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INSIEMI - CCL, storie da abitare_Cohabitat Lambrate

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Dove la nuova

socialità è di casa

da leggere

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INSIEMI: LEGGIMI + ASCOLTAMI

un progetto multimediale di

CCL per raccontare le storie più

significative di questi ultimi anni.

Dando voce ai protagonisti.

ASCOLTAMI

IL PODCAST DI CCL


Dove la nuova

socialità è di casa

© Stefano Anzini

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© Stefano Anzini

LA MAPPA

Dove la nuova

socialità è di casa

MATILDE ARDUINI

SIMONE PERACCHI

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33 ANNI, DESIGNER TITOLARE DELLO

STUDIO GRAFICO UR APPLIED DESIGN

A LAMBRATE.

31 ANNI, COFONDATORE INSIEME A

MATILDE DELLO STUDIO GRAFICO

UR APPLIED DESIGN.


| IL QUARTIERE |

LE RADICI

Lambrate ha una storia antica. Un’identità

forte che arriva da lontano.

Comune autonomo rispetto a Milano fino al

1923, ancora oggi è un quartiere vivace, ricco

di botteghe, trattorie, luoghi del lavoro e della

socialità, circoli e oratori.

La cesura della ferrovia rende il quartiere

una zona interclusa, eppure Lambrate è

parte integrante della città.

L’ANIMA INDUSTRIALE

Il quartiere ha attraversato tante vite.

Negli anni Trenta, e ancor più nel secondo

dopoguerra, è stato sede di vere eccellenze

dell’industria italiana come l’Innocenti, culla

della mitica Lambretta, la Colombo, la Cinelli,

la FAEMA, la Bracco, la Brionvega solo per

citare le più importanti. Fabbriche che nel

periodo d’oro facevano affluire dall’hinterland

circa 20mila lavoratori pendolari creando

un indotto di attività artigianali, sindacali e

politiche. Dalla fine degli anni Settanta, le

fabbriche hanno chiuso i battenti o si sono

delocalizzate lasciando dietro di sé capannoni

abbandonati e grandi aree da reinventare.

4_


GLI ANNI DEL DESIGN

Una ‘seconda vita’ più glamour e mondana

Lambrate l’ha avuta negli anni Duemila

quando è diventato uno dei poli più vivaci del

Fuorisalone. Gallerie d’arte e di design hanno

invaso via Ventura e l’area limitrofa, aprendo

il quartiere a giovani e stranieri. Gli spazi sono

diventati estremamente ambiti e appetibili

e, nel giro di qualche anno, i prezzi sono

schizzati alle stelle costringendo il rutilante

mondo del design a spostarsi altrove.

Dove la nuova

socialità è di casa

GRANDI SFIDE PER IL FUTURO

Nei prossimi dieci anni Lambrate vivrà diverse

metamorfosi: lo scalo ferroviario fa parte del

piano strategico per la rigenerazione degli

scali dismessi milanesi, le aree industriali

sono location ambite per nuove iniziative

immobiliari a prevalenza residenziale, e la

Scala ha scelto di trasferire qui, entro il 2026,

la sua Magnifica Fabbrica con le prestigiose

sale prove e gli atelier oggi in via Tortona.

Insomma Lambrate si prepara a scrivere un

altro capitolo della sua storia.

da leggere

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5_


Indice

4_ Il quartiere 7_ Il coordinatore: un cambio di passo 10_ Il testimonial: la parola al Puma di

Lambrate 14_ La voce dei soci: rispetto alla casa di prima questo è un salto di qualità 16_ Sarà

bello veder crescere qui la nostra bambina 18_ Da affittuari a proprietari 20_ Cohousing

mon amour 22_ Gente di quartiere: otto murales raccontano l’anima industriale e agricola di

questa parte di città 24_ Caffè, tè e cordialità 26_ ViviLambrate 30_ I numeri: il progetto

nel quartiere 31_ I numeri di Cohabitat Lambrate 32_ Il progettista: un case study che mi

rende orgoglioso 36_ Il direttore lavori: la sfida maggiore: mediare tra le parti 38_ Cooperativa

Dorica: una storia lunga quarant’anni 40_ I partner: l’incontro di due mondi, in un’unica visione

42_ La parola a CCL: con Cohabitat Lambrate si apre una nuova fase di CCL 46_ Glossario

6_


| IL COORDINATORE |

UN CAMBIO

DI PASSO

Dove la nuova

socialità è di casa

È

in uno dei grandi vuoti urbani

di Lambrate, quello un

tempo occupato dall’azienda

Gola Bombelli, che è nato il progetto

di cui vi vogliamo parlare in queste

pagine: le due palazzine di nuova

costruzione in via Pitteri 93 realizzate

dalla Cooperativa Dorica, che fa capo

al Consorzio Cooperative Lavoratori, e

da Ecopolis Casa, che compete a Delta

Ecopolis.

La Cooperativa Dorica ha un

legame collaudato e di lunga data

con Lambrate, qui gode di un’ottima

reputazione grazie a due progetti

precedenti risalenti rispettivamente

agli anni Ottanta e Duemila.

L’intervento di via Pitteri però

registra un salto di qualità.

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da ascoltare

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| IL COORDINATORE |

Le ragioni sono diverse:

è stata avviata una collaborazione virtuosa

con Delta Ecopolis, cooperativa del mondo di

Lega Coop, con cui abbiamo condiviso l’intero

progetto, lavorando gomito a gomito in tutte le fasi

dell’intervento. L’esito positivo dimostra come si

può fare cooperazione mettendo insieme energie

ed esperienze diverse, senza gelosie e pregiudizi.

Coesione

sociale

per città

più eque e

vivibili.

Abbiamo affidato il progetto a un grande

studio di architettura, l’Atelier(s) Alfonso Femia,

che ha perseguito soluzioni di qualità difficili da

trovare in altri interventi destinati a edilizia residenziale sociale. Un risultato

ottenuto grazie ad un dialogo continuo tra le parti.

I valori di assegnazione - per vendita e affitto - sono stati eccezionalmente

vantaggiosi. Il nostro obiettivo di calmierare i prezzi e di contrastare il processo

di gentrificazione diffuso in questa zona della città, particolarmente ambita per la

vicinanza dell’università, può dirsi riuscito.

Abbiamo riservato una quota sostanziosa di appartamenti alla locazione (46

rispetto ai 104 in proprietà) dando anche a chi non ha i mezzi per comprare casa

l’opportunità di trovare una consona soluzione abitativa.

Guidati dallo stesso principio, abbiamo realizzato due cohousing, abitazioni

condivise, per un totale di 26 posti letto destinati a giovani o genitori single. Una

soluzione mai percorsa prima che ha richiesto una normativa specifica messa a

punto con il Comune di Milano.

8_


Abbiamo mischiato proprietà/affitto/cohousing creando un mix abitativo

fertile e vitale.

