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Waste n. 19 marzo 2022

Da scarti caseari, fibre tessili e bioplastica degradabile Tovagliato riutilizzabile o monouso? La comparazione dice che...

Da scarti caseari, fibre tessili e bioplastica degradabile
Tovagliato riutilizzabile o monouso? La comparazione dice che...

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Anno VI

Marzo

2022

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Casa Editrice

la fiaccola srl

DA SCARTI

CASEARI,

FIBRE TESSILI

E BIOPLASTICA

DEGRADABILE

TOVAGLIATO

RIUTILIZZABILE

O MONOUSO?

LA COMPARAZIONE

DICE CHE...

PLASTICA

CHE

SCALPITA

ISSN 2610-9069

0 0 0 1 9 >

772610 906904

9


I TALIA

C

M

Y

CM

MY

CY

CMY

K


9

2 SOMMARIO

Anno VI

Marzo

2022

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

wasteweb.it

waste@fiaccola.it

Direttore Responsabile

Lucia Edvige Saronni

lsaronni@fiaccola.it

ISSN 2610-9069

Numero 19

Marzo 2022

EDITORIALE

3

IN COPERTINA

Casa Editrice

la fiaccola srl

DA SCARTI

CASEARI,

FIBRE TESSILI

E BIOPLASTICA

DEGRADABILE

TOVAGLIATO

RIUTILIZZABILE

O MONOUSO?

LA COMPARAZIONE

DICE CHE...

PLASTICA

CHE

SCALPITA

In primo piano

6 Cestino d’oro

Italia al primo posto per riciclo

di alluminio monouso

8 Up e Downcycling

Progetti geniali, idee bizzarre

10 App e Sturtup

L’angolo dele nuove idee

11 Waste Strategy

Cosa sta cambiando nel mondo

dei rifiuti

12 Scenario PNRR

I finanziamenti nei settori dei

rifiuti ed economia circolare

15 Che fine ha fatto?

Il work in progress di progetti

e ricerche... se c’è

16 Pillole dal Laboratorio

PNRR e gestione del ciclo dei

rifiuti. Al via la fase decisiva

Economia circolare

20 Mercato aerei e navi dismesse

Aggiornamento dello stato

di fatto

24 Ecomondo

La passata kermesse ha

superato ogni aspettativa

28 CircolarMente

Esempi di valorizzazione delle

risorse materiche da rifiuto

Energia

32 Riciclo fotovoltaico

L’opportunità nel riuso e riciclo

dei moduli cristallini

36 Biogas e biometano

Combustibili sostenibili

e fatti meglio

Rifiuti solidi

40 Frantoi mobili

Per processare e recuperare

gli inerti anche in cantiere

44 Strategie plastiche

Il riciclo perfetto grazie

a un prodotto sempre più puro

ISSN 2610-9069

0 0 0 1 9 >

772610 906904

Il riciclo della plastica si sta evolvendo velocemente, con

relative implicazioni sul settore. Il mercato, infatti, richiede

plastica riciclata di alta qualità, in linea con le nuove regole

europee, più restrittive nel margine di manovra nella gestione

del riciclo. Il trend è quello di ottenere uno scarto

sempre più scarto ed un prodotto finale sempre più puro.

La tecnologia, come sempre, la fa da padrona.

Credit: TOMRA Recycling

46 Scarti tessili

Analisi comparativa tra tovagliato

monouso e riutilizzabile

52 Bonifiche

Riqualificare i suoli per

recuperarne i valori ambientali

Biowaste

54 Rifiuti caseari

Recuperati e trasformati

in bioplastica biodegradabile

e filati preziosi

Acque reflue

58 Progetti e brevetti

La soluzione che arresta

il viaggio dei rifiuti plastici

galleggianti

62 Acque di zavorra

Vantaggi e svantaggi del loro

utilizzo e il problema degli alieni

64 Aquafarm 2022

Eventi e argomenti suggeriti

da Waste

Veicoli&Allestimenti

66 Truck elettrici

Una vetrina sulle proposte

già realtà del segmento medio

e pesante

70 Programma elettrificazione

Volvo Trucks dà la scossa

Rubriche

3 Editoriale

4 Numeri e poltrone

18 News primo piano

26 News economia circolare

35 News energia

39 News rifiuti solidi

56 News biowaste

57 News acque reflue

69 News veicoli&allestimenti

Direttore Editoriale

Giuseppe Guzzardi

gguzzardi@fiaccola.it

Consulenza Tecnico-Scientifica

Marco Comelli

mcomelli@fiaccola.it

Coordinamento Editoriale

Federica Lugaresi

flugaresi@fiaccola.it

Redazione

Mauro Armelloni, Matthieu Colombo

Fabrizio Parati, Gianenrico Griffini

(Responsabile della sezione veicoli

e allestimenti), Emilia Longoni

waste@fiaccola.it

Collaboratori

Ludovica Bianchi, Marco Capellini, Damiano

Diotti, Antonio Fargas, Ginevra Fontana,

Annalisa Gussoni, Alessandro Marangoni,

Giovanni Milio, Mattia Molena, Eliana Puccio,

Michele Ragonese, Riccardo Rossi

Segreteria

Jole Campolucci

jcampolucci@fiaccola.it

Impaginazione e progetto grafico

Studio Grafico Page

Novate Milanese (MI)

Amministrazione

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amministrazione@fiaccola.it

Abbonamenti

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Traffico e pubblicità

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Consulente marketing

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Agenti

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info@ottoadv.it per Friuli Venezia Giulia,

Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna

(escluse Parma e Piacenza)

Trimestrale - Lombardia/00516/02.2021 CONV

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e documentazione

Questo periodico è associato

all’Unione Stampa Periodica Italiana:

numero di iscrizione 15794

Casa Editrice

la fiaccola srl

20123 Milano | Via Conca del Naviglio 37

Tel. +39 02 89421350 - Fax +39 02 89421484

fiaccola@fiaccola.it | www.fiaccola.com

LA CANZONE

RIMANE

LA STESSA

Chi mi legge sa che sono della generazione per la

quale la musica è una parte importante della vita.

Quindi sarò scusato del fatto che quanto nel titolo mi

è venuto subito in mente dopo avere letto i bandi del

PNRR per il capitolo waste, e le successive notizie di rinvii

delle scadenze (note da mesi), per mancanza di “traenza”

dei fondi disponibili e per assenza delle aree più favorite nella

distribuzione degli stessi.

“Sempre la vecchia canzone e il vecchio ballo” è venuto poi spontaneo aggiungere

dopo avere letto delle solite proteste contro la prospettiva di impianti

centralizzati di gestione dei reflui (di conceria, robetta innocua), al grido di

“xxxxx [inserire nome di qualsivoglia località] diventerà la discarica della

yyyyyyy [inserire nome di qualsivoglia provincia, regione, nazione]”.

Ma questo dopo tutto sono vizi antichi dell’Italia, che non si scoprono ora e

semplicemente non se ne andranno perché oggi “dobbiamo essere seri”

(arrivederci amore, ciao). Quello che veramente fa specie è che a lisciare la

bestia dalla parte del pelo sono i contenuti dei bandi. Passi il fatto che tra i

progetti finanziabili con il PNRR non vi siano quelli di cui l’Italia del waste

“vera” - cioè di oggi e per i prossimi tre anni - avrebbe bisogno, ossia termovalorizzatori

e impianti di produzione di biogas e biocombustibili da FOR-

SU. Ce lo chiede l’Europa…

Anche perché poi in realtà gli impianti per il waste-to-fuel fanno capolino

nei bandi; quindi o le richieste europee sono molto lasche o stiamo facendo

i furbi. Nel settore della raccolta differenziata si rimane un po’ stupiti del

fatto che i bandi diano una benedizione esplicita (in solido) ad un metodo -

il cassonetto - da solo o raggruppato in isole (ecologiche), che da tempo si

è dimostrato inferiore in efficacia a quello del porta-a-porta sotto tutti i punti

di vista rilevanti per l’economia circolare. Bassa qualità del differenziato, effetto

calamita sull’abbandono fuori dal cassonetto (con conseguenti costi di

pulizia), necessità di videosorveglianza e forse anche guardianìa… Essendo

spiriti maligni, sarebbe interessante capire se sia veramente l’Europa

ad avere spinto in questa direzione… Non resta che attendere verso

fine marzo, quando forse saranno disponibili i dettagli dei progetti

presentati e accettati.

Per il resto, questo è il primo numero del 2022. C’è la guerra in

Europa. Penso che basti.

Per chi è curioso o non si ricorda, The song remains the same, da

Houses of the holy, 1973 (Led Zeppelin, who else?). Ma anche Same

old song and dance (Get your wings, 1974, Aerosmith).

Marco Comelli


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

2 3

4

4 PRIMO PIANO Soluzioni

IN EVIDENZA

1 2 3 4

IN EVIDENZA

PRIMO PIANO

12 3

4

5

Numeri e poltrone

ANPAR

Due volte Presidente

Paolo Barberi è stato

confermato per i prossimi

tre anni alla Presidenza

dell’Associazione Nazionale

Produttori di Aggregati Riciclati

(ANPAR). L’Assemblea

dell’Associazione che aderisce a

FISE Unicircular, lo ha eletto

all’unanimità. Tra i principali

progetti del nuovo mandato

troviamo la collaborazione con il

Mi.Te. per la redazione e

pubblicazione del regolamento

End Of Waste per i rifiuti inerti; ed

i progetti per l’uso di prodotti

PIANO D’AZIONE PER

L’ECONOMIA CIRCOLARE

12 3

4

Riciclo scarti

tessili?

Yes we can!

In Italia, da gennaio 2022

è scattato l’obbligo di

raccolta differenziata per

i rifiuti tessili. Ed in

anticipo di ben tre anni

(data limite fissata nel

2025). Già nel 2019 sono

stati prodotti e

intercettati circa 157,7

mila tonnellate di scarti

tessili (urbani),

corrispondenti allo 0,8-

0,9% del totale dei rifiuti

differenziati, ma in

crescita del 22% rispetto

riciclati per il confezionamento del

calcestruzzo e per la produzione di

cemento.

“Ritengo che soprattutto in questa

fase di pianificazione di

investimenti che riguardano

direttamente o indirettamente il

nostro comparto produttivo, sia

necessario avviare a soluzione i

problemi del mercato degli

aggregati riciclati, se si vuole dare

pieno impulso all’economia

circolare”, ha dichiarato Barberi

che è socio e Direttore Generale di

Eco Logica 2000, azienda che

ricicla rifiuti inerti e recupera

scarti non pericolosi.

ai volumi raccolti nel

2015. Nel Nord Italia,

Centro e Sud si

raccolgono

rispettivamente 2,88

Kg/ab/anno, 2,95

kg/ab/anno e 2,06

kg/ab/anno. Secondo poi

analisi merceologiche

effettuate da ISPRA, il

5,7% dei rifiuti

indifferenziati è

costituito proprio da

rifiuti tessili: ciò significa

che potenzialmente

sono in giro circa

663mila tonnellate/anno

di scarti tessili non

utilizzati o riciclati.

Ma se con le risorse del

PNRR si potranno

sostenere gli

investimenti

impiantistici, sarà

necessario intervenire

con extra costi del

riciclo, per rendere

sostenibili

economicamente le

filiere del riciclo stesso

rispetto a quelle dei

materiali vergini.

FISE Assoambiente

Rifiuti speciali.

Italia bene ma non benissimo

Il nostro Paese vanta il primato nel riciclo

dei rifiuti speciali in Europa. Nell’anno 2021 ne sono

stati prodotti 82 milioni di tonnellate (studio FISE);

con l’80 per cento di materia recuperata. Ci

posizioniamo invece al secondo posto (dopo la

Francia) per il tasso di circolarità (19,35%), ossia

“con la quota di materiale recuperato e reimmesso

nell’economia sul totale di materia”. Il 50% dei

rifiuti speciali deriva da trattamenti di acque reflue

e rifiuti ed il 30% dal manifatturiero. Ma il rifiuto

speciale derivato dal rifiuto (post trattamento) viene

conferito ancora in discarica, con un recupero

energetico ancora troppo poco significativo. È così,

per esempio, che la produzione italiana di fanghi

(11,7 mln di tonnellate) vede la propria fine in

discarica con una percentuale pari al 56%. Urge

quindi, aumentare il numero degli impianti –

attualmente circa 11.000 – per poterli gestire

efficacemente. “Lo sviluppo tecnologico richiesto

dal percorso di transizione energetica verso le fonti

rinnovabili, la decarbonizzazione e l’economia

circolare”, ha evidenziato Marco Steardo – Vice

Presidente FISE Assoambiente, “implica un

potenziamento delle attività di riciclo e di estrazione

delle materie prime critiche dai rifiuti, per ovviare

alla mancanza di materie prime vergini, evitando di

dipendere dall’estero, affinché la gestione dei rifiuti

nel nostro Paese possa contribuire a creare

crescita, valore e occupazione”.

12 3

4

FEAD

Quote rosa… olè!!!

La Federazione

Europea delle

imprese che

operano nei servizi

ambientali e nella

gestione dei rifiuti

(FEAD) ha un nuovo Vice

Presidente. Si tratta

dell’italiana Claudia

Mensi che è stata

nominata, in

rappresentanza di FISE

Assoambiente, nel

corso dell’Assemblea

Generale. La Mensi,

Laboratory manager

della multiutility A2A,

supporterà Peter Kurt,

attuale Presidente

FEAD, per tutto il 2022 e

gli subentrerà alla

presidenza nel 2023.

La Federazione

europea, mediante le

Associazioni nazionali di

categoria aderenti,

rappresenta 18 Paesi

europei e 3.000 aziende

che gestiscono circa il

60% dei rifiuti urbani e

più del 75% dei rifiuti

industriali e

commerciali in Europa.

La neo Vicepresidente

ha dichiarato: "Sono

orgogliosa di

rappresentare l’Italia in

un consesso così

importante. Sono

convinta che la gestione

dei rifiuti sia una delle

sfide europee più

strategiche per la

transizione ecologica, a

patto che si consideri il

rifiuto non un problema

ma una risorsa. Diversi i

temi chiave per il nostro

settore che sono oggi al

centro del dibattito

europeo: iniziative

collegate al Green Deal,

Tassonomia verde,

revisione del

regolamento sulla

movimentazione

transfrontaliera dei

rifiuti waste managment

and chemicals solo per

citarne alcuni. Temi sui

quali è mia intenzione

dar voce anche alle

esigenze delle imprese

italiane”.

Marzo 2022

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

ONLINE REGISTRATION

6 PRIMO PIANO Soluzioni

WASTE AWARD

PATROCINI RICHIESTI

Cestino d’oro

Marco Comelli

L’Italia è leader europeo per il riciclo dell’alluminio.

Ma questo premio è in short list da almeno due numeri.

Visto il gran parlare (finalmente) che si fa di sicurezza

degli approvvigionamenti di materie prime

e di sicurezza energetica, ci sembra il momento giusto

21 - 23 SETTEMBRE 2022

Il riciclo per

eccellenza e per

definizione. Quello

degli imballaggi in

alluminio, che passa

dall’Economia

Circolare alla

Responsabilità

Circolare. In questo

settore esiste infatti

un circuito virtuoso

di comportamenti,

che sono comune

denominatore per

tutti gli attori della

filiera.

Credit: CiAl

La prima edizione per il 2022 del

Cestino d’oro va quindi all’Italia che ricicla

l’alluminio monouso, ossia quello degli

imballaggi, dalle lattine ai tappi, dalle vaschette

alle pellicole per alimenti ed agli

involucri dei cioccolatini. Siamo costantemente

sopra il 70 per cento di riciclo rispetto ai prodotti

di alluminio monouso, contro un obiettivo

dell’Unione Europea del 50% entro il 2025 e

del 60% entro il 2030.

In pole position

Il packaging rappresenta il 5% di tutto l’alluminio

utilizzato in Italia, ma recuperarlo il più

possibile è importante perché l’energia spesa

per compattarlo e rifonderlo è appena il 5% di

quella necessaria ad estrarlo dal minerale. Si

calcola che il 50% di tutto l’alluminio grezzo

utilizzato in Europa derivi da riciclo, mentre in

Italia la percentuale

è vicina al

100%. In numeri assoluti,

si parla di 872.000 tonnellate

di alluminio da riciclo, di

cui circa 47.000 tonnellate sono ascrivibili

al packaging. A livello europeo siamo primi

appaiati alla Germania, mentre a livello mondiale

siamo terzi dopo Stati Uniti e Giappone.

Il caso dell’alluminio è importante perché è un

esempio di come dovrebbero essere tutte le

filiere del riciclo. Esiste infatti il consorzio stile-Ronchi

per il metallo, il CiAl, che si occupa

della separazione dagli altri materiali che

spesso vengono raccolti insieme (metalli diversi,

plastica, vetro) e della selezione.

Ma a differenza di altre filiere, il riciclo prosegue

e chiude il cerchio. In altre parole, costituisce

un settore veramente circolare dell’economia,

che sta in piedi in quanto esiste un

mercato per la materia recuperata, e non perché

ci sono i sussidi. Quasi quasi ci sarebbe

da cambiare il nome al nostro premio: Cestino

d’Alluminio.

l

REMTECHEXPO.COM

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

8 PRIMO PIANO Soluzioni

PUNTI COSPICUI

Upcycling e Downcycling

Federica Lugaresi

La pagina che sottolinea le notizie più interessanti

del momento ma anche del futuro, in antitesi con baggianate

sapienti e idee fuori moda o che hanno stancato

(Ri)ciclo sportivo

per Nike

Nella migliore delle ipotesi,

quando un vecchio paio di

scarpe da ginnastica arriva

alla fine del suo ciclo di

utilizzo (consumismo a

parte), finisce in discarica o

bruciato in un

termovalorizzatore.

E invece Nike con Accept

and Proceed, ha presentato

un campo da basket ed un

campo giochi progettati e

rigenerati con 20.000

sneakers, per riqualificare

e rivitalizzare un quartiere

locale nella città di

Belgrado in Serbia. Il Block

70 è stato quindi

parzialmente creato con

vecchie scarpe che sono

state trasformate in nuovi

materiali riciclati. La

filosofia di design circolare

sposata da Nike - con la

scelta dei materiali per

rendere più facile il

riciclaggio - aiuta la

possibilità che i prodotti in

fase di creazione, possano

fare così parte di

un’economia circolare.

Il progetto e l’operazione

rientrano nel “Move to

Zero”, l’impegno di Nike

verso un futuro a zero rifiuti

e a zero emissione di

carbonio, per

proteggere (anche)

il futuro dello sport.

Progettare con la fine

in mente…per una fine

che tardi ad arrivare

sempre più in là!

wow

Crab Crab…

L’idea non è male. Ma forse il

concetto di moda green sta un

po’ sfuggendo di mano…

Siamo tutti d’accordo sulla

ricerca e gli innovativi tessuti

ottenuti spesso da materie

naturali o riciclate, ma qui si

parla di una fibra ottenuta dal

carapace dei granchi.

La fibra tessile in questione si

bleah!

chiama Crabyon ed è un mix di

viscosa e chitosano, una

sostanza presente nei gusci dei

crostacei (che provengono

dall’industria alimentare). Il

tessuto ha proprietà

antibatteriche ed è anche

antimicrobico, emostatico,

biodegradabile ed anallergico.

E per questo viene utilizzato

soprattutto in campo medicosanitario

e farmacologico.

In realtà il crabyon non è

proprio nuovissimo: è frutto

infatti della tecnologia

giapponese che nel 1997 ha

vinto un premio come

promozione per il riciclo.

