Johann Joachim Winckelmann - Quaderno 29 - novembre 2023
Il maggiore protagonista della valorizzazione e riscoperta di Paestum con i suoi maestosi templi fu il fondatore dell’archeologia moderna e della storia dell’arte, promotore dell’estetica del neoclassicismo, il tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717-1768) che, arrivato a Roma da Dresda per studiare le antichità romane, visitò il sito nel 1758, trovandosi per la prima e ultima volta a contatto con l’architettura greca. Quattro anni dopo pubblicò le sue prime osservazioni sull’architettura degli antichi in cui descrisse i monumentali edifici di ordine dorico, il più antico dei tre ordini architettonici - la cui "nobile semplicità e quiete grandezza" aveva forgiato l'immagine della Grecia classica - contribuendo a diffonderne rapidamente l’interesse tra i maggiori intellettuali europei dell’epoca. Il Quaderno, nato dalla volontà di raccontare in chiave divulgativa il viaggio di Winckelmann a Paestum in pieno Settecento illuminista, condensa le notizie tratte dalle numerose lettere che solitamente lo storico dell’arte inviava agli amici per tenerli informati sull’avanzamento dei suoi studi e dei luoghi che aveva visitato.
Il maggiore protagonista della valorizzazione e riscoperta di Paestum con i suoi maestosi templi fu il fondatore dell’archeologia moderna e della storia dell’arte, promotore dell’estetica del neoclassicismo, il tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717-1768) che, arrivato a Roma da Dresda per studiare le antichità romane, visitò il sito nel 1758, trovandosi per la prima e ultima volta a contatto con l’architettura greca.
Quattro anni dopo pubblicò le sue prime osservazioni sull’architettura degli antichi in cui descrisse i monumentali edifici di ordine dorico, il più antico dei tre ordini architettonici - la cui "nobile semplicità e quiete grandezza" aveva forgiato l'immagine della Grecia classica - contribuendo a diffonderne rapidamente l’interesse tra i maggiori intellettuali europei dell’epoca.
Il Quaderno, nato dalla volontà di raccontare in chiave divulgativa il viaggio di Winckelmann a Paestum in pieno Settecento illuminista, condensa le notizie tratte dalle numerose lettere che solitamente lo storico dell’arte inviava agli amici per tenerli informati sull’avanzamento dei suoi studi e dei luoghi che aveva visitato.
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Johann Joachim
Winckelmann
Osservazioni su Paestum
I Quaderni
Johann Joachim Winckelmann. Osservazioni su Paestum
Costabile Cerone
La storia dell'arte e dell'architettura solitamente collega
la nascita del neoclassicismo a una serie di fattori,
tra cui le scoperte archeologiche di Ercolano
(1738) e Pompei (1478), e non ultima la “riscoperta”
di Paestum, l'antica Poseidonia che, con i suoi monumentali
edifici dorici, costituiva un primo approccio
con l'architettura greca.
L'elaborazione teorica del nuovo movimento di pensiero
sorto intorno alla metà del Settecento, e rimasto
in auge fino all'età napoleonica, spetta principalmente
al tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717-
1768) (fig. 1, 2), studioso di letteratura e di arte antica,
e all'amico Anton Raphael Mengs (fig. 3), pittore
di corte del re di Sassonia a Dresda e successivamente
di Carlo III di Borbone a Madrid (fig. 6). Mengs è
autore dell'affresco il “Parnaso”, dipinto a Roma nel
1760-61 sulla volta di una galleria della Villa del cardinale
Alessandro Albani (fig. 4, 5, 17), oggi Villa
Torlonia, e destinato a diventare il “manifesto della
nuova estetica”.
Essi si conobbero a Roma, quando a novembre del
1755 Winckelmann raggiunse la città grazie a un sussidio
del Principe Elettore Friedrich Christian di Sassonia
(fig. 7), un grande amante della cultura che
sostenne lo studioso nelle sue ricerche artistiche e
archeologiche. Qualche anno dopo, prima di prendere
servizio come bibliotecario presso il cardinale
Albani, un appassionato collezionista di arte classica,
nei primi mesi del 1758, durante il suo primo viaggio
nel Regno di Napoli per visitare le antiche città
vesuviane e il Real Museo di Portici (fig. 8) - la residenza
di Carlo III utilizzata per raccogliere i reperti
archeologici provenienti dagli scavi in corso - si spinse
in visita a Paestum per osservare di persona gli antichi
templi dorici “che s'alzano in mezzo a quella
deserta campagna”. Questo fu il primo e unico incontro
dello storico dell'arte con l'architettura “greca”,
che egli interpretò correttamente come tale.
