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Magazine PiùMe Marzo 2022

Il magazine di Marzo di Piùme è disponibile con tantissimi articoli per tutti i gusti. Non ci resta che augurarvi buona lettura!

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M A G A Z I N E

ANNO VIII

NUMERO 3

MARZO 2022

COPIA OMAGGIO

BLANCO &

MAHMOOD

IN QUESTO NUMERO:

TALENTI ITALIANI

MONICA VITTI

.

REPORTAGE

I BENEFICI DEL CAMMINARE

GLI ABITI SIMBOLO

DELL’EMANCIPAZIONE FEMMINILE

THE WINNER

VALENTINA GIACINTI

MONDO DONNA

Donnexstrada:

torna a casa in sicurezza

FITNESS

Allenamento a Circuito

o Circuit Training

IL CAVOLO A MERENDA

Prodotti della terra e gustose

ricette di Fabrizio Diola

SIAMO I

RAGAZZI

DI OGGI

IO VIAGGIO DA SOLA

Urbino

I CONSIGLI DI BARBANERA

Ottimisti si diventa...

A primavera


SCOPRI IL VOLANTINO DEL TUO PUNTO VENDITA

PIÙ VICINO A TE!

2

M A G A Z I N E


VERSO DI

PRIMAVERA

“Se

Il 21 marzo oltre che l’irrompere della primavera è anche la Giornata

mondiale della Poesia come deciso dalla XXX Sessione della Conferenza

Generale dell’UNESCO nel 1999. Una giornata che riconosce all’arte

poetica un ruolo fondamentale nella promozione del dialogo interculturale,

nella valorizzazione e comprensione delle diversità linguistiche e come

strumento di promozione della pace.

M

-Maria Grazia Deleddaa

la poesia e i poeti sono molto, molto di

più! Che Montale fosse anche un ragioniere

e Quasimodo un geometra ci spiega

molto meglio -di chissà quali e quante

erudite disquisizioni accademiche, che la poesia

appartiene a tutti esattamente come le emozioni.

Sgombrato il campo dall’equivoco che poesia sia

soltanto una questione di rime baciate o di assonanze

tra parole, di sillabe conteggiate o dell’andare

“punto e a capo” da una riga all’altra ed appurato

che, non esistono corsi di laurea che sfornano

poeti come fossero ingegneri, diventa semplice

immedesimarsi nel poeta che è in noi. Il poeta è

l’io che rivela emozioni attraverso la magia delle

parole, il colore di quelle parole, la musica che

ci sta dentro, dando valore al tempo che racconta

cos’è stato, cos’è o cosa sarà. Spesso si nasconde

dietro un silenzio, un amore vivo, dimenticato,

sfuggito o cacciato e diventa lievito di sentimenti

e di ricordi come una bussola in cerca di nuovi

orizzonti da conquistare di giorno in giorno. Spesso

la ritrovi sui tuoi passi, su quelle strade calpestate,

in quei vicoli, in luoghi e paesaggi, nelle

luci del mattino o all’imbrunire dentro un bicchiere

di vino, in uno sguardo, in un sorriso di gioia o

in una smorfia di dolore, in un bacio inatteso, in

una carezza improvvisa, dentro un abbraccio. La

poesia è un soffio di bellezza contro la tempesta

di indifferenza. E di poesia c’è bisogno. Contro la

superficialità che sembra farla da padrona in questi

EDITORIALE

di MAURIZIO BONUGLI

vostro figlio vuole

fare lo scrittore o il poeta

sconsigliatelo fermamente.

Se continua minacciatelo

di diseredarlo. Oltre queste

prove, se resiste, cominciate

a ringraziare Dio di avervi

dato un figlio così, diverso

dagli altri.”

moderni tempi frenetici, superficiali e iperconnessi.

Così vicini, così lontani. Fermiamoci di tanto

in tanto. Scorriamo le dita fra i libri allineati sugli

scaffali dietro la poltrona del salotto. Allunghiamo

una mano e strappiamo da quella fila di titoli impolverati

un libro di poesie, apriamolo dove capita

e leggiamo quei versi, sarà il caso a decidere il

messaggio di cui far tesoro e poi con quel libro in

tasca scendiamo le scale a rotta di collo e corriamo

da quella persona. È una persona speciale, tutti ne

abbiamo una che magari non sa di esserlo o che,

invece, sa tutto. E dedicale una poesia, scritta da

te. Perché lo ha detto Baudelaire …si può stare:

“un giorno senza pane, ma non un giorno senza

poesia”! Eccone tre, scelte per Voi:

Poteva accadere.

Doveva accadere.

E’ accaduto prima. Dopo.

Più vicino. Più lontano.

E’ accaduto non a te.

Ti sei salvato perché eri il primo.

Ti sei salvato perché eri l’ultimo.

Perché da solo. Perché la gente.

Perché a sinistra. Perché a destra.

Perché la pioggia. Perché un’ombra.

Perché splendeva il sole.

Per fortuna là c’era un bosco.

Per fortuna non c’erano alberi.

Per fortuna una rotaia, un gancio, una

trave, un freno,

un telaio, una curva, un millimetro, un

secondo.

Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.

Che sarebbe accaduto se una mano, una

gamba,

a un passo, a un pelo

da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora

socchiuso?

La rete aveva solo un buco, e tu proprio

da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio

tacerlo.

Ascolta come mi batte forte il tuo cuore.

-Wisława Szymborska-

Giuro per i miei denti di latte

giuro per il correre e per il sudare

giuro per l’acqua e per la sete

giuro per tutti i baci d’amore

giuro per quando si parla piano la notte

giuro per quando si ride forte

e giuro per la parola non

giuro per la parola mai

e per l’ebrezza giuro, per la contentezza

Giuro che questa terra non sta per finire

giuro che io sento a volte una gioia così

grande

giuro che la gioia esiste e io la sento

e giuro che non mi lascerò intristire

da nessun piagnucoloso profeta

da nessun artista che mercanteggia

col dolore, da nessun dotto avaro

da nessuno che scorrazza nel sangue e me

lo spiega

da nessun imbonitore con sue parole

soffocanti.

Giuro che io salverò la delicatezza mia

la delicatezza del poco e del niente

del poco poco, salverò il poco e il niente

il colore sfumato, l’ombra piccola

l’impercettibile che viene alla luce

il seme dentro il seme, il niente dentro

quel seme. Perché da quel niente

nasce ogni frutto. Da quel niente

tutto viene.

-Mariangela Gualtieri-

Bisogna dedicarsi

pian piano

precisamente

a briciole per uccelli

sul davanzale nord,

piegati su di sé

lavare il pavimento

come il corpo di un dio

bambino,

guardare i piatti sgocciolare

come una luna che spazza via

l’ovvio tra gli alberi.

Perdere intenti e rimedi

contro il restare,

soffermarsi cauti

su ogni vuoto di voce

e affetto di silenzio,

lavorare come minatori

al capezzale delle parole,

aspettare disperati.

In cambio del fiore di gelsomino.

-Chandra Livia Candiani-

M A G A Z I N E

5


6

M A G A Z I N E


LA MONETA INVISIBILE

di CARLO ROMANO

IL SEGRETO DELL’ELISIR

DI LUNGA VITA IN UNA

PROTEINA

Un filo invisibile unisce angoli e persone del mondo che a prima

vista sembrano non avere davvero nulla in comune.

D

ifficile immaginare vite più diverse tra

quelle degli Amish, la comunità cristiana

nata in Svizzera nel 1500 e stabilitasi

negli Stati Uniti a partire dal 1700, e i cittadini

dell’Ogliastra, regione orientale della Sardegna.

O gli abitanti di Ikaria, l’affascinante isola greca a

pochi chilometri dalla Turchia che prende il nome

dal mito di Icaro, con gli appartenenti ad un’altra

comunità cristiana del nord America, gli avventisti

del settimo giorno di Loma Linda, cittadina

della California. O ancora: tra i residenti di un’altra

isola, questa volta in Giappone, Okinawa, e gli

abitanti del distretto di Nicoya, piccola regione

di Costa Rica.

Distanti migliaia di chilometri l’uno dall’altro, diversissimi

in tutto, eppure uniti dal filo della longevità.

Se ne sono accorti gli abitanti stessi, così

come medici e ricercatori di tutto il mondo, che

si danno il cambio stabilmente in quelle aree del

pianeta per cercare di capire quale sia e dove si

annidi l’elisir di lunga vita. Perché studi e statistiche

ormai certificano senza ombra di dubbio che

chi abita in uno di quei luoghi ha una speranza di

vita di almeno una decina d’anni in più rispetto

agli altri abitanti della Terra. Poche o nessuna

malattia vascolari, pochi o nessun tumore.

Il sogno di vivere in eterno, o quantomeno superare

il secolo d’età, in buona salute, ha trovato

qualche altra buona ragione per rinnovarsi, ma

se fino a pochi anni fa mancava ancora una spiegazione

sul perché in alcuni luoghi del mondo si

vivesse più a lungo rispetto ad altri, ora qualche

risposta comincia ad arrivare.

Al netto del fatto che almeno in quelle parti di

mondo in cui i sistemi sanitari funzionano ormai

l’età media si sta allungando dappertutto: oggi,

chi arriva a compiere 65 anni, ha il 50% di possibilità

di tagliare anche il traguardo degli 85 anni.

Conta però anche arrivarci godendo di uno stato

di salute buono e su questo incide moltissimo la

prevenzione, garantita in primo luogo dagli esami

periodici. Prevenzione fondamentale anche

per i bilanci degli Stati stessi, perché costa assai

meno fare controlli piuttosto che curare patologie

croniche tipiche della terza età.

Nemmeno la certezza che l’epoca in cui viviamo

è sicuramente la più stressante e la più inquinata

annulla i vantaggi della prevenzione.

Per il resto se si vogliono aumentare ulteriormente

le proprie speranze di avvicinarsi ai 100

anni o perfino di superarli, occorre mantenersi in

buona forma fisica con costanza ed evitare cibi e

abitudini alimentari sbagliati.

Riducendo peraltro il numero di calorie incamerate

ogni giorno. Perché l’altra certezza è che il mangiare

troppo è nemico del vivere a lungo. E qui entra in gioco

il vero segreto dell’immortalità o quasi, condivisa

inconsciamente dagli abitanti dei luoghi sparsi per il

mondo in cui si vive più a lungo. Un segreto chiamato

sirtuine, proteine naturali che hanno la capacità di rallentare

i processi di invecchiamento e intervenire sul

metabolismo. Si attivano quando ci si dedica all’attività

fisica e si riduce la quantità di calorie. La principale

delle sette sirtuine presenti nel nostro organismo in

particolare quando è attiva entra nel nostro dna, separa

al suo interno le proteine buone, antiossidanti e antinfiammatorie,

da quelle cattive, e le valorizza.

Quel che possiamo fare noi per stimolare le sirtuine

oltre che l’attività fisica e l’attenzione alla quantità

dei cibi, è anche mangiare alimenti che le mettono in

moto. Sostanze come i polifenoli, lo stilbene, la politadina,

il resveratrolo hanno la proprietà di risvegliare e

coadiuvare le nostre sirtuine. Le nostre riserve supplementari

di sirtuine possiamo trovarle nei frutti rossi e

in alcune verdure: si va dal cacao, all’olio extra vergine

di oliva, dalla cipolla rossa, al te verde, dai capperi al

sedano, dalla soia, alle fragole, dalle noci alla curcuma,

dal grano saraceno al cavolo riccio, dai datteri al

prezzemolo, fino alla rucola. Oltre che in questi cibi

solidi le sirtuine sono presenti anche in alcuni tipi di

vino rosso. A conferma che spesso negli antichi adagi

un fondo di verità spesso esiste.

Il destino del nostro invecchiamento è scritto su due

pilastri: quanto al primo possiamo fare molto, proprio

perché è relativo alle abitudini alimentari e al moto.

Mentre il secondo è genetico, familiare dunque. Lo

ereditiamo dai nostri genitori, nonni e prozii. E certo,

la famiglia nessuno se la può scegliere in anticipo,

dunque sul secondo pilastro si è sempre creduto di

non avere alcuna possibilità di intervento. Ma grazie

agli studi sulla genetica si è cominciato a capire che

una vita sana diventa patrimonio genetico anche per

i figli. Per cui anche i geni della longevità possono

essere trasmessi, a patto che ce ne curiamo noi per

primi.

Il sogno dell’eterna giovinezza peraltro non attira soltanto

medici e ricercatori.

Pubblicitari, esperti di marketing, non fanno altro che

bombardare chi guarda tv e siti internet con la promozione

di stili di vita e prodotti pensati a farci sentire

eterni giovani. L’interesse riguarda soprattutto la fascia

di età di uomini e donne che vanno dai 50 ai 65 anni,

persone che in molti casi ancora lavorano ed hanno

uno stipendio su cui contare e quindi da spendere. Ma

ora sappiamo che per sentirsi giovani non basta solo

vestirsi da giovani, occorrono anche stile di vita, alimentazione

e genitori e nonni adeguati.

M A G A Z I N E

7


8

M A G A Z I N E


LA VIGNETTA

di DANILO MARAMOTTI

M A G A Z I N E

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M A G A Z I N E


MONDO GREEN

di LARA VENÈ

SALE ANTIGELO

INQUINA. MEGLIO

LA BARBABIETOLA

Dai renoducks per le renne in Svezia al sottopasso per i pinguini

in Nuova Zelanda, dai rospodotti a Torino ai ponti per i granchi

rossi in Australia: anche gli animali hanno bisogno delle loro

infrastrutture per convivere con l’uomo e la sua modernità.

É

un rimedio efficace per tenere libere e

percorribili le strade, ma il sale antigelo

è ritenuto inquinante. Ad essere colpiti,

in particolare, sono il suolo, la vegetazione e

l’acqua.

L’uso del sale come antidoto contro il ghiaccio

che si forma d’inverno sulle strade, risale a molto

tempo fa. La prima volta venne impiegato nel

1938 nel New Hampshire, negli U.S.A. Di anno

in anno il suo consumo è aumentato e, si calcola,

che almeno da 50 anni a questa parte, sia

addirittura triplicato. Gli effetti negativi del sale

antigelo nei confronti dell’ecosistema acquatico

e del suolo sono stati riscontrati ormai da più

studi in merito. Le conferme, più recentemente,

arrivano da una ricerca dell’Università di Toledo

(Ohio, Usa) che, oltre a denunciare i danni, propone

di adottare soluzioni alternative.

A preoccupare i ricercatori di Toledo è l’elevato

numero di fiumi salinizzati, una quota fino a

30 volte più alta dei limiti. L’alta concentrazione

provoca la riduzione della capacità di nuotare

di alcuni pesci e il calo nella deposizione delle

uova, squilibra il rapporto maschio-femmina

nelle rane, uccide lo zooplancton che è la base

della catena alimentare acquatica.

Oltre a danneggiare l’acqua, il sale è responsabile

della modifica della struttura del terreno e può

arrivare a 10 metri di distanza dal manto stradale.

Gli ioni sodio e cloro presenti nel sale vengono

assorbiti dalla vegetazione e ne disturbano la

crescita con effetti simili a quelli provocati dalla

siccità. Il cloruro di sodio, se da una parte ha la

proprietà di abbassare il congelamento, dall’altra

è responsabile anche di un maggiore rilascio

del piombo da parte delle tubature. Gli scienziati

americani invitano a impiegare alternative

al sale antigelo, che sono già state studiate con

risultati apprezzabili. Tra queste, il residuo della

lavorazione della barbabietola, già in uso, si sta

dimostrando un ottimo sostituto. Viene realizzato

con scarti di produzione, non richiede ulteriore

trattamento e costa poco.

A differenza del sale, non fonde il ghiaccio ma

impedisce che questo si formi funzionando più

in modo preventivo e con il pregio di agire a

temperature molto più basse del sale: fino a 28

gradi sotto zero. Altri sostituti individuati sono

gli scarti d’orzo provenienti dalle distillerie di

vodka e il succo di pomodoro.

M A G A Z I N E

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RUBRICHE

14 Estetica & Bellezza

16 Mondo Donna

18 News Italia

20 News Mondo

22 Good Mind

24 Salute & Benessere

27 Correva l’anno

40

82

REPORTAGE

28 I BENEFICI DEL CAMMINARE

34 GLI ABITI SIMBOLO

DELL’EMANCIPAZIONE FEMMINILE

TALENTI ITALIANI

40 MONICA VITTI

28

RUBRICHE

47 Zona Beauty

48 Tutto intorno all’arte

50 Speciale Moda

52 Zona Fitness

54 Red carpet

56 Consigli per la casa

58 Io viaggio da sola

60 Le ricette di IperSoap

64 Garden Place

68

M A G A

PIÙME MAGAZINE

è una rivista di GENERAL PROVIDER Srl registrata presso il

Tribunale Ordinario di Lucca. Num. R.G.1009/2015

Numero Reg. Stampa: 9in data 01/09/2015

EDITORE: Pietro Paolo Tognetti

DIRETTORE RESPONSABILE: Luigi Grasso

DIRETTORE EDITORIALE: Maurizio Bonugli

ART DIRECTOR: Luca Baldi

HANNO COLLABORATO: Danilo Maramotti - Antonio

Provenzano - Irene Castelli - Carlo Romano - Tiziano Baldi

Galleni - Luca Alberti - Lara Venè - Chiara Zaccarelli -

Virginia Torriani - Mario Pucci - Giulia Biagioni - Fabrizio

Diolaiuti - Stefano Guidoni - Gianluca Quadri - Katia Brondi

Redazione “I Consigli di Barbanera”

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M A G A Z I N E


BLANCO &

MAHMOOD

SIAMO I

RAGAZZI

DI OGGI

50

SOMMARIO

NUMERO 03-2022

Z I N E

60

66 Matrix

68 The Winner: VALENTINA GIACINTI

72 Le avventure di PrìMo

74 Sulla strada

76 La 25°ora

78 My book

80 Teatro & Musica

82 On stage: BLANCO & MAHMOOD

86 I consigli di Barbanera

58 56

88 L’altro sport

90 Home sweet home

92 I giochi di IperSoap Magazine

94 I Care

96 Qua la zampa!

98 L’Oroscopo naturale

Direzione, redazione e amministrazione:

Via delle Ciocche, 1157/A

55047 Querceta - Seravezza (LU)

Tel. 0584/752891 - 0584/752892 Fax 0584/752893

www.ipersoap.com

bonugli.maurizio@ipersoap.com

Fotolito e stampa:

Rotolito S.p.A. Via Sondrio 3

(angolo Via Achille Grandi)

20096 Seggiano di Pioltello (MI) Italy n° ROC 25471

Copyright 2022 GENERAL PROVIDER Srl

Tutti i dirittti riservati. Testi, fotografie e disegni contenuti

inquesto numero non possono essere riprodotti, neppure

parzialmente, senza l’Autorizzazione dell’Editore. Pubblicazione

mensile in attesa di registrazione presso il tribunale di Lucca.

Le immagini utilizzate, dove non diversamente indicato, sono di

proprietà dell’archivio fotografico ADOBE STOCK.

M A G A Z I N E

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ESTETICA & BELLEZZA

DR. MARIO PUCCI

LA CHIAVE DI UN

VOLTO GIOVANE:

NUOVI FILI

Fin da Giulio Cesare il prendersi cura di sé stessi era

importante, e questo lo si capisce dal suo farsi spuntare barba

e sopracciglia e dal praticare la depilazione su varie parti del

corpo. Accettare di invecchiare? Non se ne parla nemmeno.

E, apparire al meglio sui social, non è solo una questione

d’immagine, ma è soprattutto un’esigenza professionale.

S

empre più giovani avvertono sulla propria

pelle la pressione di una società in cui è

l’apparenza a promuovere il successo lavorativo

e non più lo studio e il sacrificio. Il trascorrere

del tempo comporta una serie di cambiamenti

del viso e del corpo più o meno visibili,

tra questi il rilassamento e cedimento dei tessuti,

una soluzione efficace e permanente consiste nel

lifting chirurgico ma per coloro che non intendono

sottoporsi alla chirurgia, esiste un altro tipo

di procedimento che non richiede la sala operatoria.

