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siciliana

Nell’allestimento di

Nell’allestimento di un codice originale probabilmente i Siciliani hanno messo in conto anche quella costruzione sintattica altrettanto monocorde a loro rimproverata dagli studiosi, nella volontà di non apportare troppe variazioni lungo il cammino per la creazione di una tradizione lirica tutta italiana. La prima figura retorica ricorrente, anche perché i poeti della Magna Curia ne attingono con dovizia, è quella della repetitio, molto amata dal Notaro il quale non si accontenta ad esempio di un solo lessema, ma di questo trova molteplici varianti. Ad esempio in «Meravigliosamente» il tema dell’immagine dipinta è richiamato dalla proliferazione di figure etimologiche relative alla pittura e al guardare: pinge/ pintura/ pinta (vv. 5; 6; 11); dipinsi una pintura (v. 20); guardo/ risguardare (vv. 37; 39); tutte giocano secondo il poliptoto a creare equivocità semantica tra ”parere” ed ”apparire” come par/ parete/ pare/ par (vv. 10; 11; 12; 13). La trama ideologica del canto è dunque assicurata dalla presenza in massa di poliptoti nel testo di cui forniamo ancora esempi: arde/ arde/ ardo (vv. 28; 32; 34); ancosciare/ ancoscio (vv. 42-3); novella/ nova (vv. 55-6). Tutto questo vuole evidenziare la preoccupazione del poeta di creare un percorso immaginativo nel discorso da lui intrapreso. La trama ideologica poc’anzi accennata si ritrova quasi inalterata in altri componimenti quali «Madonna, dir vo voglio», che ripropone ai vv. 42; 44; 46 la sequenza pinge/ pingere/ pintura per proseguire con sentire/ sentore (vv. 38; 40); getta/ getto/ getto/ gittasse (vv. 52-3; 55; 57); soffondasse/ soffondara (vv. 58-9); frange/ rinfrango (vv. 61; 63); talvolta c’è un’equivocità semantica come avene/ avenire (vv. 33-4) oppure c’or/ cor’ (vv. 73-4). Unico termine che appare in repetitio integrale è mare, ai vv. 48 e 50. Un altro tropo ricorrente è quello relativo al dolore di amante (cfr. Pagani 1968:200-233), e allora ritroviamo in «Ben m’è venuto prima cordoglienza» tutta una sfilza di figure etimologiche costruite intorno al termine male (vv. 4; 6): soffrenza/ soffrente (vv. 3-4); temenza/ temente (vv. 10; 13); penitenza/ penitente (vv. 27-8); s’orgoglia/ orgoglio/ orgoglio/ orgogliosa/ orgoglio (vv. 30-1; 34; 36-7). 134

E si vedano anche «Uno disio d’amore sovente», che annovera le figure temer/ temenza/ teme/ teme (vv. 18-9; 23; 30); paure/ paura (vv. 21; 24); accanto ad amerete/ amore/ amar/ amor/ amore/ ama (vv. 20; 22-3; 25; 27-8); isparlo/ parlo (vv. 33-4); compimento/ compiuta (vv. 42; 48); e alle ripetizioni di poria (vv. 10-1); cosa (vv. 27-8); eo (vv. 33-4) e gioia (vv. 40; 47) (gioi’); o «Amando lungiamente», che ancora offre il dittico ”amoredolore” con piacesse/ piacente (vv. 3; 8); valesse… valente/ valesse (vv. 4; 7); piacimento/ piacere (vv. 9-10); dole/ dole…doglia (vv. 14-5); amare/ amorosa/ innamorare (vv. 16; 18; 20); cordoglio/ doglio (vv. 23; 26); so/ sacciate (vv. 24- 5); anche qui in combinazione con orgoglio ai vv. 39 e 41. Talvolta lo stesso tema è intrecciato all’altro, già evidenziato, del vedere. Questo accade in «Dal core mi vene», che presenta il poliptoto veo/ vedere (vv. 77-8), precedente alla figura etimologica pianto/ piango (vv. 113-4), e alla repetitio martiri/ martire (vv. 172; 174); (ma si notino, nello stesso componimento, anche sonno/ ’nsonna, vv. 72-3; porta…sporta, v. 94; corre…scorre, v. 96; credo…non discredo, v. 102, con l’utilizzo di litote, e gioi/ gioia, vv. 157-8. Con la dittologia 62 sinonimica ancora ”dolore” e ”vedere” compaiono in accumulo in «S’io doglio no è meraviglia», col poliptoto vedere/ lo vedere/ veggendo/ veggio (vv. 6; 8; 12-3), accanto alla ripetizione dogliomi, (vv. 17; 22), dimora, (vv. 21; 23) e all’interessante caso di reduplicatio con chiasmo a distanza ai vv. 22 e 29: dogliomi e adiro sovente/ sovente mi doglio e adiro, un elemento del quale è già di per sé costituito da una dittologia sinonimica. Tuttavia figure che indicano ripetizione con vedere sono presenti anche altrove: in «Io m’aggio posto in core a Dio servire», veder/ veggendo (vv. 11; 14), gire/ gire (vv. 2; 5), sanza/ sanza (vv. 5; 7); e in «Chi non avesse mai veduto foco»: veduto/ vedesse (vv. 1; 4); cocere/ cocesse/ coce (vv. 2; 6; 8); toccasse/ toccato (vv. 5; 7). A sua volta il fuoco rimanda a «A l’aire claro ho vista pioggia dare», con foco…foco/ foco, (vv. 11; 13) e feruto…ferendo, (v. 10). Quest’ultimo poliptoto ci porta a «Feruto sono isvariatamente»: feruto/ feruto, (vv. 1-2), dicono…ditto/ dico, (vv. 5; 7); e a «Sì come il sol», che o- 62 «Dittologia [dal gr. Dittós = doppio, ripetizione, logía (lógos) = parola] è una coppia di due elementi di norma collegati dalla congiunzione e (…) ha un particolare valore ritmico, oltre che semantico (…)» (Marchese 1979:70-1); «Ripetizione di un concetto mediante due parole successive, semanticamente affini. Es.: ”Sospiro e piango”» (Landoni 1997:341). 135

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