Come racconta lo studioso tedesco e bibliotecario
Joseph Eiselein, autore dell'opera completa di Winckelmann
e della sua biografia pubblicata nel 1825,
lo storico dell'arte si recò sul luogo in compagnia di
due ciambellani di Colonia, persuasi, loro malgrado,
dall'ambasciatore d'Austria a Napoli, il Conte Carlo
Firmian, mecenate e amante delle arti (fig. 9), affinché
contribuissero alle spese di viaggio. Faceva parte
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Fig. 1. Immagine di copertina
Angelika Kauffmann (1741-1807)
Ritratto di Johann Joachim Winckelmann, 1764
Dipinto commissionato da Johann Heinrich Füssli
Olio su tela (71 x 97 cm)
Collezione del Kunsthaus, Zurigo
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Fig. 2. Anton Raphael Mengs (1728-1779)
Ritratto di Johann Joachim Winckelmann, 1777 circa
Olio su tela (49,2 x 63,5 cm)
The MET, Metropolitan Museum of Art, New York
Fig. 3. Anton Raphael Mengs (1728-1779)
Autoritratto, 1778-1779
Olio su legno (43,1 x 56,6 cm)
Musei Nazionali di Berlino, Pinacoteca
Fig. 4. Ludovico Mazzanti (1686-1775)
Ritratto del cardinale Alessandro Albani, 1721 ca.
Olio su tela
Villa Albani Torlonia, Roma
Fig. 5. Giovan Battista Piranesi (1720-1778)
Veduta della Villa del Cardinale Alessandro Albani
fuori Porta Salaria, 1769
Acquaforte (69 x 43 cm)
Museo di Roma - Gabinetto delle Stampe
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del gruppo anche Johann Jacob Volkmann di Amburgo
(fig. 10), uno scrittore che aveva conosciuto a casa
del Conte, futuro autore del volume “Notizie storico
critiche dell'Italia” (Historische-kritischen Nachrichten
von Italien) pubblicato a Lipsia nel 1771, una
guida d'Italia che divenne molto popolare nei paesi di
lingua tedesca, tanto che la utilizzerà Johann Wolfgang
von Goethe durante il suo viaggio in Italia.
Altre notizie sull'escursione a Paestum sono contenute
soprattutto nelle numerose lettere autografe che
abitualmente l'autore inviava ad amici e conoscenti
per metterli al corrente degli studi, dei luoghi visitati
e dei programmi editoriali. Da uno di questi rapporti
epistolari si apprende che tra i compagni di viaggio
era presente anche un architetto francese non identificato,
probabilmente un pensionnaire de l'Académie
de France à Rome in visita a Napoli per l'obbligatoria
esperienza formativa sull'architettura antica. Questi
avrebbe potuto informarlo sui precedenti studi e
rilievi dei suoi colleghi connazionali, e in particolare
di quelli condotti da Jacques Germain Soufflot, tra i
principali esponenti del neoclassicismo francese,
insieme a Gabriel Pierre Martin Dumont nel sopralluogo
del 1750.
Dunque, partiti da Napoli in calesse con le necessarie
provviste alimentari, attraversando Cava e Vietri,
giunsero a Salerno per continuare il giorno successivo
il “dispendioso e penoso” viaggio via mare fino a
Paestum, “settanta miglia da Napoli, verso la punta
del Golfo di Salerno”. Il viaggio fu, tuttavia, ben compensato
dal piacere di poter osservare da vicino “cose”
che in pochi avevano visto fino ad allora.
All'epoca la rete stradale, le capacità di alloggio e i
pericoli del viaggio non rendevano agevole raggiungere
le province lontane dalla capitale del Regno, e
spingersi fino a Paestum, a sud della paludosa pianura
del Sele, risultava complicato e dispendioso.