Stiamo parlando del lifting non chirurgico

con i nuovi fili di trazione rimodellanti per

il viso. La lunghezza del filo regolabile in base

all’area di applicazione consente di eseguire

procedure personalizzate. Volumizzazione massimizzata,

trattamento del rilassamento cutaneo

sono efficaci su fronte, rughe sotto gli occhi e

guance cadenti. Questi fili possono essere utilizzati

sia come singolo trattamento che in combinazione

con i Filler anche una piccola quantità

di gel può indurre la volumizzazione. Quando i

Filler vengono introdotti nel filo il prodotto si

stabilizza e in questo modo si riesce a creare il

giusto volume nella zona di applicazione.

Un trattamento esclusivamente ambulatoriale

riesce a ottenere, con l’aumento della proliferazione

di collagene, il sostegno e la stimolazione

dei tessuti lassi, consentendo un miglioramento

progressivo della compattezza e vitalità della

pelle. Il momento ideale per ricorrere a questo

trattamento antiage è quello in cui compaiono i

primi segni dell’invecchiamento con la comparsa di

rughe superficiali e minimi cedimenti cutanei. Nel

caso in cui invece le rughe sono più evidenti e i cedimenti

si fanno più importanti si deve ricorrere alla

tecnica dei fili di trazione, fili con coni bidirezionali

che portano due vantaggi infatti questi fili sono ancorati

ai tessuti sottostanti mediante i coni bidirezionali

e in più sono biostimolanti grazie alla presenza

di acido polilattico. Permettono con la trazione della

cute un migliore riposizionamento dei volumi che si

mantiene stabile a lungo, nel corso delle settimane

avverrà la sintesi di collagene, ma fin da subito il

posizionamento è fatto in modo da sollevare il tessuto

mentre la degradazione del filo da parte dell’organismo

è totale in un periodo che varia dai 5 a 6

mesi mentre l’effetto si mantiene per 9 -12 mesi. La

variabilità di tenuta è legata alle caratteristiche individuali

del prodotto (spessore del filo) sia a quello del

soggetto ricevente. Con i fili possiamo trattare moltissimi

inestetismi, rughe nasogeniene, il cedimento

delle palpebre, le zampe di gallina, le rughe glabellari,

il cedimento del sopracciglio, la ridefinizione del

profilo del viso e l’area periauricolare. I risultati sono

evidenti fin da subito ma l’effetto finale si otterrà nei

mesi seguenti e sarà molto gradito per il piacere di

piacersi e avere un nuovo sorriso. Non esiste un periodo

migliore nell’arco dell’anno per gli interventi di

lifting non chirurgico, si può decidere di ricorrere a

questo trattamento in qualsiasi momento. Il vantaggio

rispetto al lifting chirurgico è quello di evitare il periodo

post operatorio e le cicatrici dell’intervento, ma

anche a livello economico, perche i costi di questo

trattamento sono nettamente inferiori. E’ un trattamento

lievemente doloroso, veloce che non necessita

di ricovero e non ha tempi di recupero si può tornare

fin da subito alla propria quotidianità. Nell’immediato

il paziente avverte solo un rossore ed un blando

edema diffuso che si risolve dopo poche ore, nelle

quali è vietato fare attività fisica, saune e simili, anche

quando i fili si riassorbiranno la rete di fibroblasti e

il nuovo collagene avranno determinato un tessuto

cutaneo nuovo, più sano rassodato e giovane.

I costi sono molto variabili dipendendo dal tipo di

materiale e dal numero di fili necessari, il medico

effettuerà una visita accurata e deciderà il tipo

di fili ed il numero adatti all’area da trattare.

INFO&CONTATTI

Piazza Henry Moore - Forte dei Marmi (LU)

telefono: 388 3099780

studiomedicodrpucci@gmail.com

www.medicinaesteticapucci.it

14

M A G A Z I N E


M A G A Z I N E

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MONDO DONNA

di LARA VENÈ

DONNEXSTRADA:

TORNA A CASA IN SICUREZZA

Il sottopasso solitario della metro, la strada buia e poco trafficata, il parcheggio lontano

dal portone di casa: tutte situazioni pericolose per le donne che escono di sera.

E una cena con le amiche, un film al cinema, una serata a teatro o semplicemente il

rientro dal lavoro, diventano un incubo.

C’

è chi rinuncia o chi si tormenta con il pensiero e rimedia corse da cuore in gola e sobbalzi ad ogni

rumore. Sono tantissime le donne che in qualsiasi momento della giornata (non necessariamente

la sera) non si sentono al sicuro nei tragitti che devono percorrere e non sempre possono contare

su un aiuto concreto o su qualcuno che le accompagni. Per mettere al sicuro tutte quelle donne che si

sentono in pericolo è nato il progetto Donnexstrada: una diretta su Instragram per farsi accompagnare

virtualmente per tutto il tragitto da una volontaria. L’idea è venuta a Laura De Dilectis ed è nata su Istagram.

Dopo una call to action sui social da parte di Laura, ad oggi, collaborano con lei psicologhe, sociologhe,

attiviste, avvocate. Ne è nata una community e un’associazione che svolge diversi servizi supporto per

donne, mamme, uomini, e comunque le persone che hanno bisogno di aiuto. E’ nato anche un servizio

di supporto psicologico che ha avuto un grande successo e un sito internet attraverso cui l’associazione

divulga i propri progetti e raccoglie le adesioni.

Chiunque si trovi in strada o vuole fare un tragitto in completa sicurezza, può scrivere all’associazione attraverso

il sito web (dove sono contenute le info) e una o un volontario farà partire una diretta Instagram@

donnexstrada, pubblica o privata. E’ un modo per abbassare la probabilità di approcci indesiderati e, qualora

questi dovessero avvenire, di poter agire prontamente chiamando i numeri di emergenza.

Questa possibilità, si legge nel sito, è aperta per chiunque voglia compagnia durante il tragitto

che sia breve o lungo, che sia di giorno o di notte.

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M A G A Z I N E


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M A G A Z I N E

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NEWS ITALIA

di ANTONIO PROVENZANO

IL CAVALLO A SPASSO

PER LA CITTÀ SCORTATO

DALLA POLIZIA

Spopola sui social, nonché sulle applicazioni

di messaggistica istantanea come Telegram

e WhatsApp, il video che mostra un cavallo

mentre se ne va tranquillamente a spasso sulla

Tiburtina, a Pescara, ripreso da un passante a

bordo di una bicicletta. Secondo quanto ricostruito,

l’animale era scappato da una stalla situata

nel quartiere Rancitelli, ed è stato poi fermato

dai carabinieri e dagli agenti della polizia.

In particolare questi ultimi, intervenuti con una

pattuglia per mettere in sicurezza la circolazione

lungo la Tiburtina, lo hanno “scortato” mentre

camminava al piccolo trotto sul lato destro della

carreggiata, in direzione mare. Successivamente

il cavallo è stato recuperato. Il suo padrone,

un cittadino di etnia rom, ha ricevuto una multa

e dovrà pagare una sanzione di 50 euro. L’equino,

infine, è stato riconsegnato al legittimo proprietario.

Nel frattempo, come detto, il filmato è

diventato virale.

IL LADRO SERIALE DI 500:

“MI PIACCIONO TANTO,

ANCHE SE NON SO SPIEGARE

BENE IL PERCHÉ”

Era la sua passione, o forse un’ossessione, che però

gli è costata cara. Un uomo di 48 anni, di Torino, è

stato condannato a un anno e quattro mesi perché

ladro seriale di 500. “Mi piacciono tanto, anche se

non so spiegare bene il perché. Le prendo, le uso per

un po’ e, spesso, le riporto vicino al luogo in cui le

avevo trovate”, si è giustificato davanti al giudice, rivelando

di preferire i modelli di colore giallo. L’uomo

è andato a processo per alcuni furti messi a segno tra

il 2015 e il 2016. Ha tuttavia ottenuto le attenuanti generiche

per il buon comportamento processuale (ha

dato una confessione dettagliata) e la derubricazione

dell’accusa da ricettazione a furto. La pena finale è

stata quantificata in un anno e quattro mesi. L’imputato

aveva già dovuto affrontare procedimenti analoghi

in passato. Ha ammesso di aver preso, qualche volta,

oggetti all’interno delle auto. Ogni tanto, però, ha apportato

anche delle piccole migliorie come montare

un impianto stereo.

“C’ERA UN UFO NEL CIELO”:

FILMANO TUTTO E SI PRESENTANO

DAI CARABINIERI CON IL VIDEO

Un UFO nei cieli della Sicilia: ne sono convinti

marito e moglie, che sono andati dai carabinieri di

Misilmeri per denunciare quanto avevano visto con

i loro occhi.

I due coniugi residenti nel paese alle porte di Palermo

hanno raccontato di aver avvistato nei cieli

di Bolognetta, un oggetto non meglio identificato e

si dicono certi che quello fosse un oggetto volante.

Per non essere ritenuti dei millantatori avrebbero

consegnato ai militari “le prove” di quanto asserito.

“Il contenuto delle immagini, girate di mattina con

un cellulare - fanno sapere dal comando provinciale

- sarà valutato, così come previsto dalle procedure”

spiega Palermotoday che sta indagando

sulla vicenda.

Nel video si vedrebbe un una scia bianca spuntata

più volte nel cielo, visibile nonostante il cielo fosse

molto nuvoloso. Suggestioni? Molto probabile, ma

come sempre vi faremo sapere.

IL PARROCO CHE CONFESSA I FEDELI IN STRADA:

“CON IL COVID C’È TANTO DOLORE”

C’è un prete a Napoli che da 18 anni confessa in strada

e lo fa perché sente di dover incarnare al meglio l’insegnamento

di Gesù di evangelizzare andando incontro

alla gente. Un’iniziativa “particolare” quella di don Michele

Madonna, parroco della chiesa di “Santa Maria a

Montesanto”, che diventa ancor più significativa in un

periodo come questo segnato dal Covid. “Lo faccio per

due motivi: nel Vangelo Gesù chiede di evangelizzare,

andare verso la gente e, anche perché Papa Francesco

parla di ‘ospedale da campo’. Come le ambulanze

escono fuori per prendere gli ammalati, anche io voglio

uscire fuori per andare incontro alla gente perché penso

che oggi la più grande povertà sia non avere Dio”, spiega

don Michele ai microfoni di NapoliToday. “Noto che

le persone, che incontro ogni giorno, stanno portando

dentro un grande dolore. Sentono il dolore di questi

anni perché questa emergenza sanitaria ha provocato

divisioni, angoscia e solitudine. E Dio è una risposta”,

continua il sacerdote. Ma come sono cambiati i napoletani

con il Covid? “Il miglioramento non c’è stato, si

vede. Questo perché la solitudine è aumentata, così

come la divisione. Noto una grande chiusura. Napoli è

bellissima, i napoletani sono fantastici e uno dei carismi

dei napoletani è proprio l’accoglienza. Tutti a Napoli si

trovano bene perché vengono accolti e adesso questo

non lo sto vedendo: c’è una grande paura”, conclude.

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UNICO

FORMULA

BREVETTATA

ANTIODORE

M A G A Z I N E

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NEWS MONDO

di ANTONIO PROVENZANO

UOMO VIVE CON

CELLULARE NELLO

STOMACO PER SEI MESI

In un caso unico in Egitto, i medici dell’Aswan

University Hospital nella città di Aswan hanno

eseguito un’operazione per rimuovere un piccolo

telefono cellulare che era stato nell’intestino

di un uomo per mezzo anno. Il paziente, un

detenuto di nome Mohamed Ismail Mohamed,

è stato portato al pronto soccorso con forti dolori

addominali, e una TAC ha rivelato che c’era

un corpo estraneo nel suo intestino. L’uomo è

stato preparato per un intervento chirurgico, e

i medici sono riusciti a rimuovere l’oggetto che

si è rivelato essere un piccolo telefono cellulare

avvolto in un foglio di plastica. I medici

non hanno rimosso la pellicola di plastica che

proteggeva il telefono fino all’arrivo della polizia,

ma era chiaro cosa c’era dentro lo strato di

plastica protettiva. Il paziente, ha confermato di

aver ingoiato il cellulare sei mesi prima, come

aveva fatto in passato, solo che questa volta

non è uscito “naturalmente” dall’altra parte.

Mohamed ha raccontato ai medici che aveva

ingoiato il piccolo telefono cellulare per evitare

di doverlo consegnare alle guardie in caso di

perquisizione. Lo aveva già fatto in passato ma

lo aveva sempre espulso.

POLIZIA RECUPERA UN PONTE

DI 17 METRI RUBATO IN OHIO

La polizia dell’Ohio ha detto di aver arrestato un

sospetto accusato di aver rubato un intero ponte

pedonale di 17 metri che era stato tenuto in un

campo. Il dipartimento di polizia di Akron ha

detto che David Bramley, 63, di Sharon Township,

è stato arrestato e accusato di furto dopo

che un mandato di perquisizione eseguito su

una proprietà nella contea di Medina ha portato

a recuperare il ponte parzialmente smontato. La

polizia ha detto che Bramley ha presumibilmente

pagato una società di trasporto locale per un

servizio di gru, e che la gru è stata utilizzata per

sollevare il ponte e metterlo da un veicolo utilizzato

per trasportarlo dal campo di Akron in

cui è stato nascosto alla proprietà della contea

di Medina. Il ponte in precedenza serviva come

passerella pedonale lungo il Little Cuyahoga

River nel Middlebury Run Park, ma era stato

temporaneamente spostato in un campo aperto

come parte di un progetto di ripristino delle

zone umide. La polizia ha detto che la città aveva

pianificato di riutilizzare il ponte in un’altra posizione,

ma ha scoperto che era stato rubato dal

campo di stoccaggio.

LASCIARE IL BAGAGLIAIO

DELL’AUTO PARCHEGGIATA

APERTO PER PREVENIRE I FURTI?

In quello che può essere descritto solo come

uno dei più controintuitivi metodi di prevenzione

dei furti nelle auto, le persone nella zona

di San Francisco stanno lasciando le loro auto

parcheggiate con i loro bagagliai aperti al fine

di scoraggiare i potenziali ladri. “Non c’è niente

nella mia macchina, e loro possono vedere

che non c’è niente da prendere, ha detto a Inside

Edition Parisa Hemmat, un’imprenditrice

di Oakland, mentre lasciava il suo SUV con il

bagagliaio aperto. La NBC Bay Area riporta che

le effrazioni a San Francisco sono aumentate di

quasi il 200% dall’anno scorso, con circa 74

nuovi furti dalle auto segnalate ogni giorno.

Alcuni proprietari di auto hanno messo cartelli

con scritto “Si prega di utilizzare le porte”, o “Si

prega di non rompere il vetro! Niente all’interno!”.

Anche questa “moda” si sta diffondendo e

la polizia invita gli automobilisti all’attenzione.

“Potrebbero rubare la batteria, o le gomme”, ha

detto alla ABC 7 l’ex vice capo della polizia di

San Francisco Garret Tom. “Potrebbero rovistare

nel vano portaoggetti e scoprire dove vivi. È

un invito al disastro”.

AZIENDA GIAPPONESE SPECIALIZZATA IN ABBIGLIAMENTO DI MODA PER I ROBOT

Rocket Road è un marchio di abbigliamento unico rivolto non agli

umani, ma ai robot di tutte le forme e dimensioni. Mira a offrire

opzioni di personalizzazione e a colmare senza soluzione di continuità

il divario tra esseri umani e macchine. L’azienda giapponese

Rocket Road ha annunciato qualche mese fa il lancio della sua

prima linea di abbigliamento protettivo funzionale per bracci robotici.

Queste coperture decorative e funzionali sono disponibili

in oltre 40 colori diversi, possono essere fatte di materiale antipolvere,

antibatterico, idrorepellente o resistente al calore, e sono

destinate a ravvivare l’ambiente di lavoro altrimenti insipido e a

fornire alle braccia robotiche un po’ di personalità.

Ma questo è solo l’ultimo progetto dell’azienda. Rocket Road sta

creando abbigliamento per robot da molto tempo e ha un portafoglio

piuttosto impressionante. “È diventato ‘naturale’ per i robot

indossare vestiti”, ha detto il CEO di Rocket Road, Yukinori Izumi.

“Sarebbe bello se potessimo avvicinare le persone attraverso l’abbigliamento

robotico, e molte persone, tra cui bambini, donne e

anziani, sarebbero vicini e utilizzerebbero i robot per arricchire la

loro vita e la loro vita sociale.

E sarei onorato se l’abbigliamento robotico potesse creare una

nuova categoria nell’industria dell’abbigliamento e diventare una

nuova cultura in Giappone”.

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Sgrassa a fondo

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GOOD MIND!

di GIULIA BIAGIONI

CYBERSEX:

IL RISCHIO DI DIPENDERE

DAL SESSO ONLINE

Spesso le conseguenze della vita virtuale hanno un

forte impatto anche nella vita reale, la psicoterapia

può aiutarci a non ignorarle.

A

d oggi si calcola che circa il 60% delle visite

su internet ha obiettivi sessuali, il 12%

di tutti i siti web è a contenuto pornografico

e questo comporta la creazione di più di 250 siti

pornografici al giorno. La classifica dei paesi che

generano maggior traffico su questi siti vede in

testa gli Stati Uniti, seguiti da Regno Unito e Canada.

La prima nazione europea in classifica è la

Francia al sesto posto a breve distanza dall’Italia

che troviamo al nono posto. Nel parlare dei rischi

connessi alle dipendenze online non possiamo

prescindere da questi dati: numerosi studiosi hanno

racchiuso nel termine cybersesso la varietà dei

comportamenti che implicano l’uso di Internet per

scopi sessuali.

Le attività sessuali online comprendono l’utilizzo

di Internet per ogni attività (testi, audio, grafica)

che implica la sessualità umana. Ciò riguarda motivi

quali: la ricreazione, divertimento, esplorazione,

materiale educativo o di sostegno per problematiche

sessuali, acquisto di materiali sessuali e

ricerca di partner. Il rischio a seguito di queste attività

è di poter sviluppare problemi sessuali online

come compulsioni e dipendenze, questo accade

quando i contenuti digitali vengono utilizzati per la gratificazione

sessuale ma ciò causa all’utente difficoltà in

campo finanziario, relazionale o lavorativo. Studi recenti

mettono in luce come la pornografia sia diventata ormai

un’abitudine che finisce spesso con il ridurre l’interesse

per il partner nella vita reale, quando visionare materiale

pornografico raggiunge livelli notevoli ci sono inevitabili

ricadute nella quotidianità, spesso si nota un calo

importante del desiderio, un aumento dell’eiaculazione

precoce e una scarsa attenzione alla prevenzione delle

malattie trasmesse sessualmente. Le ricadute psicologiche

sono differenti per adulti e adolescenti, in generale

si può incorrere in stati depressivi, ansia e difficoltà

relazionali e affettive, isolamento interpersonale, sentimenti

di vergogna e colpa.

Il trattamento di queste difficoltà si avvale di strumenti

tipici nel trattamento delle dipendenze come l’automonitoraggio,

training per l’assertività, tecniche di

riduzione dello stress, prevenzione della ricaduta e consapevolezza

del ciclo della dipendenza, incremento di

abilità sociali e indubbiamente l’esplorazione di problemi

psicologici sottostanti. La psicoterapia di gruppo, di

coppia ed individuale rappresentano, per questo tipo di

trattamento, la combinazione ottimale per uscire

dalla dipendenza da cybersesso.

GIULIA BIAGIONI Psicologa, laureata in Psicologia Clinica e della Salute

Esperta in Psicologia dell’età evolutiva, in particolare disturbi del comportamento e ADHD

Specializzanda in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Instagram: giuliabiagioni.psicologa

Email: giuliabiagioni.psicologa@gmail.com

Studio: Via Cairoli 36, Massa 54100

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SALUTE & BENESSERE

di VIRGINIA RICCI

FUNGHI SHIITAKE

Ancora poco conosciuti, si stanno facendo rapidamente

strada grazie a naturopati e riviste

specializzate. I funghi shiitake, molto utilizzati

dalla millenaria medicina orientale, sono estremamente

potenti. Gli estratti di questo fungo, tra

cui il lentinano, vengono usati in Oriente come

affiancamento per terapie antitumorali, come

cure autorizzate. Inoltre, stimolano (e rafforzano)

il sistema immunitario per aumentare la

resistenza alle infezioni batteriche e virali: sono

un’ottima fonte naturale di Vitamina D, di cui

siamo tutti carenti.