Insieme ai soci abbiamo scelto come utilizzare gli spazi comuni, come

arredarli, quali attività organizzare per tenerli vivi. Le nostre scelte non sono mai

calate dall’alto ma sono sempre scelte condivise. Solo così si crea quel senso di

appartenenza fondamentale per dar vita a una comunità che si regge sulle relazioni

Cohousing:

esperimento

riuscito

adatto ai

giovani.

Dove la nuova

socialità è di casa

tra i suoi abitanti. La coesione sociale è il primo

passo per città più eque, sicure e vivibili.

Infine, abbiamo voluto che l’intervento

fosse permeabile rispetto al quartiere. Cohabitat

Lambrate nasce dentro a input urbanistici che

destinano una quota a spazi commerciali. La scelta

è stata di interconnettere i servizi con le nostre case

e con il quartiere. Così la farmacia, la profumeria,

il parrucchiere e l’asilo si affacciano su uno spazio

che è di proprietà delle cooperative ma di fatto è

anche uno spazio semi pubblico fruibile da tutti.

Volevamo creare una comunità di abitanti, credo di non peccare di presunzione

se dico che ci siamo riusciti. Con Cohabitat Lambrate abbiamo reso visibile il

principio che un progetto è sempre il risultato di un’idea, un obiettivo, e soprattutto,

di un lavoro corale.

ALESSANDRO GALBUSERA

58 ANNI, ARCHITETTO, HA COORDINATO COHABITAT LAMBRATE. VICEPRESIDENTE DI CCL SEGUE IN PRIMA PERSONA

L’ASSOCIAZIONE ‘NOI COOP’ CHE SI PONE L’OBIETTIVO DI CREARE OPPORTUNITÀ DI CONDIVISIONE TRA I SOCI.

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9_


| IL TESTIMONIAL |

Qui c’è un

senso di

appartenenza

difficile

da trovare

altrove.

FABIO TREVES

72 ANNI, È UNO DEI BLUESMAN PIÙ FAMOSI D’ITALIA. HA COLLABORATO CON FRANK ZAPPA, MINA, CELENTANO,

BRANDUARDI, BERTOLI, IVAN GRAZIANI, ELIO E LE STORIE TESE E J-AX. DAGLI ANNI SETTANTA È CONOSCIUTO COME

‘IL PUMA DI LAMBRATE’, DA QUANDO UN GIORNALISTA - IN OCCASIONE DI UN CONCERTO MILANESE DEL GRANDE

JOHN MAYALL CONOSCIUTO COME ‘IL LEONE DI MANCHESTER’ – SCRISSE: ‘QUI NOI ABBIAMO IL PUMA DI LAMBRATE,

CIOÈ FABIO TREVES’. NEL 1974 FONDA LA TREVES BLUES BAND CON LA QUALE SI ESIBISCE ANCORA OGGI.

10_


LA PAROLA AL

PUMA DI LAMBRATE

Il mio Mississippi è stato il fiume Lambro.

Per me Lambrate è un quartiere blues,

solidale e popolare. Non è stato travolto

dalla frenesia e dall’indifferenza milanesi. Amo

Lambrate. Sono legato a questo quartiere. Mi

fa sentire a casa. Lambrate ha una sua identità

forte. C’è un senso di appartenenza. Rispetto a

sessant’anni fa, non mi sembra tanto cambiato.

Certo allora c’era più verde e i casermoni di via

Feltre non erano ancora stati costruiti. C’erano

le fabbriche quelle sì: l’Innocenti, la Bracco,

la FAEMA. Erano gli anni delle lotte sociali. Mi

piaceva quel senso di fratellanza e di solidarietà

che si respirava. Da studente del Liceo Classico

Carducci, animato da idee di equità sociale,

andavo a volantinare di fronte ai cancelli delle

fabbriche. ‘Tu sei uno studente – mi dicevano gli

operai - se vuoi torni a casa e ti rimetti sotto le

coperte, noi invece iniziamo un turno di 8 ore’.

Era vero. Mi è servito a ragionare con la mia

testa, a capire che se volevo fare musica dovevo

trasmettere emozioni e possibilmente servire

Dove la nuova

socialità è di casa

nobili cause per un mondo migliore. Per me il

blues è una filosofia di vita. Come l’esperanto,

unisce, riesce a far parlare tra loro lingue

diverse, generi, persone. Il blues è apertura.

Milano è il comune della moda, del design,

della Scala, di tante eccellenze eppure rischia

di imboccare una strada di esclusione sociale,

di espulsione delle masse a favore di un’élite

facoltosa e lontana dalla realtà. La mia ricetta

per la città del futuro è una tautologia: quando

la gente sta bene... sta bene. Cioè quando ai

cittadini dai qualcosa che li fa stare bene sei già

sulla buona strada. Parlo di iniziative semplici,

inclusive, che non necessitano di grandi

investimenti. Un esempio per tutti: permetti ai

musicisti di suonare per strada gratis. Costruisci

palchi dove far suonare musica classica, pop,

jazz, blues, rock. Insomma, crea occasioni

di incontro, di aggregazione, di conoscenza

dell’altro... solo così si forma coesione sociale

che porta con sé anche sicurezza. Questi

sono semi che un giorno diventeranno alberi.

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LEGGIMI

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Dove la nuova

socialità è di casa

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| LA VOCE DEI SOCI |

RISPETTO ALLA CASA DI PRIMA

QUESTO È UN SALTO DI QUALITÀ

Sono venuto a conoscenza del progetto

di Cohabitat Lambrate in maniera

fortuita. È stata una mia cliente a

parlarmene: ’Perché non vai a vedere?’ mi

ha detto. Così un giorno sono passato a dare

un’occhiata, c’era solo un grande buco nel

terreno. Mi sono fermato a fare due chiacchiere

con un signore cortese ed entusiasta, era Cesare

Monti, il presidente di Dorica. È merito suo se

mi si è accesa una lampadina. Il fatto che anche

lui, uno dei fondatori della cooperativa, avesse

preso casa lì mi è sembrata una garanzia in più

sull’ottima qualità dell’iniziativa.

Gli appartamenti erano già quasi tutti

assegnati. Non avevo molta scelta, uno però

era perfetto: al 6° piano, una vista spettacolare

sullo skyline di Milano, doppia esposizione, due

balconi. Non avrei potuto desiderare niente di

meglio. Insieme a mia moglie abbiamo colto la

palla al balzo.

Il condominio dove vivevamo prima era degli

anni ‘70, se il vicino tossiva era come averlo in

casa. Qui abbiamo fatto un balzo eccezionale

in termini di coibentazione, insonorizzazione,

impianto geotermico, ventilazione. Le finiture,

che in parte abbiamo personalizzato rispetto

al capitolato, ci piacciono. Insomma è un

bel appartamento inserito in un più ampio

intervento di edilizia di qualità. Credo che se

in periferia ci fossero più riqualificazioni di

questo tipo Milano avrebbe un futuro più roseo.

Ho scoperto

il progetto

per caso:

un gran

colpo di

fortuna.

