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TuttoBallo20 Maggio/Giugno 2022 ENJOYART N. 28

Carissimi amici di TuttoBallo, questo numero, per noi “Artigiani dell’Arte”, è molto speciale, in quanto ricco di eventi, iniziative ed emozioni, che la nostra Associazione “Stefano Francia EnjoyArt ha vissuto e che intende condividere con voi. In primis l’evento organizzato, come ogni anno dalla nostra Associazione, in occasione della Giornata Mondiale della Danza, che abbiamo fortemente voluto si svolgesse nella città di Terni che ha dato i natali al nostro M° coreografo Stefano Francia, e che ha visto la partecipazione degli amanti di tutte le forme d’Arte e di tutte le età; una partecipazione viva, sentita, che ha centrato pienamente la nostra “mission” e di cui andiamo fieri ed orgogliosi. Le pagine e le immagini di questo numero, vi racconteranno ciò che tale evento ha rappresentato non solo per noi, ma anche per chi ci segue e ci sostiene, amando l’Arte come noi: tanto lavoro, tanti sacrifici, ma anche passione, adrenalina che sale, sia per chi vive dietro le quinte che per chi si esibisce, e la gioia degli applausi di un teatro gremito di gente, articoli in prima pagina su vari quotidiani di tutta Italia con parole piene di ammirazione per noi, ed il nostro ringraziamento espresso attraverso la condivisione… Buona Lettura.

Carissimi amici di TuttoBallo, questo numero, per noi “Artigiani dell’Arte”, è molto speciale, in quanto ricco di eventi, iniziative ed emozioni, che la nostra Associazione “Stefano Francia EnjoyArt ha vissuto e che intende condividere con voi.
In primis l’evento organizzato, come ogni anno dalla nostra Associazione, in occasione della Giornata Mondiale della Danza, che abbiamo fortemente voluto si svolgesse nella città di Terni che ha dato i natali al nostro M° coreografo Stefano Francia, e che ha visto la partecipazione degli amanti di tutte le forme d’Arte e di tutte le età; una partecipazione viva, sentita, che ha centrato pienamente la nostra “mission” e di cui andiamo fieri ed orgogliosi.
Le pagine e le immagini di questo numero, vi racconteranno ciò che tale evento ha rappresentato non solo per noi, ma anche per chi ci segue e ci sostiene, amando l’Arte come noi: tanto lavoro, tanti sacrifici, ma anche passione, adrenalina che sale, sia per chi vive dietro le quinte che per chi si esibisce, e la gioia degli applausi di un teatro gremito di gente, articoli in prima pagina su vari quotidiani di tutta Italia con parole piene di ammirazione per noi, ed il nostro ringraziamento espresso attraverso la condivisione… Buona Lettura.

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28


TuttoBallo - maggio - giugno 2022 - n. 28

Copertina: Fiorella Mannoia, Emma, Alessandra Amoroso, Giorgia, Elisa, Gianna

Nannini, Laura Pausini. ph. Cosimo Buccolieri -

in basso: Fabrizio Silvestri e Maria Giovanna Elmi - presentatori serata Dillo Alla Danza

Editore "Stefano Francia" EnjoyArt

Direttore - Fabrizio Silvestri

Vice direttore - Eugenia Galimi

Segretaria di redazione - Pina delle Site

Redazione - Marina Fabriani Querzè

COLLABORATORI: Maria Luisa Bossone, Antonio Desiderio, Francesco

Fileccia, David Bilancia, Giovanni Fenu, Mauri Menga, Sandro Mallamaci,

Walter Garibaldi, David Iori, Giovanni Battista Gangemi Guerrera, Lara Gatto,

Lucia Martinelli, Patrizia Mior, Ivan Cribiú, Danilo Pentivolpe, Alessia

Pentivolpe, Carlo De Palma, Rita Martinelli, Assia Karaguiozova, Federico

Vassile, Elza De Paola, Giovanna Delle Site, Jupiter, Francesca Meucci,

Alberto Ventimiglia.

Fotografi: Luca Di Bartolo, Elena Ghini, Cosimo Mirco Magliocca Photographe

Paris, Monica Irma Ricci, Luca Valletta, Raul Duran, DsPhopto, Raul, Alessio

Buccafusca, Alessandro Canestrelli, Alessandro Risuleo. Altre foto pubblicate

sono state concesse da uffici stampa e/o scaricate dalle pagine social dei

protagonisti.

Le immagini e le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto d’autore,

vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65

comma 2 e 70 comma 1bis della Lg. 633/1941.

É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.

É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dal

direttore. I collaboratori cedono all'editore i loro elaborati a titolo gratuito.

Testata giornalistica non registrata di proprietà: ©ASS: Stefano Francia EnjoyArt

per contattare la redazione Tuttoballo20@gmail.com

Contro Copertina

Carissimi amici di Tuttoballo, questo numero, maggio e

giugno, per noi “Artigiani dell’Arte”, è molto speciale, in

quanto ricco di eventi, iniziative ed emozioni, che la nostra

Associazione “Stefano Francia EnjoyArt ha vissuto e che

intende condividere con voi.

In primis l’evento organizzato, come ogni anno dalla nostra

Associazione, in occasione della Giornata Mondiale della

Danza, che abbiamo fortemente voluto si svolgesse nella

città di Terni che ha dato i natali al nostro M° coreografo

Stefano Francia, e che ha visto la partecipazione degli

amanti di tutte le forme d’Arte e di tutte le età; una

partecipazione viva, sentita, che ha centrato pienamente la

nostra “mission” e di cui andiamo fieri ed orgogliosi.

Le pagine e le immagini di questo numero, vi

racconteranno ciò che tale evento ha rappresentato non

solo per noi, ma anche per chi ci segue e ci sostiene,

amando l’Arte come noi: tanto lavoro, tanti sacrifici, ma

anche passione, adrenalina che sale, sia per chi vive dietro

le quinte che per chi si esibisce, e la gioia degli applausi di

un teatro gremito di gente, articoli in prima pagina su vari

quotidiani di tutta Italia con parole piene di ammirazione

per noi, ed il nostro ringraziamento espresso attraverso la

condivisione.

© F R E E P R E S S O N L I N E r i p r o d u z i o n e r i s e r v a t a - D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r t "


Massimo Polo

Direzione Artistica


Carissimi amici di Tuttoballo, questo

numero, per noi “Artigiani dell’Arte”, è

molto speciale, in quanto ricco di eventi,

iniziative ed emozioni, che la nostra

Associazione “Stefano Francia EnjoyArt

ha vissuto e che intende condividere con

voi.

EDITORIALE

In primis l’evento organizzato, come ogni

anno dalla nostra Associazione, in

occasione della Giornata Mondiale della

Danza, che abbiamo fortemente voluto si

svolgesse nella città di Terni che ha dato

i natali al nostro M° coreografo Stefano

Francia, e che ha visto la partecipazione

degli amanti di tutte le forme d’Arte e di

tutte le età; una partecipazione viva,

sentita, che ha centrato pienamente la

nostra “mission” e di cui andiamo fieri ed

E per la musica la 66esima edizione dell’Eurovision Song Contest. Dopo Napoli

(1965) e Roma (1991) la scelta è ricaduta su Torino, che ha accolto le delegazioni

provenienti da 40 paesi (la Russia è stata esclusa) in un appuntamento capace di

attirare un seguito di oltre 200 milioni di spettatori.

E’ il numero che racconta, senza retorica (forse ultimamente se ne fa troppa senza

che la realtà cambi), ma attraverso opere, esibizioni e dimostrazioni vere e proprie di

solidarietà tra artisti, di come l' Arte vada al di là di qualsiasi ideologia, convinzione

politica, forme di violenze … guerra…

E’ il numero che racconta di come l’Arte, a volte, non può sconfiggere la malattia,

altre volte si, e comunque dà la forza per affrontarla in quanto bellezza, speranza,

forza, solidarietà.

Non mancheranno, naturalmente articoli interessanti che gli “artigiani dell’Arte” ci

propongono e che riguardano l’attualità, i viaggi, le mostre, tecniche fotografiche,…

nonché i momenti piacevoli di cui ognuno di noi può godere assaporando i cocktails

dei maestri barman o i piatti tipici, o dedicandosi al proprio benessere ed al proprio

look.

Allora non ci resta che augurare a voi tutti una buona lettura, rinnovando, come

sempre, l’invito ad esprimervi su ciò che facciamo, a proporre ed a proporvi

scrivendo alla nostra Redazione all’indirizzo tuttoballo20@gmail.com…e noi saremo

lieti di accogliervi nella grande famiglia degli “Artigiani dell’Arte”.

Buona lettura!

orgogliosi.

Le pagine e le immagini di questo

numero, vi racconteranno ciò che tale

evento ha rappresentato non solo per

noi, ma anche per chi ci segue e ci

sostiene, amando l’Arte come noi: tanto

lavoro, tanti sacrifici, ma anche

passione, adrenalina che sale, sia per

chi vive dietro le quinte che per chi si

esibisce, e la gioia degli applausi di un

teatro gremito di gente, articoli in prima

pagina su vari quotidiani di tutta Italia

con parole piene di ammirazione per noi,

ed il nostro ringraziamento espresso

attraverso la condivisione…

E’ anche il numero che racconta altri

eventi importanti per la nostra cultura,

per il cinema e l’ Arte: il David di

Donatello che vede premiati molti artisti

italiani.

Prof. Luca Tessadrelli e Fabrizio Silvestri

Convegno "il futuro dell'arte, l'evoluzione della professione asrtista.

Dott Fabio Caiazzo (Direttore generale Libertas) e Fabrizio Silvestri

Convegno "il futuro dell'arte, l'evoluzione della professione asrtista.

Maestro Roberto Gavazzi e Fabrizio Silvestri

Convegno "il futuro dell'arte, l'evoluzione della professione asrtista.

Joseph Fontano e Fabrizio Silvestri

Convegno "il futuro dell'arte, l'evoluzione della professione asrtista

presentazione del libro "IL fulmine danzante".

Dott. Andrea Giuli e Fabrizio Silvestri

Convegno "il futuro dell'arte, l'evoluzione della professione asrtista.

Direttore Marco Gatti, Presidentessa Letizia Pellegrini

(Conservatorio di Terni) Fabrizio Silvestri

Convegno "il futuro dell'arte, l'evoluzione della professione asrtista.

foto di Marina Irma Ricci


L'ARTE SOTTO I

RIFLETTORI. SOLDOUT

…e iniziai a danzare,

con l’anima, con la mente, con il corpo…

per esorcizzare il dolore, la morte, l’addio ed andare oltre,

e la musica mi trascinava sempre più forte

sempre più forte…

nulla era davanti a me, se non quel vortice che vedevo attraverso i tuoi occhi

quel vento che mi penetrava, quel ritmo che tutto cancellava, la folla, la vita, i ricordi, i volti, sempre più forte,

sempre più forte…

e danzai, danzai, danzai così forte che tutto entrò nel sangue, nella testa, negli arti, nel corpo,

i piedi continuavano a muoversi, a girare, sempre più forte

sempre più forte, sino a sanguinare…

e fu quello il dolore più piacevole di sempre…

(Pina Delle Site, tratto da “Il moto perpetuo” di P. Delle Site e D. Bilancia)

Ho vissuto da vicino, nel vero senso della parola, stando dietro le quinte, lo spettacolo organizzato a Terni, da noi

Artigiani dell’Arte, in occasione della Giornata mondiale della danza, presentato dal nostro Presidente dott. Fabrizio

Silvestri e da Maria Giovanna Elmi.

La prospettiva e la percezione tra chi osserva dalla platea, tra il pubblico, e chi vive le tensioni, la preparazione e gli

artisti dietro le quinte è nettamente diversa.

Non ho dunque assistito allo spettacolo, alle performance degli artisti…sentivo solo applausi e la voce dei

presentatori, salvo rivedere tutto, in un secondo momento grazie a video ed a foto scattate.

Per molti è stato un “sacrificio(?) “ non poter assistere allo spettacolo…lo pensavo anch’io in un primo momento, ma

poi, piano piano, vivendo il “dietro le quinte” mi sono sentita privilegiata.

Non è semplice retorica, ma un dato di fatto: l’esibizione davanti al pubblico è certamente la punta dell’iceberg di ciò

che un artista prepara, trasmette e dona, ma il dietro le quinte, la tensione, la solidarietà tra gli artisti, ti fanno

percepire davvero l’Amore che gli stessi nutrono per l’Arte.

Vedere ballerini ad occhi chiusi concentrarsi e, a ritmo di musica, quella musica che non era la loro, ma che tuonava

sul palco ed era la base di una coreografia di loro colleghi, ballerini o cantanti o attori, che in quel momento si

stavano esibendo, e che loro seguivano improvvisando movimenti, parole o altro, mi ha fatto capire che l’Arte non è

un qualcosa di meccanico, ma è spontaneità, libertà, gioia, terapia…

Uno spettacolo non è solo quello che si vede su un palco, non è solo la performance più bella, ma è anche tutto ciò

che non si vede e che è oltre le tende del palcoscenico.

Ringrazio chi mi ha fatto “lavorare” dietro le quinte, perché mi sono arricchita di qualcosa in più che mi mancava….

L’Arte che unisce, l’Arte che è di tutti, l’Arte che davvero ti fa dire cose che non sai esprimere, di nascosto, dietro ad

un palcoscenico, isolato, ad occhi chiusi…

di

Pina Delle Site

L’associazione Stefano Francia EnjoyArt ha organizzato in occasione della quarantesima Giornata Mondiale della Danza il

30 aprile a Terni un convegno e una serata – evento durante la quale è avvenuta la premiazione del concorso multi arte

"DILLO ALLA DANZA". Con il patrocinio del CID UNESCO e del Comune di Terni, l’associazione Stefano Francia EnjoyArt

ha deciso di ripartire con l’organizzazione degli eventi, dopo la pausa lunga due anni causata dalla pandemia, da Terni,

comune di nascita del Maestro Stefano Francia. “Terni è la città natale del maestro Stefano Francia – spiega il presidente

Fabrizio Silvestri -, che della sua ternitudine ha fatto un segno identificativo”.


Ambasciatrice dell’evento Maria Giovanna Elmi, la rassicurante fatina della tv, mecenate e divulgatrice della cultura

italiana, che ha presentato l’evento assieme a Fabrizio Silvestri.

Ospiti della serata: i maestri internazionali di tango Massimo Polo (stand-in, nelle scene di ballo, del protagonista

Claudio Santamaria nella fiction televisiva RAI 1 “E’ arrivata la felicità”) in coppia con Oksana, le danzatrici

dell’International Creative Hub con coreografie di Roberta Maimone, LBS Fam Crew (SEIL Centro Danza Terni) e -

direttamente da Dubai - la pluripremiata ballerina di danze orientali Lala Fatima.

“E’ stato un evento stupendo, uno spettacolo bellissimo – dichiara Maria Giovanna Elmi -. Mi sono divertita

moltissimo e, soprattutto, sono soddisfatta perché ho notato che le nuove generazioni sono ricche di talento, lo

hanno dimostrato i giovani artisti che hanno calcato il palcoscenico durante la serata”.

“La nostra mission è divulgare, soprattutto in questo periodo, la bellezza dell’arte nella società, collante che unisce

le persone attraverso il suo linguaggio universale - continua Silvestri -. Per noi è importante diffondere il virus

dell’arte nella scuola, tra i bambini, i giovani, gli adulti, affinché tutti vi si appassionino…”.

Il concorso "DILLO ALLA DANZA" è scrivere un racconto, una poesia, scattare una foto, dipingere una tela, cantare

o suonare una canzone per la dea Tersicore. Ecco i vincitori dell’edizione 2022:

Premio arti visive ad Antonio Giannangeli: la sua opera sarà la copertina della compilation “Dillo alla Danza 2022”;

Premio Arti letterarie Under 18 a Ginevra Iannantuoni (pugliese);

Premio Arti Letterarie Over 18 ad Arabesque Desenzano per la proposta Teatro Danza “Oceani di Alberi”;

coreografia di Eleonora Gioanna Roberti (da Desenzano del Garda);

Premio Arti Musicali: ex equo tra Roberto Funaro e i Neroelettrico (Rock Band) (da Roma);

Contratto discografico per un anno con La Tilt Music Production a Ciro Imperato e Giulia Muti (da Terni);

Premio Coreutico under 18 a Marina Moretti e Valeria Bushi con “insidie” (passo a due); coreografie di Antonella

Cirillo della Moonwalker Ballet Academy (da Terni);

Premio Coreutico Over 18 alla scuola di recitazione Calabria per il pezzo teatro danza “Un bacio d’improvviso”;

coreografie di Giovanni Battista Gangemi (da Reggio Calabria);

Borsa di Studio Barcelona Ballet Project assegnata ad Antonio Ursan per l’assolo “Courage”; coreografia di

Romana Sciarretta dell’E1 Terni;

Borsa di studio International Creative Hub ad Alice Guzzo (assolo), Sarah Di Natale e Greta Rega (passo a due);

coreografie di Giovanni Battista Gangemi (da Lamezia Terme).

“Ringrazio Federico Brizi, e i direttori Maria Luisa Bossone, Giovannino Montanari, Ciro Vinci, e Bernardo Lafonte

per il supporto che hanno dato – conclude Fabrisio Silvestri -. Inoltre, un grazie particolare va ai cittadini di Terni

che hanno partecipato numerosi all’evento onorando la memoria del grande maestro Stefano Francia. Noi

dell’Associazione Stefano Francia EnjoyArt siamo contentissimi della buona riuscita sia del convegno che dello

spettacolo. La sala dell’orologio del Caos era piena e il Teatro Secci gremito. Ora ci mettiamo subito a lavoro per

premio internazionale Stefano Francia e per il contest tv “Dance ismy live” in programma per l’autunno prossimo”.

Nelle pagine che seguono pubblichiamo le foto degli ospiti dell'evento Dillo Alla Danza. I ballerini, Cristian Daidone & Siria

Mastrone, Lala Fatima, Alice Guzzo, Antonio Ursan, Marina Moretti & Valeria Bushi, Greta Rega & Sara Di Natale, L-BS

Fam CREW, Scuola di Recitazione Calabria, Arabesque Danza Desenzano International Creative Hub, Massimo Polo &

Oksana, Lala Fatima. I cantanti NEROELETTRICO, Roberto Funaro, Giulia Muti. I pittori: Donatella Colasanti, Luciana

Guandalini, Salotti, Antonio Giannangeli, Andrea Festuccia, Sandro Bini, Ireneo Melaragni, Mauro Roberto Gavazzi,

Nadya Yatsulchak, KamilaKerimova. La scritrrice Ginevra Iannantuoni. (foto di Marina Irma Ricci)


DILLO

ALLA

DANZA

2022

Cristian Daidone &

Siria Mastrone

Lala Fatima

Maria Luisa Bossone (Direttrice artistica

sezione coreutica), Maria Giovanna Elmi,

Fabrizio Silvestri

Fabrizio Silvestri, Maria Giovanna Elmi

Antonio Ursan

Marina Moretti & Valeria Bushi

Premio "Fiorella Fiorelli" 2022. Giovannino Montanari (Direttore Artistico Arti Visive), Stefano

De Majo (personaggio dell'anno 2022), Tommasina Ponziani (Donna dell'anno)

Maria Giovanna Elmi, Fabrizio Silvestri


Maria Giovanna Elmi, Fabrizio Silvestri,, Giovannino Montanari, Antonio Giannangeli (vincitore

del premio Dillo Alla Danza sezione Arti Visive )

Alice Guzzo

L-BS Fam Crew

Scuola di Recitazione Calabria

Giulia Muti

vincitrice contratto discografico

Tilt Music Production

Fabrizio Silvestri

Presidente asd&c Stefano Francia EnjoyArt

Finalisti sezione Arti Visive

Donatella Colasanti, Luciana Guandalini, Salotti, Antonio Giannangeli, Andrea Festuccia, Sandro Bini, Ireneo Melaragni, Mauro Roberto Gavazzi, Nadya Yatsulchak, KamilaKerimova


Greta Rega & Sara Di Natale.

Consegna delle borse di studio alle vincitrici. Alice Guzzo, Greta Rega & Sara Di Natale.

Arabesque Desenzano- Vincitori settore danza teatro.

Maria Giovanna Elmi - madrina dell'evento

Massimo Polo & Oksana. Tango Argentino

International Creativer Hub - Roma

Maria Luisa Bossone (Direttrice Artisrtica), Maria Giovanna Elmi,

Ginevra Iannantuoni (Vincitrice sezione arti letterarie), Fabrizio Silvestri

Neroelettrico , Roberto Funaro - vincitori ex Equo - Arti Musicali


Dillo alla Danza

S E Z I O N E A R T I V I S I V E

ecco le 12 opere presentate nel concorso multiarte

Antonio Giannangeli - "Il mio paese"- 2022 . Opera vincitrice concorso "Dillo alla Danza"

Mauro Roberto Gavazzi

Martina nel mago di Oz

Multistrato di betulla - 2019

Andrea Festuccia - Amami 2019

Kamila Kerimova - Mondo magico - 2014

Ireneo Melaragni - " Instabilita 'costruttiva" - 2022

Giada Beltrame - " L'Approdo"-mosaico vetroso in vetro di murano su vetro temperato con inserti in vetrofusione - 2021


Nadya Yatsulchak - "Rudere di San Lorenzo" - 2022

Salotti - " Occhi indiscreti " - 2022

Luciana Guandalini - "Insieme" - 2021

Lorita Baldinini - “Victorian Age” - 2022

Giovannino Montanari (direttore artitico arti Visive9 mentre consegna a Maria Giovanna Elmi (madrina dell'evento)

una copia della sua opera "Teodora"

Donatella Colasanti - "Segni" - 2021


Grazie di tutto!

impressioni sul concorso "Dillo Alla Danza" da parte della vincitrice

della sezione Arti letterarie

GINEVRA IANNANTUOINI

Stefano Francia EnjoyArt è un'associazione che nasce per onorare la memoria di Stefano Francia, coreografo, e per

promuovere ed incentivare, soprattutto nei giovani l'interesse e l'amore verso tutte le forme d'arte. A tal fine, oltre a

pubblicare mensilmente una rivista free scaricabile online, "Tuttoballo20" che, a dispetto del titolo, si occupa, appunto,

di tutte le forme d'arte, indice ogni anno, in occasione della giornata mondiale della danza del 30 aprile, un concorso

multiarte rivolto a tutti coloro che amano l'arte in tutte le sue forme, in modo incondizionato, elargendo vari premi come

borse di studio, pubblicazioni, contratti con case discografiche. l'Associazione ha come presidente il Dott. Fabrizio

Silvestri e vanta vari collaboratori di spicco, tra cui una nostra conterranea, la dottoressa Pina Delle Site.

Quando mi sono iscritta al concorso non avrei mai pensato di vincere. L’ho fatto per gioco, era uno dei pochi concorsi

che facevano al caso mio, per questo ho partecipato. Ho scelto di pubblicare questo racconto breve perché Anemos

raccoglie in sé l’essenza della mia scrittura: in Anemos ho deciso di riversare il mio pensiero sul mondo e sulla vita e

quel che ho pubblicato è il primo capitolo. Anemos è una storia fantasy che racconta le avventure di Arnau, un giovane

ragazzo francese che nel corso della seconda Guerra Mondiale vive varie avventure insieme ad Aridna, il fantasma di

una ragazza morta nel XIII secolo, il lupo Fenrir e Zorba, un grasso gatto nero che in passato è stato il re dei demoni.