MASCHERA EMOLLIENTE

Una maschera efficacissima, naturale ed economica

per pelli secche e spente di tutte le età.

In mezza tazza d’acqua, a bollore, versare una

manciata di riso bianco e lasciar cuocere per

30/40 minuti fino a ottenere una crema collosa.

Tenere d’occhio, se si asciugasse troppo, di

aggiungere qualche cucchiaio di acqua calda.

Intiepidire e, applicare sul viso per una mezz’ora,

avendo cura di appoggiare la testa su un

asciugamano; volendo, coprire con dei fazzoletti

sottili di carta. Sciacquare con acqua tiepida.

PROVARE PER CREDERE

L’uso benefico del limone è praticamente infinito,

non c’è quasi nulla che sfugga alla sua

potenza. Usiamolo ovunque, tutti i giorni; sostituire

l’aceto dell’insalata con il limone ne garantisce

un uso quotidiano.

Serata di eccessi tra alcol e cibo pesante?

Se il giorno dopo la testa è pesante e la lingua

impastata, ecco il rimedio: un caffè nero, senza

zucchero, con due fettine di limone ben schiacciate

con il cucchiaino contro la tazza. Non è

terribile come si potrebbe pensare... e rimetterà

in sesto.

NUTRIAMO (DAVVERO)

LE MANI AVVIZZITE

Rimedio delle nonne tanto semplice quanto

efficace.

Mettete a macerare due o tre spicchi di

mela in un po’ d’acqua di rose, schiacciateli

con una forchetta e aggiungete tanta

farina bianca quanto basta per farne una

polentina.

Stenderla sulle mani strofinando leggermente

e lasciare in posa 20 minuti.

Oggi, per prepararlo, possiamo aiutarci

con un frullatore e con della pellicola trasparente

per avvolgere le mani: otterremo

i massimi benefici!

OLIO EVO

Gli acidi grassi contenuti nell’olio extravergine

aiutano a frenare l’accumulo di

grasso nel fegato, contrastando la diffusissima

steatosi epatica, o “fegato grasso”,

molto più delle fibre. Un importante

studio condotto sullo stress ossidativo

nel fegato grasso ha evidenziato il ruolo

dell’EVO nella dieta. Quanto? Due cucchiai

a crudo al giorno, ricordando che

la presenza delle sostanze “curative” si

rileva anche all’esame gustativo: l’olio,

sulla lingua, deve pizzicare. Più è “piccante”

e più farà bene!

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M A G A Z I N E


CORREVA L’ANNO

di NOEMI PALMIERI

15 marzo 1972

esce al cinema il Padrino

Sono passati cinquant’anni dall’uscita al cinema del capolavoro di

Francis Ford Coppola, Il Padrino, il film che più ha lasciato un segno non

solo nel genere crime, ma in un’intera generazione. L’impatto culturale

della pellicola fu così forte da incastonare la celebre battuta “un’offerta

che non può rifiutare” nelle menti di tutti coloro che hanno assistito alla

consacrazione di Al Pacino, Marlon Brando, Robert Duvall e James Caan

nell’olimpo del cinema. In occasione del suo anniversario, la pellicola,

restaurata con la supervisione dello stesso Coppola, tornerà nelle sale

cinematografiche a marzo 2022.

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REPORTAGE

di LARA VENÈ

I BENEFICI DEL

CAMMINARE

Se c’è un’attività che, da sola, racchiude il maggior numero di

benefici per il corpo e per la mente, quella è la camminata.

La possono praticare tutti, non costa nulla, va bene ad ogni età

a qualsiasi latitudine, da soli o in compagnia, la camminata è

un vero toccasana e non c’è una parte di noi che non ne tragga

giovamento. Ormai gli studi che lo dimostrano si moltiplicano,

ognuno di essi aggiunge un pezzo, e tutti rilevano come la

camminata sia importante per la nostra salute.

“C

amminare è un’attività benefica per tutti gli organi – spiega il

prof. Gianfarnco Beltrami viicepresidente FMSI, Federazione

medico sportiva italiana -. a partire dal cervello che trae vantaggi

da ogni attività di tipo aerobico. Queste stimolano la produzione dei cosidetti

ormoni del benessere come le endorfine o la seratonina, che riducono

l’ansia, hanno effetti antidepressivi, diminuiscono lo stress e migliorano

la creatività. Inoltre – specifica Beltrami – contribuiscono ad aumentare la

dimensione dell’ippocampo, la zona del cervello legata alla memoria, alla

capacità di attenzione e apprendimento”.

Più si cammina meno ci si ammala

Prima di passare ai singoli benefici, il professor Beltrami mette in evidenza

come la camminata faccia bene a tutto il sistema immunitario che diventa

più efficiente “l’esercizio aumenta la produzione di anticorpi – spiega - e

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Non c’è una regola valida

per tutti: la ricetta varia a

seconda dell’età, del peso,

dell’allenamento e delle

condizioni fisiche generali.

L’ideale però sarebbe

camminare almeno un’ora

al giorno a passo veloce.

questo si traduce in un minor rischio di ammalarsi”.

Importanti risultati della camminata sono stati rilevati a carico dell’apparato

cardiovascolare, dimostrando come la camminata diminuisca la pressione

arteriosa e la frequenza cardiaca oltre a ridurre il colesterolo e i trigliceridi,

i due grassi nel sangue reponsabili di diverse malattie, in primis

l’infarto. “E’ dimostrato – continua il prof. Beltrami – che dalla camminata

tragga vantaggio anche l’apparato respiratorio con effetti positivi sull’asma

e i soggetti asmatici”.

Camminare contro la menopausa per migliorare i muscoli e

le ossa

“Dopo i 40 anni – riferisce Beltrami – i nostri muscoli subiscono una

riduzione di circa l’1% all’anno. Si tratta della sarcopenia, il progressivo

declino della massa e della forza muscolare dovuto all’invecchiamento del

corpo umano”. Un processo inevitabile, che riguarda tutti. Tuttavia, molti

studi scientifici dimostrano che questo ha un effetto maggiore sulle persone

sedentarie e che l’attività del camminare con regolarità combatta la

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REPORTAGE

sarcopenia contenendone gli effetti.

I benefici del camminare sono poi determinanti

per le donne che attraversano le fasi

della pre e della menopausa, soprattutto per

contrastare l’osteoporosi, un significativo

problema di salute legato all’invecchiamento.

L’osteoporosi è una condizione caratterizzata

da una riduzione della massa ossea

a cui si associa un’alterazione della microarchitettura

del tessuto osseo, con conseguente

aumento della fragilità dell’osso e

del rischio di frattura.

Secondo i dati diffusi dall’Aifa (Agenzia Italiana

del Farmaco), in Italia soffrono di osteoporosi

circa 5 milioni di persone e poco

più dell’80% sono donne.

“E’ dimostrato – spiega Beltrami - che alcuni

esercizi di tipo aerobico come la camminata

sono utili alla salute delle ossa.

In particolare, hanno la capacità di favorire

la deposizione della massa ossea contrastando,

quindi, il rischio di fratture presente

nei soggetti che soffrono di osteoporosi.

Migliorare il metabolismo con la

camminata

Anche qui gli studi sono tanti e tutti vanno

in un’unica direzione: la camminata a passo

svelto e, in generale, tutti gli esercizi aerobici,

sono i migliori alleati della linea e

dell’attivazione del metabolismo.

“Queste attività – mette in evidenza Beltrami

– producono i propri effetti non solo limitatamente

a quell’ora in cui vengono praticati,

ma anche quando ci si ferma, grazie al fatto

che durante l’attività abbiamo stimolato il

metabolismo”.

Infine il sonno

Insonnia, difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonno non ristoratore:

sono disturbi di cui soffrono milioni di italiani e che si acuiscono

soprattutto durante i cambi di stagione. Prima di ricorrere ai farmaci proviamo

a dedicare del tempo a una sana camminata quotidiana. “Una bella

camminata – spiega ancora Beltrami – aiuta a combattere l’insonnia grazie

alla produzione di endorfine e la regolarizzazione del ritmo cardiaco dovuti

all’esercizio fisico”.

Quanto e come camminare per avere benefici?

Non c’è una regola valida per tutti: la ricetta varia a seconda dell’età, del peso,

dell’allenamento e delle condizioni fisiche generali. L’ideale però sarebbe

camminare almeno un’ora al giorno a passo veloce.

E per veloce si intende circa 100 passi al minuto.”Anche se questo va adattato

al singolo individuo – spiega Beltrami – ognuno dovrebbe percorrere almeno

10.000 passi al giorno. Agli anziani basta anche la metà e a passo lento.

Si può iniziare con 3000 passi giornalieri e poi aumentare gradualmente.

L’ottimo sarebbe camminare tutti i giorni ma, per iniziare, l’attività produce

vantaggi anche a giorni alterni”.

L’importante è mettersi in moto, l’allenamento, la costanza e l’esericio

contribuiranno ad aumentare la perormance e raggiungere il ritmo giusto

perchè la camminata sia più efficace. E, se proprio vogliamo raggiungere

il meglio, dovremmo abbinare l’attività aerobica come il camminare ad

esercizi di allungamento e rafforzamento muscolare.

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REPORTAGE

di ANNA GRECO

GLI ABITI

SIMBOLO

DELL’EMANCIPAZIONE

FEMMINILE

Dal corsetto alla minigonna, negli anni l’emancipazione delle donne è passata

anche attraverso l’abbigliamento. Ogni capo una storia, legata a quella più

generale in cui si sono consumate piccole grandi rivoluzioni per le libertà femminile.

U

n cammino lungo e non ancora completamente concluso

se, ancora oggi, il come una donna si veste talvolta è

oggetto di interpretazioni che nulla hanno a che fare con

il gusto e con la moda.

In origine erano mutandoni, pizzi, busti, corsetti e abiti lunghi,

in una parola: vietato scoprirsi. La donna non si doveva vedere,

dalla testa alla caviglia. Ipervestita sotto uno strato di canotte,

fasciature, lacci e lacciuoli che la stringevano fino a soffocarla.

Il più odioso era il corsetto che strizzava la carne attraverso

stecche di legno o di plastica. Spesso una vera tortura che costringeva

la donna a stare eretta, anche da seduta in una postura

obbligata, privata della libertà fisica e, in automatico, anche di

quella mentale. Ma questo indumento, ritenuto rischioso anche

per la salute, era un must per le signorine quando entravano in

età da signora.

“Fate un falò delle crudeli stecche d’acciaio che per così tanti

anni hanno tiranneggiato sul vostro torace e addome. E tirate un

sospiro di sollievo per la vostra emancipazione che, ve lo posso

assicurare, inizia da questo momento”

Siamo nei primissimi anni del Novecento, a parlare è la scrittrice

e attivista americana Elizabeth Stuart Phelps famosa per le sue

battaglie in favore delle donne. Il corsetto diventa il simbolo di

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REPORTAGE

É il 1911 quando per la prima

volta una donna italiana indossa

un paio di pantaloni femminili.

oppressione e liberarsene è per le donne una forma di rivolta contro le

costrizioni fisiche e sociali. In quegli stessi anni dalla Francia, il celebre

stilista francese Paul Poiret invita a vestire senza il busto. L’immagine

della donna con la vita da vespa rimane in voga almeno fino alla

metà degli anni Quaranta e anche oltre, ma senza inutili e dolorose

costrizioni fisiche.

La rivoluzione di Coco Chanel

“Prima di uscire guardati allo specchio e togliti qualcosa”. La storica

frase di Coco Chanel racchiude il senso della femminilità delle donne

negli anni Venti: essenziale e dalle forme lineari ma molto elegante. Lo

richiedono i tempi in cui il romanticismo ottocentesco è spazzato via

dai clangori del primo conflitto mondiale. Le donne iniziano ad impiegarsi

in attività nuove: nei campi o nelle fabbriche, hanno bisogno di

muoversi in libertà senza rinunciare alla femminilità.

“Avevo l’età di quel secolo nuovo che si rivolse dunque a me per l’espressione

del suo guardaroba. Occorreva semplicità, comodità, nitidezza:

gli offrii tutto questo, a sua insaputa” disse Chanel.

Coco Chanel

Le donne con i pantaloni

Forse sono il capo che più di altri rappresenta la parità. E’ il 1911 quando

per la prima volta una donna italiana indossa un paio di pantaloni

femminili. Erano stati ideati dal sarto parigino Paul Poiret per l’Expo

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REPORTAGE

torinese di quell’anno. Ma solo a cavallo tra

gli anni Venti e gli anni Trenta i pantaloni entreranno

a far parte del guardaroba femminile,

sempre grazie a Coco Chanel. E da allora si

sono trasformati, accorciati e allungati, hanno

assunto le forme più diverse: a campana,

a trombetta, skinny e via dicendo e sono diventati

un capo irrinunciabile per ogni donna.

Simbolo di libertà ed eleganza, praticità e modernità.

Il power suit da donna

Il passo ulteriore è il power suit: il completo

giacca pantalone ispirato a quello maschile

che ha simboleggiato, e simboleggia tutt’ora, la

parità dei diritti tra sessi, in particolare nel lavoro.

Anche questo introdotto da Coco Chanel,

il power suit inteso come lo vediamo oggi è

stato concepito da Marcel Rochas nel 1932.

Scoprire le gambe sinonimo di emancipazione

Nel secondo dopoguerra, in una voglia generale

di ripresa e con l’influsso di un’America

che diventa più vicina le donne cominciano

a scoprirsi e anche così vogliono affermare

la loro libertà. Il cinema di quegli anni aiuta.

Oltreoceano esplode la figura di Marilyn

Monroe la più celebre fra le icone del tempo:

labbra rosse, capelli biondi e forme prorompenti

in abiti succinti é il simbolo delle pin up.

Quell’immagine iconica nell’abito bianco che

si solleva sulla grata della metropolitana nel

film Quando la moglie è in vacanza fa il giro

del mondo. Qualche anno prima (1949) anche

Silvana Mangano ha le gambe scoperte in

quelli che oggi chiamiamo shorts in Riso amaro

di Dino Risi (1949) mentre Doris Dowling

scopre le gambe.

Gli anni Cinquanta sono quelli in cui nasce il rock’n’roll, si affermano le

t-shirt e i blue jeans, le donne indossano gonnelloni ampi e abiti

al ginocchio con fantasie a pois. Nel 1946, quando le donne italiane,

con l’affermazione del suffragio universale, possono finalmente esercitare il

diritto al voto, due stilisti francesi, Louis Reard e Jacob Heim, reinventano il

costume da bagno femminile a due pezzi succinti. Lo chiamano Bikini, come

l’atollo del Pacifico dove nell’estate dello stesso anno gli Stati Uniti fecero

esplodere alcuni ordigni nucleari. Del resto, quel costume che libera la donna

dagli scomodi camicioni di qualche decennio prima, per la moda e il costume

ha lo stesso potere di una bomba atomica, a tal punto che nella casta Italia di

quegli anni viene vietato.

Ma il cammino delle donne italiane non si arresta e dopo il traguardo del diritto

al voto rivendicano pari diritti rispetto agli uomini, nel lavoro, nella vita privata

e in quella sociale.

Arrivano i mitici anni Sessanta e la minigonna, inventata dalla stilista britannica

Mary Quant, é il capo-simbolo della battaglia femminista a livello

globale: in breve tempo dalla Swinging London arriva anche in Italia e in tutto

il mondo.

La comodità e l’assoluta libertà vengono completamente sdoganate e da quel

momento indossare o meno una minigonna è soltanto una questione di andamento

e tendenza della moda e di gusto.

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TALENTI ITALIANI

di LARA VENÈ

In sapiente sospensione tra

la commedia e la tragedia, il

riso e il pianto, la felicità e la

tristezza: Monica Vitti aveva

la straordinaria capacità

di trasformare sé stessa

in ruoli diversi, da un film

all’altro, dal grande schermo

al teatro alla tv, talvolta in

un’unica storia o addirittura

nel tempo di pochi attimi.

MONIC

VITTI

E

questo faceva di lei quell’attrice straordinaria

che tutti ricordano. Con quel di più di umanità,

intelligenza, senso dell’humor, che non si

imparano in nessuna scuola di arte. Così lo si è,

non lo si diventa. Tutte qualità che l’hanno resa

straordinariamente unica nella storia del cinema

italiano e non solo, molto amata nel suo mondo

professionale e tra la gente comune che quel talento

lo percepiva, ché non ci vogliono parole a spiegarlo:

arriva e basta.

Nasce il 3 novembre 1931 come Maria Luisa Ceciarelli

e con la passione del teatro dentro di sè. A 22 anni si

diploma all’Accademia nazionale d’arte drammatica,

e poco dopo diventa Monica (come il nome

dell’eroina del romanzo che sta leggendo e che tanto

l’appassiona) e Vitti (come la metà del cognome della

madre che è Vittiglia): un nome più artistico rispetto

a quello di battesimo, che l’accompagnerà per tutta la

vita. Esordisce interpretando Shakespeare e Molière.

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TALENTI ITLIANI

Agli inizi degli anni Sessanta viene

notata da Michelangelo Antonioni,

ne nasce una relazione artistica e

sentimentale e quattro film in cui

la poliedrica Monica é Claudia in

L’avventura (1960), Valentina la

tentarice ne La notte (1961), Vittoria

di L’eclisse (1962) e Giuliana in

Deserto rosso (1964). Cominciano

così i diversi ruoli femminili che

la vedono vestire i panni di molte

donne, diverse e uguali, nella loro

illimitata complessità.

Qualche anno dopo, nel 1968, è

Angela Patanè, La ragazza con

la pistola, di Mario Monicelli,

che parte dalla Sicilia verso la

Scozia per ammazzare l’uomo che

l’aveva disonorata. Il film ha grande

successo, è candidato all’Oscar e la

sua interpretazione le vale il primo

dei cinque David di Donatello della

sua carriera, oltre al Nastro d’argento

e alla Grolla d’oro. Il film, che gioca

con il clichè sul senso dell’onore

e della donna passionale del

meridione, la consacra anche come

attrice comica. Qualità, del resto,

che lei stessa aveva “sospettato” di

possedere:

“Ho capito di avere un talento

per la commedia quando

recitavo ruoli tragici in un modo

che faceva ridere i miei amici

dell’Accademia. Ho capito solo

dopo che dono straordinario

fosse”.

Nel 1970 è con Ettore Scola in

Dramma della gelosia (tutti

i particolari in cronaca) con

Marcello Mastroianni e Giancarlo

Giannini per cui ottine il suo

secondo Nastro d’argento come

attrice protagonista. Poi ne Gli

ordini sono ordini (1972) di

Franco Giraldi con Gigi Proietti e ne

La Tosca (1973) di Luigi Magni,

con Gigi Proietti, Umberto Orsini,

Vittorio Gassmann, Aldo Fabrizi.

Insieme ad Alberto Sordi

Ma ‘ndo vai (se la banana non ce

l’hai).

La scena è una di quelle cult del

cinema italiano, loro due giganti.

Lei è Dea Dani, una soubrette

d’avanspettacolo, lui è Mimmo

Adami, il capocomico. Insieme

sorridono, cantano e ballano un

“Dicono che il mondo

è di chi si alza presto.

Non è vero. Il mondo è

di chi è felice di alzarsi.”

MONICA VITTI

M A G A Z I N E

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TALENTI ITLIANI

motivo che rimarrà intramontabile

nella memoria di tutti. E’ la scena

di Polvere di stelle (1973) film

centrale del tris di cui Sordi è anche

regista e recita in coppia con la Vitti.

Prima, sono Giovanni e Raffaella,

marito e moglie in crisi in Amore

mio aiutami (1969) e poi Fabio e

Livia in Io so che tu sai che io so

(1973).

“Credo di non essermi mai

divertita tanto come durante i film

con Alberto. È il mio compagno

di giochi, un attore geniale, un

uomo simpatico e generoso.

Pignolo e igienista peggio di me”.

La sua voce dal timbro unico, un pò

roca e sfiatata ma profonda, aveva

aggiunto al suo personaggio ulteriore

carisma e l’aveva resa ideale per

doppiare la moglie di Accattone di

Pasolini o la prostituta Patrizia delle

Notti di Cabiria di Fellini o Norma,

l’unica componente femminile

dell’improbabile banda de I soliti

ignoti di Mario Monicelli o, ancora,

la vedova attraente de Il grido di

Michelangelo Antonioni.