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Dove la nuova

socialità è di casa

FABRIZIO LEPRI

57 ANNI, TITOLARE DI UN SALONE DI BELLEZZA IN CENTRO, È NATO ED È SEMPRE VISSUTO IN CITTÀ STUDI. NEL 2014 HA ADERITO

ALL’INIZIATIVA COHABITAT LAMBRATE DIVENTANDONE SOCIO. OGGI È PROPRIETARIO DI UN APPARTAMENTO IN VIA PITTERI E

CONSIGLIERE DI SCALA.

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| LA VOCE DEI SOCI |

FRANCESCA SILVA, ALBERTO SAMORI E LA PICCOLA DIANA

FRANCESCA, 39 ANNI, LAVORA NELLA MODA, ALBERTO, 39 ANNI, È INGEGNERE. HANNO ADERITO A COHABITAT LAMBRATE NEL 2014.

SONO PROPRIETARI DI UN APPARTAMENTO. LA PICCOLA DIANA DI 1 ANNO È NATA QUI.

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SARÀ BELLO VEDER CRESCERE

QUI LA NOSTRA BAMBINA

Possiamo dire che Diana, la nostra

bambina di un anno, è nata qui.

I due edifici di Cohabitat Lambrate in

via Pitteri sono pieni di giovani coppie con figli

piccoli. Sarà bello vederli crescere insieme,

sentirli giocare all’aperto al piano terra come

accadeva nei cortili di una volta.

Il primo compleanno di Diana lo abbiamo

organizzato nello spazio comune, una festa

con tanto di palloncini, addobbi e torta con

‘LA’ candelina. Sempre qui, abbiamo brindato

per il Capodanno 2019/20 con alcuni soci della

cooperativa, quelli con cui abbiamo legato in

questi anni di realizzazione del progetto. Perché

è vero, una casa in cooperativa favorisce di

più i rapporti rispetto a ciò che accade in un

condominio classico.

All’inizio l’iter del progetto non è stato

semplice perché i vicini hanno fatto ricorso e

il progetto ha subito uno stop di un anno. Per

fortuna, sorpassato l’intoppo iniziale le cose

sono andate via lisce. A quel punto, partecipare

alle riunioni della Cooperativa Dorica ed essere

aggiornati sullo stato di avanzamento lavori era

una vera soddisfazione.

Abbiamo partecipato a ogni fase del progetto

e oggi è come se la casa fosse un po’ più nostra.

Quando finalmente abbiamo avuto le chiavi in

mano è stato un momento di grande emozione:

eravamo giunti alla fine di un processo lungo ma

ce l’avevamo fatta!

Seguendo

ogni

fase del

Dove la nuova

socialità è di casa

progetto,

la casa

alla fine

la senti

più tua.

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| LA VOCE DEI SOCI |

DA AFFITTUARI A PROPRIETARI

Siamo soci dell’iniziativa Common Housing

Bisceglie che si concluderà nel 2023.

Certo avremmo anche potuto acquistare

casa con i prezzi di mercato ma, in questo caso,

avremmo dovuto accontentarci di una soluzione

meno adatta alle nostre esigenze e fare comunque

sacrifici notevoli che non ci avrebbero permesso

di affrontare serenamente il nostro matrimonio e

questa fase della nostra vita.

Due anni fa eravamo alla ricerca di una casa

in affitto in attesa che si completasse il progetto

Bisceglie: ci siamo guardati in giro e ci è caduta

la mascella, i prezzi milanesi erano altissimi.

Per questo ci siamo rivolti a CCL chiedendo se

avessero delle soluzioni di transizione fino al 2023,

ed eccoci qui a Cohabitat Lambrate.

L’appartamento è luminoso, silenzioso, dotato

di un grande balcone che durante la pandemia è

stata la nostra salvezza. Queste qualità, le finiture,

la domotica, la distribuzione degli spazi, tutto ci

fa ben sperare su quella che sarà la nostra futura

casa di proprietà.

Qui a Cohabitat Lambrate abbiamo anche

potuto verificare con mano che i rapporti umani

sono più caldi che altrove. Una cooperativa ha

dietro di sé persone che hanno voglia di vivere in

un contesto comunitario. La pandemia è stata la

cartina di tornasole: quando abbiamo chiesto se

c’era qualcuno che potesse prestarci la tastiera

del pc per fare smart working - il lockdown ci

aveva presi alla sprovvista - più di uno si è reso

disponibile.

È un ambiente bello per le famiglie con

bambini piccoli ma anche per gli anziani che si

trovano a giocare a carte nello spazio comune.

I rapporti

umani qui

sono più

caldi, è il

DNA di chi

sceglie la

cooperativa.

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Dove la nuova

socialità è di casa

SIMONE GALBAROLI E MARGHERITA BANAL

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MARGHERITA 32 ANNI, EDITOR; SIMONE 29 ANNI, SVILUPPATORE SOFTWARE: I GENITORI DI SIMONE VIVONO IN UNA CASA DI CCL

E I SUOI NONNI IN UNA CASA COSTRUITA DALLE ACLI. INSOMMA UNA LUNGA TRADIZIONE FAMILIARE COSTRUITA SULLA FIDUCIA.

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| LA VOCE DEI SOCI |

COHOUSING

MON AMOUR

KAVE NIKINEZHAD

IRANIANO, 27 ANNI, LAUREATO IN ARCHITETTURA A RASHT (IRAN), A MILANO SEGUE LA SPECIALIZZAZIONE IN PIANIFICAZIONE URBANA

E POLITICHE TERRITORIALI. LAVORA COME MEDIATORE CULTURALE IN TRIENNALE. È AFFITTUARIO DI UNA STANZA DEL COHOUSING.

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Sono arrivato a Milano nel settembre

2019. Per cinque mesi ho condiviso

un bilocale ad Abbiategrasso con

tre amici iraniani. Spendevo 300 euro al mese

ma ero lontano dall’università e la qualità era

bassa. Quando una mia amica mi ha parlato

di questo progetto, mi sono precipitato nella

sede di CCL e ho compilato i moduli richiesti.

Dopo poco mi hanno chiamato: ero stato

accettato.

A Cohabitat Lambrate spendo la stessa

cifra di prima ma ho molti vantaggi: la casa è

moderna e minimalista, il condominio ha spazi

comuni, nel canone mensile sono comprese

tutte le spese e vivo a due passi da Città Studi.

L’aspetto più interessante è che condivido la

casa con altri studenti: due indiani, un iraniano,

cinque italiani, una ragazza russa. È bello vivere

a contatto di tante culture diverse. La considero

un’opportunità di crescita personale molto

importante.

Quando torno a casa c’è sempre qualcuno

con cui bere un bicchiere e fare due chiacchiere,

non sono mai solo. Per me, che vivo tanto

lontano da casa, è una consolazione. Tra alcuni

di noi sono nate proprio delle belle amicizie.

Il cohousing è un concetto nuovo soprattutto

in Italia: non è un dormitorio, non è una famiglia,

è una via di mezzo.

Dove la nuova

socialità è di casa

È bello

vivere a

contatto

con tante

culture

diverse.

