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BSKT #8

Il numero di gennaio 2022 di BSKT, il magazine ufficiale della Dolomiti Energia Basket Trentino

Il numero di gennaio 2022 di BSKT, il magazine ufficiale della Dolomiti Energia Basket Trentino

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il magazine di Aquila Basket

GENNAIO 2022

La nostra energia

Storie e volti di un Club


5 I EDITORIALE

BSKT – Il magazine di Aquila Basket

Numero 8/ Gennaio 2022

Registrazione Tribunale di Trento n° 1275

del 10 gennaio 2006

Direttore Responsabile: Luigi Longhi

Redazione: Francesco Costantino Ciampa

e Marcello Oberosler

Direttore Artistico: Daniele Montigiani

Grafica e impaginazione: Lorenzo Manfredi

Hanno collaborato: Luigi Longhi, Andrea Orsolin,

Basket Data Scouting

Fotografie: Daniele Montigiani,

Giancarlo Colombo/ FIDAL

Redazione: Piazzetta Lunelli, 8 -12 – 38122 Trento

Tel. 0461 931035

E-mail: bskt@aquilabasket.it

Spazi pubblicitari: marketing@aquilabasket.it

Tipografia: Grafiche Dalpiaz - Via Stella, 11/B,

38123 Ravina TN

6 I L’INTERVISTA

Marco Merler, energia proiettata

al futuro

10 I Il PERSONAGGIO

Luca Conti, un concentrato di energia

trentina

37 I IL PROFILO

Yeman Crippa, a tutta velocità

40 I SPORT&STYLE

Gilmozzi e Molin, energia e valori tra

campo e cucina

44 I MONDO STATISTICHE

© Copyright Aquila Basket Trento srl

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa rivista

può essere riprodotta con mezzi grafici, meccanici, elettronici

o digitali. Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge.

VORRESTI UNA CONNESSIONE VELOCE?

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Ringraziamo Malcolm Rossi e Sony Italia per

la collaborazione nella riuscita di questo Numero.

Tutte le immagini realizzate da Daniele Montigiani

sono state scattate con attrezzatura Sony: Sony

Alpha 9 II e lenti Sony 85mm F 1.8, 16-35 mm F 2.8.

Numero chiuso alle ore 23 di venerdì 7 gennaio 2022

14 I LA COPERTINA

Luana Erlicher, Claudio March, Franco

Jachemet, Giovanni Zobele, Marta

Longhi, Paolo Marchetti, Stefano

Trainotti, Ilaria Lorenzoni, Andrea

Lorefice, Antonio Simula

46 I APPUNTI SPARSI

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05 | EDITORIALE

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Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Ecco, BSKT nasce così.

Noi trasformiamo in immagini e testi le azioni che altri “fanno”.

Trasformiamo quello che voi spesso non vedete in una rivista.

L’idea nasce molto tempo fa, ma questa è una storia che già voi

lettori conoscete. Quello che non sapete è come oggi riuscite

a leggere tutto questo. Il propellente che porta avanti,

di mese in mese, la pubblicazione di questa rivista è l’entusiasmo

generato da un’innata passione.

Una volta al mese ci troviamo e cerchiamo di creare qualcosa

combinando le nostre passioni: chi per la palla a spicchi,

chi per la scrittura, chi per la fotografia. Il risultato è un insieme

di argomenti che inseriti in un contenitore cartaceo (e non

solo…) rappresentino l’entusiasmo per la nostra Aquila.

Nei mesi passati abbiamo voluto ripensare a come poter

trasformare l’entusiasmo che coinvolge questa società

in un numero speciale.

Ne abbiamo parlato e siamo arrivati a capire che mai più

azzeccato potesse essere il nome di questo Club: “Dolomiti

Energia Aquila Basket Trentino” Energia... ecco cosa muove

tutto... quella dei tifosi, quella degli addetti ai lavori,

dei sostenitori e dei partner.

«Francesco, Marcello, Daniele, Andrea, Lorenzo...

cosa facciamo?». «Ok! Raccontiamo la nostra energia,

ognuno dirà la sua!».

Il numero che state sfogliando nasce per voi, perché la vostra

energia è il motore di tutto. Il tutto in bianco e nero.

I colori di Aquila. Abbiamo cercato di raccontarvelo attraverso

i ritratti di alcune persone, utilizzando i numeri (quelli delle

statistiche), raccontando i personaggi che di energia ne sanno

non trascurando l’alimentazione che per noi è energia vitale.

Perché BSKT è questo: energia allo stato puro.

Buon anno a tutti!

Il Pres


6 | L’INTERVISTA

Marco Merler,

energia

proiettata

al futuro

FOTO DANIELE MONTIGIANI

Intervista al presidente e

amministratore delegato di Dolomiti

Energia spa dott. Marco Merler.

Cosa rappresenta per Lei il basket?

Quali sono gli aspetti che la catturano di

questi sport?

Il basket rappresenta la capacità

di fare sintesi fra vari aspetti spesso

in apparente contraddizione tra di loro:

gioco di squadra e qualità dei singoli

giocatori, capacità atletiche e tecnica

di gioco, strategia studiata a tavolino ma

anche istinto del singolo giocatore

e dei campioni.

Dal mio punto di vista è uno sport

avvincente e bello da seguire perché

lo spettacolo è molto variegato,

non ci sono praticamente pause ed è

sempre molto dinamico.

É una sorpresa continua in pochi minuti

può sempre cambiare tutto e fino

all’ultimo anche le partite che sembrano

vinte si possono perdere e viceversa.

Come nasce il connubio tra Dolomiti

Energia e Aquila?

Direi prima di tutto dall’incontro

di alcune persone che non si

conoscevano ma che hanno condiviso

un’idea di una iniziativa del territorio

e per il territorio e quindi

è nato il progetto.

