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Art&trA Rivista Giu_Lug_2022

Rivista d’arte, cultura e informazione

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Speciale:

ACCA INTERNATIONAL Srl

Anno 14° - GIUGNO / LUGLIO 2022

99° Bimestrale di Arte & Cultura - 3,50

The MAST Collection

Un alfabeto visivo dell'industria, del

lavoro e della tecnologia

Rita LOMBARDI

Arte progettuale:

il fascino dell’astrazione

Art&Vip

Personaggio del mese:

Anthony Peth


Francesco Ponzetti

L

aboratorio

AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


www.tornabuoniarte.it

Senza titolo - 2011 - Acrilico su tela - cm 190x120

Cristiano Pintaldi

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

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roberto.sparaci@alice.it

Redazione - Spazio espositivo

00121 Roma - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84

Magazzino e deposito

00133 Roma V. G. B. Scozza, 50

Amministratore Unico

Capo Redattore: Roberto Sparaci

Direttore Responsabile

Sezione editoriale:

Fabrizio Sparaci

Direttore Artistico;

Dott.ssa Paola Simona Tesio

Ufficio pubblicità:

A cura dell’ACCA InTeRnATIOnAL S.r.l.

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Ideazione Grafica ACCA InTeRnATIOnAL S.r.l.

Fotocomposizione: a cura della Redazione

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ACCA InTeRnATIOnAL S.r.l.

Pubblicazioni:

AnnUARIO D’ARTe MODeRnA

“artisti contemporanei”

RIVISTA: BIMeSTRALe Art&trA

Registrazione: Tribunale di Roma

Iscrizione Camera di Commercio di Roma

n. 1294817

1ª di copertina: Rita Lombardi

2ª di copertina: Francesco Ponzetti

3ª di copertina: Francesco Tonarini

4ª di copertina: AKU (Adriano Cuozzo)

Copyright © 2013 ACCA InTeRnATIOnAL S.r.l.

riproduzione vietata

ACCA INTERNATIONAL Srl

S O M M A R I O

RUBRICHe

G I U G N O - L U G L I O 2 0 2 2

Roma Contemporanea. Un fiore all’occhiello per AccA International Pag. 4

a cura della redazione

Ritratti d’artista. Maestri del XXI secolo (Fernando Mangone) Pag. 28

a cura di Marilena Spataro

noi siamo in realtà Luce e Colore. Pag 38

di Rita Lombardi

The MAST Collection Pag: 48

a cura di Silvana Gatti

CalifArte 2022. Il ritorno di un evento atteso Pag 62

a cura della redazione

L’Apoxymenos di Lisippo Pag 66

di Francesco Buttarelli

Domenico Asmone. Pittura e scultura, istinto e ragione Pag. 12

di Giorgio Barassi

Rita Lombardi. Arte progettuale: il fascino dell’astrazione Pag. 16

di Giorgio Barassi

Laboratorio AccA. non solo TV Pag. 20

a cura della redazione

Le interazioni di AKU. nel Palazzo di Città di Battipaglia Pag. 24

a cura della redazione

Les fleurs et les raisins. Trasversali allegagioni d’arte Pag. 34

di Alberto Gross

Premio d’Arte Campaldino Pag. 46

a cura di Silvana Gatti

Il Masso Inamovibile Pag. 52

di Roberto Capitanio

Angela Florio. “Decoratrice contemporanea” Pag. 55

a cura della redazione

il lusso che emoziona. Intervista a Vanessa Stella Pag. 57

a cura della redazione

Artisti allo specchio Pag. 58

di Amir Sharifpour

Volker Merkle Pag. 61

di Gregorio Rossi

Biografie d’artista. Cristian Cimatti. Pag. 65

a cura di Marilena Spataro

Biografie d’artista. Fabrizio Michelucci Pag. 69

a cura di Marilena Spataro

I Tesori del Borgo. Montefiore Pag. 70

di Alberto Gross

Installazione interattiva “Mind The STeM Gap. A Roblox Jukebox” Pag. 72

a cura di Silvana Gatti

Art&Vip - Personaggio del mese, Anthony Peth Pag. 76

a cura della redazione

Lo splendore dell’Arte croata Pag. 78

di Svjetlana Lipanović

Art&events Pag. 82

a cura di Antonio Petretto

Consigli di lettura. Di memorie e di oblio Pag. 84

a cura di Marilena Spataro

Personale di Claudio Morleni Pag. 88

di Claudio Morleni

Art&news - Daniele Pompili Pag. 90

a cura della redazione

Mostre d’arte in Italia e fuori confine Pag. 92

a cura di Silvana Gatti


Acca International - Pubblicazioni artistiche

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gratuitamente anche

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Il sito vi permette di rimanere informati sulle nostre

attività ed è a disposizione di chiunque voglia

tenersi aggiornato sul mon do dell’arte con una

moltitu dine di notizie che verranno continuamente

pubblicate.


4

Roma Contemporanea

8 - 14 giugno 2022

Un fiore all’occhiello

per AccA International

A cura della redazione

Senza mezzi termini, si può e

si deve parlare di successo.

Roma Contemporanea, la

mostra pensata da Roberto

Sparaci, ha attirato, in un

caldo pomeriggio di giugno e nel bello

della Roma Rinascimentale, un gran numero

di persone in occasione del vernissage

e non solo. Gli ingredienti erano

giusti: una mostra pensata per dare un

forte segnale di “riapertura” concreta,

uno dei palazzi più importanti d’Italia,

la presenza e la partecipazione del Prof.

Vittorio Sgarbi. Una miscela ben pensata

che ha attinto alle capacità ed all’impegno

dei collaboratori consueti di

Acca International: Fabrizio Sparaci per

il progetto editoriale, Alessandra Antonelli

per il coordinamento, Sabrina Tomei

per la direzione artistica e Giorgio

Barassi che ha realizzato un testo per il

catalogo della mostra, collaborando come

di consueto col sodale Roberto, con

cui conduce la trasmissione Laboratorio

Acca.

E proprio la prima delle importanti

stanze al Palazzo della Cancelleria, nel

cuore di Roma è stata dedicata agli artisti

di Laboratorio Acca che hanno aderito

all’iniziativa. Nell’ambiente austero

e storico del Palazzo romano anche

opere di Grandi del Novecento che facevano

da corona ai tanti lavori degli intraprendenti

artisti che hanno detto sì ad

una iniziativa davvero eclatante che ha

riscosso un successo, lascatecelo dire,

meritato.

Un lavoro iniziato con mesi di anticipo,

annunciato durante le puntate di Laboratorio

Acca e corredato da una richiesta

di partecipazione superiore all’attesa.

Ma lo spazio, ampio e ben disposto, non


sarebbe stato sufficiente ad accogliere

le opere di tutti. Perciò, giocoforza la

scelta di limitare il numero dei partecipanti,

comunque notevole: più di trenta,

a cui vanno sommati gli artisti storicizzati

in mostra.

E proprio su questo punto è stato incentrato

l’intervento del brillante e come

sempre ascoltatissimo Vittorio Sgarbi:

“…la pittura e l’arte non devono soffrire

le ghettizzazioni in atto, ben vengano le

iniziative che coinvolgono più artisti…

”. La presenza di Sgarbi è stata una

delle principali attrazioni dell’evento e

lui non si è sottratto a nessuna domanda,

a nessun selfie. Una disponibilità totale

che ha fatto il paio con la chiarezza

dei temi affrontati nella presentazione

nel Salone d’Onore, un luogo assolutamente

magnifico, affrescato dal Vasari.

Temi sociali, riflessioni sulla validità

degli artisti italiani, elogi agli organizzatori

ed incitamento a produrre ancora

eventi importanti e di grande coinvolgimento.

Musica per le orecchie di chi

vive di arte nel senso più ampio del termine

e ne legge gli aspetti organizzativi

e promozionali come vera espressione

della attività necessaria alla diffusione

dei valori dell’arte.

I contenuti della mostra sono stati

l’aspetto contenutistico di maggiore

evidenza: astrattisti, artisti dalla manualità

classica, informali, innovatori…

tutto farcito da opere della storia dell’Arte

Italiana contemporanea, da Festa

a Sughi, da Vespignani a Castellani ed

altri. Insomma una ampia ed apprezzata

rappresentanza delle capacità e della

genialità degli italiani, in un luogo monumentale

che è figlio delle progettazioni

più imponenti e storiche del

Rinascimento.

Scrive Sgarbi nel suo testo inserito nel

bel catalogo della mostra: …senza Palazzo

Riario, così come la Cancelleria

veniva chiamata dal nome del suo proprietario,

un prelato savonese venuto al

seguito dei concittadini Della Rovere,

non ci sarebbe stato, per esempio, neanche

il vicino Palazzo Farnese, impostato

non per competere con esso in

eleganza, ma per superarlo in quanto a

imponenza…

Come ad indicare una strada da seguire

per tentare di raggiugere risultati via via

maggiori anche nella organizzazione di


6

eventi, nella proposta di arte che è

vitale e necessaria per mettersi alle

spalle i brutti periodi delle chiusure

obbligate, in modo definitivo e con

lo sguardo al futuro ed al migliorare

e migliorarsi. La continuità delle attività

di Acca International ha segnato

un passo importante, preludio

ad altri eventi che nel corso dell’anno

saranno una delle mete della

azienda. Il tutto nel segno di un ritrovato

ottimismo e del riconoscimento

dovuto alle forme di espressione

artistica che ricevono indubbiamente

un maggior rilievo in occasioni

come Roma Contemporanea.

Il concetto di “mostra” come reale

esposizione, come fatto che coinvolge

collezionisti, appassionati e

curiosi rimane quello di riferimento,

con buona pace delle “mostre virtuali”

che hanno comunque avuto il

loro compito nel buio delle chiusure.

La strada, tracciata negli anni,

è quella della continuità. L’incontro

fra la gente e le opere d’arte viste da

vicino conferma il compito di chi

promuove l’arte: divulgazione, coinvolgimento.

Grandi valori e significati

che hanno trovato una ottima

amplificazione nella magnifica solennità

di Palazzo della Cancelleria,

luogo ricco di bellezza e di storia.

La folla (perché non chiamarla col

suo nome?) dei partecipanti al vernissage

è stata, nei giorni dell’esposizione,

seguita dall’interessamento

e dalle visite di molti, anche stranieri,

che di solito varcano la porta

del Palazzo della Cancelleria per

ammirare le macchine di Leonardo

da Vinci, esposte in permanenza.

Evidentemente Roma Contemporanea

ha trasmesso i valori della ripresa,

il concetto di mostra integrale,

tradizionale, dalle mille sfaccettature

ed aperta a tutti. Ancor più

evidentemente, come crede chi vive

di promozione degli artisti, la pittura,

la scultura e le forme d’arte di

qualità sono valori necessari, imprescindibili.

Lo ha detto, a Palazzo

della Cancelleria in Roma, la gente

arrivata per sostare anche pochi attimi

nelle sale da cui sgorgava una

autentica passione, quella che gli artisti

mettono ogni giorno nel loro lavoro.


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L

aboratorio

AccA


12

Domenico Asmone

Pittura e scultura, istinto e ragione

di Giorgio Barassi

“Tra la pittura e la scultura non trovo altra

differenza, senonché lo scultore conduce

le sue opere con maggior fatica di corpo

che il pittore, ed il pittore conduce le

opere sue con maggior fatica di mente.”

(Leonardo Da Vinci)

Levoluzione della pittura di

Asmone ha una caratteristica

che fa pensare ad una centralità

dell’informale, ma passa

attraverso concetti precisi di

costruzione dei dipinti e delle sue sculture

che danno all’artista continui stimoli a

nuove frontiere, senza eccessi. Sembra

contraddittorio parlare di un artista decisamente

informale ed evocare la moderazione,

eppure quello è lo stato delle cose:

Domenico Asmone pensa il suo lavoro

basandosi su concetti chiave della percezione

ottica e teoremi necessari alla strutturazione

delle sue operazioni artistiche

che ormai hanno una riconoscibilità evidente,

chiarissima. La sua pittura e la realizzazione

delle sue sculture hanno avuto

un successo che meritavano, proprio perché

figlie di una elaborazione controllata,

seppur manifestate con l’impeto del nonformale.

Eppure la forma c’è, è individuabile nelle

sculture che evocano le rocce sommerse

del suo mare di Calabria, come ci sono

accenni, non impercettibili, nelle tele, alla

distribuzione accorta degli spazi ed alla

collocazione dei “teoremi cromatici” che

non hanno mai la assoluta ed anarchica

indipendenza del tempestoso creare di

getto. La teoria di Itten, in breve la scrupolosa

e scientifica collocazione di un colore

accanto od a favore di un altro, è

stata determinante per Domenico Asmone.

E così, a leggere con attenzione i suoi

lavori, la gradevolezza che ne riceviamo

è quasi sopravanzata dal ragionamento,

dal calcolo delle intensità cromatiche, da

una cura diligente del racconto di un artista

che ha percorso le sue tappe con l’attenzione

a non strafare, ad evitare eccessi


sempre in agguato nel turbinio di nuove

maniere che non affascinano se non

per qualche tempo. Conosce bene la

costanza, Asmone, e ne fa una bandiera

del suo operato, affidandosi ad una ricerca

continua che non ha soste. Questo

separa Asmone da una collocazione

all’informale in senso stretto, poiché

dalla codificazione di Michel Tapié nel

1951 manca, in Asmone, quel rinnegare

i filtri del ragionamento astratto

teorizzato dallo studioso francese. Rimane,

ed è evidente, il senso di “Art

Autre”, una marcata distanza di Asmone

dalle precedenti espressioni avvicinabili

alla sua, pratica che si manifesta

in quelle ricorrenti ed antipatiche analogie

non condivisibili e generalizzanti

che negano l’indipendenza e la singolarità

dell’artista.

Tra le opere presentate nel progetto televisivo

Laboratorio Acca, spiccano alcuni

piccoli lavori in cui il colore è

appoggiato su spazi quadrati, supporti

di terrecotte lavorate che ricevono la

magia di quei “cromatici” e passano la

prova della cottura come se lo stesso

supporto non avesse già vissuto i procedimenti

che lo hanno portato a diventare

certezza solida, materia viva a

cui si aggancia una strutturazione indipendente

e vivace, che è quella dei colori

a cui Asmone tiene perché lascino

un segno evidente, sottolineino il concetto

della certezza delle tinte, affermino

la validità del suo sperimentare

che colpisce per l’evidenza con cui

tratta, ad esempio, i rossi infuocati, i

gialli squillanti e quel blu che è ancestrale

rapporto col mare. Ma è nella

composizione sulle grosse tele che si

afferma quella che potremmo chiamare

la “certezza del colore” di Domenico

Asmone. Ogni opera determina, asserisce,

statuisce la forza del colore, assesta

la sua individualità e nella materica

stesura convalida tutti gli studi

che tendono ad armonizzare, a colpire

l’occhio suscitando ammirazione ed

anche un certo rispetto nelle opere di

massima dimensione.


14

Nondimeno le sue sculture sono suggerimenti

alla fantasia, vivono di forme

indipendenti e capricciose ma ci coinvolgono

al punto da indagarle in ogni

piccolo spazio e scoprire che hanno in

ogni angolo una citazione alle varianti

che ogni colore può rendere, se abilmente

mescolato al corpo dell’opera e

ben controllato nella difficile fase di

cottura. La tinta, cioè, fa dimenticare le

spigolosità e quasi annulla le protuberanze,

invita all’osservazione delle armonie

evocate, rende l’idea di un magma

di colore e non di sola materia.

È come se Asmone passasse al racconto

dei suoi Cromatici parlando una

lingua diversa ma facilmente comprensibile.

Ed è così che si compie la chiusura

del cerchio di una ricerca incessante,

che spazia dalla tela alla carta e

raggiunge nelle sculture una esaltazione

particolarmente fascinosa, una sottolineatura

di un progetto nato all’ombra

della scientificità dei teoremi che

ha preso forma e corpo in anni di sperimentazione,

prove, studi.

In un mondo sempre più privo di certezze,

i colori di Asmone, la abbondanza

di materia, l’alternarsi di cromìe

affascinanti quanto essenziali sono un

rifugio nel porto sicuro della convincente

capacità di un artista maturo, che

ha sfidato le convenzioni senza sguainare

la sciabola ma col ragionamento,

figlio della conoscenza. La sua produzione

informale (ma vale ricordare anche

i suoi trascorsi figurativi, beninteso)

è viva passione, è sentimento del

“tachiste” convinto. Ma ha a che fare

con calcoli precisi, con previsioni rispettate,

con teorie scientifiche assorbite

nel tempo. E tutto ciò lascia all’artista

gli spazi necessari per preferire

una espressione singolare, propria e validamente

riconosciuta. Se fosse davvero

necessario (noi non ci crediamo)

collocare un artista in una corrente, in

una classificazione obbligatoria, va

bene anche riassumere con “informale”

il lavoro di Asmone. Però il gesto rimane

gesto ed alla base del creare la ragione

dice la sua. E tutto questo è ben

visibile a chi guarda la pittura per bearsene.


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16

Rita LOMBARDI

Arte progettuale: il fascino dell’astrazione

di Giorgio Barassi

“Per realizzare grandi cose non dobbiamo solo agire,

ma anche sognare.

Non solo progettare ma anche credere”.

(Anatole France)

Iprogetti, più che il singolo progetto,

per Rita Lombardi, sono la

via madre per raggiugere i suoi

risultati. In modo assoluto, senza

ripensamenti o eccezioni. Nel

mondo dell’arte, che l’artista romana

frequenta da molti anni riscuotendo

apprezzamenti decisamente meritati,

il progetto e la progettualità hanno

avuto vicende alterne. Il pensiero e le

opere di alcuni artisti hanno viaggiato

su binari paralleli, a volte hanno sopravanzato

la logica costruzione del dipinto

lasciando che a prevalere fosse l’istinto,

la travolgente passione, l’incalcolabile

impulso compositivo. Ma ad una scienziata,

conoscitrice della matematica e

della filosofia, legata a doppio nodo alla

immortale bellezza di Roma e convinta

pittrice astrattista, dopo esordi di figurazione,

non interessa lasciarsi andare al

solo, per quanto rispettabile, istinto.

Rita Lombardi passa molte ore a pensare

il suo dipinto, ad immaginarlo corrispondente

ad una costruzione in cui

nozioni e calcoli sono fondamento e solidità.

Questo, però, non esclude il sentimento,

anzi lo afferma poggiandolo su

dati di validità conclamata, su basi

chiare e scientifiche che siano culla e pilastro

dell’operazione artistica.

Da più parti e nei secoli si è discusso

della validità maggiore, in pittura, della

parte istintiva o di quella razionale nel

creare un dipinto. Ognuno, e guai se

così non fosse, ha pensato di sostenere

il proprio operato propendendo verso

l’uno o l’altro elemento. Sono vicende

che ci hanno permesso di conoscere meglio

gli artisti e di avvicinarci a quelli


che maggiormente rispondevano al

nostro gusto più intimo, quello per cui

non dici “mi piace” ma “mi piace perché…”.

Appassionata agli studi scientifici

senza trascurare quelli umanistici

ed anzi citando in molte opere filosofi,

letterati, poeti, Rita Lombardi sembra

aver individuato una via maestra che

non nega in modo assoluto ciò che non

parta da un progetto. Semplicemente e

con scelta chiara, lei preferisce la costruzione

coerente a mille segni, il ragionamento

preventivo ed accorto a

mille ghirigori. Una posizione solo apparentemente

assolutista, dato che, a

solo titolo di esempio, le sue attente

analisi scritte su tanta pittura dei secoli

passati grondano ammirazione e conoscenza

in parti uguali. La sua astrazione,

netta e geometrica, è sempre

figlia di ragionamenti scientifici senza

negare la spiritualità, la passione e

l’ardire compositivo che in certe opere

sono evidenti come i colori usati. Puntuali,

significativi, efficaci.

È il caso di non definirla pittrice

astrattista tout-court, ma ragionatrice

sensibile. Ed a sentirla nelle spiegazioni

dei suoi lavori, davvero nulla

sfugge a questa artista che ha la scienza,

il calcolo, la storia, la logica ed il

ragionamento nelle vene, avvicinandoci

ogni volta ad un momento di riflessione

sulla utilità assoluta ed erga

omnes delle scienze, al loro valore figlio

di studi severi, conquista degli uomini

e patrimonio di chi ama sapere.

Un quadro di Rita Lombardi ha profonde

radici, ha un intenso lavoro alla

fonte che passa dalla scelta delle tele

alla qualità dei colori usati e si afferma

nella gradevolezza che è all’origine di

un successo ormai evidente.

Per la grande mostra Roma Contemporanea

(Roma, 8 - 14 giugno 2022),

nei saloni maestosi di Palazzo della

Cancelleria spiccava la sua “Scacchiera

di Fibonacci”, opera dall’ardita

composizione che a molti pareva un

equilibrato e gradevolissimo esercizio

di astrattismo piano. A tanti è venuto

in mente di ricordare o conoscere chi

fosse quel tale Leonardo Fibonacci,

matematico italiano considerato tra i

più grandi di tutti i tempi. In tanti visitatori

è riaffiorato il ricordo delle lezioni

nei banchi di scuola e così si

compiva, in maniera naturale, il percorso

di conoscenza che per Rita

Lombardi è alla base del suo com-


18

porre: non solo dipinti, ma opere che

evocano, omaggiano, incitano al valore

della conoscenza. Una conoscenza

che grazie all’Arte Progettuale di

questa convincente artista diventa vero

patrimonio per tutti. Lo stesso vale,

ad esempio, per l’omaggio ad Ipazia,

matematica, astronoma e filosofa nata

nel quarto secolo dopo Cristo, che

avevamo relegato forse ad un vago ricordo

scolastico. Una potenza evocatrice,

quella della Lombardi, che si

manifesta nei titoli, nelle citazioni di

poeti, filosofi, scienziati che non possono

essere definiti “del passato”,

perché, pare dirci Rita, la loro attualità

è tra noi e va ricordata come essenza

stessa del sapere e del conoscere.

Della sua Arte Progettuale sembra

oggi essere tutto perfettamente chiaro:

nulla, nella pittura di Rita Lombardi,

nasce senza un ragionamento divenuto

prima progetto e poi opera. Il dipinto

risponde ad un piano pensato

con il raziocinio dello scienziato,

vede applicare teoremi e certezze,

nasce solo dopo un valido esercizio

logico e, sia ancora chiaro, non nega

mai il sentimento e l’emozione del

pittore, che arrivano direttamente all’osservatore

accorto. Semmai il composto

progettato orienta, esalta senza

strangolare la parte emozionale tra

precisioni ossessive che priverebbero

l’opera dell’humus di anima e cuore

necessarie alla sua creazione. E questo

è un dato di modernità e di attualità

della pittura dell’artista romana,

perché rimane viva l’attrazione istintiva

verso l’astrazione geometrica che

Rita ben dipinge e si espande sempre

più l’interesse ad entrare in quel processo

creativo accorto e preciso.

Non è semplice né prevedibile pensare

a quali orizzonti veda questa artista

ormai completa nella sua ricerca.

Ma è chiaro che la sua intenzione è

quella di attirarci nella natura e nel significato

puro delle sue opere, così

evidente da aver scavalcato la mera

classificazione nell’astrattismo geometrico,

aprendoci strade nuove per

capire quanto sia ampio il terreno dell’arte,

specialmente se abbracciato a

quello della scienza.


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Laboratorio Acca

non solo Tv

a cura della redazione

Un primo semestre del

2022 con molte novità e,

in particolare, con mostre

personali e collettive

dedicate agli artisti di

Laboratorio Acca. Si è iniziato con la

personale di Giuseppe Trentacoste al

Castello Ducale di Torremaggiore per

arrivare alla data della grande e seguitissima

rassegna Roma Contemporanea,

al Palazzo della Cancelleria di Roma lo

scorso 8 giugno. Il ritorno di CalifArte

- gli artisti dipingono le canzoni di

Franco Califano alla Galleria Ess&errE

del Porto Turistico di Roma, 11 giugno,

ha messo insieme i lavori di tutti gli artisti

di Laboratorio Acca per interpretare

a modo loro le canzoni del Maestro. Un

appuntamento atteso da due anni. Il

primo giorno di luglio, in una caldissima

Battipaglia (SA), nel Palazzo di

Città, è stata inaugurata la mostra di

AKU (al secolo Adriano Cuozzo). Insomma

l’attività delle mostre, una delle

prerogative di Acca International, ha integrato,

e continuerà a farlo, il lavoro televisivo

che prosegue sulla multipiattaforma

televisiva di Arte Investimenti

TV tutte le domeniche alle 21.00.

Le mostre avvicinano ancor di più gli

artisti di Laboratorio Acca alla gente, e

il passato di restrizioni e limiti non può

che essere superato operando scrupolosamente

nell’incrementarne il numero.