Per le proprietà di cui sopra,

molte aziende alla ricerca di

materiali tessili green, si

stanno organizzando per

produrre capi in questa “nuova”

fibra (destinati al contatto con

la pelle), ma i costi sono ancora

parecchio alti. Sembra un po’

un esercizio di stile. Regola

numero uno: affinchè un

materiale “funzioni”, deve

essere vantaggioso per chi lo

produce ma anche per chi lo

acquista. Ma forse per ora è

prematuro…

Marzo 2022


Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

STRATEGIE

PRIMO PIANO

11

Dal PNRR 2,1 miliardi per il waste

Le risorse del Recovery plan possono rilanciare

il settore dei rifiuti e far recuperare i ritardi,

ma servono progetti adeguati e capacità di attuazione

Alessandro Marangoni

Il Piano Nazionale di Ripresa e resilienza

(PNRR) stanzia 2,1 miliardi per il miglioramento

della gestione dei flussi di rifiuti: è un

apporto significativo per il comparto, poiché gli

investimenti annuali delle maggiori aziende dei

rifiuti urbani analizzate dal WAS vanno dai 380

milioni di euro del 2017 ai 540 milioni del 2020.

Più in specifico, 1,5 miliardi sono destinati alla

realizzazione di nuovi impianti per il trattamento

dei rifiuti e al rinnovamento di quelli esistenti,

mentre i restanti 600 milioni vanno alla realizzazione

di progetti «faro» dell’economia circolare,

per promuovere «tecnologie e processi ad alto

contenuto innovativo» in specifiche filiere strategiche.

Nel dettaglio

Le misure individuano sette diverse macro-aree

del waste management nelle quali devono rientrare

le proposte di progetti da finanziare, così

suddivise: miglioramento e meccanizzazione

della rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani;

ammodernamento e realizzazione di nuovi

impianti di trattamento/riciclo dei rifiuti urbani

provenienti dalla raccolta differenziata; ammodernamento

e realizzazione di nuovi impianti innovativi

di trattamento/riciclaggio per lo smaltimento

di materiali assorbenti ad uso personale,

fanghi di acque reflue, rifiuti di pelletteria e rifiuti

tessili. Ci sono poi l’ammodernamento e la realizzazione

di nuovi impianti per il miglioramento

della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti

di apparecchiature elettriche ed elettroniche

Alessandro Marangoni, economista

e docente universitario, è fondatore e ceo di

Althesys, società professionale indipendente

specializzata nella consulenza strategica

e nello sviluppo di conoscenza.

Opera con competenze di eccellenza nei

settori chiave di ambiente, energia,

infrastrutture e utility, nei quali assiste

imprese e istituzioni.

(RAEE); l’ammodernamento e realizzazione di

nuovi impianti per il miglioramento della raccolta,

della logistica e del riciclo dei rifiuti in carta

e cartone; la realizzazione di nuovi impianti per

il riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclo meccanico

o chimico), compresi i rifiuti di plastica in

mare; l’infrastrutturazione della raccolta delle

frazioni di tessili pre e post consumo, e infine

l’ammodernamento dell’impiantistica e la realizzazione

di nuovi impianti di riciclo delle frazioni

tessili in ottica sistemica.

Molti ambiti innovativi e di grande interesse,

che potrebbero contribuire a far fare un salto

di qualità al sistema italiano di waste management.

Scelta dei progetti e competenze dei

proponenti saranno chiave per concretizzare

questi potenziali.

l

WAS – Waste Strategy è il think tank di Althesys dedicato all’analisi della filiera

produzione-consumo del waste management e del riciclo con un approccio integrato,

che unisce la prospettiva aziendale e industriale a una visione di sistema. Lo scopo

è fornire un quadro unitario e proporre strategie d’impresa e politiche di sistema

che integrino i diversi aspetti: ambientali, sociali, industriali, economici, normativi

e tecnologici. Superare approcci parziali e frammentati è infatti fondamentale

per lo sviluppo del settore e per definire le policy migliori per il Paese.

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

12 PRIMO PIANO Soluzioni

SCENARIO PNRR

SCENARIO PNRR

PRIMO PIANO

13

TRIONFO DEL CASSONETTO

Cassonetti 4.0, di

nuova generazione.

Marco Comelli

La cornucopia che sanerà i mali dell’Italia, altrimenti nota

come Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ha

un capitolo anche per i rifiuti e l’economia circolare.

Ma non affronta “in solido” i problemi degli uni e dell’altra

Come è noto il PNRR è in generale strutturato

in due parti. Una è relativa alle riforme,

che per il capitolo rifiuti ed economia

circolare sono diverse ed importanti.

È prevista una Strategia Nazionale per l’Eco -

nomia Circolare, un Programma Nazionale per

la Gestione dei Rifiuti (PNGR), e poi un sostegno

tecnico alle autorità locali - che non è proprio

una riforma ma un indirizzo (non troviamo definizione

migliore) - per fornire consulenza da

parte dello Stato agli enti locali per l'attuazione

delle normative ambientali, per lo sviluppo di

piani e progetti in materia di gestione dei rifiuti

e le procedure di gara. Ci si chiede se ci fosse

bisogno del PNRR per attuare quest’ultima

azione, ma tant’è.

Dove volano gli euro

La prima e seconda riforma sono in teoria importanti

perché dovrebbero permettere, rispettivamente,

di avviare finalmente una vera

circolarità funzionante e non tenuta in piedi

con i sussidi, e di superare le criticità che finora

hanno impedito una gestione moderna dei rifiuti

da parte delle autorità locali.

Però, se è vero che gli obiettivi si vedono là

dove si mettono i soldi, passando al capitolo

degli investimenti, qualcosa non torna.

Quantitativamente, le risorse del PNRR dedicate

direttamente ai rifiuti ammontano a 2,1

miliardi di euro, suddivisi in 1,5 miliardi di euro

volti alla “Realizzazione nuovi impianti di gestione

rifiuti e ammodernamento di impianti

esistenti”, a loro volta divisi in 600 milioni per

miglioramento e meccanizzazione della rete

di raccolta differenziata dei rifiuti urbani; 450

milioni per ammodernamento e realizzazione

di nuovi impianti di trattamento/riciclo dei rifiuti

urbani differenziati; e 450 milioni nella

classica voce omnibus rubricata come “ammodernamento

e realizzazione di nuovi impianti

innovativi” per il trattamento/ riciclaggio

per lo smaltimento di materiali assorbenti ad

uso personale (PAD), i fanghi di acque reflue,

i rifiuti di pelletteria e i rifiuti tessili. 600 milioni

di euro sono invece dedicati ai “Progetti “faro”

di economia circolare”, 150 milioni cadauno

per ammodernamento e realizzazione di

nuovi impianti per il miglioramento della raccolta,

della logistica e del riciclo dei rifiuti dei

RAEE, comprese pale di turbine eoliche e

pannelli fotovoltaici; ammodernamento e realizzazione

di nuovi impianti per il miglioramento

della raccolta, della logistica e del riciclo

dei rifiuti in carta e cartone; realizzazione

di nuovi impianti per il riciclo dei rifiuti plastici

(attraverso riciclo meccanico, chimico,

"Plastic Hubs"). Sono pure compresi i rifiuti

di plastica in mare; infrastrutturazione della

raccolta delle frazioni di tessili pre-consumo

e post-consumo, ammodernamento dell’impiantistica

e realizzazione di nuovi impianti di

riciclo delle frazioni tessili in ottica sistemica,

noti come “Textile Hubs”.

Un meccanismo che si inceppa

Bellissimo. Però più che sistemi innovativi di

riciclo di assorbenti e pannolini, con tutto il rispetto,

il nostro Paese è ancora fermo alla

mancanza di impianti per lo smaltimento dei

rifiuti indifferenziati, termovalorizzatori e discariche,

soprattutto al sud. Si vogliono bruciare

le tappe, passando direttamente alla circolarità,

ma poi ci si scontra con un secondo

problema. Prendiamo i finanziamenti ai “progetti

faro”, che sono destinati alle aziende. Il

contributo è a fondo perduto, ma si ferma al

massimo al 35% dei fondi ammissibili. Quindi,

le aziende devono provvedere per il 65%, e attenzione,

con fondi propri: non sono ammessi

progetti che abbiano attinto o attingeranno ad

altri fondi europei. Ci sono limiti simili in tutti

i capitoli di spesa. Risultato immediato: lo

scorso 14 febbraio, un giorno prima della data

Marzo 2022

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

14 PRIMO PIANO Soluzioni

SCENARIO PNRR

CHE FINE HA FATTO?

PRIMO PIANO

15

Venezia chiede

un finanziamento

per il progetto

di riqualificazione

della rimessa,

e centro

manutenzione

dei veicoli

per la raccolta rifiuti

di Sacca S. Biagio

(Giudecca).

di chiusura dei bandi, nota da mesi, il MITE è

stato costretto a rimandare tutto di un mese

o più. Il motivo? Risultavano presentati 1.400

progetti per 1.600 milioni euro sui 2.100 disponibili.

Il problema è che quasi nulla arrivava

da enti e imprese del Sud, dove dovrebbero

essere spese il 45% delle risorse del PNRR.

Situazione attuale

Ma andiamo a vedere, a campione, cosa c’è

nelle per ora richieste di finanziamento.

Naturalmente sono richieste “pilotate”, da

come sono scritti i bandi.

Per esempio, 600 milioni di euro (60% al centro-sud,

il restante al nord) per i comuni o loro

raggruppamenti, sono riservati a: strutture

(cassonetti stradali o su isole ecologiche interrate)

“intelligenti” per l’ottimizzazione della raccolta

attraverso utilizzo di contenitori ad accesso

controllato, con apertura che permetta l’identificazione

del conferitore; attrezzature per la

diversificazione delle filiere di raccolta differenziata

con ulteriori flussi per ricavare un maggior

valore aggiunto dai corrispettivi dei sistemi collettivi

di responsabilità estesa del produttore;

strumentazione hardware e software per applicazioni

IoT su vari aspetti gestionali; centri

di raccolta, ovvero infrastrutture attrezzate, recintate

e sorvegliate a cui gli utenti possano

conferire anche rifiuti non compatibili con i normali

circuiti di raccolta (ingombranti, RAEE, pericolosi,

etc.); realizzazione di strutture destinate

al riutilizzo di beni in disuso, che affiancati ai

centri di raccolta intercettano e rimettono in

circolazione oggetti riutilizzabili attraverso punti

di distribuzione.

Prima i soldi, il Piano poi

Esplicitamente, non sono finanziabili proposte

che prevedano l’acquisto di mezzi per la raccolta

differenziata. Quindi, a parte l’IoT, che è

aperto all’installazione sui mezzi e riciclerie,

il PNRR privilegia un modello preciso di raccolta

differenziata, quello basato sul cassonetto

o affini. Prima ancora che sia approvato

il Programma Nazionale per la Gestione dei

Rifiuti, il messaggio di quale sia la destinazione

preferita dei denari è chiarissimo.

E infatti, gli enti locali si sono prontamente adeguati.

Venezia, nonostante sia una delle città

che si colloca nella parte altissima della classifica

per raccolta differenziata, richiede 25 milioni

di euro. Destinati a: sostituire isole ecologiche

a raso con altre interrate e automatizzate

(tre in totale), realizzare un centro di raccolta a

raso (un milione circa) - complessivamente per

6 milioni di euro - e poi sostituire le calotte degli

attuali cassonetti con altre “4.0” per un totale

di 6,2 milioni di euro per 2.450 unità.

E il resto per arrivare a 25 milioni? 12.385.000

vanno (se accettato il progetto) alla riqualificazione

della rimessa e centro manutenzione

dei veicoli di raccolta rifiuti di Sacca

San Biagio alla Giudecca, comprensivi di

campo sportivo polivalente con spogliatoi,

un parchetto e un impianto fotovoltaico da

150 metri quadri. Nelle altre città e regioni

non va meglio. Roma, per esempio, punta

diritta sulle isole ecologiche, otto ne sono

previste secondo quando si sa dalle delibere

comunali. E nelle isole ecologiche, ci sono i

cassonetti. Vincitori a mani basse della corsa

alle risorse, sembra.

l

40% di costi in meno

col trattamento

microbiologico

dei reflui tessili

È nella nostra natura pubblicare articoli e

notizie relative a invenzioni, innovazioni, ricerche che sono ancora

agli stadi preliminari di realizzazione. Ci è venuta l’idea di andare

a vedere, a distanza di tempo, cosa sia successo di quei progetti.

Iniziamo, come viatico positivo, con un lieto fine

Sul numero 11 di Waste del 2020, abbiamo

ospitato un progetto di ricerca condotto

da Politecnico di Milano, Università degli

Studi di Milano e Università di Milano-Bicocca,

e Università di Bolzano, in collaborazione con

partner industriali nel settore della stampa tessile.

L’obiettivo del progetto TRETILE, finanziato

da Fondazione Cariplo e InnovHub, era di indagare

la possibilità di eliminare l’azoto dai reflui

della stampa tessile fino a livelli tali da consentire

la reimmissione degli stessi nelle acque

superficiali, utilizzando colonie microbiologiche

composte da diverse specie autotrofe, anche di

microalghe. La possibilità era già appurata da

tempo a livello di laboratorio. Il progetto saliva

di scala, con un impianto pilota posto presso

un centro depurazione e lavorando su reflui

“veri”. Si puntava inoltre a mettere a punto un

processo in grado di eliminare l’uso di reagenti

e materie prime costose e ad abbattere le emissioni

di CO 2 . Obiettivi secondari erano la rimozione

del colore utilizzando funghi, e l’estrazione

dei pigmenti contenuti nei reflui per possibile

riutilizzo.

Il lieto fine

Il progetto si è chiuso a metà 2021 ed è stato

un successo relativamente alla rimozione dell’azoto,

sul quale sono stati pubblicati paper

scientifici.

Si è arrivati infatti ad abbattere il 70% di questo

elemento, un valore percentuale che però non

si è riusciti ad incrementare, poiché una parte

dei batteri (cosiddetti anammox) entrava in sofferenza

nel corso del processo. I ricercatori

quindi hanno proposto di apportare modifiche

per favorirne la crescita; per esempio rendendo

le operazioni continue (ora sono batch) capaci

di eliminare il verificarsi di condizioni ambientali

stressanti.

Con questi accorgimenti, è possibile realizzare un

50% di risparmio nella rimozione dell’azoto rispetto

ai trattamenti convenzionali. Applicato su scala

industriale, un impianto microbiologico di questo

tipo porterebbe ad una riduzione del 40% dei costi

complessivi di trattamento delle acque reflue.

Complimenti a tutti.

l

Marco Comelli

Le pagine

di apertura

relative

all’articolo

in oggetto (Waste

n. 11/2020).

Per maggiori informazioni: https://www.cell.com/heliyon/pdf/S2405-8440(21)02548-2.pdf.

Marzo 2022

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

16 PRIMO PIANO Soluzioni

NORMATIVE

NORMATIVE

PRIMO PIANO

17

Pillole dal Laboratorio

Andrea Ballabio,

Donato Berardi,

Antonio Pergolizzi

e Nicolò Valle

del Laboratorio

REF Ricerche

Riparte col nuovo anno la rubrica di commento

e approfondimento delle normative. In questo

appuntamento, si parla di come rendere ottimale

una “buona” strategia per l’Economia Circolare

Il Laboratorio REF

Ricerche è un think tank

che intende riunire

selezionati

rappresentanti del mondo

dell´impresa, delle

istituzioni e della finanza

al fine di rilanciare il

dibattito sul futuro dei

Servizi Pubblici Locali.

Per quanto riguarda i rifiuti, il Piano

Nazionale di Ripresa e Resilienza

(PNRR) fa affidamento per lo più sul pilastro

delle riforme, a discapito di quello degli

investimenti, a cui sono destinati appena 2,1

miliardi di euro sui circa 200 miliardi complessivi.

L’attuazione del piano, per il settore, sta per

entrare in una fase decisiva, dal momento che

sono già stati pubblicati i decreti e gli avvisi

relativi ai progetti per gli investimenti, così

come sono stati emanati i documenti preliminari

delle due grandi riforme previste dal

Piano: la Strategia Nazionale per l’Economia

Circolare e il Programma Nazionale per la

Gestione dei Rifiuti (PNGR).

Il punto di partenza

Con la Strategia, in particolare, si mira a definire

il framework generale ove collocare

strategicamente tutte le politiche attinenti all’economia

circolare per i prossimi anni, ivi

inclusa la strumentazione economica di accompagnamento.

Idealmente, la Strategia

dovrebbe tracciare la rotta strategica per il

percorso futuro di sviluppo atteso e auspicato,

avendo una portata ad ampio respiro di coordinamento

delle diverse policy ed essendo un

contenitore di linee strategiche per l’intero

settore.

Il documento preliminare, posto in consultazione

dal Ministero della Transizione Ecologica

(MiTE), rappresenta un buon punto di partenza.

Esso, infatti, non solo include degli aggiornamenti

rispetto alle linee programmatiche

individuate nel 2017, ma - guardando più nel

dettaglio - va ad individuare altre aree di intervento

come l’ecodesign dei prodotti, l’ecoprogettazione,

la bioeconomia, la blue economy

e le materie prime critiche.

Tuttavia, affinché la Strategia possa dirsi realmente

efficace, sarebbe auspicabile includere

dei riferimenti temporali puntuali circa

l’adozione dei diversi provvedimenti e/o strumenti.

Con ciò, andando a definire dei tempi

certi e dei percorsi semplificati per tutto l’insieme

di procedure autorizzative legate al settore

dei rifiuti, quanto meno per gli elementi

direttamente afferenti alla Riforma.

Parimenti, occorrerebbe che la Strategia in-

dividuasse delle risorse puntuali, con cui sostanziare

le diverse policy prospettate. Al riguardo,

un bacino potenziale da cui attingere

è quello delle imposte ambientali, di cui solo

una minima parte è poi destinato a finalità

ambientali.

A completamento

A fronte, infatti, di appena 11,3 miliardi di euro,

sui 50,2 miliardi totali, destinati a finalità ambientali,

una piccola parte di quanto a ciò non

destinato potrebbe essere impiegato per la

creazione di un fondo con cui sostanziare gli

orientamenti delineati con la Strategia, quindi

anche al di fuori del perimetro del PNRR.

Inoltre, giova ribadire l’urgenza di porre al

centro della Strategia i rifiuti speciali, e non

soltanto i rifiuti urbani, visto che i primi rappresentano

la quota prevalente nel settore

dei rifiuti, cumulando oltre l’80% dei volumi

e scontando criticità che ancora frenano la

gestione.

A partire, dalla mancanza di impiantistica

per il trattamento finale, come testimoniato

dall’incremento degli stoccaggi e dalla diminuzione

del numero degli impianti complessivi,

e senza dimenticare tutte le filiere

che compongono l’ampio insieme degli speciali,

a ciascuna delle quali sarebbe opportuno

dedicare linee strategiche all’interno

della Riforma.

Un ulteriore tassello che potrebbe essere aggiunto

alla Strategia è il potenziamento degli

istituti giuridici fondamentali che regolano il

mondo dei rifiuti, come l’End of Waste (EoW),

i sottoprodotti, il Green Public Procurement

(GPP) e i Criteri Ambientali Minimi (CAM).

Ancorché vi siano dei riferimenti generici alla

gerarchia dei rifiuti, nella versione definitiva

della Strategia occorrerebbe rinforzarne il riferimento,

essendo la Riforma la cornice più

adatta per l’introduzione di due strumenti economici

che sostanzino l’ordinamento sotteso:

• L’indicazione di uno strumento concreto,

come quello dei Certificati del Riciclo (CdR),

per la creazione di un mercato robusto per le

MPS.

