Rivista delle Tecnologie Alimentari n°1 - Gennaio / Febbraio 2022
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Grani antichi: coltivazioni e<br />
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sommario<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 GENNAIO/FEBBRAIO <strong>2022</strong><br />
2<br />
6 In copertina<br />
Materie prime naturali per il dairy analogue<br />
Dal sostituto del latte vaccino fino a quello dello yogurt e della panna<br />
da cucina salata. ABS Food lancia una gamma di ingredienti al 100% vegetali<br />
che sostituiscono i prodotti a base di latte nelle produzioni bakery e pastry.<br />
20 L’impegno sostenibile che parte dalla pulizia<br />
Gruppo Consoli ha sviluppato una procedura di cleaning a basso impatto<br />
ambientale, che gli ha consentito di ottenere il Premio Ecolabel UE.<br />
E guarda al futuro con una serie di progetti fortemente green.<br />
24 Un impianto completo per la produzione<br />
di proteine da insetti<br />
Per il futuro sostenibile del sistema alimentare, gli insetti rappresentano<br />
un’opportunità chiave, essendo una fonte sana di proteine. Al fine di crescere<br />
in questo settore, Agronutris ha affidato a Bühler la costruzione di un grande<br />
impianto per il nuovo stabilimento di Rethel, in Francia.<br />
38 Una nuova vita per gli imballaggi flessibili in plastica<br />
Le associazioni Unione Italiana Food, Giflex e Ucima hanno siglato<br />
un protocollo d’intesa che ha l’obiettivo iniziale di recuperare e riciclare<br />
circa 50.000 tonnellate di materie plastiche da destinare al riutilizzo.<br />
42 Grani antichi: la diffusione <strong>delle</strong> coltivazioni<br />
e il mercato in italia<br />
Cresce la rilevanza socio-economica dei grani antichi, non solo per l’interesse<br />
verso i “vecchi sapori”, ma anche per i benefici nutrizionali e salutistici,<br />
come confermano i dati di mercato. Non meno importanti sono la biodiversità<br />
e la sostenibilità legate al loro ciclo di coltura.<br />
EDITORIALE<br />
Facilitare il riciclo per affrontare insieme la sfida ambientale (A. Bignami) 5<br />
IN COPERTINA<br />
Materie prime naturali per il dairy analogue 6<br />
ATTUALITÀ<br />
Buone performance per l’agroalimentare 8<br />
APPUNTAMENTI<br />
Le microalghe e il futuro del cibo 16<br />
INGREDIENTI<br />
Alternativa naturale per il rosso brillante nel beverage 18<br />
AMBIENTE<br />
L’impegno sostenibile che parte dalla pulizia (A. Bignami) 20<br />
Pepsico Europe eliminerà la plastica vergine nei pacchetti di patatine 22<br />
pag. 20<br />
pag. 38<br />
pag. 24<br />
pag. 42<br />
MACCHINE<br />
Un impianto completo per la produzione di proteine da insetti 24<br />
Un player in crescita nel mercato europeo dei compressori (A. Bignami) 26<br />
Un monoblocco flessibile per l’imballaggio secondario 30<br />
COMPONENTI<br />
Supporti per impianti di lavaggio verdure 33<br />
STRUMENTAZIONE<br />
L’accuratezza della tecnologia radar (F. Johansson) 34<br />
PACKAGING<br />
Una nuova vita per gli imballaggi flessibili in plastica 38<br />
Bottiglie in PET senza etichetta facili da riciclare 41<br />
APPROFONDIMENTI<br />
Grani antichi: la diffusione <strong>delle</strong> coltivazioni e il mercato in Italia<br />
(A. Cuoco, M. Iannone, R. Cavallo, M. D’Amore, A. A. Barba) 42<br />
RUBRICHE<br />
Elenco inserzionisti 48<br />
pag. 6<br />
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editoriale<br />
Eeditoriale<br />
|di Alessandro Bignami<br />
Quando si parla dell’inquinamento da plastiche si assiste spesso a un rimbalzo di responsabilità. L’opinione pubblica<br />
e i media generalisti puntano il dito contro l’eccesso di produzione del materiale e sugli effetti deleteri della<br />
sua dispersione nell’ambiente. Per contro la filiera industriale enfatizza il comportamento dell’ultimo anello della<br />
catena, ovvero il consumatore, che a suo dire potrebbe fare di più per smaltire e differenziare correttamente rifiuti<br />
e imballaggi. È chiaro però che la questione climatica è di un’importanza così vitale e pressante che colpevolizzarsi<br />
a vicenda non serve più niente. Occorre semmai fare fronte comune, essendo davanti a una sfida che riguarda<br />
la vita quotidiana di tutti e più che mai di chi verrà dopo di noi. I singoli sforzi di una categoria o dell’altra rischiano<br />
di perdersi nel vuoto di fronte all’immane disastro che è già in atto, come mostra la violenza dei fenomeni<br />
atmosferici degli ultimi anni. Istituzioni internazionali e locali, industrie, associazioni, comunità e singoli cittadini:<br />
nessuno può sottrarsi a questa ultima chiamata. Non solo le autorità pubbliche e gli operatori coinvolti devono<br />
sensibilizzare e supportare il consumatore nella gestione del fine vita degli imballaggi, ma anche la stessa industria<br />
deve fare tutto il possibile per creare prodotti a basso impatto ambientale e facilmente riciclabili. Un esempio<br />
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concreto può essere quello della produzione di confezioni in monomateriale al 100% riciclabile, evitando ai cittadini<br />
i dubbi e le difficoltà nel differenziare i vari materiali che spesso compongono un singolo packaging, senza<br />
contare l’impedimento al recupero costituito dall’accoppiamento di strati diversi. Un’iniziativa concreta in tal<br />
senso è stata lanciata dal mondo produttivo, con la firma del protocollo fra Unione Italiana Food (industrie alimentari),<br />
Giflex (produttori di imballaggi flessibili) e Ucima (costruttori di macchine e attrezzature per il packaging),<br />
con il coinvolgimento di consorzi e governo. L’obiettivo è alzare sempre di più la percentuale di imballaggi flessibili<br />
avviati a riciclo. Le potenzialità di crescita di questa quota sono infatti elevate, considerando che, nonostante<br />
il 70% degli imballaggi flessibili sia riciclabile, per ragioni tecnologiche o normative solo una parte viene effettivamente<br />
recuperata per una nuova vita. Le tre associazioni vogliono mettere assieme le proprie competenze per rimuovere<br />
gli impedimenti al riciclo degli imballaggi flessibili in modo economicamente sostenibile, contribuendo<br />
così a raggiungere l’obiettivo UE di immettere sul mercato entro il 2030 solo materiali riutilizzabili.<br />
Per affrontare la sfida dell’inquinamento da plastica, che costituisce gran parte degli imballaggi flessibili, più che<br />
demonizzare il materiale in sé, bisogna entrare nel vivo dei meccanismi dei consumi, puntando alla sostenibilità<br />
tecnica ed economica dei processi circolari.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
5<br />
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in copertina<br />
Dal sostituto del latte<br />
vaccino fino a quello<br />
dello yogurt e della panna<br />
da cucina salata.<br />
ABS Food lancia una<br />
gamma di ingredienti<br />
al 100% vegetali che<br />
sostituiscono i prodotti<br />
a base di latte nelle<br />
produzioni bakery<br />
e pastry.<br />
MATERIE PRIME NATURALI<br />
PER IL DAIRY ANALOGUE<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
6<br />
ABS Food ha recentemente ampliato la sua gamma<br />
prodotti analogue, affiancando agli ingredienti già esistenti<br />
per fish analogue e meat analogue le nuove materie<br />
prime per il dairy analogue. I nuovi ingredienti<br />
vanno dal sostituto vegetale del<br />
latte vaccino fino a quello dello yogurt e<br />
della panna da cucina salata. Come<br />
tutte le proposte di ABS Food, sono<br />
tutti ingredienti naturali, genuini,<br />
NON OGM, vegetali e senza allergeni.<br />
A tutte queste caratteristiche,<br />
si aggiunge il plus dell’origine<br />
europea.<br />
I blend WMP ANALOGUE e<br />
MP ANALOGUE ricreano la<br />
struttura e l’opacità del latte<br />
vaccino, andando incontro<br />
alle richieste del mercato vegetariano<br />
e soprattutto di<br />
quello vegano: la bevanda vege-<br />
tale con aroma latte vaccino presenta un contenuto di<br />
grassi pari a quelli del latte intero (26%) o a quelli del<br />
parzialmente scremato (15%) o dello scremato (10%).<br />
Sono alternative 100% vegetali ideali per tutte le applicazioni<br />
bakery e pastry, poiché si adattano perfettamente<br />
alle ricette di dolci, tra cui muffins,<br />
plumcakes o lievitati in generale. I blend WMP<br />
ANALOGUE e MP ANALOGUE possono essere<br />
impiegati anche nella creazione di creme,<br />
sia a freddo che a caldo, che necessitano<br />
di una base liquida,<br />
aromatizzata e<br />
grassa. L’alto livello di<br />
personalizzazione del<br />
prodotto permette di<br />
ricreare sia creme salate,<br />
come una gustosa<br />
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Sono tutti blend personalizzabili che<br />
l’azienda produttrice può ridefinire<br />
nella parte aromatica, nel contenuto<br />
di grassi e in quello di fibre, riuscendo<br />
a calibrare la miscela sulla base<br />
<strong>delle</strong> esigenze del prodotto da creare.<br />
Per esempio, possono essere<br />
aggiunte vitamine e minerali per<br />
prodotti finiti indirizzati al settore<br />
fitness e sportivo, o una maggior<br />
concentrazione di proteine per il<br />
mercato low carb, o ancora aromi<br />
più o meno intensi, per creare un<br />
sapore caratteristico, dalla fragola al<br />
caffè. Sono polveri instant altamente<br />
solubili e facilmente gestibili, che<br />
non richiedono particolari sistemi<br />
produttivi o di conservazione.<br />
Oltre alla bevanda vegetale milk<br />
analogue base, ABS Food offre anche<br />
un’intera gamma di bevande,<br />
quali SOIAREDMIL, AVENAMIL,<br />
RICEMIL, ALMONDMIL: bevande<br />
vegetali in polvere, solubili, dal colore<br />
bianco e dal sapore caratterizzato<br />
dalla matrice d’interesse: soia<br />
rossa, avena, riso o mandorla.<br />
LUNGIMIRANZA E KNOW HOW NELLA<br />
DISTRIBUZIONE DI INGREDIENTI<br />
Esperienza, lungimiranza e know<br />
Come tutte le<br />
proposte di ABS<br />
Food, la nuova<br />
gamma dairy<br />
analogue è formata<br />
da ingredienti<br />
naturali, genuini,<br />
NON OGM, vegetali<br />
e senza allergeni<br />
La sede di ABS<br />
Food a Peraga<br />
di Vigonza (PD)<br />
how maturato in oltre 25 anni di<br />
attività hanno permesso ad ABS<br />
Food di diventare un punto di riferimento<br />
nella distribuzione di ingredienti<br />
alimentari per realtà industriali<br />
italiane ed europee.<br />
L’eccellenza dei prodotti di ABS<br />
Food, la tracciabilità del prodotto sin<br />
dall’origine e le filiere sostenibili dal<br />
punto di vista etico, ecologico e salutistico,<br />
sono riconosciute e garantite<br />
da numerose certificazioni internazionali<br />
quali Foodchain ID NON<br />
OGM, ISO 9001:2015, Biologico,<br />
Kosher e BRC Storage&Distribution.<br />
Le sue referenze sono tutte NON<br />
OGM e disponibili anche nelle declinazioni<br />
gluten free e biologiche.<br />
Partnership di lungo corso e più recenti<br />
legami con marchi riconosciuti<br />
per qualità dei prodotti ed efficienza<br />
del servizio permettono<br />
ad ABS Food di offrire una gamma<br />
prodotti ampia e in linea con le nuove<br />
tendenze del mercato del Food.<br />
Dall’offerta iniziale della soia NON<br />
OGM, l’azienda ha arricchito la sua<br />
gamma con amidi nativi, precotti ed<br />
estrusi, farine precotte, paste acide,<br />
lieviti naturali, farine e grani maltati.<br />
Nel corso degli anni, grazie all’attività<br />
di Ricerca e Sviluppo, sono stati inseriti<br />
prodotti a marchio ABS Food,<br />
come le lecitine in polvere e fluide, le<br />
fibre, i semi, i fiocchi e le farine di legumi;<br />
l’azienda si è inoltre specializzata<br />
nella ricerca di prodotti adatti ai<br />
mercati Low Carb, Low GI, Low Fat.<br />
In linea con le richieste crescenti del<br />
mercato vegetariano e vegano, dal<br />
2015 ABS Food propone una linea<br />
innovativa di proteine testurizzate<br />
vegetali partendo da materie prime<br />
quali soia, frumento, glutine e più<br />
recentemente pisello.<br />
Per rispondere alla crescente attenzione<br />
e consapevolezza del consumatore<br />
verso prodotti naturali e<br />
ottenuti con lavorazioni sostenibili,<br />
la società ha ampliato la sua gamma<br />
di proteine vegetali, affiancando<br />
alla storica matrice soia nuove<br />
tipologie quali pisello, riso, fava e<br />
fagiolo, che coniugano un alto valore<br />
funzionale con il plus dell’allergen<br />
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7<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
BUONE PERFORMANCE PER L’AGROALIMENTARE<br />
Si conferma buona la performance economica nel III trimestre 2021,<br />
con un aumento del PIL nei confronti sia del trimestre precedente<br />
(+2,6%) sia del medesimo periodo dell’anno precedente (+3,9%),<br />
dovuto alla ripresa del settore dei servizi e dell’industria. Ciò è legato<br />
alla domanda estera e a quella interna con la crescita dei consumi<br />
finali nazionali (+2,2%, di cui lo 0,9% per beni durevoli) e degli investimenti<br />
fissi lordi (+1,6%). È quanto emerge dalla fotografia<br />
scattata nel terzo trimestre del 2021 da CREAgritrend, il bollettino<br />
trimestrale messo a punto dal CREA, con il suo Centro di Ricerca<br />
Politiche e Bioeconomia.<br />
Rispetto allo stesso periodo del 2020, fra luglio e settembre 2021, si<br />
è verificato un aumento sia dell’indice della produzione che di quello<br />
del fatturato: per l’industria alimentare rispettivamente +5,8%<br />
(con picco a settembre) e +8% nel complesso (e +13% sui mercati<br />
esteri); per l’industria <strong>delle</strong> bevande rispettivamente +8,3% (con<br />
un picco di 11% ad agosto) e +12% nel complesso (+21% sui<br />
mercati esteri).<br />
Le esportazioni agroalimentari nel III trimestre 2021 hanno superato<br />
i 12,5 miliardi di euro e, rispetto allo stesso periodo del 2020,<br />
crescono del +11,7% , confermando l’ottimo andamento rilevato<br />
nel trimestre precedente, in particolare verso la Spagna (+26%) e la<br />
Polonia (oltre 20%). In aumento anche le importazioni (+13,9%),<br />
con Brasile e Grecia che si confermano come principali fornitori<br />
(oltre il 30%). I prodotti maggiormente esportati sono stati vini e<br />
gli altri alcolici, carni preparate, prodotti dolciari e i lattiero-caseari.<br />
Sul fronte <strong>delle</strong> importazioni si segnala la ripresa del comparto ittico<br />
(+16%), fortemente colpito dalla pandemia nel 2020.<br />
FEDERSALUS SI UNISCE A INTEGRATORI ITALIA<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
Integratori Italia, che fa parte di<br />
Unione Italiana Food – associazione<br />
di categoria del settore<br />
alimentare con 450 aziende<br />
rappresentate, per oltre 20 settori<br />
merceologici – e FederSalus,<br />
associazione che rappresenta<br />
240 aziende nazionali e multinazionali<br />
della filiera degli<br />
integratori alimentari, annunciano<br />
il loro atto di fusione che<br />
sancisce l’inclusione in Unione<br />
Italiana Food e l’ingresso <strong>delle</strong><br />
associate FederSalus nel sistema<br />
confindustriale.<br />
Oggi, solo in Italia, il mercato<br />
degli integratori alimentari<br />
vale oltre 3,7 miliardi di euro,<br />
con una crescita media – registrata<br />
tra il 2014 e il 2020 –<br />
dell’8,2%. Il nostro Paese è leader<br />
europeo di questo mercato,<br />
coprendo il 29% del valore totale<br />
dello stesso (che, in Europa,<br />
supera i 13 miliardi di euro);<br />
seguono Germania e Francia,<br />
con percentuali ben più basse<br />
(rispettivamente il 19 e il 9%).<br />
Le aziende italiane del settore<br />
degli integratori rappresentano<br />
un’eccellenza, anche per la<br />
loro propensione a investire in<br />
leve immateriali, innovazione in<br />
primis. In un anno complesso<br />
come il 2020, il mercato italiano<br />
degli integratori alimentari<br />
ha fatto dell’innovazione il<br />
volano della sua crescita e ha<br />
aumentato il proprio valore di<br />
quasi il 3% rispetto all’anno<br />
precedente. D’altra parte, il<br />
settore raggruppa imprese altamente<br />
competitive: da un’indagine<br />
di FederSalus, il 59%<br />
<strong>delle</strong> aziende ha dichiarato<br />
fatturati in crescita nel 2020 e<br />
un tasso di occupazione nel settore<br />
che – nel 90% dei casi – è<br />
aumentato o rimasto costante,<br />
con una marginalità sull’ebitda<br />
(che indica lo stato finanziario)<br />
del comparto nel suo insieme<br />
che arriva al 14,6% e supera<br />
quello dell’industria farmaceutica<br />
(12,6%).<br />
“Integratori Italia e FederSalus<br />
potranno mettere a sistema i rispettivi<br />
network e rafforzare la<br />
rappresentanza del settore degli<br />
integratori in Italia all’interno<br />
del sistema Confindustria”,<br />
commenta Marco Lavazza, presidente<br />
di Unione Italiana Food.<br />
“Attraverso questa fusione la<br />
vivacità culturale e la capacità<br />
di avere iniziative nel campo<br />
degli integratori alimentari di<br />
FederSalus si sposa con la grande<br />
capacità di Confindustria<br />
di avere rapporti istituzionali<br />
a ogni livello, al fine di avere<br />
un’associazione più forte e proiettata<br />
alle sfide del futuro che<br />
si giocheranno in Europa”, ha<br />
commentato Germano Scarpa,<br />
presidente di FederSalus.<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
ETICHETTE: I CONSUMATORI PREFERISCONO IL SISTEMA ITALIANO NUTRINFORM<br />
L’indagine su 7 paesi curata dall’Osservatorio Waste Watcher International ha rivelato che Nutrinform trova più consensi<br />
del sistema a semaforo Nutriscore, grazie soprattutto alla completezza <strong>delle</strong> informazioni.<br />
Il sistema di etichetta “a batteria” dei prodotti<br />
alimentari, proposto dall’Italia e denominato<br />
Nutrinform, vince su quello “a semaforo”,<br />
in particolar modo per gradimento dei consumatori<br />
e completezza <strong>delle</strong> informazioni.<br />
A rivelarlo è l’indagine: “Le etichette fronte<br />
pacco in 7 Paesi: Nutriscore VS Nutrinform”,<br />
curata dell’Osservatorio Waste Watcher<br />
International diretto dal professor Andrea<br />
Segrè, monitorata con Ipsos, Università di<br />
Bologna e campagna Spreco Zero e in sinergia<br />
con Agrinsieme, Federalimentare,<br />
Federdistribuzione e Unioncamere, presentata<br />
a Roma nel dicembre 2021.<br />
L’indagine ha approfondito il dibattito in<br />
corso sulle etichette alimentari e su come<br />
queste possano influenzare il giudizio e le<br />
abitudini dei consumatori. L’analisi ha preso<br />
in esame tre tipologie di etichette fronte<br />
pacco, ovvero: quella attualmente in uso,<br />
basata sull’indicazione <strong>delle</strong> quantità dei<br />
valori nutrizionali, il sistema Nutrinform proposto<br />
dall’Italia, che indica l’apporto percentuale<br />
di grassi, zuccheri e sali rispetto<br />
all’assunzione quotidiana raccomandata, e<br />
l’etichetta Nutriscore in uso in Francia, che<br />
associa ad ogni alimento un colore che ne<br />
indica il grado di salubrità; coinvolgendo un<br />
campione di 7 mila cittadini in sette Paesi:<br />
Stati Uniti, Russia, Canada, Regno Unito,<br />
Germania, Spagna e Italia.<br />
Il sistema “a batteria” giudicato più utile<br />
e semplice<br />
Nutrinform, il sistema di etichetta “a batteria”<br />
dei prodotti alimentari proposto dall’Italia,<br />
riscuote un consenso più ampio e trasversale<br />
rispetto al Nutriscore, il sistema di<br />
etichetta “a semaforo”, andando in particolar<br />
modo a rispondere in maniera più puntuale<br />
alle richieste dei cittadini in materia di<br />
chiarezza, semplicità, utilità, consapevolezza<br />
d’acquisto e completezza d’informazione.<br />
In Italia, il Nutrinform ottiene 23 punti in più<br />
del Nutriscore dal punto di vista dell’utilità,<br />
15 in termini di informatività, 13 per completezza<br />
e chiarezza, 12 per consapevolezza.<br />
La cosiddetta etichetta “a batteria” riscuote<br />
un successo maggiore anche in<br />
Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti<br />
ed è particolarmente apprezzato dai canadesi,<br />
con un indice di gradimento di 102, e<br />
dai russi (71).<br />
Il Nutriscore, ovvero il sistema di etichetta “a<br />
semaforo”, è al contrario il sistema meno<br />
gradito, con indici negativi in tantissimi Paesi<br />
ad esclusione della Germania e della Spagna.<br />
A cosa prestano più attenzione i consumatori?<br />
La maggior parte dei consumatori di tutti i<br />
Paesi oggetto dell’indagine ha dichiarato di<br />
apprezzare le informazioni presenti nelle<br />
etichette fronte pacco. In media, il 36% <strong>delle</strong><br />
persone gradirebbe maggiori informazioni<br />
relative alla qualità dei singoli ingredienti,<br />
mentre il 49% vorrebbe più informazioni<br />
sulla loro provenienza (il 58% in Italia e<br />
Germania). Un’altra informazione a cui i<br />
consumatori sembrano prestare particolare<br />
attenzione è quella relativa alle informazioni<br />
nutrizionali (53%) e alle informazioni<br />
sugli ingredienti che possono causare allergie<br />
(51%). È interessante notare quanto<br />
minore risulti essere l’attenzione alla sostenibilità<br />
e all’impatto che il cibo può avere<br />
sull’ambiente negli intervistati del Nord<br />
