolaristica di un gruppo al potere, ma

tutto viene fatto sotto la copertura e la responsabilità di una

105


Non solo… nomi

Commissione, ancorché composta anche da un membro

dell’Amministrazione, ma pur sempre nella sostanziale considerazione

che l’opera a costruirsi era di interesse pubblico. Il

comune mette a disposizione 20.000,00 lire, la raccolta fondi si

era fermata a lire 889,65, ma rivolge un appello agli emigrati

nelle Americhe per effettuare una raccolta di fondi per “elevare

un ricordo marmoreo od altro a devota riverenza a chi, senza

nulla chiedere, tutto donò alla Patria.

L’inizio di questo nostro racconto è cominciato a Biccari,

ma è in una grande città mineraria americano: Philadelphia,

dove si erano concentrati quasi tutti gli emigrati biccaresi, che

riuscirono a raggiungere gli Stati Uniti d’America, dove vedrà

la sua conclusione finanziaria. La povertà dello Stato unitario,

gestito dai Savojardi, divenne tale che a centinaia scapparono

delle nostre colline, dalle nostre valli, dalle nostra mura, vuoi

per non incidere ancora sullo scarno bilancio familiare, vuoi

per trovarsi un’alternativa ad un futuro che pronosticavano ancor

più magro, ancor più sterile di quello dei loro genitori. Sta

di fatto che dal 1892 al 1924 partirono dalla nostra Biccari

qualcosa come circa 1250 abitanti che fecero tutti scalo a New

York. Non abbiamo elementi tali da poter quantificare quelli

che si diressero in Francia, Inghilterra, Canada e America del

Sud. Ma una cosa è certa: in un trentennio quasi la metà della

nostra popolazione fu costretta ad emigrare. Dei circa 1250

emigrati biccaresi un buon 90% si stabilì a Philadelphia. La città

di allora offriva lavoro e in molti si calarono nelle miniere,

ma pochi fecero ritorno a Biccari. Mi ritorna in mente una canzone

di Guccini dal titolo di Amerigo che racconta, non certo

drammatizzando, quel periodo e quella gente:

106


Giuseppe Osvaldo Lucera

Non so come la vide

quando la nave offrì

New York vicino,

dei grattacieli il bosco,

città di feci e strade,

urla, castello,

e Pavana un ricordo

lasciato tra i castagni

dell'Appennino,

l'inglese, un suono strano,

che lo feriva al cuore

come un coltello.

E fu lavoro e sangue

e fu fatica uguale

mattina e sera,

per anni da prigione,

di birra e di puttane,

di giorni duri,

Di negri ed irlandesi,

polacchi ed italiani

nella miniera,

sudore d'antracite

in Pennsylvania, Arkansas,

Texas, Missouri. 74

Si distribuirono alla bene e meglio nella grande città, ma

poi sapevano come e dove ritrovarsi la sera, dopo il duro lavoro

del giorno, ma sempre con una speranza nel cuore: in quella

74

Amerigo, testo e musica di Francesco Guccini, Bologna 1978, genere rock, Casa

discografica EMI.

107


Non solo… nomi

caotica città il futuro c’era e, all’improvviso, era diventato anche

guardabile, affrontabile, ma oltre l’oceano c’era il paese

natio, la famiglia, i parenti e il passato. Non tutti divennero minatori,

molti diventarono negozianti, mastri d’opera, carpentieri,

lavoratori autonomi e qualcuno fece veramente fortuna, nel

vero senso della parola, infatti qualcuno divenne ricco, professionista

impeccabile, dirigente di banca e qualcun altro imprenditore

specializzato nella compravendita di case, manufatti

ed altro ancora. È in questa strana mescolanza di arti, mestieri,

professioni, lavoratori autonomi e dipendenti, che verso gli inizi

del 1926 qualcuno riferì dell’appello del podestà Caione. In

uno di quei locali serali della vecchia Philadelphia alcuni nostri

concittadini si ritrovarono a bere birra, whisky o semplicemente

a gustare del cibo. Dall’Italia, quasi quotidianamente giungevano

lettere da parte dei familiari rimasti in paese e in quel

periodo l’argomento principale era la povertà, in questo caso

attribuita alle conseguenze della guerra, che si era conclusa da

pochi anni. Si contavano i soldati che non erano ritornati dai

campi di prigionia e di chi, invece, non avrebbe più fatto ritorno

ovvero chi portava nel fisico i crudeli segni di quella esperienza

e chi li portava nella memoria e nel cuore. Molti dei presenti,

in quell’ipotetico locale americano, avevano avuto un parente

caduto, un amico disperso o un prigioniero perito nei

campi austriaci. Bisognava fare qualcosa per ricordare quei caduti,

dei quali, forse, anzi senza il forse, non conoscevano

neanche il numero, e allora perché non seguire l’appello del

podestà di Biccari? Perché non contribuire con una sottoscrizione

all’erezione di un monumento in ricordo dei caduti della

Grande Guerra di Biccari?

L’artefice, a mio modesto avviso, cioè il vero interprete

di queste istanze nostalgiche dei nostri emigrati americani fu

un avvocato, un banchiere, un uomo che aveva fatto fortuna

108


Giuseppe Osvaldo Lucera

nelle lande americane e, la cosa notevole da riconoscergli, è

stato senz’altro il brevissimo lasso di tempo che impiegò per

emergere. Il suo nome era Salvatore Russo, e già quello del

nome è un mistero, a dir poco parziale, ma comunque un mistero.

Quando Salvatore fece richiesta di naturalizzazione (in pratica

ottenere la cittadinanza americana) era il 18 gennaio 1912,

si firmò con il suo vero nome, 75 indicò di essere nato a Biccari

(Italia) il 22 dicembre 1883 e che aveva 25 anni, infatti la richiesta

è datata 1° novembre 1909 (gli anni sono 26). Nella

stessa richiesta afferma che risiede a Philadelphia e che è giunto

negli Stati Uniti, proveniente da Napoli (Italia) con la nave

Vittorio il 4 di aprile 1898. 76 Sottoscrive la rinuncia a servire

Vittorio Emanuele e dichiara di non essere anarchico, non dedito

alla poligamia, di essere di razza bianca e di essere uno studente

in legge, unitamente ad altre cose previste dal modello di

naturalizzazione, invocando, prima della firma, la famosa frase:

“Che Dio mi aiuti”. Non compare in questo modello il nome

“Thomas”, che si attribuirà in seguito. A seguito di questa richiesta

otterrà la cittadinanza statunitense, sottoscrivendo di

nuovo le stesse dichiarazioni del modello precedente con

l’aggiunta che “… renounce absolutely and forever all allegiance

and fidelity to any fereign prince, potentate, state, or

sovereignty, and particularly to Victor Emmanuel III, King of

Italy…(rinunciare assolutamente e per sempre a ogni alleanza e

fedeltà a qualsiasi principe, potente, stato o sovranità, e in par-

75

Vedi allegato n. 20 relativo alla richiesta di cittadinanza americana da parte di

Salvatore Russo di Biccari.

76

L’altro mistero, anche se non particolarmente importante, è che negli elenchi del

sito “One step Ellis Island”, quelli relativi agli immigrati provenienti da Biccari non

c’è nessun Russo Salvatore, ma avrebbe potuto raggiungere il porto senza essere catalogato

(cosa un po’ strana).

109


Non solo… nomi

ticolare a Vittorio Emanuele III, re d'Italia)”. Su questa tessera

di registrazione compare il nome Thomas. 77 Nel 1920 ci fu un

censimento dello stato della Pennsylvania e ricompare per la

seconda volta il nome di Thomas, come pure nel censimento

del 1930, ma con l’aggiunta di una “S” che sta per Salvatore.

Nel certificato di morte, avvenuta il 22 ottobre 1938, anche la

“S” scompare definitivamente. Per completare il quadro delle

origini di Russo Salvatore abbiamo fatto ricerche anche a Biccari

ed è risultato che era proprio vero ciò che si raccontava che

quando si giungeva in un paese straniero si poteva dichiarare

quel che si voleva. Del resto negli Usa chiamarsi Salvatore, oltre

alla traduzione in “Savior” era la pronuncia che faceva abbandonare

definitivamente qualsiasi speranza. Come detto negli

archivi civili e militari di Biccari è come se Salvatore Russo

non fosse mai nato ne 1883. 78

Ma torniamo alle nostre ricerche di Biccari: nel 1883 e

nel 1884 non è nato nessun Russo Salvatore. Il nostro uomo vide

la luce il 21 dicembre 1882 alle ore tre di notte e fu battezzato

il 24 dicembre nella chiesa di Biccari dal sacerdote Mandara.

I genitori di Salvatore furono Giovanni Russo e Piacquadio

Angelarosa e al bambino furono imposti due nomi: Salvatore

Giuseppe. La motivazione per la quale volle aumentare di

un anno la sua età non è data sapere. 79 E così, iniziando dal

nulla, Thomas S. Russo divenne un uomo importante della Philadelphia

del tempo al punto da fondare una banca, la “Mercantile

Bank”, diventandone il presidente. Fu proprio

77

Vedi allegato n. 21 relativo alla concessione della cittadinanza a Thomas S. Russo.

Compare il nome di Tommaso che negli atti ufficiali di Biccari (Comune e Chiesa

non è mai esistito).

78

Vedi allegato n. 22 relativo al certificato di morte di Russo nel quale il nome originario

di Salvatore scompare definitivamente.

79

Vedi allegato n. 23 relativo al registro dei nati in Biccari dell’anno 1882 dal quale

si evince che il secondo nome di Salvatore Russo è Giuseppe.

110


Giuseppe Osvaldo Lucera

quest’uomo a fare propria l’idea di operare una sottoscrizione

per i caduti di guerra di Biccari ed azionò tutte le leve possibili

per realizzare l’evento. Divenne così presidente di un comitato,

formato da 35 persone tutte di Biccari, da un segretario nella

persona di Pietro Cimino e da un tesoriere individuato in Giuseppe

Cavaliere. Queste persone si prefissero di raccogliere, tra

gli immigrati biccaresi, compreso loro stessi, la somma necessaria

per costruire il monumento e fu in questo modo che riuscirono

a contattare 311 persone più uno che non volle dare le

generalità. I due più grandi finanziatori furono Russo Thomas

S. con 323,25 dollari e De Vincentis Angelo fu Antonio con

252,00 dollari e tale Checchia Filippo di Antonio con 55,00

dollari. Il resto ha una media pro-capite di circa 6 dollari derivante

da un minimo di 1,00 dollaro ad un massimo di 35,00

dollari. 80

Quale è stata la motivazione principale che spinse tutte

queste persone a sottoscrivere una quota per erigere un monumento

di pietra nel loro paese natio? Come già accennato le

motivazioni sono tante: la lontananza, il ricordo di chi non è

più tornato, la nostalgia e il non poter più vivere di persona le

ansie, i progetti ed il futuro di chi era rimasto. Ma a tutto questo

ci sarebbe da aggiungerne un’altra: erano trascorsi circa due

anni dalla presa del potere da parte di Benito Mussolini e sul

versante dei ricordi la macchina statale si dimostrò troppo lenta.

81 Erano già girate nei circuiti militari statunitensi degli opuscoli,

delle foto, immagini commemorative, che non potevano

80

Vedi copia dei sei allegati n. 24 relativi alla costituzione del Comitato e dei Sottoscrittori,

emigrati biccaresi in Philadelphia, per la raccolta fondi per la costruzione

del Monumento ai Caduti di Biccari nella Grande Guerra.

81

Infatti, L’Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra il governo di Mussolini lo

stampò nel 1937, quasi a vent’anni dalla stessa guerra.

111


Non solo… nomi

essere comprensive di tutti coloro che persero la vita, alle quali

ognuno apportò le proprie correzioni e integrazioni. Famosa è

quella dei soldati statunitensi dell’Indiana e quella dei caduti di

Biccari. 82 Necessitava allora procedere per reperire i fondi e

per fare in modo che il Comune di Biccari indicasse il luogo

dove costruire. Siamo nel periodo in cui il Comune di Biccari

era già impegnato a trovare l’area sia per rimodernare

l’acquedotto borbonico, sia per indicare dove costruire la “Casa

della Scuola” ed anche per trovare posto al Monumento dei

Caduti. Questo è un periodo strano dell’Amministrazione comunale

di Biccari e il terreno risulta anche abbastanza minato,

pertanto abbiamo intenzione di non entrare in diatribe, pressioni,

piani di fabbricazione (stesso comportamento tenuto nel volume

dedicato alla Fontana di Biccari) unicamente perché sarà

oggetto, se ci sarà tempo e volontà, di una successiva pubblicazione

dedicata tutta a “Piazza Fontana”, ma unicamente per

rimarcare la veridicità di due adagi biccaresi: “Articule quinte!

Chi tè ‘mmane ha ‘vvinte!” e l’altro: “Chi cumanda fa légge!”…

ma questa sarà un’altra storia.

C’è ancora qualcosa a cui i biccaresi dedicano sguardi distratti,

occhiate veloci o scorse superficiali, se non addirittura

incomprensibili auto domande (a guisa di un quiz a premio) ed

è la scritta in numeri romani posta sulla pietra che fa da architrave

alla lista dei caduti della Grande Guerra. La scritta è la

seguente: MCMXXVI che tradotta dal latino significa anno

1926, ma anche per questo ulteriore aspetto le cose non sono

andate come poi appaiono oggi. Non fu il 1926 l’anno in cui il

monumento fu eretto anche se quello doveva essere l’anno di

edificazione. Nella realtà l'erezione avvenne un anno dopo,

82

Vedi allegato n. 25, di fattura squisitamente fascista, ma che comprende soltanto

24 caduti biccaresi nella Grande Guerra e l’allegato n. 26 relativo ai caduti dello Stato

dell’Indiana (Usa). La differenza stilistica e di “contorno” è decisamente netta.

112


Giuseppe Osvaldo Lucera

come risulta della delibera del Consiglio Comunale che accetta

i conteggi presentati dalla Commissione (tornata del 26 giugno

1927) dove si evidenzia un avanzo di lire 1.421,35 che furono

impiagati per la costruzione di un massiccio reticolato in ferro

che abbracciava l’intero monumento. Non si conosce il fabbro

ferraio che realizzò il manufatto, ma qualche nostro anziano

concittadino scommette ancora oggi che a realizzarlo fu “Mastro

Leonardo De Palma” che operava in Via Fuori Porta Garofalo

(la vecchia Porta Colabastucci) all’altezza

dell’abitazione della famiglia di Catalano Donato, nel sottano

posto al di sotto della stessa strada principale, oggi di fronte allo

studio del Dr. Lucera Antonio.

Abbiamo, in questo modo stabilito, che non fu la comunità

biccarese del tempo né l’Amministrazione comunale con il

suo sindaco/podestà che si accollò il costo dell’erezione di questo

“priapismo architettonico” nella misura di un 22% circa,

ma furono gli espulsi di Biccari a causa della miseria, della povertà,

di un futuro incerto, che dalla lontana America sovvenzionarono

uno Stato elitario, imperialista e sotto dittatura con la

cifra di 2.574,60 dollari americani che la cambio dell’epoca

erano pari a Lire 70.000,00. Ma quella donna con la corona,

che copre la scritta in numeri romani, che offre una corona a

chi non ne più bisogno e che raffigura una Italietta scarna in

tutto, posta sotto al soldato che porge la bandiera al cielo,

quante anime e quanti corpi si trascina dentro, nel suo “orgoglioso

seno”? E qui si apre e si mostra la vera storia locale che

dalle pendici del Carso, del Grappa e di altre territori si riversa

su delle popolazioni non preparate a comprendere, niente affatto

consapevoli dei giochi di poteri, imperialistici, di sfruttamento,

per realizzare i quali è servita la vita di un loro figlio, a

volte di due e in qualche caso addirittura di tre. Che Stato è mai

113


Non solo… nomi

questo? E’ un Crono che mangia i suoi figli! Alcuni li preferisce

freddi, su langhe di neve gelida, altri su letti di anacronistici

ospedali da campo, avvolti in puzzolenti lenzuola ed altri ancora

regalati al nemico come semplice omaggio per i loro satanici

gusti. Non vedo altre spiegazioni all’avventura, cosiddetta

italiana, nella guerra del 15-18. Su questo ritorneremo, adesso è

tempo di parlare dei nostri concittadini caduti, di quelli andati

in guerra, dei ribelli, degli emigrati (quasi tutti dischiarati disertori)

e delle tante famiglie distrutte, impossibilitate a riprodursi

negli anni a venire per esaurimento della stirpe.

Sorge a questo punto una domanda: “Ma è stato giusto ed

onorevole, da parte di uno Stato costituito e nel pieno dei propri

poteri, accettare una rimessa da parte di emigranti e non

devolverli a opere di beneficenza e costruire il tutto a proprie

spese, anche in considerazione che quelle persone era morte

per quello Stato che adesso continuava a vivere?” La risposta,

in questo caso, spetterebbe al lettore.

Il 26 ottobre 1990, il nostro concittadino Stelluto Vittorino,

alias “Calarone”, inviò una lettera da Philadelphia a Gennaro

Lucera nella quale portò alla luce due incontrovertibili

eventi biccaresi, anche questi già avvolti dalla nebbia

dell’oblio. Il primo evento fu quello della rivolta dei biccaresi,

avvenuta nel 1946, 83 contro l’ammassatore e i suoi complici,

tra i quali figurava anche il Maresciallo dell’Arma del tempo. Il

secondo fu l’inoltro dell’intero fascicolo che si allega al n. 24.

Se si osserva attentamente la foto dell’allegato che riproduce il

monumento e si analizzi con oculatezza l’intero allegato si possono

fare alcune considerazioni. È evidente che la foto del monumento

non faceva parte dell’iniziale “fardello” sia perchè era

ancora a costruirsi quando fu effettuata la raccolta fondi sia

83

La rivolta biccarese del 1946 è stata inerita nella raccolta degli eventi culturali tenuti

a Biccari dall’Ass.ne Culturale “Terra di Mezzo” nel 2017.

114


Giuseppe Osvaldo Lucera

perchè appare direttamente scollegata con i fogli del riepilogo

dei sottoscrittori che ha, di per sé, un frontespizio: quello

dell’Albo d’Oro. L’altra aspetto che ha attratto la mia attenzione

è proprio la foto in sé. Osservandola bene si può notare con

facilità che la famosa scritta in numeri latini non compare, come

non appare neanche la lapide dei nomi, ma si può già osservare

la scritta posta al disopra del braccio, in lettere dal colore

nero, che esiste ancora oggi anche se parzialmente ricoperta

dall’edera. Inoltre, a destra della scritta si può scrutare un riquadro,

di colore nero, attualmente eliminato, nel quale, con

moltissime probabilità, vi era incastonato il simbolo dei Savoja

(croce bianca, ecc.) oppure il simbolo del fascismo rappresentato

dal “fascio da combattimento”. Per me è più probabile il

primo del secondo in quanto il regime fascista, in quel momento

dato, era ancora in fase di consolidamento. Ma tutte queste

assenze, rilevabili nella foto, fa supporre che la mancanza della

lapide e quella della scritta, evidentemente applicate in epoche

successive, sono dovute senz’altro all’epoca in cui la foto fu effettuata,

ma se si osserva l’allegato n. 26, dove sono riportate n.

23 foto di caduti rispetto ai 61 effettivamente nativi di Biccari e

caduti tutti nella Grande Guerra, ci fa supporre che molti dei

deceduti non erano affatto a conoscenza delle autorità che fecero

circolare la foto. Furono senz’alto delle autorità politiche a

fare tutto questo sia perché c’è l’uso del simbolo del fascio e

sia per il costo da riservare ad una foto del genere. Inoltre questo

è l’unico documento “ufficiale” ne quale compare Salinaro

Giuseppe come nativo di Biccari, il ché non risponde a verità .

Facciamo un passo indietro e ritorniamo alla lapide. Sulla

lapide dei caduti ’15-’18 compare Lucera Giambattista, di cui

abbiamo già parlato, e lo stesso compare anche sulla foto. Questo

aspetto ci potrebbe indurre ad una affrettata considerazione

115


Non solo… nomi

del tipo: hanno sbagliato. Però, che ci sia stato un errore è più

che evidente, ma come hanno fatto a scrivere su di una lapide e

ad inserire il nome di Lucera Giambattista nella foto se questo

altro non era, in quel momento storico, un soldato nemico?

Quest’ultima considerazione mi porta a dover riconoscere che

certe scelte (lapide e foto) siano state operate in un periodo

senz’altro post fascista altrimenti non si spiegherebbero queste

azioni, specie in presenza di un regime dittatoriale e militarista

come fu il fascismo di mussoliniana memoria.

116


Giuseppe Osvaldo Lucera

PARTE SECONDA:

LA SECONDA

GUERRA MONDIALE

1940 – 1945

117



Giuseppe Osvaldo Lucera

CAPITOLO I/bis

LE CAUSE CHE SCATENARONO

LA SECONDA GUERRA

MONDIALE

Trascorsero soltanto 14 anni dalla costruzione del

monumento ai caduti di Biccari (1926) della Grande Guerra

che ne scoppiò un’altra nel 1940. Ma prima di inoltrarci brevemente

nelle cause che la determinarono, quasi tutti i libri di

questa scuola ne dimentica una, molto importante, che contiene

in sé insegnamenti che spesso il capitalismo mondiale, ormai

involuto in capitalismo finanziario di tipo globale, ha da molto

tempo fatto dimenticare. Questa causa riguarda le condizioni

capestro che furono assegnate alla Germania, trasformatasi,

dopo la sconfitta, da impero centrale e dominante in un regime

repubblicano di infima condizione.

Nacque in questo modo la Repubblica di Weimar che si

accollò tutti i debiti di guerra “consistenti” in una cifra assurda

per la quantità, non certo per i danni arrecati con la Grande

Guerra. Al debito si aggiunse la disoccupazione, la fame, una

crisi economica a dir poco catastrofica alla quale si aggiunse la

conseguenziale azione degli scioperi e delle azioni di sinistra

guidate dalla Luxemburg. Ci furono nazioni, come la Francia e

il Belgio, che per garantirsi i loro crediti di guerra giunsero perfino

ad occupare parte del suolo tedesco, come la valle della

Rhur, dopo averne perfino riconosciuto, in sede d’armistizio,

119


Non solo… nomi

l’appartenenza alla Germania. Ma oltre al grande debito di

guerra nella mente dei tedeschi continuava a non essere digerita

la cosiddetta questione di Danzica, che apparirà sullo scenario

europeo soltanto qualche anno dopo. 84

Ma al di là di questa problematica c’era una questione

ancor più forte, che provocava risentimento alla Germania di

non facile soluzione. L’accordo di pace aveva previsto la cessione

alla Francia sia dell’Alsazia che delle Lorena, nonché lo

sfruttamento del bacino carbonifero della Saar, che sarebbe ritornato

tedesco solo nel 1935. Questa clausola dell’accordo

provocava un risentimento generalizzato nella popolazione tedesca.

Poi giunse al comando il nazista Hitler e le cose per i tedeschi

iniziarono a cambiare da un lato, ma a peggiorare dal

punto di vista diplomatico. Hitler riarmò l’esercito beffando gli

accordi stipulati alla fine della prima Grande Guerra e che fa?

Occupa la Cecoslovacchia, con moltissime corresponsabilità

della Francia, dell’Italia e dell’Inghilterra, e poi abbandona la

Società delle Nazioni e si annette l’Austria (il famoso Anschluss).

In Italia comandava Mussolini, in Germania Hitler

(1933), quale ottimo binomio di interessi e di politica poteva

nascere da un accordo tra i due? Infatti Hitler e Mussolini, con

l’istituzione dell’Asse Roma – Berlino, aderirono al patto Anticomintern

che subito dopo si trasformerà nel famoso e cosiddetto

“Patto d’Acciaio”. 85 C’era, inoltre, un’altra motivazione

84

Danzica, o meglio, il corridoio di Danzica fu creato con il trattato di pace che

chiuse la Grande Guerra. Esso fu creato per consentire alla Polonia di avere uno

sbocco al mare e per ottenere ciò divisero la Prussia occidentale dalla Prussia orientale.

85

Il Comintern era una coalizione politica gestita dalla Russia sovietica che accoglieva

al suo interno tutti i partiti comunisti del mondo, non a caso si chiamava anche

Terza Internazionale. Il patto d’acciaio stringeva un’alleanza sia "difensiva" sia

"offensiva" fra Italia e Germania, nella quale le due Nazioni erano obbligate a fornire

reciproco aiuto politico e diplomatico in caso di situazioni internazionali che met-

120


Giuseppe Osvaldo Lucera

dovuta alle differenti valutazioni italo-francesi e italo-inglesi

sulle rivendicazione italiane su Nizza, Savoia e Corsica 86 e sul

Nord Africa, dove l’Inghilterra aveva importanti basi militari.

Il conflitto cino-giapponese, scoppiato nel 1937, nato

dall’invasione della Cina da parte del Giappone, divenne ben

presto una guerra sanguinosa, moralmente sostenuta da Mussolini

e da Hitler. Invece le rivendicazioni di Hitler sulla città di

Danzica e quindi sul "corridoio polacco" causarono un forte

allarme sia nella Gran Bretagna che in Francia. Queste due Nazioni

pur avendo sempre covato in seno la speranza di arginare,

con l'aiuto del nazismo, la nascente potenza bolscevica, si ritrovarono

ora costrette a frenare la corsa alla guerra di Hitler,

tentando di allearsi proprio con l'Unione Sovietica, ma Hitler,

giocando d'astuzia e prevenendo le potenze occidentali, rinnegando

tra l’altro il suo aperto anticomunismo, strinse con Stalin

tessero a rischio i propri "interessi vitali". Questo aiuto sarebbe stato esteso al piano

militare qualora si fosse scatenata una guerra; i due Paesi si impegnavano, inoltre, a

consultarsi permanentemente sulle questioni internazionali e, in caso di guerra, a non

firmare eventuali trattati di pace separatamente; la durata del trattato fu inizialmente

fissata in dieci anni.

86

Nizza e la Savoia fu il prezzo che la monarchia sabauda pagò all’imperatore dei

francesi, Napoleone III, per il suo appoggio all’unificazione dell’Italia. I Savoja, dopo

aver portato a termine l’unificazione ne chiesero la restituzione: dei bravi e veri

figli di … Per quel che riguarda, invece, la Corsica, che pare che abbia parecchi padroni,

tutti dimenticano che su quel territorio vive da secoli un indipendentismo che

non permetterà nessun passaggio alle dipendenze di altri Stati, se non la sua stessa

affermazione. L’indipendentismo corso è cosa antica, covava sotto al cenere sin dai

tempi di Genova. Raggiunse una punta importante subito dopo la 1° Guerra Mondiale

quando, improvvisamente, la Francia inviò sull’isola circa 15.000 soldati, i famosi

“peid - noirs” (piedi neri) che provenivano dal Nord Africa, colonie anche queste,

sembrò un’occupazione vera e propria. L’indipendentismo corso oggi si regge sul

principio che l’annessione alla Francia, avvenuta il 30 novembre 1789, non fu mai

ratificata da un plebiscito (nemmeno tipo – farsa, come avvenne in Italia nel 1860) o

da un referendum. Anche l’Italia, quindi potrebbe vantare diritti sulla Corsica, ma

credo che sarebbe cosa anacronistica in quanto hanno altro a cui pensare.

121


Non solo… nomi

un patto di non aggressione. Tutto questo accadeva il 23 Agosto

1939. Il patto impegnava Germania e URSS al rispetto reciproco

in caso di conflitto e creava accordi sulla spartizione

della Polonia e delle Nazioni Baltiche (quest'ultima clausola fu

tenuta segreta). Il 1° settembre 1939, Hitler attaccò di sorpresa

la Polonia ed iniziò la Seconda Guerra Mondiale che si concluderà

l’8 maggio 1945 con la resa della Germania, noi avevamo

buttato già la spugna nel 1943 con la caduta di Mussolini e la

fuga in Puglia di casa Savoja.

Il 10 giugno 1940, l’Italia di Mussolini, che in fin dei

conti non aveva poi un rapporto tanto idilliaco con Hitler (lo

considerava una sua fotocopia venuta anche male), nonostante

le guerre già sostenute in Africa (Etiopia e Libia) e il sostegno

allo spagnolo Franco, quindi con un esercito abbastanza raccogliticcio,

decise di entrare in guerra con la convinzione che sarebbe

stata una guerra, anche questa, di tipo “lampo”. 87 Mussolini,

con questa decisione, incominciò ad inanellare una serie

infinita di errori, sciocchezze, pecche e stupidità, che lo faranno

ricordare nella storia d’Italia non più come l’uomo forte o

nuovo, come quando era apparso sulla scena politica italiana,

quindi capace di risolvere tutto l’irrisolvibile, ma come un uomo,

appunto, un semplice uomo che la propaganda e il suo ministero

(il famoso MinCulPop) lo aveva innalzato a semidio.

Tra i tanti errori, inanellati in questo periodo, in quello precedente

e in quello successivo, troviamo, oltre alla dichiarazione

di guerra, effettuata solo per avere un posto tra i vincitori, ma

anche l’istituzione, nell’ambito del Ministero di cui sopra, di

tutta una problematica relativa alla razza e all’odio razziale, alla

successiva approvazione delle famosissime “leggi razziali”,

imposte tra l’altro dalla Germania e alla volontà di formare,

87

Avrebbe detto Orazio: “Si può sbagliare una volta, ed è umano, ma sbagliare una

seconda volta sullo stesso argomento è da ignoranti”.

122


Giuseppe Osvaldo Lucera

con la violenza, il famoso “pensiero unico”. 88 Ma tralasciamo

questo aspetto che poco ci interessa per le finalità del presente

lavoro e volgiamo lo sguardo alla parte destra del nostro Monumento

ai Caduti, costato poco più di L. 90.000 ed innalzato

per coloro che caddero nella 1a Grande Guerra. La guerra finì e

quando finisce una guerra si contano le ferite, le distruzioni e

soprattutto i morti e i dispersi. Considerato però, che a Biccari

esisteva già un monumento in ricordo dei caduti ancorché eretto,

in questo caso durante il Ventennio, ma comunque faceva

ormai parte dell’arredo urbano, perché non utilizzarlo anche

per elencare questi altri? E mentre nella 1a Guerra ci fu carenza

di lire e abbondanza di dollari, e comunque a prendere la decisione

furono dei fascisti, questi secondi, che si chiamavano

democratici, che non avevano i dollari, ma neanche le lire, pensarono

bene di utilizzare ciò che gli altri avevano eretto per aggiungere

anche i loro morti e dispersi. 89

Dicevamo, là dove lo scarno braccio di questa italietta

non può raggiungere ed incoronare, con il suo alloro, anche

questi caduti, nonostante il soldato che in alto sbandiera, che

vigila su tutto, i democratici se la cavarono con qualche spicciolo.

Infatti sul lato destro vi è un’altra lapide sulla quale sono

88

Negli anni che stiamo vivendo, abbiamo la possibilità di poter osservare un tale di

nome Matteo Salvini che percorre le stesse strade, le stesse politiche, le stesse aspirazioni

ed ha gli stessi comportamenti, che ricordano moltissimo quelli del Duce e

dei suoi degni compari di inizio Ventennio, mentre per ciò che riguarda la storia del

“pensiero unico”, lo stesso è da intendersi come “unico” a cui fare riferimento in

quanto gli altri furono tutti dichiarati fuori legge e non al politicamente corretto, che

un’altra aberrazione politica dei nostri tempi. Nel Ventennio fascista non esisteva

opposizione, dopo l’eliminazione di Matteotti non c’era più un partito ammesso in

quella sorta di legalità, non c’era chi poteva pensarla diversamente e se fosse stato

scoperto c’era, questa sì, come soluzione: l’esilio, il carcere e qualche volta la fucilazione.

89

Vedi allegato n. 27: foto del Monumento ai Caduti di Biccari.

123


Non solo… nomi

stati trascritti i nomi degli altri figli di Biccari caduti anch’essi

per una patria avara, crudele, che dichiara una guerra perfino

inutile. Una patria che nella sostanza uscirà sconfitta sul campo

di guerra, ma che la diplomazia, con un armistizio pericolosissimo,

con quasi metà del proprio suolo occupato ancora da una

forza straniera al Nord e dagli Americani al Sud, quindi infischiandosene

delle popolazioni del Nord ancora sotto i tedeschi,

l’8 settembre 1943 firmerà l’armistizio con Mussolini già

catturato e il re fuggito a Brindisi. Nel 1915 in Austria, quando

l’Italia abbandonò l’alleanza con gli Imperi centrali, ci accusarono

di tradimento. Nel 1943 i tedeschi fecero la stessa cosa e

Cefalonia fu solo uno dei tanti esempi della vendetta teutonica

che i tedeschi fecero rientrare nella cosiddetta “operazione

Achse”: la punizione dei traditori. A Farne le spese furono quasi

tutti i militari dislocati nel nord dell’Italia. Dicevamo. Su lato

destro del Monumento, quindi, fu “applicata” un’ulteriore lapide

marmorea sulla quale furono scritti i nomi di coloro che

morirono sul fronte unitamente a coloro che furono dichiarati

dispersi e mai più ritornati a casa. Essi sono:

124


Giuseppe Osvaldo Lucera

Uccisi:

Baselice Giovanni

De Santis Orazio

Marelli Orazio

Salandra Vincenzo

Mendilicchio Antonio

Stelluto Francesco

Tilli Lorenzo

Dispersi:

Bellusci Michele

Cammisa Quirico

Caterino Lorenzo

Colanardi Antonio

Corleto Donato

Casiello Giuseppe

Di Carlo Giuseppe

Di Falco Rocco

D’Imperio Francesco

Di Vietro Raffaele

Ferringo Giuseppe

Lucera Mario

Mignogna Martino

Piacquadio Michele

Romano Donato

Silvestre Donato

Sperti Leonardo

Tilli Giovanni

Tilli Salvatore

Tulino Antonio.

125



Giuseppe Osvaldo Lucera

CAPITOLO II/bis

I FIGLI DI BICCARI

CADUTI NEGLI ANNI

1940-1945

Come nella precedente guerra anche in questa, che scoppierà

nel 1940 per concludersi al sud nel 1943, mentre al nord

durerà ancora per molti mesi, ad essere chiamati e a sopportare

l’intero impatto di una guerra di sterminio saranno sempre e solo

i poveri, i nulla tenenti o coloro che nulla hanno. Ci saranno

anche forti ripercussioni sulla popolazione civile e alla fine della

fiera si conteranno cifre mostruose, composte anche queste

da popoli di diversa origine e diversa cultura. Si giungerà fino

all’uso della bomba atomica da parte degli americani (… e chi

sennò!) contro le popolazioni giapponesi inermi di Hiroshima e

Nagasaki. Le bombe furono fatte scoppiare sia per costatarne la

potenza e la validità del suo uso e sia per far contarne i morti. 90

Una stima ufficiale non esiste e se fatta è tenuta segreta come

tante cose di questo piccolo mondo. I dati che seguono sono

stati presi da una pubblicazione curata dall’ONU e scritta da

una giornalista canadese di nome Evelyn Carrier che parla di

cifre presenti nell’Archivio Ufficiale dell’Onu arrotondate per

difetto. Secondo la Carrier nel periodo preso in esame ci furono

32 milioni di feriti civili; 24 milioni di feriti militari, 39 milioni

e 500 mila vittime civili e militari in Europa e 15 milioni di vittime

civili e militari nel Pacifico. Noi non possiamo, per carenza

di documentazione, stabilire, come abbiamo potuto fare con

90

Gli Americani sono come i Mongoli, lasciano sul campo i feriti degli altri, ma i

propri se li portano via.