La scelta dei protagonisti non è stata casuale, e sulla stessa Aridna mi sono soffermata molto, proprio perché questi

sono creature che nell’immaginario collettivo rappresentano la negatività, eppure qui diventano eroi e combattono

contro Chaos. I messaggi che ho racchiuso in Anemos sono i seguenti: il primo e più importante è l’apertura alla

diversità, rappresentando dei personaggi che non sono definiti tanto dalla loro natura quanto dalle loro scelte e dalla

loro personalità, che ho deciso di rendere quanto più umana e realistica possibile; il secondo messaggio invece è il

rammentare dello scorrere del tempo, grazie alla contrapposizione tra Arnau (che rappresenta il lettore) ed Aridna (che

rappresenta l’autore), ma perché? Arnau è vivo, Aridna è morta, eppure lei manipola il tempo, allieva di Chirone e

Chronos, ironico dato che lei non sortisce gli effetti di questo, non può cambiare, e conosce ogni evento

semplicemente perché l’ha già vissuto milioni e milioni di volte, sa perfettamente cosa accadrà, cosa è successo e

perché, e proprio la sua ambiguità la rende il personaggio ideale per rappresentare lo scorrere stesso del tempo: lei è

sempre giovane, non cambia, continua a svolgere il proprio ruolo sempre nello stesso modo, con azioni un po’

drastiche, che possono in un attimo cambiare il corso delle cose, sempre calma, sempre imprevedibile. Anemos di

fatto si muove molto sull’allegoria, eppure il messaggio che io voglio lanciare con esso non è un messaggio

malinconico: in Anemos ho voluto anche rappresentare la gioia, ed un approccio positivo alla vita, che per quanto

imprevedibile è una sola, e proprio perché il tempo scorre va goduto al meglio, perché non si devono avere rimpianti,

ognuno può cambiare, ogni persona va conosciuta perché a suo modo è complessa e speciale. Ogni giorno è un dono,

e può essere affrontato prendendo il bello che la vita ha da offrire o facendo del male, la scelta sta alla persona,

indipendente da chi è o chi è stato.

Siamo noi artefici del nostro destino. In Anemos vorrei rappresentare questo, è per queste motivazioni che ho deciso di

mandare proprio quel testo.


ANEMOS

Racconto breve vincitore del concorso MultiArte "Dillo alla Danza 2022. scritto dalla govane scrittrice

pugliese, appena sedicenne, Ginevra Iannantuoni.

Arnau alzò lo sguardo verso il cielo terso. Nell’infinita

distesa celeste si poteva distinguere il fumo che si alzava

dal campo di battaglia; l’odore del sangue e del sudore si

mischiava a quello della terra umida. Spostò lo sguardo

verso destra; la testa doleva e pesava come un macigno ed

anche gli arti parevano carichi di pesi insollevabili tanto che

non riusciva nemmeno a spostare le lunghe ciocche

castane che gli si erano attaccate sulle guance. sentì dire da una voce familiare ma non fece in tempo a

capire chi fosse a causa delle palpebre che si erano fatte

ormai terribilmente pesanti tanto da impedirgli di tenerle

aperte nonostante il bruciore che provava a tenerle chiuse,

però, poco male perché in pochi secondi ecco ancora il

buio.

14 aprile 1942 [Francia, Varennes]

L’acqua gettata sul marciapiede produsse uno scrocio

assordante in quella strada silenziosa e a mano a mano si

allargava scurendo il grigiore sporco del terreno, bagnando

anche con minuscole gocce il pantalone del vecchio Jean

autore di quell’azione atta a liberarsi dell’acqua ormai lurida

con cui aveva lavato il pavimento di casa. Da quando sua

moglie Charlotte era morta, era lui ad occuparsi della casa

– nei momenti in cui non era a lavoro si intende – insieme al

caro nipote, rimasto orfano a causa della guerra. Jean non

era un uomo ricco: si spaccava la schiena in fabbrica

afferrando con le mani senili, per quanto robuste, grosse

leve con cui alimentava grandi ingranaggi oppure metteva

velocemente in fila articoli di vario genere sul nastro che

rapidamente scorreva davanti a lui e di cui non ricordava

mai il nome. Si sedette con un pesante sospiro sulla sedia

in legno posta accanto alla porta d’ingresso e poggiò lo

sguardo sulla strada vecchia di Varennes su cui macchine e

carri passavano ogni giorno e su cui il tempo aveva scolpito

crepe di ogni foggia come un bambino annoiato che

scarabocchia sui muri. La sua famiglia non aveva mai

navigato nell’oro e la guerra li aveva impoveriti

ulteriormente, tanto che ogni giorno la preghiera che

rivolgeva al Creatore era di avere anche quel dì un pasto

caldo. I pensieri dell’anziano furono interrotti da passi

leggeri e veloci sulle scale in legno che gli fecero volgere il

capo verso la porta d’ingresso che, aprendosi, rivelò la

figura di questo caro nipote. , disse il

giovane ragazzo con tono gentile, al che il nonno rispose:

:. Non gli piaceva mandare il nipote nelle case dei

ricchi, a quelle feste pacchiane in cui li intratteneva

suonando il violino ma era una buona entrata ed era anche

grazie a quel lavoro che i due avevano un tetto sopra la

testa. gli rispose in

tono allegro con la voce acuta ed infantile che molti

ritenevano leggermente fastidiosa. Il burbero nonno annuì e

non perché si fidasse effettivamente ma perché, anche se

avesse voluto, non avrebbe potuto fare niente. Il giovane

diede una pacca sulla spalla all’anziano e si avviò,

salutandolo con un sorriso. Jean lo guardò che si

allontanava, poi ritornò in casa, borbottando come suo

solito e rammentando del perché fosse così preoccupato:

Arnau era un giovane ragazzo di quindici anni con lunghi

capelli castani e grandi occhi chiari, dai lineamenti androgini

e femminei e dalla corporatura esile e fragile; il suo aspetto

particolare ma bello faceva temere all’anziano che qualcuno

potesse fargli del male ma sapeva di essere impotente. Ah

Signore, quando ci doni i nostri pargoli, frutto dell’amore

benedetto da Te di fronte al Tuo altare, ci doni anche mille

preoccupazioni.

Le dita della mancina si alzarono dal manico del violino una

volta che le corde finirono di vibrare sotto di esse e il suono

degli applausi scroscianti riempì la stanza; Arnau sapeva

che Paganini era sempre una scelta valida nelle case dei

signori soprattutto il Capriccio numero ventiquattro che, per

quanto fosse complicato, era pur sempre un pezzo amato,

sia da lui medesimo che dai suddetti signori.

Stanco e con le dita doloranti Arnau ripose il violino

nell’apposita custodia e sospirò; i suoi occhi, poi, furono

catturati da una figura piccola che stava di fronte a lui con

un macaron di colore rosa proteso verso il ragazzo. Era una

bambina di dieci anni o poco più con lunghi capelli neri,

legati in un fiocco rosso e con gli occhi neri; addosso,

invece, aveva una camicetta bianca ed una gonna rossa.

Arnau si piegò alla sua altezza e con un dolce sorriso

chiese: prendendolo poi in mano quando la

bambina glielo avvicinò ulteriormente.


, continuò poi in modo morbido,

ma dovette aspettare ancora qualche secondo prima di

ricevere una risposta sottile e dolce fusa al gracchiare del

grammofono:. Provò a parlarle ancora, ma la

bambina se ne andò, sparendo tra la folla con un

movimento così repentino che il violinista fece appena in

tempo a tendere il braccio verso di lei. Forse è solo timida,

pensò Arnau, alzandosi e dando un morso al macaron

ricevuto in dono poco prima.

Uscendo di casa il giorno dopo Arnau controllò ancora una

volta la lista della spesa. Il nonno era uscito per lavorare

quindi stava a lui prendersi cura della casa e del pranzo e,

a parte qualche cipolla, non avevano nulla in casa, quindi,

avrebbe fatto meglio ad andare da Rosalie –la proprietaria

del piccolo spaccio, situato in una traversa che usciva sulla

piazza, per comprare almeno qualche uovo e dell’erba

cipollina per fare la frittata o la polenta. Immerso in questi

pensieri Arnau non si rese subito conto dei due grandi occhi

che lo osservavano o, almeno, non prima di alzare lo

sguardo. Lorelei? chiese più a sé stesso in quanto la

suddetta bambina era troppo lontana per udirlo e pareva

nascosta nell’ombra, tra scatole e tubi metallici, mentre

fissava il quindicenne. Arnau si avvicinò e poggiando un

ginocchio a terra sorrise con dolcezza e chiese alla bimba:

, ma la suddetta

pareva non ascoltarlo ed era intenta a guardarsi intorno; poi

gli prese la mano e si avviò verso una stradicciola isolata,

che dava sulla campagna. Arnau si lasciò guidare, era

molto curioso ma allo stesso tempo preoccupato in quanto

era strano che una bambina si avventurasse così in aperta

campagna e pareva conoscere molto bene quel luogo.

Lorelei lo condusse dinnanzi ad un edificio a tre piani

evidentemente abbandonato; il muschio si arrampicava sul

muro scrostato e nero mentre tra le pietre intorno alle

finestre e alle porte spuntavano fili d’erba raccolti in sparuti

ciuffetti; a parte qualche pezzo rotto le finestre non avevano

vetri ed anzi, avvicinandosi ad una di esse, potevano

essere percepiti degli spifferi passare tra il legno e la pietra

grigia. La bimba lo guidò poi davanti al largo portone in

legno su cui risaltava un pomello in ottone, anch’esso

mangiato dal tempo.

Il violinista, a dire il vero, conosceva bene l’edificio: quando

era piccolo giocava lì vicino insieme ai suoi amici ma lo

faceva in una zona decisamente più vicina alla città di

quell’edificio che lo aveva sempre inquietato; non aveva

mai faticato infatti ad immaginare che lì vivesse una strega

o il fantasma di una persona morta chissà quanti anni fa.

, chiese il più grande alla bambina di

cui aveva sentito una volta sola la voce; e ancora quella

non rispondeva e poggiò le manine pallide sul pomello della

porta andando poi ad aprire la pesante anta in legno. Arnau

la seguì con lo sguardo prima di entrare e chiudere la porta

e, subito, una serie di pensieri cominciarono ad angosciarlo:

da che avesse memoria quella porta era sempre stata

chiusa. Come faceva quella bambina ad aprirla con tanta

facilità? Ancora, un’altra domanda lo tormentava: non

aveva parlato a monsieur Polloin della piccola pensando

che fosse una parente di qualche invitato salvo, poi,

realizzare che a quella festa non c’erano bambini e per

giunta lui non aveva mai visto Lorelei a nessuna festa e,

dopo quell’avvenimento, non l’aveva più vista nella casa;

infine, gli invitati non erano tantissimi e si comportavano

come se lei non esistesse. Chi era Lorelei?

La bambina spiccò una corsa e si avventurò nel buio fino ad

una grande sala principale; però, prima di continuare la

propria corsa su per i gradini in pietra, si voltò verso il

ragazzo che aveva appena varcato l’uscio e pareva

allarmato per lo scatto della piccola. Le uniche luci

provenivano dalle finestre prive di vetri; i raggi del sole si

riflettevano sulla pietra del pavimento e alzando gli occhi

chiari sulla scala Arnau poteva vedere la figura in

controluce di Lorelei, così simile ad un angelo in quel

momento, che lo fissò per un attimo prima di salire ancora

le scale. Il francese seguì la bimba, denotandone le strane

movenze: era molto veloce per la sua età e i suoi piedini poi

parevano non toccare la rozza pietra, tanto erano leggeri e

dal lieve rumore. La seguì per i corridoi. L’unico rumore era

quello dei passi sulla pietra e le porte delle stanze parevano

cadere a pezzi; il vento pareva sul punto di farle cedere.

Lorelei entrò nella porta in fondo al corridoio; essa dava su

una stanza quasi totalmente buia e l’unica fonte di luce era

una finestrella posta in alto. Sotto di essa stava un

tavolaccio in legno, uno sgabello e dalla parte opposta una

grossa libreria che custodiva un unico e grande libro, con

accanto due oboli d’argento. Arnau si guardò intorno ma

Lorelei non c’era. Il ragazzo sentì un brivido attraversargli il

corpo, poi spostò lo sguardo sul tavolo e lì vide un cassetto

chiuso a chiave ma fortuna volle che la chiave giacesse

proprio accanto allo sgabello. Si piegò e lo prese tra le dita

affusolate mentre sentiva il freddo del metallo diffondersi

sulle falangette; infilò la chiave nella toppa del cassetto e,

quando il leggero rumore della serratura lo avvisò che il

cassetto era aperto, lo tirò verso di sé aprendolo.


Il libro era enorme, delle dimensioni di un dizionario, e la

sua copertina era in pelle marrone con un filo di seta gialla

che ne decorava il bordo. Prese il vecchio libro impolverato,

che era molto pesante, ma la cosa più strana era che non vi

fossero scritte di alcun tipo; le pagine erano vecchie e

consumate ma non c’erano tracce d’inchiostro. Sfogliando

queste pagine il ragazzo non vide nulla, nemmeno caratteri

stampati, nulla di nulla, ma proprio quando stava per

voltarsi ed andarsene una pagina rigida e riflettente catturò

la sua attenzione: era uno specchio, uno specchio vero e

proprio, non una semplice pagine in materiale riflettente,

era uno specchio ma collegato alla copertina come una

pagina qualsiasi. Arnau aggrottò le sopracciglia, sfiorando

con le dita bianche la superficie riflettente e lasciando con

esse delle tracce nella polvere che la ricopriva.

Improvvisamente, però, provò una strana sensazione, come

se dovesse continuare a guardare il suo riflesso e così fece,

quasi non riuscendo a muoversi; fu in quel momento che

accadde: l’occhio destro cominciò a scurirsi secondo dopo

secondo, fino a passare dall’azzurro del cielo al verde della

prateria, lo stesso verde dei sottili fili d’erba dei campi in cui

giocava da bambino. Non fece in tempo ad esprimere la

propria meraviglia con un sussulto che cominciò a sentire i

rintocchi di un orologio a pendolo il cui rumore era attutito

dalle pareti che separavano lui da quel tipo di orologio che

tanto gli ricordava il nonno ma, in quel momento, lo

terrorizzava, era come se stesse scandendo i secondi che

mancavano alla sua morte. Cosa stava succedendo? Non

riuscì a muoversi, le gambe congelate per il terrore gli

impedivano di scappare, ma si rese conto dopo pochi

secondi che le gambe non erano bloccate solo dal suo

terrore. Si alzò un vento impetuoso e il libro gli cadde dalle

mani che andarono ad incrociarsi sul petto come a volersi

proteggere; il cuore gli batteva forte mentre una nebbia si

alzava e quella stanza svaniva. Il giovane si riscosse e

cercò di correre verso la porta o, almeno, dove ricordava

che fosse ma, a mano a mano che correva, non trovava

una fine a quella che prima era una stanza. Non sapeva

nemmeno lui dove si trovasse e si sentiva come perso in

una valle senza fine e piena di nebbia; poteva correre

quanto voleva ma non riusciva a fermarsi, finché non

inciampò e cadde. , chiamò, ma non

ricevette risposta; allora chiamò più forte:, la gola gli bruciava e gli occhi

pizzicavano per le lacrime. Era un incubo, non poteva

essere vero!

Il nonno, il nonno a breve lo avrebbe svegliato e sarebbe

finito tutto! Si doveva essere così, per forza, doveva essere

così dannazione! Ma il nonno dov’era, perché non lo

svegliava? Aveva paura, sentiva le gambe cedergli, il fiato

mancargli, si sentiva affogare, ma era come se fosse stato

nello spazio, dove nessuno può sentire le grida di un

povero disperato. Furono dei passi dietro di lui a farlo

ricredere, era forse il nonno che veniva a svegliarlo? No,

non era il nonno, e la realizzazione di ciò lo portò a pensare

che quel posto non fosse simile allo spazio ma più simile

all’oceano: se nello spazio nessuno poteva sentire le grida

di quel ragazzo nell’oceano chiunque avrebbe sentito il suo

ansimare e il suo tremore. Di fronte a lui si parava la figura

di una ragazza giovane che poi divenne più nitida: era di

media altezza, magrolina ma soprattutto bianca, bianca

come un lenzuolo, una presenza eterea e inquietante allo

stesso modo, una via di mezzo tra una fata dei boschi ed

un fantasma. I suoi ricci bianchi scendevano lungo la

schiena con eleganza, il vestito bianco che la fasciava era

simile a quello delle Villi di Giselle mentre, su

quell’innaturale distesa bianca, spiccavano due zaffiri

luminosi come gemme che si erano fissati negli occhi

eterocromi del giovane francese e ad essi era abbinata, sul

capo, una corona fatta di belle di notte. Sembrava una

regina dei boschi. La misteriosa fanciulla, che Arnau fissava

sbalordito, gli porse la mano con eleganza, che Arnau

afferrò tentando di alzarsi, ma non vi riuscì, e notò che sulle

sue braccia e sulle sue gambe avevano cominciato ad

arrampicarsi delle radici sottili ma dannatamente forti che lo

tenevano bloccato al terreno mentre un calore cominciava a

diffondersi dalla mano della sconosciuta. Un profondo

tepore si diffuse nel cuore del giovane che, finalmente trovò

pace, immerso in un torpore che lo inquietava; stava

morendo? L’unica cosa che riuscì a percepire fu la

pesantezza delle palpebre, e poi il buio.

Si svegliò in una grande stanza che pareva una camera da

letto medievale; l’odore d’incenso permeava al suo interno

mentre la pioggia batteva sulle finestre e il fuoco crepitava

nel camino. La testa di Arnau sprofondava nel cuscino

mentre la calda coperta rossa ancora lo avvolgeva in quel

tepore tipicamente invernale. Il ragazzo si mosse

placidamente, godendosi il calore, per poi riacquistare la

consapevolezza di non avere idea di come diamine fosse

finito in quel posto. Si mise a sedere con uno scatto e

guardò meglio la stanza: era proprio all’interno di un

castello medievale.


Anche i suoi vestiti erano differenti: era avvolto da un

tessuto pregiato, forse seta, mentre il suo corpo profumava

di un aroma dolce ed avvolgente, simile a quello dell’olio di

mandorla. Si alzò dal letto calpestando con i piedi nudi il

legno e guardò fuori dalla finestra notando che quelle che

gli si palesavano davanti non erano le campagne di

Varennes; era tutto così buio; solo il castello era illuminato

in tutta quella oscurità. Voltò lo sguardo e si trovò dinnanzi

uno specchio e lì vide che i suoi occhi non erano cambiati e

che uno era azzurro e l’altro continuava ad essere verde. Il

giovane percepì il suono meccanico e il cigolio della porta

come i sibili di un serpente; poi una voce femminile ed

acuta giunse al suo orecchio: .

Il diretto interessato si voltò e sgranò gli occhi: anche

stavolta la figura aveva lunghi capelli bianchi, ma non erano

ricci come quelli dell’altra, erano boccoli, lunghi boccoli che

le cadevano con dolcezza sulle spalle e terminavano sotto

le scapole. La sua pelle era chiarissima e perfetta, pareva

quasi incipriata, le labbra erano carnose e rosse come

fragole; gli occhi, invece, erano grandi, intelligenti, rossi e

sembravano due rubini: Arnau pensò che ogni donna

avrebbe pagato oro per avere delle pietre di quel colore da

poter incastonare tra i propri gioielli. La ragazza non era

molto alta, era magrolina e pareva non più grande di Arnau;

eppure i suoi occhi e lo sguardo denotavano un animo

certamente non ingenuo, come quello di un’adolescente.

La giovane si muoveva con eleganza, ma Arnau capiva dal

suo passo svelto e dai movimenti eleganti, ma decisi, che in

quella stanza era lei ad avere in mano la situazione e che

lui era solo uno spettatore passivo di quel teatrino

dell’assurdo. La giovane si avvicinò alla poltrona situata

davanti al camino, indossava una lunga veste bianca, più

simile ad una camicia da notte che ad un vestito ed a

giudicare dall’esterno era perché era molto tardi. Con un

movimento elegante della mano la fanciulla indicò ad Arnau

la poltrona accanto alla propria invitandolo a sedersi; Arnau

era così colpito dalla sua eleganza che non poté fare a

meno di ubbidirle. -e qui il fiato del francese si spezzò per

un attimo- ; nel frattempo la porta si aprì ancora,

rivelando la figurina di Lorelei che, subito, si andò a

stringere alla sorella maggiore, che la accolse con il braccio

sinistro aperto, accavallando le gambe.

Arnau spostò lo sguardo da lei a Lorelei e subito notò una

cosa: gli occhi di Lorelei non erano più scuri, ma erano di

un rosso brillante, esattamente come quelli della sorella.

, chiese ancora la ragazza e

quando Arnau tornò a guardarla ella continuò: , e fece una pausa

di riflessione , poi notò lo sguardo confuso dell’altro che

nel frattempo ancora non aveva parlato e continuò:.

continuò il ragazzo portandosi una mano alla

tempia, confuso, ma l’altra non ci mise molto a rassicurarlo

ironicamente: .

La giuria degli “Artigiani dell’Arte”, dopo un attento

esame ed un’attenta valutazione, ha deciso di

premiare, per la sezione “Arti letterarie”, il racconto

breve di Ginevra Iannantuoni.

Varie le motivazioni: rispetto di tutti i canoni previsti

dalle regole concorsuali; racconto grammaticalmente

corretto e dunque scorrevole e piacevole nella lettura.

Strutturato in modo maturo e “fortemente sentito”

considerata l’età dell’autrice. Fortemente realistico in

tutti i particolari descritti, aiuta il lettore ad immaginare

visivamente scene, eventi e stati d’animo. Ciò che,

però, ha maggiormente colpito la giuria, è stato il

finale: non definito ma lasciato alla libera

soluzione/interpretazione di ciascun lettore…proprio

come l’Arte, che è libertà di espressione, e Ginevra

ha centrato in pieno il significato e l’essenza dell’Arte

così come la intendiamo noi! Benvenuta Ginevra tra

gli “Artigiani dell’Arte”!

Terni, 30 Aprile 2022

motivazioni dell'accademia

"Artigiani dell'arte"


Almeno fino al 15 giugno 2022 nei cinema dovremo ancora indossare le

mascherine Ffp2. L'obbligo è stato stabilito dal Ministro della Salute Roberto

Speranza. U obbligo che permane per gli spettacoli aperti al pubblico che si

svolgono al chiuso in “locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali

assimilati”, nelle sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, eventi e

competizioni sportive che si svolgono al chiuso”. Stessa cosa a bordo di tutti i

mezzi di trasporto pubblico locale ed a lunga percorrenza (treni, aerei,

metropolitane, tram, bus).

Solo Raccomandata

Solo “fortemente raccomandato” invece, l’uso delle mascherine sui luoghi di

lavoro (esclusi quelli di ambito sanitario e gli ospedali) “senza distinzione tra

pubblico e privato.

Non Obbligatoria

Il Ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato

l’ordinanza che proroga fino al 15 Giugno 2022 l'obbligo delle

mascherine per gli spettacoli

MASCHERINE

Ffp2 al cinema

la redazione

Non è obbligatorio indossare la mascherina nei negozi, supermercati, ristoranti,

bar, stadi e spettacoli all’aperto. Anche se “viene fortemente raccomandata in tutti

i luoghi al chiuso pubblici, o aperti al pubblico”.

