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Rivista delle Tecnologie Alimentari n°1 - Gennaio / Febbraio 2022

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Grani antichi: coltivazioni e<br />

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sommario<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 GENNAIO/FEBBRAIO <strong>2022</strong><br />

2<br />

6 In copertina<br />

Materie prime naturali per il dairy analogue<br />

Dal sostituto del latte vaccino fino a quello dello yogurt e della panna<br />

da cucina salata. ABS Food lancia una gamma di ingredienti al 100% vegetali<br />

che sostituiscono i prodotti a base di latte nelle produzioni bakery e pastry.<br />

20 L’impegno sostenibile che parte dalla pulizia<br />

Gruppo Consoli ha sviluppato una procedura di cleaning a basso impatto<br />

ambientale, che gli ha consentito di ottenere il Premio Ecolabel UE.<br />

E guarda al futuro con una serie di progetti fortemente green.<br />

24 Un impianto completo per la produzione<br />

di proteine da insetti<br />

Per il futuro sostenibile del sistema alimentare, gli insetti rappresentano<br />

un’opportunità chiave, essendo una fonte sana di proteine. Al fine di crescere<br />

in questo settore, Agronutris ha affidato a Bühler la costruzione di un grande<br />

impianto per il nuovo stabilimento di Rethel, in Francia.<br />

38 Una nuova vita per gli imballaggi flessibili in plastica<br />

Le associazioni Unione Italiana Food, Giflex e Ucima hanno siglato<br />

un protocollo d’intesa che ha l’obiettivo iniziale di recuperare e riciclare<br />

circa 50.000 tonnellate di materie plastiche da destinare al riutilizzo.<br />

42 Grani antichi: la diffusione <strong>delle</strong> coltivazioni<br />

e il mercato in italia<br />

Cresce la rilevanza socio-economica dei grani antichi, non solo per l’interesse<br />

verso i “vecchi sapori”, ma anche per i benefici nutrizionali e salutistici,<br />

come confermano i dati di mercato. Non meno importanti sono la biodiversità<br />

e la sostenibilità legate al loro ciclo di coltura.<br />

EDITORIALE<br />

Facilitare il riciclo per affrontare insieme la sfida ambientale (A. Bignami) 5<br />

IN COPERTINA<br />

Materie prime naturali per il dairy analogue 6<br />

ATTUALITÀ<br />

Buone performance per l’agroalimentare 8<br />

APPUNTAMENTI<br />

Le microalghe e il futuro del cibo 16<br />

INGREDIENTI<br />

Alternativa naturale per il rosso brillante nel beverage 18<br />

AMBIENTE<br />

L’impegno sostenibile che parte dalla pulizia (A. Bignami) 20<br />

Pepsico Europe eliminerà la plastica vergine nei pacchetti di patatine 22<br />

pag. 20<br />

pag. 38<br />

pag. 24<br />

pag. 42<br />

MACCHINE<br />

Un impianto completo per la produzione di proteine da insetti 24<br />

Un player in crescita nel mercato europeo dei compressori (A. Bignami) 26<br />

Un monoblocco flessibile per l’imballaggio secondario 30<br />

COMPONENTI<br />

Supporti per impianti di lavaggio verdure 33<br />

STRUMENTAZIONE<br />

L’accuratezza della tecnologia radar (F. Johansson) 34<br />

PACKAGING<br />

Una nuova vita per gli imballaggi flessibili in plastica 38<br />

Bottiglie in PET senza etichetta facili da riciclare 41<br />

APPROFONDIMENTI<br />

Grani antichi: la diffusione <strong>delle</strong> coltivazioni e il mercato in Italia<br />

(A. Cuoco, M. Iannone, R. Cavallo, M. D’Amore, A. A. Barba) 42<br />

RUBRICHE<br />

Elenco inserzionisti 48<br />

pag. 6<br />

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editoriale<br />

Eeditoriale<br />

|di Alessandro Bignami<br />

Quando si parla dell’inquinamento da plastiche si assiste spesso a un rimbalzo di responsabilità. L’opinione pubblica<br />

e i media generalisti puntano il dito contro l’eccesso di produzione del materiale e sugli effetti deleteri della<br />

sua dispersione nell’ambiente. Per contro la filiera industriale enfatizza il comportamento dell’ultimo anello della<br />

catena, ovvero il consumatore, che a suo dire potrebbe fare di più per smaltire e differenziare correttamente rifiuti<br />

e imballaggi. È chiaro però che la questione climatica è di un’importanza così vitale e pressante che colpevolizzarsi<br />

a vicenda non serve più niente. Occorre semmai fare fronte comune, essendo davanti a una sfida che riguarda<br />

la vita quotidiana di tutti e più che mai di chi verrà dopo di noi. I singoli sforzi di una categoria o dell’altra rischiano<br />

di perdersi nel vuoto di fronte all’immane disastro che è già in atto, come mostra la violenza dei fenomeni<br />

atmosferici degli ultimi anni. Istituzioni internazionali e locali, industrie, associazioni, comunità e singoli cittadini:<br />

nessuno può sottrarsi a questa ultima chiamata. Non solo le autorità pubbliche e gli operatori coinvolti devono<br />

sensibilizzare e supportare il consumatore nella gestione del fine vita degli imballaggi, ma anche la stessa industria<br />

deve fare tutto il possibile per creare prodotti a basso impatto ambientale e facilmente riciclabili. Un esempio<br />

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concreto può essere quello della produzione di confezioni in monomateriale al 100% riciclabile, evitando ai cittadini<br />

i dubbi e le difficoltà nel differenziare i vari materiali che spesso compongono un singolo packaging, senza<br />

contare l’impedimento al recupero costituito dall’accoppiamento di strati diversi. Un’iniziativa concreta in tal<br />

senso è stata lanciata dal mondo produttivo, con la firma del protocollo fra Unione Italiana Food (industrie alimentari),<br />

Giflex (produttori di imballaggi flessibili) e Ucima (costruttori di macchine e attrezzature per il packaging),<br />

con il coinvolgimento di consorzi e governo. L’obiettivo è alzare sempre di più la percentuale di imballaggi flessibili<br />

avviati a riciclo. Le potenzialità di crescita di questa quota sono infatti elevate, considerando che, nonostante<br />

il 70% degli imballaggi flessibili sia riciclabile, per ragioni tecnologiche o normative solo una parte viene effettivamente<br />

recuperata per una nuova vita. Le tre associazioni vogliono mettere assieme le proprie competenze per rimuovere<br />

gli impedimenti al riciclo degli imballaggi flessibili in modo economicamente sostenibile, contribuendo<br />

così a raggiungere l’obiettivo UE di immettere sul mercato entro il 2030 solo materiali riutilizzabili.<br />

Per affrontare la sfida dell’inquinamento da plastica, che costituisce gran parte degli imballaggi flessibili, più che<br />

demonizzare il materiale in sé, bisogna entrare nel vivo dei meccanismi dei consumi, puntando alla sostenibilità<br />

tecnica ed economica dei processi circolari.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

5<br />

1 14:48<br />

04_05_EDITORIALE.indd 5 16/02/22 08:53


in copertina<br />

Dal sostituto del latte<br />

vaccino fino a quello<br />

dello yogurt e della panna<br />

da cucina salata.<br />

ABS Food lancia una<br />

gamma di ingredienti<br />

al 100% vegetali che<br />

sostituiscono i prodotti<br />

a base di latte nelle<br />

produzioni bakery<br />

e pastry.<br />

MATERIE PRIME NATURALI<br />

PER IL DAIRY ANALOGUE<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

6<br />

ABS Food ha recentemente ampliato la sua gamma<br />

prodotti analogue, affiancando agli ingredienti già esistenti<br />

per fish analogue e meat analogue le nuove materie<br />

prime per il dairy analogue. I nuovi ingredienti<br />

vanno dal sostituto vegetale del<br />

latte vaccino fino a quello dello yogurt e<br />

della panna da cucina salata. Come<br />

tutte le proposte di ABS Food, sono<br />

tutti ingredienti naturali, genuini,<br />

NON OGM, vegetali e senza allergeni.<br />

A tutte queste caratteristiche,<br />

si aggiunge il plus dell’origine<br />

europea.<br />

I blend WMP ANALOGUE e<br />

MP ANALOGUE ricreano la<br />

struttura e l’opacità del latte<br />

vaccino, andando incontro<br />

alle richieste del mercato vegetariano<br />

e soprattutto di<br />

quello vegano: la bevanda vege-<br />

tale con aroma latte vaccino presenta un contenuto di<br />

grassi pari a quelli del latte intero (26%) o a quelli del<br />

parzialmente scremato (15%) o dello scremato (10%).<br />

Sono alternative 100% vegetali ideali per tutte le applicazioni<br />

bakery e pastry, poiché si adattano perfettamente<br />

alle ricette di dolci, tra cui muffins,<br />

plumcakes o lievitati in generale. I blend WMP<br />

ANALOGUE e MP ANALOGUE possono essere<br />

impiegati anche nella creazione di creme,<br />

sia a freddo che a caldo, che necessitano<br />

di una base liquida,<br />

aromatizzata e<br />

grassa. L’alto livello di<br />

personalizzazione del<br />

prodotto permette di<br />

ricreare sia creme salate,<br />

come una gustosa<br />

besciamella vegana, ideale per una lasagna alla bolognese<br />

veggy, sia creme dolci, come la classica crema<br />

pasticcera, per un dolce totalmente vegano.<br />

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Sono tutti blend personalizzabili che<br />

l’azienda produttrice può ridefinire<br />

nella parte aromatica, nel contenuto<br />

di grassi e in quello di fibre, riuscendo<br />

a calibrare la miscela sulla base<br />

<strong>delle</strong> esigenze del prodotto da creare.<br />

Per esempio, possono essere<br />

aggiunte vitamine e minerali per<br />

prodotti finiti indirizzati al settore<br />

fitness e sportivo, o una maggior<br />

concentrazione di proteine per il<br />

mercato low carb, o ancora aromi<br />

più o meno intensi, per creare un<br />

sapore caratteristico, dalla fragola al<br />

caffè. Sono polveri instant altamente<br />

solubili e facilmente gestibili, che<br />

non richiedono particolari sistemi<br />

produttivi o di conservazione.<br />

Oltre alla bevanda vegetale milk<br />

analogue base, ABS Food offre anche<br />

un’intera gamma di bevande,<br />

quali SOIAREDMIL, AVENAMIL,<br />

RICEMIL, ALMONDMIL: bevande<br />

vegetali in polvere, solubili, dal colore<br />

bianco e dal sapore caratterizzato<br />

dalla matrice d’interesse: soia<br />

rossa, avena, riso o mandorla.<br />

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DISTRIBUZIONE DI INGREDIENTI<br />

Esperienza, lungimiranza e know<br />

Come tutte le<br />

proposte di ABS<br />

Food, la nuova<br />

gamma dairy<br />

analogue è formata<br />

da ingredienti<br />

naturali, genuini,<br />

NON OGM, vegetali<br />

e senza allergeni<br />

La sede di ABS<br />

Food a Peraga<br />

di Vigonza (PD)<br />

how maturato in oltre 25 anni di<br />

attività hanno permesso ad ABS<br />

Food di diventare un punto di riferimento<br />

nella distribuzione di ingredienti<br />

alimentari per realtà industriali<br />

italiane ed europee.<br />

L’eccellenza dei prodotti di ABS<br />

Food, la tracciabilità del prodotto sin<br />

dall’origine e le filiere sostenibili dal<br />

punto di vista etico, ecologico e salutistico,<br />

sono riconosciute e garantite<br />

da numerose certificazioni internazionali<br />

quali Foodchain ID NON<br />

OGM, ISO 9001:2015, Biologico,<br />

Kosher e BRC Storage&Distribution.<br />

Le sue referenze sono tutte NON<br />

OGM e disponibili anche nelle declinazioni<br />

gluten free e biologiche.<br />

Partnership di lungo corso e più recenti<br />

legami con marchi riconosciuti<br />

per qualità dei prodotti ed efficienza<br />

del servizio permettono<br />

ad ABS Food di offrire una gamma<br />

prodotti ampia e in linea con le nuove<br />

tendenze del mercato del Food.<br />

Dall’offerta iniziale della soia NON<br />

OGM, l’azienda ha arricchito la sua<br />

gamma con amidi nativi, precotti ed<br />

estrusi, farine precotte, paste acide,<br />

lieviti naturali, farine e grani maltati.<br />

Nel corso degli anni, grazie all’attività<br />

di Ricerca e Sviluppo, sono stati inseriti<br />

prodotti a marchio ABS Food,<br />

come le lecitine in polvere e fluide, le<br />

fibre, i semi, i fiocchi e le farine di legumi;<br />

l’azienda si è inoltre specializzata<br />

nella ricerca di prodotti adatti ai<br />

mercati Low Carb, Low GI, Low Fat.<br />

In linea con le richieste crescenti del<br />

mercato vegetariano e vegano, dal<br />

2015 ABS Food propone una linea<br />

innovativa di proteine testurizzate<br />

vegetali partendo da materie prime<br />

quali soia, frumento, glutine e più<br />

recentemente pisello.<br />

Per rispondere alla crescente attenzione<br />

e consapevolezza del consumatore<br />

verso prodotti naturali e<br />

ottenuti con lavorazioni sostenibili,<br />

la società ha ampliato la sua gamma<br />

di proteine vegetali, affiancando<br />

alla storica matrice soia nuove<br />

tipologie quali pisello, riso, fava e<br />

fagiolo, che coniugano un alto valore<br />

funzionale con il plus dell’allergen<br />

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news [fatti, persone, aziende]<br />

BUONE PERFORMANCE PER L’AGROALIMENTARE<br />

Si conferma buona la performance economica nel III trimestre 2021,<br />

con un aumento del PIL nei confronti sia del trimestre precedente<br />

(+2,6%) sia del medesimo periodo dell’anno precedente (+3,9%),<br />

dovuto alla ripresa del settore dei servizi e dell’industria. Ciò è legato<br />

alla domanda estera e a quella interna con la crescita dei consumi<br />

finali nazionali (+2,2%, di cui lo 0,9% per beni durevoli) e degli investimenti<br />

fissi lordi (+1,6%). È quanto emerge dalla fotografia<br />

scattata nel terzo trimestre del 2021 da CREAgritrend, il bollettino<br />

trimestrale messo a punto dal CREA, con il suo Centro di Ricerca<br />

Politiche e Bioeconomia.<br />

Rispetto allo stesso periodo del 2020, fra luglio e settembre 2021, si<br />

è verificato un aumento sia dell’indice della produzione che di quello<br />

del fatturato: per l’industria alimentare rispettivamente +5,8%<br />

(con picco a settembre) e +8% nel complesso (e +13% sui mercati<br />

esteri); per l’industria <strong>delle</strong> bevande rispettivamente +8,3% (con<br />

un picco di 11% ad agosto) e +12% nel complesso (+21% sui<br />

mercati esteri).<br />

Le esportazioni agroalimentari nel III trimestre 2021 hanno superato<br />

i 12,5 miliardi di euro e, rispetto allo stesso periodo del 2020,<br />

crescono del +11,7% , confermando l’ottimo andamento rilevato<br />

nel trimestre precedente, in particolare verso la Spagna (+26%) e la<br />

Polonia (oltre 20%). In aumento anche le importazioni (+13,9%),<br />

con Brasile e Grecia che si confermano come principali fornitori<br />

(oltre il 30%). I prodotti maggiormente esportati sono stati vini e<br />

gli altri alcolici, carni preparate, prodotti dolciari e i lattiero-caseari.<br />

Sul fronte <strong>delle</strong> importazioni si segnala la ripresa del comparto ittico<br />

(+16%), fortemente colpito dalla pandemia nel 2020.<br />

FEDERSALUS SI UNISCE A INTEGRATORI ITALIA<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

Integratori Italia, che fa parte di<br />

Unione Italiana Food – associazione<br />

di categoria del settore<br />

alimentare con 450 aziende<br />

rappresentate, per oltre 20 settori<br />

merceologici – e FederSalus,<br />

associazione che rappresenta<br />

240 aziende nazionali e multinazionali<br />

della filiera degli<br />

integratori alimentari, annunciano<br />

il loro atto di fusione che<br />

sancisce l’inclusione in Unione<br />

Italiana Food e l’ingresso <strong>delle</strong><br />

associate FederSalus nel sistema<br />

confindustriale.<br />

Oggi, solo in Italia, il mercato<br />

degli integratori alimentari<br />

vale oltre 3,7 miliardi di euro,<br />

con una crescita media – registrata<br />

tra il 2014 e il 2020 –<br />

dell’8,2%. Il nostro Paese è leader<br />

europeo di questo mercato,<br />

coprendo il 29% del valore totale<br />

dello stesso (che, in Europa,<br />

supera i 13 miliardi di euro);<br />

seguono Germania e Francia,<br />

con percentuali ben più basse<br />

(rispettivamente il 19 e il 9%).<br />

Le aziende italiane del settore<br />

degli integratori rappresentano<br />

un’eccellenza, anche per la<br />

loro propensione a investire in<br />

leve immateriali, innovazione in<br />

primis. In un anno complesso<br />

come il 2020, il mercato italiano<br />

degli integratori alimentari<br />

ha fatto dell’innovazione il<br />

volano della sua crescita e ha<br />

aumentato il proprio valore di<br />

quasi il 3% rispetto all’anno<br />

precedente. D’altra parte, il<br />

settore raggruppa imprese altamente<br />

competitive: da un’indagine<br />

di FederSalus, il 59%<br />

<strong>delle</strong> aziende ha dichiarato<br />

fatturati in crescita nel 2020 e<br />

un tasso di occupazione nel settore<br />

che – nel 90% dei casi – è<br />

aumentato o rimasto costante,<br />

con una marginalità sull’ebitda<br />

(che indica lo stato finanziario)<br />

del comparto nel suo insieme<br />

che arriva al 14,6% e supera<br />

quello dell’industria farmaceutica<br />

(12,6%).<br />

“Integratori Italia e FederSalus<br />

potranno mettere a sistema i rispettivi<br />

network e rafforzare la<br />

rappresentanza del settore degli<br />

integratori in Italia all’interno<br />

del sistema Confindustria”,<br />

commenta Marco Lavazza, presidente<br />

di Unione Italiana Food.<br />

“Attraverso questa fusione la<br />

vivacità culturale e la capacità<br />

di avere iniziative nel campo<br />

degli integratori alimentari di<br />

FederSalus si sposa con la grande<br />

capacità di Confindustria<br />

di avere rapporti istituzionali<br />

a ogni livello, al fine di avere<br />

un’associazione più forte e proiettata<br />

alle sfide del futuro che<br />

si giocheranno in Europa”, ha<br />

commentato Germano Scarpa,<br />

presidente di FederSalus.<br />

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news [fatti, persone, aziende]<br />

ETICHETTE: I CONSUMATORI PREFERISCONO IL SISTEMA ITALIANO NUTRINFORM<br />

L’indagine su 7 paesi curata dall’Osservatorio Waste Watcher International ha rivelato che Nutrinform trova più consensi<br />

del sistema a semaforo Nutriscore, grazie soprattutto alla completezza <strong>delle</strong> informazioni.<br />

Il sistema di etichetta “a batteria” dei prodotti<br />

alimentari, proposto dall’Italia e denominato<br />

Nutrinform, vince su quello “a semaforo”,<br />

in particolar modo per gradimento dei consumatori<br />

e completezza <strong>delle</strong> informazioni.<br />

A rivelarlo è l’indagine: “Le etichette fronte<br />

pacco in 7 Paesi: Nutriscore VS Nutrinform”,<br />

curata dell’Osservatorio Waste Watcher<br />

International diretto dal professor Andrea<br />

Segrè, monitorata con Ipsos, Università di<br />

Bologna e campagna Spreco Zero e in sinergia<br />

con Agrinsieme, Federalimentare,<br />

Federdistribuzione e Unioncamere, presentata<br />

a Roma nel dicembre 2021.<br />

L’indagine ha approfondito il dibattito in<br />

corso sulle etichette alimentari e su come<br />

queste possano influenzare il giudizio e le<br />

abitudini dei consumatori. L’analisi ha preso<br />

in esame tre tipologie di etichette fronte<br />

pacco, ovvero: quella attualmente in uso,<br />

basata sull’indicazione <strong>delle</strong> quantità dei<br />

valori nutrizionali, il sistema Nutrinform proposto<br />

dall’Italia, che indica l’apporto percentuale<br />

di grassi, zuccheri e sali rispetto<br />

all’assunzione quotidiana raccomandata, e<br />

l’etichetta Nutriscore in uso in Francia, che<br />

associa ad ogni alimento un colore che ne<br />

indica il grado di salubrità; coinvolgendo un<br />

campione di 7 mila cittadini in sette Paesi:<br />

Stati Uniti, Russia, Canada, Regno Unito,<br />

Germania, Spagna e Italia.<br />

Il sistema “a batteria” giudicato più utile<br />

e semplice<br />

Nutrinform, il sistema di etichetta “a batteria”<br />

dei prodotti alimentari proposto dall’Italia,<br />

riscuote un consenso più ampio e trasversale<br />

rispetto al Nutriscore, il sistema di<br />

etichetta “a semaforo”, andando in particolar<br />

modo a rispondere in maniera più puntuale<br />

alle richieste dei cittadini in materia di<br />

chiarezza, semplicità, utilità, consapevolezza<br />

d’acquisto e completezza d’informazione.<br />

In Italia, il Nutrinform ottiene 23 punti in più<br />

del Nutriscore dal punto di vista dell’utilità,<br />

15 in termini di informatività, 13 per completezza<br />

e chiarezza, 12 per consapevolezza.<br />

La cosiddetta etichetta “a batteria” riscuote<br />

un successo maggiore anche in<br />

Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti<br />

ed è particolarmente apprezzato dai canadesi,<br />

con un indice di gradimento di 102, e<br />

dai russi (71).<br />

Il Nutriscore, ovvero il sistema di etichetta “a<br />

semaforo”, è al contrario il sistema meno<br />

gradito, con indici negativi in tantissimi Paesi<br />

ad esclusione della Germania e della Spagna.<br />

A cosa prestano più attenzione i consumatori?<br />

La maggior parte dei consumatori di tutti i<br />

Paesi oggetto dell’indagine ha dichiarato di<br />

apprezzare le informazioni presenti nelle<br />

etichette fronte pacco. In media, il 36% <strong>delle</strong><br />

persone gradirebbe maggiori informazioni<br />

relative alla qualità dei singoli ingredienti,<br />

mentre il 49% vorrebbe più informazioni<br />

sulla loro provenienza (il 58% in Italia e<br />

Germania). Un’altra informazione a cui i<br />

consumatori sembrano prestare particolare<br />

attenzione è quella relativa alle informazioni<br />

nutrizionali (53%) e alle informazioni<br />

sugli ingredienti che possono causare allergie<br />

(51%). È interessante notare quanto<br />

minore risulti essere l’attenzione alla sostenibilità<br />

e all’impatto che il cibo può avere<br />

sull’ambiente negli intervistati del Nord<br />

America e della Russia, che considerano in<br />

maniera più bassa il legame esistente tra gli<br />

alimenti e la propria salute, in netto contrasto<br />

con i trend dei Paesi UE.<br />

Inoltre, i valori e le informazioni <strong>delle</strong> etichette<br />

nutrizionali influenzano significativamente<br />

le scelte del consumatore. In media, il 75%<br />

dei rispondenti dichiara di utilizzare l’etichetta<br />

nel processo decisionale e di acquisto;<br />

questa percentuale cresce in Italia, arrivando<br />

fino al 78%, e in Spagna (77%), mentre è<br />

più contenuta negli Stati Uniti e in Russia,<br />

dove comunque non scende sotto il 70%.<br />

La questione dell’educazione alimentare<br />

Anche se la maggioranza dei rispondenti ha<br />

dichiarato espressamente di non farsi influenzare<br />

particolarmente dai colori usati<br />

nell’etichetta Nutriscore, rimane comunque<br />

una buona percentuale, pari al 40% circa<br />

della media, che cambierebbe le proprie<br />

abitudini alimentari in ragione dei colori apposti<br />

sulle etichette. In altre parole, se il sistema<br />

di etichetta “a semaforo” venisse<br />

adottata su larga scala, gran parte degli<br />

acquisti alimentari si sposterebbe seguendo<br />

i suggerimenti dei colori riportati nelle etichette,<br />

con il concreto rischio che negli acquisti<br />

ci si faccia guidare solo dalle etichette<br />

più che da una vera e propria conoscenza<br />

ed educazione alimentare.<br />

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news [fatti, persone, aziende]<br />