• La previsione di una riforma dell’ecotassa,

per rendere lo smaltimento in discarica realmente

sconveniente.

Allo scopo di stimolare la domanda di prodotti

riciclati, agli strumenti di mercato sarebbe

opportuno affiancare incentivi fiscali per materiali

e prodotti “circolari”, che svolgano la

funzione di rendere più convenienti le MPS

rispetto ai prodotti vergini.Infine, nella versione

finale della Riforma, andrebbe rafforzato

il ruolo che i biocarburanti, e il biometano

in particolare, possono giocare sia per

il sistema energetico sia per la gestione del

ciclo dei rifiuti.

l

Per approfondire

Arriverà (finalmente)

una “buona” Strategia

per l’Economia Circolare?

Position Paper n. 200 -

Laboratorio REF,

gennaio 2022

Marzo 2022

Marzo 2022


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Economia Circolare

18 PRIMO PIANO Soluzioni

NEWS

Senza finire in fumo

Ludovica Bianchi

Dai mozziconi di sigaretta il recupero di acetato

di cellulosa. Questa, l’idea di una startup,

per riusarne il materiale in edilizia e oggettistica

Le quattro fasi

Cicche. Veri rifiuti speciali, difficili da

smaltire, e praticamente diffusi ovunque

a causa delle loro ridotte dimensioni.

Secondo un’analisi dell’Enea sono infatti i più

contaminanti del Mediterraneo, rappresentando

il 40% degli scarti finiti in mare. Ancora

più delle plastiche galleggianti.

Tanto arrosto

Una valida alternativa potrebbe essere quella di

Re-Cig, una startup nata nel 2019 a Rovereto,

che smaltisce i mozziconi e recupera l’acetato

Il progetto si basa su diversi step di lavorazione:

• Separazione della parte di carta e tabacco residuo dal filtro

• Processo di lavaggio speciale a temperature controllate

• Essicazione

• Miscelazione a caldo

di cellulosa dei filtri (che impiegano due anni per

degradarsi in natura). Si tratta di un materiale

versatile e prezioso che può essere utilizzato sia

in oggettistica che per montature di occhiali ma

anche in edilizia come finiture edili necessarie

alla posa di pavimenti.

Come dire… che anche il fumo si ricicla per

farne nuova materia. L’università degli Studi

di Trento ha messo a punto il processo che

consente di separare l’acetato dalla carta e dal

residuo catramoso: ne è nato un brevetto europeo

che definisce il sistema di recupero di

questo materiale. Come prodotto finale si ottengono

dei granuli (completamente purificati)

che possono essere lavorati, in piena ottica di

economia circolare.

La raccolta

A fare da collettori, sono gli smokers point (costruiti

presso lo stabilimento di Re-Cig) che

vengono venduti per raccogliere i mozziconi

che poi vengono riciclati. Ad oggi in tutta Italia

ne esistono 500 già installati, che hanno raccolto

600 kg di cicche (corrispondenti al peso

di circa due milioni di sigarette) e da cui è stato

possibile recuperare il 75% del materiale, ricavandone

400 kg di acetato.

l

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

20 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni

MERCATO ROTTAMAZIONE

MERCATO ROTTAMAZIONE

ECONOMIA CIRCOLARE

21

Demolizione navi e aerei:

i mercati vanno

in due direzioni diverse

Marco Comelli

Foto di Alan

Wilson. (Licenza

CC BY-SA 2.0).

Il numero di navi civili e piattaforme galleggianti vendute

per lo smantellamento è tornato ai livelli del 2018,

mentre quello degli aerei è quasi fermo. Vediamo perché

Le due principali fonti per il mercato delle demolizioni

navali sono la NGO Shipbreaking

Platform, che i nostri lettori conoscono dopo

l’inchiesta degli scorsi numeri, e la società di consulenza

VesselValue, che cerca anche di quantificare

il valore delle navi demolite. Nel 2021, la prima

conta 763 tra navi e piattaforme, mentre la

seconda si ferma a 704 nel suo conteggio. Le differenze

forse dipendono dalle dimensioni minime

prese in considerazione, ma comunque non cambiano

il trend generale: le demolizioni stanno tornando

al livello del 2018, ancora lontano dai record

degli anni attorno al 2010, ma comunque in recupero

del 20% sul 2020 e del 26% sul 2019.

Facciamo un po’ di conti

Per la nostra analisi prendiamo in riferimento i

numeri VesselValue, che complessivamente puntano

a 26,5 milioni di tonnellate di LDT (Light -

weight Displacement Tonnage) pari ad un valore

di 2,7 miliardi, tenendo contro del prezzo medio

spuntato per tonnellata in India, Pakistan e

Bangladesh, che di gran lunga pagano di più. I

mercati delle demolizioni navali sono stati influenzati

dai diversi fattori che hanno interessato

lo shipping in genere: crescita fortissima dei noli

per le rinfuse solide, crescita record nel settore

dei container, staticità invece nelle rinfuse liquide,

ossia per la maggior parte petroliere. A questo

si aggiunge che nel subcontinente indiano il prezzo

del rottame d’acciaio per tutto il 2021 ha raggiunto

e mantenuto prezzi che non si vedevano

dal 2009, con un massimo di 630 dollari a tonnellata,

valore che poi è sceso verso fine anno.

Il prezzo medio più alto si è registrato in Ban -

gladesh, seguito a ruota dal Pakistan. Il prezzo

più basso (comunque 534 dollari a tonnellata,

quasi quattro volte quello che si spunta in Italia

e oltre il doppio della Turchia), probabilmente è

motivato da fatto che ben 92 su 120 cantieri hanno

ottenuto lo Statements of Compliance (SoC) della

Convenzione di Hong Kong. Ciò probabilmente

ha portato ad un aumento dei costi operativi.

Petroliere, rinfusiere, portacontainer….

Sempre seguendo i numeri di VesselValue, il

59% delle navi mandate a demolizione 2021 erano

cisterne, 301 in totale. Si tratta di un aumento

per il tipo del 242% rispetto al 2020. La stagnazione

dei noli - causa pandemia - ha probabilmente

convinto molti armatori di liberarsi delle

navi più vecchie. Il 55% era composto da

navi piccole; 112 cisterne sono andate in

Bangladesh, 84 in India e 60 in Pakistan.

Novità assoluta, sono le 12 cisterne demolite

in Turchia contro una sola nel

2020. Discorso diverso per le rinfusiere

secche: ne sono state demolite 59, l’11% del

totale, contro 132 nel 2020. Il 54% di questo tipo

di navi sono state demolite in Bangladesh.

Secondo VesselValue con la riduzione dei noli

iniziata a fine 2021 e l’arrivo di nuove regole delle

IMO sulle emissioni di CO 2 EEXI) è probabile che

le rinfusiere più piccole, vecchie e meno efficienti,

verranno mandate alla demolizione. Visto

il livello dei noli container, non è sorprendente

che le portacontainer abbiano visto un vero e

proprio crollo nelle demolizioni, da 83 nel 2020

ad appena 11 nel 2021. Tra l’altro l’età media degli

scafi era molto alta, 31 anni, con una rinfusiera

convertita che toccava i 70 anni.

Dalle navi agli aerei

Innanzitutto un’osservazione interessante.

Secondo VesselValue, che lo scorso anno ha iniziato

a seguire anche il mercato degli aerei civili,

il valore delle flotte aeree e di quelle marittime

è praticamente uguale: aerei commerciali di ogni

tipo, sia in servizio che in ordine, 1,37 trilioni di

dollari; navi civili, comprese quelle da crociera,

in servizio e in ordine, 1,36 trilioni di dollari.

A parte questa coincidenza di dati, i due mercati

del riciclo nel 2021 sono andati in direzioni opposte.

Le demolizioni di aerei commerciali sono

letteralmente crollate nel 2021 rispetto al 2020

ma anche alla media storica degli ultimi dieci

anni. L’anno scorso sono stati rottamati 344 velivoli,

che rappresentano l’1,4% della flotta

La Modern

Express, nave

cargo di 164

metri andata

alla deriva

nel 2016.

Nel 2020

la British Airways

ha ritirato

dal servizio tutti

i 747 passeggeri

in flotta.

(Credit: Boeing).

Marzo 2022

Marzo 2022


Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

22 ECONOMIA CIRCOLARE

MERCATO ROTTAMAZIONE

Smantellamento

di navi

da crociera

in Turchia.

La Boeing

sta posticipando

la ripartenza

nelle consegne

dei nuovi 787.

(Credit: Boeing).

mondiale. La percentuale media negli ultimi dieci

anni è il 2,6%. I dati di gennaio confermano il

calo, con 27 aerei avviati alla demolizione. Questi

numeri smentiscono molte delle previsioni fatte

durante la fase acuta della pandemia e ancora

nel 2021, con la recrudescenza prima della variante

Delta e poi della Omicron, che hanno tenuto

compresso il traffico aereo passeggeri. In

realtà, il fenomeno non ha sorpreso più di tanto

gli addetti ai lavori. Come abbiamo spiegato nella

nostra serie di articoli sul riciclo a degli aerei, la

maggior parte del valore di un velivolo rottamato

risiede negli equipaggiamenti, con i motori che

da soli rappresentano il 40%.

Il minore dei mali

In un tale scenario, il momento migliore per una

linea aerea di ritirare un proprio velivolo, non è

quando la domanda è bassa. Ma è invece quando

gli operatori sono disponibili a pagare dei buoni

prezzi per le parti di ricambio riciclate (in gergo

Used Serviceable Parts). Durante la pandemia,

traffico aereo e valore delle USP sono crollati di

pari passo: non essendoci aereomobili in volo,

non c’è usura dei mezzi e quindi necessità di manutenzione

e sostituzione pezzi.

Con prezzi troppo bassi sul mercato degli USP,

le compagnie sarebbero state costrette a mettere

a perdita l’intero valore del velivolo, mentre lasciando

gli aerei, anche se non utilizzati, a patrimonio,

il deprezzamento può avvenire secondo

i normali parametri. Per questo, con alcune eccezioni,

le compagnie hanno parcheggiato le proprie

flotte ovunque e hanno atteso gli eventi. Casi

come il ritiro nel 2020 degli MD-88 e MD-90 della

Delta Airlines o quello molto pubblicizzato dei

747 della British Airways, hanno tenuto i volumi

del rottamato nel 2020 probabilmente più alti di

quelli che sarebbero stati nella realtà.

I 747 avrebbero dovuto essere ritirati nel 2024.

Passo dopo passo

Come si prospetta il futuro? Secondo gli analisti,

lo spread tra domanda e offerta di USP si sta riducendo,

ma è presto per capire se sia un concreto

segnale di ripresa o semplicemente dovuto

al fatto che numerosi aerei siano stati deprezzati

per due anni senza usurarsi. La maggior parte

di quelli rottamati sono a singolo corridoio (narrow-body)

e a corto-medio raggio, adatti a rotte

dove la domanda è ripartita prima (vedi i voli interni

americani). Le flotte di wide-body a lungo

raggio sono invece ancora poco utilizzate.

Non si dimentichi la crisi nella supply-chain. La

Boeing sta ritardando la ripartenza delle consegne

dei 787, e sia Boeing che Airbus sembrano

avere difficoltà a far crescere la produzione dei

loro narrow-body. Gli aerei ancora parcheggiati

costituiscono una riserva in termini di flessibilità

se il mercato dovesse ripartire improvvisamente,

almeno nel breve termine. Nel medio-lungo, le

leggi della maggior efficienza del nuovo e dell’aumento

dei costi di manutenzione del vecchio,

riporteranno il settore delle demolizioni sui binari

tradizionali. E vorrà dire che la crisi, in qualche

modo, sarà alle spalle.

l

The European Electrical and Electronic Technologies

Exhibition & Conference for the E-Vehicle Industry

12-13 APRIL 2022

BOLOGNA EXHIBITION CENTER - ITALY

The Battery

Technology & Supply

Chain Exhibition

The Supercapacitors

Industry Exhibition

The Electric Vehicle

Technology Exhibition at the

heart of the E-Motor Valley

The Electric Motors

Industry Exhibition

Metals, Minerals

& Advanced Materials for the

Next Industrial and

Technological Revolution

WWW.E-TECH.SHOW

Marzo 2022


Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

24

ECONOMIA CIRCOLARE

POST ECOMONDO

POST ECOMONDO

ECONOMIA CIRCOLARE

25

Installazione

realizzata con

scarti metallici.

Dagli anni ’50

il Gruppo Fiori

è specializzato

nel recupero

trattamento

di metalli da

veicoli a fine vita.

SBAM!

Il 24° appuntamento con Ecomondo e Key Energy

ha fatto il botto. L’edizione 2021 dei due saloni,

riferimento per l’economia circolare e le energie

rinnovabili, ha superato ogni più rosea aspettativa

Federica Lugaresi

Credit: Ecomondo

In presenza. E a distanza di due anni. Effer -

vescente e dai palinsesti convegnistici super

ricchi. Questo è quanto si è percepito sin dal

primo giorno della kermesse riminese, che ha

registrato l’85% di presenze rispetto alla passata

edizione pre-Covid e con più di 1.080 marchi presenti,

distribuiti per il 90% della superficie disponibile.

Convegni e seminari, uno più interessante dell’altro,

si sono svolti nel corso delle quattro giornate

per un totale di 500 ore. Decennale Stati

Generali della Green Economy, a parte.

Tematiche “cutting edge”

Quasi un peccato che eventi e workshop siano

stati tanto numerosi ma soprattutto così densii

di contenuti che, a fatica, si è riusciti a seguire

quelli in target con la nostra rivista. Imprese, istituzioni,

enti e organizzazioni si sono infatti confrontati

su argomenti al centro delle agende di

tutti i governi e legate all’avvio del PNRR.

Largo quindi - in ottica di green economy e industria

4.0 - a bioeconomia circolare, risorse

idriche, trattamento rifiuti e processi di digitalizzazione.

In questo scenario, sono proprio le

aziende a fare da collante tra la raccolta di materiali

di scarto e la materia prima seconda che,

quest’anno come non mai, è stata tanto utilizzata

negli allestimenti di numerosi stand all’insegna

della sostenibilità.

Ma come sempre, circolarità è la parola d’ordine.

Fari puntati quindi su innovazioni sostenibili per

il recupero e riciclo di materia.

Si guarda avanti

Soprattutto su alcune innovazioni tecnologiche

applicate alle differenti categorie di residui, sottoprodotti

o scarti industriali e urbani, con l’obbiettivo

di incrementare la circolarità e valorizzazione

delle risorse. Come nel caso dell’utilizzo

dei fanghi di depurazione per produrre combustibili

verdi (progetto dell’Università di Bologna),

in cui i fanghi provenienti da acque depurate,

vengono messi in un termocatalizzatore da cui

si ottiene un olio purificato che può essere poi

distillato in diesel e benzina. Lo studio invece del

CNR e Università della Tuscia è focalizzato sulla

tecnologia dell’elettrofilatura per il recupero di

scarti agroalimentari, da cui si ottengono polimeri

nanostrutturati (tessuti cavi) che possono

essere utilizzati come filtri.

Interessante anche il progetto Reski Boot che

lancia sul mercato scarponi da sci realizzati al

90% con materiali riciclati ed eliminando gli scarti

di lavorazione.

Il futuro prossimo è senza dubbio per il riciclo dei

PFU che vedono nuove frontiere nel riciclo chimico.

Mediante la pirolisi, la struttura chimica

della gomma viene modificata per ottenere prodotti

ad alto valore aggiunto e che possono essere

utilizzati in sostituzione di prodotti vergini (per es.

re-carbonblack, idrogeno o lubrificanti).

Biogas e biometano invece, possono essere valorizzati

verso le cosiddette molecole verdi (idrogeno

e biogas); la cui trasformazione in energia

elettrica, rappresenta una fonte energetica rinnovabile

e programmabile (a differenza dell’eolico

e del solare).

Ma anche la rigenerazione degli oli alimentari

esausti dà un forte contributo alla circolarità. In

quest’ottica, il consorzio RenOils si occupa della

loro raccolta, con l’obiettivo di contribuire alla

gestione del sistema di riciclo degli oli stessi (ad

oggi considerati rifiuto non pericoloso), dato che

possono essere trasformati in biodiesel, lubrificanti

e tensioattivi. Prodotti capaci di generare

valore per l’ambiente e per il mercato.

Applicazioni smart

“Avvistata” la prima braca a vela al mondo stampata

in 3D, in monoscocca con materiale riciclato

MyReplast di NextChem, che mette a disposizione

la tecnologia di upcycling e i polimeri riciclati.

Ma anche la nuova turbina progettata e realizzata

per fare del mini eolico di Espe group, capace di

condensare le massime prestazioni nelle dimensioni

più ridotte. Divertenti e originali le installazioni

in pannelli truciolari realizzate con il 100%

di legno riciclato, ma anche sculture costituite

da materiali ferrosi recuperati da veicoli a fine

vita. Quando anche l’arte non si pone dei limiti e

diventa sostenibile…

I grandi, tutti presenti

In vetrina quindi le attrezzature e tecnologie per

la selezione ed il recupero di rottami ferrosi e

non, plastiche, trattamento dei rifiuti speciali e

pericolosi, recupero e trattamento dei RAEE, veicoli

a fine vita. Con le principali aziende player

di settore (nazionali ed internazionali) che hanno

proposto - con le proprie applicazioni e competenze

e attraverso nuove opzioni di recupero - le

soluzioni del domani, per poter immettere sul

mercato le materie prime seconde (ad Eco -

mondo sono rappresentate le filiere del legno,

plastiche, vetro, carta, cartone e imballaggi).

Ma per scoprire cosa riserverà la prossima quattro

giorni di riferimento europeo - che fa da collettore

per i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa

- non ci resta che attendere l’appuntamento

del prossimo novembre (dall’8 all’11).Nel

frattempo… barriamo l’agenda.

l

Prima barca

a vela al mondo

stampata in 3D,

in monoscocca

con materiale

completamente

riciclato.

Convegni

e workshop

in presenza,

per momenti

formativi.

Marzo 2022

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

26

ECONOMIA CIRCOLARE NEWS Soluzioni

NEWS

ECONOMIA CIRCOLARE

27

Che buon profumo!

Eliana Puccio

Ciak: la nuova vita

del film agricolo

Il consorzio per la gestione dei beni in polietilene

certifica il riciclo dei teli per la copertura delle serre:

possono diventare pellicole tecniche usate in edilizia

n È possibile produrre bioplastica usando

fiori? Sì, e ci pensa Mixcygling, una startup

innovativa di Breganze (Vicenza), che

realizza materiali a basso impatto

ambientale recuperando fibre organiche

da scarti di lavorazioni. Proprio dal suo

ingegno nascono packaging naturali che

stimolano vista, tatto e olfatto grazie

all’utilizzo di scarti di lavorazione di

camomilla e lavanda, ottenuti

rispettivamente dalla produzione di

bevande e dal processo di distillazione da

cui si estrae l’olio essenziale. L'idea è

quella di limitare l'uso di materie prime

favorendo l’economia circolare.

Inizialmente, Mixcycling l’ha fatto

riutilizzando i residui della produzione

interna dell’azienda, costituiti da sughero

e legno. Poi, la lista di fibre organiche

utilizzate per creare materiali ecologici

alternativi alla plastica si è allungata.

Beh, che dire, complimenti per l’inventiva!

Giancarlo Dezio,

direttore generale

di Ecopolietilene.

Ecopolietilene insieme con il produttore

Eiffel e il distributore Aniplast e il supporto

operativo di Ecolight Servizi, Metaplas e

Plastimontella, ha dato vita un anno fa al progetto

“La nuova vita del film agricolo”.

Si tratta di nuovo percorso circolare che riguarda

i teli da copertura usati in agricoltura.