America e della Russia, che considerano in<br />
maniera più bassa il legame esistente tra gli<br />
alimenti e la propria salute, in netto contrasto<br />
con i trend dei Paesi UE.<br />
Inoltre, i valori e le informazioni <strong>delle</strong> etichette<br />
nutrizionali influenzano significativamente<br />
le scelte del consumatore. In media, il 75%<br />
dei rispondenti dichiara di utilizzare l’etichetta<br />
nel processo decisionale e di acquisto;<br />
questa percentuale cresce in Italia, arrivando<br />
fino al 78%, e in Spagna (77%), mentre è<br />
più contenuta negli Stati Uniti e in Russia,<br />
dove comunque non scende sotto il 70%.<br />
La questione dell’educazione alimentare<br />
Anche se la maggioranza dei rispondenti ha<br />
dichiarato espressamente di non farsi influenzare<br />
particolarmente dai colori usati<br />
nell’etichetta Nutriscore, rimane comunque<br />
una buona percentuale, pari al 40% circa<br />
della media, che cambierebbe le proprie<br />
abitudini alimentari in ragione dei colori apposti<br />
sulle etichette. In altre parole, se il sistema<br />
di etichetta “a semaforo” venisse<br />
adottata su larga scala, gran parte degli<br />
acquisti alimentari si sposterebbe seguendo<br />
i suggerimenti dei colori riportati nelle etichette,<br />
con il concreto rischio che negli acquisti<br />
ci si faccia guidare solo dalle etichette<br />
più che da una vera e propria conoscenza<br />
ed educazione alimentare.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
10<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
L’INDUSTRIA ALIMENTARE BRESCIANA REGGE L’URTO DEL COVID<br />
Nel 2020 le imprese bresciane<br />
attive nel settore alimentare<br />
hanno registrato una notevole<br />
robustezza, tale da permettere<br />
di reggere, e in alcuni casi anche<br />
di crescere, in una crisi globale<br />
come quella generata dalla pandemia<br />
da Covid-19.<br />
A evidenziarlo è lo strumento<br />
dell’Indice Sintetico<br />
Manifatturiero - ISM, frutto della<br />
collaborazione tra il Centro Studi<br />
di Confindustria Brescia e OpTer<br />
(Osservatorio per il territorio:<br />
impresa, formazione, internazionalizzazione)<br />
dell’Università<br />
Cattolica del Sacro Cuore.<br />
Nel dettaglio, tale indice, applicato<br />
ai bilanci 2020 di circa 130<br />
realtà bresciane attive nel comparto,<br />
mostra una solida tenuta<br />
rispetto alla situazione rilevata<br />
nel 2019. Nel 2020 la quota<br />
di aziende che si posizionano<br />
nella classe A (quella che include<br />
gli operatori più virtuosi) si<br />
attesta al 29% del totale, solo<br />
tre punti percentuali in meno<br />
rispetto a quanto registrato prima<br />
della crisi.<br />
Anche le altre classi di merito<br />
mostrano movimenti marginali,<br />
con solamente il 4% <strong>delle</strong> aziende<br />
che si posiziona in D (l’ambito<br />
che accoglie le realtà potenzialmente<br />
più fragili).<br />
L’ISM è stato poi implementato<br />
per effettuare un confronto tra<br />
gli effetti sui bilanci <strong>delle</strong> imprese<br />
della crisi da Coronavirus, con la<br />
“Grande Recessione” del 2009,<br />
pur nella consapevolezza della<br />
diversa natura dei due fenomeni<br />
presi in considerazione. Il settore<br />
alimentare è storicamente<br />
caratterizzato da dinamiche<br />
anticicliche, che trovano conferma<br />
nell’analisi realizzata. Infatti,<br />
il Conto Economico di questo<br />
comparto ha avuto nel 2020, a<br />
fronte di una marginale contrazione<br />
del fatturato (-1,2%), un<br />
andamento di crescita rispetto<br />
all’anno precedente, con l’unica<br />
Daniela Grandi, presidente<br />
del settore Agroalimentare,<br />
Caseario di Confindustria Brescia<br />
eccezione del Risultato prima<br />
<strong>delle</strong> imposte che registra un<br />
calo del 3,9%. Situazione simile<br />
si era registrata nel 2009,<br />
quando il settore, nonostante<br />
una riduzione del fatturato del<br />
2,5%, annotava per le principali<br />
voci di Conto Economico una<br />
crescita ancora più sostanziosa<br />
rispetto a quella avvenuta nel<br />
2020. A titolo esemplificativo,<br />
nel 2020 il Margine operativo<br />
lordo, indicatore che esprime la<br />
redditività lorda industriale, ha<br />
evidenziato nel 2009 una crescita<br />
del 23,2%, contro il +4,9%<br />
nel 2020. Il risultato prima <strong>delle</strong><br />
imposte, nel 2020 di segno negativo,<br />
nel 2009 registrava un<br />
picco del +45,7%.<br />
ISM permette di osservare come<br />
il comparto analizzato si sia notevolmente<br />
rafforzato nell’ultimo<br />
decennio: la quota <strong>delle</strong><br />
imprese che si posizionano nelle<br />
prime due fasce di merito (A e<br />
B) sale di ben quasi dieci punti<br />
percentuali dal 2009 al 2020 (dal<br />
51% al 60%).<br />
“Il comparto ha retto bene<br />
l’urto della crisi legata alla pandemia.<br />
Guardiamo quindi con<br />
fiducia al prossimo anno, pur<br />
nella consapevolezza di alcune<br />
incertezze”, commenta Daniela<br />
Grandi, presidente del settore<br />
Agroalimentare, Caseario di<br />
Confindustria Brescia.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
12<br />
SEE ACQUISISCE FOXPAK<br />
SEE (Sealed Air Corporation) ha annunciato l’acquisizione<br />
di Foxpak Flexibles Ltd., nell’ambito di SEE<br />
Ventures, la propria iniziativa per investire in tecnologie<br />
dirompenti e modelli di business che possano<br />
accelerare la crescita.<br />
Foxpak, azienda irlandese che realizza soluzioni di<br />
imballaggio, ha aperto la strada allo sviluppo della<br />
stampa digitale su imballaggi flessibili. Foxpak collabora<br />
con marchi leader per fornire soluzioni di imballaggio<br />
stampate; buste stand up con beccuccio<br />
e buste che servono una varietà di mercati tra cui<br />
retail, pet food, prodotti ittici e snack. Foxpak ha<br />
utilizzato le capacità di stampa digitale per stampare<br />
direttamente sui propri materiali di imballaggio<br />
flessibili potenziando i marchi dei propri clienti. Le<br />
loro soluzioni possono essere rapidamente ampliate<br />
o ridotte per soddisfare i requisiti di produzione per<br />
clienti di qualsiasi dimensione.<br />
“Foxpak svilupperà le nostre soluzioni di packaging<br />
in cui la progettazione grafica e la stampa digitale<br />
sono aree chiave della creazione di valore. Foxpak<br />
è riconosciuta come pioniere della stampa digitale<br />
incentrata sul cliente”, ha affermato Ted Doheny,<br />
presidente e CEO di SEE. “Insieme accelereremo il<br />
nostro futuro digitale con innovazioni nel packaging<br />
intelligente per i marchi leader in tutto il mondo”.<br />
Fondata nel 2001, Foxpak si trova a Collon, in<br />
Irlanda, e impiega 33 persone, servendo oltre 30<br />
paesi.<br />
“Foxpak è un’azienda incentrata sul cliente con un<br />
team di esperti nella stampa digitale. Sicuramente<br />
porterà forti aggiunte all’offerta attuale di SEE”,<br />
ha affermato Gerd Wichmann, EMEA Regional<br />
President di SEE. “Siamo entusiasti di accogliere i<br />
dipendenti di Foxpak in SEE e non vediamo l’ora di<br />
lavorare insieme”.<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
UN ANNO DA RECORD<br />
PER IL LUGANA DOC<br />
Il 2021 lascerà il segno negli annali<br />
del Consorzio Tutela Lugana,<br />
estremamente positivo per le performance<br />
raggiunte dalla denominazione<br />
gardesana soprattutto<br />
in Italia. Una bella novità questa<br />
per un vino da sempre vocato<br />
all’export (oltre il 70%) che invece<br />
quest’anno ha incassato le<br />
più grandi soddisfazioni proprio<br />
in patria.<br />
Il Lugana ha raggiunto la vetta<br />
della classifica <strong>delle</strong> tipologie che<br />
crescono maggiormente nel nostro<br />
Paese (secondo l’IRI, a volume, occupa il primo<br />
posto assoluto con un +46 %) e ha segnato un +49%<br />
a livello di vendite (fonte Coldiretti). Gli imbottigliamenti,<br />
secondo i dati di novembre 2021, hanno già<br />
superato i 26 milioni di bottiglie (a fronte di 24.584.933<br />
di bottiglie prodotte nell’intero 2020), e si prevede di<br />
raggiungere i 27 milioni entro fine anno, segnando un<br />
+12%. Anche il prezzo medio <strong>delle</strong> uve e dello sfuso<br />
riflette il momento d’oro e il reale valore economico<br />
della Denominazione Lugana con incrementi che, per<br />
l’uva, sono di ben il 29% mentre per il vino del 69%<br />
(dati basati sul prezzo medio del 2020 e 2021, Camera<br />
di Commercio di Brescia e Verona).<br />
“La Denominazione cresce in modo robusto da oltre<br />
un decennio, consolidandosi nel paniere dei consumi<br />
di vino di alta qualità”, afferma il presidente di<br />
Consorzio Tutela Lugana, Ettore Nicoletto. “Ma i<br />
risultati del 2021, anno estremamente complesso,<br />
ben esemplificano la straordinaria resilienza, duttilità<br />
e contemporaneità di questo vino, che incontra<br />
perfettamente i gusti del consumatore moderno. Ci<br />
eravamo lasciati lo scorso anno con l’auspicio di sviluppare<br />
nuove strategie imprenditoriali, per adattarci<br />
alla mutata situazione dettata dalla crisi pandemica:<br />
profilazione del cliente e canali di comunicazione diretti,<br />
investimenti nell’e-commerce ma soprattutto<br />
nella distribuzione moderna, strumento utilissimo per<br />
il presente e il futuro della nostra DOC. I dati dimostrano<br />
che le aziende hanno colto questa esigenza ed<br />
hanno lavorato molto bene, supportate dal grande e<br />
costante impegno del Consorzio nella promozione.<br />
Nel 2021 abbiamo presenziato a tutte le più importanti<br />
manifestazioni enologiche, oltre ad aver promosso<br />
eventi e momenti online e in presenza dedicati esclusivamente<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
CAFFÈ BARBERA GARANTISCE LA TRACCIABILITÀ CON LA BLOCKCHAIN<br />
L’antica azienda di torrefazione italiana ha adottato un protocollo blockchain decentralizzato in grado di tracciare e validare<br />
l’intera filiera, dalla piantagione alla tazzina.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
Dopo aver offerto la possibilità ai propri clienti<br />
di acquistare il caffè anche con criptovalute<br />
sull’e-commerce Caffebarberashop.com,<br />
grazie alla collaborazione con Algorand &<br />
BleumiPay, Caffè Barbera, la più antica torrefazione<br />
d’Italia con oltre 150 anni di storia,<br />
continua il processo d’innovazione tecnologica<br />
messo in campo per garantire una piena<br />
e completa tracciabilità e trasparenze del<br />
proprio processo di supply chain attraverso<br />
la tecnologia blockchain e, tra i primi a sperimentarla,<br />
in modo completamente decentralizzato<br />
rispetto all’intera filiera. Un passo<br />
importante operato dallo storico marchio<br />
napoletano con una fortissima propensione<br />
all’innovazione di un prodotto tradizionale,<br />
grazie anche a una giovane generazione dirigenziale<br />
in grado di cogliere le opportunità<br />
offerte dalle nuove tecnologie e rinnovare il<br />
proprio posizionamento su un mercato dove<br />
fiducia e sicurezza diventano criteri di scelta<br />
al pari con gli aspetti legati ai valori di eticità<br />
e sostenibilità.<br />
“Grazie all’implementazione di un protocollo<br />
blockchain decentralizzato in grado di<br />
validare la nostra preziosa filiera e dimostrare<br />
ai nostri consumatori il lungo viaggio del<br />
caffè, dalla piantagione alla tazzina, abbiamo<br />
posto l’accento su un aspetto per noi<br />
fondamentale: rendere noto a tutti l’impatto<br />
positivo che una politica condivisa tra<br />
tutti gli attori della filiera può avere sulla<br />
società e sull’ambiente”, dichiara Elio<br />
Barbera, Managing Director di Caffè<br />
Barbera.<br />
A sostenere la piena operatività nel processo<br />
di tracciabilità e trasparenza della supply<br />
chain di Caffè Barbera attraverso il protocollo<br />
blockchain, ci pensa Trackgood, una<br />
software house neozelandese supportata<br />
da NEM Ventures, semplice da usare che<br />
consente a chiunque di prendere visione e<br />
consapevolezza sulla catena di approvvigionamento<br />
del prodotto, progettato in più per<br />
potenziare la sostenibilità dell’intero sistema<br />
che contribuisce alla produzione del prodotto<br />
finale.<br />
“I consumatori vogliono informazioni a<br />
portata di mano”<br />
“La sfida che abbiamo voluto raccogliere<br />
riguarda un aspetto legato a un’esigenza<br />
specifica del consumatore che non può<br />
più essere trascurata”, dichiara John<br />
Hussey, Founder di Trackgood. “Il 96% di<br />
questo insieme, infatti, è convinto che i<br />
prodotti provenienti da fonti sostenibili e<br />
realizzati secondo principi etici possano<br />
davvero fare la differenza per il pianeta. E<br />
l’88% di questi desidera che i brand facciano<br />
la loro parte per rendere queste informazioni<br />
sempre accessibili e a portata<br />
di mano. Una sfida che Caffè Barbera ha<br />
raccolto insieme a noi e che siamo certi<br />
potrà apportare ulteriore valore al lavoro<br />
che lo storico marchio porta avanti con<br />
passione e serietà da oltre 150 anni”.<br />
Da oggi in poi, scannerizzando un semplice<br />
QR Code con il proprio smartphone,<br />
sui prodotti “Miscela Clean Cup”, “Blue<br />
Baron Java” ed “Etiopia Sidamo”, è possibile<br />
scoprire i luoghi e i volti di chi si<br />
prende costantemente cura della buona<br />
riuscita del prodotto. Immagini della<br />
piantagione e i profili degli agricoltori, i<br />
certificati di qualità, numeri di lotto e documenti<br />
di viaggio, saranno caricati<br />
sfruttando le potenzialità di un app mobile<br />
in cui verranno condivise, in tempo<br />
reale e in totale autonomia, tutte la fasi<br />
della lavorazione, dal caffè crudo fino<br />
alla tazzina. Informazioni pubbliche e<br />
certificate, senza possibilità di contraffazione<br />
grazie al protocollo blockchain<br />
adottato, che saranno validate tramite<br />
un hash crittografico che ne confermerà<br />
l’autenticità.<br />
Nei prossimi mesi, tutti gli altri prodotti<br />
Caffè Barbera avranno ognuno il proprio<br />
QR Code dedicato alla trasparenza e alla<br />
tracciabilità. Un concetto entrato ormai a<br />
far parte integrante del brand Caffè<br />
Barbera che, ancora una volta, punta<br />
sull’innovazione tecnologica per ridefinire<br />
il proprio posizionamento sul mercato<br />
all’insegna della modernità.<br />
14<br />
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news [fatti, persone, aziende]<br />
RIGONI DI ASIAGO RILEVA LA FRANCESE SAVEURS & NATURE<br />
Rigoni di Asiago, l’azienda italiana<br />
della famiglia Rigoni che opera nel<br />
biologico, casa madre dei marchi<br />
Nocciolata, Fiordifrutta e Mielbio,<br />
ha acquisito Saveurs & Nature,<br />
azienda francese specializzata<br />
in cioccolato biologico. Partner<br />
dell’operazione Crédit Agricole<br />
FriulAdria che ha erogato un finanziamento<br />
ESG collegato al raggiungimento<br />
di precisi obiettivi di<br />
sostenibilità da parte dell’azienda.<br />
Fondata nel 1923, Rigoni di<br />
Asiago è una <strong>delle</strong> più importanti<br />
aziende produttrici di biologico<br />
in Europa, segmento nel quale è<br />
stata pioniera. Oggi, la Francia è<br />
il mercato export più importante<br />
per l’azienda veneta; qui la sua<br />
crema spalmabile Nocciolata, priva<br />
di olio di palma, è diventata la<br />
seconda nel ranking <strong>delle</strong> creme<br />
spalmabili (la prima per quanto<br />
riguarda il bio).<br />
Saveurs & Nature incarna dal 2001<br />
i valori dei suoi fondatori, Valérie<br />
e Jean-Michel Mortreau, appartenenti<br />
a una famiglia di agricoltori<br />
biologici. L’azienda è nata nel retrocucina<br />
del ristorante biologico<br />
“RestObio”, a Saint-Herblain, in<br />
cui i cioccolatini bio venivano offerti<br />
come accompagnamento al<br />
caffè. Il successo di questi cioccolatini<br />
fu talmente grande che la famiglia<br />
Mortreau decise di dedicarsi<br />
completamente alla produzione<br />
di cioccolato 100% bio. Nel corso<br />
degli anni, i loro prestigiosi prodotti<br />
si sono affermati con grande<br />
successo presso la distribuzione<br />
specializzata. La società, che si trova<br />
in Vandea, nel comune di Saint<br />
Sulpice Le Verdon, impiega oggi<br />
70 dipendenti tra cui 32 Maitres<br />
Chocolatier.<br />
“Quando ho incontrato Jean-<br />
Michel Mortreau sono rimasto<br />
colpito dalla somiglianza dei nostri<br />
percorsi imprenditoriali e per la<br />
comunione fra il DNA di Saveurs &<br />
Nature e il nostro modo di vedere,<br />
che consiste nella volontà di creare<br />
un mondo migliore offrendo<br />
al consumatore prodotti biologici<br />
buoni da gustare e buoni anche<br />
per salvaguardare il pianeta”, afferma<br />
Andrea Rigoni, amministratore<br />
delegato di Rigoni di Asiago.<br />
“Il mio desiderio era quello di<br />
Andrea<br />
Rigoni,<br />
ad di Rigoni<br />
di Asiago<br />
trasmettere la mia impresa a una<br />
realtà famigliare che condividesse<br />
i nostri valori e che avesse già<br />
una forte esperienza nell’agricoltura<br />
biologica”, dice Jean-<br />
Michel Mortreau. “L’incontro con<br />
Andrea Rigoni è stato decisivo in<br />
termini di condivisioni di valori e<br />
della vision”.<br />
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TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
15<br />
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appuntamenti<br />
LE MICROALGHE E IL FUTURO DEL CIBO<br />
Pordenone Fiere apre le porte ad AlgaeFarm:<br />
dopo la digital preview dello scorso anno il<br />
mondo della ricerca, <strong>delle</strong> tecnologie e <strong>delle</strong><br />
applicazioni <strong>delle</strong> microalghe si incontrerà in<br />
Fiera i prossimi 25 e 26 maggio. L’evento si<br />
svolgerà in contemporanea con AquaFarm<br />
e NovelFarm ed è realizzato in collaborazione<br />
con AISAM - Associazione Italiana per lo<br />
Studio e le Applicazioni <strong>delle</strong> Microalghe.<br />
L’evento sarà l’occasione per presentare le<br />
migliori realtà professionali dedicate alla filiera<br />
dell’alghicoltura, creando un’opportunità<br />
di confronto su un settore in continua crescita,<br />
rappresentato dalla ricerca scientifica, dai<br />
produttori di apparecchiature, dai coltivatori<br />
e da coloro che utilizzano le microalghe in<br />
diversi settori, tra cui nutraceutica, alimentazione,<br />
energia e industria.<br />
“AlgaeFarm arriva al momento giusto nell’evoluzione<br />
del mercato europeo e mondiale”,<br />
afferma Alberto Bertucco, presidente<br />
di AISAM. “E siamo grati a Pordenone Fiere<br />
che ormai da 5 anni offre al settore un’importante<br />
occasione di incontro”.<br />
La recentissima ricerca della californiana<br />
StrategyR rivede al rialzo le dimensioni del<br />
mercato attuale, a un passo dal miliardo<br />
di dollari (990 milioni) già l’anno scorso,<br />
con una previsione di crescita media annuale<br />
del 5,2% da qui al 2026. Secondo<br />
StrategyR, le due specie algali più importanti<br />
in questo momento, spirulina (49%)<br />
e chlorella (29,4%), trainano la crescita per<br />
il loro utilizzo in cibi e prodotti nutraceutici<br />
che vengono acquistati per il loro valore di<br />
rafforzamento <strong>delle</strong> difese dell’organismo,<br />
un effetto comportamentale derivante dalla<br />
pandemia e che già si è fatto sentire nella<br />
seconda metà del 2020 e nel 2021.<br />
In Italia, la domanda di microalghe essiccate<br />
si attesta su circa 200 tonnellate per utilizzi<br />
che vanno dall’alimentare e dalla nutraceutica<br />
alla cosmesi e alla farmacopea fino ai<br />
mangimi per i pesci. Meno del 13% della<br />
domanda viene oggi soddisfatta dalla produzione<br />
nazionale, per i tre quarti concentrata<br />
sulla spirulina e in capo ad una decina<br />
di aziende che puntano sulla certificazione<br />
biologica, per l’alta qualità richiesta dal nostro<br />
mercato.<br />
Le potenzialità di mercato rimangono comunque<br />
molto elevate e interessanti.<br />
La ricerca si concentra oggi sul miglioramento<br />
della produttività <strong>delle</strong> microalghe coltivate.<br />
I temi caldi si riflettono nelle conferenze<br />
di AlgaeFarm.<br />
L’agenda<br />
SIGEP<br />
12-16 marzo <strong>2022</strong><br />
Rimini<br />
www.sigep.it<br />
Marca by Bologna Fiere<br />
12-13 aprile <strong>2022</strong><br />
Bologna<br />
www.marca.bolognafiere.it<br />
IFFA<br />
14-19 maggio <strong>2022</strong><br />
Monaco di Baviera, Germania<br />
www.iffa.de<br />
Algaefarm<br />
25-27 maggio <strong>2022</strong><br />
Pordenone<br />
www.algaefarm.show<br />
Prowein<br />
27-29 marzo <strong>2022</strong><br />
Düsseldorf, Germania<br />
www.prowein.it<br />
Anuga FoodTec<br />
26-29 aprile <strong>2022</strong><br />
Colonia, Germania<br />
www.anugafoodtec.com<br />
MECFOR<br />
24-26 maggio <strong>2022</strong><br />
Parma<br />
www.mecfor.it<br />
Aquafarm<br />
25-27 maggio <strong>2022</strong><br />
Pordenone<br />
www.aquafarm.show<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
Sana Slow Wine Fair<br />
27-30 marzo <strong>2022</strong><br />
Bologna<br />