L’INDUSTRIA ALIMENTARE BRESCIANA REGGE L’URTO DEL COVID<br />

Nel 2020 le imprese bresciane<br />

attive nel settore alimentare<br />

hanno registrato una notevole<br />

robustezza, tale da permettere<br />

di reggere, e in alcuni casi anche<br />

di crescere, in una crisi globale<br />

come quella generata dalla pandemia<br />

da Covid-19.<br />

A evidenziarlo è lo strumento<br />

dell’Indice Sintetico<br />

Manifatturiero - ISM, frutto della<br />

collaborazione tra il Centro Studi<br />

di Confindustria Brescia e OpTer<br />

(Osservatorio per il territorio:<br />

impresa, formazione, internazionalizzazione)<br />

dell’Università<br />

Cattolica del Sacro Cuore.<br />

Nel dettaglio, tale indice, applicato<br />

ai bilanci 2020 di circa 130<br />

realtà bresciane attive nel comparto,<br />

mostra una solida tenuta<br />

rispetto alla situazione rilevata<br />

nel 2019. Nel 2020 la quota<br />

di aziende che si posizionano<br />

nella classe A (quella che include<br />

gli operatori più virtuosi) si<br />

attesta al 29% del totale, solo<br />

tre punti percentuali in meno<br />

rispetto a quanto registrato prima<br />

della crisi.<br />

Anche le altre classi di merito<br />

mostrano movimenti marginali,<br />

con solamente il 4% <strong>delle</strong> aziende<br />

che si posiziona in D (l’ambito<br />

che accoglie le realtà potenzialmente<br />

più fragili).<br />

L’ISM è stato poi implementato<br />

per effettuare un confronto tra<br />

gli effetti sui bilanci <strong>delle</strong> imprese<br />

della crisi da Coronavirus, con la<br />

“Grande Recessione” del 2009,<br />

pur nella consapevolezza della<br />

diversa natura dei due fenomeni<br />

presi in considerazione. Il settore<br />

alimentare è storicamente<br />

caratterizzato da dinamiche<br />

anticicliche, che trovano conferma<br />

nell’analisi realizzata. Infatti,<br />

il Conto Economico di questo<br />

comparto ha avuto nel 2020, a<br />

fronte di una marginale contrazione<br />

del fatturato (-1,2%), un<br />

andamento di crescita rispetto<br />

all’anno precedente, con l’unica<br />

Daniela Grandi, presidente<br />

del settore Agroalimentare,<br />

Caseario di Confindustria Brescia<br />

eccezione del Risultato prima<br />

<strong>delle</strong> imposte che registra un<br />

calo del 3,9%. Situazione simile<br />

si era registrata nel 2009,<br />

quando il settore, nonostante<br />

una riduzione del fatturato del<br />

2,5%, annotava per le principali<br />

voci di Conto Economico una<br />

crescita ancora più sostanziosa<br />

rispetto a quella avvenuta nel<br />

2020. A titolo esemplificativo,<br />

nel 2020 il Margine operativo<br />

lordo, indicatore che esprime la<br />

redditività lorda industriale, ha<br />

evidenziato nel 2009 una crescita<br />

del 23,2%, contro il +4,9%<br />

nel 2020. Il risultato prima <strong>delle</strong><br />

imposte, nel 2020 di segno negativo,<br />

nel 2009 registrava un<br />

picco del +45,7%.<br />

ISM permette di osservare come<br />

il comparto analizzato si sia notevolmente<br />

rafforzato nell’ultimo<br />

decennio: la quota <strong>delle</strong><br />

imprese che si posizionano nelle<br />

prime due fasce di merito (A e<br />

B) sale di ben quasi dieci punti<br />

percentuali dal 2009 al 2020 (dal<br />

51% al 60%).<br />

“Il comparto ha retto bene<br />

l’urto della crisi legata alla pandemia.<br />

Guardiamo quindi con<br />

fiducia al prossimo anno, pur<br />

nella consapevolezza di alcune<br />

incertezze”, commenta Daniela<br />

Grandi, presidente del settore<br />

Agroalimentare, Caseario di<br />

Confindustria Brescia.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

12<br />

SEE ACQUISISCE FOXPAK<br />

SEE (Sealed Air Corporation) ha annunciato l’acquisizione<br />

di Foxpak Flexibles Ltd., nell’ambito di SEE<br />

Ventures, la propria iniziativa per investire in tecnologie<br />

dirompenti e modelli di business che possano<br />

accelerare la crescita.<br />

Foxpak, azienda irlandese che realizza soluzioni di<br />

imballaggio, ha aperto la strada allo sviluppo della<br />

stampa digitale su imballaggi flessibili. Foxpak collabora<br />

con marchi leader per fornire soluzioni di imballaggio<br />

stampate; buste stand up con beccuccio<br />

e buste che servono una varietà di mercati tra cui<br />

retail, pet food, prodotti ittici e snack. Foxpak ha<br />

utilizzato le capacità di stampa digitale per stampare<br />

direttamente sui propri materiali di imballaggio<br />

flessibili potenziando i marchi dei propri clienti. Le<br />

loro soluzioni possono essere rapidamente ampliate<br />

o ridotte per soddisfare i requisiti di produzione per<br />

clienti di qualsiasi dimensione.<br />

“Foxpak svilupperà le nostre soluzioni di packaging<br />

in cui la progettazione grafica e la stampa digitale<br />

sono aree chiave della creazione di valore. Foxpak<br />

è riconosciuta come pioniere della stampa digitale<br />

incentrata sul cliente”, ha affermato Ted Doheny,<br />

presidente e CEO di SEE. “Insieme accelereremo il<br />

nostro futuro digitale con innovazioni nel packaging<br />

intelligente per i marchi leader in tutto il mondo”.<br />

Fondata nel 2001, Foxpak si trova a Collon, in<br />

Irlanda, e impiega 33 persone, servendo oltre 30<br />

paesi.<br />

“Foxpak è un’azienda incentrata sul cliente con un<br />

team di esperti nella stampa digitale. Sicuramente<br />

porterà forti aggiunte all’offerta attuale di SEE”,<br />

ha affermato Gerd Wichmann, EMEA Regional<br />

President di SEE. “Siamo entusiasti di accogliere i<br />

dipendenti di Foxpak in SEE e non vediamo l’ora di<br />

lavorare insieme”.<br />

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news [fatti, persone, aziende]<br />

UN ANNO DA RECORD<br />

PER IL LUGANA DOC<br />

Il 2021 lascerà il segno negli annali<br />

del Consorzio Tutela Lugana,<br />

estremamente positivo per le performance<br />

raggiunte dalla denominazione<br />

gardesana soprattutto<br />

in Italia. Una bella novità questa<br />

per un vino da sempre vocato<br />

all’export (oltre il 70%) che invece<br />

quest’anno ha incassato le<br />

più grandi soddisfazioni proprio<br />

in patria.<br />

Il Lugana ha raggiunto la vetta<br />

della classifica <strong>delle</strong> tipologie che<br />

crescono maggiormente nel nostro<br />

Paese (secondo l’IRI, a volume, occupa il primo<br />

posto assoluto con un +46 %) e ha segnato un +49%<br />

a livello di vendite (fonte Coldiretti). Gli imbottigliamenti,<br />

secondo i dati di novembre 2021, hanno già<br />

superato i 26 milioni di bottiglie (a fronte di 24.584.933<br />

di bottiglie prodotte nell’intero 2020), e si prevede di<br />

raggiungere i 27 milioni entro fine anno, segnando un<br />

+12%. Anche il prezzo medio <strong>delle</strong> uve e dello sfuso<br />

riflette il momento d’oro e il reale valore economico<br />

della Denominazione Lugana con incrementi che, per<br />

l’uva, sono di ben il 29% mentre per il vino del 69%<br />

(dati basati sul prezzo medio del 2020 e 2021, Camera<br />

di Commercio di Brescia e Verona).<br />

“La Denominazione cresce in modo robusto da oltre<br />

un decennio, consolidandosi nel paniere dei consumi<br />

di vino di alta qualità”, afferma il presidente di<br />

Consorzio Tutela Lugana, Ettore Nicoletto. “Ma i<br />

risultati del 2021, anno estremamente complesso,<br />

ben esemplificano la straordinaria resilienza, duttilità<br />

e contemporaneità di questo vino, che incontra<br />

perfettamente i gusti del consumatore moderno. Ci<br />

eravamo lasciati lo scorso anno con l’auspicio di sviluppare<br />

nuove strategie imprenditoriali, per adattarci<br />

alla mutata situazione dettata dalla crisi pandemica:<br />

profilazione del cliente e canali di comunicazione diretti,<br />

investimenti nell’e-commerce ma soprattutto<br />

nella distribuzione moderna, strumento utilissimo per<br />

il presente e il futuro della nostra DOC. I dati dimostrano<br />

che le aziende hanno colto questa esigenza ed<br />

hanno lavorato molto bene, supportate dal grande e<br />

costante impegno del Consorzio nella promozione.<br />

Nel 2021 abbiamo presenziato a tutte le più importanti<br />

manifestazioni enologiche, oltre ad aver promosso<br />

eventi e momenti online e in presenza dedicati esclusivamente<br />

al Lugana”.<br />

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news [fatti, persone, aziende]<br />

CAFFÈ BARBERA GARANTISCE LA TRACCIABILITÀ CON LA BLOCKCHAIN<br />

L’antica azienda di torrefazione italiana ha adottato un protocollo blockchain decentralizzato in grado di tracciare e validare<br />

l’intera filiera, dalla piantagione alla tazzina.<br />

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Dopo aver offerto la possibilità ai propri clienti<br />

di acquistare il caffè anche con criptovalute<br />

sull’e-commerce Caffebarberashop.com,<br />

grazie alla collaborazione con Algorand &<br />

BleumiPay, Caffè Barbera, la più antica torrefazione<br />

d’Italia con oltre 150 anni di storia,<br />

continua il processo d’innovazione tecnologica<br />

messo in campo per garantire una piena<br />

e completa tracciabilità e trasparenze del<br />

proprio processo di supply chain attraverso<br />

la tecnologia blockchain e, tra i primi a sperimentarla,<br />

in modo completamente decentralizzato<br />

rispetto all’intera filiera. Un passo<br />

importante operato dallo storico marchio<br />

napoletano con una fortissima propensione<br />

all’innovazione di un prodotto tradizionale,<br />

grazie anche a una giovane generazione dirigenziale<br />

in grado di cogliere le opportunità<br />

offerte dalle nuove tecnologie e rinnovare il<br />

proprio posizionamento su un mercato dove<br />

fiducia e sicurezza diventano criteri di scelta<br />

al pari con gli aspetti legati ai valori di eticità<br />

e sostenibilità.<br />

“Grazie all’implementazione di un protocollo<br />

blockchain decentralizzato in grado di<br />

validare la nostra preziosa filiera e dimostrare<br />

ai nostri consumatori il lungo viaggio del<br />

caffè, dalla piantagione alla tazzina, abbiamo<br />

posto l’accento su un aspetto per noi<br />

fondamentale: rendere noto a tutti l’impatto<br />

positivo che una politica condivisa tra<br />

tutti gli attori della filiera può avere sulla<br />

società e sull’ambiente”, dichiara Elio<br />

Barbera, Managing Director di Caffè<br />

Barbera.<br />

A sostenere la piena operatività nel processo<br />

di tracciabilità e trasparenza della supply<br />

chain di Caffè Barbera attraverso il protocollo<br />

blockchain, ci pensa Trackgood, una<br />

software house neozelandese supportata<br />

da NEM Ventures, semplice da usare che<br />

consente a chiunque di prendere visione e<br />

consapevolezza sulla catena di approvvigionamento<br />

del prodotto, progettato in più per<br />

potenziare la sostenibilità dell’intero sistema<br />

che contribuisce alla produzione del prodotto<br />

finale.<br />

“I consumatori vogliono informazioni a<br />

portata di mano”<br />

“La sfida che abbiamo voluto raccogliere<br />

riguarda un aspetto legato a un’esigenza<br />

specifica del consumatore che non può<br />

più essere trascurata”, dichiara John<br />

Hussey, Founder di Trackgood. “Il 96% di<br />

questo insieme, infatti, è convinto che i<br />

prodotti provenienti da fonti sostenibili e<br />

realizzati secondo principi etici possano<br />

davvero fare la differenza per il pianeta. E<br />

l’88% di questi desidera che i brand facciano<br />

la loro parte per rendere queste informazioni<br />

sempre accessibili e a portata<br />

di mano. Una sfida che Caffè Barbera ha<br />

raccolto insieme a noi e che siamo certi<br />

potrà apportare ulteriore valore al lavoro<br />

che lo storico marchio porta avanti con<br />

passione e serietà da oltre 150 anni”.<br />

Da oggi in poi, scannerizzando un semplice<br />

QR Code con il proprio smartphone,<br />

sui prodotti “Miscela Clean Cup”, “Blue<br />

Baron Java” ed “Etiopia Sidamo”, è possibile<br />

scoprire i luoghi e i volti di chi si<br />

prende costantemente cura della buona<br />

riuscita del prodotto. Immagini della<br />

piantagione e i profili degli agricoltori, i<br />

certificati di qualità, numeri di lotto e documenti<br />

di viaggio, saranno caricati<br />

sfruttando le potenzialità di un app mobile<br />

in cui verranno condivise, in tempo<br />

reale e in totale autonomia, tutte la fasi<br />

della lavorazione, dal caffè crudo fino<br />

alla tazzina. Informazioni pubbliche e<br />

certificate, senza possibilità di contraffazione<br />

grazie al protocollo blockchain<br />

adottato, che saranno validate tramite<br />

un hash crittografico che ne confermerà<br />

l’autenticità.<br />

Nei prossimi mesi, tutti gli altri prodotti<br />

Caffè Barbera avranno ognuno il proprio<br />

QR Code dedicato alla trasparenza e alla<br />

tracciabilità. Un concetto entrato ormai a<br />

far parte integrante del brand Caffè<br />

Barbera che, ancora una volta, punta<br />

sull’innovazione tecnologica per ridefinire<br />

il proprio posizionamento sul mercato<br />

all’insegna della modernità.<br />

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news [fatti, persone, aziende]<br />

RIGONI DI ASIAGO RILEVA LA FRANCESE SAVEURS & NATURE<br />

Rigoni di Asiago, l’azienda italiana<br />

della famiglia Rigoni che opera nel<br />

biologico, casa madre dei marchi<br />

Nocciolata, Fiordifrutta e Mielbio,<br />

ha acquisito Saveurs & Nature,<br />

azienda francese specializzata<br />

in cioccolato biologico. Partner<br />

dell’operazione Crédit Agricole<br />

FriulAdria che ha erogato un finanziamento<br />

ESG collegato al raggiungimento<br />

di precisi obiettivi di<br />

sostenibilità da parte dell’azienda.<br />

Fondata nel 1923, Rigoni di<br />

Asiago è una <strong>delle</strong> più importanti<br />

aziende produttrici di biologico<br />

in Europa, segmento nel quale è<br />

stata pioniera. Oggi, la Francia è<br />

il mercato export più importante<br />

per l’azienda veneta; qui la sua<br />

crema spalmabile Nocciolata, priva<br />

di olio di palma, è diventata la<br />

seconda nel ranking <strong>delle</strong> creme<br />

spalmabili (la prima per quanto<br />

riguarda il bio).<br />

Saveurs & Nature incarna dal 2001<br />

i valori dei suoi fondatori, Valérie<br />

e Jean-Michel Mortreau, appartenenti<br />

a una famiglia di agricoltori<br />

biologici. L’azienda è nata nel retrocucina<br />

del ristorante biologico<br />

“RestObio”, a Saint-Herblain, in<br />

cui i cioccolatini bio venivano offerti<br />

come accompagnamento al<br />

caffè. Il successo di questi cioccolatini<br />

fu talmente grande che la famiglia<br />

Mortreau decise di dedicarsi<br />

completamente alla produzione<br />

di cioccolato 100% bio. Nel corso<br />

degli anni, i loro prestigiosi prodotti<br />

si sono affermati con grande<br />

successo presso la distribuzione<br />

specializzata. La società, che si trova<br />

in Vandea, nel comune di Saint<br />

Sulpice Le Verdon, impiega oggi<br />

70 dipendenti tra cui 32 Maitres<br />

Chocolatier.<br />

“Quando ho incontrato Jean-<br />

Michel Mortreau sono rimasto<br />

colpito dalla somiglianza dei nostri<br />

percorsi imprenditoriali e per la<br />

comunione fra il DNA di Saveurs &<br />

Nature e il nostro modo di vedere,<br />

che consiste nella volontà di creare<br />

un mondo migliore offrendo<br />

al consumatore prodotti biologici<br />

buoni da gustare e buoni anche<br />

per salvaguardare il pianeta”, afferma<br />

Andrea Rigoni, amministratore<br />

delegato di Rigoni di Asiago.<br />

“Il mio desiderio era quello di<br />

Andrea<br />

Rigoni,<br />

ad di Rigoni<br />

di Asiago<br />

trasmettere la mia impresa a una<br />

realtà famigliare che condividesse<br />

i nostri valori e che avesse già<br />

una forte esperienza nell’agricoltura<br />

biologica”, dice Jean-<br />

Michel Mortreau. “L’incontro con<br />

Andrea Rigoni è stato decisivo in<br />

termini di condivisioni di valori e<br />

della vision”.<br />

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TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

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appuntamenti<br />

LE MICROALGHE E IL FUTURO DEL CIBO<br />

Pordenone Fiere apre le porte ad AlgaeFarm:<br />

dopo la digital preview dello scorso anno il<br />

mondo della ricerca, <strong>delle</strong> tecnologie e <strong>delle</strong><br />

applicazioni <strong>delle</strong> microalghe si incontrerà in<br />

Fiera i prossimi 25 e 26 maggio. L’evento si<br />

svolgerà in contemporanea con AquaFarm<br />

e NovelFarm ed è realizzato in collaborazione<br />

con AISAM - Associazione Italiana per lo<br />

Studio e le Applicazioni <strong>delle</strong> Microalghe.<br />

L’evento sarà l’occasione per presentare le<br />

migliori realtà professionali dedicate alla filiera<br />

dell’alghicoltura, creando un’opportunità<br />

di confronto su un settore in continua crescita,<br />

rappresentato dalla ricerca scientifica, dai<br />

produttori di apparecchiature, dai coltivatori<br />

e da coloro che utilizzano le microalghe in<br />

diversi settori, tra cui nutraceutica, alimentazione,<br />

energia e industria.<br />

“AlgaeFarm arriva al momento giusto nell’evoluzione<br />

del mercato europeo e mondiale”,<br />

afferma Alberto Bertucco, presidente<br />

di AISAM. “E siamo grati a Pordenone Fiere<br />

che ormai da 5 anni offre al settore un’importante<br />

occasione di incontro”.<br />

La recentissima ricerca della californiana<br />

StrategyR rivede al rialzo le dimensioni del<br />

mercato attuale, a un passo dal miliardo<br />

di dollari (990 milioni) già l’anno scorso,<br />

con una previsione di crescita media annuale<br />

del 5,2% da qui al 2026. Secondo<br />

StrategyR, le due specie algali più importanti<br />

in questo momento, spirulina (49%)<br />

e chlorella (29,4%), trainano la crescita per<br />

il loro utilizzo in cibi e prodotti nutraceutici<br />

che vengono acquistati per il loro valore di<br />

rafforzamento <strong>delle</strong> difese dell’organismo,<br />

un effetto comportamentale derivante dalla<br />

pandemia e che già si è fatto sentire nella<br />

seconda metà del 2020 e nel 2021.<br />

In Italia, la domanda di microalghe essiccate<br />

si attesta su circa 200 tonnellate per utilizzi<br />

che vanno dall’alimentare e dalla nutraceutica<br />

alla cosmesi e alla farmacopea fino ai<br />

mangimi per i pesci. Meno del 13% della<br />

domanda viene oggi soddisfatta dalla produzione<br />

nazionale, per i tre quarti concentrata<br />

sulla spirulina e in capo ad una decina<br />

di aziende che puntano sulla certificazione<br />

biologica, per l’alta qualità richiesta dal nostro<br />

mercato.<br />

Le potenzialità di mercato rimangono comunque<br />

molto elevate e interessanti.<br />

La ricerca si concentra oggi sul miglioramento<br />

della produttività <strong>delle</strong> microalghe coltivate.<br />

I temi caldi si riflettono nelle conferenze<br />

di AlgaeFarm.<br />

L’agenda<br />

SIGEP<br />

12-16 marzo <strong>2022</strong><br />

Rimini<br />

www.sigep.it<br />

Marca by Bologna Fiere<br />

12-13 aprile <strong>2022</strong><br />

Bologna<br />

www.marca.bolognafiere.it<br />

IFFA<br />

14-19 maggio <strong>2022</strong><br />

Monaco di Baviera, Germania<br />

www.iffa.de<br />

Algaefarm<br />

25-27 maggio <strong>2022</strong><br />

Pordenone<br />

www.algaefarm.show<br />

Prowein<br />

27-29 marzo <strong>2022</strong><br />

Düsseldorf, Germania<br />

www.prowein.it<br />

Anuga FoodTec<br />

26-29 aprile <strong>2022</strong><br />

Colonia, Germania<br />

www.anugafoodtec.com<br />

MECFOR<br />

24-26 maggio <strong>2022</strong><br />

Parma<br />

www.mecfor.it<br />

Aquafarm<br />

25-27 maggio <strong>2022</strong><br />

Pordenone<br />

www.aquafarm.show<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

Sana Slow Wine Fair<br />

27-30 marzo <strong>2022</strong><br />

Bologna<br />

www.slowinefair.slowfood.it<br />

Fruit Logistica<br />

5-7 aprile <strong>2022</strong><br />

Berlino, Germania<br />

www.fruitlogistica.com<br />

Vinitaly<br />

10-13 aprile <strong>2022</strong><br />

Verona<br />

www.vinitaly.com<br />

Packaging Speaks Green<br />

3-5 maggio <strong>2022</strong><br />

Milano<br />

www.packagingspeaksgreen.<br />

com<br />

Cibus<br />

3-6 maggio <strong>2022</strong><br />

Parma<br />

www.cibus.it<br />

Ipack-Ima<br />

3-6 maggio <strong>2022</strong><br />

Milano<br />

www.ipackima.com<br />

Packaging Première<br />

24-26 maggio <strong>2022</strong><br />

Milano<br />

www.packagingpremiere.it<br />

SPS Italia<br />

24-26 maggio <strong>2022</strong><br />

Parma<br />

www.spsitalia.it<br />

Hyspack<br />

24-27 maggio <strong>2022</strong><br />

Barcellona, Spagna<br />

www.hyspack.com<br />

Novelfarm<br />

25-27 maggio <strong>2022</strong><br />

Pordenone<br />

www.novelfarm.show<br />

B/Open<br />

13-14 ottobre <strong>2022</strong><br />

Verona<br />

www.b-opentrade.com<br />

Cibus Tec Forum<br />

25-26 ottobre <strong>2022</strong><br />

Parma<br />

www.cibustec.it<br />

16<br />

www.interprogettied.com<br />

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16_17_news appuntamenti.indd 17 17/02/22 10:36


ingredienti<br />

ORA IN UN’UNICA STRUTTURA LE 2 DIVISIONI DI LR INDUSTRIES<br />

Una struttura innovativa e performante dedicata<br />

a produzione, distribuzione worldwide,<br />

logistica e customer care. 7.000 metri<br />

quadrati dotati di impianti all’avanguardia,<br />

che offrono all’azienda processi sempre più<br />

efficienti per soddisfare tutte le esigenze<br />

dei clienti. La nuova sede di LR Industries,<br />

a Belpasso, in provincia di Catania, ospita<br />

sia la divisione Fragrances che la divisione<br />

Flavours.<br />

Parte così una nuova storia, un’unica location<br />

grazie alla quale il team di lavoro potrà<br />

condividere luoghi ed esperienze, sensazioni<br />

ed entusiasmo; elementi utili anche per<br />

migliorare ulteriormente le fasi di sviluppo<br />

creativo e di realizzazione dei prodotti L.R.<br />

Industries.<br />

La produzione Fragrances offre<br />

un’ampia selezione di fragranze per<br />

detergenti a uso professionale e<br />

domestico, toiletries e cosmetici,<br />

profumeria alcolica, profumatori<br />

ambientali, aerosol, carta e solventi.<br />

Svariate le fragranze formulate,<br />

su richiesta, nel rispetto<br />

di regolamenti e disciplinari: CAM,<br />

Icea, Aiab, Cosmos, Ecolabel e prive<br />

di sostanze allergizzanti, realizzate rispettando<br />

le più recenti osservazioni RIFM-IFRA<br />

e le disposizioni legislative comunitarie<br />

Reach e CLP.<br />

La produzione Flavours è specializzata nella<br />

creazione e produzione di aromi alimentari<br />

e nel commercio di oli essenziali per il comparto<br />

Food: aromi naturali, artificiali, biocomply,<br />

liquidi, in polvere e in emulsione<br />

adatti a ogni tipologia di settore industriale:<br />

dal savoury allo sweet, dal beverage all’health<br />

& nutrition. Su richiesta l’azienda fornisce<br />

aromi che rispettino i requisiti Halal,<br />

Kosher, Food and Drug Administration.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