127


Non solo… nomi

la Grande Guerra, tutte le persone di Biccari che furono coinvolte

in questa seconda Grande Guerra, se non limitandoci ai

caduti e ai dispersi. I Fogli matricolari comunali si fermano ai

nati del 1922, ma hanno un buco che va dal 1901 al 1912, per

cui i chiamati alle armi di questo specifico periodo ci sono sconosciuti.

Richieste fatte al Ministero della Difesa, che dovrebbe

raccogliere gli archivi dei famosi Distretti Militari Provinciali,

hanno dato un esito negativo, lacunoso e fuorviante, di conseguenza,

qui di seguito possiamo elencare soltanto i dati a nostra

conoscenza. Questa decisione nasce anche dalla considerazione

di evitare di nominarne alcuni e dover tacere degli altri:

DECEDUTI:

- Baselice Giovanni Battista nacque a Biccari il

10/07/1914 da Donato e Ruggiero Carmina, era sposato

con D’Andrea Maria Immacolata ed era un “aratore”-

contadino. Fu arruolato nella 2° Compagnia di Fanteria

del 62° Battaglione di Complemento, Divisione Marmarica.

Morì in Africa per bombardamento aereo nei dintorni

di Sidi Barrani (frontiera Libico-Egiziana) alle ore

12 del 1° agosto 1940. Fu sepolto nella fortezza di Bardia

che gli Inglesi distruggeranno, unitamente alla Divisione

Marmarica, nei primissimi giorni di gennaio del

1941. In quell’occasione gli Inglesi cattureranno circa

38.000 italiani, spediti tutti nei campi di prigionia.

L’atto di morte di Baselice fu sottoscritto dal Dr. Manlio

D’Aprile e dai testi Ten. Cappellano Guido Maria

Ragnoli e dal Sott. Ten. Medico Guglielmo Bignoli; 91

91

Vedi allegato n. 28: atto di morte di Baselice Giovanni Battista e di Salandra Vincenzo.

128


Giuseppe Osvaldo Lucera

- De Santis Orazio nacque a Biccari il 3 ottobre 1916 da

Giovanni e Pellegrini Caterina, celibe, era un commerciante.

La sua è una storia completamente diversa da

quella dei suoi compagni di lapide e, come segnalato

per quelli della Grande Guerra, anche lui non dovrebbe

trovarsi tra i caduti del 1940 – 1945. Infatti De Santis

Orazio morì in Spagna quale volontario della guerra civile

spagnola, schierato con i “nazionalisti” e inquadrato

nel Corpo Truppe Volontarie che Mussolini inviò in

Spagna a sostegno di Francisco Franco, in una guerra

non dichiarata dall’Italia. Infatti le ricerche effettuate

sul sito del Ministero della Difesa non dà nessun risultato,

proprio perché non fu un soldato della seconda

Grande Guerra. Comunque morì l’8 gennaio 1939 ed è

sepolto in Catalogna, nel cimitero Gragnena (Lerida)

oggi Granyena de Segarra – settore vittime “della rinascita

di Espagna 1933 - 1939” – Nell’atto di morte comunicato

al nostro Comune è scritto testualmente: “…

scritto nel registro degli atti di morte, in tempo di guerra

a pag. 3 e al n. 3 d’ordine.” L’Italia, nel 1939, non

era affatto in guerra né con la Spagna né con altre Nazioni.

92

- Marelli Orazio nacque a Biccari il 5 marzo 1920 da Antonio

e Ceglie Maria Giovanna, fu arruolato nel 13°

Rgt. Fanteria, settima compagnia “Pinerolo”. Morì il 4

febbraio 1941 a quota 802 e rinvenuto cadavere il 9

maggio 1941, a seguito di ferita riportata in combattimento,

ed ivi sepolto. Marelli morì in Albania, lungo il

confine con la Grecia, a quota 802 e fu scoperto cadave-

92

Vedi allegato n. 29: atto di morte di De Santis Orazio.

129


Non solo… nomi

re soltanto 74 giorni dopo, ancora ricoperto di neve. La

battaglia che poi aprirà momentaneamente le porte della

Grecia all’esercito italiano si combatté nei primi giorni

di febbraio, poi ci fu il ritiro in terra albanese, sulla quale

l’Italia esercitava il protettorato. Dovettero giungere

dall’Italia i rinforzi per ritornare su quota 802 e di lì

scendere verso il fiume Desnizza e attraversare

l’omonima valle per giungere in Grecia dove, amara

sorpresa, vi erano già giunti i tedeschi provenienti dalla

Bulgaria. Quella di Marelli fu una morte inutile come

tutte quelle della 1a e della 2a guerra. 93

- Salandra Vincenzo nacque a Biccari il 23 dicembre

1919 da Gaetano e di Anniballi Maria Teresa, ed era un

coltivatore diretto. Fu arruolato nella 21° Compagnia

“Sanità” del 62° Battaglione di Complemento, Divisone

Marmarica. Morì per febbre tifoidea (miocardite) alle

ore 7 del mattino del 10 settembre 1940 nell’ospedale

da campo n. 562, quale componente del personale addetto

all’ospedale da campo n. 401. È sepolto nel cimitero

militare di Tobruch, dando per scontato che ancora

oggi il cimitero militare esista. 94

- Mendilicchio Antonio nacque a Biccari il 26 maggio

1920 da Donato e Serpiello Maria, celibe, bracciante.

Fu arruolato nel 44° Rgt. Artiglieria ed inviato in Africa

del Nord. Morì il 5 gennaio 1941 a seguito di ferite da

arma da fuoco, durante la distruzione di Bardia, operata

dagli Inglesi nei primi giorni del mese di gennaio 1941.

Risulta sepolto in località Madi Scemunaf, a 4 km dal

confine Egiziano. 95

93

Vedi allegato n. 30: atto di morte di Marelli Orazio.

94

Vedi allegato n. 28 che contiene anche l’atto di morte di Salandra Vincenzo.

95

Vedi allegato n. 31: atto di morte di Mendilicchio Antonio.

130


Giuseppe Osvaldo Lucera

- Stelluto Francesco nacque a Biccari il 12 novembre

1919 da Gabriele e Cristinziano Maria Teresa, celibe e

di professione sarto. Fu arruolato nel 42° Rgt. Fanteria,

Compagnia Carmoni, e morì il 27 febbraio 1941 in Albania

a seguito di ferite multiple da schegge al viso, al

tronco e agli arti inferiori a causa di una bomba lanciata

dai soldati Greci. Fu sepolto nel secondo cimitero di

guerra di Turano. 96

- Tilli Lorenzo nacque a Biccari l’11 giugno 1914 da

Giacomo e Ceglie Maria Concetta, di professione coltivatore

diretto. Fu arruolato nel 62 Battaglione Fanteria

di Complemento, nella 2a divisione. Morì alle ore 15,30

del 1 agosto 1940 nell’ospedale da campo n. 455 in seguito

a frattura comminata nel torace destro, 3° inferiore,

dello spappolamento del piede destro, di una ferita

con protuberanza frontale e da “shoc traumatico”. 97 Fu

sepolto nel cimitero militare di Bardia, sul confine Libico

– Egiziano. 98

- Di Lorenzo Angelo nacque a Biccari l’11 febbraio 1913

da Donato e Tumolo Giovina, di professione faceva il

bracciale. Fu arruolato nel 45° Rgt Artiglieria 99 e subito

ebbe il grado di sergente. Combatté sul fronte grecoalbanese

e in Sicilia. Non si dispone del nome del luogo

96

Vedi allegato n. 32: atto di morte di Stelluto Francesco.

97

Da notare la presenta di una parola straniera (ovvero come la si pronuncia) in un

documento ufficiale dell’esercito, in epoca fascista.

98

Vedi allegato n. 33: atto di morte di Tilli Lorenzo.

99

Questo Rgt di Artiglieria traeva la sua origine dal Battaglione Volontari Modenesi

formatisi nel 1859 al seguito di Vittorio Emanuele II quando iniziò ad impossessarsi

dell’Italia. Fu impiegato, una volta regolamentato, nell’esercito sabaudo anche per la

campagna contro il brigantaggio nel periodo che va dal 1860 al 1870.

131


Non solo… nomi

DISPERSI:

dell’ultima battaglia dove avvenne il ferimento. Morì il

29 ottobre 1944 nel comune di Montese (dove era stato

organizzato un ospedale da campo) per le conseguenze

delle gravi ferite riportate. Il padre, Donato, fu vittima

anche lui della guerra, come rilevato tra i caduti della

Prima Grande Guerra, quindi era un orfano di guerra e

per tale motivo non sarebbe dovuto andare a combattere,

avendo la famiglia già dato. In Comune non esiste

un atto di morte ma, stranamente, solo un’annotazione

comunicata dal Comune di Montese. 100

- Bellusci Michele nacque il 13 ottobre 1922 da Antonio

e Viglione Maria Giuseppa, era un coltivatore in proprietà.

Morì a causa della “famigerata” campagna di

Russia 101 l’8 marzo 1943, in prigionia, nell’ospedale n.

2599 del campo di concentramento di Tambov nel quale

si verificarono moltissimi casi di cannibalismo per scarsità

di viveri. In quel campo i russi internarono 28.000

prigionieri italiani, ne ritornarono circa 2.750. 102

- Cammisa Quirico nacque a Biccari il 12 luglio 1922 da

Giuseppe e da Picaro Maria Rosa, era un coltivatore diretto-

contadino. Fu arruolato nel 29° Rgt. Artiglieria e

dichiarato deceduto per irreperibilità durante la fase di

ricognizione dei militari non più ritornati che avvenne il

15 luglio 1952. Dove sia deceduto o sepolto è sconosciuto.

100

Vedi allegato n. 37: elenco dei deceduti in guerra di Biccari 1940 - 1945

101

Ci cascò Napoleone, e non fu un insegnamento, poi ci son cascati Mussolini e

Hitler. L’inverno russo (il generale inverno) è micidiale.

102

Interessante è leggere un breve racconto di un sopravvissuto sulle condizioni

igieniche, alimentari e lavorative dei prigionieri di Tambov. Vedi allegato n. 34.

132


Giuseppe Osvaldo Lucera

- Caterino Lorenzo nacque a Biccari il 22 novembre 1923

da Giovanni e De Filippis Concetta, era un coltivatore

diretto-contadino. Fu arruolato nel 66° Rgt. Fanteria e

morì in Grecia l’8 settembre 1943, giorno della firma

dell’armistizio con gli alleati, il corpo di Caterino non

fu mai ritrovato. 103

- Colanardi Antonio nacque a Biccari il 1° giugno 1912

da Giuseppe e Di Vietro Maria Donata, era coltivatore

diretto-contadino. Fu arruolato nel 6° Rgt. Bersaglieri e

dichiarato disperso il 23 febbraio 1943. In realtà morì

nel campo di prigionia russo n. 165 di Taliza, famoso

campo di concentramento dove morirono circa 70.000

internati. 104

- Corleto Donato nacque a Biccari il 2 luglio 1911 da Fedele

e Ferringo Maria Giovanna, era un coltivatore diretto-contadino.

Fu arruolato nel 48° Rgt. Fanteria e,

presumibilmente, morì il 20 febbraio 1943, durante la

battaglia della Neretva. In quell’occasione le truppe jugoslave

procedettero a fare parecchi prigionieri della

cui sorte non si è saputo mai più nulla.

- Casiello Giuseppe nacque a Biccari il15 marzo 1917 da

Giovanni Battista e da Garofalo Maria, di professione

aratore. Fu arruolato nella 5°a Compagnia Sanità Trieste

e dichiarato disperso in guerra a seguito del naufragio

del “Conte Rosso” avvenuto il 24 maggio 1941. In

occasione della ricognizione dei militari non più ritor-

103

È strana la coincidenza della morte, quant’anche presunta, dell’8 settembre 1943,

lo stesso giorno in cui Badoglio firmava l’armistizio.

104

Vedi allegato n. 35: pianta del campo n. 165 di Taliza (Russia) redatta da un

iscritto al sito www.unirr.it

133


Non solo… nomi

nati che avvenne il 15 luglio 1952 fu dichiarato definitivamente

disperso in guerra.

- Del Giudice Donato nacque a Biccari il 25 maggio

1916 da Luigi e da Cozzella Filomena, di professione

manovale. Fu arruolato nel 9° Rgt Genio che faceva

parte della Brigata Meccanizzata Pinerolo, al tempo posta

alla sorveglianza delle isole dell’Egeo. Infatti si ritiene

che Del Giudice sia deceduto a Creta durante

l’omonima battaglia avvenuta tra la fine di maggio e

l’inizio di giungo del 1941. il 30 settembre 1943 la data

di morte del soldato Del Giudice venne ufficializzata.

Del Giudice fu uno dei tanti ad essere condannato a 7

mesi di reclusione “per oltraggio” al Comando Supremo

dell’esercito che “teneva i giovani al vagabondaggio

mentre erano indispensabili per il lavoro della loro

famiglia”. 105

- Di Carlo Giuseppe nacque a Biccari il 27 dicembre

1909 da Pasquale Antonio e Tumolo Lucia, di professione

bracciale. Fu arruolato 37° Rgt. Fanteria e fu dichiarato

disperso il 2 aprile 1944 a seguito

dell’affondamento del “Savoia II”, che stava trasportando

reparti militari, nei pressi del porto di Bergen, nel

Mar del Nord. Cosa ci facessero i militari italiani nel

Mar del Nord è un mistero che non sono riuscito a spiegarmi

- Di Falco Rocco nacque ad Alberona e la famiglia si traferì

a Biccari il 26 ottobre 1933. Era nato da Tobia e

Corvelli Rosa il 10 aprile 1910, di professione era bracciale.

Fu arruolato nel 9° Rgt. Bersaglieri e inviato in

Albania dalla quale non tornò più. Fu dichiarato uffi-

105

Vedi allegato n. 36 relativo al foglio matricolare di Del Giudice. La sentenza del

Tribunale Militare di Foggia è stata concessa soltanto in visione.

134


Giuseppe Osvaldo Lucera

cialmente disperso a seguito della ricognizione dei militari

non più ritornati che avvenne il 15 luglio 1952. Il 9°

Rgt. Bersaglieri partecipò all’operazione OMT (Oltre

Mare Tirana) e faceva parte del 1° scaglione che affronterà

l’esercito greco a Coriza. In quell’occasione molti

soldati italiani furono catturati dai greci e di De Falco

non si è saputo mai più nulla.

- D’Imperio Francesco nacque a Biccari il 25 febbraio

1923 da Giuseppe e Lucera Angela Rosa, di professione

faceva il manovale. Fu arruolato nel 2° Battaglione di

Artiglieria di Campagna al seguito della Divisione “Acqui”

dislocata a Cefalonia. I fatti di Cefalonia sono poco

conosciuti, comunque dopo il bombardamento e la resa

degli italiani ai tedeschi molti prigionieri furono deportati,

altri uccisi ed altri ancora caricati su mezzi navali

tedeschi e traferiti altrove. Del nostro soldato non si è

mai conosciuta la destinazione o il motivo della morte

che viene indicata, in modo molto approssimativo, per

13 novembre 1943. 106

- Di Vietro Raffaele nacque a Biccari il 1° febbraio 1913

da Francesco Saverio e D’Imperio Filomena, era coltivatore

diretto. Fu prima dispensato dal compiere la

ferma obbligatoria ma, poi, fu richiamato il 25 settembre

1935 per essere congedato il 1° luglio 1936, quindi

una leva brevissima. Con la dichiarazione di mobilita-

106

L’8 settembre 1943 ci fu l’armistizio tra l’Italia e le Potenze alleate. I tedeschi di

stanza nelle isole vicino e a Cefalonia chiesero la resa dei reparti italiani, cosa che

non avvenne e che scatenò l’ira di Hitler che, da vero pazzo, dette il via alla repressione.

Oltre ai morti in seguito alla battaglia, che inevitabilmente scoppiò, ci furono

le fucilazioni di coloro che furono fatti prigionieri e il siluramento dei battelli italiani

che cercavano di rifugiarsi altrove.

135


Non solo… nomi

zione generale, invece, ritornò nell’esercito e fu subito

abile e arruolato nel 54° Rgt. Fanteria e inviato nella

Libia orientale, sul confine con l’Egitto. La data presunta

di morte è il 5 dicembre 1941 ed il luogo, dove essa

pare che sia avvenuta, è Tobruch, durante la prima battaglia

combattuta per il possesso di quel porto contro gli

Inglesi.

- Ferringo Giuseppe nacque a Biccari il 24 marzo 1913

da Donato e Fiorella Maria Rosa, era un coltivatore diretto

di terreno sia in fitto che in proprietà. Partì per la

leva, essendo stato arruolato nel 9° Rgt Fanteria, il 5

aprile 1934 e fu congedato il 1° luglio 1936 con il grado

di Caporale. La mobilitazione generale 107 lo riportò

nell’esercito e, come il soldato che lo precede, finì in

Africa orientale, precisamente in Cirenaica di supporto

e in collaborazione con le truppe dell’Afrikakorps di

Rommel. Non tornò più dal deserto libico e dai campi

di prigionia degli Inglesi. La data di morte è fissata nel

31 marzo 1941 ma è di molto approssimativa.

- Lucera Mario 108 nacque a Biccari 12 luglio 1911 da

Giambattista e Maria Giuseppa Molle, figura essere un

107 Necessita qui informare che all’epoca, ma anche nei governi della destra e sinistra

storica nonché dei cosiddetti governi liberali (1861 – 1922) i soldati al termine della

leva obbligatoria ricevevano il congedo illimitato che illimitato non era affatto in

quanto in caso di chiamata generale alle armi (caso di guerra e di calamità naturale)

anche i congedati dovevano partecipare alla difesa del sacro suolo se rientranti nei

50 anni di età (non più nei 54 dello Statuto albertino). Quando un qualcosa o un

qualcuno diventa sacro la cosa mi preoccupa e non poco.

108

Mario Lucera in quanto figlio di Giambattista aveva come zii paterni Francesco,

che sposerà Maddalena Goffredo, Michelarcangelo che sposerà, dopo la vicenda

dell’omicidio Checchia, Lucia Cavaliere, Gennaro, Quirico e Aniello. Mario, oltre

ad essere cugino di 1° grado con i nipoti di Donato e Maria Cristina D’Addario è anche

un avo del nostro attivo collaboratore per la stesura di questo libro, che si chiama

Erick Lucera. Erick essendo figlio di Niel J. che a sua volta era figlio di Donato

136


Giuseppe Osvaldo Lucera

coltivatore diretto di terreni in fitto. Fu arruolato nel

30° Rgt. di Artiglieria da Campagna con il grado di Caporal

Maggiore (grado ereditato dal periodo di leva obbligatoria).

Nella Seconda Guerra mondiale le operazioni

compiute sul terreno da parte del 30° Rgt di Artiglieria

da Campagna furono sostanzialmente tre: nel

1940 fu posto al controllo del territorio metropolitano

delle città considerate a rischio dell’Albania, come Tirana,

Valona, Durazzo ed altre che già avevano degli

insediamenti italiani fagocitati da Mussolini fin dal suo

arrivo al potere; nel 1941, invece, ebbe disposizioni di

controllare tutto il territorio albanese e non più solo le

città importanti mentre, tra 1942 e 1943, fu traferito sul

territorio metropolitano della Francia. 109 Stando alla data

di morte presunta, e considerato che venne classificato

come disperso, la morte potrebbe essere indicata come

avvenuta il 29 dicembre 1942, e con moltissime

probabilità sembrerebbe che sia morto in Francia, ma

queste date lasciano sempre il tempo che trovano.

- Mignogna Martino nacque a Biccari il 5 settembre 1909

da Donato e Spinelli Angela Maria, era il 3° di undici

figli e di professione faceva il bracciale, non è da confondere

con l’altro Mignogna Martino che emigrò negli

Usa e che morì nel 1907 a Philadelphia. Fu arruolato

nel 24 Rgt Fanteria la cui storia è in nota a piè pagi-

“Daniel”, che a sua volta figlio di Aniello, risulta quindi essere un procugino di 3° di

Mario.

109

In Albania, nonostante la costituzione di un Partito Fascista locale, si era sviluppato

un forte fronte partigiano che lottava contro il cosiddetto “Protettorato Sabaudo”,

quindi lottavano per l’indipendenza dall’Italia. C’erano, di conseguenza, attacchi,

atti violenti contro gli italiani ivi residenti ed altro.

137


Non solo… nomi

na. 110 Morì in Grecia (e non in Russia, come erroneamente

indicato in qualche documento) presumibilmente

il 18 gennaio 1943.

- Piacquadio Michele nacque a Biccari il 26 gennaio

1913 da Salvatore e da Gallucci Maria Donata, era di

professione bracciale. Dopo aver svolto il servizio di

leva, dal 9 aprile 1934 al 20 marzo 1937, nel Distretto

Militare di Casal Monferrato fu richiamato per evidenti

problemi disciplinari non espiati ed inviato sul fronte libico.

La data presunta di morte è stata fissata al 31 dicembre

1941 e la battaglia fu quella di Bengasi.

- Romano Donato Antonio di Domenico e di Le Donne

Maria Antonia nacque a Roseto Valfortore il 7 agosto

1912 da una famiglia proveniente da Monfalcone, e poi

immigrato a Biccari, di professione faceva il carbonaio.

Fu dichiarato disperso in occasione della ricognizione

dei militari non più ritornati effettuata il 15 luglio 1952.

Non si posseggono ulteriori notizie sia del Reggimento

di appartenenza e sia del luogo della morte.

- Silvestre Donato nacque a Biccari il 6 agosto 1922 da

Antonio e da Ercolino Maria Teresa, di professione era

manovale. Fu arruolato il 14 maggio 1941 e fu dichiarato

disperso in Ucraina il 6 settembre 1943, due giorni

prima dell’armistizio. La data e il luogo della dispersione

non paiono attendibili in quanto in quel periodo nes-

110

Il 24° Rgt fanteria nasce il 24/06/1859 con il nome di Brigata Forlì e si trasformerà

l’11 marzo 1926 nel 44° Rgt Fanteria Forlì mantenendo una Brigata con il numero

24°. Nel 1943 il Rgt era dislocato in Grecia, dove aveva subito una pesante sconfitta.

Sarà sciolto l’8 settembre a seguito dell’armistizio. Da ciò ne deriva che Mignogna

Martino non può essere considerato disperso in Russia, bensì disperso tra l’Albania e

la Grecia, in quanto componente di quella massa di prigionieri che la Grecia non riuscì

mai a preservarli da malattie, dal cattivo cibo ed altre “ingiurie” al corpo

dell’uomo che i vincitori sanno sempre distribuire.

138


Giuseppe Osvaldo Lucera

sun contingente italiano era dislocato in quella regione.

Non si possiede neanche il nome del Reggimento di

permanenza.

- Sperti Leonardo nacque a Biccari il 15 luglio 1918 da

Pietro Paolo e da Freddo Giovina, di professione bracciale.

Fu arruolato nel 2° Rgt di Fanteria ed inviato in

Libia. Nell’attacco italiano all’Egitto dell’estate del

1940 le perdite furono tante e gli Inglesi fecero moltissimi

prigionieri. Negli elenchi degli Inglesi il nostro

soldato non risulta annotato pertanto si presume che i

suo corpo non sia stato riconoscibile. Fu dichiarato disperso

in data 30 novembre 1940.

- Tilli Giovanni Battista nacque a Biccari il 18 novembre

1915 da Donato e da Di Bello Maria Nicolina, di professione

faceva il coltivatore diretto. Fu arruolato nel

62° Rgt Fanteria ed inviato in Africa Orientale. Fu dichiarato

disperso a seguito della battaglia del 31 gennaio

1941 per il possesso della fortezza di Bardia.

- Tilli Salvatore nacque a Biccari il 15 agosto 1922 da

Giacomo e D’Addario Maria il 15 agosto 1922, di professione

coltivatore diretto. Fu arruolato nel 156° Rgt di

Fanteria ed inviato, aggregato all’8a Armata (ARMIR)

in Russia. Nella battaglia della conca di Arbuzovka

(Secondo sfondamento della linea del Don operato dai

sovietici) fu dichiarato disperso in data 31 dicembre

1942.

- Tulino Antonio nacque a Biccari il 27 marzo 1918 da

Giuseppe e a Checchia Maria Michela. All’epoca

dell’arruolamento era studente ed entrò nell’esercito

con il grado di Caporal Maggiore. Arruolato nel 6° Rgt

Bersaglieri fu inviato con l’8a Armata (ARMIR) sul

139


Non solo… nomi

fronte del Don e dichiarato disperso in data 19 dicembre

1942, come poi succederà a Tilli Salvatore. 111

La seconda Guerra fece nascere due entità effimere e una

organizzazione che seppe dare filo da torcere ai due alleati

(Hitler e Mussolini), al punto da trionfare insieme agli alleati.

Questa organizzazione si chiamerà Resistenza, Partigiani, Brigate

della Libertà ed altre locuzioni. La resistenza interna al regime

fascista si era già conclamata al punto che Mussolini fu

costretto ad introdurre il confino, le carceri ed altre punizioni

che coinvolsero personalità politiche importanti quali Gramsci,

Pertini e tanti altri esponenti nazionali antifascisti.

L’assunzione dei pieni poteri da parte di Mussolini non fece altro

che generare l’eliminazione di qualsiasi opposizione interna

e questa “resistenza”, formata soprattutto da comunisti, socialisti,

e poi in seguito da esponenti liberali, democristiani, repubblicani

ed azionisti, rappresenterà proprio l’asse portante delle

cosiddette formazioni partigiane. Durante il ventennio, questi

uomini, ebbero come destino il confino o le carceri, mentre altri

riuscirono a fuggire all’estero, ma è con lo scoppio della

guerra che il futuro di questi uomini cambierà notevolmente. A

livello locale e/o provinciale le punizioni consistevano nell’uso

del cosiddetto “olio di ricino”, che al malcapitato provocava

una diarrea infinita, unitamente alla restrizioni, se non proprio

all’esclusione dai benefici, per sé e per la propria famiglia, previsti

per tutta la popolazione, mentre a volte, anzi spesso, si

usava la violenza, con manganelli, pugni e sevizie varie. Ma

l’arrivo della guerra e la sua “escalation” verso la vittoria degli

alleati, determinò il formarsi di gruppi di armati in perenne

scontro con truppe fasciste e tedeschi. Nacque così la Resistenza,

soprattutto dopo la firma dell’armistizio di Cassibile, che

111

Vedi allegato n. 38 che raccoglie le notizie di tutti i dispersi.

140


Giuseppe Osvaldo Lucera

seppe distinguersi in cruenti scontri, in battaglie, agguati e imboscate

quasi tutte dislocate sui monti e sui rilievi rocciosi. Nel

movimento di opposizione al fascismo confluirono, come abbiamo

detto, in tanti: comunisti, azionisti, monarchici, socialisti,

democristiani, liberali, repubblicani, anarchici e a guerra ultimata

furono proprio questi esponenti ad essere chiamati (tramite

l’elezione all’Assemblea Costituente) a scrivere la Costituzione

e a formare i primi governi dopo la vittoria del referendum,

sulla scelta tra Monarchia e Repubblica, del 1946. La parte

più compatta e numerosa delle formazioni partigiane, ed anche

quella che ebbe più caduti in combattimento era rappresentata

dalla “Brigata Garibaldi”, 112 composta in maggioranza da

comunisti. Questi uomini, unitamente agli altri, fondarono la

Repubblica Italiana. Oggi, a quasi 70 anni di distanza 113 c‘è

stato chi si arrogato il compito di far intendere, utilizzando una

voce tonante, l’inflessione da insulto, con tono accusatorio e

con l’indice sinistro librato in aria, che essere “figlio di un comunista”

non può che essere un’aberrazione. Quanta poca verità

storica possa albergare nella mente di “ominicchi” 114 del ge-

112

Mai nome così sciocco fu utilizzato dai comunisti. E cosa ancor più grave è che

riuscirono a ripetere lo stesso errore nelle elezioni successive con il Fronte Popolare

Democratico (formato da socialisti e comunisti) con l’immagine di Garibaldi sulla

stella a cinque punte di colore verde.

113

L’evento è accaduto nel 2014.

114

Dal libro: Il giorno della civetta - Einaudi – Torino – 1961 – di Leonardo Sciascia

ho tratto il seguente brano in cui il padrino mafioso Mariano esprime il suo rispetto

per il protagonista del romanzo, il capitano dei carabinieri Bellodi:

«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo

la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie:

gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i

quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità

si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi:

che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse

dei grandi. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E in-

141


Non solo… nomi

nere è cosa che non può che spaventarci. Ma torniamo alle nostre

cose.

La Resistenza giunse perfino a catturare Mussolini che

preferì ucciderlo anziché fargli un regolare processo. I partigiani,

anche se l’ordine giunse su disposizione del Comitato di Liberazione

Nazionale, infine, commisero l’obbrobrio di Piazzale

Loreto, e qualche storico poco informato continua ancora oggi

ad affermare il contrario. Circa Piazzale Loreto è da sottolineare

che i partigiani furono spinti quasi certamente dalla necessità

di voler pareggiare le mostruosità commesse dal regime. Al

movimento partigiano gli fu attribuito anche il nome di “Secondo

Risorgimento”, ma qui mi rifiuto di analizzarne le origini

della locuzione.

L’armistizio di Cassibile, sottoscritto con gli americani,

ma in nome degli alleati, causò anche la nascita di due entità

politiche nuove: la Repubblica Sociale Italiana, conosciuta come

repubblica di Salò, e il cosiddetto Regno del Sud che inglobava

parte della Puglia e la Sardegna. A capo di Salò abbiamo

Benito Mussolini mentre a capo del Regno del Sud abbiamo

Vittorio Emanuele III. La Repubblica di Salò nacque unicamente

per voler dei tedeschi e anche al fine di poter controllare

l’intero territorio italiano occupato dagli stessi. Ebbe compiti di

ordine pubblico e sotto questo mandato Mussolini riuscì ad organizzare

numerose “bande armate” che avevano il compito di

vigilare sul territorio, ma anche quello di eliminare fisicamente

tutti gli oppositori. Accorse in aiuto di Mussolini la famosa

“Banda Carità”, che operava sul territorio milanese; la “Banda

Koch” che operava su Roma, Firenze e Milano; la “Banda Fiofine

i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la

loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi

inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.»

142


Giuseppe Osvaldo Lucera

rentini” e tante altre. L’uso di queste bande e delle cosiddette

“Brigate Nere”, un vero e proprio esercito regolarmente costituito,

provocarono lo scoppio della guerra civile che durò fino

al 1945. Ci sono moltissimi atroci ed efferati episodi commessi

da queste bande che non distinguevano giovani da anziani,

donne da bambini. 115 La Repubblica di Salò cessò di esistere

tra il 25 aprile 1945 e il 29 dello stesso mese: il 25 ci fu la proclamazione

dello sciopero generale da parte di Sandro Pertini e

Mussolini sciolse dal giuramento, a suo tempo prestato da tutti

i suoi soldati, regolari e irregolari. Il 28 aprile Mussolini fu fucilato

a Dongo, con una buona parte del governo della Repubblica

di Salò e il 29 dello stesso mese, con la “Resa di Caserta”,

tutti furono costretti a depositare le armi e arrendersi.

Dopo l’8 settembre 1943 e dopo la fuga del re in Puglia,

gli alleati imposero al re di creare un governo legittimo da contrapporre

alla Repubblica di Salò e tutto questo accadde a

Brindisi. La giurisdizione del Regno del Sud (effimera espressione

sia perché il Regno d’Italia non era ancora caduto e sia

perché un Regno ha bisogno di libertà di movimento, ciò che

gli era impedito dagli americani, fu molto limitata. L’iniziale

territorio fu costituito da quattro delle cinque province pugliesi

(Foggia era esclusa) e dalla Sardegna, nel febbraio del 1944 gli

alleati aggiunsero la Sicilia. 116 Il 4 giugno 1944 Roma venne

liberata e il re tornò nella capitale nel mese di luglio per abdicare

in favore del figlio Umberto che sarà l’ultimo re d’Italia.

Finì così il cosiddetto Regno del Sud. I Savoja avevano governato

l’Italia dal 17 marzo 1861 al 10 giugno del 1946, cioè per

115

Oggi esiste una copiosa letteratura che ha analizzato l’operato di queste bande.

116

Quest’atto, compiuto dagli americani, fu richiesto esplicitamente sia dal re che

dagli altri esponenti politici (sinistra e centro) per via di istanze indipendentiste siciliane

fortemente sentite dalla popolazione.

143


Non solo… nomi

85 anni, dopo averne sottratto tantissima parte di territorio ai

Borbone. In quegli anni si resero responsabili di svariate guerre,

tra le quali la Ia e la IIa, furono devastanti.

Termina qui il nostro lavoro, la nostra indagine su quelle

due follie che solo gli uomini sono capaci di mettere in cantiere.

Nelle pagini iniziali abbiamo riportato una sorta di aforisma

di Einstein circa la quarta Guerra Mondiale e poiché esprimiamo

gratitudine all’intelligenza di questo scienziato ci preoccupiamo

tantissimo sull’avvento di una terza Guerra Mondiale

proprio perché la stupidità umana non ha limiti.

144


Giuseppe Osvaldo Lucera

INDICE DEI NOMI

nel testo (pag.), in nota (n) e in

allegati (a)

Acerbo Giacomo: sottosegretario

alla Presidenza del Consiglio

nel 1921, elaborò la legge elettorale

per il PNF. Pag. 97n;

Anniballi Carmela: madre dei

soldati De Brita Nicolamario e

Antonio della 1a Guerra. Pag. 85;

Anniballi Maria Teresa: madre

del soldato Salandra Vincenzo,

2a Guerra. Pag. 130;

Antolini Paolo: scrittore e storico.

Pag. 57, 70, 75;

Bacchin Elena: autrice del libro

farmacista di Biccari; 24 maggio

1915 Pag. 32 e 32n;

Badoglio Pietro: militare e politico

fu a capo del governo nel periodo

dopo l’armistizio del ’43.

Pag. 35, 41, 42, 45, 74 e 211a;

Baselice Donato: padre del soldato

Giovanni della 2a Guerra

deceduto il 1/8/1940. Pag. 128;

Baselice Giovanni: di Donato e

Ruggiero Carmina, soldato della

2a Guerra, deceduto il 1/8/1940.

Pag. 125, 128, 128n e 236a;

Basile Anna Maria: madre dei

soldati Stampone Nicola e Pietro,

della 1a Guerra. Pag. 89;

Basile Antonio: soldato di Biccari

di Domenico e D’Addario

Maria Teresa, disperso sul Carso

il 21/7/1915. Pag. 77 e 233a;

Basile Domenico: padre del soldato

Antonio della 1a Guerra.