Nasce così la prima filiera circolare per il recupero

dei rifiuti plastici (beni in polietilene) che

consente ai teli dismessi - per la copertura dei

vigneti - di essere interamente recuperati e

reinseriti nel ciclo di produzione di particolari

film usati nelle costruzioni.

“Parliamo di un bene in polietilene che è risultato

interamente riciclabile. Una sua corretta

gestione, dalla raccolta al trattamento, permette

di ottenere un granulo plastico facilmente utilizzabile

nella produzione del film in polietilene

usato nelle costruzioni come barriera al vapore”,

spiega il direttore generale di Ecopolietilene,

Giancarlo Dezio. “È l’inizio di un percorso che,

partendo da una raccolta puntuale dei rifiuti di

beni in polietilene, vuole dare un significativo

contributo all’economia circolare, garantendo

una destinazione finale alla materia prima secondaria

e una maggiore tracciabilità di questi

rifiuti”. Il processo di riciclo avviato da

Plastimontella ha visto la produzione di un granulo

idoneo alla filmatura in bolla. Eiffel ha individuato

come poter impiegare questa materia

prima seconda.

Le prove fatte hanno consentito una produzione

industriale stabile per la realizzazione di film

barriera al vapore, grazie ad una miscela di materie

prime seconde prodotte all’interno del progetto

del 20 per cento.

Le 30 tonnellate di teli per la copertura delle

serre, miscelate con altre plastiche riciclate,

hanno dato vita a 100 tonnellate di film per l’edilizia

interamente green. "I benefici ambientali

ed economici riscontrati hanno spinto tutti i partner

del progetto a proseguire su questa strada.

Il progetto evidenzia l’importanza del ruolo dei

produttori per la costruzione di una reale economia

circolare dove il rifiuto di oggi diventa un

bene di domani’, conclude Dezio. l

Marzo 2022

Giugno 2020


28 ECONOMIA CIRCOLARE NUOVI MATERIALI

NUOVI MATERIALI

ECONOMIA CIRCOLARE

29

CircolarMente

Secondo anno per lo spazio dedicato

ai materiali circolari, soluzioni materiche riciclate,

con origine da fonte rinnovabile e certificate.

Un numero interamente dedicato agli scarti tessili

Marco Capellini

matrec.com

Le direttive Europee sull’economia circolare

hanno fornito nuove indicazioni e

stimoli per il mercato, dettando linee

guida ben precise. In particolare, in Italia a

partire dal 1 gennaio 2022, come previsto dal

decreto legislativo n.116/2020 è entrato in vigore

l’obbligo per la raccolta differenziata dei

rifiuti tessili, che per il resto d’Europa diventerà

obbligatoria entro il 2025.

Il bel paese, che riconosce il settore moda come

parte fondamentale della propria economia, ha

deciso di interpretare queste nuove condizioni

come un’opportunità, anche se in realtà ci sono

ancora una serie di aspetti da definire.

Non perdiamo il filo

I rifiuti tessili infatti, se sapientemente gestiti,

potrebbero rappresentare una fonte importante

di risorse materiche per il riuso e il riciclo.

Ad oggi non esistono dati puntuali sulle

quantità di rifiuti tessili generati e soprattutto

sui flussi di riutilizzo dei capi di abbigliamento,

azione che sta diventando sempre più una

buona pratica caratterizzata da un mercato

del second hand che vede un numero crescente

di aziende del fashion protagoniste. Come

Matrec, siamo sempre più coinvolti in attività

di misurazione della circolarità di prodotti del

settore moda ed i risultati mettono in evidenza

la necessità di intervenire in fase di progettazione,

mediante la scelta di soluzioni materiche

circolari in grado di favorire la valorizzazione

dei prodotti giunti a fine vita. Molti rifiuti

tessili domestici ad oggi vengono recuperati

e convogliati nel flusso del riuso.

Mentre gli scarti tessili industriali che vengono

recuperati e riciclati, sono impiegati in molteplici

applicazioni tra i quali il settore edilizia

come pannelli isolanti acustici, per la realizzazione

di imballaggi, imbottiture, oggettistica

e in parte reimpiegati nel settore moda per

generare nuovi tessuti circolari.

Cambiando i fattori…il risultato cambia!

Invertendo le logiche di processo, applicando

in fase di produzione del settore tessile i principi

di ecodesign, affiancati da un rodato sistema

di raccolta differenziata, si potrebbero

recuperare e reimpiegare ingenti quantitativi di

risorse. L’utilizzo di prodotti tessili monomaterici

e non trattati, ad esempio 100% lana o cashmere,

possono generare in fase di riciclo nuove

fibre filabili oltre a materiale riempitivo.

Per fibra filabile si intende la frazione in uscita

costituita da fibre lunghe, caratterizzate da una

certa qualità che ne garantisce il riutilizzo in un

nuovo processo di filatura. Quando invece i materiali

sono costituiti da diverse miscele di fibre

(mix tra sintetici e organici), inevitabilmente a

fine vita il processo di riciclo produrrà materiale

fluff, con un contenuto indeterminato che può

essere destinato, quando va bene, esclusivamente

a materiale di riempimento. Iniziano comunque

ad esserci realtà industriali in grado di

riciclare e separare i tessuti misti. Di seguito una

selezione di materiali rappresentativi della tematica

che fanno parte di Matrec Lab, laboratorio

di ricerca internazionale avviato nel 2002,

che raccoglie materiali circolari e soluzioni innovative

provenienti da tutto il mondo. l

Il copyright di tutte

le immagini appartiene

alle aziende menzionate.

MONO: Materiale composto da scarti tessili postindustriali,

ottenuto attraverso un processo brevettato

di up-cycling, che consente di recuperare fino al 100%

delle fibre tessili per trasformarle in un materiale

resistente che può essere modellato su richiesta. Si

tratta di tessuto monomaterico che, a seconda delle

esigenze, è possibile avere in fibre sintetiche con

100% poliestere riciclato o in fibre naturali in 100%

cotone riciclato. Trova impiego nella realizzazione di

imballaggi e oggettistica. (nazena.com)

RIPPLE CUSHION: Materiale realizzato in fibre tessili riciclate: PET

riciclato, poliestere riciclato, lana riciclata e canapa naturale. Si

avvale di un nuovo processo di produzione brevettato che consente di

riciclare qualsiasi tipo di fibra, da fili tessili, a fibre naturali o bottiglie

di plastica. Le fibre vengono soffiate in uno stampo riscaldato e

pressato al fine di ottenere la forma 3D finale. (fibermates.com)

Marzo 2022

MILLEFORMA COTONE: Materiale realizzato al 73%

in linters di cotone, ovvero cascami di scarto

provenienti da filiere produttive, uniti a componente

minerale quali caolino micronizzato, terre coloranti,

pigmenti in polvere, sali ignifughi, senza l’utilizzo di

coloranti e mordenti chimici. Caratterizzati da

un’ottima risposta fonoassorbente nelle frequenze

fondamentali della voce umana, sono ideali per

restituire comfort acustico in luoghi pubblici, uffici,

scuole e complessi residenziali. (lnx.milleforma.it)

Marzo 2022

SOLID TEXTILE BOARD: Pannello ad alta

densità realizzato al 70% con tessuti

riciclati ed al 30% con legante

bicomponente. I tessuti provengono dalle

industrie della moda, dalle lavanderie

industriali e da scarti di produzione delle

aziende tessili. Il nucleo del pannello è

costituito da cotone bianco riciclato,

successivamente rivestito con uno strato

esterno di cotone o lana riciclati per

conferire colore. (reallycph.dk)


In cooperation with

NEWS

ECONOMIA CIRCOLARE

31

#newlifetoplastic

Noi li abbiamo

in gomma riciclata

n Sicuri, duraturi e

silenziosi.

L’Italia fa un altro passo

avanti con l’impiego di

asfalti modificati con

aggiunta di gomma

riciclata. Ne va fiero

Federico Dossena,

Direttore Generale di

Ecopneus che spiega: “Gli

asfalti modificati con

gomma riciclata sono una

soluzione tecnologica

all’avanguardia che porta

benefici concreti: strade

senza buche, che durano di

più e che sono anche più

silenziose”.

“Minori danni - continua -

significa anche minore

necessità di manutenzione

e quindi costi di gestione

ridotti nel lungo periodo

per Pubbliche

Amministrazioni ed Enti

gestori. Anche ANAS ha

introdotto gli asfalti con

gomma riciclata nei propri

capitolati: è un segnale che

fa ben sperare per una loro

rapida ed estesa diffusione

in tutto il Paese”.

In poche parole, strade più

sicure e meno rumorose,

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Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

32

ENERGIA

FOTOVOLTAICO

FOTOVOLTAICO ENERGIA

33

Economia Circolare

Riciclo pannelli

fotovoltaici: un’opportunità,

non un problema

Marco Comelli

L’energia solare viene definita pulita per eccellenza.

Sfruttarla non costituisce una difficoltà così come il riciclo

delle apparecchiature che ne consentono l’utilizzo. Ma…

Nel mondo dell’economia circolare ci

sono cose facili, cose difficili e cose facili

che vengono fatte sembrare difficili.

Secondo siti e quotidiani, è in arrivo un disastro

ambientale, una bomba ecologica pronta a

scoppiare, anzi già scoppiata. Colpevoli, i pannelli

fotovoltaici dismessi. Inoltre - urla un

titolo – “Pannelli fotovoltaici con matricola falsificata

esportati in Africa”. Per essere riutilizzati

come…. pannelli fotovoltaici, e incassare

il credito IVA. In questo caso l’ambiente non

c’entra, ma il gettito sì.

RAEE delle mie brame

Per mettere le cose in prospettiva (si chiama

debunking, ora) un pannello fotovoltaico in silicio

cristallino, che forma la stragrande mag-

gioranza di quelle installati in Italia, è composto

in peso da vetro (73%), alluminio (10%),

polimeri (9%), silicio (5%), rame (1%), ma anche

argento (0,1%), stagno (0,12%) oltre che

parti minime di piombo (0,07%). Dal punto di

vista normativo la gestione dei pannelli fotovoltaici,

quando non più utilizzati nel loro impianto

originario, è stata definita in più fasi tra

gli anni 2012 e 2016. Nel 2012 il GSE emise un

disciplinare tecnico che regola i pannelli installati

dal 2011 al 2013 e percettori di incentivo,

cercando anche di istituire dei consorzi

ad hoc per il ritiro e il riciclo.

Nel 2014 intervenne poi il Decreto Legislativo

n. 49 del 14.03.2014 «Attuazione della direttiva

2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche

ed elettroniche (RAEE)» che ha incluso

Marzo 2022

per la prima volta tra i RAEE anche i moduli

fotovoltaici. Il recentissimo recepimento della

direttiva europea 2018/849 con D.Lgs 118/2020

non ha cambiato molto, introducendo l’obbligo

di registrare i moduli ai sistemi collettivi. Molto

più importante, dal nostro punto di vista, è il

DM MISE 23/06/2016 che ha incluso per la prima

volta il termine “componente rigenerato”

fra quelli da poter utilizzare negli impianti incentivati.

Ad oggi comunque, tutti i pannelli

fotovoltaici inviati al riciclo pagano il contributo

RAEE (a carico a scalare di produttore, distributore,

gestore dell’impianto), considerati

come RAEE domestici se provenienti da impianti

sino a 10 kW; come RAEE industriali per

potenze superiori. Sul territorio nazionale restano

invece esclusi dal contributo i pannelli

incentivati nel IV e V Conto Energia.

Fermi ai blocchi di partenza

Quindi la normativa c’è. Ma di che numeri stiamo

parlando? Va innanzitutto detto che la durata

di un pannello, che si quantifica con una

riduzione del rendimento del 20%, è di circa 20

anni. In realtà, questo lasso di tempo corrisponde

alla durata della garanzia del produttore.

Niente impedisce che il pannello continui a produrre

sullo stesso impianto. Inoltre va considerato

che - prima di avviare i moduli al riciclo

- sia opportuno valutare la possibilità di riutilizzarli

in situazioni meno impegnative, per

esempio in impianti con tensione di lavoro

meno elevata o meno densi o con maggiore irraggiamento

solare (se vi vengono in mente

Africa e Asia del sud non siete lontani), in cui si

possono impiegare moduli con rendimento più

basso. Ma nel riutilizzo vanno considerati anche

tutti i pannelli per accedere a tecnologie più recenti

(il cosiddetto revamping).

Relativamente ai pannelli di cui si decide il riciclo,

oggi si ritirano quelli installati nel 2002

(che identificano un numero molto esiguo) e

quelli che sono stati dismessi per le cause più

Marzo 2022

Cornice

Vetro

frontale

Matrice

di celle

Strato

(EVA)

Posteriore

Incapsulante

Incapsulante

diverse. Per fare un esempio, in Lombardia

due anni fa una serie di trombe d’aria ha divelto

diversi impianti posti sui tetti delle stalle,

che cadendo a terra si sono danneggiati in

modo irreparabile. In condizioni normali, i pannelli

sono tutti sigillati e caratterizzati da elevata

robustezza data la loro necessità di “sopravvivere”

all’aria aperta, resistendo alle

condizioni atmosferiche più disparate.

Trattamenti adeguati

Le caratteristiche di cui sopra, però, impongono

per l’operazione di disassemblaggio processi

specializzati.

In merito a ciò, una recente indagine dell’RSE

presso i gestori di impianti di trattamento RAEE

ha evidenziato che le lavorazioni possono essere

efficacemente ed economicamente attuate

solo se in presenza di un volume minimo

e adeguato di moduli da trattare. Si parla infatti

di una cubatura superiore a 7/8.000 tonnellate/anno,

che tradotta in energia significa pannelli

per 140 MW/anno; ma esistono studi più

pessimistici che indicano la quota delle 20.000

tonnellate. Ad oggi purtroppo, il volume dei

pannelli trattati è nettamente inferiore (si parla

di meno di 1000 tonnellate); vengono lavorati

esclusivamente a mano e solo parzialmente

Composizione

di un modulo

cristallino.

(Fonte: RSE).

Scatola di

Giunzione


Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

34 ENERGIA

FOTOVOLTAICO

NEWS

ENERGIA

35

Operazione H

L’analisi di EPQ che evidenzia il ruolo degli elettrolizzatori

per la produzione di idrogeno nel mercato del Demand

Response. L’Italia al momento non ha ancora una strategia

Irene Boschi

per rimuoverne i cavi. Le parti restanti vengono

accumulate ed accantonate in attesa che si

raggiunga il quantitativo minimo indispensabile

al trattamento da effettuare.

Percorso a ritroso

Per comprendere il processo di disassemblaggio,

è meglio partire dall’assemblaggio.

Quel che segue si applica per i pannelli (o moduli)

a silicio cristallino, sia mono che poli, e

per il tipo monofacciale, dal momento che in

Italia rappresentano più del 90% dell’installato.

In pratica la struttura di un pannello è a sandwich.

Partendo dalla superficie rivolta al sole,

si trova un vetro frontale trasparente temperato

di qualche millimetro di spessore, una

pellicola di polimero (EtilVinilAcetato, EVA), la

matrice di celle di sicilio - con uno strato antiriflettente

- e i contatti elettrici per raccogliere

l’elettricità, un’altra pellicola EVA, i collegamenti

elettrici in rame che connettono le cellule

in serie, un backsheet di chiusura in Tedlar

bianco (a volte in vetro). Il tutto viene racchiuso

da una cornice di alluminio anodizzato. Sul retro

è sistemata anche la scatola di giunzione

con il resto dell’impianto. I vari strati vengono

sigillati con un processo di laminazione, che

prevede il riscaldamento in camera a vuoto

del pannello sino a 140 gradi, provocando lo

scioglimento dell’EVA.

Nessuna codifica

Come si smonta tutto ciò per riciclarne i singoli

componenti? Non esiste un metodo standard,

siamo ancora in fase preindustriale, per cui si

sta sperimentando. I procedimenti più efficienti

(permettono per esempio di recuperare ben il

vetro, che è molto pregiato essendo bianco)

sono quelli basati sulla delaminazione.

L’alternativa è la frammentazione (o triturazione)

che può essere eseguita senza importanti

investimenti, poiché la rottura dei moduli

fotovoltaici e la separazione dei materiali può

essere effettuata, nella maggior parte dei casi,

da impianti esistenti di riciclaggio e smaltimento

dei rifiuti. Al netto dei successivi necessari

trattamenti di purificazione e separazione.

Sottolineiamo che ci troviamo ancora in fase

sperimentale.

Diversi studi prevedono che la quantità di pannelli

disponibili per il riciclo non sarà a livello

tale da giustificare un trattamento industriale

prima del 2029. Nell’attesa, almeno abbiamo

spazzato il campo dall’ennesima “bomba ecologica”

farlocca. Visto che ce ne sono già fin

troppe di vere.

l

Lo scorso settembre si è svolto l’evento

di presentazione del report dell’Ener -

gy&Strategy Group “Hydrogen Inno -

vation Report – Le sfide per la creazione di

un mercato dell’idrogeno”.

In particolare, è stata fatta un’analisi sul percorso

da intraprendere per arrivare ad una

maturazione per questo mercato. Ad intervenire

anche EPQ, fra i principali operatori

in Italia attivi nel settore della flessibilità.

La stessa ha spiegato come gli impianti di

produzione di idrogeno da fonte rinnovabile

(elettrolizzatori), avranno un ruolo determinante

nel mercato del “Demand Response”

e, appunto, della flessibilità. Durante l’incontro

è emerso che nel futuro decarbonizzato

avrà un ruolo determinante, a condizione che

sia prodotto da fonte rinnovabile e

a costi competitivi.

L’Italia non ha ancora una strategia

per l’idrogeno ma solo delle linee

guida.

Motivo per cui deve mettere a punto

tutte le regole per favorire l’iniziativa

privata, fondamentale per

creare un reale mercato in tal senso.

Anche grazie al PNRR le imprese

avranno la possibilità di accedere

a finanziamenti e incentivi

che favoriranno lo sviluppo di impianti

di produzione di idrogeno.

Giacomo Cantarella, Business Deve lopment

Manager di EPQ ha dichiarato: “La transizione

energetica prevede un futuro in cui la produ-

zione sarà principalmente da fonte rinnovabile.

Gli elettrolizzatori avranno quindi un ruolo

determinante”.

l

Marzo 2022

Marzo 2022


Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

36

ENERGIA

AGROECONOMIA

AGROECONOMIA ENERGIA

37

Economia Circolare

Il biogas viene prodotto grazie

al processo di “digestione

anaerobica”, la fermentazione

batterica in assenza di ossigeno

di biomasse tra cui: scarti

del settore agroindustriale,

deiezioni solide e liquide

degli allevamenti, fanghi

di depurazione, sottoprodotti

dell’agricoltura.

Eliana Puccio

L’inizio di un’era

Diventa sempre più necessario promuovere combustibili

sostenibili. Il biogas e il biometano costituiscono la pietra

angolare di una bioeconomia circolare. Ecco perché

Il raggiungimento dell'ambizioso obiettivo

dell'UE di ridurre del 55 per cento le emissioni

di CO 2 entro il 2030 richiederà cambiamenti

fondamentali nel settore energetico.

Per questo, è di fondamentale importanza promuovere

tutti i combustibili sostenibili e le relative

infrastrutture.

Il biogas è un vettore di energia rinnovabile

flessibile e affidabile, un fattore abilitante di

significative riduzioni delle emissioni di CO 2 e

rimozioni di carbonio.

Il biogas si è dimostrato una soluzione molto

efficace anche per la generazione di calore.