www.slowinefair.slowfood.it<br />
Fruit Logistica<br />
5-7 aprile <strong>2022</strong><br />
Berlino, Germania<br />
www.fruitlogistica.com<br />
Vinitaly<br />
10-13 aprile <strong>2022</strong><br />
Verona<br />
www.vinitaly.com<br />
Packaging Speaks Green<br />
3-5 maggio <strong>2022</strong><br />
Milano<br />
www.packagingspeaksgreen.<br />
com<br />
Cibus<br />
3-6 maggio <strong>2022</strong><br />
Parma<br />
www.cibus.it<br />
Ipack-Ima<br />
3-6 maggio <strong>2022</strong><br />
Milano<br />
www.ipackima.com<br />
Packaging Première<br />
24-26 maggio <strong>2022</strong><br />
Milano<br />
www.packagingpremiere.it<br />
SPS Italia<br />
24-26 maggio <strong>2022</strong><br />
Parma<br />
www.spsitalia.it<br />
Hyspack<br />
24-27 maggio <strong>2022</strong><br />
Barcellona, Spagna<br />
www.hyspack.com<br />
Novelfarm<br />
25-27 maggio <strong>2022</strong><br />
Pordenone<br />
www.novelfarm.show<br />
B/Open<br />
13-14 ottobre <strong>2022</strong><br />
Verona<br />
www.b-opentrade.com<br />
Cibus Tec Forum<br />
25-26 ottobre <strong>2022</strong><br />
Parma<br />
www.cibustec.it<br />
16<br />
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ingredienti<br />
ORA IN UN’UNICA STRUTTURA LE 2 DIVISIONI DI LR INDUSTRIES<br />
Una struttura innovativa e performante dedicata<br />
a produzione, distribuzione worldwide,<br />
logistica e customer care. 7.000 metri<br />
quadrati dotati di impianti all’avanguardia,<br />
che offrono all’azienda processi sempre più<br />
efficienti per soddisfare tutte le esigenze<br />
dei clienti. La nuova sede di LR Industries,<br />
a Belpasso, in provincia di Catania, ospita<br />
sia la divisione Fragrances che la divisione<br />
Flavours.<br />
Parte così una nuova storia, un’unica location<br />
grazie alla quale il team di lavoro potrà<br />
condividere luoghi ed esperienze, sensazioni<br />
ed entusiasmo; elementi utili anche per<br />
migliorare ulteriormente le fasi di sviluppo<br />
creativo e di realizzazione dei prodotti L.R.<br />
Industries.<br />
La produzione Fragrances offre<br />
un’ampia selezione di fragranze per<br />
detergenti a uso professionale e<br />
domestico, toiletries e cosmetici,<br />
profumeria alcolica, profumatori<br />
ambientali, aerosol, carta e solventi.<br />
Svariate le fragranze formulate,<br />
su richiesta, nel rispetto<br />
di regolamenti e disciplinari: CAM,<br />
Icea, Aiab, Cosmos, Ecolabel e prive<br />
di sostanze allergizzanti, realizzate rispettando<br />
le più recenti osservazioni RIFM-IFRA<br />
e le disposizioni legislative comunitarie<br />
Reach e CLP.<br />
La produzione Flavours è specializzata nella<br />
creazione e produzione di aromi alimentari<br />
e nel commercio di oli essenziali per il comparto<br />
Food: aromi naturali, artificiali, biocomply,<br />
liquidi, in polvere e in emulsione<br />
adatti a ogni tipologia di settore industriale:<br />
dal savoury allo sweet, dal beverage all’health<br />
& nutrition. Su richiesta l’azienda fornisce<br />
aromi che rispettino i requisiti Halal,<br />
Kosher, Food and Drug Administration.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
GALAM APRE UN NUOVO<br />
SITO PRODUTTIVO<br />
Il <strong>2022</strong> si è aperto<br />
con un’importante novità<br />
per Galam. L’azienda<br />
israeliana produttrice<br />
di GOFOS TM ha infatti<br />
annunciato l’apertura<br />
in Israele di un nuovo sito<br />
produttivo da 30 milioni<br />
di dollari. Il sito nasce per<br />
soddisfare “l’impennata<br />
nella domanda globale”<br />
dei FOS e sorgerà adiacente<br />
a quello costruito nel 2020 (nello stesso<br />
anno l’azienda aveva aperto un altro sito anche in<br />
Spagna). Il nuovo impianto consentirà di produrre<br />
migliaia di tonnellate in più rispetto all’attuale<br />
produzione.<br />
Si tratta di un passo importante, dettato dal successo<br />
crescente di Gofos, la linea di frutto-oligosaccaridi<br />
a corta catena da barbabietola, prodotta<br />
mediante un processo enzimatico brevettato a<br />
partire dallo zucchero, che porta alla formazione<br />
di GF2, GF3 e GF4 con rapporti garantiti. Gofos si<br />
presta a numerose applicazioni quali cioccolato,<br />
biscotti, sponge cake e gelato.<br />
La linea Gofos è distribuita in Italia da Faravelli:<br />
per informazioni è possibile contattare la divisione<br />
Food: food@faravelli.it.<br />
FORMULAZIONI MULTIFASE<br />
E FACILMENTE DISSOLUBILI<br />
Progressi recenti nella farmacologia e nelle biotecnologie hanno<br />
portato a una nuova generazione di farmaci e componenti per<br />
l’agricoltura e l’industria alimentare decisamente più potenti e<br />
specifici. Allo stesso tempo, permane la difficoltà nel renderli facilmente<br />
assorbibili, a causa dell’elevato peso molecolare e della<br />
struttura complessa. I sistemi multifase – come emulsioni, schiume<br />
e creme – risolvono questo problema, però vengono tradizionalmente<br />
prodotti con agenti stabilizzanti sintetici, che possono<br />
creare reazioni allergiche e contribuiscono alla produzione di CO 2<br />
.<br />
Il progetto CryForm (Crystal Engineering the New Generation of<br />
Sustainable, Biocompatible and Stimuli Responsive Formulations<br />
for the Delivery of Active Ingredients) ideato dalla professoressa<br />
Elena Simone – docente del Dipartimento di Scienza Applicata e<br />
Tecnologia-DISAT al Politecnico di Torino – si propone di sostituire<br />
gli agenti stabilizzanti sintetici con materiali cristallini naturali,<br />
biocompatibili e biodegradabili che permetteranno lo sviluppo di<br />
innovative formulazioni multifase, facilmente dissolubili e capaci<br />
di rilasciare in maniera controllata principi attivi utili all’agricoltura<br />
e all’industria alimentare e farmaceutica.<br />
CryForm si pone tre obiettivi scientifici fondamentali che renderanno<br />
possibile questa rivoluzione: lo studio della relazione tra<br />
struttura cristallina e le proprietà macroscopiche di particelle solide,<br />
l’analisi dei meccanismi termodinamici e cinetici alla base della<br />
nucleazione e crescita dei cristalli e la comprensione del ruolo <strong>delle</strong><br />
biomolecole di grandi dimensioni nella trasformazione <strong>delle</strong><br />
strutture cristalline.<br />
18<br />
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ingredienti<br />
ALTERNATIVA NATURALE PER IL ROSSO BRILLANTE NEL BEVERAGE<br />
Protagonista internazionale nella fornitura<br />
di ingredienti naturali, con la più<br />
ampia gamma dedicata all’industria,<br />
Oterra lancia la migliore alternativa<br />
naturale al Red40/Allura, un colorante<br />
rosso per il settore beverage. Si tratta<br />
del FruitMax ® Red 116 WS, che si<br />
colloca nella gamma Hansen Sweet<br />
Potato.<br />
Nel 2019, quando ancora si chiamava<br />
Chr. Hansen Natural Colors, Oterra<br />
lanciò infatti questa gamma, che<br />
rappresentava il risultato di quasi un<br />
decennio di ricerca e sviluppo e che<br />
diventò ben presto tra le preferite<br />
dell’industria, raccogliendo premi in<br />
Europa, Nordamerica e Sudamerica. La<br />
nuova varietà di origine vegetale è stato<br />
un successo immediato proponendosi<br />
come un’alternativa naturale per<br />
ottenere un rosso stabile e vibrante.<br />
Guidati dall’innovazione e dal desiderio<br />
di fornire soluzioni eccellenti<br />
all’industria, gli scienziati di Oterra<br />
hanno continuato a lavorare dopo il<br />
lancio della gamma originale, al fine<br />
di sviluppare un altro prodotto fondamentale<br />
per il settore beverage. Il<br />
risultato è il FruitMax Red 116 WS, che<br />
è specificamente progettato per aiutare<br />
i produttori di bevande a risolvere i<br />
problemi che devono affrontare quando<br />
utilizzano gli antociani, tra cui fortificazione,<br />
elevata attività dell’acqua,<br />
carbonizzazione, sapore sgradevole e<br />
stabilità del colore. FruitMax Red 116<br />
WS fornisce ai produttori, con un’unica<br />
etichetta pulita, sfumature di un<br />
rosso brillante minimamente lavorato<br />
e No OGM, risultando così la migliore<br />
alternativa naturale al Red40/Allura.<br />
FruitMax Red 116 WS è ottimale per<br />
bevande alcoliche, bibite gassate, cordiali,<br />
energy drink, bevande a base di<br />
succo e near water. Ulteriori informazioni<br />
sono disponibili alla pagina web:<br />
www.oterra.com/getred. Oterra è distribuita<br />
in Italia da Biochim.<br />
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SOSTITUTIVI DELLA CARNE<br />
+ Estrusore a doppio uso altamente flessibile per TVP e HMMA<br />
+ Attrezzature per la movimentazione degli ingredienti a base<br />
vegetale dalla produzione all’imballaggio<br />
+ Leader affermato del settore per sistemi TVP e sostitutivi della<br />
carne installati a livello globale<br />
+ Rigoroso rispetto di tutti gli standard alimentari<br />
+ Dosaggio a perdita di peso ad alta precisione di polveri e liquidi<br />
+ Rete di assistenza mondiale<br />
L’estrusore per alimenti ZSK permette la produzione di un’ampia varietà di prodotti sostitutivi della carne. Su<br />
questo estrusore si possono produrre sia TVP che HMMA. La linea offre ai produttori la massima flessibilità<br />
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TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
19<br />
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ambiente<br />
Gruppo Consoli<br />
ha sviluppato<br />
una procedura<br />
di cleaning a basso<br />
impatto ambientale,<br />
che gli ha consentito<br />
di ottenere il Premio<br />
Ecolabel UE.<br />
E guarda al futuro<br />
con una serie<br />
di progetti<br />
fortemente green.<br />
a cura<br />
di Alessandro<br />
Bignami<br />
L’IMPEGNO SOSTENIBILE<br />
CHE PARTE DALLA PULIZIA<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
20<br />
La sostenibilità è un valore centrale nella strategia aziendale<br />
del Gruppo Consoli, da anni impegnato in diversi<br />
progetti per la riduzione del proprio impatto ambientale,<br />
con l’intento di contribuire a salvaguardare il pianeta<br />
per le prossime generazioni. Tra le più recenti iniziative,<br />
spicca la messa a punto di un sistema di pulizia sostenibile<br />
a 360 gradi, che è valso all’azienda il premio EMAS<br />
Ecolabel UE 2021, ricevuto in occasione dell’ultima edizione<br />
di Ecomondo a Rimini.<br />
PROTAGONISTA NELLE PULIZIE INDUSTRIALI<br />
Il Gruppo Consoli è attivo dal 1952 nel settore <strong>delle</strong><br />
pulizie, della ristorazione e del facility. La società<br />
Pulitori&Affini, che rappresenta la divisione Clean del<br />
Gruppo, opera in ogni ambiente di lavoro per garantire<br />
un soddisfacente grado di igiene e pulizia, anche al fine<br />
di preservare impianti e attrezzature dal rapido deperimento<br />
e influire così indirettamente sulla sicurezza degli<br />
operatori. La divisione è specializzata nell’esecuzione di<br />
pulizie tecnologiche, di sanificazioni e di biopulizie in<br />
ambienti igienicamente controllati. Ciò rende<br />
Pulitori&Affini un protagonista nazionale nel settore<br />
<strong>delle</strong> pulizie per gli ambienti produttivi più esigenti,<br />
come quelli dell’industria agroalimentare.<br />
UN SISTEMA ECOSOSTENIBILE E TRACCIATO<br />
Con l’innovativo sistema di pulizia, il Gruppo Consoli si<br />
è dimostrato nel 2021 una <strong>delle</strong> organizzazioni certificate<br />
Ecolabel UE che hanno interpretato ed applicato<br />
meglio i principi ispiratori dello schema EMAS (Eco-<br />
Management and Audit Scheme). Il Comitato per l’Ecolabel,<br />
l’Ecoaudit e l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione<br />
e la ricerca ambientale) ha premiato infatti il<br />
Gruppo per la migliore innovazione progettuale con<br />
www.interprogettied.com<br />
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ambiente<br />
Nicola Pomella<br />
(primo da<br />
sinistra), Direttore<br />
Marketing &<br />
Commerciale del<br />
Gruppo Consoli,<br />
ritira il Premio<br />
EMAS Ecolabel<br />
UE nel corso<br />
della cerimonia<br />
ospitata dalla fiera<br />
Ecomondo a Rimini<br />
• riduzione <strong>delle</strong> emissioni attraverso<br />
l’utilizzo di automezzi a basso impatto<br />
ambientale e sostituzione progressiva<br />
del parco mezzi con flotta<br />
elettrica;<br />
• ottenimento <strong>delle</strong> certificazioni ISO<br />
14040 e 14067;<br />
• riduzione del consumo di materie<br />
prime attraverso nuovi imballaggi e<br />
l’utilizzo di attrezzature e macchinari<br />
in materiale riciclato, riciclabile e/o<br />
biodegradabile;<br />
• valorizzazione dei produttori local’obiettivo<br />
ultimo di ridurre significativamente<br />
l’impatto ambientale.<br />
La procedura definita da Pulitori&Affini<br />
si basa sulla preimpregnatura dei panni<br />
e su un sistema di tracciabilità integrato<br />
con una linea specifica di prodotti.<br />
A comporre il sistema sono sia<br />
elementi materiali, tra cui attrezzature<br />
e prodotti, sia immateriali, come<br />
procedure e formazione. Integrati tra<br />
loro, questi elementi hanno permesso<br />
di conseguire un sistema di pulizia<br />
sostenibile a 360 gradi, capace di<br />
raggiungere risultati eccellenti. Ogni<br />
fase della procedura è tracciata a livello<br />
informatico.<br />
“UN RICONOSCIMENTO PER IL<br />
NOSTRO IMPEGNO QUOTIDIANO”<br />
L’Ecolabel UE, il marchio di qualità<br />
ecologica dell’Unione Europea, viene<br />
attribuito a prodotti e servizi che,<br />
a fronte di elevati standard prestazionali,<br />
sono caratterizzati da un ridotto<br />
impatto ambientale durante<br />
l’intero ciclo di vita.<br />
“Il premio Emas Ecolabel UE 2021 ci<br />
onora perché riconosce nostro impegno<br />
quotidiano nella messa a<br />
punto di un sistema di cleaning fondato<br />
sulle buone pratiche green, che<br />
garantisce elevati standard <strong>delle</strong> prestazioni<br />
e un ridotto impatto ambientale<br />
durante l’intero ciclo di sanificazione”,<br />
ha dichiarato il<br />
Direttore Marketing Nicola Pomella<br />
durante la cerimonia di premiazione.<br />
“Siamo fieri di aver concretizzato gli<br />
obiettivi preposti e dell’impegno di<br />
tutti i colleghi <strong>delle</strong> Direzioni Operations<br />
ed R&D, che hanno sviluppato questo<br />
innovativo sistema di cleaning in lunghi<br />
mesi di lavoro. Ringrazio inoltre<br />
la nostra Direzione Qualità, che ci<br />
coadiuva per l’ottenimento e il mantenimento<br />
<strong>delle</strong> certificazioni ambientali,<br />
fondamentali per il nostro<br />
posizionamento strategico sul mercato”.<br />
I PROSSIMI OBIETTIVI<br />
Il lavoro del Gruppo Consoli sulla<br />
strada della sostenibilità è destinato<br />
a continuare, nella convinzione che<br />
nel prossimo futuro si giocheranno<br />
sfide cruciali. Lo spiega bene Stefano<br />
Consoli, Amministratore Delegato di<br />
Gruppo Consoli: “Nel piano industriale<br />
<strong>2022</strong>-2025 confermiamo il<br />
nostro impegno a raggiungere<br />
obiettivi importanti, principalmente<br />
attraverso azioni concrete e mirate<br />
allo sviluppo di soluzioni progettuali<br />
sempre più green”.<br />
Ecco i progetti previsti nel piano industriale:<br />
• destinazione del 3% dell’utile di<br />
gestione a R&D per azioni volte alla<br />
riduzione dell’impatto ambientale;<br />
• avvio di due importanti progetti di<br />
agroforestazione urbana in Lombardia<br />
e in Piemonte, con la piantumazione<br />
di 1000 alberi all’anno per assorbire<br />
anidride carbonica, sviluppare habitat<br />
e creare impatto positivo, tanto a livello<br />
ambientale quanto sociale;<br />
• raggiungimento <strong>delle</strong> emissioni zero<br />
per centri cottura e sedi aziendali;<br />
L’Ecolabel UE<br />
viene attribuito a<br />
prodotti e servizi<br />
che, a fronte di<br />
elevati standard<br />
prestazionali,<br />
riducono l’impatto<br />
ambientale lungo<br />
l’intero ciclo di vita<br />
li e riduzione dell’impatto ambientale<br />
tramite ad esempio la riduzione<br />
dell’incidenza dei trasporti;<br />
• utilizzo di detergenti ecologici che<br />
rispettino i criteri stabiliti dalla vigente<br />
normativa di settore in materia di<br />
rispetto ambientale;<br />
• riduzione dei consumi energetici<br />
prediligendo la scelta di macchinari<br />
ad alta efficienza e basso consumo.<br />
Per Gruppo Consoli l’approccio alla<br />
sostenibilità è dunque ben più che<br />
concettuale, dando luogo a una visione<br />
pragmatica e ad azioni concrete.<br />
Solo così si può riportare il futuro<br />
nelle mani <strong>delle</strong> nuove generazioni,<br />
che hanno sempre più a cuore la<br />
questione ambientale.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
www.interprogettied.com<br />
21<br />
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ambiente<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
PEPSICO EUROPE ELIMINERÀ LA PLASTICA VERGINE<br />
NEI PACCHETTI DI PATATINE<br />
L’azienda internazionale ha annunciato l’ambizioso obiettivo di utilizzare entro il 2030 solo<br />
imballaggi in plastica riciclata o da fonte rinnovabile nelle confezioni dei marchi Walkers,<br />
Doritos e Lay’s.<br />
PepsiCo Europe prevede di<br />
eliminare entro il 2030 la plastica<br />
vergine a base fossile in<br />
tutti i suoi sacchetti di patatine.<br />
Questo obiettivo si applicherà a<br />
marchi come Walkers, Doritos<br />
e Lay’s e si concretizzerà con<br />
l’utilizzo del 100% di plastica<br />
riciclata o rinnovabile nei suoi<br />
pacchetti.<br />
I test di prodotto del packaging<br />
inizieranno nei mercati europei<br />
nel <strong>2022</strong>, cominciando nella<br />
prima metà dell’anno dalla plastica<br />
rinnovabile nella gamma<br />
Lay’s in Francia. Durante l’anno,<br />
anche una gamma del marchio<br />
Walkers nel Regno Unito sperimenterà<br />
l’imballaggio riciclato.<br />
Il materiale riciclato nei pacchetti<br />
sarà derivato dalla plastica<br />
utilizzata in precedenza<br />
mentre quello rinnovabile proverrà<br />
da sottoprodotti di piante<br />
come l’olio da cucina usato o<br />
gli scarti della pasta di carta.<br />
PepsiCo, grazie al passaggio<br />
ai materiali vergini fossil-free,<br />
stima di poter ottenere fino al<br />
40% di riduzione <strong>delle</strong> emissioni<br />
di gas serra ogni tonnellata di<br />
materiale di imballaggio.<br />
“Il riciclo degli imballaggi flessibili<br />
dovrebbe essere la norma<br />
in tutta Europa”, commenta<br />
Silviu Popovici, Chief Executive<br />
Officer di PepsiCo Europe.<br />
“Stiamo investendo insieme ai<br />
nostri partner, per costruire capacità<br />
tecnologiche che ci aiutino<br />
a raggiungere l’obiettivo.<br />
In questo momento abbiamo<br />
bisogno di un panorama normativo<br />
adeguato così che gli<br />
imballaggi non diventino mai<br />
rifiuti”.<br />
PepsiCo utilizza plastica flessibile<br />
per i suoi imballaggi di<br />
patatine: l’involucro morbido<br />
utilizzato per realizzare i suoi<br />
sacchetti contenenti patatine è<br />
leggero rispetto agli imballaggi<br />
alternativi e quindi ha una<br />
bassa impronta di carbonio. È<br />
anche molto efficace nel mantenere<br />
il cibo fresco, riducendo<br />
così gli sprechi alimentari.<br />
Tuttavia, PepsiCo riconosce<br />
che è necessario un cambiamento<br />
per ridurre la quantità<br />
di plastica vergine a base fossile<br />
che viene utilizzata e guidare la<br />
circolarità negli imballaggi flessibili.<br />
PepsiCo Europe concentrerà<br />
il suo lavoro su tre pilastri<br />
strategici: il giusto design; la<br />
giusta infrastruttura e la giusta<br />
“nuova vita” per gli imballaggi<br />
flessibili.<br />
Il design<br />
PepsiCo Europe sta spostando<br />
tutti i suoi sacchetti verso materiali<br />
che li rendano più facili<br />
da riciclare, sfruttando un’innovativa<br />
tecnologia di design<br />
per creare una struttura del<br />
sacchetto più semplice. I nuovi<br />
design dei sacchetti contengono<br />
maggiori proporzioni di<br />
plastiche riciclabili come il polipropilene,<br />
comunemente indicato<br />
come “mono-materiale”.<br />
Questi soddisfano le linee guida<br />
di progettazione per il riciclo<br />
sviluppate dal Circular Economy<br />
for Flexible Packaging (CEFLEX)<br />
che sono state concordate da<br />
una serie di parti interessate, attive<br />
nella catena del valore degli<br />
imballaggi flessibili.<br />
L’infrastruttura<br />
PepsiCo si impegna a investire<br />
in infrastrutture per dare agli<br />
imballaggi flessibili la possibilità<br />
di una seconda vita e nel sostenere<br />
cambiamenti <strong>delle</strong> normative<br />
che lo renderanno possibile.<br />
Ciò include la collaborazione e<br />
il finanziamento dello sviluppo<br />
di sistemi efficaci di raccolta dei<br />
rifiuti in Europa e l’investimento<br />
in schemi come il Flexible<br />
Plastics Fund nel Regno Unito e<br />
REFLEX in Polonia. Come parte<br />
di questo approccio, PepsiCo<br />
Europe sostiene di fissare ambiziosi<br />
obiettivi di riciclo per gli<br />
imballaggi flessibili, compresa<br />
l’accelerazione del divieto di<br />
discarica e la rapida adozione di<br />
diritti EPR (Extended Producer<br />
Responsibility) che favoriscono<br />
la raccolta, la cernita e il riciclo<br />