Si tratti di personali, in cui gli artisti

scelgono di affidarsi allo staff di Acca

International, o di collettive, il calendario

riserva altre opportunità che possiamo

preannunciare. Dopo Trentacoste

e AKU, sarà la volta di altri due protagonisti

di Laboratorio Acca: Fabio

Grassi, del quale è in calendario una antologica

per festeggiare i suoi 50 anni di

pittura nella sua Massa, e Franco Secci,

atteso per una personale di qualità a Cagliari,

tra le mura di casa. I riscontri fin

qua ottenuti sono buoni, l’entusiasmo e

gli apprezzamenti la dicono lunga sul

fatto che quando “…si esce dal televisore...”

si arriva a contatti umani che

prevedono una conoscenza dell’artista

già largamente diffusa e ormai confermata

da tre anni della rubrica televisiva

della domenica sera. Dunque Laboratorio

Acca non solo vetrina prestigiosa per

diffondere e valorizzare il lavoro degli

artisti, ma anche vicino alla gente che

vuole tronare decisamente ad una normalità

sperata, all’incontro ed al contatto.

Dalla redazione di Laboratorio

acca, per ora, non trapela altro. Il che

vuol dire, conoscendo “quei due”, che

qualcosa bolle in pentola per arrivare

alla celebrazione del terzo anno di attività

televisiva di un progetto che riscuote

sempre maggior consenso.


LABORATORIO ACCA

Tutte le domeniche alle 21.30

Can 133 DTT

ARTE INVESTIMENTI TV

Per rivedere tutte le puntate :

www.accainarte.it o Youtube

canale Laboratorio Acca.

Contatti email:

giorgio.barassi@arteinvestimenti.it

acca@accainarte.it

Tel:

329.4681684

347.4590939

La domenica in tv con Laboratorio Acca: una nuova finestra sul mondo dell’Arte.

AccA

International

L

aboratorio

AccA


22

Alberto Gallingani

L

aboratorio

AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


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Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


24

1° luglio 2022

Le interazioni di AKU

Nel Palazzo di Città di Battipaglia

a cura della redazione

Una calda personale.

Potremmo riassumere

così la mostra delle

opere di AKU, all’anagrafe

Adriano Cuozzo,

nel Palazzo di Città di Battipaglia

(SA), inaugurata lo scorso primo

giono di luglio. L’estate caldissima e

il calore inteso come partecipazione

attiva dei visitatori sono stati i dati

predominanti in un bel pomeriggio di

pittura dedicato al talentuoso artista

delle “Interazioni”, uno del gruppo di

Laboratorio Acca che sottolinea, con

la sua sensibilità creativa, i momenti

del sociale, della crescita e della conoscenza

umana. Calore si, ma soprattutto

colore. Le tinte di AKU

hanno avvolto lo spazio del bel Palazzo

di Città battipagliese e coinvolto

i presenti nelle considerazioni

più diverse e sempre azzeccate.

AKU ha a cuore il tema delle sue Interazioni

e declina in vari modi il suo

pensiero: tutti siamo coinvolti nell’interazione

come atto di dinamico confronto

fra noi e gli altri e, particolarmente,

fra noi e noi stessi. Il suo

linguaggio chiaro, sottolineato dalle

tele policrome che contengono i suoi

“intrecci” e le figure di soggetti ed

oggetti, è stato molto apprezzato.

In mostra sono state esposte opere che

rappresentano bene il cammino dell’artista

fin qua. AKU aveva iniziato

con la rappresentazione di un semplice

intrecciarsi di linee policrome

verticali ed orizzontali per poi giungere

a far campeggiare nelle tele la figura

umana, usata come oggetto della

sua poetica, adatta a spiegare quelle

relazioni che possono avere mille


sfaccettature, rivelare o nascondere,

evidenziare o sottacere significati profondi.

Artista sensibile e preparato,

AKU ha illustrato personalmente i

suoi lavori per la mostra curata da

Giorgio Barassi e Roberto Sparaci e

prodotta da Acca International.

Avvicinare la gente ai palazzi pubblici

attraverso le mostre è consentire

una fruizione piena del luogo e delle

opere esposte, e perciò la Dottoressa

Cecilia Francese, Sindaco di Battipaglia,

ha sottolineato nel suo intervento

al vernissage l’entusiasmo delle istituzioni

nel valorizzare i luoghi pubblici

con l’arte, che ha un valore assoluto

per la crescita della società.

AKU ha davvero, in pochi mesi di

presenza nella rubrica televisiva della

domenica, ottenuto un livello di popolarità

ed apprezzamento notevoli, e

la sua personale sottolinea un cammino

che può rivelare altre facce, altri

aspetti dell’indagine sulle Interazioni,

i loro contenuti e le forme gradevoli

a cui il pubblico riserva consensi positivi.

Per la mostra “Interazioni”

sono stati esposti i primi lavori dedicati

alla serie “Supereroi”, considerati

non un mero riferimento per la fantasia,

ma ispiratori al miglioramento nel

quotidiano di noi tutti. Temi complessi,

affrontati con una leggerezza

variopinta e gradevole, che hanno richiamato

a Battipaglia appassionati,

collezionisti e curiosi pronti ad attendersi

nuove opere già in cantiere per

la prossima stagione televisiva. Prevista

fino al 9 luglio, la mostra è stata

prorogata al 14 luglio. Quando un artista

piace, succede.


26

Fabio Grassi

L

aboratorio

AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


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“7 ovali gialli” - 2015 - Acrilico su tela sagomata - cm 80x80

Turi Simeti

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Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


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Nel segno della Musa

Le interviste di Marilena Spataro

marilena.spataro@gmail.com

“Ritratti d’artista”

Maestri del XXI secolo

Fernando Mangone

La magia cromatica dei gialli di Van Gogh e la spettacolarità dei cromatismi visionari dei

Fauve, rendono questo artista di origine campana, tra i più interessanti protagonisti della

pittura contemporanea. Apprezzato dalla critica e corteggiato dai più importanti galleristi

italiani e stranieri, Fernando Mangone, giunto ormai al top della sua carriera artistica, di

tanta notorietà così si schermisce: “io non dipingo per il successo ma per stare bene

con me stesso. Sono stato fortunato se il successo è arrivato”.

Fernando Mangone durante il recente open day del Giardino della Versilia con un grande mostra di sue opere

Come e quando arriva nella

sua vita l’arte. Come l’ha

vissuta agli esordi esistenzialmente

oltre che artisticamente

parlando?

«Ho iniziato all’età di 7 anni con la prima

performance quando ho rubato l’antiruggine

a mio nonno fabbro, approfittando

dell’assenza di mia madre, che

lavorava al tabacchificio di Borgo Carilia,

ho scritto sulle pietre della mia casa

“The Rolling Stones”… questo è stato il

mio imprinting con l’arte. Da allora ho

sempre dipinto e la mia vita è sempre

rock and roll».

Molti critici ed esperti d’arte parlano

ormai di lei come di un Van Gogh contemporaneo.

Cosa ne pensa a proposito.

Quali gli aspetti che sente risuonare di

più con la pittura e la personalità del

grande olandese?

«Sono onorato di questo rapporto con

Van Gogh, per me è stato importante,

l’ho sempre guardato perché mi portava

in una dimensione subliminale con il suo

giallo, come il suo campo di grano con

corvi. I nostri sono due viaggi differenti,

ci accomuna la passione per l’arte».

Quali gli altri maestri e modelli artistici

del passato che l'hanno influenzata maggiormente

e sotto quale profilo?

«Sono stato affascinato alla pittura fiamminga

e dai pittori toscani. I fiamminghi

per il colore, i toscani per il disegno e il

paesaggio».

Essere quest’anno, e non solo quest’anno,

alla Biennale dell’arte di Venezia e

contemporaneamente con una serie di

importantissime mostre in altre città di

arte, tra cui Pietrasanta dove è presente

in più spazi tra cui uno immenso e con

una grande mostra, come la fanno sentire.

Se l’aspettava di arrivare a tanto

successo quando ha iniziato a dipingere?


«Ho fatto sempre le cose con normalità

e non ho mai obbedito, sopratutto ai professori…ho

fatto sempre da solo e ho

imparato guardando i grandi artisti del

passato come Duccio da Buoninsegna,

Simone Martini, Giotto, Piero della

Francesca, Masaccio, Antonello da Messina,

Caravaggio, Cezanne, Van Gogh,

Beuys, Kandinsky, il Futurismo, il Surrealismo,

Picasso, il Dadaismo, Pollock,

Andy Wharol, la pop art.

Io non dipingo per il successo ma per

stare bene con me stesso. Sono stato fortunato

se il successo è arrivato».

Tuttavia, anche oggi che è artista famoso,

amato e corteggiato dalle più importanti

gallerie e da noti curatori d’arte,

lei continua a mantenere un atteggiamento

di grande umiltà e di vita semplice,

come al tempo degli esordi della

sua carriera…

«Sì, non mi interessa essere una rock

star, io sono rimasto sempre lo stesso,

grazie a Dio!».

A proposito degli anni del suo esordio

nel mondo dell’arte, come è cambiato

quel mondo. Ci sono momenti o situazione

di quel tempo di cui prova nostalgia?

«Se proprio devo essere sincero, non ho

nostalgia del passato poiché ho ricordi di

un mondo di servi e di raccomandati e

sopratutto, senza fare nomi, di artisti politicizzati,

il contrario della mia visione

dell’arte in funzione della qualità».

Che rapporto intercorre nel suo lavoro

creativo tra lei e il mondo circostante.

Reputa che l’operare artistico debba

avere valenze etiche e sociali insieme a

quelle estetiche?

«Sì l’Arte non si deve scindere da valenze

etiche, estetiche e sociali, anzi deve

contribuire a rendere la vita sempre

più bella».

Quale la visione del mondo che vuole


30

rappresentare e quali le motivazioni profonde

del suo lavoro artistico?

«Voglio raccontare in chiave contemporanea

le antiche e meravigliose testimonianze

del passato, del presente e del

futuro. Sono un attraversatore di città ,di

giorno e di notte, e ne racconto la bellezza».

Qual è il senso del fare artistico e cosa

rimane di esso in una società in continua

evoluzione come quella attuale dove tutto

scorre e si consuma con estrema velocità?

«Rimane il lavoro estetico e di contenuto

anche se tutto scorre veloce…».

Noto anche per le sue performance pittoriche

estemporanee e nel gesto rapido

del colorare e dare forma in cui è facile

cogliere tutta la veemenza e la passione

che la animano nel dipingere, così come

nella tradizione che ha segnato il fare

artistico di molti maestri delle avanguardie

storiche, come vede il futuro

delle arti figurative, laddove oggi le moderne

tecnologie tendono a sostituire il

fare artistico tradizionale?

«Ben venga la tecnologia e grazie ad

essa posso divertirmi con performance

esorcizzanti, ironiche e sopratutto rock

and roll».

Quali le sue attese e i suoi progetti per i

prossimi anni? Un sogno nel cassetto?

«Solo Dio lo sa e il destino….

Ma ci sono tanti progetti da attuare, tante

idee, il mio sogno nel cassetto? Una casa

su una grande quercia circondato da uccelli,

scoiattoli e altri animali in un gran

de bosco».

Da ultimo, una curiosità.

Cosa avrebbe fatto nella vita se non

avesse fatto il pittore?

«Non riesco a pensare ad altro per me …

sarà il mio Karma».


10

aBIENNALE D’ARTE

INTERNAZIONALE

A MONTECARLO

10-11-12 GIUGNO 2023

A TuTTI gLI ARTISTI

SONO APERTE LE SELEZIONI ALLA 10 BIENNALE D’ARTE

INTERNAZIONALE A MONTECARLO 2023, PITTuRA, SCuLTuRA, gRAFICA,

ACQuERELLO, INCISIONE, CERAMICA, FOTOgRAFIA, MOSAICO E

OPERE REALIZZATE AL COMPuTER

TEMA LIBERO E TEMA FISSO: “LA NATuRA DEL DOMANI”

PER POTER PARTECIPARE ALLA SELEZIONE DELLA BIENNALE INVIARE ALLA

MALINPENSA GALLERIA D’ARTE BY LA TELACCIA, N° 5-6 FOTOGRAFIE DI OPERE DIVERSE

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LE OPERE NON DEVONO SuPERARE I 100 X 100 CM ESCLuSA LA CORNICE

E NON DEVONO PESARE OLTRE I 20 Kg

La Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia organizza la 10° Biennale d’Arte Internazionale a Montecarlo 2023,

affiancata da una giuria composta da critici d’arte, collezionisti, giornalisti, editori, fotografi, artisti e galleristi,

seleziona con scrupolosità, impegno e professionalità, artisti nel vasto panorama artistico a livello internazionale.

È una manifestazione d’arte di grande risonanza e di importante livello artistico culturale grazie anche alla vasta

pubblicità che viene fatta su diverse riviste internazionali specializzate nel settore.

Si può partecipare o per il tema libero o per quello fisso. Dieci artisti per il Tema Fisso verranno premiati,

durante il vernissage, con un trofeo realizzato appositamente per l’occasione.

La Biennale è patrocinata dall’Ambasciata Italiana nel Principato di Monaco. L’esposizione delle opere selezionate,

una per ogni artista, si terrà a Montecarlo nel mese di Giugno 2023 (10-11-12) nelle sale Theatre dell’Hotel Metropole.

CON IL PATROCINIO DELL’AMBASCIATA ITALIANA NEL PRINCIPATO DI MONACO

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Madrina d’onore alla Biennale

l’artista RABARAMA

“a Torino dal 1972”

Ambasciata d’Italia

Principato di Monaco

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra 51 - 10138 - Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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34


Aleardo Koverech

L

aboratorio

AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

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34

Les fleurs et les raisins

Trasversali allegagioni d’arte

“QUESTO NON È UN AMARO, È UN AMARONE!”

di Alberto Gross

gross.alberto@libero.it

Ci sono vini che nemmeno

necessiterebbero di

essere bevuti per essere

compresi. Rivelano già

molto di sé al primo sorriso,

il loro saluto è già

un timido, complice ammiccamento,

ci sorprendono e ci lasciano immaginare

la felicità del bacio che abbiamo

già deciso, per il quale saremmo disposti

ad attendere anche un secolo in

più, come per le passanti di Antoine

Paul e di Brassens.

È stato, per noi, il caso dell’Amarone

della Valpolicella DOC Maior 2001

Villa Rinaldi: un vino di moderna concezione

che unisce al classico taglio di

Corvina e Rondinella l'estrema finezza

ed eleganza di piccole percentuali di

Pinot Noir coltivato su terreni ricchi di

minerali, protetti dalle Dolomiti e dai

Monti Lessini che garantiscono un

clima mite e temperato. Dopo la consueta

vinificazione da grappoli appassiti

il vino riposa in barriques provenienti

dal massiccio centrale francese

per almeno trenta mesi e affina

per altri sei mesi in bottiglia. Appena

aperto e lasciato scivolare sulle pareti

del bicchiere, il pianto delle sue lacrime

pare propagare un fragore di fragola.

Limpido e brillante nei suoi toni

granata, a poco a poco rivela la sua

prima anima di ciliegia in confettura,

amarena, marasca sotto spirito e prugna;

poi la trama infittisce e si complica

nell'intreccio dei terziari: caffè,

cacao amaro e tabacco, pepe nero e liquirizia

dolce ingentilite da una vaniglia

presente ma non invasiva. Al palato

è secco, caldo di un alcol che non

brucia, ma vivifica, ricco e appena nervoso,

sostenuto da una vena acida che

non dimostra affatto i suoi oltre quattro

lustri d’età. Volume polposo, seducente,

dalla lunghezza pressoché infinita

a regalare un piacevole sospetto di

anice e rabarbaro.

È un caldo, generoso abbraccio per godere

del quale potremmo ripetere, assieme

al famoso vecchio dello Ione di

Euripide, “... conviene rimandar le piccole

coppe e recar le grandi; e più sollecita

così la gioia inonderà gli spiriti”.



36

Piero Masia

L

aboratorio

AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

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“Paesaggio” - 1947 - Olio su tavola - cm 70x54

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Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


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Noi siamo in realtà

Luce e Colore

di Rita Lombardi

Fig. 1

Rita Lombardi -

"I Piedi in Terra, la testa in Cielo" - 2022

Acrilico su tela - cm 60x50

Èpassato quasi mezzo secolo

da quando il fisico tedesco

Fritz-Albert Popp scopre

che tutti gli esseri viventi,

dalle piante unicellulari più

semplici agli organismi più

sofisticati come gli esseri umani, emettono

una debole, ma costante, corrente di

fotoni, ossia minuscole particelle di luce:

li battezza biofotoni. È una luce debolissima,

ma coerente, specifica per ogni essere

vivente, ed è emessa in uno spettro

che va dall’infrarosso all’ultravioletto e

una parte delle radio-onde. In particolare

un essere umano emette da 1 fotone a

1000 fotoni al secondo per centimetro

quadrato di superficie corporea. Questi

fotoni, prodotti dal normale funzionamento

delle cellule, sono il canale prioritario

di comunicazione per gli organismi

viventi all’interno dell’organismo stesso

(sia intra che extra-cellulare) e verso il

mondo esterno. È questa luce, che come

è noto viaggia a 300.000 km/s, e non le

reazioni chimiche che hanno una velocità

inferiore ad 1 cm/s, la vera responsabile

della gestione e coordinazione di qualunque

processo cellulare. E come ha scoperto

Popp l’emissione dei biofotoni è

strettamente legata allo stato di salute fisica

e psichica di un organismo vivente.

Purtroppo la medicina continua ad utilizzare

l’ottocentesco modello basato sulla

chimica ignorando la bioenergetica e la

trasmissione elettromagnetica delle informazioni

intra ed extra-cellulare ed ignorando

altresì che l’efficacia di un farmaco

è spiegabile soltanto secondo le modulazioni

del campo fotonico indotto nell’individuo.

La fisica in un secolo ha fatto

passi da gigante ed ha dimostrato che

tutta le materia è energia condensata e

tutto l’Universo (noi compresi) è un mondo

di quanti, ma i medici non studiano fisica.

Come hanno scoperto gli scienziati in

questi ultimi decenni la luce emessa dagli

esseri viventi è un velocissimo sistema di

comunicazione verso gli altri esseri della

stessa specie o di altre specie. Tramite

l’analisi dei biofotoni Popp ha potuto

anche verificare l’effetto benefico, effettivo,

dei guaritori sulle persone da loro

trattate, effetto benefico che si estendeva

anche ad eventuali piante presenti nella

stanza.

Quindi ogni essere vivente è avvolto da

un campo elettromagnetico ed informazionale

che è connesso e scambia energia

con il Campo Vitale Universale in cui

siamo immersi.

Il russo Konstantin Korotkov, professore

di fisica quantistica a San Pietroburgo,

quasi negli stessi anni in cui Popp scopre

i biofotoni, inizia a studiare questo campo

energetico, riprendendo i famosi esperimenti

dall’ingegnere Kirlian, risalenti a

quarant’anni prima.

Korotkov mette a punto una macchina

che fotografa il campo energetico attorno

a ciascuna delle 10 dita delle mani di una

persona, fornendo un’immagine in tempo

reale del campo elettromagnetico che circonda

quell’organismo, il biocampo e deducendo

da questo lo stato di salute fisica

e psichica di quella persona.

In breve tempo il dispositivo diventa in

Russia uno strumento diagnostico e viene

persino impiegato per valutare il potenziale

degli atleti che si preparano per le

Olimpiadi. Il professore rileva che una

persona sana e in uno stato d’animo positivo

ha un campo uniforme e dalle dimensioni

ottimali, senza buchi o impennate,

mentre ad esempio, problemi alla

schiena si manifestano con impennate e

lo stress rende il campo disordinato e con

moltissimi vuoti. Secondo la sua esperienza

buchi e rotture improvvise rendono

il campo di una persona vulnerabile

alle aggressioni di batteri, virus o funghi,

a livello fisico e di pensieri negativi, a livello

mentale. Scrive il professore:

“L’immagine che otteniamo è stata verificata

da centinaia di medici in quindici

anni di pratica clinica... anni di espe-


Fig. 2

“La posizione dei 7

chackra principali”

Fig. 3

Rita Lombardi

"In senso orario" della serie "Percezione visiva e interpretazione”

2021 - Acrilico su tela - cm 50x50

rienza mi portano a concludere che lo

scopo di qualsiasi intervento terapeutico,

esercizio o cura dovrebbe essere un miglioramento

dell’immagine del campo di

una persona. Questa è una indicazione

chiara dell’effetto di una terapia”.

Korotkov conduce anche esperimenti per

trovare la connessione tra biocampo e coscienza

studiando i guaritori e i maestri di

qi gong mentre inviano energie. Studia

anche gli effetti dei pensieri e delle emozioni

di una persona su chi le sta attorno.

Scopre così che tutte le emozioni forti,

amore, odio o rabbia producono un effetto

straordinario sull’emissione di luce del destinatario.

Persino una pianta reagisce alle intenzioni

di una persona. Infatti se un partecipante

all’esperimento minacciava solo mentalmente

un vegetale, il campo di energia di

questo diminuiva.

Le ricerche di Popp e Korotkov sulla natura

dell’emissione di biofotoni da parte

degli organismi viventi rendono logica

questa deduzione: se anche i pensieri sono

costituiti da un flusso di fotoni è perfettamente

plausibile che ogni pensiero sia in

grado di far aumentare o diminuire le

emissioni luminose di un altro essere vivente.

In Fig. 1 un mio quadro “I piedi in Terra,

la testa in Cielo”, dove il rosso rappresenta

la Terra, il giallo la mente e il blu il Cielo.

Ho cercato così di esprimere sulla tela un

messaggio dei saggi: per condurre una vita

equilibrata dobbiamo essere concreti, cioè

con i piedi ben radicati alla Terra, mantenendo

la mente serena e luminosa e coltivando

sempre sentimenti e idee “celesti”.

I chakra

I chakra (termine sanscrito) sono configurazioni

a forma di vortice della struttura

del nostro campo energetico ed hanno la

funzione di immettervi l’energia proveniente

dal Campo Vitale Universale. I chakra

principali sono sette e in condizioni

ideali sono allineati lungo la colonna vertebrale

(Fig. 2).

Nei testi esoterici orientali si dice che

ognuno di questi chakra ha un certo numero

di petali, termine poetico per indicare

i piccoli vortici che roteano ad altissima

velocità. In ciascuno di essi si osserva

un colore che è connesso con la frequenza

energetica che viene metabolizzata

nella sua specifica velocità di vibrazione.

Il primo chakra o chakra della radice ha 4

petali rossi. Esso è connesso con la nostra

volontà di vivere e fornisce energia alla

colonna vertebrale, alle ghiandole surrenali

e ai reni.

I chakra dal secondo al sesto hanno un

aspetto anteriore ed uno posteriore.

Il secondo chakra ha 6 petali arancione ed

è connesso con le nostre emozioni, la nostra

sessualità e la nostra sensualità. Fornisce

energia all’apparato riproduttivo e al

sistema immunitario.

Il terzo chakra, con 10 petali gialli, fornisce

energia al sistema nervoso, all’apparato

digerente e alla milza. È associato al

modo con cui abbiamo cura di noi stessi e

come ci rapportiamo con gli altri.

Il quarto chakra ha 12 petali verde brillante

ed è connesso all’amore e alla volontà.

Esso fornisce energia al cuore, all’apparato

circolatorio e al timo.

Il quinto chakra con 16 petali azzurri governa

l’apparato respiratorio e la tiroide ed

è connesso con la comunicazione.

Il sesto chakra ha 96 petali blu-viola e fornisce

energia alla base del cervello. Governa

la realizzazione pratica e graduale

delle idee e permette la comprensione dei

concetti.

Ognuno di questi 6 chakra è associato,

nella tradizione, ad una figura geometrica.

Partendo dal basso: il primo ad un triangolo

equilatero con la punta rivolta verso

il basso e inscritto in un quadrato; il secondo

ad un semicerchio a coppa; il terzo

ad un triangolo equilatero con la punta ri-


40

Il corpo eterico

Corpo astrale di una persona equilibrata

Fig. 4 Fig. 5

volta verso l’alto; il quarto a due triangoli

equilateri intrecciati, ossia il sigillo di Re

Salomone; il quinto ad un cerchio inscritto

in un triangolo equilatero ed infine

il simbolo dell’infinito al sesto.

Il settimo chakra o chakra del vertice,

con i suoi 972 petali viola orlati di

bianco, fornisce energia alla parte superiore

del cervello ed è connesso con l’intuizione.

Esso permette l’integrazione

con la nostra anima.

Per preservare la salute è necessario che

i chakra siano allineati e bilanciati.

