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COVER DONNA IMPRESA _ CRISTIANA PAGNI

Esponente di primo piano del panorama imprenditoriale spezzino, Cristiana Pagni inizia giovanissima la carriera di dirigente aziendale nell'azienda di famiglia, Sitep S.p.a. Dal 1996 ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato e direttore Generale della Sitep Spa gestendo la trasformazione dell'azienda da impresa a conduzione familiare a impresa industriale. La transizione si completa nel 1998, con la conclusione del turn-around aziendale che ha portato alla costituzione della new-co Sitep Italia Spa. In Sitep dopo aver ricoperto la carica di direttore marketing e relazioni esterne, ricopre attualmente il ruolo di direttore delle strategie e delle relazioni istituzionali. Attiva nel mondo dell'associazionismo industriale Cristiana è promotrice di una maggiore partecipazione femminile nell'industria. Dal 2003 al 2008 Componente Women's International Shipping & Trading Association (WISTA), Roma (Italia), founder della sezione della Spezia. Dal 2003 al 2008 Vice Presidente Operativo del Consiglio Direttivo Consorzio San Bartolomeo, La Spezia (Italia) nato per Coordinare a valorizzare le attività delle aziende dell'indotto navalmeccanico nel settore difesa e civile. Dal 2006 al 2010 è membro del CdA di Spedia, agenzia per lo sviluppo economico della Spezia, a Capitale misto pubblico e privato, creata per la promozione ed il sostegno alla crescita delle imprese e del lavoro locale. Rappresentante nel comitato Piccola Industria di Confindustria La Spezia, dal 2007 al 2014 è rappresentante in Giunta Confindustria Liguria. Dal 2006 al 2013 è rappresentante di giunta Federmeccanica, Federazione Sindacale dell'Industria Metalmeccanica Italiana, a cui aderiscono 103 gruppi di aziende Metalmeccaniche. Dal 2008 al 2013 è Vice Presidente di Confindustria La Spezia... (continua)

Esponente di primo piano del panorama imprenditoriale spezzino, Cristiana Pagni inizia giovanissima la carriera di dirigente aziendale nell'azienda di famiglia, Sitep S.p.a. Dal 1996 ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato e direttore Generale della Sitep Spa gestendo la trasformazione dell'azienda da impresa a conduzione familiare a impresa industriale. La transizione si completa nel 1998, con la conclusione del turn-around aziendale che ha portato alla costituzione della new-co Sitep Italia Spa. In Sitep dopo aver ricoperto la carica di direttore marketing e relazioni esterne, ricopre attualmente il ruolo di direttore delle strategie e delle relazioni istituzionali. Attiva nel mondo dell'associazionismo industriale Cristiana è promotrice di una maggiore partecipazione femminile nell'industria. Dal 2003 al 2008 Componente Women's International Shipping & Trading Association (WISTA), Roma (Italia), founder della sezione della Spezia. Dal 2003 al 2008 Vice Presidente Operativo del Consiglio Direttivo Consorzio San Bartolomeo, La Spezia (Italia) nato per Coordinare a valorizzare le attività delle aziende dell'indotto navalmeccanico nel settore difesa e civile. Dal 2006 al 2010 è membro del CdA di Spedia, agenzia per lo sviluppo economico della Spezia, a Capitale misto pubblico e privato, creata per la promozione ed il sostegno alla crescita delle imprese e del lavoro locale. Rappresentante nel comitato Piccola Industria di Confindustria La Spezia, dal 2007 al 2014 è rappresentante in Giunta Confindustria Liguria. Dal 2006 al 2013 è rappresentante di giunta Federmeccanica, Federazione Sindacale dell'Industria Metalmeccanica Italiana, a cui aderiscono 103 gruppi di aziende Metalmeccaniche. Dal 2008 al 2013 è Vice Presidente di Confindustria La Spezia... (continua)

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Di

Special edition Marzo 2022

Donna Impresa Magazine

www.dimagazine.it

Business

forWomen

Proprietà editoriale e progetto grafico DONNA IMPRESA

HANNO

detto

lui & lei

a tu per tu

Guido Stratta

Bella

VITA

Interwiew to Neil Young

Storia di copertina

Cristiana

PAGNI

Business woman


Di

www.dimagazine.it

th e-r eportag

e

Salute & Benessere

Dott.ssa

Cristina

Mariani

Biologa Nutrizionista

Dott. Bruno Romano Baldassarri +39 339.1309721

I testi e le foto sono coperti da copyright. E’ vietata la riproduzione parziale o totale salvo espresso consenso degli autori.

baldassarri2013@gmail.com - Per la tua pubblicità e/o publiredazionale mob.

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STORIA DI COPERTINA

Cristiana Pagni Imprenditrice Sitep Italia Spa

IN PRIMO PIANO

SPECIALE/TOP WOMEN

L'ESPERTA RISPONDE

HANNO DETTO

FOOD

Gianluca Arioli

ARTE

EVENT

XIII Edizione Le Vele di San Ruffino

Paolo Sistilli - Caterina Crepax - Maria Teresa Berdini

LUI

BELLA VITA

Back to the Future - Neil Young - Charissa Saverio Dj Rap New York

Saule Kilaite - Silvia Colasanti

BLOG: www.yumpu.com/user/donnaimpresa

Roberta Torresan - Erica Mazzetti - Stefania Monini

CristinaMirandola-MariaLuisad'AmelyLapresa-MonicaRavanini-TatianaCampolucci

CristinaMariani-SamantaGuerrieri

AlessandraBurke-GiuliaBernardi-MilenaSanna

Guido Stratta - Angelo Maroi

23

68

102


Velasca S.r.l. - Via San Martino 14, 20122 Milano www.velasca.com


Mare N

UN FUTURO SOSTENIBILE NELLE NOSTRE MANI

In termini di quantità trasportate la navigazione marittima rappresenta di gran lunga il modo di trasporto di maggiore rilevanza. La spedizione via mare

rappresenta infatti la scelta ottimale quando l'obiettivo è quello di trovare un equilibrio fra costi e volumi spediti. Il trasporto marittimo è da sempre l'ambito di

maggiore attività ed esperienza che ogni anno movimenta migliaia di contenitori su tutte le rotte marittime del mondo.

Università, istituti di ricerca e aziende private svolgono tutti

un ruolo nell'identificare un modo per garantire che la

crescita economica sostenibile e la tutela ambientale si

rafforzino reciprocamente: ci auguriamo che l'Europa

risponda alle pressanti sfide in ambito sociale, ambientale

ed economico. Lo sviluppo sostenibile è al centro delle

azioni dell'UE e, al fine di ottimizzarne il successo, l'Unione

ribadisce l'importanza della comunicazione. La gente, a tutti

i livelli, ha bisogno di riunirsi per condividere la propria

esperienza di quali politiche funzionano e quali no. Le

aziende hanno bisogno di dialogare con le loro autorità

locali, i governi nazionali con l'UE e i governi regionali con i

cittadini. Le imposte devono essere spiegate, la logica alla

base dei provvedimenti che vanno dai progetti locali di

riciclaggio dei rifiuti alla spesa per la povertà nel terzo

mondo devono essere compresi da tutti. Le parole devono

essere tradotte in azioni. Se ciascuno di noi non fa la

propria parte per affrontare le sfide che ci attendono in

questa generazione, le generazioni future erediteranno un

pianeta impoverito. Gettare via le cose è un gesto comune

nella nostra vita quotidiana. Pensate a tutto ciò che

acquistate e utilizzate ogni giorno e considerate che un

altro miliardo e settecento milioni di persone che

costituiscono la nostra società dei consumi, sta facendo

esattamente la stessa cosa. Negli ultimi decenni abbiamo

goduto di standard di vita elevati e molti di noi hanno potuto

utilizzare merci e servizi non disponibili per loro in passato.

Ma allo stesso tempo, il modo in cui consumiamo e

produciamo questi prodotti e servizi costituisce la principale

fonte di pressione da parte nostra sull'ambiente. l nostri

consumi e produzioni superano di gran lunga la capacità di

sopportazione del nostro pianeta, sui cui sono basati la

nostra prosperità e il nostro benessere. Queste pressioni

continuano ad aumentare man mano che la popolazione

mondiale aumenta. Il risultato? Uno sviluppo urbano

incontrollato, l'impoverimento dei terreni, il prosciugamento

o l'inquinamento dei corsi d'acqua e una sfida continua per

trovare nuovi sistemi per smaltire tutti i rifiuti che gettiamo

via. Entro il 2050, in base alle tendenze attuali, la domanda

di energia globale potrebbe raddoppiare e con l'aumento

della popolazione, e l'espansione economica dei paesi in

via di sviluppo, abbiamo la necessità impellente di

sviluppare prodotti e servizi che utilizzino meno risorse, per

impedire inutili sprechi di risorse e consumare in modo più

responsabile. Il raggiungimento di questi obiettivi richiede

un notevole sforzo. È un compito che spetta a tutti:

organizzazioni internazionali, autorità pubbliche, produttori,

rivenditori, consumatori e coloro che educano i nostri figli e

il pubblico. Voi acquistate, voi votate, voi avete il potere.

Quando acquistate operate delle scelte. Le decisioni che

prendete ogni volta che viaggiate, cosa scegliete da

mangiare e come vivere nella vostra abitazione, producono

un impatto sull'ambiente. Il prezzo non dovrebbe essere

l'unico elemento su cui si basa la vostra scelta.

Aggiungendo pochi altri criteri al vostro elenco, potete fare

la differenza. Badare alle nostre risorse naturali non

significa solo proteggerle dallo sfruttamento, ma richiede

anche il riutilizzo e il riciclaggio di quanto è possibile. Ciò

che non possiamo riutilizzare deve essere smaltito in un

modo che abbia l'impatto minore possibile sull'ambiente.

Anche il mare è fonte fondamentale per la sostenibilità

economica, sociale e ambientale. In un periodo in cui la

pandemia mette in crisi lo sviluppo dell'economia, il mare

continua a consentire scambi commerciali e

approvvigionamenti: il settore marittimo è infatti

fondamentale per l'economia globale dato che quasi la

totalità degli scambi commerciali avviene via mare (circa il

90%). l'Italia importa via mare quasi l'85% del suo

fabbisogno di materie prime ed esporta il 55% dei prodotti

finiti. Altrettanto cruciale è l'import di risorse energetiche:

l'80% del petrolio e il 42% di gas che raggiunge le città

italiane viaggia via mare. Per un paese come il nostro che

conta 8mila chilometri di costa, il mare è anche

indubbiamente fonte di sviluppo, di coesione sociale e

inestimabile patrimonio ambientale. Va dunque difeso e

tutelato. Tali dati esemplificano una condizione che vede

l'economia italiana basarsi sulle dinamiche securitarie che

hanno luogo non solo lungo gli 8 mila km di costa che

bagnano la penisola, ma anche in quello che viene definito

“Mediterraneo Allargato”, concetto che allarga la

tradizionale area del Mare Nostrum al Mar Rosso, Mar

Arabico e Golfo di Guinea. L'avvento della globalizzazione

e l'inasprirsi della competizione strategica tra Paesi sta

andando ad aumentare l'esigenza di proteggere principi

vitali per il nostro ordine economico e sociale, quali la

libertà di navigazione e la protezione delle Sea Lines of

Communication (SLOCs). L'incrociarsi delle necessità di

ordine strategico e difensivo con quelle di carattere

economico, dunque, ha evidenziato l'importanza di

rafforzare la sinergia esistente tra l'operato degli attori

privati e istituzionali e della Marina Militare. Siamo convinti

che la marittimità debba essere meglio diffusa nella nostra

Nazione a tutti i livelli, dalle scuole fino ai livelli politici, per

dare la giusta importanza al ruolo del mare su questo

pianeta che, nonostante sia ricoperto per il 70% da oceani,

ci ostiniamo a chiamare terra.

Liberamente tratto da:

UNA GUIDA SULLA STRATEGIA DELL' UE IN MATERIA DI

SVILUPPO SOSTENIBILE

http://www.consiglioregionale.piemonte.it/dwd/organismi/cons_

euro/2011/futuro_sostenibile.pdf

IL RUOLO DEL MARE NELL'ECONOMIA NAZIONALE E LA

TUTELA DEGLI INTERESSI MARITTIMI DEL PAESE

FOCUS

L'acqua come “oro blu”

SRM fotografa l'economia marittima nel suo

annuale rapporto giunto alla ottava edizione

SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo)

ha presentato l'ottavo rapporto annuale “Italian Maritime

Economy” che quest'anno analizza i fenomeni emersi

con la pandemia e gli accadimenti che stanno

impattando sul nostro sistema logistico-marittimo, come

il blocco del canale di Suez, il rialzo dei noli marittimi e

del prezzo del petrolio, la port congestion, le blank

sailing. Il volume – che si avvale anche dei contributi

internazionali delle Università di Amburgo, Anversa e

dello Shanghai International Shipping Institute – guarda

inoltre alla ripresa e al futuro post-pandemia,

evidenziando le sfide che ci attendono in termini di

competitività, sostenibilità e opportunità da cogliere. La

valenza geostrategica del Mediterraneo, i fondi europei

stanziati con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a

favore della portualità e della logistica, i green port e le

nuove frontiere energetiche (come idrogeno e GNL)

sono solo alcuni dei punti strategici.


ostrum.

Il trasporto marittimo continua a rappresentare il

principale “veicolo” dello sviluppo del commercio

internazionale

Il 90% delle merci viaggia via mare. I trasporti marittimi e

la logistica valgono circa il 12% del PIL globale. Si stima

per il 2021 un aumento del 4,2% dei volumi di traffico

marittimo che raggiungeranno 12 miliardi di tonnellate,

superiori ai livelli pre-Covid-19; per il 2022 le stime

parlano di un ulteriore incremento del 3,1%. Per il 2025 la

movimentazione container a livello mondiale crescerà a

ritmi del 4,8% medio annuo e raggiungerà 1 miliardo di

teu (Europa +3,9%, Africa +4,9%, Far East +5,3%,

Middle East +4% e Nord America +3,6%). Il canale di

Suez, nell'anno della pandemia ha mostrato una notevole

resilienza superando il miliardo di tonnellate di merci, con

un numero di transiti pari a quasi 19mila navi. E' dunque

rimasto uno snodo strategico per i traffici nel

Mediterraneo continuando a rappresentare il 12% del

traffico mondiale ed il 7-8% di quello petrolifero. Porti

congestionati a causa dei contagi, super rialzi dei noli,

mancanza di container vuoti e blank sailing (rotte

cancellate) sono stati i grandi fenomeni che hanno

impattato sugli equilibri del traffico marittimo, specie sulle

rotte Far East-Mediterraneo e Far-East USA. I noli hanno

raggiunto livelli record sulle principali rotte e non

mostrano ancora segni di rallentamento; si stima saranno

alti nel 2021 con un +22,6% e un riassestamento pari al -

9,4% nel 2022. Proseguono il gigantismo navale e il

dominio delle grandi alleanze sulle rotte strategiche; gli

ordinativi delle navi oltre 15.000 teus sono previsti

crescere del +17% al 2023. Vi è stato un sensibile

aumento del trasporto ferroviario sulla via Cina-Europa e

viceversa. Nel primo trimestre 2021, il numero di treni

merci ha toccato il record di 3.345 convogli, in aumento

del 79% sullo stesso periodo del 2020. La ridefinizione di

alcune supply chain su scala regionale riporterà in

Europa alcune filiere e ciò potrà favorire ulteriormente la

crescita del trasporto marittimo a corto raggio per il quale

il Mediterraneo ha già una posizione di leadership in

ambito europeo. In Italia la componente internazionale

del trasporto marittimo è sempre rilevante. Nel 2020 il

valore degli scambi commerciali via mare dell'Italia è

stato pari a oltre 206 mld€, registrando un -17% sul 2019.

Nel primo trimestre 2021, l'import export via mare ha

registrato un +3%. I porti del Mezzogiorno con 207 milioni

di tonnellate di merci gestite nel 2020 incidono per il 47%

del totale sul traffico italiano. Il Sud ha mostrato una

maggiore resilienza durante la pandemia: il calo dei porti

meridionali è stato del -3,4% contro il -10% circa

dell'Italia. Le imprese del Mezzogiorno utilizzano, nei loro

rapporti import-export la via marittima in modo più intenso

del resto del Paese. Infatti, il 57% dell'interscambio del

Sud avviene via mare (per un valore di 42 miliardi di

euro) contro il 33% del dato Italia. Per la crescita del Sud

sarà fondamentale la ripartenza delle ZES e l'utilizzo dei

fondi del PNRR per le infrastrutture portuali pari a oltre

3,8 miliardi di euro. Tutto dovrà avvenire rispettando le

chiavi dello sviluppo sostenibile, della resilienza e della

digitalizzazione. Investimenti in GNL e idrogeno

imperativi strategici per competere con una visione del

futuro. L'economia marittima in Italia dunque, è in forte

crescita, a livelli anche superiori a quelli precrisi.

Nell'epoca del commercio globale, l'import export via

mare per il nostro Paese costituisce un'importante fonte

di guadagni. E in realtà potrebbe essere sfruttato anche

di più. I comparti cui il report fa riferimento sono tre: la

cantieristica, che comprende sia quella navale sia il

settore di chi si occupa di manutenzione e riparazione di

navi e barche in genere; la logistica, comprendente il

magazzinaggio, i servizi collegati al trasporto marittimo,

la movimentazione delle merci, gli spedizionieri doganali

e i servizi relativi alla distribuzione; infine il settore dei

trasporti, intesi sia come di passeggeri che di merci.

Per ulteriori approfondimenti:

https://www.sr-m.it/media/files/sintesi-maritime-2021.pdf

NEWS

Firmato l'accordo di collaborazione

tra il Ministero delle infrastrutture e

della mobilità sostenibili, il Comando

generale del Corpo delle Capitanerie

di porto e l'Associazione dei porti

italiani.

È stato firmato, presso la sede di Porta Pia del Ministero

delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, un

importante accordo di collaborazione tra il Dipartimento

della mobilità sostenibile facente capo allo stesso

Dicastero, il Comando generale del Corpo delle

Capitanerie di porto – Guardia costiera e l'Associazione

dei porti italiani. L'accordo prevede l'istituzione di un

comitato paritetico a cui saranno affidati lo studio e

l'analisi delle tematiche di interesse comune. Un accordo

che si prefigge lo scopo di mettere a fattor comune dati e

informazioni di reciproco interesse, nonché specifiche

esperienze o problematiche interpretative/applicative di

norme, direttive o linee di indirizzo, che richiedano un

esame interdisciplinare, in modo da generare soluzioni

condivise e sostenibili in chiave propositiva e di

uniformità di governance dei porti. A sottoscrivere l'intesa,

il Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di

porto - Guardia costiera, Ammiraglio Ispettore Capo

Nicola Carlone, il Capo del Dipartimento della mobilità

sostenibile, Consigliere dr. Mauro Bonaretti, e il

Presidente dell'Associazione dei porti Italiani, dr. Rodolfo

Giampieri. L'iniziativa nasce dal preciso auspicio,

espresso dal Ministro prof. Enrico Giovannini, di un

proficuo rapporto di collaborazione tra i principali attori

del settore marittimo, per meglio favorire lo sviluppo della

portualità italiana, del trasporto e della sicurezza in

ambito marittimo, in coerenza con il più ampio disegno

governativo di rafforzamento della competitività e della

modernizzazione del sistema della portualità e della

logistica nazionale. Grazie alla sottoscrizione

dell'accordo, l'azione di comando svolta dalle Capitanerie

di porto, titolari di funzioni e compiti in materia di

sicurezza della navigazione e portuale, potrà svolgersi in

maniera ancora più efficace, contribuendo

significativamente a uno sviluppo sostenibile di tutto il

comparto. Marittimità, logistica e intermodalità,

rappresentano elementi essenziali dell'economia del

Paese e il nostro obiettivo è omogenizzare la risposta

all'utenza su tutto il territorio italiano, in accordo col più

ampio disegno di efficientamento auspicato dal Ministro.

Il Ministero gioca un ruolo di impulso e di facilitatore sui

temi oggetto del protocollo, non solo di tipo

amministrativo ma anche strategico: le parti possono

contare sul massimo supporto nell'interesse di un settore

tanto rilevante per lo sviluppo del nostro Paese.

9 Febbraio 2022 _ https://www.ilmetropolitano.it/

IL FUTURO DELL'ITALIA NEGLI

SCAMBI MARITTIMI GLOBALI.

A seguito del progressivo scioglimento dei ghiacci,

l’apertura di nuove rotte nel Polo Nord potrebbe

modificare gli equilibri del commercio internazionale.

Tuttavia è difficile pensare che il Mediterraneo possa

perdere la sua centralità, dal momento che ad oggi ospita

un terzo dei servizi di linea mondiali del traffico container

e che negli ultimi anni è stato primo per crescita degli

scambi. Dinanzi a nuove rotte e nuovi trend in atto nello

sviluppo del commercio marittimo, l’Italia, forte della sua

centralità nel Mediterraneo, deve identificare gli interventi

utili a ridefinire il proprio posizionamento negli scambi

marittimi internazionali. In primis, rafforzando il sistema

infrastrutturale degli scali nazionali attraverso interventi

mirati di adeguamento dell’offerta sia all’evoluzione della

dimensione e delle caratteristiche delle navi, sia alla

richiesta di servizi sempre più personalizzati da parte

delle shipping company. Sul fronte del sistema logistico

occorre accelerare sul piano dei recuperi di efficienza per

assicurare agli operatori del traffico marittimo e agli attori

del commercio un elevato grado di affidabilità su tempi e

qualità del servizio. Un miglior posizionamento dell’Italia

all’interno del commercio marittimo significherebbe

maggiore competitività per tutti i settori produttivi collegati

all’export e all’import. Un sistema portuale e logistico più

competitivo consentirebbe all’Italia di diventare il

baricentro dei traffici marittimi nel Mediterraneo.


A tu per tu

Esponente di primo piano del panorama imprenditoriale

spezzino, Cristiana inizia giovanissima la carriera di

dirigente aziendale nell'azienda di famiglia, Sitep S.p.a.

Dal 1996 ha ricoperto la carica di Amministratore

Delegato e direttore Generale della Sitep Spa gestendo

la trasformazione dell'azienda da impresa a conduzione

familiare a impresa industriale. La transizione si

completa nel 1998, con la conclusione del turn-around

aziendale che ha portato alla costituzione della new-co

Sitep Italia Spa. In Sitep dopo aver ricoperto la carica

di direttore marketing e relazioni esterne, ricopre

attualmente il ruolo di direttore delle strategie e delle

relazioni istituzionali. Attiva nel mondo

dell'associazionismo industriale Cristiana è promotrice

di una maggiore partecipazione femminile nell'industria.

Dal 2003 al 2008 Componente Women's International

Shipping & Trading Association (WISTA), Roma (Italia),

founder della sezione della Spezia. Dal 2003 al 2008

Vice Presidente Operativo del Consiglio Direttivo

Consorzio San Bartolomeo, La Spezia (Italia) nato

per Coordinare a valorizzare le attività delle aziende

dell'indotto navalmeccanico nel settore difesa e civile.

Dal 2006 al 2010 è membro del CdA di Spedia,

agenzia per lo sviluppo economico della Spezia, a

Capitale misto pubblico e privato, creata per la

promozione ed il sostegno alla crescita delle imprese e

del lavoro locale. Rappresentante nel comitato Piccola

Industria di Confindustria La Spezia, dal 2007 al 2014

è rappresentante in Giunta Confindustria Liguria. Dal

2006 al 2013 è rappresentante di giunta

Federmeccanica, Federazione Sindacale dell' Industria

Metalmeccanica Italiana, a cui aderiscono 103 gruppi di

aziende Metalmeccaniche. Dal 2008 al 2013 è Vice

Presidente di Confindustria La Spezia. Dal 2009 al

2014 Componente della Giunta Camerale Camera di

Commercio della Spezia, La Spezia (Italia) , eletta in

rappresentanza di Confindustria La Spezia. Dal 2009 è

Presidente del Consorzio Tecnomar Liguria che,

aggregando più di 100 aziende, ha lo scopo di

diffondere e sviluppare la cultura dell'innovazione di

filiera. Il Consorzio partecipa al capitale del Distretto

Ligure delle Tecnologie Marine. Dal 2009 ad oggi

ricopre la carica di Consigliere d'Amministrazione del

Distretto Ligure delle Tecnologie Marine, La Spezia

(Italia) (www.dltm.it) e dal 2019 ha ricevuto delega per

rappresentarlo nelle relazioni esterne ed istituzionali.

Dal2010al2015è Componente Comitato Tecnico di

Reti d'Impresa, Filiere e Aggregazioni di

Confindustria Roma (Italia). Sempre nel 2010 ottiene il

premio imprenditore Ligure dell'anno 2009 nella

categoria come migliore giovane imprenditrice. Il premio

è dedicato agli imprenditori che hanno raggiunto

posizioni apicali nelle loro carriere con coraggio,

determinazione, competenza e tanta voglia di fare per

rendersi utili alla società. Dal maggio 2011al 2016 è

Vicepresidente con delega alla Cooperazione

Economica e ai Rapporti Industriali dell'associazione di

amicizia e cooperazione ITALIA_TURCHIA, nata per

promuovere iniziative in campo economico, culturale e

istituzionale fra i due Paesi. Dal novembre 2011 al 2018

è Presidente di La Spezia Euroinformazione

Promozione e Sviluppo - Azienda Speciale della

Camera di Commercio della Spezia. Nel 2015 vince il

Premio "Donne che ce l'

hanno fatta", Milano (Italia). Il

premio è stato conferito a 40 donne a livello

internazionale, donne che si sono distinte per l'impegno

in ambito lavorativo e non solo. Dal 2015 al 2021 è

Componente del Consiglio Camerale Camera di

Commercio delle Riviere di Liguria, Savona (Italia). Dal

2018 al 2019 è Presidente di Blue Hub azienda

speciale della Camera di Commercio, Riviere di

Liguria. Dal 2014 ad oggi Presidente del Consorzio

Si.Ca.N La Spezia (Italia). Il Consorzio nasce per

mettere a disposizione dei clienti MMI,

Orizzonte

Sistemi Navali, Fincantieri, e varie Aziende del

Gruppo Leonardo, un pool organizzato e stabile di

imprese che operano sia nell'ambito dell'allestimento di

nuove costruzioni, sia nell'ambito della manutenzione e

riparazione navale. Ideatrice, Promotrice e

Coordinatrice della manifestazione internazionale

Seafuture, dal 2018 ad oggi ricopre la carica di

Presidente di IBG , Italian Blue Growth (ovvero Crescita

Blu), società formata da Distretto Ligure delle

Tecnologie Marittime,

Consorzio Tecnomar Liguria

ed EIEAD, che gestisce l'evento.

Innovazione continua, attenzione alla crescita

internazionale e buone pratiche economiche,

sociali e ambientali: è questa la ricetta del tuo

successo, Cristiana?

Posso dirti che sono alla continua ricerca di una

crescita e di un miglioramento, consapevole che questa

sia prima di tutto una competizione con me stessa, una

continua sfida che spero non finisca mai. Cerco sempre

di mettere in campo le mie idee con costanza,

determinazione, perseveranza e soprattutto passione

ed entusiasmo. Insieme ad un aggiornamento

continuo, ritengo che siano questi i fattori

imprescindibili per raggiungere i propri obiettivi in ogni

campo. Penso valga per chiunque, ma un imprenditore,

in particolare, deve costantemente rinnovare e

rinnovarsi; deve essere in grado di mettere in

discussione sé stesso come manager e con lui la

propria azienda. Bisogna essere capaci a cogliere le

tante sollecitazioni che giungono dall'esterno o

dall'interno dell'impresa così da rispondere in modo

innovativo alle continue sfide del mercato. Secondo la

mia visione, infatti, innovare significa aderire alle

circostanze, alle scoperte scientifiche, cogliere i

mutamenti dell'ambiente avendo come riferimento

sempre i bisogni dei clienti eipropricompetitor.Vorrei

sottolineare però che l'innovazione non è soltanto il

frutto dell'idea geniale del singolo, ma piuttosto è una

sfida che deve coinvolgere tutto il sistema aziendale

con il proprio capitale umano, dall'imprenditore, alla

dirigenza, ad ogni singolo collaboratore. A

testimonianza di queste parole posso citare Seafuture:

è un evento internazionale che conferma come la

chiave del successo sia la sinergia tra tutti gli attori

coinvolti siano questi di natura privata che istituzionale.

Seafuture, una visione futura del mare...

Seafuture ha come protagonista il mare, l'oro blu del

nostro secolo. La nostra economia e il benessere del

nostro Paese dipendono in gran parte dal mare; così

come la nostra storia e la nostra cultura sono

indissolubilmente legate al mare. È la nostra linea d'

orizzonte, capace di unire insieme il nostro passato, il

nostro presente per permetterci di guardare con

serenità al nostro futuro. Rappresenta un fattore

strategico per molte attività economiche, perché

l'impatto dell'elemento marino non è rintracciabile solo

nel paesaggio, ma è fortemente interconnesso con

l'economia. Il mare è pervaso nella storia e nelle culture

dei territori, influenzandone, in alcuni casi in modo

totalizzante, la vita sociale ed economica. Sono

convinta che il nostro Paese possa e debba ricoprire un

ruolo di leader strategico sia nel Mediterraneo che a

livello internazionale, questo grazie alla nostra

posizione geografica ma anche per le numerose

competenze e conoscenze sviluppate dalle aziende del

nostro territorio. Ogni giorno milioni di italiani si

svegliano e vedono il mare, altri lo ambiscono, molti ci

lavorano e lo vivono, come è possibile dunque non

credere nel mare come risorsa e come strumento di

crescitaperlacollettività?Ilmareènelnostro

presente, nella nostra quotidianità ed è una risorsa

strategica da rispettare perché motore per un nuovo

sviluppo economico. Ma il mare, che per noi italiani è

luogo di incontro, non dobbiamo dimenticare che è un

bene da conservare, difendere e tutelare. L'Italia è un

“hub” nel Mediterraneo che, per storia, formazione,

civiltà, conoscenza, sapere, patrimonio intellettuale e

tradizione, rappresenta un ambiente ideale per il

confronto fra culture, esperienze e diverse

professionalità. Quando organizzai Seafuture, molti

anni fa, pensai proprio a questi valori che insieme

potessero dare vita ad una piattaforma, un incubatore,

capace di fare sintesi di tutto questo, creando occasioni

per relazioni e scambi.

Come è nato questo progetto e perche la scelta di

svolgerlo alla spezia?

In molti mi chiedono perché alla Spezia e perché

proprio da qui nasca e si sviluppi questo messaggio, la

risposta è semplice: Napoleone prima e Cavour poi,

hanno individuato questo territorio, questo golfo, come

il più idoneo per ospitare una base navale, un arsenale

che poi sono diventate la casa della nostra Marina.

Ragioni geo politiche hanno portato poi ad individuare

altre basi operative, ma La Spezia rimane la culla, non

solo di una base navale, ma di una ambizione del ruolo

cheilnostropaesepuògiocareinquestosettore.Con

Seafuturelabasenavaleèrisorta,ètornataaisuoi

antichi splendori, ha riacquistato la sua vocazione

naturale. Questo evento, come ogni grande progetto, è

nato da una visione. Per trasformare un'idea, in un

progetto e poi ancora in un'azione concreta e portata a


PH: Alessandro Messina

L'oro blu

del

XXI˚

secolo.

Storia di copertina

CRISTIANA

PAGNI

Business woman

LA LUNGIMIRANZA DEI GRANDI

LEADER.

Una donna che, nella sua attività professionale, ha

testimoniato di possedere visione, privilegiando

l'impatto sociale, la trasparenza nei comportamenti

e l'etica. Il futuro dell'umanità appartiene a donne

come lei che, con le loro intuizioni ci aprono la

porta verso un avvenire migliore. Esponente di

primo piano del panorama imprenditoriale

femminile spezzino, Cristiana inizia giovanissima la

carriera di dirigente aziendale dopo alcuni incarichi

amministrativi presso Sitep Spa.

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to be

GREEN

think blue.

La nostra mission è disegnare il futuro

della risorsa mare, in una visione a 360

gradi, come motore dello sviluppo del

territorio e di un patrimonio da consegnare

alle generazioni future.Una grossa parte del

futuro del nostro Paese è legata al mare.


termine efficacemente, occorre mettere in atto gli strumenti più utili a fare

sistema, coinvolgere in un gioco di squadra le persone che condividono

con te questa visione motivandoli a “remare” nella stessa direzione.

D'altronde il sognatore ligure più conosciuto nel mondo, Cristoforo

Colombo, non avrebbe mai scoperto l'America, se i reali spagnoli non lo

avessero supportato.

Un modello, quindi, del “fare sistema” vincente?

Io non posso che ringraziare tutte le persone, uomini e donne

dell'organizzazione, della Marina Militare, delle istituzioni, dell'industria che

hanno lavorato alacremente, dimostrando, tutti insieme, come la

cooperazione tra questi attori sia volano di sviluppo, capace di prestare

un'attenzione particolare alla salvaguardia dell'ambiente che ci circonda e

senza il quale nulla potrebbe essere. Tutti noi, con Seafuture, intendiamo

dare un contributo in questa direzione: mettere a disposizione di aziende e

imprese, un momento di incontro per capire come, attraverso il settore

industriale, della ricerca, delle istituzioni, delle associazioni ambientaliste,

delle forze armate, Marina Militare in primis, realizzare una rete, facendo

esattamente ciò che, secondo me, è mancato e manca ancora al nostro

Paese. Fare sistema, essere competitivi e crescere. Seafuture è un

esempio concreto capace di dimostrare come si può concorrere alla

crescita di un'economia pulita, dove le attività legate al mondo della difesa

e della sicurezza sono strumenti utili a garantire la pace in questo mondo.

Organizzare quest'evento significa creare un'opportunità per alimentare

queste sinergie e rafforzare le relazioni tra tutti gli attori in campo ma

anche diffondere più capillarmente questi concetti, soprattutto nei giovani

che rappresentano il nostro impegno e il nostro sacrificio proteso nel

futuro.

Hai citato i giovani, punti molto su di loro?

Tantissimo. Su di loro dobbiamo investire consapevoli che saranno la

prossima classe dirigente. Ogni volta che mi confronto con loro rimango

impressionata: si affacciano alla vita professionale con competenze,

curiosità, e tanto entusiasmo. Sono portatori di energie nuove e di una

nuova modalità di considerare il lavoro. L'innovazione si declina con

maggior facilità con le nuove generazioni e in un'azienda credo ci sia

bisogno di lasciare spazi a giovani che vogliano crescere, affiancandoli a

persone di maggior esperienza che, talvolta, hanno bisogno di rinnovare il

proprio entusiasmo. Quando tradizione e innovazione si fondono insieme

in azienda possono concretizzarsi grandi progetti. Si costruisce il futuro. A

testimonianza delle mie parole, il gruppo di lavoro di Seafuture è composto

per lo più da Under 30, tutti capaci e competenti. È proprio la fiducia nelle

nuove generazioni che ci ha spinto, per esempio, a istituire i Seafuture

Awards, un premio rivolto a laureati, dottorandi e dottori di ricerca che

punta a valorizzare tesi sperimentali che riguardino progetti e tecnologie

legate al mare. Una opportunità concreta, una sfida che spinga gli studenti

a riflettere, conoscere e approfondire il mare in una visione a 360°. Mare

inteso come motore per lo sviluppo di un comparto di eccellenza, che

necessita di competenze e investimenti in ricerca e innovazione, ma anche

e soprattutto come risorsa da proteggere e preservare. La pandemia, negli

ultimi due anni, ha ulteriormente acuito le difficoltà che i giovani devono

affrontare in termini di istruzione e occupazione: questa crisi storica può e

deve offrire l'occasione di riformare il sistema socioeconomico, quello della

formazione e il quadro giuridico del nostro Paese per ricostruire collettività

ed economie migliori capaci di non lasciare indietro nessuno. Non

perdiamo di vista, poi, il vero obiettivo del Recovery Fund, che l'Unione

europea ha voluto chiamare Next Generation Eu. La Unione Europea ci

chiede di investire sui giovani, mettendo in campo strumenti che

permettano loro di entrare nel mercato del lavoro rapidamente, creando un

ponte vero fra mondo della formazione e quello dell'impresa, senza perdite

di tempo e, soprattutto, senza dover per forza farli transitare attraverso

lavori instabili e mal pagati. Credo che il nostro paese debba avere il

coraggio di affrontare con fermezza certi temi indicando una via, un modo

per risolverli in maniera concreta. Non possiamo più accontentarci di

parlare di un problema, ma trovare strumenti e modi per risolverlo. Con

Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori il Ministero del Lavoro ha messo in

Nella foto: Cristiana Pagni Consorzio Tecnomar con il Ministro dello Sviluppo Economic o

Giancarlo Giorgetti a Seafuture

campo riforme e oltre 5 miliardi di Euro su un programma nuovo. Si tratta

del perno dell'azione di riforma nell'ambito delle politiche attive del lavoro,

cheoltreaGOLprevedeilvarodiunPianoperlenuovecompetenze,il

potenziamento dei centri per l'impiego e il rafforzamento del sistema duale:

il fatto che l'UE vincoli la spesa ad indicatori specifici, mi fa pensare che

forse siamo sulla buona strada.

Piccole e medie imprese, struttura portante della nostra economia?

Senza alcun dubbio sono la vera spina dorsale dell'industria italiana. Il

nostro Paese ha bisogno di crescere puntando proprio sulle PMI, è

necessario un processo di irrobustimento per far sì che le micro imprese

diventino piccole, le piccole medie e così via. Le grandi aziende, che stanno

diventando sempre più integratori di sistemi prodotti dai fornitori, competono

su scenari internazionali, ma senza la filiera organizzata di PMI, che spesso

vengono delegate dalle grandi all'innovazione e allo sviluppo tecnologico,

non potrebbero mai competere a livello globale. Le Piccole e Medie Imprese

hanno una spiccata flessibilità e creatività, una propensione ad investire sul

capitale umano, unico asset fondamentale non trasferibile e sulle nuove

generazioni con criteri di meritocrazia. Sono essenziali per la crescita

economica del paese e per guidare una ripresa: rappresentano oltre il 90 %

delle aziende e producono circa il 70 % del PIL. Si potrebbero ipotizzare una

serie di misure che possano invogliare i grandi gruppi, o aziende di medie

dimensioni italiane, ad acquisire partecipazioni di riferimento nelle PMI di

grande valenza tecnologica della propria filiera per la durata di 3/5 anni,

supportandone la crescita anche e soprattutto attraverso uno scambio quote

di capitale/commesse di lavoro in contro-valore. Questo sarebbe davvero un

volano capace di generare una ripresa veloce del sistema economico,

perché permetterebbe alle piccole aziende di poter contare su uno zoccolo

duro per diversi anni lasciandole libere di concentrarsi sullo sviluppo di nuovi

prodotti e/o processi e la crescita del loro mercato. Inoltre favorirei forme di

contratto dove venga data trasparenza e dignità alle PMI che fanno il lavoro

ma che sono spesso schermate dalle grandi aziende, come può essere la

rete di impresa, aiutando il processo di aggregazione fra piccole aziende e

spostando il rapporto da quello di subfornitura fra grande e PMI a quello di

partnership. Oltre a lavorare su nuovi incentivi fiscali si può facilitare

l'accesso privilegiato a programmi di ricerca e sviluppo nazionali e supporto

per quelli europei, con relativi marchi di qualità e certificazioni distintive,

accesso ai laboratori ed alle risorse umane più qualificate presso università

e politecnici, presso le scuole secondarie superiori.

