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siciliana

La poesia ispiratrice

La poesia ispiratrice dei Siciliani fiorisce nelle corti della Francia meridionale e della Provenza tra la fine del secolo XI e i primi due decenni del XIII secolo (l’ultima poesia databile dell’ultimo trovatore, Guiraut Riquier, è del 1292) e conta fra gli autori conosciuti il ragguardevole numero di 460 poeti. Più che l’epopea carolingia, le leggende bretoni e le improbabili rielaborazioni della storia antica fu la lirica d’arte francese - e soprattutto quella provenzale - ad imporsi in Italia, sia pure in un ambito alquanto ristretto, e ad esercitare un influsso che a partire dalla Scuola siciliana giunge fino al ”dolce stil novo”. Il romanzo era scritto in lingua d’oïl, la nuova poesia lirica provenzale in lingua d’oc. Sulle origini di questa lirica colta, aristocratica e raffinata si discute tutt’oggi. La prima fonte a cui potremmo fare riferimento è la tradizione classica latina di poesia erotica seguita poi da quella araba o infine, ipotesi da non trascurare, la poesia religiosa di esaltazione della Vergine 10 . Al di là di queste congetture rimangono però evidenti al lettore e allo studioso la straordinaria perizia tecnica e gli artifici preziosi e audaci dei poeti d’oltralpe. Viene innanzitutto fondato un nuovo codice della lirica amorosa in cui spesso l’intelletto predomina rispetto alla fantasia e la riflessione tende ad assorbire se non addirittura annullare il sentimento. L’io narrante soffre di una ”passione” affatto nuova, un desiderio i cui effetti sono insondabili e misteriosi. L’amor cortese cantato dai poeti trovatori e trovieri in lingua d’oc e d’oïl, per essere elaborato criticamente ha richiesto il lavoro di molti studiosi (Diez, Paris, Spitzer e altri). L’operazione svolta fra XIX e XX secolo è stata ostacolata dalle diverse posizioni dei rimatori e dalla loro provenienza geografica che ha ovviamente reso difficile una generalizzazione. I poeti, i vulgares eloquentes, i doctores illustres di Dante fanno parte delle eleganti corti della Provenza e dell’Aquitania e possono essere grandi signori e feudatari, come Guglielmo IX d’Aquitania, ma per lo più proven- 10 Tarda risposta cattolica alla Maria catara nel tentativo della Chiesa di appropriarsi di quel «principio femminile» così forte nelle eresie. All’origine dell’Angelicazione femminile, desessualizzazione eccitante e spogliazione carnale della donna reale, sua mistica Assunzione sta, sul grande sfondo del paganesimo orientale e occidentale, il catarismo, con le sue esigenze rigorose di castità. Denis de Rougemont nel suo classico L’amore e l’occidente ci avverte ancora che la castità è manichea ed eretica, non già cattolica (De Rougemont 1995:31). 32

gono dalle fila della piccola nobiltà (sono paubres chavaliers, cavalieri poveri), esaltano la nobiltà dell’animo e il servizio d’amore e difendono i veri principi dello “stato” nobiliare vivendone nel modo più autentico gli ideali. Essi, in cambio del loro canto di lode e di devozione, chiedono amore o almeno protezione alla moglie del signore. Il trovatore in tal modo esprime la propria soggettività in un canto di joi determinata dalla fin’amors (amore perfetto) e dunque esalta la donna-signora (domna, dompna). Le donne dei signori feudali a causa delle guerre e delle crociate son costrette a rimanere tanto tempo sole nelle corti e nei castelli, fisicamente vicine al poetavassallo, eppure la loro bellezza e il loro potere le fanno sembrare distantissime. Le liriche mettono a fuoco proprio questa distanza così affascinante e cantano la volontà del poeta di annullarla. Insormontabili ostacoli dell’innamorato sono il dio Amore, il quale attraverso astrazione ed erotismo porta al parossismo il dualismo vicinanza-lontananza dell’amata, e i pettegolezzi dei maldicenti. Le signore feudali, poi, pretendono il rispetto dei nobili minori e degli altri sottoposti ed esercitano direttamente il potere. Ad esempio le stesse Eleonora d’Aquitania, Maria di Champagne e Maria di Francia sono promotrici di arte e poetesse anch’esse e svolgono nella vita reale la stessa funzione che nell’immaginario letterario hanno Isotta e Ginevra, le due più famose protagoniste del romanzo cortese: «inventano l’amore moderno» (Hauser 1987:214). La società cortese nel suo complesso riconsidera positivamente la figura femminile ritenuta in tutto l’alto medioevo «la peggiore incarnazione del male» (Le Goff 1991:127) portando di conseguenza a demonizzare corpo e sensualità 11 . Infine l’amore diventa un codice sociale fino a sfociare in esperienza spirituale, ricerca interiore. 11 Esistono diverse stimolanti tesi a proposito della misoginia medievale. Una di queste ritiene gli uomini nel Medioevo spesso in imbarazzo di fronte all’appetito sessuale delle proprie compagne. Loro sono inoltre invidiosi della maggiore immunità delle donne nei confronti delle malattie infettive contratte dai maschi in seguito alle loro maggiori possibilità di spostamento (viaggi e guerre). L’uomo voleva quindi punire la presunta superiorità genetica dell’altro sesso, anche inconsciamente. Non a caso, fa notare giustamente Claude Thomasset in un suo affascinante studio, nel Tristano di Beroul, Isotta è punita per il suo adulterio e costretta ad essere preda di cento lebbrosi. Isotta tuttavia è intenzionata a dimostrare la sua innocenza e, salendo sulle spalle di Tristano travestito da lebbroso, attraversa la palude del lebbrosario mostrando tutta la sua prepotente bellezza, più forte del fango e della decomposizione. Isotta sfida cioè quel dualismo che vedeva la donna a metà fra bellezza e putrefazione (per approndire cfr. Thomasset 1995: 56-87). 33

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