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Enjoy Elba and The Tuscan Archipelago

Food Lifestyle Free Magazine Siamo il primo magazine dedicato alle eccellenze elbane che lavorano nel mondo della ristorazione e della produzione enogastronomica

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ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO N.2 - GIUGNO 2021 - EURO 5,00 - REGISTRAZIONE PRESSO IL TRIBUNALE DI LIVORNO NR. 4/2020 DEL 25/05/2020 - WWW.ENJOYELBA.EU

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO - GIUGNO 2022- EURO 5,00 - REGISTRAZIONE PRESSO IL TRIBUNALE DI LIVORNO NR. 4/2020 DEL 25/05/2020 - WWW.ENJOYELBA.EU

2022



ANNO III - N. 3 - EDIZIONE 2022

Registrazione presso il Tribunale di Livorno n.4/2020 in data 25 maggio 2020

Editore / Editor: Movability Books - SIMTUR Via San Francesco di Sales, 18 - 00165 Roma (RM) – PEC: simtur@

pec.net - Codice fiscale: 96426180582 - Partita IVA: 16205691005

Registro Europeo Trasparenza: 887699941705-73 – PEC: simtur@pec.net - segreteria@simtur.it

Direttore Responsabile / Director in Chief: Patrizia Lupi – Ph.+39 3396974753 patlupi@gmail.com

Proprietà / Property: Patrizia Lupi - Fabio Murzi

Agenzia di Comunicazione/Communication Agency: Studio Mezzanotte di Cosimo Michelotti

Grafica e impaginazione/ Graphic Design & Layout: Federico Del Vecchio

Traduzioni, Translations: Patricia Finlayson

Versione on line: www.enjoyelba.eu

FB: enjoyelba Instagram: enjoy_elba YouTube: Enjoy Elba

info@enjoyelba.eu | Web Design: InfoElba.it

Hanno collaborato / Contributing Authors:

Lorella Alderighi, Giulia Antidormi, Valentina Anselmi, Chiara Arnaldi, Elvira Arnaldi, Stefano Baccelli, Giuseppe

Battaglini, Margherita Brandi, Stefano Bramanti, Jacqueline Braschi, Beniamino Brogi, Maurizio Burlando,

Sabrina Busato, Riccardo Caldara, Marco Casale, Nina Catta, Maria Gisella Catuogno, Susanna Ceccarelli, Federico

Massimo Ceschin, Aurora Ciardelli, Dianora Citi, Alvaro Claudi, Giulio Colombo, Mario Dentone, Niccolò Falaschi,

Silvestre Ferruzzi, Marco Firmati, Leonardo Forbicioni, Carla Gagliardi Desaur, Fabrizio Grazioso, Sara Guiati,

Filippo Lenzerini, Ilaria Leonelli, Antonio Lupi, Patrizia Lupi, Daniela Mangini, Sofia Mannelli, Carolina Megale,

Cosimo Michelotti, Cinzia Murolo, Giovanni Panella, Patrizia Pellegrini, Roberto Pettinaroli, Leonardo Preziosi,

Lorena Provenzali, Rosalba Risaliti, Felice Sapio, Domenica Sardi, Marisa Sardi, Sarah Sardi, Maria Giovanna Testa,

Alessandro Talini, Gianfranco Vanagolli, Vetrina Toscana, Isabella Zolfino

Ringraziamenti/Thank to:

Associazione Amici di Pianosa, Associazione Astrofili Elbani, Associazione Diversamente Sani, Associazione

Ruva Leu, Valeria Barbagli, Santina Berti, Niccolò Bussotti, Franco De Simone, Federico Del Vecchio, Elena Favilla,

FEISCT, Claudio Filippi, Alfredo Gioventù, Italia Nostra Arcipelago Toscano, Caterina Mantovani, Antonello Marchese,

Silvestro Mellini, Francesca Morucci, Daniela Mugnai, Fabio Murzi, Lucio Pagliaro, Parco Minerario Isola

d’Elba, Parco Nazionale Arcipelago Toscano, Patrizia Pellegrini, Emiliano Provenzali, Antonella Querci, Graziano

Rinaldi, Chiara Scalabrino, Toscana Promozione Turistica, Lorena Provenzali, Roberto Valentino, Vetrina Toscana,

www.simtur.it

Foto/ Photo:

ADSP Alto Tirreno, Archivio Sergio Spina, Archivio Lo Scoglio, Andrea Amato, Ilaria Brissoni, Caroline Buechi,

Patrice Buechi, Maurizio Burlando, Veronica Brandi, Valerio Buffa, Paolo Calcara, Maria Giusi Canova, Federico

Caprilli, Sergio Cattini,Manuela Cavallin, Michele Cervellino, Aurora Ciardelli, Marco Conforti, Marco Costa,

Davide Fabbri, Daniele Fiaschi, Roberto Ferrari, Infoelba.it, Francesco Lascialfari, Valentina Locci, Rachele Lori,

Patrizia Lupi, Nena&TomyFotografi, Antonello Marchese, Andrea Marongiu, Pierpaolo Matelli, Andrea Messana,

Evi Mibelli, Bernardo Miranda, Daniela Nizzoli, Giovanni Panella, RobertoRidi/SMART, Alessandro Rocca, Simona

Sardi, Roberto Signorini, Vetrina Toscana. Gaetano Triscari, Tenuta delle Ripalte

Foto di copertina/ Cover Photograph: Federico Serradimigni

Raccolta pubblicitaria / ADV Account

SIMTUR: amministrazione@simtur.it 2691161 - Mauro Calderini - Ph.: +39 339 5715392 info@enjoyelba.eu

Distribuzione/Distribution: Ma Media di Andrea Vai Tel. +39 366 2691161 - info@mamedia.it

Stampa/ Printer: Cartografica Toscana – Strada Provinciale Mammianese Nord – 51017 Pescia (LU)

Ph.: +39 0572 636722 – info@cartograficatoscana.com

Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago N.3/2022 è stato stampato nel mese di Giugno 2022

Tutti i diritti riservati – All rights reserved – Alle Rechte vorbehalten

Azione realizzata nell'ambito della Carta Europea per il Turismo Sostenibile

del Parco Nazionale Arcipelago Toscano.


Indice

5 UN’ISOLA CI VUOLE

di Patrizia Lupi

6 PER UNA MOBILITÀ DOLCE,

SICURA, SOSTENIBILE

di Stefano Baccelli

8 ELBA, DENTRO LA COMUNITÀ:

UN FARO PER L’EUROPA

di Sabrina Busato

10 UN VIAGGIO NEL VIAGGIO

di Vetrina Toscana

11 IL SUCCESSO DI UN TERRITORIO

di Federico Massimo Ceschin

12 ENJOY - CULTURE AND ARTS

48 VENERDÌ 8 MAGGIO 1604 A PORTUS LONGE

di Fabrizio Grazioso

49 ALFREDO GIOVENTÙ: UN ARTISTA

NEL PARADISO DEI SASSI

di Daniela Mangini

50 CHIARA SCALABRINO A TUTTO TONDO

di P.L.

52 LE VIE DI FUGA DI FEDERICO SERRADIMIGNI

di Patrizia Lupi

54 MANUELA CAVALLIN

E IL SUO MONDO COLORATO

di P.L.

56 ELBA ISOLA MUSICALE D’EUROPA:

IL FESTIVAL RICOMINCIA DA 26

14 S.M.AR.T: UN MARE DI CULTURA E STORIA

di Valentina Anselmi

17 UNA RARA RAFFIGURAZIONE

DI SANTIAGO MATAMOROS

di Gianfranco Vanagolli

18 ETRUSCHI DELL'ELBA: LA NECROPOLI

DI CASA DEL DUCA A PORTOFERRAIO

di Lorella Alderighi

20 GLI ETRUSCHI E I PROFUMI

di Cinzia Murolo

22 IL FERRO E L’ORO. ROTTE MEDITERRANEE

TRA ETRURIA E ORIENTE

di Marco Firmati

24 UNA MINIERA DI CARTA

di Sara Guiati

26 DALLE ANTILLE ALL’ELBA

AL TEMPO DI NAPOLEONE

di Isabella Zolfino

28 IL PIROSCAFO POLLUCE

FRA TESORI E MISTERO

di Patrizia Pellegrini

30 LA TORRE DEGLI APPIANI

DI MARCIANA MARINA

di Carolina Megale

32 MARE, LETTERATURA E CUORE

di Mario Dentone

34 IL LEUDO, L’ULTIMO VELIERO DEL TIRRENO

di Giovanni Panella

36 SULLE ROTTE DEI LEUDI

di Roberto Pettinaroli

38 SERGIO SPINA, DI BARCHE E DI UOMINI

di Lorena Provenzali

39 LO SCOGLIO E IL PATRIMONIO

IDENTITARIO ELBANO

di P.L.

40 STORIE DI NAVI, NAUFRAGI E MARINAI

di Riccardo Caldara

41 MARDILIBRI: NAVIGAR

M’È DOLCE IN QUESTO MARE

di P.L.

42 CHIESA DI S. CATERINA:

UN GIOIELLO NEL CUORE DELLE SERRE

di Gianfranco Vanagolli

44 I GRANDI ELBANI: GIUSEPPE CERBONI

di Dianora Citi

46 GIORGIO ROSTER SCIENZIATO E FOTOGRAFO

di Giuseppe Battaglini

60 ENJOY - LIFESTYLE AND SPORT

62 NAVIGARE NELLA BELLEZZA

CON BUECHI YACHTING

di Patrizia Lupi

64 LOCMAN: ITALIAN WATCHMAKING

di P.L.

66 PERLE DELL’ELBA FRA LE PERLE DEL TIRRENO

di Patrizia Sardi

68 ELBA WEDDING STYLE:

PROMESSE D’AMORE NELL’ARCIPELAGO

di Nina Catta

70 ELBA AIRPORT: WORK IN PROGRESS

di Alessandro Talini

73 FONDAZIONE ISOLA D’ELBA E TERZO SETTORE

di P.L.

74 UN BANCA PER L’ELBA

di Alessandro Talini

76 GEORGE E TIGY SIMENON ALL’ISOLA D’ELBA

di Maria Gisella Catuogno

78 L’HOTEL DARSENA E I DUCHI DI WINDSOR

di Maria Gisella Catuogno

80 BAIA BIANCA SUITES & B.BISTROT

ALLA BIODOLA

di Chiara Arnaldi

82 MARINA GARDEN HOTEL A MARCIANA MARINA

di Patrizia Lupi

85 IN SUP ALLA SCOPERTA DELLA COSTA ELBANA

di Niccolò Falaschi

86 TENUTA DELLE RIPALTE A CAPOLIVERI

di Alessandro Talini

88 VILLA OTTONE A PORTOFERRAIO

di P.L.

90 UAPPALA HOTEL CLUB LACONA

di A.T.

92 HOTEL PARADISO AL VITICCIO

di Sarah Sardi

94 HOTEL GIARDINO A LACONA

di A.L.

96 RESIDENCE BELVEDERE E RISTORANTE

BEL MARE A STRACCOLIGNO

di P.L.

98 INFOELBA: 28 ANNI DI CREATIVITÀ

di Jacqueline Braschi

100 ELBA FILM FESTIVAL 2022

di Beniamino Brogi

2 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


101 PORTO SOLE ROOMS B&B A PORTOFERRAIO

di Alessandro Talini

102 DIVERSAMENTE SANI

di Maria Giovanna Testa

103 QUATTRO SOSTE SULLA GTE

di Patrizia Lupi

106 L’OGLIERA HOTEL & RISTORANTE A POMONTE

di P.L.

108 ENJOY - ENVIRONMENT

110 CAMMINANDO IN PARADISO LUNGO LA GTE

di Gabriella Solari

114 UN’ACCOGLIENZA CERTIFICATA

di Giovanna Amorosi

116 ELBA ARTE NATURALE A MARCIANA

di Elvira Lupi

117 FONDAZIONE ACQUA DELL’ELBA,

UN CONTRIBUTO PER L’ISOLA

di Ilaria Leonetti

120 LA BANCA DELLE API

di Leonardo Forbicioni

122 LA STRAORDINARIA GEODIVERSITÀ ELBANA

di Andrea Dini

125 I FIORI DELLA TERRA

126 LA PICCOLA MINIERA A PORTOAZZURRO

di Patrizia Pellegrini

152 LA MEDAGLIA DI CANGRANDE AD ANTONIO ARRIGHI

di A.T.

154 AGRICOLA PIANO B: ALEATICO E BOLLICINE

di Margherita Brandi

156 NOCENTINI. PANE, LAVORO E FANTASIA

di Patrizia Lupi

158 GIOVANI RISTORATORI CRESCONO

di P.L.

161 BAR LE SIRENE ALLE GHIAIE

162 RISTORANTE BAGNI ELBA A PORTOFERRAIO

164 RISTORANTE CAPO NORD

ALLA FENICIA DI MARCIANA MARINA

166 RISTORANTE UMAMI AL COTONE

DI MARCIANA MARINA

168 RISTORANTE SALE GROSSO

A MARCIANA MARINA

170 WINE BAR STILE DIVINO A PROCCHIO

172 RISTORANTE LA CARAVELLA A PORTO AZZURRO

174 RISTORANTE CALANOVA A CAPOLIVERI

176 MOKAMBO 1957: SENSO E SENTIMENTO

AL CAVO

178 RISTORANTE LA BARCA DELLE MATTE A PORTOFERRAIO

180 BARSA…TIME BISTRÒ A SANT’ANDREA

182 VIVI L’ELBA CON GUSTO

di Patrizia Lupi

128 I GIARDINI DI POSEIDONE

di A.T.

130 ANOTHER ELBA CON VALERIE PIZZERA

di Patrizia Pellegrini

131 L’ANTICO SENTIERO DELLA MORTELLA

di Marisa Sardi

132 FATTORIA PIMPINELLA: UN’OASI ALLE SOLANE

di P.L.

134 LA ZONA UMIDA DELLE PRADE

E LA VECCHIA SALINA

di Leonardo Preziosi

136 LE ANTICHE APP DEI CIELI

di Giulio Colombo

138 EDUCARE ALLA BELLEZZA

di Carla Gagliardi Desaur

139 I MESSAGGERI AD OVEST E A EST DEL MONDO

di Stefano Bramanti

140 CHIESSI DI ROCCIA E DI MARE

di Silvestre Ferruzzi

142 ENJOY - FOOD AND WINE

144 A CENA CON GLI ETRUSCHI

di Felice Sapio

146 RISTORANTE AQUASALATA A NISPORTO

148 LAURA CHECCHI CHEF A DOMICILIO

149 TENUTA DELLE RIPALTE: OLTRE LA WINE EXPERIENCE

di Patrizia Lupi

184 UPVIVIUM: PIATTI A KM 0

DELLE RISERVE DELLA BIOSFERA

di Filippo Lenzerini

186 LA TAVOLA DEL CONTADINO

di Alvaro Claudi

188 ENJOY - ARCHIPELAGO

190 QUANDO I PORTI FANNO SISTEMA

di Marco Casale

192 MEDITERRANEO BLU, ANZI VERDE

di Giulia Antidormi

195 IL FARO DI PUNTA CAPEL ROSSO AL GIGLIO

di Susanna Ceccarelli

196 CAPRAIA SMART ISLAND

di Sofia Mannelli

198 CAPRAIA TREKKING: SI ARRICCHISCE

LA RETE SENTIERISTICA DEL PARCO NAZIONALE

di Maurizio Burlando

201 VILLA DOMIZIA A GIANNUTRI

di Carolina Megale

202 LA VILLA ROMANA DI GORGONA

di Lorella Alderighi

204 PIANOSA: OLTRE LA SPIAGGIA

di Rosalba Risaliti

206 LE CATACOMBE DI PIANOSA

di P.L.

207 MONTECRISTO E LA CASA DEL BOSCO

di Aurora Ciardelli

Tenuta delle Ripalte | foto ©Franscesco Lascilfari


foto ©Antonello Marchese

Fetovaia

foto ©PaoloCalcara

4 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Un'isola

ci vuole

Esiste una geografia interiore, quella dell’anima, che è frutto di viaggi, letture ed

esperienze. Ogni paesaggio esiste per lo sguardo che lo scopre, per la mente che

lo ricorda. La vita è continuo cambiamento, come la natura continuamente muta,

come mutano i panorami, le stagioni e le ombre delle cose. Anche il nostro sguardo

cambia di continuo, arricchito dall’esperienza, dal ricordo e dall’emozione. Per

questo l’Elba e l’Arcipelago, che già sono un caleidoscopio di rocce, spiagge, piante

e leggende, appaiono sempre diverse. Dipende dall’emozione che proviamo, dalla

persona che ci sta accanto, dal dialogo che abbiamo con la solitudine e con noi stessi.

Perché esiste un flusso continuo fra la nostra interiorità e l’esterno che le parole

cercano di disegnare, per approssimazione, perché l’urgenza dei sentimenti è

incontenibile, non basta un segno. Vivere non è mai un affare privato, una comunità

è un fiume che scorre e non acqua stagnante. Saper guardare è il segreto della vita,

non viviamo isolati, apparteniamo ad una comunità di presenze, visibili e invisibili.

Da raccontare. È quello che tentiamo di fare su queste pagine. Lo sguardo cura, la

bellezza si fa stupore, i desideri semplici ci fanno tornare a noi stessi, ai profumi

della macchia e del mare, ad una sana condivisone con gli altri, per essere più veri,

più felici. Un’amica mi ha detto che un’ isola ci vuole, se non altro per partire e poi

tornare, lasciando persone, rocce, luoghi che sono la storia dei nostri antenati, che

anche se sei partito aspettano il tuo ritorno. Un viaggio nell’Arcipelago non sarebbe

un viaggio se non si potesse raccontare, anche solo a noi stessi. Il viaggio di Enjoy

Elba and the Tuscan Archipelago dura da cinque anni e l’orizzonte continua ad

allargarsi. Perché il mondo è fatto così, se non lo allarghi si restringe.

We have an inner geography, that of the soul, that is the result of our travels, our

reading and experiences. Every landscape exists for the gaze of the beholder, for

the mind that remembers it. Life is constantly changing, like Nature, changing the

views, the seasons and the shadows of things. Our perspective is ever-changing,

enriched by experience, memory and emotion. This is why Elba and the islands

of the Archipelago always look different. It all depends on our feelings, the people

close to us, on our dialogue with solitude and with ourselves. Because there is a

continuous flow between our inner and outer selves that words try to explain.

Living is never a private affair, a community is a flowing river, not stagnant water.

Knowing how to see it, is the secret of life; we do not live in isolation, we belong to a

community of presences both visible and invisible. To recount. That is what we are

trying to do on these pages. The look heals, beauty becomes amazement, simple

desires make us return to ourselves, to the fragrance of the scrub and the sea, to a

healthy sharing with others, to be more sincere, happier. A friend of mine told me

that you need an island, if only to leave and then return, leaving people, rocks, places

steeped in the history of our ancestors, that it is there, waiting for you to come back.

A trip to the Archipelago would not be a trip if it could not be described, even if only

to ourselves. The journey of Enjoy Elba and the Tuscan Archipelago has lasted for

five years and its horizons continue to widen. The world is like that, if you do not

enlarge it, it shrinks.

La vita è un incrocio di abitudine e avventura.

La vita quotidiana è gradevole se contiene una valigia,

la speranza di un bacio, la prospettiva di un mondo altro.

Life is a crossroads of routine and adventure.

Daily life is pleasant if it contains a suitcase,

the hope of a kiss, the prospect of another world.

La direttrice responsabile

Franco Arminio, La cura dello sguardo

Nuova farmacia poetica, Bompiani, 2020

5


Per una mobilità

dolce, sicura, sostenibile

Quando si parla di Toscana diffusa, di mobilità dolce, di sostenibilità ambientale, di

tutela del paesaggio, si parla anche e soprattutto di luoghi straordinari come l’Isola

d’Elba e le altre isole dell’Arcipelago. La bellezza di queste perle del Tirreno, indica

anche la rotta alla politica; ci ricorda quanto l’unicità del paesaggio, la meraviglia del

mare pulito e la salvaguardia della biodiversità debbano guidarci verso scelte che ne

tengano conto. La mobilità, necessaria allo spostamento degli abitanti e dei turisti,

deve armonizzarsi con la natura, deve essere sostenibile, ma anche sicura. Penso a

quella ciclabile, occasione per promuovere un turismo più consapevole, rispettoso

dell’ambiente. Il progetto della Ciclovia Tirrenica elbana, sviluppato nel progetto di

fattibilità tecnico economica della Ciclovia e contenuto nel Piano Regionale Integrato

delle Infrastrutture e della Mobilità, va in questo senso. Con diretto riferimento

al sistema dei collegamenti intermodali con i porti, e nel caso specifico con quello

di Piombino, si è inserita, quindi, anche l’Elba: dal Porto di Piombino è previsto il

collegamento intermodale via mare con l’Isola, all’interno della quale si sviluppa

un percorso ciclabile che collega i tre porti commerciali di Portoferraio, Rio Marina

e Cavo, e la zona ovest dell’isola. Oltre 50 chilometri di itinerario ciclabile, collegato

con la Grande Traversata Elbana sentiero CAI ed altri percorsi paesaggistici e

naturalistici. Questo collegamento ha sicuramente un valore “simbolico” di connessione

fra la ciclovia che si sviluppa per sua natura lungo la costa e quella che è la

terza isola italiana per estensione, parte del Parco dell’Arcipelago Toscano con circa

la metà del territorio protetto. Tenere dunque insieme la salvaguardia del territorio

con lo sviluppo dei collegamenti e il miglioramento dell’efficienza del trasporto

pubblico è uno degli obiettivi di governo. Vuol dire strade più sicure e collegamenti

garantiti che non lascino indietro nessuno proprio nell’ottica della valorizzazione

della Toscana diffusa. Grazie all’accordo di programma con la Provincia di Livorno

ad esempio abbiamo stanziato quasi un milione di euro per il ripristino della

strada provinciale 26 che collega Rio nell’Elba e Rio Marina, un arteria importante

per la vita degli elbani che garantisce l’accesso al porto. Ma anche trasporti pubblici

efficienti con mezzi sempre più ecologici e con formule che incentivino , attraverso

pacchetti e tariffe speciali, il loro utilizzo. E’ questa la direzione che la Regione sta

indicando, in un lavoro di squadra con Provincia, Comuni e tutti gli altri soggetti

pubblici e privati coinvolti nella programmazione e gestione della mobilità dell'isola

e dei collegamenti con essa.

When talking about Tuscany in general, of gentle mobility, of environmental

sustainability, of protecting the landscape, we are also speaking about

extraordinary places such as the Island of Elba and the other islands of the

Tuscan Archipelago. Mobility, essential for the movement of the islanders and of

tourists, must be in keeping with nature, be sustainable and safe. I am thinking

of cycle paths, an opportunity to promote more conscious tourism, respectful of

the environment. The Tirrenica Elba Cycle Route is an example: from the Port of

Piombino there is an intermodal connection by sea with the island. Within it, there

is a cycle path that connects the three commercial ports of Portoferraio, Rio Marina,

Cavo and the west of the island. Over 50 kilometres of cycle path, connected with the

Grande Traversata Elbana CAI footpath and other landscape and nature trails. One

of the objectives of the Tuscan government is to safeguard the land by developing

connections and improving the efficiency of public transport by using increasingly

ecological means and with incentives through deals and special rates.

Stefano Baccelli

Assessore alle Infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Regione Toscana

Stefano Baccelli

Councillor for Infrastructure, mobility and Government of the Tuscany Region

6 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


foto ©Roberto Signorini

7


Elba,

dentro

la comunità:

un Faro

per l'Europa

-

Sabrina Busato

foto ©Gaetano Triscari

8 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


L’Elba del mare limpido, delle mille sfumature dal verde

acquamarina al blu profondo, l’Elba fiorita, l’Elba dai

panoramici unici che accompagnano la vista e accarezzano

il cuore. Elba, culla della bellezza. Ma l’Elba è molto di più. E

questo è un invito ad addentrarsi nell’anima di quest’isola,

per conoscerla nei suoi aspetti più profondi. L’Elba oggi vive

di turismo, ma l’isola da sempre è vissuta di altro. Sono state

molte nei secoli le forme di sostentamento degli abitanti:

l’agricoltura, la produzione vinicola, la pastorizia, la pesca,

l’estrazione dei minerali, le cave di granito: un microcosmo

di realtà e di comunità, legate l’una all’altra. Comunità

che conservano memoria del loro passato, e che oggi lo

raccontano, attraverso le tracce che possiamo incontrare

passeggiando tra i borghi e portando lo sguardo tra i paesaggi

elbani. Dalle profondità della terra, che qui ha regalato

una concentrazione unica di gemme e minerali preziosi,

custodite gelosamente dalla roccia, che solo occhi esperti

possono interpretare...altra bellezza, che ha generato nel

tempo un legame unico con la comunità locale, generazioni

di minatori che per secoli hanno tratto sostentamento dalla

generosità della terra. Prendetevi il tempo, per addentrarvi

nei vicoli che conservano le storie dei padri minatori, delle

loro famiglie, e dei ritmi della vita scanditi dalla miniera.

Prendetevi il tempo, per assaporare i piatti della tradizione,

e con essi condividere le memorie, di chi ha conosciuto la

tradizione contadina. Prendetevi il tempo, per ascoltare

qualche anziana raccontare la vita delle famiglie elbane,

quella vita fuori stagione, che continua quando i turisti

se ne vanno, e rimane il silenzio. Regalatevi il privilegio di

entrare in empatia con i luoghi e le persone: non più ospiti,

ma cittadini temporanei. Sono le comunità patrimoniali, le

comunità che conservano il proprio patrimonio identitario

di cui sono custodi, e ambasciatrici. Comunità orgogliosamente

legate alle risorse dell’isola, e che oggi continuano a

conservare gelosamente ricordi e legami con quel passato

antico e recente. Raccontarle contribuisce a renderle vive.

Le comunità patrimoniali sono l’anima della Convenzione

di Faro, la convenzione quadro del Consiglio d’Europa che

riconosce il valore del patrimonio culturale per la società,

quel patrimonio culturale, costituito non solo dai beni

culturali universalmente riconosciuti come chiese, musei,

opere d’arte…. ma tutto quel patrimonio che costituisce

l’identità di un luogo e la sua comunità. La convenzione è

stata scritta nel 2005, a Faro, in Portogallo, ed è stata ratificata

dall’Italia nel novembre 2020. Uno strumento importante,

per riconoscere e dare valore all’immenso patrimonio

materiale ed immateriale che le nostre comunità costituiscono,

e per far sì che possa essere eredità per le nuove

generazioni. Perché l’Europa è questo, un microcosmo di

piccole comunità, ognuna con la sua storia, la sua autenticità,

fatta di tradizioni, luoghi, saperi, stratificati nel tempo.

Ma questo l’Elba lo sa già, e da questa piccola grande isola, si

accende un faro, un faro per l’Europa.

IL’Elba of the clear sea, of a thousand shades from aquamarine

green to deep blue, the flowery Elba, Elba with unique

panoramas that accompany the view, and caress the heart.

Elba, the cradle of beauty. But Elba is much more. And this

is an invitation, to delve into the soul of this island, to know

it in its deepest aspects. Elba today thrives on tourism, but

the island has always lived something else. There have

been many forms of livelihood for the inhabitants over the

centuries: agriculture, wine production, sheep farming, fishing,

the extraction of minerals: a microcosm of reality and

community, linked to each other, Communities that keep

memory of their past, and that today they tell it, through the

traces that we can meet walking through the villages and

looking through the Elban landscapes. From the depths of

the earth, which here has given a unique concentration of

precious gems and minerals, jealously guarded by the rock,

that only expert eyes can interpret … still beauty, which over

time has generated a unique bond with the local community,

generations of miners who for centuries have drawn sustenance

from the generosity of the earth. Take your time,

to enter the alleys that preserve the stories of the mining

fathers, of their families, and of the rhythms of life marked

by the mine. Take your time, to savor traditional dishes, and

share memories with them, of those who have known the

peasant tradition. Take your time, to hear some elderly tell

the life of Elba families, that off-season life, which continues

when the tourists leave, and silence remains

Give yourself the privilege of empathizing with places and

people: no longer guests, but temporary citizens.

They are the patrimonial communities, communities that

preserve their identity heritage of which they are custodians

and ambassadors Communities proudly linked to the

island's resources, and who today continue to jealously preserve

memories and ties with that ancient and recent past.

Telling them helps to make them come alive. Patrimonial

communities are the soul of the Faro Convention, the convention

of the Council of Europe which recognizes the value

of cultural heritage for society, that cultural heritage, consisting

not only of universally recognized cultural assets such

as churches, museums, works of art …. but all that heritage

that constitutes the identity of a place and its community.

The Faro Convention was written in 2005, in Faro, Portugal,

and was ratified by Italy in November 2020. An important

tool for recognizing and giving value to the immense tangible

and intangible heritage that our communities constitute,

and to ensure that it can be an inheritance for the new

generations. Because Europe is this, a microcosm of small

communities, each with its own history, its authenticity,

made up of traditions, places, knowledge, stratified over

time. But Elba already knows this, and from this little big

island, a lighthouse lights up, a lighthouse for Europe.

9


VETRINA TOSCANA

un viaggio nel viaggio

In Toscana da millenni l'agricoltura

si prende cura del territorio, fino a

plasmarlo, con un legame profondo

con la sua cultura. Le morbide colline

che compongono l'inconfondibile

skyline, sono i luoghi di produzione di

olio e vino, due tra i prodotti più “iconici”

della regione. Ecco che le forme

del paesaggio e i suoi colori si legano

indissolubilmente a quelli dei prodotti

o dei piatti tipici, fin quasi a sfumare

l'uno nell'altro.

Sarà proprio questo il tema della

campagna di comunicazione rivolta al

pubblico del progetto Vetrina Toscana,

gestita da Toscana Promozione Turistica,

ideata da Fondazione Sistema

Toscana. La campagna muove da una

visione strategica che si concretizza in

una forma narrativa molto originale:

un raffinato racconto attraverso immagini

che abbinano cromaticamente

i colori dei paesaggi toscani con i piatti

e i prodotti della nostra tradizione.

Se il sapore della scoperta è da sempre

insito nel fascino del viaggio, il turismo

di oggi si caratterizza sempre più

anche come scoperta di sapori. Le

motivazioni che spingono i turisti enogastronomici

al viaggio sono sempre

più legate al paesaggio e all’identità

culturale, ai valori del legame con il

territorio.

Degustare il cibo locale significa fare

un'esperienza unica: “Un viaggio nel

viaggio”. Questo sarà il claim della

nuova campagna di comunicazione di

Vetrina: un insieme di immagini che

ci traghetta nella Toscana più autentica

tra tradizione e contemporaneità,

dove a dominare saranno le assonanze

visive, le forme, i paesaggi, i prodotti, le

ricette e i colori della nostra regione.

La scelta dei piatti protagonisti della

campagna rispecchia le forti radici

identitarie del progetto che si riallaccia

alla campagna: "Toscana Rinascimento

senza fine" emblema di una Toscana

dalla tradizione millenaria, ma sempre

attuale; come ad esempio il castagnaccio,

la cui ricetta si perde nella notte

dei tempi, ma che è un dolce attualissimo

e in linea con tutte le nuove

tendenze: senza glutine, vegano, con

un basso contenuto di zucchero e ricco

di proprietà nutraceutiche.

La campagna presenta anche uno spot

video emozionale: un “carosello” di

colori che immerge chi lo guarda nei

sapori della Toscana.

Vetrina Toscana è il progetto di Regione

e Unioncamere Toscana, gestito

da Toscana Promozione Turistica in

collaborazione con Fondazione Sistema

Toscana, che promuove coloro che

offrono esperienze turistiche legate

all’enogastronomia, in grado di esprimere

l'identità del territorio e di valorizzare

la cultura enogastronomica.

Un Viaggio nel Viaggio tra i panorami

ed i sapori della Toscana.

VETRINA TOSCANA:

A TRIP WITHIN A TRIP

For thousands of years agriculture has

taken care of the land in Tuscany, to

the point of shaping it with a deep link

with its culture.

Tasting the local food is a unique

experience: “A trip within a trip”. This is

the theme of the new Vetrina Toscana

communication campaign, managed

by the Tuscany Tourist Promotion in

collaboration with Fondazione Sistema

Toscana using a very original narrative

form: a refined story through images

that chromatically combine the

colours of the Tuscan landscapes with

the dishes and products of our tradition

leading the traveller to the most

authentic Tuscany between custom

and modernity, where the visual assonances,

shapes, landscapes, products,

recipes and colours of Tuscany will

dominate.

10 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Il successo di un territorio

Il successo di un territorio come destinazione turistica dipende dal livello di qualità della vita dei residenti e

dalla domanda di mercato, molto prima che dalle leve del marketing. Dopo la fase acuta della pandemia da

Covid-19, i trend indicano con chiarezza una crescente attenzione dei viaggiatori per le località in cui la catena

del valore del turismo è considerata come una componente integrata e rilevante per investimenti in progetti di

conservazione.

La biodiversità diventa così un indicatore molto rilevante anche per il turismo, per la sua influenza sull’attrattività

e sulla competitività dell’offerta territoriale: diventa quindi ancora più imperativo preservarla dagli impatti

negativi e tutelando i servizi ecosistemici, come già da tempo suggerito dall'Organizzazione Mondiale del

Turismo presso le Nazioni Unite.

Occorre ridurre al minimo l’impronta ecologica delle attività o almeno compensare l'eventuale biodiversità

perduta a causa dello sviluppo delle attività turistiche. La sfida, a maggior ragione in un’isola, è riuscire a

favorire la fruizione responsabile di contesti paesaggistici diffusi attraverso forme di creazione di valore che

consentano la conservazione e la valorizzazione degli elementi di attrazione, materiali e immateriali.

Per questo motivo SIMTUR ha ideato la “Impronta Turistica Glocale”, che propone un modello e, insieme, un

approccio che ha assunto la forma di tre decaloghi, uno per ciascuno dei protagonisti in campo: decisori pubblici,

imprenditori e viaggiatori.

E per questo stesso motivo, con il marchio editoriale Movability Books, ha accolto l’avventura editoriale di

“Enjoy Elba & the Tuscan Archipelago”: un magazine che narra e illustra non solo i motivi di infinita bellezza

delle isole ma ne ricerca le origini, la storia, la cultura e l’identità, curando e coltivando le risorse distintive che

le rendono uniche al mondo e ponendo le basi per un percorso virtuoso di connessione tra comunità locali e

comunità interconnesse dei viaggiatori, in una relazione organica e armonica che ripercorre l’intera catena del

valore: informazione, accoglienza, ospitalità, esperienze, servizi e memorie.

The success of a territory as a tourist destination depends on the quality of life of the residents and on the

market demand, long before the levers of marketing. Biodiversity is a very relevant indicator also for tourism,

for its influence on making the territorial offer attractive and competitive: it must be preserved from

negative impacts by protecting the ecosystem as has been advised by the World Tourism Organisation at the

United Nations. The ecological footprint of the activities must be minimized. The challenge, and even more

so on an island, is to be able to encourage the responsible use of landscape contexts spread through forms of

value creation that permit the preservation and enhancement of the elements of attraction, both material and

immaterial. For this reason, SIMTUR has created the “Global Tourist Footprint” which puts forward a model and

an approach, taking the form of three decalogues, one for each category in the field: public decision makers,

entrepreneurs and travellers. For this same reason, with the editorial brand Movability Books, it has welcomed

the editorial adventure of “Enjoy Elba & the Tuscan Archipelago”, a magazine that not only narrates and illustrates

the reasons for the infinite beauty of the islands, but also researches their origins, history, culture and

identity, taking care and cultivating the distinctive resources that make them unique in the world and laying

the foundations for a good connection between the local communities and the interconnected communities of

travellers, building up a harmonious relationship that traces the entire chain of values: information, hospitality,

experiences, services and memories.

Federico Massimo Ceschin

Ambasciatore del Patto Europeo per il Clima

Presidente nazionale SIMTUR

Federico Massimo Ceschin

Ambassador of the European Climate Pact

National President SIMTUR

11


foto©Roberto Signorini

12

ENJOY ELBA AND THE ENJOY TUSCAN ELBA 2021 ARCHIPELAGO 2022


Enjoy

Culture and Arts

13


-Valentina Anselmi

S.M.AR.T:

un mare di cultura

e storia

Foto©R.Ridi/ S.M.AR.T

Direttore scientifico S.M.AR.T

Nato nel 2020, il Sistema Museale

dell’Arcipelago Toscano (S.M.AR.T.)

si sviluppa sul territorio delle sette

Isole che compongono l’omonimo

Arcipelago. Luoghi dove nei secoli

storie di etruschi, romani e feroci

pirati si sono intrecciate a quelle di

illustri frequentatori, tra cui Cosimo

de’ Medici, Napoleone, Sandro Pertini

e l’anarchico Giovanni Passannante.

Oltre venti i musei, le aree

archeologiche, i monumenti

musealizzati e le case del Parco

che compongono il variegato

universo di S.M.AR.T., a riprova che

dall’integrazione dell’offerta museale

si può generare ricchezza per il

territorio. Un enorme patrimonio, che

si fonda sul sostegno di 9 Comuni,

del Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano (compreso nella Riserva

della Biosfera MaB UNESCO), della

Fondazione Italo Bolano E.T.S., di

musei privati e di edifici storici.

I MUSEI E LE AREE ARCHEOLOGICHE

Sette isole e un unico fil rouge:

l’archeologia. Iniziamo il nostro

viaggio attraverso il patrimonio

archeologico dell’Isola più estesa:

l’Elba. A Portoferraio, all’interno degli

ex Magazzini del sale, sorge il Museo

Archeologico della Linguella. Un

percorso espositivo che racconta la

storia dell'Elba dall'VIII sec. a.C. all'età

romana e che, esternamente, ospita i

resti di un antico impianto termale.

A Rio Elba, il Museo Archeologico del

Distretto Minerario è simbolo delle

ricchezze minerarie dell’Isola - un

itinerario archeologico all’insegna

della metallurgia dalla protostoria al

Medioevo. Il Museo Archeologico di

Marciana, fondato nel 1968, illustra

la storia dell’Isola attraverso i traffici

marittimi. A Capraia, invece, la storica

Chiesa di Sant’Antonio ospita una

mostra permanente - un viaggio

attraverso l’antichità, fra anfore

romane, suppellettili e resti di un

guerriero e dei suoi tesori.

A Pianosa, interamente sotto vincolo

archeologico, è, dal 2021, aperto

al pubblico il Museo delle scienze

geologiche e archeologiche, nella ex

Direzione del carcere. Un itinerario

per comprendere un territorio

straordinario sin dalla più remota

antichità, ben prima dell'arrivo

dell’uomo.

Infine, non mancano, resti di lussuose

villae maritimae, volute da esponenti

delle classi aristocratiche romane. In

località San Giovanni (Portoferraio)

sorge la Villa Romana delle Grotte,

mentre, sull’Isola di Giannutri, la

lussuosa villa della potente famiglia

dei Domizi Enobarbi, di cui faceva

parte anche Nerone.

STORIE DI MINIERE, MINATORI E

MINERALI

“Insula inexhaustis chalibum generosa

metallis”, così definiva Virgilio,

Foto©R.Ridi/ S.M.AR.T

nell’Eneide, l’Isola d’Elba e i suoi

giacimenti metalliferi, così ricchi da

essere creduti inesauribili. A San

Piero, il moderno Museo MUM espone

un’esclusiva collezione di minerali.

Da qui, partono straordinari trekking

lungo le Vie del Granito.

Nel Comune di Rio, il Museo Minerario

e il Parco Minerario dell’Isola d’Elba

custodiscono raccolte di minerali e

ricostruzioni delle miniere elbane,

14

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Telemaco Signorini, Plinio Nomellini o Llewelyn Lloyd. A

questa si aggiunge l’Open Air Museum Italo Bolano, parco

d’arte contemporanea, creato dall'artista elbano a partire

dal 1964. Questo comprende sculture ambientali, ceramiche

e dipinti di artisti di fama internazionale.

Sempre a Portoferraio, il Forte Falcone, perno della

struttura difensiva voluta da Cosimo de’ Medici, ospita oggi

un museo che espone collezioni di varia natura. A questi

si sommano musei e collezioni tematiche, come il Museo

del Mare di Capoliveri, il Museo Didattico Numismatico

della Zecca di Marciana o ancora il Nat Lab, laboratorio

naturalistico sito nel Forte Inglese di Portoferraio.

THE TUSCAN ARCHIPELAGO MUSEUM SYSTEM - S.M.AR.T.

The Archipelago has many museums, archaeological sites,

museum monuments and Park Houses that all became part

of a single museum system in 2020.

Museums and Archaeological areas

attive fino al 1981. Veri e propri paesaggi lunari da scoprire a

piedi, in bici o a bordo di un trenino.

A Capoliveri, il Museo della Vecchia Officina e le Miniere di

Calamita regalano un viaggio nell’archeologia industriale.

Visite guidate attraverso gallerie, sotto il livello del mare,

conducono a luoghi in cui l'energia della terra è magnetica.

ARTE E STORIA

La Pinacoteca Foresiana, fondata nel 1914, è frutto della

collezione che lo studioso Marco Foresi donò al Comune

di Portoferraio ed annovera opere di grandi maestri, come

Seven islands with one common thread, archaeology.

In Portoferraio, inside the former salt warehouses, stands

the Archaeological Museum of Linguella. An exhibition

itinerary that tells the story of Elba from the 8 th century

BC up to Roman times and that, outdoors, it houses the

remains of an ancient thermal plant. In Rio Elba, the

Archaeological Museum of the Mining District is a symbol

of the mineral wealth of the island - an archaeological

itinerary dedicated to metallurgy from protohistory to the

Middle Ages. The Archaeological Museum of Marciana,

founded in 1968, illustrates the history of the Island

through marine traffic. On Capraia, instead, the historic

Church of Saint Antonio houses a permanent exhibition

- a journey through antiquity between Roman amphorae,

household goods and the remains of an ancient warrior

and his treasure. Pianosa, entirely under archaeological

restrictions, opened the Museum of Geological and

Archaeological Sciences in 2021 on a site which was

previously part of the island’s prison. An itinerary to

understand an extraordinary territory from the most

remote times, well before the arrival of man. Finally, there is

no shortage of remains of luxurious Roman maritime villas,

desired by members of the aristocracy. At San Giovanni

(Portoferraio) there is the Roman Villa of Le Grotte while, on

the island of Giannutri, the luxurious villa of the powerful

family of Domizi Enobarbi that Nero the Roman emperor

belonged to.

Stories of mines, miners and minerals

“Insula inexhaustis chalibum generosa metallis”. With these

words, Virgilio described the Island of Elba in his Aeneid

believing the legendary metal deposits to be so rich that

they were inexhaustible. In San Piero, the modern MUM

Museum exhibits an exclusive mineral collection. From

here, there are some wonderful hiking trails to follow

along the Granite Tracks. In Rio, the Mining Museum and

CULTURE AND ARTS

15


the Mineral Park of the Island of

Elba keep mineral collections and

reconstructions of Elban mines that

were active until 1981. There are some

superb lunar landscapes to discover on

foot, by bike or on board a little train.

In Capoliveri, the Vecchia Officina

(“Old Workshop”) Museum and the

Calamita Mines take you on a journey

into industrial archaeology. Guided

tours through tunnels, under sea level,

lead to places where the earth’s energy

is magnetic.

Art and History

The Pinacoteca Foresiana, founded in

1914, is the result of a collection that

the scholar Marco Foresi donated to

the city of Portoferraio and includes

works by great masters such as

Telemaco Signorini, Plinio Nomellini

and Llewelyn Lloyd.

Added to this is the Open Air Museum

Italo Bolano, a park of contemporary

art, created by the Elban artist, starting

in 1964. Also in Portoferraio, there

is Forte Falcone, the centre of the

defensive structure commissioned by

Cosimo de’ Medici, that now houses

a museum that exhibits collections

of various types. To all these we

can add museums and themed

collections such as the Museum of

the Sea in Capoliveri, the Numismatic

Educational Museum of the Mint in

Marciana or the Nat Lab, a naturalistic

laboratory inside the English Fort in

Portoferraio.

Foto©R.Ridi/ S.M.AR.T Foto©R.Ridi/ S.M.AR.T

Foto©Enjoy Elba

Via G. Garibaldi 17, 57037 Portoferraio (LI)

www.museiarciepelago.it

Facebook: SMART - Sistema Museale

dell'Arcipelago Toscano

Instagram: musei_arcipelago_toscano

info@museiarcipelago.it

direzione@museiarcipelago.it

16 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Una rara raffigurazione

di Santiago Matamoros

un panorama nel quale localmente il

culto dell’apostolo appare altresì attestato

almeno a partire dal XIV secolo,

le complesse e suggestive vie iacopee

sviluppatesi nei territori di Capizzi e di

Mandas.

Ḡianfranco Vanagolli

SAINT GIACOMO MATAMOROS

IN PORTO AZZURRO

Tra le testimonianze lasciate all’Elba

dalla presenza spagnola forse quella più

rilevante deve individuarsi nella Chiesa

di S. Giacomo, che sorge entro le mura

della fortezza omonima, edificata nel

1603 per volere di Filippo III a dominare

lo strategico golfo di Longone. Essa offre

un percorso artistico di alto profilo, che

sembra svilupparsi tra il XVII e il XVIII

secolo. La sua cifra appare evidente in

sei grandi pale di scuola fiorentina del

Settecento, relative ad altrettanti altari

laterali, testimonianza di una fase di

rapporti amichevoli tra il Regno di Napoli,

subentrato alla Spagna nel dominio

di Longone nel 1759, e il Granducato di

Toscana, padrone di Portoferraio, e solo

congetturabile, al momento nell’altar

maggiore, le cui linee, tuttavia, rimandano

echi di una sontuosità e di una

tensione mistica tutte castigliane che

esaltano una bella scultura policroma

del santo titolare. Di uno studio più approfondito

necessita anche una settima

tela, sistemata a lungo nella cantoria,

ma forse proveniente da una trascorsa

realizzazione dell’altar maggiore,

presumibilmente seicentesca, in cui

viene a riproporsi lo stesso santo, ora

non più nelle vesti del pellegrino, con le

quali appare nella scultura, proprie della

sua iconografia maggiormente diffusa,

bensì in quelle di Santiago Matamoros.

Non sarà inutile rammentare che

l’ideologia iacopea, dapprima essenzialmente

irenica nell’indicazione del

peculiare iter stellarum sovrapposto a

quello terrestre, devozionale e penitenziale,

terminante a Compostela di

Galizia, divenne un’epica destinata ad

alimentare un nutrito corpo di celebri

cantares a partire dall’844, quando,

secondo la leggenda, il re Ramiro I delle

Asturie, dopo aver invocato l’apostolo

(“Dios ayuda a Santiago!”), sbaragliò le

forze musulmane a Rioja, preparando

le vittorie successive della vicenda della

Reconquista. Numerosissime in Spagna,

le raffigurazioni di Santiago Matamoros

sono abbastanza frequenti in Francia e

rare, invece, in Italia. Se ne trovano sicuramente

in Liguria, nella chiesa di Montegrazie,

nell’imperiese, databile alla fine

del XV secolo, posta sul tratto italiano

del cammino costiero per Compostela,

e un’altra, assai più recente, nella chiesa

di S. Giacomo di Rupinaro, a Chiavari; in

Sicilia, a Camaro e a Capizzi, nel messinese;

infine in Sardegna, a Mandas, nel

cagliaritano, già possesso di duchi di

origine valenciana. Tutte presentano la

nota iconografia, con la quale la coscienza

dell’Occidente cristiano contemporaneo

si misura criticamente, riassumibile

nella figura del santo, armato di spada,

in sella a un cavallo bianco che affonda

gli zoccoli in una prostrata coorte di

nemici. Quella elbana rivela una mano

assai esperta, specialmente nella scelta

dei cromatismi, al fondo, con l'equilibrio

del disegnato, di una resa narrativa intensa

e solenne. Consideriamo più che

un’ipotesi che essa si sia posta, agli occhi

dell’etnia spagnola sull’isola, in un'ideale

trasposizione dell’antico pellegrinaggio,

come la mèta da raggiungere dalla vicina

chiesa della Madonna di Monserrato,

ricalcata sull’aura di quella di Nuestra

Senora de Monsterat, stazione prima per

importanza, con il suo famoso monastero

anteriore all’XI secolo, della frazione

catalana del cammino principale verso

Compostela. Ci vengono in aiuto, mentre

cerchiamo riscontri ad ampio raggio a

There is a precious seventeenth century

painting in the Church of Saint Giacomo,

in the prison in Porto Azzurro, which

is inside the ancient fortress built

in 1603 as wished by Philip III. The

polychrome marble alter is beautiful as

are the paintings on the side altars of

the Florentine school of the eighteenth

century. This picture of Saint Giacomo

Matamoros shows him in the guise of a

warrior, not as a pilgrim as he is often

represented. Paintings of Santiago (St

Giacomo) are numerous in Spain, quite

frequent in France and rare in Italy.

The Saint is armed with a sword, riding

a white horse and its hooves sink into

a court of kneeling enemies. Possibly

this image should be reconnected to

the nearby Church of the Madonna of

Monserrato, in an ideal representation

of the ancient pilgrimage which set

out for Compostela from the church of

Our Lady of Monserrat with its famous

monastery dating back to the 11th

Century.

CULTURE AND ARTS 17


-Lorella Alderighi

Etruschi dell'Elba:

la necropoli di

Casa del Duca

a Portoferraio

Foto© Rachele Lori

Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno

Sopra: Alcuni reperti della necropoli di Casa del

Duca conservati nei Musei di Reggio Emilia

Nel 1872 a Casa del Duca, nel Comune di

Portoferraio, furono rinvenute quattro

tombe etrusche ad inumazione, scavate

nella nuda terra (o forse in cassa lignea),

distanti circa 5 metri l’una dall’altra e alla

profondità variabile dai 50 centimetri

al metro, contenenti, oltre agli scheletri,

molti materiali dei corredi funebri che

accompagnavano i defunti per la vita

eterna. Secondo la descrizione che fu fatta

del ritrovamento, i defunti avevano la

testa rivolta ad est e gli oggetti del corredo

erano per tutti posti sul fianco sinistro

dello scheletro. I contadini che fecero la

scoperta consegnarono alcuni reperti al

medico di Portoferraio, dott. Carlo Bagnoli,

di Reggio Emilia, che in quel periodo

stava raccogliendo materiale archeologico

nell’isola da inviare al concittadino

don Gaetano Chierici per il costituendo

Museo di Storia Patria della sua città. Il

religioso e archeologo reggiano stava

infatti facendo confluire a Reggio Emilia,

dove sono ancora conservati, tutti i materiali

provenienti da Pianosa, dall'Elba,

da Volterra e delle isole del Mediterraneo,

frutto dei suoi scavi ma anche, appunto,

di donazioni e di acquisizioni. La raccolta

archeologica precede la legge del 1909

sulla proprietà statale dei beni archeologici;

pertanto i reperti ivi conservati

sono di legittima proprietà dei Musei di

Reggio Emilia. A Reggio Emilia, gli oggetti

archeologici esposti sono oltre un centinaio,

ma con sicurezza attribuibili alle

quattro tombe di casa del Duca sono circa

la metà, mescolati tra loro, mentre gli

altri sono detti genericamente provenire

“dall'Elba”. Di quanto conservato a Reggio

Emilia sono stati pubblicati solo elenchi

sommari e non è mai stato fatto uno

studio dettagliato, come auspicava nel

1972 Giancarlo Ambrosetti, allora direttore

dei Musei Civici, quando a sue spese

fece realizzare una serie di fotografie che

furono esposte a Marciana in occasione

di una mostra archeologica. Per i reperti,

invece, mai tornati all'Elba, si auspica

una prossima esposizione nella loro isola

di provenienza. Tra le tombe scoperte nel

1872 una, la meno profonda, conteneva

uno scheletro piccolo, che, anche in base

al corredo, fu attribuito ad una sepoltura

femminile; si tratta dell’unica tomba

databile ad età arcaica (V sec.a.C.); le altre

tombe sono più tarde e risalgono ad età

ellenistica (III-II secolo a.C.). Il corredo

della tomba del V sec.a.C. è stato attribuito

ad una defunta di rango elevato, dal momento

che insieme allo scheletro sono

stati rinvenuti alcuni gioielli di valore tra

cui una collana in lamina d'oro, composta

da venti grani più un pendente centrale a

forma di fragola, un orecchino d'argento

composto da un anello da cui si dipartono

tre pendenti a spirale terminanti a

pigna, una fibula (spilla) d'argento, cinque

vaghi di collana in pasta vitrea policroma,

blu e ambra. Inoltre, nella sepoltura era

deposto anche un altro oggetto tipico

delle sepolture femminili: uno specchio

in bronzo decorato ad incisione.