Non sempre tutto scorre liscio. Vivere

in mezzo a persone tanto diverse è difficile,

bisogna essere flessibili, sapersi adattare.

Per questo è più facile quando si è giovani. Il

cohousing insegna che si può vivere insieme.

È un esercizio. Questo è un seme che spero si

diffonda e contagi il quartiere e la città.

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21_


| GENTE DI QUARTIERE |

di realizzare

dei murales negli

L’idea

androni degli edifici

di Cohabitat Lambrate e lungo

il muro di cinta è nata dalle

Cooperative.

La prima telefonata che

abbiamo ricevuto è stata

quella del presidente, Cesare

Monti, che ci ha ventilato

l’idea di omaggiare le aziende

storiche del quartiere con dei

murales dedicati seguendo la

tradizione del quartiere.

Lo sviluppo è stato lungo.

Abbiamo iniziato con una fase

di ricerca storica su quelle

che erano state le aziende

del comparto industriale di

Lambrate: Faema, Cinelli,

Brionvega, Gola Bombelli e

altre. In tutto una decina.

A questa ricerca è

seguita una fase di bozzetto.

Tecnicamente la realizzazione

dei murales è stata piuttosto

curiosa: prima li abbiamo

disegnati al computer, poi sono

stati proiettati e ricalcati a

matita e solo alla fine dipinti a

pennello.

Il progetto è costituito da

6 murales interni, ogni scala

presenta il suo specifico.

L’idea era quella di far sì che

i condomini si identificassero

con il murale e dicessero:

‘abito nella scala Brionvega’,

‘io invece in quella Bombelli’.

22_


Tutti i murales a livello

stilistico si assomigliano.

Abbiamo adottato scelte

omogenee sia da un punto

di vista cromatico sia

dell’approccio al soggetto. Per

quanto riguarda quest’ultimo

c’è sempre il prodotto legato

all’azienda di riferimento e

l’inserimento di figure umane

fuori scala a volte grandi altre di

dimensioni lillipuziane. Uomini

che salgono sul prodotto come

nel caso dei ballerini sopra al

radiofonografo Brionvega o

dentro alla macchina del caffè di

FAEMA che nel murales assume

le sembianze di un bar affollato

di avventori.

Oltre a quelli negli androni

delle nuove palazzine abbiamo

realizzato altri due murales

più lunghi che corrono sul

muro di cinta perimetrale, uno

verso l’interno del complesso

residenziale, l’altro affacciato

verso la città.

In questi due interventi,

sono rappresentate tematiche

più generali: all’interno le

cascine e i mulini storici

raccontano l’anima più agricola

di questa parte di città,

all’esterno sono la ferrovia e

le due stazioni di Lambrate ad

essere le protagoniste.

Dove la nuova

socialità è di casa

MATILDE ARDUINI

SIMONE PERACCHI

MATILDE 33 ANNI, SIMONE 31 ANNI,

SONO DUE GIOVANI DESIGNER

TITOLARI DI UR APPLIED DESIGN

STUDIO CON SEDE A LAMBRATE.

SI OCCUPANO DI GRAFICA,

EDITORIA, BRAND IDENTITY. SI

DEDICANO A PROGETTI I CUI

OBIETTIVI RIGUARDANO TEMI

LEGATI ALLA COLLETTIVITÀ, ALLA

VALORIZZAZIONE DELLE DIVERSITÀ,

ALLA TERRITORIALITÀ, ALLA

DIFFUSIONE DELLA CULTURA E

ALL’INCLUSIONE.

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| GENTE DI QUARTIERE |

CAFFÈ, TÈ

E CORDIALITÀ

L

ambrate è nel mio cuore, quando parlo

di questo quartiere mi commuovo.

Da bambino abitavo in via Conte Rosso

dove mio nonno prima e mio padre poi gestivano

una drogheria. Nel 1964 ricordo ancora che mia

mamma mi prese per mano e mi portò qui in via

Rombon a visitare il cantiere di questo palazzo

dove al piano terra papà voleva trasferire la sua

attività. Nacque allora la Torrefazione Consolini.

Intorno c’erano solo campi.

Nei primi anni Sessanta, Lambrate era un

paese, vivace, bello, pieno di negozi e attività.

Ci si conosceva tutti: c’era il salumiere con la

matita dietro l’orecchio, d’estate si mangiava

l’anguria, c’erano i cortili dove noi bambini

giocavamo, la trattoria aveva una bocciofila

dove mio nonno si fermava a fumare il sigaro

e a scrivere con la sua bella calligrafia le

lettere di chi non era altrettanto istruito...

un altro pianeta! La gente era molto diversa.

Ci si aiutava, si faceva festa insieme.

Oggi le cose sono completamente diverse, di

quel clima non è rimasto quasi nulla. Eppure non

andrei mai a vivere in un’altra zona di Milano,

piuttosto mi trasferisco in montagna. Per me,

Lambrate è un timbro, mi ha marchiato a fuoco.

In senso positivo naturalmente!

Un tempo

ci si

conosceva

tutti,

come in

un paese.

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Dove la nuova

socialità è di casa

ANDREA MEAZZA

66 ANNI, DAL 1998 GESTISCE LA TORREFAZIONE DI FAMIGLIA IN VIA ROMBON ATTIVA DAL LONTANO 1964. OLTRE AL CAFFÈ IL RICCO

ASSORTIMENTO PREVEDE 30 VARIETÀ DI CIOCCOLATINI, 40 DI CARAMELLE, 20 QUALITÀ DI MIELE ITALIANO OLTRE A CONSERVE,

CONFETTURE E MARMELLATE ARTIGIANALI.

da leggere

da ascoltare

25_


| GENTE DI QUARTIERE |

VIVILAMBRATE

N

el 2014 Piazza Rimembranze versava in

uno stato di degrado ed era bivacco per

persone senzacasa. Decidemmo che il

modo migliore per riqualificarla era semplicemente...

viverla. Per farlo organizzammo incontri, giochi,

manifestazioni e piano piano i cittadini di Lambrate

se ne riappropriarono. Contemporaneamente si

progettò un nuovo arredo urbano con tanto di tavoli

da ping pong e nuove panchine. Fu quella la prima

azione da cui prese il via ViviLambrate, una rete di

associazioni a cui collaboro dalla prima ora.

Oggi ViviLambrate è un punto di riferimento

importante per chi abita il quartiere.

Una volta al mese, partecipiamo a ‘I Sabati di

Lambrate’ evento che riscuote un grande successo

e anima via Conte Rosso e Piazza Rimembranze

con street-market e bancarelle di artigianato.

In più, siamo arrivati alla sedicesima

passeggiata di ‘Piedi su Lambrate’, camminate

in cui persone ‘informate sui fatti’ raccontano

il quartiere. Ne emerge un mosaico di notizie

storiche ma anche di aneddoti e curiosità.

Un esempio? Le case dei ferrovieri erano

soprannominate ‘ca’ dei bec’ perché si diceva che

quando i ferrovieri erano in trasferta per lavoro le

mogli si divertissero a loro insaputa.