effettivo dei film flessibili.<br />
La “nuova vita”<br />
PepsiCo si concentrerà sulla<br />
creazione di domanda di materiali<br />
riciclati realizzati con imballaggi<br />
flessibili per supportarne<br />
il più ampio utilizzo. Oltre alla<br />
sperimentazione pianificata<br />
di quest’anno sulla plastica<br />
riciclata, l’azienda sta anche<br />
continuando a esplorare nuove<br />
possibilità di vita per i suoi<br />
sacchetti di patatine. Mentre<br />
l’obiettivo di PepsiCo è la circolarità<br />
bag-to-bag, che è adatta<br />
per gli imballaggi alimentari, è<br />
chiaro che la raccolta, la cernita<br />
avanzata e il riciclaggio di film<br />
flessibili per produrre prodotti<br />
preziosi e durevoli siano un primo<br />
importante passo verso un<br />
futuro circolare per gli imballaggi<br />
flessibili.<br />
L’azienda ha già annunciato<br />
i suoi piani per trasformare i<br />
suoi packaging per le bevande.<br />
Entro il <strong>2022</strong> il marchio Pepsi<br />
transiterà a bottiglie di plastica<br />
riciclata al 100% (100%<br />
rPET) in undici mercati europei<br />
e continuerà a investire nella<br />
costruzione di un modello riutilizzabile,<br />
anche attraverso<br />
SodaStream, che mira a evitare<br />
l’utilizzo di circa 200 miliardi<br />
di bottiglie di plastica entro il<br />
2030.<br />
22<br />
www.interprogettied.com<br />
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macchine<br />
IN SICILIA UN FRANTOIO IPERTECNOLOGICO<br />
L’impianto 4.0 di Frantoi Cutrera permette di gestire il ciclo di produzione in base<br />
alla varietà, al periodo di raccolta e alla temperatura ambientale.<br />
Nonostante i due anni passati che, tra pandemia<br />
e variazioni climatiche, hanno messo<br />
a dura prova la produzione di olive in tutta<br />
Italia, i frantoiani Opera Olei continuano a<br />
investire in innovazione perché il giusto mix<br />
tra tradizione e tecnologia è fondamentale<br />
per mantenere l’alto livello di qualità dei<br />
loro oli e al tempo stesso virare verso produzioni<br />
sempre più rispettose dell’ambiente<br />
e della natura.<br />
A Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa,<br />
è pronto il nuovo frantoio ipertecnologico di<br />
Frantoi Cutrera, azienda che da ben sei generazioni<br />
coltiva ulivi e produce olio extravergine<br />
unicamente da olive autoctone in uno<br />
dei territori più vocati della Sicilia. Con il nuovo<br />
impianto, uno dei più tecnologicamente<br />
avanzati al mondo, Frantoi Cutrera inaugura<br />
un nuovo concetto di lavorazione <strong>delle</strong> olive<br />
ed è pronto a riscrivere la storia della produzione<br />
olearia di alta qualità in Sicilia.<br />
La tecnologia 4.0 e il controllo totale<br />
dell’estrazione<br />
Tutti i macchinari presenti nel nuovo frantoio<br />
di Cutrera sono stati progettati grazie<br />
alla collaborazione con Pieralisi, leader<br />
mondiale <strong>delle</strong> macchine olearie. Essi sono<br />
interconnessi grazie all’utilizzo della tecnologia<br />
4.0. Ogni fase della produzione è<br />
quindi minuziosamente controllata da una<br />
serie di sensori che intervengono per risolvere<br />
ogni minima criticità. In particolare, la<br />
presenza di un selezionatore ottico ad infrarossi,<br />
unico al mondo applicato al settore<br />
oleario, consente di scartare le olive<br />
danneggiate o quelle non considerate conformi<br />
in base ai propri criteri di qualità.<br />
Salvatore Cutrera (Frantoi Cutrera)<br />
Questo processo consente di ottenere un<br />
miglioramento qualitativo alla base.<br />
Una ricetta per ogni cultivar<br />
La frangitura non può essere uguale per tutte<br />
le olive in quanto queste non sono sempre e<br />
tutte uguali. L’impianto 4.0 permette di gestire<br />
il ciclo di produzione in base alla varietà, al<br />
periodo di raccolta e alla temperatura ambientale.<br />
Inoltre, è stato creato un sistema innovativo<br />
che permette di settare, e quindi di gestire,<br />
ogni singolo processo dell’impianto in base<br />
ad una “ricetta” (segreta) personalizzata per<br />
cultivar, provenienza e stato di maturazione al<br />
fine di esaltare le proprietà organolettiche di<br />
ogni varietà di oliva. Ciò sarà possibile intervenendo,<br />
per ciascuna, su fattori come la velocità<br />
e la tecnica di frangitura, la taratura nel<br />
“protoreattore”, il tempo di gramolazione,<br />
ecc. Tutto il processo, inoltre, è termocondizionato:<br />
è possibile agire sulle temperature di<br />
ogni singola fase, dal lavaggio <strong>delle</strong> olive sino<br />
all’imbottigliamento e questo consente, oltre<br />
ad esaltare le note aromatiche di mantenere<br />
a lungo, in modo ottimale, tutti i parametri<br />
chimici e organolettici.<br />
“Iniziamo questo <strong>2022</strong> festeggiando un<br />
grande traguardo che per noi, come sempre,<br />
rappresenta solo un nuovo inizio, perché<br />
non ci fermiamo mai”, commenta<br />
Salvatore Cutrera del Frantoio Cutrera.<br />
“Dietro tanta ricerca e sperimentazione,<br />
grazie anche alla collaborazione con<br />
Pieralisi, c’è comunque la nostra esperienza<br />
di frantoiani da generazioni. E il fattore<br />
umano per noi è importantissimo! Siamo<br />
quindi orgogliosi, oggi, di poter integrare il<br />
nostro know how e la passione che mettiamo,<br />
quotidianamente, nel nostro lavoro con<br />
le migliori tecnologie in assoluto per offrire<br />
ai consumatori solo il meglio”.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
23<br />
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macchine<br />
Per il futuro sostenibile<br />
del sistema alimentare,<br />
gli insetti rappresentano<br />
un’opportunità chiave,<br />
essendo una fonte sana<br />
di proteine.<br />
Al fine di crescere<br />
in questo settore,<br />
Agronutris ha affidato<br />
a Bühler la costruzione<br />
di un grande impianto<br />
per il nuovo stabilimento<br />
di Rethel, in Francia.<br />
UN IMPIANTO COMPLETO<br />
PER LA PRODUZIONE DI PROTEINE<br />
DA INSETTI<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
24<br />
L’azienda biotech francese Agronutris ha scelto il gruppo<br />
Bühler quale fornitore di soluzioni di processo per il primo<br />
impianto su scala commerciale di proteine derivate da<br />
mosche soldato nere. Bühler fornirà una soluzione completa,<br />
che verrà costruita a Rethel, in Francia. Questa collaborazione<br />
è una pietra miliare per entrambe le imprese.<br />
Se da un lato rafforza l’impegno di Bühler a perseguire<br />
obiettivi ambiziosi per mitigare il cambiamento climatico<br />
e per realizzare un sistema alimentare più sostenibile,<br />
dall’altro aiuta Agronutris a trasformarsi in un punto di<br />
riferimento per la nutrizione sostenibile. L’impianto inizierà<br />
a funzionare nel 2023.<br />
TECNOLOGIE PER L’INTERA CATENA DI FORNITURA<br />
Lo stabilimento per l’allevamento degli insetti di 16.000<br />
metri quadrati a Rethel, nella sua piena operatività, trasformerà<br />
sino a 70.000 tonnellate di residui organici,<br />
producendo ogni anno proteine di elevata qualità per i<br />
mercati dell’acquacoltura e degli alimenti per animali<br />
domestici.<br />
“Con il lancio di questo nuovo sito, Agronutris inaugura<br />
una fase di implementazione industriale. Lo stabilimento<br />
di Rethel rappresenta il trampolino di lancio per l’ulteriore<br />
sviluppo della nostra attività”, afferma Mehdi Berrada,<br />
CEO di Agronutris. “Bühler è un’impresa di rilevanza<br />
mondiale con una eccezionale esperienza in ambito alimentare.<br />
Confidiamo nella sua capacità di supportarci<br />
nel comparto degli insetti, il che consentirà al nostro<br />
team di concentrarsi sul nostro core business: la biologia<br />
degli insetti e la gestione efficiente del flusso operativo.<br />
Le nostre attività di R&S rappresentano il nostro vantaggio<br />
competitivo”.<br />
Le soluzioni di Bühler per Agronutris copriranno l’intera<br />
catena di fornitura, che include l’approntamento della<br />
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macchine<br />
Da sinistra:<br />
Andreas Baumann,<br />
Head of Market<br />
Segment Insect<br />
Technology presso<br />
Bühler;<br />
Mehdi Berrada,<br />
CEO di Agronutris<br />
Si stima un aumento significativo del<br />
mercato <strong>delle</strong> proteine da insetto nei<br />
prossimi dieci anni. Il giro d’affari totale<br />
degli operatori in quest’ambito raggiungerà<br />
i 2,2 miliardi all’anno al termine<br />
di questa decade. Una tale<br />
crescita sarà capitanata da due principali<br />
settori: quello dell’acquacoltura,<br />
che rappresenterà il 30% dei volumi<br />
di vendite degli allevatori di insetti entro<br />
il 2030 e il comparto Pet Food, con<br />
una quota del 40% <strong>delle</strong> vendite di<br />
materia prima per fornire mangime<br />
sicuro, nutriente e appetibile alle larve<br />
e un sistema di crescita <strong>delle</strong> larve del<br />
tutto automatizzato con un sofisticato<br />
controllo del clima. Bühler consegnerà<br />
anche la linea di lavorazione<br />
per trasformare efficientemente le<br />
larve giunte a maturazione in farina<br />
proteica e lipidi dalla qualità costante,<br />
come pure un sistema di movimentazione<br />
degli escrementi per un prelievo<br />
sicuro dei residui di allevamento.<br />
UNA FILIERA A BASSO IMPATTO<br />
AMBIENTALE PER I MANGIMI<br />
Bühler sarà inoltre responsabile<br />
dell’intera automazione e della tempestiva<br />
esecuzione del progetto, il<br />
quale include ingegneria, approvvigionamento,<br />
produzione, fornitura,<br />
installazione e messa in servizio. “Il<br />
nuovo progetto con Agronutris è di<br />
grande importanza per noi e conferma<br />
il nostro obiettivo di proporci quali<br />
fornitori di riferimento per il comparto<br />
degli insetti e di aumentare<br />
l’inclusione <strong>delle</strong> proteine derivanti<br />
dagli insetti per l’alimentazione degli<br />
animali”, dichiara Andreas Baumann,<br />
Head of Market Segment Insect<br />
Technology presso Bühler. “Le nostre<br />
soluzioni contribuiscono a creare catene<br />
di fornitura più sostenibili per i<br />
mangimi”.<br />
PROTEINE: UNA DOMANDA<br />
DESTINATA A CRESCERE<br />
Per nutrire i 10 miliardi di persone che<br />
vivranno sulla terra entro il 2050,<br />
ogni anno saranno necessarie 250<br />
milioni di tonnellate di ulteriori proteine,<br />
il che rappresenta un aumento<br />
del 50% se paragonato al momento<br />
attuale. L’industria deve affrontare<br />
questa sfida con una produzione più<br />
sostenibile di fonti di proteine, come<br />
pure fonti alternative per il consumo<br />
diretto sia dell’uomo, sia degli animali.<br />
Gli insetti edibili giocano un ruolo<br />
chiave nel trasformare i rifiuti in proteine<br />
di alta qualità. Ciò li rende una<br />
sempre più rilevante risorsa di proteine<br />
e al contempo risultano amici<br />
dell’ambiente.<br />
Le soluzioni<br />
di Bühler per<br />
Agronutris<br />
copriranno l’intera<br />
catena di fornitura,<br />
che comprende<br />
un sistema di<br />
crescita <strong>delle</strong><br />
larve totalmente<br />
automatizzato<br />
con un sofisticato<br />
controllo del clima<br />
Lo stabilimento<br />
di 16.000 metri<br />
quadrati a Rethel<br />
in Francia<br />
è destinato<br />
a produrre proteine<br />
di elevata qualità<br />
per l’acquacoltura<br />
e i mercati<br />
del pet food<br />
proteine da insetto entro il 2030.<br />
Agrinutris ambisce a diventare uno<br />
dei leader globali di questo settore in<br />
forte espansione e alcuni fattori che<br />
indicano l’orientamento dell’impresa<br />
in questa direzione sono: la crescita<br />
del suo team con l’inclusione di entomologi<br />
ed esperti agronomi, la recente<br />
raccolta fondi di 100 milioni di<br />
euro e la collaborazione con grandi<br />
aziende del calibro di Bühler.<br />
L’IMPEGNO DI BÜHLER PER UN<br />
SISTEMA ALIMENTARE SOSTENIBILE<br />
Bühler si è impegnata a ridurre lo spreco<br />
di acqua, energia e rifiuti del 50%<br />
entro il 2025. Questa azione contribuirà<br />
a mitigare il cambiamento climatico<br />
e a porre le basi per un sistema alimentare<br />
più sostenibile. Gli insetti rappresentano<br />
un’opportunità unica, poiché<br />
non sono soltanto una fonte sana di<br />
proteine per cibi e mangimi, ma i loro<br />
escrementi si possono usare come fertilizzanti.<br />
Ecco perché sono un pilastro<br />
importante nella strategia di Bühler<br />
che punta a diventare leader nelle tecnologie<br />
per la produzione di proteine.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
www.interprogettied.com<br />
25<br />
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macchine<br />
Da alcuni anni ELGi<br />
sta costruendo una forte<br />
presenza in Europa,<br />
attraverso una struttura<br />
ramificata e la capacità<br />
di creare relazioni<br />
e tecnologie di qualità.<br />
L’azienda cresce<br />
velocemente in Italia,<br />
che si afferma come<br />
un modello vincente<br />
per questa strategia<br />
di sviluppo.<br />
di Alessandro<br />
Bignami<br />
UN PLAYER IN CRESCITA NEL MERCATO<br />
EUROPEO DEI COMPRESSORI<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
Graziano Dal Tio,<br />
Regional Manager<br />
Southern Europe<br />
di ELGi<br />
A Torino ELGi – tra i principali produttori internazionali di<br />
tecnologie per l’aria compressa – ha inaugurato nel 2021<br />
una sede che segue l’attività commerciale e di assistenza<br />
tecnica nell’area del Sud Europa, dall’Italia fino alla<br />
Turchia, e che ospita lo show room e il training center. Per<br />
quanto riguarda le operation – in particolare quelle relative<br />
a magazzino, logistica e spedizioni – ELGi si avvale di<br />
una struttura a Caraglio, sempre in<br />
Piemonte, in seguito all’acquisizione di<br />
ROTAIR nel 2012, che ha rappresentato la<br />
porta l‘ingresso al mercato europeo. La<br />
struttura serve infatti l’intero continente,<br />
dato che è qui che vengono stoccati i<br />
compressori prodotti in India e poi approdati<br />
al porto di Genova.<br />
Graziano Dal Tio, Regional Manager<br />
Southern Europe di ELGi, ha oltre 30 anni<br />
di esperienza nel settore dell’aria compressa, grazie al<br />
percorso svolto in alcune primarie società, dove ha assunto<br />
diverse responsabilità in ambito tecnico e commerciale.<br />
La sua avventura in ELGi è iniziata nel 2019, quando la<br />
società indiana ha deciso di affrontare il mercato europeo<br />
in modo più strutturato, aprendo un hub centrale a<br />
Waterloo, in Belgio, e dislocando sette filiali in diverse aree<br />
del vecchio continente.<br />
“L’azienda ha investito molto nell’organizzazione<br />
europea, assumendo oltre 60 persone<br />
in meno di due anni, nonostante<br />
l’imperversare della pandemia”, dice Dal<br />
Tio. “Con i miei collaboratori, da Torino<br />
seguiamo l’Italia e gli altri paesi del Sud<br />
Europa. Lavoriamo molto alla diffusione<br />
della tecnologia oil free, contando sulla<br />
mia conoscenza dei settori food&beverage<br />
26<br />
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macchine<br />
e chimico-farmaceutico, che rappresentano<br />
<strong>delle</strong> applicazioni tipiche per<br />
i compressori privi di lubrificante.<br />
Abbiamo dedicato una persona al<br />
solo mercato oil free, che richiede<br />
una gestione specifica. Un’altra figura<br />
chiave all’interno del team è il responsabile<br />
tecnico, che segue le attività<br />
di assistenza e manutenzione,<br />
fondamentali per approfondire il<br />
rapporto con gli utilizzatori”.<br />
I DISTRIBUTORI: LA PRIMA LINEA<br />
SUL MERCATO<br />
L’anello di congiunzione fra ELGi e il<br />
cliente finale è costituito dalla rete di<br />
distributori locali, definiti channel<br />
partner: “I distributori rappresentano<br />
la nostra prima linea sui mercati”,<br />
spiega Dal Tio. “Oggi contiamo oltre<br />
60 partner che consentono una buona<br />
copertura del territorio, creandoci<br />
degli spazi in un comparto molto<br />
competitivo. Il distributore garantisce<br />
vicinanza al cliente, a cui fornisce interventi<br />
tecnici tempestivi. Il team di<br />
ELGi, a sua volta, mette a disposizione<br />
soprattutto le sue competenze<br />
commerciali, grazie alla forte conoscenza<br />
dei diversi mercati di applicazione<br />
e alla capacità di costruire relazioni<br />
con i clienti più importanti”.<br />
La sede centrale di ELGi si trova in una<br />
zona a sudovest dell’India, che molti<br />
descrivono come la Manchester del<br />
paese asiatico, perché vi si trova una<br />
fitta rete di industrie medio-piccole.<br />
È questo il target a cui ELGi sta guardando<br />
con attenzione anche in<br />
Europa.<br />
Le filiali, compresa quella italiana, si<br />
stanno muovendo con grande agilità,<br />
tanto che, in tempi di Covid, hanno<br />
saputo giocare d’anticipo sulle multinazionali<br />
concorrenti. “Ci siamo adeguati<br />
alla situazione”, commenta il<br />
manager italiano. “Avevo appena<br />
concluso, prima che arrivasse la pandemia,<br />
uno studio sullo smart working<br />
e sulle sue potenzialità. Mi è<br />
stato d’aiuto quando ci siamo trovati<br />
ad assumere tre persone proprio all’inizio<br />
del primo lockdown. Non mi era<br />
mai capitato di inserire nuove risorse<br />
senza poter far vedere loro la sede<br />
per settimane. Appena abbiamo potuto,<br />
ci siamo comunque spesi sul<br />
campo, organizzando meeting con<br />
distributori e clienti, acquisendo così<br />
un certo vantaggio competitivo rispetto<br />
a chi ha avuto più difficoltà a<br />
ripartire”.<br />
L’imperativo ora per ELGi è crescere.<br />
E con tassi elevati, persino oltre il<br />
35% annuo. “In Europa ci siamo<br />
concretamente da soli due anni,<br />
quindi abbiamo ampi spazi di crescita.<br />
Il mercato ci considera una novità<br />
attraente in un settore da tempo dominato<br />
da pochi grandi brand”, con-<br />
Compressore<br />
ELGi EG 37<br />
Show room<br />
presso la sede<br />
di ELGi a Torino<br />
tinua Dal Tio. “Gli obiettivi sono ambiziosi,<br />
certo, ma stiamo tenendo il<br />
passo. È importante ora che una fetta<br />
sempre più larga dei distributori<br />
capisca che rappresentiamo un’opportunità<br />
anche per il loro sviluppo”.<br />
La sede di Torino è anche un punto di<br />
riferimento per chi vuole conoscere<br />
da vicino le macchine di ELGi, grazie<br />
allo show room, o per chi, tra partner<br />
e utilizzatori, intenda seguire dei corsi<br />
di formazione con gli specialisti<br />
della casa madre. “Con i distributori<br />
ci piace costruire rapporti stretti basati<br />
su lealtà e trasparenza. Non vogliamo<br />
sovrapporci al loro lavoro,<br />
bensì rispettarne l’autonomia, limitandoci<br />
ad affiancare un nostro specialista,<br />
nel caso di una richiesta specifica<br />
o di una emergenza. Mettiamo<br />
inoltre la nostra esperienza a disposizione<br />
dei partner per aiutarli a crescere<br />
e a organizzarsi. Cerchiamo di offrire<br />
degli spunti su cui riflettere.<br />
Crediamo che le buone relazioni siano<br />
la chiave del successo”.<br />
Graziano Dal Tio: “Oggi in Europa<br />
contiamo oltre 60 distributori<br />
che consentono una buona copertura<br />
del territorio, creandoci degli spazi<br />
in un comparto molto competitivo”<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
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macchine<br />
ELGi Serie EN<br />
Compressore Oil Free OF 135<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
ELGi dunque – è il messaggio che Dal<br />
Tio tiene a trasmettere – è prima di<br />
tutto persona. Poi azienda. E infine<br />
prodotto. “Dico per esperienza che<br />
questo è l’ordine giusto dei fattori. Se<br />
non si costruisce prima la credibilità<br />
della persona e la reputazione dell’azienda,<br />
difficilmente un utilizzatore<br />
sarà interessato al loro prodotto. A<br />
giudicare dai risultati del 2021, che<br />
hanno superato le previsioni, credo<br />
che questo schema abbia confermato<br />
la sua validità”.<br />
ITALIA, UN MODELLO DA SEGUIRE<br />
PER CRESCERE IN EUROPA<br />
ELGi è una società indiana a guida<br />
familiare ed è quotata alla Borsa di<br />
Bombay. Nel paese asiatico è uno dei<br />
leader di mercato per le tecnologie<br />
dell’aria compressa. Nel mondo ha<br />
oltre 2.000 dipendenti e ha installato<br />
più di 2 milioni di compressori. Ora<br />
punta con decisione ai mercati avanzati.<br />
Dopo un lavoro di forte penetrazione<br />
negli Stati Uniti, l’azienda sta<br />
costruendo una struttura ramificata<br />
anche in Europa, dove già sono impegnate<br />
oltre 60 persone, di cui 15 in<br />
Italia, fra la sede di Torino e il polo<br />
logistico di Caraglio. Il nostro paese<br />
ha già segnato per ELGi una crescita<br />
del 50% in un anno e si sta affermando<br />
come il modello da seguire per<br />
l’area europea.<br />
UNA GAMMA DI MACCHINE A MISU-<br />
RA DEL FOOD&BEVERAGE ITALIANO<br />
“Il portfolio per il mercato europeo<br />
è formato da elettrocompressori,<br />
perlopiù stazionari a vite”, dichiara<br />
Dal Tio. “Quest’anno comprenderà<br />
anche le macchine a pistone, tecnologia<br />