GALAM APRE UN NUOVO<br />

SITO PRODUTTIVO<br />

Il <strong>2022</strong> si è aperto<br />

con un’importante novità<br />

per Galam. L’azienda<br />

israeliana produttrice<br />

di GOFOS TM ha infatti<br />

annunciato l’apertura<br />

in Israele di un nuovo sito<br />

produttivo da 30 milioni<br />

di dollari. Il sito nasce per<br />

soddisfare “l’impennata<br />

nella domanda globale”<br />

dei FOS e sorgerà adiacente<br />

a quello costruito nel 2020 (nello stesso<br />

anno l’azienda aveva aperto un altro sito anche in<br />

Spagna). Il nuovo impianto consentirà di produrre<br />

migliaia di tonnellate in più rispetto all’attuale<br />

produzione.<br />

Si tratta di un passo importante, dettato dal successo<br />

crescente di Gofos, la linea di frutto-oligosaccaridi<br />

a corta catena da barbabietola, prodotta<br />

mediante un processo enzimatico brevettato a<br />

partire dallo zucchero, che porta alla formazione<br />

di GF2, GF3 e GF4 con rapporti garantiti. Gofos si<br />

presta a numerose applicazioni quali cioccolato,<br />

biscotti, sponge cake e gelato.<br />

La linea Gofos è distribuita in Italia da Faravelli:<br />

per informazioni è possibile contattare la divisione<br />

Food: food@faravelli.it.<br />

FORMULAZIONI MULTIFASE<br />

E FACILMENTE DISSOLUBILI<br />

Progressi recenti nella farmacologia e nelle biotecnologie hanno<br />

portato a una nuova generazione di farmaci e componenti per<br />

l’agricoltura e l’industria alimentare decisamente più potenti e<br />

specifici. Allo stesso tempo, permane la difficoltà nel renderli facilmente<br />

assorbibili, a causa dell’elevato peso molecolare e della<br />

struttura complessa. I sistemi multifase – come emulsioni, schiume<br />

e creme – risolvono questo problema, però vengono tradizionalmente<br />

prodotti con agenti stabilizzanti sintetici, che possono<br />

creare reazioni allergiche e contribuiscono alla produzione di CO 2<br />

.<br />

Il progetto CryForm (Crystal Engineering the New Generation of<br />

Sustainable, Biocompatible and Stimuli Responsive Formulations<br />

for the Delivery of Active Ingredients) ideato dalla professoressa<br />

Elena Simone – docente del Dipartimento di Scienza Applicata e<br />

Tecnologia-DISAT al Politecnico di Torino – si propone di sostituire<br />

gli agenti stabilizzanti sintetici con materiali cristallini naturali,<br />

biocompatibili e biodegradabili che permetteranno lo sviluppo di<br />

innovative formulazioni multifase, facilmente dissolubili e capaci<br />

di rilasciare in maniera controllata principi attivi utili all’agricoltura<br />

e all’industria alimentare e farmaceutica.<br />

CryForm si pone tre obiettivi scientifici fondamentali che renderanno<br />

possibile questa rivoluzione: lo studio della relazione tra<br />

struttura cristallina e le proprietà macroscopiche di particelle solide,<br />

l’analisi dei meccanismi termodinamici e cinetici alla base della<br />

nucleazione e crescita dei cristalli e la comprensione del ruolo <strong>delle</strong><br />

biomolecole di grandi dimensioni nella trasformazione <strong>delle</strong><br />

strutture cristalline.<br />

18<br />

www.interprogettied.com<br />

18_19_news ingredienti.indd 18 17/02/22 10:44


ingredienti<br />

ALTERNATIVA NATURALE PER IL ROSSO BRILLANTE NEL BEVERAGE<br />

Protagonista internazionale nella fornitura<br />

di ingredienti naturali, con la più<br />

ampia gamma dedicata all’industria,<br />

Oterra lancia la migliore alternativa<br />

naturale al Red40/Allura, un colorante<br />

rosso per il settore beverage. Si tratta<br />

del FruitMax ® Red 116 WS, che si<br />

colloca nella gamma Hansen Sweet<br />

Potato.<br />

Nel 2019, quando ancora si chiamava<br />

Chr. Hansen Natural Colors, Oterra<br />

lanciò infatti questa gamma, che<br />

rappresentava il risultato di quasi un<br />

decennio di ricerca e sviluppo e che<br />

diventò ben presto tra le preferite<br />

dell’industria, raccogliendo premi in<br />

Europa, Nordamerica e Sudamerica. La<br />

nuova varietà di origine vegetale è stato<br />

un successo immediato proponendosi<br />

come un’alternativa naturale per<br />

ottenere un rosso stabile e vibrante.<br />

Guidati dall’innovazione e dal desiderio<br />

di fornire soluzioni eccellenti<br />

all’industria, gli scienziati di Oterra<br />

hanno continuato a lavorare dopo il<br />

lancio della gamma originale, al fine<br />

di sviluppare un altro prodotto fondamentale<br />

per il settore beverage. Il<br />

risultato è il FruitMax Red 116 WS, che<br />

è specificamente progettato per aiutare<br />

i produttori di bevande a risolvere i<br />

problemi che devono affrontare quando<br />

utilizzano gli antociani, tra cui fortificazione,<br />

elevata attività dell’acqua,<br />

carbonizzazione, sapore sgradevole e<br />

stabilità del colore. FruitMax Red 116<br />

WS fornisce ai produttori, con un’unica<br />

etichetta pulita, sfumature di un<br />

rosso brillante minimamente lavorato<br />

e No OGM, risultando così la migliore<br />

alternativa naturale al Red40/Allura.<br />

FruitMax Red 116 WS è ottimale per<br />

bevande alcoliche, bibite gassate, cordiali,<br />

energy drink, bevande a base di<br />

succo e near water. Ulteriori informazioni<br />

sono disponibili alla pagina web:<br />

www.oterra.com/getred. Oterra è distribuita<br />

in Italia da Biochim.<br />

> estrusori > dosatori > componenti > trasporto pneumatico > sistemi completi<br />

ESTRUSORE PER ALIMENTI ZSK.<br />

DESIGN IBRIDO. PER PRODOTTI<br />

SOSTITUTIVI DELLA CARNE<br />

+ Estrusore a doppio uso altamente flessibile per TVP e HMMA<br />

+ Attrezzature per la movimentazione degli ingredienti a base<br />

vegetale dalla produzione all’imballaggio<br />

+ Leader affermato del settore per sistemi TVP e sostitutivi della<br />

carne installati a livello globale<br />

+ Rigoroso rispetto di tutti gli standard alimentari<br />

+ Dosaggio a perdita di peso ad alta precisione di polveri e liquidi<br />

+ Rete di assistenza mondiale<br />

L’estrusore per alimenti ZSK permette la produzione di un’ampia varietà di prodotti sostitutivi della carne. Su<br />

questo estrusore si possono produrre sia TVP che HMMA. La linea offre ai produttori la massima flessibilità<br />

per rispondere alle mutevoli richieste del mercato. www.coperion.com/it/estrusori-alimentari<br />

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Montenegro S.r.l.<br />

Via Volturno, 37<br />

20861 Brugherio (MB)<br />

Tel: +39 039 883107<br />

Fax: +39 039 880023<br />

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TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

19<br />

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ambiente<br />

Gruppo Consoli<br />

ha sviluppato<br />

una procedura<br />

di cleaning a basso<br />

impatto ambientale,<br />

che gli ha consentito<br />

di ottenere il Premio<br />

Ecolabel UE.<br />

E guarda al futuro<br />

con una serie<br />

di progetti<br />

fortemente green.<br />

a cura<br />

di Alessandro<br />

Bignami<br />

L’IMPEGNO SOSTENIBILE<br />

CHE PARTE DALLA PULIZIA<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

20<br />

La sostenibilità è un valore centrale nella strategia aziendale<br />

del Gruppo Consoli, da anni impegnato in diversi<br />

progetti per la riduzione del proprio impatto ambientale,<br />

con l’intento di contribuire a salvaguardare il pianeta<br />

per le prossime generazioni. Tra le più recenti iniziative,<br />

spicca la messa a punto di un sistema di pulizia sostenibile<br />

a 360 gradi, che è valso all’azienda il premio EMAS<br />

Ecolabel UE 2021, ricevuto in occasione dell’ultima edizione<br />

di Ecomondo a Rimini.<br />

PROTAGONISTA NELLE PULIZIE INDUSTRIALI<br />

Il Gruppo Consoli è attivo dal 1952 nel settore <strong>delle</strong><br />

pulizie, della ristorazione e del facility. La società<br />

Pulitori&Affini, che rappresenta la divisione Clean del<br />

Gruppo, opera in ogni ambiente di lavoro per garantire<br />

un soddisfacente grado di igiene e pulizia, anche al fine<br />

di preservare impianti e attrezzature dal rapido deperimento<br />

e influire così indirettamente sulla sicurezza degli<br />

operatori. La divisione è specializzata nell’esecuzione di<br />

pulizie tecnologiche, di sanificazioni e di biopulizie in<br />

ambienti igienicamente controllati. Ciò rende<br />

Pulitori&Affini un protagonista nazionale nel settore<br />

<strong>delle</strong> pulizie per gli ambienti produttivi più esigenti,<br />

come quelli dell’industria agroalimentare.<br />

UN SISTEMA ECOSOSTENIBILE E TRACCIATO<br />

Con l’innovativo sistema di pulizia, il Gruppo Consoli si<br />

è dimostrato nel 2021 una <strong>delle</strong> organizzazioni certificate<br />

Ecolabel UE che hanno interpretato ed applicato<br />

meglio i principi ispiratori dello schema EMAS (Eco-<br />

Management and Audit Scheme). Il Comitato per l’Ecolabel,<br />

l’Ecoaudit e l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione<br />

e la ricerca ambientale) ha premiato infatti il<br />

Gruppo per la migliore innovazione progettuale con<br />

www.interprogettied.com<br />

20_21_art pulitori e affini.indd 20 15/02/22 16:09


ambiente<br />

Nicola Pomella<br />

(primo da<br />

sinistra), Direttore<br />

Marketing &<br />

Commerciale del<br />

Gruppo Consoli,<br />

ritira il Premio<br />

EMAS Ecolabel<br />

UE nel corso<br />

della cerimonia<br />

ospitata dalla fiera<br />

Ecomondo a Rimini<br />

• riduzione <strong>delle</strong> emissioni attraverso<br />

l’utilizzo di automezzi a basso impatto<br />

ambientale e sostituzione progressiva<br />

del parco mezzi con flotta<br />

elettrica;<br />

• ottenimento <strong>delle</strong> certificazioni ISO<br />

14040 e 14067;<br />

• riduzione del consumo di materie<br />

prime attraverso nuovi imballaggi e<br />

l’utilizzo di attrezzature e macchinari<br />

in materiale riciclato, riciclabile e/o<br />

biodegradabile;<br />

• valorizzazione dei produttori local’obiettivo<br />

ultimo di ridurre significativamente<br />

l’impatto ambientale.<br />

La procedura definita da Pulitori&Affini<br />

si basa sulla preimpregnatura dei panni<br />

e su un sistema di tracciabilità integrato<br />

con una linea specifica di prodotti.<br />

A comporre il sistema sono sia<br />

elementi materiali, tra cui attrezzature<br />

e prodotti, sia immateriali, come<br />

procedure e formazione. Integrati tra<br />

loro, questi elementi hanno permesso<br />

di conseguire un sistema di pulizia<br />

sostenibile a 360 gradi, capace di<br />

raggiungere risultati eccellenti. Ogni<br />

fase della procedura è tracciata a livello<br />

informatico.<br />

“UN RICONOSCIMENTO PER IL<br />

NOSTRO IMPEGNO QUOTIDIANO”<br />

L’Ecolabel UE, il marchio di qualità<br />

ecologica dell’Unione Europea, viene<br />

attribuito a prodotti e servizi che,<br />

a fronte di elevati standard prestazionali,<br />

sono caratterizzati da un ridotto<br />

impatto ambientale durante<br />

l’intero ciclo di vita.<br />

“Il premio Emas Ecolabel UE 2021 ci<br />

onora perché riconosce nostro impegno<br />

quotidiano nella messa a<br />

punto di un sistema di cleaning fondato<br />

sulle buone pratiche green, che<br />

garantisce elevati standard <strong>delle</strong> prestazioni<br />

e un ridotto impatto ambientale<br />

durante l’intero ciclo di sanificazione”,<br />

ha dichiarato il<br />

Direttore Marketing Nicola Pomella<br />

durante la cerimonia di premiazione.<br />

“Siamo fieri di aver concretizzato gli<br />

obiettivi preposti e dell’impegno di<br />

tutti i colleghi <strong>delle</strong> Direzioni Operations<br />

ed R&D, che hanno sviluppato questo<br />

innovativo sistema di cleaning in lunghi<br />

mesi di lavoro. Ringrazio inoltre<br />

la nostra Direzione Qualità, che ci<br />

coadiuva per l’ottenimento e il mantenimento<br />

<strong>delle</strong> certificazioni ambientali,<br />

fondamentali per il nostro<br />

posizionamento strategico sul mercato”.<br />

I PROSSIMI OBIETTIVI<br />

Il lavoro del Gruppo Consoli sulla<br />

strada della sostenibilità è destinato<br />

a continuare, nella convinzione che<br />

nel prossimo futuro si giocheranno<br />

sfide cruciali. Lo spiega bene Stefano<br />

Consoli, Amministratore Delegato di<br />

Gruppo Consoli: “Nel piano industriale<br />

<strong>2022</strong>-2025 confermiamo il<br />

nostro impegno a raggiungere<br />

obiettivi importanti, principalmente<br />

attraverso azioni concrete e mirate<br />

allo sviluppo di soluzioni progettuali<br />

sempre più green”.<br />

Ecco i progetti previsti nel piano industriale:<br />

• destinazione del 3% dell’utile di<br />

gestione a R&D per azioni volte alla<br />

riduzione dell’impatto ambientale;<br />

• avvio di due importanti progetti di<br />

agroforestazione urbana in Lombardia<br />

e in Piemonte, con la piantumazione<br />

di 1000 alberi all’anno per assorbire<br />

anidride carbonica, sviluppare habitat<br />

e creare impatto positivo, tanto a livello<br />

ambientale quanto sociale;<br />

• raggiungimento <strong>delle</strong> emissioni zero<br />

per centri cottura e sedi aziendali;<br />

L’Ecolabel UE<br />

viene attribuito a<br />

prodotti e servizi<br />

che, a fronte di<br />

elevati standard<br />

prestazionali,<br />

riducono l’impatto<br />

ambientale lungo<br />

l’intero ciclo di vita<br />

li e riduzione dell’impatto ambientale<br />

tramite ad esempio la riduzione<br />

dell’incidenza dei trasporti;<br />

• utilizzo di detergenti ecologici che<br />

rispettino i criteri stabiliti dalla vigente<br />

normativa di settore in materia di<br />

rispetto ambientale;<br />

• riduzione dei consumi energetici<br />

prediligendo la scelta di macchinari<br />

ad alta efficienza e basso consumo.<br />

Per Gruppo Consoli l’approccio alla<br />

sostenibilità è dunque ben più che<br />

concettuale, dando luogo a una visione<br />

pragmatica e ad azioni concrete.<br />

Solo così si può riportare il futuro<br />

nelle mani <strong>delle</strong> nuove generazioni,<br />

che hanno sempre più a cuore la<br />

questione ambientale.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

www.interprogettied.com<br />

21<br />

20_21_art pulitori e affini.indd 21 15/02/22 16:09


ambiente<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

PEPSICO EUROPE ELIMINERÀ LA PLASTICA VERGINE<br />

NEI PACCHETTI DI PATATINE<br />

L’azienda internazionale ha annunciato l’ambizioso obiettivo di utilizzare entro il 2030 solo<br />

imballaggi in plastica riciclata o da fonte rinnovabile nelle confezioni dei marchi Walkers,<br />

Doritos e Lay’s.<br />

PepsiCo Europe prevede di<br />

eliminare entro il 2030 la plastica<br />

vergine a base fossile in<br />

tutti i suoi sacchetti di patatine.<br />

Questo obiettivo si applicherà a<br />

marchi come Walkers, Doritos<br />

e Lay’s e si concretizzerà con<br />

l’utilizzo del 100% di plastica<br />

riciclata o rinnovabile nei suoi<br />

pacchetti.<br />

I test di prodotto del packaging<br />

inizieranno nei mercati europei<br />

nel <strong>2022</strong>, cominciando nella<br />

prima metà dell’anno dalla plastica<br />

rinnovabile nella gamma<br />

Lay’s in Francia. Durante l’anno,<br />

anche una gamma del marchio<br />

Walkers nel Regno Unito sperimenterà<br />

l’imballaggio riciclato.<br />

Il materiale riciclato nei pacchetti<br />

sarà derivato dalla plastica<br />

utilizzata in precedenza<br />

mentre quello rinnovabile proverrà<br />

da sottoprodotti di piante<br />

come l’olio da cucina usato o<br />

gli scarti della pasta di carta.<br />

PepsiCo, grazie al passaggio<br />

ai materiali vergini fossil-free,<br />

stima di poter ottenere fino al<br />

40% di riduzione <strong>delle</strong> emissioni<br />

di gas serra ogni tonnellata di<br />

materiale di imballaggio.<br />

“Il riciclo degli imballaggi flessibili<br />

dovrebbe essere la norma<br />

in tutta Europa”, commenta<br />

Silviu Popovici, Chief Executive<br />

Officer di PepsiCo Europe.<br />

“Stiamo investendo insieme ai<br />

nostri partner, per costruire capacità<br />

tecnologiche che ci aiutino<br />

a raggiungere l’obiettivo.<br />

In questo momento abbiamo<br />

bisogno di un panorama normativo<br />

adeguato così che gli<br />

imballaggi non diventino mai<br />

rifiuti”.<br />

PepsiCo utilizza plastica flessibile<br />

per i suoi imballaggi di<br />

patatine: l’involucro morbido<br />

utilizzato per realizzare i suoi<br />

sacchetti contenenti patatine è<br />

leggero rispetto agli imballaggi<br />

alternativi e quindi ha una<br />

bassa impronta di carbonio. È<br />

anche molto efficace nel mantenere<br />

il cibo fresco, riducendo<br />

così gli sprechi alimentari.<br />

Tuttavia, PepsiCo riconosce<br />

che è necessario un cambiamento<br />

per ridurre la quantità<br />

di plastica vergine a base fossile<br />

che viene utilizzata e guidare la<br />

circolarità negli imballaggi flessibili.<br />

PepsiCo Europe concentrerà<br />

il suo lavoro su tre pilastri<br />

strategici: il giusto design; la<br />

giusta infrastruttura e la giusta<br />

“nuova vita” per gli imballaggi<br />

flessibili.<br />

Il design<br />

PepsiCo Europe sta spostando<br />

tutti i suoi sacchetti verso materiali<br />

che li rendano più facili<br />

da riciclare, sfruttando un’innovativa<br />

tecnologia di design<br />

per creare una struttura del<br />

sacchetto più semplice. I nuovi<br />

design dei sacchetti contengono<br />

maggiori proporzioni di<br />

plastiche riciclabili come il polipropilene,<br />

comunemente indicato<br />

come “mono-materiale”.<br />

Questi soddisfano le linee guida<br />

di progettazione per il riciclo<br />

sviluppate dal Circular Economy<br />

for Flexible Packaging (CEFLEX)<br />

che sono state concordate da<br />

una serie di parti interessate, attive<br />

nella catena del valore degli<br />

imballaggi flessibili.<br />

L’infrastruttura<br />

PepsiCo si impegna a investire<br />

in infrastrutture per dare agli<br />

imballaggi flessibili la possibilità<br />

di una seconda vita e nel sostenere<br />

cambiamenti <strong>delle</strong> normative<br />

che lo renderanno possibile.<br />

Ciò include la collaborazione e<br />

il finanziamento dello sviluppo<br />

di sistemi efficaci di raccolta dei<br />

rifiuti in Europa e l’investimento<br />

in schemi come il Flexible<br />

Plastics Fund nel Regno Unito e<br />

REFLEX in Polonia. Come parte<br />

di questo approccio, PepsiCo<br />

Europe sostiene di fissare ambiziosi<br />

obiettivi di riciclo per gli<br />

imballaggi flessibili, compresa<br />

l’accelerazione del divieto di<br />

discarica e la rapida adozione di<br />

diritti EPR (Extended Producer<br />

Responsibility) che favoriscono<br />

la raccolta, la cernita e il riciclo<br />

effettivo dei film flessibili.<br />

La “nuova vita”<br />

PepsiCo si concentrerà sulla<br />

creazione di domanda di materiali<br />

riciclati realizzati con imballaggi<br />

flessibili per supportarne<br />

il più ampio utilizzo. Oltre alla<br />

sperimentazione pianificata<br />

di quest’anno sulla plastica<br />

riciclata, l’azienda sta anche<br />

continuando a esplorare nuove<br />

possibilità di vita per i suoi<br />

sacchetti di patatine. Mentre<br />

l’obiettivo di PepsiCo è la circolarità<br />

bag-to-bag, che è adatta<br />

per gli imballaggi alimentari, è<br />

chiaro che la raccolta, la cernita<br />

avanzata e il riciclaggio di film<br />

flessibili per produrre prodotti<br />

preziosi e durevoli siano un primo<br />

importante passo verso un<br />

futuro circolare per gli imballaggi<br />

flessibili.<br />

L’azienda ha già annunciato<br />

i suoi piani per trasformare i<br />

suoi packaging per le bevande.<br />

Entro il <strong>2022</strong> il marchio Pepsi<br />

transiterà a bottiglie di plastica<br />

riciclata al 100% (100%<br />

rPET) in undici mercati europei<br />

e continuerà a investire nella<br />

costruzione di un modello riutilizzabile,<br />

anche attraverso<br />

SodaStream, che mira a evitare<br />

l’utilizzo di circa 200 miliardi<br />

di bottiglie di plastica entro il<br />

2030.<br />

22<br />

www.interprogettied.com<br />

22_22_news ambiente.indd 22 16/02/22 10:16


macchine<br />

IN SICILIA UN FRANTOIO IPERTECNOLOGICO<br />

L’impianto 4.0 di Frantoi Cutrera permette di gestire il ciclo di produzione in base<br />

