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siciliana

lezza della parola,

lezza della parola, segnando un sentiero che verrà battuto costantemente dagli autori delle origini (Landoni 1997:168). Il motivo dell’ineffabilità carica la parola detta di echi infiniti; l’avvertenza della sproporzione tra definizione e sentimento amplifica la portata allusiva della prima, tesa ad esprimere l’inesprimibile, e le confessioni di riduttività del proprio dire rispetto al sentire conseguono un effetto di potenziamento della portata semantica dell’enunciato 60 . Il detto presuppone insomma il non detto, ciò che è dichiarato sottintende ciò che è taciuto, con tutti i rischi di fraintendimento e di interpretazione indebita che questo comporta. Non per nulla il parlare è presentato come fallimentare rispetto all’immediata evidenza del vedere, e la parola aspira a convertirsi nell’oggetto della visio. Si prenda «Amando lungiamente», vv. 9-14: 126 Vorria servire a piacimento là ’v’è tutto piacere, e convertire - lo meo parlamento a ciò ch’eo sento: per intendanza de le mie parole veggiate come lo meo cor si dole magari affidando il messaggio a segnali visivi molto ”forti”, come i sospiri e i pianti (vv. 1-5; 11-24): Madonna mia, a voi mando in gioi li miei sospiri, ca lungiamente amando non vi porea mai dire com’era vostro amante (…) e non so cui vo mande per messaggio parlando, und’eo prego l’Amore, 60 Ecco alcuni luoghi nel Notaro in cui affiorano constatazioni di inadeguatezza o ambiguità della parola poetica: «Madonna dir vo voglio», vv. 17-23 e 31-5; «Cotale gioco mai non fue veduto», vv. 1-4; «Madonna mia, a voi mando», vv. 1-32; «Amando lungiamente», vv. 26-32.

a cui prega ogni amanti, li miei sospiri e pianti vo pungano lo core. Ben vorria, s’eo potesse, quanti sospiri getto, c’ogni sospiro avesse spirito e intelletto, c’a voi, donna, d’amare dimandasser pietanza, da poi che per dottanza non vo posso parlare Sappiamo che è proprio la non univocità del codice linguistico a tenere in piedi il gioco amoroso, con la possibilità di essere fraintesi, la paura di offendere o di scoprirsi, l’incertezza sulla consapevolezza di madonna, l’incubo di affermazioni in contrasto col comportamento. Sarà in futuro Guittone a smascherare l’inganno programmatico del linguaggio cortese; ma per ora tale ambiguità è accettata come condizione ineliminabile dal sistema. In alcuni Siciliani l’ambiguità del codice linguistico è trattata con crudezza ma infine riconosciuta come parte integrante del meccanismo, come avviene in «Donna, di voi mi lamento» di Giacomino Pugliese in cui la donna non può esser creduta nelle sue giustificazioni. Alla fine il Notaro e gli altri non mettono in discussione i valori su cui si fonda l’apparato cortese. Ci si può ribellare all’imperativo tradizionale di ubbidire ai capricci di madonna senza mai ottenere un vantaggio, obiettando che, se l’esito del servire va poi ascritto alle imperscrutabili decisioni di Amore, il grado di sofferenza è inincidente sul risultato finale. Ma si intende che il problema è quello di raggiungere questa benedetta merzé, che Amore richiede pur sempre certi comportamenti, che alcune situazioni conferiscono onore ed altre vergogna, che la gioia consiste nei vari livelli dell’appagamento erotico, ecc. La poesia della cerchia federiciana si caratterizza per questo atteggiamento bifronte rispetto alla tradizione letteraria ereditata: da una parte propugna la rivitalizzazione di stereotipi coniati altrove, ad inaugurazione di una produzione nazionale che deve essere inserita in 127

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