che vede ELGi protagonista in<br />
India. A livello di potenza, oggi an-<br />
Ampliata la serie oil free per produzioni medio-piccole<br />
diamo dai 2 kW ai 250 kW per i<br />
compressori a vite lubrificati, dai 45<br />
kW ai 450 kW per i compressori oil<br />
free a 2 stadi, quindi con tecnologia<br />
tradizionale, e da 11 kW fino a 110<br />
kW nella serie AB. Quest’ultima è<br />
formata da compressori oil free a<br />
singolo stadio con iniezione d’acqua,<br />
una tecnologia innovativa. I<br />
ELGi Compressors Europe, consociata di ELGi Equipments Limited, ha ampliato la gamma di compressori<br />
d’aria a vite oil free della serie AB con l’introduzione dell’AB11-22. I quattro nuovi compressori<br />
d’aria, AB11, AB15, AB18 e AB22, espandono questo portafoglio della serie AB per esigenze di applicazioni<br />
di aria compressa ridotte ma con lo stesso design e affidabilità <strong>delle</strong> unità di grandi dimensioni.<br />
La serie completa AB “Always Better”, da 11 kW a 110 kW, porta un cambio di rotta nella tecnologia<br />
dell’aria compressa oil free. Una soluzione senza olio e senza compromessi a costi del ciclo di vita ridotti<br />
rispetto alla tecnologia oil free tradizionale, affidabilità e costi di manutenzione inferiori e aria certificata<br />
classe zero e priva di contaminazione per applicazioni industriali sensibili.<br />
La nuova gamma è ideale per l’industria alimentare<br />
e <strong>delle</strong> bevande, la piccola industria<br />
farmaceutica e lattiero-casearia, nonché le piccole<br />
produzioni di elettronica e i laboratori in cui<br />
è fondamentale la conformità alle rigide norme<br />
ISO 8573-1 Classe 0 e ISO 8573-7 sull’aria<br />
priva di contaminanti microbiologici. Inoltre, la<br />
gamma AB11-22 offre risparmi energetici,<br />
un’efficiente separazione dell’umidità, un sistema<br />
di raffreddamento intelligente e un controllo<br />
ottimale della capacità che porta a risparmi<br />
diretti sul consumo energetico.<br />
28<br />
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macchine<br />
cicli continui di raffreddamento e<br />
sanificazione dell’acqua, anche<br />
quando la macchina è spenta, consentono<br />
di evitare qualsiasi contaminazione<br />
batteriologica. La serie AB,<br />
dalla versione più piccola di 11 kW<br />
fino a quella media di 110 kW, è particolarmente<br />
indicata per soddisfare<br />
il consumo d’aria nella piccola e media<br />
industria italiana del settore alimentare<br />
e farmaceutico, in linea con<br />
la scelta di focalizzarci sulle esigenze<br />
di questi mercati. Ma nel food continuiamo<br />
a ottenere buoni risultati<br />
Sopra: ELGi<br />
serie AB.<br />
A fianco:<br />
Compressore<br />
serie EG installato<br />
presso un produttore<br />
di pastiglie<br />
per freni<br />
Lo stabilimento<br />
di ROTAIR<br />
a Caraglio, in<br />
provincia di Cuneo.<br />
L’azienda è stata<br />
acquisita da ELGi<br />
nel 2012<br />
anche con la serie EG lubrificata, un<br />
nostro cavallo di battaglia grazie al<br />
lubrificante food grade, particolarmente<br />
apprezzato dalle grandi<br />
aziende alimentari. L’oil free è comunque<br />
una soluzione in forte crescita,<br />
anche per gli standard di igiene<br />
e sicurezza sempre più alti imposti<br />
dal mercato e dalle normative”.<br />
Verso la fine del 2021 ELGi ha presentato<br />
l’estensione della serie AB verso<br />
le taglie minori – da 11, 15, 18, 22<br />
kW – per piccole produzioni di qualità,<br />
come pastifici gourmet, microbirrifici<br />
e cantine. “L’azoto necessario<br />
alla tappatura <strong>delle</strong> bottiglie di vino,<br />
per esempio, oggi viene spesso autoprodotto<br />
dalle case vinicole, con i<br />
generatori che a loro volta richiedono<br />
aria compressa. Altre applicazioni importanti<br />
nel food&beverage riguardano<br />
il soffiaggio di bottiglie in PET, ma<br />
anche di piccoli contenitori in vetro.<br />
Alimentare e farmaceutico sono le<br />
industrie che in Italia seguiamo con<br />
maggiore attenzione, con una risorsa<br />
interamente dedicata”.<br />
L’altro aspetto chiave su cui ELGi sa<br />
di poter esprimere gran parte del<br />
proprio valore aggiunto è il TCO<br />
(Total Cost of Ownership), che include,<br />
oltre al costo d’acquisto, quelli<br />
per la manutenzione e l’impatto<br />
energetico della macchina.<br />
“Possiamo dire con sicurezza di aver<br />
raggiunto alti livelli di efficienza<br />
energetica e performance perché<br />
progettiamo e costruiamo internamente<br />
il gruppo vite”, conclude<br />
Graziano Dal Tio. “La certezza riguarda<br />
anche la solidità tecnologica,<br />
che ci consente di offrire lunghi tempi<br />
di garanzia: 5 anni sui compressori<br />
oil free, 10 anni sul gruppo vite e<br />
sul motore elettrico della serie EG<br />
lubrificata”.<br />
Per tutto il <strong>2022</strong>, 10 partner italiani di<br />
ELGi allestiranno degli show room<br />
per invitare le aziende dei diversi territori<br />
a toccare con mano le prestazioni<br />
<strong>delle</strong> macchine serie AB. Un altro<br />
mattone nella costruzione di relazioni<br />
di qualità con il mercato.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
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29<br />
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macchine<br />
Con la collaborazione<br />
di SEW-Eurodrive, GPI<br />
Group ha sviluppato<br />
una soluzione<br />
compatta “All in one<br />
unit” che consente<br />
grande versatilità tra<br />
le diverse tipologie di<br />
confezionamento, grazie<br />
anche all’innovativa<br />
interfaccia digitale.<br />
UN MONOBLOCCO FLESSIBILE<br />
PER L’IMBALLAGGIO SECONDARIO<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
30<br />
Con headquarter a Galliera Veneta (PD), Geo Project<br />
Industries (GPI Group) è nata dalla passione per l’innovazione<br />
e da un consolidato know-how di un team<br />
esperto di ingegneri, che progetta e realizza sistemi automatici<br />
ed impianti completi nel settore dell’automazione<br />
industriale, tra cui astucciatrici, formatrici, unità di<br />
chiusura, coperchiatrici, unità di carico dall’alto, wrap–<br />
around, monoblocchi e palettizzatori.<br />
La dedizione per il lavoro, unita alla continua volontà di<br />
ricerca, ha permesso a GPI Group di distinguersi dai numerosi<br />
competitors e di essere oggigiorno riconosciuta<br />
come leader sul mercato nazionale e internazionale<br />
nell’imballaggio secondario del settore food.<br />
GPI Group è fortemente apprezzata, infatti, come partner<br />
competente e affidabile, in grado di fornire prodotti<br />
e soluzioni tecniche a 360 gradi, cuciti su misura in<br />
base alle specifiche esigenze del cliente. Inoltre, la complessità<br />
<strong>delle</strong> problematiche affrontate e risolte nel corso<br />
degli anni, costituisce il “banco di prova” su cui si<br />
basa l’esperienza e la continua ricerca di un miglioramento<br />
da parte di ogni compartimento aziendale.<br />
La filosofia di GPI Group si struttura su tre pilastri principali:<br />
• orientamento al cliente, grazie al know-how finalizzato<br />
alla proposta di soluzioni altamente personalizzate<br />
per incontrare e soddisfare le esigenze produttive;<br />
• assistenza, con un ufficio service multilingue attivo<br />
tutti i giorni e pronto a fornire risposte tempestive. Il<br />
supporto al cliente è garantito anche dall’utilizzo di sistemi<br />
innovativi di telediagnosi e di portali web per la<br />
richiesta dei ricambi; oltre alla documentazione in lingua<br />
fornita;<br />
• innovazione continua, che da sempre costituisce il cuore<br />
di GPI Group, per poter essere al passo con l’evoluzio-<br />
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macchine<br />
ne degli imballaggi, che necessitano<br />
uno studio rapido e costante per<br />
manipolare in maniera sicura le più<br />
svariate tipologie di packaging.<br />
UNA MACCHINA CHE RISPONDE<br />
AI CAMBIAMENTI DEL MERCATO<br />
GPI Group, fin dalla sua nascita, ha<br />
desiderato portare innovazione nel<br />
settore dell’industria adottando un<br />
approccio mirato a sviluppare costantemente<br />
nuovo know-how, senza<br />
però focalizzarsi mai sul mero<br />
sviluppo di macchine: l’azienda ha<br />
infatti deciso di fondare la propria<br />
visione su sistemi automatici ed impianti<br />
completi per l’imballaggio<br />
secondario del settore food.<br />
Mediante questo approccio integrato<br />
l’azienda riesce a garantire agli<br />
utilizzatori finali una notevole riduzione<br />
di costi, grazie non solo all’ottimizzazione<br />
dei componenti, ma<br />
anche alla gestione sincronizzata,<br />
alla massimizzazione degli spazi e<br />
alla riduzione dello staff impiegato.<br />
Grazie alla partnership con SEW-<br />
Eurodrive, GPI Group è riuscita a<br />
proporsi come interlocutore unico<br />
nella realizzazione di MIRP-V-SC, un<br />
monoblocco “All in one unit”.<br />
L’esigenza del cliente finale (un’im-<br />
portante azienda del settore food)<br />
prevedeva la progettazione e la costruzione<br />
di una soluzione capace di<br />
adattarsi alle attuali esigenze del<br />
mercato, ovvero una macchina che<br />
fosse in grado di essere estremamente<br />
flessibile per conformarsi ai<br />
repentini cambi di mercato. Più precisamente<br />
l‘obiettivo finale era quello<br />
di dare una maggiore visibilità al<br />
prodotto presente a scaffale, poiché<br />
la clientela aspira a far vedere il proprio<br />
prodotto in una scatola display<br />
che consenta non solo di posizionarlo<br />
correttamente, ma anche di renderlo<br />
più visibile e catturare l’attenzione<br />
del cliente per la decisione di<br />
acquisto finale.<br />
SEW-Eurodrive<br />
ha supportato GPI<br />
Group fornendo<br />
oltre ai classici<br />
motoriduttori<br />
SEW anche gli<br />
azionamenti di<br />
nuova generazione<br />
MOVI-C ® e i<br />
controller UHX<br />
La sede di GPI<br />
Group a Galleria<br />
Veneta (PD)<br />
In generale, il funzionamento della<br />
macchina prevede i seguenti step:<br />
formazione del cartone dalla fustella<br />
piana: il cartone viene piegato e<br />
incollato con colla a caldo e depositato<br />
su un trasportatore a nastro;<br />
posizionamento del cartone vuoto:<br />
il cartone viene successivamente sollevato<br />
e inserito su un altro nastro<br />
trasportatore che trattiene lateralmente<br />
le scatole al fine di mantenerle<br />
in posizione ottimale durante le<br />
successive fasi di lavorazione;<br />
riempimento: tramite due robot picker<br />
gestiti da un sistema di visione,<br />
viene prelevato il prodotto dal nastro<br />
e depositato in verticale o in orizzontale<br />
dentro il cartone;<br />
chiusura: mediante un robot antropomorfo<br />
la scatola viene chiusa con<br />
la colla a caldo e posizionata su un<br />
ultimo nastro trasportatore diretto<br />
verso la zona di pallettizzazione.<br />
Il monoblocco “All in one unit” rappresenta<br />
inoltre una soluzione per<br />
tutte le tipologie di sacchetti: doppio<br />
fondo quadro, fondo quadro, cuscino.<br />
Inoltre la sua versatilità a 360<br />
gradi consente di inclinare o mantenere<br />
orizzontale il trasportatore <strong>delle</strong><br />
scatole e quindi di poter riempirlo<br />
Il funzionamento della macchina<br />
prevede questi step: formazione<br />
del cartone dalla fustella piana,<br />
posizionamento del cartone vuoto,<br />
riempimento e chiusura<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
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31<br />
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macchine<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
Nella piattaforma<br />
modulare per<br />
l’automazione<br />
MOVI-C ® ci sono<br />
anche gli innovativi<br />
convertitori<br />
di frequenza<br />
MOVIDRIVE ®<br />
con tutte le tipologie di confezioni,<br />
orizzontalmente (in soluzione multi<br />
strato) e verticalmente (in singola/<br />
doppia/tripla fila).<br />
“Con SEW-Eurodrive – osserva il<br />
Technical Manager di GPI Group –<br />
siamo riusciti a instaurare un rapporto<br />
collaborativo forte e duraturo, un<br />
vero e proprio team in grado di sviluppare<br />
insieme tante nuove idee<br />
innovative. La partnership con SEW-<br />
Eurodrive garantisce sulle nostre<br />
macchine sicurezza e affidabilità nel<br />
tempo, nonché elevate prestazioni.<br />
Tutto ciò per noi costituisce sicuramente<br />
un valore aggiunto”.<br />
In linea con la filosofia di ricerca e<br />
innovazione continua che ben rappresenta<br />
e contraddistingue lo spirito<br />
dell’azienda, SEW-Eurodrive ha<br />
supportato GPI Group fornendo oltre<br />
ai classici motoriduttori SEW anche<br />
gli azionamenti di nuova generazione<br />
MOVI-C ® e i controller UHX<br />
che hanno permesso di ottenere<br />
tutta una serie di vantaggi: massima<br />
flessibilità attraverso l’accesso ai parametri<br />
di movimento per ogni singolo<br />
segmento, l’impiego ed elaborazione<br />
di ogni oggetto messo in<br />
movimento ed, infine, la sincronizzazione<br />
di più robot su un nastro<br />
trasportatore.<br />
Tuttavia l’elemento innovativo è rappresentato<br />
dall’utilizzo della nuova<br />
interfaccia digitale MOVILINK ® DDI<br />
con tecnologia a cavo ibrido plug-in:<br />
un’interfaccia dati completamente<br />
connettorata che racchiude più<br />
“anime” in una soluzione compatta,<br />
efficiente e flessibile.<br />
“L’utilizzo di Movilink DDI – afferma<br />
l’R&D Manager programmatore<br />
presso GPI Group - ha rappresentato<br />
la soluzione migliore per consentirci<br />
di fare un ulteriore passo verso il raggiungimento<br />
dell’Industria 4.0, poiché<br />
il collegamento del cavo ibrido<br />
al modulo di potenza ci permette il<br />
riutilizzo dell’energia generata dal<br />
motore, riducendo notevolmente i<br />
consumi elettrici”.<br />
I vantaggi offerti da questo innovativo<br />
strumento sono innumerevoli e<br />
riguardano sia l’aspetto prettamente<br />
operativo – dal ridimensionamento<br />
del cablaggio e dell’impianto, alla<br />
riduzione <strong>delle</strong> tempistiche per la<br />
messa in opera del macchinario – sia<br />
il lato più tecnologico. Il motore, infatti,<br />
diventa un vero e proprio nodo<br />
digitale, essenziale per una veloce<br />
trasmissione dei dati e per un’immediata<br />
interconnessione elettronica<br />
della singola parte all’intero sistema<br />
centrale. La soluzione inoltre connette<br />
l’azionamento al motoriduttore,<br />
consentendo in questo modo di<br />
inviare informazioni precise e immediate<br />
all’apparato centrale, monitorando<br />
costantemente il funzionamento<br />
del macchinario e riducendo<br />
così gli interventi di manutenzione<br />
e un possibile fermo impianto.<br />
Le principali funzioni in capo a<br />
Movilink DDI sono molteplici: oggi<br />
grazie a questo unico cavo GPI<br />
Group può controllare un encoder,<br />
azionare e arrestare un freno, attivare<br />
operazioni di auto-function –<br />
legate, ad esempio, all’auto-startup,<br />
alla diagnosi o all’identificazione di<br />
una targhetta digitale di un motore<br />
– e, infine, leggere i sensori (ad<br />
esempio vibrazionali, di temperatura<br />
motore o di verifica dell’olio) installati<br />
a bordo dell’azionamento<br />
elettromeccanico.<br />
“Il connubio ottimale tra lo studio<br />
progettuale dello staff GPI Group –<br />
affermano Marco Pannunzi e<br />
Matteo Montagner, rispettivamente<br />
Industry Consultant Consumer<br />
Goods e Sales Consultant di SEW-<br />
Eurodrive Italia – e la competenza<br />
dei collaboratori di SEW-Eurodrive<br />
ha assicurato la completa integrazione<br />
della macchina realizzata, garantendo<br />
prestazioni elevate, efficienza,<br />
flessibilità e affidabilità”.<br />
“Sono molto soddisfatto dei risultati<br />
ottenuti dalla collaborazione con<br />
SEW-Eurodrive”, conclude l’R&D<br />
Manager programmatore di GPI<br />
Group. “Il gruppo SEW ha conquistato<br />
la nostra fiducia e stima, garantendoci<br />
sempre affidabilità e assistenza<br />
24h. I loro prodotti, inoltre,<br />
si distinguono dai concorrenti per tre<br />
principali motivi: elevate performance,<br />
efficienza, semplicità e velocità<br />
durante la fase di avviamento.<br />
Inoltre, gli importanti risultati tecnologici<br />
raggiunti sono frutto della fiduciosa<br />
cooperazione tra i due<br />
team, dallo sviluppo da parte di SEW<br />
di nuove soluzioni al collaudo interno<br />
in GPI”.<br />
32<br />
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componenti<br />
GAMMA COMPLETA DI GIUNTI<br />
CT Meca propone una gamma completa<br />
di giunti comprendenti i giunti di<br />
precisione e i giunti di trasmissione.<br />
Questi componenti meccanici permettono<br />
di collegare l’albero motore all’albero<br />
condotto correggendo così i difetti<br />
di allineamento. La capacità del<br />
giunto di assorbire questi difetti ha una<br />
grande incidenza sulla durata di vita<br />
del sistema. Un assorbimento non corretto<br />
comporterà vibrazioni, rumorosità,<br />
l’usura o addirittura la rottura dei<br />
supporti e cuscinetti degli alberi o dei<br />
giunti stessi. Nella scelta del giunto andrà<br />
valutata la taglia del giunto necessaria<br />
per accogliere i due alberi in termini<br />
di diametro, lunghezza e alesaggi,<br />
la temperatura di lavoro, e se l’applicazione<br />
necessita l’assorbimento di urti o<br />
al contrario deve trasmettere fedelmente<br />
il movimento per permettere il<br />
pilotaggio del sistema globale da parte<br />
di un sistema elettronico (sistema asservito).<br />
I giunti di precisione sono particolarmente<br />
utilizzati in tutti i sistemi che<br />
non tollerano il gioco in rotazione, in<br />
quanto coniugano al contempo rigidità,<br />
velocità di rotazione, disallineamento<br />
dell’albero e coppia. Rientrano in<br />
questa categoria i giunti Panamech -<br />
Multibeam ® , i giunti a soffietto<br />
(Gerwah ® ), gli Oldham ® , i giunti a dischi<br />
e i giunti flessibili senza gioco<br />
(Rotex ® GS).<br />
I giunti di trasmissione sono in grado di<br />
rispondere a forti sollecitazioni di carico.<br />
CT Meca ha selezionato per questa<br />
categoria la gamma dei Rotex ® ,<br />
BoWex ® e Periflex ® .<br />
SUPPORTI CON BASSI COSTI DI MANUTENZIONE<br />
PER IMPIANTI DI LAVAGGIO VERDURE<br />
L’industria alimentare ha bisogno<br />
di cuscinetti von alti standard: lunga<br />
durata, velocità elevata, condizioni<br />
igieniche restrittive e tenute<br />
efficaci. Senza questi requisiti, gli<br />
impianti alimentari incorrono in<br />
maggiori costi di manutenzione e<br />
tempi morti imprevisti, due fattori<br />
che incidono sulla redditività. Per<br />
superare questi problemi, sempre<br />
più impianti di lavorazione di verdure<br />
stanno riconoscendo nella<br />
serie Life-Lube ® di NSK la scelta<br />
ottimale per applicazioni gravose<br />
come gli impianti di lavaggio.<br />
I supporti Life-Lube sono caratterizzati<br />
dal’alloggiamento in poliestere<br />
termoplastico (PBT) che offre<br />
resistenza alla corrosione ed elimina<br />
il rischio di contaminazione da<br />
superfici verniciate o rivestite.<br />
L’alloggiamento è dotato anche di<br />
tenute in gomma nitrilica per prevenire<br />
l’ingresso di sostanze contaminanti<br />
e acqua/detergenti chimici<br />
utilizzati nelle frequenti<br />
operazioni di lavaggio. Rispetto ai<br />
normali cuscinetti, i supporti Life-<br />
Lube consentono di ridurre o persino<br />
azzerare i costi annuali di<br />
manutenzione e tempi morti.<br />
L’inserto in acciaio inox della serie<br />
Life-Lube è dotato di Molded-Oil,<br />
un sistema proprietario di NSK che<br />
contiene olio lubrificante e resina<br />
poliolefinica sufficienti per tutta la<br />
vita del supporto, cosicché non è<br />
richiesta alcuna rilubrificazione e si<br />
riducono i costi di manutenzione.<br />
Fra gli impianti alimentari che beneficiano<br />
dell’utilizzo dei supporti<br />
Life-Lube, uno riguarda un’azienda<br />
di primo piano nella lavorazione<br />
di verdure. La fabbrica registrava<br />
frequenti cedimenti dei<br />
cuscinetti installati su una linea ad<br />
alta capacità per il lavaggio <strong>delle</strong><br />
carote, con tempi morti e perdite<br />
di produzione notevoli. L’azienda<br />
doveva sostituire i cuscinetti ogni<br />
sei settimane.<br />
NSK ha analizzato i cuscinetti guasti<br />
ed esaminato l’applicazione<br />
nell’ambito del Programma a<br />
Valore Aggiunto AIP. In particolare,<br />
NSK ha effettuato la mappatura<br />
del processo di lavaggio <strong>delle</strong> carote,<br />
individuando le aree problematiche<br />
per i cuscinetti.<br />
L’analisi ha rivelato che l’ingresso<br />
di particelle contaminanti dure e<br />
liquidi di lavaggio riduceva drasticamente<br />
la durata dei cuscinetti.<br />
In effetti, il lubrificante dei cuscinetti<br />
standard fuoriusciva, portando<br />
al cedimento prematuro.<br />
Il team di esperti di NSK ha raccomandato<br />
i supporti Life-Lube con<br />
inserti Molded-Oil, effettuando<br />
successivamente una prova che<br />
ha confermato un notevole incremento<br />