alla varietà, al periodo di raccolta e alla temperatura ambientale.<br />

Nonostante i due anni passati che, tra pandemia<br />

e variazioni climatiche, hanno messo<br />

a dura prova la produzione di olive in tutta<br />

Italia, i frantoiani Opera Olei continuano a<br />

investire in innovazione perché il giusto mix<br />

tra tradizione e tecnologia è fondamentale<br />

per mantenere l’alto livello di qualità dei<br />

loro oli e al tempo stesso virare verso produzioni<br />

sempre più rispettose dell’ambiente<br />

e della natura.<br />

A Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa,<br />

è pronto il nuovo frantoio ipertecnologico di<br />

Frantoi Cutrera, azienda che da ben sei generazioni<br />

coltiva ulivi e produce olio extravergine<br />

unicamente da olive autoctone in uno<br />

dei territori più vocati della Sicilia. Con il nuovo<br />

impianto, uno dei più tecnologicamente<br />

avanzati al mondo, Frantoi Cutrera inaugura<br />

un nuovo concetto di lavorazione <strong>delle</strong> olive<br />

ed è pronto a riscrivere la storia della produzione<br />

olearia di alta qualità in Sicilia.<br />

La tecnologia 4.0 e il controllo totale<br />

dell’estrazione<br />

Tutti i macchinari presenti nel nuovo frantoio<br />

di Cutrera sono stati progettati grazie<br />

alla collaborazione con Pieralisi, leader<br />

mondiale <strong>delle</strong> macchine olearie. Essi sono<br />

interconnessi grazie all’utilizzo della tecnologia<br />

4.0. Ogni fase della produzione è<br />

quindi minuziosamente controllata da una<br />

serie di sensori che intervengono per risolvere<br />

ogni minima criticità. In particolare, la<br />

presenza di un selezionatore ottico ad infrarossi,<br />

unico al mondo applicato al settore<br />

oleario, consente di scartare le olive<br />

danneggiate o quelle non considerate conformi<br />

in base ai propri criteri di qualità.<br />

Salvatore Cutrera (Frantoi Cutrera)<br />

Questo processo consente di ottenere un<br />

miglioramento qualitativo alla base.<br />

Una ricetta per ogni cultivar<br />

La frangitura non può essere uguale per tutte<br />

le olive in quanto queste non sono sempre e<br />

tutte uguali. L’impianto 4.0 permette di gestire<br />

il ciclo di produzione in base alla varietà, al<br />

periodo di raccolta e alla temperatura ambientale.<br />

Inoltre, è stato creato un sistema innovativo<br />

che permette di settare, e quindi di gestire,<br />

ogni singolo processo dell’impianto in base<br />

ad una “ricetta” (segreta) personalizzata per<br />

cultivar, provenienza e stato di maturazione al<br />

fine di esaltare le proprietà organolettiche di<br />

ogni varietà di oliva. Ciò sarà possibile intervenendo,<br />

per ciascuna, su fattori come la velocità<br />

e la tecnica di frangitura, la taratura nel<br />

“protoreattore”, il tempo di gramolazione,<br />

ecc. Tutto il processo, inoltre, è termocondizionato:<br />

è possibile agire sulle temperature di<br />

ogni singola fase, dal lavaggio <strong>delle</strong> olive sino<br />

all’imbottigliamento e questo consente, oltre<br />

ad esaltare le note aromatiche di mantenere<br />

a lungo, in modo ottimale, tutti i parametri<br />

chimici e organolettici.<br />

“Iniziamo questo <strong>2022</strong> festeggiando un<br />

grande traguardo che per noi, come sempre,<br />

rappresenta solo un nuovo inizio, perché<br />

non ci fermiamo mai”, commenta<br />

Salvatore Cutrera del Frantoio Cutrera.<br />

“Dietro tanta ricerca e sperimentazione,<br />

grazie anche alla collaborazione con<br />

Pieralisi, c’è comunque la nostra esperienza<br />

di frantoiani da generazioni. E il fattore<br />

umano per noi è importantissimo! Siamo<br />

quindi orgogliosi, oggi, di poter integrare il<br />

nostro know how e la passione che mettiamo,<br />

quotidianamente, nel nostro lavoro con<br />

le migliori tecnologie in assoluto per offrire<br />

ai consumatori solo il meglio”.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

23<br />

23_23_news macchine.indd 23 15/02/22 17:47


macchine<br />

Per il futuro sostenibile<br />

del sistema alimentare,<br />

gli insetti rappresentano<br />

un’opportunità chiave,<br />

essendo una fonte sana<br />

di proteine.<br />

Al fine di crescere<br />

in questo settore,<br />

Agronutris ha affidato<br />

a Bühler la costruzione<br />

di un grande impianto<br />

per il nuovo stabilimento<br />

di Rethel, in Francia.<br />

UN IMPIANTO COMPLETO<br />

PER LA PRODUZIONE DI PROTEINE<br />

DA INSETTI<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

24<br />

L’azienda biotech francese Agronutris ha scelto il gruppo<br />

Bühler quale fornitore di soluzioni di processo per il primo<br />

impianto su scala commerciale di proteine derivate da<br />

mosche soldato nere. Bühler fornirà una soluzione completa,<br />

che verrà costruita a Rethel, in Francia. Questa collaborazione<br />

è una pietra miliare per entrambe le imprese.<br />

Se da un lato rafforza l’impegno di Bühler a perseguire<br />

obiettivi ambiziosi per mitigare il cambiamento climatico<br />

e per realizzare un sistema alimentare più sostenibile,<br />

dall’altro aiuta Agronutris a trasformarsi in un punto di<br />

riferimento per la nutrizione sostenibile. L’impianto inizierà<br />

a funzionare nel 2023.<br />

TECNOLOGIE PER L’INTERA CATENA DI FORNITURA<br />

Lo stabilimento per l’allevamento degli insetti di 16.000<br />

metri quadrati a Rethel, nella sua piena operatività, trasformerà<br />

sino a 70.000 tonnellate di residui organici,<br />

producendo ogni anno proteine di elevata qualità per i<br />

mercati dell’acquacoltura e degli alimenti per animali<br />

domestici.<br />

“Con il lancio di questo nuovo sito, Agronutris inaugura<br />

una fase di implementazione industriale. Lo stabilimento<br />

di Rethel rappresenta il trampolino di lancio per l’ulteriore<br />

sviluppo della nostra attività”, afferma Mehdi Berrada,<br />

CEO di Agronutris. “Bühler è un’impresa di rilevanza<br />

mondiale con una eccezionale esperienza in ambito alimentare.<br />

Confidiamo nella sua capacità di supportarci<br />

nel comparto degli insetti, il che consentirà al nostro<br />

team di concentrarsi sul nostro core business: la biologia<br />

degli insetti e la gestione efficiente del flusso operativo.<br />

Le nostre attività di R&S rappresentano il nostro vantaggio<br />

competitivo”.<br />

Le soluzioni di Bühler per Agronutris copriranno l’intera<br />

catena di fornitura, che include l’approntamento della<br />

www.interprogettied.com<br />

24_25_ART BUHLER.indd 24 15/02/22 16:22


macchine<br />

Da sinistra:<br />

Andreas Baumann,<br />

Head of Market<br />

Segment Insect<br />

Technology presso<br />

Bühler;<br />

Mehdi Berrada,<br />

CEO di Agronutris<br />

Si stima un aumento significativo del<br />

mercato <strong>delle</strong> proteine da insetto nei<br />

prossimi dieci anni. Il giro d’affari totale<br />

degli operatori in quest’ambito raggiungerà<br />

i 2,2 miliardi all’anno al termine<br />

di questa decade. Una tale<br />

crescita sarà capitanata da due principali<br />

settori: quello dell’acquacoltura,<br />

che rappresenterà il 30% dei volumi<br />

di vendite degli allevatori di insetti entro<br />

il 2030 e il comparto Pet Food, con<br />

una quota del 40% <strong>delle</strong> vendite di<br />

materia prima per fornire mangime<br />

sicuro, nutriente e appetibile alle larve<br />

e un sistema di crescita <strong>delle</strong> larve del<br />

tutto automatizzato con un sofisticato<br />

controllo del clima. Bühler consegnerà<br />

anche la linea di lavorazione<br />

per trasformare efficientemente le<br />

larve giunte a maturazione in farina<br />

proteica e lipidi dalla qualità costante,<br />

come pure un sistema di movimentazione<br />

degli escrementi per un prelievo<br />

sicuro dei residui di allevamento.<br />

UNA FILIERA A BASSO IMPATTO<br />

AMBIENTALE PER I MANGIMI<br />

Bühler sarà inoltre responsabile<br />

dell’intera automazione e della tempestiva<br />

esecuzione del progetto, il<br />

quale include ingegneria, approvvigionamento,<br />

produzione, fornitura,<br />

installazione e messa in servizio. “Il<br />

nuovo progetto con Agronutris è di<br />

grande importanza per noi e conferma<br />

il nostro obiettivo di proporci quali<br />

fornitori di riferimento per il comparto<br />

degli insetti e di aumentare<br />

l’inclusione <strong>delle</strong> proteine derivanti<br />

dagli insetti per l’alimentazione degli<br />

animali”, dichiara Andreas Baumann,<br />

Head of Market Segment Insect<br />

Technology presso Bühler. “Le nostre<br />

soluzioni contribuiscono a creare catene<br />

di fornitura più sostenibili per i<br />

mangimi”.<br />

PROTEINE: UNA DOMANDA<br />

DESTINATA A CRESCERE<br />

Per nutrire i 10 miliardi di persone che<br />

vivranno sulla terra entro il 2050,<br />

ogni anno saranno necessarie 250<br />

milioni di tonnellate di ulteriori proteine,<br />

il che rappresenta un aumento<br />

del 50% se paragonato al momento<br />

attuale. L’industria deve affrontare<br />

questa sfida con una produzione più<br />

sostenibile di fonti di proteine, come<br />

pure fonti alternative per il consumo<br />

diretto sia dell’uomo, sia degli animali.<br />

Gli insetti edibili giocano un ruolo<br />

chiave nel trasformare i rifiuti in proteine<br />

di alta qualità. Ciò li rende una<br />

sempre più rilevante risorsa di proteine<br />

e al contempo risultano amici<br />

dell’ambiente.<br />

Le soluzioni<br />

di Bühler per<br />

Agronutris<br />

copriranno l’intera<br />

catena di fornitura,<br />

che comprende<br />

un sistema di<br />

crescita <strong>delle</strong><br />

larve totalmente<br />

automatizzato<br />

con un sofisticato<br />

controllo del clima<br />

Lo stabilimento<br />

di 16.000 metri<br />

quadrati a Rethel<br />

in Francia<br />

è destinato<br />

a produrre proteine<br />

di elevata qualità<br />

per l’acquacoltura<br />

e i mercati<br />

del pet food<br />

proteine da insetto entro il 2030.<br />

Agrinutris ambisce a diventare uno<br />

dei leader globali di questo settore in<br />

forte espansione e alcuni fattori che<br />

indicano l’orientamento dell’impresa<br />

in questa direzione sono: la crescita<br />

del suo team con l’inclusione di entomologi<br />

ed esperti agronomi, la recente<br />

raccolta fondi di 100 milioni di<br />

euro e la collaborazione con grandi<br />

aziende del calibro di Bühler.<br />

L’IMPEGNO DI BÜHLER PER UN<br />

SISTEMA ALIMENTARE SOSTENIBILE<br />

Bühler si è impegnata a ridurre lo spreco<br />

di acqua, energia e rifiuti del 50%<br />

entro il 2025. Questa azione contribuirà<br />

a mitigare il cambiamento climatico<br />

e a porre le basi per un sistema alimentare<br />

più sostenibile. Gli insetti rappresentano<br />

un’opportunità unica, poiché<br />

non sono soltanto una fonte sana di<br />

proteine per cibi e mangimi, ma i loro<br />

escrementi si possono usare come fertilizzanti.<br />

Ecco perché sono un pilastro<br />

importante nella strategia di Bühler<br />

che punta a diventare leader nelle tecnologie<br />

per la produzione di proteine.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

www.interprogettied.com<br />

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macchine<br />

Da alcuni anni ELGi<br />

sta costruendo una forte<br />

presenza in Europa,<br />

attraverso una struttura<br />

ramificata e la capacità<br />

di creare relazioni<br />

e tecnologie di qualità.<br />

L’azienda cresce<br />

velocemente in Italia,<br />

che si afferma come<br />

un modello vincente<br />

per questa strategia<br />

di sviluppo.<br />

di Alessandro<br />

Bignami<br />

UN PLAYER IN CRESCITA NEL MERCATO<br />

EUROPEO DEI COMPRESSORI<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

Graziano Dal Tio,<br />

Regional Manager<br />

Southern Europe<br />

di ELGi<br />

A Torino ELGi – tra i principali produttori internazionali di<br />

tecnologie per l’aria compressa – ha inaugurato nel 2021<br />

una sede che segue l’attività commerciale e di assistenza<br />

tecnica nell’area del Sud Europa, dall’Italia fino alla<br />

Turchia, e che ospita lo show room e il training center. Per<br />

quanto riguarda le operation – in particolare quelle relative<br />

a magazzino, logistica e spedizioni – ELGi si avvale di<br />

una struttura a Caraglio, sempre in<br />

Piemonte, in seguito all’acquisizione di<br />

ROTAIR nel 2012, che ha rappresentato la<br />

porta l‘ingresso al mercato europeo. La<br />

struttura serve infatti l’intero continente,<br />

dato che è qui che vengono stoccati i<br />

compressori prodotti in India e poi approdati<br />

al porto di Genova.<br />

Graziano Dal Tio, Regional Manager<br />

Southern Europe di ELGi, ha oltre 30 anni<br />

di esperienza nel settore dell’aria compressa, grazie al<br />

percorso svolto in alcune primarie società, dove ha assunto<br />

diverse responsabilità in ambito tecnico e commerciale.<br />

La sua avventura in ELGi è iniziata nel 2019, quando la<br />

società indiana ha deciso di affrontare il mercato europeo<br />

in modo più strutturato, aprendo un hub centrale a<br />

Waterloo, in Belgio, e dislocando sette filiali in diverse aree<br />

del vecchio continente.<br />

“L’azienda ha investito molto nell’organizzazione<br />

europea, assumendo oltre 60 persone<br />

in meno di due anni, nonostante<br />

l’imperversare della pandemia”, dice Dal<br />

Tio. “Con i miei collaboratori, da Torino<br />

seguiamo l’Italia e gli altri paesi del Sud<br />

Europa. Lavoriamo molto alla diffusione<br />

della tecnologia oil free, contando sulla<br />

mia conoscenza dei settori food&beverage<br />

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macchine<br />

e chimico-farmaceutico, che rappresentano<br />

<strong>delle</strong> applicazioni tipiche per<br />

i compressori privi di lubrificante.<br />

Abbiamo dedicato una persona al<br />

solo mercato oil free, che richiede<br />

una gestione specifica. Un’altra figura<br />

chiave all’interno del team è il responsabile<br />

tecnico, che segue le attività<br />

di assistenza e manutenzione,<br />

fondamentali per approfondire il<br />

rapporto con gli utilizzatori”.<br />

I DISTRIBUTORI: LA PRIMA LINEA<br />

SUL MERCATO<br />

L’anello di congiunzione fra ELGi e il<br />

cliente finale è costituito dalla rete di<br />

distributori locali, definiti channel<br />

partner: “I distributori rappresentano<br />

la nostra prima linea sui mercati”,<br />

spiega Dal Tio. “Oggi contiamo oltre<br />

60 partner che consentono una buona<br />

copertura del territorio, creandoci<br />

degli spazi in un comparto molto<br />

competitivo. Il distributore garantisce<br />

vicinanza al cliente, a cui fornisce interventi<br />

tecnici tempestivi. Il team di<br />

ELGi, a sua volta, mette a disposizione<br />

soprattutto le sue competenze<br />

commerciali, grazie alla forte conoscenza<br />

dei diversi mercati di applicazione<br />

e alla capacità di costruire relazioni<br />

con i clienti più importanti”.<br />

La sede centrale di ELGi si trova in una<br />

zona a sudovest dell’India, che molti<br />

descrivono come la Manchester del<br />

paese asiatico, perché vi si trova una<br />

fitta rete di industrie medio-piccole.<br />

È questo il target a cui ELGi sta guardando<br />

con attenzione anche in<br />

Europa.<br />

Le filiali, compresa quella italiana, si<br />

stanno muovendo con grande agilità,<br />

tanto che, in tempi di Covid, hanno<br />

saputo giocare d’anticipo sulle multinazionali<br />

concorrenti. “Ci siamo adeguati<br />

alla situazione”, commenta il<br />

manager italiano. “Avevo appena<br />

concluso, prima che arrivasse la pandemia,<br />

uno studio sullo smart working<br />

e sulle sue potenzialità. Mi è<br />

stato d’aiuto quando ci siamo trovati<br />

ad assumere tre persone proprio all’inizio<br />

del primo lockdown. Non mi era<br />

mai capitato di inserire nuove risorse<br />

senza poter far vedere loro la sede<br />

per settimane. Appena abbiamo potuto,<br />

ci siamo comunque spesi sul<br />

campo, organizzando meeting con<br />

distributori e clienti, acquisendo così<br />

un certo vantaggio competitivo rispetto<br />

a chi ha avuto più difficoltà a<br />

ripartire”.<br />

L’imperativo ora per ELGi è crescere.<br />

E con tassi elevati, persino oltre il<br />

35% annuo. “In Europa ci siamo<br />

concretamente da soli due anni,<br />

quindi abbiamo ampi spazi di crescita.<br />

Il mercato ci considera una novità<br />

attraente in un settore da tempo dominato<br />

da pochi grandi brand”, con-<br />

Compressore<br />

ELGi EG 37<br />

Show room<br />

presso la sede<br />

di ELGi a Torino<br />

tinua Dal Tio. “Gli obiettivi sono ambiziosi,<br />

certo, ma stiamo tenendo il<br />

passo. È importante ora che una fetta<br />

sempre più larga dei distributori<br />

capisca che rappresentiamo un’opportunità<br />

anche per il loro sviluppo”.<br />

La sede di Torino è anche un punto di<br />

riferimento per chi vuole conoscere<br />

da vicino le macchine di ELGi, grazie<br />

allo show room, o per chi, tra partner<br />

e utilizzatori, intenda seguire dei corsi<br />

di formazione con gli specialisti<br />

della casa madre. “Con i distributori<br />

ci piace costruire rapporti stretti basati<br />

su lealtà e trasparenza. Non vogliamo<br />

sovrapporci al loro lavoro,<br />

bensì rispettarne l’autonomia, limitandoci<br />

ad affiancare un nostro specialista,<br />

nel caso di una richiesta specifica<br />

o di una emergenza. Mettiamo<br />

inoltre la nostra esperienza a disposizione<br />

dei partner per aiutarli a crescere<br />

e a organizzarsi. Cerchiamo di offrire<br />

degli spunti su cui riflettere.<br />

Crediamo che le buone relazioni siano<br />

la chiave del successo”.<br />

Graziano Dal Tio: “Oggi in Europa<br />

contiamo oltre 60 distributori<br />

che consentono una buona copertura<br />

del territorio, creandoci degli spazi<br />

in un comparto molto competitivo”<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

www.interprogettied.com<br />

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26_29_art_elgi.indd 27 15/02/22 16:27


macchine<br />

ELGi Serie EN<br />

Compressore Oil Free OF 135<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

ELGi dunque – è il messaggio che Dal<br />

Tio tiene a trasmettere – è prima di<br />

tutto persona. Poi azienda. E infine<br />

prodotto. “Dico per esperienza che<br />

questo è l’ordine giusto dei fattori. Se<br />

non si costruisce prima la credibilità<br />

della persona e la reputazione dell’azienda,<br />

difficilmente un utilizzatore<br />

sarà interessato al loro prodotto. A<br />

giudicare dai risultati del 2021, che<br />

hanno superato le previsioni, credo<br />

che questo schema abbia confermato<br />

la sua validità”.<br />

ITALIA, UN MODELLO DA SEGUIRE<br />

PER CRESCERE IN EUROPA<br />

ELGi è una società indiana a guida<br />

familiare ed è quotata alla Borsa di<br />

Bombay. Nel paese asiatico è uno dei<br />

leader di mercato per le tecnologie<br />

dell’aria compressa. Nel mondo ha<br />

oltre 2.000 dipendenti e ha installato<br />

più di 2 milioni di compressori. Ora<br />

punta con decisione ai mercati avanzati.<br />

Dopo un lavoro di forte penetrazione<br />

negli Stati Uniti, l’azienda sta<br />

costruendo una struttura ramificata<br />

anche in Europa, dove già sono impegnate<br />

oltre 60 persone, di cui 15 in<br />

Italia, fra la sede di Torino e il polo<br />

logistico di Caraglio. Il nostro paese<br />

ha già segnato per ELGi una crescita<br />

del 50% in un anno e si sta affermando<br />

come il modello da seguire per<br />

l’area europea.<br />

UNA GAMMA DI MACCHINE A MISU-<br />

RA DEL FOOD&BEVERAGE ITALIANO<br />

“Il portfolio per il mercato europeo<br />

è formato da elettrocompressori,<br />

perlopiù stazionari a vite”, dichiara<br />

Dal Tio. “Quest’anno comprenderà<br />

anche le macchine a pistone, tecnologia<br />

che vede ELGi protagonista in<br />

India. A livello di potenza, oggi an-<br />

Ampliata la serie oil free per produzioni medio-piccole<br />

diamo dai 2 kW ai 250 kW per i<br />

compressori a vite lubrificati, dai 45<br />

kW ai 450 kW per i compressori oil<br />

free a 2 stadi, quindi con tecnologia<br />

tradizionale, e da 11 kW fino a 110<br />

kW nella serie AB. Quest’ultima è<br />

formata da compressori oil free a<br />

singolo stadio con iniezione d’acqua,<br />

una tecnologia innovativa. I<br />

ELGi Compressors Europe, consociata di ELGi Equipments Limited, ha ampliato la gamma di compressori<br />

d’aria a vite oil free della serie AB con l’introduzione dell’AB11-22. I quattro nuovi compressori<br />

d’aria, AB11, AB15, AB18 e AB22, espandono questo portafoglio della serie AB per esigenze di applicazioni<br />

di aria compressa ridotte ma con lo stesso design e affidabilità <strong>delle</strong> unità di grandi dimensioni.<br />