Pag. 196a;

Basile Lorenza: madre dei soldati

Stampone Luigi e Giuseppe,

della 1a Guerra. Pag. 89;

Basile Maria Luigia: madre dei

soldati Silvestre Michelarcangelo,

Giuseppe, Urbano e Quirico,

della 1a Guerra. Pag. 89;

Basile Michelarcangelo: di Pietro

e Saltarella Maria Giovanna,

soldato deceduto sul Pasubio il

20/16/1916. Pag. 78;

Basile Nicola: consigliere Amministrazione

Caione, periodo

1922-1926. Pag. 96, 102;

Basile Pietro: padre del soldato

Michelarcangelo della 1a Guerra.

Pag. 78;

Bellusci Antonio: padre del soldato

Michele, disperso

l’8/3/1943. Pag. 125;

Bellusci Michele: di Antonio e

Viglione Maria Giuseppa, soldato

della 2a Guerra, dichiarato disperso

e poi deceduto l’8/3/1943

nel campo di prigionia di Tambov.

Pag. 125 e Pag. 132;

Bianco Angelo: soldato di Biccari

di Salvatore e Pozzuto Maddalena,

deceduto il 6/02/1919 a Nocera

Inferiore per pazzia. Pag. 76;

Bianco Domenico: Padre del

soldato Pasquale e Michele della

1a Guerra. Pag. 83;

145


Non solo… nomi

Bianco Donato: di Giuseppe e

Marzullo Maria Teresa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 83;

Bianco Giuseppe: padre dei soldati

Donato e Quirino della 1a

Guerra. Pag. 83;

Bianco Michele: di Domenico e

Trence Maria Agnese, della 1a

Guerra. Pag. 83;

Bianco Pasquale: di Domenico e

Trence Maria Agnese, soldato

della 1a Guerra. Pag. 83;

Bianco Quirino: di Giuseppe e

Marzullo Maria Teresa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 83;

Bianco Salvatore: padre del soldato

Angelo della 1a Guerra.

Pag. 76;

Bissolati Leonida: politico italiano

e fondatore del partito socialista

riformista. Pag. 72;

Bonelli Maria Antonia: madre

dei soldati Goffredo Luigi, Vincenzo,

Leonardo e Quirico della

1a Guerra. Pag. 86;

Bonelli Rebecca: madre di Lucera

Anna Maria. Pag. 89;

Boselli Paolo: politico e primo

ministro italiano. Pag. 37, 71;

Braca Filippo: di Francesco e

Racioppa Lucia, soldato di Biccari

della 1a Guerra. Pag. 83;

Braca Filomena: madre dei soldati

Spinelli Salvatore e Giambattista

della 1a Guerra. Pag. 89;

Braca Francesco: padre dei soldati

Filippo e Michele della 1a

Guerra. Pag. 83;

Braca Michele: di Francesco e

Racioppa Lucia, soldato della 1a

Guerra. Pag. 83;

Cadorna Luigi: Militare, fu a

capo dell’esercito italiano nella

guerra 1915 – 1918. Pag. 35, 37,

38, 40, 41, 46, 47, 48, 55, 71, 72;

Cadorna Raffaele: militare, politico

prima di Sardegna e poi

d’Italia, padre di Luigi. Pag. 37;

Caione Vincenzo: medico, sindaco,

podestà del comune di Biccari.

Pag. 68, 82, 96, 99, 99n,

100, 101, 102, 105, 108;

Cammisa Anna: madre dei soldati

Picaro Donato e Giovanni,

della 1a Guerra. Pag. 88;

Cammisa Giuseppe: padre del

soldato Quirico della 2a Guerra.

Pag. 132;

Cammisa Lorenzo: padre dei

soldati Pasquale e Pietro della 1a

Guerra. Pag. 83;

Cammisa Pasquale: di Lorenzo

e Caterino Lucia, soldato della 1a

Guerra. Pag. 83;

Cammisa Pietro: di Lorenzo e

Caterino Lucia, soldato della 1a

Guerra. Pag. 83;

Cammisa Quirico: di Giuseppe

e Picaro Maria Rosa, soldato della

2a Guerra dichiarato disperso

con ricognizione anagrafica del

15/7/1952. Non si conosce il luogo

della morte. Pag. 125, 132;

Capozzi Donatantonio: padre

dei soldati Vincenzo e Donato

della 1a Guerra. Pag. 83;

146


Giuseppe Osvaldo Lucera

Capozzi Donato: di Donatantonio

e Lucera Maria Antonia, soldato

della 1a Guerra. Pag. 83;

Capozzi Maria Vincenza: madre

di Minelli Lorenzo e Giuseppe

della 1a Guerra. Pag. 88;

Capozzi Vincenzo: di Donatantonio

e Lucera Maria Atonia,

soldato della 1a Guerra. Pag. 83;

Carponi Pietro: fu Prefetto di

Foggia dall’agosto 1924 al dicembre

1925. Pag. 102, 102n;

Carapella Giuseppe: di Lorenzo

e Russo Lucia, soldato deceduto

nella battaglia di Plezzo il

24/10/1917. Pag. 78;

Carapella Lorenzo: padre del

soldato Giuseppe della 1a Guerra.

Pag. 197a;

Carbone Maria Giovanna: madre

dei soldati Checchia Giannino

e Antonio della 1a Guerra.

Pag. 84;

Carbone Maria Giuseppa: madre

dei soldati Salandra Gaetano

e Angelo, della 1a Guerra. Pag.

89;

Carrier Evelyn: canadese, giornalista,

storica, pubblicista e

scrittrice. Pag. 127;

Casasanta Antonio: di Donato e

Spinelli Maria Teresa, giovane di

Biccari non presentatosi alla

guerra (perché all’estero) e dichiarato

disertore della 1a Guerra.

Pag. 83;

Casasanta Donato: padre di Antonio,

Giuseppe e Salvatore della

1a Guerra. Pag. 83;

Casasanta Giuseppe: di Donato

e Spinelli Maria Teresa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 83;

Casasanta Salvatore: di Donato

e Spinelli Maria Teresa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 83;

Casiello Giovanni Battista: padre

del soldato Giuseppe, disperso

il 24/5/194. Pag. 133;

Casiello Giuseppe: di Giovanni

Battista e Garofalo Maria, soldato

della 2a Guerra, disperso a seguito

naufragio avvento il

24/5/194. Pag. 125, 133;

Casiello Maria Luigia: madre

dei soldati Zerrilli Donato e Giuseppe,

della 1a Guerra. Pag. 89;

Catalano Anna Maria: madre

dei soldati Molle Donato e Michele

della 1a Guerra. Pag. 88;

Catalano Donato: figlio di Luigi

che fu proprietario del locale da

fabbro De Palma. Pag. 113;

Catalano Lorenza: madre del

soldato Cozzella Donato della 1a

Guerra. Pag. 198a;

Catalano Maddalena: madre del

soldato D’Imperio Donato della

1a Guerra. Pag. 200a;

Catalano Maria Giovanna: madre

dei soldati D’Addario Antonio

e Michel della 1a Guerra.

Pag. 85;

147


Non solo… nomi

Caterino Anna Maria: madre

del soldato Petruccelli Vitantonio

della 1a Guerra. Pag. 204a;

Caterino Giovanni: padre del

soldato Lorenzo disperso

l’8/9/1943. Pag. 133;

Caterino Lorenzo: di Giovanni

e De Filippis Concetta, soldato

della 2 Guerra dichiarato disperso

in Grecia l’8/9/1943. Pag. 125;

Caterino Lucia: madre dei soldati

Cammisa Pasquale e Pietro

della 1a Guerra. Pag. 83;

Cavaliere Antonio: di Donato e

Ferringo Lorenza, soldato della

1a Guerra. Pag. 84;

Cavaliere Donato: padre dei

soldati Francesco e Antonio della

1a Guerra. Pag. 84;

Cavaliere Francesco: di Donato

e Ferringo Lorenza, soldato di

Biccari della 1a Guerra. Pag. 84;

Cavaliere Giuseppe: tesoriere

del comitato di Philadelphia per

la raccolta fondi per il Monumento.

Pag. 111;

Cavaliere Maria Giovanna:

madre dei soldati Checchia Donato

e Giovanni della 1a Guerra.

Pag. 84;

Cavaliere Michele: padre del

soldato Vincenzo della 1a Guerra.

Pag. 197a;

Cavaliere Vincenzo: di Michele

e Goffredo Maria Rosa, disperso

sull’altipiano di Asiago il

4/12/1917. Pag. 77, 233a;

Ceglia Antonio: di Donato e di

Carbone Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 84;

Ceglia Celestino: padre del soldato

Giuseppe, Donato (dichiarato

disertore) e di Donato Antonio

della 1a Guerra. Pag. 84;

Ceglia Donato Antonio: di Celestino

e di Bello Filomena, soldato

della 1a Guerra. Pag. 84;

Ceglia Donato: padre dei soldati

Giannino e Antonio della 1a

Guerra. Pag. 84;

Ceglia Giannino: di Donato e

Carbone Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 84;

Ceglia Giuseppe: di Celestino e

Di Bello Filomena, soldato deceduto

sull’Isonzo il 24/10/1916.

Pag. 84;

Ceglia Maria Giuseppa: madre

dei soldati Gruppo Luigi e Vincenzo

della 1a Guerra. Pag. 87;

Ceglie Maria Concetta: madre

del soldato Tilli Lorenzo della 2a

Guerra. Pag. 131;

Ceglie Maria Giovanna: madre

del soldato Marelli Orazio, della

2a Guerra deceduto il 4/2/1941.

Pag. 125;

Cercio Maria Giuseppa: madre

dei soldati Marino Donato e Antonio,

della 1a Guerra. Pag. 87;

Checchia Anna Maria: madre

dei soldati Goffredo Donato e

Giuseppe della 1a Guerra. Pag.

86;

148


Giuseppe Osvaldo Lucera

Checchia Anna Giovina: madre

dei soldati Molle Donato e Orazio,

della 1a Guerra. Pag. 88;

Checchia Annamaria: madre

dei soldati Checchia Donato e

Lorenzo della 1a Guerra. Pag. 84;

Checchia Antonio: di Salvatore

e Silvestre Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 84;

Checchia Donato: di Ponziano e

Cavaliere Maria Giuseppa, soldato

deceduto ad Asiago, quota

211, il 30/10/1916. Pag. 84;

Checchia Donato: di Giambattista

e Checchia Annamaria, della

1a Guerra. Pag. 84;

Checchia Filippo: di Antonio,

emigrato di Biccari negli Usa, fu

il 3° grande finanziatore del Monumento

ai caduti. Pag. 111;

Checchia Giambattista: padre

dei soldati Donato e Lorenzo, 1a

Guerra. Pag. 84;

Checchia Giovanni: di Ponziano

e Cavaliere Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 84;

Checchia Giovanni: di Salvatore

e Silvestre Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 84;

Checchia Giuseppe: di Gregorio

e Molle Maria Maddalena, soldato

di Biccari della 1a Guerra.

Pag. 84;

Checchia Giuseppe: giudice

onorario della Pretura di Biccari

e autore del libro: Sotto il tetto

della Puglia. Pag. 21n, 23, 23n;

Checchia Gregorio: padre dei

soldati Lorenzo e Giuseppe della

1a Guerra. Pag. 84;

Checchia Lorenzo: di Gregorio

e Molle Maria Maddalena, soldato

della 1a Guerra. Pag. 84;

Checchia Lorenzo: di Giambattista

e Checchia Annamaria, della

1a Guerra. Pag. 84;

Checchia Maria Giovanna: madre

dei soldati Menichella Michele

e Giuseppe, della 1a Guerra.

Pag. 88;

Checchia Maria Michela: madre

del soldato Tulino Antonio,

disperso il 19/12/1942. Pag. 139;

Checchia Ponziano: padre dei

soldati Donato e Giovanni della

1a Guerra. Pag. 84;

Checchia Salvatore: padre dei

soldati Antonio e Giovanni della

1a Guerra. Pag. 84;

Churchil Wiston: politico inglese

e primo ministro di quel governo.

Pag. 33;

Ciampi Maria Giuseppa: madre

dei fratelli Di Lorenzo Donato,

Giuseppe e Michele della 1a

Guerra. Pag. 68;

Cianfrogna Lucia: madre del

soldato Stelluto Giuseppe della

1a Guerra. Pag. 80;

Cianfrogna Maria Antonia:

madre dei soldati Cimino Pietro,

Giuseppe e di Alessio (disertore

perché all’estero) della 1a Guerra.

Pag. 85;

149


Non solo… nomi

Ciarmoli Angelo: di Antonio e

Mendilicchio Maria Nobila, soldato

deceduto l’8/05/1916 in

ospedale per malattia. Pag. 67;

Ciarmoli Antonio: padre di Angelo

Ciarmoli della 1a Guerra.

Pag. 67;

Ciarmoli Carlo: di Antonio e

Mendilicchio Maria Nobila, soldato

deceduto il 21/10/1915 sul

Monte San Michele. Pag. 67;

Ciccone Maria Costantina: madre

di Giuseppe e Quirico dichiarati

disertori (erano all’estero) e

di Giovanni soldato della 1a

Guerra. Pag. 86;

Cimino Alessio: di Domenico e

Cianfrogna Maria Antonia, dichiarato

disertore della 1a Guerra

(emigrato in Usa). Pag. 85;

Cimino Domenico: padre dei

soldati Pietro, Giuseppe e Alessio

(disertore perché all’estero) della

1a Guerra. Pag. 85;

Cimino Giuseppe: di Domenico

e Cianfrogna Maria Antonia, soldato

della 1a Guerra. Pag. 85;

Cimino Maria Giovina: madre

dei soldati Pierro Donato, Antonio

e Angelo, della 1a Guerra.

Pag. 88;

Cimino Pietro: di Domenico e

Cianfrogna Maria Antonia, soldato

della 1a Guerra. Pag. 85;

Cimino Pietro: segretario del

comitato di Philadelphia per la

raccolta fondi per il Monumento.

Pag. 111;

Cocco Antonio: consigliere

Amministrazione Caione, periodo

1922-1926. Pag. 96, 102;

Colanardi Antonio: di Giuseppe

e Di Vietro Maria Donata, soldato

della 2a Guerra, disperso nel

campo 165 di Taliza (Russia), lo

stesso di Tulino Antonio, dove

morì presumibilmente il

23/02/1943. Pag. 125, 133;

Colanardi Giuseppe: padre del

soldato Antonio disperso il

23/02/1943. Pag. 133;

Colucci Maria Maddalena: madre

dei soldati Lucera Gennaro e

Giambattista, della 1a Guerra.

Pag. 87;

Corleto Donato: di Fedele e Ferringo

Maria Giovanna, soldato

della 2a Guerra, disperso il

20/1/1943 sul fiume Neretva (Jugoslavia).

Pag. 125, 133;

Corleto Fedele: padre del soldato

Donato disperso il 20/1/1943.

Pag. 133;

Corvelli Rosa: madre del soldato

Di Falco Rocco, della 2a Guerra,

disperso in luogo sconosciuto.

Pag. 134;

Cozzella Angela Rosa: madre

dei soldati Giorgione F. Saverio e

Lorenzo della 1a Guerra. Pag. 86;

Cozzella Donato: di Vitantonio e

Catalano Lorenza, soldato di

Biccari disperso sul Monte Grappa

il 20/121917. Pag. 77;

Cozzella F. Saverio: di Vincenzo

e Molle Maria, soldato dece-

150


Giuseppe Osvaldo Lucera

duto sul Monte Grappa il

15/6/1918. Pag. 78;

Cozzella Filomena: madre dei

soldati Ferringo Antonio e Giuseppe

della 1a Guerra. Pag. 86;

Cozzella Filomena: madre del

soldato Del Giudice Donato disperso

il 30/29/1943. Pag. 134;

Cozzella Lucia: madre dei soldati

Goffredo Lorenzo e Donato

della 1a Guerra. Pag. 86;

Cozzella Maddalena: madre del

soldato Pellegrini Orazio della 1a

Guerra. Pag. 203a;

Cozzella Maria Giovina: madre

del soldato Stampone Giovanni

Michele deceduto in prigionia

della 1a Guerra. Pag. 77;

Cozzella Vincenzo: padre del

soldato F. Saverio della 1a Guerra.

Pag. 198a;

Cozzella Vitantonio: padre del

soldato Donato della 1a Guerra.

Pag. 198a;

Crispi Francesco: politico e capo

del governo italiano. Pag. 36;

Cristinziano Maria Teresa:

madre del soldato Stelluto Francesco

della 2a Guerra. Pag. 131;

Cristinziano Matteo: consigliere

Amministrazione Caione, periodo

1922-1926. Nel 1924, per

problemi politici, emigrò per

ignota destinazione. Pag. 96, 102;

D’Addario Angelo: padre del

soldato Salvatore della 1a Guerra.

Pag. 199a;

D’Addario Anna Maria: madre

dei soldati Goffredo Donato, Lorenzo

e Quirico, della 1a Guerra.

Pag. 87;

D’Addario Antonia: madre del

soldato Sessa Michele della 1a

Guerra. Pag. 205a;

D’Addario Antonio: di Donato e

Catalano Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 85;

D’Addario Donato: padre dei

soldati Antonio e Michele della

1a Guerra. Pag. 85;

D’Addario Maria Teresa: madre

del soldato Picaro Salvatore

della 1a Guerra. Pag. 204a;

D’Addario Maria Teresa: madre

di Basile Antonio della 1a

Guerra. Pag. 196a;

D’Addario Maria: madre del

soldato Tilli Salvatore, disperso il

31/12/1942. Pag. 139;

D’Addario Michele: di Donato e

Catalano Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 85;

D’Addario Salvatore: di Angelo

e Di Lorenzo Anna Maria, soldato

disperso sull’altopiano di

Asiago il 6/6/1916. Pag. 77;

D’Andrea Maria Immacolata:

moglie del soldato Baselice Giovanni

deceduto a Bardia il

1/8/1940. Pag. 128;

D’Angelo Maria Giovanna:

madre dei soldati Iorino Angelo,

Giuseppe e Donato della 1a

Guerra. Pag. 87;

151


Non solo… nomi

D’Annunzio Gabriele: scrittore,

poeta, fascista ed amico di Mussolini.

Pag. 41;

D’Imperio Donato: di Michele e

Catalano Maddalena, guardia

campestre, soldato deceduto sul

Piave il 23/8/1917. Pag. 79;

D’imperio Donato: di Raffaele e

Stelluto Anna Maria, soldato della

1a Guerra. Pag. 86;

D’Imperio Filomena: madre del

soldato Di Vietro Raffaele disperso

il 5/12/1941. Pag. 135;

D’Imperio Francesco: di Giuseppe

e Lucera Angela Rosa,

soldato della 2a Guerra, disperso

a Cefalonia il 13/11/1943. Pag.

125, 135;

D’Imperio Francesco: padre di

Giovanni Battista e di Giuseppe

della 1a Guerra. Pag. 86;

D’Imperio Giovanni Battista:

di Francesco e Stanca Maria Luigia,

soldato della 1a Guerra. Pag.

86;

D’Imperio Giuseppe: di Francesco

e Stanca Maria Luigia, soldato

della 1a Guerra. Pag. 86;

D’Imperio Giuseppe: di Raffaele

e Stelluto Anna Maria, soldato

della 1a Guerra. Pag. 86;

D’Imperio Giuseppe: padre del

soldato Francesco disperso a Cefalonia

il 13/11/1943. Pag. 135;

D’Imperio Maria Antonia: madre

di Lucera Giambattista e Antonio

della 1a Guerra. Pag. 66,

87, 90;

D’Imperio Michelarcangelo: fu

arruolato per la leva obbligatoria

dal console italiano di Philadelphia.

Pag. 90;

D’Imperio Michele: padre del

soldato Donato della 1a Guerra.

Pag. 200a;

D’Imperio Raffaele: padre dei

soldati Giuseppe e Donato della

1a Guerra. Pag. 86;

De Angelis Margherita: madre

del soldato Stampone Giovanni

Michele della 1a Guerra. Pag. 80;

De Bellis Maria Antonia: madre

dei soldati Iannelli Raffaele e

Giuseppe, della 1a Guerra. Pag.

87;

De Brita Antonio: di Giuseppe e

Anniballi Carmela, soldato della

1a Guerra. Pag. 85;

De Brita Giuseppe: padre dei

soldati Nicolamario e Antonio

della 1a Guerra. Pag. 85;

De Brita Nicolamario: di Giuseppe

e Anniballi Carmela, soldato

della 1a Guerra. Pag. 85;

De Filippis Concetta: madre del

soldato Caterino Lorenzo disperso

l’8/9/1943. Pag. 133;

De Lillo Maria Giuseppa: madre

dei soldati Stelluto Gabriele e

Luigi, della 1a Guerra. Pag. 89;

De Luca Anna Maria: madre

dei soldati Lucera Luigi e Donato,

della 1a Guerra. Pag. 87;

De Luca Giuseppe: consigliere

Amministrazione Caione, periodo

1922-1926. Pag. 96, 102;

152


Giuseppe Osvaldo Lucera

De Luca Maria Donata: madre

del soldato Lizzi Antonio della

1a Guerra. Pag. 202a;

De Palma Antonio: di Donato e

Sessa Anna Maria, soldato di

Biccari deceduto sul Carso il

28/5/1917. Pag. 78;

De Palma Donato: di Luigi, soldato

di Pesco Sannita, deceduto il

22 maggio 1918, erroneamente

iscritto sulla lapide dei caduti di

Biccari. Pag. 65;

De Palma Donato: padre del

soldato Antonio della 1a Guerra.

Pag. 199a;

De Palma Leonardo: fabbro ferraio

con l’officina posto sotto

l’abitazione dei Catalano, in via

Fuori Porta Garofalo, con accesso

a lato dello studio medico di

Lucera Antonio. Con moltissime

probabilità fu il costruttore della

ringhiera che circondava il Monumento.

Pag. 113;

De Palma Luigi: padre di De

Palma Donato di Pesco Sannita

della 1a Guerra. Pag. 65;

De Santis Giovanni: padre di

Orazio, volontario alla guerra di

Spagna, deceduto l’8/1/1939.

Pag. 129;

De Santis Orazio: di Giovanni e

Pellegrini Caterina, volontario

mussoliniano della guerra di

Spagna, deceduto l’8/1/1939.

Pag. 125, 129, 129n, 237a;

De Troia Maria Giovanna: madre

dei soldati Petruccelli Antonio

e Donato, della 1a Guerra.

Pag. 88;

De Vincentis Angelo: emigrato

di Biccari negli Usa, divenne uno

dei più grandi imprenditori della

Pennsylvania, fu il 2° grande finanziatore

del Monumento ai caduti.

Pag. 111.

Del Boca Angelo: storico, giornalista

e scrittore, autore del volume:

Crodo e la Grande guerra.

Pag. 53, 53n, 54, 54n;

Del Giudice Donato: di Luigi e

Cozzella Filomena, soldato della

2a Guerra, disperso a Creta il

30/9/1943. Pag. 134;

Del Giudice Luigi: padre del

soldato Donato disperso il

30/29/1943. Pag. 134;

Del Vecchio Maria Cristina:

madre dei soldati Tumolo Giuseppe

e Filateo, della 1a Guerra.

Pag. 89;

Di Bello Filomena: madre dei

soldati Ceglia Giuseppe, Donato

Antonio (Donato (dichiarato disertore)

della 1a Guerra. Pag. 84;

Di Bello Maria Nicolina: madre

del soldato Tilli Giovanni Battista,

disperso il 31/1/1941. Pag.

139;

Di Carlo Giuseppe: di Pasquale

Antonio e Tumulo Lucia, soldato

della 2a Guerra disperso il

153


Non solo… nomi

2/4/1944 nel Mar del Nord. Pag.

125, 134;

Di Carlo Pasquale Antonio: padre

del soldato Giuseppe disperso

il 2/4/1944. Pag. 134;

Di Chiara Antonio: di Donato e

Sammarco Maddalena, soldato di

Biccari deceduto per ferite sul

Carso il 26 marzo 1917, presente

sulla lapide, ma non nell’Albo

d’Oro. Pag. 65, 65n, 78, 79n,

176°, 182° 233a;

Di Chiara Donato: di Salvatore

e Ferringo Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 85;

Di Chiara Donato: padre del

soldato Antonio della 1a Guerra.

Pag. 65;

Di Chiara Giuseppe: di Salvatore

e Ferringo Maria Giuseppa,

soldato 1a Guerra. Pag. 85;

Di Chiara Salvatore: padre dei

soldati Giuseppe e Donato della

1a Guerra. Pag. 85;

Di Falco Rocco: immigrato in

Biccari da Alberona, di Tobia e

Corvelli Rosa, soldato della 2a

Guerra, luogo e data di morte

sconosciuti. Pag. 134;

Di Falco Tobia: padre del soldato

Rocco, della 2a Guerra, disperso.

Pag. 134;

Di Lorenzo Angelo: di Donato e

Tumolo Giovina, sergente della

2a Guerra, deceduto a Montese,

in ospedale, il 29/10/1944. Pag.

131;

Di Lorenzo Angelo: padre dei

due fratelli Michele, Donato e

Giuseppe della 1a Guerra. Pag.

68;

Di Lorenzo Anna Maria: madre

del soldato D’Addario Salvatore

della 1a Guerra. Pag. 199a;

Di Lorenzo Antonio: di Michelarcangelo

e Silvestre Lucia, soldato

della 1a Guerra. Pag. 85;

Di Lorenzo Donato: di Angelo e

Ciampi Maria Giuseppa, soldato

deceduto sull’Isonzo il

1/11/1916. Pag. 68;

Di Lorenzo Donato: padre del

soldato Angelo, della 2a Guerra.

Pag. 131;

Di Lorenzo Francesco: di Michelarcangelo

e Silvestre Lucia,

soldato della 1a Guerra. Pag. 85;

Di Lorenzo Giuseppe: di Angelo

e Ciampi Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 68;

Di Lorenzo Lorenzo: consigliere

Amministrazione Caione, periodo

1922-1926. Pag. 96, 102;

Di Lorenzo Michelarcangelo:

padre dei soldati Antonio e Francesco

della 1a Guerra. Pag. 85;

Di Lorenzo Michele: fratello di

Donato deceduto sul Carso il

1/11/1916. Pag. 68;

Di Marzio Lucia: madre dei soldati

Mignogna Michele e Pietro

della 1a Guerra. Pag. 88;

Di Pierro Antonio: di Domenico

e Guadagno Concetta, soldato disperso

nella guerra 15-18 in data

24 maggio1917, presente

nell’Albo d’Oro, ma non sulla

lapide. Pag. 25, 65, 79, 177a;

154


Giuseppe Osvaldo Lucera

Di Pierro Domenico: padre di

Antonio Di Pierro e Vincenzo

della 1a Guerra. Pag. 65, 85;

Di Pierro Vincenzo: di Domenico

e Guadagno Concetta, soldato

della 1a Guerra. Pag. 85;

Di Salvo Giovanni: di Salvatore

e Ciccone Maria Costantina, soldato

della 1a Guerra. Pag. 86;

Di Salvo Giuseppe: di Salvatore

e Ciccone Maria Costantina, soldato

della 1a Guerra, dichiarato

disertore (estero). Pag. 86;

Di Salvo Quirico: di Salvatore e

Ciccone Maria Costantina, soldato

della 1a Guerra, dichiarato disertore

perché all’estero. Pag. 86;

Di Salvo Salvatore: padre dei

soldati Giuseppe, Quirico (entrambi

disertori) e Giovanni della

1a Guerra. Pag. 86;

Di Vietro Francesco Saverio:

padre del soldato Raffaele disperso

il 5/12/1941. Pag. 135;

Di Vietro Maria Donata: madre

del soldato Colanardi Antonio disperso

il 23/02/1943. Pag. 133;

Di Vietro Maria Rosa: madre

dei soldati Tilli Giovanni Battista,

Donato e Giuseppe, della 1a

Guerra. Pag. 89;

Di Vietro Raffaele: di F. Saverio

e D’Imperio Filomena, soldato

della 2a Guerra, disperso in Nord

Africa il 5/12/1941. Pag. 135;

Diaz Armando V.: militare e capo

dell’esercito italiano 1a Guerra.

Pag. 35, 39, 41, 42, 45, 58, 72,

74;

Doria Raffaele: consigliere

Amministrazione Caione, periodo

1922-1926. Pag. 96, 102;

Ercolino Donato: padre dei fratelli

Ercolino: Vincenzo, Giuseppe

e Giovanni della 1a Guerra.

Pag. 68, 100;

Ercolino Giovanni: di Donato e

Tulino Maddalena, soldato e fratello

di Vincenzo e di Giuseppe,

deceduto in ospedale il

22/01/1919. Pag. 68, 75, 100,

233a;

Ercolino Giuseppe: di Donato e

Tulino Maddalena, soldato e fratello

di Vincenzo e di Giovanni,

deceduto il 21/07/1916 per ferite.

Pag. 68, 69, 75, 100, 233a;

Ercolino Maria Teresa: madre

del soldato Silvestre Donato disperso

il 6/9/1943. Pag. 138;

Ercolino Vincenzo: soldato di

Biccari, figlio di Donato e Tulino

Maddalena, e fratello di Giuseppe

e di Giovanni, deceduto il

5/8/1918 in prigione nemica per

malattia. Pag. 68, 69, 100, 233a;

Esperti Maria Rosa: madre del

soldato Molle Pietro della 1a

Guerra. Pag. 203a;

Facta Luigi: politico e capo del

governo italiano. Pag. 42;

Fecca Luigi: padre del soldato

Orazio della 1a Guerra. Pag.

200a;

155


Non solo… nomi

Fecca Orazio: di Luigi e Stelluto

Maria Rosa, soldato deceduto sul

Carso il 6/6/1916. Pag. 79;

Ferringo Antonio: di Costanzo e

Cozzella Filomena, soldato deceduto

in stato di prigionia nella

guerra 15-18. Pag. 86;

Ferringo Costanzo: padre dei

soldati Antonio e Giuseppe della

1a Guerra. Pag. 86;

Ferringo Donato: padre del soldato

Giuseppe disperso il

31/3/1941. Pag. 136;

Ferringo Giuseppe: di Costanzo

e Cozzella Filomena, soldato di

Biccari della 1a Guerra. Pag. 86;

Ferringo Giuseppe: di Donato e

Fiorella Maria Rosa, soldato della

2a Guerra, disperso in Nord

Africa il 31/3/1941. Pag. 125,

136;

Ferringo Lorenza: madre dei

soldati Cavaliere Francesco e

Antonio della 1a Guerra. Pag. 84;

Ferringo Lucia: madre dei soldati

Silvestre Antonio, Luigi e

Urbano, della 1a Guerra. Pag. 89;

Ferringo Maria Giovanna: madre

del soldato Corleto Donato

disperso il 20/1/1943. Pag. 133;

Ferringo Maria Giuseppa: madre

dei soldati Di Chiara Giuseppe

e Donato della 1a Guerra. Pag.

85;

Fiorella Anna Maria: madre del

soldato Menichella Giuseppe della

1a Guerra. Pag. 203a;

Fiorella Costanzo: padre del

soldato Giuseppe della 1a Guerra.

Pag. 76;

Fiorella Donato: padre del soldato

Salvatore della 1a Guerra.

Pag. 200a;

Fiorella Giuseppe: figlio di Costanzo

e di Russo Maria Giuseppa,

mori il 29/6/1916 per un attacco

con il gas. Pag. 56, 76;

Fiorella Maria Rosa: madre del

soldato Ferringo Giuseppe disperso

il 31/3/1941. Pag. 136;

Fiorella Michele: consigliere

dell’Amministrazione Caione,

periodo 1922-1926. Pag. 96, 102;

Fiorella Salvatore: di Donato e

Minelli Maria Assunta, soldato

deceduto sul Monte Cristallo il

16/6/1916. Pag. 77;

Fiorella Vincenza: madre di Lucera

Maria Antonia, moglie di

Capozzi Donatantonio. Pag. 83;

Flacco Quinto Orazio: fu un

poeta romano. Pag. 122n;

Forcella Enzo: scrittore, sceneggiatore,

giornalista, coautore, insieme

a Manticone, del volume

Plotone d’esecuzione. Pag. 51,

51n, 54;

Forster Charles Aymut: scrittore,

letterato, autore de: Il suffragio

universale. Pag. 68n;

Fragnito Antonio: di Michelarcangelo

e Tozzi Anna, soldato di

Biccari, deceduto sul Carso il

12/7/1915. Pag. 79;

156


Giuseppe Osvaldo Lucera

Fragnito Michelarcangelo: padre

del soldato Antonio della 1a

Guerra. Pag. 200a;

Franco Francisco: fu generale,

politico e dittatore della Spagna.

Pag. 122, 129;

Freddo Giovina: madre del soldato

Sperti Leonardo disperso il

30/11/1940. Pag. 139;

Frescura Attilio: scrittore, autore

del volume: Diario di un imboscato.

Pag. 52n;

Gallucci Giuseppe Rosario:

consigliere dell’Amministrazione

Caione, periodo 1922-1926. Pag.

96, 102;

Gallucci Maria Donata: madre

del soldato Piacquadio Michele

disperso il 31/12/1941. Pag. 138;

Garibaldi Giuseppe: avventuriere,

militarista, negriero, ladro, al

soldo dei Savoja. Pag. 57, 141n;

Garofalo Maria: madre del soldato

Casiello Giuseppe, disperso

il 24/5/1941. Pag. 133;

Giannetti Antonia: madre dei

soldati Picaro Giovanni, Vincenzo,

Salvatore e Mariano della 1a

Guerra. Pag. 88;

Giorgione Donato: padre dei

soldati Francesco Saverio e Lorenzo

della 1a Guerra. Pag. 86;

Giorgione F. Saverio: di Donato

e Cozzella Angela Rosa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 86;

Giorgione Lorenzo: di Donato e

Cozzella Angela Rosa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Costantino: di Michelarcangelo

e Tulino Maria Sofia,

soldato della 1a Guerra. Pag. 87;

Goffredo Donato: di Francesco

Saverio e di D’Addario Anna

Maria, soldato della 1a Guerra.

Pag. 87;

Goffredo Donato: di Lorenzo e

Checchia Anna Maria, soldato

della 1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Donato: di Michelarcangelo

e Tulino Maria Sofia,

soldato della 1a Guerra. Pag. 87;

Goffredo Donato: di Vincenzo e

Cozzella Lucia, soldato della 1a

Guerra. Pag. 86;

Goffredo Donato: padre dei soldati

Luigi, Vincenzo, Leonardo e

Quirico della 1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Francesco Saverio:

padre dei soldati Donato, Lorenzo

e Quirico della 1a Guerra.