Inoltre, una volta purificato al biometano, può

anche essere immesso nella rete del gas esistente

o utilizzato come combustibile rinnovabile

per supportare la decarbonizzazione

del settore dei trasporti, fortemente dipendente

dai combustibili fossili.

Vantaggi nel settore agricolo

Rispetto ai combustibili fossili dell'UE, il biogas

fa risparmiare fino al 240% delle emissioni di

gas a effetto serra e il biometano fino al 202%

perché vengono eliminati i potenti gas serra,

come il metano, che sarebbero stati emessi dalla

fermentazione incontrollata dei rifiuti organici

e dei residui agricoli.

I rifiuti e l'agricoltura sono oggi le due più importanti

fonti di emissioni di metano. Il sottoprodotto

del biogas (digestato) può essere utilizzato

anche come fertilizzante organico,

fornendo vantaggi socioeconomici alle aree rurali

sostituendo la produzione ad alta intensità

energetica e la fornitura di fertilizzanti minerali.

In media il 71 per cento del biogas europeo è

generato da materie prime agricole, ma in realtà

varia da paese a paese. In Svezia il 93% del biogas

utilizza i fanghi da depurazione delle acque

reflue come materia prima, mentre in Portogallo

l'89% proviene dai rifiuti. A partire dal 2023, l'UE

imporrà la raccolta differenziata dei rifiuti organici

che aumenterà la quantità di rifiuti alimentari

disponibili per la produzione di biogas.

Proprio come sostiene Piero Gattoni, presidente

del CIB - Consorzio Italiano Biogas - con il

PNRR si apre una nuova era del “Biogas -

fattobene”. Il Governo ha inserito un progetto di

investimento nel Piano di Ripresa e Resilienza

accompagnato da un processo di riforma del

quadro normativo di riferimento. "Grazie al

PNRR abbiamo la possibilità di aprire le porte

delle nostre aziende agricole a nuovi mercati

contribuendo alla decar bonizzazione dell’economia,

promuovendo una filiera interamente

italiana", sostiene Gattoni. Anche l'EBA (Eu -

ropean Biogas Asso ciation) si impegna nella

promozione attiva dell'uso sostenibile di biogas

e biometano in tutto il continente.

Ne parla in particolare modo il direttore Harmen

Dekker: "Il biogas e il biometano, sono sempre

più riconosciuti, non solo come fonte flessibile

di gas rinnovabile, ma anche come fattore abilitante

dello sviluppo locale e sostenibile.

Rappresentano importanti fattori abilitanti del

Green Deal dell'UE, e costituiscono anche la

pietra angolare di una bioeconomia circolare.

Sono prodotti da residui organici, il che aiuta a

ridurre i rifiuti industriali e urbani. Inoltre, supportano

lo sviluppo dell'agroecologia utilizzando

materie prime agricole sostenibili, ripristinando

i nostri terreni con carbonio organico o sollecitando

l'uso del digestato come fertilizzante organico".

Un progetto

per portare

l'agricoltura

tradizionale verso

l'agroecologia. Dieci

azioni per migliorare

le prestazioni

ambientali

delle aziende

agricole.

Marzo 2022

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

38 ENERGIA Soluzioni

AGROECONOMIA

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

39

Il più grande d’Italia

Un biodigestore sulle colline del Chianti. Sembra più

complicato a dirlo che a farsi, e ancora di più a immaginarlo.

Eppure nascerà proprio in Toscana, nel Comune

di Montespertoli, provincia di Firenze. Produrrà biometano

e compost (ammendante per il terreno) dai rifiuti

organici che provengono dalle raccolte differenziate.

Per realizzarlo sono stati impiegati due anni e 30 milioni

di euro finanziati da Alia, il gestore dei rifiuti dell'area

di Firenze. Sarà il più grande d’Italia e consentirà di trasformare

25 milioni di tonnellate di compost e 11 milioni

di metri cubi di biometano. Il potenziale energetico è

pari a 100 milioni di kWh l'anno.

Chiariamo meglio in cosa consiste e come funziona. Il

biodigestore è anaerobico, ovvero la "digestione" di quello

che verrà trasformato si svolge all’interno di reattori

chiusi (i digestori). Senza l'ossigeno, la sostanza organica

si trasforma in biogas. In realtà ne abbiamo già un esempio

in Lombardia. Esistono esempi dello stesso tipo in

altre parti d’Italia, ma questo di Montespertoli però sarà

ancora più innovativo.

A dire il vero non è nemmeno così facile a farsi. Per la

formazione del biogas sono necessari infatti alcuni batteri

specializzati in questo tipo di azione che trasformino

la sostanza organica in composti intermedi come idrogeno,

acido acetico e anidride carbonica.

Successivamente, altri batteri che sono formati "da microrganismi

metanigeni", concluderanno il tutto producendo

biogas. Infine, il biogas verrà depurato e purificato

grazie al processo chiamato "upgrading" dal quale si otterrà

il biometano.

La fermentazione avviene

in un ambiente completamente

sigillato, nelle cosiddette

“biocelle”.

“La comunità di Monte -

spertoli - commenta il sindaco

Alessio Mugnaini- ha

costruito nel tempo una consapevolezza forte sul tema

dei rifiuti e dell’impiantistica e ha saputo sostenere il

grande impegno di Alia nel realizzare questo nuovo biodigestore.

Siamo orgogliosi che questo impianto nasca

sul territorio e che porti anche benefici alla cittadinanza.

È la testimonianza che interventi di questo tipo si possono

fare senza snaturare un contesto rurale come

quello di una delle capitali del vino toscano”.

Come tutte le grandi idee e progetti anche questo ha i

suoi contro. Uno di questi deriva dal problema del trasporto

e del cattivo odore che genera, per l’appunto, il

dissenso di molti. E non solo, anche un ipotetico sviluppo

di batteri patogeni. Ma su questo ne sapremo senz’altro

meglio più avanti.

l

Mmmmm che cemento!

Siamo sulla buona strada. Da sempre il cemento

e il calcestruzzo la fanno da padrona

nel settore delle costruzioni, per le opere

pubbliche e private. E allinearsi a quelli che

sono i principi della circular economy significa

investire in tecnologie innovative non solo per

evitare emissioni di CO 2 ma anche per essere

in grado di recuperare e riutilizzare materiali

alternativi. È quanto sta facendo il Gruppo

Holcim che ha annunciato la nuova “Strategia

2025 – Accelerazione della crescita sostenibile”,

il nuovo step che l’azienda sta portando avanti

per diventare, in tal senso, leader globale nella

fornitura di soluzioni in questo ambito.

Uno spunto sul ruolo della filiera

per lo sviluppo sostenibile.

Holcim Italia amplia la famiglia

di cementi eco, performanti e allineati

con i pilastri dell’economia circolare

Il lancio

ECOPlanet IIB4 è elemento fondamentale di

questo percorso. Il lancio della nuova gamma

di cementi, consente una riduzione dal 30 per

cento sino al 100% della Carbon Footprint, mediante

l’utilizzo di materie prime innovative, di

rifiuti da C&D riciclati, ma anche l’impiego di

combustibili alternativi nei processi industriali.

In particolare con ECOPlanet Prime, viene

identificato un cemento altamente performante

che, grazie a pozzolana naturale calcinata ed

alla riduzione del fattore klinker, permette di

ridurre le emissioni di CO 2 di oltre il 50% rispetto

ad un cemento portland.

ECOPlanet IIB4 è invece caratterizzato da ottime

resistenze iniziali ed è studiato per offrire

le medesime prerogative e vantaggi di un cemento

portland al calcare di Tipo “A”. Sempre

in ottica di risparmio in termini di risorse naturali

essendo riutilizzati anche in questo caso

scarti da demolizioni e costruzioni.

Lucio Greco, Amministratore Delegato di

Holcim Italia ha sottolineato l’impegno dell’azienda

nel perseguire e raggiungere gli obiettivi

delineati dalla “Strategia 2025”. "ECOPlanet

è la gamma di cementi del Gruppo Holcim disponibili

su larga scala, ad alte prestazioni e

adatti ad un'ampia gamma di applicazioni che

vanno dall'edilizia residenziale al complesso

progetto infrastrutturale. Si tratta di un ottimo

esempio del nostro impegno volto ad offrire ai

clienti e partner soluzioni per accelerare lo sviluppo

di un’edilizia sostenibile e per contribuire

già da oggi a rendere realtà la trasformazione

“ecologica” delle nostre città”.

l

Ludovica Bianchi

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

40 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

FRANTOI MOBILI

FRANTOI MOBILI

RIFIUTI SOLIDI

41

Entrambi i nastri sono dotati

di coperture in acciaio

inossidabile e di nebulizzatori

di acqua per contenere

le polveri. Sotto, i tondini

di ferro estratti dal deferizzatore.

Matthieu Colombo

Produttività itinerante

Il Roco Ryder 1000

è elettrico, alimentato

da un generatore

CAT da 135 kW oppure

da rete elettrica

industriale trifase.

Nel primo caso

si consuma il 40

per cento in meno

di gasolio rispetto

a un frantoio mobile

tradizionale;

nel secondo, si lavora

a emissioni zero.

Il centro autorizzato al recupero di rifiuti inerti

di Edilizia Orobica sceglie un frantoio mobile

con l’idea di processare materiale anche in cantiere

Secondo le stime elaborate dall’Istituto

Superiore per la Protezione e la Ricerca

Ambientale, nel 2019 la produzione di rifiuti

da costruzione e demolizione in Lom bardia

(c.d. "inerti da C&D") è stata pari a 14.617.152

tonnellate, pari al 44 per cento della produzione

totale di rifiuti speciali prodotti in quell'anno.

A fine 2021, Arpa ha presentato una piattaforma

web chiamata Market Inerti per favorire la

gestione dei materiali recuperati dal riciclaggio

dei rifiuti da costruzione e demolizione e la loro

ridistribuzione sul territorio facendo incontrare

domanda e offerta. Il principio è mettere in vetrina

il materiale prodotto nei singoli contesti

territoriali, riducendo costi di trasporto e relativo

impatto ambientale.

Guarda il Roco

Ryder 1000 ibrido

in azione

L’ibrido che consuma quasi la metà

L’attività di Edilizia Orobica si inserisce alla

perfezione in questo contesto. Lo storico magazzino

edile che oggi ha sede a Villa d’Alme

(BG), in bassa Val Brembana, da fine 2019 è

centro autorizzato al recupero di rifiuti inerti

e se in principio il materiale conferito veniva

processato con un impianto fisso, in ambiente

coperto, capace di una produttività massima

di circa 80 t/h, oggi la storia è cambiata. A fronte

di un aumento del materiale conferito, la

famiglia Roncalli ha infatti deciso di investire

in un nuovo impianto mobile di frantumazione

ibrido a mascelle e la scelta è caduta su una

macchina particolarmente interessante proposta

in Italia dalla FSI di Savona. Stiamo parlando

del nuovo Roco Ryder 1000 ibrido azionato

da generatore elettrico che può essere

alimentato sia da motore termico CAT C7.1

Acert tarato a regime fisso (135 kW a 1.500

giri/min, 88 dB(A) Genset) sia “alla spina”, ovvero

tramite rete elettrica trifase da 400V.

Quest’ultima soluzione, disponibile a richiesta,

rende il Ryder 1000 ideale per

lavorare in ambienti chiusi o coperti,

come può presso la sede

di Edilizia Orobica, ma anche in cantieri come

quelli urbani, dove la riduzione delle emissioni

acustiche è una delle priorità assolute. In sostanza

la macchina è ad azionamento totalmente

elettrico, le mascelle sono azionate da

motore in elettrico tramite cinghie, e l’olio

idraulico serve esclusivamente per la traslazione

e la regolazione della luce tra le mascelle

(da 40 a 150 mm) della bocca del frantoio

lunga 1.000 mm e larga 600 mm.

Roco è un costruttore nord irlandese, di giovane

corso, ma forte di progettisti navigati del

settore e di componentistica ultra collaudata

e di prima qualità. Rispetto ad un frantoio mobile

a mascelle diesel ad azionamento idraulico

di pari classe, ossia con una produzione

oraria variabile dalle 160 alle 200 t/h, il nuovo

Ryder 1000 ibrido sviluppato da Roco annuncia

un risparmio in consumo carburate superiore

al 40 per cento lavorando alimentato dal sei

cilindri a stelle e strisce.

Su strada senza permessi speciali

Ad incrementare la versatilità del nuovo Roco

ibrido sono senza dubbio le sue dimensioni di

trasporto e il suo peso operativo che lo rendono

facilmente trasferibile dal piazzale al

cantiere, senza permessi speciali. Le sue misure

sono 12.000 mm di lunghezza a nastro

principale ripegato, 2.500 mm di larghezza e

3.200 mm d’altezza per 29.500 kg di peso di

trasporto dichiarato che diventano 29.000 in

condizioni operative. A tal proposito la Edilizia

Orobica ha avviato le pratiche per poter

utilizzare il Ryder 1000 anche per il riciclaggio

e la rigenerazione degli inerti direttamente

in cantiere.

Un nuovo concentrato d’esperienza

Che il Ryder 1000 (mille come la lunghezza della

bocca del frantoio in mm) sia un frantoio mobile

progettato da esperti del settore, con 40 anni

d’esperienza sul campo, lo si capisce da dettagli

come il nastro laterale orientabile di 180° (destra-sinistra)

con base posta esattamente sotto

l’alimentatore vibrante grizzly, come il magnete

deferizzatore con nastro estrattore bidirezionale

che permette di espellere il ferro sul lato destro

o sinistro del carro. Si apprezza anche il nastro

principale ad altezza variabile largo ben un metro

e, al pari del nastro laterale, dotato di robusta

protezione superiore e sistema di abbattimento

polveri ad acqua. Tra mascelle e nastro principale

non manca nemmeno la piastra deflettrice

in acciaio per scongiurare i danni che dei tondini

potrebbero causare.

l

L’allestimento

include il nastro

estrattore del ferro

con magnete

che può scaricare

a destra o a sinistra

della macchina.

Le dimensioni

di trasporto del Roco

Ryder 1000 sono

perfette: 12 metri

di lunghezza, due

e mezzo di larghezza

e 3.200 mm d’altezza.

Si trasporta senza

permessi speciali.

Marzo 2022

Marzo 2022


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per l’ambiente

Economia Circolare

42 RIFIUTI SOLIDI NEWS Soluzioni

recycling-aktiv.com

tiefbaulive.com

Fiera dimostrativa sullo smaltimento e il riciclo dei rifiuti

& sull'ingegneria stradale e civile

Fiera Karlsruhe 5 – 7 maggio 2022

Nuove date!

Verde di nome e di fatto

Il nuovo sollevatore telescopico full electric

eWorker è il capostipite della Generazione Zero

di Merlo per favorire la transizione ecologica.

Otto ore di autonomia senza emissioni

Matthieu Colombo

Si chiama eWorker, ha un formato compatto,

porta fino a 2.500 chili e ne alza ben

1.500 fino a 4,8 metri d’altezza. È il primo

sollevatore telescopico cento per cento elettrico

di Merlo, è in vendita ed i primi esemplari sono

già in consegna. Disponibile in versione 2WD o

4WD, con rispettive potenze di 60 e 90 cavalli,

l’eWorker è il porta bandiera della Generazione

Zero dei sollevatori cuneesi: 0 emissioni, 0 rumorosità,

0 utilizzo di combustibili fossili.

Zero emissioni, lavora su doppio turno

Il primo full-electric prodotto in serie da Merlo

è stato sviluppato partendo da un foglio di carta

bianca, unendo la tecnologia collaudata dei carrelli

elevatori, alle caratteristiche tecniche e prestazionali

dei sollevatori telescopici. Il rivoluzionario

eWorker nasce per essere elettrico e per

poter lavorare anche su più turni di lavoro (grazie

al pacco batterie al piombo-acido intercambiabile),

forte di una concezione che guarda al settore

del sollevamento carichi e persone sia in

ambito industriale sia a supporto della filiera

del riciclaggio. Non a caso eWorker, ha in testa

al braccio una zattera porta attrezzi ZM2S che

lo rende compatibile con l’80% delle attrezzature

sviluppate per la gamma di sollevatori telescopici

Merlo tradizionali.

l

Marzo 2022


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Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

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Economia Circolare

44 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

STRATEGIE

STRATEGIE

RIFIUTI SOLIDI

45

Sempre più pura

Federica Lugaresi

Il riciclo della plastica insegue nuove tendenze

con relative implicazioni sull’intero settore.

E mentre si richiede materiale in uscita di altissima qualità

e cresce la domanda di poliolefine riciclate,

c’è chi gli dedica le proprie competenze e innovazioni

Alessandro

Granziera, Sales

Manager di TOMRA.

La selezionatrice

a sensori di TOMRA

al lavoro

con una bottiglia

in PET.

alimentare è la punta di diamante

dell’economia parmense. L’in -

L’industria

tera area infatti è conosciuta come

Food Valley, grazie ad una serie di attività agricole

che hanno dato origine ad un vero e proprio

distretto di filiera. Ma non solo. A Parma

esiste anche la sede di TOMRA Recycling, che

ha recentemente inaugurato un Test Center

- ossia il nuovo impianto di selezione di flakes

- per rispondere alla forte richiesta del mercato,

di plastica riciclata di elevata qualità. Ed

in linea con le nuove regole europee che hanno

ristretto il margine di manovra nella gestione

del riciclo.

Novità assoluta

In pratica viene consentito ai clienti di tutto il

mondo, di analizzare i campioni dei loro flakes

e, sulla base dei risultati, ricevere indicazione

sia sulla macchina più appropriata che sulla

configurazione di sensori più adatta. “Il mercato

richiede, per essere avviato al riciclo, più

materiale e più materiale di alta qualità” esordisce

Alessandro Granziera, Sales Manager

di TOMRA.

Le tecnologie TOMRA sono installate in diversi

punti dell’impianto ed in particolare in corrispondenza

della selezione del flake (che identifica

l’ultima barriera sul controllo qualità prima

I flakes prodotti

nel Test Center di Parma.

di andare in estrusione). “Nel test center si possono

lavorare tutte le tipologie di materiale in

forma di fiocco: PET, PE, PP, PS, PVC, ma anche

selezionare metalli, polimeri o colori.

Il trend è quello di ottenere uno scarto sempre

più scarto e un prodotto finale sempre più

puro. Per far sì che la materia prima seconda

resti in circolo il più possibile e si crei un anello

chiuso a livello mondiale” continua Granziera.

Più supporti

Ma cosa si può fare per realizzare e migliorare

una vera economia circolare? “Come pionieri

del settore della selezione ottica, siamo responsabili

nel fornire e sviluppare tecnologie

per recuperare un materiale di più alto valore

e nelle massime quantità. L’approccio però

deve essere anche olistico: i produttori di packaging,

per esempio, possono provare il materiale

nel nostro test center e verificare che

i sistemi di selezione esistenti, siano in grado

di “detectare” correttamente il materiale stesso.

Si tratta di un supporto che noi di TOMRA

diamo, in virtù della mission aziendale che ha

come obiettivo quello di recuperare più risorse”

prosegue Granziera.

Oltre a fornire le tecnologie, TOMRA ha aperto

la divisione Circular Economy, iniziativa che

mette in rete le aziende che fanno parte della

value chain della plastica. Un supporto aggiuntivo

fornito da TOMRA già attiva nel recupero

di materiale relativo al PET. E con un peso

di importante caratura in ambito di economia

circolare, dato che il 50% della plastica da pac-

kaging può essere recuperata, e successivamente

riciclata, se meglio pensata.