La serie completa AB “Always Better”, da 11 kW a 110 kW, porta un cambio di rotta nella tecnologia<br />

dell’aria compressa oil free. Una soluzione senza olio e senza compromessi a costi del ciclo di vita ridotti<br />

rispetto alla tecnologia oil free tradizionale, affidabilità e costi di manutenzione inferiori e aria certificata<br />

classe zero e priva di contaminazione per applicazioni industriali sensibili.<br />

La nuova gamma è ideale per l’industria alimentare<br />

e <strong>delle</strong> bevande, la piccola industria<br />

farmaceutica e lattiero-casearia, nonché le piccole<br />

produzioni di elettronica e i laboratori in cui<br />

è fondamentale la conformità alle rigide norme<br />

ISO 8573-1 Classe 0 e ISO 8573-7 sull’aria<br />

priva di contaminanti microbiologici. Inoltre, la<br />

gamma AB11-22 offre risparmi energetici,<br />

un’efficiente separazione dell’umidità, un sistema<br />

di raffreddamento intelligente e un controllo<br />

ottimale della capacità che porta a risparmi<br />

diretti sul consumo energetico.<br />

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macchine<br />

cicli continui di raffreddamento e<br />

sanificazione dell’acqua, anche<br />

quando la macchina è spenta, consentono<br />

di evitare qualsiasi contaminazione<br />

batteriologica. La serie AB,<br />

dalla versione più piccola di 11 kW<br />

fino a quella media di 110 kW, è particolarmente<br />

indicata per soddisfare<br />

il consumo d’aria nella piccola e media<br />

industria italiana del settore alimentare<br />

e farmaceutico, in linea con<br />

la scelta di focalizzarci sulle esigenze<br />

di questi mercati. Ma nel food continuiamo<br />

a ottenere buoni risultati<br />

Sopra: ELGi<br />

serie AB.<br />

A fianco:<br />

Compressore<br />

serie EG installato<br />

presso un produttore<br />

di pastiglie<br />

per freni<br />

Lo stabilimento<br />

di ROTAIR<br />

a Caraglio, in<br />

provincia di Cuneo.<br />

L’azienda è stata<br />

acquisita da ELGi<br />

nel 2012<br />

anche con la serie EG lubrificata, un<br />

nostro cavallo di battaglia grazie al<br />

lubrificante food grade, particolarmente<br />

apprezzato dalle grandi<br />

aziende alimentari. L’oil free è comunque<br />

una soluzione in forte crescita,<br />

anche per gli standard di igiene<br />

e sicurezza sempre più alti imposti<br />

dal mercato e dalle normative”.<br />

Verso la fine del 2021 ELGi ha presentato<br />

l’estensione della serie AB verso<br />

le taglie minori – da 11, 15, 18, 22<br />

kW – per piccole produzioni di qualità,<br />

come pastifici gourmet, microbirrifici<br />

e cantine. “L’azoto necessario<br />

alla tappatura <strong>delle</strong> bottiglie di vino,<br />

per esempio, oggi viene spesso autoprodotto<br />

dalle case vinicole, con i<br />

generatori che a loro volta richiedono<br />

aria compressa. Altre applicazioni importanti<br />

nel food&beverage riguardano<br />

il soffiaggio di bottiglie in PET, ma<br />

anche di piccoli contenitori in vetro.<br />

Alimentare e farmaceutico sono le<br />

industrie che in Italia seguiamo con<br />

maggiore attenzione, con una risorsa<br />

interamente dedicata”.<br />

L’altro aspetto chiave su cui ELGi sa<br />

di poter esprimere gran parte del<br />

proprio valore aggiunto è il TCO<br />

(Total Cost of Ownership), che include,<br />

oltre al costo d’acquisto, quelli<br />

per la manutenzione e l’impatto<br />

energetico della macchina.<br />

“Possiamo dire con sicurezza di aver<br />

raggiunto alti livelli di efficienza<br />

energetica e performance perché<br />

progettiamo e costruiamo internamente<br />

il gruppo vite”, conclude<br />

Graziano Dal Tio. “La certezza riguarda<br />

anche la solidità tecnologica,<br />

che ci consente di offrire lunghi tempi<br />

di garanzia: 5 anni sui compressori<br />

oil free, 10 anni sul gruppo vite e<br />

sul motore elettrico della serie EG<br />

lubrificata”.<br />

Per tutto il <strong>2022</strong>, 10 partner italiani di<br />

ELGi allestiranno degli show room<br />

per invitare le aziende dei diversi territori<br />

a toccare con mano le prestazioni<br />

<strong>delle</strong> macchine serie AB. Un altro<br />

mattone nella costruzione di relazioni<br />

di qualità con il mercato.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

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macchine<br />

Con la collaborazione<br />

di SEW-Eurodrive, GPI<br />

Group ha sviluppato<br />

una soluzione<br />

compatta “All in one<br />

unit” che consente<br />

grande versatilità tra<br />

le diverse tipologie di<br />

confezionamento, grazie<br />

anche all’innovativa<br />

interfaccia digitale.<br />

UN MONOBLOCCO FLESSIBILE<br />

PER L’IMBALLAGGIO SECONDARIO<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

30<br />

Con headquarter a Galliera Veneta (PD), Geo Project<br />

Industries (GPI Group) è nata dalla passione per l’innovazione<br />

e da un consolidato know-how di un team<br />

esperto di ingegneri, che progetta e realizza sistemi automatici<br />

ed impianti completi nel settore dell’automazione<br />

industriale, tra cui astucciatrici, formatrici, unità di<br />

chiusura, coperchiatrici, unità di carico dall’alto, wrap–<br />

around, monoblocchi e palettizzatori.<br />

La dedizione per il lavoro, unita alla continua volontà di<br />

ricerca, ha permesso a GPI Group di distinguersi dai numerosi<br />

competitors e di essere oggigiorno riconosciuta<br />

come leader sul mercato nazionale e internazionale<br />

nell’imballaggio secondario del settore food.<br />

GPI Group è fortemente apprezzata, infatti, come partner<br />

competente e affidabile, in grado di fornire prodotti<br />

e soluzioni tecniche a 360 gradi, cuciti su misura in<br />

base alle specifiche esigenze del cliente. Inoltre, la complessità<br />

<strong>delle</strong> problematiche affrontate e risolte nel corso<br />

degli anni, costituisce il “banco di prova” su cui si<br />

basa l’esperienza e la continua ricerca di un miglioramento<br />

da parte di ogni compartimento aziendale.<br />

La filosofia di GPI Group si struttura su tre pilastri principali:<br />

• orientamento al cliente, grazie al know-how finalizzato<br />

alla proposta di soluzioni altamente personalizzate<br />

per incontrare e soddisfare le esigenze produttive;<br />

• assistenza, con un ufficio service multilingue attivo<br />

tutti i giorni e pronto a fornire risposte tempestive. Il<br />

supporto al cliente è garantito anche dall’utilizzo di sistemi<br />

innovativi di telediagnosi e di portali web per la<br />

richiesta dei ricambi; oltre alla documentazione in lingua<br />

fornita;<br />

• innovazione continua, che da sempre costituisce il cuore<br />

di GPI Group, per poter essere al passo con l’evoluzio-<br />

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30_32_articolo sew.indd 30 15/02/22 16:59


macchine<br />

ne degli imballaggi, che necessitano<br />

uno studio rapido e costante per<br />

manipolare in maniera sicura le più<br />

svariate tipologie di packaging.<br />

UNA MACCHINA CHE RISPONDE<br />

AI CAMBIAMENTI DEL MERCATO<br />

GPI Group, fin dalla sua nascita, ha<br />

desiderato portare innovazione nel<br />

settore dell’industria adottando un<br />

approccio mirato a sviluppare costantemente<br />

nuovo know-how, senza<br />

però focalizzarsi mai sul mero<br />

sviluppo di macchine: l’azienda ha<br />

infatti deciso di fondare la propria<br />

visione su sistemi automatici ed impianti<br />

completi per l’imballaggio<br />

secondario del settore food.<br />

Mediante questo approccio integrato<br />

l’azienda riesce a garantire agli<br />

utilizzatori finali una notevole riduzione<br />

di costi, grazie non solo all’ottimizzazione<br />

dei componenti, ma<br />

anche alla gestione sincronizzata,<br />

alla massimizzazione degli spazi e<br />

alla riduzione dello staff impiegato.<br />

Grazie alla partnership con SEW-<br />

Eurodrive, GPI Group è riuscita a<br />

proporsi come interlocutore unico<br />

nella realizzazione di MIRP-V-SC, un<br />

monoblocco “All in one unit”.<br />

L’esigenza del cliente finale (un’im-<br />

portante azienda del settore food)<br />

prevedeva la progettazione e la costruzione<br />

di una soluzione capace di<br />

adattarsi alle attuali esigenze del<br />

mercato, ovvero una macchina che<br />

fosse in grado di essere estremamente<br />

flessibile per conformarsi ai<br />

repentini cambi di mercato. Più precisamente<br />

l‘obiettivo finale era quello<br />

di dare una maggiore visibilità al<br />

prodotto presente a scaffale, poiché<br />

la clientela aspira a far vedere il proprio<br />

prodotto in una scatola display<br />

che consenta non solo di posizionarlo<br />

correttamente, ma anche di renderlo<br />

più visibile e catturare l’attenzione<br />

del cliente per la decisione di<br />

acquisto finale.<br />

SEW-Eurodrive<br />

ha supportato GPI<br />

Group fornendo<br />

oltre ai classici<br />

motoriduttori<br />

SEW anche gli<br />

azionamenti di<br />

nuova generazione<br />

MOVI-C ® e i<br />

controller UHX<br />

La sede di GPI<br />

Group a Galleria<br />

Veneta (PD)<br />

In generale, il funzionamento della<br />

macchina prevede i seguenti step:<br />

formazione del cartone dalla fustella<br />

piana: il cartone viene piegato e<br />

incollato con colla a caldo e depositato<br />

su un trasportatore a nastro;<br />

posizionamento del cartone vuoto:<br />

il cartone viene successivamente sollevato<br />

e inserito su un altro nastro<br />

trasportatore che trattiene lateralmente<br />

le scatole al fine di mantenerle<br />

in posizione ottimale durante le<br />

successive fasi di lavorazione;<br />

riempimento: tramite due robot picker<br />

gestiti da un sistema di visione,<br />

viene prelevato il prodotto dal nastro<br />

e depositato in verticale o in orizzontale<br />

dentro il cartone;<br />

chiusura: mediante un robot antropomorfo<br />

la scatola viene chiusa con<br />

la colla a caldo e posizionata su un<br />

ultimo nastro trasportatore diretto<br />

verso la zona di pallettizzazione.<br />

Il monoblocco “All in one unit” rappresenta<br />

inoltre una soluzione per<br />

tutte le tipologie di sacchetti: doppio<br />

fondo quadro, fondo quadro, cuscino.<br />

Inoltre la sua versatilità a 360<br />

gradi consente di inclinare o mantenere<br />

orizzontale il trasportatore <strong>delle</strong><br />

scatole e quindi di poter riempirlo<br />

Il funzionamento della macchina<br />

prevede questi step: formazione<br />

del cartone dalla fustella piana,<br />

posizionamento del cartone vuoto,<br />

riempimento e chiusura<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

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macchine<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

Nella piattaforma<br />

modulare per<br />

l’automazione<br />

MOVI-C ® ci sono<br />

anche gli innovativi<br />

convertitori<br />

di frequenza<br />

MOVIDRIVE ®<br />

con tutte le tipologie di confezioni,<br />

orizzontalmente (in soluzione multi<br />

strato) e verticalmente (in singola/<br />

doppia/tripla fila).<br />

“Con SEW-Eurodrive – osserva il<br />

Technical Manager di GPI Group –<br />

siamo riusciti a instaurare un rapporto<br />

collaborativo forte e duraturo, un<br />

vero e proprio team in grado di sviluppare<br />

insieme tante nuove idee<br />

innovative. La partnership con SEW-<br />

Eurodrive garantisce sulle nostre<br />

macchine sicurezza e affidabilità nel<br />

tempo, nonché elevate prestazioni.<br />

Tutto ciò per noi costituisce sicuramente<br />

un valore aggiunto”.<br />

In linea con la filosofia di ricerca e<br />

innovazione continua che ben rappresenta<br />

e contraddistingue lo spirito<br />

dell’azienda, SEW-Eurodrive ha<br />

supportato GPI Group fornendo oltre<br />

ai classici motoriduttori SEW anche<br />

gli azionamenti di nuova generazione<br />

MOVI-C ® e i controller UHX<br />

che hanno permesso di ottenere<br />

tutta una serie di vantaggi: massima<br />

flessibilità attraverso l’accesso ai parametri<br />

di movimento per ogni singolo<br />

segmento, l’impiego ed elaborazione<br />

di ogni oggetto messo in<br />

movimento ed, infine, la sincronizzazione<br />

di più robot su un nastro<br />

trasportatore.<br />

Tuttavia l’elemento innovativo è rappresentato<br />

dall’utilizzo della nuova<br />

interfaccia digitale MOVILINK ® DDI<br />

con tecnologia a cavo ibrido plug-in:<br />

un’interfaccia dati completamente<br />

connettorata che racchiude più<br />

“anime” in una soluzione compatta,<br />

efficiente e flessibile.<br />

“L’utilizzo di Movilink DDI – afferma<br />

l’R&D Manager programmatore<br />

presso GPI Group - ha rappresentato<br />

la soluzione migliore per consentirci<br />

di fare un ulteriore passo verso il raggiungimento<br />

dell’Industria 4.0, poiché<br />

il collegamento del cavo ibrido<br />

al modulo di potenza ci permette il<br />

riutilizzo dell’energia generata dal<br />

motore, riducendo notevolmente i<br />

consumi elettrici”.<br />

I vantaggi offerti da questo innovativo<br />

strumento sono innumerevoli e<br />

riguardano sia l’aspetto prettamente<br />

operativo – dal ridimensionamento<br />

del cablaggio e dell’impianto, alla<br />

riduzione <strong>delle</strong> tempistiche per la<br />

messa in opera del macchinario – sia<br />

il lato più tecnologico. Il motore, infatti,<br />

diventa un vero e proprio nodo<br />

digitale, essenziale per una veloce<br />

trasmissione dei dati e per un’immediata<br />

interconnessione elettronica<br />

della singola parte all’intero sistema<br />

centrale. La soluzione inoltre connette<br />

l’azionamento al motoriduttore,<br />

consentendo in questo modo di<br />

inviare informazioni precise e immediate<br />

all’apparato centrale, monitorando<br />

costantemente il funzionamento<br />

del macchinario e riducendo<br />

così gli interventi di manutenzione<br />

e un possibile fermo impianto.<br />

Le principali funzioni in capo a<br />

Movilink DDI sono molteplici: oggi<br />

grazie a questo unico cavo GPI<br />

Group può controllare un encoder,<br />

azionare e arrestare un freno, attivare<br />

operazioni di auto-function –<br />

legate, ad esempio, all’auto-startup,<br />

alla diagnosi o all’identificazione di<br />

una targhetta digitale di un motore<br />

– e, infine, leggere i sensori (ad<br />

esempio vibrazionali, di temperatura<br />

motore o di verifica dell’olio) installati<br />

a bordo dell’azionamento<br />

elettromeccanico.<br />

“Il connubio ottimale tra lo studio<br />

progettuale dello staff GPI Group –<br />

affermano Marco Pannunzi e<br />

Matteo Montagner, rispettivamente<br />

Industry Consultant Consumer<br />

Goods e Sales Consultant di SEW-<br />

Eurodrive Italia – e la competenza<br />

dei collaboratori di SEW-Eurodrive<br />

ha assicurato la completa integrazione<br />

della macchina realizzata, garantendo<br />

prestazioni elevate, efficienza,<br />

flessibilità e affidabilità”.<br />

“Sono molto soddisfatto dei risultati<br />

ottenuti dalla collaborazione con<br />

SEW-Eurodrive”, conclude l’R&D<br />

Manager programmatore di GPI<br />

Group. “Il gruppo SEW ha conquistato<br />

la nostra fiducia e stima, garantendoci<br />

sempre affidabilità e assistenza<br />

24h. I loro prodotti, inoltre,<br />

si distinguono dai concorrenti per tre<br />

principali motivi: elevate performance,<br />

efficienza, semplicità e velocità<br />

durante la fase di avviamento.<br />

Inoltre, gli importanti risultati tecnologici<br />

raggiunti sono frutto della fiduciosa<br />

cooperazione tra i due<br />

team, dallo sviluppo da parte di SEW<br />

di nuove soluzioni al collaudo interno<br />

in GPI”.<br />

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componenti<br />

GAMMA COMPLETA DI GIUNTI<br />

CT Meca propone una gamma completa<br />

di giunti comprendenti i giunti di<br />

precisione e i giunti di trasmissione.<br />

Questi componenti meccanici permettono<br />

di collegare l’albero motore all’albero<br />

condotto correggendo così i difetti<br />

di allineamento. La capacità del<br />

giunto di assorbire questi difetti ha una<br />

grande incidenza sulla durata di vita<br />

del sistema. Un assorbimento non corretto<br />

comporterà vibrazioni, rumorosità,<br />

l’usura o addirittura la rottura dei<br />

supporti e cuscinetti degli alberi o dei<br />

giunti stessi. Nella scelta del giunto andrà<br />

valutata la taglia del giunto necessaria<br />

per accogliere i due alberi in termini<br />

di diametro, lunghezza e alesaggi,<br />

la temperatura di lavoro, e se l’applicazione<br />

necessita l’assorbimento di urti o<br />

al contrario deve trasmettere fedelmente<br />

il movimento per permettere il<br />

pilotaggio del sistema globale da parte<br />

di un sistema elettronico (sistema asservito).<br />

I giunti di precisione sono particolarmente<br />

utilizzati in tutti i sistemi che<br />

non tollerano il gioco in rotazione, in<br />

quanto coniugano al contempo rigidità,<br />

velocità di rotazione, disallineamento<br />

dell’albero e coppia. Rientrano in<br />

questa categoria i giunti Panamech -<br />

Multibeam ® , i giunti a soffietto<br />

(Gerwah ® ), gli Oldham ® , i giunti a dischi<br />

e i giunti flessibili senza gioco<br />

(Rotex ® GS).<br />

I giunti di trasmissione sono in grado di<br />

rispondere a forti sollecitazioni di carico.<br />

CT Meca ha selezionato per questa<br />

categoria la gamma dei Rotex ® ,<br />

BoWex ® e Periflex ® .<br />

SUPPORTI CON BASSI COSTI DI MANUTENZIONE<br />

PER IMPIANTI DI LAVAGGIO VERDURE<br />

L’industria alimentare ha bisogno<br />

di cuscinetti von alti standard: lunga<br />

durata, velocità elevata, condizioni<br />

igieniche restrittive e tenute<br />

efficaci. Senza questi requisiti, gli<br />

impianti alimentari incorrono in<br />

maggiori costi di manutenzione e<br />

tempi morti imprevisti, due fattori<br />

che incidono sulla redditività. Per<br />

superare questi problemi, sempre<br />

più impianti di lavorazione di verdure<br />

stanno riconoscendo nella<br />

serie Life-Lube ® di NSK la scelta<br />

ottimale per applicazioni gravose<br />

come gli impianti di lavaggio.<br />

I supporti Life-Lube sono caratterizzati<br />

dal’alloggiamento in poliestere<br />

termoplastico (PBT) che offre<br />

resistenza alla corrosione ed elimina<br />

il rischio di contaminazione da<br />

superfici verniciate o rivestite.<br />

L’alloggiamento è dotato anche di<br />

tenute in gomma nitrilica per prevenire<br />

l’ingresso di sostanze contaminanti<br />

e acqua/detergenti chimici<br />

utilizzati nelle frequenti<br />

operazioni di lavaggio. Rispetto ai<br />

normali cuscinetti, i supporti Life-<br />

Lube consentono di ridurre o persino<br />

azzerare i costi annuali di<br />

manutenzione e tempi morti.<br />

L’inserto in acciaio inox della serie<br />

Life-Lube è dotato di Molded-Oil,<br />

un sistema proprietario di NSK che<br />

contiene olio lubrificante e resina<br />

poliolefinica sufficienti per tutta la<br />

vita del supporto, cosicché non è<br />

richiesta alcuna rilubrificazione e si<br />

riducono i costi di manutenzione.<br />

Fra gli impianti alimentari che beneficiano<br />

dell’utilizzo dei supporti<br />

Life-Lube, uno riguarda un’azienda<br />

di primo piano nella lavorazione<br />

di verdure. La fabbrica registrava<br />

frequenti cedimenti dei<br />

cuscinetti installati su una linea ad<br />

alta capacità per il lavaggio <strong>delle</strong><br />

carote, con tempi morti e perdite<br />

di produzione notevoli. L’azienda<br />

doveva sostituire i cuscinetti ogni<br />

sei settimane.<br />

NSK ha analizzato i cuscinetti guasti<br />

ed esaminato l’applicazione<br />

nell’ambito del Programma a<br />

Valore Aggiunto AIP. In particolare,<br />

NSK ha effettuato la mappatura<br />

del processo di lavaggio <strong>delle</strong> carote,<br />

individuando le aree problematiche<br />

per i cuscinetti.<br />

L’analisi ha rivelato che l’ingresso<br />

di particelle contaminanti dure e<br />

liquidi di lavaggio riduceva drasticamente<br />

la durata dei cuscinetti.<br />

In effetti, il lubrificante dei cuscinetti<br />

standard fuoriusciva, portando<br />

al cedimento prematuro.<br />

Il team di esperti di NSK ha raccomandato<br />

i supporti Life-Lube con<br />

inserti Molded-Oil, effettuando<br />

successivamente una prova che<br />

ha confermato un notevole incremento<br />

della durata dei supporti.<br />

Dopo un anno di esercizio non si<br />

erano ancora verificati guasti.<br />

L’azienda di lavorazione di verdure<br />

sta beneficiando ora di importanti<br />

risparmi annui, grazie a una<br />

riduzione dei tempi morti e della<br />

manutenzione e a un aumento<br />

della produttività. Ottimali per<br />

tutte le attività in cui è inevitabile<br />

il contatto con fluidi di processo,<br />

i supporti Life-Lube di NSK sono<br />

disponibili con diametro del foro<br />

da 20 a 40 mm. Per garantire la<br />

flessibilità in progettazione, sono<br />

disponibili diverse tipologie di alloggiamenti:<br />

a due bulloni, a<br />

quattro bulloni, supporto ritto e<br />

gruppo tenditore.<br />

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33<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