In occasione della cerimonia dei David di Donatello, il cinema italiano si è ritrovato

a Cinecittà per premiare i migliori film di un'annata qualitativamente positiva. Ma,

dal punto di vista dei risultati al botteghino non c'è stato purtroppo nulla da

festeggiare. Per la prima volta in assoluto fra i primi dieci incassi della stagione

non compare neppure un film italiano. Il box office della sala continua

complessivamente a vivere un periodo di grande sofferenza, con presenze ed

incassi dimezzati rispetto al periodo precedente all'esplosione del Covid, ma a

soffrire, complice la fragilità del sistema cinema Italia, è soprattutto la produzione

nazionale. Fra il primo agosto 2021 e il primo maggio 2022 sono stati proiettati sul

grande schermo, coproduzioni comprese, 676 film made in Italy, ovvero quasi il

39% del totale dei titoli apparsi in sala, ma la quota di mercato della produzione

nazionale è attestata poco sopra il 23%, mentre la produzione Usa controlla oltre

la metà del mercato. Il fatto è che la pandemia ha cambiato le modalità del

consumo di film, trasferitosi in buona parte sulle piattaforme: complici paure e

timori, oltre ad un generale impoverimento delle risorse a disposizione per lo

svago, i consumatori hanno diradato le presenze in sala. Cosa succede? Gran

parte degli abituali spettatori si recano al cinema, pronti a sfidare anche

resistenze psicologiche, solo se il potere d'attrazione del film è molto forte.

Insomma, amplificando una tendenza che era già in atto, favorita dal numero

insufficiente degli schermi in funzione nel nostro paese e dalla mancanza di sale

di prossimità per gran parte della popolazione, gli incassi si stanno concentrando

su un numero sempre più ristretto di titoli, mentre una pletora di film, benché

spesso meritevoli, passano del tutto inosservati.


L'Evento Sportivo fatto dagli Sportivi di Domenico Catalano

Responsabile Comunicazione Swell - ASC Reggio Calabria

in collaborazione con la nostra Eugenia Galimi

SWELL

SPORT&WELLNESS WEEKEND VI EDIZIONE 2022

Eugenia Galimi

Vice Direttore

Swell è l'evento di punta di ASC, Ente di promozione sportiva

riconosciuto dal CONI. La manifestazione, giunta alla VI Edizione

vanta una notevole crescita rispetto agli esordi: si è passati da

150 partecipanti del 2015 agli oltre 1500 dell'ultima edizione,

facendo registrare un sold-out addirittura una settimana prima.

L’ente di promozione sportiva attraverso Swell mira alla diffusione

di metodologie d’intervento per poter avvicinare positivamente allo

sport, arricchendo allievi e insegnanti di nozioni ed esperienze

insostituibili per la corretta crescita ed educazione permanente di

giovani e adulti. Il concetto basilare è di offrire ai partecipanti la

possibilità di gratificarsi, crescere e divertirsi attraverso lo sport.

Sport a 360°, evitando l’agonismo, causa di troppi abbandoni e

fonte di insoddisfazioni, e proponendo l’attività fisica come

momento di aggregazione e condivisione, promuovendo

l’educazione sportiva come parte integrante della vita quotidiana.

Dal giovedì alla domenica, quattro giorni dedicati alla conoscenza

e alla pratica di una vasta selezione di sport e discipline praticate

all’aperto, il tutto sotto la direzione di professionisti del settore

provenienti da tutta Italia e non solo.

L’edizione 2022 nasce come una sfida legata alla voglia di

riprendersi la libertà, e soprattutto di socialità negata dalla

pandemia. Dopo lo stop forzato di questi due anni, ASC riprende

la programmazione dei grandi eventi. La VI edizione si svolgerà

all'interno di uno dei Resort più belli della Calabria, offrendo una

programmazione che vedrà per 4 giorni gli ospiti coinvolti in tornei

amatoriali di teqball, basket, beach volley, padel ed attività di

fitness, danza con tanta animazione, spettacoli serali, show ed

esibizioni, ma anche workshop formativi e dibattiti. Un grande

contenitore con una forte centralità dello sport proprio come

veicolo per incentivare la partecipazione e aggregazione di un

target che abbraccia tutte le fasce di età. Professionalità,

intrattenimento, aggregazione, benessere.

Swell mira a:

DIFFONDERE un’idea forte dello sport, dei suoi diritti, delle sue

potenzialità

e risorse che, anche se riconosciute, troppo spesso non vengono

adeguatamente sostenute.

PROMUOVERE regalando una vetrina importante a quegli sport

con meno visibilità, che sappiano esprimere un grande

coinvolgimento giovanile e rappresentare momenti di fratellanza e

solidarietà.

SOSTENERE momenti formativi riferiti agli operatori del mondo

sportivo per migliorare la conoscenza sugli aspetti gestionali.

SENSIBILIZZARE le famiglie sulle necessarie collaborazioni da

attivare con il mondo dello sport i suoi principali attori in favore di

una migliore integrazione.

FAVORIRE la comunicazione con società sportive, tesserati e

loro famiglie per un maggiore coinvolgimento di tutti gli attori dello

sport giovanile, facendo maturare una sempre maggiore

consapevolezza sul reale obiettivo che assieme debbono

perseguire.

VALORIZZARE il lavoro svolto dalle associazioni sportive

impegnate nel quotidiano.


Sandro Mallamaci

Voglia di felicità

Voglia di felicità, nonostante tutto, è il messaggio che manda al

mondo intero il mondo dello sport. Obiettivo unico è per lo

sportivo migliorarsi, eventualmente sognare di vincere, ma

soprattutto essere felice.

Provate a sfogliare un libro di sport e a guardare le fotografie

degli atleti prima, durante il gesto tecnico, con i volti tesi e

concentrati e poi, sul podio, felici di aver raggiunto l'obiettivo per il

quale hanno fatto enormi sacrifici per anni; felici nonostante.

Come è accaduto alle olimpiadi di Monaco del 1972: la

drammatica olimpiade funestata dall'episodio di terrorismo di un

commando palestinese che seminò la morte tra gli atleti

israeliani.

Ma cosa significa essere felice?

Di ricette ce ne sono molte, ognuna valida a modo suo ma non ve

n'è una valida per tutti.

Di felicità si è sempre scritto dai tempi più antichi: implicazioni

religiose, filosofiche, ma anche morali ed economiche.

Il concetto di felicità cambia a seconda del contesto, dell'epoca,

della cultura, ma sicuramente ha a che fare con il

soddisfacimento di bisogni e di desideri; ed è per questo che la

felicità di uno non può essere la felicità di tutti.

Se può considerarsi uno stato precisamente descrivibile non può

dirsi lo stesso della ricetta per esserlo.

Per un religioso la felicità ha a che fare con il suo credo, per un

imprenditore, forse, con il successo e la ricchezza, per uno

sportivo con il benessere e il risultato quindi con un preciso

obiettivo, se raggiunto.

Pianificare, programmare, progettare sono verbi che fanno

muovere il mondo; la ricerca di un appagamento per qualcosa

che si riesce a portare a termine è anche un modo per essere

felici; è tutto quello che ha a che fare con la ricerca della felicità.

Semini oggi per raccogliere domani, mai dimenticando che per

aver voglia di seminare devi comunque essere positivo, e quindi

in una condizione di “felicità anticipata”, di astrazione dalle

vicissitudini e dai problemi del quotidiano; per progettare bisogna

saper sognare, sentire il bisogno di essere felici.

Porsi domande e cercare risposte.

Conseguenza di questa visione della felicità è il rischio di essere

per sempre infelici nel caso di fallimento.

E se invece essere felici è godere di ciò che piace in ogni

occasione? Questa condizione è visibilmente presente sui volti

dei tanti che frequentano le scuole di ballo sociale; qui non vi è

competizione, non ci sono obiettivi da raggiungere, non ci sono

gare, c'è solo il piacere di stare insieme e di immergersi nella

musica facendo nello stesso tempo una vera e propria attività

sportiva.

E più l'età è avanzata, più questa sensazione di piacere e di

felicità si riesce a provare.

È possibile che questo abbia a che fare con un sempre minor

desiderio di piacere fisico?

Questa è un'età che fa apprezzare ogni piacere che ogni giorno

in più la vita regala.

Insomma, giovane o anziano, imprenditore o sportivo, filosofo o

religioso, impiegato o operaio, il carburante della vita deve essere

unicamente la felicità.

Se non si riuscisse a fare rifornimento ogni tanto, si finirebbe di

vivere la vita come invece deve essere sempre vissuta: felici di

godersela.

Allora... sport e salute, ma soprattutto felicità.


Snapchat presenta la nuova Gen Z

3 g i o v a n i i t a l i a n i s u 4 c e r c a n o m a g g i o r e c o n t a t t o d o p o l a p a n d e m i a e i l 9 4 % u t i l i z z a l a c o m u n i c a z i o n e v i s i v a

p e r c r e a r e c o n n e s s i o n i p i ù p e r s o n a l i

La Generazione Z (quella dei ragazzi tra i 13 e i 24 anni) presenta degli aspetti peculiari fortemente legati al fatto di essere quella dei

cosiddetti “nativi digitali”:, Crowd DNA ha condotto per conto di Snapchat una ricerca in 16 Paesi a livello globale (tra cui l’Italia), su un

campione di 16 mila rispondenti dai 13 ai 44 anni.

Dallo studio di Snapchat,

emerge che i ragazzi italiani utilizzano i social media per trovare una guida attraverso il parere e le

raccomandazioni di famigliari e amici (50%). Rimane, al contempo, importante l’opinione di personalità e celebrity che ammirano e con cui

sentono di condividere valori, tanto che dall’indagine emerge che per la Gen Z è più frequente rispetto alle generazioni precedenti (più del

doppio) cercare online i prodotti di cui hanno parlato dalle celebrità che seguono. Il 64% della Gen Z italiana afferma di percepire la

responsabilità personale di rendere il mondo un posto migliore, schierandosi fermamente contro le discriminazioni e i conflitti armati in

percentuali superiore rispetto a Millennial e Gen Z. Mentre per il 50% della Gen Z poteressere se stessi in ogni contesto è sempre più

importante. Per quanto riguarda valori e stimoli che guidano questi ragazzi, nella vita quotidiana gli italiani Gen Z agiscono con grande

ottimismo, ricercando divertimento (82%) e affrontando le sfide in modo ambizioso ed entusiasta. Ben il 72% di loro dichiara infatti che il

raggiungimento dei propri obiettivi è tra le priorità chiave. I giovani italiani danno ampio spazio, inoltre, alla consapevolezza di sè, con

un’attenzione particolare al tema del benessere e della salute (63%), anche mentale, riconoscendo e accogliendo le proprie vulnerabilità.

Cresciuti nel contesto orizzontale della rete, i ragazzi discutono apertamente di cosa succede nella loro vita e delle relazioni con le

generazioni precedenti: il 71% di loro ricerca spazi protetti online in cui potersi esprimere, e spesso trova sulla piattaforma la soddisfazione

di questo bisogno. Il 94% ha utilizzato almeno una volta la comunicazione visiva per comunicare con gli amici e 1 su 2 la impiega

abitualmente per creare una connessione più personale. 3 ragazzi su 4 vorrebbero dedicare maggiore tempo alla socialità in presenza dopo

la privazione dettata dalla pandemia da Covid-19. Attraverso la tecnologia i ragazzi non solo cercano qualcuno con cui condividere opinioni

su temi a loro cari, ma riconoscono una leva per apportare un cambiamento positivo, on e offline.


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REDAZIONE CULTURA

LUIGI VINCITORE

DI AMICI 2022

Il cantante Luigi ha vinto la 21° edizione di "Amici" al termine della prima

finale a sei concorrenti della storia del talent di Maria De Filippi, in onda

su Canale 5, e si è aggiudicato un premio del valore di 150 mila euro in

gettoni d’oro. Luigi ha prevalso nella sfida tra i due superfinalisti.


Nel finale del famoso talent, si sono sfidati Luigi, vincitore del

circuito del canto, e Michele, vincitore del circuito del ballo, al

quale è andato comunque il premio di vincitore di categoria

di 50 mila euro in gettoni d'oro. Il Premio della Critica Tim del

valore di 30 mila euro, deciso da una giuria composta da

giornalisti delle principali testate cartacee e web, è andato

alla cantautrice Sissi. Ai due superfinalisti che si sono sfidati

per la vittoria assoluta si è arrivati attraverso due tornei

paralleli: prima quello di canto e poi quello di danza. Il primo

ad uscire nella sfida tra i 4 cantanti finalisti (Sissi, Alex, Luigi

e Albe) è stato Albe (22 anni, cantautore e musicista), poi è

stata la volta di Sissi (23 anni e una voce importante). Tra i

due favoriti della vigilia, Luigi e Alex, l'ha spuntata infine il

primo che si è aggiudicato la vittoria nella categoria canto.

La sfida tra i due ballerini Michele (22 anni) e Serena (19

anni), ha visto poi prevalere Michele. Michele si è

aggiudicato anche l'invito di Roberto Bolle al final show del

festival On Dance di Milano, mentre Serena si è aggiudicata

una borsa di studio di un anno alla Ailey School di New York.

Infine la sfida tra i due superfinalisti di categoria ha dato

ragione a Luigi.Durante la serata sono stati assegnati anche

il Premio Tim del valore di 30 mila euro in gettoni d’oro,

andato alla ballerina Serena, il Premio Radio conferito dai

principali network per il pezzo più radiofonico andato a Luigi

per 'Tienimi stanotte', il Premio Oreo del valore di 20 mila

euro in gettoni d’oro conferito da una giuria tecnica ad Alex e

il Premio Marlù del valore di 7 mila euro in gettoni d’oro per

tutti i finalisti. Ospiti della serata Alessandra Amoroso e Sofia

Goggia (che ha nominato Maria De Filippi ambassador delle

Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina del 2026), in video

collegamento sono intervenuti anche Ultimo e Sabrina Ferilli.

Venti anni, cantante polistrumentista, Luigi Strangis è nato a

Lamezia Terme (Catanzaro) dove vive con i genitori e il

fratello. Ha iniziato a suonare la chitarra a 6 anni grazie al

papà che gli faceva ascoltare musica americana.

Nonostante la giovane età si è esibito numerose volte dal

vivo. Collabora anche con uno studio di registrazione dove

arrangia brani per altri artisti. Ad Amici è entrato a settembre

durante la prima puntata del talent show, esibendosi con

l'inedito "Vivo", prodotto da Brail.

Ha pubblicato i brani "Muro" e "Partirò Da Zero", prodotti

entrambi da Michele Canova; "Tondo" prodotto da Katoo;

"Tienimi stanotte" prodotto da Luigi e Gabriele Cannarozzo

conquistando il Premio delle Radio. Il prossimo 3 giugno il

suo primo EP ufficiale che porta il suo cognome: "Strangis".


David di Donatello 2022:

Paolo Sorrentino miglior regista,

“È stata la mano di Dio” miglior film.

redazione cultura

“È stata la mano di Dio” miglior film e regia. Freaks Out miglior produzione. Hanno diviso così i

premi più importanti i 1599 giurati dall’Accademia per i David di Donatello 2022. Con Paolo

Sorrentino che si vede riconoscere nella sua interezza creativa e di messa in scena il suo film più

intimo, profondo, riuscito, di una lunga carriera che ha visto altri quattro David in bacheca: tre nel

2004 per "Le conseguenze dell’amore" – regia, film, sceneggiatura -; e uno per la regia con "La

Grande bellezza nel 2014". In una edizione di vincitori napoletani, la serata è stata condotta da

Carlo Conti e da Drusilla Foer. David a Teresa Saponangelo, la mamma di Fabietto e coprotagonista

assoluta del film di Sorrentino, autentico metronomo di gioie e dolori casalinghi,

allegra giocoliera che organizza scherzi telefonici, e al marito (Toni Servillo, out con due

nomination due sconfitte) stagliandosi emotivamente come figura materna di inaudita ilarità e

dolcezza.

Silvio Orlando, altro napoletano doc, anche se oramai romanissimo di residenza, raccoglie un altro

David d’onore per l’interpretazione del detenuto in “Ariaferma”. Film che vince anche il David come

Miglior Sceneggiatura del regista Leonardo Di Costanzo (Ischia), Bruno Oliviero (Torre del Greco)

e Valia Santella. Il David al Miglior Attore non protagonista lo vince Eduardo Scarpetta, figlio del

genio comico partenopeo fittizio Eduardo Scarpetta in “Qui rido io!” di Martone, il cui trisavolo è

proprio il vero celebre e omonimo Scarpetta. "Freaks Out" fa un po’ la parte del Dune di Villeneuve

agli ultimi Oscar. Il film di Gabriele Mainetti vince come Miglior Produzione e inanella parecchi

David tecnici: fotografia ( ex aequo con È stata la mano di Dio), scenografia, acconciature, effetti

speciali VFX, trucco. Sorpresa per la diciottenne calabrese Swamy Rotolo, David come Miglior

Attrice, per il ruolo di protagonista in “A Chiara” di Jonas Carpignano. Mentre “Ennio”, il

documentario di Giuseppe Tornatore, su Morricone va oltre la vittoria come Miglior Documentario

aggiungendo nel carrello dei David 2022 il Miglior Suono e nientemeno che il Miglior Montaggio.

Simpatica apparizione del piccolo Jude Hill protagonista di “Belfast” che ricorda, come un divo

consumato, nientemeno che Enzo Staiola di “Ladri di Biciclette”.


GALA DI DANZA

Nurayev

ÉTOILES E SOLISTI INTERNAZIONALI HA RESO

UN OMAGGIO ALLA MEMORIA DI UNO DEI

GRANDI ARTISTI DI TUTTI I TEMPI

Daniil Simkin

photo by NYC Dance Project


Natalia Matsak-Sergij Kroyokon

Rudolf Nureyev, il più grande ballerino di tutti i tempi il cui talento rimane ancora oggi

ineguagliato, ha segnato un’epoca dal punto di vista interpretativo e creativo nella

storia della danza. Eccelso danzatore le cui doti espressive e virtuosistiche hanno

esaltato talento ed irrequieta genialità, unendosi a un incredibile carisma e una

presenza scenica unica ed ammaliante.

Le sue coreografie, hanno saputo infondere nuova linfa ai classici del repertorio,

rivitalizzandoli con un perfetto equilibrio tra modernità e tradizione.

Nureyev ha saputo motivare alla passione per la danza e alla ricerca per la perfezione

tecnica tante giovani promesse, che oggi, arricchite dal suo prezioso bagaglio

artistico, gli rendono omaggio nel “Gala di danza omaggio a Rudolf Nureyev” andato

in scena al TAM Teatro Arcimboldi Milano sabato 7 maggio 2022.

Il pubblico ha assistito ai celebri pas de deux del repertorio classico e assoli

Natalia Osipova

contemporanei portati in scena da étoiles e primi ballerini provenienti dal Royal Ballet

di Londra, American Ballet Theater, City Ballet di New York, National Ballet Theatre of

Ukraine e Hungarian National Ballet .

Ad arricchire la serata la straordinaria partecipazione di due grandi stelle della danza

mondiale: Natalia Osipova e Daniil Siimkin.

Natalia Osipova star del Bolshoi di Mosca e ora Principal del Royal Ballet è stata

definita “la ballerina degli estremi” con la sua tecnica impeccabile, i sui giri e i suoi

balzi estremi che stupiscono tutti coloro che la vedono ballare.

Daniil Simkin, étoile dell'American Ballet di New York e vincitore di numerosi

riconoscimenti, ha già conquistato i palcoscenici di tutto il mondo con la sua tecnica

fatta da virtuosismi mozzafiato, pirouettes interminabili, salti unici per la magica

sospensione in aria.

Ana Scheller


Su Raiplay la docuserie sulla scuola dell’opera di Roma

“SCUOLA DI DANZA – I RAGAZZI DELL’OPERA”

redazione cultura

Sognano di ballare sulle punte da quando sono bambini inseguendo le proprie

aspirazioni: raccontano di speranze e paure, sacrifici ed emozioni, amicizie e amori.

Sono i giovani allievi dell’Opera di Roma i protagonisti di Scuola di Danza – I ragazzi

dell’Opera, in esclusiva su RaiPlay dal 21 aprile con i primi tre episodi.

La docuserie, in 12 puntate rilasciate in quattro appuntamenti settimanali, presenta i

ragazzi che studiano alla scuola di danza del Teatro dell’Opera, una delle più

prestigiose del nostro paese. Sono ballerini che arrivano dall’Italia ma anche

dall’estero, tutti mossi dal sogno di diventare étoile del balletto, esibirsi sul

palcoscenico, regalare armonia ed emozionare il pubblico.

“Siamo molto felici di raccontare la passione, il coraggio e i passi di danza di questi

giovani che lasciano così presto le loro famiglie, le loro città, per approdare a Roma,

guidati dal talento e dalla passione – sottolinea Elena Capparelli, Direttrice di RaiPlay

e Digital. Un ritratto colorato e denso di emozioni, una generazione che davvero

siamo orgogliosi di ospitare su RaiPlay.”

Sotto l’occhio delle telecamere le vicende di un gruppo di allievi degli ultimi anni di

corso, tra i 16 e i 20 anni, alle prese con la preparazione di uno spettacolo che richiede

allenamenti quotidiani e prove impegnative, con maestri che sono professionisti severi

ed esigenti. Senza filtri raccontano la loro adolescenza e la loro vita, dentro e fuori

dalla scuola.

Quando finiscono le lezioni i ragazzi escono insieme, alcuni sono amici, tra altri nasce

l’amore; qualcuno vive con la famiglia, qualcun altro in collegio con i compagni; c’è chi

lavora per potersi mantenere e chi si dedica al proprio canale YouTube per riuscire a

raccontarsi. Vengono fuori turbamenti e pensieri personali dei ragazzi, uniti nel

percorso di formazione della propria identità e dalla necessità di trovare il proprio ruolo

nel mondo della danza.

Protagonisti di Scuola di danza- I ragazzi dell’Opera anche le famiglie dei giovani

allievi, nonché i maestri della scuola di danza e la direttrice della scuola Laura Comi.

Il programma è ideato e prodotto da Riccardo Brun, Paolo Rossetti, Francesco

Siciliano per Panamafilm (Corpo di ballo; Scrittori #Fuoriclasse; Non ho l’età, Stato

Civile), capoprogetto e autrice Annalisa Mutariello, autrice Claudia Carotenuto,

direttore della fotografia Mario Pantoni.


11 giugno concerto al RCF Arena Reggio Emilia

Una. Nessuna. Centomila.

Le voci della canzona italiana insieme contro la violenza sulle donne

Finalmente, dopo un’attesa di circa due anni, arriva “Una. Nessuna. Centomila. Il Concerto”, il più grande evento musicale di

sempre contro la violenza di genere, che si terrà sabato 11 giugno 2022 alla RCF Arena Reggio Emilia (Campovolo).

UNA: perché ogni volta che una donna lotta per se stessa, lotta per tutte le donne;

NESSUNA: perché nessuna donna deve più essere una vittima;

CENTOMILA: il numero delle voci che si potranno unire alle 7 artiste a supporto di una battaglia così importante.

Fiorella Mannoia, Emma, Alessandra Amoroso, Giorgia, Elisa, Gianna Nannini, Laura Pausini sono le 7 grandi artiste

protagoniste del concerto “Una. Nessuna. Cenomila. Il Concerto”, le 7 grandi voci unite per raccogliere fondi destinati ai centri

antiviolenza.

A sostegno di una causa così importante, le 7 artiste si alterneranno sul palco della RCF Arena di Reggio Emilia, ciascuna

con la propria band, e ognuna di loro inviterà un collega, uomo, ad esibirsi insieme per lanciare un messaggio univoco, che

unisca uomini e donne nella battaglia contro la violenza di genere.

Nonostante due anni di rinvii a causa della pandemia da Covid-19, l’impegno delle 7 artiste a favore dei diritti e contro la

violenza nei confronti delle donne è sempre stato costante. Non sono mancate infatti azioni importanti a sostegno della

causa, tra cui le donazioni di 200.000 euro a favore del centro antiviolenza “Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate”

(CADMI) e alla Fondazione Pangea Onlus per il progetto “Emergenza Afghanistan”.

