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Delagardette - Quaderno 21 - febbraio 2022

L’ultimo volume su Paestum pubblicato nel Settecento sarà realizzato dal giovane architetto francese Claude Mathieu Delagardette. Nel 1793, durante la sua permanenza forzata a Napoli a causa dei disordini rivoluzionari a Roma, partì per la scoperta di Paestum al fine di intraprendere il rilievo dei monumenti dell’antica città della Magna Grecia. Era mosso dal desiderio di offrire alla sua Nazione, come lui stesso dichiarerà, uno studio che non cadesse nelle contraddizioni dei precedenti, spesso poco attenti nell’esattezza delle misurazioni. Il volume, presentato a Parigi per la prima volta nel 1798, si affermerà fin da subito come il “testo ufficiale dell’Académie”, quasi certamente il più citato nei secoli successivi, anche se in parte superato dalle nuove pubblicazioni ottocentesche. A Paestum lo seguì il giovane pittore Jacques Réattu che per l’occasione realizzerà un inedito dipinto, oggi conservato ad Arles nel museo a lui dedicato, uno dei rari disegni dell’artista dedicati all'architettura.

L’ultimo volume su Paestum pubblicato nel Settecento sarà realizzato dal giovane architetto francese Claude Mathieu Delagardette. Nel 1793, durante la sua permanenza forzata a Napoli a causa dei disordini rivoluzionari a Roma, partì per la scoperta di Paestum al fine di intraprendere il rilievo dei monumenti dell’antica città della Magna Grecia. Era mosso dal desiderio di offrire alla sua Nazione, come lui stesso dichiarerà, uno studio che non cadesse nelle contraddizioni dei precedenti, spesso poco attenti nell’esattezza delle misurazioni.
Il volume, presentato a Parigi per la prima volta nel 1798, si affermerà fin da subito come il “testo ufficiale dell’Académie”, quasi certamente il più citato nei secoli successivi, anche se in parte superato dalle nuove pubblicazioni ottocentesche. A Paestum lo seguì il giovane pittore Jacques Réattu che per l’occasione realizzerà un inedito dipinto, oggi conservato ad Arles nel museo a lui dedicato, uno dei rari disegni dell’artista dedicati all'architettura.

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Claude Mathieu

Delagardette

Le rovine di Paestum

I Quaderni


Claude Mathieu Delagardette. Le rovine di Paestum

Costabile Cerone

Nel 1798, cinque anni dopo il suo viaggio a Paestum,

l'architetto francese Claude Mathieu Delagardette

(fig. 1) pubblicherà a Parigi il trattato di architettura

sui templi dorici dell'antica colonia greca dal titolo Le

rovine di Paestum o Poseidonia, antica città della

Magna Grecia ( Les ruines de Paestum ou Posidonia,

ancienne ville de la Grande Grèce).

Il volume di circa cento pagine, ultima pubblicazione

settecentesca su Paestum di fondamentale importanza

per i successivi studi compiuti nel XIX secolo,

comprende una nota introduttiva sulla storia della città,

la descrizione topografica del luogo e dei suoi dintorni,

un'ampia esposizione sul grande tempio, sui

materiali con cui furono realizzati gli edifici, alcune

ipotesi sulle modalità costruttive e quattordici tavole

grafiche (fig. 9, 11-18).

Delagardette, nato a Parigi nel 1762, fu allievo

dell'architetto Julien David Le Roy (fig. 2), professore

all' Académie royale d'architecture e autore del

volume pubblicato in prima edizione nel 1758 “Les

Ruines des plus beaux monuments de la Grèce” (fig.

3), che influenzò fortemente l'arte e l'architettura del

suo tempo, nello stesso periodo in cui il pubblico europeo

aveva iniziato a idealizzare l'estetica dell'antica

Grecia. Nella trattazione sull'evoluzione

dell'architettura greca, in cui fa riferimento anche a

Paestum, Johann Joachim Winckelmann, con una

mite nota critica, osservò che l'architetto avrebbe

dovuto includere i templi dell'antica città nella terza

fase del dorico.

Le Roy, nel viaggio di ritorno da Atene per Parigi, nel

1755 si era fermato a Roma, ed è in quel periodo che

potrebbe aver visitato Napoli e quindi Paestum. Ipotesi

confermata dalla presenza a Parigi nel 1764

dell'incisore inglese Thomas Major per studiare e

copiare un disegno dell'architetto da inserirlo nel suo

volume “ The Ruins of Paestum”, che pubblicherà a

Londra quattro anni dopo. L'incisione di prova di questo

disegno, consistente nella pianta del tempio periptero

di Cerere a Paestum, non più utilizzato nella versione

a stampa del volume, è conservato a Londra al

Sir John Soane's Museum.