Dolomiti Energia era in una fase

di espansione, e avevamo intuito la

possibilità di far conoscere e rafforzare

la presenza dell nuovo brand anche fuori

dal territorio provinciale, mentre Aquila

ha intravisto in Dolomiti un partner solido

su cui costruire una storia che è stata

sicuramente di grande successo,

oltre le più rosee aspettative.

Quali sono i momenti che ricorda con più

entusiasmo di questa partnership?

Sono tanti: le prime partite della prima

partecipazione in serie A, che ha visto

alla fine del campionato premiati

Mitchell come miglior giocatore del

campionato, Buscaglia miglior allenatore

e Salvatore Trainotti miglior manager;

la partecipazione all’Eurocup che ha

portato grande visibilità, soprattutto nella

prima esperienza, che con grandissima

sorpresa di tutti ha visto la squadra

arrivare alla semifinale, persa per

soli due punti contro Strasburgo. Non

si possono certo dimenticare le due

finali scudetto consecutive che sono


“ Non si possono

certo dimenticare le

due finali scudetto

consecutive che

sono state davvero

entusiasmanti e hanno

contribuito

in modo determinante

a far conoscere la

squadra sia a livello

locale che nazionale”

state davvero entusiasmanti e hanno

contribuito in modo determinante a

far conoscere la squadra sia a livello

locale che nazionale portando allo stadio

figurativamente tutta la città e oltre.

Se dovessi scegliere una singola partita

direi gara 5 della prima semifinale

scudetto, vinta fuori casa

a Milano contro l’Olimpia in una partita

completamente dominata contro la

squadra favorita per lo scudetto,

che ha significato la qualificazione per

la prima e inaspettata finale scudetto.

Invece se dovessi pensare ad un

giocatore direi Aaron Craft, un esempio

incredibile di talento, professionalità,

leadership, capacità di fare squadra

ma soprattutto determinazione, grinta

straordinaria e voglia di vincere davvero

fuori dal comune

Quali sono i valori che uniscono

le due realtà?

Certamente la volontà di costruire

un’organizzazione che abbia voglia di

impegnarsi tutti i giorni per fare bene

il proprio lavoro, che sia quello di fare

canestro o di soddisfare le richieste

di un cliente, e di farlo con l’umiltà di

sapere che ci sono sempre tante cose da

imparare e da migliorare.

Direi poi anche l’attenzione alle persone,

intese sia come i propri collaboratori, ma

anche tutta la comunità in cui si opera.

Penso alle varie iniziative di Aquila

Basket come l’attenzione per le squadre

giovanili o le attività svolte verso il mondo

no profit e contemporaneamente le

nostre iniziative di sostenibilità sociale.

A testimonianza delle tante cose che

ci uniscono negli scorsi anni abbiamo

organizzato alcuni momenti assieme,

In particolare mi piace ricordare una

riunione periodica con i nostri agenti in

cui abbiamo invitato l’allenatore e alcuni

giocatori della squadra per riflettere

insieme su cosa significa davvero

lavorare assieme per lo stesso obiettivo

o alcuni progetti organizzati in occasione

della Giornata Mondiale della Terra per

sensibilizzare l’opinione pubblica circa i

temi ambientali e l’uso consapevole delle

risorse ma anche eventi

con finalità solidali.

Questo è un numero di BSKT dedicato

all’Energia. Cosa vuol dire essere

“energetici” per Lei?

“ Essere energetici

credo voglia dire

anche far percepire

questa energia

alle persone

che incontriamo

durante la nostra

giornata attraverso un

semplice gesto,

un sorriso ”

Non accontentarsi mai dei risultati

ottenuti, ma cercare sempre di

migliorare, facendo tesoro anche delle

esperienze negative e degli insuccessi

per imparare e fare un passo in avanti.

Essere energetici credo voglia dire anche

far percepire questa energia alle persone

che incontriamo durante la nostra

giornata attraverso un semplice gesto, un

sorriso. L’energia non ha senso

se rimane fine a sé stessa

e non si “trasmette”.

Sostenibilità ambientale ed economia

green: la sua energia è questa?

La sostenibilità è uno dei cardini

su cui fin dal primo momento abbiamo

costruito la nostra partnership.

Siamo stati lungimiranti anche perché

qualche anno fa l’opinione pubblica

era meno sensibile e attenta a queste

tematiche che oggi sono invece diventate

un trend diffuso.

Purtroppo, questo ha portato anche

a delle strumentalizzazioni e spesso si

usano i termini sostenibile e Green a

sproposito. Sostenibilità ambientale per

me vuol dire annullare,

o se non è possibile ridurre al

minimo, l’impatto delle attività

umane sull’ambiente che ci circonda,

consapevoli che il pianeta è uno solo

perché non ci sono pianeti di scorta

e che siamo responsabili di ciò che

lasceremo alle generazioni future.

Ma sostenibilità vuol dire anche grande

attenzione al sociale, perché è necessario

che l’economia sostenibile sia una

economia inclusiva capace di coinvolgere

più persone possibile.

Solo così vinceremo le enormi sfide che

ci attendono.


10 | IL PERSONAGGIO

Un concentrato

di energia

trentina

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DANIELE MONTIGIANI

Energia. Per una squadra che

fa dell’intensità, dello spirito

agonistico e della die-hard

mentality i suoi tratti caratteristici più

identitari, non è facile trovare chi questi

valori potesse rappresentarli al meglio in

questo numero speciale.

Poi però pesando a Luca Conti abbiamo

capito che avremmo fatto centro. Perché

l’energia è nel suo DNA, perché energia

è la prima parola che utilizza per

descrivere il suo ruolo nella squadra.