Esistono nell’essere umano anche 21 altri

chakra secondari, di questi, due sono nel

palmo di ciascuna mano e due sotto la

pianta di ogni piede.

Per assorbire l’energia tutti questi chakra

devono, però, essere aperti e ruotare in

senso orario. A proposito di senso orario,

in Fig. 3 un mio quadro dal titolo “In

senso orario”.

Il professor Korotkov può effettuare con

il suo dispositivo anche una stima quantitativa

dell’energia dei chakra e fornire

informazioni sulla loro posizione. Accade

spesso che i chakra siano disallineati

e di dimensioni inferiori alla norma.

Ad esempio una persona con problemi

all’apparato riproduttivo avrà un secondo

chakra fuori posto e con un basso livello

di attivazione, mentre una forte depressione

o lo stress disallineano e svuotano

di energia tutti i chakra.

L’Aura

Il campo energetico che avvolge il corpo

umano è conosciuto da millenni con il

nome di aura. Tale campo è composto da

più livelli, ma essi non sono uno interno

all’altro, come gli strati una cipolla, bensì

ciascuno di essi, ancorato alla colonna

vertebrale, penetra nel corpo fisico e si

estende poi al di fuori di esso. Questi livelli,

detti anche veicoli, o corpi, non

sono meno reali del corpo fisico.

I chiaroveggenti sono in grado di vedere

uno o più di questi corpi sottili.

La dote di chiaroveggenza, come altre

percezioni extrasensoriali, è una manifestazione

della nostra natura non-locale e

della natura non-locale dell’Universo (la

non-località è una proprietà del mondo

dei quanti). Non-locale è anche atemporale.

Queste doti studiate, esaminate e

considerate da migliaia di anni da buddhisti

e induisti emergono negli individui

che meditano, come “poteri della mente

che si espande e fuoriesce all’esterno”

come scrive il saggio indù Patanjali nel

suo famoso “Yoga Sutra” nel II sec. a.C.

Proprio nello Yoga Sutra Patanjali elenca

questi poteri che comprendono, oltre alla

conoscenza dei pensieri, delle emozioni

e dell’evoluzione spirituale del prossimo,

la conoscenza delle vite passate, la conoscenza

delle stelle e del loro moto, la levitazione,

ecc.

Di questi livelli hanno scritto dettagliatamente

il teosofo Charles Leadbeater e

la famosa terapeuta e psicoterapeuta

americana Barbara Ann Brennan, ex ricercatrice

NASA, che da quarant’anni

studia il biocampo e applica tale studio

nel suo lavoro.

Il primo livello è il corpo eterico o doppio

del corpo fisico: esso fornisce il modello

secondo il quale il corpo fisico

cresce e si sviluppa ed è il canale attraverso

il quale l’energia vitale o prana o

chi scorre per essere distribuito a tutti gli

organi del corpo. Sporge dal fisico da 0,3

a 5 cm, (vedi Fig. 4). Il colore può variare

da un azzurro acqua-marina ad un azzurro

più intenso fino ad un tenue violetto.

L’aspetto del corpo eterico è indicativo

dello stato di salute generale di


Il corpo astrale di un avaro

Il corpo astrale di una persona irascibile

Fig. 6 Fig. 7

una persona. Più siamo connessi al nostro

corpo, lo manteniamo in esercizio,

lo alimentiamo saggiamente e più questo

livello sarà sviluppato, diventando di un

azzurro brillante.

Il secondo livello è il corpo astrale, sede

delle emozioni, dei desideri, delle passioni

e dei sentimenti. In una persona

equilibrata e serena è una struttura fluida,

vivacemente colorata (Fig. 5). Qui vi si

possono facilmente scorgere le emozioni

principali di una persona. Ad esempio se

questa è innamorata il corpo astrale assumerà

una bella colorazione rosata intensa

(ricordate la famosa canzone di

Edith Piaf “La vie en rose”?). Molto

rosso e arancio nell’aura denotano entusiasmo

e vitalità, mentre il rosso acceso

denota passione.

Purtroppo in molte persone l’aura perde

la sua fluidità ed assume colorazioni fosche.

Ad esempio la paura costante fa assumere

all’aura un aspetto spinoso ed un

colore grigio-livido, mentre un grigio

cupo, pesante e desolante riempie l’aura

di una persona profondamente depressa.

Un marrone spento con sprazzi rosso

fosco circonda una persona gelosa e rigide

strisce marrone-rossiccio cupo formano

la gabbia di un avaro (vedi fig. 6).

Nella fig. 7 è rappresentata l’aura di una

persona preda dell’ira violenta. Vediamo

zone grigio piombo e rosso cupo che colorano

un campo irregolare saturo di globuli

e lampi orribili a vedersi. Invece una

persona invidiosa appare immersa in un

involucro verde-marrone scuro, stagnante

come una palude, e, come una palude,

emana un odore sgradevole che acqua e

sapone non possono eliminare. Le droghe,

l’alcol e il fumo danneggiano i colori

brillanti e sani dell’aura, producendo

una specie di muco appiccicoso.

Per tutte queste persone, l’aura diventa

una casa piena di rifiuti, dai vetri sporchi

e polverosi, in cui l’energia ristagna. Ed

è attraverso questo filtro sporco che tali

persone percepiscono gli altri ed il mondo

circostante e sono persone che si circondano

e vestono colori cupi e scuri e

non amano e non cercano più i colori

limpidi e brillanti di quando erano bambini,

pieni di vita e di gioia.

Il livello successivo è il corpo mentale

connesso con il pensiero e l’attività mentale.

Appare come una radiazione gialla

attorno al capo e alle spalle per scendere

poi lungo il corpo. Più questo campo è

ampio ed il giallo intenso e luminoso, più

l’intelletto della persona è sviluppato.

I livelli superiori metabolizzano le energie

associate al mondo spirituale.

Il primo di questi è il corpo matrice di colore

blu .In fig. 8 un mio quadro nel quale

sul fondo blu (il colore del corpo matrice)

ho raffigurato, nella posizione

dell’Uomo Vitruviano di Leonardo e in

un rosso vivo, la nostra forza vitale che

irradia dal nostro centro vitale, un centro

di gravità permanente. Questo campo è

il veicolo della nostra coscienza ed essendo

permanente persiste da una vita

alla successiva fornendo la matrice di informazioni

per tutti i livelli inferiori di

una data incarnazione. È diversamente

sviluppato a seconda dell’evoluzione spirituale

di una persona e in un’anima progredita

diventa di un radioso blu cobalto

e dà all’individuo una chiara volontà e

molta creatività. È l’Uovo di Cobalto

(Fig. 9) così denominato per il suo colore

e la sua forma.

Secondo la mia intuizione questo è il

Principe Azzurro delle favole (che sono

spesso storie alchemiche) l’unico a rimanere

desto mentre l’anima, costituita dai

corpi inferiori, si addormenta avvelenata


42

Rita Lombardi

“Centro di gravità permanente” - 2022

Acrilico su tela - cm 60x80

Fig. 8

L’Uovo di Cobalto Fig. 9

dalla strega cattiva ma in realtà perde la

consapevolezza della sua vera natura divina

irretita da Maya - l’Illusione Cosmica,

la Maga.

L’anima, però, non può limitarsi ad

aspettare l’arrivo del Principe Azzurro,

deve invece impegnarsi e lavorare duramente

per conquistarlo come insegna la

favola di Cenerentola e la storia di

Amore e Psiche. È solo con questo Principe

Azzurro che l’anima può appagare

il suo ardente desiderio di un amore incondizionato

ed eterno.

Soltanto coloro che percorrono con impegno

il sentiero spirituale, sinceramente

e disinteressatamente (cioè non allo scopo

di ottenere gli speciali poteri), sono

connessi ai livelli superiori.

Il primo di questi, il corpo causale, è la

sede della gioia spirituale e della beatitudine.

Esso splende di tutti i colori dell’arcobaleno

in tonalità opalescenti ed appare

al chiaroveggente come un insieme

di raggi luminosi che irradiano dal centro

per 70-80 cm oltre il corpo fisico.

Il modo migliore per accedere a questo

livello è la meditazione: bisogna far tacere

il chiacchiericcio mentale concentrandosi

sul respiro o sulle idee pure

come bellezza, armonia, pace e compassione

per tutti gli esseri viventi. Si sperimenta

così l’unità fondamentale di tutto

ciò che esiste e si realizza che la Vita è

una in tutto l’Universo.

A proposito di meditazione, il premio

Nobel per la medicina del 2009, la biologa

Elisabeth Blackburn afferma che

essa “influenza positivamente il nostro

DNA rallentando l’invecchiamento”.

Il livello successivo, il livello buddhico,

è una sfera di brillanti fili dorati che in

individui molto evoluti spiritualmente

può estendersi anche per diversi metri attorno

al corpo fisico.

La frequenza di questo campo riflette

l’alta espressione della Mente Superiore,

una mente purificata oltre i turbamenti

delle emozioni e dei sentimenti egoistici.

Qui realizziamo la nostra più profonda e

fondamentale essenza, la nuda consapevolezza

di esistere oltre lo Spazio e il

Tempo.

Accedendo a questo livello si è particolarmente

abili nel concepire idee creative

e nel comprendere concetti generali sull’esistenza,

sulla realtà e sulla natura del

mondo. Si ha una salda e chiara concezione

della Divinità Creatrice e si è portati

per la scienza, le invenzioni e la

teologia. Grazie alla comprensione chiara

e integrata di cui si è capaci si è adatti

all’insegnamento di materie vaste e complesse.

Il modo migliore per sviluppare questo

livello è quello di cercare continuamente

una Verità Superiore nella propria vita e

di vivere in base ad Essa.

Concludo con le parole del professor Korotkov.

“Il campo elettromagnetico umano è il

riflesso più sensibile della condizione fisica,

emotiva e spirituale di una persona”.

Korotkov aggiunge di essere in

possesso di un numero considerevole di

dati che gli fanno pensare all’esistenza di

un campo informazionale che sarebbe un

ulteriore livello di realtà oltre il campo

elettromagnetico. Tale campo si manifesterebbe

vividamente nella vita di tutti i

giorni e si formerebbe gradualmente sotto

l’influsso dell’educazione, della cultura

e dell’ambiente. Specifica inoltre

che i bambini che sono incarnazioni di

grandi Lama tibetani hanno un’aura molto

forte fin dalla nascita. Aggiunge che

oltre a queste aure, c’è un campo globale,

formato dal contributo di tutta l’umanità.

Conclude con l’esortazione: “lasciate

che la vostra aura splenda sempre di

più”.

Nota: le figure 4, 5, 6, 7 e 9 sono state

eseguite in epoche differenti secondo le

descrizioni di 3 diversi chiaroveggenti ad

altrettanti artisti.


Silvana Gatti

“Il ragazzo dagli occhi blu” - Olio su tela - cm 40x30

SILVANA GATTI - PITTRICE FIGURATIVA & SIMBOLISTA

http://digilander.libero.it/silvanagatti

email: silvanamac@libero.it


44

Gaia Maria Galati

Gaia Maria Galati ha avuto un intenso periodo

in cui ha partecipato come fotografa e poetessa

a molti eventi di prestigio;

Il 19 aprile 2022 ha presentato, alla Galleria

“Art Saloon: frames art&design” di Ariccia, insieme al curatore

Adriano Lazzarini, il libro “Il filo delle mie emozioni”

edito da Acca International di Roberto Sparaci;

Il 21 aprile rilascia un'intervista online alla scrittrice Maria

Luciani:

(https://www.marialucianiautrice.it/2022/05/21/intervistaa-gaia-maria-galati/

- Intervista)

(https://www.marialucianiautrice.it/2022/05/21/copertinalibro-intervistagaia-maria-galati/

- Copertina del libro)

Dal 14 al 27 maggio ha partecipato alla mostra quadripersonale,

tutta al femminile, alla Galleria Ess&rrE, al porto

turistico di Roma, dal titolo: “Atmosfere”, in qualità di fotografa

artista e di scrittrice, presentando il suo libro, insieme

all’editore Roberto Sparaci e al curatore Adriano

Lazzarini ; il tutto viene ripreso da ZTL TV e l’artista viene

intervistata per la sua duplice veste di scrittrice e di fotografa.

Il 20 maggio espone presso la biblioteca Pier Paolo Pasolini

di Roma, alla mostra fotografica: “Spinaceto50”, inserita

nel progetto: “Fotografie del Collettivo Raccontare

Spinaceto”;

L’8 giugno ha partecipato con 2 sue opere fotografiche, all’inaugurazione

dell’evento, in essere fino al 14 giugno:

“Roma Contemporanea - Mostra d’Arte” al Palazzo della

Cancelleria della Santa Sede a Roma, alla presenza, il

giorno dell’inaugurazione, del Professor Vittorio Sgarbi e

l’evento viene ripreso da ZTL TV;

Dal 18 giugno al 1 luglio ha partecipato con 2 opere fotografiche,

alla mostra collettiva: “Sunset” alla Galleria

Ess&rrE.

Si è così conclusa la proficua stagione artistica di Gaia

Maria Galati, che ha in preparazione altri importanti eventi,

per la stagione 2022-2023.


Contatti: Blog https://60c0a689bf02c.site123.me/

Presente su Facebook con la pagina GaiArt

Email: gaiamaria.galati@libero.it


46

Premio d’Arte Campaldino

1289/Poppi 2022

a cura della redazione

Si è conclusa il 12 giugno

scorso a Poppi, la Mostra

concorso Premio d’Arte

Campaldino 1289, nella sua

prima edizione, con la proclamazione

dei vincitori.

Il premio, sezione pittura, è andato, con

l’opera “Il sacrificio della carne”, a Fabrizio

Michelucci, pittore fiorentino di

consolidata esperienza, che, come scrive

lo scultore Mario Zanoni, presidente

della giuria, nelle motivazioni, ha affrontato

il non facile tema della battaglia

con poetica leggerezza “lo scontro

di cavalli e cavalieri assume quasi la dinamica

plasticità di una danza, tutto

all’ombra del lontano ma minaccioso

castello dei Conti Guidi, arbitri determinanti

del corso della sfida”. Il premio

sezione scultura è stato assegnato, con

la scultura “Libero”, al giovane artista

romagnolo, Cristian Cimatti, “la cui

opera - motiva Zanoni - è ispirata ai

versi del Sommo Poeta ed è caratterizzata

da una possente carica evocativa,

magistralmente realizzata con raffinata

tecnica ceramica”. L’associazione storica

poppese, tra i partner dell’evento

espositivo, ha inoltre riconosciuto all

nota artista di Poppi, Sara Lovari, un

premio originalità per “la valigia di

Dante”: l’opera si ricollega al monumento

dedicato alla Battaglia di Campaldino

sito in Ponte a Poppi. Infatti la

colonna di Dante è chiamata anche Valigia.

A premiare i due vincitori nel magnifico

Salone delle Feste, nell’imponente

Castello Conti Guidi di Poppi, è stato il

Sindaco di questo affascinante Borgo

toscano, Carlo Toni, alla presenza del

consigliere regionale Federico Eligi,

degli organizzatori, gli assessori Silvia

Vezzosi, Marco Seri, e di Marilena Spataro,

presidente dell’associazione culturale

LOGOS, e curatrice della Mostra

concorso.

“Ringraziamo tutti gli artisti partecipanti

alla I edizione della mostra concorso

Campaldino 1289/Poppi 2022 -

ha dichiarato Silvia Vezzosi assessore

alla cultura del comune di Poppi - congratulazioni

ai vincitori Fabrizio Michelucci

e Cristian Cimatti. Quasi da

subito, e fino al 3 luglio, si potranno

ammirare le opere dei vincitori esposte

all’interno delle ex scuderie del castello.

Un suggestivo ed armonico connubio

di creatività di due artisti che

incrociano volti o corpi quasi sempre


femminili attraverso tecniche diverse,

dall'esecuzione pittorica classica rinascimentale,

ma innovativa alla scultura

che trasforma la materia di metallo e

ceramica “disgustando o deliziando”.

Oltre alla bipersonale il premio assegnato

dall'Amministrazione comunale

prevede la possibilità di una personale

per ciascun vincitore nella galleria d’arte

contemporanea comunale, infine la

pubblicazione di una serie di servizi sia

sulla rivista Art&trA e sia sul prestigioso

Annuario d’Arte Moderna e Contemporanea

di Acca International di

Roma. Un grazie a Logos per aver collaborato

al progetto ed alla competenza

e disponibilità della Giuria”.

La mostra concorso Premio d’Arte

Campaldino 1289/Poppi 2022 e relativa

mostra delle opere dei vincitori, in

una location talmente prestigiosa da essere

ormai da due anni sede estiva di

opere che giungono dagli Uffizi, si inscrive

nella manifestazione “L'inferno

a Campaldino”.

“Soddisfatti per la buona riuscita della

seconda edizione della manifestazione

"L'Inferno a Campaldino” che ha visto

come principali partecipanti bimbi incuriositi,

famiglie e gruppi italiani e

stranieri - ha dichiarato Marco Seri assessore

alle associazioni e promozione

del comune di Poppi - un sentito ringraziamento

al consigliere regionale Federico

Eligi per il suo fattivo sostegno

verso il mondo delle rievocazioni storiche

e per essere stato presente manifestando

interesse ed apprezzamento

per l’organizzazione dell’evento. In

qualità di segretario della neo costituita

Associazione storica poppese, è stato

un piacere ed onore consegnare la tessera

di socio al consigliere Eligi, in

segno di impegno della comunità poppese

nel mantenere viva la nostra storia

e tradizione casentinese. Ringraziamo

inoltre, gli Sponsor che hanno permesso

la realizzazione Campaldino Legnami

Srl, La Taverna del Castello,

Elettrica Srl, SEFACS Impianti elettrici

Snc, STC Management e Business,

C.R.A Centro Revisioni Associato, tutti

i partners intervenuti, gli artisti per aver

aderito al nostro invito alla mostra concorso

Campaldino 1289 ed a Logos. La

Mostra concorso con i lavori di tutti i

partecipanti, grazie al successo riscosso,

è rimasta aperta fino al 30 giugno,

presso palazzo Giorgi, e visitabile tutti

i week end di giugno dalle 16 alle 19”.



Elena Modelli

L

aboratorio

AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


50

The MAST Collection

Un alfabeto visivo dell'industria, del

lavoro e della tecnologia

10 febbraio – 28 agosto 2022

a cura di Silvana Gatti

Thomas Demand - Space simulator

Al Mast di Bologna oltre

500 immagini tra fotografie,

album e video di

200 importanti fotografi

italiani e stranieri, insieme

ad artisti anonimi, per la prima

grande esposizione di fotografie della

Collezione della Fondazione.

La Collezione della Fondazione MAST,

punto di riferimento mondiale della fotografia

dell’industria e del lavoro, annovera

più di 6000 immagini e video di

maestri dell’obiettivo, oltre ad una vasta

selezione di album fotografici di autori

sconosciuti e degli stessi lavoratori

delle ditte che operavano per hobby, e

quindi rappresentativi del mondo del

lavoro.

Nei primi anni 2000 la Fondazione

MAST ha dedicato questo spazio alla

fotografia dell’industria e del lavoro

collezionando immagini provenienti da

case d’asta, collezioni private, gallerie

d'arte, fotografi ed artisti. Il patrimonio

della Fondazione, già ricco di filmati,

negativi su vetro e su pellicola, fotografie,

album, cataloghi prodotti negli stabilimenti

di Coesia fin dai primi del

‘900, si è via via arricchito con materiale

promozionale e documentaristico

delle imprese del Gruppo Industriale.

La raccolta comprende opere del XIX

secolo e dell’inizio del XX secolo.

Questa mostra, curata da Urs Stahel, è

la prima esposizione di opere selezionate

dalla collezione della Fondazione:

oltre 500 immagini tra fotografie, album,

video di 200 grandi fotografi italiani

e internazionali, artisti anonimi ed

altri finalisti del MAST Photography

Grant on lndustry and Work, che documentano

la storia del mondo industriale

e del lavoro che si trasforma negli anni.

Al MAST, l’avanzamento industriale e

l’innovazione dei processi lavorativi

nel corso degli anni hanno dato origine

a questa raccolta, al fine di accrescere

la conoscenza del mondo del lavoro di


Peter Fraser - Robotic Arm with seven degrees of movement

ieri e di oggi, dalla fatica manuale sino

alla moderna robotica.

Tra gli artisti in mostra: Paola Agosti,

Richard Avedon, Gabriele Basilico,

Gianni Berengo Gardin, Margaret

Bourke-White, Henri Cartier-Bresson,

Thomas Demand, Robert Doisneau,

Walker Evans, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli,

Mimmo Jodice, André Kertesz,

Josef Koudelka, Dorotohea Lange,

Erich Lessing, Herbert List, David

Lynch, Don McCullin, Nino Migliori,

Tina Modotti, Ugo Mulas, Vik Muniz,

Walter Niedermayr, Helga Paris, Thomas

Ruff, Sebastiao Salgado, August

Sanders, W. Eugene Smith, Edward

Steichen, Thomas Struth, Carlo Valsecchi,

Edward Weston.

La mostra è articolata in 53 capitoli dedicati

ad altrettanti concetti illustrati

nelle opere rappresentate. La forma

espositiva è quella di un alfabeto che si

snoda sulle pareti dei tre spazi espositivi

(PhotoGallery, Foyer e Livello 0) e

che evidenzia un sistema concettuale

che dalla A di Abandoned e Architecture

arriva fino alla W di Waste, Water,

Wealth.

“L’alfabeto nasce per mettere insieme

incroci tra lo sguardo lontano e quello

vicino, testi e momenti dello scatto,

portando I’attenzione all’interno delle

opere - spiega il curatore, Urs Stahel -.

Lo stesso accade con le immagini e i

fotografi coinvolti. Questi 53 capitoli

rappresentano altrettante isole tematiche

nelle quali convivono vecchi e giovani,

ricchi e poveri, sani e malati, aree

industriali o villaggi operai. Costituiscono

il punto di incontro delle percezioni,

degli atteggiamenti e dei progetti

più disparati. La fotografia documentaria

incontra l’arte concettuale, gli antichi

processi di sviluppo e di stampa su

diverse tipologie di carta fotografica,

come le stampe all’albumina, si confrontano

con le ultime novità in fatto di

stampe digitali e inkjet; le immagini


52

BryanGriffin - Addetta al magazzino

(con olio che le cola dalle mani)

Ruth Hallensleben - Carbone e carburante sul Rhein-Herne-Kanal

a Gelsenkirchen

dominate dal bianco e nero più profondo

si affiancano a rappresentazioni

visive dai colori vivaci. I paesaggi cupi

caratteristici dell’industria pesante contrastano

con gli scintillanti impianti

high-tech, il duro lavoro manuale e la

maestria artigianale trovano il loro contrappunto

negli universi digitali, nell’elaborazione

automatizzata dei dati.

Alle manifestazioni di protesta contro il

mercato e il crac finanziario si affiancano

le testimonianze visive del fenomeno

migratorio e del lavoro d’ufficio”.

Una sezione è dedicata interamente al

XIX secolo, e documenta il debutto dell’industrializzazione

e della storia della

fotografia. Sfilano davanti agli sguardi

dei visitatori numerosi ritratti di lavoratori,

dirigenti, disoccupati, persone in

cerca di lavoro e migranti. Fotografie

che non possono lasciare indifferenti, in

quanto rispecchiano pienamente la realtà

che rappresentano.

La mostra evidenzia inoltre il progresso

tecnologico ed il passaggio all’analogico

sia del settore industriale sia della

fotografia, rappresentato oggi dai dispositivi

digitali ultra leggeri, in perenne

connessione, capaci di documentare,

stampare e condividere il mondo

in immagini digitali e stampe 3D. Dall’industria,

dalla fotografia e dalla modernità

si passa all'alta tecnologia, alle

reti generative delle immagini e alla

post-post modernità, ovvero a una sorta

di contemporaneità 4.0. Dalla semplice

copia della realtà alle immagini generate

dall’intelligenza artificiale.

La mostra è accompagnata da un opuscolo

informativo gratuito. È in lavorazione,

inoltre, un progetto editoriale

dedicato alla Collezione della Fondazione.

Considerando che l’ingresso alla

mostra è gratuito, si tratta di un’occasione

imperdibile per un viaggio negli

ultimi 200 anni di storia in più di 500

opere che raccontano della nostra quotidianità.

FONDAZIONE MAST

via Speranza 42, Bologna

Ingresso gratuito

Martedì - Domenica 10 – 19


Francesco Ponzetti

L

aboratorio

AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

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54

Il Masso Inamovibile

L’attualità del messaggio di

San Benedetto in tempo di guerra

di Roberto Capitanio

Le origini e l’ispirazione

Nei “Dialoghi”, la raccolta

di testimonianze su San

Benedetto scritta da papa

Gregorio Magno, troviamo

un episodio emblematico della vita del

Santo intitolato “Il masso inamovibile”,

che descrive la continua contrapposizione

tra bene e male.

