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la Traccia n36 domenica 4 settembre 2022

domenica 4 settembre 2022

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Per esempio, al posto di usare il “noi” maiestatico, parla in prima persona,

dicendo “io”. I successori faranno tutti così. Poi, trasforma il “solenne rito

dell’incoronazione di Sua Santità” in una “santa messa per l’inizio del

ministero petrino”. Gli ultimi Papi faranno lo stesso. Giovanni Paolo non

vuole la tiara, quella speciale corona usata dai papi a partire dal medioevo

formata da tre corone simboleggianti il triplice potere del Papa: padre dei re,

rettore del mondo, Vicario di Cristo; preferisce celebrare con la mitria dei

vescovi. Come faranno i suoi successori. Su pressione dei curiali, accetta di

usare la sedia gestatoria, che non usa nella “celebrazione di inizio” e non

vorrebbe. Dopo di lui non verrà più usata. Alle udienze, come un buon

parroco, parla a braccio e chiama chierichetti per dialogare un po’ assieme. E

ciò suscita l’ansia dei collaboratori che vorrebbero il Papa ligio ai testi

concordati e i fedeli alla giusta distanza. Grazie a lui, troviamo normale che

gli ultimi Papi si mostrino non più come sovrani, ma come pastori vicini al

popolo di Dio. Tutto ciò poteva sembrare un’eccezione, uno strappo al

protocollo in linea con il “profilo basso” di un cardinale veneto, abituato a

contesti “popolari”. In realtà c’era molto di più. Quel modo nuovo di essere

Papa, più semplice, umano, paterno, dimesso, era espressione della virtù

evangelica dell’umiltà. “Humilitas era il motto episcopale scelto. Una sola

parola che riassumeva l’essenziale della vita cristiana e indicava la virtù

indispensabile di chi, nella Chiesa, è chiamato al “servizio” dell’autorità. Un

servizio da svolgere, come diceva, per grazia di Dio e confidando sull’aiuto

dei fratelli e sorelle cristiani. Così il 3 settembre 1978, alla Santa Messa per

l’inizio del ministero petrino: <

anche con immensa fiducia nella potente grazia di Dio e nella ardente

preghiera della Chiesa>> [ho] <

nella sede di Roma, assumendo il ‘giogio’>> posto da Cristo sulle “fragili

spalle”. Quel modo nuovo di essere Papa, intendeva presentare il volto di un

Dio di tenerezza e misericordia. di cui avere fiducia. Disse: “Noi siamo

oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. Ha sempre gli occhi aperti

su di noi, anche quando sembra ci sia notte. E’ papà; più ancora è madre.

Non vuol farci del male; vuol farci solo del bene, a tutti. I figlioli, se per caso

sono malati, hanno un titolo di più per essere amati dalla mamma. E anche noi

se per caso siamo malati di cattiveria, fuori di strada, abbiamo un titolo di più

per essere amati dal Signore” (Angelus, 10 settembre 1978). Quel modo

nuovo di essere Papa, nel breve volgere dei trentaquattro giorni del suo

pontificato, Giovanni Paolo I l’ha “mostrato” più che “attuato”. Ma

mostrandolo ha aperto nuove strade, sulle quali hanno camminato e

camminano i suoi successori; da papa Wojtyla a papa Bergoglio. Ciascuno, a

modo suo, ha portato a maturazione il buon seme che papa Luciani aveva

cominciato a spargere.

Di G. Lazzara

La traccia

Parrocchia di San Giacomo Apostolo

4 settembre 2022 n. 36

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PERCHE’ SEGUIAMO GESU’?

Nel vangelo odierno incontriamo “una folla numerosa che andava con Gesù”.

