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5 years ago

siciliana

Il secondo blocco

Il secondo blocco formato dalle ipotesi di Spitzer, Menichetti, Gorni ed Antonelli mette in rilievo il fatto che la canzone trobadorica abbia influito in modo non indifferente allo sviluppo del nuovo metro, ricordando che canzone e sonetto fanno la loro comparsa in Italia nello stesso periodo di tempo. Di recente gli studiosi Pötters e Montagnani hanno avanzato l’ipotesi dell’autonomia del sonetto da qualunque altro genere precedente. Molto probabilmente il sonetto deriva da una stanza della canzone, di cui riprende la divisione interna fra i due piedi (che formano i primi otto versi) da un lato e le due volte successive (gli ultimi sei versi) dall’altro. I quattordici versi che lo compongono sono sempre endecasillabi. Il sonetto tratta argomenti diversi, prevalentemente, presso i Siciliani, discorsivi, teorici, filosofici e morali (è usato, per esempio, per le tenzoni sull’amore di Giacomo da Lentini con Pier della Vigna e altri rimatori siciliani e toscani), ma anche amorosi e scherzosi. È un componimento di minore impegno rispetto alla canzone e per questo può aprirsi, in una certa misura, anche alla realtà quotidiana. La serie con Jacopo Mostacci e Pier della Vigna metterebbe poi in evidenza un aspetto filologico, cioè la posteriorità dei sonetti rispetto alle canzoni , almeno ad alcune di esse (Fabio 1968:55). In «Amor è un[o] desio che ven da core» si potrebbe intravvedere dunque un’evoluzione nella carriera artistica di Giacomo rispetto alle canzoni stesse; in queste ultime l’influsso preponderante è quello trobadorico, che va da rifacimenti (Bianchini 1996:57) di liriche provenzali ad un uso esteso di lessemi e rimemi tipicamente provenzali. I sonetti attribuiti o attribuibili alla Scuola siciliana, cioè il corpus primitivo, sono in tutto 39, di cui quattro anonimi (Antonelli 1984:377- 420); di questi, i sonetti che fanno parte di ”serie” sono solo dieci, distribuiti in tre tenzoni: quella fra l’Abate di Tivoli e Giacomo da Lentini (cinque sonetti), quella fra Jacopo Mostacci, Pier della Vigna e Giacomo da Lentini (tre sonetti) e una tenzone anonima (due sonetti); gli altri 29 sonetti siciliani, quindi la netta maggioranza, non sono affatto testi ”in funzione di altro”, ma, a giudicare da come ci sono presentati dai codici, componimenti singoli, autonomi, monostrofici (Brugnolo 1999:93); di questi 29 ben 19 (più due di incerta attribuzione) sono di Giacomo da Lentini, considerato l’”inventore” e il maggior rappresentante del genere. 104

Le origini del sonetto sono ancora oggi una vexata quaestio, attraente o meno che essa sia 47 . Cominciamo con il Folena, il quale ci informa che il sonetto deriva dallo «sviluppo particolare e originale di stanza isolata (cobla esparsa) di canzone di endecasillabi» (Folena 1965:387), fino alle recenti, affascinanti ma non per questo prive di fondamento ipotesi di Wilhelm Pötters la cui convinzione è che il sonetto sia nato «come una trasposizione o proiezione poetica del problema della figura magistralis, utilizzata dalla matematica e dalla geometria medievale (…) per illustrare il calcolo del rapporto fra il cerchio e i suoi quadrati, quello inscritto e quello circoscritto» (Pötters 1999:98). Le ricerche allo stato attuale ritengono in buona sostanza ancora avvolte nel ”mistero” le origini di questo metro quantunque sia generalmente considerata sempre valida la teoria della filiazione dalla stanza della canso trobadorica, spiegazione che non convince ad esempio Roberto Antonelli, autore forse del miglior studio sull’argomento (Antonelli 1989:35-75). E ancora: come mai nessuno sino ad oggi si e posto la domanda perché il sonetto sin dalla nascita si sia mantenuto intatto nella sua forma fissa - unico fra i generi medievali - , quei quattordici versi di undici sillabe, non uno di più non uno di meno? Furio Brugnolo insiste sulla particolarità ed esclusività dei versi di undici sillabe metriche giacché non era affatto scontato, specie nell’ambito di una poetica come quella dei Siciliani, propensa alla polimetria e ai versi brevi, che al sonetto fosse riservata solo ed esclusivamente la serie monotematica di endecasillabi (Brugnolo 1999:97) In effetti non era neppure scontato che il sonetto dovesse essere di soli endecasillabi. Avrebbe potuto essere in versi minori o anche polimetrico (come, per esempio, le coblas esparsas) (Stussi 1994:281-4). 47 Non molto tempo fa Guglielmo Gorni scriveva: «Allo stato attuale delle ricerche, non è molto attraente riaprire questioni di origine», preferendo piuttosto «attirare l’attenzione sul fatto, largamente diffuso, dell’associazione di più sonetti tra loro (per esempio nelle tenzoni, nelle ”collane” ecc.)» (Gorni 1993:68). 105

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