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strumentazione<br />

I più recenti<br />

trasmettitori radar<br />

non contattivi di<br />

Emerson sono<br />

stati progettati per<br />

soddisfare gli esigenti<br />

requisiti dell’industria<br />

alimentare e <strong>delle</strong><br />

bevande e forniscono<br />

ai produttori una<br />

soluzione di misura<br />

di livello compatta,<br />

conveniente<br />

e accurata.<br />

di Felix<br />

Johansson,<br />

ingegnere<br />

di soluzioni<br />

per le attività<br />

di livello radar<br />

di Emerson<br />

L’ACCURATEZZA DELLA<br />

TECNOLOGIA RADAR<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

34<br />

Per i produttori di alimenti e bevande, la capacità di misurare<br />

in modo accurato e affidabile il livello dei materiali<br />

nei serbatoi di stoccaggio e nei serbatoi di processo è<br />

essenziale, in quanto contribuisce a ridurre le perdite di<br />

prodotto e massimizzare la capacità produttiva ottimizzando<br />

l’utilizzo dei serbatoi e la gestione dell’inventario.<br />

Tuttavia, nella decisione di quale tecnologia di misura di<br />

livello scegliere per un’applicazione specifica, i produttori<br />

devono considerare determinati criteri fondamentali.<br />

I dispositivi di misura di livello devono naturalmente essere<br />

conformi ai rigorosi standard di igiene e sicurezza alimentare<br />

del settore. Per ridurre al minimo la complessità,<br />

devono essere molto facili da installare e integrarsi in un<br />

sistema di automazione nuovo o già esistente, devono<br />

inoltre essere compatibili con le condizioni del processo e<br />

la configurazione del serbatoio per l’applicazione in questione.<br />

LE TECNOLOGIE A DISPOSIZIONE<br />

A seconda <strong>delle</strong> condizioni del processo e del contenuto<br />

del serbatoio, si può usare un certo numero di tecnologie<br />

diverse per fornire una misura di livello continua o un<br />

rilevamento di soglia negli impianti di produzione di alimenti<br />

e bevande. Queste includono: trasmettitori radar<br />

a onda guidata, trasmettitori di pressione differenziale,<br />

trasmettitori a ultrasuoni, celle di carico, interruttori capacitivi<br />

e commutatori a forca vibrante. Tuttavia, i trasmettitori<br />

radar non contattivi rispondono al meglio alle<br />

esigenze del settore per l’accuratezza della misura, assicurando<br />

al contempo agli utenti numerosi altri vantaggi.<br />

In primo luogo, questi dispositivi sono montati in alto, ciò<br />

riduce il rischio di perdite di prodotto dovute a fuoriuscite,<br />

e sono estremamente precisi, con misure non influenzate<br />

da condizioni del processo quali densità, viscosità, conduttività,<br />

rivestimento, corrosività, vapori e variazioni di<br />

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strumentazione<br />

DESIGN COMPATTO<br />

L’ingombro ridotto ha rappresentato<br />

una considerazione importante nella<br />

progettazione del più recente trasmettitore<br />

radar non contattivo.<br />

Sebbene sia improbabile che applicazioni<br />

di petrolio e gas abbiano esigenze<br />

in termini di spazio occupato<br />

dalla tecnologia di misura di livello,<br />

lo stesso non vale per il settore alimentare<br />

e <strong>delle</strong> bevande. In questo<br />

caso, gli skid sono dotati di configurazioni<br />

di tubazioni molto strette, che<br />

rendono difficile l’installazione di<br />

dispositivi di grandi dimensioni o ingombranti.<br />

Il nuovo trasmettitore è<br />

in grado di risolvere questa problematica,<br />

in quanto, piuttosto che avere<br />

una scheda di circuito separata,<br />

utilizza una tecnologia a onda continua<br />

modulata con frequenza di 80<br />

GHz su un unico chip elettronico con<br />

algoritmi smart incorporati. Ciò conpressione<br />

e temperatura. Inoltre, il<br />

fatto che non siano a contatto con il<br />

materiale che viene misurato elimina<br />

la possibilità di contaminazione e<br />

contribuisce a ridurre la manutenzione<br />

e a mantenere l’affidabilità a lungo<br />

termine.<br />

Nonostante questi significativi vantaggi,<br />

i trasmettitori radar non contattivi<br />

sono stati spesso considerati<br />

troppo grandi e costosi per l’uso nella<br />

produzione di alimenti e bevande,<br />

inoltre alcuni non dispongono di una<br />

gamma completa di certificazioni<br />

igieniche e connessioni al processo.<br />

Sono state invece frequentemente<br />

applicati all’interno del settore petrolifero,<br />

del gas e petrolchimico, dove<br />

l’affidabilità e la misura di livello precisa<br />

in applicazioni critiche per la sicurezza<br />

sono essenziali.<br />

Tuttavia, il più recente trasmettitore<br />

radar non contattivo di Emerson è<br />

stato progettato specificamente per<br />

fornire misure di livello continue altamente<br />

accurate in applicazioni per<br />

il settore alimentare. Questo dispositivo<br />

soddisfa i severi requisiti igienici<br />

del settore e offre ai produttori<br />

una soluzione compatta e conveniente<br />

che include una serie di rilevanti<br />

vantaggi.<br />

SICUREZZA ALIMENTARE<br />

La riduzione del rischio di contaminazione<br />

nei processi di produzione di<br />

alimenti e bevande è fondamentale.<br />

Il nuovo trasmettitore radar non contattivo<br />

è stato progettato in modo<br />

che le sue prestazioni non siano influenzate<br />

durante i processi clean-inplace<br />

(CIP) e steam-in-place (SIP) del<br />

serbatoio. Un’antenna igienica è a<br />

filo con la connessione al processo e<br />

il suo design è dotato di una tenuta<br />

anti-goccia che garantisce la rimozione<br />

dei residui del processo durante<br />

CIP e SIP ed è a prova di condensa e<br />

accumulo. I trasmettitori dispongono<br />

inoltre di una vasta gamma di connessioni<br />

al processo igieniche che si<br />

adattano alla maggior parte <strong>delle</strong><br />

comuni connessioni al serbatoio e di-<br />

mensioni del serbatoio.<br />

Oltre ai loro processi di pulizia dei serbatoi,<br />

molti produttori mantengono<br />

elevati standard sanitari, lavando l’esterno<br />

dei serbatoi con prodotti chimici<br />

schiumogeni e/o acqua ad alta<br />

pressione e ad alta temperatura. Il<br />

design del nuovo trasmettitore radar<br />

non contattivo consente di resistere<br />

a lavaggi ad alta pressione e temperatura,<br />

ed è dotato di una gamma<br />

completa di certificazioni igieniche,<br />

che consentono di rispettare gli standard<br />

di sicurezza alimentare di qualsiasi<br />

struttura. È dotato di una custodia<br />

in acciaio inossidabile sigillata,<br />

lucidata, con grado di protezione<br />

IP69, che presenta fessure minime.<br />

Ciò consente lo scarico di acqua e<br />

sedimenti dalla sua struttura, riducendo<br />

il rischio di crescita batterica.<br />

MISURE PIÙ ACCURATE<br />

I trasmettitori radar usano segnali riflessi,<br />

noti anche come echi, per eseguire<br />

misure di livello. Questo recente<br />

Essere in grado<br />

di misurare in<br />

modo accurato e<br />

affidabile il livello<br />

del prodotto<br />

nei serbatoi è<br />

essenziale per<br />

i produttori di<br />

alimenti e bevande<br />

trasmettitore radar non contattivo<br />

utilizza la tecnologia Fast sweep per<br />

fornire un’eco continua riflessa dalla<br />

superficie del prodotto, consentendo<br />

di raccogliere fino a 40 volte più informazioni<br />

rispetto ai dispositivi precedenti.<br />

Questa caratteristica la rende<br />

la tecnologia di misura di livello più<br />

veloce disponibile, offrendo una misura<br />

precisa e affidabile che consente<br />

agli utenti di ridurre la perdita di prodotto<br />

e aumentare la capacità produttiva.<br />

UTILIZZO DEL SERBATOIO<br />

OTTIMIZZATO<br />

Una sfida cruciale per i produttori di<br />

alimenti e bevande consiste nel massimizzare<br />

l’utilizzo dei serbatoi, in<br />

modo tale da stare al passo con la<br />

richiesta dei clienti e aumentare i ricavi.<br />

Questo recente trasmettitore<br />

radar non contattivo è stato progettato<br />

per eseguire misure di livello accurate<br />

fino alla sommità del serbatoio,<br />

senza zone morte, consentendo<br />

perciò l’utilizzo ottimizzato dei serbatoi<br />

e garantendo al contempo che il<br />

serbatoio non sia troppo pieno.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

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strumentazione<br />

sente che il dispositivo sia molto più<br />

compatto, fornendo dunque una<br />

soluzione ideale per i serbatoi di piccole<br />

dimensioni spesso utilizzati nella<br />

produzione di alimenti e bevande.<br />

Il trasmettitore ha inoltre un effetto<br />

positivo sull’ambiente, grazie all’utilizzo<br />

di un minor numero di componenti<br />

elettronici. La tecnologia a unico<br />

chip permette una messa a fuoco<br />

Rosemount<br />

1408H è un<br />

trasmettitore di<br />

livello radar non<br />

contattivo che è<br />

stato progettato<br />

specificamente<br />

per l’industria<br />

food&beverage<br />

eccezionale del fascio radar che, assieme<br />

agli algoritmi smart, consente<br />

una maggiore precisione di misura<br />

anche quando i serbatoi contengono<br />

oggetti quali gli agitatori.<br />

FACILITÀ DI INTEGRAZIONE<br />

La riduzione nella complessità del design<br />

rappresenta un obiettivo importante<br />

per i produttori di alimenti e<br />

bevande e la strumentazione deve<br />

essere facile da integrare con qualsiasi<br />

sistema di automazione.<br />

Per conseguire tale obiettivo, questo<br />

dispositivo rappresenta il primo trasmettitore<br />

radar non contattivo con<br />

connettività IO-link. Oltre alla comunicazione<br />

digitale ad alta velocità IO-<br />

Link, il trasmettitore fornisce sia i<br />

convenzionali 4-20 milliampere che<br />

le uscite di commutazione. Per ridurre<br />

ulteriormente la complessità e assicurare<br />

un funzionamento senza<br />

problemi, gli strumenti di configurazione<br />

del software consentono al dispositivo<br />

di essere collegato e configurato<br />

online o offline, con interfacce<br />

grafiche di facile utilizzo che riducono<br />

i tempi di messa in servizio, ottimizzando<br />

i processi di sostituzione del<br />

dispositivo e registrando digitalmente<br />

le impostazioni dei parametri.<br />

CONCLUSIONI<br />

Abbinando le elevate prestazioni e<br />

l’affidabilità di un dispositivo radar<br />

non contattivo, normalmente implementato<br />

nel settore petrolifero e del<br />

gas, a un design igienico compatto<br />

e una semplice connettività grazie<br />

alle comunicazioni IO-Link, i produttori<br />

di alimenti e bevande dispongono<br />

ora della soluzione ideale per le<br />

applicazioni di misura di livello più<br />

esigenti. L’implementazione di questi<br />

trasmettitori è semplice e può<br />

comportare una serie di importanti<br />

vantaggi. Questi includono: aumento<br />

della sicurezza alimentare e della<br />

qualità del prodotto, riduzione della<br />

perdita di prodotto e maggiore capacità<br />

produttiva grazie all’utilizzo<br />

dei serbatoi e alla gestione dell’inventario<br />

ottimizzati.<br />

Per ulteriori informazioni: Emerson.<br />

com/Rosemount1408H.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

LETTORI DI CODICI IN RETE ULTRA-COMPATTI<br />

AD ALTA RISOLUZIONE<br />

Omron ha lanciato l’innovativo lettore di codici<br />

a barre V440-F per aiutare i produttori a<br />

raggiungere volumi elevati e alte velocità di<br />

lettura dei codici più piccoli e a raggiungere<br />

obiettivi di tracciabilità, come la sicurezza della<br />

supply chain e l’ottimizzazione dell’OEE.<br />

La serie compatta V440-F offre elevata precisione<br />

e flessibilità di configurazione combinando<br />

la tecnologia avanzata di lettura di<br />

codici Omron Microscan Systems e la tecnologia<br />

di acquisizione <strong>delle</strong> immagini di Omron<br />

Sentech, entrambe entrate a far parte del<br />

gruppo Omron nel 2017.<br />

Il modello V440-F è un lettore di codici a barre<br />

ad alta risoluzione configurabile sul campo<br />

che legge decine di codici a barre miniaturizzati<br />

contemporaneamente per le applicazioni<br />

in cui più prodotti con codice a barre si trovano<br />

nel campo visivo. Questo lettore di codici compatto<br />

e altamente flessibile può anche essere<br />

configurato per leggere a lunga distanza, per<br />

trovare più codici in un’ampia area o su parti<br />

in movimento ad alta velocità. Queste opzioni<br />

di configurazione lo rendono ideale per la lettura<br />

di uno o più codici durante l’imballaggio<br />

del prodotto o in un’operazione di assemblaggio<br />

in cui il lettore di codici si trova al di fuori<br />

dell’area di lavoro dell’operatore.<br />

L’interfaccia utente WebLink, intuitiva e<br />

comprovata, offre una facile configurazione<br />

e ottimizzazione <strong>delle</strong> applicazioni, mentre<br />

gli algoritmi di decodifica avanzati contribuiscono<br />

a garantire prestazioni di lettura affidabili<br />

indipendentemente dal tipo di superficie<br />

(comprese le superfici trasparenti e<br />

riflettenti). Power over Ethernet (PoE) e la<br />

connettività ai sistemi di automazione tramite<br />

Ethernet/IP e Profinet consentono una connettività<br />

affidabile alle reti di automazione.<br />

Le caratteristiche principali del lettore di codici<br />

a barre includono un sensore Global Shutter<br />

con risoluzione da 5 MP, un processore dual<br />

core che supporta una velocità di acquisizione<br />

<strong>delle</strong> immagini di 35 fps e opzioni di lenti<br />

C-Mount che consentono l’uso di lenti per<br />

area ampia, a lunga distanza, macro e telecentriche.<br />

I kit di luci coassiali a spot e ad anello,<br />

insieme a una varietà di cavi e staffe, facilitano<br />

l’installazione di un sistema completo di lettura<br />

dei codici.<br />

36<br />

www.interprogettied.com<br />

34_36_articolo emerson.indd 36 15/02/22 17:09


packaging<br />

NEL <strong>2022</strong> AUMENTERÀ IL RICICLO DEGLI IMBALLAGGI<br />

È stato pubblicato il “Piano Specifico di Prevenzione e<br />

Gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio”<br />

contenente le previsioni di riciclo e recupero dei rifiuti di<br />

imballaggio per il biennio 2021-<strong>2022</strong>.<br />

Il Piano Specifico (o PSP) è redatto da CONAI – consorzio<br />

Nazionale Imballaggi – come richiesto dall’art. 225, comma<br />

3 del Testo Unico Ambientale. Ha l’obiettivo di fornire<br />

una panoramica sia <strong>delle</strong> attività svolte sia dei risultati<br />

attesi nel comparto della gestione degli imballaggi e dei<br />

rifiuti di imballaggio, con il biennio come orizzonte.<br />

Il PSP si basa sui documenti istituzionali che, nel mese di<br />

settembre 2021, i Consorzi di Filiera e i Sistemi Autonomi<br />

hanno inviato a CONAI ai sensi della normativa vigente.<br />

Secondo il rapporto, dopo questi anni di crisi e la successiva<br />

ripresa dell’immesso al consumo, è in corso una<br />

rinnovata vitalità sul fronte del riciclo complessivo che<br />

cresce a ritmi più sostenuti dell’immesso al consumo. In<br />

particolare i dati del 2021 si sono rilevati migliori dell’anno<br />

precedente.<br />

Anche per il <strong>2022</strong> si prevedono miglioramenti rispetto<br />

al 2021: un +3,5 % di imballaggi immessi al consumo<br />

(14,2 milioni di tonnellate); +5,7% di rifiuti di imballaggio<br />

arrivati a riciclo (10,6 milioni di tonnellate); +5,7%<br />

di conferimenti (5,6 milioni di tonnellate).<br />

NESTLÉ INVESTE NELLE CONFEZIONI SOSTENIBILI<br />

Il Gruppo Nestlé porta avanti i<br />

suoi impegni per la sostenibilità<br />

degli imballaggi in Italia con<br />

un investimento di 5 milioni di<br />

euro nel fondo italiano di venture<br />

capital Eureka! Fund, gestito<br />

da Eureka! Venture SGR.<br />

Questo investimento intende<br />

accelerare la ricerca per facilitare<br />

l’introduzione di soluzioni di<br />

imballaggio innovative; migliorare<br />

la qualità dei processi di<br />

raccolta e riciclo; aumentare<br />

l’adozione di plastica riciclata<br />

ad uso alimentare. La cifra<br />

investita è parte del fondo da<br />

250 milioni di CHF stanziato<br />

nel 2020 a livello globale dal<br />

Gruppo Nestlé per dare un impulso<br />

alla sostenibilità degli<br />

imballaggi e migliorare i sistemi<br />

di riciclo.<br />

“Eureka! Fund I - Technology<br />

Transfer” è un fondo specializzato<br />

nel trasferimento tecnologico<br />

che si focalizza su investimenti<br />

in Advanced Materials e<br />

più in generale in applicazioni<br />

e tecnologie riconducibili alla<br />

Scienza ed Ingegneria dei<br />

Materiali. Il Fondo investe prevalentemente<br />

nelle prime fasi<br />

di sviluppo di iniziative basate<br />

su tecnologie con alta potenzialità<br />

di mercato proposte da<br />

team di eccellenza o da startup<br />

collegate con le principali<br />

Università e Centri di Ricerca<br />

Scientifica del Paese.<br />

Questo investimento intende<br />

supportare gli sforzi di Nestlé<br />

per rendere il 100% dei propri<br />

imballaggi riciclabili o riutilizzabili<br />

entro il 2025 e per ridurre di<br />

1/3 l’uso di plastica vergine nello<br />

stesso periodo di tempo.<br />

In Italia sono stati già ottenuti<br />

risultati significativi, con<br />

il 97% di tutti gli imballaggi<br />

prodotti da Nestlé in Italia<br />

che è riciclabile. L’azienda continuerà<br />

il suo percorso verso un<br />

futuro senza sprechi, sfruttando<br />

la sua esperienza guidata<br />

dal Nestlé Institute of<br />

Packaging Sciences di Losanna,<br />

in Svizzera, in collaborazione<br />

con gli stakeholder in Italia.<br />

La collaborazione tra Nestlé e il<br />

fondo Eureka! si concentrerà<br />

sulla ricerca di tecnologie e soluzioni<br />

in alcune aree cruciali<br />

della strategia di sostenibilità<br />

del Gruppo, come l’innovazione<br />

di packaging, l’incremento<br />

nell’adozione di plastica riciclata<br />

ad uso alimentare e lo sviluppo<br />

di tecnologie che possano<br />

rendere più efficace lo smistamento<br />

e la raccolta dei materiali,<br />

impattando positivamente<br />

su qualità e quantità dei processi<br />

di riciclo.<br />

“Siamo orgogliosi di essere entrati<br />

a far parte del fondo<br />

Eureka!, che si distingue per la<br />

serietà dei progetti e la solidità<br />

dei suoi anchor investor. Sono<br />

certo che la collaborazione porterà<br />

a importanti risultati”, ha<br />

commentato Marco Travaglia,<br />

presidente e amministratore<br />

delegato gruppo Nestlé Italia e<br />

Malta. “Il nostro ingresso nel<br />

fondo Eureka! ci consentirà di<br />

lavorare insieme per trovare<br />

soluzioni di packaging innovative,<br />

finalizzate a favorire anche<br />

in Italia l’introduzione di plastica<br />

riciclata ad uso alimentare<br />

e per migliorare la qualità dei<br />

processi di raccolta e riciclo”.<br />

“Una sfida che abbiamo cercato<br />

ed accettato fin da subito,<br />

certi del grande valore ed interesse<br />

reciproco nel siglare questa<br />

partnership. Un incredibile<br />

lavoro di squadra da entrambe<br />

le parti con un unico fine, quello<br />

di creare le condizioni per<br />

accelerare i processi di trasferimento<br />

tecnologico e riuscire a<br />

portare sul mercato soluzioni<br />

capaci di rispondere alle grandi<br />

sfide mondiali”, aggiunge<br />

Anna Amati, Co-founder &<br />

General Partner di Eureka!<br />

Venture SGR.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

www.interprogettied.com<br />

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37_37_news packaging.indd 37 15/02/22 17:12


packaging<br />

Le associazioni Unione<br />

Italiana Food, Giflex<br />

e Ucima hanno siglato<br />

un protocollo d’intesa<br />

che ha l’obiettivo<br />

iniziale di recuperare<br />

e riciclare circa 50.000<br />

tonnellate di materie<br />

plastiche da destinare<br />

al riutilizzo.<br />

UNA NUOVA VITA PER GLI IMBALLAGGI<br />

FLESSIBILI IN PLASTICA<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

In alto: linee<br />

di produzione<br />

di imballaggi<br />

flessibili<br />

Ogni anno, in Italia, vanno sul mercato circa 180.000<br />

tonnellate di imballaggi flessibili, di cui l’80% destinati a<br />

protezione, conservazione, trasporto e commercializzazione<br />

di prodotti alimentari. Gli imballaggi flessibili, composti<br />

in prevalenza da materie plastiche, sono molto usati<br />

dall’industria alimentare, che li sceglie per il 50% dei<br />

suoi imballaggi. In termini di impatto ecologico, parliamo<br />

di un materiale molto sostenibile, visto che il 70% degli<br />

imballaggi flessibili è riciclabile, sebbene l’effettivo invio<br />

al riciclo sia condizionato da alcuni limiti legislativi e tecnologici<br />

(legati alla composizione stessa degli imballaggi<br />

flessibili, per lo più multistrato e/o multimateriale). Il tema<br />

dell’effettivo avvio a riciclo di questo materiale è di particolare<br />

rilievo per la nostra economia, sia perché gli imballaggi<br />

flessibili sono molto usati dal nostro settore agroalimentare<br />

(perché con la sua leggerezza ed efficienza<br />

permette, con poca materia prima, di garantire l’igiene<br />

del prodotto imballato, la sicurezza del consumatore e<br />

offrire le proprietà tecnologiche richieste dal mercato), sia<br />

perché l’Italia è tra i leader europei nella produzione di<br />

macchinari per la realizzazione di imballaggi flessibili e per<br />

il packaging (mercato che fattura complessivamente oltre<br />

11 miliardi di euro). Proprio per non disperdere una risorsa<br />

così importante come gli imballaggi flessibili e dare un<br />

contributo concreto all’ambiente, il vicepresidente di<br />

Unione Italiana Food Paolo Barilla, il presidente di Giflex<br />

Alberto Palaveri e il vicepresidente di Ucima Riccardo<br />

Cavanna hanno firmato un Protocollo d’intesa che sancisce<br />

una collaborazione unica nel suo genere fra le tre<br />

associazioni. L’accordo è stato siglato alla presenza del<br />

ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e<br />

del sottosegretario al ministero della Transizione ecologica<br />

Vannia Gava.<br />

Con la sigla di questo protocollo, le associazioni si sono<br />

impegnate ad organizzare al più presto un primo tavolo<br />

di lavoro tecnico, con membri di altissimo profilo provenienti<br />

dalla filiera, per analizzare i problemi che ostacolano<br />

la sostenibilità e riciclabilità degli imballaggi flessibili<br />

ed elaborare possibili soluzioni. Al tavolo saranno coinvolti<br />

anche i funzionari del Ministero dello Sviluppo economico<br />

(Mise), del Ministero della Transizione ecologica<br />

(Mite), del Consorzio nazionale imballaggi (Conai) e del<br />

Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero<br />

degli imballaggi in plastica (Corepla).<br />

Le sinergie frutto del protocollo d’intesa saranno poi alla<br />

base della costituzione di una serie di gruppi di lavoro che<br />

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www.interprogettied.com<br />