Ci siamo

riappropriati

di spazi della

convivialità.

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Dove la nuova

socialità è di casa

ATTILIA COZZAGLIO

VIVILAMBRATE È UNA RETE DI ASSOCIAZIONI NATA NEL 2014, UN INSIEME DI REALTÀ RADICATE IN ZONA 3. SI PONE L’OBIETTIVO

DI PROMUOVERE INIZIATIVE CULTURALI E SOCIALI PER REVITALIZZARE IL QUARTIERE, RIQUALIFICARE SPAZI PUBBLICI E PRIVATI,

da leggere

da ascoltare

ORGANIZZARE ATTIVITÀ DI ANIMAZIONE SOCIALE CHE PREVEDONO LA PARTECIPAZIONE ATTIVA DEI CITTADINI, IN COLLABORAZIONE

CON IL MUNICIPIO 3 E CON LE ISTITUZIONI.

27_



Dove la nuova

socialità è di casa

da leggere

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| I NUMERI |

IL PROGETTO NEL QUARTIERE

© Atelier(s) Alfonso Femia (précédemment 5+1AA)

SUPERFICIE TOTALE

53.534 m 2 SLP

SLP* RESIDENZE

12.404 m 2 di cui:

*superficie lorda di pavimento

}

SLP* COMMERCIO

700 m 2

8.360 m 2

edilizia residenziale convenzionata agevolata di proprietà

3.344 m 2

edilizia residenziale convenzionata agevolata in locazione

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I NUMERI DI COHABITAT LAMBRATE

STEP PROGETTO

2014 2017

Prima assemblea

Avvio dei lavori

2019

Fine dei lavori

ALLOGGI

2

2 cohousing

46 affitti

46 52

52

52 Coop. Dorica

52 Coop.

Ecopolis Casa

}

104 alloggi

in proprietà

in edilizia

convenzionata

CLASSE DI

EFFICIENZA

ENERGETICA

A

DESTINATARI

DEGLI ALLOGGI

IN AFFITTO

canone annuo alloggi

75 €/mq + IVA

canone mensile cohousing

220 € + SPESE

DESTINATARI

DEGLI ALLOGGI

IN PROPRIETÀ

costi di assegnazione a partire da

1.990 €/mq

costo medio

2.150 €/mq

I SOGGETTI

COINVOLTI NELLA

REALIZZAZIONE

DI COHABITAT

LAMBRATE

OPERATORI: Cooperative Dorica e Ecopolis Casa

IMPRESA ESECUTRICE: Cooperativa Arte Edile Abbiategrasso

PROGETTISTA: Atelier(s) Alfonso Femia

DIRETTORE LAVORI: Arch. Marinella Nidasio

ASSISTENTI ALLA COOPERATIVA: Arch. Guido Galbiati – Arch. Diego Gennusa -

Ing. Silvia Sangalli

PARTNER FINANZIARIO: Intesa San Paolo

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| IL PROGETTISTA |

UN CASE

STUDY CHE

MI RENDE

ORGOGLIOSO

La sfida maggiore, nell’intervento di

via Pitteri a Lambrate, è stata quella

di dimostrare che anche nell’edilizia

convenzionata agevolata promossa dalle

cooperative la parola ARCHITETTURA non deve

spaventare. In questo senso CCL - e Alessandro

Maggioni nello specifico - hanno avuto coraggio.

Uscire dal seminato, dalla famosa comfort zone,

è sempre un percorso faticoso. Da parte mia, ho

sottolineato più volte che questa era l’occasione

giusta per sondare nuovi paesaggi estetici,

funzionali, qualitativi, che un nuovo approccio

non snaturava i valori fondanti della cooperativa

ma al contrario apriva a nuove possibilità.

ALFONSO FEMIA

55 ANNI, L’ARCH. ALFONSO FEMIA È FONDATORE DELLO STUDIO

5+1 CHE NEL 2005 PRENDE IL NOME E LA FORMA DI 5+1AA SRL E

NEL 2017 LA DENOMINAZIONE ATTUALE DI ATELIER(S) ALFONSO

FEMIA. DAL 2007, CON LA CREAZIONE DELL’AGENCE DI PARIGI,

SVILUPPA I TEMI DEL PROGETTO IN UN ‘ATELIER’ COMPOSTO

DA TRE LUOGHI CARATTERIZZATI DALL’IDENTITÀ DI TRE CITTÀ,

GENOVA, MILANO E PARIGI, DOVE UN TEAM MULTIDISCIPLINARE

LO ANIMA COME UN UNICO LUOGO DI PROGETTO.

IL PROGETTO È STRUMENTO DI DIALOGO

Sedersi attorno a un tavolo e darsi del tempo

per concertare insieme scelte condivise è da

sempre il modus operandi che preferisco. Il

dialogo è strumento di progetto, e il progetto è

strumento di dialogo.

Insieme a CCL abbiamo dato vita a un

laboratorio di comunicazione. Così il progetto

finale è il risultato di un processo lungo

e complesso, fatto di scambi fruttuosi, sempre

costruttivi.

Parlare, ascoltare, saper giungere a un

compromesso. Sono convinto che l’architetto

debba discutere gli aspetti fondativi di un progetto,

e battersi per mantenerli. Ma allo stesso tempo

ci sono scelte che possono essere modificate

rispetto all’originale senza che per questo l’idea

iniziale ne sia snaturata. Un progetto se è forte

deve essere in grado di metabolizzare alcuni

imprevisti di percorso. Un esempio concreto:

inizialmente le scale delle due palazzine di

via Pitteri erano state previste all’interno del

volume. Questioni economiche hanno reso

quest’opzione impraticabile. Quando ho capito che

era una battaglia persa ho accettato di spostarle

all’esterno ma a una condizione, quella di ‘vestirle’

di una struttura in ferro. Un escamotage per dare

omogeneità alla facciata. In quel frangente è stata

brava CCL a venirmi incontro.

Trovarsi a metà strada a volte è l’unica

soluzione percorribile. Per riuscirci bisogna

prendersi del tempo per dialogare, mettere sul

tavolo le ragioni dell’uno e dell’altro, concertare

insieme una via d’uscita capace di mettere tutti

d’accordo.

VISIONE DI LUNGO PERIODO

Quando si interviene sulla città c’è un tema

di responsabilità. Per noi l’uso della ceramica

in facciata è un atto di generosità verso Milano

perché questo materiale manterrà nel tempo le

sue caratteristiche e la sua qualità.

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© Atelier(s) Alfonso Femia (précédemment 5+1AA)

33_


| IL PROGETTISTA |

© Atelier(s) Alfonso Femia (précédemment 5+1AA)

Se si ragionasse di più sul lungo periodo ci

si accorgerebbe che certe scelte portano con

sé un discorso di responsabilità perché sono

legate alla manutenzione dei materiali e alla loro

deteriorabilità negli anni.

