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5 years ago

siciliana

L’immagine e la figura

L’immagine e la figura sono qui elementi che esistono a priori e il cuore riceve passivamente (in «Amor è un[o] desio» gli occhi invece riverberano verso il cuore una rappresentazione della realtà quale essa è, ed è il cuore a ”dipingere” l’immagine). Il Notaro, come si può osservare, insiste sull’immaginario più che sulla realtà, la donna non è carne e ossa ma pura immagine (sempre in linea con Chrétien). È questo il punto di partenza dell’amore sottolineato da termini quali figura, pintura e simili che ritroviamo in «Meravigliosamente»: nella canzone compare per due volte la coppia di rimanti pintura:figura (vv. 6:9; vv. 20:23). La ”pittura” della donna, 50 non soltanto si accampa in esso dominatrice, ma supera (…) la presenza reale della donna, che il poeta quasi non guarda, assorto nella propria visione interiore, che appare, insieme, beatificante e struggente (Pazzaglia 1986:124). L’amante/pittore, motivo sviluppato in «Meravigliosamente», è il poeta stesso che fissa nel cuore l’immagine della donna amata. Gli occhi sono gli strumenti, il cuore l’elemento attivo simbolo della volontà individuale (e dunque non passiva). In conclusione va detto che il sonetto è sede privilegiata per rievocazioni oitaniche come ci conferma ottimamente un lavoro di Antonelli, ”Non truovo chi mi dica chi sia Amore”. L’Eneas in Sicilia (Antonelli 1992:1-10) che vede nell’Eneas, all’interno del dibattito sulla natura d’amore tra Lavinia e la madre, un’altra fonte, questa volta di un sonetto anonimo in tenzone dal Vaticano Latino 3793, n. 331: «Non truovo chi mi dica chi sia Amore»: Non truovo chi mi dica chi sia Amore, ove dimori, o di che cosa e nato, perché la gente il chiama per segnore. Amor non è se non un nome usato, però la gente n’e tutta ’n errore, per c’ogni nomo per lui è ditato, in lui non è né forza, né valore: mostrar vi voglio come avete errato.

Tre cose sono in una concordanza, che tegnono lo corpo in lor podere, le quali segnoregiano lo core: piacere e pensare e disianza; de ste tre cose nasce uno volere, laonde la gente dice che sia Amore. I versi sono familiari allo stile di Giacomo e del Mostacci e seguono la tenzone fra il Notaro e l’Abate di Tivoli. L’anonimo poeta parte dall’Eneas per la domanda indiretta dell’incipit e risponde con il Cligés (Favati 1997:386). È importante notare che soprattutto nel Cligés Chrétien si pone nettamente in contrasto con le ideologie amorose dell’Eneas: è possibile allora che tale contrapposizione sia stata avvertita dai poeti della Magna Curia? (Bianchini 1996:49). Ancora più sorprendente è la vicinanza delle domande dei vv. 2-3 ove dimori, o di che cosa è nato, perché la gente il chiama per segnore a quelle dell’Orlandi o alla prima stanza di «Donna me prega» di Guido Cavalcanti (Fenzi 1999:137). Oltre alla rievocazione di temi preferiti derivati dal romanzo oitanico i sonetti - in special modo quelli in tenzone - ci offrono la spiegazione più chiara di quello che è l’amore per Giacomo da Lentini (Fiorino 1969:110). La natura, la tattica e la potenza d’amore, le reazioni di amante, la bellezza e il carattere di madonna sono problematiche da trattare a fondo esclusivamente col sonetto. Ovidio Ultimo ma non meno importante è Ovidio, altra fonte cruciale non solamente per i Siciliani 20 . Nel Medioevo il poeta di Sulmona faceva parte di quel gruppo fisso di venti-trenta autori (auctores) classici che costituirono un canone rigido rimasto immobile per molti secoli. Alla corte federiciana arriva forse attraverso la mediazione di Chrétien de Troyes, conoscitore 20 L’importanza di Ovidio è forse pari soltanto a quella di Virgilio (si veda a tal proposito almeno Battaglia 1995). 51

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