38_40_art_imballaggi flessibili.indd 38 17/02/22 10:48


packaging<br />

si occuperanno, tra le altre cose, di<br />

verificare quali interventi tecnologici<br />

possano essere operati sulle linee di<br />

produzione di packaging e su quelle<br />

confezionatrici per rendere possibile<br />

l’utilizzo di nuovi materiali e di studiare<br />

soluzioni tecnologiche per migliorare<br />

i sistemi automatici di selezione<br />

e pretrattamento dei rifiuti di imballaggi<br />

in plastica ed evitare che vengano<br />

inviati in discarica o all’incenerimento.<br />

Ipotizzando, come target di<br />

partenza, un recupero e riciclo del<br />

50% di imballaggi flessibili raccolti,<br />

un primo obiettivo sarà quello di recuperare<br />

circa 50.000 tonnellate di<br />

materie plastiche da destinare ad una<br />

seconda vita.<br />

ALCUNI OSTACOLI TECNICI<br />

AL RICICLO DEGLI<br />

IMBALLAGGI FLESSIBILI<br />

L’effettivo avvio a riciclo degli imballaggi<br />

flessibili, anche alla luce dell’ampio<br />

utilizzo che se ne fa, rappresenta<br />

una sfida che impegna tutti gli attori<br />

in campo e in particolare tre comparti<br />

che, nel complesso, sviluppano un<br />

fatturato di oltre 50 miliardi di euro:<br />

dai produttori di macchinari per la<br />

realizzazione di questo imballaggio<br />

alle aziende produttrici di imballaggi<br />

flessibili, fino al settore alimentare<br />

che ne è uno dei principali utilizzatori.<br />

Sebbene il 70% degli imballaggi<br />

flessibili sia riciclabile, alcuni ostacoli<br />

tecnici, comuni anche ad altri materiali<br />

plastici, ne impediscono l’effettivo<br />

avvio a riciclo. Le tecnologie che<br />

selezionano i diversi imballaggi plastici,<br />

ad esempio, presentano limiti nel<br />

riconoscimento dei materiali di cui<br />

sono composti, sia per le dimensioni<br />

degli imballi stessi che per alcune caratteristiche,<br />

come la metallizzazione<br />

dei film. Questo fa sì che anche gli<br />

imballi 100% riciclabili non vengano<br />

di fatto riciclati: in Italia oltre il 50%<br />

dei materiali plastici (inclusi gli imballaggi<br />

flessibili) viene raccolto come<br />

“rifiuti plastici misti”, ma non tutto<br />

può essere recuperato e di conseguenza<br />

viene inviato in discarica o<br />

all’incenerimento.<br />

Affinché gli imballaggi flessibili possano<br />

passare da “riciclabili” a “riciclati”<br />

sarà necessario, inoltre, risolvere<br />

alcuni aspetti: in primo luogo la ricerca<br />

di mercati di sbocco alternativi<br />

all’alimentare, visto che, con rare eccezioni,<br />

la legge impedisce di usare<br />

plastica riciclata negli imballaggi destinati<br />

agli alimenti. C’è poi un tema<br />

di gestione dell’imballaggio flessibile<br />

post-consumo da parte dei Comuni<br />

che, nonostante la riciclabilità, chie-<br />

Il momento della<br />

firma del protocollo<br />

d’intesa. Da<br />

sinistra: il ministro<br />

dello Sviluppo<br />

economico<br />

Giancarlo<br />

Giorgetti, il<br />

presidente di Giflex<br />

Alberto Palaveri,<br />

il sottosegretario<br />

al Ministero<br />

della Transizione<br />

ecologica<br />

Vannia Gava, il<br />

vicepresidente di<br />

Unione Italiana<br />

Food Paolo Barilla<br />

e il vicepresidente<br />

di Ucima Riccardo<br />

Cavanna<br />

dono di conferire i film plastici nella<br />

frazione indifferenziata. Infine, c’è la<br />

grande questione <strong>delle</strong> tecnologie e<br />

della ricerca: trovare materiali sostitutivi<br />

o riconvertire strumenti e macchinari<br />

sono operazioni gravose dal punto<br />

di vista economico e soprattutto<br />

non sempre sono strade tecnicamente<br />

percorribili.<br />

Secondo il Piano per l’economia circolare<br />

dell’Unione Europea, entro il<br />

2025 il 50% degli imballaggi plastici<br />

dovrà essere riciclabile, mentre entro<br />

il 2030 tutti gli imballaggi sul mercato<br />

dell’UE dovranno essere riutilizzabili<br />

o riciclabili in modo economicamente<br />

sostenibile. L’accordo tra<br />

Unione Italiana Food, Giflex e Ucima<br />

si profila, dunque, come un tentativo<br />

unico nel suo genere. Lo scopo è<br />

mettere a sistema competenze e conoscenze<br />

per il raggiungimento degli<br />

obiettivi globali ed europei di riduzione<br />

<strong>delle</strong> emissioni e diffondere soluzioni<br />

di economia circolare capaci di<br />

garantire il consolidamento di un sistema<br />

alimentare equo, sano e rispettoso<br />

dell’ambiente.<br />

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39<br />

38_40_art_imballaggi flessibili.indd 39 15/02/22 17:19


packaging<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

“Le aziende alimentari sono da sempre<br />

impegnate a produrre alimenti<br />

buoni, sani, sicuri e accessibili, e il<br />

confezionamento è stato un aspetto<br />

fondamentale per la distribuzione del<br />

cibo su larga scala”, commenta.<br />

Paolo Barilla, vicepresidente di<br />

Unione Italiana Food. “Il Protocollo<br />

sugli imballaggi per noi è lo strumento<br />

più efficace per raggiungere risultati<br />

significativi e riteniamo che una<br />

tassazione sui film plastici, materiali<br />

recuperabili e riutilizzabili, sia incoerente<br />

e inefficace”.<br />

“Un prodotto su due in un supermercato<br />

è un packaging flessibile”, dichiara<br />

Alberto Palaveri, presidente di<br />

Giflex. “E lo si realizza con poco materiale<br />

(1/6 del totale sul mercato), un<br />

alleato ideale per la lotta al Climate<br />

Change. Materiali e imballaggi di<br />

nuova generazione sono già allo studio<br />

ma il pack del futuro sarà il risultato<br />

di un lavoro di filiera e di ascolto<br />

perché la sfida è culturale ed organizzativa,<br />

non solo tecnologica. Per questo<br />

chiediamo alle Istituzioni di sedere<br />

allo stesso tavolo, per condividere<br />

una chiara definizione di sostenibilità<br />

del packaging e obiettivi realmente<br />

misurabili. Non politiche punitive o<br />

scelte di consenso ma interventi per<br />

portare valore all’intera Supply<br />

Chain”.<br />

Riccardo Cavanna, vicepresidente di<br />

Ucima, spiega che “la sostenibilità è<br />

un obiettivo che viaggia su filiera<br />

lunga, dalla produzione agroalimentare<br />

alle nostre case e la filiera del<br />

packaging Made in Italy, in quanto<br />

leader mondiale e antesignana nello<br />

sviluppo di soluzioni sostenibili, ha<br />

tutte le caratteristiche per ambire a<br />

essere il motore e la guida di una<br />

trasformazione verde di materiali e<br />

tecnologie di confezionamento su<br />

scala internazionale”. “Tutti i più<br />

importanti players stanno lavorando<br />

al fine di fornire approcci e soluzioni<br />

sempre più sostenibili”, continua<br />

Cavanna. “Alcune sono già sul mercato,<br />

altre sono in fase di studio e<br />

verranno presentate tra qualche<br />

Paolo Barilla (Unione Italiana<br />

Food): “Il Protocollo sugli<br />

imballaggi per noi è lo<br />

strumento più efficace per<br />

raggiungere risultati significativi<br />

e riteniamo che una tassazione<br />

sui film plastici, materiali<br />

recuperabili e riutilizzabili, sia<br />

incoerente e inefficace”<br />

anno. Ucima ha voluto fortemente<br />

questo accordo per dare un’impronta<br />

comune ai diversi player della filiera”.<br />

Per Giorgetti “è un progetto che approccia<br />

in maniera corretta la sfida<br />

della sostenibilità ambientale <strong>delle</strong><br />

nostre aziende e che si pone nella<br />

giusta traiettoria del Pnrr”.<br />

“Con il Protocollo d’Intesa si apre un<br />

tavolo che coinvolgerà specialisti e<br />

tecnici cui chiederemo di proporre<br />

soluzioni per innovare le linee di produzione<br />

di packaging adeguandole<br />

ai nuovi materiali sostenibili, adeguare<br />

le macchine confezionatrici dell’industria<br />

alimentare ai nuovi materiali,<br />

creare un mercato per le materie prime<br />

seconde incentivando il riciclo<br />

Alberto Palaveri (Giflex):<br />

“L’industria Italiana del<br />

packaging, che è leader<br />

nel mondo per innovazione<br />

e tecnologia, è pronta<br />

ad affrontare le sfide<br />

dell’European Green Deal,<br />

ma l’obiettivo dovrà essere<br />

chiaro”<br />

Riccardo Cavanna<br />

(Ucima): “La filiera<br />

del packaging Made<br />

in Italy ha tutte le<br />

caratteristiche per<br />

diventare il motore<br />

e la guida di una<br />

trasformazione<br />

verde di materiali<br />

e tecnologie di<br />

confezionamento<br />

su scala<br />

internazionale”<br />

degli imballaggi e la circolarità dei<br />

materiali”, conclude Vannia Gava,<br />

sottosegretario al Ministero della<br />

Transizione ecologica.<br />

PACKAGING FLESSIBILE:<br />

IL PIÙ USATO DALL’INDUSTRIA<br />

ALIMENTARE<br />

L’imballaggio flessibile è un imballo<br />

sottile, generalmente stampato, formato<br />

da film (polimeri, carta, cellulosa<br />

rigenerata, foglia di alluminio) usati da<br />

soli o in combinazione per imballaggi<br />

primari e/o secondari destinati per oltre<br />

il 90% a contenere prodotti alimentari,<br />

prodotti farmaceutici e per<br />

l’igiene personale, la detergenza domestica,<br />

il pet food, ecc.<br />

In Europa il flessibile è l’imballo più usato<br />

nel settore alimentare (oltre il 40%<br />

<strong>delle</strong> confezioni, bevande escluse),<br />

tuttavia il suo peso rappresenta solo il<br />

10% del peso totale degli imballi alimentari.<br />

A parità di prodotto alimentare<br />

imballato, infatti, l’imballaggio<br />

flessibile è il più leggero ed efficiente.<br />

Ciò permette con poca materia prima<br />

di garantire l’igiene del prodotto imballato,<br />

la sicurezza del consumatore e di<br />

offrire le proprietà tecnologiche richieste<br />

dal mercato (saldabilità, barriera ai<br />

gas e al vapore, resistenza termica,<br />

proprietà meccaniche ecc.) che i polimeri<br />

biodegradabili e compostabili,<br />

allo stato dell’arte, non sempre riescono<br />

a garantire (usati quindi solo in minima<br />

parte). L’imballaggio flessibile,<br />

inoltre, ha dei vantaggi logistici che si<br />

trasformano in vantaggi per l’ambiente:<br />

più il packaging del prodotto è leggero<br />

e compatto, più è facile ottimizzare<br />

lo spazio di carico e ridurre le<br />

emissioni totali, a parità di quantità di<br />

merce trasportata. È stato stimato, che<br />

se si scegliesse il flessibile per tutti i prodotti<br />

confezionati sarebbe possibile<br />

ogni anno: ridurre di circa l’80% i materiali<br />

da imballaggio consumati; diminuire<br />

di 42 milioni di tonnellate le emissioni<br />

di gas serra (pari al 40% di<br />

quanto prodotto nella città di Londra<br />

nel 2016); risparmiare più di 270 milioni<br />

di m³ di acqua.<br />

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packaging<br />

CERTIFICATO “ISCC PLUS“ LO STABILIMENTO<br />

DI GUALA CLOSURES A SPINETTA MARENGO<br />

Primario produttore internazionale di chiusure<br />

speciali per liquori e vini, ha conseguito<br />

la certificazione “International Sustainability<br />

and Carbon Certification (ISCC) Plus” che<br />

permetterà di utilizzare materiali sostenibili<br />

certificati per la produzione <strong>delle</strong> chiusure<br />

prodotte nello stabilimento di Spinetta<br />

Marengo, in provincia di Alessandria.<br />

Il riconoscimento, rilasciato da Bureau<br />

Veritas – società che opera nei servizi di ispezione,<br />

verifica di conformità e certificazione<br />

– permette a Guala Closures di produrre<br />

chiusure “Circular Packaging” e “Bio-<br />

Circular Packaging”, ossia chiusure la cui<br />

sostenibilità è certificata grazie a un sistema<br />

di controllo sull’intera catena di approvvigionamento,<br />

dalle materie prime ai<br />

prodotti finali.<br />

La certificazione ISCC Plus permette<br />

alle aziende di monitorare e dimostrare<br />

la qualità dei propri prodotti<br />

attraverso il controllo dei<br />

requisiti di sostenibilità e tracciabilità<br />

lungo tutta la filiera produttiva.<br />

Un impegno concreto per supportare<br />

le aziende ad agire in modo più<br />

responsabile e sostenere l’economia<br />

circolare, promuovendo una produzione<br />

attenta al profilo ambientale e sociale,<br />

oltre che economico.<br />

L’attestazione riguarda tutte le chiusure prodotte<br />

nel sito di Spinetta Marengo, secondo<br />

un approccio da bilancio di massa, purché<br />

queste contengano una parte fabbricata<br />

con le materie plastiche certificate ISCC Plus<br />

dichiarate nel report di audit.<br />

Da oltre dieci anni, Guala Closures è impegnata<br />

concretamente per promuovere uno<br />

sviluppo sostenibile: dal 2020 il Gruppo<br />

propone una linea di chiusure sostenibili<br />

(Blossom ® Sustainable Closures) progettate<br />

seguendo le linee guide del Gruppo per<br />

l’eco-design per ridurre l’impatto ambientale.<br />

A ciò si affiancano progetti e<br />

partnership creati ad hoc: è il caso, ad<br />

esempio, dell’accordo siglato con<br />

Oceanworks ® che ha permesso al Gruppo<br />

di produrre chiusure realizzate con plastica<br />

riciclata proveniente da ecosistemi<br />

costieri.<br />

BOTTIGLIE IN PET SENZA ETICHETTA FACILI DA RICICLARE<br />

La collaborazione di SIPA con il<br />

gigante del food & beverage<br />

Danone ha portato all’ingegnerizzazione<br />

di una bottiglia label<br />

free. Una bottiglia senza etichetta<br />

è molto più facile e meno<br />

onerosa da riciclare. Questa soluzione,<br />

che va nella direzione di<br />

un’economia circolare concreta<br />

e tangibile, evita che la colla e le<br />

etichette in carta o plastica debbano<br />

essere rimosse dalla bottiglia<br />

durante il lavaggio e lo smistamento,<br />

in modo che il PET<br />

possa raggiungere una purezza<br />

che gli consenta di essere riciclato<br />

con profitto in una nuova<br />

bottiglia.<br />

Tra i vantaggi di uno sviluppo<br />

packaging che non prevede etichette<br />

troviamo in primo luogo<br />

il risparmio sul loro acquisto,<br />

l’immagazzinamento e manipolazione,<br />

e quindi l’incollaggio a<br />

mezzo di appositi macchinari.<br />

Danone ha pensato, infatti, che<br />

valesse la pena provare a creare<br />

una bottiglia che portasse sulla<br />

sua superficie tutte le informazioni<br />

utili al consumatore. Ecco<br />

perché ha collaborato con SIPA<br />

per sviluppare e produrre bottiglie<br />

senza etichetta per l’acqua<br />

di sorgente Żywiec Zdrój in<br />

Polonia. SIPA è stata responsabile<br />

dell’ingegnerizzazione, di<br />

tutta la prototipazione e della<br />

produzione di stampi speciali<br />

per la piattaforma di stiro-soffiaggio<br />

a 12 cavità utilizzata da<br />

Danone. Una bottiglia da 400<br />

ml in edizione limitata per l’acqua<br />

naturale Żywiec Zdrój è<br />

arrivata sul mercato nell’aprile<br />

2021. È un trionfo di design e di<br />

engineering.<br />

Lo sviluppo di questa bottiglia<br />

rPET altamente ecologica ha rappresentato<br />

una sfida formidabile<br />

per SIPA, poiché le informazioni e<br />

la decorazione normalmente presenti<br />

sull’etichetta dovevano essere<br />

integrate nel corpo della<br />

bottiglia. Inoltre, la forma e le dimensioni<br />

della bottiglia sono state<br />

concepite per risparmiare il più<br />

possibile sul pallet al fine di risparmiare<br />

sui costi di trasporto e movimentazione.<br />

Inoltre, la bottiglia<br />

è realizzata al 100% in PET postconsumo,<br />

oltre ad essere nuovamente<br />

riciclabile.<br />

Le superfici <strong>delle</strong> cavità degli<br />

stampi create da SIPA incorporano<br />

una combinazione di rilievi<br />

e bassorilievi – disegni in rilievo<br />

e incassati – che si rispecchiano<br />

nella superficie <strong>delle</strong> bottiglie<br />

finite. L’estrema qualità degli<br />

stampi, insieme alla precisione<br />

nel processo di soffiaggio, è un<br />

presupposto per ottenere dettagli<br />

sulla bottiglia che siano<br />

accattivanti e – per le scritte –<br />

leggibili.<br />

“Un notevole lavoro durante la<br />

prototipazione è andato a garantire<br />

la visibilità dei loghi”, afferma<br />

il responsabile dello sviluppo del<br />

packaging di SIPA. “Questo non<br />

è solo necessario da un punto di<br />

vista estetico, ma anche perché<br />

la legge richiede che le informazioni<br />

relative alla qualità dell’acqua<br />

siano chiaramente visibili<br />

sulla bottiglia”.<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

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approfondimenti<br />

Cresce la rilevanza socioeconomica<br />

dei grani<br />

antichi, non solo per<br />

l’interesse verso i<br />

“vecchi sapori”, ma<br />

anche per i benefici<br />

nutrizionali e salutistici,<br />

come confermano<br />

i dati di mercato.<br />

Non meno importanti<br />

sono la biodiversità e la<br />

sostenibilità legate al loro<br />

ciclo di coltura.<br />

Alessia Cuoco 1 ,<br />

Marco Iannone 2 ,<br />

Rosario<br />

Cavallo 2 , Matteo<br />

d’Amore 1,2 Anna<br />

Angela Barba 1,2,3<br />

GRANI ANTICHI:<br />

LA DIFFUSIONE DELLE COLTIVAZIONI<br />

E IL MERCATO IN ITALIA<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

1<br />

Eng4Life srl;<br />

2<br />

Dipartimento<br />

di Farmacia, Università<br />

degli Studi di Salerno;<br />

3<br />

EST srl<br />

In questo articolo sono presentate note sulla diffusione<br />

della coltivazione dei grani antichi in Italia e sulla crescente<br />

importanza in seno al mercato generale dei grani. Un<br />

successivo contributo, sul prossimo numero di <strong>Tecnologie</strong><br />

<strong>Alimentari</strong>, riguarderà aspetti più tecnologici legati alla<br />

problematica della preservazione post raccolta del patrimonio<br />

nutritivo e sensoriale dei semi dei grani antichi.<br />

UNA DELLE PRIME COLTIVAZIONI<br />

Il grano o frumento è una <strong>delle</strong> coltivazioni più antiche<br />

dell’uomo giunta fino ai giorni nostri. È stato tra le prime<br />

piante ad essere coltivate e la presenza in un determinato<br />

luogo dell’uomo civilizzato e stanziale si identifica primariamente<br />

con la presenza o meno di campi coltivati di<br />

grano. Il grano con i suoi derivati, insieme ad altri cereali<br />

come il riso e farro, occupano un posto privilegiato nella<br />

dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco come<br />

Patrimonio Culturale e Immateriale dell’Umanità. Con<br />

frutta e ortaggi formano la base della piramide alimentare<br />

della dieta mediterranea moderna. Da queste brevi<br />

note si evince la rilevanza socio-economica di questa coltura<br />

che negli ultimi anni è rilanciata anche attraverso un<br />

rinnovato interesse agro-industriale verso i grani antichi<br />

o grani tradizionali, che offrono non soltanto un ritorno<br />

alle radici e ai “vecchi sapori” ma anche e soprattutto<br />

benefici nutrizionali e salutistici aggiunti oltre che una<br />

maggiore salvaguardia per l’ambiente. Di fatto, il processo<br />

di domesticazione dei grani, che ha previsto dapprima<br />

il passaggio dalle forme selvatiche a quelle coltivate e<br />

successivamente alle varietà “moderne” di grano geneticamente<br />

migliorate e caratterizzate da alta produttività,<br />

ha portato ad una vera e propria erosione della biodiversità,<br />

all’aumento del consumo di fertilizzanti e conservanti,<br />

alla perdita <strong>delle</strong> tipicità locali, al cambiamento <strong>delle</strong><br />