18 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Completavano il corredo alcuni oggetti

pertinenti al rituale del banchetto, come

una situla di bronzo. Molto più numerosi

invece i materiali conservati appartenenti

alle tre tombe di epoca ellenistica (III-II

secolo a.C.) appartenenti al servizio da

banchetto che era solito accompagnare

la deposizione; la suppellettile conservata

comprende infatti ceramica a vernice

nera, tra cui prevalgono le forme aperte,

ceramica ampuritana e ceramica grezza;

sempre in relazione al banchetto sono

il manico di un infundibulum (imbuto)

in bronzo e i portafiaccole in piombo; un

unguentario (contenitore per profumi)

dipinto con fasce bruno-rossastre è invece

legato al rituale funebre. Sia gli oggetti

di epoca etrusca arcaica della sepoltura

femminile, sia quelli ellenistici trovano

collegamenti e confronti assai vicini nei

reperti provenienti dalle necropoli di

Populonia e di produzione populoniese

come i portafiaccole in piombo; inoltre i

materiali ellenistici trovano corrispondenze

strettissime con quelli provenienti

dalla necropoli del Profico di Capoliveri

(ora al Museo archeologico della Linguella)

e da Monte Orello, nonché dall’insediamento

di Castiglione di Marina di

Campo e, ancor più ampliamente, in

area livornese, a testimoniare, anche per

l’età etrusca, un fiorente commercio che

solcava il Mar Tirreno distribuendo merci

di produzione volterrana insieme ad altre

di produzione italica e iberica.

ETRUSCANS OF ELBA: THE NECROPOLIS

OF CASA DEL DUCA IN PORTOFERRAIO

In 1872, at the Casa del Duca in the municipality

of Portoferraio, four Etruscan burial

tombs were found containing, in addition

to the skeletons, many funeral materials

that accompanied the deceased to eternal

life. According to the description of the

discovery, all the deceased were facing

east and the objects of the funeral accessories

were all placed on the left side of

the skeleton. The peasants who had made

the discovery handed over some finds to

the Portoferraio doctor, Dr Carlo Bagnoli

from Reggio Emilia, who at that time was

collecting archaeological material on the

island to be sent to his fellow citizen, Don

Gaetano Clerici. The religious archeologist

was in fact sending all the materials from

Pianosa, Elba, Volterra and the Mediterranean

islands to Reggio Emilia where they

are still kept along with the results of his

excavations but also of donations and purchases.

Among the tombs discovered in

1872, one, less deep, contained a small skeleton

and on the basis of the grave goods,

it was attributed to a female burial; it is the

only tomb that can be dated to the Archaic

period (5th century BC); the other tombs

are dated to the Hellenistic period (3rd to

2nd century BC).The grave goods of the 5th

century BC shows that the deceased was

of high rank since some valuable jewels

were found next to the skeleton; a gold leaf

necklace made up of twenty beads plus a

central strawberry-shaped pendant, a silver

earring made in a ring with three spiral

pendants ending with a pine cone, a silver

brooch, five necklace beads in polychrome

glass paste, in blue and amber.

Another typical object of female burials

found here was a bronze mirror decorated

with an engraving. Other objects were

relevant to the banqueting ritual, such

as a bronze situla. However, the objects

belonging to the three tombs of the

Hellenistic period (3rd – 2nd century BC)

are much more numerous. They belong to

the banquet service that used to accompany

the deposition; the grave goods in

fact include black glazed ceramics, mostly

in open forms, Ampuritan ceramics and

rough ceramics; also in relation to the

banquet is the handle of a bronze funnel

and lead torch holders; an unguentarium

(container for perfumes) painted with

reddish brown bands is instead linked to

the funeral ritual. Both the archaic Etruscan

objects of the female burial and the

Hellenistic ones find very close links and

comparisons with the findings from the

necropolis of Populonia such as the lead

torch holders; moreover the Hellenistic

materials have close links with those from

the necropolis of Profico di Capoliveri

(now in the Archaeological Museum of La

Linguella) and from Monte Orello as well

as from the settlement of Castiglione di

Marina di Campo and, even more widely,

in the Livorno area. This witnesses a

flourishing trade in the Etruscan age that

plowed the Tyrrhenian Sea, distributing

goods produced in Volterra with others of

Italic and Iberian production.

CULTURE AND ARTS 19


-Cinzia Murolo

Gli Etruschi

e i profumi

Tra tutti i popoli Italici gli Etruschi furono sicuramente i più

grandi importatori e produttori di oli e unguenti profumati.

Ce lo testimoniano l’enorme quantità di unguentari

rinvenuti nei corredi delle sepolture a partire dal VII secolo

a.C., e le molte immagini arrivate fino a noi rappresentate

soprattutto sugli specchi di bronzo. Anche se le fonti antiche,

tra tutte Teofrasto, filosofo e botanico greco vissuto da

IV e III secolo a.C. autore del trattato “Sugli odori”, ricordano

i Tirreni come un popolo pharmakopoion, cioè produttore di

medicinali, dobbiamo però ricordare che nel mondo antico

l’arte della cosmetica era una branca della medicina.

Il contatto precoce con i Greci, l’abbondanza dell’olio, di

piante resinose ed aromatiche in Etruria, fece sì che poco

dopo la massiccia importazione dalla città greca di Corinto

e dalla Grecia orientale, gli Etruschi avviassero una propria

produzione di portaprofumi. Le forme più utilizzate era

quella dell’aryballos e dell’alabastron (quest’ultimo aveva

preso il nome dai contenitori di alabastro inizialmente

importati dall’Egitto), decorati con motivi geometrici o con

animali esotici e fantastici, ma molto apprezzate erano

anche le forme zoomorfe, come i cerbiatti, le lepri, le anatre.

Poi fu Atene a esportare i suoi unguentari in Etruria, le

lekythoi, mentre nell’ultima fase etrusca troveremo forme

più semplici di produzione locale, o contenitori di bronzo, o

alabastra egiziani.

Unguenti profumati erano ampliamenti utilizzati nella

cosmesi quotidiana delle donne e degli uomini di un certo

rango, ed era un particolare essenziale per la preparazione

della sposa: in alcune immagini osserviamo le ancelle

intente a utilizzare un lungo bastoncino per prelevare dal

contenitore una piccola quantità di olio e andare a profumare

i capelli della sua signora. Gli uomini lo utilizzavano

sopratutto dopo l’attività ginnica Anche nella composizione

della salma gli unguenti profumati erano fondamentali, sia

per ammorbidire la pelle del defunto che per rallentarne la

corruzione.

Ma in concreto quali erano le essenze preferite dagli Etruschi?

Purtroppo le analisi chimiche sui resti organici non

riescono a individuare le componenti più volatili, ma solo le

sostanze grasse di origine animale e vegetale, come gli oli e i

prodotti del latte, o le cera d’api e le resine vegetali.

Teofrasto ci parla di molteplice essenze utilizzate dai Greci,

come il pregiatissimo Irinon, ottenuto dalla radice di iris a

lungo stagionata, o l’Aegyption a base di cinnamomo e mirra,

o il Kypros a base di cipero, cardamomo e aspalato, o il

Krocinon ottenuto dal fiore di croco, o il Nardinon dalla radice

di nardo. Probabilmente molte di queste furono utilizzate

e poi prodotte anche dagli Etruschi, accanto a produzioni

più economiche a base di piante locali come la maggiorana,

la menta e il timo.

Infine molto pregiate erano le resine esotiche, come l’olibano,

la mirra e il mastice di Chio, che venivano bruciate

negli incensieri di bronzo non solo durante i riti religiosi

ma anche nei momenti del banchetto e del simposio, dove

l’utilizzo dei profumi, come la pratica musicale, era anche

un modo per avvicinarsi al divino.

20 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


THE ETRUSCANS

AND THEIR PERFUMES

Of all the Italic peoples, the Etruscans

were certainly the greatest importers

and producers of perfumed oils and

ointments. The grave goods tell us this

from the huge amount of ointments

found there from the seventh century

BC. Many images have come down

to us as well, above all, on the bronze

mirrors, as proof of this. We know that

the Tyrrhenians produced medicines,

and the art of cosmetics was at that

time, a branch of medicine. Perfumed

ointments were widely used as daily

cosmetics for women and for men of

a certain rank, and it was an essential

detail in the preparation of the bride:

in some images, we can observe the

handmaids using a long stick to take a

small amount of oil from a container

to perfume their lady’s hair. Men

used it particularly after physical

exercise. Even when arranging the

deceased, perfumed ointments were

fundamental. Essences were obtained

from iris, cardamom, crocus and nard

but also local plants such as marjoram,

mint and thyme. Finally, the exotic

resins were very valuable, burned in

bronze censers during religious rites

and the Symposium where, the use of

perfumes, like music, was a way to get

closer to the divine.

A sinistra: Profumi ai tempi degli Etruschi.

Cerveteri (RM), Museo Nazionale Archeologico

Cerite – Balsamario in vetro

In alto: Urna di terracotta da Cerveteri. Museo di

Villa Giulia (Roma) 530 a.C. circa

In basso: Specchio in bronzo del IV° sec. a.C.

Simona Sardi, General Manager Simona Sardi, General Manager

Il connubio tra profumi, incensi e musica sarà protagonista della

performance multisensoriale “Suoni e profumi dei Rasna” che si svolgerà a

Marciana Marina il 4 luglio alle ore 21,30 presso Piazzale Bernotti. L’evento

fa parte del progetto culturale Elba degli Etruschi che vede Marciana

Marina protagonista di conferenze e rievocazioni storiche nei giorni 3,4

e 5 luglio con Francesco Landucci e Cinzia Murolo del progetto Rasenna

Echoes, gruppo di ricerca nell'ambito della musica, del canto, della danza e

delle essenze degli Etruschi. Allestimento dell ‘Associazione di rievocazione

storia etrusca RUVA LEU (compagnia del leone) che si propone di

ricostruire, attraverso la corretta e filologica riproduzione archeologica, la

cultura del mondo etrusco nel periodo compreso fra il V-IV sec a.C.

CULTURE AND ARTS 21


Il Ferro e l’Oro.

Rotte mediterranee

tra Etruria e Oriente

Museo Archeologico del Distretto Minerario, Rio nell’Elba (Rio, LI)

1 luglio – 2 ottobre 2022

-

Marco Firmati

L’Isola d’Elba, e le altre isole dell’Arcipelago, sono meta di

viaggiatori che non guardano solo al mare e alle spiagge,

bellissimi in verità, che conservano il fascino di una natura

ancora incontaminata. Gli ospiti delle Perle del Tirreno sono

sempre più attenti ad altri circuiti turistici che portano, in

ogni stagione, nel cuore di questi “scogli” in mezzo al mare,

svelandone la storia ricchissima oltre alla ricchezza geologica

e naturalistica. Anche ad un visitatore meno attento

non possono sfuggire i mille colori delle rocce, le sfumature

infinite delle acque, il continuo cambiare dei colori della

vegetazione, i profumi che accompagnano le passeggiate

nella macchia, le tracce che gli uomini hanno lasciato da

millenni lungo le pendici delle loro colline. Una bellezza che

si manifesta di continuo, dietro una curva della strada o a

un promontorio, ad ogni passo che sia in montagna o lungo

costa, una linea retta fra cielo e mare che non ci si stanca

mai di guardare perché è sempre diverso, con le altre isole

sorelle che compaiono o scompaiono, all’orizzonte.

Ma qual è il paesaggio che scorgevano i nostri antenati

quando arrivavano su quelle isole che erano rifugio, fonte di

materie prime e di ricchezza, di acqua e legname per le loro

navi e per i forni che bruciavamo di continuo quel minerale,

il ferro, che era l’oro delle antiche civiltà?

E proprio di oro e di ferro racconta la mostra organizzata

dal Comune di Rio presso il Museo Archeologico del distretto

Minerario, fulcro della proposta culturale dell’Isola per

l’estate 2022.

Questa mostra segna la rinascita del Museo, che è stato oggetto

dal 2021 di significativi interventi strutturali, e si pone

al centro di una serie di iniziative dedicate all’Elba degli

Etruschi, coordinate dal Sistema Museale dell’Arcipelago

Toscano con gli altri musei dell’isola. Argomento dell’esposizione

è l’intenso rapporto commerciale e culturale che si

stabilì tra Etruria, Grecia e Vicino Oriente tra VIII e VII secolo

a.C. Attirati dalle preziose risorse minerarie delle Colline

Metallifere e dal ferro dell’Elba, mercanti provenienti dal

22 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Mediterraneo orientale - in prevalenza

greci - raggiungevano le coste tirreniche.

Gli intensi scambi commerciali

sono testimoniati da splendidi oggetti

che in Etruria acquisirono le famiglie

principesche, essendo capaci di

controllare il territorio e di gestirne le

risorse minerarie. Affascinate dal fasto

regale espresso dai manufatti orientali,

le aristocrazie etrusche li raccolsero

e promossero la produzione locale

di simili beni, quali espressione del

proprio potere ed esibizione del rango

sociale. Insieme ai preziosi materiali

d’importazione si affermarono, però,

anche mode e modelli culturali d’origine

greca e orientale, che i signori d’Etruria

furono in grado di rielaborare e

diffondere ancora nella Penisola e verso

occidente. Una selezione di oggetti

- conservati nel Museo Archeologico

Nazionale di Firenze - che componevano

i sontuosi corredi funebri delle

monumentali tombe gentilizie dell’Etruria

mineraria documenta in sintesi

efficace questo periodo della storia

etrusca, comprensibilmente definito

“orientalizzante”, essendo caratterizzato

da prolifici rapporti commerciali e

culturali con il Mediterraneo orientale.

All’origine del flusso di naviganti e di

merci si collocano i metalli della costa

toscana e il ferro dell’Elba, che spiccava

per ricchezza e facilità d’imbarco,

mentre i pregiati manufatti d’importazione

orientale tracciano la rotta di

cabotaggio verso i principali distretti

minerari d’Etruria. Un appuntamento

da non perdere.

IRON AND GOLD:

MEDITERRANEAN ROUTES BETWEEN

ETRURIA AND THE EAST

The Islands of the Tuscan Archipelago,

as well as having a beautiful,

extraordinary landscape, are very rich

in history. Travellers are amazed at

the thousand tones of colour in the

rocks, infinite shades of the water, the

ever-changing hues of the vegetation,

the scents that accompany the walks

in the countryside, the traces that men

have left for thousands of years along

the slopes of their hills. When our ancestors

came to these islands that were

their refuge, their source of prime

materials and wealth, water and wood

for their ships and for the furnaces

that were constantly burning the iron

ore, the gold of ancient civilizations,

what landscape did they see?

They saw precisely that, gold and

iron. The exhibition organized by The

Archaeological Museum of the Mining

District in Rio, from 1st July to 2nd

October, is the focus of the Island’s

cultural proposal for the summer of

2022. The subject of the exhibition is

the intense commercial and cultural

relationship established between

Etruria, Greece and near East between

the 8th and 7th centuries BC. Attracted

by the precious mineral resources of

the Metalliferous Hills and the iron ore

of Elba, merchants from the eastern

Mediterranean – mostly Greeks –

reached the Tyrrhenian coasts. The

splendid objects that the princely

families acquired in Etruria are proof

that they were able to control the land

and manage its resources with intense

commercial exchanges. In the National

Archaeological Museum of Florence,

there is a selection of objects that

made up the sumptuous grave goods

of the monumental noble tombs of the

mining area in Etruria and they are witness

to this period of Etruscan history,

justly defined as “orientalizing”.

foto ©© Museo Archeologico Nazionale, Firenze/ Collana a pendagli,

da Vetulonia, Tumulo della Pietrera/ Secchiello , da Chiusi

CULTURE AND ARTS 23


-Sara Guiati

Una miniera

di... carta

Il prezioso archivio del Parco Minerario dell’Isola d’Elba

Ricercatrice Archivio storico delle Miniere dell’Isola d’Elba

“Cote” Le miniere della costa orientale

dell’Elba, attive fin dall’antichità,

rientrano in una sorta di “via del ferro”,

che partendo da Rio Marina, insistendo

sulle Comunità di Rio, Capoliveri e Porto

Longone (oggi Porto Azzurro) passando

per Populonia e lungo tutta la costa

maremmana (Follonica, Cecina) giunge

fino alla Garfagnana e all’Appennino

pistoiese. Non solo, il minerale del ferro

ha raggiunto i porti inglesi, francesi e

del Nord America ed è stato impiegato

come sorgente prima e principale

dell’acciaio dalla grande industria

siderurgica sviluppatasi durante la

Seconda Rivoluzione industriale di fine

Ottocento, nelle Acciaierie di Piombino,

Portoferraio, Genova, Terni, Servola,

Bagnoli, Taranto. Per salvaguardare

la storia mineraria elbana è nato nel

1991 il Parco Minerario a Rio Marina,

come opera di recupero e di valorizzazione

ambientale delle aree degradate

dall’estrazione del ferro. L’idea motrice

era costituita dall’esigenza di restituire

all’ambiente e all’uso dell’uomo una

vasta area che è stata profondamente

trasformata, affidando ad essa nuovi

contenuti in virtù dell’ampia valenza

culturale e didattica offerta dalle coltivazioni

minerarie abbandonate.

Collocato nel Palazzo del Burò, ex sede

della Direzione delle Miniere elbane

e nazionali, il Parco gestisce il Museo

dei minerali e dell’arte mineraria a

24 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Immagine tratta dal Fondo del Delegato Governativo.

Riconsegne e consegne I, 1881

Rio Marina e il Museo Archeologico

di Rio nell’Elba. Conserva soprattutto

l’Archivio storico delle Miniere, ossia i

documenti prodotti dalle Società e dal

Delegato governativo del Corpo nazionale

delle Miniere tra il 1881 e la fine

dello loro sfruttamento.

Le carte raccontano delle operazioni

del Governo italiano nell’affidare la

coltivazione ad un consorzio italiano

rappresentato dalla Banca Generale,

alla famiglia Tonietti, dei passaggi dalla

Società Elba Anonima di Miniere e

Altiforni all'Ilva, poi alla Ferromin ed

infine alla Italsider, Deltasider, IRI e

Fintecna. Quel che non si sa è che Rio

Marina è stata per anni il fulcro della

direzione generale delle Miniere e Cave

nazionali con responsabilità oltre i

confini isolani e che hanno coinvolto

realtà estrattive nella zona di Livorno,

Taranto, della Lombardia, della Liguria e

della Sardegna.

La preziosa documentazione, in fase

di catalogazione, conservata dal Parco

Minerario offre uno spaccato della dura

vita quotidiana e lavorativa di migliaia

di operai, di importanti lotte operaie,

di immigrazione e di emigrazione,

dell’inevitabile integrazione tra l’anima

mineraria e quella marinara e contadina

della zona, della presenza delle

truppe Alleate, della vita economica

- sociale e sanitaria di una nazione, ma

anche delle innovazioni tecnologiche,

frutto di sperimentazioni in loco di processi

di ingegneria mineraria importati

ed esportati in varie parti del mondo

e il confronto con economie sovranazionali

al momento della nascita della

CECA (Comunità Europea del Carbone e

dell’Acciaio). Rimane la testimonianza

di un tempo in cui la ricchezza di un Paese

veniva misurata in base alle risorse

del sottosuolo e l’industria estrattiva

mineraria faceva da traino alle economie

nazionali.

A MINE OF … PAPER

The Elban mines, from ancient times,

were part of the ‘Iron Road’ which

started off in Rio, Capoliveri and Porto

Azzurro, passing through Populonia

and right along the Maremma coast to

the north of Tuscany.

The minerals of eastern Elba reached

English, French and North American

ports to be used in the heavy steel

industry developed during the Second

Industrial Revolution of the late

nineteenth century.

In 1991, the Mining Park in Rio Marina

was formed, first to safeguard the

mining history of Elba but then to

enhance the areas degraded by the

extraction of the iron ore, trying

to retrieve the wider cultural and

educational value of mining traditions

provided by abandoned mines, studied

by geologists from all over the world.

The precious Historical Archive of

the Mines is in the process of being

catalogued and it contains documents

relating to the Italian steel industry

from 1881. In addition to administrative

documents, it offers an insight into the

hard daily working life of thousands

of workers, the important workers’

struggles, immigration and emigration,

the inevitable integration between the

mining community and the maritime

and farming community of the area, the

period of the Second War, the health

and the social-economic life of a nation

as well as technological innovations,

the result of on-site trials in mining

engineering processes imported and

exported to various parts of the world.

CULTURE AND ARTS 25


Dalle Antille all’Elba

al tempo di Napoleone

-

Isabella Zolfino

Cosa potrebbe mai legare Santo Domingo all’isola d’Elba

di due secoli fa? La risposta potrebbe essere dedotta dal

contenuto della nota che il Commissario del Governo

Francese Galeazzini ha indirizzato il 13 aprile 1807 al

Consigliere di Stato Direttore Generale di Ponti e Strade:

Esistono all’isola d’Elba, cittadino Ministro, dei negri che sono

stati deportati da Santo Domingo... sono in numero di 16... e

sono arrivati il 22 Fructidor dell’anno X, sbarcati dalla Corvetta

La Mutine proveniente da Tolone...

Deportati all’Elba da Santo Domingo? E perché?

La Storia ci dice che all’inizio del mese di febbraio del 1802,

in pieno Consolato, il Primo Console aveva inviato a Santo

Domingo le sue truppe migliori con a capo il Generale

Leclerc, marito di sua sorella Paolina, allo scopo di reprimere

una rivolta di ribelli capeggiata Toussaint Louverture, un ex

schiavo che era riuscito a tenere testa alle truppe francesi.

Ai primi di giugno dello stesso 1802, i Francesi riescono

finalmente ad avere la meglio anche se a carissimo prezzo.

Toussaint viene arrestato con i suoi Generali, portato

in Francia e imprigionato a Fort de Joux dove morirà di

freddo e stenti nel giro di nove mesi di assoluto e rigoroso

isolamento; i suoi Ufficiali vengono deportati in Corsica e

parte all’Isola d’Elba; altri, quelli meno pericolosi, reintegrati

nel Battaglione dei Pionieri Neri. Ecco quindi che un certo

numero di questi uomini provenienti dalle Antille, colpevoli

di aver aderito alla Costituzione di Santo Domingo, arrivano

all’Elba, sbarcano a Portoferraio per iniziare in un territorio

francese, ma non metropolitano, una vita di prigionia; è il

mese di Fructidor dell’anno X, è il 9 settembre 1802 e sono

16. Lelievre, Commissario del Governo Francese all’Elba in

quel momento, non ha ricevuto alcuna informazione su

come considerare questi detenuti: forzati in senso stretto o

detenuti politici? Non ha nemmeno ricevuto indicazioni su

quale Capitolo di Spesa imputare il loro mantenimento, non

sa che fare. Inizialmente i prigionieri vengono indirizzati

perciò al Generale Rusca, responsabile della gestione

militare dell’Isola, poi passeranno sotto la competenza del

ministero della Guerra.

Le tracce documentali della loro permanenza all’Elba

sono praticamente inesistenti, qua e là si trova qualche

informazione come ad esempio una nota del Commissario

Galeazzini per il Consigliere di Stato in cui si dice che i

prigionieri haitiani continuano a comportarsi bene e a

meritare la stima generale avendo un comportamento

sempre ineccepibile e tranquillo, oppure una relazione dalla

quale si apprende che due dei sedici arrivati all’Elba sono

destinati a raggiungere il Battaglione Nero nel Regno di

Napoli.

Scarsissime notizie ma sufficienti a farci ipotizzare che

questi detenuti fossero assimilabili a dei confinati e che

avessero una discreta libertà di movimento. Per certo

rimasero all’Elba fino a che la stella di Napoleone ha brillato e

li ha tenuti inchiodati qui poi, il 28 ottobre 1814, l’Imperatore

concesse 150 franchi per le spese di viaggio a ciascun degli

haitiani che volesse andarsene dall’Elba e ognuno decise

cosa fare della sua vita. Alcuni andarono via sparpagliandosi

in Toscana, ci sono evidenze dei “nostri” haitiani nelle

fonderie di Follonica, nella bonifica delle zone malariche del

Principato o a dirigere i primi “saggi” alla coltura del caffè e

del cotone che Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, stava

tentando di introdurre, altri invece rimasero all’Elba perché

avevano messo su famiglia come dimostrano i Registri degli

atti di matrimonio e quelli di nascita. Cerchiamo bene,

troveremo sicuramente le loro tracce anche oggi.

26 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


FROM THE ANTILLES TO ELBA

Foto©Paolo Calcara

What tie could there possibly be between Santo Domingo

and the Island of Elba two centuries ago? In 1802, General

Leclerc, husband of Napoleon’s sister, Paolina, had quelled

a rebel revolt by Toussaint Louverture, a former slave who

had managed to stand up to the French troops. Taken to

France and imprisoned in Fort de Joux, he died of cold

and hardship within nine months of complete rigorous

isolation; his officers were deported to Corsica and sixteen

of them to the Island of Elba; others, those less dangerous,

were reintegrated into the Black Pioneer Battalion. Forced

or political prisoners? There is little evidence of their

stay, but probably they had a fair amount of freedom of

movement. They certainly stayed on Elba until Napoleon’s

star shone and nailed them here. Then, on 28th October,

1814, the Emperor granted 150 francs for travel expenses to

each of the Haitians who wished to leave Elba. Some went

to Tuscany, to the foundries of Follonica, some to clear up

the malarial areas of the Principality, some to direct the first

trials of cultivating coffee and cotton that Elisa Baciocchi,

Napoleon’s sister was hoping to introduce, while others

remained on Elba because they had families as can be seen

from the Registers of Births and Marriages.

A sinistra: Immagine tratta dal volume _Vignettes et portraits pur le

consulat et l'empire_, Paris, Fourne et C., 1845

A destra: SANTO DOMINGO IN UNA CARTINA DEL 1789

CULTURE AND ARTS 27


Il piroscafo Polluce

fra tesori e mistero

-Patrizia Pellegrini

Il piroscafo Polluce della compagnia

De Luchi-Rubattino del Regno di

Sardegna, diretto a Civitavecchia, calò

a picco la notte del 17 luglio 1841 nelle

acque dell’Isola d’Elba, a 4 miglia dalla

costa, tra Capo Calvo e Porto Azzurro,

speronato dal Mongibello, un piroscafo

del Regno delle due Sicilie diretto a

Napoli, dando origine alla prima tragedia

della Marina Mercantile Italiana.

Una vicenda avvenuta ormai ben 181

anni fa?

Raffaele Rubattino un imprenditore

lungimirante nell’Italia risorgimentale

Il giovane armatore Rubattino, aderì

da subito alla Giovane Italia, ma la sua

vocazione era l’attività imprenditoriale.

Infatti nel 1837, acquistò il Polluce e

il Castore moderni piroscafi costruiti

nei cantieri di Le Havre in Francia, che

dovevano collegare Marsiglia a Napoli,

attraverso i porti di Genova, Livorno e

Civitavecchia, puntando sulle potenzialità

della nascente navigazione a vapore

anche per trasporto dei passeggeri.

La perdita dell’imbarcazione fu il

primo duro colpo per l’imprenditore

genovese, anche perché lo speronamento

da parte della nave napoletana

fu volontario. Infatti a bordo vi erano

probabilmente aiuti finanziari per

i patrioti italiani. La compagnia De

Luchi - Rubattino, assistita dall’avvocato

livornese Domenico Francesco

Guerrazzi, avviò contro gli armatori

del piroscafo Mongibello una battaglia

legale, che avrebbe fatto giurisprudenza.

Infatti Rubattino vinse il processo,

ma non fu mai risarcito.

Il tesoro del Polluce

e i moderni “tomb raider”

Che cosa trasportava di tanto prezioso il

Polluce? Secondo quanto riportarono le

cronache de “Le Semaphore de Marseille”

che si occupò del naufragio sin dal

23 giugno 1841, 170.000 monete d’oro

e d’argento, gioielli, orologi e cammei,

diamanti, smeraldi, un tesoro stimato,

oggi, quasi 350 milioni di euro.

Rubattino tentò un primo recupero pochi

mesi dopo. Fu un’impresa fallimentare,

ma ardita per i tempi. Nel 1936 la

So.Ri.Ma. (Società Ricuperi Marittimi) di

Genova ma senza recuperarla.

Da allora il relitto rimase “leggenda”, poi

nel 1990 il francese Pascal Kainic, un

cacciatore di relitti, scovò la notizia del

naufragio e successivamente rintracciò

anche le coordinate a centotre metri di

profondità davanti a Capo Calvo.

Nel 1998, ormai disposto a tutto pur di

recuperare il tesoro, Pascal si rivolse a

quattro inglesi, che, con grande spregiudicatezza

misero a punto un piano:

chiesero il permesso per il recupero di

un carico d’alluminio della nave inglese

GlenLogan, affondata nel 1916 presso

Stromboli, inserendo però le coordinate

del relitto del Polluce.

Nel novembre 1999 l’autorizzazione

fu recapitata al Consolato britannico

di Firenze, che lo trasmise alla Capitaneria.

Nessuno degli enti preposti

controllò le coordinate e il 27 gennaio

2000 i cacciatori di tesori erano a lavoro

sul Polluce. Fu un atto di vandalismo

vero e proprio, poiché la benna utilizzata

squarciò lo scafo danneggiando

irrimediabilmente il relitto. Partirono

dall’Isola d’Elba indisturbati.

In seguito ad un’indagine svolta dai Carabinieri

Tutela Patrimonio Culturale di

Firenze, il 17 giugno 2001, Scotland Yard

restituiva all’Italia il sedicente tesoro

della nave Santa Lucia.

Sarebbe andato all’Asta il giorno successivo,

presso la casa d’aste londinese

Dix Noonan Webb come conferma il

catalogo già pubblicato e a disposizione

degli acquirenti. L’indagine prese

avvio grazie ad una telefonata anonima,

probabilmente da parte di un membro

dell’equipaggio italiano che aveva partecipato

al recupero.

Gli ultimi ritrovamenti grazie alle

attrezzature dell’archeologia

in acque profonde

Nel 2005 e nel 2014, il Ministero, le

Sovrintendenze, il Comando Carabinieri,

la Marina Militare e alcune ditte

private, hanno recuperato monete e

monili in perfetto stato, grazie alla perizia

di tecnici subacquei. Chi volesse

ripercorrere le vicende del Polluce, può

visitare i suggestivi allestimenti delle

sale del Museo del Mare di Capoliveri e

perdersi tra le meraviglie di quel tesoro

purtroppo solo in parte recuperato.

E se ancora non fosse pago di quelle

atmosfere potrebbe rileggersi il Conte

di Montecristo, ambientato proprio tra

l’Elba, Livorno e Marsiglia, facendosi

28 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


guidare dalla fantasia di Alexander

Dumas che del tesoro del Polluce ebbe

notizie da “Le Semaphore” di Marsiglia

dove risiedeva proprio nel 1841..

THE NEVER-ENDING STORY OF THE

STEAMBOAT POLLUCE

The steamship Polluce belonged to

the De Luchi-Rubattino company of

Sardinia and on its way to Civitavecchia

on the night of 17th July 1841, it

sank in the waters off the Island of Elba

only 4 miles from the coast between

Cape Calvo and Porto Azzurro. It had

been rammed by Mongibello, another

steamship belonging to the Kingdom

of the Two Sicilies on its way to Naples.

This was the first tragic accident of

the Italian Merchant Navy. The story is

surrounded in mystery. Rubattino, the

young owner, was an ardent patriot

as well as an intelligent entrepreneur

who made a fortune in passenger

transport. In 1837, he bought modern

steamships from the shipyards of Le

Havre in France, intending to connect

Marseilles with Naples, through the

ports of Genoa, Livorno and Civitavecchia.

In the shipwreck, there were no

casualties but the vessel was probably

carrying financial aid for the patriots

who were fighting for the Unification

of Italy. What was the Polluce carrying

that was so precious? According to

the newspapers of the time, 170,000

silver and gold coins, jewels, watches

and cameos, diamonds and emeralds,

an estimated treasure nowadays of

around 350 million euro. The attempts

to recover the ship and its treasure

were useless and the story was slowly

forgotten. It was not until 1990 that

the Frenchman Pascal Kainic, a wreck

hunter, in the pages of “Le Semaphore

de Marseille” unearthed the story

about the sinking of the Polluce and

was able to track down the exact

coordinates. A few years later, with

the help of an expert in underwater

archeology, Henri-Germain Delauze,

the shipwreck was located at a depth of

one hundred and three metres in front

of Cape Calvo. He managed trick the

authorities into giving permission for

recovery and on the 27th of January,

2000, the treasure hunters were at

work on the Polluce. It was not a recovery

but an act of vandalism because

the excavator shovel that they had

used, ripped the hull open, irreparably

damaging the wreck. They looted the

steamship’s precious cargo and left the

Island of Elba undisturbed, declaring

to the British authorities that they had

found a lot of material, yes, but from

another ship, the Santa Lucia, that had

gone down in international waters

in much more recent times. After an

investigation carried out by the Carabinieri

responsible for the Protection

of Cultural Heritage of Florence, on

the 17th of June, 2001, Scotland Yard

returned a small part of the treasure to

Italy. It would have gone to auction the

next day at the London Auction House

Dix Noonan Webb, as confirmed by

the catalogue already published and

distributed to prospective buyers.

The investigation began, thanks to an

anonymous phone call, probably from

a member of the Italian crew who had

taken part in the recovery work. In

October 2005 and later in 2014, the

Ministry, the Superintendency, the

Command of the Carabinieri, The Navy

and some private companies have

recovered coins and jewelry in perfect

condition, thanks to the expertise of

underwater technicians and a sophisticated

robotic system. What remains

of the fabulous treasure is kept in the

Museo del Mare in Capoliveri.

Il tesoro del Polluce recuperato, in mostra presso il

Museo del Mare di Capoliveri

CULTURE AND ARTS 29


-Carolina Megale

La Torre

degli Appiani

di Marciana

Marina

e della sua

comunità

Pochi sono gli elementi identitari di un luogo come la Torre

di Marciana Marina. Nata su un’isolata roccia granitica,

staccata dalla costa, a difesa di un territorio endemicamente

minacciato dai pirati, la Torre rotonda di Marciana Marina

è il simbolo della sua comunità e del paesaggio che si è modellato

intorno al suo alto fusto. Eppure, le notizie storiche

relative alla sua costruzione sono piuttosto scarne. L’origine

pisana è tutta da dimostrare, mentre è certo l’inserimento

nel sistema difensivo che gli Appiani, Signori dello Stato di

Piombino, approntarono tra XV e XVI secolo lungo la costa

elbana e sulla terraferma. Grazie ad un articolato sistema

difensivo costituito da castelli, rocche, fortezze e torri,

infatti, gli Appiani dal 1399 per oltre due secoli mantennero

l’autonomia del proprio Stato, piccolo ma potente grazie alle

risorse minerarie, in un contesto politico di forte conflittualità,

stretto tra i domini spagnoli e il Granducato di Toscana.

foto©Federico Serradimigni

30 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


foto©Federico Serradimigni

La necessità di difesa divenne presto

virtù dell’arte militare con la creazione

di nuovi modelli architettonici progettati

da Leonardo da Vinci e Giovanni

Camerino, pioniere e fondatore delle

tecniche di fortificazione moderna.

Fu Jacopo III Appiani, nella seconda

metà del Quattrocento, ad imprimere

al sistema difensivo le forme che

ancora oggi si stagliano nel paesaggio:

dalla Cittadella di Piombino al Castello

di Populonia, e poi Torre Mozza, Torre

del Sale e la Torre delle Civette fino alla

suggestiva Rocca di Scarlino, la Torre

dello Sparviero (o di Troia vecchia) e

la meravigliosa Rocca di Buriano, per

citare le principali. E poi le isole, l’Isola

d’Elba fra tutte, con le torri d’avvistamento

costiero a Rio Marina e San

Giovanni e le fortezze poste a difesa

dell’entroterra, come quella del Giogo

(o del Giove) che controllava il traffico

marittimo e le miniere di Rio, l’inviolata

Fortezza del Volterraio e la Fortezza

di Marciana entrambe costruite dai

Pisani ma ampliate e rafforzate dagli

Appiani. E poi Cerboli e Palmaiola, nel

Canale di Piombino, con torri d’avvistamento

strategiche per la comunicazione

con la terraferma.

Lo studio architettonico e stilistico

della Torre di Marciana Marina, fusa

con la linea di costa solo due secoli fa

in seguito alla costruzione di opere

funzionali al porto, e il confronto

con le altre torri appianee dell’isola e

della terraferma fanno risalire la sua

costruzione alla metà del Cinquecento.

Tale proposta è confermata da un

documento d’archivio che riferisce

come nel 1562 la torre venisse dotata di

artiglieria in ferro: da questo si evince

che la data di costruzione della torre

sia antecedente alla data menzionata

(terminus ante quem).

La sua forma cilindrica ha fatto pensare

che la Torre sia stata impostata sulla

struttura di un antico faro. In realtà,

studiando gli interventi di architettura

militare introdotti dagli Appiani ci

accorgiamo che gli ammodernamenti

riguardarono proprio la creazione di

torri rotonde in sostituzione di quelle

quadrate, in modo da rendere più agevole

l’uso dell’artiglieria, ne sono un

esempio le torri delle mura castellane

di Suvereto, Scarlino e Buriano.

La Torre è oggi al centro di un attento

piano di valorizzazione da parte

dell’Amministrazione comunale, il cui

primo passo è stata l’adesione formale

al Sistema difensivo degli Appiani per

lo Stato di Piombino, composto dai Comuni

nei quali ricadeva il Principato,

oltre al Parco nazionale dell’Arcipelago

Toscano, il Parco Nazionale delle Colline

Metallifere di Grosseto, la Fondazione

Polo Universitario Grosseto e la

Nuova Fondazione Pedretti. Il Sistema

ha l’obiettivo di avviare processi di

conoscenza, tutela e valorizzazione dei

luoghi e dei monumenti degli Appiani

per creare una rete territoriale unita

da un passato comune che possa

diventare un unico attrattore turistico-culturale

della costa Toscana.

THE APPIANI TOWER OF MARCIANA

MARINA AND ITS COMMUNITY

Built on an isolated granite rock,

detached from the coast, to defend a

territory that was endemically threatened

by pirates, the round Tower of

Marciana Marina is the symbol of its

community and the landscape that

has been shaped around its tall frame.

However, historical records relating

to its construction are rather meager.

The Pisan origin has yet to be proven

while it is sure that it was included in

the defensive system that the Appiani

family, the Lords of the State

of Piombino, prepared between the

fifteenth and sixteenth centuries along

the coast of Elba and on the mainland.

From 1399, the Appiani maintained the

autonomy of their state over these two

centuries, thanks to the good defensive

system of castles, fortresses and

towers. It was a small but powerful

state thanks to its mineral resources,

in a political context of strong conflict,

squeezed between the Spanish

dominions and the Grand Duchy of

Tuscany. So, the Tower was part of the

Elban defense system along with the

towers of Rio Marina and San Giovanni

and the fortresses placed to defend

the hinterland, such as that of Giogo

(or Giove) which controlled maritime

traffic and the Rio mines, the untouched

Fortress of Volterraio and the

Fortress of Marciana, both built by the

Pisans but enlarged and strengthened

by the Appiani. And then Cerboli and

Palmaiola, in the Piombino Canal with

strategic watchtowers for communication

with the mainland. The Tower is

now at the centre of a careful enhancement

plan by the municipal administration

and is part of a system of

protection and embellishment of the

places and monuments of the Appiani

that could become a single tourist-cultural

attraction of the Tuscan coast.

CULTURE AND ARTS 31


Mare, letteratura

e cuore

-Mario Dentone

Immagini storiche di Marciana Marina (in alto a sinistra) dall’Archivio Sergio Spina e di Riva

Trigoso (in basso) dall’Archivio Marco Bo che testimoniano una secolare tradizione. In foto,

sulla spiaggia, l’ultimo leudo di Padron Castagnola e figli, detto Pissarello

Jules Verne scriveva che il mare offre sempre un volto nuovo,

anche quando pare piatto, immobile, perché il mare non

sarà mai monotono “per chi lo sa capire”. E capire, conoscerlo,

significa viverlo e farlo vivere in sé, e allora il mare

svela storie, misteri, con la sua voce unica, come scriveva il

ligure Vittorio G. Rossi, che il mare ha una voce che nessun

rumore o suono può confondere e oscurare.

“Il mare ci vince” scrisse Claudio Magris in un suo saggio

sulla letteratura del mare, e noi dobbiamo lasciarci vincere

dal mare, perché è lui padrone della nostra esistenza; e

quando lesse il primo episodio della mia saga marina scrisse

che io davo voce al mare perché era il mare che scriveva

in me, e detto da uno scrittore che del mare ha fatto mito

e poesia, è come una vera e propria patente nautica. E se

chiunque può scrivere di mare, il mare però non fa sconti, e

se lo scrittore non ci è cresciuto te ne accorgi: le sue parole,

i suoi dialoghi, i suoi personaggi, non hanno il salino in

faccia, non hanno scirocco o libeccio a soffiare, perché il

mare va anzitutto vissuto sulla pelle, e anche quando, dopo

averlo vissuto, di colpo ti trovi costretto solo a guardarlo

per una fatalità della vita (Raffaello Brignetti) da una sedia

a rotelle, ormai sale e vento ti sono diventati pelle come

tatuaggi, e sale e sole sono diventati pelle, e il tuo sguardo si

fa chiaro di orizzonti, e non c’è tempo e non c’è lontananza

che possano sbiadire quella pelle e quello sguardo, perché il

mare è dentro.

Sono cresciuto a Riva Trigoso e ho visto, bambino, la mia

spiaggia di oltre un chilometro con decine di leudi schierati,

vinaccieri pronti con le botti per il nuovo viaggio all’Elba,

a Marciana, che era la Riva toscana così come la mia Riva

era l’Elba ligure, e così Sestri, Lavagna, Camogli, in un

eterno gemellaggio di cultura fatta da pescatori, mercanti,

marinai, prima ancora che da libri, e guardavo quando

partivano alzando la latina che subito si gonfiava sempre in

32 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


quella direzione, verso la mia punta di

levante. E c’erano i leudi “formaggiai”,

che al posto delle botti avevano vere e

proprie camere stagne (di calafataggio

perfetto, e ancor oggi noi rivani siamo

chiamati, i calafati) per caricare i formaggi

di Sardegna.

E quando i nostri leudi tornava al

paese bastava che spuntasse una vela

bianca là, all’orizzonte, perché una

voce partisse, e tutti, uomini, donne e

bambini accorrevano sulla spiaggia ad

aspettare, là dov’erano i pali schierati

in attesa, per tirare su quella barca

col verricello, se c’era, oppure tutti

insieme in due file, con le cime, sui pali

cosparsi di sego. E a pochi metri dalla

riva le botti venivano gettate in mare

per alleggerire la barca ed evitare che

si arenasse e, una volta tutto finito:

botti rotolate all’asciutto, messe sui

carretti, e barca ben sicura fra tacchi

e pali, il padrone dava assaggio al vino

e ovviamente annuiva compiaciuto

del suo acquisto elbano da distribuire

nelle varie osterie.

Ma si sa, i liguri credono solo a se

stessi e talvolta neanche a mogli e figli,

e infatti il buon vino elbano poteva

anche essere il migliore e più raffinato

rosolio del dio Bacco, poteva essere

il più gustoso passito d’uva maturata

su forti muretti a secco, che il ligure

subito battezzava quel vino “navegòu”,

navigato, e parlavano di salmastro,

di vino “sarvego”, selvaggio, però era

sacro, era vino d’Elba, di Marciana

Marina, la seconda “casa” rivana.

Io li ho conosciuti gli ultimi padroni di

leudi rivani, dei Pissarello e dei Ghio,

dei Carniglia e dei Brusco, degli Zolezzi

e così via, e ho visto gli ultimi leudi

marcire, abbandonate carcasse regno

di gatti e topi in eterna battaglia sulla

nostra spiaggia di ponente, finché via

via sono divenuti legna da bruciare nei

ronfò (gli antichi fornelli delle cucine)…

E questa è la nostra letteratura, della

mia gente che Brignetti dalla sua torre

Medicea rese poesia ne “La spiaggia

d’oro”, quando scrisse dei “rivani” a

Marciana, chiamando “rivani” uomini e

barche, e Vittorio G. Rossi, che descrisse

il leudo simile, rovesciato, all’antico

liuto medievale, perché musica, ed era

musica di mare, di fatica, sì, ma ora

di nostalgia per chi l’ha vissuta. Che

almeno rimanga memoria!

SEA, LITERATURE AND CULTURE

Jules Verne wrote that the sea always

offers a new face, even when it seems

still and calm, because the sea will

never be monotonous “for those who

know how to understand it”.

I grew up on the sea and write stories

about it because, as some critics have

commented, it is the sea that writes

within me.

I grew up in Riva Trigoso in Liguria and

as a child, I used to see over a kilometre

of dozens of leudi sailing ships,

all lined up on my beach, “vinaccieri”,

wine-carriers, ready with barrels for

their new trip to Elba, Marciana. The

fishermen, the merchants, the sailors

had created an eternal twinning of

Elban and Ligurian culture and I would

watch them leave, raising the Latin

sails that always filled in that direction,

towards the east. When our ships

came home to the village, just that one

white sail on the horizon was enough

to spread the word and all the men,

women and children rushed to the

beach to help to pull them up onto dry

land. Just a few metres from the shore,

the barrels were thrown into the sea

to lighten the boat, to avoid it getting

stranded. The innkeeper who had bought

the wine, would come along to taste

it and take the barrel to the tavern.

It was a well-travelled, wild wine as

they said, but it was sacred, from Elba,

from Marciana Marina, the second

“home” of the Ligurians of the east. The

ties between Elba and the towns of the

Ligurian coast, Sestri, Camogli, Riva,

were very close and remain ingrained

in the memories of those who have

lived them and are happy to recount

them.

Leudi sulla spiaggia di Riva Trivoso

foto © Archivio Marco Bo

CULTURE AND ARTS 33


Il leudo, l’ultimo veliero

del Tirreno

Ḡiovanni Panella

Un tempo, la navigazione si svolgeva in

un mondo nel quale i buoni porti erano

scarsi. Le comunità marinare minori

non avevano i mezzi necessari per costruire

opere costose quali moli, frangiflutti

o dighe foranee. Ci si accontentava

di utilizzare i porti offerti dalla natura

che, però, in certe aree mancavano del

tutto. Il Tirreno, ad esempio, presenta

pochi porti naturali e molte spiagge

aperte. Ѐ per questo che era solcato da

velieri fatti per esser alati sulla spiaggia,

scafi che facevano a meno dei porti e

che potevano spingere la loro prua fino

a pochi metri dalla riva, per caricare e

scaricare merci e passeggeri. Erano così

in grado di raggiungere tutte le località

costiere e trasformare ogni tratto di

spiaggia in un luogo di scambio, di

commercio, di mercato. In Liguria poi,

l’uso degli arenili era incentivato dalle

carenze della viabilità: lungo la sua

stretta costa, caratterizzata da molti

passaggi impraticabili, le strade erano

pessime e quindi le merci ed i passeggeri

viaggiavano di preferenza via mare.

Le caratteristiche del leudo, un veliero

semplice ed essenziale, rispondevano

alle esigenze del cabotaggio tirrenico.

Il suo scafo presentava un accentuato

bolzone e cioè una forte curvatura

trasversale del ponte, per aumentare la

capacità di carico e scaricare rapidamente

fuori bordo l’acqua imbarcata

con le onde.

34 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Un leudo a Marciana Marina in un quadro di Llewelyn Lloyd

o della Sardegna, dove il comandante

scendeva a terra per visitare le fattorie

del luogo, trattando direttamente con i

produttori. Il vino arrivava a bordo portato

da carovane di muli, carichi di otri

di pelle o di botticelle. Poi, se il vento era

favorevole, in pochi giorni si era di ritorno

nel porto di Genova, oppure si scaricavano

le botti sulla spiaggia di qualche

località costiera, a pochi metri dalle

osterie dove il vino sarebbe stato venduto

al dettaglio. Il carico dei vinacceri

era stivato con un sistema“modulare”: la

stiva ospitava delle grandi botti fisse ed

altre, mobili, erano sistemate sul ponte.

Quando si alava il leudo sulla spiaggia,

si provvedeva innanzitutto a calare in

mare le botti mobili, che galleggiavano

e che, legate a una cima, erano trainate

fino a terra. Dopo aver così alleggerito

lo scafo, s’iniziava l’operazione d’alaggio

vera e propria. Data la natura del carico,

questa faticosa operazione assumeva

spesso un carattere festoso e culminava

con la distribuzione di qualche bicchiere

di vino ai tanti che avevano “dato una

mano” all’alaggio dello scafo. Alcuni

leudi erano utilizzati anche per il trasporto

di forme di pecorino sardo, sistemate

sottocoperta su dei lunghi ripiani

sovrapposti. Durante la navigazione

queste dovevano mantenere il loro unto

naturale e quindi l’equipaggio doveva

rigirarle spesso, passando uno straccio

unto sulla loro superficie. Va detto che

non si trattava di un formaggio qualsiasi,

ma di un ingrediente indispensabile

per ottenere il più famoso condimento

della cucina ligure: il pesto.

THE LEUDO, THE LAST TYRRHENIAN

SAILING SHIP

Era poi armato con una vela latina,

sostenuta da un’imponente antenna,

che veniva sollevata usando un paranco

a più vie. Visto che l’antenna poteva superare

i trecento chili e la vela i duecento,

per l’equipaggio questa operazione

era particolarmente faticosa. L’albero

a pioppo (composto da un solo tronco

d’albero) era inclinato in avanti di una

quindicina di gradi, mentre la testa

d’albero era a calcese e cioè conteneva

la cassa delle pulegge. L’attrezzatura

velica era completata da un grande

fiocco, teso su un’asta che fuoriusciva di

6-8 metri dalla parte prodiera.

Se lo scafo era fatto per esser tirato in

secco, la sua forma gli consentiva di affrontare

il mare aperto. Questo perché,

nonostante le sue dimensioni ridotte

(15-16 metri di lunghezza al ponte), il

leudo era una vera, piccola nave. Di

questa possedeva la caratteristica più

importante e cioè una buona tenuta al

mare: poteva navigare in tutto il Tirreno

e di lì di spingersi fino in Spagna o nello

Ionio. Aveva infine una notevole capacità

di carico, nell’ordine delle 25-30

tonnellate.