Pag. 87;

Goffredo Giuseppe: di Lorenzo

e Checchia Anna Maria, soldato

della 1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Leonardo: di Donato e

Bonelli Maria Antonia, soldato

della 1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Lorenzo: di Fr. Saverio

e di D’Addario Anna Maria,

soldato della 1a Guerra. Pag. 87;

157


Non solo… nomi

Goffredo Lorenzo: di Vincenzo

e Cozzella Lucia, soldato di Biccari

della 1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Lorenzo: padre dei

soldati Donato e Giuseppe della

1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Luigi: di Donato e Bonelli

Maria Antonia, soldato della

1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Maria Maddalena:

madre del soldato Lucera Riccardo

e Donato della 1a Guerra.

Pag. 87;

Goffredo Maria Rosa: madre

del soldato Cavaliere Vincenzo

della 1a Guerra. 197a;

Goffredo Michelarcangelo: padre

dei soldati Donato e Costantino,

soldati della 1a Guerra. Pag.

87;

Goffredo Quirico: di Donato e

Bonelli Maria Antonia, soldato di

Biccari della 1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Quirico: di Fr. Saverio

e di D’Addario Anna Maria, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Goffredo Vincenzo: di Donato e

Bonelli Maria Antonia, soldato di

Biccari della 1a Guerra. Pag. 86;

Goffredo Vincenzo: padre dei

soldati Lorenzo e Donato della 1a

Guerra. Pag. 86;

Gramsci Antonio: politico, filosofo,

politologo, giornalista, linguista

e critico letterario italiano,

fu segretario del Partito Socialista

Italiano evoluto poi in Partito

Comunista Italiano. Pag. 140;

Granata Lorenzo: padre del

soldato Salvatore della 1a Guerra.

Pag. 201a;

Granata Salvatore: di Lorenzo e

Spinelli Maria Grazia, soldato

deceduto a Biccari per ferite da

guerra il 17/02/1918. Pag. 78,

233a;

Grazzini Enzo: scrittore, giornalista,

autore del libro Non furono

nemmeno eroi. Pag. 83, 83n;

Gruppo Donato: padre dei soldati

Luigi e Vincenzo della 1a

Guerra. Pag. 87;

Gruppo Luigi: di Donato e Ceglia

Maria Giuseppa, soldato della

1a Guerra. Pag. 87;

Gruppo Vincenzo: di Donato e

Ceglia Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Guadagno Concetta: madre di

Antonio e Vincenzo Di Pierro

della 1a Guerra. Pag. 65, 85;

Guccini Francesco: cantautore,

scrittore, musicista. Pag. 106,

107n;

Hitler Adolfo: politico tedesco,

nato austriaco, cancelliere del

Reich dal 1933 e dittatore, col titolo

di Führer, della Germania

dal 1934 al 1945. Pag. 120, 121,

122, 132n, 135n 140;

Iacovino Maria Arcangiola:

madre del soldato Sassone Giuseppe

della 1a Guerra. Pag. 205a;

Iacovino Maria Lucia: madre

dei soldati Ziccardi Donato e Antonio,

della 1a Guerra. Pag. 90;

158


Giuseppe Osvaldo Lucera

Iannelli Donato: padre dei soldati

Raffaele e Giuseppe della 1a

Guerra. Pag. 87;

Iannelli Giuseppe: di Donato e

De Bellis Maria Antonia, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Iannelli Raffaele: di Donato e

De Bellis Maria Antonia, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Iarusso Domenico: di Francesco

e Ruggiero Maria Nicolina, soldato

di Biccari deceduto sul Carso

il 25/5/1917. Pag. 79, 93;

Iarusso Francesco: padre del

soldato Domenico della 1a Guerra.

Pag. 201a;

Ingelido Filomena: madre dei

soldati Pellegrini Luigi e Raffaele,

della 1a Guerra. Pag. 88;

Ingelido Maria Rosa: madre dei

soldati Mazzilli Donato e Michelarcangelo,

della 1a Guerra. Pag.

87;

Iorino Angelo: di Nicola e

D’Angelo Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Iorino Donato: di Nicola e

D’Angelo Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Iorino Giuseppe: di Nicola e

D’Angelo Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Iorino Nicola: padre dei soldati

Angelo, Giuseppe e Donato della

1a Guerra. Pag. 87;

Lassu Emilio: scrittore e politico,

autore del volume: Un anno

sull’altipiano. Pag. 46, 47;

Le Donne Maria Antonia: madre

del soldato della 2a Guerra:

Romano Donato, disperso. Luogo

e data di morte sconosciuta. Pag.

138;

Lilin Nicolaj: autore del volume

Educazione Siberiana. Pag. 20,

20n;

Lizzi Antonio: di Urbano e De

Luca Maria Donata, soldato di

Biccari disperso sull’altopiano di

Asiago il 6/06/1916. Pag. 77;

Lizzi Urbano: padre del soldato

Antonio della 1a Guerra. Pag.

202a;

Lombroso Cesare: medico dilettante,

criminologo immaginario,

autore della teoria della fossetta

occipitale o delle sopracciglia

unite che son cause della delinquenza

degli uomini che le possiedono.

Pag. 55;

Longo don Francesco Saverio:

consigliere Amministrazione

Caione, periodo 1922-1926. Pag.

96, 100, 102;

Lucera Angela Rosa: madre del

soldato D’Imperio Francesco disperso

a Cefalonia il 13/11/1943.

Pag. 135;

Lucera Aniello: di Donato e Colucci

Maria Maddalena, fu

159


Non solo… nomi

arruolato per la leva obbligatoria

dal console italiano di Philadelphia.

Pag. 90, 90n, 206a;

Lucera Anna Maria: madre dei

soldati Salvati Francesco, Rocco

e Quirico, della 1a Guerra. Pag.

89;

Lucera Antonio: di Biagio, medico

proprietario dello studio

medico di via Fuori Porta Garofalo.

Pag. 113;

Lucera Antonio: di Giambattista

e Menichella Maria Teresa, soldato

di Biccari della 1a Guerra.

Pag. 87;

Lucera Antonio: di Paolino e

D’Imperio Maria Antonia, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Lucera Cataldo Donato: padre

di Lucera Angela Rosa. Pag. 135;

Lucera Donato: di Francesco e

Goffredo Maria Maddalena, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Lucera Donato: di Giuseppe e

De Luca Anna Maria, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Lucera Donato: padre dei soldati

Gennaro e Giambattista, della

1a Guerra. Pag. 87;

Lucera Francesco: padre dei

soldati Riccardo e Donato della

1a Guerra. Pag. 87;

Lucera Gennaro: di Donato e

Colucci Maria Maddalena, soldato

di Biccari deceduto il

14/10/1918 in ospedale per ferite

da combattimento. Pag. 87;

Lucera Giambattista: biccarese

naturalizzato statunitense, sepolto

prima in Francia e poi a Biccari,

di Paolino e D’Imperio M. Antonia,

cadde nella battaglia della

Mosa-Garonne il 5/10/1918. E’

riportato sulla lapide dei caduti di

Biccari. Pag. 78, 87, 90, 115,

116, 180°, 181°, 233a;

Lucera Giambattista: di Donato

e Colucci Maria Maddalena, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Lucera Giambattista: padre dei

soldati Giuseppe a Antonio della

1a Guerra. Pag. 87;

Lucera Giambattista: padre del

soldato Mario, disperso il

29/12/1942. Pag. 136;

Lucera Giuseppe: di Giambattista

e Menichella Maria Teresa,

soldato di Biccari della 1a Guerra.

Pag. 87;

Lucera Giuseppe: padre dei soldati

Luigi e Donato, della 1a

Guerra. Successivamente fece

parte, dimettendosi subito dopo,

dell’Amministrazione Caione del

periodo 1922-1926. Pag. 87, 96,

102;

Lucera Luigi: di Giuseppe e De

Luca Anna Maria, soldato della

1a Guerra. Pag. 87;

Lucera Maria Antonia: madre

dei soldati Capozzi Vincenzo e

Capozzi Donato della 1a Guerra.

Pag. 83;

Lucera Mario: di Giambattista e

Molle Maria Giuseppa, Caporal

Maggiore della 2a Guerra, disperso

probabilmente in Francia

il 29/12/1942. Pag. 125;

160


Giuseppe Osvaldo Lucera

Lucera Paolino: padre di Lucera

Giambattista e Antonio, soldati

della 1a Guerra. Pag. 66, 87, 90;

Lucera Pasquale: padre di Lucera

Maria Antonia moglie di Capozzi

Donatantonio. Pag. 83;

Lucera Riccardo: di Francesco e

Goffredo Maria Maddalena, soldato

di Biccari deceduto

sull’altopiano di Asiago il

2/2/1917. Pag. 87;

Lucera Vincenzo: padre di Lucera

Anna Maria. Pag. 89;

Mandara Pietro Paolo: sacerdote

economo della Chiesa di Biccari.

Pag. 110;

Manticone Alberto: scrittore,

coautore con Forcella del libro:

Plotone d’esecuzione. Pag. 51n;

Marelli Antonio: padre del soldato

Orazio, della 2a Guerra deceduto

il 4/2/1941. Pag. 125;

Marelli Orazio: di Antonio e

Ceglie Maria Giovanna, soldato

della 2a Guerra, deceduto il

4/2/1941 a quota 802 in Albania.

Pag. 125, 129, 130n, 238a;

Marino Antonio: di Ruberto e

Cercio Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Marino Donato: di Ruberto e

Cercio Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 87;

Marino Ruberto: padre dei soldati

Donato e Antonio, della 1a

Guerra. Pag. 87;

Marucci Francesco: padre del

soldato Giuseppe della 1a Guerra.

Pag. 202a;

Marucci Giuseppe: di Francesco

e Sacchetti Maria Michela, soldato

di Biccari disperso sul Piave il

25/11/1917. Pag. 77;

Marzullo Maria Teresa: madre

dei soldati Bianco Donato e Quirino

della 1a Guerra. Pag. 83;

Matteotti Giacomo: politico a

capo dei socialisti italiani, fu fatto

assassinare da Mussolini. Pag.

42, 95, 101, 101n, 123n;

Mazzilli Donato: di Gabriele e

Ingelido Maria Rosa, soldato della

1 Guerra. Pag. 87;

Mazzilli Gabriele: padre dei

soldati Donato e Michelarcangelo,

della 1a Guerra. Pag. 87;

Mazzilli Michelarcangelo: di

Gabriele e Ingelido Maria Rosa,

soldato della 1 Guerra. Pag. 87;

Mendilicchio Antonio: di Donato

e Serpiello Maria, soldato della

a Guerra, deceduto il 5/4/1941.

Pag. 125, 130, 130n, 239a;

Mendilicchio Donato: padre del

soldato Antonio della 2a Guerra.

Pag. 130;

Mendilicchio Maria Nobila:

madre di Ciarmoli Angelo della

1a Guerra. Pag. 67;

Menichella Antonio: consigliere

Amministrazione Caione, periodo

1922-1926. Pag. 96, 102;

161


Non solo… nomi

Menichella Costanzo: padre dei

soldati Michele e Giuseppe, della

1a Guerra. Pag. 88;

Menichella Domenico: padre del

soldato Giuseppe della 1a Guerra.

Pag. 203a;

Menichella Francesco Saverio:

padre del soldato Pompeo della

1a Guerra. Pag. 203a;

Menichella Giuseppe: di Costanzo

e Checchia Maria Giovanna,

soldato della 1a Guerra.

Pag. 88;

Menichella Giuseppe: di Domenico

e Fiorella Anna Maria, soldato

di Biccari deceduto in ospedale

per malattia il 2/12/1918.

Pag. 77;

Menichella Maria Teresa: madre

dei soldati Lucera Giuseppe a

Antonio della 1a Guerra. Pag. 87;

Menichella Michele di Costanzo:

consigliere Amministrazione

Caione, periodo 1922-1926. Pag.

96, 102;

Menichella Michele: di Costanzo

e Checchia Maria Giovanna,

soldato della 1a Guerra. Pag. 88;

Menichella Michele: farmacista,

consigliere Amministrazione

Caione, periodo 1922-1926. Nel

1923 emigrò in Francia. Pag.

102;

Menichella Pompeo: di F. Saverio

e Mobilio Filomena, soldato

di Biccari deceduto a Brenzone il

28/10/1918 per malattia. Pag. 77;

Menichella Salvatore: geometra

e segretario comunale periodo

1919-1925. Pag. 96, 99, 105;

Mignogna Angelo: padre dei

soldati Michele e Pietro della 1a

Guerra. Pag. 88;

Mignogna Donato: padre del

soldato Martino disperso il

18/1/1943. Pag. 137;

Mignogna Gianfilippo: Sindaco

del comune di Biccari. Pag. 7,

16, 17;

Mignogna Martino: di Donato e

Spinelli Angela Rosa, soldato

della 2a Guerra disperso in Russia

il 18/1/1943. Pag. 137;

Mignogna Michele: di Angelo e

Di Marzio Lucia, soldato della 1a

Guerra. Pag. 88;

Mignogna Pietro: di Angelo e

Di Marzio Lucia, soldato della 1a

Guerra. Pag. 88;

Minelli Gabriele: padre dei soldati

Lorenzo e Giuseppe della 1a

Guerra. Pag. 88;

Minelli Giuseppe: di Gabriele e

Capozzi Maria Vincenza, soldato

della 1a Guerra. Pag. 88;

Minelli Lorenzo: di Gabriele e

Capozzi Maria Vincenza, soldato

di Biccari deceduto in ospedale

per ferite il 20/8/1917. Pag. 88;

Minelli Maria Assunta: madre

del soldato Fiorella Salvatore

della 1a Guerra. Pag. 200a;

Mobilio Filomena: madre del

soldato Menichella Pompeo della

1a Guerra. Pag. 203a;

Moffa Agostino: padre dei soldati

Vittore ed Emiddio, della 1

Guerra. Pag. 88;

162


Giuseppe Osvaldo Lucera

Moffa Emiddio: di Agostino e

Nova Elena Adelaide, soldato

della 1a Guerra. Pag. 88;

Moffa Vittore: di Agostino e

Nova Elena Adelaide, soldato

della 1a Guerra. Pag. 88;

Molle Antonio: di Pietro e

Esperti Maria Rosa, soldato di

Biccari deceduto sul Monte Santo

il 6/8/1917. Pag. 78;

Molle Donato: di Pietro e Checchia

Maria Giovina, soldato della

1 Guerra. Pag. 88;

Molle Donato: di Salvatore e Catalano

Anna Maria, soldato di

Biccari deceduto in ospedale per

malattia il 23/4/1918. Pag. 88;

Molle Maria Giuseppa: madre

del soldato Lucera Mario, disperso

il 29/12/1942. Pag. 136;

Molle Maria Maddalena: madre

dei soldati Checchia Lorenzo e

Giuseppe, 1a Guerra. Pag. 84;

Molle Maria: madre del soldato

Cozzella F. Saverio della 1a

Guerra. Pag. 198a;

Molle Michele: di Salvatore e

Catalano Anna Maria, soldato

della 1a Guerra. Pag. 88;

Molle Orazio: di Pietro e Checchia

Anna Maria, soldato della 1

Guerra. Pag. 88;

Molle Pietro: padre dei soldati

Donato e Orazio, della 1a Guerra.

Pag. 88;

Molle Pietro: padre del soldato

Antonio della 1a Guerra. Pag.

203a;

Molle Salvatore: padre dei soldati

Donato e Michele della 1a

Guerra. Pag. 88;

Monaco Antonio: consigliere

Amministrazione Caione, periodo

1922-1926, dimessosi nel

1922. Pag. 96, 102;

Mussolini Benito: fondatore del

Partito Fascista e dittatore

d’Italia dal1922 al 1943. Pag. 36,

37, 39, 41, 42, 56, 84, 94, 95,

95n, 96, 97, 98, 100, 111, 111n,

120, 121, 122, 124, 129, 132n,

137, 140, 142, 143, 216a;

Nova Elena Adelaide: madre dei

soldati Moffa Vittore ed Emiddio,

della 1 Guerra. Pag. 88;

Orlando V. Emanuele: politico

e capo del governo italiano. Pag.

35, 37, 39, 72;

Pagliarella Elisabetta: madre

dei soldati Pecoriello Giovanni e

Donato, della 1a Guerra. Pag. 88;

Panini Agata: madre del soldato

Sessa Ettore della 1a Guerra.

Pag. 205a;

Parrotta Giovina: made del soldato

Trence Salvatore della 1a

Guerra. Pag. 206a;

Parrotta Mara Donata: madre

dei soldati Pavia Domenico e Antonio

della 1a Guerra. Pag. 88;

163


Non solo… nomi

Pavia Antonio: di Michele e Parrotta

Maria Donata, soldato della

1a Guerra. Pag. 88;

Pavia Domenico: di Michele e

Parrotta Maria Donata, soldato di

Biccari deceduto a Udine per malattia

il 11/4/1917. Pag. 77;

Pavia Michele: padre dei soldati

Domenico e Antonio della 1a

Guerra. Pag. 88;

Pecoriello Angelo: padre dei

soldati Giovanni e Donato, della

1a Guerra. Pag. 88;

Pecoriello Donato: di Angelo e

Pagliarella Elisabetta, soldato

della 1a Guerra. Pag. 88;

Pecoriello Giovanni: di Angelo

e Pagliarella Elisabetta, soldato

della 1a Guerra. Pag. 88;

Pellegrini Caterina: madre del

volontario alla guerra di Spagna

De Santis Orazio, deceduto

l’8/1/1939. Pag. 129;

Pellegrini Giovanni Battista:

padre del soldato Orazio della 1a

Guerra. Pag. 204a;

Pellegrini Giuseppe: consigliere

Amministrazione Caione, periodo

1922-1926. Pag. 96, 102;

Pellegrini Ludovico: padre dei

soldati Luigi e Raffaele, della 1a

Guerra. Pag. 88;

Pellegrini Luigi: di Ludovico e

Ingelido Filomena, soldato della

1a Guerra. Pag. 88;

Pellegrini Orazio: di Giovanni

Battista e Cozzella Maddalena,

soldato 1a Guerra deceduto ad

Asiago per ferite il 21/6/1916.

Pag. 78, 233a;

Pellegrini Raffaele: di Ludovico

e Ingelido Filomena, soldato della

1a Guerra. Pag. 88;

Pertini Sandro: stato un politico,

giornalista e partigiano italiano.

Fu il settimo presidente della Repubblica

Italiana. Pag. 140, 143;

Petrilli Donato: fu arruolato per

la leva obbligatoria dal console

italiano di Pittsburgh. Pag. 90;

Petruccelli Antonio: di Francesco

e De Troia Maria Giovanna,

soldato della 1a Guerra. Pag. 88;

Petruccelli Donato: di Francesco

e De Troia Maria Giovanna, soldato

della 1a Guerra. Pag. 88;

Petruccelli Francesco: padre dei

soldati Antonio e Donato, della

1a Guerra. Pag. 88;

Petruccelli Luigi: padre del soldato

Vitantonio della 1a Guerra.

Pag. 204a;

Petruccelli Maddalena: madre

dei soldati Racioppa Michele e

Antonio, della 1a Guerra. Pag.

88;

Petruccelli Vitantonio: di Luigi

e Caterino Anna Maria, soldato

di Biccari deceduto sul Carso il

9/7/1917. Pag. 88;

Piacquadio Angela Rosa: madre

di Russo Salvatore Giuseppe

alias “Thomas”. Pag. 110;

Piacquadio Michele: di Salvatore

e Gallucci Maria Donata, soldato

della 2a Guerra nella batta-

164


Giuseppe Osvaldo Lucera

glia di Bengasi il 31/12/1941.

Pag. 138;

Piacquadio Salvatore: padre del

soldato Michele disperso il

31/12/1941. Pag. 138;

Picaro Donato: di Giuseppe e

Cammisa Anna, soldato della 1a

Guerra. Pag. 88;

Picaro Donato: padre dei soldati

Giovanni Vincenzo, Salvatore e

Mariano, 1a Guerra. Pag. 88;

Picaro Donato: padre del soldato

Salvatore, 1a Guerra. Pag. 204a;

Picaro Giovanni: di Donato e

Giannetti Antonia, soldato di

Biccari deceduto a Tolmino il

26/11/1915. Pag. 88;

Picaro Giovanni: di Giuseppe e

Cammisa Anna, soldato della 1a

Guerra. Pag. 88;

Picaro Giuseppe: padre dei soldati

Donato e Giovanni, della 1a

Guerra. Pag. 88;

Picaro Maria Rosa: madre del

soldato Cammisa Quirico della

2a Guerra, senza data e luogo

della morte. Pag. 132;

Picaro Mariano: di Donato e

Giannetti Antonia, soldato della

1a Guerra. Pag. 88;

Picaro Salvatore: di Donato e

D’Addario Maria Teresa, soldato

di Biccari deceduto a Biccari per

ferite riportate in combattimento

2/4/1918. Pag. 78;

Picaro Salvatore: di Donato e

Giannetti Antonia, soldato della

1a Guerra. Pag. 88;

Picaro Vincenzo: di Donato e

Giannetti Antonia, soldato della

1a Guerra. Pag. 88;

Pierro Angelo: di Michelarcangelo

e Cimino Maria Giovina,

soldato della 1a Guerra. Pag. 88;

Pierro Antonio: di Michelarcangelo

e Cimino Maria Giovina,

soldato della 1a Guerra. Pag. 88;

Pierro Donato: di Michelarcangelo

e Cimino Maria Giovina,

soldato di Biccari disperso

sull’Isonzo il 12/6/1915. Pag. 77,

233a;

Pierro Michelarcangelo: padre

dei soldati Donato, Antonio e

Angelo, della 1a Guerra. Pag. 88;

Pozzuto Maddalena: madre del

soldato Bianco Angelo della 1a

Guerra. Pag. 76;

Pozzuto Maria Vincenza: madre

dei soldati Saltarella Salvatore e

Giuseppe della 1a Guerra. Pag.

89;

Pugliese Salvatore: scrittore,

giornalista, ricercatore universitario,

autore dell’articolo: La

Grande Guerra - morire per mano

amica. Pag. 50n;

Racioppa Antonio: di Salvatore

e Petruccelli Maddalena, sodato

della 1a Guerra. Pag. 88;

165


Non solo… nomi

Racioppa Lucia: madre dei soldati

Braca Filippo e Michele della

1a Guerra. Pag. 83;

Racioppa Michele: di Salvatore

e Petruccelli Maddalena, sodato

della 1a Guerra. Successivamente

fece parte dell’Amministrazione

Caione del periodo 1922-1926.

Pag. 88, 96, 102;

Racioppa Salvatore: padre dei

soldati Michele e Antonio, della

1a Guerra. Pag. 88;

Ritucci Luigi: padre del soldato

Michele della 1a Guerra. Pag.

204a;

Ritucci Michele: di Luigi e Tursi

Marta, soldato di Biccari deceduto

in ospedale per malattia il

13/10/1918. Pag. 77, 233a;

Romano Domenico: padre del

soldato della 2a Guerra: Donato,

disperso. Luogo e data di morte

sconosciuta. Pag. 138;

Romano Donato Antonio: nativo

di Roseto e di famiglia orinaria

di Montefalcone, di Domenico

e Le Donne Maria Antonia,

soldato della 2a Guerra, disperso

ma del quale non si conosce luogo

e data di morte. Pag. 138;

Rosi Francesco: regista, sceneggiatore.

Pag. 51n;

Ruggera Camillo: di origini italiane,

fu firmatario per la parte

austriaca, dell’armistizio di Villa

Giusti. Pag. 96, 211a;

Ruggiero Carmina: madre del

soldato Baselice Giovanni della

2a Guerra deceduto il 1/8/1940.

Pag. 128;

Ruggiero Giuseppe: di Matteo e

Visconti Beatrice, soldato (disertore)

della 1a Guerra. Pag. 89;

Ruggiero Maria Nicolina: madre

del soldato Iarusso Domenico

della 1a Guerra. Pag. 201a;

Ruggiero Matteo: padre dei soldati

Giuseppe e Pompeo, della 1a

Guerra. Pag. 89;

Ruggiero Pompeo: di Matteo e

Visconti Beatrice, soldato della

1a Guerra. Pag. 89;

Rusconi Gian Errico: scrittore,

giornalista, autore del volume

L’azzardo del 1915. Pag. 33n;

Russo Giovanni: padre di Russo

Salvatore Giuseppe alias “Thomas”.

Pag. 110;

Russo Lucia: madre del soldato

Carapella Giuseppe della 1a

Guerra. Pag. 197a;

Russo Maria Giuseppa: madre

di Fiorella Giuseppe della 1a

Guerra. Pag. 76;

Russo Salvatore Giuseppe

“Thomas”, emigrato di Biccari

negli Usa, presidente della Mercantile

Bank e 1° grande finanziatore

del Monumento ai caduti.

Pag. 109, 109n, 110, 110n, 111,

222°, 224°, 225a.

Sacchetti Maria Michela: madre

del soldato Marucci Giuseppe

della 1a Guerra. Pag. 202a;

Saccone Maria Donata: madre

di Lucera Angela Rosa. Pag. 135;

166


Giuseppe Osvaldo Lucera

Salandra Angelo: di Vincenzo e

Carbone Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 89;;

Salandra Antonio: politico e

primo ministro italiano. Pag. 35,

36, 37, 71, 83;

Salandra Gaetano: di Vincenzo

e Carbone Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 89;

Salandra Gaetano: padre del

soldato Vincenzo, 2a Guerra.

Pag. 204a;

Salandra Vincenzo: di Gaetano

e Anniballi Maria Teresa, soldato

della 2a Guerra, deceduto in

ospedale da campo di Tobruch il

10/09/1940. Pag. 89;

Salandra Vincenzo: padre dei

soldati Gaetano e Angelo, della

1a Guerra. Pag. 125, 130;

Salinaro Salvatore: soldato di

Torre Santa Susanna (Br) presente

sulla lapide dei caduti di Biccari

della 1a Guerra. Pag. 65,

65n, 115, 178°, 233a;

Salsa Carlo: ufficiale

d’artiglieria e prigioniero di guerra,

autore di un diario. Pag. 73;

Saltarella Donato: padre dei

soldati Salvatore e Giuseppe della

1a Guerra. Pag. 89;

Saltarella Giuseppe: di Donato

e Pozzuto Maria Vincenza, soldato

della 1a Guerra. Pag. 89;

Saltarella Maria Giovanna:

madre del soldato Basile Michelarcangelo

della 1a Guerra. Pag.

78;

Saltarella Salvatore: di Donato

e Pozzuto Maria Vincenza, soldato

di Biccari deceduto sul Carso

il 19/9/1916. Pag. 89;

Salvati Francesco: di Maurizio e

Lucera Anna Maria (di Vincenzo

e Rebecca Bonelli), soldato della

1a Guerra Pag. 89;

Salvati Maurizio: padre dei soldati

Francesco, Rocco e Quirico,

della 1a Guerra Pag. 89;

Salvati Quirico: di Maurizio e

Lucera Anna Maria (di Vincenzo

e Rebecca Bonelli), soldato della

1a Guerra; Pag. 89

Salvati Rocco: di Maurizio e Lucera

Anna Maria (di Vincenzo e

Rebecca Bonelli), soldato della

1a Guerra Pag. 89;

Salvini Matteo: politico italiano,

segretario della Lega (ex Lega

Nord). Pag. 123n;

Sammarco Maddalena: madre

di Antonio Di Chiara della 1a

Guerra. Pag. 65;

Sassone Giuseppe: di Paolo e

Iacovino Maria Arcangiola, soldato

di Biccari deceduto in ambulanza

14/5/1918. Pag. 78;

Sassone Paolo: padre del soldato

Giuseppe della 1a Guerra. Pag.

205a;

Saviano Roberto: scrittore, amico

di Nicolaj Lilin. Pag. 20n;

167


Non solo… nomi

Scanu Gian Piero: ex deputato

del PD, fu autore di un disegno di

legge volto a riconoscere come

caduti in guerra tutti i soldati

processati per diserzione, ecc.

Pag. 50;

Serpiello Maria: madre del soldato

Mendilicchio Antonio della

2a Guerra. Pag. 130;

Sessa Anna Maria: madre del

soldato De Palma Antonio della

1a Guerra. Pag. 199a;

Sessa Antonio: padre del soldato

Michele della 1a Guerra. Pag.

205a;

Sessa Ettore: di Gaetano e Panini

Agata, soldato di Biccari deceduto

in ospedale per ferite da

combattimento della 1a Guerra.

Pag. 78;

Sessa Gaetano: padre del soldato

Ettore della 1a Guerra. Pag.

205a;

Sessa Michele: di Antonio e

D’Addario Antonia, soldato di

Biccari deceduto sul Carso il

27/7/1917. Pag. 80, 233a;

Silvestre Antonio: di Giuseppe e

Ferringo Lucia, soldato della 1a

Guerra Pag. 89;

Silvestre Antonio: padre del soldato

Donato disperso il 6/9/1943.

Pag. 138;

Silvestre Donato: di Antonio e

Ercolino Maria Teresa, soldato

della 2a Guerra, disperso in

Ucraina il 6/9/1943. Pag. 138;

Silvestre Francesco: padre dei

soldati Michelarcangelo, Giuseppe,

Urbano e Quirico, della 1a

Guerra Pag. 89;

Silvestre Giuseppe: di Francesco

e Basile Maria Luigia, soldato

della 1a Guerra Pag. 89;

Silvestre Giuseppe: padre dei

soldati Antonio, Luigi e Urbano,

della 1a Guerra Pag. 89;

Silvestre Lucia: madre dei soldati

Di Lorenzo Antonio e Francesco

della 1a Guerra. Pag. 85;

Silvestre Luigi: di Giuseppe e

Ferringo Lucia, soldato della 1a

Guerra Pag. 89;

Silvestre Maria Giovanna: madre

dei soldati Checchia Antonio

e Giovanni della 1a Guerra. Pag.

84;

Silvestre Michelarcangelo: di

Francesco e Basile Maria Luigia,

soldato della 1a Guerra Pag. 89;

Silvestre Quirico: di Francesco e

Basile Maria Luigia, soldato della

1a Guerra Pag. 89;

Silvestre Urbano: di Francesco e

Basile Maria Luigia, soldato della

1a Guerra Pag. 89;

Silvestre Urbano: di Giuseppe e

Ferringo Lucia, soldato della 1a

Guerra Pag. 89;

Sonnino Sidney: politico italiano.

Pag. 71;

Sperti Leonardo: di Pietro Paolo

e Freddo Giovina, soldato della

2a Guerra, disperso in Libia il

30/11/1940. Pag. 139;

Sperti Pietro Paolo: padre del

soldato Leonardo disperso il

30/11/1940. Pag. 139;

168


Giuseppe Osvaldo Lucera

Spinelli Angela Maria: madre

del soldato Mignogna Martino

disperso il 18/1/1943. Pag. 137;

Spinelli Antonio: padre dei soldati

Pietro e Luigi della 1 Guerra

Pag. 89;

Spinelli Donato: padre dei soldati

Salvatore e Giambattista della

1a Guerra; Pag. 89

Spinelli Giambattista: di Donato

e Braca Filomena, soldato della

1a Guerra. Pag. 89;

Spinelli Luigi: di Antonio e Tilli

Filomena, soldato della 1a Guerra

Pag. 89;

Spinelli Maria Grazia: madre

del soldato Granata Salvatore

della 1a Guerra. Pag. 201a;

Spinelli Maria Teresa: madre

dei soldati Casasanta Antonio,

Giuseppe e Salvatore della 1a

Guerra. Pag. 83;

Spinelli Pietro: di Antonio e Tilli

Filomena, soldato della 1a

Guerra Pag. 89;

Spinelli Salvatore: di Donato e

Braca Filomena, soldato di Biccari

disperso sul Carso il

1/11/1916 Pag. 89;

Stalin Iosif: rivoluzionario, politico,

militare e segretario del Partito

Comunista dell’Unione Sovietica.

Pag. 121;

Stampone Antonio: padre dei

soldati Nicola e Pietro, della 1a

Guerra Pag. 89;

Stampone Donato: padre dei

soldati Luigi e Giuseppe, della 1a

Guerra Pag. 89;

Stampone Giovanni Michele: di

Luigi e De Angelis Margherita,

soldato di Biccari deceduto

sull’Isonzo il 27/8/1915. Pag. 80;

Stampone Giovanni Michele: di

Vitantonio e Cozzella Maria

Giovina, soldato di Biccari deceduto

in una prigione del nemico

il 24/7/1918. Pag. 77;

Stampone Giuseppe: di Donato

e Basile Lorenza, soldato della 1a

Guerra. Pag. 89;

Stampone Luigi: di Donato e

Basile Lorenza, soldato della 1a

Guerra. Pag. 89;

Stampone Luigi: padre del soldato

Giovanni Michele della 1a

Guerra. Pag. 80;

Stampone Nicola: di Antonio e

Basile Anna Maria, soldato della

1a Guerra. Successivamente fu

consigliere d’Amministrazione

Caione del 1922-1926. Pag. 89

Stampone Pietro: di Antonio e

Basile Anna Maria, soldato della

1a Guerra. Pag. 89;

Stampone Vitantonio: padre del

soldato Giovanni Michele della

1a Guerra. Pag. 77;

Stanca Costantino: di Federico

e Tuoro Chiara Stella, soldato di

Biccari disperso in Libia

l’8/7/1915. Pag. 77;

169


Non solo… nomi

Stanca Federico: padre del soldato

Costantino della 1a Guerra.

Pag. 205a;

Stanca Francesco Saverio: consigliere

Amministrazione Caione,

periodo 1922-1926. Pag. 96, 102;

Stanca Maria Luigia: madre dei

soldati D’Imperio Giovanni Battista

e Giuseppe della 1a Guerra.

Pag. 86;

Stanca Salvatore: proprietario di

Biccari, donò alle suore di Carità

il suolo dove sorge il monumento

e quello del convento per le stesse

suore e il suolo dove sorgeva

la chiesa di Santa Lucia e cedette

al Comune il suolo dell’edificio

scolastico, i suoi eredi cedettero

ai privati il suolo per le abitazioni

sotto e sopra Via Manzoni. Pag.

101, 101n;

Starabba Antonio: marchese di

Rudinì, politico, primo ministro

italiano. Pag. 36;

Stelluto Alfonso: padre dei soldati

Gabriele e Luigi, della 1a

Guerra. Pag. 89;

Stelluto Anna Maria: madre dei

soldati D’Imperio Giuseppe e

Donato della 1a Guerra. Pag. 86;

Stelluto Francesco: di Gabriele

e Cristinziano Maria Teresa, soldato

della 2 Guerra, deceduto il

27/02/1941 in un ospedale da

campo in Albania. Pag. 131;

Stelluto Gabriele: di Alfonso e

De Lillo Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 131;

Stelluto Gabriele: padre del soldato

Francesco della 2a Guerra.

Pag. 89;

Stelluto Giuseppe: di Salvatore

e Cianfrogna Lucia, soldato di

Biccari ucciso sul Carso il

4/7/1915. Pag. 80;

Stelluto Luigi: di Alfonso e De

Lillo Maria Giuseppa, soldato

della 1a Guerra. Pag. 89;

Stelluto Maria Rosa: madre del

soldato Fecca Orazio della 1a

Guerra. Pag. 200a;

Stelluto Salvatore: padre del

soldato Giuseppe della 1a Guerra.