L'interesse di Le Roy per l'architettura antica influenzerà

dunque il giovane allievo Delagardette, che,

1

2

2


mosso dalla stessa passione e desideroso di trasmettere

le sue conoscenze sull'argomento, pubblicherà nel

1786, all'età di 24 anni, un trattato di architettura

destinato ai giovani studenti dell'accademia. Il volume,

corredato da nozioni di geometria e sul disegno

delle ombre, illustra le “Regole dei cinque ordini in

architettura”, tratte dall'opera pubblicata

dall'architetto Jacopo Barozzi da Vignola nel 1562, a

cui Delagardette ritenne necessario aggiungere i particolari

dell'ordine dorico di Paestum, fino ad allora

illustrato e descritto solo in rare e costose pubblicazioni

(fig. 4).

Scelse di illustrare il tempio più grande, il cosiddetto

Tempio di Nettuno, basandosi sui disegni del compianto

architetto Jacques Germain Soufflot, che il suo

amico Dumont, professore di architettura, gli aveva

gentilmente affidato. Medesimi disegni che furono

incisi per il volume “ Les Ruines de Paestum” dello

stesso Dumont e in quello pubblicato a Londra nel

1768 da Thomas Major, e che Delagardette criticherà

successivamente nel suo lavoro per la poca accuratezza

delle misurazioni da parte dei colleghi architetti

che lo avevano preceduto.

L'attenzione del giovane Delagardette per l'antica

colonia della Magna Grecia è dunque chiara fin dal

suo primo trattato, maturando nel tempo il desiderio

Fig. 1. Philippe-Laurent Roland (1746-1816)

Ritratto di Claude-Mathieu Delagardette, 1804

Scultura - Busto su piedistallo (H 60 cm)

Musée Carnavalet, Histoire de Paris, Parigi

Fig. 2. Ritratto di Julien David Le Roy

Incisione (24 x 31,2 cm)

Collezione The British Museum, Londra

Fig. 3. Julien David Le Roy

Copertina del volume:

The Ruins of the Most Beautiful Monuments of Greece

Seconda edizione, Parigi, 1770

Fig. 4. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola 44 - Facciata di un tempio di Paestum (Tempio

di Nettuno)

Incisione dal volume

“Règles des cinq ordresd'architecture de Vignole, avec

un détail d'un ordre dorique de Paestum”, 1786

3 4

3


di recarsi sul luogo ed eseguire personalmente le

misurazioni e i disegni dei monumenti, così da consegnare

“ alla nativa Francia” un'opera sulle rovine di

Paestum. Il motivo di questa sua iniziativa lo dichiarerà

lui stesso nell'introduzione del volume: "Non c'è

nulla di più allettante, per un devoto all'Architettura

antica, del desiderio di pubblicare un testo sulle

osservazioni e sulle ricerche compiute in quello stesso

luogo in cui gli Architetti greci, guidati e animati

dal génie forte e sublime, hanno immaginato e

costruito i maestosi edifici di cui ancora oggi, a Paestum,

ne ammiriamo le rovine".

Colse l'occasione di recarsi a Paestum durante il suo

soggiorno in Italia, quando nel 1791 la vincita della

borsa di studio del Prix de Rome, istituita dallo stato

francese per gli studenti più meritevoli nel campo

delle arti, gli consentì di continuare gli studi

all'Accademia di Francia a Roma, ma purtroppo “in

un dannato momento”, come scrisse in un carteggio,

ossia in un periodo non molto favorevole per i tesi rapporti

tra la Francia rivoluzionaria e il Vaticano. Difatti

a gennaio 1793 durante alcuni disordini popolari antifrancesi

rimase ucciso il diplomatico Nicolas Jean

Hugon de Basseville, e venne saccheggiata la sede

dell'Accademia a Palazzo Mancini. In seguito a questi

avvenimenti, con la soppressione dell'istituzione

artistica francese a Roma, alcuni studenti furono

costretti a fuggire a Napoli e Firenze.

Delagardette, insieme all'amico Jacques Réattu (fig.

5), un giovane pittore ( pensionnaires, borsista)

all'Accademia, si rifugiò a Napoli, mentre il connazionale

Louis Lafitte, anche lui vincitore di una borsa

di studio per la categoria pittura, si rifugiò a Firenze.