Sono un giocatore che porta dalla

panchina energia, aggressività, difesa.

Che si tratti di difendere contro il miglior

realizzatore avversario o lottare a

rimbalzo in attacco o in difesa, io cerco di

farmi trovare sempre pronto a sfruttare

al massimo ogni istante di campo che

riesco a guadagnarmi.

Non dev’essere facile, per te

e per la squadra, spendere quelle

energie giorno dopo giorno

tra allenamenti,

viaggi e partite in campionato e coppa.

Beh, sapevamo che sarebbe stata una

stagione molto lunga e impegnativa e

quello che stiamo vivendo sta rispettando

le attese. Il nuovo format dell’EuroCup

ci farà vivere il doppio impegno fino ad

aprile, i ritmi in campionato sono davvero

serrati. Però sono contento di come

stiamo affrontando le difficoltà e le sfide

sul nostro cammino, abbiamo settimana

dopo settimana trovato le giuste alchimie

e siamo cresciuti molto, diventando

più compatti con il passare del tempo

e ottenendo anche buoni risultati,

specialmente in campionato.

E dal punto di vista individuale come sta

andando la stagione finora?

A inizio stagione, in estate, abbiamo

lavorato davvero molto per mettere

benzina nelle gambe e nel corpo

per il resto dell’annata sportiva.

È normale, e credo di aver dato tutto

sempre: voglio sentirmi bene e in forma

per tutta la stagione, e di portare a casa

tante vittorie: alla fine è quello che

vogliamo noi e il pubblico.

Posso migliorare, e molto, in tutti gli

aspetti del gioco, ma questo fa parte del

processo di crescita di un ragazzo come

me che ha appena compiuto 21 anni.

Restiamo per un attimo sul pubblico:

quest’anno contro Cremona ti sei anche

guadagnato una memorabile standing

ovation dopo la tua grande prestazione

con la Vanoli.

Parto con una premessa.

Quanto ci era mancato giocare davanti al

nostro pubblico! Tornare a giocare

in un palazzetto vivo e con più di duemila

persone ti dà un’energia e un’emozione

unica. In qualsiasi sport, credo,

gli atleti giocano anche e soprattutto

per il pubblico, per regalare spettacolo

e adrenalina. La nostra gente ama la

difesa, lo spirito di sacrificio, la die-hard

mentality: io provo sempre ad aiutare

la squadra, quella standing ovation

del pubblico con coach Molin

che mi ha tolto dal campo a pochi secondi

dalla fine è stato senza grossi dubbi

il momento più bello della mia carriera

da giocatore.

“ Quanto ci era

mancato giocare

davanti al nostro

pubblico!

Tornare a giocare

in un palazzetto

vivo e con più di

duemila persone ti dà

un’energia

e un’emozione unica.

In qualsiasi sport,

credo, gli atleti

giocano anche

e soprattutto

per il pubblico,

per regalare spettacolo

e adrenalina”


Ho ancora i brividi a pensarci.

Quella vittoria tra l’altro è stata

importante, perché dopo aver cominciato

subito con due “sfide impossibili” contro

Milano e Virtus Bologna ci ha permesso

di sbloccarci dal punto di vista mentale

dopo un avvio di stagione non semplice.

Coach Molin è un allenatore che dà l’idea

di sapere tirare fuori da tutti qualità

importanti da mettere a disposizione

della squadra: quanto è importante Lele

per la tua crescita?

È un allenatore esigente, ma che sa

anche dare tanta fiducia e responsabilità

ai propri giocatori, anche giovani e meno

esperti come me o Max (Ladurner, ndr).

Quella fiducia poi devo essere bravo

a ripagarla mettendo in campo il meglio

di me. Durante la settimana lavoriamo

tanto, con alta attenzione ai dettagli

e all’interazione e la comunicazione

tra giocatori in attacco e in difesa.

Avere un allenatore così arricchente e

che ti vuole concentrato e attivo

in ogni secondo dell’allenamento

è la cosa migliore che possa capitare

ad un giovane giocatore con tanto

da imparare come me.

Le occasioni per crescere non mancano

anche guardando ai tuoi compagni di

squadra più navigati. Chi sono i tuoi

riferimenti nello spogliatoio?

Beh, impossibile non nominare capitan

Toto Forray. Siamo una squadra

abbastanza giovane, molto entusiasta e

con voglia di fare, ma è bello avere anche

punti di riferimento esperti da cui poter

imparare, in campo e fuori. Di Toto, oltre

alla capacità innata di fare gruppo e

rafforzare la chimica di squadra, ammiro

molto la capacità di venire ogni giorno

ad allenarsi con il sorriso, pronto e

concentrato per dare tutto in campo e in

sala pesi. Sembra una piccola cosa, ma

quella positività è molto importante: a

volte è un concetto un po’ abusato, ma

Toto è davvero un grande professionista.

È la domanda che ti fanno sempre, ma

quanto orgoglio e quanta emozione ti

dà poter giocare nella squadra della

tua città dopo aver fatto parte di tutti i

gruppi del settore giovanile dell’Aquila

Basket?

Mi sento un giocatore molto fortunato,

perché non sono in molti quelli che

hanno l’opportunità di giocare a così alto

livello nella squadra in cui si è cresciuti.

Oltre al rapporto speciale con i tifosi e

la conoscenza di tantissime persone

dentro il Club, credo che il mio percorso

possa rappresentare un esempio per

tutti i ragazzi nelle giovanili bianconere

di come con impegno e dedizione si

possa alimentare il sogno di arrivare

fino alla Serie A. Io non mi sento ancora

“arrivato”, tutt’altro, ma è bello vedere

come l’Aquila riesca a puntare e ad

investire sui giovani.