In barca, come racconta lo stesso Winckelmann in
una lettera del 27 luglio 1758 inviata al pittore svizzero
Johann Caspar Füssli, durante una conversazione
con i compagni di avventura si commosse
nell'ascoltare il sig. Volkmann mentre declamava
alcuni deliziosi passi tratti dagli Idilli del poeta e pittore
Salomon Gessner, pubblicati a Zurigo due anni
prima. Nel frattempo, costretti a proseguire a forza di
remi per il vento contrario, raggiunsero il sito soltanto
in tardo pomeriggio e si videro costretti a pernottare
in quel luogo abbandonato e insalubre, appena
segnato da qualche misera casupola. Verso sera, preoccupati
di trovare un riparo dove trascorrere la notte
(poiché il paese più vicino - Capaccio - era distante
più di quattro miglia), ebbero la fortuna di incontrare
in riva al mare un mandriano che gentilmente concesse
loro il suo ricovero.
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Della visita a Paestum Winckelmann scrisse in una
lettera all'amico antiquario prussiano Philipp von
Stosch, a cui riferì dell'emozione provata alla vista di
quegli antichi monumenti (fig. 25): “Mi giunse di
sorpresa e di dolcezza insieme il contemplare i cosiddetti
tre templi. Tutta la muraglia esterna che circonda
questa antica città di Poseidonia, è tuttavia conservata
ed è della grossezza di quaranta palmi romani.
Non è cosa da meravigliarsene grandemente, che nessuno
siasi finora assunto l'impegno di scriverne?”
Gli risultò pertanto stupefacente l'assenza di esposizioni
su Paestum, nonostante i suoi edifici fossero
stati sempre visibili, al contrario delle città vesuviane
rimaste sepolte per secoli dall'eruzione del Vesuvio
del 79 d.C., e che questa non avesse richiamato
“l'attenzione di coloro che erano capaci di ammirarli
e descriverli”. Si riferiva in particolare agli storici
locali, come l'anziano Giuseppe Antonini, barone di
San Biase, conosciuto a Napoli prima di recarsi sul
luogo, potendo verificare il grossolano errore di considerare
la cinta muraria a impianto ovale, come
l'erudito geografo descrisse nei suoi discorsi sulla
“Lucania” pubblicati a Napoli nel 1745.
Era da pochi anni che l'antica città di Paestum aveva
destato l'interesse di qualche intellettuale e solo di
recente si stavano allestendo le incisioni in rame dei
disegni fatti realizzare dal conte Felice Gazzola, inge-
Fig. 6. Anton Raphael Mengs (1728-1779)
Ritratto di Carlo III di Borbone, 1765
Olio su tela (110,3 x 151,8 cm)
Museo del Prado, Madrid
Proviene dalla collezione del Palazzo Reale di Madrid
Fig. 7.
Anton Raphael Mengs (1728-1779)
Ritratto Friedrich Christian, Principe di Sassonia (1722-
1763), 1751 ca.
Olio su tela (110,8 x 157,7 cm)
Commissionato dal padre, Federico Augusto II, elettore
di Sassonia e Re di Polonia (1696-1763)
Collezione del Castello di Sybillenort,Szczod
Fig. 8.
Giovanni Battista Lusieri (1755-1821)
Alle falde del Vesuvio da Portici (La Reggia), 1784
Acquerello (90 x 50 cm)
Collezione privata, Italia
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gnere e Comandante dell'Artiglieria del Regno di
Napoli, che per primo aveva condotto un'indagine
esplorativa del sito con un gruppo di artisti e architetti.
Tuttavia, le vedute, i rilievi e gli studi di dettaglio
realizzati in quell'occasione furono divulgati soltanto
nel 1784, quattro anni dopo la morte del conte, nel
volume "Le Rovine della città di Pesto" di Paolantonio
Paoli.
Winckelmann ebbe modo di vedere i disegni personalmente
dal Gazzola, che di solito metteva a disposizione
degli studiosi, come riferito dall'architetto
francese Pierre-Louis Moreau nel suo diario di viaggio
in Italia, apprezzandone “l'esattezza” e il buon
“gusto”. Nel 1757, durante una visita alle antiche
rovine in compagnia del collega Charles De Wailly,
l'architetto realizzò un veloce rilievo su lucido del
Tempio maggiore (fig. 11) oggi conservato a Parigi
presso la Biblioteca Nazionale di Francia.
