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CAPITOLO IV LA FORTUNA

CAPITOLO IV LA FORTUNA CRITICA DELLA SCUOLA POETICA SICILIANA I primi trovatori giungono in Italia un po’ per volta sin dalla fine del XII secolo e trovano accoglienza nelle corti signorili settentrionali. Essi aumentano poi di numero nei primi anni del Duecento, quando la crociata contro gli Albigesi (1208-29), distruggendo le basi socioeconomiche delle corti occitaniche, li obbliga a emigrare in cerca di occasioni di lavoro più favorevoli. L’etica profana dell’amore cortese fu combattuta dalla Chiesa di Roma come eresia. Quale che fosse la relazione fra il catarismo, setta particolarmente forte nel sud della Francia, e la grande cultura cortese fiorita pressoché contemporaneamente negli stessi luoghi, non c’è dubbio che la crociata contro gli Albigesi non si limitò ad estirpare la mala pianta dell’eresia, ma determinò anche in modo irreversibile il tramonto di quella civiltà. In particolare, non poteva avere cittadinanza all’interno della comunità cristiana la concezione dell’amore che celebrava apertamente l’adulterio: fu perseguitata come una peste, come il frutto avvelenato di quella haeretica pravitas che, in spregio del matrimonio, sembrava aver rovesciato il detto paolino, melius est nubere quam uri, nel suo contrario, melius est uri quam nubere (Tartaglia 1998:3-4). Sulla ribalta vi sono stati feudali come la contea di Savoia, i Marchesati di Monferrato e di Saluzzo, dei Del Carretto (Savona), dei Malaspina (Lunigiana), ma anche signorie di base cittadina, come quella dei Da Romano, con centro a Verona e a Treviso, o degli Estensi di Ferrara: queste ultime, non diversamente da Mantova e da Verona, o, in Toscana, da Pisa, aperte anche alla cultura epicoromanzesca d’oïl, praticamente posteriore e subito acclimatatasi in ambiente cittadino e borghese. In queste corti la poesia trobadorica trova alimento, svolgendo una funzione anche politica in un’epoca di fragili alleanze e feroci lotte politiche in cui si distinguono i fratelli Alberico ed Ezzelino da Romano. Non sorprende pertanto la nascita e lo sviluppo di un trobadorismo autoctono, di lingua occitanica, opera, come il suo modello diretto, di professionisti sempre più ingiulla- 57

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