Perchè la folla seguiva Gesù? Che cosa cercava? Forse la folla era rimasta

meravigliata dai suoi miracoli, affascinata dalle parole di grazia che uscivano

dalla sua bocca, dalla sua compassione e vicinanza ai più piccoli, deboli e

sofferenti. Forse la folla vedeva in Gesù il profeta Elìa, Giovanni Battista, o il

Messia tanto atteso. Non lo sappiamo. La folla seguiva Gesù per interesse o

gratuitamente? Si aspettava qualcosa? Una guarigione, una liberazione,

qualche segno prodigioso? Non lo sappiamo. Lasciamoci mettere in

discussione dalle parole forti di Gesù, per fare verità su ciò che abita il nostro

cuore e sulle motivazioni della nostra sequela. La “folla” di ieri siamo noi,

oggi. Chiediamoci: “Perchè cerchiamo Gesù? Perchè Lo seguiamo?”.

Interessante e provocatoria è la risposta di Gesù: “Se uno viene a me e non mi

ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le

sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non

porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”.

Gesù sembra esigere tanto, troppo: amarlo più di ogni cosa e persona, ed

essere disposti a portare la croce. Si parla di rinuncia e sofferenza. Gesù ci

chiede tanto, perchè vuole donarci tanto. In realtà, noi non abbiamo niente che

non abbiamo ricevuto da Lui. Gesù può chiederci un amore totale e una

sequela radicale, perchè sa che è l'unica via che ci porta alla pienezza, l'unica

via che ci dona la felicità. La felicità non sta nel benessere, nell'avere, nel

possedere, cose o persone. Perchè i santi erano i più felici, seppur tra povertà

e sofferenze? Essi addirittura cercavano la sofferenza, il disprezzo, le

umiliazioni. Pura follia in questo? Le parole di Gesù sono pura follia, o tutto

questo ha un senso? Il nostro padre fondatore, san Giuseppe Benedetto

Cottolengo, diceva: “Croce e divina Provvidenza, Divina Provvidenza e croce

sono due cose che combinano”. E san Francesco: “Il fratello dolore ci

purifica, ci slega dai vincoli terreni e ci mette nelle braccia di Dio”. Ecco

perchè Gesù sembra esigere tanto, perchè sa che “l'unica via che dalla terra

conduce al cielo è la croce” (santa Edith Stein). Egli stesso ci ha dato

l'esempio. Abbandonare affetti, vita, salute e cose, e rimettersi totalmente

nelle mani di Dio, che è Padre, cambia la prospettiva del nostro vivere su

questa terra, ci aiuta a portare a compimento la costruzione della “torre”, e ci

aiuta a superare tutte le “guerre”, interiori ed esteriori.

Sabato 3

San Gregorio Magno

SANTE MESSE DAL 3 AL 11 SETTEMBRE 2022

.

19.00 Def.ti Sommariva Modesta e Bernardi Alessandro


Domenica 4

XXIII^ del T.O.

8.30

10.30

19.30

Lunedì 5 15.00 Funerale di Canal Ines

Def.ti Fabris Giovanni e Pasini Emma

Per Famiglia Zanon Angelo

60° di matrimonio Michelin Giov-Battista e De

Bin Adriana

Def.ta Pancot Anna

Def.ta Suor Elena

Def.ta Dal Mas Maria

Def.ta De Bin Angela

Def.to Ottone Raffaele

Def.ta Cresta Mirella

Def.to Battistuzzi Augusto

Def.ti Bolzan Alba e Bolzan Giovanni

Def.ti Longo Luigi, Angela e Silvia

Recita del Rosario per Canal Ines

Martedì 6 18.00 Def.to Gava Stefano, ann.

Mercoledì 7 18.00

Giovedì 8

N a t i v i t à d . B .

V.Maria

Venerdì 9 18.00

18.00 Def.ti Bassetto Silvio, Elvira e Segat Giovanni

Sabato 10 19.00 Per Persona devota

Domenica 11 8.30

10.30

Def.to Amadio Ottavio

Per gli Alpini viventi e Defunti

Def.to Nadai Antonio, ann.

Domenica 11 settembre: XXIV^ del T.O.