Concerto-evento unico e irripetibile, “Una. Nessuna. Centomila. Il Concerto” (organizzato e prodotto da Friends & Partners e

Riservarossa) è uno spettacolo che nasce per dare un aiuto concreto ai centri e alle organizzazioni che sostengono e

supportano le vittime di violenza. I proventi del concerto verranno erogati a strutture selezionate sulla base di criteri di

trasparenza e tracciabilità, strutture in grado di fornire un supporto solido e duraturo alle vittime e garantire e assicurare la

sostenibilità nel tempo delle attività da loro realizzate.


Palazzo dei Mestieri

UN LUOGO CHE MUOVE LA VITA


Dopo le esperienze di Torino e Catania, anche Milano, ha la “Piazza dei Mestieri”: un innovativo modello di imprenditoria

sociale, inclusione ed educazione, ma soprattutto uno spazio per i giovani in difficoltà della città, in cui promuovere,

attraverso formazione, lavoro e cultura, lo sviluppo di un quartiere, l’incontro generazionale ed etnico e la ripartenza

dell’occupazione giovanile. La Piazza dei Mestieri di Milano si rivolge in particolare ai giovani dei Municipi 2 e 9 del

capoluogo lombardo: quartieri densamente abitati, dove è alto il rischio di ghettizzazione e sono forti le preoccupazioni

rispetto al tema del completamento degli studi e dell’inserimento lavorativo dei giovani (nel Municipio 2 i NEET sono pari

al 17,2%, nel Municipio 9 18,2%, tra i più alti di Milano). Situazioni familiari difficili come disoccupazione, basso reddito del

nucleo familiare e scarsi livelli di istruzione dei genitori - fortemente presenti nell’area Municipi 2 e 9 di Milano -, possono

avere un effetto diretto e duraturo sulla carriera scolastica degli studenti, che possono arrivare a decidere di abbandonare

precocemente i percorsi di istruzione e formazione. Senza dimenticare l’emergenza Sars Covid-19 che ha posto nuove

sfide educative, aggravando i divari sociali territoriali che già si evidenziavano prima della crisi sanitaria, tra cui

l’analfabetismo funzionale a cui si aggiunge un analfabetismo digitale che la pandemia ha fatto emergere con una gravità

impressionante. In questo contesto. nella Piazza dei Mestieri di Milano si lavora per raggiungere importanti obiettivi di

valorizzazione del capitale umano capace di incidere significativamente sulla riduzione della dispersione scolastica,

sull’inserimento lavorativo dei NEET, sulla valorizzazione dell’apprendistato e dell’alternanza, sulla diffusione della cultura

e dello sport tra i giovani, sulla riduzione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro. 12 percorsi formativi per 260

giovani (che diventeranno 400 nel 2023) che recuperano la tradizione dei mestieri tradizionali - come quelli della

ristorazione e della cura della persona - e innovativi - come l’ambito delle tecnologie dell’informazione e della

comunicazione.

Un modello replicabile. Spazi e attività ricalcano quelli delle Piazze dei Mestieri già aperte a Torino e Catania, che, nel

solo 2021, hanno coinvolto oltre 5.000 giovani. La Piazza dei Mestieri è infatti un modello replicabile, che si adatta ai

singoli territori, ed è un’esperienza gemellata con realtà di Belo Horizonte, Caracas, e presto anche con Los Angeles.


Let’s Get Digital!

PALAZZO STROZZI

Dopo la grande esposizione "Donatello, il Rinascimento", in corso fino al 31 luglio 2022, che a oggi ha superato i 50.000

visitatori, la programmazione della Fondazione prosegue con due importanti mostre dedicate all’arte contemporanea

confermando il peculiare dialogo fra tradizione e innovazione tipico di Palazzo Strozzi.

Refik Anadol

Angel NFT.

Dal 18 maggio al 31 luglio 2022 si terrà Let’s Get Digital!, nuovo progetto

espositivo che porta negli spazi della Strozzina e del cortile la rivoluzione

dell’arte degli NFT e delle nuove frontiere tra reale e digitale attraverso le

opere di artisti internazionali quali Refik Anadol, Anyma, Daniel Arsham,

Beeple, Krista Kim e Andrés Reisinger. Promossa e organizzata da

Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati e a cura di

Arturo Galansino (Direttore Genearale, Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze)

e Serena Tabacchi (Direttrice MoCDA, Museo d’arte digitale contemporanea),

Cortile Palazzo Strozzi

la mostra, una delle prime a livello internazionale su questo tema, presenta un

percorso tra installazioni digitali ed esperienze multimediali che esprimono le

nuove e poliedriche ricerche della Crypto Art

Seguirà in autunno la prima mostra personale mai realizzata in Italia dedicata

a Olafur Eliasson (22 settembre 2022 - 29 gennaio 2023), uno degli artisti più

originali e influenti del nostro tempo, che coinvolgerà il pubblico in un’inedita

interazione con l’architettura rinascimentale di Palazzo Strozzi. Curata da

Arturo Galansino, l’esposizione permetterà di immergersi nel mondo artistico

di Olafur Eliasson attraverso un’ampia panoramica di opere della sua

trentennale attività, ma anche tramite nuove opere pensate appositamente per

Palazzo Strozzi - La Ferita

Palazzo Strozzi. La mostra è realizzata in collaborazione con Castello di Rivoli

Museo d’Arte Contemporanea che nello stesso periodo ospiterà un progetto

site specific dell’artista.


Venini a Homo Faber

S E N S A Z I O N E D I U N A F E S T A D I F I O R I

di Assia Karaguiozova

Un approccio all’inverso per questa manifestazione d’Arte che trasmette la

sensazione di una ricca festa di colori. La forma in funzione dell’utilizzo.

I Flower Artists sono stati i designer protagonisti che hanno ideato delle opere

libere, in funzione all’esigenza del fiore e delle composizioni più varie.

La passione nel coinvolgimento del progetto traspare nelle parole di Silvia

Damiani che racconta con brillante entusiasmo questa inedita avventura

creativo - progettuale.


di Assia Karaguiozova

Burning Falls

Equilibrio perfetto tra vetro e marmo

Dagli Uffizi a Murano: Koen Vanmechelen e Adriano Berengo

dimostrano che l’Arte sublime di Classe esiste anche in versione

contemporanea.

Colpisce il dettaglio vivo espressivo, di un’intensità delicata e dall’

esecuzione impressionante - dalla torsione di fili satinati delicatissimi, ai

frammenti di gusci di uova applicati. Un equilibrio perfetto tra vetro e

marmo, in cui le due materie appaino ‘semplicemente’ una come la

smaterializzazione dell’altra. La storia personale dell’autore ha disegnato

il suo percorso artistico, improntandosi nell’anima delle sue opere - per il

Vetro - la produzione è di Berengo Studio,

Fondazione Berengo, di Adriano Berengo.


di Assia Karaguiozova

FontanaArte:

House of Glass

Vetro da Vivere - presso la Fondazione Giorgio Cini all’Isola di San Giorgio Maggiore, una Mostra che percorre

aspetti fondamentali del Design attraverso la storia di un’Azienda.

Essenza e decoro in un alternarsi ricchissimo di dettagli, raccontati da alcuni Maestri importanti che hanno

tracciato l’evoluzione della progettazione funzionale ed estetica.

L’esposizione pone la domanda fondamentale: Quanto pesa il decoro nella valenza di un oggetto?


Nel cast tornano gli attori che hanno reso il primo un cult: Zoe Saldana, Sam Worthington, Sigourney Weaver. Dirige e

produce James Cameron

Sarà nelle sale americane il 16 dicembre e in quelle italiane il 14 dicembre prossimo Avatar 2, l'attesissimo sequel del film più

visto al mondo firmato da James Cameron. Il primo uscì nel dicembre del 2009 questo secondo sarà nelle sale per il Natale

prossimo e ha tutte le caratteristiche per essere un nuovo blockbuster e per battere il suo stesso record; le prime immagini,

viste nel trailer in 3D prima della proiezione stampa di Doctor Strange, restituiscono un film immersivo e molto poetico

ambientato - come recita il titolo - in un mondo d'acqua. Il primo Avatar - dopo essere stato spodestato dal film Marvel

Avengers, Endgame, è poi tornato ad essere il più visto al mondo quando è tornato nuovamente in sala in Cina dopo la

pandemia, con un incasso globale di 2.847.379.794 dollari.

Ambientato più di un decennio dopo gli eventi del primo film, Avatar: The Way of Water (in italiano Avatar la via dell'acqua),

racconta la storia della famiglia Sully (Jake, Neytiri e i loro figli) sul pianeta Pandora, le avventure e i guai a cui vanno incontro,

le lunghe distanze percorse per mettersi al sicuro, le battaglie per rimanere in vita e le tragedie che subiscono.

Dopo vari rinvii dovuti alle sfide tecnologiche che il film comporta e poi alle dificoltà della pandemia, Avatar 2 è pronto per

essere visto in tutto il mondo. Contemporaneamente Cameron ha girato anche il terzo capitolo che è previsto in sala per il

dicembre del 2024.

Il film è interpretato da Zoe Saldana, Sam Worthington, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Cliff Curtis, Joel David Moore, CCH

Pounder, Edie Falco, Jemaine Clement. Tra le new entry: Kate Winslet nei panni di Ronal, Michelle Yeoh nei panni della

dottoressa Karina Mogue e Oona Chaplin nei panni di Varang. In attesa del sequel, Avatar tornerà nelle sale italiane il 22

settembre 2022 per una nuova generazione di spettatori che non erano nati o erano troppo piccoli nel 2009.


"NESSUNO PUÒ METTERE BABY IN UN ANGOLO"

Dirty


Dancing


Dopo il primo flop del 2004 (Dirty Dancing: Havana Night), la Lionsgate ci riprova annunciando un nuovo

sequel per Dirty Dancing – Balli proibiti, il film che nel 1987 segnò una generazione. Torneremo quindi al resort

Kellerman, che questa volta avrà un’ospite d’eccezione: Jennifer Grey, che vestirà di nuovo i panni di Frances

Houseman, la “Baby” più amata del cinema.

Dovete assolutamente vedere Harry Styles nel trailer di ‘Don’t Worry Darling’ Stando a Entertainment Weekly,

durante la presentazione del 28 aprile scorso al CinemaCon, la fiera annuale per gli addetti ai lavori, la

Lionsgate ha dato la notizia trasmettendo uno spezzone del primo film con una voce fuori campo che

annunciava: «Jennifer Grey torna al Kellerman». La carriera di Jennifer Grey tornerà a decollare? A differenza

della co-star Patrick Swayze, morto nel 2009, dopo il successo di Dirty Dancing, Grey non era infatti riuscita a

trovare altri ingaggi, rimanendo prigioniera del ruolo di Frances “Baby” Houseman. Cosa che, peraltro, si è

verificata (e si verifica) spesso per altri attori di film di successo; per citarne uno, Macaulay Culkin con Kevin

McCallister, il bambino più famoso degli anni ’90, protagonista di “Mamma, ho perso l’aereo”.

Vincitore nel 1988 di un premio Oscar e di un Golden Globe per la migliore canzone originale – (I’ve Had) The

Time of My Life, di Franke Previtee e interpretata da Billy Medley e Jennifer Warnes – Dirty Dancing è il film

che ha fatto ballare una generazione, scandalizzandone un’altra trattando temi come l’aborto e il sesso. Non ci

resta che vedere cosa ci aspetta in questo sequel. Di sicuro, non che qualcuno metta Baby in un angolo.

Nel 2017, un remake con lo stesso nome è stato trasmesso alla TV statunitense. Davanti alla telecamera c'era

la pop star Nicole Scherzinger. Ma il film per la TV è stato stroncato dalla critica.

Il recente annuncio indica ora che il nuovo film di «Dirty Dancing» sarà il sequel diretto del film cult degli anni

'80. Dopo tutto, è stata lì l'unica volta che Kellerman's è apparso.

Secondo «Entertainment Weekly», il film sarà ambientato negli anni '90 e Jennifer Grey non solo interpreterà

uno dei ruoli principali, ma sarà anche coinvolta nel film come produttrice. Romanticismo e balli per una storia

destinata alle nuove generazione di fan. La Regia è stata assegnata a Jonathan Levine.

TO


TOP GUN Maverick. Trentasei anni di attesa per il sequel con Tom Cruise.

Mai verificato prima che Hollywood presentasse trentasei anni dopo un sequel.

La prima volta accade proprio con Top Gun: Maverick, un film che entrerà nella

storia del cinema per questo motivo e, molto probabilmente, per (almeno) un

paio di altri. Top Gun, il film del 1986, ha “messo i paletti” per tutti i film d’azione

che sono venuti dopo. Non c’è action movie dei decenni successivi che non

abbia dovuto fare i conti con quel tipo di “archetipo”. Anche perché fu uno dei

maggiori successi commerciali di sempre. Un’altra ragione è che Tom Cruise di

per sé è un caso unico. Una carriera cominciata nei primissimi anni Ottanta e

una filmografia che, per oltre un paio di decenni, lo ha visto alternare titoli

d’azione con altri di genere difficilmente inquadrabili come Intervista col Vampiro,

Collateral, Magnolia, e film di fantascienza. E, nel mentre, il primo Mission

Impossible, nel 1996, (tra l’altro il capitolo numero 7 arriverà diviso in due parti

tra il 2023 e il 2024), con il quale è riuscito a trovare la formula magica per

sfornare filmoni di inseguimenti, spionaggio e robe del genere in grado di

funzionare regolarmente ogni volta, mentre la maggior parte di saghe simili

arriva a un punto in cui si rimpiange il fatto che i creatori non si siano fermati

prima. Lo stesso vale per Top Gun: Maverick, in uscita a fine maggio, e che

qualcuno ha definito il miglior action movie di sempre: un film che usa tutti i

cliché dello storytelling del genere senza scadere nel deja-vu. Il film si apre come

ci si aspetta sulle piste di decollo di una portaerei. Maverick è stato richiamato

per addestrare i migliori Top Gun per una missione super speciale e super

pericolosa, tanto che si dà per scontato che qualcuno almeno non tornerà

indietro. “Dovresti essere un ammiraglio e invece sei solo un capitano, come

mai?” gli chiede l’ammiraglio Real (ovviamente è una domanda retorica). E Jon

Hamm nel ruolo di Cyclone gli fa capire senza mezzi giri che se fosse stato per

lui non gli avrebbe mai affidato quel compito. La missione è quasi suicida: si

tratta di volare dentro una valle strettissima per distruggere una base dove viene

prodotto uranio arricchito (In quale Paese non viene mai specificato) a una quota

così bassa che neppure una farfalla, quindi sganciare le bombe sull’obiettivo e,

se possibile, uscirne vivi.


Fabrizio, grazie per aver accettato l’invito. Partendo dalla tua formazione, ripercorriamo i vari momenti della tua

stupenda carriera. Dove ti sei formato?

Grazie a te Antonio .

La mia formazione è di prevalenza di danza classica, ho studiato in Accademia nazionale di danza a Roma; all’età di

17/18 anni vinco una borsa di studio nella scuola di Renato Greco dove ho la possibilità di studiare con tantissimi

insegnanti di danza classica, contemporanea, jazz conon i maestri Luigi Mattox, North Litvinov, Trayanova, Nunez e

tanti altri . Oltre ad essere impegnato nello studio della danza classica e moderna avevo una doppia identità

“tersicorea”: amavo ballare la break dance ! Mattina e pomeriggio danzatore, la sera diventavo uno street dancers, mi

riunivo con una crew creata da me, ognuno con un proprio ruolo, chi faceva graffiti, chi beatbox, chi dj. Giravamo le

strade del centro storico di Roma per esibirci e partecipavamo a vari contest con un notevole successo; ero il dottor

Jekyll ed il Mr.Hide della danza ..

Pensavi di diventare un ballerino televisivo cosi noto?

Assolutamente no ! Non lo pensavo, anche perché da piccolo volevo fare il calciatore ed ero anche molto portato per il

ruolo di portiere. All’età di 12 anni, quando mi sono avvicinato alla danza, volevo diventare un ballerino classico, infatti

verso i 19 anni il maestro Litvinov mi preparò per uno dei concorsi più prestigiosi al mondo: il Prix de Lausanne, ma

purtroppo non riuscii a partecipare ... il militare mi fece stare fermo per un anno… ahimè .!

Il tuo primo impegno televisivo importante.

Ho avuto la fortuna di partecipare subito a grandi show televisivi, e subito con ruoli importanti . Nel 1988 con Heather

Parisi e Lino Banfi in STASERA LINO come attrazione, e nel 1989-90 in FANTASTICO 10 con Massimo Ranieri, Anna

Oxa e Alessandra Martinez come primo ballerino insieme a mio fratello Vinicio Mainini, con le coreografie di Franco

Miseria. Sicuramente quello è stato il mio primo impegno televisivo importante ma, nel 1994, quello che mi ha reso noto

al pubblico televisivo, fu buona domenica con Jerry Scotti e Gabriella Carlucci su Canale 5 con le coreografie di Marco

Garofalo. Ogni impegno televisivo aveva la sua importanza.

Hai lavorato con grandi ballerine per importanti spettacoli televisivi. Ricordaci qualche aneddoto legato a loro.

Uno dei più impressi nella mia memoria e anche in quella di molti milioni di italiani fu il momento dello svenimento di

Heather Parisi in diretta su Rai 1, nella trasmissione “Carramba che Sorpresa” di Raffaella Carrà. Eravamo ospiti io ed

Heather con un passo a due di 5 minuti , sul finale lei ebbe un malore , non sapevo cosa fare , ho continuato a

mascherare l’accaduto fino alla fine della musica. Raffaella chiamò un medico

Alessandro

ed io la presi in

Preziosi

braccio per portarla

dietro le quinte; per fortuna si riprese dopo qualche minuto…

protagonista della nuova

Grandi trasmissioni da Primo Ballerino e poi ora come Coreografo. Quale differenza avverti in questo?

commedia di Fausto Brizzi

Da ballerino, come esecutore, hai la responsabilità di dare il meglio nella coreografia, anche se i balletti di una volta

erano molto impegnativi, quindi il peso della prestazione si faceva sentire .Da coreografo, in quanto creatore, hai vari

tipi di responsabilità oltre al risultato della performance .

Ti reputi un coreografo esigente?

Lo sono sempre stato come ballerino, da coreografo ancora di più , non sono mai abbastanza soddisfatto poiché voglio

fare sempre meglio. Poche volte mi batto la mano sulla spalla. Esigo, in primis da me stesso, poi, dai miei ballerini .

Le differenze tra Fabrizio Mainini artista e Fabrizio Mainini nella vita privata....

Non ci sono molte differenze, mi reputo una persona semplice; spesso mi dicono di mantenere le distanze, ma i veri

artisti sono quelli che sono vicini al pubblico, diciamo che come tutte le persone normali, abbiamo i nostri momenti sia

up che down ..

I tuoi hobby?

In realtà ho poco tempo per gli hobbies.. mi piace così tanto il mio lavoro che lo sento un hobby!

Cosa rappresenta la danza per te ?

La danza mi ha aiutato a superare alcuni momenti difficili, uno tra questi la scomparsa di mio papà all’inizio della mia

carriera; sono sicuro che mi ha protetto come un angelo in questo percorso. La danza è stata una vera amica , mi

sfogavo con lei , parlavo, attraverso il corpo, con lei, piangevo con lei... mi ha accompagnato in ogni momento della mia

vita, per questo le sono grato .


Fabrizio Mainini nasce a Roma, l'1 febbraio 1968,

ballerino professionista si diploma nel 1982 alla

Scuola di danza classica dei fratelli Turchi di Roma e

prosegue poi gli studi presso l'Accademia Nazionale

di Danza Classica di Roma. Oggi Fabrizio è uno dei

coreografi di successo della televisione italiana. Da

“Fantastico”, “Stasera Lino” fino a “Tale e Quale

Show” e “Made in Sud”.


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PORTRAIT

di

Maria Irma Ricci

Make Up Mauri Men ga


Camilla nasce a Roma nel 1999. Inizia a studiare

danza da bambina. A 10 anni intraprende il percorso

di studi all'Opera del Teatro di Roma, dove si diploma

nel 2016. Ha studiato con: Ofelia Gonzales, Pablo

Moret, Alessandro Molin, Laura Comi, Carla Rossi,

Silvia Curti.


Dopo aver danzato per oltre 30 spettacoli, da Giselle

al concerto di Renato Zero, dal 2018 al 2020 ha

lavorato presso Hungarian National Ballet. Nel futuro

di Camilla ora c'è il cinema e TV.


Camilla Mancuso

portrait : Monica Irma Ricci

Make up Mauri Menga.

@i.r.m.a19 @antonio.trerotola


ANTONIO

TREROTOLA

la danza è passione

PH. MONICA IRMA RICCI


Antonio Trerotola, Classe 1996, ha

completato i suoi studi presso l'Accademia

Nazionale di Danza di Roma. Dal 2017 ha

fatto parte della compagnia dell’ Arena di

Verona, Teatro Massimo di Palermo,

Landes Theatre Innsbruck, Moravia Divadlo

e Teatro Bellini di Catania. Durante quegli

anni ha avuto la possibilità di lavorare con

numerosi coreografi prestigiosi nelle loro

creazioni come LE CORSAIRE di Bejart e

MEMORIE DI MAHLER di Jo Strongman.

Ha fatto parte anche al DON CHISCIOTTE

(Stipa) e COPPELIA (Madia)

Durante la stagione del Teatro Bellini di

Catania è stato ballerino solista in Don

Chisciotte (Espada), Lago dei cigni

(Siegfried) di Gino Potente. Si è esibito

anche al Gala dell'Arena di Verona: Galà

Verdi (Luc Bouy), Galà Domingo (Giuseppe

Picone), Galà Bocelli (Luc Bouy)


Francesca Loi


Francesca Loi, cagliaritana, è l’ultima ‘scoperta’ del mio

progetto dedicato ai danzatori sardi.

Ormai penso sarà un continuum, una ricerca costante la mia.

Francesca inizia a studiare danza a 5 anni a Cagliari, poi tre

anni di Accademia dell’ Opera di Roma, diplomata alla Scala

all’età di 18 anni, la sua prima tournée con la compagnia in

Brasile per un mese con il balletto Giselle.

Nasce poi il desiderio di fare esperienza all’estero e così

lavora a Bordeaux per un paio d’anni e nel frattempo una

puntata al Royal Ballet of Flanders in Belgio per tre mesi e

successivamente tre anni all’Hong Kong Ballet, per poi tornare

in Europa, in Finlandia, al Finnish National Ballet, ove al

momento sta danzando da tre anni.

Resto sempre colpito da quanto sia impegnativa l’esistenza di

un danzatore che sceglie di intraprendere la carriera con

l’intenzione di farne la sua vita, soprattutto in giro per il

mondo.

Del resto così dovrebbe essere quando il fisico e l’impegno

smisurato ti portano a diventare un professionista.

Si parla un po’ della situazione della danza in Italia, della

morte del MaggioDanza che è ancora lì dentro a fare male,

delle audizioni per i colleghi italiani, del covid, dell’arrivo di

danzatori dalla Russia e dall’Ucraina, paesi dove la danza è

come da noi il calcio (ndr).

Francesca si trova molto bene presso la compagnia in

Finlandia, nessun problema con i 6 mesi di penombra (a mia

banale domanda) dato che di base vive in teatro tra prove del

mattino e pomeriggio. Mi racconta di come siano forniti di

tutto, dall’accappatoio ai trucchi, sauna in camerino (questo è

anche parte della cultura del nord oggettivamente), possibilità

di studiare in altri campi dello scibile umano durante il

contratto, avendo a disposizione tre anni per fare questo;

seguiti e considerati professionisti a tutti gli effetti.

E’ evidente che il disordine italico e la totale latitanza delle

nostre istituzioni non spingono un professionista a tornare.