Lafitte, rientrato a Parigi, dove lavorò per Napoleone

(fig. 6) e in seguito per Luigi XVIII, sarà l'autore

insieme a Delagardette delle vedute della città di Paestum

illustrate nella Tavola II del volume (fig. 10).

L'architetto e Réattu durante il soggiorno partenopeo

risiederono all'Hotel di Monte Oliveto, la cui proprietaria

Madame Gasse, da generosa amica, sostenne il

suo desiderio di studiare e misurare le antiche rovine

di Paestum. Fu lei dunque a presentargli Vincenzo

Ferraresi, regio architetto del Regno di Napoli, che

gli fece ottenere le autorizzazioni governative per il

rilievo dei monumenti, e il pittore paesaggista George

(Augustus) Wallis, un gentiluomo inglese che svolgeva

l'attività di agente e mercante d'arte, in seguito

accusato di collaborare con i francesi (fig. 7, 8). Amante

dell'architettura antica e soprattutto dei monumenti

pestani, Wallis si mostrò disponibile ad accompagnarlo

e a sostenere le spese di viaggio e di tutte le

attrezzature necessarie in cambio delle vedute origi-

5 6

4


Fig. 5. Jacques Réattu (1760-1833)

Autoritratto, 1785

Olio su tela

Musée Réattu, museo d'arte ad Arles, Francia

Fig. 6. Louis Lafitte (1770-1828)

Ritratto di Napoleone Bonaparte, 1796

Carboncino e matita nera

Fondation Dosne Thiers, Bibliothèque Thiers,

collezione Frédéric Masson, Parigi

Fig. 7. George Augustus Wallis (1761-1847)

Autoritratto con pennelli, 1805

Olio su Legno (36 x 57,5 cm)

Collezione privata

Fig. 8. George Augustus Wallis (1761-1847)

Paesaggio arcadico, 1794

Grafite, inchiostro nero e grigio (53,5 x 40 cm)

The British Museum, Londra

7

8

5


nali che avrebbe realizzato sul posto. Accettata

l'offerta dell'inglese e organizzato il viaggio, in compagnia

di Réattu, partirono da Napoli il 17 marzo

1793, fermandosi a Salerno per procurarsi il materiale

e i mezzi per raggiungere Paestum in tutta sicurezza.

Tra i vari oggetti l'architetto aveva portato con sé i

volumi pubblicati fino ad allora sull'antica città, tra

cui “ Le rovine di Pesto” di Paoli, di Major e di

Dumond, così da poter confrontare i relativi disegni

direttamente sul luogo.

Ripartiti da Salerno raggiunsero Paestum, un luogo

descritto dall'architetto come un immenso spazio

arido circondato da mura in prossimità del mare, ricoperto

di colonne e maestosi monumenti; un regno di

assoluto silenzio, dove gli unici abitanti, oltre ai suoi

compagni di viaggio, erano i pochi pastori intenti a

pascolare le bufale tra sassi e serpenti. Il luogo poco

confortevole, dove pernottarono nei vecchi e scomodi

locali della casa del Vescovo, e i notevoli disagi

finanche per procurarsi il cibo, dovendosi spostare in

collina nel centro abitato di Capaccio, resero la permanenza

a Paestum più breve del previsto. Delagardette

in quei pochi giorni riuscì a terminare solo il

rilievo e i disegni del Grande Tempio, completando a

Napoli i grafici degli altri due monumenti sulla base

delle dettagliate misurazioni effettuate sul posto.

L'amico pittore Réattu realizzò alcuni schizzi a matita

e un dipinto ad olio con una veduta dei templi (fig. 19,

21), oggi conservato in Francia al Musée Réattu, un

museo d'arte ad Arles, inizialmente nato per presentare

le sue stesse opere. Alcuni disegni di Delagardette

sono invece custoditi nella collezione della Scuola

Nazionale di Belle Arti a Parigi (École nationale supérieure

des beaux-arts), provenienti dalla collezione

dell'architetto francese François Debret (fig. 20),

parte di una serie di disegni all'interno del volume “Voyage

en Italie: De Naples à Paestum” (fig. 22).

Delagardette, ritornato in Francia, per raccogliere i

fondi necessari alla pubblicazione dell'opera, propose

la sottoscrizione di un abbonamento, a cui vi presero

parte lo stesso Réattu, Louis Lafitte, l'architetto Le

Roy, e i maestri incisori della maggior parte delle tavole

illustrate, Antoine Joseph Gaitte e Claude Alexandre

Moisy.