42<br />

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42_47_art_barba.indd 42 15/02/22 17:42


approfondimenti<br />

abitudini alimentari dell’uomo e<br />

all’insorgere più frequente di alcune<br />

malattie.<br />

Benché il consumo di grano antico sia<br />

ancora riservato ad una nicchia di<br />

consumatori, il trend della sua trasformazione<br />

in prodotti di pane e<br />

pasta è positivo, trainato dall’andamento<br />

del mercato del Bio, che negli<br />

ultimi 10 anni in Italia ha registrato un<br />

aumento <strong>delle</strong> vendite.<br />

COSA SONO I GRANI ANTICHI<br />

Con il termine “grani antichi” si indicano,<br />

generalmente, quelle varietà di frumento<br />

presenti alla base dell’alimentazione<br />

<strong>delle</strong> civiltà mediterranee prima<br />

che tali cereali subissero modificazioni<br />

da parte dell’uomo, ossia prima della<br />

nascita di varietà selezionate al fine di un<br />

miglioramento genetico. Sebbene non<br />

esista una definizione universale, rientrano<br />

nella denominazione di grani antichi<br />

le specie ancestrali Triticum di frumento<br />

tenero e duro, ossia specie di<br />

frumento selvatiche che crescevano in<br />

maniera spontanea prima della coltivazione<br />

e domesticazione da parte dell’uomo<br />

[1] e le varietà di frumento pre<br />

“Rivoluzione verde”, ossia selezionate<br />

prima degli anni 50’-60’, caratterizzate<br />

da taglia alta, grande variabilità genetica<br />

individuale, basso indice del raccolto e<br />

non selezionate per composizione proteica<br />

e forza del glutine [2, 3].<br />

La composizione nutrizionale <strong>delle</strong><br />

colture cerealicole è strettamente associata<br />

all’area di coltivazione, alle<br />

condizioni climatiche, alle pratiche<br />

agronomiche e alla diversità genetica<br />

della pianta. In generale, le componenti<br />

principali dei grani antichi, analogamente<br />

ai grani moderni, sono i<br />

carboidrati, le proteine, le fibre, svariati<br />

tipi di molecole antiossidanti e<br />

minerali, con però importanti differenze<br />

tra le due classi. Nella letteratura<br />

scientifica è stato documentato<br />

che i grani antichi sono caratterizzati<br />

da un elevato contenuto di proteine<br />

e lipidi tra cui acidi grassi per lo più<br />

insaturi, forniscono una maggiore<br />

percentuale di amido rapidamente<br />

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Anna Angela Barba<br />

Anna Angela Barba è Ingegnere Chimico; ricopre il ruolo di professore<br />

associato di Impianti Chimici presso l’Università degli Studi di Salerno,<br />

Dipartimento di Farmacia. Svolge attività di ricerca sulle innovazioni di<br />

processo nei settori farmaceutico-nutraceutico e alimentare, attraverso<br />

l’applicazione dei principi dell’”intensificazione”. È co-leader del gruppo<br />

di ricerca Transport Phenomena & Processes. È co-fondatrice degli spin off universitari: Eng4Life<br />

srl e EST srl. È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche su giornali e in libri a diffusione internazionale,<br />

è guest editor di alcuni numeri speciali di riviste internazionali.<br />

Enhanced Systems and Technologies, EST srl, è uno spin-off accademico che ha come obiettivo il<br />

trasferimento tecnologico <strong>delle</strong> ricerche accademiche sviluppate dal gruppo di ricerca Transport<br />

Phenomena & Processes nel campo <strong>delle</strong> Life Science su scala industriale attraverso un approccio<br />

ingegneristico. Per ulteriori informazioni: http://est.srl.<br />

digeribile e mostrano un maggiore<br />

contenuto in minerali e molecole antiossidanti<br />

quali vitamine, carotenoidi<br />

e polifenoli [4-6].<br />

LE VARIETÀ IN ITALIA<br />

E LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA<br />

DELLE COLTIVAZIONI<br />

Aspetti nutrizionali e salutistici hanno<br />

guidato negli ultimi anni la reintroduzione<br />

sul mercato di alcune varietà di<br />

grani antichi, la cui ricoltivazione è<br />

stata rivista in chiave di ritorno alla<br />

tradizione e di rilancio <strong>delle</strong> economie<br />

rurali. Si tratta di un insieme di varietà<br />

coltivate nei primi decenni del secolo<br />

scorso come ad esempio<br />

Tumminia, Saragolla, Senatore<br />

Cappelli, Russello, Bidì, Biancolilla,<br />

Ardito, Maiorca e Perciasacchi, caratterizzate<br />

visivamente da un fusto più<br />

alto rispetto a quelli moderni [7-8].<br />

La coltivazione dei grani antichi è diffusa<br />

in tutta Italia sebbene in modo<br />

non omogeneo. Nella figura 2 è riassunta<br />

la distribuzione geografica, per<br />

regioni, della coltivazione <strong>delle</strong> diverse<br />

varietà di grani antichi.<br />

In particolare le varietà di grano duro<br />

antico diffuse in Italia sono le seguenti:<br />

Biancolilla (o Bianculidda in siciliano):<br />

è un grano dalla spiga alta e delicata<br />

che si contraddistingue da altre varietà<br />

per la sfumatura grigio/nera dei<br />

Figura 1 - Il grano<br />

Saragolla (Foto<br />

Pixabay)<br />

filamenti, il biondo della spiga e il<br />

color ambra dei chicchi.<br />

Bidì (o Margherito): è una varietà originaria<br />

della Tunisia successivamente<br />

importato in Sicilia, dove si è ambientato<br />

diventando un grano tipico<br />

dell’Isola. È considerato un progenitore<br />

del grano Senatore Cappelli.<br />

Etrusco (Triticum turanicum turgidum):<br />

è l’antenato del grano duro<br />

moderno, è originario del Medio<br />

Oriente. Rispetto ad un grano comune<br />

(Triticum vulgare), contiene dal 20<br />

al 40% di proteine in più e percentuali<br />

più elevate di amminoacidi, vitamine<br />

e minerali tra i quali un alto<br />

contenuto di selenio.<br />

Farro Monococco: è il più antico antenato<br />

del grano duro con origini di coltivazione<br />

risalenti a circa 10.000 anni fa<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

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approfondimenti<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

in Medio ed Estremo Oriente, Europa,<br />

e Nord Africa, ma già dal Medioevo<br />

cominciò a essere sostituito da frumenti<br />

di più facile coltivazione. Oggi in Italia<br />

è coltivato in alcune aziende ad agricoltura<br />

biologica toscane.<br />

Graziella Ra: è un grano duro di origini<br />

egizie ritrovato negli anni<br />

Settanta in una campagna di scavi e<br />

rimesso in produzione da aziende<br />

marchigiane.<br />

Khorasan (Triticum Turgidum<br />

Turanicum): è una varietà più nota<br />

con il nome commerciale di Kamut ® ,<br />

originario dell’Iran. Oggi è diffuso in<br />

tutto il mondo ed è considerato un<br />

antenato del grano duro odierno.<br />

Marzellino monococco: è stato importato<br />

dall’Oriente, ma è coltivato<br />

anche nella Pianura Padana, molto<br />

resistente alle intemperie, ad elevato<br />

contenuto proteico e di carotenoidi.<br />

Perciasacchi: è un’antica varietà originaria<br />

della Sicilia.<br />

Saragolla (Triticum Turgidum Durum):<br />

è una varietà di grano khorasan (della<br />

stessa famiglia di quella del grano<br />

marchio Kamut) originaria dell’area<br />

mediterranea nella Valle di Pruno in<br />

Cilento, attualmente coltivata soprattutto<br />

in Abruzzo. Essendo naturalmente<br />

resistente ai parassiti è adatto<br />

per una coltivazione rispettosa della<br />

natura e della salute.<br />

Senatore Cappelli: tra i grani antichi<br />

è la varietà più nota. È stata ottenuta<br />

nel 1915 da Nazzareno Strimpelli per<br />

selezione genealogica della varietà<br />

nordafricana Jenah Rhetifah. Ebbe<br />

grande successo in Italia grazie alla<br />

sua larga adattabilità (nel trentennio<br />

dagli anni ’20 agli anni ’50 costituì<br />

fino al 60% della superficie nazionale)<br />

e si diffuse in seguito anche in altri<br />

paesi del Mediterraneo. Oggi si coltiva<br />

soprattutto in Basilicata, Puglia,<br />

Calabria e Sardegna.<br />

Russello: è una varietà tipica dell’entroterra<br />

siciliano, dove era molto diffusa<br />

prima della Seconda guerra<br />

mondiale. Oggi è coltivata in Sicilia,<br />

soprattutto in provincia di Ragusa.<br />

Strazzavisazza: è la varietà più antica<br />

Figura 2 -<br />

Distribuzione<br />

geografica <strong>delle</strong><br />

coltivazioni <strong>delle</strong><br />

principali varietà<br />

di grano antico<br />

in Italia<br />

Figura 3 - Serie<br />

storiche della<br />

superficie (in<br />

ettari) destinate<br />

alla coltivazione<br />

di grano duro e<br />

tenero in Italia.<br />

Fonte: Istat, 2021<br />

di grano duro presente in Sicilia chiamata<br />

per questo anche settecentanni.<br />

Timilia o Tumminia: è un grano autoctono<br />

della Sicilia, utilizzato per<br />

produrre una tipicità isolana, il pane<br />

nero di Castelvetrano. Storicamente<br />

la sua coltivazione serviva solo per<br />

il sostentamento <strong>delle</strong> famiglie contadine<br />

e come “moneta” di scambio,<br />

tanto che era considerato uno<br />

dei grani che costituivano la base<br />

dell’economia agricola di questo<br />

territorio. Il timilia è oggi ancora<br />

coltivato nell’entroterra siciliano.<br />

Verna: è una varietà creata negli anni<br />

50’ autoctona della Toscana successivamente<br />

abbandonata perché poco<br />

produttiva. Oggi costituisce un grano<br />

riscoperto, coltivato specialmente<br />

nell’area della Maremma.<br />

Tra le varietà di grano tenero antiche<br />

più diffuse in Italia si annoverano:<br />

Carosella: è un grano antico nato e<br />

coltivato nella bassa Basilicata e nel<br />

Cilento, dove i contadini del posto<br />

avevano selezionato un grano tene-<br />

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approfondimenti<br />

Figura 4 - Crescita<br />

del biologico,<br />

confronto<br />

con il totale<br />

agroalimentare.<br />

Fonte: Ismea<br />

Mercati “Bio in<br />

cifre, 2020”<br />

te alla coltivazione di grano hanno subito<br />

<strong>delle</strong> lievi variazioni dal 2011. La<br />

figura 3 mostra le serie storiche <strong>delle</strong><br />

superfici (in ettari) coltivate in Italia per<br />

grano tenero e duro: da esse emerge<br />

che la coltivazione del grano duro in<br />

Italia dal 2011 al 2021 ha subito un<br />

lieve aumento (2,8%), mentre quella<br />

del grano tenero una contrazione<br />

(-6,9%) (dati Istat 2021).<br />

I grani antichi coprono circa lo 0,3%<br />

della superficie (in ettari) dedicata alla<br />

produzione del grano globale. Il mercato<br />

dei grani antichi è stato caratterizzato<br />

da una recente impennata<br />

nella produzione, secondo i dati divulgati<br />

da Coldiretti in occasione del<br />

ro, la cui pianta raggiunge almeno un<br />

metro di altezza; la spiga si presenta<br />

elegante e affusolata, il chicco risulta<br />

essere piccolo ed allungato, leggero,<br />

di aspetto dorato-aranciato e lucido;<br />

la sua produzione sembra risalire<br />

all’epoca romana.<br />

Frassineto: è un grano ottenuto negli<br />

anni venti a Frassineto (Toscana) per<br />

selezione genealogica dal Gentil<br />

Rosso.<br />

Gentil Bianco: è una varietà dalle origini<br />

sconosciute diffusa oggi soprattutto<br />

in Toscana. Resistente all’allettamento<br />

e alle ruggini.<br />

Gentil Rosso: è un grano originario<br />

dell’area appenninica centro-settentrionale<br />

toscana, a metà del 1800 si<br />

diffuse anche in Emilia Romagna grazie<br />

alla sua produttività superiore al<br />

Rieti, molto coltivato in quegli anni.<br />

Inallettabile: è un grano autoctono<br />

della Toscana ottenuto per selezione<br />

da Todaro. Viene coltivato nell’Italia<br />

settentrionale e centrale.<br />

Maiorca (Triticum vulgare Host. var.<br />

albidum Koern): è un grano tenero da<br />

secoli coltivato in Sicilia soprattutto in<br />

terreni aridi e marginali. Molto diffuso<br />

in passato in Puglia, Basilicata,<br />

Calabria e, in misura minore, in Sicilia<br />

è stato successivamente abbandonato<br />

per la sua scarsa resa agronomica<br />

per poi essere oggi riscoperto e coltivato<br />

in agricoltura biologica.<br />

Rieti originario: è una varietà autunnale<br />

originaria della Piana Reatina e<br />

diffusa in tutta Italia specialmente tra<br />

l’Ottocento e il Novecento.<br />

Risciola: è un grano tenero coltivato in<br />

Italia dal 1500 principalmente in<br />

Molise, Campania e Basilicata. Il Risciola<br />

è un grano di collina coltivato sin<br />

dall’Ottocento la cui riscoperta parte<br />

dall’Irpinia, dove si coltiva nuovamente.<br />

Romanella: è un grano tenero autoctono<br />

del Sannio, originario dell’epoca<br />

romana è caratterizzato dai chicchi<br />

rugosi di colore rossastro.<br />

Sieve: è una varietà di grano tenero,<br />

creato negli anni 60’ autoctono della<br />

Toscana dove anche oggi viene coltivato<br />

dopo essere stato riscoperto di<br />

recente insieme al grano Verna.<br />

Solina: è un tipo di grano tenero autoctono<br />

dell’Abruzzo e tipico <strong>delle</strong><br />

montagne, dove può essere seminato<br />

fino a 1.600 metri di altitudine,<br />

adatto dunque ai climi freddi.<br />

UN MERCATO DI NICCHIA<br />

MA IN FORTE CRESCITA<br />

Per capire l’andamento del mercato dei<br />

grani antichi occorre osservare l’andamento<br />

dei mercati del frumento duro<br />

e tenero in Italia poiché la superficie di<br />

produzione dedicata ai semi dei grani<br />

antichi in Italia è compresa nelle statistiche<br />

complessive del grano. Secondo i<br />

dati Istat, le superfici (in ettari) destina-<br />

World Pasta Day del 2018, la superficie<br />

di coltivazione destinata ai grani<br />

antichi è passata da 1.000 ettari (nel<br />

2017) e 5.000 ettari, dei quali buona<br />

parte dedicati alla coltivazione del<br />

grano antico Senatore Cappelli, la<br />

varietà antica di grano più coltivata<br />

attualmente in Italia [9].<br />

La diffusione della coltivazione dei<br />

grani antichi Made in Italy è stata coadiuvata<br />

da tre fattori principali:<br />

• la diminuzione <strong>delle</strong> importazioni di<br />

grano dal Canada (dove è ancora in<br />

uso l’erbicida glifosato in pre-raccolta,<br />

secondo modalità vietate in Italia)<br />

rilanciando il crescente interesse per<br />

prodotti realizzati al 100% con grano<br />

italiano e di qualità [10];<br />

• la necessità, come evidenziato dalla<br />

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approfondimenti<br />

TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />

Coldiretti, di recuperare queste varietà<br />

per la tutela della biodiversità e<br />

favorire lo sviluppo non solo economico<br />

ma anche ambientale, del territorio<br />

sfruttando il fatto che i grani<br />

antichi sono più adatti a sopravvivere<br />

in condizioni ambientali ostili, poveri<br />

di nutrienti e di acqua con un limitato<br />

utilizzo di agrofarmaci;<br />

• una maggiore consapevolezza dei<br />

consumatori circa i benefici legati al<br />

consumo di prodotti realizzati con<br />

grani antichi.<br />

È altresì vero che il consumo di grano<br />

antico è ancora riservato ad una nicchia<br />

di consumatori informati e attenti<br />

alla natura del prodotto; buona<br />

parte di essi sono già consumatori di<br />

prodotti derivanti da filiera biologica.<br />

Il mercato del grano antico quindi<br />

trova giovamento dall’andamento<br />

positivo del mercato del Bio che negli<br />

ultimi 10 anni, secondo i dati di Ismea<br />

Mercati, in Italia ha registrato un aumento<br />

<strong>delle</strong> vendite (tra alimenti e<br />

bevande) [11].<br />

LA COLTURA DEI GRANI<br />

ANTICHI E L’AMBIENTE<br />

Come già evidenziato, gli aspetti positivi<br />

dei grani antichi non riguardano<br />

soltanto fattori di dieta, ma si estendono<br />

anche all’ambiente. I frumenti<br />

antichi derivano da un’agricoltura a<br />

basso impatto ambientale, che non<br />

richiede l’uso di fertilizzanti e diserbanti<br />

come quanto per le colture moderne,<br />

poiché la loro variabilità genetica<br />

li rende adatti a crescere in sistemi<br />

di coltivazione biologici. Inoltre, la<br />

loro biodiversità li rende facilmente<br />

adattabili alle varie condizioni.<br />

Come per i grani moderni, anche per<br />

i grani antichi, una protezione dei<br />

semi post raccolta è auspicabile per<br />

proteggere da degradazione biologica<br />

un patrimonio alimentare unico. Di<br />

fatto, le trasformazioni industriali dei<br />

grani antichi per la produzione di alimenti<br />

derivati – come pasta, pane ed<br />

altri prodotti da forno – richiedono<br />

l’uso di materie prime integre, non<br />

degradate nel periodo di stoccaggio<br />

I frumenti<br />

antichi derivano<br />

da un’agricoltura<br />

a basso impatto<br />

ambientale, che non<br />

richiede l’uso<br />

di fertilizzanti e<br />

diserbanti. La loro<br />

variabilità genetica<br />

li rende adatti,<br />

infatti, a crescere<br />

in sistemi<br />

di coltivazione<br />

biologici<br />

post raccolta. Attualmente, in attesa<br />

di una legge vera e propria che regolamenti<br />

i trattamenti di disinfestazione<br />

dei grani antichi, la gestione <strong>delle</strong><br />

avversità fungine e degli insetti dannosi<br />

è condotta in accordo ai principi<br />

dell’agricoltura biologica. Se per i grani<br />

moderni durante i processi di stoccaggio<br />

i parassiti infestanti possono<br />

essere combattuti mediante mezzi sia<br />

fisici che chimici, la produzione biologica<br />

dei grani antichi esclude l’impiego<br />

di mezzi chimici, pertanto maggiore<br />

attenzione è posta verso azioni<br />

precauzionali e trattamenti biologici<br />

e fisici. In tale contesto, si inserisce il<br />

grande interesse nello sviluppo di<br />

nuove tecnologie di sanitizzazione a<br />

basso impatto ambientale e semplici<br />

Bibliografia essenziale<br />

da implementare su grande scala. Tra<br />

queste, l’uso <strong>delle</strong> applicazioni di potenza<br />

<strong>delle</strong> microonde si presenta<br />

come una tecnologia adatta e sostenibile<br />

poiché basata su metodi fisici<br />

(esposizione dei grani al calore per<br />

brevi tempi mediante irraggiamento<br />

elettromagnetico) che, opportunamente<br />

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saranno oggetto di<br />

una futura pubblicazione.<br />

1. Gepts, P. and R. Papa, Evolution during domestication. e LS, 2001<br />

2. Giambanelli, E., et al., A comparative study of bioactive compounds in primitive wheat populations<br />

from Italy, Turkey, Georgia, Bulgaria and Armenia. Journal of the Science of Food and Agriculture,<br />

2013. 93(14): p. 3490-3501<br />

3. Mefleh, M., et al., From ancient to old and modern durum wheat varieties: interaction among<br />

cultivar traits, management, and technological quality. Journal of the Science of Food and Agriculture,<br />

2019. 99(5): p. 2059-2067<br />

4. Righetti, L., et al., Characterization and discrimination of ancient grains: A metabolomics approach.<br />

International journal of molecular sciences, 2016. 17(8): p. 1217<br />

5. Suchowilska, E., et al., A comparison of macro-and microelement concentrations in the whole<br />

grain of four Triticum species. Plant, Soil and Environment, 2012. 58(3): p. 141-147<br />

6. Piergiovanni, A., et al., Mineral composition in hulled wheat grains: a comparison between emmer<br />

(Triticum dicoccon Schrank) and spelt (T. spelta L.) accessions. International journal of food sciences<br />

and nutrition, 1997. 48(6): p. 381-386<br />

7. https://ilfattoalimentare.it/grani-antichi-issalute.html<br />

8. https://goingnatural.it/grani-antichi-quali-sono-dove-trovarli-e-perche-sceglierli/<br />

9. https://www.coldiretti.it/economia/pasta-day-festeggia-400-grani-antichi<br />

10. https://www.campagnamica.it/attualita/boom-pasta-grani-antichi<br />

11. Ismea, Bio in cifre. 2020, Grani antichi per cibi più salutari a Firenze il forum dei Mugnai<br />

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REDAZIONE: Alessandro Bignami (a.bignami@interprogettied.com),<br />

Eva De Vecchis (e.devecchis@interprogettied.com)<br />

HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Anna Angela Barba, Rosario Cavallo, Alessia Cuoco,<br />

Matteo D’Amore, Felix Johansson, Elena Marzorati<br />

IMPAGINAZIONE: Vincenzo De Rosa, Simona Viapiana, Rossella Rossi (www.studiograficopage.it)<br />

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Via Statale 39 - 23888 La Valletta Brianza (LC)<br />

Redazione, vendite e abbonamenti<br />

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dall’editore ai sensi dell’art. 74 primo comma lettera C del 26/10/72 n.633 e successive modificazioni e<br />

integrazioni. Pertanto non può essere rilasciata fattura.<br />

Registrazione Tribunale di Milano n. 30 in data 23/01/1987 - Iscrizione al ROC nr. 19882<br />

Direttore responsabile: Simone Ghioldi<br />

Finito di stampare il 16/2/<strong>2022</strong> presso Aziende Grafiche Printing S.r.l.<br />

Via Milano, 5 - 20068 Peschiera Borromeo (MI)<br />

Informativa ai sensi dell’art. 13 d. lgs. 196/2003. I dati sono trattati, con modalità anche informatiche, per l’invio<br />

della rivista e per svolgere le attività a ciò connesse. Titolare del trattamento è Interprogetti Editori S.r.l. - via<br />

Statale 39 - 23888 La Valletta Brianza (LC). Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le<br />

finalità suddette sono gli addetti alla registrazione, modifica, elaborazione dati e loro stampa, al confezionamento e<br />

spedizione <strong>delle</strong> riviste, al call center, alla gestione amministrativa e contabile. Ai sensi dell’art. 7 d. lgs. 196/2003<br />

è possibile esercitare i relativi diritti tra cui consultare, modificare, aggiornare e controllare i dati, nonché richiedere<br />

elenco completo ed aggiornato, rivolgendosi al titolare al succitato indirizzo.<br />

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del Codice deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica. Interprogetti<br />

Editori - titolare del trattamento - rende noto che presso i propri locali siti in La Valletta Brianza (LC), Via Statale<br />

39, vengono conservati gli archivi personali e di immagini fotografiche cui i giornalisti, praticanti, pubblicisti e altri<br />

soggetti (che occasionalmente redigono articoli o saggi) che collaborano con il predetto titolare attingono nello<br />

svolgimento della propria attività giornalistica per le finalità di informazione connesse allo svolgimento della stessa.<br />

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Si ricorda che, ai sensi dell’art. 138 d. lgs. 196/2003, non è esercitabile il diritto di conoscere l’origine dei dati personali<br />

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alla fonte della notizia.<br />

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