Le parole chiave di seafuture possono essere anche tecnologia e

ricerca?

Assolutamente sì. Con questa manifestazione abbiamo concretamente

dimostrato che la tecnologia può essere ancora amica dell'uomo, in

particolare quella derivata dalla ricerca militare capace di trovare

applicazione nei prodotti che, nel mercato civile, giornalmente migliorano la

qualità della nostra vita, ci aiutano anche a migliorare l'ambiente, ad

affrontare e vincere le grandi sfide che la modernità ci pone, ad ogni livello.

Ritengo, pertanto, che le spese in ricerca siano fondamentali, anche quelle

in ricerca militare, perché permettono al Paese di essere proprietari della

tecnologia da cui dipende la sua sicurezza, e all'avanguardia nei settori

civili. L'industria della difesa nella realtà è un laboratorio di ricerca e

sperimentazione di nuove tecnologie. Tecnologie che vengono poi trasferite

al settore civile. Basti pensare ai materiali compositi che oramai troviamo

applicati in tutti i settori, all'automotive, al biomedicale, alle comunicazioni,

agli stessi navigatori satellitari e ovviamente a internet e ai telefoni cellulari.

Difesa, un settore strategico ma controverso nel nostro paese?

Dobbiamo essere consapevoli che parlare di Difesa significa parlare di

sicurezza del nostro Paese e dei nostri cittadini: avere una sistema difesa

forte ci consente di partecipare ai tavoli sul disarmo e sulla pace dove

portare nostre istanze, oltre alla partecipazione attiva agli interventi

internazionali di stabilizzazione e di pace sotto l'egida delle Nazioni Unite,

dell'Unione europea e della Nato, nel pieno rispetto della nostra

costituzione. Per questo sono particolarmente riconoscente alla Marina

Militare, sin dall'inizio partner fondamentale di Seafuture, per il suo rilevante

ruolo che, in tempo di pace, si estrinseca nella attività di difesa del libero uso


del mare, del commercio e nella tutela delle linee di

comunicazione e trasporto marittimo. Migliaia di uomini

con abnegazione lavorano per noi tutti ed in silenzio

onorano quel giuramento prestato negli anni.

Nel tuo discorso di apertura dell'ultima edizione di

Seafuture, hai sottolineato l'importanza del settore,

parlando di sviluppo economico sostenibile,

orientato a rivoluzionare l'attuale sistema

produttivo. ci spieghi in maniera piu' esaustiva?

Io credo molto nel valore strategico della blue economy

per il Sistema Paese. Credo, appunto, nello sviluppo

sostenibile, che punti a migliorare il sistema azzerando

le emissioni inquinanti e valorizzando il ruolo strategico

delle risorse idriche. Da quando, nel 2010 l'economista

belga Gunter Pauli ha dato un significato concreto al

termine blue economy, ispirandosi al concetto di

biomimesi, che possiamo sintetizzare affermando con

forza che, attraverso lo studio e l'imitazione dei processi

biologici e biomeccanici, sia possibile immaginare un

modello di produzione e consumo basato su

innovazione, recupero e riutilizzo dei materiali in

sinergia con l'ecosistema acquatico, attraverso la

valorizzazione di oceani, mari, fiumi e coste. La blue

economy si propone come evoluzione della green

economy, se quest'ultima punta a ridurre le emissioni

inquinanti, l'economia blu si pone l'obiettivo di azzerare

le emissioni nocive per il pianeta attraverso un utilizzo

più efficace delle risorse. Il nuovo modello, infatti,

implica investimenti in innovazione tecnologica,

trasformazione e riuso dei prodotti. A questo proposito

vorrei riprendere la parola di Virginijus Sinkevicius,

Commissario UE per l'ambiente, gli affari marittimi e la

pesca, “to be green, think blue”.

Quanto è importante l'economia della mare nel

nostro paese e come si coniuga con la strategia

“blue growth” dell'unione europea?

Se è vero che l'arte arriva sempre prima nella lettura dei

fenomeni, già Botticelli, cinque secoli fa, aveva previsto

che dal Mare potesse nascere qualcosa di buono. Io

credo in questo Paese e nelle enormi potenzialità che

abbiamo in un settore come quello legato alla blue

economy, in cui ritengo, perciò, che l'Italia possa

giocare un ruolo da protagonista nel mondo. Soprattutto

negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza della

rilevanza delle attività legate al mare nel peso

dell'economia del Mediterraneo e del suo potenziale

sviluppo. La Blue Economy cresce a un ritmo più

sostenuto rispetto all'economia nazionale,

rappresentando una fetta rilevante del PIL Italiano, che

può e deve crescere ulteriormente. Ma allo stesso modo

è sempre più evidente per l'ecosistema marino la

difficoltà di coniugare sviluppo economico con la

sostenibilità ambientale. Per questo sono fermamente

convinta che si debba rispondere a questa sfida

ponendo l'accento sulla preservazione del mare come

asset principale per la buona crescita puntando

congiuntamente al potenziamento di ricerca e

innovazione. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

(Pnrr) prevede, per la prima volta nella storia del Paese,

investimenti importanti per progetti di sostenibilità

ambientale anche nei mari e della fascia costiera

italiana. Il 9 dicembre scorso è stato sottoscritto dal

Ministero della Transizione Ecologica e Solidale e

dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca

Nella foto: Cristiana Pagni con il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini alla 7° Edizione di Seafuture

ambientale (Ispra), un protocollo d'intesa che prevede

una spesa di 400 milioni di euro per il periodo 2021-

2026. Ritengo che questa sia una grande opportunità

proprio per il nostro paese, considerando che il

Mediterraneo è sicuramente quello più interessato, per

la presenza di tutti i settori sui quali intervengono le

misure ed anche perché può vantare un contesto

produttivo solido, dinamico e un'estensione costiera tra

le maggiori d'Europa. Lavorare sulle potenzialità di

crescita di questi settori significa prima di tutto garantire

la qualità del campo da gioco. Ad esempio, aumentando

la nostra capacità di pianificare l'uso dello spazio marino

per gli obiettivi di protezione degli ecosistemi marini e la

tutela della biodiversità, unitamente al loro utilizzo per la

produzione di energie rinnovabili, come lo sviluppo degli

impianti eolici offshore. Occorre operare su questi

presupposti, cogliendo l'occasione della Strategia della

Commissione europea della crescita blu sostenibile per

superare le carenze del nostro Paese e restituire al

mare l'agibilità di un tempo. Pertanto dobbiamo

orientarci verso questa direzione, rivolta a tutti i

componenti della società, pubblici e privati favorendo

processi che consentano il protagonismo di tutti gli attori

sociali ed economici.

La geografia ci indica chiaramente che il nostro

ruolo è marittimo, e anche nella storia possiamo

dire che la penisola ha contato quando le entità

politiche che vi risiedevano guardavano al mare...

La politica di uno stato è nella sua geografia, certo

questa citazione di Napoleone è forse apocrifa ma

penso che il contenuto corrisponda alla realtà. Come

dimostrato dall'impero Romano e dalla Repubblica di

Venezia, quando la nostra penisola ha ricoperto un

ruolo di guida lo ha fatto proprio perché veniva

assecondata la propria morfologia politica. Nel corso dei

secoli, imperi e stati-nazione hanno cercato e trovato

negli spazi marittimi un vettore di potere egemonico. Il

controllo del Mare, da un punto di vista economico,

militare e commerciale è stato uno dei leitmotiv della

storia contemporanea e moderna. Negli ultimi anni,

tuttavia, la globalizzazione ha investito e rimodellato il

sistema dei rapporti statali, per questo ritorneremo ad

essere protagonisti solo se favoriti dalle amministrazioni

coinvolte nella difesa degli spazi marittimi, nello sviluppo

sicuro dei traffici via mare e nella sostenibilità

ambientale. Alla luce dei fenomeni globali, auspico che

si inizi a pensare ad una strategia di Sea Control nella

formazione delle prossime politiche estere nazionali.


Occorre, pertanto, promuovere la marittimità attraverso

una strategia marittima ben definita? concetto non cosi

scontato nonostante la centralità di questo tema per

l'italia.

Tutti i settori del nostro Paese, ma ritengo anche l'intero

territorio, possono avere una leadership forte in quest'area

euromediterranea, che è stata la culla della civiltà e che

recentemente, per motivi geopolitici, forse ha perso questa

centralità, ma che ha tutte le caratteristiche e le capacità

per rivendicare il proprio posto di primo piano. Dev'essere

fatta una riflessione vera su questo tema e riguardo, inoltre,

al concetto di marittimità, che il paese dovrebbe rivendicare

alla luce della sua collocazione geografica. La nostra

penisola è al centro del mediterraneo ma senza una

strategia che ne consegua. Questa carenza, in un paese

che è quasi del tutto circondato dal mare e con una chiara

vocazione marittima, non è comprensibile. Sta diventando,

dunque, sempre più necessaria una progettualità e visione

che tuteli gli interessi di tutto il comparto legato al mare. La

politica deve comprendere che è ormai diventata

indispensabile la formulazione di una strategia marittima

nazionale intelligente, che non si limiti al pur importante

ruolo di presenza all'interno dei meccanismi navali

multinazionali, ma che rappresenti una solida base sulla

quale costruire un sistema di garanzia degli interessi

strategici nazionali, economici e politici che accrescano il

prestigio internazionale dell'Italia. Siamo chiamati a definire

gli interessi nazionali in un mondo sempre più competitivo,

dovremmo saper comprendere la portata di cambiamenti

storici che, come si sa, quando prendono il via dal mare

accelerano improvvisamente.

Facendo tesoro delle esperienze del passato ministero

della marina mercantile non si potrebbe istituire il

ministero del mare?

È una questione che viene posta da anni, una richiesta

proveniente dal settore marittimo che chiede di scorporare

questo comparto dal Ministero delle infrastrutture e

trasporti. Consideriamo che ci sono già Nazioni in Europa

che vanno in questa direzione, esempi come la Francia,

che ha istituito un Segretariato del Mare che risponde

direttamente al presidente per l'intera strategia marittima, o

come la Spagna che ha potenziato le strutture del Puertos

del estado e del Ministero del Fomento. Ritengo che anche

il nostro paese abbia bisogno di una struttura dedicata

unicamente ai temi del mare, e lo confermano sia i dati

della blue economy che ho citato prima sia il fatto che il

90% delle merci vengono trasportate via mare e tutto fa

pensare che nei prossimi 15 anni sarà necessario un

raddoppio della flotta. Ma se non si riconosce la specificità

del settore non si può né proteggerlo né rilanciarlo. Per

questo c'è bisogno non del mero ripristino del Ministero

della Marina mercantile, bensì di un vero e proprio

Ministero del Mare, che racchiuda tutti i temi, dal trasporto

marittimo alla protezione dell'ambiente marino, dalla

sicurezza e soccorso alla difesa delle coste e l'intera filiera

della blue economy.

Nel corso della storia dell'europa, il trasporto marittimo

è stato fondamentale per lo sviluppo economico. oggi è

ancora cosi? e quanto è determinante per il nostro

paese?

Fin dall'antichità il trasporto marittimo ha avuto un ruolo

centrale per lo sviluppo economico: le prime navi

commerciali risalgono all'età del bronzo ed hanno permesso

durante tutta l'epoca antica di far viaggiare prodotti

voluminosi e pesanti su lunghe distanze, senza un aumento

proibitivo dei costi. Teniamo presente che gli scambi

avvenuti via mare hanno portato a numerose innovazioni

tecnologiche, contribuito allo sviluppo delle lingue, dell'arte e

del pensiero filosofico e che per la maggior parte della nostra

storia le navi sono state gli unici mezzi per esplorare il

mondo. Al giorno d'oggi il 77% del commercio estero

europeo e il 35% di quello tra gli Stati membri dell'UE

avviene via mare, rappresentando una parte fondamentale

della catena di approvvigionamento internazionale. Il mare

rimane una risorsa che genera ricchezza, occupazione e

innovazione, unisce settori e tradizioni diverse in un tessuto

imprenditoriale diffuso che può essere una leva straordinaria

per il rilancio dell'Italia.

Quanto è importante oggi il per il nostro paese?

Basta dire che l'Italia ha la quinta flotta di bandiera tra le

maggiori economie riunite nel G20, la seconda tra quelle

occidentali, la prima nel mondo di navi RoRo, per lo più

impiegate nel cabotaggio marittimo e sulle “autostrade del

mare”, la quinta di navi-cisterna speciali per prodotti

petroliferi. Il sistema portuale italiano è stato a lungo il primo

in Europa per volumi di merce trasportata, oggi è il terzo, e

resta il primo in Europa per movimento di navi da crociera e

di croceristi. Abbiamo la leadership mondiale nella

costruzione di navi da crociera e mega-yacht; la nostra flotta

da pesca è la seconda del Mediterraneo ed è in grande

sviluppo l'acquacoltura. È in crescita la formazione marittima,

specie per i quadri ufficiali, e l'occupazione. Ecco, penso che

questi dati spieghino più di tante parole l'importanza cruciale

di questo settore per l'Italia.

Nel corso degli ultimi anni, l'avvento di nuove tecnologie

hanno generato profondi cambiamenti all'interno di

numerosi settori. anche la l'industria dello shipping è

direttamente coinvolta in questo processo di rivoluzione

tecnologica?

Nel recente dibatto economico-politico, sociale e culturale in

Italia, come nel resto del mondo, sta divenendo sempre più

centrale il tema dell'innovazione Industriale, un processo

dirompente che sta cambiando e continuerà a cambiare il

nostro sistema produttivo, la nostra società e le nostre vite.

Le tecnologie digitali in ambito marittimo possono impattare

significativamente sul funzionamento delle operazioni

amministrative, logistiche, navali, terminaliste e portuali. Le

applicazioni marittime dell'IoT, per esempio, hanno un

potenziale particolarmente importante in termini di efficienza,

considerando la necessità di gestire sistemi complessi di

trasporto e catena di approvvigionamento, compresa

l'efficienza sia tecnico-operativa che di coordinamento. Si

possono ottenere molti vantaggi dall'IoT se diversi concetti si

completano a vicenda. Disporre di una supply chain

affidabile è un fattore predittivo delle elevate prestazioni

logistiche di un Paese. A sua volta, un'efficace logistica

rappresenta un importante indicatore della facilità di

commerciare con il Paese stesso. La trasparenza delle

informazioni e la flessibilità della supply chain sono due dei

principali vantaggi dovuti alla digitalizzazione. Il processo di

innovazione tecnologica ha, pertanto, investito anche il

mondo dei Trasporti e della Logistica ed ha avuto grande

Porteremo il golfo

della Spezia e tutto il

nostro Paese al centro

del Mediterraneo

Cristiana Pagni, Amministratore Delegato di Italian Blue Growth srl, organizzatrice della settima edizione di

Seafuture , la manifestazione che si è svolta nell'arsenale della Marina Militare dal 28 settembre sino al 1 ottobre

2021. I numeri di Seafuture 2021 sono tutti in crescita. Inoltre la città della Spezia e il suo arsenale sono un luogo

geografico ideale per storia, tradizione e cultura del mare. Qui si sono sviluppate piccole e medie imprese che

fanno parte del tessuto imprenditoriale della città e creano un indotto diretto e indiretto di grande importanza che

sostiene l'economia della città.

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risonanza nell'ambito della logistica navale, dove la

condivisione delle informazioni ha da subito rappresentato una

grandissima opportunità, racchiudendo un enorme potenziale.

In ambito marittimo, la blockchain potrebbe essere un utile

strumento per migliorare la complicata gestione dei flussi

fisici, documentali, informativi e finanziari, ad oggi

necessari per il compimento dei servizi di trasporto?

Ritengo di sì. La funzione primaria di una block chain è la

certificazione delle transazioni, che migliora la visibilità delle

spedizioni e porta fiducia nella vendita e nella movimentazione

di merci internazionali. Mentre le aziende tengono traccia degli

eventi e dei movimenti economici associati alle transazioni, può

capitare che si verifichino numerose inefficienze nel sistema a

causa di sistemi informatici obsoleti spesso con bassa

interoperabilità. Attualmente le catene di approvvigionamento

fanno ancora grande affidamento sulle pratiche burocratiche e

questo rende il flusso delle informazioni inefficiente e

vulnerabile a potenziali alterazioni o alla perdita delle

informazioni, mentre la permanenza e l'immutabilità delle

registrazioni della raccolta decentralizzata di dati rende i DLT

relativamente resistenti alla manipolazione per scopi

fraudolenti.

Nei vostri cicli di webinar, denominati “seafuture online”,

avete affrontato i temi del 5g e della cyberscurity, puoi

spiegarci meglio?

È un tema che abbiamo deciso di trattare sia nell'ambito delle

conferenze online che nell'edizione in presenza poiché

interconnesso e applicabile alla blue economy: ha infatti un

impatto importante sulla marina e sull'industria marittima, come

la trasmissione e la protezione dei dati e le infrastrutture

costiere. Sono convinta che la tecnologia del 5G svolgerà un

ruolo fondamentale nel futuro sviluppo dell'economia e della

società e sarà un fattore abilitante per i futuri servizi digitali; le

reti 5G costituiranno la futura spina dorsale dell'economia

mondiale, che sta camminando a passo svelto verso la

completa digitalizzazione. È una risorsa chiave per competere

nel mercato globale, basti pensare che i profitti stimati a livello

mondiale nel 2025 sono 225 miliardi. Restare fuori dall'orbita

del 5G, significherebbe non solo non stare al passo con i tempi,

ma soprattutto subire ingenti perdite. Non possiamo però

ignorare i pericoli che questa nuova tecnologia potrebbe

comportare per la sicurezza informatica di governi, aziende e

utenti. Occorre riflettere sulla necessità di raggiungere un

effettivo equilibrio tra le esigenze del progresso tecnologico e

quelle di cybersecurity, oggi fondamentale per la protezione dei

dati, in un'ottica che punta sì all'impiego delle risorse, ma che

non dimentica mai che al centro di tutto ci sono fragili equilibri e

dinamiche, che non possono e non devono essere trascurate.

È essenziale garantire la sicurezza e la resilienza delle reti 5G.

La sicurezza dei dati e della rete è della massima importanza. Il

mondo è in continua evoluzione e anche noi dobbiamo

evolvere.

Il futuro dell'europa dipende dalle nostre capacità di

affrontare tre obiettivi: creazione di ricchezza, coesione

sociale e tutela dell'ambiente, sei d'accordo?

Questi tre obiettivi sono strettamente correlati tra loro, l'accento

va posto sulla necessità di adattarsi continuamente alle

evoluzioni della società, dell'informazione e sulle iniziative da

incoraggiare in materia di ricerca e di sviluppo. Io credo che sia

fondamentale per il futuro rinnovare e rafforzare il nostro

modello di economia sociale di mercato. Il mercato unico e

l'integrazione economica devono avere come complemento

un'Europa sociale che promuova la coesione e la convergenza,

combattendo la disoccupazione e la marginalizzazione,

Nella foto: Cristiana Nella Pagni foto: con Luigi .... Pagni Fondatore e Presidente Sitep Spa

assicurando diritti e pari opportunità. Le politiche sociali non

sono un'opzione, ma una delle basi di un'Unione europea

funzionante e la dimensione sociale deve ricevere

urgentemente un nuovo impulso, anche con l'obiettivo di

aiutare a ricostruire un senso di appartenenza più forte, una

più profonda identità europea. Pertanto c'è la necessità di una

convergenza verso l'alto delle condizioni di vita e di lavoro

nonché per rafforzare la coesione economica e sociale

nell'UE. La pandemia rappresenta una sfida senza precedenti

per la resilienza economica e sociale, evidenziando la fragilità

di qualsiasi progresso nei modelli di convergenza già raggiunti.

Dobbiamo porre particolare enfasi sul potenziale aumento di

nuove disuguaglianze tra i cittadini e su come affrontare le

crescenti sfide alla coesione sociale causate dalla crisi.

Ti ricordi il tuo primo giorno in azienda, Cristiana?

Mamma, nel week end, affidava me e mia sorella piccole a

Papà perché ci portasse fuori a divertirci e immancabilmente

finivamo nell'allora piccola azienda di famiglia, a crearci anellini

di stagno con il saldatore. Di fatto non c'è stato un primo giorno

in azienda, da sempre ho respirato impresa e, da sempre,

rappresenta un tutt'uno con la mia vita.

Come nasce la tua passione per questo settore?

La passione per il mare me l'ha trasmessa mio padre Luigi, il

fondatore di Sitep ed attuale Presidente che ha portato negli

anni il nome Pagni ai vertici del settore nel mondo grazie a una

visione del business basata su innovazione, qualità, efficienza,

valorizzazione delle risorse umane e delle capacità della

manifattura italiana. Sogni di bambina a parte, ho sempre

pensato che avrei proseguito nel solco della tradizione di

famiglia.

Qual è la filosofia che tuo padre segue nella sua azienda e

che vuole trasmettere al management e ad i suoi

dipendenti?

L'innovazione ha sempre continuato ad essere un elemento

distintivo di Sitep, ma anche certamente il coniugare

l'affidabilità tipica di un'azienda familiare ad un'organizzazione

del lavoro adatta alla gestione delle commesse, con altissimi

standard qualitativi. Mio padre ha fatto sì che la qualità delle

risorse umane e il gioco di squadra creassero un ambiente di

lavoro ed un ecosistema allargato alle tante società partner

che distingue Sitep da altri. Abbiamo una squadra di giovani

qualificati e motivati, e insieme cerchiamo ogni giorno di

migliorare e di conquistarci la reputazione presso i nostri

clienti, in un mercato che è grande quanto il mondo.

Cosa è significato per te lavorare accanto a tuo padre?

Ho iniziato a conoscere le dinamiche e i “segreti” che hanno

consentito a mio padre di portare avanti questa azienda dal

1975 ad oggi con grande successo, superando periodi di crisi

del settore e momenti difficili, come quello che stiamo vivendo

a causa della pandemia. Mio padre mi ha trasmesso il rispetto

e la propensione al sacrificio, la volontà di fare ciò che ci piace

ma sempre con il massimo della passione e dell'impegno.

Sono felice e orgogliosa di poter lavorare al fianco di mio

padre, fare tesoro della sua esperienza. Ho sempre

riconosciuto mio padre come un leader, come una figura

fondamentale non solo nella mia formazione umana ma anche

professionale.

Che cosa, in particolare, hai appreso da lui?

Da lui ho appreso il modello del servant leader, ossia del capo

che si mette al servizio della comunità nella quale opera:

la storia di un percorso umano, filosofico ed economico che

continua a sfidare, per modernità e lungimiranza, il nostro

presente.


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Mio padre mi ha trasmesso la

passione per il mare.


Sitep :

cuore

tra terra,

e mare della Spezia

FOTO: https://www.104news.it

Conoscendo la vostra storia ma anche andando a dare un’occhiata al vostro sito, è emerso subito chiaramente che Sitep riconosce un ruolo

essenziale alla dimensione etica: in che modo questo condiziona concretamente la vostra imprenditorialità?

Nella nostra azienda la persona è al centro di tutto, questo significa creare prodotti e servizi che soddisfino il cliente e non lo considerino semplicemente una

fonte di profitto. L’azienda deve generare profitto sostenibile, reinvestire una parte degli utili ma allo stesso tempo è doveroso anche ridistribuire sul territorio i

propri profitti.

“La gratitudine è la firma delle anime nobili” diceva Esopo; tu Cristiana a chi sei grata?

Sono grata alla mia famiglia, nessuno escluso, che mi è sempre stata accanto, in particolare a mio marito Antonio, perché nessun altro sarebbe riuscito astarmi

vicino sostenendomi ed appoggiando ogni mia decisione come ha fatto lui. Insieme abbiamo condiviso un percorso di crescita personale e professionale, le

cose belle e quelle brutte, ponendo le basi per un'attività solida e, soprattutto, per una famiglia. Sono certa che, senza il supporto, senza la forza e le certezze

che mi ha trasmesso giorno dopo giorno, non sarei stata in grado di superare le avversità del cammino.

Come hai conciliato la vita professionale con quella di mamma?

Ho cercato di coniugare e fare coesistere i due mondi in una continua ricerca del perfetto 'work-life balance' che, chiaramente, non esiste. Ho cresciutoimieitre

figli, avuti in tre anni, secondo il principio di autonomia, non avendo altra scelta. Eravamo sempre di corsa, passando da casa, all'asilo, a scuola, alle attività del

doposcuola, tra libri, quaderni e partite di calcio da seguire anche in trasferta. Ho sempre cercato di essere presente nelle loro vite, a supporto delle loro scelte

seppur, spesso, lontana fisicamente. Credo di non essermi mai persa una recita, un compleanno, un primo giorno di scuola o qualsiasi evento per loro

importante. Poche regole, per semplicità che si concretizzano in: concetto di giusto/sbagliato, non fare agli altri ciò che non vorresti facessero a te, che

racchiude praticamente tutti gli ingredienti per comportarsi bene. In ultimo, ho sempre raccomandato loro di andare alla ricerca dei propri talenti: ognuno di noi

ne possiede e sono quelli su cui puntare e che ci differenziano da tutti gli altri. Del resto anche noi eravamo tre fratelli e mio padre è stato sempre presente,

nonostante passasse la notte al lavoro, nella piccola sede dell'azienda di famiglia. Ho fatto del mio meglio per seguire il suo esempio e, malgrado il lavoro mi

portasse costantemente fuori di casa, ho cercato di trasmettere ai miei figli una educazione improntata su valori come il rispetto altrui, la tolleranza, il merito e la

gentilezza. Oggi Camilla, Niccolò e Simone hanno rispettivamente 20, 19, 17 anni. La speranza è come sempre quella di aver fatto bene, per loro e per la

società di cui hanno cominciato a far parte con un ruolo attivo.

Una donna votata al lavoro, dunque che si realizza facendo, trovando stimoli nelle sfide di un campo che da sempre appartiene al mondo maschile,

come quello del Naviglio e in particolare della Marina Militare...

Penso che essere donna, cosi come essere giovane, non sia un valore aggiunto. Ritengo che nel nostro paese dovremmo puntare sempre più sui meriti e sulle

competenze: sono certa che, così facendo, l'Italia non si troverebbe al 63° posto nel Global Gender Gap report del World Economic Forum. Mi permetto anche

di ricordare che i primi posti della classifica vedono ancora una volta protagonista il Nord Europa con Islanda, Finlandia e Norvegia: tre Paesi guidati da premier

donne. Inoltre, dal 1° dicembre 2019, Ursula Gertrud Von DerLeyen è Presidente della Commissione Europea, Christine Lagarde, dal 1° novembre 2019, è

Presidente della Banca Centrale Europea, dopo essere stata direttrice del Fondo Monetario Internazionale.


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Nella foto: Cristiana Pagni con la famiglia.


Basta fare un paragone con le

recentissime tristi vicende dell'elezione

del capo dello Stato per trarre le

opportune conclusioni. Per quello che mi

riguarda, ho sempre cercato di offrire a

tutti le stesse possibilità e le stesse

opportunità, ma non condivido

l'atteggiamento di quelle donne che

'scimmiottano' gli uomini, confondendo

parità di diritti e libertà di pensiero con

modi, riti, linguaggio e comportamenti

propri di un uomo. Troppo spesso

rimaniamo schiave di un retaggio e

lavoriamo soltanto per affermare una

superiorità femminile nei confronti di

quella maschile. Il riscatto femminile al

contrario dovrebbe palesarsi attraverso

la consapevolezza dei propri strumenti di

dialogo alla base di una nuova cultura:

quella del vivere insieme in maniera

civile e rispettosa, riconoscendo i

reciproci ruoli sociali. Una donna sul

lavoro deve certamente non perdere di

vista i propri obiettivi, anzi dovrà

perseguirli con determinazione e

perseveranza, facendosi sempre e

comunque guidare dalla propria

femminilità in ogni sua azione. Essere

femminili, gentili, sensibili, empatici e

saper ascoltare non significa essere

deboli o meno determinati da chi si pone

in maniera opposta! Ecco, ho sempre

cercato, nel mio percorso, di far

coesistere il mio 'essere donna' con

quello di essere manager e/o

imprenditore.

Parità di genere, tema al giorno d'oggi

al centro del dibattito...

È una sfida che combatto

quotidianamente, un tema attuale da

troppi anni. Oggi sembra retorico

affermare che uomini e donne debbano

avere pari diritti e opportunità ma nella

cronaca continuiamo a leggere storie di

violenza, discriminazioni e disparità.

Credo da sempre che queste questioni si

risolvano educando e formando i nostri

figli e le nostre figlie, partendo da una

campagna dalle scuole dell'infanzia fino

a quelle secondarie, per passare a

misure concrete che non discriminino le

donne. Si potrebbero inserire delle

norme per cui i curricula vitae vengano

spediti senza foto e senza il nome

proprio, affinché le persone vengano

scelte non in base al loro genere, ma alle

loro capacità. Puntare sulla meritocrazia

sarebbe già un principio che

abbatterebbe la diversità di genere,

come ho già spiegato prima. Parlando da

imprenditrice, sostengo da sempre lo

studio delle cosiddette materie Stem,

cioè quelle iniziative per incentivare le

donne a studiare le discipline che il

mercato del lavoro premia maggiormente

in termini di opportunità di carriera e di

retribuzione, nonché quelle di cui l'Italia

ha più bisogno per crescere. Stem infatti

è l'acronimo di Science Technology

Economics and Mathematics, aree nelle

quali la percentuale di laureate è inferiore

al 30%. Lo sviluppo economico trainato

dall'Industria e dalla tecnologia produce

di per sé stesso maggiore parità di

genere. Mentre, senza crescita saremo

costretti a tagliare fra qualche anno (o

prima) proprio il welfare, e quindi i

sostegni alle donne che lavorano.

Parlando da madre, invece, penso che la

responsabilità dei genitori sia innegabile:

per una società più equa dobbiamo

impegnarci nell'educazione dei nostri figli

trasmettendo loro il valore del rispetto.

Alle nostre figlie dobbiamo radicare il

principio di non farsi mai prevaricare in

nessun modo, mentre ai maschi

basterebbe spiegare che le loro madri

sono femmine, che hanno dato loro,

insieme alla vita, tutto l'amore possibile.

Che dovrà essere ricambiato agendo

sempre nel rispetto di ogni donna che

incontreranno nella vita. Quello che

ripeto sempre ai miei figli maschi è che

mi darebbero un dolore immenso se

sapessi non si fossero comportati da

gentleman. Non è davvero possibile

leggere ancora oggi di casi di

femminicidio.

Cosa vedi nel tuo futuro?

Nel mio futuro continuerò a vedere la

proiezione del mio passato, ovvero

vivere intensamente il presente. Sono

un'ottimista di natura ma per svolgere il

mio lavoro faccio spesso iniezioni di

realismo. Guardo quindi al futuro con la

speranza che ci riservi cose buone,

convinta che solo l'impegno di ogni

giorno, possa dare aiuto al fato. Mi piace

pensare, forse anche illudermi un po',

che ciò che con Antonio, mio marito,

portiamo avanti da sempre, sia per i miei

figli il loro “per aspera ad astra”, ovvero

che superando le asperità della vita,

possano anche loro raggiungere le stelle.

Cristiana Pagni

Mail: cristiana.pagni@sitepitalia.it

www.sitepitalia.it Nella foto: Cristiana Pagni con i figli Niccoló e Simone


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Nella foto: Cristiana Pagni con una parte del team Seafuture - Gianmaria e Laura


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CHI SIAMO

FONDATA NEL 1975 DALL'ATTUALE PRESIDENTE LUIGI PAGNI, SUCCESSIVAMENTE

AFFIANCATO DALLA FIGLIA CRISTIANA E SUO GENERO ANTONIO FURIO, SITEP ITALIA

È DIVENUTA UNA REALTÀ AFFERMATA NEL MONDO DEI SISTEMI PER LA DIFESA

NAVALE MILITARE, PRESENTE SUI VARI MERCATI NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NATA

COME AZIENDA MANIFATTURIERA FORNITRICE DI APPARECCHIATURE PER LA

NAVIGAZIONE E COMUNICAZIONE NAVALE MILITARE, OGGI SITEP ITALIA

RAPPRESENTA UN PARTNER STRATEGICO DELLE MARINE MILITARI DI DIVERSI PAESI.

CON HEADQUARTER ALL'INTERNO DELL'ARSENALE MILITARE MARITTIMO DELLA

SPEZIA, L'AZIENDA HA CONTINUAMENTE INVESTITO NELLE ATTIVITÀ DI R&D E DI

FORMAZIONE DEL PERSONALE, RAPPRESENTANDO L'UNICA REALTÀ PRESENTE SUL

MERCATO MILITARE NAZIONALE, CON UN PROPRIO CATALOGO PRODOTTI IN

SETTORI QUALI NAVIGAZIONE (GPS MULTI-CONSTELLATION GNSS), COMUNICAZIONE

(ANTENNE UHF E INFRASTRUTTURE 5G) E SICUREZZA (SISTEMA MASS).

SITEP ITALIA HA INIZIATO UN PROCESSO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE SIN DAI PRIMI

ANNI '90, COSTITUENDO UNA RETE COMMERCIALE AL DI LÀ DEI CONFINI

TERRITORIALI, CREANDO UN NETWORK STRATEGICO DI RELAZIONI SOLIDE ED

EFFICACI CON NUOVI PARTNER E CLIENTI.L'AZIENDA, ESPORTANDO, HA

ACCRESCIUTO IL PROPRIO BUSINESS CONQUISTANDO NUOVE QUOTE DI MERCATO,

PASSANDO DALL'AMERICA ALL'ASIA MERIDIONALE, DAI PAESI BALCANI, PASSANDO

PER IL NORD EUROPA, FINO AL CONTINENTE AUSTRALIANO, DOVE HA RAFFORZATO

LA SUA PRESENZA ATTRAVERSO LA SITEP AUSTRALIA LTD.

INGEGNERIA

La Società, attraverso personale tecnico altamente qualificato, progetta e sviluppa prodotti in base alle

specifiche esigenze del cliente svolgendo le seguenti attività:

Progettazione di circuiti elettronici analogici e digitali;

Sviluppo Software e Firmware su Hardware Sitep o su piattaforme commerciali;

Progettazione meccanica del prodotto;

Integrazione del sistema Sitep con le esigenze dei sistemi esterni.

FABBRICAZIONE E COLLAUDO

Il reparto produzione di Sitep Italia realizza prodotti capaci di soddisfare i più elevati standard civili e militari di

settore. L'azienda dispone delle strutture necessarie per eseguire test di collaudo su tutta la gamma di

produzione.

SERVIZI

L'azienda offre supporto sul campo ai propri clienti locali ed esteri svolgendo le seguenti attività:

Installazione del prodotto;

Prove di accettazione sia in porto che in mare;

Assistenza sul campo effettuata direttamente dal personale aziendale abilitato;

Assistenza logistica integrata e manutenzione durante il periodo di garanzia del prodotto.

SUPPORTO LOGISTICO INTEGRATO

La Società, attraverso il proprio personale tecnico specializzato, garantisce il supporto logistico integrato

nell'ambito del progetto principale, fornendo il miglior supporto del sistema.

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Daria Illy

Inclusion Designer General manager. Shareholder BOD member Gruppo

Illy e Illycaffe' spa, International Wellneing Industry Talent Advisor.

Barbara Cavaleri

Direttore Finance Vodafone Italia - membro del supervisory board di

Vantage Towers


Stefania Fabiano

Alessandra Carra

General Manager

L' Oreal Italia

- Divisione

Cosmétique Active

Amministratrice delegata del gruppo Feltrinelli


ROBERTA

TORRESAN

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I'M

“ ”

Wedding Planner & Designer


ROBERTA TORRESAN

È UNA DESTINATION

WEDDING PLANNER

E DESIGNER CHE

LAVORA NELLE PIÙ

FAMOSE ED

ESCLUSIVE

LOCATION PER

MATRIMONI DI

ROMA E DI

LOCALITÀ

PRESTIGIOSE IN

TOSCANA,

COSTIERA

AMALFITANA E

PORTOFINO, PER

CITARNE ALCUNE.

Organizza matrimoni per

clienti molto esigenti che

provengono da tutto il mondo

e che scelgono le bellezze

dell'Italia per il loro "grande

giorno".

Roberta ha fatto il grande salto ormai più di 10 anni fa,

lasciando la sua carriera manageriale per poter

rincorrere il suo sogno: organizzare matrimoni mettendo

in gioco tutto il suo spirito imprenditoriale e la sua

passione creativa. Non è un caso quindi che si sia fatta

largo in breve tempo in un mercato molto competitivo,

proprio grazie alla sua energia e al suo approccio

" business oriented". Negli anni Roberta ha infatti

creato una vera azienda, con uno staff strutturato e

specializzato, con il quale riesce a gestire anche gli

eventi più complessi nei luoghi più belli d'Italia "Negli

anni ho sempre cercato di lavorare in primo luogo su

me stessa, sulle mie competenze imprenditoriali ancora

prima che su quelle tecniche - ci dice Roberta - ho dato

la precedenza all'attenzione al cliente, all'esperienza

che sarei riuscita a far vivere agli sposi e ai loro ospiti.