Membro della Société libre des sciences, lettres et

arts de Paris, insegnante di disegno e per qualche

anno architetto governativo a Montpellier, Delagardette

morì nel 1805 ad Orléans all'età di quarantacinque

anni, consegnando alla Francia un'opera che sarà

per molti anni un modello di riferimento per i successivi

studi su Paestum.

9

Fig. 9. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola I - Planimetria generale di Paestum

Incisione

Da “Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne

ville de la Grande Grèce”, Parigi, 1799

6

Fig. 10. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Louis Lafitte (1770 - 1828)

Tavola II - Viste generali della città di Paestum

Incisione

Da “Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne

ville de la Grande Grèce”, Parigi, 1799


10

7


11

Fig. 11. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola V - Sezioni dello stato attuale del Grande

Tempio (Tempio di Nettuno)

Incisione (Antoine Joseph Gaitte)

Da “Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne

ville de la Grande Grèce”, Parigi, 1799

12

Fig. 12. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Pianta del Tempio di Nettuno, Paestum

Inchiostro di china e acquerello grigio (20,3 x 41,7 cm)

Collezione École Nationale Supérieure des Beaux-Arts,

Parigi

Dal volume “Voyage en Italie: De Naples à Paestum” di

François Debret

Fig. 13. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola VI - Sezioni ricostruite del Grande Tempio

(Tempio di Nettuno)

Incisione

Da “Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne

ville de la Grande Grèce”, Parigi, 1799

Fig. 14. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola IV - Facciate ricostruite del Grande Tempio

(Tempio di Nettuno)

Incisione (Claude Alexandre Moisy)

Da “Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne

ville de la Grande Grèce”, Parigi, 1799

8


13

14

9


Fig. 15. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola III - Pianta del Grande Tempio (Tempio di

Nettuno)

Incisione (Claude Alexandre Moisy)

Da “Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne

ville de la Grande Grèce”, Parigi, 1799

16

Fig. 16. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola VII - Trabeazione e capitello del Grande Tempio

(Tempio di Nettuno)

Incisione (Claude Alexandre Moisy)

Da “Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne

ville de la Grande Grèce”, Parigi, 1799

Fig. 16. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola VIII - Pianta della trabeazione del Grande

Tempio (Tempio di Nettuno)

Incisione (Antoine Joseph Gaitte)

Da “Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne

ville de la Grande Grèce”, Parigi, 1799

Fig. 18. Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola IX - Piccolo tempio (Tempio di Cerere)

Incisione (Antoine Joseph Gaitte)

Da “Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne

ville de la Grande Grèce”, Parigi, 1799

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Fig. 19. Jacques Réattu (1760-1833)

Il Tempio di Paestum, marzo 1793

Olio su cartone montato su tela (49 x 37 cm)

Lascito Elisabeth Grange, 1868

Musée Réattu, museo d'arte ad Arles, Francia

Tra i rari disegni dedicati da Jacques Réattu

all'architettura

13


20

Fig. 20. Fanny Alaux (1795-1879)

Ritratto di François Debret, 1850

Litografia (28 x 36 cm)

Incisore Alphonse-Léon Noël (1807-1884)

Collezione dell'École Nationale Supérieure des Beaux-

Arts, Parigi

François Debret (1777-1850)

Architetto associato dell'Académie des beaux-arts di

Parigi, come la maggior parte degli artisti, architetti e

studenti francesi che si spinsero in Italia per completare

la propria formazione, ammirando e studiando

da vicino i monumenti dell'antichità classica, nel

1806 partì per intraprendere un lungo Voyage en Italie,

sostando a lungo in Campania e nelle province

del Regno di Napoli, occupate in quegli anni dalle

truppe napoleoniche.

I numerosi documenti raccolti durante il viaggio

(stampe, incisioni, carte geografiche, disegni, acquerelli,

bozzetti e rilievi architettonici) sono custoditi

presso la Bibliothèque de l'Ecole nationale supérieure

des beaux-arts di Parigi.

I materiali riferiti a Paestum, tra cui alcuni disegni di

Delagardette e dell'architetto Henri Labrouste, sono

contenuti nel volume "Voyage en Italie: De Naples à

Paestum".

