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siciliana

Le insistenze puramente

Le insistenze puramente elencatorie dei pregi estetici di madonna (si veda Gli attributi della dama in Pagani 1968:343-50), ritrovabili in tanti componimenti siciliani, come viso amoroso, gioioso riso, lo sguardare, lo parlare in «De la mia disianza» di Federico II (vv. 23-25), affollano versi come «Morte, perché m’hai fatta» di Giacomino Pugliese: 138 Ov’è madonna e lo suo insegnamento, la sua bellezza e la gran canoscianza, lo dolze riso e lo bel parlamento, gli occhi e la bocca e la bella sembianza e lo suo adornamento e cortesia?; tali richiami possono anche creare una rete di relazioni che contribuisce a formare gruppi lessicali dagli elementi intercambiabili. C’è innanzitutto una stretta connessione esistente fra corpo e cuore fino a quei passaggi che si vedono esclusivamente in Giacomo, come la più volte citata assimilazione del poeta al pittore 64 . Il Notaro pone mente all’esemplare da dipingere e forma la simile pintura, non diversamente dal poeta che dipinse una pintura somigliante alla bella, e ora porta la figura nel core («Meravigliosamente»). È questa figura che distrugge il core, perché la sua permanenza consente alla mente (qui al posto di corpo) di tornare continuamente sullo stesso pensiero, come si legge in «Guiderdone aspetto avere» ai vv. 49-52): La figura piacente lo core mi diranca: quando voi tegno mente, lo spirito mi manca e torna in ghiaccio con una fissità del pensiero amoroso pari a quella dell’immagine impressa nel cuore: «Poi no mi val» (vv. 42-3): Fami stare sovente la mente d’amoroso pensamento 64 Si ricorda ancora una volta come il tema dell’amata dipinta nel cuore non sia creazione lentiniana bensì immagine topica presente nella Francia del Nord veicolata dalla coppia occhi-cuore.

È molto importante sottoporre all’attenzione del lettore l’interessante ripresa di bionda più c’auro fino, presente in «Meravigliosamente» (v. 59), il quale diventa bionda, viso d’argento in «Dolce coninzamento» ai vv. 23-4, con quella che si potrebbe definire una specie di ”metonimia a distanza” auro/ argento, avvalorata anche dalla ripresa dell’aggettivo fino (qui al femminile) che crea una interessante rima con il toponimo Messina e con maitina, inequivocabilmente citazione di «Meravigliosamente», e proprio del luogo che agisce qui come referente. Si leggano dunque «Dolze coninzamento», vv. 1-7; 21-4 e «Meravigliosamente», vv. 55-63: Dolze coninzamento, canto per la più fina che sia, al mio parimento, d’Agri infino in Messina, cioè la più avenente: o stella rilucente, che levi la maitina! …Ed io basciando stava in gran dilettamento con quella che m’amava, bionda, viso d’argento come pure «Meravigliosamente», vv. 55-63: Canzonetta novella, Va’ canta nova cosa; Levati da maitino Davanti a la più bella, Fiore d’ogni amorosa, Bionda più c’auro fino: «Lo vostro amor, ch’è caro, donatelo al Notaro ch’è nato da Lentino». 139

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