Non è stato facile farsi largo in un mercato molto

competitivo e molto chiuso come quello dei matrimoni,

ma i risultati abbinati al mio approccio "Marketing

Oriented" mi hanno permesso di farmi largo in un tempo

relativamente breve. Questo però non mi ha mai fatto

dimenticare quanto dovessi continuare a puntare sulla

mia formazione e sull'obiettivo di dovermi migliorare

continuamente. Il passo successivo è stato quello della

formazione rivolta alle Aspiranti Wedding Planners. Sì

perchè quando mi sono accorta di essere l'unica a

lavorare con un Metodo Imprenditoriale, e che questo

mi stava portando risultarti importanti, ho anche

compreso che potevo essere d'aiuto a tante altre

persone che invece faticano ad emergere in questo

settore, nonostante le tante opportunità. La fondazione

di Wedding Planners Pro è passata infatti dalla

creazione di una Community on line che voleva

rispondere a dubbi, domande e difficoltà di tante

wedding planners smarrite e incapaci di trovare risposte

adeguate al loro bisogno di trovare la giusta strada

verso i loro sogni". Il rapido successo della community

ha contribuito alla crescita incredibile di quella che ora è

riconosciuta da tutti come la 1° Wedding Business

School in Italia. Il corso principale è ormai il "corso

numero uno" per tutte le aspiranti Wedding Planner e

sta per diventare un libro. "I nostri Focus sono seminari

per approfondire temi specifici e per specializzarsi

sempre di più - ci spiega Roberta Torresan - Il Master

per Wedding Planner è un percorso formativo avanzato

della durata di 24 mesi, lanciato nella sua prima

edizione solo un anno fà e già richiestissimo da chi

ormai vede la nostra scuola come un vero punto di

riferimento nel settore. Chiaramente la volontà di essere

innovativi e di guidare il cambiamento, non ci ha fatto

trascurare il web, dove in pieno lockdown abbiamo

lanciato la nostra piattaforma di corsi on line, ancora

molto attiva grazie anche alla creazione del nostro

Wedding Planners Club . Tutta questa offerta di

PARTENDO DA

ROMA, ROBERTA

TORRESAN È

DIVENTATA UNA

AMBASCIATRICE

DELL'ITALIAN

WEDDING NEL

MONDO,

CONTRIBUENDO

A PROMUOVERE

IL NOSTRO PAESE

PRESSO TANTE

COPPIE DI SPOSI

CHE

RAPPRESENTANO

UN VOLANO

IMPORTANTE

PER LA NOSTRA

ECONOMIA.

formazione ricchissima di contenuti ha però un solo

grande obiettivo: Far crescere l'intero settore del

wedding planner, attraverso la crescita personale e

professionale di ciascuna wedding planner. E' lo stesso

principio che ispira il mio lavoro, dato che da

ambasciatrice dei matrimoni in Italia per coppie che

provengono dall'estero, quest'anno per la prima volta

sono stata chiamata all'estero da una coppia francese,

a Montecarlo, per la precisione. Sono convinta che nulla

sia stato scritto in modo indelebile in questo settore -

conclude Roberta - e se vogliamo migliorarci dobbiamo

studiare, innovare e creare."

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L'Italia si

aggiudica anche il

premio come

“ Best

Wedding Planner”

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Roberta Torresan una imprenditrice

del settore del matrimonio,la sua

mission è prendersi cura di “ storie” di

“ sogni”e di “ persone”. Ai suoi corsi (in

presenza ed on-line) vi svelerà tutti i

segreti e le tecniche per creare,

comunicare e gestire un personal

brand di successo, nel mondo del

m a t r i m o n i o

Nelle foto: Roberta Torresan

agli ELLE

International

Bridal Awards

2021 con Roberta

Torresan.

E' proprio l'anno dell'Italia.

Dopo i tanti successi in campo sportivo e artistico, dalla nazionale di calcio agli Europei, fino agli ori olimpici e all' Eurovision

dei Maneskin, un'altra italiana si aggiudica un prestigioso ed ambitissimo riconoscimento internazionale.

Roberta Torresan, wedding planner e designer romana, ha infatti vinto il premio Best Wedding Planner nel corso della

cerimonia di premiazione degli ELLE International Bridal Awards, in collaborazione con Barcellona Bridal Fashion

Week. Roberta Torresan è ormai un nome molto apprezzato nel panorama del wedding in Italia e all'estero, una vera

ambasciatrice del destination wedding e un importante punto di riferimento per i più esigenti sposi internazionali che

scelgono l'Italia per festeggiare il loro matrimonio. Il premio è giunto al termine di una selezione curata da una giuria

internazionale composta dalle redazioni di ELLE Italia, Germania, Spagna, Turchia, Giappone e Honk Kong.

Roberta lavora in tutta Italia, da Roma alla Costiera Amalfitana, fino a Portofino e alla Toscana, per citare alcune delle

destinazioni preferite dai suoi Sposi. L'eleganza dei suoi matrimoni e la Professionalità del suo metodo di lavoro

rappresentano un mix tra l' Italian Style e gli standard di qualità ricercati dai clienti internazionali sempre alla ricerca del

meglio.


Ph: Roberto Marchionne

events

Best Wedding Planner

2021


Il

sogno

DI SILVIO BERLUSCONI

DI COSTRUIRE INSIEME

UN PAESE MODERNO,

LIBERO, ATTRATTIVO,

A MISURA DI CITTADINO

E IMPRESA MI CONVINSE

SUBITO.

Fu come essere protagonisti di una vera rivoluzione, e non solo comunicativa,

tutta politica! Da allora, con entusiasmo e tanta voglia di cambiare l'Italia,mi sono

sempre trovata a casa in Forza Italia, che mi ha permesso di esprimermi in libertà,

mi ha ripagato degli sforzi di quasi 18 anni di militanza e mi ha fatto conoscere

persone appassionate e competenti.

On. ERICA

MAZZETTI

DEPUTATA DELLA REPUBBLICA ITALIANA PER FORZA ITALIA

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Parallelamente all'attività professionale, perché Berlusconi ci ha sempre detto di costruirci una professione per

non dipendere dalla politica e così ho fatto con il mio studio professionale tecnico, che con notevole sacrificio

tutt'ora porto avanti per la mia passione e caparbietà, e con l'aiuto costante dei miei familiari che non fanno

mai mancare l'aiuto. Contemporaneamente decisi di impegnarmi attivamente anche in politica e nella società

civile, che per me sono la stessa cosa, e ho avuto l'onore di ricoprire diversi ruoli, in Forza Italia e nelle

amministrazioni: sono stata anche candidata sindaco nel mio comune, Vernio, in Provincia di Prato, dove per

10 anni ho fatto un'opposizione appassionata anche se rigida e costruttiva con rispetto per l'istituzione. È la

riprova che le donne meritevoli nel Centrodestra possono avere opportunità, a tutti i livelli, in Italia e in Europa.

È successo a me, succede regolarmente in Italia e in Europa: il Partito Popolare esprime tre donne alla guida

di tre istituzioni europee, mai come ora decisive. Ma la questione di genere viene sempre, necessariamente

dopo il merito: il curriculum, le capacità, l'esperienza, le giuste differenze che distinguono l'uomo dalla donna.

Anche perché io non ci starei mai a essere “messa lì”, né tante altre, come i nostri Ministri, protagonisti nel

cammino di riforme del governo Draghi. Siamo state spesso vittime noi donne di Forza Italia di una campagna

di discredito che non rende giustizia alla realtà eaciòchestiamofacendo con dignità e professionalità,

abbinata giustamente alla cura dell'estetica e dell'eleganza , ma se abbiamo la pazienza di aspettare i fatti ci

danno ragione: Gelmini e Carfagna , ne sono la prova , hanno entrambe due compiti delicatissimi: i rapporti

con le regioni e tra le regioni e lo Stato, mentre l'altra sta lavorando al rilancio del Sud grazie alle infrastrutture

finanziate dal Pnrr. Da parte mia lavoro quotidianamente sui problemi eitemiconcretievitando ogni tipo di

polemica o contrapposizione ideologica: aziende, ciclo dei rifiuti, infrastrutture e lavori pubblici, strategiche e

ancora energia senza trascurare la vita reale con il continuo ascolto della gente del mio territorio. Donna in

politica non è solo diversità, è concretezza sta solo a noi credere in quello che facciamo e vogliamo per

realizzarlo.

IN QUESTI ANNI, IL SETTORE

DELL'EDILIZIA E DELLE

COSTRUZIONI È STATO UNO

DEI CUORI DEL MIO IMPEGNO

PARLAMENTARE E DA MOLTI MI

VIENE RICONOSCIUTO.

Non poteva essere altrimenti perché ha contraddistinto tutta la mia vita professionale. Mi sono formata come

geometra, una professione che meriterebbe maggior attenzione dai giovani. Fin da subito, grazie al mio

lavoro, mi sono resa indipendente e negli anni ho costruito un mio studio professionale a Prato. La mia

esperienza mi ha portato a conoscere dall'interno i problemi del settore e le necessità delle imprese.

Innanzitutto, semplificazione: un rapporto più sereno, semplice, veloce con la Pubblica Amministrazione, che

abbiamo facilitato, per esempio, con il rafforzamento dell'istituto del silenzio assenso. Sui bonus edili ho

condotto una vera e propria battaglia e non è ancora finita perché sto valutando nuove soluzioni per il settore

dopo la stagione dei bonus. Mi sono battuta per il loro prolungamento, per la loro estensione, per

l'ampliamento della platea –ecel'hofatta–eancoraultimamenteperdifenderli da una campagna

ingiustificata e fuorviante, tutta giustizialismo che non aiuta le imprese, i professionisti eicittadini. Da liberale

convinta, in condizioni normali non sarei favorevole al sistema dei bonus, ma in queste condizioni eccezionali,

dovute in parte alla pandemia ma anche alla coda della crisi del 2007 che ha danneggiato il settore, era

necessario un intervento straordinario, uno shock positivo, che ha funzionato.

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I bonus sono stati un grande investimento da parte dello Stato ma hanno permesso di contribuire all'efficientamento

energetico, altrimenti tutto sulle spalle dei cittadini, e hanno rilancio il settore stagnante da oltre dieci anni e di

conseguenza tutta l'economia nazionale. I numeri danno ragione a noi e affossano i detrattori. Adesso, in vista di

quella che sarà una stagione senza bonus o comunque con bonus ridimensionati, dobbiamo iniziare a programmare

il futuro del settore, che dev'essere sempre accompagnato e seguito visto che trainante per tutta l'economia

nazionale. È l'obiettivo che mi sono posta per questi mesi perché non si può sempre inseguire gli eventi ma

programmare.

LA CRISI ENERGETICA CHE

STIAMO VIVENDO ORAMAI DA

MESI È EPOCALE COME ESPOSTO

IN UNA MIA INTERROGAZIONE

URGENTE PER SOLLECITARE

L'ESECUTIVO. È UNA

RISTRUTTURAZIONE DELLE BASI

ENERGETICHE DEL PAESE.

Senza una nuova politica energetica può decretare la fine di un modello italiano di sviluppo industriale e non

possiamo permettercelo. Il governo Draghi ha preso in mano la situazione e ha fatto un decreto che in questi giorni

è stato affidato all'esame della Camera dei deputati e dell'VIII Commissione di cui faccio parte. Fino ad oggi,

sbagliando, non ci siamo mai posti il problema e anzi, quando qualcuno come Berlusconi e tutti noi forzisti, ha

proposto di allargare il ventaglio delle fonti c'è stata un'opposizione ideologica e non scientifica. Siamo vittime delle

contingenze e dei nostri errori strategici: la scelta scellerata di affidare un paese complesso come il nostro alle

dipendenze estere e a una monocoltura energetica che, di fatto, ci hanno tolto libertà di azione. Oggi paghiamo

quegli errori, ai quali si sono sommati quelli della stagione di Greta e degli altri populisti che siedono anche nel

parlamento italiano, che a sua volta ha prosperato tra i vari comitati e comitatini del no a tutto sempre e spesso

manipolati da una parte specifica della politica che naturalmente non è la mia. Per parlare di ambiente, come di

edilizia, come di qualunque altro ambito della vita politica, ci vogliono pragmatismo, concretezza e conoscenza. Con

il governo Draghi e anche con il suo Ministro Cingolani stiamo recuperando ma dobbiamo essere onesti e dire che ci

vorrà tempo. Sono state prese delle contromisure urgenti contro i continui e nuovi rincari nei vari decreti, tra cui

l'ultimo ma non possono sopperire a tutto e in tempi stretti. Questa necessità pone le basi per una nuova politica

energetica che deve basarsi espressamente sul principio di neutralità tecnologica: tutte le tecnologie servono, come

il nucleare di nuova generazione, che niente ha a che vedere con quello dei due referendum e di Cernobyl, e così

anche le rinnovabili o quelle ancora in fase di sviluppo e sperimentazione, senza dimenticare soprattutto per le zone

produttive i termovalorizzatori che bruciano l'ultima frazione non riciclabile dei rifiuti producendo energia, tutte

tecnologie a bassa o nulla emissione di CO2.

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“ ”

Il mix energetico, ampiamente diversificato e il più possibile

inclusivo e ancora aggiornato periodicamente, è l'unica strada da

percorrere in un mondo dove le crisi sono sempre di più all'ordine del

giorno. Il mio impegno in parlamento e sul territorio sarà assiduo affinché

si vada verso una nuova “stagione energetica” che permetta al Paese di

essere indipendente e di crescere.

Erica Mazzetti


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CHI SONO

Sono nata in una bellissima città di provincia, Ascoli Piceno, ho studiato

Scienze Politiche alla Luiss a Roma e ho iniziato subito il mio percorso in

azienda, prima in Telecom, poi Alitalia, Indesit, Cirfood e Fileni. Ho

sviluppato la mia carriera in ambito Risorse Umane (definizione ancora molto

usata ma in cui non mi ritrovo, è molto più appropriata la parola persone) eho

acquisito competenze allargate nei diversi campi, selezione, formazione,

sviluppo, comunicazione interna, employer branding, organizzazione, costo del

lavoro, relazioni industriali, compensation. Ho coronato il sogno di diventare

I'M

“Chief Human

Direttore HR in Cirfood e ora lo sono da inizio 2021 in Fileni.

Resources Officer Fileni”

MONINI

STEFANIA


Ho una figlia di quasi 11 anni, fonte inesauribile di stimoli, anche

professionali. Sulla bomboniera della sua Comunione ha fatto

scrivere una frase di Leonardo da Vinci: “Saper ascoltare significa

possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri”. La uso spesso

nei miei speech. Mi piace andare in montagna, soprattutto

d'inverno per praticare lo sci. La mia più grande passione è la

lettura: leggo romanzi, ma anche libri che mi arricchiscono

professionalmente. Il mio sogno nel cassetto è diventare scrittrice.

Non escludo si possa avverare, in fondo Camilleri ha avuto

successo dopo i 70 anni, ho ancora tempo.

ESSERE DONNA

Sono la seconda figlia femmina, mio padre si aspettava un

maschio. Forse per questo non mi ha mai proposto modelli

femminili, il messaggio che mi arrivava da lui era che dovevo

essere indipendente e costruirmi da sola la mia identità,

esprimendo i miei talenti. Questo mi ha molto avvantaggiato, non

mi sono mai sentita in difficoltà in ambienti prevalentemente

maschili. Anzi, il fatto di essere donna ha costituito per me un

vantaggio nel mio percorso, ad esempio in Cirfood sono stata

scelta perché la ricerca era diretta solo a donne, in quanto

l'azienda ci teneva a incrementare il numero di donne in posizioni

apicali. Anche in Fileni mi sento apprezzata per capacità che

vengono riconosciute soprattutto alle donne, il multitasking, la

sensibilità e l'attenzione verso le persone, la capacità di “vedere

oltre” il mero fatto, cogliendo elementi non immediatamente

evidenti, l'equilibrio emotivo necessario a tenere la barra dritta

nelle complesse dinamiche di relazione dell'impresa.

ESSERE MADRE

Ho vissuto molto tardi l'esperienza della maternità, non pensavo

fosse così arricchente. Mi è capitato, nel mio ruolo, di percepire

da giovani donne che avevo inserito in percorsi di crescita, la loro

perplessità in merito alla maternità: stavano decidendo di

posticipare la scelta di fare un figlio temendo di rallentare la loro

carriera. Una di loro mi disse: “Io ho in programma di fare un

figlio, lo dico per trasparenza perché magari per questo

deciderete di tenermi fuori dal progetto destinato ai talenti”. La

mia risposta fu: “Fare un figlio, come dice il libro .La maternità è

un master,rafforza enormemente le capacità manageriali, per cui

a maggior ragione sei dentro il progetto”.

LA SFIDA PROFESSIONALE

Io ho la fortuna di vivere in un'azienda che ha una mission

straordinaria, è una realtà imprenditoriale responsabile che vuole

creare bellezza e prosperità per il nostro territorio e le nostre

comunità, nel pieno rispetto dell'ambiente, delle persone, degli

animali. Per me lavorare in Fileni significa contribuire a questa

mission: Fileni non vende solo dei beni, ma esprime una sua

visione del mondo e cerca di realizzarla con tenacia. A mio parere

le donne hanno una straordinaria capacità di vedere oltre, di

arricchire di sensibilità e senso le scelte strategiche, di dare

all'etica un significato nell'agire quotidiano. Il vero successo è e

sarà sempre di più delle imprese che non scendono a

compromessi sulla loro visione del mondo, che sanno, come

Fileni, rendere compatibile il profitto con la generazione di valore,

in un'ottica di lungo termine e di profondo rispetto per l'ambiente

in cui operano. Le donne in questo hanno una marcia in più.

In Fileni ho la possibilità di contribuire al percorso evolutivo della Nella foto: Stefania con la figlia Irene


Filiera, attraverso tante iniziative: progetti per i

giovani, con una più intensa collaborazione con

scuole e università, percorsi di formazione e sviluppo

per i nostri dipendenti, per favorire il rafforzamento di

una leadership che interpreti appieno i nostri valori,

che sono la trasparenza, il rispetto, il coraggio. E

inoltre progetti che favoriscano il benessere dei

nostri operai, che appartengono a tante etnie diverse

e hanno contribuito al ripopolamento dei piccoli

paesi della zona.

IL SUCCESSO

Le mie più grandi soddisfazioni nel lavoro sono

legate alla crescita delle persone, o comunque al

loro benessere. Ho costruito percorsi di sviluppo per

dei giovani di talento, li ho visti evolvere e coprire

posizioni di sempre maggiore responsabilità e

generare grande valore per l'impresa. Sui giovani

bisogna rischiare, dare loro responsabilità più ampie

del loro ruolo, esporle, dare loro visibilità, gestirli in

modo attento. E ricevere da loro feedback, a volte

scomodi, anche per monitorarne il livello di

motivazione, per anticiparne i bisogni e soddisfarli.

Dare loro dei segnali inaspettati di fiducia, o

attenzioni non usuali anche rispetto alla loro vita

privata consente di tenerne alta la motivazione.

Altre volte sono riuscita con delle job rotation

geografiche a ricongiungere dei nuclei familiari o a

supportare persone che stavano vivendo dei

momenti difficili, ad esempio per la malattia di un

familiare. Le aziende devono essere sensibili alle

problematiche personali, chi si occupa di persone

non può prescindere dagli equilibri complessivi della

vita di ciascuno.

LE DOTI DI UN

DIRETTORE HR

La prima dote è la “ centralità”, l'essere in equilibrio,

consapevoli di se stesse, della propria forza. Io non

mi sono mai sentita in difficoltà perché ero una

donna in ambienti maschili. Il peggior nemico è

cercare di scopiazzare lo stile manageriale di alcuni

uomini, che pensano che essere leader significhi

affermarsi con veemenza, a volte brutalità, avere

sempre ragione, prevalere sugli altri, vincere tutte le

battaglie. Il vero leader sa ascoltare, è pacato, sa

guardare oltre e trovare soluzioni in cui tutti si

sentano a bordo e mai sconfitti, ha molto senso

dell'umorismo, vera arma per gestire con equilibrio

alcune situazioni aziendali a volte surreali.

CONSIGLI PER GIOVANI

DONNE HR

La passione per il lavoro, la competenza, l'umiltà, il

coraggio e l'ironia sono il bagaglio essenziale con cui

si sconfigge qualsiasi tentativo di discriminazione. E

se l'ambiente organizzativo non è in sintonia con i

suoi valori, che cambi senza esitazione.

ESSERE HR IN FILENI –

LE SFIDE

Ci sono tante sfide da vincere nei

prossimi mesi e anni. Una è

l'integrazione delle diverse parti della

Filiera, anche delle aziende

recentemente acquisite. Una Filiera è

una realtà organizzativa molto

complessa, sul versante

professionale ci sono mestieri molto

diversi, alcuni difficilmente reperibili

sul mercato, ad esempio dell'area

Allevamenti; è necessario costruire le

professionalità dall'interno, partendo

dai giovani, affiancandoli a chi ha il

know-how consolidato, e progettare

processi di knowledge sharing che

favoriscano il passaggio di

competenze dai senior ai junior. Altra

grande sfida è l'evoluzione culturale

che deve necessariamente

supportare un processo di crescita

dell'impresa, crescita che comporta

una organizzazione da affinare

costantemente, come pure

l'introduzione di processi, procedure

e sistemi più aderenti alle nuove

esigenze. In una realtà in cui le

competenze professionali sono molto

elevate sussiste legittimamente un

grande orgoglio per il possesso del

know how, per cui approcci nuovi

vanno integrati con la giusta

gradualità e intensità, senza strappi,

con grande rispetto.

Fabio


www.dimagazine.it

Nella foto: Stefania con il marito Fabio

www.dimagazine.it


www.dimagazine.it

rene

Stefania


HUMAN CAPITAL FILENI

Una comunità di persone con una mission condivisa.

“ Fileni le persone sono il patrimonio

principale dell'organizzazione

E' grazie al lavoro di squadra che si può far avverare una

“vision” e raggiungere grandi obiettivi a lungo termine. Ogni aspetto

dell'attività di una azienda è determinata dalla competenza, dalla

motivazione e dall'efficienza generale della sua organizzazione umana: in

declinato sotto il profilo della qualità, quantità, adeguatezza, potenzialità,

competenze, professionalità.

Monini



LEADERSHIP

FEMMINILE

2022

Ciò che Dio

non può più fare,

una donna,

a volte, lo può fare ...

scriveva Pennac. L'emancipazione femminile in Italia nel mondo del lavoro ha fatto passi da gigante. Conciliare

lavoro e carriera si può! Anche grazie alle moderne tecnologie tutto questo non è più un'utopia, e solide realtà

aziendali come le donne che vi

presentiamo che sono il concreto

esempio. C'è bisogno di una nuova

alleanza tra uomini e donne, non una

Mirandola Cristina

Lapresa Maria Luisa

Monica Ravanini

Erika Tassarolo

Tatiana Campolucci

prevaricazione o un'inversione di

ruoli, ma una convivenza di modi di

pensare e di vedere le cose: è

necessario che anche le donne

possano ricoprire ruoli di potere e

decisionali, che molto spesso sono

ricoperti da uomini. Deve esserci

pluralità di pensiero per il benessere

comune, altrimenti il risultato è un

impoverimento culturale, una

limitazione delle possibili visioni. A

causa della mancanza di questo

sguardo femminile nella società

abbiamo perso la capacità di

riconoscere il prendersi cura degli altri come un valore; le donne possono aiutare a riportare al centro delle

dinamiche sociali questa dimensione. Il femminismo non deve ispirarsi a imitare il ruolo maschile, le donne non

devono aspirare ad assomigliare agli uomini per emanciparsi, sarebbe come confermare lo status quo. È

fondamentale, invece, riuscire ad affermarsi come donne con tutte le proprie peculiarità, dando valore alla diversità

ed andando oltre gli stereotipi del femminile. Per poter permettere sistemi diversi e inclusivi serve dare spazio e

opportunità ai pensieri delle donne, riconoscerne l'impulso innovativo, dargli dignità e aver la capacità di mettere in

discussione ciò che è sempre stato normalità e certezza. L'indifferenza non è neutrale: se davanti a qualcosa che

nasce non si prende posizione, si sta, in qualche modo, rallentandone il compimento, opponendosi passivamente.

Tocca agli uomini fare un passo in più, imparare ad accogliere, accettare e supportare una visione del

mondo e della società che comprenda anche quella femminile.

Valeriana Mariani

www.dimagazine.it37

TOPWOMEN


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CRISTINA

MIRANDOLA

LIFE & HAPPINESS COACH

Accompagno le persone a

trovare la felicità

A trovare il proprio sorriso e vederle felici è la cosa che più mi fa star

bene, ed è il motivo per il quale metto tutto il mio impegno nel mio lavoro.

Non smettere mai di cercare di raggiungere la tua auto-realizzazione, la tua

felicità e anche se il cammino ti porta per strade inaspettate, non perdere

la via, trova la tua meta e mantieni la rotta.

Sono Cristina Mirandola Life & Happiness Coach e

soffro di una brutta malattia: l'empatia. Ecco, anche

perché faccio questo lavoro. In questo ho trovato

l'espressione del mio essere.

Nel corso della mia vita, mi sono sentita ignorata, messa in

secondo piano, presa in giro, bullizzata, le mie richieste di

aiuto si perdevano nel limbo dell'indifferenza altrui,

camminavo a testa bassa senza guardare in faccia nessuno.

Forse avevo paura di inciampare e cadere nuovamente. La

mia onestà e dignità mi hanno fatto perdere posti di lavoro e

pseudo benefit; ho visto persone trattate male da prepotenti

che abusavano del loro potere. Ho visto soffrire persone che

non sapevano reagire a quanto gli succedeva, ho visto occhi

piangere, ho visto occhi tristi senza luce né vita, ho visto

persone obbedire ciecamente a ordini assurdi, obbedire a

manipolatori opportunisti e potrei continuare all'infinito. Ed io

davanti a tutto questo cosa facevo? Semplicemente andavo

oltre, alludendo la scusa che non potevo fare nulla, che

quella era la vita. I tempi non sono cambiati, ma ora non

vado più oltre, ora so cosa fare! Non pensare che io abbia

avuto una vita triste, fatta di mille problemi, non è così. Sono

stata invece molto amata e fortunata nella mia vita. Io sono

la quarta generazione che vive nella “casa di famiglia”. La

storia che celano queste mura, l'ho vissuta dai racconti dei

miei genitori, non avendo avuto la possibilità di conoscere i

mie nonni. Ho bisnonni che provengono da famiglie

benestanti, dove anche loro come molti altri, hanno subito il

contraccolpo della guerra. Ho nonni truffati che hanno perso


la loro azienda. Ho un bisnonno che ha perso la

vita svolgendo il suo lavoro. Ho un nonno che ha

visto sua figlia per la prima volta dopo 5 anni di

guerre e prigionia nelle miniere in Germania. Ho

nonne che hanno lavorato la terra per mantenere i

propri figli e mariti in guerra. Nonne che hanno

ospitato e nascosto gli “sfollati” e gli ebrei durante

la guerra, che hanno ospitato persone dando loro

un posto dove lavorare, dove dormire, dove

mangiare. Nonni che hanno lottato per dare un

futuro ai loro figli.

La domanda che mi pongo è: ma con questi

esempi cosa mai sarei potuta diventare nella vita?

I miei genitori erano floricoltori e fioristi. Con il loro

lavoro hanno cresciuto me e mio fratello senza

farci mancare nulla. Mi hanno insegnato l'amore

ed il rispetto per la natura. Da piccola, passavo ore

nelle serre a parlare con le piante. Questa mia

indole ha trovato la sua strada e a novembre mi

sono certificata come Formatrice in

NatureTherapy®. Ho fatto un accordo con una

partner di eccezione: Madre Natura e così ora

propongo Sessioni di Coaching ed attività

particolari svolte tra la Natura.

Avrei molto e molto altro ancora da raccontare

sulla mia famiglia, ma non voglio tediarti. Ti ho

raccontato questo, perché penso che la storia di

ognuno di noi crei la persona che è nel momento

in cui la conosciamo, le mie credenze ed i miei

valori contribuiscono a fare di me quello che sono

oggi. La mia vita, è stata un lungo cammino fatto

di esperienze, alcune belle altre un po' meno,

alcune facili altre un po' meno. Ho iniziato a

lavorare molto giovane passando da cameriera a

segretaria e molto altro. A 22 anni ho aperto la mia

prima società alla quale ne è succeduta un'altra,

che hanno fatto il loro tempo ed il loro decorso. Poi

mi sono dedicata ad altro dalla gestione di eventi

formativi all'organizzazione di eventi di

prevenzione nelle scuole e per i genitori. Dal dare

lezione di business etiquette ad insegnare teatro

ai ragazzi nei licei (cosa che sto tutt'ora facendo).

Ho fondato un'associazione teatrale tutt'ora attiva.

(Probabilmente ho dimenticato qualche

esperienza a cinquant'anni capita). Tutto questo

mio pellegrinaggio tra un lavoro e l'altro mi ha dato

la possibilità di crearmi un bagaglio, che

finalmente nel 2016, dopo la perdita di mio papà,

si è concretizzato nella consapevolezza di quale

fosse il mio posto nel mondo e così ho iniziato il

percorso per certificarmi come Life Coach e

Practitioner di Programmazione Neuro Linguistica

e Neuro Semantica, certificata dalla International

Society of Neuro-Semantics (ISNS).

Secondo alcune persone ho dovuto affrontare

molte sfide, secondo me sono state delle grandi

lezioni di vita che mi hanno permesso di arrivare

ad oggi con un lavoro che mi piace, mi gratifica e

mi fornisce la possibilità di realizzarmi come

persona. Di sentire che questo è il mio posto, che

accompagnare le persone a trovare il proprio

sorriso e vederle felici è la cosa che più mi fa star

bene, ed è il motivo per il quale metto tutto il mio

impegno nel mio lavoro. La felicità individuale mi

sta particolarmente a cuore, ecco perché mi sono

specializzata in Happiness Coach rilasciato dalla

Transformation Academy. Ho creato un percorso:

Progetto Happiness e l'ho rivolto alle donne, a tutte

quelle donne che si trovano imprigionate in una

vita dettata dalla società ma lontana dai propri

desideri. Sembra impossibile, ma essere felici è

possibile. Le mie 6 regole nel lavoro: 1)

Riservatezza. Le confidenze sono sacre. 2)

Ascolto senza giudizio. Quante volte vorremmo

una persona che ascolti i nostri segreti più profondi

ma che non ci giudichi. 3) Formazione. Conoscere

il funzionamento della nostra mente per farla

diventare la nostra miglior alleata e non la nostra

peggiore nemica. 4) Consigli. Non do consigli,

abbiamo già tutte le risposte dentro di noi, il mio

compito è aiutarti a capire quali sono le soluzioni

migliori per te. 5) Onesta. Se non posso aiutarti ti

consiglierò qualcuno che lo potrà fare. 6) Aiuto.

Aiuto solo chi vuole essere aiutato.

Sulla base di quanto ho detto, penso che sia molto

importante non mollare, non smettere mai di

cercare di raggiungere la propria autorealizzazione,

la propria felicità e anche se il

cammino ti porta per strade inaspettate, non

perdere la via, trova la tua meta e mantieni la

rotta.

Grazie di avermi letto.

Felice vita.

CristinaMirandola

Ho visto soffrire

persone che non sapevano

reagire a quanto gli succedeva,

ho visto occhi piangere, ho

visto occhi tristi senza luce né

vita, ho visto persone obbedire

ciecamente a ordini assurdi,

obbedire a manipolatori

opportunisti e potrei

continuare all'infinito.

INFO:

Cell. 393.1274658 Mail: info@cristinamirandola.it

Web: www.cristinamirandola.it

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PROFESSIONE COACH

MARIA LUISA

d'AMELY LAPRESA


Roma-Detroit

Bucarest e ritorno…

Una diplomatica La maternità diviene la palestra in cui allenare

e potenziare diverse capacità, che diventano potenti skill se

applicate nella propria sfera lavorativa: un valore aggiunto che

le aziende dovrebbero conoscere e usare, nella sua capacità

di moltiplicare competenze ed energie.

Sono nata a Roma nel 1978 da padre pugliese e madre

siciliana (ma trapiantata a Roma). Mio papà è medico

cardiologo e mia mamma professore universitario. A una

settimana di vita sono stata portata a Messina, dove ho

vissuto 18 anni e dove ho frequentato tutte le scuole. Dopo

la maturità classica, mi sono trasferita a Roma dove ho

frequentato la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss.

Laureatami a pieni voti con una tesi in Diritto

Internazionale, ho poi conseguito un Dottorato in economia

presso l'Università di Messina con una tesi in economia

internazionale ed econometria in lingua inglese sull'Aid for

Trade. Nell'aprile 2010 sono entrata al Ministero degli Affari

Esteri come Segretario di Legazione in prova, prestando

servizio prima alla Direzione Generale per il Mediterraneo e

Medio Oriente e poi alla Direzione Generale per l'Europa,

dove ho ricoperto il posto di Vicario dell'Ufficio territoriale

competente per le relazioni bilaterali con 17 Paesi del

Centro e Nord Europa, tra cui Germania e Regno Unito,

Paesi scandinavi e baltici. Nel 2013 sono stata assegnata a

prestare servizio negli Stati Uniti, in qualità di Console

d'Italia a Detroit (Michigan) e nel 2017 sono stata trasferita

presso l'Ambasciata d'Italia a Bucarest (Romania), dove ho

ricoperto nel corso dei quattro anni successivi i seguenti

incarichi: Capo dell'Ufficio Economico-Commerciale, Capo

dell'Ufficio per gli Affari culturali e sociali e Vice Capo della

Cancelleria Consolare e infine, Vice Capo Missione e Capo

della Cancelleria Consolare. Inoltre per due anni e mezzo

mi sono occupata dell'Istituto Italiano di Cultura a Bucarest.

Nell'aprile 2021, al termine degli otto anni all'estero sono

rientrata al Ministero a Roma, dove ho assunto servizio

presso il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani

(CIDU), collocato presso la Direzione Generale per gli Affari

Politici della Farnesina, dove attualmente lavoro. Parlo

inglese, francese, spagnolo, tedesco e romeno.

Appassionata di viaggi, letteratura, musica, teatro e opera

lirica, adoro cucinare anche per molti ospiti. Velista con

patente nautica vela e motore senza limiti conseguita a

Fiumicino, pratico anche il nuoto, il tennis e lo sci. Sono

mamma di due bambini gemelli, nati nel 2015.

Detroit, la Motor City

Il Consolato di Prima Classe di Detroit è competente, oltre

che per lo stato del Michigan, anche per gli altri seguenti

quattro Stati americani, che ho avuto modo di visitare più

volte durante lo svolgimento del mio incarico in qualità di

Console d'Italia: Ohio, Indiana, Tennessee e Kentucky. Il

Michigan è lo Stato dei Grandi Laghi per antonomasia, il

Tennessee è la patria della country music, il Kentucky del

bourbon e dei cavalli da corsa, con il celebre Kentucky

Derby (di qui il soprannome di “blue grass state”). Famoso

per le corse, ma di auto, è anche l'Indiana, mentre l'Ohio è,

come tutti ricorderanno, lo Stato che è stato decisivo nel

determinare il risultato del voto popolare che ha portato

all'elezione del Presidente Obama nelle elezioni

presidenziali. Piu' in particolare, Detroit, la Motor City, patria

di Motown e di Eminem (ricordiamo il suo film 8 Mile), è

una città dalle mille contraddizioni: dopo avere

sperimentato un crollo della popolazione, è caratterizzata

da redditi procapite estremamente bassi che implicano

entrate fiscali decisamente ridotte per la città, nonché da

una disoccupazione galoppante ed un tasso di omicidi ai

massimi da quasi 40 anni. In contrasto con tutto ciò, prima

e dopo la decisione di dichiarare bancarotta, sono emersi

incoraggianti segni di ripresa della città, quale il progetto di

riqualificazione del centro di Detroit lanciato da Dan Gilbert

presidente e fondatore di “Quicken Loans e seguito da altri

operatori economici privati. Detroit è anche famosa per una

serie di primati negli Stati Uniti che l'hanno resa famosa in

tutto il Paese. Spendo le ultime parole per Fiat-Chrysler e il

compianto Dott. Sergio Marchionne, che ho avuto la fortuna

di conoscere nell'aprile del 2013 e con il quale si era

istaurato un rapporto di collaborazione e di stima reciproca.

Non dimenticherò mai il nostro primo incontro al SAE di

Detroit e il suo speech in quella occasione. Era un uomo

lungimirante, con una visione eccezionale del mondo

dell'auto e non solo, e lo ricordo con grande affetto.


Bucarest, la capitale

immaginata

La capitale immaginata – L'evoluzione di Bucarest nella fase di

costruzione e consolidamento dello Stato Nazionale romeno

(1830-1940) è un saggio storico pubblicato nel 2016 e scritto

dalla Ricercatrice in Storia contemporanea dell'Università degli

Studi di Perugia, Emanuela Costantini. Essendomi occupata

dell'Istituto Italiano di Cultura di Bucarest per due anni e

mezzo, non solo ho avuto modo di conoscere e apprezzare gli

studi della Professoressa Costantini, ma anche di presentare

personalmente al pubblico la traduzione in romeno di questo

splendido lavoro sulla città di Bucarest, secondo me

fondamentale per capire questa città così affascinante, non a

caso soprannominata la piccola Parigi dei Balcani. Bellissima

città dagli evidenti contrasti storici, sociali e architettonici,

Bucarest è una città molto verde, pulita e sicura, una città in

cui ho amato vivere e lavorare e che non dimenticherò mai,

così come i miei tanti amici romeni con cui sono ancora in

stretto contatto.

Il CIDU, i Diritti Umani e le

donne in Italia

In virtù del suo mandato, il Comitato Interministeriale per i Diritti

Umani (CIDU), operativo sin dal 1978, assicura il

coordinamento di tutte le istituzioni italiane competenti in

materia di Diritti Umani, ai fini di riferire ai rispettivi organi di

monitoraggio internazionale (i.e. dello 'Human Rights

Machinery' delle Nazioni Unite; del Consiglio d'Europa; della

'Fundamental Rights Agency'-FRA dell'UE, del'OSCE ecc.)

come l'Italia si stia adeguando agli obblighi ed impegni in

materia, assunti sul piano internazionale, seguendo anche lo

stato di attuazione di specifiche Raccomandazioni formulate a

seguito di particolari esami o visite nel nostro Paese. Nel

quadro dell'ONU, il CIDU rappresenta quindi un c.d. 'National

Mechanism for Reporting and Follow-Up', nonché un istituto

che –grazie al suo efficace funzionamento- è stato già

riconosciuto come una 'best practice' internazionale dal 2019.

Nel quadro della 'Fundamental Rights Agency', il Presidente del

CIDU svolge inoltre le funzioni di Liaison Officer per l'Italia. In

particolare, in ambito onusiano, le principali attività di 'reporting

and follow-up' previste nel corso del 2021, riguardano:

a) La preparazione, attraverso specifici Gruppi di lavoro istituiti

ad hoc, di una serie di rapporti periodici per diversi Comitati

(Treaty Bodies) delle Nazioni Unite, tra cui:

- Il VI Rapporto ICESCR;

- Il VII Rapporto CAT, attraverso la risposta italiana ad una c.d.

'List of Issues';

-Il Rapporto CEDAW, attraverso la risposta italiana ad una c.d.

'List of Issues' (da consegnarsi nel marzo 2022), nonché

b) La preparazione del Rapporto di medio-termine per la

Revisione Periodica Universale (Universal Periodic Review-

UPR) del Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, a seguito del III

Ciclo di Esame UPR dell'Italia, svoltosi il 4 novembre 2019

(attività di c.d. follow-up).

La compilazione di una serie di questionari tematici

dell'OHCHR, finalizzati alla preparazione di specifici studi e/o

rapporti delle Nazioni Unite.