Pag. 80;

Stelluto Vittorino: emigrato a

Philadelphia, ha inviato a Lucera

Gennaro l’elenco dei sottoscrittori

per l’edificazione del monumento.

Pag. 114;

Tilli Donato: di Salvatore e Di

Vietro Maria Rosa, soldato della

1a Guerra. Pag. 89;

Tilli Donato: padre del soldato

Giovanni Battista, disperso il

31/1/1941. Pag. 139;

Tilli Filomena: madre dei soldati

Spinelli Pietro e Luigi della 1a

Guerra. Pag. 89;

Tilli Giacomo: padre del soldato

Lorenzo della 2a Guerra. Pag.

131;

Tilli Giacomo: padre del soldato

Salvatore, disperso il 31/12/1942.

Pag. 139;

Tilli Giovanni Battista: di Donato

e Di Bello Maria Nicolina,

170


Giuseppe Osvaldo Lucera

soldato della 2a Guerra, disperso

a Bardia il 31/1/1941. Pag. 139;

Tilli Giovanni Battista: di Salvatore

e Di Vietro Maria Rosa,

soldato della 1a Guerra. Pag. 89;

Tilli Giuseppe: di Salvatore e Di

Vietro Maria Rosa, soldato della

1a Guerra. Pag. 89;

Tilli Lorenzo: di Giacomo e Ceglie

Maria Concetta, soldato della

2a Guerra deceduto il 1/8/1940 a

Bardia. Pag. 125, 131n, 241;

Tilli Salvatore: di Giacomo e

D’Addario Maria, soldato della

2a Guerra, disperso in Russia il

31/12/1942. Pag. 139;

Tilli Salvatore: padre dei soldati

Giovanni Battista, Donato e Giuseppe,

della 1a Guerra. Pag. 89;

Tino Donato: di Paolo e Vetti

Concetta, soldato caduto nella

guerra 15 – 18. Pag. 45, 80;

Tino Paolo: padre del soldato

Donato della 1a Guerra. Pag. 80;

Tozzi Anna: madre del soldato

Fragnito Antonio della 1a Guerra.

Pag. 200a;

Trence Antonio: di Lorenzo e

Zerrilli Maria Concetta, soldato

deceduto il 12/12/1918. Pag. 78;

Trence Lorenzo: padre del soldato

Antonio della 1a Guerra.

Pag. 206a;

Trence Maria Agnese: madre

dei soldai Bianco Pasquale e Michele

della 1a Guerra. Pag. 83;

Trence Raffaele: padre del soldato

Salvatore della 1a Guerra.

Pag. 206a;

Trence Salvatore: di Raffaele e

Parrotta Giovina, soldato di Biccari

deceduto a Cividale il

18/10/1917. Pag. 81;

Tulino Antonio: consigliere

Amministrazione Caione, periodo

1922-1926. Pag. 96, 102;

Tulino Antonio: di Giuseppe e

Checchia Maria Michela, soldato

della 2a Guerra, disperso nel

campo di Taliza (Russia)

19/12/1942. Pag. 125, 139;

Tulino Giuseppe: padre del soldato

Antonio, disperso il

19/12/1942. Pag. 139;

Tulino Maddalena: madre dei

tre fratelli Ercolino, Vincenzo,

Giuseppe e Giovanni della 1a

Guerra. Pag. 68, 75, 100;

Tulino Maria Sofia: madre dei

soldati Goffredo Donato e Costantino,

soldati della 1a Guerra.

Pag. 87;

Tumolo Donato: padre dei soldati

Giuseppe e Filateo, della 1a

Guerra. Pag. 89;

Tumolo Filateo: di Donato e Del

Vecchio Maria Cristina, soldato

della 1a Guerra. Pag. 89;

Tumolo Giambattista: fu arruolato

per la leva obbligatoria dal

console italiano di Philadelphia.

Pag. 90;

171


Non solo… nomi

Tumolo Giovina: madre del soldato

Di Lorenzo Angelo, della 2a

Guerra. Pag. 131;

Tumolo Giuseppe: di Donato e

Del Vecchio Maria Cristina, soldato

della 1a Guerra. Pag. 89;

Tumolo Lucia: madre del soldato

Di Carlo Giuseppe disperso il

2/4/1944. Pag. 134;

Tuoro Chiara Stella: madre del

soldato Stanca Costantino della

1a Guerra. Pag. 205a;

Turati Filippo: politico, giornalista

e fondatore, nel 1892, del

Partito dei Lavoratori italiani.

Pag. 97n, 99;

Tursi Marta: madre del soldato

Ritucci Michele della 1a Guerra.

Pag. 204a;

Vetti Concetta: madre del soldato

Tino Donato della 1a Guerra.

Pag. 80;

Viglione Maria Giuseppa: madre

del soldato Bellusci Michele,

disperso l’8/3/1943. Pag. 125;

Vinci Guido: delegato italiano

presso la Croce Rossa di Ginevra.

Pag. 72;

Visconti Beatrice: madre dei

soldati Ruggiero Giuseppe e

Pompeo, della 1a Guerra. Pag.

89;

Vittorio Emanuele II di Savoja:

il predatore della Napolitania che

assoldò il suo degno compare

Giuseppe Garibaldi. Pag. 131n;

Vittorio Emanuele III di Savoja:

fu re d’Italia e dopo l’8 settembre

1943 scappò in Puglia

dove si costituì il cosiddetto Regno

del Sud. Pag. 66n, 110, 142;

Zerrilli Donato: di Michelarcangelo

e Casiello Maria Luigia,

soldato della 1 Guerra. Pag. 89;

Zerrilli Giuseppe: di Michelarcangelo

e Casiello Maria Luigia,

soldato della 1 Guerra. Pag. 89;

Zerrilli Maria Concetta: madre

dl soldato Trence Antonio della

1a Guerra. Pag. 206a;

Zerrilli Michelarcangelo: padre

dei soldati Donato e Giuseppe,

della 1a Guerra. Pag. 89;

Ziccardi Antonio: di Vito e Iacovino

Maria Lucia, soldato della

1a Guerra. Pag. 90;

Ziccardi Donato: di Vito e Iacovino

Maria Lucia, soldato della

1a Guerra. Pag. 90;

Ziccardi Vito: padre dei soldati

Donato e Antonio, della 1a Guerra.

Pag. 90;

172


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATI

173


Non solo… nomi

ALLEGATO N. 1

Foto del cimitero francese che accoglie le spoglie di caduti statunitensi della battaglia

della Mosa-Garonne;

174


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 2

Il presente elenco non tiene conto degli errori presenti sulla lapide del monumento

sia quelli relativi a coloro che non nacquero a Biccari e sia quelli che non sono stati

inseriti.

Parte Prima:

MILITARI DECEDUTI DEL REGIO ESERCITO, DELLA REGIA MARINA E DELLA REGIA GUARDIA DI FINANZA NELLA GUERRA 1915-1918

N° COGNOME NOME PROFESSIONE NOME DATA DATA LUOGO N. TIPO MOTIVO

PADRE NASCITA MORTE MORTE REGIM REGIM. DECESSO

1 BASILE ANTONIO Agricoltore DOMENICO 18/02/1891 21/07/1915 CARSO 14° FANTERIA DISPERSO

2 BASILE MICHELARC. Bracciante PIETRO 26/09/1881 20/06/1916 PASUBIO (***) 138° FANTERIA UCCISO

3 BIANCO ANGELANTONIO Bracciante SALVATORE 11/11/1888 06/02/1919 NOCERA INF. 117° FANTERIA PAZZIA

4 CARAPELLA GIUSEPPE Bracciante LORENZO 13/10/1881 24/10/1917 PLEZZO 51° FANTERIA UCCISO

5 CAVALIERE VINCENZO Bracciante MICHELE 01/10/1892 04/12/1917 ASIAGO 129° FANTERIA DISPERSO

6 CEGLIA GIUSEPPE Agricoltore CELESTINO 26/12/1890 14/10/1916 ISONZO 11° FANTERIA UCCISO

7 CHECCHIA DONATO Fabbro f. PONZIANO 31/01/1896 30/10/1916 ASIAGO 211 15° FANTERIA UCCISO

8 CHIAFARO ANGELO G. Bracciante MICHELARC. 04/03/1894 08/05/1916 OSPEDALE 237 122° FANTERIA MALATTIA

9 CIARMOLI ANGELO Bracciante ANTONIO 31/01/1897 12/08/1918 OSP. AQUILA 13° FANTERIA FERITE

10 CIARMOLI CARLO Bracciante ANTONIO 07/06/1893 21/10/1915 SAN MICHELE 155° FANTERIA DISPERSO

11 COZZELLA DONATO Bracciante VITANTONIO 25/09/1879 20/12/1917 M. GRAPPA 8° FANTERIA DISPERSO

12 COZZELLA F. SAVERIO Contadino VINCENZO 05/12/1897 15/06/1918 M. GRAPPA 60° FANTERIA UCCISO

13 D'ADDARIO SALVATORE Agricoltore ANGELO 13/06/1896 06/06/1916 ASIAGO 211° FANTERIA DISPERSO

14 DE PALMA ANTONIO Bracciante DONATO 08/06/1892 28/05/1917 CARSO 36° FANTERIA UCCISO

15 DI CHIARA ANTONIO Bracciante DONATO 19/10/1881 28/01/1917 CARSO 95° FANTERIA UCCISO

16 DI LORENZO DONATO Bracciante ANGELO 29/04/1890 01/11/1916 ISONZO 11° FANTERIA UCCISO

17 DI LORENZO DONATO Agricoltore MARTINO 17/12/1898 24/10/1917 ISONZO 214° FANTERIA DISPERSO

18 DI LORENZO MICHELE Bracciante ANGELO 08/12/1894 01/11/1916 CARSO 122° FANTERIA UCCISO

19 DI PIERRO ANTONIO Bracciante DOMENICO 01/04/1885 24/05/1917 CARSO 48° FANTERIA UCCISO

20 D'IMPERIO DONATO Guardia C MICHELE 04/05/1898 23/08/1917 PIAVE 111° FANTERIA UCCISO

21 ERCOLINO GIOVANNI Agricoltore DONATO 11/01/1899 22/01/1919 OSPEDALE 007 5° GENIO MALATTIA

22 ERCOLINO GIUSEPPE Agricoltore DONATO 25/04/1896 21/07/1916 OSPEDALE 007 211° FANTERIA FERITE

23 ERCOLINO VINCENZO Agricoltore DONATO 28/12/1882 05/08/1918 PRIGIONE 211° FANTERIA MALATTIA

24 FECCA ORAZIO Mugnaio LUIGI 29/01/1896 06/06/1916 CARSO 211° BERSAGL. UCCISO

25 FERRINGO ANTONIO Agricoltore COSTANZO 19/08/1892 29/09/1918 PRIGIONE 12° FANTERIA MALATTIA

26 FIORELLA GIUSEPPE Bracciante COSTANZO 25/01/1894 29/06/1916 OSPEDALE 240 12° BERSAGL. GAS

27 FIORELLA SALVATORE Bracciante DONATO 13/04/1892 16/06/1916 CRISTALLO 91° FANTERIA DISPERSO

28 FRAGNITO ANTONIO Bracciante MICHELARC. 05/09/1891 12/07/1915 CARSO 14° FANTERIA UCCISO

29 GRANATA SALVATORE Bracciante LORENZO 12/11/1893 17/02/1918 BICCARI 134° FANTERIA FERITE

30 IARUSSO DOMENICO Bracciante FRANCESCO 17/09/1897 25/05/1917 CARSO 13° FANTERIA UCCISO

175


Non solo… nomi

Parte Seconda:

31 LIZZI ANTONIO Curatolo URBANO 27/02/1894 06/06/1916 ASIAGO 211° FANTERIA DISPERSO

32 LUCERA G. BATTISTA Pirotecnico PAOLINO 19/03/1894 05/10/1918 FRANCIA FERITE

33 LUCERA GENNARO Pirotecnico DONATO 24/01/1897 14/10/1918 OSPEDALE (*) 99° FANTERIA FERITE

34 LUCERA RICCARDO Agricoltore FRANCESCO 27/07/1895 02/02/1917 ASIAGO 43° FANTERIA UCCISO

35 MARUCCI GIUSEPPE Bracciante FRANCESCO 22/08/1898 25/11/1917 PIAVE 59° FANTERIA DISPERSO

36 MENICHELLA GIUSEPPE Contadino DOMENICO 13/05/1897 02/12/1918 OSPEDALE 171 8° ARTIGLIE. MALATTIA

37 MENICHELLA POMPEO Proprietario F. SAVERIO 19/11/1877 28/10/1918 BRENZONE 5° GENIO MALATTIA

38 MINELLI LORENZO Falegname GABRIELE 10/08/1894 20/08/1917 OSPEDALE 29 259° FANTERIA FERITE

39 MOLLE ANTONIO Bracciante PIETRO 19/08/1886 06/08/1917 M. SANTO 7° FANTERIA FERITE

40 MOLLE DONATO Agricoltore SALVATORE 22/10/1899 23/04/1918 OSPEDALE 50 54° FANTERIA MALATTIA

41 PAVIA DOMENICO Boscaiolo MICHELE 16/02/1894 11/04/1917 UDINE 38° FANTERIA MALATTIA

42 PELLEGRINI ORAZIO Frantoiano GIOVANNI 06/07/1893 21/06/1916 ASIAGO 138° FANTERIA FERITE

43 PETRUCCELLI VITANTONIO Contadino LUIGI 13/09/1897 09/07/1917 CARSO 13° FANTERIA UCCISO

44 PICARO GIOVANNI Falegname DONATO 26/11/1892 26/11/1915 TOLMINO 90° FANTERIA UCCISO

45 PICARO SALVATORE Contadino DONATO 23/12/1874 02/04/1918 BICCARI 164° M. T. FERITE

46 PIERRO DONATO Bracciante MICHELARC. 17/10/1895 12/06/1915 ISONZO 37° FANTERIA DISPERSO

47 RITUCCI MICHELE Agricoltore LUIGI 27/04/1885 13/10/1918 OSPEDALE 98 17° BERSAGL. MALATTIA

48 SALDARELLA SALVATORE Bracciante DONATO 28/05/1895 19/09/1916 CARSO 19° FANTERIA UCCISO

49 SASSONE GIUSEPPE Contadino PAOLO 15/01/1899 14/05/1918 IN AMBU.ZA 4 21° FANTERIA FERITE

50 SESSA ETTORE Possidente GAETANO 17/07/1898 16/09/1917 OSPEDALE 36 88° FANTERIA FERITE

51 SESSA MICHELE Bracciante ANTONIO 11/01/1889 27/07/1917 CARSO 236° FANTERIA UCCISO

52 SPINELLI SALVATORE Agricoltore DONATO 15/12/1890 01/11/1916 CARSO 138° FANTERIA DISPERSO

53 STAMPONE GIOVANNI M. Bracciante LUIGI 17/09/1890 27/08/1915 ISONZO 137° FANTERIA UCCISO

54 STAMPONE GIOVANNI M. Bracciante VITANTONIO 28/09/1891 24/07/1918 PRIGIONE 130° FANTERIA MALATTIA

55 STAMPONE LUIGI Bracciante DONATO 12/10/1879 29/08/1918 ALBANIA BRIG CAMPMALATTIA

56 STANCA COSTANTINO Falegname FEDERICO 09/10/1893 08/07/1915 LIBIA 37° FANTERIA DISPERSO

57 STELLABOTTE DONATO Bracciante QUIRICO 16/01/1898 02/09/1917 BAINSIZZA 208° FANTERIA DISPERSO

58 STELLUTO GIUSEPPE Falegname SALVATORE 26/08/1894 04/07/1915 CARSO 14° FANTERIA UCCISO

59 TINO DONATO Calzolaio PAOLO 22/07/1891 11/07/1916 SAN MICHELE 141° FANTERIA UCCISO

60 TRENCE ANTONIO Bracciante LORENZO 17/10/1890 11/12/1918 OSP. CHIETI 161° M. T. MALATTIA

61 TRENCE SALVATORE Bracciante RAFFAELE 23/05/1896 18/10/1917 CIVIDALE 211° FANTERIA UCCISO

176


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 3

Dal volume l’Albo d’Oro dei caduti della Grande Guerra

Frontespizio

177


Non solo… nomi

ALLEGATO N. 4

Pagina n. 126 dell’Albo d’Oro di Di Chiara Antonio non viene menzionato pur se

presente sulla lapide.

178


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 4/BIS

Pagina n. 187 dell’Albo d’Oro di Di Pierro Antonio che viene menzionato ma non

presente sulla lapide.

179


Non solo… nomi

ALLEGATO N. 5

Nell’Albo d’Oro dei caduti della Grande Guerra si afferma che Salinaro Giuseppe è

nato a Torre Santa Susanna (Br)

180


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 6

Sulla lapide è presente tale De Palma Donato che non risulta essere di Biccari nemmeno

nell’Albo d’Oro dei Caduti. Infatti è nato in Prov. di Benevento.

181


Non solo… nomi

ALLEGATO N. 7

Pagina 302 Albo d’Oro dei Caduti dove è presente Lucera Giambattista pur essendo

cittadino statunitense.

182


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 8

Copia della richiesta di compensazione della madre di Lucera Giambattista propedeutica

ala traslazione della salma dalla Francia a Biccari.

183


Non solo… nomi

ALLEGATO N. 9

Foglio matricolare di Di Chiara Antonio dal quale risulta che partì per la guerra.

184


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 10

Elenco dei fratelli di Biccari chiamati al fronte, con l’indicazione del fratello deceduto.

Mancano i fratelli deceduti già elencati altrove.

ELENCO PER CLASSE DI COLORO CHE PARTIRONO PER LA 1a GUERRA MONDIALE

SOPRAVVISSUTI E DECEDUTI

N. COGNOME NOME PATERNITA' COGNOME NOME CLASSE

MAMMA MAMMA

1 BIANCO PASQUALE DOMENICO TRENCE M. AGNESE 1878

2 BIANCO MICHELE DOMENICO TRENCE M. AGNESE 1881

1 BIANCO DONATO GIUSEPPE MARZULLO M. TERESA 1889

2 BIANCO QUIRINO GIUSEPPE MARZULLO M. TERESA 1897

1 BRACA FILIPPO FRANCESCO RACIOPPA LUCIA 1885

2 BRACA MICHELE FRANCESCO RACIOPPA LUCIA 1892

1 CAMMISA PASQUALE LORENZO CATERINO LUCIA 1884

2 CAMMISA PIETRO LORENZO CATERINO LUCIA 1890

1 CAPOZZI VINCENZO DONATANTONIO LUCERA M. ANTONIA 1898

2 CAPOZZI DONATO DONATANTONIO LUCERA M. ANTONIA 1900

1 CASASANTA ANTONIO DONATO SPINELLI M. TERESA 1893

2 CASASANTA GIUSEPPE DONATO SPINELLI M. TERESA 1898

3 CASASANTA SALVATORE DONATO SPINELLI M. TERESA 1900

1 CAVALIERE FRANCESCO DONATO FERRINGO LORENZA 1883

2 CAVALIERE ANTONIO DONATO FERRINGO LORENZA 1885

1 CEGLIA GIUSEPPE CELESTINO DI BELLO FILOMENA 1890 dec.to

2 CEGLIA DONATO A. CELESTINO DI BELLO FILOMENA 1893

3 CEGLIA DONATO CELESTINO DI BELLO FILOMENA 1895

1 CEGLIA GIANNINO DONATO CARBONE M. GIOVANNA 1897

2 CEGLIA ANTONIO DONATO CARBONE M. GIOVANNA 1899

1 CHECCHIA DONATO GIAMBATTISTA CHECCHIA ANNAMARIA 1880

2 CHECCHIA LORENZO GIAMBATTISTA CHECCHIA ANNAMARIA 1889

1 CHECCHIA ANTONIO SALVATORE SILVESTRE M. GIOVANNA 1888

2 CHECCHIA GIOVANNI SALVATORE SILVESTRE M. GIOVANNA 1897

1 CHECCHIA LORENZO GREGORIO MOLLE M. MADDALENA 1890

2 CHECCHIA GIUSEPPE GREGORIO MOLLE M. MADDALENA 1892

1 CHECCHIA DONATO PONZIANO CAVALIERE M. GIOVANNA 1896 dec.to

2 CHECCHIA GIOVANNI PONZIANO CAVALIERE M. GIOVANNA 1898

1 CIMINO ALESSIO DOMENICO CIAMFROGNA M. ANTONIA 1893

2 CIMINO PIETRO DOMENICO CIANFROGNA M. ANTONIA 1896

3 CIMINO GIUSEPPE DOMENICO CIANFROGNA M: ANTONIA 1898

1 D'ADDARIO ANTONIO DONATO CATALANO M. GIOVANNA 1893

2 D'ADDARIO MICHELE DONATO CATALANO M. GIOVANNA 1895

185


Non solo… nomi

1 DE BRITA NICOLAMARIO GIUSEPPE ANNIBALLI CARMELA 1880

2 DE BRITA ANTONIO GIUSEPPE ANNIBALLI CARMELA 1883

1 DI CHIARA GIUSEPPE SALVATORE FERRINGO M. GIUSEPPA 1891

2 DI CHIARA DONATO SALVATORE FERRINGO M. GIUSEPPA 1895

1 DI LORENZO DONATO ANGELO CIAMPI M. GIUSEPPA 1890 dec.to

2 DI LORENZO GIUSEPPE ANGELO CIAMPI M. GIUSEPPA 1892

3 DI LORENZO MICHELE ANGELO CIAMPI M. GIUSEPPA 1894 dec.to

1 DI LORENZO ANTONIO MICHELARC. SILVESTRE LUCIA 1898

2 DI LORENZO FRANCESCO MICHELARC. SILVESTRE LUCIA 1900

1 DI PIERRO ANTONIO DOMENICO GUADAGNO CONCETTA 1885 dec.to

2 DI PIERRO VINCENZO DOMENICO GUADAGNO CONCETTA 1897

1 DI SALVO GIUSEPPE SALVATORE CICCONE M. COSTANTINA 1893

2 DI SALVO QUIRICO SALVATORE CICCONE M. COSTANTINA 1895

3 DI SALVO GIOVANNI SALVATORE CICCONE M. COSTANTINA 1900

1 D'IMPERIO GIUSEPPE RAFFAELE STELLUTO A. MARIA 1879

2 D'IMPERIO DONATO RAFFAELE STELLUTO A. MARIA 1892

1 D'IMPERIO GIOVANNI B. FRANCESCO STANCA M. LUIGIA 1889

2 D'IMPERIO GIUSEPPE FRANCESCO STANCA M. LUIGIA 1896

1 FERRINGO ANTONIO COSTANZO COZZELLA FILOMENA 1892 dec.to

2 FERRINGO GIUSEPPE COSTANZO COZZELLA FILOMENA 1895

1 FIORELLA GIUSEPPE DONATO MINELLI M. ASSUNTA 1889

2 FIORELLA SALVATORE DONATO MINELLI M. ASSUNTA 1892 dec.to

1 GIORGIONE F. SAVERIO ANGELO COZZELLA A. ROSA 1878

2 GIORGIONE LORENZO ANGELO COZZELLA A. ROSA 1890

1 GOFFREDO LORENZO VINCENZO COZZELLA LUCIA 1881

2 GOFFREDO DONATO VINCENZO COZZELLA LUCIA 1899

1 GOFFREDO COSTANTINO MICHELARC. TULINO M. SOFIA 1899

2 GOFFREDO DONATO MICHELARC. TULINO M. SOFIA 1896

1 GOFFREDO DONATO LORENZO CHECCHIA A. MARIA 1885

2 GOFFREDO GIUSEPPE LORENZO CHECCHIA A. MARIA 1889

1 GOFFREDO LORENZO F. SAVERIO D'ADDARIO A. MARIA 1897

2 GOFFREDO DONATO F. SAVERIO D'ADDARIO A. MARIA 1894

3 GOFFREDO QUIRICO F. SAVERIO D'ADDARIO A. MARIA 1900

1 GOFFREDO VINCENZO DONATO BONELLI M. ANTONIA 1895

2 GOFFREDO LUIGI DONATO BONELLI M. ANTONIA 1887

3 GOFFREDO LEONARDO DONATO BONELLI M. ANTONIA 1897

4 GOFFREDO QUIRICO DONATO BONELLI M. ANTONIA 1899

1 GRUPPO LUIGI DONATO CEGLIA M. GIUSEPPA 1893

2 GRUPPO VINCENZO DONATO CEGLIA M. GIUSEPPA 1897

1 IANNELLI RAFFAELE DONATO DE BELLIS M. ANTONIA 1897

2 IANNELLI GIUSEPPE DONATO DE BELLIS M. ANTONIA 1899

186


Giuseppe Osvaldo Lucera

1 IORINO ANGELO NICOLA D'ANGELO M. GIOVANNA 1892

2 IORINO GIUSEPPE NICOLA D'ANGELO M. GIOVANNA 1895

3 IORINO DONATO NICOLA D'ANGELO M. GIOVANNA 1899

1 LUCERA GIUSEPPE GIAMBATTISTA MENICHELLA M. TERESA 1880

2 LUCERA ANTONIO GIAMBATTISTA MENICHELLA M. TERESA 1892

1 LUCERA DONATO FRANCESCO GOFFREDO M. MADDALENA 1882

2 LUCERA RICCARDO FRANCESCO GOFFREDO M. MADDALENA 1895 dec.to

1 LUCERA GENNARO DONATO COLUCCI M. MADDALENA 1897 dec.to

2 LUCERA GIAMBATTISTA DONATO COLUCCI M. MADDALENA 1899

1 LUCERA GIAMBATTISTA PAOLINO D'IMPERIO M. ANTONIA 1894 dec.to

2 LUCERA ANTONIO PAOLINO D'IMPERIO M. ANTONIA 1897

1 LUCERA LUIGI GIUSEPPE DE LUCA A. MARIA 1897

2 LUCERA DONATO GIUSEPPE DE LUCA A. MARIA 1899

1 MARINO DONATO RUBERTO CERCIO M. GIUSEPPA 1890

2 MARINO ANTONIO RUBERTO CERCIO M. GIUSEPPA 1896

1 MAZZILLI DONATO GABRIELE INGELIDO M. ROSA 1880

2 MAZZILLI MICHELANG. GABRIELE INGELIDO M. ROSA 1890

1 MENICHELLA MICHELE COSTANZO CHECCHIA M. GIOVANNA 1893

2 MENICHELLA GIUSEPPE COSTANZO CHECCHIA M. GIOVANNA 1899

1 MIGNOGNA MICHELE ANGELO DI MARZIO LUCIA 1881

2 MIGNOGNA PIETRO ANGELO DI MARZIO LUCIA 1899

1 MINELLI LORENZO GABRIELE CAPOZZI M. VINCENZA 1894 dec.to

2 MINELLI GIUSEPPE GABRIELE CAPOZZI M. VINCENZA 1897

1 MOFFA VITTORE E. AGOSTINO NOVA E. ADELAIDE 1899

2 MOFFA V. EMIDDIO AGOSTINO NOVA E. ADELAIDE 1900

1 MOLLE MICHELE SALVATORE CATALANO A. MARIA 1893

2 MOLLE DONATO SALVATORE CATALANO A. MARIA 1899 dec.to

1 MOLLE DONATO PIETRO CHECCHIA M. GIOVINA 1895

2 MOLLE ORAZIO PIETRO CHECCHIA M. GIOVINA 1898

1 PAVIA ANTONIO MICHELE PARROTTA M. DONATA 1891

2 PAVIA DOMENICO MICHELE PARROTTA M. DONATA 1894 dec.to

1 PECORIELLO GIOVANNI ANGELO PAGLIARELLA ELISABETTA 1899

2 PECORIELLO DONATO ANGELO PAGLIARELLA ELISABETTA 1900

1 PELLEGRINI LUIGI LUDOVICO INGELIDO FILOMENA 1884

2 PELLEGRINI RAFFAELE LUDOVICO INGELIDO FILOMENA 1887

1 PETRUCCELLI ANTONIO FRANCESCO DE TROIA M. GIOVANNA 1898

2 PETRUCCELLI DONATO FRANCESCO DE TROIA M. GIOVANNA 1900

1 PICARO VINCENZO DONATO GIANNETTI ANTONIA 1879

2 PICARO GIOVANNI DONATO GIANNETTI ANTONIA 1892 dec.to

3 PICARO SALVATORE DONATO GIANNETTI ANTONIA 1895

4 PICARO MARIANO DONATO GIANNETTI ANTONIA 1899

1 PICARO DONATO GIUSEPPE CAMMISA ANNA 1898

2 PICARO GIOVANNI GIUSEPPE CAMMISA ANNA 1900

1 PIERRO ANTONIO MICHELARC. CIMINO M. GIOVINA 1897

2 PIERRO ANGELO MICHELARC. CIMINO M. GIOVINA 1900

187


Non solo… nomi

1 RACIOPPA MICHELE SALVATORE PETRUCCELLI MADDALENA 1882

2 RACIOPPA ANTONIO SALVATORE PETRUCCELLI MADDALENA 1886

1 RUGGIERO GIUSEPPE MATTEO VISCONTI BEATRICE 1893

2 RUGGIERO POMPEO MATTEO VISCONTI BEATRICE 1897

1 SALANDRA GAETANO VINCENZO CARBONE M. GIUSEPPA 1886

2 SALANDRA ANGELO VINCENZO CARBONE M. GIUSEPPA 1891

1 SALTARELLA SALVATORE DONATO POZZUTO M. VINCENZA 1895 dec.to

2 SALTARELLA GIUSEPPE DONATO POZZUTO M. VINCENZA 1899

1 SALVATI FRANCESCO MAURIZIO LUCERA A. MARIA 1878

2 SALVATI ROCCO MAURIZIO LUCERA A. MARIA 1884

3 SALVATI QUIRICO MAURIZIO LUCERA A. MARIA 1886

1 SILVESTRE MICHELARG. FRANCESCO BASILE M. LUIGIA 1884

2 SILVESTRE GIUSEPPE FRANCESCO BASILE M. LUIGIA 1887

3 SILVESTRE URBANO FRANCESCO BASILE M. LUIGIA 1889

4 SILVESTRE QUIRICO FRANCESCO BASILE M. LUIGIA 1894

1 SILVESTRE LUIGI GIUSEPPE FERRINGO LUCIA 1891

2 SILVESTRE URBANO GIUSEPPE FERRINGO LUCIA 1893

3 SILVESTRE ANTONIO GIUSEPPE FERRINGO LUCIA 1885

1 SPINELLI G. BATTISTA DONATO BRACA FILOMENA 1882

2 SPINELLI SALVATORE DONATO BRACA FILAMENA 1890 dec.to

1 SPINELLI PIETRO ANTONIO TILLI FILOMENA 1890

2 SPINELLI LUIGI ANTONIO TILLI FILOMENA 1893

1 STAMPONE LUIGI DONATO BASILE LORENZA 1879 dec.to

2 STAMPONE GIUSEPPE DONATO BASILE LORENZA 1884

1 STAMPONE NICOLA ANTONIO BASILE A. MARIA 1888

2 STAMPONE PIETRO ANTONIO BASILE A. MARIA 1892

1 STELLUTO GABRIELE ALFONSO DE LILLO M. GIUSEPPA 1888

2 STELLUTO LUIGI ALFONSO DE LILLO M. GIUSEPPA 1890

1 TILLI GIOVANNI B. SALVATORE DI VIETRO M. ROSA 1883

2 TILLI DONATO SALVATORE DI VIETRO M. ROSA 1885

3 TILLI GIUSEPPE SALVATORE DI VIETRO M. ROSA 1888

1 TUMOLO GIUSEPPE DONATO DEL VECCHIO M. CRISTINA 1888

2 TUMOLO FILATEO DONATO DEL VECCHIO M. CRISTINA 1893

1 ZERRILLI DONATO MICHELARC. CASIELLO M. LUIGIA 1892

2 ZERRILLI GIUSEPPE MICHELARC. CASIELLO M. LUIGIA 1895

1 ZICCARDI DONATO VITO IACOVINO M. LUCIA 1880

2 ZICCARDI ANTONIO VITO IACOVINO M. LUCIA 1888

188


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 11

Foglio matricolare di Cimino Alessio con la dicitura di “disertore”, emigrato

all’estero.

189


Non solo… nomi

ALLEGATO N. 12

Elenco dei chiamati al fronte esclusi i fratelli e deceduti.