Per certe professioni non credo debbano neppure esistere

confini geografici, quello della cultura dovrebbe essere un

vero Mondo globalizzato e senza confini.

Oggi invece ci rendiamo purtroppo conto di come, con una

guerra in atto, anche la cultura e l’arte siano divenute fattori di

propaganda e divisione, usate o censurate in modo becero

con comportamenti sconcertanti sia da parte dei cosiddetti

paesi occidentali, sia delle nazioni in guerra: Russia, Ucraina.

Questo è sempre accaduto nella Storia, ma viverlo nel nostro

presente è ben altra cosa.


TuttoBallo

DAVIDE BILANCIA

FOTOGRAFO

DUNQUE SONO

"Fotografare non è solo cogliere un'immagine.

Avvicinarmi alla fotografia e fotografare è un atto d'aiuto per me stesso.

Non per forza mi impongo di pubblicare, sovraprodurre immagini, né

sono legato alla concezione di successo."


Molti fotografi rimangono nel buio come Vivian Maier, divenuta famosa anni dopo la sua morte.

Fotografare per me è la ricerca del mio sé più autentico, per cercare e prendere, cogliere, le immagini che più mi cercano a

loro volta, è un disegno del destino che talvolta mi pare di vedere mentre vivo e fotografo. Ferdinando Scianna dice che il

fotografo guarda e talvolta vede qualcosa. La mente, l'anima, l'inconscio usano e vivono di immagini e spesso sento dentro

me che è come se fossi distaccato dal resto del mio essere.Ricerco affinità con il destino, con me stesso, mediante la

fotografia; le immagini non sono tutte buone nel senso che non sono tutte utili alla pubblicazione o a diventare opere d'arte o

ad essere esposte; bensì credo, vivendolo, che un fotografo debba prima ricercare se stesso nelle immagini che cerca

attivamente o attira a sé e per questo dico che è la mia vocazione, il mio mantra, il mio credo più profondo.Spesso mi pare

che l'immagine e l'impressione percettiva di essa l'abbia già dentro e nel momento in cui avvicino la macchina fotografica

all'occhio succeda qualcosa dentro di me e nello stesso momento premo il pulsante che aziona l'otturatore e qualcosa di

magico accade.Quell'immagine catturata per sempre nella mia memoria e dai miei sensi alla fine mi darà il quadro completo,

l'opera d'arte della mia esistenza poiché ciò che faccio è stare nel cammino esistenziale raccogliendo delle impressioni vitali

quando lo sento dentro, per questo affermo che fotografare mi porta a crescere coltivando la mia essenza, nutrendola di

immagini affini.

Questo percorso comporta gioia e presenza in qualcosa che esiste ma non me ne accorgo perché è vitale e parte di me.

Il rapporto tra me e la fotografia è simbiotico e talvolta umanamente distaccato nel senso che mi affido agli astri, alle

sensazioni, alle premonizioni, al sapere innato del mio inconscio che mi guida facendomi strada lungo il percorso al quale

sono destinato; è pura magia… è inspiegabile poiché vivo. Sento l'essenza della mia anima nel momento in cui il mio essere

si allinea con l'universo. Non sento errori né fallimenti ma percepisco l'esperienza vitale. La fotografia è intima, è la materia

più importante che ho, tant'è che questo lato di me è nascosto nel buio, al sicuro, come un seme nella terra che si prepara a

germogliare contenendo in sé già l'immagine del fiore che sarà.

Come un fiore che parte dal seme, la vita ha le sue fasi che possono essere ben visibili come immagini. Basti pensare al

neonato che poi diventa lattante, bambino, adolescente, ragazzo e così via.

TuttoBallo

Ogni percorso o fase della vita ha una sua immagine e coltivando questa mia passione sono arrivato a non chiedere più nulla

ma solo a fotografare volta per volta accompagnato dalle immagini.

L'inconscio, dicevo prima, sa ciò che vogliamo e pian piano la strada mi si apre davanti un pezzetto alla volta, io resto in

ascolto e vigile. Essere un artista, sentirsi tale, equivale a toccare la trama del proprio sogno, senza alterarla, bensì sentirla,

percepirne le vibrazioni sotto la pelle fino ai recettori tattili del proprio unicum vitale.

Ogni volta che scatto una fotografia mi interrogo sul mio percorso e quell'immagine catturata aggiunge un tassello al mio

cesto di meraviglie interiore, accogliendo l'anima ed arricchendola di nuove forme e sfaccettature riportandomi all'antichità

alla quale appartengo. È un'opera, un dialetto stretto tra me e la fotografia che solo io posso comprendere e cibarmene.

Apparentemente non accade nulla ma nel buio delle mie membra accade la magia, che si fonde con l'universo che mi

circonda e così attiro e respingo allo stesso tempo causando attrito, quello che fa muovere l'istinto.

La mia non è una voglia o un bisogno, è una missione.

Mi sento un artigiano che forgia la sua spada, dalla punta affilata il giusto per non ferire ma per difendersi, che andrà a dare

senso ad un'esistenza altrimenti priva di scale da salire e treni da prendere, persone da incontrare e lumi da spegnere mentre

ci si sta per addormentare in camere d'albergo sempre diverse, nonché priva della stasi intesa come fermezza ed attesa,

vuoto. Il mio sogno è un viaggio, un viaggio prevede una meta, una meta prevede una partenza, una partenza indica un

punto su una mappa, un punto su una mappa indica una località con persone e modi di vivere, alterazioni tonali e colori

intrinseci del proprio essere. Un punto di partenza, un viaggio ed una meta.

Tutto questo è per me la macchina fotografica e la fotografia. Un'esperienza pura.

Sembrano piccoli chiodi appesi ad un muro, i passi che si fanno per realizzare il sogno.

Alla fine su quei chiodi verrà appesa l'opera d'arte della vita; nel mio caso una fotografia, anche se preferirei un mosaico di

fotografie. Nel mentre raccolgo le mie fotografie sento di stare costruendo qualcosa che non mi è ben definito, proprio come

vivere. Durante il viaggio che percorro fotografando individuo delle caratteristiche originali ed autentiche del mio vissuto.

Favorendo il silenzio e lo sguardo interiore lascio che si manifestino degli aspetti della mia vita che verranno trasmessi

all'esterno sottoforma di immagini.

Alla fine su quei chiodi verrà appesa l'opera d'arte della vita; nel mio caso una fotografia, anche se preferirei un mosaico di

fotografie.

Nel mentre raccolgo le mie fotografie sento di stare costruendo qualcosa che non mi è ben definito, proprio come vivere.

Durante il viaggio che percorro fotografando individuo delle caratteristiche originali ed autentiche del mio vissuto.

Favorendo il silenzio e lo sguardo interiore lascio che si manifestino degli aspetti della mia vita che verranno trasmessi

all'esterno sottoforma di immagini. Un'esperienza pura.

Sembrano piccoli chiodi appesi ad un muro, i passi che si fanno per realizzare il sogno.

Alla fine su quei chiodi verrà appesa l'opera d'arte della vita; nel mio caso una fotografia, anche se preferirei un mosaico di

fotografie.

Nel mentre raccolgo le mie fotografie sento di stare costruendo qualcosa che non mi è ben definito, proprio come vivere.

Durante il viaggio che percorro fotografando individuo delle caratteristiche originali ed autentiche del mio vissuto.

Favorendo il silenzio e lo sguardo interiore lascio che si manifestino degli aspetti della mia vita che verranno trasmessi

all'esterno sottoforma di immagini.

Da quelle fotografie ne verrà una chiara lettura ed analisi della mia interiorità come a voler esprimere e tirare fuori ciò che è

dentro, è il caso di dirlo, proprio a mettere in luce ciò ch'è nascosto; un'emozione, una sensazione che abita la psiche,

traendone vantaggio una volta capito cosa ci muove e cosa ci trattiene inconsciamente.

È un viaggio guardandosi dentro che verrà colto dalle fotografie che più sento appartenermi, che mi vibrano dentro, e proprie

dell'interiorità.

Ogni Fotografia è una porta che si apre sul mondo interiore; un linguaggio che non usa parole ma che crea comunicazione

per e di chi le parole non le ha o le usa male.

Quando fotografo sto in silenzio senza dirmi nulla ed ho imparato che il silenzio è il regno delle immagini ed attraverso la

fotografia compio quei passi sottoforma di figure compiendomi attimo dopo attimo, fotografia dopo fotografia, riscoprendo così

la mia immagine vitale. Il silenzio è l'habitat della nostra esistenza.


Vince l'Ucraina con i Kalush

Mahmood e Blanco solo sesti. I Maneskin infiammano.

Zelensky: prossima edizione a Mariupol

A L E S S A N D R O C A T L A N , L A U R A P A U S I N I , M I K A


La vittoria all'Eurovision Song Contest poteva sembrare forse scontata e annunciata

(da giorni i bookmaker li davano per vincenti), meno scontato è stato l'impatto

emozionale (e politico) che il gruppo ucraino dei Kalush è riuscito a imporre con la

sua presenza.

Hanno vinto il concorso europeo (con il brano Stefania), spinti in vetta dal televoto,

ma soprattutto sono riusciti nell'intento più delicato: tenere alta l'attenzione sulla

drammatica situazione che stanno vivendo e far sentire la voce dell'Ucraina (solo in

Italia la finale è stata vista da 6,6 milioni di persone).

Anche per questo hanno deciso di rischiare l'eliminazione quando a fine esibizione

hanno lanciato un appello per aiutare Mariupol e l'acciaieria Azovstal (ritenuto poi

dall'organizzazione non un messaggio politico - non consentito dal regolamento - ma

umanitario).

"La squalifica era un prezzo che non avrei esitato a pagare per far passare il mio

messaggio - ha detto in conferenza stampa a notte fonda il cantante e leader dei

Kalush, Oleh Psjuk -. La nostra gente è bloccata nell'acciaieria e non può uscire.

Bisogna liberare quelle persone e per farlo abbiamo necessità di far circolare le

informazioni, di fare pressione sui politici". Lo stesso presidente Zelensky aveva

intuito la potenzialità mediatica e emotiva della partecipazione del Paese all'Esc,

tanto da intervenire direttamente a sostegno del gruppo poco prima della finale e a

gioire subito dopo. "Il nostro coraggio impressiona il mondo, la nostra musica

conquista l'Europa - ha scritto nei suoi post -. L'anno prossimo l'Ucraina ospiterà

l'Eurovision per la terza volta nella storia e faremo il possibile affinché possa essere

Mariupol la città ospitante". Loro, i Kalush, non hanno avuto ancora la possibilità di

parlare con il presidente ("come sapete è impegnato in cose ben più importanti"), né

tantomeno con le loro famiglie, mentre sono già sulla strada del rientro. "Difficile dire

cosa succederà ora. Per essere a Torino abbiamo avuto un permesso temporaneo

fino a domani. E come ogni ucraino siamo pronti a combattere, come possiamo e

fino a quando possiamo", perché il successo ha un retrogusto amaro per la band,

nonostante le tante attestazioni di stima e le congratulazioni arrivate da mezzo

mondo. I vertici europei, in particolare, hanno fatto giungere i loro messaggi via

social, in una ritrovata unione d'intenti. "Stanotte la tua canzone ha conquistato il

nostro cuore. Celebriamo la tua vittoria in tutto il mondo. L'Ue è con te", ha scritto la

presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. "L'augurio è che

l'Eurovision del prossimo anno possa essere ospitato a Kiev in un'Ucraina libera e

unita", aggiunge il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, citando anche

alcuni versi della canzone vincitrice, 'Stefania': "Troverò sempre la strada di casa,

anche se tutte le strade sono distrutte". Un messaggio di congratulazione porta la

firma anche dall'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri Josep Borrell: "Lunga

vita alla musica! Viva l'Europa! Gloria all'Ucraina!".

La Kalush Orchestra ha diffuso anche il video di 'Stefania' (i cui proventi netti

saranno devoluti da Sony Music Entertainment a un'associazione umanitaria scelta

dalla band), girato a Borodyanka, Irpin, Bucha e Gostomel, le città ucraine

martoriate dall'occupazione delle forze russe. In onore del gruppo, il treno Kyiv-

Ivano-Frankivsk si chiamerà 'Stefania Express', come riporta l'Unian citando il capo

della società ferroviaria del Paese Ukrzaliznytsia, Oleksandr Kamyshyn, con le

stazioni che saluteranno il treno con la canzone 'Stefania'". Ora resta da capire se

effettivamente si potrà tenere in Ucraina l'edizione 2022 dell'Eurovision. Intanto

l'Italia (solo sesti Mahmood e Blanco) con la Rai si mette a disposizione: "Se

dovesse scattare una chiamata collettiva, Rai metterà a disposizione il proprio know

how e la grande esperienza che ha dimostrato in questa edizione", ha fatto sapere il

direttore dI Rai 1 Stefano Coletta.

TuttoBallo

Finale Eurovision 2022, nessuna squalifica per la Kalush Orchestra dopo l'appello

per l'Ucraina fatto sul palco. A farlo sapere è stata l'Ebu. Nessun provvedimento

quindi, tantomeno una squalifica secondo quanto apprende l'Adnkronos da fonti

qualificate dell'Eurovision Song Contest 2022.

A ipotizzare la squalifica erano stati diversi commentatori in rete citando il divieto di

messaggi politici da parte dei concorrenti sul palco della manifestazione.Alla fine

dell'esecuzione del brano in gara 'Stefania', il leader della band ha detto infatti:

"Chiedo a tutti voi per favore di aiutare l'Ucraina e Mariupol', di aiutare Azovstal ora".

Messaggio facilmente inquadrabile come appello umanitario più che come slogan

politico. (fonte ANSA)


JANIS JAPLIN

Vita spericolata della rock star del “Club dei 27”

SONIA LIPPI

La prima volta che ho sentito Janis cantare avevo 14 anni. Stavo cercando in

Radio una particolare frequenza locale quando improvvisamente una voce

ruvida, calda e potente catturò la mia attenzione e mi trascinò in un vortice di

sensazioni. Quella voce sprigionava sofferenza, voglia di rivalsa, desiderio,

rabbia. Stavo ascoltando “Summertime” interpretata da Janis Joplin. Da quel

giorno le sue canzoni hanno fatto da colonna sonora a tantissimi momenti della

mia adolescenza. Quando l’ascoltavo cantare “Little Girl Blue” sembrava quasi

che si rivolgesse a me, e così decisi di conoscerla più approfonditamente.

Rimasi letteralmente di stucco quando, leggendo la sua biografia, appresi che

da adolescente era stata oggetto di bullismo da parte dei compagni di liceo che

l’avevano eletta “l’uomo più brutto della scuola” e la chiamavano “il maiale”. Mi

chiesi se la sua personalità così aggressiva, forte e volitiva, non fosse in realtà

un involucro che racchiudeva un anima sensibile e fragile, ancora sofferente

per quel vissuto. Sicuramente rabbia, voglia di riscatto e desiderio di essere

amata, sono stati gli ingredienti che hanno portato Janis a ribellarsi alle

convenzioni del tempo, a gridare al mondo i suoi pensieri, le sue canzoni, i suoi

eccessi. Nata a Porth Arthur (Texas), il 19 gennaio 1943, in una famiglia con un

discreto agio economico e un profondo spirito religioso e benpensante, era una

bambina con un’intelligenza inquieta e una frenesia incontenibile che aveva

imparato a leggere da piccolissima. A quattordici anni entrò a far parte delle

attività del coro della chiesa di Port Arthur e iniziò a collaborare col giornale

della scuola, ma durante l’estate di quell’anno si unì a una banda di cinque

teppistelli con i quali condivise sbronze, spinelli e furti nei supermercati.

Durante il primo anno di liceo passa le sue giornate ascoltando musica

afroamericana, apprezzando molto Odetta Leadbelly e innamorandosi della

straziante vocalità di Bessie Smith.

Nel 1960 durante il College riemerge la sua anima trasgressiva, organizza la

prima manifestazione studentesca contro una serie di regole discriminanti

imposte alla minoranza di studenti di origine portoricana, conquistandosi il

soprannome di “amante dei negri”. I suoi genitori la costringono a ritirarsi dai

corsi e la iscrivono ad un College più vicino a casa per tenerla sotto controllo,

ma ormai è refrattaria all’ottuso e bigotto pensiero texano e sogna di trasferirsi

in California per poter essere se stessa. Nel 1962 torna a frequentare i corsi

d’Arte ad Austin, ma cantare la fa sentire libera, così si unisce al duo Waller

Creek Boys e inizia ad esibirsi nei locali del Ghetto con un repertorio folk,

country e blues, richiamando sempre più pubblico giovanile. Alla fine dei corsi

universitari Janis parte in autostop alla volta della California. A San Francisco

viene ingaggiata come cantante in una vecchia caffetteria chiamata “Coffee &

Confusion” dove inizia a farsi apprezzare, per poi passare al più quotato locale

folk “Coffee Gallery”. In quel periodo Janis dorme dove capita, frequenta alcune

comunità hippy, sperimenta i primi stupefacenti, pratica sesso libero e il 2

febbraio del 1963 viene arrestata per un piccolo furto di cibo in un negozio di

alimentari. Ad Ottobre dello stesso anno viene notata da un discografico della

RCA ma rimane coinvolta in un incidente mentre è alla guida di uno scooter e il

contratto sfuma. Continua a cantare al Coffee Gallery, ma le sue giornate sono

scandite dagli eccessi tra promiscuità, alcool, allucinogeni ed eroina. Per un

caso, torna in Texas, dove il suo amico Jim Langdon le organizza un concerto

di beneficenza. Il giorno successivo all’esibizione esce una recensione

dell’evento per un quotidiano locale e Janis viene definita “ la più grande blue

singer bianca d’America”. Nel 1966 partecipa ad un'audizione per entrare a far

parte dei “Big Brother and the Holding Company” al termine della quale viene

ammessa nel gruppo. La loro popolarità cresce e anche la sintonia fra di loro.

Danno vita a una comune che si rivelerà fondamentale per la maturazione

artistica della Band.

BLOGGER GITERRANTI


Nel 1967 esce il loro primo

album intitolato semplicemente

“Big Brother and the Holding

Company”. Seguirono una serie

di concerti in tutto il territorio

degli Stati Uniti, ricevendo

consensi dal pubblico e dai

critici. In particolare durante il

concerto di New York la

performance di Janis è

esplosiva, il pubblico è in

visibilio e la critica è entusiasta.

Con la Columbia Records

pubblicano il loro secondo

album che vorrebbero intitolare

“Sex, Dope e Cheap Thrills” ,

(sesso, droga e fremiti a buon

mercato)ma i dirigenti della

casa discografica non vogliono

riferimenti a sesso e droga, così

l’album si chiamerà

semplicemente “Cheap Thrills”.

Al suo debutto nell’Agosto 1968

scala velocemente la classifica

rimanendo saldamente in vetta

per ben otto settimane

consecutive e stazionando nella

“top 40” per i successivi nove

mesi,

vendendo

complessivamente oltre un

milione di copie, un risultato

davvero eccezionale per

l’epoca. Travolta dal successo,

Janis si lascia convincere a

lasciare i Big Brother per

lavorare con una band messa in

piedi appositamente per

esaltare il carattere soul della

sua voce, così inizierà ad

esibirsi con la “Kozmic Blues

Band” con la quale però non

riesce a trovare l’affiatamento e

la coesione che aveva con la

band precedente.

Nel 1969 Janis ha la sua

consacrazione in Europa,

dove viene definita “un

ardente sorella bianca del

soul”. Nell’estate del 1969

partecipa a molti eventi rock,

come il festival di Atlanta e la

leggendaria “Fiera di Musica e

Arte di Woodstock dove

interpreterà accorate versioni

di “Piece of my hart”,

“Summertime”, “Little Girl

Blue” e “Try”.

Sempre nel 1969 esce il suo

terzo album intitolato “ I Got

Dem Ol Kozmic Blues Again

Mama” che non viene accolto

con entusiasmo dalla critica,

nonostante le vendite siano

discrete. Durante un concerto

a Tampa, dove con la sua

voce e la sua personalità

incendia gli spettatori, viene

arrestata per turpiloquio alle

forze dell’ordine che tentano

di riportare la calma tra il

pubblico e sarà rilasciata sotto

cauzione in attesa di

sentenza. All’inizi del 1970

decide di prendersi un periodo

di riposo, i troppi eccessi e il

successo la stanno mettendo

duramente alla prova. A

Febbraio di quell’anno decide

di sciogliere la “Kozmic Blues

Band” vogliosa di

sperimentare nuove sonorità.

La sua nuova band sarà la

“Full Tilt Boogie Band” con la

quale esordirà i primi di

giugno a San Francisco. Il 13

Giugno ad Houston, Janis

dette vita ad un concerto così

travolgente che gli spettatori si

abbandonarono

a

intemperanze varie. I Il giorno

dopo un'ordinanza del sindaco

metterà al bando i concerti di

Janis in quella città.

Successivamente parteciperà

al “Festival Express”, cinque

giorni consecutivi di concerti

che porteranno alla

pubblicazione dell’album

postumo “Joplin in Concert”

(1972). Subito dopo il festival

inizia la preparazione per il suo

nuovo album, “Pearl”. All’inizio

di ottobre sono pronti otto

brani, ma Janis si rende conto

che manca ancora qualcosa,

così decide di incidere “Me and

Bobby McGee”.

La prima incisione è perfetta, ma

subito dopo Janis accusa un

malore e interrompe la session

rimandando all’indomani la

registrazione delle parti vocali di

“Buried Alive in The Blues”. Nelle

prime ore del mattino del 4 ottobre

Janis muore per overdose. Si

spegne così, in un albergo, la

“perla del Blues”. Le sue ceneri

verranno sparse sulla costa della

California, al Largo di Martin

County. Janis, nella sua

tormentata vita, ha sempre

cercato una persona che fosse in

grado di amarla. Prima di morire

aveva scritto una lettera a un

giovane insegnante incontrato a

Rio de Janeiro con il quale aveva

avuto una relazione, interrotta a

causa del suo consumo di eroina.

Janis gli prometteva che, se fosse

tornato da lei, avrebbe smesso di

drogarsi. La risposta alla sua

lettera, dove il ragazzo accettava il

riavvicinamento, arrivò poche ore

dopo la morte di Janis. Se quella

lettera fosse giunta in tempo, forse

Janis sarebbe ancora tra noi, con

la sua voce trascinante e ruvida e

tanti ricordi da raccontare.


IL RITORNO DEI

GAZOSA

La facciamo senza troppi pensieri e

cercando di essere il più autentici

possibili con l’intento di trasmettere

positività a chi ci ascolta. Le nostre

con il singolo "L'Italiano"

famiglie ci hanno sempre sostenuti e

supportati in questa nostra 'mission',

inoltre abbiamo avuto la fortuna di

lavorare con dei grandissimi

professionisti".

Il video del brano "L'Italiano" (regia di

Valerio Matteu) sarà visibile sul canale

YouTube ufficiale dei GAZOSA.

Una produzione Ruggiero Film

Production di Gennaro Ruggiero, con

la partecipazione dell'attrice Angelica

Loredana Anton.

"Maturando - continua la band - ci

siamo concessi la libertà di esprimere

noi stessi fino in fondo. Generi come il

punk, lo stoner e il grunge sono

diventate le nostre coordinate sonore

che abbiamo fuso alla migliore

tradizione del pop italiano. L'Italiano è

la giusta sintesi tra questi nostri

riferimenti musicali. Nel testo abbiamo

voluto giocare con tutti gli stereotipi

dell'italianità come il fairplay, il buon

cibo, il calcio e il grande cinema".

Il management è curato da Maria

Totaro, discografica, manager e talent

scout che tra il 2016 e il 2017 seguì la

carriera di Thomas, giovane artista che

conquistò il pubblico di "Amici di Maria

De Filippi", arrivando successivamente

a vincere ben 2 dischi d’oro.