Le ultime volte in pubblico

Una delle sue ultime apparizioni è stata

nel giugno del 2000 quando partecipa

ai festeggiamenti per gli ottant’anni di

Alberto Sordi e, alla fine dello stesso

anno, quando nella basilica di San

Pietro in Vaticano, celebra il Giubileo,

con molti personaggi del mondo

dello spettacolo. Poi, piano piano, si

allontana dalle scene e in silenzio si

ritira.

Monica Vitti ha avuto tanto, ha recitato accanto ai più grandi del

cinema come era lei, ha partecipato ad oltre 50 film, diretta dai registi

più importanti. Una vita costellata da successi la sua, ottenendo e

i più ambiti riconoscimenti del settore (5 David di Donatello, tre

nastri d’argento, 12 globi d’oro, un ciak d’oro, e un Leone d’oro alla

carriera). Ci ha lasciato il mese scorso a 90 anni, ma se ne era andata

vent’anni prima perchè una brutta malattia neurodegenerativa l’aveva

costretta piano a piano a letto, dimentica di tutto. A lei un destino

crudele, a noi il rammarico di non aver potuto cogliere chissà quanti

frutti che il suo talento ci avrebbe potuto ancora donare.

“Nella mia vita non sono

mancate le lacrime: lacrime

copiose e liberatrici, lacrime

di tristezza, di sconforto, di

solitudine, di stanchezza.

Si, ho riso e pianto molto.”

MONICA VITTI

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ZONA BEAUTY

di CHIARA ZACCARELLI

IL FUTURO È SOLIDO

Dalla cura del viso a quella del corpo, passando per i capelli: i cosmetici solidi sono pratici,

ecocompatibili, delicati e oggi anche performanti!

P

urtroppo, come sappiamo, i rifiuti plastici

stanno distruggendo l’ecosistema

marino. In questo l’industria cosmetica

ha una enorme responsabilità, visto che produce

una grande quantità di scarti, costituiti

soprattutto da materie plastiche non riciclabili.

Ecco perché i cosmetici solidi, zero waste e privi

di imballaggio, da qualche anno stanno invadendo

gli scaffali dei negozi specializzati e dei

supermercati, così come le pagine delle riviste

e i blog delle beauty expert più green. Se fino

a qualche tempo fa gli unici cosmetici solidi

a entrare nelle nostre case erano le saponette

per le mani, ora l’offerta si è decisamente ampliata:

shampoo, balsamo, deodoranti, scrub,

creme, profumi e persino dentifrici rispondono

alle specifiche esigenze di ogni parte del corpo.

Oltre a vantare un packaging ridotto al minimo e

riciclabile, spesso realizzato in carta o cartone,

questi prodotti diminuiscono l’impatto ambientale

in quanto, rispetto al loro corrispettivo li-

quido, permettono di risparmiare più della metà

di acqua. Inoltre tendenzialmente non necessitano

di conservanti perché senza acqua i batteri

non proliferano e risultano anche più sicuri perché

non provocano sensibilizzazioni sulla pelle.

Pratici e compatti, sono perfetti da stipare in

valigia, e in caso di viaggi in aereo, si possono

portare in tutta tranquillità nel bagaglio a mano.

Infine, non dimentichiamo il risparmio economico:

lo avreste mai detto, per esempio, che un panetto di

shampoo equivale a 2 o 3 flaconi di prodotto liquido,

ovvero circa 80 lavaggi? Ma non credete che sia stato

facile, all’inizio, riuscire a rendere stabili le formule

solide utilizzando materie prime pure non diluite con

acqua e solventi, e ottenere texture piacevoli, efficacia

idratante e quell’effetto sensoriale che oggi tutti noi ricerchiamo

in un cosmetico. I prodotti solidi che oggi

troviamo in vendita, ecocompatibili, essenziali ma

performanti, sono infatti frutto di anni di ricerche e di

tecniche innovative. Proprio per le loro formulazioni

così particolari, per conservarli al meglio è bene avere

qualche accortezza: quelli che si attivano a contatto

con l’acqua, come lo shampoo, che è a tutt’oggi il cosmetico

solido più amato, devono asciugarsi perfettamente

prima di essere riposti. Quelli in consistenze

più morbide, come possono essere gli idratanti o i

profumi, non devono mai venire a contatto con l’acqua

e vanno conservati in un contenitore ermetico.

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TUTTO INTORNO ALL’ARTE

di IRENE CASTELLI

UN GENIO DELLA STREET PHOTOGRAPHY, A MILANO

DALL’EUROPA A NEW YORK:

TANTI GLI SCATTI ANNI SESSANTA

DI JOEL MEYEROWITZ

© Joel Meyerowitz_Florida, 1967

© Joel Meyerowitz, New York city, 1974

© Joel Meyerowitz_Paris, France, 1967

© Joel Meyerowitz_Paris, France, 1967

U

n antesignano di quella street photography che oggi ci conquista? È Joel

Meyerowitz, celebrato alla Leica Galerie Milano fino al 2 aprile con cinquanta

fotografie capaci di ripercorrere i periodi più decisivi della sua carriera,

scattate in diversi Paesi e in molte città. Nato a New York nel 1938, cresciuto

nel Bronx, studia pittura lavorando come art director pubblicitario. Ma a partire

dal 1962, Meyerowitz comprese la portata rivoluzionaria del colore, a quel tempo

ritenuto un elemento superficiale: lo introdusse nella fotografia per documentare

fatti importanti della società. Capostipite della street photography più moderna ne

riscrive così i codici linguistici: a Milano si ammirano le immagini catturate tra le

strade di New York, perfette per osservare le vicende di una grande città. Ma anche

quelle raccolte durante un viaggio di un anno attraverso l’Europa tra il 1966 e il

1967: Parigi, Napoli e Malaga, dall’Irlanda alla Bulgaria alla Germania, fino alla

serie di Londra e del Regno Unito. Grazie a lui anche la carta stampata, fino ad allora

fedele a immagini in bianco e nero per illustrare gli articoli pubblicati, si converte al

colore riconoscendogli la capacità di cogliere al meglio i momenti della quotidianità

tra le strade delle metropoli: interpretando temi come solitudine, scontri e

proteste sociali. Così, Meyerowitz ispira ancora generazioni di artisti

contemporanei.

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© Joel Meyerowitz_Wyoming, 1964

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SPECIALE MODA

di IRENE CASTELLI

Una primavera tutta in

PARKA

Sportivo ma elegante, da portare con sneakers, stivali e persino tacchi,

per un contrasto decisamente allettante: il parka si conferma alleato

della mezza stagione, pronto a proteggere i nostri look preferiti. Negli

anni Novanta, complici tante rockstar (Kurt Cobain in primis) diventa un

riferimento essenziale per l’abbigliamento urbano… dal nome inusuale,

derivato dal russo “pelle di animale”: i primi modelli vennero infatti

utilizzati dai popoli inuit per proteggersi dal freddo con ben tre diverse

pelli sistemate una sopra l’altra. In seguito, diventa complemento del

guardaroba militare finchè , nel 2003, la top model Kate Moss viene

immortalata con un parka decorato dal titolo di una famosa canzone

dei Sex Pistols… e celebrità fu: oggi lo scegliamo neutro o colorato, in

tessuto spesso o leggerissimo. Pronto a essere interpretato con tutti i

volti della femminilità.

Un total look viola

Tod’s.

Effetto velo con balze,

Herno.

Doppiato in pizzo,

Fracomina.

Dai riflessi notturni e

cangianti, Isabel Marant.

Sportivo blu elettrico,

Jacob Cohen.

Effetto ruggine con cordini a

contrasto, Max&Co.

Rosa acceso con cinturina,

Oof Wear.

Militare e minimale,

Persona.

Reversibile in taffetà

antigoccia,

Max Mara.

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Una borsa a tutto

colore

Fondato nel 2017 dalle sorelle Barbara e Luigia de Felice,

LEDEFF propone borse e accessori dove tessuti pregiati,

moderni e vintage, si uniscono a pellame e decori bronzei.

Tradizione italiana e identità partenopea sono le sue parole

d’ordine: tessuti che provengono dal mondo dell’interior design,

come velluti e shantung in seta, si uniscono a pellami pregiati

provenienti dalle migliori concerie italiane. A conferire unicità a

ogni borsa sono le decorazioni in ottone di ispirazione vintage,

realizzate a mano in antiche fonderie napoletane, dove spicca

il ricordo di due muse: nonna Rosaria e mamma Silvia, cui è

dedicata la borsa iconica del brand, con simbolo del leone.

Quando il tempo è

sostenibile

Primo orologio automatico realizzato con plastica oceanica

riciclata al 100%: Tom Ford lancia il nuovo Ocean

Plastic Sport Timepiece. Con cassa di 43 mm,

disponibile in bianco o nero semi opaco, il suo cinturino

con logo jacquard si tinge anche di giallo, blu e arancione.

Attenzione: oggi, la plastica a film sottile costituisce il 46%

dei circa 14 milioni di tonnellate di plastica che si trovano

sul fondo dell’oceano, praticamente impossibile da estrarre.

In questo caso, ogni orologio rimuove in modo permanente

l’equivalente di 35 bottiglie di rifiuti di plastica dall’oceano,

con tutti gli imballaggi riciclabili. Ben fatto!

Tutto pronto per le

prossime gite?

Una collezione che racconta tutto il bello del nostro meraviglioso

Paese. L’estate, il mare, i colori dei paesaggi, lo stile e il modo

di vivere… un mondo da trovare nella nuova collezione di

Emanuela Biffoli, ormai presente in Italia in oltre

6mila punti vendita. Un inno assoluto a Firenze e alla sua arte,

i suoi vicoli, i suoi artigiani e tutte le tradizioni tramandate di

generazione in generazione. Punta di diamante, cappelli e borse

in paglia realizzati con l’antica tecnica di lavorazione della paglia

fiorentina. Ricordando una storia lunga e affascinante, risalente

al Medioevo: quando, dallo scarto della mietitura del grano,

venivano ricavate delle trecce da utilizzare come copricapi.

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ZONA FITNESS

di LARÀ VENÈ

ALLENAMENTO A CIRCUITO

O CIRCUIT TRAINING

L’allenamento a circuito consiste in una serie di esercizi che vengono eseguiti

consecutivamente senza pause, o con pause molto brevi, in un circuito, appunto,

in cui si ricomincia da capo con le stesse ripetizioni.

I

l circuit training rientra in quella categoria

di allenamenti conosciuta come allenamento

con sovraccarichi (resistance training).

Si tratta cioè di allenamenti anaerobici in cui i

muscoli lavorano contro un carico esterno e gli

esercizi vengono eseguiti in serie multiple.

Nella versione classica (nel tempo sono state

introdotte anche diverse varianti), l’allenamento

prevede circa 10 “stazioni”: si passa da una

stazione all’altra con una pausa di riposo molto

breve (circa 15 secondi). Per ogni esecuzioni la

durata degli esercizi va dai 15 ai 45 secondi (circa

12/14 ripetizioni). Gli esercizi possono essere

eseguiti liberamente o con l’aiuto di attrezzi: elastici,

cavigliere o pesetti. Ogni fase del circuito

prevede movimenti diversi che sollecitano tutti i

muscoli. Per questo è considerato un allenamento

completo. A causa degli intervalli molto ridotti,

il circuit training richiede un maggiore impegno

cardiovascolare e spesso viene usato proprio per

migliorare questo aspetto. Inoltre, gli allenamenti

rapidi fanno si che questo tipo di attività venga

ritenuta utile per chi voglia incrementare la capacità

aerobica: il circuito, infatti, permette di ottenere

i benefici tipici dell’allenamento aerobico

e anaerobico in un’unica seduta. Infine, il circuit

training è molto efficace per chi vuole perdere

peso e ha il pregio di aumentare la massa magra

e ridurre quella grassa.

Nel tempo, sono state inserite diverse varianti

del circuit training, come il metodo Super Circuit

Training chiamato anche Aerobic Circuit Training

o Cardio Fit Training, che combina gli esercizi tipici del resistance training con il tradizionale allenamento

cardiovascolare, o lo spot reduction, che si concentra su quegli esercizi mirati

per ridurre il grasso localizzato, sollecitando le zone del corpo dove si vuole perdere

grasso (cosce, gambe, glutei, braccia, addome).

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RED CARPET

di ANTONIO PROVENZANO

VASCO ROSSI, 70 ANNI AL MASSIMO

Sono 70 volte che la Terra mi fa girare intorno al sole… e la testa non mi gira ancora».

Così, con una immagine non abusata e lunga solo una riga, Vasco Rossi festeggia il

2022 come l’anno dei 70. Da rockettaro un po’ squinternato che dava tutta la colpa ad

Alfredo, a fratello saggio che condivide i pensieri e le riflessioni sempre più venati

di letture filosofiche, con una indubbia capacità di semplificazione, il passo è stato

lungo ma fermo, deciso. Così a 70 anni, il Vate di Zocca si ritrova ad essere l’amico

e l’ispiratore di altri milioni di pensieri che lo hanno come punto di riferimento: ma la

circostanza, la cifra tonda del 7, un po’ colpisce e non può non colpire lui. Un uomo

per cui la giovinezza è stata un fulmine di stordimento, programmi decisi e lanciati in

un amen, parabole che ne riscrivevano il vissuto e il pensiero, e lo spingevano sempre

oltre. Il 20 maggio se tutto va bene riparte il tour, e quel ragazzaccio con la giacca di

pelle torna ancora a sognare, 70 o non 70. Viva Vasco!

LORETTA GOGGI E IL DOLORE PER LA MORTE DEL

MARITO: «MA LUI È ANCORA CON ME»

Non solo imitazioni per Loretta Goggi, che ha deciso di tornare a

dedicarsi interamente alla recitazione: «Mi sto impegnando tanto

per far capire agli addetti ai lavori che chi fa varietà non è che non

possa recitare». Una passione mai passata. Tra una battuta e l’altra

la Goggi svela che nella prossima fiction che sta girando interpreterà

una anziana donna e questo non la turba, anzi: «Adesso stare sul set

mi diverte perché così posso invecchiare tranquillamente». Si parla

anche dell’unico vero grande amore della sua vita, Gianni Brezza,

scomparso più di dieci anni fa ma il cui ricordo nella mente e nel

cuore di Loretta è più vivo che mai. «Avrei desiderato sposarmi a 16

anni ed avere almeno 5-6 figli, mentre mia sorella Daniela mi diceva

sempre che avrebbe lavorato. E invece lei si è sposata e ha avuto figli

mentre io sono rimasta zitellona fino al ’79 poi quando ho incontrato

Gianni sono stata prima concubina e poi moglie». Un amore vero

che vive ancora oggi nel suo cuore («La morte l’ha portato via dai

teleschermi non da me, noi stiamo insieme») e che Loretta non mai

tradito nemmeno adesso che non c’è più. Tanto che Loretta non ha

mai pensato di rifarsi un’altra vita sentimentale: «Per fare cosa? Andare

al cinema? Ci vado con mia sorella!».

STAR DA PICCOLI - Ora li riconoscete, ma com’erano prima?

E’ una fashion blogger ed influencer brasiliana, moglie

del dj e conduttore Francesco Facchinetti, il figlio di

Roby Facchinetti dei Pooh. Nata in Brasile, è cresciuta in

Svizzera ed è diventata dentista, con specializzazione in

chirurgia facciale. Dopo aver lavorato in un ospedale in

Brasile, ha cambiato vita e si è traferita a New York, dove

ha lavorato nell’ufficio comunicazione e marketing della

stilista Vera Wang. Dal 2014 vive in provincia di Como.

Ha due figli: Leone, nato nel 2014, e Lavinia, nata a marzo

del 2016. La modella ha avuto anche un’altra bambina,

Charlotte, da una precedente relazione. Ha confessato di

essere stata molto gelosa del marito Francesco in passato,

ma anche che oggi i due hanno raggiunto un buon

equilibrio di coppia e si fidano l’uno dell’altro. E’ molto

attenta all’alimentazione: i suoi post ritraggono spesso le

sanissime ricette che cucina per la sua famiglia e soprattutto

le merende a base di frutta e verdura che prepara per

i suoi bambini. Il tutto con un sano tocco d’ironia: ha inventato

una rubrica dedicata ai suoi errori gastronomici,

intitolata Monsterchef.

Soluzione a pagina 98

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CONSIGLI PER LA CASA

di ANNA GRECO

ARREDARE UN...

OPEN SPACE

Per arredare un open space o anche soltanto per renderlo più funzionale

serve poco, è necessario però seguire alcune regole base. A partire da una

valutazione delle esigenze e delle dimensioni degli spazi.

S

e l’ambiente è molto grande è possibile ricorrere a porte o pareti

mobili utili a suddividere gli ambienti a seconda delle necessità

dando vita, se non a vere e proprie stanze, almeno a mini

stanze. Oppure, è possibile creare zone diverse ricorrendo ad alcuni

elementi di arredo: il divano, una libreria bifrontale o una maxi credenza.

In genere, è bene non usare mobili molto alti, optando per una loro

collocazione alle pareti per rendere il tutto più armonioso. Giocando

con gli arredi e anche con la giusta illuminazione (lampade da terra o

abat jour) possono nascere zone diverse all’interno di un’open space:

la zona relax, la zona lettura/riposo, la zona pranzo.

Nella maggior parte dei casi l’open space più comune da gestire è quello

di cucina-soggiorno-sala, che possono essere separati dalla classica penisola,

lo schienale del divano o, ancora, la madia, che da una parte assolve il compito

di mobile adatto alla cucina e dietro funge da parete per delimitare lo spazio. Se

l’open space è piccolo e si desidera comunque suddividere gli ambienti, meglio

puntare su colori chiari come il bianco, il beige, il tortora, il grigio, sia nella scelta

dei mobili, sia per quella dei tessuti, dai divani ai tendaggi. Com’è noto, i colori

tenuti sono l’ideale per dare luce e ampiezza agli ambenti. Nei living rustici e se le

altezze lo consentono, un’altra soluzione per ottimizzare gli spazi è l’intramontabile

soppalco che ha un fascino irresistibile e intramontabile. Da raggiungere con una

scala o pochi scalini sospesi e vuoti sotto per mantenere l’effetto dell’ampio respiro,

può diventare il luogo ideale per un letto in più, una libreria con poltrona per

fungere da rifugio- relax o per ospitare armadi che nelle case non sono mai

abbastanza.

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I NUOVI GUANTI

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IO VIAGGIO DA SOLA

di ORTENSIA DEI LUCCHESI

URBINO

Urbino, città ideale. Esattamente come recita il titolo dell’opera realizzata tra il

1480 e il 1490 da un autore tuttora sconosciuto. La cittadina marchigiana, capitale

assieme a Firenze del grande Rinascimento italiano, è a tutti gli effetti un piccolo

quanto prezioso scrigno di arte e storia: sebbene le sue origini risalgano all’epoca

romana e al Medioevo, fu proprio tra il XV e il XVI secolo, quando il duca Federico

da Montefeltro vi stabilì una delle corti più illustri d’Europa, che la città raggiunse lo

splendore che la contraddistingue ancora oggi.

P

roprio come rappresentato nell’opera sopracitata - una piazza in

prospettiva lineare centrica, realizzata seguendo scrupolose regole

matematiche, inseguendo l’idea della perfezione geometrica -

Urbino fu l’incarnazione del sogno e del gusto del periodo e di fatti presso

la prestigiosa corte dei Montefeltro lavorarono alcuni tra i più artisti

dell’epoca, come Piero della Francesca, Leon Battista Alberti e Luciano

Laurana.

Oggi il dipinto è custodito, assieme ad altri capolavori rinascimentali,

all’interno della Galleria Nazionale delle Marche, che ha sede nel maestoso

Palazzo Ducale: si tratta di circa 80 sale, dove sono esposte, tra le altre,

opere di Raffaello, Barocci, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Tiziano,

Leon Battista Alberti e Melozzo da Forlì. Il Palazzo vanta poi importati

mobili e arazzi e tra le tante stanze cela un luogo meraviglioso e privato, lo

studiolo del duca, che custodisce pregevoli stucchi sulla volta ed è rivestito

nella fascia inferiore di legni intarsiati da Baccio Pontelli su disegni di

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Sandro Botticelli, Francesco di Giorgio Martini e Donato Bramante. Più

che un semplice edificio, il Palazzo Ducale si presenta piuttosto come una

cittadella fortificata, con i suoi celebri bastioni e torricini. Uno di questi,

il cosiddetto Bastione della Rampa elicoidale, fu costruito per collegare

direttamente le stalle ducali al Palazzo, e rappresentava un vero e proprio

capolavoro di ingegneria. Non a caso la costruzione dell’edificio, iniziata

nel 1444, ha richiesto oltre 30 anni di lavori e l’impegno di numerosi

maestri e architetti tra cui Maso di Bartolomeo, Luciano Laurana e

Francesco di Giorgio Martini, che ha portato a termine l’opera.