ELENCO PER CLASSE DI COLORO CHE PARTIRONO PER LA 1a GUERRA MONDIALE

ESCLUSO DECEDUTI E DISPERSI

N. COGNOME NOME PATERNITA' COGNOME NOME CLASSE

MAMMA MAMMA

1 ADAMO DONATO GIUSEPPE ANIELLO FILOMENA 1893

2 ANTONACCI DONATO GIUSEPPE FERRARA M. GIUSEPPA 1892

3 ANTONACCI GIOVANNI MICHELARC. BASILE ROSA 1900

4 BARBETTA ANTONIO RAFFAELE LEMBO MARIA 1900

5 BASELICE DONATO GIOVANNI B. GUARNIERI ROSA 1887

6 BASELICE DONATO GIOVANNI B. FORTE M. GIUSEPPA 1895

7 BASILE NICOLANGELO NICOLANGELO CAPOZZI M. CONCETTA 1894

8 BASILE ANTONIO QUIRICO SANTANGELO MADDALENA 1896

9 BIANCO ANTONIO DOMENICO TUMOLO FILOMENA 1889

10 BIANCO ANTONIO SALVATORE DI PAOLA M. TERESA 1893

11 BIANCO GIUSEPPE GIAMBATTISTA CACCAVELLA A. MARIA 1896

12 BIANCO DONATO GIOVANNI GOFFREDO M. ROSA 1898

13 BOLDRINI SESTILIO Ignoti 1886

14 BOLOGNA DONATO STANISLAO BRACA CAROLINA 1884

15 BONELLI ANTONIO ISIDORO FIORELLA GIOVINA 1898

16 BOVE GIUSEPPE FRANCESCO DE ANGELIS ELISABETTA 1884

17 CAIONE LUIGI MARTINO BASELICE ROSINA 1883

18 CAMMISA GIUSEPPE GIOVANNI PETRUCCELLI M. DONATA 1884

19 CANNITO COSTANTINO RAFFAELE SILVESTRE A. MARIA 1898

20 CAPPIELLO VITANTONIO F. SAVERIO ANTONACCI A.MARIA 1878

21 CARACCIOLO FRANCESCO CELESTINO QUARTUCCI ROSA 1899

22 CARBONE BARTOLOMEO DONATO GOFFREDO M. MADDALENA 1893

23 CASIELLO GIUSEPPE LUIGI CIMADUOMO PETRONILLA 1878

24 CASIELLO DONATO NICOLA BARONE MADDALENA 1886

25 CASIELLO DONATO GIAMBATTISTA DI PIETRO M. GIUSEPPA 1898

26 CASIELLO ANTONIO MICHELARC. CIAMPI LUISA 1899

27 CATALANO GIUSEPPE DONATANTONIO CIAMPI M. LUIGIA 1878

28 CATALANO FRANCESCO ANTONIO CAVOTO M. VINCENZA 1881

29 CATALANO GIUSEPPE G. BATTISTA PELLEGRINI ADELAIDE 1883

30 CATALANO MICHLARC. GIOVANNI CATERINO M. TERESA 1884

31 CATERINO DONATO FRANCESCO DI BELLO ANNA MARIA 1887

32 CATERINO ANTONIO PIETRO MAZZILLI M. ROSA 1888

33 CAVOTO GIUSEPPE BENEDETTO D'ADDARIO ELISABETTA 1878

34 CEGLIA PIETRO NAZZARO BURGIANO MARIA 1890

35 CEGLIA RAFFAELE MATTEO CERCIO A. MARIA 1895

190


Giuseppe Osvaldo Lucera

36 CEGLIA QUIRICO MICHELARC. TILLI M. GIUSEPPA 1898

37 CELLI FRANCESCO LORENZO CHECCHIA M. ROSA 1884

38 CERCIO DONATO FEDELE DE TROIA M. PASQUALINA 1892

39 CHECCHIA GIOVANNI DONATO LA TORRETTA FILOMENA 1880

40 CHECCHIA PIETRO ANTONIO DE SANTIS CATERINA 1889

41 CHECCHIA GIUSEPPE ANTONIO CATALANO M. PAOLINA 1891

42 CHECCHIA LORENZO F. SAVERIO CAPPIELLO MADDALENA 1893

43 CHECCHIA LEANDRO VINCENZO MOLLE ANNA 1895

44 CHECCHIA MICHELE FRANCESCO PASQUETTI MADDALENA 1896

45 CHECCHIA ANTONIO MICHELARC. CATALANO M. ROSA 1898

46 CHECCHIA DONATO ANTONIO STAMPONE ALESSANDRA 1898

47 CHECCHIA DONATO GIAMBATTISTA DI LORENZO MARIA 1899

48 CHECCHIA ALFONSO ANTONIO PESCRILLI A. MARIA 1900

49 CHECCHIA GIUSEPPE VINCENZO MOLLE ANNA 1900

50 CIAMPI DONATO LUIGI ZERRILLI M. ROSA 1878

51 CIAMPI GIUSEPPE SALVATORE DI BELLO MADDALENA 1893

52 CIAMPI DONATO GIOVANNI ZERRILLI A. MARIA 1899

53 CIAMPI ANTONIO ANTONIO FATTORE FILOMENA 1900

54 CIANFROGNA ANTONIO ANIELLO MORMANDO M. COSTANZA 1881

55 CIANFROGNA GIOVANNI TOMMASO STELLUTO LUCIA 1887

56 CIMINO ALESSIO GIUSEPPE CHECCHIA M. PALMA 1887

57 CIOCCIO DONATO ANGELO CARUSO M. MICHELA 1892

58 CIOCCIO ANTONIO ANGELO LEMBO MARIA 1898

59 CIRELLI COSTANTINO SALVATORE POZZUTO ASSUNTA 1878

60 CIROCCO MICHELE COSTANTINO SILVESTRE GIOVINA 1894

61 COLLOLONGO QUIRICO GIOACCHINO BASILE M. ANTONIA 1885

62 COLUCCI QUIRICO MICHELARC. CORNACCHIA A. MARIA 1892

63 COLUCCI LUIGI LORENZO BASILE MARIA 1895

64 COLUCCI CIRO DONATO STAMPONE SOFIA 1896

62 COLUCCI RAFFAELE SALVATORE CASIELLO M. CARMELA 1897

66 COSCIA SALVATORE PASQUALE GIAMPIETRO GIOVANNA 1896

67 COZZELLA ANGELNTONIO PASQUALE STELLA M. LUIGIA 1885

68 COZZELLA ANTONIO VINCENZO PARROTTA LUCIA 1889

69 CRAFA ANGELO DONATO GOFFREDO M. LUIGIA 1892

70 CRISTINZIANO CALCEDONIO RAFFAELE LUCERA LUCIA 1879

71 CRISTINZIANO MATTEO FRANCESCO TURSILLI M. ROSARIA 1888

72 CRISTINZIANO GIAMBATTISTA SALVATORE CEGLIA M. TERESA 1892

73 CRISTINZIANO MICHELE DONATO VELLA M. MICHELA 1896

74 D'ADDARIO DONATO ANTONIO COZZELLA M. ANTONIA 1896

75 D'ADDARIO DONATO ANTONIO STAMPONE ANNA 1899

191


Non solo… nomi

76 D'AMELIO ANTONIO ORAZIO IACOVINO FILOMENA 1900

77 D'ANGELO DONATO LUIGI SAMMARCO M. CRISTINA 1898

78 DE BELLIS ALESSANDRO SALVATORE TEDESCO CONCETTA 1893

79 DE BELLIS DONATO GIOVANNI SAMMARCO M. ROSA 1897

80 DE BRITA VINCENZO SABINO BASELICE M. ANTONIA 1886

81 DE FILIPPIS LORENZO ANTONIO PIACQUADIO M. MICHELA 1884

82 DE FILIPPIS LORENZO NICOLA SPERTI M. LUCIA 1898

83 DE LUCA MICHELANG. DONATO PALUMBO MARIA 1883

84 DE LUCA PASQUALE MICHELLANGELO SPERTI M. LUISA 1886

85 DE LUCA MICHELE naturale DE LUCA M. ROSARIA 1890

86 DE LUCA MICHELE FILIPPO MARELLI CARMINA 1898

87 DE LUCA SALVATORE Ignoto DE LUCA M. ANTONIA 1898

88 DE PALMA DONATO SALVATORE DI MATTEO M. ANTONIA 1884

89 DE SANTIS VINCENZO FEDERICO PELLEGRINI ROSA 1899

90 DE SANTIS MICHELE FEDERICO PELLEGRINI TERESA 1900

91 DEL GAUDIO ARMANDO (IGNOTO) DEL GAUDIO ELISABETTA 1881

92 DI BELLO ANTONIO MICHELE GOFFREDO MARIA 1897

93 DI FRANCO ANTONIO FILIPPO PARROTTA LUCIA 1899

94 DI IASIO DONATO TOMMASO TUMOLO GIOVINA 1898

95 DI LELLA COSTANZO MICHELARC. TILLI A. MARIA 1899

96 DI LORENZO ANTONIO DONATO CATERINO MADDALENA 1882

97 DI LORENZO DONATO LORENZO RACIOPPA CELESTE 1883

98 DI LORENZO F. SAVERIO MARTINO RACIOPPA M. ARCANGIOLA 1887

99 DI LORENZO DONATO ANIELLO MANZI ANNA MARIA 1889

100 DI MATTEO SALVATORE MATTEO BASSO LUCIA 1890

101 DI SALVO ANTONIO NICOLA CATERINO GIOVINA 1899

102 DI VIETRO F. SAVERIO SALVATORE DI LORENZO M. GIUSEPPA 1880

103 DI VIETRO DONATO GIUSEPPE CIAMPI M. GIUSEPPA 1887

104 DI VIETRO LORENZO SALVATORE BOLOGNA M. ROSA 1897

105 DIANA TOMMASO CARMINE TRENCE ADDOLORATA 1898

106 D'IMPERIO LORENZO PASQUALE PIRAZZOLI BARBARA 1878

107 D'IMPERIO MICHELARG. FILIPPO ANTONIO CICCONE M. GIOVANNA 1886

108 D'IMPERIO SALVATORE DONATO BARBARO ROSA 1900

109 DORIA RAFFAELE ANTONIO GUGLIELMO M. ROSA 1883

110 FARAONIO DONATO PASQUALE CARAPELLA M. ROSA 1887

111 FARAONIO DONATO CIRIACO CAPUANO CRISTINA 1892

112 FECCA GIUSEPPE GIOVANNI TULINO M. CELESTE 1899

113 FERRARA LORENZO GIAMBATTISTA SILVESTRE M. CARMINA 1897

114 FERRINGO DONATO GABRIELE D'ADDARIO ELISABETTA 1878

115 FERRINGO GIOVANNI DONATO D'ADDARIO CAROLINA 1880

116 FIGLIOLA TOMMASO PELLEGRINO D'ADDARIO M. ROSA 1899

192


Giuseppe Osvaldo Lucera

117 FILIGNO ANTONIO FILIPPO CHECCHIA M. GIUSEPPA 1891

118 FIORELLA LUIGI LEONARDO PICARO M. ROSA 1884

119 FIORELLA GIUSEPPE SALVATORE VIGLIETTI TERESA 1887

120 FIORELLA GIUSEPPE ANTONIO CAMMISA ANGELA 1896

121 FORESE MICHELANG. DOMENICO SACCONE M. GIUSEPPA 1878

122 FORTEBRACCIO ANGELANTONIO CORRADO FORINO GIOVINA 1895

123 GALDI RAFFAELE GIUSEPPE D'IMPERIO MARIA 1900

124 GALLUCCI F. GIUSEPPE LEOPOLDO MENICHELLA MADDALENA 1881

125 GATTI ANTONIO MICHELE GATTI CATERINA 1895

126 GATTI PASQUALE MICHELE STANCA CATERINA 1897

127 GATTI ALFREDO VENANZIO MILARO TERESA 1900

128 GIANSANTE PAOLO SALVATORE LA GATTA ANTONIA 1878

129 GOFFREDO VINCENZO LUIGI DE PALMA M. TERESA 1878

130 GOFFREDO DONATO ANGELO PONTIANO MATILDE 1884

131 GOFFREDO GIUSEPPE ANGELO IUSI ROSARIA 1888

132 GOFFREDO FERDINANDO GIOVANNI DE BELLIS M. MICHELA 1890

133 GOFFREDO FERDINANDO DONATO LORENZO MARIANNA 1897

134 GOFFREDO ATTILIO VINCENZO CIANFROGNA ORSOLA 1898

135 GOFFREDO GIUSEPPE DONATO MONACO TERESA 1900

136 GRASSI MICHELE GIUSEPPE CAPOZZI ANGELA 1898

137 GUGLIELMO GIOVANNI ANTONIO CHIAFARO M. GRAZIA 1899

138 IACCIO SALVATORE LUIGI BASILE FILOMENA 1898

139 IAMMARINO PIETRO MICHELE CIARMOLI RACHELE 1880

140 IAMMARINO PIETRO GIUSEPPE QUARTUCCI A. ROSA 1885

141 IANNELLI F. SAVERIO MICHELE CATALANO MARIA 1899

142 ILARIO MICHELE Ignoti 1899

143 IMPERATORE GIUSEPPE ANTONIO MAZZILLI A. MARIA 1896

144 INGELIDO ANGELNTONIO LUIGI DI BELLO LUCIA 1882

145 INGELIDO DOMENICO GIUSEPPE CATALANO M. GIUSEPPA 1883

146 INGELIDO PIETRO DONATO MOLLE MARIA 1896

147 INGELIDO ANTONIO MICHELARC. MANSUETO ROSA 1899

148 IOANNA ANGELO A. PASQUALE BASILE MARIA 1880

149 IOANNA CIRO GABRIELE CAPPIELLO LORENZA 1895

150 IOANNA SALVATORE ANTONIO CASIELLO RACHELE 1899

151 LA FRAGOLA ANTONIO GIUSEPPE FRAGASSO ANNA 1900

152 LAMBERTI DONATO Ignoti 1894

153 LEONE PASQUALE GIUSEPPE COZZELLA GIOVINA 1894

154 LIZZI PAOLO LUIGI MANSUETO M. FELICIA 1893

155 LONGO F. SAVERIO GIUSEPPE LEPORE M. TERESA 1880

193


Non solo… nomi

156 LONGO GIUSEPPE VINCENZO CIANFROGNA GIUDITTA 1895

157 LONGO FLORINDO SALVATORE DELLA SPERANZA LUCIA 1896

158 LUCERA DOMENICO LUIGI PAGLIARELLA FILOMENA 1881

159 LUCERA VINCENZO DONATO SACCONE M. DONATA 1892

160 MADONNA DONATO SEBASTIANO TRENCE M. GIUSEPPA 1881

161 MANCINI GIOVANNI LUIGI TUMOLO GIOVINA 1893

162 MANCINI GIUSEPPE ANTONIO DE PALMA LUCIA 1893

163 MANCINI PROSPERO LUIGI TULINO GIOVINA 1896

164 MANSUETO GABRIELE ANTONIO PARADISO M. CRISTINA 1888

165 MANZI RAFFAELE VINCENZO PETRILLI M. GIUSEPPA 1899

166 MARCANTONIO GIUSEPPE LEONARDO TURSI M. GIUSEPPA 1882

167 MARINO FEDELE ALFONSO COLUCCI ANGELA 1880

168 MARINO GAETANO DONATO CERCIO M. ROSA 1881

169 MARINO F. SAVERIO ANTONIO BENIGNO ISABELLA 1883

170 MARINO ANTONIO GAETANO STAMPONE M. TERESA 1890

171 MARINO GIUSEPPE DONATO DE LILLO M. CONCETTA 1896

172 MARZULLO GIOVANNI NICOLA FECCA M. ROSARIA 1898

173 MARZULLO DONATO SALVATORE DI BELLO LUCIA 1899

174 MENDILICCHIO DONATO NICOLA CACCHIO M. ROSINA 1888

175 MENICHELLA DONATO GIUSEPPE PESCRILLI CATERINA 1881

176 MENICHELLA ANTONIO LEONARDO RICCI M. MICHELA 1885

177 MENICHELLA DONATO VINCENZO CHECCHIA IRENE 1896

178 MERESSE LORENZO GIUSEPPE VIRGILIO A. MARIA 1882

179 MERESSE ANTONIO LEONARDO BEATRICE MARIA 1897

180 MIGNOGNA GIAMBATTISTA FILIPPO BASILE A. ROSA 1880

181 MOLLE DONATO LUIGI BARISANO M. LUIGIA 1897

182 MOLLE ANTONIO GIAMBATTISTA DI MATTEO M. ANTONIA 1899

183 MOLLE DONATO GIAMBATTISTA BRACA GIOVINA 1900

184 MOLLE ROSARIO LUIGI ROSARIO LUIGIA 1900

185 MONACO SALVATORE DONATO SALANDRA ANNA 1885

186 MONACO COSTANTINO ANTONIO PELLEGRINI TERESA 1900

187 MORMANDO ANTONIO DONATO DE FINIS ANNA 1895

188 MUCCI RAFFAELE DONATO TRENCE M. ANTONIA 1895

189 MUCCI ANTONIO DONATO TRENCE ANGELA 1900

190 NARDELLI DONATO RAFFAELE TRENCE MARIA 1900

191 ONORATO DONATO VINCENZO COLUCCI M. GIUSEPPA 1886

192 PAGLIARELLA DONATO GIAMBATTISTA DI LORENZO M. PASQUA 1899

193 PARADISO SALVATORE DONATO BOLOGNESE MARGHERITA 1896

194 PARADISO DONATO GIUSEPPE MIRESSE M. MICHELA 1898

195 PARROTTA LEONADO NICOLA TILLI LUISA 1880

196 PAVIA FEDELE VINCENZO PELLEGRINI ANGELA 1900

197 PELLEGRINI GIUSEPPE MICHELE CIAMPI M. ROSA 1884

198 PELLEGRINI DONATO DIOMEDE SESSA MARIANNA 1885

199 PELLEGRINI ANTONIO MICHELARC. CERCIO M. FILOMENA 1887

200 PELLEGRINI DONATO PONZIANO CIAMPI CAROLINA 1895

194


Giuseppe Osvaldo Lucera

201 PELLEGRINI MARIO MICHELARC. MENICHELLA MARIA 1898

202 PERAZZO FEDELE MICHELE FERRINGO GIOVINA 1897

203 PESCRILLI LUIGI DONATO GOFFREDO FILOMENA 1881

204 PESCRILLI QUIRICO VITANTONIO MOLLE ARCANGIOLA 1881

205 PESCRILLI GIOVANNI DONATO STAMPONE M. VINCENZA 1896

206 PESCRILLI RAFFAELE SALVATORE D'ADDARIO ANNANGELA 1897

207 PETRUCCELLI ANTONIO FRANCESCO DE TROIA M. GIOVANNA 1898

208 PETRUCCELLI DONATO FRANCESCO DE TROIA M. GIOVANNA 1900

209 PIACQUADIO SALVATORE GIACOMO DE PALMA M. GIOVANNA 1884

210 PICARO VINCENZO DONATO GIANNETTI ANTONIA 1879

211 PICARO GIOVANNI LUCIANO DI PAOLO LUCIA 1884

212 PICARO LUIGI VINCENZO BASSO M. GIOVANNA 1899

213 POZZUTO DONATO LORENZO VIERNO M. TERESA 1894

214 POZZUTO ANTONIO LORENZO PESCRILLI FILOMENA 1898

215 QUARTUCCI GIUSEPPE MICHELE CHECCHIA M. GIUSEPPA 1895

216 RACIOPPA DONATO GIUSEPPE CAMMISA M. PASQUALINA 1897

217 RACIOPPA MICHELE GIOVANNI TUMOLO MARIA 1897

218 RACIOPPA ANTONIO GIUSEPPE CAMMISA MARIA 1900

219 RUGGIERO DONATO VINCENZO SESSA M. DONATA 1892

220 RUSSO DONATO PIETRO PELLEGRINI RACHELE 1896

221 SACCONE SALVATORE ANTONIO BASILE M. GIOVINA 1893

222 SALANDRA ANGELO GIUSEPPE GUGLIELMO CAROLINA 1894

223 SALTARELLA GIUSEPPE GIOVANNI CHECCHIA ELISABETTA 1882

224 SALTARELLA GIOVANNI DONATO COZZELLA M. GIUSEPPA 1896

225 SALTARELLA DONATO EMIDDIO INGELIDO ANNA 1899

226 SALTARELLA GIUSEPPE ANTONIO RUSSO M. ROSA 1899

227 SALTARELLA GIUSEPPE ANTONIO DE LUCA M. DONATA 1886

228 SALVATI MAURIZIO ANTONIO GIORGIONE CELESTE 1896

229 SAMMARCO ANTONIO GIUSEPPE MILARO COSTANTINA 1900

230 SAMMARCO PIETRO ANGELO CAVOTO GIUSEPPA 1900

231 SCISCIO GABRIELE PIETRO SALTARELLI FILOMENA 1881

232 SCISCIO PIETRO DONATO LAURIELLO ROSA 1900

233 SCROCCA SALVATORE DONATO CAVOTO A. MARIA 1895

234 SESSA GUSTAVO NICOLA GASPARRI IRENE 1886

235 SESSA DONATO GIOVANNI COZZELLA MARIA 1898

236 SESSA VINCENZO GABRIELE MICELI M. ANTONIA 1899

237 SIGNORE VITTORINO VINCENZO BENEDETTO FILOMENA 1894

238 SILVESTRE DONATO DONATO SPINELLI GRAZIA 1878

239 SILVESTRE ANGELO MICHELE MANZI A. MARIA 1898

240 SPINELLI ANTONIO F. SAVERIO DE BELLIS MARIA 1900

241 STAMPONE SALVATORE NICOLA MIGNOGNA M.ROSA 1878

242 STAMPONE GIUSEPPE PASQUALE TUMOLO M. DONATA 1885

243 STAMPONE GIOVANNI NICOLA CAVALIERE A. MARIA 1891

244 STANCA RAFFAELE LORENZO GOFFREDO MATILDE 1883

245 STELLABOTTE DONATO LORENZO PESCRILLI MARIA 1897

195


Non solo… nomi

246 TILLI PIETRO LORENZO CHECCHIA M. ROSA 1878

247 TILLI GIACOMO MICHELARC. DI LORENZO M. CAROLINA 1887

248 TILLI VINCENZO DONATO CATALANO M. COSTANZA 1890

249 TILLI F. SAVERIO DONATO DE LUCA GIOVINA 1895

250 TILLI DONATO LORENZO CIAMPI M. ROSA 1897

251 TUDISCO GIUSEPPE MICHELARC. DI GIUSEPPE M. INCORONATA 1890

252 TUDISCO ANTONIO MICHELE DI GIUSEPPE FRANCESCA 1895

253 TULINO QUIRICO ANTONIO CARBONE FILOMENA 1878

254 TUMOLO GIUSEPPE LORENZO CEGLIA LUISA 1882

255 TUMOLO ANTONIO GIOVANNI STAMPONE M. ROSA 1883

256 TUMOLO DONATO MOSE' CERCIO M. TERESA 1883

257 TUMOLO FILIPPO VALENTINO PELLEGRINI CONCETTA 1885

258 TUMOLO RAFFAELE LUIGI CHECCHIA MARIA 1900

259 TUORO SALVATORE GENNARO STANCA M. LUIGIA 1899

260 TURSI DONATO GIOVANNI CAROSELLI M. TERESA 1898

261 TURSI DONATO LUIGI IANNELLI MADDALENA 1896

262 TURSILLI DONATO ALESSANDRO MANZI M. IMMACOLATA 1883

263 TURSILLI VINCENZO ALESSANDRO NAZZARO ANGELA MARIA 1893

264 VADURRO MICHELE VINCENZO SPINELLI CONCETTA 1900

265 VECCHIOLLA DONATO FRANCESCO COLUCCI DONATA 1900

266 VECERE LUIGI MICHELE BOVENIZZA VIOLA 1897

267 VIGLIONE ANTONIO FILIPPO DI MARZIO M. FEDELA 1881

268 ZERRILLI MARTINO VINCENZO PESCRILLI M. CATERINA 1892

269 ZICCARDI ANGELO GIUSEPPE DE VIZIA M. GIUSEPPA 1897

270 ZILLA GIOVANNI DOMENICO EVANGELISTA M. ROSARIA 1889

196


Giuseppe Osvaldo Lucera

Elenco generale dei chiamati al fronte.

