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Archeomatica 4 2021

Tecnologie per i beni culturali

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ivista trimestrale, Anno XIII - Numero IV Dicembre 2021

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Digitalizzazione

e Ricostruzione

AMOR: quando la tecnologia incontra i Beni Culturali

Fortificazioni sannitiche e modellazione predittiva su Gis

Tecniche di Radiografia Muonica e Rilievo 3D

Fotogrammetria digitale per l’habitat rupestre

www.archeomatica.it


EDITORIALE

Conoscenza, fruizione e riuso

Cari lettori,

in questo numero sentirete parlare con insistenza di tecnologie come la

radiografia muonica, il rilievo GPR, modellazione predittiva su Gis, Laser

scanner e 3D con nuvole di 50 miliardi di punti, che, nonostante il vostro

orecchio assuefatto ad ogni metodo d’indagine non invasiva sul patrimonio

culturale, potranno sollecitare la curiosità della comunità scientifica intorno

ad Archeomatica perché applicate all’invisibile e alla sua valutazione,

ma non un qualsiasi invisibile: quell’invisibile che è il risultato del danno

antropico propriamente detto, come l’incendio delle volte della Cattedrale

di Notre-Dame a Parigi nell’aprile 2019 o del riuso, come i pozzi per

l’estrazione della pietra di tufo nella Necropoli ellenistica di Neapolis nel

sottosuolo del Rione Sanità a Napoli o dell’abbandono, come le fortificazioni

sannitiche della Regione Molise e la riscoperta della fortificazione di

Rionero Sannitico. Si tratta della potenzialità di tecnologie, che non

solo ci riportano la memoria esatta, indispensabile al recupero e alla

fruizione, virtuale ed in presenza, di monumenti scomparsi nella scala di

grandezza del paesaggio, anche sotterraneo, ma la consistenza nucleare ed

elettromagnetica di frammenti allo stato di conservazione nullo del detrito

morfogenico e geologico, che, in termini di sostenibilità, chiameremmo

comunemente il rifiuto di un ambiente di discarica. E ad intercettarlo nel

suolo e nelle acque, fosse pure il famigerato barile arrugginito di uranio

impoverito più che una bomba o una testata nucleare inesplosa nella

profondità di un impercorribile parco marino o un microrganismo letale. La

tecnologia per la prima volta in questi ultimi anni ha permesso di prendere

in considerazione la sopravvivenza attraverso i secoli non solo dell’area

protetta e occupata, ma anche di quella degradata e abbandonata,

descrivendo nei minimi dettagli fino a che punto museo e paesaggio possano

avvicinarsi ed essere avvicinati dallo sfruttamento agricolo ed industriale

del territorio, dettando regole per il suo mantenimento, la sua protezione

e la sua salvaguardia e dando spazio non ad una ricerca fine a se stessa,

per quanto enormemente sviluppata ed applicata a tutto il patrimonio

dell’umanità, comprese anche le risorse alimentari, energetiche, chimiche

e minerarie insostituibili, ma ad una storia della sua difesa in termini di

insostituibilità, proprio attraverso la simulazione delle modifiche subite

dall’ambiente e non solo di superficie.

Buona lettura,

Francesca Salvemini


IN QUESTO NUMERO

DOCUMENTAZIONE

6 Rilievo 3D e

fotogrammetria

digitale per lo studio

e la valorizzazione

dell’habitat rupestre:

l’ipogeo sotto Sotto

Castello e la Basilica di

San Giovanni a Rometta

(ME) di Daniela Patti

In copertina una vista 3D della cattedrale di

Notre Dame a Parigi in corso di ricostruzione

dopo il grande incendio del 2019, realizzata

con le tecniche della scansione laser e della

fotogrammetria. Questi dati assemblati hanno

permesso di recuperare tutte le misure (nuvole

di punti) del tetto a capriate (la “foresta”)

e della guglia che sono scomparsi con l’incendio.

In totale si contano tra i 30 e i 50 miliardi

di punti acquisiti.

14 Progetto AMOR:

quando la tecnologia

incontra i Beni Culturali

di Nicole Dore, Francesco

Cochetti, Maria Elena Corrado,

Carlo Cacace, Paolo Osso, Michele

Luglio, Francesco Zampognaro,

Ilaria Catapano

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ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Anno XIII, N° 4 - DICEMBRE 2021

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista

italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione

e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela,

la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio

culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su

tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la

diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e,

in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei

parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione

avanzata del web con il suo social networking e le periferiche

"smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani

che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia,

enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

Direttore

Renzo Carlucci

dir@archeomatica.it

Direttore Responsabile

Michele Fasolo

michele.fasolo@archeomatica.it

Comitato scientifico

Annalisa Cipriani, Maurizio Forte,

Bernard Frischer, Giovanni Ettore Gigante,

Mario Micheli, Stefano Monti,

Francesco Prosperetti, Marco Ramazzotti,

Antonino Saggio, Francesca Salvemini,

Rodolfo Maria Strollo

Redazione

Maria Chiara Spezia

redazione@archeomatica.it

Licia Romano

licia.romano@archeomatica.it

Valerio Carlucci

valerio.carlucci@archeomatica.it

Luca Papi

luca.papi@archeomatica.it


RESTAURO

22 Tecniche di Radiografia

Muonica e Rilievo 3D per

l'individuazione di ipogei

nascosti.

La necropoli ellenistica di

Neapolis, un tesoro ancora

da scoprire esplorato con

le stesse tecniche delle piramidi

18 Fortificazioni sannitiche e

modellazione predittiva

su Gis . L’individuazione

di una fortificazione inedita

presso Montalto (Rionero

Sannitico, IS) di Michele Fasolo,

Tito Frate, Bruno Sardella

di F.Capriuoli, L.Coscarelli, C.Leggieri, F.Colussi,

M.Amodio, A.Piemonte, M.Bisdomini, V.Tioukov, N. Zimmermann

RUBRICHE

38 ARCHEOLOGIA

FLORENSE

38 AZIENDE E

PRODOTTI

Soluzioni allo Stato

dell'Arte

42 AGORÀ

Notizie dal mondo delle

Tecnologie dei Beni

Culturali

46 EVENTI

INSERZIONISTI

BMTA 39

Datronix 13

Esri 33

Hubstract 47

ispRS 41

Nais solutions 48

28 La Digitalizzazione al centro

del progetto di ricostruzione della

Cattedrale di Notre-Dame

Planetek 2

Stonex 37

Teorema 46

di Art Graphique & Patrimoine

una pubblicazione

Science & Technology Communication

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Via Palestro, 95

00185 Roma

tel. 06.64.87.12.09

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www.archeomatica.it

Progetto grafico e impaginazione

Daniele Carlucci

daniele@archeomatica.it

Editore

MediaGEO soc. coop.

Archeomatica è una testata registrata al

Tribunale di Roma con il numero 395/2009

del 19 novembre 2009

ISSN 2037-2485

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dell’autore. È vietata la riproduzione anche parziale

del contenuto di questo numero della Rivista

in qualsiasi forma e con qualsiasi procedimento

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dell’editore.

ata ChiusuRa in Redazione: 7 MARZO 2022


DOCUMENTAZIONE

Rilievo 3D e fotogrammetria digitale per lo

studio e la valorizzazione dell’habitat rupestre:

l’ipogeo sotto Sotto Castello e la Basilica di San Giovanni a Rometta (ME)

di Daniela Patti

Fig. 1 - Rometta (ME). A. Ubicazione di Rometta. B. Il centro fortificato (da Gooole Earth)

Il contributo focalizza

l’attenzione su due luoghi di culto

rupestri di Rometta: la basilica in

Contrada San Salvatore e l’ipogeo

in Contrada Sotto Castello. Date

le caratteristiche delle unità

rupestri, essi sono state oggetto

di rilievo 3d e fotogrammetria

digitale, utile non solo a fini

scientifici ma anche per la

valorizzazione e la comunicazione

del patrimonio culturale.

Il centro fortificato di Rometta (IGM F° 253 I S.E. (38°17’1’’

Lat. N., 15°41’4’’ Long. E, fig. 1 A, 1 B) è noto dalle fonti per

essere stata l’ultimo baluardo dell’eroica resistenza della città

bizantina alla conquista islamica (Cozza Luzi 1890). Fu espugnato

nel 965 (138 anni dopo lo sbarco a Marsala) dai Berberi che

lo perderanno già quasi un secolo dopo (Amari 1857; Amari 1858,

70; Gazzara 2006, 25-28). Il ruolo esercitato da Rometta come

estremo baluardo della cristianità bizantina e quasi come limes

della grecità, rivitalizzato in seguito dai flussi migratori del X

secolo e l’importanza della fase bizantina della città sono testimoniati

archeologicamente dalla chiesa di “Gesù e Maria”, già

“Santa Maria dei Cerei", che costituisce una delle più importanti

testimonianze dell’architettura bizantina in Sicilia.

Il territorio di Rometta presenta un notevole potenziale archeologico

legato anche alla presenza diffusa dell’habitat rupestre

ricco di numerose testimonianze, per la maggior parte ad uso

funerario ma continuamente riutilizzate per diversi usi fino ai

giorni nostri (Scibona 1975-76; Scibona 1982). Si tratta di unità

rupestri poste in stretta connessione con la viabilità terrestre e

con le fiumare e distribuite nei versanti scoscesi e terrazzati, in

particolare modo nelle contrade dove si trovano anche due tra

le unità rupestri con destinazione cultuale più significative: l’oratorio

ipogeo di Sotto Castello e la cosiddetta basilica rupestre

di San Giovanni, oltre che la stessa acropoli rocciosa su cui insiste

sin dall’antichità l’attuale centro abitato di Rometta, che

presenta tutti i requisiti naturali che la rendono una piazzaforte

formidabile, una fortezza inespugnabile, evidente anche nello

stesso toponimo ((ε)ρυματα o ρηματα), con il quale la città viene

identificata nella Vita di San Saba da Collesano (Cod. Vat. gr.

2072), composta dal patriarca di Gerusalemme Oreste alla fine

del X secolo (Cozza Luzi 1890; Kislinger - Maurici 2014).

6 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 7

Fig. 2 - Rometta (ME). Ipogeo in contrada Sotto Castello. Immagini dell’ipogeo e del costone roccioso (sinistra) e pianta dell'ipogeo (destra) dedotte dalla mesh

generata a partire dalla nuvola acquisita con il laser scanner (elaborazione ing. A.A. Zappani).

L’HABITAT RUPESTRE

Lo studio dell’habitat rupestre del territorio, nonostante

le difficoltà della ricerca dovute al rimaneggiamento

ininterrotto delle unità connesso alle trasformazioni e rifunzionalizzazioni

continue degli ambienti, in molti casi

senza soluzione di continuità, è fondamentale per la comprensione

e per la ricostruzione del paesaggio e delle sue

modificazioni dall’antichità.

Numerose sono ancora oggi le problematiche della ricerca

sull’habitat rupestre di Rometta e del suo territorio, anche

in considerazione del fatto che esso ha suscitato scarsa

considerazione da parte della ricerca archeologica: dopo

le prime segnalazioni dello Scibona (Scibona 1982), solo

in anni recenti ha risvegliato l’interesse di studiosi (Messina

2001, Messina 2014, Giglio 2003) circoscritto ai luoghi

di culto ma anche connesso alle specifiche problematiche

e metodologie della ricerca degli insediamenti rupestri.

Una delle principali difficoltà si lega alla definizione tipologica

e alla definizione di una cronologia assoluta, in

assenza di elementi caratteristici necessari per ricostruire

la sequenza stratigrafica di un ambiente rupestre, tanto

più necessaria, come in questo caso, in assenza di apparati

decorativi che possano dare indizi utili per un inquadramento

cronologico (Caprara Dell’Aquila 2004, 133-136;

Lembo 2007, 159-168; Masini 2004, 97-108).

Lo studio degli ambienti rupestri pone una serie di problemi,

dovuti sia alla particolare tecnica di realizzazione “per

levare”, sia alla particolare distribuzione degli spazi, di

forma e dimensioni articolate, con superfici molto irregolari

che ne rendono difficoltosi il rilievo e la rappresentazione

geometrica. Il rilievo in 3D, pertanto, è estremamente

adatto alla documentazione di geometrie complesse e

irregolari come queste. L’utilizzo del laser scanner 3D e

della fotogrammetria digitale nell’analisi tecnica del monumento

in campo archeologico consente di ottenere una

visione globale della struttura, e nel caso delle strutture

in negativo, quali quelle rupestri, consente di superare

spesso i punti critici del rilievo tradizionale, conseguenti

alla necessità di rappresentare geometricamente le superfici

molto irregolari (Masini 2004; Potenza 2007). Il rilievo

3D costituisce uno strumento “conoscitivo” della struttura

consentendo nuove opportunità grafico-analitiche di indagine

e maggiori possibilità di analisi, in quanto si ampliano

i modi e le occasioni attraverso cui il rilevatore “conosce”

il manufatto. L’oggettività dei dati acquisiti tramite il rilievo

consente un’analisi per molti versi simile a quella

condotta sul manufatto reale, maggiori possibilità conoscitive

e modalità grafiche di documentazione.

L’analisi tecnica ed archeologica tramite il rilievo 3D, oltre

all’indagine tipologica, ha permesso di documentare e di

riconfigurare gli spazi e consentito anche una riflessione

sulla diversa articolazione e funzione degli spazi all’interno

delle unità rupestri, da collegare alle diverse destinazioni

d’uso.Tali rifunzionalizzazioni spesso hanno obliterato i

segni precedenti e, purtroppo, anche in assenza di altri indicatori,

rendono molto difficoltosa l’individuazione delle

tracce antropiche connesse alle specifiche destinazioni e

del loro rapporto di interdipendenza (specchio epigrafico).

La metodologia utilizzata per la ricostruzione diacronica

delle strutture costruite implica il fatto che i tradizionali

metodi di acquisizione, lettura, analisi, classificazione di

tutti i dati contenuti risultino poco adatti allo studio di

ambienti non costruiti, ma “ricavati” (Parenti 1988) ove

occorre distinguere, sulla base del tipo di irregolarità sulla

superficie, quali difformità siano di origini naturali e quali

di origine antropica. L’esame delle tracce di lavorazione

sulla superficie rocciosa relativa alla sottrazione di materiale

è molto spesso difficile da effettuare, anche se l’analisi

di tali tracce di antropizzazione rimane fondamentale

perché costituisce la chiave di lettura per determinare la

cronologia relativa dell’ambiente oggetto di studio e le

sue fasi di vita e di uso (De Minicis 2008, 25).

L’IPOGEO SOTTO CASTELLO

In contrada Sotto Castello si trova un ipogeo con destinazione

cultuale (fig. 2A, 2B), almeno in una delle sue fasi di

utilizzo, ubicato sul versante Nord del monte, lungo l’antica

rampa di accesso al paese a circa m 50 dal muro medievale

di fortificazione, utilizzato anche come cappella

tardo medievale (Messina 2001, 96). L’ipogeo è costituito

da due ambienti: il più piccolo, nascosto attualmente in

parte da un recente muro in laterizi forati, è posto in fondo

alla parete Est del vano maggiore dal quale si accede,

probabilmente avendo una originaria destinazione funeraria

e presenta una pianta ovale (con altezza massima di m

1,82).

L’ambiente maggiore presenta una pianta quasi quadrata

(m 4,10 per m 3,50); lungo la stessa parete sono due nic-


Fig. 3 - Rometta (ME). Basilica di San Salvatore. Immagine Immagine (sinistra) e pianta (destra) dedotte dalla mesh generata a partire dalla nuvola acquisita con il

laser scanner (elaborazione ing. A.A. Zappani).

chie sovrapposte, tipologia comune anche in ambito funerario

pugliese, ed una forma; la riduzione della profondità

della forma, legata alle operazioni di abbassamento del

piano di calpestio, al momento costituisce, assieme al piccolo

vano sulla parete Est, la testimonianza dell’esistenza

di una prima fase con destinazione funeraria a cui seguì

una seconda, con probabile destinazione cultuale, che

comportò l’abbassamento della quota pavimentale e la realizzazione

della copertura a doppio spiovente. L’altezza

del soffitto al colmo degli spioventi è di m 2,70: si tratta

di misure solitamente riscontrabili in età tardoantica, ma

sussistenti anche nei secoli XII-XIV (Caprara Dell'Aquila,

2004, 459). Il piano di calpestio fu ulteriormente abbassato

(III fase) per l’installazione forse di un piccolo impianto

produttivo a cui rimanderebbe il palinsesto delle tracce di

scavo nella parete Ovest. Infine, al riutilizzo successivo è

da collegare la parete in muratura di pietrame e mattoni

con porta di accesso e una finestra, realizzata in tempi

recenti per accedere all’ambiente.

La presenza di molteplici fori e tracce antropiche nelle

pareti e sul pavimento, legate alla rifunzionalizzazione

dell’unità rupestre, rende molto difficile una corretta

comprensione dello specchio epigrafico, da collegare principalmente

ai numerosi segni cruciformi, tra i quali spicca

una croce patente al colmo del tetto, segni probabilmente

non tutti collegabili alla fase cultuale dell’ipogeo, dal momento

che non tutti sono contemporanei fra loro.

La suggestione di una datazione paleocristiana e/o bizantina

dei graffiti cruciformi e delle due croci non è attualmente

supportata né da dati certi interni, né dalla possibilità

di collegare questo luogo di culto a un abitato nel

sopraterra che fornisca ulteriori indicazioni in merito.

Infatti, il segno cruciforme, assai diffuso in ambiente rupestre,

inciso da devoti o a rilievo, connota unità rupestri

dalla differente destinazione funzionale, copre un arco

cronologico spesso lungo e indefinito, assumendo molteplici

significati: atto di fede; firma; tutela della produzione,

destinazione funeraria, proprietà privata.

LA BASILICA IN CONTRADA SAN GIOVANNI

La cosiddetta “basilica” (fig. 3), è ubicata sul versante

Ovest del costone (anch’esso abitato, perché più soleggiato)

ricco di escavazioni oggi adibite a magazzini, franato

nella parte anteriore: secondo il Messina essa sarebbe da

collegare al casale piuttosto che alla Terra, ossia alla città

fortificata all’interno della cinta muraria (Messina 2001,

Fig. 4 - Rometta (ME). Basilica di San Salvatore. Particolare dei pilastri tagliati.

8 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 9

Fig. 5 - Rometta (ME). Basilica di San Salvatore. Sezione trasversale della parete di fondo dedotta dalla mesh generata a partire dalla nuvola acquisita con il laser

scanner (immagine superiore); Sezione della basilica dedotta dalla mesh (immagine sottostante; elaborazione ing. A. Zappani).

96-99). L’edificio presenta pianta rettangolare (m 10,40

per m 5,90 ca.) e un’ampia nicchia lungo la parte di fondo,

larga m 3,15, profonda m 1,30 e fiancheggiata da tre

piccole edicole ricavate nella parte di fondo delle navate

laterali. La basilica doveva avere sette navate divise

da dodici pilastri, demoliti nel 1910 per utilizzare il vano

come stalla (fig. 4); quella centrale maggiore è in asse con

la nicchia centrale. Quest’ultima presenta i resti di un

basamento rettangolare che doveva accogliere un altare

parietale in muratura o legno, ottenuto tramite operazioni

di abbassamento del pavimento originario di circa cm 30.

Miseri lacerti di affreschi devozionali, che rimandano alla

presenza di cornici a doppia fascia rossa, sono scarsamente

leggibili nel pilastro a sinistra della nicchia, nella navata

centrale. L’altezza del soffitto è compresa tra i m 2,65 e m

2,80; benché la medesima altezza sia riscontrabile anche

nell’oratorio di Sotto Castello, questo dato non ci soccorre

nella cronologia. Esso, infatti, oltre a essere attestata

lungo un arco cronologico molto ampio, non costituisce un

dato assoluto, ma è da mettere in relazione con i diversi

abbassamenti del piano di calpestio nel corso dei secoli.