Un grande e inaspettato ritorno quello dei GAZOSA che da oggi, venerdì 29 aprile, sono in

radio e negli store digitali con il nuovo singolo "L'Italiano" (Jericho Records). La band

romana è composta da Federico Paciotti (voce), Valentina Paciotti (chitarra) e Vincenzo

Siani (batteria). Il brano è prodotto da Paolo e Celso Valli, quest'ultimo storico produttore

multipremiato di grandi nomi della musica italiana.

"Nonostante la fine del progetto, la musica, ha continuato a unirci, a tal punto da portarci in

sala prove per gemmare insieme di tanto in tanto – affermano i GAZOSA - Abbiamo

iniziato a pensare concretamente all'idea di una reunion in occasione del ventennale della

nostra partecipazione al Festival di Sanremo del 2001. Quindi nell'estate del 2021 ci siamo

ritrovati in studio per dare forma alla nostra nuova identità musicale. La musica fa parte del

nostro DNA fin da quando eravamo piccolissimi. Per noi rappresenta condivisione,

creatività e divertimento.


UNO COME TE- TRENT’ANNI INSIEME

CONCERTO-EVENTO PER CELEBRARE I PRIMI 30 ANNI DI CARRIERA!.

RADDOPPIA A GRANDE RICHIESTA L’APPUNTAMENTO .

GIGI D'ALESSIO

Insieme a lui un’orchestra d’eccezione diretta dal Maestro

Adriano Pennino e tantissimi ospiti straordinari tra cui

Amadeus e Fiorello. Dopo aver registrato il sold out della

serata evento “Uno come te" - Trent’anni insieme”

prevista il 17 giugno in Piazza del Plebiscito a Napoli, Gigi

D'Alessio, raddoppia a grande richiesta i festeggiamenti dei

suoi primi 30 anni di musica e i suoi più grandi successi!

Il 18 giugno, sempre in Piazza del Plebiscito a Napoli, il

grande artista partenopeo dalla fama internazionale

ripercorrerà la sua emozionante carriera musicale e

televisiva attraverso le sue indimenticabili canzoni. Ad

accompagnarlo in questo viaggio ci sarà un’orchestra

d’eccezione diretta dal Maestro Adriano Pennino e

tantissimi ospiti straordinari, come i già annunciati Amadeus

e Fiorello.

Nel luogo simbolo della sua città, scaldato dal grande

abbraccio del pubblico, Gigi emozionerà e coinvolgerà i suoi

fan con tutto il suo amore, alternando note e parole,

raccontando le fasi della sua vita e carriera, dai suoi primi

passi in musica, alle sue cinque partecipazioni al Festival di

Sanremo, fino ad arrivare al successo ottenuto in America e

Sud America, ricordando gli incontri più importanti e anche i

momenti più "difficili", professionali e non, della sua vita.

I biglietti per la nuova data, prodotta da GGD, Friends &

Partners e Arcobaleno Tre, saranno disponibili in prevendita

dalle ore 16.00 di oggi nei circuiti di vendita e prevendita

abituali


La mia voce tour 2022 il concerto di

opening act Matteo Romano, il giovane tik toker che ha conquistato Sanremo 2022

FABRIZIO MORO

Si avvicina la 7ª edizione di "Monferrato

on the stage", la rassegna itinerante

che, attraverso la cultura e lo spettacolo,

vuole valorizzare e far conoscere sempre

più il territorio del Monferrato (Piemonte).

Uno dei primi appuntamenti che vanno a

comporre il cartellone è il concerto di

Fabrizio Moro il 14 luglio in Piazza

Cattedrale ad Asti!

Il cantautore romano emozionerà il

pubblico eseguendo live i brani del suo

ultimo lavoro discografico “La mia voce”

(Fattoria del Moro / Warner Music Italy) e

tutte le canzoni più significative della sua

carriera. La tappa fa parte del suo tour

“La mia voce tour 2022”.

Ad aprire il concerto ci sarà il giovane

cantautore Matteo Romano che, grazie

alla vittoria dell’ultima edizione di

Sanremo Giovani, ha partecipato al

Festival di Sanremo 2022 con “Virale”.

L’evento, a cui se ne aggiungeranno altri

organizzati con il sostegno dei comuni

aderenti, segna l’inizio della

collaborazione della Fondazione MOS

con Astimusica, che ha inserito il

concerto di Fabrizio Moro nel proprio

programma.

La rassegna Monferrato On Stage nasce

nel 2016 da una idea di Cristiano

Massaia con l’intento di creare un festival

frutto della collaborazione delle diverse

realtà del Monferrato. La rassegna, la cui

prima edizione ha visto la partecipazione

di 6 piccoli comuni del Monferrato, nel

2019 è arrivata a contare 16 comuni

aderenti. Questo progetto portato avanti

negli anni, ha assunto una dimensione

tale, da richiedere la nascita di

“Fondazione MOS”, un’entità giuridica

senza fini di lucro che persegue

l’obiettivo di creare e diffondere un senso

di forte appartenenza delle realtà presenti

nel territorio del Monferrato attraverso la

costituzione di un tessuto sociale

fortemente identitario.


Gianna Nannini

Comincia il conto alla rovescia per il grande concerto di

Gianna Nannini il 28 maggio allo Stadio Artemio Franchi di Firenze

Comincia il conto alla rovescia per il

grande concerto di GIANNA NANNINI il 28

maggio allo Stadio Artemio Franchi di

Firenze.

Un evento unico in cui la rocker sarà

accompagnata da una band di rara

eccellenza e condividerà il palco con amici

e colleghi: ARIETE, LOREDANA BERTÈ,

COEZ, CARMEN CONSOLI, LITFIBA,

ENRICO NIGIOTTI, ROSA CHEMICAL e

SPERANZA. Questo concerto scatenerà

ancora una volta tutta l’energia di una

vera… Gianna da stadio!

Le prevendite sono disponibili su Ticketone

e sui circuiti di prevendita abituali. In

queste settimane Gianna Nannini è in tour

nei teatri d’Italia con la sua band

“LABAND” e la direzione musicale di

Davide Tagliapietra, per un pieno di amore

per i suoi fan, un assaggio della sua grinta

rock’n’roll, in vista delle sorprese che sta

preparando per il concerto di Firenze.

Sono previste anche 4 date all’estero

prima dell’evento fiorentino: Londra,

Lussemburgo, Parigi e Bruxelles.

Queste le prossime date di

“In Teatro Tour 2022”.

22 novembre: TRIESTE

25 novembre: BRESCIA

26 novembre: MANTOVA

28 novembre GENOVA


Era il 1987 quando Whitney Houston cantava I Wanna Dance With Somebody. Quest’anno il suo mito si prepara a rivivere

grazie al biopic che porta il titolo della celebre hit.

Scritto dallo sceneggiatore di un altro biopic musicale di successo degli ultimi anni, Bohemian Rhapsody, I Wanna Dance

With Somebody vedrà l’attrice britannica Naomi Ackie nei panni di Whitney Houston.

Proprio lei campeggia nel primissimo poster del film dandoci già un assaggio di quello che vedremo. Come hanno già fatto

notare in molti, la somiglianza con la cantante è sorprendente.

I Wanna Dance With Somebody si concentrerà sulla vita e la musica di Whitney Houston, l’iconica cantautrice conosciuta

in tutto il Mondo.

Il film non ha ancora una data d’uscita ufficiale e non sappiamo chi altri reciterà a fianco di Naomie Ackie. Il film sarà

distribuito in Italia da Sony Pictures.

Tutti la ricordano per le sue canzoni e la sua voce indimenticabile. Una voce che, Whitney, ha iniziato a padroneggiare sin

da piccola. Nata in una famiglia in cui la musica scorre nelle vene, la futura cantante si esibisce già da bambina con la

madre nei locali notturni per poi diventare voce solista del coro della chiesa a 11 anni.

Il suo primo album, Whitney, uscito nel 1985 è ancora oggi considerato uno degli esordi migliori nell’industria discografica.

Dall’album sono stati tratti ben 8 singoli, tra cui le celebri All At Once e Greatest Love of All.

Una carriera, la sua, costellata di successi ma anche di tanto dolore. Vittima di abusi sin da giovane, Whitney Houston è

stata vittima delle dipendenze da alcool e sostanze stupefacenti che l’hanno resa sempre più fragile e facendola spegnere

prematuramente nel 2012.

Le sue canzoni sono la sua eredità più bella e I Wanna Dance With Somebody intende celebrarla così.

Con un cast definito e una data di uscita ufficiale del 21 dicembre il film biografico di Whitney Houston I Wanna Dance with

Somebody sta davvero prendendo piede. E ora che sono stati fatti così tanti grandi annunci, possiamo finalmente rifarci gli

occhi sul primo lancio di materiale promozionale che circonda il prossimo dramma basato sulla musica. Arriva un primo

poster sul film biopic di Whitney Houston.

Al fianco di Naomi Ackie nel film diretto da Kasi Lemmons ci saranno Stanley Tucci, Ashton Sanders, Tamara Tunie,

Nafessa Williams e Clarke Peters. Conosciuto per il suo lavoro dietro i film biografici candidati all’Oscar, Darkest Hour e

Two Popes, così come per aver scritto un altro film biografico musicale, Bohemian Rhapsody, Anthony McCarten ha scritto

la sceneggiatura per il film.

Il team di produzione è anche pieno di grandi nomi, tra cui l’ex manager e cognata di Houston Pat Houston, nonché Clive

Davis. Insieme a loro ci saranno McCarten, Larry Mestel, Denis O’Sullivan, Jeff Kalligheri, Matt Jackson, Molly Smith, Trent

Luckinbill, Thad Luckinbill, Matt Salloway e Christina Papagjike.

Naomi Ackie interpreta Whitney Houston nel film biografico musicale, basato sulla vita epica e sulla musica dell’iconica

cantante. Diretto da Kasi Lemmons e scritto dal candidato all’Oscar Anthony McCarten, il film porterà il pubblico in un

viaggio emozionante ed energico attraverso la carriera e la musica di Houston.


ZUCCHERO

"SUGAR"

FORNACIARI


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Finalmente, dopo due anni di restrizioni a causa della pandemia da Covid-19, l’Arena di Verona ha accolto un pubblico di 12.000

persone, ricreando quell’atmosfera magica di cui tanto si sentiva la mancanza e Zucchero ha scaldato e intrattenuto il suo

pubblico con una scaletta ricca di grandi momenti: un viaggio sonoro che attraversa la grande carriera di Zucchero, passando dai

più recenti "Spirito nel buio" e "Soul Mama" alla magia di "Diamante" e "Un soffio caldo", dalla carica e l’energia di hit che hanno

segnato la storia della musica italiana come "Baila", "Per colpa di chi" e "Vedo nero" fino all’emozione dei tributi a Luciano

Pavarotti con "Miserere" e Fabrizio De André con "Ho visto Nina volare". Senza dimenticare l’attualità, con un richiamo alla

celebrazione del 25 aprile, con "Partigiano Reggiano" o ancora l’esecuzione di "Madre Dolcissima", con un intro, accompagnato

da immagini, che rimandano alla situazione attuale della guerra in Ucraina.

A fare da cornice a questo grande show, una scenografia d’eccezione: un gigantesco sole, in segno di rinascita, al cui interno

scorrono immagini di accompagnamento dell’intero viaggio sonoro.

Ad accompagnare Zucchero sul palco durante il “World Wild Tour” la band internazionale composta da: Polo Jones (Musical

director, bass), Kat Dyson (guitars, bvs), Peter Vettese (hammond, piano), Mario Schilirò (guitars), Adriano Molinari (drums),

Nicola Peruch (keyboards), Monica Mz Carter (drums, percussions), James Thompson (horns, bvs), Lazaro Amauri Oviedo Dilout

(horns) e Oma Jali (backing vocals).

Partito il 18 aprile da Glasgow (Regno Unito), il “World Wild Tour” ha già riscosso grande successo di pubblico e di critica -

registrando anche il sold out dei due concerti alla Royal Albert Hall di Londra - e vedrà Zucchero impegnato fino ad ottobre sui

palchi di tutto il mondo. Zucchero sarà anche uno dei protagonisti dell’importante show-evento con Eric Clapton previsto il 29

maggio al Waldbühne di Berlino.

Dopo le date all’Arena di Verona, a grande richiesta Zucchero tornerà nuovamente live in Italia durante i mesi estivi in alcuni dei

festival più prestigiosi del Bel Paese.

2 luglio - NICHELINO (TO) – Sonic Park (Palazzina di Caccia di Stupinigi)

4 luglio - ESTE (PD) – Estestate (Arena Castello Carrarese)

7 luglio - PALMANOVA (UD) – Estate Di Stelle (Piazza Grande)

8 luglio – PARMA – Parma Cittàdella Musica (Parco Ducale)

20 Luglio – LUCCA – Lucca Summer Festival (Mura di Lucca)

Zucchero è attualmente in radio il singolo “FIORE DI MAGGIO”, grandissimo successo di Fabio Concato che Zucchero ha deciso

di reinterpretare e inserire nel suo ultimo disco “DISCOVER”

Composto da reinterpretazioni totalmente inedite e mai pubblicate. “DISCOVER” è un album in cui Zucchero ha spogliato e

rivestito, nel suo stile, iconiche canzoni del panorama musicale italiano e internazionale, unendo le sue due anime musicali: la

miglior tradizione melodica italiana e le più profonde radici afroamericane.Importanti nel disco le collaborazioni con Bono in

“Canta la Vita” (versione italiana con il testo a firma di Zucchero della canzone di Bono “Let your love be known”), con Elisa in

“Luce (Tramonti a nord est)”, canzone del 2001 scritta insieme all’artista, e con Mahmood in “Natural blues”, versione di Moby del

brano “Trouble so hard” di Vera Hall.Intenso ed emozionante è il brano “Ho visto Nina volare”, con il cameo “virtuale” di Fabrizio

De André.


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Antonio Giannangeli,

da sempre amante della

pittura, come i suoi studi

all’Istituto d’arte Leoncillo

a Spoleto documentano,

decide solo ora andando

in pensione, di riprendere

in mano i pennelli che

aveva dovuto lasciare con

suo grande rammarico a

distanza di 45 anni.

Questa è una sua opera,

tripudio di colori che

gioiosamente descrive la

sua anima! Un omaggio

significativo all’arte che

tanto ama!

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STEFANO FRANCIA ENJOYART - POMODORO STUDIO ALWAYS

presentano

la collana musicale

EnjoyArt

DISPONIBILE SU TUTTI I DIGITAL STORE


Grandi Ballerini di

Tango nella storia

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FEDERICO VESSELLA

Massimo Polo - Oxsana

ph. Monica Irma Ricci


I nomi dei primi ballerini di Tango argentino non si trovano nei libri di

storia dedicati a questo genere, bensì nei rapporti della polizia di Buenos

Aires. In un documento del 1862 si legge che Daniel Molina, Feliciano

Orsine, Rufino Olguín e José Sandoval, insieme ad alcune donne,

furono condotti al commissariato poiché stavano ballando e "tirando

cortes", cosa proibita dalla legge. Queste persone erano considerate, a

tutti gli effetti, dei fuorilegge ma, grazie ai periodici interventi degli agenti

di polizia, oggi è possibile conoscerne i nomi ed alcune loro vicende

legate ad un periodo che va dalla fine del XIX secolo agli inizi del XX.

Così sappiamo di un certo "Mascarita" Filiberto, padre di Juan de Dios

Filiberto autore del tango "Caminito", dell'attore Elias Alippi, di Enrique

Saborido autore de "La Morocha"; a questi tangueri si aggiungono Jorge

Newbery che fu pioniere del tango esportato a Parigi, Ricardo Guiraldes

scrittore ed autore del libro "Don Segundo Sombra" e Vicente Madero.

Tuttavia, agli albori del tango, il nome che circolò con più frequenza e

che divenne rapidamente molto popolare tra i fruitori del tango fu quello

di José Ovidio Bianquet detto "El Cachafaz"; a lui vennero dedicati un

tango omonimo (El Cachafaz, appunto) e "Bailarín compadrito" di Miguel

Bucino (anch'egli ballerino esperto). Alcuni versi di quest'ultimo tango

sono significativi dell'importanza della figura del ballerino all'interno della

società tanguera, poiché descrivono come si presentava agli occhi della

platea danzante un "professionista" del ballo: "Vestido como dandy,

peinao a la gomina y dueño de una mina más linda que una flor, bailás

en la milonga con aire de importancia, luciendo la elegancia y haciendo

exhibición".

Si conoscono altresì i nomi di diverse ballerine: Maria Rangolla che

ispirò il brano di milonga "Maria La Vasca", Joacquina "la China" Marán

alla quale Bergamino dedicò il tango "Joacquina" e Carmencita Calderón

la storica compagna del Cachafaz alla quale José Gobello dedicò il

tango "La piba sin tiempo".

In questa stessa epoca, negli anni ruggenti del Novecento, si distinsero

altri importanti ballerini, come José Giambuzzi detto "El Tarila", José

Maria Baña "El Pibe Palermo" e Casimiro Aín, il quale, secondo la

leggenda, si esibì di fronte a Papa Pio XI per dimostrare come il tango

non fosse un ballo scandaloso che potesse contravvenire ad una certa

"morale cattolica"; la stessa leggenda dice che il Pontefice approvò il

tango proprio grazie all'esibizione di Casimiro, per la fortuna di tutti i

tangueri di ieri e di oggi.

Una menzione speciale va fatta per Bernabé Simarra, soprannominato

"El Rey del Tango, che ballò ed insegnò a Parigi, Venezia e Barcellona.

La sua storia potrebbe ricadere tra le tante stereotipate vicende di coloro

che, sopraffatti dalla fama e dalla ricchezza, non seppero gestire così

tanta fortuna; infatti, Simarra raggiunse un rapido successo, ma al tempo

stesso dilapidò quanto guadagnato e finì i propri giorni nell'assoluta

miseria a Montevideo.

Cesar Tito Lusiardo fu un altro nome di spicco tra i ballerini di tango.

Attore, oltre che ballerino, partecipò a molte pellicole con Carlos Gardel

e continuò la propria carriera cinematografica fino al 1969 per un totale

di 46 film; visse nella Calle Corrientes dove, ancora oggi, viene ricordato

con una targa commemorativa che lo indica come un accattivante

"porteño".

Durante la Epoca de Oro si assistette ad una crescente evoluzione del

Tango, con la nascita di orchestre e stili musicali originali ed

innovativi.Tale ricchezza favorì la nascita, anche nel ballo, di proposte e

interpretazioni del tutto nuove, approcci con passi e figure plasmati sulla

musica e per la musica delle principali orchestre.

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Si andò incontro ad una sorta di specializzazione dei

ballerini, i quali elessero una loro orchestra favorita e, in

base alla musica proposta, definirono i prinicipi base per

meglio interpretarne lo stile.

A partire dagli anni '40, nei diversi quartieri e club

sportivi di Buenos Aires si ballava un tango "familiare",

scarno di regole, a differenza delle Accademie dove

veniva insegnato uno stile più formale e pulito. In

seguito al successo dell'orchestra di Juan D'Arienzo, la

gioventù porteña iniziò a riempire le piste, cambiando

modo di ballare unitamente all'adozione di nuove mode

d'abbigliamento. Quest'ultimo elemento può sembrare

secondario, ma ebbe un importante impatto nel definire

nuove figure, nate proprio dalla possibilità di una

maggiore libertà di movimento. Nacquero così boleos,

ganci, salidas e forme alternative di iniziare a ballare,

che presero il nome di "Estilos de los 40". Così come si

ebbe una differenziazione tra gli stili orchestrali,

altrettanto si osservò tra i diversi quartieri della capitale

argentina, al punto che ogni "barrio" arrivò a definire un

proprio stile con ballerini di riferimento per ciascuno di

essi.

Tra i più noti ballerini degli anni '40, anche per la sua

filosofia di vita, è importante citare Carlos Estévez

"Petroleo" il quale raccontò che "cuando me jubilé del

banco vendí mi casa y con esa plata seguí jugando.

¿Para qué la quería? Tangos, carreras y alguna mujer.

No hay que agarrar la vida en serio. Yo viví como quise.

Se puede vivir en serio con trabajo y honestidad, pero

no es tan divertido. Uno tiene que vivir sus sueños, ahí

está la verdad."

Petroleo fu uno dei prinicpali interpreti dello stile

dell'orchestra Di Sarli, mentre "El Flaco Tin" fu il

riferimento per i ballerini che amavano Anibal Troilo.

Altri famosi ballerini che plasmarono lo stile del Tango

tra gli anni '40 e '50 furono Antonio "El Cuarteador",

Carlos Almada, "El negro" Alfredo, "El pibe" Gascón e

José Giambuzzi "Tarila" tra gli altri.

Con l'avvento degli anni '50, comparve sulla scena del

tango danza il creatore del Tango Escenario, Juan

Carlos Copes, il quale portò con Maria Nieves il Tango

a Broadway nel 1985, facendolo rinascere in tutto il

mondo. Al tango di Copes si affiancarono in quegli

stessi anni Gloria e Eduardo Arquimbau, i Rivarola, i

Dinzel, tutti principalmente ballerini di tango escenario,

ed i "milongueri" José Vazquez “Lampazo”, Jorge

Orcaizaguirre “Virulazo”, Antonio Todaro e Domingo

Monteleone “Pepito Avellaneda”, quest'ultimo, grande

ballerino di milonga.

Nel loro complesso, questi interpreti del tango diedero

un significativo impulso nel plasmare i diversi stili con in

quali ancora oggi si ballano le principali orchestre di

tango in giro per le milonghe di tutto il mondo. La loro

eredità viene ancora oggi trasferita attraverso nuove

generazioni di maestri che continuano ad arricchire

questo patrimonio culturale del tango danza attraverso

le scuole e le accademie da loro gestite.


LE IMPURE

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Roberta Sgambati

Le Impure

Kim Liggett

Prezzo: € 19,90 | Ebook: € 9,99 |

Pagine: 312 | Genere: Distopico Dark Fantasy YA|

Editore: Mondadori

TRAMA

Nessuno parla mai dell'anno di grazia. È proibito. Nella

Garner County, tutte le ragazze, al compimento del loro

sedicesimo anno, vengono bandite dalla comunità e

obbligate a vivere nella foresta per un anno, affinché

sfoghino la loro magia nella natura selvaggia per poi

tornare nella civiltà, sempre che sopravvivano,

purificate e pronte per il matrimonio. Nella società

patriarcale in cui sono cresciute, infatti, si è convinti che

a quell'età le ragazze abbiano il potere di persuadere gli

uomini ad abbandonare i loro letti coniugali, di far

perdere la testa ai coetanei e di far impazzire di gelosia

le mogli. Si crede che la loro stessa pelle emani un forte

afrodisiaco, l'essenza potente della gioventù, delle

ragazze sul punto di diventare donne. Tierney James,

però, non si sente potente. Né si sente magica. Ma,

questo sì, sente che dietro l'esperienza che la attende si

cela qualcosa di più spaventoso dei pericoli nascosti

nella foresta o dei bracconieri pronti a rapire lei e le

altre ragazze per ucciderle, farle a pezzi e venderle al

mercato nero. La minaccia più grande e terribile

potrebbe arrivare proprio dalle sue compagne di

sventura, ma Tierney non è disposta a subire

passivamente la sorte che le è stata assegnata... Con

prosa tagliente e crudo realismo, "Le impure" racconta i

complessi legami che uniscono tra loro le ragazze – e le

donne che saranno – e la necessità di opporsi con forza

a una società troppo spesso ancora misogina e

patriarcale che impedisce loro di esprimere in totale

libertà i propri talenti.