Negli anni delle giovanili, chi erano i tuoi

idoli sportivi?

Crescendo a farmi innamorare del gioco

è stato soprattutto Kobe Bryant, non

solo per le sue straordinarie qualità

fisiche e tecniche ma per il percorso

che lo ha portato a diventare uno dei

migliori giocatori della storia. La sua

folle dedizione al lavoro, i durissimi

allenamenti, la “mamba mentality”.

Un giocatore e una persona di un livello

altissimo.


14 | LA COPERTINA

Luana Erlicher

Educatrice

La mia energia è

la montagna

“La montagna è il luogo che

mi permette di ricaricare le batterie,

è la mia valvola di sfogo dagli esami

universitari e dai ritmi frenetici.

La montagna è l’elemento che mi

fa respirare, riflettere, concentrare:

mi vesto bene, metto lo zaino sulle

spalle, infilo gli scarponi, e mi sento

a casa. Ogni passo sul sentiero, verso

la cima, ti fa scoprire posti nuovi,

nuove bellezze da ammirare. Più è

dura la salita, più bello sarà

il panorama dalla cima”.


Claudio March

Allenatore Dolomiti Energia Basketball Academy

La mia energia è

il campo

“Essere un allenatore delle giovanili

significa programmare, costruire

il futuro, spendersi per far crescere

la linfa verde del nostro vivaio.

La Dolomiti Energia Basketball

Academy è in continua evoluzione:

un ambiente che mi stimola ad

essere dinamico,

a passare dalla carta all’iPad

e viceversa avendo come riferimento

la crescita e il divertimento

dei nostri ragazzi.

La loro energia va accesa ogni giorno,

ma diventa rapidamente contagiosa:

il parquet è il luogo dove si lavora,

si gioca, si cresce.

Il luogo dove quell’energia diventa

sport, e diventa squadra”.


Franco Jachemet

Massaggiatore Dolomiti Energia

Basket Trentino

La mia energia è

il benessere

“Da oltre 15 anni mi prendo cura,

quotidianamente, dei giocatori della

prima squadra. Prendersi cura di

una persona per me significa esserci

sempre, significa vivere

la propria professione dando tutto me

stesso: trattamenti e massaggi sono

importanti, ma ancora più importante

è la presenza, l’impegno che vivo

giorno dopo giorno. Trasmettere

ai ragazzi la certezza che su di me

possono sempre contare, durante

la settimana, in viaggio verso la

prossima trasferta, durante la partita

quando loro sono in battaglia.

La mia energia è rimetterli in sesto

e farli essere pronti alle tante sfide

che affrontano”.


Giovanni Zobele

Presidente della Fondazione Aquila

per lo Sport Trentino

La mia energia è

la passione

“La passione per lo sport e per la

palla a spicchi è l’energia che mi

porto dentro e che mi accompagna,

in azienda, nella Fondazione, nel Club.

Il nostro modo di intendere lo sport

è quello di fare squadra, e coinvolgere

un territorio significa anche

sostenere, ed essere sostenuti,

da una fitta rete di persone,

di aziende, di realtà produttive

che al territorio danno dinamismo

ed energie. Il basket per me è di

famiglia, al basket sono legate

tantissime amicizie e persone

importanti per la mia vita”.


Marta Longhi

Insegnante scuola primaria

La mia energia è

l’educazione

“La scuola elementare è un luogo

di apprendimento, ma anche

di interazione sociale.

Si impara in un certo senso a fare

squadra, a relazionarsi coi compagni,

a mettersi in gioco.

Essere un’insegnante significa

trasmettere conoscenza, educare,

aiutare a crescere: l’entusiasmo

e la voglia di imparare dei bambini,

la loro creatività, l’instancabile

curiosità, sono energie da coltivare

e valorizzare. Sono tifosa di Aquila

Basket da tanti anni, l’ho seguita al

palazzetto e in trasferta: l’intensa

semplicità della pallacanestro rende

questo sport unico, non è un caso che

piaccia così tanto a giovani

e giovanissimi”.


Paolo Marchetti

Volontario Dolomiti Energia

Basket Trentino

La mia energia è

la mia voce

“Conosco Aquila Basket da prima

che nascesse. Per l’Aquila ci

sono sempre stato. Da dirigente,

volontario, tifoso: e in tutti i ruoli

che ho avuto in questi anni ho

sempre provato a mettere la stessa

energia, quella che sgorgava

naturalmente dalla mia passione

per la pallacanestro e per il mio

club. Le amicizie e le emozioni sono

state tantissime: sono quelle che si

possono percepire anche dai miei

incitamenti e dalle mie urla dagli

spalti. Per i colori bianconeri

e per i ragazzi che li rappresentano,

la mia voce non l’ho mai risparmiata,

neanche con il palazzetto vuoto

a porte chiuse”.


Stefano Trainotti

Coordinatore progetti AquiLab

La mia energia è

la comunità

“Quando riusciamo a mettere insieme

le nostre energie, quello è il momento

in cui esprimiamo il nostro massimo

potenziale: lo sport e la pallacanestro

danno valore alle differenze e ai limiti,

includono e coinvolgono.

Avere radici profonde sul territorio

ci dà identità, ma anche energia:

un’energia superiore alla somma

delle singole parti, contagiosa

e condivisa. Il motore del nostro

territorio è nel volontariato, nelle

associazioni, nella voglia di lasciare

il mondo un po’ migliore di come

lo abbiamo trovato.

Ecco perché i nostri progetti nel

sociale ricoprono un ruolo cruciale

nella vita del club”.


Ilaria Lorenzoni

Studentessa universitaria

La mia energia è

la natura

“Vivo la natura e il territorio insieme

ai miei inseparabili cani.