Fig. 21. Jacques Réattu (1760-1833)

Il Tempio di Nettuno a Paestum, marzo 1793

Inchiostro su carta da lucido (25 x 15 cm)

Lascito Elisabeth Grange, 1868

Musée Réattu, museo d'arte ad Arles, Francia

21

14


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Fig. 22. François Debret (1777-1850)

Mosaico del portico della facciata principale del Tempio

di Cerere, Paestum, 1807

in “Voyage en Italie: de Naples à Paestum”

Collezione dell'Ecole Nationale Supérieure des Beaux-

Arts, Parigi

Riferimenti bibliografici:

Claude Mathieu Delagardette, Règles des cinq ordres

d'architecture de Vignole, avec un détail d'un ordre dorique de

Poestum ; suivies d'une seconde partie, contenant les Leçons

élémentaires des ombres dans l'architecture, démontrées par

principes pris dans la nature, Chereau, Paris, 1786

Claude Mathieu Delagardette, Les ruines de Paestum ou

Posidonia, ancienne ville de la Grande Grèce: a vingt-deux

Lieues de Naples, dans le Golfe de Salerne, levées, mesurées et

dessinées sur les lieux, en l'an II, Parigi, 1799

Henri Herluison, Paul Leroy, L'architecte Delagardette, Orléans,

1896 (Bibliothèque nationale de France, Parigi)

Werner Szambien, Les architectes parisiens à l'époque

révolutionnaire, in Revue de l'Art n. 83, Parigi, 1989

Monika von Wild, George Augustus Wallis, 1761-1847 -

Englischer landschaftsmaler: monographie und OEuvrekatalog,

edizione Peter Lang, 1996

Robin Middleton, Thomas Major (1720-1799), in The Mark J.

Millard Architectural collection, Volume II, National Gallery of

Art, Washington, 1998

Pedro Moleón Gavilanes, La difusión de la imagen de Paestum

en el siglo XVIII, in De Pompeya al Nuevo Mundo. La Corona

española y la Arqueología en el siglo XVIII, Real Academia de la

Historia, Madrid, 2012

Daniel Rouvier, Jacques Réattu: Arelatensis 1760-1833, un rêve

d'artiste, Catalogo della mostra a Arles, Settembre 2017,

Gennaio 2018, Somogy, Parigi, 2017

Robin Middleton, Julien-David Le Roy, The Ruins of the Most

Beautiful Monuments of Greece, pubblicazione del Getty

Museum, Los Angeles,2004

Veronique Mathis, Louis Lafitte: un peintre d'histoire de la

Révolution à la Restauration, Normandie Université, France,

2020

Alessio Mazza, “De Naples… à la Sicile”. I viaggi nell'Italia del

sud di François Debret (1777-1850), in ArcHistoR Extra 5, Il

Sud Italia: schizzi e appunti di viaggio. L'interpretazione

dell'immagine, la ricerca di una identità, Università

Mediterranea di Reggio Calabria, 2019

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L'ultimo volume su Paestum pubblicato nel Settecento

sarà realizzato dal giovane architetto francese Claude

Mathieu Delagardette. Nel 1793, durante la sua

permanenza forzata a Napoli a causa dei disordini

rivoluzionari a Roma, partì per la scoperta di Paestum

al fine di intraprendere il rilievo dei monumenti

dell'antica città della Magna Grecia. Era mosso dal

desiderio di offrire alla sua Nazione, come lui stesso

dichiarerà, uno studio che non cadesse nelle contraddizioni

dei precedenti, spesso poco attenti

nell'esattezza delle misurazioni.

Il volume, presentato a Parigi per la prima volta nel

1798, si affermerà fin da subito come il “testo ufficiale

dell'Académie”, quasi certamente il più citato nei

secoli successivi, anche se in parte superato dalle

nuove pubblicazioni ottocentesche. A Paestum lo

seguì il giovane pittore Jacques Réattu che per

l'occasione realizzerà un inedito dipinto, oggi conservato

ad Arles nel museo a lui dedicato, uno dei

rari disegni dell'artista dedicati all'architettura.

Immagine di copertina

Claude Mathieu Delagardette (1762-1805)

Tavola V

Sezioni dello stato attuale del Grande Tempio - Tempio di Nettuno

Incisione Antoine Joseph Gaitte

“Les ruines de Paestum ou Posidonia, ancienne ville de la Grande Grèce”

collana

I Quaderni dell’Arte

a cura di Costabile Cerone

Quaderno 21 - febbraio 2022

Claude Mathieu Delagardette

Le rovine di Paestum

Copyright: © 2022 PAESTUMinARTE

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Licenza 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0 IT)

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