«Un giorno, mentre i monaci costruivano

i locali del nuovo monastero,

c’era là in mezzo, a terra, un masso che

essi decisero di sollevare per utilizzarlo

nella costruzione. Ma in due o tre non

riuscivano a smuoverlo, e anche quando

si aggiunsero altri fratelli, restò così

fermo come se fosse trattenuto a terra

da radici. Risultò dunque chiaro a tutti

che su di esso sedeva proprio lui, l’antico

avversario [il diavolo], visto che

anche le mani di tanti uomini non riuscivano

a smuoverlo. Di fronte a una

tale difficoltà, mandarono a chiamare il

santo [Benedetto] perché scacciasse il

nemico con la preghiera e potessero

così sollevare il masso. Egli accorse subito

e, mentre pregava, tracciò un segno

di benedizione. Immediatamente il

masso fu sollevato come se prima non

avesse avuto alcun peso» (S. Gregorio

Magno, Dialoghi II,9).

Il masso di cui si parla in questo episodio

della vita di san Benedetto può essere

assurto a “metafora” dei tanti

massi o pesi che, per un motivo o per

l’altro, gravano sull’animo dell’essere

umano.

Poiché il presente racconto ha una connotazione

teologico-cristiana, sullo sfondo

è possibile intravedere la contrapposizione

bene-male, ossia la lotta tra il

credente che conduce la propria esistenza

alla luce di Dio, da una parte, e

il Maligno che, dall’altra, gli si contrappone,

ostacolando in ogni modo il cammino.

Da queste considerazioni scaturisce la

necessità di un continuo dialogo interiore

che ognuno di noi deve affrontare,

e del rigore necessario che esso richiede.

Questi due temi, il dialogo interiore

e il rigore, sono adatti a rappresentare,

almeno in parte, il particolare

stato d’animo con cui ciascuno di

noi ha dovuto convivere con le tragedie

causate dalla pandemia ancora in corso

[il dialogo interiore] e con le tante restrizioni

e sacrifici [il rigore] a cui siamo

stati sottoposti e che hanno consentito

di controbattere il CoronaVirus. In

questo caso il male è stato impersonato

dalla pandemia e il bene dalla nostra

perseveranza. Ma anche nella recente


guerra in Ucraina possiamo cogliere la

presenza della dialettica bene-male che

qui - come in altri conflitti presenti sul

nostro pianeta - si riversa con tutto il

suo carico di distruzione, sofferenza e

morte sulla popolazione inerme che,

nella fattispecie, sta affrontando con intrepido

coraggio un’invasione insensata

e orripilante.

La mostra

Da tutto ciò è nata l’idea della mostra

tenutasi nel Museo dell’Abbazia di

Montecassino, ovvero dal desiderio di

voler rappresentare “visivamente” il

continuo confronto interiore e il rigore

necessario per combattere le avversità.

A tale scopo è stato invitato Alberto

Gallingani, un artista le cui opere sono

basate appunto su un rigore progettuale

che, seppur privo di riferimenti iconici,

rimanda costantemente al concetto di

“superamento degli ostacoli”. Questa

caratteristica obbliga il fruitore ad una

forte riflessione interna e, in molti casi,

lo conduce verso una piacevole esperienza

di trascendenza.

Dopo Abitò con sè stesso del 2021, con

Il masso inamovibile è continuata nel

Museo Abbaziale la serie di esposizioni

di Arte Contemporanea che porteranno

al 2029, anno in cui saranno celebrati i

1500 anni della fondazione dell'Abbazia

di Montecassino.

Le opere del maestro Gallingani, appositamente

selezionate dal curatore Roberto

Capitanio, hanno avuto anche dei

riferimenti ad alcuni episodi tragici legati

alla storia dell’Abbazia di Montecassino

(il male/il masso) e ad alcuni

momenti rappresentativi della fede e

della perseveranza della comunità monastica

nei confronti delle avversità affrontate

e superate.

Al vernissage del 30 aprile 2022 sono

intervenuti, oltre all’Arciabate di Montecassino

S.E. Dom Donato Ogliari, il

curatore della mostra prof. Roberto Capitanio,

il delegato alla cultura della

Provincia di Frosinone dott. Luigi Vacana,

il Sindaco di Cassino dott. Enzo

Salera, l’Assessore alla Cultura del Comune

di Cassino dott. Danilo Grossi e

il maestro Alberto Gallingani e tanti

personaggi del settore come Gabriele

Boni, Giorgio Barassi e Alessio Schiavon.

Cenni biografici

Alberto Gallingani

Alberto Gallingani è nato a Firenze

dove vive e lavora. Dopo un primo momento

di esperienze pittoriche forma-


56

tive a carattere realista viene in contatto,

nel 1961, con gli artisti dell’area

dell’astrazione fiorentina e con loro

matura e realizza la sua esperienza nell’ambito

della “Pittura di Nuova Realtà”.

Nello stesso momento frequenta la Galleria

Numero di Fiamma Vigo nella

quale, giovanissimo, tiene la sua prima

personale. Nel 1965 vince una borsa di

studio per giovani artisti bandita dal

Comune di Firenze. Nel 1969, redige il

Primo Manifesto della Pittura di Nuova

Realtà. È il 1971 quando fonda con altri

artisti fiorentini, lo Studio d’Arte “Il

Moro” e con loro aderisce al Manifesto

della Morfologia Costruttiva. Intanto la

sua esperienza artistica si evolve, nasce

il ciclo della Geometria Utopica (1973)

che mette in risalto i valori etici nei rapporti

umani. I suoi interessi si dilatano:

usa la fotografia. È del 1976 l’allestimento

“Ho disegnato sul pavimento un

quadrato di 50 centimetri di lato” e

tiene, nel 1977, la sua prima performance,

“Ho dipinto con il bianco”.

È l’inizio di un periodo di intense esperienze

che lo portano fino alla marginalità

della Mail Art. Nel 1978 fonda con

Gianni Becciani “Art in Opposition”, la

prima rivista in Italia di Arte Postale. È

invitato alla XVI Bienal de Sao Paulo -

Arte Postal a cura di Walter Zanini

(1981) Nello stesso periodo realizza

molte foto dipinte e nel 1979 la pittura

riemerge totalmente. Nasce così (1982-

1986), il ciclo Lettere da Berlino. Dal

1981 la sua attività esce dai confini nazionali

trovando in Europa il terreno

fertile per la sua espansione. Dal 1992,

il lavoro si evolve verso la complementarità

dei linguaggi. Nel 1998 nasce la

GALLINGANI&associati.

Partecipa alla 50° Biennale di Venezia

(2003) Sezione Extra 50 - Progetto

Brain Apartment a cura di Emilio Morandi

e Guglielmo Di Mauro. Dal 2004

GALLINGANI&associati produce video.

Oggi il suo lavoro è molto apprezzato

in Italia e all’estero con presenze in diversi

Musei tra cui: Stedelijk Museum

di Amsterdam, Centre Georges Pompidou

- Parigi, Galerie Unterm Turm di

Stuttgart, Museu de Ovar - Portogallo,

Museu Municipal de Espinho - Portogallo,

Palazzo dei Diamanti di Ferrara,

Museum of New Art di Detroit, Galleria

Comunale d’Arte Moderna di Bologna,

Museo Laboratorio Casa Bianca –

Malo e in molte Gallerie private Nazionali

ed Estere a testimonianza della vocazione

internazionale che Alberto Gallingani

ha sempre avuto.

Nel 2020 fonda il Metarealismo.


Angela Florio,

“decoratrice contemporanea”

tra cultura del passato e nuovi

metodi compositivi.

a cura della redazione

Veneziana d’origine, vive e

lavora a Milano, dove nel

1997 fonda DecorAzione®.

Di cosa si tratta?

DecorAzione® è un movimento

di arte applicata attraverso la progettazione

e realizzazione di sistemi modulari

per l’interior design. Esprime un

concetto di decorazione contemporanea

trasversale, in linea con le tendenze di

mercato. Le opere di DecorAzione® sono

collezioni decorative modulari che si basano

su modelli ornamentali ideati e prodotti

da me. Io le chiamo le mie “invenzioni”.

Ogni pezzo si trasforma a contatto

con la luce, cambiando con il passare

del tempo e acquisendo significati

diversi. Questa irripetibilità degli effetti

rende ogni opera una creazione unica.

Il suo approccio combina la cultura del

passato con nuove tecnologie e metodi

compositivi. In che modo concilia questi

elementi?

La sperimentazione per me è fondamentale.

Nel corso degli anni ho utilizzato per

esempio la computer grafica e la fotografia

insieme alla tecnica dell’incisione e

all’uso delle lacche orientali. Questa ricerca

continua mi permette di mettere in

produzione in maniera autonoma le mie

creazioni e di personalizzarle di volta in

volta a seconda delle richieste. Una delle

mie “invenzioni”, Arrás, è il primo arazzo

contemporaneo che racchiude in sé fili in

fibra ottica. È realizzato a mano con procedure

artigianali e presenta lateralmente

delle luci a led che illuminano la fibra ottica

presente nella trama.

L’associazione 5VIE ART+DESIGN l’ha

scelta come ambasciatrice per la promozione

e valorizzazione del patrimonio culturale

del distretto delle 5 vie di Milano.

Nel 2020 ho chiesto alle botteghe delle

5vie di darmi materiali di scarto delle loro

lavorazioni e così è nato l’arazzo a mosaico

ManifatturalMente, simbolo della

artigianalità del cuore più antico di Milano.

In quella zona vive una fucina di art

craft design che rischia di restare nascosta

nella giungla frenetica e distratta della

città. Con questa visione onirica ho creato

Metropolitan Jungle, una linea di manufatti

decorativi, esposti al Fuorisalone

2022. Sono divisori mobili in cui ciascun

pezzo è composto da un pannello 80x200

cm di carta da parati stampati su TnT e da

un elemento sagomato (Scimmia, Ghepardo,

Pappagallo, Foglie), tagliato a mano,

un cartonnage contemporaneo ripreso

da tecniche settecentesche.


58

Alessio Schiavon

L

aboratorio

AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


Il lusso che emoziona:

Intervista a Vanessa Stella,

Founder di Unica

a cura della redazione

Lei è architetto specializzato in bioarchitettura e Feng

Shui: qual è stato il percorso che l’ha portata nel

mondo dell’arte?

Dopo diverse esperienze professionali ho sentito l’esigenza

di valorizzare l’aspetto più creativo del mio lavoro.

Dall’incontro con Fabrizio Rocchi nel 2014 è nata Unica, un

progetto di rottura di tutti gli schemi precostituiti, a metà strada tra

arte e design. Vogliamo entrare nel mercato internazionale con prodotti

di arredo di lusso capaci di catturare l’attenzione e di emozionare.

Il mondo dell’arte è sempre stato dentro di me fin da bambina

quando contemplavo i quadri di mio nonno in camera mia… è

quindi stata una naturale conseguenza portare l’arte nel mio lavoro

attraverso Unica. L’obiettivo di Unica è portare l’eccellenza del fare

italiano, delle expertise che ci vedono protagonisti in svariati ambiti

e che contraddistinguono in modo inconfondibile l’italian style nel

mondo.

Decori floreali, cieli stellati e tanto oro. Da dove trae la sua ispirazione?

Dalle suggestioni dei viaggi che da sempre caratterizzano le mie

vacanze, dagli elementi della natura intorno a me, dai mondi lontani

e dalle civiltà antiche che sempre hanno usato l’oro come materiale

per identificare il divino. Ricordo come se fosse ieri una mostra al

museo dell’Archiginnasio a Bologna, avevo 6 anni e di fronte a me

avevo la maschera d’oro di Tutankhamon (scoperta proprio nel

1922 da Hower Carter, quindi esattamente 100 anni fa): qualcosa

accadde dentro di me e da allora quell’immagine la porto sempre

nel cuore. Crescendo, studiando a fondo le culture antiche molte

cose mi divennero chiare. Una fra tutte, che proprio a loro si possa

far risalire il concetto della vera bellezza. Sia delle piccole cose che

degli oggetti più preziosi, tutto doveva avere proporzioni armoniche

che riconducevano inevitabilmente al concetto del bello assoluto.

Analogamente i nostri prodotti presentano un impatto visivo forte

dovuto all’armonia delle forme ma, diversamente dall’arte antica,

trasmettono anche una loro bellezza interiore che, coinvolgendo la

nostra parte emozionale regala al contempo benessere al corpo, allo

spirito e all’ambiente che li ospita.

Ogni collezione Unica si è aggiudicata almeno un premio oro nell’ambito

del design internazionale, l’ultimo è stato un Gold per la

partecipazione allo Shanghai Design Awards con il tavolo Fiore

Rosso. Quali sono i vostri prossimi progetti?

Siamo reduci dal Fuorisalone della Milano Design Week con l’installazione

“Golden Vibes”. L’oro è stato il protagonista assoluto.

Abbinato ai tavoli Papaveri della Collezione Fioriture, ha creato

una suggestione difficilmente replicabile. Dal 15 al 18 Settembre,

invece, nell’ambito del Design Festival di Ragusa, alcuni nostri tavoli

saranno in mostra nella chiesa di San Vincenzo Ferreri, insieme

a pezzi speciali realizzati in collaborazione con l’architetto Semprini.

Il Barocco Siciliano incontrerà ancora una volta il design e

l’arte delle collezioni Unica.


60

Artisti allo specchio

di Amir Sharifpour

Foto di Marco Caselli Nirmal

Dobbiamo lavare gli occhi,

Dobbiamo vedere diversamente

le cose”

diceva il poeta, filosofo e pittore

iraniano Sohrab Sepehri. Fare

scultura per me è prima di tutto

l’uso di uno sguardo differente nell’interpretare le

forme anche più semplici, ridimensionarle nello

spazio e creare una scena d’azione, come accade

nel teatro o anche nella vita reale. È dal mondo del

teatro che provengo, avendo studiato scenografia

ed è per questo che in ogni mia scultura vedo una

scena ed in scena un uomo, protagonista, che recita

la sua parte.

È scultura per raccontare.

Uomini, case bruciate, singoli alberi su barche sospese,

ferme o erranti. Un uomo di fronte una torre

o dinanzi un muro, con scale che lo invitano a salire

o a scendere.

Ad un primo sguardo tutto appare fermo e stabile,

in un equilibrio statico. E in questo equilibrio la

scelta del materiale e la patinatura aumentano ancor

di più il senso di sosta. Osservando meglio, tuttavia,

si vedono emergere i simboli per eccellenza del dinamismo

e del movimento: scale, barche, torri e

montagne da scalare. Ascensioni e catabasi che

creano un contrasto irrisolto con la staticità delle

prime impressioni. Su una scala, ad esempio, si è

obbligati al movimento, qualunque esso sia, al passaggio,

ad andare oltre. E nel movimento si concretizza

l’esistenza di un sé che non smette mai di fare

scelte, di compiere un passo dietro l’altro. L’ascensione

è, qui come nell’immaginario spirituale, una

conquista, una presa di coscienza ed evoluzione

progressiva dell’essere umano e trova nella discesa

una sua completezza e ciclicità, la via verso un

moto perpetuo.

È un continuo viaggiare tra attualità e passato mitologico,

quest’ultimo ricco di suoi simboli, per raccontare

un’idea e un concetto che parli dell’uomo

in generale, al di là dello spazio e del tempo. Il lavoro

manuale è per me mirato al superamento degli

ostacoli tecnici, per tirare fuori la qualità espressiva

della materia.

Eleonora Frattarolo scrive su i miei cipressi;

“...dove una morfogenesi surreale si sposa al portato

simbolico persiano di quest'albero, giovinezza,

vita, libertà, e scrittura persiana, antica e contemporanea,

che qui, come spesso avviene anche in

altre opere, si espande come disegno inciso sulla

superficie ceramica, come tracciato della memoria,

e presenza, della propria lingua madre, dunque

dell’identità originaria. Un’andata e ritorno continui

tra Oriente e Occidente, tra un fiore di loto e

strutture che molto devono alla scultura organica

del ‘900 europeo, tra sintesi della mano e frastagliati

pensieri nella mente e nel cuore.”



62

Franco Secci

L

aboratorio

cc

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Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


Volker Merkle

di Gregorio Rossi

Il pittore, al centro la gallerista Claudia Corò ed a sinistra il critico

d’arte Gregorio Rossi

Il 4 giugno alla galleria Giudecca

Art Space è stata inaugurata la

mostra “Umgekehrt blau - Azzurro

capovolto” a cura di Carlo

Francesco Galli e Rita Calenda.

Questi curatori hanno più volte organizzato

ed allestito esposizioni di Volker

Merkle; voglio citare quelle veneziane

del 2019 a Palazzo Merati, del 2021 alla

“Manni Art Gallery” al Lido di Venezia,

sempre nel 2021 agli Archivi della Misericordia,

nel 2022 ancora a Palazzo Merati.

Infine questa alla Giudecca per cui

sono stato chiamato per la presentazione;

raramente ho scritto o parlato di artisti

contemporanei viventi. Il mio lavoro, nel

corso dei decenni, è stato incentrato su

Maestri del passato.

Volker mi ha convinto prima con le sue

opere, poi con la nostra conversazione,

cosa che giudico essenziale: la conoscenza

dell’autore.

Una mia convinzione è che non si debba

spiegare il quadro perché, se è opera

d’arte, parla da sé, racconta in maniera

diversa ad ogni osservatore. Si instaura

un dialogo personale: sensazioni, emozioni,

anche inquietudini, ognuno avrà le

sue.

Altro spartiacque tra un qualcosa di convenzionale

ed un’opera vibrante e parlante

è quando questa non è più un

fotogramma, ma un “film”; giorno dopo

giorno, volta dopo volta, appeso davanti

a noi ci darà un racconto in evoluzione.

La teoria delle singole opere esposte, così

come l’Opera tutta, al di là di ogni dubbio,

rispettano queste regole, inserendosi

quindi nella Storia dell’Arte.

Mi piacerebbe anche scrivere della modernità

di questo pittore, in senso tecnico

intendo. Devo però affermare che non lo

ritengo appartenere totalmente all’Astrazione,

non tutti gli stilemi possono essere

incasellati. Inoltre i supporti delle opere

in mostra sono lamine di acciaio, in linea,

seppur rinnovata con la tradizione antica

del dipingere su rame. Soprattutto però

pannelli di cemento, materiale nuovo; un

giorno anche questo definirà Volker.

Artouverture di Carlo Francesco Galli e Rita Calenda

artouverture@gmail.com


64

Il ritorno di un evento atteso.

a cura della redazione

2022

Galleria Ess&errE, Porto Turistico

di Roma, 11 giugno

2022 ore 18.00. Non sono

in attesa solo gli organizzatori

di CalifArte, pronti davanti alla

bella galleria sul mare. Ma sono presenti

ed impazienti anche gli amici venuti

da più parti, gli artisti di Laboratorio

Acca che hanno deciso di incontrare

la gente spiegando le dinamiche di

CalifArte e del rapporto poesia-pitturamusica

che ha prodotto il rientro di un

progetto che dal 2018 è appuntamento

fisso e stavolta molto atteso. CalifArte

è infatti nata ufficialmente alla Ess&errE

nel maggio 2018, con una prima che fu

poi seguita da altri appuntamenti come

la tappa di Parma, nel febbraio 2019 ed

un notevole seguito che si può definire

ormai consuetudinario. Poi due anni di

rinunce, due anni senza raccontare coi

colori e le forma quello che Califano ha

scritto nella sua immensa produzione di

autore e poeta.

E finalmente, nello scenario che accoglie

di continuo mostre ed eventi d’arte,

il ritorno. Parafrasando il Maestro Califano,

nessuno ha mai pensato di “non

escludere il ritorno”. Si trattava solo di

attendere. Un entusiasmo particolare e

sentito ha fatto da corona ad una serata

bella, decisamente. Per questa edizione,

la terza alla Galleria Ess&errE, è toccato

agli artisti di Laboratorio Acca trasformare

i testi di Califano in opere di

pittura, dare un corpo all’anima di testi

come Minuetto, E la chiamano estate,

La musica è finita… canzoni ormai immortali,

pietre miliari della produzione

del Maestro che sono diventate per

l’occasione quadri, sculture, creatività

sulla creatività dedicata ai sentimenti,

al sociale, all’amore non ricambiato o

eterno, condito da una sensibilità artistica

che va riconosciuta agli autori

delle diciotto belle opere in mostra.

Il Presidente della Fondazione Califano

Onlus, Antonello Mazzeo, ha dedicato

un passaggio della sua presentazione

proprio a questo magico intreccio tra le

arti, una idea di Giorio Barassi che ha

condiviso da subito con Roberto Sparaci.

Una iniziativa che permette agli

artisti di dare una propria intensa e sentita

visione di quanto il Maestro ha

scritto nelle sue canzoni. E così tutti i

protagonisti della trasmissione domeni-


cale su Arte Investimenti hanno visto

assegnarsi una canzone da dipingere,

una emozione da colorare con i propri

mezzi. Risultato: un apprezzamento da

parte dei fan di Califano, sempre più

numerosi specialmente dopo la sua

scomparsa, e un consenso sincero da

parte di chi, fosse stata anche solo la

prima volta, si avvicinava alle tele realizzate

con un rispetto davvero singolare,

oltre che con ammirazione.

Il bello di CalifArte è che riesce ad avvicinare

alla pittura gli amanti del Califano

poeta e paroliere quanto riesce ad

attrarre verso la maniera compositiva

del Maestro gli amanti della pittura. Un

risultato importante, che tonifica gli

sforzi di chi, come Acca International,

vive di un cammino di continua promozione

dell’arte nelle sue forme migliori.

La bella atmosfera della serata inaugurale

ha trovato, dopo l’inaugurazione,

anche un momento musicale col Trio

del progetto “Grazie Califfo” che ha

coinvolto i partecipanti in un ricordo

dell’autore romano: cantavano tutti, segno

di una conclamata popolarità delle

canzoni del Maestro. Gli artisti di Laboratorio

Acca che non hanno voluto

mancare all’appuntamento romano, hanno

così sentito cantare i loro quadri,

come loro avevano dipinto le parole

delle canzoni di Franco Califano.

Curata dal duo Sparaci-Barassi, conduttori

di Laboratorio Acca, la mostra è

stata curata per la parte editoriale da Fabrizio

Sparaci, con la direzione artistica

di Sabrina Tomei. La stessa squadra che

aveva cominciato a credere in quel progetto

ambizioso quattro anni fa. Una

settimana di esposizione ricca di visite,

commenti positivi, corredata da un bel

catalogo che ha segnato un ritorno atteso

e che fa pensare ai prossimi appuntamenti

con un senso di entusiasmo

vero, come quello visto e sentito nella

serata alla galleria davanti al mare di

Roma. Solo per scaramanzia, i curatori

non hanno dato appuntamento alla

prossima edizione, ma pare che l’intenzione

sia semplicemente quella di riprendere

il lavoro da dove era rimasto

in sospeso, nel segno di un ricordo importante

di un grande autore e nel riconoscimento

del valore degli artisti che

ne hanno interpretato le canzoni.

In fondo, tutto il resto è noia.


66

Francesco Tonarini

L

aboratorio

cc

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Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

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Biografie d’Artista

a cura di Marilena Spataro

Cristian Cimatti

Èun giovane scultore

romagnolo. Il suo incontro

con l'arte avviene

già nell’infanzia,

il che gli ha consentito

di essere presente

da molti anni sulla scena del

mondo dell'arte locale e nazionale.

La sua opera è difficilmente collocabile

in un contesto critico. Si definisce

un non artista, in quanto ciò

che alberga nella sua mente visionaria,

si manifesta nella realtà, con

opere in cui materiali, come ceramica,

metalli e parti organiche, sono

i protagonisti. La creatività che muove

le sue mani, trasforma la materia

che lo circonda in sculture, “che

pungono la mente, disgustando o

deliziando”.

Cristian Cimatti è un autore dalla

pelle unta e scivolosa, che non permette

di essere etichettato. L’interpretazione

che da alle sue opere,

egli afferma “non vale nulla: nulla

di più o nulla di meno di colui che

sta leggendo in questo momento

queste righe”. La sua cultura fa nascere

pensieri che si scontrano, permettendo

punti di vista differenti.

Come “un detrito evacuato dalla società”,

il viaggio di Cristian Cimatti

scorre accompagnato dalle miserie

e dalle risate del suo tempo.

Tra le sue mostre, si ricordano: Mostra

bipersonale a Milano, tramite

PassepARTout Unconvetional Gallery.

