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siciliana

Riccardo Gualdo, in cui

Riccardo Gualdo, in cui vengono rielaborati scritti finora sconosciuti tratti dal codice Chigi (Chig. L. VII 5), la più importante testimonianza del canone di tutti i poeti stilnovisti. Benché lo studio linguistico, semantico e comparatistico di questi testi dubbi e discussi avesse l’obiettivo di fondare un canone per la variegata produzione dei poeti dell’epoca esaminata, attraverso la loro classificazione e qualifica lo studioso non è riuscito ad offrire un punto di partenza sufficientemente convincente per la tematica da noi indagata. In rapporto alle questioni generali di delimitazione della Scuola poetica siciliana, Alberto Varvaro – analizzando le problematiche dell’influenza reciproca di musica e poesia, nonché la questione dei poeti romagnolo-siciliani – ha argomentato con chiarezza ed acume che persino la nuova edizione critica della Scuola siciliana – nonostante l’enorme lavoro preparatorio – finirà per aderire grossomodo al canone ed ai parametri dettati da Dante e divenuti tradizione fino ai nostri giorni, nonostante proprio una parte degli studiosi partecipanti al convegno leccese ne metta in dubbio la legittimità. La posizione di Roberto Antonelli appare intrisa di scetticismo, poiché egli sostiene che ogni sorta di dichiarazione – essendo questa attività necessariamente di carattere storico – sulla questione dell’inserimento nel canone letterario andrà vista come l’espressione di un punto di vista personale, provvisorio e passibile di variazioni. Prendendo in considerazione quanto esposto finora – poiché, almeno considerato lo stato attuale delle ricerche, ci sono più ipotesi che certezze –, dobbiamo sottolineare che le osservazioni dantesche sull’arte poetica – che riguardano soltanto il gruppo originale dei poeti siciliani – non devono essere assolutamente trascurate, perché sono un sicuro punto di partenza per la determinazione canonica. II. Obiettivi e metodi della ricerca Oltre alle problematiche filologiche enumerate, il presente studio analizza alcuni aspetti dell’ideologia e degli avvenimenti culturali dell’epoca storica federiciana messi a confronto con la peculiarità della cultura cortese. Si avrà modo di osservare come l’attualità della poesia trobadorica provenzale - e delle altre tradizioni poetiche - diventi fonte del programma poetico della Scuola siciliana, del suo modo di vedere 10

la realtà e della realizzazione di un genere che parte dalla nuova forma poetica; si forniranno infine lineamenti generali di metrica e prosodia. Il ”nocciolo” del nostro studio è la ricerca della lingua poetica dei rimatori siciliani e in particolar modo di Giacomo da Lentini (si veda il capitolo intitolato ad hoc Il linguaggio poetico di Giacomo da Lentini) poiché riteniamo ingiusta l’accusa rivolta ai rimatori di essere un’imitazione pedissequa della poesia trobadorica. Vogliamo infine sottolineare che la vera novità apportata dalla Scuola siciliana è soprattutto di natura linguistica - affinché il ”bello” potesse essere ”catturato” da una ancora insicura lingua neolatina –, ed è per questo che le nostre ricerche si sono concentrate sulla semantica, sulla retorica e sulla metrica. Il campo di indagine è stato inoltre limitato al ”canzoniere” di grande rilievo del vero organizzatore del movimento poetico, Giacomo da Lentini. La scelta è dovuta alla più ampia gamma di registri, rispetto agli altri rimatori, proposta dal Notaro: dalla sublime e vigorosa canzone alla svelta cantabilità della canzonetta; dal genere dialogico al ”contraddittorio” contrasto. In quanto allo stile esso varia dall’ermetismo tipico del trobar clus al linguaggio musicale e tematicamente limpido. Nelle sue composizioni Giacomo ha sperimentato temi, concetti e variazioni stilistiche attraverso i quali ha arricchito di nuovi tratti la fisionomia della poetica siciliana. In questo studio saranno esaminati gli aspetti più importanti di questa novità. III. Il linguaggio poetico di Giacomo da Lentini Nelle composizioni lentiniane – a prescindere dalla frequente monotonia linguistico-lessicale più o meno tipica di ogni rimatore federiciano – si può segnalare piuttosto una tendenza del linguaggio poetico a presentare abbondanza di figure retoriche quali il poliptoto, le derivazioni e le ripetizioni sinonimiche, che favorirono lo sviluppo di un repertorio concettuale autonomo e di un ricco corredo lessicale. I potenziali rapporti di significato delle figure retoriche nelle opere di Giacomo da Lentini si aggiungono quasi al significato filtrato o nascosto di quelle parole che in questi casi si formano: anzi, l’abbondanza di similitudini, paradossi e sinonimi a volte determina l’oscurità del messaggio poetico. Quando i rimatori federiciani vogliono trasmettere un 11

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