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siciliana

è importante perché

è importante perché destina all’amore lo spazio ideale dell’esperienza intellettuale, uno spazio dominato dalla meditazione, dalla fantasia, particolarmente adatto alla lirica. Nel primo libro si legge che l’amore è assolutamente dissociato dall’idea cristiana di peccato, ed anzi esaltato e premiato nell’oltretomba, quando praticato in vita secondo i canoni della cortesia. Una concezione assolutamente inedita per il medioevo, come pure quella secondo cui la condizione peggiore (infernale, usando un termine dell’oltretomba cristiano) è riservata alle donne che praticarono la castità: 40 illae omnium mulierum miserrimae, quae dum viverent, cunctis amoris intrare palatium clausere volentibus (…) omnes amoris postulantes deservire militiae abiecerunt et tamquam sibi odiosos repulerunt (Tartaglia 1998). Mentre una sorta di ”regno intermedio” c’è per le donne che, vere e proprie lussuriose, si concessero indiscriminatamente 15 . La dottrina di Andrea è in palese, aperto contrasto con quella cristiana e prevede un dio, Amore, che impartisce premi e punizioni. Amore è per la cortesia un sentimento nobile ma non un mero fatto spirituale, anzi, pura passione e l’adulterio il suo canone qualificante. Il raffinato gioco erotico che ne consegue è basato sul controllo del desiderio (asag): sono concessi il bacio della bocca, le carezze e l’abbraccio fra gli amanti nudi, mentre è escluso il congiungimento carnale. La Chiesa ha da subito un atteggiamento di condanna, da Paolo di Tarso a Tommaso d’Aquino, prima di tutto verso la passione che travolge la ragione, e successivamente si decide di tollerare il matrimonio ai fini della procreazione in modo da evitare l’amore carnale praticato fuori da quel sacramento 16 . 15 «(…) sono le più infelici di tutte le donne che in vita chiusero il palazzo d’amore (…) e li odiarono e cacciarono via non riconoscendo assolutamente il dio d’amore per il quale essi chiedevano di militare» (Cappellano 1992:57). 16 In precedenza autori come Ugo e Riccardo di San Vittore (� 1141 e 1173) avevano in modo originale deciso di superare il maschile e il femminile in un matrimonio che lasciasse grande spazio all’amore, ma che si distaccasse il più possibile dalla sessualità (Dalarun 1995:47).

Riprendendo poi un passo di San Gerolamo dall’ Adversus Jovianum, in cui il dottore della Chiesa assimila l’amore eccessivo per la moglie all’adulterio, anche Jacopo da Varazze ribadisce la scelta di tamponare pratiche che possano essere avvicinate a quelle di sette eretiche (Vecchio 1995:135). È certo che matrimonio e fecondità, obblighi congiunti nel pensiero medievale, hanno avuto una certa influenza sull’accostamento al piacere sessuale. L’amor cortese, onnipresente nella letteratura e nel pensiero, ha recitato forse una parte analoga? Sicuramente la dottrina di Andrea Cappellano nella sua pratica ha favorito una concezione dei rapporti erotici che esige dall’amante una perfetta padronanza del suo corpo ed è completamente diversa dalla sessualità nella cornice del matrimonio (Thomasset 1995:78-9). Alla fine Andrea, per il timore di essere condannato, è costretto a ritrattare nel terzo libro del suo trattato (De reprobatione amoris). Da buon chierico esibisce un’imprevista quanto spregiudicata palinodia finendo per negare quello che per due libri aveva esaltato: la teorizzazione dell’amore libero nei suoi aspetti virtuosi e morali in contrapposizione al matrimonio si trasforma nel terzo libro nella rivalutazione del matrimonio e con la semplice amicizia fra i due sessi. La ritrattazione non sembra convincente, lasciando lo spazio alla tesi della doppia verità sostenuta dagli averroisti latini, e così nel 1277 il vescovo di Parigi, Stephan Tempier, condanna definitivamente il trattato di Andrea dopo circa un secolo dalla sua pubblicazione 17 . In Italia, paese in cui la produzione lirica amorosa si sviluppa in ritardo rispetto ad altre zone d’Europa, nel 1277 la ”peste” si era già diffusa. A quella data il De Amore risulta già conosciuto: nel 1238 Albertano da Brescia (in cospicuo anticipo dunque sul vescovo Tempier!) nel suo Liber de amore et dilectione Dei et proximi, cita l’opera di Andrea indicandola con le famose parole iniziali (Amor est passio quaedam innata…) passando quindi alla condanna definendo pravus, ”depravato” il 17 «Dante stesso nel canto V dell’ Inferno ne prende le distanze, vedendo nelle sue giustificazioni teoriche una delle cause della colpa di Paolo e di Francesca. Dante riprende due aspetti della teorizzazione di Andrea: la stretta interdipendenza tra gentilezza e amore (Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende) e l’impossibilità della persona amata di non riamare (amor, ch’a nullo amato amar perdona)» (Luperini 1999:47). 41

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