Mostra alla Rocca di Forlimpopoli,

Rocca a Vapore. Mostra alla Chiesa

di S. Cristina Cesena. Mostra alla

Galleria Pescheria di Cesena. Mostra

Palazzo Albertini di Forlì. Mostre/mercato

Vernice e Contemporanea

Forlì (vincitore nel 2022 del

secondo Premio Coinè, per esposizione

in stand personale nel 2023).

Mostra Magazzini del Sale di Cervia

al Festival delle Arti, Magazzini

Darsena Cervia. In mostra, e curatore,

di Roccambolesca, Rocca di

Meldola. Mostra la Forma del Vino

Roma (vincitore, nel 2021, 1°nella

giuria popolare, 2° nell’evento).

Mostra Biennale del Mare. Mostra

bipersonale ex scuderie, Castello di

Poppi, (vincitore del primo premio

scultura collettiva Premio Campaldino

1289, a Palazzo Giorgi).


68

L’Apoxyomenos di Lisippo

di Francesco Buttarelli

Con il termine l’Apoxyomenos

l’autore esprime

chiaramente il significato

della sua opera nella

lingua greca: il protagonista

è colui che si deterge e compie

un’analisi introspettiva. L’opera fu realizzata

in bronzo da Lisippo verso la

fine del IV secolo intorno al 320 a.C..

L’originale venne trasportato a Roma,

nelle terme di Agrippa, e purtroppo

andò perduto. Si conosce il capolavoro

solo grazie una copia romana in marmo,

che nel 1849 è stata ritrovata in

buone condizioni, nel quartiere romano

di Trastevere.

La statua raffigura un atleta nel momento

in cui si sta detergendo dopo la

gara o l’allenamento con uno strumento

di metallo, lo Strigile (dal latino

Strigilis, “raschiatoio”). Gli atleti greci

prima dell’allenamento, infatti usavano

cospargersi il corpo di olio, e, talora

anche di sabbia o polvere di pietra pomice,

per risultare meno scivolosi e facilitare

le prese. L’opera rappresenta

per la prima volta un atleta nell’atto di

compiere un gesto apparentemente

quotidiano ma al tempo stesso denso

di significato. Gli occhi dell’atleta

sono semichiusi per significare il pensiero

introspettivo e l’analisi del proprio

io tanto cara al mondo greco,

l’atleta si concentra su se stesso analizzando

le proprie capacità psichiche

e fisiche. Osservando la statua lo sportivo

appare impegnato a raschiare via

l’olio dal suo braccio destro, sollevato

e parallelo al suolo, usando in sinistro,


piegato ad angolo retto davanti al

busto. È una novità significativa: rappresentando

l’atleta in questa posizione,

Lisippo libera la sua scultura da

quel parallelepipedo visivo che sostanzialmente

costringeva le statue arcaiche

alla solo visione anteriore. Il peso

del corpo è sorretto in gran parte dalla

gamba sinistra ma anche la destra, che

favorisce l’equilibrio, ci sembra carica;

tanto che al giovane basterebbe

spostare l’anca dall’atra parte per invertire

la posizione assunta. Il suo fisico

appare elegante ed elastico, le

gambe muscolose e sottili, le spalle

larghe in una perfetta proporzione di

atleta uomo con evidenziati gli attributi

maschili. La grande intuizione di

Lisippo è stata quella di non presentare

un atleta mitologico ma uno sportivo

coperto di polvere e sudore che per

vincere è disposto a pagare il prezzo

dell’impegno quotidiano e del sacrificio.

Lisippo è il primo artista dell’antichità

a mostrarci il volto umano dello

sport. Il braccio sollevato della statua,

spinge l’osservatore ad abbandonare la

visione frontale dell’opera e girare intorno

alla statua. La parte posteriore ci

mostra una schiena muscolosa e nervosa,

solcata da una spina dorsale forte

pronta a scattare, insieme a glutei possenti.

La tridimensionalità di questa

scultura consiste proprio nella molteplicità

delle visioni, tanto che può essere

suddivisa da un’intera successioni

di immagini, ognuna delle quali sa affascinare

come una singola opera

d’arte.



Biografie d’Artista

a cura di Marilena Spataro

Fabrizio Michelucci

Èun artista di Firenze. Autodidatta,

figlio d’arte, fin da piccolo amante

del disegno e della pittura in genere.

Ha collaborato con diversi

stilisti negli anni 80/90, il suo percorso

artistico è partito da un figurativo

contemporaneo ispirato ai classici con

contaminazioni di materiali nelle opere. Ama la

sperimentazione, sempre curioso, il segreto dei

suoi dipinti inizia dalla preparazione delle tele/tavole

con carte colle cemento gessi e materiali

organici; specializzato in figure femminili,

utilizza preminentemente la tecnica ad impasto

su olio, inclusione di acrilici e smalti e carte.

Da qualche tempo sta lavorando mixando vari

stili che abbracciano l’astrattismo nel segno e

nel colore con l’inclusione di parole e disegni/segni.

Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche

e private in Italia e all’estero.

Tra le più importanti esposizioni si ricordano:

Personale, nel 2008, alla Ken’s Art Gallery, curatore

Walter Bellini.

Collettiva Teseo, nel 2010, Palazzo Bolognini

mostra collaterale Art OFF Artefiera Bologna

curatori Marco Testa ed Olivia Turchi. Personale

“Estasi e Pentimenti”, nel 2013, presso Galerie

Flash Monaco di Baviera. Personale, nel

2014, “False Identità” presso Palazzo Malaspina

Comune di San Donato in Poggio patrocinata

dal comune di Tavarnelle Val di Pesa,

Personale “Rinascita”, nel 2014, presso Leonart

Art Gallery di Conegliano curatore Fabio Anselmi,

Collettiva a Parigi, 1-7 Giugno, Espace

Thorigny Le Marais con Galleria Farini Bologna,

Collettiva a Londra presso Galleria Arthill

con Galleria Farini Bologna, Esposizioni permanenti

a Pietrasanta Art Gallery il Cesello,

JPB Art Saint Tropez, Galleria Bottega Gollini

Imola.Oltre a partecipazioni a Fiere di Arte nazionali

ed internazionali. Vincitore del primo

premio Campaldino 1289, Poppi 2022, sezione

pittura. Relativa mostra bipersonale ex scuderie,

Castello Conti Guidi di Poppi.


72

I Tesori del Borgo

Montefiore

Capitale medievale della Valle del Conca

di Alberto Gross

La prima citazione del Castrum Montis

Floris la si riscontra in un documento

del XII secolo, come una concessione

fatta da papa Alessandro III alla Chiesa

di Rimini. Successivamente il paese

viene quasi sempre denominato Mons Floris,

Monte del Fiore. La struttura attuale non si discosta

molto da quella medievale, con le sue case addossate

al Castello malatestiano: nel 1322 i Malatesta

riscattarono dal comune di Rimini e dal

papa tutti i diritti su Montefiore, rendendolo a tutti

gli effetti un bene esclusivo della famiglia. Il Castello

divenne così - oltre ad una solida costruzione

militare - una sorta di reggia secondaria per la famiglia

e per i suoi ospiti. L’edificio rimase sotto il

dominio dei Malatesta fino al 1458, quando venne

poi occupato da Federico da Montefeltro.

I recenti restauri hanno consentito di riportare il

complesso monumentale ad una totale fruizione,

permettendo l’accesso anche all’interno degli ambienti

più antichi. Tanti i reperti conservati: dalle

maioliche faentine ai vetri di area veneta, monete,

armi, sigilli, oggetti che permettono di ricostruire

la vita di corte dell'epoca in tutte le sue sfaccettature.

La storia d’amore di

Costanza Malatesta

Avvolta dalle tinte fosche e lattiginose che spesso

accompagnarono le vicende della famiglia, è curiosa

la storia di Costanza Malatesta, figlia dell’Ungaro

Malatesta - signore di Montefiore - e di

Violante D’Este. Andata in sposa nel 1363 a Ugo


D’Este, fratello della matrigna Costanza

D’Este, rimase vedova dopo soli sette

anni di matrimonio, a venti anni d'età. Rimasta

sola si trasferì a Montefiore vicino

al padre che morì nel 1372. Giunse allora

al Castello un giovane cavaliere dell’Alta

Alemagna, di nome Ormanno. I due si innamorarono

immediatamente ma lo zio di

Costanza, Galeotto Malatesta, rancoroso

nei confronti della nipote, cercò in ogni

modo di ostacolare la storia d’amore, fino

a quando assoldò un sicario per uccidere

i due giovani amanti il 15 ottobre del

1378. I loro corpi non furono mai ritrovati...

Le chiese di Montefiore

La Chiesa di San Paolo è originaria del

XII secolo; al tardo Duecento è riconducibile

il portale in pietra con un rilievo

che raffigura l’Agnello di Dio. La pala

con la Madonna delle Misericordia, collocata

sopra l’altare maggiore, è stata recentemente

attribuita a Bernardino Dolci

(c.1430 - c. 1502) così come l’affresco

con la Madonna del latte. All’interno

della Chiesa dell’Ospedale della Misericordia

è conservato un ciclo di affreschi -

sempre attribuiti al Dolci e alla sua bottega

- sulla morte e sul giudizio finale cui

seguirà inferno o paradiso: è qui, come da

tradizione secolare, che ogni anno termina

il rito del Venerdì Santo con una famosa

processione drammatica.

Modesto ma suggestivo il Santuario della

Madonna di Bonora, che deve la propria

origine ad un eremita laico, Ondidei di

Bonora, che lasciò ai francescani i suoi

beni assieme alla cella in cui aveva fatto

dipingere l’immagine della Madonna del

latte: attorno all’immagine - per alcuni

miracolosa - si sviluppò il Santuario, ristrutturato

poi completamente circa un

secolo fa.

Montefiore resta la capitale medievale

della Valle del Conca, uno dei paesi meglio

conservati, suggestivi e seducenti

della Signoria dei Malatesta.


74

Installazione interattiva

“Mind The STEM Gap

A Roblox Jukebox”

Un videogioco didattico per superare gli

stereotipi di genere nella scienza

a cura di Silvana Gatti

Mind the STEM Gap 2

Corre l’anno 2022 ed è purtroppo

evidente che la

strada da percorrere per le

donne, affinché abbiano

accesso alle stesse opportunità

del sesso opposto, è ancora lunga.

Nonostante sia già in atto da molto

tempo il processo di emancipazione, eccellenze

come Rita Levi Montalcini,

Margherita Hack e Samantha Cristoforetti,

fiori all’occhiello della nostra Italia,

non bastano a smentire che l’accesso

delle donne al mondo della scienza è ancora

fortemente ostacolato da pregiudizi

e stereotipi di genere. Nel caso di donne

impegnate nel mondo del lavoro ad alto

livello, le domande che vengono a galla

sono sempre le stesse di un secolo fa, in

quanto si ritiene che la donna debba

sempre essere davanti ad un bivio: famiglia

e figli o carriera? I valori con i

quali viene cresciuta una bambina sono,

ancora oggi, quelli relativi alla cura della

propria bellezza ed alla cura della famiglia.

Mentre ai bambini si regalano

puzzle, Lego, giochi scientifici, le bambine

devono accontentarsi di Barbie e

bambolotti. Questi valori, trasmessi inconsapevolmente

alle bambine da famiglia,

pubblicità televisive e amici, allontanano

spesso le ragazze dal mondo

della scienza. Ne consegue che le donne

sono ancora fortemente sottorappresentate

nelle professionalità STEM (science,

technology, engineering and mathematics).

Basti pensare che nel mondo

solo il 31% opera nel settore dell’intelligenza

artificiale e appena il 14% in

quello del cloud computing (Fonte:

World Economic Forum).

Al fine di sensibilizzare il pubblico su

suddetto argomento, venerdì 1° luglio

2022 presso il Giardino Giancarlo De

Carlo di Triennale Milano (viale E. Alemagna

6 Milano) viene inaugurata l’installazione

interattiva “Mind the STEM

Gap - A Roblox Jukebox”, ideata da

Fondazione Bracco e progettata da

Space Caviar. L’obiettivo è quello di

contribuire al superamento degli stereotipi

di genere nelle materie STEM, incoraggiando

il libero accesso alla conoscenza

scientifica di bambine e ragazze

per raggiungere un equilibrio di genere

nello studio delle materie scientifiche e

tecnologiche. L’installazione dialoga

con i temi della 23ª Esposizione Internazionale

di Triennale Milano dal titolo

“Unknown Unknowns. An Introduction

to Mysteries”, aperta dal 15 luglio all’11

dicembre 2022. Dopo aver lanciato il

Manifesto “Mind the STEM Gap” a settembre

2021, continua l’impegno della


Mind the STEM Gap - Scientist Annie Jump Cannon Astronoma

Fondazione Bracco nell’attività di avvicinamento

di bambine e ragazze alla

scienza, con l’installazione omonima,

che ha l’obiettivo di incentivare per le

giovani ragazze un’educazione inclusiva,

valorizzando l’apporto delle donne

alle discipline scientifiche. I principi

espressi nel Manifesto, a cui l’installazione

è ispirata, toccano aspetti fondamentali

dello sviluppo della personalità:

il linguaggio, gli stereotipi culturali, i

modelli di comportamento, il gioco e lo

sviluppo cognitivo, l’accesso ai saperi,

la formazione continua. “Mind the

STEM Gap”, visitabile fino al 31 ottobre

2022 presso Triennale Milano, propone

un’esperienza pensata per giocatori

dai 10 anni di età in su: l’installazione,

che ricorda un’astronave circolare,

con un aspetto che omaggia il

design italiano, permette di accedere al

videogioco didattico attraverso 16 postazioni

dotate di visori ottici e joystick.

Giovani e adulti, sono invitati a intraprendere

un viaggio virtuale che prende

le mosse dal giardino di Triennale. Utilizzando

la piattaforma Roblox, ogni livello

del gioco è dedicato ad una materia

scientifica con sfide interattive,

dalla fisica all’astronomia, in un percorso

che dall’infinitesimale delle molecole

porta il viaggiatore nell’immensità

dello spazio, ed è introdotto da una

“Virgilia”, una scienziata del passato

che si è distinta in quella disciplina, vero

e proprio modello di ruolo. I giocatori

incontrano infatti nel loro viaggio la fisica

Marie Sklodowska-Curie, le matematiche

Ada Lovelace e Maria Gaetana

Agnesi, la filosofa Elena Lucrezia Cornaro

Piscopia, la botanica Anna Atkins,

l’astronoma Annie Jump Cannon.

A completamento dell’esperienza, le

classi possono visitare l’Esposizione Internazionale

“Unknown Unknowns”.

L’istallazione, realizzata in occasione

del 95° Anniversario del Gruppo Bracco,

riprende i temi della 23ª Esposizione

Internazionale di Triennale Milano dal

titolo “Unknown Unknowns. An Introduction

to Mysteries”, proiettando il

giocatore in una serie di percorsi di

esplorazione specifici. Lo spazio digitale

dell’istallazione è concepito come

un luogo di riflessione e confronto a-

perto e plurale, dove possono convergere

esperienze e testimonianze da discipline

differenti. Il gioco ruota intorno

a domande su ciò che ancora “non sappiamo

di non sapere”. Un’esperienza

profonda che permette di accedere a una

galassia di mondi multidisciplinari, scoprendo

l’importanza della scienza.


76

Mind the STEM Gap - Scientist Elena Lucrezia Cornaro Piscopia Filosofa

Fondazione Bracco è nata dal patrimonio

di valori maturati in oltre 95 anni di

storia della Famiglia e del Gruppo

Bracco, in primo luogo dalla responsabilità

sociale d’impresa. La Fondazione

sviluppa progettualità per migliorare la

qualità della vita della collettività e la

coesione sociale, privilegiando un approccio

innovativo e misurando risultati

e impatto degli interventi. Particolare attenzione

viene riservata all’universo

femminile e al mondo giovanile. La

multidisciplinarità e l’integrazione tra

sapere sono criteri qualitativi importanti

sia nella progettazione, sia nella selezione

delle attività, che spaziano nelle

aree dell’arte, della scienza e del sociale.

Triennale Milano è un’istituzione culturale

che restituisce la complessità del

contemporaneo attraverso diversi linguaggi:

design, architettura, arti visive e

performative. Ha sede nel Palazzo dell’Arte,

costruito nel 1933 da Giovanni

Muzio, dove presenta mostre, spettacoli,

incontri e laboratori che offrono nuovi

punti di vista sul nostro presente. Ha al

suo interno un teatro, che propone una

programmazione internazionale, e il

Museo del Design Italiano, che espone

parte dei 1.600 oggetti della sua collezione

permanente. Ogni tre anni organizza

l’Esposizione Internazionale, dal

1923 uno degli eventi più importanti al

mondo dedicati al design e all’architettura.

La 23ª edizione è intitolata “Unknown

Unknowns. An Introduction to

Mysteries” e sarà aperta dal 15 luglio

all’11 dicembre 2022.

www.triennale.org

Installazione

“Mind The Stem Gap

A Roblox Jukebox”

Triennale Milano,

presso il Giardino Giancarlo De

Carlo - viale E. Alemagna 6 Milano

1° luglio - 31 ottobre 2022

Ingresso libero

Orario: martedì - domenica,

ore 11.00 - 20.00

(ultimo ingresso alle ore 19.00)


Giuseppe Trentacoste

L

aboratorio

cc

A A

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


78

Art&Vip

Personaggio del mese

Anthony Peth

“La mia vita, una girandola di emozioni”

a cura della redazione

SSuccesso inaspettato per la nuova stagione

di “Chef in campo”, n esclusiva

per Alice canale 65 (Alma Tv) tutte le

sere alle 21.30 grande ritorno della

terza edizione, format tv targato A.F.

Project srl. Anche in questa terza edizione una costruzione

estremamente dinamica e moderna e ai

fornelli si cimentano ancora una volta personaggi

sportivi, conduttori, giornalisti e showgirl che, affiancati

dallo Chef Andrea Palmieri, realizzano

il piatto del campione raccontandosi attraverso le

curiose domande del conduttore Anthony Peth. A

differenza delle precedenti edizioni, quest’anno gli

ospiti cucinano un solo piatto per poter fornire ai

telespettatori ricette più elaborate, in linea con lo

stile editoriale della rete attraverso un racconto

dettagliato di tutti i passaggi del piatto di puntata.

Anthony record di ascolti per “Chef in Campo”,

tu sempre al timone anche in questa terza edizione.

“Sono contento di poter presentare ancora una

volta questa attesissima oramai trasmissione, che

terrà compagnia tutte le sere i telespettatori durante

questa nuova stagione estiva. ‘Chef in

Campo’ è nato da un’idea del regista Mario Maellaro

che, con la sapiente maestria dell’autore Mediaset

Marco Marrocco, hanno dato vita ad una

serialità ormai certa.”

Quali sono le novità di questa terza edizione?

“Due le grandi novità: l’anteprima di ogni puntata

è stata affidata al Bartender Tancredi Marco Fazzi

e ai suoi cocktail, mentre a Terry Alaimo e ai suoi

astri la chiusura del programma. Anche quest’anno

presente la rubrica esterna dedicata alle pizze condotta

da Vittorio Cesarini presso Dalodi. Ogni ricetta

è poi completata da un ottimo vino scelto con

cura dall’esperto Matteo Carreri e da un dolce

creato con maestria dalla Cake Creator Manuela

Romiti.”

Quest’anno sono stati registrati ascolti da record,

aspettavate tutto questo?


“Sono sincero, non pensavo che ci

fosse un seguito così numeroso di telespettatori,

i numeri sono alti e sono

contento di questo, dietro c'è il lavoro

di una grande squadra di professionisti.”

Tanti gli ospiti che si alternano ai

fornelli e tante le curiosità che cerchi

ogni edizione di scoprire insieme ai

telespettatori.

“Il bello di questa trasmissione è proprio

questo, scoprire curiosità a volte

mai dichiarate prima dai nostri ospiti.

È bello quando ognuno di loro si racconta;

Spesso si ritrovano in difficoltà

a dover cucinare la ricetta da

loro scelta, e in quei momenti che

cerco di tirare fuori qualcosa di intimo

e inedito, sempre con rispetto

ovviamente. Ma attraverso questi

momenti, nella cucina di Chef in

campo, vengono fuori delle confidenze

che il grande pubblico non ha

mai conosciuto sui grandi artisti

ospiti di puntata.”

Ogni anno cambi look, quest’anno

ogni puntata sei sempre elegante e

raffinato..

“È vero, siete tanto attenti! Ogni edizione

si cambia, quest’anno indosso

degli outfit sfiziosi di Qb24 con delle

bretelle colorate che rendono il mio

personaggio ancora più particolare,

un po’ come il ragazzo della porta accanto.

Anche i grembiuli e i cappelli da chef

per i nostri ospiti. La nostra stylist

Laura Bottomei ogni edizione lancia

fuori collezioni sfiziose di Circuito

Made in italy.”

Oltre chef in campo cosa bolle in

pentola per il tuo percorso professionale?

“Quest’anno sto preparando diversi

progetti televisivi. Il format a cui sto

lavorando adesso che vedrete in autunno

è un programma dedicato sempre

alla cucina, attraverso le storie di

discendenza e tradizione che rendono

la nostra bella Italia ancora fra le più

amate al mondo come Paese e cultura

del buon cibo. Ne vedrete delle

belle...”

Questa è una rivista di arte, se dovessi

scegliere un dipinto che rappresenta

questo tuo momento storico di

vita che opera sceglieresti?

“Amo molto la pittura astratta di

Kandinsky, i colori e la fantasia, rappresentano

i miei “alti e bassi”.

La mia vita, una girandola di emozioni..

Un saluto ai lettori di Art&trA.”


80

“Lo splendore

dell’Arte croata”

brilla presso la Società Dante Alighieri

20 giugno 2022

di Svjetlana Lipanović

La copertina del libro “Lo splendore dell’Arte croata”

Il 20 giugno 2022 è stato presentato il

libro “Lo splendore dell’Arte croata” di

Svjetlana Lipanović, presidente dell’Associazione

Italo-Croata, presso la Società

Dante Alighieri, a Roma Il Dott.

Antonio Vella, editore e titolare della Casa editrice

“LuoghInteriori” ha condotto l’evento insieme

con l’autrice. All’ultimo momento, il

Prof. Dott. Damir Grubiša ha dovuto disdire la

partecipazione e ha inviato un bel testo che è

stato letto dalla Lipanović. La presentazione ha

avuto il patrocinio di: Ufficio centrale statale

per i Croati al di fuori della Repubblica di Croazia,

l’Ambasciata della Repubblica di Croazia

nella Repubblica Italiana, Società Dante Alighieri,

LuoghInteriori, Acca International e

dell’Associazione Italo-Croata di Roma. Sono

intervenuti i numerosi ospiti tra cui: Tamara Perišić,

consigliera per gli Affari culturali presso

l'Ambasciata della Repubblica di Croazia in Italia,

don Marko Đurin, rettore del Pontificio Collegio

Croato di San Girolamo, Vera Jazvić,

Prof.ssa Nina Jandroković, Dott. Mario Sammarone,

Dott. Fabio Vecchi, Katja Tomašević, Avv.

Zdenka Michalickova, Fiamma Zagara e Laura

Pogosyan, pittrici, Dott. Mario Spadanuda, s.

Anna Maria e s. Zorislava, Danica Andrijančić,

Olga Čučković, ed altri

Il libro è stato pubblicato dalla Casa Editrice

“LuoghInteriori” di Città di Castello (Perugia)

nel mese di ottobre del 2020 ma a causa della

pandemia la presentazione è stata rimandata

varie volte. In copertina c’è la foto del quadro “


Dott. Antonio Vella, editore e Svjetlana Lipanović

La presentazione presso la «Sala del Primaticcio»

Il terrazzo” di Tomo Gusić, pittore

accademico di Dubrovnik. Il volume

ben curato e riccamente illustrato

raccoglie i testi relativi agli artisti

croati del passato e del presente nonché

quelli che parlano delle mostre

in Italia e in Croazia - spesso organizzate

dalla Lipanović - che sono

stati pubblicati dalla autrice nella rivista

“Art&trA” dal 2013 in poi.

Come ha detto giustamente il Prof.

Dott. Damir Grubiša, già ambasciatore

croato in Italia e ora il professore

presso l’American University a

Roma nella sua prefazione: “Il libro

è un vero caleidoscopio dell’Arte

croata”. Inoltre, il Prof. Dott. Damir

Grubiša la concluso la sua eccellente

relazione con la seguente frase: “E

possiamo solo augurarci che l’autrice

Svjetlana Lipanović continui

questa sua opera di divulgazione enciclopedica

dell'arte visiva croata, e

proprio per questo merito il titolo

che le ho assegnato nella mia prefazione

del libro: «L’Ambascatrice

delle arti visive croate in Italia».