Per questi velieri il trasporto del vino ha

sempre costituito un’attività importante

ed alcuni vinacceri sono rimasti in

servizio fino agli anni Sessanta, perchè

offrivano un servizio “da porta a porta”.

I leudi erano infatti in grado di accostarsi

agli angoli più fuori mano delle

coste dell’Isola d’Elba, di Capo Corso

In the past, navigation took place in a

world where good ports were scarce.

We had to be satisfied with what nature

offered but in the Tyrrhenian Sea there

were few sheltered harbours. There

were plenty of open beaches so for this

reason, the boats had hulls suitable

for hauling up onto the sand and they

could come very close to the shore to

unload their goods and people. At that

time, maritime navigation was preferable

to land travel, roads were few and

dangerous. The leudo had the right characteristics,

equipped with a Latin sail

weighing two hundred kilos supported

on a heavy mast. The manoeuvres were

really tiring. The poplar mast (consisting

of only one single tree trunk) was

titled forwards by about fifteen degrees

and the sail rig was completed by a large

jib, stretched on a rod that protruded

6-8 metres from the forward side. The

leudo was about 15 metres long and was

considered a real small ship because

it was particularly seaworthy: it could

sail throughout the Mediterranean

and had a considerable load capacity

of around 25-30 tons. On Elba, these

ships were used for transporting the

wine that had been carried down to

the sea by mules loaded with leather

skins or barrels. Then, if the wind was

favourable, they were back in Liguria in

a few days, unloaded the barrels on the

beach of some coastal town never far

from the taverns where the wine would

be sold retail. Some leudi were used to

transport Sardinian pecorino cheese,

kept below deck, an ingredient in great

demand, essential for the famous Ligurian

sauce: pesto.

CULTURE AND ARTS 35


Sulle rotte dei leudi

Roberto Pettinaroli

“U l’é arrivou u vin navegou”. Dicevano così, i rivani, scrutando dalla spiaggia le

botti scaricate in mare per alleggerire il peso dei leudi ed evitare che si arenassero.

E’ arrivato il vino “navigato”, profumato di salmastro dopo ore e ore (appunto)

di navigazione nel Tirreno. Sbarcavano, i leudi, un vino sapido e generoso. Nutrito

da una terra ancora gravida di bioccoli ferrosi, retaggio della lavorazione del

minerale nei forni artigianali che gli antichi etruschi costruivano per fondere

a temperature altissime il ferro estratto dalle viscere dell’Isola Nera, chiamata

così per le volute di fumo acre e denso che la rendevano riconoscibile dal mare,

anche da molto lontano. Per metà intrepidi naviganti e per metà abilissimi

mercanti, i “padroni” dei barchi che partivano dalla costa ligure per raggiungere

l’Elba o la Sardegna rappresentavano le storiche famiglie che nel XIX secolo, da

generazioni, solcavano il mare per i loro traffici. I leudi a vela latina di Padron

Ghio del casato dei “Menega” (che in Sardegna riusciva a commerciare persino

fisarmoniche), o di Padron Zolezzi (del casato del capitano Giuseppe, detto Il Pirata

per il temperamento audace) o di Padron Lena del casato detto dei “Merica”,

o ancora di Padron Castagnola (sul cui Rivanetto non mancava mai un assortimento

completo di utensili da ferramenta) andavano in Sicilia per caricare grano

e orzo, in Sardegna per lane e formaggi, all’Elba per cogliere il prezioso frutto

della vite. Ogni barco rappresentava

un fondaco, una famiglia. E ciascun armatore

commerciava in proprio, quasi

mai per conto terzi. Le merci caricate

venivano poi trasportate al porto di

Livorno, o a quello di Genova. Oppure

ancora (come nel caso del nettare degli

dei) direttamente a destinazione, nelle

osterie che a Riva Trigoso, come quella

dei Pissarello, facevano mescita e commercio

di vino dell’Isola Nera. Lo stesso

avveniva con le imbarcazioni che salpavano

da Chiavari e Lavagna, da Camogli

o da Santa Margherita (all’epoca

Port Napoleon, altra assonanza elbana)

per seguire le stesse rotte e tessere

la stessa fitta trama di relazioni e di

scambi La stiva di queste meravigliose

36 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Llewelyn Lloyd, porto di Marciana Marina:cutter, leudo e tartana

imbarcazioni, vere e proprie “diligenze

del mare” (la definizione é di Gio Bono

Ferrari) era incredibilmente capace. I

Rivanetti arrivavano a trasportare (con

sei uomini di equipaggio) fino a 800

quintali di grano e 700 ettolitri di vino.

Il leudo, grazie alla sua particolare e

un po’ bizzarra conformazione, era in

grado di navigare con qualunque mare,

grazie anche alla perizia e al coraggio

dei suoi comandanti. Una leggenda,

quella dei marinai rivani, che oggi

appartiene all’identità più autentica e

profonda di questo lembo di Liguria.

Ripercorrere le rotte dei leudi é ripercorrere

la storia di un’antica amicizia,

di un legame fatto di scambi, contaminazioni,

condivisioni che hanno

contribuito a forgiare la natura stessa

dei luoghi. Per chi, come noi liguri

di Riviera o elbani, il mare non sarà

mai “un” elemento, ma “l’elemento”,

perché é dentro di noi e lo sentiamo

anche senza bisogno di vederlo, questi

scambi riecheggiano nei racconti di

Raffaello Brignetti, in una perenne sovrapposizione

di identità meticce che

gli faceva scrivere di “rivani” alludendo

tanto a quei singolari barchi che solcavano

il mare carichi di tesori, quanto ai

mercanti e marinai che ci viaggiavano

sopra. Oggi, di quell’epopea che ha

fatto la storia della navigazione e dei

commerci nell’Alto Tirreno resta solo il

ricordo. E naturalmente il “Nuovo Aiuto

di Dio”, l’ultimo leudo (appartenuto

alla famiglia dei Bregante, ora in carico

a un’associazione culturale) ancora in

grado di prendere il mare da Sestri per

navigare. Un file di memoria collettiva

da salvare, un tesoro di cultura materiale

e immateriale di cui troviamo

traccia negli intrecci delle famiglie e

dei loro patronimici, nella produzione

letteraria dei nostri più prolifici

scrittori di mare (da Vittorio G. Rossi

a Raffaello Brignetti, per giungere a

Mario Dentone, degno erede di questa

raffinatissima scuola) e nelle infinite

contaminazioni delle rispettive filiere

agroalimentari ed enogastronomiche.

La foto seppiata dei leudi con le loro

vele sbilenche a riposo nel porticciolo

di Marciana Marina, e la torre medicea

a fare da quinta teatrale, é l’iconografia

più potente ed efficace di questa saga,

che oggi rivive grazie a una rinnovata

amicizia ricca di terre, saperi e sapori.

ON THE ROUTE OF THE LEUDI: STORY

OF AN ANCIENT FRIENDSHIP

The “masters” of the boats that left the

Lugurian coast to reach Elba or Sardinia,

were part sailors and part skilled

merchants and they represented the

families who had for generations

navigated these seas to trade during

the nineteenth century. They loaded

wheat and barley in Sicily, wool and

cheese in Sardinia and the precious

fruit of the vine in Elba. Each boat

represented a warehouse, a family.

Each owner traded for himself, never

on behalf of third parties. The loaded

goods were then transported to the

port of Livorno, or to Genoa. The wine

was taken directly to its destination,

the inns of Riva Trigosa. Likewise, the

boats that sailed from other Ligurian

towns, Chiavari and Lavagna, from

Camogli or Santa Margherita (at that

time Port Napoleon, another association

with Elba) would follow the same

routes and weave the same thick web

of contacts and exchanges.

The hold of these wonderful boats,

true “stagecoaches of the sea” (the

definition is by Gio Bono Ferrari) was

incredibly spacious and carried large

quantities of goods. Retracing the

routes of the leudi is to retrace the

history of old friendships, bonds made

from exchanges, fusions and sharing

that have been part of the forging of

the very character of these places. For

people like us from Riviera in Liguria

or from Elba, the sea will never be ‘an’

element, but ‘the’ element because

it is inside us and we feel it without

needing to see it. Of that era, there is

the memory of one of the last leudi: the

“God’s New Help” in Sestri.

The black and white photo of the leudi

with their lopsided sails furled in the

tiny harbour of Marciana Marina with

the Medici Tower as a theatrical backdrop,

is the most powerful and effective

image of this saga that lives again

today, thanks to a renewed friendship,

rich in lands, knowledge and flavours.

Un leudo negli anni '60 a Marciana Marina

Un leudo negli anni '60 a Marciana Marina

CULTURE AND ARTS 37


Sergio Spina,

di barche e di uomini

-Lorena Provenzali

Sergio è stato l’amico che ciascuno di noi

vorrebbe avere, il genio che ti spiega cosa

complicatissime con parole semplici.

Continua a vivere in mezzo a noi, seduto

a chiacchera sulla panchina sotto casa o

immerso nel suo studio sul lungomare

con vista sulla Torre di Marciana Marina,

un universo parallelo dove ha sempre custodito

carte e mezzi modelli preziosi, oltre

a libri oramai introvabili.

Ce lo ricordiamo spesso scarruffato dal

vento, con quell’aria sbruffoncella, quello

sguardo ironico e gli occhi sempre intelligenti

e vivaci, quando arrivava, magari con

una cesta di funghi che era andato a raccogliere

proprio per noi, perchè era compaesano

di mamma e condividevano vecchi

ricordi. E raccontava – con dovizia di

particolari – storie di barche e di uomini.Le

barche erano sempre state la sua passione,

nonostante i mestieri che aveva fatto. I

suoi bellissimi disegni della nave romana

affondata a Procchio, della quale Gino

Brambilla operò i primi recuperi negli anni

’60 seguiti da quelli a cura della Soprintendenza,

si possono ammirare ancora oggi

al Museo civico archeologico di Marciana.

Le navi napoleoniche, studiate persino

sui dipinti dell’epoca, le aveva disegnate

restituendo le loro forme in occasione di

una delle numerose collaborazioni con

Gloria Peria e con Marina Segnini, la figlia

di Giovanni, suo grande amico e maestro

d’ascia di cui parlava con grande ammirazione.

Giovanni stesso dice che Sergio

aveva una manualità straordinaria nel forgiare

il legno. “Abbiamo perso parecchio”

dice, “poteva sempre sorprendere!”. Sergio

raccontava, senza mai darsi arie, di aver

fatto parte del Comitato Tecnico Olimpico

delle regate delle Antiche Repubbliche

Marinare Italiane.

Ma le barche della voga sono forse quelle

che ha più amato e contribuito a modificare

nei più piccoli dettagli per gli atleti e

per gli allenatori – come Graziano Miliani,

Piero Uglietta e Fabio Trivella – che ancora

oggi lo ricordano ripensando alle sue “magie”

e a quel suo modo inizialmente un po’

burbero di porsi, ma che si era presto trasformato

un prezioso “problem solver”.

Aveva a lungo studiato e disegnato anche

i leudi che aveva conosciuto da bambino

attraccati sotto alla “Tore” a caricare il vino.

Ma Sergio ha lavorato anche per famosi

cantieri navali. Il suo studio è sempre stato

un punto di riferimento dei costruttori e

di tutti coloro che desideravano imparare

dalla sua arte. Di barche ne conosceva parecchie,

di ognuna raccontava particolari,

aneddoti e storie.

In una giornata nuvolosa di novembre

del 2019 tanta gente lo ha accompagnato

per dargli un ultimo saluto insieme ai

suoi parenti. La sua porta sul lungomare

resta chiusa da allora, ma Sergio noi ce lo

ricordiamo sempre molto concentrato nei

suoi pensieri, proprio come i geni dei quali

qualcuno pensa che forse non sono eleganti

o non hanno eccessiva cura di sé, ma

di sicuro sono molto attenti alle persone e

alle cose a cui tengono. Capaci come nessuno

di raccontare di barche e di uomini

SERGIO SPINA, ABOUT SHIPS AND MEN

Sergio, the friend we would all like to have,

the genius who explains something complicated

in simple words.

Sergio continues to live in our midst,

sitting chatting on the bench below his

house or immersed in his studio on the

sea front of Marciana Marina with the

view of the Tower, a parallel universe

where he has always kept his maps and

precious half models along with books

now impossible to find. Boats had always

been his passion. He knew how to draw

any boat, from the Roman ship that sank

in Procchio to Napoleonic ships, studying

the paintings of the time. However, maybe

rowing boats are the ones he loved most

and he helped to modify them down to the

most minute details. For a long time he

had studied and drawn the leudi sailing

ships he had known as a child, moored

under the ‘Tore’ to load up with wine.

Sergio had however worked for famous

shipyards. His studio has always been

a reference point for boat-builders and

all those who wanted to learn from his

art. One cloudy day in November 2019,

villagers, Elbans and many who had come

from afar, came to the church in Marciana

Marina and accompanied him in a last

farewell. His door on the seafront is now

closed, but we remember him; perhaps he

was not elegant, but he was certainly aware

of the people and things he cared about

and he knew how to tell tales of boats and

men like no one else could.

Sergio Spina da ragazzo sulla prora di un cutter da carico.

foto © Archivio Sergio Spina

38 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Lo Scoglio

e il patrimonio

identitario elbano

P.L.

Era il 1983 quando Aulo Gasparri, una delle

firme storiche del “Corriere Elbano”, con

Alfonso Preziosi e Leonida Foresi, a lungo

rispettivamente direttore e condirettore,

Fortunato Colella, Luigi De Pasquali, Frediano

Frediani e altri, decise di varare “Lo

Scoglio”, un periodico diverso dal “Corriere”

per formato, veste grafica, cadenza di uscita

e profilo editoriale. Coinvolti o meno nel

lavoro redazionale, aderirono all’iniziativa

alcuni giovani, tra cui Gianfranco Vanagolli,

Umberto Gentini, Giancarlo Molinari,

Giuseppe Battaglini, ognuno con il proprio

bagaglio di conoscenze e di esperienze.

Dal canto suo, Gasparri, autore soprattutto

di simpatici pezzi di colore locale

venati di un’ironia variamente graduata,

concesse ampio spazio ai maggiori letterati

contemporanei elbani, da Carlo Laurenzi a

Raffaello Brignetti a Luigi Berti, anche “riciclandone”

gli articoli e gli elzeviri, in modo

tale che i loro nomi apparvero assidui alla

testata, la cui capacità di richiamo crebbe

rapidamente. Le sue pagine ospitarono un

caleidoscopio di contributi relativi all’archeologia,

alla storia, al folclore, ai personaggi e

ad ogni aspetto della vita dell’Elba. Contemporaneamente

il suo archivio si arricchiva

di centinaia e centinaia di documenti fotografici

e iconografici, spesso preziosi per

una lettura delle vicende della comunità.

Sono ormai diversi anni che “Lo Scoglio”,

scomparso Aulo Gasparri, viene diretto

da Umberto Gentini, con l’indispensabile

sostegno di Luigi Cignoni. Si deve all’affiatato

duo, capace di lavorare in silenzio, senza

mai lamentarsi per un lavoro che ha non

pochi aspetti faticosi, il fatto che “Lo Scoglio”

abbia visto dilatarsi la platea dei lettori.

Umberto Gentini, mi sia consentito dirlo,

è uno dei primi amici che ho incontrato

sullo “Scoglio”. Da lui ho imparato molto,

invidiandone le frequentazioni e l’esperienza.

Dopodiché sono venuti Lorella

Alderighi, Gianfranco Vanagolli, Maria

Gisella Catuogno, Manrico Murzi, Paolo

e Silvestre Ferruzzi, Franco Cambi, Laura

Pagliantini, isabella Zolfino, Gloria Peria,

Marina Segnini, Giancarlo Molinari. Ciascuno

di essi propone argomenti stimolanti in

uno spettro d’interessi assai ampio. Ad essi,

come a tutti coloro che non ho citato, va la

mia gratitudine. Le loro firme, peraltro, ora

sono anche su “Enjoy Elba”.

E da “Enjoy Elba”, che ormai naviga da

cinque anni nelle acque, a volte agitate, ma

sempre scrigno di meraviglie, di questo

arcipelago antico come il mondo, voglio

lanciare un appello a conservare il nostro

patrimonio identitario, anche nel segno

della gratitudine che dobbiamo a quanti

queste isole le hanno esplorate e raccontate

prima di noi. Ad essi, naviganti del sapere

ed elargitori di conoscenza, Buon Vento!

LO SCOGLIO

Aulo Gasparri founded Lo Scoglio in 1983.

Many authors were involved in the editorial

work, giving space to the most important

Elban writers of the time, from Carlo

Laurenzi to Raffaello Brignetti to Luigi Berti,

even “recycling” their articles and features.

Its pages hosted a kaleidoscope of contributions

relating to archeology, history,

folklore, characters and every aspect of

life on Elba. At the same time, the archives

were enriched with hundreds of photographic

and iconographic documents,

often precious to understand the events of

the community. A few years ago, Gasparri

handed over to Luigi Cignoni, managing

director, and to Umberto Gentini. Others

followed who write on Enjoy Elba as well:

Lorella Alderighi, Gianfranco Vanagolli,

Maria Gisella Catuogno, Manrico Murzi,

Silvestre and Paolo Ferruzzi, Gloria Peria

and Marina Segnini, Isabella Zolfino, Franco

Cambi, Laura Pagliantini and Giancarlo

Molinari. It is from “Enjoy Elba” which has

now been sailing these waters for five

years, sometimes a bit stormy but always a

treasure trove of gems, of this archipelago

as old as the world itself, I would like to

launch an appeal to preserve the heritage

of our identity, as a sign of gratitude that

we owe to those who have explored and

recounted these islands before us. To them,

the navigators of wisdom who share knowledge

with others, God speed!

CULTURE AND ARTS 39


“Storie di navi, naufragi e marinai”

-

L’incanto del mare e delle sue vicende | Caldara’s Blog, gennaio 2022.

Riccardo Caldara

"Presi il comando del brigantino

italiano Tommaso nel porto di

Barcellona, in zavorra, pronto alla

partenza, diretto a Portoferraio, ma il

tempo non ci permise di partire fino al

giorno 29 corrente”.

Sembra l’incipit di un romanzo di

Conrad e invece è un passaggio tratto

dallo scartafaccio redatto dal comandante

della nave Desiderio Mellini, nel

novembre del 1892.

Ha questo di affascinante il libro di

Gianfranco Vanagolli appena pubblicato

per i tipi delle Edizioni Il Frangente,

specializzata in libri di mare, tutte le

storie prendono spunto da giornali di

bordo, diari, verbali di sinistro marittimo,

relazioni di capitani di porto, conservati

in biblioteche e archivi storici,

come l’Archivio Storico del Comune di

Portoferraio. E non a caso l’Elba, patria

dell’autore di questo e di altra produzione

di romanzi e racconti sul mare, è

l’epicentro di tanta navigazione che si è

diramata nei secoli per i convenzionali

sette mari. Vanagolli ci racconta diciannove

storie, in perfetto ordine cronologico,

ci parla di naufragi, ma anche

di navigazioni che hanno avuto un lieto

fine. Il primo è il naufragio dell’Inconstant,

nave ammiraglia di Napoleone

al tempo dell’isola d’Elba, un brick da

18 cannoni impiegato sia per missioni

militari che per trasporto di persone

e merci. Nel gennaio del 1815 durante

un fortunale finì ingloriosamente

arenato sulla spiaggia di Bagnaia.

Imperizia del comandante? Possibile,

lo dimostrerebbero scritti dell’epoca.

Oltretutto il tenente di vascello Taillade,

così si chiamava il comandante,

come un antesignano dello Schettino

della Costa Concordia duecento anni

dopo, si era messo in salvo anzitempo

con lo scrigno dei suoi valori, lasciando

a un subordinato gli ultimi tentativi di

salvare la nave. Per questo un’inchiesta

lo sollevò dall’incarico. L’Inconstant

tuttavia fu recuperato e un mese dopo

riportò Napoleone in Francia.

Le crociere narrate nel libro dimostrano

quanto sia sempre stato diffuso nei

secoli il trasporto via mare di merci di

ogni tipo. Talvolta si strattava di merci

di pregio che potevano indurre comandanti

ed equipaggi di pochi scrupoli

a provocare naufragi, dopo aver

venduto le mercanzie durante soste

non previste. E’ quanto accadde nel

1818 al cutter San Pietro, naufragato

al largo di Punta Calamita con l’equipaggio

in salvo su una piccola lancia;

episodio che il rapporto delle autorità

marittime collocava in “un quadro attendibile

di baratterie e traffici obliqui

in genere”.

Scorrono nella narrazione di Vanagolli

anche pagine gloriose della marineria

nostrana, come la crociera della pirocorvetta

Magenta, nel 1865 in missione

nei mari di Giava e Sumatra per osservare

pesci, uccelli, specie vegetali. Scriveva

il naturalista Giglioli: “Le bellezze

naturali di questi canali sono tali che

la penna non basta a rendere l’impressione

che fanno sull’animo di chi

ha la fortuna di passarvi in mezzo…”. E

qui indubbiamente la vicinanza con i

racconti di Conrad si fa molto forte. Ma

questo capitolo mi ricorda anche un

altro libro che ho letto di recente, Diario

di bordo dal mare di Cortez, una spedizione

scientifica marina a cui aveva

preso parte lo scrittore John Steinbeck.

Non mi dilungo oltre sulle altre crociere

e sui naufragi, sulle storie di navi

e di marinai, per non pregiudicare il

piacere di una lettura avvincente e che

per me è stata troppo breve…

Non sembri piaggeria l’invito a Gianfranco

Vanagolli a tornare a occuparsi

presto di altre storie di mare, come ha

già fatto con il Il Cacciadiavoli e altro

mare, Bandiera a bruno per la “Diletta

Mauro”, I dannati del Priamar e altri

ancora.

Il volume si chiude con l’indimenticabile

disastro del 25 luglio 1956 di cui

fu protagonista l’Andrea Doria al largo

dell’isola di Nantucket, dove navigava

con rotta colpevolmente sbagliata il

rompighiaccio svedese Stockolm e poi

con la pagina divertente del cargo Pina

Onorato, giunto a Shanghai nel 1957 e

festeggiato al grido di “Calibà” o “Galibà”:

Garibaldi, per i cinesi.

40 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


MardiLibri: navigar m’è

dolce in questo mare

-P.L.

foto ©Maria Giusi Canova

Non è solo una libreria Mardilibri a Portoferraio,

ma un luogo d’incontri, dove

scambiare idee, informazioni, quattro

chiacchere in amicizia. Tutto l’anno è

un faro per la cultura elbana, per scoprire

le novità letterarie, per incontrare

autori, per prendere un aperitivo, dopo la

presentazione di un libro e un vernissage,

lì accanto dalle Matte il ristorante tipico

“portoferajese” sulla stessa piazza. Nata

dalla passione e dall’esperienza di Michela

Boano porta già nel logo il libro che diventa

un mare con una barca che naviga fra

le parole. “ I colori ricordano il mare – ci

dice Michela - il battello che solca l’onda

è la forza dei lettori e di tutti quelli che, in

qualche modo, hanno deciso di sostenere

questo progetto”. Perchè niente più delle

parole unisce, consola, sostiene, fa sognare,

immagina, costruisce.

Inesauribili le proposte di lettura, per

ogni età ed ogni gusto. Piacevole, colorata,

accogliente con il suo spazio esterno

fatto apposta per una sosta fra gusto e

cultura, la libreria offre una ampia scelta

di volumi, volutamente divisi per settore.

Per i giovanissimi un ambiente dedicato:

molto confortevole e invitante, affinchè

possano sentirsi a loro agio per scegliere

un libro o un gioco didattico, per imparare

divertendosi. Ma l’attività di Mardilibri non si ferma a Portoferraio, l’invito alla

lettura si propaga per l’Isola, con l’organizzazione di eventi letterari come

“Autori in Vantina”, la rassegna letteraria che accompagnerà l’estate 2022 a

Capoliveri con la presenza di grandi nomi della narrativa e della saggistica

contemporanea, per parlare di letteratura e tematiche sociali. La libreria è

uno spazio aperto agli amici, clienti, a chiunque voglia utilizzarla per promuovere

iniziative ed eventi culturali. Una piccola galleria d’arte dove, a

mostre temporanee, si alterna la costante presenza di opere donate da artisti

di rinomata fama. Alle spalle del bancone di entrata, ad esempio, potrete

ammirare la più importante, un’opera firmata da Enza Viceconte. Non resta a

questo punto che salire a bordo.

MAR DI LIBRI

In Portoferraio, Mardilibri is not only a bookshop but a meeting place to

exchange ideas, information, have a chat with friends. It is also a little gallery

where artists and photographers can exhibit. All the year round, it is a beacon

for Elban culture to have an update on the latest literature, to meet authors

and have an aperitif after the book presentation and vernissage in the nearby

Barca delle Matte, the typical “portoferajese” restaurant in the same square. It

has been the passion and the experience of Silvia Boano that created the idea

and already in its logo, it shows a boat sailing in a sea of words. Endless ideas

for reading for every age and every taste. Pleasant, colourful and welcoming,

with its outdoor space specially created for a break between taste and culture.

The bookshop offers a wide range of titles, organized by topic. There is also a

part dedicated to children: comfortable and inviting, so that they can feel at

ease to choose a book or an educational game, to have fun while learning.

CULTURE AND ARTS 41


Chiesa

di S. Caterina:

un gioiello

nel cuore

delle Serre

foto©EnjoyElba

Ḡianfranco Vanagolli

La chiesa di S. Caterina d’Alessandria si affaccia solitaria

dalla dorsale delle Serre su un’ampia valle che digrada

variamente verso la costa dell’Elba rivolta alla vicina terraferma

maremmana. Le sue tinte chiare carezzate dal verde

dell’orto botanico che gli è contiguo contrastano con le terre

spente che la incorniciano, come con quelle ai suoi piedi,

quando si mostrano attraverso la recente macchia mediterranea,

forti esplosioni di rosso, di viola, di giallo, quasi

le uniche sopravvivenze delle millenarie miniere di ferro,

già emblema dell’isola. Di origini medievali, come mostra

l’esame delle sue strutture più antiche, la chiesa ebbe verosimilmente

un nesso non solo geografico con le miniere.

Di ciò costituiscono un valido indizio gli ambienti ad essa

prossimi, databili al XIII-XIV secolo, destinati alla pratica

siderurgica e metallurgica venuti alla luce grazie ad un’importante

campagna di scavo condotta nel 1992 dalla British

School at Rome e dall’Università di Siena. Né si tacerà che il

culto di Santa Caterina d’Alessandria era diffusissimo, nel

Medio Evo, tra quanti, dediti ad attività tecniche, ritenevano

di poter individuare nella ruota del supplizio tipica dell’iconografia

della martire un richiamo a tutte quelle operazioni

dove il lavoro manuale comportasse la familiarità con meccanismi

più o meno complessi. Se la chiesa fu il punto di

riferimento religioso dei fabri, che nell’Elba dominio pisano

furono una potente corporazione, forse la loro decadenza,

ascrivibile alla metà del Trecento, segnò anche il suo declino.

Tutto, sull’isola toccata dalla peste nera, in quel torno di

tempo, conobbe una caduta verticale: la popolazione, che

si ridusse di due terzi; l’attività estrattiva, la produzione

agricola. Dei centri abitati sorti a ridosso delle Serre, solo

Rio sarebbe tornato ad essere prospero. Il suo gemello nella

comune vocazione mineraria, Grassera, avrebbe superato

la débacle solo parzialmente. Croce, possedimento prima

benedettino e poi camaldolese, noto alla documentazione

archivistica dal XII secolo, sarebbe scomparso. Sfugge,

alle nostre attuali conoscenze, il ruolo che la chiesa ebbe

nel territorio successivamente al XIV secolo, come il suo

rapporto con Rio e Grassera, ovvero con le plebane di S. Giacomo

di Rio e di S. Quirico di Grassera; nonché, se si vuole,

con il tempio dedicato, a Cavo, al santo africano Menna, cappellania,

secondo una supposizione erudita ottocentesca,

dipendente da S. Quirico. Il culto della Vergine alessandrina,

comunque, fu riconosciuto a Rio, tanto da meritare un giorno

festivo tra quelli sanciti negli statuti civici nel 1440, confermato

nell’ultima redazione degli stessi, varata nel 1583.

Forse da trenta a cinquant’anni prima, tra il 1534 e il 1555,

quando l’Elba era stata più volte invasa dalle orde turche e

barbaresche, talora sostenute dalle armi del re di Francia,

la chiesa aveva subito la sorte degli altri presidi della cristianità

sull’isola, devastati o dati alle fiamme. E’ un fatto,

in ogni caso, che essa rinverdì i suoi fasti a partire dal XVII

secolo. Ne fu occasione una serie di apparizioni della sua

titolare a due pastorelli, Domenico di Michele e Tommaso di

Pasqualino, registrate nel 1624, cui prestarono fede il popolo

e soprattutto la Sacra Congregazione dei Riti.

Come di consuetudine per le tradizioni devozionali toccate

da eventi straordinari, anche la nostra si sviluppò più ricca,

acquisendo la ierofania, se invocata, tra le proprie prerogative.

Testimonianza di ciò fu il concorrere nella chiesa

di un numero sempre più elevato di ex voto, che sarebbero

stati offerti fino alla metà del secolo XX da ogni categoria

professionale attiva sul territorio, ma in particolare dalla

gente di mare, nella cui cultura, come dovunque nel Mediterraneo

cristiano, S. Caterina era la mano che proteggeva

dalla tempesta o che indicava pietosamente i cadaveri dei

naufraghi, permettendone il recupero e perciò la sepoltura

nelle modalità della religione. Semplice oratorio, nella

classificazione ecclesiastica, ma di fatto santuario, al pari

degli altri insulari della Madonna del Monte di Marciana,

della Madonna delle Grazie di Capoliveri e della Madonna

di Monserrato di Porto Longone, l’attuale Porto Azzurro, il

tempio della martire egiziana vide rinnovate le sue forme

già a partire dalla prima metà del Seicento. Si trattò con ogni

probabilità di interventi radicali, cui sembra rimandare una

42 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


leggenda, anch’essa significativamente nutrita di elementi

miracolistici, secondo la quale l’edificio, ricostruito con la

facciata a levante, ruotò sulle sue fondamenta, riacquistando

l’originaria, canonica posizione orientata, fino a “guardare”

convenientemente un’altra antica chiesa dell’agro riese

dedicata alla SS. Trinità. Il suo interno, sobrio, al pari dell’insieme,

comprensivo anche di una casa destinata ad ospitare

un romito, e di un orto recintato, ebbe un’unica ricercatezza

in un altare marmoreo, cui si volle associare una preziosa

pala raffigurante le nozze mistiche di S. Caterina attribuita a

Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da S. Giovanni Valdarno,

uno dei maggiori manieristi toscani del Seicento. L’immaginazione

popolare prese forse spunto dalla tela con il suo

tema nuziale per fare della chiesa la cornice di una suggestiva

cerimonia animata da due schiere di ragazzi dei due

sessi recanti, quella dei maschi il cirimito, un dolce a foggia

di fallo, e quella delle femmine, la sportella, un dolce a foggia

di vagina. La benedizione sacerdotale impartita ai simulacri,

una sollecitazione al matrimonio cristiano, concludeva il

rito, fissato ogni anno al primo lunedì di Pasqua, da annoverarsi

tra i più interessanti dell’archivio folkorico locale. Non

è da escludere, peraltro, un’origine più remota dell’usanza,

che la collocherebbe nell’ambito dei riti precristiani della

fecondità. In questo caso, sarebbe stato il pennello del pittore

ad essere guidato da memorie ancestrali della comunità.

La decadenza della festa, iniziata negli anni Cinquanta del

Novecento, segnava anche quella della chiesa, nonché del

culto della titolare, cui si accompagnava il furto degli arredi

e degli ex voto (ma molti di quelli pittorici, a torto trascurati,

avevano già conosciuto l’offesa del tempo). Nel 1965, infine,

venne strappato dalla sua cornice il dipinto mannozziano,

che andò ad arricchire una quadreria privata in Germania.

Contro ogni pronostico, venne tuttavia il momento della

resurrezione, che ebbe un’accezione culturale, trainando

anche, compatibilmente con i mutamenti intervenuti nel

frattempo nella società, quella religiosa. Essa cominciò con

un soggiorno nella casa del romito, inabitata dalla metà

dell’Ottocento e ormai pressoché fatiscente, di Hans Georg

Berger. Correva l’anno 1977. Nel 1986, riconducibile all’artista,

nasceva il Progetto Santa Caterina che, sostenuto dal

Comune di Rio nell’Elba, esprimeva nel 1990 un’importante

iniziativa editoriale, identificabile con i “Quaderni di Santa

Caterina”. Poco prima era tornata dalla Germania la pala

d’altare trafugata. Il Wunderkammer nato nel cuore delle

Serre, il cui nome prese ad essere conosciuto progressivamente

in molte città d’Europa, portatovi da Berger e dai suoi

sodali, pittori, architetti, fotografi, scrittori, poeti, tra i quali

… , e che tuttora fa parlare di sé, soffre per l’incertezza del

suo destino. Sarebbe auspicabile che nuove, benintenzionate

energie cominciassero a scendere in campo per scongiurare

deprecabili eventualità nello spirito del celebre monito

wagneriano: “Der Singer Meisterschlag gewinnt sicht nicht

an einem Tag!”.

THE CHURCH OF SAINT CATHERINE:

A JEWEL IN THE HEART OF THE “SERRE”

The Church of Saint Catherine of Alessandria overlooks

the “Serre”, a valley that faces onto the Maremma, and is

surrounded by a botanical garden of rare beauty and Mediterranean

scrub, rich in colours and scents. The church is

of mediaeval origins, when the cult of Saint Catherine was

widespread and it bears traces of metalworking found during

an important excavation campaign in 1992, conducted

by the British School in Rome and the University of Siena.

The Church was the reference of the ‘blacksmiths’ guild but

the plague in the 1300s marked its decline, the population

was reduced by two thirds as was mining and agricultural

production. Only Rio survived while Grassera was unable to

recover and was subsequently abandoned after pirate raids.

The Church of Saint Catherine, along with other churches

on the island suffered violence and destruction from the

Turkish and Barbary invasions, but from the seventeenth

century, it regained its position as an important place of

worship, especially after the apparition of Saint Catherine to

two little shepherds in 1624. The importance of this Church

can be seen by the numerous ex-votos, offered until the

middle of the 20th century, in particular by sea-farers. Saint

Catherine is in fact a sanctuary, like the others of the Madonna

del Monte in Marciana, the Madonna delle Grazie in

Capoliveri and the Madonna di Monserrato in Porto Azzurro.

foto©EnjoyElba

CULTURE AND ARTS 43


-Dianora Citi

I grandi

elbani:

Giuseppe

Cerboni

Cavaliere di Gran Croce, Ragioniere

Generale dello Stato per 15 anni,

inventore della logismografia, ha attraversato

l’Ottocento servendo l’Elba, il

Granducato di Toscana e il Regno d’Italia,

occupandosi di economia con il

criterio del “buon padre di famiglia”. Ha

contribuito all’unificazione italiana, da

Portolongone a Roma, da apprendista

aiuto scrivano a 16 anni a interlocutore

“economico” di ministri come Cavour

e Luzzatti, di studiosi come Correnti;

conosciuto in tutta Europa, presente

ai “summit” economici, membro di

decine di società economiche italiane

e straniere, autore di libri tradotti in

più lingue, fu insignito di onorificenze

nell’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e

della Corona d’Italia.

Nato nel 1827 da Spirito Cerboni,

nel 1843 è “apprendista gratuito nel

Commissariato di Portoferrajo" poi

"scrivano nella bottega di lavorazione

d'artiglieria in Portoferrajo". Nel 1847,

volontario nell’esercito granducale,

lascia l'Elba per Firenze. Da qui si

sposta a Torino poi di nuovo a Firenze

capitale d’Italia (è direttore della scuola

di Contabilità istituita nel 1866) e poi a

Roma. La sua carriera militare termina

nel 1876, con l’entrata al Ministero delle

Finanze come Ragioniere Generale

dello Stato chiamato da Depretis.

A 22 anni è incaricato di riordinare

la contabilità generale della Gendarmeria

granducale; nel 1959 le sue doti

contabili e di logistica, diremmo oggi,

lo portano ad essere chiamato da Cadorna

quando l’esercito toscano deve

confluire in quello piemontese; con la

proclamazione del Regno, si occupa di

unificare in una sola tipologia i molteplici

ordinamenti amministrativi e militari

vigenti negli Stati pre-unitari. Nel

1860 è a Torino, a capo della contabilità

al Ministero della Guerra. Incontra Cavour,

con cui parla dell’amministrazione

militare dello Stato e della scrittura

contabile a partita doppia. La metodologia

inventata dal Cerboni, una partita

doppia “sinottica” detta “logismografia”

(nome suggerito da Tommaseo), scelta

ufficialmente nella contabilità pubblica

con R.D. 15 giugno 1877, è appoggiata

da Minghetti e Correnti: il sistema

connette i conti dell’amministrazione

generale dello Stato, delle imposte

dirette e degli agenti di riscossione.

La conoscenza e diffusione del suo

metodo trova seguaci in tutta Europa,

a Parigi nel 1877 gli è conferita la medaglia

d’oro e il titolo di Accademico di

Francia. Altri, però, come l’Accademia

dei Ragionieri di Bologna o la Scuola

Superiore di Commercio di Venezia gli

rimproverano l'approccio personalistico

e sostengono che quella tecnica

dà luogo ad una catena di registrazioni

infinite. Il metodo logismografico è

abbandonato per le Intendenze di

Finanza nel 1891-92 e per l'amministrazione

centrale nel 1903-04.

Nel 1891 si dimette dalla carica di

Ragioniere generale dello Stato, passa

alla Corte dei Conti. Va in pensione il

28 dicembre 1893 a 66 anni.

Nel 1895 si ritira definitivamente nella

sua amata Villa San Giuseppe a Portolongone

da dove continua a difendere

le sue teorie fino alla morte, il 14

febbraio 1917. Si era sposato a Firenze

il 9 luglio 1850 con Ernesta Giuliani,

che gli darà 8 figli ma lo lascerà vedovo

nel 1900. A lui è intitolato un Istituto

superiore a Portoferraio.

44 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


VILLA CERBONI A PORTO AZZURRO

Nel 1872 Cerboni aveva comprato all’asta dagli eredi Rebuffat

una vasta tenuta con una costruzione spagnola

del Seicento nella campagna a 500 metri dalla piazza di

Portolongone. I Rebuffat, fornitori delle farine per l’esercito

durante l’esilio di Napoleone I all’Elba, ebbero l’onore

di avere ospite l’imperatore, incantato dalla grandezza

di due carrubi del giardino: l’ombra dei maestosi alberi

aveva protetto dal sole i 60 invitati ad un pranzo di nozze.

La casa originaria, con la chiesa privata, fu ampliata

da Cerboni che progettò un’ala in stile ottocentesco e

acquistò ancora terreni circostanti e appezzamenti di

terra coltivati a vigneto e oliveto. Durante l’ultima guerra

mondiale la casa fu occupata dai tedeschi prima e dagli

alleati poi.

La sua ultimogenita Matilde, unica rimasta sull’Isola, ricomprerà

da fratelli e sorelle i terreni e le porzioni della

casa. La proprietà della Villa appartiene ancora agli eredi

di Matilde. Vi è conservato l’Archivio del Cerboni (23 raccoglitori

con testi, articoli, documenti, lettere e appunti

personali, scritti di sostenitori e avversari, nonché le sue

numerose opere sulla “logismografia”) custodito dagli

attuali discendenti, Rabajoli Vadi, e nella parte antica

della Villa sono stati ricavati dei caratteristici piccoli appartamenti.

www.villasangiuseppe.net

GIUSEPPE CERBONI

In the 1800s, a talented young man from Elba, Giuseppe

Cerboni, left the Island to work as an assistant scribe to

work his way into a military career. He then became an

expert in economics and contributed towards the consolidation

and administration of the newborn Italian State.

From Florence to Rome, to Turin, he dealt with the organization

of the administrative systems of the various states

that made up Italy at that time, inventing a new public

accounting method. He became known throughout Europe

and was nominated to the Académie Francaise.

When he retired, he returned to his villa in Porto Azzurro,

surrounded by vineyards and olive groves, and he lived there

until his death. The villa dates back to 1600 and was also

visited by Napoleon. Nowadays his heirs live there and they

have created some holiday flats out of it.

CULTURE AND ARTS 45


Giorgio Roster:

scienziato e fotografo

Ḡiuseppe Battaglini

Nelle immagini dei versanti dell’Isola,

quello che colpisce è il cambiamento

rispetto al paesaggio attuale in cui la

macchia e i rimboschimenti hanno preso

il sopravvento sulle coltivazioni dei paesi

costieri vivacizzati, ai tempi, dai bastimenti

a vela e incorniciati dalle vigne che

si estendevano fino al mare. Ma nelle foto

di Giorgio Roster, che comincia a frequentare

l’Isola nel 1875, il cambiamento

del Golfo di Portoferraio è già presente

nel passaggio dall’ultimo quarto del XIX°

secolo al primo del XX° secolo: dalla barca

di legno e vela si arriva alle navi in ferro,

sia militari che mercantili al servizio degli

altiforni. Ilva il nome latino dell’Elba,

identificherà la siderurgia italiana fino

in tempi recenti. L’altoforno dell’Ilva rappresenta

la rottura dell’equilibrio secolare

della città medicea, lorenese e napoleonica:

la grande emigrazione operaia provocò

la sua espansione edilizia verticale

dentro le mura e, orizzontale, fuori dalle

mura e dal fossato del Ponticello che rendeva

Portoferraio un’isola nell’isola.

Lo scrittore anglo-americano Aldous

Auxley, giunto all’Elba nella primavera

del 1924 descrive con un linguaggio tutto

pittorico il meraviglioso contrasto fra la

natura millenaria e sempre nuova della

primavera elbana e il paesaggio industriale

da black country dell’altro forno. “Il

cielo era la tavolozza del Tiepolo. Una nuvola

di fumo saliva nel blu, bianca contro il

solee poi più scura, quasi grigia, attraverso

le pieghe ombrose di un abito da sposa. In

primo piano, sulla destra, sorgeva un’alta

casa rosa, che splendeva come un geranio,

nella luce del sole. C’era materia per una

Madonna con un codazzo di angeli e di

santi; o per una scena di storia troiana;

o una crocifissione, o un piccolo intrigo

amoroso di Giove tonante. Il suolo era

Mediterraneo, un pezzetto di Riviera completamente

circondato dall’acqua, in una

parola, l’Elba. Le colline si tuffavano in una

baia che facevo una curva elegante, piena

di mare luminoso, azzurro intenso. Sul

promontorio, ad un’estremità della baia,

Portoferraio era una cascata di stucco

dipinto. Ai sui piedi un porticciolo irto di

alberi di navi. Un odore di pesce ricordo di

Napoleone regnavano nell’aria”

La biblioteca comunale Foresiana, dove

è depositata gran parte della biblioteca

privata di Giorgio Roster, costituisce

una delle testimonianze più importanti

che uniscono lo scienziato all’isola e in

particolare ai Foresi di due generazioni:

Raffaello e Mario, con i quali condivideva

l’Elba e Firenze. Mario Foresi donerà

alla città e all’isola la sua ricchissima

biblioteca e pinacoteca che sarà aperta al

pubblico nel 1924. Questa sarà la premessa

perché Roster decida di lasciare, alla

sua morte nel 1927, alla Foresiana la sua

biblioteca e la raccolta di foto e documenti

a costituire il fondo Roster. Il fondo

è costituito da materiale fotografico

prodotto fra il 1880 e il 1927 e da materiale

manoscritto e a stampa, circa 1400

volumi, alcuni dei quali rari. La raccolta

fotografica presenta, oltre alle immagini

di botanica e di vario soggetto, alcune

telefotografie, stereoscopie e micrografie,

corredate da fogli manoscritti. Nella

maggior parte delle fotografie l’ambiente

elbano viene colto dalla parte del mare o

comunque si inquadra in percorsi a terra

effettuati durante brevi crociere intorno

all’isola. La visita alle miniere di ferro del

versante orientale o alle cave di granito

ad occidente diventa argomento di

fotografie di genere come quelle in cui il

lavoro e l’attività dell’uomo assumono un

aspetto prevalente con risultati spesso di

alta qualità grafica. Il paesaggio naturale

è un soggetto di gran lunga privilegiato

rispetto a quello antropizzato. Colpiscono

i rari scorci di Portoferraio con l’altoforno

da poco attivato nello spazio delle antiche

saline; le marine di Marciana e di Campo

appaiono colte in vedute di insieme così

come i monti di Marciana. La maggior

parte degli scatti dedicati all’isola è però

rivolta alla costa, ai promontori che la

disegnano e che vengono colti perlopiù

ritagliati sullo sfondo del cielo, sia diurno

che al “lume di luna”. Dalla barca scorrono

anche le immagini delle cave di granito

sul mare con ancora presenti i segni delle

antiche lavorazioni evidenziati da una

grande colonna. Appaiono località un

tempo quasi inaccessibili da terra se non

per impervi sentieri e mulattiere come

46 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Pomonte o Chiessi, caratterizzati da radi insediamenti rurali e

legati ad un’agricoltura di sussistenza. Il paesaggio diventa mezzo

per cogliere con intenti scientifici la varia mutevolezza del

cielo e gli effetti di luce che scandiscono il trascorrere del giorno

e il variare delle condizioni metereologiche.

GIORGIO ROSTER SCIENTIST AND PHOTOGRAPHER

Giorgio Roster was a scientist and an avid photographer

who started coming to Elba in 1875. On his death, he donated

to the Foresiana Library in Portoferraio, an important

collection of photographic material produced between 1880

and 1927 and of manuscripts and printed material, about

1400 volumes, some of which are rare. The photographic

collection presents, in addition to the images of botany and

a variety of subjects, some telephotographs, stereoscopies

and micrographies, accompanied by handwritten papers. In

most of the photos, Elba is taken from the sea or in any case is

foto©Andrè Silingardi

part of landings taken during short cruises around the island.

A visit to the iron mines in the east or to the granite quarries

in the west becomes the subject of his style of photography,

where man’s activity and work assume a prevalent aspect. He

certainly preferred the subject of natural landscapes rather

than man-made ones. The rare glimpses of Portoferraio are

striking with the recently activated blast furnace in the space

of the ancient salt pans; the marinas of Marciana and Campo

are captured in overall views like the mountains of Marciana.

However, most of the shots dedicated to the island are

aimed at the coast. From the boat, there are also images of the

granite quarries on the sea with signs of ancient workings still

present. Some places seem to be almost inaccessible from

land except for rugged paths and mule tracks like Pomone or

Chiessi, with sparse rural settlements surviving on agriculture.

GIORGIO ROSTER (Firenze 1843-1927))

Scienziato ed erudito è interessato a molteplici discipline.

Circa 170 pubblicazioni, conferenze, relazioni ne confermano

il valore. Appassionato di biologia vegetale frequenta la Villa

dell’Ottone della Marchesa Altoviti Toscanelli, curandone il

figlio Giovan Battista affetto da tubercolosi, dove suggerisce di

piantare numerosi eucalipti per la loro capacità di purificare

l’aria. Con lei si appassiona di algologia e impianta, insieme a

Giuseppe Garbari, uno dei primi giardini italiani di acclimatazione

per specie esotiche: un autentico luogo sperimentale

di studio popolato da piante provenienti dai climi tropicali. Si

avvicina alla fotografia per motivi scientifici, fino ad inventare

un microscopio chimico-fotografico e un apparecchio per

telefotografare, ingrandendo le immagini. Affascinato dal paesaggio

elbano ne fotografa gli scorci e gli ab itanti lasciando una

testimonianza di inestimabile valore. Il vasto archivio fotografico

di Roster si trova in importanti archivi nazionali fra i quali

la Foresiana a Portoferraio, nelle collezioni Alinari e il museo

Galileo di Firenze.

CULTURE AND ARTS 47


Portus Longe

Venerdì 8 maggio 1604

Fabrizio Grazioso

“Non potremmo certo sapere l’ora esatta

in cui le dodici galee spagnole diedero

fondo nella rada di ‘Portus Longe’, il

momento in cui la volontà del Re si fece

mattone, poi calce, per definire con metodo

un grezzo “Stato dei Presidi”. Vero

è che nella semioscurità d’un anonimo

8 maggio 1604, in un’alba che non si

sarebbe dovuta contraddistinguere dalle

altre, perlomeno non in quel modo, i

vessilli d’una “Cattolicissima Spagna”

sfregarono le acque di Mola, facendo

propria la terra, il suolo. E per tutti, dai

vicini di casa al Granduca di Toscana, fu

grande la sorpresa, indigesto lo smacco;

d’altronde lo avrebbero dovuto sapere:

col Trattato di Londra del 1557 (siglato da

Filippo II) la possibilità che l’Elba fosse

munita d’avamposti “iberici” giaceva

scritta nero su bianco. Prese il via la

costruzione. Per le linee essenziali, due

anni d’estenuanti lavori: modellare la

roccia, scavarla, non è cosa da poco. Il

complesso pentagonale, che si rifà a

quello d’Anversa, pareva inespugnabile:

doppia cinta muraria, bastioni colossali,

camminamenti coperti, fossati e

palizzate. Anche lo scoglio che placido

s’abbandonò alla Corona spagnola fu

profanato: decine e decine di gallerie

sotterrane presero il largo oltre le mura,

diramando le cavee radici sino alle

campagne, alla spiaggia. Fu così che

agli albori del XVII secolo la cittadella

divenne grembo del paese; lo è stato

per anni, quasi cento. Ma per evitare

l’intransigenza d’alcune regole (come

l’impossibilità d’uscire dal tramonto

all’alba) la gente prese a stabilirsi in marina,

lungo la spiaggia, ove già esistevano

una chiesetta dedicata alla Madonna del

Carmine, un piccolo borgo di pescatori

napoletani e genovesi, un Ufficio di

Sanità Marittima, un “Arsenale Regio”

e qualche magazzino. Nacque, poi, la

Guardiola: la prima “caserma extra-muros”.

Un presepe di casette seminate qua

e là tinse la parete rocciosa che scendeva,

erta, dal Presidio. Il germe urbanistico

contagiò un po’ tutto; archi, volte e

caranchioni: in poco meno di trent’anni

il prete c’aveva già sul groppone una

cinquecentina d’anime. I religiosi del

Forte, con un migliaio di soldati e la cura

dell’ospedaletto, non eran certo messi

meglio. Da Monserrato, invece, continuo

l’andirivieni. La fama di quel santuario

nato per volontà di José Ponçe de Léon

(primo governatore) si diffuse presto

in tutta l’Elba… e anche oltre. Ai romiti,

per vivere, bastava poco. Esaurite le

funzioni con il loro latino sgangherato,

l’unico momento di pace, a mo’ d’ascesi,

l’avrebbero avuto in cima a quel monte,

in una grotta, a cercar “contatti” col

proprio sé divino. Poi, al vespro, di nuovo

al sole, a inquadrar l’incredibile panorama:

la Fortezza, fumante per i fuochi; lo

scalpitio della cavalleria di ritorno da Rio;

la processione di donne che se n’andava

a Barbarossa, al “lavatoio”, e quei lontani

galeoni neri in rotta verso Longone.

Reclusa nella stiva, magari in un paio di

botti di vino, sfolgorante, la modernità.