Il Trentino è il mio campo

da gioco, e nel viverlo metto

la stessa energia che i cestisti

mettono in ogni sfida: non ho mai

giocato a pallacanestro,

ma tifo Aquila perché è più di una

semplice squadra di basket.

Rappresenta tutti, nessuno

escluso: rappresenta un territorio

straordinario che riscopro

con curiosità e passione giorno

dopo giorno”.


Andrea Lorefice

Medico Odontoiatra

La mia energia è

il sorriso

“Il sorriso dura un istante,

il suo ricordo può durare tutta la vita.

Ogni giorno in ambulatorio lavoro

per il sorriso delle persone, e lo

faccio portando Aquila Basket con

me: perché i colori bianconeri mi

ricordano che ogni giorno

è una partita, e che in ogni partita va

messa la massima energia.

Si vince e si perde, ma il sorriso

che ti dà l’amore per la tua squadra,

per il boato del palazzetto, per i

ricordi indelebili vissuti in tribuna,

quello rimane sempre. L’energia

concentrata in un sorriso è forse

la più pura e la più potente”.


Antonio Simula

Direttore del Centro Trentino di Solidarietà

La mia energia è

la solidarietà

“L’esperienza di comunità è una

straordinaria medicina:

non solo contro le dipendenze,

ma anche per mettersi in gioco

e scoprire che la felicità è autentica

solo quando è condivisa con qualcuno.

Fare fatica assieme può dare

risultati incredibili: penso alla cura,

alla dedizione e alla pazienza che

occorrono per far crescere un orto,

o alla fiducia che occorre nell’altro

quando si affronta una ferrata in

montagna. La nostra forza,

la nostra energia, è proprio nelle

relazioni e nell’altro: la solidarietà

che vince sempre, e che fa

sempre canestro”.


37 | IL PROFILO

Yeman,

a tutta

velocità

DI ANDREA ORSOLIN

FOTO DANIELE MONTIGIANI, G.COLOMBO/FIDAL

Voltare pagina, nella convinzione che

la gara migliore debba ancora arrivare.

Yeman Crippa non ricorderà probabilmente il 2021

come uno dei migliori anni della sua carriera, ma

sa che ogni ostacolo lungo il cammino può essere

d’insegnamento per il futuro. Venticinque anni, nato

in Etiopia, è stato adottato insieme ai fratelli da una

famiglia italiana e cresciuto fra le montagne del Trentino,

in val Rendena, a Pinzolo, prima di trasferirsi a Trento.

Yemaneberhan, questo il suo nome completo, che significa

“il braccio destro di Dio”, è la punta della nazionale

azzurra di atletica per quanto riguarda le lunghe distanze

su pista, 10.000 e 5.000 metri. La prima Olimpiade della

sua carriera, quella della scorsa estate a Tokyo, gli ha

lasciato l’amaro in bocca. Così come l’ultimo grande

appuntamento dell’anno, l’Eurocross di Dublino dove

Yeman ha dovuto ritirarsi poco prima del traguardo,

quando si trovava nel gruppo di testa.


“Abitando

a Cognola mi alleno

spesso in ciclabile

a Trento,

mentre per la pista

e il lavoro

in palestra vado

al campo Coni,

sempre nel

capoluogo”

Yeman, cos’è successo?

Poco dopo il settimo chilometro,

sui dieci previsti, mi sono dovuto

fermare a causa di un crampo nella

zona del fegato, sulla parte destra

dell’addome.

Non mi era mai capitato un problema

simile. Un dolore grandissimo,

proseguire era impossibile, quindi mi

sono dovuto fermare.

Un gran peccato perché ero in testa

assieme ad altri tre atleti, in linea

con l’obiettivo di giornata, quello di

conquistare una medaglia.

Facciamo un passo indietro a Tokyo

2020. La prima Olimpiade non si

scorda mai…

Sognavo da tanto l’appuntamento

a cinque cerchi, ma mi aspettavo

molto meglio da me stesso.

Purtroppo questa primavera ho

dovuto far fronte ad un edema osseo

alla tibia, sono riuscito a recuperare

e allenarmi bene, ma ho saltato

un mese di allenamento che alla

fine si è sentito tutto. Cuore e testa

volevano fare molto di più, ma le

gambe non me lo hanno permesso.

Cosa ti porti a casa da

quell’esperienza?

Vedere un’Olimpiade è stato

emozionante, nonostante tutte le

limitazioni e l’assenza del pubblico.

In Giappone ho capito che nulla è

impossibile, lo hanno dimostrato

Marcell Jacobs e Gianmarco

Tamberi, due dei modelli che

seguo, vincendo due tra le gare più

importanti dell’Olimpiade. Cercherò

di lavorare bene per arrivare pronto

a Parigi 2024, non mi metto limiti in

testa, so che tutto è possibile.

Quali saranno i principali

appuntamenti del tuo 2022?

In luglio i mondiali di atletica leggera

su pista negli Stati Uniti, in Oregon,

soprattutto, dove cercherò di fare

bene i 10mila. Ai primi di agosto ci

sono invece gli europei in pista.

Due anni fa ottenni il bronzo, proverò

a migliorarmi.

Come si svolgono i tuoi allenamenti

quotidiani?

Abitando a Cognola mi alleno spesso

in ciclabile a Trento, mentre per la

pista e il lavoro in palestra vado

“Cerco di prendermi

i miei tempi.

In gara e in

allenamento corro,

ma per il resto,

dove posso, prendo

l’ascensore”

al campo Coni, sempre nel

capoluogo. Corro più o meno 150

chilometri a settimana, tutti i giorni

doppio allenamento, tranne il sabato

e la domenica che ne faccio uno.

Yeman Crippa va di corsa anche

nella vita?