Ciò che fa la differenza

Tecnologia, competenza e affidabilità fanno sì

che con le apparecchiature TOMRA si ottenga

una plastica di alta qualità: in applicazioni relative

alla selezione del pet, delle vaschette,

nella distinzione tra vaschette in pet monolayer

e bottiglie. Tutti prodotti che hanno caratteristiche

chimiche molto simili, ma comunque

con una differenza. “TOMRA recupera non

solo il materiale più pulito possibile, ma garantisce

anche una resa; ossia di ridurre il materiale

buono che finisce nello scarto - continua

Alessandro – e questi sono i plus che

stanno più a cuore ai nostri clienti”.

Vecchi e nuovi. Con un mercato che in numeri

e volume sta crescendo. Tanto che per seguire

i nuovi progetti in modo adeguato (sia commercialmente

che tecnicamente), si è reso

necessario implementare la filiale italiana (che

conta complessivamente 35 persone), di cui

18 sono risorse dedicate al recycling e otto dedicate

al service. “Su scala globale cerchiamo

di pesare le tipologie di richieste che arrivano

dai clienti, o potenziali tali, in merito alle specifiche

applicazioni che attualmente non esistono,

ma che dobbiamo soddisfare. Ad oggi,

la tecnologia FLYING BEAM - che consente di

diversificarci dai nostri concorrenti – è in grado

di aumentare la capacità di selezione e di ridurre

notevolmente i consumi di energia” conclude

Granziera.

l

All’inaugurazione

del Test Center

di Parma erano

presenti Tom Eng,

VP Senior TOMRA

Recycling,

Fabrizio Radice,

Global Sales

and Marketing,

e Alberto Piovesan,

Segment manager

Plastics EMEA

&.Americas.

Marzo 2022

Marzo 2022


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Economia Circolare

46 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

CIRCOLARITÀ NEL TESSILE

CIRCOLARITÀ NEL TESSILE

RIFIUTI SOLIDI

47

Eliana Puccio

Più a tavola

meno in discarica

A Ecomondo EBLI, Ente Bilaterale Lavanderie Industriali,

ha presentato un’analisi comparativa sul “Life Cycle

Assessment” che riguarda sia il tovagliolato riutilizzabile

che quello monouso. I dati emersi? Sono interessanti

Il 91% del tovagliato

riusato è avviato

al recupero; mentre

75 è il numero di cicli

che mediamente

sostiene prima

di essere smaltito.

L’effetto serra viene

così ridotto

del 48% rispetto

al tovagliolato

monouso.

In un mondo che fa il più possibile per combattere

l'usa e getta, sono diversi gli highlights

che interessano il tovagliolato riutilizzabile.

A discapito di quello monouso, sia

chiaro. Molti di noi chiaramente sapranno

quanto gli oggetti monouso siano dannosi non

solo per l'ambiente ma anche per il nostro

portafoglio. Motivo per cui abbiamo deciso di

dare spazio a questo interessante studio, appreso

nei giorni della nostra partecipazione a

Ecomondo 2021.

Riutilizzabile o monouso?

È bene sapere che il 91% per cento dei materiali

è avviato al recupero, resiste a 75 cicli di

lavaggio, impatta sull’effetto serra il 48% in

meno del monouso. Questi sono i dati che

emergono dalle analisi comparative di LCA,

Life Cycle Assessment, ed LCC, Life Cycle

Costing, presentati durante la kermesse riminese

durante la conferenza stampa di EBLI,

Ente Bilaterale Lavanderie Industriali. Lo studio

quantifica il costo di un set in tovagliolo

riutilizzabile rispetto all'equivalente monouso

inclusi i costi delle esternalità (maggiori emissioni

di gas serra associati alla scelta del monouso).

"Il PNRR prevede, proprio sul tessile, il primo

modello di studio di HUB circolare per recuperare

gli scarti di questo tipo. Il ciclo di vita

presentato da EBLI centra il modello descritto

dal Piano: il tessile in uscita dalle lavanderie

industriali è riutilizzato in settori diversi sotto

forma di stracci o di altri prodotti.

Questo asset dunque, si prefigge lo scopo di

perseguire un duplice percorso verso una piena

so stenibilità ambientale: da un lato si propone

di migliorare la gestione dei rifiuti con

modelli di economia circolare e dall’altro realizzare

progetti innovativi per la filiera del tessile

che riveste il vero e proprio core dell’economia

circolare.

Attraverso un investimento nel riutilizzabile

si contribuisce alla cre scita del PIL nazionale

e all’occupazione lasciando in Italia un importante

valore economico che altrimenti

sarebbe in dirizzato verso l’estero dove si produce

il monouso", ha commentato Giuseppe

Marzo 2022

Marzo 2022


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Economia Circolare

48 RIFIUTI SOLIDI CIRCOLARITÀ NEL TESSILE

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

49

Ferrante, presidente EBLI. Nella fase di

smaltimento, il monouso finisce per il 55%

in discarica e per il 45% nell’inceneritore,

mentre a seguito dei 75 cicli di lavaggi industriali

del tovagliato in tessuto, solo l’8% va

in discarica e un 1% è destinato all’incenerimento.

Il restante viene avviato a riciclo.

Sebbene la produzione di tessuto potrebbe far

pensare a un maggior utilizzo di acqua, soprattutto

nella fase di produzione del cotone,

da LCA risulta che dopo 57 lavaggi si ha un

punto di pareggio, con il 18% in meno di consumi

dopo 75 cicli di lavanderia. Rispetto al

monouso, il tessuto produce il 59% in meno

di eutrofizzazione e 61% in meno di acidificazione.

"A fronte di un risultato che dal punto

di vista ambientale mostra i benefici del tovagliato

riutilizzabile, è interessante il confronto

economico. Non ci si è limitati a calcolare il

costo diretto delle due soluzioni, ma sono stati

valutati anche i costi ambientali nel ciclo di

vita, considerando gli oneri maggiori che sosterrebbe

la collettività per il monouso, sulla

base della valorizzazione economica delle

emissioni di gas serra", ha spiegato Roberto

Cariani, socio fondatore e project manager di

Ambiente Italia. Lo studio ipotizza due scenari

di conversione al tovagliato riutilizzabile in cui

si nota che nello scenario

minimo si arriverebbe al

12% in meno di CO 2 equivalente,

mentre nello scenario

massimo a un 20% in meno.

Questo si traduce in un risparmio

economico rispettivamente

di 39 milioni di

euro nello scenario minimo

e di 71 milioni di euro in

quello massimo e - in termini

di costi che sostiene la

collettività per riparare i danni

ambientali - il 63% in

meno.Il costo del fine vita

che ricade sulla società chiaramente non è

subito evidentee: è stato calcolato che il costo

relativo alla raccolta ed allo smaltimento del

tovagliato a fine vita è di circa 374 mila euro

per il riutilizzabile, a fronte dei quasi 28 milioni

di euro del monouso.

l

Più di 25 volte

n Secondo una ricerca

svolta presso la Graz

University of Technology,

in Austria, sembrerebbe

possibile riciclare più di

25 volte il materiale di

cui sono composti i

packaging in fibra carta,

cartoncino, cartone e

scatole pieghevoli.

Lo studio è stato

condotto dal senior

scientist Rene Eckhart.

“I risultati della ricerca

hanno sfatato il mito

secondo il quale gli

imballaggi in fibra

possono essere riciclati

solo tra le 4 e le 7 volte

prima di perdere la loro

integrità, evidenziando

inoltre che le fibre di

carta e cartone sono

molto più resistenti

rispetto a quanto si

pensava - commenta

Winfried Muehling,

direttore generale di Pro

Carton, associazione

europea di produttori di

carta e cartoncino - il

dottor Eckhart evidenzia

che il limite relativo al

numero di ricicli di carta,

cartoncino e cartone è

dettato dal processo di

preparazione dei prodotti

e dalla loro raccolta”.

Due brand come OLMARK e MARKHIP messi insieme

rappresentano un'accoppiata vincente in tema di

componentistica delle connessioni ad alta pressione

per caratteristica applicativa. Attendibilità mai in ombra,

neppure nelle più estreme condizioni di servizio.

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Marzo 2022


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Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

50

RIFIUTI SOLIDI NEWS Soluzioni

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

51

Intelligente e

all’avanguardia

Il primo sistema italiano di controllo

qualità automatizzato, basato

sull'intelligenza artificiale per la separazione

dei rifiuti. Per realizzarlo, Recycleye

si allea con Acea Ambiente

Ginevra Fontana

artificiale scende in campo

ancora una volta in supporto dell’ambiente.

Ne è la testimonianza la colla-

L’intelligenza

borazione tra Recycleye e Acea Ambiente al

lavoro per lo sviluppo del primo sistema automatizzato

di controllo qualità nella separazione

dei rifiuti in Italia.

Specialisti ed esperti del settore stanno infatti

adattando il sistema Recycleye Vision alle esigenze

di Acea Ambiente per automatizzare il

controllo qualità negli impianti di separazione

dei rifiuti. Questo consentirà ad Acea Ambiente

di avere informazioni in tempo reale sui propri

impianti, garantendo costantemente una purezza

elevata.

Tale collaborazione, inoltre, è fondamentale

per l’industria italiana della gestione dei rifiuti,

poiché preannuncia una nuova era di automazione

ed efficientamento nella cernita dei materiali

per il riciclaggio.

Giovanni Vivarelli Presidente di Acea Ambiente

ha dichiarato: “La gestione e la valorizzazione

dei rifiuti fa parte dell’impegno di Acea Am -

biente per l’economia circolare.

La nostra collaborazione con Recycleye per

sviluppare il primo sistema automatizzato di

controllo qualità in Italia aumenterà il volume

di materiali riciclati.

Recycleye sta sviluppando tecnologie all’avanguardia

nella gestione dei rifiuti e siamo

consapevoli dell’importanza ed efficacia di

questo accordo, basata sulla ricerca e l’innovazione”.

Peter Hedley, CTO di Recycleye, ha dichiarato:

“Questa collaborazione è un altro esempio tangibile

del cambiamento che sta avvenendo nel

settore della gestione dei rifiuti: il cambiamento

che speravamo di ottenere quando abbiamo

fondato Recycleye.

Consentire ad Acea Ambiente di mantenere il

proprio impegno verso un’economia circolare

con la nostra tecnologia è un altro passo verso

la risoluzione della crisi dei rifiuti.“ Recycleye

ha partecipato a Ecomondo 2021. l

Una tassa nazionale per limitare l’impatto

ambientale dei materiali plastici. So -

prattutto per quanto riguarda gli imballaggi

con funzione di contenimento, protezione

o manipolazione consegna merci destinati

ad avere nel tempo una durata molto breve.

Praticamente un “usa e getta” che si traduce

in un “costante flusso di rifiuti” caratterizzato

da una elevata dispersione e con forte impatto

sull’ambiente.

Tocca attendere

La Plastic Tax nasce in risposta alla Direttiva UE

2019/904 (Direttiva SUP), che prescrive agli Stati

dell’Unione Europea, di promuovere la transizione

verso un modello di economia circolare.

Ma in seguito all’approvazione del “Documento

programmatico di bilancio” da parte del Con -

siglio dei Ministri, il tutto viene spostato al 2023.

Tra i divieti e gli obblighi di questa imposta rispettivamente:

l’utilizzo di posate, piatti, cannucce,

bastoncini cotonati, agitatori per bevande;

e l’adottare soluzioni per ridurre il consumo

di plastica monouso laddove non esiste alternativa

(tazze, tappi, coperchi e contenitori).

Si escludono dalla tassazione manufatti compostabili,

dispositivi medici e i Macsi destinati

alla protezione dei medicinali. L’ammontare

dell’imposta è fissato a 0,45 euro per chilogrammo

di materia plastica contenuta negli

oggetti tassati. I fabbricanti, i cedenti (qualora

i Macsi siano per uso privato), gli importatori

ma anche i committenti dei Macsi sono tutti

attori soggetti alla Plastic Tax.

Se si pensa che nel 2018 l’Italia ha prodotto 2,3

milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio in

plastica (secondo il report de l’Italia del riciclo

2020), si deduce che il settore imballaggi identifica

la prima fonte d’impiego delle materie

plastiche. Un primato pericoloso, poiché per

produrre 1 kg di plastica vengono emessi in atmosfera

quasi 2 kg di CO 2 e circa 570.000 tonnellate

di plastica/anno, finiscono in mare.

Una slitta

per la Plastic Tax

L’entrata in vigore dell’imposta sui manufatti

in plastica monouso era prevista per l’inizio

del 2022. E invece...rinviato tutto al 2023

Miglioramento necessario

Delle 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio

in plastica prodotte in Italia, “soltanto”

il 44,6% sono state destinate al riciclo; facendo

del nostro Paese il secondo consumatore di

plastica a livello europeo. Ricordiamo che rientrano

nell’applicazione della Plastic Tax le bottiglie

e i tappi di plastica, le confezioni di alimenti,

i contenitori di tetrapack, flaconi per

detersivi, il polistirolo e il pluriball utilizzati per

proteggere le merci, i film di plastica per avvolgere

i pallet.

Quella degli imballaggi è dunque la prima fonte

d’impiego delle materie plastiche: un primato

pericoloso, dal momento che per la produzione

di un kg di plastica vengono emessi

quasi 2 kg di CO 2 in atmosfera e che ogni anno

finiscono in mare circa 570 mila tonnellate di

questo materiale.

l

Ludovica Bianchi

Marzo 2022

Marzo 2022


e tecnologie

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Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

52 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

RECUPERI AMBIENTALI

RECUPERI AMBIENTALI

RIFIUTI SOLIDI

53

Bonifiche dei suoli,

complessità nei

piccoli cantieri

Area di bonifica

del cortile interno.

Dott. Biologo Gian

Franco Gaggino

(Pasa labs)

Riqualificare suoli e relativi siti identifica una materia

attuale ed in continua evoluzione. Svariate sono

le tecniche e tutte supportate dalle norme. Ma il concetto

di base è quello di recuperare i valori ambientali

Le cause principali di inquinamento che interessa

le diverse matrici ambientali sono

gli eventi accidentali, le attività industriali,

i serbatoi interrati, le discariche abusive, ecc.

La normativa prevede, per definire un sito contaminato

o non contaminato, due step successivi:

il primo è un confronto con limiti tabellari

(CSC) ed il secondo l’applicazione

dell’Analisi di Rischio Sito Specifica (AdR), che

valuta i valori di contaminazione riscontrati in

funzione delle caratteristiche dell’area ed in

base all’utilizzo definitivo del sito.

Recuperare. In tutti i sensi

La norma è basata, giustamente, sul concetto

che bisogna recuperare i valori ambientali

definiti di fondo. Questo porta a pensare

ai siti di grandi dimensioni dove erano insediate

aziende chimiche, metallurgiche, petrolifere

ecc. che hanno colpito l’immaginario

collettivo: Stoppani, Falck, Petrolchimici di

Pero, La Spezia, Taranto, Porto Torres o ai

grandi poli industriali.

Siti dismessi e/o siti che svolgono attività che

comportano rischio quindi censiti, studiati, valutate

le tecniche di bonifica in parte bonificati

o in procinto di essere bonificati.

Per contro esiste tutta una serie di numerosi

piccoli o molto piccoli siti dove si scopre la necessità

di intervento quasi per caso.

Si tratta di piccoli laboratori artigianali, officine,

depositi di materiali, abitazioni obsolete dove

per incuria, abbandono e concatenazioni di

vendite della dimensione che varia da 30 a 150

m2 dove la cisterna dell’olio combustibile ha

cominciato a perdere, dove sono utilizzate scorie

e macerie per rispristinare il piano campagna

ecc.

L’acquirente, che vuole trasformare il sito in

residenza, deve accertarsi della compatibilità

dei suoli all’ uso residenziale e molto spesso

risulta che i suoli non sono conformi all’uso e

che deve attivare un intervento di bonifica.

Se le concentrazioni dei contaminanti, la tipologia

del suolo, distanza della falda, la impermeabilizzazione

della superfice lo consentono,

si può applicare l’Analisi di rischio, in caso contrario

bisogna procedere alla rimozione della

contaminazione con la tecnica di bonifica che

meglio risponde alla solita equazione costibenefici.

Non solo grandi dimensioni

Il progetto di bonifica deve prevedere tutta una

serie di accorgimenti relativi a spazi di lavori

angusti, sottomurazioni, scavi armati, mezzi

operativi adatti, che fanno lievitare i tempi ed

i costi di intervento.

Di seguito alcuni esempi per meglio chiarire

il problema.

In un’area si sono trovati due hot spot dove

la contaminazione era spinta fino a 4,5, per

una superfice netta di 25 m 2 , dal piano campagna

e si doveva scavare per tutta la distanza

due fabbricati che avevano 2 metri scarsi

fondazione.

Si è proceduto alla costruzione di due pozzi

realizzati con travi legno ed armati con pali di

legno che ha consentito la creazione di finestre

per la realizzazione del campionamento di collaudo.

Il materiale, scavato, è stato portato in superficie

mediante l’utilizzo di un paranco e cestelli

e mediante mini pala è stato accatastato sotto

il capannone in sicurezza.

A Milano in una ex officina, sita all’interno di

un cortile di una casa di inizio ‘900, a seguito

del sondaggio dei suoli si sono ritrovati dei superamenti

per gli idrocarburi C>12 e quindi

si è reso necessario programmare un’azione

di bonifica. Presa visione del computo metrico

la proprietà aveva esposto alcune perplessità

sull’ammontare totale dell’opera. Durante

l’esecuzione delle indagini sono state evidenziate

diverse difficoltà logistiche tali per cui

non è possibile l’utilizzo di mezzi di lavoro usati

normalmente.

Infatti le dimensioni ridotte del passaggio d’ingresso

all’area (androne e cortile) e della strada

d’accesso (tipica via del centro città), non

permettono la sosta di un camion a tre assi e

di un cassone scarrabile, utili per il trasporto

del materiale rimosso con uno o due viaggi.

Di conseguenza si è scelto un nuovo piano di

intervento che prevede: utilizzo di mini esca-

vatore, utilizzo di una mini pala per trasportare

il materiale scavato dal cortile alla strada e

scaricare il terreno in cassone di un mezzo da

5 ton per il trasporto (previsione 6 viaggi).

Le difficoltà operative identificano l’elemento

che ha causato l’aumento dei costi e, la ricerca

della soluzione che ottimizza l’equazione costi

e benefici, ha comportato uno slittamento dell’inizio

dei lavori.

Le modifiche sopra riportate hanno comportato

anche un aumento dell’onerosità prevista

per l’intervento di bonifica pari a circa il 20%

di aggravio di spese.

l

Scavo armato

con travi ed assi

di legno.

Evidenza

delle dimensioni

dell’hot spot

(della stessa

larghezza

della strada).

Marzo 2022

Marzo 2022


54 BIOWASTE TESSUTI INNOVATIVI

TESSUTI INNOVATIVI

BIOWASTE 55

Tessuto in Lanital,

la fibra ricavata

dagli scarti

di lavorazione

dell’industria

casearia, ormai

arrivata alla sua terza

generazione.

Latte, questo (s)conosciuto

Flashback

Federica Lugaresi

Materiale bioplastico

in granuli realizzati

da scarti di latte

dalla start up

SPlastica.

Materiale di scarto recuperato dalla produzione casearia

e slegato dalla stagionalità. Per un filato dalle proprietà

benefiche ma anche per una bioplastica 100 per cento

biodegradabile e compostabile.Una risorsa senza fine

Il Lanital (connubio delle parole Lana Italiana), è un filato nato

dalla ricerca tecnologica promossa dal regime fascista nel settore

del tessile. Deriva dalla filatura della caseina del latte e

doveva essere un surrogato della lana. Il brevetto risale agli

anni ’30 per sostituire la lana, molto scarsa in quei tempi, a

causa dell’embargo dopo la guerra di Etiopia. Tanti i pregi (ad

esempio l’ottima resa termica) ma velocemente deperibile e

dalla facile usura. Con l’arrivo dei filati sintetici derivati dal petrolio,

molto resistenti e ad ampia diffusione, il filato è divenuto

meno popolare e quindi caduto in disuso.