8th MAY 1604 IN PORTUS LOUNGE

On the 8th of May, 1604, twelve Spanish

galleys landed in the harbour of ‘Portus

Longe’ in order to make it a stronghold

of the State of the Presidi with the

banners of a very Catholic Spain, under

the Treaty of London of 1557. It took

two years to build a fort considered

impregnable with its double walls,

colossal bastions, covered walkways,

ditches and stockades, dozens of

underground tunnels. For a hundred

years, the citadel was the soul of the

town. However, people slowly began

to settle towards the marina where

the Church of the Carmine stood

and a small village of Neapolitan and

Genovese fishermen, a Maritime

Health Office, a “Royal Arsenal” and

some warehouses. After that, the

Guardiola was built: the first “barracks

outside the walls”. Gradually the

cluster of houses that we know today

was formed. Meanwhile, the Church

of Monserrato, inhabited by hermits,

had become a sanctuary and was

known outside the island. From there

you could dominate the town and the

life that took place at the Fort or in the

Marina, far from modernity, in the

distance, the galleons could be seen on

the horizon.

48 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Alfredo Gioventù:

un artista nel paradiso

dei sassi

-Daniela Mangini

Alfredo Gioventù ha scelto la ceramica

come principale medium espressivo ed

ha dedicato la sua ricerca ai linguaggi

che si celano nell'estetica delle rocce

e dei sassi, e che le alte temperature

permettono di interpretare riproducendone

alcuni processi; gli scritti di Roger

Caillos e Pablo Neruda lo hanno aiutato

ad approfondire questa riflessione.

Di fronte a un mutamento continuo, ma,

per l'uomo, non sperimentabile e quindi

inconoscibile, davanti alla bellezza e

alla perfezione provvisoria dei sassi che

appaiono eterne, si impone imperativo,

per l'artista, il bisogno di continuare a

cercare, comprendere o immaginare, interpretare

e comunicare tutto il senso di

pienezza e vertigine che l'affacciarsi sul

tempo e sulla natura porta con sé. Così,

per Alfredo, l'incontro con le spiagge e le

scogliere dell'Isola d'Elba è stato, e continua

ad essere, una fonte inesauribile

di esplorazione, ispirazione e confronto

con la ricchezza estetica che i processi

geologici hanno donato a questo lembo

di terra. Le cote di Sant'Andrea, visitate

per la prima volta con Cristiano Anselmi,

si sono rivelate uno spazio grandioso nel

quale perdersi per seguire il movimento

del magma e degli ortoclasi che lo navigavano,

fissati nella roccia che si è raffreddata

ma ancora capaci di restituire

il senso del loro fluire, ed hanno ispirato

la serie di sculture “Diversità - Sassi di

Pirra e Deucalione”. L'installazione è stata

presentata nel 2014 all'Hotel Cernia,

e poi nell'ambito della mostra voluta da

Acqua dell'Elba nel 2019 “Ritornando ad

essere pietra” a cura di Cristina Sam-

foto©Daniela Mangini

marco, insieme agli esiti di una ulteriore

maturazione del progetto artistico sui

sassi dell'Elba.

Nel 2020, con la residenza d'artista de

L'Elba del Vicino, oltre a dedicarsi la

ricerca sulle scogliere ed i sassi della

zona mineraria, Alfredo Gioventù, fedele

alla sua storia di alunno e poi amico e

collaboratore del maestro Mario Lodi,

propone ai bambini ArT'inSpiaggia, a

Topinetti, uno dei progetti didattici pensati

per restituire alle nuove generazioni

le scoperte e le intuizioni del lavoro

d'artista. A fine maggio 2022, dopo due

anni di ricerca tecnologica e produzione,

è stata presentata la collezione “Le

spiagge degli Argonauti” immaginata

con Fabio Murzi e realizzata per la

Fondazione Acqua dell'Elba. Contenitori

di liquido profumato che interpretano

le “pagine” bianche e i segni nero-blu

delle scogliere della costa tra Portoferraio

e l'Enfola: partiture informali che

percorrono linee infinite, costellazioni

di macchie che emergono leggermente

nel magma bianco – rosa, messaggi di

calligrafie misteriose.

ALFREDO GIOVENTÙ:

AN ARTIST IN THE LAND OF STONES

Alfredo Gioventù has chosen ceramics

as his main means of expression and

has dedicated his research to the hidden

language in the aesthetics of rocks

and stones, and high temperatures

help to interpret by reproducing some

processes: the writings of Roger Caillos

and Pablo Neruda have helped him to

deepen this reflection.

Meeting the beaches and the rocks of

the Island of Elba has been and still

is for Alfredo, a profound source of

inspiration, exploration and comparison

with the aesthetic wealth that the

geological processes have donated to

this strip of land, from the granite at

Sant’Andrea to researching the rocks

and stones in the mining area of Rio.

The collection “the beaches of the

Argonauts” has been presented this

year, specifically created for the Acqua

dell’Elba Foundation. He has made

containers for their perfumes that

interpret the white ‘pages’ and the

black-blue dots of the rocks along

the coast between Portoferraio and

Enfola: informal scores that run along

endless lines, constellations of dots

that delicately emerge on white-pink

magma, messages in a mysterious

script.

CULTURE AND ARTS 49


-P.L.

Chiara Scalabrino

a tutto tondo

Chiara Scalabrino ha la pazienza di chi è abituato ad

osservare forme e colori, e pesa, e misura, e interpreta quel

che vede attraverso l’arte, restituendo, con la sua visione

personale, valori universali di bellezza ed armonia.

La sfera, lo è per eccellenza, armonia. Morbida, conclusa,

scivola, ruota, galleggia nell’infinito, può essere d’aria o di

materia, è comunque un mondo. Ogni sfera è un pianeta,

ed ogni pianeta compone galassie, come quelle che trovate

nello studio di Chiara in via Garibaldi a Portoferraio, che in

quelle forme geometriche trova l’inizio e la fine di quello

che vuole esprimere.

Tutto quello che riempie lo spazio lei lo disegna e lo colora,

lo ritaglia e lo riunisce in una narrazione dove conta il

risultato finale che è d’insieme, composto da simboli,

pittura, parole, foto, carte geografiche o antiche stampe.

Chiara Scalabrino ha la calma delle persone che riflettono

e passano molto tempo a dialogare con la tela, i pennelli

e il loro specchio interiore. Non dirà mai una parola di

troppo perché soppesa quel che dice come fa quando

intinge il pennello nelle tempere perché il colore sia della

giusta quantità e della tonalità appropriata. Spesso si

esprime attraverso quel che fa: il suo racconto, e quello

che vuole condividere, lo cerca nelle tele dei suoi maestri,

nei versi di una poesia, nelle parole sparse di un manifesto

pubblicitario, nelle note di uno spartito. E se l’altro ne

capisce il senso, legge quel mondo come lei lo intende, il

gioco è fatto. E’ come parlare.

Foto di ©ManuelaCavallin

Chiara all’Elba è arrivata come tanti per passarvi l’estate

nella casa di famiglia a Norsi. Ma come molti è poi rimasta.

Sarà stato l’orizzonte con lo skyline di Montecristo che

incanta al tramonto o il profumo del bosco che circonda

la casa, sarà quello che le vecchie solide mura contadine

raccontano, sarà il silenzio delle notti stellate e la natura

che d’arte ed armonia se ne intende. E’ qui che ha deciso

di vivere da artista, artigiana, poetessa delle forme. Anche

se sono frequenti i suoi viaggi in continente per esporre a

Milano o in altre gallerie in “continente”.

50 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Chiara i mondi a volte li illumina

da dentro, li sostiene con colonne e

candelabri, li cala sognanti dal soffitto

pronti a muoversi nelle correnti

d’aria. Li colloca sui tavoli, nell’angolo

giusto dell’etagere o della consolle, su

un botte dipinta come nel caso dell’

installazione preparata per Antonio

Arrighi in un tutt’uno con l’uva, il

vino e le vigne elbane. Sfere che si

muovono, migrano, perché niente è

fermo e quello che oggi può essere

considerato un originale centro tavola,

diventa una lampada nella penombra

di una camera da letto, un atto votivo

su un altare, il simbolo di un locale o

l’incipit di una mostra d’arte. Ognuno

del proprio mondo ne fa quel che

vuole.

barrel as in the case of the installation

prepared for Antonio Arrighi in

harmony with his grapes, the wine and

the vineyards of Elba. Spheres that

move, migrate, because nothing stays

still and what today can be considered

an original centerpiece, can become

a lamp in the shade of a bedroom, a

votive act on an altar, the symbol of a

room. Everyone can put them where

they please in their own world.

Foto di ©ManuelaCavallin

Foto di ©EnjoyElba

CHIARA SCALABRINO

Chiara Scalabrino has the patience

of those who are used to observing

shapes and colours, and she weighs,

measures and interprets what she

sees through art, giving back, with

her personal vision, universal values

of beauty and harmony. Each sphere

is a planet and each planet makes

up galaxies, such as those found in

Chiara’s studio in Portoferraio, where,

in those geometric shapes, she finds

the beginning and the end of what she

wants to express. Chiara Scalabrino

has that calm air of those who reflect

and spend time in dialogue with the

canvas, the brushes and their inner

mirror.. Chiara came to Elba like many,

to spend her summer in the family

home in Norsi. Like many others, she

has remained. It could have been the

horizon with the skyline of Montecristo

that enchants at sunset, or maybe the

scent of the wood that surrounds the

house, it might have been the stories

that the old solid farm walls recount,

or even the silence of the starry

nights and Nature itself that knows

all about art and harmony. It is here

that she has decided to live; an artist,

artisan, poetess of shapes. She places

her spheres on the table, in the right

corner, on the bookcase, on a painted

CULTURE AND ARTS 51


-Patrizia Lupi

Le vie di fuga

di Federico Serradimigni

Uno sguardo aperto, quello di Federico

Serradimigni, abituato a guardare

dritto davanti a sè in ogni stagione con

il riflesso del mare che balugina nello

sguardo e sa di vento di ponente o di

libeccio. Sembra di vederlo, bambino,

sulla spiaggia di Scaglieri, accanto al

nonno Raffaello Balestrini, vecchio

pescatore e contadino, saggio e paziente

come sanno esserlo solo quelli che

portano nel volto i segni della fatica

e del salmastro, della calma piatta e

delle tempeste, facendone tesoro. Quei

“maestri” che insegnavano a rispettare

la natura, a lavorare il legno o a totanare,

a raccogliere funghi, a riconoscere

pesci ed erbe spontanee: nonni che

raccontavano leggende e vigilavano sul

futuro dei loro nipoti. La voce del mare,

e il suo mistero, Federico li conosce

bene, fin da quando raccoglieva in

spiaggia quel che le onde restituivano

alla terra, a miglia di distanza, tracce

di altri luoghi, storie, persone, mani

di ogni colore che quei legni avevano

lavorato per farne barche o finestre od

oggetti d’uso quotidiano.

Li raccoglie ancora sulle spiagge

dell’Elba o di Pianosa, alla ricerca di un

segno, che sia chiodo o serratura, nodo,

ramo o venatura che ne permetta il

riconoscimento nonostante il lavoro

incessante dell’acqua salmastra, degli

urti e delle offese del tempo. Oggetti

dilavati, sopravvissuti, muti ma ricchi

di tutte le storie che un bambino, anche

se ormai uomo, riesce ad immaginare.

Federico, fotografo, artigiano e poi

artista, fuori dagli stereotipi, contemporaneo

ed antico, quei legni li ha uniti,

trasformati, resi forti, donando loro

un senso, una nuova vita. Gallerie im-

maginarie dove le distanze e il tempo

si perdono in un punto, che sia buio

o abbagliante, che lascia immaginare

altri punti, altri percorsi, un altrove

che non è più terreno ma appartiene a

tutto l’universo. La cornice diventa foto

e quadro, in un unica opera d’arte che

unisce dentro e fuori, gli stessi oggetti

che si rincorrono in una dimensione

senza tempo, sempre uguali a se stessi

ma sempre diversi nell’incedere della

luce, trasformati nel colore, lo stesso

che si ripete e domina la scena, ma arricchito

da giochi d’ombre o sfumature.

Ed allora quel che conta è la ricerca

dell’oggetto da riprodurre che è anche

ricerca interiore, e poi il percorso, il

viaggio, quell’incedere delle cose che

sembrano sempre uguali ed invece si

trasformano di continuo. Come le età

dell’uomo o delle scogliere che sembrano

forti ed eterne, invece si sgretolano

giorno dopo giorno e diventano

ghiaie e sabbia e polvere.

Le opere di Federico sono semplicemente

belle, piene di fascino come le

storie misteriose, ricche di passato e

di futuro, perché indicano un artefice,

una fonte di luce, una strada. Sono

fantasia, geometria ed armonia che si

fanno bellezza. Lui che ha visto tante

persone dietro le sbarre sa quanto sia

importante una speranza, la libertà,

una via d’uscita.

Foto di ©Federico Serradimigni

52 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


FEDERICO SERRADIMIGNI WAY'S OUT

Federico has an open face that is used to looking straight

ahead in every season with the reflection of the sea in his

eyes, telling of the wind. You can imagine him, as a child, on

Scaglieri beach, next to his grandfather Raffaello Balestrini,

an old farmer and fisherman, wise and patient as only they

can be, those who have the signs of salt and fatigue written

on their faces, of the dead calm and the fury of the storms,

learning from it all. Federico knows the voice of the sea and

its mystery ever since he started collecting flotsam and

jetsam washed up on the shore from miles away. He still

collects bits and pieces on the beaches of Elba or Pianosa,

searching for a sign, be it a nail or a lock, a branch or a vein

in the wood that helps him to recognize it in spite of the

constant lapping of salt water. Federico is a photographer,

craftsman and then an artist, unconventional, contemporary

and ancient, the wood has united them, changed them,

strengthened them and given them a meaning, a new life.

Imaginary tunnels where distances and time get lost in a

dot, that has us imagining other points, other paths. Federico’s

works are beautiful in their simplicity, full of charm like

mystery stories, full of hope, because they point to a creator,

a life, a path, they are fantasy, geometry and harmony that

become beauty.

Foto di ©Federico Serradimigni

CULTURE AND ARTS 53


-P.L.

Manuela

Cavallin

e il suo

mondo

colorato

Quando dal “continente” arrivi all’Elba,

anche se sei toscana e nella bellezza ci

sei nata, l’Isola ha la capacità di stregarti.

Che siano i colori del mare o della

macchia, che siano i profumi e l’aria

tersa, oppure la luce che cambia come

cambia il vento, qualcosa dell’Isola ti

rimane negli occhi e nell’anima. Alcuni,

gli artisti, cercano di immortalare

questo momento di meraviglia nelle

loro foto e nei loro quadri, come cercano

di cogliere l’anima di una persona

attraverso la sottile percezione di uno

sguardo, un gesto, un movimento.

Manuela Cavallin, che di colori si veste,

perché non la vedrete mai mono tono,

all’Elba ci sta d’incanto perché è come

vivere dentro un arcobaleno: con

curiosità, e voglia di sapere, la esplora e

la vive, per riprodurla nelle forme d’arte

che ha imparato a conoscere e sperimentare.

Cimentandosi in varie discipline,

nonostante la sua professione,

non lo direste mai, di commercialista. Si

mette in gioco in teatro: dopo l’esordio

nel Gruppo Elba Spettacolo, per anni

ha fatto parte della Compagnia dei Tappezzieri

di Paolo Ferruzzi, esuberante

e poliedrica. Da Alessandro Beneforti

ha imparato la tecnica della fotografia,

da Paolo Manzi l’uso dei pennelli e del

disegno. Inesauribile è da sempre

l’animatrice di serate e iniziative culturali

o d’intrattenimento. Con la Pro Loco

di Portoferraio, fa parte del direttivo,

in ogni stagione inventa eventi per vivacizzare

il capoluogo ebano con gruppi

musicali, mercati, mostre, incontri e

commemorazioni. Ha partecipato alla

nascita del collettivo di fotografi “Isosei”

che da anni crea progetti collettivi e

concorsi fotografici. Coordina e conduce

laboratori dando voce a giovani, lavorando

con loro, tentando di cambiare

qualche punto di vista, attraverso forme

di comunicazioni fatte di immagini e di

idee fuori da coro.

Ma non pensate che si fermi ai confini

dell’Isola. La trovi ad Ariccia insieme

ad altre artiste, per una mostra al tutta

al femminile, sul Nudo Maschile per

superare gli stereotipi di ogni genere.

Ha omaggiato Cosimo de’ Medici in una

lunga mostra fotografica personale,

all’interno delle fortezze medicee nel

2019, e per quattro mesi ha ospitato

Cosimo ed i più famosi personaggi del

risorgimento con “Cosimo de Medici

ospita il Rinascimento”, senza rinunciare

al suo tocco personale. Ha dato voce

alle donne vittime di violenza con “La

mia voce la tua voce”, alle vittime di bullismo

“Red line”, ai morti in mare con

“Morire di mare” e con molti progetti

fotografici di grande impatto emotivo,

ma ha anche fotografato le “donne” con

il progetto Viste da me, alle quali ha

fatto indossare i panni di personaggi

famosi o meno, esaltandone la bellezza

o la trasgressione.

Fa parte di quella schiera di donne che

vanno avanti, libere di essere se stesse,

anche di fronte alle difficoltà. Difficile

vederla accigliata, magari dispiaciuta,

scomposta. Riderà con allegria aggirando

l’ostacolo, elegante, con i suoi bei

cappelli, le sciarpe colorate, i gioielli

ben abbinati, i tacchi alti, ma senza

ostentazione, come se il suo guardaroba

fosse quello di scena, da cambiare a

seconda del personaggio o dell’umore.

Sempre diversa e non potrebbe essere

diversa da così.

Provocatoria, a volte scomoda, ama raccontare

la realtà per quello che è, con

le sue contraddizioni. Stupisce e rende

inquieti, a volte, con le immagini che

propone, ma ti invita a pensare portandoti

fuori dalla consuetudine e dall’ area

di comfort dei benpensanti, fornendo

una inconsueta chiave di lettura e un

diverso punto di vista della realtà. Un’

artista che guarda il mondo attraverso

54 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Foto ©Manuela Cavallin

una lente, o in punta di pennello, ma che nonostante quel

circoscritto obiettivo riesce a spiegarne la complessità.

MANUELA CAVALLIN AND HER WORLD OF COLOURS

Manuela is one of those people who has been charmed by

Elba where she has lived and worked for many years. Here,

she expresses her soul as an artist through her photography

and her art that she conveys with the use of light and colours.

In the same way, her clothes are colourful, always different,

always cheerful. She loves living on the island because it is

like living inside a rainbow. She also loves the stage: for years,

she was part of Paolo Ferruzzi’s exuberant, versatile theatre

group, La Compagnia dei Tappezzieri. She learned the technique

of photography from Alessandro Beneforti and the use

of colours and drawing from the master Paolo Manzi. With

her never-ending energy, she has always been the animator

of evenings, either cultural or entertaining. Alongside the

Tourist Association in Portoferraio, she organizes events and

parties to liven up the capital with musical groups, markets,

exhibitions, meetings and tributes, giving voice to young people

and the not-so-young Elban talents. But she does not stop

at the boundaries of the Island. For instance, she recently

held an exhibition in Ariccia with other female artists called

“Male nude against the stereotype”. She can be provocative,

sometimes awkward but she loves to tell reality for what it

is with all its contradictions. She is an artist looking at the

world through a camera lens, or with the tip of a paintbrush,

but despite that limited objective, manages to explain its

complexity.

CULTURE AND ARTS 55


Elba Isola

Musicale

d'Europa:

il Festival

ricomincia

da 26

Tagliato felicemente lo scorso anno il traguardo della 25ª

edizione, Elba Isola Musicale d’Europa guarda avanti… ai

suoi prossimi 25 anni. E lo fa con quell’entusiasmo che a

George Edelman, suo Direttore Artistico, nonché cofondatore

nell’ormai lontano 1997, non manca mai. Rinnovando la

vocazione al connubio tra musica, natura e storia, il Festival

si svolgerà dal 28 agosto all’11 settembre, a Portoferraio e in

altri luoghi dell’isola, in location di bellezza impagabile che

saranno un valore aggiunto a note eseguite da virtuosi che a

loro volta sapranno donare al paesaggio sfumature inedite,

preziose.

Maestro Edelman, è trascorso un quarto di secolo dalla

prima edizione di Elba Isola Musicale d’Europa, che tra l’altro

inaugurò l’allora appena restaurato Teatro dei Vigilanti di

Portoferraio. Quali sono le principali novità di quest’anno?

La novità più rilevante sarà la costituzione dell’Elba Festival

Orchestra, una formazione sinfonica internazionale di

35 elementi che si riunirà sull’isola per prove e concerti,

comprendente sia solisti affermati che giovani musicisti.

Questi ultimi potranno seguire così un percorso formativo

di un’intera settimana, confrontandosi con artisti di grande

esperienza e con repertori diversificati. È doveroso per il

Festival esprimere la propria riconoscenza al compositore,

pianista e direttore d'orchestra colombiano Arturo Cuéllar

per il supporto alla realizzazione di questo progetto. L’orchestra

suonerà a Portoferraio in tre occasioni, il 5, 7 e 10

settembre, nella principale sede portoferraiese del Festival,

l’Auditorium della Villa Romana della Linguella.

L’anno scorso si sono celebrati diversi anniversari, ad iniziare

da quello napoleonico. E quest’anno?

Omaggeremo prima di tutto Pier Paolo Pasolini, nel centenario

della nascita di questo grande scrittore, regista e

intellettuale a tutto campo. L’evento pasoliniano si terrà il 6

settembre e avrà come protagonista il Coro del Friuli Venezia

Giulia, già ospite della passata edizione del Festival; tra

le composizioni in programma, le musiche di scena di Luigi

Nono scritte per “I Turcs tal Friúl”, atto unico di Pasolini del

1944 sull’invasione turca in Friuli, e in prima esecuzione due

brani della cantautrice ed etnomusicologa Giovanna Marini

e di Virginia Guastella, una delle più interessanti compositrici

delle ultime generazioni.

56 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Foto ©AndreaMessana - Archivio Elba Isola Musicale d’Europa

Innanzi tutto, il concerto di apertura sarà nel segno di

Brahms e Dvořák con, tra gli altri, il pianista Andrea Lucchesini.

Ci saranno poi due grandi violoncellisti, Mischa Maisky

e Mario Brunello: il primo non ha mai prima suonato al

Festival, e rappresenta quindi una delle più importanti novità

della prossima edizione, mentre Mario Brunello è una

presenza fissa da sempre. Quest’anno, tra l’altro, debutterà

da noi il figlio Pietro, cantante e chitarrista, che insieme a

David Riondino offrirà un originale ritratto di Bob Dylan.

Solo musica o ci sarà anche altro?

Ci sarà un omaggio alla settima arte, l’11 settembre, in

chiusura del Festival, in occasione di un altro significativo

centenario: la proiezione del film muto del 1922 “Nosferatu

il vampiro” di Friedrich Wilhelm Murnau, capolavoro del

cinema espressionista, musicato dal vivo dall’ensemble

Octuor de France. Un’altra “prima volta” per il Festival dell’Isola

d’Elba, che non ha mai ospitato prima l’accompagnamento

dal vivo di una proiezione cinematografica.

Portoferraio è da sempre la sede principale di un Festival che

con gli anni si è diffuso un po’ in tutta l’isola…

Anche quest’anno il nostro viaggio musicale farà tappa in

altri Comuni, a Rio, Marciana, Marciana Marina e a Capoliveri.

A Capoliveri, il 3 settembre, ascolteremo un chitarrista

molto interessante e innovativo, nativo del Benin: Lionel

Loueke, artefice di uno stile personalissimo che ingloba il

jazz e la tradizione del suo Paese di origine.

Jazz: ogni anno il Festival propone, appunto, concerti dedicati

a questa musica.

Ci sarà un concerto jazz anche a Portoferraio, il 29 agosto,

con il quartetto di Enrico Rava, il più illustre e internazionale

dei jazzisti italiani. Rava, che nonostante i suoi 80 e passa

anni è ancora in piena forma creativa, suonerà con alcuni

giovani talenti del vivace panorama del jazz italiano, quali

il chitarrista Francesco Diodati, il contrabbassista Gabriele

Evangelista e il batterista Enrico Morello.

Elba Isola Musicale d’Europa rimane comunque principalmente

un imperdibile appuntamento con la musica classica,

di varie epoche. Può anticiparci il nome di qualche altro

ospite?

CULTURE AND ARTS 57


Non possiamo dimenticare che il mondo sta attraversando

un momento davvero difficile: mentre la pandemia di Covid

19 non è stata ancora del tutto sconfitta, nel cuore dell’Europa

è in corso una guerra terribile. Come può porsi un Festival

musicale di fronte a un dramma del genere?

Personalmente, essendo proprio di origine ucraina, sto

vivendo questa situazione con grande angoscia. Ma come

diceva Čajkovskij, “la musica illumina, rasserena e consola”:

sicuramente attraverso la musica possiamo sempre ricordarci

del bello di cui l’essere umano è capace, ed entrare

grazie a questo in una connessione più profonda con noi

stessi e con gli altri. Quello che possiamo fare come Festival

è, dunque, diffondere un messaggio di pace e di invito alla

fratellanza tra i popoli: accogliendo musicisti provenienti

da tanti Paesi diversi, Elba Isola Musicale d’Europa favorisce

da sempre il dialogo e, a maggior ragione, continuerà a

farlo quest’anno e per tutti gli anni che verranno insieme

agli artisti che potranno condividere questo messaggio.

Per dare un segno tangibile del nostro impegno in proposito,

quest’anno l’Elba Festival Prize verrà assegnato a un

giovanissimo, grande talento proveniente dall’Ucraina, una

violinista di 13 anni costretta a lasciare il suo Paese a causa

della guerra, che tra l’altro eseguirà una composizione commissionata

ad un raffinato compositore romano,

Alessandro Annunziata.

Maestro Edelman, non possiamo quindi che augurare al

Festival altri 25 anni di grande musica!

Foto ©AndreaMessana - Archivio Elba Isola Musicale d’Europa

ELBA ISOLA MUSICALE D’EUROPA

Don't miss the 26th Festival Elba Isola Musicale d’Europa,

one of the most significant appointments with classical

music and jazz in the Mediterranean! The concerts,

performed in some of the most captivating locations, will

take place from August 28 to September 11 in Portoferraio

and in other charming cities of the island: Rio, Marciana,

Capoliveri and Marciana Marina.

The most important novelty of this year is the creation of

the Elba Festival Orchestra, an international symphonic

formation of 35 musicians, where established soloists

will play along with the young musicians. These concerts

blending symphonic and chamber music repertoire will

take place on September 5, 7 and 10, at the Auditorium

of the Villa Romana della Linguella, the main Festival's

venue in Portoferraio. The organizers express their

heartfelt gratitude to the Colombian composer, pianist and

conductor Arturo Cuéllar for his support in the realization

of this project. A tribute to Pier Paolo Pasolini, marking

the centenary of the great writer, poet and director's birth,

will be held on September 6 and will feature the Friuli

Venezia Giulia Choir. In the program, the incidental music

by Luigi Nono written for "I Turcs tal Friúl," Pasolini's oneact

play dating from 1944 and dedicated to the Turkish

invasion in Friuli, and two world premieres: one – by

the singer-songwriter and ethnomusicologist Giovanna

Marini, another – by Virginia Guastella, one of the most

interesting young Italian composers. The Festival will also

host great soloists, such as the pianist Andrea Lucchesini

and the cellists Mischa Maisky and Mario Brunello. M.

Maisky has never played at the Festival before, while M.

Brunello has been its permanent and appreciated guest.

This year, Mario’s son Pietro, singer and guitarist, will

make his debut on Elba. Together with David Riondino,

they will offer an original portrait of Bob Dylan. Elba

Isola Musicale d’Europa will traditionally present jazz

58 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


concerts: on August 29, in Portoferraio, featuring the

quartet of an 81-year-old jazz legend Enrico Rava, the most

international of Italian performers, and, on September 3,

in Capoliveri, exceptional American guitarist and singer

of African origin Lionel Loueke. The Festival will end with

a significant cinematographic event: on the occasion of its

Centenary, we will show the 1922 silent film "Nosferatu the

Vampire" by Friedrich Wilhelm Murnau. The masterpiece

of expressionist cinema will be set to live accompaniment

by the ensemble Octuor de France. In this period, when

Europe is marked by a horrible war, Elba Isola Musicale

d’Europa Festival wishes to be a place, where the musicians

of different nationalities perform together, remembering

that, as Tchaikovsky said, "Music illuminates, calms and

consoles." To give a tangible sign of solidarity with the

suffering of Ukrainian population, the Elba Festival Prize

will be awarded to an exceptional 13-year-old violinist

from Ukraine, who was forced to leave the country. Young

artist will perform a new composition commissioned by

the Festival to a refined Roman composer, Alessandro

Annunziata.

Foto ©AndreaMessana - Archivio Elba Isola Musicale d’Europa

CULTURE AND ARTS 59


60

ENJOY ELBA AND THE ENJOY TUSCAN ELBA 2021 ARCHIPELAGO 2022


foto©Gaetano Triscari

Enjoy

Lifestyle and Sport


Navigare nella bellezza

con Buechi Yachting

-

Patrizia Lupi

“Il mare è senza strade, il mare è senza

spiegazioni” (Alessandro Baricco). È uno

stato d’animo, un richiamo, una speranza,

una ricerca, una brezza che diventa

vento ed ancora qualcosa di diverso. Il

mare trasforma, consola, svela, diluisce,

lava, calma, rassicura. Lo senti dentro.

E andar per mare è sempre una scelta,

anche quando è per vacanza. Molti lo

amano in primavera e in autunno, per

cimentarsi nella navigazione sportiva,

oppure nelle stagioni calde, quand’è

calmo e rispecchia nuvole e sole, vestendosi

di mille tonalità d’azzurro. Andar

per mare ha il fascino dei tempi lenti

e del silenzio, del ritmo della natura e

dell’avventura, delle partenze e dei ritorni,

di terre nuove e mondi da scoprire.

E’ sostenibile, pulito, comodo, sicuro.

Per questo molte persone scelgono la

vacanza in barca, e il Mediterraneo offre

opportunità incredibili con le sue mille

isole, spiagge, approdi e insenature.

L’Arcipelago, con la costa Toscana a

portata di mano, vicinissime la Corsica o

la Sardegna, è una delle mete più amate

perché è come navigare nella bellezza.

I soci di Buechi Yachting, Patrice e Carolin,

conoscono bene questo mercato

e questo mare perché prima di farne un

mestiere, lo hanno praticato e amato.

Per i suoi clienti propongono solo barche

a vela, costruite nei più importanti cantieri

europei come Bavaria o Fountaine

Pajot. Sono quindici le imbarcazioni da

dieci a quindici metri, per ospitare da

due a dieci persone, mettendo a disposizione

da due fino a cinque cabine, quattro

i bagni per le più capienti. Diverso lo

stile, diverso l’anno di costruzione, ce

n’è per tutti i gusti. Da Gaia, una piccola

bomboniera, fino alle più esclusive come

l’ultima di famiglia, Arovy. Hanno in

comune un certificato di sicurezza come

il RINA perché la sicurezza della navigazione

è un must. Come riconoscerle?

dai bei colori degli spinnaker. Vederle è

una festa.

Dove andare? In tre giorni è possibile

fare il periplo dell’Isola d’Elba, e magari

una puntata in Capraia. Con una settimana

dall’Elba si arriva in Corsica, all’orizzonte

le altre Perle del Tirreno. In due

settimane si attracca in Sardegna alla

Maddalena o nei porti corsi di nordovest.

Addirittura tre per arrivare anche in

Costa Azzurra. Ineccepibili le dotazioni

di bordo e i servizi. L’approdo è comodo

e possibile con ogni vento nel cantiere

Edilnautica, uno scalo nel porto più

sicuro del Mediterraneo: Portoferraio.

Sarà a vostra disposizione il posto barca,

gratuitamente, per tutta la durata del

noleggio. Se per qualche motivo avrete

bisogno di uno skipper Patrice e Carolin

vi indicheranno le persone disponibili.

Consigli anche per i rifornimenti.

L’acqua e una bottiglia di vino dell’Elba

trovate già a bordo, come omaggio. Un

altro benefit è il fuoribordo incluso nel

prezzo, come l’assicurazione durante

il viaggio. Se arrivate in auto avrete il

parcheggio libero presso il cantiere.

Minuziosa la pulizia e l’attenzione per

la salute dei clienti. Come prenotare?

direttamente presso la sede svizzera a

Tremona, dedicata soprattutto al mercato

nordeuropeo, dove Vanessa Buechi

vi darà i consigli giusti, oppure presso

la sede di Portoferraio dove trovate

Carolin, la gentilezza fatta persona. Non

vi lascerà senza risposte e cercherà di

rendere la vostra vacanza il più piacevole

possibile. Vi verrà in soccorso per le prenotazioni

degli ormeggi, per la cambusa,

per lo shopping. Patrice invece, esperto

di motori, curerà i dettagli tecnici e la

manutenzione di tutte le apparecchiature

per la massima efficienza del viaggio.

Sapete perché vi troverete bene? Perché

Patrice e Carolin un pezzo di cuore ce

l’hanno fra quelle vele. Patrice senior, il

padre di Patrice e Vanessa, e marito di

Carolin, è ancora lì con loro, pur navigando

in un’altra dimensione, sicuramente

acquatica, come i gabbiani che

dall’alto osservano quel meraviglioso

mare, vegliando su chi lo ama.

62 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Foto di ©Carolin&PatriceBuechi

SEGELN IN BELLEZZA

MIT BUECHI YACHTING

"Das Meer ist ohne Straßen, das Meer

ist ohne Erklärungen" (Alessandro

Baricco). Es ist ein Gemütszustand,

ein Ruf, eine Hoffnung, eine Suche,

eine Brise, die zum Wind wird. Das

Meer verwandelt, tröstet, entschleiert,

verdünnt, wäscht, beruhigt, besänftigt.

Darauf zu segeln hat den Reiz der

Langsamkeit und der Stille, des Rhythmus

der Natur und des Abenteuers,

des Aufbruchs und der Rückkehr, der

neuen Länder und Welten, die es zu

entdecken gilt. Es ist nachhaltig, sauber,

komfortabel und sicher und der

toskanische Archipel mit dem nahen

Korsika oder Sardinien, ist eines der

beliebtesten Reiseziele, denn es ist

wie Segeln mitten in Bellezza, der

Schönheit.

Buechi Yachting, geführt von Carolin

und Patrice Buechi, kennen dieses

Meer sehr gut. Sie bieten ihren Gästen

in Portoferraio eine Charterflotte von

fünfzehn Segelyachten zwischen zehn

und fünfzehn Metern Länge, die Platz

für zwei bis zehn Personen bieten.

Verschiedene Stile, verschiedene Baujahre,

für jeden ist etwas dabei.

Die Ausstattung an Bord und der

Service sind unschlagbar. Wenn Sie bei

Carolin und Patrice mieten, haben Sie

ein Rundum-Sorglos-Paket gebucht.

Im Charterpreis inbegriffen sind viele

Extras. Auf Sauberkeit und Kundenbetreuung

wird größter Wert gelegt.

Carolin mit Ihrem Team empfängt

sie persönlich vor Ort. Sie weist Sie

ausführlich in die Schiffe ein und hilft

bei der Reservierung von Liegeplätzen.

Patrice hingegen, ein Motorenexperte,

kümmert sich um die technischen Details

der Schiffe und die Wartung der

gesamten Ausrüstung, damit Ihr Törn

so problemlos wie möglich verläuft.

Wohin soll es gehen? In drei Tagen ist

es möglich, die Insel Elba zu umrunden

und vielleicht einen Abstecher

nach Capraia zu machen. In einer Woche

ab Elba erreichen Sie auch Korsika,

und in vierzehn Tagen legen Sie auf

Sardinien oder in den nordwestlichen

Häfen Korsikas an.

in basso: Carolin e Patrice Buechi Jr

LIFESTYLE AND SPORT 63


-P.L.

LOCMAN:

Italian

Watchmaking

Misurare il tempo ha un che di magico,

è il tentativo di misurare l’infinito con

uno strumento finito, perché segna

l’attimo, che non è altro che passato

e futuro insieme. Abbiamo provato a

misurarlo, il tempo, a capirlo guardando

da sempre il movimento degli astri

e delle stagioni. Con le meridiane il cui

uso è documentato fin dal III millennio

a.C. o con le clessidre già usate dagli

antichi Egizi. Come fosse un appuntamento

con la sorte, le occasioni, la

fortuna, il destino. E in questo tentativo

c’è qualcosa che assomiglia al divino,

perché per misurare l’infinitamente

piccolo, sempre più piccolo, ci vuole

un infinito sapere e, soprattutto, una

infinita pazienza. Niente è più magico,

rievoca il momento della nascita, come

l’avvio del movimento dell’ingranaggio

quando, dopo un ricamo di ruote,

bilancini, viti e meccanismi, la lancetta

prende vita, e quell’istante promette

nuovi inizi e ci riallinea con l’eterno

moto dell’universo.

In Italia la tradizione degli orologiai è

antica, lo dimostrano i mille campanili

dove ingegnosi artigiani fin dal Trecento,

ponevano orologi meccanici come

fossero un suggerimento e un monito.

Galileo Galilei, con la scoperta del sincronismo

del pendolo, svelò un mondo

nuovo, diffondendo questa conoscenza

in tutta Europa. Locman ha preso il

testimone di questa lunga tradizione

incrociando la sua strada con talenti

dei settori dell’orologeria e del luxury.

Fortunato è stato l’incontro con il nipote

di Domenco Morezzi che nel 1937 aveva

fondato la OISA, una celebre produzione

milanese di calibri meccanici,

in Corso Como 10 dove oggi ha sede

un famoso locale-showroom icona di

moda e stile, che venivano esportati

dovunque. Se ne potrebbero contare

oltre 10 milioni in tutto il mondo.

Novità del nuovo Montecristo Oisa,

edizione limitata in oro e acciaio, sono

il bilanciere senza racchetta, le viti antiallentamento,

la molla dell’incablock

dimensionata sul pivot, garanzia di un

movimento estremamente preciso e

affidabile. “Fino ad oggi, nonostante la

nostra grande tradizione nell’orologeria,

in Italia non si era riusciti a trasformarla

in un successo industriale - spiega

Mantovani - ma finalmente, grazie alla

sinergia con Oisa, siamo orgogliosi di

presentare il primo orologio “made in

Italy”: finalmente l’orologeria meccanica

italiana è tornata”.

Il primo Montecristo Oisa è andato

all’asta a New York da Charity Buzz

per 22mila dollari e il ricavato è stato

interamente donato alla Fondazione

Bocelli.

Altra novità in casa Locman è “Amo”,

l’orologio dall’anima femminile, nato

appunto per amore del mare e della

natura, un classico ma dal design

particolare per le anse che ricordano gli

ami dei pescatori, alle quale agganciare

i cinturini dai mille colori, per ogni stagione,

per ogni occasione: bianco, fuxia,

rosa, rosso, sky, verde e verde acqua.

64 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Il negozio Locman di Marina di Campo

Movimento Solo Tempo al Quarzo,

Cassa in Acciaio e Titanio da 32 mm

anche nella versione rose gold o con

diamanti, quadrante in madreperla

bianco o grigio con numeri arabi e indici

applicati, vetro minerale antigraffio

trattamento zaffiro, Impermeabilità

5atm. Un’altra imperdibile perla della

collezione Locman.

LOCMAN: ITALIAN

WATCHMAKING

In Italy, the tradition of watchmaking is

ancient as you can see in the thousand

bell towers where mechanical clocks

have been placed since the 14th Century.

Galileo Galilei, with the discovery

of the synchronism of the pendulum,

revealed a new world, spreading this

knowledge throughout Europe. Locman

has taken over this long tradition by

mixing it with talents from the fields

of watchmaking and luxury goods. The

encounter with Domenico Morezzi’s

grandson was a fortunate one. In 1937,

he had founded the OISA, a famous

Milanese producer of mechanical

movements that were exported all over.

There could be over 10 million of them

around the world. New features of the

new Montecristo Oisa, limited edition

in gold and steel, are the balance pivots

without the classic racket, anti-loosening

screws, the incabloc shockproof

system, guaranteeing an extremely

precise, reliable movement. “Until now,

in spite of our great tradition in watchmaking,

in Italy we have never managed

to turn it into an industrial success -

explains Mantovani - but finally, thanks

to the synergy with Oisa, we are proud

to present the first watch “made in Italy”:

finally, Italian mechanical watchmaking

is back.” The first Montecristo Oisa 1937

was auctioned in New York by Charity

Buzz for $22,000 and the proceeds

were donated entirely to the Bocelli

Foundation. Something new in the

Locman house is “Amo”, the watch with

a feminine soul, created for the love of

the sea and of nature, a classic but with

the particular design of the loops that

remind us of fisherman’s hooks, so that

you can easily change the straps to a

colour for every season, every occasion;

white, pink, red, sky blue, green,

aquamarine. It has a Quartz Only Time

Movement, 32mm Steel and Titanium

case, also in the rose gold version,

white or grey mother of pearl dial with

Arabic numerals and applied indexes.

Scratch-resistant mineral glass with

sapphire treatment. Waterproof 5atm.

Another not-to-be-missed gem from

the Locman collection.

LIFESTYLE AND SPORT 65


-Patrizia Sardi

Perle dell’Elba

fra le perle

del Tirreno

Una piccola sfera magica che racchiude l’energia del sole, la

forza delle onde, la salute del sale, i colori del mare, una perla

che è simbolo e talismano, un gioiello da portare sempre

su di sé, un ricordo, un’emozione, un’esperienza.

Perle dell’Elba è tutto questo, un brand interamente made

in Elba, anche per la produzione, che ha coniugato bellezza

preziosa e sentimento concentrando l’isola e il suo mare in

un piccolo mondo colorato. Continuamente diverso come

lo è il mondo, ognuno ha il suo, declinato in molte forme e

accostato ad altre forme che ricordano l’Isola come le api

simbolo della bandiera napoleonica o il polpo, principe della

cucina tradizionale o le stelle marine che i vecchi pescatori

portavano in regalo ai loro bambini. Una narrazione dove

ognuno racconta la propria esperienza, la propria storia.

Gioielli d’acqua salata, dove i cristalli bianchi delle antiche

saline si immergono nell’opale delle perle delle Dame

del rinascimento che frequentavano l’antica Cosmopoli,

o nell’azzurro cangiante del mare e del cielo. Da una delle

Perle del Tirreno, l’Elba, non poteva che arrivare questo

concentrato di cultura, stile e design.

L’acqua di mare è la stessa della spiaggia delle Ghiaie,

quella cristallina che da millenni convive con le bianche

scogliere di aplite di Portoferraio, dove la leggenda racconta

che sbarcarono gli Argonauti. Esclusivo il brevetto e

certificata la presenza dell’acqua cristallizzata grazie a un

processo di solidificazione che rende uniche ed esclusive le

perle. Elisa Boccia, artista ed alchimista, la trasforma in un

simbolo e Alessandro Deledda, maestro orafo e artigiano, la

impreziosisce con oro e argento 925 rodiato, versione bianco,

dorato e rosato. perché le puoi acquistare anche online

se vuoi fare un regalo un po’ speciale. Una piccola isola

ritagliata nel metallo guarnisce le perle per non dimenticare

la loro provenienza e unicità: come unica è l’Elba fra

le isole de Mediterraneo. Dal bianco alla “blu edition” nata

in occasione delle Notti Blu di Capoliveri, la puoi indossare

66 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


sotto forma di anello, orecchino, collana, bracciale, anche

come componente di un monile da personalizzare. Che sia

accompagnata dalle api, da una stella marina, da un polpo

o da piccoli zirconi, che sia montata su una catena “Chanel”

o su un bel girocollo dal design moderno, con i pendenti da

portare davanti o su un audace scollatura, la perla è sempre

la protagonista dei gioielli. Attira come una sferica calamita

che racchiude in sè l’energia magnetica dell’isola e la calma

freschezza del suo mare.

Qualcuno racconta che guardandola, al ritorno in città, ha

fatto un viaggio nel tempo, ha ritrovato se stesso, la vacanza,

la gioia di vivere, il sole e la bellezza e giura di aver sentito

uno zefiro di vento fra i capelli.

PEARLS OF ELBA AMONG THE PEARLS

OF THE TYRRHENIAN SEA

A tiny magic sphere that encloses the energy of the sun, the

strength of the waves, the health of salt, the colours of the

sea, a pearl that is a symbol and a talisman, a jewel to wear,

a memory, an emotion, an experience. Perle dell’Elba (Pearls

of Elba) is all this, a brand entirely made in Elba.

Saltwater jewels where the white crystals of the ancient salt

pans are immersed in the opal of the pearls of the renaissance

dames who frequented the ancient Cosmopolis, or in

the ever-changing blue of the sea and the sky. From one of

the Pearls of the Tyrrhenian Sea, Elba, this amalgamation

of culture, style and design was inevitable. The sea water is

from the beach at Le Ghiaie. Elisa Boccia, artist and alchemist,

transforms it into a symbol and Alessandro Deledda,

master goldsmith and craftsman, embellishes it with gold

and silver, Federico De Angeli is the one who deals with the

marketing and the online sales. A small island cut out of the

metal decorates the pearls to remind us of their origin and

uniqueness. From white to “blue edition”, you can wear it in

the form of a ring, an earring, a necklace, bracelet or even

as part of a piece of jewellery to personalize. It attracts like

a spherical magnet that contains that entrancing energy of

the island and the calm freshness of its sea. Someone said

that looking at it, on returning to the city, she took a trip

through time, finding herself, the holiday, the joy of living,

the sun and the beauty and she swears she felt a zephyr of

wind in her hair.

Showroom

Marina di Campo

Via Marconi 47

Cell. +39 376 0625756

Gioielleria Lo Smeraldo

Via P.Gori 32

+39 0565 935503

foto©SergioCattini

www.perledellelba.com

infoline: +39 376 0625777

LIFESTYLE AND SPORT 67


Elba Wedding Style:

promesse d’amore

nell’Arcipelago

-

Nina Catta

Vi siete innamorati del Giglio, di

Capraia, dell’Elba, di Pianosa o di

Giannutri? Avete conosciuto l’amore

su una delle Isole dell’Arcipelago? vi

avete trascorso dei momenti di gioia

fin da piccoli? rappresentano per voi

un posto speciale? Avete deciso che è

proprio davanti a quel mare che volete

vivere il momento più importati della

vostra vita?

Fate come Giulia e Luc di Losanna,

appassionati di MTB che hanno deciso

di sposarsi “in miniera”.

Sì, hanno scelto una location insolita

per la loro cerimonia protestante, la

miniera del Ginevro, che frequentano

da anni per le escursioni, ne

conoscono il fascino e la straordinaria

energia. Una festa interpretata in

chiave sostenibile, non solo con

l’utilizzo di materiali di pregio come

carte piantabili e biocomponibili e

prodotti a km 0. Sarà un trionfo di fiori

e piante della macchia mediterranea,

interpretato da Angela Giusti

con l’aggiunta di materiali come

ferro e ottone. Le erbette elbane si

ritroveranno anche nel menù curato

dallo chef isolano Michele Nardi che

riproporrà i patti della tradizione e i

ricercati vini elbani. Sarà aperto da un

cocktail a base di essenze ed aromi

dell’Arcipelago del barman Diego

Bonifacio con abbinamento ad una

selezione di insuperabili praline, dal

sapore evocativo di sale e miniera,

di Paola Bertani, raccontate da

Veronica Brandi. Un viaggio sensoriale

attraverso le eccellenze del territorio

per racconta l’anima d’un’isola.

Silvia Sottocasa sarà la vostra

guida. Wedding planner certificata

secondo UNI PDR 61:2019, socia e

ambassador dell’Arcipelago Toscano

dell’Associazione Italiana Wedding

Planner AIWP è un concentrato di

professionalità, idee e simpatia.

Riesce ad interpretare, ma soprattutto

a trasformare e realizzare con cura

e gusto, quello che avete sempre

desiderato. La fantasia irrefrenabile e

lo studio continuo per personalizzare

ogni evento sono i suoi punti di forza.

La prima ad essersi innamorata

dell’Arcipelago è lei stessa. Conosce

bene tutte le isole perché qui, fin da

bambina, ha trascorso le vacanze

veleggiando fra l’una e l’altra. Sa che

l’ambiente è la loro vera ricchezza,

come per tutti noi, e proprio per

questo ha deciso di certificare ISO

9001 i propri eventi con Audit Italy.

Ogni evento sarà realizzato secondo

un meticoloso disciplinare che ne

certifica la sostenibilità, non solo

da un punto di vista ambientale

ma anche sociale ed economico.

In modo che quello che l’isola dà

in termini di accoglienza e felicità

le venga restituito sotto forma di

acquisto quote di CO2 finalizzato a

realizzare progetti di biodiversità e

riforestazione. Significative anche le

sinergie con i più importanti brand

isolani. Dalle bomboniere Acqua

dell’Elba, ai preziosi gioielli della

sposa o dei testimoni Perle dell’Elba.

Che sia dentro le miniere, in barca

a vela, in vigna o fra le botti, con i

piedi nell’acqua o a bordo piscina,

sotto i castagni, nelle antiche ville o

in vetta al Monte Capanne, dentro le

Fortezze o al museo, la vostra festa

sarà indimenticabile. E una promessa,

fatta guardando l’orizzonte, respirando

il profumo dei fiori e del salmastro che

purifica ogni cosa, regalando al vento

le speranze perché ne sia custode e

propiziatore, vale per sempre.

Foto©Valerio Buffa

Foto©Valerio Buffa

68

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Foto©Valerio Buffa

ELBA WEDDING STYLE

The Tuscan Islands offer a thousand opportunities for those

who choose them to celebrate an anniversary, a birthday,

a wedding. Nature is still uncontaminated, the landscapes

are full of history and beauty, the climate is mild in every

season, the coloured beaches inviting and welcoming,

charming locations and classy facilities that can give the

best services for an unforgettable day. For example, Julia

and Luc from Lausanne, enthusiasts of MTB, have decided

to have their wedding "in the mine", in the wild location of

the Ginevro mine, with a Protestant, green ceremony. It will

be the first certified "sustainable wedding" to take place in

the Archipelago. But the best thing of all will be meeting

Silvia Sottocasa. She is professional, friendly and full of

ideas. A Certified Wedding Planner, she now has a wide

experience in organizing events: she never ceases to amaze

with her suggestions and the elegance of her solutions. She

manages to transform and create with care and good taste,

interpreting exactly what you have always dreamed of. It

was Silvia herself who first fell in love with the Archipelago.

She knows all the islands well, because she spent her

holidays sailing between them in her childhood. She knows

that the environment is their true wealth, as it is for all

of us, and for this reason she has decided to certify her

events ISO 9001 with Audit Italy. In this way, what the island

gives in terms of hospitality is returned to it in the form of

purchasing CO2 quotas aimed at activating biodiversity and

reforestation projects. So, whether inside the mines, on a

yacht, in a vineyard among barrels, with your feet in the

sea on the beach or in the infinity pool, under the chestnut

trees, in an ancient villa, in the farmyard or on the summit

of Monte Capanne, inside the medieval fortress or inside the

museum, your event will be unforgettable. It is a promise

made looking at the horizon, valid for ever.

info@elbaweddingstyle.com

silvia@elbaweddingstyle.com

Tel. + 39 329 2332130 Silvia Sottocasa

Foto©Daniela Nizzoli

LIFESTYLE AND SPORT 69


foto ©Gaetano Triscari

Elba Airport:

work in progress

Ālessandro Talini

Hai voglia di sole, mare, aria pura e fioriture? Bastano quattro ore, più o meno per

raggiungere il tuo paradiso privato all’Isola d’Elba. Da Amsterdam, Dusseldorf,

Monaco, Francoforte, Londra o Zurigo, collegati dalla Compagnia aerea Silver Air

agli hub di Pisa o Firenze (in estate anche a Bologna e Milano Linate), sbarcherai

all’Elba Airport, e potrai cambiare scarpe, stagione e stile di vita. Utilizzando

l’aereo si possono trascorrere sull’isola soggiorni più frequenti, anche brevi,

approfittando del clima più mite e della qualità di vita che l’Elba offre in tutte le

stagioni. Ad accoglierti sole limpido, spiagge riparate, macchia profumata e cibo

genuino. Gli aerei della Silver Air sono comodi con i loro 16 posti, e il panorama

sulle Isole dell’Arcipelago è impagabile. E’ possibile prenotare tramite agenzie di

viaggio, aeroporti e CRS sistemi computerizzati.