Lo spazio presbiteriale è molto ridotto e doveva essere delimitato

da una iconostasi lignea, di cui però al momento

non sono stati identificati gli incassi né le tracce dell’eventuale

alloggiamento dei pali lignei verticali al soffitto.

L’altare è comunque orientato canonicamente a Est. La

chiesa, in origine intitolata probabilmente a San Nicola,

santo menzionato nelle Rationes Decimarum del secolo XIV

(Messina 2001) reimpiegherebbe una precedente moschea,

collegata alla fase islamica del casale del X secolo. Successivi

alla fase cultuale è una serie di fori pavimentali,

del diametro di ca. cm 15, e sulla parete, di ca. cm 10,

probabilmente da connettere all’installazione di un letto

e, quindi, alla rifunzionalizzazione dell’unità rupestre con

destinazione abitativa. I numerosi fori di aereazione, le

nicchie e le cavità nelle pareti, unitamente agli aspetti

plano-volumetrici, confermano un uso funzionale e verosimilmente

abitativo del complesso che peraltro andrà

approfondita. Gli altri fori non allineati sulla parete e i

rimaneggiamenti del piano di calpestio sono da mettere in

relazione con dispositivi destinati alla realizzazione di manufatti

e lavorazione di prodotti non identificabili in base

alle nostre attuali conoscenze, forse da collegare a produzioni

documentate nel territorio in età medievale, quali

l’allevamento, le segherie, la viticultura e l’olivicoltura

(Messina 2001, 95; Amico 1757, 410).

IL RILIEVO DELLE UNITÀ RUPESTRI

Il rilevamento dell’ipogeo di località Sotto Castello e della

basilica rupestre sita in località Sotto San Giovanni è sta-


to condotto mediante tecniche range-based integrate con

tecniche image-based. In particolare è stato usato prevalentemente

il laser scanner TOF ad impulsi Leica HDS 3000,

per scandire gli ambienti interni delle due unità rupestri

e l’area immediatamente circostante, al fine di determinarne

la morfologia e gli assetti generali. Parallelamente

all’acquisizione con lo scanner è stata applicata, limitatamente

a talune parti degli ipogei (incisioni sulle pareti,

segni delle lavorazioni, specchio epigrafico), la fotogrammetria

digitale, al fine di generare modelli poligonali con

un livello di aderenza alle superfici reali, in termini di precisione

metrica e di resa fotorealistica, superiore a quello

ottenibile con il laser.

A questo scopo le immagini selezionate da modelli poligonali

realizzati tramite fotogrammetria digitale e simulazione

di particolari condizioni di illuminazione (l’ombreggiatura

sintetica del modello) si rivelano particolarmente

efficaci per descrivere nel dettaglio le tracce di lavorazione,

le croci incise e i segni connessi alle riutilizzazioni,

rinunciando alle condizioni di verosimiglianza, garantita

dalla texture ad alta risoluzione del modello fotogrammetrico

che è, invece, particolarmente indicata ogni volta

che deve essere data una descrizione della struttura simile

al vero, utile ad esempio nella descrizione del degrado.

Un aspetto delle indagini condotte a Rometta ha interessato

la catalogazione e la suddivisione tipologica e morfologica

delle croci e dei segni incisi, nel tentativo di mettere

in connessione i diversi dati provenienti dallo studio della

loro collocazione in quello che potrebbe essere definito

“lo specchio epigrafico rupestre”, ossia le pareti e le infrastrutture

delle grotte. Per descrivere nel dettaglio le

tracce di lavorazione, le croci incise e i segni connessi alla

variazione d’uso sono state ottenute immagini dedotte a

partire da modelli poligonali generati tramite fotogrammetria

digitale con texture applicata sulla mesh renderizzata

in maniera fotorealistica, ma soprattutto con mesh

senza texture (ombreggiatura sintetica del modello):

quest’ultima tecnica ha un maggiore valore documentario,

perché consente di evidenziare i tagli e i segni cruciformi

sulla roccia (U.S. in negativo) anche attraverso la simulazione

dei punti luce.

Le restituzioni grafiche dedotte dai modelli tridimensionali,

rispetto a quelle tipiche tipiche del linguaggio figurativo

tradizionale (le piante canoniche) si rivelano particolarmente

utili nel caso delle unità rupestri per delinearne

le tracce di lavorazione ed i segni epigrafici, anche grazie

alla possibilità di indagare segni specifici, secondo una modalità

che prevede la “parzializzazione” del segno oggetto

d’indagine e la conseguente “specializzazione” dell’immagine

stessa.

La sezione trasversale della “basilica” rivolta verso la parete

di fondo (fig. 5A) mostra l’andamento della superficie

pavimentale e la disposizione degli “elementi” nella

parete; mentre in figura 5B è raffigurata la “basilica” sezionata

con un piano orizzontale, per favorire una lettura

concorrente tra l’organizzazione dell’ipogeo in pianta e la

configurazione planimetrica dell’immediato intorno.

Analogamente le figure 2B e 6 relative all’ipogeo in C.da

Sotto Castello, sono il risultato della “manipolazione” del

modello poligonale generato a partire dai dati acquisiti

con il laser scanner. La pianta, il prospetto dell’esterno e

la vista prospettica, descrivono gli assetti planimetrici e

spaziali dei due ambienti dell’unità rupestre e denunciano

la presenza, a sinistra dell’ipogeo, di alcuni gradini ricavati

nella roccia e l’inizio di uno scavo che mostra diversi

livelli di profondità.

Infine, per descrivere nel dettaglio le tracce di lavorazione,

le croci incise e i segni connessi alla variazione d’uso

si riportano due immagini dedotte a partire da modelli

poligonali generati tramite fotogrammetria digitale. In

questo caso abbiamo simulato particolari condizioni di illuminazione

e rinunciato alle condizioni di verosimiglianza

garantita dalla texture ad alta risoluzione del modello fotogrammetrico

(fig. 7A), optando per l’uso dell’ombreggiatura

sintetica al fine di evidenziare lo specchio epigrafico

(fig. 7B).

Il rilievo ha permesso di disporre di una documentazione

digitale del bene. Ne sono derivati molteplici vantaggi per

10 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 11

la ricerca quali la possibilità di esplorazione del modello

3D mediante la visualizzazione degli ambienti rupestri, la

navigazione all’interno di essi, la possibile scelta di punti

di vista diversi dai consueti con la conseguente possibilità

di manipolazione dello stesso, ossia di sezionare il modello

in maniera “dinamica” attraverso, per esempio, la simulazione

di particolari condizioni di luce per la documentazione

dei lacerti di affreschi visibili nella basilica di San Salvatore

o per l’analisi dei segni cruciformi. Più in generale,

si è data l’opportunità di documentare e analizzare nel

dettaglio le numerose tracce di lavorazione collegate alle

successive rifunzionalizzazioni dei due luoghi di culto. In

tutti i casi la documentazione del modello tridimensionale

delle unità rupestri costituisce anche uno strumento molto

utile per la fruizione virtuale del bene attraverso la realtà

aumentata o attraverso visite su percorsi tematici predeterminati

che ne consentono anche una effettiva valorizzazione

con finalità scientifiche e divulgative. Dal punto

di vista strettamente metodologico l’obiettivo principale

è stato quello di creare un sistema multiscala di rilevamento,

incrementando la qualità dei dati a prescindere

dalla quantità, sfruttando tutte le informazioni ricavabili

dal modello tridimensionale.

Considerato il ricchissimo potenziale archeologico di questo

territorio, emerge chiaramente la necessità di una ricerca

sistematica che preveda il censimento delle unità

rupestri e il loro rilievo fotogrammetrico, necessari per

ricavare dati per seri confronti storico-archeologici, da associare

a una circostanziata analisi delle fonti scritte e

delle testimonianze materiali, sulla base delle esperienze

di altri contesti dove l’utilizzo del modello 3D si è rivelato

particolarmente importante non solo per la documentazione

delle strutture, ma anche nella ricostruzione e nello

studio dei paesaggi antichi (Forte 2005; Campana - Francovich

2006; Limoncelli 2016).

CONCLUSIONI

L’oggettività dei dati acquisiti tramite il rilievo consente

un’analisi per molti versi simile a quella condotta sul manufatto

reale, ma con un ventaglio di nuove opportunità

per quando concerne la documentazione, l’analisi, la fruizione

e le modalità di restituzione grafica. Il rilievo 3D

permette di disporre di una documentazione digitale del

bene, punto di partenza “scientificamente” fondato per

tematizzazioni successive: documentazione del degrado,

ricostruzione ideale di parti mancanti, analisi del comportamento

statico di un’architettura scavata, simulazione di

crolli per poterli prevedere. Un altro aspetto è ovviamente

collegato alle finalità scientifiche, divulgative e didattiche

offerte dall’utilizzo del modello tridimensionale che

costituisce uno straordinario intermediario conoscitivo del

manufatto reale, rappresentando di fatto una replica, che

può essere esplorata, manipolata e interrogata, ampliando

i consueti scenari operativi e conoscitivi propri delle tecniche

e degli strumenti usati nel rilevamento tradizionale

(Parenti 1988, 267; Masini 2004, Tedeschi 2007).

L’utilizzo delle ITC non sostituisce la documentazione tradizionale;

tuttavia rispetto a questa, se non permette di

trovare soluzione a tutti i quesiti, soprattutto in relazione

alla definizione di una cronologia assoluta, che in ambito

rupestre è comunque quasi un miraggio, permette però disporre

di una documentazione osservabile, evitando per

esempio i lunghi periodi di osservazione in loco imposti per

l’analisi delle tracce sui siti, e implementabile.

Gli elaborati prodotti dai modelli tridimensionali rappresentano

nuove opportunità grafico-analitiche di indagine,

ovvero ampliano i modi e le occasioni attraverso cui il rilevatore

“conosce” il manufatto. In altre parole, tali raffigurazioni,

oltre a dar vita a “descrizioni” grafiche differenti

rispetto a quelle tradizionali, accrescono le possibilità di

analisi, in sintonia con le modalità figurative e le procedure

operative proprie delle tecniche usate.

Tale tipo di documentazione, inoltre, oltre ad essere caratterizzata

da una maggiore efficacia descrittiva ed “interattiva”,

diventa fondamentale anche nell’ambito del

recupero e della tutela, considerando in particolare la

fragilità strutturale dell’habitat rupestre, il suo delicato

equilibrio rispetto all’ambiente circostante, la sua suscet-

Fig. 6 - Rometta

(ME). Ipogeo in c.

da Sotto Castello.

Vista frontale

(sopra) e vista

prospettica (sotto)

dedotte dalla

mesh (elaborazione

ing. A.

Zappani).


tibilità alle azioni degli agenti atmosferici. L’accessibilità

ai contenuti e la documentazione grafica informatizzata

possono anche costituire un ulteriore strumento

di promozione e di valorizzazione “museale” di

alcuni siti.

Anche la ricerca umanistica (archeologica e storica

nella fattispecie) può offrire, dunque, un contributo

notevole nell’analisi dei paesaggi, non solo per la ricostruzione

del sistema insediativo, ma anche nella valutazione

del rischio ambientale e nella programmazione

consapevole dell’utilizzo delle risorse del territorio.

Tale aspetto è strettamente connesso alla possibilità di

consentire la comunicazione e lo scambio effettivo di

conoscenza, sia all’interno della comunità scientifica,

sia verso gli organi pubblici di tutela e di pianificazione

territoriale, anche definendo modalità comuni di conservazione,

valorizzazione e fruizione sostenibile dei

contesti indagati, imprescindibili per una corretta valorizzazione

del patrimonio culturale e recupero della

“memoria collettiva” (Halbwachs 1949), che costituiscono

due aspetti preliminari nei processi di elaborazione

dell’identità delle comunità.

Bibliografia

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Fasano-Brindisi, 24-26 novembre 2005), Spoleto: Cisam, 259-284.

Abstract

The paper focuses on the basilica in Contrada S. Salvatore and the hypogeum

in Contrada Sotto Castello of Rometta (Sicily). Investigating these sites is not

an easy task, due to the difficulties in defining their typology and chronology.

The archeological survey and the geometric representation of these complex

shapes and highly irregular surfaces are actually challenging tasks. Considering

the particular nature of these rock settlements, they have been investigated

by means of ICT tools (tri-dimensional surveys, digital Photogrammetry),

which prove to be useful not only for scientific research, but also for

communication purposes and for the exploitation of cultural heritage.

Fig. 7 - Rometta (ME). Ipogeo in c. da Sotto Castello. Vista dalla parete di

fondo dedotta dalla mesh. A. Visualizzazione in shading. Visualizzazione

con texture (sotto; elaborazione ing. A. Zappani).

Parole Chiave

habitat rupestre; rilievo 3D; fotogrammetria digitale; tutela; valorizzazione

Autore

Daniela Patti

danielapatti@unikore.it

Professore Associato di Archeologia cristiana e medievale presso l’Università

Kore di Enna

12 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 13


DOCUMENTAZIONE

Progetto AMOR: quando la

tecnologia incontra i Beni Culturali

di Nicole Dore, Francesco Cochetti, Maria Elena Corrado, Carlo Cacace, Paolo Osso, Michele Luglio,

Francesco Zampognaro, Ilaria Catapano

Il progetto AMOR nasce con lo scopo di

offrire servizi negli ambiti della Salvaguardia

e della Fruizione dei Beni Culturali.

Tali servizi nascono nell’ottica di una

salvaguardia circolare (Fig. 1), passando

per la fruizione, pienamente rispondente

alle strategie del MiC.

Fig. 1 - Salvaguardia Circolare.

Il progetto AMOR – Advanced Multimedia and Observation

services for the Rome cultural heritage ecosystem- cofinanziato

dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e coordinato

dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dal Ministero della

Cultura (MiC), rientra nell’ambito della call ESA 5G for L’ART

(Business Applications programme). Le attività di progetto,

della durata di 24 mesi, sono coordinate dalla NAIS S.r.l.,

capofila di un gruppo composto di soggetti pubblici e privati

(ICR, CNR-IREA, CoopCulture, NITEL, ESRI Italia), ciascuno

dei quali con ampia esperienza e competenza nei vari

aspetti affrontati in AMOR.

La mission di progetto è stata concepita grazie alla

crescente consapevolezza della necessità di applicare, in

maniera sistematica, le tecnologie e gli strumenti digitali a

oggi disponibili per metterli al servizio degli Enti Pubblici,

responsabili della conservazione e della valorizzazione

del patrimonio culturale italiano, nonché di stakeholder e

utenti privati interessati a questi settori.

I monumenti di Roma scenario applicativo dei servizi AMOR

sono il suggestivo complesso archeologico delle Terme

di Caracalla e un tratto meridionale delle poderose Mura

Aureliane (da porta San Sebastiano a Porta Latina).

SALVAGUARDIA: NECESSITÀ, TECNOLOGIE E METODOLOGIE

Tra le principali necessità degli utenti finali, che i servizi

AMOR mirano a soddisfare, vi è indubbiamente quella di una

maggiore consapevolezza dello stato di conservazione dei

monumenti e la natura e la gravità delle principali criticità

che su di questi impattano.

Per rispondere a tali necessità, AMOR si avvale di tecnologie

che partono dall’osservazione del territorio su vasta area,

grazie ai satelliti, per arrivare ad un elevato dettaglio delle

superfici (dell’ordine di pochi cm), attraverso l’utilizzo di

sistemi UAV (Unmanned Aerial Vehicle) e passare poi ad

una investigazione sub-superficiale sia del suolo che delle

strutture verticali (quali i muri) attraverso l’uso del GPR

(Ground Penetrating Radar).

L’OSSERVAZIONE REMOTA DEL DEGRADO DELLE

SUPERFICI: SATELLITI E DRONI

Per l’osservazione da remoto dei danni e delle pericolosità

del territorio che impattano sui beni culturali e nelle

aree ad essi adiacenti e per l’osservazione delle loro

evoluzioni nel tempo, AMOR si avvale di strumenti quali

satelliti, equipaggiati con sensoristica multispettrale e

con sensoristica SAR (Synthetic Aperture Radar) e sistemi

UAV, anch’essi equipaggiati con opportuna sensoristica

selezionata sulla base del fenomeno di degrado da rilevare.

I sensori SAR, attraverso l’impiego della tecnica PS-InSAR

(Permanent Scatterer - Interferometric Synthetic Aperture

Radar) ormai ampiamente riconosciuta e impiegata,

permettono di estrarre informazioni sugli spostamenti lenti

millimetrici del suolo e degli edifici posti sopra questo,

non rilevabili altrimenti se non tramite installazione di

sensoristica dedicata che fornisce, comunque, informazioni

puntuali, a differenza della vasta copertura di area

garantita dai satelliti. Il monitoraggio periodico attraverso

questa tecnica, perciò, permette un miglioramento della

conoscenza delle criticità legate all’instabilità del terreno

e dei riflessi che queste possono avere sui monumenti (cfr.

Fig. 2).

I sensori multispettrali montati a bordo di satelliti sono,

invece, impiegati in AMOR con due finalità principali: a)

analisi della vegetazione infestante sulle coperture o creste

murarie dei monumenti (analisi di I livello); b) change

detection, su vasto arco temporale, di un preciso settore

urbano.

In quest’ultimo caso, l’utilizzo di satelliti commerciali

ad alta risoluzione spaziale (VHR) si rende indispensabile

per l’individuazione e la mappatura di cambiamenti del

14 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 15

tessuto urbano, non osservabili diversamente. Questi

hanno la funzione di estrarre preziose informazioni per

il raffinamento del calcolo della vulnerabilità delle unità

urbane e del rischio associato (Carta del rischio – ICR/MiC).

Tuttavia, ai fini di un approfondimento o di più precise

osservazioni che il satellite non è in grado di fornire, l’uso

dei sistemi UAV raffina e completa l’offerta dei servizi.

Attraverso questi, infatti, è possibile rilevare e mappare i

danni che insistono su uno specifico monumento, nell’ottica

di migliorare la conoscenza dello stato di conservazione di

un monumento e contribuendo, anch’essi, al calcolo delle

vulnerabilità dei singoli monumenti.

IL SISTEMA GPR

Altro strumento tecnologico impiegato per gli aspetti

di salvaguardia in AMOR è il georadar o GPR. Si tratta di

un sistema radar progettato per l’esecuzione di indagini

sub-superficiali, sempre più impiegato nel settore dei

Beni Culturali. Sfruttando la capacità delle microonde di

penetrare in materiali non metallici e sofisticate procedure

di elaborazioni dati, spesso ottimizzate per la specifica

applicazione di interesse, fornisce in modo non invasivo

immagini ad alta risoluzione della regione investigata.

Tali immagini consentono di localizzare oggetti sepolti, di

cui è possibile ricostruire la forma e le dimensioni, e di

caratterizzare fenomeni di degrado che possono danneggiare

la struttura in esame.

In AMOR, il GPR è impiegato per effettuare sia indagini

del sottosuolo, finalizzate ad accrescere la conoscenza del

sito grazie all’individuazione di oggetti sepolti di cui si è

persa memoria, ad esempio camminamenti e/o cisterne

sotterranee, come nel caso del complesso archeologico

delle Terme di Caracalla, sia per effettuare indagini

strutturali volte a caratterizzare quadri fessurativi, come

nel caso delle Mura Aureliane.