Il CIDU sta altresì coordinando la formulazione delle risposte

italiane in merito a diverse comunicazioni individuali davanti ai

Treaty Bodies delle Nazioni Unite che hanno emesso

specifiche Views in merito a presunte violazioni in materia di

diritti umani. In applicazione di specifiche risoluzioni e/o linee

guida dell'ONU, il CIDU svolge inoltre delle importanti attività di

promozione legate ai Piani d'Azione Nazionali (PAN) in tema di

diritti umani. In particolare, grazie ad un continuo processo di

consultazione 'multistakeholder' del CIDU, lo scorso dicembre

2020 è stato già varato il Quarto Piano Nazionale su Donne

Pace e Sicurezza (2020-2024), in attuazione della Risoluzione

del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 1325(2000) in

materia di Donne, Pace e Sicurezza, grazie al lavoro

consolidato, multistakeholder, del c.d. Open-Ended Working

Group 1325 ed, entro il prossimo dicembre 2021, dovrebbe

essere varato il Secondo Piano d'Azione Nazionale in tema di

Impresa e Diritti Umani /Business and Human Rights -BHR

(2021-2027), attraverso uno specifico Gruppo di Lavoro

(GLIDU) istituito sin dal 2016. Ogni anno, il CIDU prepara una

propria Relazione al Parlamento e svolge diverse audizioni

presso le competenti Commissioni del Senato e della Camera

dei Deputati. Inoltre, le sinergie con altre Istituzioni, nonché con

il mondo accademico, quello imprenditoriale e della società

civile vengono promosse attraverso diverse attività di 'outreach'

e comunicazione, che includono anche l'organizzazione e/o

promozione congiunta di diversi seminari, workshops ed eventi

pubblici. Sul piano della formazione, merita infatti ricordare

anche il corso in tema di Diritti Umani, dedicato ai nostri

Consiglieri di Legazione, preparato in collaborazione con la

Scuola Nazionale d'Amministrazione (SNA). Dal 2020, il CIDU

ha infine istituito un Premio CIDU per i Diritti Umani, destinato

a 'specifici Enti, Associazioni o persone fisiche che si siano

particolarmente distinte in Italia, per avere contribuito a

diffondere una maggiore conoscenza dei vari aspetti inerenti i

Diritti Umani nel nostro Paese', avvalendosi anche di un

Comitato d'Onore, ora presieduto dal Sottosegretario Della

Vedova, composto da diverse personalità, non solo istituzionali,

in rappresentanza di diverse sensibilità ed esperienze in

materia di Diritti Umani. Piu' in dettaglio, in materia di donne, si

fa presente che il 30 novembre 2020, in seduta plenaria, il

Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) ha

approvato il IV Piano d'Azione Nazionale su Donne, Pace e

Sicurezza, 2020 – 2024, alla luce del venticinquesimo

anniversario della IV Conferenza Mondiale sulle Donne di

Pechino (1995) e nel quadro del ventesimo anniversario della

Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

1325(2000). Il Piano d'Azione Nazionale su Donne, Pace e

Sicurezza è stato diffuso il 10 dicembre 2020, nella prospettiva

di celebrare, altresì, la Giornata Internazionale dei Diritti Umani.

Con un testo streamlined ed in linea peraltro con l'Agenda di

Sviluppo Sostenibile 2030, il Piano persegue 4 Obiettivi, volti a

promuovere e rafforzare: il ruolo delle donne nei processi di

pace ed in tutti i processi decisionali; la prospettiva di genere

nelle operazioni di pace; l'empowerment delle donne, la parità

di genere e la protezione dei diritti umani di donne e bambine/i

in aree di conflitto e post-conflitto; attività di comunicazione,

advocacy e formazione, a tutti i livelli, sull'Agenda Donne, Pace

e Sicurezza e le questioni connesse, accrescendo al contempo

le sinergie con la società civile per implementare efficacemente

la Risoluzione 1325(2000) e l'Agenda Donne, Pace e

Sicurezza. Come donna diplomatica, vorrei concludere

ricordando la meritoria e importante opera della DID, Donne

Italiane Diplomatiche, che dal 2001 raccoglie tra le sue iscritte

molte diplomatiche italiane e numerose dirigenti del Ministero

degli Esteri e della Cooperazione Internazionale – peraltro, in

tal senso, ricordo che abbiamo fornito specifici dati sulla

presenza delle donne in diplomazia in occasione dell'ultima

discussione relativa alla Convenzione ONU per l'Eliminazione

di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne davanti al

Comitato CEDAW delle Nazioni Unite (luglio 2017).


Maternity as a Master

Nel 2015, anno della nascita dei miei figli, mi sono imbattuta

nel libro di Andrea Vitullo e Riccarda Zezza “La maternità è

un master”, uno studio scientifico secondo me rivoluzionario,

che ha cambiato completamente la visione del rapporto tra

vita professionale e maternità e che consiglio a tutte le

mamme che lavorano. Ribaltando la teoria della “scarsità di

ruoli”, secondo la quale non possiamo svolgere bene più di

una professione alla volta, la maternità diviene la palestra in

cui allenare e potenziare diverse capacità, che diventano

potenti skill se applicate nella propria sfera lavorativa.

“Perché la maternità è un valore aggiunto che le aziende

dovrebbero conoscere e usare, nella sua capacità di

moltiplicare competenze ed energie”. Ribaltare sul lavoro

diviene una qualità strategica, che sul CV chiamiamo

problem solving, managerialità, capacità di improvvisazione,

saper delegare, saper improvvisare, gestione consapevole

delle proprie risorse. Gli autori utilizzano un nuovo termine

per definire la più importante tra le risorse a disposizione di

una neo mamma: la transilienza, “una metacompetenza che

permette alle conoscenze e alle energie di fluire da una

parte all'altra della vita”. E' uno studio questo che smantella

gli stereotipi e toglie fondamento ai pregiudizi che da

sempre, penalizzano la donna in ambito lavorativo. Un libro

che dovrebbero leggere tutte le mamme per ritrovare fiducia

in sé stesse, ma anche tutte le donne che desiderano un

figlio ma che aspettano perché prima vorrebbero fare

carriera.

Maria Luisa Lapresa

Nelle foto: Maria Luisa Lapresa

La Transilienza ha un fascino

nel suo aspetto filosofico e come

nuova frontiera dell'intelletto ma per

essere veramente recepita e messa in

pratica,deve diventare una qualità del

nostro sguardo, una consapevolezza

profonda, dove noi stessi siamo

"transilienza", in una mimesi che

tocca l'anima.

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PROFESSIONE COACH

MONICA

RAVANINI

ravanini.monica@gmail.com

MOTIVAZIONE

IN CLASSE

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L'educazione e l'insegnamento sono di primaria importanza nella

nostra società; su di essi è necessario concentrare le energie delle

persone, della comunità e delle istituzioni. Il passaggio fra il

secondo e il terzo millennio si gioca in gran parte sulla sfida della

formazione, che deve divenire patrimonio di tutti in un sistema

formativo integrato che garantisca pari opportunità di riuscita.

Sono Monica, ho 29 anni.

Sono nata a Bologna, dove ho vissuto fino ai 19 anni,

poi mi sono trasferita a Padova per stare con l'uomo

che poi sarebbe diventato mio marito nel 2016. Ho

studiato allo scientifico ed ho intrapreso lo studio

universitario di matematica. Non ho terminato gli studi,

ma mi sono successivamente laureata in Design e

Discipline della Moda e ho frequentato un corso

triennale di illustrazione alla Scuola Comics. La

passione per la matematica è comunque rimasta insita

in me, infatti ho sempre continuato ad aiutare amici o

parenti che avessero bisogno di qualche ripetizione.

Nel 2013 trovai lavoro presso un'azienda che, oltre a

molti altri servizi, offriva anche quello di ripetizioni a

studenti di ogni età, dalle elementari all'università. Ho

sempre amato questo lavoro, perché la matematica

rimaneva la mia passione e poter aiutare la gente mi

rendeva davvero felice. Non ho mai aspirato a

crescere nella carriera, mi accontentavo di riuscire ad

arrivare a fine mese e di lavorare col sorriso. Io

insegnavo principalmente matematica, fisica e scienze,

ma all'occorrenza anche altre materie. Eravamo molti

tutor, ognuno specializzato nelle proprie materie,

raramente ci confrontavamo tra di noi, se non per

aggiornarci su qualche studente che veniva seguito da

più tutor. L'azienda ha voluto farci seguire dei corsi sui

DSA e BES (Disturbi Specifici dell'Apprendimento e

Bisogni Educativi Speciali), cosa che mi ha permesso

di migliorare ulteriormente la mia empatia ed il mio

metodo di insegnamento. Io sono sempre stata la tutor

“mamma” ovvero quella che con pazienza e gentilezza

è disposta a ripetere l'argomento anche cento volte,


finché non è chiaro. Ho sempre sfruttato anche la mia

creatività per riuscire a trovare metodi originali per

raggiungere anche gli studenti con più difficoltà. Non

nego che la cosa sia stancante, anzi, spesso mi capita

di tornare a casa stremata. Inizialmente non capivo

come mai, insomma, ero stata seduta per tutto il

pomeriggio, come potevo essere stanca? Poi pian

piano ho capito che lo sforzo mentale è faticoso tanto

quanto quello fisico. L'obiettivo dell'azienda, e

ovviamente di noi tutor, era quello di poter aiutare al

meglio qualsiasi studente che avesse bisogno di noi.

E posso confermare che ci siamo riusciti. La storia che

desidero raccontarvi inizia il 10 dicembre 2020.

Perché proprio quel giorno? Perché in quel momento

è iniziato il mio futuro. Come tutti sappiamo, quell'anno

è scoppiata la pandemia, ma fortunatamente noi

abbiamo continuato a lavorare utilizzando, come le

scuole, la didattica a distanza. La DAD ha creato

tantissimi problemi agli studenti. Potete immaginare

quanto sia diventato complesso seguire e

comprendere una lezione per chi aveva già delle

difficoltà in precedenza. Tantissimi studenti delle

superiori, magari anche quasi alla fine della quinta,

pronti a maturarsi, hanno deciso di abbandonare la

scuola. Un grande dispiacere e un fallimento per noi

adulti. Ma comprendo la loro decisione e non incolpo

la DAD perché effettivamente non c'erano alternative.

In ogni caso noi abbiamo continuato a seguire i nostri

studenti con tutto l'impegno possibile, sia da parte

nostra che da parte loro. Proprio per questo quel 10

dicembre non ci aspettavamo assolutamente che

accadesse ciò che è successo. Quel giorno ci hanno

comunicato che l'azienda aveva deciso di chiudere il

nostro servizio. Quindi, dal primo aprile 2021, noi

saremmo rimasti senza lavoro.

Sapevo che il Covid-19 stava portando diverse

difficoltà a tutti i lavoratori, ma la vedevo una

possibilità molto lontana dalla mia realtà.

Ed invece, è successo anche a noi. Io, essendo una

persona molto sensibile, ho accusato il colpo. Ho

avuto un crollo emotivo dal quale mi sto riprendendo

ancora oggi grazie anche ad aiuti esterni. . Ho

cominciato a chiedermi cosa altro avrei potuto fare

nella mia vita, perché questo era ciò che sapevo fare

meglio, ed era anche ciò che mi rendeva felice. In quel

momento ho capito cosa stavano provando tutte le

persone che in questo periodo hanno perso il lavoro.

Si arriva ad un momento in cui si vede la propria vita

sgretolarsi davanti agli occhi e ci si sente impotenti.

Fortunatamente, insieme a me, altri 3 tutor si erano

trovati nella mia stessa situazione. Quindi con tutta la

forza di volontà possibile, ci siamo seduti ad un tavolo

e, dopo tante riunioni, valutando tutti i rischi, abbiamo

deciso di continuare il lavoro che tutti amavamo,

aprendo la nostra società. Non è stato facile, abbiamo

incontrato innumerevoli ostacoli, ma, dandoci forza

l'un l'altro, siamo riusciti ad uscirne sempre vincitori.

Nessuno di noi aveva chissà quali fondi da parte, ma

utilizzando il TFR e l'anticipo Naspi, siamo riusciti ad

Non ho mai aspirato a

crescere nella carriera, mi

accontentavo di riuscire ad

arrivare a fine mese e di lavorare

col sorriso ...


TP O

WMEN O

WWW.DIMAGAZINE.IT

Promuovere il pieno sviluppo della

personalità significa creare le condizioni perché

tutto il potenziale umano di cui ogni soggetto è

portatore possa svilupparsi. Quando un alunno non

riesce ad apprendere, è ancor oggi dominante in

molti sistemi scolastici, fra i quali quello italiano, la

tendenza a dichiararlo sbrigativamente unico

responsabile di ciò, perdendo così l'occasione di

cercare eventuali limiti delle condizioni educative e

di istruzione intenzionali.


aprire la nostra SRL. Una grande difficoltà è stata

quella di trovare un ufficio adatto dove potessimo

tornare a fare lezioni in presenza, perché ci siamo resi

conto che per i ragazzi è fondamentale, ed aiuta

anche ad imparare molto meglio ed in minor tempo.

Fortunatamente siamo riusciti a trovare il nostro ufficio

a Camin, Padova e l'abbiamo reso nostro,

dipingendolo, arredandolo e creando un posto

accogliente dove sentirsi al sicuro per studiare. Dal

primo aprile 2021 Corner4 ha preso vita, io sono

orgogliosa presidentessa di questa società, e

perseguiamo il nostro obbiettivo di poter rendere lo

studio qualcosa di sereno e meraviglioso per qualsiasi

studente. Ogni tutor, con il suo modo di insegnare,

riesce ad arrivare al cuore dello studente per poterlo

aiutare al meglio. E' questo il nostro desiderio. Dato

che purtroppo le materie che più spesso ci vengono

richieste sono matematica e fisica, 3 tutor su 4 sono di

materie scientifiche, mentre solo una, Federica, si

occupa di materie umanistiche. Federica insegna

anche inglese e spagnolo, utilizzando l'empatia per

capire qual è il bisogno dello studente con cui sta

facendo lezione, ma tenendo ben chiaro l'obbiettivo:

imparare a studiare. Filippo è il tutor specializzato in

informatica, oltre a tutte le materie scientifiche, ed è

anche quello che si occupa dell'amministrazione. Lui è

il più adatto per gli studenti che hanno perso la volontà

di studiare, riesce sempre a fargliela tornare. Anche

Nico, all'anagrafe proprio Nico, si occupa di materie

scientifiche, soprattutto chimica e biologia. Lui è il tutor

che riesce a rendere tutto più leggero e simpatico.

Studiare con lui significa studiare col sorriso. Io, come

già detto, mi occupo principalmente di matematica e

fisica, ma da quando abbiamo aperto Croner4 anche

di tedesco, perché ci siamo resi conto che anche

questa materia è molto difficoltosa per gli studenti. Noi

siamo i soci di Corner4, tra di noi c'è una totale fiducia

reciproca e ci confrontiamo sempre su qualsiasi

argomento, che sia un problema di matematica che

non riusciamo a risolvere, o quale direzione vogliamo

far prendere alla società. Federica, Filippo e Nico

sono delle persone meravigliose che mi hanno

permesso di trasformare il momento più buio della mia

vita nella più grande opportunità. Corner4 dovrà

ancora crescere, e noi con lei, ma ora posso dire di

riuscire di nuovo a vedere un futuro. Sono disposta ad

affrontare tutte le prossime difficoltà che si

presenteranno perché con l'aiuto dei miei soci, con la

passione per questo lavoro e con la resilienza che tutti

abbiamo dimostrato, sono sicura che saremo in grado

di superare qualsiasi cosa.

Monica Ravanini

È dimostrato che la motivazione

rappresenta in questo contesto un aspetto

determinante, come fattore di riuscita a breve

lungo termine, durante gli anni della scuola

e nel corso di tutta la vita.

INFO:

Web: www.corner4.it

Instagram: corner4padova

Facebook: Corner4

Mail: info@corner4.it


If you can't

measure it you can't

improve it

Se non lo puoi misurare non lo puoi

m i g l i o r a r e

William Thomson, noto come Lord Kelvin, fisico e matematico irlandese

può porsi dinnanzi alla responsabilità del suo agire nel

IL VALORE STRATEGICO mondo, un dono immenso, che abbiamo il dovere di

restituire senza impronte che non siano bellezza. Solo

DELLA BUSINESS

il coraggio dell'esperienza può dare il cammino,

qualunque essa sia, nella propria sacralità, dipanando

INTELLIGENCE IN

possibilità, tutte perfette, nel perseguimento di una

semplicità, figlia dell'elaborazione. Ho sempre

AZIENDA

affrontato la complessità senza considerarla una

condizione, bensì un non-luogo fatto di nodi e

Il mondo della strategia e della Business Intelligence è connessioni, dando ad ogni fattore la possibilità di

davvero affascinante. Fatto di dati, numeri, percentuali, stupirmi creando infiniti scenari, senza chiudere lo

immaginatelo come un oceano di energia pura in cui il sguardo né, per paura, limitarlo, abbandonandomi al

soggetto può fare la totale differenza grazie alla

flusso di questa incredibile dimensione, portatrice del

profondissima compenetrazione di creatività e

nuovo, in cui non esistono il giusto o lo sbagliato e

conoscenza, intelligenza emotiva e logico-razionale. dove l'errore rappresenta una occasione di indagine e

Una realtà in cui sono etica ed empatia a dettare il scoperta, l'assenza di giudizio la precondizione di uno

passo, dove l'innovazione non è tale se non porta sguardo neutrale, l'intuizione la via, la scelta. Mi sono

miglioramento e per miglioramento non intendo la occupata di diverse cose, sono stata Chief Marketing

strada più conveniente, ma la più vicina al profondo Officer nell'Industry 4.0, Manager dell'Innovazione,

benessere, a quella domanda di senso che ogni uomo Direttore di Accademie di formazione ed Artista

TATIANA

CAMPOLUCCI

LIBERA PROFESSIONISTA

PROFESSIONE COACH

TP O

WMEN O

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INFO: www.clandestinepassenger.eu www.tatianacampos.it


Professionista, Ghost Writer per imprenditori della

scena internazionale, Brand and Project Manager; ho

avuto molti nomi: Dottoressa, Maestro, Specialista, un

percorso ricco, che ringrazio con devozione, che

considero appena all'inizio ed in costante

cambiamento, ma sempre caratterizzato

dall'imprescindibile compresenza di Arte e Ricerca

socio-antropologica. Credo sia questa particolare

condizione che abbia fatto di me la Professionista che

sono o quantomeno mi abbia trasmesso l'elasticità

necessaria in questi ambiti. Nessuna delle due

dimensioni, quella della Manager e della Danzatrice,

era un secondo lavoro o un hobby; impegnavo tutto il

mio tempo, mi allenavo otto ore al giorno, forse più e

altrettante facevo ricerca o consulenza in azienda.

Ancora oggi questo è il mio tempo. Sono madre di

Leonardo ed Edoardo e forse chissà la vita non mi

riservi il privilegio di assistere nuovamente al miracolo

della vita, quando esplode in tutta la sua

magnificenza negli occhi di un bambino che

abbraccia il suo futuro, figlia di una madre severa e

dolcissima allo stesso tempo, che mi ha sempre

esortato a non arrendere lo sguardo alla banalità, di

un padre immenso, umile, comprensivo e sorella di

una donna dalla forza titanica. Non ho avuto sconti,

ho costruito da sola ogni passo ed ho cercato quanto

più possibile di avere con me i miei figli, ai tavoli del

CDA, a lezione, nei viaggi di lavoro, sono ispirazione

e centro di riflessione, non è mai facile, ma è una

rivoluzione che ritengo possibile. Per riuscire a

conciliare tutto ho tentato di indagare una idea del

tempo non lineare o circolare, ma di sincronie

multipiano a volte in parallasse tra loro, grazie alla

meditazione ed alla disciplina dello stare nel qui e

ora, per riuscire in pochi respiri ad entrare in una

profondissima concentrazione che mi concedesse di

passare dall'uno all'altro stato senza dispersioni. Le

donne non sanno di cosa e quanto siano capaci,

sono tra le più inclementi sabotatrici di sé stesse, non

si concedono facilmente di volare, di credersi capaci

di ciò che ancora non sanno. Accettare la possibilità

di poter vivere la multipotenzialità è stata forse la mia

più grande conquista, ma non è stato agevole. Ho

attraversato decine di preconcetti, molti appartenenti

alla mia cultura di origine. Per anni ho nascosto la

duplice dimensione professione che vivevo, temendo

che essere una danzatrice di Tango togliesse

credibilità alla Manager e che essere Consulente

strategico rendesse la Danza agli occhi dei colleghi

tanghèri un Hobby. Non era affatto vero e me lo

hanno insegnato le terre oltre confine, gente di tutto il

mondo che faceva serenamente convivere più

Professioni in totale assenza di giudizio, psicoanalistipittori,

imprenditori-danzatori, scrittori-ingegneri, etc…

E un giorno dissi basta, io sono quello che sono e

quello che sarò. Raggiunto un equilibrio interiore

avevo però bisogno di una casa, un luogo di

confronto e scambio metodologico interdisciplinare

che non si chiudesse tra quattro mura e che fosse

continua fonte di ispirazione del nuovo ed inesplorato.

La trovai nel lavoro di una grande Donna, Candida

Mantini, Presidente di AIPO, Associazione Italiana dei

Professionisti Olistici, di cui oggi sono con onore e

profonda riconoscenza Vice-Presidente. Una figura

nuova, di grande significato: Consulente per lo

sviluppo della Coscienza attraverso discipline

integrate. Un modello che considera l'essere umano

come una Unità di Coscienza che si può manifestare

in molteplici dimensioni, ricordando che ogni essere

vivente è unità tra corpo, mente, anima e spirito, che

è sede di fenomeni energetici in cui è l'osservatore ad

influenzare la realtà, un consulente impegnato nel

condurre la persona a ritrovare armonia e benessere

globale, attraverso la consapevolezza di sé. Qui, in

questo spazio, tutti i miei colori potevano convivere,

splendendo della loro migliore luce. Negli anni sono

stata Dipendente, Amministratore, Libero

Professionista, Imprenditrice, non mi sono fatta

imbrigliare dalla paura di cambiare. Mi considero un

passeggero clandestino di questo universo,

osservatore interno-esterno, curioso, nomade ed

educatamente irriverente, libera, quanto più possibile,

donna tra le donne. Da qualche mese, insieme al mio

amatissimo Compagno di vita, anima stupenda, fonte

di incantevole forza e gentilezza, ho iniziato a

lavorare ad un nuovo progetto, che mixa intelligenza

artificiale ed antiche tradizioni. Il mio intento è quello

di progettare percorsi di apprendimento evoluti ed

immersivi, lavorando ad un paradigma nuovo del

vivere cultura e benessere. Mi piace pensare di

coinvolgere Docenti ed Allievi in luogo di creazione

integrato nella natura, in cui ognuno possa decidere i

propri ritmi, seguire il talento che lo caratterizza,

vivendo pienamente la potenza dei suoi giorni

affinché imparare non sia qualcosa del fare, ma una

meravigliosa espressione del soggettivo essere, in

armonia con gli altri e col mondo che ci circonda.

Progettare scenari nuovi attraverso il suono, il

profumo, la luce e i colori, nel rispetto della materia e

della riciclabilità, creando percorsi e dispositivi lontani

dalla compulsività consumistica, che riconducano

l'uomo a ciò che di più prezioso possiede, l'amore.

CURRICULUM VITAE

Tatiana Campolucci, in arte Tatiana Campos, nasce

a Pesaro l'8 marzo del 1980 da una madre ed un

padre imprenditori. Si laurea con lode in Sociologia

ad indirizzo socio-antropologico per poi specializzarsi

nel mondo del Marketing, dell'Analisi del dato e

dell'Innovazione. Ricercatrice in campo umanistico ed

olistico, si distingue nel mondo artistico come Prima

Ballerina, integrando per 7 anni la Compagnia di

Tango Argentino “Che Tango Che” del prestigioso

Maestro Oscar Benavidez, coreografo del Teatro

Colon di Buenos Aires. Oggi imprenditrice, dirige il

suo Studio Professionale come Manager

dell'Innovazione accreditato Unioncamere, lavora per

la creazione di percorsi di benessere ad ampio

campo in logica green, si impegna come Consulente

e Formatore accreditato in Alta consulenza

aziendale, dirige una Accademia stabile di Tango

Argentino per amatori e professionisti.

Ricopre altresì la carica di Vicepresidente presso

AIPO, Associazione di Categoria è Membro del

Consiglio Internazionale della Danza CID-UNESCO,

Professionista AMBCTA (Associazione dei Maestri,

Ballerini, Coreografi di Tango Argentino di Buenos

Aires) e Referente Regionale AIPTA (Associazione

Italiana Professionisti Tango Argentino).

Solo le aziende che

sapranno analizzare ed utilizzare

queste massicce quantità di dati

in modo coerente, consapevole

ed efficace riusciranno a

sopravvivere al cambiamento e

alla crescente competizione.



Cristina

MARIANI

LA DOTT.SSA CRISTINA MARIANI È UNA BIOLOGA NUTRIZIONISTA.

HA CONSEGUITO LA LAUREA MAGISTRALE IN NUTRIZIONE UMANA

ED È ISCRITTA ALL'ALBO DEI BIOLOGI - SEZ. A.

GONFIORE

ADDOMINALE?

APPROCCIO RAZIONALE E PRATICO

Sempre più spesso si sentono persone lamentarsi di “avere la pancia

gonfia”, di “sentirsi pieni d’aria”, di avere una “sensazione di pienezza

e pesantezza” nell’addome.

Nel linguaggio comune si parla spesso in modo indifferenziato di

meteorismo, gonfiore e distensione addominale. Il termine

meteorismo deriva dal greco “meteorizo” che significa “sollevare”, nel

senso di “sospeso nell'aria”, e quindi ci rimanda all'idea di gas,

qualcosa di leggero in espansione, ma il termine meteorismo è troppo

generico e caduto ormai in disuso. Da studi di popolazione condotti

nei paesi occidental emerge che il gonfiore addominale è uno dei

sintomi gastrointestinali più comuni in tutte le età, e riguarda dal 10 al

30% della popolazione generale.

Solitamente nel corso della giornata il gonfiore addominale è più

intenso dopo i pasti, indipendentemente dalla quantità di cibo

assunto.

www.dimagazine.it51

' Esp ert

a


La sua manifestazione peggiora assumendo cibi

grassi, cibi ad alto contenuto di fibre, latticini, ed è

più frequente nelle donne in rapporto di 2:1 rispetto

agli uomini.

Le cause possono essere

molteplici, e sono riassunte in

Tabella:

*

*

*

*

*

*

*

*

*

*

*

*

*

DIETA

L'adozione di un regime

alimentare corretto può essere, in

molti casi, una terapia sufficiente

per affrontare patologie

gastrointestinali di tipo funzionale.

Nella gestione terapeutica del gonfiore

addominale, il progresso più importante negli ultimi

anni deriva dall'identificazione dei FODMAPs: sono

un ampio gruppo di carboidrati a corta catena

scarsamente assorbibili dall'intestino.

Tali composti, non potendo essere assorbiti dalle

cellule intestinali, vengono fermentati dalla flora

batterica, prevalentemente a livello del colon,

producendo gas quali il metano, l'idrogeno e

l'anidride carbonica Pertanto a un maggiore

contenuto di FODMAPs nella dieta si associa una

maggiore produzione di gas intestinali e, di

conseguenza, una maggiore distensione delle

pareti intestinali determinando, così, la spiacevole

sensazione di gonfiore addominale.

Al contrario, diete a basso contenuto di FODMAPs

si sono dimostrate molto efficaci nel ridurre la

sensazione di “pancia gonfia” in un’alta

percentuale di pazienti.

È opportuno sottolineare che i FODMAPs sono

presenti in tutti gli alimenti, seppur in quantità

differenti, e pertanto una completa eliminazione

dalla dieta non è possibile e risulterebbe molto

laboriosa. Per di più schemi dietetici

eccessivamente restrittivi nella qualità e nella

quantità degli alimenti utilizzati rischiano di essere

dannosi in quanto non adeguati da un punto di

vista nutrizionale.

Quindi, per non incorrere in questo rischio, un

regime alimentare a basso contenuto di FODMAPs

andrebbe adottato SEMPRE dietro consulto con il

nutrizionista e per una durata complessiva non

superiore alle 6-8 settimane, al termine delle quali

andrebbe valutata la risposta clinica del paziente

per poter procedere con una graduale

reintroduzione degli alimenti che erano stati

eliminati.

Allo stesso modo, altri accorgimenti alimentari

possono essere utili nei pazienti che riferiscono

eccessivo gonfiore addominale, come ad esempio

ridurre il consumo di bevande carbonate, in

particolar modo quelle zuccherate, o non eccedere

nel consumo di fibre per regolarizzare il transito

intestinale, abitudine molto frequente nei soggetti

che soffrono di stipsi. Infatti, alcuni tipi di fibre,

essendo ricche in FODMAPs, ad esempio la

crusca di frumento, possono peggiorare il gonfiore,

pur migliorando la frequenza delle evacuazioni e,

pertanto, andrebbero preferite fibre scarsamente

fermentabili come lo psillium, l’ispaghula o la

metilcellulosa.

CATEGORIA

FRUTTA

VERDURA

CEREALI E

DERIVATI

PRODOTTI

CASEARI

CARNE E

DERIATI

Alimenti a basso contenuto di FODMAPs

Arance, fragole, melone cantalupo, limone,

lime, frutti di bosco, banana, ananas,

avocado.

Piselli, carote, spinaci, lattuga, peperoni

verdi, zucchine, cetriolo, rapa, verza,

barbabietola, radicchio.

Riso ( tutte le varietà), avena, quinoa,

patate, fiocchi di avena.

Formaggi secchi (ad esempio cheddar,

parmigiano formaggio svizzero), latte o

prodotti caseari delattizzati.

Tutte le carni (bianche o rosse) non

processate, uovo, pesce.

SESSO

FEMMINILE

E FATTORI

ORMONALI

C'è una correlazione tra genere femminile e

disturbi funzionali intestinali: il gonfiore addominale

è uno dei sintomi della sindrome premestruale, e

questo ci conferma che le variazioni ormonali

durante il ciclo e in menopausa hanno un ruolo

nella genesi di tale sintomo, mediato da effetti sulla

motilità intestinale e sulla sensibilità viscerale.

FATTORI

PSICOGENI

Studi di popolazione hanno dimostrato una

relazione significativa tra gonfiore addominale e

TABELLA 2

Contenuto di FODMAPs nelle diverse categorie alimentari

Alimenti a basso contenuto di FODMAPs

Tutti gli altri frutti non inseriti nel gruppo a basso contenuto

di FODMAP, qualsiasi frutta candita o sciroppata.

Cipolle, aglio, cavoli ( tutte le varianti), broccoli ( tutte le

varianti), carciofi, asparagi, funghi, porri, pomodori, peperoni

rossi, scalogno, legumi.

Frumento e i suoi derivati (pasta, pane, cous cous, dolci

ecc.), tutti gli alimenti contenenti glutine.

Latte vaccino, latte di soia, burro, yogurt, creme, ricotta e

formaggi freschi.

Tutte le carni lavorate o arricchite da marinature e spezie.

psicopatologie come la depressione, gli attacchi di

panico, l'ansia, l'insonnia, le alterazioni del tono

dell'umore, come ansia e depressione.

Inoltre è stato ampiamente dimostrato il ruolo di

fattori psichici in malattie funzionali come l'IBS –

Sindrome Intestino Irritabile, in cui è molto

frequente il sintomo di gonfiore.

I dati clinici supportano

ampiamente una relazione tra

Sistema Nervoso Centrale e

disturbi intestinali, i meccanismi

che mediano questa relazione

sono complessi, plurifattoriali e

bidirezionali.

Vedono coinvolti fenomeni come ipersensibilità

centrale, somatizzazione, ipersensibilità viscerale,

microinfiammazione, disbiosi, modificazioni della

permeabilità intestinale, l'attivazione dei recettori

serotoninergici e il metabolismo del triptofano.

La letteratura degli ultimi anni ha chiamato in

causa ancora una volta il microbiota, sia sugli

aspetti clinici (ad es. il malassorbimento del

fruttosio e la conseguente proliferazione di specie

batteriche fermentanti è stato correlato con la

depressione in giovani donne), sia biomolecolari

(sono state identificate citochine, fattori proinfiammatori

e tossici, che rilasciate in

conseguenza del fenomeno del leaky gut dato

dalla disbiosi, possono concorrere alla genesi della

depressione maggiore).

STILE DI

VITA

Uno stile di vita corretto può essere tanto efficace

quanto una terapia farmacologica ed è importante

tenere presente che qualsiasi tipo di trattamento

non supportato da uno stile di vita adeguato può

perdere di efficacia e risultare addirittura inutile.

Pertanto, nell'approcciare un paziente che

lamenta sintomi gastrointestinali di tipo funzionale,

è sempre bene ampliare l'anamnesi quanto più

possibile, cercando di ricavare informazioni sulle

sue abitudini.

In alcuni casi, difatti, va chiarito al

paziente che alcuni

comportamenti possono risultare

dei sacrifici, non solo inutili, ma


addirittura controproducenti.

Ad esempio, mangiare “in bianco” o evitare

categoricamente alcuni cibi, spesso induce ad

assumere una quota troppo alta di carboidrati,

peggiorando i sintomi addominali.

Oppure digiunare, nella speranza che non

introducendo cibo si limiti il gonfiore, non fa altro che

incrementare la motilità intestinale favorendo, così, la

fermentazione batterica nel colon.

Inoltre è fondamentale svolgere esercizio fisico: non è

necessario fare eccessivi sforzi fisici, l'attività fisica di

lieve intensità, come passeggiare o fare jogging,

purché fatta con costanza, può rivelarsi di grande aiuto

nel ridurre tale disturbo.

La vita sedentaria riduce il transito intestinale,

impedendo una corretta clearance dei gas intestinali.

IN SINTESI

* La sensazione di gonfiore

addominale non è dovuta, come normalmente si

ritiene, solo e sempre a un aumento del gas intestinale

* Recenti studi hanno dimostrato

che la sensazione di gonfiore

addominale è legata a uno squilibrio tra l'aumento del

contenuto intestinale e la capacità del sistema di

tollerarlo e adattarsi ad esso

* Una fisiologica quantità di gas (in

prevalenza idrogeno, anidride

carbonica e metano all'uscita) è

essenziale per la peristalsi

intestinale, che è il movimento dell'intestino

attraverso il quale il suo contenuto viene espulso nel

retto. Pertanto i gas intestinali non vanno totalmente

eliminati ma bensì correttamente gestiti. Vanno corretti

squilibri nella produzione/smaltimento di gas legati alla

maldigestione e al malassorbimento (l'intolleranza al

lattosio e l'eccesso di substrati FODMAPs

rappresentano la problematica più frequente)

* Alterazioni dell'equilibrio del

microbiota può essere responsabile non solo di

iper produzione di gas, ma anche di

microinfiammazione e problemi di permeabilità a livello

della barriera intestinale.

NO ALLE DIAGNOSI “FAI-DA-TE”: rivolgetevi sempre

al nutrizionista o al gastroenterologo.

Dott.ssa Cristina Mariani

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Sono nata a Sant'Elpidio a Mare un paese di origine

medievale sulle colline marchigiane. Il mio percorso

professionale è iniziato in seguito ad un incidente

stradale. Prima ho frequentato il Liceo Artistico e

dopo la maturità mi sono iscritta alla Facoltà di

Architettura di Venezia dove ho vissuto 4 splendidi

anni. Il 10/10/2010 l'incidente che mi ha paralizzata

per più di 2 anni ha completamente ribaltato la mia

vita, facendo emergere delle capacità che non

sapevo di avere. . I due anni di visite, cure, delusioni,

prognosi sbagliate, sono stati durissimi ma non mi

sono mai arresa; dentro di me sapevo che ce l'avrei

fatta. E' stato un percorso molto duro, è stato aprirmi

come una matriosca andando sempre più in

profondità per cercare la parte più potente di me che

mi avrebbe salvata. Non avevo mai sentito parlare di

Medicina Alternativa e di tutte le possibili cure che

comprende. Mi dissero che avevo solo 2 mesi di vita.

consiglia ...

e lle zz a


www.dimagazine.it

Mentre mi focalizzavo sulla guarigione non mi sono resa conto di

aver anche iniziato a percorrere la giusta strada per la mia

professione. Da quel momento tutto aveva un senso, l'incidente

stesso lo aveva, ogni conoscenza, ogni esperienza, stavo vivendo

una rinascita ed attraverso quella rinascita la vita mi dava le

coordinate per intraprendere il mio futuro lavoro. Oggi sono una

Naturopata, dopo vari corsi, tirocini, specializzazioni, e la cosa più

bella è che sono guarita e cammino, questa è stata la mia Laurea!

Sono arrivata fin qui dopo un esperienza personale che mi ha

completamente cambiato la vita costringendomi a studiare il mio

corpo ed il perchè mi stava abbandonando; per questo ho iniziato

dei percorsi personali che poi sono diventati formazione. Ho

conosciuto maestri di vita, fino a sentire l'esigenza di concretizzare il

tutto con la scuola di Naturopatia che mi ha dato un bagaglio

culturale inestimabile. Quello della Naturopata non è solo il mio

mestiere ma un infinito percorso su me stessa focalizzato

sull'anima, sul cuore, sul rispetto di me stessa, che poi mi impegno

a riflettere sul paziente; è una missione svolta con passione ed

amore per ogni forma di vita; è uno stile di vita centrato sulla

naturale ed innata inclinazione interpersonale del desiderare di

conoscermi e conoscere tutto ciò che mi circonda mettendomi in

“ascolto” di quella vibrazione sottile ma fondamentale per

comprenderne il concetto di salute e malattia. Accompagno il

paziente a scoprire il tesoro nascosto dietro un sintomo per la

conoscenza di se e la risoluzione dell'origine del problema con le

competenze acquisite. Come Naturopata credo molto nella

prevenzione, basata principalmente su un corretto stile di vita, ma

prima di questo è importante conoscere se stessi attraverso un

percorso volto alla scoperta ed alla consapevolezza di quello che

intimamente siamo. Ecco, il Naturopata è questo che fa:

accompagna il paziente nella conoscenza del sé, nella scoperta del

perché ha quel sintomo e/o quella malattia creando un rapporto

empatico e decidendo insieme il tipo di terapia; tutte ovviamente

non invasive.

nella foto: Samantha Guerrieri


CentoOttoSathya, il mio studio di Terapie Olistiche

e Bio-Naturali nasce il 5 Febbraio del 2020, un

sogno nel cassetto che si è realizzato

materialmente nel tempo, una predisposizione

innata per le cure naturali e vibrazionali che si sono

rivelate con la mia autoguarigione: sono state la

scintilla che mi ha fatto arrendere al mio destino di

Terapeuta, che mi ha portata ad esprimere il mio

talento attraverso la Naturopatia e soprattutto a

conoscere a fondo il mondo interconnesso tra la

Natura e uomo ed il loro reciproco prendersi cura

l'uno dell'altro, a come si muovono le forze della

Natura, a creare una connessione con gli elementi

del Creato per attingere alla loro energia vitale,

fonte di inestimabile valore per il riequilibrio

psicofisico ed energetico della persona. Sono

nipote di due nonne meravigliose dalle quali ho

ereditato l'essenza, la tenacia, la consapevolezza

di cosa vuol dire essere donna e l'importanza di

tale ruolo, il tramando della forza ad amare se

stessa da essere in grado di amare coloro che

incontro nel mio cammino. La nonna materna

ultracentenaria saggia e fonte infinita di

conoscenze erboristiche per la salute che mi ha

tramandato sin dalla tenera età, colei che si sapeva

prendere cura di tutti con dolcezza; la nonna

paterna nata in un piccolissimo paesino dei Monti

Sibillini, ambiente magico, la catena che domina

l'Italia centrale denominata da Giacomo Leopardi i

“monti azzurri” come a indicare un mondo ultra

terreno dove ha sede la leggendaria Grotta della

Sibilla, antica dimora della Sacerdotessa con poteri

divinatori, predizione del futuro ma anche di

intercessione tra uomo e divinità. In questi luoghi,

dai paesaggi naturali incantevoli, si tramandano

leggende millenarie… infatti, il Monte Sibilla, ha

avuto un ruolo importantissimo per me: è il mio

luogo sacro, di riequilibrio energetico e spirituale,

un dialogo ed una connessione molto speciale con

le mie radici familiari quindi con la conoscenza di

me stessa, senza la quale non avrei potuto far

sbocciare le mie innate capacità. Nella vita nulla

accade mai per puro caso, figuriamoci nella mia

vita. Così pure è stato per l'incontro che ha dato

vita a Sibilla Lab: un convegno di Medicina

Alternativa in una domenica dell'ottobre del 2020

con Pierluigi Rossi, Botanico e mio attuale socio.