Per migliorare i servizi Alatoscana, la

società che gestisce l’aerostazione, ha

investito molto, adeguando la pista

alla classe 2C-ICAO per aerei da 50

posti. Sono stati costruiti 9 hangar e un

grande piazzale per l’aviazione generale

generale che hanno fatto crescere in

questi ultimi anni le presenze di aerei

privati, con risultati davvero soddisfacenti.

Nuovi anche l’illuminazione

sui piazzali e i parcheggi esterni, sia

di lungo periodo che di interscambio.

La prossima sfida sarà l’ampliamento

della pista, 250 metri a nord e 50 a sud,

per permettere l’atterraggio di velivoli

con 70 posti.

Il trasporto aereo è utilissimo anche

per i residenti per garantire la continuità

territoriale. Soprattutto per la

sanità o l’istruzione, ma anche solo per

lo shopping o il tempo libero, perchè

con meno di un’ora di volo è possibile

raggiungere tutto l’anno Firenze e

Pisa. Sono state siglate convenzioni

con tutti i comuni praticando tariffe

speciali a chi necessita di assistenza

medica o per gli studenti che frequentano

l’università. Inoltre l’aeroporto

viene utilizzato quando non è agibile la

piattaforma dell’Ospedale per il Pegaso:

l’elicottero del pronto intervento.

Da giugno a settembre sono attive linee

anche su Lugano, Berna, La Chaux

des Fonds, con piccioli aerei da 8 posti

con frequenza bisettimanale.

70 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


“Abbiamo le stese regole dei grandi aeroporti

– dichiara l’Ing. Claudio Boccardo

Amministratore unico di Alatoscana

- handling, servizi aeroportuali, addetti

alla torre di controllo o alla security,

tutto il personale ha due o tre certificazioni.

Possiamo crescere ulteriormente e

favorire la destagionalizzazione contribuendo

all’affermarsi di un turismo e di

una mobilità sostenibile: l’Elba potrebbe

diventare un modello.“

Proprio in una direzione “green” vanno

le scelte di Alatoscana che punta alla

transizione ecologica con il passaggio

all’ elettrico dei vettori, all’utilizzo del

fotovoltaico, al trasporto TPL da e per

l’aeroporto con mezzi elettrici. Work

in progress quindi. Ma intanto volete

un consiglio? Anche se non dovete

andare “in continente” per qualche

motivo, fatevi un volo “panoramico”

sull’Arcipelago con i comodissimi aerei

della Silver Air. E’ emozionante vedere

l’Elba e l’Arcipelago dall’alto, una vera

e propria fila di perle. E qualcuno dei

passeggeri racconta di aver visto Venere

che si specchiava in quel mare, fra

un’isola e l’altra.

Archipelago is absolutely priceless.

You can book through travel agencies,

airports or use the CRS computerized

system. To improve the services, Alatoscana,

the company that manages

the airport, has invested heavily, adapting

the runway to the 2C-ICAO class

to land 50 seater aircraft. 9 hangars

have been built as well as an apron for

general aviation that has created an

increase in landing private planes with

truly satisfactory results.

little 8 seater planes, twice a week.

“We have the same rules as the big

airports - declares Engineer Claudio

Boccardo, sole Administrator of Alatoscana

- handling, airport services,

control tower and security staff, each

one having two or three credentials.

We can develop further to promote

seasonal adjustment by contributing

to the emergence of tourism and to sustainable

mobility: Elba could become

a model.”

ELBA AIRPORT: WORK IN PROGRESS

Are you longing for sunshine, sea,

pure air and blossoms? It only takes

four hours, more or less, to reach your

private paradise on the Island of Elba.

From Amsterdam, Dusseldorf, Munich,

Frankfurt, London or Zurich you connect

with the Airline company Silver

Air from the hubs of Pisa or Florence

(in summer also from Bologna and

Milan Linate), you land at Elba Airport,

and there you change your shoes,

season and lifestyle. Using the plane

allows you to have more frequent

visits, maybe even shorter, taking advantage

of the milder climate and the

quality of life that Elba offers in every

season. You will be welcomed by the

limpid sun, the sheltered beaches, the

perfumes of the Mediterranean scrub

and the genuine cuisine. The Silver

Air planes are comfortable 16 seaters

and the panorama of the Islands of the

They have also renewed the illumination

around the apron and the external

parking area both for long periods and

interchange. The next challenge will be

to lengthen the runway by 250 metres

to the north and 50 to the south, to

allow planes with 70 seats to land.

Air transport is fundamental for the

Elban people, guaranteeing connections

for residents. It is useful

above all for health or education but

also for shopping or entertainment,

because in a flight of less than an

hour, you can reach Florence or Pisa

all year round. Agreements have been

signed to give special prices to university

students or for those in need

of medical assistance. The airport is

also used when it is impossible for the

emergency helicopter, Pegaso, to land

on the Hospital Platform. From June to

September, there are flights also to Lugano,

Bern, Le Choux de Fonds, using

Alatoscana is choosing to move

towards “green” with the transition of

the carriers to electric, the use of photovoltaic,

TLP transport to and from

the airport using electric vehicles.

Work in progress therefore. However,

in the meantime, you might like a

piece of advice. Even if you do not have

to go to the mainland for some reason,

take a panoramic flight over the Archipelago

with one of the comfortable

planes of Silver Air. It is amazing to

see Elba and the Archipelago from the

air, a real string of pearls. Some of the

passengers tell of having seen Venus’s

reflection in that stretch of sea between

one island and another.

LIFESTYLE AND SPORT 71


72 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


-P.L.

Fondazione Isola d’Elba

e Terzo Settore

Il volontariato è l’anima delle comunità locali e si esprime

attraverso forme diverse di associazionismo riunite nel

terzo settore. Ha un valore economico di circa 80 miliardi,

pari al 5% del Pil nazionale. Ma la valutazione da fare non è

solamente finanziaria, quello che più conta è l’aspetto relazionale

e la capacità di diffusione dei valori che rappresenta.

Ogni territorio detiene un patrimonio collettivo, materiale

e immateriale, che ne rappresenta l’identità fatta di valori,

tradizioni, luoghi, persone, mestieri, ricordi, leggende, cibo,

vino, prodotti della terra e del mare.

Fondamentale è la valenza sociale di queste attività. Sono

molti i destinatari di servizi con specifico disagio: malattie,

disabilità, immigrazione, disagio psichico, economico,

persone fragili o emarginate che hanno bisogni di assistenza,

cura, educazione. Quasi un terzo della popolazione

italiana beneficia dei servizi delle società del terzo settore

contribuendo, dopo il sistema pubblico, al welfare sociale,

addirittura superandolo nei settori dell’assistenza domiciliare

e dell’educazione prescolare.

La Fondazione Isola d’Elba nasce proprio per contribuire

allo sviluppo economico, sociale, culturale della popolazione

elbana, rivolgendosi in particolare alle fasce più deboli.

Divisa in commissioni si occupa di tematiche inerenti la

salvaguardia ambientale, la sanità, l’Istruzione, i trasporti,

il turismo, il mondo delle professioni, in una parola: della

qualità della vita dei residenti. Proprio in questa direzione

vanno gli ultimi progetti presentati, insieme ad altre associazioni

del terzo settore, rivolte ai giovani ed alle persone

che vivono situazioni di disagio e fragilità. Uno di questi

progetti: “Amici fragili” ha vinto il bando di CESVOT e Regione

Toscana per una serie di attività che si terranno da settembre

a dicembre con laboratori di teatro, musica, arte e

fotografia. Sotto la guida di tutor, educatori e volontari sono

invitati a partecipare giovani di ogni condizione per creare

dinamiche relazionali che consentano un reciproco scambio

di esperienze e sensibilità, diverse ma capaci di attivare

un vincolo di solidarietà e di amicizia. Hanno partecipato

Auser odv, Associazione Dialogo, Italia Nostra Arcipelago

Toscano, Pro Loco Campo nell’Elba, Pro Loco Portoferraio,

Altamarea cooperativa sociale onlus, Arca cooperativa

sociale, ads Baobab, Incontriamoci in diversi aps, Circolo

degli Artisti Portoferraio. La stessa compagine, tranne ARCA

e ads Baobab, ma con l’aggiunta della cooperativa sociale

LINC, ha risposto al bando della Fondazione Livorno proprio

sugli stessi temi. Il risultato più importante per la Fondazione

è quello di aver messo insieme enti del terzo settore elbani

che svolgono attività e perseguono gli stessi fini sociali.

Un primo tassello che potrebbe innescare quel percorso

virtuoso di solidarietà e collaborazione coinvolgendo i cittadini,

il mondo dell’impresa, della scuola, delle istituzioni, in

un grande progetto di solidarietà sociale.

THE ISLAND OF ELBA FOUNDATION

Volunteer work in Italy has an economic value of around 80

billion, about 5% of the national GDP. There are 5.5 million

volunteers who give their free time, their heart and professional

know-how. Above all, however, the social value of

these activities is significant. There are many recipients of

their services who have specific hardship: illness, disability,

immigration, mental and economic difficulty, fragile or

marginalized people who need assistance, care and education.

The assessment to be made is not only financial, what matters

most is the relational aspect and the ability to spread the

values it represents. Every area has its collective heritage that

represents its identity, made up of its values, traditions, places,

people, crafts, memories, legend, food and wine and produce

from the land and the sea. The Island of Elba Foundation has

been created precisely to pass on these values and contribute

to the economic, social and cultural development of the Elban

population, especially regarding the weakest sectors. Divided

into committees, it deals with issues relating to environmental

protection, health, education, transport, the world of professions,

in a word: the quality of life of the residents. The latest

projects presented, together with other associations, aimed at

young people and people living in situations of hardship and

fragility, go precisely in this direction. The idea is to create dynamic

relationships that allow a mutual exchange of experiences

and sensitivity to activate a supportive bond.

LIFESTYLE AND SPORT 73


Una banca per l’Elba

Ālessandro Talini

L’Elba, pur essendo la terza isola italiana

per grandezza, conta solo trentamila

abitanti, una piccola comunità insulare

che condivide un passato ricco di

storia e lavoro, un presente dinamico e

pieno di iniziative, un futuro che punta

sullo sviluppo sostenibile, da un punto

di vista economico, ambientale, sociale

e culturale.

Proprio per valorizzare e implementare

le energie del territorio, avendone

intuito le potenzialità e conoscendone

a fondo il tessuto sociale, è nata nel

1997 la Banca dell’Elba di credito cooperativo.

La sfida era interpretare i

bisogni dei cittadini, delle categorie

professionali, del mondo imprendito-

riale, dei risparmiatori, diventando un

punto di riferimento e dando assistenza

finanziaria a famiglie, imprenditori,

soggetti pubblici e privati, enti del terzo

settore, associazioni di volontariato,

nel rispetto delle regole delle normative

esistente ma con una grande attenzione

ai bisogni reali delle persone e

all’ascolto. Una banca a carattere locale

si diversifica, infatti, per il servizio personalizzato,

per la capacità di risolvere

i problemi soprattutto delle fasce più

fragili, quelle dei risparmiatori e delle

piccole aziende, accorciando i tempi di

risposta. La banca diventa così familiare,

amica, solidale.

La Banca dell’Elba è una piccola ma

efficiente azienda bancaria totalmente

autofinanziata, interamente di proprietà

dei circa 1800 soci elbani, che

punta a servire in modo esclusivo e

professionale tutta l’isola d’Elba. Un

aggregatore di professionalità e imprese,

che mette insieme numerosi

soggetti economici creando un distretto

unico per valore strategico.

Oggi è un punto di riferimento per

tutta la comunità elbana con i suoi tre

sportelli a Portoferraio, Capoliveri e

Marina di Campo. Il personale elbano

svolge una funzione importante per la

collettività perché ne fa parte e serve

a cementare la fiducia nei confronti

74 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


foto ©Gaetano Triscari

della banca, che non è estranea e distante, ma ben inserita

nel tessuto sociale. I valori delle banche di credito cooperativo

sono la solidarietà e la mutualità La Banca dell’Elba

oltre alle finalità economiche, precisi scopi sociali e mutualistici,

nel settore della sanità e della cultura, ad esempio

sostenendo i giovani nei loro percorsi di studio. “La Banca

dell’Elba – sostiene il Presidente, Luca Bartolini - è un soggetto

unificante perché intende rappresentare tutti gli elbani.

I nostri soci sono l’anima della banca: lavorare per loro, in un

clima di fiducia e reciprocità è una responsabilità ma anche

un’onore”. Saper “fare banca” dipende dal radicamento in

loco di una classe dirigente bancaria che detiene un patrimonio

di conoscenze e competenze territoriali su specifici

obiettivi locali. Gli elementi vincenti? Fiducia reciproca,

investimenti in formazione, qualità del capitale umano e

funzioni professionali qualificate.

A BANK FOR ELBA ISLAND

environmental, social and cultural point of view. Precisely to

enhance and implement the energies of the island, having

realized the potentiality and fully recognizing the fabric of the

society, in 1997 the cooperative Banca dell’Elba was founded.

The main challenge was to interpret the needs of the citizens,

the professional categories, the entrepreneurs and the savers,

to become the pivot for the whole Elban community with three

branches in Portoferraio, Capoliveri and Marina di Campo. Elban

staff is particularly important for the community because

they are part of it and it helps to consolidate trust in the bank,

not alien and distant but well integrated into society. The value

of credit cooperative banks are their solidarity and mutual

purpose. The Banca dell’Elba, in addition to its economic

objectives, pursues specific social and mutual aims in the field

of health and culture, such as supporting young people in their

course of studies. The winning elements of the Banca dell’Elba?

Reciprocal trust, investment in training, quality of human

capital and qualified professional functions.

Although Elba is the third largest Italian island, it has only thirty

thousand inhabitants, a small insular community sharing a

past rich in history, a present dynamic and full of initiatives, a

future aiming for sustainable development from an economic,

foto ©Gaetano Triscari

LIFESTYLE AND SPORT 75


George e Tigy

Simenon all’Isola

d’Elba

-Maria Gisella Catuogno

L’Araldo fende l’acqua superbo: è il giugno del 1934 e George e Tigy Simenon, lui

scrittore già affermato e lei pittrice, sono partiti da Porquerolles da diversi giorni

per la prima tappa della loro crociera nel Mediterraneo: l’isola d’Elba. A bordo,

oltre loro, ci sono Boule, la servetta normanna con cui Georges ha una relazione

che Tigy ignora, il fedelissimo cane Olaf, e l’equipaggio riese, i cui membri più importanti

sono il capitano Giacomo Canovaro e il nostromo Angelino. Ben presto

il profilo dell’Elba comincia a disegnarsi: emergono dolci colline, riviere ridenti,

borghi che sembrano presepi; man mano che ci si avvicina, il profumo dell’elicriso

in piena fioritura accarezza l’olfatto. Il sole è alto, superbo, la luce accecante.

La rada di Portoferraio li accoglie nel suo abbraccio protettivo. George e Tigy sono

colpiti dalla maestosità delle mura medicee culminanti nei due forti, Stella e Falcone,

dall’aspetto tozzo e massiccio della Linguella e dal contrasto tra la mitezza

di case e di palazzi serenamente affacciati sull’acqua e la presenza ingombrante

degli altiforni maleodoranti. L’Araldo trova accoglienza in darsena a fianco di piroscafi

inglesi carichi di carbone, uno yacht, gozzi e altri velieri. Di fronte, il palazzo

dei Merli spicca sugli altri, per la superiore bellezza della sua architettura.

L’indomani mattina si salpa per il Cavo, ormeggiando nel minuscolo porto e Georges,

nel suo diario di bordo, descrive così l’ambiente: colline coltivate e vigne che

quasi lambiscono la spiaggia, già cariche d’uva, ma quasi incolte, tuttavia, come se

il contadino non contasse tanto sul lavoro umano e la precisa disposizione dei filari

per farle fruttificare, quanto sul sole e la sua forza. Non c’è ordine nemmeno nelle

altre colture: i cavoli spuntano in mezzo alle erbe selvatiche, così come le case fioriscono

qua e là, senza rispondere a un piano regolatore e gli asini, gravati dal basto,

errano in compagnia delle capre. L’aria ha la dolcezza e il profumo dei fichi maturi,

che ciascuno può cogliere, senza chiedere il permesso al proprietario. Al Cavo l’Araldo

sosterà dieci giorni, la tappa più lunga di tutta la crociera – che comprenderà

anche Sicilia, Malta, Tunisia e Sardegna – e qui, girando per le vie del paese,

incontrerà un pescatore che ha diviso una murena in dieci parti per poterla vendere,

un bottegaio che fatica a finire la casa in costruzione, una matura signora

che conosce bene sia l’inglese che il francese perché ha nipoti che vivono a Nizza

e a New York; “cugini” che aiutano l’equipaggio senza pretendere nulla; musicanti

che intonano romanze e rifiutano mance: insomma, un’umanità povera, dignitosa

e fatalista, come tutta la gente mediterranea, che sorprende e commuove la coppia.

Di tutto questo e di molto altro racconta “George e Tigy Simenon La seduzione

dell’acqua”, Edizione “Il Frangente”

GEORGE AND TIGY SIMENON

ON THE ISLAND OF ELBA

The Herald proudly cuts through the

waves, with the wind blowing to fill her

square sails. It is June, 1934 and George

and Tigy Simenon, he already an established

writer and she a painter, restless

spouses and enthusiastic travelers,

their first stop in Mediterranean is to be

the Island of Elba: the crew is from Rio

and the island is beautiful. Soon, in the

distance, the profile of Elba begins to

take shape: gentle hills emerge, smiling

shorelines, villages that look like nativity

scenes. Portoferraio Bay welcomes

them in its protective embrace. George

and Tigy are amazed by the majesty

of the Medicean walls. The following

morning, they set sail for Cavo, mooring

in the tiny harbour and George in his

logbook describes it as follows: cultivated

hills and vineyards that almost lap the

beach, already full of grapes but hardly

touched almost as if the farmer counted

less on human labour and the precision

of the rows of vines to bear fruit than

on the sun and its strength. Nor is there

order in the other crops: cabbages sprout

in the middle of the wild herbs just like

the houses that spring up like flowers

here and there without any building

plans and the donkeys, burdened down

with their pack, roam in the company of

goats. The air has the sweetness and the

scent of ripe figs. The Herald stayed in

Cavo for ten days, the longest stage of

the entire cruise.

76 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


LIFESTYLE AND SPORT 77

foto ©Andrea Amato


-Maria Gisella Catuogno

L’Hotel Darsena

e i Duchi di Windsor

Nel 1952, a bordo della Sister Anne, un

panfilo di lusso costruito nel 1929 e

utilizzato nella seconda guerra mondiale

come occasionale alloggio navale

della casata reale britannica, Wallis ed

Edoardo, duchi di Windsor, approdano

a Portoferraio per la loro prima e

unica volta sull’Isola. La loro storia da

anni riempie le cronache dei giornali

internazionali, da quando, nel dicembre

del 1936, lui ha abdicata al suo ruolo

di sovrano del più grande impero del

mondo, per poter sposare l’adorata

Wally. Lei, infatti, americana pluridivorziata

e con ex coniugi ancora viventi, è

totalmente invisa non solo all’illustre

parentado e al governo, ma anche a

tutti i paesi del Commonwealth, e la

pretesa di Edoardo di coronare il loro

sogno d’amore crea una vera e propria

crisi istituzionale.

Inquietanti ombre vengono infatti

dipinte attorno alla sua figura: la si

considera una donna spregiudicata,

eccentrica, amorale, un’arrampicatrice

sociale dedita a circuire l’ingenuo e

innamorato Edoardo. Non può essere la

moglie del re!

Così, lui, Edoardo VIII, primogenito

di Giorgio V e della regina Mary, dopo

nemmeno dodici mesi di regno, è

costretto a rinunciare al trono in favore

del fratello Alberto, il futuro GiorgioVI,

sposando Wallis sei mesi dopo, il tre

giugno, nel castello di Candè, in Francia.

Ora sono per tutti i duchi di Windsor e

vivranno lontano dalla Gran Bretagna,

in un esilio dorato, ma a tratti molto

doloroso, che durerà decenni. Durante

la guerra sarà affidato a Edoardo il

ruolo di “governatore delle Bahamas”,

un incarico ad hoc per levarselo di

torno, insieme alla moglie, per tutta la

durata del conflitto. La coppia, infatti,

nell’ottobre del 1937 incautamente

aveva accettato l’invito per una visita in

Germania da Hitler in persona – forse

per un riconoscimento del loro ruolo

da parte di un capo di stato – e la foto

dei duchi di Windsor che omaggiavano

il Führer aveva fatto il giro del mondo

suscitando scandalo nella corte

inglese; le voci di simpatie filotedesche,

specialmente da parte della duchessa,

non erano cessate nemmeno a guerra

iniziata e la scelta del loro confino oltreoceano

era stata inevitabile.

A guerra finita, ritornati da quella che

Wallis aveva definito “la nostra Sant’Elena”

o “una colonia britannica di terza

classe”, iniziato il disgelo con gli augusti

parenti d’oltremanica, la coppia riprende

il suo ruolo nella vita mondana internazionale,

vivendo preferibilmente

in Francia. Considerati icone d’eleganza

e di buon gusto, guardati con simpatia

per aver rinunciato al potere in nome

dell’amore, viaggiano molto, sempre

inseguiti da giornalisti e fotografi e non

si privano di belle crociere nel Mediterraneo,

come quella, appunto del 1952,

a bordo della Sister Anne, che fa scalo,

tra le altre località di mare, a Portofino

e a Portoferraio. Nel capoluogo elbano,

in loro onore, sarà data una bellissima

festa di benvenuto all’Hotel Darsena,

ricostruito sulle macerie del Palazzo

dei Merli, bombardato dagli inglesi nel

marzo 1944, per volere di Giuseppe

Cacciò, imprenditore visionario, già

proiettato nel futuro turistico dell’Isola.

La presenza dei duchi elettrizza la

buona società portoferraiese ed elbana

tutta, che organizza in loro onore un

Archivio Paolo Ferruzzi, Accademia del Bello - Poggio

party memorabile. Le foto gentilmente

concesse da Paolo Ferruzzi, che ringraziamo

della disponibilità, lo testimoniano:

l’eleganza dei presenti, che appaiono

in gran “spolvero” non è inferiore a

quella dell’illustre coppia né mancano

di disinvoltura nei loro confronti, trattandoli

da pari.

L’anno successivo, 1953, l’Elba farà

nuovamente capolino nella vita dei

Windsor: Ofelia Baleni, una giovane

donna del Cavo, diventerà la dama di

compagnia di Wallis, fino alla sua morte,

nel 1986. Ma questa è un’altra storia

ancora, che personalmente ho raccontato

nel mio romanzo “Ofelia. Un’elbana

alla corte dei Windsor”.

DARSENA HOTEL AND THE DUKE AND

DUCHESS

OF WINDSOR

In 1952, aboard the Sister Anne, a

luxury yacht built in 1929 and used

in World War II as occasional naval

lodgings of the British royal family,

Wallis and Edward, the Duke and

Duchess of Windsor, landed in

Portoferraio for their first and only

time on the Island. In 1936, Edward had

78 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


abdicated his role as King of the greatest empire in the world

in order to marry his beloved Wally. Ever since then, their

story has filled the headlines of international newspapers.

In fact, she was American, twice divorced and considered to

be reckless, eccentric, amoral and a social climber. Edward

VIII, the eldest son of George V and Queen Mary, abdicated in

favour of his brother Albert, the future King George VI, and

married Wallis Simpson. They lived away from Great Britain

in a golden exile, at times painful and lasting for decades.

The pro-German sympathies in the ‘30s and ‘40s, especially

on the part of the Duchess, witnessed by photographs taken

with Hitler, continued even after the war began and the

choice of their overseas confinement was inevitable. For

a time, Edward was appointed “Governor of the Bahamas”

and the thaw with the royal family came only after the war.

The couple lived mostly in France, travelling a lot such as

the time that they went on a cruise to Elba. In their honour,

a wonderful welcome party was given at the Hotel Darsena.

It had been rebuilt on the ruins of the Palazzo dei Merli,

bombed by the British in March 1944, and renovated on the

instructions of Giuseppe Cacciò, a visionary entrepreneur

who already saw the Island’s future in tourism.

Hotel Darsena in un'immagine d'epoca anni '50

Collane d’acqua e altre foto ©PaoloCalcara

LIFESTYLE AND SPORT 79


Baia Bianca Suites

& B.Bistrot alla Biodola

-

Chiara Arnaldi

Lasciati incantare da un viaggio nella bellezza piena di fascino

di un resort che fa da pendant con il fascino di un paesaggio

che sembra uscito dal libro dei sogni. Invece esiste, puoi

annusarne i profumi diversi in ogni stagione, ascoltare le

voci della natura, accarezzarlo con tutti i sensi giorno e notte,

gustarne i sapori che richiamano i frutti del mare e della

terra. Sembra uscito da una sfera magica o dalla lampada di

un gigante buono, invece esiste, all’Elba, sulla sabbia color

oro pallido della Biodola. Il lusso qui non è solo quello di un

cinque stelle: servizio impeccabile, giardino curatissimo,

spazi esterni di grande gusto con tendaggi e morbidi divani,

camere e suites di charme a pochi metri dal bagnasciuga. Qui

il lusso si chiama benessere, perché ogni cosa è studiata per

coccolarvi ed eliminare ogni fastidio, curandovi con le forme

perfette del design, la pulizia meticolosa, i tessuti pregiati,

la qualità dei menù e del beverage, e soprattutto con i colori

perché il bianco, il verde e il turchese intensi di quest’angolo

di paradiso saranno come carezze, per stupirvi al tramonto

lasciando il posto ai rosa, ai gialli, ai viola che il sole dimentica

nel cielo quando cambia emisfero. Le suites prestige hanno

una mini pool nel proprio giardino, ma se volete concedervi un

tuffo in mare aperto, uno yacht privato è a vostra disposizione

per il nuotare, fare diving o permettervi una tintarella senza

limiti. Spiaggia privata, fitness room, massaggi per prendersi

cura della vostra salute psicofisica fanno il resto. Il ristorante

B.Bistrot merita un encomio per le proposte gourmet. Un

piccolo paradiso culinario dove il cibo slow food è gustoso e

genuino, servito con eleganza e cura. La ricerca dei prodotti

freschi e locali, per valorizzare la proposta enogastronomica

dell’isola, è affidata allo chef esperto e desideroso di proporre il

meglio del mercato e della stagione.

Simona Sardi, non solo elegante general manager del Baia

Bianca ma anche persona esperta nel mondo del lusso,

per rendere il vostro soggiorno confortevole e ricco di

esperienze, punta sull’alta qualità e su un eccellente servizio

sempre attraverso una meticolosa attenzione al dettaglio.

Tanto che dal suo dinamismo e dalla sua vitalità, anno dopo

anno sorprende i propri Ospiti con inattese novità, come la

collaborazione con il famoso chef stellato Fabio Baldassare.

Con la sua cucina più che un percorso del gusto avrete

una sarabanda di emozioni, un’esperienza sensoriale che

arricchirà il vostro viaggio.

Ad affiancarla fin dall’inizio nel progetto, il vice-Director

Francesco Campagna, che dalle sue esperienze nazionali

nell’ambito del luxury hotellerie, ha contribuito con il suo

savoir-faire e la sua spiccata raffinatezza, all’innalzamento

della valorizzazione di questo magnifico resort, con l’obiettivo

di stupire, incantare e rendere sempre più piacevole la vacanza

dei propri sogni. Insieme alla GM, hanno portato avanti una

mission: diventare l’eccellenza dell’isola d’Elba grazie alla

loro passione e al loro amore per l’ospitalità, condiviso con

l’intero Team che ha accettato la sfida e che meritatamente

hanno trovato il primo posto sul podio. Baia Bianca offre mille

opportunità a chi decide di farla diventare la meta della propria

felicità. Matrimoni, eventi, incontri di lavoro, ricorrenze, i vostri

ospiti non dimenticheranno l’accoglienza e la raffinatezza di

queste occasioni di festa. Adatta per famiglie dove i bambini

sono liberi di camminare scalzi sul prato e costruire castelli

di sabbia. Se volete davvero stupire i vostri partner non fatevi

mancare una cena romantica sulla terrazza che sembra

allungarsi sulla spiaggia per immergervi nella trasparenza del

mare, è il posto ideale per una vacanza in coppia.

Cullati dalla brezza e dal suono lento della risacca, vivrete

un’esperienza unica per occasioni speciali.

BAIA BIANCA SUITES

Allow yourself to be enchanted by a journey into the

beauty and charm of a resort that is the magic pendant

of a landscape that is straight out of a book of fairy tales.

Instead, it really exists, on the island of Elba, on the pale

gold sand of Biodola. Luxury here is not just that of a fivestar

hotel: impeccable service, a well-kept garden, tasteful

outdoor spaces with curtains and soft sofas, charming

rooms and suites a few metres from the shore.

Luxury here is called well-being because everything is

80

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


designed to pamper you, to take care of you with the perfect

shapes of design, the meticulous cleanliness, the precious

fabrics, the quality of the menus and the beverages, then

above all, with the colours because white, green and the

intense turquoise of this corner of paradise will caress

you, amaze you at sunset, giving way to pinks, yellows and

purples that the sun forgets in the sky when it changes

hemisphere. Each room has a Jacuzzi or a mini pool but if

you want to enjoy a dip in the open sea, a private yacht is

at your disposal for swimming and diving. The B.Bistrot

restaurant deserves a medal for its gourmet offerings.

A small culinary paradise where slow food is tasty and

genuine, served with elegance and care. The search for

fresh, local products, to enhance the gastronomic offer of

the island is entrusted to the expert chef who is eager to

put forward the best of the market and the season. More

than a journey through tastes, it will be a sarabande of

emotions, a sensory experience that will enrich your visit.

For a tailor-made stay, you can rely on Simona Sardi, not

only the elegant general manager of the Baia Bianca, but

she will be able to give you friendly advice to make your stay

comfortable and full of experiences. Alongside her, from

the beginning of the project, the vice-Director Francesco

Campagna. This is a family hotel where the children are free

to walk barefoot on the lawn but it also ideal for a holiday

for two. If you really want to impress your partner, do not

miss a romantic dinner on the terrace that seems to stretch

out onto the beach to disappear into the transparency of

the sea. Lulled by the sea breeze and the slow lapping of

the waves, you will live a unique experience for a special

occasion.

Località La Biodola 16 - Portoferraio

Tel. +39 0565 969916

www.baiabiancasuites.it

IG @baiabiancasuites

Simona Sardi, General Manager

Foto di ©Alessandro Rocca

LIFESTYLE AND SPORT 81


-Patrizia Lupi

Marina

Garden

Hotel

a Marciana

Marina

La Torre degli Appiani dal Cinquecento

vigila sulle case della Marina di

Marciana, si chiamava così quel borgo

ai piedi del Monte Capanne, i paesi di

Marciana e Poggio sulle sue pendici,

il più piccolo dell’Isola per estensione

ed abitanti, uno dei più piccoli della

Toscana, rifugio sicuro per chi arriva

dal mare, giardino di bellezza, dove

fino a pochi anni fa le vigne lambivano

le ghiaie delle spiagge. Dedicato ai

commerci del vino e alla pesca, sede

di piccioli cantieri navali, patria di

ammiragli e poeti, era meta dei leudi

liguri e di sciabiche ponzesi. Ancora

oggi il quartiere dei pescatori protetto

dalla grade “cote”, chiamato appunto

il Cotone, è meta di un pellegrinaggio

di turisti che trovano fra le viuzze e

le piccole piazze affacciate su mare

un’esplosione di fiori colorati perché i

suoi abitanti lo curano come il salotto

di casa e hanno gli “usci” aperti ai passanti,

per offrire un racconto, una fetta

di corollo o un bicchiere di aleatico,

seduti sulle panchine, come fa la gente

di mare che conosce il maestrale e

porti lontani.

La stessa accoglienza riservata e

gentile la trovi al Marina Garden Hotel

che prima di essere un hotel di charme

è, appunto, un giardino al mare. Nel

verde del parco, affacciato sulla strada

parallela al lungomare, appena entri,

la temperatura si fa fresca: gli alberi e

il prato curatissimo ti accolgono in un

oasi di benessere e la piscina invita ad

una sosta. La natura ti abbraccia, come

l’edera che si fa curiosa fra le finestre

della struttura, bella e funzionale,

riportata a nuova vita, grazie alla

radicale ristrutturazione dello storico

albergo La Primula, immancabile nelle

cartoline d’epoca, quado negli anni ‘50

Marciana Marina era già meta di un

turismo scelto e raffinato. Il tocco di

classe dell’Arch. Antonietta Ottanelli lo

si nota subito nei particolari delle camere

e degli spazi comuni, nei mobili

d’epoca o nei complementi d’arredo

di design. Ampie le venti camere e le

ventidue junior suites, che ricalcano

gli standard delle più gettonate mete

turistiche in Versilia, Sardegna o

Costiera amalfitana. La formula scelta

è quella dello “stile fiorentino”, camera

con colazione, lasciando liberi i clienti

di sbizzarrirsi a gustare la cucina locale

nei numerosi rinomati ristoranti per

cui Marciana Marina è famosa, o sulle

82 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Foto di ©Stefano Caporali

spiagge e nelle località più suggestive

dell’isola. Per chi non vuole muoversi

da quella bomboniera di relax è disponibile

il launge bar che fornisce snack,

piatti freddi tutto il giorno, oltre ad una

colazione con prodotti che dimostrano

la grande attenzione al food e al

beverage, con prodotti anche locali e

leccornie dolci e salate.

La bellezza e il buon gusto sono una

costante per la famiglia Bussotti Micaelli,

che ha differenziato le numerose

attività nel settore della siderurgia e

dell’assistenza medica, dedicandosi

all’accoglienza turistica, inaugurando

nel 2015 l’esclusiva destinazione di

Torre Mozza, anch’essa baluardo delle

difese del Principato degli Appiani

sulla Costa degli Etruschi. Ma all’Elba

erano già approdati negli anni ’80, al

Cavo, facendone il loro buen retiro per

le vacanze estive e gestendo alcune

residenze. Sanno che l’Elba è un

luogo pieno di potenzialità che merita

investitori che sappiano valorizzarne

l’ambiente, l’identità e l’autenticità,

per un turismo attento e responsabile.

Work in progress.

Viale Giuseppe Cerboni 1

Marciana Marina

Tel. +39 0565 99010

www.marinagardenhotel.it

LIFESTYLE AND SPORT 83


MARINA GARDEN HOTEL

MARCIANA MARINA

From the 1500s, the Tower of the Appiani

Princes has watched over Marciana Marina,

the smallest town on Elba, at the foot of

the slopes of Mount Capanne, bejeweled

by the villages of Poggio and Marciana. It is

a safe harbour for those who arrive by sea,

a garden of beauty where, until only a few

years ago, the vineyards stretched down

to the pebble beaches. Even nowadays, the

fishermen’s part of the village called the

Cotone, is much appreciated by visitors

who find an explosion of colourful flowers

in the alleys and terraces overlooking the

sea because its inhabitants look after it

like their living room at home and offer

passers-by a story, a slice of Corollo and

a glass of Aleatico. You will find the same

kind welcome at the Marina Garden Hotel

which used to be a garden by the sea. In

the garden overlooking the road parallel

to the sea-front, you immediately note the

change in temperature in the shade of the

trees and the well-kept lawn, welcoming

you into an oasis of well-being and the

swimming pool invites you in. Nature

embraces you, like the ivy that climbs up

the walls of the building, beautiful and

functional thanks to the touch of class

of the architect Antonietta Ottanelli: you

notice it in the details in the rooms and the

common areas, in the period furniture or

the interior design. There are twenty spacious

rooms and twenty-two junior suites,

following the standards of the most popular

tourist destinations in Versilia, Sardinia

or the Amalfi Coast. The chosen formula is

the “Florentine style”, room with breakfast,

leaving guests either free to taste

the local cuisine in the many well-known

restaurants for which Marciana Marina

is famous, or on the beaches and in other

beauty spots around the island. For those

who prefer to enjoy the relaxation, there

is the lounge bar that provides snacks and

cold dishes all day as well as a breakfast

with carefully chosen local products both

sweet and savoury. Beauty and good taste

are an important factor for the Bussotti

family that has varying activities in the

fields of steel and medical assistance, now

concentrating on tourist hospitality, with

the inauguration in 2015 of the exclusive

Torre Mozza, another stronghold of the

Appiani Principality on the Etruscan coast.

Maybe another place to visit on the way

home, to enrich your holiday.

foto ©Stefano Caporali

84 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


È tutta una questione di equilibrio, in

genere, a maggior ragione quando si

decide di andar per mare in piedi. Cioè?

Sì, in piedi con lo stand up paddle, acronimo

SUP, cioè una variante del surf:

una tavola di maggior volume in grado

di sostenere il peso dell'atleta, che utilizza

una apposita pagaia per spostarsi.

Conosciuto a livello mondiale, si va

affermando anche in Italia. I materiali

usati sono veramente innovativi, pagaie

in carbonio e tavole costruite con

materiali compositi. Essendo un sport

"crossover", è in grado di richiamare

l'attenzione di appassionati di altre attività

sportive acquatiche, come il Surf

da onda, il Kayaking, il Windsurfing ed

il Kiteboarding. Un ultimo vantaggio,

per chi fosse ancora indeciso, sono

state sviluppate tavole SUP gonfiabili

per ridurre notevolmente le esigenze di

spazio durante lo stoccaggio e i viaggi. Il

sup è uno sport divertente e rilassante

perché permette di fare cruising lungo

la costa a contatto diretto con la natura,

inoltre permette di uscire anche in

specchi d’acqua di dimensione ridotta.

La pagaia aiuta a migliorare il proprio

equilibrio, e per i più esperti ad effettuare

manovre molto radicali.

A Marciana Marina il SUP inaugura

quest’anno una nuova stagione sportiva

con il Marciana Marina Sup Festival

2022: un evento rivolto agli sportivi di

tutto il mondo con l’augurio di diventare

ogni anno, un appuntamento fisso.

Possono partecipare persone di ogni

età, basta allenarsi per rimanere in

piedi e pagaiare per raggiungere via

mare quelle spiaggette che sarebbero

difficili da scoprire, verso est o verso

ovest: Cala, Caletta, Ripa Barata oppure

dopo Il Cotone, doppiando la punta

della Madonnina fino all’Isola della

Paolina, l’Omo, la Crocetta e le Anime, lo

Schioppo Remontò, le Sprizze, Redinoce.

Una opportunità unica per divertirsi

esplorando la costa a pelo d’acqua

con il ritmo lento dell’andar per mare

immersi nei profumi della macchia

mediterranea.

Si svolgerà da venerdì 9 a domenica 11

settembre. Sono previsti corsi gratuiti

per grandi e piccini e a presenza di un

In SUP

alla scoperta

della costa

elbana

-

Niccolò Falaschi

Big Sup da otto persone che assicurerà

il divertimento per coloro che non vogliono

affrontare il mare da soli. Gruppi

musicali, apericene, incontri con gli

animatori e gli istruttori allieteranno la

manifestazione che si svolgerà presso

la spiaggia di sabbia del “Capitanino”

lungo Viale Regina Margherita per

dipanarsi in tutto il paese.

MARCIANA MARINA

SUP FESTIVAL

Stand Up Paddelboarding is a variation

on Surfing. Nowadays it has become

very fashionable and the materials

they use are more and more innovative,

such as oars in carbon fibre. The

boards can also be inflatable for easier

transport. From the point of view of

fitness, it is excellent training, great

fun and relaxing as well as it allows

you to cruise along the coast in direct

contact with your natural surroundings.

This year, in Marciana Marina, the

new sporting season will start with the

Marciana SUP Cup 2022, organized by

the Pro Loco and the Livorno Surf Sup

School sponsored by the Town Council:

a competition aimed at athletes from

all over the world, hoping that it will

become a regular fixture every September.

People of all ages can take part,

simply by training to stand and paddle

in order to reach, by sea, those beaches

that would otherwise be difficult to discover,

either eastwards or westwards:

to La Cala, La Calette, Ripa Barata or if

not, past the Cotone, round the point

of the Madonnina as far as the Island of

Paolina, L’Omo, La Crocetta, Le Anime,

Lo Schioppo Remontò, Le Sprizze, Redinoce,

a unique opportunity to enjoy

exploring the coast on the surface of

the water. The competition will take

place from Friday the 9th of September

to Sunday the 11th. We look forward to

seeing you.

foto ©EnjoyElba

LIFESTYLE AND SPORT 85


Tenuta delle Ripalte

a Capoliveri

RESORT TENUTA LE RIPALTE

Ālessandro Talini

Se è vero che il gabbiano Jonathan

vive nel profondo di ognuno di noi,

per andarlo a cercare non c’è posto

migliore che la costa scoscesa dei

Ripalti all’Isola d’Elba. Quel gabbiano,

Jonathan Livingston, nel romanzo di

Richard Bach, rappresenta la ricerca

della libertà che porta alla saggezza,

la solitudine che spinge ad insegnare

quello che s’ impara dal silenzio, il

coraggio che ci fa uscire dall’area di

comfort per stare bene con noi stessi.

Una ricerca interiore che è benessere.

E qual è l’occasione migliore per

provare ad iniziare un percorso nella

consapevolezza se non la vacanza o un

viaggio?

Alzarsi all’alba e condividere l’ultimo

respiro della notte, passeggiare nella

macchia assorbendone i profumi,

misurarsi con i propri limiti durante

una seduta di yoga ed accettarsi senza

bisogno di mostrare niente a nessuno,

tornare nel grembo di quel mare trasparente,

tutto questo è lusso, la vera

ricchezza.

Alla Tenuta delle Ripalte, sulla Costa

dei Gabbiani, puoi scegliere come vivere

quell’esperienza, se nella grande dimora

dall’atmosfera antica e signorile,

o nelle belle ville vista orizzonte dove

potersi isolare e scrivere un romanzo.

Oppure scegliere gli appartamenti

confortevoli dove condividere il giardino

con gli amici o il glamping dove

il silenzioso frastuono degli uccelli ti

culla nelle notti piene di stelle.

240 ettari di bellezza, altrettanti di benessere,

uno spicchio d’Elba immutata

nei secoli, la voce del vento depositaria

dei richiami dei minatori delle antiche

miniere del Calamita o dei contadini

che parlavano con l’asino al ritorno

dalle vigne. 12 km di costa, spiagge e

spiaggette, alcune attrezzate, come

Ramaiolo e Calanova, ed altre raggiungibili

solo via mare. Mille opportunità

per i più dinamici: escursioni naturalistiche,

navigazione in gommone lungo

costa per godersi il panorama a pelo

d’acqua, attività di snorkeling per immergersi

ancora più profondamente in

quel mare verde-azzurro e giocare con

i delfini. Per gli amanti dell’enogastronomia

assaggi di prodotti tipici e wine

tour per scoprire gli angoli più nascosti

della Tenuta, curiosando fra i filari

delle vigne. Quando l’uva è matura

sembra di tornare bambini dalla voglia

di mettersi gli acini dolci in bocca, tutti

insieme, e berne l’essenza magica.

Campi da tennis e di paddle, piscina,

maneggio, bike center, diving center,

ogni sport open air ed anche quelli

acquatici, sono possibili, con la disponibilità

di istruttori vigili e preparati

che ti introducono anche alla meditazione

ed allo yoga. Per chi vuole invece

un soggiorno immerso nella natura,

riappropriandosene con tutti i sensi,

basta scegliere una delle ville così vicine

al cielo, dove l’unica occupazione

è guardare il mare. E chi sa che quello

sguardo, sulle ali di Jonathan, in quel

tempo fermo, non porti qualche nuova

idea, un progetto, un’ emozione pura,

perché per volare è necessario trovare

il proprio equlibrio, partire dal proprio

centro. Alle Ripalte si può.

If it is so that Jonathan seagull in

Richard Bach’s novel lives deep inside

each one of us, there is no better place

to look for him than on the steep coast

of Ripalte on the Island of Elba. At the

resort Tenuta dell Ripalte, on the Costa

dei Gabbiani (the Seagull Coast), not

far from Capoliveri, you can choose to

live a unique experience, in the large

mansion with an ancient, elegant

atmosphere, or in the beautiful villas

overlooking the horizon. Or you can

choose comfortable flats where you

can share the garden with friends, or

else glamping where the silent call of

the birds lulls you into nights full of

stars. 240 hectares of beauty, just as

many of well-being, a piece of Elba

unchanged over the centuries. 12

kilometres of coastline, beaches and

coves, some equipped such as Ramaiolo

and Calanova, others you can only

reach by sea. A thousand opportunities

for the more dynamic: naturalistic

excursions, sailing along the coast in a

rubber dinghy to enjoy the view from

the surface of the water, snorkeling

activities to immerse yourself deeper

86 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


in that blue-green sea and play with the

dolphins. For food and wine lovers, tastings

of typical products and wine tours to discover

the most hidden corners of the estate, wandering

through the rows of vines. When the

grapes are ripe, it seems we become children

again, wanting to put the sweet berries in

your mouth, all together. There are tennis

and padel courts, swimming pool, riding

school, bike centre, diving centre, any open

air sports and water sports are possible with

the availability of trained instructors who can

also introduce you to meditation and yoga.

For those who want to stay in touch with

nature, to relive it with all five senses, just

choose one of the villas so close to the sky

that the only occupation is to watch the sea

and the flight of the seagulls.

foto ©Andrea Marongiu

TENUTA LE RIPALTE

Loc. Ripalte snc. – 57031 Capoliveri

Tel. + 39 0565 94211

WWW.TENUTADELLERIPALTE.IT

foto © ©Francesco Lascialfari

LIFESTYLE AND SPORT 87


Villa Ottone

a Portoferraio

-

P.L.

foto © ©Bernardo Miranda

Vittoria Altoviti Avila Toscanelli, nobildonna

fiorentina, non riusciva a

resistere al richiamo del mare. Aveva

scelto quell’angolo unico fra natura e

bellezza, all’Ottonella, per costruire la

Villa che doveva essere rifugio e luogo

di cura per il figlio Giovan Battista, ma

che presto diventò, dal 1875, salotto

di incontri fra i più importanti scienziati,

naturalisti e geologi del tempo.

Ad accompagnarla nelle lunghe estati

elbane l'amico medico fiorentino Giorgio

Roster (1843–1927), appassionato

ricercatore e fotografo, con il quale

condivideva le escursioni per raccogliere

minerali, esemplari di piante e

alghe. A loro si affiancava lo zoologo

e antropologo italiano Enrico Hillyer

Giglioli. Ed ancora poeti, letterati, studiosi

di ogni disciplina. Nel salotto di

Villa Ottone incontravi l’intellighenzia

fiorentina della seconda metà dell’800,

illuminata e colta.

Lo studio delle alghe divenne l’ "occupazione

preferita" di Vittoria, anche se

non era facile per una donna nuotare

liberamente per immergersi sott’acqua.

Sembra di vederla, intrepida per

l’epoca, come lei stessa si racconta:

"Scarpe con sole in corda e di tela, assenza

di calze, pantaloni rovesciati al

ginocchio, maniche di camicia, cappello

da 50 cent. Lavoro del Bagno penale;

tutto questo per stare nell'acqua da

mattina a sera e porgere a me che non

posso imitarli, le prede che facevano

di piante e animali". Il giardino che

circondava la villa non era da meno,

appassionata anche di botanica, vi

raccoglieva specie rare che ancora oggi

raccontano di terre lontane e portano

profumi esaltati dalla brezza marina.

Vittoria e Giovan Battista non abitano

più quelle stanze che sono diventate

meta di un turismo raffinato, come

il resto della Villa dove regna l’accoglienza

e il buon gusto, ma di loro e

di quell’Elba tanto amata, fra incanto

e meraviglia, rimangono nei musei di

storia naturale italiani, le collezioni di

specie rare del Mediterraneo, raccolte

fra Elba, Montecristo, Giannutri, Pianosa,

Ponza, Lipari e Malta. Una chicca

è "Erbario Crittogamico" del Museo

di Storia Naturale di Firenze, mentre

la sua ricca biblioteca di materia algologica

è integrata nel Fondo Roster

conservato nella Biblioteca comunale

Foresiana della vicina Portoferraio.

Oggi, la famiglia Di Mario si prende

cura di Villa Ottone e del suo giardino,

riportandoli all’antico splendore proprio

recuperando dalle foto di Roster

l’impianto originario: luogo unico per

l’Elba, destinazione ambita per chi

vuole un contatto vero con la natura

senza perdere le comodità di una vacanza

che è anche un viaggio nella storia

e nella cultura elbana. Villa Ottone

propone soggiorni nelle belle stanze

affrescate e ben arredate con mobili

d’epoca, dalle ampie finestre che si

aprono su fantastici tramonti, o nelle

strutture intorno dove la SPA si prenderà

cura del vostro benessere. Consigliata

una cena romantica, anche se

non siete ospiti dell’Hotel, dopo essersi

affacciati alla balaustra antica di ferro

battuto per toccare il mare, con Portoferraio

sdraiata all’orizzonte, o dopo

una passeggiata fra le antiche fontane

e gli eucalipti. Imperdibile un aperitivo

fra le colonne del bellissimo loggiato,

dove Paolino, il barman più amato

dell’Elba, maestro dei maestri, vi farà

apprezzare sapori insoliti nei suoi

cocktail fantasiosi e colorati: un’arte

anche quella, che fa parte della calda

catena dell’accoglienza che l’Hotel Villa

Ottone offre ai suoi ospiti, come se fosse

la stessa Vittoria ad aprirvi i cancelli

del suo giardino incantato.

Loc. Ottone - Portoferraio

Tel. +39 0565 933042

www.villaottone.com

foto © ©Andrè Silingardi

88 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


VILLA OTTONE IN PORTOFERRAIO

Vittoria Altoviti Avila Toscanelli, a Florentine noblewoman,

could not resist the call of the sea. She chose that unique

corner between nature and beauty, in Ottonella, to build her

Villa and create the large garden full of exotic plants and

eucalyptus which was to be a refuge and a place of care for

her son Giovan Battista. However, it was soon to become a

meeting place, from 1875, for the most important scientists,

naturalists and geologists of the time. Victoria’s ‘favourite

occupation’ became the study of algae, even if it was not

easy for a woman to swim freely underwater. Vittoria and

Giovan Battista no longer live in those rooms, now a destination

for refined tourism, like the rest of the Villa where

hospitality and good taste reign. Of them and their Elba,

much-loved between charm and wonder, remain many exhibits

in Italian natural history museums.