Infatti, l’intenzione dell’autrice - che

da anni promuove la cultura e la lingua

croata in Italia - è di far conoscere

meglio al pubblico italiano la

bellezza spesso poco conosciuta della

pittura e della scultura creata dagli

artisti sull’altra sponda dell’Adriatico.

Per i lettori sarà interessante

scoprire le vite di questi personaggi

eccezionali, le strade spesso tortuose

che hanno percorso seguendo il loro

destino nel segno dell’arte. Le loro

vite e le loro opere sono tutt’uno, un

vero specchio magico nel quale possiamo

riconoscerci, trovando la sintonia

con il nostro artista preferito.

Il libro si trova su tutte pagine online

delle librerie: www.luoghinteriori.it

Ibs. it la Feltrinelli, Mondadori, Amazon,

Fenicebookstore ed altre.

L’evento presso la Dante Alighieri è

stato registrato; è visibile sulle pagine

web dell’Associazione Italo-

Croata www.aicro.org nella rubrica


82

Ivan Meštrović

“San Girolamo” - Bassorilievo - 1939

Vlaho Bukovac - 1903

“Il ritratto di figlio Aga” - Olio su tela

Ivo Dulčić - “Cristo crocifisso con santi e beati

croati” - Olio su tela - 1969

Slava Raškaj - 1899

“L’uomo sulla strada” - Acquarello

Tomo Gusić - 2004

“La natura morta” - Olio su tela

Progetti 2022.

Per un pomeriggio di tarda

primavera, l’arte croata ha

brillato nella meravigliosa

Sala del Primaticcio nella

sede della Società Dante

Alighieri.

Si ringrazia il Dott. Alessandro

Masi, Segretario Generale

della Società Dante

Alighieri per la sua grande

disponibilità ed amicizia

nei confronti dell’Associazione

Italo-Croata di Roma

che hanno portato a una positiva

collaborazione.

Colgo l’occasione di ringraziare

di nuovo l’Ufficio

centrale statale per i Croati

al di fuori della Repubblica

di Croazia per il sostegno

finanziario ed anche tutte le

altre persone che hanno partecipato

alla stesura e alla

presentazione del libro.

Jozo Kljaković - 1959-1961

“Battesimo dei Croati sotto il principe Višeslav” - Mosaico


www.tornabuoniarte.it

“Istituto minorile” - 1927-28 ca - Olio, tempera, china e matita su compensato - cm 150x145

Lorenzo Viani

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


84

Art&Events

A cura di Antonio Petretto

Ota Viaggi: “La rinascita del turismo

con Obiettivo X”

Si è svolto con grande

successo al Club

Esse Palmasera in

Sardegna,

l’imperdibile appuntamento

che raccoglie tutte le novità

targate Ota Viaggi e che ha

coinvolto centinaia di agenti

di viaggio e addetti ai lavori.

La manifestazione durata tre

giorni ha visto tutti gli ospiti

impegnati a visitare le migliori

strutture del T.O. fra le

meraviglie dell’Isola, mete di

grande ascesa in questi ultimi

anni. Sold out il talk show,

moderato dal Direttore Responsabile

di TTG Italia

Remo Vangelista, a cui hanno partecipato i maggiori esponenti del

turismo italiano, insieme a Massimo Diana, Direttore Commerciale

e Domenico Aprea CEO di Ota Viaggi in rappresentanza del Tour

Operator promotore dell’iniziativa. Per concludere con spettacoli e

una grande ospitality di eccellenza fra peculiarità enogastronomiche

attraverso un clima di convivialità fra colleghi pronti ad una stagione

di rinascita nell’Italia di Ota, l’Italia pià bella!

Iofarma, l’eccellenza farmaceutica

apre nel quartiere Piramide

Attesissimo appuntamento per l'inaugurazione ufficiale di

Iofarma, l’eccellenza farmaceutica nel cuore di Roma,

Piazza di Porta S. Paolo. Ad accogliere centinaia di ospiti

Il Dott. Carlo Alamo, l'Avv. Angelo Artale, il dott. Giorgio

Artale, l’Ing. Giuseppe Lombardo, la manager Dott.ssa Rossella

Lauria, la Direttrice della Farmacia Piramide, dott.ssa Maria

Anna Demedici e tutto il team di esperti. Un vero e proprio opening

che ha stupito tutti, fra prelibatezze enogastronomiche e spettacoli dal

vivo, la farmacia attiva h24 ha omaggiato tutti i presenti e dato vita ad

un vero e proprio Farma day, dove si è parlato di prevenzione, servizi

utili per il cittadino e Tutorial di Dermocosmesi. Per l’inaugurazione

presenti specialisti delle più grandi aziende del settore: Skinceuticals

- La Roche Posay - Vichy (Gruppo l’Oreal)- Specialist proaction

per lo sport e Specialist solgar per i reparti di prodotti naturali.

Ritorno a Teatro dell’attrice Elena Russo

con Italiani brava gente

Si torna a teatro,

con le dovute restrizioni,

ma tornano

in scena le

rappresentazioni teatrali per

tutti gli italiani appassionati;

fra le varie rappresentazioni

di successo di questa

stagione in scena “Italiani

brava gente” scritto e

diretto da Enrico Maria

Falconi. Lo spettacolo

vede tra i protagonisti Elena

Russo, originaria di Capua.

L’attrice nota per la

partecipazione in diverse

fiction di successo come Il

maresciallo Rocca, Don Matteo, Elisa di Rivombrosa, L’onore e il

Rispetto e tante altre; torna a Teatro, partendo dalla sua terra dopo

vent’anni di lontananza, per raccontare il fenomeno migratorio italiano.

Il pubblico per ogni data ha registrato una forte partecipazione, la

grande voglia di tornare a teatro si evince dalle date sempre sold out,

e l’attrice Elena Russo sempre più apprezzata in ogni sua iniziativa artistica,

da sempre predilige l'emozione condivisa col pubblico, dimostrando

anche in questo nuovo personaggio grandi doti e caratterizzazioni

di livello.

Un evento stellare

per la decima edizione del fashion

Con i volti più amati di soap e fiction: e spiccano i cattivi di

Upas e Una vita per la prima volta insieme, e l’attrice internazionale

Valeria Cavalli .

Una serata in grande stile per un anniversario stellare: il Fashion

Gold Party, la tradizionale manifestazione, ideata ed organizzata

da Alfonso Somma, patron di Moda Gold, agenzia specializzata

in cinema, moda, spettacoli ed eventi, e dal modello/attore Nicola Coletta,

ha festeggiato i suoi primi dieci anni e lo ha fatto con un evento

esclusivo, che si è svolto, lo nell’incantevole Villa Ruggiero, a Brusciano,

in provincia di Napoli, situata alle falde del Vesuvio. E tra i

tanti premiati Riccardo Polizzy Carbonelli, il cattivissimo Roberto

Ferri di Un Posto al sole, che ha colpito tutti per la sua simpatia e la

sua disponibilità, e la star internazionale Montserrat Alcoverro, amatissima

in Italia per il ruolo di Donna Ursula Dicenta nella soap spagnola

Una Vita, elegante e sensibile che, nel momento della premiazione,

ha dedicato una lettera commovente all’umanità.


Trionfo per la Giuliano a Cannes Un successo dopo l’altro per

Vincenzo Bocciarelli

Al Festival di Cannes

c’è stato spazio

anche per Francesca

Giuliano, la

pin-up anni ‘50 di Avanti un

Altro. Invitata in occasione del

film Elvis, la giovane ha dichiarato

di essersi emozionata

per aver potuto sfilare sul red

carpet in mezzo a tante star di

fama internazionale. Un sogno

che coltivava da tantissimo

tempo e che ormai è diventato

realtà.

Un’ospitata dove ha voluto

lanciare anche un importante

messaggio di body positive, incentrato

sull’accettazione del

tore Vincenzo Bocciarelli recentemente approdato sul

Periodo denso di impegni lavorativi e di successi per l’at-

proprio corpo, che è bello quando

è in salute e non eccessiva-

ha prestato la sua voce leggendo brani tratti da due delle

palco del prestigioso Premio Cimitile in Campania dive

mente magro. Non a caso, in passato, è stata ospite da Barbara D’Urso opere letterarie vincitrici e che verrà trasmesso in rai prossimamente.

per sensibilizzare sull’argomento ed ha fatto anche un cortometraggio, A Bordighera invece prende il via il suo tour nazionale estivo “Volando

sui cieli d’Italia Sulle Ali dell’arte” One Man Show poetico

Push out, sui disordini alimentari, presentato fuori concorso al Festival

del Cinema di Venezia. Anche lì, Francesca si è fatta notare. teatrale dove l’attore ripercorre tappe salienti del suo repertorio teatrale

ispirandosi alle pagine della sua prima opera letteraria “sulle

Intanto, nelle prossime settimane, Francesca Giuliano continuerà ad

essere tra i protagonisti del “mitologico” salottino Avanti Un Altro! ali dell’arte” pubblicato subito dopo il primo lockdown nel 2020.

Pure di Sera, la versione prime time del programma condotto da Paolo Un’estate intensa per l’attore che ricoprirà anche il ruolo di conduttore

nella nuova edizione di “Una Ragazza per il Cinema 2022”

Bonolis con Luca Laurenti come al pomeriggio. Una partecipazione

che potrebbe ripresentarsi nella prossima stagione televisiva.

in Umbria.

Emanuela Tittocchia torna in TV con

D-Style “Eccellenza Made in Italy”

“A casa di Emy”

A “

casa di Emy” è

una trasmissione

televisiva prodotta

da Alma

TV di Giovanni Sciscione.

Ideata, scritta e condotta da

Emanuela Tittocchia. La

regia è di Giuseppe Morelli.

“A casa di Emy” è un

viaggio. Un viaggio nei profumi,

nei sapori, nel passato

che ci appartiene e ci riconduce

alle nostre origini. In

sintesi “A casa di Emy” è un

bel viaggio nel passato, attraverso il presente per arrivare al futuro.

La prima serie prevede 20 puntate della durata ognuna di 24’ palinsestate

su Alma TV (canale 65 del digitale terrestre e in streaming) e

va in onda da lunedi 4 luglio 2022 a venerdì 27 luglio alle ore 22,00

ed in replica il giorno successivo alle ore 16,30. Dal primo agosto andranno

nuovamente in onda tutte le puntate. Tra gli ospiti, Rosaria

Cannavò, Michele Cucuzza, Mago Heldin, Vania Della Bidia,

Sofia Bruscoli, Pablo e Pedro, Vincenzo Bocciarelli, Gianluca Profili

(proprietario Clinic Medical Beauty), Emanuela Gentilin,

Edoardo Siravo, Cristiana Ciacci (figlia di Little Tony) ed Angelo

Petruccetti, Donatella Pompadour, Morgana (artista internazionale),

Samuela Sardo, Emilio Franchini, Angelo Sanzio, Veronica

Corrente (Miss Europe Continental).

Un’eccellenza italiana nel mondo, il brand D-style nella persona

dell’artista e artigiano dell’ottica Domenico Auriemma,

campano, si è fatto davvero conoscere in tutto il

pianeta. Da Dubai a Montecarlo, passando per Capri e gli

Stati Uniti, dalla gente comune con la passione per il glamour e l’eleganza

a tanti vip hanno scelto un paio di occhiali unico ed inimitabile,

singolare e particolare, realizzato artigianalmente e rigorosamente

“Made in Italy” come D-style. E il geniale e capace Auriemma ha

fatto delle sue creazioni una vera arte , puntanti sempre all’originalità

e sull’attenzione ad ogni particolare per un brand stiloso, luxury, sempre

particolare e ricercato. E dopo la pandemia, D-style è sempre sul

mercato, in tutto il mondo, e in un sold out. Un grande successo per

un prodotto totalmente italiano al 100%.


86

Consigli di lettura

a cura di Marilena Spataro

di memorie

e di oblio

Poesie di Daniele Serafini

“di memorie e di oblio” è l'ultima raccolta di versi del poeta e traduttore Daniele

Serafini, uscita di recente per la Casa editrice La Mandragora di Imola.

Le poesie sono corredate di 11 suggestivi acquerelli dell’artista modenese,

Giuliano della Casa.

Qui una sintesi della postfazione

al libro della scrittrice

e poetessa, Francesca

Tuscano

… quando eravamo re

[...] Paul Valéry - ripreso da Jakobson, ripreso

da Pasolini (che lo riprende da Jakobson)

- scrive che la poesia è l’exitation

prolongée entre le sens e le son. La

poesia vive appunto di questo esitare, che

evoca l’identità profonda della nostra esistenza

e della storia. Daniele segue quel

suono e quel senso ritornando alle parole

prime degli elementi naturali e del ricordo.

La sua lingua è fatta delle parole

che “sono rose/di macchia/lucciole incanutite/nel

pulviscolo serale”. E così, leggendola,

seguiamo senza riuscire a fermarci

il ritmo di una natura che abbraccia,

sospende, costringe a riconoscere

l’oblio nel quale il tempo, la morte, l’occhio

chiuso del ricordo e le braccia aperte

dell’amore si fanno concreta storia di uomini

e donne. Non possiamo smettere di

leggere perché non possiamo interrompere

quel ritmo, il suono che diventa immagine

e nuova percezione di senso.

Siamo obbligati a viaggiarci dentro, come

l’Ulisse che apre e - quasi - chiude la raccolta.

Siamo obbligati a guardare il volto

di chi amiamo anche oltre la morte. E se

Orfeo inutilmente invoca “nella cecità

delle selve, /la dispersione dei ricordi, /il

diritto all’oblio”, sappiamo che la memoria

è dolore solo se pretendiamo il ritorno,

dimenticandone la sua naturalità - “partiamo

sempre per tornare/a qualche volto,

luogo, immagine”. Nessuna utopia, nessuna

Sirena ci può impedire il ritorno. E

il ritorno è riconoscimento. Ricordo delle

nostre prime parole. Del tempo in cui

“eravamo re”. Le parole del logos hanno

occultato la memoria di quel tempo. La

poesia la libera. Con le sue parole si possono

“evocare isole lontane/o dire l’estasi

e lo strazio/di quando eravamo re”. Le

parole che Daniele conduce a “farsi corpo

e sangue”, fissando “l’eterno mutare della

storia”. Il poeta, immanente alla storia e

alla realtà, può collocare la sua responsabilità

nella sola memoria o nel solo futuro.

Oppure può fare la scelta più complessa

- quella di fare della memoria la

lingua del futuro. Nella poesia di Daniele,

pur fondata sul valore della memoria, non

c’è un prima o un dopo, ma solo un

adesso, da cui il poeta giudica, facendosi

voce di ognuno ed eco delle voci altrui -

da quelle degli affetti più intimi a quelle

dei grandi intellettuali scomparsi (la parola

“tace” “nel silenzio

della luce”, ma poi, “si

fa suono il paesaggio”,

e, “nella luce”, la memoria

e l’oblio tornano

a parlarci).

Francesca Tuscano

Biografia degli autori:

Daniele Serafini, nato

ad Alfonsine, in provincia

di Ravenna, da una

famiglia originaria del

Triveneto, è poeta e traduttore.

Laureato in Lettere

e Filosofia all’Università

di Bologna, negli

anni Novanta è stato redattore

delle riviste di

poesia e arti visive

“Tratti e “Origini”. Attualmente

fa parte della

redazione di “Laboratori

critici. Rivista semestrale

di poesia e percorsi

letterari” diretta da

Matteo Bianchi.

Giuliano Della Casa, (Modena, 1942),

pittore, ceramista, curatore di libri preziosi

e inusuali, ha studiato a Modena

(Scuola d’Arte A. Venturi) e a Bologna

(Accademia di Belle Arti), dove si è diplomato

in scultura sulle orme di un surrealismo

di impronta esistenziale. Nel

1966 l’incontro con Adriano Spatola, il

più giovane esponente del Gruppo 63, ha

influenzato il suo stile; le forme delle sue

sculture si sono fatte pulite, essenziali.

Questa affinità di ricerche ha portato i

due giovani a collaborare. Della Casa ha

lavorato, inoltre, con numerosi scrittori e

poeti per i quali ha illustrato volumi o copertine

in perfetta simbiosi con gli autori.


La Parola

Tace la parola nel silenzio della luce.

La natura non risponde

al richiamo della pagina.

Dicembre stancamente indugia

nei canneti, nutrendo esili forme

dissolte nella nebbia.

Poi, nel repentino irrompere del sole –

il verso si tinge di rosso scarlatto

si fa suono il paesaggio

dimora la parola nella luce.

Porto Corsini

(dalla suite “Quando eravamo re”)

Dal molo di Porto Corsini,

lasciato il mare aperto,

è dolce salpare verso l’interno

in un movimento che sembra

ordire trame cangianti

di memorie e di oblio.

Oltre i pini, oltre le radici

abbarbicate a sentieri sterrati,

la Pialassa dispiega

un universo immobile:

solo l’airone frange

l’inerzia dell’acqua

e le vocali degli uccelli

cantano il tempo che discolora

cantano l’esilio

evocando la struggenza

di quando eravamo re.

Sulla tomba di Rainer Maria Rilke

Da una strada invisibile

tra Duino e il Vallese,

percorsa da girovaghi e angeli,

nel silenzio sgorga

il canto ritrovato

di Orfeo e Euridice –

paziente nell’intarsio del verbo

argenteo nel riverbero

che illumina il pendio

dove il poeta riposa.

Una pietra scura

come un enigma

ricorda la perfezione della rosa

il suo segreto indivisibile

sotto molte palpebre.


88

MODULO DI

ABBONAMENTO 2022/23

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intestato a Acca International Srl


Elena Di Felice

L

aboratorio

cc

A A

Porto turistico di Roma - Loc. 876 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com - acca@accainarte.it


90

Unione Cattolica Artisti Italiani

Sez. Roma 2

Personale di

Claudio Morleni

Galleria dei Soldati di Stefano Simmi

V. dei Soldati, 27 - Roma

Dal 1 al 9 luglio 2022

Inaugurazione 1 luglio 2022

Ore 17.30

Orari: 10/13 - 15/19.30

Domenica chiuso

Tel. Galleria: 06.6875613 - 06.68803783

Cell. Artista: 3476038668


Lungamente attesa, questa personale

del Maestro Claudio

Morleni si è tenuta nella prestigiosa

Galleria dei Soldati

di Stefano Simmi, nel cuore

di Roma.

I veri artisti hanno fasi di gestazione talvolta

sofferte, la loro speciale sensibilità

li induce a interiorizzare le fasi peculiari

o complesse della società.

Così, quando producono, lo fanno in

virtù di autentica ispirazione. Ora, dopo

i difficili anni del covid e mentre la

guerra impera in Europa abbiamo la

buona sorte di bearci della produzione

del noto artista.

Questa personale del Morleni racconta il

suo narrato artistico e svela nuovi afflati.

La sua poetica pittorica spazia da frammenti

di vitanelle piazze delle città a

momenti di erotismo mai volgari e inni

festosi per la sua amata Roma, a racconti

di Suore, persone diversamente abili, situazioni

delle persone che vivono a margini,

senza pietismo, come se il Morleni

fotografasse degli attimi di vita che paiono

piccoli ma assurgono all’universale.

La sua tecnica pittorica è approdata storicamente

all’acquarello, con la particolarità

da lui inventata dell’utilizzo di

untipo di inchiostro per tracciare contorni

emarcare alcuni scuri.

Per rendere la prospettiva per gli edifici

sfrutta i suoi studi di architettura, per le

figure umane magistralmente usa la prospettiva

dei colori e l’antico metodo del

più grande e del più piccolo rispetto alla

linea del punto di vista.

La sua produzione è immensa, come è

impossibile computare con esattezza il

numero delle mostre da lui tenute, moltissime

all’estero e in Italia in Accademie,

Musei e prestigiose gallerie. Inoltre

la sua variegata esperienza in tutti gli

ambiti dell’arte (direttore artistico di manifestazioni

nazionali, gallerista, accademico,

docente e ora anche effettista) gli

consente di raccontarci con superiore

esperienza quello che vede e sente.

Francesca Romana Fragale


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Art&News

Daniele Pompili

a cura della redazione

Si sta facendo sempre più

strada nel mondo del cinema.

Parliamo del giovane attore

Daniele Pompili, che

nei prossimi mesi sarà protagonista

di diverse produzioni cinematografiche.

Ma per lui che cos’è l’arte?

Abbiamo cercato di scoprirlo attraverso

questa nostra intervista…

Daniele, secondo lei cos’è l’arte?

“L’arte è l’esaltazione del talento di

ogni persona. Ogni arte ha ovviamente

la sua forma. Ad esempio, il pittore crea

sulla tela le sue forme d’arte, mettendo

nero su bianco ciò che ha visto grazie

alla sua immaginazione. L’Attore invece

è movimento in sé e per sé. Va a

creare, col suo movimento, qualcosa

che le persone vedono”.

Visto che fa l’attore, chi nel cinema ha

creato una vera e propria arte?

“Senz’altro Anna Magnani, che adoro,

ed Alberto Sordi. Ritengo che abbiano

fatto il cinema vero. Oggi, con la digitalizzazione,

modifichi tutto. Con il loro

cinema, tutto quello che vedevi era reale,

a parte magari un po’ di trucco. Non

si poteva sbagliare più di tanto perché

le pellicole costavano. Non a caso, Alberto

Sordi e Anna Magnani sono diventati

due pilastri del cinema. Se fosse

vissuta ai giorni nostri, la Magnani

avrebbe battuto tantissimi anche solo

con lo sguardo. Era proprio il cinema

che camminava”.

Per chi vuole fare l’attore è importante

conoscere il cinema del passato?

“Certo. Personalmente, ho cominciato

vedendo delle pellicole in bianco e nero,

con Anna Magnani, Alberto Sordi, Totò

e Sophie Loren. Penso dunque che sia

importante vedere i film del passato,

perché la vera scuola passa da quelli. In

quell’epoca, dove i social erano assenti,

si metteva più al centro il contenuto, rispetto

all’apparenza dei giorni odierni.

E questi attori che ho citato non moriranno

mai; verranno sempre ricordati.

Non a caso, non mi stanco mai di vedere

L’automobile e Mamma Roma,

che è uno dei film più belli in assoluto

della Magnani. Racconta in modo sviscerale,

e fa venire i brividi, la storia di

una madre che arriva a prostituirsi per

togliere il figlio dalla strada. Un racconto

profondo senza effetti speciali,

che pri- ma non c’erano”.

Mamma Roma, diretto tra l’altro dal

grande Pier Paolo Pasolini…

“Pasolini è l’arte e l’eccellenza che


cammina. Amo definirlo così. Ad ogni

modo, se potessi fare un salto nel passato,

cosa che purtroppo non è possibile,

farei carte false per recitare con

Anna Magnani, anche in un piccolo

ruolo. Sarebbe un’esperienza professionale

e di vita, senza ombra di dubbio”.

Recitazione a parte, si sente portato per

qualcos’altro nel mondo dell’arte?

“Non mi definisco ancora un’artista e

credo di non doverlo fare io. Sono però

certo del fatto che ciascuno di noi abbia

la sua forma d’arte. Sicuramente Pasolini,

nel cinema, e Raffaello, nel suo

campo, sono stati dei grandi artisti. Tornando

a me, gli attori hanno sicuramente

la loro forma d’arte, così come

avviene pure con altre professioni nell’ambito

artistico e non solo”.

A proposito di arte, c’è qualche cantante

che ritiene eccellente in ciò che ha

fatto?

“Un grande artista è stato Freddie Mercury.

Entrava dentro una stanza e creava

musica, sia quando stava bene, sia

quando stava male.

Ogni volta che ascolto The Show Must

Go On mi vengono davvero i brividi.

Freddie rappresenta davvero l’artista. In

tanti hanno preso spunto da lui per

creare le loro sonorità. Per questo, lo definisco

il pioniere dell’arte del periodo

in cui sono cresciuto”.

Parliamo un po’ di te. Quali progetti ti

vedranno coinvolto nei prossimi mesi?

“Innanzitutto, farò parte di Help - Ho un

Dubbio, il nuovo programma che Caterina

Balivo condurrà, da luglio, su Rai2.

Nei prossimi mesi, uscirà poi nelle sale

cinematografiche il film internazionale

Una Preghiera per Giuda, dove sono

stato diretto da Massimo Paolucci per

dare vita ad un carabiniere. Di recente,

ho terminato le riprese del cortometraggio

Nessun Noi, prodotto dalla PH Neutro,

che andrà a Venezia, e di Soldato

sotto La Luna, premiato con il Grifone

D’Oro. Anche in questi alla regia c’era

Paolucci. Nel futuro, ci sono le riprese

di un film horror, di cui ancora non

posso dire il titolo, e di un progetto davvero

ambizioso e importante a livello

mondiale che avrà a che fare con

l’America e l’Italia. In entrambi, alla

guida, ci sarà Paolucci, che mi ha scoperto

e mi ha fatto mangiare, da sempre,

pane e ciak. Mi ha preso e buttato sul

set, permettendomi di crescere. E gli

sarò sempre grato”.