Con lui è stato naturale trovare il connubio tra

Naturopatia e Fitoterapia, Etica ed Estetica,

Botanica e Mitologia, Alchimia ed Antica

Erboristeria, durante le lunghe conversazioni

scopriamo questa passione comune per la Natura

e la sua magnifica sinergia con l'uomo, per uno

stile di vita sano ed un forte bagaglio di

conoscenze erboristiche che ci è stato tramandato

dalle rispettive origini familiari, come un diario

riposto in soffitta dello zio di Pierluigi, Frate

Gerardo. La missione è stata subito chiara: creare

una linea di prodotti per la bellezza, ed una linea di

creme fitoterpiche, puntando su materie prime

naturali e di qualità, esclusivamente made in Italy.

Siamo partiti alla ricerca degli orti botanici

monastici delle Marche, veri e propri opere d'arte

dove respirare diventa naturale lasciandoti

coccolare dai profumi celestiali di piante, fiori,

spezie dalle straordinarie virtù per la bellezza,

l'anima, il benessere nella sua totalità, la visita alle

“Farmacie erboriste” di vari monasteri, i colloqui

con una meravigliosa suora di Clausura che da

decenni cura il suo “orto botanico” e la sua

“farmacia erboristica”, la verifica storica delle ricette

dello Zio, la prova concreta che nelle aree rurali le

stesse ricette sono state tramandate per

generazioni e, per chiudere il cerchio, l'analisi della

storia delle Sibille dei Sibillini nella sede del loro

massimo splendore, il Santuario dell'Ambro, un

diamante incastonato tra i Monti. Bene, quale cosa

migliore che unire la parte scientifica alla parte

naturopatica? Le conoscenze tecniche sulla

fitoterapia e la gemmoterapia acquisite durante gli

studi di Naturopatia mi hanno portata ad una

passione per i prodotti naturali utili alla bellezza e

alla cura della persona, attraverso lo studio del

connubio tra il campo vibrazionale della persona e

quello delle Erbe e delle Piante. Hildegarda di

Bingen scriveva: “lo stato di salute si raggiunge

solo se c'è armonia, se si impara a rispettare il

legame che unisce tra di loro tutti gli elementi del

creato”. Ogni segmento è connesso e messo in

moto da una energia suprema, che Hildegarde

definisce viriditas. Le piante sono esseri viventi e

come tali risentono dell'ambiente esterno che li

circonda, sia quando sono ancora a terra che dopo

la loro raccolta. Meraviglioso questo nome che

sfuma nel verde, che ci riporta alla sua grande

passione per la botanica. Dall'incontro dei primi

due attori fondamentali nasce una sequenzialità di

ricerche, sinergie, incontri, tutto finalizzato a

raggiungere il loro sogno: formulare un prodotto

funzionale, unendo la “magia” delle piante alla

“funzionalità” dei principi attivi. Pierluigi Rossi, il

mio socio, si occupa della parte commerciale, io mi

occupo della formulazione dei prodotti, creo i nostri

tesori con molto amore, passione mettendo tutte le

mie conoscenze tecniche. Punto di riferimento per

le prime due linee è stato il Diario di Padre

Gerardo, ed è stato triste scoprire che alcune erbe

da lui utilizzate per i suoi rimedi sono oramai

introvabili a causa dell'uso di diserbanti. I prodotti

“Sibilla Lab” nascono dal profondo rispetto per

l'uomo e per la Natura, usare il Latte della Sibilla, o

Mira, Dulcis... significa “indossare” la Natura ed

affidarsi ad essa per proteggerci e curarci. Ma non

dimentichiamo mai che la bellezza non è solo un

dono; la pelle riflette il nostro benessere fisico ed

interiore, infatti “Sibilla Lab” mette a disposizione

prodotto e Consulenza Naturopatica: intolleranze,

cattive abitudini quotidiane, stress, ...mantenere

mente e corpo in equilibrio è la soluzione per avere

bellezza e benessere a lungo termine. Per

primavera abbiamo deciso di uscire sul mercato

con la Linea Creme Corpo Vibrazionali: sono

Pluvia, Humus e Lignum… non semplici creme

dunque, ma prodotti naturali che coinvolgono

anche la parte emozionale della persona perchè il

benessere e la bellezza implicano sia la parte fisica

che emotiva. Le emozioni ci rappresentano, danno

senso all'esistenza, ci aiutano a comprenderci e a

farci comprendere. I nostri prodotti sono frutto di

studi approfonditi e soprattutto di anni di

esperienza nel campo dei trattamenti olistici,

naturopatici e di psicoquantistica, che mi hanno

dato la capacità di creare un metodo frequenziale

sunto di diverse terapie: dall'aromaterapia alla

cromoterapia, dalla cristalloterapia ai mantra, dalla

geometria sacra ai simboli e molto altro ancora.

LA PROFESSIONALITÀ È UNO SCRIGNO DI

SOGNI CHE PRIMA O POI BISOGNA AVERE IL

C O R A G G I O D I A P R I R E


Sibilla Lab

www.dimagazine.it

INFO:

Naturopata Samantha Guerrieri

CentoOttoSathya Srl

Studio di Terapie Olistiche e Bionaturali

Mobile 3347287082

Mail: sammiguer@gmail.com


WWW.DIMAGAZINE.IT

PER LA NOSTRA RUBRICA

HANNO DETTO, CREATA

CON LO SCOPO DI

DARE ATTENZIONE E

RISALTO AI TEMI DI

ORINE SOCIALE,

ABBIAMO INTERVISTATO:

ALESSANDRA BURKE

MILENA SANNA

HANNODETTO

GIULIA BERNARDI

STEFANIA FILIPPONE

HANNODETTO

HANNODETTO

Rubrica a cura di Valeriana Mariani

www.dimagazine.it 58


HANNODETTO

Double standard

LAVORO, FAMIGLIA, ISTRUZIONE, VIOLENZA, E RECENTEMENTE

ANCHE NUOVE TECNOLOGIE, SONO TUTTI AMBITI IN CUI VANNO

INTRAPRESE AZIONI POSITIVE PER LA PARITÀ. QUESTE AZIONI

DEVONO ANDARE IN UNA DUPLICE DIREZIONE: DA UNA PARTE

SERVONO RIFORME STRUTTURALI, DALL'ALTRA UN GRANDE

CAMBIAMENTO CULTURALE.

Potrebbe sembrare assurdo che nel 2022 si debba

ancora parlare di discriminazioni quando si tratta di

donne. Non basta una qualsiasi proposta legislativa

che avvantaggi le donne, serve un cambio di cultura.

Ma a che punto siamo? Sappiamo di certo, che

ancora oggi, Le donne lasciano il lavoro all’arrivo di

un figlio, cosa che non succede agli uomini. A dirlo

sono i dati sulle carriere intermittenti e quelli

dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Il 73% delle

dimissioni volontarie rassegnate nel 2021 sono state

di lavoratrici madri, che principalmente dichiarano

l’incompatibilità tra carriera lavorativa e lavoro di cura

della prole. Le donne che rimangono nel mercato del

lavoro, oltre ad essere vittima del gap salariale, e

guadagnare meno degli uomini a parità di mansioni,

vivono una condizione di segregazione sia

orizzontale, sia verticale. Orizzontale perché lavorano

prevalentemente in ambiti meno prestigiosi e meno

retribuiti (e se non lo sono, lo diventano, pensiamo

all’insegnamento). Verticale perché è raro trovare

donne nelle posizioni apicali. Solo il 28% delle

posizioni dirigenziali nelle aziende private italiane è

ricoperto da donne. Ed è abbastanza intuitivo che

non essere nelle posizioni apicali significa non poter

dare un’impronta al mercato del lavoro che tenga

conto dei bisogni delle donne, in particolare in ambito

di conciliazione. La conciliazione è infatti ancora oggi

il punto cruciale nella vita di molte donne: siamo

ancora ben distanti dalla parità di genere nella

distribuzione dei ruoli di cura. Basta pensare che

nelle coppie con figli e in cui entrambi i partner

lavorano, le donne dedicano in media il 22% del

proprio tempo al lavoro familiare, mentre per gli

uomini la percentuale scende al 9%. Ma quindi

basterebbe risolvere il problema del mercato del

lavoro e della divisione dei compiti per avere nel

nostro paese pari opportunità? È chiaramente una

domanda retorica. Le donne sono ancora un passo

indietro. La parità di opportunità non si è verificata, in

un contesto sociale, quello italiano, che su molti fronti

è ancora ben lontano dal concepire i ruoli del

maschile e del femminile come bilanciati. Per le

riforme strutturali, il pensiero va subito, ad esempio,

agli incentivi alla fruizione del congedo parentale da

parte degli uomini, all’allungamento del periodo di

paternità obbligatorio, ma anche all’incremento dei

servizi di cura ai bambini sin dall’infanzia a prezzi

accessibili, che favoriscano la conciliazione lavorofamiglia.

Azioni volte a promuovere la partecipazione

femminile al mercato del lavoro sono cruciali, così

come tutte quelle che tolgono gli svantaggi femminili

nell’ascesa al potere. Nella valutazione della carriera

di una donna che ambisce a posizioni apicali, ad

esempio, sarebbe importante tenere conto di possibili

rallentamenti durante i periodi di maternità che non

incidono sul suo valore, ma possono darle uno

svantaggio nell’accumulazione di capitale umano. Dal

punto di vista culturale, le pari opportunità vanno

insegnate come un valore sin dalla prima infanzia. La

letteratura scientifica ha più volte confermato che le

principali differenze di genere sono prettamente

sociali. Insegnare alle bambine e ai bambini, e alle

loro famiglie, che il genere non deve essere

discriminante nella scelta del loro percorso educativo,

ma anche più in generale che il double standard,

ovvero un giudizio negativo nei confronti di un

comportamento solo se a compierlo è uno dei due

generi, è solo un retaggio culturale, sono delle

priorità. Chi si affaccia oggi e si affaccerà nel

prossimo futuro nelle relazioni, che siano personali o

mediate, online, dovrebbe avere ben chiaro il

concetto di parità, ma anche quello di rispetto.

Agire sulla cultura della parità dei e delle

più giovani non può che avere un risvolto

positivo per tutte e tutti.


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Hannodetto

"Negli ultimi anni le donne, come gli uomini, hanno dimostrato un maggiore investimento nel lavoro lungo

tutto il ciclo di vita, indipendentemente dallo stato civile o genitoriale, portando un importante contributo

alle risorse economiche della famiglia. Seppur meno significativamente, si sono verificate delle

confluenze anche in ambito di gestione familiare, dove gli uomini hanno cominciato a partecipare più

attivamente al lavoro familiare e alla cura dei figli. La convergenza di genere non necessariamente è

“distruttiva" e ne sono fattori chiave la comunicazione, l'espressione dell'affettività e specialmente la

spiritualità. Indipendentemente da chi lavora e chi non, ognuno dei partner è in grado di svolgere tutte le

attività necessarie alla gestione familiare. la convergenza dei ruoli di genere porterà ad una maggiore e

reciproca empatia. Permetterà agli uomini di scrollarsi di dosso il peso di dover mantenere la famiglia,

potendo mostrare amore ed affetto liberamente, e sperimentando la noia, e la fatica, del lavoro

domestico. Le donne, d'altro canto, comprenderanno l'isolamento dai figli che provano gli uomini durante

le loro lunghe giornate di lavoro, e la pressione di essere coloro su cui tutti contano. Questo potrebbe

condurre a nuove e creative abilità di problem solving poiché sarebbero due gli individui ad agire insieme

per la ricerca di una soluzione condivisa piuttosto che un individuo solo, alla ricerca di una soluzione

propria".

Alessandra

Burke

Managing Director (Shareholder) presso BURKMAR SHIPPING SERVICES S.r.l

Cara Valeriana

DAVVERO UN GRANDE PIACERE AVERE FATTO DUE

CHIACCHIERE CON TE AL TELEFONO; SPERANDO

INCONTRARTI PRESTO DI PERSONA, TI ALLEGO QUI

DI SEGUITO LA MIA TESTIMONIANZA.


Premetto Che:

Da tanti anni sono attiva nel settore campo marittimo dove opero

attraverso 3 società: la "Burkmar Shipping Srl", della quale sono

principale azionista, si occupa di compravendita e demolizione di

navi commerciali, la "San Giorgio Srl", che condivido insieme ad

altri due soci, è un'agenzia marittima che di occupa di mega

yachts ed, infine, la "Soloportofino" attiva nel settore del lusso.

Mi fa molto piacere poter dare un contributo con il mio pensiero anche se, ahimè, temo

di essere uno dei casi opposti a ciò che esprime il vostro pensiero. Il mio core business,

da tantissimi anni, è sempre stata la compravendita di tutte quelle navi aventi uno scopo

commerciale (petroliere, gasiere, bitumiere, traghetti, porta rinfuse, posacavi etc etc)

che vendo come seconda mano a terzi oppure che faccio costruire "ex novo" nei vari

cantieri mondiali e/o demolire in Turchia o nel sub continente indiano. Ho iniziato nel

1989 a lavorare nell'azienda di famiglia affiancando mio padre in questo meraviglioso e

stimolante mondo delle navi. A quei tempi... le donne in questo settore si contavano

sulle dita di una mano sola, proprio per la difficolta di riuscire a gestire una famiglia con

figli, in un settore di soli uomini, dove (lavorando con tutto il mondo) non esistono orari e

dove e' necessario essere sempre a disposizione 24 ore / 7gg. Mi sono sempre

impegnata più di un'uomo, proprio per dimostrare che anche le donne possono

relazionarsi a livello paritario con loro soprattutto se in grado di proporre affari altrettanto

interessanti, a discapito della famiglia e dei figli; questo ha fatto si che mio marito ha

iniziato ad essere estremamente contrariato dal non ricevere più attenzioni.

Con l'arrivo delle figlie, quel pochissimo tempo a disposizione, lo dedicavo

completamente a loro dimenticando di avere anche un consorte che iniziava a mettermi

" bastoni fra le ruote" odiando il mio lavoro,i miei successi, il mio entusiasmo nonchè la

mia grande passione verso un mondo così particolare ed affascinante. Di fatto...si erano

invertiti i ruoli... io ero "l'uomo" che lavorava a tempo pieno mentre lui, avendo molto più

tempo a disposizione, seguiva le figlie. Questa "alchimia" non ha funzionato, portandomi

a chiedere la separazione.

La mia grandissima fortuna è sempre stata

quella di ritrovarmi "per caso" a seguire le

orme di mio padre e a fare un lavoro

internazionale, stimolante, interessante,

vario ed estremamente " challenging" dal

punto di vista di una donna.

Con affetto e stima,

Alessandra

FM BURKMAR SHIPPING - GENOA

S+P / NB DEPT.

PH : +39010-9914479

Mob.: +39393 9562074

E-MAIL : sandp@burkmar.it


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Hannodetto

"Negli ultimi anni le donne, come gli uomini, hanno dimostrato un maggiore investimento nel lavoro lungo

tutto il ciclo di vita, indipendentemente dallo stato civile o genitoriale, portando un importante contributo

alle risorse economiche della famiglia. Seppur meno significativamente, si sono verificate delle

confluenze anche in ambito di gestione familiare, dove gli uomini hanno cominciato a partecipare più

attivamente al lavoro familiare e alla cura dei figli. La convergenza di genere non necessariamente è

“distruttiva" e ne sono fattori chiave la comunicazione, l'espressione dell'affettività e specialmente la

spiritualità. Indipendentemente da chi lavora e chi non, ognuno dei partner è in grado di svolgere tutte le

attività necessarie alla gestione familiare. la convergenza dei ruoli di genere porterà ad una maggiore e

reciproca empatia. Permetterà agli uomini di scrollarsi di dosso il peso di dover mantenere la famiglia,

potendo mostrare amore ed affetto liberamente, e sperimentando la noia, e la fatica, del lavoro

domestico. Le donne, d'altro canto, comprenderanno l'isolamento dai figli che provano gli uomini durante

le loro lunghe giornate di lavoro, e la pressione di essere coloro su cui tutti contano. Questo potrebbe

condurre a nuove e creative abilità di problem solving poiché sarebbero due gli individui ad agire insieme

per la ricerca di una soluzione condivisa piuttosto che un individuo solo, alla ricerca di una soluzione

propria".

Giulia

Bernardi

Digital Manager Kèrastase e Shu Uemura presso L'ORÉAL

Cara Valeriana

SONO GIULIA E HO 28 ANNI. DA 5 ANNI LAVORO E DA 1

CONVIVO PER LA PRIMA VOLTA. IO E IL MIO COMPAGNO CI

SIAMO CONOSCIUTI PROPRIO SUL POSTO DI LAVORO E

CONDIVIDIAMO NEL BENE E NEL MALE IL MEDESIMO RUOLO

IN AZIENDE DIVERSE.


Questo fa sì che da un lato viviamo gli stessi ritmi serrati, le stesse

problematiche e purtroppo anche lo stesso livello di stress. D'altro canto

permette anche di capire le difficoltà che uno sta vivendo, scambiare consigli

e soprattutto comprendere appieno cosa l'altro stia vivendo in ogni

situazione. Non nascondo il fatto che entrambi, da giovani laureati, abbiamo

fin da subito impostato la nostra vita e di riflesso la nostra relazione, con

l'obbiettivo di perseguire la carriera; il tipico “sogno” del lavorare in una

grande multinazionale, diventare manager e sentirsi di conseguenza

realizzati. I ritmi lavorativi sono molto serrati, ogni giorno iniziamo la giornata

non sapendo come potrà evolversi o quali urgenze dovremo smarcare. In

questo anno di smartworking e convivenza abbiamo vissuto insieme 24 ore

al giorno e ciò nonostante ci siamo rivolti la parola solamente dalle 20 in poi,

il resto del giorno ognuno di noi è in almeno 5 call al giorno, spesso anche in

pausa pranzo o post 18. Insomma, la vita che in molti condividiamo e che

sicuramente potrete ritrovare nella vostra routine. Ma questa vita così piena

e impegnata per 9/10 ore fa anche sì che la gestione della casa, delle attività

domestiche, come anche l'organizzazione dei pasti sia un po' più complicata,

nonostante al momento non ci sono figli ad alzare il livello di difficoltà. È

capitato spesso e capita tuttora che uno dei due o entrambi non abbiamo il

tempo di staccare anche solo per quella mezz'ora necessaria a prepararsi

una pasta o un panino al volo. In una situazione come la nostra è davvero

complicato poter avere dei ruoli definiti all'interno della coppia, perchè ogni

giorno non sappiamo chi potrà avere più tempo dell'altro e quindi nella

nostra relazione non esistono mansioni da donna e da uomo, esistono

semplicemente mansioni che devono essere svolte, se da me o da lui non è

importante. Lavare, stendere, stirare, pulire, cucinare sono come degli extra

lavori a carico di entrambi, possibilmente con il miglior bilanciamento

possibile tra di noi e se siamo fortunati portandole a compimento insieme,

così oltre che a dividerci le attività e a dimezzare i tempi, cerchiamo anche di

divertirci nel farlo o di aiutarci a migliorare in ciò che uno è più ferrato

dell'altro. Un esempio è la cucina, dove purtroppo io non sono davvero

all'altezza, parliamo di un livello così basso che mi fermo al preparare una

piadina o allo scaldare una bistecca. Qui lui quindi è il re e se ne occupa

ogni giorno, pranzo e cena, mentre io mi dedico alla tavola o al pulire le

stoviglie a fine pasto. Ciò non vuol dire che i giorni in cui lui non ha il tempo

di farlo, non subentro io per facilitarlo, certo non con piatti da cucina stellata.

Eppure è proprio questo quello che serve: uno sforzo, un piccolo aiuto per

sopravvivere e per alleggerire la propria coppia. Questa convergenza

domestica fa sì che si crei un affiatamento e una complicità che mostra i suoi

effetti positivi non solo per la parità di genere ma anche perchè molte volte

sfocia in situazioni di win win dove ognuno, avendo il proprio background e

la propria personalità, riesce a dare il suo apporto e la sua visione nella

gestione di una faccenda, che magari l'altro non avrebbe mai considerato.

La differenza che caratterizza ognuno di noi, soprattutto in un tema come la

gestione domestica, puó emergere nelle piccole cose e portare ad un

miglioramento per entrambi. Credo che con la vita lavorativa che ormai

anche noi donne conduciamo sia impensabile continuare a vedere la

questione da una prospettiva di ruoli da donna o da uomo, poichè non è nè

realizzabile nè auspicabile se si cerca il giusto equilibrio nella coppia.

Dividersi e supportasti nella gestione della “casa” e della famiglia, permette

ad entrambi di vivere al meglio le giornate e ritagliarsi maggior tempo da

dedicare a ció che alla fine conta di più: la propria vita privata, la famiglia e

gli affetti. Siamo nel 2022: parliamo di Metaverso, di viaggi civili nello spazio,

vogliamo davvero rimanere all'ormai anacronistica divisione tra uomo e

donna?

Io voglio sperare di no.


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Hannodetto:

"Negli ultimi anni le donne, come gli uomini, hanno dimostrato un maggiore investimento nel lavoro lungo

tutto il ciclo di vita, indipendentemente dallo stato civile o genitoriale, portando un importante contributo

alle risorse economiche della famiglia. Seppur meno significativamente, si sono verificate delle

confluenze anche in ambito di gestione familiare, dove gli uomini hanno cominciato a partecipare più

attivamente al lavoro familiare e alla cura dei figli. La convergenza di genere non necessariamente è

“distruttiva" e ne sono fattori chiave la comunicazione, l'espressione dell'affettività e specialmente la

spiritualità. Indipendentemente da chi lavora e chi non, ognuno dei partner è in grado di svolgere tutte le

attività necessarie alla gestione familiare. la convergenza dei ruoli di genere porterà ad una maggiore e

reciproca empatia. Permetterà agli uomini di scrollarsi di dosso il peso di dover mantenere la famiglia,

potendo mostrare amore ed affetto liberamente, e sperimentando la noia, e la fatica, del lavoro

domestico. Le donne, d'altro canto, comprenderanno l'isolamento dai figli che provano gli uomini durante

le loro lunghe giornate di lavoro, e la pressione di essere coloro su cui tutti contano. Questo potrebbe

condurre a nuove e creative abilità di problem solving poiché sarebbero due gli individui ad agire insieme

per la ricerca di una soluzione condivisa piuttosto che un individuo solo, alla ricerca di una soluzione

propria".

Milena

Sanna

Direttore Prov.le e Dirigente presso

CONFEDERAZIONE NAZIONALE COLDIRETTI

Cara Valeriana

È VERO, NEGLI ULTIMI ANNI IL RUOLO DELLE DONNE È

CAMBIATO ALL'INTERNO DEL NUCLEO FAMILIARE.


Oggi, grazie all'educazione dì molte mamme e

donne che hanno pian piano cambiato

l'educazione dei propri figli, abbiamo accanto

compagni, mariti, uomini più coscienti e partecipi

del loro ruolo all'interno del nucleo familiare, che

non è solo quello di occuparsi del sostentamento

della famiglia. Sono fermamente convinta che

questi nuovi spazi e ruoli ricoperti da molte più

donne, siano oggi il risultato di grandi sforzi e

attività portate avanti negli anni. Mi spiego

meglio. Non credo alle conquiste di spazi e ruoli

solo attraverso delle leggi che tutelino la parità dì

genere, ma sono fermamente convinta che

ognuno di noi debba conquistare nuovi spazi

grazie alla competenza e alla formazione. Noi

donne diciamo spesso che nessuno ci regala

niente e qualcuna si sente penalizzata da una

cultura spesso maschilista. Non sono d'accordo

in quanto molto spesso siamo noi donne che non

siamo disponibili ad intraprendere percorsi

professionali che ci impegnano tanto e non ci

consentono dì trascorrere lo stesso tempo con la

propria famiglia. Parlo per esperienza, nel

momento in cui mi è stato proposto dì

intraprendere la carriera dirigenziale era ovvio

che il ruolo mi poneva davanti a delle scelte, che

sono state assolutamente ponderate. Chiarisco

subito che sono state delle scelte che avrebbe

dovuto fare un mio collega maschile ma per un

retaggio culturale molto spesso nel momento in

cui queste scelte vengono fatte da una donna,

molto spesso si esprime un giudizio legato

all'appartenenza dì genere. Spetta a noi donne

metterci in gioco e fare delle scelte se vogliamo

ricoprire ruoli che fino a qualche anno fa era

appannaggio solo dei colleghi uomini. Oggi,

grazie all'educazione di molte mamme e donne

che hanno pian piano cambiato l'educazione dei

propri figli, abbiamo accanto compagni, mariti,

uomini più coscienti e partecipi del loro ruolo

all'interno del nucleo familiare, che non è solo

quello di occuparsi del sostentamento della

famiglia. Gli scambi culturali e l'educazione

scolastica che negli ultimi 50anni ci hanno

consentito anche in Italia, di crescere uomini più

consapevoli della parità di genere all'interno del

nucleo familiare ma non solo, oggi ci consente di

intraprendere attività professionali che consente a

noi donne di competere in vari ambiti lavorativi.

Ritengo che la presenza femminile nei vari

ambiti, consente di percepire quella delicatezza e

sensibilità che noi donne doniamo agli ambienti

che frequentiamo. Allo stesso modo, penso che

come la donna anche l'uomo possa ricoprire gli

stessi ruoli all'interno del nucleo familiare e nel

rapporto con i figli. Sta a noi coinvolgere e far

comprendere al proprio compagno che i ruoli

sono intercambiabili all'interno del nucleo

familiare affinché lui stesso non percepisca

nessuna differenza sui ruoli e responsabilità.

Lavorando da quasi 30 anni in Coldiretti, ho

vissuto questi cambiamenti anche nel mio

ambiente lavorativo e rispetto ai primi anni

novanta in cui non era presente nessun Direttore

dì Federazione Donna, negli ultimi anni grazie a

questi cambiamenti, anche all'interno del nostro

mondo sono presenti diverse donne che come

me si sono messe in gioco. È chiaro che nessuno

Ie regala niente e tanto meno spazi, ma è giusto

così in quanto nel momento in cui venisse

stabilito che ci devono essere delle percentuali

che si devono rispettare per legge, come tutte le

cose imposte si cercherebbe il mondo per andare

in deroga. Finalmente c'è il riconoscimento del

ruolo che le donne hanno sempre ricoperto

anche nel mondo agricolo, in cui le donne sono

sempre state presenti ma per tanto tempo non

valorizzate perché si considerava il loro ruolo

all'interno dell'impresa sempre in secondo piano.

Oggi abbiamo tantissime aziende condotte da

donne molto intraprendenti che gestiscono

aziende agricole. Questo ci ha consentito negli

ultimi 10 anni di fare spazio a idee imprenditoriali

innovative connesse alle attività primarie agricole.

La presenza delle donne

nel mondo agricolo è

sempre stata presente

ma purtroppo ricopriva

sempre ruoli di secondo

piano o molto spesso

rimanevano in ombra.

Grazie al grande lavoro

portato avanti anche da

Coldiretti e Donne

Impresa dì Coldiretti

siamo riusciti a far

emergere tante di queste

realtà che oggi

rappresentano una

grande fetta delle

imprese agricole

italiane.


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Hannodetto:

"Negli ultimi anni le donne, come gli uomini, hanno dimostrato un maggiore investimento nel lavoro lungo

tutto il ciclo di vita, indipendentemente dallo stato civile o genitoriale, portando un importante contributo

alle risorse economiche della famiglia. Seppur meno significativamente, si sono verificate delle

confluenze anche in ambito di gestione familiare, dove gli uomini hanno cominciato a partecipare più

attivamente al lavoro familiare e alla cura dei figli. La convergenza di genere non necessariamente è

“distruttiva" e ne sono fattori chiave la comunicazione, l'espressione dell'affettività e specialmente la

spiritualità. Indipendentemente da chi lavora e chi non, ognuno dei partner è in grado di svolgere tutte le

attività necessarie alla gestione familiare. la convergenza dei ruoli di genere porterà ad una maggiore e

reciproca empatia. Permetterà agli uomini di scrollarsi di dosso il peso di dover mantenere la famiglia,

potendo mostrare amore ed affetto liberamente, e sperimentando la noia, e la fatica, del lavoro

domestico. Le donne, d'altro canto, comprenderanno l'isolamento dai figli che provano gli uomini durante

le loro lunghe giornate di lavoro, e la pressione di essere coloro su cui tutti contano. Questo potrebbe

condurre a nuove e creative abilità di problem solving poiché sarebbero due gli individui ad agire insieme

per la ricerca di una soluzione condivisa piuttosto che un individuo solo, alla ricerca di una soluzione

propria".

Managing Director presso ACCENTURE

Stefania

Filippone

Cara Valeriana

È VERO, NEGLI ULTIMI ANNI IL RUOLO DELLE DONNE È

CAMBIATO ALL'INTERNO DEL NUCLEO FAMILIARE.


"Io ho 52 anni lavoro da quando ne avevo 24. Laureata con il

massimo dei voti in ingegneria elettronica ho iniziato la mia carriera

in Andersen Consulting e sono tornata nel gruppo Accenture da 5

anni passando attraverso una importante esperienza in Pirelli per 11

anni. Sono adesso un Managing Director e gestisco un importante

portfolio di clienti. Mio marito fa l'architetto e la famiglia e' composta

da due figli si 11 anni Carola e 13 Luigi ed un cocker di 2 anni Tea.

Io e mio marito ci siamo conosciuti da grandi avevamo entrambi 30

anni. Abbiamo condiviso da sempre il nostro percorso di crescita

professionale anche se in ambienti molto diversi. Ci siamo aiutati e

spalleggiati , consentendo ad entrambi di crescere nei rispettivi

ruoli. Il fatto che io avessi un lavoro fisso e retribuito ha spinto mio

marito a fare scelte importanti aprire un proprio studio professionale

assumere persone. D'altro canto io ho avuto sempre il suo supporto

nella gestione della famiglia e dei figli viaggiando anche in modo

molto inteso prima del COVID. I miei figli sono abituati a vedere una

coppia molto bilanciata dove mamma e papa sono due individui con

proprie caratteristiche ma non sono degli stereotipi. Mia figlia e' cosi

abituata alla parità di genere che si arrabbia in modo netto e deciso

se capisce di essere stata discriminata perché' donna."

Una volta mia figlia Carola mi

chiese ...

...mamma

se esiste la

festa

delladonna

perché' non esiste la

festa

dell'uomo?

Nella foto: con il marito ed i figli e

Stefania Mauro Morelli Carola Luigi


NEXT

EVENT

14/15 MAGGIO 2022

Le Vele di San Ruffino

event

Nella foto: un momento della regata ( ).

68

www.dimagazine.it

Le vele di San Ruffino Italia


#DESTINAZIONEMARCHE

- ITALY

LE VELE DI

SAN RUFFINO

XIII

PH: Fermani Graziella & Maro Remoli

Una veduta del Lago di San Ruffino: il gioiello dei Monti Sibillini

www.sibilliniweb.it

EDIZIONE

CONTATTI: Stefano Castori

mobile +39 333.4801281

www.dimagazine.it

Veleggiando

A pochi km dal mare, le Marche offrono la combinazione perfetta tra relax e sport. Un territorio tutto da scoprire.

Lago di San Ruffino si estende nei territori di Amandola e Monte San Martino.

Il Lago di San Ruffino si trova nei comuni di Amandola e Monte San Martino, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a circa 1 Km dall' Abbazia dei Santi Vitale e Ruffino; si tratta di un lago artificiale che venne creato nel

1961 costruendo una imponente diga, al fine di interrompere il corso del fiume Tenna e di creare un invaso per l'accumulo e la riserva di acqua in caso di annate poco piovose. Con l'inizio dell'autunno, la diga viene aperta con

l'acqua libera di defluire verso valle ed il lago che, come per magia, scompare quasi come se si fosse aperta una cavità nel sottosuolo e le acque fossero state inghiottite. La spianata quindi si trasforma dapprima in una grande

palude che, lentamente si asciuga per lasciare il posto al solo letto del fiume libero di continuare il suo percorso senza più interruzioni. Per tale motivo il lago viene anche chiamato “Lago Fantasma” . Attorno al lago si snoda un

sentiero percorribile a piedi, a cavallo o in mountain bike. Numerosi eventi vengono organizzati: tra questi la famosa regata Le Vele di San Ruffino.


Guido

Stratta

Direttore People & Organisation Gruppo Enel presso Enel Group

Founder & CEO Ilmareintasca - Founder & CEO Accademia della Gentilezza

Il

Leader

gentile

UI

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70


Valeriana

Mariani

Founder & President of Donna Impresa

The

influence

of women

EI


Gui

do

background professionale:

Guido Stratta ricopre il ruolo di Direttore People and Organization del Gruppo Enel dal 1° ottobre 2020.

In passato è stato Responsabile People Development and Senior Executives Business Partner, occupandosi in quest'ambito anche di compensation, training e

recruiting per il Gruppo.

È entrato nel Gruppo Enel nel 2003, ricoprendo diversi incarichi nell'area HRO, fino ad essere nominato Responsabile Human Resources di Enel Green Power nel

2008. Successivamente, nella prima fase di forte sviluppo delle rinnovabili, è stato nominato Amministratore Delegato di Enel.SI e poi di 3SUN, società del Gruppo di

sviluppo e commercializzazione di soluzioni di generazione distribuita in ambito solare e di efficienza energetica, per poi dal 2014 ricoprire l'attuale ruolo.

La sua carriera professionale è iniziata nel 1988 presso il Gruppo Italgas, dove ha ricoperto diversi ruoli in ambito HRO, tra cui Responsabile per le Relazioni Industriali

e Compensation; nel 2001, è entrato a far parte del Gruppo Wind ricoprendo diversi ruoli tra cui Responsabile Relazioni Industriali e Responsabile Sviluppo e Gestione.

Si è laureato con lode in giurisprudenza presso l' Università di Torino e ha ottenuto un master con lode in biologia marina presso l' Università Politecnica delle

Marche..

Stra

tta

GUIDO

STRATTA


Vale

ria

na

background professionale:

ValerianaMariani Fondatrice e Presidente dell’ Associazione Donna Impresa; Editore e Presidente Donna Impresa Magazine www.dimagazine.it; Presidente

International Women (International AssociationWomen Entrepreneurs and Business Leaders - Employment, Social Affaire

& Equal Opportunities); Ambasciatrice della Moda nel Mondo per la Camera della Moda Italiana, Fondatrice Donna Impresa Network Community & Business;

Esperta in Analisi e Valutazione di Politiche di Welfare; Esperta in materia di Prevenzione e Contrasto alla Violenza di Genere e Lotta agli Stereotipi afferentialServizio

Politiche Sociali e Socio Educative; Esperta in Politiche per l'Integrazione Sociale e Contrasto alla povertà; International Affaire Professional Knowledge Visionary

( Esperta in Politiche e Strategie Aziendali Internazionali); Accademico d'Onore dell' Accademia Internazionale Mauriziana;

Accademico d'Onore della Norman

Academy INC; Professoressa Norman Academy INC; Gran Croce d'Argento al Merito Sociale del Corpo Internazionale di Pubblica.

Assistenza Humanitas Soccorso Italia; Medaglia d’Oro Accademia Mondiale di Cultura Tullia Romano: Accademico d'Onore per la sezione Enogastronomica

Norman Academy INC; Medaglia d’Oro di Merito nel settore dell' Editoria Norman Academy INC; Award of Excellence Creative Industrie Award; Ambasciatrice Le

Ragioni della Nuova Politica; Accademico d'Onore dell’ Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali; Ambasciatrice per la Pace e la Cooperazione

fra i Popoli Repubblica delle Filippine; Ambasciatrice Club Internazionale “ Billionaires Elite VIP” (USA); Membro del Consiglio di Amministrazione dell' Investment

Migration Council IMC; Membro dell’ International Parliament Higher Education Ministry ( Women & Leadership).

www.dimagazine.it

Mari

ani

VALERIANA

MARIANI


Connecting Manager

Ri-evoluzione

WEBINAR: ABCSTRAT.

È con grandissima emozione che mi sono trovata ad

un “tu per tu” con Guido Stratta Direttore People and

Organization di ENEL ENERGIA un Gruppo vivo,

proiettato nel futuro che rispetta i diritti umani e

garantisce la non discriminazione, le pari opportunità

e l'inclusione della diversità ovunque operi: “il welfare

- dice Guido - non è una formalità, ma una fede

aziendale”. Un incontro coinvolgente tra un'introversa

ipersensibile con la passione per le storie e una “Blue

Mind” (come la definisce il biologo marino Wallace J.

Nichols): ovvero, metaforicamente, la bussola che

aiuta a levare le ancore e spiegare le vele. In

un'epoca in cui siamo legati allo stress della

tecnologia, dell'esilio dal mondo naturale, del

soffocamento professionale, dall'ansia personale e

privi di un'autentica privacy, sciogliere gli ormeggi è

meraviglioso! Ma la grandezza di Guido Stratta non

si esaurisce qui. È Founder & CEO de

Ilmareintasca; Founder & CEO dell' Accademia

della Gentilezza; autore – insieme a Bianca

Straniero Sergio –di“ Ri-evoluzione.

Il potere

della leadership gentile” ( Franco Angeli, 2021) un

dialogo con Oscar Farinetti alla scoperta del senso

rivoluzionario della gentilezza: una pratica quotidiana

che può rendere ognuno di noi strumento di

cambiamento per sé e, soprattutto, per gli altri. “Rievoluzione“:

concetto che descrive come i processi

che portano al cambiamento partano dal tornare sui

propri passi per sperimentare il punto di vista altrui.