Cerco di prendermi i miei tempi. In

gara e in allenamento corro,

ma per il resto, dove posso, prendo

l’ascensore.

Come passi il tuo tempo libero?

Sto con gli amici, giro in città, gioco

alla playstation o vado al lago.

Il mio preferito è quello di

Caldonazzo. Peccato che non posso

giocare a calcio e a basket, rischierei

di infortunarmi.

Che significato ha lo sport,

nella tua vita?

Tiene il mio tempo occupato.

È diventato uno stile di vita e un

lavoro, che ho la fortuna di fare

potendomi divertire.

È una rivincita, un qualcosa per

diventare famosi e prendermi

soddisfazioni. Grazie allo sport ho

tante amicizie e ho ricevuto tanti

insegnamenti.

Lo sport è faticoso e duro, ma se

continui a praticarlo dopo tanto anni

significa che lo trovi divertente.

Cos’è per te l’energia?

È la forza di riuscire a fare qualcosa,

è riuscire a fare una bella gara

o un bel allenamento, cercando di

usare al meglio tutto quello

che ho in testa e nel fisico.

Per darmi energia mi ricordo quali

sono gli obiettivi per cui sto facendo

quella cosa, penso al risultato finale

e rimango concentrato sull’obiettivo.


40 | SPORT&STYLE

Energia e valori

tra campo

e cucina

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DI DANIELE MONTIGIANI

“Trovo tantissime

analogie tra quello che

avviene nelle cucine

dello Chef e quello

che è il nostro modo

di lavorare invece

nella pallacanestro:

dobbiamo entrambi

relazionarci con

tante persone,

avere empatia con

l’ambiente e fare in

modo che ognuno

riesca ad esprimere la

propria individualità

in un modo che aiuti

la crescita armonica

della squadra”

Ci sono persone che hanno

qualcosa in più. Che per le loro

qualità umane, per la scintilla

che hanno nello sguardo, per il modo

in cui pensano e si affacciano al

mondo attorno a loro, danno l’idea che

nella vita avrebbero potuto eccellere

in qualsiasi cosa. Lo chef stellato

Alessandro Gilmozzi e coach Emanuele

Molin arrivano da posti diversi, hanno

esperienze completamente differenti.

Eppure sono bastati loro pochi minuti

per capirsi al volo.

Per ritrovarsi a parlare degli stessi

valori, degli stessi problemi, delle

stesse travolgenti emozioni.

Fino ad arrivare quasi a commuoversi,

in una chiacchierata nata quasi per caso

a Cavalese e diventata un momento di

rara profondità e sostanza.

Alessandro Gilmozzi e Lele Molin

in effetti sono due persone e due

personaggi figli di una generazione

e di un modo di pensare lontano dalle

storture dei social e dell’apparenza

a tutti i costi di cui è impregnata

la nostra quotidianità. Sono due

professionisti dei fatti e della sostanza,

dell’energia non “raccontata”

ma “applicata”, della bellezza nel

percorso e non (solo) nella meta.

Che hanno nella vocazione di fare

crescere i giovani uno dei carburanti più

preziosi delle proprie illimitate energie.

“Trovo tantissime analogie – racconta

Lele Molin - tra quello che avviene nelle

cucine dello Chef e quello che

è il nostro modo di lavorare invece nella

pallacanestro: dobbiamo entrambi,

come Chef e come capo allenatore,


“Anche in cucina

è così.

Parola di Chef.

Dietro al mondo

luccicante propinato

dalla TV c’è fatica,

rigore, silenzio.

Lavoro.

Ed è il rapporto

umano a dare energia.

Questa è la verità ”

relazionarci con tante persone,

avere empatia con l’ambiente e fare in

modo che ognuno riesca ad esprimere

la propria individualità in un modo che

aiuti la crescita armonica della squadra.

È quasi impressionante come a volte il

contributo di un giocatore o una persona

dipenda dal contesto che ha intorno:

quello che funziona da una parte non

è detto funzioni anche da un’altra”.

Riprende lo Chef GIlmozzi: “Sostenere

un ragazzo, favorirne la crescita e lo

sviluppo, creare le condizioni affinché

possa fare esperienze importanti

in luoghi e con persone diverse per

crescere e migliorarsi credo che sia una

scelta eco-sostenibile. Per far sviluppare

un talento, per alimentare una passione

e una continua ricerca all’evoluzione,

al passo successivo.

I ragazzi poi sono in grado di formarsi

e di essere padroni della propria vita.

Voglio lasciare un segno incisivo che alla

fine diventi consapevolezza

e tradizione”.

“Anche per la differenza di età con la

generazione dei giocatori con cui mi

interfaccio – prosegue Molin -, ogni

giorno sono un po’ allenatore, un po’

psicologo, un po’ maestro, un po’ papà.

Relazionarsi con i giovani è difficile,

perché c’è poco rigore, disciplina

e riconoscimento dell’autorità.

Una volta avevano grande autostima

e senso di sfida, oggi forse non hanno

abitudini e educazione.

Nelle difficoltà che affrontano,

se c’è insuccesso si intristiscono

e fuggono dalla prova. Nello sport

professionistico è sempre più pressante

lo stress, l’ansia da prestazione”.

“Anche in cucina è così”. Parola di Chef.

“Dietro al mondo luccicante propinato

dalla TV c’è fatica, rigore, silenzio.

Lavoro. Ed è il rapporto umano a dare

energia. Questa è la verità. In qualunque

squadra, in qualunque gruppo di

persone. L’energia delle persone è uno

degli aspetti più importante che valuto

anche per selezionare chi lavorerà con

me. Il difficile è capire come gestire

l’energia, come evitare che si trasformi

in energia negativa. Ogni giorno è

una partita, per usare una metafora

cestistica. In cui si insegna

a trasmettere valori e insegnamenti”.


