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siciliana

Se non

Se non l’”invenzione” (come quella del sonetto), certo almeno il ”lancio” dell’endecasillabo nella letteratura italiana si deve ai poeti della Magna Curia. Pötters ha il merito di aver individuato attraverso un’ardua e rigorosa ricerca, condotta direttamente sulle fonti matematiche dell’epoca, e su quelle in particolare che potevano essere accessibili ai rimatori della Magna Curia, la coincidenza tra i numeri-cardine del sonetto (l’11 e il 14, appunto, ma anche il 154, ossia il numero totale delle sillabe di un sonetto, e altri valori derivati) 48 e i valori comunemente usati nel Medioevo per esporre e risolvere i problemi connessi alla misurazione del cerchio e della sua quadratura. Pötters ha letto svariate opere di matematici medievali, fra i quali Leonardo Fibonacci, riscontrando nei rispettivi studi che trattano della figura del cerchio e dei solidi di rotazione, la presenza costante e ricorrente di un limitatissimo insieme di misure utilizzate quali strumenti di costruzione e di calcolo: si tratta dei valori 11 e 14, 7 e 22, 154 e del rapporto 8:6 = 4:3 (Pötters 1999:27). 11 e 14 sono, in particolare, costantemente usati quali strumenti di descrizione e di calcolo nella misurazione del cerchio. Sempre questi valori hanno avuto il loro impiego naturale nell’architettura dal Medioevo fino al Rinascimento 49 . Una simile coincidenza è presente e costante nei principali trattati matematici del Medioevo ed è contemplata, dicevamo, anche da Leonardo Fibonacci per noi fondamentale perché attivo alla corte di Federico II proprio nell’epoca in cui nasce la Scuola siciliana. La genesi del sonetto viene così a coincidere con il più generale rinnovamento 48 Anche il Cavalcanti ritiene un valore fondamentale il numero totale delle sillabe. Si ricordi la umoristica reazione al sonetto inviatogli da Guido Orlandi, «Per troppa sottiglianza il fil si rompe», che, come è noto, ha una fronte di soli sei versi, sicché il componimento consta di 12 versi (132 sillabe) anziché di 14 (154 sillabe). Il Cavalcanti così risponde all’Orlandi con un sonetto di 16 versi con una coda di due endecasillabi a rima baciata (cfr. Marti 1969:253; Calenda 1995:61-71). 49 L’architettura imperiale federiciana è impregnata di straordinario simbolismo e attinge anch’essa dai valori figurali presenti in letteratura. Basta osservare Castel del Monte in Puglia, unica costruzione dell’era dell’imperatore svevo rimasta intatta. Una mole poligonale eretta nel nulla e per la quale fu scelta la fredda perfezione dell’ottagono. Una doppia quartina come in un sonetto, la forma ottagonale si ripete nei torrioni posti agli angoli per suggerire un’idea di moltiplicazione all’infinito. 106

culturale voluto da Federico e diventa simbolo di quello. Emblema per eccellenza delle decisive trasformazioni in senso laico e intellettuale che la poesia lirica conosce alla corte federiciana. L’interessantissimo - ma quantomeno ”sconcertante” - lavoro di Pötters sottrae infine la ”numerologia” del sonetto a qualsiasi implicazione simbolica, esoterica o mistica 50 rivendicandone invece – bene in linea con le tendenze di base della Scuola siciliana - la natura intellettuale e la funzione, diciamo così, eminentemente architettonica. Possiamo arrivare infine ad immaginarci ludi matematici alla corte di Federico II oppure improbabili forme di collaborazione tra Fibonacci e i rimatori della cerchia dell’imperatore (in primis Giacomo da Lentini creatore del nuovo metro) magari intenti a compulsare trattati di matematica allo scopo di trarne ispirazione. Sarebbe piuttosto utile confermare un clima culturale singolarmente favorevole al dialogo fra attività ”scientifica” e creatività artistica che ha lasciato - sia pur attraverso quasi impalpabili sprazzi - i suoi segni sulla poetica dei Siciliani. Qualcosa di quella straordinaria stagione di civiltà anticipatrice del Rinascimento deve pur essere filtrata, e se non la reale immagine della donna volitiva e sensuale vivente nel Sud della penisola nel XIII secolo di sicuro le conoscenze della tecnica ed i precisi modelli matematici traspaiono dai versi e li forgiano. 50 Sugli aspetti occulti e magici e dunque sul sapere tradizionale fiorente intorno a Federico II si rimanda a R. Damiani, Il „Liber de Physionomia” di Michele Scoto e la cultura siciliana tradizionale, in: „Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti”, CXXXII, 1974, pp. 437-449. 107

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anno 0 N.2 settembre 2010 - EPUCANOSTRA.it