Si allargano, così, i propri orizzonti: dall'ambiente di

lavoro al proprio ruolo nella società e sul Pianeta.

Guido Stratta è infine co-autore sempre insieme a

Bianca Straniero Sergio di HR On Line:

il Primo

Periodico di Risorse Umane dell' AIDP (Associazione

Italiana per la Direzione del Personale) che è

diventata un punto di riferimento in Italia per tutti

coloro che si occupano professionalmente della

relazione individuo/azienda, coniugando le esigenze

dello sviluppo dell'impresa e delle persone

https://www.aidp.it/hronline/2021/5/10/rievoluzionebr-il-potere-della-leadership-gentile.php

AIDP è partner riconosciuto dalle istituzioni per

analizzare e interpretare lo scenario del lavoro

italiano, nonché anticipare e proporre soluzioni

coerenti ed efficaci. A livello internazionale, è

componente attiva di EAPM ( Associazione Europea

di Direzione del Personale), WFPMA ( Federazione

Mondiale delle Associazioni di Direzione del

Personale) e fondatrice di FMRH ( Federazione

Mediterranea per lo studio e la diffusione delle

tematiche relative alla gestione delle Risorse

Umane). Nel 2006 aderisce al Global Compact

dell'ONU e contribuisce alla stesura del primo Codice

Etico-Deontologico dei Responsabili delle Risorse

Umane nell'area euro. Il 12 febbraio 2019

l'Associazione ha rinnovato il proprio sostegno al

Global Compact e ai suoi dieci principi nelle aree

dei diritti umani, del lavoro, dell'ambiente e della lotta

alla corruzione. Nel 2018 AIDP aderisce all' ASviS

(Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). AIDP

è attiva nel campo dell'editoria con Direzione del

Personale, HR On Line e dal 2019 con una nuova

collana editoriale con Franco Angeli, dedicata a chi

si occupa della gestione e della crescita delle

persone, per offrire alla propria community un

ambiente di confronto e di dialogo diretto, libero e

immediato AIDP ha dato vita nel 2009 al gruppo

AIDP Linkedin, il più grande e attivo social group in

ambito HR (oltre 17.000 membri). Le parole di Guido

fanno riflettere, poiché ricche di concetti ed

espressioni emozionali; parole che nascono da uno

slancio esistenziale laddove questa peculiarità viene

ottemperata in modo elegante, dolce, non

aggressivo, mai ridondante e, soprattutto, lontana da

rigurgiti retorici. Pensieri e parole - le sue - che

celebrano la forza interiore, che sviluppano una

concezione vitale dove la gentilezza non è più

“leggenda” bensì movimento costante dell'intero

essere vivente. I concetti diventano sempre lucenti,

capaci di raggiungere cristalli di pura ontologia e di

etica umana senz'alcuna banalità ai contenuti; ci

raggiungono nel cuore ed affondano nella nostra

pelle per divenire patrimonio personale che crea un

legame indissolubile tra "noi" e "gli altri".

A TU PER TU:

Il sapore

delle cose

vere.

GUIDO

Diamo un grande benvenuto a Valeriana Mariani nel

nostro mondo Enel. Complimenti per i tuoi

innumerevoli successi professionali, la tua eco è

internazionale, tanti i meriti ed i riconoscimenti che ti

sono stati attribuiti negli anni per Donna Impresa, un

progetto nato con le donne e per le donne. Siccome

ritengo difficile presentare una donna, chiedo a

Valeriana Mariani di presentarsi.

VALERIANA

Bentrovato Guido, onorata di essere all'interno della

“famiglia Enel”, di cui, non a torto mi sento parte in

considerazione che sono vostra affezionatissima

cliente. Donna Impresa www.dimagazine.it e

www.donnaimpresa.com nata per amplificare i valori

dell'omonima associazione no-profit che si occupa di

www.dimagazine.it

Il potere della leadership gentile

contrasto alla violenza di genere e pari opportunità,

pluripremiata dalle massime Istituzioni nazionali ed

internazionali

(https://www.dimagazine.it/2017/05/25/presidentedonna-impresa-magazine/)

è oggi è il punto di

riferimento N.1 nel panorama dell'editoria femminile

globale. Il nostro target sono le libere professioniste,

imprenditrici e manager di età diverse provenienti da

background professionali differenti. Lavoriamo verso

lo standard stabilito nell'Obiettivo di Sviluppo

Sostenibile sull'uguaglianza di genere dell'ONU: la

parità di genere, è una questione Etica e di Diritto.

Consentire alle donne di partecipare pienamente a

tutti gli aspetti della vita è essenziale per costruire

economie più forti e migliorare la qualità della vita per

le famiglie e le comunità. Tutta l'economia e tutta la

finanza funzionerebbero meglio se il potenziale

femminile fosse riconosciuto: è una questione di

sguardo sul mondo. Le organizzazioni, con le loro

gerarchie, i loro linguaggi, i loro ritmi, non sono

pensate a misura di donna. La nostra rivista non solo

è un potentissimo strumento di marketing e business

per le aziende, ma è anche una fonte d'ispirazione: le

nostre protagoniste sono modelli da seguire ed

imitare per raggiungere un determinato status quo.

GUIDO

Ti dico subito alcune regole di questi a tu per tu

Valeriana: è essenziale che tu metta passione ed

autenticità in questo nostro incontro. Ci sono tre

cose che regolano questo “a tu per tu” che io

ritengo essere fondamentali:

la passione e

l'autenticità. In questo sono un Direttore del

personale un po' atipico e ti dirò il clima culturale

che stiamo creando. Perché atipico? Perché ho

alcuni pregiudizi. Primo: credo fermamente che le

idee non abbiano gerarchia. Tutte le persone,

indipendentemente dalla scala gerarchica,

racchiudono un mondo unico ed inimitabile: uno


scrigno prezioso. La gerarchia invece ha dei

pregiudizi contrari che vedono una stretta

correlazione tra intelligenza e potere. L'intelligenza

invece è distribuita. Secondo: il confronto tra i

saperi è determinante: nessuno ha la verità in tasca

ed è solo confrontandoci con autenticità che

possiamo farci venire qualche dubbio ed avanzare.

Dubitare è un gesto di forza, di autorevolezza del

nostro pensiero. Terzo: la gentilezza come stile di

vita anche nelle relazioni professionali. Atal

proposito ho lanciato una proposta all'interno di Enel

che si chiama “Leadership Gentile” che già, solo a

pronunciarlo, fa venire i brividi al machismo

imperante. Attenzione, non parliamo più di maschile

e femminile ma di un concetto (o meglio una virtù)

che si sposa indistintamente con tutti prevaricando il

sesso ed il genere, che scardina quei vecchi

preconcetti che la ritenevano un'attitudine

tipicamente femminile, quasi a demarcarne la

subalternità rispetto ad altre. Talvolta la gentilezza

viene scambiata come debolezza e liquidata come

sentimentalismo ma non lo è affatto, anzi: la

gentilezza fortifica gli individui perché occorre forza

interiore per manifestarla. È la virtù più difficile,

richiede forza e sicurezza d'animo. Non può essere

confusa con quei valori che consideriamo recessivi,

inadatti, deboli. In un momento di grande

trasformazione sociale, economica ed esistenziale

come quello che stiamo vivendo, è certamente uno

strumento, ed un valore, che può davvero fare la

differenza, che ci guida verso un nuovo modello di

leadership, con effetti benefici scientificamente

dimostrati su più livelli, dalla salute alla qualità della

vita, da una differente gestione dello stress a un

nuovo modello lavorativo-imprenditoriale, fino al

raggiungimento di un reale benessere individuale,

relazionale e collettivo. Per la maggior parte della

gente lavorare non è esclusivamente un'attività utile

a procurarsi mezzi di sostentamento, ma una vera e

propria fonte di realizzazione personale, di

espressione delle proprie potenzialità, un modo per

dare il proprio contributo alla società e un luogo dove

stringere relazioni umane e professionali positive per

la crescita sia interiore che professionale.

Considerando quante ore ciascuno trascorre con i

propri colleghi e superiori è facilmente intuibile come

sia importante la presenza di un clima positivo e

sereno all'interno del posto di lavoro. Se la gentilezza

diventa un pilastro fondamentale dell'esistenza, verrà

esercitata ovunque, anche e soprattutto al lavoro, in

modo completamente trasversale, svincolato dai

livelli gerarchici. È importante essere gentili in tutte le

direzioni: non solo con i superiori o in modo mirato

verso qualcuno che pensiamo possa esserci utile per

i nostri obiettivi. Alla mancanza di gentilezza,

specialmente in ufficio, viene spesso data come

giustificazione la “mancanza di tempo”. La velocità

con cui sentiamo di dover fare tutto infatti ci

impedisce di dedicare la dovuta attenzione alle cose

perché va a contrarre sia i tempi che i modi di

sviluppo di una relazione. Ma la gentilezza in sé non

richiede tempo, bensì comprensione della diversità

(ognuno di noi è diverso e non bisogna mai dare

nulla per scontato); richiede attenzione per le piccole

cose; mantenere gli impegni presi; chiarire le

aspettative; essere coerenti; capacità di chiedere

scusa, perché a ciascuno può capitare di sbagliare.

Le emozioni sono contagiose: se io sono gentile,

inevitabilmente anche chi mi è accanto proverà il

desiderio di esserlo a sua volta. Il fatto che spesso la

gentilezza sia considerata come un atteggiamento

debole e remissivo, tipico di persone eccessivamente

sensibili, fa in modo che molti manager e leader

sentano di doverla nascondere, perché non vogliono

apparire deboli e troppo coinvolti emotivamente agli

occhi dei dipendenti. La gentilezza del leader per

essere efficace ed effettiva deve sempre essere

affiancata dalla fermezza delle decisioni, dall'integrità

e onestà nei confronti dei propri dipendenti. Il leader

gentile infatti è colui che si conosce bene, è

cosciente sia dei suoi punti di forza che delle sue

debolezze, quando serve sa essere rigoroso ma

senza arroganza e prepotenza, in grado di affrontare

difficoltà, esprimere le sue emozioni e comprendere

quelle altrui, mostrandosi dunque capace di empatia.

I manager e datori di lavoro per favorire un ambiente

gentile devono essere un modello di ispirazione per

gli altri; il vero leader, è una persona che seguiamo

senza costrizioni, una persona che sa ispirarci

perché richiama rispetto, competenza, ammirazione,

fiducia e amore: guida il gruppo, sa ascoltare, motiva

e aiuta, senza imporsi o sopprimere le idee altrui.

Non viene seguito perché ha il potere dovuto alla sua

posizione. Guidare un team significa essere modello

con l'esempio, offrire il proprio supporto, fidarsi delle

persone e valutare la loro opinione, considerare

l'esistenza dell'altro nella sua totalità. Un ambiente di

lavoro eccellente è quello in cui si ha fiducia nelle

persone per cui si lavora, si prova orgoglio per ciò

che si fa e ci si trova bene con le persone con cui si

lavora. Fiducia, Orgoglio e Spirito di squadra. Queste

rappresentano le tre relazioni principali tra l'individuo

e il luogo in cui lavora. Nella pratica della gentilezza,

possiamo infatti realizzare un ambiente che ci

permetta la reale manifestazione delle nostre

aspirazioni profonde, dei nostri talenti, del nostro

essere e del nostro sentire. Sappiamo quanto sia

importante, per il successo economico aziendale,

raggiungere anche una piena soddisfazione

personale dei membri dell'organizzazione: un leader

gentile è un ponte straordinario per permettere

questo! La gentilezza diventa dunque un modo per

affrontare la vita attraverso la capacità di connettersi

con gli altri per creare un ambiente inclusivo e

piacevole per tutti, in cui sentirsi accettati e protetti.

Ecco perchè ha i suoi vantaggi quando viene

applicata all'interno dei rapporti professionali;

dovrebbe addirittura far parte delle soft skill in quanto

migliora la produttività. Un clima di lavoro più sereno

permette di ottenere il massimo dalle persone, che in

questo modo si sentono più responsabilizzate. Non

bisogna perdere l'occasione per essere gentili e

migliorare la qualità di vita, sia propria che del

prossimo. Tornando a noi Valeriana, sappiamo che

sul terreno delle pari opportunità si gioca una partita

importante per il nostro sviluppo, perché oggi sono le

donne il valore aggiunto per vincere le sfide del

futuro ma quale è, secondo te, il limite che non

consente loro di sfondare quel simbolico tetto di

cristallo che pregiudica le loro carriere e le loro

esistenze? Che cosa manca alle donne per vincere

veramente? Che cosa possiamo e dobbiamo fare

perché questo accada?

VALERIANA

Hai ragione Guido, la gentilezza deve essere

considerata una possibilità di atteggiamento per ogni

individuo a prescindere dal sesso; la riscoperta della

gentilezza interessa sia uomini che donne di tutto il

mondo, desiderosi di riappropriarsi di questo

sentimento che a lungo è stato represso. Il modello

sociale prevalente nel mondo occidentale (e non

solo) premia “il migliore”: chi ottiene più successo:

questo non fa che incoraggiare la competitività, che a

sua volta innesca ansia e provoca stress. Questo è

un grave danno per la vita di ciascuno: viviamo

immersi in un ciclo senza fine di negatività, in cui

prevale la violenza (sia verbale che fisica) e

l'arroganza. A subirne i danni maggiori sono le

relazioni interpersonali: è difficile instaurare un

rapporto equilibrato e costruttivo se alla base manca

la gentilezza, il desiderio di ascolto e di prendersi

cura dell'altro. Ps. Se non abbiamo rotto, abbiamo

quantomeno scalfito quel soffitto di cristallo che

ancora esiste nella società. Ed ho una grande

speranza: che in futuro la presenza di donne ai vertici

delle istituzioni non sia più un'eccezionale novità, ma

una consolidata normalità. Una Società inclusiva,

moderna, capace di anticipare, e non solo attendere,

il futuro. Viviamo in un'epoca che vede una perdita di

fiducia (con differenti accenti, ma abbastanza

generalizzata), nelle istituzioni. Una tendenza che –

giocoforza – deve anche far interrogare le istituzioni

stesse sul loro ruolo nella società. Che cosa manca

alle donne per vincere veramente? Che cosa

possiamo e dobbiamo fare perché questo accada?

Innanzitutto diciamo quello che NON dobbiamo fare.

Non dobbiamo, ad esempio, lasciare che si parli di

noi donne come “della questione femminile” perché

ritengo che sia un ulteriore modo per ghettizzarci. La

società è composta da donne e gli uomini: siamo

parte integrante della comunità e non possiamo

ancora oggi, alla luce del terzo millennio essere

ancora additate come “un problema”. È un fatto che

le donne siano una risorsa per l'immenso contributo

che danno alla nostra società, dalla quale spesso

non ricevono un riconoscimento adeguato. D'altro

canto dobbiamo ricordare che i Paesi più prosperi,

solidi e competitivi del mondo sono anche quelli in

cui lo squilibrio tra uomini e donne nell'occupazione,

nelle carriere e nei salari è minore. Il progetto

editoriale Donna Impresa Magazine è un ulteriore

sforzo in questa direzione al fine di contrastare e

rimuovere gli ostacoli politici, sociali, economici e

culturali all'effettiva realizzazione delle pari

opportunità. Per far sì che questo accada bisogna

intervenire su tutti i fronti; quello culturale in primis.

NON dobbiamo ostacolarle nella carriera:

immaginate l'arrivo di una donna dentro un ambiente

di lavoro maschile. Il suo modo diverso di vedere le

cose rompe tutti gli equilibri. Il potere costituito si

vede messo in discussione attraverso modalità mai

viste prima. Per i maschi coalizzarsi contro

quell'elemento di disturbo diventa una cosa naturale

come respirare. La donna viene messa

nell'impossibilità di importare nuove dinamiche sociali

nel gruppo e l'unico modo per farlo e bloccarle

l'accesso a ruoli dirigenziali. NON dobbiamo

sottovalutare le sue potenzialità: non è esagerato né

sbagliato affermare che le donne sono sottovalutate

in molti settori, a cominciare da quello professionale.

In questo ambito, infatti, gli uomini rivestono funzioni

che godono di un prestigio più elevato, e al tempo

stesso, vedono il proprio lavoro riconosciuto con più

gratificazioni, non solo economiche. L'empowerment

femminile dovrebbe essere nell'agenda di tutti. Non

c'è ragione per non fare di più individualmente, o

attraverso le nostre aziende e i nostri governi per

dare potere alle donne e sostenerle nella

realizzazione del loro potenziale. Sia gli uomini che le


Connecting Manager

Ri-evoluzione

atupertu con:

GUIDO STRATTA e VALERIANA MARIANI

www.dimagazine.it

donne dovrebbero contribuire allo stesso modo

all'ambiente economico e contribuire allo stesso

modo alle loro famiglie e alla società. Il nostro Paese

si colloca invece male nel campo dell'empowerment.

Partiamo da una situazione molto più arretrata

rispetto ad altri Paesi avanzati. Basti guardare al

tasso di occupazione femminile che abbiamo che non

dipende solo dalla pandemia, la pandemia si è

innestata in una situazione già critica. Il nostro Paese

ha un problema della valorizzazione complessiva

delle sue risorse femminili: non solo c'è un problema

di carenza di crescita, ma di produttività. C'è bisogno

poi di “sorellanza” se vogliamo davvero cambiare il

modo in cui il mondo funziona per le donne o

quantomeno accelerarne il passo. Ed in questo, voi

uomini non potete aiutarci (sorrido). Le amicizie tra

donne garantiscono il piacere di sentirsi capite e

protette. Un'amica può sostenerti ed imprimerti

coraggio: è solo attraverso un forte legame che le

donne avranno l'opportunità di cambiare il modo in

cui vivono. Al contrario, gli antagonismi non fanno

altro che danneggiare e perfino indebolire il genere

femminile. Una vecchia battuta diceva: “Gli uomini tra

amici si insultano, le donne tra nemiche si fanno i

complimenti”. La prima cosa da tenere a mente

quando si affronta uno stereotipo culturale sono le

eccezioni: l'amicizia tra donne esiste proprio come

esiste tra uomini ma ci sono dei motivi socio-culturali

che sbilanciano la frequenza di questi comportamenti

tra i generi. Il termine “sorellanza” non è certo di

recente introduzione: le origini di questo concetto

risalgono, all'incirca, agli anni Settanta del secolo

scorso. Fu la scrittrice Kate Millet la prima a usare la

parola “sisterwood”, tradotta in italiano appunto come

“sorellanza”. Di che cosa si tratta? Si può intendere la

sorellanza come una complicità tra donne, una dote

di cui non si può fare a meno se si vuol raggiungere

l'obiettivo dell'affermazione dei diritti femminili unito al

superamento della disparità di genere. Ancora oggi,

infatti, è troppo ampio il divario tra le donne e gli

uomini: la discriminazione coinvolge numerosi ambiti,

che spaziano dalla disuguaglianza dei salari fino ai

più tragici femminicidi. Ma se vogliamo essere sinceri

fino in fondo Guido, vi è però anche un altro

atteggiamento che pregiudica il rapporto fra donne

demolendo quell'illusione di “sorellanza” che ha

animato e anima da sempre il femminismo: l'atavica

competizione tra donne. A tal proposito citiamo

testualmente un passo dal libro “La passione triste” di

Elena Pulcini: “L'invidia femminile è pervasiva e

onnipresente, coglie ogni pretesto per posare

sull'altra il proprio sguardo maligno, e tende a

moltiplicarsi, riconfermando la sua sostanziale

indifferenza all'oggetto, e finendo per investire non

solo quella singola donna, ma le donne in generale

(…). E allora? Che ne è delle conquiste del

femminismo e di quella solidarietà in cui abbiamo

intensamente creduto?” Pulcini dice ancora: “La

condizione di impotenza e di subalternità

all'egemonia maschile si è tradotta in una sorda

rivalità reciproca, spingendo le donne a farsi

subdolamente la guerra tra loro…” sebbene sia

doveroso riconoscere che la prima cosa da tenere a

mente quando si affronta uno stereotipo culturale

sono le eccezioni: l'amicizia tra donne esiste proprio

come esiste l'odio tra uomini. Ma perché le donne

non si sentono mai sufficientemente belle,

sufficientemente preparate, sufficientemente

intelligenti ecc. ecc. ecc.? Potremmo definirla,

ironicamente, la "sindrome di Renée", la portinaia nel

libro "l'eleganza del riccio" (L'Élégance du hérisson)

un romanzo del 2006 scritto da Muriel Barbery. Se

così non fosse, in considerazione che le donne

rappresentano oltre la metà della popolazione

mondiale, non staremmo ancora oggi a parlare di pari

opportunità. Se solo fossimo più coese, più solidali

ma soprattutto più sicure di noi stesse potremmo fare

cose grandiose, come ad esempio, governare il

mondo... un'aspettativa altissima, forse eccessiva?

Una visione utopistica? Forse. Ma io credo che

l'utopia sia una verità prematura. Quando tutto questo

potremo considerarlo desueto vorrà dire che nel

mondo del lavoro, così come in quello della politica,

dell'economia e di tutti gli altri settori della vita

pubblica, si saranno trovate le soluzioni più adeguate

poter guardare al valore della persona in quanto tale;

si saranno potenziati i servizi in risposta alla diversità

delle esigenze, si sarà riusciti ad avanzare in un

disegno democratico e politico, espressione di

maturazione civile e di deontologia professionale.

“ Ah, se fosse tutto così semplice... ” canta

Noemi…

GUIDO

Nel settore maschile permane questa sorta di

“sistema delle alleanze” è contemplato da secoli di

storia. Circa le quote rosa devo dirti però, Valeriana,

che se solo non avessi avuto questi strumenti a

disposizione, non sarei riuscito a nominare delle

donne ruoli di responsabilità nel momento in cui mi


trovavo ad adempiere al compito di eleggere delle

rappresentanze. Sono onorato di dire, a chi ci

segue, che è invece proprio grazie alle quote rosa

se questo è potuto accadere, ed aggiungo, per la

prima volta in Enel, che a parità di merito ho potuto

privilegiare delle donne. Come dire ai “maschietti”

(sorrido) che è tempo, noi uomini, di fare un passo

indietro. Di nuovo non ce l'avremmo fatta senza le

quote rosa. Io che sono filosofico e odio le quote,

devo però riconoscere che il risultato è arrivato.

Bada bene Valeriana, non sono quote non su

merito: sono note su merito, a disciplinarle è la

meritocrazia. Per me la discussione è: la quota non

deve abilitare donne non di valore. Questa è una

cosa che ci tengo a dire perché laddove ci sia il

merito la quota deve aiutare. E' più accettabile da te

detta così? Te la rigiro…

VALERIANA

Certamente. Ma in effetti non mi piacciono le quote

rosa perché non si basano sul merito. La mia

visione è la meritocrazia e le quote rosa ho auto

l'impressione che non riconoscessero i meriti.

Questo va benissimo ed io auspico che avvenga

così, in qualsiasi tipo di contesto sia esso

imprenditoriale piuttosto che politico. Ed anche noi

donne dobbiamo essere consapevoli di avere la

preparazione necessaria ad affrontare le sfide per le

quali ci candidiamo piuttosto che far leva sulle quote

di genere perché questo non giova all'economia

così come non giova alla politica. Noi per prime

dobbiamo essere oneste con noi stesse. E dunque

Guido ti faccio i mie più sentiti complimenti per

essere riuscito ad accogliere nel management di

Enel, attraverso lo strumento delle quote rosa,

donne che meritavo di occupare quelle posizioni.

Devo essere sincera Guido, quando ho letto il tuo

post su LinkedIn in cui si affrontavano queste

tematiche, ma anche sulla scia di quello che avevo

letto su Enel circa il riconoscimento formale del

valore delle donne, non ho esitato un attimo dal

contattarti. Si fa un gran parlare di donne e di meriti

riconosciuti ma, in realtà, di cose concrete non ce

ne sono molte al di là delle promesse. Complimenti

Guido, e complimenti anche ad Enel per dare

fattivamente prova della sua Mission.

GUIDO

È dunque una sufficienza, a voler ragionare in

termini di voti?

VALERIANA

NO. Direi che è un 110 e lode Guido (sorrido).

GUIDO

Voglio tornare un attimo sul “codice” della sorellanza

o della fratellanza e/o comunque il codice del NOI.

Quando arriva una sorellina o un fratellino in

famiglia, i bambini sono portati a pensare che

perdano in parte l'affetto dei genitori. Ma anche

potere. Idem in un'azienda. Quando arriva

un'intruso si è portati a pensare il perché di quella

assunzione e se questa provochi dei “disequilibri”

all'interno delle dinamiche esistenti. Poi però, se c'è

l'intelligenza, il fratellino o la sorellina scoprono la

gioia del noi: che possono giocare insieme, possono

aiutarsi e che i genitori vogliono bene a tutti e due. E

così capita anche nelle imprese quando c'è

l'intelligenza e la generosità. Ecco, questi codici

sono una ricetta molto sana per creare relazioni.

Vengo alla domanda scomoda sulle donne,

Valeriana… che le donne o agiscono codici

maschili, perché le rassicurano nell'essere

accettate, oppure agendo codici femminili eccessivi.

Allora la domanda è: cosa dire alle colleghe che ci

seguono per rimane leaders femminili ed

intraprendere senza perdere la propria femminilità

ma neppure eccedervi? Che sensi di colpa avete ad

essere leaders?

VALERIANA

Nessun senso di colpa Guido. Presumo che

investire sui tratti femminili della leadership può

davvero essere, oltre che eticamente giusto,

strategicamente ed economicamente opportuno. Tu

mi chiedi il perché del non essere semplicemente sé

stesse… beh, nella gran parte dei luoghi di lavoro

tradizionali esiste un pregiudizio diffuso che associa

la leadership all'essere uomo la leadership è

connessa nella nostra mente all'idea di mascolinità

e questo probabilmente induce molte donne a

“mortificare la femminilità” ; dall'altra le donne

puntano sull'arma della seduzione. Da secoli è così.

Io penso che dovremmo semplicemente essere noi

stesse. Credere in noi stesse.

GUIDO

Questo scenario Covid ha peggiorato il gender gap?

VALERIANA

No, non credo. Tutt'altro. La pandemia ha mutato il

nostro mondo. Probabilmente, con lasciti indelebili

tutt'altro che a sfavore del gender gap. Usando un

termine, forse ora quasi abusato, la nostra è stata

una formidabile prova di resilienza. Sono convinta

che quando la cronaca – col passare degli anni – si

cristallizzerà in storia, metteremo ancor meglio a

fuoco quanto tutti e tutte noi abbiamo saputo fare, e

quanto stiamo continuando a mettere in atto, in

questo periodo, uniti. Per la prima volta, non si è

badato più al sesso e/o al genere, abbiamo

dismesso le “armi” a favore della sopravvivenza. E

questo è stato un grandissimo insegnamento.

Significa che tutti insieme ce la possiamo fare. Noi

dobbiamo pensare alle generazioni future, a cosa

lasciamo loro. Quale patrimonio di conoscenze

erediteranno le nuove generazioni? Quale tipo di

insegnamento? Dobbiamo essere consapevoli di

questo e dobbiamo agire con grande maturità

poiché saremo sotto il giudizio delle generazioni che

verranno ma anche dei nostri figli. Uomini e donne

devono esprimere il meglio. Noi donne perché

siamo generatrici di vita e gli uomini, non di meno,

perché è anche grazie a loro che si concepisce un

figlio. Dobbiamo entrambi assumerci la

responsabilità di dare una continuità a questo

mondo nella maniera migliore che sappiamo, e

possiamo fare.

GUIDO

Valeriana ti sei ispirata a qualcuno in questo tuo

percorso oppure hai giocato una tua partita?

VALERIANA

Ho giocato la mia partita, anche se, il giocarla mi ha

privata di tante cose (mi commuovo). Posso dire

con merito (e non demerito) che sei stato l'uomo

che mi ha fatta piangere Guido? Le persone,

precisamente, possono sperimentare due tipi di

delusione. La delusione per uno scopo mancato:

volevo un buon lavoro e non l'ho avuto, volevo fare

un viaggio e non l'ho fatto, volevo possedere una

bella casa e non l'ho posseduta, volevo essere

amato e non sono stato amato, ecc., e perciò sono

insoddisfatto; e la delusione per uno scopo

conseguito, la delusione, cioè, che si prova perché il

conseguimento di un certo scopo non ci soddisfa

come ci eravamo aspettati: volevo un buon lavoro e

l'ho avuto, volevo fare un viaggio e l'ho fatto, volevo

una bella casa e l'ho posseduta, volevo essere

amato e sono stato amato, ecc., eppure, ogni volta,

contrariamente alle mie aspettative, pur avendo

investito moltissime energie per cogliere questo

scopo, non sono appagato. Questo secondo tipo di

delusione ha una natura rivelativa, perché consente

di comprendere che l'oggetto del desiderio umano

non è rinvenibile in nessuna esperienza finita. La

struttura antropologica è quella di un essere

essenzialmente inquieto, teso a “sfuggire ad ogni

determinazione, esterna o interna, e ad affermare la

sua indipendenza nei confronti di tutti i limiti esterni

o interni, fino a desiderare il superamento, in

qualche modo, dei confini stessi della sua natura”.

Ecco allora delinearsi una nuova nozione di

desiderio, non più in equazione con dei bisogni

specifici, ma esteso nella sua anima. Come nota

Tommaso d'Aquino, tutti i nostri obiettivi suscitano

una reazione comune: quando essi vengono

raggiunti e posseduti non li si apprezza più e si

desiderano altre cose, cioè il desiderio non viene

mai appagato da essi. Ovvero, per tutti questi

oggetti val l'“esperienza del disinganno”. Ecco

allora delinearsi una nuova nozione di desiderio,

non più in equazione con dei bisogni. “CHIEDIMI SE

SONO FELICE”... e se fosse il nostro prossimo

webinar Valeriana?

FrancoAngeli

Il saggio suggerisce che

ognuno di noi può essere

uno strumento di

cambiamento,

promuovendo la crescita

personale e quella degli

altri, attraverso l'esercizio di

una leadership gentile. Rievoluzione:

perché i

processi che portano alle

vere trasformazioni partono

sempre da noi stessi, dal

fatto di sentire che le cose

possono essere viste in un

modo diverso, che è

possibile allargare gli

orizzonti e avere una

prospettiva più inclusiva.

Attraverso l'esercizio di una

leadership gentile, ognuno

di noi potrà essere uno

strumento di cambiamento

e promuovere la crescita

personale e altrui.

BOO

K


ANGELO MAROI I clienti lo chiamano

www.dimagazine.it

“l'Angelo custode dell'evento”.

Il Cerimoniere organizza nozze, eventi pubblici, aziendali e privati, sfilate e Destination Wedding Sempre con la sua maniacale ossessione

per i dettagli, quello che fa davvero la differenza. L'addetto al cerimoniale è una professione che non tramonta mai: quando le regole di

forma diventano uno degli aspetti della sostanza (accade in occasione di grandi eventi pubblici o privati), il ruolo chiave è giocato da lui.

Angelo Maroi nasce a Pavia il 9 marzo 1969. Prima

Libero professionista nel settore commerciale, poi la

passione di allestitore floreale ed organizzatore di

eventi diventa sempre più importante, a giugno

2007 partecipa al corso master, base ed avanzato

di Event e wedding Planner presso l'Accademia

Fenice Eventi a Roma. Dopo il master nasce Il

Cerimoniere, il nome sembrerebbe scelto a caso

ma invece è il nomignolo che gli amici gli danno

perché Angelo collabora con Sacerdoti, Vescovi e

Cardinali assistendoli durante le cerimonie religiose

solenni, collabora anche con diverse Autorità Civili

durante le cerimonie civili solenni. Dal 2008 inizia a

collaborare con i migliori catering, partendo dal

gradino più basso, la manovalanza, evento dopo

evento la formazione sul campo avviene grazie ad

un Maitre di vecchia scuola il quale gli insegna ogni

cosa per un perfetto ricevimento. La sua formazione

continua con studi in ogni settore del

organizzazione eventi. L'organizzazione di un vero

e proprio matrimonio, avviene quando una coppia di

futuri sposi erano nella confusione più totale,

allorchè il titolare del catering diede l'incarico ad

Angelo per organizzare tutto l'evento nozze. Iniziò

così il lavoro del Il Cerimoniere. Terminata

l'esperienza catering, Angelo prosegue da solo, un

po' a fatica, ma con buoni risultati. A giugno 2015,

un nuovo inizio, una nuova immagine (un nuovo

look pubblicizzato con un evento Personale)

dedicata alla stampa del settore wedding. La

pubblicità è assicurata. Il fiore all'occhiello

appuntato al bavero della giacca, diventerà il motto

“il fiore all'occhiello dell'organizzazione” ed il

simbolo di Angelo e del Il Cerimoniere 2.0

MA QUAL È IL SIGNIFICATO DE

“IL CERIMONIERE”?

Il Cerimoniere un termine antico ma molto, attuale.

NON il consueto Wedding Planner tutto fare,

Il Cerimoniere è colui che ha il compito di preparare

l'organizzazione nel periodo precedente all'evento.

Sceglie, con i futuri sposi, e poi coordina, tutti i

professionisti nelle loro incombenze durante i

preparativi e durante lo svolgimento dell'evento. Il

Cerimoniere è Maestro di Cerimonia religiosa e/o

civile, NON UN CELEBRANTE. Egli dirige la

cerimonia ed il ricevimento il giorno dell'evento

rimanendo sempre un passo indietro al cliente.

Maestro di cerimonia, progetta gli allestimenti

dedicati solo alla cerimonia ed al luogo in cui si

svolge concordando con il celebrante la scaletta

della musica suonata o anche cantata nel rispetto

delle varie liturgie. Riceve i ospiti facendoli

accomodare seguendo se necessario il dettame del

cerimoniale. Durante il Ricevimento il Cerimoniere

coordina i vari professionisti scelti avvalendosi se

necessario del galateo del ricevimento. I dettagli e

gli allestimenti, sotto la sua supervisione, vengono

realizzati come da progetto. I dresscode sono una

parte fondamentale dell'evento: il Cerimoniere

impartisce infatti i consigli ed i canoni per la scelta

più opportuna: il tutto scelto e condivo ovviamente

con il cliente o coppia di sposi.

IL CERIMONIERE PUÒ

SEMBRARE UN UOMO DI ALTRI

TEMPI, MA È MOLTO

MODERNO.

Curiosità:

Il suo ruolo è quello di curare in prima persona tutti

gli aspetti della cerimonia, oggi molto spesso

dimenticata, e del ricevimento, affiancando la

coppia in tutte le fasi dell'organizzazione e dando

suggerimenti mirati per coordinare tutti i

professionisti sia in fase di allestimento sia durante

l'evento. E' proprio "il Cerimoniere" il nome del

Brand di Angelo Maroi, conferitogli scherzosamente

dagli amici in gioventù per via della sua eleganza,

del suo amore per la forma, del bello assoluto e del

dettaglio quasi maniacale. Grazie ai modi garbati e

alla passione che mette nel suo lavoro, in poco

tempo gli sposi vedono nel cerimoniere un amico e

confidente: da quel momento in poi, può compiersi

la magia del matrimonio. Riscoprite con il

cerimoniere di Angelo Maroi tutto il fascino del

particolare che fa la differenza per rendere

indimenticabile il giorno del sì!

Come lavora il cerimoniere:

Il Cerimoniere lavora con una caratteristica ben

precisa, far vivere, alla coppia o al cliente

l'emozione di quel giorno futuro durante tutta la fase

organizzativa colpendo sulla loro immaginazione.

Finanche esagerando, poiché la prerogativa della

coppia di futuri sposi, o di un cliente, è fare sempre

bella figura agli occhi dei loro ospiti. Angelo, nel

pieno rispetto del suo mandato, fa vivere, con varie

piccole prove visive, tutto ciò che avverrà il giorno

dell'evento perché il cliente deve essere partecipe in

prima persona in tutto e per tutte le scelte.

Com'è strutturata la sua decennale

attività:

Angelo è l'unico ad occuparsi di tutto. Non ha uno

staff fisso o dipendenti tutto fare ma si avvale, di

volta in volta, di selezionatissimi professionisti che

siano in grado, in ogni dove, di organizzare l'evento

così come l'ha immaginato il cliente rispettando

anche il più piccolo dettaglio.

Il suo motto:

"Ogni professionista è professionista del proprio

settore, io del mio". Il giorno dell'evento il

Cerimoniere sarà l'Angelo custode della coppia, il

coordinatore, il punto fermo ed il responsabile di tutti

i professionisti impegnati all'evento.

Pro e contro della sua attività:

L'essere un wp è per Angelo, un vanto. Vestire i

panni del Cerimoniere è un lavoro fantastico dove la

creatività la professionalità sono portate ai massimi

livelli. Un ruolo che ti permette di conoscere molte

persone e diventarne anche amico. Inevitabilmente

capita che si instaurino rapporti confidenziali tra

Cerimoniere e Cliente/i, questo però non fa

dimenticare ad Angelo il rispetto della gerarchia in

ambito professionale - Mai oltrepassare la linea del

rispetto del ruolo Cerimoniere/Cliente - precisa

Angelo.

I contro:

Essendo questo un lavoro nuovo affascinante, è

molto inflazionato. Ci si scontra non di rado con la

poca competenza di coloro che si spacciano come

seri professionisti rovinando il mercato.

Come si diventa addetto al

cerimoniale?

Inclinazione personale, esperienza nel settore della

comunicazione e, ultimo ma non per ultimo,

formazione.

II perché della scelta del nome “Il

Cerimoniere”:

Il Cerimoniere è stato scelto per il suo significato

puro: IL CERIMONIERE ORGANIZZA COORDINA

PRESENZIA. La sua funzione principale consiste

nel riuscire a prevedere eacancellare tutti gli

ostacoli lungo il percorso di un processo di

comunicazione: rendere la strada agevole per

raggiungere più serenamente il traguardo, o meglio

il successo dell'evento.

Ma che senso può avere parlare di

cerimoniale in una società come la

nostra, in continuo mutamento?

Il contesto sociale di cui si occupa il cerimoniale è

soggetto per natura a continui cambiamenti: per

questa ragione si rende necessario affidarsi a

persone che conoscono la materia e sono quindi in

grado di far fronte anche ad imprevedibili alternative

dell'ultimo momento.

Riconoscimenti:

Anno 2021 Vince due Importanti Premi:

· Miglior Wedding Planner del Nord Italia

(Insignito da Wedding Planners Pro la

Wedding Business School di Roberta Torresan)

· The Italian wedding Stars categoria Wedding

Planner (giudizio e premio ricevuti da Daniela Corti

e da una Giuria Europea)

Il Cerimoniere

di Angelo Maroi

Mobile.: 3337727780

Mail: info@ilcerimonierepavia.com

Web: www.ilcerimonierepavia.com


È CON NOI

IL CERIMONIERE

DI PAVIA

Angelo

Maroi

UI


Gustiamoci

i nostri sogni

partendo

dalle picole cose

LA MAGIA DEL RISVEGLIO

La prima cosa che ci colpisce, usciti dall'inverno, è la luce, quasi non ci riescono a vedere quanto è bello il mondo

quando si risveglia. La luce è tutta intorno a noi, la sentiamo sulla pelle, miracoli della vitamina D, di cui tanto

abbiamo bisogno e che per avercene abbastanza ci servirebbero 30 minuti di sole al giorno. Eh! Ad averceli in

inverno... E infatti quando arrivano è una festa che merita di goderla, appieno.