44 | MONDO STATISTICHE

Mondo

statistiche

DI BASKET DATA SCOUTING

Le squadre che segnano maggiormente in Eurocup per zona

Dopo otto giornate cominciano a delinearsi le gerarchie della

competizione. Il Lokomotiv Kuban è la squadra che ha segnato più tiri

liberi (FT) a testimonianza della grande aggressività offensiva dei russi.

La Virtus Bologna è leader nei tiri totali realizzati dal campo (FG)

e nei tiri da due a sinistra del ferro, zona preferita dal loro miglior

marcatore fino ad ora Kyle Weems. I bolognesi sono anche leader

nei tiri da tre punti a destra del ferro dove Belinelli e Teodosic

apportano il maggior contributo. Il Metropolitans è la squadra con più

canestri realizzati da due punti (2PT) e vicino a canestro, complice

il grande avvio di stagione di Vince Hunter.

Il Cedevita ha nel tiro da tre punti la sua arma principale

e sono infatti la squadra con più triple realizzate (3PT) in stagione finora.

Trento è la migliore per tiri realizzati a destra del ferro, posizione dove

lo scorso mese avevamo trovato Flaccadori come miglior realizzatore.

Ankara e Ulm sono leader nella zona del mid-range rispettivamente

a destra e a sinistra della lunetta.

Podgorica invece è regina della zona centrale del mid-range.

Towers Hamburg ha il maggior numero di triple segnate

dall’angolo destro mentre dal lato opposto il primato è dei francesi

del Bourg en Bresse. Valencia è la squadra migliore per tiri

da tre punti a segno dalla zona centrale.

Dalla posizione invece di guardia a sinistra del ferro

è Gran Canaria a farla da padrone.

Le squadre che tirano meglio in Eurocup per zona

Andiamo ora ad osservare la stessa mappa di tiro ma guardando

l’efficienza al tiro e non il volume dei realizzati.

Il Partizan è la squadra che tira meglio i liberi (FT%) con un notevole

82,1% di squadra. La Virtus Bologna si conferma nei tiri totali dal campo

anche in efficienza (FG%) con il 52,7% così come da due punti a sinistra

del ferro con il 62,5%.

Infine i bolognesi sono anche la migliore squadra nella percentuale

da tre punti (3PT%) dove registrano il 42,6%.

Badalona è invece leader per percentuale nei tiri da due (2PT%)

con un incredibile 58,8%.

Valencia si conferma la migliore nel tiro da tre punti centrale anche in

efficienza, tirando al 48,8%. Gli spagnoli primeggiano anche in altre due

zone del campo, a destra del ferro sia vicino alla linea di fondo che dal

mid-range infatti detengono la miglior percentuale con il 66.7%

in entrambe le zone. Altre conferme arrivano da Podgorica che è

leader nei tiri centrali del mid-range anche dal punto di vista della

percentuale al tiro con il 63,6%; e da Ulm dal mid-range a sinistra della

lunetta grazie al 64,7%. I tedeschi compaiono anche nel tiro da tre punti

in posizione di guardia dal lato destro con il 45,5%. Dal lato opposto

invece troviamo i francesi del Bourg en Bresse grazie al 46.4% al tiro.

Per concludere guardiamo alla percentuale da tre punti dagli angoli.

A destra del ferro troviamo il Cedevita con il 66.7% mentre dal lato

opposto primeggia la Reyer Venezia grazie a uno strepitoso 72.7%.

I prossimi avversari

Il mese di Gennaio vedrà tre avversari di grande caratura per l’Aquila.

Infatti i trentini affronteranno Partizan e Badalona che ad oggi sono

in coabitazione sul gradino più alto della classifica e la quarta forza

del girone Andorra. Si partirà in trasferta a Belgrado il 12 Gennaio.

Il Partizan è una squadra costruita per arrivare fino in fondo alla

competizione e in casa non ha ancora perso una partita. Partita quindi

proibita ma l’andamento dei serbi di Obradovic non è stato così costante

come ci si aspettava. Infatti, seppur i serbi abbiamo una percentuale

ottima da due punti (56.4%), lo stesso non si può dire del tiro da tre dove

registrano una delle peggiori percentuali della lega (32.2%) nonostante

il loro volume di tiri dall’arco sia tra i più alti dell’Eurocup. L’unica

zona oltre l’arco dove trovano ottime percentuali, ovvero dall’angolo

destro, non registrano tante conclusioni effettuate. La pericolosità

dal perimetro è quindi più concentrata nella zona centrale dove si

avvicinano alla media di lega (37.5%). Nel mid-range tirano abbastanza

bene ma non in quantità. Unica eccezione nuovamente la zona centrale

(la prediletta del’ex Olimpia Milano Kevin Punter). La forza più evidente

del Partizan è sotto canestro dove tirano tantissimo e bene (60.71%).

I serbi come abbiamo visto sono anche i migliori per efficienza ai tiri

liberi (82.1%) e sono tra le squadre che più vanno in lunetta, ulteriore

conferma della loro aggressività al ferro. Poi si partirà per la trasferta

spagnola in casa del Badalona il 18 Gennaio. Squadra che ha stupito

finora e che metterà a dura prova l’Aquila. Tra gli spagnoli anche Derek

Willis, giocatore estremamente duttile e versatile ammirato l’anno

scorso a Brindisi. Il mese si chiuderà con la partita casalinga del 26

Gennaio contro Andorra. La squadra dell’ex Brescia, Milano e Cremona

Drew Crawford ha come detto il quarto record del girone ma fuori casa

ha raccolto soltanto due punti nelle quattro gare disputate finora.