Nel quartiere artigiano della città si trova invece un altro “tempio” dell’arte

del periodo, la casa natale di Raffaello. Vi sono per la verità conservate

solo poche opere originali del grande pittore - quasi tutte dipinte in età

giovanile -, ma merita comunque una visita: è qui che Raffaello trascorse la

sua infanzia formandosi nella bottega del padre, Giovanni Santi, artista alla

corte di Federico da Montefeltro, esordendo con opere commissionategli

dalle vicine località del ducato.

Altro importante capolavoro custodito in città è il ciclo di affreschi nascosto

all’interno dell’Oratorio di San Giovanni: l’opera dipinta sulle pareti venne

stata realizzata dai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino

nel 1400 circa. La scena che più colpisce è senza dubbio quella della

“Crocifissione”, che ricopre tutta la parete dell’abside: lo sguardo cade

immediatamente sulle tre croci, con Gesù al centro e i due ladroni di lato

secondo le regole dell’iconografia classica, ma a poco a poco l’occhio si fa

più attento ai dettagli, cogliendo l’umanità, la disperazione e l’indifferenza

che animano la scena della Passione di Cristo, portando sullo stesso

piano la realtà religiosa a quella terrena.

Il Duomo è la chiesa più importante della città. L’edificio ha subito nei

secoli diverse ricostruzioni, ma l’impianto originario è datato 1021. La

chiesa venne poi ricostruita dapprima da Francesco di Giorgi Martini,

l’architetto del duca, poi, successivamente da Giuseppe Valadier, si

occupò dei lavori di ricostruzione dell’edificio in seguito al terremoto del

1789, dando forma all’attuale impianto in stile neoclassico. All’interno

della cattedrale sono poi celate delle grotte, che nei secoli hanno ospitato

non solo confraternite segrete, ma anche, durante la seconda guerra

mondiale, le opere del Tesoro della Basilica di San Marco a Venezia,

protette così in questo modo dalle bombe dei tedeschi. Tra le cappelle

nelle grotte si snoda poi il Corridoio del Perdono, che secondo un’antica

tradizione urbinate garantiva il perdono dei peccati se veniva percorso

durante il lunedì di Pasqua.

Ad appena due chilometri dal centro storico, vale la pena fare visita a

un’altra chiesa, quella di San Bernardino, nota anche come Mausoleo dei

Duchi. Costruita da Federico da Montefeltro per ospitare le sue spoglie

dopo la morte, è storicamente ritenuta il risultato di una collaborazione

tra Francesco di Giorgio Martini e il Bramante, espressa dallo stile

semplice degli interni.

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IL CAVOLO A MERENDA

prodotti della terra e gustose ricette

di FABRIZIO DIOLA

BRUTTE, SPORCHE E PELOSE

CUCINATE DIVENTANO MAGNIFICHE

INVITO A COZZE

Quando pensiamo ai frutti di mare ci vengono subito alla mente cozze e vongole.

I frutti di mare sono molti di più. Anche i cefalopodi, come seppie, calamari, polpi,

sono molluschi e quindi frutti di mare, privi però della conchiglia esterna che invece

c’è in cozze, vongole, capesante, ostriche, cannolicchi, tartufi di mare, telline...

C

inquant’anni fa, sui moli di tutta Italia

c’erano venditori ambulanti con tanto

di chioschetto che offrivano frutti di

mare crudi con una spruzzata di limone, una

delizia, uno spuntino unico.

Adesso è vivamente consigliabile non

mangiarli crudi perché potrebbero arrecare

danni alla salute, visto l’inquinamento dei

mari.

Le cozze o muscoli o mosciole si nutrono

per filtrazione e sono molto adattabili, per

cui sono in grado di vivere negli ambienti

più diversi: sabbia, scogli, impianti di

allevamento e anche in acque inquinate.

Con il loro modo di alimentarsi, le cozze

immagazzinano non solo il plancton, ma

anche batteri, metalli, tossine, virus che

possono essere responsabili di serie

malattie per chi le consuma. Per questo

motivo sono sottoposte a rigidi controlli e

quasi tutte derivano da allevamenti. Le zone

adibite a molluschicoltura sono classificate

dalla normativa in base ai requisiti

microbiologici previsti per i molluschi:

acque A, mare, oppure acque B, laguna.

Nell’allevamento in mare, il prodotto

può essere destinato immediatamente al

consumo umano, mentre per l’allevamento

in laguna devono essere depurate in appositi

impianti. Le cozze di mare, provenendo da

acque di categoria A, vengono portate nei

CSM, i Centri di Spedizione Molluschi

autorizzati, dove vengono confezionate e

preparate per la vendita. Solo questi centri

possono immettere il prodotto confezionato

direttamente sul mercato. Il prodotto di

laguna, venendo da acque di categoria B,

deve invece subire una fase di depurazione

in un centro autorizzato prima di essere

commercializzato. Nonostante tutti questi

accorgimenti è sempre meglio cuocerle

perché alcuni microrganismi potrebbero

non essere stati eliminati. Al momento

dell’acquisto è consigliabile verificare tre

cose: la confezione, che deve essere sigillata

in retini chiusi, la data di confezionamento

scritta sull’etichetta e la provenienza, ovvero

il nome del centro di spedizione da cui

sono partite. Dal punto di vista nutrizionale

sono fonte di antiossidanti, vitamine,

proteine nobili e sali minerali, tra cui ferro

e magnesio. In cucina si preparano in mille

modi: gratinate, alla marinara, nelle zuppe di

pesce. Famosa è l’impepata di cozze. Insieme

alla nostra cuciniera Sandra Lotti, abbiamo

deciso di proporvi Le Cozze Ripiene. Un

piatto antico, quasi dimenticato, visto che

richiede una preparazione non veloce. Non

è facile trovarle neanche al ristorante, non

si presentano bene, non sono un piatto

di moda e poi restano sempre troppo

laboriose. Come tutte le ricette che hanno

un ripieno sono soggette a varianti. Chi

mette il macinato, chi il tonno, chi la noce

moscata, chi il timo… mia suocera Maria

Pia, viareggina verace nata in darsena, è

del partito del tonno disposta a litigare con

chi mette la carne. I litigi non sono solo

sul ripieno ma anche sulla primogenitura

della ricetta. I muscoli ripieni sono uno

dei tanti piatti della tradizione Versiliese e

rappresentano il pomo della discordia fra le

città marinare di La Spezia e di Viareggio.

Entrambe, infatti, dichiarano solennemente

che la ricetta è nata nel loro porto. Non a

caso, dunque, il piatto è conteso dalla

forza dei muscoli. Le cozze infatti, sono

chiamate muscoli proprio per il fatto che

aprirle richiede un vero atto di forza tanto

le valve sono serrate. Questa ricetta prevede

che vengano riempite a crudo, pertanto

ci si deve armare di coltello e forzare le

valve tanto da poter farcire il loro interno

e l’ospite. Un piatto semplice e, a volte, di

recupero perché nel ripieno si può mettere

di tutto. La ricetta è vecchia, vecchissima. A

Viareggio e zone limitrofe, il ripieno è fatto

con tonno, mortadella, uova, parmigiano,

mollica di pane, prezzemolo, aglio e timo.

Poi c’è il partito del ripieno di manzo.

In molte preparazioni la carne macinata

sostituisce il tonno e nella farcia compaiono

anche un po’ di muscoli tritati. Questo è il

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M A G A Z I N E


La ricetta è proposta da Sandra Rosy Lotti Chef e titolare di Toscana Saporita Cooking School

con sede a Massaciuccoli (Massarosa) e New York

MUSCOLI

RIPIENI

BOMBOLONI

PROCEDIMENTO

In una zuppiera, mescolate tutti gli ingredienti finche’ non sono perfettamente

amalgamati. Con un coltellino, aprite le cozze facendo forza sulle valve e allargateli

senza che si stacchino. Scolate eventuale liquido.

Farcite le cozze e premete bene in modo che rimangano ben chiuse. Nel caso

si riaprissero, fate un po di gioco forza sulle valve in modo da “allentarle” un

po’ e poi riempite nuovamente.

prezioso sapore racchiuso nello scrigno nero. Poi

c’è la salsa, un peccato di gola da non confessare

nemmeno al prete. L’intingolo è composto da

pomodoro, aglio, prezzemolo e vino bianco e fa da

cornice ad un piatto che, una volta servito, potrebbe

far capolino anche in un ristorante stellato, peccato

che non abbiano il coraggio di proporlo. La

scarpetta è di rito. Meglio se con pane casalingo

toscano rigorosamente sciocco. Ecco perché la

salsa di pomodoro, golosissima, deve essere

abbondante e ristretta. Nel caso che avanzi un po’

di ripieno, si formano delle polpettine da

aggiungere alla salsa durante la cottura.

Per la salsa

8/9 cucchiai di olio extra vergine

2 grossi spicchi d’aglio tritato

1/2 bicchiere di vino bianco secco

400 gr di pomodori pelati tritati grossolanamente con il loro liquido

sale e pepe macinato fresco

prezzemolo tritato

Cottura

In un tegame capiente passate l’aglio tritato con l’olio extra vergine e lasciate

cuocere per alcuni secondi a fuoco dolce in modo che l’aglio non si colori.

Sfumate con il vino bianco e aggiungete il pomodoro. Cuocete per 5 minuti,

aggiustate di sale e pepe e adagiate le cozze. Incoperchiate e lasciate cuocere a

fuoco dolce per 20 minuti, scuotendo il tegame ogni tanto perche la salsa non

si attacchi. Spolverate con il prezzemolo e servite.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

28 cozze grandi, raschiate e sbarbate

50 gr di tonno sott’olio, sgocciolato (o stesso quantitativo

di carne macinata)

50 gr di mortadella tritata

100 gr di mollica pane, ammollata in 50 mil di latte e poi

strizzata

1 uovo intero

1 cucchiaio di prezzemolo tritato

1 spicchio d’aglio tritato

1/2 cucchiaino di foglie di timo

30 gr di parmigiano grattugiato

sale e pepe

M A G A Z I N E

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M A G A Z I N E


Gabrio Dei. Dopo la scuola alberghiera a Montecatini Terme collabora con ristoranti in Toscana, Piemonte e Liguria. Semifinalista italiano del

concorso SanPellegrino Young Chef per professionisti under 30. Amante dei viaggi e delle cultura gastronomiche internazionali. Dal 2016 é ambasciatore

italiano a Okinawa durante la Settimana Internazionale della Cucina Italiana nel Mondo. Attualmente gestisce il Ristorante 21, ad Alassio, nel quale

propone una cucina personale prettamente di pesce.

CAPRETTO

IN ZUPPA

BRODOLESE

Abbacchi, agnelli e capretti, che differenza c’è?

Spesso si confondono, e allora è meglio fare

un po’ di chiarezza.

L’abbacchio e l’agnello sono ovini, figli di una

pecora e di un ariete, ma dal punto di vista nutrizionale

e del sapore si differenziano perché

l’abbacchio, conosciuto come l’agnello da latte,

ha al massimo due mesi di vita, si è nutrito

esclusivamente di latte materno e ha quindi

una carne molto grassa. L’agnello pesante o

agnellone viene macellato entro un anno di

vita, ha superato l’età dello svezzamento e si

è alimentato anche con l’erba. Il capretto è un

caprino, figlio di una capra e di un caprone e

viene macellato dopo due mesi di vita. Anche

per gli ovini e le capre esistono le IGP e i presidi

Slow Food. Le IGP sono l’abbacchio romano,

l’agnello di Sardegna e l’agnello del centro

Italia. I presidi Slow Food sono addirittura

sette: l’agnello sambucano del Piemonte, la

capra garganica e la pecora altamurana della

Puglia, la capra girgentana della Sicilia,

l’agnello di Zeri toscano, la pecora Villnösser

Brillenschaf del Trentino Alto Adige e

l’agnello d’Alpago del Veneto. Queste eccellenze

sono da preferire ai normali tipi di allevamento

ma, comunque siano cresciuti agnelli è

bene tenere presente che quando si mangia la

loro carne in pratica si mangiano dei cuccioli.

Da un punto di vista etico è sicuramente un

atto riprovevole, ma dal punto di vista nutrizionale

e del gusto questa carne è straordinaria:

saporita, magra, digeribile e piena di sostanze

nobili. Come al solito non spetta a me decidere.

Io sono solo un giornalista e ti offro gli

strumenti per capire. Detto questo passiamo

alla ricetta che ci propone Gabrio Dei...

LA RICETTA DEL MESE

INGREDIENTI x 4 persone

Per il Capretto:

1,5 kg polpa di capretto

(circa una coscia con una parte di Carré)

70 g salvia e rosmarino

70 g carote

70 g sedano

150 g cipolla

200 ml Vino Bianco

Olio evo,Sale,Pepe qb

Insaporire il Capretto con tutti gli aromi e cuocere, coperto con carta stagnola, in forno

a 165 gradi per circa 2 ore: disossare e lasciar riposare. Nel frattempo ritirare i succhi

di cottura con le ossa della polpa ottenendo un fondo ben legato e setoso.

Per la Zuppetta leggera di Aglio:

Mezza testa di aglio

500 ml latte intero

Sbianchire l’aglio per 3 volte in poco latte:

dopodiché omogeneizzare con il latte rimasto, incorporando aria.

Per il Cremoso di Caprino:

300 ml panna

200 g caprino stagionato

Bollire la panna, aggiungere il caprino ottenendo una crema ben ferma: stabilizzare a

+4 gradi.

Montaggio e Presentazione:

•4 fette di Pancetta stesa stagionata o Lardo

•12 pz Castagne secche reidratate e cotte a vapore

•4 spicchi aglio nero fermentato

Adagiare su 3 punti il cremoso di caprino, le castagne,

la pancetta e delle fettine di Aglio Nero fermentato.Collocare

al centro del piatto la porzione di

polpa di capretto ben calda, irrorare con la Zuppetta

leggera di Aglio ed il fondo di cottura del capretto

ben caldi. Ultimare a piacere con acetosella o altre

Erbette spontanee, impreziosire con Olio extra vergine

di qualità e servire subito.

M A G A Z I N E

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GARDEN PLACE

di TIZIANO BALDI GALLENI

GLI SPLENDIDI FIORI STAGIONALI:

ECCO QUALI PIANTARE A MARZO

Questo è un buon momento per mettere a dimora le piante stagionali, che

vedrete fiorite durante l’estate. Tempismo che garantirà il successo della loro

crescita rigogliosa. Ma intanto capiamo cosa hanno di particolare queste specie

che hanno breve vita rispetto ad altre.

volte ma senza esagerare poiché i ristagni idrici per la buganvillee sono controproducenti.

Può essere coltivata anche in zone di mare perché non teme la salinità del

terreno. Fra i fiori più amati per il vaso, da tenere sul balcone, c’è l’ibisco. D’estate

ci potrà regalare una meravigliosa fioritura nei toni del bianco, rosa, viola e lilla.

Si adatta a qualsiasi tipo di terreno ma quello più migliore è soffice, fertile e ben

drenato. Infine fra questa selezione c’è il gelsomino. È la pianta rampicante per eccellenza.

Anche questo fiore ha come la lavanda un inconfondibile profumo intenso.

Potrebbe essere usato anche per creare delle siepi interessanti a perimetro del

tuo angolo verde. O per rivestire muretti e cancellate.

N

on è un caso se le piante stagionali sono chiamate in questo

modo e differiscono da quelle annuali. Sono termini specifici

usati anche in botanica, anche se almeno uno dei due ha un’origine

più commerciale. Le annuali infatti sono tali perché compiono

il proprio ciclo vitale in 12 mesi (a volte anche solo in paio stagioni):

dedicano l’ultimo periodo della loro vita a garantire la moltiplicazione

della specie producendo semi. Quelle cosiddette stagionali - il nome

è stato inventato dai vivaisti – sono sempre delle piante annuali che

però compiono il loro ciclo di fioritura solo in una stagione predefinita.

Ad esempio ci sono piante stagionali primaverili che fioriscono da

febbraio ad aprile, quelle estive la cui fioritura va da aprile a settembre

o ottobre, e infine quelle autunnali che fioriscono da ottobre a febbraio.

Ovviamente noi ci concentreremo sulle regine, quelle estive.

Fra quelle selezionate c’è la lavanda, incredibile per il suo inconfondibile

profumo. Con il suo colore e la sua bellezza si addice al giardino.

Lei riesce a resistere sempre al caldo e anche all’aridità. Un’altra elegante

è la bouganville. Originaria delle zone tropicali, è una pianta

che si fa notare fra tutte e sprizza energia. Non teme temperatura molto

alte, anche oltre i 40 gradi. Nella stagione più calda va annaffiata più di

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M A G A Z I N E


M A G A Z I N E

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MATRIX

di ANTONIO PROVENZANO

L’APP DI STREAMING LIVENOW È ORA

DISPONIBILE SULLE SMART TV LG

SAMSUNG SOLAR ONE REMOTE 2022

TELECOMANDO A RICARICA SOLARE E WIFI

La piattaforma di streaming LIVENow, che permette di accedere ad

un’ampia gamma di contenuti live ed on demand di musica, lifestyle

e sport, è disponibile con un’applicazione dedicata sulle Smart TV di

LG. Effettuando il download attraverso l’LG Contest Store, gli utenti potranno

accedere alla programmazione degli eventi live ed on demand.

Le smart TV, inoltre, offriranno agli utenti nuove esperienze virtuali,

con la possibilità di godersi gli eventi in modo interattivo con amici,

familiari ed altri partecipanti alla piattaforma. “LIVENow è stata creata

per avvicinare i fan ai loro contenuti preferiti di musicali, sport e lifestyle.

Siamo lieti di lanciare la prima app LIVENow per smart TV per LG,

offrendo ai fan di tutto il mondo la possibilità di guardare concerti ed

eventi sportivi in diretta dalle proprie abitazioni” ha affermato Géraldine

Pamphile, Global CEO di LIVENow. Jung Sung-hyun, Head of Content

Service Business di LG Electronics Home Entertainment Company, ha

aggiunto: “LG sta ridefinendo il ruolo della TV con l’aggiunta di servizi

che rendono l’esperienza di visione più personale e interattiva. Rendendo

LIVENow parte di quest’esperienza, ci rivolgiamo a un pubblico più

diversificato, che ora ha un motivo in più per godersi l’esperienza di

visione sul grande schermo di casa”.

Al CES 2022, Samsung ha presentato la nuova generazione di telecomando

a ricarica solare Solar One Remote, che ha anche la capacità di ricaricarsi

tramite le radio frequenze emesse dai router Wi-Fi: basta che si trovi vicino

ad un router 2.4 GHz Wi-Fi per ricaricarsi. Samsung prevede di includere

il suo nuovo telecomando Solar One Remote in un numero sempre maggiore

di suoi prodotti, come la nuova gamma 2022 di TV ma anche negli

elettrodomestici, con l’obiettivo di eliminare fino a 200 milioni di batterie

(in base ai volumi di vendita stimati e tempo medio di utilizzo dei prodotti)

che ad oggi finiscono nelle discariche che, se messe in fila, “ coprirebbero

la distanza tra Las Vegas e la Corea” ha dichiarato Han. Samsung non ha

dettagliato ancora come funziona la ricarica della batteria del telecomando

tramite onde radio, presumibilmente che il dispositivo è dotato di una tecnologia

capace di convertire le onde radio emesse dal router WiFi in energia

per la batteria. La distanza massima dal router entro cui il telecomando deve

trovarsi per attivare la ricarica non è nota. Samsung ha deciso di mettere

la sostenibilità al centro di qualsiasi cosa faccia: dalla diminuzione dell’impatto

della produzione, agli imballaggi che riducono l’impronta ambientale,

a una esperienza d’uso più sostenibile, terminando con la fine del ciclo di

vita dei prodotti.