A Napoli i due francesi incontrarono il marchese
Berardo Galiani, uno scrittore e teorico
dell'architettura, che a quel tempo stava preparando
la pregevole edizione italiana del De architectura di
Vitruvio, pubblicata nel 1758 con 25 tavole allegate.
In questo volume, pur se con un certo grado di
approssimazione, venne raffigurato a stampa per la
prima volta un edificio di Paestum - il Tempio di
Atena - oltre ad alcune citazioni sull'antica città per
fornire un adeguato esempio di dorico antico. Winckelmann,
in una lettera spedita proprio in quell'anno
all'amico Berends, dove accenna della visita ai templi,
segnala anche l'imminente pubblicazione di questa
traduzione italiana di Vitruvio curata dal marchese,
un “buon letterato” che l'accompagnò in visita
agli scavi di Ercolano, rendendolo partecipe della
sua opera.
Di Vitruvio e dell'ordine dorico aveva già letto la traduzione
francese del 1673 curata dal famoso medico
e architetto Claude Perrault, da cui trasse numerosi
appunti oggi conservati presso la Bibliothèque
Nationale de France (fig. 13).
Dunque, da quanto si evince dalla numerosa corrispondenza,
appare chiaro che, grazie al confronto culturale
con alcuni eruditi e intellettuali del napoletano
e alla conoscenza appresa dalla lettura di consistenti
volumi, Winckelmann affrontò l'escursione a Paestum
con un certo grado di preparazione.
Dell'antica città ne parlerà anche in una delle lettere
inviate all'amico bolognese Giovanni Ludovico Bianconi
(fig. 12), medico della Corte di Dresda, che intitolata
“Notizie sopra le antichità di Pompei, Stabia,
di Pesto e Caserta” è inclusa tra le cosiddette “relazioni
antiquarie” sulle antichità di Ercolano scritte
per essere lette al principe elettore di Sassonia; successivamente
diffuse dallo stesso Bianconi sulle pagi-
9 10
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ne di nel 1779.
Antologia Romana
Nell'epistola lo informava sull'architettura dei tre
templi, individuando che le loro proporzioni non corrispondevano
a quelle indicate da Vitruvio per la
costruzione dei templi dorici. Egli scrisse: “La
colonna dorica deve essere di sei diametri, e quelle di
Pesto non arrivano a cinque. … Gli architetti antichissimi
di Pesto s'accorsero bensì dell'incongruità
delle loro colonne; ma non avendo la misura stabilita
per non farle troppo tozze, secondo che loro dettava il
sentimento e la ragione, le fecero coniche; e quella
forma conica le rende stabili, e se non saranno
distrutte con viva forza, resteranno in piedi fino alla
fine del mondo.”
Per l'ordine dorico (fig. 16), il più antico, inteso come
il complesso di norme (matematiche e geometriche)
che regolano le proporzioni tra le parti di un edificio,
Vitruvio fissava a 1/6 il rapporto tra l'altezza della
Fig. 10. Martin Knoller (1725-1804)
Ritratto di gruppo con il conte Firmian e il suo seguito
durante una gita nei dintorni di Napoli, 1758
Olio su tela (95 x 129,50 cm)
Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, Innsbruckm,
Austria
Fig. 10. Christian Gottfried Schultze (1749-1819)
Ritratto di Johann Jacob Volkmann
Acquaforte (11,5 x 20 cm)
Incisione da Nuova Biblioteca di Belle Scienze e Arti
Liberali. Volume 51, Lipsia, 1793
Collezione di ritratti della Biblioteca Herzog August a
Wolfenbüttel, Germania
Fig. 11. Pierre-Louis Moreau (1727-1794)
Il cosiddetto tempio di Poseidone a Paestum,1757
Inchiostro su carta lucida (22,5 x 24,5 cm)
Cabinet des Estampes de la Bnf, Vb 123 fol.
Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi
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colonna e il diametro inferiore del fusto (modulo).