Rubrica a cura del blog

"Il COLORE DEI LIBRI"


http://ilcoloredeilibri.blogspot.com/

In questo periodo faccio davvero fatica a trovare libri che riescano ad

appassionarmi al punto da tenermi incollata alle pagine fino a notte fonda, spesso

mi trascino le letture per giorni e tendo a distrarmi, perdendo il filo... Per fortuna

però esistono anche libri come Le impure, che fin dalle prime pagine riescono a

coinvolgere il lettore spingendolo ad arrivare alla fine senza mai distrarsi!

Kim Ligget ci porta in un mondo non ben definito, dove le donne vengono trattate

come oggetti, utili solo a far figli e a soddisfare le esigenze degli uomini, costrette a

vivere una vita priva di libertà, usate e gettate via quando i loro mariti si stufano e

che finiscono per liberarsene accusandole di stregoneria e facendole così finire

sulla forca...

Pagina dopo pagina ho sentito la rabbia crescere, mi venivano i brividi nel leggere

le ingiustizie a cui le donne venivano sottoposte, ma la cosa peggiore è che spesso

son le stesse donne a far del male e schiacciare le altre donne... Kim Liggett coi

mostra come spesso le parole sia l'arma pericolosa, come sia facile abbindolare

menti fragili e fargli credere ciò che si vuole, manipolandole a piacimento...

le impure ci racconta di come a Garner County le ragazze appena compiono 16

anni son destinate a ricevere un velo come promessa di matrimonio e ad andare

per un intero anno a vivere nella foresta, dove in teoria devono sfogare la propria

magia, rischiando però la loro stessa vita e se da una parte solo alcune di loro

riceveranno il velo tutte senza distinzione dovranno affrontare il cosiddetto Anno di

Grazia...

La protagonista è Tierney James, una ragazza ribelle, cresciuta come un

maschiaccio e abituata ad usare il cervello, ad analizzare ogni cosa, lei non sente

quel potere tanto decantato, lei non vuole nemmeno piegarsi al velo, lei vuole

sapere cosa accade alle ragazze che vengono mandate nella foresta per un anno...

E lo scoprirà sulla sua pelle, sarà testimone di cose che lasceranno in lei un segno

profondo, quello che vivrà la porterà a cambiare... In che modo avverrà il

cambiamento e cosa dovranno affrontare lei e le altre ragazze lascio scoprirlo a voi,

perché vi assicuro che Le impure è uno di quei libri che prende vita pagina dopo

pagina, la storia di Tierney diventerà parte di voi e proverete le sue stesse

emozioni, le paure e i dubbi!

Le Impure è stata una lettura davvero incredibile, mi ha scossa profondamente e mi

ha fatto provare emozioni contrastanti, ci son stati momenti con scene un po' troppo

violente, ma che sono in linea con la storia...

Come ho detto all'inizio tutta la parte dell'ambientazione non è ben definita, Kim

Liggett si è concentrata maggiormente sulla caratterizzazione dei personaggi e sullo

sviluppo della storia, rendendo il tutto più realistico, ha usato temi attuali ed ha

creato una storia che riesce a trascinare il lettore, la cui attenzione viene tenuta

sempre a livelli molto alti grazie ai colpi di scena e al mistero che ruota intorno

all'anno di grazia.

Le impure è un libro che mi ha sorpreso, che mi ha saputo tenere incollata alle

pagine dall'inizio alla fine e che mi ha ricordato che alla fine ci sono ancora posti in

cui la donna viene demonizzata e che Garner County in fondo non è poi tanto

distante da noi... Non posso che consigliarvi caldamente questa lettura, sono certa

che anche voi come me ne resterete piacevolmente colpiti!


IL FULMINE DANZANTE - Quasi un romanzo

JOSEPH FONTANO

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L'autobiografia di un uomo nato in Usa nel dopoguerra. Fontano

racconta le sue avventure familiari e artistiche intrecciate al mondo

che cambia e di una società che gli va stretta. Un ragazzo alla ricerca

delle sue radici italo-americane; un uomo alla conquista del mondo,

che da New York si trasferisce in Italia nel '71: qui costruisce una

nuova strada, quella della danza contemporanea. Il tutto raccontato

attraverso gli incontri, il lavoro e gli amori di chi non aveva mai

immaginato di entrare nei libri di storia come uno dei pionieri di un

nuovo modo di vedere l'arte coreutica, un teatro di danza che l'Italia

non aveva mai visto prima.

GJoseph Fontano (New York, 7 settembre 1950)

è un danzatore e coreografo statunitense di origine

italiana. Dal 1989 è docente di ruolo presso

l’Accademia nazionale di danza di Roma dove

insegna danza contemporanea composizione

coreografica, concetti Laban, performance e

progettualità. È presidente del World Alliance

Dance Europe ed è stato dal 2009 al 2013,

Presidente dell’International Dance Committee –

International Theatre Institute dell'UNESCO. È

unanimemente considerato il padre spirituale della

danza contemporanea in Italia.


Le collane musicali per la cura del copro, dell’anima e della mente. Prodotte

dall’associazione Stefano Francia EnjoyArt, Pomodoro Studio Edizioni

Musicale - Always Record e composte dalla compositrice americana Judie

Collins e dal maestro Ciro Vinci. Ultima produzione "Dillo Alla Danza 2002"

Dopo il successo di "Dillo Alla Danza vol 2" pubblicato in occasione della Giornata

Mondiale della Danza, l'associazione Stefano Francia EnjoyArt, lancia una nuova

produzione discografica dedicata ai ritmi di tutti gli stili di danza. Prossimamente su tutti i

digital store arriva il terzo volume di "Dillo alla Danza 2022".

La collana discografica, disponibile su ogni digital store (Spotify, Deezer, Amazon Music,

Apple Music… ) sarà composta da vari volumi, ognuno dei quali studierà il ritmo di una

singola danza. I primi 3 volumi sono dedicati al ritmo del Cha Cha Cha e Rumba e un

volume dedicato al relax e meditazione. E a breve uscirà anche il terzo volume della

compilation "Dillo Alla Danza 2022".

"Rhythm" è studiata per agevolare l'insegnamento musicale e coreutico di ogni singolo

ballo. In ogni volume amatori e professionisti possono sviluppare la loro tecnica

seguendo il ritmo della danza selezionata…

"Relaxing" invece, è una collana che raccoglie brani composti per accompagnare il

danzatore nell’ attività di rilassamento quotidiano e meditazione composte a 432 Hz.

L’accordo a 432 Hertz (Hz) risuona con le frequenze fondamentali del vivente: battito

cardiaco, replicazione del DNA, sincronizzazione cerebrale, e con la Risonanza di

Schumann e la geometria della creazione.

“Musicoterapia” La musicoterapia è una disciplina basata sull'uso della musica come

strumento educativo, riabilitativo o terapeutico. Basandosi su questa definizione il

Pianista, musicoterapista, compositore, vocal coach, Ciro Vinci, presenta il suo primo

album sul benessere dell’essere umano intitolandolo “Musicoterapia”, un lavoro composto

da 8 track con lo scopo di educare, riabilitare e accrescere la cultura del benessere.

Diversi studi hanno dimostrato che la musica influenza il cervello ed il corpo, l’ascolto

delle note musicali sono utili per alleviare lo stress, ridurre la depressione e contrastare

stati mentali negativi. Molte ricerche sull’argomento hanno evidenziato che alcuni dei

principali modi in cui la musica può aiutarci a sentirci meglio, è ridurre l’ansia,

migliorando l’accettazione di sé e facilitando la comunicazione e le relazioni con gli altri,

ascoltare musica è altamente legato all’aumento di stati di felicità. La musica a questa

frequenza è stata utilizzata per migliaia di anni come musico terapia anche se è decollata

nei primi anni 2000.

Le pubblicazioni discografiche prodotte dalla Stefano Francia EnjoyArt sono state

composte scegliendo melodie musicali, concentrate sui ritmi accompagnati da sole

armonie per sviluppare maggiore concentrazione e apprendere meglio il ritmo di un ballo.

Avere una conoscenza di base della musica, e in particolare del ritmo, aiuta nei

movimenti e armonia del corpo. Una base ritmica è il giusto supporto per memorizzare la

coreografia, per migliorare la coordinazione con il partner o i partner e, soprattutto, a

muoverci a tempo. Ogni singolo album è utile ai principianti, agli amatori ai professionisti,

ai semplici appassionati di musica, e ai coach. L’utilizzo della musica nell’apprendimento

sviluppa maggiori endorfine rendendolo più facile. Il progetto è stato realizzato da

Fabrizio Silvestri e Bernardo Lafonte. La produzione è affidata al Pomodoro Studio

Edizioni Musicale e la distribuzione, negli store digitali, alla Always Record. La

composizione delle basi musicali ritmiche di latini, standard, liscio e ballo da sala e

caraibici è affidata all’artista Americana Julie Collins, mentre la musico terapia al maestro

Ciro Vinci, Pianista, musicoterapista, compositore, vocal coach. La sua musica innovativa

ed elegante dotata d’intensa espressività è frutto di una ricerca profonda ed elaborata di

contaminazioni sonore che si aprono al new age, al jazz, alla musica mediterranea e la

rendono pienamente compatibile come colonna sonora d’ immagini surreali. Dal 2019

compone musiche per programmi televisivi in onda su “La 7” e per spot pubblicitari per

reti nazionali e Web. Gli album sono disponibili su tutti i digital store.


“Io e la mia famiglia di barbari”

Il nuovo libro di Pacifico.

In libreria e negli store digitali “Io e la mia famiglia di barbari” (La nave

di Teseo), il secondo romanzo di PACIFICO (al secolo Luigi “Gino” De

Crescenzo): un racconto autobiografico, un affresco della storia d’Italia

e dei suoi emigrati oltre che una testimonianza di affetto e gratitudine

verso la propria scalcagnata e impareggiabile famiglia.

A poche centinaia di chilometri li aspettava un lavoro, una casa,

un bambino infilato in una tutina di spugna da cullare tra le braccia.

Fuori una periferia buia, senza mare, senza porto, senza palazzi

nobiliari fatiscenti.

E che comunque sembrava la salvezza.

«Io e la mia famiglia di barbari conferma che Pacifico è uno scrittore,

un romanziere, capace di uscire dalla forma canzone per distendersi

su una misura più ampia. Ma questo libro autobiografico, divertente e

commovente, mostra anche quanta vita sta all’origine, magari

involontaria, dei suoi bellissimi testi per la musica» commenta

Elisabetta Sgarbi, fondatrice e Direttrice Generale ed Editoriale de La

nave di Teseo. Sin dalla copertina, scatto realizzato intorno agli anni

‘50 dal grande interprete della fotografia contemporanea Nino Migliori

(classe 1926), ci si immerge immediatamente nell’atmosfera intima e

delicata del romanzo, che cattura momenti di una quotidianità fragile e

solida, allo stesso tempo.

PACIFICO in Io e la mia famiglia di barbari racconta l’epopea della

sua famiglia allargata, i “Campanici”, e dei genitori, Pia e Guido,

emigrati a Milano in cerca di lavoro. I riti delle vacanze e del

controesodo annuale - con i loro ingorghi e interminabili viaggi in treno

- i matrimoni e i funerali, i dissidi e le riconciliazioni, il passaggio

generazionale, fino alla perdita del padre, all’abbandono della casa in

cui hanno vissuto per quarant’anni, al proprio trasferimento a Parigi e

alle telefonate alla madre che vive da sola. L’autore costruisce così a

piccoli passi, con attenzione alla quotidianità e soffermandosi su

particolari momenti, situazioni o gesti, qualcosa che pian piano

assume quasi il respiro dell’epos, la saga dell’emigrazione, tra

umorismo, commozione e amore per la sua stramba famiglia.

Musicista, scrittore, autore e cantautore tra i più

stimati del panorama italiano, PACIFICO

(all’anagrafe Luigi “Gino” De Crescenzo) ha

all’attivo sei dischi e un EP a suo nome (“Pacifico”,

“Musica Leggera”, “Dal giardino tropicale”, “Dentro

ogni casa”, “Una voce non basta” e “Bastasse il

cielo”). Negli anni ha partecipato due volte al

Festival di Sanremo e si è aggiudicato prestigiosi

riconoscimenti, tra cui il Premio Tenco per la

Migliore Opera Prima, la Targa Tenco 2015 come

Migliore canzone dell’anno con il brano “Le storie

che non conosci”, scritto e interpretato con

Samuele Bersani, e il Premio della Miglior Musica

al Festival di Sanremo. Il suo primo romanzo,

Come autore musicale, oltre al decennale

sodalizio con Gianna Nannini, nel corso della sua

carriera ha scritto per Andrea Bocelli, Gianni

Morandi, Adriano Celentano, Malika Ayane, Eros

Ramazzotti, Zucchero, Giorgia, Antonello Venditti,

Extraliscio, Claudio Capeo e molti altri.


Dopo il successo de "Il Condominio" Enrica Bonaccorti torna in libreria

Condominio, addio!

«La realtà era che un meteorite era caduto sul mio deserto, e io non sapevo se scappare il più lontano possibile o fare cuccia

nel suo cratere».

«La realtà era che un meteorite era caduto sul mio deserto, e io

non sapevo se scappare il più lontano possibile o fare cuccia nel

suo cratere».

Enrica Bonaccorti firma un nuovo romanzo ironico,

imprevedibile, al tempo stesso leggero e drammatico, una

lettura sorprendente in cui ritroviamo nuovamente Cico,

l’originale protagonista del precedente romanzo di Enrica, Il

condominio (2019, Baldini+Castoldi). In Condominio, addio!, un

romanzo delizioso e imprevedibile, tra attacchi di

“fantasticheria”, incontri dettati dal destino e scoperte disarmanti,

l’imperturbabile Cico, misantropo dal cuore d’oro, sembra ora

disposto a cambiare non solo l’indirizzo di casa.

Questo il commento di Enrica Bonaccorti: «Io mi sono divertita

tanto a scriverlo questo libro, spero anche voi a leggermi! Se

conoscete già Cico sapete che con tutto il suo cinismo, è un

portatore sano di allegria. E quanto ce n’è bisogno, in questi e in

tutti i tempi! Buona lettura e buon divertimento, vi assicuro che

siete in buona compagnia!»

Questo il commento di Elisabetta Sgarbi, fondatrice e Direttrice

Generale ed Editoriale de La nave di Teseo e Presidente e

Direttrice Generale di Baldini+Castoldi: «Enrica Bonaccorti sta

costruendo un piccolo grande mondo, popolato di personaggi

che, romanzo dopo romanzo, stanno uscendo dalle pagine per

entrare nell’immaginario dei suoi lettori. E sono felice di

accompagnarla in questo viaggio nell’invenzione narrativa».

Enrica Bonaccorti (Savona, 18 novembre 1949), gran signora

della tv italiana e conduttrice radiofonica di enorme successo, ha

sempre frequentato la scrittura: paroliera di canzoni

indimenticabili – “La lontananza”, “Amara terra mia” –,

giornalista su varie testate come «Sette», «Corriere della Sera»,

ha curato la rubrica d’opinione «Il Francobollo» finché non è

approdata alla narrativa con La pecora rossa e L’uomo

immobile, inserito dal Ministero della Salute fra i testi che hanno

«più correttamente divulgato una sindrome clinica». Nel 2019 ha

pubblicato per Baldini+Castoldi Il condominio, primo capitolo

delle avventure di Cico. Le sono stati assegnati la Maschera

d’argento per la radio, tre Telegatti per la televisione e, per la

sua attività giornalistica, il Flaiano, il Penne pulite e il Guidarello.


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L’isola di Procida è stata una location ambita per molti film, tra i quali Il Postino

con Philippe Noiret e Massimo Troisi e Il talento di Mr. Ripley con Matt Damon.

La letteratura e il cinema sono stati sempre molto presenti sull’isola. Infatti nel

mese di settembre, il Comune di Procida organizza una settimana dedicata alla

cultura durante la quale viene assegnato il premio letterario dedicato alla

scrittrice Elsa Morante.

Quando si arriva all’isola di Procida lo sguardo viene subito catturato dalle case

tutte colorate di Marina Grande. L’isola è abitata da pescatori, ha tante

insenature e spiagge accessibili con un mare azzurro e colline.

Il Castello D’Avalos fornisce invece l’ambientazione per il carcere del film

drammatico Detenuto in attesa di giudizio, con Alberto Sordi. Tra le cose più

belle da fare e vedere a Procida c’è il

Palazzo Montefusco, Marina Grande, edificato nel XII secolo. Sul piazzale del

porto c’è la fermata degli autobus, stazionamento di taxi e microtaxi, bar, locali

e ristoranti, mentre sulla sinistra si apre Via Roma, il cuore commerciale e

turistico di Procida con tanti negozietti per lo shopping.

Qui è possibile visitare la Chiesa della Pietà, con il suo campanile Barocco, e il

crocifisso ligneo del 1845, in Piazza Sancio Cattolico.

Il centro fortificato di Terra Murata è un luogo di estrema bellezza edificato sul

punto più alto dell’isola. Si trova a picco sul mare ed è raggiungibile solo

attraverso una ripida salita dalla quale è possibile ammirare un panorama

mozzafiato su tutto il golfo di Napoli.

Un’altra splendida attrattiva è sicuramente l’Abbazia di San Michele (XVI sec.)

dove sono conservate numerose opere d’arte tra cui un dipinto raffigurante San

Michele che sconfigge Satana. Da non perdere il tour dei sotterranei in cui vi è

un antico luogo di sepoltura.

Il Casale Vascello è un antico borgo fortificato ubicato ai piedi di Terra Murata.

E’ un complesso del 600’ molto ben conservato dotato di due ingressi – uno in

via Principe Margherita e l’altro in Via Salita Castello – caratteristica da cui

deriverebbe il suo nome originario “vascello sfondato”.

Marina Corricella, il borgo marinaro più antico di Procida, è la tappa fissa.

L’odore di mare, le stradine caratteristiche, la singolare architettura e l’assenza

totale di autoveicoli rendono la Corricella un mondo a parte. Tappa obbligata

per gli amanti del turismo gastronomico e cinematografico è il Bar Graziella, set

di numerose produzioni cinematografiche.

Il borgo pedonale La Corricella di Procida rappresenta l’anima antica dell’isola.

Spiagge e insenature a Procida sono vere cartoline. Spiaggia della

Lingua.Ubicata all’estremità sinistra del porto di Marina Grande e a differenza

delle altre spiagge è raggiungibile da una scalinata che scende lungo il costone

di roccia partendo dalla fine di via Bartolomeo Pagano. La spiaggia della

Chiaiolella, litorale più lungo e frequentato dell’isola di Procida. Spiaggia di

Ciraccio. E’ questo il tratto sabbioso più lungo di tutta l’isola di Procida e per

questo il più ricco di stabilimenti, nonostante sia molta la superficie di spiaggia

libera. La spiaggia di Ciraccio è più appartata rispetto alla Chiaiolella. Da

visitare la Spiaggia del Postino, dove fu girata una delle scene più intese del

celebre film del 1994, quella in cui Mario (Massimo Troisi) e la bella Beatrice

(Mariagrazia Cucinotta) si incontrano e si innamorano per la prima volta.

La Spiaggia della Chiaia è la più centrale delle spiagge di Procida, ma allo

stesso tempo anche la più “isolata”. Procida visitata in barca, offre una

prospettiva unica, si possono ammirare luoghi come il centro medievale di Terra

Murata, il borgo marinaro di Marina Corricella, la baia della Chiaiolella e il Faro.

A Procida è d’obbligo mangiare il piatto tipico “spaghetti con i ricci di mare”. Ma

si possono mangiare anche alici, branzini, orate, palamiti e frutti di mare. Il

territorio vulcanico dell’interno, invece, è uno scrigno di verdure, primizie e

agrumi. Tra i piatti di terra troviamo il “tortano” con i carciofi, in cui i carciofi di

Procida sono racchiusi insieme a provola e salsiccia in un delizioso scrigno di

pasta di pane, e il coniglio alla procidana, che si serve insaporito da pomodoro

ed erbe aromatiche dopo essere stato stufato a lungo in tegami di terracotta. Il

dolce tipico dell’isola sono le Lingue di Suocera, deliziosi strati di pasta sfoglia

farciti con crema ai limoni di Procida.


LA VIA DEI BRIGANTI

TuttoBallo

500 CHILOMETRI SULLE ORME DEL GENERALE BORJES PER

RIPERCORRERE UN PEZZO DI STORIA D’ITALIA

28 GIORNI SULLA VIA DEL BRIGANTAGGIO ATTRAVERSO 5 REGIONI

Il “Grande Cammino dei Briganti”, un percorso che collega a piedi le principali tappe storiche

del brigantaggio meridionale attraverso cinque regioni italiane: Abruzzo, Lazio, Molise,

Campania e Basilicata da compiere in 28 giorni di cammino per un totale di 500 chilometri. Se

poi qualcuno vuole percorrerlo di seguito al classico Cammino dei briganti, le tappe diventano

35 e i chilometri 600. L’inaugurazione si è tenuta a Tagliacozzo. Il nuovo percorso nasce da

un’idea di Luca Gianotti, coordinatore della Compagnia dei Cammini che aveva già progettato

il primo Cammino dei Briganti e ha portato avanti con l’aiuto dei volontari e alcuni Comuni dei

territori attraversati un nuovo itinerario più lungo e completo che parte da Sante Marie (Aq) e

Tagliacozzo (Aq) fino ad arrivare a Potenza. Per chi ha già amato il Cammino dei Briganti,

oggi c’è la possibilità di comprendere ancora più a fondo le origini del brigantaggio con un

percorso che riporta ad un tuffo nella storia, nelle tradizioni, nella natura e nella cultura

meridionali. L’itinerario segue, infatti, l’asse percorsa dal generale Borjes, celebre brigante,

nella sua fuga dal Vulture nel tentativo di mettersi in salvo nello Stato Pontificio. Una delle

storie emblematiche dei tempi dell’Unificazione d’Italia, quando i briganti viaggiavano a piedi

clandestinamente in opposizione al potere sabaudo. Una storia ai margini, oggi in fase di

riscoperta e revisione che svela un volto nuovo di quelle vicende storiche: i briganti erano

persone che si opponevano all’invasore, che resistevano, e quindi si davano alla macchia e

alla guerriglia. I Sabaudi, nuovi padroni arrivati dal Nord, avevano decuplicato le tasse e

imposto la leva obbligatoria a chi non poteva sottrarsi all’obbligo di custodire la terra. É quindi

una storia di povertà e oppressione. “I territori attraversati furono vissuti da tante bande di

briganti. Un censimento ci dice che nel 1861 agivano 39 bande in Abruzzo, 42 al confine con

lo Stato Pontificio, 15 nel Molise, 47 nell’entroterra irpino e lucano. I briganti furono migliaia,

come migliaia purtroppo furono i morti di questa guerra civile, così dimenticata dalla storia.

Durante il percorso, ogni giorno si raggiungono luoghi importanti per la storia del brigantaggio

ed è per questo che ogni tappa porta il nome di un brigante diverso per conoscerli e capire chi

erano – spiega Luca Gianotti, coordinatore della Compagnia dei Cammini.”

Il Grande Cammino dei Briganti si può percorrere in 28 giorni di cammino oppure in 35, se si

aggiunge il tradizionale Cammino dei Briganti. E’ un itinerario molto più lungo, quindi di

maggiore difficoltà per il camminatore che può ritirare il suo “salvacondotto” all’inizio per

mettere un timbro ad ogni tappa. Si può partire sia da Sante Marie che da Tagliacozzo (Aq),

due luoghi emblematici per la fuga del generale Borjes che, dopo aver rotto con Carmine

Crocco, dal Vulture arrivò vicino a Sante Marie, dove fu catturato insieme ai suoi uomini,

portato a Tagliacozzo e fucilato. Sante Marie è storicamente il luogo di partenza e arrivo del

Cammino dei Briganti, mentre Tagliacozzo è più raggiungibile con i mezzi, con il treno da

Roma, ed è una città d’arte che merita una visita. Il cammino, inoltre, si può percorrere in

entrambi i sensi, da Nord a Sud o viceversa, anche se in questa fase iniziale, sarà segnato

meglio dirigendosi partendo da Nord.