Il sistema GPR di AMOR è un sistema altamente flessibile,

in quanto può essere equipaggiato con antenne operanti

a diverse frequenze (da qualche decina di MHz a qualche

GHz), consentendo in tal modo di raggiungere diverse

profondità di penetrazione e di ottenere immagini a diverse

risoluzioni spaziali, in modo da soddisfare i requisiti dettati

dalla finalità dell’indagine richiesta dall’utente. I dati

acquisiti sono elaborati sfruttando procedure sviluppate dai

ricercatori dell’IREA-CNR. Tali procedure coinvolgono sia

algoritmi di filtraggio che mirano ad enfatizzare il segnale

utile, ovvero quello dovuto agli oggetti di interesse, sia

approcci di ricostruzione tomografica che, risolvendo un

problema inverso di diffusione elettromagnetica, producono

immagini focalizzate degli oggetti individuati rendendo

possibile una loro accurata caratterizzazione geometrica.

Tali immagini forniscono, quindi, informazioni utili per

la salvaguardia e la manutenzione ottimizzata del sito e

possono essere impiegate per rendere fruibile ai visitatori

reperti non altrimenti visibili.

Allo stato attuale del progetto, sono state effettuate

due campagne di misure GPR, una presso il complesso

archeologico delle Terme di Caracalla e l’altra presso una

porzione non accessibile ai visitatori della parte meridionale

delle Mura Aureliane, interessata da un non trascurabile

fenomeno di fratturazione.

La Figura 2 mostra la campagna di misura svolta presso le

Terme di Caracalla, dove l’attenzione è stata focalizzata

nella zona dei giardini e dei viali. Viene mostrato un

risultato preliminare ottenuto applicando le sole procedure

di filtraggio a dati acquisiti lungo uno dei viali. Si possono

notare diverse anomalie sub-superficiali: la prima, a sinistra,

posta ad una profondità di circa 1.2 m e le altre a circa 2 m.

Fig. 2 - Analisi PS-InSAR su centro storico di Roma - GIS piattaforma St'ART.

Le anomalie potrebbero essere associate a cisterne e/o a

gallerie. Ulteriori indagini sono in corso al fine di giungere

ad una loro corretta interpretazione.

FRUIZIONE

Come accennato nell’introduzione, AMOR mira a sviluppare

anche servizi dedicati alla fruizione. In un periodo storico

caratterizzato da una pandemia ancora in corso, infatti, la

possibilità di disporre direttamente sul proprio smartphone

di servizi di fruizione con contenuti multimediali certificati

e approvati dagli Enti direttamente responsabili del

monumento, dà indubbiamente un valore aggiunto

all’esperienza del turista culturale.

Il servizio proposto da AMOR prevede, dunque, lo sviluppo di

una mobile app che offra contenuti informativi certificati ed

esperienze emotivamente coinvolgenti (ad es. Realtà Mista

(MR)), per una conoscenza più approfondita e immediata

del patrimonio culturale.

LE NUOVE SOLUZIONI DI FRUIZIONE

Oggigiorno, l’innovazione tecnologica in ambito digitale

permette l’ideazione e lo sviluppo di nuovi strumenti di

valorizzazione del patrimonio culturale capaci di offrire

al pubblico contenuti con potenzialità comunicative prima

inimmaginabili e, al tempo stesso, di raccogliere dati utili

per la tutela dei siti interessati.

La Mobile App pensata e sviluppata per il progetto AMOR

è in grado di offrire un’innovativa forma di fruizione, che

coniuga contenuti multimediali avanzati e semplificazione

Fig. 3 - Prospezioni con GPR presso Terme di Caracalla.


Fig. 4 - Mobile APP per visualizzazione modelli 3D in MR a Terme di

Caracalla.

di utilizzo tramite itinerari e georeferenziazione. Lo

strumento è progettato per essere utilizzato in totale

autonomia da visitatori provenienti da tutto il mondo e

fruito in diverse lingue.

L’App prevede un catalogo di contenuti creati per godere

di itinerari turistici urbani in diversi luoghi culturali come

musei, aree archeologiche, monumenti. Una mappa della

città segnala all’utente la sua posizione (in caso di GNSS

attivo e nel pieno rispetto delle vigenti normative sulla

privacy) permettendogli di orientarsi e decidere quale

itinerario seguire o quale sito visitare e, se interessato,

l’utente può scaricare e fruire direttamente sul suo

dispositivo i vari contenuti disponibili.

Oggi con uno smartphone qualsiasi persona può raggiungere

una quantità di informazioni inimmaginabile in poco

tempo. Ma quali contenuti sono realmente credibili?

L’app del progetto AMOR, sviluppata di concerto con le

Istituzioni culturali, permette all’utente di accedere a

contenuti scientificamente approvati e di qualità, insieme

alla proposta di esperienze non altrimenti fruibili in rete.

I contenuti multimediali, creati da professionisti dello

storytelling, guidano l’utente lungo tutto il percorso di

visita, focalizzando la sua attenzione sui dettagli più

significativi per una corretta comprensione del monumento.

Mappe satellitari e graficizzate, commenti audio, gallerie

di immagini, testi, ricostruzioni virtuali, elementi di Realtà

Mista sono di volta in volta combinati insieme per creare

un’esperienza di visita emotivamente coinvolgente. In

particolare, in AMOR l’utilizzo della Realtà Mista (MR)

permetterà agli utenti di visualizzare modelli 3D del

complesso delle Terme di Caracalla, agevolati dalle

connessioni 5G e 4G.

Le finalità divulgativa ed educativa dell’applicazione sono

strettamente legate a quelle della tutela e valorizzazione dei

siti visitati attraverso la raccolta di dati utili sul movimento

dei flussi di visitatori (vedi paragrafo successivo).

LA FRUIZIONE CIRCOLARE

Secondo quanto appena descritto, ciò che contribuisce a

rendere AMOR innovativo è proprio la circolarità dei dati

raccolti attraverso diverse sorgenti, una circolarità che

porta alla generazione di ulteriore materiale informativo

che confluisce nel settore della salvaguardia, andando ad

alimentare la conoscenza di “vulnerabilità indiretta” del

bene, impattata anche da cause antropiche.

La raccolta anonimizzata dei dati di posizionamento dei

visitatori permette di operare un’analisi dei flussi (data

analytics) relativamente ai luoghi da questi visitati.

Tale processo di analisi è integrato con un’attività di

geofencing che consiste nell’individuazione di aree per

l’attraversamento delle quali sono registrati i dati di

posizionamento da cui sono derivate le ulteriori informazioni.

Oltre ai dati raccolti dall’app mobile, l’analisi dei flussi è

alimentata anche da dati disponibili sul mercato relativi

alla gravitazione sulle celle telefoniche dei diversi device

mobili, i cosiddetti database gravitazionali, ovvero dati

messi a disposizione da alcuni operatori telefonici o da

aziende che li arricchiscono dopo alcuni processi di analisi.

Quest’ultimo prodotto è stato preso in considerazione in

AMOR per arricchire il progetto (e il servizio nel futuro) di

una componente di analisi di dati storici, utile a costruire

pattern di comportamento su tempi più lunghi e che tengano

in considerazione anche i visitatori che non scaricano e

installano l’app. Per il progetto, in particolare, è stato

utilizzato il prodotto GeoMobile DB che offre dati su base

trimestrale riferiti alle sezioni di censimento dai quali è

possibile trarre informazioni su fasce orarie di afflusso, età,

nazionalità (se italiani o stranieri), tipologia di utenza (se

business o privato).

Per l’analisi e la visualizzazione di questi dati, il progetto

utilizza la piattaforma ArcGIS Enterprise nel quadro della

quale sono stati sviluppati i moduli definiti Geotools.

All’interno della piattaforma, utilizzata per la definizione

e la gestione delle aree di geofencing e per l’analisi e

visualizzazione dei dati, sono state sviluppate applicazioni

per la visualizzazione su mappa e diagrammi dei risultati

delle analisi, attraverso dei cruscotti che consentono

all’utente gestore dell’area di avere un quadro sinottico

circa l’andamento del flusso di visitatori.

Le valutazioni che potranno essere fatte dal gestore dell’area

saranno utili per prendere decisioni al fine, ad esempio, di

valorizzare luoghi meno visitati, apporre cartellonistica

informativa/di promozione, posizionare punti informativi,

riorganizzare percorsi di visita e così via.

L’IMPORTANZA DEL 5G

È dunque nell’ottica di una fruizione mobile più fluida che il

5G supporta il progetto AMOR.

La quinta generazione della rete mobile – ossia il 5G –

porta con sé importanti progressi e rivoluzioni nel settore

delle telecomunicazioni. Il 5G, oltre ad offrire una più

elevata velocità di trasmissione ed una minore latenza

(ed altre migliorie tecnologiche) rispetto alla generazione

precedente 4G/LTE, offre notevoli innovazioni dal punto di

vista infrastrutturale, funzionale e dei servizi offerti.

Il 5G, infatti, include paradigmi innovativi di

progettazione come il Software Defined Networking (SDN)

e la virtualizzazione delle funzioni di rete (NFV). Queste

tecnologie consentono la realizzazione di un’infrastruttura

di rete virtualizzata completamente informatizzata

per quanto riguarda le funzionalità e la gestione della

rete stessa. Tutto ciò rende l’ecosistema 5G flessibile e

adattabile alle caratteristiche del servizio, permettendo di

disegnare porzioni di rete indipendenti chiamate “slice”.

La conseguenza è poter erogare servizi evoluti che vanno

oltre ai servizi voce, messaggi e dati offerti sinora dalle

reti mobili, che soddisfano le esigenze di nuovi operatori

virtuali (chiamati “vertical”) nei settori automobilistico (ad

es. guida autonoma), smart cities (ad es. reti di sensori),

eHealth (ad es. telemedicina), media (ad es. realtà

aumentata), Industria 4.0, ecc.

In questo contesto, la fruizione dei contenuti multimediali

3D offerta in itinere nel corso di tour cittadini, prevista dal

16 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 17

progetto AMOR, può godere del grande potenziale offerto

delle reti 5G, permettendo di definire un nuovo “Vertical”

nel settore della cultura/infotainment. Nello specifico,

la piena disponibilità del 5G permetterà all’applicazione

di interagire direttamente con una “slice” della rete,

avvalendosi del processamento di grandi quantità di dati

nella rete stessa a bassa latenza, offrendo un’esperienza

all’utente ancora superiore a quanto possibile oggi.

CONCLUSIONI

La complessità del sistema AMOR vede una sua stessa

semplificazione nella modalità con cui esso viene fatto

fruire agli utenti finali. L’accesso alle informazioni

relative alla salvaguardia tradizionale e a quella

“collaterale” (da mobile app) avviene attraverso un unico

punto di consultazione dati: la piattaforma St’ART®, che

mette a disposizione tutti gli strumenti per una lettura

dei dati acquisiti (da satellite, UAV e GPR), agevolando

l’utente nelle successive azioni da intraprendere, laddove

necessario, e supportandolo attraverso un workflow

appositamente studiato e tarato.

Anche nell’ambito della fruizione è sottintesa una

semplificazione nell’approccio dell’utente finale,

in questo caso il visitatore culturale. La possibilità

di consultare dati multimediali ufficiali, nonché la

disponibilità di soluzioni innovative (Mixed Reality) “a

portata di smartphone” e nel pieno rispetto delle norme

anti-Covid-19, offre una fruizione di qualità e rivolta a

tutti, basti pensare all’attuale reticenza nell’indossare un

visore 3D o a maneggiare un dispositivo usato da terzi.

I prodotti derivati da questi servizi, una volta messi a

sistema, confluiranno in quello che può essere connotato

come il Site Knowledge Hub che nel tempo, attraverso

la partecipazione ad altri progetti che potranno vedere

questi stessi siti come scenario di ulteriori attività, si

arricchirà divenendo un punto di raccolta, correlazione e

consultazione di informazioni (di fruizione e salvaguardia).

Pertanto, l’approccio preventivo proposto da AMOR, che

mira a innescare una riduzione di costi per gli aspetti

legati alla salvaguardia (costi non più orientati all’onerosa

emergenza, ma alla manutenzione ordinaria) e una

fruizione “allargata”, sono concepiti per innescare un

circolo virtuoso per ciò che viene definita la salvaguardia

circolare.

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https://business.esa.int/projects/amor

Abstract

AMOR project focuses on the development of pre-commercial services addressed

to the Institutions responsible for the conservation and the valorisation

of the Cultural Heritage.

Services, developed both for Safeguard and Fruition, will be tested at the

Ancient Baths of Caracalla and on Aurelian walls, that will be surveyed with

several technologies for the detection of superficial (satellites, UAV) or subsuperficial

(GPR) damages/anomalies affecting them.

Fruition services will offer to tourists a mobile app equipped with Institutional

approved contents and with Mixed Reality experience (3D model) directly

available on personal mobile devices. Moreover, the anonymous (previously

authorised) tracking of tourists will allow to obtain further information useful

for safeguard aspects.

Parole chiave

Beni culturali; GPR; satelliti; mobile APP, realtà mista; 5G; data analytics

Autore

Nicole Dore, nicole.dore@nais-solutions.it

NAIS – Nextant Applications and Innovative Solutions

Francesco Cochetti, f.cochetti@coopculture.it

CoopCulture

Ilaria Catapano, catapano.i@irea.cnr.it

IREA – CNR – Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente - Consiglio

Nazionale delle Ricerche

Maria Elena Corrado, mariaelenacorrado@beniculturali.it

ICR – Istituto Centrale per il Restauro

Carlo Cacace, carlo.cacace@beniculturali.it

DG-SPC Direzione Generale - Sicurezza Patrimonio Culturale

Paolo Osso, posso@esri.italia.it

ESRI Italia

Michele Luglio, luglio@uniroma2.it

NITEL - Consorzio Nazionale Interuniversitario per i Trasporti e la Logistica

Francesco Zampognaro, zampognaro@ing.uniroma2.it

NITEL - Consorzio Nazionale Interuniversitario per i Trasporti e la Logistica

Ilaria Catapano


DOCUMENTAZIONE

Fortificazioni sannitiche e modellazione predittiva

su Gis. L’individuazione di una fortificazione

inedita presso Montalto (Rionero Sannitico, IS)

di Michele Fasolo,

Tito Frate, Bruno Sardella

Nell’ambito di una ricerca ormai

pluriennale sui centri fortificati

sannitici entro i limiti amministrativi

della Regione Molise

(Sardella-Fasolo 2018) si sta

tentando di mettere a punto

un modello probabilistico della

possibile esistenza di ulteriori

fortificazioni a oggi sconosciute

con attività di verifica e di

validazione sul terreno. Punto

di partenza è il sistema informativo

territoriale realizzato su

piattaforma GIS in cui sono stati

raccolti, organizzati e vengono

analizzati i dati ambientali e

archeologici che, nel contesto

complessivo di interrelazione

dinamica fra le comunità

sannitiche e il territorio da esse

occupato, possono risultare

significativi per ricostruire le

scelte locazionali per questo

tipo di struttura insediativa.

Fig. 1 - Montalto di Rionero Sannitico (IS). Loc. Penna. Planimetria della fortificazione.

La freccia indica l’accesso (Rielaborazione da stralci sezioni C.T.R.

1:5.000).

In particolare la tabella attributi dello strato informativo

vettoriale dei centri fortificati, comprendente a oggi 40 siti

in cui le fortificazioni antiche sono state effettivamente accertate

escludendo quelli, segnalati in letteratura, in cui le

strutture murarie pure esistenti non vi sono riconducibili, è

popolata da varie voci. Oltre quelle che consentono una localizzazione

inequivocabile di tipo amministrativo, toponomastico,

topografico, cartografico, di schedatura vi sono raccolte le

informazioni relative agli aspetti geomorfologici e territoriali

(versante, bacino idrografico, esposizione, andamento del

terreno con la pendenza, inquadramento geologico, fenomeni

erosivi o di accumulo, le caratteristiche pedologiche del suolo

e il suo uso attuale). Vengono inoltre riportate la distanza euclidea

in metri da sorgenti note, da corsi d’acqua, dai valichi

nonché dai tratturi e dal centro fortificato più vicino. Altri

campi contengono rispettivamente la superficie occupata dal

sito in ha, il perimetro, la visibilità a un’altezza dal suolo di

1,50 m sino a un massimo di 15 km, quantificata per bacino in

km 2 , il numero di altri centri fortificati visibili da ciascun sito.

Inoltre sono riportati i dati cronologici disponibili, l’eventuale

rioccupazione in età medioevale e la presenza di santuari

antichi interni o esterni nelle vicinanze e molte altre informazioni

ricavate in situ o dalle fonti documentali. Allo scopo di

18 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 19

comprendere le prevalenti strategie locazionali l’analisi

delle relazioni dei centri fortificati con alcune variabili

ambientali si è rivelata particolarmente importante. Tra

gli indicatori ambientali presi in considerazione particolarmente

significativi si sono rivelati quelli geologici,

altimetrici, le distanze dalle sorgenti, dai corsi d’acqua,

dai valichi, dalle vie di comunicazione, la possibilità di

controllo visivo del territorio e di intervisibilità con altri

siti. Dal punto di vista geolitologico correlazioni significative

si riscontrano in particolare con la Formazione di

Gamberale Pizzoferrato (12,8% circa dei centri fortificati)

che rappresenta con le sue varianti l’1,3% del territorio

molisano, le marne a orbulina che interessano meno

del 1,6% del territorio pur essendovi presenti il 7,7% dei

siti e in misura minore per la formazione di Longano

(7,7% dei centri fortificati) che rappresenta l’1,7% del

territorio mentre in casi più rari sono state sfruttate le

alture costituite da arenarie (monte Miglio a San Pietro

Avellana, IS e La Civita di Civitanova del Sannio, IS).

Grazie alle caratteristiche della rete idrografica molisana

le analisi territoriali mostrano che più della metà

dei siti si colloca a meno di 1 km di distanza da una

fonte consistente di approvvigionamento idrico. Soprattutto

si è ritenuta fondamentale l’analisi della visibilità

(analisi del campo visivo e analisi di intervisibilità). E’

stata calcolata utilizzando il DTM INGV (10 m), ricavato

per la regione Molise dalle curve di livello delle sezioni

IGM 1:25.000, considerando raggi di osservazione diversi

sino a un massimo di 15 km, con l’obiettivo sia dell’individuazione

dei siti con maggiori possibilità di controllo

visivo sia delle reti di controllo territoriali tentando di

evidenziarne le relazioni con la morfologia, i percorsi

e le risorse agricole. Rilevante è stato l’uso anche di

appositi tool di Whitebox GAT in ArcGis Pro tra cui quello

di calcolo dell’indice totale di visibilità (Niecikowski

2019). Sono stati utilizzati anche gli indici topografici

messi a punto dal “Grupo de Estudios de la Prehistoria

Reciente de Andalucia” dell’Universitá di Granada (Cicilloni-Mossa-Cabras

2015).

Nell’approccio predittivo si è seguita, pur con alcuni

scostamenti, l’impostazione metodologica e le procedure

illustrate da Di Zio e Bernabei (Di Zio-Bernabei 2009).