Tappi per bottiglia

realizzati dalla start

up SPlastica con latte

e caseina

non più utilizzabili.

Diciamo che è un’ottima idea ed esempio

di economia circolare. Utilizzare il latte

scaduto e non più valido per essere venduto

o consumato. In quantitativi importanti e

dal basso costo. Prerogative che permettono di

realizzare prodotti derivati tutto l’anno.

Oro bianco

Recuperare materiale che dovrebbe essere

destinato a smaltimento e invece diventa materia

prima. È infatti ciò che può accadere con

tutta una serie di prodotti contenenti latte o caseina

non più idonei al consumo quotidiano.

La prima tecnologia studiata da SPlastica (una

start up guidata dalla ricercatrice del Dipar -

timento di Scienze e Tecnologie chimiche di

Tor Vergata, Emanuela Gatto),

consente di trasformare il

latte scaduto in una bioplastica

con cui vengono

realizzate bottiglie e stoviglie. Il materiale che

le costituisce risulta biodegradabile al 100% e

compostabile a temperatura ambiente, si dissolve

in acqua di mare in un lasso di tempo di

60 giorni, pur presentando una durabilità e stabilità

di due o tre anni. E se gli oggetti così realizzati

vengono messi in una compostiera organica,

si ottiene compost in soli 45 giorni. Come

ormai è noto, le bioplastiche si possono ottenere

anche da altre materie quali patate, mais e fondi

di caffè; ma è impiegando il latte scaduto che

sicuramente ci si “affranca” dalla reperibilità

legata alla stagionalità e dallo sfruttamento dei

terreni coltivabili.

Il latte che si indossa

Con una diversa applicazione invece, si possono

ottenere fibre tessili. La caseina infatti è un polimero

naturale, la cui struttura chimica conferisce

resistenza meccanica e possibilità di es-

Fibra di latte in purezza.

sere filabile. In realtà nulla di nuovo, poichè il

Lanital (già commercializzato e brevettato tra il

1937 e la prima guerra mondiale dalla SNIA

Viscosa, su scoperta dell’italiano Antonio Ferretti)

veniva appunto prodotto per dare vita ad un tessuto

molto simile alla lana, caldo e morbido,

impiegato nell’abbigliamento militare.

Oggi, la ricerca di DueDiLatte supportata dalle

innovative tecniche di bio ingegneria, ha

creato una fibra naturale dallo scarto di lavorazione

dei formaggi. Si tratta di un tessuto

confortevole e accogliente, dalle proprietà

ipoallergeniche, anallergiche, traspiranti e

idratanti (rese possibili dalla presenza di amminoacidi

all’interno della struttura del filato).

La start up è sfociata in Origami, la prima

collezione di abbigliamento a base di Lanital,

ormai arrivato alla sua terza generazione. Il

filato infatti è più performante rispetto al passato,

ha una mano più setosa ma senza la

freddezza e rigidità della seta, traspirante e

termoregolante come la lana.

l

Momento

di filatura

del Lanital.

Marzo 2022

Marzo 2022


Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

NEWS

56 BIOWASTE NEWS

ACQUE REFLUE

57

Il nemico invisibile

Eliana Puccio

Nello showroom virtuale di Vogelsang

per esplorarne le tecnologie a 360 gradi. Tutti

i contenuti multimediali sono a portata di mano

Un giro in giro

Vogelsang ci porta nel suo mondo virtuale

per un viaggio senza precedenti.

Lo fa regalandoci una panoramica a

tuttotondo, di soluzioni per il settore del biogas

e facendoci navigare tra i contenuti multimediali.

Tutto grazie a uno showroom virtuale.

Tramite diversi touchpoint, gli utenti possono

sperimentare e interagire con la tecnologia e i

componenti per una produzione di biogas all’insegna

dell’efficienza.

“Lo showroom è la nostra risposta alla forte domanda

di modelli di consulenza digitale e virtuale.

Con l'ausilio di video e animazioni, nonché

di esempi pratici, offriamo ai nostri clienti e a

tutti gli interessati una nuova esperienza di prodotto",

spiega Carsten Wenner, responsabile

marketing per biogas e acque reflue presso

Vogelsang. Lo showroom serve ad avere una

maggiore visione della gamma completa di prodotti:

dalle tecnologie di pompaggio a quelle di

triturazione, per arrivare ai sistemi di alimentazione

di materiali solidi e alle soluzioni di sistema

plug-and-play.

Con un modello di impianto di biogas interattivo,

Vogelsang offre ai clienti e a tutti gli interessati

una panoramica di soluzioni concrete, allo scopo

di presentare i diversi step, all'interno dell'impianto

di digestione anaerobica dove sono possibili

l’ottimizzazione e il potenziamento. E soprattutto,

Vogelsang si pone decisamente al

passo con i tempi.

Basta andare sul sito e iniziare l’esporazione

dello spazio 3D. Buon divertimento! l

Gli impianti di trattamento delle acque

reflue hanno un peso maggiore sul clima

poiché emettono quantitativi di ossido

di diazoto (N 2 O) più di quanto si supponesse.

Lo rileva l’Istituto federale per la ricerca sulle

acque (EAWAG) che ha analizzato in particolare

il protossido di azoto (N 2 O), un gas dannoso

per il clima e per lo strato di ozono,emesso

dagli impianti durante le diverse fasi di

lavorazione. A quanto pare, in Svizzera sono

responsabili dell’1 per cento di tutte le emissioni

di gas a effetto serra. Nella medesima,

si contano circa 800 impianti di depurazione

delle acque gestiti a livello comunale.

Wenzel Gruber, ricercatore dell'EAWAG e primo

autore dello studio, sostiene che a livello

globale il fenomeno è stato sottostimato: "Gli

impianti di trattamento delle acque reflue sono

importanti emettitori di N 2 O, non solo in

Impianti di depurazione in Svizzera:

sarebbero responsabili di molte emissioni

di gas a effetto serra. La ricerca sulle acque

a cura dell’Istituto federale (Eawag)

che ha analizzato il protossido di azoto

Svizzera, ma in tutto il mondo".L'EAWAG ha

effettuato14 campagne di misurazione a lungo

termine in vari tipi di impianti di trattamento

delle acque reflue così da poter creare una

banca dati completa sulle emissioni e comprendere

meglio quali fossero gli agenti responsabili.

Dalla ricerca emerge che, ottimizzando

alcune fasi di lavorazione con lo scopo

di prevenire l'accumulo di nitriti, queste emissioni

possono essere ridotte fino al 75%. l

Ginevra Fontana

Marzo 2022

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

58 ACQUE REFLUE Soluzioni

PROGETTI E BREVETTI

PROGETTI E BREVETTI

ACQUE REFLUE

59

Raccolte navigate

Federica Lugaresi

Ogni anno attraverso i fiumi, tonnellate di rifiuti in plastica

arrivano nei mari di tutto il mondo. Un’emorragia che

da oggi si può arrestare, grazie ad un progetto italiano

dalla grande innovazione tecnologica. Una soluzione già

applicabile, a basso impatto ambientale, modulare e scalabile

Si stima che al momento siano presenti in

mare circa 150mila tonnellate di plastica fluttuante

e sappiamo che tanto si sta già facendo

per la sua raccolta. Ma perché non risolvere la

questione a valle (che in questo caso sarebbe a

monte) e raccogliere una plastica più da vicino, e

che non sia da desalinizzare in vista di un futuro

recupero e riutilizzo? Un primo vantaggio sarebbe

sicuramente quello economico: attualmente il costo

di raccolta in mare è di circa 50 volte superiore

a quello dei fiumi e, secondo un’analisi condotta

da Deloitte, “la spesa media globale per le operazioni

di pulizia (da plastica) localizzate sui soli corsi

d’acqua si attesta intorno ai 15 miliardi di dollari”.

Ma è altrettanto vero che quelli associati

all’inquinamento (spesa

pubblica per rimediare ai danni sia

ambientali che di salute, perdite

re gi strate dai privati sia nel turismo,

che nella pesca e nell’immobiliare)

sono decisamente superiori

(v. grafico a lato).

Azione preventiva

Nomen omen dicevano i latini.

River Cleaning è di fatto una soluzione

green, già applicabile, che ha

lo scopo di bloccare gli scarti in plastica

trascinati dai fiumi verso i laghi

e gli oceani. Si tratta di un sistema

ideato, brevettato e studiato

da Vanni Covolo, illuminato CEO

della start up, che consente di intercettare

e catturare i rifiuti galleggianti

con una percentuale media pari al 95%,

in corsi d’acqua con una velocità bassa o media

e quindi assolutamente efficace.

Funzionamento H24, risparmio energetico (si

utilizza l’energia dell’acqua), nessuna interferenza

con la navigazione, fauna e sedimenti fluviali,

identificano i punti di forza del progetto.

Fonte: River Cleaning (estrapolato da dati Deloitte).

Le boe disposte

in sequenza,

consentono

di intercettare

e spostare i rifiuti

per effetto

della rotazione,

fino al punto

di raccolta.

I vantaggi

Recuperare i rifiuti in loco e valorizzarli consente

di potenziare la value chain della plastica, riducendo

la necessità di produrre – ma anche di acquistare

– materia prima vergine. River Cleaning

permetterebbe infatti alle municipalità operanti

nel settore della raccolta di rifiuti, di aumentare

la propria efficacia nella loro gestione. In ottica

di economia circolare, gli scarti recuperati dai

fiumi “potrebbero venire intercettati da aziende

con cui stiamo già parlando – spiega Covolo –

che sono strutturate per riottenere il granulo plastico.

All’interno del nostro progetto, il passo successivo,

sarà quello di selezionare i diversi tipi di

plastica, per evitare che il materiale termoplastico

si mischi col polietilene, e possa quindi essere

lavorato più volte senza perdere le proprie caratteristiche

chimico-fisiche e di resistenza”.

“Nell’immediato, poiché non esiste ancora una

rete di questo tipo, si potrà procedere con la pirolisi

per ottenere una sorta di combustibile da

rimaneggiare ed utilizzare”, continua Vanni.

Attualmente è nei piccoli corsi d’acqua che si

avrebbero i maggiori risultati, poiché in questo

caso gli investimenti risultano contenuti. A dif-

Marzo 2022

Marzo 2022


Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

60 ACQUE REFLUE

Il sistema

di ancoraggio

al fondo

delle boe,

non interferisce

con la navigazione.

PROGETTI E BREVETTI

SESTO SIMPOSIO SULLA CIRCULAR ECONOMY

E L’ URBAN MINING / 10TH ANNIVERSARY

CAPRI / 18-20 MAGGIO 2022

I rifiuti intercettati vengono spostati, di boa in boa

per effetto della rotazione, fino ad un punto di raccolta

presso le sponde, in un box apposito. Al momento,

viene svuotato manualmente, ma i rifiuti

possono essere prelevati da un nastro trasportatore

e collettati in un container più grande.

Vanni Covolo, CEO

di River Cleaning.

ferenza dei grandi fiumi/canali che

comporterebbero invece investimenti

di una certa caratura.

Specifiche di funzionamento

Nulla è stato lasciato al caso. River

Cleaning ha realizzato un sistema

costituito da boe (diametro di 1 metro

circa) dotate di protusioni semirigide

che agevolano la cattura meccanica

dei rifiuti. Il modello attuale

ha una profondità di 30 cm e sporge

dal pelo dell’acqua di circa 5-10 cm.

La parte subacquea, è dotata di una struttura a turbina

con alette studiate per massimizzare l’effetto

rotatorio, ottenuto dalla spinta della corrente.

L’impianto è costituito da più moduli boa (e disposti

in sequenza), ancorati uno per uno ad una

struttura sottostante, fissata al letto del fiume,

o sulle pareti (ciò dipende dalla profondità e dalla

morfologia, e dalla dimensione di eventuali imbarcazioni).

Un sistema di regolazione (basato

su un contrappeso) della posizione, consente

alle boe di rimettersi in linea successivamente

al passaggio di un’imbarcazione o alla variazione

di livello dell’acqua.

In divenire…

L’impianto pilota permanente fissato nella roggia

Dolfina di Rosà (fiume Brenta) è stato installato

lo scorso giugno ed è tuttora in funzione. Con

grandi soddisfazioni, dopo aver condotto verifiche

sul funzionamento e catalogazione dei rifiuti. Ma

il sistema River Cleaning è già stato implementato

più volte per rispondere alle diverse richieste

dei possibili scenari internazionali.

Tre sono i sistemi di pulizia dei corsi d’acqua: quello

specifico di cui sopra per la plastica, quello per la

raccolta di oli e liquidi sversati tramite assorbimento,

e tramite filtrazione; entrambi brevettati

ma in fase di progettazione. “Per fare breccia, bisogna

poter risolvere un problema e il progetto ha

delle enormi potenzialità – conclude Covolo – ma

abbiamo bisogno di sostegno per riuscire a crescere

ulteriormente e divenire un sistema di tecnologie

chiave nell’economia blu”.

l

Nei minimi particolari…

La tecnologia del progetto deve essere sostenibile

nel tempo, e per questo è realizzata

per utilizzare forme passive di energia

o integrata con fonti rinnovabili. I moduli

boa inoltre, sono prodotti tramite stampaggio,

con consumo energetico ridotto, in pezzi

assemblabili prima dell’installazione.

Sono costituiti da materiali riciclati e riciclabili

(polipropilene) ed anche la struttura

di ancoraggio in metallo, è riciclabile a fine

vita. Il sistema è inoltre progettato per avere

lunga vita nel tempo.

Il SUM 2022 – Sesto Simposio Internazionale sull’Economia Circolare e l’Urban Mining – si terrà dal 18 al 20 Maggio 2022 nella

meravigliosa cornice di Capri, presso il Centro Congressi Comunale nel cuore della città.

Il SUM rappresenta oggi il Forum di riferimento internazionale per il dibattito scientifico e tecnico sul recupero di risorse e riciclo di

materiali dai rifiuti. In questa edizione ricorre il 10° anniversario del Simposio.

Il SUM 2022, organizzato dall’IWWG - International Waste Working Group, conta sul supporto scientifico di prestigiosi atenei italiani

e stranieri: Università degli Studi di Padova, Hamburg University of Technology (DE), Denmark University of Technology (DK), TU

Wien (AT), Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (IT), Università degli Studi di Napoli “Federico II”, University of Hong Kong

(HK), Tsinghua University (CN).

Il Programma scientifico si articolerà in tre giornate di lavori, ciascuna articolata in tre sessioni parallele distribuite in sedi contigue

ubicate al centro di Capri, con quotidiani momenti di confronto in seduta plenaria. A fine Simposio, il sabato mattina, è prevista

un’escursione a bordo di un tipico gozzo caprese, per ammirare da un punto di vista privilegiato gli scorci più belli di Capri, tra cui

i Faraglioni, la famosa Grotta Azzurra, il Faro di Punta Carena e Villa Malaparte.

TEMI DEL SIMPOSIO

Recupero e riciclaggio di materiali e risorse / Prevenzione, minimizzazione e preparazione al riuso / Tecnologie per il recupero e

la valorizzazione dei materiali / Materiali specifici nell’ Economia Circolare / Landfill mining / Controllo della qualità nella filiera del

riciclaggio / Trattamenti di valorizzazione di materiali e risorse / Chiusura del ciclo della materia nell’Economia Circolare / Aspetti

economici e finanziari / Aspetti normativi e legali / Mezzi e strumenti per la valutazione dei progetti / Educazione, comunicazione,

aspetti sociali e partecipazione pubblica / Soluzioni digitali per l’Economia Circolare / Waste architecture - Gestione dei rifiuti

e spazio urbano /“Tecnologie Blu” per l’Economia Circolare sostenibile / Recupero di risorse nei paesi in via di sviluppo / Altro

Per approfondire tutti gli argomenti visitare: www.sumsymposium.it/it/temi

INVIO LAVORI E PROPOSTE DI WORKSHOP

Gli autori interessati a presentare il proprio lavoro al SUM 2022 dovranno inviare una proposta tramite l’apposito form online. I contributi

possono essere presentati in forma di short paper (3-4 pagine) o articolo completo. Si accettano anche proposte di workshop.

Per ulteriori informazioni visitare il sito al seguente link: www.sumsymposium.it/it/call-for-papers.

INFORMAZIONI

Per ulteriori informazioni si prega di contattare la segreteria organizzativa:

Eurowaste Srl / Via Beato Pellegrino 23, Padova / info@sumsymposium.it / tel. 049 8726986 / www.sumsymposium.it

con il patrocinio di:

Organizzato da

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

62 ACQUE REFLUE Soluzioni

ACQUA DI ZAVORRA

ACQUA DI ZAVORRA

ACQUE REFLUE

63

L’acqua di zavorra

viene utilizzata

per bilanciare

le variazioni

di peso

e le diverse

configurazioni

di carico.

Giovanni Milio

Mare profumo di mare

Le navi da carico sono progettate per operare in determinate

configurazioni ottimali per dislocamento, pescaggio

e distribuzione dei pesi. Quando viaggiano in altre modalità,

è necessario caricare zavorra. Che altro non è che acqua di mare

La zavorra comporta notevoli vantaggi per una

nave. Innanzitutto, abbassando il baricentro,

viene fornita stabilità trasversale, contrastando

il momento di rollio. In questo modo si riduce

lo stress sulle strutture dello scafo, anche

perché la sua presenza smorza le forze deformanti

a diverse frequenze, impedendo che entrino in risonanza.

E poi, migliora l’efficienza della propulsione

e la manovrabilità (si può dire che aumenta

il “grip”), e quindi complessivamente garantisce

condizioni operative più sicure nel corso del viaggio.

Da stato a stato

Un tempo la zavorra sulle navi era solida, costituita

da sabbia o blocchi di cemento, posti nella parte

più bassa dello scafo, la sentina. Per questo era

molto difficile cambiarne la composizione, e del

tutto impossibile variarla in corso di rotta. Ma tutto

è cambiato con l’arrivo delle pompe ad alta portata.

Ciò ha permesso di utilizzare l’acqua di mare come

zavorra - conservandola in appositi serbatoi - caricandola

e scaricandola anche parzialmente, per

compensare le variazioni di peso e di distribuzione

dello stesso delle diverse configurazioni di carico,

anche dovute al consumo di carburante e acqua

(per le navi passeggeri). Il tipo di zavorra dinamica

è utile anche in caso di incidenti, perché consente

per esempio, di raddrizzare una nave che ha imbarcato

acqua da una falla.

Non c’è da stupirsi quindi se oggi tutte le navi utilizzino

abbondantemente questo strumento. Le

stazze sono importanti: una superpetroliera ha

una capacità di imbarco anche di 95.000 m 3 di acqua

di zavorra, una portacontainer da 14.000 teu

si “accontenta” di 20.000 m 3 . Ricordiamo che un

metro cubo d’acqua di mare pesa circa una tonnellata.

In un anno la flotta mercantile mondiale

porta in giro per gli oceani, prelevandola e scaricandola

anche in diversi punti della rotta, dieci miliardi

di tonnellate di acqua di mare.

Il problema degli alieni

Come detto poc’anzi, l’acqua di zavorra viene

conservata in serbatoi dedicati. Si può quindi

considerare pulita (quella che si carica, si scarica)

ma anche se non contiene idrocarburi e altri in-

quinanti, non è propriamente innocua. Con l’acqua

infatti viaggiano molti passeggeri clandestini

e indesiderati. Viste le dimensioni delle zavorre,

il loro carico e scarico avviene attraverso prese

e pompe di grande capacità. Le pompe di una

superpetroliera “lavorano” 5.800 m 3 l’ora. Esse

sono dotate di griglie e filtri, ma le maglie non

sono fittissime, pena riduzione della portata.