ANCHE L’ARCHITETTO SPERIMENTA

‘Living in the blue’ , è così che ho chiamato

l’intervento di via Pitteri. Con l’azzurro acceso

della piastrella in facciata, che oggi è l’elemento

che connota questi due edifici, ho voluto

sperimentare, mi sono preso dei rischi. Non

sempre l’architetto conosce l’effetto finale di una

scelta progettuale. Anche noi siamo attraversati

da dubbi ma il nostro compito resta quello di

tenere il timone dritto verso ciò che ci siamo

prefigurati inizialmente. La piastrella diamantata,

con superficie tridimensionale scompone la luce,

la superficie si fa cangiante e assume mille

riflessi durante le diverse ore del giorno. Una

bellissima sorpresa anche per me.

Le facciate così articolate, ci hanno permesso

di alleggerire il volume dei due edifici. Il gioco

delle scomposizioni bianche e grigie sull’intonaco

è un omaggio a Bruno Munari.

EDUCARE ALLA BELLEZZA NON SOLO ESTETICA

Le logge aperte, i grandi atri al piano terra,

gli spazi comuni, le coperture vivibili sono valori

aggiunti, un modo per far dialogare la dimensione

collettiva con una più intima e privata. Anche i

servizi al piano terra, il basamento che diventa

luogo di relazione sono scelte che determinano

la qualità del vivere. Un luogo appartiene a chi

lo abita quando viene utilizzato spontaneamente

com’è accaduto in via Pitteri quest’estate durante

gli Europei di calcio quando i condomini si sono

ritrovati nella piazza sottostante.

L’architettura, se pensata bene, educa. Educa

a un’idea civile di dialogo, di rispetto, a un’idea

di bellezza che va oltre a quella semplicemente

estetica e stilistica.

34_


© Stefano Anzini

LOREM IPSUM

DOLOR SIT AMET

CONSECTETUR

4040 BATTUTE

Un luogo

appartiene

a chi lo abita

in maniera

spontanea.

35_


| IL DIRETTORE LAVORI |

Per tre anni

ho condiviso

gioie e

dispiaceri

con i soci.

© Alessandro Castiglioni

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LA SFIDA

MAGGIORE:

MEDIARE TRA

LE PARTI

Per me la sfida più interessante del

cantiere di via Pitteri è stata quella

di collaborare con uno studio di

architetti di fama internazionale. Riuscire a farsi

rispettare, coordinare le richieste dell’architetto

Femia, rispettare il contratto senza sminuire il

progetto, far quadrare i conti... insomma è stato

impegnativo ma credo che ci siamo riusciti.

Il risultato è lì da vedere.

La partita più difficile è stata la facciata. La

finitura con le piastrelle di gres diamantate era

complessa sia per i dettagli costruttivi sia dal

punto di vista economico.

MARINELLA NIDASIO

60 ANNI, DOPO IL DIPLOMA DA GEOMETRA, SI LAUREA IN

ARCHITETTURA. APPRODA NEL MONDO DELLE COOPERATIVE

AGLI INIZI DEGLI ANNI NOVANTA. IN COHABITAT LAMBRATE HA

RIVESTITO IL RUOLO DI DIRETTORE DEI LAVORI DURANTE TUTTA LA

FASE DI CANTIERE.

C’era anche un discorso cromatico, di

accostamento di materiali diversi, di dialogo con

i serramenti. Alla fine siamo riusciti a risolvere

tutti i nodi anche grazie alla collaborazione dei

diversi soggetti coinvolti: impresa, architetto,

Coop. Dorica ed Ecopolis Casa. L’architetto

Alfonso Femia, da parte sua, ha dimostrato

grande disponibilità aggiustando il tiro per venirci

incontro in un paio di occasioni.

Un’altra partita importante sono state le

vetrate al piano terra che fanno da zoccolatura

per le zone commerciali e gli atri dei due edifici.

Sono molto alte e non è stato semplicissimo

trovare la quadra con il produttore e l’impresa.

Certo, una volta montate, l’impatto è notevole.

È una soluzione costosa che però si

ammortizza nel tempo, per il socio corrisponde

a un grande risparmio economico nell’arco degli

anni perché alleggerisce di molto le bollette.

La griglia dei balconi e del vano scala è un

semplice rivestimento. Una scelta esteticamente

interessante che dona omogeneità. Certo è stata

piuttosto dispendiosa anche perché ha richiesto la

realizzazione di una struttura portante interna così

come le logge di legno dei balconi.

Ammetto che all’inizio le piastrelle azzurre

mi lasciavano perplessa. A edificio completato

penso che l’effetto finale sia piacevole, riprende

l’azzurro del cielo e non passa inosservato.

Quella del fotovoltaico e della geotermia

erano scelte contrattuali. Per quest’ultima

abbiamo realizzato 4 pozzi, 2 di presa e 2 di resa,

che attingono all’acqua di falda fornendo acqua

preriscaldata all’impianto di riscaldamento.

Ho passato tre anni fissa in cantiere. Ero

sempre a disposizione per ogni richiesta, ogni

esigenza. Ho condiviso gioie, dispiaceri, e molto

altro con i soci. È stata una bella esperienza che

ha valorizzato la mia professionalità.

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| COOPERATIVA DORICA |

UNA STORIA

LUNGA

QUARANT’ANNI

L’

esperienza di Cooperativa Dorica

inizia a Lambrate negli anni Ottanta.

Eravamo undici amici in cerca di casa

da acquistare. Ci siamo rimboccati le maniche

e ce la siamo costruita su un piccolo terreno in

via dei Canzi. A quella prima iniziativa ne sono

seguite altre due: la prima agli inizi degli anni

Duemila in via Caduti di Marcinelle, la seconda

in via Pitteri 93 è Cohabitat Lambrate.

Oggi a Lambrate tutti sanno cosa sono

Cooperativa Dorica e CCL perché, in tutti questi

anni, abbiamo dimostrato con i fatti di saper

fare le case bene e a un buon prezzo.

La richiesta per interventi di questo tipo è

molto alta ma non sempre è facile creare le

condizioni concrete perché diventino realtà, ci

vuole il terreno ma anche i partner giusti.

LUOGO DI SOCIALITÀ

Il Circolo Acli di Lambrate raccoglie circa

650 soci. Organizziamo tante attività, dal

doposcuola per i bambini ai corsi d’italiano

per stranieri. C’è una forte relazione tra

la cooperativa Dorica e l’Acli, qui abbiamo

ospitato tutte le riunioni dei soci di Cohabitat

Lambrate che oggi tra queste mura si sentono

a casa.

Legare le relazioni al territorio per non

creare quartieri dormitorio, questa è la nostra

filosofia. A Lambrate, il legame tra nuovi e

vecchi abitanti è forte grazie anche al ruolo del

Circolo Acli vero catalizzatore di socialità.

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Legare

le relazioni

al territorio

è la nostra

filosofia.

CESARE MONTI

72 ANNI, SOCIO FONDATORE E PRESIDENTE DELLA COOPERATIVA

DORICA. È STATO PER MOLTI ANNI CONSIGLIERE DEL MUNICIPIO 3.