Convertita ciascuna delle variabili prese in considerazione

nella modellazione in file raster, che si sono poi

riclassificati, si è applicata la tecnica della Map Algebra

tramite combinazione lineare pesata o WLC (Weighted

Linear Combination) per integrare per ogni singolo pixel

i valori delle variabili. Queste sono state ponderate

mediante la tecnica della comparazione a coppie (Pairwise

Comparison), che rientra nell’ambito delle tecniche

decisionali multicriterio MDA (Multicriteria Decision

Analysis). L’assegnazione dei pesi nella combinazione

lineare è derivata dall’esperienza soggettiva maturata

nel campo dello studio delle fortificazioni sannite

in Molise. Si è così costruita una mappa raster finale

di plausibilità in cui ogni pixel presenta un solo valore

sintesi dei valori delle variabili. Si è scelto quindi di

verificare le indicazioni di aree a elevata plausibilità di

questa mappa sul terreno in alcune zone specifiche. In

particolare si è deciso di seguire la linea spartiacque di

cresta, ad andamento irregolare all’incirca NE-SO, che

separa il bacino del Sangro da quelli del Volturno e del

Trigno, dove si attestano tra monte Rocca l’Abate, nel

Comune di Belmonte del Sannio (IS) a NE, e Acqua di

Tasseta e monte Castellano nel Comune di Montenero Val

Cocchiara (IS) a SO e ancora proseguendo verso SE, per

le Mainarde, sino a monte S. Croce, e ancora oltre sino

Fig. 2 - Montalto di Rionero Sannitico (IS). Dettaglio ingrandito foto area B/N

I.G.M. 17 settembre 1954 (f. 153, str. 110, f. 3759). E’ ben riconoscibile la

cinta muraria e il percorso del tratturo Lucera – Castel di Sangro.

a monte della Foresta nel Comune di Cerro al Volturno,

una serie di circuiti murari di età sannitica che finiscono

per disegnare complessivamente sul terreno una spezzata

di circa 40 km.

Queste fortificazioni hanno conosciuto sullo stesso sito

riutilizzi o nelle immediate vicinanze ulteriori apprestamenti

fortificati anche in età medioevale a conferma

della rilevanza strategica che il controllo di questa linea

naturale, che oggi in parte della sua estensione coincide

con il confine amministrativo tra le regioni Abruzzo e Molise

e tra alcuni comuni molisani, ha rivestito, certamente

in un quadro di mobilità storica dei confini a volte di

chilometri, in varie circostanze nel corso dei secoli.

Il suo valico permetteva infatti l’accesso all’alta valle

del Sangro, snodo centrale delle direttrici di traffico che

attraversavano in età antica la penisola sia in senso trasversale,

collegando Adriatico e Tirreno, che longitudinale,

innervando verso settentrione l'area sabellica e a

Fig. 3 - Rionero Sannitico, loc. Penna. Tratto orientale del circuito

murario in opera poligonale.


Fig. 4 - Grafico presenza percentuale di centri fortificati sul totale in ciascuna formazione geologica in cui è stato ripartito percentualmente il territorio

della Regione Molise.

meridione conducendo nell’Italia meridionale, adriatica

e ionica. Area di raccordo ma anche di frontiera in varie

epoche tra Stato della Chiesa, Ducato longobardo e poi

franco di Benevento e Italia bizantina. Tra le ipotesi da

sottoporre a validazione sul terreno rientrava in particolare

la porzione di crinale compresa tra le testate rispettivamente

a O, immediatamente a meridione del passo di

Bocca di Forli, del torrente Vandrella e a E, a meridione

di monte Pagano, del suo affluente di sinistra il torrente

S. Croce e l’area intravalliva occupata oggi dall’abitato di

Montalto, frazione del Comune di Rionero Sannitico (IS),

straßendorf sviluppatosi nel corso della seconda metà del

XIX secolo a partire da primi insediamenti ai margini del

Tratturo Lucera Castel di Sangro. In quest’area la ricognizione

di superficie è fortemente condizionata dalla copertura

boschiva e dal manto di foglie secche che ricopre

il terreno rendendolo invisibile ma grazie alle preziose

indicazioni di una persona del luogo, il signor Patrizio di

Franco, è stato possibile individuare e indagare in località

Penna una inedita fortificazione sannitica realizzata su

uno dei rilievi che sovrastano da N il borgo di Montalto e

il valico di Bocca di Forli (Fig. 1).

Peraltro è stato possibile riscontrare che la fortificazione

era ben visibile in una foto aerea del 17 settembre 1954

(Fig. 2). La fortificazione si aggiunge all’altra già conosciuta

nello stesso Comune in località Cimitero (dial. Cimiterio).

Rionero Sannitico (IS). Loc. Penna. 14°9'6,097"E

41°44'42,933"N. 1120 m s.l.m Vers. Tirrenico, bacino del

Volturno, Alto Volturno. F. 153 III S.E. (1° ediz. 1957).

CTR 392061 Catast. del Comune di Rionero Sannitico F

2 pp.18-42 - del Comune di Castel di Sangro F. 64 p. 79.

Perimetro 198 m . Estens. 0,2412 ha. Esp. SE e S. Pend.

Fig. 5 - Mappa delle fortificazioni sannitiche e della viabilità antica in Molise

(non compare Penna di Rionero Sannitico).

101%. Formazione Gamberale-Pizzoferrato. Detriti di falda

sciolti e cementati, con intercalazioni basali di paleosuoli

giallo-rossastri e “terre rosse. Pedologia: Mollisuoli.

Uso del suolo: Boschi a prevalenza di querce caducifoglie

(Corine Land Cover 3112). Rad. annua 1.448 Kwatt/m 2 .

Dist. 416 m dalla sorgente Cuculone (Rionero Sannitico),

679 m dalla fonte dell’Acero (oggi seccata). Dist. 1.573

m dal torrente Vandrella. Dist. dal valico Bocca di Forli

(Castel di Sangro) 1.626 m. Dist. fortificazione Cimitero

941 m (5.057 m Castel Canonico). Dist. 330 m dal tratturo

Castel di Sangro - Lucera. Area visib. complessiva in km 2

(raggio max 15 km) 25,90 km 2 di cui 24,48 km 2 nel bacino

del Volturno, 0,71 km 2 in quello del Trigno e 0,70 km 2

in quello del Sangro. Valichi visibili: Bocca di Forli, Forca

d’Acero. Altre fortezze sannitiche: monte Castellano

(intervisibile) e la Romana (intervisibile). Tra le località

della zona risulta visibile quella del Castello e del Villaggio

medioevale con i resti presumibilmente della Chiesa.

La fortificazione si trova a 900 m a NO dalla piazza San

Lorenzo di Montalto, su un’altura che raggiunge la quota

di 1120 m s.l.m. che incombe sul percorso del tratturo

Lucera - Castel di Sangro e domina la vallata del torrente

Vandrella. Il circuito murario ha forma semicircolare

e cinge i lati occidentale, settentrionale e orientale del

rilievo, che a S invece presenta un’erta parete rocciosa

a strapiombo. I tratti meglio conservati in altezza raggiungono

anche i 2 m di altezza e si individuano presso le

estremità orientali e occidentali del circuito. La probabile

porta di accesso alla fortificazione si individua a NO del

circuito e ha un’apertura di circa 1,5 m. I blocchi calcarei

sono di grandi dimensioni, solo parzialmente sbozzati, di

forma irregolare o parallelepipeda. I crolli permettono di

osservare solo il paramento esterno delle mura che, come

solitamente avviene per queste strutture, formavano alle

loro spalle un terrazzamento. Anche se, a causa degli accumuli

di blocchi, non ci sono tratti un cui è nettamente

distinguibile lo spessore delle mura esso tuttavia sembra

aggirarsi intorno ai 3 m. (Fig. 3) La struttura si sviluppa a

un livello di poco inferiore rispetto alla sommità rocciosa

del rilievo e mantiene un andamento altimetrico piuttosto

costante lungo tutto il suo perimetro con una quota

che varia dai 1117 ai 1108 m s.l.m. L’accesso alla fortificazione

non è direttamente collegato ad un percorso antico

chiaramente riconoscibile, ma è probabile che esso

seguisse la direttrice di una mulattiera che con direzione

NE/SO discendeva lungo il declivio SO del rilievo per raggiungere

velocemente il percorso del tratturo. A pochi

metri dall’estremità occidentale del circuito murario alle

mura si addossa una modesta struttura in pietra ormai

ridotta a rudere realizzata in tempi forse recenti. L’area

racchiusa dalle mura e quella immediatamente esterna

sono caratterizzate da una fitta presenza di affioramenti

rocciosi che rendono il luogo difficilmente abitabile

20 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 21

per lunghi periodi e più adatto per utilizzi in caso di

necessità e pericolo e certamente per il controllo del

territorio. In quest’area la ricognizione di superficie è

fortemente condizionata, come si è detto, dalla copertura

boschiva e dal manto di foglie secche che ricopre

il terreno precludendolo alla prospezione. Per questo

motivo non è stato possibile riconoscere sul terreno

l’eventuale presenza di frammenti fittili o di altro materiale

archeologico. La scoperta dell’inedita fortificazione

di Montalto, nel validare l’approccio predittivo,

conferma sotto il profilo storico la valenza strategica

di quella linea di creste che separano la valle del fiume

Sangro dalle valli del Volturno e del Trigno. Essa inoltre

va ad ampliare il numero di fortificazioni sorte in connessione

col tratturo Lucera-Castel di Sangro, insieme

alle altre fortificazioni di Cimitero (Rionero Sannitico,

IS), Castel Canonico (Forli del Sannio, IS), Torre Santa

Maria (Pescolanciano, IS), Colle Sant’Onofrio (Chiauci,

IS), La Civita (Civitanova del Sannio, IS), La Civita (Duronia,

CB) e Il Castello (Castropignano, CB). Il tratturo

già in epoca sannitica rappresentava con tutta evidenza

una direttrice viaria di prim’ordine lungo la quale le

fortificazioni costituivano punti di controllo strategici

e opportunità di riparo. La ricerca proseguirà con ulteriori

verifiche sul terreno per individuare altre strutture

fortificate (Fig. 5).

Bibliografia

Riccardo Cicilloni - Alberto Mossa - Marco Cabras, “Studio

dell’insediamento protostorico in un’area della Sardegna centrooccidentale

tramite strumenti gis ed analisi multivariate” in

Archeologia e Calcolatori 26, 2015, pp. 149-168.

Simone Di Zio - Dora Bernabei, “Un modello gis multicriterio per la

costruzione di mappe di plausibilità per la localizzazione di siti

archeologici: il caso della costa teramana” in Archeologia e Calcolatori

20, 2009, pp. 309-329.

Kazimierz Niecikowski , “Determining optimal locations for viewpoints

using the open-source Whitebox GAT Software” in Geography and

Tourism 7 (2 ), 2019, pp. 19-26.

Bruno Sardella - Michele Fasolo, “ ‘The Hill-forts of the Samnites in

Molise’. Un aggiornamento al lavoro di S. P. Oakley” in Journal of

Ancient Topography 28, 2018, pp. 67-94.

Abstract

As part of a long-term research on Samnite fortified centers within the administrative

limits of the Molise Region, an attempt is being made to develop

a probabilistic model of the possible existence of further fortifications

currently unknown with verification and field validation. The starting point

is the territorial information system created on the GIS platform in which

environmental and archaeological data have been collected, organized and

analyzed which, in the overall context of dynamic interrelation between the

Samnite communities and the territory they occupy, can be significant for

reconstruct the location choices for this type of settlement structure.

Parole Chiave

GIS; modelli predittivi; fortificazioni sannitiche, Predictive modeling

Autore

Michele Fasolo, michele.fasolo@gmail.com

Tito Frate, titoronin@hotmail.com

Bruno Sardella, brunsard@gmail.com


RESTAURO

Tecniche di Radiografia Muonica e Rilievo

3D per l'individuazione di ipogei nascosti

La necropoli ellenistica di Neapolis, un tesoro ancora da

scoprire esplorato con le stesse tecniche delle piramidi.

di F.Capriuoli, L.Coscarelli, C.Leggieri, F.Colussi,M.Amodio, A.Piemonte, M.Bisdomini, V.Tioukov, N. Zimmermann

La radiografia muonica è una

tecnica emergente che permette

di rilevare le cavità nascoste

nel sottosuolo utilizzando i

raggi cosmici. Per poterlo fare è

indispensabile avere un modello

3D preciso dell’ambiente circostante.

Questa tecnica è stata

utilizzata con successo nel contesto

della necropoli ellenistica

situata nel sottosuolo di Napoli.

Fig. 1 – Planimetria dell’area interessata: necropoli ellenistica e ponti-canale dell’acquedotto del

Serino (sinistra). Planimetria delle camere indagate e sezione longitudinale del contesto (destra).

Nel cuore del rione Sanità, a nord delle mura greche,

intagliata nelle colline tufacee che coronavano la città

antica, nel tempo sepolta da potenti livelli alluvionali,

si estende la necropoli ellenistica di Neapolis, la

cui planimetria è riportata in Figura 1 a sinistra, eloquente

traccia identitaria e peculiare segno di appartenenza di Napoli,

la Graeca urbs. Le ricerche svolte sinora hanno permesso

di raccogliere una messe di dati che restituiscono la

morfologia di un paesaggio antico particolarmente articolato,

caratterizzato dalla monumentalizzazione dei pendii

prospicienti il pianoro esteso fino alla murazione nella quale

una porta segnava l’inizio del percorso che, lambendo i sepolcri,

risaliva verso la sommità di Capodimonte. Quindi la

definizione “valle dei morti”, spesso utilizzata per indicare i

luoghi, risulta inadeguata laddove la necropoli era disposta

lungo una quinta scenografica, in Figura 2 a destra, articolata

altimetricamente a fasciare le colline.

I monumenti, interamente intagliati nel banco tufaceo,

mostrano prospetti di grande raffinatezza che richiamano

architetture macedoni e che sono generalmente composti

da due camere sovrapposte e sfalsate. Il vestibolo, camera

superiore direttamente aperta sulla strada, assolveva a una

funzione di riconoscibilità e ostentazione del censo del proprietario

e della sua famiglia. Una scala aperta nel pavimento

consentiva l’accesso alla camera funeraria inferiore, che

ospitava i sarcofagi allineati lungo il perimetro. Quest’ultima,

autentica camera ipogea, era chiusa verso l’esterno da

porte in roccia che venivano aperte solo in concomitanza

di nuove inumazioni. Le spettacolari strutture testimoniano

il prestigio delle famiglie aristocratiche di IV sec. a.C., costituendo

una sottolineatura autorevole dell’identità greca

nella quale si riconosce Napoli. La piana antistante il fronte

monumentale della necropoli fu attraversato in età augustea

da un ponte canale dell’acquedotto che dalle sorgenti

di Serino, in provincia di Avellino, trasportava l’acqua lungo

circa cento chilometri, servendo una serie di città tra cui

Napoli, per poi alimentare la Piscina Mirabile a Bacoli, riserva

idrica per le necessità della Classe Praetoria Misenensis

(Colussi e Leggieri, 2016; 2018).

EVOLUZIONE STORICA DEL CONTESTO

Dal II sec. d.C. il comprensorio fu interessato da un progressivo

interramento, risultato di massicce alluvioni, che determinò

la scomparsa della necropoli dalla memoria. Nella

seconda metà del XVI secolo prese avvio una urbanizzazione

tanto spontanea quanto compulsiva, che portò alla nasci-

22 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 23

Fig. 2 – Ipogeo dei Togati (sinistra) ed ipogeo dei Melograni (destra). Elaborazione modello 3d.

ta del primo nucleo del borgo dei Vergini, in un contesto

che mostrava ancora tutte le caratteristiche di un’area rurale.

La necessità di costruire nuovi fabbricati diede avvio

all’apertura di pozzi per l’estrazione della pietra di tufo.

Spesso l’escavazione intersecava gli ipogei, ma l’opera dei

cavatori, per nulla rallentata dai ritrovamenti, procedeva

indisturbata. La moderna archeologia sarebbe nata solo un

paio di secoli più tardi, ma l’interesse antiquariale già induceva

a sottrarre dalle tombe quanto possibile, per poi procedere

a sgomberare rapidamente gli ambienti dai materiali

alluvionali presenti. Da quel momento il fronte di avanzamento

della cava diveniva l’intera superficie pavimentale

dell’ambiente violato. Lo scavo, pur rispettando il perimetro

dell’antica camera, si spingeva verso il basso di diversi

metri, stravolgendo completamente i rapporti dimensionali

originari e terminando solo quando erano soddisfatte le

necessità costruttive del palazzo soprastante. La cava così

realizzata era un importante valore aggiunto per il fabbricato

in quanto, una volta impermeabilizzatene le pareti con

malta idraulica, diventava una capace cisterna a uso condominiale,

serbatoio per le acque meteoriche raccolte dalle

terrazze di copertura, che costituiva una preziosa riserva

idrica cui attingere per soddisfare le quotidiane necessità

domestiche, attraverso la canna di pozzo predisposta a servizio

delle cucine disposte sulla verticale. La speciale destinazione

d’uso preservò, conservandole anche se mutile,

le importanti vestigia antiche fino a quando l’epidemia di

colera del 1884, imputata alla presenza di apporti fecali

dell’acqua potabile, ne decretò l’inevitabile quanto rovinoso

abbandono dovuto alla realizzazione dell’acquedotto

in pressione. L’ultima fase di queste preesistenze è stata

caratterizzata dalla scellerata pratica di scaricare in queste

immense cavità migliaia di metri cubi di materiali di risulta

prodotti dalle ristrutturazioni edili, destinandole così, di

fatto, a discariche. Il “frammento” della necropoli di cui si

occupa questo studio fu riscoperto a seguito delle verifiche

strutturali disposte dal Comune di Napoli conseguenti il terremoto

del 1980. Sotto le fondamenta del fabbricato sito

in Via Santa Maria Antesaecula 126, furono individuati due

monumenti di particolare interesse denominati dei Togati

(Fig.2 sinistra) e dei Melograni (Fig.2 destra), indicati con

numeri 1 e 4 nella planimetria precedentemente riportata.

In via Vico Traetta n. 2 sotto il cortile di palazzo de’ Mari

è ubicato l’accesso a una serie di monumenti già menzionati

da Carlo Celano (Celano, 1692) e pubblicati in parte

da Michele Ruggiero (Ruggiero, 1888) che acquistò il palazzo

a fine ottocento. Riscoperti dopo il sisma dell’80, sono

diventati nuovamente accessibili dopo lo sgombero dei

materiali di risulta sversati lungo la scala, rimossi a cura

dell’associazione Celanapoli. Nella parete nord del cortile

una scala a tre rampanti permette di raggiungere il fronte

monumentale a semicolonne del monumento 8, in Figura 3.

La scala, moderna, realizzata presumibilmente nella metà

del sedicesimo secolo sfondando il prospetto, era funzionale

all’accesso alla cava di tufo ubicata nei piani pavimentali

dei monumenti 8 e 9 posti in comunicazione tra loro attraverso

il taglio parziale del setto che li divideva.

Un ulteriore sfondamento nella parete ovest del monumento

8 consente di raggiungere il monumento 7, che conserva

integro il piano pavimentale. I tre monumenti 7, 8 e 9

hanno caratteristiche architettoniche notevolmente diverse

rispetto a quelli di via Santa Maria Antesaecula; infatti, allo

stato dei rilievi e delle verifiche effettuate, sembra che non

siano costituiti da due camere sovrapposte e sfalsate, ma

che le camere funerarie siano collegate alla strada antica

attraverso un dromos con scala, obliterato da grossi blocchi.

In particolare, il dromos della 7 è interessato da due profonde

fratture ortogonali fra loro e nel piccolo ambiente tra

Fig. 3 – Vico Traetta. Monumento 8: fronte sulla strada antica. Elaborazione modello 3d.


Nell’angolo N-W si conserva parte del piano pavimentale

nel quale si legge l’intersezione con una cisterna presumibilmente

di epoca romana, caratterizzata da una pianta a

“S”, la cui copertura è sostenuta in parte da un poderoso

pilastro cavo (Colussi e Leggieri, 2018).

Le camere 10 e 11 sono state notevolmente approfondite

nella fase di riutilizzo a cava; successivamente intonacate

con malta idraulica sono parte integrante della cisterna

descritta.

Fig. 4 – Vico Traetta. Monumento 8: camera funeraria, parete nord, resti

di affresco. Elaborazione modello 3D.

dromos e camera, all’esterno di questa, si legge con straordinaria

evidenza il segno di tracciamento dell’arco inciso

dai maestri cavatori. La camera mostra una serie di sarcofagi

lungo il perimetro, in gran parte distrutti, al fondo di ciascuno

dei quali è ricavata una fossetta d’incerta funzione.