CHI SIAMO

Focus statistico del mese: playmaking

Il nostro focus mensile questa volta ricade sulle abilità di playmaking.

Per analizzare questo fondamentale della pallacanestro è utile, ma

riduttivo, soffermarsi solo sul numero totale di assist effettuati a

partita (AST/G). Infatti la qualità nel servire i propri compagni passa

anche dal non perdere palloni nel tentare di farlo (TO/G). Se gli assist

forniscono alla squadra la possibilità di creare situazioni ad alta

percentuale di realizzazione, le palle perse sono determinanti per

non regalare possessi in più ai diretti concorrenti. Questi dati ci danno

una panoramica quantitativa del playmaking, ma per avere un quadro

completo dobbiamo unire le statistiche di efficienza. Un primo indice

di efficienza ci è fornito dal ratio tra assist e palle perse (AST/TO),

che ci dice letteralmente quanti assist il giocatore ha effettuato per

ciascuna palla persa che ha fatto registrare. Maggiore è il ratio più

efficiente è il giocatore. Altri due indici di efficienza sono quanti assist

il giocatore effettua per 100 possessi giocati (AST Ratio) e quante palle

perse (TO Ratio). Avere un’indicazione su 100 possessi fornisce dati

esclusivamente di efficienza ma al contempo è fondamentale per capire

la qualità del giocatore. In ultimo ci occorre sapere quanto il giocatore

e le sue abilità di playmaking incidono sulla squadra. Sapere qual’è la

percentuale di assist che il giocatore ha effettuato rispetto al totale dei

tiri realizzati dalla squadra mentre lui è in campo (AST%) ci indica infatti

con quale incidenza il giocatore è determinante alla creazione del gioco.

Per comprendere meglio prendiamo ad esempio Diego Flaccadori,

miglior assist-man dell’Aquila in Europa ad oggi. Flaccadori è in media

per quanto riguarda gli assist effettuati e poco sotto media per palle

perse. Il ratio tra le due statistiche quantitative è però abbastanza basso

e lontano dai migliori dell’Eurocup. Idem nei dati per 100 possessi. Al

contrario l’incidenza che ha nella creazione di gioco dell’Aquila ha un

peso importante. Infatti il 25% dei canestri realizzati mentre lui è in

campo porta la firma di un suo assist. Concludendo, Flaccadori perde

un po’ troppi palloni riducendo così in parte l’effetto benefico dei suoi

assist ma al contempo è dalle sue mani che passa un quarto della

creazione di gioco di Trento.

Siamo una StartUp innovativa che studia, progetta e sviluppa soluzioni digitali per la pallacanestro. Uniamo

informatica e statistica al servizio della palla a spicchi. In quest’articolo tutti i dati forniti provengono dal

nostro database, creato appositamente tramite il nostro strumento di scouting e analisi statistica. Vieni a

trovarci sui nostri canali!

@data_basket basket_data_scouting @BasketDataScouting


46 | APPUNTI SPARSI

Definire

la mia energia

DI FRANCESCO COSTANTINO CIAMPA

Con l’acquisto di una cucina Noemi

CASATUA

TI REGALA

UN’ASCIUGATRICE

Ho guardato troppe partite di basket. E, per la verità, a me sembrano poche. Ne ho viste tantissime sul vecchio tubo catodico ma ne

ho viste di più sul computer mentre mia moglie dorme, sullo smartphone tenuto in mano in treno, sulla televisione con il cane che

non dorme per le mie urla. Ogni partita vista mi ha provocato un’emozione: piccola o grande, salvifica o mortifera. C’è il tifo, certo.

Un acceleratore di follia che non aiuta una lucida fruizione del prodotto basket. Ma c’è anche la voglia di cibarsi di un momento tanto

insignificante dal punto di vista temporale quanto vitale nella creazione di una passione. Quale? Semplice. Parte dal frame in cui il

pallone lascia la mano del tiratore e finisce con il passaggio della palla attraverso l’anello. In quella sequenza d’immagini è racchiusa

tutta la mia energia. Che può rimanere sopita in caso di errore o esplodere in maniera dirompente al concretizzarsi del canestro.

Avete mai provato a cronometrare quanto dura la parabola? LeBron James è riuscito ad accettare la sfida di Schröder (“se segni

questa ti do 100 dollari”…”Andata!”) e a vincerla. Tutto mentre caricava il tiro e lasciava andare la spicchia che si spegneva con il più

classico dei CIUFF. Io riesco sempre a pensare “questa non la segnerà mai!”. È un mantra scaramantico, ovviamente. Specie quando

tira Reynolds. Che spesso segna. Eppure lo penso quasi sempre, più diventa infuocato il finale e maggiore diventa la frequenza di

pessimismo cosmico. Se ci pensate quel microscopico momento toglie il fiato. Nessuno di noi è in grado di respirare nel mentre.

Qualcuno parla (come detto), qualcuno alza già le braccia, qualcuno si copre gli occhi ma nessuno respira. È impossibile farlo. La

cosa che mi ha sempre spaventato di più è il dopo. In entrambi i casi si genera uno tsunami emotivo. Reprimere la gioia è deleterio

per la salute ma scatenarla dopo un tiro sulla sirena mi ha portato più volte vicino all’infarto. Per quello sono fermamente convinto

che non guarderò più una partita di basket dopo i sessant’anni. Non me lo posso permettere a livello sanitario. Tutto qui. Eppure,

quell’energia innescata dall’oggetto in questione mi attrae in maniera quasi morbosa. La parte più irrazionale di me spera sempre in

un finale punto a punto. E in un canestro di Reynolds. Buon anno!

+

*Promo valida fino ad esaurimento scorte

*Promo valida solo su un acquisto di almeno 3 elettrodomestici e solo sulla cucina Noemi

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