Migliaia di specie marine possono così essere

trasportate nelle acque di zavorra se di piccola

taglia: tra cui batteri ed altri microbi (microalghe),

piccoli invertebrati e uova, cisti e larve di varie

specie. Praticamente tutte le specie marine hanno

un ciclo di vita che include uno stadio di queste

dimensioni, e molte riescono a sopravvivere nelle

acque di zavorra e nei sedimenti (se il caricamento

della zavorra avviene in porto) trasportati

dalle navi anche in viaggi di alcuni mesi. Ne consegue

che, se le condizioni ambientali dove viene

scaricata la zavorra sono favorevoli, le specie

aliene possono riprodursi, e non avendo nemici

naturali, moltiplicarsi.

Un regolamento, finalmente

Dal 1900 ad oggi nel mondo, il numero di invasioni

di specie aliene è aumentato di 5,5 volte. Alla fine

degli anni ’80 il problema venne fortemente sollevato

da Canada e Australia. Dopo 14 anni di negoziati

in sede IMO (International Maritime

Organization) è stata promulgata la Convenzione

Internazionale per il Controllo e la Gestione delle

Acque di Zavorra. Entrata in vigore nel 2017, è oggi

ratificata da 88 Paesi, tra cui l’Italia (Governo Conte

1, agosto 2019…). La Convenzione prevede che tutte

le navi battenti bandiera di uno stato aderente

o di uno stato non aderente ma che navigano nelle

acque territoriali di uno stato aderente, debbano

mantenere un registro delle operazioni di zavorra,

e avere un piano di gestione delle stesse acque

che deve essere certificato in caso la nave superi

le 400 tonnellate di stazza lorda. Dal punto di vista

operativo, la convenzione prevede 2 standard principali

per la gestione delle acque di zavorra. Quello

D1 prevede lo scambio delle acque con un'efficienza

volumetrica pari al 95% dell’imbarcato ad

una distanza dalla costa di almeno 200 miglia marine,

e in acque caratterizzate da una profondità

di almeno 200 metri.

Lo standard D2 è molto più stringente, e prevede

l’utilizzo di un sistema di trattamento che deve

soddisfare uno standard prestazionale basato sul

numero massimo di organismi (per unità di volume)

rimasto dopo il trattamento (vedi tabella sotto).

La convenzione prevede un meccanismo di passaggio

unidirezionale da D1 a D2. Il fatto che questo

accada dipenderà molto dalla politica dei più grandi

attori del commercio mondiale. A nessuno piacerebbe

essere abbordato dalla Guardia Costiera

americana. Ma torneremo sull’argomento, trattando

dei sistemi disponibili per il protocollo D2

sul prossimo numero.

l

Controllo

delle acque

di zavorra.

Limiti massimi

consentiti

per le specie

aliene.

Marzo 2022

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

64 ACQUE REFLUE Soluzioni

WASTE SEGNALA

5 a Edizione Special Conference Day

25-26 & 27

MAGGIO 2022

FIERA DI PORDENONE

NOVITÀ 2022

GLI APPUNTAMENTI

DA NON PERDERE

In AquaFarm, la mattina del 26 maggio

si terrà la conferenza Aquacoltura 4.0,

dove si tratterà tra l’altro di tecnologie

avanzate per la depurazione e il riciclo

delle acque d’allevamento. Nel pomeriggio

dello stesso giorno seguirà la

sessione SOS Costi Energetici, dove

saranno centrali i metodi di mitigazione,

dall’utilizzo degli scarti e dei fanghi

per la produzione di biogas all’agrivoltaico.

In NovelFarm il 26 maggio nel pomeriggio,

si parlerà di Greenhouses are

green. Anche qui si tratterà di utilizzo

degli scarti delle coltivazioni per la produzione

di energia necessaria al funzionamento

degli impianti fuorisuolo.

Infine, in AlgaeFarm il 26 mattina, la

sessione Microalgae Applications tratterà

estesamente di un nostro cavallo

di battaglia, l’utilizzo dei microrganismi

per la depurazione dei reflui di ogni tipo.

Maggiori dettagli sulle sessioni sono

reperibili sui siti dei rispettivi eventi.

Economia circolare

tra pesci e serre

Afine maggio (25-26 con special conference FAO il 27) si

terranno in contemporanea la 5° edizione di AquaFarm,

fiera internazionale dedicata all’acquacoltura, la maggiore

del Me diterraneo, e la 3° di NovelFarm, che invece copre le tecniche

innovative di colture vegetali, come idroponica, vertical farming

e agricoltura urbana.

Nell’ambito di AquaFarm sarà presente anche la sezione

AlgaeFarm, dedicata all’alghicoltura. Sono tutte aree che da

tempo hanno abbracciato i principi dell’economia circolare.

Riteniamo quindi interessante fornire ai lettori di Waste alcune

indicazioni sulle sessioni di conferenza potenzialmente più interessanti.

5 a

Edizione

INDOOR E VERTICAL

FARMING

www.aquafarmexpo.it

Mostra convegno internazionale

sulle nuove tecniche di coltivazione,

fuori suolo e vertical farming

PRODUZIONE

INTEGRATA

NUOVE TECNICHE

DI COLTIVAZIONE

ALGOCOLTURA

Mostra Convegno internazionale

su acquacoltura, algocoltura

e industria della pesca

ACQUACOLTURA

ALGOCOLTURA

PESCA SOSTENIBILE

www.novelfarmexpo.it

MOLLUSCHICOLTURA

3 a

Edizione

ORGANIZZATO DA

http://novelfarmexpo.it/

http://www.aquafarm.show/

MAIN SPONSOR

PARTNER

CONFERENZE E UFFICIO STAMPA

Marzo 2022


66 VEICOLI&ALLESTIMENTI CAMION ELETTRICI

CAMION ELETTRICI

VEICOLI&ALLESTIMENTI

67

A sinistra, un Renault Trucks D 16 Z.E. di 16 tonnellate di massa totale

a terra, allestito con cella frigorifera (anch’essa ad azionamento elettrico)

Lamberet. Sopra, un D Wide Z.E. da 26 ton con compattatore Mazzocchia.

Arrivano gli alternativi

Gianenrico Griffini

Già operativi o in fase di dimostrazione in Italia i primi mezzi

di trasporto a trazione elettrica a batterie (Bev) dei segmenti

medio e pesante. Le proposte di Daf, Renault Trucks e Scania

Adesso non si può più chiamarli prototipi,

poiché sono a tutti gli effetti dei mezzi in

produzione, anche se con volumi limitati.

Si tratta dei camion a trazione elettrica a batterie

(Bev) appartenenti ai segmenti medio e

pesante, che alcuni costruttori hanno presentato

o fornito in Italia a clienti selezionati. Lo

scopo è di farli conoscere agli operatori, di dimostrare

che sono affidabili e in grado di svolgere

le missioni di trasporto previste dai pro-

Marzo 2022

Sopra, affiancati, un LF

e un CF Electric di Daf.

Gli LF sono proposti

in versione autotelaio

cabinato 4x2

con motore

da 260 chilowatt. I CF

sono disponibili

nelle varianti trattore

e autotelaio a tre assi

(foto a fianco).


68 VEICOLI&ALLESTIMENTI

CAMION ELETTRICI

SPECIALE IGIENE URBANA

VEICOLI&ALLESTIMENTI

69

Alcuni elettrici

a batteria (Bev)

di Scania in servizio

sulle strade italiane.

Si tratta di autotelai due

o tre assi 25 P o 25 L.

Questi ultimi con cabina

ad accesso facilitato.

In tutti i casi, il motore

elettrico è da 230

chilowatt.

gettisti, fino ad ora affidate solo ai modelli diesel.

La novità di maggior rilievo sta nel fatto che oggi

gli elettrici si affacciano sul mercato anche in

abbinamento con allestimenti azionati dalla

corrente delle batterie. Sono veicoli a emissioni

localmente nulle sia quando viaggiano, sia

quando utilizzano l’attrezzatura di bordo - per

esempio, un gruppo frigorifero o un compattatore

per rifiuti urbani - attraverso una presa

di forza (ePto) anch’essa elettrica.

Celle frigorifere e compattatori

Fra i primi camion a trazione elettrica dei segmenti

medio e pesante affacciatisi sul mercato

italiano figurano quelli di Renault Trucks. In particolare,

un D 16 Z.E. di 16 ton di massa totale

a terra con allestimento isotermico della

Lamberet e un D Wide Z.E. 6x2 dotato di compattatore

a carico posteriore ad azionamento

elettrico di Mazzocchia. Il primo modello monta

un motore da 130 chilowatt (con autonomia fino

a 400 chilometri, secondo il numero di pacchi

batterie agli ioni di litio presenti a bordo) mentre

il secondo utilizza due gruppi da 260 chilowatt

di potenza complessiva, con un raggio operativo

fino a 180 chilometri. L’offerta di elettrici da parte

di Daf si concentra sugli LF e CF Electric. I primi,

adatti soprattutto ai compiti di distribuzione,

sono disponibili in versione autotelaio cabinato

(FA) a due assi con motore a magneti permanenti

da 260 chilowatt. I CF, pensati sia per la

distribuzione che per la raccolta e il trasporto

dei rifiuti, vengono, invece, offerti come trattori

(FT) per combinazioni fino a 37 tonnellate di peso

e come cabinati in versione 6x2 (FAN) con motore

VDL da 210 chilowatt. Nel settore degli elettrici

puri, Scania propone gli autotelai a due o

tre assi 25 P e 25 L con cabina ribassata ad accesso

facilitato, particolarmente adatta per la

raccolta dei rifiuti porta a porta. Il motore elettrico,

sincrono a magneti permanenti, ha una potenza

in continuo di 230 chilowatt e una coppia di 1.300

Newtonmetro

l

Marzo 2022

Una visione di guida diversa

Durante‘Shaping the Now

& Next 2021’ Mercedes-

Benz Trucks ha presentato

soluzioni per il trasporto

merci su strada economico

e a zero emissioni di CO 2

Eliana Puccio

La presentazione

di Mercedes-Benz

Trucks durante

l’evento stampa

“Shaping the Now

and Next 2021”

Marzo 2022

Nell’ambito dell’evento stampa ‘Shaping

the Now and Next 2021’, Mercedes-

Benz ha presentato i concept, i servizi

e le soluzioni Mercedes-Benz Trucks sia attuali

che futuri. Di recente ha lanciato due nuovi

prodotti nel classico segmento Diesel,

l’Actros F e l’Actros L, con i quali possono essere

soddisfatte nel miglior modo possibile le

esigenze individuali: in termini di funzionalità

e ottimo rapporto costo/efficacia nel primo

caso, oppure valore e massimo comfort di guida

nel secondo caso. L’eActros per il servizio

di distribuzione pesante, che è stato presentato

solo a giugno 2021 e sarà prodotto in serie a

Wörth da ottobre 2021, e l’eEconic per servizi

municipali che seguirà nella seconda metà del

2022 sono già completamente elettrificati e localmente

‘carbon neutral’. Dal 2024, l’eActros

LongHaul sarà pronto per la produzione in serie

e nel 2027 verranno consegnati i primi veicoli

di serie del modello GenH2 Truck con sistema

di propulsione a celle di combustibile

a base di idrogeno, entrambi i veicoli consentiranno

quindi il trasporto merci su strada a

zero emissioni locali di CO 2 anche sulle lunghe

percorrenze.

l


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

70 VEICOLI&ALLESTIMENTI Soluzioni

VOLVO TRUCKS ELETTRICI

VOLVO TRUCKS ELETTRICI

VEICOLI&ALLESTIMENTI

71

Dal grande Nord

con la scossa

Sopra, un trattore Fm Electric, sviluppato

per i compiti di distribuzione a medio raggio.

Può essere dotato di due o tre motori

con potenza complessiva fino a 490 chilowatt.

Gianenrico Griffini

Accanto agli Fl ed Fe Electric, in produzione dal 2019, previsti

per la seconda metà del 2022 gli Fh ed Fm Electric in versione

trattore. All’inizio 2023 i cabinati elettrici Fh, Fm ed Fmx

Sopra, un trattore Fh

Electric. Nella pagina

a fianco, il gruppo

di trazione con tre

motori elettrici da 490

chilowatt di potenza

in continuo, abbinata

al cambio

automatizzato I-Shift.

Gli Yankee con la spina

Per un player globale come Volvo Trucks,

la spinta verso l’elettrificazione non è certo

confinata ai mercati europei. Investe

Prosegue senza interruzioni il programma

di elettrificazione dell’offerta di prodotto

di Volvo Trucks. Accanto agli Fl ed Fe

Electric per i compiti di distribuzione locale e

per i servizi municipali, in produzione dal 2019,

la Casa svedese ha infatti iniziato la commercializzazione

degli Fh, Fm ed Fmx Electric, la

cui produzione avrà inizio nel 2022-2023. In particolare,

le versioni trattore degli Fh ed Fm arriveranno

sul mercato nella seconda metà di

quest’anno, mentre i carri Fh, Fm ed Fmx

Electric sono previsti per l’inizio del 2023. Questa

accelerazione nel processo di elettrificazione

della gamma trova precisi riscontri negli obiettivi

di lungo termine di de-carbonizzazione stabiliti

dalla Casa svedese. Che parlano di una ri-

anche, con differenti modelli e proposte,

i paesi extra Ue, come gli Stati Uniti. In

Nord America, l’offerta di prodotto comprende

la gamma Vnr Electric, disponibile

come autotelaio 4x2 e in versione trattore

4x2 e 6x2. Il primo modello, che ha un

peso totale di 15 ton, è adatto per i compiti

di distribuzione regionale lungo percorsi

pianificati. Ha un’autonomia operativa dichiarata

di circa 240 km. Il Vnr trattore 4x2

ha un raggio d’azione massimo attorno ai

190 km, così come la versione 6x2.

duzione del 50 per cento delle emissioni di CO 2

dei camion venduti entro il 2030 (rispetto al livello

del 2019, preso come anno di riferimento)

e di un abbattimento del 100 per cento nel 2040.

Ciò per centrare il target dell’annullamento delle

emissioni di CO 2 (nel computo globale dal

pozzo alle ruote o well-to-wheel) dei propri veicoli

in circolazione entro il 2050. La strategia di

elettrificazione della Case svedese prevede un

approccio sistematico, passo dopo passo, ai diversi

comparti del trasporto su strada. A partire

dalla distribuzione locale (Fl Electric), dai servizi

municipali (Fe Electric) e dalle missioni di appoggio

al cantiere in ambiente urbano (Fmx

Electric) per poi estendersi ai collegamenti re-

Sopra, un Fmx Electric a quattro assi dotato gru retrocabina. Grazie a

un’ampia offerta di prese di forza, anche l’allestimento può essere azionato

in solo elettrico, prelevando energia direttamente dalle batterie. L’Fmx

Electric è destinato a operare soprattutto nei cantieri situati in aree urbane.

gionali (Fh Electric) e ai trasporti a lunga distanza

con l’offerta di mezzi dotati di celle a

combustibile (Fcev). Per gli Fh, Fm ed Fmx

Electric la Casa svedese ha messo a punto due

unità di trazione - con due o tre motori elettrici

- secondo la specifica missione di trasporto. Il

gruppo di minori dimensioni ha una potenza in

continuo di 330 chilowatt, mentre quello top di

gamma raggiunge i 490 chilowatt. In entrambi

i casi, i motori sono abbinati al cambio automatizzato

I-Shift, dotato di software di cambiata

studiato per le catene cinematiche elettriche.

Un altro punto qualificate dell’offerta green di

Volvo Trucks è rappresentato dalle prese di forza

per azionare l’allestimento.

l

Marzo 2022

Marzo 2022


e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

9

000_000_COVER_19_marzo_2022_SENZA_COSTA Ok1.qxp_Layout 1 07/03/22 12:23 Pagina 3

Anno VI

Marzo

2022

www.wme-expo.com

54_55_Riciclo scarti caseari Ok1.qxp_Layout 1 07/03/22 12:09 Pagina 55

46_48_scarti_tessili.qxp-ok 2.qxp-Ok1.qxp_Layout 1 07/03/22 12:07 Pagina 46

46 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

CIRCOLARITÀ NEL TESSILE

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Tessuto in Lanital,

la fibra ricavata

dagli scarti

di lavorazione

dell’industria

casearia, ormai

arrivata alla sua terza

generazione.

TESSUTI INNOVATIVI BIOWASTE 55

HOST SPONSOR

Eliana Puccio

Più a tavola

meno in discarica

A Ecomondo EBLI, Ente Bilaterale Lavanderie Industriali,

ha presentato un’analisi comparativa sul “Life Cycle

Assessment” che riguarda sia il tovagliolato riutilizzabile

che quello monouso. I dati emersi? Sono interessanti

Casa Editrice

la fiaccola srl

Flashback

Il Lanital (connubio delle parole Lana Italiana), è un filato nato

dalla ricerca tecnologica promossa dal regime fascista nel settore

del tessile. Deriva dalla filatura della caseina del latte e

doveva essere un surrogato della lana. Il brevetto risale agli

anni ’30 per sostituire la lana, molto scarsa in quei tempi, a

causa dell’embargo dopo la guerra di Etiopia. Tanti i pregi (ad

esempio l’ottima resa termica) ma velocemente deperibile e

dalla facile usura. Con l’arrivo dei filati sintetici derivati dal petrolio,

molto resistenti e ad ampia diffusione, il filato è divenuto

meno popolare e quindi caduto in disuso.

Exhibition & Conference

Fibra di latte in purezza.

sere filabile. In realtà nulla di nuovo, poichè il

Lanital (già commercializzato e brevettato tra il

1937 e la prima guerra mondiale dalla SNIA

le innovative tecniche di bio ingegneria, ha

creato una fibra naturale dallo scarto di lavorazione

dei formaggi. Si tratta di un tessuto

confortevole e accogliente, dalle proprietà

ipoallergeniche, anallergiche, traspiranti e

idratanti (rese possibili dalla presenza di am-

Momento

di filatura

del Lanital.

Committed to a Greener Planet

21–23 JUNE 2022 | BERGAMO, ITALY

minoacidi all’interno della struttura del filato).

Viscosa, su scoperta dell’italiano Antonio Ferretti)

La start up è sfociata in Origami, la prima

DA SCARTI

CASEARI,

FIBRE TESSILI

E BIOPLASTICA

DEGRADABILE

Marzo 2022

TOVAGLIATO

RIUTILIZZABILE

O MONOUSO?

LA COMPARAZIONE

DICE CHE...

PLASTICA

CHE

SCALPITA

veniva appunto prodotto per dare vita ad un tessuto

molto simile alla lana, caldo e morbido,

impiegato nell’abbigliamento militare.

Oggi, la ricerca di DueDiLatte supportata dal-

IN OGNI NUMERO

• Rifiuti solidi • Trattamento acque reflue • Biowaste

• Economia Circolare • News • Focus on • Mercato • Case History

abbonamenti@fiaccola.it

Marzo 2022

ISSN 2610-9069

0 0 0 1 9 >

772610 906904

collezione di abbigliamento a base di Lanital,

ormai arrivato alla sua terza generazione. Il

filato infatti è più performante rispetto al passato,

ha una mano più setosa ma senza la

freddezza e rigidità della seta, traspirante e

termoregolante come la lana. l

The European exhibition

and conference for Waste

Management and the

Circular Economy.

EXHIBITION

SPACE –75%

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