della durata dei supporti.<br />
Dopo un anno di esercizio non si<br />
erano ancora verificati guasti.<br />
L’azienda di lavorazione di verdure<br />
sta beneficiando ora di importanti<br />
risparmi annui, grazie a una<br />
riduzione dei tempi morti e della<br />
manutenzione e a un aumento<br />
della produttività. Ottimali per<br />
tutte le attività in cui è inevitabile<br />
il contatto con fluidi di processo,<br />
i supporti Life-Lube di NSK sono<br />
disponibili con diametro del foro<br />
da 20 a 40 mm. Per garantire la<br />
flessibilità in progettazione, sono<br />
disponibili diverse tipologie di alloggiamenti:<br />
a due bulloni, a<br />
quattro bulloni, supporto ritto e<br />
gruppo tenditore.<br />
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33<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
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strumentazione<br />
I più recenti<br />
trasmettitori radar<br />
non contattivi di<br />
Emerson sono<br />
stati progettati per<br />
soddisfare gli esigenti<br />
requisiti dell’industria<br />
alimentare e <strong>delle</strong><br />
bevande e forniscono<br />
ai produttori una<br />
soluzione di misura<br />
di livello compatta,<br />
conveniente<br />
e accurata.<br />
di Felix<br />
Johansson,<br />
ingegnere<br />
di soluzioni<br />
per le attività<br />
di livello radar<br />
di Emerson<br />
L’ACCURATEZZA DELLA<br />
TECNOLOGIA RADAR<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
34<br />
Per i produttori di alimenti e bevande, la capacità di misurare<br />
in modo accurato e affidabile il livello dei materiali<br />
nei serbatoi di stoccaggio e nei serbatoi di processo è<br />
essenziale, in quanto contribuisce a ridurre le perdite di<br />
prodotto e massimizzare la capacità produttiva ottimizzando<br />
l’utilizzo dei serbatoi e la gestione dell’inventario.<br />
Tuttavia, nella decisione di quale tecnologia di misura di<br />
livello scegliere per un’applicazione specifica, i produttori<br />
devono considerare determinati criteri fondamentali.<br />
I dispositivi di misura di livello devono naturalmente essere<br />
conformi ai rigorosi standard di igiene e sicurezza alimentare<br />
del settore. Per ridurre al minimo la complessità,<br />
devono essere molto facili da installare e integrarsi in un<br />
sistema di automazione nuovo o già esistente, devono<br />
inoltre essere compatibili con le condizioni del processo e<br />
la configurazione del serbatoio per l’applicazione in questione.<br />
LE TECNOLOGIE A DISPOSIZIONE<br />
A seconda <strong>delle</strong> condizioni del processo e del contenuto<br />
del serbatoio, si può usare un certo numero di tecnologie<br />
diverse per fornire una misura di livello continua o un<br />
rilevamento di soglia negli impianti di produzione di alimenti<br />
e bevande. Queste includono: trasmettitori radar<br />
a onda guidata, trasmettitori di pressione differenziale,<br />
trasmettitori a ultrasuoni, celle di carico, interruttori capacitivi<br />
e commutatori a forca vibrante. Tuttavia, i trasmettitori<br />
radar non contattivi rispondono al meglio alle<br />
esigenze del settore per l’accuratezza della misura, assicurando<br />
al contempo agli utenti numerosi altri vantaggi.<br />
In primo luogo, questi dispositivi sono montati in alto, ciò<br />
riduce il rischio di perdite di prodotto dovute a fuoriuscite,<br />
e sono estremamente precisi, con misure non influenzate<br />
da condizioni del processo quali densità, viscosità, conduttività,<br />
rivestimento, corrosività, vapori e variazioni di<br />
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strumentazione<br />
DESIGN COMPATTO<br />
L’ingombro ridotto ha rappresentato<br />
una considerazione importante nella<br />
progettazione del più recente trasmettitore<br />
radar non contattivo.<br />
Sebbene sia improbabile che applicazioni<br />
di petrolio e gas abbiano esigenze<br />
in termini di spazio occupato<br />
dalla tecnologia di misura di livello,<br />
lo stesso non vale per il settore alimentare<br />
e <strong>delle</strong> bevande. In questo<br />
caso, gli skid sono dotati di configurazioni<br />
di tubazioni molto strette, che<br />
rendono difficile l’installazione di<br />
dispositivi di grandi dimensioni o ingombranti.<br />
Il nuovo trasmettitore è<br />
in grado di risolvere questa problematica,<br />
in quanto, piuttosto che avere<br />
una scheda di circuito separata,<br />
utilizza una tecnologia a onda continua<br />
modulata con frequenza di 80<br />
GHz su un unico chip elettronico con<br />
algoritmi smart incorporati. Ciò conpressione<br />
e temperatura. Inoltre, il<br />
fatto che non siano a contatto con il<br />
materiale che viene misurato elimina<br />
la possibilità di contaminazione e<br />
contribuisce a ridurre la manutenzione<br />
e a mantenere l’affidabilità a lungo<br />
termine.<br />
Nonostante questi significativi vantaggi,<br />
i trasmettitori radar non contattivi<br />
sono stati spesso considerati<br />
troppo grandi e costosi per l’uso nella<br />
produzione di alimenti e bevande,<br />
inoltre alcuni non dispongono di una<br />
gamma completa di certificazioni<br />
igieniche e connessioni al processo.<br />
Sono state invece frequentemente<br />
applicati all’interno del settore petrolifero,<br />
del gas e petrolchimico, dove<br />
l’affidabilità e la misura di livello precisa<br />
in applicazioni critiche per la sicurezza<br />
sono essenziali.<br />
Tuttavia, il più recente trasmettitore<br />
radar non contattivo di Emerson è<br />
stato progettato specificamente per<br />
fornire misure di livello continue altamente<br />
accurate in applicazioni per<br />
il settore alimentare. Questo dispositivo<br />
soddisfa i severi requisiti igienici<br />
del settore e offre ai produttori<br />
una soluzione compatta e conveniente<br />
che include una serie di rilevanti<br />
vantaggi.<br />
SICUREZZA ALIMENTARE<br />
La riduzione del rischio di contaminazione<br />
nei processi di produzione di<br />
alimenti e bevande è fondamentale.<br />
Il nuovo trasmettitore radar non contattivo<br />
è stato progettato in modo<br />
che le sue prestazioni non siano influenzate<br />
durante i processi clean-inplace<br />
(CIP) e steam-in-place (SIP) del<br />
serbatoio. Un’antenna igienica è a<br />
filo con la connessione al processo e<br />
il suo design è dotato di una tenuta<br />
anti-goccia che garantisce la rimozione<br />
dei residui del processo durante<br />
CIP e SIP ed è a prova di condensa e<br />
accumulo. I trasmettitori dispongono<br />
inoltre di una vasta gamma di connessioni<br />
al processo igieniche che si<br />
adattano alla maggior parte <strong>delle</strong><br />
comuni connessioni al serbatoio e di-<br />
mensioni del serbatoio.<br />
Oltre ai loro processi di pulizia dei serbatoi,<br />
molti produttori mantengono<br />
elevati standard sanitari, lavando l’esterno<br />
dei serbatoi con prodotti chimici<br />
schiumogeni e/o acqua ad alta<br />
pressione e ad alta temperatura. Il<br />
design del nuovo trasmettitore radar<br />
non contattivo consente di resistere<br />
a lavaggi ad alta pressione e temperatura,<br />
ed è dotato di una gamma<br />
completa di certificazioni igieniche,<br />
che consentono di rispettare gli standard<br />
di sicurezza alimentare di qualsiasi<br />
struttura. È dotato di una custodia<br />
in acciaio inossidabile sigillata,<br />
lucidata, con grado di protezione<br />
IP69, che presenta fessure minime.<br />
Ciò consente lo scarico di acqua e<br />
sedimenti dalla sua struttura, riducendo<br />
il rischio di crescita batterica.<br />
MISURE PIÙ ACCURATE<br />
I trasmettitori radar usano segnali riflessi,<br />
noti anche come echi, per eseguire<br />
misure di livello. Questo recente<br />
Essere in grado<br />
di misurare in<br />
modo accurato e<br />
affidabile il livello<br />
del prodotto<br />
nei serbatoi è<br />
essenziale per<br />
i produttori di<br />
alimenti e bevande<br />
trasmettitore radar non contattivo<br />
utilizza la tecnologia Fast sweep per<br />
fornire un’eco continua riflessa dalla<br />
superficie del prodotto, consentendo<br />
di raccogliere fino a 40 volte più informazioni<br />
rispetto ai dispositivi precedenti.<br />
Questa caratteristica la rende<br />
la tecnologia di misura di livello più<br />
veloce disponibile, offrendo una misura<br />
precisa e affidabile che consente<br />
agli utenti di ridurre la perdita di prodotto<br />
e aumentare la capacità produttiva.<br />
UTILIZZO DEL SERBATOIO<br />
OTTIMIZZATO<br />
Una sfida cruciale per i produttori di<br />
alimenti e bevande consiste nel massimizzare<br />
l’utilizzo dei serbatoi, in<br />
modo tale da stare al passo con la<br />
richiesta dei clienti e aumentare i ricavi.<br />
Questo recente trasmettitore<br />
radar non contattivo è stato progettato<br />
per eseguire misure di livello accurate<br />
fino alla sommità del serbatoio,<br />
senza zone morte, consentendo<br />
perciò l’utilizzo ottimizzato dei serbatoi<br />
e garantendo al contempo che il<br />
serbatoio non sia troppo pieno.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
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35<br />
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strumentazione<br />
sente che il dispositivo sia molto più<br />
compatto, fornendo dunque una<br />
soluzione ideale per i serbatoi di piccole<br />
dimensioni spesso utilizzati nella<br />
produzione di alimenti e bevande.<br />
Il trasmettitore ha inoltre un effetto<br />
positivo sull’ambiente, grazie all’utilizzo<br />
di un minor numero di componenti<br />
elettronici. La tecnologia a unico<br />
chip permette una messa a fuoco<br />
Rosemount<br />
1408H è un<br />
trasmettitore di<br />
livello radar non<br />
contattivo che è<br />
stato progettato<br />
specificamente<br />
per l’industria<br />
food&beverage<br />
eccezionale del fascio radar che, assieme<br />
agli algoritmi smart, consente<br />
una maggiore precisione di misura<br />
anche quando i serbatoi contengono<br />
oggetti quali gli agitatori.<br />
FACILITÀ DI INTEGRAZIONE<br />
La riduzione nella complessità del design<br />
rappresenta un obiettivo importante<br />
per i produttori di alimenti e<br />
bevande e la strumentazione deve<br />
essere facile da integrare con qualsiasi<br />
sistema di automazione.<br />
Per conseguire tale obiettivo, questo<br />
dispositivo rappresenta il primo trasmettitore<br />
radar non contattivo con<br />
connettività IO-link. Oltre alla comunicazione<br />
digitale ad alta velocità IO-<br />
Link, il trasmettitore fornisce sia i<br />
convenzionali 4-20 milliampere che<br />
le uscite di commutazione. Per ridurre<br />
ulteriormente la complessità e assicurare<br />
un funzionamento senza<br />
problemi, gli strumenti di configurazione<br />
del software consentono al dispositivo<br />
di essere collegato e configurato<br />
online o offline, con interfacce<br />
grafiche di facile utilizzo che riducono<br />
i tempi di messa in servizio, ottimizzando<br />
i processi di sostituzione del<br />
dispositivo e registrando digitalmente<br />
le impostazioni dei parametri.<br />
CONCLUSIONI<br />
Abbinando le elevate prestazioni e<br />
l’affidabilità di un dispositivo radar<br />
non contattivo, normalmente implementato<br />
nel settore petrolifero e del<br />
gas, a un design igienico compatto<br />
e una semplice connettività grazie<br />
alle comunicazioni IO-Link, i produttori<br />
di alimenti e bevande dispongono<br />
ora della soluzione ideale per le<br />
applicazioni di misura di livello più<br />
esigenti. L’implementazione di questi<br />
trasmettitori è semplice e può<br />
comportare una serie di importanti<br />
vantaggi. Questi includono: aumento<br />
della sicurezza alimentare e della<br />
qualità del prodotto, riduzione della<br />
perdita di prodotto e maggiore capacità<br />
produttiva grazie all’utilizzo<br />
dei serbatoi e alla gestione dell’inventario<br />
ottimizzati.<br />
Per ulteriori informazioni: Emerson.<br />
com/Rosemount1408H.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
LETTORI DI CODICI IN RETE ULTRA-COMPATTI<br />
AD ALTA RISOLUZIONE<br />
Omron ha lanciato l’innovativo lettore di codici<br />
a barre V440-F per aiutare i produttori a<br />
raggiungere volumi elevati e alte velocità di<br />
lettura dei codici più piccoli e a raggiungere<br />
obiettivi di tracciabilità, come la sicurezza della<br />
supply chain e l’ottimizzazione dell’OEE.<br />
La serie compatta V440-F offre elevata precisione<br />
e flessibilità di configurazione combinando<br />
la tecnologia avanzata di lettura di<br />
codici Omron Microscan Systems e la tecnologia<br />
di acquisizione <strong>delle</strong> immagini di Omron<br />
Sentech, entrambe entrate a far parte del<br />
gruppo Omron nel 2017.<br />
Il modello V440-F è un lettore di codici a barre<br />
ad alta risoluzione configurabile sul campo<br />
che legge decine di codici a barre miniaturizzati<br />
contemporaneamente per le applicazioni<br />
in cui più prodotti con codice a barre si trovano<br />
nel campo visivo. Questo lettore di codici compatto<br />
e altamente flessibile può anche essere<br />
configurato per leggere a lunga distanza, per<br />
trovare più codici in un’ampia area o su parti<br />
in movimento ad alta velocità. Queste opzioni<br />
di configurazione lo rendono ideale per la lettura<br />
di uno o più codici durante l’imballaggio<br />
del prodotto o in un’operazione di assemblaggio<br />
in cui il lettore di codici si trova al di fuori<br />
dell’area di lavoro dell’operatore.<br />
L’interfaccia utente WebLink, intuitiva e<br />
comprovata, offre una facile configurazione<br />
e ottimizzazione <strong>delle</strong> applicazioni, mentre<br />
gli algoritmi di decodifica avanzati contribuiscono<br />
a garantire prestazioni di lettura affidabili<br />
indipendentemente dal tipo di superficie<br />
(comprese le superfici trasparenti e<br />
riflettenti). Power over Ethernet (PoE) e la<br />
connettività ai sistemi di automazione tramite<br />
Ethernet/IP e Profinet consentono una connettività<br />
affidabile alle reti di automazione.<br />
Le caratteristiche principali del lettore di codici<br />
a barre includono un sensore Global Shutter<br />
con risoluzione da 5 MP, un processore dual<br />
core che supporta una velocità di acquisizione<br />
<strong>delle</strong> immagini di 35 fps e opzioni di lenti<br />
C-Mount che consentono l’uso di lenti per<br />
area ampia, a lunga distanza, macro e telecentriche.<br />
I kit di luci coassiali a spot e ad anello,<br />
insieme a una varietà di cavi e staffe, facilitano<br />
l’installazione di un sistema completo di lettura<br />
dei codici.<br />
36<br />
www.interprogettied.com<br />
34_36_articolo emerson.indd 36 15/02/22 17:09
packaging<br />
NEL <strong>2022</strong> AUMENTERÀ IL RICICLO DEGLI IMBALLAGGI<br />
È stato pubblicato il “Piano Specifico di Prevenzione e<br />
Gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio”<br />
contenente le previsioni di riciclo e recupero dei rifiuti di<br />
imballaggio per il biennio 2021-<strong>2022</strong>.<br />
Il Piano Specifico (o PSP) è redatto da CONAI – consorzio<br />
Nazionale Imballaggi – come richiesto dall’art. 225, comma<br />
3 del Testo Unico Ambientale. Ha l’obiettivo di fornire<br />
una panoramica sia <strong>delle</strong> attività svolte sia dei risultati<br />
attesi nel comparto della gestione degli imballaggi e dei<br />
rifiuti di imballaggio, con il biennio come orizzonte.<br />
Il PSP si basa sui documenti istituzionali che, nel mese di<br />
settembre 2021, i Consorzi di Filiera e i Sistemi Autonomi<br />
hanno inviato a CONAI ai sensi della normativa vigente.<br />
Secondo il rapporto, dopo questi anni di crisi e la successiva<br />
ripresa dell’immesso al consumo, è in corso una<br />
rinnovata vitalità sul fronte del riciclo complessivo che<br />
cresce a ritmi più sostenuti dell’immesso al consumo. In<br />
particolare i dati del 2021 si sono rilevati migliori dell’anno<br />
precedente.<br />
Anche per il <strong>2022</strong> si prevedono miglioramenti rispetto<br />
al 2021: un +3,5 % di imballaggi immessi al consumo<br />
(14,2 milioni di tonnellate); +5,7% di rifiuti di imballaggio<br />
arrivati a riciclo (10,6 milioni di tonnellate); +5,7%<br />
di conferimenti (5,6 milioni di tonnellate).<br />
NESTLÉ INVESTE NELLE CONFEZIONI SOSTENIBILI<br />
Il Gruppo Nestlé porta avanti i<br />
suoi impegni per la sostenibilità<br />
degli imballaggi in Italia con<br />
un investimento di 5 milioni di<br />
euro nel fondo italiano di venture<br />
capital Eureka! Fund, gestito<br />
da Eureka! Venture SGR.<br />
Questo investimento intende<br />
accelerare la ricerca per facilitare<br />
l’introduzione di soluzioni di<br />
imballaggio innovative; migliorare<br />
la qualità dei processi di<br />
raccolta e riciclo; aumentare<br />
l’adozione di plastica riciclata<br />
ad uso alimentare. La cifra<br />
investita è parte del fondo da<br />
250 milioni di CHF stanziato<br />
nel 2020 a livello globale dal<br />
Gruppo Nestlé per dare un impulso<br />
alla sostenibilità degli<br />
imballaggi e migliorare i sistemi<br />
di riciclo.<br />
“Eureka! Fund I - Technology<br />
Transfer” è un fondo specializzato<br />
nel trasferimento tecnologico<br />
che si focalizza su investimenti<br />
in Advanced Materials e<br />
più in generale in applicazioni<br />
e tecnologie riconducibili alla<br />
Scienza ed Ingegneria dei<br />
Materiali. Il Fondo investe prevalentemente<br />
nelle prime fasi<br />
di sviluppo di iniziative basate<br />
su tecnologie con alta potenzialità<br />
di mercato proposte da<br />
team di eccellenza o da startup<br />
collegate con le principali<br />
Università e Centri di Ricerca<br />
Scientifica del Paese.<br />
Questo investimento intende<br />
supportare gli sforzi di Nestlé<br />
per rendere il 100% dei propri<br />
imballaggi riciclabili o riutilizzabili<br />
entro il 2025 e per ridurre di<br />
1/3 l’uso di plastica vergine nello<br />
stesso periodo di tempo.<br />
In Italia sono stati già ottenuti<br />
risultati significativi, con<br />
il 97% di tutti gli imballaggi<br />
prodotti da Nestlé in Italia<br />
che è riciclabile. L’azienda continuerà<br />
il suo percorso verso un<br />
futuro senza sprechi, sfruttando<br />
la sua esperienza guidata<br />
dal Nestlé Institute of<br />
Packaging Sciences di Losanna,<br />
in Svizzera, in collaborazione<br />
con gli stakeholder in Italia.<br />
La collaborazione tra Nestlé e il<br />
fondo Eureka! si concentrerà<br />
sulla ricerca di tecnologie e soluzioni<br />
in alcune aree cruciali<br />
della strategia di sostenibilità<br />
del Gruppo, come l’innovazione<br />
di packaging, l’incremento<br />
nell’adozione di plastica riciclata<br />
ad uso alimentare e lo sviluppo<br />
di tecnologie che possano<br />
rendere più efficace lo smistamento<br />
e la raccolta dei materiali,<br />
impattando positivamente<br />
su qualità e quantità dei processi<br />
di riciclo.<br />
“Siamo orgogliosi di essere entrati<br />
a far parte del fondo<br />
Eureka!, che si distingue per la<br />
serietà dei progetti e la solidità<br />
dei suoi anchor investor. Sono<br />
certo che la collaborazione porterà<br />
a importanti risultati”, ha<br />
commentato Marco Travaglia,<br />
presidente e amministratore<br />
delegato gruppo Nestlé Italia e<br />
Malta. “Il nostro ingresso nel<br />
fondo Eureka! ci consentirà di<br />
lavorare insieme per trovare<br />
soluzioni di packaging innovative,<br />
finalizzate a favorire anche<br />
in Italia l’introduzione di plastica<br />
riciclata ad uso alimentare<br />
e per migliorare la qualità dei<br />
processi di raccolta e riciclo”.<br />
“Una sfida che abbiamo cercato<br />
ed accettato fin da subito,<br />
certi del grande valore ed interesse<br />
reciproco nel siglare questa<br />
partnership. Un incredibile<br />
lavoro di squadra da entrambe<br />
le parti con un unico fine, quello<br />
di creare le condizioni per<br />
accelerare i processi di trasferimento<br />
tecnologico e riuscire a<br />
portare sul mercato soluzioni<br />
capaci di rispondere alle grandi<br />
sfide mondiali”, aggiunge<br />
Anna Amati, Co-founder &<br />
General Partner di Eureka!<br />
Venture SGR.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
www.interprogettied.com<br />
37<br />
37_37_news packaging.indd 37 15/02/22 17:12
packaging<br />
Le associazioni Unione<br />
Italiana Food, Giflex<br />
e Ucima hanno siglato<br />
un protocollo d’intesa<br />
che ha l’obiettivo<br />
iniziale di recuperare<br />
e riciclare circa 50.000<br />
tonnellate di materie<br />
plastiche da destinare<br />
al riutilizzo.<br />
UNA NUOVA VITA PER GLI IMBALLAGGI<br />
FLESSIBILI IN PLASTICA<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
In alto: linee<br />
di produzione<br />
di imballaggi<br />
flessibili<br />
Ogni anno, in Italia, vanno sul mercato circa 180.000<br />
tonnellate di imballaggi flessibili, di cui l’80% destinati a<br />
protezione, conservazione, trasporto e commercializzazione<br />
di prodotti alimentari. Gli imballaggi flessibili, composti<br />
in prevalenza da materie plastiche, sono molto usati<br />
dall’industria alimentare, che li sceglie per il 50% dei<br />