Casa Arioli sorge nello splendido territorio del

Parco del Ticino, un paesaggio di particolare

bellezza, ricco di storia e di antiche tradizioni. Il

podere è caratterizzato da un'area dedicata al

caseificio, l'abitazione privata della famiglia Arioli, la

IL CASEIFICIO

.

Da sei generazioni trasformiamo il latte della Pianura Padana in prodotti di eccellenza.

Cascina storica Barzizza, dove un tempo viveva e

lavorava l'intera famiglia, le aree dell'antica cascina

trasformate in SPA e centro benessere. Il tutto

immerso nella natura con le risaie e le aree dedicate

all'allevamento di bestiame e alle attività funzionali

alla produzione agricola e di trasformazione

pienamente all'opera. La famiglia Arioli ha scelto di

insediarsi in questo territorio già dal 1963 per le

caratteristiche uniche del paesaggio, ottimali per la

produzione casearia. L'attività storica del caseificio è

poi stata ampliata nel tempo in una serie di progetti

che descrivono in pieno il senso e il calore

dell'ospitalità della famiglia Arioli: prodotti genuini,

ambienti confortevoli, attenzione al benessere e alla

cura di sé.


Caseificio Arioli Achille

Ozzero MI

From farm to fork

FOO

D

Speial

Ecellenze d'Italia in tavola

T. 02 940 7302

Arioli Agriturismo SPA & Benessere

81

Ozzero MI

T. 02 940 7893

www.arioliachille.com www.dimagazine.it


Il caseificio

Arioli

sbarca ad

Hollywood

Il formaggio è un'arte e quello prodotto da

Gianluca Arioli (nella foto) nel suo Caseificio ce lo

dimostra. La lavorazione artigianale, la cura per

il dettaglio e la passione sono rimasti sempre i

pilastri di un prodotto di qualità che ha fatto

molta strada, arrivando persino sulle tavole

esclusive di Hollywood nella notte degli Oscar. A

spiccare il volo verso Los Angeles sono state

ben dieci forme di gorgonzola piccante DOP dal

sapore unico e inimitabile, pronte a deliziare il

palato di vip e star del cinema.

“ La nostra famiglia ha origini bergamasche – ci dice

Gianluca – ci siamo stabiliti nella valle del Ticino

verso il 1750. Produciamo formaggio dal 1811 e

abbiamo costruito il nostro caseificio a Ozzero nel

1963. Fu proprio mio padre Achille, a scegliere

Ozzero come luogo dove costruire il caseificio, una

piccola località nel territorio del Ticino che fa da

snodo tra Pavia, Abbiategrasso e Milano. Da sei

generazioni trasformiamo il latte della Pianura

Padana in Taleggio DOP, Burro, Crescenza e

Gorgonzola dolce DOP. Ma è il Gorgonzola piccante

DOP il nostro fiore all'occhiello, un'eccellenza

riconosciuta con il marchio del Consorzio di

Gorgonzola di Novara, un formaggio unico che

impreziosisce ogni giorno le tavole di tante famiglie e

i menù di importanti ristoranti gourmet in Italia e nel

mondo. Abbiamo sempre desiderato aprire le porte

di Casa Arioli per far vivere ai nostri clienti

un'esperienza ampia e coinvolgente: non solo la

possibilità di deliziare il palato ma anche la

possibilità di sostare per una o più notti nella nostra

struttura o per regalarsi qualche ora di benessere

nella SPA. Il tutto circondati dalla natura

incontaminata del Parco del Ticino.”

Collegati al link e guarda il video per scoprire la storia di questa famiglia che ci delizia da generazioni!

Repower Italia - POWER TALKS - Caseificio Arioli - Facebook

https://www.facebook.com/100057536706248/posts/396765642251323/?d=n


Elegante morbidezza

GORGONZOLA D.O.P.

La bontà delle piccole cose fatte con cura, secondo antiche raccomandazioni ed aspettare il

lento trascorrere del tempo necessario a rendere buono ogni formaggio. Gianluca Arioli

completa una lunga storia, radicata nell’Ottocento e mai interrotta, che sa regalare veri e propri

capolavori. Oggi l’azienda casearia viene portata avanti con la stessa dedizione. Punta di

diamante il gorgonzola Arioli piccante D.O.P di altissima qualità, dal sapore unico e inimitabile.

E M O Z I O N A N T E


CASA ARIOLI

CASEIFICIO, AGRITURISMO, SPA BENESSERE

www.dimagazine.it

www.arioliachille.com


VIVI UN'ESPERIENZA UNICA

A due passi da Milano

Volete godervi il relax di una struttura pensata per farvi dimenticare la frenesia della città e farvi tornare a contatto con la

natura attraverso i suoi profumi e i suoi prodotti?

A due passi da Milano potete regalarvi un'esperienza sensoriale a 360° per rigenerare mente e corpo. Sarete subito avvolti da una sensazione di tranquillità e combattere così ansia e stress. Infatti, ogni elemento naturale

contribuisce al miglioramento del nostro benessere psicologico: la mente a contatto con la natura ritrova, secondo i suoi tempi, la pace e la calma. Un tuffo nella natura può sicuramente giovare al nostro benessere, aiutarci a

ritrovare un equilibrio e permetterci di affrontare con più serenità la frenesia del mondo moderno. Se avete poco tempo, godetevi anche solo un weekend nell'accogliente Casa Arioli, coccolati dalla SPA. Se invece volete

riservarvi un weekend lungo o qualche giorno in più, potete scegliere tra i diversi itinerari e le attività pensati per ogni vostra esigenza. Un ambiente rurale ma raffinato immerso nella natura. Ogni camera è dotata dei più

moderni comfort. Troverete due proposte di camere: scegliete quella più adatta alla vostra personalità. Accanto alle camere "Charme" situate all'interno della cascina Barzizza, il corpo più antico dell'intero complesso rurale

risalente al XVI secolo, troverete quelle più moderne realizzate nella nuova parte della cascina adibita a SPA e zona benessere.

Arioli Agriturismo SPA & Benessere - Ozzero MI - T. 02 940 7893

Il ristorante

PH: Federico Busarino

La SPA


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Best Chef Awards

Nelle foto: Gianluca Arioli con i personaggi televisivi e gastronomi italiani Antonino Cannavacciuolo e Carlo Cracco


Il gorgonzola. Quello buono.

100% latte italiano


Paolo Sistilli gioca continuamente con colori e simboli.

Tutto questo fa parte della sua ricerca sull'archeologia della

comunicazione.

rt

CATERINA CREPAX

ALL'INTERNO:

PAOLO SISTILLI

MARIA TERESA BERDINI

The toy

box

Paolo Sistilli

88

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Non ci sono limiti di età, è

come leggere un libro che

ogni giorno permette infinite

narrazioni.


lA SCATOLA

DEI

BALOCCHI

GALLERY

UTRECHT - NEDERLAND

www.paolosistilli.nl

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PAOLO SISTILLI

Nella foto: il Maestro Paolo Sistilli nel suo studio di UTRECHT - NEDERLAND


Si gioca con i ricordi del momento vissuto traslato in segni con contrasti e

,

simboli.

Avete

presente

quei bei vecchi

negozi di giocattoli

dove una volta si

entrava e si

rimaneva a bocca

aperta,

proprio

come fosse il paese

dei balocchi?

Quei bei negozi dove le nostre mamme venivano accolte e consigliate

mentre ci stringevano la mano per non scappare a destra e a manca tra

corridoi di giochi in scatola, peluches, puzzle e chi più ne ha più ne metta.

Ecco tutto questo esiste ancora e ha il nome di Paolo Sistilli. Nella vita di

ognuno di noi ci sono momenti di cambiamento, di rivoluzione. Possono

essere piccoli o grandi, a volte li subiamo e altre volte siamo noi gli artefici

della metamorfosi. In questo preciso istante della mia vita, ho compreso,

che l'arte è un porto sicuro dove rifugiarsi... così come la scatola dei

balocchi che offre al bambino la possibilità di immergersi nel suo mondo

interiore e di entrare in relazione con le proprie emozioni. La narrazione è

la presa di coscienza di eventi interni a noi ed esterni e la “scatola dei

balocchi” diviene uno dei luoghi privilegiati per elaborare i propri vissuti,

uno spazio di riflessione, di concentrazione e di silenzio, dove si è in

profonda comunicazione con il sé, in un atto che da dialogo e narrazione

interiori diviene dialogo e narrazione con il mondo. La ricerca del tempo di

Paolo Sistilli è cominciata con l`archeologia delle comunicazioni, proseguita

con gli alfabeti immaginari e ora arrivata ad una sintesi del tutto il vissuto,

contenitori di una valigia che racchiude ricordi e fantasia creatività

nel

tempo come sapori antichi di fragole di una passata primavera alla ricerca

di una poesia e di cromatismi che aiutano a superare questo periodo non

certo facile.

È importante lasciare spazio alla narrazione e allo sviluppo

di un pensiero. È anche importante il tempo del riordino: gli

oggetti vanno riposti uno per volta, in ordine, poi si chiude

la scatola e la si mette via.

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Chiamarsi

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CREPAX

CATERINA

ARCHITETTO, ARTISTA DELLA CARTA

Valentina non mi è mai stata né troppo simpatica, né antipatica. L'ho sempre trovata interessante e

coraggiosa, curiosa e originale come piace a me, sicuramente un po' troppo esibizionista per i miei

gusti, ma era suo dovere all'epoca portare avanti questo manifesto di libertà e di indipendenza. Ha

fatto bene, è stata rivoluzionaria nella sua quasi umana quotidianità. Per noi è sempre stata

presente, quasi una di famiglia, vestendo gli abiti di nostra madre, guidando la nostra auto,

abitando nelle nostre case. Valentina ha sempre vissuto con noi, anche se in una dimensione

irrimediabilmente parallela. Non si entrava mai in contatto diretto: noi tridimensionali lei

bidimensionale, noi in carne ed ossa, lei in carta e china, noi a colori, lei in bianco e nero, noi una

vita normale e tanti sogni, lei una vita normale e tanti sogni. Solo che lei nei sogni è sempre

riuscita ad entrarci attraverso le misteriose porte che nostro padre le disegnava e "realmente" li

viveva, a volte anche suo malgrado, quando più che sogni erano incubi. Non ci siamo mai toccati,

forse sfiorati, ma lei c'era sempre. Nella nostra casa, nelle nostre stanze, negli oggetti, nei vestiti. In

un certo senso ce l'avevamo anche in carta ed ossa a casa perché la nostra mamma era identica a

Valentina, ma solo nell'aspetto. Io e i miei due fratelli dopo alcuni anni dalla morte di nostro padre,

abbiamo preso in mano la sua eredità e ci stiamo occupando, ciascuno di noi con le sue abilità, di

portare nel mondo la preziosa eredità che ci ha lasciato. Essendo stati spesso inseriti all'interno dei

fumetti di nostro padre e avendolo visto lavorare in casa ogni giorno, ci siamo sentiti quasi

naturalmente tirati dentro, non avremmo potuto abbandonare una storia che era anche la nostra

storia.


Anche se questo curioso “mestiere” è nato un po'

per caso, gli studi classici prima e la progettazione

architettonica poi, hanno sicuramente avuto una

forte influenza sul mio approccio al lavoro. La

filosofia e in particolare la letteratura greca, con i

suoi miti e la presenza dominante della Natura in

ogni cosa, hanno stimolato la mia fantasia e

suggerito fusioni esteticamente curiose tra forme

umane e vegetali, piuttosto che marine, astrali o

animali. La formazione di architetto mi ha allenata ad

immaginare forme tridimensionali, all'attenzione e

alla ricerca dell'equilibrio tra insieme e dettagli, tra

struttura portante ed elementi decorativi, tra vuoti e

pieni. Mi è sempre stata utile alleata anche

nell'organizzazione del lavoro, nell'imbrigliare e

limitare a recinti possibili, una fantasia a volte

strabordante e delirante, che forse senza una

disciplina rigorosa, si sarebbe dispersa in qualcosa

di insensato ed irrealizzabile. Sono nata in una

famiglia dove erano tanti i talenti naturali: una

bisnonna pianista, un nonno primo violoncello alla

Scala, una nonna abilissima "pittrice" con i tessuti,

uno zio scopritore di grandi talenti musicali, un padre

fumettista e illustratore noto a livello internazionale.

Era facile farsi sopraffare da tante innate capacità in

campo artistico. Ma forse anche assorbire il più

possibile, rimescolare e cercare di creare qualcosa

di nuovo. Mai avrei pensato di fare quello che ho

fatto e che sto facendo. La timidezza quasi

patologica mi teneva intrappolata in me stessa.Ma

quel mio mondo mi piaceva e mi portava a vivere

storie inventate e a creare, fin da piccola, mondi e

personaggi fantastici. Non riuscivo a spezzare la

barriera invisibile tra me e le persone reali, ma erano

le mie piccole e fantasiose creazioni a fare breccia.

Cercavo di fare con le mie mani capaci cose che

creassero stupore, in modo tale che fossero loro a

mostrarsi e non io, che fossero loro a parlare

anziché me. Sono sempre stata una persona poco

rumorosa, poco appariscente, poco originale nel

modo di pormi, poco aggressiva, ma sono diventata

"pubblica" e mi sono facilmente inserita in una fitta

rete di relazioni professionali e umane, grazie

all'originalità dei miei lavori, alla loro prepotente

essenza onirica, tirata fuori un po' per caso dai miei

"cassetti segreti" e mostrata al mondo. Così per una

curiosa serie di circostanze, mentre lavoravo con

impegno e serietà come architetto, ma senza guizzi

di entusiasmo e creatività, una fortunata occasione

mi aveva permesso di spalancare il sipario del mio

teatro fantastico. Delle semplici decorazioni floreali

da me realizzate per una festa eimieiteatrinidi

carta avevano incuriosito un designer che mi aveva

proposta ad una grande azienda per un allestimento

al Salone del mobile. Avrei dovuto realizzare tanti

abiti di carta con carte di uso comune come scontrini

fiscali, buste e carta triturata negli uffici.

Probabilmente il risultato non era stato quello

immaginato dei cartamodelli piatti, ma aveva stupito

e incuriosito il pubblico e il committente, perché di

fatto non erano abiti fatti di fogli piatti ma erano

tridimensionali, erano dei volumi, leggerissimi e

ironici, sculture, vestiti svuotati dei corpi ma che ne

mantenevano la forma. Da qui la curiosità dei

giornalisti per queste strane creature di carta, come

crisalidi di insetti, i primi articoli, le prime richieste di

collaborazione da parte di aziende legate in qualche

modo alla carta, le prime mostre nel campo proprio

dell'arte. E a seguire un luogo fiume di situazioni che

mi hanno portata fin qua: l'arte, i workshop nelle

scuole, il teatro, le aziende, le collaborazioni con altri

artisti, specialmente i fotografi, le sfilate, la

televisione, tanti articoli, eventi in Italia e all'estero,

dalla Svezia al Brasile, dall'Olanda agli Stati Uniti, i

riconoscimenti. Oggi sono considerata un Maestro

d'Arte nel mio settore. Il mio lavoro è una passione,

o piuttosto la mia passione di dar forma fisica ai

sogni è diventato il mio lavoro. Questa è una grande

fortuna. Non è sempre facile, anzi, soprattutto

perchè il materiale con il quale mi esprimo

artisticamente e cioè la carta, qui in Italia è

sottostimato in quanto considerato facilmente

deperibile. Ma io sono cresciuta modellando la carta,

la amo e penso che abbia una grande potenzialità

creativa, progettuale ed espressiva. La mia fonte

d'ispirazione è il tutto che mi circonda, sono

costantemente affascinata e incuriosita da quello

che osservo senza sosta, come un rilevatore di

visioni, che vanno da piccoli dettagli a scenari

d'insieme. Tutto nella mia testa si rielabora e si

riassume nella forma di un abito, ne ispira la

struttura oppure un suo dettaglio decorativo. Nelle

case della mia famiglia vivevamo in modo sempre

un po' originale. Ad esempio sia a casa nostra che

degli zii paterni le pareti di ogni stanza erano

rivestite con tappezzerie inglesi diverse. Da cima a

fondo colme di dettagli da scoprire: foglie di ogni

foggia e sfumatura di colore, uccelli nascosti tra le

fronde, bacche, rami, grappoli d'uva, canne di

bambù, limoni. Leggendo il bellissimo libretto

illustrato di Maurice Sendak “nel paese dei mostri

selvaggi”, mi sentivo un po' così, una bambina in

una stanza che, chiudendo gli occhi, si poteva

improvvisamente trasformare in una jungla

affascinante e misteriosa. Erano poi gli anni di “Il

cielo in una stanza” di Gino Paoli, dove... questa

stanza non ha più pareti ma alberi, alberi infiniti.

C'erano strani oggetti come un manichino di paglia

che mio padre aveva regalato a mia madre per il

matrimonio e che lei adornava con collane, cappelli

e guanti di seta, calchi di gesso di teste di famosi

musicisti appese alle pareti, teche piene di soldatini

di battaglie antiche, angeli lignei dorati con le grandi

ali aperte. Ringrazio sempre di aver avuto accesso

quotidiano a tante idee, fantasia e stimoli creativi.

Spesso mi ritrovo inconsapevolmente a scoprire nel

mio lavoro dettagli, similitudini, ispirazioni comuni.

Particolari apparentemente insignificanti quasi

nascosti nei disegni di mio padre che evidentemente

mi avevano colpito emotivamente e ripropongo nelle

Nella foto: Caterina Crepax da banbina

In famiglia

erano tutti talenti

naturali: non solo

mio padre fumettista e

illustratore noto a

livello internazionale,

ma anche una

pianista, un primo

violoncello alla Scala,

una pittrice di tessuti

e uno scopritore di

talenti musicali. Era

facile coglierne l’estro

creativo, tant’è che da

bambina vivevo in un

modo immaginario

tutto mio, per me

importante quanto

quello reale.


Nella foto: Caterina e la mamma Luisa Mandelli

forme e nelle decorazioni dei miei “disegni”

tridimensionali. Era veramente strano

ritrovarsi disegnati nelle storie che venivano

pubblicate e chiunque avrebbe potuto

leggere. Alcune immagini di Valentina da

bambina erano talmente identiche alle mie

foto che mi provocavano un misto di lusinga

e strana sensazione. Mia cugina Valentina

era stata derubata del nome. Caterina

l'aveva pensato, dice in un'intervista, ma era

un nome troppo storico, antico, bello ma

non adatto ad una ragazza che doveva

spaccare il mondo e lanciarsi nella vertigine

del futuro. Insomma ero sua figlia ed ero

nata un anno prima, certo che il pensiero

l'aveva sfiorato ma per caso sua nipote

portava quel bel nome così moderno…. non

ha resistito e ha cominciato a “rubare” dalla

famiglia. Di me ha preso a prestito

l'immagine da bambina e da ragazzina, le

mie posture, tipo il piedino destro piegato

all'indentro, i miei primi sogni, le mie paure.

Valentinizzata nel taglio di capelli fin da

piccolissima (io, la mia mamma e la

Valentina di carta eravamo uguali) verso i

dodici anni, ho iniziato a volermi allontanare

da quell'immagine che non avevo scelto io e

mi sono fatta crescere i capelli lunghi,

lunghissimi. Più o meno in quegli anni ho

anche cominciato a parlare! Valentina era

una vera eroina dei fumetti, intelligente,

coraggiosa, colta, sempre di corsa. Vestita

all'ultima moda nel suo studio di fotografa o

arrampicata in cima alla Torre Eiffel. Pochi

pensieri e molta azione. Nel tempo è

diventata più riflessiva, più pensierosa,

spesso pentita di cose fatte nel passato, più

una donna vera in un certo senso. I suoi

sogni si sono un po' annacquati nelle

preoccupazioni della vita vera. Oggi

Valentina è una donna attualissima, molto

più di quanto lo fosse negli anni 60. Il suo

sogno è quello di essere di nuovo più libera

dai suoi pensieri, di essere finalmente

autonoma dal suo autore e rappresentare le

donne vere con tutte le loro contraddizioni e

di proteggerle dalla cattiveria con

l'intelligenza, la dolcezza, la fierezza, la

bellezza, l'alleanza con l'uomo, il credere

ancora nei sogni. Valentina non mi è mai

stata né troppo simpatica, né antipatica.

L'ho sempre trovata interessante e

coraggiosa, curiosa e originale come piace

a me, sicuramente un po' troppo

esibizionista per i miei gusti, ma era suo

dovere all'epoca portare avanti questo

manifesto di libertà e di indipendenza. Ha

fatto bene, è stata rivoluzionaria nella sua

quasi umana quotidianità. Per noi è sempre

stata presente, quasi una di famiglia,

vestendo gli abiti di nostra madre, guidando

la nostra auto, abitando nelle nostre case.


Nella foto: Caterina e il papà Guido Crepax

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Valentina ha sempre vissuto con noi, anche se in

una dimensione irrimediabilmente parallela. Non si

entrava mai in contatto diretto: noi tridimensionali lei

bidimensionale, noi in carne ed ossa, lei in carta e

china, noi a colori, lei in bianco e nero, noi una vita

normale e tanti sogni, lei una vita normale e tanti

sogni. Solo che lei nei sogni è sempre riuscita ad

entrarci attraverso le misteriose porte che nostro

padre le disegnava e "realmente" li viveva, a volte

anche suo malgrado, quando più che sogni erano

incubi. Non ci siamo mai toccati, forse sfiorati, ma lei

c'era sempre. Nella nostra casa, nelle nostre stanze,

negli oggetti, nei vestiti. In un certo senso ce

l'avevamo anche in carta ed ossa a casa perché la

nostra mamma era identica a Valentina, ma solo

nell'aspetto. Una mamma molto riservata, severa,

piuttosto diffidente nei confronti delle persone,

innamorata di noi figli ma senza troppe smancerie,

troppi abbracci. Ma coraggiosa e fiera di portare

avanti l'immagine di Valentina, sempre vestita alla

moda, con capi originali come una pelliccia di

scimmia a pelo lungo, minigonna e stivali! Io e i miei

due fratelli dopo alcuni anni dalla morte di nostro

padre, abbiamo preso in mano la sua eredità e ci

stiamo occupando, ciascuno di noi con le sue abilità,

di portare nel mondo la preziosa eredità che ci ha

lasciato. Essendo stati spesso inseriti all'interno

dei fumetti di nostro padre e avendolo visto

lavorare in casa ogni giorno, ci siamo sentiti

quasi naturalmente tirati dentro, non

avremmo potuto abbandonare una storia

che era anche la nostra storia. Facciamo

piani editoriali per nuovi libri, scriviamo

contenuti, facciamo progetti di

allestimento di nuove mostre,

pensiamo ad applicazioni delle

immagini a prodotti di moda, di

design, come faceva già lui,

facciamo visite guidate per

raccontare i retroscena e

gli aneddoti che stanno

dietro alle sue storie a

fumetti,

collaboriamo a

progetti speciali

che ci vengono

proposti,

siamo

riusciti a ricreare un mercato sensato dei suoi lavori

originali, valorizzandoli il più possibile nel mondo

dell'Arte. E di Crepax e di Valentina siamo riusciti a

far parlare ancora tanto. Io le ho dedicato alcune

sculture di carta. Se non avessi saputo inventare e

realizzare con le mie mani piccole meraviglie, come

persona, chi sarei stata? Mio padre diceva “se non

avessi saputo e potuto disegnare tutta la vita, sarei

stato un infelice”… L'unico grande sogno lo stava

realizzando e ne parlava come una grande fortuna:

aver potuto trasformare la sua grande passione in

una professione. I suoi sogni erano nuove storie,

nuovi personaggi, poter illustrare famosi romanzi

che amava ed essere pubblicato su bellissimi libri in

tante lingue diverse. Non è stato male crescere tra

due fratelli maschi. Mi sono sempre sentita un po'

protetta e non essendo né la primogenita né la

piccola di casa, sono sempre passata più

inosservata e ho potuto dedicarmi alle mie fantasie.

Non mi è mai piaciuto quello che fosse troppo

femminile, tagliavo i capelli alle bambole e mi vestivo

da maschio. Giocavo insieme a loro con i soldatini

ed i cowboys. I pochissimi amici che avevo a scuola

e durante le vacanze erano

maschi. In fondo mi sono

spesso sentita un terzo

fratello. Di una specie

di banda o di un

piccolo branco.

Ho un unico

figlio

maschio, Thomas. Anche adesso tendo a

proteggere e difendere gli uomini, soprattutto i

ragazzi, mi fanno tenerezza, le ragazze giovani a

volte mi fanno paura, ma ho scoperto le donne e

negli ultimi vent'anni ne ho trovate di fantastiche. Il

mio segreto però è forse quello di non sentirmi in

sintonia con le persone per il loro genere ma in

quanto persone. Non cambio atteggiamento

parlando con una donna o con un uomo. Nostro

padre era spontaneo, ingenuo, sembrava puro come

l'acqua. La bugia non sapeva cosa fosse, onesto

fino al midollo. Si riteneva molto bravo ma nello

stesso tempo si stupiva della sua tanta fama. Diceva

di essere molto fortunato, se non avesse potuto

disegnare sarebbe stato un disastro. Era preciso,

ordinato, collezionista, pignolo, ripetitivo, ma la sua

fantasia e immaginazione traboccavano e

invadevano i riquadri precisi e senza sbavature delle

sue “strisce”. Qualcuno lo definiva un ossessivo, un

feticista, per scherzo un potenziale “serial killer”... lui

diceva che non gli sarebbe servito uno psicanalista

perché l'inchiostro che esce dal pennino lo

sostituiva: ne usciva quello che volevi che uscisse,

ma anche quello che non volevi, un flusso

inarrestabile. Era un amoroso vampiro, ci rubava

l'immagine e la metteva nei fumetti, ci succhiava

le esperienze e le usava come spunti nelle sue

storie. Valentina era un po' lui, ma anche quel lui

che non voleva o non riusciva ad essere.

Sognava di vederla infilarsi sempre in

nuove avventure, mentre lui era un

prudente, sognava di farla

viaggiare ovunque nel mondo

mentre lui viaggiava soltanto

attraverso le pareti

della sua stanza,

sognava

una donna libera e spregiudicata, paladina di libertà

e rivoluzioni, coraggiosa e indipendente, mentre lui

era un idealista ma timido e riservato, molto legato

alla sua famiglia. Papá era una persona

estremamente complessa ed estremamente

semplice nello stesso tempo. Ha inventato storie

pazzesche con delle anticipazioni dei tempi da

brivido, ha affrontato con coraggio e

spregiudicatezza temi molto spinosi come il sadismo

(la sua Justine del Marchese de Sade), li ha sbattuti

senza veli in faccia al pubblico in anni ancora non

maturi, per gridarne il disprezzo e si è beccato del

sadico, del violento e del sostenitore della donna

oggetto. Ricordo la sua amarezza nel non essere

compreso, lui pacifista disarmante, che fruste e

guerre amava solo disegnarle, lui che stimava le

donne e la loro complessità interiore oltremodo. Un

taciturno che disegnava ogni giorno della sua vita a

suon di musica in

sottofondo, un

chiacchierone se lo

andavi a trovare nel

suo studio. Un vero

democratico,

chiunque tu fossi,

non faceva

differenza,

dall'amico grande

intellettuale al

garzone del

panettiere. Apprezzava

i nostri disegni di bambini,

le mie prime bamboline

ritagliate nel cartoncino,

se le appendeva

con le puntine

dietro la

scrivania.


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PAPER DREAM

Era un papà assente in quanto spesso immerso nei

suoi disegni, ma in realtà sempre presente, a

differenza di tanti padri, perché lavorava in una stanza

della casa e potevamo andare a sbirciarlo tutte le

volte che volevamo. Mio padre mi ha insegnato a

mettere la stessa passione in ogni cosa che faccio e

soprattutto a non fare differenza tra un lavoro e l'altro,

tutti potenzialmente devono essere considerati di

serie A: che sia una piccola mostra o una grande

mostra internazionale, dove la libertà di espressione

artistica è totale o la collaborazione con un'azienda,

piccola o immensa che sia, che ti impone i suoi paletti.

Trovo stimolante avere dei recinti, dei limiti da

superare. Preferisco avere un tema, una realtà da

interpretare con fantasia, più che lavorare a briglia

sciolta. Se non ci sono limiti reali, me li creo io e cerco

di rispettarli e fronteggiarli con ironia. Ci metto ancora

più impegno e passione. Come è quest'ultima a

spingermi a lavorazioni sempre più complesse, a

dettagli più sorprendenti, alla ricerca del pezzo

perfetto. Una costante sfida a me stessa e alle mie

capacità creative e manuali. Quando mi propongono

una cosa non mi tiro mai indietro, dico sempre “si può

fare”. Forse perché sono cresciuta con un padre che

ha inventato tanti personaggi femminili cercando di

interpretarne i pensieri, i sogni, i desideri e in fondo si

identificava nel pensiero della sua creatura più

famosa, mi è sempre difficile dividere l'universo

umano semplicemente in due. Uomo, donna.

Maschio, femmina. Solo sovrastrutture che si sono

ispessite sempre più con il passare dei secoli. Io

credo nelle infinite sfumature, credo che i nostri corpi,

i nostri pensieri, le nostre anime, non siamo mai o

bianchi o neri, ma attraversati da filamenti di ogni

colore, desideri maschili che si attorcigliano a quelli

femminili, sentimenti identici che cambiano soltanto

nelle forme fisiche esteriori e nei vestiti che portiamo,

debolezze e forza che non hanno sesso. I miei amici

sono amici e basta, non sono amici e amiche. Ho

avuto e ho amici uomini fantastici. Ho avuto e ho

amiche donne fantastiche. Le mie due amiche

storiche, amiche da sempre e immagino per sempre,

sono donne ma potrebbero essere uomini e avremmo

la stessa confidenza, la stessa complicità, le stesse

nostre contraddizioni, lo stesso scambio di idee. Le

persone che più mi hanno affascinato con il loro modo

di essere e di pensare non riesco a immaginarle se

non come persone. Mi diverto ad avere pensieri e

immaginazioni femminili e maschili. Conosco padri

che sono stati molto più “madri” loro rispetto alle loro

compagne. Conosco donne che sono state molto più

forti anche fisicamente rispetto ai loro compagni.

Conosco uomini liberi che sanno volare con la

fantasia e donne intrappolate nelle loro gonne che si

autocostringono a portare. Conosco donne forti che

sanno mettersi da parte quando serve e uomini che

s'inchinano alla grandezza delle loro donne. Conosco

pensieri maschili delicati come fiori e pensieri

femminili pesanti come pietre. Ho conosciuto maschi

che hanno minato la mia innocente libertà di

espressione e femmine che hanno umiliato la

gentilezza dei loro partner. La violenza fisica è

inaccettabile ma a volte quella delle parole può essere

così feroce da lasciare segni indelebili nell'anima. Non

sono io a dover dire che la violenza fisica appartiene

più all'uomo che alla donna. Da sempre. Le statistiche

parlano chiaro e forse un mondo di donne sarebbe un

mondo senza armi e senza guerre ma non credo

sarebbe un mondo senza odio. Sono fortemente

solidale con le donne, che sicuramente spesso non

hanno avuto il posto e il riconoscimento che

meritavano, ma le associazioni, i gruppi di sole donne

che mi chiedono partecipazione, confesso, con

simpatia, mi hanno sempre messa un po' a disagio.

Con i miei fratelli mi sono sempre sentita alla pari, una

di loro. Io da bambina mi vestivo da Zorro a

Carnevale non perché non volessi vestirmi anche da

Colombina o da Principessa ma perché volevo poter

scegliere di essere o di rappresentare quello che

volevo. Nonostante la mia timidezza estrema, avevo

ben chiaro che la libertà la puoi trovare sempre nei

pensieri e nella fantasia.

Caterina Crepax

Instagram: caterinacrepax Fb: Caterina Crepax Paper

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ritratto

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di famiglia


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art

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L GRAMMA

ND

DEL

O

Maria Teresa

BERDINI


Nata a Torre di Palme, uno dei borghi più belli

d'Italia, arrivata alla pittura e scultura a 50 anni,

grazie ad un incontro con una grande artista Ileana

Testarmata. lì che ha vissuto fin dalla nascita. Lì

che ha respirato la storia dell'antica città picena

“ Palma”, i cui reperti rivivono nel piccolo museo

archeologico non lontano dalla sua casa. Un borgo

con tante chiese, vicoli stretti che incastrano nella

trama dei suoi mattoni come per incanto secoli e

secoli di storia, tradizioni, cultura e non da ultimo

arte. L'oro del polittico di Vittore Crivelli, è stata

l'immagine impressa nella sua mente fin da bambina

che ha poi trasferito in molte sue opere. Una donna

ecclettica, seppur di professione dottore

commercialista e revisore dei conti ed appassionata

di fisica quantistica; la sua vera essenza è l'Arte, la

ricerca della Bellezza e dell'amore cosmico. La sua

prima mostra la fa a Torre di Palme all'antico

Oratorio di San Rocco. Per le sue creazioni non ha

scelto la solita tela come supporto ma l' UOVO, in

particolare l'uovo di struzzo. L'uovo, una passione

da bambina di quando andava a trovare la nonna in

campagna e per gioco andava a raccogliere le uova

tra gli anfratti del fienile o sotto la cenere del vecchio

forno, una passione ritrovata poi da adulta. L'uovo è

un simbolo troppo ricco di significati per essere

considerato un semplice supporto come una tela o

una tavola, perché l'uovo è/e arte ed ancor di più.

L'uovo è il simbolo della nascita, della creazione, è

la cellula della vita, simbolo della resurrezione per

chi crede nella fede cristiana, ma anche simbolo di

rinascita come nel mito della Fenice che risorge

dalle ceneri. L'uovo è il germe originario dal quale si

sviluppano le diversità e le molteplicità degli esseri

umani. Simbolo di fecondità, di vita eterna, di

perfezione divina è da sempre associato al mondo

femminile. L'uovo è ancora oggi uno dei misteri più

affascinanti della natura e da sempre ha suscitato

nell'uomo profondi significati spirituali e religiosi ed è

anche pegno d'amore e di fedeltà. Se analizziamo

attentamente l'uovo e lo tagliamo a metà vediamo

che diventa un Cerchio. Il Cerchio rappresenta la

perfezione è anche il cerchio che simboleggia la

Terra come nel simbolo della Pace. Se lo

sezioniamo a metà essendo un ovoide e lo

guardiamo in sezione vediamo che forma una D o

una N che nel simbolo della pace sta a significare

Disarmo Nucleare, oggi un valore di grande

attualità. Il Cerchio per gli orientali rappresenta

anche la continuità del tempo, l'Eternità, a

differenza degli occidentali che il tempo è

rappresentato da una freccia. La forma dell'uovo è

anche nella parte superiore della Chiave della Vita,

la croce ansata il simbolo Egizio che rappresenta la

Vita. Nelle sue opere Maria Teresa Berdini ricorre

spesso al tema dell'amore come spinta propulsivaLe

sue opere sono realizzate utilizzando tecniche

diverse, stili diversi , materiali innovativi e di riciclo,

spaziano dal classico al moderno. L'uovo come

ombelico del mondo, come vuoto non vuoto, come

parte, come tutto, come ali di farfalla, come

spiegamento cosmico dello spirito, come fiori di

ghiaccio, come Ologramma. “Il mondo è un

Ologramma”, è il titolo della mostra fatta a Matera

nell'anno della Cultura, dove passato presente e

futuro coesistono simultaneamente , un magazzino

cosmico di tutto ciò che esiste in cui la parte

contiene il tutto. Nessun altro luogo come Matera

poteva rappresentare il guscio di protezione

dell'uovo-uomo, origine misteriosa della vita stessa.

a Matera che la materia, ha incontrato la Parola

con le poesie di Patrizia Gambini per inventare una

fine senza inizio, un tempo senza tempo, uno spazio

senza origine. A Matera poesia e materia hanno

trovato un terreno fertile nella più bella equazione

che si sostanzia nel respiro del mondo, l'Equazione

di Dirac. Parola e materia si sono incontrate in un

connubio che riconosce il segno dell'amore.

l'amore, in qualunque forma e sostanza, attraverso

spazi e connessioni ed influenza l'altro anche se

l'altro è distante da noi chilometri di anni luce, un

micro e macro cosmo che si abbracciano. Le opere

di Maria Teresa Berdini non vanno viste

singolarmente ma insieme, perché rappresentano

l'Umanità.

L'UNICITÀ DELLA CELLULA E LA DIVERSITÀ

NELLA FORMA.

Non c'è separazione nelle sue opere, il tempo non

esiste presente , passato ,futuro sono un tutt'uno.

L'unicità nella molteplicità. Tutto è uno. Tutte le sue

opere parlano di pace e di amore. Alcune opere le

ha dedicate al principio di entanglement che tradotto

significa Intreccio, principio della fisica quantistica ed

alla formula dell'amore di Dirac. Come sostiene

l'artista la fisica quantistica studia il mondo delle

particelle, degli atomi, a livello sub-atomico non

siamo separati siamo tutti collegati ed interconnessi

quindi non possiamo vedere l'altro come nemico ed

odiarlo perché è come andare contro se stessi,

anche la Fisica quantistica è contro la guerra quindi

siamo obbligati ad amarci. stato scritto che le sue

opere emanano felicità e benessere ma sono anche

un invito alla pace e all'amore ed è questo il

messaggio che vuole trasmettere al mondo. Le sue

opere seguono il concetto “ olistico dell'arte”, cioè

l'idea, che la somma delle parti unite avessero un

valore maggiore al valore delle singole parti. Non

solo creazioni sull'uovo ma anche “ Ricami” con

nuove tecniche di ricamo “ ricamo manuale su

stampe digitali “ . Con queste opere ha voluto

coniugare la tecnologia digitale con la bellezza del

ricamo manuale con fili oro sempre in un tutt'uno tra

passato presente e futuro. La Mostra collettiva a

Porto San Giorgio alle Terrazze “ sotto il grattacielo

che alla vista da l'idea di un grande dissipatore

inserito in una scheda madre terra, ha dato inizio

ad un evento originale di una nuova corrente

artistica” Recycled Computer Art. Non colori o tele

o i soliti materiali ma scarti della produzione

informatica ricavati dal disassemblaggio di

computer. Lo spirito della mostra “ non esistono

sistemi isolati, la realtà è interconnessa, così tutte

le discipline vanno considerate come un'unica

realtà”. Con le sue opere cerca di superare la

frattura umanistica e cultura scientifica in un

concetto di Unione.

Ma c'è solo una parola che unisce

tutto e questa si chiama Amore.