Questa codifica avvenne alla fine del periodo arcaico,
quando, per la loro minore altezza, le colonne
apparivano più tozze di quelle classiche, così come si
presentano quelle di Paestum, il cui effetto è particolarmente
accentuato dal notevole rigonfiamento del
fusto (entasi), un accorgimento ottico per evidenziarne
la robustezza e lo stato tensionale di compressione
a cui è sottoposta.
Il primo cenno a stampa su Paestum spunta nelle
“Osservazioni sull'antico tempio di Girgenti”
(Anmerkungen über die Baukunst der alten Tempel
zu Girgenti in Sicilien), una piccola memoria sul Tempio
della Concordia ad Agrigento, redatta senza averlo
mai visto, basandosi soltanto sulle osservazioni
dell'architetto scozzese Robert Mylne, e che pubblicò
nel 1759 su “Biblioteca delle scienze belle e
delle libere arti” (Bibliothek der schönen Wissenschaften
und der freyen Künste), un'importante rivista
nella storia della cultura tedesca. Successivamente,
descrisse i tre templi in forma più estesa nelle sue
“Osservazioni sull'architettura degli antichi”
( Anmerkungen über die Baukunst der Alten) (fig.
14), scritte nel 1760 e pubblicate a Lipsia due anni
dopo. Pur se con una certa pedanteria, ne analizzò
l'impianto, le proporzioni e il numero delle colonne,
ma senza profonde considerazioni estetiche.
Le “Osservazioni” furono inserite nel terzo volume
della "Storia delle arti del disegno presso gli antichi",
stampata a Roma nel 1784, ovvero la traduzione in
italiano a cura dell'abate Carlo Fea di “Storia dell'arte
dell'antichità” ( Geschichte der Kunst des Altertums)
(fig. 15), pubblicata a Dresda nel 1764. Quest'ultima
è l'opera principale di Winckelmann, summa delle
sue attività di studio in Italia, riconosciuta come un
importante contributo nella lettura delle opere d'arte.
Sulla base del criterio stilistico e dell'indagine formale,
Winckelmann fu il primo a proporre una periodizzazione
dello sviluppo artistico dell'antichità che
fino ad allora appariva come un unico blocco senza
prospettiva storica, rendendolo il precursore dei
moderni storici dell'arte. Come sintetizzò Goethe nel
suo diario del Viaggio in Italia, “Fu Winckelmann
per primo a farci sentire la necessità di distinguere tra
varie epoche e a tracciare la storia degli stili nella loro
graduale crescita e decadenza”.
La versione italiana delle Osservazioni (fig. 18, 19)
divenne un importante riferimento tra gli antiquari
europei in quanto era corredata da numerose note e
correzioni degli errori accertati dal sapiente curatore
nelle due edizioni tedesche del testo (1764 e 1776).
Dopo la morte di Winckelmann, ucciso a Triste nel
1768, si ebbero i primi tentativi di editoria critica
insolitamente tradotte in francese e in italiano, men-
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Fig. 12. Stefano Torelli (1712-1784)
Ritratto di Giovanni Ludovico Bianconi, 1754
Olio su tela
Pinacoteca Nazionale di Bologna
Realizzato da Torelli quando il famoso medico, letterato ed
antiquario bolognese era a Dresda, alla corte di Augusto III
di Sassonia. Sottile diplomatico, Bianconi svolse per Augusto
l'attività di intermediario nell'acquisto di dipinti, fra cui la
celebre “Madonna Sistina” di Raffaello.
Fig. 13. Johann Joachim Winckelmann (1717-1768)
Pagine degli estratti da Claude Perrault (1613-1688),
Les dix livres d'architecture de Vitruve, Parigi 1684 (I
dieci libri dell'architettura di Vitruvio)
Département des manuscrits, Bibliothèque Nationale de
France, Parigi
Winckelmann era solito prendere appunti e copiare in estratti
numerosi libri e scritti di studiosi italiani, francesi e inglesi, raccogliendoli
in diversi quaderni come ausilio per la memoria di
quanto letto. Costantemente ampliati, questi taccuini, composti
da circa 7.500 pagine, costituirono la base per tutte le sue successive
opere. La maggior parte di questi manoscritti, rappresentativi
della metodicità della sua ricerca, furono lasciati in
eredità al cardinale Albani e custoditi nella biblioteca di famiglia
a Roma. Scoperti nella primavera del 1798 dal generale
Louis Alexandre Berthier (1753-1815) delle forze di occupazione
francesi, furono trasferiti a Parigi insieme ad altri pregevoli
libri e opere d'arte, entrando nell'inventario della Bibliothèque
Nationale de France.