66

M A G A Z I N E


NOVITÀ PRODOTTI

L’eco-ricarica amica

dell’ambiente

Le nuove Eco Refill di Alama Professional consentono

di risparmiare il 75% di plastica a confezione,

nel rispetto dell’ambiente e di chi lo abita

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L’individuazione di soluzioni sempre più sostenibili e

rispeose per l’ambiente è tra gli obievi raggiun

con successo da Alama Professional, brand di

prodo haircare di alta qualità, distribuito in GDO e

Drugstore. Prova ne è, il progeo denominato Earth

Friendly, con il quale Alama Professional ha iniziato

un percorso consapevole verso l’eco-sostenibilità

fin dal 2019. Rispeo al packaging, per esempio,

le azioni intraprese sono state mulple: l’ulizzo di

plasca riciclata per flaconi e vasi; la riduzione della

plasca impiegata, riducendone la grammatura,

l’eliminazione degli astucci in pvc e l’ulizzo di

carta cerficata FSC. Novità assoluta in casa Alama

Professional, è Eco refill, un nuovo formato di

shampoo per le linee del brand a più alta rotazione

(Hydra, Repair, Color e Frequent), che si potrà

trovare in una eco-ricarica da 1 litro,

permeendo così di risparmiare il 75% di plasca a

confezione.

La Eco refill è facilissima da usare: basta

travasarne, di volta in volta, il contenuto in

un flacone vuoto, così da averlo sempre a

portata di mano.

Inoltre è una soluzione salva spazio:

una volta aperta, non essendo rigida, si

adaa a essere posizionata anche negli

armadie più piccoli. Per Alama Professional

la ricerca di soluzioni sostenibili non si limita

solo al packaging dei prodo,

ma va a coinvolgere anche le formulazioni e

la scelta degli ingredien.

I prodo delle linee Hydra, Repair e

Frequent sono realizza con materie prime

selezionate di origine naturale, biodegradabili

e made in Italy, in linea con gli al standard

qualitavi che il brand offre con il suo

assormento.


THE WINNER

di GABRIELE NOLI

Da piccola staccava la

testa alle bambole che

la nonna le regalava

per il compleanno

e le usava come

pallone. Come se il

suo destino fosse già

scritto: da grande

Valentina Giacinti

sarebbe diventata una

calciatrice.

VALENT

GIACI

E

mica una qualunque, bensì una delle migliori in Italia,

capace di segnare oltre 250 gol in una carriera destinata

a durare ancora a lungo, avendo compiuto 28 anni il 2

gennaio. È stata una delle protagoniste del Mondiale 2019 (nel

quale la Nazionale ha raggiunto i quarti: un risultato di assoluto

rilievo), quello che ha riacceso i riflettori sul movimento del calcio

femminile italiano, destinato a vivere una svolta epocale, la

prossima stagione, con il passaggio al professionismo.

A inizio 2022, proprio pochi giorni dopo il suo compleanno,

Giacinti ha lasciato il Milan (di cui era capitano) per approdare

in prestito alla Fiorentina guidata da Patrizia Panico, una che ha

fatto la storia del calcio femminile, da attaccante. Il ruolo, guarda

caso, è lo stesso. “È il mio modello da quando ero piccola: a fine

partita la aspettavo per una foto insieme ed ora mi allena. Potrà

darmi tantissimi consigli in vista dell’Europeo”, ha affermato

Giacinti, dimostrando di voler voltare pagina dopo la separazione

improvvisa e dolorosa dal Milan dove giocava dal 2018. “Il

significato che questi colori hanno per me non sbiadirà mai. Sei

68

M A G A Z I N E


INA

NTI

casa mia e dirti “arrivederci” Milan è una delle decisioni

più difficili che mai mi sarei immaginata di dover prendere.

Voglio dirvi però che i messaggi d’amore che sto

ricevendo da tutti voi sono la mia vittoria più bella. A voi,

milanisti e non solo, voglio dirvi grazie. È straordinario il

vostro affetto e quello che avete lasciato in me”. Questo

è il post pubblicato da Giacinti sui suoi profili social una

volta definito il trasferimento. Temeva di essere bersagliata

da tifosi e non per una scelta destinata inevitabilmente

a far discutere, per modalità e tempistiche, ma soprattutto

perché ha riguardato una giocatrice che oggi è considerata

un punto di riferimento per le bambine desiderose di

ripercorrerne le orme. “Mi fa piacere essere un esempio

per loro. Anche io avrei voluto avere un modello”. E invece

i supporter rossoneri, pur delusi per il cambio di

maglia, le hanno comunque mostrato vicinanza e riconoscenza.

“Significa che qualcosa di positivo al Milan

l’ho fatto”, ha commentato. Certo, quello degli insulti sui

social rimane un problema che purtroppo tocca da vicino

anche il calcio femminile, nel quale secondo Giacinti non

si è ancora sufficientemente abituati a gestire la popolarità

e le più giovani rischiano di subire in misura maggiore

gli effetti della cattiveria perpetrata dai cosiddetti leoni da

tastiera attraverso commenti offensivi. Quando lei era una

bambina la questione non aveva certo la stessa centralità.

Altri tempi. Quelli in cui giocava (e già segnava) nella

scuola calcio della Val Cavallina Entratico, nella Bergamasca,

non lontano da Borgo di Terzo, dove è cresciuta.

M A G A Z I N E

69


THE WINNER

Si è innamorata di questo sport vedendo le

partite di papà Massimo, che oggi è il suo

primo tifoso.

L’esordio in serie A a soli 16 anni con l’Atalanta

è stato l’ennesimo segnale di una

carriera che si preannunciava promettente,

piena di gol, successi e gratificazioni. E caratterizzata

da scelte radicali, come quella

di andare negli Stati Uniti, a 19 anni, per

giocare nel Seattle, in prestito dal Napoli.

Un’esperienza breve ma intensa e formativa,

in un paese nel quale il calcio femminile è

valorizzato più di quello maschile. Tornata

in Italia, si è affermata nel Mozzanica, con

cui in un quadriennio (dal 2013 al 2017) ha

realizzato oltre 100 gol, per poi confermarsi

al Brescia. La personale consacrazione l’ha

però vissuta al Milan: capitano e goleador,

una figura imprescindibile in campo e nello

spogliatoio. Il poker rifilato all’Inter nel marzo

2021 è entrato di diritto nella storia del

club: un exploit che le è valso i complimenti

meritatissimi di Josè Altafini (pure lui segnò

quattro reti in un derby) e Bobo Vieri, uno

dei suoi idoli assieme allo spagnolo Alvaro

Morata, da lei stimato sia come attaccante,

sia come persona. E da cui cerca di prendere

spunto, osservandolo, per migliorare

ancora. “Attorno a me ho bisogno di persone

che vogliono fare qualcosa in più: mi è

scattato qualcosa dentro”, ha raccontato in

un’intervista a La7, che trasmette in chiaro

la partita più suggestiva di ogni giornata di

campionato, oltre a Coppa Italia e Supercoppa

(ospite fisso dello studio pre e post

gara è Antonio Cabrini, l’ex ct che nel 2015

l’ha fatta debuttare in Nazionale). Una frase

riferita al suo passaggio alla Fiorentina, ma

che è anche il riflesso del suo modo di concepire

il calcio. Non a caso, la canzone che

sceglierebbe per accompagnare ogni gol è

“Zitti e buoni” dei Maneskin. E quella fuori

dal campo? “Albachiara” di Vasco Rossi.

“Come giocatrice sono aggressiva, come

persona è il contrario: tendo a fidarmi troppo,

ma ci sto lavorando”. Adesso le atlete,

con l’ingresso dei top club nel calcio femminile,

sono messe nelle migliori condizioni

per svolgere l’attività. Giacinti ha ricordato

che in passato non era affatto così: si allenava

la sera, spesso su campi ghiacciati o

pesanti, quasi sempre con le stesse divise.

Ma bastava la passione per superare ogni

difficoltà. “Per le ragazze di oggi è tutto

più semplice, hanno tutto già pronto. Non tutte

sanno quanto abbiamo lottato per averlo”, rammenta

Giacinti. Lei, la predisposizione al sacrificio

non l’ha mai persa, nemmeno quando si è

guadagnata lo status di “campionessa”, anche

con la Nazionale: gli Europei sono l’obiettivo

primario di quest’anno, i Mondiali del prossimo.

Dei suoi tanti tatuaggi, uno in particolare ne rispecchia

la visione del calcio e non solo: “Impossible

is nothing”. Abituata a crederci sempre

e mollare mai, continuando a fare ciò che meglio

riesce: segnare.

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M A G A Z I N E


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Miracle Shampoo + Maschera VS shampoo senza agenti condizionanti.

M A G A Z I N E

71


LE AVVENTURE DI

di KATIA BRONDI

PrìMo

NELLA FORESTA DI DZANGA-SANGHA

Le prime luci dell’alba accarezzavano dolcemente

le colline tingendole di rosso vermiglio; poi piano

piano, mentre la TERRA si risvegliava

affacciandosi al SOLE, le sfumature si

ravvivavano di un color oro sgargiante. Prìmo

giaceva addormentato ai piedi delle montagne su

questo immenso tappeto verde.

Un branco di bufali, con le potenti corna ricurve

ai lati, sembrava nascere dalla luce del mattino.

Gli elefanti avanzavano lentamente tra le

PIANTE rampicanti per poi annidarsi nelle

pozze di ACQUA ricche di minerali. Lo

sguardo si rivolse in alto per assistere al passaggio

delle giraffe il cui collo sembrava il prolungamento

di un ramo a chiazze. Il Re Leone, dopo la caccia,

tornava a riposare sull’erba bassa, all’ombra, nella

sua terra d’Africa. Gli ANIMALI vivono nel

loro regno. Gli animali sono il corpo e il sangue di

Dzanga- Sangha, in perfetta ARMONIA

con la terra. Quella che sembrava completamente

deserta, era in realtà una terra animata dal più

potente REGNO DEI VIVENTI

a forte rischio di estinzione.

Silverback, il gorilla così chiamato per il color

argento della sua schiena, prese Prìmo e lo

mise sulla sua spalla. Non fu certo difficile per

lui capire che il nostro Supereroe era un amico

degli animali. Gli inquilini della FORESTA

fecero gli onori di casa e si presentarono a

Prìmo offrendogli le primizie di MADRE

NATURA. Silverback aprì le danze

porgendogli foglie, germogli, bacche e anche

qualche piccolo insetto. Verso questi ultimi,

Prìmo storse il naso e si fece una gran risata.

La GIRAFFA roteò con il suo lungo

collo offrendo a Prìmo qualche ramoscello di

Acacia. L’ELEFANTE allungò a Prìmo

qualche canna da zucchero che teneva ben strette nella

sua proboscide come un prezioso bouquet. Il solitario

PANGOLINO, invece, con quei minuscoli occhi,

diede a Prìmo tante formiche che invasero la sua testa e lo

fecero starnutire provocando un rombo che mise in allerta

tutti gli animali della foresta.

Curiosità: La riserva di Dzanga-Sangha ospita

alcuni degli animali più rari dell’Africa. A causa della

insensata e crudele caccia, il Pangolino è il mammifero

più trafficato al mondo. Si stima che nel 2019 più di

195 mila esemplari siano stati vittima del commercio

illegale.

Il fresco profumo degli ALBERI metteva una certa

allegria ed era davvero piacevole vivere nella Foresta di

Dzanga- Sangha. Al tramonto, il paesaggio abbracciava e

avvolgeva Prìmo con un manto color rosso fuoco. Le stesse

colline che lo avevano accolto durante il suo atterraggio,

si apprestavano a venirgli incontro con i loro colori caldi

e penetranti. Quando giungeva la notte, l’aria diventava

morbida e rilasciava un senso di pace e benessere.

Era davvero rassicurante vivere in quel luogo dove

riemergevano ISTINTI PRIMORDIALI

che preparavano all’imprevisto.

72

M A G A Z I N E


Durante la STAGIONE ASCIUTTA

le acque si ritirano e così i BRACCONIERI

possono attraversare il fiume Sangha. Il fiume, ora,

si presentava come un manto sabbioso che fa da

passaggio da una sponda all’altra per i trafficanti

di carne di gorilla o di AVORIO venduti nei

mercati locali. Ahimè, anche Silverback era stato

catturato dai bracconieri. Il Pangolino corse più che

poté avvisando Prìmo che, nel frattempo, regnava

nella pace della foresta.

La tormenta di ACQUA avvolse i bracconieri

e dal turbinio spuntarono le canne dei fucili, il cui

mirino tracciava diagonali da un tratto all’altro

del corso d’acqua. Il fiume Sangha aveva ripreso

il suo color cacao, denso e scuro e i bracconieri

avevano assunto l’aspetto di rami secchi che si

intrecciavano nel fiume. Il VENTO irrompeva

tra la foresta e correva rapidamente. Tutti gli

animali arrivarono come una carica di cavalleria

a quattro zampe. Il loro CORAGGIO era

autentico e genuino, in loro regnava la risposta

della creazione. Silverback era LIBERO.

Nella notte, ora, dominava il silenzio più assoluto.

Nella foresta di Dzanga-Sangha la PACE aveva

ritrovato la sua collocazione. Prìmo se ne stava

a cavalcioni sul suolo lunare, osservando quel

lembo di terra animato da ANIMALI e

PIANTE dove è fondamentale rispettarne il

NATURALE EQUILIBRIO.

Prìmo iniziò a correre più che mai; la foresta

sembrava stringersi su di lui, gli alberi si

avvicinarono vigorosi e le stelle in cielo

illuminavano la notte fonda. Come un rullo di

tamburi che segnava il tempo, Prìmo correva tra

gli arbusti e l’erba fitta. Il vento frustava la terra

e quest’ultima iniziava a rispondere con il ruggito

del LEONE, l’urlo del GORILLA

e il barrito dell’ELEFANTE. In mezzo

alla foresta Prìmo non riusciva a vedere il cielo

ma i raggi della Luna penetravano tra le foglie

disegnando strani giochi di luce che condussero

Prìmo sul letto sabbioso. Qui Prìmo vide i fucili

dei bracconieri che si muovevano come pedine

su una scacchiera. Silverback era in mano loro.

Nel profondo della notte e tra i bracconieri,

Prìmo scorse il manto argentato di Silverbeck che

si accingeva a lasciare la Foresta tra le grida più

strazianti che si fossero mai udite. Prìmo si alzò

in volo, roteò su sé stesso e proiettò un vortice di

acqua sul terreno asciutto che ripristinò il fiume.

M A G A Z I N E

73


SULLA STRADA

di TIZIANO BALDI GALLENI

IL NUOVO SUV DELLA SKODA È DI UN

ALTRO LIVELLO: PARLA IL DESIGN

Il nuovo Enyaq iV coupé, che fa un salto di qualità estetica rispetto alla versione

tradizionale uscita ad aprile 2021, stupisce. Il fatto che quest’auto sia totalmente

elettrica oggi passa in secondo piano rispetto alle linee rivisitate di questo bolide,

grintoso ed elegante, che prova a mettersi al pari dei marchi più blasonati.

S

koda, ad appena meno di un anno dall’arrivo nelle concessionarie

del suo primo Suv, ha deciso di rilanciare. Ha messo ad

Enyaq iV un vestito ancora più seducente, trasformando la sua

vettura di punta in un coupé. Le linee sono più sportive, ma rimangono

generosi gli spazi e la capacità del bagagliaio, di 570 litri. Il nuovo

design va però anche a vantaggio dell’aspetto più temuto da chi vuole

far parte della transizione epocale, passando ai mezzi elettrici e abbandonando

quelli spinti da motori a combustione: il coefficiente di

resistenza aerodinamica è infatti migliorato, facendo ottenere al Suv

un’autonomia fino a 545 km. Inoltre, la nuova variante ha il compito

di portare al debutto la prima RS elettrica della storia del marchio della

Repubblica Ceca. Che gli affiancherà l’unico altro allestimento del

coupé, cioè la Sportline: tutte e due caratterizzati dall’assetto ribassato,

dai fari Matrix Led, dalle minigonne in tinta e da cerchi di lega da 19” (i 21” sono

a richiesta).

Sono invece quattro le versioni dei propulsori elettrici: la iV 60 con batterie da 58

kWh e 180 CV, la iV 80 da 204 CV con batterie da 77 kWh (entrambe sono a trazione

posteriore) e le integrali iV 80x da 265 CV e RS da 299 CV. Quest’ultima, però, è

l’unica con limitatore di velocità tarato a 180 km/h invece di 160 km/h e con 460

Nm di coppia massima (permette di toccare i 100 km/h da fermo in 6,5 secondi).

La versione più efficiente è la iV 80 due ruote motrici: è quella che raggiunge 545

km di autonomia massima. E l’ultimo dato interessante rispetto al cuore pulsante

di queste Suv è che ci vogliono 29 minuti per passare dal 10% all’80% con una

colonnina rapida. Come detto sopra però su questo upgrade Skoda ha puntato al

design. È Oliver Stefani il responsabile dello stile della casa ceca dal 2017. È lui

a ritenere che la Enyaq iV Coupé rappresenti una reinterpretazione soggettiva delle

“cugine” Audi Q4 e-Tron Sportback e Volkswagen ID.5. E a dargli un tocco di

classe è il tetto del veicolo, completamente in vetro scuro, che si raccorda

col parabrezza e dona al Suv una forma simile a quella di un prototipo.

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LA 25° ORA

di BEATRICE SACCHI

The Batman

Regista: Matt Reeves

Con: Robert Pattinson, Zoë Kravitz, Jeffrey Wright

e Paul Dano

Genere: Azione

Al Cinema

Il film è una origin story che presenta il personaggio

di Batman, il vigilante di Gotham City

e il suo alter ego, il miliardario Bruce Wayne,

dopo gli eventi raccontati in Batman v Superman:

Dawn Of Justice. Sono ormai due anni

che Batman sventa il crimine per le strade di

Gotham City, grazie anche al prezioso aiuto dei

suoi fidati alleati Alfred Pennyworth e il tenente

James Gordon, ma per lui è arrivato il momento

di “scendere” nei bassifondi della città. Gotham,

infatti, è nelle mani di uomini potenti e corrotti

e Batman è l’unico a volere giustizia. Un giorno

un killer, l’Enigmista, prende di mira l’élite di

Gotham seminando terrore con indovinelli, inganni

e indizi criptici anche sulla famiglia Wayne.

Così Batman si troverà a scoprire misteri

sulla sua famiglia e sarà costretto a stringere

nuove alleanze.

Il ritratto del duca

Regista: Roger Michell

Con: Helen Mirren, Jim Broadbent, Fionn Whitehead

e Aimee Kelly

Genere: Commedia

Il film racconta la storia di Kempton Bunton, un

tassista sessantenne, che un giorno decide di

rubare dalla National Gallery di Londra il Ritratto

del duca di Wellington di Francisco Goya. Il

motivo di tale gesto è chiedere un inconsueto

riscatto. L’uomo avrebbe restituito il dipinto

solo se il Governo si fosse impegnato di più

per sostenere gli anziani. Una battaglia contro

l’ingiustizia sociale voluta da un uomo che per

cambiare il mondo e salvare il suo matrimonio

ha tessuto una rete di bugie venute a galla solo

cinquanta anni dopo.

Belle

Regista: Mamoru Hosoda

Genere: Animazione giapponese

Al Cinema

Dal genio del maestro dell’animazione giapponese

Mamoru Hosoda un adattamento de La

Bella e la Bestia all’epoca delle app.

Un toccante racconto sui legami familiari e

l’amore tra genitori e figli. Suzu è una timida

liceale rimasta orfana di madre da bambina e da

allora non si è mai ripresa. Incapace di dichiararsi

all’amico d’infanzia, il ragazzo più ambito

della scuola, Suzu ritrova la voglia di cantare

- perduta a seguito della morte della madre -

grazie a U, una app che permette di realizzare in

un mondo virtuale le aspirazioni della vita vera.

Nell’app Suzu è Belle, cantante di successo.

L’incontro con un misterioso drago detto “la Bestia”

cambierà ogni cosa. Spinta dalla curiosità

di scoprire l’identità dell’utente che si nasconde

dietro la Bestia, Suzu/Belle sarà costretta a uscire

dall’isolamento in cui vive reclusa.