suoi imballaggi. In termini di impatto ecologico, parliamo<br />
di un materiale molto sostenibile, visto che il 70% degli<br />
imballaggi flessibili è riciclabile, sebbene l’effettivo invio<br />
al riciclo sia condizionato da alcuni limiti legislativi e tecnologici<br />
(legati alla composizione stessa degli imballaggi<br />
flessibili, per lo più multistrato e/o multimateriale). Il tema<br />
dell’effettivo avvio a riciclo di questo materiale è di particolare<br />
rilievo per la nostra economia, sia perché gli imballaggi<br />
flessibili sono molto usati dal nostro settore agroalimentare<br />
(perché con la sua leggerezza ed efficienza<br />
permette, con poca materia prima, di garantire l’igiene<br />
del prodotto imballato, la sicurezza del consumatore e<br />
offrire le proprietà tecnologiche richieste dal mercato), sia<br />
perché l’Italia è tra i leader europei nella produzione di<br />
macchinari per la realizzazione di imballaggi flessibili e per<br />
il packaging (mercato che fattura complessivamente oltre<br />
11 miliardi di euro). Proprio per non disperdere una risorsa<br />
così importante come gli imballaggi flessibili e dare un<br />
contributo concreto all’ambiente, il vicepresidente di<br />
Unione Italiana Food Paolo Barilla, il presidente di Giflex<br />
Alberto Palaveri e il vicepresidente di Ucima Riccardo<br />
Cavanna hanno firmato un Protocollo d’intesa che sancisce<br />
una collaborazione unica nel suo genere fra le tre<br />
associazioni. L’accordo è stato siglato alla presenza del<br />
ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e<br />
del sottosegretario al ministero della Transizione ecologica<br />
Vannia Gava.<br />
Con la sigla di questo protocollo, le associazioni si sono<br />
impegnate ad organizzare al più presto un primo tavolo<br />
di lavoro tecnico, con membri di altissimo profilo provenienti<br />
dalla filiera, per analizzare i problemi che ostacolano<br />
la sostenibilità e riciclabilità degli imballaggi flessibili<br />
ed elaborare possibili soluzioni. Al tavolo saranno coinvolti<br />
anche i funzionari del Ministero dello Sviluppo economico<br />
(Mise), del Ministero della Transizione ecologica<br />
(Mite), del Consorzio nazionale imballaggi (Conai) e del<br />
Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero<br />
degli imballaggi in plastica (Corepla).<br />
Le sinergie frutto del protocollo d’intesa saranno poi alla<br />
base della costituzione di una serie di gruppi di lavoro che<br />
38<br />
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packaging<br />
si occuperanno, tra le altre cose, di<br />
verificare quali interventi tecnologici<br />
possano essere operati sulle linee di<br />
produzione di packaging e su quelle<br />
confezionatrici per rendere possibile<br />
l’utilizzo di nuovi materiali e di studiare<br />
soluzioni tecnologiche per migliorare<br />
i sistemi automatici di selezione<br />
e pretrattamento dei rifiuti di imballaggi<br />
in plastica ed evitare che vengano<br />
inviati in discarica o all’incenerimento.<br />
Ipotizzando, come target di<br />
partenza, un recupero e riciclo del<br />
50% di imballaggi flessibili raccolti,<br />
un primo obiettivo sarà quello di recuperare<br />
circa 50.000 tonnellate di<br />
materie plastiche da destinare ad una<br />
seconda vita.<br />
ALCUNI OSTACOLI TECNICI<br />
AL RICICLO DEGLI<br />
IMBALLAGGI FLESSIBILI<br />
L’effettivo avvio a riciclo degli imballaggi<br />
flessibili, anche alla luce dell’ampio<br />
utilizzo che se ne fa, rappresenta<br />
una sfida che impegna tutti gli attori<br />
in campo e in particolare tre comparti<br />
che, nel complesso, sviluppano un<br />
fatturato di oltre 50 miliardi di euro:<br />
dai produttori di macchinari per la<br />
realizzazione di questo imballaggio<br />
alle aziende produttrici di imballaggi<br />
flessibili, fino al settore alimentare<br />
che ne è uno dei principali utilizzatori.<br />
Sebbene il 70% degli imballaggi<br />
flessibili sia riciclabile, alcuni ostacoli<br />
tecnici, comuni anche ad altri materiali<br />
plastici, ne impediscono l’effettivo<br />
avvio a riciclo. Le tecnologie che<br />
selezionano i diversi imballaggi plastici,<br />
ad esempio, presentano limiti nel<br />
riconoscimento dei materiali di cui<br />
sono composti, sia per le dimensioni<br />
degli imballi stessi che per alcune caratteristiche,<br />
come la metallizzazione<br />
dei film. Questo fa sì che anche gli<br />
imballi 100% riciclabili non vengano<br />
di fatto riciclati: in Italia oltre il 50%<br />
dei materiali plastici (inclusi gli imballaggi<br />
flessibili) viene raccolto come<br />
“rifiuti plastici misti”, ma non tutto<br />
può essere recuperato e di conseguenza<br />
viene inviato in discarica o<br />
all’incenerimento.<br />
Affinché gli imballaggi flessibili possano<br />
passare da “riciclabili” a “riciclati”<br />
sarà necessario, inoltre, risolvere<br />
alcuni aspetti: in primo luogo la ricerca<br />
di mercati di sbocco alternativi<br />
all’alimentare, visto che, con rare eccezioni,<br />
la legge impedisce di usare<br />
plastica riciclata negli imballaggi destinati<br />
agli alimenti. C’è poi un tema<br />
di gestione dell’imballaggio flessibile<br />
post-consumo da parte dei Comuni<br />
che, nonostante la riciclabilità, chie-<br />
Il momento della<br />
firma del protocollo<br />
d’intesa. Da<br />
sinistra: il ministro<br />
dello Sviluppo<br />
economico<br />
Giancarlo<br />
Giorgetti, il<br />
presidente di Giflex<br />
Alberto Palaveri,<br />
il sottosegretario<br />
al Ministero<br />
della Transizione<br />
ecologica<br />
Vannia Gava, il<br />
vicepresidente di<br />
Unione Italiana<br />
Food Paolo Barilla<br />
e il vicepresidente<br />
di Ucima Riccardo<br />
Cavanna<br />
dono di conferire i film plastici nella<br />
frazione indifferenziata. Infine, c’è la<br />
grande questione <strong>delle</strong> tecnologie e<br />
della ricerca: trovare materiali sostitutivi<br />
o riconvertire strumenti e macchinari<br />
sono operazioni gravose dal punto<br />
di vista economico e soprattutto<br />
non sempre sono strade tecnicamente<br />
percorribili.<br />
Secondo il Piano per l’economia circolare<br />
dell’Unione Europea, entro il<br />
2025 il 50% degli imballaggi plastici<br />
dovrà essere riciclabile, mentre entro<br />
il 2030 tutti gli imballaggi sul mercato<br />
dell’UE dovranno essere riutilizzabili<br />
o riciclabili in modo economicamente<br />
sostenibile. L’accordo tra<br />
Unione Italiana Food, Giflex e Ucima<br />
si profila, dunque, come un tentativo<br />
unico nel suo genere. Lo scopo è<br />
mettere a sistema competenze e conoscenze<br />
per il raggiungimento degli<br />
obiettivi globali ed europei di riduzione<br />
<strong>delle</strong> emissioni e diffondere soluzioni<br />
di economia circolare capaci di<br />
garantire il consolidamento di un sistema<br />
alimentare equo, sano e rispettoso<br />
dell’ambiente.<br />
www.interprogettied.com<br />
39<br />
38_40_art_imballaggi flessibili.indd 39 15/02/22 17:19
packaging<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
“Le aziende alimentari sono da sempre<br />
impegnate a produrre alimenti<br />
buoni, sani, sicuri e accessibili, e il<br />
confezionamento è stato un aspetto<br />
fondamentale per la distribuzione del<br />
cibo su larga scala”, commenta.<br />
Paolo Barilla, vicepresidente di<br />
Unione Italiana Food. “Il Protocollo<br />
sugli imballaggi per noi è lo strumento<br />
più efficace per raggiungere risultati<br />
significativi e riteniamo che una<br />
tassazione sui film plastici, materiali<br />
recuperabili e riutilizzabili, sia incoerente<br />
e inefficace”.<br />
“Un prodotto su due in un supermercato<br />
è un packaging flessibile”, dichiara<br />
Alberto Palaveri, presidente di<br />
Giflex. “E lo si realizza con poco materiale<br />
(1/6 del totale sul mercato), un<br />
alleato ideale per la lotta al Climate<br />
Change. Materiali e imballaggi di<br />
nuova generazione sono già allo studio<br />
ma il pack del futuro sarà il risultato<br />
di un lavoro di filiera e di ascolto<br />
perché la sfida è culturale ed organizzativa,<br />
non solo tecnologica. Per questo<br />
chiediamo alle Istituzioni di sedere<br />
allo stesso tavolo, per condividere<br />
una chiara definizione di sostenibilità<br />
del packaging e obiettivi realmente<br />
misurabili. Non politiche punitive o<br />
scelte di consenso ma interventi per<br />
portare valore all’intera Supply<br />
Chain”.<br />
Riccardo Cavanna, vicepresidente di<br />
Ucima, spiega che “la sostenibilità è<br />
un obiettivo che viaggia su filiera<br />
lunga, dalla produzione agroalimentare<br />
alle nostre case e la filiera del<br />
packaging Made in Italy, in quanto<br />
leader mondiale e antesignana nello<br />
sviluppo di soluzioni sostenibili, ha<br />
tutte le caratteristiche per ambire a<br />
essere il motore e la guida di una<br />
trasformazione verde di materiali e<br />
tecnologie di confezionamento su<br />
scala internazionale”. “Tutti i più<br />
importanti players stanno lavorando<br />
al fine di fornire approcci e soluzioni<br />
sempre più sostenibili”, continua<br />
Cavanna. “Alcune sono già sul mercato,<br />
altre sono in fase di studio e<br />
verranno presentate tra qualche<br />
Paolo Barilla (Unione Italiana<br />
Food): “Il Protocollo sugli<br />
imballaggi per noi è lo<br />
strumento più efficace per<br />
raggiungere risultati significativi<br />
e riteniamo che una tassazione<br />
sui film plastici, materiali<br />
recuperabili e riutilizzabili, sia<br />
incoerente e inefficace”<br />
anno. Ucima ha voluto fortemente<br />
questo accordo per dare un’impronta<br />
comune ai diversi player della filiera”.<br />
Per Giorgetti “è un progetto che approccia<br />
in maniera corretta la sfida<br />
della sostenibilità ambientale <strong>delle</strong><br />
nostre aziende e che si pone nella<br />
giusta traiettoria del Pnrr”.<br />
“Con il Protocollo d’Intesa si apre un<br />
tavolo che coinvolgerà specialisti e<br />
tecnici cui chiederemo di proporre<br />
soluzioni per innovare le linee di produzione<br />
di packaging adeguandole<br />
ai nuovi materiali sostenibili, adeguare<br />
le macchine confezionatrici dell’industria<br />
alimentare ai nuovi materiali,<br />
creare un mercato per le materie prime<br />
seconde incentivando il riciclo<br />
Alberto Palaveri (Giflex):<br />
“L’industria Italiana del<br />
packaging, che è leader<br />
nel mondo per innovazione<br />
e tecnologia, è pronta<br />
ad affrontare le sfide<br />
dell’European Green Deal,<br />
ma l’obiettivo dovrà essere<br />
chiaro”<br />
Riccardo Cavanna<br />
(Ucima): “La filiera<br />
del packaging Made<br />
in Italy ha tutte le<br />
caratteristiche per<br />
diventare il motore<br />
e la guida di una<br />
trasformazione<br />
verde di materiali<br />
e tecnologie di<br />
confezionamento<br />
su scala<br />
internazionale”<br />
degli imballaggi e la circolarità dei<br />
materiali”, conclude Vannia Gava,<br />
sottosegretario al Ministero della<br />
Transizione ecologica.<br />
PACKAGING FLESSIBILE:<br />
IL PIÙ USATO DALL’INDUSTRIA<br />
ALIMENTARE<br />
L’imballaggio flessibile è un imballo<br />
sottile, generalmente stampato, formato<br />
da film (polimeri, carta, cellulosa<br />
rigenerata, foglia di alluminio) usati da<br />
soli o in combinazione per imballaggi<br />
primari e/o secondari destinati per oltre<br />
il 90% a contenere prodotti alimentari,<br />
prodotti farmaceutici e per<br />
l’igiene personale, la detergenza domestica,<br />
il pet food, ecc.<br />
In Europa il flessibile è l’imballo più usato<br />
nel settore alimentare (oltre il 40%<br />
<strong>delle</strong> confezioni, bevande escluse),<br />
tuttavia il suo peso rappresenta solo il<br />
10% del peso totale degli imballi alimentari.<br />
A parità di prodotto alimentare<br />
imballato, infatti, l’imballaggio<br />
flessibile è il più leggero ed efficiente.<br />
Ciò permette con poca materia prima<br />
di garantire l’igiene del prodotto imballato,<br />
la sicurezza del consumatore e di<br />
offrire le proprietà tecnologiche richieste<br />
dal mercato (saldabilità, barriera ai<br />
gas e al vapore, resistenza termica,<br />
proprietà meccaniche ecc.) che i polimeri<br />
biodegradabili e compostabili,<br />
allo stato dell’arte, non sempre riescono<br />
a garantire (usati quindi solo in minima<br />
parte). L’imballaggio flessibile,<br />
inoltre, ha dei vantaggi logistici che si<br />
trasformano in vantaggi per l’ambiente:<br />
più il packaging del prodotto è leggero<br />
e compatto, più è facile ottimizzare<br />
lo spazio di carico e ridurre le<br />
emissioni totali, a parità di quantità di<br />
merce trasportata. È stato stimato, che<br />
se si scegliesse il flessibile per tutti i prodotti<br />
confezionati sarebbe possibile<br />
ogni anno: ridurre di circa l’80% i materiali<br />
da imballaggio consumati; diminuire<br />
di 42 milioni di tonnellate le emissioni<br />
di gas serra (pari al 40% di<br />
quanto prodotto nella città di Londra<br />
nel 2016); risparmiare più di 270 milioni<br />
di m³ di acqua.<br />
40<br />
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packaging<br />
CERTIFICATO “ISCC PLUS“ LO STABILIMENTO<br />
DI GUALA CLOSURES A SPINETTA MARENGO<br />
Primario produttore internazionale di chiusure<br />
speciali per liquori e vini, ha conseguito<br />
la certificazione “International Sustainability<br />
and Carbon Certification (ISCC) Plus” che<br />
permetterà di utilizzare materiali sostenibili<br />
certificati per la produzione <strong>delle</strong> chiusure<br />
prodotte nello stabilimento di Spinetta<br />
Marengo, in provincia di Alessandria.<br />
Il riconoscimento, rilasciato da Bureau<br />
Veritas – società che opera nei servizi di ispezione,<br />
verifica di conformità e certificazione<br />
– permette a Guala Closures di produrre<br />
chiusure “Circular Packaging” e “Bio-<br />
Circular Packaging”, ossia chiusure la cui<br />
sostenibilità è certificata grazie a un sistema<br />
di controllo sull’intera catena di approvvigionamento,<br />
dalle materie prime ai<br />
prodotti finali.<br />
La certificazione ISCC Plus permette<br />
alle aziende di monitorare e dimostrare<br />
la qualità dei propri prodotti<br />
attraverso il controllo dei<br />
requisiti di sostenibilità e tracciabilità<br />
lungo tutta la filiera produttiva.<br />
Un impegno concreto per supportare<br />
le aziende ad agire in modo più<br />
responsabile e sostenere l’economia<br />
circolare, promuovendo una produzione<br />
attenta al profilo ambientale e sociale,<br />
oltre che economico.<br />
L’attestazione riguarda tutte le chiusure prodotte<br />
nel sito di Spinetta Marengo, secondo<br />
un approccio da bilancio di massa, purché<br />
queste contengano una parte fabbricata<br />
con le materie plastiche certificate ISCC Plus<br />
dichiarate nel report di audit.<br />
Da oltre dieci anni, Guala Closures è impegnata<br />
concretamente per promuovere uno<br />
sviluppo sostenibile: dal 2020 il Gruppo<br />
propone una linea di chiusure sostenibili<br />
(Blossom ® Sustainable Closures) progettate<br />
seguendo le linee guide del Gruppo per<br />
l’eco-design per ridurre l’impatto ambientale.<br />
A ciò si affiancano progetti e<br />
partnership creati ad hoc: è il caso, ad<br />
esempio, dell’accordo siglato con<br />
Oceanworks ® che ha permesso al Gruppo<br />
di produrre chiusure realizzate con plastica<br />
riciclata proveniente da ecosistemi<br />
costieri.<br />
BOTTIGLIE IN PET SENZA ETICHETTA FACILI DA RICICLARE<br />
La collaborazione di SIPA con il<br />
gigante del food & beverage<br />
Danone ha portato all’ingegnerizzazione<br />
di una bottiglia label<br />
free. Una bottiglia senza etichetta<br />
è molto più facile e meno<br />
onerosa da riciclare. Questa soluzione,<br />
che va nella direzione di<br />
un’economia circolare concreta<br />
e tangibile, evita che la colla e le<br />
etichette in carta o plastica debbano<br />
essere rimosse dalla bottiglia<br />
durante il lavaggio e lo smistamento,<br />
in modo che il PET<br />
possa raggiungere una purezza<br />
che gli consenta di essere riciclato<br />
con profitto in una nuova<br />
bottiglia.<br />
Tra i vantaggi di uno sviluppo<br />
packaging che non prevede etichette<br />
troviamo in primo luogo<br />
il risparmio sul loro acquisto,<br />
l’immagazzinamento e manipolazione,<br />
e quindi l’incollaggio a<br />
mezzo di appositi macchinari.<br />
Danone ha pensato, infatti, che<br />
valesse la pena provare a creare<br />
una bottiglia che portasse sulla<br />
sua superficie tutte le informazioni<br />
utili al consumatore. Ecco<br />
perché ha collaborato con SIPA<br />
per sviluppare e produrre bottiglie<br />
senza etichetta per l’acqua<br />
di sorgente Żywiec Zdrój in<br />
Polonia. SIPA è stata responsabile<br />
dell’ingegnerizzazione, di<br />
tutta la prototipazione e della<br />
produzione di stampi speciali<br />
per la piattaforma di stiro-soffiaggio<br />
a 12 cavità utilizzata da<br />
Danone. Una bottiglia da 400<br />
ml in edizione limitata per l’acqua<br />
naturale Żywiec Zdrój è<br />
arrivata sul mercato nell’aprile<br />
2021. È un trionfo di design e di<br />
engineering.<br />
Lo sviluppo di questa bottiglia<br />
rPET altamente ecologica ha rappresentato<br />
una sfida formidabile<br />
per SIPA, poiché le informazioni e<br />
la decorazione normalmente presenti<br />
sull’etichetta dovevano essere<br />
integrate nel corpo della<br />
bottiglia. Inoltre, la forma e le dimensioni<br />
della bottiglia sono state<br />
concepite per risparmiare il più<br />
possibile sul pallet al fine di risparmiare<br />
sui costi di trasporto e movimentazione.<br />
Inoltre, la bottiglia<br />
è realizzata al 100% in PET postconsumo,<br />
oltre ad essere nuovamente<br />
riciclabile.<br />
Le superfici <strong>delle</strong> cavità degli<br />
stampi create da SIPA incorporano<br />
una combinazione di rilievi<br />
e bassorilievi – disegni in rilievo<br />
e incassati – che si rispecchiano<br />
nella superficie <strong>delle</strong> bottiglie<br />
finite. L’estrema qualità degli<br />
stampi, insieme alla precisione<br />
nel processo di soffiaggio, è un<br />
presupposto per ottenere dettagli<br />
sulla bottiglia che siano<br />
accattivanti e – per le scritte –<br />
leggibili.<br />
“Un notevole lavoro durante la<br />
prototipazione è andato a garantire<br />
la visibilità dei loghi”, afferma<br />
il responsabile dello sviluppo del<br />
packaging di SIPA. “Questo non<br />
è solo necessario da un punto di<br />
vista estetico, ma anche perché<br />
la legge richiede che le informazioni<br />
relative alla qualità dell’acqua<br />
siano chiaramente visibili<br />
sulla bottiglia”.<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
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approfondimenti<br />
Cresce la rilevanza socioeconomica<br />
dei grani<br />
antichi, non solo per<br />
l’interesse verso i<br />
“vecchi sapori”, ma<br />
anche per i benefici<br />
nutrizionali e salutistici,<br />
come confermano<br />
i dati di mercato.<br />
Non meno importanti<br />
sono la biodiversità e la<br />
sostenibilità legate al loro<br />
ciclo di coltura.<br />
Alessia Cuoco 1 ,<br />
Marco Iannone 2 ,<br />
Rosario<br />
Cavallo 2 , Matteo<br />
d’Amore 1,2 Anna<br />
Angela Barba 1,2,3<br />
GRANI ANTICHI:<br />
LA DIFFUSIONE DELLE COLTIVAZIONI<br />
E IL MERCATO IN ITALIA<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
1<br />
Eng4Life srl;<br />
2<br />
Dipartimento<br />
di Farmacia, Università<br />
degli Studi di Salerno;<br />
3<br />
EST srl<br />
In questo articolo sono presentate note sulla diffusione<br />
della coltivazione dei grani antichi in Italia e sulla crescente<br />
importanza in seno al mercato generale dei grani. Un<br />
successivo contributo, sul prossimo numero di <strong>Tecnologie</strong><br />
<strong>Alimentari</strong>, riguarderà aspetti più tecnologici legati alla<br />
problematica della preservazione post raccolta del patrimonio<br />
nutritivo e sensoriale dei semi dei grani antichi.<br />
UNA DELLE PRIME COLTIVAZIONI<br />
Il grano o frumento è una <strong>delle</strong> coltivazioni più antiche<br />
dell’uomo giunta fino ai giorni nostri. È stato tra le prime<br />
piante ad essere coltivate e la presenza in un determinato<br />
luogo dell’uomo civilizzato e stanziale si identifica primariamente<br />
con la presenza o meno di campi coltivati di<br />
grano. Il grano con i suoi derivati, insieme ad altri cereali<br />
come il riso e farro, occupano un posto privilegiato nella<br />
dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco come<br />
Patrimonio Culturale e Immateriale dell’Umanità. Con<br />
frutta e ortaggi formano la base della piramide alimentare<br />
della dieta mediterranea moderna. Da queste brevi<br />
note si evince la rilevanza socio-economica di questa coltura<br />
che negli ultimi anni è rilanciata anche attraverso un<br />
rinnovato interesse agro-industriale verso i grani antichi<br />
o grani tradizionali, che offrono non soltanto un ritorno<br />
alle radici e ai “vecchi sapori” ma anche e soprattutto<br />
benefici nutrizionali e salutistici aggiunti oltre che una<br />