Today, the Di Mario family takes care of Villa Ottone and its

garden, restoring them to their ancient splendor: a unique

place for Elba, a popular destination for those who want

true natural surroundings without missing out on the comforts

of a holiday that is also a journey through the history

and culture of Elba. Villa Ottone offers stays in the elegant

frescoed rooms, beautifully decorated with period furniture,

from the large windows that open out onto fantastic

sunsets, to the facilities of the Spa that will take care of your

well-being. A romantic dinner is highly recommended,

even if you are not a guest of the hotel, after looking out at

the ancient wrought-iron balustrade to touch the sea, with

Portoferraio lying on the horizon, or after a stroll among

the ancient fountains and eucalyptus trees. The aperitif is

unforgettable, among the columns of the beautiful loggia,

where Paolino, Elba’s most popular bartender, master of

masters, will surprise you with unusual flavours in his

imaginative, colourful cocktails.

foto © ©Bernardo Miranda

LIFESTYLE AND SPORT 89


Uappala

Hotel Club Lacona

Ā.T.

Ad un passo da quell’incredibile acqua

turchese che bagna la sabbia fina della

spiaggia, l’Hotel Lacona rappresenta il

giusto equilibrio fra ambiente, benessere,

comodità e bellezza dove la vacanza

diventa emozione e vero relax.

Sobrie ma eleganti le camere, la grande

piscina le separa dalla spiaggia ambrata

di quella che è considerata una delle

più belle spiagge dell’Isola, soleggiata in

ogni stagione, dove è sempre primavera.

La grande pineta regala ombra

e profumi nelle giornate più calde e

diventa una palestra per tutti coloro che

amano gli sport e la vita all’aria aperta,

con i campi da tennis dove cimentarvi

con gli amici o prendere lezioni.

Il profumo del mare che entra dalle

finestre in tutti gli ambienti che ne

rievocano i colori, i raggi del sole che si

insinuano fra gli eleganti ombrelloni

della spiaggia privata, l’eco delle voci

che si perde all’orizzonte, i tramonti

indimenticabili con tutte le sfumature

possibili dal giallo al viola, ne fanno un

luogo speciale: non a caso è stato uno

dei siti più esclusivi dell’Elba fin dagli

anni ’50, agli albori del turismo.

Il servizio attento e cortese, la cucina

di ottimo livello, il bar fornitissimo, la

pulizia impeccabile, la cura del verde

e dell’ambiente, completano il quadro

dell’accoglienza di qualità.

Molteplici infine le attività che sono

ideate ed organizzate nel pieno rispetto

delle regole sul distanziamento sociale.

L’Hotel Lacona sarà un paradiso anche

per i più piccini. Gli animatori si prenderanno

cura di loro fin dall’appuntamento

mattutino in spiaggia, dove

organizzeranno giochi come sculture

di sabbia, gara di rigori per i maschietti,

ginnastica animata per le femminucce.

Nel pomeriggio appuntamento al

mini club per lo svolgimento di attività

manuali per sviluppare creatività e

foto © Uappala

fantasia. E dopo la merenda nel pomeriggio,

ancora attività all’aria aperta fino

all’ora di cena. Baby dance per chi avrà il

permesso di fare le ore “piccole”.

Un plus sono le escursioni. L’Elba è un

must per chi ama i sentieri e i percorsi

per il trekking o le mountain bike. Scoprirete

così la gariga, la macchia mediterranea

, i boschi secolari che lasciano

spazio a colline profumatissime e a

viste mozzafiato, una natura incontaminata

dove trionfa la biodiversità.

L’Hotel Lacona è il punto di partenza

ideale per chi, oltre a godersi spiaggia,

sole e mare, vorrà scoprire l’Elba più

genuina. A partire da quelle mineraria

conosciuta fin dai tempi più antichi

quando gli Argonauti, come narra il

mito, vi giunsero per lavorarne i metalli.

Vicine le miniere di Rio e Capoliveri

che si calano nelle profondità della

terra sotto il livello del mare. Bellissimi

i musei dove sono conservati i “fiori

della terra”, magnifici esemplari della

geodiversità elbana. Pievi, chiesette, castelli,

fortezze d’altura etrusche, tombe

villanoviane, ville romane e torri rinascimentali,

vi racconteranno la storia di

questo luogo fra natura e cultura

90 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


UAPPALA HOTEL CLUB LACONA

A step away from that incredible turquoise

water that laps on the fine sand

of the beach, the Hotel Lacona expresses

the right balance between environment,

wellness, comfort and beauty

where a holiday becomes emotion and

true relaxation. The rooms are simply

elegant, the large swimming pool

separates them from the beach which

is considered one of the most beautiful

on the Island, sunny all the year round,

always spring. The scent of the sea that

enters the windows into all the rooms,

evoking the colours, the rays of the sun

that creep between the elegant beach

umbrellas of the private beach, voices

that echo and are lost on the horizon,

the unforgettable sunsets with every

possible shade from yellow to violet,

make it a special place: not surprisingly,

it has been one of the most exclusive

places on Elba since the fifties, since

the dawn of tourism. The attentive,

courteous service, the excellent cuisine,

the well-stocked bar, the impeccable

cleanliness, the care of the greenery

and the surrounding environment all

complete the picture of quality hospitality.

Hotel Lacona will also be perfect for

little ones. Entertainers will look after

them from the morning appointment

on the beach or at the min club to enjoy

manual activities that develop creativity

and imagination. Hotel Lacona is

an ideal starting point for those who, in

addition to enjoying the beach, the sun

and the sea, want to discover the more

authentic Elba. Not far away, there are

the Rio and Capoliveri iron mines which

drop down into the bowels of the earth,

below sea level. The museums, the little

churches, the fortresses, Roman villas

and Renaissance towers all tell their

story of this corner of beauty.

Capoliveri – Via dei Golfi 544 B

Tel. +39 0565 964054

www.hotellacona.com

booking@hotellacona.com

LIFESTYLE AND SPORT 91


-Sarah Sardi

Hotel

Paradiso

al Viticcio

Fra il promontorio dell’Enfola e la località il Bagno, in quel di

Marciana, si affacciava la Tonnara, una costruzione gremita

di persone - posto che assicurava il pane a tutti. Attorno ad

essa, distese di vigneti si aggrappavano al granito e all’aplite,

accompagnando le pendenze fino al mare, in un convivere

dolce come l’uva appena spremuta. Proprio in questa brulla

terra, chiamata dagli abitanti “il Viticcio” e raggiungibile a

remi dalla vicina Marciana Marina, erano andati ad abitare

Lorenzo e Maria, due giovani sposi. Sempre lì, qualche anno

prima della guerra, era nato Aldo, il loro unico figlio. Come

tutti, all’epoca, vivendo dei frutti della terra, attendevano

con ansia il tempo della vendemmia: da quello dipendeva il

futuro e la sopravvivenza della famiglia, almeno fino all’anno

successivo.

La guerra aveva ferito l’Italia intera ma, una volta passata, il

fervore ed il desiderio di ricostruire un paese nuovo, più sicuro,

più ricco, all’avanguardia, aveva invaso le menti di molti.

Inevitabilmente, quel vento fresco che è la rinascita aveva

condotto sull’Isola i primi turisti, sorpresi da tanta bellezza

incontaminata ed incuriositi dalla genuinità schiva, ma mai

servile, degli abitanti. Questi dividevano con loro vino spillato

dalla botte e qualche posto letto, perché di bar, ristoranti e

alberghi se ne contavano sulle dita di una mano.

Non poteva che cominciare così la storia dell’Hotel Paradiso,

nomen omen per la fortuna di trovarsi in un golfo dominato

dal Monte Capanne con vista su Corsica e Capraia; ad un tiro

di schioppo dalle bellissime spiagge degli Argonauti sulla

costa nord dell’Elba: Sansone, Seccione, Capo Bianco, Le

Ghiaie; a due passi da Portoferraio, con i paesi di Poggio e

Marciana che fanno l’occhiolino sullo sfondo e si tingono di

rosa quando il sole tramonta. L’incontro di Aldo con Patricia,

arrivata sullo “scoglio“ dalla città di Manchester (Regno Unito)

nel 1960, ha segnato definitivamente il destino della famiglia

Sardi. Una famiglia che, ancora oggi, unita, opera nel settore

dell’accoglienza. Se i primi ospiti negli anni ’50 erano soprat-

92 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


foto ©Paolo Calcara

tutto tedeschi e svizzeri, dagli anni ‘60 l’affluenza dei clienti

inglesi cominciò ad imporre ritmi serrati. Da Aprile ad Ottobre

le 13 camere dell’Hotel furono prese d’assalto. Così, anno

dopo anno, l’Hotel è andato crescendo, offrendo una sempre

più vasta gamma di servizi. Al posto della cantina, delle viti

e del palmento, hanno preso forma le terrazze con le 46

camere con entrata indipendente e tutte vista mare, gli ampi

spazi comuni, il giardino, la piscina panoramica, il campo da

tennis. Ai piedi della struttura la spiaggia è rimasta la stessa,

seppur decisamente più attrezzata, con gli stessi colori fra il

perla e l’oro, la sabbia e la ghiaia, con l’acqua limpida che si

offre come specchio alla macchia circostante.

Andrea e Floriana, con la loro bella figlia Sarah hanno

ereditato, da Lorenzo, Maria, Aldo e Patricia, oltre agli occhi

verdi e azzurri come quel mare che guardano da sempre, il

gusto per l’accoglienza e per la cura dei propri clienti. Lo staff

non è da meno, Elio alla Reception soddisferà ogni Vostra

richiesta e lo Chef Piacentini vi coccolerà con piatti sfiziosi e

genuini. Andando oltre la bellezza effimera, il Viticcio è anche

una zona centrale da cui poter partire per fare attività fisica.

Irrinunciabili le passeggiate tra i coloratissimi sentieri che

conducono all’Enfola o alla Biodola, ma non solo. I percorsi

in bicicletta, canoa o sup vi permetteranno di trascorrere

una vacanza in pieno relax, all’insegna del contatto autentico

con la natura. La sostenibilità è inoltre uno dei must della

proprietà, avendo ottenuto la Certificazione Europea per il

Turismo Sostenibile del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

ed il marchio Turismo Bellezza Natura di Legambiente.

Non è facile, si sa, andare in Paradiso. Si dice che sia necessario

meritarselo e che il viaggio sia altrettanto lungo. State

però certi che, una volta arrivati, sarà difficile credere a tante

leggende e trovare un Paradiso migliore di questo.

HOTEL PARADISO

The old Tonnara between the promontory of Enfola, and the

locality of Bagno in Marciana, fed many families. Around it,

expanses of vineyards. The locals called it “Il Viticcio” and

you could reach it by rowing from Marciana Marina. A young

married couple, Lorenzo and Maria went to live here and

Aldo was born. They lived off the fruits of the earth. In the

1950s the first tourists arrived, astonished by so much beauty

and intrigued by the shy sincerity of the people. They would

share the wine drawn from the cask and a place to sleep; you

could count the number of bars, restaurants and hotels on

the fingers of one hand. Thus began the story of the Hotel

Paradiso, an apt name for the good fortune of being in a gulf

dominated by Monte Capanne, with a view of Corsica and Capraia;

near the beautiful beaches of Sansone, Seccione, Capo

Bianco, Le Ghiaie; a stone’s throw from Portoferraio and the

villages of Poggio and Marciana that turn pink in the sunset.

In 1960, Aldo met Patricia, newly arrived from Manchester

and sealing the fate of the Sardi family who, still united today,

work in the hospitality sector. The Hotel has expanded and

is now offering an increasingly wide range of services. In

place of the cellar and the vines, there are now the terraces

with 46 rooms, each with an independent entrance and all

with sea views and the large common spaces, the garden, the

panoramic swimming pool and the tennis court complete

the picture. Below the Hotel, the beach has remained the

same, albeit much more equipped but with the same colours

between pearl and gold, sand and gravel, with the clear water

that reflects the surrounding scrub. Andrea and Floriana

with their beautiful daughter Sarah, have inherited from

Lorenzo, Maria, Aldo and Patricia, apart from the green and

blue eyes like that sea they have always looked at, the taste

for hospitality and customer care. The staff is professional

and kind. There are many sporting activities available: hiking

towards Enfola or Biodola, cycling, canoeing or sup, with a

real contact with Nature because sustainability is one of the

prime factors; they have obtained the European Certification

for Sustainable Tourism of the PNAT and the Tourism Beauty

Nature brand of Legambiente. It will be difficult to find a

better Paradise than this one.

Loc. Viticcio 41, Portoferraio

Tel. +39 0565 939034

www.hotelparadisoelba.it

LIFESTYLE AND SPORT 93


Hotel

Giardino

a Lacona

-

Se avete bisogno di evadere dalla routine e scordare l’auto,

la pandemia e il capoufficio, e magari avete un amico peloso

al seguito, troverete a Lacona quel che fa al caso vostro.

Nel mezzo di una fresca pineta contigua alla spiaggia, a due

passi dalla “Casa del Parco” e dalle dune che hanno preservato

il loro habitat naturale, trovate l’accogliente Hotel Giardino.

Il nome è già un programma. Conduzione familiare da

due generazioni, per un’accoglienza schietta e alla mano,

all’insegna della fiducia e del benessere, con Giovanni e

Antonella che vi faranno sentire a casa e si prenderanno

cura di voi.

34 camere con bagno, linde ed ordinate, suddivise fra tre

strutture circondate dal verde e profumate dal salmastro

che arriva con la brezza leggera dalla spiaggia a due passi.

Ogni stanza ha affaccio e accesso indipendente dalla pineta.

La suite di 45 mq, il piccolo gioiello dell’albergo, romantica

e tutta in legno, rimane isolata dal resto per una perfetta

privicy. Pensione completa con i piatti buoni della tradizione,

mezza pensione o B&B, la formula la scegliete voi, ma è

quasi sicuro che quando mettete piede al Giardino sarà difficile

farvi cambiare posto. Ci sono famiglie che vengono qui

da decenni, da quando Gerolamo, detto Memo, e la “Signora”

Franca decisero di trasferirsi, negli anni ’70, con i loro tre

bambini, dalla riviera ligure sull’Isola per iniziare un’avventura

che è diventata una scelta di vita. A quei tempi Lacona

aveva un carattere selvaggio con i campi che avevano lasciato

da poco il posto alle prime strutture d’accoglienza, e la Signora

Franca, abituata all’Hotel di lusso che il marito gestiva

a Limone Piemonte, si chiedeva preoccupata cosa sarebbe

accaduto in quel posto “sperduto”, dove spuntavano timidi

i primi piccoli pini piantati al posto delle vigne. Ma proprio

quell’effetto meraviglia che solo la maestosità della natura

riesce ad evocare nella sua semplice bellezza, fu la carta

vincente. Come vincente è stata negli anni la dedizione, la

simpatia e l’instancabile ottimismo della famiglia Romanò

che apriva le porte della casa a quei turisti che sarebbero

diventati con il tempo loro amici. Da allora molte cose sono

foto ©Manuela Cavallin foto ©Toni Ammon

94 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


cambiate, il target turistico e le esigenze degli ospiti sono

andati di pari passo con le mode e il benessere economico.

Ma i nipoti di quei pionieri continuano a scorrazzare

liberi fra la sala ristorante, gli ampi spazi comuni all’aperto,

le camere confortevoli e il mare. Un plus del Giardino è

l’accoglienza riservata agli animali. Giovanni, Antonella e i

loro figli, ne hanno avuti di ogni specie, a partire dal merlo

indiano Pippo che aveva imparato a rispondere al telefono e

chiamava i membri della famiglia imitando perfettamente

la loro voce. Dall’alto delle pergola o di un terrazzo vi osserveranno

un maestoso Maine Coon , un Bengalse birichino

e una quieta gattina europea, mentre i due Jack Russel

Terrier vi correranno incontro festosi.

Un consiglio per gli sportivi, dato che la struttura si trova in

prossimità della seconda tappa della GTE - Grande Traversata

Elbana: approfittate della disponibilità di bike elettriche,

canoe e sup. Se invece avete voglia di dedicarvi allo

yoga o alla meditazione, uscite dalla camera ad annusare

l’odore buono della terra umida della notte, magari per vedere

l’alba. Vi prenderete cura dell’anima e del corpo, grazie

anche alla cucina vegetariana o vegana, su richiesta, con i

prodotti a km zero.

HOTEL GIARDINO IN LACONA

If it is relaxation and well-being you are looking for, possibly

with a ‘furry friend’ in tow, then the Hotel Giardino is right

for you. It sits in the midst of a shady pine wood, just a

stone’s throw from the dunes where the natural marine

habitat is still well preserved. Antonella and Giovanni will

make you feel completely at home and take good care of

you. There are 34 rooms, each with a bathroom. The hotel

is divided in three parts, each one overlooking the park

and with access to it, surrounded by greenery and scented

by the fragrance of the sea. The suite is charming, isolated

from the rest, constructed entirely in wood.

You can book full board with traditional Italian cuisine, half

board or simply B & B. However, once you have chosen to

stay here, it will be difficult to replace it. There are families

who have been coming here for generations, since the

seventies when Memo and Franca Romanò decided to

move to the Island of Elba from Liguria with their children,

to dedicate themselves to hospitality. It has been a choice

that has proven successful even if at the beginning

Lacona Beach was little known and the pine wood had just

recently been planted, taking the place of the vineyards.

The lush vegetation and the kindness and friendliness of

the Romanò family have turned the hotel into a place that

people want to return to year after year.

Viale dei Golfi 936 - Lacona

(Capoliveri)

Tel. +39 0565 964059

LIFESTYLE AND SPORT 95


Residence Belvedere

& ristorante Bel Mare

a Straccoligno

-P.L.

foto © ©FedericoCaprilli

State attenti a dove mettete i piedi, a Straccoligno, in quel di

Capoliveri, perché potreste inciampare in una tartarughina

della specie protetta Caretta Caretta, appena uscita dalle

uova del nido, nascosto sotto la sabbia dorata della spiaggia.

Già questo la dice lunga. Un luogo incantato, dove vince la

natura e l’accoglienza è genuina e cordiale. Essere ospiti al

Residence Belvedere o gustarsi una carbonara di mare al

ristorante Bel Mare fa già vacanza, senza muoversi da quel

giardino incantato di macchia, sabbia e profumi salmastri.

Albe rosse come non se ne vedono da nessuna parte.

Sulla spiaggia, attrezzata con lettini ed ombrelloni, basta

un passo per passare dall’acqua al tavolino, appena arriva il

profumo di pesce fresco che esce dalla cucina che fa venire

l’acquolina in bocca. Il primo sapore è quello della libertà.

Secondo quello dell’accoglienza. Poi tutto il resto, navigando

nel menù ricco e gustoso, dalla pasta fatta in casa ai

piatti semplici che affondano radici nelle tradizioni, al vino

genuino, fino agli insuperabili dessert. Le verdure vengono

dall’orto del Residence ed hanno l’odore buono della terra

e del sole. Gentilezza di contorno e onestà nel conto. Anche

i celiaci e i vegetariani avranno piatti dedicati e servizio

cortese.

Chi avrà la fortuna di fermarsi qualche notte, quando i

profumi si fanno più intensi e la luna ammicca fra le foglie

della vegetazione arrampicata sulla roccia, ospiti del

Residence Belvedere, troverà un’oasi di pace immersa in

un giardino fiorito dove i ventidue appartamenti hanno

entrata indipendente, giardinetto con tavoli, sdraio, doccia

esterna e barbecue, parcheggio privato e una terrazza dove

aspettare le lucciole e dove la mattina troverete pane fresco

e brioches appena uscite dal forno. Perché Enrico e Lina

Signorini, con i figli Davide e Claudia ed i rispettivi coniugi

Alessia e Pierluigi, faranno di tutto per rendere piacevole

il vostro soggiorno. Dal 1979 hanno trasformato la loro

proprietà in un luogo dove l’accoglienza è cordiale, i servizi

sono pensati per i clienti, che tornano ogni anno perché si

sentono a casa, con le belle villette che si intravedono nella

vegetazione, mantenendo sempre la loro privacy, circondate

da piante, giardini, alberi da frutta, una vera e propria

tenuta con grandi spazi ben curati e un parco di due ettari e

mezzo dove passeggiare, fare meditazione o andarsene in

bicicletta. La piscina, con il bar adiacente, invita a un tuffo

appena svegli o al tramonto, con vista mozzafiato sul blu o il

rosso, del cielo e del mare che non capisci dove finisce l’uno

e inizia l’altro.

96 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Per gli sportivi campi da tennis e per

i bambini un parco giochi per continuare

a divertirsi dopo i tuffi nel mare

color indaco, lì sotto, che sembra di

poterci arrivare in volo. il residence domina

infatti la spiaggia di Straccoligno

distante appena 1500 mt., un percorso

consigliato per gli amanti del trekking

e del bike. Vicino il parco naturale del

Monte Calamita con le sue pendici che

afferrano gli abissi marini, per i più

attivi non mancano le occasioni per

cimentarsi nei loro sport preferiti: sub,

vela, wind surf, sup, mountain bike,

escursioni a cavallo e lunghe passeggiate,

respirando aria di miniera o polvere

di stelle quando c’è la luna piena.

BELVEDERE RESIDENCE

AND BEL MARE RESTAURANT

In Straccoligno, in Capoliveri, you have

to take care where you are walking

because you could trip over a baby

turtle of the protected species, the Loggerhead

sea turtle, just hatched from

its egg, hidden under the golden sand

of the beach. An enchanted place where

Nature is the winner and the cordial

welcome is sincere. The Bel Mare

Restaurant sits directly on the sea and,

1500 metres up the hill, the Belvedere

Residence. The beach has sixty umbrellas

and sunbeds and at the restaurant,

you can browse a rich, tasty menu,

from homemade pasta to simple dishes

from local traditions, genuine wine and

unbeatable desserts. The vegetables

come from the Residence’s garden and

have that special smell of earth and sun.

Kindness all around and honesty in the

bill. Celiacs and vegetarians will have

their own dishes and courteous service.

The Belvedere Residence is an oasis of

peace surrounded by a flower garden

where the twenty two flats have their

own privacy, each with their independent

entrance, garden with tables, deck

chairs, outdoor shower and barbeque,

private parking and a terrace where you

can wait for the fireflies. In the morning,

fresh bread and croissants straight

out of the oven. The owners, Enrico

and Lina Signorini, with their children

Davide and Claudia, with his wife

Alessia e her husband Pierluigi, will do

everything to make your stay a pleasant

one. There are two and a half hectares

of well-kept parkland with rich vegetation,

gardens and fruit trees where you

can walk, cycle or simply meditate. The

swimming pool with its bar, tempts you

to take a dip as soon as you wake up or

at sunset, with breathtaking views of

the blue or the red, of the sky and the

sea that you cannot make out where

one ends and the other begins. There

are tennis courts for sports enthusiasts

and a children’s playground. For hiking

and biking, there is the natural park of

Monte Calamita nearby, for the more

active, there are plenty of opportunities

to try their favourite sports: diving,

sailing, wind surf, sup, mountain bike,

riding and long walks, breathing in the

air of the mines, or stardust when there

is a full moon.

Ristorante

Loc. Straccoligno - Capoliveri

Tel. +39 0565 935404

Residence

Loc. Castagni 7 - Capoliveri

Tel. +39 0565 968565

LIFESTYLE AND SPORT 97


-Jacqueline Braschi

Infoelba:

28 anni

di creatività

Ogni vacanza inizia con un sogno. A volte la voglia di raggiungere la meta del proprio

viaggio nasce da un video visto sui social, una ricetta gustosa scoperta da un

programma di cucina, dalla location di un film, dal racconto di un amico.

Il fattore scatenante gioca un ruolo importante e, una volta iniziato a fantasticare

su una vacanza, il passo per iniziare a pianificarla è davvero molto breve.

Organizzando una vacanza all’Isola d’Elba, non ci si può non imbattere in infoelba.

it, colonna portante del settore turistico e promozionale dell’Isola d’Elba da 28

anni. È infatti dal 1994 che Franco De Simone, amministratore delegato dell’azienda,

accompagna tutti gli amanti dell’isola in un viaggio alla scoperta dell’Elba

con idee innovative e all’avanguardia, nuove tecnologie, uscendo da un modo di

pensare comune.

Dall’idea al digitale...

Infoelba (ex Videoclip) negli anni ‘90 ha prodotto diversi video promozionali

sull’Elba e documentari di rilevante valore storico e culturale. Tra questi: “Quando

rombavano i motori”, con le immagini storiche delle prime edizioni del Rallye

dell’Isola d’Elba (dal 1970 al 1985); “Elba Boomerang”, una raccolta di immagini dei

primi all’isola; “L’isola del Ferro e del Fuoco”, con straordinarievecchie immagini

del lavoro nelle miniere di Capoliveri e sulle condizioni dei «cavatori».

Infoelba è oggi una delle aziende leader del settore turistico, fonte di ispirazione

per chiunque desideri organizzare una vacanza all’Elba, e anche informatico.

Il core business dell’azienda è infatti rivolto alla progettazione e realizzazione dei

siti internet, app, software personalizzati e applicativi web-oriented.

non solo informazioni e suggerimenti

per pianificare il viaggio e prenotare

l’alloggio, il traghetto o l’auto a noleggio,

ma anche le esperienze da non perdere,

luoghi da scoprire e tutte le spiagge

dell’isola.

A corredo dei suggerimenti e dei

consigli per le vacanze è stato creato

anche il portale elbaeventi.it, dove sono

pubblicate tutte le manifestazioni in

programma sull’isola, che è divenuto

anche un’app gratuita, Elba Eventi, che

l’azienda ha sviluppato per soddisfare

le esigenze degli utenti che desiderano

avere informazioni, a portata di

smartphone. Con lo stesso obiettivo

sono state create anche Elba Traghetti

e Elba Spiagge, quest’ultima indispensabile

per scoprire di tutte le spiagge

dell’isola in maniera smart; sapendo in

tempo reale quali sono quelle migliori

per condizioni meteo e a seconda della

direzione del vento.

Il network di infoelba si compone di diversi portali.

iloveelba.it è il blog dove traspare tutto l’amore che il team di infoelba (elbano al

100%) prova per questa piccola perla del Tirreno.

infoelba.it è un punto di riferimento per tantissimi viaggiatori che desiderano vivere

l’isola al meglio. Gli aggiornamenti continui e la completezza nelle informazioni,

rendono infoelba.it indispensabile per tutti i viaggiatori che sul sito trovano,

98 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Dal digitale alla carta…

Un po’ nostalgici della carta consapevoli

che una guida da sfogliare possieda un

fascino romantico, negli ultimi anni

Infoelba ha realizzato due guide: “Le

Spiagge dell’Isola d’Elba, con foto e indicazioni

molto accurate,; e “Guida Isola

d’Elba”, con informazioni su itinerari

trekking, luoghi da non perdere, ricette,

esperienze, sport, borghi, siti per immersioni.

È integrata con QR Code che

rimandano a contenuti multimediali e a

pagine online di approfondimento con

informazioni sempre aggiornate.

Due guide tascabili, praticissime, che

permettono di sognare nuove spiagge,

nuovi trekking e nuove attività come se

girare pagina aprisse a nuove esperienze

emozionanti.

Le guide sono acquistabili in diversi

punti vendita dell’Isola d’Elba e online

sul sito elbaspiagge.it, dove si trova

anche la cartina “Le Spiagge dell’Isola

d’Elba” e altri prodotti creati da Infoelba.

INFOELBA: 1994/2022

28 YEARS OF CREATIVITY

Every holiday starts with a dream.

Sometimes, the desire to reach a destination

comes from a video seen on

social media, or a tasty recipe from a

cooking programme or the location of

a film, from a friend’s story. When you

start organizing a holiday on the Island

of Elba, you cannot fail to come across

infoelba.it, the backbone of the tourism

sector, founded in 1994 by Franco De

Simone.

From the idea to digital…

In the 1990s, Infoelba produced several

promotional videos on Elba and documentaries

of significant historical and

cultural value. Today, the core business

is aimed at the design and implementation

of websites, apps, customized

software and web-oriented applications.

The infoelba network has several

portals.

iloveelba.it is the blog where all the love

that the infoelba team (100%Elban) feels

for this little pearl of the Tyrrhenian

sea shines through.

infoelba.it is a point of reference for

many Italians and foreigners who want

to experience the island, with constant

updates and full of information to

plan the trip, book accommodation, a

ferry or hire a car, experiences not to

be missed, the best activities, places to

discover, the beaches of the Island.

Elbaeventi.it, where all the events scheduled

on the Island are published, and

it has become a free app with real-time

information even on a smartphone. In

the same way, the Elba Traghetti and

the Elba Spiagge App advises the best

beach for weather conditions depending

on wind direction.

From digital to paper…

A guide to leaf through has a romantic

charm, easy to consult, pocket-sized, a

reminder of the holiday just ended or

one to repeat. There are two Infoelba

guides: “The Beaches of the Island of

Elba” with photos and very accurate

information and “Guide to the Island of

Elba” with information on hiking itineraries,

places not to be missed, recipes,

experiences, sports, villages, diving

sites, and it is all integrated with QR

Codes that refer to multimedia content

and online pages for in-depth information,

constantly updated. These guides

can be purchased in various stores on

the Island and online on the elbaspiagge.it

website, where you can also find

the map, “The Beaches of the Island of

Elba” and other products created by

Infoelba.

foto © InfoElba

LIFESTYLE AND SPORT 99


Elba Film Festival 2022

-

Beniamino Brogi

Elba Film Festival, manifestazione dedicata

al cinema indipendente internazionale,

si avvia alla sua quarta edizione.

In programma dal 12 al 18 Settembre,

molti sono gli elementi di novità rispetto

agli anni precedenti: grazie alle sinergie

congiunte dei Comuni elbani e di VisitElba,

il Festival potrà abbracciare l’intero

territorio con un percorso itinerante,

portando il cinema indipendente in

alcuni degli scorci più belli dell’Elba. Alcune

proiezioni saranno simultanee, in

modo da rendere il Festival ogni giorno

raggiungibile da ogni punto dell’isola.

“Sono felicissima di tornare a celebrare

l'amore per il cinema indipendente -

afferma Nora Jaenicke, fondatrice e

direttrice artistica - attraverso tanti

film provenienti da tutto il mondo, e che

quest'anno verranno presentati in tutti

i paesi. Avremo dunque modo di far conoscere

ai nostri ospiti e cineasti tutta l’

isola che continua a riempirci il cuore e

l'anima di magia e ispirazione.... proprio

come il cinema.”

Come lo scorso anno, accanto ai premi

tradizionali, verranno conferite tre

menzioni speciali, riferite a tre Goal di

Sostenibilità delle Nazioni Unite: Zero

Hunger, Reduced Inequalities, Life Below

Water. Sono stati coinvolti i giovani

elbani, come parte attiva del Festival,

grazie alla collaborazione con gli studenti

di grafica dell’Istituto Cerboni:

verrà creata una giuria composta da

studenti che conferirà un premio, così

come un gruppo dedicato alla comunicazione

e promozione del Festival, che

realizzerà contenuti e gestirà un canale

social del Festival a loro dedicato, dove

verranno mostrati tutti i lavori. Sempre

realizzati dagli studenti saranno i contenuti

video e le interviste agli artisti

ospiti della manifestazione. I film in

concorso, come nelle edizioni passate,

provengono da tutto il mondo. Un’occasione

per far conoscere l’Isola a persone

che riescono ad apprezzarne la bellezza

e a raccontarla.

Beniamino Brogi, direttore di programmazione e organizzatore

- perché possiamo portare i film in concorso in viaggio

per tutta l’isola e coinvolgere nella manifestazione i giovani

elbani a livello creativo. I film che stiamo visionando sono di

altissima qualità, ognuno di essi è davvero un piccolo tesoro,

così come l’isola d’Elba è un luogo pieno di fascino ed estremamente

affine al cinema.”

ELBA FILM FESTIVAL 2022

The fourth edition of the Elba Film Festival, dedicated to

independent cinema, will be held from the 12 th to the 18 th of

September and will take place in towns all over the Island

. “I am very pleased to return to celebrate my love for independent

cinema - says Nora Jaenicke, founder and artistic

director - we will therefore have the opportunity to introduce

our guests and filmmakers to the different parts of this beautiful

Island that continues to fill our hearts and souls with

magic and inspiration … just the way cinema does.”

Like last year, alongside the traditional prizes, three special

mentions will be made, referring to three United Nations

Sustainability Goals: Zero Hunger, Reduced Inequalities

and Life Below Water. Young Elban students from the “Cerboni”

School will be involved to take care of the graphics, be

part of the jury, carry out interviews and edit the contents

on a social channel dedicated to them. Many films will be

competing, as in previous editions, from all over the world.

It is an opportunity to introduce the island to people who

can appreciate its beauty and tell it. “The films we will be watching

- says Beniamino Brogi, the Festival director - are of

the highest quality, each one of them is truly a little treasure,

just as the Island of Elba is a place full of inspiration and extremely

similar to the cinema.”

“Credo che il 2022 sia un bellissimo punto

di svolta per Elba Film Festival – dichiara

100

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Porto Sole Rooms

B&B a Portoferraio

Porto Sole rooms

PORTOFERRAIO - Isola d’Elba

www.elbaportosole.com

Tel. + 39 388 7433736

Nel centro storico di Portoferraio da qualche anno è nato

Porto Sole rooms, un piccolo B&B con poche camere dal taglio

sartoriale, tutte con una vista mare incantevole, climatizzate e

con bagno privato, luminose, con un arredamento raffinato e

sobrio. Al risveglio colazione all’italiana, con pasticceria e pane

fresco, marmellate, uova e miele locali conditi con un sorriso

e un pizzico di gentilezza. Si dice che alla fine tutto dipende da

chi siamo e da cosa vogliamo. Davide, Anna e i loro figli, che sono

felicemente elbani, l'hanno voluto aprire per condividere con

i viaggiatori di tutto il mondo la loro casa e la bellezza di questa

isola dove hanno avuto la fortuna di nascere. Porto Sole è infatti

aperto 365 giorni all'anno, volendo pensare anche a quella nuova

generazione di viaggiatori un po' anticonformisti e sempre

alla ricerca di esperienze autentiche come quella di regalarsi

una piccola vacanza in quei momenti dell'anno in cui la magia

dei suoi ritmi più lenti può cambiare ogni prospettiva. Porto

Sole rooms, nel cuore della Darsena Medicea, con vista mare, è

nato così, da un progetto incentrato sulla bellezza e sul piacere

dell'accoglienza familiare, ispirato ad una visione più moderna

del viaggio come una casa di amici alla ricerca di nuovi ritmi e

rinnovate riflessioni. A due passi dal B&B la Torre della Linguella

che nasconde un tesoro antico: l’antica Villa romana del I° sec.

a.C. che salutava le antiche galee all’entrata nel golfo di quella

che loro chiamavano Ilva, l’Isola del ferro, già terra etrusca.

PORTOSOLE ROOMS

In the old town centre of Portoferraio a few years ago they

opened Porto Sole rooms, a small B&B with a few tailor-made

rooms, all with an enchanting sea view, air conditioning and private

bathroom, bright and airy with refined, tasteful furnishings.

In the morning, Italian breakfast with pastries and fresh bread,

jams eggs and local honey served with a smile and a touch of

kindness. They say that in the end, it all depends on who we are

and what we want. Davide, Anna and their children who are

pleased to be Elban, wanted to share their home and the beauty

of the island where they were lucky enough to have been born,

with travellers from all over the world. Porto Sole is in fact open

365 days a year, considering a new generation of travellers who

are less conventional and always looking for authentic experiences

like that of treating themselves to a little break in those

moments of the year when the magic of its slower rhythms

can change everything. Porto Sole rooms, in the heart of the

Medicean harbour with a sea view, was conceived from a project

focusing on the beauty and pleasure of family hospitality, inspired

by a more modern vision of travel like in a friend’s house in

search of new rhythms and renewed reflections.

A stone’s throw from the B&B is the Torre della Linguella which

hides an even older treasure, the ancient Roman Villa from the

1st century BC that greeted the ancient galleys as they entered

the bay of what they then called Ilva, the Iron Island, formerly

Etruscan land.

foto © Nena&TomyFotografi

LIFESTYLE AND SPORT 101


Diversamente Sani

-Maria Giovanna Testa

“Le persone capitano per caso nella nostra

vita, ma non a caso. Spesso ci riempiono

di insegnamenti. A volte ci fanno

volare alto, altre ci schiantano a terra

insegnandoci il dolore… donandoci

tutto, portandosi via tutto, lasciandoci

niente.” Alda Merini, quando scrisse

questi versi, ben conosceva la malattia,

la solitudine, ma anche la forza dell’incontro.

Perché se è vero che da soli si

va più veloci è anche vero che insieme

agli altri si va più lontano. E proprio

dalla voglia di confrontarsi fra simili,

per superare insieme le difficoltà,

nasce all’Elba l’associazione “Diversamente

sani”, un gruppo di persone

accomunate dallo stesso vissuto che

hanno saputo tessere un progetto fatto

di speranza e di amicizia. Perché per

chi intraprende un cammino, di cui

non si conosce la meta, avere qualcuno

al fianco, rassicura e dà coraggio. Le

difficoltà si sa, rendono più forti e più

disponibili al cambiamento. E quelli

che sono punti di debolezza possono

diventare punti di forza. L’esperienza

di uno può diventare sostegno e

insegnamento per altri. Argomenti

come il fine vita, le terapie palliative, la

terapia del dolore fanno meno paura

se condivisi. Fondamentale è l’ascolto

e la comprensione, perché certe volte

non si riesce a parlare dei problemi e

si tende a vivere la malattia oncologica

come una colpa.

“Diversamente Sani” accompagna i

propri associati nel percorso riabilitativo

dei pazienti e delle loro famiglie,

per superare l’esperienza traumatica,

prendendosi cura della persona passo

passo. È un punto di riferimento per

attività creative, informazioni, consigli

o semplice condivisione. Una voce

amica è altrettanto importante che

una terapia. Condividere momenti di

svago, una camminata, una festa, una

ricorrenza, fa sentire più leggeri e può

essere di aiuto per migliorare la qualità

della vita.

Vivere è un risveglio quotidiano, una

rinascita continua, una speranza di futuro,

è un patto d’amore che si rinnova

con la natura, è accettare il passare del

tempo e gioirne senza aver paura di

invecchiare. Le esperienze difficili ci

permettono di vedere il mondo da altri

punti di vista, a considerare le varianti

che sarebbero sfuggite ad un’analisi

frettolosa e superficiale. La malattia

ci aiuta a guardare con stupore la bellezza

di un paesaggio, a dare valore ai

gesti e alle parole. A fare tesoro di un

amico o di una buona azione.

Coraggio, tenacia, pazienza, amicizia,

amore, sono le armi dei combattenti di

Diversamente Sani. Bastano un sorriso,

una frase, un abbraccio per curare

l’anima. E se si riesce a capire che anche

la malattia fa parte di un percorso

di vita, l’esperienza rende più forti,

accompagna sulla strada della consapevolezza,

insegna a godere di ogni

momento, a vivere nel presente.

La vita è continua trasformazione e

movimento, la natura è armonia e

cambiamento, la bellezza si trova in

una roccia che si sgretola o in un fiore

di papavero che sboccia. Lo sanno bene

gli amici di Diversamente Sani che

accettano il destino degli uomini e di

tutta la materia che compone l’universo:

quello di essere “finiti” nell’ infinito.

E in questa continua trasformazione,

in questo dialogo incessante fra la fine

e un nuovo inizio, sta la meraviglia

della vita.

DIVERSAMENTE SANI

“Diversamente Sani” is an association

created to help, accompany and support

people with oncological illnesses.

This is a group of people united by

the same experience who have been

able to weave a project of hope and

friendship. For those who embark on a

journey with an unknown destination,

having someone by their side reassures

and encourages. Difficulties make us

stronger and more open to change, and

weakness can become strength. The

experience of one can become support

and teaching for others.

“Diversamente Sani” helps during the

rehabilitation process of patients and

their families, to overcome the traumatic

experience. It is a reference point

for creative activities, information, advice

or simply sharing. A friendly voice

is just as important as therapy. Sharing

a moment of leisure, a walk, a party, a

celebration, lightens the load and helps

to improve the quality of life.

foto © Paolo Calcara

102 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Quattro soste sulla GTE

-Patrizia Lupi

foto ©Vincenzo Anselmi

All’alba, su quel sentiero di granito

e terra, millenario, riecheggia ancora

l’andare lento degli asini, le voci

sussurrate e stanche dei contadini, i richiami

e l’abbaiare dei cani da pastore.

Lontani i paesi quando è chiaro, vicine

le isole sorelle. Certi giorni si toccano

le nuvole e l’impressione è di entrare

in un’altra dimensione. In effetti il

tempo è rimasto immobile sulla GTE e

potrebbero apparire, da quelle forme

di granito rese vive da pioggia e vento,

un nonno bambino senza scarpe, o la

mamma ragazza con la “pezzola” e il

cesto in testa.

Così, parlando di rifugi, chi percorre

la GTE in quattro giorni di cammino,

può trovare riposo per tutto il tempo

che vuole, addentrandosi anche nei

sentieri laterali o andando veloce alla

meta, da un versante all’altro dell’Isola.

Una sosta però permette di vivere più

pienamente l’Isola, annusando albe

e tramonti che sanno di terra umida

e di riposo, entrando in relazione con

l’ospitalità senza tanti fronzoli degli

abitanti, assaporando quello che viene

dalla dispensa o dall’orto, con quei

profumi antichi che ricordano così

tanto i dolci “tangati” nella madia per

non consumarli troppo in fretta e la

bottiglia dell’aleatico nascosta dentro

il tinello, giù in cantina, perché era il

vino solo per le feste. Quel tempo è

passato e la tavola oggi è riccamente

imbandita, ma le ricette sono le stesse.

Parole, proverbi, oggetti, chiozzeri

e aveggi, ferri da stiro a carbonella,

brocche e ceste di ogni forma, telai e

ricami di corredo, fiaschi impagliati

e damigiane, scaldini e letti di ferro

battuto, asciugamani di lino e catinelle

smaltate, bugie e candelabri, marmo

sui tavoli e sedie impagliate.

Da ovest a est si snoda la Grande Traversata

Elbana come un grande fiume

con i suoi affluenti, una dorsale che

tiene unita tutta l’Isola, in barba a chi

l’ha dominata per secoli, da un versante

all’altro, perché quella gente, nonni

e bisnonni, erano prima che spagnoli

o fiorentini, elbani. Perché gli abitanti

delle isole non si sa bene da dove vengono,

arrivano da tutte le terre emerse

del Mediterraneo e forse anche da più

lontano. Qualcuno mette le radici, altri

cercano nuove isole, casa, conforto,

rifugio.

LIFESTYLE AND SPORT 103


Un tuffo nel passato e un colpo basso all’emozione perché

improvvisamente ti trovi lì con tutti quegli oggetti usciti

dai ricordi, che raccontano le storie di coloro che li hanno

posseduti. Dove trovarli? a Fonte di Zeno, a Lavacchio, fra

Poggio e Marciana, una delle strutture che danno accoglienza

sulla GTE.

Sono quattro le strutture dove si può sostare, lasciando

indietro bagagli e fatica, fino alla tappa successiva. Partendo

da Patresi incontri la famiglia di Vincenzo Anselmi con

l’Hotel Belmare. Conosce ad occhi chiusi ogni curva di quei

sentieri: esperto del CAI li ha percorsi in ogni stagione fin da

bambino con nonno Oreste e di storie ne conosce a volontà.

Sarà lui a orientarvi, consigliarvi, assistervi in ogni momento

di bisogno, perché chi percorre quelle vie diventa prima

di tutto amico e viene seguito dai quattro ospiti come uno

di famiglia.

Camminerete fra sorgenti che gorgheggiano fra i massi

di granito del Monte Capanne o di Monte Giove, tappeti

bassi di ginestre, cisti e corbezzoli colorati, acacie, querce,

castagni, sughere, perfino un tasso millenario. Muretti a

secco, antichi caprili, pievi diroccate, torri e fortezze, mura

di antichi paesi vi racconteranno la vita dell’Isola che si

svolgeva in alto, lontano dalle coste battute dai pirati, lungo

quella dorsale.

Per un appuntamento con i veri sapori elbani sedetevi a

tavola, con vista a 180 gradi sull’orizzonte. L’Elba vi sarà

servita nel piatto dal pescato del giorno, al cinghiale per chi

ama la cacciagione, dalle verdure dell’orto alle delizie del

frutteto.

Passando per Serraventosa e da monte Perone si arriva

poi a Fonte di Zeno, oscar dell’ecoturismo di Legambiente:

poche le camere e solo un piccolo appartamento per due

persone, ma il prato con tutte le piante spontanee che si

trovano in campagna richiama nel Giardino delle Farfalle,

ogni anno sempre più numerose, ogni tipo di insetto:

un magnifico esempio di come sia possibile mantenere la

biodiversità. Un gigante verde, un cedrus deodara nativo,

incredibile, dell’Himalaya, vi abbraccia fresco appena

entrate. Sembra l’albero buono che parla nelle novelle

perché è saggio a furia di guardare le cose del mondo e

quell’incredibile paesaggio di unica bellezza con il Capanne

che gli ricorda le sue altissime montagne. Tutto è naturale,

dalle marmellate al miele, fino alla piscina disinfettata con

il sale e la caldaia centralizzata a legna, per chi decidesse

di arrivare in inverno in quel paradiso. In allestimento un

museo dell’arte contadina perché Andrea Cocchia, che quel

posto ha scovato con il padre venti anni fa, e tanto è durato il

recupero conservativo di tutte le antiche strutture, raccoglie

quel che trova e che gli viene donato, custode d’un sapere

antico che va tramandato.

Terza tappa a Montefabbrello, davanti al golfo di Portoferraio.

Da Pietra Acuta e Monte Castello verso Colle di Procchio,

Literno, Casa Marchetti, fino a Schiopparello dove trovate

Dimitri Galletti, famiglia storica della viticoltura elbana,

che ha trasformato la sua azienda in un’oasi di buon gusto,

sapori e storia. Produttore di vini eccellenti tutti biologici e

di olio, appassionato di cucina, cultore della qualità con il

marchio Montefabbrello vi farà gustare i suoi prodotti fra

i quali l’ottima pasta di grani antichi macinati a pietra, con

germe di grano, trafilata al bronzo con lenta essiccazione a

bassa temperatura. L’agriturismo offre un ristoro gourmet e

belle camere nel B&B immerse nel verde.

Andando verso est, passando per Cima del Monte e il Monte

Strega, proseguendo in cresta fino a Aia di Cacio e al Monte

Serra, si scopre il versante minerario dell’Isola, con i suoi

scorci quasi lunari dove però il verde intenso della macchia

e l’indaco del cielo e del mare ti riportano con i piedi in

terra. Proprio sulla costa, fra Rio Marina e Cavo, circondato

da un imponente lecceto, tre ettari di parco, muri a secco,

palme secolari, agrumi e boschi, vi accoglie il B&B Capo Pero

gestito da Michele Serafino. Appena sotto, a pochi metri

dalla bella casa dell’800 che fu della direzione delle miniere,

una insenatura scintillante di ematite riparata dai venti,

invita ad un tuffo in un mare che non conosce folla. Fondali

cristallini e cieli stellati come se ne vedono pochi che fanno

luccicare la spiaggia anche di notte con la luna piena.

Dopo questa girandola di emozioni, quanto tornerete a casa,

non sarete più gli stessi. L’Elba, come accade a molti, vi avrò

stregato, con i paesaggi sempre diversi, la natura ancora

selvaggia, il silenzio dei sentieri, la sorpresa degli incontri.

Arrivederci, quindi, perchè la GTE è diversa in ogni stagione

e vale la pena di viverla tutto l’anno.

104 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Crossing Monte Perone by Serraventosa, you reach the B&B

Fonte di Zeno where herbs and flowers grow wild to the

joy of bees and butterflies who have their garden there. A

huge cedrus deodara welcomes you into the shade as you

enter. The country house is full of charm and antiques from

grandma’s trunk. They are creating a museum of countryside

art because Andrea Cocchia who found this place

with his father twenty years ago and then restored it, has

stored the knowledge of ancient times to hand down to us.

The third stop is in Montefabbrello near Portoferrraio, in

Schiopparello where the Dimitri Galletti, from an ancient

family of wine-makers produces his wine, olive oil and

pasta from stone-ground durum grains of ancient wheat

germs. The farmhouse offers gourmet dining and beautiful

rooms in the B&B surrounded by greenery. Continuing eastwards,

you come to the mining area with lunar landscapes

where the intense green of the scrub and the indigo of the

sky and the sea, bring you back to earth. On the coast road

between Rio Marina and Cavo, with a beautiful oak grove,

parkland, dry stone walls, secular palms, citrus fruits and

woodland, the Capo Pero B&B, managed by Michele Serafino

welcomes you. Just below, close to the beautiful 19th

century house, is the uncrowded beach that sparkles with

hematite even at night. This whirlwind of emotions will leave

you with happy memories. Elba will bewitch you, with its

ever-changing landscapes, its natural wildness, the silence

you find on the pathways, the surprise encounters. So, see

you again because the GTE is different in every season and

good to do all the year round.

STOPS AND ACCOMODATION ALONG THE GTE

At dawn, along the millenary path of granite and earth, the

slow pace of the donkeys, the whispering, tired voices of the

farmers, the calls of the shepherds, still echo. From west to

east, the Grande Traversata Elbana winds like a river with its

tributaries, a backbone that holds the whole island together.

It takes about four days to walk it all and to do it in stages,

there are excellent facilities for a quality welcome. Four intelligent

“hoteliers” have joined forces to offer services and

hospitality along that route that dominates the Tyrrhenian

Sea. You can stay at each one, leaving luggage and fatigue

behind until the next stop. In Patresi, the Hotel Belmare

welcomes you with a stunning view of the sunsets and the

islands of the Archipelago. Vincenzo Anselmi knows these

pathways well as he has used them since he was a child.

Secular woodlands, dry stone walls, ancient goat shelters,

ruined churches, towers and fortresses, walls of ancient

villages show island life in places higher up, far from the

coasts along here that were ravaged by pirates.

To taste the true flavours of the island, sit down at the table

with a 180° view of the horizon and Elba will be served up

from the fish of the day to wild boar if you prefer game, from

freshly picked vegetables to the delights of the orchard.

LIFESTYLE AND SPORT 105


-P.L.

L'Ogliera Hotel

& Ristorante a Pomonte

Ogni albero, ogni masso della grande vallata di Pomonte

avrebbe una storia da raccontare. Capanne,

il monte di oltre mille metri, la domina, la protegge,

la disseta, accoglie il bosco rigoglioso

che tanto ha dato ai suoi abitanti. Si presta

docile trattenendo muretti a secco e vigne che

producevano vino abbondante e quel poco che

bastava per vivere dignitosamente in quel paesaggio

aspro ma speciale, che aveva conosciuto

il passo dell’uomo fin dalle epoche più remote.

Meravigliosi i sentieri con gli scalini della misura

giusta per reggere il passo degli asini,

perché per risparmiare la fatica bisognava

ingegnarsi e saperne una più del

diavolo. Pomonte era una frazione

isolata, più facile raggiungerla

in barca che a piedi, ma a quei

tempi la vita scorreva con il

ritmo lento delle stagioni.

Dagli anni ’60 con l’apertura

della strada provinciale da

Marciana per Chiessi e Pomonte

il tempo ha cominciato

a scorrere più veloce,

sono sorti i primi alberghi e

ristoranti e la costa occidentale

ha cominciato ad attrarre

viaggiatori e sportivi. L’Ogliera è

stato uno dei primi. Famoso il ristorante

che propone cucina di mare con il fresco

pescato locale, accompagnato da una cantina

pregevole.