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tre in Germania il primo volume delle Opere complete
( Winckelmann's Werke) apparve a Dresda soltanto
nel 1808, rappresentando una grande novità sul mercato
librario tedesco; le opere dell'autore erano infatti
scarsamente disponibili unicamente nelle edizioni
originali del XVIII secolo e molte di esse risultavano
esaurite. I curatori dell'opera furono tre stretti collaboratori
di Johann Wolfgang von Goethe a Weimar,
seguita inizialmente solo dal bibliotecario e storico
dell'arte Carl Ludwig Fernow, che morto prematuramente
nel 1808 non riuscì a completare nemmeno il
secondo volume. Lo seguì l'assistente del poeta, il pittore
e critico d'arte Johann Henrich Meyer, aiutato
per il lavoro filologico da Johannes Schulze.
L'intera opera, composta da sette volumi, fu completata
nel 1817, a cui si aggiunse nel 1820 un volume
indice e un raro album datato 1825 composto da 64
tavole illustrate, tra cui i rilievi di Paestum, conservato
a Varsavia presso la Biblioteca nazionale polacca
(fig. 20-24).
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Fig. 14. Johann Joachim Winckelmann (1717-1768)
Copertina di Anmerkungen über die Baukunst der Alten
(Osservazioni sull'architettura degli antichi)
Lipsia, 1762
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Fig. 15. Johann Joachim Winckelmann (1717-1768)
Copertina di Geschichte der Kunst des Altertums
(Storia dell'arte dell'antichità)
Dresda, 1764
Fig. 16. Tavola VI - Proporzione dell'ordine dorico
(Fusto della colonna, scanalature, capitello, metopa,
semimetopa, triglifo, gocce, architrave)
Incisione
da L'architettura di Vitruvio, Claude Perrault, Parigi,
1684
Capitolo IV - Della Bellezza delle Fabbriche - Articolo
sesto - Dell'Ordine Dorico
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Fig. 17. Johann Wilhelm Brücke (1800-1874)
Winckelmann e il cardinal Albani nel Parco della Villa a
Roma, 1864
Olio su tela (140 x 99 cm)
Deutsches Historisches Museum, Berlino
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“A Roma esistono case e palazzi più belli che in tutto il resto
dell'Italia, tuttavia il più bell'edificio del nostro tempo è la Villa
del Cardinale Alessandro Albani”, così Johann Joachim Winckelmann
descriveva l'edificio che il cardinale Alessandro Albani,
nipote di Clemente XI, fece edificare, tra il 1747 e il 1763,
lungo la via Salaria, dall'architetto Carlo Marchionni. Il cardinale
essendo altresì “molto intendente di antichità e inclinatissimo
ad acquistarne” vi raccolse “un prodigioso numero di statue,
di busti, di bassorilievi, di urne, di colonne, di iscrizioni e di altri
marmi antichi” tali da poter considerare la villa stessa “un ricco
e superbo museo d'antichità”.
All'elitaria cerchia di personaggi che frequentavano la Villa,
protagonisti del dibattito culturale tra la “bella e nobile semplicità
degli architetti greci e la magnificenza dei Romani”, apparteneva
anche Giovanni Battista Piranesi, polemico sostenitore
del primato architettonico di Roma e che nel 1756 aveva pubblicato
il primo volume delle sue Antichità Romane.