ALLEGATO N. 13

ELENCO PER CLASSE DI COLORO CHE PARTIRONO PER LA 1a GUERRA MONDIALE

SOPRAVVISSUTI E DECEDUTI

N. COGNOME NOME PATERNITA' COGNOME NOME CLASSE

MAMMA MAMMA

1 ADAMO DONATO GIUSEPPE ANIELLO FILOMENA 1893

2 ANTONACCI DONATO GIUSEPPE FERRARA M. GIUSEPPA 1892

3 ANTONACCI GIOVANNI MICHELARC. BASILE ROSA 1900

4 BARBETTA ANTONIO RAFFAELE LEMBO MARIA 1900

5 BASELICE DONATO GIOVANNI B. GUARNIERI ROSA 1887

6 BASELICE DONATO GIOVANNI B. FORTE M. GIUSEPPA 1895

7 BASILE MICHELARG. PIETRO SALDARELLA M.GIOVANNA 1881

8 BASILE PIETRO DONATO FIORELLA M. GIUSEPPA 1883

9 BASILE ANTONIO DOMENICO D'ADDARIO M. TERESA 1891

10 BASILE NICOLANGELO NICOLANGELO CAPOZZI M. CONCETTA 1894

11 BASILE ANTONIO QUIRICO SANTANGELO MADDALENA 1896

12 BIANCO PASQUALE DOMENICO TRENCE M. AGNESE 1878

13 BIANCO MICHELE DOMENICO TRENCE M. AGNESE 1881

14 BIANCO ANGELO A. SALVATORE POZZUTO MADDALENA 1888

15 BIANCO ANTONIO DOMENICO TUMOLO FILOMENA 1889

16 BIANCO DONATO GIUSEPPE MARZULLO M. TERESA 1889

17 BIANCO ANTONIO SALVATORE DI PAOLA M. TERESA 1893

18 BIANCO GIUSEPPE GIAMBATTISTA CACCAVELLA A. MARIA 1896

19 BIANCO QUIRINO GIUSEPPE MARZULLO M. TERESA 1897

20 BIANCO DONATO GIOVANNI GOFFREDO M. ROSA 1898

21 BOLDRINI SESTILIO Ignoti 1886

22 BOLOGNA DONATO STANISLAO BRACA CAROLINA 1884

23 BONELLI ANTONIO ISIDORO FIORELLA GIOVINA 1898

24 BOVE GIUSEPPE FRANCESCO DE ANGELIS ELISABETTA 1884

25 BRACA FILIPPO FRANCESCO RACIOPPA LUCIA 1885

26 BRACA MICHELE FRANCESCO RACIOPPA LUCIA 1892

27 CAIONE LUIGI MARTINO BASELICE ROSINA 1883

28 CAMMISA GIUSEPPE GIOVANNI PETRUCCELLI M. DONATA 1884

29 CAMMISA PASQUALE LORENZO CATERINO LUCIA 1884

30 CAMMISA PIETRO LORENZO CATERINO LUCIA 1890

197


Non solo… nomi

31 CANNITO COSTANTINO RAFFAELE SILVESTRE A. MARIA 1898

32 CAPOZZI VINCENZO DONATANTONIO LUCERA M. ANTONIA 1898

33 CAPOZZI DONATO DONATANTONIO LUCERA M. ANTONIA 1900

34 CAPPIELLO VITANTONIO F. SAVERIO ANTONACCI A.MARIA 1878

35 CARACCIOLO FRANCESCO CELESTINO QUARTUCCI ROSA 1899

36 CARAPELLA GIUSEPPE LORENZO RUSSO LUCIA 1881

37 CARBONE BARTOLOMEO DONATO GOFFREDO M. MADDALENA 1893

38 CASASANTA ANTONIO DONATO SPINELLI M. TERESA 1893

39 CASASANTA GIUSEPPE DONATO SPINELLI M. TERESA 1898

40 CASASANTA SALVATORE DONATO SPINELLI M. TERESA 1900

41 CASIELLO GIUSEPPE LUIGI CIMADUOMO PETRONILLA 1878

42 CASIELLO DONATO NICOLA BARONE MADDALENA 1886

43 CASIELLO DONATO GIAMBATTISTA DI PIETRO M. GIUSEPPA 1898

44 CASIELLO ANTONIO MICHELARC. CIAMPI LUISA 1899

45 CATALANO GIUSEPPE DONATANTONIO CIAMPI M. LUIGIA 1878

46 CATALANO FRANCESCO ANTONIO CAVOTO M. VINCENZA 1881

47 CATALANO GIUSEPPE G. BATTISTA PELLEGRINI ADELAIDE 1883

48 CATALANO MICHLARC. GIOVANNI CATERINO M. TERESA 1884

49 CATERINO DONATO FRANCESCO DI BELLO ANNA MARIA 1887

50 CATERINO ANTONIO PIETRO MAZZILLI M. ROSA 1888

51 CAVALIERE FRANCESCO DONATO FERRINGO LORENZA 1883

52 CAVALIERE ANTONIO DONATO FERRINGO LORENZA 1885

53 CAVALIERE VINCENZO MICHELE GOFFREDO M. ROSA 1892

54 CAVOTO GIUSEPPE BENEDETTO D'ADDARIO ELISABETTA 1878

55 CEGLIA GIUSEPPE CELESTINO DI BELLO FILOMENA 1890

56 CEGLIA PIETRO NAZZARO BURGIANO MARIA 1890

57 CEGLIA DONATO A. CELESTINO DI BELLO FILOMENA 1893

58 CEGLIA DONATO CELESTINO DI BELLO FILOMENA 1895

59 CEGLIA RAFFAELE MATTEO CERCIO A. MARIA 1895

60 CEGLIA GIANNINO DONATO CARBONE M. GIOVANNA 1897

61 CEGLIA QUIRICO MICHELARC. TILLI M. GIUSEPPA 1898

62 CEGLIA ANTONIO DONATO CARBONE M. GIOVANNA 1899

63 CELLI FRANCESCO LORENZO CHECCHIA M. ROSA 1884

64 CERCIO DONATO FEDELE DE TROIA M. PASQUALINA 1892

65 CHECCHIA DONATO GIAMBATTISTA CHECCHIA ANNAMARIA 1880

66 CHECCHIA GIOVANNI DONATO LA TORRETTA FILOMENA 1880

67 CHECCHIA ANTONIO SALVATORE SILVESTRE M. GIOVANNA 1888

68 CHECCHIA LORENZO GIAMBATTISTA CHECCHIA ANNAMARIA 1889

69 CHECCHIA PIETRO ANTONIO DE SANTIS CATERINA 1889

70 CHECCHIA LORENZO GREGORIO MOLLE M. MADDALENA 1890

198


Giuseppe Osvaldo Lucera

71 CHECCHIA GIUSEPPE ANTONIO CATALANO M. PAOLINA 1891

72 CHECCHIA GIUSEPPE GREGORIO MOLLE M. MADDALENA 1892

73 CHECCHIA LORENZO F. SAVERIO CAPPIELLO MADDALENA 1893

74 CHECCHIA LEANDRO VINCENZO MOLLE ANNA 1895

75 CHECCHIA DONATO PONZIANO CAVALIERE M. GIOVANNA 1896

76 CHECCHIA MICHELE FRANCESCO PASQUETTI MADDALENA 1896

77 CHECCHIA GIOVANNI SALVATORE SILVESTRE M. GIOVANNA 1897

78 CHECCHIA ANTONIO MICHELARC. CATALANO M. ROSA 1898

79 CHECCHIA DONATO ANTONIO STAMPONE ALESSANDRA 1898

80 CHECCHIA GIOVANNI PONZIANO CAVALIERE M. GIOVANNA 1898

81 CHECCHIA DONATO GIAMBATTISTA DI LORENZO MARIA 1899

82 CHECCHIA ALFONSO ANTONIO PESCRILLI A. MARIA 1900

83 CHECCHIA GIUSEPPE VINCENZO MOLLE ANNA 1900

84 CHIAFARO ANGELO MICHELARC. MINELLI M. ANTONIA 1894

85 CIAMPI DONATO LUIGI ZERRILLI M. ROSA 1878

86 CIAMPI GIUSEPPE SALVATORE DI BELLO MADDALENA 1893

87 CIAMPI DONATO GIOVANNI ZERRILLI A. MARIA 1899

88 CIAMPI ANTONIO ANTONIO FATTORE FILOMENA 1900

89 CIANFROGNA ANTONIO ANIELLO MORMANDO M. COSTANZA 1881

90 CIANFROGNA GIOVANNI TOMMASO STELLUTO LUCIA 1887

91 CIARMOLI CARLO ANTONIO MENDILICCHIO M. NOBILA 1893

92 CIARMOLI ANGELO ANTONIO MENDILICCHIO M. NOBILA 1897

93 CIMINO ALESSIO GIUSEPPE CHECCHIA M. PALMA 1887

94 CIMINO ALESSIO DOMENICO CIAMFROGNA M. ANTONIA 1893

95 CIMINO PIETRO DOMENICO CIANFROGNA M. ANTONIA 1896

96 CIMINO GIUSEPPE DOMENICO CIANFROGNA M: ANTONIA 1898

97 CIOCCIO DONATO ANGELO CARUSO M. MICHELA 1892

98 CIOCCIO ANTONIO ANGELO LEMBO MARIA 1898

99 CIRELLI COSTANTINO SALVATORE POZZUTO ASSUNTA 1878

100 CIROCCO MICHELE COSTANTINO SILVESTRE GIOVINA 1894

101 COLLOLONGO QUIRICO GIOACCHINO BASILE M. ANTONIA 1885

102 COLUCCI QUIRICO MICHELARC. CORNACCHIA A. MARIA 1892

103 COLUCCI LUIGI LORENZO BASILE MARIA 1895

104 COLUCCI CIRO DONATO STAMPONE SOFIA 1896

105 COLUCCI RAFFAELE SALVATORE CASIELLO M. CARMELA 1897

106 COSCIA SALVATORE PASQUALE GIAMPIETRO GIOVANNA 1896

107 COZZELLA DONATO VITANTONIO CATALANO LORENZA 1879

108 COZZELLA ANGELNTONIO PASQUALE STELLA M. LUIGIA 1885

109 COZZELLA ANTONIO VINCENZO PARROTTA LUCIA 1889

110 COZZELLA F. SAVERIO VINCENZO MOLLE M. PAOLA 1897

199


Non solo… nomi

111 CRAFA ANGELO DONATO GOFFREDO M. LUIGIA 1892

112 CRISTINZIANO CALCEDONIO RAFFAELE LUCERA LUCIA 1879

113 CRISTINZIANO MATTEO FRANCESCO TURSILLI M. ROSARIA 1888

114 CRISTINZIANO GIAMBATTISTA SALVATORE CEGLIA M. TERESA 1892

115 CRISTINZIANO MICHELE DONATO VELLA M. MICHELA 1896

116 D'ADDARIO ANTONIO DONATO CATALANO M. GIOVANNA 1893

117 D'ADDARIO MICHELE DONATO CATALANO M. GIOVANNA 1895

118 D'ADDARIO DONATO ANTONIO COZZELLA M. ANTONIA 1896

119 D'ADDARIO SALVATORE ANGELO DI LORENZO A. MARIA 1896

120 D'ADDARIO DONATO ANTONIO STAMPONE ANNA 1899

121 D'AMELIO ANTONIO ORAZIO IACOVINO FILOMENA 1900

122 D'ANGELO DONATO LUIGI SAMMARCO M. CRISTINA 1898

123 DE BELLIS ALESSANDRO SALVATORE TEDESCO CONCETTA 1893

124 DE BELLIS DONATO GIOVANNI SAMMARCO M. ROSA 1897

125 DE BRITA NICOLAMARIO GIUSEPPE ANNIBALLI CARMELA 1880

126 DE BRITA ANTONIO GIUSEPPE ANNIBALLI CARMELA 1883

127 DE BRITA VINCENZO SABINO BASELICE M. ANTONIA 1886

128 DE FILIPPIS LORENZO ANTONIO PIACQUADIO M. MICHELA 1884

129 DE FILIPPIS LORENZO NICOLA SPERTI M. LUCIA 1898

130 DE LUCA MICHELANG. DONATO PALUMBO MARIA 1883

131 DE LUCA PASQUALE MICHELLANGELO SPERTI M. LUISA 1886

132 DE LUCA MICHELE naturale DE LUCA M. ROSARIA 1890

133 DE LUCA MICHELE FILIPPO MARELLI CARMINA 1898

134 DE LUCA SALVATORE Ignoto DE LUCA M. ANTONIA 1898

135 DE PALMA DONATO SALVATORE DI MATTEO M. ANTONIA 1884

136 DE PALMA ANTONIO DONATO SESSA A. MARIA 1892

137 DE SANTIS VINCENZO FEDERICO PELLEGRINI ROSA 1899

138 DE SANTIS MICHELE FEDERICO PELLEGRINI TERESA 1900

139 DEL GAUDIO ARMANDO (IGNOTO) DEL GAUDIO ELISABETTA 1881

140 DI BELLO ANTONIO MICHELE GOFFREDO MARIA 1897

141 DI CHIARA ANTONIO DONATO SAMMARCO MADDALENA 1881

142 DI CHIARA GIUSEPPE SALVATORE FERRINGO M. GIUSEPPA 1891

143 DI CHIARA DONATO SALVATORE FERRINGO M. GIUSEPPA 1895

144 DI FRANCO ANTONIO FILIPPO PARROTTA LUCIA 1899

145 DI IASIO DONATO TOMMASO TUMOLO GIOVINA 1898

146 DI LELLA COSTANZO MICHELARC. TILLI A. MARIA 1899

147 DI LORENZO ANTONIO DONATO CATERINO MADDALENA 1882

148 DI LORENZO DONATO LORENZO RACIOPPA CELESTE 1883

149 DI LORENZO F. SAVERIO MARTINO RACIOPPA M. ARCANGIOLA 1887

150 DI LORENZO DONATO ANIELLO MANZI ANNA MARIA 1889

151 DI LORENZO DONATO ANGELO CIAMPI M. GIUSEPPA 1890

152 DI LORENZO GIUSEPPE ANGELO CIAMPI M. GIUSEPPA 1892

153 DI LORENZO MICHELE ANGELO CIAMPI M. GIUSEPPA 1894

154 DI LORENZO ANTONIO MICHELARC. SILVESTRE LUCIA 1898

155 DI LORENZO DONATO MARTINO RACIOPPA ARCANGIOLA 1898

200


Giuseppe Osvaldo Lucera

156 DI LORENZO FRANCESCO MICHELARC. SILVESTRE LUCIA 1900

157 DI MATTEO SALVATORE MATTEO BASSO LUCIA 1890

158 DI PIERRO ANTONIO DOMENICO GUADAGNO CONCETTA 1885

159 DI PIERRO VINCENZO DOMENICO GUADAGNO CONCETTA 1897

160 DI SALVO GIUSEPPE SALVATORE CICCONE M. COSTANTINA 1893

161 DI SALVO QUIRICO SALVATORE CICCONE M. COSTANTINA 1895

162 DI SALVO ANTONIO NICOLA CATERINO GIOVINA 1899

163 DI SALVO GIOVANNI SALVATORE CICCONE M. COSTANTINA 1900

164 DI VIETRO F. SAVERIO SALVATORE DI LORENZO M. GIUSEPPA 1880

165 DI VIETRO DONATO GIUSEPPE CIAMPI M. GIUSEPPA 1887

166 DI VIETRO LORENZO SALVATORE BOLOGNA M. ROSA 1897

167 DIANA TOMMASO CARMINE TRENCE ADDOLORATA 1898

168 D'IMPERIO LORENZO PASQUALE PIRAZZOLI BARBARA 1878

169 D'IMPERIO GIUSEPPE RAFFAELE STELLUTO A. MARIA 1879

170 D'IMPERIO MICHELARG. FILIPPO ANTONIO CICCONE M. GIOVANNA 1886

171 D'IMPERIO GIOVANNI B. FRANCESCO STANCA M. LUIGIA 1889

172 D'IMPERIO DONATO RAFFAELE STELLUTO A. MARIA 1892

173 D'IMPERIO GIUSEPPE FRANCESCO STANCA M. LUIGIA 1896

174 D'IMPERIO DONATO MICHELE CATALANO MADDALENA 1898

175 D'IMPERIO SALVATORE DONATO BARBARO ROSA 1900

176 DORIA RAFFAELE ANTONIO GUGLIELMO M. ROSA 1883

177 ERCOLINO VINCENZO DONATO TULINO MADDALENA 1882

178 ERCOLINO GIUSEPPE DONATO TULINO MADDALENA 1896

179 ERCOLINO GIOVANNI DONATO TULINO MADDALENA 1899

180 FARAONIO DONATO PASQUALE CARAPELLA M. ROSA 1887

181 FARAONIO DONATO CIRIACO CAPUANO CRISTINA 1892

182 FECCA ORAZIO LUIGI STELLUTO M.ROSA 1896

183 FECCA GIUSEPPE GIOVANNI TULINO M. CELESTE 1899

184 FERRARA LORENZO GIAMBATTISTA SILVESTRE M. CARMINA 1897

185 FERRINGO DONATO GABRIELE D'ADDARIO ELISABETTA 1878

186 FERRINGO GIOVANNI DONATO D'ADDARIO CAROLINA 1880

187 FERRINGO ANTONIO COSTANZO COZZELLA FILOMENA 1892

188 FERRINGO GIUSEPPE COSTANZO COZZELLA FILOMENA 1895

189 FIGLIOLA TOMMASO PELLEGRINO D'ADDARIO M. ROSA 1899

190 FILIGNO ANTONIO FILIPPO CHECCHIA M. GIUSEPPA 1891

191 FIORELLA LUIGI LEONARDO PICARO M. ROSA 1884

192 FIORELLA GIUSEPPE SALVATORE VIGLIETTI TERESA 1887

193 FIORELLA GIUSEPPE DONATO MINELLI M. ASSUNTA 1889

194 FIORELLA SALVATORE DONATO MINELLI M. ASSUNTA 1892

195 FIORELLA GIUSEPPE COSTANZO RUSSO M. GIUSEPPA 1894

196 FIORELLA GIUSEPPE ANTONIO CAMMISA ANGELA 1896

197 FORESE MICHELANG. DOMENICO SACCONE M. GIUSEPPA 1878

198 FORTEBRACCIO ANGELANTONIO CORRADO FORINO GIOVINA 1895

199 FRAGNITO ANTONIA MICHELE TOZZI A. MARIA 1891

200 GALDI RAFFAELE GIUSEPPE D'IMPERIO MARIA 1900

201


Non solo… nomi

201 GALLUCCI F. GIUSEPPE LEOPOLDO MENICHELLA MADDALENA 1881

202 GATTI ANTONIO MICHELE GATTI CATERINA 1895

203 GATTI PASQUALE MICHELE STANCA CATERINA 1897

204 GATTI ALFREDO VENANZIO MILARO TERESA 1900

205 GIANSANTE PAOLO SALVATORE LA GATTA ANTONIA 1878

206 GIORGIONE F. SAVERIO ANGELO COZZELLA A. ROSA 1878

207 GIORGIONE LORENZO ANGELO COZZELLA A. ROSA 1890

208 GOFFREDO VINCENZO LUIGI DE PALMA M. TERESA 1878

209 GOFFREDO LORENZO VINCENZO COZZELLA LUCIA 1881

210 GOFFREDO DONATO ANGELO PONTIANO MATILDE 1884

211 GOFFREDO DONATO LORENZO CHECCHIA A. MARIA 1885

212 GOFFREDO LUIGI DONATO BONELLI M. ANTONIA 1887

213 GOFFREDO GIUSEPPE ANGELO IUSI ROSARIA 1888

214 GOFFREDO GIUSEPPE LORENZO CHECCHIA A. MARIA 1889

1215 GOFFREDO FERDINANDO GIOVANNI DE BELLIS M. MICHELA 1890

216 GOFFREDO DONATO F. SAVERIO D'ADDARIO A. MARIA 1894

1217 GOFFREDO VINCENZO DONATO BONELLI M. ANTONIA 1895

1218 GOFFREDO DONATO MICHELARC. TULINO M. SOFIA 1896

219 GOFFREDO FERDINANDO DONATO LORENZO MARIANNA 1897

220 GOFFREDO LEONARDO DONATO BONELLI M. ANTONIA 1897

221 GOFFREDO LORENZO F. SAVERIO D'ADDARIO A. MARIA 1897

222 GOFFREDO ATTILIO VINCENZO CIANFROGNA ORSOLA 1898

223 GOFFREDO COSTANTINO MICHELARC. TULINO M. SOFIA 1899

224 GOFFREDO DONATO VINCENZO COZZELLA LUCIA 1899

225 GOFFREDO QUIRICO DONATO BONELLI M. ANTONIA 1899

226 GOFFREDO DONATO VINCENZO COZZELLA LUCIA 1900

227 GOFFREDO GIUSEPPE DONATO MONACO TERESA 1900

228 GOFFREDO QUIRICO F. SAVERIO D'ADDARIO A. MARIA 1900

229 GRANATA SALVATORE LORENZO SPINELLI M. GRAZIA 1893

230 GRASSI MICHELE GIUSEPPE CAPOZZI ANGELA 1898

231 GRUPPO LUIGI DONATO CEGLIA M. GIUSEPPA 1893

232 GRUPPO VINCENZO DONATO CEGLIA M. GIUSEPPA 1897

233 GUGLIELMO GIOVANNI ANTONIO CHIAFARO M. GRAZIA 1899

234 IACCIO SALVATORE LUIGI BASILE FILOMENA 1898

235 IAMMARINO PIETRO MICHELE CIARMOLI RACHELE 1880

236 IAMMARINO PIETRO GIUSEPPE QUARTUCCI A. ROSA 1885

237 IANNELLI RAFFAELE DONATO DE BELLIS M. ANTONIA 1897

238 IANNELLI F. SAVERIO MICHELE CATALANO MARIA 1899

239 IANNELLI GIUSEPPE DONATO DE BELLIS M. ANTONIA 1899

240 IARUSSO DOMENICO FRANCESCO RUGGIERO M. NICOLINA 1897

241 ILARIO MICHELE Ignoti 1899

242 IMPERATORE GIUSEPPE ANTONIO MAZZILLI A. MARIA 1896

243 INGELIDO ANGELNTONIO LUIGI DI BELLO LUCIA 1882

244 INGELIDO DOMENICO GIUSEPPE CATALANO M. GIUSEPPA 1883

245 INGELIDO PIETRO DONATO MOLLE MARIA 1896

202


Giuseppe Osvaldo Lucera

246 INGELIDO ANTONIO MICHELARC. MANSUETO ROSA 1899

247 IOANNA ANGELO A. PASQUALE BASILE MARIA 1880

248 IOANNA CIRO GABRIELE CAPPIELLO LORENZA 1895

249 IOANNA SALVATORE ANTONIO CASIELLO RACHELE 1899

250 IORINO ANGELO NICOLA D'ANGELO M. GIOVANNA 1892

251 IORINO GIUSEPPE NICOLA D'ANGELO M. GIOVANNA 1895

252 IORINO DONATO NICOLA D'ANGELO M. GIOVANNA 1899

253 LA FRAGOLA ANTONIO GIUSEPPE FRAGASSO ANNA 1900

254 LAMBERTI DONATO Ignoti 1894

255 LEONE PASQUALE GIUSEPPE COZZELLA GIOVINA 1894

256 LIZZI PAOLO LUIGI MANSUETO M. FELICIA 1893

257 LIZZI ANTONIO URBANO DE LUCA M. DONATA 1894

258 LONGO F. SAVERIO GIUSEPPE LEPORE M. TERESA 1880

259 LONGO GIUSEPPE VINCENZO CIANFROGNA GIUDITTA 1895

260 LONGO FLORINDO SALVATORE DELLA SPERANZA LUCIA 1896

261 LUCERA GIUSEPPE GIAMBATTISTA MENICHELLA M. TERESA 1880

262 LUCERA DOMENICO LUIGI PAGLIARELLA FILOMENA 1881

263 LUCERA DONATO FRANCESCO GOFFREDO M. MADDALENA 1882

264 LUCERA ANTONIO GIAMBATTISTA MENICHELLA M. TERESA 1892

265 LUCERA VINCENZO DONATO SACCONE M. DONATA 1892

266 LUCERA GIAMBATTISTA PAOLINO D'IMPERIO M. ANTONIA 1894

267 LUCERA RICCARDO FRANCESCO GOFFREDO M. MADDALENA 1895

268 LUCERA ANTONIO PAOLINO D'IMPERIO M. ANTONIA 1897

269 LUCERA GENNARO DONATO COLUCCI M. MADDALENA 1897

270 LUCERA LUIGI GIUSEPPE DE LUCA A. MARIA 1897

271 LUCERA DONATO GIUSEPPE DE LUCA A. MARIA 1899

272 LUCERA GIAMBATTISTA DONATO COLUCCI M. MADDALENA 1899

273 MADONNA DONATO SEBASTIANO TRENCE M. GIUSEPPA 1881

274 MANCINI GIOVANNI LUIGI TUMOLO GIOVINA 1893

275 MANCINI GIUSEPPE ANTONIO DE PALMA LUCIA 1893

276 MANCINI PROSPERO LUIGI TULINO GIOVINA 1896

277 MANSUETO GABRIELE ANTONIO PARADISO M. CRISTINA 1888

278 MANZI RAFFAELE VINCENZO PETRILLI M. GIUSEPPA 1899

279 MARCANTONIO GIUSEPPE LEONARDO TURSI M. GIUSEPPA 1882

280 MARINO FEDELE ALFONSO COLUCCI ANGELA 1880

281 MARINO GAETANO DONATO CERCIO M. ROSA 1881

282 MARINO F. SAVERIO ANTONIO BENIGNO ISABELLA 1883

283 MARINO ANTONIO GAETANO STAMPONE M. TERESA 1890

284 MARINO DONATO RUBERTO CERCIO M. GIUSEPPA 1890

285 MARINO ANTONIO RUBERTO CERCIO M. GIUSEPPA 1896

286 MARINO GIUSEPPE DONATO DE LILLO M. CONCETTA 1896

287 MARUCCI GIUSEPPE FRANCESCO SACCHETTI M. MICHELA 1898

288 MARZULLO GIOVANNI NICOLA FECCA M. ROSARIA 1898

289 MARZULLO DONATO SALVATORE DI BELLO LUCIA 1899

290 MAZZILLI DONATO GABRIELE INGELIDO M. ROSA 1880

203


Non solo… nomi

291 MAZZILLI MICHELANG. GABRIELE INGELIDO M. ROSA 1890

292 MENDILICCHIO DONATO NICOLA CACCHIO M. ROSINA 1888

293 MENICHELLA POMPEO F. SAVERIO MOBILIO FILOMENA 1877

294 MENICHELLA DONATO GIUSEPPE PESCRILLI CATERINA 1881

295 MENICHELLA ANTONIO LEONARDO RICCI M. MICHELA 1885

296 MENICHELLA MICHELE COSTANZO CHECCHIA M. GIOVANNA 1893

297 MENICHELLA DONATO VINCENZO CHECCHIA IRENE 1896

298 MENICHELLA GIUSEPPE DOMENICO FIORELLA A. MARIA 1897

299 MENICHELLA GIUSEPPE COSTANZO CHECCHIA M. GIOVANNA 1899

300 MERESSE LORENZO GIUSEPPE VIRGILIO A. MARIA 1882

301 MERESSE ANTONIO LEONARDO BEATRICE MARIA 1897

302 MIGNOGNA GIAMBATTISTA FILIPPO BASILE A. ROSA 1880

303 MIGNOGNA MICHELE ANGELO DI MARZIO LUCIA 1881

304 MIGNOGNA PIETRO ANGELO DI MARZIO LUCIA 1899

305 MINELLI LORENZO GABRIELE CAPOZZI M. VINCENZA 1894

306 MINELLI GIUSEPPE GABRIELE CAPOZZI M. VINCENZA 1897

307 MOFFA VITTORE E. AGOSTINO NOVA E. ADELAIDE 1899

308 MOFFA V. EMIDDIO AGOSTINO NOVA E. ADELAIDE 1900

309 MOLLE ANTONIO PIETRO SPERTI M. ROSA 1886

310 MOLLE MICHELE SALVATORE CATALANO A. MARIA 1893

311 MOLLE DONATO PIETRO CHECCHIA M. GIOVINA 1895

312 MOLLE DONATO LUIGI BARISANO M. LUIGIA 1897

313 MOLLE ORAZIO PIETRO CHECCHIA M. GIOVINA 1898

314 MOLLE ANTONIO GIAMBATTISTA DI MATTEO M. ANTONIA 1899

315 MOLLE DONATO SALVATORE CATALANO A. MARIA 1899

316 MOLLE DONATO GIAMBATTISTA BRACA GIOVINA 1900

317 MOLLE ROSARIO LUIGI ROSARIO LUIGIA 1900

318 MONACO SALVATORE DONATO SALANDRA ANNA 1885

319 MONACO COSTANTINO ANTONIO PELLEGRINI TERESA 1900

320 MORMANDO ANTONIO DONATO DE FINIS ANNA 1895

321 MUCCI RAFFAELE DONATO TRENCE M. ANTONIA 1895

322 MUCCI ANTONIO DONATO TRENCE ANGELA 1900

323 NARDELLI DONATO RAFFAELE TRENCE MARIA 1900

324 ONORATO DONATO VINCENZO COLUCCI M. GIUSEPPA 1886

325 PAGLIARELLA DONATO GIAMBATTISTA DI LORENZO M. PASQUA 1899

326 PARADISO SALVATORE DONATO BOLOGNESE MARGHERITA 1896

327 PARADISO DONATO GIUSEPPE MIRESSE M. MICHELA 1898

328 PARROTTA LEONADO NICOLA TILLI LUISA 1880

329 PAVIA ANTONIO MICHELE PARROTTA M. DONATA 1891

330 PAVIA DOMENICO MICHELE PARROTTA M. DONATA 1894

331 PAVIA FEDELE VINCENZO PELLEGRINI ANGELA 1900

332 PECORIELLO GIOVANNI ANGELO PAGLIARELLA ELISABETTA 1899

333 PECORIELLO DONATO ANGELO PAGLIARELLA ELISABETTA 1900

334 PELLEGRINI GIUSEPPE MICHELE CIAMPI M. ROSA 1884

335 PELLEGRINI LUIGI LUDOVICO INGELIDO FILOMENA 1884

204


Giuseppe Osvaldo Lucera

336 PELLEGRINI DONATO DIOMEDE SESSA MARIANNA 1885

337 PELLEGRINI ANTONIO MICHELARC. CERCIO M. FILOMENA 1887

338 PELLEGRINI RAFFAELE LUDOVICO INGELIDO FILOMENA 1887

339 PELLEGRINI ORAZIO GIAMBATTISTA COZZELLA MADDALENA 1893

340 PELLEGRINI DONATO PONZIANO CIAMPI CAROLINA 1895

341 PELLEGRINI MARIO MICHELARC. MENICHELLA MARIA 1898

342 PERAZZO FEDELE MICHELE FERRINGO GIOVINA 1897

343 PESCRILLI LUIGI DONATO GOFFREDO FILOMENA 1881

344 PESCRILLI QUIRICO VITANTONIO MOLLE ARCANGIOLA 1881

345 PESCRILLI GIOVANNI DONATO STAMPONE M. VINCENZA 1896

346 PESCRILLI RAFFAELE SALVATORE D'ADDARIO ANNANGELA 1897

347 PETRUCCELLI VITANTONIO LUIGI CATERINO A. MARIA 1897

348 PETRUCCELLI ANTONIO FRANCESCO DE TROIA M. GIOVANNA 1898

349 PETRUCCELLI DONATO FRANCESCO DE TROIA M. GIOVANNA 1900

350 PIACQUADIO SALVATORE GIACOMO DE PALMA M. GIOVANNA 1884

351 PICARO SALVATORE DONATO D'ADDARIO M. TERESA 1874

352 PICARO VINCENZO DONATO GIANNETTI ANTONIA 1879

353 PICARO GIOVANNI LUCIANO DI PAOLO LUCIA 1884

354 PICARO GIOVANNI DONATO GIANNETTI ANTONIA 1892

355 PICARO SALVATORE DONATO GIANNETTI ANTONIA 1895

356 PICARO DONATO GIUSEPPE CAMMISA ANNA 1898

357 PICARO LUIGI VINCENZO BASSO M. GIOVANNA 1899

358 PICARO MARIANO DONATO GIANNETTI ANTONIA 1899

359 PICARO GIOVANNI GIUSEPPE CAMMISA ANNA 1900

360 PIERRO DONATO MICHELARC. CIMINO M. GIOVINA 1895

361 PIERRO ANTONIO MICHELARC. CIMINO M. GIOVINA 1897

362 PIERRO ANGELO MICHELARC. CIMINO M. GIOVINA 1900

363 POZZUTO DONATO LORENZO VIERNO M. TERESA 1894

364 POZZUTO ANTONIO LORENZO PESCRILLI FILOMENA 1898

365 QUARTUCCI GIUSEPPE MICHELE CHECCHIA M. GIUSEPPA 1895

366 RACIOPPA MICHELE SALVATORE PETRUCCELLI MADDALENA 1882

367 RACIOPPA ANTONIO SALVATORE PETRUCCELLI MADDALENA 1886

368 RACIOPPA DONATO GIUSEPPE CAMMISA M. PASQUALINA 1897

369 RACIOPPA MICHELE GIOVANNI TUMOLO MARIA 1897

370 RACIOPPA ANTONIO GIUSEPPE CAMMISA MARIA 1900

371 RITUCCI MICHELE LUIGI TURSI MARTA 1885

372 RUGGIERO DONATO VINCENZO SESSA M. DONATA 1892

373 RUGGIERO GIUSEPPE MATTEO VISCONTI BEATRICE 1893

373 RUGGIERO POMPEO MATTEO VISCONTI BEATRICE 1897

374 RUSSO DONATO PIETRO PELLEGRINI RACHELE 1896

375 SACCONE SALVATORE ANTONIO BASILE M. GIOVINA 1893

376 SALANDRA GAETANO VINCENZO CARBONE M. GIUSEPPA 1886

377 SALANDRA ANGELO VINCENZO CARBONE M. GIUSEPPA 1891

378 SALANDRA ANGELO GIUSEPPE GUGLIELMO CAROLINA 1894

379 SALTARELLA GIUSEPPE GIOVANNI CHECCHIA ELISABETTA 1882

380 SALTARELLA SALVATORE DONATO POZZUTO M. VINCENZA 1895

205


Non solo… nomi

381 SALTARELLA GIOVANNI DONATO COZZELLA M. GIUSEPPA 1896

382 SALTARELLA DONATO EMIDDIO INGELIDO ANNA 1899

383 SALTARELLA GIUSEPPE DONATO POZZUTO M. VINCENZA 1899

384 SALTARELLA GIUSEPPE ANTONIO RUSSO M. ROSA 1899

385 SALTARELLA GIUSEPPE ANTONIO DE LUCA M. DONATA 1886

386 SALVATI FRANCESCO MAURIZIO LUCERA A. MARIA 1878

387 SALVATI ROCCO MAURIZIO LUCERA A. MARIA 1884

388 SALVATI QUIRICO MAURIZIO LUCERA A. MARIA 1886

389 SALVATI MAURIZIO ANTONIO GIORGIONE CELESTE 1896

390 SAMMARCO ANTONIO GIUSEPPE MILARO COSTANTINA 1900

391 SAMMARCO PIETRO ANGELO CAVOTO GIUSEPPA 1900

392 SASSONE GIUSEPPE PAOLO IACOVINO M. ARCANGIOLA 1899

393 SCISCIO GABRIELE PIETRO SALTARELLI FILOMENA 1881

394 SCISCIO PIETRO DONATO LAURIELLO ROSA 1900

395 SCROCCA SALVATORE DONATO CAVOTO A. MARIA 1895

396 SESSA GUSTAVO NICOLA GASPARRI IRENE 1886

397 SESSA MICHELE ANTONIO D'ADDARIO ANTONIA 1889

398 SESSA DONATO GIOVANNI COZZELLA MARIA 1898

399 SESSA ETTORE GAETANO PANINI AGATA 1898

400 SESSA VINCENZO GABRIELE MICELI M. ANTONIA 1899

401 SIGNORE VITTORINO VINCENZO BENEDETTO FILOMENA 1894

402 SILVESTRE DONATO DONATO SPINELLI GRAZIA 1878

403 SILVESTRE MICHELARG. FRANCESCO BASILE M. LUIGIA 1884

404 SILVESTRE ANTONIO GIUSEPPE FERRINGO LUCIA 1885

405 SILVESTRE GIUSEPPE FRANCESCO BASILE M. LUIGIA 1887

406 SILVESTRE URBANO FRANCESCO BASILE M. LUIGIA 1889

407 SILVESTRE LUIGI GIUSEPPE FERRINGO LUCIA 1891

428 SILVESTRE URBANO GIUSEPPE FERRINGO LUCIA 1893

409 SILVESTRE QUIRICO FRANCESCO BASILE M. LUIGIA 1894

410 SILVESTRE ANGELO MICHELE MANZI A. MARIA 1898

411 SPINELLI G. BATTISTA DONATO BRACA FILOMENA 1882

412 SPINELLI PIETRO ANTONIO TILLI FILOMENA 1890

413 SPINELLI SALVATORE DONATO BRACA FILAMENA 1890

414 SPINELLI LUIGI ANTONIO TILLI FILOMENA 1893

415 SPINELLI ANTONIO F. SAVERIO DE BELLIS MARIA 1900

416 STAMPONE SALVATORE NICOLA MIGNOGNA M.ROSA 1878

417 STAMPONE LUIGI DONATO BASILE LORENZA 1879

418 STAMPONE GIUSEPPE DONATO BASILE LORENZA 1884

419 STAMPONE GIUSEPPE PASQUALE TUMOLO M. DONATA 1885

420 STAMPONE NICOLA ANTONIO BASILE A. MARIA 1888

421 STAMPONE G. MICHELE LUIGI DE ANGELIS MARGHERITA 1890

422 STAMPONE G. MICHELE VITANTONIO COZZELLA M. GIOVINA 1891

423 STAMPONE GIOVANNI NICOLA CAVALIERE A. MARIA 1891

424 STAMPONE PIETRO ANTONIO BASILE A. MARIA 1892

425 STANCA RAFFAELE LORENZO GOFFREDO MATILDE 1883

206


Giuseppe Osvaldo Lucera

426 STANCA COSTANTINO FEDERICO TUORO CHIARA STELLA 1893

427 STELLABOTTE DONATO LORENZO PESCRILLI MARIA 1897

428 STELLABOTTE DONATO QUIRICO TILLI GIOVINA 1898

429 STELLUTO GABRIELE ALFONSO DE LILLO M. GIUSEPPA 1888

430 STELLUTO LUIGI ALFONSO DE LILLO M. GIUSEPPA 1890

431 STELLUTO GIUSEPPE SALVATORE CIANFROGNA LUCIA 1898

432 TILLI PIETRO LORENZO CHECCHIA M. ROSA 1878

433 TILLI GIOVANNI B. SALVATORE DI VIETRO M. ROSA 1883

434 TILLI DONATO SALVATORE DI VIETRO M. ROSA 1885

435 TILLI GIACOMO MICHELARC. DI LORENZO M. CAROLINA 1887

436 TILLI GIUSEPPE SALVATORE DI VIETRO M. ROSA 1888

437 TILLI VINCENZO DONATO CATALANO M. COSTANZA 1890

438 TILLI F. SAVERIO DONATO DE LUCA GIOVINA 1895

439 TILLI DONATO LORENZO CIAMPI M. ROSA 1897

440 TINO DONATANTONIO PAOLO VETTI CONCETTA 1891

441 TRENCE ANTONIO LORENZO ZERRILLI M. GIUSEPPA 1890

442 TRENCE SALVATORE RAFFAELE PARROTTA GIOVINA 1896

443 TUDISCO GIUSEPPE MICHELARC. DI GIUSEPPE M. INCORONATA 1890

444 TUDISCO ANTONIO MICHELE DI GIUSEPPE FRANCESCA 1895

445 TULINO QUIRICO ANTONIO CARBONE FILOMENA 1878

446 TUMOLO GIUSEPPE LORENZO CEGLIA LUISA 1882

447 TUMOLO ANTONIO GIOVANNI STAMPONE M. ROSA 1883

448 TUMOLO DONATO MOSE' CERCIO M. TERESA 1883

449 TUMOLO FILIPPO VALENTINO PELLEGRINI CONCETTA 1885

450 TUMOLO GIUSEPPE DONATO DEL VECCHIO M. CRISTINA 1888

451 TUMOLO FILATEO DONATO DEL VECCHIO M. CRISTINA 1893

452 TUMOLO RAFFAELE LUIGI CHECCHIA MARIA 1900

453 TUORO SALVATORE GENNARO STANCA M. LUIGIA 1899

454 TURSI DONATO GIOVANNI CAROSELLI M. TERESA 1898

455 TURSI DONATO LUIGI IANNELLI MADDALENA 1896

456 TURSILLI DONATO ALESSANDRO MANZI M. IMMACOLATA 1883

457 TURSILLI VINCENZO ALESSANDRO NAZZARO ANGELA MARIA 1893

458 VADURRO MICHELE VINCENZO SPINELLI CONCETTA 1900

459 VECCHIOLLA DONATO FRANCESCO COLUCCI DONATA 1900

460 VECERE LUIGI MICHELE BOVENIZZA VIOLA 1897

461 VIGLIONE ANTONIO FILIPPO DI MARZIO M. FEDELA 1881

462 ZERRILLI DONATO MICHELARC. CASIELLO M. LUIGIA 1892

463 ZERRILLI MARTINO VINCENZO PESCRILLI M. CATERINA 1892

464 ZERRILLI GIUSEPPE MICHELARC. CASIELLO M. LUIGIA 1895

465 ZICCARDI DONATO VITO IACOVINO M. LUCIA 1880

466 ZICCARDI ANTONIO VITO IACOVINO M. LUCIA 1888

467 ZICCARDI ANGELO GIUSEPPE DE VIZIA M. GIUSEPPA 1897

468 ZILLA GIOVANNI DOMENICO EVANGELISTA M. ROSARIA 1889

207


Non solo… nomi

ALLEGATO N. 14

Foglio matricolare di Lucera Aniello dal quale risulta l’arruolamento per la leva obbligatoria

effettuato dal Console di Philadelphia.

208


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 15

Elenco generale degli emigrati negli Usa, dichiarati quasi tutti “disertori”.

1 AFFATATO MICHELE 49 D'IMPERIO GIUSEPPE A. 97 RUSSO RAFFAELE

2 BASILE COSTANZO 50 D'ONOFRIO MICHELE 98 RUSSO ANGELO

3 BASILE ANGELO S. 51 FALCONE DONATO 99 SADARELLA SALVATORE

4 BASSO QUIRICO 52 FECCA VINCENZO 100 SALDARELLADONATO

5 BASSO DONATO 53 GALDI DONATO 101 SALVAGNO GABRIELE

6 BEATRICE SERAFINO 54 GAROFALO FRANCESCO 102 SALVAGNO DONATO

7 BOLOGNESE PAOLO 55 GAROFALO DONATO 103 SAVINO ANGELO

8 BRUNETTI GABRIELE 56 GIANSANTE LUIGI 104 SENESE G. BATTISTA

9 CALISTRI QUIRICO 57 GOFFREDO LUIGI 105 SESSA GIUSEPPE

10 CAPPIELLO MICHELARC. 58 GOFFREDO ANSELMO 106 SESSA RAFFAELE A.

11 CAPPIELLO SALVATORE 59 GOFFREDO SALVATORE 107 SESSA VINCENZO

12 CARAPELLA DONATO 60 GOFFREDO ANGELO 108 SPINELLI GIUSEPPE

13 CARUSO MICHELARC. 61 GOFFREDO FRANCESCO 109 STAMPONE MARTINO

14 CASASANTA PIETRO 62 GOFFREDO RAFFAELE 110 STAMPONE DONATO

15 CASASANTA GIAMBATTISTA 63 GRANATA QUIRICO 111 STAMPONE NICOLA

16 CASIELLO DONATO 64 GRASSI ANTONIO G. 112 TILLI DONATO

17 CATALANO GIUSEPPE 65 GRUPPO RAFFAELE 113 TILLI GIUSEPPE

18 CATALANO GIUSEPPE 66 GRUPPO ANTONIO 114 TINO RICCARDO S.

19 CAVALIERE DONATO 67 IACCIO MICHELE 115 TOCCO RAFFAELE

20 CHECCHIA DONATO 68 IACCIO FRANCESCO 116 TUMOLO DONATO

21 CHECCHIA MICHELARC. 69 IOANNA COSTANZO 117 TUMOLO LUIGI

22 CHECCHIA GIUSEPPE 70 IOANNA GIUSEPPE 118 TUMOLO DONATO

23 CHECCHIA SALVATORE 71 LA BELLA DONATO 119 TUMOLO (*) GIAMBATTISTA

24 CIAMPI DONATO 72 LUCERA ANIELLO (*) 120 TUORO G. BATTISTA

25 CIRELLI ANTONIO 73 LUCERA ANTONIO A. 121 TURSI DONATO

26 COCCO MICHELE 74 MARINO PASQUALE 122 TURSI GIOVANNI

27 COLUCCI DONATO 75 MARINO QUIRICO 123 TURSI LORENZO

28 COLUCCI DONATO 76 MAURIZIO QUIRICO

29 COLUCCI F. SAVERIO 77 MERCURELLI AGOSTINO

30 COLUCCI QUIRICO 78 MIGNOGNA MARTINO

31 CORNACCHIAPASQUALE 79 MODULA TOMMASO

32 D'ADDARIO GIUSEPPE 80 MOLLE PIETRO

33 DE FELICE MICHELE 81 MOLLE VINCENZO

34 DE FELICE DONATO 82 MOLLE DONATO

35 DE FILIPPIS DONATO 83 NESCIO LUIGI

36 DE LUCA MICHELARC. 84 PAOLELLA BARTOLOMEO

37 DE LUCA GIOVANNI 85 PARGOLO DONATO

38 DEL GROSSO ANTONIO 86 PARROTTA LEONARDO

39 DI BELLO GAETANO 87 PELLEGRINI VINCENZO

40 DI CHIARA QUIRICO 88 PELLEGRINI GASPARE

41 DI FRANCO GIUSEPPE 89 PELULLO LEONARDO

42 DI LORENZO VINCENZO 90 PESCRILLI DOMENICO

43 DI MARCO DONATO 91 PETRILLI DONATO (**)

44 DI MARZIO GIUSEPPE 92 PICARO COSTANZO

45 DI VIETRO QUIRICO 93 PICARO DONATO

46 D'IMPERIO MATTEO 94 POZZUTO CARMELO

47 D'IMPERIO MICHELE 95 ROSSI DOMENICO

48 D'IMPERIO MICHELARC. (*) 96 RUGGIERO DONATO

209


Non solo… nomi

ALLEGATO N. 16

Protocollo d’intesa dell’armistizio di Villa Giusti che chiuse la Grande Guerra

PROTOCOLLO DELLE CONDIZIONI TRA LE

POTENZE ALLEATE E ASSOCIATE E L’AUSTRIA-UNGHERIA

3 NOVEMBRE 1918 REGNO D’ITALIA

STATI INTERESSATI:

ENTRATA IN VIGORE IN

ITALIA:

Regno d’Italia

Impero Austro-Ungarico 4 novembre 1918

I.

CLAUSOLE MILITARI.

1. - Cessazione immediata delle ostilità per terra, per mare e nel cielo.

2. - Smobilitazione totale dell’esercito austro-ungarico e ritiro immediato di tutte le

unità che operano sulla fronte dal Mare del Nord alla Svizzera.

Non sarà mantenuto sul territorio austro-ungarico, nei limiti più sotto indicati al § 3,

come forze militari austro-ungariche, che un massimo di 20 divisioni ridotte

all’effettivo di pace avanti guerra.

La metà del materiale totale dell’artiglieria divisionale, dell’artiglieria di corpo di

armata, nonché il corrispondente equipaggiamento, a cominciare da tutto ciò che si

trova sui territori da evacuare dall’esercito austro-ungarico, dovrà essere riunito in

località da fissarsi dagli Alleati e dagli Stati Uniti, per essere loro consegnato.