Le pareti hanno quasi completamente perso il sottile strato

di tonachino (intonaco) di preparazione per gli affreschi.

Nella parete nord è quasi completamente scomparsa l’epigrafe

documentata dal Ruggiero. La tomba 8, caratterizzata

dal prospetto a semicolonne già menzionato, ha il dromos

tagliato dalla scala seicentesca e presenta nella parete nord

resti di un affresco, in Figura 4, già ben documentato da

Ruggiero. Due lucerne bilicni in oro sono intercalate da corone

di nastri intrecciati appese a chiodi; quella di sinistra è

sostenuta da un candelabro al quale è appesa una patera e

il chiodo della corona centrale mostra, mirabilmente, sulla

destra l’ombra riflessa sulla parete.

La tomba 9, anch’essa sfondata, presenta sulla parete nord

una lucerna poggiata su un candelabro dal quale pendono

tralci vegetali, la fiamma lambisce il bordo inferiore della

cornice all’imposta della volta. In basso, sono stati recentemente

individuati resti di iscrizioni in corso di pubblicazione

LA DIGITALIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI

La documentazione scientifica, analitica e rigorosa, di un

bene culturale è fondamentale per il suo studio e la sua

conservazione, nonché per la sua valorizzazione e divulgazione

anche attraverso l’utilizzo di tecniche innovative di

realtà virtuale e aumentata. Realizzare un rilievo 3D integrato,

con metodo scientifico-topografico, consente fra le

altre cose di:

4 visualizzare in maniera immediata e in 3D l’oggetto rilevato;

4 misurare con precisione millimetrica l’oggetto;

4 produrre elaborati per l’analisi dello stato di conservazione

dell’oggetto;

4 estrarre elaborati 2D per lo studio dell’oggetto e la progettazione

di interventi di manutenzione/restauro;

4 estrarre elaborati 3D per la visualizzazione e il rendering;

4 aprire la possibilità di studiare l’oggetto digitalmente e

da remoto su un sito;

4 produrre applicazioni per la fruizione digitale innovativa

dell’oggetto.

Sulla base di quanto illustrato, il rilievo integrato del bene

culturale può dunque creare le condizioni tecnologiche per

soddisfare il fabbisogno di una valorizzazione realmente coerente

con quanto enunciato all’art. 6 del Codice dei Beni

Culturali e del Paesaggio: “promuovere la conoscenza del

patrimonio culturale ed assicurare le migliori condizioni di

utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso.

[promuovere e sostenere] gli interventi di conservazione

del patrimonio culturale”. Le possibilità offerte dalla tec-

Fig. 5 – Vista d’insieme del rilievo laser scanner terrestre.

24 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 25

nologia assumono una grande importanza per la conservazione

e la fruizione dei siti nei quali l’accesso turistico è

inevitabilmente limitato; la fruizione digitale può dunque

consentire una migliore gestione delle presenze turistiche,

ma soprattutto la conoscenza del bene senza comprometterne

il livello di conservazione.

IL RILIEVO TOPOGRAFICO DEGLI IPOGEI

Attraverso il rilievo laser scanner terrestre si acquisiscono

sostanzialmente informazioni sulla geometria e sulla colorimetria

di un bene culturale in maniera rapida, precisa e non

invasiva, come evidente dall’esempio in Figura 5.

Oltre alla misura con precisione millimetrica delle coordinate

spaziali del punto rilevato, è possibile acquisire anche

informazioni sul colore e sulla riflettanza della superficie

dell’oggetto, che rappresenta la risposta del materiale al

fascio laser e che consente di utilizzare lo strumento anche

in condizioni di assenza totale di illuminazione e, in sinergia

con i risultati di altre misurazioni, di ricavare informazioni

sullo stato fisico del materiale.

L’acquisizione integrata realizzata per la necropoli ellenistica

di Neapolis e di un tratto dell’acquedotto augusteo

del Serino è composta da un rilievo topografico di base e da

un rilievo laser scanner Terrestre, unito a un’acquisizione

fotogrammetrica ad altissima risoluzione.

La campagna di rilievo laser scanner, realizzata tra il 2017

e l’inizio del 2018, è stata eseguita con il Faro Focus X330.

Il rilievo è stato poi integrato nel 2019 con un Faro Focus

150. L’obiettivo dei rilievi era la creazione di un modello

digitale che consenta la lettura delle strutture sotterranee

e fuori terra per avere un modello continuo “sotto-sopra”,

utile per lo studio delle pendenze e degli allineamenti delle

strutture antiche poste in stretta relazione con le costruzioni

più moderne. Per la corretta registrazione delle scansioni

sono stati utilizzati sia target fisici nella scena sia algoritmi

software cloud to cloud.

Nello specifico, sono state realizzate 560 scansioni laser e

con la tecnica fotogrammetrica sono stati digitalizzati un

totale di 12.300 fotogrammi.

Lo strumento laser, pur essendo dotato di una camera integrata,

non consente di ottenere un dato colorimetrico

di alta qualità. Pertanto, nelle zone di maggior interesse

nelle singole camere funerarie, di cui alcune con tracce di

affresco, e negli ambienti significativi, si è provveduto a

completare e integrare il rilievo laser scanner con un rilievo

fotogrammetrico eseguito con camere fotografiche reflex

full-frame ad altissima risoluzione (fotogramma > 45mpx),

ciascuna equipaggiata con ottiche dedicate a fuoco fisso e

tutte rigorosamente calibrate. Per assicurare qualità elevata

ai prodotti, è stato appositamente allestito un set illuminotecnico

non invasivo, con fari a led a temperatura nota e

controllata. L’allestimento di un set illuminotecnico, come

quello in Figura 6, ha consentito, in fase di acquisizione,

di poter sempre controllare in maniera rigorosa la corretta

colorimetria degli ambienti anche con l’utilizzo di checker

calibrati e sonde colorimetriche; in post produzione i singoli

fotogrammi vengono trattati in ambienti software per

la corretta calibrazione del colore misurata in situ tramite

color checker.

LA RADIOGRAFIA MUONICA

Durante il rilievo tridimensionale degli ipogei, che già di

per sé ha costituito uno strumento molto importante per

lo studio degli ambienti già noti e per la formulazione di

ipotesi di come il complesso potesse articolarsi ulteriormente

nello spazio, è nata la collaborazione con la sede

di Napoli dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

Fig. 6 – Stazione fotogrammetrica.

Questa collaborazione ha permesso di applicare al contesto

degli ipogei una tecnologia innovativa, che permette l’individuazione

indiretta di spazi vuoti in un volume sovrastante:

la radiografia muonica. Questa metodologia è una tecnica

emergente che permette di rilevare le variazioni di densità

come le cavità nascoste nel sottosuolo, utilizzando i raggi

cosmici e i rivelatori di particelle elementari.

Il caso più eclatante di utilizzo di questa tecnica è sicuramente

quello che ha portato al rinvenimento di nuove camere

all’interno della piramide di Khufu (Morishima et al.,

2017). Recentemente poi, un gruppo di ricerca dell’INFN di

Napoli ha applicato con successo la stessa tecnica sia per la

ricerca di volumi all’interno del vulcano di Stromboli (Tioukov

et al., 2019) sia nell’indagine di beni culturali come la

cittadella di Naryn-Kala nel Dagestan (Abiev et al., 2019).

Successivamente alle citate applicazioni della radiografia

muonica, fisici napoletani e giapponesi insieme alla associazione

culturale Celanapoli stanno applicando questa tecnica

per sondare la Necropoli Ellenistica di Neapolis.

I rivelatori basati sull’utilizzo di emulsioni fotografiche,

non avendo necessità né di elettricità né di manutenzione,

permettono una indagine non invasiva dei siti archeologici

presenti nel sottosuolo urbano. Nel caso in questione i rivelatori

a base di emulsioni nucleari sono stati installati alla

profondità di 17 metri (Fig.7).

Per rivelare gli elementi strutturali oppure le cavità nascoste

è indispensabile avere un modello 3D preciso dell’ambiente

circostante, in modo da esaminare le differenze tra

il flusso di muoni misurato dal rivelatore rispetto a quello

atteso dalla simulazione. I modelli tridimensionali della

Necropoli Ellenistica ottenuti con tecniche geomatiche da

ACAS3D sono in perfetta sinergia con le misure di radiografia

muonica poiché permettono una corretta interpretazione

dei dati osservati. Ogni singola lastra detector è in grado

Fig.7- Le lastre di emulsione sigillate dentro le buste per essere protette

dalla luce (a); un rivelatore assemblato durante la fase di esposizione (b).


Fig.8 Cono di rilevazione dei

muoni della singola lastra

georiferito rispetto al modello

3D. Elaborazione grafica a

scopo illustrativo.

Fig.9 - La struttura 3-d del sito vista dall’alto (a) una muografia (b).

di ricevere il segnale di un determinato cono di ricezione

(Fig.8), che deve essere rigorosamente posizionato nel modello

tridimensionale di distribuzione dei volumi noti di superficie

e del sottosuolo.

Le particelle cariche ionizzanti come i muoni cosmici attraversando

i fogli di emulsione lasciano alcuni cristalli “attivati”

– dopo il processo di sviluppo fotografico essi diventano

grani d’argento segnando le tracce delle particelle.

Analizzando queste lastre con i microscopi automatici si

può ricostruire la posizione e gli angoli di tutte le tracce

che hanno attraversato il rivelatore durante il periodo di

esposizione. Lo spettro angolare ed energetico dei muoni

in superficie è ben noto e abbastanza costante. Confrontando

il flusso muonico che ha attraversato il rivelatore con

quello in superficie si può calcolare la densità integrale del

materiale attraversato in ogni direzione e in questo modo

ottenere una radiografia degli strati soprastanti rivelando

le strutture nascoste. Il metodo assomiglia alla radiografia

medica.

In figura 9 sono riportate una vista dall’alto del modello

tridimensionale e, rispetto la stessa vista, un istogramma

nello spazio degli angoli dove la scala dei colori corrisponde

all’eccesso del flusso dei muoni. In questo grafico il colore

rosso corrisponde alla densità bassa (le direzioni con mol-

te cavità), invece il verde ed blu è assegnato alle direzioni

angolari dove la densità media è alta. Confrontando la

muografia con il modello 3-d si può riconoscere facilmente

alcune strutture già note.

Il confronto della muografia dell’esistente con la simulazione

numerica di quale dovrebbe essere la risposta dei sensori

in presenza dei soli elementi noti, permette di rilevare le

anomalie ed in questo modo ricostruire le strutture nascoste

non presenti nel modello 3D.

POST ELABORAZIONE E COMPUTER GRAFICA

Dopo aver acquisito i fotogrammi e le scansioni laser, i dati

sono stati processati per ottenere i modelli 3D ad altissima

risoluzione e in scala. Ottenuti i modelli geometrici, in forma

di mesh poligonale, sono state utilizzate tecniche proprie

della computer grafica e del gaming, che portano ad

avere un modello leggero e gestibile in ambiente real time.

In questa fase è stato ricostruito il materiale degli ambienti

scansionati, ricreandone, attraverso processi propri della

“PBR” (Physically Based Rendering), le proprietà fisiche in

termini di riflessione e rugosità. Infine, gli ambienti, riprodotti

in 3D, sono stati importati nei software di “real-time”,

in Figura 10, per la creazione delle interazioni, per l’elaborazione

dell’esperienza virtuale e per la costruzione della

piattaforma multimediale.

Per organizzare tutto il materiale di archivio, fotografico,

rilievi 3D e documenti storici, è stata realizzata una piat-

Fig. 10 – Modello 3D dell’Ipogeo dei Melograni (camera 4) e interfaccia della piattaforma multimediale.

26 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 27

taforma multimediale dal facile utilizzo e di immediata

leggibilità, non ancora disponibile al pubblico. I modelli

3D di output sono resi completamente navigabili e “interattivi”.

Navigando all’interno del modello 3D l’utente

può esplorare gli ambienti nel loro stato attuale e, attraverso

ricostruzioni su base scientifica, vedere ipotesi

ricostruttive e “restauri virtuali”. L’utente potrà inoltre

leggere testi brevi di descrizione di massima e, tramite

una comunicazione stratificata a più livelli, approfondire i

contenuti fino alla consultazione di testi storici e di documenti

di archivio già digitalizzati.

Gli scopi della realizzazione di una piattaforma così immaginata

sono molteplici:

documentare lo stato di fatto, con la creazione di un modello

3D metrico e ad altissima risoluzione dell’esistente

(con precisione millimetrica e matematicamente riproducibile);

dare all’utente la possibilità di navigare all’interno del

modello 3D e di avere maggiori informazioni di carattere

scientifico e storico attraverso l’inserimento di punti interrogabili;

rendere leggibile, attraverso l’utilizzo di mappe storiche

rese in 3D e interattive, l’ubicazione di luoghi spesso non

percepibili o nascosti;

valorizzare i luoghi e comunicare, in maniera organizzata

ma semplice, numerose informazioni spesso disordinate e

contenute in varie pubblicazioni;

sensibilizzare i cittadini sul patrimonio artistico e culturale

dei luoghi;

creare uno strumento di facile distribuzione (app mobile,

web).

Un esempio di immagine presente sulla piattaforma virtuale

è in Figura 11.

CONCLUSIONI

In un contesto archeologico quale quello napoletano della

necropoli ellenistica e dell’acquedotto del Serino, che

riveste grande interesse scientifico, i rilievi laser scanner

consentono di apprezzarne l’articolazione plano-altimetrica

e la compenetrazione con il costruito moderno. I

progressi e l’affinarsi della documentazione consente di

intuire la monumentalità di una necropoli che comprende

verosimilmente molte decine di monumenti, molti

dei quali probabilmente integri. Da sottolineare, infine,

il prezioso apporto della radiografia

muonica, che, in un

contesto complesso e poco

accessibile come quello del

rione Sanità, ha permesso

la conferma con mezzi non

invasivi della presenza di camere

non ancora portate alla

luce. Il prosieguo della ricerca

consentirà di apprezzare

la valenza di un sito che ha

pochi confronti in tutto il Mediterraneo.

Fig. 11 – Restauro virtuale dell’ipogeo

dei Melograni, fruibile attraverso la

consultazione della piattaforma multimediale

(da Amodio et al., 2019).

Abstract

In the heart of the Sanità district, north of the mighty Greek walls in Neaples,

lies the extraordinary Hellenistic necropolis of Neapolis. Carved in the

tuffaceous hills that crowned the ancient city, over time buried by powerful

alluvial levels, it is an eloquent trace of identity and a peculiar sign of belonging

to Naples, the Graeca urbs. The growing demand for the use of the

national cultural heritage requires the adoption of technologically advanced

solutions, capable of optimizing both quantitative and qualitative enhancement

policies. The multidisciplinary collaboration is part of this perspective

which, by integrating the state-of-the-art methodologies of geomatic survey

and muon radiography, has allowed the celanapoli association an unprecedented

knowledge of the important archaeological complex.

Parole Chiave

Radiografia muonica; laser scanner; fotogrammetria; modello 3D;

necropoli ellenistica; realtime 3D.

Autore

F.Capriuoli, L.Coscarelli, A.Piemonte, M.Bisdomini

info@acas3d.com

ACAS3D Soluzioni Digitali - Startup Innovativa e SpinOff dell’Università di

Pisa

Bibliografia

Abiev A, Bagulya A, Chernyavskiy M, Dashkina A, Dimitrienko A, Gadjiev

A, Gadjiev M, Galkin V, Gippius A, Goncharova L, Grachev V, Konovalova

N, Managadze A, Okateva N, Polukhina N, Roganova T, Shchedrina T,

Starkov N, Teymurov A, Tioukov V, 2019. Muon Radiography Method for

Non-Invasive Probing an Archaeological Site in the Naryn-Kala Citadel.

APPLIED SCIENCES, vol.9, ISSN: 2076-3417, doi: 10.3390/app9102040

Alexandrov AB, Vladymyrov MS, Galkin VI, Goncharova LA, Grachev VM,

Vasina SG, Konovalova NS, Malovichko AA, Managadze AK, Okat’eva NM,

Polukhina NG, Roganova TM, Starkov NI, Tioukov V, Chernyaysky MM,

Shchedrina TV, 2017. Muon radiography method for fundamental and

applied research. PHYSICS USPEKHI, vol. 60, p. 1277-1293, ISSN: 1063-

7869, doi: 10.3367/UFNe.2017.07.038188

Amodio M., Camodeca G., Capriuoli F., Leggieri C., Zimmermann N.

2019. Nuovi studi sulla necropoli ellenistica a nord di Neapolis. Pittura

e architettura dalla documentazione digitale alla restituzione virtuale.

In: Pareti dipinte. Dallo scavo alla valorizzazione. Atti del XIV Colloquio

AIPMA-Association Internationale pour la Peinture Murale Antique

(a cura di A. Coralini), Napoli-Ercolano, 9-13 settembre 2019.

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2016, Volcanoes muon imaging using Cherenkov telescopes. Nuclear

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Celano C. 1692. Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città

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Colussi F., Leggieri C. 2016. L’acquedotto augusteo del Serino nell’area

Vergini-Sanità a nord di Neapolis: identificazione e studio di due ponticanale.

In: Atti del VI Convegno di Storia dell’Ingegneria – 2nd International

Conference (a cura di S. D’Agostino), Napoli, 19-20 maggio, II,

589-598. Napoli: Cuzzolin.

Colussi F., Leggieri C. 2018. L’acquedotto augusteo del Serino a Nord

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VII Convegno di Storia dell’Ingegneria – 3rd International Conference (a

cura di S. D’Agostino e F.R. d’Ambrosio Alfano), Napoli, 23-24 aprile, I,

93-104. Napoli: Cuzzolin

Morishima, K., Kuno, M., Nishio, A. et al., 2017. Discovery of a big

void in Khufu’s Pyramid by observation of cosmic-ray muons. Nature

552, 386–390. doi:10.1038/nature24647

Ruggiero M. 1888. Documenti degli scavi di antichità nelle province

di Terraferma dell’antico Regno di Napoli dal 1743 al 1876. Napoli:

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Tioukov, V., Alexandrov, A., Bozza, C. et al., 2019. First muography of

Stromboli volcano. Sci Rep 9, 6695. doi: 10.1038/s41598-019-43131-8.

C.Leggieri, F. Colussi

carlo.celanapoli@gmail.com

Associazione Celanapoli

V.Tioukov

valeri.tioukov@na.infn.it

INFN Napoli

Mara Amodio

maria.amodio@unina.it

Università degli Studi di Napoli Federico II

N. Zimmermann

norbert.zimmermann@dainst.de

Wissenschaftlicher Direktor, Deutsches Archäologisches Institut,

Abt. Rom -Istituto Archeologico Germanico.


RESTAURO

La Digitalizzazione al centro del progetto di

ricostruzione della Cattedrale di Notre-Dame

di Art Graphique & Patrimoine

L’azienda francese high tech Art

Graphique & Patrimoine mette

il proprio savoir-faire e le più

avanzate tecnologie digitali al

servizio del cantiere di restauro

della cattedrale di Parigi.

Art Graphique & Patrimoine, pioniera delle nuove

tecnologie ed esperta del Patrimonio culturale, ha

affiancato l’«Etablissement public» incaricato della

conservazione e del restauro di Notre-Dame e il CNRS

-Centro Nazionale di Ricerca Scientifica- nell’ambito della

creazione del «gemello digitale» della cattedrale. Nel

marzo 2021, a due anni dall’incendio che ha distrutto il

tetto e le capriate medievali, AGP ha portato a termine il

suo lavoro per il progetto digitale di Notre-Dame.