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Fig. 18. Le fabbriche di Pesto
da un disegno di Giovanni Battista Natali
Incisore Francesco Faccenda (1750 ca-1820)
Tomo III - Tav. VI della Storia delle arti del disegno
presso gli antichi di Winckelmann
Edizione di Carlo Fea, Roma, 1784
Fig. 18. Abate Carlo Fea (1753-1836)
Copertina del Tomo I di Storia delle arti del disegno
presso gli antichi di Giovanni Winckelmann
Tradotta dal tedesco in una edizione corretta e
aumentata
Stamperia Paglierini, Roma, 1784
Fig. Tavole I-II-III-IV-IX
(Planimetria generale di Pesto, Porta orientale, Pianta,
sezioni e prospetti del Tempio di Nettuno, Prospetto e
sezione della cosiddetta Basilica)
Incisioni da Winckelmann's Werke, Dresda, 1825
Biblioteca nazionale polacca, Varsavia
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Lettere:
Lettera al Conte Heinrich von Bünau spedita a Weimar,
Napoli, 26 aprile 1758
Lettera a Berends spedita a Brunswick, Roma maggio 1758
Lettera a Giovanni Ludovico Bianconi spedita a Dresda,
Roma 13 maggio 1758 (Relazione X)
Lettera al barone Heinrich Wilhelm Muzell (noto con il nome
di Philipp von Stosch) spedita a Firenze, Roma 20 maggio
1758
Lettera a Johann Caspar Füssli spedita a Zurigo, Roma 27
luglio 1758
Lettera al barone Heinrich Wilhelm Muzell spedita a Firenze,
Roma 5 agosto 1758
Lettera a Salomon Gessner spedita a Zurigo, Roma 17
gennaio 1761
Lettera a Johann Jacob Volkmann spedita a Parigi,
Roma 27 marzo 1761
Lettera a Christian Felix Weisse spedita a Lipsia, Roma
15 agosto 1761
Lettera a Johann Jacob Volkmann spedita ad Amburgo, Roma
3 marzo 1762
Lettera a Johannes Wiedewelt spedita a Copenhagen, Roma 3
marzo 1762
Riferimenti bibliografici:
Claude Perrault, I dieci libri dell'architettura di Vitruvio, Parigi,
Jean Baptiste Coignard, 1673
Johann Joachim Winckelmann, Anmerkungen über die Baukunst
der Alten (Note sull'architettura degli antichi), Editore Johann
Gottfried Dyck, Lipsia, 1762
Johann Joachim Winckelmann, Geschichte der Kunst des
Altertums (Storia dell'arte antica), Dresda, 1764
Carlo Amoretti (traduzione di), Storia delle arti del disegno
presso gli antichi di J. J. Winckelmann, Edizione Imperial
monistero di S. Ambrogio Maggiore, Milano, 1779
Carlo Fea (traduzione di), Storia delle arti del disegno presso gli
antichi di J. J. Winckelmann, opera in tre volumi, Stamperia
Pagliarini, Roma, 1784
Carl Ludwig Fernow, Heinrich Meyer, Johann Schulze (a cura
di), Winckelmann's Werke (Le opere di Winckelmann), Dresda,
1808-1825
Opere di G. G. Winckelmann, prima edizione italiana completa,
Edizione Fratelli Giacchetti, Prato, 1830-1833
Estratti di lettere inedite di J. J. Winckelmann, Archivio Storico
Italiano, n. 78, Firenze, 1873
Hans Diepolder, WaIther Rehm (a cura di), J. J. Winckelmann,
Briefe (Vol I), Walter de Gruyter, Berlino, 1952
Sophie Descat, Voyage d'Italie de Pierre-Louis Moreau, Journal
intime d'un architecte des Lumières, 1754-1757, Presses
universitaires de Bordeaux, 2004
Élisabeth Décultot, Constructions éditoriales d'un mythe.