Denim Top, l’idea di Ludovica Valerio per recuperare vecchi jeans

Il progetto è stato presentato al contest #roadtogreen, organizzato dall’Associazione Road to green 2020

C

reatività e sostenibilità vanno

a braccetto ancora una

volta grazie al contest

#roadtogreen, organizzato

dall’Associazione Road to

green 2020. Una call to action che ogni

anno invita innovatori di ogni sorta a

presentare idee e progetti green.

La premiazione si è tenuta al termine del

Forum La città del futuro, sempre organizzato

dall’Associazione, nel corso del

quale è stato parlato dell’importanza di

salvaguardare gli alberi, e di recuperare

quanta più carta possibile per evitare il

loro abbattimento. Ad aggiudicarsi il

primo premio del contest quest’anno è

stata Valentina Russo, con il progetto

“Mineraria Collection, Language of

Possibilities”, una collezione di due

clutch gioiello artigianali in legno e pietre.

La mia menzione speciale, però, l’ho

voluta dedicare alla giovanissima, ma

brillante Ludovica Valerio con il suo

“Denim Top”. Ludovica è partita da

uno dei capi più diffusi, che tutti abbiamo

nell’armadio: i jeans. Da un vecchio

paio logoro, che sarebbe finito in

discarica, ha ricavato un top super glam.

Un’idea divertente e originale per recuperare

un capo che, in realtà, ha un elevato

impatto sull’ambiente, sia per essere

prodotto, sia per essere smaltito.


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MOSTRE D’A R T E IN I T

a cura di Silvana Gatti

ASCOLI PICENO

FORTE MALATESTA

FINO AL 18 SETTEMBRE 2022

SEITZINGER ALCHEMICA

Questa rassegna si svolgerà fino al 18 settembre

2022 ad Ascoli Piceno e da 15 ottobre

2022 all’8 gennaio 2023 a Domodossola.

A cura di Stefano Papetti, Filippo Sorcinelli

(Ass.ne culturale PAM - ProArteMondolfo),

Elisa Mori e Giorgia Berardinelli (Ass.ne

culturale Verticale d’Arte) e Paolo Lampugnani

(Ass.ne Musei d’Ossola), la mostra,

col patrocinio dell’ENIT - Ente Nazionale

del Turismo, è incentrata sulla produzione

dell’artista e illustratrice Elisa Seitzinger.

Nata a Domodossola, Elisa Seitzinger è torinese

di adozione. Il suo percorso, ispirato

ai codici stilistici dell’arte classica, dell’arte

medievale sacra e cortese, della pittura primitiva,

delle icone russe, dei mosaici bizantini,

dei tarocchi, dell’iconografia esoterica,

degli ex-voto ma anche dall’arte visiva degli

anni Venti e Trenta, parte dal disegno a china.

Le sue creazioni rivisitano l’immaginario

medievale e rinascimentale attingendo inoltre

al patrimonio visivo dei monumenti della

città di Ascoli Piceno. Importanti lavori le

hanno permesso di ottenere numerosi premi.

Tra le collaborazioni ci sono realtà nell’ambito

dell’editoria, della musica, della moda e

dell’industria: come La Repubblica, L’Espresso,

Il Sole 24ore, Rolling Stone, RAI,

National Geographic, Warner Music Group,

Adobe, Spotify, Apple Music, Taschen, Fandango,

Codice Edizioni, Mondadori, Sabat

Magazine, Favini, Barilla, Bulgari, Etro e

Kristina Ti. Questa mostra si snoda in diverse

sezioni al primo piano del Forte Malatesta,

sino alla sala della Chiesa di Santa Maria del

Lago con l’installazione dei tarocchi. Immagini,

video, parole, musica, proiezioni, profumi,

oggetti e installazioni inglobano le

opere di Elisa Seitzinger. Una visita che

porta ad apprezzare i capolavori nati dalla

penna della Seitzinger, spesso al seguito di

collaborazioni come quella con Vinicio Capossela

in occasione del suo ultimo album

Bestiario d’Amore, quella con il Salone del

Libro di Torino o quella con Hacca Edizioni

per la quale ha realizzato le illustrazioni del

libro Nome non ha, della scrittrice Loredana

Lipperini, dedicato alla Sibilla Appenninica.

BERGAMO

FONDAZIONE ACCADEMIA

CARRARA

FINO AL: 28 AGOSTO 2022

VELAZQUEZ

Dal Prado di Madrid giunge a Bergamo,

presso la Fondazione Accademia Carrara,

il Ritratto della regina Maria Anna d’Austria,

capolavoro del Velázquez, artista definito

il “pittore dei pittori” da Édouard

Manet. La tela, di grandi dimensioni, è un

ritratto ufficiale della regina con i simboli

della casa d’Asburgo, e documenta la maestria

dell’ultimo Velázquez offrendo l’occasione

di approfondire la conoscenza di

uno dei maggiori protagonisti della pittura

europea. Questa mostra, della serie dei

grandi protagonisti della pittura europea è

dedicata a Diego Rodriguez de Silva (Siviglia

1599 - Madrid 1660), noto come Velázquez,

messo a confronto con le opere

della collezione del museo. L’artista spagnolo

godette di ampio consenso al punto

da essere nominato pittore reale a soli ventiquattro

anni, primeggiando rispetto agli

altri artisti spagnoli e trasformando profondamente

il gusto artistico della corte

madrilena. I numerosi viaggi compiuti dall’artista

in Italia e l’incontro con la pittura

veneta lo porteranno a sperimentare rivoluzionarie

invenzioni cromatiche e una

sorprendente libertà di esecuzione. Su questa

linea si collocano i ritratti degli ultimi

anni della sua vita come il monumentale

Ritratto di Marianna d’Austria dei primi

anni Cinquanta, simbolo nella magnificenza

della vita di corte spagnola.

Foto in alto:

Diego Rodriguez de Silva y Velázquez

Siviglia, 1599 - Madrid, 1660

Ritratto della regina Maria Anna d’Austria

Portrait of the Queen Maria Anna d’Austria

1652 - olio su tela | oil on canvas

Madrid, Museo del Prado

FIRENZE

GALLERIA DELLE CARROZZE –

PALAZZO MEDICI RICCARDI

FINO AL: 26 SETTEMBRE 2022

Genesi – L’armonia del Kaos

ORARI: 10-19. Giorno di chiusura mercoledì

A Palazzo Medici Riccardi una personale di

Francesco Forconi, in arte SKIM, artista proveniente

dal mondo dei graffiti e della street

art, a cura di Simone Teschioni Gallo. Organizzata

e promossa dall’Associazione culturale

Dedalus – Giuliano Ghelli, in co-promozione

con il Comune di Firenze e il Comune di Scandicci,

l’esposizione è realizzata con il patrocinio

della Città Metropolitana di Firenze e della

R. Toscana, col contributo di Unicoop Firenze,

dello studio Marco Suisola Amministrazioni

Srl, della ditta Aldea Srl e di Joker Casa Serramenti,

insieme a Lef Group alla partecipazione

di Euroforniture Srl e Pic Park. La

rassegna documenta l’arte e il linguaggio pittorico

di SKIM, artista internazionale. Attraverso

sezioni tematiche, l’esposizione ricostruisce

il percorso dell’artista a partire dai

primi disegni fino alle opere più note che lo

hanno reso famoso in tutto il mondo: opere raffiguranti

“Personaggi” come arcimboldi moderni

e “Omaggi” ai maestri della pittura, ma

soprattutto grandi universi armonici costellati

di oggetti e segni distintivi provenienti sia dal

mondo della fantasia che dal nostro quotidiano,

chiamati “Kaos”. L’esposizione è arricchita da

due installazioni site-specific, legate al mondo

dei graffiti e realizzate per la Galleria delle Carrozze.

La prima, un pianoforte trasformato dall’artista

in opera d’arte, può essere suonato dai

visitatori dando così spazio a performance che

fanno riecheggiare in musica tutto l’ambiente;

la seconda, un muro realizzato con la tecnica

dei graffiti, collocato in posizione speculare rispetto

alla parete che ospita la targa in memoria

delle vittime della deportazione della seconda

guerra mondiale: uno strumento di riflessione,

per sottolineare l’importanza di questo luogo

denso e ricco di storia. Siamo particolarmente

orgogliosi di ospitare la mostra di Skim in Palazzo

Medici Riccardi - dichiara Letizia Perini,

consigliera della Città Metropolitana di Firenze

delegata alla Cultura. In un certo senso la street

art entra nella Galleria delle Carrozze approfondendo

il dialogo tra Rinascimento e contemporaneità.

C'è gioiosità di colori e di composizione

in Skim, quasi come fioritura di quei

percorsi sociali e umani che gli sono cari e che

lui accompagna con tanta passione. Siamo lieti

di dare spazio a un giovane artista fiorentino la

cui arte è tanto cresciuta in questi anni. Un ringraziamento

anche a Simone Teschioni Gallo,

per la cura e l'allestimento. Ingresso gratuito.

Catalogo a cura di Centro Di Edizioni. Foto in

alto: Skim, Cadevano stelle come se fosse l'ultima

n notte felice del mondo, 2022, cm.

208x115


A L I A E FUORI CONFINE

ISEO (BS)

LUNGOLAGO E ARSENALE

FINO ALL’ 11 SETTEMBRE 2022

DOPPIO SOGNO. L’AMORE TRA

MITOLOGIA E MITOGRAFIA

Iseo (BS) rende omaggio a Giacinto Bosco

(Alcamo, TP, 1956), scultore tra i più riconoscibili

del panorama artistico italiano che

segue la tradizione classica del Novecento.

Il Lungolago e l’Arsenale sono costellati da

40 interessanti opere in bronzo, alcune monumentali,

in grado di ripercorrere il percorso

creativo dell’artista siciliano. La mostra,

curata da Angelo Crespi, organizzata

dal Comune di Iseo, in collaborazione con

la Fondazione L’Arsenale, con il patrocinio

della Regione Lombardia, della Provincia

di Brescia, della Comunità Montana del Sebino

Bresciano, con il contributo di Liquid

Art System di Franco Senesi e di CUBRO

Fonderia Artistica, presenta una serie di

sculture di grandi dimensioni - la più imponente

alta 6 metri -, che rappresentano al

meglio la poetica di Giacinto Bosco, in cui

la solidità del bronzo viene messa al servizio

della leggerezza del sentimento d’amore.

Opere piacevoli a prima vista, in

quanto ruotano sul tema della Luna e dell’amore,

con personaggi che idealmente

cercano il contatto reciproco volgendo contemporaneamente

lo sguardo alla Luna,

icona da sempre degli innamorati. Opere

che inneggiano al ritorno dei veri sentimenti,

l’amore e lo stupore umano di fronte

al nostro satellite, che fu cantato da poeti

quali Ariosto, Leopardi e Borges e che

ispirò musicisti quali Beethoven e Debussy

che, a loro volta, sono modelli culturali e

della tradizione per Bosco. “Il lavoro di

Giacinto Bosco - afferma Angelo Crespi -

si concentra sulla mitografia dell’amore

cioè sulla riscrittura in chiave di mito del

sentimento dell’amore. Non c’è però nessuna

tentazione archeologica, semmai la

rappresentazione in chiave moderna e simbolica

del desiderio d’amore. Quella di Bosco

è infatti una mitologia personale e universale

in quanto riflessione sul particolare

ed è proprio qui la grandezza dell’arte di cogliere

nel frammento l’eternità; le sue figure

hanno la leggerezza di un Peynet o di un

Folon ma nella solida resistenza del bronzo,

gravi eppur leggere sono una plastica rappresentazione

del desiderio desiderante che

unisce la donna e l’uomo”. Catalogo Electa.

Foto in alto: Giacinto Bosco – Ti prometto

la luna

LECCO

PALAZZO DELLE PAURE E VILLA

MANZONI

FINO AL: 20 NOVEMBRE 2022

POETICHE.

QUOTIDIANO E IMMAGINARIO

NELL’ARTE ITALIANA TRA OT-

TOCENTO E NOVECENTO

Questa rassegna, a cura di Simona Bartolena,

documenta l’arte italiana tra Otto e

Novecento, tra verismo sociale e simbolismo.

Oltre 90 opere di artisti come Giovanni

Segantini, Angelo Morbelli, Emilio

Longoni, Giuseppe Pellizza da Volpedo

per un viaggio in periodo di transizione

nell’arte italiana a cavallo tra i due secoli.

Prodotta e realizzata da ViDi - Visit Different,

con il Comune di Lecco e il Sistema

Museale Urbano Lecchese, la mostra si avvale

di prestiti da musei ed enti pubblici privati, dal Museo Nazionale Scienza e

Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano

che presta undici opere, due delle quali oggetto

di un restauro, alla Wolfsoniana di

Genova, dal Museo di Palazzo Foresti di

Carpi al Museo della Permanente di Milano

fino alle collezioni di Bper e Banca

Popolare di Milano. La mostra ripercorre

il passaggio tra i due secoli con riguardo

alla situazione sociale, economica e politica

dell’Italia postunitaria, in un momento

di progresso ma anche di difficoltà e fragilità

sociale. Nella seconda metà dell’Ottocento

cresce l’interesse per la questione

sociale grazie alle tesi socialiste e alla

nuova situazione socioeconomica del Paese.

Sono gli anni delle prime organizzazioni

dei lavoratori, degli scioperi, delle

insurrezioni contadine. Gli artisti descrivono

i loro soggetti con oggettività ed inclinazione

al Verismo. La creazione artistica

tende ad un approccio spirituale di

ambito simbolista nella ricerca di molti artisti

in bilico tra verismo sociale e visione.

Mentre il tema sociale si fa spazio con i dipinti

di Vincenzo Gemito, Teofilo Patini,

Francesco Michetti, Angelo Morbelli, il lavoro

è al centro delle scene pastorali di

Giovanni Sottocornola, dei cantieri di Plinio

Nomellini e Ambrogio Alciati. Il paesaggismo,

soprattutto in ambito divisionista,

è nelle opere di Angelo Morbelli,

Emilio Longoni, o Giuseppe Pellizza da

Volpedo, mentre un’ampia sezione fruga

tra i sogni e le visioni, tra simbolismo e

allegoria, dove Segantini, Previati, Leonardo

Bistolfi, guidano il visitatore fino a

tendenze novecentesche, tra Simbolismo e

Liberty. La mostra si completa a Villa

Manzoni dove opere di Emilio Longoni,

Emilio Gola, Achille Tominetti, ispirate

alla vita campestre, dialogano con i dipinti

della collezione permanente del Museo Civico

di Lecco. Foto in alto: Plinio Nomellini,

Il cantiere, 1905 ca, Olio su tela, 120

x 93 cm, Wolfsoniana, Palazzo Ducale,

Fondazione per la Cultura, Genova

MILANO

PALAZZO REALE | APPARTAMENTO

DEI PRINCIPI

FINO AL: 4 SETTEMBRE 2022

RUGGIERO SAVINIO.

OPERE 1959-2022

Questa mostra, promossa e prodotta dal Comune

di Milano - Cultura, Palazzo Reale e

Silvana Editoriale, curata da Luca Pietro Nicoletti,

è un’antologica su Ruggero Savinio

(Torino 1934) e presenta al pubblico opere

provenienti da collezioni pubbliche e private,

ma anche dai depositi del Museo del

Novecento, e che ripercorrono la vicenda artistica

e biografica dell’artista. L’esposizione

prende avvio dagli anni di formazione

di Savinio avvenuti fra Roma, Parigi e Milano,

città in cui cercava una propria identità

artistica. La storia raccontata in questa mostra

documenta il percorso di un uomo che

ha fatto della pittura, come scrisse lui stesso

nel 2008, la «melodia interna» della sua

vita. Dei tre de Chirico, infatti, Ruggero Savinio

punta, come ha scritto nel 2019 ne Il

senso della pittura, a un “assoluto” pittorico

scevro da possibili altre implicazioni, capace

di guardare ai maestri del passato con

la freschezza di una scoperta declinata al

presente. Non un’arte che descrive, la sua,

ma «una sorta di abbandono alla vitalità

della pittura». Al consumismo dell’arte contemporanea

Savinio ha opposto una composta

e imperturbabile visione del mondo, che

abbraccia il crepuscolo dei poeti. Sotto

l’epidermide sensibile di una pittura fatta di

piccoli tocchi, che l’artista stesso nel 1996

ha definito una «peripezia luminosa», e che

conduce in luoghi ameni e idilliaci, c’è un

velo di malinconia e di inquietudine: nostalgia,

forse, di una perduta “età dell’oro”. La

mostra propone, in cinque sezioni, dipinti,

disegni e opere su carta dall’inizio degli

anni Sessanta al secondo decennio degli

anni Duemila, evidenziando il rapporto fra

ricerca pittorica, cultura letteraria e memoria

autobiografica. La rassegna, aperta da una

sala di autoritratti per sottolineare il rapporto

fra pittura e biografia, evidenzia la mitologia

privata dell’artista - autonoma rispetto

alla storia artistica familiare di cui ha

raccolto l’eredità - per calarlo nel proprio

tempo e, soprattutto, sottolineare la sensualità

che caratterizza il suo rapporto con la

pittura, di cui danno riscontro numerose pagine

dei suoi libri, delle sue dichiarazioni di

poetica e dei testi dedicati ad amici pittori e

maestri del passato.

La mostra ricopre inoltre particolare interesse

nella scia della recente riscoperta storiografica

degli anni Ottanta e del cosiddetto

“ritorno alla pittura”, che per Savinio, da

sempre fedele agli strumenti di quel linguaggio

espressivo, segna un momento di

rinnovata vitalità creativa.


96

MOSTRE D’A R T E IN I T

MILANO

GALLERIE D’ITALIA

FINO AL: 18 SETTEMBRE 2022

I MARMI TORLONIA. COLLEZIONARE

CAPOLAVORI

Le Gallerie d’Italia in Piazza Scala a Milano,

museo di Intesa Sanpaolo, presentano in questa

mostra 96 marmi della Collezione Torlonia, la

più importante raccolta privata di statuaria classica

che, con cinque nuove opere restaurate,

inaugura il programma espositivo mondiale

della Collezione.

Il sarcofago consolare dalla via Ardeatina accoglie

i visitatori, con alcuni togati romani, accanto

al Dace prigioniero simile agli esemplari

del Foro di Traiano, ed ai ritratti di Domiziano

e di Antinoo, recentemente restaurati, parte

della celebre galleria dei 122 busti della Collezione.

Il percorso termina con una sezione dedicata

ai restauri dove l’Ercole, dialoga con la

scultura della Leda con il cigno. La mostra

nasce dalla collaborazione tra la Fondazione

Torlonia e il Ministero della cultura - con la Direzione

Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

e la Soprintendenza Speciale Archeologia,

B. Arti e Paesaggio di Roma. Il progetto

a cura di Salvatore Settis e Carlo Gasparri evidenzia

la rilevanza storica del Museo Torlonia

alla Lungara, fondato dal principe Alessandro

Torlonia nel 1875. Le opere, più di 620 pezzi

descritti nel catalogo del Museo Torlonia di

sculture antiche (1884-85) pubblicato da Carlo

Ludovico Visconti, testimoniano la storia del

collezionismo di antichità in Roma dal XV al

XIX secolo. Questa raccolta è l’esito di una

serie di acquisizioni e spostamenti di sculture

fra le residenze della Famiglia fino alla realizzazione

del Museo Torlonia. La Collezione

Torlonia si deve alla passione per il collezionismo

della Famiglia Torlonia che trova il suo

compimento nell’omonima Fondazione istituita

per preservare e promuovere “l’eredità

culturale della Famiglia per l’umanità”. Bulgari

ha contribuito come main sponsor al restauro

delle opere già esposte nella Mostra Capitolina,

riportate al loro splendore dopo un lavoro di

studio presso i Laboratori Torlonia, durante i

quali sono emerse scoperte come le tracce di

colore presenti sul Rilievo di Porto del III sec.

d.C. Gallerie d’Italia ha contribuito al restauro

del Sarcofago Consolare e della scultura della

Leda. Catalogo Electa.

Foto in alto: © Fondazione Torlonia | Collezione

Torlonia, Rilievo con scena di porto I Ph.

Lorenzo de Masi.

NAPOLI

MANN - MUSEO ARCHEOLOGI-

CO NAZIONALE DI NAPOLI

FINO AL: 30 SETTEMBRE 2022

L’ALTRO MANN.

DEPOSITI IN MOSTRA

La mostra spazia dalle suppellettili delle città

vesuviane alle armi dei gladiatori, dai tessili

agli ori. Secondo le parole del Direttore, Paolo

Giulierini, “L’altro MANN non è solo una vetrina

di meraviglie, in gran parte vesuviane,

mai o poco viste, spesso in giro per il mondo,

custodite negli ormai celebri depositi del

Museo Archeologico, dalle Cavaiole a Sing

Sing. L’Altro MANN è, infatti, anche una

straordinaria campionatura della parte 'rimanente'

del nostro patrimonio museale, che vogliamo

sia sempre più valorizzata e condivisa

non solo attraverso l'esposizione ma anche

con la ricerca scientifica, l'apporto del digitale

e, quindi, la creazione di grandi banche date

open. È differente da ciò che siamo abituati a

trovare nel Museo: non una collezione, né una

semplice mostra. È soprattutto un progetto da

condividere con i nostri visitatori e tutta la

collettività. Il lavoro sui depositi in questi anni

è stato incessante e continua, a partire dal riordino

e la messa in sicurezza anche in chiave

antisismica. Il nostro obiettivo è una fruizione

pubblica più larga possibile, con l’idea conclusiva

di espandere gli stessi depositi in altri

luoghi della città”, La mostra, curata da Laura

Forte e Marialucia Giacco, inizia con reperti

poco esposti: un cratere con corteo bacchico

in marmo (da Villa San Marco a Stabiae,

prima metà del I sec. d.C.), una cassaforte con

amorini e personaggi dionisiaci (da Pompei,

Casa di Gaio Vibio Italo, I sec. d.C.), un tavolo

con satiri (area vesuviana, I sec. d.C.),

uno sgabello con maschere e motivi vegetali

(da Pompei, casa di Romolo e Remo, I sec.

d.C.), uno scaldaliquidi (da Pompei, I sec.

d.C.), alcuni candelabri (da Ercolano e Pompei,

I sec. d.C.). Esposti tesori che raccontano

la vita delle città vesuviane e la bellezza delle

domus e dei loro ambienti esterni. Infine, una

sezione sul mondo dei Gladiatori.

PINEROLO (TO)

PINACOTECA CIVICA DI PALAZZO

VITTONE

FINO ALL’8 GENNAIO 2023

ENRICO COLOMBOTTO ROSSO.

IL GENIO VISIONARIO

Questa mostra, promossa dal Comune di Pinerolo

con il patrocinio della R. Piemonte, è

organizzata da Munus Arts & Culture con la

partecipazione della Fondazione Enrico Colombotto

Rosso e la collaborazione del Museo

Nazionale del Cinema di Torino, a cura di Lorenzo

Soave e Daniela Dello Iacovo. E. Colombotto

Rosso, un protagonista dell’arte del

‘900, fu poeta e scrittore, scenografo e costumista,

fotografo e illustratore, nonché pittore.

La sua arte, espressionista nella forma, ma

simbolista nei contenuti, raffigura l’uomo in

bilico tra l’incerto e il nulla, in cui figure spettrali,

esseri mostruosi e creature deformi sono

lo specchio del malessere esistenziale dell’individuo

e della società. Da autodidatta a protagonista

dell’ambiente culturale piemontese,

fu componente del gruppo torinese Surfanta

(Surrealismo e fantasia), proprietario della

Galleria “Galatea”, e frequentatore degli ambienti

culturali ed artistici europei e statunitensi.

Esposte oltre 150 opere che documentano

la sua arte onirica, misteriosa, enigmatica,

in ordine cronologico per analizzare il

suo percorso artistico, considerando anche le

vicende e i protagonisti della sua vita professionale

e privata. Dagli oli alle chine, dalle

tempere ai capricci, dalle locandine per il teatro

sino agli assemblaggi: l’intera produzione

dell’artista è in mostra attraverso le opere più

significative. Questa rassegna è collegata all’esposizione

dedicata a Dario Argento al Museo

Nazionale del Cinema a Torino, in programma

fino al 16 gennaio 2023. Arte e Cinema

sono unite da un filo rosso, che tra E.

Colombotto Rosso e il regista Dario Argento

si rivela legame d’intenti, tematiche e modalità

espressive volte a scrutare il mondo dell’inconscio.