In 27 anni di attività la squadra di 33 specialisti di AGP

(«tailleurs de pierre», architetti, archeologi, storici, ma

anche ingegneri geometri-topografi, grafici e informatici)

ha acquisito la traccia digitale di numerosi siti e monumenti

storici patrimonio dell’umanità, e ha oggi al suo attivo

più di 3.000 importanti referenze, tra cui il Mont-Saint-

Michel, la Reggia di Versailles, la Tour Eiffel, il Museo d’Orsay,

il Ponte del Gard e le collezioni del Museo del Louvre e

Louvre Abu Dhabi, oltre a più di trenta cattedrali in Francia.

Grazie alla sua attività di rilievo laser, ricostruzione

28 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 29

3D e realizzazione di visite virtuali per il grande pubblico,

AGP contribuisce alla salvaguardia e alla valorizzazione di

opere, architetture e siti in pericolo in Francia e all’estero.

Operatore storico della digitalizzazione 3D di Notre-Dame,

AGP è stata incaricata dalle autorità pubbliche, subito

dopo l’incendio del 15 aprile 2019, di raccogliere dati preziosi

e misure tecniche sul monumento a seguito del sinistro,

grazie a dei rilievi 3D in lasergrammetria e fotogrammetria

terrestre e aerea tramite drone. Queste misure 3D

o “nuvola di punti” sono indispensabili alla diagnosi, allo

studio e alla ricostruzione del monumento, permettendo

la produzione di documenti grafici, metrici e tecnici delle

strutture fragilizzate della cattedrale.

UN INTERVENTO D’EMERGENZA IN SOCCORSO

DELLA CATTEDRALE

Un’importante operazione d’emergenza è stata condotta

a qualche giorno dall’incendio, sabato 20 aprile 2019, per

rispondere in tempi brevissimi ai bisogni della direzione

dei lavori, delle aziende e degli esperti mobilizzati per

mettere in sicurezza la cattedrale.

Questa « missione commando » ha permesso di effettuare

una digitalizzazione 3D metrologica delle zone sinistrate,

con l’obiettivo di produrre una documentazione tecnica

primordiale per intraprendere il progetto di consolidamento,

salvaguardia, ricostruzione e restauro in questo cantiere

d’eccezione.

I rilievi effettuati a seguito dell’incendio, cumulati ai numerosi

rilievi digitali effettuati da AGP nei vent’anni precedenti

all’incendio del 15 aprile, sono stati molto utili

per estrarre delle informazioni preziose sulle dimensioni

della struttura e i movimenti causati dai crolli.

Queste misure di alta precisione hanno consentito in particolare

la realizzazione di orto-immagini metriche in pianta,

in prospetto e in sezione, permettendo:

• Di misurare senza intervento fisico la portata tra le murature,

così da permettere la posa delle travi della tettoia

provvisoria, installata la settimana successiva al

sinistro per proteggere la struttura da ulteriori danni;

• Di cartografare i volumi totali e le dimensioni precise

della cattedrale per la costruzione degli elementi di

consolidamento realizzati su misura.

In questo modo, la fabbricazione d’emergenza delle strutture

di protezione e di sostegno ai contrafforti ha potuto

essere realizzata, da parte delle aziende specializzate,

per ogni elemento.

Questi elementi preparatori, realizzati in urgenza per rispondere

ai bisogni imperiosi della messa in sicurezza della

struttura della cattedrale, sono stati adoperati ed elaborati

per la produzione di tutta la documentazione tecnica

(piante, prospetti, sezioni, orto-immagini, monitoraggio

delle deformazioni, modelli 3D) necessaria alla diagnosi e

alla pianificazione dei lavori di ricostruzione.

ESEMPI DI APPLICAZIONE

Nell’autunno 2019, una delle prime tappe del cantiere è

stata la gestione dell’agglomerato di detriti delle capriate,

del tetto e della guglia, risultanti dall’incendio e che

ingombravano il coro.

Art Graphique & Patrimoine è intervenuta a monte dell’operazione

di sgombero, fornendo al SRA -Servizio Regionale

d’Archeologia- le orto-immagini risultanti dai rilievi 3D

in lasergrammetria e dalle acquisizioni tramite drone. Il

lavoro di AGP è consistito inoltre nel misurare i movimenti

dei detriti che avrebbero potuto verificarsi prima della

fase di sgombero. A tal fine, un sistema di sensori ultra

precisi è stato allestito ai quattro angoli del coro in modo

da rilevare il minimo movimento.

Questi documenti (orto-immagini e orto-fotografie) e misure

tecniche consentono di visualizzare con grande pre-

Fig. 4 – Orto-immagine in pianta della navata.


cisione la localizzazione dei diversi detriti. Il SRA ha così

potuto realizzare con il Centro di Ricerca e di Restauro dei

Musei di Francia (C2RMF) un inventario completo di travi,

pietre, blocchi di bronzo e altri elementi presenti nella navata:

una tappa necessaria per organizzare efficacemente

la rimozione dei detriti, la loro conservazione -per un futuro

riutilizzo-, e garantire la sicurezza del cantiere. Un

lavoro simile è stato inoltre realizzato dal CNRS -Centro

Nazionale della Ricerca Scientifica- per quanto riguarda le

volte della cattedrale, basandosi su una orto-fotografia realizzata

grazie a uno dei primi rilievi aerei tramite drone

effettuati da AGP, qualche giorno prima dell’incendio.

IL CANTIERE, DUE ANNI DOPO

Tra l’aprile 2020 e l’aprile 2021, durante la crisi sanitaria,

Art Graphique & Patrimoine ha lavorato per fornire le misure

e le ricostituzioni 2D e 3D necessarie alla diagnosi e ai

lavori di consolidamento, restauro e ricostruzione.

I dati acquisiti dalla sua squadra di ingegneri geometritopografi

nella fase di rilievo 3D, durante la primavera del

Fig. 7 – Orto-fotograia della facciata di Notre-Dame.

Fig. 6 – Orto-fotografia in pianta delle volte.

30 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 31

Fig. 8 – Dettaglio del rilievo tecnico della facciata, della Galerie

des rois e del rosone centrale.

2019 e grazie a rilievi complementari durante l’estate del

2020, sono stati assemblati ed elaborati per cominciare la

realizzazione dei disegni tecnici della cattedrale (piante,

prospetti e sezioni), destinati alla direzione dei lavori e

all’Etablissement public che li sovrintende. Un lavoro minuzioso

e meticoloso è stato effettuato dalle mani esperte

dei disegnatori e “tailleurs de pierre” di AGP per riprodurre

la cattedrale, le sue strutture e i suoi elementi decorativi

unici al mondo, nei minimi dettagli.

I DATI DELLE SCANSIONI LASER

Nei suoi 26 anni di attività AGP ha effettuato molteplici rilievi

3D nella cattedrale attraverso le tecniche della scansione

laser e della fotogrammetria. Questi dati assemblati

hanno permesso di recuperare tutte le misure (nuvole di

punti) del tetto a capriate (la “foresta”) e della guglia che

sono scomparsi con l’incendio.

Per la cosiddetta « foresta » si tratta di:

• 150 scansioni di precisione millimetrica per un totale tra

i 3 e i 5 miliardi di punti;

• La densità eccezionale dei punti (tra 1 e 2 punti per

mm²) permette di ottenere una riproduzione estrema-


mente precisa, con ridottissimo margine di errore, dei

dettagli del tetto a capriate, contrariamente alla digitalizzazione

di Andrew Tallon (un punto ogni 2-3 cm)

che nel suo progetto puntava solo all’acquisizione dei

volumi generali dell’edificio, nel quadro di ricerca dei

sistemi costruttivi delle cattedrali.

Per la totalità della cattedrale:

• La nuvola di punti di AGP di tutta la cattedrale contiene

tra i 30 e i 50 miliardi di punti, contro 1 miliardo dei

dati di Andrew Tallon.

Video (navigazione nella nuvola di punti del tetto):

https: //www.youtube.com/watch?v=O2z5jiJ_2tU&featur

e=youtu.be

UNA RICOSTRUZIONE 3D DELL’EVOLUZIONE

STORICA DI NOTRE-DAME

Laurence Stefanon, infografista e storica dell’arte di AGP,

ha lavorato nel 2013 a una ricostruzione storica della cattedrale

di Parigi, realizzando un modello 3D per 14 fasi

architettoniche, dal 1163 a oggi.

Questo modello 3D, realizzato con obiettivi pedagogici per

una pubblicazione editoriale, presenta la ricostruzione 3D

di Notre-Dame dalle sue origini all’epoca attuale, prima

dell’incendio.

ART GRAPHIQUE & PATRIMOINE

Art Graphique & Patrimoine è un’azienda pioniera e leader

nel settore delle nuove tecnologie applicate al patrimonio culturale.

Impresa di 33 persone (tailleurs de pierre, ingegneri e

topografi, architetti, archeologi, storici dell’arte, grafici e informatici)

con sede alle porte di Parigi.

Da oltre 27 anni AGP mette la sua conoscenza del patrimonio e

la sua esperienza nelle nuove tecnologie al servizio della conservazione

e del restauro dei monumenti storici. Specialista del

rilievo laser e della ricostruzione 3D, l’azienda contribuisce alla

valorizzazione di opere, architetture e siti in pericolo in Francia

e all’estero.

Tra le sue 3000 referenze, AGP enumera edifici importanti in

Francia quali: il Mont-Saint-Michel, la Reggia di Versailles, la

Tour Eiffel, il Museo d’Orsay, il Museo del Louvre, il Ponte del

Gard, l’Anfiteatro romano di Arles e di Nîmes, una trentina di

cattedrali sparse sul territorio; e in 18 paesi, con in particolare:

l’Università Lomonosov di Mosca (Russia), il Campidoglio di

Dougga (Tunisia), la Cittadella romana di Palmira (Siria), il Krac

dei Cavalieri (Siria), la Moschea di Haji Piyada (Afghanistan) […]

Art Graphique & Patrimoine ha ottenuto il marchio di eccellenza

di Entreprise du Patrimoine Vivant, un riconoscimento speciale

dello Stato creato per distinguere le imprese francesi dal raro

savoir-faire artigianale e industriale di eccellenza.

Abstract

Art Graphique & Patrimoine, pioneer of new technologies and expert in cultural heritage, has

joined the "Etablissement public" in charge of the conservation and restoration of Notre-Dame and

the CNRS - National Center for Scientific Research - in the context of the creation of the " digital

twin "of the cathedral. In March 2021, two years after the fire that destroyed the medieval

roof and trusses, AGP completed its work on the digital Notre-Dame project.

Parole chiave

Digitalizzazione; scansione laser; restauro virtuale; patrimonio;

Notre-Dame

Autore

ArtGraphique&Patrimoine

32 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 33

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Studio dei fondali e delle coste

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ARCHEOLOGIA FLORENSE

L'Archeologia Forense ed

i reati contro i beni culturali

L’importanza dell’archeologia forense per la tutela

e la salvaguardia del patrimonio archeologico

di Pier Matteo Barone

La flagranza dell'archeologia forense si

fonda sulla competenza tecnica e tecnologica

dell'esperto per valutare il rischio

e la provenienza del bene

Fig. 1 - Uno dei rostri recuperati nelle acque dell’isola di Levanzo.

Il mondo dell’archeologia, come un po' tutte le scienze,

cresce e si modifica nel tempo in base a nuove scoperte,

nuove tecnologie e all’acquisizione di nuove forme di

pensiero e di approccio alle necessità della società. Questo

le ha permesso di integrare tecniche, metodi e strumenti

pertinenti a molteplici discipline scientifiche. Lo scambio e

la condivisione di conoscenze, ha consentito all’archeologo

di diventare una figura importante anche nel panorama forense,

mettendo a disposizione degli inquirenti la propria

specializzazione sia nell’effettuare ricerche e nel recuperare

prove indiziarie che nell’utilizzare nuovi strumenti.

Quella dell’archeologo forense è una figura che solo recentemente

si è rivelata nel panorama dell’investigazione

scientifica in Italia. Mentre in altri paesi europei collabora

attivamente con le forze dell’ordine e nei contesti archeologici

e culturali, nel nostro sembra faticare a prendere

posto. Forse perché in Italia si è sempre un po' in ritardo a

stare al passo con le innovazioni, siano esse culturali che

tecnologiche, rispetto a paesi più abituati di noi ad investire

in tali risorse. Ne è un esempio il trattato di La Valletta

(formalmente Convenzione Europea sulla protezione del patrimonio

archeologico) siglato il 16 gennaio 1992, ma che

l’Italia ratificherà solo nel 2015 con la Legge n. 57/2015.

L'archeologia forense deve essere ridefinita come una disciplina

archeologica che combina il quadro archeologico

con la teoria e la metodologia della criminalistica e della

criminologia nel contesto del diritto (per lo più penale). L'obiettivo

dell'archeologia forense non dovrebbe essere solo

quello di svolgere indagini a posteriori, ma anche e soprattutto

quello di condurre investigazioni a supporto dell’autorità

giudiziaria. In accordo anche con le recenti disposizioni

ENFSI (European Network of Forensic Science Institutes) le

indagini archeologiche forensi non comprendono solo la ricerca

di cadaveri in senso ampio ma anche indagini relative

alla distruzione o al danneggiamento di siti archeologici e

monumenti, scavi illeciti e saccheggi di manufatti, valutandone

i danni finanziari ed archeologici causati per esaminare

le possibilità di identificare i responsabili dei danni stessi;

indagini per aiutare a stabilire la provenienza di antichità

che possono essere state acquisite illegalmente o falsificate.

Il primo approccio alla tutela giuridica si basa su una visione

del bene archeologico non più solo oggetto di restauro, ma

che si articola in tutta una serie di attività che hanno come

primo punto la prevenzione. L’attività di prevenzione comprende

un insieme di attività utili a limitare il più possibile

34 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 35

Fig. 2 - Nell’ottobre 2012 la casa d'aste Christie's di Londra pubblica

nei suoi cataloghi di vendita la statuina di un guerriero nuragico, prezzo

stimato 3000/4000 sterline. Nella descrizione vengono riportati i dati

dell’oggetto e la provenienza Thétis Collection, Ginevra, Svizzera.

le situazioni di rischio legate al bene oggetto della tutela,

sia esso mobile che immobile. Queste azioni sono rivolte

all’interno del suo contesto territoriale, il quale può andare

incontro a rischi naturali (come quello sismico, idrogeologico,

ambientale, ecc.) ed antropici (come il saccheggio,

il traffico illecito, il danneggiamento, ecc.). Appare chiaro

quindi come gli interventi previsti ed auspicati dalla legislazione,

non riguardino principalmente il bene culturale

direttamente, ma piuttosto le condizioni del luogo in cui

esso si trova.

Il numero di interventi di scavo, in ambito archeologico,

è andato aumentando con l’evolversi della società e della

popolazione. Non solo la richiesta di sempre nuovi spazi di

vita ha portato parallelamente ad un aumentare delle ricerche

per individuarne i luoghi più adatti, ma anche situazioni

geopolitiche instabili, povertà e facili guadagni hanno visto

l’incremento dei proventi dietro traffico illecito di reperti

archeologici. Tutto questo rischia di andare a distruggere,

alterare e inquinare, una serie di testimonianze storiche,

artistiche e archeologiche di cui è ricca non solo l’Italia, ma

anche tutto il mondo. Su spinta internazionale si incomincia

a parlare di Archeologia Preventiva, con l’intento di rilevare

e studiare quelle testimonianze archeologiche rinvenute sia

in superficie che sotto l’acqua, le quali altrimenti rischierebbero

di andare distrutte e perse definitivamente a causa

proprio dei lavori di sviluppo del territorio e di scavi illeciti

(Figura 1).

Questa risorsa nasce come Archeologia del Salvataggio prima

che venisse emanata una legislazione adeguata che la

riconoscesse ufficialmente, regolamentasse e tutelasse. Per

lunghi anni e non senza danni al patrimonio, la mancanza

di una legge ad hoc per questo tipo di interventi, ha pesato

sull’archeologia internazionale. La sua emanazione ha portato

ad un maggiore riconoscimento del ruolo dell’archeologo

e ad un suo maggiore impiego con particolare riguardo

all’archeologo forense.

Questo a volte non basta soprattutto se si parla di contrabbando.

Prima di essere venduti a collezionisti o musei esteri,

i reperti di provenienza illecita, subiscono numerose intermediazioni

finanziarie internazionali attraverso società,

spesso fittizie, e porti franchi con lo scopo di creare una

documentazione di origine, se non proprio lecita, almeno

credibile. Ricordiamo che in Italia, come in tante altre nazioni,

ci sono norme specifiche che regolano l’alienazione di

materiale archeologico, e che, inoltre, ci sono importanti

convenzioni internazionali tra cui quella UNESCO di Parigi

del 1970 che riguarda l’illecito trasferimento di beni culturali;

e quella UNIDROIT di Roma del 1995, che si occupa

dei beni rubati o illecitamente importati; il limite di queste

convenzioni è che anno valore solo fra le nazioni che le hanno

firmate.

Spesso per riuscire a vendere i reperti archeologici italiani

(e non) in maniera lecita, i ricettatori si servono di case

d’aste estere che mettono in vendita i reperti con le documentazioni

fittizie create con fittizie operazioni finanziarie.

Nei cataloghi online delle case d’asta si trovano tanti altri

esempi di bronzi nuragici di diversa provenienza, come

si può vedere da alcuni esempi i prezzi di valutazione non

sono omogenei. Variano da poche centinaia di euro, dollari,

sterline, o altro, dipende da dove si svolge la vendita, a migliaia

o in rari casi centinaia di migliaia per ciascun reperto

(Figura 2).

In questo ambito anche l’archeologo subacqueo forense può

diventare una figura imprescindibile nelle procedure di intervento

per i beni subacquei che hanno subito sorti simili

a quelli terrestri. Non solo è in grado di fornire risposte nei

casi giudiziari in cui è chiamato a prestare la sua collaborazione,

ma per farlo effettua delle procedure e utilizza strumenti

che incidono sulla storia futura del bene in questione.

Infatti, nell’assolvere il suo delicato e fondamentale compito

l’archeologo subacqueo forense realizza una serie di

operazioni che, finalizzate alla risoluzione del caso giudiziario

specifico, non si esauriscono semplicemente con esso

ma generano effetti positivi sulla tutela, valorizzazione e

fruizione del bene oggetto di indagine. Nell'ultimo ventennio

il patrimonio culturale subacqueo ha goduto di particolare

attenzione a livello internazionale, soprattutto per

lo sviluppo delle attività finalizzate alla sua tutela e per

la creazione di un sistema normativo in grado di garantirle

adeguatamente. La Convenzione Unesco del 2001 rappre-

Fig. 3 - Alcuni esempi in cui è risultata fondamentale la perizia dell’archeologo

forense.


Fig. 4 - Un esempio in cui il professionista archeologo forense è “inciampato

in uno spiacevole incidente” riportando una data in calce alla perizia

(a sinistra ed al centro) anteriore al verbale di sequestro (a destra),

neutralizzando automaticamente l’efficacia della perizia stessa in fase

procedurale.

che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche

o artistiche (art. 221 c.p.p. e art. 61 c.p.c.). Il ruolo dell'esperto

incaricato non è solo di riferire al Giudice, ma piuttosto

di fornirgli una conoscenza che non può possedere, una

regola scientifica o una tecnica che può essere necessaria,

nel corso di un procedimento, per accertare e/o per valutare

una situazione o una problematica. Le consulenze tecniche

d'ufficio, le perizie e le operazioni svolte dal CTU e/o

dal Perito devono essere inattaccabili sul piano della forma.