I^ lettura: Ez32,7-11.13-14 Salmo: 50

II^ Lettura: 1Tm1,12-17 Vangelo: Lc 15,1-32

AVVISI SETTIMANALI

Martedì 6 – ore 20.30 in oratorio incontro Catechiste delle media con don

Andrea Forest e don Fabio Mantese

Giovedì 8 – ore 16.30 in oratorio incontro con i Cresimandi

OFFERTE DELLA SETTIMANA

Contributo scuole d’Infanzia per la parrocchia anno 2021/2022 € 760;

in memoria di Botteon Pierantonio dai Famigliari € 40.

Il parroco e la comunità intera ringraziano di cuore tutti coloro che

danno generosamente per le necessità urgenti della parrocchia.

E’ BEATO IL PAPA DEL SORRISO

Memorabili resteranno i primi giorni di questo mese di settembre, per la

comunità cristiana e per tutti i veneti. Domenica 4, nella piazza San Pietro a

Roma, papa Francesco proclama solennemente “beato” un suo predecessore:

Giovanni Paolo I, Albino Luciano. Bellunese di Forno di Canale (oggi Canale

d’Agordo), morì a 66 anni, non ancora compiuti, tra il 28 e il 29 settembre del

1978. Era stato eletto Papa appena trentatrè giorni prima. Quello di papa

Luciani, uno tra i dieci pontificati più brevi della storia. In casi simili, si usa

parlare di “meteora”, per evidenziarne il rapido passaggio. Eppure, mentre

l’attraversamento dell’atmosfera determina la distruzione del bolide celeste,

fino a non lasciarne traccia, del passaggio terreno del Papa veneto rimane ben

più della nostalgia di chi l’ha amato fin dal suo primo apparire. A distanza di

quarantaquattro anni, dobbiamo riconoscere la fecondità e la dimensione

profetica dei suoi pochi giorni di pontificato. La morte, giunta così

misteriosa, pose improvvisamente fine al suo magistero: appena quattro

udienze generali, meno di dieci discorsi, due omelie, tre lettere apostoliche,

tre messaggi. Al di là della parole, però, le scelte, gli atteggiamenti, le

intenzioni espresse dal “Papa del sorriso”, come popolarmente venne

chiamato, avevano in sé la forza prorompente del seme caduto su terra fertile.

Quella che poteva sembrare semplicemente l’immagine nuova di un Papa a

ben vedere va riconosciuta come una, almeno iniziale, opera di

rinnovamento del Papato stesso. In tal senso, il “sorriso” che fece subito

presa – forse anche per la sua novità rispetto al tratto piuttosto controllato e

severo di papa Paolo VI -, rappresentava solo un elemento della sua figura,

nemmeno così significativo. Secondo qualcuno, che non lo ricordava così

sorridente in precedenza, il sorriso di papa Luciani rifletteva un po’ la sua

sorpresa e l’imbarazzo per essersi trovato, proprio lui, Papa. Il giorno

successivo alla sua elezione, allargando le braccia si rivolse ai fedeli in piazza

San Pietro con queste parole: “Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare

tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere… Io

non ho né la sapientia cordis di papa Giovanni, né la preparazione e la cultura

di papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa.

Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere”. E prese il nome Giovanni

Paolo, accostando con dichiarata stima i suoi immediati predecessori: il “Papa

buono”, Giovanni XXIII, e Paolo VI, i Papi del Concilio, i Papi del

rinnovamento della Chiesa. Il successore Karol Woityla, pur tanto diverso,

convaliderà quell’intenzione chiamandosi Giovanni Paolo II.


Papa Luciani operò scelte coerenti con il cuore e la coscienza del mandato

ricevuto. Alcune, assolutamente inedite, trovano l’incomprensione e la

resistenza di chi gli sta attorno. Ma chi lo seguirà, mostrerà di cogliere la

novità, il vento dello Spirito Santo che gonfia le vele della sua Chiesa. ./..

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