Maria Teresa Berdini


hey ... hey ... my ... my

rubrica a cura

Bruno Romano Baldassarri

rock & roll can never die!!!!

alias

CaptainJack

Cos'è una

BELLA-VITA

Si può misurare il grado di appagamento una esistenza?

É possibile valutare se e quanto la nostra vita è una bella vita, una vita ben

vissuta?

Soprattutto, cos'è una bella vita: accumulare danaro, esercitare il potere,

contare su molti amici o amanti che ci riempiono di attenzioni?

Due psicologi dell'Università di Zurigo hanno sviluppato un test e una scala

multidimensionale per valutare il livello di appagamento delle persone e hanno

applicato il loro modello di indagine su circa 700 adulti tra i 40 ei93anni, quindi su un

campione di persone che aveva vissuto. Il risultato della loro ricerca, pubblicata su

Frontiers in Psychology, è che una vita realizzata e appagante non ha a che vedere

con l'egocentrismo (quindi niente danaro potere amanti o amici devoti...) ma per

esempio con il lasciare un segno nel

mondo e per il mondo, con

l'impegno in attività significative e

coinvolgenti, retribuite o anche

volontarie, con il prendersi cura

dei più giovani, nel senso di

autenticità e fedeltà a sé stessi.

singer

etra x

&deejay

producer

all'interno

Top woman Deejay

and Vocalist (singer):

Neil Young (singer)

Charissa Saverio (DJRap-DeeJay)

Saule Kilaite (Violin Performer)

Silvia Colasanti (musicista)

MUSICfashion 2022

bydimagazine.it

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BELLAVITA


BELLA

VITA

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COS'È UNA VITA BEN VISSUTA

Per prima cosa Doris Baumann e Willibald Ruch,

gli autori dello studio, hanno costruito un quadro

concettuale di vita appagata. Semplificando, hanno

delineato un modello, che comprende aspetti sia

cognitivi che affettivi, che tiene conto degli elementi

che possono far sentire le persone appagate,

soddisfatte dalla propria esistenza: l'aver sviluppato in

pieno il proprio potenziale, il percepirsi integri e

completi, autentici e fedeli a sé stessi, la possibilità di

lasciare una eredità al mondo e di contribuire al

benessere degli altri. " Poi - ha detto Baumann -

abbiamo verificato se questo concetto di

appagamento si potesse misurare". Per concludere

che sì "una vita realizzata può essere valutata, come

abbiamo dimostrato col nostro studio", ha aggiunto

Baumann.

Una vita appagata come predittrice di salute e di un

buon invecchiamento. I risultati del lavoro dei

ricercatori svizzeri indicano che sentire di avere una

bella vita è un predittore di benessere mentale, e si

associa a una migliore salute autovalutata. Inoltre,

che chi si sente appagato ha un atteggiamento più

positivo nei confronti del tempo che passa: insomma

invecchia meglio.

LASCIARE UN SEGNO

Ma in cosa consiste una vita appagata?

Cominciamo subito col dire che non è una vita

centrata sull'individuo: infatti i livelli di realizzazione

più elevati sono legati per esempio al coinvolgimento

nella cura e nel benessere delle giovani generazioni.

"L'indagine sulle concezioni di chi ha partecipato allo

studio ha rivelato che avere un impatto e lasciare un

segno positivo nella vita degli altri è effettivamente

visto come una componente essenziale di una vita

realizzata", ha detto Baumann. Ecco, ma detto ciò

cosa possiamo fare per rendere le nostre esistenze

più appaganti? Secondo Baumann alcuni

comportamenti, come svolgere attività significative,

impegnarsi nelle attività che ci interessano,

perseguire obiettivi da cui sappiamo di ricavare un

senso di realizzazione aiutano nell'intento. Anche

sentire la propria professione come una vocazione

può dare un senso forte di appagamento.

INVECCHIANDO CI SENTE PIÙ

APPAGATI

Sebbene sembri controintuitivo, invecchiando il livello

di appagamento tende ad aumentare. Questo

potrebbe spiegarsi col fatto che con il passare degli

anni le persone acquisiscono risorse, esperienze,

competenze e anche consapevolezza: tutti elementi

utili a ricalibrarsi, per così dire, su sé stessi. Inoltre, gli

anziani hanno sviluppato i loro punti di forza

caratteriali, che aiutano a superare le avversità e a

costruire una vita che sia appagante. E in questo

senso, come del resto in ogni altro senso a ben

pensarci, una longevità in buona salute, aiuta. Oggi -

è la riflessione degli autori - le persone possono

contare su un lasso di tempo più lungo per realizzare

i loro punti di forza, per perseguire i loro sogni e per

lasciare un'eredità al mondo. Il tempo che ancora

dobbiamo vivere, e che oggi possiamo vivere.

"ci offre una maggiore libertà di

essere chi siamo, di esprimerci e

scegliere di fare quello che è

significativo per noi".


the music is in my head

by

Captain Jak

Neil

YESTERDAY

Nail

Young

Neil non molla.

La passione per la musica, le session del nuovo

album con i Crazy Horse e “Barn”, il 3° album

degli “Archives”, quest'anno è l'anniversario di

Harvest

INTERVIEW

Cinquanta dopo, in un certo senso Neil Young sta ancora cercando di alzare il

volume del fienile. Il suo nuovo disco coi Crazy Horse s'intitola proprio Barn e

prende nome da un altro vecchio fienile, non in California ma sulle Montagne

Rocciose,doveluieisuoimusicistihannopassatonovemesi. Barn èancheiltitolo

del documentario dedicato alle session diretto da Daryl Hannah, attrice e moglie di

Neil. Si vedono Young, il chitarrista Nils Lofgren, il bassista Billy Talbot e il

batterista Ralph Molina che suonano i 10 pezzi dell'album con l'accompagnamento

dei cani del rocker Moon e Mo, qualche birra ghiacciata e ovviamente la luna piena.

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SETTEMBRE 1971. NEIL YOUNG

FA SALIRE GRAHAM NASH SU

UNA BARCA A REMI E LO PORTA

SUL LAGHETTO DI FRONTE A

CASA PER FARGLI ASCOLTARE PER

LA PRIMA VOLTA IL SUO NUOVO

ALBUM HARVEST. L’ABITAZIONE

FUNGE DA CASSA DI SINISTRA, IL

FIENILE DA CASSA DI DESTRA. IL

PRODUTTORE ELLIOT MAZER

S’AVVICINA ALL’ACQUA E CHIEDE

COME SI SENTE. «MORE BARN!»,

PIÙ FIENILE, URLA YOUNG.

il disco precedente coi crazy horse, colorado,

l'hai fatto in un vero studio. perché questo nel

fienile?

È un posto che amiamo, un vecchio fienile che

abbiamo ristrutturato di recente. Risale al 1850 e

giù di lì. È dove si fermavano le diligenze per

rifocillare i cavalli e pulire le ruote. E attorno c'erano

un paio di edifici malmessi dove la gente dormiva

prima di ripartire. L'abbiamo rimesso a posto

usando materiali originali, basandoci su alcuni

schizzi e una fotografia. La struttura era malconcia.

Abbiamo usato questi meravigliosi pini gialli, è

venuto bene, tutte le superfici sono ricurve, non ci

sono angoli. Gli angoli sono nemici del suono.

Creano un'onda stazionaria che fa sì che alcune

frequenze saltino fuori e altre spariscano e questa

cosa ti tocca compensarla in fase di registrazione.

Lì non l'abbiamo dovuto fare quasi per niente. Il

suono era buono, era già lì, nell'edificio.

È dai tempi di Harvest che ti piace suonare in

posti del genere. C'è un motivo?

Ai tempi di Harvest volevo registrare da qualche

altra parte e c'era questo bel fienile, mi sembrava

una buona idea. Ora l'abbiamo rifatto dopo 50 anni.

Hai registrato a giugno, sotto la luna piena.

Perché è importante la luna?

Perché funziona. Non so se tutti lo percepiscono,

ma si sente l'influsso dei cicli lunari. È una cosa che

la gente sa da anni e anni, specie in certe culture.

Con l'arrivo della nuova luna ti senti diverso, è

come voltare pagina. È una questione di energia.

Nel giro di una settimana cambia qualcosa dal

punto di vista creativo. Ecco perché abbiamo scelto

di registrare in base ai cicli lunari.

Nel documentario c'è il tocco umoristico di

Daryl che filma la band che canta di birra fredda

mentre tu pisci. Che cosa la rende una grande

filmmaker?

Ha un talento naturale. Lo vuole fare da sempre, è

una cosa che adora. È sintonizzata con la musica.

È successo tutto assieme: la costruzione del fienile,

la musica, il film, tutto. Le idee sono venute fuori

velocemente.

Parliamo della band. Che differenze vedi tra i

vecchi Crazy Horse con Poncho Sampedro e

questi Crazy Horse con Nils Lofgren?

Poncho è enorme. È un gran musicista. Va giù

pesante con gli accordi. A volte suoniamo la stessa

parte ed è come sentire il suono di una chitarra che

viene da un altro luogo. Roba semplice, ma

potente. Nils invece è più raffinato. Ha un buon

orecchio e si sa muovere tra vari strumenti. È un

musicista di prima categoria. Lo si sente bene in

questo disco. Tutti i dettagli. Non c'è molto altro:

sono i Crazy Horse, tutto qui. Lo apprezzi per quello

che è, per quello che dà.

C'è un periodo dei Crazy Horse che preferisci?

Questo qua. Mi piace quel che sta accadendo

adesso. Non ricordo una formazione migliore di

un'altra, anche se abbiamo ritrovato un concerto,

sono gli highlight del tour del 1976 e saranno

all'inizio del terzo volume degli Archives, prima

traccia, primo disco. È un live incredibile, forse la

migliore registrazione dei Crazy Horse di sempre.

Bel suono e performance pazzesche.

Il mio pezzo preferito di Barn è They Might Be

Lost. Sbaglio o è triste?

Un po' lo è. Ma non saprei, non è davvero triste. È

una specie di documento: sta succedendo

qualcosa, tu pensi di sapere di che cosa si tratta,

ma non ne sei tanto sicuro. È un pezzo

interessante. Fatto alla prima take. C'è una

sequenza di accordi che credo si ripeta per tutto il

pezzo. Comunque, non sono uno che si mette lì

con la chitarra e canta mentre scrive. Magari canto

giusto un verso, o lo canticchio o penso come

potrebbe essere mentre suono. Solo in un secondo

momento scrivo le parole e non riprovo mai il pezzo

prima di registrarlo con la band. Lo mostro agli altri,

faccio vedere gli accordi, lascio che lo suonino per

qualche minuto. E poi via. Ed è bello perché è la

prima volta che lo suoniamo tutti assieme e mentre

lo suoniamo scopriamo com'è, se funziona, se non

funziona. E ci puoi improvvisare su perché non c'è

una traccia rigida da seguire. Niente regole, zero.

Non è che rifai una cosa perché con un'altra

canzone ti è venuta bene. Ecco, questa canzone

rappresenta un buon esempio di traccia immediata,

con parole scritte su fogliacci sparsi che poi ho

dovuto mettere assieme. Per capirci qualcosa li ho

dovuti numerare. A volte scrivo in modo talmente

veloce che è difficile capirci qualcosa (ride).

Che cosa hai fatto nel lockdown? Hai avuto del

tempo libero, tra il lavoro sugli archivi e il disco

nuovo?

Giusto un po', con Daryl. Ci siamo presi del tempo

per stare assieme, anche lei è molto creativa e ha

un sacco da fare. E il progetto degli Archives è

gigantesco. Il Volume III è il più grande dei tre,

quasi il doppio degli altri. Copre un periodo più

lungo. Credo contenga 13 album. Sto lavorando a

nuovi album adesso. Creo un nuovo album basato

sulle session di un certo disco che è uscito.

Prendiamo ad esempio Comes a Time. Prima di

quel disco ne ho fatto un altro con le stesse

canzoni. Erano tutte inedite, ma non le ho

pubblicate, le ho tenute. Ora la gente può sentire

com'era in origine. Ci sono tante registrazioni che

nessuno ha mai sentito. Ci sono ad esempio le

prove di un concerto con Nicolette Larson e

l'orchestra di Give to the Wind. Abbiamo suonato a

Miami, eravamo pronti per fare Comes a Time,

abbiamo registrato le prove alla Union Hall di

Nashville su un due tracce. Io e Nicolette che

cantiamo, la band, gli archi e tutto quanto. Ed è

veramente figo. C'è un sacco di roba del genere.

Sono documenti, senti le voci prima e dopo le

canzoni, ti dà l'idea che sia musica suonata da

persone.

Che meraviglia sarà ascoltare le prove di

Nicolette.

Oh, sono magnifiche. Le canta benissimo. Credo

sia la cosa più bella che abbiamo mai fatto insieme.

Vorrei averla pubblicata tempo fa, ma fino a tre

mesi fa non l'avevo mai ascoltata.

Che altri bei momenti puoi svelarci?

Ci sono tante cose fantastiche. Il tredicesimo disco

è un album intitolato Summer Songs, l'avevo

registrato su nastro e poi messo via per lavorare a

canzoni nuove. All'epoca andando veloce, scrivevo

un sacco di cose. Registravo una base e poi

cantavo l'armonizzazione, sempre seduto nello

stesso punto. Veniva fuori un suono molto

interessante, come se le due voci fossero una

sopra l'altra. Ho ritrovato questo gruppo di canzoni

grazie alle lettere che arrivano agli Archives, sono

molto d'aiuto. Sono l'anima della mia community,

persone che scrivono e raccontano quello che

ricordano. È così che riesco ad andare negli

Archives, ritrovare materiale e dargli vita, è grazie ai

ricordi condivisi da quelle persone. È così che sono

nati Summer Songs e altri quattro album. Sono

canzoni molto vecchie, per anni nessuno le ha

sentite. È così che finisce il Volume III, e in mezzo

ci sono altri undici album, assurdo.

Cosa possono aspettarsi i fan per il 50°

anniversario di Harvest, a febbraio?

Abbiamo preparato un film di due ore e un disco.

Racconta com'è stato messo assieme l'album.

Avevamo del materiale, ma non l'abbiamo mai fatto

vedere a nessuno. Ci sono riprese nel fienile e

anche con la London Symphony Orchestra.

Lo scorso agosto, dopo l'arrivo della variante

Delta, hai saggiamente rinunciato al Farm Aid.

La situazione è cambiata? Tornerai a suonare

dal vivo?

I media non sono d'aiuto in questa situazione.

Magari sono in buona fede, ma forniscono

informazioni confuse e non c'è una leadership a

livello mondiale. Ti dico la mia idea assurda: vorrei

che Putin, Xi e Biden facessero una conferenza

stampa congiunta sul coronavirus. Dovrebbero

mettersi d'accordo e dire cosa fare in

contemporanea a tutto il mondo. I leader dei tre

Paesi più grandi del mondo devono dire a tutti di

proteggersi. È un brutto periodo per l'umanità, non

andiamo d'accordo, non ci ascoltiamo. Ci sono

tante idee diverse su come gestire il virus. La cosa

ovvia è che non sappiamo precisamente come fare.

Per questo, andare in giro a suonare… Non riesco

a immaginarmi in tv, ripreso mentre suono con la

band di fronte a un grande pubblico, mi sembra

tutto sbagliato. Non è il momento giusto. Non

sappiamo cosa stiamo facendo. La gente può

tornare a casa dallo show e contagiare i figli. Non è

ancora il momento. Perché tutta questa fretta? Non

siamo obbligati. Dovremmo adattarci, andare tutti

nella stessa direzione. Magari sembro un pazzo,

ma quest'idea di accettare le nostre differenze…

dovremmo ricominciare ad ascoltare e capire che

abbiamo un problema, che sta morendo un sacco di

gente. Che dobbiamo unirci. Abbiamo avuto un

politico che ha avvelenato la discussione e reso tutti

scettici, la gente ha perso fiducia nel sistema e

nelle istituzioni.

Molti musicisti oggi chiedono un tampone

negativo, oltre al vaccino, a chi vuole vederli dal

vivo. Di cosa avresti bisogno per sentirti sicuro

in tour?

Non saprei. Non sono pronto. Non c'è nulla che mi

faccia venire voglia di continuare. Con i test

all'ingresso, i certificati vaccinali e le nuove

varianti… ma di cosa stiamo parlando? Perché non

lasciamo perdere finché non il virus non sarà

davvero sotto controllo? Ora non lo è. Siamo

abituati ad avere tutto quello che vogliamo quando

lo vogliamo. L'industria dell'appagamento è

diventata uno stile di vita. Per come la vedo io,

dovremmo fare un passo indietro, stare uniti fare

qualcosa assieme. Tutti quanti, la razza umana.

Dobbiamo stare uniti. Ecco perché sono convinto

che sarebbe bello che i leader dei Paesi più grandi

del mondo si riunissero sullo stesso palco, o in

televisione, e dicessero la stessa cosa, cioè che

questa è una cosa seria e che dovremmo agire in

un certo modo. È una cosa semplice e sarebbe

molto più efficace di questa politica meschina, in cui

i governatori degli Stati sono uno contro l'altro.

Abbiamo bisogno che i leader si mettano d'accordo

e dicano che siamo nei guai. Che dobbiamo farlo [il

vaccino]. Gli scienziati dicono che è sicuro. Sono

sicuro che i governi di Russia, Cina e Stati Uniti

sono d'accordo su quello che va fatto. Non credo ci

siano dubbi.

So che ti piace improvvisare queste cose, ma


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Neil

TODAY

hai idea di come ti piacerebbe andare in tour in

un mondo ideale? Da solo in acustico, con i

Crazy Horse, i Promise of the Real…

Non ne ho idea, perché non sento nulla. Non so

cosa farei. Non voglio mettere in pericolo nessuno.

Non voglio che la gente mi veda là fuori e pensi che

sia tutto ok. Perché la situazione non è per niente

ok. Mi piacerebbe sperare che quando tornerò a

suonare su un palco, toccando ferro, saremo tutti al

sicuro. Ma dobbiamo tenere sotto controllo la

situazione, andare nella stessa direzione per un po',

prima che possa succedere. In più, io costo una

fortuna. Anche tenendoli bassi, i prezzi dei biglietti

sarebbero assurdi. Immagina le persone che

vengono a vedere un concerto a cui tengono tanto,

ci hanno speso un sacco di soldi, lo aspettano da un

pezzo: e se qualcosa va storto? Non mi sento

abbastanza sicuro. Non credo che la situazione sia

risolta… dobbiamo fermarci e aspettare, lasciare che

le cose si calmino, poi parleremo di come tornare a

suonare. È troppo presto. L'ho appena detto ai miei

amici di Farm Aid: non posso suonare, l'idea mi fa

star male. Non posso dare l'esempio comportandomi

come se fosse tutto a posto.

Hai visto la cerimonia per Joni Mitchell al

Kennedy Center, qualche settimana fa?

Sì. Le ho parlato qualche giorno fa. Era appena

scesa dall'auto e stava per entrare al Kennedy

Center. Mi ha detto che si sentiva come

Cenerentola. Rideva. È stato bello sentirla felice. Ha

passato degli anni difficili, ma è ancora qui. È ancora

Joni. Una ragazza dolce.

La serie dei suoi Archives è una tua idea,

giusto?

Beh, ho detto a Elliot [Roberts] che Joni aveva un

sacco di materiale e che sarebbe stata una bella

idea. Gli ho anche proposto di usare la mia

piattaforma, fare tutto da soli può essere dura. Ma ci

stanno lavorando a modo loro. Non importa come lo

faranno, l'importante è il risultato.


La semplicità della copertina si contrappone alla

moltitudine di sonorità che compongono uno degli

album più apprezzati e venduti di sempre e considerato

tra i cento più belli della musica secondo la rivista

Rolling Stone.

Bestseller nell’anno di pubblicazione, vanta la

partecipazione di ospiti di grande levatura, tra i quali la

London Symphony Orchestra, Linda Ronstadt,

Stephen Stills, Graham Nash, David Crosby,e

James

Taylor. Harvest fu anche numero uno nella classifica di

Billboard ( Nord America)

per gli album pop.

Molti tuoi colleghi hanno smesso di fare album. Cosa ti dà

la forza di continuare?

Amo la musica. Guarda la reazione della gente dopo un pezzo

come Welcome Back, lo faccio per loro. Li tocca nell'anima. Non

devo essere per forza io, basta che trovino della musica da

amare, e la possono trovare fatta da tanti artisti diversi. Ma sai,

leggo che tutti sono molto felici di ascoltare le canzoni che ho

appena scritto, è gratificante. È quel che mi fa andare avanti. Sto

già pianificando un altro disco. Ma non so dove farlo. Ci stiamo

lavorando e lo faremo, torneremo presto in studio.

Non è vero che il cuore si trova nello stesso punto,

in ognuno di noi. In alcuni è a pochi centimetri dall’Ego,

in altri è a pochi centimetri dall’Anima.

È stato bello conoscerti Neil. È stato uno di quei

momenti che non si possono misurare con l’orologio...

ho sempre ritenuto che il più grande privilegio, sollievo

e conforto dell’amicizia fosse quello di non dover mai

spiegare nulla oltre la musica. E così è stato.

La tua musica è il linguaggio ”

dell'anima.

BrunoRomanoBaldassarri


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All'interno:

*

Dj Rap - Charissa Saverio

Deejay Producer (NY)

Saule Kilaite - Violin performer

* Silvia Colasanti - Musicista

*

entertainment t op w omen


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face to face with ...

Charissa Saverio

the interview

by Bruno Romano Baldassarri

LA STORIA

DJ Rap


Charissa Saverio, alias

DJ RAP, è la regina

incontrastata dei giradischi

ed è stata votata la DJ donna

numero uno al mondo!

Una donna di

SUCCESS0

DJ Rap si è infiltrata nell'industria musicale con il suo arsenale di talenti. Si è affermata come CEO delle

sue etichette: Propa e Impropa Talent, ha sviluppato la sua direzione creativa come produttrice a tutti gli

effetti e rimane l'artista discografica e DJ che tutti hanno imparato ad amare e ad amare la danza! È

anche una pianista e autrice di canzoni di formazione classica, tra molti altri talenti! Il rap ha dominato

generi come la musica House e Drum & Bass. Tuttavia, il suo amore per la musica l'ha portata

attraverso molte riflessioni di generi ed esperienze musicali. Alla fine, milioni di persone a livello globale

hanno abbracciato lei e la sua musica. Dopo aver atteso diversi anni per poter ri-registrare (non remixare)

il singolo, " Good To Be Alive - 2011", DJ Rap è stata finalmente in grado di entrare in studio per far

rivivere il brano. Originariamente, questo singolo è stato pubblicato nell'album multi-platino "Learning

Curve", precedentemente pubblicato su Sony Records. Nell'estate 2011 è stata lanciata la tanto attesa

riedizione di “ Good to be Alive – 2011”! Anche un nuovo video musicale ha accompagnato l'uscita. Il

video cattura la sempre affascinante e bellissima DJ Rap, è come se fosse senza età. La sua voce è

ugualmente preservata e questo è evidente nelle voci appena registrate ascoltate nel brano. "Good To Be

Alive", è diventato noto a noi come un inno dopo l'uscita originale e ai fan di tanto in tanto lo è ancora.

Nel corso della carriera di Charissa Saverio ha collaborato e lavorato con molti professionisti di talento e

influenti. Tali talenti sono costituiti da BT, Eric Morrillo, Hans Zimmer, Hybid e DJ Tydi, solo per citarne

alcuni. Il rap ha prodotto musica per Play Station, Wii e7filmimportanti. DJ Rap hacreatospartiti

musicali, composto musica e realizza progetti personalizzati di brani musicali per soddisfare le esigenze

specifiche di qualsiasi progetto. Esempi del suo portfolio sono evidenti nel suo lavoro per Twix,

Mission

Impossible ( Tom Cruise), Isolation, Run Lola Run, Enough ( J-lo), Rogue Trader ( Ewan McGregor) e

quattro documentari. Ha anche un catalogo molto prezioso composto da oltre 300 brani gratuiti, chiari e

disponibili per la licenza. Recentemente DJ Rap ha collaborato con " Girl on Top", un'etichetta di design

con sede a Los Angeles. Ha creato la “ Propa Collection” che è diventata disponibile nell'estate '11.

Questa è una partnership entusiasmante e dopo aver modellato alcuni pezzi originali di " Girl on Top" e

aver saputo tutto sull'essere una ragazza al top, questa collaborazione era inevitabile. Multitalento,

compiuto, ambizioso e guidato dalla sua passione per la creazione e dal suo amore per la musica, DJ

Rap non è un nome del passato della musica, è il nome della musica attuale e un'ispirazione per il futuro

della musica.

E' un piacere averti ancora con noi, son

passati quasi 8 anni dalla nostra ultima

intervista e da quello che ho potuto notare, di

strada ne hai fatta tanta, il tuo impegno è stato

premiato. DJ Rap o Clarissa Saverio, ci parli un

po' di te?

Hello!. Sono una cantautrice,produttrice,attrice e la

musica è la mia vita. Sono in tour da quando avevo

18 anni e ho iniziato come pianista di formazione

classica e sono andata a un rave che ha sconvolto

la mia vita. Da allora ho avuto la fortuna di girare il

mondo e seguire la mia vera passione, intrattenere


E' un piacere averti ancora con noi, son passati

quasi 8 anni dalla nostra ultima intervista e da

quello che ho potuto notare, di strada ne hai fatta

tanta, il tuo impegno è stato premiato. DJ Rap o

Clarissa Saverio, ci parli un po' di te?

Hello!. Sono una cantautrice,produttrice,attrice e la

musica è la mia vita. Sono in tour da quando avevo 18

anni e ho iniziato come pianista di formazione classica

e sono andata a un rave che ha sconvolto la mia vita.

Da allora ho avuto la fortuna di girare il mondo e

seguire la mia vera passione, intrattenere le masse

attraverso la musica!

Cosa ti ha portato alla drum & bass?

In realtà, ero in giro e in uno dei miei tour, prima

ancora che la drum and bass fosse inventata, quindi

ciò che mi ha fatto entrare nella scena dell'acid house

e nella musica house era la sensazione che si provava

quando si vedevano 50.000 persone impazzire e

condividere l'amore per la musica. In quei primi tempi,

la musica riuniva tutti, questo era per me una cosa

straordinaria. La sensazione di una famiglia gigante.

Come artista e produttore, ho solo progredito e sono

passata attraverso ogni genere, house, happy

hardcore, breakbeat e poi al jungle,il drum and bass e

anche canzoni/band, tutto quanto. Mi piace tutto.

Chi erano le tue maggiori influenze all'epoca?

Genesis, Bowie, Prince, Seal ecc.

Parliamo del successo, sei conosciuta per essere

una stacanovista e per avere una grande grinta,

come fai a bilanciare la tua vita?

Sono ancora grata ogni giorno per questa vita e per

quello che la musica ha fatto per me. È difficile e a

volte mi sembra di essere abbastanza pazza a fare

questo a me stesso, ma in qualche modo ne vale la

pena. Per bilanciare la mia vita mi tengo in forma, sono

abbastanza disciplinato e amo quello che faccio, è per

questo che lavoro duro, è il mio bambino e ne sono

ossessionato.

Hai qualche consiglio per i produttori emergenti là

fuori, sia uomini che donne?

Sì, iniziate da un luogo di gioco, in altre parole, non

fatevi prendere dal sound design o dal fatto che sia

subito perfetto, iniziate abbozzando le vostre idee e poi

preoccupatevi della produzione. Il secondo consiglio,

imparare come funziona il business.....

Dove può la gente trovare la tua musica?

www.djrap.com (che è il mio sito web, o qualsiasi buon

negozio digitale, posti come Beatport I tunes. youtube

Spotify ecc....

Parlaci della tua ultima traccia 'Back & Forth'.

Tendo a pubblicare musica ogni 2 mesi.... questo

mese ho voluto pubblicare un inno da festival, amo le

grandi folle e voglio tradurre quell'energia nella mia

musica, la sua bellezza è feroce e piena di energia,

potete controllare qui! https://djrap.com/latest-releases/

Hai un'enorme Tribù che ti adora, parlaci di loro e

di come possiamo unirci a loro?

zoom hangs, concerti, ricevono musica gratis ogni

mese, dj mix, meCredo nell'intrattenere i miei fan e nel

diventare personale con loro, offro un'esperienza

basata sui fan abbonati che permette ai miei fan di

conoscermi davvero, faccio streaming per loro, ho rch

e molto di più! potete controllare qui!

https://www.patreon.com/join/DJRAP

ENGLISH VERSION

Welcome DJ Rap, Tell us a little bit about yourself?

Hi there! I am a singer/songwriter/producer/actor and music

is my life. I've been touring since I was 18 and started out

as a classically trained pianist and went to a rave and it

turned my life upside down, Since then I have been lucky

enough to tour the world and follow my passion,

entertaining the masses through music!

What was it that got you into drum & bass?

Actually, I was around and in the scene, before drum and

bass was even invented, so what got me into the scene

acid house and house music was the feeling you got went

you saw 50,000 going nuts and sharing the love. In those

early days, music brought everyone together, that was it for

me. The feeling of one giant family. As an artiste and

producer- I just progressed and went through every genre,

house, happy hardcore, breakbeat and then jungle, then

drum and bass and also songs/band the whole thing. I like it

all.

Who were your biggest influences at the time?

Genesis, Bowie, Prince, Seal, ecc.

Let's talk Success, you are known for being a

workaholic and having serious drive, how do you

balance your life?

I'm still grateful every day for this life and what music has

done for me. It's hard and sometimes I feel like I am quite

insane to do this to myself, but it's all worth it somehow. To

balance my life I keep fit, am pretty disciplined and love

what I do, this is why I work hard, it's my baby and I am

obsessed with it.

Do you have any advice for the up and coming

producers out there both male and female?

Yes, start from a place of playfulness,in other words, don't

get caught up in sound design or it being perfect right away,

start out by sketching your ideas and then worry about the

production. The second piece of advice, learn how the

business works…..

Where can people find your music?

www.djrap.com (that's my ebsite, or any good digital store,

places like Beatport I tunes. youtube Spotify etc....

Tell us about your latest track 'Back & Forth'

I tend to put out music every 2 months.... this month I

wanted to release a festival anthem, I love big crowds and I

want to translate that energy into my music, its' got beauty

and its fierce and full of energy, you can check it out here!

https://djrap.com/latest-releases/

www.dimagazine.it

Charissa Saverio

You have a massive Tribe that adore you, tell us about

them and how we can join?

I believe in entertaining my fans and getting personal

with them, I offer a subscriber fan based experience

that let my fans really get to know me, I stream for

them, have zoom hangs, concerts, they get free music

every month, dj mixes,, merch and so much more! you

can check it out here!

https://www.patreon.com/join/DJRAP


Saule

Kilaite

VIOLIN PERFORMER


La TOP ARTIST dei migliori

brand mondiali.

SCRITTRICE, ATTRICE, REGISTA E

ANIMATRICE COACH MOTIVAZIONALE,

CON VARI FORMAT DI SPETTACOLO.

Saule Kilaite è da 20 anni una performer di successo, ha il dono della parola

spontanea. Nei suoi spettacoli teatrali crea monologhi precisi e che vanno

dritti al cuore ed alla immaginazione. Artista unica nel suo genere per la sua

modalità di approccio col pubblico, eleganza e repertorio, nonostante decine

di tentativi di imitazione da moltissime “musiciste” che la seguono sui social.

Saule Kilaite svela l'anima di un violino filosofo.

Violinista solista, performance artist, compositrice e scrittrice di

origine lituana. Il suo stile fonde il mondo della musica classica con

quello della tradizione etnica e moderna. I suoi lavori spaziano dalla

musica alle performance multimediali, dall' ideazione e regia di piece

teatrali alla scrittura di romanzi. Oltre ad alcune incisioni di brani

inediti, la sua discografia contiene interpretazioni originali per violino

solista di cover più conosciuti della musica leggera, reinterpretazione

di brani celebri di musica classica, colonne sonore e brani tratti dalla

tradizione etnica di diversi paesi. È fondatrice del Picasso Strings

Project: un progetto nato nel 2001, basato sul quartetto d'archi

femminile, con l'intento di unire cinque arti: musica, letteratura,

pittura, video arte e teatro.

QUALCHE NOTIZIA SULL'ARTISTA

815 tra concerti e performance come solista e autrice dei suoi

spettacoli “ Chiavi in mano”

22 esibizioni davanti ad altissime cariche dello stato e Super Vip di

tutto il mondo

119 standing ovation ricevute

25 mila copie vendute con i suoi 8 CD musicali

1200 copie vendute del suo romanzo d'esordio “ Diario di un Violino”

8 copertine dedicate su riviste italiane ed europee

300 puntate televisive, sia da sola, sia accanto a personaggi celebri

del mondo dello spettacolo

9 Video come protagonista e come comparse in film.

Personaggio protagonista della Graphic Novel da collezione “Saule,

La Quinta Stagione” scritta da Antonio Serra (autore per Bonelli,

“ guru” del fumetto italiano - Dylan Dog, Martyn Mystere,

Nathan

Never) e disegnata da un allievo di Milo Manara.

ESEMPI VIDEO SPETTACOLI E PERFORMANCE

· SAULE VIOLIN - trailer spettacolo teatrale

https://www.youtube.com/watch?v=MkiFLCT2LOo&feature=

youtu.be

· SAULE VIOLIN - duel - concert in ARENA

https://www.youtube.com/watch?v=2eUudwHdxOc&featur

e=youtu.be

SPETTACOLI TEATRALI

·Diario di un VIOLINO

·Quando la MUSICA diventa PROSA

·Quando una STORIA nascosta tra le pagine prende

VITA

·Quando i COLORI diventano una MAGIA che

racconta

·Quando l'AMORE e la PASSIONE diventano TEATRO

Spettacoli completi di prosa, musica e danza, unici nel

loro genere. Il violino, protagonista indiscusso,

parlando in prima persona tocca fatti storici

realmente accaduti e coinvolge il pubblico con

musica, parole, sentimento, spiritualità e

fantasia. Ha incantato il pubblico di tutte le

fasce d'età con le stupende spettacolari

scenografie sincronizzate e le parole e la

musica riarrangiata appositamente, scelta


Mi definisco una neoclassica: ho studiato

con una rigida impostazione formale, ma amo

portare la musica a tutti come la sento io, mi

piace chi cerca interpretazioni diverse.


dalle più belle pagine mai scritte della

musica di tutto il mondo.

Altri format eseguiti con

grande successo:

· Concerto esperenziale

· Il bosco che suona

· Lezioni concerto per studenti

· Letture in musica

· Spettacolo di quiz musicali

· Teatro virtuale

· Musica nel bosco

· Suono terapy

· Laboratorio dei 5 sensi

IL TEAM 5 ART LAB È

UNICO DISTRIBUTORE

PER IL MONDO ED È NATO

APPOSITAMENTE

INTORNO ALL'ARTISTA

PER GARANTIRE PREZZI E

CREAZIONI DIRETTE TRA

PRODUTTORE E

CONSUMATORE.

INFO:

5ArtLab Team

Management and Production

SAULE KILAITE - VIOLIN PERFORMER

Mobile +39 – 348 / 7320603

5 ArtLab srl _ Produzioni Artistiche Milano

Italy

OFFICIAL WEBSITE www.SAULE.it

PAGINA FACEBOOK

https://www.facebook.com/SAULE.KILAITE.

VIOLIN/?fref=ts

CANALE YOUTUBE

https://www.youtube.com/channel/UCkghzJ

e4xa5UNUHY9iBoERg

WIKIPEDIA

https://it.wikipedia.org/wiki/Saul%C4%97_Kil

ait%C4%97

LINKEDIN

https://www.linkedin.com/in/saule-kilaite-

35773362

INSTAGRAM

https://instagram.com/saule.violinist?igshid=

1n0rd4qtixib7

I miei show spaziano dal folklore irlandese alle danze israeliane o

argentine: ogni genere viene da questa radice... lo è stato in parte anche

per Mozart, Beethoven e Brahms, ad esempio le danze ungheresi. Il mio

obiettivo è presentare la musica ogni volta in modo diverso, collegandomi

con lo stato d'animo di chi ascolta, con arrangiamenti moderni che

rivestono ogni melodia d'un vestito particolare. Insomma, perché non si

dovrebbe poter aggiornare anche la musica?


www.dimagazine.it

Silvia

Colasanti

UN QUARTETTO TUTTO AL FEMMINILE.

La musica di Silvia Colasanti prende, arriva al pubblico. Ed emoziona.

Teatrale, ricca di dettagli e orientata a coniugare la ricerca sul linguaggio con la comunicazione di sentimenti ed emozioni.


MUSICISTA E COMPOSITRICE

Orchestra Sinfonica Coro Sinfonico Giuseppe Verdi

e di Milano Auditorium di Milano, Largo Mahler 20136 Milano

T. +39 02 83389.428 M.+39

3403708077 www.laverdi.org


www.dimagazine.it

QUALCHE NOTIZIA SULL'ARTISTA

Considerata la compositrice italiana di musica classica più nota all'estero, è

indubbiamente la prima donna del nostro Paese ad aver superato il monopolio maschile

nel settore. Ha collaborato con nomi di spicco del calibro di Yuri Bashmet,

David

Geringas, Massimo Quarta, Jacques Zoon, Enrico Bronzi e il Quartetto di

Cremona.

FORMAZIONE

Studia composizione al Conservatorio Santa Cecilia di Roma con Luciano Pelosi e

Gian Paolo Chiti, perfezionandosi in seguito all' Accademia Musicale Chigiana e

all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Fabio Vacchi, Wolfgang Rihm,

Pascal

Dusapin e Azio Corghi. Nel 2006 ottiene la borsa di studio intitolata alla memoria di

Goffredo Petrassi, assegnata dalla Presidenza della Repubblica al migliore diplomata

in composizione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Le sono stati dedicati due

CD monografici dalle etichette Dynamic e Naxos Records e le sue opere sono

pubblicate in esclusiva da Casa Ricordi. Insegna composizione al Conservatorio

" Nicola Sala" di Benevento.

PRODUZIONE MUSICALE

Considerata la compositrice donna italiana vivente più affermata sulla scena

internazionale, la Colasanti è autrice di una vasta produzione in cui spiccano lavori di

notevole importanza e impatto mediatico, anche grazie a commissioni di istituzioni

storiche quali Maggio Musicale Fiorentino, Festival dei Due Mondi,

Accademia

Nazionale di Santa Cecilia,la Fondazione Eduard Van Beinum,

Biennale di

Venezia, Sagra Musicale Umbra, Accademia Musicale Chigiana, CIDIM,

Accademia

Filarmonica Romana, Festspiele Europäische Wochen Passau,

Orchestra Haydn

di Bolzano e Trento, Orchestra della Toscana eOrchestra Sinfonica Giuseppe

Verdi di Milano. Caso non abituale nell'ambito della musica contemporanea, le sue

opere vengono riprese regolarmente per numerose esecuzioni.

Silvia Colasanti


Velasca S.r.l. - Via San Martino 14, 20122 Milano - www.velasca.com

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