Si sottolinea che il compito dell'ausiliario del giudice non

è quello di fornire valutazioni di tipo giuridico o attribuire

responsabilità̀, ma solo di sviluppare gli elementi tecnici

sui quali si fonderà̀ il giudizio del magistrato competente.

Appare evidente come nello svolgimento di Consulenze Tecniche

d'Ufficio e Perizie, l'aspetto etico e deontologico del

tecnico incaricato sia di primaria importanza, non solo per

evitare di incorrere in “spiacevoli incidenti” che possono

minare la pratica della professione, ma anche per poter fornire

all'organo giudicante un mezzo corretto sia nella forma

che nella sostanza che possa essere utile alla giustizia e

quindi alla società (Figura 4).

Nel prossimo articolo di questa rubrica entreremo più nello

specifico degli aspetti giuridici correlati a questa disciplina.

senta, a tal proposito, il più importante strumento dedicato

integralmente ed esclusivamente alla salvaguardia del

patrimonio culturale subacqueo. Nel giro di pochi anni lo

sviluppo delle tecniche di immersione e l'avanzamento delle

relative tecnologie, consentendo una più sicura e prolungata

permanenza sott’acqua, hanno permesso l'accesso di un

gran numero di persone al mondo subacqueo, anche a livello

amatoriale, esponendo di conseguenza i beni sommersi a

rischi maggiori per la loro salvaguardia. Di qui l'esigenza di

doversi dotare di specifiche leggi di tutela al fine di arginare

i danni provenienti da azioni criminali quali la sottrazione

illecita di materiale archeologico per il mercato nero

operato dalle cosiddette “archeomafie”, o dall’attività dei

famosi cacciatori di relitti e dei loro tesori, o ancora dalla

pesca di fondo non autorizzata, dai lavori tecnici realizzati

sui fondali marini senza opportuna supervisione o preventivi

controlli archeologici, e infine dal turismo subacqueo incontrollato

(Figura 3).

Negli ultimi anni, in Italia sempre più spesso il professionista

archeologo forense viene incaricato dai Tribunali civili

e penali per lo svolgimento di consulenze tecniche d'ufficio

(CTU) e perizie. Normalmente l’archeologo forense è impiegato

nella ricerca di persone scomparse e/o nell’eventuale

ritrovamento/recupero di esse. Tuttavia, sono in aumento le

denunce su illeciti in materia archeologico/culturale (come

le violazioni del Codice dei Beni Culturali o dell’articolo 733

del c.p.), per i quali l’archeologo forense viene coinvolto.

Spesso si sente parlare di Archeologia Giudiziaria ma questo

termine, coniato unicamente in Italia e che non ha corrispondenti

all’Estero, è non solo fuorviante e limitato ma

anche inesatto. Definita come l'applicazione delle discipline

afferenti il patrimonio culturale all'ambito giudiziario, l’Archeologia

Giudiziaria non fa altro che occuparsi di uno degli

ambiti dell’Archeologia Forense, ambiti noti e riconosciuti a

livello internazionale e codificati in diversi manuali e linee

guida precedentemente menzionati. Da qui nasce l’esigenza

di non creare inutili neologismi di italico orgoglio e, pensando

al rasoio di Occam, di non complicare troppo ciò che

non solo risulta semplice ma è già presente ed in atto con

abbondante casistica e riferimenti internazionali.

In ambito sia civile che penale, il Giudice ha facoltà di incaricare

un professionista, un esperto o un tecnico come

suo ausiliario, quando occorre redimere questioni tecniche

complesse, svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni

Bibliografia

Barone, P.M. (2020) Contestualizzare l’Archeologia Forense; Archeomatica

- Tecnologie per i Beni Culturali, Anno XII - Numero 2 Giugno

2020.

Barone, P.M.; Groen, W.J.M. (2018) Multidisciplinary Approaches to Forensic

Archaeology: Topics discussed During the European Meetings on

Forensic Archaeology (EMFA); Springer, 2018; ISBN 978-3-319-94397-8.

Calcani, G. (a cura di). Esperti nelle attività di valutazione e di tutela

del patrimonio culturale. Atti del ciclo biennale di studi del Master

di secondo livello a.a. 2017/2018-2018/2019. Roma: Edizioni Efesto,

2021.

Calcani, G. (a cura di). Strumenti scientifici di supporto alla conoscenza

e alla tutela del patrimonio culturale. Atti del ciclo annuale di studi

di secondo livello a.a. 2018/2019. Roma: Edizioni Efesto, 2021.

Di Maggio, R.M., Barone, P.M. (eds.) Geoscientists at Crime Scenes: A

Companion to Forensic Geoscience; Soil Forensics; Springer International

Publishing, 2017; ISBN 978-3-319-58047-0.

Groen, W.J.M.; Marquez-Grant, N.; Janaway, R. (2015) Forensic Archaeology:

A Global Perspective; Wiley, 2015; ISBN 978-1-118-74598-4.

Abstract

Forensic archaeological investigations include not only the search for cadavers

in the broad sense but also investigations relating to the destruction or damage

of archaeological sites and monuments, illegal excavations (terrestrial and

underwater) and looting of artefacts, assessing the financial and archaeological

damage caused in order to examine the possibilities of identifying those

responsible for the damage; investigations to help establish the provenance of

antiquities that may have been illegally acquired or falsified.

Parole Chiave

Archeologia Forense; Beni Culturali; Archeologia Preventiva; Tutela;

Traffico Illecito: Case d’Aste; Archeologia Subacquea.

Autore

Pier Matteo Barone

matteo.barone@ntu.ac.uk

p.barone@aur.edu

Forensic Science, School of Science and Technology, Nottingham Trent

University, Clifton Campus NG11 8NS, Nottingham, UK

Archaeology and Classics Program, The American University of Rome, Via P.

Roselli, 4 – 00153 Roma, Italia

Geoscienze Forensi Italia® -Forensic Geoscience, Italy, Rome, Italy

ORCID: 0000-0002-8232-4935

36 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 37

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AZIENDE E PRODOTTI

RAVENNA DANTESCA: LA RICOSTRUZIONE STORICA

IN 3D GRAZIE A TRE.DIGITAL

Ravenna distesa sulle rive del mare, nell’antichità

acquisì prestigio mercantile e militare successivamente

all'occupazione romana della pianura del Po

nel II sec. d. C. La sua fama nel mondo è anche però

di essere stata l’ultimo approdo del Sommo Poeta

Dante, riverberando ancora le sue parole: “Siede la

terra dove nata fui su la marina dove ‘l Po discende

per aver pace co’ seguaci sui” (Paolo e Francesca-

Divina Commedia - Inferno – Canto V – vv. 97-99).

Così il poeta evoca il ricordo di Francesca da Rimini

e lo stretto rapporto che ebbe con questa città.

Lo scorso 28 Maggio 2021 la mostra “Classe e Ravenna

al tempo di Dante” ha ricostruito i paesaggi

e i monumenti della città ai tempi del poeta. Di Ravenna

nel Trecento non si ha una conoscenza dettagliata,

né dell'impianto urbanistico, né della vita

dei cittadini, ma dopo un attenta selezione di dati e

attraverso la sinergia di storici, archeologi ed esperti

in nuove tecnologie è stata proposta una ricostruzione

interessante. L’archiviazione storica di tutto il

materiale raccolto, come mappe territoriali antiche,

testi e schizzi dell’epoca ha consentito di raggiungere

ipotesi attendibili per ricostruire la Classe e la

Ravenna di Dante.

Il lavoro è stato commissionato da Ravenna Antica

(Fondazione Parco Archeologico di Classe) che per la

parte tecnologica ha affidato l’intero lavoro alla Tre.

digital srl specializzata in elaborazioni 3D. Lo studio

di una quantità consistente di documenti per avere

un quadro sufficientemente chiaro delle caratteristiche

essenziali della città e del territorio all'epoca di

Dante, ha consentito un'attività di ricostruzione 3D

articolata ed efficiente.

Il quartiere arcivescovile con il mercato principale

della città nei pressi del Palazzo Mercurio, agli inizi

del Trecento si chiamava Guazzaduro, per la presenza

di abbeveratoi per buoi, asini e cavalli venduti in

quest’area.

Il punto di partenza è stato la consultazione e lo studio

della piattaforma georiferita GIS dell’Università di Bologna,

nella quale erano state inserite negli anni una

grande quantità di informazioni e la raccolta sistematica

di tutti i dati i archeologici della Ravenna medievale

prelevati. La successiva elaborazione è stata il

confronto tra dati, tra cartine ed altre fonti storiche,

così da ottenere la definizione di un assetto unitario

e integrato delle strutture urbane e del contesto paesaggistico

circostante. Successivamente sono state

realizzate ricostruzioni tridimensionali delle città e

del territorio che intensificano l'esperienza di visita

e nello stesso tempo costituiscono il collettore visivo

completo di tutta la molteplicità delle informazioni

utilizzate.

La rappresentazione di Ravenna medievale ricopre

un’area molto vasta e circoscritta in un perimetro quadrato

di ben 8 km di lato, dall’entroterra al mare: vi

sono stati modellati dapprima il territorio grezzo, il

terreno, gli alberi ed i corsi d’acqua principali ed in secondo

luogo i temi urbani, comprensivi delle mura, dei

palazzi, delle le case, delle altissime torri in mattoni

e così via. Tutti i dettagli sono stati revisionati costantemente

da curatori scientifici che ne hanno valutato

scelte e forme. Lo scopo della ricostruzione è stata

quella di soffermarsi su vedute a volo d’uccello, estremamente

scenografiche, volte a ricostruire segmenti

funzionali della città, il che ha consentito un'esplorazione

di Ravenna e di Classe da diverse angolazioni.

Per via dell’estrema vastità del territorio rappresentato

sono state utilizzate tecnologie realtime (come per

i videogiochi) per comporre l'insieme delle scene, cioé

le uniche che potevano gestire un così ampio numero

di geometrie ed elementi tecnici 3D come la vegetazione.

La scelta di puntare sulla ricostruzione di spazi

fisici, ma anche di ricomporre i principali luoghi delle

attività funzionali della città concorre a dimostrare

che è il concetto di relazione quello su cui i curatori

hanno voluto porre l’accento. In questo studio le ricostruzioni

3D allestite indicano una direzione e non un

fine, dipanare intrecci con punti di rilievo importanti

dall’epoca romana ai giorni d’oggi.

L’accuratezza scientifica e l’innovazione tecnologica

sono gli ingredienti su cui si fonda il progetto espositivo

'Classe e Ravenna al tempo di Dante': un lavoro di

squadra, con l’obiettivo di garantire il rigore delle ricostruzioni

e degli apparati, realizzati con un linguaggio

semplice e coinvolgente, di per sé spettacolare.

Ideazione e cura scientifica Enrico Cirelli (Dip. Di Storia

Culture Civiltà dell’Università di Bologna), Fabrizio

Corbara, Giovanna Montevecchi, Giuseppe Sassatelli.

38 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 39

Tecnologie per i Beni Culturali 39

LA RICOSTRUZIONE STORICA IN 3D

GRAZIE A TRE.DIGITAL

Le attuali strumentazioni per il rilievo

3D forniscono possibilità e prospettive

di valorizzazione e conservazione

nell’ambito dei Beni Culturali e Archeologici

che fino a pochi anni fa erano

impensabili.

Diventa cruciale oggigiorno fornire gli

strumenti che consentano a chiunque

di poter ammirare anche solo virtualmente

i reperti, quali sculture, monumenti

e manufatti di pregevole fattura

che le civiltà del mondo antico ci hanno

lasciato in eredità.

In questo contesto Microgeo è in grado

di dare il suo contributo, fornendo gli

strumenti più appropriati grazie alla

propria esperienza pluriennale nel rilievo

3D.

Nell’ambito del progetto ENI CBC MED

Programme 2014-2020 dal titolo: “iHE-

RITAGE. Mediterranean Platform for

UNESCO Cultural Heritage”, che si sta

conducendo presso il Dipartimento di

Architettura dell’Università degli Studi

di Palermo (Coordinatore del PP9-UNI-

PA Prof.ssa Rossella Corrao), il gruppo

di ricerca che vede coinvolti -oltre al

coordinatore- anche i Proff. Francesco

Di Paola e Calogero Vinci, sta indagando

le complesse e diffuse opere ipogee

nascoste nel sottosuolo realizzate nel

corso dei secoli a Palermo, che costituiscono

un’evocativa testimonianza della

storia e del culto-cultura dell'acqua

nella città storica: i qanāts.

Grazie al Sistema Mobile Mapping ZEB

Horizon e ai potenti e affidabili algoritmi

sviluppati dall’azienda GeoSLAM i

ricercatori dell’Università degli Studi

di Palermo, con il supporto dell’Azienda

Microgeo, sono riusciti a riprodurre

un gemello digitale di un tratto di

queste inestimabili opere ipogee, altrimenti

impossibile, considerando le difficili

e complesse condizioni di presa,

utilizzando sia i metodi tradizionali sia

altre strumentazioni di tecnologia più

recente, quali i Laser Scanner Statici e

le Stazioni Totali.

Il gruppo di ricerca ha presentato ad

Expo Dubai 2020 i primi risultati delle

attività di ricerca relativi al progetto,

nell’ambito del convegno organizzato

dall’Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo

della Regione Siciliana (capofila)

nella sala Accademia del Padiglione

Italia in occasione della “Travel & Connectivity

week”.

Per maggiori informazioni sui Sistemi

GeoSLAM visita la pagina del sito Microgeo

dedicata ai prodotti e soluzioni.

Credits

Gruppo Speleologico C.A.I. di Palermo

(http://www.gscaipalermo.com/gruppo-speleologico-cai-palermo/).

UNIPA_Università degli Studi di Palermo/DARCH_Dipartimento

di Architettura

1998 2 022

ideazione e organizzazione

27-30 ottobre 2022 Paestum ● Tabacchificio Cafasso ● Parco Archeologico Museo Basilica

12 eventi unici al mondo tutti in una Borsa

ArcheoExperience

Laboratori di Archeologia Sperimentale con le tecniche utilizzate

dall’uomo per realizzare i manufatti di uso quotidiano.

ArcheoIncoming

Spazio espositivo e Workshop in qualità di Buyer dei tour operator

specialisti del turismo archeologico per l’incoming verso le

destinazioni italiane.

ArcheoIncontri

Conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo

territoriale.

ArcheoLavoro

Orientamento post diploma e post laurea con area espositiva

dedicata alle Università e presentazione dell’offerta formativa.

ArcheoStartUp

Presentazione di neo imprese per l’innovazione nel turismo

culturale e nella valorizzazione dei beni culturali.

In collaborazione con Associazione Startup Turismo

ArcheoVirtual

Workshop e Mostra multimediale sulle applicazioni digitali e sui

progetti di archeologia virtuale.

In collaborazione con ISPC Istituto di Scienze del Patrimonio

Culturale del CNR

Conferenze

Organizzazioni Governative e di Categoria, Istituzioni ed Enti Locali,

Associazioni Culturali e Professionali si confrontano su promozione

del turismo culturale, valorizzazione, gestione e fruizione del

patrimonio.

Incontri con i Protagonisti

Il grande pubblico con i più noti Divulgatori culturali, Archeologi,

Direttori di Musei, Accademici, Giornalisti.

International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Il Premio alla scoperta archeologica dell’anno intitolato all’archeologo

di Palmira.

Premi “Antonella Fiammenghi”, “Paestum Mario Napoli”, “Sebastiano Tusa”

Alle personalità impegnate a favore dell’archeologia, del dialogo

interculturale, del patrimonio sommerso e ai laureati con tesi

sul turismo archeologico e sull’archeologia subacquea.

Salone Espositivo

Salone Internazionale unico al mondo delle destinazioni turisticoarcheologiche.

da giovedì 27 a sabato 29 ottobre ore 10-19 domenica 30 ottobre ore 10-13

Workshop con i Buyer europei selezionati dall’ENIT e i Buyer nazionali

di ArcheoIncoming

I Buyer incontrano gli operatori turistici dell’offerta.

sabato 29 ottobre ore 10-14 | 15-18

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LA TECNOLOGIA DI AR TOUR AL MUSEO

ARCHEOLOGICO DI NAPOLI

AR TOUR è una startup innovativa, la sua mission

è l'utilizzo della tecnologia per migliorare la fruizione

dei beni culturali. Offre un servizio di tour

guidati con utilizzo di occhiali 3D con lenti completamente

trasparenti e dotati di realtà aumentata.

La realtà aumentata differisce dalla realtà virtuale

poichè consente di non perdere il riferimento del

contesto e prevede che l’esperienza sia effettuata

nella ricostruzione anastilotica monumentale nel

luogo originario.

Gli occhiali 3D sono equipaggiati con un software

innovativo brevettato, che consente di proiettare

ologrammi e animazioni 3D al fine di ricostruire in

tempo reale le rovine dei siti archeologici, mostrare

elementi architetturali che si sono modificati nel

tempo, oppure oggetti che non sono più visibili nel

contesto originario.

La suddetta tecnologia, che permette di valorizzare

e diffondere il patrimonio culturale, è già attiva

in Campania presso il Museo Archeologico Nazionale

di Napoli, gli Scavi di Pompei e Ercolano e il Pio

Monte della Misericordia. A partire da maggio scorso

è possibile usufuire di un nuovo tour in realtà

aumentata presso il Museo Archeologico Nazionale

di Napoli, editato in occasione della mostra temporanea

“Gladiatori” visitabile fino al 18 Aprile 2022

all'interno dello splendido Salone della Meridiana

al secondo piano del museo. La mostra, composta

da più di centosessanta reperti divisi in sei sezioni,

accompagna il visitatore in un viaggio senza tempo

per scoprire, ed approfondire, la storia e il mito di

questi uomini divenuti leggenda.

Il direttore del MANN Paolo Giulerini, dice: “ La mostra

ha l'ambizione di raccontare non solo il mito,

ma anche la dimensione umana del gladiatore: non

ne nasconde gli elementi più duri, ma li inserisce

in una cornice più ampia, rivelando gli uomini sotto

gli elmi e il contesto storico in cui vivevano”.

Il progetto d’allestimento può essere

definito: “diffuso”, personalizza

gli spazi del Museo Archeologico

Nazionale di Napoli “a misura

di Gladiatori”: non soltanto le aree

espositive tout court (Atrio, Salone

della Meridiana e Braccio Nuovo),

ma tutti gli ambienti dell’edificio,

inclusa la facciata esterna, invitano

ad esplorare la grande mostra

del MANN.

Il Salone della Meridiana ed il Braccio

Nuovo sono passaggi fondamentali

per addentrarsi nel mondo dei

Gladiatori, tra archeologia e modernità:

nel Gran Salone, infatti,

è possibile scoprire i centosessanta

reperti dell’allestimento, esplorando

le sei sezioni che raccontano

un’arte antica secondo diversi nuclei

di ricerca; nel Braccio Nuovo,

invece, spazio alle nuove tecnologie, con il percorso

off dedicato alle narrazioni multimediali ed alla

fortuna, creativa ed artistica, di una figura storica

dal successo planetario.

Grazie agli occhiali 3D e mediante un percorso

composto da tredici tappe della durata di circa

venticinque minuti, il visitatore può ammirare i

personaggi sul Vaso di Patroclo prendere forma per

mezzo di ologrammi che raccontano l'origine dei

combattimenti gladiatori, e perfino andare indietro

nel tempo, fino agli antichi duelli in onore dei defunti.

Le lastre tombali della Necropoli del Gaudo,

eccezionalmente in prestito dal Museo archeologico

di Paestum, sono ricostruite in 3D, spiegandone

l'iconografia. Ed ancora, le ricche decorazioni a rilievo

delle armi dei Gladiatori si liberano da elmi

e schinieri, per narrare le diverse classi dei combattenti.