Downton Abbey II - Una nuova era

Regista: Simon Curtis

Con: Julian Fellowes, Hugh Bonneville, Michelle

Dockery, Imelda Staunton e Maggie Smith

Genere: Drammatico

Al Cinema

campagna inglese, vedremo ancora una volta intrecciarsi

le vicende della famiglia Crawley con quelle

della sua servitù. Protagonista indiscussa è Violet

Crawley (Maggie Smith) che rivela alla faglia sul suo

passato e un’eredità in terra di Francia.

Il secondo attesissimo capitolo del film Downton

Abbey, tratto dall’omonima serie di successo, che

racconta le vicende di una famiglia aristocratica inglese

all’inizio del XX secolo, arriva nei cinema.

Nella meravigliosa tenuta di Downton Abbey, nella

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MY BOOK

di BEATRICE SACCHI

Adrenalina. My Untold Stories

Autore: Zlatan Ibrahimovic

Casa Editrice: Cairo

Quel che affidiamo al vento

Autrice: Laura Imai Messina

Casa Editrice: Piemme

La biografia di Zlatan Ibrahimovicćdove il grande

campione si racconta con sincerità e onestà.

Parla dell’affetto che sul campo percepisce dai

tifosi, dai fan e dal pubblico che gli dà la carica

e lo spinge al meglio, ma anche dell’odio che

lo stimola a non perdere l’attenzione e a puntare

alla perfezione. Spiega la moltitudine di

emozioni contrastanti che prova durante partite

come i derby che lo “riempiono di una rabbia

speciale”.

Nel libro c’è anche spazio dedicato alla vita privata,

alla famiglia e ai figli che sono per lui la

cosa più importante.

Violeta

Autrice: Isabel Allende

Casa Editrice: Feltrinelli

Il romanzo racconta la vita di Violeta nata 1920.

Subito la sua esistenza è segnata da avvenimenti

storici: l’eco della Grande guerra e la

Spagnola. Grazie alla previdenza del padre, la

famiglia esce indenne da questa prima crisi, ma

subito ripiomba in un altro evento drammatico,

la Grande depressione, che costringerà la sua

famiglia a ritirarsi in una regione remota del paese.

Qui la ragazza incontra la sua prima fiamma

e racconta la sua storia fatta di amori tormentati,

lutti e immense gioie. Sullo sfondo le vicissitudini

politiche e sociali del paese che con il

tempo impara a comprendere. Grazie a questa

consapevolezza si impegna nella lotta per i diritti

delle donne in una vita lunga un secolo, che

si apre e si chiude con una pandemia.

In Giappone sul fianco scosceso di Kujira-yama,

la Montagna della Balena esiste un immenso

giardino chiamato Bell Gardia nel quale

è installata una cabina che trasporta le voci

nel vento. In questo magico luogo, ogni anno

da tutta la nazione e dall’estero, si recano migliaia

di persone che hanno perduto qualcuno

e che alzano la cornetta per parlare con i cari

nell’aldilà. Un giorno si abbatte nella zona un

uragano e da lontano accorre una donna, Yui,

pronta a proteggere il giardino a costo della sua

vita. La ragazza a causa dello tsunami ha perso

tutto anche la gioia di vivere. Ma quando a Bell

Gardia Yui incontra Takeshi, la sua vita prende

una direzione inattesa.

Libri che mi hanno rovinato la vita e altri amori malinconici

Autrice: Daria Bignardi

Casa Editrice: Einaudi

Daria Bignardi si racconta con sincerità e

ironia, rivelando le contraddizioni della sua e

della nostra esistenza. Partendo dalle sue passioni

letterarie la giornalista si confessa – dalle

bugie adolescenziali agli amori fatali, fino alle

ricorrenti malinconie – spiegando il difficile

percorso del conoscere sé stessi.

Parla della sua infanzia in una famiglia con un

padre anziano e assente e una madre ansiosa e

rigida in un libro che commuove e fa sorridere.

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M A G A Z I N E

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TEATRO & MUSICA

di GIANLUCA QUADRI

OOchya!

Una delle band più amate nel panorama rock

mondiale. Gli Stereophonics, capitanati dal

frontman Kelly Jones, tornano il 4 marzo con un

attesissimo album dal titolo OOchya! Il disco è

stato registrato in soli sette giorni, assieme ai

produttori Jim Lowe e Goerge Drakoulias ed è

nato mentre la band stava pensando ad una raccolta

per i 25 anni di carriera da pubblicare. Il

sound è sempre lo stesso, il rock che ha catturato

milioni di fan in giro per il mondo: sembra che

suoni come un best of, in effetti, ma di canzoni

mai sentite prima d’ora.

So Happy It Hurts

Quindicesimo album per la rockstar canadese

che ha infiammato con le sue hit intere generazioni.

So Happy It Hurts è il nuovo album di

Bryan Adams in uscita l’11 marzo. A circa due

anni di distanza dal precedente disco, Shine A

Light, il nuovo lavoro contiene 12 canzoni anticipate

da un singolo che è anche title track

dell’album e caratterizzato da un ritornello arioso

e ritmato che entra in testa. I temi trattati parlano

di libertà, autonomia, spontaneità e del brivido

di correre su una strada senza barriere. La connessione

tra umani è il perno fondamentale di

tutto questo progetto.

Never Let Me Go

A nove anni da Loud Like Love, il duo inglese

più elettronico e rock allo stesso tempo torna

con un nuovo album: i Placebo, Brian Molko in

testa, hanno annunciato l’uscita di Never Let Me

Go per il 25 marzo. Il disco è stato anticipato

da due singoli, molto simili per sound e tematiche,

dai titoli Beautiful James e Surrounded By

Spies. Proprio quest’ultimo parla di una persona

che viene costantemente spiata dai vicini: come

sempre temi come la paranoia collegata al costante

sviluppo tecnologico sono al centro dei

lavori della band.

I BAUSTELLE al Teatro EuropAuditorium di Bologna

Il 17 marzo 2013, un gruppo italiano alternativo ma conosciuto da nord a sud saliva sul palco del Teatro

EuropAuditorium di Bologna per presentare il nuovo album. I Baustelle (Francesco Bianconi. Rachele Bastreghi

e Claudio Brasini) scelsero proprio i teatri per presentare il disco Fantasma, anticipato dal singolo

di successo La Morte (non esiste più). Il nuovo tour del gruppo di Montepulciano affrontò la sfida dei

teatri per restituire dal vivo tutta l’intensità dei brani del nuovo lavoro, eseguiti con il contributo di una

sezione fiati. La serata, divisa in due parti, andò a ripercorrere tutta la carriera discografica e musicale del

trio fino a quel momento: la prima metà venne dedicata al nuovo album; la seconda, invece, ripercorse

tutti i brani di successo composti dalla band. Il pubblico era eterogeneo: non solo i fan della prima ora,

ma anche i curiosi che volevano approcciarsi a quel mondo mistico e raffinato tipico dei Baustelle.

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M A G A Z I N E

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ON STAGE

di CLOE D. BETTI

BLANCO &

MAHMOOD

SIAMO I

RAGAZZI

DI OGGI

Sono il volto pulito di una generazione che ama sorridere e non prendersi

troppo sul serio. Hanno vinto Sanremo e per festeggiare hanno abbracciato i

genitori, ventinove anni Mahmood diciannove Blanco, niente di costruito nei loro

sorrisi, ma la spontaneità di due artisti che se la vogliono godere.

“É

più abituato alle vittorie Alessandro Mahmood

che Sanremo l’ha già vinto due volte, con Soldi

tra i big e con Dimentica tra i giovani, è abituatissimo

ai palchi Blanco, con il suo seguito di ragazzine

cui dedica sorrisi a cento mila denti, a dimostrazione

che alle nuove generazioni non piacciono più i belli e

dannati. Meglio i ragazzi della porta accanto, con l’invidiatissima

fidanzata Giulia e la mamma cui dedicare

sempre il primo pensiero, «perché i genitori hanno

sempre ragione, poi io con i miei sono stato un po’

una rottura di palle», sorride Blanco. A sua mamma

per prima Mahmood ha fatto ascoltare Brividi, il brano

che ha trionfato a Sanremo. «Le è piaciuta al primo

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M A G A Z I N E


Non ci sentiamo paladini

di niente, siamo contenti

che le persone dicano

che abbiamo trattato temi

importanti, ma in realtà

non ci sembra di aver fatto

niente di speciale.

ascolto, mentre solitamente le altre mie canzoni deve ascoltarle

diverse volte», sorride. L’accento bresciano e milanese è il segno

delle loro origini che entrambi vogliono portare all’Eurovision

Song Contest dove il 14 maggio rappresenteranno l’Italia,

in un’edizione storica, dopo la vittoria dei Måneskin: in molti li

considerano già sul podio, ma loro vogliono divertirsi più che

vincere. All’anagrafe sono Riccardo Fabbriconi e Alessandro,

Mahmoud, si sono conosciuti durante uno shooting fotografico

con tanti artisti, «c’erano Elodie e tanti altri, io ero l’unico

che non contava un caz.. » sorride Blanco che in meno di un

anno ha collezionato 28 dischi di platino, 7 dischi d’oro e 1

miliardo di streaming totali. «Meglio sempre che arrivi prima

la musica», dice. Hanno voci inconfondibili, sanno esprimere

tutta l’emotività dell’adolescenza e l’aggressività della maturità,

arrivano a tonalità irraggiungibili, anche se a volte cantano rime

incomprensibili. «Eppure ero certo che il ritornello di Brividi

lo cantassi in maniera molto chiara», scherza Mahmood. «Una

volta a un concerto il nonno di Michelangelo, il mio produttore,

gli ha chiesto se fossi francese», replica Blanco. Ma l’ironia della

loro gioventù si sposa con la voglia di cantare tematiche serie,

come l’amore in ogni sua forma, che non conosce barriere, il

tema portante del brano che ha vinto a Sanremo. «Questo brano

rappresenta per me tutti quei momenti in cui le emozioni ci rivelano

per quello che siamo davvero, ci mettono a nudo: racconta

di uno stato d’animo che riesco ad esprimere solo cantando e

urlando – sottolinea Blanco - È un incrocio di vite: la mia, che

trova un punto in comune con quella di Mahmood e in un certo

senso con quella di tutti, perché ad ogni età i sentimenti, soprat-

M A G A Z I N E

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ON STAGE

tutto l’amore, ci rendono fragili e felici nello

stesso momento». «Non ci sentiamo paladini

di niente, siamo contenti che le persone

dicano che abbiamo trattato temi importanti,

ma in realtà non ci sembra di aver fatto

niente di speciale – aggiunge Mahmood -

Abbiamo parlato di cose che per noi sono

la quotidianità e che dovrebbero essere date

per scontate, anche se ancora non lo sono.

Non ci sembra però di aver fatto chissà

che». La loro musica, assolutamente contemporanea,

prende origine dai grandi artisti

del passato, Blanco adora Domenico Modugno,

Gino Paoli e Giani Morandi, Mahmood

è cresciuto ascoltando Franco Battiato e Paolo

Conte. Il passato che trova terreno fertile

in un presente destinato a uscire finalmente

dagli streaming e tornare a cantare dal vivo:

entrambi hanno tour già sold out, ma prima

di tutto saranno a maggio sul palco dell’Eurovision

Song Contest, la manifestazione

che ha lanciato i Maneskin nell’olimpo internazionale.

E a chi li dà nuovamente per

vincitori rispondono con il sorriso: «Già a

Sanremo ci davano per vincitori appena arrivati,

solitamente non ha mai portato bene

arrivare al festival con il marchio di primi, e

invece…» E invece all’Ariston hanno trionfato.

Ora li aspetta l’Europa.

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GESTI CHE CONTANO

M A G A Z I N E

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I CONSIGLI DI

a cura della Redazione di Barbanera

OTTIMISTI SI

DIVENTA...

A PRIMAVERA

Inizia la stagione che celebra il ritorno alla vita, il

trionfo della natura che in tutto il suo splendore

si risveglia. Le giornate si allungano, il clima a

poco a poco si fa più mite, nell’aria si diffonde un

caleidoscopio di profumi e di colori, e si rinnova il

desiderio di recuperare la sintonia ed il contatto

più diretto con la natura.

Anche l’umore si fa più lieve, vibrante di

sensazioni, in sintonia con il miracolo della vita.

La finestra sul tempo

Fra tutte le abitudini è sommamente dannosa l’immobilità, ed un esercizio

svariato non solo conviene a tutti gli uomini in generale, ma soprammodo

a quelli che non hanno faticose faccende e continuo lavoro.

Almanacco Barbanera 1855

Marzo. La natura si risveglia

Tutto muta a marzo. L’aria, i colori, il vento gentile che spazza via le

nubi. L’equinozio spalanca le porte alla primavera, stagione amata, portatrice

di bel tempo e rinascita della natura e dell’uomo. Un’esplosione

di foglie e fiori dipinge a nuovo la campagna, inonda l’aria di dolci profumi

nel tempo in cui i proverbi abbondano, testimoni dei cicli del cielo

e della terra, dell’energia di un mese che non vuol stare con le mani

in mano. È un momento speciale, di quelli che rimettono il mondo in

movimento, che ci chiedono di raccogliere i primi frutti, ma soprattutto

di guardare avanti, con le giornate che si allungano e qualche acquazzone

che, con nuova lena, fa germogliare la terra e riempire di affetti il

cuore. Perché ad arrivare è anche la festa di san Giuseppe, momento

per festeggiare i papà con le tradizionali frittelle di riso. O raccogliere

la mimosa, prima esuberante fioritura dell’anno, quando l’attenzione si

volge alla donna. In attesa di primavera, che spunterà quest’anno il 20,

per raccontarci nuove antiche storie del bel tempo che verrà.

tempo stabile, pensa che il pericolo sia passato. Ed invece: “Gelo marzolino

contrista il contadino”, condizione questa, talmente probabile

che si ritrova confermata anche in: “Gelo di marzo, neve d’aprile/addio

madia, addio barile”. In altri termini, se il tempo si mette a “pazzerellare”,

i raccolti, soprattutto di granaglie ed uve, verranno irrimediabilmente

compromessi. Diversa e certamente auspicabile è, al contrario,

la situazione “quando marzo va secco” perché “il gran fa cesto e il vin

coperchio”. A Milano si dice: “marzo l’è fio d’ona baltrocca / ora el piov,

ora el fioca / ora el tira vent, ora el fa bel temp”, cioè marzo è figlio

d’una buona donna, ora piove, ora nevica, ora tira vento e ora fa bel

tempo. Simile significato lo ritroviamo in “marzo pazzerello / guarda il

sole e prendi l’ombrello” e anche “marzo / sole e guazzo”. Quel che con

i proverbi la saggezza popolare vuol far capire è sostanzialmente che in

questo mese il tempo può continuamente cambiare, tant’è che si dice:

“Tanto durasse la mala vicina/quanto la neve marzolina”. Ma è proprio

l’alternarsi di pioggia e di sole e l’incerto avvicendarsi di caldo e freddo

che fa bene alla campagna permettendo alle radici di consolidarsi e alle

gemme di prepararsi al momento in cui sbocceranno, ormai non più

timorose, al dolce aprile.

Quel mese pazzarello e un po’ bugiardo

Marzo ha comprato la pelliccia a sua madre e tre giorni dopo l’ha

venduta”, così recita un antico proverbio che, con splendida metafora,

sottolinea la variabilità e l’incostanza del clima marzolino: fra tutti i

mesi dell’anno quello sicuramente con la peggiore reputazione! “Marzo

ha il dare e il pigliare” si dice infatti, quasi per tener sempre desta e

vigile l’attenzione del contadino che magari, dopo qualche giorno di

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L’ALTRO SPORT

di STEFANO GUIDONI

GLI SPORT DELLA

MENTE

Tra i cosiddetti “sport della mente” giocati stando seduti comodamente a un

tavolo, sono tre quelli riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano.

U

n tris quello composto da bridge, dama, e scacchi, che lo

sportivo abituato a considerare attività sportiva solo ciò che

è riconducibile ad un certo tipo di esercizio fisico e mentale,

tende a snobbare, al contrario di coloro, e sono in molti, che dopo

essersi cimentati una prima volta non riescono a farne più a meno. Tra

questi il bridge, un gioco che si gioca con un mazzo di cinquantadue

carte senza jolly, da due giocatori che sedendosi uno di fronte all’altro

formano una coppia. Due le coppie, che prendono il nome dei punti

cardinali, ovvero nord/sud contro est/ovest. Un gioco regolamentato

dalla Federazione italiana gioco bridge. Alcune delle menti più brillanti

del nostro tempo hanno eletto il bridge, come disciplina ideale per

allenare la mente alle sfide della vita. Tra i bridgisti famosi ci sono

il presidente degli Stati Uniti d’America Dwight David Eisenhower, il

leader cinese Deng Xiaoping, Winston Churchill, Mahatma Gandhi, il

fondatore di Microsoft Bill Gates ed il presidente del Coni Giovanni

Malagò. La dama invece è un gioco che può essere praticato in vari modi:

dall’italiana all’inglese e via di seguito, fino alla dama internazionale,

detta anche polacca. Quella italiana si gioca su una damiera di

sessantaquattro caselle, tra due avversari aventi rispettivamente

dodici pedine bianche e altrettante nere. Il gioco della dama è regolamentato dalla

Federazione italiana dama e il livornese Michele Borghetti, insignito del titolo di

gran maestro, è uno dei più importanti damisti della storia nel nostro paese, se non

il più importante. Infine gli scacchi, un gioco da tavolo fondato su strategia e abilità

logica, nel quale due giocatori muovono sedici pezzi ciascuno bianchi o neri, su un

quadrante diviso in sessantaquattro caselle della scacchiera, allo scopo di catturare

il pezzo principale dell’avversario, ovvero il re, con una mossa detta scacco matto.

Gli altri pezzi rappresentano una donna, due torri, due alfieri, due cavalli ed otto

pedoni. Regolamentato nel nostro paese dalla Federazione scacchistica italiana,

tra i migliori scacchisti di tutti i tempi spiccano Garry Kasparov, Magnus Carlsen,

Bobby Fisher, Jose Raul Capablanca, Anatoly Karpov, Mikhail Botvinnik, Vladimir

Kramnik, Emanuel Lasker, Mikhail Tal e Alexander Alekhine. In tutti e tre i casi,

bridge, dama e scacchi, si tratta di giochi e sport della mente, praticati da

giocatori di tutte le età, particolarità che favorisce la socializzazione.

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M A G A Z I N E

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HOME SWEET HOME

a cura di Maurizio Bonugli

VOGLIA DI FUTURO…

DIVENTA

NICHELINO

Anche nella bella cittadina della cintura meridionale del capoluogo piemontese,

la “storica” insegna IperSoap è diventata PiùMe!

Ma, come prima, continuerete a trovarci in Via Torino 166 angolo Via Moncenisio.

E, come sempre, con tutto l’assortimento, le mille occasioni di risparmio, le offerte

e non meno importante, col sorriso, la gentilezza e la professionalità di Chiara e

della capo area Monica Starnone. Vi aspettiamo.

N

ichelino che, nel tempo, si è sviluppata come un importante

centro industriale custodisce, tuttavia, un centro storico

denso di testimonianze antiche e di pregi artistici e culturali

che rievocano il ricco passato caratterizzato da popoli e civiltà che

dominarono il territorio torinese nel corso dei secoli.

È una città dalle antiche origini. Per certo presente sotto forma di

primitivo insediamento durante l’Alto Medioevo, per diversi secoli

la città fu messa in secondo piano dalla vicina Moncalieri, la cui

rilevanza nel mondo politico e nei commerci è nota da molto tempo.

Un evento che cambiò significativamente le sorti di Nichelino è

datato al 1559: in questo anno la città fu infeudata alla famiglia

Occelli, che ne modificò profondamente l’aspetto urbanistico. Nel

1694, il piccolo borgo assunse l’ufficiale denominazione di Feudo

di Nichelino, ottenendo una propria indipendenza amministrativa,

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in quanto sino ad allora faceva parte della città di Moncalieri.

Siglata l’istituzione, nel mese di giugno di quell’anno, il Feudo

di Nichelino conta una esigua popolazione di circa 400 abitanti,

quasi interamente legati all’industria agricola e, in particolare, alla

gelsicoltura in relazione alla produzione tradizionale di seta.