VINCENZO CASATI

73 ANNI, PRESIDENTE DEL CIRCOLO ACLI DI VIA CONTE ROSSO.

SOCIO FONDATORE E VICEPRESIDENTE DELLA COOPERATIVA DORICA.

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| I PARTNER |

Abbiamo

siglato una

partnership

importante.

IVAN BARBIERI

48 ANNI, IN DELTA ECOPOLIS DAL 2013, RESPONSABILE PROGETTI EDILIZI DI ECOPOLIS CASA.

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L’INCONTRO DI DUE MONDI,

IN UN’UNICA VISIONE

I

l desiderio di realizzare qualcosa assieme a CCL

esiste da tempo. I nostri due mondi - in origine

diversi per provenienza politica - hanno sempre

avuto grande stima uno dell’altro eppure il coraggio di

saltare il fossato lo abbiamo avuto solo ora. Ricordo che

quando ho incontrato per la prima volta Cesare Monti e

Alessandro Galbusera, di Cooperativa Dorica, mi fecero

un’impressione così positiva che non ebbi più alcun

dubbio sulla buona riuscita dell’iniziativa.

Nel 2014, all’inizio dell’avventura di Cohabitat

Lambrate, abbiamo discusso se era preferibile dare

vita ad un’unica società oppure mantenere le due entità

giuridiche distinte. Per prudenza, siamo restati separati

ma durante questi anni abbiamo agito condividendo ogni

passaggio. Un percorso che oggi ci ha portati a dar vita a

Cooperativa Unitaria Abitare Milano con la quale stiamo

già affrontando un progetto all’interno dell’area dell’ex

macello.

COSA ABBIAMO ASSIMILATO DA CCL

La collaborazione su Cohabitat Lambrate ha fatto sì

che ci contaminassimo a vicenda. Noi di Delta Ecopolis

per esempio abbiamo assimilato la modalità con cui si

acquista il terreno. CCL procede solo nel momento in cui

raggiunge l’80% delle prenotazioni (sottoscritte da parte

dei soci con un impegno economico). Una procedura

che noi non avevamo mai adottato e che invece ha due

aspetti positivi: da una parte la condivisione del rischio

tra la cooperativa e i soci, dall’altra rende l’intervento

molto più appetibile nei confronti degli istituti di credito.

ATTENZIONE AI SOCI

Un altro aspetto che ci ha colpito del modo di

operare di CCL è stata l’attenzione puntuale verso i soci

che sono coccolati dall’inizio alla fine. La trasparenza

sta alla base di tutto: si condividono tanto i punti di forza

quanto quelli di debolezza. Quando emerge una criticità

non viene mai nascosta o minimizzata, al contrario la

discussione prende le mosse proprio da lì per capire

assieme come affrontarla. Ecco perché se dovessi

abbinare un colore a quest’intervento direi bianco,

perché è limpido, senza macchie, trasparente.

MAI CONFLITTI, SOLO CONFRONTI

Un passo alla volta insieme a CCL stiamo

costruendo qualcosa di importante. Abbiamo creduto

che si potessero condividere gli stessi valori e le stesse

modalità. E siamo stati premiati. Non abbiamo mai avuto

il sentore di essere prevaricati. È stato un completarsi

a vicenda. Magari non sempre eravamo d’accordo

ma il pensarla in maniera diversa non è stato motivo

di conflitto ma di costruzione di soluzioni concrete.

Siamo riusciti a superare quel fossato che un tempo ci

separava. Ne vado orgoglioso.

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| LA PAROLA A CCL |

Per CCL

le persone

non sono

clienti ma

soci con

bisogni reali.

ALESSANDRO MAGGIONI

49 ANNI, ARCHITETTO, APPRODA AL MOVIMENTO COOPERATIVO CON UN CORSO DI FORMAZIONE PER GIOVANI DA AVVIARE ALLA

COOPERAZIONE EDILIZIA. NEL 1999 ENTRA COME STAGISTA AL CONSORZIO COOPERATIVE LAVORATORI DI MILANO, PROMOSSO

DA ACLI E CISL, DOVE CRESCE PROFESSIONALMENTE FINO A DIVENTARE NEL 2012 PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI GESTIONE

E POI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE. È STATO PRESIDENTE DI CONFCOOPERATIVE HABITAT LOMBARDIA.

DA GIUGNO 2014 È PRESIDENTE NAZIONALE DI CONFCOOPERATIVE HABITAT.

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CON COHABITAT LAMBRATE

SI APRE UNA NUOVA FASE DI CCL

In Cohabitat Lambrate assistiamo a un salto di

scala rispetto ai precedenti interventi di CCL; il

merito principale lo attribuisco alla collaborazione

con l’architetto Alfonso Femia, professionista di grande

esperienza e molto attento alla qualità del progetto.

Da sempre CCL realizza buone case, questo è un

dato di fatto. Buone case dal punto di vista dell’ottimo

rapporto qualità prezzo. In passato però la cura del

progetto non era una priorità, come se l’indulgere in

questioni più propriamente estetiche equivalesse a un

mero esercizio di stile.

Non è così! Per un operatore del settore

immobiliare quale CCL è, i fondamentali del progetto -

morfologia, tipologia e composizione - sono elementi

centrali, così come la cura del dettaglio. Dopo molti

anni posso dire senza falsa modestia di essere stato

tra i più caldi promotori del dibattito sulla qualità del

progetto nel Consorzio, partendo dal 2008 quando ho

ideato e promosso AAA architetticercasi TM , concorso

che ha permesso di selezionare, con criteri trasparenti

e meritocratici, giovani progettisti di talento a cui offrire

concrete occasioni professionali: incarichi e progetti

nell’ambito di CCL e di Confcooperative Habitat. Con

Cohabitat Lambrate siamo andati oltre. Per la prima

volta, ci siamo confrontati da protagonisti con un

professionista di chiara fama. È avvenuto quasi per

caso – Alfonso era il progettista della precedente

committenza - ma è stata una congiunzione astrale

estremamente positiva, incoronata dall’ottimo rapporto

che si è instaurato tra progettista, cooperativa e

Consorzio.

COSTRUIRE CASA PER PERSONE NORMALI

In tale rapporto ci sono stati anche momenti di

discussione ma, grazie a rapporti franchi e aperti, si è

sempre trovata una soluzione capace di soddisfare tutti.

Ci sono altre due ragioni che rendono Cohabitat Lambrate

un’esperienza unica per CCL: la prima è legata al fatto

che si è trattato della realizzazione concreta di una norma

urbanistica di valenza “civile” messa a punto nel passato,

insieme al Consiglio Comunale e ad altri attori del settore

milanesi; è la norma di Pgt che prevede una quota di

Edilizia Residenziale Sociale (ERS), così da garantire

una più ampia offerta di alloggi di qualità a canone

convenzionato, sia in proprietà sia in locazione. Siccome

quello di dare una bella casa a costi equi è uno dei nostri

scopi statutari, con il Comune ci siamo battuti e ci battiamo

per far sì che a Milano non si costruiscano solo case per

chi ha disponibilità economiche elevate ma anche per le

persone ”normali”. A Cohabitat Lambrate però c’è di più:

tutto questo si è realizzato senza nessuna provvigione

pubblica. Una scommessa vinta, dunque, che abbiamo

© Atelier(s) Alfonso Femia (précédemment 5+1AA)

43_


| LA PAROLA A CCL |

riassunto in un convegno dal titolo ‘Case in affitto senza

nessun contributo pubblico: si, può, fare’ parodia di un film

che i cinefili non faticheranno a riconoscere (‘Frankenstein

Junior’, 1974, ndr).