106 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


foto ©Andrea Amato

L’albergo appena rinnovato offre un’ospitalità genuina e

fresca. Le camere curate e i gradevoli appartamenti vi accolgono

come a casa. Wi-fi, aria condizionata, o riscaldamento

centralizzato per le stagioni intermedie, tv, frigo, bagni

con doccia, ariosi spazi comuni per il vostro benessere, ma

quello che apprezzerete ancora di più sarà l’affaccio sui

colori del tramonto, dove il sole gioca a nascondino con le

isole di fronte e ogni giorno indossa una sfumatura diversa

dal giallo al viola. Da non perdere il relitto di Pomonte, paradiso

per le immersioni, a 150 metri dall’Albergo, ma anche

il resto della costa riserva sorprese e spiaggette incontaminate.

Le ghiaie delle Scalette, il Calello e Cala Maestrale

con i lastroni levigati di granito, l’Ogliera da raggiungere a

piedi, Le Tombe di ghiaia nera solo a 2 km da lì, raggiungibili

in barca o per un antico sentiero, la piccolissima caletta di

Punta nera, e più avanti Chiessi, Seccheto, Fetovaia. La costa

del Sole da percorrere in bici, in auto o a piedi lungo la GTE

è uno spettacolo, con quei massi scivolati in mare, milioni di

anni fa quando quel plutone di granito spuntava dalle viscere

della terra per stupire con quella primordiale bellezza noi

moderni viaggiatori.

L'Ogliera s.n.c di Galeazzi Giorgio,Laura & C

Via del Porto Vitale n° 5 - Pomonte 57030 Marciana

Isola d'Elba (LI)

E-Mail info@hotelogliera.it

E-Mail hotelogliera.elba@gmail.com

Tel 0565/906012 - 906210 - Fax 0565/906600

Prenotazioni Hotel 338 9710453 Laura

Prenotazioni Ristorante 338 5038565 Giorgio

foto ©Federico Serradimigni

foto ©PaoloCalcara

L’OGLIERA RESTAURANT AND HOTEL

Every tree, every boulder in the great Pomonte valley would

have its tale to tell. Capanne, the mountain of over a thousand

metres, dominates it, protects it, quenches its thirst

and welcomes its lush forest. On its slopes, the vineyards

produced wine and the inhabitants lived in their simple, dignified

way, with their work according to the slow rhythm of

the seasons, using the boat to get around because the road

was little more than a mule track.

In the 1960s the first hotels and restaurants emerged and

the west coast began to attract travellers and sports enthusiasts.

L’Ogliera was one of the first. The famous restaurant

offered a seafood cuisine with fresh, local fish accompanied

by a fine wine cellar. The newly renovated hotel offers genuine,

fresh hospitality. The well-kept rooms and pleasant flats

give a homely welcome. There is Wi-fi, air-conditioning

or central heating for the mid-seasons, TV, fridge, bathrooms

with shower, airy common areas for your well-being,

but more than all this, is the view and the colours of the

sunset where the sun plays hide and seek with the islands in

front of you and every day she wears a different shade from

yellow to purple.

Do not miss the wreck of Pomonte, a paradise for divers, 150

metres from the hotel but also the rest of the coast is full of

surprises and pristine beaches up to Chiessi, Seccheto and

Fetovaia. You can travel along this sunshine coast by bike,

by car or on foot along the GTE is spectacular, with those

rocks that slipped into the sea millions of years ago when

that granite pluton sprouted from the bowels of the earth to

amaze us modern travellers with that primordial beauty.

LIFESTYLE AND SPORT 107


108 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Enjoy

Environment

foto©Gaetano Triscari

CULTURE AND ARTS 109


Camminando

in paradiso

lungo la GTE

Ḡabriella Solari

Arsenne Thiebaut De Berneaud, agronomo

e letterato francese di fine Settecento,

che visitò le isole dell’Arcipelago

Toscano durante un viaggio in Italia nel

1808, si chiedeva se esse fossero “una

conquista del mare sul continente italico,

avvenuta prima o durante l’improvvisa

irruzione delle acque del Ponto Eusino e

dell’Oceano nel Mediterraneo”.

Ciascuna isola custodisce una propria

storia geologica, ma tutte sono

accomunate dai complessi movimenti

tettonici avvenuti nel corso di milioni

di anni con episodi di corrugamento e

distensione, eruzioni laviche e risalita

di plutoni granitici che hanno restituito

formazioni di rocce magmatiche,

sedimentarie e metamorfiche che

emergono in mezzo alla rigogliosa

vegetazione mediterranea. L’Elba con i

suoi 220 Kmq è una tavolozza policromatica

di formazioni geologiche che

abbracciano oltre 500 milioni di anni,

è accompagnata da Giglio e Capraia di

circa 20 Kmq, dalle più piccole Pianosa

e Montecristo di circa 10 Kmq e infine

dalle piccolissime Gorgona e Giannutri

di soli 2 Kmq. Tali eventi geomorfologici

hanno lasciato tracce ben riconoscibili

nei paesaggi insulari che compongono

lo scenario dell’arcipelago.

L’unità paesaggistica dell’accezione

geografica non rispecchia una unità

amministrativa. Prima dell’Unità d’Italia,

Capraia era sotto il Regno di Sardegna

e le altre isole appartenevano al

Granducato di Toscana. Oggi le cinque

più settentrionali appartengono alla

provincia di Livorno e Giglio e Gorgona

a quella di Grosseto.

L’Elba, chiamata dai Greci Aethalia e

conosciuta come Ilva da Etruschi e Romani,

è la terza isola italiana. Tre sono

gli aspetti paesaggistici prevalenti. Ad

occidente, domina il complesso monzogranitico

del Monte Capanne che si

erge con suoi 1000 metri al centro del

perimetro costiero, ad oriente il profilo

si diparte in due estremità accomunate

dalle miniere di ferro: a Nord i

rilievi morbidi e conturbati da gallerie

ed escavazioni a cielo aperto, utilizzati

da epoche remote per l’approvvigionamento

dei minerali ferrosi, a Sud

il Monte Calamita interessato da uno

sfruttamento minerario ottocentesco

nelle viscere più profonde.

110

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


foto ©Roberto Signorini

La macchia mediterranea mostra un

aspetto apparentemente uniforme,

ma a seconda dei versanti, delle quote

e del substrato, si apprezzano varianti

ben riconoscibili. La fascia arborea è

dominata dal leccio e dalla sughera,

nei versanti più alti si è sviluppato il

castagneto che ha costituito una risorsa

alimentare molto importante.

Negli impluvi sono rigogliosi i salici

e gli ontani. Nelle conche montuose

più ombreggiate permangono alcuni

esemplari di tasso, una conifera molto

rara in ambiente mediterraneo, e in

corrispondenza di aree umide si trova

la Felce regale. La fascia arborea è

ovunque accompagnata da una variegata

compagine di arbusti con erica

arborea, mirto, lentisco, corbezzolo, fillirea,

alaterno. Nella fascia costiera allignano

numerosi esemplari di ginepro

fenicio, specie di elevata importanza

conservazionistica che, a differenza del

comune ginepro, non ha aghi pungenti

e la bacca non commestibile. Le zone

aperte, a primavera, si tingono di giallo

intenso. Dapprima fiorisce la ginestra

dei carbonai e la ginestra odorosa nella

fascia costiera, poi è il tripudio della

minuta ginestra spinosa con cuscini

tondeggianti che coprono le propaggini

montuose.

Un ambiente molto diffuso è quello

della macchia bassa dove esplodono le

fioriture di tre specie diverse di cisti, e

dove si affermano le aromatiche come

la lavandula, l’elicriso e il rosmarino.

Isolati esemplari di specie endemiche

punteggiano questi paesaggi aromatici.

Ad occidente cresce il fiordaliso

del Capanne e ad oriente il fiordaliso

del Volterraio. Almeno una ventina di

specie di orchidee selvatiche compongono

una diversità floristica davvero

importante per la presenza di oltre

1200 specie di piante diverse.

Un’ultima fascia più bassa è costituita

dalla gariga che presenta ancora elicriso,

cineraria marittima, euforbie pioniere,

tè siciliano. Nella costa rocciosa

immersa nell’aerosol marino, si trovano

il finocchio di mare e il limonio, mentre

nelle residue dune costiere in estate

fioriscono i candidi gigli di mare.

ENVIRONMENT 111


Tutto l’arcipelago è incluso nel tratto di mare che ospita il

Santuario Internazionale dei cetacei, “Pelagos”. In questo

triangolo che abbraccia la costa meridionale francese includendo

Corsica e Arcipelago Toscano, si possono osservare

con buona frequenza molte specie di mammiferi marini.

Nel mare vi sono le aree di alimentazione degli uccelli

pelagici, come la berta maggiore e la berta minore, che

nidificano nelle cavità recondite delle rocce insulari. Ormai

sempre più rari sono i gabbiani corsi, scelti come simbolo

del Parco Nazionale, mentre sta aumentando la presenza

del gabbiano reale. La posizione delle isole in mezzo al mare

è favorevole alla sosta dei piccoli passeriformi migratori che

ogni anno fanno la spola tra l’Africa e il nord Europa, mentre

le correnti calde che si sviluppano in atmosfera in prossimità

dello stretto di Piombino, favoriscono il volo dei rapaci

che in autunno lasciano l’Europa.

Per tutelare un patrimonio naturale e ambientale unico,

nel 1996 è stato istituito il Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano, che ha promosso fin dalla sua istituzione la creazione

di una rete sentieristica con percorsi che ricalcano le

antiche vie di collegamento, in passato percorse a piedi o

con l’asino. Negli anni ’60 l’economia rurale si stava ormai

estinguendo e dopo il fallimento della sperimentazione di

industrializzazione, si stava realizzando la rapida colonizzazione

urbanistica della fascia costiera e la nascita di una

fiorente attività turistica. Tra le prime iniziative di aggiornamento

della rete sentieristica fu tracciato il collegamento

est- ovest, con la Grande Traversata Elbana. Un percorso

da effettuare lungo la linea dorsale che attraversa in quota

l’intera Isola d’Elba.

Questi itinerari offrono al tempo stesso lo spettacolo della

storia geologica. Sotto i piedi compaiono come tessere di

un puzzle i lembi delle formazioni rocciose: in uno spazio

limitato l’Elba offre un campionario di rocce di natura ed età

molto differenti. Nel 2016 Il Club Alpino Italiano ha costituito

una sottosezione elbana, collaborando da subito con il

Parco Nazionale per favorire la cura della rete sentieristica

e dell’ambiente naturale, ad esempio con il posizionamento

di una segnaletica che aiuta nell’orientamento soprattutto

nei boschi o quando si trovano bivi. L’attività di monitoraggio

su una rete sentieristica di oltre 400 km è impegnativa

come la manutenzione per liberare i percorsi dalle piante

o dell’unica via ferrata presente sull’isola: un sentiero che

corre sul Monte Capanne, tra pinnacoli di roccia, versanti

strapiombanti e salite verticali, con panorami di grande

bellezza. Di grande importanza la manutenzione delle aree

di sosta e accoglienza localizzate lungo la GTE, con significative

opere di sistemazione degli arredi. Molto utile la partecipazione

per la Carta Europea del Turismo Sostenibile

ottenuta dal PNAT. L’intento del CAI Elba è di contribuire a

creare consapevolezza in chi si trova a percorrere i sentieri,

fornendo da un lato informazioni storiche, culturali, naturalistiche,

dall’altro nozioni tecniche sui tracciati, sulle caratteristiche

di percorribilità per migliorare i comportamenti

in montagna. Apprezzare il patrimonio naturale di questi

luoghi è la chiave giusta per custodire ambienti così fragili e

minacciati dalla crisi ecologica in cui stiamo costringendo la

nostra Terra.

112

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


foto ©Vincenzo Anselmi

THE ISLANDS OF PARADISE

The Tuscan Archipelago’s history stretches over millions of

years thanks to the tectonic movements that gave birth to

the 7 islands, each one different to the other, making them

geologically unique. The Mediterranean scrub is very varied:

the tree belt is full of Holm oaks, cork oaks and higher up,

chestnut trees. Willows and alders grow well in the watersheds.

In the more shady mountain valleys, you can still

find yew trees, a rare conifer in the Mediterranean and in

the damper areas there are some Royal Ferns. In spring,

the island turns yellow when the broom comes into flower.

Lower down, the cistus flowers explode with colour and

the aroma of lavender, helichrysum and rosemary fill the

air. There are at least twenty different types of wild orchid

and a truly important floral variety of over 1200 different

plant species. The lower part is made up of garrigue where

helichrysum, the maritime cineraria, euphorbia and Sicilian

tea plants grow. Along the rocky coastline, you find sea

fennel and limonium while in the sand dunes in summer

there are the beautiful sea daffodils. The Archipelago is

included in the Cetacean Sanctuary “Pelagos” where many

species of marine mammals are observed. In the sea, there

are feeding areas for pelagic birds such as the shearwater

that nests in the hidden cavities among the rocks. Sadly now

more and more rare are the Corsican gulls while the presence

of the herring gull is on the increase. The geographical

location of the islands in the middle of the sea is ideal

as a stopping-off place for small migratory passerines that

fly between Africa and northern Europe every year, while

the warm currents that develop near the Piombino straits

favour the passage of birds of prey as they leave Europe

in autumn. To protect the heritage of this unique, natural

environment, the National Park of the Tuscan Archipelago

was set up in 1996. It has established a network of pathways

that follow along the tracks of ancient bridleways. Walking

along, you can appreciate the great geological diversity of

the island; in a limited area, there are samples of rocks of

differing nature and age. In 2016, CAI Elba was formed and

thanks to agreements with the National Park of the Tuscan

Archipelago, it takes care of the monitoring and maintenance

of the island paths that follow the routes of the ancient

inhabitants. There are more than 400 kilometres where

signposts have been put up to help visitors to find their

way but at the same time providing historical, cultural and

naturalistic information as well as technical knowledge

about the routes and practicability to improve safety in the

mountains.

ENVIRONMENT 113


Un’accoglienza

“certificata”

Ḡiovanna Amorosi

foto ©Paolo Calcara

La Carta Europea per il Turismo

Sostenibile (CETS) è uno strumento

metodologico ed una certificazione

che permette di migliorare la gestione

del turismo nelle Aree Protette. Il

suo segreto? La collaborazione di tutti

gli attori locali, pubblici e privati, nel

perseguire l’obiettivo dell’offerta turistica

sostenibile attraverso la cura e la

promozione dell’ambiente.

Chi la propone? Europarc Federation,

che è l’Associazione che raggruppa le

Aree Protette d’Europa e il Parco Nazionale

Arcipelago Toscano, che vi aderisce,

ha deciso fin dal 2015 di investire

le proprie risorse in una certificazione

che coinvolge buona parte dei parchi

di Francia, Germania, Spagna e Italia. Il

certificato si rinnova ogni cinque anni.

L'elemento centrale della Carta è

la collaborazione tra tutte le parti

interessate a sviluppare una strategia

comune ed un piano d'azione per lo

sviluppo turistico, sulla base di un'analisi

approfondita della situazione

locale. Si tratta quindi di una metodologia

che vuole promuovere sì uno

sviluppo economico e strutturale, ma

strutturato su linee guida improntate

alla sostenibilità del progetto di sviluppo

stesso.

Chi può aderire? Il Parco è il soggetto

capofila, che ha anche l’onere di

raccogliere le adesioni, far partecipare

un buon numero di azionisti, anche

di varia natura e con obiettivi diversi

fra di loro, l’adesione è ovviamente

volontaria. La sfida quotidiana è

principalmente quella di tenere unite

le persone e le aziende attraverso i

rapporti che l’Ente intrattiene con i

suoi interlocutori. Non è stato facile

organizzare decine di forum, nelle tre

114

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isole principali dell’Arcipelago, ma

il fatto che Europarc ha rinnovato la

certificazione, incoraggia il Parco e

sostiene il lavoro che è stato fin qui

svolto: 73 schede progettuali raccolte,

91 attori coinvolti di questi 73 dall’Elba,

14 dal Giglio e 6 da Capraia, tra gli

azionisti ci sono Enti pubblici, associazioni

ed operatori privati. Ognuno di

loro ha stretto un rapporto di alleanza

con l’Area Protetta, perché ognuno è

chiamato ad impegnarsi in un progetto

che ha condiviso con gli altri e che fa

parte di una comune strategia, il cui

valore è stato stimato in circa 8 milioni

di Euro.

Nel nuovo Piano d’Azione, gli azionisti

hanno raccolto la sfida per lo sviluppo

sostenibile di queste isole: si sono impegnati,

ognuno per la propria parte, a

ridurre l'impronta antropica sul territorio

ripensando la mobilità interna e

portando le isole verso la direzione di

pratiche “carbon free” o “plastic free”,

garantire una corretta manutenzione

ed il recupero delle infrastrutture

esistenti, ridurre gli impatti antropici,

agendo così anche contro i cambiamenti

climatici, favorire l’imprenditorialità

giovanile ed un’economia

complementare al solo turismo estivo,

attraverso il sostegno all’agricoltura di

qualità, la pesca sostenibile, la filiera

corta nella ristorazione, i servizi innovativi

per l’outdoor.

Il secondo passaggio fondamentale

per lo sviluppo del turismo sostenibile

nelle isole toscane è quello di creare

un sodalizio virtuoso con le aziende

che si occupano di accoglienza turistica:

attraverso un disciplinare sono

state quindi valutate ed accolte nella

Fase 2 della CETS ben 29 strutture

(tra alberghi, agriturismi e campeggi)

all’Elba e 3 all’isola del Giglio.

Ma l’impegno non finisce qui, si dovrà

presto intraprendere una nuova strada

di certificazione per i tour operator,

che insieme agli altri attori CETS certificati,

costruiranno un’offerta turistica

all’insegna dello sviluppo sostenibile e

consapevole: questa è la missione della

CETS e questo vuole essere l’impegno

del Parco per realizzarla.

A CERTIFIED WELCOME

The European Charter for Sustainable Tourism (CETS), issued by the Europarc

Federation, is certification that allows the improvement of managing tourism in

Protected Areas where all the local actors, both public and private, develop and

pursue the aim of sustainable tourism through the care and protection of the

environment. The National Park of the Tuscan Archipelago has involved 91 actors

of which 73 on the Island of Elba, 14 on Giglio and 6 on Capraia, gathering 73

strategy projects where businesses can develop action plans with an estimated

value of 8 million euros. Everyone’s aim is to reduce the anthropogenic footprint

on the territory by rethinking internal mobility and bringing the islands towards

“carbon free” or “plastic free” practices, thus acting against climate change, promoting

youth entrepreneurship and creating a complementary economy that is

not only summer tourism, through the support of quality agriculture, sustainable

fishing, local produce in catering and innovative outdoor services. Using guidelines

to become a Sustainable Destination, 29 structures on Elba (hotels, Farmhouse

B&Bs and campsites) and 3 on Giglio are being processed and evaluated

by the Federation for CETS Part II and from here the next step will be certification

of Tour Operators.

foto ©Gaetano Triscari

ENVIRONMENT 115


Elba

Arte Naturale

a Marciana

Elvira Lupi

“Impara l’arte e mettila da parte”:

è il caso di Agnese e Adriana che,

attingendo dalle vecchie ricette di

famiglia, hanno creato una gamma di

prodotti di “arte naturale”, realizzati

con le piante e i profumi della loro

Isola. L’anima dell’Elba la ritrovate,

ad esempio, nei saponi, che sono dei

piccoli gioielli sia per bellezza che per

efficacia. Ogni sapone ha proprietà

peculiari, derivate dagli ingredienti

vegetali che contengono: dal cisto

marino alla lavanda officinale,

passando per fico d’india e calendula

selvatica, elicriso, iperico, mirto

selvatico, e tante altre piante che

troverete passeggiando per i sentieri

elbani. Verrebbe voglia di mangiarli!

Sarà il profumo del miele, del latte

di capra, dell’olio d’oliva, dell’amido

di riso…. Oltre alle piante e ai fiori

vengono utilizzati anche argilla,

carbone vegetale e minerali. Senza

perdere mai di vista la tutela dei

consumatori: i prodotti cosmetici,

certificati e registrati presso il portale

europeo CPNP, sono biodegradabili al

100%. L’affascinante storia dei poteri

delle erbe e i saperi delle nonne,

insieme ad un’indubbia creatività e

vena artistica, hanno dato dei risultati

d’eccellenza, non solo per la gamma

di saponi e olii da massaggio. Nel

piccolo negozio di Marciana, il borgo

alle pendici del Monte Capanne fra

boschi di castagni che sembra essersi

fermato nel tempo, troverete tante

altre creazioni artigianali: collane,

borse, ventagli, taccuini, taglieri, uno

diverso dall’altro .…e un angolo tutto

dedicato ai bambini! Ogni articolo

porta con sé il fascino irripetibile

del lavoro manuale, realizzato con

materiali a impatto zero, forniti dalla

natura. Ed è proprio la natura che

contraddistingue il lavoro di Agnese

e Adriana: una natura amica, in grado

di curare il nostro corpo e la nostra

anima. Perché la materia è energia e gli

oggetti trasmettono vibrazioni positive

se prodotti con amore, con ingredienti

veramente naturali e con la pazienza

di chi li ha curati ancora prima di farli.

ELBA ARTENATURALE, IN MARCIANA

In the heart of the mediaeval town of

Marciana, you will find a little shop

full of scents and products with a zero

impact. The soaps are made from the

plants and fragrances of the island,

small gems of beauty and effect. Each

single soap has its peculiar properties,

derived from the vegetable ingredients

it contains: lavender, cistus,

prickly pear, calendula, helichrysum

and many other plants that you will

find along the pathways. You might

even feel like tasting them because of

their smell of goat’s milk, olive oil, rice

starch. Clay, charcoal and minerals are

used as well but all cosmetic products,

fully biodegradable, are certified and

registered at the European portal

CPNP. The handcrafted creations are

beautiful too: necklaces, bags, notebooks,

cutting boards, each one different

from the other…. And a corner

especially for children! Agnese and

Adriana will help you to learn more

about nature-friendly products, able to

cure body and soul.

Elba Artenaturale ® 2017

di Agnese Innocenti

Piazza della Gogna, nr. 12

57030 Marciana, isola d'Elba ( LI)

Tel/WhatsApp: 3357003519

Email: artsofelba@gmail.com

Instagram:@elbaartenaturale

www.elbaartenaturale.com

foto ©Agnese Innocenti

116

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Fondazione Acqua dell’Elba,

un contributo per l’Isola

-

Ilaria Leonetti

Ambiente, istruzione e cultura, arte, sanità e società.

Questo il cuore della Fondazione Acqua dell’Elba, neonata

realtà no-profit pensata per far dare un aiuto alla crescita

dell’Isola e del suo patrimonio naturalistico, sociale e

culturale.

Nell’area ambiente, sarà da ora in poi la Fondazione a

portare avanti lo storico progetto “La Via dell’Essenza”,

per creare un sentiero che costeggi l’Isola. Allo stato

attuale sono state completate 5 tappe del percorso. Con il

trasferimento delle attività del progetto sotto la Fondazione

si punta a creare nuove e più importanti sinergie, anche per

accelerare il completamento del sentiero.

La nuova realtà si occuperà, già da quest’anno, anche di

sostenere la biodiversità tramite l’implementazione di

un progetto triennale a sostegno delle api e degli insetti

impollinatori realizzato in collaborazione con la WBA -

World Biodiversity Association.

L’impegno a favore dell'istruzione si concretizzerà

arricchendo le biblioteche degli istituti scolastici superiori

elbani con circa 100 libri all’anno, di cui circa 1/3 dedicati

al tema dell’empowerment femminile, da sempre caro ad

Acqua dell’Elba. La donazione è il punto di partenza di un

progetto più ampio volto all’arricchimento dei curricula

scolastici, alla creazione di eventi di confronto con esperti

esterni e alla disseminazione delle tematiche tra tutti gli

studenti.

SEIF – Sea Essence International Festival – sarà una delle

anime dell’area Cultura della Fondazione. Case history

nell’area EDUCAZIONE AL MARE (OCEAN LITERACY), SEIF

è una manifestazione poliedrica, che spazia dalla ragione

all'emozione e al contempo volta a far pensare e sognare. Il

suo obiettivo è tutelare il mare promuovendone la bellezza

tramite la letteratura, il cinema, il teatro l’arte, la musica e lo

spettacolo.

ENVIRONMENT 117


La Fondazione si occuperà anche di “sanità e società”

promuovendo, per quest’anno, due realtà locali eccezionali:

EndoElba, l’Associazione in sostengo delle donne affette da

Endometriosi e l’associazione “Diversamente Sani”, punto

di riferimento elbano per i malati oncologici e loro famiglie.

Sempre in quest’area sono previsti altri interventi, per

esempio il supporto – secondo modalità da definire - alle

pubbliche assistenze elbane.

Confluirà, infine, nella Fondazione anche lo storico

progetto “Artisti all’Elba”, tramite il quale l’azienda sostiene

da anni l’Arte e la creatività. Nell’anno della partenza, è

questo il filone scelto per far salpare la nave, donando alla

Fondazione i proventi della vendita della Collezione d’Arte

Profumatori per Ambiente “Le spiagge degli Argonauti”:

un’edizione limitata realizzata dall’artista Alfredo Gioventù

per Acqua dell’Elba, ispirata ai sassi bianchi, maculati di

segni nero-blu, delle spiagge a nord dell’Isola d’Elba.

ACQUA DELL’ELBA FOUNDATION,

OUR CONTRIBUTION TO ISOLA D’ELBA.

Environment, education and culture, art, health, community

and society. This is the heart of Acqua dell’Elba Foundation,

a newly-constituted non-profit reality intended to support

the development of the Island and of its naturalistic, social

and cultural heritage. In the environment sector, henceforth

it will be the Foundation who will lead the historical project

named “La Via dell’Essenza” (“Essence Street”), whose

objective is to create a pathway tracing the entire coastline

of the island. At the moment, 5 stages of this trailway have

been completed. Transferring the activities of this project

to the Foundation aims at creating new and more important

synergies, also in order to accelerate completion of the whole

trailway. Already starting from this year, the new entity will

also be tasked with developing biodiversity through the

implementation of a triennial project in support of bees and

other pollinating insects, realised in collaboration with the

WBA – World Biodiversity Association. Our commitment in

favour of education will develop by enriching the libraries of

high schools on Elba with approximately 100 books a year, of

which around 1/3 will be dedicated to the subject of female

empowerment, which was always dear to Acqua dell’Elba.

This donation is the starting point of a wider project aimed

at the enrichment of scholastic curricula, at the creation of

events contemplating exchanges with external experts, as

well as at the divulgation of these subjects amongst all of the

students. SEIF – Sea Essence International festival – will be

at the core of the Culture department of the Foundation. A

case history in the area of OCEAN LITERACY, SEIF is a holistic

event, ranging from reason to emotion, at the same time

intended to stimulate thoughts and dreams. Its objective is

to safeguard the sea promoting its beauty through literature,

cinema, theatre, art, music and show business.

The Foundation will also be tasked with “health and society”

through the promotion, this year, of two exceptional

local realities: EndoElba, the Association in support of

women affected by endometriosis, and the association

“Diversamente Sani” (“Differently Healthy”), an Elban beacon

of hope for patients of oncological illnesses and their

families. Also in this area, other interventions are planned,

for example the support – along modalities still to be defined

– of entities engaged in Elban public assistance.

Finally, the historical project “Artists on Elba”, through

which the company has supported the Arts and creativity

for years, will also fall under the remit of the Foundation. In

its starting year, this is the subject chosen to put wind in its

sails, by donating to the Foundation all profits from sales of

the Home Fragrance Diffusers Artist’s Collection “Le Spiagge

degli Argonauti” (“Shores of the Argonauts”): a limited edition

created by the the artist Alfredo Gioventù for Acqua dell’Elba,

inspired by the white stones, stained by black-blue marks,

typical of the beaches in the North of Isola d’Elba.

118

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SALVIAMO LE API

PER SALVARE IL MONDO

Lo sapete cosa sono le arnie Top Bar? E la Domus mellifera?

Nell’anno delle api, in occasione del #biodiversityday,

vi raccontiamo del progetto che la Fondazione Acqua

dell’Elba sta portando avanti insieme a World Biodiversity

Association - Arcipelago Toscano. In un luogo spettacolare,

ai piedi del Monte Capanne e sotto le mura della fortezza

pisana di Marciana (all’Isola d’Elba), la Fondazione insieme

a WBA World Biodiversity Association ha popolato cinque

arnie Top Bar che per la loro caratteristica sono sostenibili

e consentono alle api di vivere in miglior armonia e

naturalezza con il minimo supporto dell'uomo. Le api stesse

riconoscono un simbolo grafico (meglio se blu, verde o giallo,

il rosso ad esempio non lo distinguono!) e rientrano da sole

nella loro arnia di riferimento. Si diventa così ‘gestori’ e non

allevatori di api, saranno le api stesse a costruire all’interno

di questo spazio che riconoscono come loro casa, le strutture

che servono per il miele e la cera. Al fine di preservare la

genetica dell’ape resiliente in natura, inoltre, verranno a

breve posizionate su alcuni dei sentieri dell’isola, anche

alcune Domus Mellifera. La Domus mellifera, a differenza

delle arnie standard, viene lasciate a disposizione delle api

o sciami liberi, in modo che sia utilizzata dalle api come un

qualunque anfratto, albero o luogo della natura.

Le api scelte per popolare le arnie sono del tipo ‘ape Ligustica’,

la più italiana esistente. Ad aiutare nel posizionamento delle

arnie e gestione degli sciami, Davide e Michela dell’azienda

agricola Az.Agr. I Giardini di Poseidone!

SAVE THE BEES TO SAVE THE WORLD.

Do you know what the Top Bar beehives are? And the Domus

mellifera? In the year of bees and on the occasion of the

#biodiversityday, we will tell you about the project that the

Acqua dell’Elba Foundation is carrying out together with the

World Biodiversity Association of the Tuscan Archipelago.

In a spectacular setting, at the foot of Mount Capanne,

under the walls of the Pisan Fortress in Marciana on the

Island of Elba, the Foundation together with the WBA World

Biodiversity Association has populated five beehives Top

Bar that are sustainable and allow the bees to live naturally

and more harmoniously with minimal human support. The

Da sinistra:Davide Fabbri, Michela Francia, Monica Collu, Leonardo Forbicion | foto ©EnjoyElba

bees themselves recognize a graphic symbol (best if blue,

green or yellow, as they do not distinguish red) and return

by themselves to the right hive. In this way, you become

‘managers’, not beekeepers and it will be the bees themselves

who will build the structures that are used for honey and wax

inside this space that they recognize as their home. In order

to preserve the genetics of the bees, resilient in nature, some

Domus Mellifera will soon be placed on some of the footpaths

of the island. The Domus Mellifera, unlike standard beehives,

is left available to bees or free swarms, so that it is used by the

bees as they would use any crevice, tree or other natural place.

The bees chosen to populate the hives are the ‘Ligustica bee’

type, the most Italian in existence. To help in the positioning of

the hives and the management of the swarms, are Davide and

Michela from the Giardini di Poseidone farm!

ENVIRONMENT 119


La banca delle api

“diamo una mano

alle api resilienti”

Leonardo Forbicioni

“Se le api scomparissero dalla terra, per

l’uomo non resterebbero che quattro

anni di vita. Niente api niente impollinazione…nessun

uomo”. Tutti noi abbiamo

sentito almeno una volta in questi ultimi

anni questa frase erroneamente attribuita

ad Albert Einstein che in realtà

sarebbe da far corrispondere al concetto

espresso dal poeta Premio Nobel

Maurice Maeterlinck che nel 1901 scriveva:

“Si stima che più di centomila varietà

di piante scomparirebbero se le api

non le visitassero”. Non si possono però

comprendere tali affermazioni senza

prima rispondere ad alcune domande.

Ad esempio: quali e quante sono le specie

di “api”? Se chiediamo a qualcuno di

indicarci quante api conosce, ci sentiremo

rispondere quasi sicuramente

che conosce solo “l’ape che fa il miele”.

In realtà l’ape mellifica è solo una delle

oltre 20.000 specie presenti al mondo,

delle quali 2000 in Europa e circa 1000

conosciute per l’Italia. Tutte queste

specie sono legate indissolubilmente

alle piante, anzi, per esser più precisi,

ai loro fiori. Infatti questi organismi si

sono evoluti contemporaneamente ad

alcuni gruppi di piante, fino a raggiungere

una sorta di reciproca dipendenza.

Potremmo estremizzare affermando

che: “non possono esistere fiori senza

api e non possono esistere api senza

fiori”. Infatti le api si nutrono di polline,

con il quale allevano anche la loro prole

ed inoltre ricavano energia dal nettare

dei fiori, questi ultimi, a loro volta

riescono a compiere l’impollinazione

incrociata solo grazie all’incessante lavoro

di questi insetti.

Ma veniamo all’ape per antonomasia,

l’ape mellifica (Apis mellifera (Linnaeus,

1758)). Questa specie viene comunemente

ed a torto considerata “domestica”,

mentre in realtà si tratta di

un animale selvatico a tutti gli effetti,

un insetto che opera in natura e che

l’uomo non è mai riuscito a rendere

domestico, non potendone completamente

controllare riproduzione ed

alimentazione. Questa problematica

è stata definita nel 2018 dai maggiori

studiosi italiani in campo apidologico,

nella Carta di San Michele all’Adige.

Questo importante documento collettivo

si prefigge di tutelare la variabilità

genetica delle quattro sottospecie

presenti in Italia (mellifera, carnica,

ligustica e siciliana) favorendo la presenza

ed il monitoraggio delle colonie

selvatiche non gestite. Queste colonie

che solitamente si insediano in cavità

naturali ma anche nei muri o in manufatti

umani in disuso, dovendo riuscire

a sopravvivere senza le cure degli

apicoltori, sono costrette a sottostare

alle dure leggi della selezione naturale,

affrontando tutte le problematiche

climatiche, biologiche e parassitarie

che ogni giorno si presentano loro.

Questo processo naturale rende queste

colonie selvatiche sempre più adatte

all’ambiente dove vivono, costituendo

un importantissimo patrimonio genetico

utile sia alla sopravvivenza della

specie che al benessere dell’ecosistema.

Un po’ come si fa per gli uccelli, si è

quindi pensato di fornire nidi artificiali

sviando le api dal colonizzare cavità che

possano creare problemi perché vicine

ad attività umane. Per favorire questi

alveari naturali, si sta diffondendo

all’Elba il progetto “Domus Mellifera”,

promosso dalla World Biodiversity Association

che prevede l’installazione

di casse nido artificiali su tutto il territorio.

Molte aziende locali, sensibili al

tema, hanno già aderito a questa iniziativa

ed altre lo stanno facendo in questi

mesi, posizionando nei loro terreni uno

di questi nidi che, una volta colonizzati,

costituiranno per quest’isola una vera e

propria “Banca delle Api”!

120

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


THE BEE BANK

In 1901, the Nobel Prize winner, Maurice

Maeterlinck wrote: “It is estimated

that over one hundred thousand varieties

of plants would disappear if the

bees did not visit them”. But how many

species of “bees” are there? There are

20,000 of which 2000 in Europe and

about 1000 in Italy. All these species

are inextricably linked to plants, indeed,

to their flowers. In fact, these organisms

have evolved at the same time

as some groups of plants, reaching a

sort of mutual dependence. We could

go further by saying that “there can be

no flowers without bees and there can

be no bees without flowers”. After all,

bees feed on pollen, with which they

raise their offspring and derive energy

from the nectar of the flowers which

in turn are able to carry out cross-pollination

thanks only to the incessant

work of these insects.

The Honey bee (Apis mellifera) is an

insect that operates in nature and that

man has never managed to domesticate,

not being able to completely

control reproduction and nutrition.

Four subspecies are present in Italy

(mellifera, carnica, ligustica and siciliana)

of which the genetic variability is

protected. These colonies live in natural

cavities in walls or in disused buildings

and, having to manage to survive

without the care of a beekeeper, they

are forced to submit to the harsh laws

of natural selection, facing countless

climatic, biological and parasitic problems.

This natural process makes these

wild colonies increasinly more suitable

for the environment where they live,

representing a very important genetic

heritage, useful both for the survival

of the species and for the well-being

of the ecosystem. To encourage these

natural hives, the World Biodiversity

Association has promoted a project,

the “Domus Mellifera”, in action on the

Island of Elba. It involves the positioning

of shelter nests throughout the

territory in order to create a real Bee

Bank.

Leonardo Forbicioni

Curatore responsabile

NatLab - Il Museo Naturalistico

dell'Arcipelago Toscano

Forte Inglese - 57037 Portoferraio (LI)

Vicepresidente W.B.A. onlus

World Biodiversity Association onlus

Coordinatore WBA onlus - Sezione

Arcipelago Toscano

@mail: arcipelago.toscano@biodiversityassociation.org

tel. +39 339 5275910

ResearchGate: https://www.researchgate.net/profile/Leonardo_Forbicioni

ORCID iD: 0000-0002-9888-6756

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Instagram: @forbix_nat_lab

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FORBIXLeonardo

foto ©Leonardo Forbicioni

ENVIRONMENT 121


La straordinaria

geodiversità elbana

foto ©Andrea Dini

Āndrea Dini

Istituto di Geoscienze e Georisorse-CNR

122

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


“Ancora all’Isola d’Elba? Ma è da

trent’anni che ci vai a studiare rocce e

minerali. Cosa c’è ancora da scoprire?”

Ad onor del vero è da quaranta anni

che frequento l’isola, ma durante i

primi dieci anni venivo solo per divertimento,

per esplorare falesie, “coti”

di granito e miniere alla ricerca dei

leggendari cristalli di minerali visti nei

musei universitari di Firenze e Pisa. Le

domande di Chiara, mia compagna di

vita e collega di lavoro, ogni volta mi

fanno riflettere. Il dubbio che si tratti

di una mia fissazione, una specie di

“malattia” geo-mineralogica, si insinua

nella mente. Dubbio che svanisce al

rientro da ogni spedizione in terra

elbana quando, seduto in una poltrona

del traghetto, metto in ordine le

osservazioni scientifiche e le fotografie

raccolte. Ogni volta scopro qualcosa di

nuovo, anche quando percorro zone

viste in precedenza, e nuove tessere

si aggiungono al grande puzzle della

geodiversità elbana.

La geodiversità, infatti, è alla base di

tutto: dalle georisorse su cui è fondata

la nostra società, ai terreni in cui

coltiviamo; dalla regolamentazione

geologica del nostro ambiente, ai paesaggi

all’aperto che le persone visitano

per svago. Minerali, rocce, fossili, suoli,

sedimenti, forme del terreno, processi

geologici, idrologici e morfogenetici

sono tutti elementi fondamentali della

geodiversità che ci circonda. Esistono

dei luoghi speciali del nostro pianeta

dove la sovrapposizione nel tempo e

nello spazio di processi tettonici, magmatici,

metamorfici e idrotermali ha

creato una notevole diversità mineralogica

e litologica estesa per migliaia

di chilometri quadrati. Uno di questi

luoghi è la Toscana e in particolare

l’Isola d’Elba. È grazie alla straordinaria

diversità geo-mineralogica che la Toscana

è stata per migliaia di anni terra

di miniere, producendo innovazioni

tecnologiche e stimolando una grande

diversità culturale e scientifica.

Diamo un po' di numeri della diversità

mineralogica elbana. Quasi 250 specie

minerali identificate nell’isola, cioè

circa il 5% di tutti i minerali finora

scoperti sulla Terra. Una media di più

di 100 specie minerali per 100 km2,

un valore 10-100 volte superiore alla

media di gran parte dell’Italia e del

mondo. 15 specie minerali scoperte

per la prima volta sull’isola. Due di

queste nuove specie prendono il nome

dall’Isola: elbaite (dal nome moderno)

e ilvaite (dal nome latino).

Un anno fa sono stato contattato da

un gruppo di associazioni elbane per

scrivere un libro che parlasse della

diversità geo-mineralogica dell’Isola

d’Elba. Ho avuto il privilegio di collaborare

con molte elbane ed elbani, due

per tutti: Graziano Rinaldi e Patrizia

Lupi, straordinari compagni di questa

avventura editoriale.

Un puzzle condiviso con colleghi di

università e enti di ricerca di tutto il

mondo, non solo italiani. L’Isola d’Elba

è un paradiso geo-mineralogico e costituisce

un esperimento fantastico di

confronto scientifico tra scuole di pensiero

diverse. Si perché chi fa ricerca

scientifica sull’isola non la pensa sempre

allo stesso modo ed è da almeno

duecento anni che gli scienziati della

Terra si “scontrano” e dibattono sulla

geodiversità elbana. Non è importante

tanto sapere chi sono i vincitori e i vinti

quanto comprendere che è da questo

confronto che affineremo sempre più

la conoscenza della storia geologica

dell’Isola d’Elba, la genesi dei giacimenti

di ferro più importanti dell’antichità,

come pure l’origine del bacino

marino che, a partire da circa 20

milioni di anni fa, ha diviso la Corsica

dalla penisola italiana. In tutto questo,

il Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano ha un compito fondamentale,

quello di valorizzare e far conoscere la

biodiversità marina e terrestre senza

dimenticare però la straordinaria geodiversità

che ne sta alla base.

ENVIRONMENT 123


THE EXTRAORDINARY ELBAN GEODIVERSITY

Chiara, my life partner and geologist like myself, asks me

what I think there is left to discover on Elba after forty years.

It is not an obsession, truly every time I discover new pieces

to add to the great puzzle of Elba’s geodiversity. This is how

many colleagues from all over the world think: Elba is a

geomineralogical paradise. For at least two hundred years,

Earth scientists have been ‘clashing’ and debating Elba’s

geodiversity by studying the genesis of the most important

iron deposits of antiquity, or the origin of the sea basin that,

starting from about 20 million years ago, has separated

Corsica from the Italian peninsula. There are special places

on our planet where the overlap in time and space of tectonic,

magmatic, metamorphic and hydrothermal processes

has created a remarkable mineralogical and lithological

diversity extended for thousands of square kilometers. One

of these places is Tuscany and in particular the Island of

Elba. It is thanks to the extraordinary geo-mineralogical variety

that Tuscany has been a land of mines for thousands of

years, producing technological innovations and stimulating

a great cultural and scientific diversity.

Here are some numbers regarding the mineralogical

diversity of the Island of Elba. Almost 230 mineral species

have been identified on the island, that is about 5% of all the

minerals discovered so far on Earth. That is an average of

over 100 mineral species per 100km2, a value 10-100 times

higher than the average for most of Italy and the world. 15

mineral species discovered for the first time on the Island.

Two of these new species are named after the Island: elbaite

(from the modern name) and ilvaite (from the Latin name).

The National Park of the Tuscan Archipelago has a fundamental

task, that of enhancing and making known the

marine and terrestrial biodiversity without forgetting the

extraordinary geodiversity that underlies it.

From there it all began.

124

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


I fiori

della Terra

Il volume racconta la straordinaria geodiversità dell’Elba,

attraverso testi e immagini che, alla valenza scientifica, affiancano

una affascinante narrazione per guidare il lettore

alla scoperta dell’ Isola, guardando ai paesaggi, alla bellezza,

alla incredibile biodiversità, partendo dalla storia della

sua antichissima formazione geologica. Diviso in capitoli,

descrive le aree geografiche dell’Elba, connotate da una

incredibile diversità geo-minearia, come se fosse una vera

e propria guida per imparare ad osservare quello che sta

sotto i nostri piedi. Grazie al ricco corredo fotografico, frutto

del lavoro di Andrea Dini e Graziando Rinaldi, oltre che di

numerosi altri autori, emerge la poliedricità delle sfaccettature

e delle sfumature dei minerali custoditi tra le rocce ed

il terreno. Il volume riesce a stupire e a stimolare i visitatore

offrendo un orizzonte diverso da quello marino, legato non

solo alle sue spiagge ed alla fruizione estiva del suo territorio

ma invitando i viaggiatori e i turisti all’esplorazione dei

suoi siti, percorrendo i vecchi sentieri dei minatori, cavatori

o contadini che si snodano per tutta l’Isola. Da qui il titolo

del volume “I fiori della terra” che stupiscono per l’incredibile

esplosione di forme geometriche e colori, veri e propri “

gioielli”, unici, ricercati e diffusi in tutte le collezioni in tutti

i continenti. Quelli che i minatori chiamavano “scherzi”

sono stati studiati da ricercatori internazionali e tuttora

richiamano studiosi, scienziati e studenti dalle università

di tutto il mondo. Il volume non si rivolge solo ai geologi o

agli addetti ai lavori, ma a chiunque voglia osservare l’Elba

con occhi diversi, scoprendo le tracce della sua storia fra i

graniti, i boschi, o gli scavi delle miniere, dove rimangono

tracce di siti archeologici risalenti alle epoche più antiche,

dall’eneolitico fino agli Etruschi, e successivamente ai

Romani, al Rinascimento fino ai giorni nostri. I testi sono

stati curato da Andrea Dini, Graziano Rinaldi, Patrizia Lupi,

autori del volume, nel quale è presente anche un capitolo

dedicato agli Etruschi all’Elba, curato dall’archeologa Laura

Pagliantini.

THE FLOWERS OF THE EARTH - THE EXTRAORDINARY

GEO-MINING DIVERSITY OF THE ISLAND OF ELBA

The notebook recounts the extraordinary geodiversity of

Elba through texts and images that, alongside the scientific

value, combine with a fascinating narration, guiding the

reader to discover the island, look at the landscapes, the

beauty, the incredible biodiversity, starting with the history

of its ancient geological formation. Divided into chapters,

it describes the geographical areas of Elba, bringing

the reader to find out more about the Island, not only its

multicoloured beaches, but also following along the old pathways

of the miners, the quarrymen or the farmers. Elba’s

minerals are “jewels”, unique, sought after and widespread

in museum collections in every continent. By observing

the minerals, there are traces of the history of Elba among

the granites, the woodlands, or the mine excavations where

remains of archaeological sites date back to ancient times,

from Aeneolithic to the Etruscans and later to the Romans,

to the Renaissance and up to the present day. The chapter

dedicated to the Etruscans on Elba has been written by the

archaeologist Laura Paglianti. Andrea Dini, Graziano Rinaldi

and Patrizia Lupi are the authors of the book that is part

of the project “Elba degli Etruschi”, funded by the Tuscany

Region.

La pubblicazione è stata possibile grazie al contributo della

Regione Toscana nell’ambito del bando per la Giornata degli

Etruschi. Con il Parco Minerario dell’Isola d’Elba, con sede

a Rio, come capofila e la partecipazione di altri 22 soggetti

pubblici e privati elbani, il progetto “Elba degli Etruschi”, curato

dalla giornalista Patrizia Lupi e coordinato da Sabrina

Busato, Presidente FEISCT, è stato il primo classificato fra

quelli toscani.

ENVIRONMENT 125


La Piccola Miniera

a Porto Azzurro

-Patrizia Pellegrini

Emilio Giacomelli a lavoro

Emilio Giacomelli la miniera la conosceva bene: cresciuto nei

paesi dei minatori, fin da piccolo aveva seguito passo passo

i paesani con il piccone in spalla e ne conosceva i canti e le

storie. Vedeva brillare sulla loro pelle quella polvere di stelle e il

paese di Rio splendeva come la spiaggia nera di ematite, anche

di notte al chiaro di luna. Un paesaggio magico dove le stelle

brillavano fra le finestre.

Ogni tanto, poi, uscivano dalle bisacce, fra il fiasco e il “convio”,

quegli “scherzi” come loro li chiamavano. Minerali dalle

forme geometriche straordinarie, dai colori incredibili usciti

da tutto quel ruggine delle colline intorno, veri e propri gioielli,

ed anche la pirite sembrava oro e lasciava immaginare tesori,

caverne e storie di giganti. Aveva capito che la miniera era fatica

e pericolo ma anche meraviglia e bellezza perché le rocce

di quel fazzoletto di terra in mezzo al Tirreno racchiudevano

pezzi unici, e veniva gente da tutto il mondo a cercarli.

Così, un po’ per caso e un po’ per arrotondare il salario di provetto

intagliatore iniziò l’attività della Piccola Miniera perché

il Giacomelli non ne poteva stare lontano e l’aveva costruita

vicino a casa, per quei turisti che non sapevano calarsi nei

cunicoli sotto terra e preferivano vederli nel suo piccolo museo,

quei ricami di cristallo. Affascinato dalla lavorazione del

ferro dal tempo degli Etruschi, ne aveva riprodotto le fornaci,

ricostruendo strumenti, ambienti, mostrandone gli schiumoli

che abbondavano in tutta l’Elba, dove per centinaia di anni le

foreste di lecci avevano alimentato i forni di fusione, ad est e

a ovest. il Museo Minerario Etrusco si propone ancora oggi

di valorizzare l’importanza della presenza etrusca all’Isola

d’Elba. Di notevole interesse culturale sono la riproduzione di

quattro forni etruschi in sezione con le varie tappe di cottura

dell’ematite, il video sul funzionamento dei forni ed una serie

di bellissimi affreschi.

Oggi la Piccola Miniera nata dall’esperienza e dalla fantasia

di Emilio, oltre che dalla passione e dedizione della moglie

Anna Maria, che lo ha seguito da sempre per scavi, falesie e

gallerie, ancora dopo quaranta anni rappresenta un punto di

riferimento per chi vuole conoscere il patrimonio geologico e

minerario elbano e il suo complesso sistema estrattivo, grazie

alla vasta collezione di minerali e al laboratorio per la lavorazione

delle pietre dure con la taglieria artigianale. Sono diciannove

le bacheche del museo con esposti minerali corredati da

schede didattiche e fotografie dei punti di ritrovamento. Per

Via Provinciale Est

(direzione Rio Marina),

Porto Azzurro

Tel. +39 0565 95350

foto@Laura Giacomelli

126

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non parlare della ricca esposizione di oggetti, monili preziosi o

bigiotteria in larga parte prodotta artigianalmente: soluzioni

fantasiose che nascono dalla lavorazione sapiente della

pietra.

A far da guida la stessa Anna Maria con le figlie Laura e

Linda che dal padre hanno appreso l’arte di raccontare, oltre

alle conoscenze tecniche e scientifiche. Anche i bambini

rimarranno affascinati dal viaggio con il trenino dentro la

piccola miniera ricostruita con materiali naturali e autentici

e con i macchinari originali utilizzati per l’estrazione. C’è

perfino un laghetto sotterraneo, dove brillano fra le rocce,

quarzo ed eurite, insieme ai vecchi strumenti di lavoro. Prima

di lasciare l’esposizione è consigliato il tour nell’Enoteca-Degustazione

in cui vengono proposti e presentati i più

importanti prodotti eno-gastronomici del territorio.

THE LITTLE MINE

Emilio Giacomelli knew the mine well: he had grown up in

the miners’ villages and from an early age he had followed

the miners step by step with a pickaxe on his shoulder and

knew their songs and their stories. He saw the stardust shining

on their skin and the town of Rio shone like the black

hematite beach, even at night in the moonlight. It was a

magical landscape where the stars shone between the windows.

He understood that the mine was hard work and danger

but also wonder and beauty because the rocks of that

tiny piece of land in the middle of the Tyrrhenian Sea contained

unique pieces and people would come from all over

the world to search for them. Hence the idea of the Little

Mine, to show tourists those gems of incredible colours and

geometric shapes. Fascinated by the processing of iron from

the time of the Etruscans, he had reproduced the furnaces.

The Etruscan Mining Museum still aims to give value to the

importance of the Etruscan presence on the Island of Elba.