Accomunati dall’interesse per il

macabro, hanno collaborato nel capolavoro

del film horror Profondo Rosso. La collaborazione

tra i Musei Civici di Pinerolo e il Museo

Nazionale del Cinema offre una serie di iniziative,

tra cui un evento speciale: Il Fantasma

della Villa, la prima Escape Room in un museo

italiano in cui Villa Prever a Pinerolo,

dove ha sede il Museo Civico di Scienze Naturali

“Mario Strani”, diventa uno spazio ludico,

progettato con un riferimento diretto alla

“villa del bambino urlante” presente nel film

Profondo Rosso. Orari: sabato e domenica

dalle 15 alle 20.

Foto in alto: E.C.Rosso - Volto - Coll. Privata.


A L I A E FUORI CONFINE

ROMA

GALLERIA BORGHESE

FINO AL: 18 SETTEMBRE 2022

TIZIANO. DIALOGHI DI NATURA

E DI AMORE

L’arte di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore,

1490 circa - Venezia, 1576) alla Galleria Borghese

a Roma,in una mostra a cura di Maria

Giovanna Sarti, nata grazie al prestito dell’opera

Ninfa e pastore, dipinto autografo del

maestro veneto concesso dal Kunsthistorisches

Museum di Vienna nell’ambito di un programma

di scambio tra i due musei. Il confronto tra

suddetto dipinto e le opere di Tiziano presenti

in Galleria, a cominciare dal noto Amor sacro

e amor profano, ha evidenziato i temi ricorrenti

nella produzione del pittore: la Natura, intesa

come paesaggio ma anche luogo dell’agire

umano; l’Amore nelle sue diverse forme, divino,

naturale, matrimoniale; e il Tempo, che

scandisce la vita dell’uomo e regola il ciclo

dell’Universo. Natura e Amore sono legati da

un rapporto armonico, parte del ciclo della Vita,

cui allude l’allegoria amorosa e musicale della

Ninfa e pastore, tra le ultime opere del maestro,

considerata da alcuni la summa delle sue aspirazioni

artistiche. La mostra trova spazio nella

sala XX, al primo piano del museo, dove sono

esposti dipinti di scuola veneta e di Tiziano.

Amor sacro e Amor profano e di Venere che

benda Amore, posti uno di fronte all’altro, sono

posti a confronto con Ninfa e pastore e Le tre

età, quest’ultimo dipinto proposto nella replica

di Sassoferrato che copiava (probabilmente per

i Borghese) una versione presente a Roma del

dipinto di Tiziano. La Ninfa e pastore, una riflessione,

alla fine della vita del vecchio pittore,

sull’amore, sul tempo che scorre e tutto divora.

A commentare questo dialogo, il pubblico troverà

l’Adamo e la Eva di Marco Basaiti, due

cantori pseudo giorgioneschi e altri due dipinti

di Tiziano, il Cristo flagellato e il San Domenico,

cronologicamente vicini ai dipinti tardivi

del pittore presenti in sala. Completa la mostra

il dipinto, prima riferito a un prototipo del Veronese,

ma oggi ritenuto una tarda derivazione

da un modello tizianesco perduto, raffigurante

Venere, Amore e un satiro, posto a commento

di Venere che benda Amore. Catalogo edito da

Art’em, con prefazione della direttrice della

Galleria Borghese Francesca Cappelletti e testi

della curatrice Maria Giovanna Sarti.

Foto in alto: Tiziano, Ninfa e pastore (1570-

1575 circa; olio su tela, 149,6 x 187 cm;

Vienna, Kunsthistorisches Museum)

ROMA

MAXXI

FINO AL: 16 OTTOBRE 2022

DAIDO MORIYAMA CON SHOMEI

TOMATSU - TOKYO REVISITED

In questa mostra al MAXXI, a cura di Hou

Hanru ed Elena Motisi, i visitatori possono ammirare

le particolari foto di due artisti che si descrivono

come «Cani randagi che percorrono la

città mentre si guardano attorno inconsciamente»,

in quanto scattano foto a tutti coloro

che si muovono davanti a loro. Tokyo, città cosmopolita

tra le più belle del mondo, offre molteplici

fonti di ispirazione per la creazione artistica.

La fotografia, soprattutto la street photography,

rappresenta la sua espressione più originale

grazie a nomi famosi come Daido Moriyama

e il suo maestro Shomei Tomatsu, da

sempre impegnati nell’esplorazione delle situazioni

della società giapponese del dopoguerra e

della sua evoluzione contemporanea.

Tomatsu lavora attivamente catturando nella

quotidianità scene socialmente e politicamente

coinvolgenti. Moriyama, da parte sua, predilige

immergersi nella gioia e nell’entusiasmo prodotti

dalla società del consumo. Ambedue gli

artisti però sono accomunati dal trattare la fotografia

più come un modo di vivere che come

un genere artistico.

I visitatori di questa rassegna si trovano immersi

nelle immagini della metropoli di Tokyo,

a confronto con la città di Roma, la città eterna,

in bilico tra il suo passato testimoniato dalle sue

rovine storiche, e le proiezioni futuristiche per

il domani. Il percorso espositivo è una esperienza

sensoriale multicromatica che coinvolge

il visitatore: la Galleria 3 del MAXXI è una replica

ologrammatica e fluttuante di Shinjuku,

di Shibuya, di Roppongi, un insieme di pareti

colorate e di wallpaper, con cinquecento foto

esposte, e un angolo di photobook, che fonde

parola e segno iconografico. Tokyo, con le sue

luci e le sue strade e la sua umanità in continuo

movimento, si disvela nei suoi petali neon,

nello sferragliare della sua metropolitana, nei

suoi manichini dal sapore erotizzante e desiderante,

nei love-hotel e nelle carnografie stampigliate

in bianco/nero. Nello splendore devastante

di una apocalisse post-umana in contrasto

con le rovine della città romana.

SORRENTO

VILLA FIORENTINO

FINO AL: 2 OTTOBRE 2022

VIAGGIO NELL’IMPRESSIONISMO,

DA MONET A GAUGUIN

Nel 1882 Auguste Renoir lasciava Sorrento e

il Golfo di Napoli dov’era giunto l’anno precedente,

spinto dal mito del Gran Tour. 140 anni

dopo, Sorrento dedica al pittore della “joie de

vivre” e ai suoi colleghi una mostra che documenta

i più autorevoli artisti preimpressionisti,

impressionisti e postimpressionisti. Il “viaggio

della maturità” in Italia aveva portato nell’arte

del maestro importanti innovazioni e “cesure”,

al punto che da anziano, lo stesso Renoir

avrebbe confessato: “Il 1882 fu una grande

data nella mia evoluzione. Il problema dell'Italia

è che è troppo bella”. Un itinerario in 130

opere conduce il visitatore in un mondo che ha

segnato la storia dell’arte moderna, tra disegni,

opere grafiche, ceramiche, incisioni, libri originali

dell’epoca e materiali descrittivi che raccontano

le fasi e le figure di maggiore spicco

del movimento impressionista. In un universo

scandito dalla luce, tra paesaggi agresti e

nuove realtà industriali di fine Ottocento, i curatori

Gilles Chazall, Vincenzo Sanfo e Gabriele

Accornero hanno selezionato opere provenienti

da collezioni private, come l’acquaforte

La bagneuse di Renoir, La loge, accanto

a La Seine à Suresne di Alfred Sisley, Jeanne

di Edouard Manet. Una sezione è dedicata all’influenza

dell’Impressionismo sulla pittura

napoletana con opere di maestri campani influenzati

dal movimento francese. “È importante

comprendere - spiega Vincenzo Sanfo -

che l’Impressionismo non annovera solo nomi

come Monet, Degas, Renoir o Manet, ma che

esistono almeno una sessantina di artisti che

parteciparono alle grandi mostre del movimento,

e che sono in parte mai apparsi in Italia.”

Articolata in tre sezioni - “Dall’Ecole di Barbizon

ai fermenti dell’Impressionismo”, “L’Impressionismo”

e “L’eredità dell’Impressionismo”

- la mostra, oltre a presentare gli artisti

più conosciuti, intende far conoscere personalità

come Félix Bracquemond, Constant Troyon,

Lecomte, Ludovioc Lepic.

Foto in alto: Claude Monet, Deux canots,

1857, Tecnica mista


98

MOSTRE D’A R T E IN I T

TREVISO

MUSEO BAILO, SALA CANOVA

FINO AL: 25 SETTEMBRE 2022

CANOVA, GLORIA TREVIGIANA. DALLA

BELLEZZA CLASSICA ALL’ANNUNCIO

ROMANTICO. L’OTTOCENTO SVELATO

Accanto alla monografica su Canova, il nuovo

Bailo presenta l’Ottocento Svelato: da Appiani a

Zandomeneghi, Quarena ad Hayez. Una mostra

di Fabio Zonta su Canova in un ambiente immersivo

firmato Pepper’s Ghost. La retrospettiva su

Canova introduce alla sezione del nuovo Museo

Bailo riservata all’Ottocento, evidenziando l’arte

a Treviso e nel Veneto a partire dagli anni canoviani

per estendersi lungo il secolo. Artisti ed

opere note accanto ad altre prima relegate nei depositi

ed ora finalmente esposte grazie a questo

nuovo allestimento. Il percorso nell’Ottocento

svelato prende avvio dai ritratti di due dei “padri

fondatori” della Pinacoteca Civica: Margherita

Prati Grimaldi, nel luminoso dipinto di Andrea

Appiani, e Sante Giacomelli, nel ritratto di Natale

Schiavoni. La nobildonna legò al Comune di Treviso

nel 1851 un nucleo di dipinti che costituì il

primo nucleo della Pinacoteca civica, mentre il

secondo nel 1874 legò alla Pinacoteca ben 54

opere per lo più ‘contemporanee’ all’epoca, che

costituiscono il nucleo principale della Galleria

dell’800. Dalla Raccolta Giacomelli giungono,

fra gli altri dipinti di Francesco Podesti (Il primo

giorno del Decamerone) e Ludovico Lipparini

(Lord Byron che giura sulla tomba di Marco Botzaris),

di Eugenio Moretti Larese (La morte di

Dante) e Odorico Politi (Elena rapita da Teseo e

Piritoo, e giocata ai dadi), Michelangelo Grigoletti

(Susanna e i vecchioni) o Natale Schiavoni

(due episodi di ambiente orientale); ma vi sono

anche artisti “rivoluzionari” come Ippolito Caffi

(La benedizione di Pio IX dal Quirinale di notte)

e Luigi Querena (Veduta di Venezia al tramonto).

In mostra anche il “Gruppo di famiglia” di Francesco

Hayez. La mostra spazia anche nel settore

della ceramica, in omaggio alle manifatture trevigiane.

Inoltre, una selezione di 30 scatti artistici

canoviani del fotografo Fabio Zonta: 30 fotografie

di grande formato, a dare corpo ad una monografica

in cui il fotografo mette in rilievo la

tridimensionalità delle opere, accentuando dettagli,

soggetti, espressività. Sorprendente è l’intervento

creativo di Anderson Tegon con Pepper’s

Ghost: uno spettacolo video-multimediale all’interno

della Galleria.

Fig. in alto: Antonio Canova: Amore e Psiche

stanti, 1796 - 1800 Gesso multiplo 1:1. Collezione

privata, Veneto

TREVISO

MUSEO NAZIONALE

COLLEZIONE SALCE

(CHIESA DI S. MARGHERITA)

FINO AL: 2 OTTOBRE 2022

RUOTA A RUOTA. STORIE DI

BICI, MANIFESTI E CAMPIONI

La Direzione Regionale Musei Veneto del

Ministero della Cultura propone l’epopea

della bicicletta attraverso i manifesti della

Collezione Salce. A firmare le affiches scelti

da Elisabetta Pasqualin per la mostra, sono

artisti come Dudovich, Mazza, Malerba, Ballerio,

Villa, Alberto Martini, Codognato, Boccasile.

Esposte anche alcune biciclette della

collezione Pinarello che hanno portato alla

vittoria campioni del ciclismo mondiale.

Quando, più di due secoli fa, il barone Karl

von Drays inventò la bici - di legno e senza

pedali, dotando di sterzo un primo modello

del 1791 del conte francese De Sivrac - non

immaginava che sarebbe diventata popolare.

E ancora meno dovette supporlo Leonardo

nel 1490, che nel Codice Atlantico schizzò

qualcosa di simile alla bici. Importante è stato

il caso della Menon, “Fabbrica di velocipedi

in acciaio su commissione” e poi di vetturette,

segnando l’inizio di una produzione

che, passando poi per la Carnielli e la Bottecchia,

porta oggi alla Pinarello, di cui in mostra

sono esposte alcune creazioni. La mostra

parte dagli albori del ‘900. Antonella Stelitano,

che dell’esposizione curata da Elisabetta

Pasqualin, è la consulente storica e ha

curato una parte dei testi del catalogo, sottolinea

che “La bicicletta fa parte del patrimonio

culturale del nostro Paese”. Due le

sezioni principali della mostra: da una parte

lo sport e l’agonismo, con i suoi protagonisti,

le produzioni, i marchi e l’esposizione di

pezzi storici della collezione Pinarello. Dall’altra

gli aspetti sociali: le donne, il costume,

i viaggi, il turismo. In “terrazza” la sezione

sullo sport, con i manifesti della collezione

Salce, che vanno dai primi del ‘900 al 1955

circa e che illustrano la nascita delle principali

industrie. Una parte è dedicata alle gare:

dal Trofeo Rinascente (1949) ai Campionati

del mondo (1939 e 1951), alla cartina del

Giro d’Italia (1922) con le immagini dei più

grandi ciclisti. A piano terra una sezione è

dedicata alla società e alla socialità, in un

arco temporale che va dalla fine dell’800 agli

anni ’40 del ‘900. Sono rappresentate le

prime industrie straniere, come Townend Cycles

(1896), Rambler Bicycles (1900) quelle italiane, come Maino, Stucchi, Dei, e

molte altre. In mostra anche la Pinarello con

cui Guide de Rosso vinse il Tour de l’Avenir,

e la Pinarello di Bertoglio vincitore del tappone

dello Stelvio (1975), e non solo.

VENEZIA

ACP - PALAZZO FRANCHETTI

FINO AL: 26 SETTEMBRE 2022

VASCO BENDINI.

GESTO E MATERIA

Nel centenario della nascita di Vasco Bendini,

Galleria D’Arte Maggiore g.a.m. in collaborazione

con ACP - Art Capital Partners Palazzo

Franchetti riporta a Venezia l’arte di

Bendini, dopo la sua ultima esposizione alla

Biennale del 1972. Bendini è un anticipatore

di tendenze, precursore del’'Informale e iniziatore

dell’Arte Povera. La mostra parte

dagli anni Cinquanta, il periodo Informale,

passando per gli anni Sessanta, e segue l’evolversi

della ricerca di Bendini che arriva a

lambire l'arte performativa per non fermarsi

in seguito davanti alla sfida della polimatericità.

Vasco Bendini (Bologna 1922 - Roma

2015) tra il 1941 ed il 1942 frequenta l’Accademia

di Belle Arti a Bologna, allievo di

Giorgio Morandi e Virgilio Guidi. Dalla loro

lezione l’artista si muove verso la Metafisica,

per giungere all’astratto già dal 1948, attraverso

una gestualità che lo porterà ad una matericità

capace di indagare il potere rivelatore

della luce. La progressione verso uno sfaldamento

dell’immagine insegue le suggestioni

della fisica quantistica secondo cui la nostra

percezione della realtà sotto forma di materia

non è altro che una traccia illusoria di composti

mobili, fatti di onde e particelle. La disgregazione

formale delle opere di Bendini si

fa portavoce di questa riflessione: a partire

dal 1950 i cromatismi diventano liquidi, la

pittura si espande nebulosa, guidando lo spettatore

verso la presenza di volti e corpi sempre

più smaterializzati fino a sfociare, tra il

1958 ed il 1959, verso l’Informale italiano di

cui Bendini è uno dei maestri. Le opere esposte

vanno dal 1958 al 1970: alcune sono relative

alla sua fase Informale, altre introducono

il discorso oggettuale di inizio anni Sessanta,

quando l'autore ha la precoce determinazione

di quei linguaggi definiti come Arte Povera.

Apprezzato da critici quali Argan, Barilli, Arcangeli

e Calvesi, ottiene nel 1964 una sala

personale alla 32° Biennale di Venezia, cui ne

seguirà una alla 36° Biennale di Venezia

(1972). Nel 1968 la sua prima antologica

inaugura un'attività che si protrarrà fino al

2015.

Foto in alto: Vasco Bendini, Senza titolo,

1969, colori in polvere e olio su tela,110 x

110 cm. Courtesy Galleria d'Arte Maggiore

g.a.m., Bologna/Milano /Paris


A L I A E FUORI CONFINE

AUSTRIA - VIENNA

MUSEO BELVEDERE

FINO AL: 4 SETTEMBRE 2022

VIVA VENEZIA!

L'INVENZIONE DI VENEZIA NEL-

L'OTTOCENTO

Dalla prima metà dell’Ottocento fino al 1866

Venezia e il Veneto fecero parte della monarchia

asburgica. Gli austriaci erano affascinati

dalla città lagunare, grazie al paesaggio costiero

ed al sogno dì una vita spensierata e

semplice lontano dai confini borghesi della

loro terra natale. In tre sezioni tematiche,

questa mostra ripercorre l'orchestrazione di

questo sogno. La prima sezione documenta

la pittura storica del XIX secolo: scene opulente

della gloriosa storia millenaria di Venezia

raffigurate da artisti austriaci e italiani.

Un esempio notevole è il dipinto di Hans

Makart Venezia rende omaggio a Caterina

Cornaro; lungo oltre dieci metri e poco esposto

per le sue grandi dimensioni, è uno dei

passaggi salienti della mostra. La seconda

sezione si concentra sugli stretti legami storici

della città con l’Austria. Grazie alla vicinanza

geografica, artisti austriaci come

Antonietta Brandeis, Leopold Carl Müller,

Carl Schuch e August von Pettenkofen trascorrevano

lunghi periodi a Venezia in cerca

di ispirazione. Motivi veneziani si riscontrano

anche nel paesaggio urbano viennese:

l’Arsenale di Vienna, ad esempio, un complesso

costruito negli anni ‘50 dell’Ottocento,

ne riecheggia lo stile architettonico

unico. La terza sezione, infine, mette in luce

Venezia come luogo del desiderio, il mito

che ha caratterizzato la città dall’inizio dell'Ottocento

ai giorni nostri. Pittori e, soprattutto,

scrittori europei e statunitensi si arresero

alla magia ma anche alla malinconia

della città; ancora oggi, alcuni vedono Venezia

come una metafora del “morire nella bellezza”.

La mostra comprende circa 80 dipinti, la

maggior parte dei quali provenienti dalla collezione

del Belvedere. Inoltre, numerosi

esempi tratti dalla letteratura e dal cinema offrono

una visione più approfondita dell’esplorazione

artistica di questa affascinante

città.

Foto in alto: Joseph Carl Berthold Puttner

Vela notturna in laguna - 1857

Photo: Johannes Stoll - Belvedere Vienna

FRANCIA - NIZZ A

MAMAC (PLACE IVES KLEIN)

FINO AL: 2 OTTOBRE 2022

VITA NUOVA. NUOVE SFIDE PER

L’ARTE IN ITALIA 1960-1975

Questa rassegna, nata dalla collaborazione tra

Italia e Francia, celebra la creatività italiana

tra il 1960 e il 1975. Considerando la vicinanza

fra le due nazioni e l’ amicizia di artisti

come Ives Klein e Lucio Fontana, Mimmo

Rotella e i Nouveaux realistes, tra Milano e

Nizza, la mostra documenta le connivenze sul

piano intellettuale ed artistico riscoprendo un

periodo ricco di fermenti e una serie di artisti

italiani. La ras- segna punta lo sguardo su 56

artisti e su 150 opere mostrando i legami intercorsi

tra la creazione visiva, il design, la

letteratura e il cinema. La prima tappa descrive

l’importanza dell’immagine negli anni

Sessanta e Settanta, in cui il cinema italiano

vive il suo periodo d’oro. Roma con Cinecittà

è la “Hollywood sul Tevere”, le star del cinema

entrano nella tela, gli artisti raffigurano

il cinema. L’immagine della donna, la pubblicità,

la televisione, il patrimonio artistico

dell’antichità e del rinascimento, il tema della

sessualità e dellA identità di genere diventano

temi da esplorare (Lisetta Carmi fotografa

travestiti e prostitute del Porto di Genova,

Mimmo Rotella decostruisce le immagini del

cinema, Fabio Mauri, Renato Mambor, Luca

Marcucci, Giosetta Fioroni attingono alla

pubblicità televisiva). Nella seconda sezione,

Ricostruisci la natura, l’ambiente naturale appare

come una risorsa (Pino Pascali) e un

soggetto centrale per gli artisti che filmano il

vento, il sole, la terra, l’acqua, la sabbia, con

le opere di Ettore Spalletti, Giorgio Ceretti,

Laura Grisi, Marinella Pirelli, Giuseppe Penone,

Piero Gilardi, Mari Merz, Maria Lai,

Mario Ceroli, Claudio Parmeggiani. Tale

creatività viene controbilanciata, alla fine

degli anni Sessanta, da tensioni politiche e sociali,

suscitando reazioni in campo artistico.

Nella terza sezione Ricordi di corpi opere

che nascono a partire dal corpo o ne evocano

la sua memoria in una prospettiva più concettuale,

il corpo diventa un soggetto politico

che interroga il genere e la storia. Focus sulla

figura di Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore,

regista fra i più originali e impegnati nel sociale,

a partire dalle riprese dei Comizi di

amore (1965). Chiude il percorso Il Vangelo

secondo Matteo di / su Pier Paolo Pasolini di

Fabio Mauri, installazione di grande impatto

emotivo sulla tragica scomparsa del geniale

cineasta. Foto in alto: Piero Gilardi, Vestito

natura-anguria.

SVIZZERA - LUGANO

MASI

FINO AL: 29 GENNAIO 2023

DA SIRONI A CARRÀ, L'ARTE

ITALIANA TRA LE DUE GUERRE

Trenta capolavori dell’arte italiana, realizzati

tra le due guerre da importanti artisti dell’epoca,

da Massimo Campigli a Giacomo

Manzù, da Scipione e Mario Sironi - in mostra

in una delle due sedi del Museo d’arte della

Svizzera italiana (MASI) di Lugano. Grazie

alla collaborazione con la Fondazione Musei

Civici di Venezia, questo nucleo di opere - proveniente

da collezioni d’arte italiane ed entrato

come deposito a lungo termine presso Ca’ Pesaro

- Galleria Internazionale d’Arte Moderna

- Fondazione Musei Civici di Venezia - è al

centro di un percorso a cura di Cristina Sonderegger.

In mostra Mattino sul mare, realizzato

nel 1928 da Carlo Carrà. I giocatori di toppa,

dipinto del 1920 di Ettore Rosai che descrive

un’umanità ai margini. Eccetto Scipione e

Manzù, che seguono traiettorie indipendenti,

gli artisti esposti seguono un percorso comune:

dopo l’esperienza delle avanguardie, sposano i

principi di “Ritorno all’ordine” del gruppo del

Novecento italiano, promossi all’inizio degli

anni Venti da Margherita Sarfatti. Le opere

esposte sono accomunate stilisticamente dalla

ricerca di sintesi, dall’armonia e dall’essenzialità

formale, aspetti che, tra il 1920 e il 1950,

caratterizzarono l’arte italiana ed europea. I dipinti

di Mario Sironi Pandora e Il bevitore

(1923-24), aprono la mostra, spaziando poi da

Le amazzoni di Massimo Campigli al Venditore

ambulante di Ottone Rosai, per proseguire

con Casine sul Sesia di Carrà. Si continua con

le opere di Gino Bonichi, detto Scipione, che

manifesta tutto il suo dissenso verso il regime

ed il realismo del gruppo del Novecento. La

mostra a Lugano sceglie di presentare le sue

opere più intense: il Bozzetto per il ritratto del

Cardinal Decano e lo Studio per Cardinal Decano,

parte di un ciclo sul Cardinale Vincenzo

Vannutelli, che culmina nel ritratto conservato

alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea

di Roma. L’immagine cardinalizia accompagna

anche l’opera di Giacomo Manzù, rimasto impressionato

durante una cerimonia a San Pietro.

Emblematica la sua scultura Cardinale, datata

1952. La Ragazza sulla sedia, di Giacomo

Manzù, scultura a grandezza naturale concepita

nel 1949, è un esercizio di purezza lineare.

Foto in alto: Massimo Campigli, Le amazzoni,

1928, Olio su tela, Collezione privata in deposito

a lungo termine presso Ca’ Pesaro - Galleria

Internazionale d’Arte Moderna - Fondazione

Musei Civici di Venezia © 2022, ProLitteris,

Zurich



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