INSIEME AI ‘FRATELLI’ DI DELTA ECOPOLIS

La seconda ragione che ci rende orgogliosi di

Cohabitat Lambrate è la collaborazione avviata con

Delta Ecopolis. Sono sincero: inizialmente li abbiamo

coinvolti perché ci spaventava in quell’epoca di crisi

affrontare da soli un’operazione da 150 appartamenti.

Ma al contempo c’era anche un motivo più nobile: da

tempo volevamo provare a cooperare su un terreno

concreto con i nostri ‘fratelli’ di Delta Ecopolis e quindi

di Legacoop.

L’esperienza è stata così positiva che, terminato

Cohabitat Lambrate, abbiamo dato origine insieme

a una nuova realtà, la cooperativa “Unitaria Abitare

Milano”. Dunque l’intervento di via Pitteri ha una sua

dimensione germinativa; non solo architettonica ma

anche di concretizzazione ”politica”.

IL FUTURO DI MILANO

Milano ha davanti a sé grandi sfide: gli scali

ferroviari, l’ex macello, San Siro.

La nostra città è ormai un nodo della rete di poli

urbani globali dove si riversano enormi investimenti.

Metropoli legate a una dimensione fortemente

finanziaria. Si tratta di una deriva preoccupante perché

viene a mancare quell’armatura civile costituita dal ceto

produttivo, borghese e industriale che un tempo aveva a

cuore la città e il benessere dei suoi cittadini.

Se oggi si pensa che case di edilizia convenzionata a

3800 euro/mq siano economiche, non stiamo costruendo

la città che vorremmo noi cooperatori. Oggi chi dice:

‘state attenti, questa città sta prendendo una deriva che

non sta nelle sue corde’ viene spesso liquidato come

passatista, comunista o antagonista tout court. Ma in

quella frase c’è del vero: Milano si sta trasformando in

una città d’élite.

L’ambizione di CCL, invece, è quella di fare una città

che sia buona da vivere per tanti. Una città semplice,

senza sovrastrutture, popolare, interclassista, che non

© Stefano Anzini

44_


dimentica le relazioni con l’altro e con la sua provincia.

Se pensiamo che Milano sia solo la città delle torri

senza tener conto delle enormi masse di pendolari che

vengono qui ogni giorno, allora sbagliamo.

In questi ultimi mesi si parla tanto della città dei

15 minuti. Io la definisco una delle tante narrazioni

dominanti che rischiano di trasformarsi in semplici

slogan di marketing. La città dei 15 minuti ha senso se

significa creare le condizioni perché i quartieri tornino a

vivere in una dimensione di urbanità popolare.

Per CCL il tema dell’inclusività è un obiettivo

concreto in ogni intervento. Gli spazi che pensiamo sono

aperti al quartiere, permeabili; sono parti di città e mai

porzioni alternative a essa.

Per noi la creazione delle relazioni è un punto

fondamentale. Se non ci sono relazioni si creano

atomismi, dando vita a delle ‘non città’.

Una città

per tanti

non per

pochi ricchi.

Una cooperativa che non ponesse attenzione alla

costruzione di relazioni non sarebbe una cooperativa.

Tradirebbe in toto la sua stessa natura.

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| GLOSSARIO |

LE PAROLE PER CAPIRE

Cohousing: definisce degli insediamenti abitativi composti da alloggi privati, corredati da ampi spazi comuni destinati

all’uso collettivo e alla forte condivisione tra i coresidenti.

Cohabitat: è il nome scelto per il progetto di CCL a Lambrate che ruota attorno a una proposta abitativa fondata su

un mix tipologico di alloggi e grandi spazi comuni.

ERS - Edilizia residenziale sociale: è una categoria di edilizia prevista dal Piano di Governo del Territorio del Comune

di Milano che mira a garantire una soluzione abitativa a individui e nuclei familiari di ceto medio, il cui reddito non

è sufficiente per l’acquisto di un immobile sul mercato libero, ma al contempo è troppo elevato per accedere a

soluzioni di edilizia economica e popolare.

Edilizia convenzionata agevolata: è una delle categorie dell’ERS privata che offre la possibilità ai nuclei familiari a

basso/medio reddito, di acquistare immobili a condizioni agevolate o di diventare – per la parte in affitto – inquilini

alle medesime condizioni di agevolazione.

ERP - Edilizia residenziale pubblica: si tratta di abitazioni di proprietà pubblica locate a canoni molto bassi a individui

e nuclei familiari in particolare condizione di disagio economico e sociale, che vi accedono attraverso appositi bandi

pubblici e relative graduatori.

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© Stefano Anzini


LA VOCE DI INSIEMI

Valentina De Poli

Giornalista e podcaster, è esperta in

comunicazione integrata e storytelling

aziendale. Grazie a una ventennale

esperienza in Disney si è misurata con

le più importanti realtà culturali italiane,

con l’insolito privilegio di interagire con

un pubblico eterogeneo. Oggi presta la

sua esperienza ad aziende interessate

alla costruzione di contenuti mirati, tra cui

podcast di cui è autrice e speaker.

LA PENNA DI INSIEMI

Silvia Icardi

Giornalista, laureata in Architettura, lavora

da più di vent’anni nella comunicazione sia

per la televisione sia per la carta stampata.

Dal 2012 collabora continuativamente

per le pagine ‘Cultura e Spettacolo’

del Corriere della Sera occupandosi di

architettura, design, società. Firma articoli

per riviste di settore dell’architettura e

dell’interior design come Abitare e Marie

Claire Maison.


Colophon

DIRETTORE RESPONSABILE: Alessandro Maggioni

CONCEPT E PROGETTO EDITORIALE: Itaca Comunicazione - Milano

REDAZIONE TESTI E CURATELA: Silvia Icardi

COORDINAMENTO: Ester Bachis

GRAFICA E IMPAGINAZIONE: Maria Stella Gara

CREDITI FOTOGRAFICI: Michela Laudadio | Alessandro Castiglioni |

Stefano Anzini per Atelier(s) Alfonso Femia

ILLUSTRAZIONE DELLA MAPPA: Matilde Arduini e Simone Peracchi

PODCAST: Valentina De Poli | Matteo Scandolin

STAMPA: Boniardi Grafiche - Via Gian Battista Vico, 40 - Milano

Stampato in Italia

Finito di stampare a gennaio 2022


ASCOLTAMI

IL PODCAST DI CCL

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