Questo cammino fa parte della Rete di cammini della Compagnia dei Cammini in cui ci sono

anche: Cammino dei Briganti, Via Cretese, Sentiero Spallanzani, Sentiero dell’Inglese, Via del

Tratturo.

Il Grande Cammino dei Briganti è stato realizzato con l’aiuto dei comuni di Sante Marie,

Tagliacozzo, Castellafiume, Capistrello, Civita d’Antino, San Vincenzo Valle Roveto,

Balsorano, Pescosolido, Alvito.

Per conoscere tutti i viaggi della COMPAGNIA DEI CAMMINI: www.cammini.eu


RIGHETTO, ESCHER E LA

REPUBBLICA ROMANA DEL 1849

Camminare seguendo un pensiero. Il

tragitto che ne deriva è carsico,

umorale, fatto di svolte, associazioni,

rimandi.

Salendo tra gli scogli e la vegetazione

della Rampa di Righetto, s'arriva alle

mura gianicolensi, nei pressi di Villa

Sciarra. Righetto era un ragazzo

trasteverino di 12 anni, garzone di

fornaio alla Renella (c'è, ancora oggi,

un forno, in via della Renella, spande

un profumo buono).

Nell'estate del 1849 la difesa della

Repubblica è allo stremo. Papa Pio IX

s'era rifugiato a Gaeta già dal 24

novembre 1848, ospite di Ferdinando II

di Borbone, invocando l'aiuto straniero.

Il 25 aprile 1849 sbarca a Civitavecchia

il corpo di spedizione francese,

comandato da Oudinot che s'aspettava

un ingresso non contrastato a Roma.

E, invece, si trova di fronte a una

difesa assolutamente gloriosa: per tutto

il mese di giugno i Francesi

attaccarono i bastioni, dove un esercito

improvvisato di volontari tenne testa ai

soldati del più famoso esercito

d'Europa. Al Vascello, a villa Corsini, a

villa Spada, a villa Pamphili, tutti luoghi

magnifici di delizie principesche e

cardinalizie, i difensori della

Repubblica, asserragliati, non

cedevano. E tutti contribuivano alla

causa, anche recuperando le granate

inesplose da riusare contro il nemico.

Donne e bambini si dedicavano a

questo lavoro rischioso: spegnevano le

micce con una pezza bagnata. Quel

giorno, Righetto non c'è riuscito - la

miccia era troppo corta e interna.

Al Gianicolo, a Monteverde Vecchio, i

nomi delle vie, delle rampe, di scale e

scalee sono, in gran parte, tutte

intitolate a chi ha combattuto per la

Repubblica Romana.

A Porta San Pancrazio ha sede il museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, con una sezione dedicata

alla storia e alle vicende della Divisione Italiana Partigiana Garibaldi. È stato riaperto al pubblico nel 2011, in occasione

dei 150 anni dell'Unità d'italia. È un luogo - lontano dai circuiti dei grandi flussi di turisti - in cui ti ritrovi immerso in quel

grande sogno indipendentista: video, touch screen, plastici e mappe multimediali spiegano in modo emozionante e

coinvolgente battaglie e luoghi degli scontri, con grande dovizia di dettagli e curiosità.

Esiste una Roma Ribelle e Resistente.

Rita Martinelli

Ridiscendo lungo le mura gianicolensi e mi dirigo verso via Poerio. Al civico 122 c'è la casa dove ha abitato, per anni,

Maurits Cornelis Escher. La torretta era il suo studio. Amava profondamente il sud, il Mediterraneo, il mare e anche Roma.

Spirito libero, avverte un clima politico sempre più teso e cupo e, quando si vede arrivare a casa il figlio Giorgio vestito da

balilla, decide di lasciare l'italia. È il 1935 - curioso, lo stesso anno della litografia - Mano con Sfera Riflettente - in cui lui è

seduto lì, nel suo studio.


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«Ouro Preto é a sua cidade, amor, inspiração.»

Alberto da Veiga Guignard

Uno dei viaggi più affascinanti in cui mi sono ritrovato a

sperimentare il mio essere trapper è sicuramente quello in

Brasile tra natura selvaggia, arte, musica, ottima cucina in

compagnia di gente divertente e molto sociale. Il vasto

territorio brasiliano ti permette di scoprire micro e macro

mondi, uno diverso dall’altro con influenze autoctone e

internazionali.

Una delle città che mi ha più colpito in modo particolare è

Ouro Preto, un vero e proprio gioiello barocco di epoca

coloniale portoghese. Fondata nel XVIII secolo, Ouro Preto

è una delle città più storiche e caratteristiche del Brasile, è

localizzata in una regione piuttosto montuosa a un’ora e

mezza circa dalla capitale Belo Horizonte, nello stato

Minas Gerais. Pensate che il punto più alto della città è

situato a 1722 metri sul livello del mare.

Ouro Preto, tradotto in italiano come “oro nero", è famosa

per essere la città dei cercatori d’oro, denominata così per

via del suo prezioso minerale di colore scuro. E’ stata una

delle città dove il Portogallo ha estratto la maggior parte

del suo oro durante la colonizzazione.

Circa tremila tonnellate d'oro sono state ottenute dalla

regione e trasportate lungo un percorso chiamato "Estrada

Real", cioè la "strada reale", fino ai porti di Rio de Janeiro.

Alcuni chilometri prima di arrivare all’entrata della città si

percepisce già l’aria fresca caratteristica delle montagne,

ma l’unicità è proprio il paesaggio tipico e particolare,

diverso dalle altre zone del Brasile.

Ouro Preto è una città che esalta l’arte e la cultura, la

storia, la buona cucina e la gente semplice ed ospitale. Dal

1980 è patrimonio culturale dell’UNESCO.

Il modo migliore per visitare la città è munirsi di scarpe

comode e camminare per le stradine ripide lastricate con

pietre originali dell’epoca. Avventurarsi tra le case bianche

con porte e finestre variopinte, con i balconi e terrazzi

scolpiti con cura dai maestri muratori in tipico stile

coloniale portoghese, vi trasporterà a spasso nel tempo e

nella storia. Fotografare le numerose fontane in pietra che

costellano la città, è un must.

Il posto migliore per iniziare una passeggiata è da Praça

Tiradentes, la piazza principale della città, dove si trova il

Museu da Inconfidência (un museo dedicato al movimento

separatista che culminò con l'assassinio di uno dei suoi

leader, Tiradentes) e il Museu de Ciência e Técnica da

Escola de Minas, dove un tempo era ubicata la vecchia

facoltà di ingegneria mineraria.


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"Ouro Preto è la tua città, amore, ispirazione."

Alberto da Veiga Guignard

Poiché la storia di Ouro Preto è profondamente segnata

dall'esplorazione dell'oro, visitare questo museo è

un'ottima occasione per conoscere le risorse minerarie e

la loro importanza per l'economia e la cultura locale.

Da Praça Tiradentes è possibile raggiungere a piedi

qualsiasi punto del centro storico. Non mancate di visitare

le molte chiese dislocate su tutto il territorio cittadino,

dove la maggior parte sono decorate con oro puro. Tra le

strutture religiose da non lasciarsi scappare ci sono Igreja

de Nossa Senhora do Carmo e Igreja de Nossa Senhora

do Rosário dos Pretos. La Basilica de Nossa Senhora do

Pilar, è considerata la seconda chiesa più preziosa del

Brasile per la sua maestosa opera artistica impregnata di

400 kg di oro grezzo nelle sue decorazioni.

La città, oltre ai sui monumenti artistici, riserva tante

attrazioni; potrete dedicarvi allo shopping, nelle tante

botteghe di artigianato locale o passare delle serate

movimentate in uno dei numerosi locali della città,

frequentati anche dai molti studenti universitari.

I ristoranti sono ricchi di piatti tipici estremamente saporiti

dove potrete degustare in piena libertà ogni tipo di

pietanza con sapori e caratteristiche tutte da assaggiare.

Tra i prodotti tipici di Ouro Preto, oltre chiaramente ai

gioielli in oro e pietre preziose, troveremo tante specialità

enogastronomiche che vi faranno venire l’aquolina in

bocca. Il quejo de Minas, un formaggio fresco simile alla

nostra ricotta, che viene usato spalmato o per fare il pane.

L’arroz dolce (riso dolce cotto nel latte bovino). La

cachaca (il famoso liquore prodotto dalla canna da

zucchero), che viene usato per comporre la caipirinha, il

cocktail con lime, zucchero di canna e ghiaccio. Le

coxinha, frittelle di farina di mais bianca precotta, ripiene

di carne o pesce e verdure, fritte in olio di semi d’arachidi.

La goiabada, un dolce tipico a base di guava, acqua e

zucchero, che viene spalmato su fette di pane o abbinato

a formaggi forti. La feijoada di fagioli neri con salsiccia o

carne mista. Allora perché non fare un meraviglioso

viaggio in Minas Gerais? Riscoprirvi cercatori d’oro in quel

di Ouro Preto e farvi incantare dalla sua magia. Magari

degustare uno dei piatti tipici sotto le stelle ed in

compagnia della buona musica brasilera. Io vi aspetto, voi

che fate?


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INGREDIENTI

500 GR DI FARINA DI TAPIOCA

300 ML DI LATTE

150 ML DI OLIO DI MAIS

2 UOVA

200 GR DI FORMAGGIO SAPORITO

SALE Q.B.

PROCEDIMENTO

Preparare l’impasto, in una bacinella versare la farina e nel frattempo scaldare il latte con l’olio a fiamma bassa.

Unire il latte caldo alla farina ed amalgamare per bene, aggiungere le uova leggermente sbattute una alla volta alternando

con una manciata di formaggio a cubetti. Aggiungere poco sale ed impastare energicamente lavorando con il palmo delle

mani. Dividere l’impasto in tante piccole palline formandole con le mani.

Disporre le palline su una teglia rivestita con carta forno ed infornare a 180° C per 15 minuti circa.

Sfornare e lasciare raffreddare.

INGREDIENTI

500 GR DI FAGIOLI NERI

2 CIPOLLE

2 UOVA SODE

500 GR DI SALSICCIA PICCANTE

200 GR DI PANCETTA

1 CAVOLO LESSATO

1 CUCCHIAIO DI CACHACA

1 SPICCHIO DI AGLIO

FARINA DI MANIOCA Q.B.

PEPE Q.B.

PROCEDIMENTO

Mettere a bagno i fagioli la sera prima. Scolare e cuocere in acqua bollente salata. Frullare i fagioli senza scolarli con la propria

acqua di cottura.Soffriggere la pancetta senza condimento, precedentemente tagliata a cubetti, aggiungere la cipolla tritata e fare

appassire.

Aggiungere ai fagioli frullati, l’aglio pestato e la cachaca. Aggiustare di sale e pepe. Riportare sul fuoco e quando ricomincia a bollire

aggiungere la farina di manioca mescolando continuamente sino ad ottenere una purea densa. A questo punto versare la pancetta

con la cipolla preparate in precedenza e la salsiccia saltata o fritta. Fare insaporire il tutto per qualche minuto.

Servire con rondelle di uova sode e il cavolo lessato.

INGREDIENTI

4 UOVA

125 GR DI ZUCCHERO

125 GR DI FARINA 0

400 GR DI LATTE CONDENSATO

PROCEDIMENTO

Montare le uova con lo zucchero come fosse un pan di Spagna. Setacciare la farina sopra la massa montata e mescolare

delicatamente dal basso verso l’alto. Versare l’impasto in una teglia quadrata foderata di carta forno. Cuocere per 15 minuti a 200°

C.

Quando sarà cotto, estrarre dal forno e togliere dalla teglia. Arrotolare su se stesso con la carta forno e fare raffreddare. Una volta

freddo srotolare e staccare la carta. Farcire con il latte condensato cotto in precedenza a bassa temperatura per farlo

brunire.Arrotolare su se stesso e chiudere in carta forno in modo molto stretto come fosse una caramella.

Fare riposare in frigorifero per 1 ora. Togliere la carta, adagiare su un piatto e cospargere di zucchero a velo e rifinire con codette di

zucchero colorate.


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TIKICULTURE

DANILO PENTIVOLPE - BARTENDER

Se fatto bene, il mai-tai e’ il cocktail perfetto dell’estate. Insieme a grandi

classici come margarita, zombie, daiquiri, pina colada, mojito.per molti

appassionati di cocktail e professionisti del settore e’ il drink biglietto da visita

nei cocktail bar tiki . Espressione poco conosciuta nella nostra cultura odierna,

pero’ comunemente definita come “tiki culture” che nasce dall’idea romantica e

primitiva della cultura polynesiana.gli interni ed esterni dei bar sono addobbati

di statue rappresentanti le divinita’ tiki, tetti e rifiniture di bamboo, piante

esotiche, pietre laviche, alberi di palma, murales a tema tipico di decorazione

del sud del pacifico e, ovviamente, le “hula-girls” ad intrattenere il pubblico con

spettacoli dal vivo e servizio impeccabile. Il tiki bar, nasce dal padre fondatore

del concept in ernest gantt, conosciuto come “don beach”, storico di tiki e

fondatore del “ don the beachcomber” a los angeles nel 1933. Altro padre

fondatore per il suo tiki bar fu victor bergeron, conosciuto come “trader vic” ed

inventore , nel 1944 al trader vic’s del mai-tai. Entrambi ci hanno lasciato una

eredita’ cosi’ complessa, ancora oggi con sfumature poco chiare ad alcuni,

sulla ricetta originale, tuttora mal interpretata.nel 1944, trader vic si trovava nel

suo locale, e decise di preparare un drink per due suoi amici di tahiti. Si trovo’

sotto banco una bottiglia di rum j.wray & nephew 17 anni. Combino’

quest’ultimo con dello sciroppo di zucchero, orzata(mandorle), orange curacao

e il succo di un lime. Il risultato fu incredibile, in quanto una delle spettanti

esclamo’: “maita’i roe a’e” che in lingua tahitiana significa; fuori da questo

mondo, il meglio! Da li’, nacque il cocktail leggendario. Ancora oggi, cio’ che

crea complessita’ e stimolo, nel creare questo drink tra i baristi, e’ nella

miscela di varieta’ di rum, esaltata dagli ingredienti sopracitati, dando vita a un

drink dal gusto, floreale e anche un po’ marcato per i piu’ temerari.

Instagram: https://www.instagram.com/danilo_pentivolpe/

WEB SITE: www.bartendersclassheroes.com

Facebook: https://www.facebook.com/pentivolpe.danilo/

Danilo Pentivolpe


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Trucco sposa

L E N U O V E T E N D E N Z E P E R I L

G I O R N O D E L M A T R I M O N I O

Mauri Menga

Make-up Artist


Le sposine che nei prossimi mesi si accingeranno a

pronunciare il proprio sì lo sanno bene: per il grande

giorno devono brillare. Per questo a stagione dei

matrimoni vicina, più di quanto si pensi, le future

signore, oltre a sfoltire la lunga lista dei preparativi,

devono fare i conti con prove abito e, soprattutto,

make-up. Quali sono i passi fondamentali? Circa un

mese prima del grande evento occorre eseguire un

esfoliante viso ed applicare una maschera purificante

ed idratante 1/2 volte a settimana. Dopodiché, nutrire

ed idratare la pelle con prodotti di trattamento adeguati

al proprio profilo. Per un effetto rigenerato e

rivitalizzato si consiglia, due settimane prima del

grande giorno, un appuntamento con uno specialista

per un trattamento vitaminico. Il trucco è una

componente fondamentale per completare il look da

sposa in un giorno così speciale in cui tutto dev’essere

perfetto. Solo un trucco fatto a regola d’arte consentirà

alla sposa di essere tranquilla durante la cerimonia,

senza la preoccupazione che possa sciogliersi,

sbavare o andar via nel corso della giornata! È per

questo motivo che la scelta del truccatore/truccatrice

che si occuperà del make-up nel giorno delle tue

nozze è cruciale: scegli un professionista rinomato,

esperto in make up sposa e che sappia rispondere alle

tue esigenze, ti ascolti e rispetti i tuoi gusti! Essere

perfette è il desiderio di tutte le spose, perciò il make

up va scelto con molta attenzione e realizzato con la

massima cura. Ma va chiarita subito una cosa: non

esiste un trucco da sposa standard, al quale tutte le

spose debbano uniformarsi. Ci sono senz’altro alcune

regole importanti da seguire ma il concetto di trucco da

sposa deve essere flessibile e adattarsi allo stile

personale della donna che dovrà portarlo: esistono

determinate tinte e tecniche di trucco che la

valorizzano meglio di altre, ma queste variano

sensibilmente da donna a donna, quindi non fanno

eccezione per una sposa.

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Regole basilari per un trucco da sposa perfetto

Deve essere a lunga tenuta

Deve essere fotogenico

Deve valorizzare la sposa

Va scelto in base all’abito e all’acconciatura

Deve essere correttivo


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Trucco da posa nude

Dopo aver messo il primer, applico un fondotinta molto light, quasi una crema colorata. In certi casi è già sufficiente a dare luce

e uniformità. Se non basta, sopra stendo un secondo fondotinta: fluido, cremoso e mat, in una nuance appena più chiara della

pelle (l'emozione tende ad alterarne il colore). Si può applicare con il pennello o con le mani, sfumandolo con cura su bordi delle

narici, orecchie, collo. È il momento del concealer: per non accentuare le eventuali rughette. Come metterlo? Picchiettando, solo

sulle zone scure del contorno occhi. Quindi, una pennellata di blush in polvere, una nuvola di cipria invisibile e satinata e, per

finire, «un illuminante in crema su zigomi, arcate sopracciliari, dorso del naso, V del labbro superiore e mento. Un tocco anche

su clavicole e spalle (se si è scollate) e dorso delle mani: le spose vogliono splendere come stelle. Quanto a truccare gli occhi,

meglio abbandonare la tentazione degli effetti speciali. Il trucco da sposa classico (il più gettonato) utilizza colori sereni e

"innocenti", come i pesca, i rosa pallidi, i beige dorati. Certo, se ci si sposa in nero o in rosso, serve un maquillage ad hoc. Ma,

tradizionalmente, il make up deve sembrare il più nudo possibile, il che non esclude i trend: oggi sono molto glamour i toni

malva, rosa antico, grigio perla. Hanno un tocco rétro e donano a tutte, anche alla tipica "mora" (purché non abbronzata). Da

evitare, invece, i colori cupi e drammatici, effetto smoky. Certi punti, come le sopracciglia, vanno definiti bene. Riga sugli occhi:

sì o no? Un tratto di matita nera o eyeliner si può mettere, per dare profondità, ma deve essere molto sottile: no agli effetti

grafici. Il mascara naturalmente è waterproof (a prova di lacrimuccia) e sulle ciglia inferiori è meglio metterne poco o niente. Per

gli ombretti, sfumature fredde se si è brune, calde se si è bionde nordiche. Il consiglio? Valorizzare di più gli occhi o le labbra, a

scelta. Se però la cerimonia è di sera, va bene accentuare (leggermente) entrambe. Sì al rossetto satinato. No ai perlati e agli

opachi, un errore di trucco che le spose commettono molto spesso ma che invece spengono le labbra. Piuttosto che un gloss

iper glossy preferire un lucidalabbra discreto e molto naturale, lasciando perdere le texture ultralucide e paillettate. Sulle labbra

della sposa i gloss effetto vinile risultano un po' troppo sexy. Per un risultato perfetto, prima di stendere il rossetto, applicare un

primer specifico e tracciare il contorno con una matita labbra ton sur ton.

Trucco da sposa smokey

Nasce proprio per valorizzare gli occhi! Se optate per uno smoky eyes dovete però rispettare alcune piccole regole di make up.

Per non apparire con un trucco eccessivamente pesante sarà infatti opportuno associare un trucco labbra delicato e

minimalista, magari con un rossetto nude leggero od un semplice gloss labbra. In sostanza, non c’è nessuna regola che vieta di

optare per uno smokey eyes sposa, è però essenziale evitare di perdere l’equilibrio tra occhi e labbra. La base dovrà inoltre

essere perfetta per uniformare l’incarnato. Il counturing dovrà essere appena accennato e mai troppo marcato. Tutte queste

piccole accortezze vi permetteranno di rendere uniforme il trucco facendo risaltare i vostri occhi.La parola d’ordine è sfumatura!

I colori, dallo scuro al chiaro, andranno infatti sfumati per aprire lo sguardo ed esaltarne l’intensità.Il colore più utilizzato per lo

Smokey eyes è il nero (in abbinamento al grigio antracite ed al bianco) ma può essere realizzato con qualunque colore. L’unica

regola da rispettare è quella di scegliere un colore scuro da applicare all’attaccatura delle ciglia.Per uno smokey eyes sposa

elegante e sofisticato si consigliano i toni del marrone. All’occorrenza, se si vuole intensificare ulteriormente lo sguardo, sarà

possibile utilizzare un eyeliner nero. Oltre alla palette di colori è poi possibile giocare anche con la tipologia di ombretti: glitterati,

shimmer o matte? A voi la scelta! Se ben calibrato e sfumato, anche lo smokey più marcato può essere glamour e

sofisticato.Per realizzare un buon smokey eyes, parti applicando su tutta la palpebra mobile un buon primer. Passa un velo

leggerissimo di ombretto nude, con un colore molto simile al tuo incarnato naturale. A questo punto dovrai procedere partendo

dall’attaccatura delle ciglia spostandoti dal basso verso l’alto. Tratteggia con la matita nera morbida il bordo cigliare e poi sfuma

molto bene. Ora puoi applicare l’ombretto più scuro e continua a sfumare molto bene. Applica l’ombretto più chiaro e sfuma

verso l’esterno. Ora non ti resta che applicare una matita nella rima inferiore (sia dentro che fuori) e sfumare. Per concludere, ti

basterà applicare un mascara nero intenso. Nel giorno delle tue nozze dovrai essere la miglior versione di te stessa e

trasmettere il tuo stato d’animo. Se vuoi parlare con gli occhi, lo smokey è il trucco che fa al caso tuo.


Pensiero del mese

DI FRANCESCA MEUCCI - DIRETTRICE DI SOLOMENTE

A marzo ho rotto il malleolo. Forse a maggio camminerò

nuovamente senza stampelle. Due mesi di semi immobilità

forzata, a me che adoro camminare, hanno insegnato tanto.

Ho liberato la mente. Ho fatto pulizia. Ho capito quali sono i

veri amici. Ho riscoperto le persone intorno a me. Ma

soprattutto ho imparato a viaggiare con i pensieri.

L'immaginazione, se la lasci libera di esprimersi, ti porta

dove ci sono le cose che ti fanno stare bene. Puoi volare.

Puoi nuotare. Puoi camminare a piedi nudi su distese di

sabbia che sembra velluto o su prati verdi morbissimi. Puoi

vivere un'altra realtà. Tua. Puoi guardare un tramonto che

toglie il respiro. Puoi ballare seguendo la musica del mare.

Una danza lenta. Un volteggio carico di emozioni. La mente,

che noi usiamo troppo spesso per seguire i dettami del

nostro ego, può portarti in un mondo senza limitazioni

fisiche, slegate dalle concezioni di spazio e tempo. E sotto il

sole del mio balcone, con i piedi appoggiati e liberi da

impedimenti, io mi lascio trasportare sulla spiaggia dove i

piedi (tutti e due) si muovono, camminano, corrono e.....

Ballano! Un ballo infinito, meraviglioso e liberatorio

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