La tecnologia di AR TOUR in supporto alla

didattica aiuta anche a comprendere come questi

uomini morirono, grazie a delle sapienti ricostruzioni

del luogo di ritrovamento dei celebri scheletri

di York. Non in ultimo, gli occhiali dotati di tecnologia

in realtà aumentata danno la possibilità di

leggere e decifrare numerose iscrizioni ed epigrafi

presenti lungo il percorso espositivo e comprendere

ed approfondire la storia di figure impresse su

rilievi e affreschi.

Per “Gladiatori”, così come in occasione della mostra

del 2019 “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, si

conferma la sinergica cooperazione tra AR TOUR

e il MANN a cui va il merito particolare di essere

sempre al passo coi tempi, al fine di rendere accessibile

un luogo della cultura di tale importanza

nella maniera più innovativa possibile, dove antico

e nuovo coesistono in maniera organica e programmatica.

Fonte: AR TOUR

40 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


XXIV TH

CONGRESS OF THE INTERNATIONAL SOCIETY

FOR PHOTOGRAMMETRY AND REMOTE SENSING

NICE, FRANCE

6 - 11 JUNE 2022

Don't miss the major meeting of

the Geospatial Community

www.isprs2022-nice .com

PLATINUM GOLD SILVER BRONZE


AGORÀ

Nuove tecniche a raggi X per la

conservazione del relitto della

Mary Rose – Un team multidisciplinare

di ricercatori ha utilizzato

la Tomografia Computerizzata

a raggi X in combinazione con la

Pair Distribution Function Analysis

(ctPDF), una tecnica innovativa ma

non inedita di Total Scattering per

lo studio di materiali alla nanoscala,

nel nostro caso sviluppata dalla

Columbia University e dallo ESRF

(European Synchrotron, di Grenoble)

per affrontare i problemi di

conservazione di una struttura in

legno particolarmente complessa

e fragile; il relitto della Mary Rose.

Si tratta dell’ammiraglia della

flotta di Enrico VIII che oggi è conservata

nel Mary Rose Museum a

Portsmouth, nel Regno Unito.

La struttura è minacciata dagli

attacchi acidi dei composti contenenti

zolfo che risiedono nel legno.

Per sviluppare strategie di conservazione

mirate era essenziale

pervenire a una conoscenza dettagliata

sia della natura chimica che

dell'ubicazione di questi composti.

Utilizzando il metodo messo a punto

dagli studiosi è stato possibile

realizzare una mappatura su scala

millimetrica, ottenendo informazioni

strutturali su scala atomica.

Gli studiosi hanno così scoperto

che all’interno dello scafo sono

presenti concentrazioni significative

di nanoparticelle (5 nm) depositate

da batteri marini, nel legno in

condizioni anaerobiche, precursori

dell'attacco acido sul legno, potenzialmente

molto dannose. Stanno

infatti deteriorando la nave, affondata

nella battaglia del canale

di Solent nel 1545 e recuperata dai

fondali del braccio di mare che

separa l'Isola di Wight dalla terraferma,

dove ha trascorso ben 437

anni, solamente nel 1982. Questo

percorso conoscitivo fornisce una

nuova comprensione dei processi

di degrado, purtroppo molteplici,

che può essere utilizzata per informare

e progettare future strategie

di conservazione.

La ricerca è in stampa sul prossimo

numero di Matter Journal

(Elsevier) ed è apparsa online il

27 Ottobre 2021 (https://doi.

org/10.1016/j.matt.2021.09.026)

con il titolo “Location and characterization

of heterogeneous

phases within Mary Rose wood”.

Firmano l’articolo Kirsten M.Ø.

Jensen, Esther Rani Aluri, Enrique

Sanchez Perez, Gavin B.M.

Vaughan, Marco Di Michel, Eleanor

J. Schofield, Simon J.L. Billinge

e Serena A. Cussen. Si tratta

di ricercatori afferenti rispettivamente

alle università di Copenhagen

(Department of Chemistry),

Sheffield (Department of Chemical

and Biological Engineering e

Department of Materials Science

and Engineering), Columbia University

- New York (Department of

Applied Physics and Applied Mathematics)

e all’ESRF, al Naval Base di

Portsmouth (Mary Rose Trust), al

Brookhaven National Laboratory

di Upton - NY (Condensed Matter

Physics and Materials Science Department).

I ricercatori hanno esaminato la

struttura dell’imbarcazione attraverso

immagini a raggi X, ricostruendo

la natura esatta dei materiali

utilizzati per costruire la

nave. Confrontando tra di loro le

immagini ricavate pixel dopo pixel,

gli scienziati hanno scoperto

che il legno della nave Tudor nel

corso dei secoli, come si è detto,

era stato crivellato da nanoparticelle

di solfuro di zinco, che hanno

origine dal glicole polietilenico

(PEG). Questa sostanza è stata

impiegata per trattare la nave nel

tentativo di favorire la sua conservazione.

Tuttavia le molecole del

PEG sono andate incontro a degradazione,

trasformandosi in un acido

che, aiutato dall’ossigeno e dai

sottoprodotti dei batteri marini,

sta corrodendo la nave.

L’idea di verificare ciò che stava

succedendo è arrivata dai nanoscienziati

dell’università di Sheffield,

che hanno collaborato con

il professor Simon Billinge. «Poter

dare uno sguardo all’interno della

storia della Mary Rose fino all’anno

in cui è affondata è stato molto

eccitante» ha dichiarato Billinge.

«I depositi di solfuro di zinco provengono

da batteri anaerobici che

vivevano nel legno mentre la nave

affondava – essenzialmente sono

feci dei batteri. I nostri risultati

sono stati come scavi archeologici

in micro scala, attraverso i quali

possiamo vedere come i batteri

hanno colonizzato il legno e cosa

42 42 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 43

hanno mangiato, attraverso lo

studio della localizzazione e della

composizione dei depositi».

Gli studi sugli effetti di queste nanoparticelle

sulla nave e su come

possono essere neutralizzate attraverso

trattamenti mirati e specifici

non si fermano e proseguono.

Con applicazioni certamente più

ampie di quelle in archeologia e

in conservazione, la ctPDF si è rivelata

nel caso della Mary Rose una

potente tecnica per identificare la

struttura di policristallini, amorfi

e nanomateriali presenti nel legno

dello scafo, un campione archeologico

altamente complesso ed eterogeneo.

I risultati ottenuti, con

informazioni ad altissima risoluzione

sulla struttura e la posizione dei

composti presenti nel legno, sono

importanti e destinati ad avere un

forte impatto per lo sviluppo di più

appropriate ed efficaci tecnologie

di conservazione, in particolare

per la progettazione di trattamenti

mirati a rimuovere i prodotti di

degradazione e vettori come le

nanostrutture a base di solfuro di

ferro prima che si ossidino per formare

acidi nocivi. Questo metodo

ha dimostrato capacità di estrarre

dettagli strutturali da sistemi

eterogenei contenenti materiali

sia disordinati che su scala nanometrica,

cioè non limitati ai materiali

cristallini. A riguardo Marco

di Michiel, scienziato a capo del

beamline ID15A presso l’ESRF, ha

dichiarato: «Questa è la prima volta

che abbiamo usato la tecnologia

a raggi x insieme alla tomografia

computerizzata per studiare campioni

di reperti archeologici in nanoscala.

Questo lavoro apre nuove

porte nel campo della conservazione

dei beni culturali. L'impatto che

questi risultati avranno sui futuri

sforzi di conservazione è notevole.

La dimostrazione dell'applicazione

di ctPDF ai campioni di legno dello

scafo e la mappatura delle strutture

dei materiali incorporati nel

legno apre la possibilità di applicare

queste stesse tecniche a una

gamma di decine di migliaia di manufatti

recuperati per determinare

i processi di degrado specifici dei

materiali e attuare ulteriori strategie

di conservazione».

Fonte:

https://www.columbia.edu/

Aperto al pubblico il laboratorio

di restauro della Soprintendenza

nazionale del Patrimonio subacqueo

di Taranto – Dal 10 Febbraio

2022 e’ aperto al pubblico il Laboratorio

di Restauro della Soprintendenza

nazionale per il patrimonio

culturale-subacqueo di Taranto

nella sede del complesso architettonico

di Sant’Antonio. Nel 2018

sul fondo del mare del Canale d’Otranto,

a 780 metri di profondità,

durante le regolari attività di indagine

sottomarina lungo il corridoio

offshore di 105 chilometri tra

Albania e Italia, il team di TAP ha

scoperto un relitto antico. Parte

del carico e’ stato recuperato con

particolari tecnologie: ventidue

reperti provenienti da Corinto, di

cui tre anfore corinzie di tipo A,

quattro hydriai, dieci skyphoi di

produzione corinzia, tre oinochoai

trilobate in ceramica comune e

una brocca di impasto grossolano.

Un pythos frammentario conserva

al suo interno skyphoi impilati in

pile orizzontali ordinate e frammenti

di altre coppe. Il vasellame

emerso è stato datato intorno alla

prima metà del VII sec. a.C.

Il rinvenimento ha permesso una

nuova rilettura dei traffici commerciali

e culturali nel Mediterraneo

in età arcaica. All’interno del

sedimento presente in una delle

anfore, sono stati rinvenuti, infatti,

alcuni noccioli di olivo, la cui

datazione al radiocarbonio (C14),

presso il Centro di Datazione e

Diagnostica dell’università del Salento

(CEDAD), non smentisce le

valutazioni le valutazioni sull’orizzonte

cronologico, desunte preliminarmente

dall’analisi dei reperti

ceramici.

Il laboratorio resterà aperto tutti

i giovedì dalle ore 10:00 alle ore

16:00, dando la possibilità al pubblico

di seguire, dietro le quinte

degli addetti ai lavori, le operazioni

di restauro, le attività di tutela

e conoscenza in atto e di comprendere

cosa accade dal momento del

rinvenimento di un bene archeologico

fino alla musealizzazione.

L’accessibilità e fruibilità saranno

garantiti con lo scopo della tutela,

studio e narrazione comune di

quanto consapevolmente recuperato

dalla istituzione culturale che

è l’unica responsabile della gestione

dei beni archeologici riferibili al

patrimonio culturale sommerso.

Per assistere al restauro delle ceramiche

del relitto alto-arcaico

del canale di Otranto: Prenotazione

obbligatoria: tel. 0994551561,

cell. +39 3927510743, mail maddalena.biasi@beniculturali.it.


AGORÀ

Art Virtual Tour per il settore artistico

e culturale grazie a Virpleo.

– Virpleo, la prima agenzia in Italia

che rappresenta un’offerta completa

di digitalizzazione per il settore

culturale. Il primo passo verso

una democratizzazione dell’arte e

della cultura è la digitalizzazione

e la rappresentazione online di un

bene culturale digitale: il servizio

di fruizione più innovativo, attualmente

disponibile nel campo

artistico e culturale, sembra essere

prototipalmente sviluppato

dall’Art Virtual Tour. Cos’è l’Art

Virtual Tour? E’ un vero e proprio

“gemello digitale" di qualsiasi spazio,

riportato online con una precisione

assoluta e completamente

navigabile.

Studiato e ideato da Virpleo appositamente

per il settore artistico e

culturale è dunque un tour digitale

di spazi che necessitano di trovare

una rappresentazione sul web.

Grazie all’utilizzo di un particolare

macchinario fotografico, il tour è

in grado di mostrare l’intero spazio

espositivo attraverso una navigazione

tridimensionale immersiva.

Le tre caratteristiche principali

sono:

• Navigabilità: un Art Virtual Tour

crea una realtà immersiva a 360°

di siti archeologici, musei, esposizioni,

mostre e gallerie d’arte. Lo

spettatore può navigare letteralmente

nell’area, muovendosi autonomamente

tra i vari ambienti.

Ogni tour è esplorabile da qualsiasi

tipo di dispositivo: smartphone,

tablet e pc.

• Interattività: Il visitatore, grazie

ad infotag presenti su ogni opera,

potrà posizionarsi di fronte alle

opere di biblioteche o musei ingrandendo

l’immagine - in alta definizione

4K -.

• Tridimensionalità: Grazie allo

scanner tridimensionale, è possibile

ottenere una pianta schematica

in scala di tutti i piani e di tutti i

livelli.. Attraverso una nuvola dei

punti, Virpleo è in grado di offrire

una planimetria in CAD in un giorno.

Tutti questi elementi, come

sappiamo, sono fondamentali per

la mappatura e il restauro dei siti

archeologici. Nel caso di una mostra,

è possibile scegliere di allestire

nello spazio espositivo una

sala dedicata alla visita virtuale,

con visori VR o tablet, offrendo ai

visitatori un taglio inedito del percorso

di mostra. L’Art Virtual Tour

è rivolto a:

• Siti archeologici

• Mostre

• Spazi espositivi

• Gallerie d’arte

• Chiese

• Luoghi culturali

• Scuole

• … e molti altri ancora.

Per la mostra Laocoonzoo inaugurata

a Roma lo scorso giugno, in

netto anticipo rispetto alla sede

gemellare di Londra, sono protagonisti

gli animali, disegnati, dipinti

e lavorati in ceramica. Oltre cento

opere di arte antica e moderna, novecentesche

e contemporanee che

rappresentano cani, gatti, struzzi,

ippopotami, elefanti e tante altre

specie, modellati dagli artisti con

vari materiali. La fortuna di molti

artisti è dovuta proprio agli animali,

come ci ricordano la fortuna di

Carlo Antonio Raineri verso la fine

del Settecento, divenuto celebre

per i suoi variopinti uccelli esotici,

di Marino Marini ossessionato dai

cavalli, di Tofanari e di molti altri

ancora.

Alla classica mostra la Galleria Laocoonte,

che, come si è detto, ha

sede a Roma e a Londra, ha scelto

di affiancare il servizio di Art Virtual

Tour progettato dall’agenzia

Virpleo. Grazie alla tecnologia

Matterport è stato mappato tutto

lo spazio della galleria d’arte,

soffermandosi su ogni opera d’arte

esposta. Il visitatore, posizionato

di fronte ai dipinti e alle sculture e

attraverso l’infotag. ha la possibilità

di ricevere tutte le informazioni

a riguardo (titolo, autore e descrizione).

L’introduzione di elementi

interattivi, quali lo zoom sulle

opere per apprezzarne i dettagli e

un brano musicale di accompagnamento

– a scelta del visitatore – ha

reso il progetto unico e completo.

Oltre al Virtual tour 3D per questa

esposizione, il team di Virpleo ha

realizzato anche il documentario

dedicato a Laocoonzoo, che vede

Marco Fabio Apolloni come voce

narrante e, come uniche protagoniste,

le opere d’arte.

Abituati a considerare i virtual tour

solo per le grandi mostre, Virpleo

si distingue perchè avvicina alla

tecnologia le Gallerie d’Arte private,

ancora troppo legate a metodi

di fruizione tradizionali.

Virpleo

44 ArcheomaticA N°4 dicembre 2021


Tecnologie per i Beni Culturali 45

SABATI D'ARTE

E CULTURA 2022

D A L F A L C O A L D R O N E : A P P I A E N O N S O L O

I l p a e s a g g i o t r a r a p p r e s e n t a z i o n e a r t i s t i c a e d e s p l o r a z i o n e s c i e n t i f i c a

INFO

Complesso di Capo di Bove

Centro di Documentazione e Archivio

Antonio Cederna

Via Appia Antica 222

Accesso con la Mia Appia Card, il biglietto

nominativo a durata annuale con il quale

potrete accedere illimitatamente a tutti i

siti del Parco Archeologico dell’Appia

Antica

Green Pass secondo normativa

Si richiede la prenotazione: 339.6006916

roma@italianostra.org

L’Associazione Italia Nostra rinnova nel 2022 la felice collaborazione con la Direzione del Parco

Archeologico dell’Appia Antica, con un programma di iniziative tra cui i Sabati di Arte e Cultura a Capo di

Bove, dedicati al Paesaggio italiano, con il proposito di fornire, insieme alle fonti, i codici di lettura

ideologici, religiosi, sociali e artistici, che hanno dato forma al paesaggio italiano: “immenso accumulo e

sedimento straordinario dove tempo e spazio si intersecano ininterrottamente” anche con la

conoscenza delle tecnologie e degli strumenti più avanzati per l’analisi e l’indagine sullo stato di

conservazione del nostro patrimonio storico-ambientale.

Saper vedere l’ambiente naturale, costruito, vissuto -

omaggio a Vittoria Calzolari e Italo Insolera

9 aprile ore 10 | Simone Quilici, Mirella Di Giovine

Viaggiare nell’arte e nella letteratura del paesaggio

italiano - omaggio a Cesare Brandi e Giorgio Bassani

23 aprile ore 10 | Francesca Salvemini

7 maggio ore 10 | Lidia Cangemi

Rappresentare lo spazio fisico, storico e geografico

del paesaggio - omaggio a Leonardo Benevolo

21 maggio ore 10 | Vito Lattanzi

28 maggio ore 10 | Manlio Lilli

Contributo del PAAA: lo studio dei codici di lettura

del paesaggio

21 maggio | Luigi Oliva, Stefano Roascio

28 maggio | Santino Alessandro Cugno

Ascoltare il Paesaggio sonoro - Omaggio a Massimo

Coen e Silvano Bussotti

4 giugno ore 10 | Alessio de Cristofaro

11 giugno ore 10 | Marcello Duranti

Contributo del PAAA: accessibilità e sensorialità

aumentata

11 giugno | Francesca R. Paolillo, Mara Pontisso, Clara

Spallino

Comprendere il Paesaggio cinematografico -

omaggio a Pier Paolo Pasolini

17 settembre ore 10 | Dario Pontuale

24 settembre ore 10 | Valentina Innocenti

Conoscere la memoria digitale delle fonti

documentarie cartacee, videofotografiche, sonore,

conservate nell’Archivio di Stato, Cineteca e

Discoteca di Stato, Inasa, Società geografica italiana,

Istituto Luce, Iccd

1 ottobre | Renzo Carlucci

8 ottobre | Paolo Rosati

Contributo del PAAA: il patrimonio digitale come

risorsa per una nuova conoscenza del Parco

8 ottobre | Lorenza Campanella, Simona Turco

Ut pictura musica - chiusura in omaggio ad Antonio

Cederna

1 e 8 ottobre ore 10 | Marcello Duranti (Associazione

Controchiave), responsabile e coordinatore delle

performance artistiche in programma presenta una

piccola antologia di lezioni concerto sul paesaggio

eseguite al Museo degli Strumenti musicali

Le conversazioni concerto sono a cura di Annalisa

Cipriani

@archeoappia

www.parcoarcheologicoappiaantica.it


EVENTI

6 – 8 APRILE 2022

V Convegno Internazionale

JISDM

Monitoraggio della

Deformazione

Valencia

www.archeomatica.it/3hfr

19 – MAGGIO 2022

III Convegno Internazionale di

Archeologia Aerea “Le città

Invisibili”

Lecce

www.archeologia-aerea.it

18 – 20 MAGGIO 2022

III Convegno Internazionale

“Florence Heri-Tech”

Firenze

www.archeomatica.it/3hcu

18 - 20 MAGGIO 2022

CHAIN 2022

Crisis and Cultural Heritage

Catania

www.archeomatica.it/3q4w

6 GIUGNO 2022

Electronic Imaging and Visual

Arts

Firenze

www.archeomatica.it/3hcx

8- 10 GIUGNO

Salone Internazionale dei

Beni Culturali

Ferrara

www.archeomatica.it/3q6u

18 – 21 LUGLIO 2022

XV Conferenza ICHAJ – Storia

e Archeologia della Giordania

www.archeomatica.it/3hq9

27 – 30 OTTOBRE

BMTA 2022

Paestum – Salerno

www.archeomatica.it/3q8q

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Tecnologie per i Beni Culturali 47

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