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5 years ago

siciliana

dell’aristocrazia

dell’aristocrazia feudale, Federico era rivoluzionario rispetto ad altri sovrani dell’epoca. In ciò egli emulava anche il Papato che aveva amministratori formatisi alla cattedra di giurisprudenza di Bologna. Bisogna ricordare poi che gli stessi Innocenzo III, Gregorio IX, Innocenzo IV e Bonifacio VIII erano giuristi. Insomma, la fondazione della nuova Università ed il riconoscimento ufficiale della Scuola medica di Salerno avevano come unico e semplice scopo quello di fornire al regnum un’autonoma, e controllata, risorsa di esperti in giurisprudenza, medicina e in altri campi del sapere. Ci sembra interessante infine, nell’ambito di uno studio incentrato sulla lirica amorosa medievale, provare a ricostruire in questo capitolo dedicato alla cultura nella Magna Curia anche una storia minima della donna durante il regno federiciano. Madonna, la belle dame sans merci che popola diafana e impalpabile i versi trobadorici, nella Francia del sud aveva nella realtà quotidiana di castellana il compito di regnare sulla ”masnada” dei giovani cavalieri (iuvenes) affidati alle sue cure e in continua competizione fra loro per la conquista della stessa Signora. Tali ”lotte” erano destinate al fallimento, perché la dama era già ”possesso” del Signore feudale e faceva allora nascere quella frustrazione del desiderio che sta alla base della poesia cortese. Questo modello, ricalcato dai Siciliani nei loro versi, sembra molto distante dalla reale situazione di vita delle donne nel Regnum federiciano, vita per nulla paragonabile a quella delle dame d’Oltralpe. Possiamo partire dalle leggi che ne regolavano l’esistenza giungendo in età normanna: nelle Constitutiones regni siciliae compare, tra le altre, una disposizione di Guglielmo II in cui si fa esplicito divieto di usare violenza alle prostitute. Questo episodio relativo ad una limitata categoria femminile ma pur sempre significativo non bastò certo ad immettere la donna in una dimensione finalmente capace di riconoscerle una dignità diversa, «perché quella disposizione, nella misura in cui risponde alla logica generale di una raccolta di leggi, concepite per assicurare l’ordine pubblico, i beni e l’incolumità dei cittadini, non può e non vuole garantire altro che la pace generale» (De Matteis 1986:27). 26

Purtuttavia le cronache narrano che Federico ebbe a cuore la tutela delle donne offrendo loro alloggio nei diversi luoghi di residenza imperiale in cambio di lavori di ricamo esplicitamente richiesti dall’imperatore. Erano donne di origine saracena e confezionavano per lui arazzi, tappezzerie e gualdrappe seguendo inoltre gli spostamenti della corte «velate secondo i loro usi e sorvegliate dagli eunuchi (Horst 1996:116-7). È curioso trovare una situazione analoga, ma decisamente in chiave polemica, già nell’ Yvain di Chrétien de Troyes quando il protagonista si imbatte nel castello della Pessima Avventura in cui trecento fanciulle pallide e denutrite sono costrette a svolgere lavori di tessitura (De Matteis 1986:27). L’episodio delle trecento fanciulle che (…) de fil d’or et de soie ovroient (…) (v. 5190) è un hapax degli schemi romanzeschi: le donne non sono prigioniere ma (sotto) pagate, e la loro descrizione equivale alla prima rappresentazione letteraria di una fabbrica (Varvaro 1985:315-7). Ancora, infine si erge tonante la voce di Salimbene muovendo alla ”licenziosità” in riferimento alla chiacchieratissima consuetudine di frequentare ”donne di piacere”, ”ragazze saracene” e ”belle femmine” (Horst 1996:117). Parimenti lontana a quella della lirica cortese è la tipologia scientificamente rielaborata e comunque letterariamente artificiosa della bellezza femminile offerta nel Liber phisionomie da Michele Scoto. I suoi canoni delineano una donna sensibile al canto, franca nel linguaggio, amante del sole e della luce, boni coloris in facie, corposa ma agile, in animo superba e crudele negli atteggiamenti, carica di seduzione e attrazione […] fisicamente nereggiante in locis consuetis et pilosa, ut in cruribus et pectine et ascellis, con capelli corti e crespi, con rari mestrui che le permettevano notevole attività sessuale per la conseguente scarsa fertilità, ardente sessualmente e lussuriosa, e che semper requirit coitum (Tramontana 1999:373). Un tipo di donna estremamente legato alla corporeità, le cui passioni umane e terrene 27

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