3. - Sgombro di tutto il territorio invaso dall’Austria-Ungheria dall’inizio della guerra

e ritiro delle forze austro-ungariche, in un periodo di tempo da stabilirsi dai Comandanti

supremi delle forze alleate sulle varie fronti, al di là d’una linea così fissata:

Dal Pizzo Umbrail sino a nord dello Stelvio, essa seguirà la cresta delle Alpi Retiche

fino alle sorgenti dell’Adige e dell’Isargo passando per Reschen, il Brennero e i

massicci dell’Oetz e dello Ziller; quindi volgerà verso sud attraverso i monti di Toblach

e raggiungerà l’attuale frontiera delle Alpi Carniche seguendola fino ai monti

di Tarvis. Correrà poscia sullo spartiacque delle Alpi Giulie per il Predil, il Mangart,

il Tricorno, i passi di Podberdo, di Podlaniscan e di Idria; a partire da questo punto,

la linea seguirà la direzione di sud-est verso il Monte Nevoso (Schneeberg), lasciando

fuori il bacino della Sava e dei suoi tributari; dallo Schneeberg scenderà al mare

includendo Castua, Mattuglie e Volosca. Analogamente tale linea seguirà i limiti

amministrativi attuali della provincia di Dalmazia, includendo a nord Lisarica e Tribanj

e a sud tutti i territori fino ad una linea partente dal mare vicino a Punta Planka

e seguente verso est le alture formanti lo spartiacque, in modo da comprendere nei

210


Giuseppe Osvaldo Lucera

territori evacuati tutte le valli e i corsi d’acqua che discendono verso Sebenico, come

il Cikola, il Kerka, il Butisnica e i loro affluenti.

Essa includerà anche tutte le isole situate a nord e ad ovest della Dalmazia: Premuda,

Selve, Uibo, Skerda, Maon, Pago e Puntadura a nord, fino a Meleda a sud, comprendendovi

Sant’Andrea, Busi, Lissa, Lesina, Tercola, Curzola, Cazza e Lagosta, oltre

gli scogli e gli isolotti circostanti, e Pelagosa, ad eccezione solamente delle isole

Grande e Piccola Zirona, Bua, Solta e Brazza.

Tutti i territori così evacuati saranno occupati dalle truppe degli Alleati e degli USA.

Tutto il materiale militare e ferroviario nemico che si trova nei territori da evacuare

sarà lasciato sul posto.

Consegna agli Alleati ed agli Stati Uniti di tutto questo materiale (approvvigionamenti

di carbone e altri compresi), secondo le istruzioni particolari date dai Comandanti

supremi sulle varie fronti delle forze delle Potenze associate. Nessuna nuova

distruzione, né saccheggio, né requisizione delle truppe nemiche nei territori da evacuare

dall’avversario e da occupare dalle forze delle Potenze associate.

4. - Possibilità per le Armate delle Potenze associate di spostarsi liberamente su tutte

le rotabili, strade ferrate e vie fluviali dei territori austro-ungarici, che saranno necessarie.

Occupazione, in qualunque momento, da parte delle Armate delle Potenze associate,

di tutti i punti strategici in Austria -Ungheria ritenuti necessari per rendere possibili

le operazioni militari o per mantenere l’ordine.

Diritto di requisizione contro pagamento da parte delle Armate delle Potenze associate

in tutti i territori dove esse si trovino.

5. - Sgombero completo, nello spazio di 15 giorni, di tutte le truppe germaniche, non

solamente dalle fronti d’Italia e dei Balcani, ma da tutti i territori austro-ungarici.

Internamento di tutte le truppe germaniche che non avranno lasciato il territorio austro-ungarico

prima di questo termine.

6. - I territori austro-ungarici sgombrati saranno provvisoriamente amministrati dalle

autorità locali sotto il controllo delle truppe alleate e associate di occupazione.

7. - Rimpatrio immediato, senza reciprocità, di tutti i prigionieri di guerra, sudditi alleati

internati e popolazione civile fatta sgombrare, secondo le condizioni che fisseranno

i Comandanti supremi delle Armate delle Potenze alleate sulle varie fronti.

8. - I malati ed i feriti non trasportabili saranno curati per cura del personale austroungarico

che sarà lasciato sul posto con il materiale necessario.

II.

CLAUSOLE NAVALI.

I. - Cessazione immediata di ogni ostilità sul mare e indicazioni precise del posto e

dei movimenti di tutte le navi austro-ungariche.

211


Non solo… nomi

Sarà dato avviso ai neutri della libertà concessa alla navigazione delle marine da

guerra e mercantili delle Potenze alleate e associate in tutte le acque territoriali, senza

sollevare questioni di neutralità.

II. - Consegna agli Alleati e agli Stati Uniti di 15 sottomarini austro-ungarici costruiti

dal 1910 al 1918 e di tutti i sottomarini germanici che si trovano, o che possono

venirsi a trovare, nelle acque territoriali austro-ungariche. Disarmo completo e

smobilitazione di tutti gli altri sottomarini austro-ungarici, che dovranno restare sotto

la sorveglianza degli Alleati e degli Stati Uniti.

III. - Consegna agli Alleati e agli Stati Uniti d’America, con il loro armamento ed

equipaggiamento completo, di 3 corazzate, 3 incrociatori leggeri, 9 caccia torpediniere,

12 torpediniere, 1 nave posamine, 6 monitori del Danubio, che verranno designati

dagli Alleati e dagli Stati Uniti d’America.

Tutte le altre navi da guerra di superficie (comprese quelle fluviali) dovranno essere

concentrate nelle basi navali austro-ungariche che saranno determinate dagli Alleati

e dagli Stati Uniti, e dovranno essere smobilitate e disarmate completamente e poste

sotto la sorveglianza degli Alleati e degli Stati Uniti.

IV. - Libertà di navigazione di tutte le navi delle marine da guerra e mercantili delle

Potenze alleate e associate nell’Adriatico, comprese le acque territoriali, sul Danubio

e suoi affluenti in territorio austro-ungarico.

Gli Alleati e le Potenze associate avranno il diritto di dragare tutti i campi di mine e

distruggere le ostruzioni, il cui posto dovrà essere loro indicato. Per assicurare la libertà

di navigazione sul Danubio, gli Alleati e gli Stati Uniti potranno occupare o

smantellare tutte le opere fortificate o di difesa.

V. - Continuazione del blocco delle Potenze alleate e associate nelle condizioni attuali:

le navi austro-ungariche trovate in mare restano soggette a cattura, salvo le eccezioni

che saranno concesse da una Commissione che sarà designata dagli Alleati e

dagli Stati Uniti.

VI. - Raggruppamento ed immobilizzazione, nelle basi austro-ungariche determinate

dagli Alleati e dagli Stati Uniti, di tutte le forze aeree navali.

VII. - Sgombero di tutta la costa italiana e di tutti i porti occupati dall’Austria-

Ungheria fuori del suo territorio nazionale e abbandono di tutto il materiale della

flotta, materiale navale, equipaggiamento e materiale per via navigabile di qualsiasi

specie.

VIII. - Occupazione per parte degli Alleati e degli Stati Uniti delle fortificazioni di

terra e di mare e delle isole costituenti la difesa di Pola, nonché dei cantieri e

dell’arsenale.

IX. - Restituzione di tutte le navi mercantili delle Potenze alleate ed associate trattenute

dall’Austria-Ungheria.

X. - Divieto di ogni distruzione di navi e di materiali prima dello sgombero, della

consegna o restituzione.

XI. - Restituzione, senza reciprocità, di tutti i prigionieri di guerra delle marine da

guerra e mercantili delle Potenza alleate e associate in potere dell’Austria-Ungheria.

212


Giuseppe Osvaldo Lucera

I plenipotenziari sottoscritti, regolarmente autorizzati, dichiarano d’approvare le

condizioni sopra indicate.

3 novembre 1918.

I rappresentanti del Comando Supremo

dell’Esercito Austro-Ungarico:

f.to Viktor Weber Edler von Webenau

I rappresentanti del Comando Supremo

dell’Esercito Italiano:

f.to Ten. Gen. Pietro Badoglio

Karl Schneller

Johannes Prinz von und zu Liechtenstein

J.V. Nyékhegyi

Georg Ritter Zwierkowski

Viktor Freiherr von Seiller

Camillo Ruggera

Magg. Gen. Scipione Sciopioni

Colonnello. Tullio Marchetti

Colonnello. Pietro Gazzera

Colonnello. Pietro Maravigna

Colonnello. Alberto Pariani

Cap. Vasc. Francesco Accinni

Protocollo annesso contenente i particolari e le clausole d’esecuzione di alcuni

punti dell’armistizio tra le Potenze alleate ed associate e l’Austria-Ungheria

I.

CLAUSOLE MILITARI.

1. - Le ostilità per terra, per mare e nell’aria cessano su tutte le fronti dell’Austria-

Ungheria 24 ore dopo la firma dell’armistizio, e cioè alle 15 del 4 novembre (ora

dell’Europa Centrale).

Da tale momento le truppe italiane ed associate si arresteranno dall’avanzare oltre la

linea a tale ora raggiunta. Le truppe austro-ungariche e le truppe dei Paesi alleati

dell’Austria-Ungheria, dovranno ritirarsi, ad una distanza di almeno 3 km. in linea

d’aria dalla linea raggiunta dalle truppe italiane o dalle truppe delle Potenze alleate

ed associate.

Gli abitanti della zona di 3 km. compresa tra le due linee suddette potranno rivolgersi,

per ottenere i necessari rifornimenti, alla propria armata nazionale o alle armate

delle Potenze associate.

Tutte le truppe austro-ungariche che, all’ora della cessazione delle ostilità, si troveranno

dietro la linea di combattimento raggiunta dalle truppe italiane, saranno prigioniere

di guerra.

2. - Per quanto concerne le clausole degli articoli 2 e 3 circa le artiglierie con relativi

equipaggiamenti ed il materiale bellico che deve essere riunito in luoghi stabiliti o

lasciato sul posto nei territori che saranno evacuati, i plenipotenziari italiani, in qua-

213


Non solo… nomi

lità di rappresentanti di tutte le Potenze alleate ed associate, dichiarano di dare alle

dette clausole la seguente interpretazione, che avrà carattere esecutivo:

a) ogni materiale di cui si possa far uso per la guerra o le cui parti possano in questo

uso essere impiegate, dovrà essere ceduto alle Potenze alleate ed associate.

L’esercito austro-ungarico e le truppe tedesche sono autorizzati a trasportare seco

solo ciò, che fa parte dell’equipaggiamento e dell’armamento personale dei militari

che debbono sgombrare dai territori indicati all’articolo 3, come pure i cavalli degli

ufficiali, i carri ed i quadrupedi organicamente assegnati ad ogni unità per il trasporto

dei viveri, delle cucine, del bagaglio ufficiali e del materiale sanitario. Questa

clausola va applicata a tutte le varie armi e servizi dell’esercito.

b) per ciò che concerne particolarmente le artiglierie, resta stabilito che l’esercito austro-ungarico

e le truppe germaniche lasceranno nel territorio che deve essere evacuato,

tutto il materiale d’artiglieria e relativo equipaggiamento.

Il calcolo necessario per stabilire in modo esatto e completo il numero totale delle

artiglierie di divisione e di corpo d’armata di cui dispone l’Austria-Ungheria al momento

della cessazione delle ostilità, la cui metà dovrà essere ceduta alle Potenze associate,

sarà fatto più tardi, in modo da stabilire - se sarà necessario - la cessione di

altro materiale d’artiglieria da parte dell’esercito austro-ungarico ed, eventualmente,

la restituzione del materiale a detto esercito per parte delle armate alleate ed associate.

Tutte le artiglierie che non fanno organicamente parte delle artiglierie divisionali

e di corpo d’armata, dovranno essere cedute senza alcuna eccezione; non sarà pertanto

necessario calcolarne il numero.

c) La cessione di tutte le artiglierie divisionali e di corpo d’armata dovrà effettuarsi

per la fronte italiana nelle località seguenti: Trento, Bolzano, Pieve di Cadore, Stazione

per la Carnia, Tolmino, Gorizia e Trieste.

3. - I comandanti supremi delle armate alleate e associate su le varie fronti

d’Austria-Ungheria nomineranno commissioni speciali che dovranno immediatamente

portarsi, accompagnate dalle scorte necessarie, nei luoghi che giudicheranno

più indicati per controllare l’esecuzione di ciò che è più sopra stabilito.

4. - Resta inteso che le denominazioni Monte Toblach e Monte Tarvis vogliono indicare

i gruppi di monti che dominano la sella di Toblach e quella di Tarvis, come

risulta dallo schizzo al 500,000 annesso a titolo di chiarimento.

5. - L’evacuazione delle truppe austro-ungariche e di quelle loro alleate al di là della

linea indicata al n. 3 del protocollo delle condizioni d’armistizio, dovrà effettuarsi,

sulla fronte italiana, nel periodo di 15 giorni, a partire dal giorno in cui cesseranno le

ostilità.

Al 5° giorno le truppe austro-ungariche e alleate dell’Austria-Ungheria dovranno,

per ciò che riguarda fa fronte italiana, trovarsi al di là della linea: Tonale - Noce -

Lavis - Avisio - Pordoi - Lavinallongo - Falzarego - Pieve di Cadore - Colle Mauria

- alto Tagliamento - Fella - Raccolana - Sella di Nevea - Isonzo; esse dovranno inoltre

aver effettuato la loro ritirata fuori del territorio della Dalmazia fissato nel numero

più sopra indicato.

214


Giuseppe Osvaldo Lucera

Le truppe austro-ungariche di terra e di mare o le truppe loro alleate, che non avranno

effettuato la loro ritirata fuori del territorio nel periodo di 15 giorni, dovranno essere

considerate come prigioniere di guerra.

6. - Il pagamento delle requisizioni che le armate delle Potenze alleate e associate

potranno eseguire nel territorio austro-ungarico, dovrà compiersi secondo le norme

contenute nel primo paragrafo della pagina 22 del “Servizio in Guerra – Parte II -

edizione 1915 “ attualmente in vigore presso l’Esercito italiano.

7. - Per quanto concerne le strade ferrate e l’esercizio del diritto riconosciuto alle Potenze

associate dall’articolo 4 del protocollo d’armistizio tra le Potenze Alleate e

l’Austria-Ungheria, resta stabilito che il trasporto delle truppe, del materiale di guerra

e dei rifornimenti delle Potenze alleate ed associate su la rete ferroviaria austroungarica

fuori del territorio sgombrato secondo le clausole dell’armistizio, come pure

la direzione e l’esercizio delle linee, saranno affidati alle autorità ferroviarie austro-ungariche

sotto il controllo, però, di commissioni speciali nominate dalle Potenze

alleate e dei comandi militari di stazione che sarà giudicato necessario stabilire.

Le autorità austro-ungariche dovranno effettuare detti trasporti con precedenza su

tutti gli altri e garantirne la sicurezza.

8. - All’atto della cessazione delle ostilità, nel territorio da sgombrarsi dovranno essere

scaricate e rese completamente inoffensive tutte le mine stradali, ferroviarie, i

campi di mine e tutte quelle predisposizioni del genere intese a interrompere comunque

le comunicazioni stradali e ferroviarie.

9. - Entro 8 giorni dalla cessazione delle ostilità, i prigionieri e gli internati civili in

Austria-Ungheria, delle Potenze associate, dovranno cessare da qualsiasi lavoro che

non sia agricolo, sempre quando a tale lavoro fossero già addetti prima del giorno

della firma dell’armistizio. In ogni caso, essi dovranno esser tenuti pronti a partire

immediatamente dal momento della richiesta che sarà fatta dal Comandante supremo

dell’esercito italiano.

10. - L’ Austria-Ungheria dovrà provvedere alla protezione, alla sicurezza e al vettovagliamento,

verso rimborso, delle varie commissioni dei Governi alleati incaricate

del ricevimento del materiale da guerra e dei controlli di qualsiasi specie, sia che

le dette commissioni si trovino nei territori da sgombrare, sia che si trovino in qualunque

altra parte del territorio austro-ungarico.

II.

CLAUSOLE NAVALI.

I. - L’ora della cessazione delle ostilità sul mare è identica a quella per la cessazione

delle ostilità per terra e nell’aria. Alla stessa ora il Governo austro-ungarico dovrà

comunicare al Governo italiano e a quelli associati per mezzo della stazione R. T. di

215


Non solo… nomi

Pola, che le trasmetterà a Venezia, le indicazioni necessarie per far conoscere il luogo

dove si trovano tutti i bastimenti austro-ungarici nonché i loro movimenti.

II. - Tutte le unità indicate nei numeri II e III che devono essere cedute alle Potenze

associate dovranno affluire a Venezia entro le ore 8 , del 6 novembre; a 14 miglia

dalla costa imbarcheranno il pilota. Si fa eccezione per i monitori del Danubio, i

quali dovranno presentarsi nel porto che verrà indicato dal Comandante supremo

delle forze associate sulla fronte balcanica con le modalità che egli riterrà più conveniente

stabilire.

III. - Le navi che dovranno affluire e Venezia sono le seguenti:

Tegethof

Saida

Prinz Eugen

Novara

Ferdinand Max

Helgoland

nove cacciatorpediniere del Tipo Tatra (da 800 tonnellate. al minimo) di costruzione

più recente; dodici torpediniere del tipo di 200 tonnellate, nave posa-mine Camaleon;

quindici sommergibili costruiti dal 1910 al 1918, e tutti i sommergibili tedeschi

che si trovano, o che possono trovarsi, nelle acque territoriali austro-ungariche.

Qualunque danneggiamento o distruzione che venga effettuata o predisposta su le

navi da cedere, sarà dai Governi associati ritenuta come gravissima infrazione al

presente armistizio. La flottiglia del Lago di Garda sarà consegnata nel porto di Riva

alle Potenze associate. Tutte te navi che non devono essere cedute alle Potenze associate,

dovranno essere concentrate nel termine di 48 ore dalla cessazione delle ostilità

nei porti di Buccari e Spalato.

IV. - Per il diritto al dragaggio di tutti i campi di mine e per La distruzione delle

ostruzioni, il Governo austro-ungarico si impegna sul suo onore di consegnare entro

le 48 ore dallo spirare delle ostilità al Comando della Piazza di Venezia e al Comando

dell’armata navale a Brindisi, i piani dei campi minati e delle ostruzioni dei porti

di Pola, Cattaro e Fiume, ed entro 96 ore quelli del Mediterraneo, delle vie fluviali e

lacuali della fronte italiana, comprendendovi anche i campi e le ostruzioni posate per

ordine del Governo germanico che sono a sua conoscenza. Nel tempo di 96 ore analoga

comunicazione dev’essere trasmessa al Comandante delle forze associate alla

fronte balcanica per tutto quanto riguarda il Danubio e il Mar Nero.

V. - La restituzione delle navi mercantili appartenenti alle Potenze associate dovrà

effettuarsi entro 96 ore dalla cessazione delle ostilità, secondo le modalità che ciascuna

Potenza associata sceglierà e che comunicherà al Governo austro-ungarico.

Per la commissione prevista dal numero V le Potenze associate si riservano di stabilire

e comunicare al Governo austro-ungarico le modalità per il funzionamento di essa

e la località dove risiederà.

VI. - La base indicata al numero VI è quella di Spalato.

VII. - Per l’evacuazione di cui al numero VII valgono i limiti di tempo stabiliti per

lo sgombro dell’esercito oltre la linea d’armistizio. Nessun danno dovrà essere arrecato

al materiale fisso, mobile e galleggiante esistente nei porti. L’evacuazione potrà

216


Giuseppe Osvaldo Lucera

essere effettuata utilizzando i canali della laguna e adoperando imbarcazioni austroungariche

fatte affluire dal di fuori.

VIII. – L’occupazione di cui al n. VIII sarà fatta entro 48 ore cessate le ostilità.

Dev’essere garantito dalle autorità austro-ungariche la incolumità del naviglio destinato

al trasporto del personale per la presa di possesso di Pola e delle sue isole e delle

altre località previste nelle condizioni di armistizio per l’Esercito. Il Governo austro-ungarico

disporrà perché all’arrivo a Pola di navi appartenenti alle Potenze associate,

a 14 miglia dalla piazza si trovi il pilota per indicare le rotte più sicure da

seguire.

IX. - Qualunque danno che venisse arrecato alle persone e ai materiali delle Potenze

associate sarà considerato come gravissima infrazione al presente armistizio. I plenipotenziari

sottoscritti, regolarmente autorizzati, dichiarano d’approvare le condizioni

sopra indicate.

3 novembre 1918.

I rappresentanti del Comando Supremo I rappresentanti del Comando Supremo

dell’Esercito Austro-Ungarico: dell’Esercito Italiano:

f.to Viktor Weber Edler von Webenau f.to Ten. Gen. Pietro Badoglio

Karl Schneller

Johannes Prinz von und zu Liechtenstein

J.V. Nyékhegyi

Georg Ritter Zwierkowski

Viktor Freiherr von Seiller

Camillo Ruggera

Magg. Gen. Scipione Sciopioni

Colonnello. Tullio Marchetti

Colonnello. Pietro Gazzera

Colonnello. Pietro Maravigna

Colonnello. Alberto Pariani

Cap. Vasc. Francesco Accinn

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Non solo… nomi

ALLEGATO N. 17

Copia delibera Consiglio Comunale di Biccari per la concessione della “cittadinanza

onoraria a Benito Mussolini”

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Giuseppe Osvaldo Lucera

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220

Non solo… nomi


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 18

Documento del 1894 che dimostra l’esistenza a Biccari delle Suore di Carità.

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Non solo… nomi

ALLEGATO N. 19

Copia delibera Consiglio Comunale del 22 dicembre 1924. Contributo L. 20.000,00

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Giuseppe Osvaldo Lucera

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Non solo… nomi

ALLEGATO N. 20

Copia della richiesta di naturalizzazione (Usa) di Salvatore Russo

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Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 21

“Concessione” cittadinanza di Salvatore Russo.

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Non solo… nomi

Certificato di morte di Salvatore Russo

ALLEGATO N. 22

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Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 23

Copia registro parrocchiale della nascita di Salvatore Russo. N. 210

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Non solo… nomi

ALLEGATO N. 24

Copia della raccolta fondi degli emigrati in Philadelphia, per gentile concessone di

Gennaro Lucera. Da notare: l’assenza di costruzioni alle spalle e della lapide della

1a Guerra nonché la “travata” che reca l’anno di costruzione in numeri romani.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

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Non solo… nomi


Giuseppe Osvaldo Lucera

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Non solo… nomi


Giuseppe Osvaldo Lucera

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Non solo… nomi


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 25

Copia di una foto che ritrae i caduti (alcuni) della Grande Guerra di Biccari.

1a fila: Di Lorenzo Donato, Di Lorenzo Michele, Di Lorenzo Donato, Basile Antonio,

Basile Michele, Salinaro Giuseppe (?); 2a fila: Granata Salvatore, Cozzella F.

Saverio, Ercolino Giuseppe, Ercolino Vincenzo, Ercolino Giovanni, Molle Donato,

Molle Donatant.; 3a fila: Di Chiara Antonio, Lucera Gennaro, Pellegrini Orazio,

Pierro Donato, Sessa Michele, Ritucci Michele; 4a fila: (indecifrato), Lucera Giambattista

(?), Spinelli Salvatore, Cavaliere Vincenzo

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Non solo… nomi

ALLEGATO N. 26

Copia di una foto che ritrae i caduti americani dello Stato dell’Indiana.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 27

Sulla lapide di destra (anche un po’ fuori misura) ci sono i caduti della 2°a Grande

Guerra.

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Non solo… nomi

ALLEGATO N. 28

Atto di morte di Baselice Giovanni Battista e Salandra Vincenzo, caduti nel ’40-‘45.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 29

Atto di morte di De Santis Orazio, deceduto in Spagna nel 1939.

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Non solo… nomi

ALLEGATO N. 30

Atto di morte di Marelli Orazio, caduto nella guerra ’40-’45.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 31

Atto di morte di Mendilicchio Antonio, caduti nella guerra ’40-’45.

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Non solo… nomi

ALLEGATO N. 32

Atto di morte di Stelluto Francesco, caduto nella guerra ’40-’45.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 33

Atto di morte di Tilli Lorenzo, caduto nella guerra ’40-’45.

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Non solo… nomi

ALLEGATO N. 34

Breve racconto di Giuseppe Bassi, internato nel campo di prigionia di Tambov.

16 dicembre 1942 : inizia la battaglia di rottura. Entrano in campo i carri armati e

l’aviazione sovietica per una manovra a largo raggio. La difesa dell’ARMIR vacilla.

19 dicembre: punte corazzate sovietiche raggiungono con una manovra aggirante

le retrovie italiane. Il 20 e il 21 i sovietici completano l’attacco. Inizia la ritirata italiana

con due colonne, la prima formata dalle divisioni Ravenna, Pasubio, Torino; la

seconda da aliquote della Pasubio, dalla Celere, e dalla Sforzesca. 24 dicembre: la

prima colonna italiana, chiusa nella conca di Arbusovka, rompe l’accerchiamento

ma parte della Pasubio e della Torino restano accerchiate a Cerkovo. Nella notte del

28 dicembre anche la seconda colonna italiana raggiunge le linee tedesche a Skassisrkaia.

Il Corpo d’armata alpino (divisioni Cuneense, Julia e Tridentina) è ancora

schierato sul fronte del Don.

Giuseppe Bassi è nato a Villanova di Camposampiero nel 1919. Ha fatto il geometra

nel suo paese e anche il tecnico comunale. L’ “avventura” della sua vita tuttavia l’ha

vissuta durante la seconda guerra mondiale come sottotenente del 120° artiglieria

motorizzata in Russia, nell’ARMIR. E’ stato preso prigioniero e internato fino al

1946.

“Da Arbusovka, detta anche valle della morte, abbiamo percorso in un giorno 60

chilometri a piedi, a 30 gradi sottozero. A marce forzate siamo arrivati fino alla

stazione di Kalac, dove siamo giunti il 1° gennaio. Era una situazione spaventosa,

gran parte dei feriti è stata lasciata a se stessa. Qui noi superstiti e affamati siamo

stati chiusi in carri ferroviari che fungevano da prigioni. Eravamo costretti persino

a grattare i bulloni interni dei carri per ricavarne acqua ghiacciata! Ci avevano

dato una pagnotta per sei prima di salire, e questo succedeva dopo quella terribile

marcia. Da Kalac siamo arrivati al campo di concentramento di Tambov , dove

sono morti nel tempo 10 mila italiani. Si viveva in bunker sotterranei, si dormiva

sulla nuda terra, con una coperta per avvolgerci. La distribuzione del pane era

sempre un dramma! Tutti attenti che gli altri non ne ricevessero di più! Noi ufficiali

siamo stati poi separati e trasferiti in ferrovia a Oranki. Stavamo in un fabbricato in

muratura dove siamo rimasti fino al dicembre del 1943, quindi nuovo trasferimento

a Susdal, a 280 kilometri da Mosca. Qui siamo rimasti tre anni. Susdal è una città

monumentale, ha cinque monasteri e noi eravamo all’interno di uno di questi, e posso

dire che siamo stati trattati discretamente bene rispetto ai lager precedenti.”

Giuseppe Bassi

244


Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 35

Marco (?), sulla scorta dei racconti di uno zio e di un cognato che passarono due anni

a Taliza, ha ricostruito il campo n. 165. Disegno tratto dal sito www.unirr.it.

245


Non solo… nomi

ALLEGATO N. 36

Foglio matricolare di leva di Del Giudice Donato con le relative annotazioni.

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Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N. 37

Elenco dei deceduti della 2a Guerra mondiale.

1 BASELICE GIOVANNI

BATTISTA 10/07/1914 01/08/1940 BARDIA BOM.TO

2 DE SANTIS ORAZIO 03/10/1916 08/01/1939 SPAGNA UCCISO

3 MARELLI ORAZIO 05/03/1920 09/05/1941 QUOTA 802 UCCISO

4 SALANDRA VINCENZO

23/12/1919 10/09/1940 OSP.LE 562 MALATTIA

5 MENDOLICCHIO ANTONIO 26/05/1920 05/01/1941 BARDIA UCCISO

6 STELLUTO FRANCESCO 12/11/1919 27/02/1941 OSP.LE 145 FERITE

7 TILLI LORENZO

11/06/1914 01/08/1940 BARDIA BOM.TO

8 DI LORENZO ANGELO 11/02/1913 29/10/1944 ? ?

(serg. maggiore non si hanno ulteriori notizie)

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Giuseppe Osvaldo Lucera

ALLEGATO N.38

Elenco dei dispersi di Biccari della 2a Guerra mondiale

1 BELLUSCI MICHELE CAMPO 259

13/10/1922 08/03/1943 DI TAMBOV PRIGIONE

2CAMMISA QUIRICO

12/07/1922 (A) ? DISPERSO

3 CATERINO LORENZO

22/11/1923 08/09/1943 GRECIA DISPERSO

4 COLANARDI ANTONIO CAMPO 165

01/06/1912 23/02/1943 DI TALIZA PRIGIONE

5 CORLETO DONATO (2)

02/07/1911 20/02/1943 SCO. DISPERSO

6 CASIELLO GIUSEPPE 15/03/1917 (A) SCO. DISPERSO

7 DEL GIUDICE DONATO 25/05/1916 30/09/1943 CRETA DISPERSO

8 DI CARLO GIUSEPPE 27/12/1909 02/04/1944 BERGEN PRIGIONE

9 DI FALCO ROCCO (3) 10/04/1910 (A) ? DISPERSO

10 D'IMPERIO FRANCESCO 25/02/1923 13/11/1943 CEFALONIA DISPERSO

11 DI VIETRO RAFFAELE

01/02/1913 05/12/1941 AFRICA DISPERSO

12 FERRINGO GIUSEPPE

24/03/1913 31/03/1941 AFRICA DISPERSO

13 LUCERA MARIO (1)

12/07/1911 29/12/1942 SCO. DISPERSO

14 MIGNOGNA MARTINO 05/09/1909 18/01/1943 RUSSIA DISPERSO

15 PIACQUADIO MICHELE 26/01/1913 31/12/1941 ? DISPERSO

16 ROMANO DONATO (4) 07/08/1912 (A) ? DISPERSO

17 SILVESTRE DONATO 06/08/1922 06/09/1943 UCRAINA DISPERSO

18 SPERTI LEONARDO 15/07/1918 30/11/1940 LIBIA DISPERSO

19 TILLI GIOVANNI

BATTISTA 18/11/1915 31/01/1941 BARDIA DISPERSO

20 TILLI SALVATORE

15/08/1922 31/12/1942 RUSSIA DISPERSO

21 TULINO ANTONIO (1) CAMPO 165

27/03/1918 19/12/1942 DI TALIZA PRIGIONE

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Giuseppe Osvaldo Lucera

RINGRAZIAMENTI

Per la stesura del presente volume ringrazio i Sig.ri:

1) Gennaro Lucera, non solo per l’aiuto prestato, non solo

per le ricerche anagrafiche compiute, ma per la sua

enorme disponibilità e per aver messo a disposizione

l’elenco degli emigrati italiani del comitato fondi per il

Monumento;

2) Erick Lucera, per il grande aiuto elargito per le ricerche

statunitensi;

3) Gianfilippo Mignogna, sindaco del comune di Biccari

per le autorizzazioni concesse e per l’idea che ebbe di

realizzare questo volume, nonché prefatore del volume;

4) Antonio Silvestre, impiegato nell’Ufficio Anagrafe e

Stato Civile di Biccari, per l’aiuto e per la lunga “sopportazione”

mai mostrata nei nostri confronti;

5) Carmela D’Imperio, impiegata nell’Ufficio Tecnico di

Biccari per la disponibilità dimostrata per le ricerche effettuate

nel “vecchio archivio comunale”;

6) Denì Silvestre per l’aiuto prestato per la realizzazione

del volume;

249



Biccari tra il 1870 e il 1931

BIBLIOGRAFIA UTILIZZATA

Il presente lavoro è stato reso possibile realizzarlo grazie anche

alla seguente bibliografia utilizzata:

Cognome nome Opera Editore anno

Albeltaro Marco 29 luglio 1900 Editori Laterza

2019

Bari

Autori Vari Biografie di Museo Civico 1995

uomini che fecero

del Risorgigna

l’Italia mento Bolo-

Aymut Foster

Charles

Women’s suffrage

Einaudi Editore

Milano

Ried.

2000

Bacchin Elena 24 maggio Editori Laterza

2019

1915

Bari

Carrier Evelyn Le vittime della

Edition Stan-

Ried

guerra 40- ford New 2010

45

York

Checchia Giuseppe Sotto il tetto Gastaldi Editore

1967

delle Puglie

Milano

Cifelli Alberto I prefetti del S.S.A.I. Roma

1999

Regno nel

Ventennio fascista

Del Boca Angelo Crodo e la Centro Studi 2001

Grande Guerra

Pino Gnocchi

Crodo

Frescura Attilio Diario di un

imboscato

Mursia Editore

Milano

Ried.

2015

Gentile Emilio 25 luglio 1943 Laterza Bari 2018

251


Giuseppe Osvaldo Lucera

Grazzini Enzo Non furono

nemmeno eroi

Guerrini

Pluviano

Irene

Marco

Le fucilazioni

sommarie nella

1° Guerra

Lassu Emilio Un anno

sull’altipiano

Lilin Nicolay Educazione

siberiana

Manticone Alberto Plotone di

Forcella Enzo esecuzione

Pugliese Salvatore La Grande

Guerra: morire

per mano

amica

Rusconi Gian Errico L’azzardo del

1915

Sciascia Leonardo Il giorno della

civetta

Baldini e Castoldi

Editori

Miano

Edizioni Gaspari

Udine

Edizioni Einaudi

Torino

Giulio Einaudi

Milano

Edizioni Laterza

Bari

Articolo giornalistico

Edizioni De Il

Mulino Bologna

Edizioni Einaudi

Torino

1950

2004

Ried.

1995

2009

1968

2015

2010

1961

252


Biccari tra il 1870 e il 1931

SITI INTERNET UTILIZZATI

Il presente lavoro è stato reso possibile realizzarlo grazie anche

alla visione dei seguenti siti:

www.centenario1914-1918.it

www.miur.it

www.patriaindipendente.it

www.itinerarigrandeguerra.it

www.cadutigrandeguerra.it

www.difesa.it

www.interno.it

www.unirr.it

www.storiaxxisecolo.it

www.storiaememoriadibologna.it

www.pietrigrandeguerra.it

www.gualdograndeguerra.it

www.cameradeputati.it

www.arsmilitaris.org

253


Giuseppe Osvaldo Lucera

INDICE

Prefazione ............................................................. 13

Nota dell’autore ................................................... 17

Parte Prima: Guerra 1915-1918 ............................ 29

Le cause che scatenarono la 1a Guerra ................. 31

I fanti-contadini .................................................... 45

I figli di Biccari ..................................................... 61

Philadelphia, in Pennsylvania ............................... 93

Parte Seconda: Guerra 1940-1945 ...................... 117

Le cause che scatenarono la 2a Guerra ............... 119

I figli di Biccari caduti nella 2a Guerra .............. 127

Indice dei nomi ................................................... 145

Allegati................................................................ 173

Ringraziamenti .................................................... 248

Bibliografia ......................................................... 251

254



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