L'élaboration des Winckelmann's Werke à Weimar (1808-1820),
in Filellenismi e trasferimenti culturali nell'Europa del XIX
secolo, Revue germanique internationale , CNRS Éditions,
Parigi, 2005
Stefano Ferrari, Anatomia di una collezione d'arte: i dipinti e le
sculture del conte Carlo Firmian, in Studi trentini, Arte, 91,
2012
Eloisa Dodero, Claudio Parise Presicce (a cura di), Il Tesoro di
Antichità, Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del
Settecento, Catalogo della mostra, Gangemi Editore, 2017
Elisa De Benedetti (a cura di), Johann Joachim Winckelmann
(1717-1768) nel duplice anniversario, Collana: Studi sul
Settecento Romano, Edizioni Quasar, Roma, 2018
Fabio Mangone, Winckelmann nel Regno di Napoli, oltre il
Museo ercolanense: Pozzuoli e Paestum, in Studi sul Settecento
Romano, Johann Joachim Winckelmann (1717-1768)
nel duplice anniversario, Edizioni Quasar, Roma, 2018
Guido Cornini, Claudia Valeri (a cura di), Winckelmann:
capolavori diffusi nei Musei Vaticani, Catalogo della mostra
organizzata in occasione della ricorrenza del 250° anniversario
della morte J. J. Winckelmann, Edizioni Musei Vaticani, 2018
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Wolfgang Adam, Winckelmann e Volkmann: "Une amitié
ordinaire et coustumière", in Stefano Ferrari (a cura di), La rete
prosopografica di Johann Joachim Winckelmann. Bilancio e
prospettive, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2019
Stefano Ferrari, Il “Transfert” degli “idilli” gessneriani
nell'opera di Winckelmann
e in quella di Watelet, in Dispacci da un altro mondo, Il genere
dell'Idillo dall'età classica all'Ottocento, Società Editrice il
Mulino, Bologna, 2021
Fabio Mangone (a cura di), La scoperta dell'antico in Campania
tra settecento e ottocento, L'archeologia come fondamento
scientifico dell'architettura moderna, Edizione L'Erma di
Bretschneider, Roma, 2021
Fig. 25. Antonio Joli (1700-1777)
“Veduta generale dell'avanzi di Pesto dalla parte di
ponente”, 1759
Olio su tela (125 x 75 cm)
Collezione privata (vendita Sotheby's New York)
La veduta è una seconda versione del dipinto a olio realizzato
nel 1759 dal pittore modenese e oggi conservato a Pasadena,
negli Stati Uniti, al Norton Simon Museum. Di provenienza sconosciuta,
potrebbe essere una delle quattro “Vedute di Pesto”
con cornici dorare presenti nel catalogo delle pitture e sculture
di proprietà del Conte Carlo Firminan, promotore e fervido
sostenitore delle scienze e delle arti, divulgatore dei testi e del
gusto di Winckelmann che incontrò a Napoli prima del suo viaggio
a Paestum.
Acquistate all'asta a Milano nel 1787 dal collezionista d'arte
Giacomo Melzi, in un inventario del 1802 sono così descritte:
Quattro vedute di particolare prospettiva d'antichi templi di
Pesto nel Regno di Napoli”.
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Il maggiore protagonista della valorizzazione e riscoperta
di Paestum con i suoi maestosi templi fu il fondatore
dell'archeologia moderna e della storia dell'arte,
promotore dell'estetica del neoclassicismo, il tedesco
Johann Joachim Winckelmann (1717-1768) che, arrivato
a Roma da Dresda per studiare le antichità romane,
visitò il sito nel 1758, trovandosi per la prima e ultima
volta a contatto con l'architettura greca.
Quattro anni dopo pubblicò le sue prime osservazioni
sull'architettura degli antichi in cui descrisse i monumentali
edifici di ordine dorico, il più antico dei tre ordini
architettonici - la cui "nobile semplicità e quiete
grandezza" aveva forgiato l'immagine della Grecia
classica - contribuendo a diffonderne rapidamente
l'interesse tra i maggiori intellettuali europei
dell'epoca.
Il Quaderno, nato dalla volontà di raccontare in chiave
divulgativa il viaggio di Winckelmann a Paestum in
pieno Settecento illuminista, condensa le notizie tratte
dalle numerose lettere che solitamente lo storico
dell'arte inviava agli amici per tenerli informati
sull'avanzamento dei suoi studi e dei luoghi che aveva
visitato.
Immagine di copertina
Angelika Kauffmann (1741-1807)
Ritratto di Johann Joachim Winckelmann, 1764
Collezione del Kunsthaus, Zurigo
collana
I Quaderni dell’Arte
a cura di Costabile Cerone
Quaderno 29 - novembre 2023
Johann Joachim Winckelmann
Osservazioni su Paestum
Copyright: © 2023 PAESTUMinARTE
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