The reproduction of four Etruscan ovens in section with the

various stages of smelting is of great cultural interest with

the video of the working of the ovens and a series of beautiful

frescoes. The Little Mine was the idea and fantasy of

Emilio and his wife Anna Maria and today is a landmark for

those who want to know the geological and mining heritage

of Elba, thanks to the vast collection of minerals and the

laboratory for the processing of semi-precious stones. Not

to mention the rich display of objects; precious ornaments

or artistic handcrafted costume jewellery: imaginative solutions

that arise from the skilful working of the stone. Anna

Maria herself, with her daughters Laura and Linda will guide

you through it: they learned the art of storytelling as well

as the technical knowledge from their father. Children will

be fascinated by the train ride inside the little mine, rebuilt

with natural, authentic materials and showing original machinery.

There is even an underground pool where quartz

and eurite shine in the rocks alongside the old working

tools. Before leaving the exhibition, it is a good idea to have a

foto@Valentina Locci

ENVIRONMENT 127


I Giardini

di Poseidone

A.T.

L’aria del guerriero l’ha mantenuta Dave Fabbri anche se si è tagliato i rasta che

raccoglieva in una fascia colorata sulla testa. Sempre al suo fianco Michela, con

l’aria da principessa gentile, le manca solo la corona. Sembrano usciti da un

Fantasy. Mettono insieme storia e futuro, sapere scientifico e lavoro manuale,

tecnologie e ricette della tradizione, come se nulla fosse. E non finiresti mai di

starli a sentire perché sanno e, soprattutto, fanno un sacco di cose. Li trovi sotto

i loro ulivi con il seghetto a mano, perché non vorrai mica potarli con la sega

elettrica gli alberi che brucia la corteccia, oppure nei mercati a vendere i loro

prodotti davvero biologici, su FaceBook a mostrare nei reel il loro lavoro, in giro

per l’Elba a posizionare gli apiari top bar per il progetto WBA del NatLab gestito

a Forte Inglese dal loro amico Leonardo Forbicioni. Se ti va bene puoi anche

comprare le uova delle loro sessanta galline, quelle sì allevate a terra, sotto gli

olivi che così concimano e fanno pulizia se la “mosca” avesse voglia di attaccarli.

“Utilizzo della chimica zero”: dice Dave. Le uova le mettono nelle scatoline

che quando le vedi ti chiedi come hanno trovato il tempo anche per dipingerle

perché sono come quelle che si vedono nelle cartoline di Pasqua: rosa, celesti,

verdine, marrone scuro, beige, bianche lattate. Poi scopri che non c’hanno messo

pennello ma ce l’ha messo la natura perchè quelle uova prelibate vengono

da galline di razze rare e antiche, delle quali Dave conserva la genetica. E guai se

qualcuno dice che le galline sono tutte uguali. Le livornesi dai colori sgargianti, e

poi le bionde piemontesi, le Marans, le Rama, le Valdarno, le Padovane, l’ Araucana,

l’Ermellinata di Rovigo, le Millefiori di Lonigo, ogni luogo ha la sua razza.

Viene voglia di mettersele in giardino, insieme alle quaglie o alle anatre, perché

trovi anche le loro uova nel cestino. Vuoi fare una frittata? non manca ovviamente

il secondo ingrediente appena colto dall’orto, che siano baccelli, piselli,

radicchi, cipolle di Patresi o della Zanca, zucchini e zucche, fagiolini, insomma

quello che la stagione offre in quel momento di frutta e verdura.

Quando vai nella loro azienda, i Giardini di Poseidone, al Buraccio, ti conviene

portare la “sporta” della spesa, anche due. Non vorrai mica andartene senza

l’olio che sa di vento e mare, senza il miele che merita un discorso a parte, le dolcissime

fragoline celtiche bianche, rosa o nere, che Paola Bertani de “Le Magie”

adopera per vincere i premi con le sue praline, le insalatine appena colte, le salsicce

di cinghiale, i sottoli come quelli che facevano le nonne… Devo continuare?

Ho già l’acquolina in bocca. Una cosa è comunque certa: la salute ci guadagna.

POSEIDON’S GARDENS

Davide Fabbri

David Fabbri and constant companion Michela seem to have walked out of

a Fantasy: he has the air of a warrior and she seems like the gentle princess.

They unite history and future, scientific knowledge and hard labour, technology

and traditional recipes as if it were all normal. You meet them under their

128

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


olive trees with a hacksaw or in the market selling their truly

organic products, on Facebook showing their work in reels or

around Elba positioning their Top Bar Apiaries for the WBA

project of the NatLab by Leonardo Forbicioni. If you like, you

can also buy fresh eggs from their 60 free-range hens. When

they put the eggs in boxes, you wonder how they found the

time to paint them, because they are like the ones you see

on Easter cards: pink, light blue, green, dark brown, beige,

off-white. Then you find out that it was Nature itself because

those eggs are from hens of rare, ancient breeds.

Gardens, you should remember your shopping basket for

the oil that tastes of wind and sea, honey from their hives

scattered all over Elba, sweet white Celtic strawberries, pink

or black, the ones that Paola Bertani from “Le Magie” uses

to win prizes with her pralines, freshly cut lettuce, wild boar

sausages, pickles like grandma used to make. One thing is for

sure: health benefits.

Do you want to make an omelette? Right, the next ingredient

comes straight from the garden, whether runner beans, peas,

chicory, onions from Patresi or La Zanca, courgettes and

pumpkins, green beans, in fact, whatever the season has to

offer in that moment. When you go to their farm, Poseidon’s

Az. Agr. I Giardini di Poseidone - Porto Azzurro

www.igiardinidiposeidone.com

Davide Fabbri

davide.fabbri16@gmail.com

Tel + 39 335 5689376

Michela Francia

ENVIRONMENT 129


Another Elba

con Valérie Pizzera

-Patrizia Lupi

E’ proprio un’altra Elba quella che scoprirete

con Valèrie Pizzera, che vi guiderà sui

sentieri nel cuore delle colline a ridosso

delle belle spiagge, nei musei o in visita

alle fortezze sparse su tutta l’isola. Imparerete

a vedere i particolari, i luoghi della

storia, non solo quella ufficiale e gloriosa,

ma quella degli “umili”, dove scorreva la

vita degli antichi abitanti, fra miniere di

ferro e cave di granito, fra muretti a secco,

mulini, stalle e magazzini. Imparerete a

distinguere il profumo dell’elicriso o della

lavanda selvatica, a riconoscere le erbe

e magari ad adoperarle in cucina, per le

creme di bellezza o per … pozioni magiche.

Perché qualcosa di magico c’è sempre nel

racconto di Valèrie che sembra uscita da

una fiaba, bella come una “fatina” e allegra

come un folletto. Esuberante, simpatica,

coinvolgente, attaccata allo scoglio dove è

cresciuta, nonostante la sua doppia anima

francese e spagnola, e le sue molteplici

esperienze professionali fuori dall’Isola.

Un’escursione con lei non è mai banale o

scontata: il trekking sarà condito di racconti

e leggende, da performance musicali

o artistiche, da merende e degustazioni

con prodotti a km 0. Vi si aprirà un modo

di paesaggi, saperi, sapori, bellezza,

natura, cultura. Una sorta di teatro all’aria

aperta dove sarete spettatori viaggiatori,

curiosi lettori, recuperando quella “parte

bambina” divertita e meravigliata per ogni

nuova scoperta.

Valèrie fa parte di quella schiera di appassionati

“cantastorie” 4.0 che raccontano

con l’anima quello che vanno scoprendo,

a partire dalle storie dei mille personaggi

che hanno abitato l’Elba, da Victor Hugo al

Mago Chiò, da Napoleone a De Chirico, da

Cosimo De Medici a Telemaco Signorini,

tanto per citarne qulìalcuno in ordine

sparso, ma sarebbero migliaia a nominarli

tutti. Con le sue escursioni vedrete con

occhi nuovi la vetta di granito del Monte

Capanne o le morbide spiagge dai mille

colori dovuti alle ricchezza geologica dell’Isola.

Si popoleranno con la fantasia ma a

volte con veri attori, le torri rinascimentali

o le ville romane e tornerete dal viaggio

più ricchi di emozioni e di conoscenze.

Una esperienza che non dimenticherete.

ANOTHER ELBA

WITH VALERIE PIZZERA

Valèrie Pizzera will lead you to discover

that other Elba, the one of the pathways

in the heart of the island, close

to the beautiful beaches, the museums,

the churches or the castles. You

will learn to see the details, the places

of history, not only the official one, but

that of the ‘humble’ people, where the

ancient inhabitants used to live and

spend their time, between iron mines

and granite quarries, between dry sto-

ne walls, mills, stables and other rural

buildings. While walking, you will learn

to recognize herbs and maybe use

them in the kitchen, as beauty creams

or for… magic potions. Because there is

always something magical in Valèrie’s

story that seems to come out of a fairy

tale, beautiful like a ‘fairy godmother’

and as cheerful as a leprechaun. She

is exuberant, friendly, engaging, fond

of the rock where she grew up despite

her double French and Spanish soul

and her various professional experiences

off the island. A trip with her

is never boring nor taken for granted:

there will be moments dedicated to

the theatre, music, art or to food and

wine traditions with tastings of local

products. The beautiful landscapes

of Elba, the tiny villages, the Roman

villas, the Etruscan settlements will be

populated by characters, sometimes

imaginary, sometimes with real actors

and you will go home from your trip

richer in emotions and in knowledge.

An unforgettable experience.

foto ©Manuela Cavallin

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ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


-Marisa Sardi

L'antico sentiero della Mortella

Il sentiero della Mortella, censito dal

CAI con il n°249, si trova all'interno

del perimetro del Parco Nazionale

dell'Arcipelago Toscano ed è di facile

percorrenza. Collega la località di

Viticcio a quella di Forno, facenti parte

entrambe del Comune di Marciana

fino al 1950. Comincia in prossimità

dell'hotel Scoglio Bianco e si sviluppa

in salita su di un dislivello massimo di

50 metri, fino a raggiungere il crinale

denominato Tre Centi, per poi ridiscendere

a Forno in un tempo stimato

in 30 minuti, calcolato su un'andatura

di passo tranquillo.

Fu molto frequentato negli ultimi due

secoli, quando cioè anche “le marine”

cominciarono ad essere abitate,

essendo cessati i pericoli provenienti

dalla incursioni piratesche.

Nelle zone circostanti furono praticate

l'agricoltura, la pastorizia e la caccia.

L'antropizzazione modificò la morfologia

originaria dei luoghi creando

giardini coltivati. I resti s'intravedono

oggi tra la vegetazione caratterizzata

da alberi, arbusti e cespugli tipici della

macchia mediterranea. Sicuramente

nel 1841 le piante più diffuse furono i

mirti, localmente detti mortelle, perchè

la zona fu riportata sul catasto leopoldino

come “marina della mortella”.

Tuttavia dopo il 1960 con la cessazione

delle attività agricole si sono moltiplicate

anche altre varietà botaniche

come i lecci, i lentischi, i ginepri sabina

marittimi,ecc.favoriti tutti da un clima

adatto. Grazie alla loro presenza, chi

percorre il sentiero beneficia di un

notevole benessere bioenergetico e

psico-fisico. Passeggiando i nostri

sensi ci mettono in contatto con la

natura che ci rilassa col suo verde e lo

straordinario panorama, ci fornisce

oli essenziali capaci di mantenere alte

le difese immunitarie e di combattere

pressione e cortisolo, ci procura piacere

con la vista di tanti colori e col profumo

delle piante aromatiche. Anche i

suoni naturali, come il cinguettio degli

uccelli o il rumore del mare, riducono

lo stress e infondono energia e calma.

Insomma, da sentiero del lavoro e della

fatica è diventato sentiero del benessere

e della salute.

THE MORTELLA PATH

Path n°249 is called the Mortella and it

links Viticcio to Forno in thirty minutes.

It was very popular in the last two

centuries when the “marinas” began

to be inhabited, and there were fewer

dangers from pirate raids. In the areas

around there, agriculture, farming

and hunting were practiced. Anthropization

changed the original shape of

places by creating cultivated gardens.

We can catch a glimpse of it nowadays

in the vegetation of trees, shrubs and

bushes typical of the Mediterranean

scrub. Certainly, in the 19th century,

the most widespread plant here was

myrtle, in Italian, mortella. From being

a path to work and fatigue, used by

hundreds of years by farmers, it has

now become a path of health and wellbeing

thanks to the beauty of its landscapes,

the perfume of the aromatic

plants, the essential oils that keep our

immune defences strong.

ENVIRONMENT 131


-P.L.

Fattoria Pimpinella:

un’oasi alle Solane

Fra Sant’Ilario, Procchio e Redinoce,

lungo il percorso della GTE, un’oasi

di pace vi accoglie con il calore delle

persone che hanno scelto di vivere in

campagna, fra animali, orti e orizzonti

aperti, perché pensano che il cambiamento

debba partire da ognuno di

noi e che la qualità della vita stia in un

sorriso, nel profumo della terra, nella

bellezza di un tramonto, nel cibo sano,

nella genuinità e nell’amore per ogni

forma vivente.

Un progetto iniziato cinque anni fa,

quando Ilaria e Walter con i loro figli

Margherita, Viola e Raffaele si sono

trasferiti da Bergamo alle Solane, dove

hanno comprato un rudere e dieci

ettari di bosco e campagna. Work in

progress per la Fattoria Pimpinella e,

dal dire al fare, il sogno è diventato realtà.

Tutto è iniziato per amore, perché

le imprese coraggiose hanno bisogni

di cuori grandi. Amore per gli animali,

per salvarli dalla strada e dal macello,

dando loro affetto, cura, equilibrio e

nuova vita. Cavalli, asini, capre, pecore,

maiali, galline, cani, gatti, oche, galline

in quantità.

Gli appassionati di trekking e mountain

bike, ma anche i viaggiatori alla

scoperta della storia e della biodiversità

elbana, troveranno ristoro, riposo,

amicizia, piatti gustosi, che sanno

di salute, di fronte ad un panorama

ineguagliabile. Una tavola sempre

aperta per gli amici, quella di Pimpinella,

con le bontà dei piatti fatti in

cassa, con quel che si trova, di vero, di

buono, a due passi da lì, nell’orto. Per

chi ama la natura elbana si consiglia

il bivacco, lontano dai luoghi caotici

delle vacanze balneari, per una sosta

senza stress, in un posto attrezzato,

adatto anche per piccoli gruppi. Non vi

annoierete perché la fattoria è sempre

piena di persone interessanti, e vi

potrete sbizzarrire nel riciclo creativo,

nell’uncinetto per costruire il vostro

scacciapensieri, nella raccolta delle

erbe, qualcuno vi insegnerà anche

ad usarle in cucina o per decorare le

stoffe, nella meditazione e nello yoga,

con un sacco di proposte per grandi e,

soprattutto, per i piccini.

Qualcuno non vorrà andar più via e si

porterà dentro, nel cuore e nelle narici,

indimenticabile, l’odore buono della

terra e degli animali. Melita, la cavalla

sopravvissuta al macello, si lascerà accarezzare,

grata e senza paura perché

ha capito che l’uomo può essere amico

quando ritrova il suo centro a contatto

con gli elementi della natura e si riconosce

nella terra, nell’aria, nell’acqua

e nel fuoco. Da dove tutto è partito e

tutto torna.

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PIMPINELLA FARM

It sits on the route of the GTE and is an

oasis of peace where you are warmly

welcomed by people who have chosen

to live in the countryside among their

animals, their gardens and open

horizons. Ilaria and Walter, with their

children Margherita, Viola and Raffaela

moved down from Bergamo to Le

Solane where they bought a ruin and

ten hectares of woodland and farmland,

fulfilling their dream of living

the simple country life, welcoming all

types of animals or saving them from

slaughter. Horses, donkeys, goats, sheep,

pigs, hens, a cow, dogs, cats, geese,

hens in great numbers.

Those who love hiking or riding their

mountain bikes, or also those who

enjoy travelling to discover the history

and biodiversity of Elba, will find here

refreshment, rest, a friendly welcome,

tasty dishes made with home produce

and views that take your breath

away. For nature-lovers, the bivouac

is the best idea, away from the chaos

of beach tourism, to have a stressfree

stop in a place that is equipped

with services and shower, particularly

appropriate for small groups. Here,

boredom does not exist because the

farm is always full of interesting people

and you can indulge in a hundred

creative activities and workshops or

else in walks, or in sessions of yoga

or meditation. This is a way to reconnect

with yourself, in touch with the

elements of nature: earth, air, water

and fire, where everything began and

everything returns.

Fattoria Pimpinella

Loc. Le Solane 18 – Procchio (Marciana)

Tel 340 5868869

email: walter.signori@gmail.com

foto ©Evi Mibelli

ENVIRONMENT 133


-Leonardo Preziosi

La zona umida

delle Prade

e la vecchia salina

foto©Gaetano Triscari

Presidente

Italia Nostra Arcipelago Toscano

Le zone umide, anche se di modeste

dimensioni, sono importantissime

come aree di sosta e alimentazione

per gli uccelli migratori, soprattutto

acquatici; sono veri e propri scrigni

di biodiversità. Gli ambienti umidi

rappresentano inoltre rifugio per

importanti popolazioni di anfibi fra

cui emerge la presenza di raganella

sarda e del rospo smeraldino. All’Elba

ne esistono due, a Mola e a Schiopparello;

rispettivamente nel comune di

Capoliveri e di Portoferraio, classificati

come siti d’interesse regionale ma non

inclusi nella rete Natura 2000.

134

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Oltre al valore naturalistico il sito di

Schiopparello ha un valore storico poiché

vi era collocata una piccola salina, l’ultima

sia in senso temporale che in termini di

lontananza dal centro abitato di Portoferraio;

preceduta da una sequenza di saline

che praticamente si estendevano per

buona parte del golfo e che tanta importanza

hanno avuto nella storia dell’antica

Cosmopoli. D’estate erano molti i salinari

che lavoravano al movimento delle acque e

alle successive fasi di raccolta del sale, ammucchiato

ai bordi dei bacini e accatastato

in bianche piramidi rappresentate nelle

immagini e nei quadri dell’epoca. In epoca

medicea erano ben otto le saline principali

compresa quella delle “Prate”, termine

originario da cui è derivato poi l’attuale;

tutte all’interno della rada ad eccezione

della salina sulla costa delle ghiaie. Già

nominate nella cartografia del ‘700: San

Rocco, Santissima Annunziata, Casaccia, le

ritroviamo nella cartografia del vecchio catasto

del 1800 dove si dividono in due corpi:

quello di San Giovanni e quello di San

Pietro. Le vasche erano separate da muri di

fango e venivano tenute pulite con canali di

scolo delle acque residue o per il convogliamento

delle acque piovane dai terreni

circostanti con le “aie” sopraelevate per

accatastarvi il sale. Con l’abbandono e

il conseguente degrado il sito di Schiopparello

ha perso le sue caratteristiche e si è

assistito ad un graduale interramento. La

sezione Arcipelago Toscano, con la collaborazione

dell’assessorato all’Ambiente del

Comune di Portoferraio, si è impegnata in

un importante progetto finalizzato alla valorizzazione

naturalistica e storica del sito.

A tal proposito ha messo a disposizione

vari specialisti (guide ambientali, geologi,

naturalisti e storici) e alcuni volontari (soci).

Il progetto prevede vari ambiti di intervento

sia a terra che a mare: il delicato taglio

della vegetazione erbacea e arbustiva, la

piantumazione di filari di Tamerice sulle

sponde dell’area in continuità con i filari

presenti lungomare; l’importante ripristino

della salina di cui é tuttora visibile il

muro in pietra altro circa 1 mt rispetto alla

spiaggia che costituiva il primo settore tramite

il quale la salina interagiva con il mare

aperto. Con l’abbandono lungo la diga

si sono depositate le sabbie che costituiscono

l’attuale arenile di Schiopparello che

ha fatto da baluardo alla potenziale invasione

marina e conseguente possibile

distruzione dell’area umida retrostante.

Esiste dunque un forte rischio derivante

dalla progressiva erosione della spiaggia.

Per tale motivo il Comune di Portoferraio,

con finanziamento regionale, ha

intrapreso il ripascimento della porzione

orientale dell’arenile e, una volta definito

il progetto della zona umida, interverrà

anche sull’arenile della salina, le cui

strutture storiche dovranno essere recuperate.

Italia Nostra Arcipelago Toscano,

coinvolta fin dall’inizio nell’impostazione

del progetto, lavorerà per la creazione di

un’area protetta come SIC, ZPS o riserva

regionale; chiederà al MITE di designare

il sito come Zona Umida nazionale

con l’applicazione della Convenzione di

Ramsar. L’intervento di valorizzazione

naturalistica è assolutamente ineludibile

per vari motivi : anzitutto l’area umida di

Schiopparello, specie in questo periodo di

grande siccità, riceve pochissima acqua

dai corsi che scendono dalla collina e

quindi bisogna valutare l’ipotesi di un

minimo scavo per poter creare un pur

modesto invaso funzionale alla sosta

dell’avifauna; in secondo luogo ,nelle aree

antropizzate che si trovano nell’entroterra,

sarà opportuno creare una “zona

di rispetto” che delimiti il perimetro della

futura area protetta. Si dovrà pensare alla

fruizione culturale del sito organizzando

ad esempio un piccolo museo-laboratorio,

studiando l’opportunità di una

piccola sede non potendo, purtroppo,

contare sulla Torre del sale, l’antica casa

del Salinaro, oggi in mano private. Sarà

infine necessario privilegiare la cura del

sentiero lungo il mare considerando

che il sito è inserito nel “Cammino della

rada”, un percorso pedonale sostenibile,

ma turisticamente fruibile, che segue il

profilo costiero del golfo di Portoferraio,

collegando i numerosi siti archeologici,

storici, culturali e naturalistici.

THE PRADE WETLANDS

AND THE OLD SALT FLATS

Wetlands are very important resting

and feeding areas for migratory birds,

especially aquatic birds; they are real

treasures of biodiversity. One is at

Schiopparello and it is historically

interesting because, together with the

others along Portoferraio Bay, it provided

salt, a precious commodity since

ancient times. They are well documented

on 18th and 19th century maps.

There were many salt workers whose

job was to work on the movement of

the water to collect salt, pile it up at the

edges of the basins and stack it up in the

white pyramids that can be seen in the

images and paintings of the time. Since

they have been abandoned, the place

has been neglected and has deteriorated.

The Tuscan Archipelago section, in

collaboration with the Department of

the Environment of the Municipality of

Portoferraio, has undertaken an important

project aimed at the naturalistic

and historical enhancement of the site

with the recovery of the old buildings,

the replenishment of the beach, the

recovery of some canals, the planting

of some tamarisk trees along the edges,

creating a buffer zone to delimit the

perimeter of what should then become

a protected area. It is in fact included in

the Cammino della Rada, a sustainable

pedestrian pathway that follows the profile

of the Portoferraio coast, connecting

numerous archaeological, historical,

cultural and naturalistic sites.

foto©Gaetano Triscari

ENVIRONMENT 135


Antiche app

dei cieli

Ḡiulio Colombo

L’Arcipelago Toscano è uno degli

ultimi posti in Italia che conserva

un cielo notturno quasi

perfettamente buio. Un privilegio

per chi ci vive e sicuramente

uno spettacolo della natura per

chi viene a trovarsi per la prima

volta sotto la luce della Via Lattea e

del suo scintillio di stelle.

Certo, nel mondo attuale, così ricco di

bagliori artificiali a illuminare i nostri

cieli, è difficile avere ancora la consapevolezza

che l’osservazione della

volta stellata è stata alla base del

calendario in uso e del nostro senso

del tempo. Quanti di noi, ad esempio,

sanno interpretare il movimento delle

stelle e i fenomeni atmosferici, così

da prevedere le condizioni meteorologiche

a breve termine? Tutte abilità

perse da quando i nostri smartphone

svolgono il lavoro per noi al solo tocco

di un dito.

Sono un astrofilo – un amatore delle

stelle – e ho avuto la fortuna di conoscere

gli ultimi membri di una

stirpe di navigatori elbani. Con uno di

loro – mio nonno – ho passato la mia

infanzia. Allora mi sono chiesto: in un

territorio vocato al mare come l’isola

d’Elba, quanto profondo doveva essere

il rapporto tra astronomia e navigazione?

Mio nonno da giovane aveva una app tutta sua per sapere se

il giorno dopo le condizioni meteo lo avrebbero fatto partire

per il continente con il suo bastimento. Me lo immagino

poco più che ventenne sulla vecchia Darsena di Portoferraio,

appena uscito dal gavone del Successo, mentre si pulisce

le mani sporche di morchia e alza gli occhi al cielo della sera.

Se la Luna avesse avuto la barba, avrebbe soffiato il vento

di levante e il maltempo non gli avrebbe permesso di mollare

le cime. Oggi gli scienziati chiamano il fenomeno della

barba “corona lunare” e si verifica quando la luce del nostro

satellite attraversa i minuscoli cristalli di ghiaccio nelle velature

dell’alta atmosfera ed è preludio di cattivo tempo.

136

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


foto©Gaetano Triscari

Anche il Sole poteva fungere da valido indicatore di vento

per il giorno successivo. Quando, verso ovest, si intravedeva

l’occhio a vento, cioè una chiazza luminosa accanto alla nostra

stella, allora avrebbe soffiato la provenza dai quadranti

nordoccidentali e le navi non sarebbero uscite dal porto

anche per diversi giorni. Era il fenomeno oggi conosciuto

come “parelio”, la cui origine è simile a quella della corona

lunare.E poi, regola fondamentale: nelle giornate serene il

vento cambia quando il Sole si trova a tre quarti della sua

massima altezza giornaliera, momento in cui il forano si

calma e inizia a spirare il maestrale. Il forano nel linguaggio

dei vecchi elbani è il vento che viene da terra, mentre

il maestrale, almeno nel versante settentrionale dell’Elba,

proviene dal mare: mio nonno mi spiegava così il fenomeno

delle brezze, alla base di molti principi della meteorologia.

Mi piace pensare che la qualità del cielo elbano possa metterci

nuovamente di fronte alle meraviglie del cielo come

dovunque molti anni fa succedeva tutte tutte le notti serene.

Un’occasione per mettere alla prova le nostre capacità di

immaginazione anche senza app...

ANCIENT APPS TO NAVIGATE SKY AND SEA

The Tuscan Archipelago is one of the last places in Italy that

retains an almost perfectly dark night sky. It is a privilege for

those who live there and certainly spectacular for those who

love the stars. The observation of the night sky was the basis

of the calendar we use and of our sense of time. It was essential

for navigation. My grandfather as a young man, had

an app of his own to know if the weather the next day would

allow him to leave for the mainland with his boat. I imagine

him in his early twenties on the old dock of Portoferraio,

just clambering up out of the ‘Successo’, cleaning his hands

dirty with sludge and raising his eyes to the evening sky. If

the Moon had had a beard, the east wind would have blown

and the bad weather would not have allowed him to untie

the mooring. Nowadays, scientists call this phenomenon

the “lunar halo” and it occurs when the light passes through

tiny ice crystals in the veils of the upper atmosphere and it

is a prelude to bad weather. The Sun could also act as a good

wind indicator for the following day. When, towards the

west, you could see the wind eye, that is, a bright spot next to

our star, then the Provence wind would blow down from the

north-western quadrant and the ships would not leave the

harbour for several days. Then, a fundamental rule: on clear

days, the wind changes when the Sun is three quarters of

its maximum daily height, when the forano, the land wind,

calms down, the Mistral starts to blow. Maybe we ought to go

back to looking at the stars and putting our imagination into

play, doing away with the apps.

foto©Giulio Colombo

L’ASSOCIAZIONE ASTROFILI ELBANI

Attiva sul territorio isolano dal 1998, collabora con

gli Enti locali, con il Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano, con le scuole di ogni ordine e grado e con i

privati, proponendo principalmente serate di osservazione

con telescopi, sessioni di lettura del cielo aperte

al pubblico e conferenze. A ottobre 2021, grazie alla

collaborazione con il PNAT e il Comune di Portoferraio,

l’Associazione Astrofili Elbani ha installato, presso il

Forte Inglese (Portoferraio), una camera astronomica

che studierà le meteore e i meteoriti nell’ambito di un

progetto nazionale di ricerca sostenuto dall’Istituto

Nazionale di Astrofisica (Progetto PRISMA).

L’obiettivo e l’impegno concreto che l’Associazione si

prefigge, considerata l’elevata qualità osservativa del

cielo elbano, è quello di promuovere la divulgazione

della scienza e rendere l’astronomia accessibile a tutti,

con particolare interesse rivolto verso la sensibilizzazione

ai temi attuali quali l’inquinamento luminoso, la

tutela dell’ambiente e l’importanza della ricerca scientifica

come strumento di conoscenza. Tra i progetti

futuri, l’Associazione mira a realizzare un osservatorio

astronomico sul territorio elbano, da cui possano essere

svolte le attività di divulgazione e ricerca scientifica

atte alla valorizzazione del territorio.

Ti piace l’astronomia e vuoi prendere parte alle attività

degli astrofili elbani? L’Associazione è alla ricerca di

nuovi soci!

Per seguire le attività dell’Associazione Astrofili Elbani:

tel. + 39 329 1262581 Giulio

Email: astrofilielbani@tiscali.it

Facebook: Associazione Astrofili Elbani

Instagram: astrofilielbani

137


Educare alla bellezza

-

Carla Gagliardi Desaur

All’Elba, durante la pandemia una

scuola, una insegnante, un preside

hanno pensato e creduto di poter ripartire

dall’educazione per dare nuovo

slancio positivo alla società messa in

crisi da un imprevedibile virus.

Educare alla bellezza: questo il titolo

del progetto che è nato dalla mente di

chi crede nell’importanza del valore

educativo. Far rinascere la vita scolastica,

dopo i mesi della segregazione,

rendendo la propria scuola bella ed

accogliente…pareva un sogno ed è

diventato realtà.

Si è condiviso il condivisibile nella progettazione

con gli alunni: una balena

madre con un balenottero sovrapposto

si è trasformata, in corso d’opera,

in una balena fontana che accoglie

chi arriva alla scuola Foresi. I ragazzi

dell’ISIS hanno visto crescere un messaggio

di positività da condividere con

la cittadinanza: figure professionali

diverse, interne ed esterne al mondo

della scuola, hanno costruito, nella

partecipazione attiva, un mosaico di

solidarietà prima che di colori!

I docenti stessi hanno lavorato alla

panchina mentre la professoressa

Viceconte si è dedicata per mesi alla

costruzione della balena-mosaico. Una

installazione che potrebbe fare il giro

delle scuole elbane e diventare simbolo

di bellezza e rinascita in un’isola

viva e vitale tutto l’anno e che non si

sveglia solamente d’estate, con l’arrivo

dei turisti. Le scuole dell’Elba serbano

da sempre sorprese per progetti che

l’isola stessa suggerisce…la balena

avvistata in Darsena a Portoferraio o

in mare aperto è simbolo di ritorno

e rinascita ricordando il suo legame

speciale con gli isolani e con il loro

mare. Un laboratorio creativo faticoso

e silenzioso che da novembre 2020

a gennaio 2021 ha fatto esplodere, in

una futura aula magna, un esempio

di bellezza nata dalla collaborazion di

insegnanti, artisti e ragazzi.

Augurandoci che presto si possa disporre

in loco di un pannello descrittivo

delle fasi del lavoro, realizzato con

polistirolo espanso-rete-cemento-tubo

di acciaio e tesserine del mosaico

che hanno portato i colori del mare

nel giardino della scuola rendendola

unica….e facendo sentire gli alunni, coi

loro bozzetti e disegni accompagnati

da un fiume di parole, protagonisti e

parte integrante di un processo creativo

ed educativo, solo apparentemente

fuori dalla programmazione, e che

meriterebbe di diventare un modello

per altre iniziative del genere, su temi

di attualità.

EDUCATING FOR BEAUTY

On the Island of Elba, during the pandemic,

a school, a teacher, a headmistress

thought and believed that they

could use education as a starting point

for giving new positive impetus to a

society that had been put in crisis by

an unpredictable virus.

A project was devised with the schools

of environmental education: a mother

what with an overlapping baby whale

was transformed, during construction,

into a colourful whale-fountain that

welcomes those arriving at the Foresi

school. The installation could do the

rounds of Elban schools and become a

symbol of beauty for a new beginning

on an island that is alive and vibrant

all the year round and does not wake

up only in summer with the arrival of

tourists. Elban schools have always

managed to hold surprises for projects

inspired by the island itself. The return

of the whale sighted in Portoferraio

dock or out in the open sea, is a symbol

of a new beginning, reminding us of

the special bond with the islanders and

with their sea.

foto©Carla Gagliardi Desaur

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ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


I Messaggeri

ad Ovest e

a Est del

Mondo

tanti volontari. Un'impresa notevole che si concluderà nel

prossimo maggio, a Roma, dal Presidente della Repubblica.

I Messaggeri, tanti sindaci dello Stivale, personaggi e associazioni,

chiedono il rilancio dei piccoli ospedali periferici,

compreso quello di San Rocco a Portoferraio, che non devono

essere smantellati secondo il diritto alla salute sancito

dalla Costituzione della Repubblica. Insomma i Messaggeri

sono in continuo fermento e nuotano per chiunque voglia

inseguire un sogno. Pierluigi ha conquistato, in febbraio,

due nuove socie, stupite di vederlo nuotare a Chiessi in

pieno inverno. Patricia, una giornalista equadoregna e una

scenografa polacca, Magda, turiste per caso. Racconteranno

a livello internazionale dei Messaggeri, ad ovest e ad est del

mondo.

-Stefano Bramanti

MESSENGERS ALL OVER THE WORLD

L'Elba ha risorse anche in Pierluigi Costa e Lionel Cardin, i

“Messaggeri del Mare". Due popolari sessantenni in perfetta

forma che nuotano, anche d'inverno indossando solo gli

slip, per gustarsi come i pesci l'enorme “culla” chiamata

mare. Niente gare, niente record, muovono armoniosamente

le possenti braccia per vivere in armonia, immersi

nell'azzurro. Nuotate d'amore per la natura che hanno fatto

e faranno di certo intorno all'Elba, ma in qualunque altra

parte dell'Italia, e spesso sostengono cause di solidarietà

o agiscono per ricordare a tutti il grande bisogno di tutela

ambientale. E il loro “ufficio” è la spiaggia di Chiessi, nel sud

ovest dell'isola. Ma non hanno pratiche da svolgere e non

c'è niente da pagare: sono due volontari. A due passi dal lido

abita Pierluigi dipendente di Poste Italiane. Lionel odontotecnico

a Portoferraio, di origine francese adottato da lustri

dall'Elba, lo raggiunge per ogni missione. Sono quindi dei

sognatori sempre pronti per fare azioni benefiche. Non

sono soli, hanno alle spalle un'associazione e quindi esiste

uno staff su cui contare, in particolare quando le nuotate

sono lunghe o molto importanti. Allora entrano in gioco

Marco Sartore, ingegnere di Elbatech di Marciana e Alberto

De Simone un tempo presidente del Circolo subacquei

Teseo Tesei elbano, due angeli custodi che nuotano, con la

muta, accanto a Lionel e Pierluigi. Ma esistono altri soggetti

fedeli agli alfieri solidali: per vedere la squadra basta andare

su www.messaggeridelmare.it il sito internet. Le loro imprese?

Hanno nuotato più volte tra le isole dell'Arcipelago

Toscano, a Cefalù per la liberazione in mare di tartarughe

Caretta-Caretta, a Vasto per ricordare sette capodogli spiaggiati

a causa di inquinamenti, nelle acque pugliesi per la

tutela dei gli olivi secolari e nel golfo di Genova per sostegni

ai bambini ricoverati al Gaslini. Inoltre incontrano spesso

scolaresche da ogni dove, per trasmettere i loro valori. Vari

i servizi video dedicati ai due elbani firmati dalla Rai e da

Sky sport. La missione in corso è quella della staffetta da

Lampedusa al Monte Bianco, per mare per terra, fatta da

If you go to Chiessi in winter, you will probably come across

Pierluigi Costa and Lionel Cardin swimming in the sea: they

are the Messengers of the sea. No races, no records, they

move those mighty arms in unison, living the harmony,

immersed in the deep blue sea. They swim in Elba and all

over Italy to support causes of solidarity or for the safeguard

of the marine environment, volunteers who dedicate their

free time for what they believe.

They are not alone, with an association behind them and

staff ready for action, especially when the swims are long or

particularly important. Then, the two guardian angels come

into play, Marco Sartore of Elbatech in Marciana and Alberto

De Simone who used to be president of the Teseo Tesei Diving

Club, and they swim in their wetsuits alongside Lionel

and Pierluigi. Their latest challenge has been the relay race

from Mont Blanc to Lampedusa by sea and by land. Alongside

many volunteers, some Italian mayors, personalities

and associations, they are asking to relaunch small peripheral

hospitals, including the one of San Rocco in Portoferraio,

because everyone has the right to health. Two new

members joined up this winter, Patricia, a journalist from

Ecuador and Magda, a Polish set designer, who were tourists

here by chance. They will tell the story of the Messengers

internationally from east to west across the world.

Pierluigi Costa e Lionel Cardin

foto©AlessandroBeneforti

ENVIRONMENT 139


Chiessi:

di roccia

e di mare

-Silvestre Ferruzzi

È come cambiare mondo, affacciarsi

all’infinito, ogni volta che si decide

d’inoltrarsi verso l’occidente estremo

dell’Elba. Poi, d’improvviso, Chiessi:

vi domina su ogni cosa la colossale

montagna che «come schiena d’asino

si erge coronata di macchia selvatica»,

«host’ónou ráchis hésteken hýles

agríes epistephè», nella stessa maniera

in cui il greco Archiloco dipinse l’isola

di Thasos. Paesaggio roccioso, essenziale,

magnificente nel chiarore dei

suoi graniti e nel cobalto del suo mare,

quello di Chiessi; un antico nome che

compare per la prima volta nel 1343

con la forma «Chiesse», per poi giungere

a quella «Chiese» delle cartografie

cinquecentesche e quel «Chiessi»

presente in coevi documenti locali. La

vallata di Chiessi fu frequentata «ab

immemore»: nel 1930 circa, Italo Galeazzi

stava allestendo una carbonaia

nell’alta Valle Gneccarina e durante i

lavori di sterro scoprì un ripostiglio di

cinque asce bronzee ad alette risalenti

alla fine dell’VIII secolo avanti Cristo,

oggi esposte nel Museo archeologico

di Marciana. Le asce, dalla forma così

particolare, furono ingenuamente considerate

dai Galeazzi, nel loro insieme,

come frammenti di una «corona d’oro».

Ma questa zona dell’isola è ben nota

per il Relitto di Chiessi, il cui naufragio

si data intorno al 70 dopo Cristo. Si

trattava di una grande «navis oneraria»

proveniente dalla Spagna meridionale

che trasportava anfore contenenti olio

con un bel bollo impresso (SAENIA-

NES) e molte altre piene di «garum»,

una salatissima salsa di sgombro;

per le enormi dimensioni del cumulo

anforico, il relitto fu presto definito «La

Cattedrale». Giungendo al Medioevo,

l’area di Chiessi fu interessata dall’edificazione

di due piccole chiese, la

Chiesa di San Frediano e la Chiesa di

San Bartolomeo, entrambe localizzate

lungo la Via Pomontinca che collegava

gli abitati di Pedemonte/Pomonte con

Marciana e che avevano probabilmente,

oltre a quella religiosa, una funzione

di «hostellum» – Bartolomeo è protettore

dell’arte medica – per i viandanti.

Come per altri ruderi di chiese della

zona, esistevano leggende di tesori

celati sotto il pavimento; queste dicerie

motivarono scavi indiscriminati che

compromisero non poco le murature

medievali. Murature composte dalla

durissima pietra granitica che, secoli

dopo, determinò l’apertura, nella Valle

dell’Infernetto, della cava appartenente

alla Cooperativa Filippo Corridoni e

di un’altra, più piccola, della Società

Italo Bontempelli, entrambe fondate

nel 1937. Sulle Piane del Capo, costone

montano intensamente terrazzato a

«salti» di vigna, si trovano i ruderi di

ben sette magazzini vinicoli utilizzati

dagli agricoltori durante il periodo della

vendemmia, che appartenevano alle

famiglie Galeazzi, Piacentini e Costa.

In questo aspro territorio «chiessese»

emergono numerose formazioni

rocciose tra cui la Cote Bizzicata (ossia

«becchettata» da fenomeni erosivi), la

Cote Tombolata (ovvero «caduta» verso

valle), la Cote Grossa, la Pietra Grossa,

le Cotete, i Cotoni e la mastodontica

Cote dell’Undici; in quest’ultima si

apre una vasta rientranza che ne ha

suggerito il nome, poiché l’orario del

suo totale soleggiamento corrisponde

alle undici del mattino. Nel territorio

circostante si aprono poi alcune piccole

grotte: la Grotta du’ Usci (ovvero con

140

ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


due ingressi), la Grotta del Catta (dallo scalpellino Leo Catta)

e la Grotta di Catalano, così chiamata dal soprannome di

un «chiessese» che spesso vi si rifugiava ubriaco. Sul mare

antistante esiste la Grotta del Diavolo, una larga fenditura a

pelo d’acqua, e il serpentinitico Timone, faraglione abbattuto

dai marosi nel dicembre 2018, che effettivamente ricordava

la snella sagoma inclinata di un vecchio timone. Un

interessante sito di Chiessi è la Cava della Porcellana, cava

marittima di caolino (un tempo detto «terra da porcellana»)

che veniva imbarcato direttamente su piccole imbarcazioni

attraccate nello specchio d’acqua antistante. Da quest’antico

sito estrattivo si può osservare un magnificente «ensemble»

paesaggistico: la Valle della Morte (forse una corruzione

dal còrso «mórta», pianta del mirto), la Valle del Baccile, il

Facciale del Capo, la Fonte della Gnìcchera, i Vignali, il Fosso

dell’Infernetto, il Bombotto, il Nìdio, il Violino e i Cocchini.

Più in alto si trovano il Campaccio, il Colle di Guglielmo col

Fosso del Tofonchino presso cui, in località Fornace, esistono

i resti di un’isolata fornace da calce e infine il Crino della

Pinocchia (antico nome del «Pinus pinea», il pino domestico).

Da lassù lo sguardo spazia sull’infinito azzurro del mare

e sugli arabeschi delle correnti; ed ecco lo Scalo, il Calello,

il Caloncino, lo Scoglietto, Sott’a Marco, la Cala di Santa

Maria (probabile sede di un edificio sacro, forse medievale,

intitolato alla Madonna), i Caloni, il Pradicciolo e il Prado

alla Leccia. Verso settentrione, lo Scoglio della Lumaca con

gli Scogli Bianchi, oltre al contrasto tra le scurissime rocce

serpentinitiche, «nomen omen», della Punta Nera e quelle

del biancastro filone porfirico delle Pietre Albe o Pietralbe,

laddove domina su tutto la vecchia stazione di vedetta della

Regia Marina col suo poetico pino consumato dal vento

dorato di ponente.

THE ROCKS AND THE SEA OF CHIESSI

It feels like changing world, looking into infinity, every

time you decide to go the far west coast of the island of

Elba. Then, out of the blue, Chiessi. Rocky landscape, basic,

beautiful in the light of its granite and the cobalt of its sea.

The name appeared for the first time in 1343, but the valley

had always been inhabited. In 1930, five bronze axes from

the VIII century BC were found by a farmer. They are now

on display in the Archaeological Museum of Marciana. In

the sea there is the famous Wreck of Chiessi, a shipwreck

from around 70 AD. It was a large ‘navis oneraria’ from

southern Spain that was carrying amphorae containing

oil with a lovely imprinted stamp (SAENIANES) and many

others filled with ‘garum’, a very salty mackerel sauce. In the

Middle Ages, the area of Chiessi had two small churches, the

Church of San Frediano and the Church of San Bartolomeo,

both positioned along the track that connected the towns of

Pomonte with Marciana and which probably were used for

refuge as well as for religion. Granite quarries were opened

in the mountains and dry stone walls were built along with

numerous stone buildings to accommodate the granite vats

for wine-making. The caves that open out onto the slopes

of the mountain are fascinating. You can still see the Cava

della Porcellana, a sea quarry where kaolin was loaded

directly onto small boats moored in the bay there. The

surrounding landscapes are splendid, between the valleys

and the plateaus, ancient archways and ruins of churches

and old stone huts, with rocks and cliffs of differing colours,

such as the Snail’s Rock with the White Rocks that contrast

with the very dark serpentine rocks, ‘nomen omen’ of Punta

Nera and those of the off-white porphyuritic vein of the

Pietre Albe, a point where an old pine tree, consumed by the

golden west wind, dominates.

foto ©Paolo Calcara

LIFESTYLE AND SPORT 141


142 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Enjoy

Food and Wine

foto©Andrea Marongiu

CULTURE AND ARTS 143


-Felice Sapio

A cena con gli Etruschi

Che amassero le arti, il lusso e la bellezza,

è noto. In tutte le rappresentazioni

di vita etrusca risaltano scene

con personaggi e ambienti riccamente

addobbati, dove uomini e donne, alla

pari, partecipavano e condividevano le

esperienze, comodamente distesi sui

klìne, il letto conviviale. Il “simposio”

per gli Etruschi aveva un valore sociale

e rituale importantissimo. Oltre alla

condivisione del cibo era un’occasione

per incontrarsi fra persone dello stesso

rango e dialogare, fare affari o parlare

di politica, celebrare, festeggiare,

divertirsi e assaporare i prodotti che la

ricca terra d’Etruria offriva generosa.

Non abbiamo ricette tramandate ma in

aiuto ci può venire la cucina di "Apicio"

e non solo. Le tracce ci sono, avvalorate

dal lavoro degli archeologi sui resti di

cibo ritrovati nel ricco vasellame deposto

nelle tombe.

Farina di farro, legumi come ceci,

fave, lenticchie, grano tenero (forse

la nostra Calbigia), latte, carne, pesce,

verdure di campo spontanee e dell'orto

e la frutta: l'uva, l'uva spina, le mele, le

pere, le susine, le albicocche. E poi le

olive, il vino e la birra, l'aceto e il mosto

cotto, la sapa e forse il primo aceto balsamico

ottenuto dalla fermentazione

del mosto cotto. Il vino veniva servito

in tavola nelle brocche e mescolato con

acqua nel “cratere”, con l’ aggiunta di

miele, spezie e formaggio grattugiato.

Esisteva un “maestro delle cerimonie”

che dirigeva la mescita del vino. Gli

inservienti filtravano il vino e lo versavano

nelle coppe a due manici (kýlikes)

e nei calici. Immaginate un ambiente

pieno dei profumi delle essenze bruciate

negli incensieri, dove si esibivano

attori e musici, cantanti e giocolieri.

Sontuose le portate di carne, pesce,

cacciagione. Usavano allevare i ghiri,

considerati un piatto prelibato. Esistevano

probabilmente i primi insaccati

di carne come la salsiccia secca: la

ritroviamo ancora in Basilicata "la pezzente"

o formaggi come il canestrato,

il caciocavallo o i formaggi conservati

nel mosto di vino o in grotta con erbe

e foglie. Forse era già nota la coppa e

la mortadella fatta con carne di suini

condita con sale e mirto.

A forza di indagare vengono fuori sempre

nuovi indizi, ma un cosa è certa: gli

Etruschi, prima dei Romani, avevano

inventato se non tutto, molto, moltissimo,

di quello che ancor oggi desta

meraviglia. Un’abilità straordinaria

soprattutto se rapportata alle tecnologie

dell’epoca. Fra i condimenti, poi

passati nella cucina romana, il Garum

di pesce azzurro, e non solo, ne esistevano

diversi tipi, il risultato era un olio

come quello di Acetara per condire e

insaporire, e la risulta, una poltiglia simile

alla nostra pasta di acciuga.

Conoscevano salatura e affumicatura,

ma non la lievitazione, scoperta

in epoca più tarda, Realizzavano una

pasta acida di farina di grano e legumi

e/o farro senza sale, dove il lievito non

occorre. Mangiavano pane azimo non

lievitato e senza sale.

Sembra che conoscessero la "lagana",

tipo la nostra sfoglia, con cui si faceva

un maltagliato di farina di grano

e legumi. In Basilicata si usa ancora

un tipo di farina mista di grano e ceci,

lenticchie e fave: si trova nel Pollino

e mescolata con la Calbigia prende il

nome di Mischio.

In foto: il pane di farina di Mischio. Il

Libum una sorta di snack al formaggio

per il Simposio per accompagnare preparazioni

e salse. Polpette con farina di

Mischio e erbe aromatiche.

DINING WITH THE ETRUSCANS

The Etruscans loved the Arts, luxury,

beauty as can be seen by the figures

that adorn their ancient tombs.

Men and woman equally took part

in and shared the parties, comfortably

reclined on klìne couches. The

“symposium” for the Etruscans had a

fundamental social and ritual value.

Apart from sharing food, it was an opportunity

to meet people of the same

rank, to exchange views, do business

or speak politics. Traces of their food

can be seen on the rich pottery placed

in the tombs and drawing from the

Roman texts we can glean some useful

clues. They used spelt flour, legumes

like chickpeas, broad beans, lentils,

finely milled wheat flour, milk, meat,

fish, vegetables both wild and cultivated,

fruit: grapes, apples, pears,

plums, apricots. Then of course, the

olives, the wine and the beer, vinegar

and perhaps the first balsamic vinegar

from the fermentation of cooked must.

The wine was served at the table in

jugs and mixed with water in a “Crater”

with the addition of honey, spices and

grated cheese. Imagine the room full

of the scents of essences burned in

the censers where actors and musicians,

singers and jugglers performed.

Sumptuous dishes of meat, fish and

game. They probably knew about

cured pork and cave-aged cheeses.

They certainly knew about salting and

smoking but not about leavening that

was discovered later. However, they

144 ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2022


Alcuni reperti etruschi conservati al Museo Archeologico del Parco

Minerario di Rio nell'Elbaf

oto ©EnjoyElba

Tarquinia (VT), Necropoli di Monterozzi Tomba dei Leopardi

did make a sour dough from wheat flour and legumes and/

or spelt without salt where yeast was not needed. They ate

salt-free unleavened bread. The Romans learned a lot from

them; they were considered refined in their dress, in their

hairstyle and in their jewels. They were fun-loving but also

enjoyed athletic competitions and they took great care of

their bodies.where fresh food and Elban quality is guaranteed.

FOOD AND WINE 145


Ristorante

Aquasalata

a Nisporto

Se andate alla ricerca dell’Elba autentica, dove le spiagge

conservano il fascino dei luoghi remoti, ma dove la bellezza

e la generosità della natura aiutavano a vivere meglio in

quelle terre aspre di minatori e dove le tracce di quel duro

lavoro sono ancora presenti, Nisporto fa al caso vostro.

Il colore ocra della spiaggia che ricorda l’oro della pirite e

la ruggine delle rocce ferrose che abbracciano la Cala di

Nisporto, s’illumina in ogni stagione al primo spicchio di

sole e s’incendia al tramonto, in un continuo arcobaleno

dove i toni dell’azzurro del cielo e del verde della macchia

cambiano ogni minuto, seguendo il corso del tempo.

Da Rio, con il paese medievale in collina e la marina che

accoglie i viaggiatori che sbarcano dal continente, il

percorso è abbastanza breve, ma soprattutto merita il

premio che vi aspetta alla fine della strada, immersa nei

profumi del sottobosco. La spiaggia di Nisporto, con l’antica

fornace che fa da guardia al ricordo della gente laboriosa

che abitava quell’ angolo selvaggio dell’antica Ilva, l’isola del

ferro.

Il ristorante Aquasalata è là, proprio sul mare, non

potete s