Pochi anni più tardi, nel 1706, la cittadina prese attivamente parte

all’assedio di Torino da parte dei francesi, contribuendo a difendere

il capoluogo inviando uomini, mezzi e risorse. Novant’anni più

tardi, nel 1796, Nichelino venne occupata dagli stessi invasori,

evento che non fermò la crescita urbanistica. Negli anni che

seguirono, Nichelino venne dotata di nuove strutture, grandi

abitazioni e vari edifici di culto. Con l’Unità d’Italia, la cittadina

conobbe un ulteriore sviluppo urbanistico e demografico che è

proseguito, nel tempo, grazie ai consistenti flussi migratori dal

meridione e dell’affermarsi delle industrie a Torino, in particolare

quella della FIAT, che insediò il proprio stabilimento principale nel

quartiere Mirafiori di Torino nei primi anni ’60.

La cittadina è famosa soprattutto per il vasto Parco Storico e la

Palazzina di Caccia di Stupinigi. Il turismo a Nichelino è quasi

interamente rivolto su questa imponente e maestosa opera

architettonica, simbolo del passato glorioso che caratterizzò

Torino e il suo territorio limitrofo. Tante però sono anche le attività

e le iniziative di intrattenimento, sportive, ricreative e culturali che

fanno ben meritare una visita a Nichelino così come le immancabili

prelibatezze enogastronomiche tipiche della migliore tradizione

piemontese da degustare in pieno relax brindando con un bel

calice di sua maestà il Barolo.

INFO onemag.it

M A G A Z I N E

91


I GIOCHI DI

Trovi tutte le soluzioni

a pagina 98

Massima 3

M A G A Z I N E

LA MASSIMA CIFRATA A numero uguale lettera uguale. A gioco risol

massima di Friedrich Massima Nietzsche. cifrata

A numero uguale lettera uguale. A gioco risolto leggendo di seguito risulterà una massima di Friedrich Nietzsche.

1 2 2 3 1 4 5 6 3 4 7 8

9 3 10 1 9 5 11 12 3 1 8

3 4 1 12 3 13 7 14 5 10 3

15 3 16 5 8 5 16 9 1 9 3

4 3 12 12 7 8 8 3 6 17 14

1 8 9 7 3 18 17 1 12 3

11 12 3

17 5 4 3 8 3 19 7

U O M I N I

8 16 1 14 5 8 5 1 7 16 16

3 8 7 12 12 1 15 7 11 12 3

1 7 8 7 12 16 5 8 8 5

A B

T I

I M

V I

M

A N

G L

N S

I

A

Mini Sudoku

Abbiamo dimenticato gli animali feroci: vi sono stati millenni durante i q

veglia e nel sonno.

E

F B A

D B C

C E

B E

C

A

C

F

B D

B F C

A

92

M A G A Z I N E

F A C E D B

E D B C F A

E F D B A C

C D A E F B


Puzzle

INDOVINELLO: Chi è che è difficile capire quando ha male da qualche parte?

puzzle top Trovate 21 tutte le parole elencate, le lettere rimaste vi daranno la soluzione dell’indovinello. Chiave: (2,14)

E R B E L E C A U T E N E V

R I I V U L C M A R D N O L

A M B A S C I A T R I C E O

I A N S S D N F O L L I A I

C A T I O N E N O R Y T G T

C O M B A T T I M E N T O O

I N A C I D I R E R A I T S

P I A M S C O T R R F R T N

O V I L E R A D O L M I O I

R L D L P S S G T C A D N O

T R A T T E N U T A A T I E

S O T I M A R B A B A I F A

Treno 1

Viaggio in Italia

AIDA

ALEC

AMBASCIATRICE

ANGORA

ATTORE

BRAMITO

CANNA

CATIONE

CAUTE

CELEBRE

COMBATTIMENTO

DIRITTI

EVASI

FIABA

FINE

FOLLIA

IENE

INACIDIRE

LIMITE

VIAGGIO IN ITALIA Aiutandovi con gli incroci, inserite tutte le località elencate.

Aiutandovi con gli incroci, inserite tutte le località elencate.

LODARE

LONDRA

LUSSO

NORD

OLMIO

ONDA

OTTONI

OVILE

PESI

RIMA

ROGNA

STROPICCIARE

TASTI

TOCAI

TOGA

TRATTENUTA

TYRONE

UMIDO

VENE

3 lettere BRA RHO

4 lettere ACRI ARCO ASTI BARI BOSA LUGO MEDA

NOLA NOTO

5 lettere ANZIO CUTRO DESIO FERMO LECCE LOCRI

NUORO TERNI UDINE

7 lettere BITETTO COSENZA RONCADE SCAFATI

8 lettere CODROIPO MACERATA

9 lettere CAVALLINO MISTRETTA TERRANOVA

3 lettere BRA RHO

10 lettere MELENDUGNO

4 lettere ACRI ARCO ASTI BARI BOSA LUGO MEDA NOLA NOTO

5 lettere ANZIO CUTRO DESIO FERMO LECCE LOCRI NUORO TERNI UDINE

7 lettere BITETTO COSENZA RONCADE

15

SCAFATI

lettere CAIRO MONTENOTTE

8 lettere CODROIPO MACERATA 17 lettere MIGNANO MONTE LUNGO

9 lettere CAVALLINO MISTRETTA TERRANOVA

18 lettere GARBAGNATE MILANESE

10 lettere MELENDUGNO

14 lettere ALZANO LOMBARDO PADERNO DUGNANO

15 lettere CAIRO MONTENOTTE

14 lettere ALZANO LOMBARDO PADERNO DUGNANO

M A G A Z I N E

93


I CARE

a cura di MAURIZIO BONUGLI

IL PRIMO AIUTO, SEMPRE!

Fondazione Progetto Arca onlus da 27 anni è impegnata a dare aiuto concreto a persone

che si trovano in stato di grave povertà ed emarginazione sociale, accompagnandole

nella ripresa della propria vita. Uomini e donne senza dimora, famiglie scivolate sotto la

soglia di povertà, persone con problemi di dipendenza, rifugiati e richiedenti asilo: è a

loro che dedica il proprio operato.

ACCOGLIENZA FAMIGLIE. Ritrovarsi senza casa dopo la perdita improvvisa del

lavoro, il sopraggiungere di una malattia o la separazione da un coniuge. Una situazione

di fragilità temporanea come questa può trasformarsi in disagio ed esclusione

sociale permanente quando non si interviene per tempo.

ACCOGLIENZA SENZA FISSA DIMORA. Letto pulito, doccia calda, cambio d’abiti,

cure mediche e la sicurezza di un pasto. Ma anche uno sportello di ascolto, aperto

ad assecondare il desiderio di cambiamento di ogni persona.

L

a nostra quotidianità è fatta di molti incontri. Alcuni lunghi anni,

altri poche ore. Tutti sempre diversi. Abbiamo incontrato persone

povere e senza legami costrette a vivere in strada, famiglie che

avevano perso la casa e anziani senza una protezione, ragazzi in fuga da

guerre e povertà. Il nostro aiuto è andato a tutti loro. Perché crediamo

che la dignità della persona sia un valore imprescindibile, e un diritto.

Aiutare vuol dire almeno tre cose, per noi.

ASCOLTARE chi abbiamo davanti, senza pregiudizio e con rispetto per

la sua storia. DARE ASSISTENZA attraverso beni semplici e primari

come un letto, un pasto caldo e dei vestiti puliti. ANDARE OLTRE L’AS-

SISTENZA. Verso un futuro di autonomia e di integrazione sociale. In

una parola, AIUTARE A RIPARTIRE. Ci adoperiamo per: produrre cambiamento

e integrazione sociale; ascoltare senza pregiudizio; intervenire

negli ambiti di bisogno della persona meno presidiati; promuovere

azioni resilienti.

ACCOGLIENZA MIGRANTI. Un’attenzione particolare nella filiera dei nostri servizi

dedicati all’accoglienza dei migranti è riservata alle donne richiedenti asilo più fragili:

donne singole, mamme sole con bambini o in attesa di un figlio. La maggior

parte di loro è stata vittima di violenza di genere.

ACCOGLIENZA PERSONE CON DIPENDENZE. L’abuso di alcol e droghe può portare

alla rottura dei legami sociali e familiari e sfociare nell’impossibilità di mantenere

una casa e un lavoro. L’area delle dipendenze è stata il nostro primo ambito di intervento

e, nel tempo, Progetto Arca ha sviluppato tutta una filiera di servizi dedicati.

HOUSING FIRST. Dalla strada alla casa: è il principio guida dell’Housing

First (“la casa prima di tutto”) che vede la casa come punto di partenza,

e non di arrivo, per avviare un percorso di benessere, stabilità e inclusione

sociale.

UNITÀ DI STRADA. Attive tutto l’anno, le Unità di strada offrono un

primo aiuto concreto e immediato alle persone senza dimora, direttamente

sulla strada.

SOSTEGNO ALIMENTARE. Favorire l’inclusione sociale, partendo dal

diritto al cibo. Il sostegno alimentare è una delle attività che più ci vedono

coinvolti, a partire dalla nostra cucina.

INFORMAZIONI/CONTATTI

FONDAZIONE PROGETTO ARCA ONLUS

Via degli Artigianelli, 6 - 20159 MILANO

Tel. 02.66.715.266 - Fax 02.67.382.477

info@progettoarca.org

donazioni@progettoarca.org

www.progettoarca.org

94

M A G A Z I N E


M A G A Z I N E

95


QUA LA ZAMPA!

di LUCA ALBERTI

PARSON RUSSELL TERRIER

La razza Parson Russell Terrier nacque nel 18° secolo

nel Devon dal reverendo John Russell. John Russell

nacque in una famiglia di cacciatori di volpi nel

1795. Voleva un cane che potesse tenere il passo

con i cavalli, correre con i cani da caccia ed essere

abbastanza piccolo da scovare le volpi dalle loro tane.

M

entre studiava a Oxford vide e comprò il cane perfetto per i

suoi scopi, il cane apparteneva al lattaio. Si pensa che questo

sia stato il primo ad essere identificato come Jack Russell.

Durante il suo periodo come sacerdote, John Russell si dedicò sia alla

chiesa sia all’allevamento dei terrier selezionando una linea per la caccia

alla volpe.

Il Parson Russell Terrier è un terrier relativamente piccolo, attivo e vivace.

Ha gambe abbastanza lunghe, ideali per stare al passo con i cavalli;

ma il corpo è modellato per consentire di entrare in piccoli spazi. É di

colore bianco o bianco dominante con macchie fuoco, limone e nere, o

qualsiasi combinazioni di questi colori (normalmente limitato alla testa

o alla radice coda). I maschi adulti misurano circa 36 cm e le femmine

adulte 33 cm. Pesano circa 5-8 kg.

una famiglia attiva e devono socializzare fin dalla tenera età, specialmente con gatti

e altri cani. Le famiglie che vivono in case con giardino scopriranno presto che

scavare è uno dei passatempi preferiti di questo cane.

In generale il Parson Jack Russell Terrier è un cane amichevole, devoto

e affettuoso con molta personalità. Sono ottimi animali domestici per

Il Parson Russell Terrier è generalmente una razza resistente, come la maggior parte

dei terrier. Come molte razze può soffrire di disturbi ereditari agli occhi, quindi si

consiglia di eseguire esami oculistici prima della riproduzione.

Questo cane, essendo un piccolo terrier è molto attivo, dovrebbe fare quindi molto

esercizio fisico. Necessita di lunghe passeggiate, ama stare senza guinzaglio.

Bisogna quindi lavorare molto bene sul richiamo affinché sia affidabile prima di

lasciarlo fuori libero senza guinzaglio, poiché il Parson Russell Terrier tende a non

ascoltare.

Il Parson Russell Terrier ha un manto che può essere duro e ruvido, o liscio e

aspro, con un sottopelo folto. Lo sfoltimento è di solito necessario almeno due volte

all’anno a causa dell’abbondante perdita di peli. L’allevatore dovrebbe fornire

istruzioni complete su tutto ciò che serve per una buona gestione. È anche

necessario una spazzolatura settimanale.

96

M A G A Z I N E


L’OROSCOPO DI

M A G A Z I N E

ARIETE

TORO

GEMELLI

CANCRO

Se negli ultimi mesi hai avuto problemi in

casa, o con qualche parente, ti si prospetta

un bel periodo di ripresa. Sarai grintoso,

pronto a chiarire quello che non funziona.

Aspetta a batterti per qualche causa se non

sai ancora se ti rispecchia davvero: la tua

azione comunicativa sarà al top. “La gioia

più grande è quella che non era attesa”

(Sofocle).

Sei soddisfatto di alcuni traguardi raggiunti

e ti lasci alle spalle le difficoltà. Dovrai

solo organizzarti al meglio ed eliminare

vecchie paranoie per ritrovare la tua

solida certezza. Il lavoro va bene, ma non

abbandonare le tue passioni! “Governare

una famiglia è poco meno difficile che

governare un regno”

(Michel de Montaigne).

La vita familiare potrebbe innervosirti un po’,

soprattutto nella prima parte del mese. Tanti

i transiti che potrebbe renderti impulsivo

e spingerti a sopportare male obblighi e

maleducazione: usa la tua sagacia e la tua

schiettezza mentale per prendere tutto con

distacco. “Non cercare la voce nei pesci

né la virtù nelle persone male educate”

(Plutarco).

Qualche discussione, che ti porti dietro

dalla fine dell’anno, offusca questo primo

trimestre. Sarai in tensione, forse per motivi

familiari o affettivi. Ma sarà uno stimolo per

migliorare il tuo carattere: non affliggerti,

non serve a niente! “Com’è stupido colui

che cerca di rimediare all’odio degli occhi

con il sorriso delle labbra”

(Khalil Gibran).

LEONE

VERGINE

BILANCIA

SCORPIONE

Ti senti ruggente più che mai. Merito di

Marte in favorevole aspetto, che ti aiuterà a

farti largo nella routine. Chi dice Leone dice

anche volontà e cuore caldo, generosità

e fascino, potenza emotiva e capacità

d’amare… mettilo in pratica! “Il mondo che

ti circonda è stato costruito da persone che

non erano più intelligenti di te”

(Steve Jobs).

Potreste raggiungere la stabilità, ricevere

una conferma, migliorare gli affari. Ma

questo mese potreste non sentirvi molto

sicuri, forse a causa di alcune notizie

inaspettate che vi lasceranno pensare. In

caso di imprevisti e ritardi, affrontateli con

pazienza e lungimiranza. “Fare un nuovo

passo, dire una nuova parola, è ciò che la

gente teme di più”

(Fëdor Dostoevskij).

Tenete separati famiglia e attività più che

potete o il vostro lavoro ne risentirà. A

fine mese, comunque, le vostre prospettive

potrebbero migliorare drasticamente.

Qualcuno di voi potrebbe avere una buona

idea o capire come raggiungere quello che

desidera. “Se vuoi qualcosa che non hai

mai avuto, devi fare qualcosa che non hai

mai fatto”

(Thomas Treno Jefferson). 1

Una forte grinta vi caraterizzerà questo

mese. Concentrazione mentale ma

soprattutto energia fisica, che si trasformerà

in forza di volontà e, a tratti, però, anche

polemica. Fate attenzione a non imporvi,

o susciterete reazioni che porteranno frutti

poi… e potrebbero non sempre essere

buoni. “La speranza di una gioia è quasi

uguale alla gioia”

(William Shakespeare).

VIAGGIO IN ITALIA Aiutandovi con gli incroci, inserite tutte le località elencate.

SAGITTARIO

CAPRICORNO

ACQUARIO

PESCI

Aspettate l’amore ma non avete le idee

chiare su cosa davvero state cercando?

Forse dovreste temporeggiare. Se la

persona che avete adocchiato vi piace

ma non vi sentite così sicuri da prendere

l’iniziativa, potrebbe essere un segnale

che il vostro istinto vi sta mandando. “Il

cambiamento Massima non è 3 mai doloroso, solo la

resistenza al cambiamento lo è” (

Buddha).

massima di Friedrich Nietzsche.

LE SOLUZIONI DEI GIOCHI

STAR DA PICCOLI

Ora li riconoscete, ma com’erano prima?

1 8 9 7 3 18 17 1 12 3

Lady Facchinetti, Wilma Helena Faissol

È il tuo periodo. E i riflettori saranno puntati

su di te. A marzo potreste trovare occasioni

favorevoli che andranno dal minimo di

chi finalmente vive un periodo di umore

leggero a chi invece accoglie la fortuna e

cambiamenti importanti nella propria vita.

“Chi vuol navigare finché non sia passato

ogni pericolo non deve mai prendere il

mare”.

(Thomas Fuller)

LA MASSIMA CIFRATA A numero uguale lettera uguale. A gioco risolto leggendo di seguito risulterà una

1 2 2 3 1 4 5 6 3 4 7 8

9 3 10 1 9 5 11 12 3 1 8

3 4 1 12 3 13 7 14 5 10 3

15 3 16 5 8 5 16 9 1 9 3

4 3 12 12 7 8 8 3 6 17 14

11 12 3

17

U

5

O

4

M

3

I

8

N

3 19 7

8 16 1 14 5 8 5 1 7 16 16

3 8 7 12 12 1 15 7 11 12 3

1 7 8 7 12 16 5 8 8 5

I

Assorbirai tutto ciò che leggerai o guarderai.

Trova qualcosa che hai sempre voluto

imparare, senza aver avuto tempo per

farlo! Oltre al tuo intelletto, questo pianeta

influenzerà anche i rapporti familiari: ti

sentirai più motivato. “Non ho bisogno di

un amico che cambia quando cambio e che

annuisce quando annuisco; la mia ombra B Elo

fa meglio”.

(Plutarco)

Abbiamo dimenticato gli animali feroci: vi sono

Abbiamo dimenticato gli animali feroci: vi sono stati millenni durante i quali gli uomini pensarono a essi nella

stati millenni durante i quali gli uomini pensarono

veglia e nel sonno.

a essi nella veglia e nel sonno.

Il periodo del vostro compleanno vi

regalerà grandi soddisfazioni. Godrete di

piacevoli novità che potrebbero riguardare

la famiglia, il lavoro o l’ambito economico,

E

forse la casa, se i problemi Fhanno riguardato B A

le vostre proprietà. Grande fiducia, in tutto!

C E

“Sii come la fonte che trabocca e non come

la cisterna che racchiude sempre la stessa

D B C

B F

acqua”

(Paulo A Coelho).

F

C A

3 lettere BRA RHO

A B B I A M O

4 lettere

D

ACRI

I M

ARCO

E N

ASTI BARI

F A

BOSA

C E

LUGO

D B

MEDA NOLA NOTO

E F D B A C

5 lettere ANZIO CUTRO DESIO FERMO LECCE LOCRI NUORO TERNI UDINE

T I C A T O

7 lettere

G L

BITETTO

I A

COSENZA

N ERONCADE D B C SCAFATI F A C D A E F B

I M A L I F8 lettere E R CODROIPO O C I MACERATA B E A F C D B A F C E D

V I S O N O9 lettere S CAVALLINO T A T I MISTRETTA

C F D

TERRANOVA

A B E D C E F B A

M I L L E N10 Nlettere I MELENDUGNO

D U R

14 lettere ALZANO LOMBARDO D CPADERNO E B A DUGNANO F F B C A D E

A N T E I Q U A L I

15 lettere CAIRO MONTENOTTE A B F D E C A E B D C F

G L I U O M17 lettere I N MIGNANO I P E MONTE LUNGO

N S A R O N O18 lettere A GARBAGNATE E S S MILANESE

I N E L L A V E G L I

A E N E L S O N N O

SOLUZIONE PUZZLE:

IL CONTORSIONISTA

C

B

C O S E N Z A

F E R M O A B A R I

H I P I

N O L A R A S T I

O A O D E

C A R C O B O S A M I S T R E T T A

R R R O R T

D E S I O M I G N A N O M O N T E L U N G O

C E U A T O R

C A V A L L I N O L E C C E D O

C F N E R E N O T O U D I N E

U A L Z A N O L O M B A R D O E G C

T T I D E A T E R R A N O V A

C O D R O I P O U D T T N A D

O G A R B A G N A T E M I L A N E S E

N

L U G O

O

C

D

98

M A G A Z I N E


Abitare Castelnuovo propone

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