maggiore salvaguardia per l’ambiente. Di fatto, il processo<br />
di domesticazione dei grani, che ha previsto dapprima<br />
il passaggio dalle forme selvatiche a quelle coltivate e<br />
successivamente alle varietà “moderne” di grano geneticamente<br />
migliorate e caratterizzate da alta produttività,<br />
ha portato ad una vera e propria erosione della biodiversità,<br />
all’aumento del consumo di fertilizzanti e conservanti,<br />
alla perdita <strong>delle</strong> tipicità locali, al cambiamento <strong>delle</strong><br />
42<br />
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approfondimenti<br />
abitudini alimentari dell’uomo e<br />
all’insorgere più frequente di alcune<br />
malattie.<br />
Benché il consumo di grano antico sia<br />
ancora riservato ad una nicchia di<br />
consumatori, il trend della sua trasformazione<br />
in prodotti di pane e<br />
pasta è positivo, trainato dall’andamento<br />
del mercato del Bio, che negli<br />
ultimi 10 anni in Italia ha registrato un<br />
aumento <strong>delle</strong> vendite.<br />
COSA SONO I GRANI ANTICHI<br />
Con il termine “grani antichi” si indicano,<br />
generalmente, quelle varietà di frumento<br />
presenti alla base dell’alimentazione<br />
<strong>delle</strong> civiltà mediterranee prima<br />
che tali cereali subissero modificazioni<br />
da parte dell’uomo, ossia prima della<br />
nascita di varietà selezionate al fine di un<br />
miglioramento genetico. Sebbene non<br />
esista una definizione universale, rientrano<br />
nella denominazione di grani antichi<br />
le specie ancestrali Triticum di frumento<br />
tenero e duro, ossia specie di<br />
frumento selvatiche che crescevano in<br />
maniera spontanea prima della coltivazione<br />
e domesticazione da parte dell’uomo<br />
[1] e le varietà di frumento pre<br />
“Rivoluzione verde”, ossia selezionate<br />
prima degli anni 50’-60’, caratterizzate<br />
da taglia alta, grande variabilità genetica<br />
individuale, basso indice del raccolto e<br />
non selezionate per composizione proteica<br />
e forza del glutine [2, 3].<br />
La composizione nutrizionale <strong>delle</strong><br />
colture cerealicole è strettamente associata<br />
all’area di coltivazione, alle<br />
condizioni climatiche, alle pratiche<br />
agronomiche e alla diversità genetica<br />
della pianta. In generale, le componenti<br />
principali dei grani antichi, analogamente<br />
ai grani moderni, sono i<br />
carboidrati, le proteine, le fibre, svariati<br />
tipi di molecole antiossidanti e<br />
minerali, con però importanti differenze<br />
tra le due classi. Nella letteratura<br />
scientifica è stato documentato<br />
che i grani antichi sono caratterizzati<br />
da un elevato contenuto di proteine<br />
e lipidi tra cui acidi grassi per lo più<br />
insaturi, forniscono una maggiore<br />
percentuale di amido rapidamente<br />
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Anna Angela Barba<br />
Anna Angela Barba è Ingegnere Chimico; ricopre il ruolo di professore<br />
associato di Impianti Chimici presso l’Università degli Studi di Salerno,<br />
Dipartimento di Farmacia. Svolge attività di ricerca sulle innovazioni di<br />
processo nei settori farmaceutico-nutraceutico e alimentare, attraverso<br />
l’applicazione dei principi dell’”intensificazione”. È co-leader del gruppo<br />
di ricerca Transport Phenomena & Processes. È co-fondatrice degli spin off universitari: Eng4Life<br />
srl e EST srl. È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche su giornali e in libri a diffusione internazionale,<br />
è guest editor di alcuni numeri speciali di riviste internazionali.<br />
Enhanced Systems and Technologies, EST srl, è uno spin-off accademico che ha come obiettivo il<br />
trasferimento tecnologico <strong>delle</strong> ricerche accademiche sviluppate dal gruppo di ricerca Transport<br />
Phenomena & Processes nel campo <strong>delle</strong> Life Science su scala industriale attraverso un approccio<br />
ingegneristico. Per ulteriori informazioni: http://est.srl.<br />
digeribile e mostrano un maggiore<br />
contenuto in minerali e molecole antiossidanti<br />
quali vitamine, carotenoidi<br />
e polifenoli [4-6].<br />
LE VARIETÀ IN ITALIA<br />
E LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA<br />
DELLE COLTIVAZIONI<br />
Aspetti nutrizionali e salutistici hanno<br />
guidato negli ultimi anni la reintroduzione<br />
sul mercato di alcune varietà di<br />
grani antichi, la cui ricoltivazione è<br />
stata rivista in chiave di ritorno alla<br />
tradizione e di rilancio <strong>delle</strong> economie<br />
rurali. Si tratta di un insieme di varietà<br />
coltivate nei primi decenni del secolo<br />
scorso come ad esempio<br />
Tumminia, Saragolla, Senatore<br />
Cappelli, Russello, Bidì, Biancolilla,<br />
Ardito, Maiorca e Perciasacchi, caratterizzate<br />
visivamente da un fusto più<br />
alto rispetto a quelli moderni [7-8].<br />
La coltivazione dei grani antichi è diffusa<br />
in tutta Italia sebbene in modo<br />
non omogeneo. Nella figura 2 è riassunta<br />
la distribuzione geografica, per<br />
regioni, della coltivazione <strong>delle</strong> diverse<br />
varietà di grani antichi.<br />
In particolare le varietà di grano duro<br />
antico diffuse in Italia sono le seguenti:<br />
Biancolilla (o Bianculidda in siciliano):<br />
è un grano dalla spiga alta e delicata<br />
che si contraddistingue da altre varietà<br />
per la sfumatura grigio/nera dei<br />
Figura 1 - Il grano<br />
Saragolla (Foto<br />
Pixabay)<br />
filamenti, il biondo della spiga e il<br />
color ambra dei chicchi.<br />
Bidì (o Margherito): è una varietà originaria<br />
della Tunisia successivamente<br />
importato in Sicilia, dove si è ambientato<br />
diventando un grano tipico<br />
dell’Isola. È considerato un progenitore<br />
del grano Senatore Cappelli.<br />
Etrusco (Triticum turanicum turgidum):<br />
è l’antenato del grano duro<br />
moderno, è originario del Medio<br />
Oriente. Rispetto ad un grano comune<br />
(Triticum vulgare), contiene dal 20<br />
al 40% di proteine in più e percentuali<br />
più elevate di amminoacidi, vitamine<br />
e minerali tra i quali un alto<br />
contenuto di selenio.<br />
Farro Monococco: è il più antico antenato<br />
del grano duro con origini di coltivazione<br />
risalenti a circa 10.000 anni fa<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
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approfondimenti<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
in Medio ed Estremo Oriente, Europa,<br />
e Nord Africa, ma già dal Medioevo<br />
cominciò a essere sostituito da frumenti<br />
di più facile coltivazione. Oggi in Italia<br />
è coltivato in alcune aziende ad agricoltura<br />
biologica toscane.<br />
Graziella Ra: è un grano duro di origini<br />
egizie ritrovato negli anni<br />
Settanta in una campagna di scavi e<br />
rimesso in produzione da aziende<br />
marchigiane.<br />
Khorasan (Triticum Turgidum<br />
Turanicum): è una varietà più nota<br />
con il nome commerciale di Kamut ® ,<br />
originario dell’Iran. Oggi è diffuso in<br />
tutto il mondo ed è considerato un<br />
antenato del grano duro odierno.<br />
Marzellino monococco: è stato importato<br />
dall’Oriente, ma è coltivato<br />
anche nella Pianura Padana, molto<br />
resistente alle intemperie, ad elevato<br />
contenuto proteico e di carotenoidi.<br />
Perciasacchi: è un’antica varietà originaria<br />
della Sicilia.<br />
Saragolla (Triticum Turgidum Durum):<br />
è una varietà di grano khorasan (della<br />
stessa famiglia di quella del grano<br />
marchio Kamut) originaria dell’area<br />
mediterranea nella Valle di Pruno in<br />
Cilento, attualmente coltivata soprattutto<br />
in Abruzzo. Essendo naturalmente<br />
resistente ai parassiti è adatto<br />
per una coltivazione rispettosa della<br />
natura e della salute.<br />
Senatore Cappelli: tra i grani antichi<br />
è la varietà più nota. È stata ottenuta<br />
nel 1915 da Nazzareno Strimpelli per<br />
selezione genealogica della varietà<br />
nordafricana Jenah Rhetifah. Ebbe<br />
grande successo in Italia grazie alla<br />
sua larga adattabilità (nel trentennio<br />
dagli anni ’20 agli anni ’50 costituì<br />
fino al 60% della superficie nazionale)<br />
e si diffuse in seguito anche in altri<br />
paesi del Mediterraneo. Oggi si coltiva<br />
soprattutto in Basilicata, Puglia,<br />
Calabria e Sardegna.<br />
Russello: è una varietà tipica dell’entroterra<br />
siciliano, dove era molto diffusa<br />
prima della Seconda guerra<br />
mondiale. Oggi è coltivata in Sicilia,<br />
soprattutto in provincia di Ragusa.<br />
Strazzavisazza: è la varietà più antica<br />
Figura 2 -<br />
Distribuzione<br />
geografica <strong>delle</strong><br />
coltivazioni <strong>delle</strong><br />
principali varietà<br />
di grano antico<br />
in Italia<br />
Figura 3 - Serie<br />
storiche della<br />
superficie (in<br />
ettari) destinate<br />
alla coltivazione<br />
di grano duro e<br />
tenero in Italia.<br />
Fonte: Istat, 2021<br />
di grano duro presente in Sicilia chiamata<br />
per questo anche settecentanni.<br />
Timilia o Tumminia: è un grano autoctono<br />
della Sicilia, utilizzato per<br />
produrre una tipicità isolana, il pane<br />
nero di Castelvetrano. Storicamente<br />
la sua coltivazione serviva solo per<br />
il sostentamento <strong>delle</strong> famiglie contadine<br />
e come “moneta” di scambio,<br />
tanto che era considerato uno<br />
dei grani che costituivano la base<br />
dell’economia agricola di questo<br />
territorio. Il timilia è oggi ancora<br />
coltivato nell’entroterra siciliano.<br />
Verna: è una varietà creata negli anni<br />
50’ autoctona della Toscana successivamente<br />
abbandonata perché poco<br />
produttiva. Oggi costituisce un grano<br />
riscoperto, coltivato specialmente<br />
nell’area della Maremma.<br />
Tra le varietà di grano tenero antiche<br />
più diffuse in Italia si annoverano:<br />
Carosella: è un grano antico nato e<br />
coltivato nella bassa Basilicata e nel<br />
Cilento, dove i contadini del posto<br />
avevano selezionato un grano tene-<br />
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approfondimenti<br />
Figura 4 - Crescita<br />
del biologico,<br />
confronto<br />
con il totale<br />
agroalimentare.<br />
Fonte: Ismea<br />
Mercati “Bio in<br />
cifre, 2020”<br />
te alla coltivazione di grano hanno subito<br />
<strong>delle</strong> lievi variazioni dal 2011. La<br />
figura 3 mostra le serie storiche <strong>delle</strong><br />
superfici (in ettari) coltivate in Italia per<br />
grano tenero e duro: da esse emerge<br />
che la coltivazione del grano duro in<br />
Italia dal 2011 al 2021 ha subito un<br />
lieve aumento (2,8%), mentre quella<br />
del grano tenero una contrazione<br />
(-6,9%) (dati Istat 2021).<br />
I grani antichi coprono circa lo 0,3%<br />
della superficie (in ettari) dedicata alla<br />
produzione del grano globale. Il mercato<br />
dei grani antichi è stato caratterizzato<br />
da una recente impennata<br />
nella produzione, secondo i dati divulgati<br />
da Coldiretti in occasione del<br />
ro, la cui pianta raggiunge almeno un<br />
metro di altezza; la spiga si presenta<br />
elegante e affusolata, il chicco risulta<br />
essere piccolo ed allungato, leggero,<br />
di aspetto dorato-aranciato e lucido;<br />
la sua produzione sembra risalire<br />
all’epoca romana.<br />
Frassineto: è un grano ottenuto negli<br />
anni venti a Frassineto (Toscana) per<br />
selezione genealogica dal Gentil<br />
Rosso.<br />
Gentil Bianco: è una varietà dalle origini<br />
sconosciute diffusa oggi soprattutto<br />
in Toscana. Resistente all’allettamento<br />
e alle ruggini.<br />
Gentil Rosso: è un grano originario<br />
dell’area appenninica centro-settentrionale<br />
toscana, a metà del 1800 si<br />
diffuse anche in Emilia Romagna grazie<br />
alla sua produttività superiore al<br />
Rieti, molto coltivato in quegli anni.<br />
Inallettabile: è un grano autoctono<br />
della Toscana ottenuto per selezione<br />
da Todaro. Viene coltivato nell’Italia<br />
settentrionale e centrale.<br />
Maiorca (Triticum vulgare Host. var.<br />
albidum Koern): è un grano tenero da<br />
secoli coltivato in Sicilia soprattutto in<br />
terreni aridi e marginali. Molto diffuso<br />
in passato in Puglia, Basilicata,<br />
Calabria e, in misura minore, in Sicilia<br />
è stato successivamente abbandonato<br />
per la sua scarsa resa agronomica<br />
per poi essere oggi riscoperto e coltivato<br />
in agricoltura biologica.<br />
Rieti originario: è una varietà autunnale<br />
originaria della Piana Reatina e<br />
diffusa in tutta Italia specialmente tra<br />
l’Ottocento e il Novecento.<br />
Risciola: è un grano tenero coltivato in<br />
Italia dal 1500 principalmente in<br />
Molise, Campania e Basilicata. Il Risciola<br />
è un grano di collina coltivato sin<br />
dall’Ottocento la cui riscoperta parte<br />
dall’Irpinia, dove si coltiva nuovamente.<br />
Romanella: è un grano tenero autoctono<br />
del Sannio, originario dell’epoca<br />
romana è caratterizzato dai chicchi<br />
rugosi di colore rossastro.<br />
Sieve: è una varietà di grano tenero,<br />
creato negli anni 60’ autoctono della<br />
Toscana dove anche oggi viene coltivato<br />
dopo essere stato riscoperto di<br />
recente insieme al grano Verna.<br />
Solina: è un tipo di grano tenero autoctono<br />
dell’Abruzzo e tipico <strong>delle</strong><br />
montagne, dove può essere seminato<br />
fino a 1.600 metri di altitudine,<br />
adatto dunque ai climi freddi.<br />
UN MERCATO DI NICCHIA<br />
MA IN FORTE CRESCITA<br />
Per capire l’andamento del mercato dei<br />
grani antichi occorre osservare l’andamento<br />
dei mercati del frumento duro<br />
e tenero in Italia poiché la superficie di<br />
produzione dedicata ai semi dei grani<br />
antichi in Italia è compresa nelle statistiche<br />
complessive del grano. Secondo i<br />
dati Istat, le superfici (in ettari) destina-<br />
World Pasta Day del 2018, la superficie<br />
di coltivazione destinata ai grani<br />
antichi è passata da 1.000 ettari (nel<br />
2017) e 5.000 ettari, dei quali buona<br />
parte dedicati alla coltivazione del<br />
grano antico Senatore Cappelli, la<br />
varietà antica di grano più coltivata<br />
attualmente in Italia [9].<br />
La diffusione della coltivazione dei<br />
grani antichi Made in Italy è stata coadiuvata<br />
da tre fattori principali:<br />
• la diminuzione <strong>delle</strong> importazioni di<br />
grano dal Canada (dove è ancora in<br />
uso l’erbicida glifosato in pre-raccolta,<br />
secondo modalità vietate in Italia)<br />
rilanciando il crescente interesse per<br />
prodotti realizzati al 100% con grano<br />
italiano e di qualità [10];<br />
• la necessità, come evidenziato dalla<br />
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approfondimenti<br />
TECNOLOGIE ALIMENTARI N.1 <strong>2022</strong><br />
Coldiretti, di recuperare queste varietà<br />
per la tutela della biodiversità e<br />
favorire lo sviluppo non solo economico<br />
ma anche ambientale, del territorio<br />
sfruttando il fatto che i grani<br />
antichi sono più adatti a sopravvivere<br />
in condizioni ambientali ostili, poveri<br />
di nutrienti e di acqua con un limitato<br />
utilizzo di agrofarmaci;<br />
• una maggiore consapevolezza dei<br />
consumatori circa i benefici legati al<br />
consumo di prodotti realizzati con<br />
grani antichi.<br />
È altresì vero che il consumo di grano<br />
antico è ancora riservato ad una nicchia<br />
di consumatori informati e attenti<br />
alla natura del prodotto; buona<br />
parte di essi sono già consumatori di<br />
prodotti derivanti da filiera biologica.<br />
Il mercato del grano antico quindi<br />
trova giovamento dall’andamento<br />
positivo del mercato del Bio che negli<br />
ultimi 10 anni, secondo i dati di Ismea<br />
Mercati, in Italia ha registrato un aumento<br />
<strong>delle</strong> vendite (tra alimenti e<br />
bevande) [11].<br />
LA COLTURA DEI GRANI<br />
ANTICHI E L’AMBIENTE<br />
Come già evidenziato, gli aspetti positivi<br />
dei grani antichi non riguardano<br />
soltanto fattori di dieta, ma si estendono<br />
anche all’ambiente. I frumenti<br />
antichi derivano da un’agricoltura a<br />
basso impatto ambientale, che non<br />
richiede l’uso di fertilizzanti e diserbanti<br />
come quanto per le colture moderne,<br />
poiché la loro variabilità genetica<br />
li rende adatti a crescere in sistemi<br />
di coltivazione biologici. Inoltre, la<br />
loro biodiversità li rende facilmente<br />
adattabili alle varie condizioni.<br />
Come per i grani moderni, anche per<br />
i grani antichi, una protezione dei<br />
semi post raccolta è auspicabile per<br />
proteggere da degradazione biologica<br />
un patrimonio alimentare unico. Di<br />
fatto, le trasformazioni industriali dei<br />
grani antichi per la produzione di alimenti<br />
derivati – come pasta, pane ed<br />
altri prodotti da forno – richiedono<br />
l’uso di materie prime integre, non<br />
degradate nel periodo di stoccaggio<br />
I frumenti<br />
antichi derivano<br />
da un’agricoltura<br />
a basso impatto<br />
ambientale, che non<br />
richiede l’uso<br />
di fertilizzanti e<br />
diserbanti. La loro<br />
variabilità genetica<br />
li rende adatti,<br />
infatti, a crescere<br />
in sistemi<br />
di coltivazione<br />
biologici<br />
post raccolta. Attualmente, in attesa<br />
di una legge vera e propria che regolamenti<br />
i trattamenti di disinfestazione<br />
dei grani antichi, la gestione <strong>delle</strong><br />
avversità fungine e degli insetti dannosi<br />
è condotta in accordo ai principi<br />
dell’agricoltura biologica. Se per i grani<br />
moderni durante i processi di stoccaggio<br />
i parassiti infestanti possono<br />
essere combattuti mediante mezzi sia<br />
fisici che chimici, la produzione biologica<br />
dei grani antichi esclude l’impiego<br />
di mezzi chimici, pertanto maggiore<br />
attenzione è posta verso azioni<br />
precauzionali e trattamenti biologici<br />
e fisici. In tale contesto, si inserisce il<br />
grande interesse nello sviluppo di<br />
nuove tecnologie di sanitizzazione a<br />
basso impatto ambientale e semplici<br />
Bibliografia essenziale<br />
da implementare su grande scala. Tra<br />
queste, l’uso <strong>delle</strong> applicazioni di potenza<br />
<strong>delle</strong> microonde si presenta<br />
come una tecnologia adatta e sostenibile<br />
poiché basata su metodi fisici<br />
(esposizione dei grani al calore per<br />
brevi tempi mediante irraggiamento<br />
elettromagnetico) che, opportunamente<br />
implementati, non impattano<br />
sul patrimonio nutrizionale dei semi.<br />
Ricerche applicate in quest’ambito<br />
sono correntemente sviluppate; i risultati<br />
di alcune (progetto “GIC -<br />
Giovani in campo” - PSR Campania<br />
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di innovazione POI” https://giovanincampo.it/)<br />
saranno oggetto di<br />
una futura pubblicazione.<br />
1. Gepts, P. and R. Papa, Evolution during domestication. e LS, 2001<br />
2. Giambanelli, E., et al., A comparative study of bioactive compounds in primitive wheat populations<br />
from Italy, Turkey, Georgia, Bulgaria and Armenia. Journal of the Science of Food and Agriculture,<br />
2013. 93(14): p. 3490-3501<br />
3. Mefleh, M., et al., From ancient to old and modern durum wheat varieties: interaction among<br />
cultivar traits, management, and technological quality. Journal of the Science of Food and Agriculture,<br />
2019. 99(5): p. 2059-2067<br />
4. Righetti, L., et al., Characterization and discrimination of ancient grains: A metabolomics approach.<br />
International journal of molecular sciences, 2016. 17(8): p. 1217<br />
5. Suchowilska, E., et al., A comparison of macro-and microelement concentrations in the whole<br />
grain of four Triticum species. Plant, Soil and Environment, 2012. 58(3): p. 141-147<br />
6. Piergiovanni, A., et al., Mineral composition in hulled wheat grains: a comparison between emmer<br />
(Triticum dicoccon Schrank) and spelt (T. spelta L.) accessions. International journal of food sciences<br />
and nutrition, 1997. 48(6): p. 381-386<br />
7. https://ilfattoalimentare.it/grani-antichi-issalute.html<br />
8. https://goingnatural.it/grani-antichi-quali-sono-dove-trovarli-e-perche-sceglierli/<br />
9. https://www.coldiretti.it/economia/pasta-day-festeggia-400-grani-antichi<br />
10. https://www.campagnamica.it/attualita/boom-pasta-grani-antichi<br />
11. Ismea, Bio in cifre. 2020, Grani antichi per cibi più salutari a Firenze il forum dei Mugnai<br />
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Eva De Vecchis (e.devecchis@interprogettied.com)<br />
HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Anna Angela Barba, Rosario Cavallo, Alessia Cuoco,<br />
Matteo D’Amore, Felix Johansson, Elena Marzorati<br />
IMPAGINAZIONE: Vincenzo De Rosa, Simona Viapiana, Rossella Rossi (www.studiograficopage.it)<br />
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Via Statale 39 - 23888 La Valletta Brianza (LC)<br />
Redazione, vendite e abbonamenti<br />
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Direttore responsabile: Simone Ghioldi<br />
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