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5 years ago

siciliana

La lontananza

La lontananza rappresenta poi un costante attentato all’integritas dell’amante, presente col corpo ma assente col cuore, rimasto accanto all’amata 58 . Il rimando ad una tecnica compositiva lungamente collaudata oltr’alpe, e consistente nell’attingere a serbatoi di vocaboli riccamente definenti determinati soggetti, è confermato dal fatto che all’interno del singolo componimento l’argomento è segnalato spesso da voci che identificano una certa area tematica, costituendo di volta in volta un registro lessicale molto coerente (Vanasco 1979:70). In «Meravigliosamente», il motivo topico del poeta che dipinge nel cuore l’immagine della donna viene manifestato attraverso la ripetizione ravvicinata dei verbi pingere e portare e dal sostantivo cuore: pinge, v. 5 e pinta, 11; porto, 9 e porti, 10; core, 8 e cor, 10, che formano ancora un’eco in pintura, 6 e 20; dipinsi, 20; ed evocati in figura, 9 e 23, guardo, 17, 23, 35, 37; risguardare, 39. È più o meno lo stesso gruppo che si ritrova in «Or come pote sì gran donna entrare», il quale, sviluppa infatti il tema analogo della figura femminile impressa nel cuore: core, 3 e 11; figura, 12; insegna, 14; porto, 4 e 14; ma qui, coerentemente con l’incipit che rimanda alla teoria (si veda Chrétien) del passaggio attraverso gli occhi, con un ulteriore rilievo dato a questi ultimi e a ciò che è inerente al luogo: occhi, 2, 8 e 11; e poi stare, ’nentr’, vone, loco, entra, pone, inchiuso, passa (due volte), di fore, ecc. O ancora in «Amor è un[o] desio che ven da core», dove accanto ai soliti amore, core (entrambi ben quattro volte), occhi (tre volte), imagina, formata, abbiamo il nucleo vedere, vista, rapresentan, veden. In «Troppo son dimorato», la nostalgia per la lontananza di madonna è allusa dall’iterazione del termine madonna che troviamo appunto nei vv. 12, 17, 46, 51 e dalla ripetizione dei fondamentali follia, 8 e 41; lasso, 10, 29 e 40; tornare e tornata, 12 e 39. Quest’ultimo verbo riassume e rende precisa l’idea del movimento, necessario per potersi riavvicinare alla donna, disseminata lungo tutta la canzone: dimorato e dimorare, alungare e alungato, vo cercando, so stato, stando; mentre il lasso preannuncia una folta serie terminologica relativa al dolore: mort’ e’ fusse, ne so’ 58 La divaricazione tra corpo e cuore proviene da una lunga storia letteraria che affonda le sue radici nella leggenda di Tristano, e a cui non è estranea, in ambito occitanico, l’omofonia tra cor e cors (sull’argomento si veda di Girolamo 1988:21-48). 122

al perire, ne so’ il danneggiato, mio è ’l dannaggio ed ogne languire, mi travaglia, ho noie e pene, n’ho dolore/ e vengiamento e doglia, m’ha levato da gioia e di bene, moro, mi lanza, fammi trangosciare, moraggio, di me dannaggio. In «Dolze coninzamento» la canzone procede sul registro della lode sino alla fine, quando emerge all’improvviso il motivo della malmaritata; altrettanto inaspettatamente si addensa a questo punto un gruppo di vocaboli di segno negativo, in cui spiccano due voci a segnalarci questa tematica, lusingatore e salvaggio: falleraggio, falliraggio, lusingatore, fallaggio, salvaggio, mal usaggio (Folena 1965:343-4). Giacomo si muove dunque su binari lessicali ben conosciuti attraverso i quali il senso è già compiuto, è già possibile intuire il discorso del poeta. Del resto la scelta terminologica è operata entro un patrimonio volutamente conosciuto, che riduce al minimo gli elementi rari, calandoli poi sempre in un tessuto linguistico prevedibile, come prevedibili sono i repertori tematici di cui è espressione (Fiorino 1969:128). Troviamo poi la possibilità che merzé sia indipendente dal comportamento tenuto. Tale motivo è alquanto importante, è un segnale di cedimento del modello e il poeta vede nella proporzionalità fra sofferenza e ricompensa un elemento irrinunciabile del sistema. Già Ruggieri d’Amici con «Sovente Amore n’à ricuto manti» e Pier della Vigna con Amor, da cui move tuttora e vene» sono stati inseriti da Aniello Fratta in un gruppo di componimenti che trattano il tema ”sovversivo” della remunerazione eccedente il servaggio prestato (cfr. Fratta 1991:189-206): Ruggieri d’Amici (vv. 17-8): che più che meo servir m’à meritato. Cotale dono non si de’celare Pier della Vigna (vv. 7-9): Ma sì dirò com’ello m’à lodato ed onorato più d’altro amadore per poco di servire 123

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