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5 years ago

siciliana

da Lentini e agli altri

da Lentini e agli altri rimatori federiciani avrebbe interessato soltanto proporre e sviluppare una nuova poesia più che presentare un’esperienza amorosa (e il suo insegnamento morale, sulla scorta di Andrea Cappellano): 64 non il ”servizio d’amore” è al centro della poesia dei Siciliani, e neppure, (…) la donna, ma l’amore stesso in quanto realtà ontologica 27 o fenomeno naturale, la cui descrizione coincide con l’atto stesso del poetare (…) (Brugnolo 1995:327). La lingua, dunque, è senz’altro nuova, il siciliano illustre, ma quel che più conta, ribadiamo, è il linguaggio, sottoposto a raffinata elaborazione retorica a compensare la perdita dell’elemento vocale e melodico conseguente al divorzio fra parole e musica, prima fase di una programmatica selezione: (…) la siciliana, può apparire a prima vista la [lirica] più scolastica e monotona, aulica e rarefatta, la più povera di riferimenti concreti e di richiami documentabili a tradizioni diverse, la sola che dissoci la poesia dalla musica (…) (Folena 1965-’69:286). La tesi del divorzio della lirica dal canto è oggi considerata discutibile almeno in parte anche se in passato sono stati comunque avanzati dubbi. I sostenitori della ”poesia da lettura” hanno presupposto che il lavoro svolto dai Siciliani sui testi-fonte sia avvenuto al cospetto di manoscritti, di testi non eseguiti musicalmente da giullari (Di Girolamo 1994:299). È innegabile che il divorzio fra poesia e musica sancito dai Siciliani ci prospetta una prassi e una poetica ben diverse da quelle che reggono la lirica d’arte provenzale fondate sulla parola cantata e musicata. Nella Magna Curia di Federico II la dottrina cortese si vede ridotta a fatto tematico. Nel nuovo contesto politico-culturale in cui l’elemento direttivo è rappresentato dal potere regio, le tensioni di classe che sono alla base del- 27 Seppur con i dovuti limiti, visto che l’elevazione dell’Amore a principio morale è un merito tutto guinizzelliano e stilnovistico. Giacomo da Lentini tuttavia si avvicina allo Stilnovo nel momento in cui insiste sulla visione-rivelazione e sull’ immagine come fonte di piacere.

la fin’amor e che ne garantiscono la collocazione sociale, diventano assolutamente irrilevanti; in ogni caso, non vi è posto per il ”paradosso amoroso” e per il programma educativo che esso comporta, o, meglio, quel paradosso e quel programma restano sullo sfondo come elementi inattivi, isolati sulla carta a livello di fatti linguistici accettati in blocco insieme al modello. In questo contesto risulta di estremo interesse riportare in ballo il fattore etico insito nelle opere di Chrétien; per una lirica d’arte italiana di tipo morale o politico si dovrà attendere una nuova translatio, questa volta dalla Magna Curia ai comuni toscani, dove la riscoperta del provenzalismo da parte di Guittone d’Arezzo (1225-1293) troverà alimento nelle infuocate contese di parte (Fabio 1968:60). Di qui l’emarginazione della metafora feudale, di cui sopravvive il ricordo nell’equiparazione dell’amata al senhor. Il tema poetico della nobiltà di spirito 28 contrapposta a quella data dalla nascita potrebbe servire come punto di partenza per l’esplorazione dell’ideologia della Scuola poetica siciliana. Questo topos che enfatizza e glorifica cortesia ed individualismo faceva già parte del repertorio dei trovatori dai quali i Siciliani lo hanno ereditato. Tuttavia nella poesia della Magna Curia questo tema diventa una problematica poetica centrale che, cosa significativa, l’imperatore svevo non scoraggia 29 . Una piccola tenzone fra Rustico di Filippo e Bondie Dietaiuti - poeti “cortesi toscani” anche se il secondo è stato inserito da Panvini nelle sue già menzionate Rime - può servirci da esempio per illustrare la succitata problematica. Il dibattito poetico è incentrato su una polemica fra due cavalieri innamorati della stessa dama. Un pretendente è di nobile schiatta mentre l’altro è dotato di cortesia. Quale fra i due è il più degno? 28 Il topos, frequente nella letteratura latino-medievale e ripreso nel XIII secolo, risale al filosofo Seneca (Lettere, 44, 5). Curtius ci riferisce che venne discusso alla corte federiciana anche nella commedia Paulinus et Polla (1229) di Riccardo di Venosa, unica importante opera latina in versi composta nel regno, rappresentata in presenza dell’Imperatore (Curtius 1992: 202-3) 29 Nel sonetto «Misura provedenza e maturanza» attribuito a Federico II l’imperatore offre una definizione della nobiltà diversa da quella attribuita da Dante all’imperatore in Convivio (IV, III, 6), «e dopo aver asserito la supremazia del „bon senno” sulla nobiltà e detto che „della ordinata costumanza/ discende gentilezza fra la gente”, ammonisce convenzionalmente l’”omo ch’è saggio” che ”non s’alzi troppo…, ma tuttora mantegna cortesia”» (Folena 1965-69: 287-8). 65

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